“MAPELLI Vittorio”,”Il sistema sanitario italiano.”,”Vittorio Mapelli, studioso di economia sanitaria, coniuga l’attività di ricerca e didattica con quella di consulenza per enti, istituzioni e aziende. Ha collaborato fra l’altro con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’OCSE e la Camera dei Deputati. Questo volume ci aiuta a comprendere cos’è un sistema sanitario, come è strutturato e come funziona quello italiano.”,”ITAS-014-FL”
“MARABINI Jean”,”La vie quotidienne en Russie sous la Revolution d’Octobre.”,”Caduta di Pietroburgo, situazione politica alla vigilia della rivoluzione, la vita nelle strade, breve stato della Russia borghese, l’Ottobre, utopisti futuristi e artisti a Mosca. Crisi militare dopo la caduta dello Zarismo. 1917. “”La caduta dell’ Impero ha fatto 2500 morti, ossia meno di una sola giornata di guerra. Però, ha disorganizzato il più grande numero di città che mancano di tutto, gli iniziati conosceranno pure altre cifre, non ignorando che un milione di disertori percorsero la Russia in ogni direzione prendendo d’assalto i treni, obbligando i viaggiatori a scendere, paralizzando i trasporti tanto civili che militari. Il governo tenta pure, dall’ aprile 1917, d’inviare le nuove truppe sul fronte, ma, su 2.200.000 uomini, solo 1.400.000 arrivarono a destinazione.”” (pag 71-72) Disastro nei trasporti. (pag 72)”,”RIRO-037″
“MARABINI Jean”,”La vie quotidienne en Russie sous la Révolution d’ Octobre.”,”Proverbio russo: “”In tutti i modi, è bene che il gallo canti all’ alba, E dopo, che il giorno si levi o no, che importa”””,”RIRO-303″
“MARABINI Jean”,”La vie quotidienne en Russie sous la Revolution d’Octobre.”,” Vera Figner parla. (pag 78-79) L’arrivo di un treno in Russia (l’arrivo di Lenin alla stazione Finlandia) (pag 81-82) Sul marciapiede sua sorella Maria e Alexandra Kollontaij gli vanno incontro. Vede anche Kamenev, proveniente dalla Siberia, che dirige ora il giornala Pravda (pag 82)”,”STOS-011-FV”
“MARAFFI Marco a cura, scritti di Philippe C. SCHMITTER Charles ANDERSON Colin CROUCH Leo PANITCH Gerhard LEHMBRUCH Peter LANGE Jach T. WINKLER Dominic STRINATI Alan CAWSON”,”La società neo-corporativa.”,”Marco Maraffi insegna Sociologia politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Milano.”,”TEOS-141-FL”
“MARAGHINI Francesco”,”Augusto César Sandino. Le origini storiche del nuovo Nicaragua.”,”Francesco Maraghini (Roma, 1962) laureato in Scienze politiche fa parte dei gruppi di solidarietàù con l’America Ltina ‘Rete Radiè Resch’ e del centro Marianella Garcia Villas. Collabora al ‘Il Nuovo Spettatore Italiano’.”,”AMLx-002-FMP”
“MARAGI Mario”,”Storia della società operaia di Bologna.”,”Soci onorari. Soci onorari: Garibaldi Giuseppe Mazzini Giuseppe Bertani Agostino Nicotera Giovanni MOntanelli Giuseppe Cattaneo Carlo Saffi Aurelio Crispi Francesco Pilo Rosolino Pisacane Carlo Cafiero Carlo e altri. (pag 397) Elenco presidenti (pag 398) Statuto della società. (pag 31) “”In fatto di anticlericalismo, per la verità, anche i moderati, e perfino i monarchici, dicevan la loro: fin dal 7 febbraio (1867, ndr) l’ Unione Liberale bolognese votà un ordine del giorno contro i progetti governativi asserendo che tale politica “”accorda libertà alla sola Chiesa e la pone in una condizione di molto superiore alle altre confessioni religiose””. (pag 107)”,”MITT-247″
“MARAINI Fosco, a cura di Franco MARENCO”,”Incontro con l’ Asia.”,”MARAINI è l’ esempio più tipico del viaggiatore moderno (risvolto copertina) (L’ Esotico inverso) MARAINI Fosco (Firenze 1912) si è formato in un ambiente di cultura internazionale. Nel 1937 fa il suo primo viaggio in Tibet. Nel 1938 si reca in Giappone per ricerche di antropologia. Nel 1948 torna in Tibet, e poi pubblica ‘Segreto Tibet’ tradotto in 14 lingue. Nel 1957 pubblica ‘Ore giapponesi’. Per alcuni anni Maraini è stato ricercatore associato (Fellow) prsso il Collegio di Saint Antony ad Oxford perfezionandosi in studi orientalistici. Adesso è incaricato di giapponese presso l’ università di Firenze. Abilità manuale. “”Ci accorgemmo allora che vicino a noi stavano due o tre case, quasi nascoste dalle piante. Erano case assai diverse da quelle che avevamo lasciato dietro di noi, giù nella valle del Kunar, molto più solide e fiere. Ognuna faceva pensare ad un piccolo fortilizio. Le pareti erano costruite da file di grosse pietre, alternate a travi che si sarebbero potute definire muscolose, da quanto pareva tenessero a posto l’ insieme con uno sforzo possente delle loro fibre di legno. In un certo senso erano case più primitive di quelle a valle, perché costituivano una testimonianza d’ una società umana ancora frammentata in piccole cellule, nella quale ognuno doveva pensare a se stesso ed alla propria famiglia. Ma tecnicamente erano case fatte con più fino uso d’ ingegno, con maggiore dispendio di forze, con gusto artistico più sveglio e sentito. Nel corso dei progressi umani è sempre così; da un lato si acquista, da un altro si perde! Quale armaiolo romano avrebbe saputo scheggiare una lama d’ ossidiana con la suprema bravura d’ un paleolita delle caverne? E quale capomastro d’ oggi, abilissimo nel tirar su una casa con pilastrini di cemento armato, saprebbe costruire un arco o chiudere una volta valendosi soltanto di pietre e di calce?”””,”ASIx-080″
“MARAINI Fosco”,”Ore giapponesi.”,”””In un tale lungo periodo (1600-1854) restò un unico sottile legame coi paesi stranieri; e fu affidato agli olandesi. I governanti del Giappone erano ormai estremamente sospettosi di qualsiasi contatto occidentale, appena annusavano la presenza di preti. Fu con grande difficoltà che le nazioni protestanti riuscirono ad ottenere qualche permesso di sbarco. Dopo un periodo d’ indecisione fu concesso agli olandesi, che parvero i più tranquilli, i meno pericolosi, d’ inviare ogni anno una nave dalla Cina al Kyushu. Questi stranieri furono però confinati in un’ isoletta (Deshima) dove vivevano quasi come prigionieri nella loro Fattoria. Una volta ogni tanto il capo della missione (lo Opperhoofd) era ammesso con molta cerimonia a rendere omaggio allo shogun e poteva viaggiare fio ad Edo (Tokyo). Non va dimenticato che di questo minuscolo osservatorio si valsero alcuni europei di grande industria e intelligenza (Kaempfer, Thunberg, P.F. von Siebold ed altri) per ricostruire un quadro completo della vita e della civiltà isolana; e se ne valsero parimenti alcuni giapponesi di spirito avventuroso (Arai Hakuseki, Honda Toshiaki), soprattutto dala fine del ‘700 in poi, per apprendere qualcosa del misterioso mondo di fuori. Nacque perfino una scienza, il Ran-gaku (Ran sta per Oranda, Olanda, e gaku significa logìa), l’ Olandologia.”” (pag 215)”,”JAPx-062″
“MARANGONI Matteo”,”Saper vedere. Come si guarda un’ opera d’ arte. 1.”,”MARANGONI Matteo (1876-1958) storico e critico d’ arte, fu ispettore e direttore dei musei di Firenze, poi ordinario di storia dell’ arte nell’ Università di Pisa e di Milano. Fece parte dell’ Accademia dei Lincei. Ha scritto ‘Arte barocca’, ‘Saper vedere’, ‘Come si guarda un quadro’. Studioso di musica ha scritto il noto ‘Capire la musica’. “”Il bello è difficile””. (Platone) (pag 5) “”Sciagurata quella critica che osasse mai vantarsi di non curare la forma”” (Carducci) (pag 9) “”Apprendre à voir est le plus long apprentissage de tous les arts”” (De Goncourt) (pag 11) “”Basta che un artista scelga un soggetto perché esso non appartengo più alla natura”” (Goethe) (pag 27) “”La bellezza artistica non è una cosa bella, ma una bella rappresentazione di una cosa”” (Kant) (pag 114) “”Si seguita dunque a rimpinzare il pubblico con le solite noioso conferenze, fatte per lo più da “”professori”” o da “”specialisti””, le quali, nove volte su dieci, servono soltanto a rimpire la testa di pure notizie storiche che deludono sempre più l’inesperto in questa sua eterna ricerca , mai veramente raggiunta del pieno godimento contemplativo. E non c’è cosa, secondo me, più adatta a disilludere e a stancare che questa continua confusione fra arte ed erudizione, (…)””. (pag 17) (Confronto tra il Leonardo e il Luini sullo stesso soggetto) (pag 164)”,”VARx-232″
“MARANGONI Matteo”,”Saper vedere. Come si guarda un’ opera d’ arte. 2.”,”MARANGONI Matteo (1876-1958) storico e critico d’ arte, fu ispettore e direttore dei musei di Firenze, poi ordinario di storia dell’ arte nell’ Università di Pisa e di Milano. Fece parte dell’ Accademia dei Lincei. Ha scritto ‘Arte barocca’, ‘Saper vedere’, ‘Come si guarda un quadro’. Studioso di musica ha scritto il noto ‘Capire la musica’. Bello e brutto (pag 114) “”La calma è l’ attributo dell’ arte nella sua specie più elevata”” Ruskin (pag 224)”,”VARx-233″
“MARANINI Giuseppe”,”Classe e Stato nella rivoluzione francese.”,”Giuseppe MARANINI è storico istituzioni, giurista, politologo. A 25 anni conquistò una cattedra universitaria con i suoi studi sulla ‘Costituzione politica delle repubblica veneta’ opera monumentale personalissima, erudita e politica insieme. A questo primo studio di largo respiro fecero seguito numerosissimi saggi di storia e di diritto e, nel 1936, ‘Classe e stato nella Riv franc’ a cui si doveva affiancare, molti anni dopo, un’altra opera capitale: ‘La rivoluzione francese nel ‘Moniteur”. Nel dopoguerra i suoi saggi e articoli di politica costituzionale e di diritto pubblico, così poco conformisti, e così vigorosamente polemici, gli hanno dato larga notorietà anche al di fuori della cerchia accademica. Attualmente insegna diritto costituzionale italiano e comparato all’Univ di Firenze e collabora al ‘Corriere della sera’ per i problemi costituzionali e legislativi. Molta forutna hanno avuto due agili volumi: ‘La costituzione che dobbiamo salvare’ (1961) e due grosse raccolta di scritti di politica costituzionale: ‘Miti e realtà della democrazia’ (1958), ‘Il tiranno senza volto’ (1963).”,”FRAR-156″
“MARANINI Giuseppe a cura”,”La rivoluzione francese nel “”Moniteur””.”,”Giuseppe MARANINI è un giurista e uno storico che utilizza con lo stesso rigore il metodo giuridico e il metodo storico. Si è impegnato nello studio dei problemi inerenti al dinamismo delle istituzioni politiche. Quello che lo interessa è la funzionalità effettiva delle istituzioni in rapporto alle loro finalità. “”Disegno di riorganizzazione universale di A. Cloots “”oratore del genere umano””. (Assemblea nazionale, 9 settembre 1792) “”La repubblica universale dei francesi farà dei progressi più rapidi e più felici di quelli della chiesa universale dei cristiani. La cattolicità di un principio eterno, vincerà sulla cattolicità di un catechismo sacerdotale. L’ errore prosterna tutti i musulmani verso la Mecca; la verità alzerà la fronte di tutti gli uomini con gli occhi fissi su Parigi. Una opinione falsa è il tiranno del mondo, una opinione saggia è la legislatrice del mondo””. (pag 324)”,”FRAR-308″
“MARANINI Giuseppe”,”Storia del potere in Italia, 1848-1967.”,”Giuseppe MARANINI è uno storico delle istituzioni (v. 2° risvolto). “”A Giolitti, che aveva presto intuito, e in seguito saputo come la corona attraverso Salandra e Sonnino si fosse irrevocabilmente compromessa per la guerra, mancò l’ animo di affrontare la situazione, sentendosi le spalle così poco guardate, e rischiando, nel conflitto con la corona, di diventare del tutto prigioniero di clericali e socialisti. Per questo il giudizio di codardia formulato contro di lui a proposito del suo comportamento durante la farsa delle dimissioni di Salandra, potrebbe anche convertirsi in un giudizio di desolata chiaroveggenza. Giolitti non era un codardo, ma non era neppure un Don Chisciotte. Così, contro l’ avviso del solo uomo di stato esperto e responsabile che l’ Italia avesse in quel momento, la guerra fu decisa attraverso maneggi del partito di corte, del re, di due uomini politici di anguste e ambiziose vedute, contro la grande maggioranza non solo del paese, ma del parlamento, che, almeno in quel momento, rispecchiava il paese. E non è escluso che sulla decisione del re, la più avventata che dal 1848 la dinastia avesse presa, influisse anche l’ antipatia per Giolitti e la volontà di scuotersi di dosso la tutela giolittiana. Come già accaduto per tutte le guerre decise dopo il 1860, l’ Italia si trovò dunque impegnata non per una serena valutazione di poteri responsabili, ma a causa della confusione e debolezza delle istituzioni e del persistente conflitto almeno potenziale fra la prerogativa regia e il sistema pseduoparlamentare””. (pag 246)”,”ITAA-096″
“MARANINI Giuseppe”,”Classe e Stato nella rivoluzione francese.”,”MARANINI Giuseppe, Classe e Stato nella rivoluzione francese. VALLECCHI. FIRENZE. 1965 pag XIV 367 8° prefazione alla seconda e terza edizione, note, illustrazioni, appendici; Collana storica, Direttori: Giovanni SPADOLINI, Franco VALSECCHI, Comitato europeo: William DEAKIN, Henri MARROU, Theodor SCHIEDER. . Giuseppe Maranini è stato uno storico delle istituzioni, giurista, politologo. A venticinque anni conquistò una cattedra universitaria con i suoi studi sulla ‘Costituzione politica delle repubblica veneta’ opera monumentale personalissima, erudita e politica insieme. A questo primo studio di largo respiro fecero seguito numerosissimi saggi di storia e di diritto e, nel 1936, ‘Classe e stato nella Rivoluzione francese’ a cui si doveva affiancare, molti anni dopo, un’altra opera capitale: ‘La rivoluzione francese nel ‘Moniteur”. Nel dopoguerra i suoi saggi e articoli di politica costituzionale e di diritto pubblico, così poco conformisti, e così vigorosamente polemici, gli hanno dato larga notorietà anche al di fuori della cerchia accademica. Ha insegnato diritto costituzionale italiano e comparato all’Università di Firenze e collaborato al ‘Corriere della sera’ per i problemi costituzionali e legislativi. Molta fortuna hanno avuto due agili volumi: ‘La costituzione che dobbiamo salvare’ (1961) e due grosse raccolta di scritti di politica costituzionale: ‘Miti e realtà della democrazia’ (1958), ‘Il tiranno senza volto’ (1963). Tra le recensioni alla prima edizione: “”Il conflitto tra la borghesia che vuole conquistare lo Stato per sé e coloro che vogliono far uscire dalla rivoluzione uno Stato integrale è, secondo il Maranini, la chiave per comprendere tutto lo svolgimento della rivoluzione francese”” (Amintore Fanfani) La caduta di Robespierre e Saint-Just. La partenza dei cannonieri da Parigi. “”Così si raggiunge un’apparente conciliazione. Ma Robespierre, che ha assistito in silenzio all’ultima parte della seduta, ha capito subito l’intimo pensiero dei suoi colleghi. Essi vogliono sfruttare ancora la sua popolarità, visto che si trovano costretti a ritornare alla sua politica; ma nell’atto stesso in cui gli richiedono la sua collaborazione, si preoccupano di esautorarlo. Ormai i due Comitati si riuniranno di nuovo regolarmente, partecipando, sopra lo stesso piano, all’opera di Governo. La partenza dei cannonieri di Parigi significa il disarmo del Comune, ultimo presidio fedele del robespierrismo. La dittatura di Robespierre, che appena qualche mese prima aveva raggiunta una così notevole efficacia, è dunque liquidata. Robespierre dovrà portare ancora tutto il peso morale della politica ch’Egli per primo aveva disegnata e indicata; ma il timone del Governo non è più nelle sue mani. Poi, come potrà attuarsi questa politica, affidata ad uomini che le sono intimamente contrari? Robespierre non confida nella conciliazione raggiunta. Coloro che lo hanno ferocemente attaccato e diffamato, che hanno tentato di sommergerlo nel ridicolo, che hanno cercato di farlo uccidere, dovrebbero rimanere i suoi collaboratori. Egli pensa, a ragione o a torto, che i suoi nemici utilizzeranno la conciliazione solo per meglio colpirlo e demolirlo: diversamente, perché avrebbero fatto partire i cannonieri da Parigi, proprio ora che gli eserciti sono vittoriosi e hanno meno che mai bisogno di rinforzi? Molte volte Robespierre ha già veduto da vicino la sconfitta e la morte: e sempre, col suo freddo e disperato coraggio, ha superato la crisi e riafferrato il potere. Egli decide di dare battaglia ancora una volta: o cadrà, o realizzerà finalmente davvero il programma del Governo rivoluzionario, dopo aver realizzato il suo presupposto, l’unità assoluta del potere. Ma ormai la sua voce non è più ascoltata. Il paese, che, sotto la sua guida, ha dovuto sopportare uno sforzo immenso, è stanco e non risponde più. Il proletariato parigino, che non vede maturare le leggi di ventoso, e si trova intanto in conflitto con il Comune a causa della tariffa sui salari, non si rende conto della partita definitiva che si sta giocando. I deputati della palude sono travolti dallo spirito della reazione borghese. Così la coalizione subitanea di tutte le paure, di tutte le incertezze e di tutti gli intrighi della Convenzione travolge il grande animatore. L’audace minoranza robespierrista è ora perseguitata in tutta la Francia e trascinata a sua volta davanti al Tribunale rivoluzionario. La reazione ha via libera, e la Francia è di nuovo senza regime”” (pag 290-291)”,”FRAR-009-FGB”
“MARASTI Fabrizio”,”Il Fascismo rurale. Arrigo Serpieri e la bonifica integrale.”,”””Non si conosce completamente una scienza finché non se ne sa la storia”” A. Comte, Cours de philosophie positive, 1826 (pag 13) MARASTI Fabrizio si è laureato in scienze politiche all’ Università di Bologna con il prof. Paolo GUIDICINI, oggi preside “”Continuando a studiare il pensiero di Serpieri sul corporativismo, se ne può dedurre che, come in politica lo stato fascista-corporativo media per poi superare il comunismo e il liberismo, nell’ economia commerciale media fra il liberismo e il protezionismo, accentuando ciò che viè di vero nelle opposte tesi, e giungendo (fra gli altri) al concetto di scambi esteri disciplinati ai fini della nazione. Ora è bene notare come Serpieri intendesse il termine “”autarchia”” negli anni Venti: non come assoluta mancanza di rapporti commerciali con l’ estero, ma solamente come rigido protezionismo. Ciò chiarisce la sua avversione all’ autarchia più pura (imposta al regime dal 18 novembre 1935) che emerge fra le righe di un suo volume del 1940 (1).”” (pag 155) (1) A. Serpieri, Principi di Economia Politica Corporativa, Barbera, Firenze, 1940″,”ITAF-221″
“MARAT Jean Paul; a cura di Celestino SPADA”,”L’ amico del popolo.”,”Per alcuni storici dell’800, MARAT fu l’incarnazione del deforme, dell’innaturale, della follia, un “”mostro, un essere fuori della natura, fuori della legge, fuori del sole”” (MICHELET). Per altri è il simbolo dell’umanità oppressa e sofferente, che conduce una lotta a morte contro i farisei e i ricchi. La figura di MARAT è stata rievocata da Peter WEISS.”,”TEOP-312″
“MARAT M.”,”Le junius francais. Journal politique. Par M. Marat, auteur de l’ Ami du Peuple. 2 Juin 1790 – 24 Juin 1790.”,”””Siccome i nostri nemici non possono più impiegare la forza contro di noi, le lusinghe sono le loro armi preferite”””,”FRAR-251″
“MARAT Jean-Paul”,”Les pamphlets de Marat. Avec une introduction et des notes par Charles Vellay.”,”In una rivoluzione chi non esercita il terrore lo subirà: “”Cinque o seicento teste tagliate vi avrebbero assicurato respiro, libertà e benessere; una falsa umanità ha fermato il vostro braccio, e sospeso i vostri colpi: ciò costerà la vita a milioni di vostri fratelli: che i vostri nemici trionfino un istante, e il sangue colerà a fiumi; essi vi sgozzeranno senza pietà, sventreranno le vostre donne, e per estinguere per sempre tra voi l’ amore per la libertà, le loro mani sanguinarie cercheranno il cuore nei visceri dei vostri bambini.”” (pag 209, Marat, L’ Ami du Peuple, 27 luglio 1790)”,”FRAR-284″
“MARAT Jean Paul”,”Invettive.”,”MARAT Jean Paul nacque a Boudry il 24 maggio 1743. Dottore in medicina, dedicò la sua giovinezza agli studi scientifici e dal 1773 al 1789 pubblicò una serie di opere nelle quali predominano le ricerche di fisica. Alla vigilia della Rivoluzione cominciò ad occuparsi di questioni sociali, costituzionali e poltiiche. Ai primi tentativi di controrivoluzione che, favoriti dalla disorganizzazione di tutti i poteri pubbli, seguirono la presa della Bastiglia e la notte del 4 agosto 1789, Marat oppose l’ 8 settembre l’ annuncio di un nuovo giornale intitolato Le Publiciste parisien del quale iniziò il 12 la pubblicazione. Col sesto numero Le Publiciste parisienne divenne l’ Ami du Peuple. Marat divenne un’ autorità nella Comune di Parigi. “”No, non sulle frontiere, ma nella capitale, bisogna vibrare i nostri colpi. Smettete di perdere tempo a escogitare mezzi di difesa: non ce ne resta che uno solo, quello che già tante volte vi ho raccomandato: una insurrezione generale ed esecuzioni popolari.”” (pag 84) Contro la stampa della controrivoluzione. “”Se la libertà delle opinioni dev’essere illimitata, ciò è per servire la patria e non per perderla. Tutto deve esser lecito per fare il bene e nulla deve essere lecito per fare il male: bisogna che il partito patriottico schiacci la fazione nemica o che ne sia schiacciato. Perciò guerra senza quartiere ai libellisti stipendiati che calunniano la rivoluzione, che diffamano le operazioni delle autorità costituite fedeli alla patria, che pervertono lo spirito pubblico! Le loro macchine da stampare devono essere spezzate ed essi chiusi in case di correzione. Per la stessa ragione sieno sorvegliate le poste e non si permetta di circolare a nessuno scritto pericoloso””. (pag 166)”,”FRAR-292″
“MARAT Jean-Paul; a cura di Celestino SPADA”,”L’amico del popolo.”,”””Contrariamente a quanto sostenne la storiografia classica, le più recenti ricerche hanno ridotto di molto il peso effettivo esercitato da Marat sugli avvenimenti. La sua presa sull’opinione pubblica, anche sui sanculotti, fu per molto tempo minima: vi sono nell”Amico del popolo’ pagine amare sull’assenteismo dei parigini, sulla loro cecità, sulla loro fiducia mal riposta nell’Assemblea nazionale. Egli sollecita il popolo a controllare da presso i suoi rappresentanti; lo scongiura di prendere in mano la situazione, quando il momento gli pare critico; lo insulta, accusandolo di corruzione, quando lo vede inerte. Marat è tutto in questi appelli e in questo scoramento: è lo sconfitto, l’orgoglioso ‘déraciné’ uscito a pezzi, moralmente e fisicamente, dalla lotta per affermarsi, con le sue idee e le sue ricerche, nell’ambito dell”ancien régime’; che ha come sua la causa del popolo oppresso e sofferente e che vede nella Rivoluzione, nell’insurrezione a cui egli lo chiama continuamente, la vendetta che finalmente si prende, dopo secoli di violenze silenziose e legali, sui suoi oppressori; e che, perseguitato per questo, si trova di nuovo solo, nell’indifferenza del popolo, degli onesti. Ma è anche il politico russoiano che compensa con il moralismo l’assenza di basi sociali della sua teoria. Già Marx rilevava la sua distanza dagli eroi della Rivoluzione, e gli studi di Jaurès, di Soboul, ecc. hanno fugato la leggenda di un Marat socialista. Quando egli minaccia alla nobiltà e al clero la divisione delle loro terre fra i contadini, si pone con ciò all’estrema sinistra dello schieramento rivoluzionario, ma solo per restaurare nella società civile quel diritto di proprietà privata che «per natura» spetta a tutti gli uomini e, paradossalmente, per far sì che tutti acquistino quel requisito di proprietario da cui un decreto faceva dipendere l’acquista della cittadinanza attiva. In Marat, l’appello al popolo non è rivolto al proletariato industriale (i cui connotati all’epoca sono del resto molto incerti), né ai contadini; ma genericamente ai non abbienti, alle masse urbane, che per la loro condizione più si avvicinano a quell’ideale spartano che egli ha fatto proprio; in sostanza è un appello a una forza etica, alla «parte più sana della nazione», agli uomini «che non hanno serrato il cuore alla pietà e alla virtù»”” (dall’introduzione di Celestino E. Spada) (pag XXI-XXII)”,”FRAR-002-FB”
“MARAT Jean Paul; a cura di Celestino E. SPADA”,”L’ amico del popolo.”,”Come vincere il dispotismo: Necessità insurrezione (pag 33) (Les chaines de l’esclavage)”,”FRAR-008-FGB”
“MARAVIGNA Pietro”,”Storia dell’ arte militare moderna. Tomo I. Rinascenza. Epoca delle monarchie assolute.”,”””La conoscenza della parte sublime della guerra non si acquista che con lo studio della storia delle guerre e delle battaglie dei grandi capitani e con la esperienza”” (pag 15, Napoleone Bonaparte) “”Siffatta rigorosa subordinazione di volontà tra comandante di esercito e potere centrale, che non soffre attenuazioni, toglie al primo ogni possibilità d’ iniziativa, gl’ impedisce di armonizzare l’ azione propria con l’ avvenimento, di sfruttare tempestivamente le favorevoli occasioni, invero fugaci, che la guerra presenta ed attutisce in lui, se non elimina completamente, ogni senso di responsabilità, determinando per contro, quella accidia intellettuale ed operativa, che costituisce il peggiore nemico per una razionale condotta della guerra. (…) In ogni caso: estrema prudenza nella condotta delle operazioni, ricerca di un alibi efficace per giustificare eventuali risultati non corrispondenti all’ aspettazione, invadenza sempre crescente dell’ elemento burocratico in un’ attività, che, con questo elemento, è incompatibile””. (pag 164)”,”QMIx-128″
“MARAVIGNA Pietro”,”Storia dell’ arte militare moderna. Tomo II. La rivoluzione francese e l’ impero.”,”””Il fuoco dal centro alla circonferenza è nullo, quello dalla circonferenza al centro è irresistibile.”” (…) “”Non c’è e non ci può essere che una sola specie di fanteria, perché il fucile è la migliore macchina da guerra che sia stata inventata dagli uomini””. (pag, 189, Napoleone B.) “”Senofonte, Scipione l’ Africano, Cesare furono pieni di sollecitudine per i bisogni dei loro soldati; il Montecuccoli affermava che la fame era più crudele del ferro e la miseria aveva rovinato più eserciti che non le battaglie; il Vauban proclamava che: “”l’ arte della guerra non è niente senza l’ arte della sussistenza””; Jomini che: “”l’ arte di far vivere la truppa in campagna è una delle più difficili””; Federico II che: “”quando si vuol mettere su un esercito, bisogna cominciare dal ventre””; il Marmont: “”Un generale in capo, oggi, fa più sforzi di spirito per assicurare la sussistenza delle sue truppe che per tante altre cose””; l’ Odier: “”l’ arte di amministrare non ha altri fondamenti che l’ arte di combattere””; e via dicendo””. (…) “”In guerra ed in pace il disprezzo per i servizi equivale al disprezzo per gli uomini””. (pag 200)”,”QMIx-129″
“MARAVIGNA Pietro”,”Storia dell’ arte militare moderna. Tomo III. Dalla restaurazione alla prima guerra mondiale”,”””L’ opera geniale del Gribeauval aveva apportato sentiti miglioramenti all’ artiglieria nei riguardi della mobilità, ma il rendimento balistico delle bocche da fuoco era rimasto ancora assai scarso. Nella seconda metà del secolo XIX, per merito di un genio italiano, il Cavalli, l’ artiglieria progrediva rapidissimamente. “”Ma il merito principale del Cavalli (Giovanni Cavalli, ndr) sta nell’ aver completato e giustificato il concetto della rigatura sostituendo il proietto oblungo a quello sferico, per cui, aumentando la massa a parità di sezione e rastremandolo verso la punta, non solo ottenne maggiore stabilità di traiettoria e rese possibile l’ uso di spolette, ma diminuì grandemente la resistenza dell’ aria. Fu appunto nel 1845 che il Cavalli, inviato in Svezia per assistere alla fabbricazione di un cannone a retrocarica e di altro materiale di artiglieria, ideò la rigatura dei cannoni per lanciare proiettili cilindro-conici anziché sferici. La prima nazione che si avvantaggiò della scoperta del Cavalli non fu, però, il Piemonte, sebbene nel 1846 i cannoni rigati a retrocarica fossero stati costruiti a Torino ed esperimentati con esito brillante, bensì la Francia, (…)””. (pag 156-157)”,”QMIx-130″
“MARAZZI Antonella”,”Trotsky in Italia. Bibliografia sistematica.”,”pag 79 Trotsky prefazione a ‘Il socialismo esportato’ di M. Tukhacevsky (Il manifesto, 1.1969)”,”TROD-295″
“MARCELLINO Nella, a cura di Maria Luisa RIGHI”,”Le tre vite di Nella.”,”MARCELLINO Nella (Torino, 1923) padre operaio e antifascista, a 15 anni prima missione clandestina, viaggio da Bruxelles a Parigi. In contatto con resistenza francese poi con quella italiana. Promuove scioperi (1942-1943) e contribuisce all’insurrezione di Torino dell’aprile 1945. Dopo la Liberazione è dirigente PCI a Bologna e giovane deputata nel parlamento del 1948. Segretaria nazionale del sindacato delle industrie alimentari, nel 1969 segretaria generale del sindacato dei tessili. La Righi è ricercatrice della Fondazione Gramsci. Negli anni della resistenza (1943) diventa la compagna di Arturo Colombi (pag 116-)”,”PCIx-336″
“MARCENARO Giuseppe”,”Le cronache di Sestri Ponente.”,”””Era l’ epoca della grande marineria a vela e dai cantieri Cadenaccio scese in mare l’ orgoglio della Sestri di allora: fu il “”Cosmos””, la maggior nave a vela costruita nel Mediterraneo. Stazzava 1717 tonnellate ed era un superbo tre alberi.”” (pag 106)”,”ITAG-119″
“MARCENARO Pietro FOA Vittorio”,”Riprendere tempo. Un dialogo con postilla.”,”””Alla Fiat si trovava di tutto: sigarette, alimentari, vestiti, elettrodomestici, radio, giradischi, televisori, gioielli. La rete commerciale era sviluppatissima. Non so se ci fossero delle forme di racket che controllavano queste attività. Correva voce che il capo di questa organizzazione fosse il senatore Umberto Agnelli e che per questo fosse stato licenziato dal fratello. Questo fenomeno era preesistente alle lotte anche se dopo il 1970 ha avuto il massimo sviluppo. Da un giorno all’altro tutto questo è quasi scomparso. Certamente questo commercio richiedeva una fitta rete di relazioni esterne per l’approvvigioanento delle merci; chissà come si è riconvertita nella Cassa integrazione questa rete che in parte era senza dubbio interna ai giri della malavita”” (pag 78)”,”MITT-368″
“MARCH James G. WEIL Thierry”,”L’arte della leadership. (Tit.orig.: La leadership dans les organisations)”,”MARCH James G. è professore emerito di International Management, Education, Political Science e Sociology nell’Università di Stanford. Per il Mulino ha pubblicato ‘Decisioni e organizzazione’ e altro.”,”ECOA-007″
“MARCHAND Olivier THELOT Claude coll. BAYET A.”,”Le Travail en France 1800-2000.”,”MARCHAND e THELOT sono ex allievi dell’ Ecole Polytechnique e dell’ ENSAE. Il primo, amministratore dell’ INSEE e specialista dell’ occupazione, è ora VD al ministero del lavoro e degli affari sociali, il secondo, ispettore generale dell’ INSEE e autore di varie opere sulla società francese, è D dell’ ‘evaluation et de la prospective’ al ministero de l’Education nationale, de l’Enseignement superieur et de la Recherche.”,”MFRx-051″
“MARCHAND Louis”,”Napoleone dall’ isola d’ Elba a Sant’ Elena. Memorie del primo cameriere ed esecutore testamentario dell’ Imperatore.”,”””I marescialli tornarono a Fontainebleau dove riferirono a Napoleone come, all’ improvviso, le buone intenzioni dell’ imperatore Alessandro fossero mutate apprendendo la defezione del corpo di Marmont, come essi si fossero sforzati inutilmente di convincerlo che il tradimento di un capo e di alcuni generali non intaccava menomamente i sentimenti di devozione di quel corpo per l’ imperatore, e come quel sovrano non avesse voluto più ascoltar nulla.”” (pag 27) “”Era giunto il momento delle defezioni: il principe Berthier aveva lasciato l’ imperatore assicurandolo che sarebbe tornato. Quel vecchio amico non si fece più vedere. Nel corso della giornata egli fece chiamare Constant, il suo primo cameriere: se n’era andato per non più tornare. Roustan, il suo mammalucco, era partito per Parigi: non fu più visto. Il signor Yvan, suo chirurgo, l’ abbandonò anch’ egli. Insomma, coloro sui quali aveva maggior diritto di contare dato che li aveva colmati di favori al tempo della sua potenza, lo abbandonavano nella sventura””. (pag 28) “”A Sant’Elena l’ imperatore ha detto più volte che il carattere di molti generali era stato infiacchito dagli avvenimenti del 1814; essi avevano perduto qualcosa di quella fiducia, di quell’ audacia, di quela risolutezza che avevano valso loro tanta gloria. Ciò ch’egli diceva dei generali valeva per tutti””. (pag 166)”,”FRAN-061″
“MARCHAND Olivier THELOT Claude collab. di BAYET A.”,”Le Travail en France 1800-2000.”,”MARCHAND e THELOT sono ex allievi dell’ Ecole Polytechnique e dell’ ENSAE. Il primo, amministratore dell’ INSEE e specialista dell’ occupazione, è ora VD al ministero del lavoro e degli affari sociali, il secondo, ispettore generale dell’ INSEE e autore di varie opere sulla società francese, è D dell’ ‘evaluation et de la prospective’ al ministero de l’Education nationale, de l’Enseignement superieur et de la Recherche. Sul terziario: “”I terziari sono certo più presenti nella società francese alla fine della Terza Repubblica che all’ inizio: il loro peso negli attivi è più che raddoppiato, dal 7% al 16%, e il loro peso negli attivi non agricoli è quasi raddoppiato, dal 14% al 23%. Ma in realtà l’ esplosione deve ancora venire. Essa si produce a partire dagli anni 1960: il numero di impiegati e di quadri aumenta di circa 270.000 persone per anno fino ad oggi, con un leggero rallentamento alla fine del periodo. Evoluzione fantastica! Se si continua a unire impiegati e quadri, quest’ insieme di “”terziari”” è, dall’ inizio degli anni 1970, il gruppo sociale più importante; costituisce ai giorni nostri circa il 60% degli attivi.”” (pag 132)”,”FRAS-030″
“MARCHAND Stephane”,”Arabie Saoudite. La menace.”,”MARCHAND Stephane è redattore in capo aggiunto al Figaro. E’ stato corrispondente di questo giornale in Medio Oriente e negli Stati Uniti dal 1988 al 1996. Recentemente ha pubblicato presso le edizioni Fayard ‘Les Guerres du luxe’. “”I pozzi, che sono migliaia, sono ripartiti su una superficie di circa 10.000 chilometri quadrati. Situati in un deserto interamente piatto, sarà difficile occuparli in maniera duratura e qualsiasi assalitore sarà estremamente vulnerabile agli attacchi aerei. Inoltre, i sauditi hanno “”preposizionato”” degli stocks di petrolio in giro per il mondo, in particolare nei Caraibi. Ciò è stato fatto affinché, in caso di crisi, il panico non si impadronisca dei mercati.”” ‘Qui oserait déclarer la guerre des prix à l’Arabie Saoudite? Si Moscou ignore les appels de Riyad à une coopération pétrolière au cours des prochaines années, l’Arabie peut parfaitement ouvrir ses robinets, inonder le marché et faire tomber les prix au-dessous du plancher de rentabilité du brut russe. Les deux pays ont entamé une grande partie de bras de fer sur fond d’hydrocarbures. La Russie se braque face à l’intransigeance pétrolière saoudienne, car elle a un compte à régler avec le royaume wahhabite. Depuis vingt ans, estime Moscou, les Saoudiens ne font que semer le désordre en Asie centrale, d’abord en soutenant la résistance afghane contre l’Armée rouge, ensuite en apportant une assistance idéologique et financière aux sécessionistes musulmans d’Asie centrale, principalement en Tchétchénie’ (pag 267)”,”GOPx-002″
“MARCHAND Stéphane”,”Quand la Chine veut vaincre.”,”La guerre, c’est l’art de duper (ingannare) Sun Zi (in apertura) Delle manifestazioni della forza, la più impressionante è la moderazione. “”De toutes les manifestations de la puissance, la plus impressionante, c’est la retenue””, Thucydide Stati Uniti, Giappone, Cina. La questione militare. “”A toutes ces questions que se posent à la fois la Chine et les autres pays d’Asie orientale, Washington et Tokyo ont commencé à apporter des réponses éloquentes au milieu des années 2000, sous la forme d’un accord nippo-américain de long terme. Celui-ci est résumé par le rapport d’étape publié le 29 octobre 2005 à la suite des entretiens à Washington entre les ministres japonais et américains de la Défense et des Affaires étrangères. Le nouvel accord prévoit, nous l’avons vu, le redéploiement de certaines troupes américaines vers l’île de Guam. Il prévoit aussi le stationnement dans le port de Yokusuka d’un porte-avions nucléaire américain””. (pag 267) MARCHAND Stéphane è giornalista al Figaro. E’ autore di ‘Guerres du luxe’, ‘Arabia Saoudite, la menace’, ‘L’Europe est mal partie’ (Fayard).”,”CINx-214″
“MARCHESE Riccardo MANCINI Bruno a cura; collaborazione di Marco AGUJARI Giuseppe BASOCCU Andrea CALLAIOLI Stefania EYNARD Isabella FABBRI Annalisa GATTAVECCHI Francesco GHIDETTI Marilena GORGONI Domenico GRECO Maria Grazia LONGO Bruno MANCINI Riccardo MARCHESE Fabrizio MAURELLI Diana PARDINI Tatiana Bruna RUPERTO”,”Dizionario di politica e scienze sociali.”,”Collaborazione di Marco AGUJARI Giuseppe BASOCCU Andrea CALLAIOLI Stefania EYNARD Isabella FABBRI Annalisa GATTAVECCHI Francesco GHIDETTI Marilena GORGONI Domenico GRECO Maria Grazia LONGO Bruno MANCINI Riccardo MARCHESE Fabrizio MAURELLI Diana PARDINI Tatiana Bruna RUPERTO.”,”REFx-072″
“MARCHESE Maria”,”””Visca França, Visca Catalunya!””. La Catalogna durante la Prima guerra mondiale: una prospettiva di genere.”,”””Visca França, Visca Catalunya!”” La Catalogna durante la Prima Guerra mondiale: una prospettiva di genere Questo lavoro si occupa di una pagina poco nota della storia catalana, quella relativa ai rivolgimenti provocati dalla Grande Guerra, secondo una prospettiva di genere. In particolare, vengono affrontate tre tematiche: l’idea di virilità espressa nella stampa filoalleata e nelle lettere dei cosiddetti “”volontari catalani””; l’attività delle madrine di guerra catalane; il femminismo pacifista in Catalogna. Oltre a occuparsi, dunque, dell’attività delle donne catalane che parteciparono indirettamente alla Grande Guerra, affronta anche il tema poco trattato della Storia della Mascolinità. Le fonti dell’epoca utilizzate (fonti bibliografiche, periodici, diari, carteggi)sono riportate in nota in lingua originale. Un’Appendice finale approfondisce argomenti trattati nel corpus della tesi, riproducendo articoli recentemente pubblicati su riviste italiane e catalane, e rendendo note al pubblico le lettere inedite della femminista pacifista Carme Karr all’intellettuale francese Romain Rolland. Marchese, Maria (2010) “Visca França, Visca Catalunya!” La Catalogna durante la Prima Guerra mondiale: una prospettiva di genere. Tesi di dottorato Full text disponibile come: [img] PDF – Richiede un editor Pdf del tipo GSview, Xpdf o Adobe Acrobat Reader 2870Kb Abstract Tipologia di documento: Tesi di dottorato Parole chiave: Guerra; Pacifismo; Soldati; Madrine di guerra; Genere; Mascolinità Settori scientifico-disciplinari MIUR: Area 11 Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche > M-STO/04 STORIA CONTEMPORANEA Coordinatori della Scuola di dottorato: Coordinatore del Corso di dottorato e-mail (se nota) Nunziante Cesaro, Adele adenunzi@unina.it Tutor della Scuola di dottorato: Tutor del Corso di dottorato e-mail (se nota) Guidi, Laura guidi@unina.it Stato del full text: Accessibile Data: 28 Novembre 2010 Numero di pagine: 356 Istituzione: Università degli Studi di Napoli Federico II Dipartimento o Struttura: Scienze relazionali “”Gustavo Iacono”” Tipo di tesi: Dottorato Stato dell’Eprint: Inedito Scuola di dottorato: Scienze psicologiche e pedagogiche Denominazione del dottorato: Studi di genere Ciclo di dottorato: 23 Numero di sistema: 8029 Depositato il: 11 Dicembre 2010 02:21 Ultima modifica: 01 Settembre 2011 10:12″,”DONx-056″
“MARCHESE Angelo”,”La battaglia degli illuministi.”,”””L’illuminismo contribuì, nel suo spirito più profondo, a creare una coscienza borghese autonoma e responsabile, consapevole dei propri diritti alla gestione del potere, in funzione alternativa rispetto ai ceti privilegiati e all’assolutismo regio”” (pag 5, introduzione) ‘Le dimissioni di Turgot (1776) segnano il momento critico del tentativo riformistico dell’Illuminismo francese e dimostrano come in Francia sia impossibile l’incontro fra una monarchia disposta ad assumere una funzione dirigente antitradizionale e filoborghese e gli intellettuali illuminati, pronti a trasformarsi in attivi collaboratori, tecnici e funzionari statali al servizio del bene pubblico, secondo il modello tipico del dispotismo illuminato. In effetti Turgot è, col Quesnay, il più noto esponente della fisiocrazia, il cui programma di liberalizzazione del commercio dei grani e di abolizione dei vecchi privilegi feudali esprime la linea politica della nuova borghesia agraria, che lancia così l’ultimo ponte alla monarchia ormai squalificata. Mentre altrove, e particolarmente in Italia, gli anni ’70 segnano il momento di maggior integrazione degli intellettuali nel progetto riformistico dei sovrani (basti pensare ai vari Beccaria, Verri, Carli, Parini, Aranda e Jovellanos), in Francia la cultura accentua il suo distacco dalle istituzioni politiche, assumendo toni rivoluzionari e volgendo lo sguardo al felice modello americano. Del resto, la gloriosa ‘intellighenzia’ del primo Illuminismo si va spegnendo: Helvetius muore nel 1777, Voltaire e Rousseau nel 1778, Condillac nel 1780, Turgot nel 1781, D’Alembert nel 1783. Diderot l’anno dopo. La nuova generazione è più politicizzata e più polemica: ne sono i maggiori esponenti Condorcet (‘Riflessioni sulla schiavitù dei negri’, 1781; ‘Abbozzo di un quadro storico dei progressi dello spirito umano’, 1794), Raynal (‘Storia filosofica e politica delle Indie’, III, ed. 1780). Nei loro scritti è evidente il rifiuto di ogni tipo di dispotismo e la volontà di trovare un modello alternativo più vicino alle forze piccolo-borghesi, artigianali e contadine, al popolo, insomma, che è la forza d’urto del terzo stato. Questo modello è ispirato al ‘Contratto sociale’ di Rousseau. Il pensiero del ginevrino ha una funzione precisa nell’ambito della cultura settecentesca, perché proprio il suo «utopismo» costituisce la più puntuale critica ai limiti borghesi del progetto civile e politico dell’Illuminismo. Da un lato egli demistifica la glorificazione dei «diritti umani», vedendone esattamente il volto classista, ossia la loro identificazione con i nuovi e non meno egoistici interessi (e privilegi) della borghesia. Collegare la disuguaglianza fra gli uomini all’affermarsi del diritto di proprietà, significava rompere decisamente col modello liberal-conservatore inglese – proposto dalla nuova borghesia dei ‘fermiers’ (fittavoli) – per offrire un’alternativa democratico-radicale meno vincolata agli interessi di una classe, più aperta al popolo e più fiduciosa nella sua sovranità. Decisivo, in questo senso, il rifiuto opposto da Rousseau al principio montesquieuiano della delega del potere, fulcro del meccanismo politico monarchico-costituzionale. Si trattava, insomma, di un ideale nel quale l’autorità era gestita direttamente dal popolo, ideale che allora non poteva non apparire utopistico, ma che oggi si ripropone con singolare attualità alla riflessione politica. E’ dunque la corrente che si ispira a Rousseau ad interessarsi; con maggiore sollecitudine, alle condizioni del popolo e in particolare delle grandi masse contadine, per le quali il decollo dell’economia borghese non significò certamente un miglioramento delle condizioni di vita’ (pag 8-9)”,”STOx-277″
“MARCHESE Stelio”,”Le origini della rivoluzione vietnamita (1895-1930).”,”Stelio Marchese (1930) si è avvalso di un lungo soggiorno all’estero per condurre a termine un’analisi ampiamente documentata dei rapporti fra la Francia e la Santa Sede (1914-1924) e della loro incidenza sul rigoglio della destra europea. Ha condotto per alcuni anni ad Aix-en-Provene lo spoglio dei documenti del Governatorato francese d’Indocina raccaolti negli Archives d’Outre.Mer. Ha insegnato Storia moderna all’Università di Ferrara. Tattica politica, strategia di Lenin in Asia. Uno spiccato collettivismo era già ben radicato nel diritto vietnamita e lo spirito confuciano, col suo culto del bene pubblico, non si sarebbe opposto ad una predicazione del comunismo in Vietnam “”Sembrava, ad alcuni osservatori sereni, che si riformassero in Indocina tutte le forme di privilegio; di casta, di sfruttamento, che la Rivoluzione francese aveva voluto distruggere, coll’aggravante del razzismo. Strana imprudenza per una nazione che conosce la dinamica rivoluzionaria, lasciare senza possibilità di impiego costruttivo le energie di un popolo soggetto, ma a forte coesione nazionale, che domanda insistentemente di non essere escluso dalle decisioni sul proprio destino; tanto più che il suo orgoglio di razza è costantemente ferito (13). A partire dal 1922, e sempre più col passar degli anni, la minaccia di una penetrazione comunista, sbandierata soprattutto dalla stampa coloniale, rafforzò il clima poliziesco. I coloniali si servivano dello spettro bolscevico per intorbidare il dialogo con i Vietnamiti moderati, facendoli figurare come avanguardie di Lenin. La stampa vietnamita, da parte sua, faceva timidamente presente come la testardaggine dei dominatori nel non voler concedere un regime almeno analogo a quello che gli Americani stavano concedendo alle Filippine avrebbe finito per avvicinare il popolo vietnamita alle teorie comuniste; anche se per il momento non erano preparati a comprendere questo nuovo vangelo politico, i Vietnamiti le avrebbero accolte con entusiasmo, come qualsiasi altra teoria che promettesse di portare aiuto alla miseria crescente. Gli stessi giornali trovavano modo di mettere al corrente i loro lettori della nuova tattica politica che Lenin intendeva dare alla propaganda sovietica in Asia. Agli inizi del 1922 si era aperto a Mosca il congresso dei popoli d’Estremo Oriente. La III Internazionale voleva estendere ai popoli sotto regime coloniale l’appello già rivolto ai proletari di tutto il mondo, facendo convergere la lotta di classe nel mondo occidentale con i movimenti di emancipazione nazionale nei paesi coloniali. Da parte comunista non si escludeva quindi la possibilità di unirsi, nei paesi più arretrati, alle correnti democratico-borghesi che lottavano contro l’imperialismo. Doveva essere la fase intermedia prima di giungere alla predicazione del comunismo alle masse indiane e cinesi. Per il momento si trattava di staccare quei paesi coloniali, in cui si risvegliava il sentimento nazionale, dalla dominazione degli stati borghesi. Nella dialettica successiva le colonie sarebbero state l’asse della rivoluzione mondiale. Per quanto riguardava la possibilità di penetrazione del comunismo nel Vietnam, la stampa vietnamita non esitava a mettere in evidenza come uno spiccato collettivismo fosse già ben radicato nel diritto vietnamita, nel comune, nelle strutture sociali ed economiche. Lo spirito confuciano, col suo culto del bene pubblico, non si sarebbe opposto ad una predicazione intensiva del comunismo nel Vietnam”” (pag 158-160) [Stelio Marchese, ‘Le origini della rivoluzione vietnamita (1895-1930)’, La Nuova Italia, Firenze, 1971] [(13) Su questi problemi sociologici, P. Devillers, ‘Histoire du Vietnam de 1940 à 1952’, Paris, 1952, p. 41 ss.]”,”ASIx-002-FMDP”
“MARCHESI Giulio”,”La nuova sinistra europea. Luci ed ombre di una nuova linea politica.”,”””Questo ha fatto la Cina. Quando la Russia tentava di rimediare ai mutamenti della realtà sociale con un modesto passo indietro, la Cina pensava al “”gran balzo”” con le Comuni, che significava totalizzazione della gestione socialista collettiva diretta, fondazione di un potere politico di base””. (pag 106)”,”ITAC-086″
“MARCHESI Concetto”,”Petronio.”,”Tito Petronio Nigro (latino: Titus Petronius Niger; Massilia, 27 – Cuma, 66) è stato un cortigiano, scrittore e politico romano. Petronius, conosciuto anche come arbiter elegantiae/elegantiarum (“”arbitro d’eleganza/eleganze””) alla corte di Nerone, resta indicato, per tradizione manoscritta, col nome di Petronius Arbiter, definizione tratta dalla descrizione che ne fa Tacito (in Annales XVI, 18-19). Bisogna specificare tuttavia che non ci sono notizie certe sull’autore, sul nome o sulla data di nascita o morte. Infatti persino i maggiori storici romani, con pochissime eccezioni, ignorano questo poeta e con il poco che ci rimane dell’unica opera, il Satyricon, di cui siamo a conoscenza non si può ricostruire una biografia. Opera: Il capolavoro di Petronio (nonché sola opera giuntaci di lui) è il Satyricon, scritto nella metà del I secolo, durante l’impero di Nerone. Infatti Petronio scrisse quest’opera proprio per denunciare e satireggiare i comportamenti lussuriosi e completamente sfrenati degli arricchiti di Roma, ormai senza più grazie, pudore e senso civico. Il Satyricon non è giunto completo, tuttavia si può ricavare la trama e i temi che Petronio intendeva sottolineare, come il semplice dono di un padrone al proprio liberto di un ricco podere senza che questi abbia fatto nulla per guadagnarlo e altre scelleratezze del genere, come la corruzione estrema tutti gli arricchiti e perfino degli ipocriti, come mercanti e poeti (Eumolpo). Oltre ad essere un romanzo, il Satyricon è anche la parodia delle storielle greche d’avventura, ossia quella dei due giovani amanti (dello stesso sesso oppure anche maschio e femmina) che subiscono una girandola di peripezie dopo una loro separazione per potersi riunire alla fine. Nella storia infatti Encolpio ama il giovane Gitone, che però ama anche Ascilto, rivale acerrimo di Encolpio. I due spasimanti dopo aver litigato finiscono nella ricca casa di Trimalcione, un liberto arricchito che, premiato dal suo padrone per le sue prestazioni sessuali, riceve una ricca villa in dono. Questi, arricchitosi ancora di più fino alla vecchiaia, vive come un pascià nella lussuria più completa, auto-celebrandosi “”poeta””; sebbene in realtà sia un grande plagiatore degli scrittori antichi. Scappati da quel girone vizioso, Encolpio e Gitone rincontrano in una locanda Ascilto che li picchia e poi Encolpio, incontrato il corrotto poeta Eumolpo (simile a Socrate) parte con lui per una crociera in una nave di mercanti, dove vengono fatti prigionieri. Dopo un naufragio dovuto ad una tempesta, Encolpio, Gitone ed Eumolpo si ritrovano vicino alla città di Crotone, dove subiscono altre disavventure tragicomiche a causa dell’ostilità del dio Priapo. (wikip)”,”STAx-299″
“MARCHESI Giovanni”,”Il vangelo da Gerusalemme a Roma. L’origine del Cristianesimo negli Atti degli Apostoli.”,”Giovanni Marchesi, padre Gesuita, è scrittore de ‘La Civiltà Cattolica’ ed è professore di teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto Orientale (Roma). Ha pubblicato numerosi saggi teologici. “”A ciascuno secondo il suo bisogno”” “”Descrivendo gli avvenimenti dell’alba della Chiesa, san Luca spalanca come una finestra illuminata dal sole mattutino, che lascia intravedere lo splendore della vita della comunità cristiana delle origini. Questa «finestra» è costituita dal secondo sommario degli Atti degli Apostoli. Esso descrive la condizione reale e ideale dei primi credenti: «La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande stima. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno» (Atti, 4, 32-35). Si tratta della prima comunità comunista? La Chiesa delle origini ha fatto il primo esperimento di comunismo economico? Il filosofo Engels, ideologo della dottrina comunista con Karl Marx, ha pensato, di fatto, di scorgere in quello stile di vita dei primi cristiani il primo tentativo d’impostare una società comunista. Ma la realtà descritta da san Luca è di tutt’altra natura. San Luca «pone la comunità primitiva come luogo ideale in cui si realizzano la comunione, l’unità inscindibile, l’armonia dei cuori, la preghiera comunitaria, l’assiduità catechetica, la disponibilità interiore alla solidarietà che si estrinseca attraverso la vendita dei beni. Tale comunità assurge perciò a ideale tipico, motivo ispiratore dell’azione di ogni comunità» (R. Iori, ‘La solidarietà nelle prime comunità cristiane’, 30). Il fondamento della prima comunità cristiana non è sociologico, ma prettamente religioso (…). In particolare, contrariamente a quanto è avvenuto nella storia del comunismo moderno, la destinazione sociale dei beni non è imposta con la violenza o con la lotta di classe; essa è invece del tutto libera ed è lasciata alla libera disposizione di ogni credente. Il diritto di proprietà è riconosciuto e rispettato dalla prima comunità cristiana”” (pag 85-86)”,”RELC-012-FV”
“MARCHESI Concetto”,”Storia della letteratura latina. Volume primo.”,”””La scienza gli ha dato momenti di felicità; ma la vita, per se stessa, non gliene ha dato nessuno. Nella società umana è un isolato. Le passioni che trvolgono e comunque eccitano gli uomini ad operare sono per lui oggetto di avversione e di scherno. Egli ha certamente sofferto, più di altri uomini; perché gli uomini solitamente patiscono la loro passione, non la vedono; sentono com’è, non che cosa è. Lucrezio è uno di quelli che soffrono e vedono con esasperante lucidità i propri mali. Questo stato di ansia e di angoscia che non conobbe limpidezze spensierate di gioia (1) e seppe gl’incubi visionari dei sogni e le allucinazioni delle veglie (2) egli sprime con le parole di chi ha sperimenato e sperimenta”” (pag 200)”,”VARx-120-FV”
“MARCHESINI Daniele”,”L’Italia a quattro ruote. Storia dell’utilitaria.”,”Daniele Marchesini ha insegnato Storia contemporanea nell’Università di Parma. Ha pubblicato tra l’altro ‘Coppi e Bartali’, ‘Storia delle Mille miglia’, ‘Carnera’.”,”ITAS-011-FSD”
“MARCHETTI Aldo”,”Per chi suona la campana. Ricerca esplorativa di storia del tempo del lavoro (1880-1919).”,”Ricerca svolta all’ interno di un programma di studio del Centro Ricerche Giuseppe Di Vittorio, di Milano, dedicato alla storia del tempo di lavoro. MARCHETTI ringrazia il Prof. Adolfo PEPE e il Prof. Giancarlo CONSONNI per i consigli e suggerimenti. “”Anche in questo caso si è avuto un antesignano: l’ inglese Bienefeld che agli inizi degli anni Settanta aveva aperto la strada con uno studio sull’ orario di lavoro nell’ industria britannica (1); dopo questo avvio, di recente, si sono aggiunte alcune opere di grande portata come quella degli storici americani D.R. Roediger e P.S. Foner (2) e quelle dei tedeschi G. Scharf (3) e J. Steinisch”” (4). Nel caso di Bienefeld si tratta dichiaratamente di una storia economica (…); il lavoro di Roediger e Foner presenta invece i caratteri di una storia sociale (…). Dei due autori tedeschi, Scharf presenta una importante storia del tempo di lavoro in Germania dal periodo preindustriale sino alla lotta recente dei metalmeccanici della IG-Metall, e di altre categorie, per il raggiungimento delle 35 ore settimanali; mentre Steinisch offre un lavoro comparativo tra le lotte per le otto ore giornaliere nell’ industria dell’ acciaio tedesca e quella noramericana tra il 1880 e il 1929″”. (pag 17-18)”,”MITT-163″
“MARCHETTI Victor MARKS John D.”,”CIA. Culto e mistica del servizio segreto.”,”Vittorio Marchetti ha servito nella Cia dal 1953 al 1969 per problemi militari sovietici. J.D. Marks è entrato al dipartimento di stato nel 1966.”,”USAQ-090″
“MARCHI Cesare”,”Non siamo più povera gente. I malesseri del benessere.”,”In apertura: “”Un gran proverbio caro al Potere dice che l’essere sta nell’avere”” (Giuseppe Giusti) MARCHI Cesare è nato nel 1922 nel Veronese si è laureato in lettere a Padova e ha insegnato nelle scuole medie. Ha scritto molto tra cui ‘Siamo tutti latinisti’ e ‘Quando eravamo povera gente’. pag 129 Lettere di raccomandazioni da Orazio a Carducci (pag 175)”,”ITAS-133″
“MARCHI Michele, contributo di Mario BUSSONI”,”H. Philippe Pétain.”,”MARCHI Michele insegna storia internazionale presso la Scuola di Scienze politiche dell’Università di Bologna, dottore di ricerca in ‘Storia politica dell’Europa contemporanea’. Tra le sue pubblicazioni: ‘Storia politica della Francia repubblicana, 1870-2010’ (con R. Brizzi) (Le Monnier, Firenze, 2011); ‘Alla ricerca del cattolicesimo politico. Politica e religione in Francia da Pétain a De Gaulle’ (Rubbettino, Soveria Mannelli, 2012), ‘Il peso della storia nella gestione del dopoguerra in Italia e Francia (1945-1955), in M. Cau (a cura) (Il Mulino, Bologna, 2013), ‘Politica e religione dal centrismo al centro-sinistra’, in ‘Mondo contemporaneo’, 1,2013. Per Henri-Philippe Pétain, asciutto e caustico, detto ‘Précis-le-Sec’, l’Esercito fu la sua famiglia. Insegnò tattica per la fanteria all’Ecole supériure de guerre’, una visione su cui fonderà le scelte nella Grande Guerra, soprattutto quella dell’alternanza della linea difensiva con quella offensiva. Lontano dai conflitti politici che agitarono la Frandcia, non piaceva a molti eppure in trenta mesi di guerra divenne il comandante in capo delle Armate francesi di Nord e Nord-Est. De Gaulle ne disse: “”Troppo fiero per l’intrigo, troppo forte per la mediocrità, troppo ambizioso per essere un arrivista””. Diverso dal Pétain che nel 1940-44 prese ingiustificabili posizioni dalla portata nefasta, quale capo del governo collaborazionista di Vichy. (retroc.) Guerra di usura. “”La sua è una strategia globale dispiegata con l’obiettivo di creare le condizioni morali, materiali e tattiche per la vittoria della guerra. Le tre sono strettamente legate, come cercherà costantemente di far notare Pétain. La prima e più stringente emergenza è quella di porre un argine agli ammutinamenti. Da metà aprile, sull’onda dell’ultima e dissennata offensiva voluta da Nivelle, i casi di indisciplina sono progressivamente aumentati. In realtà, più che una vera e propria contestazione si tratta di una protesta non coordinata e che, come nota ben presto Pétain analizzando i vari rapporti che riceve dai comandanti dei reparti, non ha nulla di politico. Le notizie della rivoluzione russa nella maggior parte dei casi non sono ancora giunte al fronte e anche dall’analisi della posta (minuziosamente sottoposta a censura) non risultano sentimenti particolari di pacifismo o addirittura di filo-germanesimo, come altri generali quqali Fayolle, Franchet d’Esperey, Castelnau fanno notare. La protesta è essenzialmente rivolta contro ordini giudicati insensati e che conducono a esiti sanguinosi, contro le condizioni di vita al fronte e contro l’eccessivo sfruttamento in linea e la conseguente assenza di riposto. Pétain fa subito notare che la crisi travolge la fanteria, mentre la cavalleria e l’artiglieria ne sono praticamente immuni. Ecco che per Pétain la rivolta della fanteria nasce dal suo martirio e ancora di più dall’impotenza che si determina nell’impossibilità di rompere il sistema di fortificazioni e trincee. Questa è l’analisi di Pétain e rapidamente giungono anche i rimedi. Da un lato egli opera affiché torni ad alzarsi il morale delle truppe e queste riacquistano fiducia nei propri ufficiali. E ciò si ottiene garantendo, afferma Pétain, migliori condizioni di vita per il soldato al fronte. Più riposo, cibo migliore, più licenze, viaggi a casa con treni in orario e periodi abbastanza lunghi di riposo lontani dalla linea del fronte. Naturalmente a questa teoria della “”carota””, si accosta anche quella del “”bastone””, cioè quella del rilancio di una corretta disciplina. Giungono di conseguenza circa 3500 condanne per insubordinazione, delle quali circa 500 a morte. Da ricordare però che solo il dieci per cento circa di queste sono effettivamente eseguite. L’altro rimedio subito avanzato da Pétain è un mix di evoluzione tattica e profondo rinnovamento dei materiali. Basta con i tentativi di sfondamento. Il nemico va fiaccato e usurato prima di sferrare l’attacco finale. Dal momento che ciò che riesce meglio all’esercito francese è l’avvio, cioè l’attacco della prima posizione tedesca, Pétain propone di ripetere rapidamente questo primo atto, sfruttandone l’effetto sorpresa e senza voler eccessivamente avanzare. Occorre smettere di sacrificare la fanteria. Le offensive devono essere “”di precisione””. E tutto ciò necessita di un materiale “”molto mobile”””” (pag 79-80) Foto pag 153: soldati tedeschi dediti alla lettura in un momento di riposo all’interno di una trincea”,”QMIP-157″
“MARCHI Michele”,”Georges Clemenceau.”,”Michele Marchi insegna storia internazionale presso la Scuola di Scienze politiche dell’Università di Bologna, dottore di ricerca in Storia politica dell’Europa contemporanea. Ha pubblicato ‘Storia politica della Francia repubblicana, 1870-2010’ ( con R. Brizzi, Le Monnier, 2011), ‘Alla ricerca del cattolicesimo politico. Politica e religione in Francia da Pétain a De Gaulle’ (Rubbettino, 2012), ‘Il peso della storia nella gestione del dopoguerra in Italia e Francia (1945-1955) in M. Cau (a cura) (Il Mulino, 2013). Cambiamento di strategia (pag 99-100) “”Sul fronte dei materiali spinge la produzione bellica dei nuovi armamenti, a seguito degli sviluppi della tecnologia bellica, che Pétain ritiene indispensabili: obici pesanti, mezzi corazzati, carri armati e aerei da ricognizione e da bombardamento al suolo. Sul piano legislativo, con la legge del 10 febbraio 1918, Clemenceau sancisce un aumento dei poteri dell’esecutivo sulla regolazione e possibilità di sospensione per decreto di produzione, circolazione e vendita di prodotti direttamente utili agli uomini e agli animali impegnati in guerra. Per le ragioni materiali e logistiche elencate (ma anche per l’avanzata dell’inverno) qualsiasi opzione offensiva è, nel momento in cui Clemenceau assume la guida del Paese, da escludere. Anche se inizialmente, per temperamento e per opportunità politica, fatica non poco ad adeguarsi, ad imporsi è la logica della “”difensiva strategica””, così come teorizzata proprio da Pétain. Fissata compiutamente nella direttiva numero 4 di Pétain del 22 dicembre 1917, la cosiddetta ‘défensive’ consiste nelal difesa sulla seconda e sulla terza posizione e non più sulla prima. Una volta predisposto un apparto sufficiente di seconde e terze linee, il nemico dovrebbe finire per disperdere e logorare le proprie forze ed esporsi alle controffensive condotte, sempre nell’ottica di Pétain, in maniera rapida e con la massima intensità di fuoco. Contribuisce a convicere Clemenceau del carattere vincente di questa strategia il generale Mordacq, che condivide l’opinione di Pétain circa una futura e imponente offensiva tedesca, pronta a scattare con tutta probabilità nella primavera del 1918. In quel momento non sole le forze dell’Impero potranno contare su un numero consistente di divisioni in più rispetto agli anglo-francesi, ma a esse potranno aggiungersi le quaranta divisioni di rientro dal Fronte orientale a seguito dell’oramai certa (da dicembre 1917) uscita dal conflitto della Russia dei soviet. In un colloquio riservato del 1° gennaio 1918 Mordacq insiste affinché Clemenceau faccia proprie queste concezioni strategiche. (…) Clemencea si limita ad ascoltarlo e ascriverlo tra gli “”ottimisti per principio””, ma comprende ben presto quanto la ‘défensive’ si adatti alle contingenze finendo per sostenerla””. (pag 99-100)”,”QMIP-180″
“MARCHI Alves”,”Il pensiero economico inglese prima di Adam Smith. La riflessione economica agli inizi del capitalismo, 1549-1767.”,”Alves Marchi è nato nel 1950 a Torino, dove si è laureato nel 1975 in Storia delle dottrine economiche. Si occupa di economia applicata e di storia del pensiero.”,”UKIE-004-FL”
“MARCHI Cesare”,”Grandi peccatori. Grandi cattedrali.”,”Dono di Tino Albertocchi ‘Un affascinante medioevo: diavoli, santi, cortigiane, mercanti e guerrieri, nella storia di 15 chiese europee’ Genova: assediati dai ghibellini i guelfi in San Lorenzo (pag 87-) Parigi: La rivoluzione trasforma Notre-Dame in magazzino (pag 149-) Cesare Marchi è nato nel 1922 a Villafranca di Verona, e si è laureato in lettere a Padova. Insegnante nelle scuole medie.”,”RELC-382″
“MARCHI Cesare”,”Caro Montanelli. Lettere al direttore sull’Italia che cambia e sugli italiani che non cambiano mai.”,”Cesare Marchi è nato a Villafranca di Verona, si è laureato in lettere a Padova e ha insegnato nelle scuole medie. Ha pubblicato tra l’altro ‘Impariamo l’italiano’ e ‘Il delatore, confidenze d’una malalingua’”,”ITAS-214″
“MARCHIANI Giordano STELLA Gianfranco”,”Prigionieri italiani nei campi di Stalin.”,”Contiene il paragrafo: Dalle memorie del Generale Reinhard Gehlen sul problema del mancato sfruttamento dell’ anticomunismo dei russi (pag 216). “”Ed è proprio l’ incapacità di Hitler di sfruttare il potenziale psicologico delle popolazioni russe, la massima parte delle quali ci aveva accolto con straordinario calore nelle prime fasi della campagna, che possiamo scorgere il suo errore decisivo: si pensi al modo brutale in cui egli impose i suoi satrapi Koch, Sauckel e Kube alle province russe conquistate, trasformando le speranze frustrate dei russi in cieco odio verso i tedeschi. Questi errori ebbero per noi ripercussioni più gravi di molti sbagli strategici, per la semplice ragione che l’ arrivo delle truppe tedesche aveva suscitato profonde reazioni positive a livello psicologico””: (pag 216)”,”RUSS-150″
“MARCHIONATTI Roberto; scritti di SRAFFA NAPOLEONI RONCAGLIA BHARADWA BHADURI NELL DOBB MEEK BIANCHI D’ANTONIO SWEEZY SETON MARCUSE BEDESCHI COLLETTI ROSDOLSKY REICHELT KRAHL CHATTOPADHYAY BARAN ROBINSON LEIJONHUFVUD PASINETTI”,”Il dibattito economico di oggi. Sraffa e gli sviluppi del marxismo, la critica del keynesismo.”,”Scritti di SRAFFA NAPOLEONI RONCAGLIA BHARADWA BHADURI NELL DOBB MEEK BIANCHI D’ANTONIO SWEEZY SETON MARCUSE BEDESCHI COLLETTI ROSDOLSKY REICHELT KRAHL CHATTOPADHYAY BARAN ROBINSON LEIJONHUFVUD PASINETTI”,”ECOT-153″
“MARCHIONATTI Roberto BECCHIO Giandomenica FORTE Francesco MORNATI Fiorenzo DA EMPOLI Domenico PESANTE Maria Luisa CAMPARINI Aurelia MALANDRINO Corrado SODDU Paolo PONZANI Michela CHIAMPARINO Tommaso CARNAZZA Irene SAVINO PENE VIDARI Gian”,”Annali della Fondazione Luigi Einaudi. XXXVIII-2004.”,”Contiene il saggio di Aurelia CAMPANINI ‘La rilettura di un classico del pensiero politico democratico: la concezione del socialismo internazionale di Jean Jaurès’ (pag 177-211)”,”ANNx-016″
“MARCHIONATTI Roberto BECCHIO Giandomenica FORTE Francesco PENE-VIDARI Gian Savino MORNATI Fiorenzo DA-EMPOLI Domenico PESANTE Maria Luisa CAMPARINI Aurelia MALANDRINO Corrado SODDU Paolo PONZANI Michela CHIAMPARINO Tommaso”,”Renzo Fubini nel centenario della nascita. Giornata di studio (Marchionatti e altri); Fatto, fattibile e immaginario: la misura del debito pubblico nel dibattito politico inglese 1695-1767 (Pesante); La rilettura di un classico del pensiero politico democratico: la concezione del socialismo internazionale di Jean Jaurès (Camparini); Patriottismo, nazione e democrazia nel carteggio Mosca-Michels (Malandrino); La Direzione Stampa e Propaganda della Fiat nei Diari di Gino Pestelli (Soddu); L’eredità della Resistenza nell’Italia repubblicana tra retorica celebrativa e contestazione di legittimità (1945-1963) (Ponzani); Decentramento e costruzione della democrazia in America Latina. Il caso cileno (Chiamparino); L’ombra lunga di Wilson sul secolo breve. La storiografia wilsoniana nel XX secolo (Carnazza).”,”Contiene il saggio: – Aurelia Camparini, La rilettura di un classico del pensiero politico democratico: la concezione del socialismo internazionale di Jean Jaurès (pag 177-210) (L’armée nouvelle)”,”ANNx-035-FP”
“MARCHIONINI Carlo, edizione italiana a cura di Aroldo NORLENGHI”,”Perché la dittatura del proletariato?”,”””Nello Stato non vi fu finora alcun’altra potenza che la forza””, F. Mignet, Storia della rivoluzione francese (pag 38) “”Il concetto che tutti gli uomini come uomini abbiano qualche cosa di comune e che, fin dove giunge questa comunanza, siano anche eguali è naturalmente antichissima. Ma al giorno d’oggi l’aspirazione dell’eguaglianza è tutt’affatto diversa, e consiste soprattutto nel derivare da quel carattere comune dell’essere umano, da quella eguaglianza degli uomini come uomini, il diritto a posizioni eguali, politiche e sociali, di tutti gli uomini, o almeno di tutti i cittadini di uno Stato, o di tutti i membri di una società. Perché da quell’originario concetto di relativa eguaglianza venisse tratta la deduzione di un diritto di eguaglianza nello Stato e nella società, perché insomma questa deduzione potesse apparire come qualche cosa di naturale, di evidente, dovettero passare migliaia di anni e migliaia di anni sono passati”” (Federico Engels, Il sovvertimento della scienza di Dühring) (pag 25) “”Schiller parla degli eterni diritti che stanno lassù inalienabili e infrangibili come le stelle stesse”” (pag 78)”,”MGER-102″
“MARCHIS Riccardo a cura, saggi di Marco BUTTINO Ugo FABIETTI Gianni OLIVA Enrico MILETTO Renata MERLO”,”Le parole dell’esclusione. Esodanti e rifugiati nell’Europa postbellica. Il caso istriano.”,”Saggi di Marco BUTTINO Ugo FABIETTI Gianni OLIVA Enrico MILETTO Renata MERLO “”Lo spostamento forzato di popolazioni in quanto fenomeno strettamente correlato a uno stato di guerra, come strumento o fine della guerra, raggiunge in Europa il suo culmine durante il secondo conflitto mondiale, attraverso una varietà di forme, tristemente accresciute dal sistema concentrazionario nazista. Notoriamente, però, è nel crogiolo della Prima guerra mondiale che il fenomeno viene a toccare il cuore dell’Europa e articola un aspetto della “”guerra totale””, ossia la guerra e i civili o, come si potrebbe dire alla luce di novant’anni ormai di storia, la “”guerra ai civili””. A una settimana dallo scoppio delle ostilità, il 4 agosto 1914, l’invasione del Belgio apre un teatro di guerra dal quale sarebbero emersi metodi, situazioni e contesti che contraddicevano apertamente le affermazioni del nascente diritto internazionale umanitario, presente in nuce nelle convenzioni dell’Aja del 1899 e del 1907, che ponevano i belligeranti e in particolare le popolazioni «sotto la salvaguardia e sotto l’imperio dei principi derivati dal diritto delle genti quali risultano dagli usi stabiliti tra nazioni civili, dalle leggi dell’umanità e dalle esigenze della pubblica coscienza» (1). A fine guerra centinaia e centinaia di migliaia di belgi risultavano aver lasciato il paese (spostati, rifugiati, internati) e a circa un milione ascendeva il numero di vittime tra gli opposti combattenti nella regione. Episodi di distruzione di città come l’incendio di Dinant, nell’agosto del 1914, scatenati senza pretesto alcuno con fucilazioni di massa, spoliazioni e rovina di case, scuole, uffici pubblici, divengono patrimonio della pubblica opinione dei paesi dell’Intesa come esempio dell’irriducibile differenza dalla “”Kultur”” tedesca, ma presto avvengono episodi – per quanto poco noti – che rimandano entrambi i contendenti allo stesso nodo: avanzate e ritirate degli eserciti contrapposti, «che segnano il 1914 e che continuano lungo il 1915 sul fronte Est, in Italia (l’invasione del Sud Tirolo austriaco) in Serbia e in Turchia sollevano il problema del rapporto tra eserciti, governi d’occupazione e civili nemici» (2). Inoltre la caduta di ogni illusione su di una guerra rapida e il sostituirsi di quella prospettiva con l’idea di una guerra dominata dalla mobilitazione totale delle risorse incontra il «problema spinoso delle minoranze interne, che a seconda dei casi possono essere arruolate o all’opposto sospettate di simpatie (se non peggio) per il nemico», e che divengono, sullo sfondo di un intensificarsi della violenza della guerra, la rappresentazione ravvicinata dell'””altro””, disumanizzato e ostile (con le conseguenze del caso). E’ quindi dentro il primo conflitto mondiale che alcuni studiosi pongono un tornante – il 1915, con la sua particolare configurazione dei fronti – che appresta alle violenze estreme di cui la guerra stessa costituisce un “”grande acceleratore”” e delle quali lo stesso genocidio armeno diviene l’espressione (3).”” [Riccardo Marchis, Introduzione] [(1) Dal Preambolo della convenzione ‘Le leggi e gli usi della guerra terrestre’, sottoscritta nel corso della prima Conferenza internazionale di pace dell’Aja (18 maggio – 9 luglio 1899), citato da Giorgio De Vecchi, ‘Il diritto internazionale umanitario e l’istituzione della Corte penale internazionale permanente’, in ‘I Viaggi di Eredoto’, n. 43/44, marzo 2001, p. 126; (2) La citazione, come la seguente, proviene dal documento di convocazione del Seminario ‘Grande Guerre et violences extrêmes: le tournant del 1915’, organizzato dal Centre de recherche de l’Historial de la Grande Guerre (Péronne, 12-13 novembre 2005); (3) Ibid.] (pag 6-8)]”,”TEMx-074″
“MARCHISIO Oscar PASTORELLI Ornella a cura”,”Continente Cina: la morfologia economica.”,”MARCHISIO è responsabile della società Fuzzy Net e svolge attività nella ricerca socio-economica. PASTORELLI cura la comunicazione di Fuzzy Net. ed è coordinatrice editoriale del periodo di informazioni ‘China News’.”,”CINE-033″
“MARCHISIO Oscar RANI Chiara COMPAGNONI Matteo HUANG DU TERESA REGAZZI M.”,”China News. N° 0 febbraio 2004.”,”Andamento del PIL dal 1994 al 2002: 1994: 4.240, 56 (100 milioni di yuan) 2002: 11.769.73 (pag 23, tab. 4) Ripartizione del PIL (anno 2002, 100 m yuan) Settore primario: 1.032,8 Settore secondario: 5.935,63 Settore terziario: 4.801,3 (pag 22, tab. 3) Occupati (anno 2002) Settore primario: 15.716 milioni Settore secondario: 10.602 milioni Settore terziario: 13.349 milioni (pag 22, tab 2) Commercio estero (2002) (milioni di US$) Import 106.359 + 24.3 % su 2001 Export 119.091 + 26.3 Totale 225.451 + 25.2 (pag 24, tab 6) Studenti universitari: 1984: 764.000 1987: 1.078.000 incremento + 41% (pag 46; tab 8)”,”CINE-002″
“MARCHISIO Oscar a cura, FIOM Regionale Lombarda; saggi di O. MARCHISIO e G. CASTANO U. JÜRGENS S.J. PARK P. MIGLIARESE A. RECIO E. VALENZA A. HAGAEUS B. CATTERO L. ZAIA M. MARRAS A. BACCILE A. ARZUFFI M. FREY A. PALTRINIERI A. AIROLDI G. BARBIERI F. GARIBALDO e NORMANN”,”Galassia auto.”,”Saggi di O. MARCHISIO e G. CASTANO U. JÜRGENS S.J. PARK P. MIGLIARESE A. RECIO E. VALENZA A. HAGAEUS B. CATTERO L. ZAIA M. MARRAS A. BACCILE A. ARZUFFI M. FREY A. PALTRINIERI A. AIROLDI G. BARBIERI F. GARIBALDO e NORMANN. Fiat e Bankitalia. Colloquio Ciampi-Agnelli. “”Nell’ analisi della quarta fase, iniziata nel 1980, non si può prescindere dalla profonda ristrutturazione avviata in Fiat in seguito agli avvenimenti di ottobre e alla “”marcia dei quarantamila””. Ad un’ analisi superficiale sembra che la Fiat abbia deciso autonomamente, alla fine degli anni ’70, che era giunto il momento per fare la ristrutturazione ed operare un break estremametne significativo rispetto alla gestione precedente e l’ occasione sia stata la crisi sindacale. In realtà, rileggendo questa fase di ristruttuazione, si è visto come una delle cause della motivazione d’ innesco sia stata una scelta di politica economica. La Banca d’ Italia, dopo molti anni in cui ha mantenuto il cambio flessibile per consentire alle imprese di rimanere competititve sul mercato internazionale, decide d’ interrompre questa manovra di politica economica. Si dice che Ciampi – e questo è stato anche recentemete riportato da alcuni lavori – abbia parlato direttamente con Agnelli dicendogli qualcosa del tipo: “”Bene, noi siamo in questa situazione. Da oggi in poi non siamo più in grado di garantire alla Fiat la competitività internazionale, pur in presenza di rilevanti margini d’ inefficienza attraverso una politica di cambio flessibile. L’ unica cosa che potete fare è ristrutturarvi, è riguadagnare efficienza””. Sembra che questa sia stata una delle principali cause per cui alla Fiat è stato avviato il processo di ristrutturazione.”” (pag 99-100)”,”EURE-038″
“MARCHISIO Oscar RANI Chiara a cura”,”China News. Cina: La Nuova America?”,”Oscar MARCHISIO insegna come professore a contratto presso le università di Urbino e di Pisa, viaggia in Cina dove lavora. E’ esperto di organizzazione del lavoro e sociologo, scrive su Carta, Il Manifesto e Liberazione. Chiara RANI, è laureata in lingue e letterature orientali indirizzo sinologico presso l’ Università Cà Foscari di Venezia. Insegna nelle scuole della provincia di Bologna.”,”CINE-024″
“MARCHISIO Oscar, a cura”,”Continente Cina: la mappa delle regioni.”,”Oscar Marchisio insegna come professore a contratto presso l’Università di Urbino. Viaggia in cina dove lavora, frequenta l’Italia dove scrive, critica e altro. Esperto di organizzazione del lavoro e sociologo, scrive su Carta, Il Manifesto e Liberazione. Ha al suo attivo molte pubblicazioni. “”Se Dio è nel dettaglio dobbiamo leggere la complessità della Cina partendo dai segni più minuti”””,”CINE-096″
“MARCHISIO Oscar MARIUCCI Luigi”,”Progetto Saturno. Una rivoluzione nel modo di produrre.”,”‘La crisi del sindacalismo americano’ (pag 42-49)”,”ECOI-017-FV”
“MARCHLEVSKY I. (KARSKY) BYSTRIANSKY V. e altro”,”L’ Internationale Communiste. Heros et martyrs de la revolution proletarienne. Raccolta di biografie.”,”Contiene un’intervista di Georges SUFFERT a Leon POLIAKOV su ‘Antisemitisme e totalitarisme: histoire des persecutions’ (POI 30 MARS 1981), lo scritto di Boris SOUVARINE ‘Leon Blum: les grandes illusions’ (EXP 10 JUILLET 1981) e l’intervista di Pierre DESGRAUPES al premio Nobel André LWOFF ‘Radiographie d’un prix Nobel’ (POI 29 JUIN 1981). Contiene recensione di V. BYSTRIANSKY al libro di Karl LIEBKNECHT ‘Mon proces d’apres les documents’ (tradotto dal tedesco, prefazione di G. ZINOVIEV) edito dal Bureau des Editions du Soviet de Petrograd. Altro materiale attinto da ‘Figures de jadis'”,”LUXS-011″
“MARCHLEWSKI Julian (J. KARSKI)”,”Imperialismus oder Sozialismus?”,”MARCHLEWSKI J. “”Die Sturm – und Drangperiode, in der sich der Kapitalismus befindet, bedeutet aber zugleich eine ungeheure ‘Steigerung der Produktion’, die des Absatzes bedarf. Eine Vorstellung davon geben die Ziffern der Kohlen – und Eisenproduktion von 1890 bis 1910. Kohlen produktion in 1000 metrischen Tonnen: 1890 1900 1910 Deutschland 89.2 222.3 England 184.5 268.7 Vereinigte Staaten 143.1 455.0 Roheisenproduktion in 1000 metrischen Tonnen: 1890 1900 1910 Deutschland 4.6 14.7 England 8.0 10.5 Vereinigte Staaten 9.3 27.7 (…) Diese riesig zunehmende Produktion bedeutet zugleich eine riesige Reichtumsansammlung in den Händen des konzentrierten Großkapitals, der Kartelle und Trusts”” (pag 25) (valori quasi triplicati per Germania e Usa, soltanto aumentati per Inghilterra)”,”TEOC-617″
“MARCHWITZA H. FOMFERRA F. BÖLKE M. QUAST C. HAHN S. SIEGEMUND H. BUCHWITZ O. LANGROCK W. RIEDEL W. LIEBING F. PFEIFFER H. ZIMMERMANN W. EILDERMANN W. HEYMANN S. KEPPEL M. EBERLING W. HÄFNER F. HASENEY A. KRUMM L. TOBIES H. PEGEL F., scritti di”,”Arbeitereinheit Siegt über militaristen. Erinnerungen an die Niederschlagung des Kapp-Putsches März 1920.”,”Scritti di MARCHWITZA H. FOMFERRA F. BÖLKE M. QUAST C. HAHN S. SIEGEMUND H. BUCHWITZ O. LANGROCK W. RIEDEL W. LIEBING F. PFEIFFER H. ZIMMERMANN W. EILDERMANN W. HEYMANN S. KEPPEL M. EBERLING W. HÄFNER F. HASENEY A. KRUMM L. TOBIES H. PEGEL F.”,”MGER-043″
“MARCHWITZA Hans e altri saggi di Fritz FOMFERRA Milli BÖLKE Cläre QUAST Sepp HAHN Horst SIEGEMUND Otto BUCHWITZ Willi LANGROCK Walter RIEDEL Franz LIEBING Hugo PFEIFFER Wilhelm ZIMMERMANN Wilhelm EILDERMANN Stefan HEYMANN Max KEPPEL Willy EBERLING Franz HÄFNER Alfred HASENEY Franz FREITAG Karl KRUMM Hermann TOBIES Franz PEGEL”,”Arbeitereinheit siegt über militaristen. Erinnerungen and die Niederschlagung des Kapp-Putsches März 1920.”,”Saggi di Hans MARCHWITZA Fritz FOMFERRA Milli BÖLKE Cläre QUAST Sepp HAHN Horst SIEGEMUND Otto BUCHWITZ Willi LANGROCK Walter RIEDEL Franz LIEBING Hugo PFEIFFER Wilhelm ZIMMERMANN Wilhelm EILDERMANN Stefan HEYMANN Max KEPPEL Willy EBERLING Franz HÄFNER Alfred HASENEY Franz FREITAG Karl KRUMM Hermann TOBIES Franz PEGEL”,”MGER-057″
“MARCO AURELIO Antonino”,”Ricordi.”,”””Sii un uomo libero!”” “”Il tempo dell’ umana vita è un punto; la sua materiale sostanza, un perenne fluire; la sensazione, tenebra; la compagine di tutto l’ organismo, immancabile corruzione; il principio vitale, l’ aggirarsi di una trottola; la fortuna non si può indagare; la gloria, cieca. Diciamo in breve, le funzioni dell’ organismo sono un fiume; quelle dell’ anima, sogno e vanità; ed è guerra la vita, viaggio d’un pellegrino; oblio la voce dei posteri. E adesso, a che cosa ti puoi affidare? A una cosa sola; a un’ unica cosa: la filosofia”” (pag 29) “”Nulla ama tanto la natura universa quanto mutare le cose che esistono e crearne di nuove simili”” (IV 36)(introd. pag XIV)”,”STAx-098″
“MARCO AURELIO, a cura di Luigi ORNATO e Gerolamo PICCHIONI”,”Ricordi.”,”””Tratto da un amore profondo dell’umanità, egli non volle più udire altro che la voce severa della filosofia, applicandosi specialmente allo studio dell’etica. Studiava senza posa le dottrine delle varie scuole e quelle principalmente di Epitteto più veramente eclettico che stoico., poichè onorava Socrate non meno di Zenone, e chiamava Platone, del quale seguì spesso le dottrine, un modello pei filosofi. Le aspirazioni del giovane Marco verso la scienza eransi fatte più vive che mai; ma collo studio della morale egli volea primieramente imparare a governare sè stesso, poichè sapevasi chiamato a governare gli altri. Frontone era in angosce vedendo il suo allievo porre ogni studio nei libri dei filosofi e trascurare quelli esercizi di retore, ai quali il buon maestro dovea la sua propria gloria, e dei quali esageravasi l’importanza. “”Attendi pure”” scriveagli, “”a studiare Zenone e Cleante; ma non dimentricare che ti converrà vestire il manto di porpora e non il pallio di rozza lana dei filosofi””. Marcaurelio lasciava dire il retore eloquente, volea gran bene al suo buon maestro, gli scriveva spesso, lo consolava colla sua affezione, ma ascoltava le lezioni di Rustico”” (pag 34-35)”,”VARx-517″
“MARCO Jorge”,”Hijos de una guerra. Los hermanos Quero y la resistencia antifranquista.”,”‘Il gruppo composto dai fratelli Quero di Granada è noto per le sue attività di resistenza antifranchista dopo la guerra civile spagnola. Questo gruppo (fratelli Quero) faceva parte della più ampia guerriglia antifranchista, che comprendeva vari movimenti di resistenza contro il regime di Francisco Franco. Dopo la sconfitta dell’esercito repubblicano nel 1939, molti combattenti si rifugiarono in Francia, dove alcuni di loro parteciparono alla Resistenza francese. Questi combattenti, noti come ‘maquis’ o ‘maquisards’, continuarono la loro lotta contro il franchismo con azioni di guerriglia che si protrassero fino agli anni ’60. Le attività di resistenza includevano sabotaggi, attacchi a infrastrutture e operazioni di propaganda contro il regime. La guerriglia era particolarmente attiva nelle zone montuose come i Pirenei e la Sierra Nevada.”,”MSPG-026-FSD”
“MARCOBELLI Elisa”,”I rapporti tra PSI e SFIO nel periodo della neutralità italiana (1914-1915).”,”Elisa Marcobelli, Université de Rouen-Normandie Missione di Albert Südekum in Italia, giornalista e deputato della SPD dal 1900. Dal 26 agosto al 2 settembre fa tappa a Milano e Roma dove incontra rappresentanti del Psi, Treves, Mussolini, Bissolati, Balabanoff, Chiesa (pag 11) Missione belga e francese in Italia: nel novembre 1914, Jules Destrée viene in Italia per incontrare dirigenti PSI (pag 15)”,”MITS-465″
“MARCOBELLI Elisa”,”L’internationalisme à l’épreuve des crises. La IIe Internationale et les socialistes français, allemands et italiens (1889-1915).”,”Elisa Marcobelli, laureata in Storia contemporanea, sua tesi presso Ecole des hautes études en science sociales (EHESS). E’ membro del consiglio di amministrazione della Societé d’études jauréssiennes del gruppo EUROSOC dell’Università di Rouen.”,”INTS-070″
“MARCOCCHI Massimo”,”Colonialismo, cristianesimo e culture extraeuropee. L’istruzione di Propaganda Fide ai Vicari apostolici dell’Asia orientale (1659).”,”Massimo Marcocchi è nato a Cremona e insegna storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere dell’Università di Pavia.”,”RELC-006-FFS”
“MARCOLUNGO Ezio KARPATI Mirella a cura; scritti di Jean Paul CLEBERT Francois de VAUX DE FOLETER Mirella KARPATI Francesco REMOTTI Guido FERRARO Deni VIDALI Derek TIPLER Bruno NICOLINI S. SALVI G. ORIGONI NOVOSTI Claudio MARTA Jozica DI NOLA Carla OSELLA Jean-Pierre LIEGEOIS”,”Chi sono gli zingari?”,”Scritti di Jean Paul CLEBERT Francois de VAUX DE FOLETER Mirella KARPATI Francesco REMOTTI Guido FERRARO Deni VIDALI Derek TIPLER Bruno NICOLINI S. SALVI G. ORIGONI NOVOSTI Claudio MARTA Jozica DI NOLA Carla OSELLA Jean-Pierre LIEGEOIS”,”DEMx-054″
“MARCON Giulio a cura; MARX Karl”,”Il giovane Marx. La radice delle cose.”,”Giulio Marcon ha insegnato nelle Università di Urbino e Cosenza e ha svolto attività di ricercatore con la Scuola Normale Superiore e con l’Università Parthenope- E’ stato deputato nella XVII legislatura, facendo parte della Commissione Bilancio. “”Il signor Proudhon è così lontano dalla verità che trascura ciò a cui prestano attenzione perfino gli economisti profani. Quando parla della divisione del lavoro non ritiene necessario menzionare il ‘mercato’ mondiale. Bene. Eppure la divisione del lavoro nei secoli XIV e XV, quando non c’erano ancora colonie, quando ancora l’America non esisteva per l’Europa, e l’Asia Orientale esisteva per l’Europa soltanto per tramite di Costantinopoli, non doveva forse essere fondamentalmente diversa da quella che era nel XVII secolo, quando le colonie erano già sviluppate? E questo non è tutto. L’organizzazione interna delle nazioni con tutte le loro relazioni internazionali non è forse l’espressione di una particolare divisione del lavoro? E queste non debbono forse cambiare quando cambia la divisione del lavoro? Il signor Proudhon ha capito così poco il problema della divisione del lavoro che egli non menziona mai neanche la separazione tra città e campagna, che in Germania, per esempio, si determinò tra il IX e il XII secolo. Cosicché per il signor Proudhon, che non ne conosce né l’origine né lo sviluppo, questa separazione diventa una legge eterna. In tutto il suo libro egli parla come se questa creazione di un modo particolare di produzione si perpetuasse fino alla fine dei tempi. Tutto quello che il signor Proudhon dice sulla divisione del lavoro non è che un sommario, e per di più un sommario molto superficiale ed incompleto, di quel che Adam Smith e mille altri hanno detto prima di lui. La seconda evoluzione è la ‘macchina’. Il legame tra la divisione del lavoro e la macchina è del tutto mistico per il signor Proudhon. Ogni specie di divisione del lavoro ha avuto i suoi specifici strumenti di produzione. Tra la metà del secolo XVII e la metà del XVIII, per esempio, non si faceva tutto a mano. C’erano delle macchine e anche molto complicate, quali telai, navi, gru, ecc. Così non vi è nulla di più assurdo che far derivare le macchine dalla divisione del lavoro in generale. Posso anche rilevare che il signor Proudhon, come non ha compreso l’origine della macchina, ne ha compreso ancor meno lo sviluppo. Si può dire che fino al 1825 – anno della prima crisi generale – la domanda di generi di consumo in generale è cresciuta più rapidamente che la produzione, e lo sviluppo della macchina è stato una conseguenza necessaria dei bisogni del mercato. Dal 1825, l’invenzione e l’applicazione della macchina sono state semplicemente il risultato della lotta tra i lavoratori e i datori di lavoro. E questo vale soltanto per l’Inghilterra. in quanto alle nazioni europee, grazie alla concorrenza inglese, esse furono trascinate ad adottare le macchine sia per il mercato interno che per il mercato mondiale. E infine nell’America del Nord l’introduzione della macchina fu dovuta sia alla concorrenza con gli altri paesi sia dalla mancanza di braccia e cioè alla sproporzione tra la popolazione dell’America del Nord e i suoi bisogni industriali. Da questi fatti potete vedere quale sagacia dispieghi il signor Proudhon quando evoca lo spettro della concorrenza come la terza evoluzione, l’antitesi della macchina! Infine, e in generale, è del tutto assurdo trattare la ‘macchina’ come una categoria economica sullo stesso piano della divisione del lavoro, della concorrenza, del credito, ecc. La macchina non è una categoria economica più di quanto lo sia il bue che tira l’aratro. L’applicazione delle macchine è uno dei fattori che determinano i rapporti dell’attuale sistema economico, ma il modo in cui le macchine sono utilizzate è cosa del tutto diversa dalle macchine stesse. La polvere rimane tale sia essa usata a ferire un uomo o a curarne le ferite”” (pag 279-280) [Karl Marx, Lettera ad Annenkov, Bruxelles, 28 dicembre 1846, (in) Giulio Marcon, a cura, Il giovane Marx. La radice delle cose’, Jaca Book, 2021]”,”MADS-804″
“MARCONI Diego a cura; saggi di ANDRONICO Marilena CASATI Roberto FRASCOLLA Pasquale MARCONI Diego MESSERI Marco PERISSINOTTO Luigi VOLTOLINI Alberto”,”Wittgenstein.”,”Gli autori del volume sono: ANDRONICO Marilena, CASATI Roberto, FRASCOLLA Pasquale, MARCONI Diego, MESSERI Marco, PERISSINOTTO Luigi, VOLTOLINI Alberto.”,”FILx-105″
“MARCONI PARESCE Degna”,”Marconi.”,”MARCONI PARESCE Degna è figlia primogenita di Guglielmo Marconi e di Beatrice Inchiquin O’Brien. Ha trascorso molti anni della sua vita a raccogliere documenti e notizie che le permettesseroo d scrivere la biografia del padre. Vive a Roma. Rapporti con il fascismo “”Per il turista di passaggio, Mussolini era l’uomo che faceva arrivare i treni in orario; per coloro che vedevano l’Italia precipitare nel caos, era la mano salda che faceva sì che i treni a ogni modo camminassero. Mio padre esitò per tre anni dicendo: “”non sono un uomo politico””, prima di schierarsi dalla parte del nuovo ordine. A Roma questa sua esitazione gli provocò parecchie critiche. Il barone Alberto Fassini, suo vecchio amico, lo attaccò apertamente in pubblico e altri lo definirono beffardamente “”filobritannico””. Alla fine fu il senso del dovere a prevalre in lui. Come senatore sentiva l’impegno delle sue responsabilità, come suddito riteneva di dover seguire il suo Re. Se Toscanini, di cui era grandissimo ammiratore, aveva deciso di abbandonare la Patria, questo era affar suo. Finché il Re fosse rimasto, era dovere del suddito/senatore fare altrettanto. Papà non coì le implicazioni del fascismo. Mio padre sperava sinceramente che Mussolini sarebbe stato il salvatore d’Italia. E Mussolini, che valutava l’aumento di prestigio che Marconi poteva apportare al regime, lo lusingava abilmente recandosi spesso a bordo dell”Elettra’, e mostrando un continuo interesse per gli sviluppi della radiotelegrafia”” (pag 295)”,”BIOx-293″
“MARCONI Diego a cura, saggi di APOSTEL Leo ROGOWSKI Leonard S. KOSOK Michael DUBARLE Dominique JASKOWSKI Stanislaw DA COSTA Newton C.A. ROUTLEY Richard MEYER Robert K. RESCHER Nicholas”,”La formalizzazione della dialettica. Hegel Marx e la logica contemporanea.”,”Lo scopo che si prefigge questa antologia è duplice. Da un lato, essa vorrebbe fare il punto sullo stato di un dibattito più che centenario; quello relarivo allo statuto logico della dialettica hegeliana. Dall’altro, essa intende presentare i risultati iniziali, ma già assai maturi, della ricerca logica sui sistemi contraddittori, cioè sui sistemi in cui certe contraddizioni formali sono dimostrabili, oppure non dimostrabili ma ammissibili, in un senso che verrà precisato in seguito. Storicamente, questo problema ha avuto origine dall’interesse per la logica dialettica (cioè per la possibilità di concepire la dialettica come una logica); tuttavia, le soluzioni che al problema sono state date non sono, come vedremo, logiche dialettiche, e meno che mai formalizzazioni della dialettica hegeliana.”,”HEGx-009-FL”
“MARCONI Sergio a cura; testi antologici di B. CROCE G. LEFEBVRE L.B. NAMIER E.J. HOBSBAWM G. BIANCO E. GRENDI A. OMODEO G.D.H. COLE F. ENGELS A. DE-TOCQUEVILLE K. MARX G. MAZZINI C. CATTANEO G. MONTANELLI C. PISACANE S. SPAVENTA B. MUSOLINO L. SALVATORELLI G. CANDELORO S.J. WOOLF F. DELLA-PERUTA R. ROMEO A. LEPRE P.J. PROUDHON W.S. NASSAU L. MITTNER R. WILLIAMS G. LUKACS R. RUNCINI K. LÖWITH C. VASOLI Ch. BAUDELAIRE”,”Il milleottocentoquarantotto.”,”Testi antologici di B. CROCE G. LEFEBVRE L.B. NAMIER E.J. HOBSBAWM G. BIANCO E. GRENDI A. OMODEO G.D.H. COLE F. ENGELS A. DE-TOCQUEVILLE K. MARX G. MAZZINI C. CATTANEO G. MONTANELLI C. PISACANE S. SPAVENTA B. MUSOLINO L. SALVATORELLI G. CANDELORO S.J. WOOLF F. DELLA-PERUTA R. ROMEO A. LEPRE P.J. PROUDHON W.S. NASSAU L. MITTNER R. WILLIAMS G. LUKACS R. RUNCINI K. LÖWITH C. VASOLI Ch. BAUDELAIRE Contiene due testi di Marx e Engels (titoli redazionali): – I conflitti sociali in Inghilterra (F. Engels) (pag 80) – Le ragioni d’una sconfitta (K. Marx) (pag 92) – un testo su Marx: – L. Mittner, L’evoluzione di Marx dall’ ‘Ideologia’ al ‘Manifesto’ (pag 181-185) “”Una classe nella quale si concentrano gli interessi rivoluzionari della società, non appena si è sollevata trova immediatamente nella sua stessa situazione il contenuto e il materiale della propria attività rivoluzionaria: abbattere i nemici, prendere misure imposte dalle necessità stesse della lotta. Le conseguenze delle sue proprie azioni la spingono avanti. Essa non inizia indagini teoriche sui suoi compiti. La classe operaia francese non si trovava a questa altezza: essa era ancora incapace di fare la sua propria rivoluzione. Lo sviluppo del proletariato industriale è condizionato, in generale, dallo sviluppo della borghesia industriale. E’ soltanto sotto il dominio della borghesia industriale che il proletariato industriale acquista quella larga esistenza nazionale, la quale rende nazionale la sua rivoluzione; crea i moderni mezzi di produzione, i quali diventano in pari tempo i mezzi della sua emancipazione rivoluzionaria. Solo il dominio della borghesia industriale strappa le radici materiali della società feudale e spiana il terreno, sul quale solamente è possibile una rivoluzione proletaria. L’industria francese è più evoluta e la borghesia francese più rivoluzionaria che quella del resto del continente. Ma la rivoluzione di febbraio non era diretta immediatamente contro l’aristocrazia finanziaria? Questo fatto provava che non era la borghesia industriale che dominava in Francia. La borghesia industriale può dominare soltanto là dove l’industria moderna foggia a propria immagine tutti i rapporti di proprietà, e l’industria può raggiungere questo potere solo quando ha conquistato il mercato mondiale, perché i confini nazionali non bastano al suo sviluppo. Ma l’industria francese in gran parte si assicura lo stesso mercato nazionale solo mediante un sistema proibitivo più o meno modificato. Se il proletariato francese, per conseguenza, possiede a Parigi, nel momento di una rivoluzione, un potere di fatto e una influenza che lo spingono ad andare al di là dei suoi propri mezzi, nel resto della Francia è raccolto in singoli centri industriali isolati, e quasi sempre scompare in mezzo a una massa preponderante di contadini e di piccoli borghesi. La lotta contro il capitale nella sua forma moderna, sviluppata, nella sua fase culminante, la lotta del salariato industriale contro il borghese industriale, è in Francia un fatto parziale, che dopo le giornate di febbraio tanto meno poteva fornire il contenuto nazionale della rivoluzione, in quanto la lotta contro i metodi secondari di sfruttamento capitalistico, dei contadini contro l’usura ipotecaria, del piccolo borghese contro il grande commerciante, il banchiere e l’industriale, in una parola, contro la bancarotta, era ancora confusa nel sollevamento generale contro l’aristocrazia finanziaria in generale. Nulla di più spiegabile, dunque, che il tentativo da parte del proletariato parigino di difendere il suo interesse ‘accanto’ a quello borghese, invece di farlo valere come interesse rivoluzionario della società stessa. Nulla di più spiegabile del fatto che il proletariato lasciasse cadere la bandiera ‘rossa’ davanti a quella ‘tricolore’. Gli operai francesi non potevano né muovere un passo avanti, né torcere un capello all’ordine borghese prima che il corso della rivoluzione non avesse sollevato la massa della nazione che sta tra il proletariato e la borghesia, cioè i contadini e la piccola borghesia, contro questo ordine borghese, contro il dominio del capitale, non li avesse costretti ad unirsi ai proletari come a loro avanguardia. Solo attraverso la terribile disfatta di giugno gli operai potevano guadagnarsi questa vittoria”” (da K. Marx, ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’, Roma, 1970, pp. 108-117) [(in) ‘Il milleottocentoquarantotto’, testi antologici a cura di Sergio Marconi, Messina Firenze, 1974]”,”QUAR-091″
“MARCONI Mauro a cura, saggi di Nicholas KALDOR Mario SARCINELLI Michael BRUNO Jeffrey SACHS Karl BRUNNER Alex CUKIERMAN Allan MELTZER Milton FRIEDMAN Frank HAHN Robert J. BARRO Willem H. BUITER James TOBIN Phillip CAGAN James E. MEADE Robert FLANAGAN David SOSKICE Lloyd ULMAN”,”La stagflazione.”,”Mauro Marconi insegna Economia Politica nell’Università degli studi di Macerata. Con il Mulino ha già pubblicato La politica monetaria del fascismo.”,”ECOT-146-FL”
“MARCOT François a cura, collaborazione di Bruno LEROUX e Christine LEVISSE-TOUZE’, comitato scientifico: Claire ANDRIEU Laurent DOUZOU Robert FRANK Jean-Marie GUILLON Pierre LABORIE Denis PESCHANSKI Guillaume PIKETTY Jacqueline SAINCLIVIER Dominique VEILLON”,”Dictionnaire historique de la Résistance. Resistance intérieure et France Libre.”,”Seconda guerra mondiale, occupazione tedesca, regime di Vichy e resistenza interna. Organizzazioni civili e militari della resistenza interna, – Action immédiate, Action ouvrière; Amitié chrétienne; Armée juive; Armée secrète; Bataillons de la jeunesse; Bureau des opérations aériennes; Bureau d’information et de presse; Camouflage du Matériel; Centre d’operations de parachutages et d’atterrissages; CFTC; CGT; Cimade; Comité Allemagne libre pour l’Ouest; Comité Amelot; Comité central des mouvements de Résistance; Comité d’action contre la déportation; Comité d’action militaire; Comité d’action socialiste; Comité de coordination des mouvements de zone nord; Comité des oeuvres sociales des organisations de Résistance; Comité général d’études; Comité médical de la Résistance; Comité départementaux de libération; Commissaires de la République; Corps francs de la Libération; Délégués militaires; École des cadres de maquis; Force françaises de l’intérieur; Force unies de la jeunesse patriotique; Francs-tireurs et partisans de la Main-d’oeuvre immigrée; Francs-tireurs et partisans français; Groupe de la rue de Lille; Groupes francs; Guérilleros espagnols; Intelligence Service; Main-d’oeuvre immigrée; Maintenir; Milices patriotiques; Mouvement national contre le racisme; Mouvement ouvrier français; Noyautage des Administratiosn publiques; Oeuvre de secours aus enfants; Office of Strategic Services (OSS); Organisation de Résistance de l’Armée; Parti communiste français; Le divorce; Le temps de la réconciliation; Le défi du pouvoir; Parti communiste français et Internationale communiste; Partis communistes étrangers en France; Résistance-Fer; Secrétaires généraux provisoires; Section des atterrissages et des parachutages; Service des opérations aériennes et maritimes; Service national Maquis; Services spéciaus militaires; Socialistes italiens (PSI et Giustizia e Libertò); Travail allemand; Travail italien; Travaux ruraux; Union des femmes françaises; Union des Juifs pour la résistance et l’entraide; Union national espagnole. (pag 163-219)”,”FRAV-004-FSD”
“MARCOU Lilly a cura; collaborazione di M. AZCARATE C. BUCI-GLUCKSMANN O. DUHAMEL L. HAMON G. LAVAU J.C. MOURET R. MOURIAUX J.L. MOYNOT N. RACINE J. RONY J.M. VINCENT H. WEBER C.A. ZALDIVAR”,”L’ URSS vue de gauche.”,”collaborazione di M. AZCARATE C. BUCI-GLUCKSMANN O. DUHAMEL L. HAMON G. LAVAU J.C. MOURET R. MOURIAUX J.L. MOYNOT N. RACINE J. RONY J.M. VINCENT H. WEBER C.A. ZALDIVAR”,”RIRO-216″
“MARCOU Lilly”,”Stalin. Vita privata.”,”MARCOU Lilly (1936) storica dei movimenti comunisti internazionali, ha pubblicato numerosi libri (v. retrocopertina). “”Dopo la battaglia di Stalingrado, Hitler propose a Stalin di scambiare suo figlio con il maresciallo Paulus, ma lui rifiutò. Spiegò poi alla figlia che non si trattava con i nazisti; ma qualcuno gli attribuisce questa replica: “”Non scambio un soldato con un maresciallo””.”””,”STAS-035″
“MARCOU Lilly”,”Les pieds d’ argile. Le communisme mondial au présent, 1970-1986.”,”Dottore in lettere, ricercatrice al Centre d’etudes et de recherches internationales della FNSP (Fondation nationale des sciences politiques), maitre de conferences all’ IEP di Parigi (Institut d’ Etudes Politiques de Paris), la Marcou è autrice di vari opere sul mondo comunista, tra cui ‘Le Kominform’. “”(…) Georges Marchais è assente alle cerimonie del sessantesimo anniversario della Rivoluzione – periodo di tensione tra il PCF e il PCUS; come pure Enrico Berlinguer non è presente al 26° Congresso del PCUS, assenza tanto più rimarcata dato che è la prima volta che un segretario generale del PCI non partecipa a un Congresso sovietico””. (pag 418)”,”RUST-097″
“MARCOU Lilly”,”Le Kominform. Le communisme de guerre froide.”,”Dottore in lettere, ricercatrice al Centre d’etudes et de recherches internationales della FNSP (Fondation nationale des sciences politiques), maitre de conferences all’ IEP di Parigi (Institut d’ Etudes Politiques de Paris), la Marcou è autrice di vari opere sul mondo comunista, tra cui ‘L’ Internationale apres Staline’, ‘Le Mouvement communiste international depuis 1945’, ‘Les pieds d’ argile. Le communisme mondial au présent, 1970-1986′. Si parla anche dell’ affare Togliatti: la proposta fatta da Stalin a Togliatti nel 1950, e da questi rifiutata, di metterlo a capo del Cominform. (pag 113)”,”RUST-098″
“MARCOU Lilly”,”Stalin. Vita privata.”,”Lilly Marcou (1936), storica dei movimenti comunisti internazionali, ha pubblicato numerosi libri, tra i quali: L’Internationale après Staline, Les Staline vus par les hòtes du Kremlin, Les défis de Gorbatchev, Ilya Ehrenbourg, un homme dans son siècle, Elsa Triolet, les yeux et la mémoire.”,”STAS-021-FL”
“MARCU Valeriu”,”Maquiavelo. La escuela del poder.”,”””Non un solo istante credette Machiavelli nell’ armistizio firmato a Lione, il quale annunciò per la prima volta la divisione della penisola, lasciando Napoli agli spagnoli, la Lombardia ai francesi, e abbandonando gli altri territori alla volontà delle potenze straniere. Dopo questi dieci anni di guerra, che ruppero il sistema italiano di Stati, essa si interruppe su aspirazione unitaria e si lasciarono udire i lamenti della più grande miseria dalle Alpi fino alla Sicilia: la pace venne ad essere l’ aspirazione dei vinti. “”Tutti – scrive Machiavelli – acclamano la pace, ma questa pace, nondimeno, non sarà nessuna pace””. Alla fine della sua descrizione della prima decade dell’ invasione, Machiavelli esclama: “”Fiorentini, aprite ampliamente il tempio di Marte!”” (pag 166) vencidos”,”BIOx-077″
“MARCUCCI Loris”,”Il commissario di ferro di Stalin. Biografia politica di Lazar M. Kaganovic.”,”Loris MARCUCCI (Ancona 1960) è dottore di ricerca in scienze storiche e autore di saggi sulla storia sovietica. Ha svolto per alcuni anni attività di ricerca presso l’ Accademia delle scienze della Russia e l’ Universitò di Mosca.”,”RUSS-100″
“MARCUCCI FANELLO Gabriella”,”Storia della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana).”,”””Il Congresso, che non si era potuto tenere, come di consueto nell’ ultimo trimestre dell’ anno, ebbe luogo a Roma dal 3 all’ 8 gennaio, e vide riuniti assieme fucini e laureati cattolici. La inaugurazione solenne fu tenuta da Alcide De Gasperi: il primo Congresso della FUCI del dopoguerra si apriva con le parole del primo rappresentante politico dei cattolici che diveniva Presidente del Consiglio in Italia. De Gasperi ricordava la FUCI dei primi due decenni del secolo alla quale egli stesso aveva partecipato e sottolineava il valore della esperienza fatta durante la sua permanenza alla Biblioteca Vaticana, durante il periodo clandestino, affermando di aver compreso lì la vera libertà che informava la Chiesa.”” (pag 202)”,”RELC-163″
“MARCUCCI Loris”,”Il Commissario di ferro di Stalin. Biografia politica di Lazar’ M. Kaganovic.”,”MARCUCCI Loris”,”RIRB-006-FL”
“MARCUCCI Loris”,”Dieci anni che hanno sconvolto la Russia. Da Gorbacev a Putin.”,”Loris Marcucci ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze storiche, collabora con la rivista il Mulino e si occupa di import-export con la Russia. Ha svolto attività di ricerca presso l’Accademia delle Scienze dell’Università statale di Mosca. Con Einaudi ha pubblicato Il Commissario di ferro di Stalin.”,”RUSx-134-FL”
“MARCUCCI Silvestro”,”Gli «inizi» della matematica greca. Le congetture kantiano-popperiane di Árpád Szabó.”,”Dimostrazione “”Sull’importanza di questo concetto di ‘prova’ nella matematica greca, lo Szabó è ritornato più volte, esercitando, come vedremo meglio in seguito, un innegabile influsso sullo scolaro di un tempo e poi amico Imre Lakatos; e si è trovato così in contrasto con molti storici della matematica (…)”” (pag 16)”,”SCIx-005-FB”
“MARCUCCIO Luigi; collaborazione di Maria WEBER e”,”Rapporto India. Le riforme economiche e il difficile rapporto tra centro e periferia.”,”MARCUCCIO si è laureato alla Bocconi di Milano e ha conseguito il Master of Economics all’ Università di Londra. Dopo aver svolto attività di studio e ricerca in India attualmente lavoro come coadiutore presso la Bankitalia.”,”INDx-027″
“MARCUCCIO Luigi collaborazione di Maria WEBER e Daniele FINOCCHIARO”,”Rapporto India. Le riforme economiche e il difficile rapporto fra centro e periferia.”,”Luigi Marcuccio, laureato all’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano, ha conseguito il Master of Economics all’Università di Londra; dopo aver svolto attività di ricerca e studio in India attualmente lavora come coadiutore presso la Banca d’Italia. Maria Weber è docente di Relazioni Internazionali di Politica Comparata presso l’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano; è inoltre research leader dell’Istituto di Studi Economico-Sociali per l’Asia Orientale (Isesao) dell’Università Bocconi e presidente dell’Assemblea dei soci del C.I.D. (China Investment Development Group) Daniele Finocchiaro, laureato all’Università Bocconi, ha lavorato presso il centro di ricerca Center for Economic Studies and Planning della Jawaharlal Nehru University di Nuova Delhi.”,”INDE-001-FL”
“MARCUCCIO Luigi; collaborazione di Maria WEBER e Daniele FINOCCHIARO”,”Rapporto India. Le riforme economiche e il difficile rapporto tra centro e periferia.”,”MARCUCCIO si è laureato alla Bocconi di Milano e ha conseguito il Master of Economics all’ Università di Londra. Dopo aver svolto attività di studio e ricerca in India attualmente lavoro come coadiutore presso la Bankitalia.”,”INDx-006-FV”
“MARCUCCIO Luigi; collaborazione di Maria WEBER e Daniele FINOCCHIARO”,”Rapporto India. Le riforme economiche e il difficile rapporto tra centro e periferia.”,”Luigi Marcuccio si è laureato alla Bocconi di Milano e ha conseguito il Master of Economics all’ Università di Londra. Dopo aver svolto attività di studio e ricerca in India attualmente lavoro come coadiutore presso la Bankitalia.”,”INDE-001-FV”
“MARCUSE Herbert”,”La fine dell’ utopia.”,”Nato a Berlino nel 1898, Herbert MARCUSE ha studiato con HEIDEGGER. Vive negli USA dal 1934, insegna alla University of California. Collaboratore di HORKHEIMER, è autore (insieme con altri) di ‘Studien über Autorität und Familie’, di ‘Ragione e rivoluzione (1954), ‘Eros e civiltà’ (1955), ‘Soviet Marxism’ (1958), ‘L’ uomo a una dimensione’ (1964).”,”TEOS-005″
“MARCUSE Herbert”,”Soviet marxism. Le sorti del marxismo in URSS.”,”Nato a Berlino nel 1898, Herbet MARCUSE studia e si laurea nel 1921 a Friburgo con HEIDEGGER. La sua prima opera è del 1925. Subisce l’ influenza di DILTHEY e di WEBER ed entra a far parte della scuola di Francoforte (v. retrocopertina).”,”RUSU-133″
“MARCUSE Herbert”,”Philosophie et Revolution. Trois etudes traduites de l’ allemand par Cornelius Heim.”,”La recente publication des Manuscrits economico-philosophiques de Marx (écrits en 1844 et imprimés dans le troisieme volume del la premiere partie des Oeuvres completes de Marx et Engels) doit devenir un evenement capital dans l’ histoire des etudes marxiennes. Ces Manuscrits sont susceptibles de placer la discussion relative à l’ origine et au sens initial du materialisme historique, voire de la theorie tout entiere du “”socialisme scientifique””, sur un terrain nouveau; ils permettent aussi de poser d’une maniere plus large et plus feconde le probleme des rapports reels entre Marx et Hegel.”” (pag 41-42)”,”TEOC-240″
“MARCUSE Herbert, a cura di Horst KURNITZKY e Hansmartin KUHN”,”La fine dell’ utopia.”,”Nato a Berlino nel 1898, Herbert MARCUSE ha studiato con HEIDEGGER. Vive negli USA dal 1934, insegna alla University of California. Collaboratore di HORKHEIMER, è autore (insieme con altri) di ‘Studien über Autorität und Familie’, di ‘Ragione e rivoluzione (1954), ‘Eros e civiltà’ (1955), ‘Soviet Marxism’ (1958), ‘L’ uomo a una dimensione’ (1964). Questo volume, edito a cura di Horst KURNITZKY e Hansmartin KUHN si basa sulla registrazione a magnetofono dell’incontro organizzato dal Comitato studentesco della Libera Università di Berlino Ovest nei giorni 10-13 luglio 1967.”,”PVSx-006-FV”
“MARCUSE Herbert”,”L’ ontologia di Hegel e la fondazione di una teoria della storicità.”,”Mancante la parte finale compreso l’indice. Capitolo X. ‘Caratterizzazione riassuntiva della realtà come movimento'”,”HEGx-047-FF”
“MARCUSE Herbert”,”L’autorità e la famiglia. Introduzione storica al problema.”,”Questo scritto è il contributo principale fornito da Herbert Marcuse alle ricerche su autorità e famiglia svolte dall’ Institut für Sozialforschung di Francoforte e raccolte sotto il titolo ‘Studien über Autorität und Familie’ (1936). Gli Studien sono divisi in tre sezioni. I. dedicata allo sviluppo di ipotesi teoriche au autorità e famiglia; II. sezione empirica; III. studi singoli su vari aspetti. Cap. 5: ‘Marx’ (pag 105-120) “”Con il modo di produzione capitalistico, secondo Marx, i valori culturali così come le forze fisiche e psichiche degli uomini sono diventati merci. Sulla libertà dell’uomo, sulle possibilità delle sua vita decide direttamente la situazione del mercato del lavoro, e questa dipende a sua volta dalla dinamica di tutta la società. Come viene rovesciata la problematica della filosofia borghese, è rovesciata anche la sua teoria dei due regni della libertà e della necessità e il loro rapporto di fondazione. La sfera della produzione materiale è e resta un «regno della necessità»: una continua lotta con la natura, determinata dalla «necessità e finalità esterna», vincolata alle «più o meno ricche condizioni della produzione» in cui si compie (1). Ma anche questo regno della necessità ha una sua libertà: anche se non si tratta di una libertà «trascendentale», che lascia sussistere la necessità e si accontenta di un’esistenza «interna». Se Marx aveva già ricondotto il concetto della necessità al suo contenuto, accogliendo in esso la reale necessità dell’uomo, la sua lotta con la natura per la propria esistenza, lo stesso fa ora con il concetto di libertà. «In questa sfera la libertà può solo consistere nel fatto che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, anziché esserne dominati come da una forza cieca; lo compiono col minimo dispendio di energia e nelle condizioni più degne della natura umana e ad essa più adeguate» (2). Per la prima volta la libertà è concepita come un modo della prassi umana reale, come compito della consapevole organizzazione sociale. È entrata a far parte del suo contenuto la felicità terrena degli uomini, sotto il titolo di «condizioni degne e più adeguate» alla natura umana: la soppressione della necessità «esterna» e della servitù «esterna» rientrano nel senso di questo concetto di libertà. Eppure c’è ancora una libertà «più alta»: uno «sviluppo delle forze umane» che non avviene solo sotto l’impulso della necessità e della finalità esterna, «si pone come fine a se stesso». Esso inizia solo «al di là» della sfera della produzione materiale, che resta pur «sempre un regno della necessità». Ma suo presupposto è quella organizzazione razionale della società: «Il vero regno della libertà» può «sorgere solo sulla base di quel regno della necessità… La riduzione della giornata lavorativa è la sua condizione fondamentale» (3). «La riduzione della giornata lavorativa è la sua condizione fondamentale»: questa frase si riferisce all’ingiustizia che ha dominato uno sviluppo secolare, e sintetizza la sofferenza e le aspirazioni di intere generazioni. Riconoscendo nella libertà un compito dell’organizzazione del processo lavorativo sociale, e determinando il modo di questa organizzazione, Marx ha indicato la via dal regno della necessità al regno della libertà, che rappresenta bensì ancor sempre un aldilà, ma non più l’aldilà trascendentale che è eternamente antecedente agli uomini, o quello religioso, che deve eliminare la loro miseria quando essi non sono più, ma l’aldilà che si possono creare gli uomini stessi, se trasformeranno un ordine sociale che è diventato cattivo. Il totale rovesciamento del problema della libertà, per cui il regno della libertà è inteso, ora, come una determinata organizzazione «terrena» della società fondata sul regno della necessità, è solo un momento di quel generale rovesciamento per cui i rapporti materiali di produzione della società sono intesi come base di tutta la «sovrastruttura» politica e culturale e delle forme di coscienza che le corrispondono”” (pag 106-108) [Herbert Marcuse, ‘L’autorità e la famiglia. Introduzione storica al problema’, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1970] [(1) Marx, ‘Das Kapital’, Ed. Meissner, Hamburg,, trad. it, Il Capitale, Rinascita; Roma; 1991, III, 3, p. 231; (2) Ibid., III, 3, p. 232; (3) Ibid., III, 3, p. 252]”,”FILx-014-FMB”
“MARCY Sam”,”The Bolsheviks and War. Lessons for Today’s Anti-War Movement.”,”Contiene alcune pagine stampate male “”Lenin was a leading activist on the highest level of the Second International, as anyone can easily see who has read his evaluation of the international socialist congress in Stuttgart, as well as his comments on the Basel congress. Reading these today, many decades after they were written, one can only be astonished at the very clear perception he had of the political currents in the international socialist movement. He not only analyzed the character of the rightwing and of the opportunists and revisionists, but he also showed an awareness of the centrism of Kautsky. Furthermore, it is well known that Lenin attempted to form a left bloc within the Second International in which he tried to fuse the most determined and revolutionary elements within it. He approached Rosa Luxemburg and Clara Zetkin for the purposes of forming such a caucus. Lenin showed as long ago as 1907, and earlier too, that he had a keen appreciation of the growing strength of the opportunist current as regarded the colonial question in the deliberations of the international congress. “”The great importance of the International Socialist Congress Stuttgart””, said Lenin in his evaluation, “”lies in the fact that it marked the final consolidation of the Second International and the transformation of international congresses into business – like meetings which exercise very considerable influence on the nature and direction of socialist activities throughout the world”” (3). In a slightly earlier commentary on Stuttgart, he had written, “”Besides providing an impressive demonstration of international unity in the proletarian struggle, the Congress played an outstanding part in defining the tactics of the socialist party”” (4). The congress was “”striking proof that socialism is being welded into a single international force””. He then went on to analyze the existence of an opportunist current and explained how the congress defeated the Dutch delegates’ opportunist formulation of the colonial question. He indicated that a very dangerous trend was being introduced, although it was defeated at the congress (5). He also attacked Hervé (6) for taking a seemingly more militant but in reality semi-anarchist view in the struggle against the war. And, of course, he showed that it was his and Rosa Luxemburg’s amendments to Bebel’s (7) resolution which put in the key paragraph, which called for utilizing the crisis created by the war to hasten the overthrow of the bourgeoisie. Kautsky is mentioned in this very illuminating article only once; Lenin characterized Kautsky’s approach as correct but cautious”” (pag 30-31) [Sam Marcy, The Bolsheviks and War. Lessons for Today’s Anti-War Movement, 1985] [(3) V.I. Lenin, “”The International Socialist Congress in Stuttgart””, in his ‘Collected Works’ (Moscow: Progress Publishers, 1962), Vol. 13, p. 82; (4). Ibid. p. 75; (5). Ibid. p. 76; (6) ‘Hervé: Gustave Hervé was a Socialist leader and writer who argued that the workers have no country and therefore can have no interest in any kind of war. He advocated a general strike and an armed insurrection in the event of a declaration of war’; (7) ‘Bebel: August Bebel (1840-1913) was one of the early leaders of the Social Democratic movement in Germany, having joined the First International of Marx and Engels in 1867’] (pag 30-31)”,”INTS-046″
“MARCY Sam”,”Perestroika. A Marxist critique.”,”Sam Marcy exhibits a comprehensive and detailed understanding of the complex changes taking place in the soviet Union. Editor’s Note, Introduction, Appendixes, Glossary of Terms and Names, Chronology, Bibliography, Index,”,”RUSU-070-FL”
“MARE’ Mauro SARCINELLI Mario”,”Europa: cosa ci attende? L’Unione Europea tra mercato e istituzioni.”,”Mauro Marè (Roma, 1959) ha studiato a Roma e a Harvard. E’ professore incaricato di Scienza delle finanze all’Università La Sapienza di Roma. Mario Sarcinelli (Foggia, 1934) ha studiato a Pavia e Cambridge. Dal 1994 è stato presidente della BNL. Ha pubblicato: ‘Capitalismo, Mercato, Banche’ (1997)”,”EURE-132″
“MARÈ Mauro SARCINELLI Mario”,”Europa: cosa ci attende? L’Unione Europea tra mercato e istituzioni.”,”Mauro Marè (Roma, 1959) ha studiato a Roma e a Harvard. É professore incaricato di Scienza delle finanze nell’Università La Sapienza di Roma e nell’Università dell’Aquila. Mario Sarcinelli (Foggia, 1934) ha studiato a Pavia e Cambridge. Dall’aprile 1994 è professore della Banca Nazionale del Lavoro.”,”EURE-053-FL”
“MARÈCHAL Sylvain, a cura di Bruna CONSARELLI”,”Democrazia ed Eguaglianza. Utopia di una rivoluzione (1788-1798).”,”‘Pierre Sylvain Maréchal (1750-1803) è stato uno scrittore, poeta e agitatore politico francese, noto per il suo ruolo durante la Rivoluzione francese. Nato a Parigi, Maréchal inizialmente studiò legge, ma presto si dedicò alla letteratura, componendo odi pastorali che gli valsero un posto di bibliotecario al Collège des Quatre-Nations. Influenzato dalle idee di Rousseau, Voltaire e altri filosofi dell’Illuminismo, Maréchal affrontò il problema dell’ineguaglianza sociale e propugnò un socialismo agrario. Fu un fervente sostenitore dell’ateismo e pubblicò diverse opere in cui criticava la religione e l’assolutismo 2. Durante la Rivoluzione francese, Maréchal divenne redattore capo del giornale “”Révolutions de Paris”” e scrisse il “”Manifeste des Égaux”” (1796), in cui promuoveva la comunione dei beni e criticava la Costituzione del 1795. (f. copil.)”,”SOCU-022-FMB”
“MAREK Franz CERRONI Umberto MASI Edoarda COLLOTTI PISCHEL Enrica MEISNER Maurice, saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume settimo. Stalin, Pasukanis, Mao Tse-tung.”,”Saggi di MAREK Franz CERRONI Umberto MASI Edoarda COLLOTTI PISCHEL Enrica MEISNER Maurice”,”MADS-287″
“MAREK Franz”,”Considerazioni sulla socialdemocrazia austriaca.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: RAGIONIERI Ernesto, Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. I. I primi anni della “”Neue Zeit””. ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 4 N° 2 MARZO-APRILE 1966″,”MAUx-036″
“MAREK Franz”,”Che cosa ha veramente detto Stalin.”,” Stalin riprende le tesi di Lenin sullo sviluppo ineguale. “”Nelle analisi di politica estera, Stalin si appoggiava sempre alla tesi leniniana della irregolarità dello sviluppo dei paesi capitalisti nel periodo dell’imperialismo. Secondo Lenin, essa si ricollega ad una sproporzione fra potenza economica e sfera d’influenza e, quindi, inevitabilemente alla guerra. “”La legge della irregolarità dello sviluppo nel periodo dell’imperialismo rispecchia lo sviluppo troppo rapido di alcuni paesi, rispetto a quello di altri, il rapido soppiantamento di alcuni paesi dai mercati mondiali da parte di altri, il periodico suddividersi di un mondo già suddiviso mediante conflitti armati e catastrofi belliche, l’approfondimento e l’acutizzazione dei conflitti in campo imperialista, l’indebolimento del fronte del capitalismo mondiale, la possibilità del suo sfondamento da parte del proletariato di singoli paesi, la possibilità di vittoria del socialismo in singoli paesi…”” “”La guerra mondiale imperialista è stato il primo tentativo di risuddividere un mondo già ripartito. Questo tentativo fu pagato dal capitalismo con la vittoria della rivoluzione in Russia e con lo scalzamento delle basi dell’imperialismo nei paesi coloniali e indipendenti”” (Werke, vol 9, p. 93 seg.)”” (pag 117)”,”STAS-068″
“MAREK Franz”,”Filosofia della rivoluzione. Contributo a un’antologia delle teorie della rivoluzione.”,”La «legge naturale» del movimento sociale “”Marx ed Engels ripresero da Hegel l’idea che la storia non è una raccolta di azioni immaginarie di uomini immaginari, un cumulo di nodi fatti, un seguito assurdo di avvenimenti sconnessi. La ideologia della trasformazione del mondo, la concezione secondo cui nella storia è possibile influenzare efficacemente gli avvenimenti fondandosi sulla conoscenza delle interrelazioni, viene fondata da Marx ed Engels sulla legge del movimento della storia, con cui essi spiegano la successione delle formazioni sociali e il ritmo di questa successione. I rapporti in cui gli uomini vivono e si procurano il sostentamento, fortemente condizionati dal fatto che i mezzi di produzione fondamentali appartengono agli uni invece che agli altri, essi li hanno definiti rapporti di produzioen; gli utensili e strumenti che gli uomini producono quando affrontano la natura, i metodi, le conoscenze e le forme di lavoro cui è legato il perfezionamento di questi mezzi di lavoro, essi li hanno definiti forze produttive. Ora la legge di movimento dice che nella storia delle formazioni sociali umane continuamente si avvia e afferma una concordanza dei rapporti di produzione con il grado di sviluppo delle forze produttive, che alla fine i rapporti di produzione devono adattarsi allo sviluppo delle forze produttive. Nella celebre prefazione alla ‘Critica dell’economia politica’ Marx scrisse: «Nella produzione sociale della loro esitenza gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali… A un dato punto del loro sviluppo le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzionme esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (il che è l’equivalente giuridico di tale espressione) dentro dei quali esse forze per l’innanzi s’erano mosse… E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale» (1). Se prescindiamo dal complicato problema delle forme miste e di quelle di transizione e, schematizzando, semplificando, trascurando le particolarità dei modi di produzione asiatici dell’antichità, su cui Marx ha richiamato l’attenzione, intendiamo la comunità primitiva, la schiavitù, il feudalesimo, il capitalismo e il socialismo come formazioni sociali generalissime, noi a distanza di cento anni dalla formulazione della legge del movimento non abbiamo una spiegazione più plausibile del ricambio di queste formazioni, della sua traiettoria e del fatto che a causa del ritmo autoaccelerato dello sviluppo delle forze produttive, tale ricambio si è verificato con un ritmo sempre più rapido.Marx ed Engels, sebbene occasionalmente abbiano paragonato l’azione della legge del movimento a un «processo della natura», e l’abbiano definita «legge naturale» del movimento sociale, tuttavia hanno sottolineato abbastanza spesso che si deve usare estrema cautela nel paragonare tendenze storiche e leggi naturali”” (pag 18-19) [Franz Marek, ‘Filosofia della rivoluzione. Contributo a un’antologia delle teorie della rivoluzione’, Editori Riuniti, Roma, 1967] [(1) K. Marx, F. Engels, ‘Opere scelte’, Roma, Ed. Riuniti, 1966, pp. 746-747]”,”TEOC-003-FMB”
“MARELLI Gianfranco”,”Una bibita mescolata alla sete. Internazionale situazionista.”,”Gianfranco Marelli (Milano, 1957).”,”TEOP-578″
“MARENCO Alessandro MONTINO Davide”,”Storie magistrali. Maestre e maestri tra Savona e Valle Bormida nella prima metà del Novecento.”,”””La produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza, è in primo luogo direttamente intrecciata alla attività materiale e alle relazioni materiali degli uomini, ‘linguaggio della vita reale'”” (Karl Marx, L’ideologia tedesca’, 1845-46) (in apertura)”,”LIGU-015-FV”
“MARENCO Alessandro MINA Gabriele, a cura”,”Egregio Sig. Direttore. Scritture dalla Ferrania, la fabbrica delle pellicole.”,”Contiene le lettere dei dipendenti in armi”,”ELCx-314″
“MARENGO Anna BELLANDI Egidio ZANGRANDI Giovanna RICCIOLI Giovanni BITOSSI Sergio BIMBI Giuliano BELLANDI Egidio RICCI Mario GIORGI Renato SELLERIO Lia CIVININI Sergio e CECCHI Ottavio FONTANA Giacomo SARTI Sergio BITOSSI Sergio”,”Scarpe rotte, eppur bisogna andar… Racconti del Premio Prato 1951-1954.”,”Nato nel 1951, il Premio Letteraro Prato sulla Resistenza italiana si è affermato in pochi anni. Questo libro raccoglie quattrodici fra i racconti premiati o segnalati nelle quattro edizioni del premio finora svoltesi, ma non rappresenta una semplice raccolta antologica. Scritti di MARENGO Anna BELLANDI Egidio ZANGRANDI Giovanna RICCIOLI Giovanni BITOSSI Sergio BIMBI Giuliano BELLANDI Egidio RICCI Mario GIORGI Renato SELLERIO Lia CIVININI Sergio e CECCHI Ottavio FONTANA Giacomo SARTI Sergio BITOSSI Sergio.”,”ITAR-057″
“MARGAIRAZ Michel TARTAKOWSKY Danielle; con la partecipazione di Daniel LEFEUVRE”,”””L’ avenir nous appartient!””. Une histoire du Front populaire.”,”Giono e il pacifismo integrale. Nel 1916, a Verdun, la compagnia di Giono è decimata. (…) Giono ha sempre rifiutato di diventare membro di una associazione di ex-combattenti. Nel 1934, si impegna nella lotta antifascista, aderisce all’ AEAR, segna il manifesto contro la guerra d’ Etiopia, ma si allontana ben presto da coloro che subordinano il proprio antifascismo all’ antifascismo preconizzando altre vie. In ‘Les Vraies Richesses (1936), denuncia la società capitalistica che asserve il lavoro e conduce alla guerra, e gli oppone l’ ideale di una comunità rurale autarchica, che esaltava già in ‘Colline’ (1929) o Regain (1930).”” (pag 125)”,”MFRx-252″
“MARGIOCCO Mario”,”Stati Uniti e Pci, 1943-1980.”,”MARGIOCCO Mario (Genova, 1945) ha studiato e insegnato negli Stati Uniti. Tornato in Italia ha lavoratore a “”Panorama”” come redattore agli esteri. Dal 1979 è al Secolo XIX. “”Per semplicità e chiarezza è possibile rispondere analizzando un articolo apparso nella primavera del 1975 sul settimanale “”Time””. Non si tratta sicuramente della fonte più diretta e autorevole per seguire gli sviluppi della diplomazia americana. L’ articolo in questione rappresenta, tuttavia, un’ efficace volgarizzazione dei nuovi principi di politica estera che Nixon, e soprattutto Kissinger, avevano formulato e applicato a partire dal 1969. Punto di partenza implicito del saggio, pubblicato come opinione editoriale e intitolato Gli Stati Uniti non possono vivere in isolamento, era infatti la cosiddetta dottrina Nixon, enunciata tra il 1969 e il 1970 per dare sistemazione intellettuale a una politiche che il presidente si era già impegnato a seguire davanti all’ elettorato: il disimpegno americano dall’ Asia e una più sobria visione di quelli che erano i vitali interessi americani nel mondo.”” (pag 177)”,”PCIx-162″
“MARGLIN Stephen A.”,”Growth, Distribution, and Prices.”,”Stephen Marglin Professor of Economics, Harvard University.”,”ECOT-231-FL”
“MARGOLIN Jean-Louis MARKOVITS Claude”,”Les Indes et l’Europe. Histoire connectées XVe – XXIe siècle.”,”Claude Markovits specialista dell’ India coloniale e contemporanea, direttore emerito di ricerca del CNRS Jean-Louis Margolin, maitre de conferences in Storia contemporanea all’Università di Aix-Marseille. Ricercatore all’Istituto di Ricerche Asiatiche (IrASIA – CNRS), inizialmente specialista di Singapore. Ha poi studiato l’intera area dell’Asia del Sud Est e in particolare gli effetti della globalizzazione e il fenomeno della violenza di massa in Asia.”,”ASIx-134″
“MARGOLIS Joseph ROCKMORE Tom, Contributi di David NOVITZ Stein HAUGOM OLSEN Jorge J. E. GRACIA Paul THOM Noël CARROLL Peter LAMARQUE Michael KRAUSZ F.R. ANKERSMIT Cecilia TOHANEANU Tom ROCKMORE”,”The Philosophy of Interpretation.”,”Joseph Margolis is Laura H. Carnell Professor of Philosophy at Temple University. Tom Rockmore is a professor of philosophy at Duquesne University. F.R. Ankersmit is professor for intellectual history and historical theory at the University of Groningen. Noël Carroll is the Monroe C. Beardsley professor of Philosophy at the University of Wisconsin.Madison. Jorge J. E. Gracia is Samuel P. Capen Chair and SUNY Distinguished professor in the Department of Philosophy of the State University of New York at Buffalo. Michael Krausz is the Milton C. Nahm professor and Chair of the Department of Philosophy at Bryn Mawr College. Peter Lamarque is Ferens professor of Philosophy at the University of Hull. David Novitz is Reader in Philosophy at the University of Canterbury, New Zealand. Stain Haugom Olsen is Chair and professor of Humanities and Director of the School of General Education at Lingnan University, Hong Kong. Paul Thom is Dean of the Faculty of Arts at the Australian National University. Cecilia Tohaneanu is a senior research fellow at the Romanian Academy’s Institute for Social Theory.”,”FILx-154-FL”
“MARGOTTA Roberto a cura”,”Pro e contro Kennedy.”,”””In Francia: inesperienza più presunzione. La stampa francese giudicò in modo severo il contegno americano nell’ affare cubano, perché Washington, compromettendosi nell’ impresa degli anticastristi senza impegnarsi a fondo, offrì il destro a Mosca di dimostrare al Terzo Mondo di essere la vera protettrice dei paesi sottosviluppati di fronte alle “”avidità imperialiste””. Mentre la stampa socialista – ‘Le Populaire’ – e cattolica – ‘La Croix’ – manifestò un senso di solidarietà occidentale e mostrò di comprendere, pur deplorandoli, gli errori commessi dagli USA, quella che passava per indipendente espresse critiche aspre. “”Combat””, parlando di Kennedy, disse che “”la inesperienza generale era aggravata dalla presunzione giovanile””. “”Le Figaro”” affermò che “”il dinamismo non può sostituire la perizia e la prudenza””. “”Le Monde””: “”Kennedy ha sperperato in poche ore il capitale di simpatie raccolto in soli tre medi di governo””””. (pag 117)”,”USAS-112″
“MARGULIES Sylvia R.”,”The Pilgrimage to Russia. The Soviet Union and the Treatment of Foreigners, 1924-1937.”,”In The Pilgrimage to Russia, Professor Sylvia R. Margulies explores the means by which the Soviets sought to select and control visitors to the USSR from the mid-1920’s until 1937, when internal political imperatives and major problems of foreign diplomacy decreased Stalin’s interest in showing off his state to the Western world. Preface, Notes, Bibliography, Index,”,”RUST-045-FL”
“MARGUTTI Alberto di, a cura di C. ASCIUTI”,”L’imperatore Francesco Giuseppe.”,”Alberto Frederich Von Margutti (1896-1940) divenuto dopo il suo trasferimento in Italia Alberto di Margutti dal 1900 al 1916 occupò, in qualità di suddito austriaco, un posto di prestigio nella corte viennese prima ufficiale d’ordinanza e poi aiutante di campo del conte Paar, aiutante generale del Kaiser Francesco Giuseppe. Venne a contatto con l’imperatore e la sua corte, con i problemi militari e politici della doppia monarchia austro-ungarica. Ne scrisse nel suo libro di ricordi che fu pubblicato nel 1921 ‘Vom Alten K. Personliche Erinnerungen an K. Franz Joseph I’. “”E’ però degno di nota come l’Imperatore evidentemente non giudicasse la situazione complessiva con l’ottimismo dell’opinione pubblica. Egli rilevò che gli Italianis’erano insediati stabilmente sul Piave, e di là non sarebbe stato tanto facile rimuoverli; che la calata delle truppe austrotedesche nella Venezia aveva reso la guerra veramente popolare per gli Italiani, i quali sarebbero stati pronti da allora in poi ai più grandi sacrifici e ai maggiori sforzi possibili; che i Russi con le truppe di Kerenski cominciavano ad ottenere nuovi successi; che i Tedeschi in Francia non si muovevano dal punto in cui erano arrivati, mentre le nostre possibilità a venire si mostravano non troppo brillanti, non foss’altro che per il recente intervento degli Americani. Scontendo il capo egli notò quasi in tono di disperazione: “”Non vedo affatto chiaro dove si vada a finire; non mi vergogno a dichiarare che ho una grande paura di fronte a questa situazione. Qui si tratta di concludere una pace qualsiasi nel più breve tempo possibile; questo è ciò che io predico giornalmente a Czernin. Egli ci deve, bene o male, condurre alla pace, ed io non mi stanco di raccomandargli che afferri senza timore qualsiasi occasione opportuna!”” (pag 269-270)”,”AUTx-038″
“MARIA JOSE’ di SAVOIA”,”Giovinezza di una regina.”,”Figlia di Alberto I ed Elisabetta, reali del Belgio quindi moglie di Umberto di Savoia e regina d’Italia (‘re di maggio e regina di maggio’), Maria José si racconta in questa autobiografia. Una vicenda personale che si mescola con la storia del vecchio continente dagli ultimi decenni del secolo XIX agli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale. Marie José Carlotta Sofia Amelia Enrichetta Gabriella di Sassonia Coburgo-Gotha[1], nota come Maria José del Belgio (Ostenda, 4 agosto 1906 – Thônex, 27 gennaio 2001), nata principessa del Belgio[1], fu l’ultima regina d’Italia come consorte di re Umberto II. Poiché il suo regno durò solamente dal 9 maggio al 18 giugno 1946, venne soprannominata dagli italiani Regina di maggio. Il suo nome italianizzato era Maria Giuseppina di Savoia, ma ella non lo volle mai usare, nemmeno nei documenti ufficiali come l’atto di matrimonio.[2] È l’unica regina italiana la cui effigie appare su una serie di francobolli regolarmente emessi: le Nozze del Principe Umberto II. (wikip)”,”BIOx-317″
“MARIANELLI Alessandro, a cura di Franco BERTOLUCCI”,”Eppur si muove! Movimento operaio a Pisa e provincia dall’Unità d’Italia alla dittatura. Studi e ricerche.”,”Alessandro Marianelli (1952-2016) è stato un insegnante e uno storico dell’età contemporanea che si è occupato di movimento operaio e sindacale italiano nell’età della Seconda internazionale. E’ autore di ‘Proletariato di fabbrica e organizzazione industriale in Italia: il caso dei lavoratori del vetro’ (Milano, 1983) e in collaborazione con Fabrizio Boldrini ‘Sindacato e industria tessile a Pisa, 1945-1970’, Firenze, 1986.”,”MITT-399″
“MARIANI E.”,”Le attuali direttive della politica economica russa. (La Nep).”,”E. Mariani, addetto commerciale Contiene dedica autore Dello stesso autore: E. Mariani, I bolscevichi e l’annullamento dei prestiti di stato (febbraio 1919) E. Mariani, Spunti di politica economica del Socialismo rivoluzionario russo (settembre 1921) Lenin. “”E’ un momento saliente, questo, della politica economica adottata dal Governo Lenin, e da Lenin stesso propugnata, difesa, riaffermata poco tempo indietro, con quel suo ultimo discorso, notevole per chiarezza e lucidità, del 17 novembre 1922, al IV Congresso dell’Internazionale Comunista. Fin da principio del 1918, Lenin considerava l’applicazione dei principi del ‘capitalismo di Stato’ in Russia come un progresso, avuto riguardo alla situazione economica del tempo, la cui struttura egli considerava costituita da un elemento patriarcale, quale l”agricoltura nella sua forma più primitiva’; dalla ‘piccola produzione’ – comprendendovi i contadini trafficanti con i loro cereali; dal ‘capitalismo privato’ e dal ‘socialismo’. E concludeva che il “”capitalismo di Stato””, pur non essendo una forma socialista, sarebbe stato per i comunisti e per la Russia – un sistema superiore a quello che allora esisteva. Che l’adozione e l’applicazione del sistema della nuova politica economia sia un arresto, anzi una ritirata dalle posizioni conquistate dal Governo di Soviet, non è dubbio; Lenin per primo confessa francamente che fin dal 1918 egli considerava il capitalismo di Stato come una “”possibile linea di ritirata””. E quando, dopo il febbraio 1921, con l’aperto malcontento delle masse dei contadini e degli operai contro il Governo dei Soviet, incominciò a delinearsi la più grave crisi interna che abbia colpito la Rivoluzione Russa dal momento delle origini, i ‘comunisti’ compresero che il passaggio diretto a una forma economica puramente socialista – cioè alla distribuzione puramente socialista delle ricchezze – era al di sopra delle loro forze, essi accettarono con ‘unanime decisione’ di Congresso la nuova politica economica (Nep). Lenin ora – dopo circa un anno e mezzo dall’applicazione della Nep crede “”in tutta coscienza”” che la Nep abbia molto giovato alla sua politica, e cerca di dimostrarlo passando in rassegna le parti integrali dell’economia nazionale; il sistema finanziario e la stabilizzazione del cambio del rublo; la questione agraria e la pacificazione dei ‘contadini’; la ‘piccola industria’ e il miglioramento della vita operaia (sopra tutto a Mosca e a Pietrogrado); la ‘grande industria’ e la necessità della sua ripresa e del suo sviluppo (“”senza industria noi siamo perduti, come Stato indipendente””). Così il risultato positivo e saliente della Nep si riassume nel fatto di aver fino d’ora una prova che la Russia – come Stato – è in condizione di poter fare il commercio, di assicurarsi delle posizioni ferme nell’agricoltura e nell’industria, e di marciare avanti. “”Mi sembra – osserva Lenin – che per il momento ciò sia sufficiente”” [E. Mariani, Le attuali direttive della politica economica russa. (La Nep)’, Roma, 1923] (pag 26-27) [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”RUSU-263″ “MARIANO Biancamaria”,”Scuola e controscuola nell’antica Roma.”,”MARIANO Biancamaria I testi riportati sono in latino. “”A Roma il termine cultura diviene ben presto sinonimo di eloquenza: l’insegnamento superiore, come abbiamo visto seguendo le informazioni di Svetonio, è insegnamento di retorica.”” (pag 11) “”Gli esponenti della tendenza ufficiale della scuola romana durante l’impero sono Quintiliano, Plinio il Giovane, Frontone. La polemica che impegna Quintiliano e Frontone contro Seneca è sufficientemente indicativa: il filosofo che – per loro stessa ammissione – esercitò un fascino straordinario sulla gioventù, è da Quintiliano e Frontone sottoposto a svariate critiche, che culminarono nella condanna della forma espressiva: a Seneca che dichiara “”multum operae impendi verbis non oportet”” (1) e lamenta, come abbiamo già visto, il degenerare della filosofia in filologia, si oppone Frontone, il quale rimprovera a Marco Aurelio di aver abbandonato per la filosofia lo studio della retorica, molto più difficoltoso e – a suo dire – molto più impegnativo”” (pag 16) (1) “”Un grande sforzo da spendere in parole, non è necessario”””,”STAx-255″ “MARIANO Marco”,”Lo storico nel suo labirinto. Arthur M. Schlesinger jr. tra ricerca storica , impegno civile e politica.”,”Marco Mariano (1968) è Dottore di Ricerca in Storia delle Americhe e fa parte del Centro di Studi Americani ed Euro-Americani ‘Piero Bairati’, dell’Univ. di Torino.”,”STOx-019-FMB” “MARIATEGUI J.C. a cura di Ignazio DELOGU”,”Lettere dall’ Italia e altri scritti.”,”Il movimento socialista italiano, il partito popolare italiano, Benedetto CROCE e DANTE, D’ANNUNZIO dopo l’epopea, sul fascismo, il Vaticano e il Quirinale, il divorzio in Italia, figure e aspetti della vita mondiale.”,”ITAF-042″ “MARIE Jean-Jacques traduzione e presentazione”,”Les paroles qui ebranlerent le monde. Anthologie bolchevique, 1917-1924.”,”Nato nel 1937, studi al liceo Louis-le-Grand, agregé di lettere classiche, diplomato di russo all’Ecole des Langues Orientales, ‘licencié libre’ di russo e di sstoria, ‘lecteur’ all’Univ di Leningrado (1961), traduttore dell’ ‘Herbe et le Ciel’ di André BITOV, di ‘Collines et autres poemes’ di BRODSKI (Seuil). Curatore dell’edizione del ‘Che fare?’ di LENIN, apparso nella collezione ‘Politique’ e coautore con Balazs NAGY del libro ‘Pologne-Hongrie 1956′ (EDI) ha scritto una biografia di STALIN.”,”RIRO-060″ “MARIE Jean-Jacques”,”Staline.”,”MARIE nato nel 1937, studi al liceo Louis-le-Grand, agregé di lettere classiche, licencié libre di storia e di russo, diplomato di russo all’ Ecole nationale des langues orientales, lecteur all’Univ di Leningrado dal 1960 al 1961, è autore di molte opere tra cui: -Pologne-Hongrie 1956 (con Balasz BAGY e Pierre BROUE’), EDI. 1966 -Les paroles qui ebranlerent le monde, SEUIL. 1967 -Staline, SEUIL, 1967 -Les Bolchevics par eux-memes (con Georges HAUPT), MASPERO. 1969 -L’Affaire Guinzbourg Galanskov, SEUIL. 1971 -Le Trotskysme, FLAMMARION. 1975 -L’Affaire Plioutchtch (con Tania MOTHON), SEUIL. 1976 -Trotsky, LIVRE DE POCHE. 1985 – Vissotsky, SEGHERS. 1989 -Les Derniers Complots de Staline, COMPLEXE. 1993 -Les Peuples deportés d’Union sovietique. COMPLEXE. 1995 -La Russie, 1856-1956, HACHETTE. 1996 Joseph Djougachvili Staline. Naissance d’un destin.”,”STAS-028″ “MARIE Jean-Jacques”,”Le Goulag.”,”J.J. MARIE è Agregé de l’ Université.”,”RUSS-072″ “MARIE Jean-Jacques MAITAN Livio MANDEL Ernest DALLEMAGNE Jean-Luc LÖWY Adolf LEWIN Moshe HEITMAN Sidney, saggi di”,”Storia del marxismo contemporaneo. Volume sesto. Trotsky e Bucharin.”,”Saggi di MARIE Jean-Jacques MAITAN Livio MANDEL Ernest DALLEMAGNE Jean-Luc LÖWY Adolf LEWIN Moshe HEITMAN Sidney”,”MADS-286″ “MARIE Jean-Jacques”,”Lenine, 1870-1914.”,”J.J. MARIE, agrégé dell’ Università, studioso del trotskismo, è autore di varie opere compresa una biografia di TROTSKY e un’ ampia biografia di STALIN. Sulle calunnie del denaro tedesco ai bolscevichi e del treno piombato: “”Non si potrà che dedicare qualche riga alla vecchia solfa dei soldi tedeschi e del “”treno piombato””. Da lungo tempo, Boris Souvarine ha smontato questa costruzione, e ha sottolineato le falsificazioni enormi, gli errori grossolani e le inverosomiglianze manifeste. Ma Solzhenitzin, Volkogonov, Carrère d’ Encausse ed altri, ispriati da Zeman e Scharlau, biografi del socialdemocatico russo e tedesco Parvus divenuto affarista, truffatore e agente dei servizi tedeschi, in ‘The Merchant of Revolution’, l’ hanno rilanciata. Secondo Boris Souvarine, essi “”scrivono non importa che cosa e il suo contrario””. (pag 175) Nel libro spicca la rivelazione dell’ appartenenza del giovane Nikita Sergeevic CHRUSCEV (KRUSCIOV) all’ Opposizione di sinistra trotskista negli anni 1920 (Fonte Catalogo Altri Libri 12 gennaio 2005)”,”LENS-142″ “MARIE Jean-Jacques”,”Les peuples déportés d’ Union Soviétique.”,”Agrégé universitario, MARIE è specialista dell’ URSS. Autori di vari volumi, tra cui quello in collaborazione con G. HAUPT ‘Les Bolcheviks par eux-memes’ (Maspero). “”Stalin e Beria hanno pianificato il loro lavoro; dopo essersi fatti le mani sui karcajevi (1), deportati nel novembre 1943, poi sui calmucchi deportati nel dicembre 1943, Beria arriva a mstà febbraio a Grozny nel suo treno blindato. Il 17 febbraio 1944 annuncia che “”i preparativi per l’ espulsione dei ceceni e degli ingusci si stanno terminando””. Per non lasciar sfuggire nessuno le truppe del NKVD rastrellano i distretti del Dagestan che hanno frontiera comune con la Cecenia-Inguscezia e la città di Vladikavkaze. Con la sua precisione abituale Beria annuncia quasi all’ unità il numero delle vittime: 459486 ceceni-ingusci devono essere prelevati e deportati!””. (pag 77-78)”,”RUSS-155″ “MARIE Jean-Jacques NAGY Balazs a cura; scritti di L. KOLAKOWSKI I. NAGY W. WIRPSZA W. GODEK R. TURSKI M. RAKOSI J. URBAN F. FARKAS J. KADAR e altri”,”Pologne-Hongrie 1956 ou “”Le Printemps en Octobre””.”,”Consigli operai e rivoluzione ungherese. “”Risoluzione dei delegati dei Consigli Operai dell’ 11° distretto di Budapest. (Inedito) “”Gli operai delegati dei lavoratori delle fabbriche dell’ 11° distretto hanno unanimamente deciso, nell’ interesse della costruzione del socialismo in Ungheria e dell’ avvenire del popolo, di riprendere il lavoro alle condizioni seguenti: 1. Vogliamo sottolineare che la classe operaia rivoluzionaria considera le fabbriche e la terra come proprietà del popolo lavoratore. 2. Il Parlamente Operaio riconosce, come partner nei negoziati, la competenza del governo Kadar a condizione tuttavia che, nell’ interesse di assicurare la propria legalità, si trasformi conformemente alla volontà del popolo. 3. Il popolo, fiduciosamente, ha creato i consigli operai al fine di far prevalere la sua volontà. E’ per questo che rivendichiamo l’ allargamento totale della sfera d’ attività dei consigli operai nel dominio economico, culturale e sociale, e l’ appoggio di questo allargamento da parte del governo. (…) 6. Rivendichiamo il cessate il fuoco immediato e l’ evacuazione immediata delle truppe sovietiche da Budapest, dato che, con le forze operaie, le unità ungheresi per il mantenimento dell’ ordine possono assicurare l’ ordine interno. (…) ritirata progressiva e ordinata delle truppe sovietiche dal territorio del paese. (…) 7. Occorre organizzare delle forze per mantenere l’ ordine interno del paese di lavoratori delle fabbriche e di unità dell’ esercito fedeli al popolo. (…) Budapest, 12 novembre 1956″” (pag 223-224)”,”MUNx-028″ “MARIE Jean-Jacques”,”Trotsky. Leon Bronstein. Naissance d’un destin.”,”Nella bibliografia sul periodo storico concernente, MARIE cita i libri di Laran-Van REJEMORTER ‘Russie-URSS 1870-1984′ (A. COLIN, 1991), J.J. MARIE, La Russie (HACHETTE, 1997), G. SOKOLOFF (La Puissance pauvre), Daniel BEAUVOIS, La Bataille de la terre en Ukraine 1863-1914′ (Lille, 1993). Sulla rivoluzione del 1905: Sul giovane trotsky: cita DEUTSCHER, BROUE’ e Alain BROSSAT (Aux origines de la revolution permanente (Maspero 1974) (studio dettagliato della formazione del pensiero del giovane Trotsky ed i suoi rapporti con il bolscevismo) J.J. MARIE è nato nel 1937, agregé di lettere classiche, laureato in storia e in russo (Institut des langues orientales). Ha pubblicato molti libri (v. retrocopertina). Stile nel vestire. “”La sua voglia di distinguersi si esprime nel suo abbigliamento. Lo studente trascurato di Odessa comincia a vestirsi con attenzione. Lunacharskij nota in occasione del suo secondo incontro con lui: “”Trotsky era inabitualmente elegante, a differenza di tutti noi, e ben vestito. Questa eleganza e il suo modo noncurante, altezzoso, di parlare alla gente, chiunque fosse, mi impressionarono sfavorevolmente. Guardai con grande avversione questo giovane dandy incrociare le gambe””. Non è il solo ad evocare con irritazione un Trotsky damerino. Ma gli stessi non dicono parola della tenuta perfetta e distinta di Plechanov o della tenuta severa di Lenin (in abito tre pezzi, bombetta e cravatta). Lenin o Plechanov, che non danno l’ impressione di interessarsi alla loro apparenza esteriore, potevano suscitare il rispetto, l’ ammirazione o l’ odio. Non la gelosia. Trotsky, si. La preoccupazione della sua tenuta cristallizza l’ inimicizia o l’ ostilità latenti.”” (pag 153-154)”,”TROS-148″ “MARIE Jean-Jacques a cura, saggi di J.J. MARIE RUTENBERG LENIN TROTSKY DEMOKIN MARTOV MAKSAKOV NEVSKI NIKODIMOV CHERNOV”,”La révolution russe de 1905.”,”””In generale, in questo periodo, il movimento controrivoluzionario dei pogroms dà un vigoroso impulso all’ armamento delle masse socialdemocratiche, in particolare nelle località della “”zona di residenza”” (1), in cui i distaccamenti di autodifesa hanno acquisito una forza assai imponente. Così, per esempio, a Troitsa, in risposta a delle voci di progroms; il partito a Chernigov, malgrado la sua debolezza, è riuscito ad organizzare un gruppo di autodifesa di 200 uomini, di cui 45 operai di confessione cristiana. A Mariupol, nello stesso momento, il gruppo di autodifesa riunisce 100 persone; il Bund a Kiev, ha organizzato un gruppo di autodifesa di 150 operai e 100 studenti, a Riga 200 operai e 100 membri delle professioni liberali; il Partito socialdemocratico ha a Jitomir un distaccamento di combattimento di 80 persone per lottare contro i pogromisti; e in occasione del pogrom, riunisce 350 persone più o meno armate; (…). (pag 52, I. Martov)”,”RIRx-119″ “MARIE Jean-Jacques”,”Cronstadt.”,”In Finlandia messi in campi di concentramento. Ritratto di Tukhacheviski nel 1920. (pag 271) “”I circa 6700 insorti rifugiati in Finlanda sono chiusi in diversi campi di concentramento, secondo il termine usato dalla Croce-Rossa in esilio (…). I membri del comitato rivoluzionario sono isolati dagli altri rifugiati””. (pag 383) “”Sono rimaste a Pietrogrado e Cronstadt, provvisoriamente, 221 famiglie operaie e 30 mogli di fucilati, risposate a membri del partito, che saranno destituiti dalle loro responsabilità per decisione del comitato di Pietrogrado del partito e trasferiti altrove. La situazione catastrofica di Pietrogrado spiega questa insistenza a sbarazzarsi delle rivolte potenziali. La segretaria del soviet di Pietrogrado, in una nota a Molotov del 28 gennaio 1922, indica che la popolazione della regione non ha ricevuto questo mese la minima materia grassa e niente garantirà che si potrà fornigliela nelle settimane a venire. In questo gennaio tragico infine, “”la situazione negli ospedali è sconvolgente, fa freddo, non c’è da mangiare quasi che pane, non c’è biancheria né sapone””. (…)””. (pag 419)”,”RIRO-295″ “MARIE Jean-Jacques”,”El trotskismo.”,”””I nazisti fucilarono il tedesco Marcel Widelin, organizzatore delle cellule clandestine nella Wehrmacht e redattore del periodico “”Arbeiter und Soldat””; il vecchio membro del CC del PC tedesco, Werner Scholem; l’ ex segretario generale del PC greco, Pantelis Pouliopoulos; il segretario del POI, Marcel Hic; il belga Abraham León; Henryk Sneevlit e tutta la direzione del RSAP olandese, vicinoa alla IV Internazionale; León Lesoil, vecchio membro del Comitato Centrale del PC belga; i giapponesi fucilarono il successore di Chen Du-siu, morto per mano di Chiang Kai-shek, capo dei trotskisti cinesi, Chen Chi-chang; il PCF fece uccidere Pietro Tresso, già segretario dell’ organizzazione del PC italiano; il comando dell’ esercito di Mao fece fucilare il capo dei guerriglieri trotskisti Chu Li-ming; Ho Chi-minh fece eliminare il capo trotskista Ta Thu-tau, già dirigente della comune di Canton; Tito ordinò l’ esecuzione di Slobodan Marculic e dei trotskisti di Belgrado.”” (pag 94)”,”TROS-175″ “MARIE Jean-Jacques”,”La guerre civile russe, 1917-1922. Armée paysannes rouges, blanches et vertes.”,”MARIE Jean-Jacques è uno storico, russofono e specialista dell’ URSS e del comunismo. Ha scritto numerose opere su questo periodo tra cui una recente biografia di Stalin, di Lenin e un saggio sui gulag. “”Denikin scrive: “”Per sei o otto mesi, un muro compatto di baionette tedesche, separavano diciannove province (senza contare la Polonia e la Finlandia) dai possedimenti sovietici, estendendosi dal mar Baltico al mare d’ Azov. Da un lato di questa frontiera si scatenava un saccheggio aperto o una balcanizzazione del territorio russo sottoposto a un pesante sfruttamento. Ma l’ esistenza e i beni della popolazione si trovavano sotto la protezione di una potenza straniera nella misura, d’altronde, in cui la giustizia militare e le ampie requisizioni non si facevano beffe dei loro diritti. Dall’ altro lato ribolliva l’ anarchia (…). Il cordone tedesco che instaurava un blocco serrato della Russia sovietica tagliandola dai mari, dai granai e dal carbone, poneva l’ intera vita politica ed economica del paese in una situazione molto difficile. Keller, installato a Kiev, chiede a Denikin il 2 novembre – che gli dia il suo consenso, e riconosca il suo status di “”comandante in capo dell’ esercito monarchico del Nord della regione di Pskov””. Ma, il 9 novembre 1918, la monarchia tedesca, minata dall’ ammutinamento dei marinai di Kiel e dalla costituzione di decine di consigli di operai e soldati, sprofonda. Si formano comitati di soldati nella Reichswehr. L’esercito monarchico del Nord si trova privo del suo protettore e del suo principale capo. L’ 8 dicembre, in effetti, i nazionalisti ucraini abbattono il generale Keller a Kiev, ove, rimasto senza il sostegno delle baionette tedesche, il regime di Skoropadsky crolla. L’ ataman, travestito da ufficiale tedesco ferito, si farà rimpatriare in barella in Germania con l’ ultimo treno militare il 14 novembre. Ovunque i contadini si sollevano. Il nazionalista ucraino Petliura tenta di unificare l’ insurrezione sotte le sue bandiere nazionaliste gialle e blu, e marcia su Kiev. Il 13 novembre, Mosca annulla il trattato di Brest-Litovks e, il 17 l’ Armata Rossa oltrepassa la linea di demarcazione dei territori occupati. L’esercito tedesco se la da a gambe, tallonato dall’ Armata Rossa, che evita ogni contatto ed entra a Pskov il 25 novembre. L’ esercito monarchico del Nord si ritira con i tedeschi, subendo le imboscate che gli tendono i gruppi di contadini insorti.”” (pag 90-91) (Wikip: Petliura was born in Poltava. He was co-founder (1905) of the Ukrainian Labor Party and editor (1905-1909) of Slovo (Word) and Ukrainskaya Zhyzn (Ukrainian Life). During World War I Petlyura served in the Tsarist Russian army. After the 1917 February Revolution he was a member of the Central Rada (a de facto parliament) which in June of 1917proclaimed Ukraine an autonomous republic. In July he became minister of military affairs. Soon afterward, the Central Powers (Germany and Austria-Hungary) occupied Ukraine and installed a puppet government, thereby ending the brief rule of the Autonomous Council. Poltava (Ukrainian: ПолтаÌва) is a city and oblast center in Poltava Oblast in central Ukraine with some 2,313,400 inhabitants (2004). … 1905 was a common year starting on Sunday (see link for calendar). … 1905 was a common year starting on Sunday (see link for calendar). … 1909 was a common year starting on Friday (see link for calendar). … World War I was primarily a European conflict with many facets: immense human sacrifice, stalemate trench warfare, and the use of new, devastating weapons – tanks, aircraft, machine guns, and poison gas World War I, also known as the First World War, the Great War, the War of the Nations and… Big Coat of Arms of the Russian Empire, adopted in 1882 Flag of Russian Empire Imperial Russia is the term used to cover the period of history from the expansion of Russia under Peter the Great, through the expansion of the Russian Empire from the Baltic to the Pacific Ocean… 1917 was a common year starting on Monday of the Gregorian calendar (see link for calendar) or a common year starting on Tuesday of the Julian calendar. … The February Revolution of 1917 in Russia was the first stage of the Russian Revolution of 1917. … The Central Rada or Tsentralna Rada (Ukrainian: ) was a representative body formed in 1917 in Kyiv to govern the Ukrainian Peoples Republic—the Ukrainian autonomy and then independent state. … 1917 was a common year starting on Monday of the Gregorian calendar (see link for calendar) or a common year starting on Tuesday of the Julian calendar. … In a broad definition a republic is a state whose political organization rests on the principle that the citizens or electorate constitute the ultimate root of legitimacy and sovereignty. … The Central Powers are depicted in red. … In November of 1918, after the start of withdrawal of German and Austrian-Hungarian occupation forces from Ukraine, Petlyura became one of the five members of the new government, the Directorate of the Rada, and again within it took up the post of Holovnyi ataman (chief war leader). In January1919, following the start of the war between the Soviet Russia and Ukraine, he became the leading figure within the Directorate. In the Russian Civil War, he fought against Bolsheviks, Denikin, the Germans, Ukrainians under Pavlo Skoropadsky. and the Poles. In late 1918 Ukraine was occupied by White Russian forces, but in autumn 1919 most of the Whites were defeated by the Soviets, who became the dominant force in Ukraine. For other uses, see November (disambiguation). … Ataman (variants: wataman, vataman, otaman, Cyrillic: атаман (Russian), ватаман (Russian, regional), отаман (Ukrainian)) was a title of Cossack and haidamak leaders of various kinds. … January, from the Très riches heures du duc de Berry January is the first month of the year in the Gregorian Calendar and one of seven Gregorian months with the length of 31 days. … 1919 was a common year starting on Wednesday (see link for calendar). … The Russian Civil War was fought between 1918 and 1922. … Leaders of the Bolshevik Party and the Communist International, a painting by Malcolm McAllister on the Pathfinder Mural in New York City and on the cover of the book Lenin’s Final Fight published by Pathfinder. … Anton Denikin on the day of his resignation in 1920 Anton Ivanovich Denikin (ÐнтоÌн ИваÌнович ДениÌкин) (December 16, 1872 – August 8, 1947) was one of the foremost leaders of the counter-revolutionary White Russian forces in the civil war. … Pavlo Skoropadsky Pavlo Skoropadsky (Ukrainian: ????? ?????????????, also spelled Pavel Skoropadsky or Skoropadski, born: May 3, 1873, in Wiesbaden, Germany, died: April 26, 1945, Metten monastery clinic, Bavaria, Germany) was a Ukrainian politician. … 1918 was a common year starting on Tuesday of the Gregorian calendar (see link for calendar) or a common year starting on Wednesday of the Julian calendar. … The term White Russian may refer to: A member of the White movement, which opposed the Bolsheviks after the October Revolution and fought against the Red Army during the Russian Civil War. … 1919 was a common year starting on Wednesday (see link for calendar). … Soviet redirects here. … At the end of 1919, Petliura withdrew to Poland, which recognized him as the legal government of Ukraine. In March 1920, as head of the Ukrainian People’s Republic, he signed an alliance in Lublin with the Polish government, agreeing to a border on the River Zbruch and recognizing Poland’s right to Lviv and Galicia in exchange for Polish help in overthrowing the communist regime. In 1920, Polish forces, reinforced by Petliura’s remaining troops (some 2 divisions), attacked Kyiv in a turning point of the Polish-Bolshevik war (1919-1921). Following temporary successes, Pilsudski’s and Petliura’s forces were pushed back to the Vistula River and the Polish capital, Warsaw. The Polish Army managed to defeat the Soviet Russians, but were unable to secure independence for Ukraine, which after the Peace of Riga was divided between Poland and Russia, the latter taking the lion’s share. Petliura directed the Ukrainian government-in-exile from Tarnów and, later, Warsaw. 1919 was a common year starting on Wednesday (see link for calendar). … 1920 is a leap year starting on Thursday (link will take you to calendar) // Events WIKIPEDIA EATS VAGINA January 7 – Forces of Russian White admiral Kolchak surrender in Krasnoyarsk. … Ukrainian Peoples Republic (Ukrainian: ), also sometimes translated as Ukrainian National Republic, abbreviated UNR (УÐÐ ), was a republic in part of the territory of modern Ukraine after the Russian Revolution, eventually headed by Symon Petliura. … Lublin (pronounce: [lublin]) is the biggest city in eastern Poland and the capital of Lublin Voivodship with a population of 355,954 (2004). … Zbruch River (Ukrainian: ?????) is a river in Western Ukraine (length: 247 km, basin: 3330 sq. … Lviv is a city in western Ukraine, the capital city of the Lviv Oblast (province) and one of the main cultural centres of Ukraine. … The Kingdom of Galicia and Lodomeria, or simply Galicia, was the largest and northernmost province of Austria from 1772 until 1918, with Lemberg (Lwów, Lviv) as its capital city. … Communism – Wikipedia // @import /w/skins-1. … 1920 is a leap year starting on Thursday (link will take you to calendar) // Events WIKIPEDIA EATS VAGINA January 7 – Forces of Russian White admiral Kolchak surrender in Krasnoyarsk. … Kiev Offensive (1920) Conflict Polish-Bolshevik War Date April-June, 1920 Place Ukraine Result inconclusive The Kiev Offensive (or Kiev Operation) was an important military operation, carried out by Polish Army and allied Ukrainian forces during the Polish-Bolshevik War, from April 1920 to June of the same year. … Polish-Bolshevik War Conflict Polish-Bolshevik War Date”,”RIRO-316″ “MARIE Jean-Jacques, testi scelti e presentati da”,”Karl Marx. Le Christophe Colomb du Capital.”,”MARIE Jean-J. Nato nel 1937, agrégé de lettres classiques, laureato in storia e in lingua russa, autore di varie biografie (Stalin, Lenin, Trotsky) e sulla guerra civile russa, Kronstadt. Redattore capo di ‘Cahiers du Mouvement ouvrier’, collabora regolarmente alla ‘Quinzaine Littéraire’.”,”MADS-453″ “MARIE Jean-Jacques”,”Les derniers complots de Staline. L’affaire des blouses blanches.”,”MARIE J.J., agregé de l’Université è autore pure di ‘Staline’, ‘Le trotskysme’, ‘Vissetsky’. Dell’ Affaire Guinbourg-Galanskov’ con Carol HEAD (Le Seuil) e con G. Haupt di ‘Les bolcheviks par eux-memes’ (Maspero).”,”RUSS-210″ “MARIE Jean-Jacques”,”Lénine. La révolution permanente.”,”MARIE Jean-Jacques, agregé de lettres classiques, specialista dell’URSS e del comunismo. La ‘fame’ di libri e di letture di Lenin. Nella varie città durante il suo esilio politico Lenin prendeva casa vicino alle biblioteche. “”La passion de Lénine pour les livres sera toujours intarissable. Dans l’émigraion, il cherchera toujours à louer un logement proche de la bibliothèque publique locale. Lorsqu’en 1912 il s’installera près de Cracovie, la médiocrité de la biblothèque de cette vieille ville universitaire l’exaspérera. A la fin de sa vie, son insomnie permamente facilitera sa boulimie de lecture”” (pag 50) “”En même temps, il [Lénine] se refuse au dogmatisme sur le plan théorique. Il considère le marxisme comme une méthode d’analyse à enrichir et non comme un système clos universel. Dès 1899, il déclare “”ne tenir nullement la théorie de Marx pour quelque chose d’achevé et d’intangible (…). Les socialistes russes surtout doivent absolument développer par eux-mêmes la théorie de Marx, car celle-ci n’indique que des principes directeurs généraux qui s’appliquent dans chaque cas particulier, à l’Angleterre autrement qu’à la France, à la France autrement qu’à l’Allemagne, à l’Allemagne autrement qu’à la Russie””, et donc étudier les conditions spécifiques de la Russie. Quatre ans plus tard, il répétera: “”Ne pas faire attention aux conditions qui ont changé depuis lors Marx cela signifie être fidèle à la lettre et non à l’esprit de son enseignement, cela signifie répéter par mémoire les conclusions antérieures sans savoir utiliser les procédés de l’étude marxiste pour l’analyse d’une situation politique nouvelle”””” (pag 71-72) [Jean-Jacques Marie, Lénine. La révolution permanente, 2011]”,”LENS-216″ “MARIE Jean-Jacques; MAITAN Livio; MANDEL Ernest; DALLEMAGNE Jean-Luc”,”La rivoluzione russa in Trockij; Gli strumenti di lotta della classe operaia in Trockij (Maitan); Democrazia e socialismo nell’URSS in Trockij (Mandel); L’industrializzazione nell’analisi di Trotsky (Dallemagne).”,”””Egli riprende infine e perfeziona la sua analisi, mediante l’esperienza della rivoluzione russa, all’inizio della ‘Storia della rivoluzione russa’. Tutti gli elementi di ‘Bilancio e prospettive’ sono qui integrati in una prospettiva più vasta che Trockij definisce come “”legge dello sviluppo combinato””. La lentezza dell’evoluzione della Russia, caratterizzata dalla sua economia arretrata, la sua struttura sociale primitiva e il suo livello di cultura inferiore, sottomessa alla pressione militare ed economica dell’occidente, ha dato vita a fenomeni contraddittori: “”Un paese arretrato fa proprie le conquiste materiali ed ideologiche dei paesi avanzati. Ma questo non significa che esso segua servilmente questi paesi, riproducendo le tappe del loro passato”” (1), sotto forma o più rapida o sincopata. Sotto la pressione del capitalismo il paese arretrato fa propri taluni aspetti della civiltà moderna saltando tutta una serie di tappe intermedie. L’ampiezza del salto è limitata dalle capacità economiche e culturali del paese che lasciano il loro segno profondo nell’assimilazione gli danno un carattere contraddittorio. Una situazione storica arretrata procede a balzi nello sviluppo, senza per questo cessare di essere arretrata, ma semplicemente integrando elementi fra i più moderni e avanzati, fatto questo che provoca una situazione instabile. “”Lo sviluppo di una nazione storicamente arretrata conduce, necessariamente, ad un originale sincretismo tra le diverse fasi del processo storico. L’orbita descritta assume nel suo insieme un carattere irregolare, complesso, combinato”” (2). Esempio di questa legge dello sviluppo combinato è il carattere dell’industria russa che, “”essendo nata in ritardo, non ha percorso il ciclo dei paesi avanzati, ma si è inserita, combinando i risultati più moderni al suo stato arretrato”” (3), da qui contemporaneamente il carattere altamente centralizzato dell’industria russa, poggiante su una massa enorme di contadini e la scarsa produttività del lavoro, parametro essenziale del livello economico di una nazione”””” (pag 824-825) (saggio di J.J. Marie) [(1) L. Trotsky, Histoire de la révolution russe’, cit., p. 40; (2) ibidem p. 41; (3) ibidem p. 45]”,”TROS-258″ “MARIE Jean-Jacques”,”Staline.”,”Jean-Jacques Marie est né en 1937. Études au lycéè Louis-le-Grand. Licencié libre d’histoire et de russe. Diplomé de russe de l’École nationale des langues orientales. Lecteur à l’université de Leningrad en 1960-1961. Carte, Chronologie, Bibliographie, Biographie de l’auteur, Collection Naissance d’un destin, Dirigée par Henry Dougier et Michel Boyer,”,”STAS-002-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Cronstadt.”,”Jean-jaques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939.”,”RIRO-107-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Lénine. Biographie.”,”Jean-Jacques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939.”,”LENS-059-FL” “MARIE Jean-Jacques NAGY Balazs”,”Pologne-Hongrie 1956. Ou “”Le Printemps en Octobre””.”,”Jean-Jacques Marie est né en 1937. Études au lycéè Louis-le-Grand. Licencié libre d’histoire et de russe. Diplomé de russe de l’École nationale des langues orientales. Lecteur à l’université de Leningrad en 1960-1961. Balázs Nagy, jeune historien, un des secrétaires du Cercle Petöfi, exclu du parti, depuis 1952, puis réhabilité, membre de l’opposition. Pendant la révolution, membre du Comité Révolutionnaire des Intellectuals. Après avoir tenté, avec ses camarades, d’organiser un mouvement illégal, a émigré et vit, actuellement, à Paris. Présentés par Pierre BROUÉ, Chronologie, En guise de postface, Appendices: Notes sur les organisations et institutions. Notes biographiques. Bibliographie et sources (journaux, etc.), Index des noms cités,”,”MUNx-007-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Trotsky. Révolutionnaire sans frontières.”,”Agrégé de lettres classiques, licencié d’histoire et diplômé de russe, Jean-Jacques Marie è uno specialista dell’Urss e del movimento comunista. E’ autore pure di due biografie di Stalin (2001) e di Lenin (2004), e di varie opere dedicate a Trotsky e alla nascita dell’Urss (La guerra civile russa, 1917-1922, e Cronstadt, 2005)”,”TROS-302″ “MARIE Jean-Jacques”,”Les femmes dans la révolution russe.”,”Jean-Jacques Marie è uno dei maggiori storici del comunismo ed autore di molte biografie (Lenin, Trotsky, Stalin, Beria…). Ha pubblicato tra l’altro ‘Le Fils oublié de Trotsky’ (2012). “”«Le succés d’une révolution dépend du degré de participation des femmes»””, Lénine”” (pag 215), “”Il successo di una rivoluzione dipende dal grado di partecipazione delle donne”” (Lenin) Conferenza socialista internazionale delle donne (pag 154) “”En exil, la protestation contre la guerre va peu à peu s’exprimer modestement. Du 26 au 28 mars 1915, Berne accueille la Conférence socialiste internationale des femmes à l’initiative de Clara Zetkin. Seules des femmes y sont admises. Inessa Armand et quatre autres militantes bolcheviques y participent. La majorité de la conférence, préférant la lutte pour al paix à la préparation d’une révolution, qui lui paraît bien lontaine, rejette la motion rédigée par Lénine et déposée par Inessa Armand, qui prône la préparation de la guerre civile. Sur les conseils de Lénine, installé dans un café voisin, les cinq votent la résolution majoritaire en demandant que le texte de la résolution bolchevique soit publié dans le compte rendu, ce qui sera fait. Inessa Armand, qui devait atteindre le mois suivant l’âge de 41 ans, réussit à participer à la Conférence internationale de la Jeunesse socialiste, convoquée à Berne du 4 au 6 avril. L’événement réunit une poignée de délégués de dix pays à l’initiative du socialiste allemand Willy Munzenberg. Le scénario de la conférence des femmes se reproduit. La conférence vote une résolution «regrettant» l’attitude des dirigeants socialistes et le caractère impérialiste de la guerre, rejetée par 14 voix contre 4. Comme la semaine précédente, elle vote finalement le texte majoritaire mais demande la publication de la motion bolchevique rejetée, ce qui sera également fait. Pendant que se mènent ces débats entre quelques militants internationalistes, la guerre tourne mal pour l’armée russe. (…) Comme dans les autres pays engagés dans le conflit, la guerre mobilise massivement les femmes dans l’économie, «même dans les secteurs qui leur étaient restés totalement interdits jusque-là», écrit Alexandra Kollontaï. Pendant la guerre apparurent «des contrôleurs de tramways et de trains ainsi que des conducteurs de taxis, des portiers, des gardiens, des dockers et des porteurs féminins. De nombreuses femmes travaillent dans les mines ou sur les chantiers de construction, dans les services publics comme la poste. (…) En Russie, les femmes composaient fréquemment la majorité des effectifs de nombreuses professions. (…) La mobilisation vide en effet les usines d’une partie des jeunes ouvriers souvent remplacés par des femmes. Ainsi, en 1917, sur l’ensemble du pays, les femmes représenteront près de la moitié de la main-d’oeuvre industrielle. Ces femmes, comme un peu plus tard en Allemagne et en Autriche-Hongrie, vont constituer un ferment d’agitation, car elles seront les premières frappées par les difficultés de ravitaillement”” (pag 154-155); “”[Lénine] affirme: «L’expérience de tous les mouvements libérateurs atteste que le succès d’une révolution dépend du degré de participation des femmes», mais souligne que «l’émancipation des ouvrières doit être réalisée par les ouvrières elles-mêmes». Il précise: «Notre tâche consiste è rendre la politique accessible à chaque femme travailleuse» (pag 225-226) [Jean-Jacques Marie, ‘Les femmes dans la révolution russe’, Paris, 2017] “”In esilio, la protesta contro la guerra a poco a poco si esprime discretamente. Dal 26 al 28 marzo 1915, Berna ospita la Conferenza internazionale delle donne socialiste su iniziativa di Clara Zetkin. Solo le donne sono ammesse. Inessa Armand e altri quattro militanti bolsceviche vi partecipano. La maggioranza della conferenza, preferisce combattere per la pace che preparare una rivoluzione, che gli sembra ben lontana e respinge la mozione redatta da Lenin e presentata da Inessa Armand, che sostiene la preparazione di una guerra civile. su consiglio di Lenin, installato in una vicina caffetteria, i cinque votano la risoluzione della maggioranza chiedendo che il testo della risoluzione bolscevica venga pubblicata nella relazione, cosa che sarà effettuata. Inessa Armand, che doveva compiere il mese dopo i 41 anni, riesce a partecipare alla Conferenza internazionale della gioventù socialista, convocata a Berna dal 4 al 6 aprile. L’evento riunisce una manciata delegati di dieci paesi su iniziativa del socialista tedesco Willy Munzenberg. Lo scenario della conferenza delle donne si sta riproducendo. La conferenza vota una risoluzione che “”deplora”” l’atteggiamento dei dirigenti socialisti e il carattere imperialista della guerra, respinta con 14 voti contro 4. Come la settimana precedente, alla fine si vota il testo della maggioranza, ma si richiede la pubblicazione della mozione bolscevica respinta cosa che sarà fatta. Mentre questi dibattiti si svolgono tra alcuni militanti internazionalisti, la guerra si rivela difficile per l’esercito russo. (…) Come in altri paesi coinvolti nel conflitto, la guerra mobilita in modo massiccio le donne nell’economia “”anche in aree che fino ad allora erano rimaste totalmente proibite””, scrive Alexandra Kollontaï. Durante la guerra apparvero “”donne controllori di tram e treni e conducenti di taxi, facchini, guardie, portuali e facchini. Molte donne lavorano nelle miniere o nei cantieri, nei servizi pubblici come nell’ufficio postale. (…) In Russia, le donne costituivano spesso la maggior parte della forza lavoro in molte professioni. (…) In effetti la mobilitazione svuota le fabbriche di giovani lavoratori spesso sostituiti da donne. Nel 1917, ad esempio, le donne in tutto il paese rappresentavano quasi la metà della forza lavoro industriale. Queste donne, come più tardi in Germania e Austria-Ungheria, vanno ad essere un fermento di agitazione, perché sono le prime colpite dai problemi di approvvigionamento “”(pagine 154-155),”” [Lenin] afferma: “”l’esperienza di tutti i movimenti di liberazione conferma che il successo di una rivoluzione dipende dal grado di partecipazione delle donne”” ma ha sottolineato che”” l’emancipazione delle lavoratrici deve essere effettuata dalle lavoratrici stesse””. Afferma: “”Il nostro compito è rendere la politica accessibile a ogni donna che lavora”” (pag 225-226) [Jean-Jacques Marie, “”Women in the Russian Revolution””, Parigi, 2017]”,”RIRO-458″ “MARIE Jean-Jacques”,”La Guerre des Russes blancs. L’échec d’une restauration inavouée, 1917-1920.”,”J.J. Marie, storico, russofono, è specialista dell’Unione Sovietica e del comunismo. “”I menscevichi accolsero i tedeschi in Georgia dove detenevano il potere. I Bianchi potevano così facilmente prendere Sviajsk e catturare Trotsky, il commissario alla Guerra, che stava trasformando il distaccamento di volontari di guardie rosse in armata, e il so stato maggiore in cui figuravano Ivan Smirnov, il futuro capo del Comitato militare rivoluzionario della Siberia, e uno degli artigiani della disfatta di Kolchak, e Gussev che dirigerà le operazioni contro Wrangel in Crimea. Vista l’estrema debolezza del potere sovietico in quel momento, la cattura da parte dei bianchi, e la successiva esecuzione di Trotsky e del suo Stato maggiore avrebbero colpito il vacillante morale di una Armata Rossa ancora in embrione (…)”” (pag 131-132)”,”RUST-163″ “MARIE Jean-Jacques”,”La guerre civile russe (1917-1922). Armées paysannes, rouges, blanches et vertes.”,”Jean-jaques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939. Introduction, Annexes, Cartes, Chronologie, Notices biographiques des acteurs prinncipaux, Glossaire: les principaux mouvements,foto, Table des illustrations, Index, Collection Mémoires n° 112,”,”RIRO-162-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Les paroles qui ébranlèrent le monde. Anthologie bolchevique, 1917-1924.”,”Jean-jaques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939. Avertissement, Notes biographiques, Chronologie, cartine, Collection L’Histoire Immédiate dirigée par Jean Lacouture,”,”RIRO-172-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Le Goulag.”,”Jean-Jaques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939. Introduction, note, bibliographie, cartine, Que sais-je? Collection Encyclopédique fondée par Paul Angoulvent,”,”RUSS-082-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Les peuples déportés d’Union soviétique.”,”Jean-Jacques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939. Cartina, Introduction, Notes, Chronologie, Bibliographie sommaire, Index, Questions au XX siècle, Collection dirigée par Serge Berstein et Pierre Milza n. 81,”,”RUSS-091-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Trotsky, le trotskysme et la IVe Internationale.”,”Prima guerra mondiale: indicata dall’autore come ‘Der des Der’ « La Der des Ders » est une expression qui s’est forgée à la suite de la Première Guerre mondiale, qui signifie la « dernière des dernières (guerres) ». « Le der des ders » désigne, par extension, le poilu qui a participé à cette guerre. L’autore cita nella bibliografia il volume curato da Pierre Broué: – Leon Trotsky La révolution espagnole (1930-1940). Textes recueillis et présentés par Pierre Broué. Paris, Editions de Minuit, “”Arguments””, 20 mai 1975. 789 pp. index et notices biographiques. Un tableau chronologique (10 pages). Edition originale de tous les écrits de l’auteur sur l’Espagne, bel exemplaire, rare.”,”TROS-336″ “MARIE Jean-Jacques”,”Stalin (1879-1953).”,”Jean-jaques Marie, nato nel 1937, laureato in Storia e in lingua russa, è ordinario di Lettere classiche nel Liceo Voltaire di Parigi. Ha pubblicato una biografia di Stalin, una edizione commentata del Che fare? di Lenin, Les Paroles qui ébranlèrent le Monde e, in collaborazione con Georges Haupt, Les Bolcheviks par eux-mémes. Siamo simili a uomini che, tentando di scalare una montagna, si vedono crollare addosso incessantemente valanghe di pietre e di neve. Lev Trotskij aprile 1939.”,”STAS-032-FL” “MARIE Jean-Jacques”,”Le fils oublié de Trotsky.”,”In apertura foto di Serge Sedov dall’archivio di Boris I. Nicolaevsky ‘Trotsky ebbe due figli. le biografie conoscono la storia tragica del maggiore, Léon Sedov, militante attivo della Quarta Internazionale, che seguì suo padre fin dall’inizio del suo esilio nel 1929. Egli fu assassinato dal NKVD nel 1938 in una clinica parigina. Ma si ignorava il destino di Serge Sedov, il cadetto, presentato dai suoi parenti come “”apolitico”” e rimasto in Urss malgrado la partenza forzata di suo padre e la caccia lanciata contro di lui. Come rivela questo libro, questo supposto apoliticismo ha consentito per lungo tempo di nascondere la verità. Perché Serge Sedov, se preferiva il football agli arcani del partito bolscevico, fu lo stesso vittima di una macchinazione della polizia politica di Stalin. Accusto di aver “”avvelenato degli operai”” e organizzato dei sabotaggi egli rifiuterà di ammettere queste accuse così stravagantie di ammettere la minima colpa. Sfuggirà dunque al processo pubblico, nel corso del quali gli staliniani avrebbero voluto vederlo trascinato nel fango, ma non sfuggirà alla sentenza: sarà fucilato il 29 ottobre 1937. Così privò Stalin di una parte della sua vendetta, ma Trotsky non seppe mai niente. Grazie agli archivi inediti, questo libri ricostruisce per la prima volta gli ultimi mesi di una vittima delle grandi purghe della fine degli anni Trenta, una vittima caduta nel dimenticatoio, il cui solo crimine fu quello di essere stato il figlio di suo padre’ 1935. Stalin costruisce il complotto dei bibliotecari del Cremlino per coinvolgere come principali accusati il figlio di Trotsky Serge Sedov e il nipote di Kamenev, Boris Rosenfeld (pag 77 e seguenti) Le circostanze dell’assassinio di Léon Trotsky a Parigi (pag 172-173) Eliminazione dei figli di Trotsky: Ottobre 1937 fucilazione di Serge, febbraio 1938 assassinio di Leon”,”TROS-375″ “MARIE Jean-Jacques”,”La collaboration Staline-Hitler. 10 mars 1939 – 22 juin 1941. Août-septembre 1944.”,”J.J. Marie, storico e russofono, è specialista dell’Urss e del comunismo, autore notamente nella collezione ‘Texto ‘ de ‘La Guerre des Russes blancs’ (2019) e di ‘Lenin’ (2018). “”Vaguement alerté par les bruits qui courent sur les contacts entre Berlin et Moscou, Neville Chamberlain, représentant toujours aussi myope de la fine fleur de l’aristocratie britannique, déclare à ses collègues du cabinet, le 19 juillet, qu’il n’a pas pu «se forcer à croire qu’une alliance effective était possible entre la Russie et l’Allemagne (40)». Le 23 juillet, Trotsky, lui, souligne dans un entretien publié sous le titre «À la veille de la Seconde Guerre mondiale»: «Toute la politique du Kremlin est dirigée vers la conclusion d’un accord avec Hitler». Il ajoute: «Staline ne veut pas d’une alliance militaire avec Hitler, mais seulement un accord pour rester neutre pendant la guerre (41)». Il fera effectivement tout pour éviter que sa collaboration avec Hitler prene la forme avouée d’une alliance militaire qui l’entraînerait dans une guerre ouverte avec les adversaires du Führer, mais la Pologne subira le choc d’une efficace alliance militaire mal déguisée”” (pag 83-84) “”Vagamente allertato dalle voci sui contatti tra Berlino e Mosca, Neville Chamberlain, il sempre assai miope rappresentante del fior fiore dell’aristocrazia britannica, il 19 luglio dichiarò ai suoi colleghi di gabinetto che non poteva «costringersi a credere che un’alleanza effettiva era possibile tra Russia e Germania”” (40). Il 23 luglio Trotsky, da parte sua, sottolineava in un’intervista pubblicata con il titolo “”Alla vigilia della seconda guerra mondiale””: “”Tutta la politica del Cremlino è diretta alla conclusione di un accordo con Hitler””. E aggiungeva: “”Stalin non vuole un’alleanza militare con Hitler, ma solo un accordo per restare neutrali durante la guerra”” (41). Fece infatti di tutto per evitare che la sua collaborazione con Hitler venisse ad assumere la forma dichiarata di un’alleanza militare che lo avrebbe coinvolto in una guerra aperta con gli avversari del Führer, ma la Polonia subirà lo shock di un’alleanza militare efficace e mal mascherata”””,”QMIS-341″ “MARIEL Pierre”,”Le società segrete che dominano il mondo.”,”””Louis Blanc, nella sua ‘Storia della Rivoluzione francese’, definisce Adam Weishaupt «il più profondo cospiratore che sia mai vissuto». Ritto dietro un velo, invisibile e presente, Weishaupt fu l’animatore d una società iniziatica e politica che ha cambiato il corso della storia e la cui influenza continua ancora ai nostri giorni”” (pag 43) (Gli illuminati di Baviera) L’ordine degli illuminati di Baviera crede che il miglioramento della sorte dell’umanità non sarà frutto di una rivoluzione violenta, ma di un’evoluzione concertata, che porterà alla riforma della spirito pubblico (pag 45)”,”TEMx-001-FGB” “MARIN Dolores”,”Ministros anarquistas. La CNT en el Gobierno de la II República (1936-1939).”,”MARIN Silvestre Dolores è dottore in storia contemporanea e diplomata in sociologia presso la ICESB. Esperta in storia dei movimenti sociali europei contemporanei, ha realizzato lavori di ricerca alla Sorbona di Parigi. Ha realizzato anche documentari per la TV. Federico URALES pseudonimo di Juan MONTSENY Morte accidentale di Durruti. “”Al año de la muerte de Buenaventura Durruti, Lucìa Sánchez publicaba este poema y expresaba claramente una queja de cómo se estaba menguando la obra de la revolución española. Durruti moría víctima de un accidente fortuito, en circunstancias dudosas, lo que motivó que se especulara sobre si había sido una traición de sus mismos compañeros, el fuego fascista o los estalinistas. Varia hipótesis para una muerte inesperada, para el silencio de una voz que habría opinado sobre el rumbo que tomaba la revolución juliana, con una lucidez poco amiga de componendas con el poder gubernamental, como había expresado en varias entrevistas a corresponsales extranjeros. Uun testimonio importante sobre la muerte del héroe anarcosindacalista la ofreció el escritor libertario Ramón Sender: “”La brújula de falló a Durruti. Solía llevar colgada del hombro una pistola ametralladora con su funda de madera…. Y aquella pistola le falló a Durruti porque se le disparó. La llevaba “”al pelo””, es dicir a punto de fuego y colgada del hombro dentro de su funda de madera. En un movimiento de cierta violencia estalló el primer fulminante y a éste siguieron quince más. Los peines de aquella metralleta portable eran de quince balas. Una de essas bien situada habría bastado. Mi amigo Durruti fue gravemente herido sin que nadie quisiera hacerle daño alguno y fue trasladado al hotel Ritz, en una de cuyas habitacioens de lujo murió poco después.”” Garciá Oliver corroboró en sus memorias la versión de Sender, gracias a los fieles amigos de Durruti. También Cipriano Mera.”” (pag 147-148)”,”MSPG-195″ “MARINELLI Giancarlo”,”La Russia e il destino dell’Occidente. Dostoevskij, Solov’ëv, Rozanov, Sestov.”,”Giancarlo Marinelli (Terni 1961), laureato in filosofia, è autore di saggi sul rapporto tra filosofia ed escatologia cristiana, pubblicati su ‘Rivista di estetica’, su ‘Studium’ e su ‘Passaggi’. Ha collaborato alla rivista ‘Leggere’. Ha curato per le Edizioni Lavoro un volume collettaneo (La speranza per la politica), in cui viene sottolineata la centralità del ruolo che può rivestire oggi, all’interno della crisi di valori che vive l’Occidente, una testimonianza cristiana che rifiuti di compromettere la propria radicalità di fede. Da alcuni anni collabora con la cattedra di Estetica della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Perugia.”,”RUSx-038-FL” “MARINI Gualtiero”,”Il rapporto Sorel-Labriola dentro e fuori il marxismo.”,”Convergenze e divergenze tra il pensatore francese e il filosofo italiano negli anni di ‘Discorrendo’. La critica di Labriola alla tesi soreliana secondo la quale occorreva dare un fondamento metafisico al marxismo. L’evoluzione delle posizioni politiche e il dibattito sul revisionismo. “”In ogni caso, gettando uno sguardo di insieme al ‘Discorrendo’ (1), risulta subito evidente quanta importanza Labriola abbia voluto attribuire alla questione del materialismo storico, inteso nel suo “”triplice”” aspetto di tendenza filosofica nella concezione generale della vita e del mondo, di critica dell’economia e di interpretazione della politica del proletariato”” (2), la cui diffusione era stata questionata proprio da Sorel nella prefazione ai ‘Saggi’ (3). (…) Labriola, dopo aver chiarito la sua triplice interpretazione del materialismo storico, che reca in sé i segni dello studio approfondito della filosofia tedesca, affronta subito la scottante questione del revisionismo, peraltro agli albori anche in Germania, dichiarando le teoria di Marx ed Engels “”frammenti di una scienza e di una politica che è in continuo divenire”” e quindi passibili di essere continuate e migliorate (4). A una condizione però: che siccome “”quella dottrina è in sé la critica, così non può essere continuata, applicata e corretta se non criticamente”” (5). Il filosofo di Cassino sgombra così il campo da eventuali accuse di dogmatismo, smarcandosi al contempo da chi, allora Bernstein e in seguito Sorel, dichiarava il marxismo in crisi e ne metteva in dubbio il suo carattere scientifico. Labriola, infatti, è lontano dal dibattito interno alla Seconda Internazionale proprio in virtù della sua peculiare concezione del marxismo: ciò che importa conoscere è ciò che si fa, cioè la storia, che non è altro che la storia dell’uomo sociale. Tramite questo assunto il filosofo italiano rifiuta la concezione evoluzionistica del processo storico, preferendo applicarvi il metodo dialettico, il solo in grado a suo dire di leggere correttamente la complessità della società capitalistica contemporanea”” [Gualtiero Marini, ‘Il rapporto Sorel-Labriola dentro e fuori il marxismo’, (in) ‘Critica marxista’, Roma, n. 1 2012] [(1) A. Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’, Torino, 1897; (2) F. Bozzi, ‘Il mancato incontro tra Sorel e Antonio Labriola’, in ‘Georges Sorel. Studi e ricerche’, Firenze, 1974, p. 127; (3) G. Sorel, ‘Préface’ a A. Labriola, ‘Essais sur la conception matérialiste de l’histoire’, Paris, Giard et Brière’, 1897, p. 9; (4) A. Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’, cit, p. 10. Ancora a p. 13: “”Né si può dar frase più scipita e ridicola di quella che proclama il ‘Capitale’ la Bibbia del socialismo””; e a p. 18: “”Il socialismo non è una chiesa, né una setta, cui occorra il dogma o la formula fissa””; (5) Ivi, p., 13] (Dalle note:) Su A. Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e filosofia’, cit., p. 12. Si veda anche R. Racinaro, ‘La crisi del marxismo nella revisione di fine secolo’, Bari, 1978, pp. 135-141″,”LABD-094″ “MARINI Ruy Mauro”,”Il subimperialismo brasiliano.”,”Fondo Davoli”,”AMLx-157″ “MARINI Gabriella a cura;”,”Nuovi documenti su Giuditta Sidoli.”,”Giuditta Bellerio Sidoli Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Giuditta Bellerio Sìdoli (Milano, 16 gennaio 1804 – Torino, 28 marzo 1871) è stata una patriota italiana. Figura femminile particolarmente emancipata per la sua epoca, fu tra i fondatori del giornale La Giovine Italia. Indice 1 Biografia 2 Note 3 Bibliografia 4 Altri progetti 5 Collegamenti esterni Biografia Figlia del barone Andrea Bellerio, magistrato nel Regno d’Italia, e sorella di Carlo Bellerio, patriota italiano. A soli sedici anni sposò Giovanni Sidoli, ricco possidente terriero di Montecchio Emilia iscritto alla carboneria modenese con lo pseudonimo di “”Decade””. Per sfuggire agli arresti ordinati da Francesco IV d’Asburgo-Este, che avrebbero portato al processo di Rubiera, Giovanni Sidoli riparò in Svizzera nel 1821 e la moglie lo seguì non appena nata la figlia secondogenita, Corinna, affidando la primogenita Maria alla famiglia paterna. La famiglia dovette restare in Svizzera, in seguito alla sentenza di morte pronunciata contro Sidoli, che morirà per una grave malattia ai polmoni nel 1828. Durante l’esilio, i coniugi misero al mondo altri due figli: Elvira e Achille. Alla morte del padre, i quattro figli furono tolti a Giuditta dal suocero che, fedele a Francesco IV, rifiutò di far allevare la sua discendenza da una ribelle all’autorità legittima. Nonostante i periodici tentativi, la madre non riuscì a rivederli per otto anni. Giuditta rientrò in Italia su invito di Ciro Menotti, per partecipare ai moti di Reggio Emilia del 1831; fu lei a consegnare alla neocostituita Guardia Civica la bandiera tricolore poi esposta sul palazzo del municipio e oggi conservata nel cittadino Museo del Tricolore. Dopo il fallimento dell’insurrezione, per sfuggire alla repressione austriaca prese nuovamente la via dell’esilio: prima a Lugano e poi a Marsiglia. Nella sua casa, al n. 57 di rue de Féréol, ospitò molti esuli italiani e, tra questi, Giuseppe Mazzini, del quale divenne amante e collaboratrice politica. Probabilmente dalla loro relazione nacque l’11 agosto 1832 il figlio Joseph Adolphe, morto in tenerissima età il 21 febbraio 1835.[1] Giuseppe Mazzini Con Mazzini, nel 1832, Giuditta fondò il giornale politico La Giovine Italia, assumendone il ruolo di responsabile e contabile. Saputo dell’imminente arresto di Mazzini, a quel tempo gravemente malato, da parte delle autorità francesi, lo seguì nell’esilio di Ginevra per accudirlo. Anche dopo aver concluso la loro relazione sentimentale, Mazzini e la Bellerio restarono lungamente in contatto epistolare. «Sorridimi sempre! È il solo sorriso che mi venga dalla vita.» (da una lettera di Giuseppe Mazzini a Giuditta Bellerio) La vita della Bellerio trascorse in un continuo peregrinare per gli Stati d’Italia e d’Europa, nella ricerca dei figli e nelle partecipazioni ai vari moti rivoluzionari e cospirazioni a Livorno, Firenze, Roma, Milano e Bologna. Gravido di conseguenze fu il soggiorno fiorentino, perché qui Giuditta incontrò la giovane Giorgina Craufurd, che poi sposerà Aurelio Saffi, la quale con le sue parole, la colpì talmente da farne una ardente simpatizzante della causa nazionale italiana. Giuditta Sidoli venne arrestata e incarcerata a Modena, nel dicembre 1849, e trasferita a Milano nel febbraio 1850 su ordine del generale Radetzky. Riuscì a scampare al carcere grazie alla minore severità verso i nobili del generale Ferencz Gyulai che sostituì Radetzky, messo a riposo dall’imperatore d’Austria il 28 febbraio 1850, al comando della 2ª Imperiale e Regia Armata Austriaca. Trasferitasi definitivamente a Torino sul finire del 1852, la nobildonna diede vita ad un salotto politico frequentato dalle maggiori personalità risorgimentali dell’epoca, contribuendo a preparare il terreno culturale per la seconda guerra d’indipendenza. Nel 1868 Giuditta Bellerio si ammalò gravemente di tubercolosi e, il 28 marzo 1871, si spense a Torino, stroncata da una polmonite, dopo aver rifiutati i sacramenti religiosi, coerentemente con la sua dichiarazione di « credere liberamente nel Dio degli esuli e dei vinti, non in quello imposto dalla Chiesa ».[2] È sepolta nel Cimitero monumentale di Torino[3] Note ^ La tesi della paternità di Mazzini è sostenuta in Bruno Gatta, Mazzini una vita per un sogno, Guida Editori, 2002, p. 102. Ne dubita invece Luigi Ambrosoli, Giuseppe Mazzini: una vita per l’unità d’Italia, ed. P. Lacaita, 1993: « Ma proprio il ritardo con cui venne comunicata a Mazzini la notizia della morte di Adolphe fa sorgere qualche dubbio sulla supposizione, per le altre ragioni accennate ben fondata, che si trattasse di suo figlio ». Dubbi simili vengono riportati da Salvo Mastellone, Mazzini e la Giovine Italia, 1831-1834, vol. 2, Domus Mazziniana, 1960: « D’altra parte, è da aggiungere che nelle lettere inedite a Ollivier, che pubblichiamo, Mazzini, pur parlando di Giuditta come della propria amica, se accenna ad Adolphe come figlio di Giuditta, non allude al bambino come proprio figlio ». ^ Spencer Di Scala, Italy: From Revolution to Republic, Boulder, Colorado, Westview Press, 2004. ISBN 0-8133-4176-0 ^ Giuditta Bellerio Sidoli, su cimiteritorino.it. Bibliografia Emilio Del Cerro, Giuseppe Mazzini e Giuditta Sidoli, con documenti inediti, Torino, Sten, 1909 Arianna Scolari Sellerio, Giuditta Bellerio, « Dizionario Biografico degli Italiani », vol. 7, Roma, Istituto dell’Enciclopedia italiana, 1970 Simonetta Ronco, Giuditta Bellerio Sidoli – Vita e amori, con 40 fotografie, Genova, Liberodiscrivere Edizioni, 2010 Giuditta Bellerio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 7, Treccani, 1970.”,”BIOx-047-FV” “MARINI Giambattista”,”Lirichi siciliani.”,”La genesi del dialetto siciliano: storia e società di un’isola multilingue (trec) di Santi Messina La storia linguistica di un territorio è determinata dal sostrato etnico, e dunque culturale e religioso, dei popoli che, di volta in volta succedutisi, ne hanno scandito le tappe. Nel variegato universo delle discipline linguistiche, quando si pensa a sue specializzazioni come la ricostruzione linguistica, il pensiero subito volge a lingue prive di qualsiasi forma di documentazione diretta: è il caso della lingua ricostruita per antonomasia, l’indoeuropeo. Segue una posizione intermedia, quella delle cosiddette Restsprachen (“lingue residuali”), la cui esiguissima documentazione consente, comunque, di svolgere un minimo di “ricostruzione”: è il caso di lingue italiche come il siculo, l’osco ecc. Possiamo, però, estendere l’applicazione formale di problemi ricostruttivi a lingue che, pur documentate, recano nel loro DNA i segni di una storia sociale fittamente intricata? Un notevole caso di studio è quello offerto dalla più grande isola del Mediterraneo, la Sicilia, la cui lingua romanza, il siciliano, sin dal sorgere dei primi studi ha destato curiosità per il suo carattere all’apparenza poco conservativo rispetto a quello di altre lingue insulari e peninsulari del Sud. È, ad esempio, interessante segnalare come alcuni dialetti meridionali conservino strati di latinità più arcaici (come il lessema crai ‘domani’, che continua il latino classico cras), mentre il siciliano vanta forme riconducibili a tipi lessicali meno antichi (qui CRAS ha subito la concorrenza della sua corrispettiva innovazione del latino tardo, de mane, da cui deriva l’odierno domani). Potremmo, per la discussione del problema, rivolgerci a un’altra branca della linguistica, la geografia linguistica che, pur con le opportune riserve, ci insegna che è più plausibile che un repertorio lessicale più arcaico si conservi in regioni più isolate, insulari. Ma fu questo il caso della Sicilia? Il siciliano è un dialetto neolatino il cui principale problema di studio orbita intorno alla comprensione dei tempi con cui il latino sia giunto nell’isola e di quali siano state le sue interazioni con le altre lingue che si parlavano lì. Quali lingue? La vitalità e continuità del greco dall’antichità sino al XII sec. è indiscussa, tanto da valicare le acque dello Stretto e, da lì, espandersi in Calabria. Una data di cesura fondamentale è l’827 che sancisce l’inizio del dilagare dei musulmani nell’isola e, di conseguenza, anche della lingua araba: e sarà proprio l’arabo a lasciare una traccia indelebile nel siciliano e in quella che del lessico è la branca meno soggetta ad alterazioni, la toponomastica; come qal’a, “castello”, nel nome del paese Caltagirone.”,”VARx-026-FSD” “MARINI Giuliano”,”Jacob Grimm.”,”Giuliano Marini è nato in provincia di Pisa nel 1932. dal 1969 è professore titolare di Filosofia del diritto presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa. La figura di Grimm, glottologo, filologo, giurista, mitologo, raccoglitore di fiabe, è assunta a testimonianza e simbolo dell’unitarietà di metodo che caratterizzò le ricerche dei vari autori che nella prima metà dell’Ottocento tedesco posero le fondamenta per uno studio scientifico della realtà storica nei suoi vari aspetti”,”STOx-093-FL” “MARINO Luigi”,”I maestri della Germania. Göttingen 1770-1820.”,”Luigi MARINO, nato a Torino nel 1939, insegna storia della filosofia nell’Univ di Torino. Ha studiato in particolare lo illuminismo tedesco e il pensiero politico della Restaurazione. Ha lavorato ad una antologia sulla linguistica romantica (per EINAUDI), e ad un saggio sul cattolicesimo tedesco dopo il Congresso di Vienna. Dal sommario de ‘I maestri della Germania’: Dall’ antropologia alla fisiognomica. La scienza del sec XVIII. La polemica HERDER-KANT sull’origine e sul carattere delle razze. S.Th. SÖMMERRING e la critica di G. FORSTER a KANT. Ch. MEINERS: eurocentrismo ed esaltazione della razza celtica (1). J.F. BLUMENBACH: l’ antropologia scientifica e la polemica contro le ‘fabulosae relationes’. Fisiognomica e antifisiognomica: G. Ch. LICHTENBERG.”,”GERx-039″ “MARINO Giuseppe Carlo”,”L’ autarchia della cultura. Intellettuali e fascismo negli anni trenta.”,”MARINO Giuseppe Carlo insegna storia contemporanea all’ Università di Palermo ha pubblicato vari libri tra cui ‘Socialismo nel latifondo’ (Palermo, 1973) e ‘La formazione dello spirito borghese in Italia’ (Firenze, 1974). (V. retrocop.) “”Era “”Stracittà””, la cultura del “”novecentismo”” della quale Massimo Bontempelli aveva fissato i parametri nel manifesto del 1926: “”novecentismo”” come ribellione al neoclassicismo della Ronda, come liquidazione tanto del positivismo e del democraticismo, quanto di quel retaggio cattolico-romantico ancora influente sulla produzione letteraria”” (pag 101-102) Valori e virtù morali della società di campagna. “”In pratica “”Strapaese”” proponeva “”l’ affermazione risoluta e serena del valore attuale, essenziale, indispensabile delle tradizioni e dei costumi caratteristicamente italiani, di cui il paese è insieme rivelatore custode e rinnovatore””, anche se dichiarava di rifiutare il “”regionalismo””, il “”campanilismo”” e la “”gretta religione delle cose piccine, del paesello arcadico, del casolare tranquillo, del pio bove””. (pag 106)”,”ITAF-178″ “MARINO Giuseppe Carlo”,”Biografia del Sessantotto. Utopie, conquiste, sbandamenti.”,”MARINO Giuseppe Carlo docente di storia contemporanea nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Palermo, ha condotto ricerche sulla storia del potere in Italia. Ha scritto ‘L’ ideologia siciliana’ (1972), ‘La formazione dello spirito borghese in Italia’ (1974), ‘Partiti e lotta di classe da Orlando a Mussolini’ (1976), ‘Storia del separatismo siciliano’ (1979), ‘L’ autarchia della cultura’ (1983), Autoritratto del PCI staliniano’ (1991), ‘La repubblica della forza’ (1995), ‘Storia della Mafia’ (1998), ‘I padrini’ (2001), ‘E’ davvero esistita la prima repubblica? Saggio su De Gasperi, Togliatti e il trasformismo italiano’ (2002). “”D’ altra parte, anche se non era facile coglierli con chiarezza, stavano emergendo, insieme all’ allarme per la “”crisi fiscale dello Stato”” (nota: definizione di J. O’CONNOR, La crisi fiscale dello Stato, Einaudi, 1979), i primi sintomi di una crescente incapacità di tenuta delle forme socialdemocratiche e consociative con le quali si era tentato nel decennio precedente di stabilizzare la società di massa il cosiddetto welfare, sintomi di un crescente collasso della tradizionale “”identità borghese”” al quale si sarebbe tentato di reagire con l’ invocazione di un ritorno agli originari miti liberali e liberisti del capitalismo””. (pag 473)”,”ITAC-087″ “MARINO Giusppe Carlo”,”Autoritratto del PCI staliniano, 1946-1953.”,”MARINO è professore di storia contemporanea all’Università di Palermo. Ha pubblicato tra l’altro ‘La formazione dello spirito borghese in Italia’ e ‘Partiti e lotta di classe da Orlando a Mussolini’. E una storia del separatismo siciliano.”,”PCIx-264″ “MARINO Giuseppe Carlo”,”Storia della mafia.”,”Giuseppe Carlo Marino, docente di Storia contemporanea all’Università di Palermo, è autore di numerose opere: L’ideologia sicilianista, La formazione dello spirito borghese in Italia, Partiti e lotta di classe in Sicilia, Storia del separatismo siciliano, L’autarchia della cultura, Autoritratto del PCI staliniano, Guerra fredda e conflitto sociale in Italia, La repubblica della forza, L’opposizione mafiosa.”,”ITAS-011-FL” “MARINO Giuseppe Carlo”,”Autoritratto del PCI staliniano.”,”Giuseppe Carlo Marino, docente di Storia contemporanea all’Università di Palermo, è autore di numerose opere: L’ideologia sicilianista, La formazione dello spirito borghese in Italia, Partiti e lotta di classe in Sicilia, Storia del separatismo siciliano, L’autarchia della cultura, Autoritratto del PCI staliniano, Guerra fredda e conflitto sociale in Italia, La repubblica della forza, L’opposizione mafiosa.”,”PCIx-044-FL” “MARINO Luigi”,”I maestri della Germania. Göttingen 1770-1820.”,”Luigi MARINO, nato a Torino nel 1939, insegna storia della filosofia nell’Univ di Torino. Ha studiato in particolare lo illuminismo tedesco e il pensiero politico della Restaurazione. Ha lavorato ad una antologia sulla linguistica romantica (per EINAUDI), e ad un saggio sul cattolicesimo tedesco dopo il Congresso di Vienna. Dal sommario de ‘I maestri della Germania’: Dall’ antropologia alla fisiognomica. La scienza del sec XVIII. La polemica HERDER-KANT sull’origine e sul carattere delle razze. S.Th. SÖMMERRING e la critica di G. FORSTER a KANT. Ch. MEINERS: eurocentrismo ed esaltazione della razza celtica (1). J.F. BLUMENBACH: l’ antropologia scientifica e la polemica contro le ‘fabulosae relationes’. Fisiognomica e antifisiognomica: G. Ch. LICHTENBERG. Il declino dell’erudita Göttingen e l’ascesa di Berlino “”Certamente lo sguardo di Heine non è molto tenero nei confronti dell’«orgoglio da eruditi arido e gretto» di dotti della Georgia Augusta. Si salvano soltanto Friedrich Bouterwek i cui principi di critica letteraria e i cui lavori storici avevano avuto una certa eco negli ambienti romantici, e George Sartorius, per le sue convinzioni liberli, «sia pure moderate» (5). Per il resto le «idee» di un Heeren «sono distanti dalle idee platoniche quanto Atene dista da Göttingen» (6). L’Atene del tempo è indubbiamente Berlino; e di fronte al fascino della filosofia hegeliana, ai circoli romantici di Fouqué, Chamisso e Hoffmann, di fronte al Café Royal, a Wisotzki, a Jagor, le strutture e le glorie della vecchia ‘Landesuniversität’ dovevano sembrare poco più che fantasmi scoloriti. L’immensa erudizione di Göttingen poteva tutt’al più riscaldare il «vecchio cuore» di Eichhorn che sognava vagare in un bel giardino ascoltando il suono degli usignoli e trapiantando citazioni e schede da un’aiuola all’altra (7) e la cultura storica giuridica di un Heeren e di un (Gustav) Hugo (a) potevano tutt’al più riempire qualche nota polemica celle ‘Vorlesungen’ berlinesi di Hegel. Eppure i fantasmi scoloriti rivivevano talvolta altrove la loro originale esperienza. Tra le letture del giovane Feuebach (nell’autunno-inverno 1822-23) c’erano le ‘Institutiones historiae ecclesiasticae’ del vecchio Mosheim e le ‘Einleitungen’ di Eichhorn alla lettura dell’Antico e del Nuovo Testamento. L”Urgeschichte’ di Eichhorn e Gabler era discussa nelle prime pagine di ‘Das Leben Jesu’ di David Friedrich Strauss. Il ‘Naturrrecht’ di G. Hugo faceva ancora arrabbiare il Marx ventiquattrenne, collaboratore della “”Rheinische Zeitung””, e Rehberg, ancora nel 1852, trovava un posto di riguardo tra Burke e Gentz, nella ‘Geschichte der Reaktion’ di Max Stirner. Heine non fu certo l’unico testimone della decadenza di Göttingen. Nel periodo in cui vi studiava (1821, 1824-25) la Georgia Augusta non era più quel centro di studi che tanti intellettuali avevano frequentato e poi esaltato”” (pag 5-6) [Luigi Marino, ‘I maestri della Germania. Göttingen 1770-1820′, Einaudi, Torino, 1975] [(5) Heine, Reisebilder’, cit, pp. 66 e 125; (6) Ibid. p. 237; (7) Ibid., pp. 36-37] “”Nonostante le oscillazioni e le sue ben precise preferenze per certi contenuti a scapito di altri – e questo psiega benissimo le accuse di Hegel e Marx secondo le quali Hugo (a) avrebbe sempre difeso le ragioin del diritto e mai il diritto della ragione (17) -, questa precisazione non soltanto metodologica delle sue forme di diritto ha una notevole importanza. Le stese incoerenze cui può dar luogo sono significative. Vi si trova il riflesso della crisi del giusnaturalismo della quel Hugo fu uno dei più consapevoli interpreti e testimoni. La convivenza di istanze acutamente contraddittorie che non trovano nel suo pensiero una coerente soluzione gli dànno le sembianze di un edificio perpetuamente pericolante. A seconda del punto di vista dal quale lo si considera esso può sembrare il pensiero di un reazionario che giustifica tutta la realtà in quanto realtà giuridica, positiva, o quello di un socialista ‘ante litteram’ che giunge alla teorizzazione di un ‘Weltstaat’ in cui siano scomparse tutte le disarmonie, sia politiche che economiche, che caratterizzano la società di ogni tempo. Val forse la pena di soffermarsi un momento su questo aspetto del pensiero di Hugo (che tradisce ovviamente un’ispirazione kantiana). Nell’ideale cosmopolitico del ‘Weltstaat’ Hugo riprende un tema tipico del penisero illuministico francese, rimesso in circolazione proprio in quel tempo dal progetto kantiano del 1795. In un certo senso la posizione di Hugo è più radicale di quella di Kant. «Lo stato di diritto, che la ragione ci prescrive, dovrebbe essere del tutto universale e tutti gli esseri razionali che si possono reciprocamente nuocere, dovrebbero essere sottomessi ad una comune, suprema autorità». Hugo dice queste cose nella quarta edizione (1819) del suo ‘Naturrecht’ (18). L’affermazione si trova anche in alcune edizioni procedenti, ed anche nella seconda del 1799. Tuttavia è interessante notare che essa viene ripresa anche in un periodo in cui, con il crollo dell’impero napoleonico, molti sogni cosmopolitici, molte idee di ‘Universalmonarchie’ erano venuti definitivamente meno”” (pag 228-230) [Luigi Marino, ‘I maestri della Germania. Göttingen 1770-1820’, Einaudi, Torino, 1975] [(17) Sulle critiche hegeliana e marxista cfr. Ch. Schefold, ‘Die Rechts-philosophie des jungen Marx von 1842’, München, 1970, e la parte finale del volume di Marini, ‘L’opera di Gustav Hugo’, cit.; (18) ‘Lehrbuch des Naturrechts’, cit., 1819, pp. 103-4. Per i rapporti di Hugo con il pensiero cosmopolitico francese qualche accenno in Marini ‘L’opera di Gustav Hugo’, cit, p. 153. Su questo pensiero, oltre al cit. ‘Ewiger Friede’ di Raumer, cfr. W. Bahner, ‘Der Friedengedanke in der französschen Aufklärung’, Berlin, 1955, pp. 139-207] [(a) [Gustav Hugo, … ‘il prestigioso romanista nonché padre della scuola storica del diritto’…, p. 5]”,”STOx-024-FMB” “MARIO Jessie W.”,”Della vita di Giuseppe Mazzini. Opera illustrata con ritratti e composizioni d’insigni artisti.”,”1821: occupazione da parte degli studenti dell’Università di Torino, tentativi di mediazione di Cesare Balbo, intervento repressivo dell’esercito piemontese che fece morti e feriti. (pag 15)”,”BIOx-215″ “MARION George”,”Bases and Empire. A Chart of American Expansion.”,”‘La distribuzione globale della potenza americana è stato un prodotto della seconda guerra mondiale’. ‘Gli interessi strategici-militari nella regione (mediorientale, penisola arabica) sono inseparabili dagli interessi-profitti della compagnie private’ (questione delle concessioni petrolifere)’. ‘Nel corso della seconda guerra mondiale gli USA hanno acquisito o consolidato de facto il dominio e il controllo di 96 milioni di miglia quadrate di oceano e di 14 milioni di miglia quadrate di territorio con una popolazione di 645 milioni di persone’. George MARION è un newspaperman veterano. Ha fatto carriera nel giornalismo ‘Big Business’ sul ‘Daily Mirror’ di Hearst e ha scritto ‘The Free Press: Portrait of a Monopoly’ che ha aperto un dibattito negli USA.”,”USAP-036″ “MARION George”,”Bases & Empire. A Chart of American Expansion.”,”MARION è un giornalista che ha lavorato come free-lance nei quattro continenti. L’A smentisce la versione ufficiale secondo cui l’ espansione sovietica è la causa delle tensioni mondiali. Dimonstra invece che l’ espansione imperialistica americana la reale causa dei problemi “”Non ci fu proprio una “”quota”” nell’ espansione, comunque, che gli Stati Uniti cercavano. C’ era un assoluto controllo del Pacifico. “”Un’ ambizione a dominare il Pacifico e prendere controllo del suo ricco commercio attraversava tutta la storia degli Stati Uniti”” diceva Foster Rhea Dulles, in American in the Pacific””. (pag 58) “”””Un ambition to win mastery of the Pacific and control its rich commerce runs persistently through the entire history of the United States””, says Foster Rhea Dulles, in America in the Pacific””””. (pag 58) “”Wolf von Schierbrand diceva, nel suo ‘America, Asia, and the Pacific’: “”L’ espansione americana nel Pacifico, immensamente favorita come sarà dall’ apertura del Canale di Panama, non è un semplice capriccio, non una cosa semplicemente desiderabile, ma qualcosa di assolutamente necessario per salvaguardare il nostro più lontano sviluppo nazionale, per preservarci dalla corsa sbilanciata della produzione generalmente chiamata sovrapproduzione (…)””. (pag 84) Discussione su questione annessione delle Filippine per dominio del Pacifico (pag 84) I due perni della difesa americana all’ estero: basi e business (pag 142) Quadro dei possedimenti dell’ impero americano prima e dopo la 2° guerra mondiale (pag 162) Autori e libri citati nel testo sono sottolineati”,”USAQ-053″ “MARIOTTI Giovanni”,”Filippo Turati.”,”””I motivi ideali della guerra democratica non lo convinsero mai, e non perché non li apprezzasse in sé e per sé, ma perché, come abbiamo visto, aveva ragione di sospettare che se ne facesse un suggestivo paravento per celare ben altre ragioni di lotta. Dietro quelle belle parole- la libertà contro la tirannia, il diritto contro l’ arbitrio, la democrazia contro l’ assolutismo, il militarismo, l’ imperialismo – egli vide anzitutto il conflitto di due imperialismi economici: Made in England contro Made in Germany.”” (pag 196-197) “”Gran parte del vecchio garibaldinismo aveva aderito alle idee di Bakunin. Deluso ma non rassegnato, esso propendeva ancora una volta per l’ azione, che Bakunin annunciava come prossima e affidava interamente alle capacità volontaristiche di alcuni animosi.”” (pag 51)”,”TUFx-010″ “MARIS Bernard”,”Des économistes au-dessus de tout soupçon ou la grande mascarade des prédictions.”,”MARIS Bernard (43 anni) è dottore di stato e scienze economiche, maitre des conferences Université Sciences sociales di Toulouse. L’economia storica. “”Francois Simiand. Personne ne sait plus qui fut Francois Simiand, “”philosophe, sociologue, économiste, histoiren, le maître à penser des historiens francais, l’un des grands orienteurs aux côtés de Marcel Mauss des sciences sociales dans notre pays”” (Braudel). Daniel Villey, le plus grand nom de l’histoire de la pensée économique en France, qui dédie son ouvrage le plus célèbre aux économistes des stalags, qui n’étudie pas Walras mais cite Chardonne et Huxley, dit de Francois Simiand qu’il est le plus grand nom de l’économie positive en France. Jamais, au grand jamais, un étudiant en sciences économiques n’entendit parler du grand Simiand, de Marcel Mauss – la part maudite, qui dans nos sociétés a simplement pour nom plus-value. D”un côte c’est heureux: on lui parle de ce qu’il mérite’. Simiand aux poubelles de la pensée économique…””. (pag 69)”,”FRAE-028″ “MARIS Bernard”,”Antimanuale di economia.”,”Bernard Maris, scrittore e giornalista, insegna Economia all’Institut d’Études Européennes di Parigi ed è membro del consiglio scientifico di Attac. É titolare della rubrica economica della testata Charlie-Hebdo e autore di diversi saggi, tra cui: Lettera aperta ai guru dell’economia che ci prendono per imbecilli e, con Philippe Labarde, O la borsa o la vita.”,”ECOT-133-FL” “MARITAIN Jacques, a cura di Antonio PAVAN”,”La filosofia morale. Esame storico e critico dei grandi sistemi.”,”Cap. X. Il materialismo dialettico. Marx e la sua scuola (pag 249-326) “”Quando Marx rimproverava al cristianesimo di non aver saputo «fondare il suo regno quaggiù», pensava ad un regno di Dio sulla terra che, nella sua prospettiva, era il regno dell’Uomo diventato fine ultimo al posto di Dio. Qui arriviamo alla radice profonda dell’ateismo marxiano”” (pag 258)”,”FILx-001-FP” “MARJOLIN Robert”,”L’ évolution du syndicalisme aux Etats-Unis de Washington a Roosevelt.”,”ANTE3-062″,”MUSx-228″ “MARKOV Vladimir”,”Storia del futurismo russo.”,”ANTE1-40 Vladimir Markov è professore di lingue e letterature slave all’Univesità di California, Los Angeles.”,”RUSx-134″ “MARKOV Walter”,”Jacques Roux e Karl Marx: Come gli ‘Enragés’ entrarono nella ‘Sacra famiglia’.”,”Gli ‘Enragés’ e Jacques Roux non vennero per niente o poco trattati dalle storie correnti della rivoluzione (Mignet, Thiers, Lacretelle, Carlyle, Schlosser, Menzel). Poco spazio ebbe Jacques Roux nell’epoca della Restaurazione e della monarchia di Luglio Jacques Roux prete e socialrivoluzionario (pag 46) Rivoluzionarismo piccolo borghese degli hebertisti (pag 50) Cabet era robespierriano (pag 50) Rivoluzione francese: Marx stabilisce una stretta correlazione tra il ‘Cercle social’, gli ‘Enragés’ Leclerc e Roux e Babeuf. “”Certo, si era vaticinato liberamente sulle tendenze «comuniste» (o «anachiche» nella Rivoluzione, e già nelle invettive gonfie d’odio dei contemporanei Burke, Barruel, Gentz e altri. Ma tali tendenze venivano ricercato in Robespierre, in Sant-Just, in Fouché e in Chaumette. Taillandier (‘Lettres à mon fils sur les causes, la marche et les effets de la Révolution française’, Paris, 1820) e Conny de la Fay (‘Histoire de la Révolution française’, Paris, 1834-1842) innaffiarono tutta la Rivoluzione con l’aroma della avversione alla proprietà: in questi scritti la capacità di distinguere tra proprietà feudale e proprietà borghese era limitata al punto tale da diventare irriconoscibile. Per Marx si trattava al contrario di mettere in evidenza il processo caratteristico della Rivoluzione e, dal grembo della sua sintesi borghese, far scaturire una nuova antitesi secondo le leggi della dialettica. Se essa aveva da significare qualcosa per il suo disegno, questo non veniva eseguito con fioriture di stile e di fantasia. Non si poteva allora invocare in aiuto una qualunque sinistra, che a proprio piacere potesse venir pescata con una qualche sottigliezza dal materiale offerto; era necessario scoprire il filo che collegava insieme le tappe reali nel processo di un movimento delle forze popolari verso la loro formazione cosciente. Nessuno dei biografi e interpreti (Mehring, Rjazanov, Carr, Cornu, Garaudy) ha espresso la sua opinione su come Marx, nel concepimento di una tale istanza, giunse a collegare strettamente il ‘Cercle social’ – Leclerc e Roux – Babeuf (16), a scegliere tre raggruppamenti eterodossi al di fuori della linea generale giacobina e a ridurli ad un comune denominatore, quasi nelle vesti di un avvocatuccio della sanculotteria, e proprio quegli unici tre, che cento anni di ricerca specializzata posteriore identificheranno e riconosceranno in questa funzione; in ogni caso, si è d’accordo sul fatto che Marx indica nel ‘Cercle social’ il centro di coloro che parlano della ‘loi agraire’ (e forse delle officine nazionali). Ci pare che qui il punto saliente sia l’inserimento degli ‘Enragés’ Leclerc e Roux. Che all’inizio il fermento sociale prendesse forma nell’agitazione per la legge agraria, per esplodere infine nella congiura degli Eguali, era in certa misura del tutto evidente, non appena ci si fosse interessati agli eretici della sicurezza borghese: gli avvenimenti stessi lo proclamavano. Ben più contrastato era l’«anello mancante» tra essi: perché gli ‘Enragés’ e ‘non’ gli hébertisti, molto più forti in quanto superiori per numero, per cultura e per l’influenza che ebbero nel comune, nel ministero della guerra e nell’esercito (17)? Su che cosa abbia indotto Marx a omettere Varlet e a citare prima di Jacques Roux il giovanissimo Théophile Leclerc d’Oze (in ordine alfabetico) è possibile soltanto fare qualche supposizione. Sembra, al contrario, pensabile che il suo optare per gli ‘Enragés’ e contro il rivoluzionarismo piccolo borghese degli hébertisti sia stato prodotto da un impulso involontario di Etienne Cabet. L”Histoire populaire de la Révolution française, 1789-1830′ (4 voll., Paris, 1839-1840), scritta durante l’emigrazione in Inghilterra e che trae le sue fonti anche da Buchez, dimostra che Cabet era robespierriano; i pensieri, che si coaguleranno in un programma comunista nel ‘Voyage en Icarie’, diventano negli ultimi anni due volumi sempre più importanti. (…) Marx, come si sa, condivide con Cabet l’opinione che la ‘loi Le Chapelier’ rappresenti un primo documentato imbavagliamento globale della classe operaia che protesta da parte della borghesia al suo apice rivoluzionario. Entrambi interpretano la Rivoluzione, in totale, contraddizione sia con Buchez sia con Wachsmuth, quale un”ouverture’ per il tema supremo, il comunismo”” (pag 49-50) [(16) V.S. Alekseev-Popov, ‘””Social’nyi kruzok”” i ego politiceskie i social’nye trebovanija (1790-1791 gg.) in Akademija Nauk SSSR, Iz istorii social’no-politiceskich idej’. Scritti in onore di V.P. Volgin, Moskva, 1955: l’autore abbozza nelle pp. 335-339 la linea ‘Cercle social’ – Enragés – Babeuf, ma allega soltanto la citazione di Marx, senza cimentarsi in una sua analisi; (17) Negli stessi anni in cui Marx si trovava nella capitale francese, un altro tedesco a Parigi, occupandosi degli stessi argomenti, compiva studi d’archivio, raccolti in seguito in un libro voluminoso: E. Zinkeisen, ‘Der Jacobiner-Club. Ein Beitrag zur Geschichte der Parteien und der politischen Sitter im Revolutionszeialter’, (2 voll.), Berlin, 1852-1853. Il ‘Cercle social’ (vol, I, pp. 451-476) e anche gli ‘Enragés’ Rose (cioè Claire) Lacombe (vol. II, pp. 679-686) e Jacques Roux (vol. II, pp. 738-743) vi sono trattati in modo sufficientemente ampio, ma non viene mai accennato ad una possibile correlazione tra di essi]”,”MADS-758″ “MARKOV Walter”,”Jacques M. Zacker. Le Mouvement des «Enragés».”,”Si tratta di una nuova edizione completamente riveduta della monografia sugli Arrabbiati, pubblicato per la prima volta nel 1930 a Leningrado. Il libro di Zacker è oggi una rarità.”,”FRAR-436″ “MARKOVIC Svetozar”,”Il socialismo nei Balcani. La prospettiva della rivoluzione in un paese arretrato.”,”A cento anni dalla morte di S. MARKOVIC avvenuta a Trieste nel 1875 all’ età di 29 anni, i suoi principali scritti rivelano notevole attualità. Fondatore del movimento operaio e socialista in Serbia, nella sua breve esistenza M. si impegnò direttamente in politica cosa che gli costò il carcere e l’ esilio. E condusse una riflessione acuta sulla realtà dei paesi balcanici. Di essi vedeva l’ arretratezza ma pure le potenzialità rivoluzionarie. La storiografia marxista lo accusò di populismo per le simpatie verso il mondo contadino e di utopismo per i progetti politici che elaborò.”,”MEOx-014″ “MARKOVIC Svetozar BOTEV HristoPLAVSIC Dragan LUXEMBURG Rosa LIEBKNECHT Wilhelm KAUTSKY Karl BERNSTEIN Eduard RAKOVSKY Christian ZIVKOVIC Andreja DIMOV Dimo Hadzhi MIRAZCHIEV Dimitür BLAGOEV Dimitür PLAVSIC Dragan BAUER Otto TUCOVIC Dimitrije KAUTSKY Karl KACLEROVIC Trisa KABAKCHIEV Hristo TUCOVIC Dimitrije LAPCEVIC Dragisa RENNER Karl”,”The Balkan Socialist Tradition and the Balkan Federation, 1871-1915.”,”Dal capitolo VIII: La prima guerra mondiale e la Federazione balcanica (‘The First World War and the Balkan Federation’) (pag 226-243): “”Despite the intense national significance of a war that pitted a large imperialist state against a small peasant country, Popovic lucidly explains how the party saw the Serbo-Austrian war as an integral part of global imperialist conflict. As such, Popovic’s letter reflects the thinking of the revolutionary left that opposed the First World War. Rosa Luxemburg wrote in 1915: “”If ever a state, according to formal considerations, had the right of national defence on its side, that state is Serbia. Deprived through Austrian annexations of its national unity, threatened by Austria in its very existence a s a nation, forced by Austria into war, it is fighting, according to all human conceptions, for existence, for freedom, and for the civilisation of its people… But above all this we must not forget: behind Serbian nationalism lies Russian imperialism. Serbia itself is only a pawn in the great game of world politics. A judgement of the war in Serbia from a point of view that fails to take these great relations and the general world political background into account is necessarily without foundation (12). Or as Lenin put it: “”The national element in the Serbo-Austrian war is not, and cannot be, of ‘any’ serious significance in the general European war”” (15)”” Note: (12) Rosa Luxemburg, “”The Junius Pamphlet: The Crisis in the German Social Democracy’, ‘Rosa Luxemburg Speaks’, New York, 1970, p. 309; (13) V.I. Lenin, ‘The Collapse of the Second International’, Collected Works, Moscow, 1964, volume 21, p. 235] (pag 229)]”,”QMIP-236″ “MARKOVITCH T.J.”,”L’ industrie francaise de 1789 à 1964. Analyse des faits (suite).”,” “”En France, les statistiques fiscales permettent de déterminer le nombre de bâtiments existant à diverses époques depuis la Monarchie de Juillet. Ces statistiques se rapportent à la contribution foncière et groupent les bâtiments en maisons et usines. (…)””. (pag 158) “”Malgré leurs imperfections notoires, ces indicateurs ont du moins le mérite de renseigner sur certaines tendances des différentes époques: ainsi; on note une croissance assez nette sous le Second Empire (Haussmann), qui contraste avec la faible taux de 1845-1854 (crise de 1847-48), puis une baisse abrupte au cours de la décennie 1875-1884 (crise de 1882-1884); la croissance est plus modérée à la fin du XIXe siècle et le début du XXe siècle, ce qui pourrait trouver son explication dans l’ exportation des capitaux hors de France, les investissements de capitaux à l’étranger ayant eu pour effet une diminution du taux d’investissement dans le pays (10). Par contre la baisse sensible après la première guerre mondiale est due au caractère même de cet indice, étant donné qu’il s’agit de statistiques concernant le nombre de bâtiments (et de leurs ouvertures) et qu’elle dénote en premier lieu une différence dans le nombre d’édifices existants: or, au cours de la guerre, à la place de l’ usure “”normale””, il y a eu les dévastations et le démolitions, si bien que l’ activité de la construction, si grand fût-elle en 1920-1924, n’a pas pu combler le décalage créé par cette disparition massive du capital immobilier.”” (pag 159)”,”FRAE-025″ “MARKOVITS Claude a cura; collaborazione di Geneviève BOUCHON Marc GABORIEAU Christophe JAFFRELOT Claude MARKOVITS Eric MEYER Jacques POUCHEPADASS Jacques WEBER”,”Histoire de l’ Inde moderne, 1480-1950.”,”Collaborazione di Geneviève BOUCHON Marc GABORIEAU Christophe JAFFRELOT Claude MARKOVITS Eric MEYER Jacques POUCHEPADASS Jacques WEBER. “”I portoghesi non riuscirono a controllare lo spazio marittimo, già solcato dai Gujarati. Stremati dalla guerra navale che avevano dovuto condurre sia contro i Malabar e i Turchi, e da quella che conducevano sempre contro i pirati di Mascate e dell’ Insulindia, esse non avevano più i mezzi per cogliere questa chance. I mutamenti della società luso-indiana aveva avuto ragione dello spirito dei pionieri. I negozianti preferirono inserirsi nel commercio d’India in India, e i capitani di ventura fondare, come in Bengala, delle comunità corsare indipendenti che non avevano con Goa che dei legami occasionali. La presenza portoghese si fondò così in Asia, per dare luogo alla nascita di meticci cristiani, aventi un nome portoghese, e che, il più sovente, si inserirono nella vita economica e militare.”” (pag 83)”,”INDx-088″ “MARKOVITS Andrei S.”,”La nazione più odiata. L’antiamericanismo degli europei.”,”Andrei S. Markovits (Timisoara, 1948) è nato in Romania, in una famiglia ebraica di lingua ungherese. Emigrato negli anni Sessanta, ha studiato tra Vienna e New York e ha poi insegnato nelle università di Harvard e California santa Cruz. Oggi dirige il Centro di politica comparata dell’Università del Michigan. I suoi studi sulla cultura popolare europea e statunitense sono stati pubblicati in Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna oltre che negli USA. L’antiamericanismo come lingua franca europea (pag 15-) Breve storia dell’antiamericanismo europeo (pag 51-)”,”EURx-058-FL” “MÀRKUS György ILLUMINATI Augusto VIGORELLI Amedeo PREVE Costanzo TURCHETTO Maria GASPERONI Elio IACONO Alfonso M. BOTTIROLI Giovanni CIOFFI Fabio ZANANTONI Marzio COPPELLOTTI Francesco”,”Stili marxisti. Il marxismo dopo le grandi narrazioni: crisi e ipotesi di ricostruzione.”,”Giovanni Bottiroli, dell’Università di Torino, studioso di semiologia e di psicanalisi, autore di La contraddizione e la differenza, Il materialismo dialettico e la semiotica di Julia Kristeva,. Fabio Cioffi, coautore del Dizionario di termini marxisti, collaboratore del secondo quaderno di Metamorfosi. Francesco Coppellotti, ordinario di filosofia al Liceo Maiorana di Torino, studioso di Bloch, del quale ha curato le edizioni italiane di Ateismo nel cristianesimo, Religione in eredità, Kant e Hegel e di Sohn Rethel del quale ha tradotto Lavoro intellettuale e lavoro manuale.Elio Gasperoni, collaboratore di un gruppo di ricerca Cnr all’Istituto di filosofia dell’Università di Firenze, autore di Crisi e stato in Horkheimer. Alfonso M. Iacono, ricercatore nell’Istituto di filosofia dell’Università di Pisa, collaboratore di Critica marxista, Prassi e teoria, Il Manifesto, Pace e Guerra, coautore di Circolazione e forme del politico, Critica della politica e diaspora del marxismo, e autore di Il borghese e il selvaggio. Augusti Illuminati, docente nell’Università di Urbino, collaboratore di Alfabeta, del Manifesto, autore di Sociologia e classi sociali, Gli inganni di Sarastro, Kant politico, Rousseau e la nascita dei valori borghesi. György Màrkus uno dei principali esponenti della scuola di Budapest, attualmente docente in Australia, autore di studi sulla filosofia del linguaggio, su Wittgenstein e sul marxismo, in italiano sono tradotti La teoria della conoscenza del giovane Marx e Marxismo e antropologia. Costanzo Preve, ordinario di filosofia nel liceo Volta di Torino, collaboratore di Ombre Rosse, Quaderni Piacentini, Unità proletaria. Maria Turchetto, ricercatrice nell’Istituto di filosofia dell’Università di Pisa, collaboratrice di Critica marxista, Problemi del socialismo, Alfabeta, coautrice dei volumi Dal capitalismo alla società di transizione, Quale marxismo è in crisi. Amedeo Vigorelli ricercatore nell’Istituto di filosofia dell’Università statale di Milano, coautore di Biller e di H.Lefebvre. Mario Zanantoni studioso di filosofia e di storia del movimento operaio autore di saggi sul pensiero di A. Labriola, collaboratore del Manifesto.”,”TEOC-057-FL” “MARKUSHEVICH A. I.”,”Aree e logaritmi.”,”L’autore, A. I. Markushevich, è un eminente matematico sovietico, docente all’Università di stato di Mosca. Analista di fama mondiale, è autore di numerose memorie scientifiche e manuali scolastici.”,”SCIx-153-FL” “MARKWICK Roger D.”,”Rewriting History in Soviet Russia.”,”Roger D. Markwick lectures in Modern European History at the University of Newcastle, Australia. He has held research positions in Russia on three occasion; 1992, 1995 and 1998. He is the coauthor, with Graeme Gill, of Russia’s Stillborn Democracy? From Gorbachev to Yeltsin. The death of Stalin and his denunciation at the 1956 Twentieth Party Congress triggered an upheaval in Soviet history. Historians, among the most persecuted of the Soviet intelligentsia, seized this opportunity to re-examine Soviet history and historical writing. Despite the attempts of Stalinist apparatchiks to stem the tide of historical revisionism, over the next decade and a half an important group of anti-Stalinist historians continued to fight for historical truth – in the tradition of the Russian intelligentsia. This set them on a collision course with the party elite. Foreword by Donald J. RALEIGH, Lecturer di Modern of History University of North Carolina, Chapel Hill, Preface, Acknowledgements, List pf Abbreviations and Russian Terms, Notes, Bibliography, Index,”,”STOx-028-FL” “MARLETTI Carlo”,”Fra sistematica e storia. Saggio sulle idee dei sociologi.”,”Dedica autore a GM. Bravo Carlo Marletti insegna Sociologia presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Media e politica’ (1984) ‘Emancipazione e liberazione’ (1987) e ‘Extracomunitari. Dall’immaginario quotidiano al vissuto del razzismo’ (1991). Paragrafo 2 del Capitolo 2: ‘Dimenticare Marx e Weber? La scoperta dei nuovi stili cognitivi in “”Le nuove regole del metodo sociologico’ (pag 35-38)”,”TEOS-011-FMB” “MARLETTI Carlo”,”Media e politica. Saggi sull’uso simbolico della politica e della violenza nella comunicazione.”,”Carlo Marietti docente di sociologia della conoscenza presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Collabora con Filippo Barbano ed ha lavorato anche per Norberto Bobbio e Paolo Farneti presso il Centro Studi di Scienza politica (ora Centro Studi Paolo Farneti. “”S’impara, diceva Marx, soprattutto dagli scrittori conservatori e realistici. Si può anche imparare, sia consentito di aggiungere, dagli scrittori fantastici e progressisti, perché le loro siano utopie negative … “” (pag 251) “”La storia, ricordava Marx, sembra sempre avanzare dal lato cattivo”” (pag 269)”,”EDIx-002-FMB” “MARMIROLI Renato”,”Storia amara del socialismo italiano.”,”Firma ex possessore Prof. Artioli In apertura: “”Ognun ha i suoi gusti: io, quando piglio la penna in mano, ho sempre la voglia di farmi bastonare””. Gino Capponi “”Séguane poi ciò che vuole: ché la vita è breve, ed il contento di aver adempiuto le parti che a buono e fedele storico si appartengono, è grande e quasi infinito””. Carlo Botta nota biografica di Arturo Vella (pag 512) “”E continuò la battaglia implacabile. ‘Il secolo’ di Milano – il popolare e diffusissimo, allora, quoditiano diretto dal suo sodale Carlo Romussi – lo sostenne validamente (Cavallotti, ndr), pubblicando i suoi scritti. Il giornale andava a ruba, la sua tiratura aumentava prodigiosamente di giorno in giorno (…). Una febbre. Il Secolo era così diffuso e ricercato che – nota Mario Borsa, che ne faceva parte – “”il rivenditore di giornali anche se solo di giornali conservatori o clericali si chiamava ‘il secolista’””. In tutti si sentiva il bisogno supremo di un grande lavacro””. (pag 83) “”I socialisti, con l’ ‘Avanti!’ avevano piantato la loro fiammeggiante bandiera proprio nella capitale del regno, ciè nel centro della cittadella nemica. Il primo numero del giornale, ch’era diretto da Leonida Bissolati, nell’ articolo di presentazione diceva fra l’altro: “”Noi siamo ventui a prendere posto di combattimento qui, nella capitale della borghesia, (…)””””. (pag 85-86) Il saluto di Bissolati a Jean Carrère e la sua andata al Quirinale dopo l’ attentato (pag 195-196) “”Turati oscilla, fa ricorso a tutta la sua dialettica per dimostrare questo e il suo contrario, e il contrario del contrario. ‘Di sé faceva a sé stesso lucerna ed eran due in uno, ed uno in due’ (Dante, Inf. XXVIII, 124-125)”””” (pag 307) Il manifesto fascista in risposta a quello delle forze liberali e democratiche. “”E costoro non sono mezze calzette, ma personaggi variamente togati, i quali si riuniscono a Bologna su finir di marzo del 1925, per lanciare un ‘manifesto’ in contrapposizione a quello dell’ Unione nazionale delle forze liberali e democratiche, sottoscritto da Corrado Alvaro, Ivanoe Bonomi, Corrado Barbagallo, Piero Calamandrei, Mario Ferrara, Giorgio Levi della Vida, Nello Rosselli, Meuccio Ruini, Luigi Salvatorelli, Carlo Sforza, Cesare Spellanzon, Mario Vinciguerra. Il ‘manifesto’ dei liberali-democratici era del novembre 1924, quello fascista era posteriore di quattro mesi ed elencava le seguenti firme: Fernando Agnoletti, Dino Alfieri, Balbino Giuliano, Guelfo Civinini, Guido da Verona (pseudonimo di Guido Veroni), Francesco Coppola, Salvatore di Giacomo, Ezio Maria Gray, Agostino Lanzillo, Fausto Maria Martini, Ferdinando Martini, Ernesto Murolo, Dario Niccodemi, Adone Nosari, Ugo Ojetti, Alfredo Panzini, padre Ermenegildo Pistelli, Ildebrando Pizzetti, Luigi Pirandello, Corrado Ricci, Ettore Romagnoli, Vittorio Rossi, Ferdinando Russo, Fausto Salvadori, Margherita Sarfatti, Ardengo Soffici, Curzio Suckert Malaparte, oltre agli ex sindacalisti rivoluzionari Olivetti, Orano, Panunzio. Come uomo di cultura non poteva mancare Farinacci. (…) Estensore del ‘manifesto’ fu il filosofo Giovanni Gentile.”” (pag 428) “”Che cosa è l’ ‘apparato’? Ignazio Silone, che conosce assai bene i suoi vecchi polli, ne fa la seguente descrizione: (…)””. (pag 464) (Ignazio Silone, L’ ombra degli apparati’, in ‘I partiti e lo Stato, Quaderni del ‘Carlino’), p.31)”,”MITS-304″ “MARMIROLI Renato”,”Socialisti, e non, controluce. L’ epistolario di Camillo Prampolini con un’ introduzione note e commenti.”,”Dedicato alla memoria di Alessandro LEVI, docente filosofo storico politico ebreo Lettere di Antonio Labriola (pag 98-99, 110-112, pag 164-165…) Lettere di Anna Kuliscioff (pag 165…) Altre lettere di Filippo Turati, Enrico Ferri, Osvaldo Gnocchi-Viani, Napoleone Colajanni, Guido Podrecca, Giovanni Zibordi e poi Ettore Catellani, Patrizio Giglioli, Adelmo Sichel, Don Rodrigo Levoni, Don Ersilio Vecchi, Angelica Balabanoff ecc.) “”Smuovere Torino dalla sua apatia di conservatrice prudente e meticolosa è difficile; Torino avanza col passo lento e pesante di un elefante ammaestrato. Ma una volta che questo elefante si è mosso va avanti con calma sicura; e di là dove si è piantato è poi cosa ardua lo svellerlo. Bisogna dunque avere gran pazienza e far gran conto d’ogni passo che fa all’ innanzi il grosso pachiderma. Avere una sezione del partito, avere un giornale coraggioso è già molto. E i compagni sono arditi, colti e buoni (…)””. (pag 128-129, Lettera di Corrado Corradino) “”Ti furono consegnati i libri? Ne desideri altri? Ti manderemo, omaggio di Leonida (Bissolati), il primo volume della nostra Biblioteca, che raccoglie le risposte del Kautsky al Bernstein con prefazione di Leonida. Ne mando pure una copia alla ‘Giustizia’. (…)””. (pag 171, Lettera di Ettore Mazzoni, 1899)”,”MITS-305″ “MARMIROLI Renato”,”Camillo Prampolini.”,”MARMIROLI Renato “”E al Congresso di Bologna del 5-8 ottobre 1919, avvenne il primo grande cozzo: comunisti, massimalisti, socialisti si scontrarono. L’ing. Bordiga chiese che il partito facesse parte integrante dell’Internazionale Comunista accettandone il programma costitutivo di Mosca: che si dichiarasse incompatibile la presenza nel partito di coloro che proclamavano la possibilità dell’emancipazione del proletariato nell’ambito del regime democratico e ripudiavano il metodo della lotta armata contro la borghesia per la instaurazione della dittatura del proletariato; che il partito assumesse il nome di partito comunista italiano e dichiarasse l’astensione dalle prossime elezioni politiche. (…) Il vecchio socialismo italiano di Prampolini, di Turati e di Treves, si schierò con Lazzari, il cui ordine del giorno riscosse 14.880 voti contro 3.417 toccati a quello di Bordiga. Ma la corrente massimalista di Serrati risultò in fortissima maggioranza con 48.411 voti. Tuttavia, proprio da questo Congresso, ebbe inizio quella crisi profonda del socialismo italiano che ancora è in atto. E mentre i socialisti bizantineggiavano e andavano in cerca di formule nuove che alterassero la vecchia dottrina, a Milano, gli arditi, avanguardia scarcagnata di Mussolini e della reazione, già da sei mesi avevano incendiato l’Avanti!”” (pag 233-234) “”Allievo del Carducci all’Università di Bologna”” (pag 168) “”””Le mort saisit le vif”” – diceva Federico Engels occupandosi della futura rivoluzione italiana e il partito socialista. – La borghesia italiana, secondo il compagno di Carlo Marx, “”giunta al potere durante e dopo l’emancipazione nazionale, non seppe nè volle completare la sua vittoria. Non ha distrutto i residui della feudalità nè ha riorganizzato la produzione nazionale sul modello borghese moderno. Incapace di far partecipare il paese ai relativi e temporanei vantaggi del regime capitalista, essa glie ne impose tutti i carichi, tutti gli inconvenienti. Non contenta di ciò, perdette per sempre, in ignobili bindolerie bancarie, quel che le restava di rispettabilità e di credito”” [Critica sociale, anno 1894, pag. 35] [in Renato Marmiroli, Camillo Prampolini, 1948] Biografia. Avvocato e giornalista, figura simbolica del socialismo riformista, contribuì allo sviluppo del movimento cooperativo della sua città e svolse un’intensa attività sindacale. Nel 1886 fondò il periodico La Giustizia, che diresse fino alla sua soppressione, nel 1925. Al congresso operaio italiano, tenutosi a Milano il 2 e 3 agosto 1892, si decide di fondare il periodico Lotta di classe. Giornale dei lavoratori italiani, che nasce il 30 luglio 1892; fu diretto formalmente da Prampolini, ma di fatto da Filippo Turati e Anna Kuliscioff. Collaborò con il periodico e organo ufficiale dei socialisti toscani La Martinella. Sempre nel 1892 fu tra i fondatori del Partito dei Lavoratori Italiani, che dal 1895 assunse il nome di Partito Socialista Italiano, nel quale rappresentò sempre l’ala gradualista. Nel 1922, con Filippo Turati e Giacomo Matteotti, fondò il Partito Socialista Unitario (PSU). Con l’avvento del regime fascista fu costretto a ritirarsi dalla vita politica.”,”MITS-389″ “MARMONT Auguste Duca di Ragusa Maresciallo; NOCKHERN DE SCHORN Colonnello; FEDERICO II Re di Prussia”,”Dello spirito delle istituzioni militari. Seguito dal Trattato sulla strategia, ossia arte di comandare e dalla corrispondente Tavola metodica per servire di guida alle ricerche sulla medesima del Colonnello Nockern De Schorn e dalle lezioni del Re di Prussia ai suoi aiutanti di campo sopra la Tattica delucidate con alcune massime estratte dalle sue Opere sull’Arte della Guerra.”,”Marmont, Auguste-Frédéric-Louis-Viesse de-, duca di Ragusa maresciallo di Francia (Châtillon-sur-Seine 1774-Venezia 1852). Ufficiale di carriera prima della Rivoluzione, partecipò a tutte le campagne di Napoleone, di cui fu aiutante di campo dal 1796 al 1798. Duca di Ragusa (1808), fu nominato maresciallo di Francia nel 1809 per i meriti acquisiti alla battaglia di Znaim. Combatté davanti a Parigi (1814) e trattò la capitolazione della città. La sua successiva condotta delle operazioni (era stato destinato da Napoleone sulla linea dell’Essonne e diresse invece le sue truppe in Normandia) contribuì probabilmente a provocare la resa incondizionata dell’imperatore. Pari di Francia con Luigi XVIII, al quale si era accostato con la Restaurazione, nel 1830 ricevette l’incarico di reprimere la rivolta di Parigi. Dopo la caduta di Carlo X fu costretto all’esilio. (f. Sapere.it) Opere sulla grande e piccola strategia (pag 176-177) Federico II il grande: “”In guerra non conviene intraprendere alcuna cosa, senza essere prima quasi sicuro della felice riuscita di essa”” (pag 213) “”Nella distribuzione delle truppe, l’arte consiste nel collocarle in guisa che possano agire con libertà, ed essere ovunque di qualche utilità”” (pag 218) (Dello spirito delle istituzioni militari)”,”QMIx-185″ “MARMONT Auguste-Frédéric-Louis, Maréchal, Duc de Raguse”,”De l’esprit des institutions militaires.”,”Marmont, Auguste-Frédéric-Louis Viesse de, duca di Ragusa. Maresciallo di Francia (Châtillon-sur-Seine 1774 – Venezia 1852). Si distinse nelle campagne d’Italia (1796) e d’Egitto (1798) e nel 1806 fu nominato governatore della Dalmazia. Due anni dopo fu creato duca di Ragusa per aver liberato la città dall’assedio dei Russi. Maresciallo di Francia dopo Wagram (1809), governatore delle Province Illiriche (1809-11), nel 1811 comandò le armate francesi in Portogallo. Sconfitto a Salamanca (1812), l’anno seguente combatté in Germania, meritandosi la nomina a luogotenente generale di Napoleone. Incaricato della difesa di Parigi, firmò la resa della città (marzo 1814) dopo trattative segrete con gli Alleati. Radiato dalla lista dei Marescialli durante i Cento giorni, con la Restaurazione fu nominato da Luigi XVIII pari di Francia e comandante della guardia reale. Nel luglio 1830, incaricato di mantenere l’ordine nella capitale, fu cacciato dalla città e seguì Carlo X in esilio. Scrisse dei Mémoires (9 voll., post., 1856-57). (Trec) Quattro categorie di comandanti, generali – Generali che hanno vinto tutte le battaglie combattute (sono molto rari: Alessandro, Cesare, Gustavo Adolfo, Turenne, Condé, Luxembourg, Napoleone fino al 1812. – Generali che hanno vinto spesso delle battaglia e hanno qualche volta perso dopo una dura battaglia (qui si trova il numero maggiore di generali) – Generali che hanno avuto frequenti rovesci, ma non si sono mai scoraggiati e hanno sempre incusso timore al nemico (sono rari, Sertorio, Mitridate, Wallenstein, Guglielmo III re d’Inghilterra) – Generali che hanno distrutto il loro esercito senza combattere o senza aver lasciato vincere il nemico ma dopo una vigorosa resistenza.”,”QMIx-015-FSL” “MAROCCO Gianni”,”Giambattista Vasco.”,”‘Giambattista Vasco è stato una figura affascinante del Settecento italiano: economista, teologo e abate, nato nel 1733 a Mondovì o Torino e morto nel 1796 a Rocchetta Tanaro. ? Chi era Il suo nome completo era Giovanni Battista Melchior Giacinto Vasco. Proveniva da una famiglia nobile torinese e fu avviato alla carriera religiosa. Divenne dottore in legge nel 1750 e prese l’abito domenicano nel 1751, assumendo il nome di fra Tommaso. Carriera e pensiero Insegnò teologia e storia della Chiesa a Genova e Cagliari. Fu vicino ai circoli riformatori lombardi, frequentando Cesare Beccaria e Pietro Verri. Abbandonò l’abito domenicano nel 1774, ma rimase abate nel clero secolare. Divenne socio dell’Accademia delle Scienze di Torino negli anni ’80. Opere principali I contadini (1769): riflessione sulla felicità pubblica legata alla proprietà della terra. Della moneta (1788): saggio politico sull’economia monetaria. L’usura libera (1792): risposta provocatoria a un quesito dell’imperatore Giuseppe II. Delle università delle arti e mestieri (1793): dissertazione sulle corporazioni professionali.’ (f. copilot)”,”BIOx-032-FMB” “MAROCCO-STUARDI Donatella”,”Libertà religiosa e autorità dello Stato negli Usa. Le contrastanti interpretazioni del Primo Emendamento nelle senteze della Corte Suprema relative al sistema scolastico americano.”,”D. Morocco Stuardi (Torino, 1948) laureata in scienze politiche, è stata contrattista presso la cattedra di filosofia della politica della Facoltà di Scienze politiche dell’Univ. di Torino I. Si è occupata di problemi attinenti al rapporto tra autorità dello Stato e libertà della società civile. Alcuni casi discussi erano sui Testimoni di Geova.”,”USAG-002-FMB” “MAROCCO-STUARDI Donatella”,”La ‘République’ di Jean Bodin. Sovranità, governo, giustizia.”,”Donatella Marocco Stuardi (Torino, 1948) è ricercatrice presso il Dipartimento di Studi Politici di Torino e docente di Storia del pensiero politico medievale all’Università di Torino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Alcuino di York nella tradizione deli ‘specula principis” (1999) oltre al saggio ‘Sovrano e governo nel pensiero di Marsilio da Padova compreso nel primo volume della raccolta di ‘Studi politici in onore di Luigi Firpo’ (1990)”,”DIRx-005-FMB” “MARONGIU Gianni”,”Luigi Einaudi.”,”MARONGIU Gianni (Torino 1937, vive a Genova dal 1938). E’ avvocato e docente universitario di diritto tributario.”,”BIOx-246″ “MARONGIU Gianni”,”Storia del fisco in Italia. Volume I. La politica fiscale della Destra storica (1861-1876).”,”Gianni Marongiu (Torino, 1937) è ordinario di Diritto tributario nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Genova. Dal 1992 è incaricato dello stesso insegnamento anche alla Bocconi di MIlano. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Alle radici dell’ordinamento tributario italiano’ (Cedam, Padova; 1988). La tassa sul macinato. Le violente e localizzate ribellioni al tributo: le loro ragioni e la loro valutazione (pag 253-255) ‘Scrisse Rosselli «Nei tumulti del gennaio 1869 (133) bisogna ravvisare l’ultimo tentativo reazionario compiuto dai sostenitori dei cessati regimi; il primo sfogo del malcontento nelle masse rurali nel nord e centro d’Italia; la prima occasione nella quale le sfere ufficiali si accorgono dell’esistenza di un problema sociale; la prima grossa paura che li coglie a tale riguardo; la prova dell’insignificante sviluppo della propaganda bakuninista in Italia, ma nello stesso tempo della esistenza di molti elementi e di molte circostanze favorevoli a tale sviluppo; la dimostrazione di una relativa maturità dell’elemento operaio e artigiano”” (134). Queste considerazioni conclusive svolgeva più di sessant’anni fa (135) Nello Rosselli e non pare che, al riguardo, oggi l’indagine ed il dibattito risultino arricchiti di nuovi elementi. Chi dal volume di Rosselli «ha tratto parecchie delle notizie esposte» rileva infatti che «manca ancora uno studio approfondito e condotto sui documenti del tempo che permetta di trar delle conclusioni sicure sul carattere del movimento» (136). Comparvero cartelli inequivocabili («Viva il governo austriaco!», «Viva il papa!», «Viva la religione!», «Viva Francesco V!» (137) e fu «dunque molto ovvio concludere che per produrre torbidi nell’Emilia si richiedette il concorso di speciali cause politiche» (138). (…) [N]on si dimentichi che la tassa, come ho ricordato e come altri ha efficacemente e diffusamente scritto, «non incise solo sui consumi delle masse popolari, ma toccò anche l’interesse dei mugnai e dei proprietari dei mulini che furono i suoi veri, tenaci ed irriducibili avversari» (141)’ [(pag 253-255) [(133) Scoppiati il 26 dicembre 1868, verso il 15 gennaio 1869 i tumulti cominciarono a declinare e l’ordine si andò ristabilendo: per la loro descrizione si veda N. Rosselli, ‘Mazzini e Bakunin’, cit., pp. 201 sgg., e GH. Marongiu, ‘Alle radici’, cit, pp. 418, sgg.; (134) N. Rosselli, ‘Mazzini e Bakunin’, cit., pp. 213 e 216; (135) Su ‘Mazzini e Bakunin’ si veda la prefazione di Leo Valiani alla citata edizione einaudiana del 1967; (136) E. Sereni, ‘Il capitalismo nelle campagne (1860-1900)’, Einaudi, Torino, 1980, p. 89; (137) Cfr. N. Rosselli, ‘Mazzini e Bakunin’, cit., p. 204; E. Sereni, ‘Il capitalismo…’, cit., p. 91; (138) Così ad esempio, “”Il Corriere Mercantile”” del 6-7 gennaio 1869, in G. Ratti, ‘Il Corriere Mercantile di Genova dall’unità al fascismo’, Guanda, Parma, 1973, p. 58; sulla natura “”politica, tutta politica dei tumulti”” si veda anche R. Bonghi, in “”Nuova Antologia””, vol. 10, gennaio 1869, e ivi le ragioni di tale suo convincimento]”,”ITAE-411″ “MARONGIU Gianni”,”Storia del fisco in Italia. Volume II. La politica fiscale della Sinistra storica (1876-1896).”,”Gianni Marongiu (Torino, 1937) è ordinario di Diritto tributario nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Genova. Dal 1992 è incaricato dello stesso insegnamento anche alla Bocconi di MIlano. Ha pubblicato tra l’altro: ‘I fondamenti costituzionali dell’imposizione tributaria. Profili storici e giuridici’ (Giappichelli, Torino, 1991). Contiene tra l’altro: – La guerra commerciale con la Francia – L’ autonomismo lombardo – La nascita della Banca d’ Italia – La negata repressione del movimento dei Fasci siciliani, 1893 – L’affare della Banca Romana e la caduta del governo Giolitti – La sconfitta di Adua e la caduta di Crispi”,”ITAE-412″ “MAROTTA Giuseppe”,”L’oro di Napoli.”,”MAROTTA Giuseppe “”Fatalmente riproduceva, intorno a sé, la miseria e il dolore delle Fontanelle. In due anni don Salvatore si ridusse agli ultimi spiccioli, della propria salute e del gruzzoletto nella scarpa. “”Mangia tu”” diceva spingendo veros il nipote lo scarso cibo. “”Non ho fame”” replicava Luigi con sorda ostinazione, la fronte sbarrata e gli occhi ardenti del guerriero che o prevale o muore. Era un duello fondamentale e a suo modo tragico, di istinti, l’amore del nonno contro la cavalleria del nipote.”” (pag 121)”,”VARx-461″ “MAROTTA Giuseppe”,”A Milano non fa freddo.”,”MAROTTA Giuseppe (1902-1963) dopo aver lavorato come giornalista si è affermato come scrittore nel dopoguerra. Ha scritto anche per il teatro e il cinema. Tra le sue opere ‘L’oro di Napoli’, ‘Gli alunni del sole’, ‘Coraggio, guardiamo’, ‘Le milanesi’.”,”VARx-521″ “MAROTTA Giuseppe”,”A Milano non fa freddo.”,”””Tutte le città del Nord dovrebbero avere, in qualche loro spaziosa e nitida piazza, un monumento alla Primavera. Milano dia l’esempio: ci sono scultori, c’è marmo, c’è denaro, è maggio, che si aspetta? Qui l’inverno se ne sta per cinque mesi a gambe larghe sulla pianura, torvo, mascelle contratte, spalle e braccia da muscoli duri e lisci come sassi di torrente, che razza di campione”” (pag 99)”,”VARx-006-FV” “MAROTTI Claudio BENVENUTO Giorgio”,”Giuseppe Di Vittorio. Una storia di vita essenziale, attuale, necessaria.”,”Giorgio Benvenuto, ‘Una storia di vita’ Claudio Marotti, ‘Il percorso della storia – Di Vittorio e le origini del movimento sindacale – I tempi del rivoluzionarismo – Caratterizzazione del sindacato e Di Vittorio – Giuseppe Di Vittorio e fine di una storia, Claudio Marotti, sociologo ha recentemente pubblicato ‘Le specificità del movimento sindacale italiano. La “”riforma”” organizzativa della Federazione unitaria’ (Morlacchi, Perugia, 2006); ‘Giuseppe Di Vittorio, L’uomo, la storia, il pensiero’, Edizioni Sudest, Manfredonia, 2008; ‘La questione giovanile nella società moderna’, 2012. Si parla più dell’attività dell’opera di Di Vittorio nel sindacato che non nel Pci Paragrafo 5.3. ‘Sindacalismo rivoluzionario e Di Vittorio’ (pag 136-143)”,”SIND-187″ “MARQUARD Odo MELLONI Alberto”,”La storia che giudica, la storia che assolve.”,”Odo Marquard, emerito della Justus-Liebig-Universität di Giessen, è uno dei più autorevoli filosofi contemporanei, al confine tra estetica, teologia e storia. Vincitore di numerosi premi, è stato presidente della Società Tedesca di Filosofia. Albero Melloni insegna Storia del cristianesimo all’Università di Modena-Reggio Emilia. É segretario della fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII.”,”STOx-081-FL” “MARQUEZ GUERRERO Enrique”,”Los origenes individualistas del socialismo revolucionario. Genealogia fundadores propagacion.”,”””Esa popularidad fué disipándose bajo el reinado de Napoleón III, etnre los obreros de Paris. Para atraer a éstos, el gobierno imperial subvencionó el viaje de algunos de ellos para visitar la exposición de Londres en 1862. Fundada la Asociación Internacional de trabajadores en 1864, el Imperio quiso encontrar un apoyo en ella para luchar con la burguesía liberal, realizando la misma maniobra para lo cual pretendió Bismarck utilizar a Lassalle en Prusia, reproducción del viejo apoyo popular a las Monarquías para luchar con el feudalismo. Al efecto, el Ministro del Interior, Rouher, consistió en dejar entrar en Francia un manifiesto, siempre que contuviera algunas expresiones de afecto al Emperador, “”que tanto había hecho por las clases obreras””.”” (pag 93) Critica del socialismo da parte di un autore difensore del cristianesimo e della Chiesa cattolica.”,”SOCx-159″ “MARQUEZ Gabriel García”,”Dell’amore e di altri demoni.”,”””Il quartiere degli schiavi, proprio ai margini della maremma, rabbrividiva della sua miseria. Nelle capanne d’argilla dai tetti di palma si conviveva insieme agli uccellacci e ai maiali, e i bambini bevevano dalla palude della strada. Tuttavia, era il quartiere più allegro, con colori intensi e voci raggianti, e più ancora all’imbrunire, quando tiravano fuori le seggiole per godersi il fresco in mezzo alla via. Il parroco spartì i dolci fra i bambini della maremma, e se ne tenne tre per la sua cena”” (pag 184)”,”VARx-007-FGB” “MARRA Realino”,”La libertà degli ultimi uomini. Studi sul pensiero giuridico di Max Weber.”,”Dono di Mario Caprini Liberalismo nazionale e sociale di Weber “”L’introduzione nelle campagne del capitalismo e dell’economia monetaria fa venire meno l’antica comunità di interessi tra contadini ed il signore, trasforma i primi (considerati da Weber – nella scia di un’importante tradizione – fondamentali sul piano economico e su quello sociale per l’esistenza della nazione) in proletariato rurale. Distrugge infine un’organizzazione patriarcale che, sotto la copertura dei rapporti signorili, aveva consentito la sopravvivenza di un’economia incentrata sul villaggio e regolata da principi cooperativi e ugualitari: seppellisce in definitiva i resti della antica libertà delle popolazioni germaniche vagheggiata da Justus Möser, dai fratelli Grimm, da Georg Waitz. E a questo riguardo non ho dubbi che quando Weber nella famosa conclusione della ‘Protestantische Ethik’ s’interroga sul futuro, e su una improbabile rinascita di antichi principi e ideali, egli sta pensando anche e soprattutto alla ‘Hufenverfassung’ germanica. La ‘Hufenverfassung’ è il mondo di relazioni ancora umane, nelle quali il lavoro acquista valore in rapporto all’individuo e non separato da esso. È stata l’organizzazione sociale fondata su valori di uguaglianza, e nella quale anche i rapporti signorili che, con il feudalesimo, si erano sovrapposti ad essa, erano restati relazioni personali, subordinate al rispetto di principi etici. Ha rappresentato infine la dimensione dell’uomo che crea con gli altri l’istituzione e la regola, e che per questo non le subisce; il regno della comunità che riempie di senso l’esistenza e assicura all’individuo sostegno e protezione. Il Weber maturo è consapevole che con il capitalismo, la divisione in classi, la spersonalizzazione delle relazioni economiche e politiche, è ormai un’illusione pensare di ricostruire un ordine simile. Ma a quest’immagine ideale del passato della nazione tedesca Weber non rinuncerà mai; e costituirà soprattutto il sottinteso termine di confronto di molte sua analisi sul mondo moderno”” (pag 126-127) [Realino Marra, La libertà degli ultimi uomini. Studi sul pensiero giuridico di Max Weber, Giappichelli, Torino, 1995]”,”WEBx-031″ “MARRAMA Vittorio”,”Programmazione e sviluppo in Unione Sovietica.”,”Vittorio Marrama, nato nel 1914, è morto a Londra il 28/12/1982. poche settimane dopo aver terminato il presente volume. Professore di Economia politica all’Università di Roma, ha lasciato numerose opere sull’economia Keynesiana, l’economia politica, i problemi del sottosviluppo. Il suo interesse si è altresì rivolto ai problemi economici dei paesi socialisti. In edizione Boringhieri: Saggio sullo sviluppo economico dei paesi arretrati e in collaborazione con Alberto Pera e Pietro Puccinelli, Rapporto economico sulla Cina.”,”RUSU-039-FL” “MARRAMAO Giacomo”,”Marxismo e revisionismo in Italia. Dalla ‘Critica sociale’ al dibattito sul leninismo.”,”Titolo appendice: ”Critica sociale’ tra revisionismo e analisi sociologica nel periodo della Seconda Internazionale’. Giacomo MARRAMAO è nato nel 1946. HYa svolto i suoi studi universitari a Firenze dove ha discusso con Eugenio Garin la sua tesi in filosofia. Ha collaborato a varie riviste (‘Giornale critico della Filosofia italiana’, ‘Critica marxista’, ecc.). Lavora attualmente (1971) come ricercatore presso l’ ‘Institut für Politik-wissenschaft’ di Francoforte sul Meno.”,”MITS-072″ “MARRAMAO Giacomo”,”Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione.”,”Giacomo Marramao è ordinario di filosofia politica all’Università di Roma III, direttore della Fondazione Basso e membro del Collège International de Philosophie (Paris). Polany sul presunto ‘grave errore’ di Marx. “”Ma accantoniamo per il momento la distinzione tra razionalità e normatività, prendendo in esame il modo in cui Polanyi affronta un ‘topos’ della filosofia e delle scienze sociali del Novecento: il parallelo tra Karl Marx e Marx Weber. Il limite di Marx consiste a suo avviso nella mancata avvertenza che la dominanza dell’economico si dà soltanto nella società capitalistica. In una sezione della raccolta curata nel 1968 da George Dalton ‘Primitive, Archaic and Modern Economies’, significativamente intitolata ‘Economia e società’, Polanyi scrive: “”La scoperta dell’importanza dell’economico nell’ambito di un’economia di mercato lo indusse [K. Marx] a sopravvalutare l’influenza del fattore economico in generale, in tutti i tempi e luoghi. Questo si rivelò un grave errore””. Se questo fu il grave errore di Marx, in che cosa consiste invece per Polanyi il limite di Weber? La risposta è oltremodo significativa: il limite di Weber consiste nel guardare all’economico attraverso gli occhiali che gli erano stati forniti proprio da Marx. Nessun intento denigratorio in questa individuazione del limite: Weber, infatti, condivide la suggestione marxiana con i maggiori scienziati sociali non marxisti del suo tempo: da Ferdinand Tönnies a Werner Sombart, da Franz Oppenheimer a Carl Lamprecht. Solo che quel condizionamento ha in lui un esito paradossale. Weber accetta, almeno sul piano euristico, il primato dell’economico; ma, essendo convinto della superiorità del sistema di mercato, il suo atteggiamento non sarebbe marxista bensì “”mercatista””. Paradossalmente, dunque, il “”mercatismo”” di Weber discenderebbe per via diretta dalla descrizione del capitalismo fornita da Marx. Di qui – precisa Polanyi – l’insopprimibile ambiguità della nozione weberiana di “”economico””, segnata da un’oscillazione irrisolta tra significato sostanziale e significato formale di “”economico””.”” (pag 153-154) [Giacomo Marramao, Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione, 2003] Karl Paul Polanyi (Vienna, 25 ottobre 1886 – Pickering, 23 aprile 1964) è stato un sociologo, filosofo ed economista ungherese. È noto per la sua critica della società di mercato espressa nel suo lavoro principale La grande trasformazione. Viene inoltre ricordato per l’importante contributo dato all’antropologia economica e alla filosofia della condivisione[1]. Indice [nascondi] 1 Biografia 1.1 La gioventù in Ungheria 1.2 Il periodo viennese 2 Gli Stati Uniti 3 Il pensiero 4 Attualità di Karl Polanyi 5 Note 6 Bibliografia 7 Voci correlate 8 Collegamenti esterni Biografia [modifica] La gioventù in Ungheria [modifica] Karl Polanyi, fratello del chimico e filosofo Michael Polanyi, nasce nella capitale dell’Impero Austroungarico in una famiglia di ottima posizione sociale. Nel 1905, all’età di 19 anni, la morte del padre lo getta improvvisamente nella miseria, e deve lavorare come tutore per aiutare la famiglia. Nel 1909 si laurea in giurisprudenza all’Università di Cluj, benché avesse seguito corsi sia a Budapest che a Vienna. A Budapest cerca di difendere il professor Gyula Pickler da un’aggressione effettuata da studenti reazionari, ma sia il docente, considerato troppo liberale, che il giovane Karl, vengono allontanati dall’ateneo. Si associa al “”Circolo Galilei”” (Galilei Kor) di Budapest, di cui diverrà presto direttore e nel 1914 ed è tra i cofondatori del Partito Radicale Ungherese, di cui sarà segretario. Il Circolo diviene presto uno strumento culturale molto importante: i numerosi (e spesso poveri) studenti ebrei e non solo, avevano la possibilità di accedere a corsi e conferenze. Furono invitati György Lukács, Karl Mannheim, Werner Sombart e molti altri. Negli stessi anni Polanyi si associa alla massoneria e serve nell’esercito austroungarico nella prima guerra mondiale. Ferito, ritorna in Ungheria nel 1919, dove diventa giornalista. Appoggia, per la breve stagione restante fino alla fine di marzo del 1919, il governo di Mihály Károlyi, fino a quando questo non è rovesciato da Béla Kun, che instaura la Repubblica Sovietica Ungherese, e Karl Polanyi emigra a Vienna. Il periodo viennese [modifica] A Vienna tra il ’24 e il ’33 fa il giornalista e collabora come commentatore politico ed economico – tra le altre – con la prestigiosa testata Der Oesterreichische Volkswirt. Inizia a criticare la Scuola Austriaca di economia, che considera astratta e lontana dalla realtà; mostra interesse per il socialismo fabiano e per il socialismo cristiano (pur essendo massone e di origini ebraiche). Discute con Ludwig von Mises e conosce Peter Drucker, il futuro teorico del management, sul quale lascia un’impressione profonda. Gli Stati Uniti [modifica] Oppositore esplicito del nazismo, nel 1933 emigra negli Stati Uniti, accolto da Drucker e dall’economista istituzionalista John Maurice Clark. Per sbarcare il lunario dà lezioni serali di storia economica, i cui appunti diventeranno, riorganizzati e messi in una forma compiuta, la base principale per La grande trasformazione, testo che inizia a scrivere nel 1940 quando va nel Vermont per insegnare al Bennington College. Pubblicato nel 1944, La grande trasformazione, nel quale egli descrive il processo di enclosure (privatizzazione delle terre comuni attraverso la recinzione) e la creazione del sistema economico moderno all’inizio del XIX secolo, ebbe un grande successo. Dopo la seconda guerra mondiale Karl Polanyi è chiamato ad insegnare alla Columbia University, dove resterà dal 1947 al 1953. La passata appartenenza della moglie Ilona Duczynska al Partito Comunista sarà tuttavia fonte di problemi nell’ottenimento dei visti per lei, e la coppia si trasferirà in Canada, dal quale Karl pendolerà verso New York. Nel 1950 riceve un finanziamento dalla Fondazione Ford per uno studio sui sistemi economici degli antichi imperi. Il materiale dei suoi seminari alla Columbia University e i risultati di questi studi diverranno la base per un suo ulteriore libro, uscito nel 1957, sull’economia degli antichi imperi. Il pensiero [modifica] La tesi fondamentale di Polanyi riguarda la negazione della “”naturalità”” della società di mercato, ritenuta piuttosto un’anomalia nella storia della società umana (che lo porta a rifiutare l’identificazione dell’economia umana con la sua forma mercantile) e il concetto normativo di embeddedness. L’economia non è avulsa dalla società, ma non può che essere embedded, vale a dire integrata, radicata proprio all’interno della società. Esistono infatti tre forme di integrazione dell’economia nella società: la reciprocità, la redistribuzione e lo scambio di mercato. Il concetto di reciprocità, in Polanyi deriva da quello studiato da Marcel Mauss, in quanto essa si basa sulla logica del dono. Negli scambi regolati dalla reciprocità, infatti, assumono decisamente più valore gli individui e soprattutto le relazioni, i legami che derivano dallo scambio rispetto all’effettivo bene oggetto di dono. La seconda forma di integrazione è la redistribuzione: in questo caso si presuppone l’esistenza di un organo centrale da cui dipende un sistema di distribuzione collettiva. In altre parole, si producono beni e servizi che vengono poi trasferiti a questo centro, e successivamente distribuiti alla collettività. La terza forma di integrazione, che è anche oggetto delle critiche più radicali da parte dell’economista, è lo scambio di mercato. Si tratta di un sistema complesso nel quale tutto tende ad essere scambiato e quindi tutto subisce continua fluttuazioni e regole mutevoli. La “”società di mercato”” (la società in cui “”tutto è mercato””), contraddistinta dalla presenza di una Alta Finanza, consiste proprio nella riduzione di tutto – natura, lavoro, denaro – a merce, di modo che la dimensione mercantile, che in altre epoche e società era solo una componente spesso marginale dell’attività economica, diventa predominante, fino al punto di piegare tutte le attività sociali, la forma stessa della società, alle esigenze dei mercati. La predominanza degli scambi commerciali a distanza, e dunque la predominanza della dimensione finanziaria che tali tipi di scambi richiedono, può essere considerata la sua definizione del Capitalismo. Polanyi contrappone alle aride logiche di mercato, una logica di distribuzione di beni basata sulla reciprocità, che si fonda sullo scambio dei beni basato sull’aspettativa di ricevere altri beni in modi stabiliti. Questa forma di economia si osserva in molte società “”semplici””. A differenza della maggior parte degli economisti che lo hanno preceduto, Karl Polanyi non considera la reciprocità, la redistribuzione e lo scambio di mercato come susseguentisi a livello temporale, vale a dire che in epoca più antica vigeva la reciprocità e via via le altre forme, ma le tre modalità di scambio economico possono coesistere. Polanyi ha anche elaborato una sua interpretazione originale della connessione fra la crisi del 1929 e i rapporti socio-economici, che portarono allo scoppio della seconda guerra mondiale. Attualità di Karl Polanyi [modifica] Si assiste oggi ad un rinnovato interesse per il pensiero filosofico, economico, antropologico e sociologico di Karl Polanyi. A lui si rivolgono molti studiosi delle fenomenologie sociali contemporanee, quali la globalizzazione e le sue conseguenze. L’interesse per Karl Polanyi è centrale in genere per coloro che non ritengono l’economia un’attività separabile ed isolabile dal resto delle attività umane, e non credono nelle virtù autoregolatrici del mercato. Tra le correnti di pensiero economico odierne, la scuola regolazionista francese (nella quale è lecito annoverare Jean-Paul Fitoussi); l’economista di Princeton Paul Krugman, autore di molti lavori sulle crisi che accompagnano la globalizzazione e premio nobel per l’economia nel 2008; l’economista indiano Prem Shankar Jha, che nel suo ponderoso Il caos prossimo venturo rivolge la sua attenzione a lui, oltre che a Fernand Braudel, Giovanni Arrighi, Eric Hobsbawm, Joseph Schumpeter, nella sua inquieta analisi del significato delle ricorrenti crisi finanziarie e politiche del mondo attuale globalizzato. Il pensiero di Karl Polanyi è stato fondamentale anche nell’avvio della Nuova Sociologia Economica, fondata da Mark Granovetter che riprende proprio il concetto polanyiano di embeddedness, di radicamento dell’economia nella società. Grazie a questi studi sono state analizzate molte forme di scambio “”non economico”” che avvengono nella nostra società contemporanea, come ad esempio il volontariato, le economie informali ecc. Note [modifica] 1.^ Oltre al lavoro curato con C. M. Arensberg e H. W. Pearson, Trade and Market in the Early Empires, Glencoe, 1957 e al postumo Dahomey and The Slave Trade: An Analysis of an Archaic Economy, in collaborazione con A. Rotstein, Seattle (Wash.), 1966, cfr. l’importante raccolta curata da G. Dalton, Primitive, Archaic, and Modern Economies: Essays of Karl Polanyi, Garden City (N.Y.), 1967. Bibliografia [modifica] La libertà in una società complessa (1922-1940), Bollati Boringhieri, Torino 1987. Europa 1937. Guerre esterne e guerre civili (1937), Donzelli, Roma 1995. Cronache della grande trasformazione (1937-38), Einaudi, Torino 1993. La grande trasformazione (1944), Einaudi, Torino 1974. Traffici e mercati negli antichi imperi. Le economie nella storia e nella teoria (1957), con Conrad M. Arensberg e Anne Pearson, Einaudi, Torino 1978. Il Dahomey e la tratta degli schiavi. Analisi di un’economia arcaica (1966), con Abraham Rotstein, Einaudi, Torino 1987. Economie primitive, arcaiche e moderne (1968), Einaudi, Torino 1980. La sussistenza dell’uomo. Il ruolo dell’economia nelle società antiche (1977), Einaudi, Torino 1983. Voci correlate [modifica]”,”TEOP-268″ “MARRAMAO Giacomo”,”Il politico e le trasformazioni. Critica del capitalismo e ideologie della crisi tra anni Venti e anni Trenta.”,”Giacomo Marramao (1946) ha studiato filosofia all’università di Firenze e sociologia e politologia all’università di Francoforte, dove ha svolto attività di ricerca dal 1971 al 1974 presso l’Institut für Politikwissenschaft. Tra i suoi lavori principali ricordiamo: Marxismo e revisionismo in Italia, Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre e la cura e introduzione di scritti di F. Pollock, W. Abendroth e A. Sohn-Rethel. Diversi suoi lavori sono tradotti in Germania e negli Stati Uniti. Attualmente insegna Filosofia della politica e Storia delle dottrine politiche presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. E’ redattore di Problemi del Socialismo. (1979) Nazionalbolscevismo (pag 83) “”Per afferrare la portata di questi sviluppi del dibattito sul destino del capitalismo occorrerà adesso innanzitutto esaminare le discriminanti interne al “”radicalismo di sinistra”” nella congiuntura – già in parte delineata attraverso la polemica tra Kautsky e Rosa Luxemburg – della seconda fase. In un volume del 1914 sullo sciopero politico Heinrich Laufenberg (12) – che più tardi diventerà, insieme a Wolffheim, ‘leader’ e teorico del “”nazionalboscevismo”” -, nel compiere un bilancio della ‘Massenstreikdebatte’ condotta dalla sinistra radicale, affermava che lo sciopero di massa era l’effetto organico di una determinata epoca sociale, caratterizzata dalla fase imperialistica del capitalismo. Ma se su questa affermazione generale, in cui erano usati come sinonimi “”imperialismo”” e “”attualità della rivoluzione””, si trovavano consenzienti tutti i ‘Linksradikalen’ (che proprio su di essa basarono la loro iniziale adesione a Lenin), non altrettanto può dirsi delle conseguenze che da essa venivano tratte in termini di analisi delle contraddizioni oggettive del capitalismo. In realtà i corollari di questo teorema erano ben lungi dall’essere scontati all’interno della sinistra mitteleuropea; e, come vedremo, non si omologheranno neppure nell’ambito dei ‘Linkskommunismus’, allorché si renderà organizzativamente autonomo, staccandosi dal Partito comunista. E’ significativo in tal senso; come già nella polemica che li vede accomunati contro Kautsky si profili una divaricazione tra la Luxemburg e Pannekoek”” (pag 83) La Prima guerra mondiale, Spd, Kautsky e la teoria dell’ ultraimperialismo “”In effetti nell’arco di anni 1912-1917, il motivo unificante tra la posizione di Lenin e quella dei “”radicali”” c’era, ed appariva, oltre che concreto, vistoso: esso riguardava cioè l’atteggiamento nei confronti della guerra imperialistica. Tra il 1911 e il 1914 Kautsky definisce e porta a compimento la sua concezione dell’ ultraimperialismo, riposante sulla presunta contraddizione tra capitale finanziario, che sarebbe il vero e proprio soggetto e protagonista della politica imperialistica, e capitale industriale, che avrebbe invece una vocazione innata alla distensione e alla coesistenza pacifica, potendosi espandere solo con un armonico allargamento dei mercati basato sul libero commercio: da quest’ultimo settore proverrebbero dunque per Kautsky le spinte positive all’intesa internazionale e alla pace. In base a questa analisi egli traeva la conclusione circa la possibilità di rompere il fronte borghese, promuovendo un’alleanza con i settori progressisti della borghesia, che erano appunto quelli che rappresentavano il capitale industriale (20). Ragion per cui, in seconda istanza, Kautsky prevedeva che, una volta battuto il militarismo nazionalista e imperialista, sostenuto dalla ‘clique’ di depredatori del capitale finanziario, vi sarebbe stato un passaggio dalla concorrenza inter-imperialistica (ossia da quella tensione conflittuale che rischia permanentemente di sfociare in guerra aperta) a una nuova forma di organizzazione internazionale della produzione capitalistica, che potremmo definire come una sorta di cartellizzazione degli Stati (21). Quando al Congresso di Chemnitz della SPD (1912) il presidente del partito Haase, Ledebour, Bernstein e lo stesso Liebknecht (che invece, il 2 dicembre 1915, assumerà una posizione radicale, rompendo la disciplina di partito con il voto personale contro il rinnovo dei crediti di guerra, e si procurerà in tal modo l’espulsione dal gruppo parlamentare) aderirono a questo punto di vista di Kautsky (il congresso, infatti, si concluse con una risoluzione a favore della pace, dell’intesa fra le nazioni, del disarmo e del libero commercio), Pannekoek – dimostrando notevole acutezza e lungimiranza politica – non esiterà a definire illusorie le speranze kautskiane e ribadirà che l’unica via d’uscita era quella della rivoluzione finale gestita in prima persona degli operai (22). In tal modo egli anticipava di tre anni la posizione di Karl Liebknecht, che definirà “”utopistica”” la lotta di Kautsky contro la “”tregua interna””, voluta dai maggioritari che avevano votato i crediti di guerra, per arrivare ad una pace senza annessioni e ad una situazione di maggiore agibilità democratica per il proletariato. La guerra diventa così il momento della verità nel confronto politico tra la linea moderata e opportunistica della socialdemocrazia e la linea rivoluzionaria, ed è quindi l’atteggiamento pratico nei confronti di essa a tracciare lo spartiacque tra destra riformista e ‘Linksradikalen'”” [Giacomo Marramao, Il politico e le trasformazioni. Critica del capitalismo e ideologie della crisi tra anni Venti e anni Trenta, Bari, 1979] [(20) Detto per inciso, questa posizione rappresentava una revisione totale (introdotta senza alcuna verifica o rimessa in discussione dei suoi precedenti postulati) dell’ipotesi della bipolarizzazione tendenziale della struttura di classe sostenuta da Kautsky stesso pochi anni prima in ‘Der Weg zur Macht’, 1909; (21) Per gli sviluppi della teoria kautskiana dell'””ultraimperialismo”” cfr. ‘Der erste Mai und der Kampf gegen den Militarismus’, in “”Die Neue Zeit””, Jg. XXX, 1911-1912, Bd. 2, pp. 107-8, e ‘Der Imperialismus’, ivi, Jg XXXII, 1913-1914, Bd 2, pp. 920-1; (22) Cfr. Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Spd’ 1912, Berlin 1912, p. 423] (pag 87-88) Saggi sulla teoria delle crisi e del crollo (Grossmann) (pag 97)”,”TEOC-667″ “MARRAMAO Giacomo”,”Il politico e le trasformazioni. Critica del capitalismo e ideologie della crisi tra anni Venti e anni Trenta.”,”Giacomo Marramao (1946) ha studiato filosofia all’università di Firenze e sociologia e politologia all’università di Francoforte, dove ha svolto attività di ricerca dal 1971 al 1974 presso l’Institut für Politikwissenschaft. Tra i suoi lavori principali ricordiamo: Marxismo e revisionismo in Italia, Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre e la cura e introduzione di scritti di F. Pollock, W. Abendroth e A. Sohn-Rethel. Diversi suoi lavori sono tradotti in Germania e negli Stati Uniti. Attualmente insegna Filosofia della politica e Storia delle dottrine politiche presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. É redattore di Problemi del Socialismo.”,”TEOC-050-FL” “MARRAMAO Giacomo”,”Tra bolscevismo e socialdemocrazia: Otto Bauer e la cultura politica dell’austromarxismo.”,”Le vicende della Opposizione di sinistra in Austria Opuscolo pubblicato da Bauer con lo pseudonimo di Heinrich Weber: ‘Die russische Revolution und das europäische Proletariat’, Wien, 1917 Austro-marxismo come esempio di contatti tra marxismo e grande cultura europea (pag 253) “”Prima dello scoppio del conflitto mondiale, l’opposizione di sinistra all’interno della socialdemocrazia austriaca poteva contare soltanto sul ristretto numero di militanti che si raccoglieva attorno al circolo «Karl Marx». Del circolo facevano parte, oltre a Friedrich Adler (il quale, nell’imminenza della guerra, aveva incominciato ad animare – in polemica con il padre Victor – un’intensa campagna contro la politica di tregua), Gabriele Proft, Robert Dannenberg, Marx Adler, Therese Schlesinger, Leopold Winarski, Anna Strömer-Hornik e Franz Koritsschoner (nipote di Rudolf Hilferding e futuro fondatore del partito comunista austriaco) (13). Tuttavia, come ricorderà molti anni più tardi Trostki nella sua autobiografia (14), fino al cosiddetto «congresso mancato» di Vienna (il congresso dell’Internazionale che avrebbe dovuto aver luogo nell’estate del 1914) le posizioni complessive del partito austriaco non si distinguevano in modo rilevante da quelle della socialdemocrazia tedesca (15). In effetti l’opposizione di sinistra incominciò ad assumere una chiara fisionomia soltanto nel corso del 1915, sotto l’impressione suscitata dal crollo della II Internazionale, dalla decisa opposizione di Karl Liebknecht al rinnovo dei crediti di guerra e dalla Conferenza di Zimmerwald. Il 3 dicembre dello stesso anno, la minoranza austriaca rendeva nota la propria adesione ai principi zimmerwaldiani con il ‘Manifesto degli internazionalisti d’Austria agli internazionalisti di tutti i paesi’ – che suscitò una notevole eco nel movimento operaio internazionale e venne riprodotto contemporaneamente su diversi giornali -, per ribadirla con forza l’anno successivo alla Reichskonferenz della socialdemocrazia austriaca (25-27 marzo 1916) (16). In questa occasione – nella quale la sinistra usciva per la prima volta allo scoperto con una piattaforma autonomamente definita – Friedrich Adler prese la parola contro la politica “”socialpatriottica”” perseguita dal padre (che ancora rimaneva il leader indiscusso del partito) e polemizzò violentemente con Karl Renner, la cui linea puntava a un recupero, entro un processo di «democratizzazione», della cornice plurinazionale dello Stato asburgico (17). Nonostante la portata dello sforzo, la Reichskonferenz si concluse per la sinistra con un insuccesso. E proprio da tale insuccesso, e dal naufragio dei successivi tentativi compiuti dalla sinistra con appelli rivolti all’indirizzo del partito e del Bureau socialista internazionale, Adler ne trasse il convincimento della necessità di un gesto clamoroso ed esemplare capace di infrangere la passività e la sclerosi di un partito che si era pericolosamente distaccato dalle masse in un momento in cui queste erano costrette a subire, accanto ai sacrifici provocati dalla guerra, il peso di una feroce repressione poliziesca. La vasta eco suscitata dal gesto di Adler nel movimento operaio internazionale, le innumerevoli polemiche che ne seguirono sul “”terrorismo politico”” e sulle condizioni di legittimità del ricorso ad esso in situazione critica, sono cose ormai fin troppo note e studiate perché occorra ancora soffermarvisi (18)”” (pag 244-245) [(13) Cfr. J. Braunthal, ‘Victor und Friedrich Adler. Zwei Generation Arbeiterbewegung’, Wien, 1965, pp. 218 sgg.; (14) Cfr. L. Trotsky, ‘La mia vita’, Milano, 1933, pp. 177 sgg.; (15) J. Braunthal, ‘Victor und Friedrich Adler. Zwei Generationen Arbeiterbewegung’, Wien, 1965, pp. 218 sgg.; (16) Cfr. Brügel, ‘Geschichte’, cit., pp.255 sgg.; (17) Cfr. R.A. Kann, Karl Renner (december 14. 1870 – december 31, 1950) in “”Journal of Modern History””, 1951, pp. 244 sgg; J., Hannak, ‘Karl Renner und seine Zeit’, Wien, 1965; (18) Si veda al riguardo Collotti, ‘Introduzione’, cit.]”,”MAUx-042″ “MARRAMAO Giacomo”,”Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre.”,”H. Weber pseudonimo di Otto Bauer (v. indice) Bibliografia; Saggio introduttivo; Testi e documenti.”,”MAUx-001-FC” “MARRAMAO Giacomo”,”Materialismo storico e filosofia della storia (a proposito di alcune lettere di Croce a Gentile).”,”Alcune lettere sulla divergenza tra Croce e Antonio Labriola (‘divergenza grande rispetto alla ‘forma scientifica’ e quindi alla ‘portata teorica’ della dottrina’ (Croce)) (pag 95) “”Il socialismo è la sola soluzione possibile “”nell’ipotesi del progresso””: il che non esclude la possibilità del regresso e della stazionarietà”” (pag 98, Marramao)”,”CROx-001-FB” “MARRAMAO Giacomo; testi e documenti di Otto BAUER Max ADLER Rudolf HILFERDING”,”Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre.”,”H. Weber pseudonimo di Otto Bauer Paul Sering pseudonimo di R. Lowenthal Richard Kern pseudonimo di R. Hilferding Giacomo Marramao è professore emerito dell’Università di Roma Tre, presso cui ha insegnato Filosofia teoretica e Filosofia politica. Dirige la Fondazione Basso ed è membro del Collège International de Philosophie di Parigi. Tra i suoi saggi: L’ordine disincantato (1985), Minima temporalia. Tempo, spazio, esperienza (1990, n. ed. 2005), Kairós. Apologia del tempo debito (1992, n. ed. 2005), Cielo e terra. Genealogia della secolarizzazione (1994) e Contro il potere. Filosofia e scrittura (2011). Presso Bollati Boringhieri sono usciti Dopo il Leviatano. Individuo e comunità (2000, n. ed. 2013), Potere e secolarizzazione. Le categorie del tempo (2005), Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione (2003, n. ed. 2009), premio Pozzale-Luigi Russo, La passione del presente. Breve lessico della modernità-mondo (2008) e L’esperimento del mondo. Mistica e filosofia nell’arte di Fabio Mauri (2018).”,”MGEK-002-FF” “MARRAMAO Giacomo”,”Marxismo e revisionismo in Italia. Dalla ‘Critica sociale’ al dibattito sul leninismo.”,”Eugenio Di Carlo (pag 205-206) “”La dialettica è la condizione (formale) dell’intelligibilità del reale: essa ha pertanto, «il valore di concezione, più che suggerita, richiesta dalla esperienza» (127). Dunque, né generalizzazione induttiva (Croce) né legge a priori (Gentile), ma «esigenza che scaturisce dall’esperienza stessa, la quale vuol essere compresa da noi»; ‘la forma’, cioè, «entro la quale soltanto può la materia dell’esperienza diventare intelligibile» (128). Ed ecco spuntare la questione se questa forma debba essere ritenuta una necessità a priori o a posteriori rispetto al reale. Il problema era stato agitato da Eugenio Di Carlo (lo stesso che avanzerà, nel ’36, le prime obiezioni alla traduzione mondolfiana delle ‘Tesi su Feuerbach’) in un articolo del 1916 su ‘La dialettica engelsiana’ (129), in cui, la definizione della dialettica come condizione e forma dell’intelligibilità del reale veniva rovesciata nell’altra (ad essa simmetrica): il reale, la storia, non sono intelligibili se non attraverso la dialettica. «L’idea del Mondolfo – scriveva – sembra a noi n1971]on colga esattamente il pensiero dell’Engels relativo alla dialettica; ché, anzi, con l’ìntento di dare un significato ancora più profondo alla dialettica engelsiana, lo annebbii» (130). Secondo Di Carlo, la dialettica non sarebbe tanto condizione di intelligibilità, ma piuttosto la legge secondo cui si muoverebbe la realtà tutta. Nell”Antidühring non si contrappone al vecchio sistema metafisico un altro sistema, ma si dà un’esposizione più o meno connessa (zusammenhängende) del nuovo metodo. Marx ed Engels avrebbero applicato la dialettica – alla storia come alla natura – nelle forma autentica, non nella forma mistificata di Hegel (come è detto chiaramente nel ‘Ludovico Feuerbach’. La dialettica è dunque divenire – ma non basta: essa ha una legge specifica del suo movimento. Questa legge è la negazione della negazione (Di Carlo, tra l’altro espone la dinamica di questa legge nei termini più ortodossamente hegeliani: la sintesi non è un puro e semplice ritorno alla semplicità del cominciamento, ecc. ecc.). Per quanto riguarda poi l’affermazione di Engels secondo la quale della vecchia filosofia resterebbero soltanto la logica e la dialettica, Di Carlo non condivide l’interpretazione del Gentile della «logica» come «logica reale» (nel senso hegeliano), che fa tutt’uno con la dialettica, sostenendo che essa va intesa piuttosto come «logica formale». Rispetto al rapporto dialettica-scienze, Di Carlo stabilisce un paragone tra la visione engelsiana e quella di Spencer, nel senso della comune affermazione di una legge generale, che unifica tra loro e dirige (filo conduttore) tutti i vari settori della conoscenza”” (pag 265-266) [(127) MSFE, p. 61; (128) Ivi, p. 63 (MFSE: Mondolfo, Il materialismo storico in Federico Engels, La Nuova Italia, 1952)] [Giacomo Marramao, Marxismo e revisionismo in Italia, dalla “”Critica sociale”” al dibattito sul leninismo, De Donato, Bari] La critica di Di Carlo a Marx. Da Trecc: DI CARLO, Eugenio. – Nacque a Palermo il 21 genn. 1882, da Salvatore e da Rosa Caravella. Laureato in filosofia, iniziò l’insegnamento all’università di Camerino come titolare della cattedra di filosofia del diritto nel 1919: di qui passò successivamente a Macerata, Messina, Perugia e finalmente a Palermo ove rimase in ruolo dal 1936 al 1952. Rivestì incarichi di notevole prestigio: fu presidente dell’Accademia di scienze, lettere e arti di Palermo, direttore del Circolo giuridico dal 1942 al 1969, preside della facoltà di giurisprudenza all’università di Palermo dal 1950 al 1957, membro effettivo per sei anni del Consiglio superiore delle accademie e biblioteche e del Consiglio superiore degli archivi di Stato, consigliere di amministrazione dell’Istituto Luigi Sturzo di Roma; fece parte infine della Consulta e in quell’assemblea partecipò alla redazione del progetto di statuto della regione siciliana. La posizione del D. rientra nell’ambito della tradizione cattolica, per la quale non esiste diritto che non sia diritto giusto e il diritto ingiusto è un “”non-diritto””. Evidenti sono quindi i richiami alle tematiche rosminiane (esaltazione della giustizia, l’innesto dei diritto sulla giustizia, giustizia come lume di ragione ecc.) e, in genere, a quell’atteggiamento aristotelico-tomistico (da ricordare il volume La filosofia giuridica e politica di s. Tommaso, Palermo 1945) riemerso nel pensiero giuridico italiano agli inizi del secolo, grazie ai contributi di F. B. Cicala, di G. Capograssi e, non ultimo, di F. Olgiati. Di qui il tentativo di restituire al diritto naturale il prestigio che gli compete e che taluni volevano negargli, e in questo il D. subì soprattutto l’influenza del Petrone, al quale dedicò un ampio saggio, L’opera filosofico-giuridica di Igino Petrone, in Saggi critici di filosofia del diritto, Palermo 1913, I, pp. 9-165. (….) Gli stessi criteri usò nello studio di Marx e del marxismo. Egli respinse la pretesa di considerare tutte le manifestazioni dello spirito meri fatti economici, pur riconoscendo l’importanza dell’ideale umano che, secondo Marx, vorrebbe moralizzare l’azione di classe promossa dal proletariato. La critica che il D. muove a Marx riguarda la nozione di homo oeconomicus in quanto ignora quei problemi che interessano la parte migliore dell’uomo stesso, il suo profondo bisogno di conoscere il perché delle cose, del mondo, della vita e della morte. La realtà non può quindi consistere solo nei rapporti di produzione e di scambio, ma vive in orizzonti più ampi e più liberi che superano gli angusti limiti delle concezioni materialistiche (Per l’interpretazione e la criticadi alcune dottrine del Marx e dell’Engels, Palermo 1914). Numerosi saggi dedicò il D. alla storia della sua isola, per dimostrare come nell’Ottocento non fosse rimasta estranea alla vita politica, sociale e culturale del resto d’Italia. Significativa in proposito la comunicazione da lui presentata al congresso siciliano di storia del Risorgimento, tenuto a Trapani nell’aprile del 1960, La letteratura in Sicilia nel periodo 1830-60, nella quale la tesi è dimostrata con abbondanti riferimenti e con numerosi esempi. Nel quadro di questi interessi risorgimentali si collocano le tante pagine da lui dedicate alle figure di Tommaseo, di Gioberti, di D’Azeglio, di Michele ed Emerico Amari, di Ventura, di altri personaggi dell’epoca. Di molti di essi il D. pubblicò lettere inedite che ne testimoniano l’opera patriottica e l’amore per la causa italiana. La concezione ch’egli ebbe della filosofia del diritto spiega il suo atteggiamento di fronte alla sociologia. Pur apprezzando i meriti di tale scienza, ch’egli definisce “”teoria della socialità, del sociale”” (La filosofia del diritto, p. 14), si oppose sempre all’identificazione e addirittura all’assorbimento in essa della filosofia del diritto. “”È estraneo alla sociologia la rivendicazione di ideali, giacché essa non è disciplina deontologica, ma disciplina che ha per oggetto la realtà sociale, ciò che è, non ciò che deve essere. La filosofia del diritto è propugnatrice di valori assoluti, quelli di giustizia: essa, quindi, non può essere sostituita dalla sociologia, che non implica valori ideali”” (ibid., pp. 16 s.). Appare facilmente, in conclusione, come il momento fondamentale dell’opera del D. è la convinzione che compito della filosofia del diritto sia quello di trattare “”del problema della giustizia, problema che a questa disciplina è sempre stato considerato come pertinente e che di essa disciplina è il problema precipuo, la sua ragion d’essere”” (ibid., p. 6). Mentre l’opera del giurista rimane circoscritta, “”essa non va per necessità di cose al di là di singole disposizioni”” (ibid., p. 38), il filosofo del diritto, potendo usufruire di criteri di valutazione, agisce e opera là dove il diritto positivo si ferma. Per questo l’azione della filosofia del diritto è indispensabile, per il D., in quanto il diritto positivo, se vuole ricercare la vera giustizia, deve necessariamente rifarsi ad essa: diversamente resta privo di sostegno e la sua giustificazione è solo e soltanto la forza (Forza e diritto, comunicazione tenuta alla Biblioteca filosofica di Palermo nelle sedute del 25 aprile e 2 maggio 1916, Palermo 1918). L’opera del D. è molto vasta: abbraccia problematiche non solo filosofiche, ma storiche, sociali, politiche, sociologiche e tutte le esamina alla luce dei principi di cui s’è detto. Ricevette numerose onorificenze, la qualifica di emerito e nel 1959 gli furono offerti due volumi di scritti, ai quali collaborarono estimatori ed amici, non solo italiani (Miscellanea di studi in onore di E. D., Trapani 1959). Il D. morì a Palermo il 19 genn. 1969. Tra gli scritti del D. vanno inoltre ricordati: Il diritto naturale secondo R. Ardigò e il positivismo italiano. Appunti critici, Palermo 1909; Dei nuovi metodi di interpretazione del diritto, ibid. 1919; I principî fondamentali della filosofia del diritto secondo il prof. Giovanni Gentile, in Il Circolo giuridico, LI (1920), pp. 7-17; Per la determinazione dei rapporti tra sociologia e filosofia del diritto, in Logos, III (1920), pp. 100-108; Intorno alla possibilità della filosofia del diritto, Palermo 1921; Una lettera inedita di V. Gioberti alp. L. Taparelli D’Azeglio, in Riv. di filosofia, XIV (1923), pp. 156-62; Diritto e forza, ibid., XVI (1925), pp. 33-38; Il diritto naturale nell’attuale fase del pensiero italiano, Perugia 1932; Lezioni di filosofia del diritto, Palermo 1937; Filosofia del diritto. La filosofia giuridica, sociale e politica di s. Tommaso d’Aquino, ibid. 1938; Filosofia del diritto, La filosofia del diritto nel suo svolgimento storico dai Greci fino a Kant incluso, ibid. 1939; Sostenitori e avversari del diritto naturale, in Il Circolo giuridico, n. s., XIII-XVII (1942-46), pp. 7-26; Ripresa antigiusnaturalistica, ibid., XXIX (1958), pp. 9-48; Dottrine, problemi e figure del Risorgimento italiano (Scritti vari), Palermo 1963. Bibl.: E. Brundy, L’idea del diritto nelle nuove correnti della filosofia giuridica in Italia, Napoli 1929, p. 187; G. Fassò, Sull’interpretazione di alcuni passi groziani, in Rivista internaz. di filosofia del diritto, IV (1951), pp. 753-61; G. D’Anna, Bibliografia di E. D., in Miscell. di studi in onore di E. D., Trapani 1959, pp. XVII-LXXX; E. Sciacca, Per una storia della cultura siciliana del Settecento, in Riv. intern. di filosofia del diritto, XXXIX (1962), pp. 661-73; G. Lumia, Diritto e società nel pensiero di E. D., in Studium, X (1962), pp. 738-48; A. Droetto, Istinto e ragione sociale in Grozio, in Riv. intern. di filosofia del diritto, XL (1963), pp. 586-607; R. Orecchia, La filosofia del diritto nelle università italiane. 1900-1965, Milano 1965, pp. 123-223 (con bibl.); G. D’Anna, E. D., in Rass. stor. del Risorg., LVI (1969), pp. 292 ss.”,”TEOC-021-FGB” “MARRAMAO Giacomo”,”Il politico e le trasformazioni. Critica del capitalismo e ideologie della crisi tra anni Venti e anni Trenta.”,”Giacomo Marramao (1946) ha studiato filosofia all’università di Firenze e sociologia e politologia all’università di Francoforte, dove ha svolto attività di ricerca dal 1971 al 1974 presso l’Institut für Politikwissenschaft. Tra i suoi lavori principali ricordiamo: Marxismo e revisionismo in Italia, Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre e la cura e introduzione di scritti di F. Pollock, W. Abendroth e A. Sohn-Rethel. Diversi suoi lavori sono tradotti in Germania e negli Stati Uniti. Attualmente insegna Filosofia della politica e Storia delle dottrine politiche presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. É redattore di Problemi del Socialismo. ‘Crollo o rivoluzione: una polemica tra Anton Pannekoek e Paul Mattick a proposito di Henryk Grossmann’ “”Protagonisti della polemica – che si svolge sulle colonne della «Rätekorrespondenz», l’organo teorico dei «comunisti dei consigli» – sono Anton Pannekoek e Paul Mattick. Nel suo intervento Pannekoek (34) rivolge a Grossmann – con maggiori pretese scientifico-economiche ma in modo assai meno articolato – una critica analoga a quella che Korsch aveva rivolto alla teoria della crisi nel suo complesso. Dopo aver preso le mosse dall’assunto che «la questione della necessità e inevitabilità del crollo capitalistico, e del modo in cui questo va inteso, è per la classe operaia, per la sua conoscenza e la sua tattica, la più importante di tutte le questioni» (35), finisce poi per affrontare il discorso di Grossmann con un approccio sostanzialmente esterno (36). Le critiche che Pannekoek rivolge a Grossmann sono in sostanza due: 1. quella di voler dedurre la fine del capitalismo «da un punto di vista puramente economico (‘rein wirtschftlich’)» (37), e quindi di concepire il crollo «indipendentemente dall’intervento umano» (38); 2. quella di ridurre la lotta di classe a un contesto «economicistico», di risolverla cioè nella lotta per il salario e la riduzione del tempo di lavoro (39). Egli veniva per questa via a liquidare in modo ancora più netto e radicale di Korsch, tutta la teoria del crollo, dalla Luxemburg a Grossmann, in quanto ancorata a una concezione deterministica e «borghese» della «necessità storica» (40). A ben guardare, però, Pannekoek poteva intanto rivolgere questa critica di «economicismo» a Grossmann, in quanto ‘era egli stesso legato a un concetto ristretto («borghese») di economia’. Su questo rilievo, per l’appunto, è imperniata l’importante anticritica di Mattick. Pannekoek, rileva Mattick, non è riuscito a cogliere il carattere ‘dialettico’ del procedimento di Grossmann, fondato su una base metodica schiettamente marxiana. Il metodo della critica dell’economia politica non mira alla descrizione storico-empirica dei processi reali, ma all’isolamento astrattivo (‘Isolierungsmethode’) di certi momenti fondamentali, in grado di definire l’insieme delle leggi di movimento della società capitalistica: «Neanche per Grossmann esistono problemi «puramente economici»; ciò non gli impedisce tuttavia, nella sua analisi della legge dell’accumulazione, di limitarsi ‘per ragioni metodiche’ alla definizione di presupposti puramente economici e di arrivare così a cogliere ‘teoricamente’ un punto-limite oggettivo del sistema. La ‘cognizione teorica’ che il sistema capitalistico deve, per le sue interne contraddizioni, andare necessariamente incontro al crollo ‘non induce affatto’ a ritenere che il ‘crollo reale’ sia un processo automatico, indipendente dagli uomini (41). Queste puntualizzazioni di Mattick sono di enorme importanza: non solo perché si oppongono a una tendenza generale del comunismo (e del socialismo) di sinistra, ma anche e soprattutto perché vanno, per l’ampiezza di respiro, al di là dei suoi ristretti confini teorico-politici e colgono, forse inconsapevolmente, una generale incapacità politica del marxismo europeo, riscontrabile nell’oscillazione tra una versione specultativa e una pragmatica del rapporto teoria-prassi”” (pag 133-134) [Giacomo Marramao, ‘Il politico e le trasformazioni. Critica del capitalismo e ideologie della crisi tra anni Venti e anni Trenta’, De Donato Editore, Bari, 1979] [(34) Cfr. Pannekoek, ‘Die Zusammerbruchstheorie des Kapitalismus’, in “”Rätekorrespondenz”” 1934, n. 1, ristampato in ‘Korsch-Mattick-Pannekoek, ‘Die Zusammerbruchstheorie des Kapitalismus oder revolutionäres Subjetkt’, cit., pp. 20 ss; (35) Ivi, p. 20; (36) Pannekoek ripropone acriticamente l’obiezione che è stata rivolta a Grossmann da molti “”economisti di professione””, quella cioè di aver condotto la propria dimostrazione dell’inevitabilità del crollo sulla base dello schema di Otto Bauer (cfr. ‘Die Akkumulation des Kapitals’, in ‘Die Neue Zeit’, XXXI, 1912-1913, pp. 831-38; pp. 862-74). L’obiezione avrebbe senso solo se Grossmann avesse veramente inteso dare una rappresentazione schematica del crollo. Ma di una tale rappresentazione Grossmann nega addirittura la possibilità. Il suo scopo era in realtà quello di dimostrare l’impossibilità di uno sviluppo armonico a partire dalle stesse premesse di Bauer (cfr. Grossmann, ‘Das Akkumulations- und Zusammenbruchsgesetz’ cit., p. 95). La stessa obiezione viene rivolta a H. Grossmann da Sweezy in ‘La teoria dello sviluppo capitalistico’, a cura di C. Napoleoni, Torino, 1970, pp. 247 ss. Sull’argomento si vedano anche le acute osservazioni di Roman Rosdolsky, ‘Zur Entstehungs-geschichte des Marxschen “”Kapital””‘, Frankfurt am-Wien 1968; trad. it. di B. Maffi, ‘Genesi e struttura del “”Capitale”” di Marx’, Bari, 1971, p. 521; (37) Pannekoek, op. cit., p. 28; (38) Ivi, p. 20; (39) Cfr. ivi, p. 29; (40) Ivi, p. 39; (41) P. Mattick, ‘Zur Marxschen Akkumulations- und Zusammenbruchstheorie’, in “”Rätecorrespondenz””, n. 4, ora in ‘Korsch-Mattick-Pannekoek’, op. cit., pp. 47-48]”,”TEOP-020-FSD” “MARRAMAO Giacomo”,”Dopo il Leviatano. Individuo e comunità.”,”Giacomo Marramao (1946) ha studiato filosofia all’università di Firenze e sociologia e politologia all’università di Francoforte, dove ha svolto attività di ricerca dal 1971 al 1974 presso l’Institut für Politikwissenschaft. Tra i suoi lavori principali ricordiamo: Marxismo e revisionismo in Italia, Austromarxismo e socialismo di sinistra fra le due guerre e la cura e introduzione di scritti di F. Pollock, W. Abendroth e A. Sohn-Rethel. Diversi suoi lavori sono tradotti in Germania e negli Stati Uniti. Attualmente insegna Filosofia della politica e Storia delle dottrine politiche presso l’Istituto universitario orientale di Napoli. É redattore di Problemi del Socialismo.”,”TEOP-114-FL” “MARRARO Howard R. a cura”,”L’unificazione italiana vista dai diplomatici statunitensi. Volume I (1838-1848). II Serie: Fonti. Vol. XLIX.”,”Howard Rosario Marraro (Regalbuto, 19 agosto 1897 – New York, 25 gennaio 1972) è stato uno storico italiano naturalizzato statunitense. Marraro emigrò negli Stati Uniti con la sua famiglia nel 1905 e si laureò in lettere e filosofia. Iniziò la sua carriera accademica come professore di lingua e cultura italiana alla Columbia University nel 1925 e mantenne questa posizione fino al 1965. Collaborò con l’Institute of International Education e con il Consolato Generale d’Italia. Marraro fu autore di numerosi volumi sulla letteratura italiana, la storia, la cultura e le relazioni con gli Stati Uniti. Ha anche scritto molti articoli su questi argomenti per Current History, il Political Science Quarterly, il Journal of Modern History e altre pubblicazioni. Nel 1973, un anno dopo la sua morte, venne istituito l’Howard R. Marraro Prize, organizzato ogni due anni dalla Modern Language Association, che viene assegnato ad un autore di un eccezionale libro o saggio accademico su qualsiasi fase della letteratura italiana o della letteratura comparata che coinvolga l’italiano123. (fonte copil)”,”RISG-046-FSL” “MARRARO Howard R. a cura”,”L’unificazione italiana vista dai diplomatici statunitensi. Volume II (1848-1853). II Serie: Fonti. Vol. XLI.”,”Howard Rosario Marraro (Regalbuto, 19 agosto 1897 – New York, 25 gennaio 1972) è stato uno storico italiano naturalizzato statunitense. Marraro emigrò negli Stati Uniti con la sua famiglia nel 1905 e si laureò in lettere e filosofia. Iniziò la sua carriera accademica come professore di lingua e cultura italiana alla Columbia University nel 1925 e mantenne questa posizione fino al 1965. Collaborò con l’Institute of International Education e con il Consolato Generale d’Italia. Marraro fu autore di numerosi volumi sulla letteratura italiana, la storia, la cultura e le relazioni con gli Stati Uniti. Ha anche scritto molti articoli su questi argomenti per Current History, il Political Science Quarterly, il Journal of Modern History e altre pubblicazioni. Nel 1973, un anno dopo la sua morte, venne istituito l’Howard R. Marraro Prize, organizzato ogni due anni dalla Modern Language Association, che viene assegnato ad un autore di un eccezionale libro o saggio accademico su qualsiasi fase della letteratura italiana o della letteratura comparata che coinvolga l’italiano123. (fonte copil)”,”RISG-048-FSL” “MARRARO Howard R. a cura”,”L’unificazione italiana vista dai diplomatici statunitensi. Volume III (1853-1861). II Serie: Fonti. Vol. LVII”,”Howard Rosario Marraro (Regalbuto, 19 agosto 1897 – New York, 25 gennaio 1972) è stato uno storico italiano naturalizzato statunitense. Marraro emigrò negli Stati Uniti con la sua famiglia nel 1905 e si laureò in lettere e filosofia. Iniziò la sua carriera accademica come professore di lingua e cultura italiana alla Columbia University nel 1925 e mantenne questa posizione fino al 1965. Collaborò con l’Institute of International Education e con il Consolato Generale d’Italia. Marraro fu autore di numerosi volumi sulla letteratura italiana, la storia, la cultura e le relazioni con gli Stati Uniti. Ha anche scritto molti articoli su questi argomenti per Current History, il Political Science Quarterly, il Journal of Modern History e altre pubblicazioni. Nel 1973, un anno dopo la sua morte, venne istituito l’Howard R. Marraro Prize, organizzato ogni due anni dalla Modern Language Association, che viene assegnato ad un autore di un eccezionale libro o saggio accademico su qualsiasi fase della letteratura italiana o della letteratura comparata che coinvolga l’italiano123. (fonte copil)”,”RISG-054-FSL” “MARRARO Howard R. a cura”,”L’unificazione italiana vista dai diplomatici statunitensi. Volume IV (1861-1866). II Serie: Fonti. Vol. LXII”,”Howard Rosario Marraro (Regalbuto, 19 agosto 1897 – New York, 25 gennaio 1972) è stato uno storico italiano naturalizzato statunitense. Marraro emigrò negli Stati Uniti con la sua famiglia nel 1905 e si laureò in lettere e filosofia. Iniziò la sua carriera accademica come professore di lingua e cultura italiana alla Columbia University nel 1925 e mantenne questa posizione fino al 1965. Collaborò con l’Institute of International Education e con il Consolato Generale d’Italia. Marraro fu autore di numerosi volumi sulla letteratura italiana, la storia, la cultura e le relazioni con gli Stati Uniti. Ha anche scritto molti articoli su questi argomenti per Current History, il Political Science Quarterly, il Journal of Modern History e altre pubblicazioni. Nel 1973, un anno dopo la sua morte, venne istituito l’Howard R. Marraro Prize, organizzato ogni due anni dalla Modern Language Association, che viene assegnato ad un autore di un eccezionale libro o saggio accademico su qualsiasi fase della letteratura italiana o della letteratura comparata che coinvolga l’italiano123. (fonte copil)”,”RISG-059-FSL” “MARRIL Jean-Marc”,”L’offensive à outrance: une doctrine unanimement partagée per les grandes puissances militaires en 1914. [The all-out offensive: A doctrine shared unanimously by the great military powers in 1914]”,”Il primato dell’offensiva sulla difensiva e l’influenza decisiva del tenente colonnello De Grandmaison sul pensiero francese (pag 3)”,”QMIP-280″ “MARRO Anthony”,”John Spargo, 1876-1966. The socialist founder of the Bennington Museums: activist, muckraker, and ‘a man of many feuds’.”,” Bennington Museum 75 Main Street Bennington, VT 05201 Main Telephone 802 447-1571 FAX 802-442-8305 “”But by the time, Spargo and the Socialist Party already were on a collision course. The reason was the start of the war. Many of the union workers in the party were German, who opposed American involvement in the war, as did the party itself, which took an inflexible anti-war position. Spargo argued that Germany’s invasion of Belgium was a crime against socialist principles, and the in opposing American involvement in the war the party was losing touch with American life”” (pag 13)”,”MUSx-001-FGB” “MARROCU Luciano”,”Il salotto della signora Webb. Una donna nel socialismo inglese.”,”Beatrice POTTER, volto privato e studi, dalla ‘permeazione’ alla propaganda, nuovi orizzonti fabiani, 1° GM, ingegneri della città futura, esperimento laburista, vita in campagna, nella terra di Whitehall, ultima crociata, 2° GM.”,”MUKx-041″ “MARROCU Luciano”,”La sonnambula. L’Italia nel Novecento.”,”Luciano Marrocu, insegna Storia contemporanea all’Università di Cagliari, dopo aver insegnato all’Università La Sapienza di Roma. E’ autore di saggi sul laburismo britannico (tra cui ‘Il salotto della signora Webb’, 1992), sulla Sardegna contemporanea e di una serie di gialli ambientati negli anni del fascismo. La guerra subalterna. (L’Italia nella Seconda guerra mondiale) Sino ad allora, nel corso della guerra, i britannici non avevano mai vinto una battaglia importante contro i tedeschi. El Alamein decise le sorti della guerra nel teatro del Mediterraneo “”Mentre in Russia si consumava il dramma dell’Armir, anche nel Nord Africa la guerra degli italiani era a una svolta decisiva. Rommel aveva il comando anche delle divisioni italiane, per cui erano sue le vittorie, sua l’avanzata verso est, sua la conquista di Tobruk e poi di Marsa Matruh. L’esito della campagna d’Africa fu deciso a El Alamein, in Egitto, circa cento chilometri a ovest di Alessandria. Mentre Rommel predominava nella guerra di movimento, Bernard Law Montgomery, comandante delle truppe britanniche, puntava tutto su preparazione e organizzazione. A Churchill, impaziente di attaccare per vendicare la sconfitta di Tobruk, disse che non era nel suo stile buttarsi allo sbaraglio. Così impiegò tutto il tempo che ritenne necessario ad addestrare gli uomini al combattimento notturno e all’uso dei nuovi carri armati Sherman, appena sbarcati a Suez dagli Stati Uniti. Il 23 ottobre i fanti britannici mossero all’attacco su sessanta chilometri di fronte, protetti dal più massiccio ‘barrage’ d’artiglieria di tutta la seconda guerra mondiale. La battaglia durò dodici giorni (esattamente quelli che Montgomery aveva previsto) e si concluse con la vittoria dei britannici che costrinsero l’armata italo-tedesca a ripiegare con i pochissimi mezzi rimasti. Si avverò un’altra previsione di Montgomery, che la battaglia non avrebbe prodotto importanti movimenti delle unità in campo ma che sarebbe stato decisivo l’esito dell’impatto frontale delle due armate. Sino ad allora, nel corso della guerra, i britannici non avevano mai vinto una battaglia importante contro i tedeschi. El Alamein decise le sorti della guerra nel teatro del Mediterraneo: non solo bloccò in maniera definitiva ogni progetto italo-tedesco di arrivare a Suez ma facilitò gli sbarchi anglo-americani nel Nord Africa francese. La campagna d’Africa si chiuse con l’inseguimento da parte dell’Ottava armata di Montgomery delle truppe italiane e tedesche che, attaccate anche da ovest, nel maggio del 1943 si arresero”” (pag 215-216)”,”ITAS-228″ “MARROCU Luciano”,”Laburismo e trade unions. L’evoluzione del movimento operaio in Gran Bretagna, 1867-1926.”,”Luciano Marrocu, nato a Guspini (Cagliari) nel 1948, si è laureato in Filosofia con una tesi sl socialismo italiano durante la Prima guerra mondiale. E’ autore di saggi sulla società sarda dell’Ottocento e Novecento. Si occupa dell’organizzazione laburista in Gran Bretagna negli anni 1920-1940 (1981). Cita il volume di W. Kendall, ‘The Revolutionary Movement in Britain 1900-21’, London, Weidenfeld and Nicolson, 1969 (esaurito) Oggi (2021): Luciano Marrocu insegna Storia contemporanea all’Università di Cagliari, dopo aver insegnato all’Università La Sapienza di Roma. È autore di saggi sul laburismo britannico, tra cui ll salotto della signora Webb (1992), sulla Sardegna contemporanea e di una serie di gialli ambientati negli anni del fascismo.”,”MUKx-212″ “MARROCU Luciano”,”Laburismo e trade unions. L’evoluzione del movimento operaio in Gran Bretagna, 1867-1926.”,”Sindacalismo e parlamentarismo. “”I gruppi operai più organizzati si associarono alle battaglie elettorali e al programma politico del Partito liberale. Sotto ilsuo patrocinio, a partire dagli anni Settanta, alcuni dei ‘leaders’ più prestigiosi delle ‘trade unions’ entrarono nella Camera dei Comuni, limitando solitamente i propri interventi ai temi di carattere sindacale. La supina accettazione che mostrarono nei confronti delle regole scritte e non scritte, dei miti e dei cerimoniali dell’assemblea parlamentare – nella definizione di uno di loro «il miglior club di Londra» – divenne proverbiale. La costruzione di un programma politico operaio fu certamente al di fuori delle loro intenzioni. In questa situazione le estensioni del suffragio elettorale del 1867 e del 1884, pur dense di implicazioni per il futuro, non provocarono nell’immediato clamorose novità, favorendo, piuttosto che una rappresentanza autonoma dei nuovi elettori, il rafforzamento di gruppi sociali e forze politiche (soprattutto il partito gladstonniano) già consolidati”” (pag 17) Libro citato nelle note: – D. Kynaston, ‘King Labour. The British Working Class, 1850-1914’, London, 1970″,”MUKx-003-FV” “MARROCU Luciano”,”Il salotto della signora Webb. Una donna nel socialismo inglese.”,”Beatrice Webb nata Potter, saggista, organizzatrice di opinioni e di battaglie per progressi sociali, antisignana quasi del welfare state, è una delle più notevoli personalità nella scena politica e intellettuale inglese. Luciano Marrocu è ricercatore presso il Dipartimento di studi storici nell’Università di Roma La Sapienza.”,”BIOx-079-FL” “MARROCU Luciano”,”Da Mosca a Livorno. Alle origini del Partito comunista italiano.”,”Luciano Marrocu ha insegnato Storia contemporanea alla Sapienza di Roma e all’Univ. degli Studi di Cagliari. Ha pubblicato vari libri di storia: ‘Il salotto della signora Webb’, ‘La sonnambula. L’Italia nel Novecento’, ‘Storia popolare dei sardi e della Sardegna’ (2021). Il giovane Bordiga a Napoli “”Sono due gli esponenti del Psi che nel 1917, pur in condizioni personali particolarmente difficili, emergono per personalità e iniziativa. Uno è il direttore dell’ ‘Avanti!’ Giacinto Menotti Serrati che, nell’agosto del 1917, durante i moti torinesi per la mancanza di pane, è stato arrestato e trasferito alle Carceri Nuove (…). Il secondo è Amadeo Bordiga: richiamato nel 1915, potrà seguire l’attività politica in maniera intermittente ma solo alla fine del 1917 verrà definitivamente esonerato per “”grave miopia””. Suo padre Oreste Bordiga è un importante studioso di Economia agraria, materia di cui è titolare presso la Scuola superiore di agricoltura di Portici. L’esponente più note della famiglia della Madre, Zaira Amidei, è il nonno Ottavio, che sconfessa la tradizionale lealtà della sua famiglia al pontefice gettandosi, appena ventenne, nelle lotte risorgimentali per poi diventare, negli ultimi decenni dell’Ottocento, un importante esponente della sinistra parlamentare. Lo zio paterno, Giovanni, professore di Geometria analitica presso l’Università di Padova, è anche lui esponente della sinistra risorgimentale e democratica. Nel 1910, prima di laurearsi in Ingegneria, si iscrive al Partito socialista italiano. Colpisce come la forma specifica del suo socialismo sia da subito lontanissima dalle tradizioni democratiche di cui si è nutrito in ambito familiare. Così come sarà per il Bordiga maturo, per il giovane Bordiga la democrazia parlamentare altro non è se non la finzione attraverso cui la borghesia maschera il suo dominio di classe. La sua interpretazione del marxismo si presenta come quasi antitetica rispetto a quella, dialettica e hegeliana, del suo concittadino, il filosofo Antonio Labriola. Le sue prime battaglie all’interno del socialismo napoletano sono contro le “”infiltrazioni”” borghesi e massoniche e contro il “”blocchismo””: la tendenza cioè a sacrificare tutto all’alleanza con le forze laiche e democratiche, in una chiave che riprende, soprattutto nel linguaggio, la recente tradizione democratico-mazziniana (De Clementi, 1971, p. 15). Sino allo scoppio della guerra, l’azione di Bordiga si è svolta nell’ambito del socialismo napoletano. Acquista una precisa dimensione nazionale solo nell’estate del 1917, nel momento in cui svolge un ruolo di primo piano nella formazione della cosiddetta “”intransigente rivoluzionaria””: dei quattro comitati provinciali con cui si articola la frazione, uno è a Napoli. La frazione, che in qualche modo già esiste nei rapporti intrattenuti da diverse sezioni in vista di un prossimo congresso nazionale, si “”istituzionalizza”” attraverso la riunione che si tiene a Firenze tra il 24 e il 27 luglio (esattamente negli stessi giorni si riunisce a Firenze la Direzione nazionale del partito). Il congresso nazionale che si sarebbe dovuto tenere a fine anno è stato rimandato, per cui la riunione può fungere come un parzialissimo sostituto. Questa concentrazione di socialisti non può sfuggire agli organi di polizia, che registrano la partecipazione di una “”cinquantina di estremisti””. Suona estremista, in effetti la circolare della frazione, partita da Firenze il 23 agosto 1917. Vi si sostiene che il Psi deve «seguire e guidare le agitazioni che abbiano contenuto rivoluzionario per coordinarle e condurle al fine di imporre la pace immediata e proseguire la lotta contro tutte le istituzioni borghesi, non solo sul terreno politico, ma anche per mezzo delle forme socialistiche della espropriazione capitalistica» (ivi, p. 49). È un testo che guarda lontano, già sentendo l’influenza di quanto è successo in febbraio in Russia. (…) È Firenze, in questo momento, il centro da cui si irradia l'””intransigentismo””, che è anche espressione di una tradizione con radici profonde nel socialismo italiano. Esponente di questa tradizione è Egidio Gennari, un professore che dopo aver insegnato nei licei di diverse città italiane, nel 1911 si è stabilito a Firenze, dove l’anno dopo è diventato segretario della sezione locale del Psi. Dal 1915 dirige “”La Difesa””, organo della sezione che a partire dal 1917 diffonde le tesi degli “”intransigenti””. All’attacco aperto a Turati, Gennari giunge solo nel 1917: precedentemente, pur collocandosi nel partito all’estrema sinistra, ha sempre mostrato rispetto per i riformisti che considera una delle radici più vere e profonde del socialismo italiano (Sircana, 2000). (…) Solo ‘ex post’ la riunione di Firenze del 18 novembre 1917 può figurare come il capitolo iniziale della vicenda che porta alla nascita del Partito comunista. Sono due i soggetti che la convocano: il comitato esecutivo della frazione intransigente rivoluzionaria, da Firenze; la Direzione del partito con una lettera a firma di Lazzari, da Roma. C’è un elemento di ambiguità in tutto questo, che emerge soprattutto nel messaggio di Lazzari. Il quale scrive: «La direzione ha espresso di voler un giudizio (…) ai componenti la frazione che la mandarono a reggere le sorti del nostro partito» (Spriano, 1972, p. 455). Lazzari confondo (o finge di confondere) la nuova frazione che si è formata pochi mesi prima con la corrente intransigente che vincendo il congresso di Ancona nel 1914 lo ha portato alla segreteria”” (pag 47-50) [Luciano Marrocu, ‘Da Mosca a Livorno. Alle origini del Partito comunista italiano’, Carocci editore, Roma, 2024]”,”MITC-163″ “MARROLLO Stefano”,”Fotocronaca di una lotta, 20 gennaio – 23 maggio 1955. 123 giorni di sciopero contro la ‘libera scelta’ di Scelba e Tambroni.”,”MARROLLO Stefano nato a Genova nel 1927, portuale della Compagnia Lavoratori Ramo Industriale, categoria “”picchettino””. Nel 1954 è Vice Console e rieletto sino al 1962 per quattro bienni successivi. Nel 1962 passa al Sindacato e fa parte della segreteria provinciale dei Portuail. Nel 1966 è nominato segretario dei portuali genovesi FILP-CGIL sino al 1976. Dal 1962 al 1964 è Consigliere provinciale del PCI. Più tardi sarà assessore comunale PCI.”,”MITT-388″ “MARROLLO Stefano”,”Fotocronaca di una lotta, 20 gennaio – 23 maggio 1955. 123 giorni di sciopero contro la ‘libera scelta’ di Scelba e Tambroni.”,”Stefano Marrollo nato a Genova nel 1927, portuale della Compagnia Lavoratori Ramo Industriale, categoria “”picchettino””. Nel 1954 è Vice Console e rieletto sino al 1962 per quattro bienni successivi. Nel 1962 passa al Sindacato e fa parte della segreteria provinciale dei Portuail. Nel 1966 è nominato segretario dei portuali genovesi FILP-CGIL sino al 1976. Dal 1962 al 1964 è Consigliere provinciale del PCI. Più tardi sarà assessore comunale PCI.”,”LIGU-002-FER” “MARRONE Antonella SANSONETTI Piero”,”Né un uomo né un soldo. Una cronaca del pacifismo italiano del Novecento.”,”La MARRONE è giornalista de l’ Unità (si occupa di no-profit, terzo settore), ha seguito l’ evolversi del movimento dei no-global. Piero SANSONETTI, romano (sempre de l’ Unità) è stato corrispondente da New York per il giornale. Oggi si occupa di politica e di esteri. “”E’ un testo molto impegnativo che in gran parte si ispira all’ ultima enciclica scritta da Giovanni XXIII nell’ aprile del ’63, appena due mesi prima di morire. La famosissima Pacem in terris. E’ il testo più “”pacifista”” mai prodotto dalla Chiesa cattolica in tutta la sua storia. Dichiara l’ illegittimità di ogni tipo di guerra (tranne quella puramente difensiva, che comunque giudica un male, seppure talvolta inevitabile, e per la quale indica dei limiti, come il divieto di uccidere i civili e di usare armi devastanti). La Pacem in terris lega il concetto di pace a quello di giustizia sociale””. (pag 106-107)”,”TEMx-029″ “MARRONE Romualdo”,”Le strade di Napoli. Una lunga e affascinante passeggiata per le vie della città, alla scoperta di storie, tradizioni e curiosità del passato. Volume primo.”,”Romualdo Marrone è stato giornalista pubblicista, scrittore e critico letterario, e direttore editoriale di Napoli Oggi. Ha collaborato con Il Mattino di Napoli e con la RAI.”,”ITAS-079-FL” “MARRONE Romualdo”,”Le strade di Napoli. Una lunga e affascinante passeggiata per le vie della città, alla scoperta di storie, tradizioni e curiosità del passato. Volume secondo.”,”Romualdo Marrone è stato giornalista pubblicista, scrittore e critico letterario, e direttore editoriale di Napoli Oggi. Ha collaborato con Il Mattino di Napoli e con la RAI.”,”ITAS-080-FL” “MARRONI Carlo”,”Le mani sul Vaticano.”,”Nato a Siena nel 1961, Carlo Marroni vive a Roma. E’ giornalista di formazione economica e finanziaria, da alcuni anni è il vaticanista del Sole 24 Ore.”,”RELC-377″ “MARRONI Michela”,”Eleanor Marx. Traduttrice vittoriana e militante ribelle.”,”Michela Marroni è Professore Associato di Lingua inglese presso l’Università degli Studi della Tuscia, Viterbo. Ha pubblicato tra l’altro ‘John Ruskin: ricerca estetica e mito di Venezia’ (2007) e ha scritto saggi sulla storia della traduzione in Inghilterra, articoli sulla letteratura vittoriana e sulla cultura inglese del Novecento. “”Nella casa di Soho, punto di incontro di intellettuali socialisti e di esuli ansiosi di conoscere gli autori del ‘Manifesto del Partito Comunista’, nella vita quotidiana si incrociavano più personalità, più lingue e più modi di pensare. Non è un caso che, nel 1870, Engels decise di trasferirsi definitivamente a Londra (nella zona di Primrose Hill, a nord della metropoli) con il preciso intento di poter frequentare con assiduità Marx e la sua famiglia. Ed Engels prese a cuore anche la formazione di Tussy, determinato a fornirle un’istruzione eterodossa, non improntata alla tradizione educativa vittoriana. Un discorso, questo, che l’illustre mentore aveva avviato l’anno prima, nell’estate del 1869, quando aveva ospitato a Manchester l’allora quattordicenne Eleanor (…). In verità, la ragazza era stata a Manchester già nel maggio 1868 insieme con il padre: in quella occasione la compagna di Engels, Lizzie Burns, le fece conoscere, insieme alla Manchester dei quartieri più degradati, anche quella dei cotonifici e del mondo operaio che Elizabeth Gaskell aveva descritto con grande realismo nel romanzo industriale ‘Mary Barton’ (1848) (11) che, per pura coincidenza, era stato dato alle stampe lo stesso anno del ‘Manifesto’. Insomma, Eleanor, divenne una presenza pienamente accolta in casa Engels dove, fra l’altro, strinse amicizia con la piccola Mary Ellen, la nipote di Lizzie Burns. Comunque sia, va detto che l’estate del 1869 vide Engels del tutto coinvolto nell’istruzione della sua giovane ospite (….) (12). Appare evidente come il soggiorno irlandese () avesse mostrato alla ragazza un aspetto dell’Impero britannico di cui non era a conoscenza: aveva visto con i suoi occhi la realtà di un popolo oppresso, aveva osservato e compreso che la Monarchia non riservava attenzione alcuna, se non in negativo, a una nazione così vicina eppure così lontana. Aveva toccato con mano le nefaste conseguenze della grande carestia del 1848, con circa tre milioni di irlandesi morti di stenti. Non solo, ma aveva anche saputo dell’esistenza di un movimento feniano che, di fronte alla sordità del Parlamento di Londra, aveva adottato metodi sempre più violenti nella lotta contro l’oppressore britannico (13). Di qui il desiderio di Tussy, sostenuto in modo convinto e appassionato, di partecipare alla manifestazione di Hyde Park insieme alla famiglia. Quello di Eleanor era un atteggiamento che già rivelava una personalità ben definita. E, infatti, si muoveva sulla base di una sensibilità sociale che, inevitabilmente, la spinse a definire un rapporto con gli altri in termini politici. In breve, forte delle sue convinzioni immaginava se stessa come parte di una rivoluzione che presto avrebbe interessato la società intera. Per di più, l’ideale rivoluzionario si soprapponeva alla parità di genere che, dall’ottica del suo femminismo consapevole, non poteva non significare che le donne sarebbero state le nuove protagoniste sulla scena della storia. Un nuovo capitolo della vita di Eleanor Marx ebbe inizio con l’entrata in scena di Hippolyte Prosper Olivier Lissagaray, un intellettuale francese di origine basca che era stato in prima linea durante l’autogoverno della ‘Commune’ parigina, mostrando temperamento, coraggio e coerenza politica”” (pag 13-14) [Michela Marroni, Eleanor Marx. Traduttrice vittoriana e militante ribelle’, Edizioni ETS, Pisa, 2021] [(11) Sull’importanza sociologica del romanzo gaskelliano, si veda S. Heffer, ‘High Minds: The Vittorians and the Birth of Modern Britain’, London, Windmill Books, 2014, pp. 115-116 (…); (12) C. Tsuzuki, The life of Eleanor Marx, 1855-1898: A Socialist Tragedy’, Oxford, Clarendon Press – Oxford Univ. Press., 1967, pp: 24-25; (13) Il movimento feniano era in realtà una società segreta che si poneva come obiettivo primario l’indipendenza dell’Irlanda. Dopo la carestia circa due milioni di irlandesi emigrarono negli Stati Uniti. Perciò non può destare meraviglia che la società fosse fondata nel 1858 a Chicago da J. O’Mahon con un programma nazionalistico e repubblicano. Il nome richiamava gli antichi “”fiana””, guerrieri gaelici dei tempi dell’eroe leggendario Finn Mac Cumhail. Diffusa soprattutto tra gli irlandesi emigrati negli Stati Uniti, l’associazione fece sovente ricorso alla violenza, inclusi una serie di atti di terrorismo. Operò in Irlanda, in Inghilterra e in Canada (che era un ‘dominion’ inglese), finché la repressione attuata dagli inglesi a partire dal 1870 non disperse il movimento. Verso la fine del diciannovesimo secolo i feniani persero ogni forza organizzativa fino a scomparire del tutto. Come indicano gli storici, la maggioranza dei suoi membri confluirono allora nel Sinn Fein. Su tema si rinvia a M.G. Walker, ‘The Fenian Movement, Colorad Springs, CO, Ralph Myles Publisher, 1969] [() In settembre Engels, accompagnato da Lizzie e Tussy, fece un breve viaggio a Dublino, Killarney e Cork, ndr, v. cit. p. 13]”,”MADS-808″ “MARROU H.I.”,”Histoire de l’ éducation dans l’ antiquité.”,”Il mondo romano è bilingue (pag 345) La scuola in età tardo romana. I giovani studenti scapestrati. “”Più tardi, nel IV° secolo, sembra che si manifesti una tendenza alla concentrazione dell’ insegnamento superiore; almeno un certo numero di centri di studio emergono allora in primo piano: Alessandria, Beirut (per il diritto romano), Antiochia, Costantinopoli, la nuova capitale, e, sicuramente, sempre Atene. Si suole definirle con la parola “”Università”” ed essa non è troppo anacronica. L’afflusso di un grande numero di studenti, venuti a volte da province lontane, vi crea un’ atmosfera caratteristica da Quartiere Latino: è tutta una gioventù, turbolenta e indisciplinata, al punto da preoccupare la polizia imperiale e il legislatore; senza preoccupazioni e qualche volta frivola: perde il suo tempo a giocare alla palla, si appassiona alle corse dei cavalli e altri spettacoli, combina cattivi scherzi (…)””. (pag 295)”,”STAx-162″ “MARROU Henri-Irénée”,”La conoscenza storica.”,”H.I. Marrou è nato a Marsiglia il 12 novembre 1904. Ha studiato all’Ecole Normale Superieure di Parigi e all’Ecole Française di Roma. Ha insegnato a Napoli e al Cairo. E’ stato professore di storia antica a Montpellier e a Lione. In seguito ha insegnato a Parigi.”,”STOx-001-FRR” “MARROU Henri-Irénée”,”La conoscenza storica.”,”Henri-Irénéè Marrou è nato a Marsiglia il 12novembre 1904. Ha studiato all’École Normale Supérieure di Parigi e all’École Française di Roma. Ha insegnato a Napoli (1932-45) e al Cairo (1937-38), è stato professore di storia antica a Montpellier (1940-41) e a Lione (1941-45). Dalla fine della guerra insegna a Parigi.”,”STOx-098-FL” “MARSAL Juan Francisco, testo di”,”La sociologia.”,”””Le interpretazioni di Oscar Lewis furono tuttavia divergenti da quelle di Robert Redfield; il dibattito che seguì è diventato una “”celebre controversia”” della ricerca sociale moderna. E’ proprio muovendo da essa che Lewis elaborò la sua teoria sulla “”cultura della povertà”” e sulle “”sottoculture””, che, secondo lui, sono una caratteristica dei gruppi più diseredati dalla popolazione.”” (pag 94) “”Dall’ epoca in cui Oscar Lewis pubblicava i risultati della sua inchiesta, la situazione non è affatto migliorata in numerosi paesi sottosviluppati, i quali continuano a soffrire di quella povertà cronica che non si deve assolutamente confondere con la miseria transitoria che le popolazioni dei paesi occidentali hanno conosciuto in certi periodi della loro storia, nei periodi di crisi economica, come ad esempio nel 1929 gli Stati uniti; (…)”” (pag 95) “”Una situazione simile ha come conseguenza che la gente più povera è priva di qualsiasi coscienza di classe (Lenin vi ha insistito in maniera particolare, a proposito del lumpenproletariat); la classe operaia deve godere di un certo sviluppo dei suoi mezzi di esistenza perché incominci a prendere coscienza di se stessa e ad organizzarsi per una efficace lotta di classe. Oscar Lewis ha riconosciuto anche che soltanto la coscienza di classe è in grado di lottare efficacemente contro il fatalismo e contro la muta disperazione impliciti nella “”cultura della povertà””. (pag 95)”,”TEOS-099″ “MARSALEK Hans”,”Mauthausen.”,”Superamento dei contrasti nazionali e resistenza grazie alla solidarietà (pag 219-220) “”Nel dare inizio a questa parte della storia del campo di concentramento di Mauthausen occorre ricordare che qualsiasi attività politica, qualunque diffusione di notizie, ogni specie di solidarietà organizzata e persino ogni conversazione politica a Mauthausen comportavano la pena di morte. Contro una organizzazione della resistenza che abbracciasse molti detenuti, nel campo di Mauthausen si ergevano, tra gli altri, i seguenti ostacoli: Il terrorismo barbarico delle SS; I detenuti funzionari criminali; la brevissima durata della vita dei detenuti; la lotta spietata per la sopravvivenza; per molti, almeno dal 1939 al 1944, la mancanza di qualsiasi speranza, con suoi effetti paralizzanti; l’isolamento assoluto di molti gruppi di detenuti; la forza tradizionale dei contrasti nazionali. La maggior parte dell’«auto-amministrazione» del campo di concentramento costituita da detenuti comuni, è stata per anni una lunga mano del sistema terroristico delle SS. Almeno fino alla primavera del 1944 la struttura di questa amministrazione e i suoi compiti erano determinati unicamente dalle SS del Comando, che applicavano la vecchia regola tattica del «divide et impera» sia nei confronti dell’insieme dei detenuti e di certi gruppi nazionali (1), sia nei confronti degli stessi detenuti funzionari. Quando le SS divisero i detenuti in due categorie, considerando inferiore quella dei prigionieri di guerra sovietici (1941-1943) e degli ebrei (1940-1943) e superiore quella dei tedeschi (austriaci compresi) e in parte dei lussemburghesi, degli spagnoli e dei céchi, nella gerarchia dei funzionari i segretari e i capi-campo nonché i kapò della grandi unità lavorative vennero a trovarsi in una posizione più elevata, mentre caddero più in basso i portinai, gli inservienti delle camerate e i portatori di vitto, che le SS e anche parecchi detenuti chiamavano «parassiti». Questo metodo di scelta, basato sulla teoria pseudoscientifica degli «uomini destinati a dominare per la razza cui appartenevano» aveva portato a una gerarchia fra i detenuti e a una stratificazione «sociale» che non avevano nessun rapporto con le qualità spirituali dei detenuti, né con il loro numero. Così è proprio nei gradini più bassi di questa scala, tra le migliaia di prigionieri di guerra sovietici e di detenuti ebrei, che si trovavano molti che nella loro qualità di ingegneri, operai, professori, tecnici, scienziati e medici altamente qualificati avevano reso all’umanità preziosi servigi. Al contrario, ai gradini superiori, tra in notabili del campo, si trovavano sfruttatori di donne, delinquenti abituali gravemente pregiudicati e assassini su commissione, pronti a salvare senza esitazione la loro vita a spese di quella altrui”” (pag 219-220) [Hans Marsalek, ‘Mauthausen’, Edizioni La Pietra, Milano, 1977] [(1) Così il RFSS Himmler aveva ordinato per iscritto il 14.7.1942 “”che le punizioni corporali alle russe fossero inflitte dalle polacche e quelle alla polacche e alla ucraine dalle russe””, “”in nessun caso le punizioni corporali devono essere eseguite da detenuti politici tedeschi…””]”,”GERN-219″ “MARSEILLE Jacques MARGAIRAZ Dominique”,”1790 au jour le jour. Avec en supplément: l’ almanach gourmand l’ almanach mondain le regard de l’ étranger.”,”Settimana da lunedì 31 maggio a domenica 6 giugno 1790. Il centro della Francia infestato dai briganti. “”Le Province del centro dell’ Impero, ovvero il Nivernais, il Bourbonnais, il Berry, il limousin, oggi i dipartimenti del Cheer, della Nievre, dell’ Allier e della Correze, sono infestate da truppe di briganti, i quali armati di falsi decreti che hanno l’ audacia di pubblicare a nome dell’ Assemblea Nazionale, impongono al popolo, tassano arbitrariamente il prezzo delle derrate, fanno violenza ai proprietari, e proscrivono come ribelli alla volontà nazionale chiunque osi loro resistere.”” (pag 101)”,”FRAR-341″ “MARSEILLE Jacques coordinamento dell’opera, BEYTOUT Nicolas e BARRAUX; redazione Régis BIANCHI Patrick EVENO Tristan GASTON-BRETON Daniel LEFEUVRE Jean-Louis LOUBET Alain PLESSIS Patrick VERLEY; collaborazione di Philippe GUILLAUME Patricia ADLER, Sandrine GOLDSCHMIDT David GUIRAUD, Sophis LECLUSE Véronique MULLER Cecile SALLURON Danièle ROPARS”,”1900 – 2000. Un siècle d’économie.”,”Hoover (11 agosto 1928) (pag 136 ) predice una prosperità senza limiti 11 febbraio 1940 sovietici e tedeschi firmano un accordo commerciale (pag 186) 22 settembre 1985. USA – Paesi industralizzati. Il 26 febbraio 1985, il dollaro in ascesa raggiunge il suo massimo. Il presidente della Fed, Paul Volcker inizia a far calare i tassi americani. In maggio il tasso di sconto si riduce a 7.5%. Riuniti all’Hotel Plaza il 22 settembre, i ministri delle finanze di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Giappone e RFT decidono di far calare il biglietto verde. 13 Ottobre 1985. Germania – Rft. Daimler-Benz diventa il primo gruppo industriale tedesco dopo aver preso il controllo di MTU e Dornier. A dicembre ondata di acquisizioni nelle grandi imprese americane, protagoniste sul mercato GM e GE. 16 Marzo 1986.Francia. Apertura del MATIF nuovo mercato a termine di strumenti finanziari. La Borsa di Parigi si dota così di un mercato dei contratti finanziari a termine, il primo in Europa continentale. Nasce, assieme ai precedenti (Chicago, Londra, Tokyo e Singapore, Melbourne, New York, Sydney e Kansas City) per ridurre le conseguenze delle forti fluttuazioni dei tassi di cambio e di interesse dopo la fine di Bretton Woods nel 1971. In ottobre un insieme di nuove regole riporta la City di Londra allo status di grande piazza finanziaria, è il famoso “”Big bang”” alla Borsa di Londra. 31 Luglio 1986. Vasto programma di privatizzazioni in Francia. Mitterand firma la legge che prevede la privatizzazione di 65 gruppi industriali e finanziari. C’è un conseguente boom di azionariato popolare”,”FRAE-056″ “MARSELLI Nicola”,”La guerra e la sua storia.”,”Contiene: Quadro grafico della durata delle guerre e delle paci dal 1618 al 1871 (pag 80) “”Dal complesso dei fatti accaduti, scorgesi che le scosse sociali, cioè le guerre e le rivoluzioni, accadono per cause sempre più essenziali, si succedono ad intervalli più grandi o diminuiscono in durata. La trasformazione a cui sotto i nostri occhi soggiace lo spirito europeo, ci lascia intuire che questo movimento progressivo si farà più accelerato e pieno, nel senso che diminuirà insieme la frequenza e la durata delle guerre. Il che non esclude che grandi crisi possano continuare a produrre forti eccezioni alla regola””. (pag 81) “”L’ arciduca Carlo, da uomo d’ ingegno e di esperienza, comprese che a voler rendere concreta la Strategia bisognava farla discendere nella Storia; e però, dopo di avere parcatamente esposti in astratto i Principii della Strategia, li svolse nella medesima opera mediante la Relazione della campagna del 1796 in Germania. Si fatta relazione è preceduta da uno studio geografico-strategico del teatro delle operazioni (…)””. (pag 206)”,”QMIx-127″ “MARSH Peter”,”The New Industrial Revolution. Consumers, Globalization and the End of Mass Production.”,”Peter Marsh, 1952, giornalista, si è occupato dello sviluppo dell’ industria manifatturiera per il Financial Times. ‘The rapid emergence of China and India as prime locations for lowcost manufacturing has led some analysts to conclude that manufacturers in the ‘old economies’ – the US, UK, Germany and Japan – are being edged out of a profitable future. But if countries that have historically been at the forefront of events in manufacturing can adapt adroitly, opportunities are by no means over, says Peter Marsh’ (risvolto di copertina)”,”ECOI-402″ “MARSHALL Alfred, a cura di Alberto CAMPOLONGO”,”Principi di economia.”,”””Aristotele aveva detto che la moneta è sterile, e che trarre interesse dal prestito di essa era destinarla ad un uso contro natura. E seguendo la sua autorità, gli scrittori scolastici argomentarono con molta pena e sottigliezza che colui che prestava una casa o un cavallo poteva far pagare per il loro uso, perché rinunziava al godimento di una cosa che era direttamente produttiva di beneficio. Ma non trovarono simile scusa per l’interesse sulla moneta: questo, essi dicevano, è ingiusto, perché fa pagare per un servizio che non costa nulla al prestatore. Se il prestito non costasse davvero nulla al prestatore, se egli non avesse potuto personalmente fare alcun uso del denaro, se fosse ricco e colui che prende a prestito povero e bisognoso, allora si potrebbe senza dubbio sostenere che egli sarebbe tenuto moralmente a prestare il suo denaro gratis, ma per le stesse ragioni sarebbe tenuto a prestare senza compenso a un vicino povero una casa che egli non potesse occupare di persona, o un cavallo di cui egli stesso non avesse bisgno per compiere una giornata di lavoro. In realtà, dunque, la dottrina di questi scrittori implicitamente sosteneva, e nel fatto insinuava nel pensiero della gente, la dannosa fallacia che – indipendentemente dalle condizioni speciali del mutuatario e del mutuante – il prestito di moneta, ossia del potere disporre di cose in generale, non costituisse un sacrificio da parte del mutuante e un vantaggio per il mutuatario, della stessa specie del prestito di una qualsiasi merce determinata: essi nascondevano il fatot che colui che prende a prestito denaro, può comprare ad esempio un puledro, i cui servizi egli può usare, e che può vendere al momento della restituzione del prestito, ad un prezzo non inferiore a quello pagato per l’acquisto. Il prestatore cede il potere di fare ciò, il mutuatario lo acquista (…)”” (pag 771-772)”,”ECOT-268″ “MARSHALL Alfred, a cura di Alberto CAMPOLONGO”,”Principi di economia.”,”13″,”ECOT-335″ “MARSHALL William”,”Pietro il Grande e la Russia del suo tempo.”,”William Marshall ha insegnato Storia a Millfield, Gran Bretagna. Tra i suoi volumi: George Hooper, 1640-1727. Bishop of Bath and Wells.”,”RUSx-163-FL” “MARSHALL P.J., contributi di Thomas BARTLETT H.V. BOWEN Stephen CONWAY Richard DRAYTON Michael DUFFY Jack P. GREENE James HORN Richard R. JOHNSON Bruce P. LENMAN, Peter MARSHALL Philip MORGAN Patrick K. O’BRIEN Jacob M. PRICE Rajat KANTA RAY David RICHARDSON Daniel K. RICHTER N.A.M. RODGER Boyd STANLEY SCHLENTHER Richard B. SHERIDAN John SHY Ian K. STEELE J.R. WARD Glyndwr WILLIAMS”,”The Eighteenth Century. Vol. II.”,”Thomas Bartlett MRIA is Professor of Modern Irish History, University College, Dublin. H.V. Bowen is Senior Lecturer in Economic and Social History at the University of Leicester. Stephen Conway is Reader in the Department of History at University College, London. Richard Drayton is a Fellow of Lincoln College, Oxford. Michael Duffy is Senior Lecturer in History and Director of the Centre for Maritime Historical Studies at Exeter University. Jack P. Greene is Andrew W. Mellon Professor, The Johns Hopkins University. James Horn is Head of the School of Historical and Critical Studies at the University of Brighton. Richard R. Johnson is Professor of History at the University of Washington, Seattle. Bruce P. Lenman is Professor of History at St Andrews University. Peter Marshall is former Professor of American History and Institutions at the University of Manchester. P.J. Marshall FBA is former Rhodes Professor of Imperial History at King’s College, London. He has been Editor of the Journal of Imperial and Commonwealth History and is Associate Editor of The Writings and Speeches of Edmund Burkr. Philip Morgan is Editor of the William and Mary Quarterly at the Omohundro Institute of Early American History and Culture and Professor at the College of William and Mary. Patrick K. O’Brien FBA is Director of the Institute of Historical Research and Professor of Economic History, University of London. Jacob M. Price FBA is Professor Emeritus at the University of Michigan and past President of the Economic History Association. Rajat Kanta Ray is Professor and Head of the Department of History at Presidency College, Calcutta. David Richardson is Reader in Economic History at the University of Hull and former Visiting Scholar at Harvard University. Daniel K. Richter is Associate Professor of History at Dickinson College, Carlisle, Pennsylvania. N.A.M. Rodger has been Assistantr Keeper of the Public Records and is now Anderson Fellow of the National Maritime Museum. Boyd Stanley Schlenther is Reader in History at the University of Wales, Aberystwyth. Richard B. Sheridan is Professor Emeritus, Department of Economics , University of Kansas. John Shy is Professor Emeritus, University of Michigan. Ian K. Steele is Professor of History at the University of Western Ontario. J.R.Ward is Lecturer in Economic and Social History at the University of Edinburgh. Glyndwr Williams is Professor of History at Queen Mary and Westfield College, London. Foreword, Preface, Introduction, List of Maps, List of Figures, List of Tables, List of Contributors, Abbreviations and Location of Manuscript Sources, Cronology, Notes, Index, The Oxford History of the British Empire,”,”UKIx-019-FL” “MARSIGLIA Giorgio”,”L’immaginazione sociologica di C. Wright Mills.”,”MARSIGLIA Giorgio L’alienazione dei “”colletti bianchi””. Le osservazioni di Wright Mills ricalcano ‘piuttosto fedelmente’ dagli scritti del giovane Marx “”Le conseguenze politiche e psicologiche della manipolazione figurano nel pensiero di Mills come un aspetto del generale processo di burocratizzazione, a cui si collega il fenomeno della concentrazione e dell’esercizio non controllato del potere in tutti gli ordini della società, sull’esempio di quanto avviene nelle imprese economiche. Questo tipo di spiegazione richiama alla mente [Max] Weber e il suo noto passo sulla separazione del lavoratore dai mezzi materiali d’impresa, concentrati nelle mani dei detentori del potere in virtù di quell’apparato burocratico «la cui esistenza e funzione è inseparabilmente congiunta, in un rapporto di causa ed effetto, con quella concentrazione di mezzi materiali dell’impresa, tanto da costituirne la forma stessa» (26). Come ha osservato lo stesso Mills nella sua introduzione a Weber, scritta insieme a Gerth (27), questo passo non è che una generalizzazione dell’osservazione di Marx sulla separazione dei lavoratori dai mezzi di produzione, che viene così inserita nell’ambito dei casi comprovanti la tendenza di fondo alla burocratizzazione. Anche la condizione oggettiva di alienazione, e le conseguenze sul piano psicologico soggettivo, che Marx collegava a quel fatto, diventano in Weber una conseguenza del processo di razionalizzazione burocratica. E’ questa anche la prospettiva generale di Mills. Tuttavia egli parte da una più diretta ed esplicita accettazione dell’analisi marxiana dell’alienazione. «L’alienazione oggettiva dell’uomo dal prodotto e dal processo produttivo è una conseguenza naturale della struttura legale del capitalismo moderno e dalla moderna divisione del lavoro. Chi lavora non è padrone del prodotto né degli strumenti della sua attività produttiva. Con il contratto di lavoro vende il suo tempo, la sua energia e le sue capacità alla potestà altrui»; «il prodotto, obiettivo ultimo della sua fatica, è giuridicamente e psicologicamente distaccato da lui» (28). Queste espressioni di Mills ricalcano piuttosto fedelmente lo scritto del giovane Marx sul lavoro estraniato (29). E’ vero che egli ritiene di non poter condividere, in quanto «metafisica», la convinzione marxiana che l’«essenza» o la «natura» umana sia da vedersi nel processo produttivo e si esprima nel lavoro (30). Tuttavia anch’egli riferisce la discussione dell’alienazione ad un modello idealizzato di lavoro, cioè l’attività artigiana nel senso rinascimentale (craftsmanship), che ha presupposti analoghi. Così Mills caratterizza quel modello: «Nel lavoro non c’è nessun altro motivo che trascenda il prodotto da fabbricare e i processi della sua creazione. I dettagli del lavoro quotidiano hanno un loro significato perché non sono separati, nel pensiero di chi lavora, dal prodotto finale dell’operazione. Chi lavora può liberamente controllare la propria attività lavorativa. L’artigiano è dunque in grado di imparare dal proprio lavoro e di usare e sviluppare, nel corso della sua esecuzione, le proprie capacità e la propria esperienza. Non c’è frattura tra lavoro e svago, né tra lavoro e cultura. Il modo in cui l’artigiano si guadagna la giornata determina e permea tutto il suo modo di vivere» (31). E’ chiaro che questo ideale implica una certa visione del lavoro come dotato di significato intrinseco, come espressione significativa dell’uomo; diversamente non si vedrebbe la necessità di «un intimo rapporto tra produttore e prodotto» (32). Viceversa, e sia per gli operai che per i colletti bianchi, si ha nelle moderne società burocratizzate un distacco dal processo e dal prodotto del lavoro. Una delle gravi conseguenze è che ciò elimina ogni significato che il lavoro potrebbe assumere grazie ai suoi processi tecnici, e che «la possibilità di sviluppare e usare le proprie capacità intellettuali è distrutta dall’accentramento del potere e dalla razionalità formale che è propria della burocrazia» (33), allargando così la frattura fra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Partendo da questa duplice radicazione nei rapporti produttivi e nella struttura burocratica, Mills riesce ad esaminare le diverse manifestazioni, soprattutto politiche e psicologiche, dell’alienazione, tenendo presenti sia Marx che Weber. Così il tempo libero è considerato come alienante proprio in quanto distaccato e contrapposto al tempo di lavoro, tanto che rispetto ad esso il lavoro è «un vuoto strumento per fini che gli sono estranei, che sono situati altrove» (34), e quindi ulteriormente estraniato dall’uomo; l’estraniazione da se stesso e dagli altri è rafforzata dal «mercato della personalità» che domina la maggior parte dei colletti bianchi, e in genere degli uomini delle metropoli; ed anche l’apatia politica, il distacco dell’individuo dall’istanza e dall’azione politica va inserita nel problema più ampio dell’alienazione dell’individuo da se stesso e dalla società”” [Giorgio Marsiglia, ‘L’immaginazione sociologica di C. Wright Mills’, 1970] [(26) Max Weber, ‘Economia e società’, cit., vol. II, pp. 698-699; (27) Hans H. Gerth e C. Wright Mills, ‘Introduction: The Man and His Work’, in ‘From Max Weber’, cit., p. 50; (28) ‘Colletti bianchi’; cit., p. 300; (29) Karl Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′, trad. it., Torino, Einaudi, 1968, p. 69-86. E’ noto che negli scritti successivi, fino al ‘Capitale’, Marx cercò di evitare il termine «alienazione», ma continuò ad usare il concetto che esso esprime; (30) Si veda su questo aspetto del pensiero marxiano l’interessante discussione di Adam Schaff, ‘Il marxismo e la persona umana’, trad. it., Milano, Feltrinelli, 1966, cap. I; (31) ‘Colletti bianchi’, cit., p. 294; (32) Ibid., p. 295; (33) Ibid., p. 301; (34) Ibid., p. 315] (pag 69-70)”,”TEOS-283″ “MARSILI Anna E.”,”Il movimento anarchico a Genova, 1943-1950.”,”Documento di Lorenzo Parodi al Convegno della Federazione Anarchica Ligure del 20 febbraio 1949. (pag 161) “”Lorenzo Parodi interverrà in merito alla questione operaia, suscitando il solito sdegno fra gli anarchici impegnati nei CDS. Il suo intervento, del quale parlerò nel capitolo ‘L’ attività sindacale del movimento anarchico’ era inteso a riaffermare l’ unità delle istanze del movimento anarchico e di quello operaio, ma i vecchi militnati, sindacalisti come Bianconi, Caviglia e Wanda Lizzari mal sopportavano le osservazioni di Parodi, soprattutto quando rimarcava di vedere “”(…) un sindacalismo identificato nella CGIL, la quale è un’ appendice del socialcomunismo””.”” (pag 69) “”Alla conclusione della campagna congressuale della CGIL la componente di Difesa Sindacale vide i seguenti dirigenti sindacali eletti in Liguria: Marcello Bianconi diventava dirigente del sindacato Facchini del Porto di Genova, Bogliani e Cervetto a Savona, Ugo Marzocchi diventava dirigente del sindacato enti locali di Savona, Wanda Lizzari dirigente dell’ INCA di Genova, Vinazza al Sindacato Edili di Sestri Ponente, Vignale al sindacato Tessili di Lavagna.”” (pag 97) I Gaap. (pag 107-109)”,”ANAx-221″ “MARSILI Anna”,”””Movimento Operaio e Socialista””, una rivista sconosciuta. (in)”,”Direttore responsabile della rivista: Giorgio SACCHETTI. Hanno collaborato alla realizzazione del numero della rivista (redazione di Genova G. BARROERO, Torino R. STRUMIA): Diego GIACHETTI, Anna MARSILII, Carla PAGLIERO, Gianfranco RAGONA, Marco ROSSI, Paolo SENSINI e altri.”,”EMEx-060″ “MARSILII Anna E.”,”””Movimento Operaio e Socialista””, una rivista sconosciuta.”,”Cita Cervetto e Parodi (pag 150-151) e nelle note. Perillo sospettato di delazione dal PCI. “”(…) a Genova fu arrestato fra gli altri il giovane comunista Giuseppe Riva, che tradotto in Questura venne interrogato e un paio di giorni dopo trovato morto a Marassi, in circostanze mai chiarite; il fatto, insabbiato dalle autorità, fu denunciato da un articolista anonimo su “”L’ Unità”” clandestina. In quegli anni le spie infiltrate all’interno dell’ organizzazione comunista clandestina operavano con molto zelo, una di queste, tal Spreafico, tramite Perillo che era all’ oscuro di tutto, portò all’ arresto di un compagno. Gaetano venne nuovamente arrestato perché sospettato di aver scritto l’ articolo che denunciava la morte di Riva e per la delazione di Spreafico. Nel 1928 venne condannato dal Tribunale Speciale al confino, ma le gravi condizioni di salute in cui si trovava resero inattuabile la condanna e il provvedimento fu revocato. Rimesso in libertà, fu sottoposto ai vincoli dell’ammonizione. Le continue scarcerazioni insospettirono i dirigenti comunisti al punto da esonerarlo da qualsiasi compito di partito. In realtà responsabile dei ripetuti arresti di militanti comunisti genovesi era un infiltrato della polizia, Ugo (o Luca) Osteria””. (pag 148)”,”EMEx-064″ “MARSILII Anna”,”Gaetano Perillo e la rivista “”Il Movimento Operaio e Socialista””. (Estratto)”,”Sulla storia della rivista ‘Democrazia diretta’ (Perillo, Costantini, Grendi, Faina, De-Lucchi, Boccardo) vedere anche saggio apparso sulla rivista ‘Contemporanea’ (aprile 2011) a firma di Gianfranco QUILIGOTTI, ‘Operai e intellettuali dopo i “”fatti del ’60″”. L’esperienza genovese di “”Democrazia diretta””‘ (pag 229-263)”,”EMEx-082″ “MARSILII Anna”,”Gaetano Perillo e la rivista “”Il Movimento Operaio e Socialista””.”,”‘Il comunista Ugo Alterisio considerava i fascisti alla stregua di un gruppo di banditi organizzati “”non per un ideale di patriottismo, ma per servire gli arricchiti di guerra e la borghesia pescecanesca”” (132). (…) Il partito comunista avrebbe dovuto affrontare il fascismo – che per Alterisio era un tutt’uno con lo Stato – per costringerlo ad abbandonare il terreno della guerra civile e ritornare alla lotta d’idee, rispettosa della legge. Il primo maggio del 1921 (133) la festa dei lavoratori in Liguria si celebrò in un’atmosfera malinconica, diversa rispetto a quella dell’anno precedente quando ad ascoltare il comizio nel quale intervenne l’anarchico Malatesta la prefettura (134) registrò 6.000 persone a Savona e 4.000 a Genova. I comizi si tennero ovunque nel Genovesato, ma in forma privata. Solo a Sampierdarena e a Sestri Ponente la folla che vi partecipò fu numerosa; di tutti i circoli socialisti e comunisti esistenti a Genova, solo il Circolo operaio di via Nizza aveva issato la bandiera rossa, ma per ordine del Commissario i socialisti la ammainarono subito. Con un manifesto dal tono drammatico la giunta socialista di Sampierdarena faceva riferimento alla ventata folle di brutale violenza, al cupo medioevo che si era abbattuto sulle organizzazioni operaie e sulle istituzioni. Il manifesto cominciava con le parole “”Triste è l’ora che passa come le ore più tristi della guerra”” (135) e concludeva con un appello a resistere, a rimanere “”nella burrasca fermi e disciplinati al vostro posto. Stringete le file, serratevi attorno ai vostri organismi di classe””. Anche i socialisti savonesi rilevavano la profonda tristezza per “”nostalgici ricordi”” (136) che albergava in ognuno il giorno della festa dei lavoratori. Invitavano il proletariato a un atto di fede nell’avvento, prima o poi e nonostante l’intensificarsi delle violenze fasciste, del socialismo in virtù della missione storica che esso incarnava. Tale atto di fede era ormai impossibile da accettarsi per chi aveva vissuto quei mesi in Toscana, in Emilia Romagna, in Veneto, dove le spedizioni punitive avevano spinto le leghe contadine ad aderire al fascismo, dove le Camere del Lavoro restavano chiuse e presidiate dalle Guardie regie, dove le giunte erano minacciate dalla camicie nere e costrette a presentare le dimissioni. I comunisti non avevano migliore percezione della “”grave ora che volge”” (137), ma ciò non impediva loro di additare “”le grandi verità del metodo rivoluzionario””, forti dell’esempio del proletariato russo che sulla strada della rivoluzione aveva preceduto gli oppressi di tutto il mondo. Se nella situazione attuale grosse difficoltà si presentavano a rendere il compito più gravoso, non per questo si doveva rinunciare: “”l’inferno”” costituito dalla vita sociale del dopoguerra “”non può presentare altra soluzione che la rivoluzione””. Nel dilagare delle spedizioni punitive fasciste in tutta la penisola, finanziate dagli industriali e dai proprietari terrieri nonché permesse dalla indulgenza della forza pubblica o dalla loro totale partecipazione, Giolitti sciolse le Camere con la speranza che le elezioni avrebbero indebolito i socialisti e nel contempo con lo scopo di legalizzare l’azione dei fascisti, includendoli nel blocco nazionale. In gran parte d’Italia la campagna elettorale si svolse nel clima determinato dalla violenza, caratterizzato da devastazioni e imprese sanguinose da parte dei fascisti. In molte zone del paese la propaganda dei partiti operai fu impedita, la distribuzione delle schede resa difficile, i comitati elettorali presi d’assalto, come le Camere del Lavoro e le sedi dei partiti, diversi attivisti minacciati, feriti e uccisi. Anche in Liguria si verificarono episodi allarmanti, come a Savona, Albisola superiore, Voltri, Rivarolo, Busalla e nella riviera di levante, con scontri e l’incendio di alcune Camere del Lavoro nel mese di aprile (138)’ (pag 20-21)] [(132) Ugo Alterisio, ‘La risposta da imitarsi’, ‘Bandiera Rossa’, a. III, n. 9, 12.3.1921; (133) Ispettore generale di pubblica sicurezza al Prefetto di Genova, 1.5.1921, (…) Fasc. “”1° maggio 1921″”; (134) Sottoprefetto di Savona a Prefetto di Genova, 1.5.1920; Questore a Prefetto di Genova, 1.5.1919; (…) Fasc. “”1° maggio 1921″”; (135) ‘Triste è l’ora che passa…’, 1.5.1921, (…) Fasc. “”1° maggio 1921″”;M (136) ‘Primo maggio di sangue’, ‘La Voce dei Lavoratori’, a. 1, n. 10, 30.4.1921; (137) ‘Per il Primo Maggio’, ‘Bandiera Rossa’, a. III, n. 16, 30.4.1921; (138) In aprile si verificarono scontri tra fascisti e comunisti, invasioni dei consigli comunali, devastazione e incendio delle Camere del Lavoro di Voltri e Lavagna. Sandro Antonini, op. cit., p. 241 e segg.]”,”LIGU-002-FGB” “MARSILII Anna E.”,”Il movimento anarchico a Genova (1943-1950).”,”‘La storia del movimento anarchico ricostruita attraverso i documenti (il diario della Brigata Malatesta, i verbali delle assemblee, i volantini). Un lavoro di ricostruzione storica di una realtà che troppo spesso si vuole ignorata alla luce di una finta distinzione tra una storia ufficiale e una storia di nicchia’ “”Gli anarchici si organizzarono nella Federazione Comunista Libertaria e chiesero ai partiti del CLN di “”(…) trattare da movimento a movimento la linea di condotta per la prossima azione comune”” (60). Chiesero anche di essere riforniti dai CLN dei mezzi per continuare la lotta contro il nazifascismo, e di avere propri rappresentanti nei CLN. Le richieste degli anarchici non vennero mai accolte ed essi cominciarono la lotta con armi sequestrate ai nazifascisti o recuperate individualmente. (…)”” (pag 35-39)”,”ITAR-346″ “MARSILI-LIBELLI Mario, a cura di Piero ROGGI, saggi di Antonio MAGLIULO e Pierluigi NUTI”,”Scritti economici di Mario Marsili Libelli. Antologia.”,”‘Mario Marsili Libelli (1875-1971), economista ‘minore’ sul piano dei contributi analitici, rappresenta, una piccola eccezione. Tutta la sua riflessione si dipana intorno ad un’idea di solidarietà economica…’ (presentazione, pag 5) Dai diari di Ralph Emerson, scrittore americano: ‘La cosa più strana della vita è la totale mancanza di accordo fra teoria e pratica della vita’ (pag 5)”,”ITAE-019-FP” “MARSILIO Renato”,”I Fasci Siciliani.”,”””Questo intensificarsi della offensiva poliziesca contro i Fasci era in diretto rapporto con la pressione che i grandi proprietari terrieri esercitavano sulle autorità locali e sul Governo centrale. Il Congresso dei Fasci tenutosi a Palermo il 22 maggio 1893 (in occasione del quale i grandi proprietari terrieri avevano diffuso la voce che il concentrarsi di tanti contadini nella capitale avrebbe segnato l’ inizio dell’ assalto e del saccheggio dei palazzi dei ricchi) e il Congresso di Corleone del luglio seguente (in cui, come abbiamo visto, i contadini avevano fissato le proprie condizioni e la condotta conseguente dello sciopero, e avevano stabilito di rifiutare ogni trattativa altrimenti che sulla base delle decisioni del Congresso e per altra via che i propri rappresentanti) avevano esasperato i percettori di rendita delle grandi proprietà siciliane, che per la prima volta vedevano ergersi dinnazi la temibile forza di un movimento contadino organizzato nelle forme legali. Le minacce, la corruzione, l’ intimidazione per mezzo della mafia non riuscendo allo scopo, i grandi proprietari terrieri tempestavano di petizioni le autorità centrali e lo stesso Sovrano e premevano personalmente e direttamente su tutti i maggiori esponenti dello Stato per ottenere i più drastici provvedimenti di scioglimento e di repressione dei Fasci””. (pag 30-31)”,”MITS-244″ “MARSLAND Stephen E.”,”The Birth of the Japanese Labor Movement. Takano Fusatarõ and the Rõdõ Kumiai Kiseikai.”,”MARSLAND Stephen E. laureatosi alla New York School of Industrial and Labor Relations alla Cornell University, e ha ricevuto il MBA dalla Harvard Business School. Ha visitato il Giappone nel 1972 come studente. Ha poi lavorato presso la Japan Steel Corporation di Tokyo e Kitakyushu. Poi è diventato manager alla Viratec Tru Vue di Chicago. “”L’ influenza su Takano delle due organizzazioni operaie americane predominanti in quel periodo, i Knights of Labor e l’ American Federation of Labor, è chiara. I Knights of Labor (Cavalieri del Lavoro), che organizzavano tutti i lavoratori geograficamente senza riguardo al mestiere, l’ industria, o il livello di professionalità, era l’ organizzazione più nuova e con una crescita più rapida rispetto alla AFL. Essa raggiunse il suo apice all’ inizio degli anni 1890.”” (pag 50) “”Takano e Gompers si incontrarono molte volte e discussero i problemi del lavoro e del movimento operaio. I due uomini si trovarono in sintonia, e in una sua successiva lettera a Takano, datata 22 ottobre 1894, Gompers lo fece organizzatore generale dell’ AFL. Takano subito partì per il Giappone.”” (pag 53)”,”MJAx-017″ “MARSTON Charles”,”La bibbia ha detto il vero.”,”Il libro di Marston si incentra sugli scavi e le scoperte archeologiche fatte su una vasta area (Egitto, Palestina, Mesopotamia, Arabia. Il libro documenta i risultati del lavoro di più di un secolo.”,”STAx-312″ “MARTEL Gordon”,”The Month that Changed the World. July 1914.”,”‘Il 28 giugno 1914 l’arciduca austriaco Francesco Ferdinando fu assassinato nei Balcani. Cinque settimane dopo quella fatidica data le grandi potenze europee erano in guerra. Molto inchiostro è stato consumato nel tentativo di trovare il ‘colpevole’ (persone e/o Stati), o di cogliere le forze profonde che ‘inevitabilmente’ hanno spinto alla guerra nel 1914. Insoddisfatto di queste spiegazioni, Gordon Martel ha studiato gli archivi diplomatici, militari, politici per trovare la chiave della spiegazione tra i meandri della crisi, cercando di stabilire quanto la catastrofe sia davvero ‘inspiegabile’. L’autore segue le mosse dei vari protagonisti (il Kaiser Guglielmo II, l’imperatore Francesco Giuseppe, lo zar Nicola II, Sir Edward Grey, e Raymond Poincaré) e valuta come ogni loro nuova decisione possa aver dato una risposta alle questioni complicate del momento o sia stata una escalation fino al punto di non ritorno. Dedicando un capitolo per ogni giorno della famigerata “”crisi di luglio”” 1914 si vedrà, passo dopo passo, quanto poco il conflitto sia stato premeditato, preordinato, o addirittura prevedibile. Quasi ogni giorno sembrava possibile risolvere la crisi come tante erano state risolte nei decenni precedenti. Quasi ogni giorno c’erano nuovi suggerimenti che davano agli statisti delle speranze di poter evitare la guerra senza ledere i loro interessi vitali. Ma le azioni e reazioni delle grandi potenze nell’ultimo mese trasformarono, probabilmente senza volerlo, una crisi regionale, che avrebbe potuto rimanere balcanica, in una cataclisma europeo e mondiale’; ‘Dopo l’ultimatum di Vienna in attesa della risposta Belgrado. Dal punto di vista di Berlino e Vienna, le cose ora sembravano promettenti. Bethmann Hollweg era in attesa di una vittoria diplomatica: se la Russia non avesse mobilitato e si fosse evitata la guerra, russi e tedeschi si sarebbero potuti comprendere a causa della delusione della Russia verso i partner dell’Intesa’ (pag 159-160). Gordon Martel è uno studioso esperto sul tema della guerra, degli imperi, e della diplomazia nell’età moderna. Ha al suo attivo varie pubblicazioni tra cui ‘Encyclopedia of War’. E’ direttore e fondatore della rivista ‘The International History Review’. Ha insegnato nelle Università del Canada. ‘But the chancellor worried even more about the kaiser’s own activities. Wilhelm had ordered the German fleet to be kept together following its annual manoeuvres, which led Bethmann Hollweg to worry that ‘as soon as the ultimatum is refused’ the kaiser might order ‘conspicuous fleet movement’ (159). When the chancellor asked for the admiralty’s opinion he was told that if there was a possibility of Britain declaring war on Germany they must prepare for the possibility of a sudden attack on the fleet. Given Germany’s numerical inferiority, this meant not allowing the fleet to be exposed. The fleet should be recalled six days prior to war breaking out. (160). On the 23rd, with the Austrian ultimatum to be presented at 6 p.m. , the chancellor advised the admiralty to prepare for the possibility of ‘a sudden attack on our fleet’ by the British (161). Bethmann Hollweg anticipated that the Serbs would reject the Austrian demands. Kaiser Wilhelm dismissed British hopes that he would use his influence to restrain Austria. ‘Why should I do any such thing?’ Austria was perfectly within its rights: ‘The rascals have added murder to agitation and must be humbled’. Lichnowsky ought to tell Grey ‘plainly and seriously’ that the Austrian demands were Austria’s affair and Germany would not attempt to influence them. ‘Serbia is nothing but a band of robbers’. He refused to interfere. Emperor Franz Joseph alone was competent to judge the situation. And the kaiser resented Britain’s condescending way of giving orders (162). From the perspective of Berlin and Vienna, things now looked promising. Bethmann Hollweg looked forward to a diplomatic victory: if things went well, if Russia did not mobilize and a war was avoided, a Russo-German understanding should be possible because of Russia’s disappointment with its Entente partners (163). In Germany and Austria-Hungary there appeared to be widespread support for a vigorous diplomatic initiative. In Russia, France, Britain, and even in Serbia itself, there seemed to be chaos, division, and uncertainty. (…) On the final day of the visit of the French president and premier, thousand of striking workers chopped down telegraph poles, then combined them with paving stone to erect barricades, stretching wires across the streets to prevent Cossacks from charging them on their horses. Strikes cut the telephone cable between St Petersburg and Finland and then wrecked the power station, which meant that trams had stopped running by evening. At the Nikolaieff shipyard another 8.000 workers joined the strike, along with thousands more from the government Obukhoff gun factory. Strikers marched through the street singing revolutionary songs and waving red flags- Thousands assembled in front of the imperial porcelain factory, throwing stones through the windows and calling for the workers inside to join them. By now over 100,000 workers in St. Petersburg were on strike – many of whom were leaving the city to return to their villages. Employers had decided to lock their workers out for two weeks and the council of ministers was scheduled to meet the next day to consider a declaration of martial law – once the French visitors had departed’ (pag 159-160). Note: (159) Bethmann Hollweg to Foreign Office, telegram, 21 July, DDK, I, nr 101: (160) Behnke to Foreign Office, 22 July, DDK, I. nr 111; (161) Bethmann Hollweg to Wedel, telegram, 23 July, DDK, I, nr 125; (162) Jagow to Wilhelm II, telegram, 23 July, DDK, I, nr 121; (163) Riezler, diary, 23 July, in Erdmann, ‘Kurt Riezler’, 189-90.]”,”QMIP-244″ “MARTEL Gordon”,”The Origins of the First World War.”,”[‘La rivoluzione diplomatica. I due sistemi di alleanze in vigore nel decennio della Prima guerra mondiale: la Triplice Alleanza (austro-tedesca-italiana) e la Duplice Alleanza (franco-russa), la crisi del luglio 1914, e la rottura dell’equilibrio con lo scoppio del conflitto. Tra gli studiosi di relazioni internazionali è da tempo sorto un dibattito tra chi sostiene che le rivalità tra le alleanze rendono primo o poi la guerra inevitabile e chi al contrario sostiene che esse riducono i comportamenti aggressivi, rafforzano l’equilibrio del sistema internazionale tamponando le crisi locali, mantengono in equilibrio la bilancia tra le potenze a patto che non ci sia una netta superiorità di una sull’altra. ‘The conditions of European international relations was unusually simple and stable by 1900. The continent was clearly divided into two rival alliances: Germany, Austria-Hungary and Italy in the Triple Alliance; France and Russia in the Dual Alliance. Of the great powers, only Britain was unaccounted for. Everyone who engaged in diplomatic and military affairs regarded the alliance system as the primary characteristic of international relations, and every question that arose between 1900 and 1914 was assessed for its possible influence upon this system. After war broke out in 1914 man critics argued that the rival alliances made war inevitable, that sooner or later a crisis was certain to arise that would lead to a general European conflict, that it became increasingly difficult to minimise any friction or localise any controversy that arose in these years. The July crisis seemed the perfect illustration of this argument: what conceivable interest did Germany, Britain and France have in the fate of the Bosnian Serbs, other than the impact of the assassination on the alliance system? But other observer saw the alliances as providing stability and predictability to the European system. Moreover, as the alliances were fundamentally defensive in nature, they reduced the likelihood of aggressive behaviour. The alliances also appeared to bolster the principle of the balance of power, which many still believed to be the best guarantee of peace: as long as neither side enjoyed a clear superiority over the other, they argued, no statesman would risk the destruction of modern war and possible social upheaval. (…) Neither argument – that the alliances made war inevitable, or that they made the chances of it remote – can be tested. And the experience of the decade before the First World War demonstrates that simplistic assumptions about their impact are almost certainly false. To understand the alliance system, it must be located carefully within the context of the times’ (pag 33-34). Gordon Martel is Professor of International History at the University of Northern British Columbia, Canada, and Senior Research Fellow at De Montfort University]”,”QMIP-248″ “MARTELLI Michele”,”I filosofi e l’ URSS. Per una critica del “”socialismo reale””. Nietzsche, Marx, Gramsci, Lukacs, Bloch, Marcuse, Merleau-Ponty, Sartre, Bobbio.”,”MARTELLI insegna filosofia della storia nell’ Università di Urbino. E’ autore di vari volumi (v. retrocopertina).”,”RUSU-136″ “MARTELLI Mino”,”Andrea Costa e Anna Kuliscioff. Rivelazioni sulla coppia da nuovi documenti.”,”MARTELLI, che ha insegnato nelle scuole pubbliche e in Seminario, si è dedicato a ricerche d’ archivio e a studi storici locali (Romagna). “”(Anna Kuliscioff, nrd) lasciò però lettere private, venute ora alla luce, insieme con altre decisive testimonianze. E oggi sappiamo che Anna toccò o sfiorò l’ incontro con l’ Amore verticale nell’ ultimo incrocio della sua agonia, prima che il 29 dicembre 1925 a Milano chiudesse la sua vita. Fu la figlia Andreina, presso il capezzale della morente rimasta sola di fronte all’ eternità, a raccogliere le sue ultime tre parole: Dio, Dio, Dio! (…) Conversione? La parola è troppo impegnative o troppo sbrigativa. Direi piuttosto illuminazione (…)”” (pag 70-71)”,”MITS-204″ “MARTELLI Roger”,”Communisme francais. Histoire sincère du PCF, 1920-1984.”,”MARTELLI Roger è nato nel 1950. Ex allievo dell’ Ecole Normale Superieure de la rue d’ Ulm, agrégé d’ histoire, dirige i Cahiers d’ histoire dell’ Institut de recherches marxistes. E’ membro del Comitato Centrale del PCF. “”L’euphorie du IIe Congrès retombe bien quelques jours plus tard, à la mi-août, quand l’Armée rouge subit de graves revers en Pologne et en Crimée. Les rêves ne son pourtant pas tout à fait morts: les luttes ouvrières se maintiennent où s’intensifient, en Angleterre, en France et en Italie, et l’Asie continue de bouger. De ce fait, la convinction de départ est inentamée: si la révolution mondiale n’a pas encore triomphé, c’est que la scission n’est pas complète partout avec ceux que l’on désigne péjorativement comme les “”social-patriotes””. A la fin de 1920, les bolcheviks sont résolus à accélérer cette scission. Ils sont confortés dans leurs intentions par un événement clé survenu à l’automne: le congrès de Halle de l’ USPD voit la victoire totale des partisans de l’Internationale et le départ du vieux leader socialiste Karl Kautsky, l’un des “”papes”” de la IIe Internationale et la figure la plus éminente du courant “”centriste”” européen.”” (pag 21)”,”PCFx-071″ “MARTELLI Antonio”,”La lunga rotta per Trafalgar. Il conflitto navale anglo-francese.”,”Antonio MARTELLI, già direttore del Centro Studi Confindustria è docente di Strategia e politica aziendale presso l’Univ. Bocconi e di economia applicata nell’Univ. di Milano. Ha al suo attivo varie pubblicazioni.”,”QMIx-249″ “MARTELLI Michele”,”I Filosofi e l’URSS. Per una critica del «socialismo reale». Nietzsche – Marx – Gramsci – Lukács – Bloch – Marcuse – Merleau-Ponty – Sartre – Bobbio.”,”Michele Martelli insegna Filosofia della storia nell’Università di Urbino. É autore dei seguenti volumi: Filosofia e società nel giovane Nietzsche (1870-1873), Nietzsche ‘inattuale’, Gramsci filosofo della politica. Ha preparato, in collaborazione con altri, il volume collettaneo Gramsci e l’Italia. Si occupa di autori e problematiche di filosofia contemporanea, e in particolare di filosofia politica, ispirandosi ad un metodo di ricerca di tipo storico-teorico, che cerca di unire analisi delle idee e contestualizzazione storica.”,”TEOC-063-FL” “MARTELLI Manfredi”,”L’India e il Fascismo. Chandra Bose, Mussolini e il problema del Nazionalismo Indiano.”,”M. Martelli nasce a Roma nel 1970. Dopo aver trascorso dieci anni in Africa Orientale si trasferisce in Italia per completare gli studi. Nel 1995 si laurea in Scienze Politiche presso la Facoltà di Firenze specializzandosi in Storia contemporanea e dedicandosi allo studio dell’Italia durante il periodo fascista.”,”INDx-017-FC” “MARTELLI Franco”,”La guerra mafiosa.”,”Franco Martelli è nato a Portigliola (Reggio Calabria) nel 1946. Ha lavorato alla redazione regionale calabra della Rai e collaborato a Paese Sera e all’Ora. ‘Mille morti in dieci anni. La sfida della “”ndranghita”” alla democrazia italiana’”,”ITAS-242″ “MARTELLI Roger VIGREUX Jean WOLIKOW Serge”,”Le parti rouge. Une histoire du PCF, 1920-2020.”,”Roger Martelli, ex allievo dell’ ENS, Ulm Jean Vigreux è professore di storia contemporanea all’Università di Bourgogne-France-Comté, e direttore della Maison des Sciences de l’Homme de Djon. Serge Wolikow è professore emerito di storia contemporanea Université de Bougogn, e presiede la rete delle Maison des Sciences de l’Homme.”,”PCFx-129″ “MARTELLI Antonio”,”La lunga rotta per Trafalgar. Il conflitto navale anglo-francese.”,”Antonio Martelli, già direttore del Centro Studi di Confindustria, è docente di Strategia e politica aziendale presso l’Università Bocconi, nonché in Economia applicata presso l’Università di Milano Bicocca. Ha pubblicato tra l’altro ‘Teorie ed ideologie del management’ (1979), ‘Scenari e strategie’ (1988), ‘Lo scambio complesso’ (1984), ‘Il mondo nel 2010: le mappe del cambiamento’ (1997), ‘Alle radici della strategia’ (2005). “”Bisogna anche dire che le fregate fracnesi e spagnole non facevano lo stesso eccellente lavoro di quelle britanniche. Mentre queste ultime seguivano la flotta avversaria fin quasi a distanza di tiro, le prime non si allontanavano dal gosso e non fornivano al loro ammiraglio informazioni utili sulle mosse del nemico. Villeneuve non sapeva dove esattamente era Nelson: in realtà, stava andando proprio nella sua direzione. Infatti le due flotte si stavano avvicinando l’una all’altra, quella britannica con rotta nord-est e quella franco-spagnola con rotta a sud. Durante tutta la notte la distanza tra di loro continuò a diminuire”” (pag 256)”,”QMIN-005-FSL” “MARTELLINI Amoreno”,”Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell’Italia del Novecento.”,”A. MARTELLINI insegna storia contemporanea nell’Università di Urbino. Fa parte del coordinamento scientifico delle riviste ‘Storia e problemi contemporanei’ e ‘Proposte e ricerche’. Si è occupato di emigrazione e ha scritto due saggi per il volume ‘Storia dell’emigrazione italiana’ (Donzelli).”,”ITAC-116″ “MARTELLO Tullio”,”Storia dell’ Internazionale dalla sua origine al congresso dell’ Aja.”,”L’ autore critica Marx (“”dominato dall’ ambizione prepotente di emergere e di comandare”” (pag 473) ma non risparmia neppure Bakunin (“”mestatore politico”” e “”agitatore popolare”” anche se inclina a giustificare il bakuninismo e l’ anarchismo.”,”INTP-025″ “MARTELLONE Anna Maria a cura; saggi di QUALEY Carlton C. SCHLESINGER Arthur M. HANSEN Marcus L. HANDLIN Oscar SMITH Timothy L. VECOLI Rudolph J. BLEGEN Theodore C. HANDLIN Oscar CORWIN Arthur F. GOSSETT Thomas G. GLEASON Philip HOURWICH Isaac S. MURRAY Robert K. HIGHAM John”,”La «questione» dell’immigrazione negli Stati Uniti.”,”Anna Maria Martellone, docente di Storia americana nella Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze, si occupa da tempo del problema dell’immigrazione negli Stati Uniti, tema sul quale ha pubblicato numerosi saggi ed un volume, Una Little Italy nell’Atene d’America: la comunità italiana di Boston, 1880-1920, Napoli, Guida, 1973.”,”USAS-006-FL” “MARTELLOTTI Emma a cura; saggi di Odilia D’AVELLA Marisa SICCARDI Cecilia SIRONI Alessandra FIUMI Valerio DIMONTE Edoardo BRESSAN Annamaria MARZI”,”Per una storia dell’ assistenza infermieristica in Italia.”,”Saggi di Odilia D’AVELLA Marisa SICCARDI Cecilia SIRONI Alessandra FIUMI Valerio DIMONTE Edoardo BRESSAN Annamaria MARZI. Assistenza sanitaria e donne. “”L’ origine dell’ assistenza è legata, quindi, biologicamente alla donna e sviluppata, ancora dalla donna stessa, in senso sociale, come tutela e promozione della salute individuale e collettiva. Infatti, etnostorici, archeologi, paleontologi e antropologi, in linea generale, concordano nel riconoscere che alla donna è da attribuirsi la scoperta dell’ agricoltura, la raccolta delle erbe, dei frutti, delle radici e quindi la preprazione dei primi farmaci, l’ invenzione della ceramica, che ha permesso la conservazione degli alimenti e quella della tessitura: in un tempo in cui la sopravvivenza e la salute erano legate alla capacità di risolvere i problemi che si frapponevano – ieri come oggi – al soddisfacimento dei bisogni elementari.”” (pag 39)”,”ITAS-083″ “MARTENS Ekkehard”,”Filosofare con i bambini. Un’introduzione alla filosofia.”,”Ekkehard Martens è docente di Filosofia all’Università di Amburgo. É ospite frequente di convegni e seminari (nel maggio del 2006 è stato invitato dalla Facoltà di Filosofia dell’Università Statale di Milano) dove insegna ad insegnare la filosofia.”,”FILx-113-FL” “MARTI Casimiro”,”Origenes del anarquismo en Barcelona.”,”MARTI Casimiro “”Bakunin se declara por una revolución sin condiciones, por un radicalismo intransigente, que ya no abandonará jamás. Su fiebre revolucionaria no es simplemente el producto de su exhuberante vitalidad, sometida a las exigencias fluctuantes de su vida errante, desarraigada, bohemia. Ha adquirido desde ahora el rango de una convicción filosófica (1)”” (pag 45) (1) No quedan testimonios de la influencia de Feuerbach, que es sus escritos posteriores es tan notable y que debtó ejercerse con toda seguridad en esta época. Cfr. la carta del 14 de octubre a A.A.L. Follen citada en la nota 45 de este capítuo”””,”ANAx-365″ “MARTÌ José, a cura di Cintio VITIER”,”José Martì, antologia di testi e antologia critica.”,”La presente opera in due parti è stata condotta sotto la direzione politica e culturale di uno fra gli studiosi maggiormente competenti a farlo per la posizione occupata e per gli studi compiuti: Cintio Vitier, per molti anni direttore della Sala Martì nella Biblioteca Nacional José Martì dell’Avana. tavole colorate alle pagine 193 e 385, venti pagine di fotografie bicolori fuori testo fra le pagine 608 e 609, notiziario: Il colloquio martiano di Bordeaux, Sommari della rivista Anuario martiano, Indicazioni di altre riviste cubane, Avviso ai lettori, Pubblicazioni ricevute, Indice analitico generale della rivista Ideologie, Sommari della rivista Ideologie,”,”AMLx-018-FL” “MARTÍ Casimiro; LAMBERET Renée; TERMES ARDEVOL J.”,”Les antécédents de l’orientation du mouvement ouvrier catalan vers l’anarchisme (Marti); Quelques caractéristiques de la Fédération régionale section espagnole de la Première Internationale (Lamberet); Aspects inédits de l’activité de l’Internationale en Espagne sous la première république (1873).”,”Casimiro Martí, Barcellona (autore del volume ‘Origenes del Anarquismo en Barcelone, Barcelone, 1959) R. Lamberet , Paris J. Termes Ardévol, Barcellona”,”MOIx-046-K” “MARTIENSSEN Anthony”,”Hitler e i suoi ammiragli.”,”Ricchissimo fu il bottino di documenti tedeschi che gli alleati fecero nell’ultima fase della guerra; ma, tra gli elementi di esso bottino, uno dei più organici è costituito certamente dalle 60.000 cartelle degli archivi della Marina, spazianti dal 1868 al 1945, catturati in un castello nei pressi di Coburgo. Una miniera di carte ‘riservatissime’ dalle quali sono state ricavate testimonianze ponderose per i processi di Norimberga e Anthony Martienssen ha tratto, d’incarico dell’Ammiragliato britannico, una storia della condotta strategica e diplomatica della guerra navale da parte tedesca, basata sui verbali delle ‘Conferenze’ che Hitler ebbe coi suoi ammiragli. Ora, sempre attingendo a questo materiale di primissima mano e di altissima importanza, il Martienssen ha scritto questo libro. (…) Come fu che Hitler rinunziò all’invasione delle isole britannich, dopo averla preparata con ogni cura? Come fu che si gettò all’improvviso sulla Russia Sovietica, avversario formidabile col quale s’era prima alleato ed aveva spartito la Polonia? Come fu che, contro il parere dei suoi strateghi migliori, trascurò a lungo il Mediterraneo e non volle dare il colpo finale alla conquista di Malta, che gli avrebbe assicurato un successo decisivo contro la Gran Bretagna? Il libro riporta alcuni drammi relativi al conflitto navale: Il suicidio della ‘Graf von Spee’ e del suo comandante, la temeraria irruzione dell’ U-47 dentro Scapa Flow, l’agonia della ‘Bismarck’, il mancato assassinio di Hitler a Rastenburg. (dal risvolto di copertina) La mancata presa di Malta da parte della Germania “”L’Africa Korps avanzò a grande velocità e i successi di Rommel in Cirenaica e insieme le gravi perdite subite dagli inglesi nei loro sforzi per soccorrere Malta, persuasero ancor più Hitler che la conquista dell’isola non fosse necessaria. Raeder, appoggiato da Kesserling e dal Comando italiano, rilevò che, secondo l’esperienza fatta l’anno prima, se si fosse permesso che Malta si riavesse in qualsiasi modo – Hitler aveva parlato di trasferire forze aeree sul fronte orientale, dove ve n’era pure bisogno – la situazione di Rommel sarebbe divenuta precaria. Hitler evitò di pronunciarsi, e in una conferenza avuta con Raeder il 15 giugno, addossò la responsabilità di un ulteriore rinvio della “”Ercole”” alla “”deficienza di comando”” da parte italiana. Egli disse: «Riconosco interamente l’importanza della presa di Malta. Ma non credo tuttavia che questo si possa fare mentre l’offensiva sul fronte orientale è in corso e non credo, in particolare, che si possa fare con truppe italiane. La Luftwaffe non ha aeroplani da trasporto disponibili. Una volta che Tobruk si apresa, molte navi da carico potranno essere avviate a Tobruk via Creta (evitando Malta). D’altra parte gli sforzi britannici per far arrivare convogli a Malta, da oriente e da occidente, attestano la situazione gravissima in cui l’isola si trova. Questi convogli, incidentalmente, ci offrono modo di infliggere gravi danni al nemico. Una volta che Malta sia interamente dissanguata ed esausta per le continue incursioni aeree e il blocco totale, potremo arrischiare l’attacco» (pag 192) “”Il 26 agosto Raeder conferì con Hitler. Si parlò poco del Mediterraneo, ma Raeder aveva già veduto la disfatta che attendeva la Germania. Aveva veduto anche come sarebbe cominciata. Egli disse: «Io continuo a considerare il possibile tentativo degli anglosassoni di occupare l’Africa Nord-Occidentale e di piantarsi nell’Africa del Nord con l’aiuto dei francesi come un grandissimo pericolo per l’intero sforzo di guerra germanico. Essi attaccheranno di là l’Italia e metteranno in pericolo la nostra posizione nell’Africa Nord-Orientale. Pertanto la Germania deve conservare una posizione forte nel Mediterraneo. Il Führer condivide questa opinione.Egli non nasconde il suo crescente malcontento nei riguardi degli italiani e allude a piani che non può ancora discutere». Per quanto grande fosse ‘accordo con Raeder e quali che fossero i suoi nuovi piani in gestazione, Hitler arrivava troppo tardi. L’8a Armata stava preparando la sua grande offensiva; i russi mettevano in linea le loro forze per liberazione di Stalingrado; e l’Inghilterra e in America si veniva radunando una grossa armata di navi e di uomini per il primo grande sbarco della guerra. Il “”Grande Piano”” era stato fracassato dalla piccola petrosa isola di Malta, la popolazione della quale, tenace e coraggiosa, sostenne più che 1400 incursioni aeree nei due anni in cui fu sotto attacco. Essa venne giustamente decorata della più alta onorificienza civile che l’Inghilterra possa conferire: la Croce di S. Giorgio”” (pag 197)”,”GERN-201″ “MARTIN MONTOYA F.”,”Pluralismo sindical en Francia. La escision de la CGT en 1947 y el problema de la unidad y pluralismo sindical.”,”””In tutti i casi, l’ 11 e 12 novembre 1947 il Comitato Centrale della CGT si riunisce a Parigi. La maggioranza e la minoranza si trovano d’accordo su un programma comune: mantenere una scala mobile dei salari, il cui minimo sarà di 10.800 franchi. Si rinuncia, pertanto, a lottare contro l’ onda inflazionistica””. (pag 14)”,”MFRx-193″ “MARTIN MAESTRE Jacinto”,”La lucha obrera.”,”Firma ex proprietario “”La propaganda es el agente mistificador y mitificador – en definitiva, fabricador des masas – por antonomasia. Lo mistifica todo y crea y esparce todos los mitos. Pero sobre todo es el detergente máximo para el lavado de cerebro, al que con diabólica pricisión se somete a nuestros hombres incualificados. El el instrumento más eficaz de incultura””. (pag 100)”,”RELC-208″ “MARTIN Laurent”,”La Presse écrite en France au XX siècle.”,”MARTIN Laurent”,”EDIx-126″ “MARTIN David”,”Tongues of Fire. The Explosion of Protestantism in Latin America.”,”MARTIN David è professore emerito di sociologia alla London School of Economics (LSE). E’ una delle maggiori autorità mondiali nel campo della sociologia della religione.”,”AMLx-132″ “MARTIN Maurice PERRON Nicole JAURES Jean DUMAS Charles RACOVSKI Christian (RAKOVSKIJ) TEULIN Marc ROSDOLSKY Roman MARIE Jean-Jacques”,”Jean Jaures et la IIe Internationale (Martin); Les causes de la guerre selon Jean Jaures (Perron); Le discours de Vaise (27 juillet 1914) (Jaures); Débat sur les socialistes et la guerre (1915) (Racovski [Rakovsky] – Dumas); Charles Dumas, chef de cabinet de Jules Guesde: rapport sur la Russie bolchevique (1919) (Teulin).”,”””Vous avez vu, durant la guerrre des Balkans, une armée presque entière succomber, soit sur le champ de bataille, soit dans les lits d’hôpitaux; une armée est partie avec trois cent mille hommes, elle laisse dans la terre des champs de bataille, dans les fossés des chemins ou dans les lits d’hôpitaux infestés par le typhus, cent mille hommes sur trois cent mille. Songez à ce que serait le désastre pour l’Europe: ce ne serait plus, comme dans les Balkans, une armée de trois cent mille hommes, mais quatre, cinq, six armées de deux millions d’hommes. Quel désastre, quel massacre, quelles ruines, quelle barbarie! Et voilà pourquoi quand la nuée de l’orage est déjà sur nous, voilà pourquoio je veux espérer encore que le crime ne sera pas consommé”” [J. Jaures, Discours de Jean Jaurès prononcé le 25 juillet 1914 à Vaise, dans la banlieue de Lyon] (pag 34) “”Mais l’Internationale, elle non plus, ne partagea pas le point de vue de Kautsky pour des motifs différents de ceux de Jaurès. Quand la question de notre attitude en cas de guerre est venue devant les congrès de Stuttgart (1907), de Copenhague (1910) et de Bâle en 1912, les résolutions, votées à l’unanimité et soutenues vigoureusement par Jaurès lui-même, nous imposaient non pas l’abdication de notre volonté socialiste, non pas la passivité, mais bien au contraire, une activité socialiste intense. “”Si une guerre menace d’éclater, dit la résolution de Stuttgart – reproduite textuellement dans le manifeste de Bâle – il est du devoir de la classe ouvrière dans les pays concernés, il est du devoir de ses représentants dans les Parlements… de déployer tous leurs efforts pour empêcher la guerre, par tous les moyens qui leur paraîtront les mieux appropriés et qui varient, naturellement, selon l’acuité de la lutte des classes et l’état de la politique générale. Au cas où la guerre éclaterait néanmoins, c’est leur devoir de s’entremettre pour la faire cesser promptement et d’utiliser de toutes leurs forces la crise économique et politique, créée par la guerre pour agiter les couches populaires les plus profondes et précipiter ainsi la fin de la domination capitaliste”””” [Christian Rakovskij, Les socialistes et la guerre. Discussion entre socialistes français et socialistes roumains. Réponse de Christian Racovski] [CMO, Paris, n. 59, 2013]”,”JAUx-026″ “MARTIN Jean-Clément, edizione italiana a cura di Gianluca SOLFAROLI CAMILLOCCI”,”I bianchi e i blu. Realtà e mito della Vandea nella Francia rivoluzionaria.”,”””La caduta di Carrier non è dovuta alla resistenza dei nantesi; è conseguenza del conflitto insorto con gli elementi più radicalmente rivoluzionari. Egli tratta tutti, indifferentemente, con arroganza e durezza: i nantesi che lo avvicinano, i militari, i membri delle amministrazioni. Il malcontento dei repubblicani locali non cessa di aumentare nei suoi confronti e finisce per esprimersi apertamente nella società popolare di Nantes. Per ordine di Carrier questa associazione viene fatta chiudere per tre giorni, e per le minacce che pesano su di essa sospende ogni attività. E’ stata questa società a chiedere che Carrier venisse rimosso? Il problema non è di grande importanza, perché in ogni caso l’associazione trova inopinatamente un alleato in un inviato del Comitato di salute pubblica, Jullien (di Parigi). Questi, durante un viaggio d’ispezione, aveva appena attraversato il Morbihan, dove aveva fatto da arbitro tra il rappresentante del popolo Trehouart e l’emissario di Carrier, Le Batteux, di cui condannava le esecuzioni sommarie e i saccheggi. Al suo arrivo a Nantes si trova d’accordo con il Comitato rivoluzionario contro Carrier. Di fronte alle minacce di Carrier, lascia in fretta Nantes e lo denuncia davanti alla Convenzione, chiedendo che sia immediatamente richiamato a Parigi. Poco dopo si ha una riconciliazione tra Carrier e la società popolare, ma quest’ultima, preso coraggio dalla venuta di Jullien, domanda a sua volta che Carrier venga richiamato. Ciò porta il Comitato di salute pubblica ad accettare che Carrier ritorni a sedere alla Convenzione, dopo essere stato rimosso dalle sue funzioni il 10 febbraio 1794. La sua partenza, che avviene in un clima di accordo apparente fra tutte le forze repubblicane, è subito seguita da un regolamento di conti tra le diverse fazioni. Dopo il 9 termidoro, Carrier, che si è opposto a Robespierre, continua ad essere della Convenzione. Occorrerà attendere che venga aperto un dibattito sulle violenze commesse in Vandea, perché la parte avutavi da Carrier sia messa in discussione e venga posto sotto accusa. (…) I battesimi patriottici. Carrier non è stato l’unico promotore dell’annegamento sistematico dei prigionieri. Fouquier-Tinville avrebbe usato lo stesso metodo per sbarazzarsi dei prigionieri condannati alla deportazione. Nella regione, le ‘noyades’ sono state addirittura richieste da diversi comuni (…). Le ‘noyades’ sono incontestabilmente un importante mezzo di repressione, ma appartengono di più agli strumenti terroristici che agli obiettivi rivoluzionari. In ogni caso le norme che regolano questa pratica sono molto complesse. Gli annegamenti non vengono tenuti nascosti, i rappresentanti del popolo ne informano la Convenzione e li rivendicano perfino come attestato delle loro convinzioni politiche. Tuttavia non si parla delle ‘noyades’ in modo diretto ed esplicito. Ci si esprime con eufemismi e con formule ambigue, che non si sa se debbano essere intese come espressione di un’ironia malsana. Degli annegamenti parlano, in modo chiaro, soltanto quelli che li citano come capi d’accusa contro coloro che ne sono stati promotori. Gli istigatori tengono un altro linguaggio. Le metafore abbondano: “”inviare a Nantes via acqua””, “”far bere a grandi sorsi””, “”battesimo patriottico””. La testimonianza di Benaben, un rivoluzionario dell’Anjou è significativa a questo riguardo. Nella sua corrispondenza giornaliera presenta così le ‘noyades’ effettuate nella Loira alla fine di dicembre: “”Si mettono tutti quei bricconi su un battello che poi viene affondato. Questo si denomina ‘mandare al castello d’acqua’. In verità, se questi briganti si sono spesso lamentati di morire di fame, non potranno lamentarsi che sono stati fatti morire di sete. A oggi se ne sono fatti bere circa 1200″””” (pag 196-197-198)”,”FRAR-414″ “MARTIN Henry-Jean”,”Storia e potere della scrittura.”,”MARTIN Henry-Jean”,”STOS-185″ “MARTIN Henry-Jean, collaborazione di B. DELMAS”,”Storia e potere della scrittura.”,”MARTIN Henry-Jean “”Nonostante i progressi già realizzati, la stampa europea nella prima parte del secolo aveva interessato solo una minoranza di notabili e di membri delle classi medie, a eccezione dei giornali dall’esistenza effimera, ispirati dal movimento operaio, che esercitarono tuttavia un’influenza molto superiore alla loro modesta tiratura e ai loro poveri mezzi. Nondimeno le iniziative di creare dei giornali operai non erano mancate. In Gran Bretagna, dove un’esorbitante tassa di bollo accresceva il prezzo dei giornali, il tipografo socialista [Henry] Hetherington lanciò, in un momento in cui la lotta per la riforma della legge elettorale era al culmine (1831), un ebdomadario, «The Poor Man’s Guardian», mettendo come sottotitolo «fondato contro la legge». Il governo rispose facendo arrestare e condannare numerosi strilloni, e Hetherington, dopo una lunga lotta, dovette darsi per vinto. Verso la medesima epoca una stampa operaia tentava di svilupparsi a Lione. Il più celebre dei suoi giornali fu «L’Echo de la fabrique» fondato nel 1831 e sostenuto dalle società di mutuo soccorso che servivano da copertura a numerose organizzazioni clandestine. Il suo principale redattore, Marius Chastaing, vi propugnava la solidarietà tra i mestieri. Ma l’unione era ancora difficile da realizzarsi e Chastaing abbandonò nel 1845 «L’Echo de la fabrique» per fondare un mensile, «La Trinune lyonnaise», che però, nel 1847, aveva solo 300 abbonati. Se si aggiunge che «La Glaneuse» che difendeva le idee radicali all’inizio della monarchia di luglio, sparì abbastanza rapidamente alla fine di processi costosi, mentre solo «Le Précurseur», sostenuto dalla Société des droits de l’Homme’, riusciva a sopravvivere (Tudesq), ci si rende conto a un tempo del dinamismo del movimento operaio e delle difficoltà che incontrava a darsi una struttura. In Prussia, tuttavia, dove Federico Guglielmo IV, che sembrava favorevole alle idee liberali, volle mitigare la censura (1841), un gruppo di borghesi di Colonia fondava nel 1841 la «Rheinische Zeitung» e assumeva come redattore Carlo Marx. Presto riconosciuto come eccellente giornalista, questi non tardò a prendere le difese dei proletari e degl’indigenti, tanto che il suo giornale fu soppresso nel 1843. Beninteso la situazione mutò con la rivoluzione del 1848; Marx mise insieme allora fino a 6.000 abbonati alla «Neue Rheinische Zeitung», ma alla fine fu espulso. Un po’ dappertutto i moti del 1848 fecero così venir su dei giornali di tutte le tendenze la cui esistenza fu agitata ed effimera. Questo specialmente in Francia, come ha dimostrato A.J. Tudesq”” [Henry-Jean Martin, ‘Storia e potere della scrittura’, Milano 1991] (pag 449-450) Biografia (wikip) Henry Hetherington (17 June 1792 – 23 August 1849) was a leading British Chartist . Early years Henry Hetherington was the son of a London tailor, John Hetherington (1770 to 6 November 1806), and was born on 17 June 1792, at 16 Compton Street, Soho, London. He was one of four children and was baptised in the church of St Giles-in-the-Fields. When he was thirteen, on 5 November 1805, he began work as an apprentice printer at Luke Hansard’s printing works at Holborn, London. In c.1810 he worked as a shopman for Richard Carlile, and from c1812 to 1815 he worked as a printer in Ghent, Belgium. In 1811 Hetherington married Elizabeth Thomas, of Wales, and the marriage produced nine children. Only one son, David, was still living at time of Henry’s death. In the 1820s Hetherington became influenced by the ideas of Robert Owen and joined the Co-operative Printers Association, and became active in the Radical Reform Association. In 1821 he became a member of the London Co-operative and Economical Society community, Spa Fields, London, led by George Mudie. Printer In 1822 Hetherington registered his own press and type at 13 Kingsgate Street, Holborn (now Southampton Row), an eight-roomed house, including shop and printing premises, costing £55 per annum rent. On 11 January 1823 he published the first (and possibly only) edition of the Political Economist and Universal Philanthropist, edited by George Mudie. This was a time when reformers such as Richard Carlile were being imprisoned for publishing material that was critical of the government. For people like Hetherington and Carlile, the publication of newspapers and pamphlets were vitally important in the political education of the working class. In the 1830s Hetherington published a series of radical newspapers including: The Penny Papers for the People (1830); The Radical (1831) and The Poor Man’s Guardian (1831–1835). In 1833 Hetherington was selling 220,000 copies a week of The Poor Man’s Guardian. He was punished by the authorities several times for these activities: fined on numerous occasions, imprisoned in 1833 and 1836, and having his printing presses seized and destroyed in 1835. Hetherington played a leading role in the campaign against the “”taxes on knowledge””: particularly stamp duty taxation on newspapers and pamphlets. In 1833, the four-penny tax on newspapers was reduced to one penny. The same year Parliament agreed to remove the tax on pamphlets. Tried in 1840 for selling Charles Junius Haslam’s Letters to the Clergy of All Denominations, a serial one-penny publication containing Haslam’s Deist criticism of the Bible, Hetherington was indicted on a blasphemous libel charge in February 1840.[1] Despite being willing to plead guilty in return for a suspended sentence, Abel Heywood, the publisher, was let go unpunished by the authorities.[1][2] Hetherington was convicted. Leading Chartist In his newspapers Henry Hetherington campaigned against child labour, the 1834 Poor Law and political corruption. Hetherington joined William Lovett, James Watson and John Cleave to form the London Working Men’s Association (LWMA) in 1836. Hetherington, who became the LWMA first treasurer, helped draw up a Charter of political demands. By 1836 Hetherington was one of the leaders of the Chartist movement. Hetherington was a moral force Chartist and was very critical of the ideas of Feargus O’Connor and in 1849 helped create the moderate People’s Charter Union. Demise Hetherington continued his campaign against taxes on newspapers and in 1849 formed the Newspaper Stamp Abolition Committee. A few months later, on 23 August 1849, Hetherington died of cholera at his residence at 57 Judd Street, Brunswick Square, London. He had been ill for some days, but held anti-medicinal views. On 26 August two thousand people gathered at Kensal Green Cemetery to pay their respects to the man who had spent his adult life fighting for social reform. Orations were given by George Holyoake and James Watson. In his will, Hetherington left only £200-worth of goods and chattels, and James Watson and Whitaker, his executors, had trouble in meeting the claims on his estate. In June 1873 a granite obelisk was erected in his memory at Kensal Green Cemetery.”,”STOS-186″ “MARTIN Terry”,”The Affirmative. Action Empire. Nations and Nationalism in the Soviet Union, 1923-1939.”,”Terry Martin is Associate Professor of History at Harvard University. List of Tables and Maps, Acknowledgments, Footnote Abbreviations, A Note on Style, Glossary, Bibliography, Index,”,”RUST-065-FL” “MARTIN Terry”,”The Affirmative Action Empire. Nations and Nationalism in the Soviet Union, 1923-1939.”,”Terry Martin is Associate Professor of History at Harvard University. List of Tables and Maps, Acknowledgments, Footnote Abbreviations, A Note on Style, Glossary, Bibliography, Index,”,”RUST-071-FL” “MARTIN Roger PIGEARD Alain”,”Bibliographie napoléonnienne. «Près de 10.000 titres pour mieux choisir».”,”Roger Martin, ingegnere agronomo, membro del ‘Souvenir Napoléonien’ dal 1971 e dal comitato di direzone dal 1993 al 1998. Alain Pigeard giurista e storico di formazone, specialista di storia militare napoleonica e autore di vari studi sul periodo tra cui un Dizionario della Grand Armée, un Dizionario delle battaglie di Napoleone e un lbiro su ‘La Guardia imperiale’.”,”FRAN-015-FSL” “MARTIN Colin PARKER Geoffrey”,”The Spanish Armada.”,”Colin Martin è Reader in Maritime Archeology all’Università di St Andrews Geoffrey Parker à Professor of Histor all’Ohio State University L’Invincibile Armata (in spagnolo: Armada Invencible, reale denominazione: Grande y Felicisima Armada) fu la flotta composta da 130 unità (di cui 65 galeoni e 4 galere, benché quest’ultime rimasero a Lisbona, non prendendo parte alla spedizione) e 29664 uomini approntata dal re di Spagna Filippo II nel 1587 per contrastare la crescente potenza marittima-commerciale dell’Inghilterra e per porre termine al conflitto (mai dichiarato) che ormai da due anni veniva combattuto con atti di pirateria da entrambe le parti. La guerra anglo-spagnola, avvenuta tra il 1585 e il 1604 e che fu parte della guerra degli ottant’anni, era iniziata nel 1585 con l’invio di truppe inglesi in aiuto delle protestanti Province Unite, la cui indipendenza non era riconosciuta dalla Spagna cattolica. (wikip)”,”QMIN-040-FSL” “MARTINA Rossella”,”Croce giornalista. Dal “”biennio rosso”” all’antifascismo.”,”MARTINA R. è nata a Viareggio e si è laureata in filosofia all’Università di Pisa. E’ giornalista e si occupa di storia filosofia e letteratura. Capitolo quarto: ‘La tentazione del fascismo’, ‘Il crociano Bottai’ “”La ‘Storia d’Italia dal 1871 al 1915’, il saggio di Croce che ha venduto di più in assoluto, alla prima edizione, nel 1928, fu stampata in 2.000 esemplari che peraltro andarono subito esauriti. In poche settimane si raggiunse la cifra record di 5.000 copie vendute. Furono 3.000, infine, le copie tirate per la prima edizione della ‘Storia d’Europa’ nel 1932.”” (pag 67)”,”CROx-027″ “MARTINE Paul”,”Souvenirs d’un insurgé. La commune 1871.”,”L’A era un professore ordinario di storia, normaliano. “”Elève de l’Ecole normale supérieure, agrégé d’histoire, ses idées de gauche entraîneront Martine, à 26 ans, à prendre part aux journées du 31 octobre et du 22 janvier. Membre de l’A.I.T., son amitié avec Malon et Gérardin le conduit à la Commission municipale du XVIIe arrondissement , et il devient l’agent de liaison entre Rossel et la Commune. Il échappera aux Versaillais et se réfugiera à Saint-Pétersbourg. Ses souvenirs, publiés seulement cent ans après la Commune sont un témoignage de premier ordre par un des seconds rôles de l’insurrection”” (Le Quillec, 1646). Martine sera boulangiste, antisémite et antidreyfusard.”” (Gdebearn, 2006)”,”MFRC-022″ “MARTINELLI Renzo”,”Antonio Labriola, 1843-1904. Politica e teoria alle origini del pensiero marxista in Italia.”,”Renzo MARTINELLI (Firenze, 1944) ricercatore presso il Dipartimento di storia nell’Univ di Firenze, è autore di saggi e ricerche dedicati alla storia del movimento operaio, tra i quali ‘Il partito comunista d’Italia, 1921-1926′ (EDITORI RIUNITI, 1977). Ha inoltre collaborato alla pubblicazione dell’Epistolario di Antonio LABRIOLA (ivi, 1983) e curato l’edizione di testi di GRAMSCI, ALICATA, LONGO.”,”LABD-020″ “MARTINELLI Alberto; scritti di MARX HILFERDING LENIN SWEEZY HOBSON LUXEMBURG BUCHARIN BAUER KAUTSKY SCHUMPETER WEBER”,”La teoria dell’ imperialismo.”,”Scritti di MARX, HILFERDING, LENIN, SWEEZY, HOBSON, LUXEMBURG, BUCHARIN, BAUER, KAUTSKY, SCHUMPETER, WEBER. Alberto MARTINELLI, nato a Milano nel 1940, si è laureato in Economia all’Univ Bocconi di Milano, poi in Sociologia alla Univ of California, Berkeley. Dal 1969 insegna Sociologia Economica nell’Univ di Milano.”,”TEOC-088″ “MARTINELLI Renzo”,”Il partito comunista d’ Italia, 1921-1926. Politica e organizzazione.”,”””La tendenza Marabini-Graziadei, se non ha mai avuto, come le altre componenti del partito, una particolare risonanza ideologica, ha fornito una serie di quadri (pubblici amministratori, sindacalisti, deputati) e di figure largamente popolari, di dirigenti che hanno rappresentato, al momento della costituzione del partito comunista, l’ assorbimento nella nuova formazione di una parte, piccola ma significativa e che darà i suoi frutti in seguito, dell’ esperienza organizzativa del PSI”” (pag 149) “”Dal quadro delle sezioni (quelle rurali indicano con evidenza la diffusione dell’ organizzazione comunista nei piccoli centri) viene fuori l’ impianto fondamentalmente provinciale del PCd’I”” (pag 164) “”Il problema di Milano- si ricordi su questo tema il famoso articolo di Gramsci sull’ Unità nel 1924 – già dagli inizi si pone quindi in evidenza per l’ azione di conquista e di sostituzione dell’ egemonia del PSI che deve intraprendere il partito comunista”” (pag 164) “”Ciò significa dunque che gli operai milanesi hanno perduto ogni fiducia nel partito socialista: ma essi rimangono disorientati, rimangono senza partito”” (pag 165)”,”MITC-043″ “MARTINELLI Alberto”,”La modernizzazione.”,”Alberto MARTINELLI è preside della facoltà di scienze politiche e professore ordinario di scienza politica nell’Università degli Studi di Milano. E’ docente di sociologia alla Bocconi.”,”TEOS-172″ “MARTINELLI Alberto a cura; scritti di K. MARX R. HILFERDING V.I. LENIN P.M. SWEEZY J.A. HOBSON R. LUXEMBURG N. BUCHARIN O. BAUER K. KAUTSKY J. SCHUMPETER M. WEBER”,”La teoria dell’imperialismo.”,”MARTINELLI Alberto (Milano, 1940, si è laureato in econmia all’Università Bocconi di Milano e in sociologia alla California University, Berkeley. Insegna sociologia economica nell’Univ. di Milano “”Un’altra questione – che per il suo specifico carattere esula veramente dal campo della nostra indagine – è la seguente: il saggio generale del profitto risulterà accresciuto in conseguenza del più elevato saggio del profitto prodotto da un capitale che sia investito nel commercio estero e soprattutto coloniale? I capitali investiti nel commercio estero possono offrire un saggio del profitto più elevato soprattutto perché in tal caso fanno concorrenza a merci che vengono prodotte da altri paesi a condizioni meno favorevoli; il paese più progredito vende allora i suoi prodotti a un prezzo maggiore del loro valore, quantunque inferiore a quello dei paesi concorrenti. Finché il lavoro del paese più progredito viene in tali circostanze utilizzato come lavoro di peso specifico superiore, il saggio del profitto aumenta, in quanto il lavoro che non è pagato come lavoro di qualità superiore viene venduto come tale. La stessa situazione si può presentare rispetto a un paese con il quale si stabiliscono rapporti di importazione e di esportazione: esso fornisce ‘in natura’ una quantità di lavoro oggettivato superiore a quello che riceve e tuttavia ottiene la merce più a buon mercato di quanto non potrebbe esso stesso produrre. Il caso è analogo a quello di un fabbricante che, sfruttando una nuova invenzione prima che sia diventata di dominio pubblico, vende a minor prezzo dei suoi concorrenti e tuttavia al di sopra del valore individuale della sua merce: utilizza insomma come pluslavoro la produttività specifica superiore del lavoro da lui impiegato, realizzando così un sovra-profitto”” [K. Marx, Il Capitale, III, XIV, pp. 288-91] [in ‘La teoria dell’imperialismo’, a cura di Alberto Martinelli, 1976] (pag 74-75)”,”TEOC-068″ “MARTINELLI Roberta a cura, trascrizione e testo di Monica GUARRACINO”,”Napoleone all’Elba: le biblioteche.”,”””L’inventario, che annovera oltre 5.000 volumi suddivisi in 832 titoli e 25 tra atlanti; tavole e piante allegati, fa supporre per l’Elba, così come per le altre residenze imperiali di Francia, l’esistenza di due biblioteche, una di carattere generale e una ‘particolare’, destinata esclusivamente all’imperatore”” (pag 13) Il catalogo contiene varie opere di Jomini, manca invece Clausewitz”,”ARCx-048″ “MARTINELLI Renzo”,”Storia del Partito comunista italiano. VI. Il «partito nuovo» dalla Liberazione al 18 aprile.”,”Renzo MARTINELLI insegna Storia dei partiti e dei movimenti politici alla Facoltà di Lettere dell’ Università di Firenze. E’ autore di saggi e di ricerche sulla storia del movimento operaio italiano (‘Il Partito Comunista Italiano 1921-1926’, Roma 1977; ‘Antonio Labriola 1843-1904′, Rorma 1988). Ha curato numerose edizioni di testi e documenti. Il presente volume è il primo di una nuova serie che – dando seguito al lavoro compiuto da Paolo Spriano, per gli anni 1921-1945 – intende ricostruire la storia del PCI dalla Liberazione al 1991, anno di scioglimento del partito. “”Quando infine il governo Parri è varato, lo stesso Togliatti, in un discorso all’apparato centrale del partito, lo valorizzerà essenzialmente come «governo della Costituente». (…) Com’è noto, il cammino sarà più lungo del previsto. Parri non riuscirà a tener fede all’impegno preso su questo punto decisivo, e il nodo sarà sciolto dal primo governo De Gasperi, con un ritardo che influirà sullo stesso rinvio del V congresso: una scadenza strettamente unita, nell’impostazione del gruppo dirigente comunista, alla Costituente, sia in termini di pressione politica, sia come elemento di unificazione e di sviluppo del partito intorno al tema strategico della democrazia. La formazione del gabinetto Parri fu comunque considerata una vittoria importante dai comunisti, che vi parteciparono, come ricordato, con tre ministeri: Togliatti alla Giustizia, Scoccimarro alle Finanze e Gullo all’Agricoltura. Bisogna anche rilevare che, nonostante la brevità della sua esistenza, il governo – scontrandosi con difficoltà e condizionamenti non trascurabili – conseguì qualche risultato positivo, soprattutto sul piano della ricostruzione materiale. Tuttavia, come ebbe a rilevare lo stesso De Gasperi (ma questa è una notazione che può riferirsi a tutti i governi di unità nazionale) il suo carattere di «governo dei rinvii» fu ben presto evidente, deludendo un po’ tutti. Tra questi rinvii, accanto alla Costituente, sono da sottolineare quello relativo al cambio della moneta (prodromo, in realtà, del suo definitivo affossamento) e all’epurazione amministrativa, caduta, di fatto, con la stessa caduta del ministero. Su ambedue questi temi, i comunisti manifestano un atteggiamento in ultima analisi moderato: sul primo, questo atteggiamento è reso esplicito nel convegno economico organizzato dal PCI a Roma nell’agosto del 1945, che costituisce un’occasione importante per comprendere quanto l’analisi più generale del partito sia subordinata alle esigenze politiche immediate”” (pag 25)”,”PCIx-011-B” “MARTINELLI Alberto”,”La modernizzazione.”,”Alberto Martinelli (Milano 1940) è preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Milano, dove insegna Scienza della Politica. Insegna inoltre Sociologia all’Università Bocconi di Milano. Alcuni dei suoi lavori recenti: Economia e società, Tre saggi su libertà eguaglianza e fraternità (con M. Salvati e S. Veca), International Markets and Global Firms, Sociologia economica (con N.J. Smelser), Social Trends in Italy: 1960-1995 (con A. Chiesi e S. Stefanizzi).”,”PVSx-025-FL” “MARTINELLI Renzo”,”Otto lettere di Antonio Labriola a Richard Fischer (Martinelli); Lettere a Richard Fischer (Labriola).”,”Le lettere a Richard Fischer sono già apparse nel 1924 sul primo numero della rivista sovietica ‘Sotto le bandiere del marxismo’, insieme con una scelta di quelle, assai più interessanti, scritte da Labriola a Engels. La pubblicazione, curata da David B. Riazanov, ebbe un’eco successiva sulla rivista teorica del Pci ‘Lo Stato Operaio’ dove apparve nel 1927 oltre all’introduzione dello stesso Rjazanov, un primo gruppo di lettere a Engels; seguito poi da moltre altre nei fascicoli apparsi tra il 1929 e il 1930. Le lettere a Fischer tuttavia non sembra siano mai state tradotto in italiano (fino al 1981, ndr). (pag 149) Richard Fischer (1855-1926) era un pubblicista tedesco esponente della socialdemocrazia, membro della direzione del partito dal 1890 al 1894 e deputato al Reichstag dal 1893 fino alla morte. Fischer era amministratore del quotidiano centrale del partito socialdemocratico e poi responsabile del settore editoriale della libreria del Vorwarts. Fischer ha indagato anche sulla solidarietà dei socialdemocratici tedeschi con il movimento dei Fasci siciliani (pag 130)”,”LABD-005-FB” “MARTINELLI Alberto a cura; saggi di Marco MARAFFI Antonio CHIESI Alberto MARTINELLI e Luca LANZALACO”,”L’azione collettiva degli imprenditori italiani. Le organizzazioni di rappresentanza degli interessi industriali in prospettiva comparata.”,”Alberto Martinelli è preside della facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano”,”ECOG-114″ “MARTINELLI Franco”,”L’inquisizione spagnola.”,”‘Torquemada sapeva bene dove voleva arrivare: eliminare la mala pianta dei “”conversos”” e dei “”moriscos”” e le clientele tuttora numerosissime data la potenza e l’influenza delle categorie poste sotto il tiro. Ma con quell’abilità per la quale il grande inquisitore era ben noto, nell’elencazione egli si guardò bene dall’indicare unicamente i “”conversos”” e i “”moriscos”” come oggetto della propria repressione. Ci mise tutti, con un’ampiezza che poteva consentirgli di colpire chiunque. Erano dunque passibili di processo: 1. Coloro che con una sorta di bestemmia riconosciuta come nettamente eretica annunciavano dei principi erronei sull’onnipotenza di Dio (…). 2. Coloro che si applicavano al sortilegio e all’arte d’indovinare quando fra i mezzi che essi impiegavano v’era l’acqua santa, le ostie consacrate, gli oli santi o altre cose le quali provavano lo sprezzo o l’abuso dei sacramenti (…). 3. Coloro che invocavano i demoni per ottenerne favori. 4. Coloro che per più di un anno rimanevano in scomunica senza sollecitare l’assoluzione né soddisfare alla penitenza che era stata loro imposta (…). 5. Gli scismatici, i quali ammettevano tutti gli articoli della fede, ma negavano il dovere di obbedienza verso il vescovo di Roma quale capo visibile della Chiesa (…); 6. I ricettatori, fautori e aderenti degli eretici siccome offensori della Chiesa e fomentatori di eresia; 7. Coloro che si opponevano all’inquisizione e che impedivano agli inquisitori di esercitare il loro ministero, ritenuto che non possono essere buoni cristiani coloro che mettono ostacoli alla persecuzione degli infedeli; 8. Tutti i signori che dopo aver promesso con giuramento agli ufficiali dell’inquisizione di scacciare gli eretici dai loro domini, rifiutavano di farlo; 9. Tutti i governatori dei regni e delle città i quali non prestavano la loro opera per difendere la Chiesa dagli eretici quando fossero di ciò richiesti dagli inquisitori; 10. Coloro che non consentissero di revocare gli statuti e i regolamenti in vigore nelle città quando fossero contrari alle misure ordinate dagli inquisitori; 11. Gli avvocati, i notai, i legali tutti che favorissero gli eretici aiutandoli con i loro consigli onde sfuggire dalle mani degli inquisitori e nascondendo i documenti opportuni a far scoprire delle eresie. 12. Tutte le persone che avessero dato sepoltura ecclesiastica agli eretici riconosciuti per tali dietro la loro propria confessione o in virtù di una sentenza definitiva. 13. Coloro che nei processi per causa di dottrina rifiutassero di giurare su qualche punto, quando ne fossero richiesti. 14. I morti, i quali fossero denunciati eretici: la loro memorie doveva essere diffamata, i loro cadaveri dissotterrati e bruciati e confiscati i loro beni. 15. I giudei e i mori, quando o con il loro scritti o con le parole inducessero dei cristiani ad abbracciare la loro setta. 16. Tutti coloro, finalmente, che, non essendo compresi nelle classi precedenti, avessero nulla meno meritata la stessa qualifica sia con le loro azioni sia con i loro discorsi o con gli scritti loro. E la storia dell’inquisizione, già grondante sangue, poté arricchirsi di nuove prodezze. Le sentenze erano sempre uguali. Dagli archivi rimasti riportiamone una: “”Noi abbiamo dichiarato e dichiariamo l’accusato convinto di essere eretico apostata, fautore e ricettatore di eretici, falso e simulatore confessante e impenitente recidivo; per i quali crimini è incorso nelle pene della scomunica maggiore e nella confisca di tutti i suoi beni a profitto della Galera reale e del fisco di Sua Maestà Cattolicissima. Dichiariamo in più che l’accusato deve essere abbandonato, così come noi l’abbandoniamo, alla giustizia e al braccio secolare, che noi preghiamo e incarichiamo molto affettuosamente e nel modo più autorevole che ci è dato di agire verso il colpevole con bontà e commiserazione””. “”Bontà e commiserazione”” che si traducevano in una morte atroce sul rogo. Ma non per diretta volontà dell’inquisizione, bensì del “”braccio secolare””. (…) Fu Torquemada a ideare questo dispositivo ipocrita e perfido?”” (pag 111-113)”,”RELC-409″ “MARTINELLI Luisa”,”Imparare a tradurre. Corso di base per tradurre dal tedesco all’italiano.”,”Luisa Martinelli è docente di lingua e letteratura tedesca nella scuola secondaria e docente incaricata presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Trento.”,”VARx-185-FL” “MARTINELLI Franco”,”Hitler dietro le quinte.”,”Hitler e Mussolini cercano di convincere Franco di aiutarli nell’operazione di Gibilterrra. “”Un poco più soddisfacente il colloquio che il 24 ottobre Hitler ha con il vecchio maresciallo Pétain, presente l’immancabile Laval, a Montoire. Pétain promette la massima collaborazione della Francia di Vichy, dice di disprezzare De Gaulle e i “”franchi tiratori”” che il colonnello si è tirato con sé in Gran Bretagna, ed è pieno di promesse, soprattutto per quanto riguarda lo ‘status quo’ nelle colonie: e Hitler, se la Francia di Vichy sarà “”sinceramente collaborazionista””, afferma che, alla fine della guerra, l’impero coloniale francese, anche se dovrà essere riveduto nei suoi confini, per concedere alla Germania quelle colonie “”cui ha sacrosanto diritto””, non sarà minimamente ridotto nella sua importanza, quanto grandezza e ricchezza. È tuttavia impensabile che la Francia di Vichy possa materialmente aiutare il Terzo Reich nell’operazione che Hitler sempre più seriamente pensa di effettuare contro Gibilterra. Senza l’adesione della Spagna, Gibilterra rimarrà in mani britanniche. E gli sforzi che anche Benito Mussolini, su preghiera del Führer, compie per indurre Franco a ridurre le proprie pretese e a restituire al Terzo Reich i grandi favori che questo ha fatto alla Spagna durante la guerra civiel, non approdano a nessun risultato. La Spagna rimane giudiziosamente alla finestra, spiritualmente – dichiara il ‘Caudillo’ – vicina alle potenze dell’Asse, ma materialmente svincolata da qualsiasi impegno e, forse, sotto sotto, speranzosa che la Germania nazista non divenga eccessivamente forte, per non trovarsela, poi, da padrona, in casa. (finire) (pag 734-735)”,”GERN-001-FAP” “MARTINELLI Alberto a cura; scritti di K. MARX R. HILFERDING V.I. LENIN P.M. SWEEZY J.A. HOBSON R. LUXEMBURG N. BUCHARIN O. BAUER K. KAUTSKY J. SCHUMPETER M. WEBER”,”La teoria dell’imperialismo.”,”‘Imperialismo: bramosia e smania ‘non soltanto’ di conquistare territori … ma di metter mano anche su paesi fortemente industriali’ “”Già dal 1915, e perfino nel novembre 1914, Kautsky si schierò risolutamente contro il concetto fondamentale espresso nella nostra definizione, dichiarando che per imperialismo non si doveva intendere una «fase» o uno stadio dell’economia, bensì una politica ben definita, una certa politica «preferita» dal capitale finanziario, e che non si doveva «identificare» l’imperialismo col «moderno capitalismo», sostenendo che la questione della necessità dell’imperialismo per il capitalismo si riduce a una «piatta tautologia», allorché s’intendano sotto il nome di imperialismo «tutti i fenomeni del capitalismo moderno», – i cartelli, i dazi protettivi, il dominio dei finanzieri e la politica coloniale – giacché in tal caso «naturalmente l’imperialismo è, per il capitalismo, una necessità vitale» … L’imperialismo à la tendenza alle annessioni: a questo si riduce la parte ‘politica’ della definizione katuskiana. È esatta, ma molto incompleta, perché politicamente imperialismo significa, in generale, tendenza alla violenza e alla reazione. Ma qui noi ci preoccupiamo specialmente del lato ‘economico’ della questione, incluso da Kautsky stesso nella ‘sua’ definizione. Gli errori della definizione kautskiana saltano agli occh. Per l’imperialismo ‘non’ è caratteristico il capitale industriale, ‘ma’ quello finanziario. Non a casa in Francia, in particolare, il rapido incremento del capitale ‘finanziario’, mentre il capitale industriale decadeva dal 1880 in poi, ha determinato un grande intensificarsi della politica annessionistica (coloniale). È caratteristica dell’imperialismo appunto la sua smania ‘non soltanto’ di conquistare territori agrari, ma di metter mano anche su paesi fortemente industriali (bramosie della Germania sul Belgio, della Francia sulla Lorena), giacché in primo luogo il fatto che la terra è già spartita costringe, quando è in corso una ‘nuova spartizione’, ad allungare le mani su paesi ‘di qualsiasi genere’, e, in secondo luogo, per l’imperialismo è caratteristica la gara di alcune grandi potenze in lotta per l’egemonia, cioè per la conquista di terre, diretta non tanto al proprio beneficio quanto a indebolire l’avversario e a minare la ‘sua’ egemonia (per la Germania, il Belgio ha particolare importanza come punto d’appoggio contro l’Inghilterra; per questa a sua volta è importante Bagdad, come punto d’appoggio contro la Germania, ecc.). Kautsky, che pretende di continuare nella difesa del marxismo, di fatto fa un passo indietro in confronto del ‘social-liberale’ Hobson””, il quale molto ‘più giustamente’ prende in considerazione due concrete peculiarità «storiche» (Kautsky invece, con la sua definizione, si beffa della concretezza storica!) del moderno imperialismo, e cioè: 1. la concorrenza di ‘diversi’ imperialismi; 2. la prevalenza del finanziere sul commerciante”” (pag 320-322) [V.I. Lenin, ‘L’imperialismo’, v. pp. 127-33, 15-55); (in) Alberto Martinelli, a cura, ‘La teoria dell’imperialismo’, Loescher editore, Torino, 1974]”,”TEOC-001-FFS” “MARTINENGO Giancarlo PADOAN Pietro Carlo a cura, saggi di FERRARA Francesco STREET Lombard BAGEHOT Walter PANTALEONI Maffeo HILFERDING Rudolf SRAFFA Piero HAWTREY Robert KEYNES John M. FISHER Irving EINAUDI Luigi FRIEDMAN Milton VON HAYEK Friedrich MINSKY Hyman P. MELTZER Allan M. TOBIN James REVELL Jack KINDLEBERGER Charles P. GUTTENTAG Jack HERRING Richard”,”Le crisi finanziarie.”,”Giancarlo Martinengo è professore associato di Economia Politica nell’Università di Roma. Ha pubblicato lavori di economia keynesiana, economia internazionale e in tema di instabilità finanziaria. Pietro Carlo Padoan è professore associato di Economia Politica nell’Università di Roma. Ha pubblicato lavori in tema di economia monetaria, economia e finanza internazionale, econometria applicata.”,”ECOT-126-FL” “MARTINET Gilles”,”La sinistra al potere. Dal Fronte popolare a Jospin.”,”MARTINET è sin dagli anni della Resistenza uno dei protagonisti della sinistra francese. Cofondatore dell’ ‘Observateur’ membro della direzione del PS francese è stato a lungo ambasciatore in Italia. Ha scritto ‘Gli italiani. Appunti inediti dal taccuino di un ambasciatore’.”,”FRAP-029″ “MARTINET Gilles”,”La sinistra al potere. Dal Fronte popolare a Jospin.”,”Gilles MARTINET è sin dagli anni della Resistenza uno dei protagonisti della sinistra francese. Cofondatore dell’ ‘Observateur’, membro della direzione del Partito Socialista francese, è stato a lungo ambasciatore in Italia. Tra i suoi libri c’è ‘Gli italiani. Appunti inediti dal taccuino di un ambasciatore’.”,”FRAP-032″ “MARTINET André”,”L’ indoeuropeo. Lingue popoli e culture.”,”André MARTINET, nato a St. Alban-des-Villards (Savoia) nel 1908, professore all’ Ecole des Hautes Etudes di Parigi (EHESS) dal 1938, ha insegnato alla Columbia University a New York dal 1947 al 1955; dal 1955 è Professore di linguistica generale alla Sorbona. Condirettore della rivista ‘Word’ (New York, 1945), dirige ‘La Linguistique’ (Parigi, 1965). Ha pubblicato per la Laterza ‘Elementi di linguistica generale’ (1974).”,”VARx-016″ “MARTINET Gilles”,”Sette sindacati per sette paesi. Gran Bretagna Repubblica Federale Tedesca Svezia Italia Francia Stati Uniti Giappone.”,”Gilles MARTINET è nato a Parigi nel 1916. Giornalista e militante politico, dal 1975 è segretario nazionale- responsabile dell’ Ufficio Studi- del Partito Socialista di MITTERAND. Ha pubblicato con Giuseppe BOFFA ‘Dialogo sullo stalinismo’ (1976), e ha pubblicato in Italia ‘I cinque comunismi’ (1974) e ‘Il socialismo oggi e domani’ (1976).”,”SIND-022″ “MARTINET Marcel”,”Où va la revolution russe? L’ affaire Victor Serge (1933).”,”””E’ per loro che lo stesso Victor Serge già scriveva, in ‘Letteratura e Rivoluzione’: “”Gli intellettuali che, nel loro desiderio di servire la rivoluzione, si lasciano andare a una sorta di conformismo rivoluzionario, mancano in realtà a un dovere essenziale verso la rivoluzione, testimoniando della difficoltà che provano a comprenderla, rivelando che la considerano ancora dall’ esterno, da spettatori simpatizzanti, e non all’ interno da attori. Essi mancano di chiaroveggenza o di coraggio civico, secondo il caso”” (pag 22)”,”SERx-044″ “MARTINET Marcel ROSMER Alfred RADEK Karl LOUNATCHARSKY Anatole REISSNER Larissa VAN HEIJENOORT Jean PAZ Maurice SAUFRIGNON Louis MALRAUX André VELAZQUEZ José Luis FARRELL James T. BRETON André”,”Quelques souvenirs (Martinet) – Trotsky à Paris pendant la première guerre mondiale (Rosmer) – Léon Trotsky l’organisateur de la victoire (Radek) – Silhouette de Trotsky (Lounatcharsky) – Sviajsk (Reissner) – Lev Davidovitch (van Heijenoort) – Quatre jours avec Trotsky (Paz) – Comment j’ai vu Trotsky (Saufrignon) – Trotsky (Malraux) – L’homme Trotsky (Velazquez) – Mémoire sur Léon Trotsky (Farrell) – Visite à Leon Trotsky (Breton).”,”Radek su ruolo personalità di Trotsky organizzatore della vitttoria con l’armata rossa.”,”TROS-263″ “MARTINET Marcel”,”Culture prolétarienne.”,”Libro dedicato a Fernand Pelloutier “”Syndicaliste, libertaire, socialiste, la ‘Plèbe’ est l’organe de cette minorité militante de la branche française de l’Internationale qui s’est retrouvée pour la première fois, en août 1915, à Zimmerwald. Elle est l’organe de tous ceux qui, à l’épreuve du désastre, ont gardé intactes leur foi, leur raison, leur combativité, de tous ceux aussi des masses profondes, que la guerre a réveillés”” (pag 125) Il libro contiene due articoli apparsi, il primo, in diversi settimanali comunisti nell’ottobre 1921 e, il secondo, sulla ‘Vie Ouvriére’ il 25 novembre 1921 (pag 145)”,”MFRx-379″ “MARTINET Gilles”,”Il marxismo oggi o le contraddizioni del socialismo.”,”‘Gilles Martinet (8 agosto 1916 – 29 marzo 2006) è stato un giornalista, partigiano, politico e diplomatico francese. Nato a Parigi, Martinet iniziò la sua carriera giornalistica nel 1937 come redattore ai servizi esteri dell’agenzia Havas. Durante la Seconda Guerra Mondiale, partecipò attivamente alla Resistenza francese. Dopo la guerra, lavorò come redattore capo per l’agenzia di stampa France-Presse e successivamente divenne direttore della rivista France-Observateur. Politicamente, fu uno dei fondatori del Partito Socialista Unificato (PSU) e, nel 1972, si unì al Partito Socialista. Martinet è ricordato per il suo impegno politico e giornalistico, nonché per il suo contributo alla diplomazia francese’ (copil.) ‘E tuttavia nessuno, tra si suoi compagni (di Lenin, ndr), osò criticare le idee che erano state lanciate nell’autunno 1917. Più ancora, anni ed anni più tardi, allorché lotte atroci avevano separato gli uomini della vecchia guardia bolscevica, il piccolo libro rimaneva il loro vangelo comune. Tradotto in tutte le lingue, ‘Stato e rivoluzione’ era una bibbia cui ci si riferiva continuamente per giustificare la propria politica e confondere l’avversario. Un fenomeno tale non può essere capito che offrendo diverse spiegazioni. La prima mette evidentemente in causa le condizioni particolare nelle quali si era sviluppata la rivoluzione russa. Un paese economicamente arretrato in cui alcuni milioni di operai si trovavano isolati in mezzo ad una massa contadina, la necessità di amministrare bene questa massa contadina ma allo stesso tempo di manovrare in modo da accaparrarsi una buona parte dei suoi redditi (base inevitabile di ogni accumulazione primitiva), le conseguenze d’una guerra civile che aveva moltiplicato le rovine e provocato l’emigrazione della maggior parte dei quadri tecnici, l’esistenza infine d’un ambiente internazionale ostile e sempre sul punto di favorire nuovi interventi militari: non c’era in tutto questo abbastanza per travolgere le ottimistiche previsioni fatte da Lenin in un momento in cui credeva che la rivoluzione russa avrebbe preceduto di poco la rivoluzione europea? Nel fuoco della lotta, nel corso di quel periodo che si chiama il «comunismo di guerra», era apparso certo possibile stabilire un certo egualitarismo. Ma si trattava, come ai tempi della Comune di Parigi, dell’egualitarismo d’una fortezza assediata. Tornata la pace, Lenin aveva avuto la saggezza di suonare la ritirata e di creare un ordine di cose più conforme alla reale situazione del paese. Si ebbero insieme la Nep, i ‘Kulaki’ e la burocrazia. Col passare del tempo, non si pensò più ad un ritorno indietro, ma ad un nuovo distacco. La Russia usciva lentamente dal Medio Evo. L’industrializzazione si estendeva per tutto il paese e la quasi totalità delle terre diventava proprietà collettiva. Si sarebbero viste rinascere le speranze del 1917? Le masse popolari avrebbero giocato un ruolo maggiore nella gestione dello Stato? E i funzionari avrebbero perso allo stesso tempo una parte dei privilegi politici e dei vantaggi materiali che ormai erano propri della loro condizione? La direzione presa fu, lo si sa, all’opposto di questa. La costruzione delle basi economiche del socialismo coincise con l’aumento delle disuguaglianze nella remunerazione del lavoro, e l’instaurazione d’un regime di terrore che gravava non soltanto sui quadri politici ma sull’intero popolo. Come giustificavano i dirigenti dell’Urss una simile evoluzione? Negando il terrore ed affermando che tutto ciò che poteva opporsi ancora alla decadenza dello Stato, predetta da Marx, Engels e Lenin, veniva dall’accerchiamento capitalista. Centinaia di migliaia di uomini – e tra questi la maggioranza dei membri del comitato centrale – venivano uccisi, milioni erano deportati, nessuna opposizione, nessuna critica era tollerata, ma Stalin dichiarava ciononostante nel marzo 1939: «La funzione della repressione all’interno del paese è divenuta superflua, essa è scomparsa perché lo sfruttamento è stato soppresso, gli sfruttatori non esistono più e non c’è nessuno da reprimere». (…) Ma gli oppositori che vengono giustiziati nell’ombra o sono condannati al termine di spettacolari processi, che posto occupano in tutto ciò? Ebbene, è molto semplice: li si battezza come «agenti stranieri», «spie imperialiste», e «sabotatori al servizio delle potenze capitaliste». In tal modo la teoria è salva e il libretto di Lenin può continuare a venir diffuso in tutto il mondo. Quest’impostura – una delle più formidabili che la storia abbia mai conosciuto – è naturalmente denunciata con violenza da quelle delle sue vittime che hanno ancora la possibilità di parlare e, in primo luogo, da Lev Trotsky. Egli spiega che un vero «Termidoro» si è verificato tra il 1925 e il 1927 e che il regime politico dell’Urss può ormai essere definito un «bonapartismo più vicino, nel suo tipo, all’Impero che al Consolato». La classe rappresentativa di questo bonapartismo è la burocrazia, che non ha smesso di proliferare e che conserva per sé una parte importante del reddito nazionale. Se questa burocrazia si è più o meno sbarazzata dell’avanguardia operaia, è perché il proletariato mondiale ha subito disfatte su disfatte e l’Urss si è trovata circondata dal mondo capitalista. Se questo accerchiamento cesserà, se nuove vittorie saranno ottenute in Europa ed in Asia, si assisterà al crollo del sistema bonapartista ormai inutile. La burocrazia, questa mostruosa escrescenza che deve il proprio potere solo a delle particolari condizioni storiche, non potrà più impedire il «ristabilimento della democrazia sovietica». Così, Trotsky invocava, sotto altra forma, lo stesso argomento di Stalin: le prospettive di Marx e Lenin rimangono sempre valide, gli ostacoli alla loro realizzazione provengono semplicemente dalla situazione della Russia e dall’isolamento della rivoluzione. I trotskisti potevano dunque in tutta tranquillità di spirito continuare anch’essi a distribuire il famoso libretto”” (pag 22-24) [Gilles Martinet, ‘Il marxismo oggi o le contraddizioni del socialismo’, La Nuova Italia, Firenze, 1965]”,”TEOC-001-FMB” “MARTINETTI Piero, a cura di Mario DAL-PRA”,”Kant.”,”””Fine della natura è perciò l’uomo, ma l’uomo come essere culturale. Ma vi è ancora una duplice cultura: la cultura dell’abilità e la cultura della disciplina (o cultura morale). La prima è la cultura in quanto rivolta ancora a fini sensibili: strumento essenziale di questa cultura è lo Stato. Ora questa non può essere ancora il fine supremo. La cultura della disciplina ha invece per fine la moralità e la libertà vera dell’uomo: la cultura dell’abilità e lo Stato non ne sono che una preparazione. Questo può quindi essere il fine supremo: l’uomo come essere morale. Ecco il fine supremo della natura (…)”” (pag 221-222) “”Più largamente si estende Kant nella considerazione del punto di vista teleologico nella storia; nei brevi saggi che vi ha dedicato, egli ci delinea un vero e profondo sistema di filosofia della storia. Come nella natura, anche qui dal punto di vista empirico (che è anche quello della scienza) dobbiamo ritenere tutto come causalmente e meccanicamente concatenato. Kant rivela che le manifestazioni umane, in apparenza arbitrarie, sono soggette come qualunque altro fatto fisico, a leggi naturali universali; i matrimoni, le nascite, i delitti, ecc., sebbene in apparenza soggetti all’arbitrio individuale, avvengono secondo leggi naturali costanti come le variazioni atmosferiche, le quali non possono singolarmente venir prevedute, ma nell’insieme costituiscono un ordine causale rigorosamente concatenato. Kant ha quindi della storia il concetto che abbiamo noi, d’una scienza descrittiva rigorosamente ristretta all’esplicazione causale. Anzi egli mostra un certo disprezzo ironico per la storia del suo tempo che era per lo più soltanto erudizione biografica intesa a narrare le gesta dei principi e le vicende esteriori dei popoli; essa deve penetrare ben più profondamente e metterne a nudo la storia spirituale, lo svolgimento del diritto, della morale, della religione, del costume: la vera storia, in breve, è per Kant, come per noi, storia della cultura. Ma la filosofia deve considerare il processo storico da un altro punto di vista, come uno sviluppo finale. Noi non troviamo questo disegno finale nel corso meccanico della natura, né lo deduciamo da esso, ma ve lo sovrapponiamo per un atto della riflessione teleologica, al fine di dare alla storia un senso e un valore morale. Quindi è un’interpretazione che non pretende ad un valore teoretico, ma che praticamente è fondata, anzi necessaria. Certo può sembrare strano quello di voler concepire una storia fondata sull’idea di ciò che deve essere; e sembra che una storia di questo genere potrebbe essere accusata di non essere che un romanzo. Ma noi dobbiamo ben ricordare il valore dell’interpretazione teleologica. Fondandosi sui dati della conoscenza empirica, essa cerca di penetrare più profondamente, sebbene con la coscienza di non poter dare un’espressione adeguata a tale realtà più profonda. Quindi essa non contraddice ai dati empirici, ma li interpreta e li trascende. Anche l’interpretazione teleologica che Kant ci dà della storia è la stessa storia della società umana causalmente concatenata, risultante dai conflitti dei rozzi istinti umani e dall’antagonismo delle forze; solo essa ci mostra (ciò che la interpretazione causale non può fare), in questa concatenazione la realizzazione di un disegno, scopre un filo conduttore che non solo dà un senso al processo meccanico, ma schiude a noi una prospettiva confortante dell’avvenire, ci rivela nella storia la realizzazione di un ideale umano conforme alle nostre esigenze morali”” (pag 224-225)”,”FILx-518″ “MARTINEZ DE SAS Maria Teresa PAGES I BLANCH Pelai coordinamento; comitato di redazione: Casimi MARTI I MARTI Maria Teresa MARTINEZ DE SAS Jean OLIVER I PUIGDOMENECH Pelai PAGES I BLANCH Susanna TAVERA I GARCIA”,”Diccionari biografic del moviment obrer als països catalans.”,”Comitato di redazione: Casimi MARTI I MARTI Maria Teresa MARTINEZ DE SAS Jean OLIVER I PUIGDOMENECH Pelai PAGES I BLANCH Susanna TAVERA I GARCIA. Contiene pure la voce biografica MUNIS (Manuel Fernandez-Grandizo Martinez) (1911-1989) con relativa bibliografia. (pag 961)”,”MSPx-029″ “MARTINEZ CUADRADO Miguel”,”La burguesía conservadora (1874-1931).”,”Paragrafi da pagina 482 a pagina 509: Il modello socialista operaio spagnolo (PSOE), 1879-1931; Le origini della scissione socialista e della nascita del Partito comunista spagnolo: 1921-1931; La rivoluzione sociale anarchica (1881-1910) e anarco-sindacalista (1910-1931)”,”SPAx-143″ “MARTINEZ José Luis, a cura di Ernesto FRANCO”,”Passeggeri delle Indie. I viaggio transatlantici del XVI secolo.”,”Tratta degli schiavi (pag 182-183) “”Gli schiavi provenienti dalla Mauritania, così come dal Marocco – mori e berberi -, erano chiamati «schiavi bianchi» e, poiché professavano la religione islamica, e venivano considerati infedeli, la loro importazione in America fu proibita e vi si recarono solo piccoli gruppi nei primi tempi. Gli autentici negri erano quelli che provenivano dai territori situati a sud del fiume Senegal. Fra questi, i più ricercati erano quelli originari della Guinea, «per la loro laboriosità, allegria e adattabilità». Padre Sandoval li colma di elogi e descrive, inoltre, le caratteristiche di altre tribù africane che giungevano a Cartagena. La cattura dei futuri schiavi veniva compiuta dai portoghesi con la forza, in quei territori che opponevano loro resistenza. Più tardi, presero la strada più facile degli scambi e dei trattati con i capi tribali. Visto che la schiavitù era una pratica ricorrente fra i popoli della costa occidentale africana, si schiavizzavano i prigionieri di guerra, i colpevoli di delitti e addirittura molti africani vendevano se stessi per poter sopravvivere. C.R. Boxer spiega che gli africani «spesso si ottenevano dalle guerre intertribali dell’interno e la crescita del traffico di schiavi probabilmente aggravò lo stato di violenza e insicurezza esistente – o in ogni caso non si fece niente per migliorarlo. Furono i capi e i governanti africani coloro che maggiormente beneficiarono del commercio con i portoghesi, e (…) la maggior parte di loro prese sempre parte volontariamente al traffico degli schiavi» [C.R. Boxer, ‘The Portuguese seaborne empire, 1415-1825′, New York, 1969]”” J.L. Martinez (Messico, 1918) erudito, bibliofilo, è autore di moti studi letterari e storiografici . E’ stato direttore editoriale del Fondo de Cultura Economica (casa editrice messicana)”,”STOS-221″ “MARTINEZ José Luis, a cura di Ernesto FRANCO”,”Passeggeri delle Indie. I viaggio transatlantici del XVI secolo.”,”José Luis Martinez (Messico, 1918) erudito, bibliofilo, è autore di vari studi letterari e storiografici.”,”AMLx-006-FSD” “MARTÍNEZ-CASTELLANOS Natalia”,”Los escenarios del miedo (Arauca-Colombia). Perspectivas desde la antropología cultural.”,”Natalia Martinez-Castellanos è un’antropologa, e insegna Antropologia sociale nell’Università delle Ande Bogotá, Colombia e per l’Università Complutense di Madrid. La regione di Arauca è situata nella parte nord-orientale della Colombia, nella regione delle Llanos Orientales. Il dipartimento di Arauca è delimitato a sud dai fiumi Casanare e Meta, che lo separano dai dipartimenti di Casanare e Vichada 12. La città di Arauca è la capitale del dipartimento ed è stata fondata nel 1780 3. La regione di Arauca è stata esplorata dal conquistatore tedesco Jorge de la Espira nel 1536. Gli spagnoli non rimasero a lungo perché erano alla ricerca di El Dorado. Tuttavia, furono successivamente seguiti dai gesuiti e dai beneficiari della terra che fondarono i primi insediamenti. La regione di Arauca era abitata prima della conquista spagnola da diverse tribù indigene, tra cui gli araucas, i yaruros, i chinatos, i betoyes, i giraras, i tunebos, gli airicos, i macaguanes, gli eles, i lipas, i guahíbos, gli achaguas, i cuibas, i chiricoas, i lucalías, i piapocos, i maipures e i cuilotos 1. (wikip)”,”AMLx-004-FSL” “MARTINI Dario G.”,”L’uomo dagli zigomi rossi. Cristoforo Colombo visto fuori del mito.”,”I capitoli del libro qui pubblicato sono usciti inizialmente sulla terza pagina del ‘Corriere Mercantile’ di Genova dal 1° ottobre al 24 dicembre 1973. Capitali genovesi nell’impresa di Colombo “”(…) a dimostrare quanto sia stato importante l’apporto di capitali genovesi per la scoperta dell’America esitono numerosissime e inconfutabili prove. Non si pensi che tale apporto fosse soltanto dovuto alla fiducia degli uomini d’affari liguri resisdenti in Spagna in un loro connazionale. Questa fiducia esisteva senza dubbio, ma esisteva anche, da parte dei vari Pinelli, Di Negro, Doria, ecc. la volontà di proporsi sempre più autorevolmente come capitalisti grati a re Ferdinando e al suo ministro Santángel, in alternativa, se non più in opposizione, ai capitalisti ebrei caduti in disgrazia. Dopo avere esaminato e discusso intelligentemente tutti gli studi sull’argomento, Rinaldo Caddeo, in una preziosa appendice alla “”Historie”” di don Fernando, ha posto bene in luce il rapporto esistente tra la cacciata generale degli ebrei dalla Spagna e la scoperta dell’America: “”Il famoso e iniquo decreto – scrive il Caddeo – ha la data del 30 marzo 1492 ma già prima di questo si era avuta una espulsione parziale degli ebrei dall’Andalusia. Con la cacciata degli ebrei la potenza e il prestigio degli uomini d’affari italiani venivano ad aumentare considerevolmente; stante che nessun’altra forza economica esisteva in Spagna che potesse fornire al re, attraverso il Santángel o Gabriele Sánchez, tesoriere generale di Aragona e amico di Colombo, i mezzi finanziari liquidi di cui aveva bisogno”” (pag 72)”,”ASGx-040″ “MARTINI Mauro”,”Oltre il disgelo. La letteratura russa dopo l’Urss.”,”Mauro Martini insegna Lingua e letteratura russa presso l’università di Trento. É autore di: Le mura del Cremlino e curatore dei volumi La destra populista e Gli spiriti della rivoluzione russa di Nikolaj A. Berdjaev. Collabora con la redazione della rivista ‘Nuovi Argomenti’.”,”RUSx-053-FL” “MARTINI Gianfranco”,”L’impiego del tempo libero.”,”Contiene il paragrafo: ‘Il tempo libero in relazione alla durata, alle condizioni e ai tipi di lavoro – progresso tecnico e automazione’ (pag 57-91) Gianfranco Martini è nato a Lucca nel 1925 e ha vissuto in Veneto. Laureato in giurisprudenza nel 1947 nell’Università di Padova.”,”CONx-232″ “MARTINI Carlo Maria ZAGREBELSKY Gustavo”,”La domanda di giustizia.”,”Martini arcivescovo di Milano, Zagrebelsky giudice della Corte costituzionale”,”TEOP-001-FB” “MARTINI Mauro”,”L’utopia spodestata. Le trasformazioni culturali della Russia dopo il crollo dell’Urss.”,”Mauro Martini insegna Letteratura russa presso l’Università di Trento. Collabora con la redazione della rivista Nuovi Argomenti, con Alias, il settimanale culturale de Il Manifesto e con l’Espresso.”,”RUSx-217-FL” “MARTINICH A.P. SOSA David a cura; nomi Michael DUMMETT Thomas BALDWIN Ernest SOSA James VAN-CLEVE P.M.S. HACKER Sahotra SARKAR W.H. NEWTON-SMITH Avrum STROLL e altri”,”A Companion to Analytic Philosophy.”,”Vite pensiero teorie filosofi: FREGE RUSSELL MOORE BROAD WITTGENSTEIN CARNAP POPPER RYLE TARSKI CHURCH GODEL RAMSEY HEMPEL GOODMAN HART STEVENSON QUINE AYER AUSTIN MALCOLM SELLARS GRICE VON-WRIGHT CHISHOLM DAVIDSON ANSCOMBE HARE STRAWSON FOOT MARCUS RAWLS KUHN DUMMETT PUTNAM ARMSTONG CHOMSKY RORTY SEARLE FODOR KRIPKE LEWIS”,”FILx-477-FRR” “MARTINIEN A.”,”Tableaux par corps et par batailles des officier tués et blessés pendante les guerres de l’empire (1805-1815). Aux Archives historiques de la guerre.”,”In questo periodo di 10 anni dalle campagne di Austerlitz a Waterloo si contano 60 mila nomi. Un secondo volume, in preparazione, comprenderà gli anni 1816 a 1896 e conterrà circa 25 mila nomi. Tra le alte cariche ferite: Napoleone Bonaparte (1809) davanti a Ratisbona. Murat ferito nel 1812 nelle scontro di Winkowo. Eugène de Beauarnais ferito nel 1813 in una esplorazione a Legnago, Jérome Napoleone, ex re di Westfalia, generale di divisione ferito nel 1815 a Waterloo.”,”FRAN-104-FSL” “MARTINIS Bruno”,”L’origine del cosmo.”,”Bruno Martinis è professore ordinario di Geologia presso l’Università di Roma La Sapienza. É stato dirigente dell’AGIP e Presidente del Comitato per le Scienze geologiche e minerarie del CNR e del Comitato geologico italiano del ministero Industria Commercio e Artigianato. É attualmente membro del Comitato per gli idrocarburi e la geotermia del ministero Industria. É socio dell’Accademia di Udine, dell’Istituto Veneto e dell’Accademia Nazionale dei Lincei.”,”SCIx-226-FL” “MARTINO Vittorio”,”Saint-Simon tra scienza e utopia.”,”MARTINO Vittorio ha studiato il Cinquecento e il Seicento con ricerche sull’ utopia di MORO e della Controriforma e sul pensiero politico di BODIN, NAUDE’ e PASCAL. Ha scritto tra l’ altro ‘Jean Bodin e la “”révolution des prix””‘ (1970) ‘Approcci marxisti del giovane Gentile’ (1977), Gabriele Naudé e il pensiero politico libertino’ (1967). “”L’ industria è per Saint-Simon un fatto ‘essentiellement morale’, poiché è ricerca di libertà; e la libertà è utile, anzi è possible, soltanto quando è giusta e necessaria. Le forme in cui esa diventa utile e giusta nella nuova organizzazione sociale sono quelle stabilite e imposte da sistema industriale, forme ben diverse da quelle richieste dai cittadini nel sistema feudale e teologico, allorquando cioè “”la liberté était exposés à des attaques graves et continues””. La razionalità e la moralità cui si ispira il sistema industriale assicurano invece il più alto grado possibile di “”liberté sociale””. E’ quindi del tutto infondata e ingiustificata la preoccupazione ansiosa e diffusa di conservare ed ampliare un grande apparato di disposizioni politiche, con lo scopo di preservare la libertà da attacchi ai quali, nel nuovo sistema, non potrà essere più esposta””. (pag 121)”,”SOCU-123″ “MARTINO Antonio”,”Savona e provincia nel dopoguerra. Situazione politico-economica e ordine pubblico nelle relazioni dei Prefetti (1945-1949).”,”Foto di stabilimenti, di gruppi partigiani e di gruppi di operai MARTINO Antonio (Savona, 1957) lavora a Genova presso un’azienda sistemistica per la Difesa. E’ un ricercatrore genealogista per diletto. Si è occupato di storia locale.Collabora con l’Istituto Storico per la Resistenza e l’età contemporanea della Provincia di Savona Agosto 1946: Notizia di una conferenza anarchica tenuta da Umberto Marzocchi e Virgilio Mazzoni. 700 partecipanti (pag 110). Altra conferenza di Marzocchi (200 persone) (pag 116). Marzocchi con l’anarchico spagnolo Ramunche (1947) (pag 145). Marzocchi e il Prof Emilio Roxas (pag 149) (1947), Marzocchi e Mazzoni (pag 155), Marzocchi (pag 159), Marzocchi al circolo Giordano Bruno (pag 164), Marzocchi al teatro Chiabrera (pag 171 e pag 177, pag 181-182), Marzocchi commemora morte di Giordano Bruno davanti a 500 persone (pag 197); Conferenza di Pier Carlo Masini al teatro Chiabrera (1948, pag 206); Marzocchi (pag 212); L’anarchico Alfonso Failla tiene una conferenza al Chiabrera (200 persone (1948) (pag 216), Marzocchi al Chiabrera (pag 231).”,”LIGU-078″ “MARTINO Vittorio”,”Saint-Simon tra scienza e utopia.”,”MARTINO Vittorio ha studiato il Cinquecento e il Seicento con ricerche sull’ utopia di MORO e della Controriforma e sul pensiero politico di BODIN, NAUDE’ e PASCAL. Ha scritto tra l’ altro ‘Jean Bodin e la “”révolution des prix””‘ (1970) ‘Approcci marxisti del giovane Gentile’ (1977), Gabriele Naudé e il pensiero politico libertino’ (1967). “”L’ industria è per Saint-Simon un fatto ‘essentiellement morale’, poiché è ricerca di libertà; e la libertà è utile, anzi è possible, soltanto quando è giusta e necessaria. Le forme in cui esa diventa utile e giusta nella nuova organizzazione sociale sono quelle stabilite e imposte da sistema industriale, forme ben diverse da quelle richieste dai cittadini nel sistema feudale e teologico, allorquando cioè “”la liberté était exposés à des attaques graves et continues””. La razionalità e la moralità cui si ispira il sistema industriale assicurano invece il più alto grado possibile di “”liberté sociale””. E’ quindi del tutto infondata e ingiustificata la preoccupazione ansiosa e diffusa di conservare ed ampliare un grande apparato di disposizioni politiche, con lo scopo di preservare la libertà da attacchi ai quali, nel nuovo sistema, non potrà essere più esposta””. (pag 121)”,”SOCU-007-FV” “MARTINO Antonio”,”Movimenti di estrema sinistra nelle carte della questura di Savona.”,”Antonio Martino nasce a Savona nel 1957. Ha lavorato presso un’azienda sistemistica per la Difesa. Da sempre genealogista, negli ultimi dieci anni si è occupato di storia locale per il periodo compreso tra la seconda metà del ‘700 ed il secondo dopoguerra. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni. ‘Per quanto riguarda i gruppi di estrema sinistra non troviamo quelli che attualmente sono ancora attivi a Savona, come il Gruppo anarchico “”Pietro Gori”” della Federazione anarchica (Fai), ma è disponibile il fascicolo personale del principale leader anarchico savonese, Umberto Marzocchi, perché la sua lunghissima attività politica, iniziata nel biennio rosso, terminò negli anni ’80. Troviamo i gruppi di dissidenza di sinistra (marxisti-leninisti, maoisti) che ebbero una certa importanza dopo la repressione dell’insurrezione ungherese (1956), come i “”Gruppi Anarchici di Azione Proletaria””, che diedero poi origine al partito Lotta Comunista (L.C.). Di questo troviamo eccezionalmente, nel fascicolo “”Partito Comunista d’Italia Marxista-Leninista””, le informazioni sul Secondo Congresso nazionale tenutosi alla Casa dello Studente di Genova nel 1971, che vengono pubblicate in questo libro. Ma la documentazione su L.C. non è ancora disponibile perché è una organizzazione ancora attiva, come non è disponibile il fascicolo personale del suo leader e fondatore, Arrigo Cervetto, morto nel 1995 (…)’ (pag 7-8, introduzione) Indice. Documentazione su: Anarchici, il Circolo anticlericale Amici di Don Basilio; i Gruppi Anarchici di Azione Proletaria (1956-1969) (Gaap), il periodico L’Impulso, Antonio Bogliani, Il Libertario, L’Adunata dei Refrattari, George Hoffman, Gioventù anarchica (circolo culturale M. Bakunin, 1966), Gruppi Anarchici Federati della Valbormida (1967), Corrente rivoluzionaria dei giovani dissidenti Pci-Psi (1962, 1966, 1968); Associazione per l’amicizia Italia-Cina (1963); Partito Comunista d’Italia marxista-leninista (1963-1972), Gruppi Leninisti della sinistra comunista (1968-1971); Il 2° Congresso nazionale di “”Lotta Comunista”” (1971); Stella Rossa (1972); Fascicoli personali, indice nomi. Nell’indice nomi: Cervetto citato 17 volte; Marzocchi 20 volte Citati Parodi Pressato Pastorino Grondona ecc.”,”LIGU-190″ “MARTINO Antonio”,”Antifascisti savonesi e guerra di Spagna. “”Miliziani rossi”” e altri “”sovversivi”” nelle carte della Regia Questura di Savona.”,”Antonio Martino (Savona, 1957) lavora a Genova presso un’azienda di sistemistica per la Difesa. Marco Puppini è ricercatore degli Istituti regionale e friulano per la storia del movimento di liberazione.”,”LIGU-215″ “MARTINO Antonio”,”Lavoratori portuali “”sovversivi”” nelle carte della R. Questura di Savona.”,”Antonio Martino è nato a Savona nel 1957 e lavora a Genova.”,”LIGU-216″ “MARTINO Antonio”,”L’eccidio di Cadibona. Indagini su un episodio di violenza postbellica dimenticato (1945-1959).”,”Antonio Martino nato a Savona nel 1957 lavora da anni a Genova per un’azienda sistemistica per la difesa. Si ì occupato di storia locale dalla metà del Settecento al second dopoguerra, sviluppando ricerche presso gli archivi statali, comunali ed ecclesiastici. Socio della Sociertà Savonese di Storia Patria collaboratore degli Istituti Storici della Resistenza di Savona e di Genova.”,”ITAR-381″ “MARTINO Antonio”,”Attività ribelli. La Resistenza savonese nei rapporti dei prefetti della R.S.I. (gennaio 1944 – aprile 1945).”,”Antonio Martino nato a Savona nel 1957 lavora da anni a Genova per un’azienda sistemistica per la difesa. Si ì occupato di storia locale dalla metà del Settecento al second dopoguerra, sviluppando ricerche presso gli archivi statali, comunali ed ecclesiastici. Socio della Sociertà Savonese di Storia Patria collaboratore degli Istituti Storici della Resistenza di Savona e di Genova.”,”ITAR-382″ “MARTINO Antonio”,”La guerra e le parole. La stampa clandestina della Resistenza savonese (1944-1945).”,”Antonio Martino nato a Savona nel 1957 lavora da anni a Genova per un’azienda sistemistica per la difesa. Si ì occupato di storia locale dalla metà del Settecento al second dopoguerra, sviluppando ricerche presso gli archivi statali, comunali ed ecclesiastici. Socio della Sociertà Savonese di Storia Patria collaboratore degli Istituti Storici della Resistenza di Savona e di Genova.”,”ITAR-383″ “MARTINO Antonio”,”Militanti di professione. Michelangeli, Roncagli e altri comunisti savonesi nelle carte di polizia (1920-1957).”,”Antonio Martino nato a Savona nel 1957 lavora da anni a Genova per un’azienda sistemistica per la difesa. Si ì occupato di storia locale dalla metà del Settecento al second dopoguerra, sviluppando ricerche presso gli archivi statali, comunali ed ecclesiastici. Socio della Sociertà Savonese di Storia Patria collaboratore degli Istituti Storici della Resistenza di Savona e di Genova.”,”PCIx-522″ “MARTINO Antonio”,”Il difficile cammino verso la democrazia. I documenti del CLN Provinciale di Savona (1945-1946).”,”Antonio Martino nato a Savona nel 1957 lavora da anni a Genova per un’azienda sistemistica per la difesa. Si ì occupato di storia locale dalla metà del Settecento al second dopoguerra, sviluppando ricerche presso gli archivi statali, comunali ed ecclesiastici. Socio della Sociertà Savonese di Storia Patria collaboratore degli Istituti Storici della Resistenza di Savona e di Genova.”,”ITAR-384″ “MARTINOLI Gino a cura; contributi di Luciano BATTELLI Luciano GALLINO Giuseppe GLISENTI”,”La formazione sul lavoro.”,”Formazione dei dirigenti, capi e quadri. “”I corsi di formazione alla funzione direttiva non esauriscono certamente le funzioni di formazione dei quadri; possono però sperare di essere: – buoni acceleratori di esperienze; – strumenti di apertura culturale.”””,”GIOx-031″ “MARTOV Julij”,”Bolscevismo mondiale. La prima critica marxista del leninismo al potere.”,”MARTOV e i menscevichi si trovavano in una contraddizione lacerante dovuta al fatto che non potevano risolvere, come fece Lenin (strategia ‘terra ai contadini’ e pace di Brest-Litovsk), la questione agraria in Russia lanciando la parola d’ ordine della terra ai contadini, perché ciò avrebbe significato il disfacimento dell’ esercito al fronte e l’ impossibilità di proseguire la guerra. (ndr)”,”RIRO-071″ “MARTOV Julij DAN Fjodor”,”Storia della socialdemocrazia russa.”,”In appendice: Direttive della Delegazione all’estero del Partito operaio socialdemocratico russo del gennaio 1925. Quest’opera è stata scritta da MARTOV nel 1909 e pubblicata in russo in due edizioni (l’ ultima nel 1923) (MARTOV tornerà su particolari aspetti della socialdemocrazia in altri scritti e in particolare nei suoi ‘Appunti di un socialdemocratico’), tradotta in tedesco nel 1926 e integrata da DAN (1871-1947), un altro esponente menscevico. Dopo la rivoluzione di febbraio DAN entrò nel Comitato esecutivo dei Soviet. Si oppose alla conquista del potere da parte dei bolscevichi. Nel 1922 emigrò a Berlino e poi a Parigi. Nel 1940 si trasferì a New York dove pubblicò qualche anno dopo un volume sulle origini del bolscevismo.”,”RIRx-065″ “MARTOV Jules”,”Le bolchevisme mondial.”,”””Secondo Lenin, Marx ammetteva dei casi in cui la rivoluzione popolare non avrebbe avuto bisogno di spezzare subito la macchina dello Stato, ovvero: quando questa non offrisse il carattere militare e burocratico tipico del continente e potesse essere utilizzata. Si tratterebbe dunque di un caso eccezionale, in cui, nel quadro del capitalismo e nonostante questo, un paese avrebbe un apparato democratico di auto-amministrazione, che la macchina militare e burocratica non sarebbe riuscita a spezzare. In questo caso, secondo Marx, la rivoluzione popolare dovrebbe semplicemente impossessarsi di questo apparato e perfezionarlo al fine di realizzare una forma di Stato, affinché essa possa servirsi al meglio dei suoi fini creativi. Non per niente Marx ed Engels ammettevano teoricamente la possibilità di una rivoluzione socialista pacifica in Inghilterra. Questa possibilità teorica riposava giustamente sul carattere democratico suscettibile di essere perfezionato, che presentava lo Stato inglese alla loro epoca.”” (pag 114-115)”,”TEOC-373″ “MARTOV Julij”,”Bolscevismo mondiale. La prima critica marxista del leninismo al potere.”,”Julij Osipovic Martov (pseudonimo di Cederbaum, 1873-1923) fu uno dei maggiori dirigenti menscevichi. Il suo nome è legato a tutta la storia del Partito operaio social-democratico russo. All’interno del menscevismo, cioè dell’ala del partito formatasi nel 1903 in opposizione a Lenin, Martov occupò le posizioni più avanzate e aperte. Durante la crisi della prima guerra mondiale aderì alle Conferenze di Zimmerwald e Kiental. Nel 1920 dovette abbandonare la Russia e morì esule in Germania.”,”RIRO-070-FL” “MARTOV Julij DAN Fjodor”,”Storia della socialdemocrazia russa.”,”””Dopo lo scoppio della guerra russo-giapponese il PPS, come tutte le correnti del nazionalismo polacco, cominciò a sperare nel crollo militare della Russia e in ulteriori complicazioni internazionali che avrebbero dovuto consentire al popolo polacco di riprendere la lotta per la propria indipendenza nazionale”” (pag 84)”,”RIRO-001-FC” “MARTOV Julij O., a cura di Andrea PANACCIONE”,”Un punto di svolta nella storia del movimento operaio ebraico.”,”‘Con lo sciopero generale di Odessa dell’estate 1903, che avrebbe coinvolto circa 50.000 operai – il più imponente fino ad allora nell’Impero russo e del quale si era fatto promotore l’emissario di Zubatov Genrich (Chunja) I. Saevic per non perdere il controllo del movimento – entriamo invece in un altro capitolo, che è quello degli effetti non previsti e non voluti dello zubatovismo, o viceversa quelli previsti e voluti dai suoi avversari’ (pag 90) Martov (1873-1923) tra i primi esponenti del socialismo russo, fu tra i fondatori del periodico ‘Iskra’ e dell’Unione di lotta per la liberazione della Classe operaia.”,”MRSx-064″ “MARTUFI Rita VASAPOLLO Luciano”,”EuroBang. La sfida del polo europeo nella competizione globale: inchiesta su lavoro e capitale.”,”Rita Martufi, ricercatrice socio-economica; membro del Com. Scient. di CESTES-PROTEO. É autrice di numerosi articoli e studi. Luciano Vasapollo, professore di Statistica aziendale, facoltà di Scienze Statistiche, Università La Sapienza, Roma; Direttore Scientifico CESTES-PROTEO. É autore di numerosi studi, articoli e monografie.”,”EURE-057-FL” “MARTUFI Rita VASAPOLLO Luciano CARARO Sergio CASADIO Mauro VIOLA Filippo”,”No/Made Italy. EuroBang/2: “”la multinazionale Italia e i lavoratori nella competizione globale”””,”Rita Martufi, ricercatrice socio-economica; membro del Com. Scient. di CESTES-PROTEO. É autrice di numerosi articoli e studi. Luciano Vasapollo, professore di Statistica aziendale, facoltà di Scienze Statistiche, Università La Sapienza, Roma; Direttore Scientifico CESTES-PROTEO. É autore di numerosi studi, articoli e monografie.”,”ITAE-087-FL” “MARTUFI Rita VASAPOLLO Luciano CARARO Sergio CASADIO Mauro VIOLA Filippo”,”La coscienza di Cipputi. EuroBang / 3. Inchiesta sul lavoro: soggetti e progetti.”,”Rita Martufi, ricercatrice socio-economica; membro del Com. Scient. di CESTES-PROTEO. É autrice di numerosi articoli e studi. Luciano Vasapollo, professore di Statistica aziendale, facoltà di Scienze Statistiche, Università La Sapienza, Roma; Direttore Scientifico CESTES-PROTEO. É autore di numerosi studi, articoli e monografie.”,”CONx-020-FL” “MARTY André”,”L’ affaire Marty.”,”””Voi non mi avete più sentito, perché dal 4 settembre 1952, il segretariato del Partito Comunista Francese (Duclos, Lecoeur, Fajon), mi ha proibito di prendere la parola in pubblico. Non mi avete più letto perché dopo il 4 settembre 1952, il segretariato del PCF ha rifiutato di pubblicare qualsiasi mio scritto… Preoccupato di non creare incidenti che sarebbero stati utilizzati contro il Partito Comunista, io mi sono piegato. Il segretariato del PCF, mi ha chiesto un’ “”autocritica”” di colpe ed errori che ho potuto commettere. Io ne ho indicati cinque. Tutti sono stati successivamente rifiutati. Il 7 dicembre 1952, dopo 3 mesi di campagna pubblica senza che io potessi rispondere, lo stesso segretariato ha fatto decidere la mia espulsione dal partito da parte del Comitato Centrale e ha reso pubblica la sua decisione. (…) Ho avuto notizie di questa campagna solo dopo la mia esclusione, nel gennaio 1953; in effetti, i segretari del partito, Lecoeur e Fajon in testa, hanno osato scrivere che André Marty è un poliziotto. Nel febbraio 1953, hanno anche fatto scrivere da Lecoeur che André Marty è un traditore dal 1919!”” (pag 21)”,”PCFx-019″ “MARTY André”,”Parlamento e azione diretta – Sul culto della personalità – Internazionalismo proletario.”,”Lettere e scritti inediti. (1) (1) “”I contatti tra Marty e Azione comunista sono stati tenuti dal compagno Seniga; lo scambio della corrispondenza si è svolto generalmente usando i nomi convenzionali di Pietro (Marty) e Gino (Seniga). Solo alcune lettere sono firmate André.”” (pag 44) “”Prospettive: i dirigenti del PCF conducono una campagna per un governo “”di sinistra”” che essi definiscono Fronte Popolare per poter giustificare una ‘collaborazione ministeriale senza principi’ che preparano per quest’anno (unicamente per ragioni di “”politica estera””); in questo termine “”di sinistra”” non si può trovare alcuna base di classe. Tuttavia la terribile esperienza dello svuotamento del Fronte Popolare del 1936 e quello che ne è seguito (1940) non è mai stata studiata nè esposta dal PCF. Il fatto è che all’ indomani delle elezioni del 2 gennaio, e di nuovo qualche giorno fa, il valore dell’ oro è salito alla Borsa di Parigi. Questo vuol dire che anche un govenro “”di sinistra”” (ed a maggior ragione quello che il PCF definisce Fronte Popolare) sarà paralizzato dalla pressione del grande capitale francese (e americano, che domina la Francia col sistema Marshall e gli aiuti militari), a meno che un’ azione delle masse operaie che trascini i contadini e le classi medie urbane non dia scacco ai capitalisti. Ma il PCF non vuole più questa qzione di massa (…)””. (pag 49, Pietro a Gino, 16 gennaio 1956)”,”FRAP-091″ “MARTY André”,”La revolte de la Mer Noire.”,”Foto di Jeanne LABOURBE prima donna comunista, fucilata a Odessa il 2 marzo 1919 (pag 2)”,”MFRx-002-FPA” “MARUCCO Dora a cura”,”I sindacati nella società contemporanea. Dalle origini al 1848. Dal 1848 al crollo della 1° Internazionale. L’età della 2° Internazionale, il dopoguerra, fra le due guerre.”,”Dora MARUCCO è nata ad Ivrea nel 1940 e si è laureata a Torino nel 1964. Ha pubblicato numerosi contributi sull’ anarcosindacalismo: -Arturo Labriola e il sindacalismo rivoluzionario in Italia (Torino, 1970) – Processi anarchici a Torino tra il 1882 e il 1884 (Torino, 1971) – Sindacalismo, in ‘Storia delle idee politiche, economiche e sociali’ (Torino, 1972) – Capitalismo e lotte operaie in italia 1870-1970 (Torino, 1976) L’A insegna storia dei movimenti sindacali nella Facoltà di Scienze Politiche dell’ Univ di Torino e collabora alle riviste ‘Quaderni storici’, ‘Rivista di storia contemporanea’, ‘Movimento operaio e socialista’.”,”SIND-010″ “MARUCCO Dora”,”Fabianesimo, ghildismo, forme di democrazia industriale.”,” Togliatti sul controllo operaio riconosciuto dallo Stato. “”Giustamente Palmiro Togliatti (1893-1964) sulle pagine dell’Ordine Nuovo che, come è noto, sosteneva il controllo operaio dell’attività economica in vista di un fine rivoluzionario, evidenziava nel 1919 la natura controrivoluzionaria della richiesta che i consigli fossero riconosciuti dallo Stato e il controllo esercitato con il suo consenso, e denunciava le carenze di un’interpretazione superficiale del ruolo dello stato: “”Accettare oggi di controllare l’economia borghese servendosi dello stato, della sua autorità e dei suoi organismi, vorrebbe dire per i lavoratori rinunciare di colpo alla loro libertà e indipendenza, entrare a far parte della grande macchina burocratica borghese, far stritolare da esse le loro forze vergini, compromettere l’avvenire della loro classe””. E additava ad esempio di tale fallimento quanto era appena accaduto in Germania””. (pag 47)”,”MUKx-170″ “MARUCCO Dora”,”Mutualismo e sistema politico. Il caso italiano (1862-1904).”,”MARUCCO Dora (Ivrea, 1940) laureata nella facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino, è professore incaricato (1981) di storia dei movimenti sindacali nell’ateneo torinese.”,”MITT-338″ “MARUCCO Dora ACCORNERO Cristina a cura; saggi di Arnaldo BAGNASCO Francesco CAMPOBELLO Adriana CASTAGNOLI Fabrizio LORETO Eric MAERTENS Dora MARUCCO Cristina ACCORNERO Peppino ORTOLEVA Sergio PACE Ettore PEYRON Dario REI”,”Orizzonti internazionali a Torino. Indagini per una storia della sua classe dirigente nel tardo Novecento.”,”Dora Marucco ha insegnato Storia delle istituzioni politiche e sociali s Storiae modelli della Pubblica Amm.ne nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Cristina Accornero svolge attività di ricerca e di collaborazione didattica (Univ. di Torino) ed è nel comitato di redazione della rivista ‘Historia Magistra’.”,”ITAS-002-FMB” “MARUCCO Dora”,”L’amministrazione della statistica nell’ Italia unita.”,”Contiene dedica dell’autrice a GM Bravo Dora Marucco insegna Storia delle istituzion politiche nella facoltà di Scienze politiche dell’Ateneo di Torino. Si è occupata in particolare di sindacalismo rivoluzionario, mutualismo tra Ottocento e Novecento. La sua ultima ricerca (al 1996) è dedicata a “”L’amministrazione della statistica italiana dall’unità al fascismo””, Torino, 1992.”,”STAT-001-FMB” “MARUCCO Dora”,”Lavoro e previdenza dall’Unità al fascismo. Il Consiglio della previdenza dal 1869 al 1923.”,”Dora Marucco è docente di storia dei movimenti sindacali all’Università di Torino. Nel 1981 ha pubblicato il volume sullo stesso tema: ‘Mutalismo e sistema politico. Il caso italiano (1862-1904)’. ‘Lavoro e previdenza’ ne costituisce la continuazione.”,”ITAA-003-FMB” “MARUCCO Dora”,”Arturo Labriola e il sindacalismo rivoluzionario in Italia.”,”‘Il Loria è passato ad un tempo stesso ora per Marx, ora per anti-Marx, ora per vice, per sopra o per sotto Marx’ “”Ora come può il Loria non solo influire sui socialisti italiani di fine secolo, e, come vedremo, anche su quelli più accreditati, ma addirittura coprire il ruolo di esponente ufficiale della dottrina marxista, specie dopo la violenta stroncatura che di lui aveva fatto l’Engels, nella prefazione al III volume del ‘Capitale’? Una risposta esauriente la fornisce il Croce, affrontando il quesito nell’atmosfera del conferimento al Loria del premio reale dell’Accademia dei Lincei del 1895 e del rilievo che le sue teorie parevano assumere per il nutrito dibattito che su di esse si era sviluppato sulla «Critica sociale». La tesi del Croce consiste nell’individuare nelle condizioni particolari del proletariato, nell’arretratezza dell’industria, nelle abitudini politiche del nostro paese, nelle tradizioni stesse del socialismo italiano, nato come bakuninismo, la causa dell’incoerenza e dell’approssimazione teorica, secondo cui esso si va costituendo e sviluppando: «Il Loria – scrive il Croce – ha eseguito un plagio delle idee fondamentali storico-economiche del Marx, abilmente dissimulato, in modo che sembra talora una correzione, tal’altra una confutazione. Plagiando e censurando il Marx, era facile passare per pensatore di gran nerbo e più o meno socialistico». Ma a questa osservazione se ne aggiunge un’altra non meno importante. «La poca conoscenza del Marx, solita nei nostri economisti ufficiali e la confusione dottrinale in cui si agita il movimento socialistico (il quale è appena ai suoi inizi in Italia) hanno preparato il terreno pel giuoco ben giuocato» (73). Infatti la scarsa conoscenza del pensiero marxiano in un ambiente socialista, quale quello italiano che affonda le sue radici in precedenti più anarchici che socialisti, in una tradizione repubblicano-umanitaria, conciliazionistica, ostile al principio della lotta di classe, culturalmente influenzata dal positivismo, favorisce la tendenza a intendere il messaggio del Marx come una profezia, di cui si attende la data fatidica per vedere se si è o no realizzata. Quando nel mondo socialista europeo si comincia a diffondere la coscienza della mancata realizzazione delle previsioni del Marx e si prepara il clima per il revisionismo, l’ambiente italiano è particolarmente permeabile a questa temperie. La situazione si sbloccherà poi, nel 1898, in una larga messe di discussioni e di polemiche, occasionalmente originate dalla pubblicazione del saggio del Merlino ‘Pro e contro il socialismo’. Non stupisce quindi che questo fermento che si avverte nell’ambiente socialista nei confronti della dottrina di Marx abbia permesso al Loria, come scrive con caustica ironia e profondo disprezzo Antonio Labriola al Sorel nel 1897, di presentarsi come: «Ora autentico autore delle dottrine del socialismo scientifico, ora inventore dell’interpretazione economica della storia, ora tante e tante cose contrarie e contradditorie: di modo che il Loria, a sua insaputa e senza merito o colpa sua, è passato ad un tempo stesso ora per Marx, ora per anti-Marx, ora per vice, per sopra o per sotto Marx» (74)”” (pag 45-47) [Dora Marucco, ‘Arturo Labriola e il sindacalismo rivoluzionario in Italia’, Fondazione Luigi Einaudi, Torino, 1970] [(73) B. Croce, ‘Materialismo storico ed economia marxista’, Bari, Laterza, 1961, 10a edizione, p. 24; (74) Antonio Labriola, ‘Discorrendo di socialismo e di filosofia’, a cura di B. Croce, Bari, Laterza, 1944, 4a edizione, pp. 14-15] Allegato esterno al libro un fascicolo con un breve estratto di G.M. Bravo ‘Engels e Loria: relazioni e polemiche, Studi Storici, 1970″,”BIOx-031-FMB” “MARUYAMA Masao”,”Le radici dell’espansionismo. Ideologie del Giappone moderno.”,”Masao Maruyama è nato a Nagano nel 1914. Figlio di un noto giornalista di Osaka, si laureò in scienze politiche presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’università di Tokyo nel 1937. Professore associato in quello stesso ateneo dal 1940, ottenne la cattedra di scienza politica nel 1950. Maruyama ha applicato i metodi della scienza politica europea agli studi di storia del pensiero politico giapponese, rompendo schemi consolidati nell’analisi di fenomeni come feudalesimo, il fascismo e il nazionalismo. Tra le sue opere: Studies in the Intellectual History of Tokugawa Japan.”,”JAPx-005-FL” “MARWICK Arthur”,”Women at War, 1914-1918.”,”MARWICK Arthur è stato professore di storia alla Open University dal 1969. E’ nato nel 1937. Ha scritto varie opere (v. nota sull’ autore). Femminismo e guerra. “”E’ vero che Lloyd George aveva anche stabilito una relazione di lavoro con la Pankhurst. Lloyd George era abile nel guadagnarsi il favore di persone potenzialmente importanti nel campo di ciò che usualmente si chiama pubblica opinione. Come il Daily Mail di Lord Northcliffe prese una linea favorevole a Lloyd George, e anche, si può dire, a una vigorosa prosecuzione della guerra, così quando le Suffragette riapparvero nell’ aprile del 1915 tesero a prendere una linea simile. Lloyd George incoraggiò la Pankhrust (con una cifra di 2.000 £ fornite dal Ministero delle Munizioni) per organizzare una manifestazione di tipo nuovo delle Suffragette sul modello anteguerra, ma questa volta sul tema del “”diritto delle donne al Servizio””, collegato, nello stile consueto della Pankhrust, ad una richiesta di una “”forte prosecuzione della guerra tale che tutti i pericoli di una pace di compromesso possano essere evitati (…)””. (pag 54)”,”DONx-017″ “MARWICK Arthur”,”Women at War, 1914-1918.”,”MARWICK Arthur è stato professore di storia alla Open University dal 1969. E’ nato nel 1937. Ha scritto varie opere (v. nota sull’ autore).”,”DONx-018″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats Europeens Modernes.”,”A proposito del traduttore: “”Roger Dangeville (1925-2006) di Dino Erba Roger Dangeville è morto il 3 settembre 2006 nella sua abitazione sulle colline di Vaucluse, in Provenza, dove viveva da vent’anni in un isolamento quasi totale. Era nato nel 1925 e, dopo aver seguito gli studi di filosofia a Parigi, nel 1956 entrò in contatto con i comunisti internazionalisti francesi del Partito Comunista Internazionale che, in Italia, pubblicava il quindicinale “il programma comunista”. Alsaziano di origine, parlava correttamente il tedesco e si servì di questa competenza linguistica per far conoscere al Partito Comunista Internazionale alcuni testi di Marx e di Engels. Dagli anni Cinquanta, lavorò con e per conto di Maximilien Rubel, biografo di Marx e curatore delle sue opere per l’editore Gallimard. Fino alla metà degli anni Sessanta, Roger Dangeville diede importanti contributi teorici alla stampa di partito, in particolare sulla questione militare, lavorando a stretto contatto con Amadeo Bordiga. Allontanatosi dal PC. Internazionale nel 1966, si dedicò a un’intensa attività pubblicistica con la rivista “Le fil du temps” (La nation et l’état belge, 1967 e 1969; Le marxisme et la question agrarie, 1968 e 1970; La crise économique et sociale de Mai-Juin, 1968; Facteurs de race et nation dans la théorie marxiste, 1969) e come curatore di raccolte di articoli e studi di Marx ed Engels nella collana 10/18, come: La guerre civile aux Etats-Unis (1970) e La Russie (1974). Nel 1967, tradusse per la prima volta in francese i Grundrisse di Marx per l’editore Anthropos. Negli anni Settanta, per l’editore francese Maspero (Petite collection) furono pubblicati i quattro volumi: Le parti de classe (I. Théorie, activité; II. Activité, organisation; III. Questions d’organisation; IV. Activités de classe du parti, 1973); i due volumi Le syndacalisme (I. Théorie, organisation, activité; II. Contenu et signification des revendications, 1972); i due volumi su Le mouvement ouvrier français (I. Tactique dans la révolution permanente; II. Efforts pour créer le parti de classe, 1974); il volume Critique de Malthus (1978). Alla fine degli anni Settanta, in Italia la sua attività ebbe come punto di riferimento le Edizioni 1975, che pubblicarono testi di grande interesse, tra cui: La crisi storica del capitalismo drogato. Critica marxista rivoluzionaria del corso degenerativo dell’odierno capitalismo senile (1978), Critica della corrotta prassi dei sindacati (1979, Due volumi), Le forme di produzione successive nella teoria marxista (1980), Deciderà la guerra o la rivoluzione? (1981), Economia e strategia della rivoluzione proletaria (1982), La guerra civile in Polonia (1982). Nonostante il volontario isolamento, aveva continuato a lavorare sul marxismo, grazie ad una vasta biblioteca personale, mantenendosi sempre ancorato al materialismo storico nelle sue numerose analisi economiche e sociali, che mostrava con una certa riluttanza ai rari amici, ma che avrebbe volentieri visto pubblicati, se ne avesse avuto la forza, nei suoi ultimi anni.”””,”MADx-167″ “MARX Karl a cura di Karl KAUTSKY”,”Zur Kritik der Politischen Okonomie.”,”Contiene tagliando sottoscrizione per il movimento 8 ore 1° maggio 1891″,”MADx-021″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Le syndicalisme. 1. Theorie, organisation, activité. 2. Contenu et signification des rivendications.”,”Storia e teoria dei sindacati, Internazionale, sindacati e associazioni di produzione, azione sindacale di MARX-ENGELS nella 1° Internazionale, critica ai limiti sindacali, differenze di salario e classi sociali, riduzione della giornata lavorativa, diritto del lavoro.”,”MADx-073″ “MARX Karl a cura di Friedrich ENGELS”,”Das Kapital. Kritik der politischen Oekonomie. Band 1. Der Produktionsprocess des Kapitals. 1890 Band 2. DerCirkulationsprocess des Kapitals.1893 Band 3. DerGesammtprocess der kapitalistischen Produktion. 1894″,”Altra copia de ‘Das Kapital’ della casa editrice Otto MEISSNER, Buch 1. 1883 e Buch 2. 1885 con prefazione di F. ENGELS.”,”MADx-022″ “MARX Karl”,”Lettere a Kugelmann.”,”””Gli inglesi posseggono ‘tutte le premesse materiali’ necessarie per la rivoluzione sociale. Ciò che loro manca è lo ‘spirito della generalizzazione’ e la ‘passione rivoluzionaria’. Solo il Consiglio generale può colmare la lacuna, esso solo è in grado di accelerare un movimento veramente rivoluzionario in questo paese e in conseguenza ‘ovunque’. (…) L’Inghilterra non deve essere trattata semplicemente come un paese uguale a tutti gli altri paesi. Deve essere trattata da ‘metropoli del capitale’. (…) Se l’Inghilterra è il baluardo del landlordismo e del capitalismo europei, l’Irlanda è l’unico punto dove si può sferrare il grande colpo contro l’Inghilterra ufficiale. In prima linea l’Irlanda è il baluardo del landlordismo inglese. Qualora cadesse in Irlanda, cadrebbe anche in Inghilterra. In Irlanda l’operazione è cento volte più facile, perché ‘la lotta economica vi è concentrata esclusivamente sulla proprietà terriera’, perché qui questa lotta è allo stesso tempo ‘nazionale’ e perché qui il popolo è più rivoluzionario e inasprito che non in Inghilterra. Il landlordismo in Irlanda si mantiene esclusivamente per mezzo dell”armata inglese’. Nel momento in cui cessa l’unione forzata tra i due paesi, scoppierà in Irlanda, sebbene in forme arretrate, una rivoluzione sociale. Il landlordismo inglese non solo perderebbe una grande fonte delle sue ricchezze, ma anche la sua ‘maggiore forza morale’, quella cioè di essere il ‘rappresentante del dominio dell’Inghilterra sull’Irlanda’. Dall’altra parte il proletariato inglese rende i suoi grandi proprietari terrieri nell’Inghilterra stessa invulnerabili, fintanto che mantiene in piedi il loro potere in Irlanda. In secondo luogo la ‘borghesia inglese’ non ha soltanto sfruttato la miseria irlandese per comprimere con l”emigrazione forzata’ degli irlandesi poveri le condizioni della classe operaia in Inghilterra, ma essa ha inoltre diviso il proletariato in due campi nemici. L’ardore rivoluzionario dell’operaio celtico non si è fuso col temperamento vigoroso, ma lento dell’anglosassone. Vi è al contrario ‘in tutti i grandi centri industriali dell’Inghilterra’ un profondo antagonismo tra il proletariato irlandese e quello inglese. Il comune operaio inglese odia quello irlandese come concorrente che comprime i salari e il ‘tenore di vita’. Egli prova per lui delle antipatie nazionali e religiose. Egli lo considera su per giù come i ‘bianchi declassati’ (‘poor whites’) negli stati meridionali dell’America del Nord considerano gli schiavi negri. Questo antagonismo tra i proletari dell’Inghilterra viene nutrito e tenuto desto ad arte dalla borghesia. Essa sa che questa scissione è il ‘vero segreto del mantenimento del suo potere’. Questo antagonismo si riproduce anche al di là dell’Oceano Atlantico. Gli irlandesi scacciati dai buoi e dai montoni dalla loro terra natia si ritrovano negli Stati Uniti, dove formano una parte considerevole e sempre crescente della popolazione. (…) L’Irlanda è l’unico pretesto del governo inglese per mantenere un ‘grande esercito permanente’ il quale, dopo essersi fatto un’educazione soldatesca in Irlanda, viene scatenato, quando occorre, contro gli operai inglesi, come lo si è visto. In una parola, ciò che l’antica Roma ci ha fatto vedere in misura colossale, si ripete ai nostri giorni in Inghilterra. Un popolo che ne soggioga un altro, ribadisce le proprie catene. Il punto di vista dell’Associazione Internazionale di fronte alla questione irlandese è dunque molto chiaro. La sua prima esigenza è quella di spingere avanti la rivoluzione sociale in Inghilterra. A questo scopo occorre portare il colpo decisivo in Irlanda”” [Karl Marx, Lettera a Kugelmann del 18 marzo 1870 (comunicazione confidenziale destinata al Comitato di Braunschweig)] [(in) Karl Marx, Lettere a Kugelmann, 1950] (pag 117-118-199) “”Di interesse preminente per tutti coloro che vogliono acquistare una conoscenza più completa e profonda del marxismo è la lettera dell’11 luglio 1868 (lettera di Marx a Kugelmann, p. 42 e sgg, nella presente edizione p. 77 e sgg). In forma di osservazioni polemiche contro gli economisti volgari, Marx espone qui con straordinaria concisione il ‘suo’ concetto della cosiddetta teoria del valore “”del lavoro””. Proprio quelle obiezioni contro la teoria del valore di Marx che sorgono più di altre spontanee nel lettore del ‘Capitale’ meno preparato e perciò vengono riprese dai rappresentanti dozzinali della “”scienza”” borghese “”professorale”” con la massima solerzia, sono qui analizzate da Marx brevemente, semplicemente e in modo straordinariamente chiaro. Marx indica qui la via da lui seguita, e quella che deve essere seguita, per giungere alla spiegazione della legge del valore. Portando ad esempio le più comuni obiezioni, insegna a comprendere il suo ‘metodo’. Egli spiega il nesso tra una questione (in apparenza) così puramente teorica e astratta, come la teoria del valore, e l'””interesse delle classi dominanti che hanno bisogno di ‘perpetuare la confusione'””. Sarebbe almeno desiderabile che chi si accinge a studiare Marx e il ‘Capitale’ rileggesse sempre, contemporaneamente allo studio del primo e più difficile capitolo del ‘Capitale’, anche la lettera da noi menzionata”” [V.I. Lenin, prefazione a: Karl Marx, Lettere a Kugelmann, 1950] (pag 10)”,”MADx-037″ “MARX Karl”,”Das Kommunistische Manifest. Das Erfurter Programm. Das Revolutions-Programm der Unabhängigen Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Das Programm der Kommunistischen Partei Deutschlands (Spartakusbund). Die Organisations-Statute der Deutschen Sozialistischen Parteien.”,”Das Erfurter Programm. Das Revolutions-Programm der Unabhängigen Sozialdemokratischen Partei Deutschlands. Das Programm der Kommunistischen Partei Deutschlands (Spartakusbund). Die Organisations-Statute der Deutschen Sozialistischen Parteien.”,”MADx-016″ “MARX Karl; a cura di J.A. DOERIG”,”Marx vs. Russia. K. Marx warns the West of Russia’s unchanging expansionist aims in these fascinating dispatches written for the New York Tribune.”,”DOERIG è uno storico svizzero. Ha raccolto gli scritti di MARX e ordinati secondo questa classificazione: espansione russa; politica occidentale; politica inglese sulla Russia; scritti militari di MARX sulla Russia. Hans KOHN è uno storico americano che nella sua postfazione passa in rassegna la politica europea del XIX secolo e i più influenti liberals dell’epoca di MARX. Insegna al New York City College ed è autore di vari libri tra cui ‘Nationalism in the Soviet Union’ e ‘Basic History of Modern Russia’.”,”MADx-075″ “MARX Karl; a cura di Giorgio GIORGETTI”,”Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte.”,”L’opera verte sull’anno cruciale 1851 che chiuse il ciclo rivoluzionario aperto dal ’48 europeo.”,”MADx-042″ “MARX Karl”,”Theories of surplus-value. Volume IV of Capital. Part II.”,”Contiene: J.K. RODBERTUS (1) e la nuova teoria della rendita; note sulla storia della cosiddetta teoria ricardiana della rendita; teoria di RICARDO e Adam SMITH dei prezzi di costo; teoria della rendita di RICARDO; tavole della rendita differenziale; teoria rendita di A. SMITH; teoria RICARDO del plusvalore; teoria RICARDO del profitto; teoria RICARDO dell’ accumulazione e critica ad essa; miscellanea di RICARDO. John BARTON. (1) economista e uomo politico tedesco (1805-1875), deputato all’Assemblea nazionale prussiana (1848) e alla seconda Camera (1849) fu per breve periodo anche ministro dei Culti e dell’Istruzione pubblica. Sostenitore di una certa forma di socialismo di Stato, sostanzialmente fu un conservatore monarchico. Auspicava l’avvento della proprietà collettiva dei mezzi di produzione, punto di partenza per una nuova era “”cristiano- sociale”””,”MADx-118″ “MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I. STALIN”,”La guerra partigiana vista dai classici del marxismo-leninismo.”,”MARX ed ENGELS sulla lotta partigiana in FR contro l’esercito prussiano 1870 -71, le azioni partigiane in SP contro l’ invasione di NAPOLEONE, sui metodi di condotta della guerra di popolo d’indipendenza, la lotta di strada a Parigi nel giugno 1848, sull’ insurrezione come arte, sulla tattica della difesa effettiva. LENIN sulla guerra partigiana, la direzione politica e militare nella lotta popolare di massa, la preparazione dell’ insurrezione e le regole principali per la direzione della lotta armata del popolo, le azioni partigiane della squadre di combattimento, le lezioni dell’ insurrezione di Mosca del dicembre 1905.”,”MADx-002″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La questione irlandese. (Marx); Storia dell’ Irlanda. (Engels)”,”Tesi: Irlanda bastione del landlordismo inglese, lotta economica in Irlanda concentrata su proprietà terriera.”,”MADx-069″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di Bruno MAFFI”,”India Cina Russia. Le premesse per tre rivoluzioni.”,”””Oggi, fra i cinesi, regna manifestamente uno stato d’animo ben diverso da quello della guerra 1840-42. Allora il popolo non si mosse: lasciò che i soldati imperiali lottassero contro gli invasori e dopo ogni sconfitta si inchinarono con fatalismo orientale alla volontà superiore del nemico. Ora invece, almeno nei distretti del sud ai quali il conflitto è rimasto finora limitato, le masse popolari partecipano attivamente, quasi con fanatismo, alla lotta contro lo straniero. Con fredda premeditazione, esse avvelenano in blocco il pane della colonia europea di Hongkong. (Liebig poté stabilire in alcune pagnotte, che gli erano state mandate in esame, la presenza diffusa e uniforme di grandi quantità di arsenico: segno indubbio che il veleno era già stato lavorato nella pasta. Ma la dose era così potente che agì come emetico, annullando gli effetti mortali). I cinesi salgono armati sulle navi mercantili, e durante il viaggio massacrano la ciurma e i passeggeri europei. Si impadroniscono dei vascelli. Rapiscono e uccidono qualunque straniero capiti vivo nelle loro grinfie. Perfino i ‘coolies’ a bordo delle navi trasporto degli emigranti si ammutinano come per un’intesa segreta; lottano per impossessarsi degli scafi; piuttosto che arrendersi, colano a picco con essi o muoiono nelle loro fiamme. Anche i coloni cinesi all’estero- finora i sudditi più umili e remissivi – cospirano e, come a Sarawak, insorgono in brusche rivolte o, come a Singapore, son tenuti in scacco solo da un rigido controllo poliziesco e dalla forza. A questa rivolta generale contro lo straniero ha portato la brigantesca politica del governo di Londra, che le ha imposto il suggello di una guerra di sterminio (37). Che cosa può fare un esercito contro un popolo che ricorre a questi mezzi di lotta? Dove, fino a che punto, deve spingersi in territorio nemico? Come può mantenervisi? I trafficanti in civiltà, che sparano a palle infuocate contro città indifese, e aggiungono lo stupro all’assassinio, chiamino pure barbari, atroci, codardi, questi metodi; ma che importa, ai cinesi, se sono gli unici efficaci? Gli inglesi, che li considerano barbari, non possono negar loro il diritto di sfruttare i punti di vantaggio della loro barbarie. Se i rapimenti, le sorprese, i massacri notturni vanno qualificati di codardia, i trafficanti in civiltà non dimentichino che, come hanno essi stessi dimostrato, i cinesi non sarebbero mai in grado di resistere, coi mezzi normali della loro condotta di guerra, ai mezzi di distruzione europei. Insomma, invece di gridare allo scandalo per le crudeltà dei cinesi (come suol fare la cavalleresca stampa britannica), meglio faremmo a riconoscere che si tratta di una guerra ‘pro aris et focis’, di una guerra popolare per la sopravvivenza della nazione cinese – con tutti i suoi pregiudizi altezzosi, la sua stupidità, la sua dotta ignoranza, la sua barbarie pedantesca, se volete, ma pur sempre una guerra popolare. E, in una guerra popolare, i mezzi dei quali si serve la nazione insorta non si possono misurare né col metro d’uso corrente nella guerra regolare, né con altri criteri astratti, ma solo col grado di civiltà che il popolo in armi ha raggiunto. Gli inglesi si trovano, questa volta, in una situazione difficile. Finora non sembra che il fanatismo nazionale cinese si estenda al di là delle province del sud, che non hanno aderito alla grande rivolta. Ma la guerra potrà restarvi circoscritta? Se così fosse, non si otterrebbe nulla di concreto, poiché nessun territorio vitale dell’impero ne sarebbe minacciato. Senonché il grande pericolo, per gli inglesi, è che il fanatismo si estenda ai popoli della Cina interna. Si può radere al suolo Canton, si possono sbocconcellare interi pezzi di costa: ma tutte le forze che gli inglesi riescono a mettere insieme non sarebbero mai sufficienti ad occupare e mantenere le due province del Kwangtung e del Kwangsi”” (pag 196-197-198) [F. Engels, ‘Peria – Cina’, Londra 22 maggio 1857, New York Daily Tribune’, 5 giugno 1857, articolo scritto da Engels su richiesta di Marx (lettere dell’8 e del 20 maggio 1857)] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘India Cina Russia’, Milano, 1970, a cura di Bruno Maffi]”,”MADx-078 MAED-021 INDx-015″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Scritti filosofici.”,”Contiene: -Estratti di lettere sul materialismo storico (di MARX ed ENGELS) -Sul Materialismo storico (di ENGELS) -Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca (ENGELS) -Tesi su Feuerbach (MARX)”,”MADx-003 MAED-046″ “MARX Karl, a cura di M. RUBEL”,”Pages choisies. Pour une ethique socialiste. Textes reunis, traduits et annotés, precedes d’une Introduction à l’ethique marxienne par Maximilien RUBEL.”,”dedica curatore a Brigitte DAVIS”,”MADx-009 MADS-198″ “MARX Karl; BORUTTI Silvana a cura”,”Il modo di produzione capitalistico in Marx.”,”Testi tratti da ‘L’ideologia tedesca’, ‘Miseria della filosofia’, ‘Forme economiche precapitalistiche’, ‘Per la critica dell’economia politica’, ‘Il Capitale’.”,”MADx-014″ “MARX Karl”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale.”,”””Con le macchine, con i processi chimici e con altri metodi essa sovverte costantemente, oltre alla base tecnica della produzione, le funzioni degli operai e le combinazioni sociali del processo lavorativo. Così essa rivoluziona con altrettanta costanza la divisione del lavoro entro la società e getta incessantemente masse di capitale e masse di operai da una branca della produzione all’altra. Quindi la natura della grande industria porta con sé ‘variazioni del lavoro’, fluidità delle funzioni, mobilità dell’operaio in tutti i sensi (…) Si è visto come questa contraddizione assoluta (…) si sfoghi nell’olocausto ininterrotto della classe operaia, nello sperpero più sfrenato delle energie lavorative e nelle devastazioni derivanti dall’anarchia sociale. Questo è l’aspetto negativo. Però, se ora la variazione del lavoro si impone soltanto come prepotente legge naturale e con l’effetto ciecamente distruttivo di una legge naturale che incontri ostacoli dappertutto, la grande industria, con le sue stesse catastrofi, fa sì che il riconoscimento della variazione dei lavori e quindi la maggiore versatilità possibile dell’operaio come legge sociale generale della produzione e l’adattamento delle circostanze all’attuazione normale di tale legge, diventino una questione di vita o di morte. Per essa diventa una questione di vita o di morte sostituire a quella mostruosità che è una miserabile popolazione operaia disponibile, tenuta in riserva per il variabile bisogno di sfruttamento del capitale, la disponibilità assoluta dell’uomo per il variare delle esigenze del lavoro, sostituire all’individuo parziale, mero veicolo di una funzione sociale di dettaglio, l’individuo totalmente sviluppato, per il quale differenti funzioni sociali sono modi di attività che si danno il cambio l’uno con l’altro”” [K. Marx, “”Il Capitale””, ed. it, I, 2, p. 127] cit presa in parte da articolo di Carlo Aymonino, Le origini dell’urbanistica moderna, Critica marxista, 2,1964 (pag 67-68) e da MIA (marxists.org)”,”MADx-023″ “MARX Karl”,”Opere filosofiche giovanili.”,”La critica a Hegel e i ‘Manoscritti’ del giovane MARX.”,”MADx-024″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio. Vol 1-6 1844-1851 1852-1856 1857-1860 1861-1866 1867-1869 1870-1883.”,”Altra copia 3° edizione EDITORI RIUNITI, 1972 16° 6 voll. Traduzioni rispettivamente di M.A. MANACORDA, Sergio ROMAGNOLI, Emma CANTIMORI-MEZZOMONTI. “”Del libro di Flerovski ho letto le prime 150 pagine (sono prese dalla Siberia, Russia settentrionale e dall’Astrakhan). E’ questo il primo scritto in cui sia detta la verità sulle condizioni economiche russe. Quest’uomo è decisamente nemico dell'””ottimismo russo”” come lo chiama lui. Non avevo mai avuto opinioni grandiose di quell’eldorado comunistico, ma F[lerovski] supera ogni mia attesa. E’ davvero strano e comunque sintomo di una svolta che una cosa del genere possa essere stampata a Pietroburgo. ‘U nas proletariev malo, no zato massa nascevo rabociavo klassa sostoit iz rabotnikov, kotorykh uciast kluge cem uciast vsiakavo proletaria’ (1) [(1) Da noi ci sono pochi proletari, ma in compenso la massa della nostra classe lavoratrice è costituita da lavoratori la cui sorte è peggiore di quella di qualsiasi proletario] L’esposizione è del tutto originale, tutt’al più ricorda talvolta Monteil. Si vede che quest’uomo ha girato e osservato dappertutto egli stesso. Un odio ardente contro il ‘landlord’, capitalista e funzionario. Nessuna dottrina socialista, nessun misticismo della terra (benché sia favorevole alla forma della proprietà comunale), nessuna esaltazione nichilista. Qua e là un po’ di chiacchiere vuote e benevole, adatte però al grado di sviluppo della gente cui lo scritto è destinato. Ad ogni modo è il libro più importante che sia uscito dopo il tuo scritto sulla ‘Lage der arbeitenden Klassen’. Anche la vita familiare del contadino russo – con quell’orrendo ammazzare di botte la moglie, l’acquavite e le concubine – è descritta bene. Mi capiterà quindi del tutto a proposito che tu mi mandi ora le bugie fantasiose del cittadino Herzen.”” (K. Marx a F. Engels, 10 febbraio 1870, Carteggio Marx Engels, Vol. VI, Edizioni Rinascita, Roma, 1953) “”(…) Il titolo del libro del signor Flerovski è: ‘Pologenie robaciavo klassa v Rossii. S. Peterburg. Izdanie N.P. Polniakova. 1869’ (1) [ (1) ‘La situazione della classe lavoratrice in Russia. S. Pietroburgo. N.P. Polniakov editore]. Quello che fra l’altro mi diverte molto nel Flerovski è la sua polemica contro le imposte dirette dei contadini. E’ in tutto la riproduzione del maresciallo Vauban e di Boisguillebert. Egli sente anche che la situazione dei campagnoli ha la sua analogia nell’epoca della vecchia monarchia francese (dopo L[uigi] XIV). Come Monteil egli ha molta sensibilità per le caratteristiche etniche – il “”retto calmucco””, il “”mordvino poetico malgrado la sua sporcizia”” (lo paragona agli irlandesi); il “”tartaro abile, epicureo e vivace””, il “”piccolo-russo pieno di talento naturale””, ecc. Da buon russo insegna ai suoi connazionali quello che dovrebbero fare per trasformare nel suo opposto l’odio che tutte queste stirpi nutrono contro di essi. Come esempio di quest’odio egli cita fra l’altro come una colonia veramente russa trasmisgra dalla Polonia in Siberia. Questa gente conosce solo il russo, non sa una parola di polacco, ma si considerano polacchi e gratificano i russi di un odio da polacchi, ecc. Dal suo libro risulta in maniera irrefutabile che le attuali condizioni russe non sono più sostenibili, che l’emancipazione dei servi della gleba, of course, non ha fatto che accelerare il processo di dissoluzione, e che sta per sopraggiungere una terribile rivoluzione sociale. Qui si vede anche la base reale di quel nichilismo da ragazzi che ora è di moda fra gli studenti russi, ecc. A Ginevra si è costituita, by the by, una nuova colonia di studenti russi in esilio, la quale proclama nel suo programma la lotta contro il panslavismo e la sua adesione all’Internazionale. Flerovski mostra in una sezione apposita che la “”russificazione”” delle stirpi straniere è una pura illusione ottica, perfino in oriente. (…)””. (K. Marx a F. Engels, 12 febbraio 1870, Carteggio Marx Engels, Vol. VI, Edizioni Rinascita, Roma, 1953)”,”MADx-028″ “MARX Karl a cura di Aurelio MACCHIORO e Bruno MAFFI”,”Il Capitale. Libro Primo. A cura di Aurelio MACCHIORO e Bruno MAFFI. Libro Secondo. A cura di Bruno MAFFI. . Libro Terzo. A cura di Bruno MAFFI”,”Marx Karl, Carteggio con Vera Zasulich e bozze, in appendice a Il Capitale, Libro I, UTET 1974.”,”MADx-029″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Enrico FORNI”,”De America 1. La guerra civile.”,”””E’ forse necessario un grande sforzo celebrale per dimostrare come una guerra interna che infuria in uno stato sia il momento meno opportuno per intraprendere una guerra con una potenza straniera? In qualsiasi altro momento le classi mercantili della Gran Bretagna avrebbero considerato la guerra contro gli Stati Uniti con il massimo orrore; ora invece una parte considerevole ed influente del mondo degli affari sollecita da mesi il governo a violare il blocco con la forza, e a riformire così di materie prime il settore più importante dell’ industria inglese. Il timore di una decurtazione delle esportazioni inglesi negli Stati Uniti ha perduto la sua efficiacia per il fatto che tale decurtazione ormai si è già verificata. “”Gli stati del Nord””, scrive l’ Economist “”non sono buoni clienti, anzi, pessimi””. Il largo credito che il commercio inglese soleva dare agli Stati Uniti, soprattutto tramite l’ accettazione di tratte spiccate sull’ India e sulla Cina, è già stato ridotto ad appena un quinto di quel che era nel 1857. Ultima in ordine di tempo ma non di importanza, la Francia dell’ “”uomo di dicembre””, in crisi finanziaria (…)””. (pag 53)”,”MADx-036 USAQ-009″ “MARX Karl a cura di Angelo BOLAFFI”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”Angelo BOLAFFI (Roma, 1946), ricercatore presso il dipartimento di filosofia dell’Univ di Roma ‘La Sapienza’ è giornalista e autore di saggi sul pensiero politico e costituzionale dell’età di Weimar e ha curato l’edizione italiana di opere di Carl SCHMITT e di Otto KIRCHHEIMER. E’ nel comitato di direzione della rivista ‘Micromega’. In appendice il testo della famosa introduzione di ENGELS del 1895. Questo saggio svolse un ruolo decisivo nel dibattito sul revisionismo accesosi nell’ultima decade del secolo scorso.”,”MADx-039″ “MARX Karl a cura di Graziella PISANO'”,”La questione ebraica. Guida alla lettura.”,”Altro esemplare: -La questione ebraica. EDITORI RIUNITI. 1978, a cura e introduzione di Umberto CERRONI, pag 134 16° indice nomi note (MAD-044 bis)”,”MADx-044 EBRx-009 MADx-044 bis” “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Nicolao MERKER”,”La sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci.”,”Apparso nel 1845 è il primo libro pubblicato in comune da MARX ed ENGELS. Questa edizione comprende una scelta delle parti essenziali del testo che ne sottolineano il carattere unitario. “”Il proletariato esegue la sentenza che la proprietà privata emette contro se stessa generando il proletariato, così come esegue la sentenza che il lavoro salariato emette contro se stesso producendo la ricchezza altrui e la miseria propria. Se gli scrittori socialisti attribuiscono al proletariato questa missione storica mondiale, non è perchè elevino i proletari a divinità. Al contrario. Il proletariato può e deve liberare se stesso proprio perchè nelle sue condizioni di vita si riassumono, come nella loro espressione più disumana, le condizioni di vita di tutta la società moderna; perché in lui l’uomo si è perduto, ma nello stesso tempo ha non soltanto raggiunto la coscienza teorica di questa perdita, ma tratto dal bisogno inderogabile, impellente, assoluto – espressione pratica della necessità – lo stimolo ad insorgere contro questa realtà disumana. Ma non può liberarsi se non superando le sue condizioni di vita, e non può superare queste condizioni se non superando ‘tutte’ le condizioni inumane di vita della società moderna, che nel suo stato sociale si riflettono. Non invano esso compie la dura ma temprante scuola del lavoro. Non si tratta dunque di sapere che cosa questo o quel proletario, o magari anche tutto il proletariato, ‘s’immagina di essere’: ma di sapere ‘che cosa è’ e che cosa, conformemente a questo ‘essere’, è costretto storicamente a fare. Poiché la sua meta e la sua azione storica sono irrevocabilmente tracciate nelle sue condizioni di vita, nell’intera organizzazione della società borghese”” (Marx, La Sacra Famiglia) (in Battaglia Comunista, N° 2, agosto 1946)”,”MADx-050″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Angiolina ARRU”,”Moralismo e politica rivoluzionaria. Polemica contro Heinzen.”,”Gli articoli sono apparsi alla fine del 1847 sulla Deutsche-Brüsseler-Zeitung, foglio inizialmente di ispirazione piccolo-borghese e poi di fatto organo della Lega dei Comunisti. Gli articoli, inediti in Italia raccolgono i momenti essenziali di una polemica di ME contro HEINZEN esponente di quella parte dell’opposizione democratico-liberale tipica della piccola borghesia tedesca negli anni 1840, contro la violenza piccolo borghese di H.,il quale credeva che la liberazione della GERM coincidesse con l’eliminazione del principato e la costituzione della Repubblica Il volume contiene articoli di Karl HEINZEN, F. ENGELS e K. MARX. “”Lei porta la ridicolaggine al colmo, signor Engels, quando mi obbietta che la Francia è stata un tempo una repubblica e che adesso io vorrei vedere applicato il sistema federativo nordamericano alla Repubblica tedesca.”” (Karl Heinzen, Un rappresentante dei comunisti, pag 85) “”Si scopre per caso che le “”questioni sociali””, che si sono “”discusse nel nostro tempo””, aumentano di importanza nella misura in cui ci allontaniamo dall’ ambito della monarchia assoluta. Il socialismo ed il comunismo non sono partiti dalla Germania, ma dall’ Inghilterra, dalla Francia, dall’ America del Nord. La prima apparizione di un partito comunista veramente attivo si trova all’ interno della rivoluzione borghese, nel momento in cui la monarchia costituzionale è stata eliminata. I ‘repubblicani’ più coerenti , in Inghilterra i ‘Niveller’, in Francia ‘Babeuf’, ‘Buonarroti’, ecc., sono i primi che hanno messo in rilievo queste “”questioni sociali””. La ‘Congiura di Babeuf’, scritta da suo amico e compagno di partito, Buonarroti, mostra come questi repubblicani attingessero dal “”movimento”” storico l’opinione che con l’ eliminazione delle questioni sociali di ‘monarchia’ e ‘repubblica’ non si era risolta neppure un’ unica “”questione sociale”” nel senso del proletariato””. (Karl Marx, Contro Karl Heinzen, pag 121-122) ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”MADx-051″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Gianni BOSIO”,”Scritti italiani. La polemica antimonarchica e antimazziniana nell’ analisi di classe del Risorgimento.”,”Contiene: Elenco cronologico e bibliografia degli ‘scritti italiani’. BOSIO: Notizie erudite su La diffusione degli scritti di Marx e di Engels in Italia del 1871 al 1892 dà adesso Gianni Bosio in “”Società”” A. VII. (1951) pag 268-284 e 444-477″,”MADx-052″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Manifesto dei comunisti.”,”‘Al lettore italiano’ 1893 di F. ENGELS Collana Piccola Biblioteca Marxista”,”MADx-055″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifesto del partito comunista.”,”Altri esemplari: -Manifesto del partito comunista. EDITORI RIUNITI. 1992 collana ‘I Piccoli’. pag 85 16° -Manifesto del partito comunista. EDITORI RIUNITI. 1986 Collana ‘Universale idee’ pag 90 16° Introduzione di Renato ZANGHERI -Idem, EDITORI RIUNITI. 1996 nota di ZANGHERI -Manifesto del partito comunista. NEWTON COMPTON. ROMA. 1975 pag 106 16°, note, introduzione e cura di Eugenio SBARDELLA -Manifesto del partito comunista. RIZZOLI. 1998 introduzione di Eric J. HOBSBAWM pag 111 16° -Manifesto del partito comunista. In appendice note sulle prime edizioni del Manifesto e sulla sua diffusione. EDIZIONI LOTTA COMUNISTA. 1998 pag 550 16° Classici -Manifesto del partito comunista. GIULIO EINAUDI, TORINO, 1949 pag 304″,”MADx-056″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sull’ Irlanda. L’unica raccolta completa degli scritti di Marx ed Engels sulla questione irlandese.”,”Collana ‘Economia e socialismo’ 1, a cura di Andrea IOVANE, Gianfranco PALA, Mario TIBERI”,”MADx-058″ “MARX Karl a cura di Mauro DI-LISA,”,”Risultati del processo di produzione immediato. Capitolo VI del libro I del ‘Capitale’.”,”Tra l’estate del 1863 e l’estate del 1864 MARX redasse un manoscritto che doveva costituire l’ultima stesura provvisoria del libro I del Capitale. Di questo manoscritto l’unico capitolo conservatosi tra le carte di MARX è quello conclusivo, il capitolo VI. Questo capitolo è stato pubblicato per la prima volta a Mosca nel 1933.”,”MADx-062″ “MARX Karl a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Salario prezzo e profitto.”,”Altra edizione: EDITORI RIUNITI. ROMA. 1977 pag 121 16° indice nomi note nota bibliografica, A cura di Vincenzo VITELLO”,”MADx-064 MAD-064 bis” “MARX Karl”,”Critica al programma di Gotha.”,”Altra edizione SAMONA’ E SAVELLI, con saggio introduttivo di Augusto ILLUMINATI, ROMA, 1968 pag 54 16°”,”MADx-065 MADx-065 bis MGEx-039″ “MARX Karl”,”Lavoro produttivo e improduttivo.”,”I testi qui raccolti, scritti in epoche differenti, fanno parte di quel grande laboratorio economico marxiano costituito dai lavori preparatori antecedenti la pubblicazione del Capitale (Grundrisse 1857, manoscritti del 1861-63, Teorie sul plusvalore (il cosiddetto quarto volume del Capitale, la storia delle dottrine economiche) (1863), il cosiddetto Capitolo VI inedito del Capitale (1864)).”,”MADx-066″ “MARX Karl RIAZANOV David B. RABEHL Bernd”,”Storia diplomatica segreta del XVIII secolo. Con uno studio critico di David B. Riazanov sulle origini del dispotismo russo e un commento storico di Bernd RABEHL.”,”I saggi di RJAZANOV (RJAZANOV) e RABEHL sono presi dal libro curato da Ulf WOLTER, ‘Der Geschichte der Geheimdiplomatie des 18. Jahrhunderts. Herausgegeben von Ulf Wolter mit Kommentaren von Bernd Rabehl und D.B. Rjasanov’, VERLAG OLLE & WOLTER, BERLIN, 1977. Contiene i saggi: -RJAZANOV, Karl Marx sull’origine del predominio della Russia in Europa -RABEHL, La controversia all’interno del marxismo russo e sulle origini occidentali o asiatiche della società, del capitalismo e dello Stato zarista in Russia.”,”MADx-071 MADS-190″ “MARX Karl a cura di Giorgio GIORGETTI”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”Articoli scritti da Marx nel 1849-1850 pubblicati in opuscolo a Berlino nel 1895 preceduti dall’ introduzione di ENGELS”,”MADx-040″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Carlo SALINARI”,”Scritti sull’ arte.”,”Il capitolo ‘Marxismo volgare’ contiene lettere di ENGELS a Conrad SCHMIDT (27.10.1890), a Heinz STARKENBURG (25.1.1894), a Franz MEHRING (14.7.1893) su Q fattore in ultima istanza in concezione materialistica della storia (produzione e riproduzione vita materiale, economia), importanza maggiore del dovuto data al fattore economico, azione reciproca tra base economica e sovrastruttura politica, ‘legge dei lunghi periodi’ ovvero asse mediano della curva per lunghi periodi corre parallalo alla sviluppo economico, ideologia come falsa coscienza, dialettica causa-effetto.”,”MADx-081″ “MARX Karl; libro primo a cura di Delio CANTIMORI libro secondo a cura di Raniero PANZIERI libro terzo a cura di Maria Luisa BOGGIERI”,”Il capitale. Critica dell’ economia politica. Libro Primo, Secondo, Terzo.”,”Libro primo a cura di Delio CANTIMORI Libro secondo a cura di Raniero PANZIERI Libro terzo a cura di Maria Luisa BOGGIERI”,”MADx-023 bis” “MARX Karl”,”Storia delle teorie economiche. Libro quarto del ‘Capitale’.”,”Il testo delle ‘Teorie del plusvalore’ benché rimasto allo stato di brogliaccio costituisce un contributo fondamentale alla comprensione di alcuni nodi del pensiero marxista (teoria rendita, profitto, plusvalore, accumulazione e crisi economiche).”,”MADx-084″ “MARX Karl; libro primo a cura di Delio CANTIMORI libro secondo a cura di Raniero PANZIERI libro terzo a cura di Maria Luisa BOGGIERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo Secondo Terzo.”,”Libro primo a cura di Delio CANTIMORI Libro secondo a cura di Raniero PANZIERI Libro terzo a cura di Maria Luisa BOGGIERI”,”MAD-023-B1, MAD-23-B2, MAD-023-B3″ “MARX Karl a cura di Lorenzo CALABI”,”Manoscritti del 1861 – 1863. Terzo Capitolo inedito di ‘Per la critica dell’ economia politica’.”,”‘Il primo abbozzo del sistema dell’ economia borghese esposto criticamente'”,”MADx-088″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”L’ ideologia tedesca. Critica della più recente filosofia tedesca nei suoi rappresentanti Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti.”,”La critica di MARX ENGELS alle concezioni filosofiche di Ludwig FEUERBACH, Bruno BAUER e Max STIRNER che segna il passaggio dall’ idealismo della sinistra hegeliana al materialismo storico.”,”MADx-089″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Aldo ZANARDO”,”La Sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci.”,”Apparso nel 1845 è il primo libro pubblicato in comune da MARX ed ENGELS.”,”MAED-020″ “MARX Karl a cura di KRADER Lawrence”,”The Ethnological Notebooks of Karl Marx. Studies of Morgan Phear Maine Lubbock.”,”Estratti di MARX su MORGAN, PHEAR, MAINE, LUBBOCK, comunità, collettivismo, individualismo, relazione di ENGELS a MARX su MORGAN”,”MADx-012″ “MARX Karl”,”Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica 1857 – 1858. ‘Grundrisse'”,”‘Grundrisse'”,”MADx-086″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di DEL-BO Giuseppe”,”Corrispondenza di Marx e Engels con italiani, 1848-1895.”,”Contiene lettera in italiano di ENGELS a LORIA (pag 193) su critiche di questi a MARX (confusione in LORIA tra profitto e plusvalore) e risposta di questi in nota pag XVI presentazione.”,”MADx-113″ “MARX Karl a cura di Mauro DI-LISA”,”Risultati del processo di produzione immediato. Capitolo VI del libro I del ‘Capitale’.”,”Tra l’estate del 1863 e l’estate del 1864 MARX redasse un manoscritto che doveva costituire l’ultima stesura provvisoria del libro I del Capitale. Di questo manoscritto l’unico capitolo conservatosi tra le carte di MARX è quello conclusivo, il Capitolo VI: a parte brevi frammenti, gli altri capitoli saranno rielaborati dall’A nella versione definitiva (affidata alle stampe nel 1867) non ci sono pervenuti.”,”MADx-114″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Mario CACIAGLI”,”Libertà di stampa e censura.”,”Contiene scritti di ENGELS: -Marx e la NRZ -Prefazione a ‘Karl Marx davanti ai giurati di Colonia’ -Le leggi eccezionali contro i socialisti in Germania. La situazione in Russia -A August Bebel”,”MADx-119″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, testi riuniti e annotati da Denis AUTHIER”,”Textes sur l’ organisation. Quelques mots sur l’ histoire de la ligue des communistes (1885) “”la revolution en permanence!””, adresse au Conseil Central de la Ligue (1850), les pretendues scissions dans l’Internationale (1872) ecc.”,”Altri testi: -Statuti dell’AIT -Estratti della corrispondenza con SORGE -Pagine inedite di MARX-ENGELS: l’indifferentismo in materia politica, l’autorità, cretinismo parlamentare e opportunismo”,”MADx-121″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La Nouvelle Gazette Rhenane (Neue Rheinische Zeitung). I. 1 Juin-5 Septembre 1848.”,”Comitato di redazione della NGR: Karl MARX redattore capo, Heinrich BURGERS, Ernst DRONKE, Friedrich ENGELS, Georg WEERTH, Ferdinand WOLFF, Wilhelm WOLFF (1° giugno 1848).”,”MADx-125″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sull’ arte e la letteratura.”,”In appendice: Paul LAFARGUE: Marx e la letteratura; Wilhelm LIEBKNECHT: passeggiate con Marx; Eleanor MARX: Marx e i suoi figli Marx legge il ‘Capolavoro sconosciuto’, opera di Balzac (altra fonte)”,”MADx-127″ “MARX Karl”,”Un carteggio del 1843 e altri scritti giovanili.”,”MARX e RUGE dirigevano gli ‘Annali franco-tedeschi'”,”MADx-128″ “MARX Karl compendiato da Carlo CAFIERO”,”Il Capitale.”,”Nota biografica su Carlo CAFIERO riassunto di una biografia scritta da James GUILLAUME”,”MADx-129″ “MARX K. ENGELS F. LENIN V.I.”,”Sulle società precapitalistiche.”,”Prefaz di 96 pag: ‘L’evoluzione del pensiero di Marx Engels sulle società senza classi e sulle forme di passaggio alle società divise in classi'”,”MADx-130″ “MARX Karl”,”Lord Palmerston.”,”L’opuscolo ‘Lord Palmerston’ fu scritto tra l’ottobre e il dicembre 1853 in lingua inglese come serie di articoli. Gli articoli apparvero su ‘The People’s Paper’ dal 22 ottobre al 24 dicembre 1853 e ripresi abbreviati sulla NY Daily Tribune. PALMERSTON, uomo politico inglese (Broadlands, Hampshire, 1784-Brocket Hall, Hertfordshire, 1865). Di famiglia ricca e influente, trascorse gran parte dell’infanzia in Francia e in Italia; studiò ad Harrow, all’Università di Edimburgo e al St. Jones’ College di Cambridge. Nel 1807 fu eletto lord dell’Ammiragliato e deputato tory per il collegio di Newton; nel 1809, rifiutando la carica di cancelliere dello Scacchiere, divenne ministro della Guerra, posto che occupò fino al 1828, incaricandosi della riorganizzazione dell’esercito. Nel frattempo, si staccava sempre più”,”MADx-132″ “MARX Karl”,”Russia.”,”MARX in una lettera ha usato lo pseudonimo di A. WILLIAMS.”,”MADx-133″ “MARX Karl”,”Teorie sul plusvalore. Libro quarto del Capitale. Vol 1° traduzione prefazione di Giorgio GIORGETTI.”,”fisiocrazìa [ò] s.f. Corrente di pensiero economico sorta e sviluppatasi in Francia nel XVIII sec. per opera di Quesnay e dei suoi discepoli, fra cui i più importanti furono Dupont de Nemours, che introdusse il termine fisiocrazia, Mirabeau padre, Mercier de La Rivière e, in parte, Turgot.”,”MADx-085″ “MARX Carlo a cura di Bruno MAFFI”,”Critica della economia politica.”,”‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ è uscita a Berlino nel 1859. “”L’opera il cui primo volume presento al pubblico è la continuazione del mio saggio pubblicato nel 1859: “”Per la critica dell’economia politica””. Così nella prima prefazione al ‘Capitale’ nel 1867 MARX fissava la portata storica di questo suo primo contributo all’analisi delle leggi fondamentali dell’economia capitalistica. In realtà, la ‘Critica’ era stata un primo annuncio del lavoro che Marx andava compiendo sul materiale che gli offriva il grande campo sperimentale dell’Inghilterra… (dalla Avvertenza, di MAFFI)”,”MADx-136″ “MARX Karl”,”Le Capital. Livre 1.”,”Contiene: copia lettera MARX a LACHATRE, ‘Al cittadino Karl Marx’ di Maurice LACHATRE, prefaz a 1° edizione MARX”,”MADx-137″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifeste du Parti communiste 1848. Critique du programme de Gotha 1875.”,”Contiene: – Prefazione a edizione tedesca del 1872 di F. ENGELS – Prefazione a edizione tedesca del 1890 di F. ENGELS (a Manifesto) – Avant-propos di ENGELS (1891) (a Critica programma Gotha) Commentari a margine note”,”MADx-138″ “MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’ economia politica.”,”Contiene dedica a Lotta Comunista di Angelo Scucchia.”,”MADx-139″ “MARX Karl”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte.”,”Secondo ENGELS “”Era precisamente Marx che per primo aveva scoperto la grande legge dell’ evoluzione storica, la legge secondo la quale tutte le lotte della storia, si svolgano esse sul terreno politico, religioso, filosofico, o su altro terreno ideologico, in realtà non sono altro che l’espressione più o meno chiara di lotte fra classe sociali; secondo la quale l’esistenza e quindi anche le collisioni di queste classi sono a loro volta condizionate dal grado di sviluppo della loro situazione economica, dal modo della loro produzione e dal modo di scambio che ne deriva. Questa legge, che ha per la storia la stessa importanza che per le scienze naturali ha la legge della trasformazione dell’energia, gli forniva pure la chiave per comprendere la sotria della seconda repubblica francese””.”,”MADx-140 FRAD-023″ “MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I. a cura di Giuseppe BARLETTA”,”Sulla scienza.”,”BARLETTA è nato a Bari enl 1949 e lavora presso l’Istituto di filosofia dell’Università. Oltre alla traduzione di A. ABDEL-MALEK ‘La dialettica sociale’, il volume ‘Per una epistemologia materialista’, ha in corso di stampa (1977) una raccolta di saggi dal titolo ‘Marxismo ed epistemologia’.”,”MADx-141″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Rivoluzione e controrivoluzione in Germania.”,”(Cretinismo parlamentare Infermità che riempie gli sfortunati che sono vittime della convinzione solenne che tutto il mondo, la sua storia e il suo avvenire, sono retti e determinati dalla maggioranza dei voti di quel particolare consèsso rappresentativo che ha l’onore di annoverarli tra i suoi membri, e che qualsiasi cosa accada fuori delle pareti di questo edificio, – guerre, rivoluzioni, costruzioni di ferrovie, colonizzazione di intieri nuovi continenti, scoperta dell’oro di California, canali dell’America centrale, eserciti russi, e tutto quanto ancora può in qualsiasi modo pretendere di esercitare un’influenza sui destini dell’umanità,- non conta nulla in confronto con gli eventi incommensurabili legati all’importante questione, qualunque essa sia, che in quel momento occupa l’attenzione dell’onorevole loro assemblea. (da “”Rivoluzione e controrivoluzione in Germania””, di Carl Marx e Friedrich Engels (fonte Internet)))”,”MADx-142 MAED-047″ “MARX Karl a cura di Bruno BONGIOVANNI”,”Quaderno Spinoza 1841.”,”Saggio di MATHERON: ‘Il ‘Trattato teologico-politico’ visto dal giovane Marx’. Spinoza. “”tutti indistintamente sono in grado di esercitare l’ obbedienza, mentre sono pochissimi (in confronto alla totalità del genere umano) coloro che acquistano l’ abito della virtù dietro la guida della sola ragione.”” (pag 81) “”Perciò, il diritto naturale individuale è determinato, non dalla sana ragione, ma dalla cupidigia e dalla forza””. (pag 101)”,”MADx-143″ “MARX Karl”,”Il socialismo imperiale.”,”Il volumetto raccoglie i testi giornalistici di MARX sulle vicende del Credit Mobilier dei fratelli Pereire, datati tra il 7 giugno 1856 e l’11 giugno 1858. Il Credit Mobilier era una grande banca d’affari promossa dai fratelli Pereire, banchieri sansimoniani assurti a enorme fortuna con la protezione di NAPOLEONE III.”,”MADx-144″ “MARX Karl”,”A propos d’unité. Lettre sur le programme de Gotha. traduit par G. Platon.”,”MARX termina le glosse con la formula: ‘Dixi et salvavi animam meam’.”,”MADx-148″ “MARX Karl”,”Le Capital.”,”prefazione a 1° edizione MARX, Londra 25 luglio 1875, avviso al lettore di Marx, estratti dalla postfazione della 2° edizione tedesca. Nell’ ‘Avis au lecteur’, MARX scrive che “”Quelles que soient donc les imperfections litteraires de cette editions francaise, elle possede une valeur scientifique independante de l’original et doit être consultée meme par les lecteurs familiers avec la langue allemande””. Per la storia dell’edizione francese del Capitale di MARX, per notizie sull’editore e sul traduttore vedere il volume della UROEVA ‘La fortuna del Capitale’, (EDITORI RIUNITI, 1974) Tutte le edizione successive compresa quella curata da ENGELS fanno riferimento a questa edizione francese più che su quella originale di Amburgo del 1867.”,”MADx-150″ “MARX Karl”,”Urtext (Grundrisse). Frammento del testo originario di ‘Per la critica dell’ economia politica’ (1858).”,”E’ nel “”Frammento del testo originario””, l’ Urtext (1858) e nei Grundrisse, opere incompiute o primi abbozzi di MARX che, secondo CAMATTE, si trova la chiave di tutto il sistema. In un apporto essenziale dell’Urtext, MARX mostra fino a che punto il movimento del valore di scambio che dissolve le antiche comunità e tende a porsi esso stesso in quanto comunità, falsi ogni comprensione agli esseri umani. Ciò che essi credono determinanti sono i rapporti tra di essi, o le istituzioni che si sono dati sulla base di rapporti economici che non sono in grado di comprendere. MARX svela la falsa coscienza storica.”,”MADx-156″ “MARX Karl; cura e traduzione di Saul K. PADOVER”,”On America and the Civil War.”,”PADOVER è Distinguished Service Professor of Political Science, Graduate Faculty, New School for Social Research. Introduzione: Karl MARX on America and the Civil War. Cronologia: Marx as Journalist and Writer Cronologia: The Civil War and Reconstruction “”Comunque, nello stesso modo in cui questi giornali ci dicevano che esi non potevano simpatizzare con il Nord perché la sua guerra non è una guerra abolizionista, noi siamo informati che “”il disperato espediente di proclamare l’ emancipazione dei Neri e di invitare gli schiavi a una generale insurrezione”” è una cosa “”la pura concezione della quale ripulsa ed è terribile, e che “”un compromesso “” sarebbe “”estremamente preferibile alla ricerca del successo ad ogni costo e per ciò macchiato come un crimine””. Così l’ entusiasmo inglese per la guerra abolizionista è completamente ipocrita””. (pag 59)”,”MADx-157″ “MARX Karl a cura di Giuseppe PRESTIPINO”,”Arte e lavoro creativo. Scritti di estetica.”,”In appendice: – Lassalle sull’ idea tragica – Lettere di Engels sulla letteratura (a Lassalle, a M. Kautsky, a E.Harkness)”,”MADx-074″ “MARX Karl”,”Contribution à la critique de l’ economie politique.”,”Il libro appare nel giugno 1859 tirato in mille esemplari. Non sembra che abbia avuto il successo atteso da MARX. Eccetto i due articoli di ENGELS su ‘Das Volk’, giornale stampato a Londra, non ci sono recensioni sulla stampa tedesca. La cospirazione del silenzio è ben organizzata attorno all’opera di MARX.”,”MADx-161″ “MARX Karl”,”La guerre civile en France 1871. (La Commune de Paris). Avec introduction d’ Engels et lettres de Marx et d’ Engels sur la Commune de Paris.”,”Allegati: alla 3° edizione tedesca (1891) pubblicata sotto la direzione di ENGELS, Jules FAVRE sull’ Internazionale, Lettere di MARX a KUGELMANN, MARX a W. LIEBKNECHT, MARX a Leo FRANKEL e a VARLIN, Discorso di MARX sulla Comune, ENGELS a sua madre, discorso di ENGELS per il 15° anniversario della Comune di Parigi (18 marzo 1886), ENGELS: frammento inedito di un progetto di appello per il 21° anniversario della Comune di Parigi.”,”MADx-162″ “MARX Karl”,”Miseria della filosofia.”,”in appendice: lettera a ANNENKOV, Discorso su Q libero scambio, John GRAY e i buoni lavoro, Lettera a SCHWEITZER”,”MADx-049″ “MARX Karl”,”Introduzione alla critica dell’ economia politica. 1857.”,”Lo scritto fu redatto da MARX fra l’agosto e il settembre 1857 (per questo viene chiamato anche ‘Introduzione del ’57’) come ‘Einleitung’ al suo lavoro ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ (Per la critica dell’ economia politica). Quando però ‘Per la critica’ apparve nel 1859 a Berlino presso l’ editore Duncker, l’introduzione fu abolita da MARX per ragioni spiegate nella Prefazione dell’ opera. Fu pubblicata per la prima volta su ‘Neue Zeit’.”,”MADx-165″ “MARX Karl”,”Cina.”,”Contiene uno scritto del 1850 tratto dalla ‘NRZ. Politisch-okonomische Revue’ e una serie di corrispondenze scritte da MARX direttamente in inglese da Londra tra il 1953 e il 1959 e apparse sul quotidiano americano ‘New York Daily Tribune’ talvolta senza firma né indicazione dell’ Autore.”,”MADx-166″ “MARX Karl a cura di Giuliano MANACORDA”,”Antologia.”,”””Questa ‘espropriazione’ si compie attraverso il giuoco delle leggi immanenti della stessa ‘produzione capitalistica’, attraverso la ‘centralizzazione dei capitali’. Ogni capitalista ne colpisce a morte morti altri per suo conto. Di pari passo con questa centralizzazione ossia con la ‘espropriazione di molti capitalisti da parte di pochi’, si sviluppano su scala sempre crecente la forma cooperativa del processo di lavoro, la consapevole applicazione tecnica della scienza, lo sfruttamento metodico della terra, la trasformazione dei mezzi di lavoro in mezzi di lavoro utilizzabili solo collettivamente, la economia di tutti i mezzi di produzione del lavoro combinato, sociale, mentre tutti i popoli vengono via via intricati nella rete del mercato mondiale e così si sviluppa in misura sempre crescente il carattere internazionale del regime capitalistico. Con la diminuzione costante del numero dei magnati del capitale che usurpano e monopolizzano tutti i vantaggi di questo processo di trasformazione, cresce la massa della miseria, della pressione, dell’asservimento, della degenerazione, dello sfruttamento, ma cresce anche la ribellione della classe operaia che sempre più s’ingrossa ed è disciplinata, unita e organizzata dallo stesso meccanismo del processo di produzione capitalistico. Il ‘monopolio del capitale diventa un vincolo del modo di produzione’, che è sbocciato insieme ad esso e sotto di esso.”” (pag 151) [MARX Karl a cura di Giuliano MANACORDA, Antologia, 1966]”,”MADx-171″ “MARX Karl a cura di Vincenzo VITELLO”,”Salario prezzo e profitto.”,”Altra edizione: NEWTON COMPTON. ROMA. 1976 pag 119 16°, introduzione di Umberto CERRONI, note”,”MADx-172″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di Yves DE-LA-HAYE”,”Marx & Engels on the means of communication. The movement of commodities people information & capital.”,”DE-LA-HAYE è nato in Francia nel 1946 e al momento insegna sociologia della comunicazione all’ Università di Grenoble. Ha scritto numerosi articoli sugli aspetti locali e regionali della comunicazione, sul terrorismo e i media, e sta lavorando su uno studio della radio francese durante la 1° e 2° GM.”,”MADx-173″ “MARX K. ENGELS F.; a cura di CHRISTMAN Henry M.”,”The American Journalism of Marx & Engels.”,”CHRISTMAN ha curato una ventina di libri tra cui “”One Hundred Years of ‘The Nation’- A Centennial Anthology 1865-1965″”, “”The Public Papers of Chief Justice Earl Warren’ e ‘Walter P. Reuther. Selected Papers’. Attivo in molte cause di riforme sociali CHRISTMAN è New York Vice Chairman of Americans for Democratic Action e D della League for Industrial Democracy.”,”MADx-175″ “MARX Karl”,”Oeuvres philosophiques. Traduit par J. Molitor. Tome IV: Critique de la philosophie de l’Etat de Hegel. Publiée par S. LANDSHUT J.P. MEYER”,”MOLITOR è stato Agregé de l’ Université, Inspecteur d’ Academie. Nota: Nel libro ‘Esistenza e struttura; saggio su Merleau-Ponty’, Volume 16 di La Cultura; biblioteca di filosofia, psicologia e scienze umane, Cultura (Saggiatore), Autore Andrea Bonomi, Editore Il Saggiatore, 1967, 253 pagine, c’è una nota (nota 10) a pag 177 sulle edizioni Costes: “”L’edizione Costes viene anche indicata come edizione Molitor dal nome del suo curatore. Essa comprende fra l’altro la traduzione degli ultimi tre manoscritti del 1844, sulla scia dell’edizione Landshut-Mayer, uscita a Lipsia nel 1932. Traduzioni parziali del primo manoscritto sono in M. Rubel – F. Bartholet, Le travail salarié, in M. Rubel, Un inédit de Karl Marx, Le travail aliéné (in) ‘La Revue socialiste, 1947, n. 8, pp. 154-169″,”MADx-033” “MARX Karl”,”Oeuvres philosophiques. Traduit par J. Molitor Agregé de l’Université Inspecteur d’Academie. Tome I. Difference de la Philosophie de la nature chez Democrite et chez Epicure. Contribution à la critique de la Philosophie du Droit de Hegel. Le manifeste philosophique de l’ Ecole de Droit historique. Remarques sur la recente reglementation de la censure prussiene. La question juive.”,”Tome I. -Differenza della filosofia della natura presso DEMOCRITO ed EPICURO -Contributo alla critica della filosofia del diritto di HEGEL -Il manifesto filosofico della Scuola del diritto storico -Riflessioni sulla recente regolamentazione della censura prussiana -La questione ebraica”,”MADx-007″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. I. Palmerston.”,”1. Palmerston. 2. Lettres sur l’Angleterre. 3. La question d’Orient. 4. La guerre russo-turque. 5. L’evacuation des provinces danubiennes. L’expedition de Crimée. L’administration militaire anglaise. 6. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme. 7. La critique en Angleterre. Lord John Russell. 8. L’armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole. Nota: Nel libro ‘Esistenza e struttura; saggio su Merleau-Ponty’, Volume 16 di La Cultura; biblioteca di filosofia, psicologia e scienze umane, Cultura (Saggiatore), Autore Andrea Bonomi, Editore Il Saggiatore, 1967, 253 pagine, c’è una nota (nota 10) a pag 177 sulle edizioni Costes: “”L’edizione Costes viene anche indicata come edizione Molitor dal nome del suo curatore. Essa comprende fra l’altro la traduzione degli ultimi tre manoscritti del 1844, sulla scia dell’edizione Landshut-Mayer, uscita a Lipsia nel 1932. Traduzioni parziali del primo manoscritto sono in M. Rubel – F. Bartholet, Le travail salarié, in M. Rubel, Un inédit de Karl Marx, Le travail aliéné (in) ‘La Revue socialiste, 1947, n. 8, pp. 154-169″,”MADx-030” “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. II. Lettres sur l’Angleterre.”,”1. Palmerston. 2. Lettres sur l’Angleterre. 3. La question d’Orient. 4. La guerre russo-turque. 5. L’evacuation des provinces danubiennes. L’expedition de Crimée. L’administration militaire anglaise. 6. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme. 7. La critique en Angleterre. Lord John Russell. 8. L’armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole.”,”MADx-209″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. III. La question d’Orient.”,”1. Palmerston. 2. Lettres sur l’Angleterre. 3. La question d’Orient. 4. La guerre russo-turque. 5. L’evacuation des provinces danubiennes. L’expedition de Crimée. L’administration militaire anglaise. 6. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme. 7. La critique en Angleterre. Lord John Russell. 8. L’armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole.”,”MADx-210″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. IV. La guerre russo-turque.”,”Contiene l’ articolo di MARX (pag 197) scritto il 24 marzo 1854 (NYT del 11.4.1854): ‘Dichiarazione di guerra. Musulmani e cristiani.’ Questo articolo si occupa dei rapporti tra il governo turco e le autorità religiose dell’ impero ottomano, della situazione delle Chiese d’Occidente e d’Oriente nell’ Impero, della questione dei protettorati, del corano e della legislazione musulmana, dei rapporti tra islam e le altre religioni, della questione disputata del Santo Sepolcro, della città santa di Gerusalemme e delle guerre di preti, di tutti contro tutti, dei conflitti tra le varie chiese e sette religiose che affollano la città. Conclude MARX: “”Si comprende adesso che l’ adorazione comune dei cristiani per i Luoghi Santi non sia che una serie ininterrotta di risse estreme tra le differenti sette di fedeli, che queste querelles in apparenza religiose dissimulano semplicemente una guerra assolutamente temporale non solamente tra nazioni, ma tra razze e che il protettorato sui Luoghi Santi, che gli Occidentali trovano così ridicolo, ma che gli Orientali considerano veramente importante, non sia che una fase della questione d’ Oriente che si rinnova senza arrestarsi, si calma sempre, ma non è mai risolta”” “”On comprendra maintenant que l’adoration commune des chrétiens aux Saints Lieux ne soit qu’une suite ininterrompue de rixes effroyables entre les différentes sectes de fidèles, que ces querelles en apparence religieuses dissimulent simplement une guerre absolument temporelle non seulement entre des nations, mais entre des races, et que le protectorat sur les Saints Lieux, que les Occidentaux trouvent si ridicule, mais que les Orientaux considèrent comme tellement important, ne soit qu’une phase de la question d’Orient qui se renouvelle sans cesse, s’apaise toujours, mais n’est jamais résolue.”” (Marx, pag 209, articolo di MARX scritto il 24 marzo 1854 (NYT del 11.4.1854)”,”MADx-211″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. V. L’ evacuation des principautés danubiennes. L’ expedition de Crimée. L’ administration militaire anglaise.”,”1. Palmerston. 2. Lettres sur l’Angleterre. 3. La question d’Orient. 4. La guerre russo-turque. 5. L’evacuation des principautés danubiennes. L’expedition de Crimée. L’administration militaire anglaise. 6. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme. 7. La critique en Angleterre. Lord John Russell. 8. L’armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole.”,”MADx-212″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. VI. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme.”,”1. Palmerston. 2. Lettres sur l’Angleterre. 3. La question d’Orient. 4. La guerre russo-turque. 5. L’evacuation des provinces danubiennes. L’expedition de Crimée. L’administration militaire anglaise. 6. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme. 7. La critique en Angleterre. Lord John Russell. 8. L’armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole.”,”MADx-213″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. VII. La critique en Angleterre. Lord John Russell.”,”Contiene l’ articolo di Marx: ‘Palmerston. Fisiologia delle classi dirigentie della Gran Bretagna’”,”MADx-214″ “MARX Karl”,”Oeuvres politiques. Traduit par J. Molitor. VIII. L’ armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole.”,”1. Palmerston. 2. Lettres sur l’Angleterre. 3. La question d’Orient. 4. La guerre russo-turque. 5. L’evacuation des provinces danubiennes. L’expedition de Crimée. L’administration militaire anglaise. 6. La chute du ministere de coalition. Le ministere Palmerston. Le Panslavisme. 7. La critique en Angleterre. Lord John Russell. 8. L’armée anglaise. La chute de Kars. La revolution espagnole.”,”MADx-215″ “MARX K. ENGELS F.”,”Correspondance K. Marx-Fr. Engels, publiée par A. Bebel et Ed. Bernstein. Traduit par J. Molitor, Agregé de l’Université, Inspecteur d’Academie. Tome 1. Les premieres années de leur liaison, 1844-1849, avec 4 portraits hors texte.”,”Contiene una lettera riguardante un progetto di ENGELS di una ‘Biblioteca degli scrittori socialisti’. (lettere 4,5)”,”MADx-151″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifesto del partito comunista. Tradotto dall’ edizione critica del Marx-Engels Institut di Mosca con introduzioni a cura di Emma Cantimori Mezzomonti.”,”Friedrich ENGELS ‘Per la storia della Lega dei Comunisti’ ‘Rivendicazioni del Partito Comunista in Germania’ ‘Statuti della Lega dei Comunisti’ ‘Circolare della Lega (1846)’ ‘Circolare della Lega (1847)’ Frammento di questionario’, Friedrich ENGELS ‘Principi del comunismo’ ‘Unica pagina conservata dell’ abbozzo di Marx per il ‘Manifesto’, ‘Abbozzo di progetto per il terzo capitolo del ‘Manifesto’ ‘Prefazioni di Marx ed Engels e del solo Engels a varie edizioni del ‘Manifesto’ (edizione tedesca 1872, russa 1882, tedesca 1883 e 1890, polacca 1892, italiana 1893)”,”MADx-220″ “MARX Carlo”,”Capitale e salario. Colla biografia dell’ autore e con una introduzione di F. Engels.”,”””La più parte delle biografie stampate su Marx formicolano di errori. La sola autentica è quella di Engels pubblicata da Bracke nel suo ‘Calendario del popolo’ per il 1878, a Brunswick””. (F. ENGELS, 1893)”,”MADx-221″ “MARX Karl”,”La guerra civile in Francia del 1870-71 o la Comune rivendicata.”,”””Il regno politico del produttore non può coesistere colla sua schiavitù sociale. La Comune, doveva, dunque, servire di leva per rovesciare i fondamenti economici sui quali riposa l’ esistenza delle classe, e perciò , il loro governo. Emancipato il lavoro, ogni uomo diventa un lavoratore, ed il lavoro produttivo cessa di essere l’ attributo di una classe”” “”Quando la Comune di Parigi prese le redini della rivoluzione, quando dei semplici operai osarono per la prima volta di sovrapporsi ai privilegi dei loro superiori naturali e in circostanze d’una difficoltà senza pari, compirono modestamente e coscienziosamente la loro opera, il vecchio mondo si contorse dalla rabbia vedendo la bandiera rossa, simbolo della repubblica del lavoro, che sventolava sull’ Hotel de Ville.”” “”La Comune aveva realizzato ‘il governo a buon mercato’, questo reclamo stereotipo delle rivoluzioni borghesi, distruggendo le due grandi sorgenti di spese: l’ esercito permanente, la burocrazia, la cui esistenza stessa supponeva la esistenza della monarchia, la quale, in Europa almeno, è l’ accessorio obbligato, la truccatura indispensabile del governo di classe; essa dava per base alla repubblica delle istituzioni veramente democratiche. Ma né il ‘governo a buon mercato’, né la ‘vera Repubblica’ erano il suo scopo finale; essi non erano che i suoi corollari””:”,”MADx-226″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Revolucion en España.”,”‘La rivoluzione spagnola’ è una collezione di tutti gli articoli scritti da MARX ed ENGELS sulla Spagna, che in incentra sulla rivoluzione del 1854, incluso il celebre saggio di ENGELS ‘I bakuninisti in azione’ sull’ insurrezione dell? anno 1873.”,”MADx-227″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di V. ADORATSKIJ; altri scritti di LENIN V.I. LAFARGUE P. LIEBKNECHT W. STALIN J.”,”Ausgewählte Scriften. Band 1.”,”Opere scelte di MARX K. ENGELS F.; scritti di LENIN V.I. LAFARGUE P. LIEBKNECHT W. STALIN J., lettere sul materialismo storico.”,”MADx-232″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di V. ADORATSKIJ; altri scritti di LENIN V.I. LAFARGUE P. LIEBKNECHT W. STALIN J.”,”Ausgewählte Scriften. Band 2.”,”Opere scelte di MARX K. ENGELS F. e lettere tra MARX ed ENGELS e di MARX ENGELS a terzi su questione lotta per il partito. Poi c’è la questione irlandese, la Russia e l’ India.”,”MADx-233″ “MARX Carlo”,”Rivoluzione e Controrivoluzione o Il 1848 in Germania con prefazione di Benedetto Croce e un’ appendice di Carlo Kautsky.”,”””La lotta decisiva venne infatti ben presto, e fu combattuta soltanto in Francia. Imperocché mentre l’ Inghilterra non prese veruna parte alle contese rivoluzionarie, e la Germania giaceva infranta, la Francia per la sua indipendenza nazionale, per la sua civiltà e per l’ accentramento suo era l’ unico paese che potesse dare un potente impulso convulsionario ai paesi d’ intorno”” (pag 74).”,”MADx-238″ “MARX Karl ENGELS Friederich”,”Lettere. Gennaio 1881 – dicembre 1887. Elenco dei periodici e giornali. Elementi biografici delle persone citate.”,”Traduzione dalla lingua tedesca per iniziativa dell’ Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova, a partire dal vol. 33 e 34 della MEW nel 1999-2000. La traduzione italiana non è stata verificata con il testo originale.”,”MADx-240″ “MARX Karl, a cura e selezione di Robert FREEDMAN”,”Teoria economica.”,”Tradotto dall’ edizione originale americana dal titolo ‘Marx on economics’ (BRACE & WORLD, NY. 1961 a cura di Robert FREEDMAN). Contiene il capitolo ‘La crisi del capitalismo’ al cui interno c’è il paragrafo ‘Superproduzione di merci e sovrabbondanza di capitale’. Nel testo citato (Teorie del plusvalore) MARX discute le posizioni di RICARDO e in particolare il rapporto tra le due forme di superproduzione (la superproduzione di merci (negata da RICARDO) e la sovrabbondanza di capitale (pure negata da RICARDO). Ma gli economisti suoi successori negano la superproduzione in una forma (merci) e la ammettono in un’altra (capitali)!”,”MADx-243″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Pages de Karl Marx pour une ethique socialiste choisies, traduites et prosentées par Maximilien Rubel. 1. Sociologie critique.”,”””La barbarie risorge, ma questa volta è generata in seno stesso alla civiltà e fa corpo con essa. E’ la barbarie lebbrosa, la barbarie considerata come lebbra della civiltà”” (pag 198)”,”MADx-244″ “MARX Karl”,”Lettres à Kugelmann (1862-1874).”,”””Ora la miseria del contadino russo, come quella del contadino francese sotto Luigi XIV, viene dalle imposte prelevate sia dallo Stato che dal signore fondiario. La proprietà comune, lungi dall’ essere la causa della miseria, ha solo potuto attenuarla. Di più, è commettere storicamente una menzogna pretendere che questa proprietà comune sia di origine mongola. Come ho già indicato a varie riprese nelle mie opere, essa viene dall’ India, anche se si riscontra presso tutti i popoli civilizzati d’ Europa all’ inizio del loro sviluppo. La forma specificatamente slava (e non mongola) di questa proprietà in Russia (la si ritrova anche presso gli slavi meridionali non russi) ha pure mutatis mutandis, molte analogie con la comunità indù che si incontra in varie forme presso gli antichi germani”” (Marx a Kugelmann, 17 febbraio 1870, pag 129).”,”MADx-264″ “MARX Karl”,”La Guerre Civile en France (La Commune de Paris). L’ Association Internationale des Travailleurs et la Guerre franco-allemande. I. Adresse du 23 juillet 1870. II. Adresse du 9 septembre 1870.”,”””Il regno politico del produttore non può coesistere con il prolungamento della sua schiavitù sociale”” (pag 51) “”I patrioti teutonici credono realmente che gettando la Francia nelle braccia della Russia, assicurano la libertà e la pace alla Germania? Se la fortuna delle armi, l’ arroganza del successo e l’ intrigo dinastico condurranno la Germania a una spoliazione del territorio francese, allora non resterà che la scelta tra due partiti: essa dovrà farsi, a suo rischio, ma direttamente, lo strumento dell’ espansione russa: oppure gli occorrerà, dopo una corta tregua, prepararsi di nuovo a una guerra “”difensiva””, e non a una di queste guerre localizzate, d’ invenzione nuova, ma a una guerra delle razze, a una guerra contro le razze slave e le razze latine coalizzate”” (pag 107)”,”MADx-246″ “MARX Carlo”,”Rivoluzione e Controrivoluzione o il 1848 in Germania.”,”””Ma in rivoluzione come in guerra , è sempre necessario mostrare l’ arme al nemico, e chi attacca ha sempre un vantaggio; ed in rivoluzione come in guerra è della più alta necessità arrischiare tutto al momento decisivo, quali che sieno le probabilità di riuscita. Non v’ha una sola rivoluzione vittoriosa nella storia che non provi la verità di questi assiomi”” (pag 85)”,”MADx-248″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Scritti sull’ educazione.”,”””C’ è un fatto sorprendente che caratterizza il nostro secolo e che nessun partito potrebbe contestare. Da una parte abbiamo visto destarsi alla vita forze industriali e scientifiche che non si sarebbero potute immaginare in nessuna epoca anteriore della storia umana. Dall’ altra, sorgono i sintomi di una tale decadenza che eclisserà anche i famosi orrori del declino dell’ Impero romano”” (Marx, 1856) (pag 97)”,”MADx-251″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Lettres sur “”Le Capital””. (Correspondance Marx-Engels).”,”Riporta le lettere tra MARX ed ENGELS e le lettere di MARX o ENGELS a LESKE WEYDEMEYER CLUSS LASSALLE KUGELMANN KLINGS BECKER MEYER DANIELSON LUDLOW DE-PAEPE LIEBKNECHT LACHATRE SORGE LAVROV SCHOTT BRACKE CAFIERO NIEUWENHUIS KAUTSKY ZASULIC BERNSTEIN LAVROV BEBEL KELLEY-WISCHNEWETSKY SCHMIDT OPPENHEIM SCHMULIOV MEYER STARKENBURG PLEKHANOV SCHMIDT ADLER BAUER FISCHER TURATI (1845-1895) “”La guerra tra la Cina e il Giappone significa la fine della vecchia Cina, lo sconvolgimento completo, quantunque graduale dell’ insieme della base economica, fino al rimpiazzamento dell’ antica combinazione d’ agricoltura e industria nelle campagne, per la grande industria, la ferrovia ecc., cosa che provocherà l’ esodo massiccio dei coolies cinesi fino in Europa, per cui, per noi, una accelerazione della ‘debacle’ e un accrescimento dei conflitti che porteranno alla crisi. E’ ancora una volta l’ ammirevole ironia della storia: la produzione capitalistica non ha più che la Cina da conquistare e, infine conquistandola, si renderà impossibile essa stessa nei luoghi in cui è nata… (Lettera di Engels a Kautsky, 23 settembre 1894) (pag 413) (si allude alla guerra sino-giapponese del 1894-1895).”,”MAED-148″ “MARX Karl”,”Misere de la philosophie.”,”””La condizione di affrancamento della classe operaia è l’ abolizione di ogni classe, allo stesso modo che la condizione di liberazione del terzo stato, dell’ ordine borghese, fu l’ abolizione di tutti gli stati e di tutti gli ordini. La classe lavoratrice sostituerà, nel corso del suo sviluppo, alla vecchia società civile una associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo, e non ci sarà più il potere politico propriemente detto, poiché il potere politico è precisamente il resumé ufficiale dell’ antagonismo nella società civile”” (pag 232) “”La condizione di affrancamento della classe operaia è l’ abolizione di ogni classe, allo stesso modo che la condizione di liberazione del terzo stato, dell’ ordine borghese, fu l’ abolizione di tutti gli stati e di tutti gli ordini. La classe lavoratrice sostituerà, nel corso del suo sviluppo, alla vecchia società civile una associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo, e non ci sarà più il potere politico propriemente detto, poiché il potere politico è precisamente il resumé ufficiale dell’ antagonismo nella società civile”” (pag 232) “”Une classe opprimée est la condition vitale de toute société fondée sur l’antagonisme des classe. L’affranchissement de la classe opprimée implique donc nécessairement la création d’une société nouvelle. Pour que la classe opprimée puisse s’affranchir, il faut que les pouvoirs productifs déjà acquis et les rapports sociaux existants ne puissent plus exister les uns à côté des autres. De tous les instruments de production, le plus grand pouvoir productif, c’est la classe révolutionnaire elle-même. L’organisation des éléments révolutionnaires comme classe suppose l’existence de toutes les forces productives qui pouvaient s’engendrer dans le sein de la société ancienne. Est-ce à dire qu’après la chute de l’ancienne société il y aura une nouvelle domination de classe, se résumant dans un nouveau pouvoir politique? Non. La condition d’affranchissement de la classe laborieuse c’est l’abolition de toute classe, de même que la condition d’affranchissement du tiers état, de l’ordre bourgeois, fut l’abolition de tous les états et de tous le ordres. La classe laborieuse substituera, dans le cours de son développement, à l’ancienne société civile une association qui exclura les classes et leur antagonisme, et il n’y aura plus de pouvoir politique proprement dit, puisque le pouvoir politique est précisément le résumé officiel de l’antagonisme dans la société civile”” [Karl Marx, Misère de la philosophie, préface de Jean Kessler, 2002] (pag 231-232) Cartismo, coalizione operaia. (pag 229-230) nota 63 “”(…) les coalitions n’ont pas cessé un instant de marcher et de grandir avec le développement et l’agrandissement de l’industrie moderne. C’est à tel point maintenant que le degré où est arrivée la coalition dans un pays marque nettement le degré qu’il occupe dans la hiérarchie du marché de l’univers. L’Angleterre, où l’industrie a atteint le plus haut degré de développement, a les coalitions les plus vastes et les mieux organisées. En Angleterre, on ne sèen est pas tenu à des coalitions partielles, qui n’avaient pas d’autre but qu’une grève passagère, et qui disparaissaient avec elle. On a formé des coalitions permanentes, des ‘trade-unions’ qui servent de rempart aux ouvriers dans leur luttes avec les entrepreneurs. Et à l’heure qu’il est, toutes ces ‘trade-unions’ locales trouvent un point d’union dans la ‘National Association of United Trades’, dont le comité central est à Londres, et qui compte déjà 80 000 membres. La formation de ces grèves, coalitions, ‘trade-unions’ marcha simultanément avec les luttes politiques des ouvriers qui constituent maintenant un grand parti politique sous le nom de ‘Chartistes’ (63). C’est sous la forme des coalitions qu’ont toujours lieu les premiers essais des travailleurs pour ‘s’associer’ entre eux”” [Karl Marx, Misère de la philosophie, préface de Jean Kessler, 2002] (pag 229-230) [(63) “”Selon Engels, le Chartisme est “”le premier parti ouvrier au monde””. Né en 1837, il marque l’apparition de la classe ouvrière sur la scène politique. Les revendications de la “”Charte du peuple””, proposée et rejetés trois fois par le Parlement, étaient de nature politique (suffrage universel, scrutin secret, etc.) et non sociale. Ne parvenant pas à intégrer les luttes sociales, le Chartisme mourut dans les années cinquante, victime de ses dissensions (Cf. art. “”Chartisme”” dans le ‘Dictionnaire critique du marxisme’, op. cit)””] Cartismo: primo partito operaio al mondo PDF Stampa E-mail Modifica “”(…) les coalitions n’ont pas cessé un instant de marcher et de grandir avec le développement et l’agrandissement de l’industrie moderne. C’est à tel point maintenant que le degré où est arrivée la coalition dans un pays marque nettement le degré qu’il occupe dans la hiérarchie du marché de l’univers. L’Angleterre, où l’industrie a atteint le plus haut degré de développement, a les coalitions les plus vastes et les mieux organisées. En Angleterre, on ne sèen est pas tenu à des coalitions partielles, qui n’avaient pas d’autre but qu’une grève passagère, et qui disparaissaient avec elle. On a formé des coalitions permanentes, des ‘trade-unions’ qui servent de rempart aux ouvriers dans leur luttes avec les entrepreneurs. Et à l’heure qu’il est, toutes ces ‘trade-unions’ locales trouvent un point d’union dans la ‘National Association of United Trades’, dont le comité central est à Londres, et qui compte déjà 80 000 membres. La formation de ces grèves, coalitions, ‘trade-unions’ marcha simultanément avec les luttes politiques des ouvriers qui constituent maintenant un grand parti politique sous le nom de ‘Chartistes’ (63). C’est sous la forme des coalitions qu’ont toujours lieu les premiers essais des travailleurs pour ‘s’associer’ entre eux”” [Karl Marx, Misère de la philosophie, préface de Jean Kessler, 2002] (pag 229-230) [(63) “”Selon Engels, le Chartisme est “”le premier parti ouvrier au monde””. Né en 1837, il marque l’apparition de la classe ouvrière sur la scène politique. Les revendications de la “”Charte du peuple””, proposée et rejetés trois fois par le Parlement, étaient de nature politique (suffrage universel, scrutin secret, etc.) et non sociale. Ne parvenant pas à intégrer les luttes sociales, le Chartisme mourut dans les années cinquante, victime de ses dissensions (Cf. art. “”Chartisme”” dans le ‘Dictionnaire critique du marxisme’, op. cit)””]”,”MADx-253″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifeste du Parti Communiste. Edition du centenaire, 1848-1948.”,”””il Manifesto è un documento storico che non ci attribuisce più il diritto di modificarlo. Una edizione ulteriore potrà essere preceduta da una introduzione che colmerà la lacuna tra il 1847 e i nostri giorni”” (Marx, Engels 1872) (pag 18)”,”MADx-254″ “MARX Karl”,”La Commune de Paris. Adresse du Conseil general de l’ Association Internationale des Travailleurs.”,”Segretari corrispondenti del Consiglio Generale: MARX (Germania e Russia), Leo FRANKEL (Austria e Ungheria), A. HERMANN (Belgio), Th. MOTTERSHEAD (Danimarca), J.G. ECCARIUS (Stati Uniti), LE MOUSSU (sezione francese degli Stati Uniti), Auguste SERRAILLIER (Francia), Charles ROCHAT (Olanda), J.P. Mac DONNELL (Irlanda), Friedrich ENGELS (Italia e Spagna), Walery WROBLENSKI (Polonia), Hermann JUNG (Svizzera).”,”MADx-255″ “MARX Carlo JACOBY Leopoldo TCERNICEWSKI Nicola, a cura di Gerolamo BOCCARDO”,”Raccolta della più pregiate opere moderne italiane e straniere di economia politica. Volume Nono, parte seconda. Il Capitale, critica dell’ economia politica (Marx), L’ idea della evoluzione (L. Jacoby), Osservazioni critiche su talune dottrine economiche di G. Stuart Mill (N. Tcernicewski).”,”””La suprema bellezza della produzione capitalistica consiste in questo, che non soltanto essa riproduce costantemente il salariato come salariato, ma che, proporzionalmente, all’ accumulazione del capitale, essa fa sempre nascere dei salariati soprannumerari”” (pag 671)”,”MADx-256″ “MARX Karl”,”Manoscritti economico-filosofici del 1844.”,”””Dunque, l’ economia politica comincia apparentemente col riconoscimento dell’ uomo, della sua autonomia, della sua libera attività, ecc.; indi, trasferendo la proprietà privata nell’ essere stesso dell’ uomo, non può più essere condizionata dalle determinazioni locali, nazionali, ecc. della proprietà privata, considerata come un essere esistente al di fuori di essa, e pertanto sviluppa un’ energia cosmopolitica, universale, che travolge ogni barriera ed ogni vincolo per porsi al loro posto come l’ unica politica, l’ unica universalità, l’ unica barriera e l’ unico vincolo. Ma nel suo ulteriore sviluppo, la stessa economia politica deve rigettare questa ipocrisia, presentarsi in tutto il suo cinismo; e ciò fa sviluppando in modo assai più unilaterale, e quindi più penetrante e conseguente, la tesi che il lavoro è l’ unica essenza della ricchezza senza preoccuparsi di tutte le apparenti contraddizioni, in cui questa tesi la avviluppa;…”” (pag 102-103)”,”MADx-257″ “MARX Karl, a cura di Cosimo PERROTTA”,”La crisi del capitalismo.”,”””Nella crisi scoppia un’ epidemia sociale che in ogni altra epoca precedente sarebbe apparsa un assurdo: l’ epidemia della sovrapproduzione. la società si trova d’ improvviso ricacciata in una condizione di momentanea barbarie; pare che una carestia, una guerra generale di sterminio l’ abbiano privata di ongi mezzo di sostentamento; l’ industria, il commercio sembrano distrutti: perché? (…)”” (pag 260, dal Manifesto) “”Ogni emancipazione è riportare il mondo umano, le relazioni umane all’ uomo stesso. L’ emancipazione politica è la riduzione dell’ uomo, da un lato a membro della società civile, individuo egoista indipendente, e dall’ altro al cittadino, alla persona morale. Solo quando l’ uomo reale, individuale, comprende in sé anche il cittadino astratto, e in quanto uomo individuale nella sua vita empirica, nel suo lavoro individuale, nelle sue relazioni individuali, è divenuto membro della specie umana; soltanto quando l’uomo ha riconosciuto e sistematizzato le sue forces propres in quanto sociali, e perciò non scinde più da sé la forza sociale nella figura di quella politica: soltanto allora la sua emancipazione è compiuta.”” (pag 306, da ‘La questione ebraica’).”,”MADS-325″ “MARX Carlos”,”Introduccion general a la critica de la economia politica (1857). Prologo a la “”Contribucion a la critica de la economia politica””.”,”””Este estado de cosas es desarrollado al maximo en el tipo mas moderno de sociedad burguesa, en los Estados Unidos. Aqui, pues, la abstraccion de la categoria “”trabajo””, el “”trabajo en general””, el trabajo sans phrase, que es el punto de partida de la economia moderna, resulta por primera vez practicamente cierta”” (pag 46) “”1. La guerra. La organizacion de la guerra es anterior a la de la paz: mostrar como ciertas relaciones economicas tales como el trabajo asalariado, el maquinismo, etc., han sido desarrolladas por la guerra y en los ejercitos antes de desarrollarse en el interior de la sociedad burguesa. Del mismo modo, el ejercito ilustra muy particularmente la relacion entre fuerzas productivas y relaciones de distribucion””. (pag 53-54) “”En Bruselas, a donde me traslade en virtud de una orden de destierro distada por el señor Guizot, hube de proseguir mis estudios de economia politica, comenzados en Paris”” (pag 63) “”Los puntos decisivos y de nuestra concepcion fuerono expuestos por vez primera, cientificamente, aunque solo en forma polemica, en mi escrito Miseria de la filosofia, publicada en 1847 y dirigida contra Proudhon”” (pag 66) Secondo Althusser l’ Introduzione generale alla critica dell’ economia politica del 1857 può considerarsi come il Discorso sul metodo della nuova filosofia fondata da Marx”,”MADx-259″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”L’ ideologie allemande. Premiere partie. Feuerbach.”,”””Les pensées de la classe dominante sont aussi, à toutes les époques les pensées dominantes, autrement dit la classe qui est la puissance materielle dominante de la societé est aussi la puissance dominante spirituelle””. (pag 87) “”Pour depouiller de son aspect mystique ce “”concept qui se determine lui-meme””, on le transforme e une personne- “”la Conscience de soi”” – ou, pour paraitre tout à fait materialiste, on en fait une serie de personnes qui representent “”le Concept”” dans l’ histoire, à savoir “”les penseurs””, les “”philosophes””, les ideologues qui son considerés à leur tour comme les fabricants de l’ histoire, comme “”le comité des gardiens””, comme les dominateurs. De meme coup, on a eliminé tous les elements materialistes de l’ histoire et l’ on peut tranquillement lacher la bride à son destrier specultatif. Cette methode historique, qui regnait surtout en Allemagne, et pour cause, il faut l’ expliquer en partant du contexte: l’ illusion des ideologues en general; par exemple, elle est liée aux illusions des juristes; des politiciens (et meme des hommes d’Etat en activité parmi eux), (…)”” (pag 92)”,”MADx-260″ “MARX Carlos ENGELS Federico”,”Escritos sobre España.”,”””Las epocas de intensa y larga reaccion son la s mas adecuadas para restablecer a hombres desprestigiados por sus abortos revolucionarios. Alimentan la capacidad imaginativa de un pueblo -y donde es mas poderosa la imaginacion que en el sur de Europa?- y el mas irresistible de sus impulsos, que consiste en opener a las encarnaciones individuales del despotismo encarnaciones individuales de la Revolucion. Al no poder improvisarlos ellos mismos, exhuman los hombres muertos de sus anteriores movimientos”” (Marx, New York Daily Tribune, 1854) (pag 102)”,”MADx-261″ “MARX Karl ENGELS Friedrich a cura di Nicolao MERKER”,”La sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci.”,”Apparso nel 1845 è il primo libro pubblicato in comune da MARX ed ENGELS. Questa edizione comprende una scelta delle parti essenziali del testo che ne sottolineano il carattere unitario.”,”MAED-041″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx Engels. Vol IV 1861-1866.”,”””Se uno vuole liberarsi lo stomaco dalla nausea della politica, deve ogni giorno inghiottirla nelle pillole telegrafiche con cui la propinano i piccoli giornali olandesi. “” (Marx ad Engels, pag 203) “”Questo torpore, questo afflosciarsi come una vescica di maiale forata dinanzi alla pressione delle sconfitte che hanno annietato un esercito, il più forte e il migliore, e hanno messo effettivamente in pericolo Washington; questa totale assenza di elasticità in tutta la massa del popolo, mi sta a dimostrare that it is all up (che tutto è finito, ndr). (…) Ed aggiungi la totale mancanza di cervelli. Un generale più imbecille dell’ altro. Non uno che sia capace della minima iniziativa o d’ una decisione indipendente. L’ iniziativa da tre mesi è di nuovo completamente dell’ avversario. E poi misure finanziarie una più pazza dell’ altra. Inettitudine e viltà dovunque, fuor che nei semplici soldati. Così pure i politici: altrettanto inconseguenti e impacciati. E il populus è più inerte che se avesse languito per tremila anni sotto lo scettro austriaco.”” (Engels a Marx, 1862, pag 108)”,”MADx-263″ “MARX Carlos”,”Critica del programa de Gotha.”,”Le Glosse in margine al programma del partito operaio tedesco furono scritte da MARX nel 1875 e pubblicate per la prima volta (con alcune omissioni) da ENGELS nel 1891 sulla rivista ‘Neue Zeit’.”,”MADx-291″ “MARX C. ENGELS F.”,”El manifiesto comunista.”,”introduzione (pag 17-54) e traduzione di W. ROCES, prefazione di F. ENGELS all’ edizione tedesca del 1883 e del 1890, prefazione di F. ENGELS all’ edizione polacca del 1892 e all’ edizione italiana del 1893, appendice: note esplicative di D. RIAZANOV (pag 111-296)”,”MADx-265″ “MARX Karl, presentazione a cura di Leon TROTSKY”,”The Living Thoughts of Karl Marx based on Capital: a critique of political economy presented by Leon Trotsky.”,”Il declino della middle-class “”Allo stesso tempo, è vero, lo sviluppo del capitalismo ha considerevolmente stimolato un incremento dell’ armata di tecnici, managers, addetti alla manutenzione, impiegati, avvocati, medici – in una parola, la cosiddetta “”new middle class””. Ma questo strato sociale, la cui crescita già non era un mistero per Marx, ha poco in comune con la vecchia classe media, che con la proprietà dei propri mezzi di produzione aveva una tangibile garanzia di indipendenza economica. La “”nuova classe media”” è più direttamente dipendente dai capitalisti degli stessi lavoratori.”” (pag 18)”,”MADx-266″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx Engels. Vol V 1867-1869.”,”””La maledizione è che nell’ economia le cose interessanti praticamente e quelle necessarie teoricamente si allontanano molto le une dalle altre, cosicché non vi si trova neanche il materiale necessario che si trova in altre scienze”” (Marx a Engels, 16 maggio 1868) (pag 195) “”Mi sembra che tu sbagli ad avere timore di illustrare ai filistei inglesi, lettori di riviste, figure così semplici come D-M-D. Al contrario. Se tu fossi stato costretto come me a leggere nella Westminster Review gli articoli di carattere economico dei signori Lalor, Spencer Herbert, MacLeod, ecc. vedresti che sono tutti pieni sino al collo di trivialità economiche (…). Del resto, se tu avessi visto quello che Mr. James Htuchinson Stirling osa imbandire al pubblico come The Secret of Hegel non solo in libri, ma anche in reviews – Hegel stesso non lo capirebbe – ti renderesti conto- che veramente ti fai troppi scrupoli. Si chiedono cose nuove. Nuove di forma e di contenuto.”” (Marx a Engels, 23 maggio 1868) (pag 197-198)”,”MAED-151″ “MARX Karl a cura di Francisco RUBIO LLORENTE”,”Manuscriptos economia y filosofia.”,”I manoscritti economico filosofici di MARX (1844) sono stati pubblicati per la prima volta nel 1932. “”(Marx) Confia en que, una vez que los hombre hayan asumido como propia esta Filosofia (y a ello les empuja necesariamente en su opinion “”cientifica”” la sociedad en que viven), aceptaran libremente la necessidad de su desarrollo y con libertad y con consciencia plena construiran su Historia necesaria, la Historia que exige su autentica vocacion. Esta Filosofia es la “”conciencia posible”” del proletariado, cuya tarea historica serà, piensa Marx, la construccion del comunismo, que no es, sin embargo, sino el inicio de la realizacion de la Filosofia. “”El comunismo es la forma necessaria y el principio energico del proximo futuro, pero el comunismo como tal no es la finalidad del desarrollo humano, la forma de la sociedad humana”” (pag 28-29)”,”MADx-267″ “MARX Karl”,”La guerre civile en France.”,”Gli ‘Essais de redation’ de ‘La guerre civile en France’ sono stati scritti da Marx nell’ aprile e maggio 1871 e pubblicati per la prima volta interamente in inglese e russo negli ‘Archives de Marx et d’ Engels’ tome III, 1934. Il testo originale è in inglese. (pag 110-267). ‘La guerre civile en France, Adresse du Conseil general de l’ Association Internationale des travailleurs’ è scritta da Marx nell’ aprile e maggio 1870 (?) e pubblicato a Londra sotto forma di brochure nel giugno 1871 e 1871-72 in Europa e Stati Uniti. Il testo originale è in inglese.”,”MADx-269″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Il partito e l’ internazionale.”,”””E’ assolutamente da respingere una “”educazione del popolo per opera dello Stato””. Fissare con una legge generale i mezzi delle scuole elementari, la qualifica del personale insegnante, i rami d’ insegnamento ecc., e, come accade negli Stati Uniti, sorvegliare per mezzo di ispettori dello stato l’ adempimento di queste prescrizioni legali, è qualcosa di affatto diverso dal nominare lo stato educatore del popolo! Sono invece da escludere tanto il governo che la chiesa da ogni influenza nella scuola. Nel Reich prussiano-tedesco (e non si ricorra alla magra scusa di dire che si parla di uno “”stato futuro””; abbiamo veduto come stanno le cose a questo proposito) è lo stato, al contrario, che ha bisogno di un’ assai rude educazione da parte del popolo””. (pag 242-243, Glosse marginali, Marx). “”La posizione degli operai tedeschi alla testa del movimento europeo poggia essenzialmente sul loro atteggiamento schiettamente internazionalistico durante la guerra; nessun altro proletariato si sarebbe condotto così bene. Ed ora questo principio dovrebbe essere negato loro, nel momento in cui dappertutto all’ estero gli operai gli danno tanto più rilievo quanto più i governi si sforzano di soffocare ogni lo tentativo di attuarlo in una organizzazione! E che cosa rimane in sostanza dell’ internazionalismo del movimento operaio? La pallida prospettiva, non di una futura cooperazione degli operai per la loro liberazione, no, ma di un futuro “”affratellamento internazionale dei popoli””, degli “”stati uniti d’ Europa”” dei borghesi della Lega della pace!”” (pag 248) (Engels a Bebel, 18 marzo 1875)”,”MAED-155″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Raffaele RINALDI”,”La guerra civile negli Stati Uniti.”,”””Come osserva Marx la schiavitù è stata il peccato originale degli Stati Uniti”” (pag 13) “”Quando Marx analizza il modo di produzione capitalistico nella sua forma più avanzata così come si manifestava in Inghilterra, dopo averne reperito le leggi generali di evoluzione, dice esplicitamente agli altri paesi meno sviluppati che questa è la strada che sta loro innanzi: De te fabula narratur. E anche: “”Il paese più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l’ immagine del suo avvenire (Marx, Il Capitale, Prefazione)”” (pag 15) “”(…) Marx scrive: “”Lo sviluppo economico degli Stati Uniti è a sua volta un prodotto dell’ industria europea, e più particolarmente inglese. Nella loro forma presente (1866) debbono essere considerati ancor sempre come paese coloniale dell’ Europa””. Dall’ altra Engels aggiungerà proprio di seguito, nella quarta edizione del Capitale (quindi nel 1890): “”Da allora si sono sviluppati fino a divenire il secondo paese industriale del mondo, senza avere del tutto perduto in questo processo il loro carattere coloniale”” (pag 16) “”(Lenin) dopo aver osservato che gli Stati Uniti “”non hanno rivali che li eguaglino, né per la rapidità con la quale si è sviluppato il capitalismo alla fine del XIX secolo e al principio del XX,”” egli dice: “”Due circostanze soltanto frenano ancora questa tendenza negli Stati Uniti: 1. Le piantagioni schiaviste finora non frazionate del Sud, dove esiste una popolazione negra miserabile e oppressa. 2. lo scarso popolamento dell’ Ovest. E’ chiaro che entrambe queste circostanze serviranno domani a estendere le basi per lo sviluppo del capitalismo, a preparare le condizioni per un suo sviluppo ancora più rapido e ancora più vasto. L’ aggravamento degli antagonismi e l’ eliminazione della piccola produzione non sono soppressi, ma vengono portati in un campo più vasto. Si direbbe che l’ incendio capitalista ‘rallenti’, per preparare nuove, formidabili sostanze ancora più infiammabili””. (pag 17)”,”MADx-287″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats Europeens Modernes.”,”””Personne ne soutiendra que la carte de l’Europe soit définitivement tracée. Mais, tous les changements, pour être durables, doivent tendre dans l’ensemble à rendre de plus en plus aux grandes nations européennes, douées de vitalité, leurs frontières naturelles, fixées d’après la langue et les sympathies. En même temps, les fragments de peuple, que l’on trouve encore ça et là, et qui ne sont plus capables de mener une existence nationale, restent incorporés aux grandes nations, soit en s’y dissolvant, soit en se conservant comme de simples monuments ethnographiques sans importance politique. Les considérations militaires n’interviennent qu’en second lieu”” [F. Engels, Le Pô et le Rhin] [in K. Marx Friedrich Engels, Ecrits militaires. Violence et constitution des Etats europeens modernes, 1970] (pag 383)”,”MAED-050″ “MARX Carlo”,”Le discussioni del sesto landtag delle province renane (1842).”,”””Il corpo umano è mortale per sua natura. Le malattie non potrebbero quindi non esistere. Perché il corpo umano è sottoposto alla cura del medico quando ammala e non quando è sano? Poiché non soltanto la malattia, ma pure il medico è un male. Con la tutela medica sarebbe la vita riconosciuta quale un male ed il corpo umano quale un obiettivo per gli esperimenti del collegio dei medici. Non è la morte più desiderabile che una vita che sia una pura misura preventiva contro la morte? Non è necessario il libero movimento anche alla vita? Che è ogni malattia se non la vita privata della sua libertà? Un medico perpetuo sarebbe una malattia con la prospettiva, non di morire, ma di vivere. La vita può morire; la morte non può vivere.”” (pag 30)”,”MADx-296″ “MARX Carlo”,”Le discussioni del sesto landtag delle province renane (1842).”,”””Che se ne inferisce? Che perché il privato non ha i mezzi di innalzarsi al punto di vista dello Stato, lo Stato ha il dovere di scendere ai mezzi contrari alla ragione ed al diritto del privato proprietario. Questa presunzione dell’ interesse, la cui misera anima non è mai illuminata o mossa da un pensiero di Stato, è una seria e fondamentale lezione per lo Stato. Se lo Stato, anche solo in un punto, si abbassa tanto da operare invece che nella sua propria maniera in quella della proprietà privata, ne segue direttamente che deve acconciarsi nella forma ai mezzi e ai limiti di detta proprietà. L’ interesse privato è furbo a sufficienza per arrivare a tale conseguenza che consiste nel fare della sua figura più limitata e misera, il limite e la regola dell’ azione dello Stato; (…)”” (pag 61)”,”MADx-297″ “MARX Karl”,”La guerra civile in Francia (Indirizzo del Consiglio dell’ Associazione Internazionale dei lavoratori, con l’ aggiunta dei due indirizzi del Consiglio generale intorno alla guerra franco-tedesca e d’ una prefazione di Federico Engels (1870-71).”,”””E’ la sorte comune delle nuove creazioni storiche l’ essere scambiate come il ricorso di antiche già tramontate forme della vita sociale, con le quali abbiano una certa somiglianza. Così questa nuova Comune, che manda in frantumi il potere moderno dello Stato, è stata intravista come un’ esumazione dei comuni medioevali, i quali da prima si opposero a quel potere e poi ne formarono la base. La costituzione comunale è stata presa per un tentativo di sostituire una federazione di piccoli Stati, come la sognavano il Montesquieu e i Girondini, a quell’ unione di grandi popoli, la quale, originalmente, è stata effettuata con la forza; e ora è diventata un potente fattore della della produzione sociale. L’ antitesi della Comune di fronte al potere dello Stato è stata travisata come una forma esagerata dell’ antica lotta contro l’ ultra-accentramento””. (pag 79)”,”MADx-298″ “MARX Karl a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il capitale.”,”””In tutti i modi di produzione precedenti al capitalismo l’ usura agisce in maniera rivoluzionaria solo in quanto distrugge quelle forme di proprietà su cui si regge l’ ordinamento politico fidando sulla loro saldezza e sul loro continuo riprodursi. Nelle forme asiatiche l’ usura può conservarsi a lungo senza portare ad altro se non alla decadenza economica e alla corruzione politica. Solo allorché esistono anche le altre condizioni del modo di produzione capitalistico, l’ usura rappresenta uno degli elementi che contribuiscono al sorgere del nuovo modo di produzione, da una parte portando alla rovina i signori feudali e i piccoli produttori, dall’ altra centralizzando le condizioni di lavoro e facendole divenire capitale. Nel Medioevo non esisteva in nessun paese un saggio generale dell’ interesse. La Chiesa proibiva a priori una qualunque forma di interesse. Leggi e tribunali proteggevano assai poco i prestiti. Tanto più alto quindi era il saggio dell’ interesse nei singoli casi. L’ angusta circolazione monetaria, la necessità di fare quasi tutti i pagamenti in contanti, facevano ricorrere a prestiti di denaro e questo tanto di più quanto meno sviluppato era il traffico bancario. (pag 1318)”,”MADx-299″ “MARX Carlo”,”Le discussioni del sesto landtag delle province renane (1842). Un carteggio del 1843. Per la critica della filosofia diritto di Hegel. Per la questione degli Ebrei (Da’ Deutsche-Französische Jahrbürcher) (1844),”,”””Il mondo de’ filistei è il mondo politico animale, e, se noi dobbiamo riconoscere la sua esistenza, non ci resta che prendere semplicemente atto dello statu quo. Secoli barbarici l’ hanno prodotto e formato, e ora sta là come un sistema conseguente, il cui principio è l’ umanità torta dai suoi fini. Il più compiuto mondo filisteo, la nostra Germania, doveva quindi restare indietro della Rivoluzione francese, che reintegrò l’ uomo; e il tedesco Aristotele, che volesse dedurre la sua politica dalle nostre condizioni, dovrebbe scrivervi in testa: “”L’ uomo è un animale sociale, ma completamente impolitico””; (…)”” (pag 8)”,”MADx-300″ “MARX Carlo”,”Un carteggio del 1843. Per la critica della filosofia diritto di Hegel (Introduzione). Per la questione degli Ebrei (Da’ Deutsche-Französische Jahrbürcher) (1844),”,”””Il compito della storia, quindi, è di stabilire la verità del di qua, dopo che si è dileguata la verità del di là. Prima di tutto il compito della filosofia, che è al servizio della storia, è quello di smascherare l’ annientamento della persona umana nella sua forma profana, dopo che è stata smascherata la forma sacra dell’ annientamento della persona umana. La critica del cielo si muta così nella critica della terra, la critica della religione nella critica del diritto, la critica della teologia nella critica della politica””. (pag 24)”,”MADx-301″ “MARX Carlo”,”Per la questione degli Ebrei (cont. e fine). Per la Critica dell’ Economia politica (continua),”,”””L’ emancipazione degli Ebrei nel suo ultimo significato è l’ emancipazione dell’ umanità dal Giudaismo. L’ ebreo si è emancipato finora alla maniera ebraica. “”L’ Ebreo, che a Vienna, per esempio, è soltanto tollerato, determina con la sua potenza finanziaria il destino di tutto l’ Impero. L’ Ebreo, che nel più piccolo Stato della Germania può essere privo di ogni diritto, decide del destino dell’ Europa””. (pag 58)”,”MADx-302″ “MARX Carlo”,”Per la Critica dell’ Economia politica (continua),”,”””Tanto per i fisiocratici quanto per i loro avversari, la disputa ardente non verte già sul punto se sia il lavoro che crea il valore, ma invece, quale sia il lavoro che crea il plusvalore. Essi trattano il problema sotto la sia forma complicata prima di risolverlo nella sua forma elementare. Nella sua marcia storica, in effetti, ogni scienza piglia delle strade laterali prima d’arrivare alla via vera. La scienza – e ciò la differenzia dagli architetti – costruisce volentieri dei castelli in aria, non solo, ma spesso pure dei piani abitabili, anche prima d’aver gettato le basi dell’ edificio””. (pag 27)”,”MADx-303″ “MARX Carlo”,”Per la Critica dell’ Economia politica (continua),”,”””Ma la quantità del denaro circolante, come noi vedemmo, non è soltanto determinata dalla somma complessiva dei prezzi delle merci da realizzare, ma anche dalla velocità di circolazione del denaro, ovvero dal tempo entro cui compie questa realizzazione””. (pag 66)”,”MADx-304″ “MARX Carlo”,”Per la Critica dell’ Economia politica (cont.).”,”””In questo tempo di lavoro obbietivato l’ oro è una garanzia per la grandezza del proprio valore, e, poiché esso rappresenta materializzazione del tempo di lavoro generale, il processo della circolazione è una garanzia che l’ oro stesso agirà sempre come valore di scambio.”” (pag 85-86) “”L’ avarizia è lo stimolo vivente alla formazione dei tesori, per il qual sentimento non è più oggetto di bisogno la merce come valor d’ uso, ma il valore di scambio come merce. Per rendersi padrone del sovrappiù nella sua forma generale, i bisogni speciali debbono essere trattati come lusso e superfluo. Così nell’ anno 1533 (?) le Cortes fecero a Filippo II una rimostranza in cui fra l’ altro si diceva:”” Le Cortes di Valladolid dell’ anno 1586 pregarono Vostra Maestà di non permettere più l’ importazione di ceri, cristalli, bigiotterie, coltelli e simili cose che vengono dall’ estero, perché poi cose tanto inutili alla vita dell’ uomo s’avessero a scambiare contro dell’ oro, come se gli Spagnoli fossero indiani””. (pag 86-87)”,”MADx-305″ “MARX Carlo”,”Per la Critica dell’ Economia politica (cont. e fine).”,”””Nello stesso modo Ricardo affermava che al tempo delle guerre napoleoniche e del blocco continentale gli inglesi esportassero verso il continente oro e non merci, perché il loro denaro era deprezzato mentre le loro merci avevano un prezzo elevato ed era quindi più conveniente alla speculazione di esportar oro che merci. Secondo lui l’ Inghilterra sarebbe stata il mercato dove le merci sarebbero state più care e il denaro più a buon mercato, mentre sul continente le merci sarebbero state a miglior mercato e il denaro più caro. “”Il fatto vero, dice uno scrittore inglese, era l’ opposto, cioè il prezzo basso veramente rovinoso dei nostri prodotti manufatti e coloniali, in conseguenza del blocco continentale durante gli ultimi sei anni della guerra””. (pag 129)”,”MADx-306″ “MARX Carlo”,”Rivelazioni sul processo de’ Comunisti in Colonia (1852) (cont.).”,”””L’ odierno movimento internazionale dei lavoratori è in fondo una continuazione diretta di quello tedesco di quel tempo, il quale fu il primo movimento operaio internazionale, e dal quale uscirono molti di quelli che nell’ Associazione Internazionale dei lavoratori ebbero una parte direttiva””. (pag 3) “”Qualora noi avessimo voluto entrare nella Lega, ci si sarebbe dato occasione in un congresso di sviluppare il nostro comunismo critico in un manifesto che sarebbe stato, subito dopo, pubblicato come manifesto della Lega; e noi poi potremmo contribuire a trasformare la vecchia organizzazione in una più corrispondente allo scopo e ai tempi””. (pag 11)”,”MADx-307″ “MARX Carlo”,”Rivelazioni sul processo de’ Comunisti in Colonia (1852) (cont.).”,”””La ‘Lega dei Comunisti’ non era quindi una società cospiratoria ma una società che, in segreto, perseguiva l’ organizzazione del partito proletario, perché il proletariato tedesco era apertamente interdetto igne et aqua dallo scritto, dalla parola e dall’ associazione. Qualora una tale società cospirava, ciò avveniva nello stesso senso in cui l’ elettricità ed il vapore cospirano contro lo statu quo””. (pag 60)”,”MADx-308″ “MARX Carlo”,”Rivelazioni sul processo de’ Comunisti in Colonia (1852) (fine).”,”””La violenta disfatta di una rivoluzione lascia in testa ai suoi attori, specie a quelli che sono cacciati in esilio, una certa vibrazione la quale rende anche persone valorosissime, per così dire, incapaci di giudizio sano, e ciò per un tempo più o meno lungo. Essi non possono più rimettersi nel corso della storia e non vogliono comprendere che la forma del movimento è cambiata””. (pag 77) “”Come nella Francia del 1793, l’ attuazione della più rigida centralizzazione del potere è compito del partito veramente rivoluzionario”” (pag 87)”,”MADx-309″ “MARX Carlo”,”L’ Alleanza della democrazia socialista e l’ Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’ Aja (1873).”,”””La massa del proletariato resta sempre indifferente od anche ostile alla loro propaganda. Gli operai di Parigi e di Lione non volevano più dei Saint-Simoniani, dei Fourieristi, degl’ Icariani, come i cartisti e tradeunionisti inglesi non volevano più gli Owenisti. Le sette che furono la leva del movimento al loro inizio, gli fanno ostacolo quando il movimento le sorpassa; divengono allora reazionarie; le sette in Francia e in Inghilterra insegnino, e ultimamente i Lassalliani in Germania, che dopo avere ostacolato per anni l’ organizzazione del proletariato, hanno finito col divenire nient’altro che strumenti di polizia. Infine è quella l’ infanzia del movimento proletario, come l’ astrologia e l’ alchimia sono l’ infanzia della scienza””. (pag 25)”,”MADx-310″ “MARX Carlo”,”L’ Alleanza della democrazia socialista e l’ Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’ Aja (1873). (cont.)”,”Sull’ Alleanza in Russia e Bakunin: “”Ivi l’ anarchia è la pan-distruzione universale; la rivoluzione una serie di assassini prima individuali, poi collettivi; la sola regola d’ azione, la morale gesuitica; il tipo del rivoluzionario, il brigante. Ivi il pensiero e la scienza sono assolutamente proibiti alla gioventù, come occupazioni mondane, che potrebbero trascinarla a dubitare dell’ ortodossia pan-distruttrice. Quelli che si ostinassero a restare nelle eresie teoriche o che volessero applicare la critica volgare ai dogmi dell’ amorfismo universale, sono minacciati dalla santa inquisizione. Innanzi alla gioventù russa il papa non ha più bisogno di preoccuparsi, né della sostanza né della forma, e lascia briglia sciolta al suo linguaggio. In mancanza assoluta d’ idee, si esprime in un guazzabuglio talmente ampolloso, che è impossibile riprodurlo in francese, senza diminuire il grottesco. La sua stessa lingua non è russa, è tartara, come ha dichiarato un Russo. Questi piccoli uomini dai cervelli atrofizzati si gonfiano di frasi orripilanti, per sembrare ai propri occhi dei giganti rivoluzionari. E’ la storia della rana e del bue.”” (pag 63)”,”MADx-311″ “MARX Carlo”,”L’ Alleanza della democrazia socialista e l’ Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’ Aja (1873). (cont.)”,”””L’ organizzazione è basata sulla fiducia verso l’ individuo. Nessun membro sa a qual grado si trovi, cioè se è lontano dal centro o vicino. L’ obbedienza deve essere assoluta, senza nessuna obiezione, agli ordini del Comitato””. (pag 67) ‘Doveri del rivoluzionario verso se stesso’. “”punto 3. Un rivoluzionario disprezza ogni specie di dottrinarismo e rinunzia alla scienza di questo mondo, lasciandola alle generazioni future. Non conosce che una sola scienza: la distruzione. Per questo, nient’altro che per questo, studia la meccanica, la fisica, la chimica e forse la medicina. Con lo stesso scopo studia giorno e notte la scienza vivente – gli uomini, i caratteri, le posizioni e tutte le condizioni del presente ordine sociale in tutte le sfere possibili.”” (pag 79-80) Rapporto firmato dalla Commissione: E. DUPONT, F. ENGELS, Leo FRANKEL, C. LE MOUSSU, Karl MARX, Aug. SERRAILLIER.”,”MADx-312″ “MARX Carlo”,”L’ Alleanza della democrazia socialista e l’ Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’ Aja (1873). (fine). Innanzi ai giurati di Colonia. Processo contro il Presidio della democrazia renana (9 febbraio 1849). Con prefazione di Federico Engels.”,”””Il congresso dell’ Aja ha espulso Bakunin dall’ Internazionale, non solo come fondatore dell’ Alleanza, ma ancora per un fatto personale. Il documento autentico, a sostegno di questo fatto, è nelle nostre mani, ma delle ragioni politiche ci comandano di riserbarne la pubblicazione””. (pag 119)”,”MADx-313″ “MARX Carlo”,”Innanzi ai giurati di Colonia. Processo contro il Presidio della democrazia renana (9 febbraio 1849) fine). Indirizzo inaugurale dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (1864) (cont.).”,”””Ma la società non riposa sulle leggi; questa è una fantasia giuridica. Anzi è la legge che deve posare sulla società; essa deve rappresentare gli interessi di un tempo erompenti dal modo di produzione materiale del tempo stesso, contro l’ arbitrio dell’ individuo singolo. Il Codice di Napoleone, che io tengo in mano, non ha creato la moderna società. La società borghese, nata nel XVII secolo, sviluppatasi nel XIX, non trova nel Codice che la sua espressione legale””. (pag 16)”,”MADx-314″ “MARX Carlo”,”Indirizzo inaugurale dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (1864) (fine). Per la critica del programma della democrazia socialista. Scritto postumo di Carlo Marx (1875) (Dalla Neue Zeit, Anno IX, vol 1, N° 18).”,”””Voi possedete un elemento di successo, il numero; ma il numero pesa nella bilancia solo quando è stretto da un legame e diretto a un fine consapevole.”” (pag 10)”,”MADx-315″ “MARX Carlo”,”Miseria della filosofia. Risposta alla filosofia della miseria del Sig. Proudhon (1847) (cont.). Con una prefazione di Federico Engels.”,”””Gli antichi vignaioli della Francia, sollecitando una legge che interdicesse la piantagione di nuove vigne; gli Olandesi, bruciando le spezie dell’ Asia, sradicando gli alberi di garofani nelle Molucche, altro non volevano che ridurre l’ abbondanza per elevare il valore di scambio. Tutto il Medioevo, limitando con delle leggi il numero di operai che un solo padrone poteva adibire, limitando il numero di strumenti che poteva impiegare, agiva in virtù di questo stesso principio (Vedi Anderson, Histoire du Commerce.).”” (pag 23)”,”MADx-316″ “MARX Carlo”,”Miseria della filosofia. Risposta alla filosofia della miseria del Sig. Proudhon (1847) (cont.).”,”””L’ uso dei prodotti è determinato dalle condizioni sociali i cui si trovano i consumatori, e queste condizioni dipendono esse medesime dall’ antagonismo di classe. Il cotone, le patate e l’ acquavite sono oggetti dell’ uso più comune. Le patate hanno generato la scrofola; il cotone ha scacciato in gran parte il lino e la lana, quantunque il lino e la lana siano in molti casi d’una più grande utilità, non foss’altro che sotto il rapporto dell’ igiene; l’ acquavite, infine, ha sopraffatto la birra e il vino, quantunque l’ acquavite, adoperata come sostanza alimentare, sia generalmente riconosciuta come un veleno. Durante quasi un secolo i governi lottarono invano contro l’ oppio europeo: l’ economia prevalse e dettò le sue leggi al consumo.”” (pag 40)”,”MADx-317″ “MARX Carlo”,”Miseria della filosofia. Risposta alla filosofia della miseria del Sig. Proudhon (1847) (cont.).”,”””Vediamo ora quali modificazioni fa subire il signor Proudhon alla dialettica di Hegel, applicandola all’ economia politica. Per lui, (…), ogni categoria economica ha due lati: l’ uno buono, l’ altro cattivo. Egli considera le categorie come il piccolo borghese considera i grandi uomini della storia: Napoleone è un grand’uomo; ha fatto molto bene, però ha fatto anche molto male. Il lato buono e il lato cattivo, il vantaggio e l’ inconveniente, presi insieme, formano per il signor Proudhon la contraddizione in ogni categoria economica. Problema da risolvere: Conservare il lato buono, eliminando il cattivo. (…) Hegel non ha problemi da porre. Egli non ha che la dialettica. Il signor Proudhon non ha della dialettica di Hegel che il linguaggio””. (pag 74-75)”,”MADx-318″ “MARX Carlo”,”Miseria della filosofia. Risposta alla filosofia della miseria del Sig. Proudhon (1847) (cont.).”,”””Una classe oppressa è la condizione vitale di ogni società fondata sull’ antagonismo delle classi””. (pag 117)”,”MADx-319″ “MARX Carlo”,”Miseria della filosofia. Risposta alla filosofia della miseria del Sig. Proudhon (1847) (fine). La guerra civile in Francia. Indirizzo del Consiglio generale dell’ Associazione internazionale dei lavoratori, con l’ aggiunta dei due indirizzi del Consiglio generale intorno alla guerra franco-tedesca e d’una introduzione di Federico Engels (1870-71).”,”””Signori, non vi lasciate ingannare dalla parola astratta libertà. Libertà di chi?”” (pag 139)”,”MADx-320″ “MARX Carlo”,”La guerra civile in Francia. Indirizzo del Consiglio generale dell’ Associazione internazionale dei lavoratori, con l’ aggiunta dei due indirizzi del Consiglio generale intorno alla guerra franco-tedesca e d’una introduzione di Federico Engels (1870-71) (cont.).”,”””La classe operaia tedesca ha appoggiato energicamente la guerra, per impedire la quale non aveva alcun potere; e l’ ha appoggiata come una guerra per l’ indipendenza della Germania e per la liberazione della Germania e dell’ Europa dall’ incubo opprimente del secondo Impero. Eran gli operai industriali tedeschi, che assieme agli operai della campagna fornivano i nervi e i muscoli di un esercito eroico, mentre avevan lasciato a casa famiglie che quasi soffrivano la fame. Decimati dalle battaglie all’ estero, essi eran decimati un’altra volta dalla miseria delle loro case. Essi reclamano ora per conto proprio “”garanzie””: garanzie che i loro incommensurabili sacrifici non siano stati consumati in vano, garanzie d’ aver conquistata la libertà, e che le vittorie da loro riportate sugli eserciti bonapartisti non siano tramutate in sconfitte del popolo tedesco, come nel 1815. E come la prima di queste garanzie essi reclamano “”una pace dignitosa per la Francia”” e il “”riconoscimento della Repubblica francese””. (pag 23)”,”MADx-321″ “MARX Carlo”,”La guerra civile in Francia. Indirizzo del Consiglio generale dell’ Associazione internazionale dei lavoratori, con l’ aggiunta dei due indirizzi del Consiglio generale intorno alla guerra franco-tedesca e d’una introduzione di Federico Engels (1870-71) (fine). Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte (1852) (cont.)”,”””Ma l’ eccidio dei sessantaquattro ostaggi, fra i quali l’ arcivescovo di Parigi, per opera della Comune! – La borghesia e il suo esercito avevano introdotto, nel giugno 1848, una consuetudine da molto tempo abbandonata da ogni condotta di guerra: l’ uccisione di ostaggi inermi. Quest’ suo brutale è stato d’ allora in poi rimesso in vigore più o meno in ogni repressione di sommosse popolari in Europa e nelle Indie; con la qual cosa si volle provare che si trattava di un vero “”progresso della civiltà””. D’altro canto, i Prussiani avevano richiamato in onore in Francia, l’ uso di prendere per ostaggi degli innocenti, che con la propria vita, offrivan loro una garanzia, rispetto alla condotta degli altri. Quando Thiers, come abbiamo veduto, ebbe rimesso in vigore fin dal principio della lotta, la umanitaria consuetudine di fucilare i prigionieri comunisti, per difendere la vita di questi prigionieri, alla Comune non rimaneva che rifugiarsi nella consuetudine prussiana di far degli ostaggi. La vita degli ostaggi però era compromessa più che mai dall’ incessante massacro dei prigionieri da parte dei Vesagliesi. Come si poteva risparmiali ancor più a lungo dopo il bagno di sangue col quale i pretoriani di Mac Mahon celebrarono il loro ingresso in Parigi?”” (pag 61-62)”,”MADx-322″ “MARX Carlo”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte (1852) (cont.)”,”””Quanto poi ai Montagnardi fuggiti all’ estero, basterà osservare che Ledru-Rollin, poiché gli era riuscito di rovinare senza via di scampo, in appena due settimane, il potente partito, di cui stava a capo, si trovò ora chiamato a costituire un governo francese in partibus. La sua figura, a distanza, lungi dal terreno dell’ azione, sembrava ingrandirsi a misura che il livello della rivoluzione precipitava ed i grandi personaggi della Francia rimpicciolivano. Cosicché egli poteva al 1852 figurare come presidente repubblicano, e lanciare ai Valacchi, e non ad essi soltanto, periodiche circolari, nelle quali si minacciava ai despoti del continente, i fulmini delle proprie gesta e di quelle dei propri amici politici. Non aveva affatto torto il Proudhon nel gridare in faccia a questi signori: “”Vous n’etes que “”des blagueurs!””””. (pag 35)”,”MADx-323″ “MARX Karl, a cura di Sandro MEZZADRA e Maurizio RICCIARDI”,”Antologia degli scritti politici.”,”Sandro MEZZADRA insegna storia del pensiero politico contemporaneo nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Bologna. Ha scritto pure: ‘La costituzione del sociale. Il pensiero politico e giuridico di Hugo Preuss’ (Bologna, 1999). Mario RICCIARDI è ricercatore di storia delle dottrine politiche presso il Dipartimento di politica, istituzioni, storia dell’ Università di Bologna. Tra le sue pubblicazioni ‘Ferdinand Tönnies sociologo hobbesiano. Concetti politici e scienza sociale in Germania tra Otto e Novecento’ (Bologna, 1997). “”Infine, in seguito alle vittorie della Santa Alleanza, l’ Europa ha preso un aspetto tale che ogni nuovo sollevamento proletario in Francia dovrà coincidere in modo diretto con una guerra mondiale. La nuova rivoluzione francese sarà costretta ad abbandonare immediatamente il terreno nazionale e a conquistare il terreno europeo, sul quale soltanto la rivoluzione sociale del XIX secolo può attuarsi. Solo con la disfatta di giugno dunque sono state create le condizioni entro le quali la Francia può prendere l’ iniziativa della rivoluzione europea. Solo immergendosi nel sangue degli insorti di giugno il tricolore è diventato la bandiera della rivoluzione europea: la bandiera rossa! E il nostro grido è: La rivoluzione è morta! Viva la rivoluzione!”” (Lotte di classe in Francia, pag 187) “”Di fatto, il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. Come il selvaggio deve lottare con la natura per soddisfare i suoi bisogni, per conservare e per riprodurre la sua vita, così deve fare anche l’ uomo civile, e lo deve fare in tutte le forme della società e sotto tutti i possibili modi di produzione””. (3° libro del Capitale, pag 197-198)”,”MADx-324″ “MARX Karl”,”Forme che precedono la produzione capitalistica.”,”””La guerra è pertanto uno dei lavori più antichi di ciascuna di queste comunità naturali, sia per la difesa della proprietà che per la sua conquista””. (pag 39) “”La formazione originaria del capitale non avviene nel senso che il capitale accumuli, come si pensa, mezzi di sostentamento, strumenti di lavoro e materie prime, in breve le obiettive condizioni di lavoro staccate dal suolo e perfino già amalgamate con il lavoro umano. Non avviene nel senso che il capitale crei le condizioni obiettive del lavoro. Ma la sua formazione originaria avviene semplicemente per il fatto che il valore esistente come patrimonio monetario, attraverso il processo storico della dissoluzione del vecchio modo di produzione, viene messo in grado da un canto di comprare le condizioni obiettive del lavoro, dall’ altro di barattare lo stesso lavoro vivo degli operai diventati liberi con denaro””. (pag 66-67)”,”MADx-325″ “MARX Karl”,”Salario, prezzo e profitto.”,”””(…) Naturalmente so fin d’ora quali sono i due points capitali: 1. che il salario determina il valore delle merci; 2. che, se i capitalisti pagano oggi 5 scellini invece di 4, essi domani (enabled a ciò dall’ aumento della domanda) venderanno le loro merci a 5 scellini invece che a 4). Per quanto ciò sia sciocco e si attenga soltanto alla pura apparenza esteriore, tuttavia non è facile spiegare agli ignoranti tutte le questioni economiche, che vi si raggruppano intorno””. (lettera Marx a Engels. 1865, pag 99)”,”MADx-326″ “MARX Karl”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”””Vuol dire ciò che nell’ avvenire la lotta di strada non avrà più nessuna funzione? Assolutamente no. Vuol dire soltanto che dal 1848 le condizioni sono diventate molto più sfavorevoli ai combattenti civili, e molto più favorevoli all’ esercito. Una futura lotta di strada potrà dunque essere vittoriosa soltanto se questa situazione sfavorevole verrà compensata da altri fattori. Essa si produrrà perciò più raramente all’ inizio di una grande rivoluzione che nel corso ulteriore di essa, e dovrà essere impegnata con forze molto più grandi””. (Engels, introduzione, pag 27-28) “”Una classe nella quale si concentrano gli interessi rivoluzionari della società, non appena si è sollevata trova immediatamente nella sua stessa situazione il contenuto e il materiale della propria attività rivoluzionaria: abbattere i nemici, prendere misure imposte dalle necessità stesse della lotta. Le conseguenze delle sue proprie azioni la spingono avanti. Essa non inizia indagini teoriche sui suoi compiti. La classe operaia francese non si trovava a questa altezza: essa era ancora incapace di fare la sua propria rivoluzione””. (Marx, pag 51)”,”MADx-327″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Il manifesto del partito comunista.”,”””Il proletariato si servirà della supremazia politica per strappare alla borghesia, a poco a poco, tutto il capitale, per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato, vale a dire del proletariato stesso organizzato come classe dominante, e per aumentare, con la massima rapidità possibile, la massa delle forze produttive. Naturalmente sulle prime tutto ciò non può accadere, se non per via di interventi dispotici nel diritto di proprietà e nei rapporti borghesi di produzione, vale a dire con misure che appaiono economicamente insufficienti e insostenibili, ma che nel corso del movimento sorpassano se stesse e spingono in avanti, e sono inevitabili come mezzi per rivoluzionare l’ intero modo di produzione””. (pag 54)”,”MADx-328″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Contro l’ anarchismo.”,”””L’ automata meccanico di una grande fabbrica è molto più tiranno, come non lo sono mai stati i piccoli capitalisti, che impiegano operai. Almeno per le ore di lavoro si può scrivere sulla porta di queste fabbriche: Lasciate ogni autonomia, voi che entrate! Se l’ uomo, con la scienza e il genio inventivo si sottomise le forze della natura, queste si vendicano su lui sottomettendolo, nel mentre che egli le impiega, a un vero dispotismo, indipendente da ogni organizzazione sociale. Voler abolire l’ autorità nella grande industria, è voler abolire l’ industria stessa (…)””. (F. Engels, pag 45)”,”MADx-329″ “MARX Carlo”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte (1852) (cont.)”,”””””Meglio una fine piena di pericoli che “”un pericolo senza fine!”” Il Bonaparte intese questo grido; le sue facoltà comprensive erano acuite dalla crescente petulanza dei creditori, i quali, a ogni tramonto di sole, che affrettava il 2 maggio 1852, giorno dela scadenza dei poteri del presidente, vedevano una protesta del moto degli astri contro le loro terrestri cambiali. (…) Se mai un avvenimento ha, molto prima della sua attuazione, proiettato innanzi la sua ombra, fu desso certamente il colpo di stato di Bonaparte””. (pag 75)”,”MADx-330″ “MARX Carlo”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte (1852) (fine). Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. Ristampa dalla Neue Rheinische Zeitung Rivista Politico-Economica, Amburgo, 1850.”,”””Ma, sotto la monarchia assoluta, durante la prima rivoluzione, e con Napoleone I, la burocrazia era solo il mezzo di ammonire il dominio della borghesia. Con la restaurazione, con Luigi Filippo, con la repubblica parlamentare, essa, per quanto si fosse agitata per la propria autonomia, era stata lo strumento puro e semplice della classe dominante. Solo sotto il secondo Bonaparte, lo Stato appare per la prima volta nel pieno possesso della sua indipendenza. La sua macchina si è rafforzata contro la società borghese (…).”” (pag 83)”,”MADx-331″ “MARX Carlo”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. Ristampa dalla Neue Rheinische Zeitung Rivista Politico-Economica, Amburgo, 1850. (cont.)”,”””L’ aristocrazia finanziaria, che aveva dominato sotto la monarchia di luglio, aveva la sua cattedrale nella Banca. Come la Borsa regge il credito dello Stato, così la Banca quello del commercio””. (pag 30) “”Finalmente, in seguito alle vittorie della Santa Alleanza, l’ Europa prese una forma, per cui ogni nuova insurrezione proletaria in Francia coincide direttamente con una guerra mondiale. La nuova rivoluzione francese trovasi costretta ad abbandonare immediatamente il terreno nazionale ed a conquistare il terreno europeo, sul quale unicamente potrà svolgersi la rivoluzione sociale del secolo decimono””. (pag 39) “”Il 10 dicembre fu il colpo di Stato dei contadini, che rovesciò il governo vigente. E da questo giorno, in cui essi avevano tolto e dato alla Francia un governo, i loro occhi stettero fissati su Parigi. Eroi attivi, per un momento, del dramma rivoluzionario, non si poteva più ridurli alla parte inattiva e indifferente del coro. Le restanti classi contribuirono a render compiuta la vittoria elettorale dei contadini. L’ elezione di Napoleone era pel proletariato la destituzione di Cavaignac, la rovina della Costituente, l’ abdicazione del repubblicanesimo borghese, la cassazione della vittoria di giugno””. (pag 48)”,”MADx-332″ “MARX Carlo”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. Ristampa dalla Neue Rheinische Zeitung Rivista Politico-Economica, Amburgo, 1850. (cont.)”,”””Come Kant fa della repubblica, quale unica forma razionale dello Stato, un postulato della ragion pratica, la cui attuazione non verrà mai raggiunta, ma al cui raggiungimento devesi permanentemente tendere come a fine, tenendolo fisso nella mente, così facevano della monarchia questi realisti””. (pag 77)”,”MADx-333″ “MARX Carlo”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. Ristampa dalla Neue Rheinische Zeitung Rivista Politico-Economica, Amburgo, 1850 (fine). La questione orientale. Lettere di Carlo Marx (1853-56) (cont.).”,”””Il proletariato non si lasciò provocare da alcuna sommossa, poich’esso era in procinto di fare una rivoluzione””. (pag 91)”,”MADx-334″ “MARX Carlo”,”La questione orientale. Lettere di Carlo Marx (1853-56) (cont.).”,”””Vi è una storia faceta di due naturalisti persiani, i quali esaminavano un orso. Uno dei due che non aveva mai visto un simile animale, s’ informava se esso partoriva gli orsacchiotti vivi o deponeva le uova; al che l’altro che era meglio informato, rispose: “”Questo animale è capace di tutto””. L’ orso russo è certamente capace di tutto, finché sa che gli altri animali con cui ha a che fare non sono capaci di nulla””. (pag 38-39)”,”MADx-335″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860).”,”””But, sirrah, there’s no room for faith, truth nor honesty, in this bosom of thine, it is all filled up with guts and midriff”” (Ma, in un seno come il vostro, messere, non vi è posto per fede, verità od onestà: esso è, tutto, occupato dall’ intestino cieco e dal diaframma””. (Shakespeare) (pag 14)”,”MADx-336″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””Dopo la disfatta della rivoluzione del 1848-49, il partito proletario perdette sul continente quanto durante tale periodo eccezionalmente possedeva: la stampa, la libertà di parola e il diritto d’ associazione, vale a dire i mezzi legali dell’ organizzazione di parte. Il partito borghese liberale, come pure quello democratico della piccola borghesia, trovarono nella posizione sociale delle classi che le rappresentano, nonostante la reazione, le condizioni per mantenersi in una forma o nell’ altra, per far valere più o meno i comuni interessi. Al partito proletario, dopo il 1849 come prima del 1848 era aperta una via sola, la via dell’ associazione segreta””. (MARX, pag 24)”,”MADx-337″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””Nella prima sezione del Manifesto, intitolata ‘Borghesi e proletari’ (Vedi Manifesto, pag. 11) si svolge esplicitamente il concetto che il dominio economico, e quindi anche nell’ una o nell’ altra forma, il dominio politico della borghesia, è la condizione fondamentale tanto per l’ esistenza del moderno proletariato, quanto per la creazione delle condizioni materiali della sua liberazione””. (pag 61)”,”MADx-338″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””L’ unica circostanza che giustificò l’ esistenza statale dell’ Austria dalla metà del secolo XVIII in poi, la sua resistenza contro i progressi della Russia nell’ Europa orientale – induce il Vogt alla scoperta che l’ “”Austria è il focolare di ogni discordia in Oriente””. (pag 109)”,”MADx-339″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””La russofilia del Vogt peraltro non è che secondaria. Con essa egli non fa che seguire una parola d’ ordine emanata dalle Tuileries, non fa che preparare la Germania a manovre accordate, per certe eventualità della guerra contro l’ Austria, tra Luigi Bonaparte e Alessandro II, e di fatto non fa che riecheggiare servilmente la frase panslavista del suo pamphlet originale parigino.”” (pag 117)”,”MADx-340″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””Nel giro del Kossuth negli Stati Uniti, ove nel Settentrione si mostrava contrario, e nel Mezzogiorno favorevole alla schiavitù, non lasciò altra traccia che una mostruosa delusione e trecento orazioni funebri. Sorvolando sullo strano episodio, mi contento di osservare che ai Tedeschi degli Stati Uniti, specialmente agli emigrati, raccomandava caldamente l’ alleanza tra la Germania, l’ Ungheria e l’ Italia, con esclusione della Francia (…). Subito dopo il suo ritorno cercò di intavolare una relazione con Luigi Bonaparte da Londra, mediante un certo soggetto equivoco, il conte Szirmay, e il colonnello Kiss a Parigi (…).”” (pag 171)”,”MADx-341″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””Nel dramma spagnolo per ogni eroe ci sono due buffoni. Persino San Cipriano, il Faust spagnolo, Calderon lo serve d’un moscon e d’un clarino. Così nel Parlamento di Francoforte il generale reazionario von Radowitz aveva due aiutanti buffi, il suo arlecchino Lichnowsky e il suo pagliaccio Vincke. Il Vogt invece, contropagliaccio liberale, doveva far tutto da sé…”” (pag 203)”,”MADx-342″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860) (cont.).”,”””Dopo essere stato scacciato nella primavera del 1849 dalla Prussia e nell’ estate inoltrata dello stesso anno dalla Francia, mi recai a Londra, dove dopo lo scioglimento della Lega (1852) e dopo che la maggior parte dei miei amici hanno lasciato Londra, vivo lontano da tutti le società pubbliche e segrete, anzi da qualsiasi società, ma bensì di tempo in tempo, (…) faccio a un circolo scelto di operai delle conferenze gratis sull’ economia politica””. (pag 214)”,”MADx-343″ “MARX Carlo”,”Il signor Vogt (1860).”,”””5. Calunnie Finito il processo dei comunisti in Colonia, vennero diffuse, specialmente dalla stampa tedesca e americana e nel modo più vivace, delle calunnie sul mio “”sfruttamento”” degli operai. Alcuni miei amici viventi in America, i signori J. Weydemeyer, dott. A. Jacobi (medico pratico in New York, uno degl’ imputati nel processo dei comunisti in Colonia) e A. Cluss (impiegato presso la U.St. Navy Yard in Washington)- pubblicarono, in data New York 7 novembre 1853, una specificata confutazione di queste sciocchezze, coll’ osservazione che avevo diritto di tacere sulle mie faccende private per quanto concerneva il favore dei grassi borghesi. “”Ma, quanto alla crapula, al grasso borghese e allo sfaccendato miserabile, ciò a nostro parere danneggia la causa e rompiamo il silenzio””. (pag 261)”,”MADx-344″ “MARX Karl”,”Contribution a la critique de l’ economie politique. Traduit sur la 2e édition allemande de Karl Kautsky par Laura Lafargue. (2° tirage).”,”””Nella circolazione internazionale delle merci l’ oro e l’ argento non appaiono come mezzi di circolazione, ma come mezzi di scambio universali.”” (pag 231)”,”MADx-345″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Le mouvement ouvrier francais. II. Efforts pour créer le parti de classe.”,”””Adesso che la lotta è aperta, le nostre simpatie vanno naturalmente a Guesde e ai suoi amici. Per surplus, L’ Egalité ha da sempre un contenuto infinitamente superiore a quello del Proletaire. Una volta di più, Malon e Brousse agiscono come veri bakuninisti; rimproverano agli altri di avere in mente la dittatura e, portando a nudo l’ “”autonomia””, vogliono fare la legge, senza preoccuparsi delle decisioni del partito”” (pag 107)”,”MADx-346″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La Chine.”,”””Tutta l’ idrostatica (Torricelli, ecc.) è nata dal bisogno vitale di regolarizzare i torrenti delle montagne in Italia nei secoli XVI e XVII. Non sappiamo qualcosa di razionale sull’ elettricità che dopo che si è scoperta la sua utilizzazione tecnica. Sfortunatamente, in Germania, si è presa l’ abitudine di scrivere la storia delle scienze come se fossero cadute dal cielo. Consideriamo le condizioni economiche come ciò che determina in ultima istanza, l’ evoluzione storica””. (Engels a W. Borgius, 25.1.1894) (pag 16) “”Trotsky riprende così la vecchia polemica, ingaggiata da Marx-Engels contro Tkacev, poi sviluppata da Lenin contro i populisti e i socialisti rivoluzionari che proclamavano che si poteva rovesciare lo zarismo feudale grazie a una rivoluzione contadina che avrebbe instaurato in seguito il socialismo su una base agraria. Ma nel 1930 Trotsky l’ oppone a Stalin che pretende di instaurare il socialismo nelle campagne russe dando la terra a gruppi di contadini dei kolkhoz, mentre il marxismo rivoluzionario pretende che il socialismo sia il superamento della proprietà mercantile e privata delle persone come pure dei gruppi, classi (contadini, qui). (pag 41) Marx sullo spostamento del centro di gravità mondiale con la scoperta delle miniere d’ oro in California: “”Veniamo adesso all’ America, dove è sopravvenuto un fatto più importante della rivoluzione di febbraio (1848): la scoperta delle miniere d’ oro californiane. Diciotto mesi dopo l’ avvenimento, si può già prevedere che essa avrà dei risultati più considerevoli della stessa scoperta dell’ America.”” (pag 193) “”L’ oro californiano tracima verso l’ America e la costa asiatica del Pacifico, e i popoli barbari più passivi si trovano trascinati nel commercio mondiale e nella civiltà. Una seconda volta, il commercio mondiale cambia direzione.”” (pag 194) Marx sugli effetti del trattato del 1842 sul commercio sino-britannico (pag 327) “”””L’ Australia””, scrive l’ Economist, “”riceve annualmente delle grandi quantità di té cinese, e non ha niente da dare in cambio al mercato cinese. L’ America, pure, importa grandi quantità di té e un po’ di soia per un valore che eccede di molto quello delle sue esportazioni dirette in Cina””. Questi due passivi della bilancia commerciale in favore della Cina devono essere compensati dalla Gran Bretagna che, in cambio, riceve dell’ oro dall’ Australia e del cotone dagli Stati Uniti. Ciò perché, essa è obbligata, oltre ai suoi propri debiti nei confronti della Cina, a pagare a questi paesi delle grosse somme per l’ oro importato dall’ Australia e il cotone importato dall’ America. Ma queste somme dovute alla Cina dall’ Inghilterra, l’ Australia e gli Stati Uniti passano, in larga misura, dalla Cina in India, per via di somme che la Cina deve a questo paese per l’ oppio e il cotone.”” (Marx, La nuova guerra cinese, New York Tribune, 1859) (pag 395)”,”MADx-347″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Les Luttes de classes en France, 1848 à 1850 (1850). Suivi de La Constitution de la Republique francaise adoptée le 4 novembre 1848. Suivi de Le 18 Brumaire de Louis Bonaparte (1852). Et suivi de ‘Karl Marx devant le bonapartisme’ di Maximilien Rubel.”,”Rubel: Marx storico della Francia “”E’ lo studio appassionato della storia che ha condotto Karl Marx alla scoperta di quello che ha chiamato modestamente il ‘filo conduttore’ delle sue ricerche scientifiche”” (pag 317) “”Malgrado la sua importanza, l’ opera di Marx storico non è stata ancora oggetto di uno studio esaustivo. Tra i suoi lavori storici, molti sono quelli che non hanno conosciuto la fortuna di altre sue opere; non essendo state rieditate, esse sono difficilmente accessibili. Rare sono, in effetti, le biblioteche che possiedono le collezioni dei giornali ai quali Marx ha dato la sua collaborazione. Come storico della Francia, Marx ci ha lasciato un’ opera importante. I suoi quattro scritti storici più conosciuto sono stati consacrati, per l’ essenziale, agli avvenimenti accaduti in Francia dopo il 1848: Les Luttes de classes en France (1850), Le Dix-huit Brumaire de Louis Bonaparte (1852), Herr Vogt (1860), La Guerre civile en France (1871). Egli comincia a studiare la storia francese prima di aderire al socialismo, ovvero prima di arrivare a Parigi, prima tappa del suo esilio (1843-1845).”” (pag 317)”,”MADx-348″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mario CINGOLI e Nicolao MERKER”,”Opere complete. 1. Karl Marx, agosto 1835 – marzo 1843. Gli scritti di Marx tra il 1835 e il 1843. Considerazioni di un giovane in occasione della scelta di una professione. Lettera al padre. Differenza tra la filosofia della natura di Epicuro e quella di Democrito. Tutti gli articoli pubblicati sulla “”Rheinische Zeitung””. Lettere a Ruge ed altri. Quaderni sulla filosofia epicurea. Poesie e saggi letterari giovanili. In appendice: lettere del padre e di Jenny von Westphalen.”,”Opere complete. 1. Gli scritti di Marx tra il 1835 e il 1843. Considerazioni di un giovane in occasione della scelta di una professione. Lettera al padre. Differenza tra la filosofia della natura di Epicuro e quella di Democrito. Tutti gli articoli pubblicati sulla “”Rheinische Zeitung””. Lettere a Ruge ed altri. Quaderni sulla filosofia epicurea. Poesie e saggi letterari giovanili. In appendice: lettere del padre e di Jenny von Westphalen. “”Goethe disse, una volta, che a un pittore riescono bene soltanto quelle bellezze femminili il cui tipo egli abbia amato almeno in un qualche essere vivente. Anche la libertà di stampa è una bellezza – sebbene non femminile – che dobbiamo aver amato per poterla difendere. Se amo veramente una cosa, ne sento l’ esistenza come necessaria, come un’ esistenza di cui ho bisogno, senza la quale la mia natura non può avere un’ esistenza piena, soddisfatta e compiuta. Quei difensori della libera stampa sembrano esistere in modo compiuto, senza che esista la libertà di stampa””. (pag 134, Marx, 1842)”,”MADx-350″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 2. Friedrich Engels, agosto 1838 – dicembre 1842. Tutte le opere giovanili di Engels, in gran parte inedite in italiano, scritte tra il 1838 e il 1842, Poesie, lettere, articoli e gli scritti polemici contro la filosofia schellinghiana: “”Schelling e la Rivelazione””, “”Schelling filosofo in Cristo””. In appendice l’ abbozzo del dramma “”Cola di Rienzi””, scoperto nel 1974 e tradotto per la prima volta in Italia.”,”Tutte le opere giovanili di Engels, in gran parte inedite in italiano, scritte tra il 1838 e il 1842, Poesie, lettere, articoli e gli scritti polemici contro la filosofia schellinghiana: “”Schelling e la Rivelazione””, “”Schelling filosofo in Cristo””. In appendice l’ abbozzo del dramma “”Cola di Rienzi””, scoperto nel 1974 e tradotto per la prima volta in Italia. “”Quando i cartisti si impadronirono delle redini del movimento e proclamarono davanti alle masse riunite in assemblea la Carta del popolo, era troppo tardi. L’ unica idea guida che gli operai e i cartisti – dai quali ultimi propriamente deriva – avevano in mente era quella di una rivoluzione per via legale – una contraddizione intrinseca, un’ impossibilità pratica -, e nel tentativo di attuarla essi fallirono. Già il primo atto compiuto in comune da tutti, l’ arresto del lavoro in fabbrica, era violento e illegale. Data questa inconsistenza di tutta l’ impresa, sarebbe stata soffocata subito fin dall’ inizio, se l’ amministrazione, per la quale giunse completamente inattesa, non fosse stata altrettando indecisa e inerme. E tuttavia fu sufficiente una potenza militare e poliziesca minima per tener a freno il popolo””. (pag 365, Engels 1842)”,”MADx-351″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Opere complete. 3. Marzo 1843- agosto 1844. Critica della filosofia hegeliana del diritto. Sulla quesitone ebraica e gli altri articoli di Marx pubblicati sui “”Deutsch-Französische Jahrbürcher””. Estratti da James Mill. Manoscritti economico-filosofici del 1844. Lettere di Marx a Feuerbach e Fröbel. Lineamenti di una critica dell’ economia politica. La situazione dell’ Inghilterra. Gli articoli di Engels per “”The Northern Star”” fino al giugno 1844. In appendice: lettere di Jenny Marx.”,”Critica della filosofia hegeliana del diritto. Sulla questione ebraica e gli altri articoli di Marx pubblicati sui “”Deutsch-Französische Jahrbürcher””. Estratti da James Mill. Manoscritti economico-filosofici del 1844. Lettere di Marx a Feuerbach e Fröbel. Lineamenti di una critica dell’ economia politica. La situazione dell’ Inghilterra. Gli articoli di Engels per “”The Northern Star”” fino al giugno 1844. In appendice: lettere di Jenny Marx. “”Nei socialisti si vede chiaramente l’ energia inglese: ma quel che più d’ogni altra cosa mi stupì fu l’ indole bonaria di questi…giovanotti, avrei quasi detto, che però è tanto lontana dall’ essere debolezza, come risulta dalle beffe che essi si fanno dei repubblicani puri, poiché la repubblica non sarebbe meno ipocrita, meno teologica, meno ingiusta nelle leggi della monarchia; ma per la riforma sociale essi sono tutti pronti, comprese le donne e i bambini, a sacrificare i loro beni e il loro sangue””. (pag 425, Engels, 1843) “”Uno dei loro assiomi favoriti è che il cristianesimo è comunismo (…). Questo essi cercano di dimostrare richiamandosi alla Bibbia, alle condizioni comunitarie nelle quali si dice abbiano vissuto i primi cristiani, e così via. Ma tutto ciò mostra soltanto che queste brave persone non sono i migliori cristiani, malgrado tali si definiscano: ché, se lo fossero, conoscerebbero meglio la Bibbia e scoprirebbero che, se alcuni passi di essa possono essere favorevoli al comunismo, lo spirito delle sue dottrine, nel complesso, è però assolutamente contrario a questo, come a qualsiasi altro progetto razionale”” [F. Engels, Progressi della riforma sociale sul continente, Opere complete, Vol III.]”,”MADx-352″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Alberto SCARPONI”,”Opere complete. 4. 1844-1845. La sacra famiglia. La situazione della classe operaia in Inghilterra. Il socialismo sul continente. Rapidi progressi del comunismo in Germania. Descrizione delle colonie comunistiche. Peuchet: del suicidio. Due discorsi a Elberfeld. A proposito del libro di List. Uno sciopero inglese. Il recente eccidio di Lipsia. La visita della regina Vittoria. La Giovane Germania in Svizzera. Persecuzione ed espulsione di comunisti. Storia delle leggi sul grano. San Bruno contro gli autori della “”Sacra famiglia””.”,”La sacra famiglia. La situazione della classe operaia in Inghilterra. Il socialismo sul continente. Rapidi progressi del comunismo in Germania. Descrizione delle colonie comunistiche. Peuchet: del suicidio. Due discorsi a Elberfeld. A proposito del libro di List. Uno sciopero inglese. Il recente eccidio di Lipsia. La visita della regina Vittoria. La Giovane Germania in Svizzera. Persecuzione ed espulsione di comunisti. Storia delle leggi sul grano. San Bruno contro gli autori della “”Sacra famiglia””. “”E poiché il comunismo è al di sopra del contrasto tra proletariato e borghesia, sarà anche più facile alla parte migliore della borghesia – che però è spaventosamente esigua, e può contare soltanto sul reclutamento tra i giovani – accostarsi ad esso piuttosto che al cartismo, il quale ha un carattere esclusivamente proletario””. (pag 514, F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra) Karl MARX, Piano della “”Biblioteca dei più eccellenti scrittori socialisti stranieri”” (pag 659): (Morelli, Mably, Babeuf, Buonarroti, Holbach, Fourier, Considerant Cabet) (Cercle soc. Hebert, Leroux, Leclerc) (Owen) (Lalande) (Producteur. Globe) (Bentham, Godwin, Helvetius, St.Simon) (Gli scritti della scuola) (Dezamy. Gay) (Fraternité, l’ Egalitaire ecc. l’ humanitaire ecc. Proudhon).”,”MADx-353″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 5. 1845-1846. Le “”Tesi su Feuerbach”” nelle loro due versioni. L’ “”Ideologia tedesca”” con tutte le varianti e i brani cancellati del manoscritto riportati in nota. Uno scritto di Engels sui “”veri”” socialisti e un frammento dello stesso su Feuerbach.”,”Le “”Tesi su Feuerbach”” nelle loro due versioni. L’ “”Ideologia tedesca”” con tutte le varianti e i brani cancellati del manoscritto riportati in nota. Uno scritto di Engels sui “”veri”” socialisti e un frammento dello stesso su Feuerbach. “”Per i filosofi uno dei compiti più difficili è di scendere dal mondo del pensiero nel mondo reale. La realtà immediata del pensiero è il linguaggio. Come hanno reso indipendente il pensiero, così i filosofi hanno dovuto fare del linguaggio un regno proprio indipendente. E’ questo il segreto del linguaggio filosofico nel quale i pensieri, come parole, hanno un contenuto proprio. Il problema di scendere dal mondo dei pensieri nel mondo reale si trasforma nel problema di scendere dal linguaggio nella vita””. (pag 464)”,”MADx-354″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 6. ottobre 1845- marzo 1848. La situazione in Germania. Abbozzo della professione di fede comunista. Miseria della filosofia. Socialismo tedesco in versi e in prosa. I comunisti e Karl Heinzen. La critica moraleggiante e la morale criticante. Principi del comunismo. Salario. Discorso sulla questione del libero scambio. Manifesto del partito comunista. Articoli per il “”Northern Star””, la “”Deutsche-Brüsseler-Zeitung”” e la “”Réforme””. In appendice gli Statuti della Lega dei comunisti, altri abbozzi e documenti, e le prefazioni alle varie edizioni della “”Miseria della filosofia”” e del “”Manifesto””.”,”La situazione in Germania. Abbozzo della professione di fede comunista. Miseria della filosofia. Socialismo tedesco in versi e in prosa. I comunisti e Karl Heinzen. La critica moraleggiante e la morale criticante. Principi del comunismo. Salario. Discorso sulla questione del libero scambio. Manifesto del partito comunista. Articoli per il “”Northern Star””, la “”Deutsche-Brüsseler-Zeitung”” e la “”Réforme””. In appendice gli Statuti della Lega dei comunisti, altri abbozzi e documenti, e le prefazioni alle varie edizioni della “”Miseria della filosofia”” e del “”Manifesto””. “”Il giudizio di Goethe: “”Nulla è più odioso della maggioranza, perché essa è composta da pochi energici precorritori, da furfanti che si adeguano, da deboli che si assimilano, e dalla massa che segue al trotto senza sapere minimamente quello che vuole””, questo giudizio da autentico piccolo borghese, di un’ ignoranza e miopia che sono possibili solo sul terreno limitato di uno Stato tedesco in sedicesimo, per Grün è “”la critica del successivo”” (cioè moderno) “”Stato di diritto””.”” (F. Engels; pag 282)”,”MADx-355″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 7. marzo-novembre 1848. Tutti gli articoli della “”Neue Rheinische Zeitung”” dal marzo al novembre 1848. Un diario inedito di Engels: Da Parigi a Berna. In appendice resoconti di discorsi e documenti relativi alla partecipazione di Marx ed Engels alla rivoluzione del 1848.”,”Tutti gli articoli della “”Neue Rheinische Zeitung”” dal marzo al novembre 1848. Un diario inedito di Engels: Da Parigi a Berna. In appendice resoconti di discorsi e documenti relativi alla partecipazione di Marx ed Engels alla rivoluzione del 1848. “”Dopo la mezza rivoluzione tedesca, non si ebbe il coraggio di procedere in modo così risoluto. Tenere discorsi pomposi sulla liberazione della Polonia, ricevere alle stazioni ferroviarie gli esuli polacchi ed offrire loro le simpatie più ardenti del popolo tedesco (a chi non sono state offerte?), tutto questo andava bene; ma cominciare una guerra contro la Russia, mettere in questione tutto l’ equilibrio europeo e, per di più cedere un qualsiasi pezzetto del territorio tedesco rubato, per credere questo, bisognerebbe non conoscere i tedeschi! E che cos’era la guerra contro la Russia? La guerra contro la Russia era la completa rottura, aperta e reale, con tutto il nostro ignominioso passato, era la vera liberazione e unificazione della Germania, era l’ instaurazione della democrazia sulle macerie del feudalesimo e del breve sogno di dominio della borghesia. La guerra contro la Russia era l’ unica via possibile per salvare il nostro onore ed i nostri interessi di fronte ai nostri vicini slavi e soprattutto di fronte ai polacchi””. (pag 362, 20 agosto 1848)”,”MADx-356″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 8. Novembre 1848 – marzo 1849. Gli articoli della “”Neue Rheinische Zeitung”” dal novembre 1848 al marzo 1849, in gran parte inediti in italiano. In appendice documenti e articoli sulle persecuzioni giudiziarie subite da Marx e Engels e dalla “”Neue Rheinische Zeitung”” dopo il fallimento della rivoluzione del 1848.”,”Gli articoli della “”Neue Rheinische Zeitung”” dal novembre 1848 al marzo 1849, in gran parte inediti in italiano. In appendice documenti e articoli sulle persecuzioni giudiziarie subite da Marx e Engels e dalla “”Neue Rheinische Zeitung”” dopo il fallimento della rivoluzione del 1848. “”Il panslavismo non è sorto in Russia o in Polonia, ma a Praga e a Zagabria. Il panslavismo è l’ alleanza di tutte le piccole nazioni e nazioncelle slave dell’ Austria e, in secondo luogo, della Turchia, per combattere i tedeschi austriaci, i magiari ed eventualmente i turchi. (…) Nella sua tendenza fondamentale, il panslavismo è diretto contro gli elementi rivoluzionari dell’ Austria ed è quindi a priori reazionario. Il panslavismo dimostrò immediatamente questa tendenza reazionaria con un doppio tradimento: sacrificando l’ unica nazione slava che si era finora comportata in maniera rivoluzionaria, i polacchi, alle sue meschine ottusità nazionali e vendendo se stesso e la Polonia allo zar di Russia””. (pag 232, Engels (1849))”,”MADx-357″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere complete. 9. Marzo-agosto 1849. Tutti gli articoli di Marx ed Engels apparsi sulla “”Neue Rheinische Zeitung”” dal marzo 1849 fino alla chiusura del giornale. Lavoro salariato e capitale: la prima opera economica pubblicata da Marx. In appendice i documenti sull’ attività politica di Marx e Engels durante l’ ultimo periodo rivoluzionario del 1849.”,”””Soprattutto non dobbiamo dimenticare che negli ultimi anni le principali fonti d’ impiego per l’ industria inglese non sono venute affatto dai paesi monarchici. Il paese che quasi senza interruzione ha ordinato le più colossali commissioni di merci inglesi, che con le suo ordinazioni può vuotare anche oggi i mercati di Manchester, Leeds, Halifax, Nottingham, Rochdale e di tutti i grandi empori dell’ industria moderna, che può vivificare i mari con le sue navi, è un paese repubblicano, sono gli Stati Uniti del Nordamerica. E proprio ora questi Stati hanno la massima prosperità, mentre tutti gli Stati monarchici del mondo crollano””. (pag 9)”,”MADx-358″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Alberto AIELLO”,”Opere complete. 10. Settembre 1849 – giugno 1851. Tutti gli articoli, recensioni e rassegne apparsi sulle “”Neue Rheinische Zeitung. Politisch-ökonomische Revue””. Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. La campagna per la Costituzione in Germania. La guerra dei contadini. Gli articoli di Engels per la “”Democratic Review””. In appendice: materiali e documenti sui primi anni dell’ esilio londinese di Marx e Engels.”,”Tutti gli articoli, recensioni e rassegne apparsi sulle “”Neue Rheinische Zeitung. Politisch-ökonomische Revue””. Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. La campagna per la Costituzione in Germania. La guerra dei contadini. Gli articoli di Engels per la “”Democratic Review””. In appendice: materiali e documenti sui primi anni dell’ esilio londinese di Marx e Engels. “”Gli operai debbono opporsi a questo piano e lavorare non soltanto per la repubblica tedesca una e indivisibile, ma anche, entro di essa, per una decisissima centralizzazione del potere nelle mani dello Stato. Essi non debbono lasciarsi ingannare dalle chiacchiere democratiche sulla libertà dei comuni, sul governo locale autonomo, e così via. In un paese come la Germania, in cui occorre ancora liquidare tanti residui del medioevo, e si devono spezzare tanti particolarismi locali e provinciali, non si deve in nessun modo tollerare che ogni villaggio, ogni città, ogni provincia ponga un nuovo impedimento all’ attività rivoluzionaria che, in tutta la sua forza, può diffondersi soltanto dal centro. (…)”” (ME, 1850) (pag 286)”,”MADx-359″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Opere complete. 11. Agosto 1851 – marzo 1853. Rivoluzione e controrivoluzione in Germania. Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte. Inghilterra. I grandi uomini dell’ esilio. Rivelazioni sul processo contro i comunisti a Colonia. Tutti gli articoli di Marx ed Engels pubblicati su “”The New York Daily Tribune”” fino al febbraio 1853. In appendice: documenti sul processo di Colonia.”,”Rivoluzione e controrivoluzione in Germania. Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte. Inghilterra. I grandi uomini dell’ esilio. Rivelazioni sul processo contro i comunisti a Colonia. Tutti gli articoli di Marx ed Engels pubblicati su “”The New York Daily Tribune”” fino al febbraio 1853. In appendice: documenti sul processo di Colonia. Contiene l’ articolo di ENGELS: Cause reali della relativa inattività del proletariato francese nello scorso dicembre (pag 221) “”Cromwell, quando sciolse il Lungo parlamento, si recò da solo in mezzo a esso: cavò di tasca l’ orologio, affinché il parlamento non vivesse un minuto di più di quanto egli aveva fissato, e scacciò ogni singolo membro con oltraggi semplicemente umoristici. Napoleone, inferiore al suo modello, il 18 brumaio per lo meno si recò nell’ Assemblea legislativa e le lesse, sia pure con voce turbata, la sua sentenza di morte. Il secondo Bonaparte, che del resto era in possesso di un potere esecutivo ben diverso da quello di Cromwell e di Napoleone, non cercò il suo modello negli annali della storia, ma negli annali della Società del 10 dicembre, negli annali delle giustizia criminale. Rubò alla Banca di Francia 25 milioni d franchi; comprò il generale Magnan con un milione, i soldati con 15 franchi a testa e con acquavite; si riunì la notte, di nascosto, come un ladro, con i suoi complici (…)””. (Marx, pag 188-189)”,”MADx-360″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 12. Marzo 1853 – febbraio 1854. La politica estera dell’ impero britannico nel saggio su “”Lord Palmerston””. La critica al settarismo estremistico nello scritto contro Willich “”Il cavaliere dalla nobile coscienza””. Tutti gli articoli di Marx ed Engels per “”The New York Daily Tribune””, “”The People’s Paper””, “”Die Reform”” dal marzo 1853 al febbraio 1854.”,”Marx: Rivoluzione in Cina e in Europa (pag 97), ‘Gli Stati Uniti in Europa’ (pag 247) “”Un indagatore molto profondo, anche se fantastico, dei principi che governano i movimenti dell’ umanità (Hegel) soleva indicare come uno dei misteri dominanti della natura quella che egli chiamava la legge dell’ incontro degli estremi. Il detto corrente che “”gli estremi si toccano”” era, ai suoi occhi, una verità grande e possente in ogni sfera della vita (…). Se “”l’ incontro degli estremi”” sia o no un principio così universale, se ne può vedere una illustrazione convincente negli effetti che la rivoluzione cinese sembra destinata ad avere sul mondo civile””. (pag 97) “”Un giornale italiano “”Il Parlamento””, pubblica un editoriale intitolato “”La politica americana in Europa””, da quale traduco alla lettera i seguenti passi: ‘Si sa che gli Stati Uniti da più tempo hanno cercato di procurarsi un punto di appoggio, un ricovero marittimo nel Mediterraneo e anche in Italia; e che più specialmente vi aspirarono quante volte alcune complicazioni sorgeva in Oriente. (…)”” (pag 251, K. Marx 1853)”,”MADx-361″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere complete. 14. Febbraio 1855 – aprile 1856. Le vicende parlamentari inglesi nel saggio ‘Lord John Russell’ di Marx. Gli scritti sulla guerra di Crimea e il saggio ‘Gli eserciti d’ Europa’ di Engels. Tutti gli articoli e le corrispondenze di Marx ed Engels, tradotti per la prima volta in italiano, pubblicati su ‘New-York Daily Tribune’, ‘The People’s Paper’, ‘Neue Oder-Zeitung’, ‘Putnam’s Monthly’ dal febbraio 1855 all’ aprile 1856.”,”Le vicende parlamentari inglesi nel saggio ‘Lord John Russell’ di Marx. Gli scritti sulla guerra di Crimea e il saggio ‘Gli eserciti d’ Europa’ di Engels. Tutti gli articoli e le corrispondenze di Marx ed Engels, tradotti per la prima volta in italiano, pubblicati su ‘New-York Daily Tribune’, ‘The People’s Paper’, ‘Neue Oder-Zeitung’, ‘Putnam’s Monthly’ dal febbraio 1855 all’ aprile 1856. “”La domanda non sarebbe più: chi governerà a Costantinopoli, ma: chi comanderà tutta l’ Europa. La razza slava, a lungo divisa in conflitti interni, cacciata a oriente dai tedeschi, soggiogata in parte dai turchi, tedeschi e ungheresi, ricomponendo rapidamente i suoi rami dopo il 1815 mediante la crescita graduale del panslavismo, affermerebbe allora per la prima volta la sua unità e, con ciò, dichiarerebbe la guerra all’ ultimo sangue alle razze celtico-romana e germanica che hanno finora dominato il continente. Il movimento panslavistico non tende soltanto all’ indipendenza nazionale; è un movimento che, agendo in questo modo sull’ Europa, tenderebbe a disfare ciò che la storia di un millennio ha creato e non potrebbe realizzarsi senza cancellare dalla carta l’ Ungheria, la Turchia e gran parte della Germania. (…)””. (pag 167, F. Engels 1855)”,”MADx-362″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Lia FORMIGARI”,”Opere complete. 16. Agosto 1858 – febbraio 1860. Tutti gli articoli di Marx ed Engels pubblicati su “”The New-York Daily Tribune”” e “”Das Volk”” all’ agosto 1858 al febbraio 1860. Po e Reno. Nizza, Savoia e Reno. In appendice: materiali preparatori e altri documenti.”,”Tutti gli articoli di Marx ed Engels pubblicati su “”The New-York Daily Tribune”” e “”Das Volk”” all’ agosto 1858 al febbraio 1860. Po e Reno. Nizza, Savoia e Reno. In appendice: materiali preparatori e altri documenti. “”Per paura della rivoluzione, l’ Europa ufficiale ha accettato il regime di Luigi Bonaparte, ma un rinnovarsi periodico della guerra è una delle condizioni vitali di quel regime. (…) Sedeva sì e no da due anni sul suo trono usurpato, quando la guerra di Russia gli diventò necessaria per restare al potere. Non erano ancora passati due anni dalla conclusione della pace con la Russia, che solo l’ avventura italiana poté salvarlo da un’ ignominiosa catastrofe. (…) “”La guerra di Crimea ha toccato appena il suolo europeo. La guerra d’ Italia s’è potuta localizzare solo grazie alla sua brusca conclusione. Una guerra sul Reno, e ancor più un’ invasione dell’ Inghilterra, equivarrebbero fin dall’ inizio ad una generale guerra europea. Ma è solo fra la Prussia e l’ Inghilterra che Luigi Bonaparte può scegliere, come oggetto del suo prossimo attacco. In entrambi i casi l’ Inghilterra sarà parte in causa, nel ruolo principale nel primo caso, con un ruolo sussidiario nel secondo. Quest’ ultima eventualità è la più probabile, ma è impossibile prevedere quali dirette collisioni tra Francia e Inghilterra scaturirebbero da una guerra tra Francia e Prussia.”” (pag 549-550, Marx, Paura dell’ invasione in Inghilterra, 1859)”,”MADx-363″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Silvana BORUTTI”,”Opere complete. 17. Ottobre 1859 – dicembre 1860. Karl Marx, “”Herr Vogt”” e tutte le lettere e le dichiarazioni inviate da Marx ai giornali sull’ “”affare Vogt”” (ottobre 1859-novembre 1860). Tutti gli articoli di Marx ed Engels pubblicati su “”The New-York Daily Tribune”” dal febbraio al dicembre 1860.”,”Karl Marx, “”Herr Vogt”” e tutte le lettere e le dichiarazioni inviate da Marx ai giornali sull’ “”affare Vogt”” (ottobre 1859-novembre 1860). Tutti gli articoli di Marx ed Engels pubblicati su “”The New-York Daily Tribune”” dal febbraio al dicembre 1860. “”L’ esercito prussiano può ora vantarsi di essere il più grande in Europa in rapporto alla popolazione e alle risorse nazionali. Voi sapete che un sovrano Hohenzollern, quando parla di sé, o quando il suo gabinetto e i suoi ufficiali parlano di lui, prende il nome di Kriegsherr, vale a dire “”signore della guerra””. Ora ciò non significa naturalmente che re e reggenti prussiani spadroneggiano sulle sorti della guerra. La loro grande preoccupazione di mantenere la pace, e la loro nota propensione ad essere battuti in campo aperto lo mostrano ancora meglio. Quell’ appellativo di “”signore della guerra””, tanto caro ai sovrani Hohenzollern, va piuttosto interpretato nel senso che il vero sostegno del loro potere reale va cercato non nel popolo, ma in una parte di esso, separata dalla massa, opposta ad essa, distinta grazie a determinati simboli, educata all’ obbedienza passiva, addestrata ad essere un mero strumento della dinastia che la possiede come proprietà e la usa secondo il suo capriccio””. (pag 504-505, F. Engels 1860)”,”MADx-364″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Opere complete. 20. Settembre 1864 – luglio 1868. Indirizzo e statuti provvisori dell’ Associazione internazionale degli operai e tutti i progetti, le risoluzioni, le istruzioni, i discorsi e le lettere della 1° Internazionale scritti tra il settembre 1864 e il luglio 1868. La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco. Salario, prezzo e profitto. Cosa ha a che fare la classe operaia tedesca con la Polonia. Considerazioni sulla guerra in Germania. Articoli e recensioni del libro I del ‘Capitale’. In appendice: materiali preparatori e documenti della Prima Internazionale.”,”Indirizzo e statuti provvisori dell’ Associazione internazionale degli operai e tutti i progetti, le risoluzioni, le istruzioni, i discorsi e le lettere della 1° Internazionale scritti tra il settembre 1864 e il luglio 1868. La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco. Salario, prezzo e profitto. Cosa ha a che fare la classe operaia tedesca con la Polonia. Considerazioni sulla guerra in Germania. Articoli e recensioni del libro I del ‘Capitale’. In appendice: materiali preparatori e documenti della Prima Internazionale.”,”MADx-365″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”Opere complete. 25. Anti-Dühring, Dialettica della natura. L’ “”Antidühring”” con le prefazioni alle tre edizioni (1878-1886-1894), tutte le varianti, le aggiunte successive e i materiali preparatori. L’ edizione critica della “”Dialettica della natura”” con tutte le note e i frammenti.”,”L’ “”Antidühring”” con le prefazioni alle tre edizioni (1878-1886-1894), tutte le varianti, le aggiunte successive e i materiali preparatori. L’ edizione critica della “”Dialettica della natura”” con tutte le note e i frammenti. Le due opere risalgono al periodo 1873-1883. Alcune aggiunte sono posteriori alla morte di MARX (1883), la più importante di esse è la prefazione alla 2° edizione (1885) dell’ Antidühring. “”Nella dialettica negare non significa dir di no, o dichiarare che una cosa non è sussistente o comunque distruggerla. Già Spinoza dice: Omnis determinatio est negatio, ogni limitazione o determinazione è ad un tempo una negazione. E inoltre qui il carattere specifico della negazione è determinato in primo luogo dalla natura generale e in secondo luogo dalla natura particolare del processo. Io devo non soltanto negare, ma anche di nuovo sopprimere la negazione. Devo quindi costruire la prima negazione in un modo tale che la seconda resti o diventi possibile. Come? A seconda della natura particolare di ogni singolo caso””. (pag 136)”,”MADx-366″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Opere complete. 29. Scritti economici di Karl Marx. Luglio 1857 – febbraio 1858. Bastiat e Carey. Introduzione a “”Per la critica dell’ economia politica”” (1857). Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica (ottobre 1857 – febbraio 1858). La prima edizione dei “”Grundrisse””. Il manoscritto in cui Marx elaborò per la prima volta la teoria del valore. Il laboratorio genetico del primo libro del “”Capitale””.”,”Bastiat e Carey. Introduzione a “”Per la critica dell’ economia politica”” (1857). Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica (ottobre 1857 – febbraio 1858). La prima edizione dei “”Grundrisse””. Il manoscritto in cui Marx elaborò per la prima volta la teoria del valore. Il laboratorio genetico del primo libro del “”Capitale””. “”L’ interesse generale è appunto la generalità degli interessi egoistici. Se dunque la forma economica, lo scambio, pone da tutti i lati l’ uguaglianza dei soggetti, così altrettanto il contenuto, la materia, sia individuale sia oggettiva, che spinge allo scambio, pone la libertà. Non solo uguaglianza e libertà sono dunque rispettate nello scambio fondato sui valori di scambio, ma lo scambio di valori di scambio è anzi la base produttiva, reale di ogni uguaglianza e libertà. Come pure idee, esse sono soltanto espressioni idealizzate di esso; in quanto sviluppate in rapporti giuridici, politici, sociali, esse sono soltanto questa base a un’altra potenza. Ciò è stato anche confermato storicamente. L’ uguaglianza e la libertà in questa estensione sono esattamente il contrario della libertà e dell’ uguaglianza antiche, le quali appunto non hanno come base il valore di scambio sviluppato, ma vanno anzi in rovina con lo sviluppo di quest’ultimo””. (pag 175) “”Nel diritto romano il servus è quindi correttamente definito come colui che non può acquistare nulla per sé mediante lo scambio (…)””. (pag 176) “”Il lavoro salariato è costituito sempre di lavoro pagato e di lavoro non pagato””. (pag 508)”,”MADx-367″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Nicolao MERKER”,”Opere complete. 30. Scritti economici di Karl Marx. marzo 1858 – marzo 1859. Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica (febbraio-maggio 1858). Indice relativo ai sette quaderni. Per la critica dell’ economia politica. I fascicolo – Relazione sui miei quaderni. Progetto di piao del 1859. In appendice: Frammento della prima stesura di ‘Per la critica dell’ economia politica’. La prima edizione critica dei ‘Grundrisse’. Il manoscritto in cui Marx elaborò per la prima volta la teoria del valore. Il laboratorio genetico del primo libro del ‘Capitale’.”,”Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica (febbraio-maggio 1858). Indice relativo ai sette quaderni. Per la critica dell’ economia politica. I fascicolo – Relazione sui miei quaderni. Progetto di piao del 1859. In appendice: Frammento della prima stesura di ‘Per la critica dell’ economia politica’. La prima edizione critica dei ‘Grundrisse’. Il manoscritto in cui Marx elaborò per la prima volta la teoria del valore. Il laboratorio genetico del primo libro del ‘Capitale’. “”I popoli commerciali dell’ antichità vivevano negli intermondi dell’ universo come gli dèi di Epicuro o, piuttosto, come gli ebrei nei pori della società polacca. La maggioranza dei popoli e delle città autonome, sviluppatisi fortemente e autonomamente, praticavano il carryng trade (trasporto di merci) fondato sulla barbarie dei popoli produttori, tra i quali essi svolgevano il ruolo del denaro (di mediatori). Negli stadi iniziali della società borghese il commercio domina l’ industria; nella società moderna avviene il contrario””. (pag 258) “”La difficoltà principale dell’ analisi del denaro è superata non appena la sua origine è concepita come scaturente dalla merce stessa””. (pag 339) “”Presso i tragici greci diritto ed egoismo sono contrapposti””. (frase latina, nota pag 480)”,”MADx-368″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Opere complete. 34. Scritti economici di Karl Marx. Teorie sul plusvalore I. James Steuart. I fisiocratici. Adam Smith. Teorie sul lavoro produttivo e improduttivo. Necker. Il Tableau économique secondo Quesnay. Linguet. Hobbes sul ruolo economico della scienza, sul lavoro e sul valore. Petty. La prima edizione italiana completa e filologicamente rigorosa del Libro quarto del “”Capitale””: un’ opera che permette di cogliere la riflessione di Marx in anni che furono decisivi per l’ elaborazione del suo pensiero economico.”,”James Steuart. I fisiocratici. Adam Smith. Teorie sul lavoro produttivo e improduttivo. Necker. Il Tableau économique secondo Quesnay. Linguet. Hobbes sul ruolo economico della scienza, sul lavoro e sul valore. Petty. La prima edizione italiana completa e filologicamente rigorosa del Libro quarto del “”Capitale””: un’ opera che permette di cogliere la riflessione di Marx in anni che furono decisivi per l’ elaborazione del suo pensiero economico. (8. Le teorie del Ganilh e del Ricardo sul reddito netto. Il Ganilh come sostenitore della diminuzione della popolazione produttiva; il Ricardo come sostenitore dell’ accumulazione del capitale e dell’ accrescimento delle forze produttive) (pag 207) “”Un paese è (tanto) più ricco quanto meno numerosa è la sua popolazione produttiva in rapporto al prodotto complessivo; proprio come per il singolo capitalista: quanto minore è il numero degli operai di cui ha bisogno per produrre lo stesso surplus, tant mieux per lui. Il paese, restando invariata la quantità dei prodotti, è tanto più ricco quanto più scarsa è la popolazione produttiva in rapporto alla popolazione improduttiva. Poiché anzi la scarsità relativa della popolazione produttiva non sarebbe che un modo diverso per esprimere il grado relativo della produttività del lavoro. Da un lato, la tendenza del capitale è quella di ridurre a un minimo sempre decrescente il tempo di lavoro necessario alla produzione della merce, quindi anche la quantità della popolazione produttiva della merce, quindi anche la quantità della popolazione produttiva in rapporto alla massa del prodotto. Dall’ altro però la sua tendenza è invece quella di accumulare, di convertire profitto in capitale, di appropriarsi della maggior quantità possibile di lavoro altrui. Il capitale cerca di abbassare il saggio del lavoro necessario, ma cerca di impiegare, al saggio dato, la più grande quantità possibile di lavoro produttivo. Il rapporto tra prodotti e popolazione è in ciò indifferente.”” (pag 225)”,”MADx-369″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Opere complete. Scritti economici di Karl Marx. 35. Teorie sul plusvalore II. Nuova teoria della rendita fondiaria di Rodbertus. La cosiddetta legge ricardiana. La teoria della rendita di Ricardo. La rendita differenziale. La teoria della rendita di A. Smith. Teoria di Ricardo sul plusvalore. Teoria del profitto di Ricardo. La prima edizione italiana completa e filologicamente rigorosa del Libro quarto del “”Capitale””: un’ opera che permette di cogliere la riflessione di Marx in anni che furono decisivi per l’ elaborazione del suo pensiero economico.”,”(9. Opinione erronea di Ricardo sul rapporto tra produzione e consumo nelle condizioni del capitalismo) (…) “”Può esserci un ragionamento più bambinesco? Esso suona così. Di una merce particolare si può produrre più di quanto ne possa essere consumata. Ma ciò non può valere per tutte le merci contemporaneamente. Perché i bisogni che vengono soddisfatti dalle merci non hanno limiti e tutti questi bisogni in pari tempo non sono soddisfatti. Al contrario. La soddisfazione di un bisogno ne rende latente, per così dire, un altro. Quindi non si richiede altro che i mezzi per soddisfare questi bisogni e questi mezzi possono essere procurati solo mediante un accrescimento della produzione. Dunque non è possibile nessuna sovrapproduzione generale””. (pag 554)”,”MADx-370″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Opere complete. Scritti economici di Karl Marx. 36. Teorie sul plusvalore III. T.R. Malthus. Dissoluzione della scuola ricardiana. Opposizione agli economisti. Ramsay. Cherbuliez. Richard Jones. L’ economia volgare. La prima edizione italiana completa e filologicamente rigorosa del Libro quarto del “”Capitale””: un’ opera che permette di cogliere la riflessione di Marx in anni che furono decisivi per l’ elaborazione del suo pensiero economico.”,”T.R. Malthus. Dissoluzione della scuola ricardiana. Opposizione agli economisti. Ramsay. Cherbuliez. Richard Jones. L’ economia volgare. La prima edizione italiana completa e filologicamente rigorosa del Libro quarto del “”Capitale””: un’ opera che permette di cogliere la riflessione di Marx in anni che furono decisivi per l’ elaborazione del suo pensiero economico. Contiene il paragrafo (pag 563); ‘Superiorità di Lutero su Proudhon nella polemica contro l’ interesse. Lo sviluppo dei rapporti capitalistici fa modificare le opinioni sull’ interesse.’ “”(…) Così profitto-capitale, rendita-terra, salario-lavoro. E sono questi rapporti e queste forme compiute che appaiono come presupposti nella produzione reale, poiché il modo di produzione capitalistico si muove nelle figure da esso create e queste, che sono il suo risultato, gli si contrappongono nel processo di riproduzione anche come presupposti in sé compiuti. Come tali, esse determinano praticamente la condotta dei singoli capitalisti ecc, forniscono loro i moventi, così come poi si rispecchiano nella loro coscienza. L’ economia volgare non fa altro che esprimere in forma dottrinaria questa coscienza che, quanto ai suoi moventi e alle sue idee è impigliata nell’ apparenza del modo di produzione capitalistico. E quanto più piattamente aderisce alla superficie e non fa altro che riprodurla pappagallescamente in un certo ordine, tanto più è cosciente di essere “”naturale”” e lontana da ogni astratta elucubrazione””. (pag 520-521) (Marx, Teorie sul plusvalore)”,”MADx-371″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Opere complete. 38. Lettere 1844-1851. Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels ad altri negli anni 1844-1851. Lettere a Campe, Börnstein, Ruge, Heine, Löwenthal, Blank, Proudhon, Hess, Leske, Annenkov, Daniels, Herwegh, Jottrand, Bornstedt, Cabet, Köppen, Müller-Tellering, Stieber, Dronke, Fenner von Fenneberg, Louis Bauer, Schuberth, Hagen, Naut, Pardigon, Schuster, Blind, Becker, Wolff, Ebner, Cluss, a varie organizzazioni, ai familiari.”,”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels ad altri negli anni 1844-1851. Lettere a Campe, Börnstein, Ruge, Heine, Löwenthal, Blank, Proudhon, Hess, Leske, Annenkov, Daniels, Herwegh, Jottrand, Bornstedt, Cabet, Köppen, Müller-Tellering, Stieber, Dronke, Fenner von Fenneberg, Louis Bauer, Schuberth, Hagen, Naut, Pardigon, Schuster, Blind, Becker, Wolff, Ebner, Cluss, a varie organizzazioni, ai familiari. “”Ti è noto Monsieur Jomini che i francesi tengono in tanto conto? Io lo conosco solo attraverso il signor Thiers, che come è noto lo ha scandalosamente scopiazzato. Questo piccolo Thiers è uno dei bugiardi più spudorati che ci siano, non c’è una sola battaglia in cui i rapporti numerici siano indicati in modo esatto. Ma, siccome il signor Jomini più tardi finì per passare dalla parte dei russi, si dovrebbe pensare che egli abbia avuto motivi di ridurre la bravoure francaise a dimensioni meno sovrumane di quelle che si trovano presso il signor Thiers, dove un francese fa fuori sempre due nemici. Voilà un mucchio di domande. Per il resto spero che l’ attuale persecuzione degli ebrei in Germania non si estenderà di più. La cattura di Daniels tuttavia mi dà da pensare. Sembra che si vogliano fare delle perquisizioni qui per coinvolgerci, ma la cosa non è così facile e fallirebbe completamente, perché non troverebbero nulla””. (pag 568) (lettera di Engels a J. Weydemeyer, 19 giugno 1851)”,”MADx-372″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mazzino MONTINARI”,”Opere complete. 39. Lettere 1852-1855. Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels ad altri negli anni 1852-1855. Lettere a Weydemeyer, Freiligrath, Lassalle, Cluss, Kinkel, Imandt, Vehse, Bangya, Zerffi, Blind, Elsner, Amalie Daniels, Jenny Marx, al direttore del “”Daily News””.”,”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels ad altri negli anni 1852-1855. Lettere a Weydemeyer, Freiligrath, Lassalle, Cluss, Kinkel, Imandt, Vehse, Bangya, Zerffi, Blind, Elsner, Amalie Daniels, Jenny Marx, al direttore del “”Daily News””. “”La ‘Tribune’ naturalmente si dà delle arie sul serio coi tuoi articoli, di cui passa certo per autore il poor Diana. Dato che contemporaneamente si è appropriata anche del Palmerston, da otto settimane la vera “”redazione”” l’ editorial staff della ‘Tribune’ sono Marx-Engels. Mi farebbe piacere che tu anglicizzassi sempre brevemente i fatti, p. es. in due o tre pagine (se il tempo te lo permette), oltre agli scritti maggiori, che loro si appropriano come leader e che poi son possibili soltanto per certi events più importanti, come l’ inizio, poi la battaglia di Olteniza ecc. Anche linguisticamente, ho molto maggiore difficoltà con questa robetta che con profonde (!) disquisizioni e soprattutto con materiale per il quale, grazie alle letture inglesi di anni, mi son fatto una mentalità inglese. Naturalmente ho bisogno di questo soltanto quando mancano i “”grandi”” événements. La cosa principale è la paura della mia coscienza critica in cose in cui non mi sento à la hauteur. Il mio conocorrente (1) trascrive molto semplicemente i fatti (o piuttosto quel che la stampa londinese dà come fatti).”” (pag 331, Marx a Engels, 14 dicembre 1853) “”Adesso nelle ore libere studio spagnuolo. Cominciato con Calderon, del cui ‘Magico prodigioso’ – il Faust cattolico – Goethe ha utilizzato non solo passi singoli, ma interi schemi di scene. Poi – horribile dictu- letto in spagnuolo quel che sarebbe stato impossibile in francese, ‘Atala’ e ‘René’ di Chauteaubriand, e qualche cosa di Bernardin de St. Pierre. Ora sono in pieno ‘Don Chisciotte’. Trovo che con lo spagnolo, in principio, si ha più bisogno del dizionario che con l’ italiano””. (pag 373, Marx a Engels , 3 maggio 1854)”,”MADx-373″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mazzino MONTINARI”,”Opere complete. 40. Lettere 1856-1859. “”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1856-1859. Lettere a Steffen, Jenny e Laura Marx, Ironside, Cyples, Dobson Collet, K. Schramm, Lassalle, R. Schramm, Freiligrath, Elisabeth Engels, Friedländer, Liebknecht, Szemere, Emil Engels. In appendice lettere di Jenny Marx a Engels, Lassalle e K. Schramm.”,”””Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1856-1859. Lettere a Steffen, Jenny e Laura Marx, Ironside, Cyples, Dobson Collet, K. Schramm, Lassalle, R. Schramm, Freiligrath, Elisabeth Engels, Friedländer, Liebknecht, Szemere, Emil Engels. In appendice lettere di Jenny Marx a Engels, Lassalle e K. Schramm. “”Recentemente, nel riordinare i miei vecchi giornali, trovai che era andato perduto un pacco importantissimo di giornali inglesi e di ritagli del “”Guardian””, della “”Free Press””, ecc. Fortunatamente nulla che riguardi il nostro archivio di partito: queste son cose ben custodite. Ma, con poche eccezioni, tutto quello che ha relazione con Palmerston, i pamphlets di Tucker, i ritagli dei tuoi articoli, che tu mi avevi mandato (di questi alcuni sono anche restati tra le mani di Lupus). Ne avevo bisogno e li cercavo appunto per rinfrescare i particolari. Hai ancora qualche doppione da potermi mandare, e anche una serie completa dei tuoi articoli stampati nel giornale londinese di Urquhart? Quest’ ultimo lo potrai certo scovare facilmente costà. Proprio ora mi farebbero molto comodo queste cose””. (pag 116) (Engels a Marx, 20 marzo 1857)”,”MADx-374″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mazzino MONTINARI”,”Opere complete. 41. Lettere gennaio 1860 – settembre 1864. Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1860-1864. Lettere a Szmere, Lassalle, Lelewel, Duncker, Freiligrath, Weber, W. Liebknecht, Schapper, Dobson, Collet, Jottrand, Lommel, J.Ph. Becker, Emil ed Elise Engels, Rheinländer, Fischel, Siebel, Perczel, Antoinette e Lion Philips, Watteau, Wolff, Kugelmann, Sophie von Hatzfeldt. In appendice lettere di Jenny Marx a Engels, Elsner, Liebknecht.”,”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1860-1864. Lettere a Szmere, Lassalle, Lelewel, Duncker, Freiligrath, Weber, W. Liebknecht, Schapper, Dobson, Collet, Jottrand, Lommel, J.Ph. Becker, Emil ed Elise Engels, Rheinländer, Fischel, Siebel, Perczel, Antoinette e Lion Philips, Watteau, Wolff, Kugelmann, Sophie von Hatzfeldt. In appendice lettere di Jenny Marx a Engels, Elsner, Liebknecht. “”In Prussia continuerebbero a cicalare se il bravo Bismarck non li avesse tirati per le briglie. Comunque possano andare là le cose, il pacifico sviluppo costituzionale è finito, e il filisteo deve prepararsi alle sommosse.”” (pag 390) (Engels a Marx, 11 giugno 1863) “”La classe media (e l’ aristocrazia) inglese non si è mai comportata in modo così vergognoso come in occasione della grande lotta in corso oltre Atlantico. Invece la working class inglese, che sopporta più di tutti le conseguenze del bellum civile, non si è mai comportata in modo più eroico e nobile. Ciò è da ammirare tanto più se, come me, si conoscono tutti i mezzi che qui e a Manchester sono stati messi in opera per indurla a una dimostrazione””. (pag 675) (Marx a Lassalle, 28 aprile 1862)”,”MADx-375″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mazzino MONTINARI”,”Opere complete. 42. Lettere, Ottobre 1864 – dicembre 1867. Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1864-1867. Lettere a Klings, Sophie von Hatzfeldt, Emil ed Hermann Engels, Weydemeyer, Kugelmann, Antoinette e Lion Philips, Siebel, Jung, Schweitzer, Le Lubez, Meissner, W. Liebknecht, Lange, Fontaine, Fuld, De Paepe, J.Ph. Becker, Meyer, Lessner, Lafargue, Laura e Jenny Marx, Büchner, Freiligrath, Vermorel, Schily. In appendice lettere di Jenny Marx a Engels, J.Ph. Becker, Meyer, Kugelmann.”,”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1864-1867. Lettere a Klings, Sophie von Hatzfeldt, Emil ed Hermann Engels, Weydemeyer, Kugelmann, Antoinette e Lion Philips, Siebel, Jung, Schweitzer, Le Lubez, Meissner, W. Liebknecht, Lange, Fontaine, Fuld, De Paepe, J.Ph. Becker, Meyer, Lessner, Lafargue, Laura e Jenny Marx, Büchner, Freiligrath, Vermorel, Schily. In appendice lettere di Jenny Marx a Engels, J.Ph. Becker, Meyer, Kugelmann. “”Era difficilissimo condurre la cosa in modo che il nostro punto di vista apparisse in una forma la quale lo rendesse accettabile all’ attuale punto di vista del movimento operaio. Le stesse persone entro un paio di settimane terranno comizi con Bright e Cobden per il diritto di voto. Occorre tempo prima che il movimento ridestato consenta l’ antica audacia di parola. Necessario fortirer in re, suaviter in modo (1). Non appena il documento sarà stampato, lo riceverai.”” (pag 14, Marx a Engels, 4 novembre 1864) “”Kugelmann in secondo luogo è un seguace fanatico (e per me troppo vesfalicamente ammiratore) della nostra dottrina e delle nostre due persone. Molte volte m’ annoia col suo entusiasmo, in contraddizione con la sua calma quale medico. Ma egli capisce, è profondamente onesto, senza riguardi per nessuno e capace di sacrifici, e, ciò che è la cosa più importante, convinto. Ha una graziosa mogliettina e una bimba di 8 anni, che è deliziosa. Possiede una raccolta di lavori nostri migliore di quella di noi due presi insieme. Qui ho trovato nuovamente anche la “”Sacra famiglia””, che mi ha regalato e di cui manderà a te un esemplare. Fui personalmente sorpreso di constatare che non abbiamo da vergognarci del nostro lavoro, quantunque il culto di Feuerbach faccia ora un’ impressione molto umoristica. (…) Noi due abbiamo però in Germania una posizione del tutto diversa da quella che conosciamo, specialmente tra il ceto impiegatizio “”colto””. Così ad esempio il direttore dell’ ufficio statistico di qui, Merkel, mi ha fatto visita e mi ha detto d’aver studiato invano per anni le questioni monetarie, e che di colpo io gli ho messo in chiaro la cosa una volta per tutte. “”Il vostro Dioscuro Engels””, mi disse, “”poco tempo fa ha avuto riconoscimento a Berlino davanti alla famiglia reale da parte di Engel che coltiva la stessa mia scienza””. Queste sono bazzecole, ma per noi sono importanti. La nostra influenza sul ceto impiegatizio è maggiore che sugli artigiani””. (pag 319-320, Marx a Engels, 24 aprile 1867)”,”MADx-376″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mazzino MONTINARI”,”Opere complete. 43. Lettere. Gennaio 1868 – luglio 1870. Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1868-1870. Lettere a Jenny Marx, Kugelmann, Laura e Paul Lafargue, Dietzgen, Sigfrid Meyer, Lessner, Eccarius, Jung, Danielson, Schweitzer, Jessup, Hermann Engels, Blank, Oberwinder, Ludlow, Eleanor e Jenny Marx, Elisabeth Engels, Francois Lafargue, De Paepe, Klein, Moll, Dobson Collet, Imandt, Rudolf Engels, Bracke, Coenen, August Vogt, Le Lubez. In appendice lettere di Jenny Marx a J.Ph. Becker, a Engels; di Laura Marx a Engels; di Jenny Marx (figlia) a Kugelmann; di Ruge a Steinthal sulla pubblicazione del “”Capitale””.”,”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1868-1870. Lettere a Jenny Marx, Kugelmann, Laura e Paul Lafargue, Dietzgen, Sigfrid Meyer, Lessner, Eccarius, Jung, Danielson, Schweitzer, Jessup, Hermann Engels, Blank, Oberwinder, Ludlow, Eleanor e Jenny Marx, Elisabeth Engels, Francois Lafargue, De Paepe, Klein, Moll, Dobson Collet, Imandt, Rudolf Engels, Bracke, Coenen, August Vogt, Le Lubez. In appendice lettere di Jenny Marx a J.Ph. Becker, a Engels; di Laura Marx a Engels; di Jenny Marx (figlia) a Kugelmann; di Ruge a Steinthal sulla pubblicazione del “”Capitale””. “”In più leggo Grants Campaign against Richmond di Cannon. Grant è un mulo ostinato che aveva così poca fiducia in sé e nel proprio esercito che di fronte a Lee, che disponeva di metà delle sue forze, non osò mai nemmeno le più semplici manovre di fianco, prima di averlo indebolito con attacchi frontali per più giorni e averlo inchiodato nella posizione originaria. Faceva affidamento su un semplice esempio di calcolo, ossia che a Lee sarebbero mancati gli uomini prima che a lui se, perdendo lui 3 uomini, Lee ne perdeva uno. Macelli così brutali come allora non sono mai avvenuti in nessun altro luogo. Fu la guerriglia nei boschi, durata giornate intere, che costò tanti uomini; il terreno boscoso rendeva molto difficile l’ aggiramento, e questa è l’ unica scusa di Grant””. (pag 453, Engels a Marx, 16 dicembre 1869) “”Per quanto riguarda l’ abbozzo di statuto, io lo ritengo errato in linea di principio, e credo di avere tanta esperienza quanto ne abbia chiunque viva nei nostri tempi nel campo dei sindacati. Senza soffermarmi ulteriormente sui particolari, mi limito ad osservare che l’ organizzazione centralizzata, contraddice all’ essenza dei sindacati stessi nella stessa misura in cui si addice alle società segrete ed ai movimenti settari. (…) Lassalle commise un grave errore quando prese a prestito dalla costituzione francese del 1852 il “”président élu du suffrage universel””. E poi addirittura in un movimento sindacale! Per lo più tale movimento riguarda questioni di denaro e Lei si accorgerà ben presto che qui non è possibile alcuna forma dittatoriale””. (pag 620, Marx a J.B. von Schweitzer, 13 ottobre 1868)”,”MADx-377″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Nicola BENVENUTI e Mazzino MONTINARI”,”Opere complete. 44. Lettere. Luglio 1870 – dicembre 1873. Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1870-1873. Lettere a Oswald, Paul e Laura Lafargue, Wilhelm e Natalie Liebknecht, Becker, Jung, Jenny Marx, Sorge, Sigfrid Meyer, Beesly, De Paepe, Kugelmann, Imandt, Greenwood, Harney, Jacoby, Lavrov, Rudolf Engels, Coenen, Mora, Frankel, Varlin, Danielson, Jenny ed Eleanor Marx, Elisabeth Engels, Cafiero, Bigot, Utin, Hubert, Bolte, Dobson Collet, Hales, Vaillant, Cuno, Palladino, Jozewicz, Terzaghi, Lachâtre, Benedetti, Borkheim, Pio, Bert, Bovio, Eccarius, Hepner, Barry, Lessner, Vernouilet, Seiffert. In appendice lettere di Jenny Marx, Jenny Marx Longuet, Eleanor Marx, Wilhelm Liebknecht e Charles Longuet.”,”Il carteggio tra Marx ed Engels e di Marx ed Engels con altri negli anni 1870-1873. Lettere a Oswald, Paul e Laura Lafargue, Wilhelm e Natalie Liebknecht, Becker, Jung, Jenny Marx, Sorge, Sigfrid Meyer, Beesly, De Paepe, Kugelmann, Imandt, Greenwood, Harney, Jacoby, Lavrov, Rudolf Engels, Coenen, Mora, Frankel, Varlin, Danielson, Jenny ed Eleanor Marx, Elisabeth Engels, Cafiero, Bigot, Utin, Hubert, Bolte, Dobson Collet, Hales, Vaillant, Cuno, Palladino, Jozewicz, Terzaghi, Lachâtre, Benedetti, Borkheim, Pio, Bert, Bovio, Eccarius, Hepner, Barry, Lessner, Vernouilet, Seiffert. In appendice lettere di Jenny Marx, Jenny Marx Longuet, Eleanor Marx, Wilhelm Liebknecht e Charles Longuet. “”Al filisteo tedesco lo sciovinismo ha dato orribilmente alla testa in virtù delle vittorie insperate e da esso anche non meritate; ed è ora che si faccia qualcosa per rimediarvi. Purché il “”Volksstaat”” non fosse così miserabile! Ma non c’è niente da fare. Prima che la mia introduzione alla “”Guerra dei contadini”” venga pubblicata come opuscolo, gli avvenimenti l’ avranno da tempo superata. Il nuovo manifesto dell’ Internazionale (del quale questa volta tu dovrai scrivere anche il testo tedesco) è quindi tanto più necessario””. (pag 57, Engels a Marx, 7 settembre 1870) “”Una società di Macerata nella Romagna ha nominato come suoi 3 presidenti onorari: Garibaldi, Marx e Mazzini. Questa confusione rispecchia fedelmente lo stato dell’ opinione pubblica tra gli operai italiani. Manca solo Bakunin per completare il quadro””. (pag 376, F. Engels a W. Liebknecht, 2 gennaio 1872) “”I cambiamenti che si sono dovuti fare nella traduzione del signor Roy mi sono costati molto tempo, ma dalla terza sezione va meglio. In Russia il mio libro ha avuto un successo straordinario. Quando avrò le mani un po’ più libere, Le invierò qualche estratto delle critiche russe. Era appena la fine di aprile (1872) quando fu pubblicata la traduzione russa (in un grosso volume) e sono già stato avvertito da Pietroburgo che nel 1873 si farà una seconda edizione.”” (pag 547, Marx a M. Lachâtre, 12 ottobre 1872)”,”MADx-378″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Opere complete. 48. Lettere. Gennaio 1888 – dicembre 1890. La prima grande affermazione del partito socialdemocratico tedesco, la nascita della II Internazionale e il lavoro teorico alla pubblicazione delle opere di Marx nella corrispondenza di Friedrich Engels dal 1888 al 1890. Lettere a Danielson, Sorge, Paul e Laura Lafargue, Nieuwenhuis, Harkness, Liebknecht, Kautsky, Bernstein, Bebel, Bloch, Ernst, Schmidt, Labriola, Martignetti, Guesde, Zasulic.”,”La prima grande affermazione del partito socialdemocratico tedesco, la nascita della II Internazionale e il lavoro teorico alla pubblicazione delle opere di Marx nella corrispondenza di Friedrich Engels dal 1888 al 1890. Lettere a Danielson, Sorge, Paul e Laura Lafargue, Nieuwenhuis, Harkness, Liebknecht, Kautsky, Bernstein, Bebel, Bloch, Ernst, Schmidt, Labriola, Martignetti, Guesde, Zasulic. Sull’ annessione del Canada da parte degli Stati Uniti: “”E’ uno strano passaggio quello dagli Stati Uniti al Canada. All’ inizio sembra di esser di nuovo in Europa, poi si ha l’ impressione di stare in un paese in via di regressione e in decadenza. Si dimostra qui quanto per il rapido sviluppo di un paese giovane sia necessario il febbrile spirito speculativo degli americani (presupposta come base la produzione capitalistica): entro dieci anni quest’ indolente Canada sarà maturo per l’ annessione. I farmer di Manitoba ecc. la richiederanno essi stessi. Il paese comunque dal punto di vista sociale è già annesso a metà – hotels, giornali, pubblicità ecc., tutto sul modello americano. Possono anche tirarsi indietro e impuntarsi, la necessità economica dell’ infusione di sangue yankee avrà la meglio e abolirà questa ridicola linea di confine – e quando sarà venuto il momento, John Bull acconsentirà””. (pag 99-100, F. Engels a F.A. Sorge, 10 settembre 1888) “”I russi non fanno che tramare in continuazione. Prima le atrocities armene, poi quelle al confine serbo. Poi il regno grande-serbo, fatto vedere ai serbi con la lanterna magica, e l’ accenno alla necessità di una convenzione militare della Serbia con la Russia. Ora i tumulti cretesi, che, strano a dirsi, cominciarono con i cristiani cretesi che si ammazzavano tra loro, finché il console russo non riuscì a metterli tutti d’accordo nel massacrare i turchi. E quegli imbecilli del governo turco mandano a Creta Schakir Pascià, che fu per 8 anni legato turco a Pietroburgo, e là fu comprato dai russi. Tutta la storia di Creta ha fra le altre cose lo scopo di impedire agli inglesi di stringere un’ alleanza con i prussiani.”” (pag 273, F. Engels a F.A. Sorge, 17 agosto 1889) “”Con una situazione elettorale così insperatamente favorevole, la mia sola paura è che avremo troppi seggi. Tutti gli altri partiti possono avere al Reichstag tanti asini e far fare loro tante idiozie quante possono pagarne, e nessuno se ne cura. Noi dobbiamo avere tutti genii ed eroi, altrimenti passiamo per ridicoli. Ma stiamo diventando un grande partito, e dobbiamo assumercene le conseguenze””. (pag 378, Engels a A. Bebel, 17 febbraio 1890) Engels sui personalismi: “”So per esperienza che cos’è un movimento come quello che luogo nell’ ambiente della piccola colonia russa in occidente. Tutti si conoscono, hanno avuto relazioni personali amichevoli o ostili, e di conseguenza ogni sviluppo, accompagnato necessariamente da divisioni, scissioni, polemiche, acquista un carattere eminentemente personale. E’ una cosa inerente a tutte le emigrazioni politiche, e noi ne abbiamo avute diverse dal 1849 al 1860. Ho anche imparato però che il partito che possiede la forza morale di elevarsi per primo al di sopra di questa atmosfera personalistica, di non lasciarsi dominare dall’ influenza di queste contese, acquista proprio per ciò un grande vantaggio sugli altri. Meno sensibili sarete a queste punzecchiature, più forza e tempo conserverete per la grande lotta””. (pag 414-415, F. Engels a V. Zasulic, 17 aprile 1890)”,”MADx-379″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Opere complete. 49. Lettere. Gennaio 1891- dicembre 1892. L’ intenso lavoro di cura per la pubblicazione del terzo libro del “”Capitale”” e il grande contributo alla continua ascesa del movimento operaio internazionale nella corrispondenza di Engels degli anni 1891 e 1892. Nella raccolta sono comprese lettere a Sorge, Kausky, Martignetti, Labriola, Laura e Paul Lafargue, Turati, Oppenheim, Bebel, Adler, Danielson, Schmidt, Bernstein, Bonnier, Kugelmann, Liebknecht, Lavrov.”,”L’ intenso lavoro di cura per la pubblicazione del terzo libro del “”Capitale”” e il grande contributo alla continua ascesa del movimento operaio internazionale nella corrispondenza di Engels degli anni 1891 e 1892. Nella raccolta sono comprese lettere a Sorge, Kausky, Martignetti, Labriola, Laura e Paul Lafargue, Turati, Oppenheim, Bebel, Adler, Danielson, Schmidt, Bernstein, Bonnier, Kugelmann, Liebknecht, Lavrov. Sul nesso guerra-rivoluzione: “”In ogni caso dobbiamo spiegare che sin dal 1871 eravamo sempre disponibili ad un pacifico accordo con la Francia e che non appena il nostro partito prende il potere non potrà esercitare questo potere senza che l’ Alsazia e la Lorena decidano liberamente il loro destino; ma se ci costringono ad una guerra, una guerra in cui sono alleati con la Russia, in essa vediamo un attacco alla nostra esistenza; e dobbiamo difenderci con tutti i mezzi, utilizzare tutte le posizioni a nostra disposizione e quindi anche Metz e Strasburgo. Per quanto riguarda la condotta di guerra, due sono gli aspetti decisivi in prima istanza: la Russia è debole nell’ attacco, ma enormemente forte nella difesa, colpirla al cuore è impossibile. La Francia è forte nell’ attacco, ma dopo un paio di sconfitte è resa inabile ed inoffensiva. Poiché non tengo in gran conto gli austriaci come generali e gli italiani come soldati, sarà il nostro esercito a sferrare e a sopportare l’ attacco principale. Contenere i russi ma sconfiggere i francesi: la guerra dovrà iniziare così. Neutralizzata l’ offensiva francese, si può andare alla conquista della Polonia sino alla Dvina e al Dniepr, prima sarebbe difficile. Essa deve essere attuata com mezzi rivoluzionari e, se necessario, con la cessione di una parte della Prussia polacca e di tutta la Galizia alla Polonia da ricostituire. Se la cosa ci riesce, in Francia seguirà un immediato rivolgimento. (…)””. (pag 165, F. Engels a A. Bebel, 29 settembre 1° ottobre 1891) Sulla aristocrazia operaia americana: “”In America il più grande ostacolo per voi mi sembra la situazione eccezionale dei lavoratori indigeni. Fino al 1848 si poteva parlare di una classe operaia indigena solo come di un’ eccezione: i suoi primi rappresentanti nelle città dell’ est nutrivano sempre la speranza di diventare agricoltori o borghesi. Ora questa classe operaia si è sviluppata e si è anche organizzata su basi sindacali. Ma continua ad assumere atteggiamenti aristocratici e, dove possibile, lascia svolgere agli immigrati i lavori peggio pagati, sicché solo pochi tra essi entrano nelle aristocratiche organizzazioni sindacali. Ma questi immigrati sono divisi in nazionalità, senza comprensione reciproca, e, nella maggior parte dei casi, non capiscono la lingua del paese. E la vostra borghesia sa mettere queste nazionalità una contro l’ altra (…)””. (pag 325, F. Engels a H. Schlüter, 30 marzo 1892)”,”MADx-380″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Liana LONGINOTTI”,”Opere complete. 50. Lettere. Gennaio 1893- luglio 1895. Gli ultimi anni di Engels nella sua corrispondenza, in gran parte inedita in italiano. Nella raccolta sono comprese lettere a Turati, Bebel, Sorge, Kautsky, W. Liebknecht, Laura e Paul Lafargue, Danielson, Mehring, Guesde, Iglesias, V. Adler, Bernstein, Plechanov, Kugelmann, Martignetti, Zasulic, Vaillant, Sombart. In appendice il testamento di Engels.”,”Gli ultimi anni di Engels nella sua corrispondenza, in gran parte inedita in italiano. Nella raccolta sono comprese lettere a Turati, Bebel, Sorge, Kautsky, W. Liebknecht, Laura e Paul Lafargue, Danielson, Mehring, Guesde, Iglesias, V. Adler, Bernstein, Plechanov, Kugelmann, Martignetti, Zasulic, Vaillant, Sombart. In appendice il testamento di Engels. “”Ho appena letto di discorsi di Jaures e Guesde sulla tariffa dei cereali. Quello di Jaures è, in effetti, sorprendente e mi sembra sia stato un atto malaugurato avergli permesso di presentare il proprio emendamento a nome del partito. Non voglio parlare della sua proposta di mantenere il prezzo dei cereali, da parte dello Stato, al minimo di 25 franchi, che è protezionismo bello e buono, e, per di più, a beneficio esclusivo dei grandi proprietari (…). Ma limitiamoci a prendere in considerazione la proposta di affidare allo Stato l’ importazione dei cereali. Jaures vuole impedire la speculazione. Ma cosa fa? Affida al governo l’ acquisto dei cereali stranieri. Il governo è il comitato esecutivo della maggioranza della Camera, e la maggioranza della Camera è la rappresentanza, la più esatta possibile, di questi stessi speculatori in cereali, in azioni, in fondi pubblici, ecc.. E’ la stessa cosa che è avvenuta con la scorsa Camera, quando si è affidata ai panamisti l’ inchiesta sullo scandalo di Panama! Ed è a questi panamisti, rieletti lo scorso agosto, è a loro che voi vi volete affidare per sopprimere la speculazione! Non vi basta che essi derubino la Francia per mezzo del bilancio annuale e della Borsa, dove, per lo meno, essi impiegano i propri capitali e si servono dei loro crediti personali; volete mettere a loro disposizione svariati miliardi e il credito nazionale, perché le vuotino le tasche ancora più a fondo, per mezzo del socialismo di Stato!”” (pag 238-239, Engels a Paul Lafargue, 6 marzo 1894) “”Qui, la Social Democratic Federation divide con i vostri socialisti tedesco-americani l’ onore di esser il solo partito che sia riuscito a svilire la teoria marxiana dello sviluppo ad una rigida ortodossia cui gli operai non devono cercare di elevarsi partendo dal loro senso di classe, ma che devono ingoiare a forza, subito e senza sviluppo, come un articolo di fede. Quindi, rimangono entrambi delle pure sètte e vengono, come dice Hegel, dal niente attraverso il niente al niente.”” (pag 271, Engels a F.A. Sorge, 12 maggio 1894)”,”MADx-381″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 1. Karl Marx: 1835-1843.”,”””I principi generali che governano la sua preparazione e pubblicazione furono dapprima fissato ad una conferenza generale dei rappresentanti di tre case editrici a Mosca all’ inizio di dicembre 1969, e successivamente elaborati ulteriormente con l’ accordo di tre commissioni editoriali. Quelli che presero parte personalmente all’ elaborazione di questi principi sono elencati in ordine alfabetico qui di seguito: Gran Bretagna: Jack Cohen, Maurice Cornforth, Maurice Dobb, E.J. Hobsbawm, James Klugmann, Margaret Mynatt. USA: James S. Allen, Philip S. Foner, Howard Selsam, Dirk J. Struik, William W. Weinstone. URSS: per la Progress Publishers: N.P. Karmanova, V.N. Pavlov, M.K. Shcheglova, T.Y. Solovyova; per l’ Istituto del marxismo-leninismo: P.N. Fedoseyev, L.I. Golman, A.I. Malysh, A.G. Yegorov, V.Y. Zevin. (pag XXIV)”,”MADx-382″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 3. Marx and Engels: 1843-1844.”,”””The medieval proverb nulle terre sans seigneur is thereby replaced by the other proverb, l’ argent n’a pas de maître, wherein is expressed the complete domination of dead matter over man””. (pag 267, Marx, Manoscritti economico filosofici, 1844)”,”MADx-384″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura GRUPPI Luciano”,”Opere scelte.”,”Traduzioni di Delio CANTIMORI Emma CANTIMORI MEZZOMONTI Fausto CODINO Lucio COLLETTI Giovanni DE-CARIA Dante DELLA-TERZA Galvano DELLA-VOLPE Luciano GRUPPI Mario ROSSI Raniero PANZIERI Ernesto RAGIONIERI Franco RODANO Palmiro TOGLIATTI. “”In una rivoluzione, chi occupa una posizione decisiva e l’ abbandona, invece di costringere il nemico a prenderla d’ assalto, immancabilmente merita di essere trattato come un traditore””. (pag 671, Engels, Rivoluzione e controrivoluzione in Germania) “”Nessun paese in rivoluzione e coinvolto in guerre esterne può tollerare nel suo cuore una Vandea”” (pag 675, idem)”,”MAED-192″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 10. Marx and Engels: 1849-1851.”,”””Lo sviluppo del proletariato industriale è condizionato, in generale, dallo sviluppo della borghesia industriale. E’ soltanto sotto il dominio della borghesia industriale che il proletariato industriale acquista quella larga esistenza nazionale, la quale rende nazionale la sua rivoluzione, crea i moderni mezzi di produzione, i quali diventano in pari tempo i mezzi della sua emancipazione rivoluzionaria. Solo il dominio della borghesia industriale strappa le radici materiali della società feudale e spiana il terreno, sul quale solamente è possibile una rivoluzione proletaria.”” (pag 56)”,”MADx-391″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 12. Marx and Engels: 1853-1854.”,”””I devastanti effetti dell’ industria inglese, nei confronti dell’ India, un paese vasto come l’ Europa, e contenente 150 milioni di acri, sono palpabili e sconcertanti. Ma non dobbiamo dimenticare che sono solo il risultato organico dell’ intero sistema di produzione odierno. Questa produzione riposa sulla legge suprema del capitale. La centralizzazione del capitale è essenziale all’ esistenza del capitale come potenza indipendente. La distruttiva influenza di questa centralizzazione sui mercati del mondo, rivela, nelle dimensioni più gigantesche, le leggi organiche intrinseche dell’ economia politica ora al lavoro in ogni città civilizzata. Il periodo borghese della storia ha creato le basi materiali del nuovo mondo (…)””. (pag 222, Marx, 1853)”,”MADx-393″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 13. Marx and Engels: 1854-1855.”,”””Se la completa saturazione del mercato mondiale è stata raggiunta nonostante l’ improvvisazione di due nuovi mercati dell’ oro – Australia e California, nonostante il telegrafo elettrico che ha trasformato l’ intera Europa in un grande mercato, nonostante le ferrovie e navi a vapore che hanno migliorato le comunicazioni, e perciò il commercio, ad un grado incredibile, – quanto tempo sarebbe occorso per l’ arrivo della crisi se il proprietario della fabbrica avesse avuto la libertà di ordinare ai suoi operai di lavorare diciotto ore invece delle undici? Il problema aritmetico è troppo semplice per richiedere una soluzione. Tuttavia, la relativa accelerazione della crisi non sarebbe stata la sola differenza. Un’ intera generazione di operai sarebbe stata privata della sua forza fisica, dello sviluppo spirituale e della vitalità””. (pag 576, Marx, 1855) Il volume contiene 94 lavori di cui 40 non riprodotti in inglese dopo la prima pubblicazione sulla ‘New York Tribune’ e 16 inediti in inglese.”,”MADx-394″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 14. Marx and Engels: 1855-1856.”,”””Dove passa una capra, passa un uomo; dove passa un uomo, passa un intero battaglione; dove passa un battaglione, un cavallo, o così si può ottenere con poche difficoltà; e alla fine, si può forse perfino far passare un’ arma da campo”” (1). (pag 204, Engels, 1855) “”A Jena, Napoleone ha mostrato ciò che può essere fatto con un semplice sentiero che sale su una ripida collina; in cinque ore la strada era larga abbastanza per l’ artiglieria, i prussiani furono presi di fianco, e la vittoria del giorno dopo assicurata”” (pag 204, Engels, 1855)”,”MADx-395″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 19. Marx and Engels: 1861-1864.”,”””I giornali americani influenzati da McClellan sono pieni di discorsi riguardo al piano di avvolgimento “”anaconda””. Secondo questo piano, un immensa linea di eserciti è pronta a circondare la ribellione, gradualmente serrando le sue spire fino a strangolare il nemico. Queste sono pure puerilità””. (pag 193, Marx Engels, La guerra civile americana, 1862) Il volume contiene 82 lavori dei quali 28 inediti in inglese.”,”MADx-400″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 15. Marx and Engels: 1856-1858.”,”Il volume contiene il lavoro di Marx ‘B. Bauer ‘s Pamphlets on the Collision with Russia”” pubblicato per la prima volta in inglese, e l’ incompiuto ‘Revelations fo the Diplomatic History fo the 18th Century’. Contiene inoltre gli scritti di Marx ‘La crisi monetaria in Europa’ e ‘La cause della crisi monetaria in Europa’, ‘La crisi monetaria in Europa – Dalla storia della circolazione monetaria’. Contiene inoltre riguardo alle atrocità commesse dagli inglesi di fronte alla rivolta indiana lo scritto di Marx ‘Indagine sulle torture in India’.”,”MADx-396″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 22. Marx and Engels: 1870-1871.”,”Il volume contiene 82 lavori di Marx ed Engels, di cui 17 pubblicati in inglese per la prima volta. “”Il fatto è, che la gente ha perduto ogni ricordo di una guerra vera. La guerra di Crimea, quella italiana, l’ Austro-Prussiana erano tutte semplici guerre convenzionali – guerra di governi che fanno pace appena la loro macchina militare si rompe o si sfinisce. Una guerra vera, uno di quelle in cui la stessa nazione vi prende parte, non c’è stata nel cuore dell’ Europa da un paio di generazioni””. (pag 193, Engels)”,”MADx-403″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 24. Marx and Engels: 1874-1883.”,”Il volume comprende 66 lavori di cui 28 inediti in inglese. “”In queste crisi, la contraddizione tra la produzione socializzata e l’ appropriazione capitalistica termina in una violenta esplosione””. (pag 316, Engels) “”Questa soluzione può solo consistere nel riconoscimento pratico della natura sociale delle moderne forze produttive, e quindi nell’ armonizzazione dei modi di produzione, appropriazione, e scambio con il carattere socializzato dei mezzi di produzione””. (pag 319, Engels)”,”MADx-405″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 17. Marx and Engels: 1859-1860.”,”Il volume contiene 35 articoli scritti da Marx ed Engels per il New-York-Daily-Tribune su temi chiave dell’ economia europea e degli sviluppi politici durante il periodo considerato. “”Le osservazioni fatte nella mia ultima lettera sulla connessione segreta tra i massacri siriani e l’ alleanza russo-francese, hanno ricevuto una inaspettata conferma dall’ altro lato del Canale, nella forma di un pamphlet pubblicato dalla M. Dentu martedì scorso, intitolato ‘La Siria e l’ Alleanza Russa’ e attribuito alla penna di M. Edmond About (1). M. Dentu, come si sa, è l’ editore del governo francese, che ha pubblicato tutti i pamphlets semi-ufficiali che volta a volta introducevano l’ Europa negli “”studi”” precisamente assecondati dalle Tuileries (2).”” (pag 439, Marx, L’ alleanza russo – francese)”,”MADx-398″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 18. Marx and Engels: 1857-1862″,”””Queste masse di cavalleria, rapidamente scagliate su un dato punto del campo di battaglia, hanno spesso agito in modo decisivo: tuttavia, esse non hanno mai avuto dei successi brillanti della portata di quelli dei cavalieri di Federico il Grande. La causa di ciò va vista in particolare nel cambiamento di tattica della fanteria, che, sceglieva principalmente un terreno accidentato per le proprie operazioni, e aspettava sempre la cavalleria in quadrati, rendendo difficile per quest’ ultima il raggiungimento di grandi vittorie come i cavalieri prussiani avevano ottenuto nei confronti delle lunghe, sottili linee di fanterie dei suoi oppositori. Ma è anche certo che la cavalleria di Napoleone non era uguale a quella di Federico il Grande, e che la tattica della cavalleria di Napoleone non fu assolutamente un miglioramento rispetto a quella di Federico””. (pag 303)”,”MADx-399″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 16. Marx and Engels: 1858-1860.”,”””L’ organizzazione esistente di un esercito impone un certo limite alla sua estensione; battaglioni, squadroni, batterie, non possono comprendere più di un certo numero di uomini, cavalli e armi, in qualsiasi servizio particolare, senza distruggere il sistema e le specialità tattiche di quel servizio.”” (pag 172, Engels, L’ esercito francese) “”L’ indipendenza dell’ Italia è così trasformata in una dipendenza della Lombardia dal Piemonte e nella dipendenza del Piemonte dalla Francia””. (pag 418, Marx, Il trattato di Villafranca)”,”MADx-397″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 23. Marx and Engels: 1871-1874.”,”Il volume contiene 110 lavori di Marx ed Engels di cui 28 appaiono per la prima volta in inglese. “”Un’ altra funzione del Consiglio Generale è di aiutare gli scioperanti e organizzare il loro sostegno da parte dell’ intera Internazionale (vedere i reports del Consiglio Generale ai vari Congressi). Il fatto seguente, inter alia, indica l’ importanza del suo intervento nel movimento degli scioperi””. (…)””. (pag 112)”,”MADx-404″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 25. Engels: Antidühring, Dialectics of Nature.”,”L’ abbozzo dell’ introduzione all’ Antidühring è pubblicato per la prima volta in inglese tra i materiali preparatori. “”Ma riconoscere la rivoluzione francese come una guerra di classe, e non semplicemente tra la nobiltà e la borghesia, ma tra la nobiltà, la borghesia e gli spossessati, era, nell’anno 1802, la scoperta più densa di significato.”” (pag 637)”,”MADx-406″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 29. Marx: 1857-1861.”,”””La natura non costruisce macchine, locomotive, ferrovie, telegrafi elettrici, macchine tessili automatiche, ecc. Esse sono il prodotto dell’ industria umana; materiale naturale trasformato in organi della volontà dell’ uomo sulla Natura, o dell’ attività umana in Natura. Essi sono organi della mente umana che sono stati creati dalla mano dell’ uomo, la potenza oggettivata della conoscenza.”” (pag 92)”,”MADx-410″ “MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I.”,”Sur les sociétés précapitalistes.”,”””Nel mondo antico, la città con la sua marca rurale è la totalità economica; nel mondo germanico è il luogo di abitazione preso a parte che gli non appare che come un punto nella terra che gli appartiene; che non è una concentrazione di numerosi proprietari ma la famiglia come unità autonoma. Nella forma asiatica (almeno nella forma predominante) non c’è proprietà, ma soltanto un possesso dell’ individuo isolato – dunque la proprietà non esiste che come proprietà collettiva del suolo. Presso gli Antichi (i Romani sono l’ esempio più classico, la cosa si presenta sotto la forma più pura, più nettamente marcata) esiste una forma in cui la proprietà fondiaria di Stato è in contraddizione con la proprietà fondiaria privata, benché quest’ultima passa per la mediazione della prima o che la stessa prima esiste sotto questa doppia forma. Il proprietario fondiario privato di conseguenza è nello stesso tempo un cittadino urbano. Dal punto di vista economico la cittadinanza si riduce a questa forma semplice: il contadino è un abitante della città. Nella forma germanica, il contadino non è cittadino di uno Stato, ovvero non è abitante di una città ma la base è la famiglia separata e autonoma, garantita dall’ associazione con altre famiglie dello stesso genere appartenenti alla stessa tribù e dal loro raggruppamento occasionale per la guerra, il culto, l’ arbitraggio dei conflitti giuridici, ecc., ai fini di reciproca cauzione.”” (pag 192)”,”MAED-199″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 31. Marx: 1861-1863.”,”””Rousseau dice: “”Più il monopolio si estende, più pesanti divengono le catene per gli sfruttati”” (pag 78, Marx cita in francese Rousseau, ma nella nota si dice che questa frase non è stata trovata nelle opere di Rousseau)”,”MADx-412″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 38. Marx and Engels: 1844-1851.”,”””La grande maggioranza dell’ emigrazione ufficiale consiste con poche eccezioni di zeri, ognuno dei quali pensa di diventare il numero uno mettendosi insieme agli altri per formare una dozzina. Da qui i loro costanti tentativi di associarsi e conglomerarsi, tentativi che sono costantemente rovinati da piccole gelosie, intrighi, bassezze e rivalità di questi piccoli grandi uomini, e che senza posa ricominciano ancora””. (pag 431, Marx a Ebner, 1851)”,”MADx-419″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 39. Marx and Engels: 1852-1855.”,”””Pochi giorni fa un manifesto del Signor Mazzini scritto in italiano è caduto nelle mie mani. E’ il santo borghese quand même e si adira contro l’ ‘empio’ borghese francese. Egli sposta l’ iniziativa da Parigi a Roma. ‘Il materialismo’ e ‘l’ egoismo’ hanno rovinato la Francia. I lavoratori hanno ereditato entrambi i vizi dalla borghesia. Dal 1815 la Francia non è più stato il paese dell’ iniziativa. Italia e Ungheria sono ora i paesi eletti. Mentre il ‘signor Mazzini’, come Pietro l’ Eremita, castiga i cattivi francesi, lecca gli stivali dei ‘free traders’ inglesi che senza dubbio personificano ‘le devouement’ e ‘la foi’. L’ imbécile!””. (pag 59, Marx ad Engels 5 marzo 1852)”,”MADx-420″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 40. Marx and Engels: 1856-1859.”,”””(…) Berthier era un mero ‘impiegato’ senza un’ idea nella sua testa, ma spaventosamente zelante nel servizio e puntiglioso; quando Napoleone lo spedì in Baviera nel 1809 ad organizzare le truppe prima del suo arrivo, i suoi ordini e contrordini (1) divisero l’ esercito in tre. Metà di esso fu con Davout a Regensburg, il rimanente con Massena ad Augsburg e i Bavaresi tra i due ad Abensberg, così che una rapida avanzata dell’ Arciduca Carlo lo avrebbe messo in grado di battere i vari corpi uno per uno. Fu solo l’ arrivo di Napoleone e la lentezza degli Austriaci a salvare la Francia. (…) (…) Jomini, Vie politique et militaire de Napoleon, T. II, p. 60 qq. (Napoleone dice): (…) (seguono i giudizi sintetici di Napoleone sui suoi marescialli, ndr)”” (pag 165, Engels a Marx, 11-12 settembre 1857)”,”MADx-421″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 42. Marx and Engels: 1864-68.”,”Rivoluzione tedesca. “”L’ aspetto positivo dell’ affare è che semplifica la situazione e rende la rivoluzione più facile mettendo fine alla rissa tra le piccole capitali e, ad ogni modo, accelera gli sviluppi. Un parlamento tedesco è dopo tutto una cosa completamente diversa da una Camera Prussiana. Tutti i piccoli stati saranno trascinati nel movimento, e si metterà fine alle peggiori tendenze localistiche, e i partiti alla fine diventeranno veramente nazionali invece che meramente locali. Lo svantaggio principale – ed è molto consistente – è l’ inevitabile inondazione della Germania da parte del prussianesimo. Anche la temporanea esclusione dell’ Austria tedesca, di cui una conseguenza sarà un’ immediata avanzata della causa slava in Boemia, Moravia e Carinzia. Sfortunatamente, niente può essere fatto per prevenire entrambe. Secondo me, perciò, non possiamo far alcunché ma semplicemente accettare il fatto, senza approvarlo, ed usare, come noi possiamo fare, l’ incremento di opportunità che sono, ad ogni modo, ora in crescita, per organizzare e unire il proletariato tedesco nazionalmente””. (pag 298, Engels a Marx, 25 luglio 1866)”,”MADx-423″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 45. Marx and Engels: 1874-1879.”,”””Ora, nel Capitale Marx ha ampiamente dimostrato che le leggi che governano i salari sono molto complesse, che, secondo le circostanze, ora questa legge, ora quella tiene banco, che esse non sono perciò assolutamente bronzee ma sono, al contrario, estremamente elastiche, e che la questione veramente non può essere liquidata con poche parole, come immagina Lassalle””. (pag 62, Engels a Bebel, 18-28 marzo 1875)”,”MADx-426″ “MARX Karl”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte.”,”””La legge del 31 maggio fu il colpo di Stato della borghesia. Tutte le conquiste rivoluzionarie anteriori di questa classe avevano solo un carattere provvisorio, e venivano poste in dubbio appena l’ Assemblea nazionale abbandonava la scena. Queste conquiste dipendevano dalla fortuna di una nuova elezione generale, e, dal 1848, la storia delle elezioni provava in modo irrefutabile che il dominio morale della borghesia sulle masse popolari andava dileguandosi nella stessa proporzione che si sviluppava il suo dominio reale.”” (pag 72) “”(…) e intanto la massa extra-parlamentare della borghesia mostrandosi servile al presidente, lanciando invettive contro il parlamento, oltraggiando brutalmente la propria stampa, invitava Bonaparte ad opprimere, a distruggere quella parte di essa che scriveva e parlava, i suoi uomini politici ed i suoi letterati, la sua tribuna e la sua stampa, affinché essa potesse attendere in tutta pace ai propri affari privati, sotto la protezione di un governo forte e assoluto””. (pag 107)”,”MADx-427″ “MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I.”,”Los fundamentos del marxismo. El Manifiesto Comunista. Salario y Capital. Carlos Marx.”,”””Nel 1847, la parola socialismo indicava un movimento borghese, e la parola comunismo un movimento operaio. Il socialismo, almeno in Europa continentale, era entrato fino nei saloni, cosa che non avveniva con il comunismo””. (pag 28, Engels, 1890) “”Il movimento operaio si deve a sua volta considerare non solo dal punto di vista del passato, ma anche dell’ avvenire; non come lo considerano gli evoluzionisti, che apprezzano solo le trasformazioni lente, ma in senso dialettico. “”Venti anni valgono un giorno nel corso dei grandi avvenimenti storici, benché può accadere immediatamente che sopraggiungano giorni che abbiano in sé vent’anni”” (Corrispondenza, tomo terzo).”” (pag 245, Lenin)”,”MAED-201″ “MARX Karl”,”Manuscritos economia y filosofia.”,”Questi manoscritti sono rimasti dimenticati negli archivi per novantanni. La loro pubblicazione nel 1932 produsse una vera trasformazione degli studi su MARX e iniziarono una serie di lavori sull’ ideologia, il pensiero del giovane Marx e sul rapporto concordante o contradditorio con il ‘Marx maturo’. Se fino al 1932 l’ opera di Marx era piuttosto circoscritta agli aspetti ecoomici, sociologici, storici e politici, la pubblicazione di questo materiale permise di ricostruire le tappe decisive del pensiero di MARX nel processo di formazione intellettuale dell’ autore completando la dimensione filosofica nel marxismo. “”L’ ateismo, in quanto negazione di questa carenza di necessità, manca totalmente di senso, dato che l’ ateismo è una negazione di Dio e afferma, mediante questa negazione, l’ esistenza dell’ uomo; ma il socialismo, in quanto socialismo, non necessita ormai di tale mediazione… (pag 156, alla fine del capitolo Proprietà privata e comunismo)”,”MADx-496″ “MARX Carlos”,”El Capital. Resùmen de Gabriel Deville. Traduccion y Apéndice de Pablo Lafargue.”,”Forme diverse del surplus relativo di popolazione. (pag 187) “”La terza categoria del surplus relativo di popolazione – la permanente -, appartiene all’ esercito industriale attivo; ma, allo stesso tempo, l’ estrema irregolarità delle sue occupazioni fa di essa un deposito inesauribile di forze disponibili. (…) Questa classe sociale che si recluta continuamente tra le eccedenze della grande industria e dell’ agricoltura, si riproduce su scala crescente. Se i decessi sono in essa numerosi, in cambio, il numero di nascite è molto elevato. Come fenomeno simile si può ricordare la riproduzione straordinaria di certe specie animali deboli e costantemente perseguitate. “”La povertà – dice Adam Smith – sembra favorevole alla generazione””. (pag 188-189)”,”MADx-429″ “MARX Carlos”,”Miseria de la filosofia.”,”””E’ questo il metodo assoluto di cui parla Hegel in questi termini: “”Il metodo è la forza assoluta, unica, suprema, infinita a cui nessun oggetto sarà capace di resistere; è la tendenza della ragione a riconoscersi in tutte le cose””””. (pag 170) Friedrich Engels: Prefazione a “”Miseria della filosofia”” [1] La presente opera fu scritta nell’inverno del 1846-47 quando Marx era giunto ad enucleare i princìpi della sua nuova concezione della storia e dell’ economia. Il “”Système des contradictions économiques ou Philosophie de la misère”” di Proudhon, pubblicato da poco, gli fornì l’occasione di sviluppare questi princìpi contrapponendoli alle idee dell’ uomo che, da allora in poi, doveva assumere il posto più eminente fra i socialisti francesi viventi. Da quando l’uno e l’altro avevano discusso assieme a Parigi di questioni economiche, spesso per notti intere, i loro punti di vista erano andati sempre più divergendo; lo scritto di Proudhon dimostrava che fra i due già allora si era aperto un abisso incolmabile. Tacere non era più possibile: Marx in questa sua risposta constatò la rottura irreparabile. Il giudizio complessivo di Marx su Proudhon si trova espresso nell’articolo che segue questa prefazione, apparso per la prima volta nei numeri 16, 17 e 18 del “”Social-Demokrat”” di Berlino del 1865 [2]. Fu questo l’unico articolo che Marx scrisse su tale giornale; subito dopo, essendo manifesti i tentativi del signor von Schweitzer di trascinare il “”Social-Demokrat”” sulla scia feudale e governativa, in capo a poche settimane fummo costretti a ritirare pubblicamente la nostra collaborazione. Per la Germania, proprio nel momento attuale, il presente scritto ha un’importanza che lo stesso Marx non ha mai previsto. Come poteva sapere che, attaccando Proudhon, colpiva l’ idolo dei carrieristi di oggi, Rodbertus, che egli allora non conosceva neppure di nome? Non è qui il luogo di soffermarsi sul rapporto fra Marx e Rodbertus: avrò probabilmente presto occasione di farlo. Basti dire ora che quando Rodbertus accusa Marx di averlo “”saccheggiato”” e di “”aver attinto, nel suo “”Capitale”” piuttosto abbondantemente, senza citarlo””, alla sua opera “”Zur Erkenntnis ecc.””, egli si lascia andare a una calunnia che non si spiega se non con il malumore naturale in un genio incompreso e con la sua singolare ignoranza dei fatti che avvengono fuori della Prussia, e in particolare della letteratura socialista ed economica. Queste accuse, come pure l’opera citata di Rodbertus, non sono mai giunte a conoscenza di Marx; di Rodbertus gli erano noti solo i tre “”Soziale Briefe””, e anche questi certo non prima del 1858 o 1859. Con più fondamento Rodbertus afferma in queste lettere di aver scoperto il “”valore costituito di Proudhon”” già prima di Proudhon, pur lusingandosi, a torto, di averlo scoperto per primo. In ogni caso l’opera presente critica lui e Proudhon assieme, e questo mi costringe a soffermarmi un poco sulla sua “”fondamentale”” operetta “”Zur Erkenntnis unserer staatswirthschaftlichen Zustände””, 1842, per quel tanto che questa – oltre a contenere (a sua volta inconsciamente) il comunismo alla Weitling – precorre Proudhon. Il socialismo moderno, di qualsiasi tendenza esso sia, in quanto procede dall’economia politica borghese, si richiama quasi esclusivamente alla teoria del valore di Ricardo. Le due proposizioni che Ricardo enuncia nel 1817 proprio all’inizio dei suoi “”Principles””: 1) che il valore di ogni merce è solamente ed unicamente determinato dalla quantità di lavoro richiesta dalla sua produzione; 2) che il prodotto della totalità del lavoro sociale è ripartito fra le tre classi dei proprietari fondiari (rendita), dei capitalisti (profitto) e dei lavoratori (salario), avevano già fornito fin dal 1821, in Inghilterra, materia a conclusioni socialiste; le quali, in parte, erano state tratte con tale profondità e decisione che tutta questa letteratura – oggi quasi scomparsa e riscoperta in gran parte solo da Marx – è rimasta insuperata fino all’apparizione del “”Capitale””. Ne riparleremo in altro luogo. Quando Rodbertus, da parte sua, nel 1842 traeva conclusioni socialiste dalle proposizioni sopra citate, realizzava senza dubbio, per un tedesco, un passo in avanti molto importante, ma esso poteva avere il valore di una scoperta, al massimo, per la sola Germania. Polemizzando contro Proudhon, il quale era vittima di un simile abbaglio, Marx mostra quanto poco nuova fosse una simile applicazione della teoria di Ricardo. “”Chiunque abbia un minimo di familiarità con lo sviluppo dell’economia politica in Inghilterra, non può non sapere che quasi tutti i socialisti di questo paese hanno proposto in epoche diverse l’applicazione egualitaria”” (cioè socialista) “”della teoria ricardiana. Potremmo citare a Proudhon l’Economia politica”” di Hopkins, 1822; William Thompson, “”An Inquiry into the Principles of the Distribution of Wealth, most conductive to Human Happiness””, 1824; T.R. Edmonds, “”Practical Moral and Political Economy””, 1828, ecc. ecc., e altre quattro pagine di ecc. Ci contenteremo di lasciar parlare un comunista inglese, Bray, nella sua notevole opera “”Labour’s Wrongs and Labour’s Remedy””, Leeds 1839.”” Le sole citazioni di Bray qui riportate annullano in buona parte la priorità rivendicata da Rodbertus. A quel tempo Marx non aveva ancora messo piede nella sala di lettura del British Museum. Se si eccettuano biblioteche di Parigi e di Bruxelles, i miei libri e i miei estratti, durante un viaggio di sei settimane compiuto da noi due assieme in Inghilterra, nell’estate 1845, Marx aveva solo compulsato quei libri che era possibile procurarsi a Manchester. Negli anni quaranta dunque la letteratura di cui parliamo non era affatto ancora inaccessibile, quanto oggi. Se, nonostante questo, essa è rimasta sempre ignota a Rodbertus, ciò si deve esclusivamente alla sua limitatezza locale di prussiano. Egli è il vero fondatore del socialismo specificamente prussiano e come tale, del resto, è oggi finalmente riconosciuto. Tuttavia neppure nella sua ben amata Prussia Rodbertus doveva restare indisturbato. Nel 1859 apparve a Berlino il primo fascicolo di “”Per la critica dell’economia politica””, di Marx. A pagina 40, fra le obiezioni elevate dagli economisti contro Ricardo, viene messa in evidenza la seconda: “”Se il valore di scambio di un prodotto è uguale al tempo di lavoro in questo contenuto, il valore di scambio di una giornata lavorativa sarà uguale al prodotto di essa. Oppure, il salario del lavoro dovrà essere uguale al prodotto del lavoro. Ma si verifica proprio l’opposto””. E in proposito la nota seguente: “”Questa obiezione a Ricardo, fatta da economisti borghesi, fu ripresa in seguito da parte socialista. Presupposta l’esattezza teorica della formula, si accusò la prassi di contraddire la teoria e si intimò alla società borghese di trarre in politica la presunta conseguenza del suo principio teorico. In questo modo per lo meno taluni socialisti inglesi si valsero della formula ricardiana del valore di scambio contro l’economia politica”” [3] In questa nota si rinvia il lettore alla “”Misère de la Philosophie”” di Marx che a quel tempo si trovava ancora dappertutto nelle librerie. Era dunque abbastanza facile per Rodbertus convincersi di quale fosse in realtà la novità delle scoperte da lui fatte nel 1842. Invece egli continua a proclamarle e le ritiene talmente incomparabili che non gli passa neppure per la mente il pensiero che Marx abbia potuto trarre da solo le sue conclusioni da Ricardo, proprio come aveva fatto Rodbertus stesso. Semplicemente impossibile! Marx lo ha “”saccheggiato””: quello stesso Marx che pure gli offriva ogni possibilità per accertarsi che, assai prima di loro due, le stesse conclusioni erano già state enunciate in Inghilterra, per lo meno in quella forma grossolana che conservano ancora in Rodbertus. La più semplice applicazione socialista della teoria di Ricardo è quella indicata sopra. In molti casi essa ha condotta a intuizioni, sull’origine e la natura del plusvalore, che sorpassano di molto Ricardo. Così, tra gli altri, in Rodbertus. Ma, a parte il fatto che, a questo riguardo, egli non espone mai qualcosa che non sia stata già detta per lo meno altrettanto bene prima di lui, la sua esposizione presenta ancora il difetto di quelle dei suoi predecessori: egli accetta senz’altro le categorie economiche di lavoro, capitale, valore, ecc., nella forma ancora rudimentale che gli è stata trasmessa dagli economisti, in quella forma cioè che si attiene alla loro apparenza, senza indagarne il contenuto. In tal modo non solo egli si preclude ogni possibilità di sviluppo ulteriore – al contrario di Marx, che, per la prima volta, ha elaborato quelle proposizioni spesso ripetute da 64 anni a questa parte – ma prende la strada diretta che conduce all’utopia, come si vedrà. La citata applicazione della teoria di Ricardo, secondo la quale, essendo i lavoratori i soli produttori reali, l’intera produzione sociale, cioè il loro prodotto, appartiene a loro, conduce direttamente al comunismo. Ma essa è – come Marx accenna nel passo sopracitato – formalmente falsa dal punto di vista economico, poiché è una semplice applicazione della morale all’economia. Secondo le leggi dell’economia borghese, la maggior parte del prodotto non appartiene ai lavoratori che lo hanno creato. Se ora diciamo: è ingiusto, ciò non deve essere, questo non ha nulla a che vedere, in via immediata, con l’economia. Noi ci limitiamo ad affermare che quel fatto economico contraddice il nostro senso morale. Per questo Marx non ha mai fondato su questa base le sue rivendicazioni comuniste, bensì sul necessario crollo, che si verifica ogni giorno di più sotto i nostri occhi, del modo di produzione capitalistico. Egli dice soltanto che il plusvalore consta di lavoro non pagato; il che è un fatto puro e semplice. Ma una cosa che è formalmente falsa per l’economia, può tuttavia essere esatta per la storia universale. Se la coscienza morale della massa considera ingiusto un fatto economico, come in altri tempi la schiavitù o il servaggio, questo dimostra che tale fatto economico è sopravvissuto a se stesso, che sono intervenuti altri fatti economici, per i quali il primo è divenuto intollerabile, insostenibile. Sotto l’inesattezza economica formale può dunque nascondersi un contenuto economico quanto mai vero. Sarebbe qui fuori luogo dilungarci sull’importanza e la storia della teoria del plusvalore. Ma dalla teoria del valore di Ricardo possono ancora trarsi altre conseguenze, e lo si è fatto. Il valore delle merci è determinato dal lavoro necessario per la loro produzione. Ora, accade in questo brutto mondo che le merci siano vendute a un prezzo talvolta superiore talvolta inferiore al loro valore, e non solo a causa di oscillazioni della concorrenza. Il saggio del profitto tende a perequarsi a un medesimo livello per tutti i capitalisti, casi come i prezzi delle merci tendono a ridursi al valore del lavoro per il tramite della domanda e dell’offerta. Ma il saggio del profitto si calcola in base al capitale totale impiegato in un’impresa industriale; ora, poiché in due differenti rami industriali la produzione annuale può incorporare masse di lavoro eguali, cioè rappresentare valori eguali, e anche il salario può essere eguale in entrambi, ma i capitali anticipati possono essere – e sono spesso – doppi o tripli nell’uno o nell’altro ramo, la legge di Ricardo sul valore, come già scoprì egli stesso, entra in contraddizione con la legge di eguaglianza del saggio del profitto. Se i prodotti dei due rami industriali in questione sono venduti al loro valore, i saggi del profitto non possono essere eguali; ma se i saggi del profitto sono eguali, i prodotti dei due rami industriali non possono essere venduti ovunque e sempre al loro valore. Abbiamo qui dunque una contraddizione, un’antinomia fra due leggi economiche. La soluzione pratica si attua di regola secondo Ricardo (cap. I, sez. 4 e 5) in favore del saggio del profitto, a scapito del valore. Ma la determinazione del valore, quale è stabilita da Ricardo, ad onta delle sue qualità nefaste, ha un lato che la rende cara al bravo borghese. Essa fa appello con forza irresistibile al suo senso di giustizia. Giustizia ed eguaglianza dei diritti: ecco i pilastri sui quali il borghese del XVIII e dei XIX secolo vorrebbe elevare il suo edificio sociale sopra le rovine delle ingiustizie, delle sperequazioni e dei privilegi feudali. La determinazione del valore delle merci in base al lavoro e il libero scambio che si opera secondo questa misura di valore fra possessori di merci aventi gli stessi diritti: ecco, come Marx ha già dimostrato, i veri fondamenti sui quali è stata edificata tutta la ideologia politica, giuridica e filosofica della moderna borghesia. Quando si è appreso che il lavoro è la misura del valore delle merci, i pii sentimenti del bravo borghese debbono sentirsi profondamente feriti dalla malvagità di un mondo che riconosce, sì, nominalmente, questa legge fondamentale della giustizia, ma che, in pratica, ad ogni istante, sembra volerla mettere da parte, senza alcuna cerimonia. E soprattutto il piccolo borghese, il cui onesto lavoro – anche quando tale lavoro è soltanto quello dei suoi garzoni e dei suoi apprendisti – perde ogni giorno di più il suo valore, per effetto della concorrenza della grande produzione e delle macchine, soprattutto il piccolo produttore deve desiderare ardentemente una società in cui lo scambio dei prodotti secondo il loro valore di lavoro diventi una verità piena e senza eccezione; in altri termini, egli deve desiderare ardentemente una società in cui regni esclusivamente e senza restrizioni una legge unica della produzione delle merci, ma dove siano soppresse le condizioni in cui questa legge può valere, ossia le altre leggi della produzione delle merci e, meglio ancora, della produzione capitalistica. Questa utopia è profondamente radicata nella mentalità del piccolo borghese moderno, reale o ideale; lo dimostra il fatto che già nel 1831 essa è stata sviluppata sistematicamente da John Gray, negli anni trenta è stata sperimentata praticamente e diffusa teoricamente in Inghilterra, è stata proclamata come la verità più recente da Rodbertus in Germania nel 1842, e da Proudhon in Francia nel 1846, enunciata ancora da Rodbertus nel 1871 come soluzione della questione sociale e come suo, per così dire, testamento sociale; e nel 1884 essa trova ancora seguito in quella schiera di carrieristi che si accinge, sotto il nome di Rodbertus, a sfruttare il socialismo di Stato prussiano. La critica di tale utopia è stata condotta da Marx in modo talmente esauriente, sia contro Proudhon che contro Gray (cfr. l’appendice di quest’opera [4]), che qui posso limitarmi ad alcune osservazioni sulla forma speciale adottata da Rodbertus per motivarla ed illustrarla. Come abbiamo detto, Rodbertus riprende i concetti economici tradizionali esattamente nella forma in cui gli sono stati tramandati dagli economisti. Egli non tenta affatto di analizzarli. Il valore è per lui “”la valutazione quantitativa di una cosa rispetto alle altre, prendendo per misura tale valutazione””. Questa definizione, per lo meno poco rigorosa, ci dà tutt’al più un’idea dell’aspetto approssimativo del valore, ma non ci dice nulla di ciò che il valore è. Ma poiché questo è tutto ciò che Rodbertus sa dirci del valore, è comprensibile che egli vada a cercare una misura del valore fuori di esso. Dopo aver parlato alla rinfusa del valore d’uso e del valore di scambio per trenta pagine, con quella potenza d’astrazione che è oggetto d’infinita ammirazione da parte del signor Adolf Wagner, egli giunge al risultato che non esiste una misura reale del valore e che è necessario accontentarsi di un surrogato di misura. Questo potrebbe essere il lavoro, ma solo nel caso dello scambio fra prodotti di eguali quantità di lavoro: e ciò indipendentemente dal fatto che “”le cose stiano già così o che si prendano disposizioni”” per arrivarci. Valore e lavoro rimangono in tal modo privi del minimo rapporto reale, sebbene tutto il primo capitolo sia inteso a spiegarci come e perché le merci “”costino lavoro”” e null’altro che lavoro. Il lavoro viene considerato ancora una volta nella forma in cui lo si trova presso gli economisti. E neppure questo, poiché, sebbene si accenni in due parole alle differenze di intensità del lavoro, il lavoro è rappresentato genericamente come qualcosa che “”costa””, ossia che è misura di valore, sia esso speso o no nella media delle condizioni normali della società. Che i produttori impieghino dieci giorni per la fabbricazione di prodotti i quali potrebbero essere fabbricati in un giorno, o che impieghino un giorno solo; che usino gli utensili migliori o quelli peggiori; che applichino il loro tempo di lavoro alla fabbricazione di articoli socialmente necessari e nella quantità socialmente richiesta o che producano articoli che noti sono affatto richiesti o producano in misura superiore o inferiore al bisogno articoli richiesti, di tutto ciò non si fa questione: il lavoro è il lavoro, il prodotto di eguale lavoro deve essere scambiato con un prodotto di eguale lavoro. Rodbertus che in ogni altro caso è sempre pronto, a proposito o a sproposito, a porsi dal punto di vista nazionale e a considerare i rapporti dei produttori isolati dall’alto del l’osservatorio generale della società, qui evita con scrupolo di farlo. Semplicemente perché fin dal primo rigo del suo libro egli va diritto all’utopia del denaro-lavoro e perché qualsiasi analisi del lavoro visto come produttore di valore avrebbe cosparso il suo cammino di ostacoli insormontabili. Qui il suo istinto era notevolmente più forte della sua potenza d’astrazione, la quale – sia detto di passaggio – non può scoprirsi in Rodbertus se non a prezzo della più concreta mancanza di idee. Il passaggio all’utopia avviene ora in un batter d’occhio. Le “”disposizioni”” che assicurano lo scambio delle merci secondo il valore del lavoro quasi seguendo una regola assoluta, non creano difficoltà. Gli altri utopisti di questa tendenza, da Gray a Proudhon, si tormentano per escogitare misure sociali che debbono realizzare tale scopo. Essi per lo meno si sforzano di risolvere la questione economica per vie economiche, attraverso l’azione dei possessori di merci i quali le scambiano. Per Rodbertus la cosa è assai più semplice. Da buon prussiano egli fa appello allo Stato. La riforma viene ordinata da un decreto del potere statale. Il valore è dunque in tal modo felicemente “”costituito””; non così però la priorità di questa costituzione, rivendicata da Rodbertus. Al contrario, Gray e Bray – oltre a molti altri – hanno ripetuto quest’idea fino alla sazietà, spesso e molto tempo prima di Rodbertus: il pio desiderio di misure grazie alle quali i prodotti si scambierebbero in ogni circostanza, sempre e solo in base al loro valore di lavoro. Dopo che lo Stato ha così costituito il valore – per lo meno di una parte dei prodotti, poiché Rodbertus è anche modesto – emette la carta-moneta-lavoro e ne fa degli anticipi ai capitalisti industriali i quali con essi pagano gli operai; gli operai acquistano allora i prodotti con i buoni ricevuti permettendo il ritorno della carta-moneta al suo punto di partenza. Ma bisogna ascoltare da Rodbertus stesso come questo processo si svolge in modo mirabile: “”Per quanto riguarda la seconda condizione, si prenderà la disposizione necessaria affinché il valore segnato sul buono sia effettivamente in circolazione; il buono, cioè, verrà dato solo a chi consegnerà un prodotto e su di esso sarà segnata l’esatta quantità di lavoro che la produzione ha richiesto. Chi consegna un prodotto di due giornate lavorative riceve un buono sul quale è segnato “”2 giornate””. Con l’osservanza esatta di questo sistema di emissione, verrà adempiuta necessariamente anche questa seconda condizione. Poiché secondo il nostro presupposto il valore effettivo dei beni coincide sempre con la quantità di lavoro che la loro produzione è costata, e la quantità di lavoro ha per misura la consueta suddivisione del tempo, colui il quale consegna un prodotto per il quale siano state impiegate due giornate lavorative, se riceve un attestato di due giornate di lavoro, ha dunque ottenuto che gli sia riconosciuto né più né meno del valore in effetto consegnato; inoltre, poiché ottiene un simile attestato solo chi ha messo realmente in circolazione un prodotto, è altrettanto certo che il valore scritto sul buono esiste per soddisfare la società. Si estenda quanto si vuole la sfera della divisione del lavoro, se la regola verrà esattamente seguita, la somma di valore disponibile deve esattamente eguagliare la somma di valore attestata; e poiché la somma di valore attestata è precisamente la somma di valore assegnata, questa deve necessariamente combaciare col valore disponibile, tutte le esigenze sono soddisfatte e la liquidazione è esatta”” (pp. 166, 167). Se Rodbertus ha avuto finora sempre la disgrazia di giungere troppo tardi con le sue scoperte, questa volta ha almeno il merito di una sorta di originalità; nessuno dei suoi concorrenti aveva osato dare all’utopia insensata del denaro-lavoro questa forma puerilmente ingenua, direi addirittura schiettamente pomerana. Dato che per ogni buono viene fornito un oggetto di valore corrispondente, e che ogni oggetto di un determinato valore viene consegnato solo contro un buono corrispondente, necessariamente la somma dei buoni deve essere sempre coperta dalla somma degli oggetti di valore. Il conto torna esattamente fino al minuto secondo di lavoro: nessun contabile del Debito Pubblico [5], per quanto abbia fatto i capelli bianchi sul lavoro, saprebbe rilevarvi il minimo errore. Che desiderare di più? Nella società capitalistica attuale, ogni capitalista industriale produce a suo arbitrio ciò che vuole come vuole e quanto vuole. Il fabbisogno sociale resta per lui un’incognita, per quanto concerne sia la qualità, la specie degli oggetti richiesti, sia la loro quantità. Ciò che oggi non può essere fornito con sufficiente rapidità, può esser offerto domani ben oltre la domanda. Ciò malgrado il bisogno finisce per essere soddisfatto alla meglio, bene o male, e nel complesso la produzione si regola in definitiva in base alle merci richieste. Come si concilia questa contraddizione? Per mezzo della concorrenza. E come giunge essa a questa soluzione? Semplicemente deprezzando al di sotto del loro valore di lavoro le merci che per qualità o quantità risultano inutilizzabili per il fabbisogno sociale del momento; e facendo intendere ai produttori, in tale maniera indiretta, che hanno fabbricato articoli assolutamente inutilizzabili o articoli utili in quantità inutilizzabile, superflua. Due cose ne derivano. Primo, che le continue deviazioni dei prezzi delle merci dai valori delle merci sono la condizione necessaria nella quale, e solo mediante la quale, può nascere il valore delle merci. Poiché solo attraverso le oscillazioni della concorrenza e, conseguentemente, dei prezzi delle merci, si afferma la legge del valore della produzione delle merci, e la determinazione del valore in base al tempo di lavoro socialmente necessario diviene una realtà. Che il prezzo – forma di apparenza del valore – abbia di regola un aspetto un po’ diverso dal valore che fa apparire, questo è un destino che esso condivide con la maggior parte dei rapporti sociali. Generalmente anche il re ha un aspetto affatto diverso dalla monarchia che rappresenta. In una società di produttori che scambiano le loro merci, voler determinare il valore in base al tempo di lavoro, vietando alla concorrenza di stabilire tale determinazione del valore nella sola forma possibile, ossia agendo sui prezzi, significa dunque solo dimostrare che, almeno su questo terreno, ci si è permesso come al solito di ignorare utopisticamente le leggi economiche. In secondo luogo, la concorrenza, realizzando la legge del valore della produzione delle merci in una società di produttori scambisti, impone con ciò stesso il solo ordine e la sala organizzazione della produzione sociale possibili nelle date circostanze. Unicamente attraverso la svalutazione o sopravvalutazione dei prodotti, i singoli produttori di merci imparano per esperienza diretta quali e quante merci la società richiede o non richiede. Ma è appunto questo unico strumento regolatore che l’utopia condivisa da Rodbertus vuole sopprimere. E se poi chiediamo quale garanzia vi sia che di ogni articolo venga prodotta la quantità necessaria e non di più, che non si venga a mancare né di grano né di carne, mentre magari si è schiacciati dallo zucchero di barbabietola e si nuota nell’acquavite di patate, che non ci manchino le mutande per coprire le nostre nudità mentre magari i bottoni per le mutande pullulano a milioni, Rodbertus ci mostra allora trionfalmente il suo famoso conto in base al quale è stato rilasciato un esatto certificato per ogni libbra superflua di zucchero, per ogni botte di acquavite invenduta, per ogni bottone da mutande inutilizzabile, conto che “”combacia””, che “”soddisfa tutte le esigenze e dove la liquidazione è esatta””. E chi non lo crede non ha che da rivolgersi al contabile X del Debito Pubblico di Pomerania, il quale ha esaminato il conto e lo ha trovato giusto: lui che nessuno ha mai potuto cogliere in fallo nei suoi conti di cassa ed è perciò degno di fede. Ed ora vediamo un poco l’ingenuità con cui Rodbertus, mediante la sua utopia, vuole sopprimere le crisi industriali e commerciali. Non appena la produzione delle merci ha assunto le proporzioni del mercato mondiale, l’equilibrio fra i produttori singoli che producono in base a un calcolo privato e il mercato per il quale essi producono (e di cui ignorano più o meno il fabbisogno sia in quantità che in qualità) si stabilisce attraverso un cataclisma del mercato mondiale, una crisi commerciale[1]. Se si vieta alla concorrenza di far conoscere ai produttori singoli le condizioni del mercato mondiale attraverso il rialzo o la diminuzione dei prezzi, si bendano loro completamente gli occhi. Organizzare la produzione delle merci in modo tale che i produttori non possano sapere più nulla delle condizioni del mercato per il quale producono, significa, certo, curare la malattia della crisi in una maniera che il dottor Eisenbart potrebbe invidiare a Rodbertus. Si comprende ora perché Rodbertus determini il valore delle merci semplicemente in base al “”lavoro””, e tutt’al più ammetta gradi diversi di intensità del lavoro. Se avesse indagato con che mezzo e come il lavoro crei il valore e di conseguenza lo determini, lo misuri, sarebbe giunto al lavoro socialmente necessario, necessario per il prodotto singolo di fronte ad altri prodotti della stessa specie, come pure al fabbisogno sociale complessivo. Egli si sarebbe imbattuto nel quesito: come la produzione dei produttori singoli si adegui al fabbisogno sociale complessivo. E con ciò tutta la sua utopia sarebbe divenuta impossibile. Questa volta, in realtà, Rodbertus ha preferito “”astrarre””; ha fatto astrazione proprio dal problema che doveva risolvere. Veniamo infine al punto in cui Rodbertus ci offre davvero qualcosa di nuovo: punto che lo distingue da tutti coloro – e non sono pochi – che con lui condividono l’idea dell’organizzazione dello scambio per mezzo del denaro-lavoro. Questi reclamano tutti un tal sistema di scambio, allo scopo di eliminare lo sfruttamento del lavoro salariato da parte del capitale. Ogni produttore deve ottenere il valore di lavoro totale del suo prodotto. Su questo punto sono tutti unanimi, da Gray fino a Proudhon. Niente affatto, dice invece Rodbertus. Il lavoro salariato ed il suo sfruttamento sussistono. Innanzitutto, non vi è stato sociale possibile in cui il lavoratore possa ricevere per il proprio consumo il valore totale del proprio prodotto. Il fondo prodotto deve sovvenire a una quantità di funzioni economicamente improduttive, ma necessarie, e quindi anche mantenere le persone addette a tali funzioni. Ma questo è vero finché vigerà l’attuale divisione del lavoro. In una società in cui il lavoro produttivo generale sia obbligatorio, società che pure è “”pensabile””, ciò non è più vero. Ma resterebbe la necessità di un fondo sociale di riserva e di accumulazione, e anche allora i lavoratori, cioè a dire tutti, possederebbero e godrebbero bensì il prodotto totale, ma ogni lavoratore singolo non beneficerebbe del suo “”prodotto integrale del lavoro””. Il mantenimento di funzioni economicamente improduttive per mezzo del prodotto del lavoro non è stato trascurato dagli altri utopisti del denaro-lavoro. Ma essi lasciano che gli operai stessi si tassino a quello scopo, seguendo l’usuale costume democratico; mentre Rodbertus, la cui riforma sociale del 1842 è completamente costruita sulla misura dello Stato prussiano di allora, rimette tutto al giudizio della burocrazia che determina con volontà sovrana la parte che spetta all’operaio sul prodotto del suo lavoro e gliela concede graziosamente. Ma, in secondo luogo, anche la rendita fondiaria e il profitto debbono continuare a sussistere senza decurtazioni. Infatti anche i proprietari fondiari ed i capitalisti industriali adempiono certe funzioni, socialmente utili o persino necessarie, se pure economicamente improduttive, e ricevono in certo qual modo uno stipendio sotto forma di rendita fondiaria e di profitto; concezione che non era affatto nuova, com’è noto, neppure nel 1842. A dire il vero, ora essi ricevono di gran lunga troppo per il poco che fanno, e che fanno abbastanza male; ma Rodbertus ha bisogno di una classe privilegiata, almeno per i prossimi cinquecento anni; e così l’attuale saggio del plusvalore, per esprimermi correttamente, deve sussistere, ma senza poter essere aumentato. Rodbertus pone come saggio attuale del plusvalore il 200%, il che significa che per un lavoro giornaliero di 12 ore l’operaio non otterrà un buono di 12 ore ma di 4 ore soltanto, e il valore prodotto nelle restanti 8 ore dovrà essere diviso tra il proprietario fondiario e il capitalista. I buoni di lavoro di Rodbertus mentono dunque nel modo più assoluto: ma bisogna appunto essere un Junker della Pomerania per immaginare che possa esistere una classe operaia la quale trovi conveniente lavorare 12 ore per avere un buono di lavoro di 4 ore. Se si traducono i giuochi di prestigio della produzione capitalistica in questo linguaggio semplice, nel quale essi si manifestano apertamente come furto, si rendono impossibili. Ogni buono dato al lavoratore sarebbe un invito diretto alla ribellione e cadrebbe sotto il paragrafo 110 del codice penale dell’impero tedesco. Bisogna proprio non aver mai visto altro proletariato che quello di un possedimento feudale della Pomerania, proletariato di giornalieri, in condizioni quasi di servitù della gleba, ove regnano il bastone e la frusta e ove tutte le donne avvenenti del villaggio appartengono all’harem del loro grazioso signore, per immaginare di poter presentare simili impudenze agli operai. Ma i nostri conservatori sono per l’appunto i nostri più grandi rivoluzionari. Però, se i nostri operai sono tanto mansueti da lasciarsi dar ad intendere che dopo aver lavorato duro per 12 ore filate essi non hanno in realtà lavorato che 4 ore, verrà loro garantito, come ricompensa, che per tutta l’eternità la parte loro spettante sul proprio prodotto non cadrà al disotto di un terzo. In realtà, questo è suonare la musica dell’avvenire con una trombetta da ragazzi. E non val la pena di perderci una parola di più. Di conseguenza tutto quel che di nuovo Rodbertus ci offre nella sua utopia dello scambio in base al denaro-lavoro, è semplicemente puerile e assai inferiore a quanto hanno fatto i suoi numerosi colleghi prima e dopo di lui. Per l’epoca in cui apparve, “”Zur Erkenntnis ecc.”” di Rodbertus era senza dubbio un libro importante: far avanzare la teoria del valore di Ricardo nella prima direzione era un inizio molto promettente. Anche se si trattava di una novità soltanto per lui e per la Germania, il suo lavoro, tutto sommato, può essere posto sullo stesso livello di quelli dei migliori fra i suoi precursori inglesi. Ma non era appunto che un inizio, da cui solo un ulteriore lavoro critico condotto sino in fondo poteva ricavare una reale utilità per la teoria. Questo sviluppo Rodbertus se lo precluse invece da sé, poiché fin dall’inizio sviluppò il pensiero di Ricardo nell’altra direzione, quella dell’utopia. Con questo perse la condizione fondamentale di ogni critica: l’obiettività. Rodbertus lavorò con una meta preconcetta dinanzi agli occhi, divenne un economista di tendenza. Una volta prigioniero della sua utopia, egli si precluse ogni possibilità di progresso scientifico. Dal 1842 fino alla sua morte, si aggira nel medesimo circolo, ripete le stesse idee già espresse o accennate nella sua prima opera, si sente misconosciuto, si vede saccheggiato, dove non c’era nulla da saccheggiare, e rifiuta infine, anche intenzionalmente, di riconoscere che in fondo egli aveva riscoperto solo quello che era già stato scoperto da gran tempo. In alcuni passi la traduzione si discosta dall’originale francese stampato. Ciò deriva da modifiche manoscritte di Marx che troveranno posto anche nella nuova edizione francese che si prepara. È appena necessario far osservare che il linguaggio usato nella presente opera non coincide sempre con quello del “”Capitale””. Vi si parla ancora del lavoro come di una merce, di acquisto e di vendita del lavoro anziché di forza-lavoro. Come complemento, sono stati aggiunti in questa edizione: 1) un passo dell’opera di Marx: “”Per la critica dell’economia politica””, Berlino, 1859, a proposito della prima utopia sullo scambio del denaro-lavoro di John Gray; 2) il discorso di Marx sul libero scambio, pronunciato in francese a Bruxelles (1847) e che, nello sviluppo del pensiero dell’autore, appartiene allo stesso periodo della “”Misère”” [6]. Londra, 23 ottobre 1884 Alla seconda edizione Devo osservare soltanto che il nome scritto erroneamente Hopkins nel testo francese (pag. 45) è stato sostituito col nome corretto di Hodgskin e che la data dell’opera di William Thompson (stessa pagina) è stata cambiata in 1824. È, da sperare che ciò varrà a placare la coscienza bibliografica del prof. Anton Menger. Londra, 29 marzo 1892 Friedrich Engels Note 1. Si tratta della prefazione di Engels alla prima edizione tedesca di Miseria della filosolia (Karl Marx, Das Elend der Philosophie. Antwort auf Proudhon’s “”Philosophie des Elends””, trad. tedesca di E. Bernstein e K. Kautsky, introduzione e note di Friedrich Engels, Stuttgart, 1885) e della nota preliminare, sempre di Engels, aggiunta alla seconda edizione (ivi, 1892). 2. Cfr. sopra, lettera a Schweitzer 3. Karl Marx, Per la critica dell’economia politica, cit., p. 43. 4. Si tratta delle pagine di Per la critica dell’economia politica cui Marx stesso accenna in Su P.-J. Proudhon. Lettera a J,B. von Schweitzer . In quest’edizione gli estratti di Per la critica sono stati omessi. 5. Engels usa ironicamente il complicato sostantivo composto “”Regierungs – Hauptkassen – Rentamtskalkulator””. 1. Per lo meno fino a poco tempo fa avveniva così. Da quando il monopolio inglese del mercato mondiale viene spezzato sempre più dalla partecipazione al commercio mondiale della Francia, della Germania e, soprattutto, dell’America, sembra affermarsi una nuova forma di equilibrio. Il periodo di generale prosperità che precede la crisi, ancora non si fa vedere. Se non venisse affatto, la situazione normale dell’industria moderna dovrebbe essere una stagnazione cronica con lievi oscillazioni soltanto. 6. Sul passo di Per la critica, vedi nota 4. Nell’appendice a questa edizione è stato omesso anche il Discours sur la question du libre échange, pronunciato all’Association démocratique di Bruxelles nella seduta pubblica del 9 gennaio 1848 e successivamente pubblicato a cura della stessa associazione (Bruxelles, 1848;. trad. it., Discorso sulla questione del libero scambio, in Marx-Engels, Opere, v. VI, Roma, Editori Riuniti, 1973, pp. 469-482.”,”MADx-430″ “MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta alla ‘Filosofia della miseria’ di Proudhon,”,”””Le macchine non sono una categoria economica più di quanto lo sia il bue che trascina l’ aratro. Le macchine non sono che una forza produttiva. La fabbrica moderna, che si basa sull’ impiego delle macchine, è un rapporto sociale di produzione, una categoria economica.”” (pag 88) “”Le macchine propriamente dette datano dalla fine del XVIII secolo. Niente di più assurdo che vedere nelle macchine l’ antitesi della divisione del lavoro, la sintesi che ristabilisce l’ unità del lavoro frazionato. La macchina è una riunione di strumenti di lavoro, e niente affatto una combinazione dei lavori per l’ operaio stesso.”” (pag 91-92) Sulla nascita della fabbrica: “”Una delle condizioni più indispensabili per la formazione dell’ industria manifatturiera era l’ accumulazione di capitali; e questa venne facilitata dalla scoperta dell’ America e dall’ immissione nel mercato dei suoi metalli preziosi. E’ provato a sufficienza che l’ aumento dei mezzi di scambio ebbe per conseguenza, da un lato, il deprezzamento dei salari e delle rendite fondiarie, e, dall’ altro, l’ accrescimento dei profitti industriali. In altri termini quanto più la classe dei proprietari terrieri e la classe dei lavoratori, i signori feudali e il popolo, decaddero, tanto più si sviluppò la classe dei capitalisti, la borghesia. Vi furono altre circostanze ancora che concorsero simultaneamente allo sviluppo dell’ industria manifatturiera: l’ aumentata quantità delle merci messe in circolazione (dopo che fu stabilito il collegamento con le Indie Orientali per la via del Capo di Buona Speranza), il sistema coloniale, lo sviluppo del commercio marittimo. (…) La creazione della fabbrica è preceduta da un vagabondaggio quasi universale nei secoli XV e XVI. La fabbrica trovò inoltre una solida e larga base nei numerosi contadini, che, cacciati continuamente dalle campagne in seguito alla trasformazione dei campi in pascoli e ai progressi dell’ agricoltura, che rendevano necessario un minor numero di braccia per la coltivazione delle terre, continuarono ad affluire nelle città per secoli interi. L’ allargarsi del mercato, l’ accumulazione dei capitali, le modificazioni sopravvenute nella posizione sociale delle classi, una folla di persone che si vedono private delle loro fonti di reddito, ecco altrettante condizioni storiche per la formazione della manifattura. (…) Fu il mercante a divenire il capo dell’ officina moderna, non l’ antico maestro delle corporazioni.”” (pag 90-91)”,”MADx-431″ “MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta alla Filosofia della Miseria del Signor Proudhon.”,”L’ opera è stata scritta da Marx in francese tra il dicembre 1846 e il giugno 1847 e pubblicata nel luglio 1847. “”Una classe oppressa è la condizione vitale di ogni società fondata sull’ antagonismo delle classi”” (pag 146) “”il potere politico è precisamente il riassunto ufficiale dell’ antagonismo nella società civile”” (idem) “”l’ antagonismo tra il proletariato e la borghesia è una lotta di classe contro classe, lotta che, portata alla sua più alta espressione, è una rivoluzione totale. D’altronde, bisogna forse stupirsi che una società, basata sull’ ‘opposizione’ delle classi, metta capo alla ‘contraddizione’ brutale, a un urto corpo contro corpo come sua ultima conclusione?”” (idem) “”Basti dire ora che quando Rodbertus accusa Marx di averlo “”saccheggiato”” e di “”aver attinto, nel suo Capitale, piuttosto abbondantemente, senza citarlo”” alla sua opera Zur Erkenntnis ecc, egli scivola sul terreno della calunnia, cosa che non si spiega se non con il malumore naturale di un genio incompreso e con la sua strana ignoranza dei fatti che avvengono fuori della Prussia””. (pag 10, Engels) “”All’ epoca in cui fu scritto questo libro, Marx non aveva ancora messo piede nella sala di lettura del British Museum. Se si eccettuano le biblioteche di Parigi e di Bruxelles, i miei libri e i miei estratti – fatti durante un viaggio di sei settimane compiuto da noi due assieme in Inghilterra, nell’ estate 1845 – Marx aveva solo compulsato quei libri che era possibile procurarsi a Manchester. La letteratura di cui parliamo non era dunque allora tanto inaccessibile, quanto oggi. Se, nonostante questo, essa è rimasta sempre ignota a Rodbertus, ciò si deve esclusivamente alla sua limitatezza locale di prussiano. Egli è il vero fondatore del socialismo specificatamente prussiano e come tale, del resto, è oggi finalmente riconosciuto.”” (pag 11, Engels)”,”MADx-432″ “MARX Karl”,”Per la critica dell’ economia politica.”,”Individualismo. “”Quanto più risaliamo indietro nella storia, tanto più l’ individuo – e quindi anche l’ individuo che produce – ci appare non autonomo, parte di un insieme più grande: dapprima ancora in modo del tutto naturale nella famiglia, e nella famiglia sviluppatasi a tribù; in seguito nella comunità nelle sue diverse forme, come essa è sorta dal contrasto e dalla mescolanza delle tribù. Solo nel XVIII secolo, nella “”società borghese””, le diverse forme dei nessi sociali si presentano al singolo come un puro strumento per i suoi fini privati, come una necessità esteriore. Ma l’ epoca che genera questo modo di vedere, il modo di vedere dell’ individuo isolato, è proprio l’ epoca dei rapporti sociali (generali da questo punto di vista) finora più sviluppati. L’ uomo è nel senso letterale del termine uno …(in greco, ndr) non soltanto un animale sociale, ma un animale che solo nella società riesce ad isolarsi. La produzione ad opera dell’ individuo isolato al di fuori della società – una rarità che può capitare ad un uomo civile sbattuto per caso in una contrada selvaggia, il quale già possiede in sé potenzialmente le forze della società – è un non senso come lo sviluppo di una lingua senza individui che vivano insieme e parlino tra loro.”” (pag 172, appendice)”,”MADx-433″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Franco FERRI”,”Manifesto del Partito comunista.”,”Manifesto di Considerant. “”In quest’ anno si è regolarmente ancora una volta rispolverato il Manifesto della democrazia di Victor Considerant, dal quale i fondatori del socialismo scientifico avrebbero preso a prestito la loro dottrina. E’ un testo che nessuno da decenni e decenni ha letto, che pochi anni dopo la pubblicazione già era ignorato da tutti; ma che è così rapidamente uscito dalla storia appunto per il banale e astratto umanitarismo che l’ ispira, per la concezione profondamente errata della struttura sociale del capitalismo che è il suo fondamento. “”Chi è V. Considerant? Chi è Carlo Marx? – scriveva Stalin nel 1906-1907. – Considerant…., allievo dell’ utopista Fourier, …restò un incorreggibile utopista, che vedeva la “”salvezza della Francia”” nella conciliazione delle classi. Carlo Marx …, materialista, nemico degli utopisti, vedeva la garanzia della liberazione della umanità nello sviluppo delle forze produttive e nella lotta delle classe. Che c’è di comune tra loro?”” (pag 15, introduzione di P. Togliatti, 1948) Società senza classi. “”Quel che io ho fatto di nuovo è stato di dimostrare: “”1. che l’ esistenza delle classi è soltanto legata a determinate fasi di sviluppo storico della produzione; 2. che la lotta di classe necessariamente conduce alla dittatura del proletariato; 3. che questa dittatura stessa costituisce soltanto il passaggio alla soppressione di tutte le classi e a una società senza classi””. (Lettera di Karl Marx a Joseph Weydemeyer, 5 marzo 1852) (pag 18-19, introduzione) Socialismo e comunismo utopistico. (nota 1 pag 104 e pag 105) Socialismo e comunismo critico-utopistico. “”Perciò, anche se gli autori di questi sistemi erano per molti aspetti rivoluzionari, i loro scolari formano sempre delle sètte reazionarie. Essi tengono fermo alle vecchie opinioni dei maestri, in opposizione al progressivo sviluppo storico del proletariato”” (pag 109)”,”MAED-203″ “MARX Karl, a cura di Giorgio GIORGETTI”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”Il segreto del XIX secolo: “”(…) Marx aveva ragione di affermare: “”Le cosiddette rivoluzioni del 1848 non furono che meschini episodi – piccole rotture e lacerazioni nella dura crosta della società europea”” (1). (…) “”Esse rivelarono, al di sotto della superficie apparentemente solida, un mare di materia fluida, che aveva bisogno solo di espansione per fare andare in pezzi continenti di roccia compatta. Rumorosamente e confusamente, esse annunciarono l’ emancipazione del proletariato, cioè il segreto del secolo XIX e della rivoluzione di questo secolo””. (1).”” (pag 10) Nesso guerra-rivoluzione. “”Infine, in seguito alle vittorie della Santa Alleanza, l’ Europa ha preso un aspetto tale che ogni nuovo sollevamento proletario in Francia dovrà coincidere in modo diretto con una guerra mondiale. La nuova rivoluzione francese sarà costretta ad abbandonare immediatamente il terreno nazionale e a conquistare il terreno europeo, sul quale soltanto la rivoluzione sociale del secolo decimonono può attuarsi. Solo con la disfatta di giugno dunque sono state create le condizioni, entro le quali la Francia può prendere l’ iniziativa della rivoluzione europea. Solo immergendosi nel sangue degli insorti di giugno il tricolore è diventato la bandiera della rivoluzione europea – la bandiera rossa.”” (pag 13, Marx, Lotte di classe)”,”MADx-434″ “MARX Karl”,”El Capital. Critica de la Economia Politica. Vol. 1.”,”Bibliografia delle opere citate nel volume (pag 752-769) Appendice: Marx, Engels lettere sul primo tomo del Capitale (pag 661-712). Traduzione francese e inglese. “”(…) Considererei un grande errore prendere il testo francese come base per la traduzione inglese. L’ inglese non obbliga ad attenuare la vigorosa espressione dell’ originale; ciò che si perde, inevitabilmente, nei passaggi rigorosamente dialettici, si guadagnerà altrove, per la maggior forza di concisione dell’ inglese (…).”” (pag 709-710, Engels a Marx, 29 novembre 1873) Risposta di Marx a Engels (30 novembre 1873)”,”MADx-435″ “MARX Karl”,”El Capital. Critica de la Economia Politica. Vol. 2.”,”Bibliografia delle opere citate (pag 524-527) Appendice. Mercato interno ed estero. “”Perché le nazioni capitalistiche necessitano di un mercato estero? La teoria della realizzazione del prodotto nella società capitalista, nel modo in cui viene esposta, potrebbe giustificare questa domanda: non c’è contraddizione tra questa teoria e la tesi secondo la quale nessuna nazione capitalista può prescindere dal mercato estero? Dobbiamo ricordare che l’ analisi della realizzazione del prodotto nella società capitalista, come è stata esposta, partiva dal presupposto della inesistenza del mercato estero: questa ipotesi è già segnalata in precedenza, dimostrandone anche la sua necessità, in relazione con detta analisi. E’ evidente che la presenza dell’ esportazione dei prodotti non avrebbe portato in alcun modo al chiarimento del problema e lo avrebbe soltanto complicato. L’ errore dei signori W.W. e N.-on consiste precisamente nel ricorrere al mercato estero per spiegare la realizzazione del plusvalore; (…)””. (pag 516, Lenin, Lo sviluppo del capitalismo in Russia)”,”MADx-436″ “MARX Karl”,”El Capital. Critica de la Economia Politica. Vol. 3.”,”Bibliografia delle opere citate (pag 921-936) “”Tre sono gli errori fondamentali che si devono evitare nello studio della rendita del suolo e che offuscano la chiarezza dell’ analisi””. (pag 590)”,”MADx-437″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 4. Marx and Engels: 1844-1845.”,”‘Quaderno’ List. “”Come List, Ferrier pone attenzione alla differenza tra città impegnate nella manifattura e nel commercio e città che consumano soltanto (pag 91), ma facendo ciò egli è almeno tanto onesto da riferirsi allo stesso Smith. Rinvia al ‘Methuen Treaty’, così caro al Signor List, e alla sottigliezza del giudizio di Smith di quel trattato (p. 159). Abbiamo già visto come in generale la sua opinione di Smith coincida quasi parola per parola con quella di List. Vedere anche su carrying trade (p. 186 et passim). La differenza tra Ferrier e List è che il primo scrive in sostegno di una impresa di importanza storica mondiale – il Sistema Continentale, laddove il secondo scrive in sostegno di una piccola borghesia, mentalmente ristretta.”” (pag 293, Marx, Abbozzo sopra il libro di Friedrich List, Das Nationale System der Politische Oekonomie)”,”MADx-385″ “MARX Karl, a cura di Bruno MAFFI”,”Il Capitale: Libro I, capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato.”,”Il capitalista-usurario estorce direttamente plusvalore ai produttori. “”Il carattere distintivo della sottomissione formale del lavoro al capitale si rivela nel modo più chiaro se si ricordano le condizioni in cui il capitale esiste già in funzione subalterne, ma non ancora nella sua funzione dominante (che determinano l’ intera forma sociale) di acquirente diretto di forza-lavoro e appropriatore immediato del processo produttivo. E’ il caso, per esempio, del capitale usurario nella misura in cui, come in India, anticipa al produttore immediato materie prime e strumenti di lavoro, o anche tutti e due, sotto forma di denaro. I giganteschi profitti che il capitalista-usurario ne deriva, gli interessi che, qualunque sia il loro ammontare, estorce al produttore immediato, sono un altro modo di dire plusvalore: in effetti, il suo denaro si trasforma in capitale estorcendo lavoro non pagato – pluslavoro – al produttore immediato. Ma egli non si immischia nel processo produttivo in quanto tale, che continua come prima a svolgersi accanto a lui nella maniera avita. (…)””. (pag 46)”,”MADx-438″ “MARX Karl, a cura di Gabriella BRUSA ZAPPELLINI”,”Breviario.”,”””Nella nostra epoca sembra che ogni cosa comporti il suo contrario (…). L’ umanità diventa signora della natura, ma l’ uomo diventa schiavo dell’ uomo””. (in apertura, Karl Marx, 1856) Marx critico letterario. “”Caro Lassalle, e vengo al Franz von Sickingen. D’abord devo lodare la composizione e l’ azione, e questo è più di quanto si possa dire di qualsiasi dramma tedesco moderno. In the second instance, a parte ogni riferimento puramente critico ad essa, l’ opera, ad una prima lettrua, mi ha molto commosso e produrrà perciò un tale effetto, ad un grado ancora più alto, su un lettore nel quale il sentimento predomini maggiormente. E ora, the other side of the medal, in primo luogo, e questo è un lavoro puramente formale, dato che hai scritto in versi, avresti dovuto elaborare un pò più artisticamente i giambi. Nondimeno, per quanto i poeti di professione possano essere colpiti spiacevolmente da questa trascuratezza, io la considero, nel complesso come un pregio, perché la nostra nidiata di epigoni non ha mantenuto altro che la levigatezza formale. Avresti poi ovviamente dovuto shakespeareggiare di più, mentre l’ errore più grave di cui ti faccio carico è lo schillereggiare, cioè il trasformare gli individui in semplici portavoce dello spirito dell’ epoca. Nei particolari devo deplorare il riflettere talvolta eccessivo degli individui su se stessi, il che proviene dalla tua predilezione per Schiller.”” (pag 142, Lettera di Marx a Lassalle, 19 aprile 1859)”,”MADx-439″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifesto del Partito Comunista.”,”Processo di centralizzazione politica. “”La borghesia sopprime sempre più il frazionamento dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Essa ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione e concentrato la proprietà in poche mani. Ne è risultata come conseguenza necessaria la centralizzazione politica. Province indipendenti, quasi appena collegate tra loro da vincoli federali, province con interessi, leggi, governi e dogane diversi, sono state strette in una sola nazione, con un solo governo, una sola legge, un solo interesse nazionale di classe, un solo confine doganale.”” (pag 33)”,”MADx-440″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 20. Marx and Engels: 1864-1868.”,”Engels sulla leva obbligatoria. “”La coscrizione obbligatoria – incidentalmente la sola istituzione democratica esistente in Prussia – sebbene solo sulla carta – segna in enorme vantaggio su tutte le precedenti forme di organizzazione militare (…). Un esercito oggi deve essere basato su uno dei due sistemi chiaramente definiti: o il recrutamento di volontari – che è antiquato e possibile solo in casi eccezionali come in Inghilterra – o la coscrizione obbligatoria. Tutti i sistemi coscrittivi e sorteggi sono sostanzialmente delle forme molto imperfette dell’ ultima. L’ idea base che sta dietro alla legge prussiana del 1814 è che ogni cittadino che sia fisicamente capace di portare armi ha l’ obbligo di porsi personalmente in difesa del proprio paese, durante i suoi anni di idoneità militare; questa idea di base è molto superiore al principio della sostituzione (del pagamento di sostituti) che troviamo in ogni altro paese avente un sistema coscrittivo (…)””. (pag 44-45)”,”MADx-401″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 21. Marx and Engels: 1867-1870.”,”Alcuni commenti di Marx al programma e regolamento dell’ Alleanza internazionale per la democrazia socialista di Bakunin. Dal Programma: (…) la maggioranza essendosi formalmente opposta al fondamentale principio di tutte le associazioni dei lavoratori – quello dell’ uguagliamento delle classi e degli individui (…)”” Marx: “”Eguaglianza delle classi!”” Dal Programma: “”Perciò, noi ci siamo costituiti come sezione centrale dell’ Alleanza Internazionale della Democrazia Socialista (…)”” Marx: “”Che modestia! Si nominano come autorità centrale, ragazzi intelligenti! Dal Programma: “”L’ Alleanza si dichiara atea; essa vuole l’ abolizione dei culti, la sostituzione della fede con la scienza, e della giustizia divina con la giustizia umana””. Marx: “”Come si può dichiarare per decreto – l’ abolizione della fede!”” Dal Programma: “”L’ Alleanza Internazionale della democrazia socialista costitusce una branca dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (…)””. Marx: “”L’ associazione internazionale non ammette “”branche internazionali”” di sorta”” Dal Programma: “”Membri del gruppo iniziale di Ginevra. J. Philipp Becker, M. Bakunin, Th. Remy, Antoine Lindegger (…)”” Marx: Asinus Asinorum! E Madame Bakunin! (pag 207-209)”,”MADx-402″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 26. Engels: 1882-1889.”,”Engels critica i sindacati e l’ aristocrazia operaia. Intervista a Engels al New Yorker Volkszeitung (20 settembre 1888) (pag 626) Engels: Sono abbastanza soddisfatto del progresso del socialismo e del movimento operaio in Inghilterra; ma questo progresso consiste principalmente nello sviluppo della coscienza proletaria delle masse. Le organizzazioni ufficiali dei lavoratori, le trade unions, che stanno rischiando di diventare reazionarie, sono obbligate ad arrancare dietro con difficoltà, come il Landsturm austriaco (1). Domanda: Qual è l’ atteggiamento degli operai inglesi verso il movimento irlandese? Engels: Le masse sono per gli irlandesi. Le organizzazioni, come l’ aristocrazia operaia in generale, seguono Gladstone e la borghesia liberale, e non vanno oltre loro.”,”MADx-407″ “MARX Carlos ENGELS Federico”,”Manifiesto comunista y otros escritos politicos.”,”””Ecco, ora la domanda: “”Potrà la comuntà rurale russa – forma per certo già molto snazionalizzata (desnaturalizada) della primitiva proprietà comune della terra – passare direttamente alla forma superiore della proprietà collettiva, alla forma comunista, o, al contrario, dovrà passare prima per lo stesso processo di dissoluzione che costituisce lo sviluppo storico dell’ Occidente? L’ unica risposta che si può dare oggi a questa questione è la seguente: se la rivoluzione russa dà il segnale per una rivoluzione proletaria in Occidente, in modo che ambedue si completino, l’ attuale proprietà comune della terra in Russia potrà servire come punto di partenza ad un’ evoluzione comunista””. (pag 12-13, Marx Engels, prefazione all’ edizione russa del 1882) Marx Engels sulle prospettive della cooperazione. “”(…) l’ esperienza del periodo compreso tra il 1848 e il 1864 ha provato fino all’ evidenza che, per eccellente che fosse in teoria, per utile che si mostrasse in pratica, il lavoro cooperativo, limitato strettamento agli sforzi accidentali e particolari degli operai, non potrà mai mantenere la crescita in proporzione geometrica del monopolio, né emancipare le masse, né allieviare, almeno un poco il peso della loro miseria.”” (pag 77)”,”MADx-441″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Claude MAINFROY”,”Marx Engels et la troisième république, 1871-1895.”,”””Ciò significa che questa guerra che ci minaccia getterebbe dieci milioni di soldati sul campo di battaglia. E poi il vecchio Guglielmo sta probabilmente per morire. Bismarck vedrà la sua situazione più meno minata e può essere che spingerà per la guerra come mezzo per sostenersi. In effetti, la Borsa crede ovunque alla guerra, quando il vecchio chiuderà gli occhi. Se c’è la guerra, essa non si farà che per impedire la rivoluzione: in Russia, per prevenire l’ azione comune di tutti gli scontenti, slavofili, costituzionali, nichilisti, contadini; in Germania per sostenere Bismarck; in Francia per reprimere il movimento vittorioso dei socialisti e per ristabilire la monarchia. Tra socialisti francesi e socialisti tedeschi, non esiste una questione alsaziana. (…)””. (pag 188, lettera di Engels a Lafargue sulla situazione politica in Europa, ottobre 1886)”,”MAED-206″ “MARX Jenny MARX Laura MARX Eleanor”,”Les filles de Karl Marx. Lettres inédites (Collection Bottigelli).”,”Contiene alcune lettere di Paul LAFARGUE tra cui una a Marx (Bordeaux, 4 febbraio 1871): “”(…) Cè qui un uomo famoso, un inglese dal nome di Milleton, aiutante di campo di Garibaldi e inviato in missione dal vecchio generale: parla francese ammirevolmente e possiede un magnifico talento di oratore e di tribuno: può parlare a piedi o a cavallo, dato che l’ ho visto arringare la folla sulle spalle dei vicini sui quali era salito. E’ soprattutto grazie a lui che la popolazione di Bordeaux si è un po’ mossa per chiedere la continuazione della guerra e la sospensione delle elezioni. (…) Avete visto le tre manifestazioni dell’ Internazionale di Bordeaux. Che disdetta non avere qui quattro o sei sezioni e mille membri! (…)””. (pag 137-138)”,”MADS-352″ “MARX Karl, a cura di Friedrich ENGELS”,”Das Kapital. Kritik der politischen Oekonomie. Erster Band. Buch I: Der Produktionsprocess des Kapitals.”,”Marx, J.S. Mill e Chernishevskij. “”Die kontinentale Revolution von 1848 schlug auch auf England zurück. Männer, die noch wissenschaftliche Bedeutung beanspruchten, und mehr sein wollten als blosse Sophisten und Sykophanten der herrschenden Klassen, suchten die politische Oekonomie des Kapitals in Einklang zu setzen mit den jetzt nicht länger zu ignorirenden Ansprüchen des Proletariats. Daher ein geistloser Synkretismus, wie ihn John Stuart Mill am besten repräsentirt. Es ist eine Bankerotterklärung der “”bürgerlichen”” Oekonomie, welche der grosse russische Gelehrte und Kritiker N. Tschernyschewsky in seinem Werk “”Umrisse der politischen Oekonomie nach Mill””, bereits meisterhaft beleuchtet hat.”” (pag XII) “”La rivoluzione continentale ha avuto il suo contraccolpo anche in Inghilterra. Uomini che ancora rivendicavano valore scientifico e volevano essere qualcosa di più di meri sofisti o sicofanti delle classi dominanti, cercarono di mettere l’ economia politica del capitale d’accordo con le rivendicazioni del proletariato, che ormai non potevano essere più a lungo ignorate. Di qui un sincretismo esanime, come è rappresentato, meglio che da altri, da John Stuart Mill. E’ quella dichiarazione di fallimento dell’ economia “”borghese”” che ha già messo magistralmente in luce il grande studioso e critico russo N. Cernyscevski nella sua opera ‘Lineamenti dell’ economia politica di Mill’.”,”MADx-442″ “MARX Karl; a cura di Carlo VISMARA”,”Tra i fiori non ce n’è uno che sia nero. Frammenti marxiani tra “”avere”” e “”essere”” verso la realizzazione umana.”,”””Perseo usava un manto di nebbia per inseguire i mostri. Noi ci tiriamo la cappa di nebbia giù sugli occhi e le orecchie, per poter negare l’ esistenza dei mostri””. (Marx, 1867) (in apertura) “”Lo spirito burocratico è fin nel midollo uno spirito gesuitico, teologico. I burocrati sono i gesuiti dello Stato, i teologi dello Stato. La burocrazia è la république prêtre.”” (pag 57) “”Tutta la vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che trascinano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nella prassi umana e nella comprensione di questa prassi””. (pag 59) “”Le circostanze fanno gli uomini non meno di quanto gli uomini facciano le circostanze””. (pag 63) “”Il bisogno pratico, l’ egoismo è il principio della società borghese, e si presenta come tale nella propria purezza non appena la società borghese ha completamente partorito lo Stato politico. Il dio del bisogno pratico e dell’ egoismo è il denaro””. (pag 65) “”Il comunismo non toglie a nessuno la facoltà di appropriarsi dei prodotti sociali; toglie soltanto la facoltà di valersi di tale appropriazione per asservire lavoro altrui””. (pag 68) “”L’ unico compito di una mente raziocinante e amante del vero, in occasione del primo scoppio della rivolta dei lavoratori della Slesia, non consisteva nel recitare la parte del precettore, bensì molto più nello studiarne il carattere particolare. Per questo occorre senza dubbio una certa visione scientifica e un certo amore per l’ umanità, mentre per le altre operazioni basta ampiamente una facile fraseologia, intinta di vuoto egoismo””. (pag 92)”,”MADx-443″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La questione irlandese. Marx, La questione irlandese (capitolo 1, 2, 3); Engels, Storia dell’ Irlanda.”,”Protezionismo e movimento della popolazione. “”Tentativo di insediare protestanti tedeschi e francesi. I protestanti francesi nelle città (lanifici), furono cacciati dal sistema protezionistico e mercantilistico inglese. 1698. Il parlamento anglo-irlandese approva (da coloni ossequiosi), per ordine della madre patria, un’ imposta proibitiva per l’ esportazione della lana irlandese verso altri paesi. 1698. Nello stesso anno il parlamento inglese colpiva l’ importazione dei prodotti irlandesi verso l’ Inghilterra e il Galles con una forte imposta e vietava completamente la loro esportazione verso altri paesi. L’ Inghilterra distrusse le manifatture irlandesi, spopolò le città d’ Irlanda e ricacciò la popolazione verso la campagna””. (pag 17)”,”IRLx-006″ “MARX Karl, a cura di Alain ALCOUFFE”,”Les manuscripts mathematiques de Marx.”,”Alain ALCOUFFE è Maitre de conférences d’ Economie all’ Università di Scienze Sociali di Toulouse. Ha pubblicato varie opere e articoli di economia industriale e di storia del pensiero economico. Dimostando la filiazione hegeliana dei Manoscritti matematici di Marx, ALCOUFFE propone una lettura della Logica di Hegel chiarita dalla teoria degli insiemi e l’ analisi non standard. Esce fuori oltre a Marx, anche la sorpresa di un Hegel matematico. “”Non si sa ciò che si è Non so ciò che sono; non sono ciò che so. Una cosa e non una cosa; un minuscolo punto e un cerchio.”” (Angelus Silesius, Le pélerin chérubinique) (in apertura) Calcolo differenziale. “”Newton e Leibniz, come la maggior parte dei loro successori si situano direttamente sul terreno del calcolo differenziale e le espressioni differenziali sono utilizzate, di conseguenza, ormai, come delle formule di operazioni per poi trovare un equivalente reale. Tutta lo scherzo viene da qui.”” (pag 182) Lagrange. “”Il grande merito di Lagrange è, non solo di aver fondato algebricamente il teorema di Taylor e più generalmente il calcolo differenziale attraverso l’ analisi algebrica pura, ma anche, precisamente, di aver introdotto il concetto di funzioni derivate che i suoi successori utlizzano effettivamente, più o meno, senza indicarlo. Ma non si è accontentato di questo. (…)””. (pag 214) Comparazione del metodo di D’Alembert con il metodo algebrico. (pag 223)”,”MADx-444″ “MARX Karl”,”Critique de la philosophie du droit de Hegel.”,”””Volete che si prenda per punto di partenza i germi della vita reale, ma dimenticate che il vero germe della vita del popolo tedesco non ha vegetato fin qui che sotto il suo cranio. In una parola, non potete sopprimere la filosofia senza realizzarla. Il partito politico teorico, che rimonta alla filosofia, ha commesso lo stesso errore, ma con dei fattori inversi. Non ha visto nella lotta attuale che il combattimento critico della filosofia con il mondo tedesco; non ha preso in considerazione che la filosofia che esiste da allora appartiene essa stessa a questo mondo e che essa è il suo complemento, anche se è un complemento ideale””. (pag 75) “”Per la Germania il proletariato non comincia a formarsi che per l’ irruzione del movimento industriale, perché non è la povertà frutto di una crescita naturale, ma la povertà artificialmente prodotta, che costituisce il proletariato, non la massa umana meccanicamente schiacciata dal peso della società, ma quella che nasce dalla sua decomposizione allo stato acuto, prima di tutto quella della classe media (…)””. (pag 101)”,”MADx-445″ “MARX Karl, a cura di Gilbert BADIA”,”Lettres d’ Alger et de la Côte d’ Azur.”,”MARX ha soggiornato, partendo da Marsiglia, all’ inizio del 1882, per tre mesi in Algeria. Ritornato in Francia ha passato un mese sulla Costa Azzurra. BADIA ricostruisce questi quattro mesi a un anno dalla morte di MARX. Sull’ analogia storica. Nella sua lettera a Vera Zasulich, Marx insiste sul fatto che “”la genesi della produzione capitalistica””, così come l’ ha descritta, “”è espressamente ristretta ai paesi dell’ Europa Occidentale””. In una lettera del novembre 1877, si poneva già contro il “”passe-partout di una teoria storico-filosofica generale… sopra-storica”” e mostrava come “”avvenimenti di una analogia stringente, ma accaduti in ambienti storici differenti (conducono a) dei risultati assolutamente diversi””. (pag 16) Marx nella seconda metà del 1882. “”La sua salute è lungi dall’ essere fiorente. Tuttavia continua a seguire da vicino la situazione politica in Francia e in Germania, s’ interessa ai lavori di Deprez e d’ Arsonval “”sul trasporto dell’ energia a grande distanza””, così come a quelli del tedesco Maurer sulla situazione dei contadini nella Germania dal IX secolo al XV secolo, e lavora a una nuova edizione del primo libro del Capitale””. (pag 35) Gli islamici ad Algeri non accettano di essere subordinati. “”Nella capitale di una colonia, la vita è sempre cara. C’è da riconoscere una cosa: in nessuna altra città che sia allo stesso tempo sede del governo centrale, esiste un tale laisser-faire, laisser passer; la polizia è ridotta al plus strict minimum; disinvoltura pubblica inaudita; è l’ elemento nord-africano che ha introdotto questi costumi. I musulmani in realtà non accettano subordinazione; non sono né “”sudditi”” né “”amministrati””; non riconoscono nessuna autorità eccetto sulle questioni politiche, cosa che provoca da parte degli europei un grave malinteso. Poca polizia ad Algeri e, in più, composta in maggior parte, di nativi””. (pag 73, a Laura Lafargue, 13 aprile 1882)”,”MADx-446″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Franz MEHRING”,”Aus dem literischen Nachlass von Karl Marx und Friedrich Engels 1841 bis 1850. Dritter Band. Von Mai 1848 bis Oktober 1850.”,”Recensione a libro di Guizot: perché la rivoluzione inglese è riuscita. Discorso sulla storia della rivoluzione inglese. (pag 408)”,”MADx-449″ “MARX Karl a cura di KRADER Lawrence”,”The Ethnological Notebooks of Karl Marx (Studies of Morgan, Phear, Maine, Lubbock) transcribed and edited with an introduction by Lawrence Krader.”,”Estratti di MARX su MORGAN, PHEAR, MAINE, LUBBOCK, comunità, collettivismo, individualismo, relazione di ENGELS a MARX su MORGAN. “”Gli studi di etnologia di Marx erano collegati a quelli sulla comunità rurale, la terra e la questione agraria, immediatamente come temi politici correnti o storici, e ancora con la questione dell’ applicazione della scienza e tecnologia in agricoltura. Marx ha scritto sui principati danubiani, ecc, e sulla questione orientale, in particolare India e Cina, durante gli anni 1850 e 1860. Le sue ricerche sulle comunità contadine slave, germaniche, irlandesi e dell’ Asia del Sud e la loro storia, e sui fatti etnologici comparati da autori dell’ antichità classica vennero citati nei Grudrisse, nella Critica del 1859, il Capitale. ma più estensivamente nei quaderni degli anni 1870 e 1880.”” (pag 5-6, introduzione)”,”TEOS-108″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Oeuvres. Economie I. Misère de la philosophie. Discours sur le libre-échange. Le manifeste communiste. Travail salarié et capital. Intrduction générale a la critique de l’ économie politique. Critique de l’ économie politique. Adresse inaugurale et statuts de l’ Association Internationale des Travailleurs. Salaire, prix et plus-value. Le Capital (Livre Premier). Critique du programme du parti ouvrier allemand. Appendices.”,”””Fine marzo: Marx organizza il ritorno in Germania dei membri della Lega e redige le Rivendicazioni del partito comunista in Germania che, stampate in forma di volantini, sono distribuiti con il Manifesto agli operai che ritornano in Germania. Nel primo articolo delle Rivendicazioni, la Germania è proclamata “”repubblica una e indivisibile””. Aprile: Marx, Engels e qualche altro membro della Lega dei comunisti lasciano Parigi e si recano a Colonia ove cominciano subito a preparare la creazione di un grande quotidiano, la Neue Rheinische Zeitung. Maggio: Conflitto tra Marx e il gruppo della Lega dei comunisti, diretto da Andreas Gottschalk, che aveva pure fondato una associazione operaia. Gottschalk e i suoi amici preconizzavano il boicottaggio delle elezioni indirette per le assemblee nazionali di Berlino e di Francoforte. Sembra stabilito che in questa data, Marx scioglie la Lega dei Comunisti: non essendo un partito di cospiratori, essa non ha più ragione d’essere in un paese in cui si sta per restituire la libertà di stampa””. (pag LXXII-LXXIII)”,”MADx-450″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome III (1852-juin 1853).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Gerard BERNHARD Jean CHABBERT Jacques GRANDJONC Paul LAVEAU Isabelle MICHOT Claude SEBISCH André SOUYRIS Jacques VERGER Line VINCENT Contiene pure uno scambio di lettere Cluss-Weydemeyer. vedi biografia Cluss”,”MADx-451″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome IV (Juillet 1853 – juin 1857).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Jacqueline BENCKER Gerard BERHARD Lucien CALVIE’ Rose-Marie CHOUCROUM Jean-Claude FRANCOIS Jean-Pierre LEFEBVRE Jean MORTIER Jacques OMNES Monika PONSARD Philippe PREAUX Claude SEBISCH Anne SOLE’ Michel VANOOSTHUYSE”,”MADx-452″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome V (Juillet 1857 – Décembre 1859).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Gerard BERHARD Lucien CALVIE’ Rose-Marie CHOUCROUM Michel FAGARD Jean-Claude FRANCOIS Paul LAVEAU Jean-Pierre LEFEBVRE Michel LEIBERICH Jean MORTIER Serge PATEAU Philippe PREAUX Jacques OMNES Claude Michel VANOOSTHUYSE Jean WETZLER”,”MADx-453″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VI (1860-1861).”,”Traduzioni di Fernand CAMBON Michel FAGARD Claude GUY Paul LAVEAU Jean-Pierre LEFEBVRE Michel LEIBERICH Alain MEYER Serge PATEAU Daniel PONCIN Helene RAKOWSKY Claude SEBISCH.”,”MADx-454″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome III (1852-juin 1853).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Gerard BERNHARD Jean CHABBERT Jacques GRANDJONC Paul LAVEAU Isabelle MICHOT Claude SEBISCH André SOUYRIS Jacques VERGER Line VINCENT. “”In questa occasione – egli cita pure Willich come un uomo di grande importanza e il suo libro di abbondanti riflessioni di ogni sorta sull’ acquisizione di quest’ eroe – arriva a parlare del terzo partito pericoloso di Londra, “”le parti de l’ octroiement”” (il partito della concessione, ndr) i cui capi sono Engels e Marx. Noi vogliamo in effetti concedere di forza ai popoli “”la libertà””. Siamo dei tiranni peggiori dell’ imperatore di Russia. Siamo stati i primi a trattare con “”sarcasmo e disprezzo”” il “”suffragio universale””, ecc.. Abbiamo già compromesso ogni cosa con le “”nostre manie di voler concedere””. (…)”” (pag 55)”,”MADx-455″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome IV (Juillet 1853 – juin 1857).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Jacqueline BENCKER Gerard BERHARD Lucien CALVIE’ Rose-Marie CHOUCROUM Jean-Claude FRANCOIS Jean-Pierre LEFEBVRE Jean MORTIER Jacques OMNES Monika PONSARD Philippe PREAUX Claude SEBISCH Anne SOLE’ Michel VANOOSTHUYSE. “”Io non so se Napier e gli altri storici della guerra franco-spagnola mettono bene il luce il fatto seguente, per il quale esistono presso gli autori spagnoli delle prove assolute; voglio parlare dell’ esistenza nell’ esercito francese di una cospirazione repubblicana, perfettamente organizzata, fino alla fine della guerra, se si eccettua il breve periodo in cui lo stesso Napoleone comanda in Spagna, mirante a detronizzare Napoleone e a reinsediare la Repubblica.”” (pag 106, Marx a Engels, 17 ottobre 1854)”,”MADx-456″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome V (Juillet 1857 – Décembre 1859).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Gerard BERHARD Lucien CALVIE’ Rose-Marie CHOUCROUM Michel FAGARD Jean-Claude FRANCOIS Paul LAVEAU Jean-Pierre LEFEBVRE Michel LEIBERICH Jean MORTIER Serge PATEAU Philippe PREAUX Jacques OMNES Claude Michel VANOOSTHUYSE Jean WETZLER “”Per quanto concerne il mio ritardo nella spedizione del manoscritto (1), è stata la malattia che mi ha impedito; poi è stato necessario recuperare il tempo perduto per altri lavori alimentari. Ma la vera ragione è la seguente: la materia era davanti a me, il tutto non era altro che una questione di forma. Ma in ciò che scrivevo, sentivo che nello stile traspariva la mia malattia di fegato””. (pag 233, Marx a Lassalle, 12 novembre 1858) “”Di fatto, l’ economia come scienza nel senso tedesco è ancora da fare, e per questo non c’è solo bisogno di noi due, occorre ancora una dozzina d’ altri. Mi aspetto dal successo della mia opera che abbia almeno per risultato di orientare i migliori cervelli verso lo stesso terreno di ricerca.”” (pag 234, Marx a Lassalle, 12 novembre 1858)”,”MADx-457″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VI (1860-1861).”,”Traduzioni di Fernand CAMBON Michel FAGARD Claude GUY Paul LAVEAU Jean-Pierre LEFEBVRE Michel LEIBERICH Alain MEYER Serge PATEAU Daniel PONCIN Helene RAKOWSKY Claude SEBISCH. “”A proposito della mia “”liason”” con la “”polizia segreta””, potrei far citare come testimone il mio cognato, l’ ex-ministro prussiano von Westphalen. Tuttavia, mia moglie, sua sorella, desidera, se questa citazione non è indispensabile, evitare questo scandalo familiare. Ecco perché su questo punto devo rimettermi completamente alla vostra valutazione””. (pag 113, Marx al consigliere di giustizia Weber, 3 marzo 1860)”,”MADx-458″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VII (1862-1864).”,”Traduzioni di Fernand CAMBON Francois GATHELIER Helene RAKOWSKY Claude SEBISCH Michel VANOOSTHUYSE Contributo alla critica dell’ economia politica. “”I saggi scientifici destinati a rivoluzionare una scienza non possono mai essere veramente popolari. Ma, una volta che la base scientifica è posta, la volgarizzazione è facile. Se i tempi diventeranno più agitati, si potrà anche scegliere i colori e i caratteri che un’ esposizione popolare di questi soggetti al momento richiederà. Per contro, mi sarei aspettato, è vero, che gli specialisti tedeschi, non fosse che per decenza, non ignorassero completamente i miei lavori. Ho inoltre fatto l’ esperienza, per nulla piacevole, degli amici tedeschi, gente del nostro partito, che si erano da tempo occupati di questa scienza e che, in privato, mi avevano scritto delle lettere spropositate, debordanti di preghiere, a proposito del primo fascicolo, non hanno fatto un gesto per pubblicare una recensione o anche semplicemente annunciare il contenuto dell’ opera nelle riviste ove avevano delle entrature. Se quella è una tattica politica, confesso che non sono in grado di penetrare il mistero””. (pag 111, Marx a Ludwig Kugelmann, 28 dicembre 1862)”,”MADx-459″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome VIII (Janvier 1865 – Juin 1867).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Fernand CAMBON Francois Pierre HENTGES Jean MORTIER. Mazzini. “”Ora, durante la mia assenza forzata e prolungata dal Consiglio dell’ Internazionale, Mazzini si è dato a fomentare una sorta di rivolta contro la mia “”direzione””. Non è mai piacevole essere “”il capo”” e ciò non è più quello a cui aspiro. Ho sempre presente allo spirito quello che tuo padre diceva di Thorbecke: “”l’ asinaio è sempre detestato dagli asini””. Ma, una volta che mi sono lanciato totalmente in una impresa che stimo importante, è vero, sono come sono, non amo cedere. Mazzini, nemico accannito della libertà di pensiero e del socialismo, ha seguito i progressi della nostra Associazione con una profonda gelosia. Sono io che ho constrastato il suo primo tentativo di farne un suo strumento e di imporgli un programma e una dichiarazione di principi da lui elaborata. La sua influenza sulla classe operaia londinese, una volta molto grande, è ridotta a zero.”” (pag 232-233, lettera di Marx a Antoinette Philips, 18 marzo 1866)”,”MADx-460″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome IX (Julliet 1867 – Decembre 1868).”,”Traduzioni di Paul LAVEAU e Jean WETZLER “”Kugelmann mi ha inviato un numero della Deutsche Volkszeitung (Hannover), nel quale si trova una breve nota, redatta da lui, sul mio libro (Libro primo del Capitale). Kugelmann lì imita, e non felicemente, uno dei tuoi articoli. Questo giornale essendo democratico, avrebbe potuto allargarsi un po’ di più sul contenuto. Mi fa tra l’ altro giungere “”alla conclusione””, effettivamente “”stupefacente””, “”che tutto il capitale è stato costituito dalla forza di lavoro non pagata””””. (pag 89, lettera di Marx ad Engels, 14 novembre 1867)”,”MADx-461″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome XI (Julliet 1870 – Decembre 1871).”,”Traduzioni di Claude MAINFROY Jean MORTIER e Jean WETZLER. “”Accetto di dare la mia adesione (come Louis Blanc, e non di sottoscrivere a dirla precisamente) alle due condizioni seguenti: 1. che sia stampata una nota a seguito del mio nome: “”I agree with the above address so far as its general sentimens coincide with the manifesto issued by the General Council of the “”International Workingmen’s Association.”” (“”Sono daccordo con l’ indirizzo qui sopra nella misura in cui la tendenza generale coincide con il manifesto del Consiglio generale dell’ Associazione internazionale dei Lavoratori””). 2. che una frase sia aggiunta che evochi, nei termini più moderati e diplomatici, il carattere difensivo della guerra dal lato dei tedeschi.”” (pag 50, Marx a Engels, 3 agosto 1870) “”Però occorre rimarcare contro i tedeschi: la Frankfurter Zeitung ha pubblicato una corrispondenza da Londra secondo la quale “”i repubblicani francesi a Londra hanno invitato tutti i repubblicani tedeschi conosciuti in vista di una protesta comune contro questa guerra napoleonica. I repubblicani tedeschi si sono eclissati perché la guerra è difensiva da parte prussiana””. (pag 50, Marx a Engels, 3 agosto 1870)”,”MADx-462″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome XII (Janvier 1872 – Octobre 1874).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Jean MORTIER, Jean WETZLER. Contiene pure una lettera di LAFARGUE a ENGELS (12.10.1871), una lettera di W. LIEBKNECHT a Luigi STEFANONI (20.2.1872), una lettera di Auguste SERRAILLIER ai delegati del 6° Congresso dell’ AIT. Contiene pure una nutrita corrispondenza di Marx con LA-CHATRE, il primo editore francese del ‘Capitale’. Lettera di Marx ai minatori valle Ruhr in sciopero (analisi del crescente consumo di carbone per l’ industria siderurgica, l’ ascesa dei prezzi del carbone, la lotta dei minatori inglesi, la questione di una presunta penuria di carbone ecc.. (pag 158-161) “”Questi fatti mostrano cosa sono realmente le minacce dei proprietari delle ferriere e degli industriali di importare il loro carbone dall’ Inghilterra. Il signor Alfred Krupp può lanciare tutti gli ukase che vuole, ma dovrà pagare il carbone inglese più caro di quello della Ruhr e non è neanche sicuro che possa ottenerlo. In quanto segretario del Consiglio Generale dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori ho considerato che era mio dovere portare questi fatti alla vostra conoscenza””. (pag 161)”,”MADx-463″ “MARX Carlo”,”Rivoluzione e Controrivoluzione o Il 1848 in Germania.”,”””Non è ancora stato studiato il Marx come scrittore e stilista, e forse varrebbe la pena di farlo. Il Marx passa per scrittore oscuro; il che può esser vero solo quando si alluda al Capitale, dove l’ oscurità nasce da un’ incompleta chiarificazione del suo pensiero, e si manifesta principalmente negli enormi difetti di composizione di quell’ opera””. (pag IX, Croce, dalla prefazione) “”La piccola borghesia, grande nel millantarsi, è impotente nell’ azione e molto prudente nel rischiar checchessia. Il carattere meschino delle sue trattative commerciali e delle sue operazioni finanziarie è adattissimo a dare l’ impronta del suo carattere con la completa assenza d’ energia e di spirito di iniziativa; e queste stessa qualità informano la sua attività politica.”” (pag 130)”,”MADx-464″ “MARX Karl”,”Critique du programme de Gotha.”,”Redatto da Marx nell’ aprile e all’ inizio di maggio 1875 e pubblicato per la prima volta (con dei tagli) sulla Neue Zeit N° 18 1891 tomo I. Il testo originale è in tedesco. Questa edizione si basa sull’ edizione francese. Sul lavoro femminile e infantile. “”””3. Limitazione del lavoro delle donne e interdizione del lavoro dei bambini””. La regolamentazione della giornata di lavoro deve implicare già la limitazione del lavoro delle donne, per quanto concerne la durata, le pause, ecc., della giornata di lavoro; se no, ciò non può significare che l’ esclusione delle donne da branche d’ industria che sono particolarmente pregiudizievoli alla loro salute fisica o contrarie alla morale dal punto di vista del sesso. Se è questo che si ha in vista, occorre dirlo. “”Interdizione del lavoro dei ragazzi!””. E’ assolutamente indispensabile indicare il limite d’ età. Una interdizione generale del lavoro dei ragazzi è incompatibile con l’ esistenza stessa della grande industria; essa non è dunque che una aspirazione ingenua e senza portata. L’ applicazione di questa misura, se è possibile, sarà reazionaria, perciò assicurando una stretta regolamentazione del tempo di lavoro secondo l’ età, come altre misure di protezione dei ragazzi, il fatto di combinare delle giuste ore di lavoro produttivo con l’ istruzione è uno dei più potenti mezzi di trasformazione della società attuale.”” (pag 31)”,”MADx-465″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Oeuvres. Politique I. Révolution et contre-révolution en Europe. Les luttes de classes en France, 1848-1850. Chroniques littéraires et politiques. Le 18 brumaire de Louis Bonaparte. Fin de la Ligue des communistes. Révélations sur le procès des communistes à Cologne. Le chevalier de la noble conscience. Chroniques anglaises. Lord Palmerston. L’ Espagne révolutionnaire. La question d’ Orient et la guerre russo-turque.”,”””Nel gennaio 1843, la redazione del giornale riceve la decisione fatale: la Rheinische Zeitung deve cessare le pubblicazioni a partire dal 1° aprile. Marx, che rifiuta di piegarsi all’ atteggiamento esitante degli azionisti, offre le sue dimissioni e pubblica una dichiarazione formale in questo senso. Egli propone a Ruge di creare a Strasburgo gli “”Annali franco-tedeschi. I vari articoli apparsi sulla Rheinische Zeitung sulla Rivoluzione francese e la rivoluzione del luglio 1830 avevano alimentato la sua riflessione critica sulle concezioni hegeliane dello Stato, degli ordini e della burocrazia. Ruge può ben presto annuciare a Ludwig Feuerbach il piano della nuova rivista: “”Pubblicheremo il giornale assolutamente libero all’ estero, sbarazzandoci interamente del vecchio ciarpame, mediocre, scolastico e riservato dei vecchi Jahrbücher; a questo fine, ci associeremo con i francesi più importanti: Leroux, Proudhon, Louis Blanc, forse Lamartine (Lamennais e Cormentin rifiuteranno probabilmente o sono inutilizzabili) affinché scrivano direttamente (tutti leggono il francese) e costituiscano così una sorta di redazione. Noi lanceremo in comune il titolo e il prospetto, e così rappresenteremo con questa impresa in un sol colpo l’ alleanza di due nazioni””. (pag LXIV-LXV)”,”MADx-466″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, redazione ed edizione a cura di Raquel FOSALBA Alfred PICO’ Josep POCA Manuel SACRISTAN Joaquim SEMPERE”,”Obras de Marx y Engels. OME- Volumen 9. Manifiesto comunista. Nueva Gaceta Renana (I), 1847- Junio 1848.”,”””Inoltre, O’Connor dimostra che furono gli operai inglesi che per primi hanno richiesto, con una petizione di 3 milioni e mezzo di firme, giustizia per l’ Irlanda, che ora nuovamente protestano i cartisti inglesi, con numerose petizioni, contro il “”bill di eccezione irlandese”” e, infine, che la classe oppressa, tanto in Inghilterra quanto in Irlanda, deve lottare unita, vincere unita, altrimenti poi lamentarsi insieme sulla propria condizione di vita e miseria, sull’ uguale dipendenza di fronte alla classe capitalistica privilegiata e dominante””. (pag 89)”,”MADx-467″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, redazione ed edizione a cura di Raquel FOSALBA Alfred PICO’ Josep POCA Manuel SACRISTAN Joaquim SEMPERE”,”Obras de Marx y Engels. OME- Volumen 10. Nueva Gaceta Renana (II), Julio-Novembre 1848.”,”””L’ ingegno prussiano ha scoperto che qualsiasi nuova istituzione costituzionale offre la più interessante delle occasioni per promulgare nuove leggi punitive, nuovi regolamenti, nuove misure, nuove vigilanze, nuovi imbrogli e nuova burocrazia””. (pag 119)”,”MADx-468″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, redazione ed edizione a cura di Ignacio HIERRO Eduard PALANQUES Alfred PICO’ Manuel SACRISTAN”,”Obras de Marx y Engels. OME- Volumen 21. Lineas fundamentales de la critica de la economia politica (Grundrisse). Primera mitad.”,”Lavoratori salariati. “”Essi costituiscono una parte proporzionalmente molto grande dei consumatori, quantunque realmente non tanto grande, come generalmente si pensa, se si considera il lavoratore industriale vero e proprio. Quanto maggiore è il suo numero – il numero della popolazione industriale – e quanto maggiore è la massa di denaro di cui essi dispongono, tanto maggiore è la sfera di scambio del capitale.”” (pag 370)”,”MADx-469″ “MARX Carlo”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte. Con prefazione di Federico Engels.”,”Cretinismo parlamentare. Inoltre egli era affetto da quella malattia particolare, che dopo il 1848 ha infierito su tutto il continente, chiamata il cretinismo parlamentare; questa malattia relega coloro che ne sono colpiti in un mondo immaginario e toglie loro ogni sentimento, ogni ricordo, ogni intelligenza del mondo reale esterno””. (pag 79) Aristocrazia finanziaria. “”Ho già detto precedentemente che dopo l’ entrata di Fould al ministero la parte della borghesia commerciale, che si era fatta la parte del leone nel governo di Luigi Filippo – l’ aristocrazia finanziaria – era diventata bonapartista. Fould non solo rappresentava gli interessi di Bonaparte alla Borsa, rappresentava nello stesso tempo gli interessi della Borsa presso Bonaparte””. (pag 90) “”Il voto di sfiducia del 18 gennaio colpiva i ministri, non il presidente. Ma non il governo, bensì il presidente aveva destituito Changarnier. Doveva il partito dell’ordine mettere in stato d’accusa Bonaparte stesso? E per cosa? Per le sue velleità di restaurazione? Ma queste non facevano altro che completare le proprie. Per la sua cospirazione nelle riviste militari e nella società del 10 dicembre? Ma questi argomenti erano stati seppelliti da tempo sotto semplici ordini del giorno. Per la destituzione dell’eroe del 29 gennaio e del 13 giugno, dell’uomo che nel maggio 1850 minacciava, in caso di una sommossa a Parigi, di appiccare il fuoco ai quattro angoli della città? I suoi alleati della Montagna e Cavaignac non permettevano al partito dell’ordine di risollevare il caduto baluardo della società nemmeno con una semplice manifestazione ufficiale di condoglianza. Per conto proprio gli uomini del partito dell’ordine non potevano contestare al presidente la facoltà costituzionale di destituire un generale. Essi smaniavano soltanto perché egli aveva fatto uso dei suoi diritti costituzionali in modo antiparlamentare [78]. Ma non avevano proprio loro fatto continuamente uso delle loro prerogative parlamentari in modo anticostituzionale, specialmente nella soppressione del suffragio universale? Essi erano dunque tenuti a muoversi strettamente entro i limiti del Parlamento. E dovevano essere colpiti da quella particolare malattia che a partire dal 1848 ha infierito su tutto il Continente, il cretinismo parlamentare, malattia che relega quelli che ne sono colpiti in un mondo immaginario e toglie loro ogni senso, ogni ricordo, ogni comprensione del rozzo mondo esteriore; dovevano essere colpiti da quel cretinismo parlamentare mentre, dopo aver distrutto con le loro mani tutte le condizioni del potere del Parlamento, dopo esser stati costretti a distruggerle nella loro lotta con le altre classi, consideravano ancora le loro vittorie parlamentari vere vittorie e, battendo i suoi ministri, credevano di colpire il presidente. Essi offrivano a quest’ultimo unicamente l’occasione di umiliare ancora una volta l’Assemblea nazionale agli occhi della nazione. Il 20 gennaio il Moniteur annunciava che le dimissioni di tutto il governo erano accettate; e col pretesto che nessun partito parlamentare possedeva più la maggioranza, come dimostrava il voto del 18 gennaio, frutto della coalizione della Montagna e dei monarchici, e in attesa che si formasse una nuova maggioranza, Bonaparte nominò un cosiddetto governo di transizione, nessun membro del quale apparteneva al Parlamento, e che era composto esclusivamente di individui assolutamente sconosciuti e insignificanti, un governo di semplici commessi e di scrivani [79]. Il partito dell’ordine poteva ora esaurirsi nel gioco con queste marionette; il potere esecutivo non considerava più che valesse la pena di essere seriamente rappresentato nel Parlamento. Bonaparte concentrava nella sua persona tutto il potere esecutivo in modo altrettanto più palese; e aveva tanto maggiore libertà di sfruttarlo ai propri scopi, quanto più i suoi ministri erano semplici comparse. “” Marx Il 18 brumaio (fonte MIA, Internet)”,”MADx-471″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Pages de Karl Marx. Pour une éthique socialiste. 2. Révolution et socialisme.”,”””Per il trionfo finale delle tesi stabilite nel Manifesto comunista, Marx contava unicamente e esclusivamente sullo sviluppo intellettuale della classe operaia, come doveva risultare necessariamente dall’ azione unificata e dalla discussione””. (pag 4, Engels) “”E’ quello che Marx ha formulato in una sola frase che è il postulato implicito di tutto il vero pensiero socialista, enunciato dal 1844 da Flora Tristan: “”L’ emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi””. La vera problematica non è dunque nelle antinomie quali anarchismo e marxismo, marxismo e riformismo o marxismo e revisionismo; essa sta nell’ opposizione tra giacobinismo e auto-emancipazione. Essa risiede nella questione seguente: le classi sociali possono conservare l’ autonomia della loro azione e della loro coscienza affidandosi a delle organizzazioni rappresentative, scelte e costituite per esprimere e difendere i loro interessi?”” (pag 12)”,”MADx-472″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manuscritos de Paris. Anuarios francoalemanes 1844.”,”Contiene l’ indice alfabetico delle opere riassunte da Marx nel 1844: – BOISGUILLEBERT, Pierre Le Pesant de (3 opere), BURET Eugene, DESTUTT DE TRACY, A.L.C., ENGELS Friedrich, LAUDERDALE James, LAW Jean, LEVASSEUR (DE LA SARTHE), R., LIST Friedrich, MAC CULLOCH John Ramsay, MILL James, OSIANDER H.F. (2 opere), RICARDO David, SAY Jean-Baptiste, SCHÜZ Carl Wolfgang Christoph, SKARBEK Frederic, SMITH Adam, SENOFONTE. (17 autori per 20 opere) (pag 255-256)”,”MADx-474″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 27. Engels: 1890-1895.”,”Aristocrazia operaia. “”La verità è questa: durante il periodo del monopolio industriale inglese, la classe operaia inglese ha, ad un certo grado, condiviso i benefici del monopolio. Questi benefici sono suddivisi tra di loro in modo alquanto ineguale; la minoranza privilegiata ha incassato di più, ma anche la grande massa gode adesso, almeno di una temporanea suddivisione. E’ questa la ragione per cui, dallo spirare dell’ Owenismo, non c’è stato socialismo in Inghilterra. Con il crollo di questo monopolio, la classe lavoratrice inglese perderà questa posizione di privilegio; e si troverà – non escluso la minoranza dirigente e privilegiata, allo stesso livello dei compagni di lavoro all’ estero. E questa è la ragione perché ci sarà socialismo anche in Inghilterra””. (pag 268, Engels, prefazione a La condizione della classe operaia in Inghilterra (1892))”,”MADx-408″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 32. Karl Marx: 1861 – 1863. Economic manuscript of 1861-63. (Continuation)”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Martin MILLIGAN Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN. Stati Uniti: Louis DISKIN Philip S. FONER James E. JACKSON Leonard B. LEVENSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK. URSS (…). “”Il professor Roscher è un maestro di questa sorta di cose e ha modestamente proclamato se stesso come il Tucidide dell’ economia politica. La sua identificazione di se stesso con Tucidide può essere forse basata sulla sua concezione di Tucidide come un uomo che costantemente confonde la causa con l’ effetto””. (pag 502)”,”MADx-413″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 41. Marx and Engels: Letters January 1860 – September 1864.”,”””Ho riletto tutti i miei appunti (estratti) di tecnologia e sto anche frequentando un corso pratico (puramente sperimentale) per lavoratori tenuto dal Prof. Willis (in Jermyn Street, l’ Istituto di Geologia, dove ha insegnato anche Huxley). Per me, la meccanica presenta in larga misura lo stesso problema delle lingue. Capisco le leggi matematiche, ma la realtà tecnica più semplice che richiede una conoscenza visiva è più difficoltosa per me delle combinazioni più complicate””. (pag 449, Marx ad Engels, 28 gennaio 1863)”,”MADx-422″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 43. Marx and Engels: Letters April 1868 – July 1870.”,”””Non sento assolutamente il bisogno di mostrarmi ai lavoratori tedeschi, a non andrò al loro congresso. Una volta che essi si saranno realmente uniti all’ Internazionale e avranno dato a se stessi un propria organizzazione di partito (…) allora ci sarà un’ opportunità molto presto.”” (pag 304, MArx a Engels, 3 luglio 1869)”,”MADx-424″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 44. Marx and Engels: Letters July 1870 – December 1873.”,”””Dell’ edizione francese (del Capitale ndr) (nella prima pagina la frase ‘interamente rivista dall’ autore’, non va assolutamente letta come una semplice frase perché ho fatto un lavoro indiavolato per essa), 10.000 copie sono state stampate e 8.000 già vendute prima della pubblicazione della prima parte.”” (pag 399)”,”MADx-425″ “MARX Karl”,”Contro la Russia. (Tit.orig.: The Eastern Question)”,”””La politica della Prussia nell’attuale disordine europeo ha provocato molti commenti ostili e violenti sulla stampa inglese e francese. (…) Di rado o mai le monarchie fanno la guerra per principi o anche per stornare pericoli vicini o lontani. La fanno, invece, per interessi o benefici immediati. Le monarchie sono, inoltre, influenzate da certe tradizioni, specialmente da quelle che sono profondamente radicate nello spirito dei ceti dirigenti della nazione. E’ il caso dell’ elemento militare in Prussia, Paese fiero di chiamarsi uno Stato militare. Checché se ne possa dire in contrario, tre quarti di questa classe, rappresentata da generali, colonnelli, maggiori ed altri ufficiali, conservano il vivo ricordo della lotta nazionale del 1813-1815. Tutti gli ufficiali superiori combatterono allora a fianco dei russi contro i francesi, per i quali essi tuttora non provano alcuna simpatia. Sarebbe difficile, se non impossibile, indurli a cambiare queste loro prevenzioni. In effetti, regna ancora nell’esercito tedesco uno spirito di diffidenza, se non di odio, nei confronti dei francesi. (…) Inoltre, la Prussia vera e propria, quella che va dalla riva destra del Reno ai confini della Russia, vive nel costante timore di perdere le province renane, il cui possesso, in quanto costituirebbero una frontiera nazionale, è aspirazione costante di ogni francese, dal contadino all’ imperatore. Nel caso che questo pericolo diventasse imminente, soltanto l’ aiuto russo potrebbe dare alla Prussia una garanzia sostanziale contro l’ insaziabile appetito della Francia.”” (pag 111-112)”,”MADx-475″ “MARX Karl”,”Las luchas de clases en Francia de 1848 a 1850. El dieciocho brumario de Luis Bonaparte.”,”””Quello che si era immaginato come l’ evento più rivoluzionario risultò essere, quello più controrivoluzionario. Le cadde il frutto nel grembo, ma non cadde dall’ albero della vita, se non dall’ albero della conoscenza. La dominazione esclusiva dei repubblicani borghesi durò solo dal 14 giugno fino al 10 dicembre del 1848. Questa tappa si riassume nella redazione di una Costituzione repubblicana, e nella proclamazione dello Stato sito in Parigi. La nuova Costituzione non era, in fondo, che una riedizione repubblicanizzata della Carta Costituzionale; del 1830″”. (pag 255)”,”MADx-476″ “MARX Karl, a cura di Diego FUSARO”,”Karl Marx. Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro.”,”””Al saggio tutta la Terra è aperta, perché patria di un’ anima bella è il mondo intero””. Democrito “”Vana è la parola del filosofo, se non allevia qualche sofferenza umana”” Epicuro “”La filosofia, finché una goccia di sangue pulserà nel suo cuore assolutamente libero, dominatore del mondo, griderà sempre ai suoi avversari, insieme a Epicuro: “”empio non è chi rinnega gli dèi del volgo, ma chi le opinioni del volgo applica agli dèi””. La filosofia non fa mistero di ciò. La dichiarazione di Prometeo – “”detto francamente, io odio tutti gli dèi”” – è la sua propria dichiarazione, la sua propria sentenza contro tutti gli dèi celesti e terreni che non riconoscono come divinità suprema l’ autocoscienza umana””. Marx (in apertura) Epicureismo di Marx. “”La filosofia di Epicuro merita, secondo Marx, di essere trattata anche per il fatto che nessuno, fatta eccezione per Lucrezio, l’ ha realmente compresa fino in fondo e ne è una fulgida prova la sfilza di errori che ha viziato ogni sua interpretazione: abbiamo prima fatto menzione, per quel che riguarda l’ età moderna, dell’ errore interpretativo di Hegel; ma perfino Kant dà un’ interpretazione erronea di Epicuro (…)””. (pag 35)”,”MADx-477″ “MARX Karl, a cura di Norbert GUTERMAN e Henri LEFEBVRE”,”Oeuvres choisies. Tome I.”,”Due specialisti del marxismo Henri LEFEBVRE e Norbert GUTERMAN hanno scelto testi ritenuti i più significativi dell’ opera di MARX. Alcuni di questi scritti sono inediti per la Francia. Permettono di seguire l’ evoluzione del pensiero di MARX fino al 1857. Rivoluzione permanente e Blanquismo. “”Il proletariato si raggruppa sempre più nel socialismo rivoluzionario, nel comunismo per il quale la borghesia ha trovato il nome di Blanqui. Questo socialismo è la dichiarazione della rivoluzione permanente, della dittatura di classe del proletariato, considerata come il punto di transizione necessario all’ abolizione delle distinzioni di classe in generale, all’ abolizione di tutti i rapporti di produzione sui quali esse riposano, all’ abolizione dei loro rapporti sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, al rovesciamento di tutte le idee che derivano da questi rapporti sociali””. (pag 280, Marx, Le lotte di classe in Francia) (1850) Il metodo. “”Quest’ ultimo metodo è manifestamente il metodo scientifico esatto. Il concreto è concreto, perché è la sintesi di numerose determinazioni, dunque unità della diversità. Ecco perché il concreto appare nel pensiero come il processo della sintesi, come risultato, e non come punto di partenza, ancora ch’egli sia il vero punto di partenza, e per conseguenza anche il punto di partenza dell’ intuizione e della rappresentazione. Con il primo metodo, la rappresentazione piena è volatilizzata in una determinazione astratta; con il secondo, le determinazioni astratte portano alla riproduzione del concreto attraverso il pensiero. Ecco perché Hegel è caduto nell’ illusione di concepire il reale come il risultato del pensiero che si volge in se, si approfondisce in sé; si muove da se stesso, tanto che il metodo di elevarsi dall’ astratto al concreto non è per il pensiero che il modo di appropriarsi del concreto, di riprodurlo in tanto che concreto pensiero.”” (pag 350)”,”MADx-479″ “MARX Karl”,”Il capitale. Libro primo.”,”””L’ usura materiale della macchina è di duplice natura. C’è una usura che nasce dall’ uso della macchina allo stesso modo che le monete si deteriorano con la circolazione; e un’altra che deriva dal rimanere la macchina inadoperata allo stesso modo che una spada inoperosa arrigginisce nella guaina. Questa è l’ usura da parte degli elementi; quella della prima specie è più o meno in proporzione diretta dell’ uso della macchina, la seconda è fino a un certo punto in proporzione inversa. Ma oltre all’ usura materiale la macchina sottostà anche a un’ usura per così dire morale. Essa perde valore di scambio nella misura in cui macchine della stessa costruzione possono essere riprodotte più a buon mercato oppure nella misura in cui le arrivano accanto, facendole concorrenza, macchine migliori. In entrambi i casi il suo valore, per quanto giovane e vitale essa possa essere ancora per il resto, non è più determinato dal tempo di lavoro realmente oggettivato in essa, ma dal tempo di lavoro necessario alla sua propria riproduzione o alla riproduzione della macchina migliore. Essa quindi è più o meno svalutata””. (pag 448)”,”MADx-480″ “MARX Karl”,”Il capitale. Libro secondo.”,”Logoramento. “”Dall’ altro lato, la lotta di concorrenza, specialmente nel caso di rivoluzioni decisive, costringe a sostituire con i nuovi i vecchi mezzi di lavoro, prima della loro estinzione naturale. Sono principalmente catastrofi, crisi a imporre tale rinnovo dell’ attrezzatura su larga scala sociale. Il logorio (prescindendo da quello morale) è la parte di valore che il capitale fisso, mediante il suo consumo, cede gradatamente al prodotto, nella misura media con cui perde il suo valore d’ uso.”” (pag 175)”,”MADx-481″ “MARX Karl”,”Il capitale. Libro terzo.”,”Esportazione di capitale. “”Quando il capitale è inviato all’ estero, questo non avviene perché sia assolutamente impossibile impiegarlo nel paese, ma perché all’ estero esso può venire utilizzato ad un saggio di profitto più elevato. Ma questo capitale è effettivamente superfluo riguardo alla popolazione operaia occupata e a quel determinato paese in generale: come tale esso sussiste accanto ad un relativo eccesso di popolazione e fornisce un esempio di come questi due fenomeni coesistano e siano interdipendenti fra loro.”” (pag 309)”,”MADx-482″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 1.”,”””Die Fortschritte des Fourierismus in Frankreich waren langsam aber stetig. Es gibt nicht viele Fourieristen, doch findet man unter ihnen einen beträchtlichen Teil der heute in Frankreich wirkenden Intelligenz. Victor Considerant ist einer ihrer geistvollsten Schriftsteller. Sie haben auch eine Zeitung; die “”Phalange””, die früher dreimal wöchentlich herauskam und jetzt täglich erscheint.”” Socialismo utopistico. I progressi del Fourierismo in Francia sono stati lenti ma costanti. Oggi non ci sono molti fourieristi, ma una parte considerevole degli intellettuali agisce in Francia tra di loro. Victor Considerant, è uno dei suoi autori di maggior profondità. Essi hanno anche un giornale, ‘La Falange’, che poco tempo fa usciva tre volte alla settimana e adesso appare tutti i giorni.”” (pag 484)”,”MADx-500″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA”,”Lettres sur “”Le Capital””.”,”Riporta le lettere tra MARX ed ENGELS e le lettere di MARX o ENGELS a LESKE WEYDEMEYER CLUSS LASSALLE KUGELMANN KLINGS BECKER MEYER DANIELSON LUDLOW DE-PAEPE LIEBKNECHT LACHATRE SORGE LAVROV SCHOTT BRACKE CAFIERO NIEUWENHUIS KAUTSKY ZASULIC BERNSTEIN LAVROV BEBEL KELLEY-WISCHNEWETSKY SCHMIDT OPPENHEIM SCHMULIOV MEYER STARKENBURG PLEKHANOV SCHMIDT ADLER BAUER FISCHER TURATI (1845-1895) “”La guerra tra la Cina e il Giappone significa la fine della vecchia Cina, lo sconvolgimento completo, quantunque graduale dell’ insieme della base economica, fino al rimpiazzamento dell’ antica combinazione d’ agricoltura e industria nelle campagne, per la grande industria, la ferrovia ecc., cosa che provocherà l’ esodo massiccio dei coolies cinesi fino in Europa, per cui, per noi, una accelerazione della ‘debacle’ e un accrescimento dei conflitti che porteranno alla crisi. E’ ancora una volta l’ ammirevole ironia della storia: la produzione capitalistica non ha più che la Cina da conquistare e, infine conquistandola, si renderà impossibile essa stessa nei luoghi in cui è nata… (Lettera di Engels a Kautsky, 23 settembre 1894) (pag 413) (si allude alla guerra sino-giapponese del 1894-1895).”,”MADx-483″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome II (1849-1851).”,”Traduzioni di Gilbert BADIA Jean Paul BARBE Jean CHABBERT Jean MORTIER Monika PONSARD Claude SEBISCH Anne SOLE’. “”Blanc sembra rimproverare a Blanqui di aver pubblicato il suo testo sui “”giornali controrivoluzionari””. Ora Blanc sa bene che dopo il maggio 1850, non esiste più una stampa rivoluzionaria in Francia””. (pag 169, Engels al redattore in capo del Times, 5 marzo 1851)”,”MADx-484″ “MARX Karl”,”Manuscrits de 1844. (Economie politique & philosophie)”,”Stadi del comunismo. (pag 84) Stadi di sviluppo delle concezioni comuniste. “”La prostituzione non è che un’ espressione particolare della prostituzione ‘generale’ dell’ ‘operaio’ e dato che la prostituzione è un rapporto in cui entrano non solo il prostituto ma anche colui che prostituisce – la cui abiezione è più grande ancora – anche il capitalista, ecc., cade in questa catagoria (Nota di Marx)””. (pag 85)”,”MAED-237″ “MARX Karl”,”Per la critica dell’ economia politica.”,”L’ analisi economica storica e filosofica che anticipa e introduce il “”Capitale””. In appendice la famosa “”Introduzione del ’57″”.”,”MADx-485″ “MARX Karl”,”Misere de la philosophie. Réponse a la philosphie de la misère de M. Proudhon.”,”””… in una società fondata sulla ‘miseria’, i prodotti più ‘miserabili’ hanno la prerogativa fatale di servire all’ uso del maggior numero””. (pag 83) “”In una società futura, dove l’ antagonismo delle classi sarà cessato, non si saranno più classi, l’ uso non sarà più determinato dal minimum del tempo di produzione; ma il tempo di produzione sociale che si consacrerà ai differenti oggetti sarà determinato dal loro grado di utilità sociale””. (pag 83)”,”MADx-486″ “MARX Karl ENGELS Frederick, a cura di Richard ENMALE”,”The Civil War in the United States.”,”Lentezza nelle operazioni. “”I requisiti materiali per una stima della tattica fabiana di McClellan sul Potomac sono ancora mancanti. Che la sua influenza, comunque, operi come un freno sulla condotta generale della guerra, è fuori discussione.”” (pag 156-157) Questione accerchiamento. “”I giornali americani influenzati da McClellan stanno dando largo spazio alla teoria dell’ avvolgimento “”anaconda””. Secondo questa teoria un’ immensa linea di eserciti avvolge la ribellione, stringendo gradualmente il cerchio fino a strangolare il nemico. Questa è pura fanciullagine. Questa è una rimasticatura del cosìdetto “”sistema della cintura”” (cordon system, cintura di isolamento, ndr) concepita in Austria intorno al 1770, che fu impiegata contro i francesi dal 1792 al 1797 con grande ostinazione e con costante fallimento. A Jemappes, Fleurus, e specialmente, a Montenotte, Millesimo, Dego, Castiglione e Rivoli, la disfatta fu dovuta a questo sistema. La Francia tagliò l’ “”anaconda”” in due attaccando il punto in cui essi avevano concentrato forze superiori. Poi le spire dell’ “”anaconda”” furono tagliate in ulteriori pezzi.”” (pag 174) I giornali americani, influenzati da McClellan, non fanno che parlare della teoria dell’avvolgimento dell’anaconda. Secondo tale teoria un’enorme linea di eserciti dovrà avvolgersi attorno ai ribelli, stringere gradualmente le sue spire, ed infine strangolare il nemico. Questa è una puerilità bella e buona, una riesumazione del cosiddetto “”sistema del cordone”” ideato in Austria verso il 1770, e messo in atto contro i francesi dal 1792 al 1797 con enorme ostinazione e con altrettanto insuccesso. Il colpo definitivo a questo sistema fu vibrato a Jemappes, a Fleurus e più particolarmente a Montenotte, a Millesimo, a Dego, a Castiglione e a Rivoli. I francesi tagliavano in due “”l’anaconda”” attaccando in un punto dove avevano concentrato forze superiori; le spire dell’anaconda venivano quindi stritolate una dopo l’altra. (traduzione sito Logos http://www.logoslibrary.eu/document.php?document_id=54983&code_language=it&sequencer=42106 Knock-out disfatta”,”MADx-487″ “MARX Karl, a cura di Pascal DAVID”,”Transformer le monde.”,”Altri volumi pubblicati in questa collana: DEBUSSY, RIMBAUD, DARWIN, MAO, VAN-GOGH, NIETZSCHE, ROUSSEAU, COCTEAU, GAUGUIN, PASTEUR, SAND, CEZANNE, PASCAL, APOLLINAIRE, Louise MICHEL, CONFUCIO. Pascal DAVID è ex-allievo della Ecole Normale Superieure (Saint-Claud). E’ professore all’ Università di Brest. Ha tradotto numerosi autori tedeschi, si è interessato a SCHELLING, NIETZSCHE, e HEIDEGGER. “”Lutero ha spezzato la fede nell’ autorità, poiché ha restaurato l’ autorità della fede.”” (pag 16, Marx, Contributo alla critica della filosofia del diritto di Hegel)”,”MADx-488″ “MARX Karl, a cura di Alberto BURGIO e Luigi CAVALLARO”,”Discorso sul libero scambio.”,”In appendice: testi di Emiliano BRANCACCIO Massimo DE-ANGELIS Andrea FUMAGALLI Giorgio LUNGHINI Gaetano MARTINO Giovanni MAZZETTI Francesco MUSOTTI Cristiano PERUGINI Annibale C. RAINERI Paolo RAMAZZOTTI Alberto SCIORTINO Il 9 gennaio 1848, a Bruxelles, mentre è impegnato nella stesura del Manifesto del partito comunista, Marx intervenendo nella polemica sull’ abolizione delle tariffe doganali sui cereali, pronuncia un discorso in cui prende posizione a favore dei liberoscambisti. Sa che la libertà per la quale essi si battono è la “”libertà del capitale””, che implica oppressione e schiavitù per i salariati, né gli sfugge che, dall’ abrogazione di una misura protezionistica come il dazio all’ importazione, nessun beneficio immediato può venire al proletariato. Tuttavia Marx è convinto che la conservazione dei dazi, pur auspicata dai socialisti del tempo, si risolverebbe in una sconfitta operaia, perché lo sviluppo capitalistico, disvelando l’ antagonismo tra capitale e lavoro, promuove la rivoluzione sociale. Marx a proposito del dibattito sulla Russia. “”Marx però riteneva che quella interpretazione del suo pensiero equivaleva a un travisamento, come scrisse in una lettera della fine del 1877 alla redazione degli “”Otecestvennye Zapiski””: quanto descritto nel Capitale è “”unicamente (…) la via mediante la quale, nell’ Occidente europeo, l’ ordine economico capitalistico uscì dal grembo dell’ ordine economico feudale”” e non una “”teoria storico-filosofica della marcia trionfalmente imposta a ‘tutti’ i popoli, in qualunque situazione storica essi si trovino, per giungere infine alla forma economica che, con la maggior somma di potere produttivo sociale, assicura il più integrale sviluppo dell’ uomo””. Infatti alla conoscenza dei fenomeni storici “”non ci si arriverà mai col ‘passe-partout’ di una filosofia della storia, la cui verità suprema è d’ essere soprastorica””. Tuttavia questa lettera non venne pubblicata dalla rivista russa, e fu resa pubblica soltanto dopo la sua morte, a Ginevra nel 1884 e, in versione integrale, a Parigi nel 1902.”” (pag 76)”,”MADx-489″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 23. Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie. Erster Buch. Der Produktionprozeß des Kapitals.”,”Testo basato sull’ edizione curata da ENGELS del 1890. Opera dedicata a Wilhelm WOLFF (1809-1864)”,”MADx-522″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 30. Briefe Januar 1860 -September 1864. Erster Teil. Briefwechsel zwischen Marx und Engels, Januar 1860 – September 1864. Zweiter Teil. Briefe von Marx und Engels an dritte Personen, Januar 1860 – September 1864.”,”Molte le lettere di Marx Engels a Lassalle (una trentina). Engels è presidente dell’ Istituto Schiller dal 1861 al 1868 e si dimette a seguito di un’ azione di VOGT.”,”MADx-529″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 31. Briefe Oktober 1864 – Dezember 1867. Erster Teil. Briefewechsel zwischen Marx und Engels November 1864 – Dezember 1867. Zweiter Teil. Briefe von Marx und Engels an dritte Personen Oktober 1864 – Dezember 1867.”,”Molte le lettere a L. KUGELMANN”,”MADx-530″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 30. Marx: Economic Works, 1861-1863.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM John HOFFMAN Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Martin MILLIGAN Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN. USA: Louis DISKIN Philip S. FONER James E. JACKSON Leonard B. LEVENSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK. URSS: Per le Progress Publishers: A.K. AVELICHEV, N.P. KARMANOVA, M.K. SHCHEGLOVA. Per l’ Institute of Marxism-Leninism: P.N. FEDOSEYEV, L.I. GOLMAN, A.I. MALYSH, M.P. MCHEDLOV, V.N. POSPELOVA, G.L. SMIRNOV. “”Se la concentrazione dei mezzi di produzione nelle mani di relativamente poche persone – rispetto alla massa della moltitudine dei lavoratori – è in generale la condizione e il prerequisito della produzione capitalistica, in quanto, senza di essa, i mezzi di produzione non sarebbero separati dai produttori, e questi ultimi, perciò, non sarebbero convertiti in lavoratori salariati – questa concentrazione è anche una condizione tecnologica per lo sviluppo del modo di produzione capitalistico e, con esso, della potenza produttiva della società. E’ in breve una condizione materiale per la produzione su larga scala (II-93). (pag 168) “”Surplus value and Surplus labour””. “”Il plusvalore che il capitale riceve attraverso il processo di produzione non è niente più che l’ eccesso di plus-lavoro rispetto al lavoro necessario. Il plusvalore è esattamente uguale al pluslavoro; un incremento del pluslavoro è esattamente misurato dalla riduzione del lavoro necessario. Con il plusvalore assoluto la riduzione del lavoro necessario è relativa, i.e. il lavoro necessario cade relativamente perché il tempo supplementare è incrementato direttamente””. (pag 251)”,”MADx-411″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 35. Karl Marx: Capital, Vol. I.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWLES Stati Uniti: Philip S. FONER James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK. URSS (…). La giornata lavorativa. I limiti della giornata di lavoro. L’ avidità per il pluslavoro. Manifatturieri e boiardi. Settori dell’ industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento. Giorno e notte. Il sistema dei turni. La lotta per una giornata di lavoro normale. Leggi per l’ estensione della giornata lavorativa dal medioevo (XV secolo) alla fine del XVIII secolo. Le leggi per la limitazione dell’ orario di lavoro: l’ English Factory Acts, dal 1833 al 1864, la legge sulle fabbriche. La reazione alla legge negli altri paesi. (pag 239-307, capitolo X del primo libro del Capitale)”,”MADx-416″ “MARX Karl, pubblicazione a cura di Gilbert BADIA”,”Théories sur la plus-value. (Livre IV du “”Capital””). Tome I. Chapitres I à VII et Annexes.”,”Testi in francese stabiliti da Gilbert BADIA Jean-Pierre BRIAND Georges HAJDU-VILLA Felix KREISSLER Pierre LEFRANC Claude MAINFROY Brigitte PÄTZOLD Claude RAVEL Jean TAILLEUR Liliane VOLERY. “”Rendita differenziale. E’ sempre in Petty che si trova la prima nozione. Non la si deduce dalla fertilità differente dei terreni della stessa estensione, ma dalla loro differenza di situazione: per terre della stessa fertilità, la distanza che li separa dal mercato, cosa che è, si sa, un elemento della rendita differenziale. (…) La seconda ragione della rendita differenziale, ovvero la differenza di fertilità della terra e per conseguenza la differenza di produttività del lavoro sui terreni della stessa estensione, Petty la menziona ugualmente (…). Petty ha dunque meglio di A. Smith, spiegato la rendita differenziale.”” (pag 420)”,”MADx-490″ “MARX Karl, pubblicazione a cura di Gilbert BADIA”,”Théories sur la plus-value. (Livre IV du “”Capital””). Tome II. Chapitres VIII à XVIII et Annexes.”,”Testi in francese stabiliti da Gilbert BADIA Jean-Pierre BRIAND Jean CHABBERT Luc FAVRE Georges HAJDU-VILLA Felix KREISSLER Pierre LEFRANC Claude MAINFROY Claude RAVEL Liliane VOLERY 11. Sulle forme della crisi. “”1. La possibilità generale delle crisi risiede nel processo stesso di metamorfosi del capitale e questo doppiamente: nella misura in cui il denaro funziona come mezzo di circolazione – per la non-coincidenza dell’ acquisto e della vendita. Nella misura in cui il denaro funziona come mezzo di pagamento: si tratta allora in due momenti differenti – come misura di valori e come realizzazione di valore. Questi due momenti non coincidono. Se il valore è cambiato nell’ intervallo, se la merce non vale più, al momento della sua vendita, ciò che valeva al momento in cui il denaro funzionava come misura di valori, e pertanto delle obbligazioni reciproche l’ ammontare della vendita della merce non permette di concludere l’ obbligazione, e per conseguenza non può essere saldata tutta la serie delle transazioni che dipendono, dall’ inizio, da questa sola operazione.”” (pag 612-613)”,”MADx-491″ “MARX Karl, pubblicazione a cura di Gilbert BADIA”,”Théories sur la plus-value. (Livre IV du “”Capital””). Tome III. Chapitres XIX – XXIV et Annexes.”,”Testi in francese stabiliti da Gilbert BADIA Jacques BIDET Jean CHABBERT Luc FAVRE Georges HAJDU-VILLA Felix KREISSLER Pierre LEFRANC Claude MAINFROY Catherine METAIS-BÜHRENDT Jacques POUMET Liliane VOLERY. “”Ricardo, come tutti gli economisti worth naming (ce meritano questo nome) (dunque anche) A. Smith (benché una volta, per la tentazione di fare dello spirito, ha chiamato il bove un productive labourer (un lavoratore produttivo) mette in evidenza che il lavoro come attività dell’ uomo, meglio ancora come attività umana socialmente determinata, è la sola fonte del valore. E’ giustamente per il modo conseguente con cui egli concepisce il valore delle merci come semplici “”rappresentazioni”” del lavoro socialmente determinato, che Ricardo si distingue da tutti gli altri economisti””. (pag 218)”,”MADx-492″ “MARX Karl”,”Critica del diritto statuale hegeliano.”,”Roberto FINELLI (Roma 1945) e Francesco Saverio TRINCIA (Roma 1946) soo ricercatori presso l’ Istituto di Filosofia dell’ Università di Roma ‘La Sapienza’. Sono autori del volume di saggi ‘Critica del soggetto e aporie dell’ alienazione’ (Angeli, 1982). “”Hegel pensa che, poiché la società crea dei deputati nelle sue corporazioni etc, “”le sue associazioni comunque costituite etc … acquistino in questo modo una connessione ‘politica’””. Ma o esse non acquisiscono un significato che ‘non’ è il loro significato o la loro connessione in quanto tale ‘è’ la connessione politica e “”prende”” non solo la vernice politica, come spiegato sopra, ma la “”politica”” assume da quella connessione (delle corporazioni etc) la sua connessione””. (pag 212)”,”MADx-493″ “MARX Karl LUXEMBURG Rosa LENIN V.I. TROTSKY Leon D.”,”Marxismo e sindacato.”,”””Bisogna saper reagire a tutto questo, affrontare tutti i sacrifici e – in caso di bisogno – ricorrere anche ad ogni genere di astuzie, di furberie, di metodi illegali, alle reticenze, all’ occultamento della verità, pur di introdursi nei sindacati, rimanere in essi, compiervi a tutti i costi un lavoro comunista. Sotto lo zarismo, fino al 1905, noi non avevamo nessuna “”possibilità legale””, ma quando Zubatov, funzionario della polizia segreta, organizzò riunioni operaie e società operaie ispirate ai ‘cento neri’ per dar la caccia ai rivoluzionari e per lottare contro di essi, noi mandammo in quelle riunioni e in quelle società dei membri del nostro partito (io ricordo personalmente il compagno Babuskin, un eminente operaio di Pietroburgo, fucilato nel 1906 dai generali dello zar), i quali stabilirono il collegamento con la massa e riuscirono a svolgere la loro agitazione e strapparono gli operai all’ influenza degli agenti di Zubatov. Naturalmente nell’ Europa occidentale, che è particolarmente impregnata di pregiudizi legalitari, costituzionali, democratico-borghesi, radicati in modo particolarmente forte, è difficile far questo. Ma ciò può e deve essere fatto e fatto sistematicamente””. (pag 74, Lenin, Devono i rivoluzionari lavorare nei sindacati reazionari?)”,”SIND-067″ “MARX Karl, antologia a cura di A. SANTONI RUGIU”,”L’ uomo fa l’ uomo.”,”””La produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza, è in primo luogo direttamente intrecciata all’ attività materiale e alle relazioni materiali degli uomini, linguaggio della vita reale. Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono qui ancora come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso modo per la produzione spirituale, quale essa si manifesta nel linguaggio della politica, delle leggi, della morale, della religione, della metafisica, ecc. di un popolo. Sono gli uomini i produttori delle loro rappresentazioni, idee, ecc., ma gli uomini reali, operanti così come sono condizionati da un determinato sviluppo delle loro forze produttive e dalle relazioni che vi corrispondono fino alle loro formazioni più estese. La coscienza non può mai essere qualche cosa di diverso dall’ essere cosciente, e l’ essere degli uomini è il processo reale della loro vita. Se nell’ intera ideologia gli uomini e i loro rapporti appaiono capovolti come in una camera oscura, questo fenomeno deriva dal processo storico della loro vita, proprio come il capovolgimento degli oggetti sulla retina deriva dal loro immediato processo fisico””. (pag 79)”,”MADx-494″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sulla Germania. Estratti da Über Deutschland und die deutsche Arbeiterbewegung (Band 1. Dietz Verlag Berlin, 1961).”,”””Come saggio dell’ apologetica degli economisti basterà un ragionamento che ha fama di essere straordinariamente acuto. James Mill, padre del noto economista inglese John Stuart Mill, dice: “”Non può mai esserci mancanza di compratori per tutte le merci. Chiunque offra in vendita una merce, esige di riceverne un’altra in cambio, ed è quindi compratore per il solo fatto di essere venditore. Compratori e venditori di tutte le merci presi nel loro insieme, devono quindi equilibrarsi in virtù di una necessità metafisica. Perciò, se vi sono più compratori che venditori di una merce, dovranno esserci più compratori che venditori di un’ altra merce””. Mill stabilisce l’ equilibrio trasformando il processo di circolazione in commercio di scambio diretto, immettendo però di contrabbando nel commercio di scambio diretto di nuovo le figure del compratore e del venditore mutuate dal processo di circolazione””. (pag 77-78) “”Sulla Sassonia ebbe effetto negativo soprattutto, il nuovo free trade e (il fatto di) essere venuta a trovarsi nella morsa formata dai sistemi doganali austriaco e prussiano. Tuttavia (si) risollevò ben presto con una grande attività, ad eccezione di Dresda, a causa delle minori entrate statali, e Lipsia, a causa (della) concorrenza di Magdeburgo e della perdita del commercio di transito, dopo che (era divenuta) possibile (la) navigazione sull’ Elba; (…)””. (pag 210)”,”MADx-495″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere complete. Volume 9. (in lingua russa)”,”La politica estera dell’ impero britannico nel saggio su “”Lord Palmerston””. La critica al settarismo estremistico nello scritto contro Willich “”Il cavaliere dalla nobile coscienza””. Tutti gli articoli di Marx ed Engels per “”The New York Daily Tribune””, “”The People’s Paper””, “”Die Reform”” dal marzo 1853 al febbraio 1854 (nel volume 12 in italiano più o meno coincidente)”,”MADx-550″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Lettere 1874-1880. Prima parte. Lettere tra Marx ed Engels 1874-1880. 15 luglio 1874 – 13 agosto 1880. Lettere Mew 33 (parziale) e Mew 34. Seconda parte. Lettere ad altri 1874-1880 (escluso lettere di Marx a Ludwig Kugelmann), 27 gennaio – 20 ottobre 1874, lettere 256-277, Mew 33 (parziale) 7 gennaio 1875 – 29 dicembre 1880, lettere 1-216, Mew 34.”,”””Caro Bracke, è in corso di stampa l’ opera francese di Lissagary “”Histoire de la Commune”” (500-600 pagine), editore H. Kistemaeckers, librairie contemporaine, Boulevard du Nord, 60, Bruxelles. Questa sarà la prima autentica storia della Comune. L(issagaray) non ha soltanto utilizzato tutte le fonti pubblicate, ma possiede del materiale inaccessibile a tutti gli altri, prescindendo dal fatto che è staot in gran parte testimone oculare degli eventi che ha descritto””. (pag 205, Marx a Bracke, 23 settembre 1876)”,”MADx-551″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 47. Engels: Letters April 1883- December 1886.”,”Commissione editoriale: Eric HOBSBAWM John HOFFMAN Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES (UK); Philip S. FONER James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK (USA); SEMYONOV Y.V., VLADIMIROVA Y.N., L.I. GOLMAN, MP MCHEDLOV, VN POSPELOVA, G.L. SMIRNOV (Russia). Molte le lettere di ENGELS a KAUTSKY, BERNSTEIN, LAFARGUE, SCHLUTER, LIEBKNECHT ecc.. La Comune di Parigi “”L’ effetto su Europa e America sarà enorme. Io ho la speranza che in Francia si avrà un nuovo impeto per il nostro partito. Laggiù la gente sta ancora soffrendo per le conseguenze della Comune. Sebbene può esserci stata una sua grande influenza sull’ Europa, essa ha anche seriamente fatto arretrare il proletariato francese. Essere stata al potere per tre mesi – e a Parigi – e non avere radicalmente cambiato il mondo ma piuttosto aver mostrato la propria incompetenza (…) è la prova che quel partito non va bene. Questo è lo specioso argomento usualmente avanzato dalla gente che non riesce a realizzare tutto ciò, mentre la Comune è stata la tomba del primo socialismo specificatamente francese, essa è stata, per la Francia, anche e nello stesso tempo la culla di un nuovo comunismo internazionale””. (pag 211, Engels a Bebel, 29 ottobre, 1884)”,”MADx-428″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Premier. Le développement de la production capitaliste. Tome premier. I. La marchandise et la monnaie. II. La transformation de l’ argent en capital. III. La production de la plus-value absolue.”,”””Operai e ispettori protestano in nome della morale e dell’ igiene. Ma il capitale pensa come Shylock: ‘Che il peso dei miei atti ricada sulla mia testa! Voglio il mio diritto, l’ esecuzione della mia cauzione e tutto quello che è stato stipulato’.”” (1) (pag 281) (1) Shakespeare, Il mercante di Venezia, atto IV verso 204-205″,”MADx-553″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Premier. Le développement de la production capitaliste. Tome deuxieme. IV. La production de la plus-value relative. V. Nouvelle recherches sur la production de la plus-value. VI. Le salaire.”,”””Il lavoro deve dunque possedere un certo grado di produttività affinché possa essere prolungato al di là del tempo necessario al produttore per procurarsi il suo mantenimento; ma non è mai questa produttività, quale che sia il grado, la causa del plusvalore. Questa causa, è sempre il plus-lavoro, quale che sia il modo di estrarlo.”” (pag 189)”,”MADx-554″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Premier. Le développement de la production capitaliste. Tome troisième. VII. L’ accumulation du capital. VIII. L’ accumulation primitive.”,”Formazione del mercato interno. “”E’ solo la grande industria, per mezzo delle macchine, a fondare lo sfruttamento agricolo capitalistico, su una base permanente, che fa radicalmente espropriare l’ immensa maggioranza della popolazione rurale, e consuma la separazione dell’ agricoltura dall’ industria domestica delle campagne, ed estirpandone le radici – la filatura e la tessitura. (…). Ma da questa separazione fatale datano lo sviluppo necessario dei poteri collettivi del lavoro e la trasformazione della produzione spezzettata, rutinaria, in produzione combinata, scientifica. L’ industria meccanica consumando questa separazione, è anche la prima che conquista al capitale tutto il mercato interno.”” (pag 190-191)”,”MADx-555″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Deuxième. Le procès de circulation du capital. Tome premier. I. Les métamorphoses du capital et leur cycle. II. La rotation du capital.”,”””L’ usura (astrazione fatta dell’ usura morale) è la parte di valore che il capitale fisso cede poco a poco al prodotto, in seguito al suo impiego, nella misura media in cuiperde il suo valore d’ uso””. (pag 157)”,”MADx-556″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Deuxième. Le procès de circulation du capital. Tome second. III. La reproduction et la circulation de l’ ensemble du capital social.”,”””Destutt, that very distinguished writer, membro dell’ Institut de France e della Societé philosophique de Philadelphie, che è in effetti in certa misura una luce tra gli economisti volgari, chiede finalmente al lettore di ammirare la chiarezza meravigliosa con cui egli ha presentato lo svolgimento del processo sociale, i fasci di luce che ha riversato sul tema. Egli condiscende anche a far sapere al lettore da dove viene tutta questa chiarezza. Impossibile presentarlo se non con l’ originale: “”(…)””. Ecco il cretinismo borghese in tutta la sua beatitudine””. (pag 134-135)”,”MADx-557″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Troisième. Le procès d’ ensemble de la production capitaliste. Tome premier. I. La transformation de la plus-value en profit et du taux de plus-value en taux de profit. II. La transformation du profit en profit moyen. III. La loi de la baisse tendancielle du taux du profit. IV. Transformation du capital-marchandise et du capital-argent en capital-commercial et en capital-financier (capital-marchand).”,”””si vede qui di nuovo che una crescita dei prezzi delle materie prime può ridurre o condizionare l’ intero processo di riproduzione, il prezzo ricavato dalla vendita della merce non è sufficiente a rimpiazzare tutti gli elementi della merce; o ancora questa crescita non permette di proseguire il processo a un livello corrispondente alla sua base tecnica, per cui, o non si fa lavorare che una parte delle macchine solamente, o l’ insieme delle macchine non può funzionare durante tutto il tempo abituale””. (pag 127)”,”MADx-558″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Troisième. Le procès d’ ensemble de la production capitaliste. Tome second. V. Partage du profit en interêt et profit d’ entreprise.”,”””Nei periodi di prosperità, di grande espansione, di accelerazione e di vigore del processo di riproduzione, si ha un pieno impiego di operai. In generale, il salario aumenta in questi periodi, compensando un poco il suo abbassamento al disotto del livello medio nel corso degli altri periodi del ciclo commerciale. Allo stesso tempo, i redditi dei capitalisti si accrescono notevolmente. Il consumo è ovunque in aumento. I prezzi delle merci crescono, anch’essi, regolarmente, almeno in certi settori commerciali decisivi. A seguito di ciò la quantità di denaro in circolazione si accresce, almeno all’ interno di certi limiti; la velocità accresciuta della circolazione impone a sua volta dei limiti all’ accrescimento della massa del mezzo circolante””. (pag 112)”,”MADx-559″ “MARX Karl”,”Le Capital. Critique de l’ économie politique. Livre Troisième. Le procès d’ ensemble de la production capitaliste. Tome second. VI. Conversion du surprofit en rente foncière. VII. Les revenus et leurs sources.”,”””Si potrà consultare Liebig sulla produttività decrescente del suolo quando sono effettuati degli investimenti successivi del capitale. Si è visto che le diminuizioni successive della sovra-produttività dei capitali investiti aumentano sempre la rendita per acro, i prezzi di produzione restano costanti. Lo stesso si può verificare quando il prezzo di produzione è in diminuzione.”” (pag 130) L’ illusione della concorrenza (pag 229)”,”MADx-560″ “MARX Carlos”,”Miseria de la filosofia. Respuesta a la “”filosofia de la miseria”” del señor Proudhon.”,”Prezzi, salari e profitti. “”Neghiamo tutte queste affermazioni, eccetto quella che due più due fa quattro. In primo luogo, non si può avere una elevazione generale dei prezzi. Se il prezzo di tutte le merci si duplica allo stesso tempo dei salari, non si avrebbe cambiamento alcuno nei prezzi; cambierebbero solo i termini. In secondo luogo, un rialzo generale dei salari non può mai produrre un rincaro più o meno generale delle mercanzie. In effetti, se tutti rami della produzione impiegano lo stesso numero di operai in relazione con il capitale fisso o con gli strumenti di lavoro di cui si serve, un aumento generale dei salari produrrà una discesa generale dei profitti e il prezzo corrente delle merci non soffrirà alterazione alcuna.”” (pag 162)”,”MADx-561″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 28. Karl Marx: 1857-61.”,”””(…) Ricardo medesimo non ha mai compreso ciò, perché ha sempre parlato semplicemente della divisione di una quantità finita, mai della posizione originale di questa distinzione (tra profitto e salari); perché una comprensione di questa distinzione lo avrebbe spinto a realizzare che la relazione stabilita tra capitale e lavoro differisce completamente da quella di scambio, ed egli non oserebbe realizzare che il sistema borghese di equivalenti muta ed è basato sull’ appropriazione senza un equivalente: (…)””. (pag 515)”,”MADx-409″ “MARX Carl ENGELS Federico, a cura di Giuliano PISCHEL”,”L’ ideologia tedesca.”,”””Il Comunismo. San Max chiama il comunismo: “”liberalismo sociale”” perché egli ben sa quale cattiva fama goda la parola liberalismo presso i radicali del 1842 e i “”liberi”” berlinesi, sparsisi dovunque. Questo cambiamento gli dà in pari tempo occasione e coraggio di porre sulla bocca di questo “”liberalismo sociale”” ogni genere di cose, che prima dello Stirner non erano mai state dette e la cui confutazione può in pari tempo sevire come confutazione del comunismo. La confutazione del comunismo avviene con una serie di costruzioni, in parte logiche, in parte storiche.”” (pag 326) “”Qui San Sancio prende come comunismo la rappresentazione di taluni liberali che passano al comunismo e la maniera di esprimersi di taluni comunisti che per motivi del tutto pratici parlano in forma politica. Dopo aver trasferito la proprietà “”alla società””, l’ insieme dei partecipanti a questa società diventa tosto per lui dei non-abbienti e degli straccioni, benché essi stessi nella sua rappresentazione dell’ rodine di cose comunistico costituiscano “”la maggiore proprietaria””. La bene intenzionata proposta che egli fa a i comunisti di “”far assurgere la parola straccione (Lump) a titolo onorifico, come la rivoluzione ha fatto della parola “”borghese”” è un flagrante esempio di come egli scambi il comunismo con una cosa da molto tempo realizzata. La rivoluzione stessa, in antitesi con le honnêtes gens che egli meschinamente traduce “”buoni borghesi””, ha fatto assurgere a titolo onorifico la parola sansculotte. Una cosa simile fa il santo Sancio affinché si adempia la parola che sta scritta nel libro del profeta Merlino, concernente le 3300 vergate sulle natiche che l’ uomo che un giorno verrà dovrà dare a se stesso: Es menester, que Sancho tu escudero Se dè tre mil azotes, y tre cientos, En ambas sus valientes posaderas. Al aire desenbiertas, y de modo Que le escuezan, le amarguen y le enfaden. (1) (Don Quijote, tomo II, cap 35)”” (pag 328) (1) “”E’ mestieri che il tuo scudiero Sancio si dia tremitatrecento vergate su entrambe le sue prodi natiche, in pien’aria, in modo che gli scottino, lo tormentino e lo cruccino”””,”MADx-562″ “MARX Carlo”,”Critica del programma di Gotha.”,”””Naturalmente non era necessario parlare dell’ Internazionale come tale. Ma per lo meno non si doveva fare nessun passo addietro rispetto al programma del 1869 e dire, ad esempio, che benché il partito operaio tedesco operi innanzi tutto entro i confini statali che gli sono posti (esso non ha nessun diritto di parlare a nome del proletariato europeo, e specialmente di dire delle cose sbagliate), esso è cosciente della sua solidarietà con gli operai di tutti i paesi e sarà sempre pronto ad adempiere nell’ avvenire, come ha fatto sino ad ora, gli obblighi impostigli da questa solidarietà. Simili obblighi esistono anche senza che ci si proclami o consideri parte dell’ “”Internazionale””; e consistono ad esmpio in aiuti materiali e nella lotta contro il crumiraggio in caso di sciopero, nel curare che gli organi di partito mantengano gli operai tedeschi informati del movimento estero, nel condurre un’ agitazione contro minaccianti o scoppiate guerre di gabinetto, nel comportarsi nel corso di esse così come si è dato mirabile esempio nel 1870 e 1871.”” (pag 50) “”Facendo propria la “”legge bronzea del salario”” di Lassalle si sono quindi accettati un principio falso e una falsa dimostrazione di esso””. (pag 51)”,”MADx-563″ “MARX Karl, commenti e spiegazioni di Leon TROTSKY”,”Les pages immortelles de Marx choisies et espliquées par Léon Trotzki.”,”La condizione operaia in USA. “”Nel 1930 comincia una disoccupazione generalizzata e nel 1933 un aiuto più o meno sistematico ai disoccupati, che ricevevano sotto forma di soccorsi appena la metà di quello che perdevano come salario. L’ illusione del progresso ininterrotto era svanita senza lasciare tracce. Il declino relativo dello standard di vita della masse era stato rimpiazzato da un declino assoluto.”” (pag 31) “”Con il sei per cento della popolazione del mondo, gli Stati Uniti posseggono il quaranta per cento della ricchezza mondiale. Però, un terzo della nazione, come lo stesso Roosevelt ha ammesso, è sottoalimentato, mal vestito e vive in condizioni inumane. Che dire allora dei paesi meno privilegiati? La storia del mondo capitalista, dopo l’ ultima guerra, ha irrefutabilmente confermato la “”Teoria della miseria crescente””””. (pag 32) (L. Trotsky)”,”MADx-564″ “MARX Karl, a cura di Frederick ENGELS”,”Capital. A Critique of Political Economy. Volume II. The Process of Circulation of Capital.”,”””Originariamente nella costruzione delle ferrovie moderne era prevalente l’ opinione, allevata dalla più avanzata ingegneria applicata, che una ferrovia sarebbe durata un secolo e che l’ usura dei binair era così impercettibile che essa poteva essere ignorata per tutti gli scopi finanziari e altri scopi pratici; la vita di buoni binari si supponeva andare da 100 a 150 anni. Ma ben presto si trovò che la vita di un binario, che naturalmente dipende dalla velocità della locomotiva, il peso e il numero dei vagoni, il diametro dei binari, e su una moltitudine di altre circostanze del caso, non eccedeva un valore medio di vent’anni. In alcuni terminali ferroviari, centri di grande traffico, i binari si consumavano in un anno. Dal 1867 cominciò l’ introduzione di binari di acciaio, che costavano circa due volte di più d quelli ferro ma che duravano molto di più del doppio. Il tempo di vita delle traversine di legno andava da 12 a 15 anni. (…) La vita di una locomotiva era stimata nel 1867 circa da 10 a 12 anni.”” (pag 169)”,”MADx-565″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Paolo DALVIT”,”Lettere 1874 – 1879.”,”””Ma basta con le lamentele. Voglio sperare che le speranze e le aspettative suscitate dall’ unificazione, così avventatamente affrettata, si realizzino, che la massa dei lassalliani si lasci allontanare dal culto di Lassalle verso una comprensione ragionata della sua reale situazione di classe e che la scissione, che arriverà di sicuro come due per due fa quattro, si compia nelle circostanze a noi più favorevoli. Che io creda però anche tutto questo, sarebbe chiedere troppo. Il paese, al di fuori della Germania e dell’ Austria, al quale dobbiamo prestare più attenzione rimane la Russia. Là, come da noi, il governo è il principale alleato del movimento.”” (pag 82, Lettera di Engels a Bebel, 15 ottobre 1875)”,”MAED-246″ “MARX Carlo”,”Lavoro salariato e capitale. Appunti sul salario (1847).”,”””E che gli operai sono sempre più decisi a conquistarsi questo nuovo ordine sociale, ne faran prova, sulle due rive dell’ Oceano, il Primo Maggio di domani e domenica prossima, 3 maggio.”” F. Engels, prefazione, Londra, 30 aprile 1891 La condizione operaia. “”E l’ operaio per dodici ore tesse, fila, tornisce, trapana, scava, spacca le pietre, le trasporta, ecc. – considera egli forse questo tessere, filare, trapanare, tornire, costruire, scavare, spaccar le pietre per dodici ore come manifestazione della sua vita? Al contrario. La vita incomincia per lui dal momento in cui cessa questa attività a tavola, al banco dell’ osteria, nel letto. Le dodici ore di lavoro non hanno per lui nessun significato come tessere, filare, trapanare, ecc., ma soltanto come ‘guadagnare’ ciò che lo porta a tavola, al banco dell’ osteria, a letto. Se il baco da seta dovesse tessere per campare la sua esistenza come bruco, sarebbe un perfetto salariato.”” (pag 21) “”Anche la situazione più favorevole per la classe operaia, un aumento quanto più possibile rapido del capitale, per quanto possa migliorare la vita materiale dell’ operaio non elimina il contrasto fra i suoi interessi e gli interessi del borghese, gli interessi del capitalista. Profitto e salario stanno, dopo come prima, in proporzione inversa. Se il capitale aumenta rapidamente, per quanto il salario possa aumentare, il profitto del capitale aumenta in modo sproporzionatamente più rapido. La situazione materiale dell’ operaio è migliorata, ma a scapito della sua situazione sociale. L’ abisso sociale che lo separa dal capitalista si è approfondito.”” (pag 39)”,”MADx-567″ “MARX Karl”,”La guerra civile in Francia.”,”””La classe operaia francese si muove dunque in circostanze estremamente difficili. Ogni tentativo di rovesciare il nuovo governo, nella crisi presente, mentre il nemico batte quasi alle porte di Parigi, sarebbe una disperata follia. Gli operai francesi devono compiere il loro dovere di cittadini; ma nello stesso tempo non si devono lasciar sviare dalle memorie nazionali del 1792, come i contadini francesi si lasciarono ingannare dai souvenirs nazionali del Primo Impero. Essi non devono ricapitolare il passato, ma costruire il futuro. Migliorino con calma e risolutamente tutte le possibilità offerte dalla libertà repubblicana, per lavorare alla loro organizzazione di classe. Ciò darà loro nuove forze erculee, per la rinascita della Francia e per ilnostro compito comune, l’ emancipazione del lavoro. Dalla loro forza e dalla loro saggezza dipendono le sorti della repubblica.”” (pag 41, Secondo Indirizzo del Consiglio Generale sulla guerra franco-prussiana, 9 settembre 1870)”,”MADx-568″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Paolo DALVIT”,”Lettere 1874 – 1879.”,”1° copia “”Engels è molto scontento del modo in cui il Vorwarts pubblica il suo lavoro contro Dühring. Dopo averlo costretto a forza a fare ciò, non si rispettano assolutamente le condizioni contrattuali. Durante il periodo elettorale, quando nessuno leggeva, i suoi articoli servivano soltanto come riempitivo; in seguito si pubblicano piccoli brani staccati, un pezzo questa settimana, un altro 2 o 3 settimane più tardi, cosicché per il lettore (soprattutto tra gli operai) ogni nesso va perduto. Engels ha scritto a Liebknecht una lettera di diffida. Egli crede che questo modo di procedere sia intenzionale, (crede) ad un’ intimidazione da parte di un pugno di seguaci del signor Dühring. Sarebbe del tutto naturale che gli stessi sciocchi, i quali inizialmente invocavano che fosse “”messo a tacere”” l’ insulso pazzo, volessero ora mettere a tacere la critica. Il signor Most ha un bel parlare dell’ eccessiva ampiezza degli articoli. La sua apologia di Dühring, per sua fortuna non pervenuta alla stampa, era molto, molto lunga e se il signor Most non ha notato che non soltanto operai comuni, e persino ex-operai come lui che immaginano di sapere tutto in brevissimo tempo, di poter esprimere giudizi su tutto, ma anche persone realmente colte dal punto di vista scientifico possono imparare molto dalla rappresentazioni concrete di Engels, mi dispiace per la sua capacità di giudizio. I migliori saluti. Suo K.M. (Marx a Wilhelm Bracke, 11 aprile 1877) [(in) ‘Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Paolo Dalvit, ‘Lettere 1874 – 1879′, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2006]”,”ELCx-083″ “MARX Karl, a cura di Gianfranco POGGI”,”Karl Marx. Antologia di scritti sociologici.”,”Note manoscritte in apertura e alla fine del libro opera di un ex-proprietario G. POGGI è professore di sociologia all’ Università di Edinburgo. “”Astrazion fatta dal nuovo potenziale di forza che deriva dalla fusione di molte forze in ‘una sola’ forza complessiva, il semplice ‘contatto sociale’ genera nella maggior parte dei lavori produttivi una emulazione e una peculiare eccitazione degli spiriti vitali (animal spirits) le quali aumentano le capacità di rendimento individuale dei singoli (…)””. (pag 38, Marx, Il capitale) ‘ ‘ in corsivo nel testo “”La necessità stessa di trasformare il prodotto o l’ attività degli individui anzitutto nella forma di ‘valore di scambio’, in ‘denaro’, talché in questa forma ‘materiale’ essi acquistano e attestano il loro ‘potere’ sociale, dimostra due cose, e cioè 1) che gli individui producono pur sempre per la società e nella società; 2) che la loro produzione non è ‘immediatamente’ sociale, non è il risultato di una associazione (‘the offspring of association’) che ripartisce al proprio interno il lavoro. Gli individui sono sussunti alla produzione sociale, la quale esiste come un fatto a loro estraneo; ma la produzione sociale non è sussunta agli individui e da essi controllata come loro patrimonio comune.”” (pag 177, Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica)”,”MADx-569″ “MARX Carlos”,”Trabajo asalariado y capital.”,” I salari. “”Come vediamo, il prezzo in denaro del lavoro, il salario nominale, non coincide con il salario reale, ovvero , con la quantità di merci che si ottengono realmente in cambio del salario. Per conseguenza, quando parliamo di rialzo o di abbassamento del salario, non dobbiamo fissarci solamente sul prezzo in denaro del lavoro, sul salario nominale. Però, né il salario nomin ale, ovvero, la somma di denaro per la quale l’ operaio si vende al capitalista, né il salario reale, ossia la quantità di merci che si possono comprare con questo denaro, esauriscono le relazioni contenute nel salario. Il salario viene determinato, inoltre e soprattutto, dal suo rapporto con il profitto, con il beneficio ottenuto dal capitalista: è un salario relativo, proporzionale.”” (pag 46)”,”MADx-570″ “MARX Carlo”,”Le origini della società borghese. L’ espropriazione dei contadini.”,”””David Urquhart esclama: “”L’ aratro e il giogo furono inventati degli dei e costituirono la occupazione degli eroi: il telaio il fuso e la conocchia hanno forse un’ origine meno nobile? Voi separate la conocchia dall’ aratro, il fuso dal giogo, e create con ciò le fabbriche e le “”work houses””, il credito e il panico, e due classi nemiche tra loro, una agricola e una commerciale””. Ma è proprio da questa separazione fatale che datano il necessario sviluppo dei poteri collettivi del lavoro, e la trasformazione della produzione suddivisa e trazionale in produzione complessa e scientifica. L’ industria meccanica, compiendo questa separazione, conquista per prima al capitale tutto il mercato interno. I filantropi dell’ economia inglese, come James Stuart Mill, Rogers, Goldwin, Smitt, Fawcett, ecc., gli industriali liberali, gli John Brigt e consorti interrogano i proprietari fondiari inglesi come Dio chiese conto a Caino del fratello Abele: “”Dove sono andate a finire, gridano essi, le migliaia di liberi proprietari?””. Ma, di grazia, voi stessi non provenite dalla distruzione di questi liberi proprietari? Perché non vi domandate che cosa sono divenuti i tessitori i filatori gli artigiani indipendenti?”” (pag 80-81) “”Giorgio Ensor, in un libro pubblicato nel 1818, dice: “”I grandi di Scozia hanno espropriato le famiglie con quella stessa indifferenza con cui farebbero ripulire un campo dalle male erbe (…)””. (pag 43)”,”MADx-571″ “MARX Carlos”,”Las luchas de clases en Francia de 1848 a 1850.”,”Cavaignac. “”Ningun gobierno habia sido tan poco nacional como el del “”National””; ninguno mas sumiso a Inglaterra, y eso que bajo Luis Felipe el “”National”” vivia de parafrasear a diario las palabras catonianas “”Carthaginem esse delendam”” (Si deve distruggere Cartagine), ninguno mas servil para con la Santa Alianza, y eso que habia exigido de un Guizot que desgarrase los tratados de Viena. La ironia de la historia hizo de Bastide, ex redactor de asuntos extranjeros del “”National””, ministro de Negocios Extranjeros de Francia, para que pudiera desmentir cada uno de sus articulos con cada uno des sus despachos. Durante un momento, el ejército y la clase campesina creyeron que con la dictadura militar se ponia en el orden del dia, en Francia, la guerra en el exterior y la “”gloria””. Pero Cavaignac no era la dictadura del sable sobre la sociedad burguesa; era la dictadura de la burguesia por medio del sable””. (pag 69) “”Nessun governo è stato così poco nazionale come il “”Nazionale””; nessuno fu più sottomesso all’ Inghilterra, di quel Luigi Filippo che sotto il “”Nazionale”” “”viveva ogni giorno parafrasando le parole catoniane “”””Carthaginem esse delendam”” (si deve distruggere Cartagine) nessuno più servile alla Santa Alleanza, e che ha chiesto a Guizot che strappasse il trattato di Vienna. Ironia della storia ha fatto di Bastide, ex redattore per gli affari esteri del “”National””, ministro degli esteri francese, così che potesse smentire ogni giorno ognuno dei suoi articoli con ciascuno dei suoi dispacci. Per un momento, l’ esercito e la classe dei contadini credettero che con la dittatura militare si ponesse, all’ ordine del giorno, in Francia, la guerra estera e la “”gloria””. Ma Cavaignac non era la dittatura della spada sulla società borghese, era la dittatura della borghesia attraverso la spada”” (da verificare sul testo di Marx)”,”MADx-572″ “MARX Karl, a cura di C.P. DUTT e V. CHATTOPADHYAYA”,”The Poverty of Philosophy.”,”La Teoria del tempo di lavoro di J. GRAY (pag 172) L’ automazione e la specializzazione della forza-lavoro. “”Ciò che caratterizza la divisione del lavoro nella fabbrica automatica è che il lavoro ha qui completamente perduto il suo carattere specializzato. Ma nel momento in cui ogni sviluppo particolare viene bloccato, il bisogno di universalità, la tendenza verso uno sviluppo integrale dell’ individuo comincia ad essere sentito. La fabbrica automatica spazza via gli specialisti e la ‘craft-idiocy’ (l’ idiozia del mestiere)”” (pag 121) (traduzione da verificare)”,”MADx-573″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La revolución permanente.”,”Nota di Engels all’ edizione del 1885. Nel momento attuale dobbiamo constatare che questo paragrafo si basa su un malinteso. Dovuto alle falsificazioni degli storici bonapartisti e liberali, si considerava allora come un fatto stabilito che la macchina centralizzata del governo dello Stato fosse stata introdotta dalla grande rivoluzione e che la Convenzione l’avesse utilizzata come arma necessaria e decisiva per trionfare sulla reazione monarchica e federale, così come sui nemici esterni. Ma oggi nessuno ignora che durante tutta la rivoluzione, fino al 18 Brumaio, tutta l’ amministrazione dei dipartimenti, distretti e municipi era eletta dai propri governati e godeva di ampia libertà all’ interno dei confini delle leggi generali dello Stato; che questa autonomia provinciale e locale, analoga a quella nordamericana, fu una leva tanto potente in mano alla rivoluzione che, Napoleone si affrettò a sostituirla con l’ amministrazione dei prefetti, immediatamente dopo il colpo di Stato del 18 Brumaio; amministrazione che si conserva fino ad oggi e che è stata, comunque, fin dai primi momenti, un autentico strumento di reazione. Ma per quanto l’ autonomia locale e provinciale non si oppone alla centralizzazione politica e nazionale, non si può identificarla con il ristretto egoismo cantonale o comunale che con caratteri così repulsivi ci è offerto dalla Svizzera, lo stesso che i repubblicani federali del Sud della Germania cercarono di estendere a tutto il paese nel 1849.”” (pag 15-16) “”Ma il massimo apporto alla vittoria finale lo daranno gli stessi operai tedeschi prendendo coscienza dei propri interessi di classe, prendendo quanto prima una posizione indipendente di partito e impedendo che le frasi ipocrite dei democratici piccolo-borghesi li allontanino un solo momento dal compito di organizzare in modo indipendente il partito del proletariato. Il suo grido di guerra deve essere: la rivoluzione permanente”” (pag 15, Marx, Alla Lega dei comunisti, messaggio del Consiglio centrale, Londra marzo 1850)”,”MADx-574″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 33. Karl Marx: 1861-1863.”,”Il volume è stato preparato congiuntamente da Lawrence & Wishart, London, International Publishers, New York, e Progress Publishers, Moscow, in collaborazione con l’ Institute of Marxism-Leninism di Mosca. Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Martin MILLIGAN Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN. USA: Louis DISKIN Philip S. FONER James E. JACKSON Leonard B. LEVENSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK. URSS: per la Progress: A.K. AVELICHEV N.P. KARMANOVA Yu. V. SEMYONOV M.K. SHCHEGLOVA Per l’ Istituto: P.N. FEDOSEYEV L.I. GOLMAN N. Yu. KOLPINSKY A.I. MALYSH M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV. “”Apart from the terror which the law of the declining rate of profit inspires in the economists, its most important corollary is the presupposition of a constantly increasing concentration of capitals, that is, a constantly increasing decapitalisation of the smaller capitalists. This, on the whole, is the result of all laws of capitalist production. And if we strip this fact of the contradictory character which, on the basis of capitalist production, is typical of it, what does this fact, this trend towards centralisation, indicate? Only that production loses its private character and becomes a social process, non formally – in the sense that all production subject to exchange is social because of the absolute dependence of the producers on one another and the necessity for presenting their labour as abstract social labour ((by means of ) money) – but in actual fact””. (pag 368)”,”MADx-575″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 34. Karl Marx: 1861-1864.”,”Il volume è stato preparato congiuntamente da Lawrence & Wishart, London, International Publishers, New York, e Progress Publishers, Moscow, in collaborazione con l’ Institute of Marxism-Leninism di Mosca. Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES. USA: Philip S. FONER James E. JACKSON Leonard B. LEVENSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK. URSS: per la Progress: A.K. Yu. V. SEMYONOV Ye.N. VLADIMIROVA, Per l’ Istituto: L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV “”A warning should be issued here against two notions: 1. confusing ‘saving’ with accumulation, 2. confusing the ‘accumulation process’ of capital with accumulation such as occurs in the simple ‘formation of hoards’. (…)””. (pag 228)”,”MADx-576″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 46. Marx and Engels: 1880-1883.”,”Il volume è stato preparato congiuntamente da Lawrence & Wishart, London, International Publishers, New York, e Progress Publishers, Moscow, in collaborazione con il Russian Independent Institute of Social and National Problems ex Institute of Marxism-Leninism di Mosca. Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Martin MILLIGAN Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES. USA: Louis DISKIN Philip S. FONER James E. JACKSON Leonard B. LEVENSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK. URSS: per la Progress: A.K. Yu. V. SEMYONOV Ye.N. VLADIMIROVA, Per l’ Istituto: L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV “”It is a great misfortune that you, of all people, should have suffered defeat in elections which otherwise went off so splendidly. Your presence was doubly necessary in view of the many new, and in some case unreliable, elements that have got in. Indeed it would seem that, at the start, a number of not very edifying blunders were perpetrated. Now thing seem to be going rather better. I was therefore doubly delighted (and Marx no less so) by the courageous attitude of the Sozialdemokrat, which did not hesitate to come out unequivocally against the whining and pusillnimity of Breuel & Co., even when deputies such as Blos and Geiser came out in favour of it.”” (pag 259)”,”MADx-577″ “MARX Karl”,”El 18 brumario de Luis Bonaparte.”,”””Los hombres hacen su propia historia, pero no la hacen arbitrariamente, bajo circunstancias elegidas por ellos mismos, sino bajo circunstancias directamente dadas y heredadas del pasado. La tradición de todas las generaciones muertas oprime como una pesadilla el cerebro de los vivos. Así Lutero se disfrazó de apóstol Pablo, la revolución de 1789-1814 se vistió alternativamente con el ropaje de la República Romana y del Imperio Romano, y la revolución de 1848 no supo hacer nada mejor que parodiar aquí al 1789 y allá la tradición revolucionaria de 1793 a 1795. Es como el principiante que ha aprendido un idioma nuevo: lo traduce siempre a su idioma nativo, pero sólo es capaz de producir libremente en él cuando se mueve dentro de él sin reminiscencias y olvida en él su lengua natal.”” (pag 11-12, Marx Karl, El 18 brumaio de Luis Bonaparte) “”La ley de 31 de mayo de 1850 era el ‘coup d’état’ de la burguesía. Todas las conquistas anteriores hechas por ella a costa de la revolución tenían un carácter meramente provisional. Tan pronto como la Asamblea Nacional en funciones se retiraba de la escena, quedaban en tela de juicio””. (pag 81, idem)”,”MADx-578″ “MARX Carlos”,”La guerra civil en Francia.”,”””Parigi armata era l’ unico ostacolo serio che si alzava sul cammino della cospirazione controrivoluzionaria. Per questo occorreva disarmare Parigi. Su questo punto, l’ Assemblea di Bordeaux era la sincerità stessa.”” (pag 75) “”La classe operaia non si aspettava dalla Comune nessun miracolo. Gli operai non detengono nessuna utopia pronta da impiantare per “”decreto del popolo””. Sanno che per conseguire la propria emancipazione, e con essa la forma superiore di vita verso cui tende inesorabilmente la società attuale attraverso il suo sviluppo economico, dovranno passare per grandi lotte, per tutta una serie di processi storici, che trasformeranno le circostanze e gli uomini.”” (pag 101)”,”MADx-579″ “MARX Carlos”,”Salario, precio y ganancia.”,”””Cito qui W. Newman e non il professor Francis Newman, poiché quello occupa nella scienza economica una posizione preminente come collaboratore e curatore della ‘Histoira de los Precios’, di Thomas Tooke, quest’ opera magnifica, che studia la storia dei prezzi dal 1793 al 1856.”” (pag 20) (nota a piè di pagina: E’ un errore di scrittura di Marx , il cognome dell’ economista citato da Marx non è Newman ma Newmarch)”,”MADx-580″ “MARX Karl, a cura di Antonio RUBINI”,”La rivoluzione in Spagna.”,”Testi tratti da: Marx – Engels, Revolution in Spain, International Publishers, 1939 Marx – Engels, Werke, 1962 “”Nel 1854, di fronte al caso della Spagna, Marx muta evidentemente opinione sul rapporto fra centralismo e lotta rivoluzionaria. In Spagna non si svolge una lotta per l’ indipendenza nazionale, come nella Germania e nella Polonia del 1848, che si battevano rispettivamente contro il dominio austriaco e quello russo. La Spagna è già una nazione indipendente, anche se sottoposta all’ influenza delle potenze europee sul piano diplomatico. Pertanto il sostenere o riproporre la questione del decentramento assume caratteristiche diverse nel contesto generale dell’ opera di Marx. Non a caso egli riporta in uno dei suoi articoli sulla situazione spagnola del 1854 il programma di una Costituzione federale iberica. Per Marx le forze regionaliste o federaliste svolgono in Spagna, al contrario che in Germania, un ruolo rivoluzionario non tanto perché caratterizzate dal loro spirito anticentralista, ma perché attuano un programma democratico.”” (pag 21) ‘Le antologie “”spagnole”” di Marx dal 1929 al 1959. (pag 22) Ci sono le edizioni curate da N. RIAZANOV in Marx, ‘Oeuvres poliques’ (Paris, 1931), l’ antologia ‘La revolucion espanola’, traduzione diretta da A. NIN e con note storiche di J. ARTILES, Madrid 1929. “”Proprio il londinese Morning Herald, questo ortodosso campione del protestantesimo che venti anni fa spezzava la lancia a favore di Don Carlos, il Chisciotte dell’ ‘Autodafé’, si è reso conto del fatto citato, ed è stato abbastanza onesto da riconoscerlo. Questo è uno dei vari sintomi di progresso la cui lentezza può meravigliare esclusivamente le persone non familiarizzate con i particolari usi e costumi di un paese nel quale ‘a la mañana’ è la consegna del giorno, e dove tutti possono dirci che: “”i ‘nostri’ antenati hanno impiegato ottocento anni per allontanare gli arabi””””. (pag 191, Marx, New York Daily Tribune, 18 agosto 1856)”,”MADx-581″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sull’ Italia. Scritti e lettere.”,”Sul mancato utilizzo della sollevazione di massa, dell’ insurrezione generale, del terrore rivoluzionario. “”Ciò che ha dunque rovinato gli italiani non è la sconfitta di Novara o quella di Vigevano: è la codardia e la moderazione a cui la monarchia li costringe. La battaglia perduta di Novara aveva unicamente uno svantaggio ‘strategico’: gli italiani erano tagliati fuori da Torino mentre gli austriaci avevano la via aperta. Questo svantaggio poteva non avere nessuna importanza se la battaglia perduta fosse stata immediatamente seguita da ‘una guerra rivoluzionaria’, se quel che rimaneva dell’ esercito italiano si fosse subito proclamato fulcro dell’ insurrezione nazionale di massa, se la stessa guerra dell’ ‘esercito regolare, strategica e ‘honnête’, si fosse trasformata in una ‘guerra di popolo’, come quella che i francesi fecero nel 1793. Ma che cosa diciamo mai! Guerra rivoluzionaria, insurrezione di massa e terrore sono cose che la monarchia non accetterà mai. Concluderà la pace col suo peggiore nemico dello stesso rango piuttosto che allearsi col popolo. Carlo Alberto potrà essere o non essere un traditore: la corona di Carlo Alberto, la monarchia sarebbe bastata per spingere l’ Italia verso la rovina. Ma Carlo Alberto è un traditore. (…)””. (pag 33-34, F. Engels, La sconfitta dei piemontesi, NRZ 260, 261 e 263, 31 marzo, 1° e 4° aprile 1849)”,”MADx-583″ “MARX Karl, a cura di Armando PLEBE”,”Critica al programma di Gotha. (Marx contro il marxismo).”,”Marx per un vero internazionalismo “”In secondo luogo, il principio del carattere internazionale del movimento operaio viene per il presente completamente negato nella pratica degli uomini che per cinque anni e nelle circostanze più difficili hanno difeso questo principio nel modo più glorioso. La posizione degli operai tedeschi alla testa del movimento europeo riposa essenzialmente sul loro atteggiamento sinceramente internazionalistico durante la guerra; nessun altro proletario si sarebbe comportato così bene. E ora questo principio dovrebbe essere rinnegato nel momento in cui dappertutto all’ estero gli operai gli danno tanto più rilievo quanto i governi si sforzano di soffocare ogni loro tentativo di attuarlo in una organizzazione! E che cosa rimane in sostanza dell’ internazionalismo del movimento operaio? La pallida prospettiva, non di una futura cooperazione degli operai europei per la loro liberazione, no, ma di una futura “”fratellanza internazionale dei popoli””, degli “”Stati uniti d’ Europa”” dei borghesi della Lega della pace!”” [Karl Marx, a cura di Armando Plebe, Critica al programma di Gotha. (Marx contro il marxismo), Milano, 2006] Armando PLEBE è autore di vari volumi di storia della filosofia e di politica. Filippo RUSSO insegna a Roma presso il Liceo delle Scienze Sociali di via Asmara. Ha pubblicato alcune opere di saggistica storico-politica.”,”MADx-584″ “MARX Karl, a cura di Enrico DONAGGIO e Peter KAMMERER”,”Antologia. Capitalismo, istruzioni per l’ uso.”,”””Il mondo moderno lascia insoddisfatti o, dove appare soddisfatto di se stesso, è volgare”” (K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica) Enrico DONAGGIO insegna filosofia della storia all’università di Torino. E’ autore e curatore e traduttore di volumi. Peter KAMMERER insegna sociologia all’ Università di Urbino. Ha pubblicato studi sull’ immigrazione e l’ emigrazione. (V. 4° copertina) Rivoluzione permanente. “”E come per la produzione materiale, così per quella intellettuale. I prodotti intellettuali delle singole nazioni divengono bene comune. L’ unilateralità e la ristrettezza nazionali divengono sempre più impossibili, e dalle molte letterature nazionali e locali si forma una letteratura mondiale.”” (pag 188) (Marx, Engels, Il manifesto del partito comunista) Criminalità e produttività. “”Le influenze del delinquente sullo sviluppo della forza produttiva possono essere indicate fin nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte alla loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati falsari? Il microscopio avrebbe mai trovato impiego nelle comuni sfere commerciali (vedi il Babbage) senza la frode nel commercio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci e allo sforzo di scoprirla, quanto all’ onesta sollecitudine per il progresso della produzione? Il delitto, con i mezzi sempre nuovi con cui dà l’ assalto alla proprietà, chiama in vita sempre nuovi mezzi di difesa, e così esercita un’ influenza altrettando produttiva quanto quella degli scioperi (strikes) sull’invenzione delle macchine. E abbandoniamo la sfera del delitto privato: senza delitti nazionali sarebbe mai sorto il mercato mondiale? O anche solo le nazioni? (pag 195) (Marx, Teorie del plusvalore) “”Il mondo moderno lascia insoddisfatti o, dove appare soddisfatto di se stesso, è volgare”” (K. Marx, ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’ economia politica’); “”E come per la produzione materiale, così per quella intellettuale. I prodotti intellettuali delle singole nazioni divengono bene comune. L’unilateralità e la ristrettezza nazionali divengono sempre più impossibili, e dalle molte letterature nazionali e locali si forma una letteratura mondiale”” (Marx, Engels, ‘Il manifesto del partito comunista’); “”Le influenze del delinquente sullo sviluppo della forza produttiva possono essere indicate fin nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte alla loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati falsari? Il microscopio avrebbe mai trovato impiego nelle comuni sfere commerciali (vedi il Babbage) senza la frode nel commercio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci e allo sforzo di scoprirla, quanto all’onesta sollecitudine per il progresso della produzione? Il delitto, con i mezzi sempre nuovi con cui dà l’assalto alla proprietà, chiama in vita sempre nuovi mezzi di difesa, e così esercita un’influenza altrettanto produttiva quanto quella degli scioperi (‘strikes’) sull’invenzione delle macchine. E abbandoniamo la sfera del delitto privato: senza delitti nazionali sarebbe mai sorto il mercato mondiale? O anche solo le nazioni?”” (Marx, Teorie del plusvalore) [Karl Marx, ‘Antologia. Capitalismo, istruzioni per l’uso’, Milano, 2007, a cura di Enrico Donaggio e Peter Kammerer]”,”MADx-585″ “MARX Karl, redazione di Anna MARCH”,”Cartes a Kugelmann (1862-1871). Les cartes que serviren a Lenin de guia per a la redacció de “”L’ Estat i la Revolució””. Aquests dos temes són analitzats a través dels esdeveniments polítics de cada dia.”,”””Le lettere di Marx a Kugelmann, l’ esistenza delle quali non fu conosciuta dal pubblico fino al 1902, dopo la morte di Kugelmann, segnarono una nuova tappa nella storia dello studio di Marx. Allora costituirono la prima raccolta importante di lettere di Marx. All’ inizio del marzo 1902, “”Neue Zeit””, l’ organo centrale più serio della socialdemocrazia tedesca, pubblicò le due lettere sulla Comune (numero 45 e 46). Queste due lettere furono presentate da Karl Kautsky che, nel Congresso del Partito socialdemocratico di Germania, tenutosi ad Hannover nel 1899 – aveva fatto la conoscenza di Kugelmann, un ginecologo famoso di questa città.”” (pag 5)”,”MADx-586″ “MARX Karl, a cura di Anna MARCH”,”La guerra civil a França el 1871. Amb la Comuna de Paris, es posa a prova per primera vegada a la Història la força del socialisme: Marx n’analitza lúcidament els fets i les conseqüecies per al moviment obrer.”,”””E’ la sorte delle formazioni storiche interamente nuove di essere prese erroneamente per la replica delle forme più antiche (…)”” (pag 77)”,”MADx-587″ “MARX Karl, volume a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Storia dell’ economia politica. Teorie sul plusvalore I.”,”””Ogni scienza sarebbe superflua se l’ essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero”” Karl Marx “”Una storia critica particolareggiata del nocciolo dell’ economia politica””: così Friedrich Engels definiva queste Teorie sul plusvalore, scritte da Marx tra il gennaio 1862 e il luglio 1863. E in effetti l’ autore, nella Prefazione alla prima edizione del Libro primo del Capitale, aveva annunciato l’ intenzione di completare la sua opera maggiore con un quarto volume sulla “”storia della teoria””. Sebbene incompiuto, il manoscritto delle Teorie sul plusvalore rappresenta una delucidazione indispensabile del pensiero economico marxiano…”” Garnier. “”Egli porta diversi argomenti contro Smith (…)””. (pag 171) “”Dopo tutte queste osservazioni (fra le quali la seconda rivela la mentalità del francese che non può dimenticare i suoi ponts et chaussées; la terza sfocia in considerazioni morali; la quarta, o contiene l’ affermazione assurda che il consumo è tanto produttivo quanto la produzione – e ciò è falso nella società borghese, nella quale uno produce e l’ altro consuma – o che una parte del lavoro produttivo non fa che fornire il materiale per i lavoratori improduttivi, cosa che A. Smith non ha mai negato, co la sua seconda definizione, chiama gli stessi lavori //349/ produttivi e improduttivi – o piuttosto che, in base alla sua stessa definizione, una parte relativamente ristretta, del suo lavoro “”improduttivo”” egli dovrebbe chiamarla ‘produttiva’, osservazione questa che non respinge la ‘distinzione’, ma la ‘sussunzione’ sotto la distinzione, ovvero l’ ‘applicazione’ di essa), dopo tutte queste osservazioni il pedante Garnier viene finalmente al fatto.”” (pag 174)”,”MADx-588″ “MARX Karl, volume a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Storia dell’ economia politica. Teorie sul plusvalore II.”,”””Una storia critica particolareggiata del nocciolo dell’ economia politica””: così Friedrich Engels definiva queste Teorie sul plusvalore, scritte da Marx tra il gennaio 1862 e il luglio 1863. E in effetti l’ autore, nella Prefazione alla prima edizione del Libro primo del Capitale, aveva annunciato l’ intenzione di completare la sua opera maggiore con un quarto volume sulla “”storia della teoria””. Sebbene incompiuto, il manoscritto delle Teorie sul plusvalore rappresenta una delucidazione indispensabile del pensiero economico marxiano…”” Confutazione di fatto della teoria malthusiana della popolazione da parte di Darwin. “”Il prete Malthus invece abbassa gli operai a bestie da soma a causa della produzione, li condanna alla morte per fame e al celibato.”” (pag 117) “”Darwin nel suo eccellente scritto non si avvide che scoprendo la progressione “”geometrica”” nel regno animale e vegetale, demoliva la teoria di Malthus. La teoria di Malthus poggia appunto sul fatto che egli contrapponeva la progressione geometrica degli uomini stabilita da Wallace, alla chimerica progressione “”aritmetica”” degli animali e delle piante. Nell’ opera di Darwin, p. es. a proposito dell’ estinzione delle specie, si trova anche in dettaglio (a prescindere dal suo principio fondamentale) la confutazione storico-naturale della teoria malthusiana. Ma in quanto la teoria di Malthus poggia sulla teoria della rendita di Anderson, essa era confutata da Anderson stesso.”” (pag 118) Sulle forme della crisi. (pag 562-565) “”Quindi: I. La ‘possibilità’ generale delle crisi nel processo della ‘metamorfosi del capitale’ stesso è data, e invero doppiamente, in quanto il denaro funge da ‘mezzo di circolazione’ – separazione ‘di compra e vendita’. In quanto funge da ‘mezzo di pagamento’, dove esso opera in due momenti differenti, come ‘misura dei valori’ e come ‘realizzazione del valore’. Ambedue questi momenti si separano. (…)””. (pag 562)”,”MADx-589″ “MARX Karl, volume a cura di Cristina PENNAVAJA”,”Storia dell’ economia politica. Teorie sul plusvalore III.”,”””Una storia critica particolareggiata del nocciolo dell’ economia politica””: così Friedrich Engels definiva queste Teorie sul plusvalore, scritte da Marx tra il gennaio 1862 e il luglio 1863. E in effetti l’ autore, nella Prefazione alla prima edizione del Libro primo del Capitale, aveva annunciato l’ intenzione di completare la sua opera maggiore con un quarto volume sulla “”storia della teoria””. Sebbene incompiuto, il manoscritto delle Teorie sul plusvalore rappresenta una delucidazione indispensabile del pensiero economico marxiano…”” Essenza sociale polemica Malthus vs Ricardo (pag 46) Polemica Proudhon vs interesse (pag 558). Superiorità Lutero su Proudhon (pag 563) “”Una storia critica particolareggiata del nocciolo dell’ economia politica””: così Friedrich Engels definiva queste Teorie sul plusvalore, scritte da Marx tra il gennaio 1862 e il luglio 1863. E in effetti l’ autore, nella Prefazione alla prima edizione del Libro primo del Capitale, aveva annunciato l’ intenzione di completare la sua opera maggiore con un quarto volume sulla “”storia della teoria””. Sebbene incompiuto, il manoscritto delle Teorie sul plusvalore rappresenta una delucidazione indispensabile del pensiero economico marxiano…”” Essenza sociale polemica di Malthus contro Ricardo. Distorsione delle opinioni di Sismondi intorno alle contraddizioni della produzione borghese (pag 46) La polemica di Proudhon contro l’ interesse. Sua incomprensione del nesso fra l’ interesse e il sistema del lavoro salariato (pag 558). Superiorità di Lutero su Proudhon nella polemica contro l’ interesse (pag 563) L’ economia volgare. “”Il ‘lavoro’ come fonte del ‘salario’, vale a dire di una partecipazione dell’ operaio al suo prodotto determinata dalla forma specificamente sociale del lavoro, il lavoro come fonte del fatto che l’ operaio, con il suo lavoro, compra il prodotto (dal capitale, considerato dal punto di vista materiale) il permesso di produrre, e possiede, nel lavoro, la fonte da cui una parte del suo prodotto rifluisce a lui come pagamento da parte di questo prodotto in quanto datore di lavoro, è, anche questo, abbastanza bello. Su un punto, però, l’ opinione comune concorda con la cosa stessa: pur confondendo il lavoro col lavoro salariato e, perciò, il prodotto del lavoro salariato – il salario – con il prodotto del lavoro, il buon senso, tuttavia, riconosce ancora che il laovro stesso crea il suo salario. Del ‘capitale’, considerato nel ‘processo di produzione’, resta sempre più o meno l’ idea che sia uno strumento per pecare lavoro altrui. Si può discutere se sia “”giusto”” o “”ingiusto””, fondato o infondato, ma si suppone e si sottindende sempre il rapporto fra il capitalismo e l’ operaio””. (pag 488)”,”MADx-590″ “MARX Karl MARX Jenny”,”Lettere d’ amore e d’ amicizia. Miseria e nobiltà della vita quotidiana di Marx attraverso una scelta inedita del carteggio familiare.”,”””Quello di Marx è un epistolario scarso e contradditorio. I ricordi di amici e conoscenti sono stati largamente smentiti dalla pubblicazione del carteggio Marx-Engels; e anche questo ci è pervenuto attraverso una fitta maglia di censure. Molte lettere furono distrutte da Marx e da sua moglie. Dopo la morte di Marx, prima di trasmetterne le carte a Engels, le figlie Laura e Eleanor raccontano di aver distrutto una parte delle lettere personali dei loro genitori, e tutti passi in cui si parlava ferocemente di Engels. A sua volta Engels, come scrive Eleanor in una lettera a Karl Kautsky, distrusse un certo numero di lettere di Marx, probabilmente per occultarne gli “”errori”” maggiori e forse anche nel tentativo di far sparire ogni traccia delle loro polemiche teoriche e dei loro scontri quotidiani. L? epistolario venne pubblicato, gravemente emendato, da Bernstein, Bebel e Mehring, col consenso della figlia Laura. E tuttora non è stato pubblicato integralmente.”” (pag 6-7, introduzione) Sulle donne Marx scrive: “”Nella ‘Sacra famiglia’, citando Fourier, Marx scrive: “”Il cambiamento di un’epoca storica può essere sempre determinato sulla base del progresso compiuto dalle donne verso la libertà, perché è in questo, nel rapporto della donna con l’ uomo, del debole con il forte che si manifesta nel modo più visibile la vittoria della natura umana sulla brutalità””.”” (pag 72) Giudizio di Liebknecht sulla ‘dittatura’ di Lenchen: (pag 98) La cronologia presente nel libro è attinta da quella del RUBEL (Chronologie de Marx) Nella tomba della famiglia Marx sono incisi sulla lapide i nomi di Jenny Von Westphalen (1814-1881), Karl Marx (1818-1883), Harry Longuet (1878-1883) e Helena Demuth (1822-1890) (pag 184) Commemorazione di F. ENGELS: “”The People’s Press November 22, 1890 by F. Engels By the death during the past week of Helena Demuth (Lenchen) the Socialist party has lost a remarkable member. Born on New Year’s Day, 1823 [In fact New Years’ Eve 1820], of peasant parents, at St. Wendel, she came, at the age of 14, into the family of the von Westphalens of Trier. Jenny von Westphalen in 1843 became the wife of Karl Marx. From 1837 to the death of Mrs. Marx in 1881, with the exception of the first few months of the married life, the two women were constant companions. After the death of Mrs. Marx in December 1881, and of Marx on March 14th, 1883, Helena Demuth went to keep house for Frederick Engels. The leaders of the Socialist movement bore testimony to “”her strong common-sense, her absolute rectitude of character, her ceaseless thoughtfulness for others, her reliability, and the essential truthfulness of her nature””. Engels at her funeral declared that Marx took counsel of Helena Demuth, not only in difficult and intricate party matters, but even in respect of his economical writings. “”As for me,”” he said, “”what work I have been able to do since the death of Marx has been largely due to the sunshine and support of her presence in the house.”” Helena is buried at Highgate in the same grave as Marx and his wife. (marxists.org)”,”MADx-591″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Giorgio BACKHAUS”,”Critica dell’ anarchismo.”,”Karl Marx: L’ indifferenza in materia politica. “”Se la lotta politica della classe operaia assume forme violente, se gli operai sostituiscono la loro dittatura rivoluzionaria alla dittatura di classe borghese, essi commettono il terribile delitto di leso-principio; perché per soddisfare i loro miserabili bisogni profani di tutti i giorni, per schiacciare la resistenza della classe borghese, invece di abbassare le armi e di abolire lo stato, essi gli dànno una forma rivoluzionaria e transitoria. Gli operai non devono formare delle singole società per ogni mestiere, perché con ciò essi perpetuano la divisione del lavoro sociale, come la trovano nella società borghese; questa divisione, che disgiunge gli operai, è veramente la base dell’ attuale loro servaggio. In una parola, gli operai devono incrociare le braccia e non perdere il loro tempo in movimenti politici ed economici. Questi movimenti non possono dar loro che dei risultati immediati. Da uomini veramente religiosi, essi, sdegnando i bisogni quotidiani, devono gridare pieni di fede: “”Che la nostra classe sia crocifissa, che la nostra razza perisca, ma che rimangano immacolati gli eterni principi!””.”” (pag 301, Marx, 1873)”,”MADx-592″ “MARX Karl”,”Elogio del crimine.”,”””Il delinquente produce inoltre tutta la polizia e la giustizia criminale, gli sbirri, i giudici, i boia, i giurati, ecc.; e tutte queste differenti branche di attività, che formano altrettante categorie della divisione sociale del lavoro, sviluppano differenti facoltà dello spirito umano, creano nuovi bisogni e nuovi modi di soddisfarli. La sola tortura ha dato occasione alle più ingegnose invenzioni meccaniche e ha impiegato, nella produzione dei suoi strumenti, una massa di onesti artefici. Il delinquente produce un’impressione, sia morale, sia tragica, a seconda dei casi, e rende così un “”servizio”” al moto dei sentimenti morali ed estetici del pubblico. Egli non produce soltanto manuali di diritto criminale, non produce soltanto codici penali, ma anche arte, bella letteratura, romanzi e perfino tragedia, come dimostrano non solo ‘La colpa’ del Müllner e ‘I masnadieri’ dello Schiller, ma anche l’ ‘Edipo’ (di Sofocle) e il ‘Riccardo III’ (di Shakespeare). Il delinquente rompe la monotonia e la banale sicurezza della vita borghese. Egli preserva così questa vita dalla stagnazione e suscita quell’ inquieta tensione e quella mobilità, senza la quale anche lo stimolo della concorrenza si smorzerebe. Egli sprona così le forze produttive. Mentre il delitto sottrae una parte della popolazione in soprannumero al mercato del lavoro, diminuendo in questo modo la concorrenza tra gli operai e impedendo, in una certa misura, la diminuzione del salario al di sotto del minimo indispensabile, la lotta contro il delitto assorbe un’altra parte della stessa popolazione””. (pag 14-15-16) “”Le influenze del delinquente sullo sviluppo della forza produttiva possono essere indicate fino nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte alla loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati falsari? Il microscopio avrebbe mai trovato impiego nelle comuni sfere commerciali (vedi il Babbage) senza la frode nel commercio? La chimica pratica non deve forse altrettanto alla falsificazione delle merci e allo sforzo di scoprirla quanto all’ onesta sollecitudine per il progresso della produzione?”” (pag 16) “”E abbandoniamo la sfera del delitto privato: senza delitti nazionali sarebbe mai sorto il mercato mondiale? o anche solo le nazioni? “” (pag 17)”,”MADx-593″ “MARX Carlos”,”La revolución española (1808-1814, 1820-1823 y 1840-1843).”,”Articoli di Marx apparsi sulla New York Tribune 1854, L’ evoluzione storica del paese e le forze motrici rivoluzione. (pag 65) Note su D. Baldomero Espartero. “”I meriti militari di Espartero sono chiamati in causa allo stesso modo che nessuno mette in dubbio i suoi difetti politici. Nella estesa biografia pubblicata da Flórez si parla molto delle attitudini guerresche e delle qualità di comando manifestate da Espartero nelle province di Caracas, Paz, Arequipa, Perù e Cochabamba, quando lottava sotto il comando del generale Morillo, il quale si era proposto di reintegrare gli Stati sudamericani sotto la Corona spagnola””. (pag 46,47,48)”,”MADx-594″ “MARX Karl – CERVETTO Arrigo”,”La guerra civile in Francia. – La forma politica finalmente scoperta.”,”Lettera Engels a Bebel 1875. “”In un’altra pagina, Lenin esamina una lettera del marzo 1875 di Engels a Bebel, pubblicata nell’ autobiografia di Bebel nel 1911, e la definisce di “”una importanza straordinariamente grande”” sul problema dello Stato. La fissa in otto punti che avremo occasione di riprendere, Per ora vediamo il commento: “”Di solito i concetti “”libertà e “”democrazia”” vengono considerati identici e vengono spesso usati l’ uno in sostituzione dell’ altro. Molto spesso i marxisti volgari (Kautsky, Plechanov e c. alla loro testa) ragionano proprio così. In realtà la democrazia esclude la libertà. La dialettica (il processo) di sviluppo è il seguente: dall’ assolutismo alla democrazia borghese; dalla democrazia borghese a quella proletaria; da quella proletaria alla scomparsa della democrazia””,”” (pag 7)”,”ELCx-100″ “MARX Karl”,”Manuscripts économico-philosophiques de 1844. Introduit, traduit et annoté par F. Fischbach.”,”1° 2° 3° quaderno Il denaro. “”Moi qui n’ai pas d’argent pour voyager, je n’ai pas ‘besoin’, c’est-à-dire pas un besoin réel et se réalisant, de voyager. Moi qui ai la ‘vocation’ d’étudier, mais pas d’argent pour, je n’ai ‘aucune’ vocation pour les études, c’est-à-dire aucune vocation ‘efficiente’, aucune ‘vraie’ vocation. Inversement, moi qui n’ai réellement ‘aucune’ vocation à ètudier, mais qui ai la volonté ‘et’ l’ argent, j’ai une vocation ‘efficiente’ à le faire. L’ ‘argent’ – en tant que le ‘moyen’ et la ‘capacité’ extérieurs qui ne proviennent ni de l’ homme en tant qu’homme, ni de la société humaine en tant que société – comme le ‘moyen’ et la ‘capacité’ universels de faire ‘de la représentation la réalité’ et ‘de la réalité une pure représentation’, transforme tout autant les ‘forces essentielles humaines et naturelles’ en représentatisn purement abstraites et par là en ‘imperfections’, en chimères et tourments, de même que, d’un autre côté, il transforme les ‘imperfectios réelles et les chimères’, les forces essentielles réellement impuissantes, qui n’existent que dans l’ imagination de l’ individu, en ‘forces essentielles’ et ‘capacités réelles’. Déja selon cette détermination, l’ argent est le renversement universel des ‘individualités’ qui les retourne en leur contraire et qui confère à leurs propriétés des qualités contradictoires.”” (pag 196-197)”,”MADx-595″ “MARX Karl, a cura di Eleanor MARX-AVELING”,”Value, price and profit. Addressed to working men.”,”Value, price and profit. Addressed to working men. CHARLES H. KERR & COMPANY PUBLISHERS “”One of the oldest economists and must original philosophers of England – Thomas Hobbes – has already, in his ‘Leviathan’, instinctively hit upon this point overlooked by all his successors. He says: “”‘The value or worth of a man’ is, as in all other things, his ‘price’: that is so much as would be given for the ‘Use of his Power'””. Proceeding from this basis, we shall be ablo to determine the ‘Value of Labor’ as that of all other commodities.”” (pag 73)”,”MADx-596″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, CERVETTO Arrigo”,”La concezione materialistica della storia. Antologia. Letture: I tempi della scienza della rivoluzione, di Arrigo Cervetto.”,”””Il comunismo si distingue da tutti i movimenti finora esistiti in quanto rovescia la base di tutti i rapporti di produzione e le forme di relazione finora esistite e per la prima volta tratta coscientemente tutti i presupposti naturali come creazione degli uomini finora esistiti, li spoglia del loro carattere naturale e li assoggetta al potere degli individui uniti. La sua organizzazione è quindi essenzialmente economica, è la creazione materiale delle condizioni di questa unione, essa fa delle condizioni esistenti le condizioni dell’ unione. (…)””. (pag 84, L’ ideologia tedesca, Feuerbach) “”Niente è più comune dell’ idea secondo cui fino ad oggi nella storia non si è trattato altro che di ‘prendere’. I barbari ‘prendono’ l’ Impero romano, e col fatto di questo prendere si spiega il passaggio dal mondo antico al feudalesimo. Ma in questo prendere da parte dei barbari importa sapere se la nazione che viene presa ha sviluppato forze produttive industriali, come è il caso presso i popoli moderni, o se le sue forze produttive riposano principalmente sulla sola unione e sulle comunità. Il prendere inoltre è condizionato dall’ oggetto che viene preso. Non si può assolutamente prendere il patrimonio di un banchiere, consistente in carte, senza che colui che prende si sottometta alle condizioni di produzione e di scambio del paese preso. Tanto vale anche per tutto il capitale industriale di un moderno paese industrializzato. E infine il prendere ha ben presto un termine dappertutto, e quando non c’è più da prendere si deve cominciare a produrre. Da questa necessità di produrre, che si manifesta assai presto, segue che la forma di comunità adottata dai conquistatori insediatisi in un paese deve corrispondere al grado di sviluppo delle forze produttive ivi incontrate oppure, se al primo momento non è questo il caso, trasformarsi secondo le forze produttive. Ciò spiega il fatto – osservato dappertutto, a quanto si dice – nel tempo che seguì le invasioni barbariche – che i signori divennero servi e che i conquistatori adottarono prestissimo lingua, cultura e costumi dai conquistati””. (pag 87-88)”,”ELCx-102″ “MARX Karl ENGELS Frederick, a cura di Aijaz AHMAD”,”On the National and Colonial Questions. Selected Writings.”,”””The bourgeoisie turns everything into a commodity, hence also the writing of history””, Friedrich Engels, History of Ireland (1870) (pag 1, Marx K. Engels F. , On the National and Colonial Questions. Selected Writings) “”The bourgeoisie turns everything into a commodity, hence also the writing of history””, Friedrich Engels, History of Ireland (1870) (pag 1, Marx K. Engels F. , On the National and Colonial Questions. Selected Writings) Genesi del capitalista industriale. L’ impero coloniale olandese. Olanda. “”The colonial system ripened, like a hot-house, trade and navigation. The ‘societies Monopolia’ of Luther were powerful levers for concentrations of capital. The colonies secured a market for the budding manufactures, and, through the monopoly of the market, an increased accumulation. The treasures captured outside Europe by undisguised looting, enslavement, and murder, floated back to the mother-country and were turned into capital. Holland, which first fully developed the colonial system, in 1648 stood already in the acme of its commercial greatness. It was ‘in almost exclusive possession of the East Indian trade and the commerce between the south-east and north-west of Europe. Its fisheries, marine, manufactures, surpassed those of any other country. The total capital of the Republic was probably more important than that of all the rest of Europe put together. Gülich forgets to add that by 1648, the people of Holland were more over-worked, poorer and more brutally oppressed than those of all the rest of Europe put together.”” (pag 41)”,”MADx-597″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Carlo SALINARI”,”Escritos sobre arte. Selección, prólogo y notas de Carlo Salinari.”,”””(…) il signor Grün, comunque, l’ha ridotta a tre strofe, cancellando i passaggi che non erano adeguati per i giovani e per “”l’ uomo””. Goethe, nel ‘Wilhelm Meister’, “”solleva l’ ideale dell’ uomo””. “”L’ uomo non è un essere che apprende, ma un essere che vive, fa e opera””. “”Wilhelm Meister è un uomo così””. “”L’ uomo ha la sua essenza nell’ attività”” (essenza che divide con le pulci) (pags. 275, 278 e 261)”” (Engels, Goethe) (pag 116) Robinson Crusoe – Robinson Crusoè, nell’antica traslitterazione in lingua italiana – è un romanzo di Daniel Defoe pubblicato nel 1719 con il titolo originale The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe e considerato il capostipite del moderno romanzo d’avventura. (wikip) Il romanzo narra le vicende del ragazzo di York Robinson Kreutznaer, chiamato da tutti Crusoe, che, desideroso di avventure fra i sette mari, si imbarca su una nave a 19 anni. Il viaggio si conclude con un naufragio ma il giovane non si scoraggia. Purtroppo viene catturato durante un altro viaggio dal pirata Salò e rimane prigioniero per alcuni anni. Fortunatamente Robinson riesce a fuggire e si ritrova in Brasile, dove costruisce una piantagione di tabacco. La sfortuna non abbandona Crusoe; durante un altro viaggio la nave su cui viaggia affonda al largo del Venezuela, presso la foce del fiume Oroonoque e il giovane si ritrova ad essere l’ unico sopravvissuto di tutto l’ equipaggio. Sull’ isola resterà per 28 anni e, dopo un’ assenza di 35 anni, ritornerà in Inghilterra scoprendo di essere diventato ricco grazie alla sua piantagione brasiliana. Analisi [modifica] L’uomo e la ragione [modifica] Defoe riesce a cogliere nel suo romanzo, come motivo universale, il problema dell’uomo solo, davanti alla natura e a Dio, nobilitandolo con la ragione che può, secondo i ricordi cristiani o biblici della creazione, dargli il dominio sulle cose. Ad esempio decide di costruirsi un tavolo perché senza un tavolo non potevo mettermi né a mangiare né a scrivere, né fare varie altre cose con molto piacere: perciò mi misi al lavoro. E qui devo osservare che poiché la ragione è la sostanza e l’origine della matematica, così squadrando e calcolando ogni cosa con la ragione e giudicandone nel modo più razionale, ogni uomo può col tempo diventare padrone di ogni arte meccanica. Sulla falsariga di Prospero, le osservazioni di Crusoe lo portano ad aprire il libro della natura al quale Galileo Galilei prima e i sensisti dopo attingeranno per scoprire le leggi che reggono l’universo e che quindi lo controllano. Ma nell’affrontare la natura, che non sempre gli è favorevole, Robinson comincia a porsi i grossi problemi dell’anima, dell’essere e del non essere, della vanità del mondo e del valore della meditazione e della solitudine, della salvezza e della provvidenza. È un percorso parallelo a quello della sopravvivenza fisica, che cambierà radicalmente Robinson. Il contesto sociale [modifica] A questi concetti fa da sfondo il carattere dell’ illuminismo inglese e soprattutto il carattere dell’epoca in cui visse l’autore, legata all’ascesa della borghesia mercantile puritana emergente, grazie all’espansione della colonizzazione e dei traffici marittimi. Pur senza negare questi lati negativi del personaggio Crusoe fortemente criticato da James Joyce che lo lesse come manifesto dell’utilitarismo è comunque necessario ricordare che (come accade nelle pseudo-autobiografie) chi dice “”io”” (Robinson) non è l’autore. L’autore è Defoe, e le sue simpatie vanno a Venerdì per la sua bontà ma anche intelligenza. Egli, archetipo del buon selvaggio fu preso a modello dallo stesso Jean-Jacques Rousseau a cui ispirò in parte le teorie pedagogiche dell’Emile. Nelle intenzioni dell’autore il personaggio di Venerdì appare in una luce molto positiva, soprattutto quando è confrontato a Robinson: Robinson entusiasma, per le sue avventure e se il suo carattere ci appare piatto e un po’ calcolatore è perché manca della spontaneità e delle emozioni di Venerdì. Che dire della meraviglia di Robinson per le astuzie di Venerdì, che incanta un orso scagliatosi per aggredirli, facendolo ballare solo per colpirlo al momento giusto? Robinson non presupponeva tanta astuzia da un “”selvaggio””, ma Defoe sì. La critica testuale [modifica] Ma il romanzo non è inteso come un ritratto di vita reale. Oggi siamo abituati a leggere tutto in chiave naturalistica, ma Robinson Crusoe è palesemente fantastico, il contenuto va al di là del racconto: la grandezza di Defoe sta nell’avere posto le premesse del romanzo inglese, di avere inaugurato le tecniche narrative del romanzo moderno. Il fatto che il romanzo continui ad essere letto ancora oggi come documento storico tanto da fare discutere di Robinson e Venerdì come se fossero persone veramente esistite è la prova dello straordinario genio narrativo dell’autore: egli è capace di rendere verosimili ambienti e animali fantastici grazie allo stile giornalistico, farcito com’è di particolari descrittivi spiccioli (anche se falsi) che danno una resa molto concreta al tessuto del racconto. Robinson Crusoe si legge come una cronaca, un diario personale e così facendo quel mondo che esiste solo all’interno delle pagine sembra saltarne fuori. I personaggi [modifica] Il personaggio di Defoe non scende comunque mai al ruolo di “”burattino nelle mani del burattinaio”” e Robinson è persona viva, grazie anche allo stile semplice e a volte quasi arido, come in un documento, che usa lo scrittore. Gli Inglesi, popolo di marinai, che amavano con lo stesso ardore la Bibbia e il libro dei conti ritrovarono se stessi nell’avventuroso marinaio rappresentato da Robinson. È anche vero che Robinson, da personaggio picaresco qual è compie un percorso interiore: se all’inizio vende a un mercante lo schiavo africano (non Venerdì) con cui è fuggito dalla nave dei mori, la permanenza sull’isola lo porta dall’ateismo a una conversione radicale: comincia a leggere la Bibbia, a pregare, tratta Venerdì come un amico. Venerdì, a cui Robinson ha salvato la vita accetta di essere suo aiutante, non suo schiavo: tra i due si stabilisce infatti un profondo legame di amicizia. Il contatto con la vita semplice dei popoli indigeni cambia il suo modo di vedere il mondo: quando Robinson arriva in Europa dichiara infatti di sentirsi meno sicuro tra la “”gente civile”” e molto meno felice di quando viveva sull’isola, nonostante le peripezie e la terribile solitudine. In questo è riscontrabile un tono simile a quello dell’epilogo dei Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, che seguirà subito dopo (1726). La fortuna del romanzo [modifica] L’ispirazione [modifica] Il romanzo prende ispirazione da un fatto vero accaduto al marinaio scozzese Alexander Selkirk che aveva trascorso quattro anni e quattro mesi in solitudine su una delle Isole Juan Fernández. La vicenda era stata narrata da Rogers e pubblicata qualche anno prima.Sono molti i punti di contatto tra le due storie.L’isola su cui Selkirk visse è stata poi chiamata “”Isola Robinson Crusoe”” Il canovaccio [modifica] Quando Defoe presentò, come era abitudine a quei tempi, al libraio William Taylor, il canovaccio della trama, ne ottenne la commissione per un romanzo di trecentocinquanta pagine, redatto sotto forma di diario di un naufragio. Il successo [modifica] Il libro ottenne immediatamente un grande successo e divenne il primo best-seller in edizione economica. Tra aprile e agosto uscirono quattro edizioni e, nello stesso anno l’autore ne scrisse il seguito solo pochi mesi dopo in The Farther Adventures of Robinson Crusoe (Ulteriori avventure di Robinson Crusoe), e Serious Reflections (Riflessioni serie, 1720) che però non furono accolti con lo stesso entusiasmo. Il successo ha reso il Robinson Crusoe, finora pubblicato in ben 700 edizioni in quasi tutte le lingue, una lettura obbligata per i ragazzi e persino Jean-Jacques Rousseau lo ritenne adatta al suo Emile. William Wordsworth e Samuel Taylor Coleridge, iniziatori del movimento romantico inglese lo commentarono con entusiasmo. Karl Marx profondamente critico delle divisioni di classe e delle ineguaglianze generate dall’accumulazione del capitale, lo esaminò in chiave sociologica e la sua lettura influenzò la stesura di Das Kapital (Il capitale). Capostipite del moderno romanzo d’avventura fu seguito da numerose storie di naufraghi e già nell’Ottocento si potevano annoverare tra gli scritti, oltre duecento “”Robinson””. Secondo Walter Allen, uno dei maggiori critici inglesi e Mario Praz con lui, per quanto il pubblico e la critica abbiano fatto giustizia alla grandezza dell’opera, “”si nota frequentemente tra coloro che lo hanno criticato una certo sarcasmo; in essi le lodi sono sempre velate da riserve: in ciò si può soltanto constatare la presenza di quell’antico disprezzo di classe espresso da Swift quando questi lo chiamò “”quel tipo messo alla gogna, mi dimentico come si chiama”” (The English Novel). Un genere di parvenu, arrivato al successo dalla completa oscurità, un fallito commerciante di stoffe venuto alla ribalta col giornalismo d’assalto, avverso, come molti whig alla religione anglicana di stato e ribelle alla corona. Ma è incontestabile che senza lo sviluppo di quelle tecniche giornalistiche che Defoe apprese dalla vita di strada il moderno romanzo inglese avrebbe difficilmente visto la luce. Le trasposizioni cinematografiche [modifica] Dal libro sono state tratte numerose trasposizioni cinematografiche, per la verità non tutte sempre pertinenti e/o aderenti al testo letterario. La prima in assoluto fu quella del film Les aventures de Robinson Crusoé, realizzato nel 1902 – ovvero agli albori del cinema – dal regista Georges Méliès. Tra le altre versioni realizzate si ricordano qui: Le avventure di Robinson Crusoe diretto da Luis Buñuel (Las aventuras de Robinson Crusoe, Messico-Stati Uniti, 1952); Naufragio nel pacifico di Jeff Musso (Italia, 1962) Robinson Crusoe – La storia vera di Caleb Deschanel (Crusoe, Stati Uniti, 1989) che si avvicina di più al romanzo di Michel Tournier che a quello di Defoe. Robinson Crusoe, girato a quattro mani nel 1994 dai cineasti Rod Hardy e George Miller fu immesso nel circuito cinematografico solo tre anni dopo; vede l’attore Pierce Brosnan nella parte dell’eroe defoeiano. Cast Away, girato nel 2000 in USA da Robert Zemeckis, con Tom Hanks come interprete, che ricorda molto da vicino – anche se in versione attualizzata – il personaggio letterario creato da Defoe.”,”MADx-598″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Marco VANZULLI”,”Opere. Volume XXII. Luglio 1870 – ottobre 1871.”,”Comitato scientifico: Gian Mario BRAVO Mario CINGOLI Maria Luisa BARBERA Riccardo BELLOFIORE Bruno BONGIOVANNI Stefano BRACALETTI Alberto BURGIO Giuseppe CACCIATORE Giuseppe DI-MARCO Roberto FINESCHI Fabio FROSINI Antonio GARGANO Emilio GIANNI Augusto ILLUMINATI Domenico LOSURDO Sergio MANES Alessandro MAZZONE Nicolao MERKER Vittorio MORFINO Luca PINZOLO Maria TURCHETTO Marco VANZULLI Ferdinando VIDONI; traduzioni di Stefano BRACALETTI Vittorio MORFINO Marco VANZULLI Ferdinando VIDONI “”Grandezza e decadenza degli eserciti. (“”The Pall Mall Gazette””, n. 1740, 10 settembre 1870) “”Quando Luigi Napoleone fondò un Impero “”della pace”” sui voti dei contadini e sulle baionette dei loro figli, i soldati dell’ esercito, questo esercito non occupava un rango particolarmente preminente in Europa, se non, forse, per tradizione (1)””. (pag 81) Dalla corruzione politica alla corruzione in campo militare. “”Ma nel 1870, l’ esercito francese non era più quello del 1859. Il peculato, il ladrocinio e la tendenza generale a utilizzare il pubblico ufficio nell’ interesse privato, che sono l’ essenza stessa del sistema del Secondo Impero, avevano permeato l’ esercito. Se Haussmann e la sua cricca facevano milioni a palate con il colossale affare parigino, se l’ intero ministero di lavori pubblici, ogni contratto governativo, ogni ufficio civico, erano sfacciatamente ed apertamente trasformati in strumenti per derubare la comunità, l’ esercito, solo, doveva rimanere virtuoso? Quell’ esercito, al quale Luigi Napoleone doveva tutto – un esercito comandato da uomini altrettanto avidi di ricchezze quanto i più fortunati parassiti civili di corte? (…) Era tutto un marciume; l’ atmosfera di corruzione in cui viveva il Secondo Impero aveva finito per contagiare anche il suo principale sostegno, l’ esercito; nell’ ora del giudizio, non era rimasto nulla da opporre al nemico, se non le gloriose tradizioni del servizio e l’ innato coraggio dei soldati, qualità che da sole non bastano a mantenere la superiorità di un esercito””. (pag 84-85) (F.E. settembre 1870) (1) ndr: da collegare con i rilievi di MOLTKE osservatore in Francia delle sfilate dei soldati e critico dello stato dell’ esercito francese”,”MADx-497″ “MARX LONGUET Jenny MARX LAFARGUE Laura MARX AVELING Eleanor”,”The Daughters of Karl Marx. Family Correspondence 1866-1898.”,”Nella prefazione notizie sull’ archivio Bottigelli Possibilists Possibilisti Alcune lettere sono in francese.”,”MADS-413″ “MARX Carlos”,”Formaciones economicas precapitalistas.”,”Hobsbawm: “”(Una vez más, Engels, debido a su desconocimiento respecto del desarrolo de la agricultura solariega de mercado en la Edad Media y de la “”crisis feudal”” que se produjo en el siglo XV, simplifica quizá demasiado la exposición y la deforma)””. (pag 91) “”Por ejemplo cuando los grandes terratenientes inglese despidieron a sus sirvientes, que habían consumido parte de la producción excedentaria de sus tierras; cuando los labradores expulsaron a los pequeños colonos, etc,, entonces se produjo el lanziamiento al ‘mercado de trabajo’ de una doble masa de fuerza de trabajo libre, vivo: libre dela antigua relación de clientela, vasallaje o servicio, pero libre tambíen de toda posesión,de dota forma real y objetiva de existencia, ‘libre de toda propiedad’. Dicha masa había de quadar reducida bien a la venta de su fuerza de trabajo, bien a la mendicidad, el merodeo o el robo como únicas fuentes de ingresos. La historia registra el hecho de que esa masa se lanzó primero por el camino de la mendicidad, el merodeo y el delito, pero de este camino fue separada pronto y llevada al sendero que conducía al mercado de trabajo, utilizándose medios come el cadalso, la picota y el látigo.”” (pag 167-168) (MARX Carlos, Formaciones economicas precapitalistas, 1967) “”El dinero no ‘creó’ ni ‘acumuló’ estos medios de subsistencia. Estaban ya presentes, consumidos y reproducidos antes de que fueran consmidos y reproducidos por la intervención del dinero””. (pag 168)”,”MADx-498″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Scritti sulla religione. Il problema dei rapporti tra cristianesimo e marxismo in una raccolta di fondamentali scritti teorici.”,”Articolo ‘Bruno Bauer e il cristianesimo primitivo’ di F. ENGELS (pag 237-245) (1882, Sozialdemokrat) (Seneca viene indicato come lo zio del cristianesimo, Filone il vero padre, l’ ambiente generale in Palestina era quello della lotta darwiniana per l’ esistenza ideale delle sette religiose, l’ impero romano che conquistò quelle province e le scombussolò socialmente la causa generale del mutamento religioso) “”Anche nelle cosiddette guerre di religione del secolo decimosesto si trattò, anzitutto, di interessi di classi, molto concreti, molto materiali, e queste guerre furono lotte di classi precisamente come le successive collisioni interne in Inghilterra e in Francia. Se queste lotte di classi portarono allora parole di ordine religiose, se gli interessi, i bisogni, le aspirazioni delle singole classi si nascosero sotto una maschera religiosa, questo non altera per niente la sostanza della cosa e si spiega facilmente con le condizioni dell’ epoca.”” (pag 163) (F. Engels, da ‘La guerra dei contadini tedeschi’) “”Ma la tradizione è una potenza nella scienza della natura e non soltanto nella Chiesa cattolica. Lo stesso Lyell, per anni, non vide la contraddizione; i suoi discepoli ancor meno.”” (pag 213) (F. Engels, La dialettica della natura) “”Ma tutto ciò che nasce è degno di perire. Potranno trascorrere milioni di anni, potranno nascere e morire centinaia di migliaia di generazioni; ma si avvicina inesorabile l’ epoca in cui il calore esausto del sole non riuscirà più a sciogliere i ghiacci che avanzano dai poli: nella quale gli uomini, addensatisi sempre più attorno all’ equatore, non troveranno alla fine neppur lì calore sufficiente per vivere; scompare via via fin l’ ultima traccia di vita organica: la terra – un corpo morto e freddo come la luna – ruota in orbite sempre più strette attorno al sole ugualmente estinto e infine precipita su di esso. Alcuni pianeti l’ hanno preceduta, altri la seguono; al posto del sistema solare – armonicamente articolato, luminoso, caldo – ormai solo una sfera morta e fredda prosegue il suo solitario cammino attraverso gli spazi celesti””. (pag 220) (idem) “”La materia si muove in un eterno ciclo.”” (pag 223) (idem) Gli innumerevoli universi nello spazio infinito. “”La molteplicità degli universi nello spazio infinito porta alla concezione della successione di universi nel tempo infinito”” (Draper) (pag 223) Spirito pensante. “”Ma per quanto spesso, per quanto inflessibilmente, questo ciclo si possa compiere nello spazio e nel tempo; per quanti milioni di soli o di terre possano nascere o perire; per quanto tempo possa trascorrere finché su un solo pianeta di un sistema solare si stabiliscano condizioni necessarie alla vita organica; per quanti innumerevoli esseri organici debbano sorgere e scomparire prima che tra di essi si sviluppino animali dotati di un cervello pensante e trovino per breve intervallo di tempo condizioni atte alla vita, per essere poi anche essi distrutti senza pietà, noi abbiamo la certezza che la materia in tutti i suoi mutamenti rimane eternamente la stessa, che nessuno dei suoi attributi può andare mai perduto e che perciò essa deve di nuovo creare, in altro tempo e in altro luogo, il suo più alto frutto, lo spirito pensante, per quella stessa ferrea necessità che porterà alla scomparsa di esso sulla terra.”” (pag 223-224) (F. Engels, Dialettica della natura) (Questione traduzione: al posto di ‘spirito pensante’ ‘essere pensante’?)”,”MADx-499″ “MARX Karl”,”El capital. Libro I. (Selección)”,”Traduzione di Juan Miguel FIGUEROA Rodrigo PEÑALOSA Miguel Angel MUÑOZ MOYA Aníbal FROUFE Antonio SAMA Mauro Fernández DIOS Francisco CRESPO MÉNDEZ Francisco Alvarez VELASCO Titolo originale: Das Kapital. Kritik der politischen Ockonomie (Libro I, 1867; libro II (curato da Engels), 1885; libro III, 1894; libro IV, 1904-1910) “”Segui il tuo corso, e lascia dir le genti!”” Dante Divina Commedia, Purgatorio canto V. Citazione che chiude la prefazione di Marx del 1867. “”El capitalista “”a la vieja usanza”” anatematiza todo gasto individual innecesario contrario a su concepto de la acumulación. El capitalista moderno ve en la capitalización de la plusvalia un obstáculo a su codicia. El primero considera el consumo come “”abstinencia”” de acumulación. El segundo considera la acumulación como una “”renuncia”” al goce. ‘Dos almas, ah!, que viven dentro de mí luchan por expulsarse mutuamente’ (Faust, Goethe).”” (pag 291-292)”,”MADS-414″ “MARX Karl”,”El capital. Libro II y Libro III. (Selección)”,”Traduzione di Juan Miguel FIGUEROA Rodrigo PEÑALOSA Miguel Angel MUÑOZ MOYA Aníbal FROUFE Antonio SAMA Mauro Fernández DIOS Francisco CRESPO MÉNDEZ Francisco Alvarez VELASCO Titolo originale: Das Kapital. Kritik der politischen Ockonomie (Libro I, 1867; libro II (curato da Engels), 1885; libro III, 1894; libro IV, 1904-1910) Rotazione capitale variabile pag 380 circa Traduzione di Juan Miguel FIGUEROA Rodrigo PEÑALOSA Miguel Angel MUÑOZ MOYA Aníbal FROUFE Antonio SAMA Mauro Fernández DIOS Francisco CRESPO MÉNDEZ Francisco Alvarez VELASCO Titolo originale: Das Kapital. Kritik der politischen Ockonomie (Libro I, 1867; libro II (curato da Engels), 1885; libro III, 1894; libro IV, 1904-1910) Grandi lavori di grande durata. Grandi capitali. “”(…) nel sistema di produzione capitalistica, le operazioni molto estese e di grande durata necessitano di importantissimi esborsi di capitale-denaro durante un periodo di tempo molto prolungato. In tali circostanze, la produzione dipende dai limiti che incontra il capitalista individuale nel disporre di capitale-denaro. Comunque; questo ostacolo può essere superato con l’ aiuto del credito e dei sisemi di associazione che sorgono con esso, come, per esempio, le società anonime. Per conseguenza, le perturbazioni nel mercato del denaro paralizzeranno questo tipo di affari, mentre questi, per parte loro, provocheranno delle perturbazioni nel mercado monetario””. (pag 390)”,”MADS-415″ “MARX Carlo”,”La miseria della filosofia. Risposta alla “”Filosofia della Miseria”” di Proudhon.”,”””La teoria del valore di Ricardo è l’ interpretazione scientifica della vita economica attuale; la teoria del valoer di Proudhon è la interpretazione utopica della teoria di Ricardo. Ricardo constata la verità della sua formula facendola derivare da tutti i rapporti economici e spiega con questo mezzo tutti i fenomeni, anche quelli che a prima vista sembrano contraddirla, come la rendita, l’ accumulo dei capitali ed il rapporto dei salari ai profitti: è proprio questo che fa della sua dottrina un sistema scientifico. Proudhon, che ha ritrovato questa formula di Ricardo per mezzo di ipotesi del tutto arbitrarie è forzato in seguito a cercare dei fatti economici isolati che contorce e falsifica allo scopo di farli passare per degli esempi, delle applicazioni già esistenti degli inizi di realizzazione della sua idea rigeneratrice.”” (pag 34) “”Tutto il linguaggio di Ricardo non potrebbe essere più cinico. Mettere sullo stesso piede le spese di fabbricazione dei cappelli e le spese per il mantenimento dell’ uomo, vuol dire trasformare anche l’ uomo in un cappello. Ma non gridiamo troppo presto al cinismo. Il cinismo è nelle cose, non nelle parole che esprimono le cose. Gli scrittori francesi come Droz, Blanqui, Rossi ed altri si levano l’ innocente soddisfazione di osservare l’ etichetta di un linguaggio “”umanitario”” e di dimostrar così la loro superiorità sugli economisti inglesi; se rimproverano a Ricardo ed alla sua scuola il linguaggio cinico ciò dipende dal fatto che sono irritati di veder esposti i rapporti economici in tutta la loro crudezza, di veder traditi i misteri della borghesia””. (pag 35) “”Perché dunque il cotone, la patata e l’ acquavite sono il pernio della società borghese? Perché per produrli è necessario meno lavoro e sono per questo a basso prezzo. Perché il minimo del prezzo decide il massimo del consumo? Sarebbe per caso a causa dell’ utilità assoluta di questi oggetti, della loro utilità intrinseca, della loro utilità in quanto corrispondono ad un bisogno dell’ operaio come uomo, e non dell’ uomo come operaio? No, la ragione è che in una società fondata sulla ‘miseria’, i prodotti più ‘miseri’ hanno la prerogativa fatale di servire all’ uso del maggior numero. Ora dire che perché le cose meno costose sono di maggior uso devono esser anche di maggiore utilità è come dire che l’ uso tanto diffuso dell’ acquavite, a causa della sua poca spesa di produzione, è la prova conclusiva anche della sua utilità; è dire al proletariato che la patata è per lui più igienica della carne; è accettare lo stato di cose esistente, è fare infine, con Proudhon l’apologia di una società, senza comprenderla. In una società avvenire, in cui l’ antagonismo delle classi fosse cessato, in cui non vi fossero più classi, l’ uso non sarebbe determinato dal ‘minimum’ del prezzo di produzione connesso ad ogni oggetto, ma verrebbe determinato dal suo grado di utilità””. (pag 49) “”Fuit Troìa. Questa giusta proporzione tra l’ offerta e la domanda che ricomincia ad essere l’ oggetto di tanti voti, ha da lungo tempo cessato di esistere. E’ passata allo stadio di ferrovecchio. Non è stata possibile altro che nelle epoche in cui i mezzi di produzione erano limitati, in cui lo scambio si manteneva in limiti estremamente ristretti. Con la nascita della grande industria questa giusta proporzione ha dovuto cessare e la produzione è fatalmente constretta a passare, in una successione perpetua per le vicissitudini di prosperità, di depressione, di crisi, di ristagno, di nuova prosperità e così via.”” (pag 54-55) (Carlo Marx, La miseria della filosofia, Oet, sd)”,”MADx-599″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 42. Ökonomische Manuskripte 1857-1858.”,”””Er (W. Atkinson, ndr) hat aber failed in understanding even what the rate of profits is. A. Smith erklärte das Fallen der Profitrate mit dem Wachsen des Kapitals aus der Konkurrenz der Kapitalien unter sich. Darauf wurde ihm von Ricardo entgegnet, daß die Konkurrenz zwar die Profite in den verschiednen Geschäftszweigen auf ein Durchschnittsniveau reduzieren kann, die Rate ausgleichen kann, aber diese Durchschnittsrate selbst nicht herabdrücken kann. Der A. Smithsche Satz ist insofern richtig, als in der Konkurrenz – der Aktion von Kapital auf Kapital – die dem Kapital immanenten Gesetze, seine tendencies, erst realisiert werden””. (pag 644)”,”MADx-541″ “MARX Eleanor, Laura, Jenny, LAFARGUE Paul”,”The Daughters of Karl Marx. Family Correspondence, 1866-1898.”,”La parte maggiore delle lettere riguarda la corrispondenza tra le figlie (molte quelle di Eleanor a Laura), poi ci sono le lettere a Kar e alla madre. Contiene anche lettere di Paul Lafargue a Marx (pag 20) (72) (74) (85) (89) e di Charles Longuet e E. Aveling Tratto dall’ opera di Bottigelli. Laura a Jenny Marx, Parigi, 9 febbraio 1870 “”(…) Paris is in a state of more than usual excitement today: Rochefort having benne shut up at Ste. Pélagie yesterday. All the editors of the ‘Marseillaise’ have been seized or will be: the paper, in consequence, has not appeared today. Last night there was a good deal of commotion in the workingmen’s quarters: barricades or samething of the kind were erected in a number of streets. I don’t know how far the riots will go this time, but what surprises me in that none really serious have broken out before this. Since June last, the people have benne kept in a continual state of excitement; the government, represented for the moment by the spectacled Judas Ollivier, commits blunder upon blunder and provokes mutiny; you have read Paul de Cassagnac’s ‘Excitations à la revolte’. Victor Noir’s assassination and the partial treatment of his murderer gave a fresh impulse to the agitation and resentment of the ‘charognes’, as they now call themselves. The ‘réunions publics’ held in all quarters of Paris entertain and stimulate the movement. The ‘gamins de Paris’ last night, as they generally are, I believe, were the first to set to work at forming ‘barricades’ (…)””. (pag 62-63) “”The Bordeaux section of the International has been going better for some time now: for their instruction I read them the excellent work by Beesly (1) which I’d translated – and which they appreciate. There are several very competent and keen men here; when they’re briefed they will do admirably. We also have one absolute freak, a Proudhonian, a special friend of Proudhon’s, and the author of a mass of highly comic pamphlets. The individual, who like his master keeps going on about law, justice, truth, morals, etc., gets in the way because he has written on every subject that comes up, and we are obliged to swallow his indigestible opinions. We are going to start a library; no doubt he’ll stuff it with Proudhon. As an antidote I’m going to include ‘The Poverty of Philosophy'””. (pag 86, Lettera di Paul Lafargue a Karl Marx, Bordeaux, 15 gennaio 1871, in francese) (1) Edward Beesly, The International Working Men’s Association, Fortnightly Review, Novembre 1870″,”MADS-420″ “MARX Carlos ENGELS Federico, a cura di Enrique TIERNO GALVAN”,”Antologia de Marx.”,” TIERNO GALVAN Enrique è nato in Spagna nel 1918. Si è laurato in filosofi a Madrid. E’ stato cattedratico (diritto politico università di Salamanca espulso nel 1953). E’ stato visitor negli Stati Uniti. Per le opere v. retrocopertina. “”La tradición de todas las generaciones muertas oprime como una pesadilla el cerebro de los vivos. Así, Lutero se disfrazó de apóstol Pablo, la revolución de 1789-1814 se vistió alternativamente con el ropaje de la República Romana y del Imperio Romano, y la revolución de 1848 no supo hacer nada mejor que parodiar aquí al 1789 y allá la tradición revolucionaria de 1793 a 1795. Es come el principiante que ha aprendido un idioma nuevo: lo traduce siempre a su idioma nativo, pero sólo se asimila el espíritu del nuevo idioma y sólo es capaz de producir libremente en él cuando se mueve dentro de él sin reminiscencias y olvida en él su lengua natal.”” (pag 195-196) “”En aquellas revoluciones, la resurreción de los muerto servía, pues, para gloficar las nuevas luchas y no para parodiar las antiguas, para exagerar en la fantasía la misión trazada y no para retroceder en la realidad ante su cumplimiento, para encontrar de nuove el espíritu de la revolución y no para haces vagar otra vez su espectro.”” (pag 197) (Marx, El 18 Brumario de Luis Bonaparte)”,”MADx-600″ “MARX Karl ENGELS Friedrich GRAMSCI Antonio ALICATA Mario, scritti di”,”Marx e Engels sul Risorgimento italiano. Gramsci ed alcuni aspetti del Risorgimento. Il Risorgimento, Gramsci e noi. (Nel centenario dell’ unità d’ Italia)”,”””Questo è il nocciolo della questione. Durante la guerra, la ricca borghesia lombarda si era, per così dire, spolmonata nella vana speranza di conquistarsi, a guerra conclusa, e grazie all’azione diplomatica e sotto gli auspici della casa di Savoia, la emancipazione nazionale o le libertà civili senza la necessità di dover passare a guado il Mar Rosso della rivoluzione, e senza dover fare ai contadini e ai proletari quelle concessioni che dopo l’esperienza del 1848-49, com’essa ben sapeva, erano divenute inseparabili da ogni movimento popolare. Tuttavia le sue epicuree speranze si sono dileguate. Gli unici risultati tangibili della guerra, almeno gli unici che un occhio italiano possa cogliere, sono i vantaggi materiali e politici posseduti dall’Austria: un nuovo consolidamento di quell’odiata potenza assicurato dalla collaborazione di un cosiddetto indipendente Stato italiano. I costituzionalisti del Piemonte aveva nuovamente il giuoco nelle loro mani: l’hanno perduto di nuovo e di nuovo sono accusati di venir meno alla loro missione, così chiassosamente proclamata, di guidare l’Italia. (…)””. (pag 425, Karl Marx, New York Daily Tribune, 31 maggio 1856)”,”MADx-601″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”The Communist Manifesto.”,”””The growing competition among the bourgeois, and the resulting commercial crises, make the wages of the workers ever more fluctuating. The unceasing improvement of machinery, ever more rapidly developing, makes their livelihood more and more precarious; the collisions between individual workmen and individual bourgeois take more and more the character of collisions between two classes.”” (pag 17)”,”MADx-602″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di R. PASCAL”,”The German Ideology. Parts I & III.”,”””The most important aspect of the whole exposition is Herr Grün’s criticism of Fourier. The reader may recollect what was said above concerning the sources of Grün’s criticism. He will now see from the few examples which follow how Herr Grün first of all accepts the postulates of true socialism and then sets about exaggerating and distorting them. It need hardly be mentioned that Fourier’s distinction between capital, talent and labour offers a magnificent opportunity for a display of pretentious cleverness; one can spread oneself on the impracticability and the injustice of the distinction, on the introduction of wage labour, without criticizing it by reference to the real relationship of labour and capital. Proudhon has already said all this infinitely better than Herr Grün, but even he failed to touch upon the real issue””. (pag 153-154)”,”MADx-603″ “MARX Karl, a cura di Hans-Joachim LIEBER”,”Politische Schriften. Erster Band.”,”””Der koalisierten Bourgeoisie gegenüber hatte sich eine Koalition zwischen Kleinbürgern und Arbeitern gebildet, die sogenannte ‘sozialdemokratische’ Partei. Die Kleinbürger sahen sich nach den Junitagen 1848 schlecht belohnt, ihre materiellen Interessen gefährdet und die demokratischen Garantien, die ihnen die Geltendmachung dieser Interessen sichern sollten, von der Konterrevolution in Frage gestellt. Sie näherten sich daher den Arbeitern. Ihre parlamentarische Repräsentation andererseits, die ‘Montagne’, während der Diktatur der Bourgeoisrepublikaner beiseite geschoben, hatte in der letzten Lebenshälfte der Konstituante durch den Kampf mit Bonaparte und den royalstischen Ministern ihre verlorene Popolarität wiedererobert””. (pag 303-304)”,”MADx-604″ “MARX Karl, a cura di Hans-Joachim LIEBER”,”Politische Schriften. Zweiter Band.”,”””Der gegenwärtige Kampf zwischen Süd und Nord ist also nichts als ein Kampf zweier sozialer Systeme, des Systems Der Sklaverei und des Systems der freien Arbeit. Weil beide Systeme nicht länger friedlich auf dem nordamerkanischen Kontinent nebeneinander hausen können, ist der Kampf ausgebrochen. Er kann nur beendet werden durch den Sieg des einen oder des anderen Systems.”” (pag 865, Marx, Der Bürgerkrieg in den Vereinigten Staaten)”,”MADx-605″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Articles from the Neue Rheinische Zeitung, 1848-49.”,”Ogni guerra europea in cui la Gran Bretagna viene coinvolta è di fatto una guerra mondiale. “”England dominates the world market. Any upheaval in economic relations in any country of the European continent, in the whole European continent without England, is a storm in a teacup. Industrial and commercial relations within each nation are governed by its intercourse relations with other nations, and depend on its relations with the world market. But the world market is dominated by England and England is dominated by the bourgeoisie. Thus, the liberation of Europe, whether brought about by the struggle of the oppressed nationalities for their independence or by overthrowing feudal absolutism, depends on the successuful uprising of the French working class. Every social upheaval in France, however, is bound to be thwarted by the English bourgeoisie, by Great Britain’s industrial and commercial domination of the world. Every partial social reform in France or on the European continent as a whole, if designed to be lasting, is merely a pious whish. Only a ‘world war’ can break old England, as only this can provide the Chartists, the party of the organised English workers, with the conditions for a successful rising against their powerful oppressors.”” (fonte K. Marx, Il movimento rivoluzionario, Neue Rheinische Zeitung, N° 184, January 1, 1849)”,”MADx-606″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, publiée sous la responsabilité de Gilbert BADIA et Jean MORTIER”,”Correspondance. Tome VII. 1862-1864.”,”La maggior parte delle lettere sono tra Marx ed Engels. Marx a Engels il 7 agosto 1862. Gli inizi della Guerra civile americana. “”La difficulté de trouver 300.000 hommes me paraît d’ordre purement politique. Le Nord-Ouest et la Nouvelle-Angleterre veulent et sauront forcer le gouvernement à renoncer à la guerre diplomatique qu’il a pratiquée jusqu’ici, et ils fixent en ce moment les ‘terms on which the 300000 men shall come forth’ (conditions auxquelles les 300.000 hommes pourraient être mis sur pied). Si Lincoln ne cède pas (mais il cédera), il y aura une révolution. Quant au manque del talents militaires, on peut dire que le choix des généraux, dicté uniquement par des subtilités diplomatiques et des maquinonnages de partis, n’a guère été de nature, jusqu’ici, à mettre les meilleurs en vedette. Le général Pope me fait, au demeurant, l’effet d’un homme énergique. En ce qui concerne les mesures financières, elles sont d’une maladresse inévitable dans un pays où ‘in fact’ (en fait) il n’y a jamais eu jusqu’ici d’impôts (pour tout l’Etat), mais elles sont loin d’êtres aussi aberrantes que les mesures prises par Pitt et consorts. La dépréciation actuelle de la monnaie ne me paraît pas devoir être attribuée à des raisons économiques, mais à des motifs purement politiques, ‘distrust’ (méfiance). Cela changera donc avec une autre politique. La moralité de cette histoire, c’est, me semble-t-il, que des guerres de ce genre doivent se mener de manière révolutionnaire, alors que, jusqu’ici, les Yankees ont essayé de la mener selon des méthodes constitutionnelles. Salut. Ton K.M.””. (pag 71-72)”,”MADx-607″ “MARX Karl ENGELS Friedrich WEYDEMEYER Joseph; a cura di Inge TAUBERT e Hans PELGER, collaborazione di Margret DIETZEN Gerald HUBMANN e Claudia REICHEL”,”Die deutsche Ideologie. Artikel, Druckvorlagen, Entwürfe, Reinschriftenfragmente und Notizen zu I. Feuerbach und II. Sankt Bruno. Text.”,”””Das Kapital in diesen Städten war ein naturwüchsiges Kapital, das in der Wohnung den Handwerkszeugen & der naturwüchsigen, erblichen Kundschaft bestand, & sich wegen des unentwickelten Verkehrs & der mangelnden Cirkulation als unrealisirbar vom Vater auf den Sohn forterben mußte. Dies Kapital war nicht, wie das moderne, ein in Geld abzuschätzendes, bei dem es gleichgültig ist, ob es in dieser oder jener Sache steckt, sondern ein unmittelbar mit der bestimmten Arbeit des Besitzers zusammenhängendes, von ihr gar nicht zu trennendes & in sofern ‘ständisches’ Kapital””. (pag 53, Feuerbach und Geschichte, Enwurf S. 36 bis 72)”,”MADx-608″ “MARX Karl ENGELS Friedrich WEYDEMEYER Joseph; a cura di Inge TAUBERT e Hans PELGER, collaborazione di Margret DIETZEN Gerald HUBMANN e Claudia REICHEL”,”Die deutsche Ideologie. Artikel, Druckvorlagen, Entwürfe, Reinschriftenfragmente und Notizen zu I. Feuerbach und II. Sankt Bruno. Apparat.”,”””Die vorausgehenden Ausführungen von Marx und Engels beschäftigen sich mit der Geschichte von der Antike bis zum Mittelarter, mit Stirners Geschichtsauffassung, wonach bei ihm Geschichte zu bloßen Geschichte der Philosophie werde. Die Polemik endet mit Aussagen über die Abhängigkeit von Gedanken oder der Geistigen Macht von der herrschenden materiellen Macht, über den Zusammenhang herrschende Klasse, herrschende Macht und herrschende Gedanken. Während Stirner in diesen Teilen mehrmals Feuerbach, besonders das “”Wesen des Christenthums”” krisitiert, bleibt Hegel fast unerwähnt, zumindest wird er nicht als Quelle angegeben.”” (pag 169)”,”MADx-609″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Lettere, 1880-1883 (marzo).”,”””Il suo ‘Mister’ Garcia è uno dei numerosi piccoli democratrici che girano qui a Londra e si danno da fare in tutte le associazioni. Il loro nuovo capo centrale o, come diceva Stieber, il loro caporione e un ‘barrister’, Hyndman, un uomo molto arrivista e molto democratico, che si è candidato al parlamento alle ultime elezioni ma non è stato eletto. Dietro di sé questa gentucola ha soltanto se stessa. Si dividono in ogni sorta di sette e in un confuso codazzo non settario di entusiasti generici della democrazia. Il loro intento principale è impressionare il mondo con la loro importanza. Di qui, gli elenchi di ignote celebrità nelle corrispondenze di Garcia. La maggior parte di loro dimostra molta buona volontà, ma anche la volontà di avere un ruolo. Le consiglio quindi di trattare le lettere di quest’uomo con ‘molta prudenza’: il suo scopo principale, dopo tutto, è di elevare al rango di partito importante una piccola cricca che, da vent’anni a questa parte, è rimasta sempre e comunque la stessa nullità, seppure sotto forme e nomi diversi. Ma non mi pare che il S(ozialdemokrat) abbia il compito di fornire una fama continentale a questi affaccendati buoni a nulla””. (pag 273) (Engels a Zurigo, 1882) ‘ ‘ in corsivo nel testo ‘molta prudenza’ è sottolineato”,”ELCx-107″ “MARX Karl”,”La guerre civile en France. Lectures: Arrigo Cervetto, La forme politique enfin découverte.”,”””Dès l’arrivée à Francfort de cette paire bien assortie de plénipotentiaires, le tranche-montagne Bismarck leur posa tout de suite cette alternative sommaire: ou la restauration de l’Empire ou l’acceptation sans réserve de mes conditions de paix! Ces conditions étaient une diminution de délai pour le payement de l’indemnité de guerre et le maintien de l’occupation des forts de Paris par les troupes prussiennes, jusqu’au jour où BIsmarck se déclarerait satisfait de l’état de choses en France. La Prusse arbitre suprême de la politique intérieure francaise! En retour, il offrait de lâcher pour l’extermination de Paris l’armée bonapartiste prisonnière et de prêter à Thiers l’assistance des troupes de l’empereur Guillaume. Comme gage de sa bonne foi, il consentait à ce que le premier payement de l’indemnité n’eut lieu qu’après la “”pacification”” de Paris. Naturellement, Thiers et ses plénipotentiaires se jetèrent sur l’hameçon. Le 10 mai, ils signèrent le traité de paix et l’Assemblée de Versailles l’endossa le 18.”” (pag 86; Marx, La guerre civile en France)”,”ELCx-110″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La conception matérialiste de l’ histoire. Lectures: Arrigo Cervetto, Les temps de la science de la révolution.”,”””M. Proudhon a si peu compris la question de la division du travail qu’il ne vous parle pas même de la séparation de la ville et de la campagne, qui, par exemple en Allemagne, s’est effectuée du IXe au XIIe siècle. Ainsi pour M. Proudhon, cette séparation doit être loi éternelle, parce qu’il ne connaît ni son origine, ni son développement. Il vous en parlera, dans tout son livre, comme si cette création d’un certain mode de production durerait jusqu’à la fin des jours. Tout ce que M. Proudhon vous dit de la division du travail n’est qu’un résumé, et de plus, un résumé très superficiel, très incomplet de ce qu’avaient dit avant lui Adam Smith et mille autres. La deuxième évolution sont les ‘machines’. La connexité entre al division du travail et les machines est toute mystique chez M. Proudhon. Chacun des modes de la division du travail avait des instruments de production spécifiques. Par exemple, du milieu du XVIIe jusqu’au milieu du XVIIIe siècle, les hommes ne faisaient pas tout avec la main. Ils possédaient des instruments et des instruments très compliqués comme les métiers, les navires, les leviers, etc., etc. Ainsi, rien de plus ridicule que de faire découler les machines comme conséquence de la division du travail en général””. (pag 113, Marx, Lettre à Pavel V. Annenkov, 28 décembre 1846)”,”ELCx-112″ “MARX Karl”,”La Russie et l’ Europe. (Revelations on the Diplomatic History of the Eighteenth Century).”,”La politique extérieure et les prétextes commerciaux. “”L’oligarchie qui, après la “”glorieuse révolution”” (1), usurpa la richesse et le pouvoir aux dépens de la masse du peuple britannique, était naturellement forcée de se chercher des alliés non seulement au loin, mais dans le pays même. Elle trouva ces derniers dans ce qu’on aurait appelé en francais ‘la haute bourgeoisie’: Banque d’Angleterre, prêteurs d’argent, créanciers d’Etat, Compagnie des Indes et autres sociétés commerciales, grands manufacturiers, etc.. Avec quelle sollicitude elle ménagea les intérêts matériels de cette classe, toute sa législation économique en témoigne: lois bancaires, règlements protectionnistes, dispositions sur les pauvres, et ainsi de suite. Quant à sa politique extérieure, elle désirait qu’il y eût au moins l’apparence d’une action conforme aux intérêts du commerce, apparence d’autant plus facile à produire que n’importe quelle mesure ministérielle s’appuyait en fait sur les intérêts exclusifs de telle ou telle fraction de cette classe; les intéressés ne manquaient pas alors de pousser à la roue au nom du “”commerce”” ou de la “”navigation””, suivis stupidement par la nation entière””. (pag 172-173) (1) Allusion au mot de Burke sur les événements de 1688 (fuite de Jacques II, arrivée au trône de Guillaume d’Orange La fine della libertà russa. La prime e seconda spedizione contro Novgorod. La corruzione dei boiardi. (da pag 205) Rapporti Olanda Russia ai tempi di Pietro il Grande. Privilegi commerciali per gli olandesi. “”L’arriére-fond de la russophilie hollandaise. Mais, à d’autres égards, la situation de la Hollande était différente. Déchue de sa grandeur commerciale et maritime, elle entrait déjà dans la période de déclin. Comme Gênes et Venise, lorsque de nouvelles routes de commerce leur firent perdre leur vieille suprématie, elle était obligée de prêter aux autres nations son capital qui excédait les besoins de ses navires de commerce. Elle commençait à voir la patrie là où le capital rapportait les plus hauts intérêts. La Russie, elle la considérait donc moins comme un immense marché commercial que comme un exutoire où déverser ses capitaux et ses hommes. Encore en ce moment, elle reste le banquier de la Russie. A l’époque de Pierre, elle la fournit de navires, d’officiers, d’armes et d’argent; au point que la flotte russe, d’après les dires d’un contemporain, était plus hollandaise que moscovite. Elle se glorifiait d’avoir envoyé à Saint-Pétersbourg le premier navire marchand européen.”,”MADx-612″ “MARX Karl”,”Morceaux choisis.”,”””Il n’y a pas longtemps que cette classe employait encore la contrainte légale pour faire valoir son droit de proprieté sur le travailleur libre. C’est ainsi que jusqu’en 1815 il était défendu, sous de fortes peines, aux ouvriers à la machine d’émigrer de l’Angleterre. La reproduction de la classe ouvrière implique l’accumulation de son habileté, transmise d’une génération à l’autre. Que cette habileté figure dans l’inventaire du capitaliste, qu’il ne voie dans l’existence des ouvriers qu’une manière d’être de son capital variable, c’est chose certaine, et qu’il ne se gêne pas d’avouer publiquement dès qu’une crise le menace de la perte de cette proprieté précieuse. Le procès de production capitaliste reproduit donc de lui-même la séparation entre travailleur et conditions du travail. (…)””. (pag 370) “”Le procès de production capitaliste considéré dans sa continuité, ou comme reproduction, ne produit donc pas seulement marchandise, ni seulement plus-value; il produit et éternise le rapport social entre capitaliste et salarié.”” (pag 371) Fonte (sito internet) Cronologia: Cronologia della vita e opere 1818 Karl Heinrich Marx nasce il 5 maggio a Treviri, la più antica città della Germania, all’una e mezza di notte. Il padre è un affermato avvocato di origine ebraica, così anche la madre di Marx, Henrietta Pressburg. 1830 Si iscrive al Liceo-ginnasio di Treviri. Si dedica agli studi classici e letterari, trascurando la storia. 1835 Per volontà del padre, Karl si reca all’Università di Bonn a studiare diritto. Frequenta le lezioni di filosofia e di letteratura del vecchio A.W. Schlegel. Ma si dà anche alla vita godereccia e bohémienne che preoccupa la famiglia. Condannato per ubriachezza e schiamazzi notturni, trascorre perfino un giorno in prigione. Successivamente, in un duello fra studenti, è ferito al sopracciglio. Si sente portato per la poesia, altra inclinazione che non piace per nulla al padre. 1836 Si fidanza segretamente con Jenny von Westphalen. Il futuro suocero di Marx ha un affetto ricambiato dal filosofo tedesco. Nell’autunno Marx parte per Berlino per proseguire i suoi studi di diritto in un ateneo ancora più austero e prestigioso di quello di Bonn. Qui aveva insegnato Hegel. Tutta la cultura berlinese era dominata dal pensiero hegeliano, non soltanto in campo filosofico ma anche scientifico e giuridico. 1837-1841 A Berlino, Karl rafforza le sue inclinazioni romantiche. Scrive molte poesie a Jenny, raccolte poi in due libri: “”Libro dei canti”” e “”Libro dell’amore””, che Jenny custodirà sempre gelosamente. Viene esonerato dal servizio militare per una malattia agli occhi. Entra in un circolo di giovani della “”sinistra hegeliana”” impegnati in politica su posizioni radicali. Sono mesi di studi e riflessioni. Inizia a scrivere la sua tesi di laurea sulla “”Differenza fra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro””. Dopo la laurea decide di dedicarsi al giornalismo. 1842 Inizia la collaborazione con la “”Rheinische Zeitung”” (“”Gazzetta Renana””), giornale liberale appena fondato dall’amico Arnold Ruge, esponente della sinistra hegeliana. La Gazzetta Renana avrà breve vita, per ragioni politiche. Marx vi scrive in merito alla libertà di stampa, sulla caccia di frodo e sul problema dei furti di legname e sulla divisione della terra. 1843 La Gazzetta Renana viene interdetta per ragioni di censura e, pochi mesi dopo, il 31 marzo è costretta a chiudere. Marx si dedica allora agli studi di filosofia, inizia a fare i conti con il “”materialismo”” di Feuerbach e scrive la “”Critica del diritto pubblico di Hegel””. Ruge lo invita a raggiungerlo a Parigi, dove gli offre un posto di condirettore della rivista “”Annali franco-tedeschi”” e uno stipendio di 500 talleri. Questa prospettiva lo convince a sposare Jenny nella piccola chiesa luterana di Kranznach (19 giugno). Poi partono per la Francia. Destinazione: Parigi. 1844 Gli “”Annali franco-tedeschi””, però, fanno la fine della Gazzetta Renana: Marx scrive due articoli, “”Sulla questione ebraica”” e “”Sullo Stato e sulla religione”” che provocano la reazione della Prussia che interdice ai redattori il rientro in Germania. Marx inizia a frequentare Blanc e Proudhon, ma anche l’anarchico Bakunin e il poeta tedesco Heine. Scrive i “”Manoscritti parigini (Manoscritti economico-filosofici)”” in cui denuncia l’alienazione del lavoro industrializzato. Entra nella “”Lega dei Giusti”” e collabora con il giornale comunista “”Vorwarts””. Tutta questa attività gli procura l’espulsione dalla Francia. 1845-1846 Si trasferisce nella più tollerante Bruxelles. Pubblica in febbraio con FRIEDRICH ENGELS “”La Sacra famiglia”” contro le concezioni filosofiche di Bauer. A primavera Engels lo raggiunge a Bruxelles e nell’estate i due amici compiono un viaggio in Inghilterra per prendere i contatti con le associazioni operaie, in particolare con i cartisti. Sempre con Engels inizia la stesura dell’ “”Ideologia tedesca””, prima organica esposizione del MATERIALISMO STORICO. Scrive le “”Tesi su Feuerbach””. 1847 Primo congresso della Lega dei comunisti, nata dalla Lega dei giusti, che incarica Marx di stenderne il “”manifesto””. 1848 L’Europa è scossa dalle rivoluzioni. Scrive insieme ad Engels il MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA. Per la sua attività politica riceve l’ordine di abbandonare il Belgio. Visto il clima meno ostile della Germania verso i fuoriusciti, decide di rientrare in patria e fonda la “”Neue Rheinische Zeitung””, che plaude alla rivoluzione parigina del giugno. 1847-1850 Nuovamente espulso dalla Prussia, Marx torna a Parigi, dove lo raggiunge la moglie, che aspetta un quarto bambino. Ma il governo francese gli vieta di rimanere sul suolo della Repubblica e Marx decide di trasferirsi a Londra. Qui, nonostante gli aiuti economici di Engels, vive in condizioni molto critiche.Tiene alcune conferenze presso l’Associazione culturale operaia comunista, prima traccia che lo avrebbe condotto alla stesura de IL CAPITALE. 1851-1856 Le sue condizioni economiche sono disastrose: “”Non posso più uscire di casa avendo gli abiti impegnati””. Scrive “”Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte”” in cui analizza il colpo di stato del 2 dicembre 1851. Su sua proposta, la Lega dei comunisti viene sciolta. Nonostante i costanti aiuti dell’amico Engels e di altre persone, vive in condizioni di assoluta miseria. Nel 1854 la famiglia Marx si trasferisce in uno dei quartieri più malsani di Londra, Soho. Muore il piccolo Edgard, affettuosamente chiamato Musch. Per Marx è un dolore terribile. Nel 1856 grazie all’eredità della madre di Jenny, lasciano le due stanze soffocanti di Soho e si trasferiscono in Maintland Park, alla periferia di Londra. 1857 Marx riprende i suoi studi di economia. Inizia la stesura dei “”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica””, ampio lavoro preparatorio a “”Il Capitale””. 1859-1863 Nel 1859 termina il manoscritto “”Per la critica dell’economia politica””. Nel 1860 si intensificano i suoi rapporti con Lassalle che, come Marx, era giunto al socialismo attraverso la filosofia hegeliana. Per Marx sarà un poco un suo allievo. Lassalle morirà in duello nel 1864. Nel 1861 Jenny si ammala di vaiolo; qualche mese dopo anche Marx contrae e supera la stessa malattia. Per far fronte alla grave situazione economica della famiglia, fa domanda di assunzione nelle Ferrovie dello Stato, ma la richiesta viene respinta per la calligrafia pressocchè illeggibile. Alla fine del novembre 1863 muore sua madre; eredita un piccolo lascito dalla morte della madre che gli consente di superare i momenti peggiori. 1864 Nasce l’Associazione internazionale dei lavoratori (la PRIMA INTERNAZIONALE) e viene affidato a Marx il compito di redigere il programma. I primi anni di vita dell’Internazionale sono caratterizzati dalle polemiche tra la linea egemone di Marx e quelle minoritarie di Mazzini e Bakunin. 1865-1872 Nel 1865 scrive “”Salario, prezzo e profitto””. Gli impegni per l’Internazionale gli consentono a fatica di trovare spazi per la stesura de “”Il Capitale””. Nel 1867, presso l’editore Meissner di Amburgo esce il primo libro de “”IL CAPITALE””, stampato in 1.000 esemplari. Le condizioni di famiglia sono sempre critiche sino a quando Engels non vende la sua parte di proprietà della fabbrica di Manchester e si impegna a corrispondere una somma fissa alla famiglia Marx, che finalmente può risolvere, in modo definitivo, i propri problemi economici. 1871: l’Impero francese cede sotto i colpi della Prussia di Bismarck e la Francia diviene nuovamente repubblicana. Quando i tedeschi chiedono il disarmo della Guardia nazionale (formata da proletari e borghesi radicali), l’insurrezione è generale: viene proclamata la COMUNE DI PARIGI e il potere passa nelle mani del popolo. Il governo di Thiers fugge a Bordeax. In maggio il governo decide la repressione sanguinosa della Comune parigina. I comunardi resistono ma sono battuti e massacrati (25.000 morti). Marx scrive la “”Guerra civile in Francia”” in cui esalta la Comune di Parigi come primo esperimento di “”governo proletario”” e grande bandiera del comunismo rivoluzionario. 1873-1880 Si aggravano le sue condizioni di salute, mentre sua figlia Eleanor si impegna in politica. Nel 1875 scrive il terzo volume de “”Il Capitale””. In maggio, al Congresso di Gotha, nasce il Partito operaio socialdemocratico tedesco. Marx dissente dalla sua linea politica (“”Critica al programma di Gotha””). Nel 1876 si scioglie, a Filadelfia, la Prima Internazionale. Anche lo stato di salute di Jenny diviene grave verso il 1879. Marx scrive e si occupa della situazione russa. 1881-1882 Il 2 dicembre del 1881 Jenny muore. Marx ne riceve un colpo tanto duro da non risollevarsi più: la sua salute è così sempre più minata. Sono ormai ricorrenti accesi colpi di tosse che non gli danno tregua. Passa, nel giugno del 1882, con i nipoti un periodo ad Argenteuil. 1883 A gennaio muore la primogenita di Marx, Jenny, a soli 38 anni. Questo ulteriore durissimo colpo lo ferisce a morte: alla bronchite si aggiunge un’ulcera polmonare. Il 14 marzo, alle 2 e 45 del pomeriggio, anche Marx muore. Viene sepolto nel cimitero londinese di Highgate il 17 marzo. Engels recita una breve orazione funebre che termina così: “”I governi, assoluti e repubblicani, lo espulsero, i borghesi, conservatori e democratici radicali, lo coprirono a gara di calunnie. Egli sdegnò tutte queste miserie, non prestò loro nessuna attenzione, e non rispose se non in caso di estrema necessità. E’ morto venerato, amato, rimpianto da milioni di compagni di lavoro rivoluzionari in Europa e in America, dalle miniere siberiane sino alla California. E posso aggiungere senza timore: poteva avere molti avversari, ma nessun nemico personale. Il suo nome vivrà nei secoli, e così la sua opera!””. Tutte e tre le figlie di Marx amavano un gioco di società, molto popolare in età vittoriana, chiamato ‘Confessioni’ e verso la metà degli anni Sessanta invitarono il padre Karl a sottoporsi all’interrogatorio. Ecco le sue risposte: La virtù che preferisci: La semplicità La qualità che preferisci in un uomo: La forza La qualità che preferisci in una donna: La debolezza La tua caratteristica principale: La determinazione La tua idea della felicità: Lottare La tua idea dell’infelicità: La sottomissione Il difetto che scusi di più: La credulità Il difetto che detesti di più La servilità Ciò che ti disgusta di più: Martin Tupper La tua occupazione preferita: Razzolare tra i libri Il tuo poeta preferito: Shakespeare, Eschilo, Goethe Il tuo scrittore preferito: Diderot Il tuo eroe preferito: Spartaco, Keplero La tua eroina preferita: Margherita Il tuo fiore preferito: La dafne Il tuo colore preferito: Il rosso Il tuo nome preferito: Laura e Jenny Il tuo piatto preferito: Il pesce La tua massima preferita: Nihil humani a me alienum puto Il tuo motto preferito: De omnibus dubitandum”,”MADx-613″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Textes sur le colonialisme.”,”Le rimesse dei lavoratori emigrati forniscono le spese di viaggio per l’ondata emigratoria successiva. “”La famine de 1846 tua en Irlande plus d’un million d’individus, mais ce n’étaient que des pauvres diables. Elle ne porta aucune atteinte directe à la richesse du pays. L’exode qui s’ensuivit, lequel dure depuis vingt années et grandit toujours, décima les hommes, mais non – comme l’avait fait en Allemagne, par exemple, la guere de Trente ans – leurs moyens de production. Le génie irlandais inventa une méthode toute nouvelle pour enlever un peuple malheureux à des milliers de lieues du théâtre de sa misère. Tous les ans, les émigrants transplantés en Amérique envoient quelque argent au pays; ce sont les frais de voyage des parents et des amis. Chaque troupe qui part entraîne le départ d’une autre troupe l’année suivante. Au lieu de coûter à l’Irlande, l’émigration forme ainsi une des branches les plus lucratives de son commerce d’exportation. Enfin, c’est un procédé systématique qui ne creuse pas seulement un vide passager dans les rangs du peuple, mais lui enlève annuellement plus d’hommes que n’en remplace la génération, de sorte que le niveau absolu de la population baisse d’année en année.”” (pag 288)”,”MADx-614″ “MARX Karl”,”Letters to Dr. Kugelmann.”,”Contiene anche alcune lettere di Marx ai giornali e una lettera di MARX a DIETZGEN, una lettera a Marx di FREILIGRATH, una lettera di A. RUGE a STIENTHAL. “”I read your letter to Borkheim. You say quite rightly that the St. Bartholomew nonsense about the Belgian massacres will not do. But you in your turn overlook the importance and the peculiar meaning of these events. Belgium, you must know, is the only country, where, year in, year out, swords and muskets have the last word to say in strikes. In an address of the General Council here, which I wrote in English and French, the situation is made clear. By tomorrow the English address will be ready. I will send it to you immediately.”” (Marx, lettera a Kugelmann, May 11, 1869) (pag 90)”,”MADx-615″ “MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il capitale. Critica dell’ economia politica. Edizione integrale. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”””Nel suo ‘Rapporto sulle abitazioni degli operai agricoli’, che ha fatto epoca, il ‘dott. Julian Hunter’ afferma: “”Le spese di sussistenza dello ‘hind’ (nome dell’operaio agricolo che data dall’epoca della servitù della gleba) sono stabilite nella cifra più esigua possibile che gli consenta di vivere… il suo salario e il suo alloggio non vengono calcolati tenendo conto del profitto che si ritiene egli debba fornire. Nei calcoli del fittavolo è uno zero…I suoi mezzi di sussistenza vengono considerati in ogni caso come una quantità fissa””. “”Quando a una qualunque ulteriore riduzione delle sue entrate, egli può dire: ‘nihil habeo, nihil curo’ [nulla ho, di nulla mi preoccupo]. Non ha da preoccuparsi per l’avvenire dato che non possiede nulla all’infuori di quanto è strettamente indispensabile alla sua esistenza. Ha raggiunto quel punto di congelamento che serve al fittovolo per i suoi calcoli. Comunque vadano le cose, egli non partecipa minimamente né a felicità né a infelicità””. Nel 1863 fu condotta un’inchiesta ufficiale sullo stato di nutrizione e di lavoro dei delinquenti condannati alla deportazione e ai lavori forzati. I risultati sono “”tra la dieta dei delinquenti nelle carceri inglesi e quella dei ‘paupers’ nelle ‘workhouses’ e dei liberi operai agricoli inglesi, mostra senz’ombra di dubbio come i primi siano di gran lunga nutriti meglio delle altre due classi””, mentre “”la massa di lavoro cui è obbligato un condannato ai lavori forzati non rappresenta grosso modo che una metà del lavoro svolto dal normal eoperaio agricolo””””. (pag 491)”,”MADx-616″ “MARX C. ENGELS F.”,”Obras escogidas. En tres tomos. Tomo I.”,”Socialismo clericale, cristiano. “”Del mismo modo que el cura y el señor feudal han marchado siempre de la mano, el socialismo clerical marcha unido con el socialismo feudal. Nada más fácil que recubrir con un barniz socialista el ascetismo cristiano. ¿Acaso el cristianesimo no se levantó también contra la propiedad privada; el matrimonio y el Estado? ¿No predicó en su lugar la caridad y la pobreza, el celibato y la mortificación de la carne, la vida monástica y la iglesia? El socialismo cristiano no es más que el agua bendita con que el clérigo consagra el despecho de la aristocracia.”” (pag 131, Manifiesto del Partido Comunista, Marx Engels)”,”MADx-618″ “MARX C. ENGELS F.”,”Obras escogidas. En tres tomos. Tomo II.”,”””La esencia de la cuestión sigue siendo la misma; lo único que se hace es traducirla del dialecto feudal al dialecto burgués. El junker viejo prusiano es convertido a la fuerza en algo parecido al ‘squire’ inglés, y no tiene por qué ofrecer mucha resistencia, pues ambos son igualmente estúpidos. De este modo, a Prusia le ha correspondido el peculiar destino de culminar a fines de este siglo, y en la forma agradable del bonapartismo, su revolución burguesa que se inició en 1808-1813 y que dio un paso de avance en 1848. Y si todo marcha bien, si el mondo permanece quieto y tranquilo y nosotros llegamos a viejos, tal vez en 1900 veamos que el Gobierno prusiano ha acabado realmente con todas las instituciones feudales y que Prusia ha alcanzado por fin la situación en que se encontraba Francia en 1792. La abolición del feudalismo; expresada de un modo positivo, significa el establecimiento del régimen burgués. A medida que desaparecen los privilegios de la nobleza, la legislación se va haciendo más burguesa.”” (pag 177, F. Engels, prefacio a “”La guerra campesina en Alemania)”,”MADx-619″ “MARX Karl, a cura di Jean-Pierre LEFEBVRE”,”Manuscrits de 1857-1858 (“”Grundrisse””). Tome II.”,”””Aussi longtemps que la production reposant sur le capital est la forme nécessaire et par conséquent la plus adaptée au développement de la force productive de la société, le mouvement des individus à l’intérieur des pures conditions du capital apparaît comme leur liberté; mais une liberté qu’on garantit aussi dogmatiquement comme telle par une continuelle réflexion sur les barrières emportées par la libre concurrence. La libre concurrence est le développement réel du capital. Par elle on pose comme nécessité extérieure au capital singulier ce qui correspond à la nature du capital, au mode de production fondé sur le capital, ce qui correspond au concept du capital. La contrainte réciproque qu’en elle les capitaux exercent les uns sur les autres ou qu’ils exercent sur le travail, etc. (la concurrence des travailleures entre eux n’est qu’une autre forme de la concurrence des capitaux entre eux), est le développement ‘libre’ et, en même temps, ‘réel’ de la richesse en tant que capital. C’est si vrai que les plus profond penseurs de l’économie, tel Ricardo per ex., ‘présupposent’ la domination absolue de la libre concurrence, pour pouvoir étudier et formuler les lois adéquates du procès de production du capital. Plus son développement est avancé, plus le formes de son mouvement ressortent clairement. Ce que Ricardo par ex. a avoué par là-même et ‘malgré lui’, c’est la ‘nature historique’ du capital et le caractère borné de la libre concurrence, qui n’est justement que le libre mouvement des capitaux, c.-à-d. leur mouvement à l’intérieur de conditions qui n’appartiennent pas à des phases antérieures dissoutes, mais qui sont ses propres conditions.”” (pag 143)”,”MADx-611″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 36. Karl Marx: Capital, Vol. II.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES Stati Uniti: James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK, Russia L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV “”All branches of production which by the nature of their product are dependent mainly on local consumption, such as breweries, are therefore developed to the greatest extent in the principal centres of population. The more rapid turnover of capital compensates here in part for the circumstance that a number of conditions of production, building lots, etc., are more expensive. Whereas on the one hand the improvement of the means of transportation and communication brought about by the progress of capitalist production reduces the time of circulation of particular quantities of commodities, the same progress and the opportunities created by the development of transport and communication facilities make it imperative, conversely, to work for ever more remote markets, in a word – for the world market.”” (pag 252)”,”MADx-417″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 37. Karl Marx: Capital, Vol. III.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES Stati Uniti: James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK, Russia L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV Tra le voci: comunismo, modo produzione comunista; crisi; mercato mondiale Marx: “”The universality of public education makes it possible to recruit such labourers from classes that formerly had no access to such trades and were accustomed to a lower standard of living. Moreover, the increases supply, and hence competition. With few exceptions, the labour power of these people is therefore devaluated with the progress of capitalist production. Their wage falls, while their labour capacity increases. The capitalist increases the number of these labourers whenever he has more value and profits to realise. The increase of this labour is always a result, never a cause of more surplus value.”” (pag 299)”,”MADx-418″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 48. Engels: letters, January 1887- July 1890.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES Stati Uniti: James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK, Russia L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV “”Of course Guesde’s defeat is a misfortune, but then while I thought it necessary to do everything to prevent it, I never believed much in his success, after the 1,445 votes ‘au premier tour’. What cannot be helped we must put up with. It is a far greater advantage for us to have got rid of Boulanger. Boulanger in France and the Irish question in England are the two great obstacles in our way, the two side-issues which prevent the formation of an independent working men’s party. Now Boulanger is smashed up, the road is cleared in France. And at the same time, the monarchist attack on the Republic has failed. That means the gradual passage of monarchism from the ground of practical to that of sentimental, politics, the transfer of Monarchists to Opportunism, the formation of a new Conservative party out of both, and the struggle of that Conservative-Bourgeois-party with the ‘petits bourgeois’ and peasants (Radicals) and the working class; a struggle in which the working-class Socialists will soon get the upper hand of the Radicals, especially after the way they have discredited themselves.”” (pag 385) (Engels to Laura Lafargue, 8 october 1889)”,”MADx-621″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 49. Engels: letters, 1890-1892.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES Stati Uniti: James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK, Russia L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV “”I don’t think you are in any danger for the time being. So changeable and multifarious are the cravings in Berlin that none could really be satisfied; now all at once it’s the liberal bourgeois who’s the ‘bête noire’. Liberalism is at the root of all socialism, so if one is to act ‘radically’ one has got to smash liberalism, so if one to act ‘radically’ one has got to smash liberalism, whereupon socialism will automatically wither away. For the present we may observe this exceptionally cunning manoeuvre with quiet amusement. Once the liberal philistines have been driven wild – and they are, it seems, really being whipped into a fury willy-nilly – then there’ll be no more false alarms so far as we are concerned. Apart from the fact that in Germany there are also rulers to whom this wind from Berlin provides the not unwelcome opportunity of currying favour at little expense and thus extracting capital form particularism and reserved rights. When the street rioting began in Berlin I was somewhat concerned lest it result in the ardently desired fusillade, but when the rowdies cheered young William (William II), thereby placating him, I knew that all was well – but just let the ‘Kölner Zeitung’ be locked up along with Peus, and we may well see some fun.”” (pag 368-369) (Engels to Kautsky, 5 March 1892)”,”MADx-622″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Collected Works. Volume 50. Engels: letters, 1892-1895.”,”Commissione editoriale: Gran Bretagna: Eric HOBSBAWM, John HOFFMAN, Nicholas JACOBS Monty JOHNSTONE Jeff SKELLEY Ernst WANGERMANN Ben FOWKES Stati Uniti: James E. JACKSON Victor PERLO Betty SMITH Dirk J. STRUIK, Russia L.I. GOLMAN M.P. MCHEDLOV V.N. POSPELOVA G.L. SMIRNOV “”In the Berlin ‘Sozialpolitische Centralblatt’ a Mr. P. v. Struve has a long article on your book. I must agree with him in this one point, that for me, too, the present capitalistic phase of development in Russia appears an unavoidable consequence of the historical conditions as created by the Crimean War, the way in which the change of 1861 in agrarian conditions was accomplished, and the political stagnation in Europe generally. Where he is decidedly wrong, is in comparing the present state of Russia with that of the United States, in order to refute what he calls your pessimistic views of the future. He says, the evil consequences of modern capitalism in Russia will be easily overcome as they are in the United States. There he quite forgets that the United States are modern, bourgeois, from the very origin; that they were founded by petits bourgeois and peasants who ran away from European feudalism in order to establish a purely bourgeois society. Whereas in Russia, we have a groundwork of a primitive communistic character, a pre-civilisation ‘Gentilgesellschaft’, crumbling to ruins, it is true, but still serving as the groundwork; the material upon ‘which’ the capitalistic revolution (for it is a real social revolution) acts and operates.”” (F. Engels to Nikolai Danielson, London 17 October 1893) (pag 213)”,”MADx-623″ “MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”On the First International.”,”Saul K. PADOVER è Distinguished Service Professor of Political Science, Graduate Faculty, New School for Social Research. “”From letter to Sigfrid Meyer (in New York), Hanover, April 30, 1867 Dear Friend: So far as the International Working Men’s Association is concerned, it has become a power in England, France, Switzerland, and Belgium. Do organize in America as many branches as possible. Contribution per member is one penny (about one silver groschen) yearly. Still, every community donates what it can. The Congress this year will be in Lausanne, on September 3. Each community may send one representative. Write me about this matter, about what has happened to you in America, and about the general situation. If you remain silent, I will consider it proof that you have non yet forgiven me. With warmest regards. Yours, Karl Marx “”From Letter to Ludwig Büchner (in Darmstadt), Hanover, May 1, 1867 Dear Sir: (…) I consider it of the highest importance to free in French from the false views in which Proudhon, with his idealized petty-bourgeoisness, has buried them. At the Geneva Congress, as well as in the connections that I, as a member of the General Council of the International Working Men’s Association, have had with the French Branch, I have repeatedly encountered the most repulsive consequences of Proudhonism. (…)””. Faithfully yours, Karl Marx”,”INTP-046″ “MARX Karl”,”La Russie et l’ Europe. (Revelations on the Diplomatic History of the Eighteenth Century)”,”Omaggio Capuzzoni La politique extérieure et les prétextes commerciaux. “”L’oligarchie qui, après la “”glorieuse révolution”” (1), usurpa la richesse et le pouvoir aux dépens de la masse du peuple britannique, était naturellement forcée de se chercher des alliés non seulement au loin, mais dans le pays même. Elle trouva ces derniers dans ce qu’on aurait appelé en francais ‘la haute bourgeoisie’: Banque d’Angleterre, prêteurs d’argent, créanciers d’Etat, Compagnie des Indes et autres sociétés commerciales, grands manufacturiers, etc.. Avec quelle sollicitude elle ménagea les intérêts matériels de cette classe, toute sa législation économique en témoigne: lois bancaires, règlements protectionnistes, dispositions sur les pauvres, et ainsi de suite. Quant à sa politique extérieure, elle désirait qu’il y eût au moins l’apparence d’une action conforme aux intérêts du commerce, apparence d’autant plus facile à produire que n’importe quelle mesure ministérielle s’appuyait en fait sur les intérêts exclusifs de telle ou telle fraction de cette classe; les intéressés ne manquaient pas alors de pousser à la roue au nom du “”commerce”” ou de la “”navigation””, suivis stupidement par la nation entière””. (pag 172-173) (1) Allusion au mot de Burke sur les événements de 1688 (fuite de Jacques II, arrivée au trône de Guillaume d’Orange La fine della libertà russa. La prime e seconda spedizione contro Novgorod. La corruzione dei boiardi. (da pag 205) Rapporti Olanda Russia ai tempi di Pietro il Grande. Privilegi commerciali per gli olandesi. “”L’arriére-fond de la russophilie hollandaise. Mais, à d’autres égards, la situation de la Hollande était différente. Déchue de sa grandeur commerciale et maritime, elle entrait déjà dans la période de déclin. Comme Gênes et Venise, lorsque de nouvelles routes de commerce leur firent perdre leur vieille suprématie, elle était obligée de prêter aux autres nations son capital qui excédait les besoins de ses navires de commerce. Elle commençait à voir la patrie là où le capital rapportait les plus hauts intérêts. La Russie, elle la considérait donc moins comme un immense marché commercial que comme un exutoire où déverser ses capitaux et ses hommes. Encore en ce moment, elle reste le banquier de la Russie. A l’époque de Pierre, elle la fournit de navires, d’officiers, d’armes et d’argent; au point que la flotte russe, d’après les dires d’un contemporain, était plus hollandaise que moscovite. Elle se glorifiait d’avoir envoyé à Saint-Pétersbourg le premier navire marchand européen.”,”MADx-624″ “MARX Karl, cura generale di Jean-Pierre LEFEBVRE”,”Manuscrits de 1861-1863. (Cahiers I a V). Contribution a la critique de l’ economie politique.”,”Testo francese stabilito da Gilbert BADIA Etienne BALIBAR Jean-Francois CAILLEUX Michel ESPAGNE Luc FAVRE Francois-Marie GATHELIER Marie ODILE GATHELIER-LAUXEROIS Francoise JOLY Jean-Baptiste JOLY Jean-Louis LEBRAVE Jean-Pierre LEFEBVRE Jean Matthieu LUCCIONI Francois MATHIEU Jean-Philippe MATHIEU Philippe PREAUX Regine ROQUES Michel WERNER Francoise WILLMANN In questi “”Manoscritti”” che costituiscono l’ anello mancante della serie di lavori economici che va dai Grundrisse al libro primo del Capitale, Marx espone per la prima volta in modo sviluppato la sua teoria del plusvalore. “”Venons-en maintenant au salaire ou au prix de la puissance de travail. Le prix de la puissance de travail ou salaire ‘n’est pas productif’, au sens où l’on comprend par “”productif”” qu’il doit entrer en tant qu’élément dans le procès de travail en tant que tel. Ce qui produit la valeur d’usage, ce qui emploie de manière adéquate le matériau de travail et le moyen de travail,c’est l’ouvrier lui-même – l’homme qui met en action sa puissance de travail-, et non le prIx auquel il a vendu sa puissance de travail. Ou, dans la mesure où il entre dans le procès de travail, il y entre en tant que mise en mouvement, énergie de sa puissance de travail – en tant que travail. Maintenant on peut dire: le slaire se résout en moyens de subsistance, nécessaires pour que l’ouvrier vive en tant qu’ouvrier, qu’il se conserve en tant que puissance de travail vivante, bref pour qu’il se garde en vie pendant le travail.”” (pag 140)”,”MADx-625″ “MARX Karl”,”Manuscrits de 1857-1858 (“”Grundrisse””). Tome I.”,”Manca il volume II “”La société n’est pas constituée d’individus, mais exprime la somme des relations, des rapports où ces individus se situent les uns par rapport aux autres. C’est comme si quelqu’un disait: Du point de vue de la société, il n’y a ni esclaves ni ‘citoyens’; ce sont tous des hommes. C’est au contraire plutôt en dehors de la société qu’ils le sont. Etre esclave et ‘citoyen’, ce sont des déterminations sociales, des relations impliquant les hommes A et B. L’homme A n’est pas esclave en tant que tel. Il est esclave dans et par la société. Ce que Monsieur Proudhon dit ici du capital et du produit, cela veut dire chez lui que, du point de vue de la société, il n’y a pas de différence entre capitalistes et ouvriers, alors que cette différence n’existe justement que du point de vue de la société.”” (pag 205)”,”MADx-626″ “MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”On History and People.”,”PADOVER è Distinguished Service Professor of Political Science, Graduate Faculty, New School for Social Research. Violence. (Questione violenza) “”From “”Interview with Karl Marx””, in ‘Chicago Tribune’, January 5, 1879 “”Well, then, to carry out the principles of socialism, do its believers advocate assassination and bloodshed?”” “”No great movement””, Karl answered, “”has ever been inaugurated without bloodshed. The independence of America was won by bloodshed, Napoleon captured France through a bloody process, and he was overthrown by the same means. Italy, England, Germany, and every other country gives proof of this, and as for assassination,”” he went on to say, “”it is not a new thing, I need scarcely say. Orsini tried to kill Napoleon; kings have killed more than anybody else; the Jesuits have killed; the Puritans killed at the time of Cromwell. These deeds were all done or attempted before socialism was born””. (pag 129)”,”MADx-627″ “MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”The Letters of Karl Marx.”,”Il corpo principale delle lettere è indirizzato ad Engels e a Lassalle. Non tutte le lettere sono riportate per intero. Dalla cronologia: 1859. Pubblicazione della ‘Critica dell’ economia politica’ di Marx in 1000 esemplari, prima pubblicazione inglese 1909 (pag 521) “”Very interesting is Fraas’s ‘Climate and the Vegetable in Time, a Contribution to the History of Both’, particularly as it proves that climate and flora changed in historic times. He is a Darwinist before Darwin and makes even the species arise in historic times. But he is also at the same time an agronomist. He maintains that as a result of cultivation – in proportion to its degree – the “”dampness”” so very much beloved by the peasant is lost (hence plants, too, emigrate from South to North) and eventually the formation of steppes begins. The first effect of cultivation is useful but is eventually devastating on account fo deforestation, etc.. This man is as much a thoroughly learned philologist (he has written books in Greek) as he is a chemist, agronomist, etc.. The sum total is that cultivation – when it progresses naturally and is not consciously controlled (as a bourgeois, of course, he does not arrive at this) – leaves deserts behind it, Persia, Mesopotamia, etc, Greece. Here again another unconscious socialist tendency!”” (pag 247-248)”,”MADx-628″ “MARX Karl”,”Sulla questione ebraica.”,”Apparso nel 1844 sugli ‘Annali franco-tedeschi’ il saggio di Marx è stato soggetto di grossolane strumentalizzazioni e deformazioni. Diego FUSARO è studioso del pensiero marxista nele sue molteplici declinazioni otto-novecentesche. E dell’ atomismo greco. Ha curato per Bompiani ‘Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro’ di Marx (2004). In apertura: “”Dopo che per molto tempo la storia è stata risolta in superstizione, noi risolviamo in storia la superstizione. Il problema del ‘rapporto tra l’ emancipazione politica e la religione’ diventa per noi il problema del ‘rapporto tra l’ emancipazione politica e quella umana’. Noi sottoponiamo a critica la fragilità religiosa dello Stato politico, giacché sottoponiamo a critica lo Stato politico, ‘astraendo’ dalle fragilità religiose della sua costituzione mondana. (…)””. (Marx, Sulla questione ebraica) (curata da Fusaro, Bompiani) “”La ‘chimerica’ nazionalità dell’ebreo è la nazionalità del commerciante e, specialmente, dell’uomo d’affari. La legge senza patria dell’ebreo non è che la caricatura religiosa della moralità senza patriae del diritto in generale, dei riti meramente ‘formali’, dei quali si circonda il mondo del tornaconto. Pure qui il rapporto più elevato dell’uomo è il rapporto legale, il rapporto con le leggi, le quali hanno per lui valore non in quanto leggi della sua volontà e della sua essenza, bensì in quanto ‘dominano’ e in quanto la lro trasgressione viene ‘sanzionata’. Il gesuitismo ebraico, lo stesso gesuitismo pratico che Bauer individua nel ‘Talmud’, è il rapporto del mondo del tornaconto personale con le leggi che lo reggono, la cui scaltra elusione è la somma arte di questo mondo. In verità, il movimento di questo mondo all’interno delle sue leggi è di necessità un incessante superamento della legge. Come religione, l”ebraismo’ non poteva svilupparsi di più, in ambito teorico, giacché la concezione del mondo tipica del bisogno pratico è, per sua stessa natura, limitata e si esaurisce in pochi punti. La religione del bisogno pratico, per sua stessa essenza, poteva trovare piena realizzazione non già nella teoria, ma soltanto nella ‘prassi’, proprio perché è la prassi la sua verità””. (pag 173)”,”MADx-629″ “MARX K. ENGELS F., a cura di Gaetano BONVICINI e Luciano CONTE”,”Marx – Engels, scritti epistemologici.”,” ‘Il metodo dell’ economia politica’ (pag 87) L’ oggetto teorico del Capitale (pag 99) La Bibbia della classe operaia (pag 107) Il concetto di rovesciamento (pag 109) “”I mongoli, per esempio, devastando la Russia, agivano in modo conforme alla loro produzione, la pastorizia, per la quale una condizione fondamentale è costituita dall’esistenza di grandi distese inabitate. I barbari germanici, per i quali la produzione tradizionale era la coltivazione dei campi ad opera dei servi e una vita isolata nella campagna, poterono sottomettere tanto più facilmente le province romane a queste condizioni, in quanto la concentrazione della proprietà terriera che si era avuta in queste ultime aveva già completamente demolito gli antichi rapporti nell’agricoltura. E’ una nozione tradizionale che in certi periodi si sia vissuto soltanto di rapina. Ma, per poter rubare, deve esserci qualcosa da rubare, e quindi produzione. Il tipo di rapina è esso stesso determinato a sua volta dal tipo di produzione. Una “”stock-jobbing nation”” (nazione di speculatori di Borsa) per esempio, non può essere rapinata allo stesso modo di una nazione di vaccari. Quando si ruba lo schiavo, si ruba direttamente lo strumento di produzione. Ma allora occorre che la produzione del paese a favore del quale si è compiuta la rapina, sia organizzata in modo da permettere il lavoro schiavistico, oppure (come nel Sud-America ecc.) che si crei un modo di produzione adatto allo schiavo””. (pag 82)”,”MADx-630″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”Karl Marx and Frederick Engels. Selected Correspondence, 1846-1895.”,”Diz: Over-production sovrapproduzione Interaction interazione Accidenti nella storia pag 310-11 475 518 V. Interazione pag 114-15 472 475 476 479-84 511 512 517 Euro 30″,”MADx-631″ “MARX Karl MARX Jenny ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA”,”Lettres à Kugelmann.”,”””La traduction française du ‘Capital’ progresse lentement. La prochaine ‘livraison’ sera excellente. Papa l’a complètement récrite. Le traducteur, qui n’est pas brillant, avait fait du mauvais travail. Malheureusement des corrections de ce genre donnent au Maure autant, sinon plus de travail que s’il avait tout rédigé lui-même. Il travaille tous les soirs jusqu’à deux ou trois heures du matin. Avez-vous lu les articles sur la première livraison qui viennent de paraître dans ‘La Liberté’ de Bruxelles? Il était donné à ces savantissimes belges de découvrir que Marx et Proudhon ont résolu ensemble le problème de la ‘constitution de la valeur’. Voilà ce que c’est que l’esprit belge, du faro tout pur’, sans mélange.”” (pag 223, lettera di Jenny Marx-Longuet a Kugelmann)”,”MADx-632″ “MARX Karl, a cura di Dona TORR”,”Marx on China. Articles from The New York Daily Tribune, 1853-1860.”,”””Under these circumstances, as the greater part of the regular commercial circle has already been run through by British trade, it may safely be augured that the Chinese revolution will throw the spark into the overloaded mine of the present industrial system and cause the explosion of the long-prepared general crisis, which, spreading abroad, will be closely followed by political revolutions on the Continent. It would be a curious spectacle, that of China sending disorder into the Western World while the Western Powers, by English, French and American war-steamers, are conveying “”order”” to Shanghai, Nanking and the mouths of the Great Canal. Do these order-mongering Powers, which would attempt to support the wavering Manchu dynasty, forget that the hatred against foreigners and their exclusion from the Empire, once the mere result of China’s geographical and ethnographical situation, have become a political system only since the conquest of the country by the race of the Manchu Tatars?””. (pag 7-8)”,”MADx-633″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Oeuvres. II. Economie. Edition etablie et annotée par Maximilien Rubel. Ce volume contient: Economie et philosophie, Salaire, Principes d’une critique de l’ économie politique, Matériaux pour l’ “”économie””, Le Capital (Livre deuxième, Livre troisième), Appendices (Plans et sommaires du Capital).”,”2° copia Crisi moderne: pag 261 Contraddizioni interne alla legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto pag 1024 “”Rappelons en passant que Monsieur le Capitaliste aisni que sa presse sont souvent mécontents de la manière dont la force de travail dépense son argent et dont elle choisit elle-même les marchandises II: c’est là une bonne occasion pour philosopher, jaser de culture et se poser en philanthrope. Voyez par exemple M. Drummond, secrétaire d’ambassade de Grande-Bretagne à Washington. Selon lui, ‘The Nation’ a publié, fin octobre 1879, un article intéressant où il est dit entre autres: “”La population laborieuse n’a pas, dans le domaine de la culture, suivi le rythme du progrès technique; une pluie d’objets s’est abattue sur elle, dont elle ne sait que faire et pour lesquels elle ne constitue pas un marché””. Chaque capitaliste désire naturellement que les ouvriers achètent sa marchandise. “”Il n’y a aucune raison pour que l’ouvrier ne souhaite posséder autant de confort que le prêtre, l’avocat et le médecin, qui gagnent autant que lui.”” Les avocats, les prêtres et les médecins de cette catégorie ne peuvent en effet que souhaiter tant de confort! “”Mais il ne le fait pas. Reste à savoir comment on pourrait, par des méthodes saines et rationnelles, l’élever au rang d’un consommateur mieux avisé; question difficile à résoudre, puisque toute l’ambition du travailleur ne va pas au-delà d’une diminution de ses heures de travail et que le démagogue le pousse beaucoup plus dans cette voie que vers l’élévation de sa condition par le perfectionnement de ses aptitudes morales et intellectuelles.”” (1)”” (1) Reports of H.M’s. Secretaries of Embsasy and Legation on the Manufactures, 1879 pag 404 (pag 851-852)”,”MADx-634″ “MARX Karl”,”Miseria de la filosofia.”,”Contine note manoscritte “”En 1770 la población de los Reinos Unidos de Gran Bretaña era de 15 millones y la población productiva de 3 millones. El poder científico de la producción igualaba más o menos a una población de 12 millones de individuos más; luego, en resumen, existían 15 millones de fuerzas productivas. De esta forma el poder productivo era a la población como 1 es a 1 y el poder científico era al poder manual como 4 es a 1. En 1840 la población no pasaba de 30 millones: la población pruductiva la componían 6 millones, mientras que el poder científico llegaba a ser de 650 millones, es decir, que estaba respecto a la población total como 21 es a 1 y respecto al poder manual como 108 es a 1. En la sociedad inglesa la jornada de trabajo ha adquirido, pues, en setenta años un excedente de 2.700 por 100 de productividad, es decir, que en 1840 ha producido veintisiete veces más que en 1770. Según el señor Proudhon, tendría que plantearse así el problema: ¿Por qué el obrero inglés de 1840 no ha sido veintisiete veces más rico que el de 1770?”” (pag 149)”,”MADx-635″ “MARX Karl”,”Critique du programme de Gotha.”,”””Après la “”loi d’airain”” de Lassalle, la panacée du prophète. On “”prépare les voies”” d’une digne manière. Au lieu de la lutte des classes existante, on a mis une phrase de journaliste: “”la question sociale”” à la “”solution”” de laquelle on “”prépare les voies””. Au lieu de découlier du processus de transformation révolutionnaire de la société, “”l’organisation socialiste de l’ensemble du travail”” “”résulte”” de “”l’aide de l’Etat””, aide que l’Etat fournit aux sociétés de production que lui-même (et non le travailleur) a “”suscitées””. Croire qu’on peut construire une société nouvelle au moyen des subventions de l’Etat aussi facilement qu’on construit un nouveau chemin de fer, voilà qui est bien digne de la présomption de Lassalle! Par (…) pudeur, on place “”l’aidé de l’Etat”” sous le contrôle démocratique du “”peuple travailleur””. D’abord, le “”peuple travailleur””, en Allemagne, est composé en majorité de paysans et non de prolétaires.”” (pag 48-49)”,”MADx-637″ “MARX Karl”,”Ouvres philosophiques. Traduit par J. Molitor. Tome V. La liberté de la presse. A propos de communisme. La loi sur le vols de bois. Correspondance Marx-Ruge. Le roi de Prusse et la réforme sociale.”,”MOLITOR è stato Agregé de l’ Université, Inspecteur d’ Academie. Omaggio di Odorici “”Jusqu’ici les philosophes avaient la solution de toutes les énigmes toutes préparées dans leur pupitre, et ce sot de monde exotérique n’avait qu’à ouvrir le bec et les alouettes de la science absolue lui tombaient toutes rôties. La philosophie s’était sécularisée, et la preuve la plus frappante en est que la conscience philosophique fu elle-même, et non seulement extérieurement, mais ancore intérieurement, dans le tourment de la lutte. Si la construction de l’avenir et l’achèvement pour tous les temps n’est pas notre affaire, ce que nous avons è cette heure à réaliser est d’autant plus certain, je veux dire ‘la critique, sans considération d’aucune sorte, de tout ce qui existe’, sans considération d’aucune sorte aussi bien dans ce sens que la critique n’a pas peur de ses résultats et tout aussi peu du conflit avec les puissances existantes.”” (pag 206-207, Marx a Ruge, settembre 1843)”,”MADx-638″ “MARX Karl”,”Ouvres philosophiques. Traduit par J. Molitor. Tome VI. Economie politique et philosophie. Idéologie allemande (1re partie) publiée par S. Landshut et J.P. Mayer.”,”MOLITOR è stato Agregé de l’ Université, Inspecteur d’ Academie. Omaggio di Odorici “”Et enfin la division du travail nous montre immédiatament par un premier exemple que, tant que les hommes se trouvent dans la société naturelle, tant que, par conséquent, la scission existe entre les intérêts particuliers et les intérêts communs, tant que l’activité n’est donc pas divisée volontairement, masi naturellement, l’acte propre de l’homme devient pour lui une puissance étrangère extérieure qui le subjugue au lieu qu’il la domine. En effet, dès que le travail commence à être réparti, chacun a son cercle d’activité déterminé, exclusif, qui lui est imposè, dont il ne peut sortir; il est chasseur, pêcheur ou pâtre ou critique, et il est forcé de le rester, s’il ne veut pas perdre ses moyens d’existence, – tandis que, dans la societè communiste, où chacun n’a pas un cercle exclusif d’activité, mais peut se perfectionner dans n’importe quelle branche, la société règle la production générale et me donne ainsi la possibilté de faire aujourd’hui ceci, demain cela, de chasser le matin, de pêcher l’après-midi, de faire le soir de l’élevage, même de critiquer la nourriture, sans jamais devenir chasseur, pêcheur ou pâtre ou critique, juste suivant mon bon plaisir. Cette stabilisation de l’activité sociale, cette consolidation de notre propre produit en une force concrète qui nous domine, qui échappe à notre contrôle, contrecarre nos espérances, anéantit nos calculs, constitue un des facteurs principaux dans le développement historique passé””. (pag 174-175) (Idéologie allemande)”,”MADx-639″ “MARX Karl”,”Ouvres philosophiques. Traduit par J. Molitor. Tome VII. Idéologie allemande (suite) publiée par S. Landshut et J.P. Mayer.”,”MOLITOR è stato Agregé de l’ Université, Inspecteur d’ Academie. Omaggio di Odorici “”Voir également ce que nous avons dit plus haut, à l’occasion des “”troubles ouvriers surgissant çà et là””, sur “”les classes opprimées”” et leurs soulèvements au XIV° siècle. – Les anciennes formes de soulèvements ouvriers se rattachaient au développement où se trouvait chaque fois le travail et à la forme qui en résultait pour la propriété; l’insurrection directement ou indirectement communiste se rattache à la grande industrie. Au lieu d’entrer dans le détail de cette vaste histoire, saint Max arrange une sainte transition des classes opprimées ‘patientes’ aux classes opprimées ‘impatientes’: “”Aujourd’hui que chacun ‘doit’ se développer et devenir ‘un homme'”” (mais où les ouvriers catalans par exemple “”ont-ils appris”” que “”chacun”” doit se développer et devenir un homme?), “”le parquement de l’homme dans un travail machinal coïncide avec l’esclavage”” (p. 158). Avant Spartacus et la guerre des esclaves ce fut donc le christianisme qui ne fit pas “”coïncider le parquement de l’homme dans un travail machinal avec l’esclavage””, et au temps de Spartacus ce fut la notion ‘homme’ qui supprima cet état de choses et fut la primière cause de l’esclavage. “”Ou bien”” Stirner aurait-il “”même”” entendu parler de la relation des troubles ouvriers modernes avec le machinisme et aurait-il voulu l’indiquer ici? Dans ce cas, ce n’est pas l’introduction du travail mécanique qui a transformé les ouvriers en rebelles, mais c’est l’introduction de la notion ‘homme’ qui a transformé le travail mécanique en esclavage. “”S’il en est ainsi”” “”cela a vraiment l’air”” d’être une histoire “”unique”” des mouvements ouvriers.”” (pag 15-16) Come Stirner interpreta l’antichità “”Les philosophes allemands ont l’habitude d’opposer l’antiquité en tant qu’époque du réalisme au temps chrétien et moderne en tant qu’époque de l’idéalisme, tandis que les économistes, historiens et savants français et anglais ont l’habitude de comprendre l’antiquité comme la période de l’idéalisme opposée au matérialisme et à l’empirisme des temps modernes. On peut dire encore que l ‘ a n t i q u i t é est idéaliste, dans ce sens que, dans l’histoire, les anciens représentent le Citoyen (1), l’homme politique idéaliste, tandis que les modernes aboutissent en fin de compte au Bourgeois (1), l’ami réaliste du commerce (1) – ou encore qu’elle est réaliste parce que chez les anciens la communauté était « une vérité », tandis qu’elle est chez les modernes un « mensonge» idéaliste. Et voilà le peu qui résulte de toutes ces oppositions abstraites et de toutes ces constructions de l’histoire. ‘L’unique chose que nous apprenne toute cette description des anciens, c’est que Stirner « sait » en vérité peu de « choses » du monde antique, mais l’a « d’autant mieux pénétré ». (Comparez Wigand, p. 191.) Stirner est vraiment ce petit garçon dont saint Jean nous dit dans l’Apocalypse 12,5 : « qu’il doit gouverner toutes les nations avec une verge de fer ». Nous avons vu comment il laisse retomber la férule de fer de son ignorance sur les pauvres païens. Les « modernes » ne s’en tireront pas à meilleur compte.”” (pag 90-91) [(1) En français dans l’original].”,”MADx-640″ “MARX Karl”,”Ouvres philosophiques. Traduit par J. Molitor. Tome VIII. Idéologie allemande (suite) publiée par S. Landshut et J.P. Mayer.”,”MOLITOR è stato Agregé de l’ Université, Inspecteur d’ Academie. Omaggio di Odorici”,”MADx-641″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”The German Ideology. (including) These on Feuerbach (and) Introduction to the Critique of Political Economy.”,”Cabet. “”On page 170 he arrives at the “”result”” that the only communism which “”exists”” is “”‘crude’ French communism”” (crude once again). The construction of this truth ‘a priori’ is carried out with great “”social instinct”” and shows that “”man has become conscious of his essence””. Listen to this: “”There is no other communism, for what Weitling has produced is only an elaboration of Fourierist and communist ideas with which he became acquainted in Paris and Geneva””. “”There is no”” English communism, “”for what Weitling””, etc. Thomas More, the Levellers, Owen, Thompson, Watts, Holyoake, Harney, Morgan, Southwell, Goodwyn Barmby, Greaves, Edmonds, Hobson, Spence will be amazed, or turn in their graves, when they hear that they are no communists “”for”” Weitling went to Paris and Geneva. Moreover, Weitling’s communism does seem to be different in kind from the “”crude French”” variety, in vulgar parlance, from Babouvism, since it contains some of “”Fourier’s ideas”” as well. “”The communists were particularly good at drawing up systems or even complete social orders (Cabet’s Icarie, La Félicité, Weitling). All systems are, however, dogmatic and dictatorial””. By this verdict on systems in general true socialism has, of course, saved itself the trouble of acquainting itself at first hand with the communist systems””. (pag 487)”,”MADx-642″ “MARX Karl”,”A Contribution to the Critique of Political Economy. (1859)”,”‘Per la critica dell’ economia politica’ fu pubblicata da Marx nel 1859 otto anni prima del primo volume del Capitale. “”‘Sir James Steuart’ begins his investigation of specie and money with a detailed criticism of Hume and Montesquieu. He is indeed the first to ask whether the amount of money in circulation is determined by the prices of commodities, or the prices of commodities determined by the amount of money in circulation. Although his exposition is tarnished by his fantastic notion of the measure of value, by his inconsistent treatment of exchange-value in general and by arguments reminiscent of the Mercantile System, he discovers the essential aspect of money and the general laws of circulation of money, because he does not mechanically place commodities on one side and money on the other, but really deduces its various functions from different moments in commodity exchange.”” (pag 165)”,”MADx-643″ “MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”The Essential Marx. The Non-Economic Writings. Communism – Literature – Art – Science – History – Religion – The Role of Women – Child-Rearing – Education – Class Struggle.”,”PADOVER è Distinguished Service Professor Emeritus of Political Science alla The New School for Social Research. E’ autore di ‘Jefferson, The Living U.S. Constitution’ e di ‘Thomas Jefferson on Democracy’.”,”MADx-644″ “MARX Karl”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale. I.”,”Omaggio famiglia Zucchiati Notizie Pietro Custodi (Galliate, Novara, 1771 – Galbiate, Como, 1842) ebbe ruoli di rilievo nel napoleonico regno d’Italia, e curò in una importante collana l’edizione degli scritti degli economisti italiani dal XVI al XVII secolo. Il fondo conservato nella Mai, impropriamente considerato archivio, è formato da 8 faldoni comprendenti lettere e documentazione, datata dal XVII al XIX secolo, relativa anche alla famiglia Custodi. Il suo archivio è custodito in gran parte nella Biblioteca nazionale di Parigi e, in minima parte, presso l’Ambrosiana di Milano.”,”MADx-645″ “MARX Karl KAUTSKY Karl LENIN V.I.; PATNAIK Utsa a cura”,”The Agrarian Question in Marx and his Successors. Volume I.”,”ANTE3-52 “”The more a ruling class is able to assimilate the foremost mind of a ruled class, the more stable and dangerous becomes its rule”” (Karl Marx) PATNAIK Utsa è professore di economia presso il Centre for Economic Studies and Planning. L’Autrice ha scritto molto su questi temi tra cui ‘The Long Transition: Essays on Political Economy’ (1999).”,”MADx-647″ “MARX Karl – LUPORINI Cesare”,”Introduccion general a la critica de la economia politica / 1857 (Marx) – Marxismo y ciencias Humanas (Luporini)”,”””Qui si convien lasciare ogni sospetto / Ogni viltà convien che qui sia morta”” (citazione di Dante in prologo Marx 1859) pag 18″,”MADx-648″ “MARX Karl; a cura di McLELLAN David”,”Marx’s Grundrisse.”,”McLELLAN David è nato a Hertford nel 1940. E’ diventato Reader in Political Theory alla University of Kent, e visiting professor alla SUNY (State University New York). Ha contribuito al simposio internazionale Hegel di Milwaukee. E’ stato Guest Fellow all’ Indian Institute of Advanced Study, Simla, India.”,”MADx-649″ “MARX Karl, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Opere. Lotta politica e conquista del potere.”,”Bravo cita il saggio di Eric J. HOBSBAWM ‘La diffusione del marxismo’, in Studi storici 1974 n° 2 pag 241-269 (pag VII) Lettera-necrologio di K. Marx a J.B. von Schweitzer su Proudhon (1865) (pag 617)”,”MADx-650″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Le manifeste communiste.”,”Copia firmata presumibilmente da Jean Drapier, socialista belga esponente del movimento europeo. Il volume contiene ritaglio di giornale (1932 circa) ‘La doctrine marxiste’ di A. Minard riguardo alla polemica di Bernstein contro Marx, articolo che riassume in poche righe la teoria di Marx.”,”MADS-457″ “MARX Karl”,”La guerra civile in Francia del 1870-71 o la Comune rivendicata.”,”2° copia. Esemplare omaggio da Napoli by Laur.) Scanner Mang.”,”MADx-655″ “MARX Karl Engels Friedrich”,”Scritti di Marx-Engels del primo periodo teorico-pratico, 1843-1852 nella scelta del Partito comunista cinese.”,”a cura di un collettivo coordinato da Paola VARANI: Luisa COETA, Erminio FERRARI Peter LOSA.”,”MADx-657″ “MARX Karl, a cura di Corrado OCONE”,”Karl Marx. Teoria del capitale.”,”””Una buona notizia giunge per il nostro [Marx] nel gennaio 1852, quando riceve l’invito a collaborare dietro compenso (in verità non molto alto) per “”La rivoluzione”” (“”Die Revolution””), il settimanale tedesco del fuoriuscito Weydemeyer. Comincia inviando sette articoli sul colpo di Stato francese del 1852, un po’ sul modello e in continuazione del precedente sulla Rivoluzione del 1848: la rivista li pubblica tutti insieme, nel primo numero del 20 maggio, con il titolo “”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’, con il quale il testo è stato consegnato alla storia””. (pag 69)”,”MADx-658″ “MARX Karl”,”Betrachtung eines Jünglings bei der Wahl eines Berufes.”,”””Considerazioni di un giovane sulla scelta di una professione”” (tema di licenza liceale), 12 agosto 1835 – Opere complete, V. 1, K. Marx “”Nel quinquennio 1830-1835 Karl frequentò il liceo di Treviri, caratterizzato da un corpo docente moderatamente liberale. Degli anni liceali il poco che resta, qualche componimento dell’esame di licenza, riflette l’immagine di un adolescente pieno di idealismo e di entusiasmo, che sogna di sacrificarsi per il bene dell’umanità. Nella prova di tedesco, intitolata “”Considerazioni di un giovane sulla scelta del proprio avvenire””, il giovane Karl respinge decisamente l’ambizione come base per la scelta di una carriera e con un entusiasmo tutto giovanile scrive: “”La storia chiama grandi uomini quelli che, mentre operavano per la comunità, nobilitarono se stessi; l’esperienza esalta come il più felice quegli che rese felice il maggior numero di uomini; (…) Quando abbiamo scelto la condizione nella quale possiamo più efficacemente operare per l’umanità, allora gli oneri non possono più schiacciarci, perché essi sono soltanto un sacrificio pel bene di tutti, allora non gustiamo più una gioia povera, angusta ed egoistica, ché anzi la nostra felicità appartiene a milioni, le nostre imprese vivono pacifiche, ma eternamente operanti, e le nostre ceneri saranno bagnate dalle lacrime ardenti di uomini nobili””. Questa ingenua professione di fede, che i suoi insegnanti considerarono eccessivamente retorica, era in realtà la prima manifestazione di un ideale, al quale egli rimarrà per sempre fedele e per il quale sacrificherà la sua vita.”””,”MADx-663″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di STAMMEN Theo, collaborazione di CLASSEN Alexander”,”Das Manifest der Kommunistischen Partei. Kommentierte Studienaugabe.”,”””Das Proletariat ist für Marx deswegen zum “”Stand der ‘Befreiung'”” der Menschheit prädestiniert, weil es – unter den konkreten gesellschaftlichen und ökonomischen Bedingungen der bürgerlichen Gesellschaft ein “”Stand der ‘Unterjochung'”” ist, eine “”Klasse mit radikalen Ketten””, eine Klasse, welche… der völlige Verlust des Menschen ist, also nur durch die völlige Wiedergewinnung des Menschen sich selbst gewinnen kann””. Dadurch ist das Proletariat für Marx die “”materielle Grundlage”” der Revolution (I, 498-504). Mit der “”Aufhebung”” des gesellschaftlichen und ökonomischen Antagonismus der bürgerlichen Gesellschaft durch das Proletariat wäre dann die “”‘Vorgeschichte der menschlichen Gesellschaft’ vollendet; die eigentliche Geschichte als Geschichte der von der Entfremdung emanzipierten Menschen könnte damit beginnen.”” (pag 52) [‘C. Leben und Werk von Karl Marx’, in MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di STAMMEN Theo, collaborazione di CLASSEN Alexander, Das Manifest der Kommunistischen Partei. Kommentierte Studienaugabe, 2009]”,”MADx-665″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Acerca del colonialismo.”,”””Las atrocidades cometidas por los cipayos sublevados en la India son verdaderamente horripilantes, espantosas e indescriptibles, de las que se pueden esperar únicamente en guerras insurreccionales, nacionales, raciales y, sobre todo, religiosas; en una palabra, atrocidades come las que la respetable Inglaterra solía aplaudir cuando las perpetraban los vandeanos contra los “”azules””, las guerrillas españolas contra los impíos franceses, los servios contra sus vecinos alemanes y húngaros, los croatas contra los vieneses rebeldes, y la guardia móvil de Cavaignac o los decembristas de Bonaparte contra los hijos y las hijas de la Francia proletaria””. (pag 77) [Carlos Marx, La revuelta india, Londres 4 de septiembre de 1857] [in Marx-Engels, Acerca del colonialismo, 1978]”,”MAED-343″ “MARX Karl”,”L’Expropriation originelle.”,”””La centralisation des moyens de production et la socialisation du travail atteignent au point où elles deviennent incompatibles avec leur enveloppe capitaliste. On la fait sauter. L’heure de la propriété privée capitaliste a sonné. On exproprie les expropriateurs. Le mode d’appropriation capitaliste issu du mode de production capitaliste, la proprieté privée capitaliste donc, est la négation première de la propriété privée individuelle, fondée sur le travail fait par l’individu. Mais la production capitaliste engendre à son tour, avec l’inéluctabilité d’un processus naturel, sa propre négation. C’est la négation de la négation. Celle-ci ne rétablit pas la propriété privée, mais, en tout état de cause, la propriété individuelle fondée sur les conquêtes mêmes de l’ère capitaliste: sur la coopération et la proprieté commune de la terre et des moyens de production produits par le travail proprement dit.”” [Karl Marx, Le Capital] [in Karl Marx, L’Expropriation originelle, 2001] (pag 97)”,”MADx-666″ “MARX Karl”,”L’Expropriation originelle.”,”””Le ‘Clearing of Estates’ ou, comme on disait, l’expulsion des paysans, se fit surtout sentir en Allemagne, après la Guerre de Trente Ans et provoqua encore en 1790, en Saxe élective des soulèvements de paysans. Cette pratique sévissait notamment en Allemagne orientale. Dans la plupart des provinces de Prusse, Frédéric II fut le prmier à garantir le droit de propriété aux paysans. Après la conquête de la Silésie, il obligea les propriétaires fonciers à reconstruire les cabanes, les granges, etc. et à fournir aux paysans bétail et outils. Il avait besoin de soldats pour son armée et de contribuables pour son Trésor. On se fera d’ailleurs une idée de la vie agréable que le paysan menait sous son régime de malversations financières et sous le mélange de despotisme, de bureaucratie et de féodalisme qui tenait lieu de gouvernement, en lisant ces lignes, écrites par son admirateur Mirabeau: “”Le lin fait donc une des grandes richesses du cultivateur dans le Nord de l’Allemagne. Malheuresement pour l’espèce humaine, ce n’est qu’une ressource contre la misère, et non un moyen de bien-être. Les impôts directs, les corvées, les servitudes de tout genre écrasent le cultivateur allemand, qui paie encore des impôts indirects dans tout ce qu’il achète…et pour comble de ruine, il n’ose pas vendre ses productions où et comme il veut; il n’ose pas acheter ce dont il a besoin aux marchands qui pourraient le lui livrer au meilleur prix. (…)””””. (pag 49-50) [Karl Marx, L’Expropriation originelle, 2001] Enclosures Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.Vai a: Navigazione, cerca Con il termine enclosures ci si riferisce alla recinzione dei terreni comuni (terre demaniali) a favore dei proprietari terrieri avvenuta in Inghilterra tra il XII ed il XIX secolo. Gli enclosure acts danneggiarono principalmente i contadini, che non potevano più usufruire dei benefici ricavati da quei terreni, a favore dei grandi proprietari: per le recinzioni era necessario sostenere spese di tipo privato ma anche legali, che scoraggiavano i piccoli proprietari. Alla fine del XVIII secolo, tale sistema aveva portato alla concentrazione della proprietà terriera nelle mani dell’aristocrazia inglese e, inoltre, aveva creato una massa di lavoratori disoccupati, la manodopera a basso costo che sarà quindi impiegata nel nuovo ciclo produttivo industriale. Tale sistema però fu reso necessario dal continuo aumento della domanda di beni agricoli alla quale il vecchio sistema agricolo non poteva far fronte in quanto i terreni erano coltivati da contadini che si occupavano dello stesso campo solo per un anno, e che quindi non erano motivati a migliorare le condizioni del terreno. Con le enclosures i grandi latifondisti fittarono i terreni a coltivatori diretti che se ne occupavano, pagando però fitti molto alti, per diversi anni, apportando miglioramenti quali-quantitativi all’ agricoltura inglese. Indice [nascondi] 1 Leggi sulle recinzioni 1.1 High-farming 2 Note 3 Bibliografia 4 Voci correlate Leggi sulle recinzioni [modifica] Fra il 1700 e il 1810, il Parlamento inglese ha emanato una serie di Enclosures acts (leggi sulle recinzioni) che obbligavano a recintare i terreni, in particolare i campi aperti (open fields) e i campi comuni (commons lands o common wastes). L’Inghilterra possedeva innumerevoli piccoli proprietari terrieri (yeomen) i cui possedimenti erano piccoli e sparsi riducendo la possibilità di introdurre innovazioni e di conseguenza di migliorarne i rendimenti. Le leggi sulle recinzioni hanno favorito la redistribuzione e il raggruppamento delle terre ingrandendone la dimensione, a tutto vantaggio dei grandi proprietari che spinsero e sostennero queste leggi. I piccoli proprietari terrieri (yeomen) furono le prime vittime della trasformazione economica inglese del XVIII secolo, in quanto furono spesso obbligati a vendere le loro terre non avendo risorse sufficienti per effettuare le recinzioni. Anche i cottagers, che non possedevano terre proprie ma beneficiavano dell’accesso alle terre comuni destinate a scomparire, persero una fonte importante di sussistenza e furono spinti o a lavorare per i grandi proprietari o a cercare fortuna nelle città. Gli yeomen e i cottagers contribuirono così ad alimentare la forza lavoro della quale l’industria nascente necessitava. High-farming [modifica] L’aumento della dimensione del singolo appezzamento di terra e la loro recinzione permisero un incremento della produttività agricola attraverso l’introduzione di nuove tecniche, generalmente definite con il termine Sistema di Norfolk, dal nome della contea inglese dove, verso la metà del XVIII e sotto la spinta del pioniere Lord Townshend, vennero sperimentate e successivamente pubblicizzate importanti innovazioni. In particolare si ritengono: l’abbandono progressivo del maggese e l’introduzione di una rotazione continua delle terre; l’introduzione e l’estensione di nuove colture; il miglioramento degli utensili tradizionali e l’introduzione di nuovi; la selezione delle sementi e dei riproduttori animali; l’estensione e il miglioramento delle terre arabili (drenaggio del suolo e spargimento di concime animale); l’estensione dell’uso dei cavalli nei lavori agricoli. Più tardi, anche Arthur Young [1] contribuì alla conoscenza e alla diffusione delle nuove tecniche agricole. La produttività del lavoro agricolo aumentò del 90% fra il 1700 e il 1800, mentre la popolazione attiva nell’agricoltura passò dal 70% al 37%. Note [modifica] 1.^ Antonio Saltini Storia delle Scienze agrarie Venticinque secoli di pensiero agronomico, Prefazione di Ludovico Geymonat Edagricole 1979, pagg. 209-233 Bibliografia [modifica] Karl Polanyi, The Great Transformation, 1944 J.M. Neeson, Commoners: Common Right, Enclosure and Social Change in England, 1700 – 1820, [1], Cambridge University Press, 1993, ISBN 0-521-56774-2 Leigh Shaw-Taylor, ‘Parliamentary Enclosure and the Emergence of an English Agricultural Proletariat’, Journal of Economic History, 2001 Keith Lindley, Fenland Riots and the English Revolution, 1982 Peter Kropotkin, Mutual Aid: A Factor of Evolution, 1902 [2] Barrington Moore, Jr., Social Origins of Dictatorship and Democracy: Lord and Peasant in the Making of the Modern World, Boston, Beacon Press, 1966. W.H.B. Court, “”A Concise Economic History of Britain”” (Cambridge University Press, 1954 Voci correlate [modifica] Rivoluzione industriale in Inghilterra Il Capitale, libro I, Cap. 24″,”MADS-481″ “MARX Karl, a cura di Marcello MUSTO”,”Introduzione alla critica dell’economia politica. (1857)”,”Questo lavoro di Marx (1857) rimasto incompiuto doveva precedere lo scritto al quale lavorava da tempo e che apparve nel 1859 con il titolo ‘Per la critica dell’economia politica’. Al manoscritto si è dato quindi il nome di ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’. (da nota del curatore) Marcello MUSTO insegna presso il dipartimento di scienze politiche della York University di Toronto. E’ autore di numerosi saggi su Marx e il marxismo.”,”MADx-667″ “MARX Karl”,”L’argent danse pour toi!”,”Testo scritto da Marx all’età di 26 anni. ‘Lorsque les ouvriers communistes se reunissent, c’est d’abord pour se saisir de la doctrine, de la propagande. Mais en même temps, ils satisfont un besoin nouveau, le besoin de société, et ce qui semble être le moyen devient le but. Une de ses manifestations les plus brillantes est la manière dont se réunissent les ouvriers socialistes français. Fumer, boire, manger ne sont plus là comme des moyens, des prétextes pour être ensemble. L’assemblée, la société qu’ils forment, la conversation elle-même – qui a la société pour but – leur suffisent en soi. La fraternité humaine n’est pas chez eux une parole en l’air, mais une vérité, et la noblesse de l’humanité se répand sur leurs figures endurcies par le travail’. [Karl Marx, L’argent danse pour toi!, 2010] (pag 17) Brano a pag 13 ‘Moins tu manges, moins … vraie puissance’ (circa 12 righe) (v. in italiano)”,”MADx-668″ “MARX Karl; a cura di David McLELLAN”,”The Grundrisse.”,”McLELLAN David è nato a Hertford nel 1940. E’ diventato Reader in Political Theory alla University of Kent, e visiting professor alla SUNY (State University New York). Ha contribuito al simposio internazionale Hegel di Milwaukee. E’ stato Guest Fellow all’ Indian Institute of Advanced Study, Simla, India. Diz: Exchange value”,”MADx-670″ “MARX Karl, a cura di Augusto PORZIO”,”Manoscritti matematici.”,”Augusto Porzio professore di filosofia del linguaggio e linguistica generale nell’Università di Bari dirige una collana annuale di Meltemi.”,”MADx-674″ “MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”On Freedom of the Press & Censorship.”,”Saul K. PADOVER (New School of Social Research)”,”MADx-676″ “MARX Karl LOTTANZI Franco MELOTTI Marco JANOVER Louis RUBEL Maximilien SAINT-JAMES Daniel SABATIER Guy BLANC Dominique PENGAM Alain SALIGUE Marc ZYGAS Pavie GRUPPO ETCETERA”,”De l’usage de Marx en temps de crise.”,”Colloquio tenuto in occasione del centenario della morte di Marx V. bel testo di Marx: ‘Appello al proletariato inglese’ (2 pagine) (rivoluzione sociale, tecnica, scientifica, industriale in una società borghese in cui appaiono i segni di declino che oscurano gli orrori dell’ultima fase dell’impero romano (…)), “”Toutes nos découvertes et tous nos progrès semblent avoir pour résultat de doter de vie intellectuelle les forces matérielles et de dégrader la vie humaine à une force matérielle. Cet antagonisme entre l’industrie et la science modernes d’une part, et la misère et la décomposition morale d’autre part, cet antagonisme entre les forces productives et les rapports sociaux de notre époque est un fait tangible, écrasant et impossibile à nier. Tels partis le déplorent, d’autres souhaitent se débarrasser de la technique moderne, pour peu qu’ils se délivrent des conflits modernes; ou bien s’imaginent qu’un progrès aussi important dans l’industrie doit nécessairement s’accompagner d’une régression non moins considérable en politique. Pour notre part, nous ne nous abusons pas quant à la nature de l’esprit retors qui ne cesse d’imprégner toutes ces contradictions. Nous savons que pour faire oeuvre utile les forces nouvelles de la société ont besoin d’une chose, à savoir d’hommes nouveaux qui maîtrisent ces forces; et ces hommes nouveaux, ce sont les travailleurs. Il sont tout autant une invention des temps modernes que les machines elles-mêmes. Dans les symptômes qui déconcertent la bourgeoisie, l’aristocratie et les piètres prophètes de la regression, nous retrouvons notre brave ami, Robin Goodfellow, la vieille taupe capable de travailler si vite sous terre, l’excellent mineur – la révolution.”” (pag 14) [Karl Marx, Appel au prolétariat anglais, 1856, traduzione di L. Janover e M. Rubel] [in AA.VV. ‘De l’usage de Marx en temps de crise’, 1984]”,”MADS-490″ “MARX Karl; a cura di David McLELLAN”,”The Grundrisse.”,”McLELLAN David è nato a Hertford nel 1940. E’ diventato Reader in Political Theory alla University of Kent, e visiting professor alla SUNY (State University New York). Ha contribuito al simposio internazionale Hegel di Milwaukee. E’ stato Guest Fellow all’ Indian Institute of Advanced Study, Simla, India. E’ autore di varie opere su Marx e di una biografia di Marx.”,”MADS-499″ “MARX Karl”,”Per la critica dell’economia politica.”,”””Il denaro non è soltanto ‘un’ oggetto della smania di arricchimento, ne è ‘l”oggetto. Questa smania è essenzialmente ‘auri sacra fames’ (1). La smania di arricchimento, a differenza della smania di una particolare ricchezza naturale o di valori d’uso come vestiti, gioie, greggi, ecc., è possibile soltanto non appena la ricchezza generale come tale è individualizzata in una cosa particolare e quindi può essere fissata come merce singola. Il denaro appare quindi altrettanto come oggetto quanto come fonte della smania d’arricchimento (2). In fondo e di fatto si tratta di questo: il valore di scambio come tale, e con ciò il suo aumento, diventano fine. L’avarizia fissa il tesoro non consentendo al denaro di diventare mezzo di circolazione, ma la bramosia dell’oro ne conserva l’anima-denaro, la sua costante tensione nei confronti della circolazione. Ora, l’attività mediante la quale viene formato il tesoro, è da un lato la sottrazione del denaro alla circolazione mediante una vendita costantemente ripetuta, dall’altro un semplice accatastare, un”accumulazione’.”” [Marx, Capitolo II. Il denaro, ossia la circolazione semplice] [in Karl Marx, Per la critica dell’economia politica, Edizioni Lotta Comunista, 2009] [(1) Parte del verso 57 del III libro dell’Eneide; (2) “”Nel denaro sta l’origine dell’avarizia… a poco a poco qui si accende una sorta di follia che già non è più avarizia, bensì brama di oro”” (Plinio, Historia naturalis, libro XXXII, cap. III, 14) [nota di Marx]]”,”ELCx-144″ “MARX ENGELS LASSALLE, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Primo volume. Carlo Marx: Le discussioni del sesto Landtag delle Provincie Renane (1842). Un carteggio del 1843 – Per la critica della filosofia del diritto di Hegel – Per la questione degli Ebrei (1844). Miseria della filosofia. Il Manifesto del Partito Comunista. Innanzi ai giurati di Colonia. Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 (1850). Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte (1852). Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia.”,”1 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-680″ “MARX ENGELS LASSALLE, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Secondo volume. Carlo Marx: La questione orientale: Lettere di Carlo Marx (1853-56). Per la critica dell’economia politica (1859). Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori (1864). La guerra civile in Francia: Indirizzo del Consiglio generale dell’Associazione internazionale dei lavoratori, con l’aggiunta di due indirizzi del Consiglio generale intorno alla guerra franco-tedesca e d’una introduzione di Federico Engels (1870-71). L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori: Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’Aja (1873). Per la critica del programma della democrazia socialista: scritto postumo di Carlo Marx (1875).”,”2 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-681″ “MARX ENGELS LASSALLE, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Terzo volume. Federico Engels: Le condizioni dell’Inghilterra, Lineamenti di una critica dell’economia politica (1843-44). La condizione della classe operaia in Inghilterra (1845). La Sacra Famiglia, ossia Critica della Critica critica, contro Bruno Bauer e consorti scritto con Carlo Marx. Adunanze in Elberfeld, La festa delle nazioni in Londra, Un frammento di Fourier sul commercio, La guerra civile svizzera (1845-47). ll “”Volkstribun”” redatto da Ermanno Kriege in New York, Protezione e libero scambio, Il comunismo del “”Rheinische Beobachter”” (1845-47) [scritto con Carlo Marx].”,”3 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-682″ “MARX ENGELS LASSALLE, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Quarto volume. Federico Engels: La campagna tedesca per la costituzione dell’impero. Il Bill inglese delle dieci ore (La legge delle 10 ore in Inghilterra) (1850). La guerra dei contadini (1850). Po e Reno (1859). Savoia, Nizza e il Reno (1860). Cose internazionali estratte dal “”Volksstaat””. Per la questione delle abitazioni (1872). Nella questione di Brentano contro Marx per pretesa falsa citazione (Esposizione di fatti e documenti. L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza (1878). Ludovico Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Carlo Marx su Ludovico Feuerbach dell’anno 1845 (1886). Sulla tattica socialista: risposta al sig. Paul Ernst (1890). Due lettere di Federico Engels sull’interpretazione materialistica della storia (Dal Sozialistische Akademiker) (1895).”,”4 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-683″ “MARX ENGELS LASSALLE, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Quinto volume. Ferdinando Lassalle: Discorso pronunciato a propria difesa, Colonia, 11 agosto 1848. Il mio discorso in Corte d’Assise, Düsseldorf, 1849. La guerra d’Italia e il compito della Prussia (1859). Gotthold Ephraim Lessing (1861). Delle costituzioni (1862). Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia (1862). Il legato politico di Fichte e l’attuale momento, lettera di Ferdinando Lassalle (1860). La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico (1862). L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici, Un’arringa defensionale innanzi alla Camera di Consiglio di Berlino contro l’accusa di aver pubblicamente eccitato le classi proletarie all’odio e al disprezzo contro le classi possidenti (1863). La scienza e gli operai, Un’arringa difensionale innanzi alla Corte criminale di Berlino (1863). Il processo criminale di Lassalle, Il dibattimento orale (1863). Libro di lettura per gli operai, Discorso tenuto a Francoforte, 1863. Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte, Tre sintomi dello spirito pubblico, Discorso tenuto a Barmen, Solingen e Düsseldorf, 1863. Programma operio, Dello speciale rapporto dell’attuale momento storico con l’idea della classe operaia (1863). Agli operai di Berlino, Indirizzo in nome degli operai della Unione generale operaia germanica (1863).”,”5 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-684″ “MARX ENGELS LASSALLE MEHRING, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Sesto volume. Ferdinando Lassalle: Forza e diritto. Lettera aperta (1863). Per la questione operaia. Discorso tenuto a Lipsia, 1863. L’agitazione dell’Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia (1864). Il processo per alto tradimento davanti al Tribunale di Stato di Berlino (1864). Il processo dinanzi alla Corte d’Appello di Düsseldorf (1864). Franz Mehring: Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la costituzione di Prussia (1830-1863).”,”6 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-685″ “MARX ENGELS LASSALLE, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Settimo volume. Carlo Marx: Il Capitale. “”Critica dell’economia politica”” di Carlo Marx. Volume primo. Libro I: Sviluppo della Produzione Capitalistica. Nuova edizione popolare a cura di Carlo Kautsky.”,”7 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-686″ “MARX ENGELS LASSALLE MEHRING, a cura di E. CICCOTTI”,”Opere. Ottavo volume. Franz Mehring: Storia della Democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891), (1898). Federico Engels: La scienza sovvertita dal signor Eugenio Dühring (Antidühring), (1878).”,”8 Autore:CICCOTTI E. (A CURA DI) Editore: AVANTI! Anno di pubblicazione: 1914 Soggetto:MARXISMO Tipologia: Libri antichi Libreria: Studio Bibliografico Kreuzberg – Italy (Valutazione libreria) Note: 8°”” “”8 vol., ril. tela con fregi a secco”” pp.””VII + 638/817/599/740/792/774/XXXVII + 821/884″” “”I-Marx: Le discussioni del sesto Landtag/Un Carteggio del 1843/Miseria della filosofia/Il Manifesto del Partito Comunista/Innanzi ai giurati di Colonia/Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850/Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte/Rivelazioni sul processo dei Comunisti in Colonia II-La questione orientale/Critica dell’economia politica/Indirizzo inaugurale dell’Associazione internazionale dei lavoratori/L’alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori/Critica del programma della democrazia socialista III-Engels: Le condizioni dell’Inghilterra/Le condizioni della classe operaia in Inghilterra/La Sacra Famiglia/Adunanze in Elberfeld/La festa delle nazioni in Londra/Un frammento di Fourier sul commercio/La guerra civile svizzera/Il “”””Volkstribun””””/Protezione e libero scambio/Il comunismo del Rheinische Beobachter IV-La campagna tedesca per la costituzione dell’impero/La legge delle 10 ore in Inghilterra/La guerra dei contadini/Po e Reno/Savoia, Nizza e il Reno/Cose internazionali estratte sal Volksstaat/L’ evoluzione del socialismo dall’ utopia alla scienza/Feuerbach e il punto d’ approdo della filosofia classica tedesca, con appendice di Marx/Aulla tattica socialista Due lettere sull’interpretazione materialistica della storia/V-Lassalle Discorsi alle Assisi/La guerra d’Italia e il compito della Prussia/G.E. Lessing/Delle costituzioni/Lettera aperta in risposta al Comitato centrale generale degli operai tedeschi a Lipsia/Il legato politico di Fichte. La filosofia di Fichte e il significato dello spirito nazionale germanico/Arringhe defenzionali: L’imposta indiretta e la condizione delle classi lavoratrici-La scienza e gli operai-Il processo criminale/Libro di lettura per gli operai/Discorsi: Le feste, la stampa e la Dieta di Francoforte. Programma operio. Agli operai di Berlino VI-Lassalle Forza e diritto/Discorsi: Per la questiione operaia-L’ agitazione dell’ Unione generale operaia germanica e le promesse del Re di Prussia/Il processo per alto tradimento/Il processo dinanzi alla Corte d’ Appello di Düsseldorf il 27 giugno 1864/Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte prima VII-Marx Il Capitale Critica dell’ economia politica Libro primo: lo sviluppo della produzione capitalistica VIII-Mehring-Storia della democrazia sociale tedesca parte seconda/Engels-La scienza sovvertita dal signor Eugenio DühringPref. di Claudio Treves Legatoria Casa Editrice Bietti, Milano (in quarta copertina)”,”MADx-687″ “MARX Karl”,”Écrits de jeunesse. Critique du droit politique hégélien (Manuscrit de 1842-1843). Critique de l’économie politique (Manuscrits de 1844). Suivis de Esquisse d’une critique de l’économie politique (1843-1844) par Friedrich Engels.”,”Annexes: K. Marx F. Engels ‘Le secret de la construction spéculative’, K. Marx F. Engels ‘La conception hégélienne de l’histoire’, K. Marx ‘La méthode dialiectique chez Hegel et Proudhon’; F. Engels ‘Esquisse d’une critique de l’économie politique'”,”MADx-692″ “MARX Karl ENGELS Friedrich / BERT Jean-François”,”Trois lettres à propos du mode de production asiatique (juin 1853) (Marx Engels) / Penser Marx avec l’anthropologie (Bert).”,”MPA Modo produzione asiatico BERT è sociologo e ricercatore all’Institut interdisciplinaire d’anthropologie du contemporain de l’Ecole des hautes etudes sociales (EHESS).”,”MADx-693″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Il manifesto del partito comunista.”,”Cofanetto, opera n° 1 (il volumetto mancava dal cofanetto, occorre procurarselo)”,”SOCx-220″ “MARX Karl”,”Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte.”,”Cofanetto, opera n° 2″,”SOCx-168″ “MARX Karl”,”La guerra civile in Francia.”,”Cofanetto, opera n° 3″,”SOCx-169″ “MARX Carlo”,”Lavoro salariato e capitale.”,”Cofanetto, opera n° 13 Engels chiude l’introduzione con il 1° maggio: “”E che gli operai sono sempre più decisi a conquistarsi questo nuovo ordine sociale, ne faran prova, sulle due rive dell’Oceano, il Primo Maggio di domani e domenica prossima, 3 maggio”” (pag 17)”,”SOCx-179″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Rivoluzione e controrivoluzione in Germania.”,”Cofanetto, opera n° 18″,”SOCx-184″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sul materialismo storico.”,”Cofanetto, opera n° 19″,”SOCx-185″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Contro l’ anarchismo.”,”Cofanetto, opera n° 21″,”SOCx-187″ “MARX Karl”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”Cofanetto, opera n° 26″,”SOCx-192″ “MARX Karl”,”Un carteggio del 1843 e altri scritti giovanili.”,”Cofanetto, opera n° 41″,”SOCx-207″ “MARX Karl”,”Introduzione alla critica dell’ economia politica. 1857.”,”Cofanetto, opera n° 43 Lo scritto fu redatto da MARX fra l’agosto e il settembre 1857 (per questo viene chiamato anche ‘Introduzione del ’57’) come ‘Einleitung’ al suo lavoro ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ (Per la critica dell’ economia politica). Quando però ‘Per la critica’ apparve nel 1859 a Berlino presso l’ editore Duncker, l’introduzione fu abolita da MARX per ragioni spiegate nella Prefazione dell’ opera. Fu pubblicata per la prima volta su ‘Neue Zeit’.”,”SOCx-209″ “MARX Karl”,”Salario, prezzo e profitto.”,”Cofanetto, opera n° 44″,”SOCx-210″ “MARX Karl”,”Forme che precedono la produzione capitalistica.”,”Cofanetto, opera n° 46″,”SOCx-212″ “MARX Karl, a cura di Amy E. WENDLING”,”Karl Marx on Technology and Alienation.”,”Amy E. WENDLING è Assistant Professor of Philosophy alla Creighton University in Omaha, USA.”,”MADS-511″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Scritti. Febbraio 1854 – febbraio 1855. Politica internazionale: Russia – Gran Bretagna – Questione d’Oriente – Guerra di Crimea – La Spagna rivoluzionaria.”,”””Quella propensione ad affaccendarsi e a immischiarsi in qualsiasi situazione è gradualmente diventata una prova di straordinaria energia e attività; e il più incostante degli statisti inglesi, quello che in Parlamento non è mai riuscito a portare a buon fine né una trattativa né una proposta di legge, il politico che smuove le acque solo per passatempo e i cui provvedimenti finiscono tutti per essere lasciati dormire sonni tranquilli, quello stesso Palmerston è stato così gonfiato da diventare l’unico personaggio su cui il Paese potesse contare nei momenti di grande emergenza. La verità è che egli ha contribuito non poco a gonfiare se stesso. Non soddisfatto di essere comproprietario del ‘Morning Post, sulle cui pagine ogni giorno era pubblicizzato come il futuro salvatore della patria, ha assoldato persone come il cavaliere Wikoff per diffondere le sue lodi in Francia e in America; ha circuito qualche mese fa il ‘Daily News’ trasmettendogli alcuni dispacci telegrafici e altri utili consigli; e ha messo le mani sulla gestione di quasi tutti i giornali di Londra. La cattiva gestione della guerra ha prodotto quella situazione d’emergenza in cui il progettava di ergersi – grande, ineguagliato e ineguagliabile – sulle rovine del governo di coalizione. In quel momento decisivo si è procurato l’appoggio del ‘Times’. Come ci sia riuscito, quale accordo abbia stretto col signor Delane, non è naturalmente dato sapere. Così, il giorno seguente la votazione, tutta la stampa quotidiana inglese tranne l”Herald’ ha chiesto a gran voce la nomina di Palmerston a primo ministro (…)””. [Marx, La caduta del governo Aberdeen] [in Marx Karl Engesl Friedrich, Scritti. Febbraio 1854 – febbraio 1855. Politica internazionale: Russia – Gran Bretagna – Questione d’Oriente – Guerra di Crimea – La Spagna rivoluzionaria, Edizioni Lotta Comunista, 2011] (pag 570-571)”,”ELCx-150″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Correspondance Karl Marx-Fr. Engels. Tome VII. Guerre de Sécession (1861-1863). Expédition du Mexique (1863).”,”Tomo VII”,”MADx-701″ “MARX Karl; CERVETTO Arrigo”,”Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte; La scienza della rivoluzione (A. Cervetto).”,”””Superata la crisi rivoluzionaria e soppresso il suffragio universale, la lotta tornò subito a divampare tra l’Assemblea nazionale e Bonaparte. La Costituzione aveva fissato l’indennità di Bonaparte a 600 mila franchi; ma era appena trascorso un semestre dal suo insediamento che gli riuscì di raddoppiare questa somma. Infatti Odilon Barrot aveva strappato all’Assemblea nazionale costituente un supplemento annuo di 600 mila franchi per cosiddette spese di rappresentanza. Dopo il 13 giugno Bonaparte aveva fatto delle sollecitazioni dello stesso genere, questa volta senza trovare ascolto presso Barrot. Ora, dopo il 31 maggio, egli approfittò immediatamente del momento favorevole e fece proporre dai suoi ministri all’Assemblea nazionale una lista civile di tre milioni. Una lunga avventurosa vita di vagabondo lo aveva dotato di fiuto finissimo per accorgersi dei momenti di debolezza in cui poteva spillare denaro ai suoi borghesi. Fu un vero e proprio ‘chantage’ (ricatto).”” (pag 85) [Karl Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, Edizioni Lotta Comunista, 2010] “”Il principio generale della corrispondenza [tra economia e politica, ndr] lo ha già dato Marx. Lenin lo sviluppa, applica la scienza alla politica, descrive le leggi generali nelle forme in cui operano, ad una certa fase di sviluppo della formazione economico-sociale capitalista, al livello politico delle lotte delle classi. Anche in questa elaborazione troviamo la conferma e lo sviluppo di Marx. Con Lenin giungiamo a quella che potremmo definire, con Lenin stesso, una sociologia oggettiva o scientifica della politica”” (pag 11, A. Cervetto, La scienza della rivoluzione, Azione Comunista, N° 87 maggio 1964)”,”ELCx-158″ “MARX Karl; CERVETTO Arrigo”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850; La scienza politica marxista (A. Cervetto).”,”””Se nella crisi di gennaio si trattò dell’esistenza della Costituente, nella crisi del 21 marzo si trattò dell’esistenza della Costituzione: nella prima, del personale del partito del ‘National’; nella seconda, del suo ideale. Non abbiamo bisogno di dichiarare che i repubblicani perbene sacrificarono più a buon mercato il sublime sentimento della loro ideologia che il godimento mondano del potere governativo”” (pag 111, K. Marx, Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850, Edizioni Lotta Comunista, 2010) “”L’attacco al marxismo viene condotto con la pretesa che il marxismo manchi di una teoria politica. Siccome i democratici non possono più affermare, come hanno fatto per decenni, che il marxismo non è valido perché ha una teoria della crisi economica oggi, a crisi convalidata, devono negare che il marxismo abbia una teoria politica. Solo la profonda crisi della politica imperialistica e della sua teoria può spiegare la inconsistenza di questa posizione. Lo sviluppo capitalistico è ineguale, contraddittorio e ciclico. Dato questo carattere già dal suo inizio si scontrano due posizioni sullo sviluppo capitalistico. L’una ritiene che sia uno sviluppo equilibrato o, comunque, il massimo di equilibrio naturale. L’altra ritiene che sia, invece, uno sviluppo squilibrato o, comunque, equilibrabile. Marx, affrontando le due teorie o concezioni, dimostrerà scientificamente che lo sviluppo capitalistico non può che essere squilibrato e proprio per questa contraddizione non correggibile è destinato a finire. Da questa analisi dello sviluppo capitalistico Marx deriva la sua teoria politica la quale, di conseguenza, non è frutto del pensiero politico coma tale ma dell’anatomia della società””. [pag 14, A. Cervetto, La crisi della teoria politica borghese, Lotta Comunista, n° 88 (dicembre 1977), Involucro politico, 1994]”,”ELCx-159″ “MARX Karl; CERVETTO Arrigo”,”Les luttes de classes en France, 1848-1850 – Le 18 Brumaire de Louis Bonaparte. Lectures: La science de la révolution (Arrigo Cervetto).”,”””Une nouvelle ‘loi contre la presse’, une nouvelle ‘loi contre les associations’, une nouvelle ‘loi sur l’était de siège’, les prisons de Paris archi-combles, les réfugiés politiques pourchassés, tous le journaux s’écartant des limites du ‘National’ suspendus, Lyon et les cinq départements limitrophes livrés à la chicane brutale du despotisme militaire, les parquets présents partout, l’armée des fonctionnaires si souvent épurée déjà, encore une fois épurée, – tels furent les ‘lieux communs’ inévitables que renouvelle sans cesse la réaction victorieuse et qui, après les massacres et les déportations de Juin, ne méritent d’être mentionnés que parce que cette fois ils furent dirigés non seulement contre Paris, mais aussi contre les départements, non seulement contre le prolétariat, mais surtout contre les classes moyennes.”” (pag 120) “”Comme première revendication lancée à la révolution, Blanqui avait demandé la dissolution des gardes bourgeoises, et les gardes bourgeoises qui, en Février, tendaient la main à la révolution pour entraver sa marche, disparurent de la scène en décembre. Même le Panthéon se transforme à nouveau en une église ordinaire. Avec la dernière forme du régime bourgeois, le charme, qui avait transfiguré en saints ses initiateurs du XVIIIe siècle, est également rompu. C’est pourquoi, lorsque Guizot apprit le 2 décembre la réussite du coup d’Etat, il s’exclama: “”C’est le triomphe complet et définitif du socialisme!””. Cela veut dire: c’est la chute définitive et complète du règne de la bourgeoisie. Pourquoi le prolétariat n’a-t-il pas sauvé la bourgeoisie? La question se réduit à celle-ci: pourquoi le prolétariat parisien n’a-t-il pas pris les armes après le 2 décembre?”” (pag 275)”,”ELCx-160″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Il manifesto del partito comunista.”,”2° copia (in vetrina) “”Ogni crisi distrugge regolarmente, non solo una gran fatta di prodotti, ma molte di quelle forze produttive, che erano state di già create. Una epidemia, che in ogni altra epoca storica sarebbe parsa un controsenso, una epidemia nuova si rivela nelle crisi, ed è quella della sovrapproduzione. La società recide inaspettatamente in uno stato transitorio di vera barbarie. Si direbbe che la carestia, o una guerra generale di sterminio, l’abbia privata dei mezzi d’esistenza: il commercio e l’industria paiono annientati, e perché? Perché la società ha troppa civiltà, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio. Le forze produttive di cui essa dispone, non giovan più a favorire lo sviluppo dei rapporti della proprietà borghese; anzi son troppo potenti per tali rapporti, che divengono per ciò degl’impedimenti; e tutte le volte che esse forze superano l’impedimento mettono in disordine l’intera società, e minacciano l’esistenza della proprietà borghese. Le condizioni del mondo borghese son diventate oramai troppo anguste per contenere la ricchezza, che esse stesse producono.”” (Carlo Marx Federico Engels, Il manifesto del partito comunista, 1945) (pag 61) “”Tutti i movimenti avvenuti fin qui furono di minoranze o nell’ interesse delle minoranze””. (pag 67) “”Ciò che caratterizza il comunismo non è l’ abolizione della proprietà in genere, ma l’ abolizione della proprietà borghese.”” (pag 76)”,”MADx-703″ “MARX Karl, a cura di A.P. THAKUR”,”The Poverty of Philosophy. (1847)”,”La seconda edizione francese della ‘Miseria della filosofia’ è stata preparata dalla figlia di Marx, Laura Lafargue e appare solo dopo la morte di Engels, nel 1896. “”The ‘philanthropic’ school is the humanitarian school carried to perfection. It denies the necessity of antagonism; it wants to turn all men into bourgeois; it wants to realize theory in so far as it is distinguished from practice and contains no antagonism. It goes without saying that, in theory, it is easy to make an abstraction of the contradictions that are met with at every moment in actual reality. This theory would therefore become idealized reality. The philanthropists, then, want to retain the categories which express bourgeois relations, without the antagonism which constitutes them and is inseparable from them. They think they are seriously fighting bourgeois practice, and they are more bourgeois than the others. Just as the ‘economists’ are the scientific representatives of the bourgeois class, so the ‘Socialists’ and ‘Communists’ are the theoreticians of the proletarian class.”” (pag 105-106)”,”MADx-704″ “MARX Karl”,”Why Revolution? Being the Inaugural Address of the International Workingsmen’s Association (1864).”,”MARX Karl “”The shameless applause, the sham sympathy, or the idiotic indifference with which the higher classes of Europe received the annexation of the Caucasian Mountain regions by Russia and the assassination of heroic Poland; the monstrous, unresisted encroachments of this barbarous power, whose capital is St. Petersburg and whose influence exists in every cabinet of Europe, has taught the working class that their duty lies in mastering the secrets of international politics, in keeping a watch upon the activities of their governments and when necessary with all the power at their command counteracting such activities.”” (pag 23-24) [Karl Marx, Why Revolution? Being the Inaugural Address of the International Workingsmen’s Association (1864), 1919]”,”INTP-058″ “MARX Carlos ENGELS Federico RIAZANOV G. LABRIOLA A.”,”Biografia del manifiesto comunista.”,”””Nel settembre 1847, sei mesi prima che vedesse la luce il Manifesto comunista, apparve a Londra il primo e unico numero – pubblicato come “”numero di prova”” – di una rivista politica, organo della Lega, che aveva appeno preso il nome ufficiale di comunista e contava tra i suoi affiliati Marx ed Engels. Alla testa del periodico campeggiava il famoso slogan marxista “”Proletari di tutti i paesi comunisti”” (…). Nel 1920, due ricercatori marxisti, il professore austriaco Carl Grünberg e il tedesco Gustav Meyer, biografo di Engels, scoprirono questo importantissimo documento storico, e il primo dei due lo fece conoscere completato da note, nel suo libro intitolato ‘Die Londoner Kommunistische Zeitschrift und andere Urkunden aus den Jahren 1847-48’ (Leipzig, 1921).”” (pag 372-373)”,”MADS-540″ “MARX Karl, a cura di Umberto CURI”,”Einleitung. Manoscritto M del 23 agosto 1857.”,”L’introduzione Il metodo dell’economia politica. “”Quando consideriamo un dato paese dal punto di vista economico-politico, cominciamo con la sua popolazione, la divisione di essa in classi, la città, la campagna, il mare, i diversi settori di produzione, esportazione e importazione, produzione e consumo annuali, prezzi delle merci, ecc. Sembra corretto prendere le mosse dal reale e concreto, dall’effettivo presupposto, e cioè, nell’economia politica, dalla popolazione, che è la base e il soggetto di tutto l’atto sociale di produzione. Ma ciò, ad una più attenta considerazione, si dimostra come falso. La popolazione è un’astrazione, se tralascio, ad esempio, le classi di cui è composta. Queste classi sono di nuovo una parola vuota, se non conosco gli elementi da cui dipendono, ad esempio, lavoro salariato, capitale, ecc. Questi presuppongono scambio, divisione del lavoro, prezzi, ecc. Il capitale, per esempio, non è nulla senza lavoro salariato, senza il valore, il denaro, il prezzo, ecc. Se cominciassi, quindi, con la popolazione, avrei una rappresentazione caotica di un intero e, mediante una determinazione più precisa, perverrei sempre più, per via di analisi, a concetti più semplici; dal concreto della rappresentazione ad astrazioni sempre più sottili, fino a giungere a determinazioni più semplici. Da qui, bisognerebbe, poi, intraprendere di nuovo il viaggio a ritroso, fino ad arrivare nuovamente, alla fine, alla popolazione, ma questa volta non più come ad una rappresentazione caotica di un intero, ma come ad una totalità ricca di molte determinazioni e relazioni. La prima vi è quella che, storicamente, ha preso l’economia politica al suo nascere.”” (pag 71-72) [Karl Marx, Einleitung. Manoscritto M del 23 agosto 1857, 1975]”,”MADx-731″ “MARX Karl”,”El 18 brumario de Luis Bonaparte.”,”””Si hay un pasaje de la historia pintado en gris sobre fondo gris, es este. Hombres y acontecimientos aparecen como un Schlemihl (1) a la inversa, como sombras que han perdido sus cuerpos. La misma Revolución paraliza a sus propios portadores y sólo dota de violencia pasional a sus adversarios. Y cuando, por fin, aparece el “”espectro rojo””, constantemente evocado y conjurado por lo contrarrevolucionarios, no aparece tocado con el gorro frigio de la anarquía, sino vistiendo el uniforme del orden, con pantalones rojos.”” (1) Se refiere al hombre que vendió su sombra, en una novela de Albert Von Chamizo) (pag 65) [Karl Marx, El 18 brumario de Luis Bonaparte, 2005]”,”MADx-707″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Pedro RIBAS”,”Escritos sobre España. Extractos de 1854.”,”Nello studio preliminare, RIBAS riporta la bibliografia delle opere, i libri su cui ha lavorato Marx facendo degli estratti (36 opere) (pag 20-21); la tabella delle collaborazioni di Marx ed Engels al giornale NYT tra il 1851 e il 1862 (465); le traduzioni posteriori delle opere di Marx (1929-1990) (15 pubblicazioni); l’elenco cronologico delle opere di Marx e Engels sulla Spagna (41 pubblicazioni). Pedro Ribas è professore titolare di storia del pensiero spagnolo nella Universidad Autonoma de Madrid. Ha pubblicato ‘La introducción del marxismo en España’ (1981) e ‘Aproximación a la historia del marxismo español’ (1990). Oltre al lavoro di storico è noto anche come traduttore. “”La primera traducción castellana, la de Andreu Nin (1) , ofrecía ya un prólogo con cierta información sobre esos escritos. El prólogo, que está firmado por editorial Cenit (aunque es probable que sea de Weceslao Roces, como ya he indicado), se consagra casi exclusivamente a la biografia de Marx. Sólo en la página 7 y después en las 24-27 se refiere a los artículos, presentándolos como escritos que constituyen una gran novedad, una faceta desconocida de Marx, pero que responden a su necesidad de ganar dinero. Resulta de interés observar que en este prólogo se intenta incluso justificar el título “”La revolución española””, aunque de forma muy rápida, sin entrar en el contexto histórico. La Nota del Instituto Marx-Engels, de Moscú, señala, por su parte, que “”estos estudios históricos, hasta ahora desconocidos, pueden ser puestos al lado de los trabajos mejores y más originales de Marx”””” (pag 52) [Pedro Ribas, Estudio preliminar, in ‘Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Pedro Ribas, Escritos sobre España. Extractos de 1854, FUNDACION DE INVESTIGACIONES MARXISTAS – EDITORIAL TROTTA. MADRID. 1998] [(1) Carlos Marx, La revolución española (1808-1814, 1820-1823 y 1840-1843), trad. de Andreu Nin, Cenit, Madrid, 1929, 201 pp.]”,”MADx-708″ “MARX Karl, a cura di Terrell CARVER”,”Texts on method.”,”””Laws can perpetuate an instrument of production, e.g. land, in certain families. Those laws only receive an economic meaning if large-scale landed property is in harmony with social production, as for example in England. In France small-scale agriculture was carried on in spite of large-scale landed property, hence large-scale landed property was broken up by the revolution. But the perpetuation of the parceling out [of land] by laws, for example? In spite of those laws, property again concentrates itself. The influence of laws towards retention of the relations of distribution, and thereby their effect on production, is to be determined in particular cases.”” (pag 69) [Karl Marx, ‘Introduction’ to the ‘Grundrisse’ (1857)] [in Karl Marx, a cura di Terrell Carver, Texts on method, 1975]”,”MADx-709″ “MARX Karl”,”Le manifeste du Parti communiste. Suivi de ‘La lutte des classes en France (1848-1850)’ par Karl Marx.”,”””Malheur à juin! répète l’écho de l’Europe. Ce fut la bourgeoisie qui contraignit le prolétariat de Paris à l’insurrection de juin. D’où sa condamnation. Ses besoins immédiats avoués ne le poussaient pas à vouloir obtenir par la violence le renversement de la bourgeoisie, il n’était pas encore de taille pour cette tâche. Force fut au ‘Moniteur’ de lui apprendre officiellement que le temps n’était plus où la République jugeait à propos de rendre les honneurs à ses illusions; seule la défaite le persuada de cette verité que la plus infime amélioration de sa situation reste une utopie au sein de la République bourgeoise, utopie qui se change en crime des qu’elle veut se réaliser. A ses revendications, outrées par la forme, puériles par le contenu et par là même encore bourgeoises dont il voulait arracher la concession à la révolution de février, se substitua l’audacieux mot d’ordre de lutte révolutionnaire: Renversement de la bourgeoisie! Dictature de la classe ouvrière!”” (pag 98-99) [Karl Marx, La lutte des classes en France] [in Karl Marx, Le manifeste du Parti communiste. Suivi de ‘La lutte des classes en France (1848-1850)’ par Karl Marx, 1962]”,”MADx-710″ “MARX Carlos ENGELS Federico”,”España Revolucionaria.”,”””Claro está que las revoluciones españolas presentan ciertos rasgos característicos. Por ejemplo, la combinación que se puso de manifiesto por primera vez en las guerras de guerrillas contra la invasión francesa y que fue continuada por lor “”realistas”” en 1823 y por los carlistas a partir de 1835. No puede, pues, sorprender la noticia de que han tenido lugar grandes desórdenes en Tortosa, población de la Baja Cataluña.”” (…) “”Los carlistas fueron quienes dieron origen a los ladrones facciosos, combinación del bandidaje con la supuesta fidelidad a un partido oprimido por el Estado. El guerrillero español ha tenido algo de bandolero desde los tiempos de Viriato, pero lo que ya constituye una novedad de invención carlista es que el bandido puro se adjudique el nombre de guerrillero. Los hombres del suceso de Tortosa pertenecen sin duda a esta última clase””. [Carlos Marx Federico Engels, New York Daily Tribune, 4 de septiembre de 1854, in Marx, Engels, España Revolucionaria, 1990] (pag 135-36)”,”MADx-711″ “MARX Karl, a cura di David FERNBACH”,”The Revolutions of 1848. Political Writings. Volume 1.”,”””If language did not serve diplomats and similar persons ‘as a means of concealing their thoughts’, Nesselrode and brother-in-law Nicholas would joyfully embrace us, and give fervent thanks that so many Poles from France, England, Belgium, etc. were enticed to Posen, and given travelling facilities, so that they might be shot down with grape-shot and shrapnel, branded with caustic, slaughtered, sent away with shorn heads and, if possible (as in Cracow), completely wiped out by a treacherous bombardment. Despite these seven deadly sins committed by Germany, is it true that Russia has remained on the defensive, taken no offensive steps? It is, and that is why the Russian diplomat invites the world to admire the love of peace and the moderation of his tsar. According to Nesselrode, the Russian tsar’s rule of procedure ‘from which he has not deviated for one moment’, is as follows: “”Russia will in no way intervene in the internal affairs of those countries which want to change their organization, but will rather leave the peoples completely free, without any obstacle from the Russian side (…)””. The sender of the Russian note has forgotten to add illustrative examples.”” (pag 147-148) [Karl Marx, a cura di David Fernbach, The Revolutions of 1848. Political Writings. Volume 1, 1973]”,”MADx-713″ “MARX Karl, a cura di David FERNBACH”,”Surveys from Exile. Political Writings. Volume 2.”,”””The defeat of the June insurgents certainly prepared and flattened the ground on which the bourgeois republic could be founded and erected, but at the same time it showed that there are other issues at stake in Europe besides that of ‘republic or monarchy’. It revealed that the bourgeois republic signified here only the unrestricted despotism of one class over other classes. It proved that in the older civilized countries, with their highly developed class formation, modern conditions of production, and their intellectual consciousness in which all traditional ideas have been dissolved through the work of centuries, ‘the republic is generally only the political form for the revolutionizing of bourgeois society’, and not its ‘conservative form of existence’, as for example in the United States of America. There, although classes already exist, they have not yet become fixed, but rather continually alter and mutually exchange their component parts; the modern means of production make up for the relative scarcity of heads and hands instead of coinciding with a stagnant surplus population; finally, the feverish and youthful movement of a material production which has to appropriate a new world has left neither time nor opportunity for the abolition of the old spiritual world.”” [Karl Marx, The Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte] [in Karl Marx, a cura di David FERNBACH, Surveys from Exile. Political Writings. Volume 2, 1973]”,”MADx-714″ “MARX Carlos”,”Critica de la filosofia del Estado de Hegel.”,”””La democracia es a todas las otras formas políticas como la religión lo es a su Antiguo Testamento. El hombre no existe a causa de la ley, sino que la ley existe a causa del hombre; es una ‘existencia humana’, mientras que en las otras formas políticas el hombre es la ‘existencia legal’. Tal es la diferencia fundamental de la democracia. Todas las otras ‘formaciones políticas’ son ciertas ‘formas políticas particulares’, determinadas. En la democracia el principio ‘formal’ es a la vez el principio ‘material’. Es ante todo la verdadera unidad de lo universal como lo particular. En la monarquía, por ejemplo, en la república considerada simplemente como una forma particular del Estado, el hombre político tiene la su existencia particular al lado del hombre no político, del hombre privado. La propiedad, el contrato, el matrimonio, la sociedad civil aparecen aquí (como Hegel lo expuso muy claramente, para estas formas ‘abstractas’ del Estado, salvo que cree al hacerlo que expone la idea del Estado) como modos de existencia ‘particulares’ al lado del Estado ‘político’, como el ‘contenido’ al cual se relaciona el ‘Estado político’ como ‘forma organizadora’, y en realidad simplemente como la razón que determina, que restringe, que ora afirma y ora niega, sin contenido intrínseco.”” [Karl Marx, Critica de la filosofia del Estado de Hegel, 1968] (pag 41)”,”MADx-715″ “MARX Karl, a cura di Jean KANAPA”,”Textes 1. Le “”Manifeste du parti communiste”” – Philosophie et méthode – Histoire – Sur le colonialisme.”,”2 dicembre 1851. “”En face de la bourgeoisie coalisée, s’était constituée une coalition entre petits-bourgeois et ouvriers, le prétendu Parti ‘social-démocrate’. Les petits-bourgeois s’étaient vus mal récompensés au lendemain des journées de juin 1848. Ils voyaient leurs intérêts matériels menacés et les garanties démocratiques, qui devaient leur assurer la satisfaction de ces intérêts, mises en question par la contrerévolution. Aussi se rapprochèrent-ils des ouvriers. D’autre part, leur représentation parlementaire, la Montagne, tenue à l’écart pendant la dictature des républicains bourgeois, avait pendant la seconde moitié de l’existence de la Constituante, grâce à sa lutte contre Bonaparte et les ministres royalistes, reconquis sa popularité perdue. Elle avait conclu une alliance avec les chefs socialistes. En février 1849, on organisa des banquets de réconciliation. On esquissa un programme commun, on créa des comités électoraux communs et l’on présenta des candidats communs. On enleva aux revendications sociales du prolétariat leur pointe révolutionnaire et on leur donna une tournure démocratique. On eleva aux revendications démocratiques de la petite bourgeoisie leur forme purement politique et on fit ressortir leur pointe socialiste. C’est ainsi que fut créée la ‘social-démocratie’. La nouvelle Montagne, qui fut le résultat de cette combinaison, comprenait, à part quelques figurantes tirés de la classe ouvrière et quelques sectaires socialistes, les mêmes éléments que l’ancienne Montagne, mais numériquement plus forts.”” (pag 151-152) [Marx, 18 Brumaire de Louis Bonaparte] [in Karl Marx, a cura di Jean Kanapa, Textes 1. Le “”Manifeste du parti communiste”” – Philosophie et méthode – Histoire – Sur le colonialisme, 1972]”,”MADx-716″ “MARX Karl, a cura di Jean KANAPA”,”Textes 2. Economie – De l’homme aliêné a la société communiste – La lutte de classes.”,”””Au fur et à mesure enfin que les capitalistes sont contraints par le mouvement décrit plus haut d’exploiter à une échelle plus grande les moyens de production gigantesques déja existants et, dans ce but, de mettre en action tous les ressorts du crédit, les séismes industriels – au cours desquels le monde commercial ne se maintient qu’en sacrifiant aux dieux des Enfers une partie de la richesse, des produits et même des forces productives – deviennent plus nombreux, en un mot, les ‘crises’ augmentent. Elles deviennent de plus en plus fréquentes et de plus en plus violentes du simple fait que, au fur et à mesure que la masse des produits et, par conséquent, le besoin de débouchés s’accroissent, le marché mondial se rétrécit de plus en plus et qu’il reste de moins en moins de marchés à exploiter, car chaque crise antérieure a soumis au commerce mondial un marché non conquis jusque-là ou exploité de façon encore superficielle par le commerce. Mais le capital ne se contente pas de ‘vivre’ du travail. Maître à la fois distingué et barbare, il entraîne dans sa tombe les cadavres de ses esclaves, des hécatombes entières d’ouvriers qui sombrent dans les crises.”” [Marx, Travail salarié et capital, 1972] [in Karl Marx, a cura di Jean Kanapa, Textes 2. Economie – De l’homme aliêné a la société communiste – La lutte de classes, 1972]”,”MADx-717″ “MARX Karl”,”Crítica da filosofia do direito de Hegel. (1843)”,”””Na Alemanha, o proletariado está apenas começando a se formar, como resultado do movimento ‘industrial’; pois o que constitui o proletariado não é la pobreza ‘naturalmente existente’, mas a pobreza ‘produzida artificialmente’, não é a massa do povo mecanicamente oprimida pelo peso da sociedade, mas a massa que provém da ‘desintegração aguda’ da sociedade e, acima de tudo, da desintegração da classe média. Desnecessário se toma dizer, contudo, que os números do proletariado foram também engrossados pelas vítimas da pobreza natural e da servidão germano-cristã.”” [Karl Marx, ‘Critica da filosofia do direito de Hegel- Introdução’] [in Karl Marx, Crítica de filosofia do direito de Hegel. (1843), 2006] (pag 156)”,”MADx-718″ “MARX Carlos ENGELS Federico”,”La ideologia alemana. Critica de la novisima filosofia alemana en las personas de sus representantes Feuerbach, B. Bauer y Stirner, y del socialismo alemán en las de sus diferentes profetas.”,”””Hegel había llevado el idealismo positivo a su perfección. Para él no sólo se había transmutado todo el mundo matérial en un mundo de las ideas y todas la historia en una historia de las ideas. No se contenta con clasificar minuciosamente los objetos del pensamiento, sino que procura, asimismo, exponer el acto productivo”” [Marx Engels, ‘Textos suprimidos por Marx y Engels’, in Marx Engels, La ideologia alemana, 1971] (pag 675)”,”MADx-719″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”A ideologia alemã. Critica de mais recente filosofia alemã em seus representantes Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e do socialismo alemão em seus diferentes profetas. (1845-1846)”,”””Só o que o senhor Grün teve de fazer foi inverter essa passagem, transformar as frases precedentes em conclusões a partir da frase conclusiva a fim de obter essa sua frase totalmente incompreensível. A imagem do sansimonismo refletida por Grün “”se afigura tão confusa e enrolada”” que, na p. 90, ela inicialmente faz surgir do “”dogma prático”” um “”proletariado espiritual”” uma “”hierarquia dos espírito”” e, por fim, dessa hierarquia dos éspiritos a liderança da hierarquia. Ele só precisaria ter lido a ‘Exposition’ para se dar conta de como a visão religiosa do ‘Nouveau christianisme’, em conexão com a pergunta referente a como se deveria constatar a ‘capacité’, introduz a necessidade da hierarquia e de sua liderancá. Com esta Única frase: “”A chacun selon sa capacité, à chaque capacité selon ses oeuvres””, o senhor Grün concluiu toda a sua exposição e crítica da ‘Exposition’ de 1828/1829. Ademais, ele praticamente não menciona o “”Producteur”” e o “”Organisateur””. Ele folheia o livro de Reybaud e, na seçao “”Terceira época do sansimonismo””, p. 126 (Stein, p. 205), ele encontra o seguinte (…)”” [Karl Marx Friedrich Engels, A ideologia alemã, 2007] (pag 487)”,”MADx-720″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Kenneth LAPIDES”,”Marx and Engels on the Trade Unions.”,”Kenneth LAPIDES ha scritto altre cose sul tema del movimento operaio e la stampa marxista. Ha ricevuto il B.A. per Brandeis University e dal 1969 è stato attivo nel movimento sindacale come delegato (shop steward) in Communications Workers of America. Ha scritto pure ‘The Political Economy of Labor: Marx’s Theory of Work’, ‘Wages and Struggle’. 2° copia “”The history of the regulation of the working-day in certain branches of production, and the struggle still going on in others in regard to this regulation, prove conclusively that the isolated labourer, the labourer as “”free”” vendor of his labour-power, when capitalist production has once attained a certain stage, succumbs without any power of resistance. The creation of a normal working-day is, therefore, the product of a protracted civil war, more or less dissembled, between the capitalist class and the working-class. As the contest takes place in the arena of modern industry, it first breaks out in the home of that industry – England. The English factory workers were the champions, not only of the English, but of the modern working-class generally, as their theorists were the first to throw down the gauntlet to the theory of capital. (…)”” (pag 98) [Marx, from Capital, vol 1, 1867 (C, 283-86)] [in Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Kenneth Lapides, Marx and Engels on the Trade Unions, 1987]”,”MADx-721″ “MARX Karl ENGELS Frederick”,”On colonialism. Articles from the New York Tribune and other writings by Karl Marx and Frederick Engels.”,”””The devastating effects of English industry, when contemplated with regard to India, a country as vast as Europe, and containing 150 millions of acres, are palpable and confounding. But we must not forget that they are only the organic results of the whole system of production as it is now constituted. That production rests on the supreme rule of capital. The centralization of capital is essential to the existence of capital as an independent power. The destructive influence of that centralization upon the markets of the world does but reveal, in the most gigantic dimensions, the inherent organic laws of political economy now at work in every civilized town. The bourgeois period of history has to create the material basis of the new world – on the one hand the universal intercourse founded upon the mutual dependency of mankind, and the means of the intercourse; on the other hand the development of the productive powers of man and the transformation of material production into a scientific domination of natural agencies. Bourgeois industry and commerce create these material conditions of a new world in the same way as geological revolutions have created the surface of the earth. When a great social revolution shall have mastered the results of the bourgeois epoch, the market of the world and the modern powers of production, and subjected them to the common control of the most advanced peoples, then only will human progress cease to resemble that hideous pagan idol, who would not drink the nectar but from the skulls of the slain.”” (pag 86-87) [Karl Marx, The Future Results of the British Rule in India][in Karl Marx Frederick Engels, On colonialism, 1972]”,”MADx-722″ “MARX Karl”,”Die Klassenkämpfe in Frankreich, 1848-1850. Abdruck aus der “”Neuen Rheinischen Zeitung”” politisch-ökonomische Revue, Hamburg, 1850.”,”MARX Karl Organizzazione del lavoro. “”Organisation der Arbeit. Aber die Lohnarbeit, das ist die vorhandene, bürgerliche Organisation der Arbeit. Ohne sie kein Kapital, keine Bourgeoisie, keine bürgerliche Gesellschaft. Ein eigenes Ministerium der Arbeit! Aber die Ministerien der Finanzen, des handels, der öffentlichen Arbeiten, sind sie nicht die bürgerlichen Ministerien der Arbeit? Und neben ihnen ein proletarisches Ministerium der Arbeit, es müßte ein Ministerium der Ohnmacht sein, ein Ministerium der frommen Wünsche, eine Kommission des Luxemburg.”” (pag 31) [Karl Marx, Die Klassenkämpfe in Frankreich, 1848-1850, 1911]”,”MADx-726″ “MARX Karl”,”The Poverty of Philosophy (being a translation of the ‘Misère de la philosophie) (A Reply to “”La Philosophie de la misère”” of M. Proudhon).”,”””Do not say that the social movement excludes the political movement. There has never been a political movement which was not at the same time social. It is only in an order of things in which there will be no longer classes or class antagonism that ‘social evolutions’ will cease to be ‘political revolutions’. Until then, on the eve of each general reconstruction of society, the last word of social science will ever be: “”Le combat ou la mort; la lutte sanguinaire ou le néant. C’est ainsi que la question est invinciblement posée””. George Sand. (Combat or death; bloody struggle or extinction. It is thus that the question is irresistibly put). Finis.”” (pag 160) [Karl Marx, The Poverty of Philosophy (being a translation of the ‘Misère de la philosophie) (A Reply to “”La Philosophie de la misère”” of M. Proudhon), 1900]”,”MADx-727″ “MARX Karl”,”Grundrisse. Foundation of the Critique of Political Economy (Rough Draft).”,”””The entire ‘credit system’, and the over-trading, over-speculation etc. connected with it, rests on the necessity of expanding and leaping over the barrier to circulation and the sphere of exchange. This appears more colossally, classically, in the relations between peoples than in the relations between individuals. Thus e.g. the English forced to ‘lend’ to foreign nations, in order to have them as customers. At bottom, the English capitalist exchanges doubly with ‘productive’ English capital, as himself, as Yankee etc, or in whatever other form he has placed his money. Capital as ‘barrier to production’ is pointed out: e.g. Hodgskin: ‘In the present state, every accumulation of capital adds to the amount of profit demanded from the labourer, and extinguishes all that labour which would only procure the labourer his comfortable existence… ‘Profit’ the limitation of production’. (H[odgskin, Notebook,] p. 46).”” [Karl Marx, Grundrisse. Foundation of the Critique of Political Economy (Rough Draft), 1993] (pag 416-417)”,”MADx-728″ “MARX Karl, textes choisis et annotés par Jean KANAPA”,”Textes. I. Le “”Manifeste du parti communiste”” – Philosophie et méthode – Histoire sur le colonialisme.”,”””Une transformation massive des hommes s’avère nécessaire pour la création en masse de cette conscience communiste, comme aussi pour mener la chose elle-même à bien; or, une telle transformation ne peut s’opérer que par un mouvement pratique, par une ‘révolution’; cette révolution n’est donc pas seulement rendue nécessaire parce qu’elle est le seul moyen de renverser la classe ‘dominante’, elle l’est également parce que seule une révolution permettra à la classe qui renverse l’autre de balayer toute la pourriture du vieux système qui lui colle après et de devenir apte à fonder la société sur des base nouvelles.”” (pag 113) [Karl Marx, L’idéologie allemande, 1970] [in Karl Marx, Textes. I. Le “”Manifeste du parti communiste”” – Philosophie et méthode – Histoire sur le colonialisme]”,”MADx-729″ “MARX Karl”,”Capital. A Critique of Political Economy. The Process of Capitalist Production. Translated from the Third German Edition by Samuel Moore and Edward Aveling, edited by Frederick Engels, Revised and Amplified according to the Fourth German Edition by Ernest Untermann.”,”””My dialectic method is not only different from the Hegelian, but is its direct opposite. To Hegel, the life-process of the human brain, i.e., the process of thinking, which, under the name of “”the Idea””, he even transforms into an independent subject, is the demiurgos of the real world, and the real world is only the external, phenomenal form of “”the Idea””. With me, on the contrary, the ideal is nothing else than the material world reflected by the human mind, and translated into forms of thought. The mystifying side of Hegelian dialectic I criticised nearly thirty years ago, at a time when it was still the fashion. But just as I was working at the first volume of “”Das Kapital””, it was the good pleasure of the peevish, arrogant, mediocre [descendants] who now talk large in cultured Germany, to treat Hegel in the same way as the brave Moses Mendelssohn in Lessing’s time treated Spinoza, i.e., as a “”dead dog””. I therefore openly avowed myself the pupil of that mighty thinker, and even here and there, in the chapter on the theory of value, coquetted with the modes of expression peculiar to him. The mystification which dialectic suffers in Hegel’s hands, by no means prevents him from being the first to present its general form of working in a comprehensive and conscious manner. With him it is standing on its head. It must be turned right side up again, if you would discover the rational kernel within the mystical shell””. [Karl Marx, Capital. A Critique of Political Economy, 1906] (pag 25)”,”MADx-730″ “MARX Karl”,”Feuerbach. Conception matérialiste contre conception idéaliste. Extrait de ‘L’idéologie allemande’.”,”MARX Karl “”L’histoire n’est rien que la succession des générations, qui viennent l’une après l’autre et dont chacune exploite les matériaux, les capitaux, les forces productives légués par toutes les générations précédentes; par conséquent, chacune d’elles continue, d’une part, l’activité traditionnelle dans des circonstances entièrement modifiées et, d’autre part, elle modifie les anciennes conditions par une activité totalement différent. Grâce à des artifices spéculatifs, on peut nous faire croire que l’histoire à venir est le but de l’histoire passée. Ainsi, par example, on attribue à la découverte de l’Amérique un but, celui d’avoir permis le déclenchement de la Révolution française. Grâce à quoi l’histoire se voit assigner des fins particulières et devient une “”personne parmi des personnes”” (telles que “”Conscience de soi, Critique, Unique””, etc.) tandis que ce que l’on désigne par les termes “”vocation””, “”but””, “”germe””, “”Idée”” de l’histoire antérieure et tout simplement une abstraction de l’histoire ultérieure, une abstraction de l’influence active que l’histoire passée exerce sur l’histoire récente””. [Karl Marx, Feuerbach. Conception matérialiste contre conception idéaliste. Extrait de ‘L’idéologie allemande’, 2009] (pag 32-33)”,”MADx-732″ “MARX Carlo”,”Le origini della società borghese. L’ espropriazione dei contadini.”,”2° copia Inserito in vetrina provvisoriamente al posto di MADx-571, questo va sugli scaffali ordinari.”,”MADx-571-B” “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifesto del partito comunista.”,”””Intendere è superare”” (Hegel) citato da Labriola (pag 78) (Marx Engels, Manifesto, 1973) “”Intendere la storia diventava da quel punto in poi la cura principale dei teorici del comunismo, E come si potrebbe mai più contrapporre alla dura realtà sua, intendo dire della storia, un vagheggiato e sia pure perfettissimo ideale? Né è chi possa affermare, che il comunismo sia lo stato naturale e necessario della vita umana, di ogni tempo e luogo, per rispetto al quale tutto il corso delle formazioni storiche ci debba apparire come una serie di deviazioni e di aberrazioni. Né ad esso si va, o si torna, per spartana abnegazione, o per cristiana rassegnazione. Esso può essere, anzi deve essere e sarà la conseguenza del dissolversi di questa nostra società capitalistica. Ma in questa la dissoluzione non può essere inoculata ad arte, né importata ab extra. Si dissoverà per il proprio peso, direbbe Machiavelli. Cadrà come forma di produzione, che genera da sè in sé stessa la costante e progressiva ribellione delle forze produttive contro i rapporti (giuridici e politici) della produzione; e intanto non continua a vivere, finché vive e vivrà, se non aumentando la concorrenza, che genera le crisi, e con la vertiginosa estensione della sua sfera di azione, le condizioni intrinseche della sua morte inevitabile””. (pag 72-73) [Antonio Labriola, Da ‘In memorie del Manifesto dei comunisti’, 1895] [in Marx, Engels, Manifesto del partito comunista, 1973)”,”MAED-379″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Robert C. TUCKER”,”The Marx-Engels Reader.”,”Robert C. TUCKER è professore emerito di politica alla Princeton University. “”Now before we proceed further, the following must be said: The ‘possibility’ of crisis, which became apparent in the ‘simple metamorphosis’ of the commodity, is once more demonstrated, and further developed, by the disjunction between the (direct) process of production and the process of circulation. As soon as these processes do not merge smoothly into one another but become independent of one another, the crisis is there. The possibility of crisis is indicated in the metamorphosis of the commodity like this: Firstly, the commodity which actually exists as use-value, and nominally, in its price, as exchange-value, must be transformed into money. C-M. If this difficulty, the sale, is solved then the purchase, M-C, presents no difficulty, since money is directly exchangeable for everything else. The use-value of the commodity, the usefulness of the labour contained in it, must be assumed from the start, otherwise it is no commodity is equal to its social value, that is to say, that the labour-time materialised in it is equal to the socially ‘necessary’ labour-time for the production of this commodity. The possibility of a crisis, in so far as it shows itself in the simple form of metamorphosis, thus only arises from the fact that the differences in form – the phases – which it passes through in the course of its progress, are in the first place necessary correlation, they are distinct parts and forms of the process, independent of each other, diverging in time and pace, separable and separated from each other. The possibility of crisis therefore lies solely in the separation of sale from purchase.”” [Karl Marx, Theories of Surplus Value] [in Karl Marx Friedrich Engels, The Marx-Engels Reader, a cura di Robert C. Tucker, 1978] (pag 450)”,”MAED-383″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Luciano GRUPPI”,”Opere scelte.”,”””E questa borghesia che si indigna persino della lotta puramente parlamentare e letteraria in difesa del potere della propria classe e ha tradito i capi di questa lotta, ora, quando tutto è terminato, osa accusare il proletariato di non essersi gettato per essa in una lotta sanguinosa, in una lotta a morte. Questa borghesia che in ogni momento ha sacrificato il suo interesse generale di classe, cioè il suo interesse politico, al più gretto e sordido interesse privato, e ha preteso dai suoi rappresentanti lo stesso sacrificio, ora si lamenta, dicendo che il proletariato ha sacrificato ai propri interessi materiali i suoi ideali politici. Essa si comporta come un’anima generosa che il proletariato, traviato dai socialisti, avrebbe misconosciuto e abbandonato nel momento decisivo. Ed essa trova un’eco generale nel mondo borghese. Non parlo qui naturalmente dei politicanti tedeschi da caffé e dei poveri di spirito. Mi riferisco, per esempio, allo stesso ‘Economist’, che ancora il 29 novembre 1851, cioè 4 giorni prima del colpo di Stato, aveva dichiarato Bonaparte “”sentinella dell’ordine”” e Thiers e Berryer “”anarchici””, e già il 27 dicembre 1851, dopo che Bonaparte ha messo a posto quegli anarchici, denuncia il tradimento che sarebbe stato compiuto da “”masse proletarie ignoranti, incolte, stupide, ai danni del talento, del sapere, della disciplina, dell’influenza, dell’ingegno, delle risorse intellettuali e delle qualità morali degli strati medi ed elevati della società””. La massa stupida, ignorante e volgare non era altro che la massa stessa della borghesia””. (pag 563) [K. Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte] [in K. Marx F. Engels, Opere scelte, 1971] “”Jules Ferry, avvocato squattrinato prima del 4 settembre, riuscì, come sindaco di Parigi durante l’assedio, a spremersi un patrimonio dalla carestia. Il giorno in cui dovesse rispondere della sua mala amministrazione sarebbe il giorno della sua condanna. Uomini di questo stampo potevano trovare solo tra le rovine di Parigi i loro ‘tickets-of-leave’ (1): erano proprio gli uomini ci cui aveva bisogno Bismarck. Mescolate un poco le carte, Thiers, fino allora ispiratore segreto del governo, apparve d’un tratto alla sua testa, con i ‘tickets-of-leave men’ come ministri. Thiers, questo nano mostruoso, ha affascinato la borghesia francese per quasi mezzo secolo, perché è l’espressione intellettuale più perfetta della sua corruzione di classe. Prima di diventare uomo di Stato aveva già dato prova come storico della sua capacità di mentire. La cronaca della sua vita pubblica è la storia delle sventure della Francia. Unito, prima del 1830, coi repubblicani, sotto Luigi Filippo si intrufolò in un posto di ministro, tradendo il suo protettore Laffitte. Entrò nelle grazie del re provocando sommosse di plebe contro il clero, durante le quali furono saccheggiati la chiesa di Saint-Germain l’Auxerrois e l’Arcivescovado e facendo in pari tempo il ministro spia e l”accoucheur’ (2) carcerario della duchessa di Berry. Il massacro dei repubblicani nella via Transnonain e le successive infami leggi di settembre contro la stampa e il diritto di assocazione furono opera sua. Riapparso a capo del ministero nel marzo 1840, fece stupire la Francia col suo progetto di fortificare Parigi. Ai repubblicani che denunciavano questo progetto come un sinistro complotto contro la libertà di Parigi, egli rispose dalla tribuna della Camera dei deputati: “”Come! Immaginare che delle fortificazioni possono mai essere un pericolo per la libertà! Prima di tutto, voi calunniate ogni possibile governo col supporre che esso possa un giorno tentare di mantenersi al potere bombardando la capitale… ma un governo simile sarebbe dopo la sua vittoria cento volte più impossibile di prima””. Certo nessun governo avrebbe mai osato bombardare Parigi dai forti, tranne quel governo che prima aveva consegnato questi forti ai prussiani”” [K. Marx La guerra civile in Francia] [in K. Marx F. Engels, Opere scelte, a cura di Luciano Gruppi, 1966] [(1) “”In Inghilterra ai delinquenti che hanno già scontato la maggior parte della loro pena si danno alle volte fogli di licenza, coi quali possono vivere in libertà ma sotto la sorveglianza della polizia. Questi fogli si chiamano ‘tickets-of-leave’ e i loro possessori ‘tickets-of-leave men’ (nota all’edizione tedesca del 1872; (2) Ostetrico””] (pag 891-892)”,”MADx-733″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Agostino BISTARELLI”,”Sul Risorgimento italiano.”,”Agostino BISTARELLI ha conseguito il dottorato in Storia contemporanea presso l’Universitat Autonoma di Barcellona. Ha insegnato storia contemporanea all’università La Sapienza di Roma. Ha scritto ‘La resistenza dei militari italiani all’estero’, ‘La storia del ritorno. I reduci italiani del secondo dopoguerra’. Il tradimento della borghesia italiana. “”Otto reggimenti dell’esercito piemontese si rifiutarono di combattere perché gli si era fatto credere che a Torino fosse stata proclamata la repubblica, e che Brofferio fosse stato nominato dittatore. Come nel 1814 e nel 1815 la borghesia francese andò incontro esultando ai cosacchi e agli inglesi, così ora a Novara ecc. “”la parte migliore della popolazione”” saluta esultando gli austriaci. Queste simpatie austriache della borghesia rivelano un notevole progresso nello sviluppo italiano. Esse dimostrano che gli entusiasmi nazionalistici di ‘tutte’ le classi sono finiti, che i movimenti dell’autunno e dell’inverno hanno portato alla luce l’antagonismo di classe, hanno spinto il proletariato e i contadini in aperta opposizione contro la borghesia e hanno messo in pericolo l’esistenza politica della borghesia a tal punto che essa è stata costretta ad allearsi col nemico esterno. Ora anche in Piemonte, come già prima a Roma e a Firenze, la lotta per l’indipendenza italiana è diventata in pari tempo una lotta contro la borghesia italiana, al pari della lotta tedesca per l’unità. In Francia, in Germania, in Ungheria, in Italia, successivamente, la borghesia ha tradito la rivoluzione. Mentre in Italia ha chiamato gli austriaci, anche in Prussia e nella stessa Francia essa non esiterebbe un attimo a chiamare i russi per ristabilire la calma ad ogni costo. In Ungheria e in Transilvania lo ha già fatto”” [F. Engels, Neue Rheinische Zeitung 5 aprile 1849] (pag 42-43) [Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Agostino Bistarelli, ‘Sul Risorgimento italiano’, 2011]”,”MADx-734″ “MARX Karl, a cura di Aurelio MACCHIORO e Bruno MAFFI”,”Il Capitale. Libro primo.”,”””Non possiamo qui sviluppare le leggi della centralizzazione dei capitali, o dell’attrazione di capitale da parte di capitale. Bastino pochi cenni di fatto. La lotta di concorrenza si conduce mediante riduzione del prezzo delle merci. A parità di condizioni, il basso costo delle merci dipende dalla produttività del lavoro; ma questa dipende dalla scala della produzione. Perciò i capitali maggiori battono i capitali minori. Si ricorderà, inoltre, che con lo sviluppo del modo di produzione capitalistico il ‘volume minimo di capitale individuale’ occorrente per condurre un’azienda nelle sue condizioni normali aumenta. Ne segue che i capitali più piccoli si addensano in sfere della produzione, di cui la grande industria non si è ancora impadronita che in via sporadica o in modo incompleto. Qui la concorrenza infuria in ragion diretta del numero dei capitali rivaleggianti e in ragione inversa della loro grandezza, e termina ogni volta con la rovina di molti capitalisti minori, i cui capitali in parte finiscono nelle mani di chi vince, in parte scompaiono. Prescindendo da ciò, con la produzione capitalistica si forma una potenza del tutto nuova, il ‘sistema del credito’, che ai suoi primordi si intrufola di soppiatto come modesto ausilio dell’accumulazione e mediante invisibili fili attira nelle mani di capitalisti individuali o associati i mezzi monetari disseminati in masse più o meno grandi sulla superficie della società, ma ben presto diviene un’arma nuova e temibile nella lotta di concorrenza, e infine si trasforma in poderoso meccanismo sociale per la centralizzazione dei capitali””. (pag 798) [Karl Marx, Il Capitale. Libro primo, 2006] (pag 798)”,”MADx-735″ “MARX Karl, a cura di Bruno MAFFI”,”Il Capitale. Libro secondo.”,”””E’ una pura tautologia dire che le crisi nascono da mancanza di consumo solvibile o di consumatori solvibili. Il sistema capitalistico non conosce specie di consumo che non sia quella solvibile, fatta eccezione per il consumo ‘sub forma pauperis’ o per quello del “”mariuolo””. Che delle merci siano invendibili, non significa se non che per esse non si sono trovati compratori in grado di pagare, dunque consumatori (sia che le merci vengano comprate, in ultima istanza, a scopo di consumo produttivo o di consumo individuale). Ma, se si vuol dare a questa tautologia una parvenza di più profonda giustificazione dicendo che la classe operaia riceve una quota troppo misera del suo stesso prodotto; che, quindi, al male si porrebbe rimedio qualora ne ricevesse una parte maggiore, e di conseguenza il suo salario crescesse, c’è solo da osservare che le crisi sono preparate ogni volta proprio daun periodo in cui il salario in generale aumenta e la classe operaia riceve ‘realiter’ una quota maggiore della parte del prodotto annuo destinata al consumo. Dal punto di vista di questi cavalieri del sano e “”semplice”” buon senso, quel periodo dovrebbe viceversa allontanare la crisi. Sembra dunque che la produzione capitalistica implichi condizioni indipendenti dalla buona o cattiva volontà, che solo in via momentanea, e sempre soltanto come segno premonitore di una crisi, permettono quella prosperità relativa della classe operaia”” (pag 495) [Karl Marx, Il Capitale. Libro secondo, 2006, a cura di Bruno Maffi]”,”MADx-736″ “MARX Karl, a cura di Bruno MAFFI”,”Il Capitale. Libro terzo.”,”””Per quanto possano apparire per il resto disparati, tutti questi rapporti hanno una cosa in comune: il capitale frutta di anno in anno al capitalista un profitto, il suolo frutta al suo proprietario una rendita fondiaria, e la forza lavoro – in condizioni normali, e finché rimane forza lavoro utilizzabile – frutta all’operaio un salario. Queste tre parti di valore del valore totale annualmente prodotto, e le frazioni ad esse corrispondenti del prodotto totale annualmente prodotto – prescindiamo qui, a tutta prima, dall’accumulazione – possono essere consumate annualmente dai loro rispettivi possessori senza che la fonte della loro produzione si inaridisca. Esse appaiono come frutti, da consumarsi anno per anno, di un albero perenne, o meglio di tre alberi perenni; costituiscono il reddito annuo di tre classi, del capitalista, del proprietario fondiario e del lavoratore, redditi che il capitalista in funzione ripartisce nella veste di colui che estorce direttamente il pluslavoro e impiega in generale il lavoro. Perciò al capitalista il suo capitale, al proprietario fondiario la sua terra, e all’operaio la sua forza lavoro, o piuttosto lo stesso suo lavoro (…) appaiono come tre fonti diverse dei loro redditi specifici: del profitto, della rendita fondiaria e del salario. Ed essi lo sono, in realtà, nel senso che per il capitalista il capitale è una perenne macchina di estorsione del pluslavoro, per il proprietario fondiario la terra è una perenne calamita per l’attrazione di una parte del plusvalore spremuto dal capitale e infine, per l’operaio, il lavoro è la condizione e il mezzo sempre rinnovantisi per assicurarsi a titolo di salario una parte del valore da lui creato, quindi un’aliquota del prodotto sociale misurata da questa parte di valore: i mezzi di sussistenza necessari”” (pag 1013) [Karl Marx a cura di Bruno MAFFI, Il Capitale. Libro terzo, 2006] “”Infine, accanto al capitale come fonte autonoma di plusvalore figura la proprietà fondiaria in quanto barriera del profitto medio e causa del trasferimento di una parte del plusvalore ad una classe che né lavora essa stessa, né sfrutta direttamente gli operai, né, come il capitale produttivo d’interesse, può appellarsi a ragioni consolatorie e moralmente edificanti come, per es., il rischio e il sacrificio impliciti nella cessione in prestito del capitale. Poiché qui una parte del plusvalore sembra direttamente collegato non a rapporti sociali, ma ad un elemento naturale, la terra, la forma dell’estraniazione e fossilizzazione delle diverse parti del plusvalore l’una di fronte all’altra trova il suo coronamento, il nesso interno è definitivamente spezzato e la sua sorgente completamente sepolta, proprio in seguito alla reciproca autonomizzazione dei rapporti di produzione legati ai diversi elementi materiali del processo di produzione. In capitale-profitto, o meglio ancora capitale-interesse, terra-proprietà fondiaria, lavoro-salario, in questa trinità economica come nesso fra gli elementi del valore e della ricchezza in generale e le loro fonti, trovano il loro coronamento la mistificazione del modo di produzione capitalistico, la reificazione dei rapporti sociali, l’immediato concrescere dei rapporti materiali di produzione e della determinatezza storico-sociale: il mondo stregato, distorto e capovolto in cui Monsieur le Capital e Madame la Terre conducono la loro fantasmagorica esistenza, come caratteri sociali e insieme, direttamente, come semplici cose. Il grande merito dell’economia classica è di aver dissolto questa falsa apparenza ed illusione (…)””. (pag 1023-1024) [Karl Marx a cura di Bruno MAFFI, Il Capitale. Libro terzo, 2006]”,”MADx-737″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Roberto FINESCHI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale (1863-1890). Tomo I.”,”Comitato scientifico: Gian Mario Bravo (Presidente Onorario), Mario Cingoli (Presidente), Maria Luisa Barbera, Riccardo Bellofi ore, Bruno Bongiovanni, Stefano Bracaletti, Alberto Burgio, Giuseppe Cacciatore, Giuseppe Di Marco, Roberto Finelli, Roberto Fineschi, Fabio Frosini, Antonio Gargano, Emilio Gianni, Augusto Illuminati, Domenico Losurdo, Sergio Manes, Alessandro Mazzone, Nicolao Merker, Vittorio Morfi no, Luca Pinzolo, Maria Turchetto, Marco Vanzulli, Ferdinando Vidoni] Volume 31 I “”La ‘forma del lavoro di molti’, che lavorano l’uno accanto all’altro e l’uno assieme all’altro secondo un piano in ‘uno stesso’ processo di produzione o in processi di produzione differenti ma ‘connessi’, si chiama ‘cooperazione’. Come la forza d’attacco di uno squadrone di cavalleria o la forza di resistenza di un reggimento di fanteria è essenzialmente diversa dalle forze di attacco e di resistenza sviluppate da ogni cavaliere o fante preso singolarmente, così la ‘somma meccanica delle forze’ dei lavoratori presi singolarmente è sostanzialmente diversa dal potenziale sociale di forza che si sviluppa quando molte braccia cooperano ‘contemporaneamente a una stessa operazione indivisa’; p. es., quando c’è da sollevare un peso, da girare una manovella o da rimuovere un ostacolo. Qui il lavoro preso singolarmente non potrebbe produrre in nessun modo l’effetto del lavoro combinato, oppure potrebbe produrlo soltanto in periodi molto più lunghi, oppure soltanto su infima scala. Qui non si tratta soltanto di aumento della forza produttiva industriale attraverso la cooperazione, ma di creazione di una forza produttiva che deve essere in sé e per sé ‘forza di massa’. (pag 357) [Karl Marx, Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale (1863-1890). Tomo I., 2012]”,”MADx-738″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Roberto FINESCHI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Manoscritto economico 1863-1865. Il capitale. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. Capitolo sesto. Risultati del processo di produzione immediato. Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. I ed. tedesca (1867). Primo capitolo e appendice sulla forma di valore. Manoscritto 1871-1872. Varianti dalla I (1867), II (1872/3) e III ed. tedesca (1883) e dall’ed. francese (1872-75) del primo libro del ‘Capitale’. Apparato Glossario. Note esplicative. Prospetto pesi e misure. Letteratura citata. Indice dei nomi, Indice analitico. Tomo II.”,”Comitato scientifico: Gian Mario Bravo (Presidente Onorario), Mario Cingoli (Presidente), Maria Luisa Barbera, Riccardo Bellofi ore, Bruno Bongiovanni, Stefano Bracaletti, Alberto Burgio, Giuseppe Cacciatore, Giuseppe Di Marco, Roberto Finelli, Roberto Fineschi, Fabio Frosini, Antonio Gargano, Emilio Gianni, Augusto Illuminati, Domenico Losurdo, Sergio Manes, Alessandro Mazzone, Nicolao Merker, Vittorio Morfi no, Luca Pinzolo, Maria Turchetto, Marco Vanzulli, Ferdinando Vidoni] Volume 31 II “”Entrambe le peculiarità della ‘forma di valore’ sviluppate per ultime divengono ancora più chiare se noi torniamo al grande pensatore che per primo ha analizzato la ‘forma di valore’, come molte forme del pensiero, della società e della natura, e per lo più in modo più felice dei suoi moderni successori. Aristetele. In primo luogo Aristotele, enuncia chiaramente che la ‘forma di denaro’ della merce è solo ‘la figura ulteriormente sviluppata della forma semplice di valore’, cioè dell’espressione del valore di una merce in un”altra’ merce qualsiasi, perché dice: “”5 letti = 1 casa”” “”non si distingue”” da “”5 letti = tanto e tanto denaro””. Egli coglie inoltre che il ‘rapporto di valore’ in cui è racchiusa questa ‘espressione di valore’ comporta a sua volta che la casa venga ‘posta qualitativametne uguale’ al letto e che queste cose diverse ai sensi non sarebbero riferibili l’una all’altra ‘come grandezze commensurabili senza tale eguaglianza d’essenza’. “”Lo scambio””, dice, “”non può essere ‘senza eguaglianza’, ma eguaglianza ‘non’ può essere ‘senza commensurabilità’. Qui tuttavia si ferma e rinuncia all’ulteriore analisi della forma di valore. “”E’ però ‘in verità impossibile’ che cose di genere così diverso siano commensurabili, cioè ‘qualitativamente uguali’. Questo esser posti uguali può essere solo qualcosa di estraneo alla vera natura delle cose, dunque solo “”risorsa estrema per il bisogno pratico””. Aristotele stesso ci dice dunque dove si areni la sua analisi ulteriore, vale a dire sulla mancanza del ‘concetto di valore’. Che cosa è quell”uguale’, cioè la sostanza che la casa ‘rappresenta’ per il letto nell’espressione di valore del letto? Una tal cosa “”non”” può “”in verità esistere”” dice Aristotele. Perché? Di fronte al letto, la casa rappresenta ‘un uguale’ nella misura in cui essa rappresenta l’effettivamente ‘uguale’ in entrambi, casa e letto. E cioè – ‘lavoro umano’. Che però nella forma dei ‘valori’ delle merci, tutti i lavori sono espressi come ‘lavoro umano uguale’ e che perciò ‘valgono come uguali’, Aristotele non poteva ‘ricavarlo’ dalla forma di valore delle merci, perché la società ‘greca’ poggiava sul ‘lavoro schiavistico’, perciò aveva come ‘base naturale’ la ‘ineguaglianza degli uomini e dei loro lavori’. L’arcano dell’espressione di valore, l’ ‘eguaglianza’ e l”uguale validità di tutti i lavori’, perché, e nella misura in cui, essi sono ‘lavoro umano in genere’, non può essere decifrato prima che ‘il concetto dell’eguaglianza umana’ possegga già la solidità di un pregiudizio popolare. Ciò è però possibile solo in una società in cui ‘la forma di merce’ sia la forma universale del prodotto del lavoro, dunque anche il rapporto reciproco degli uomini ‘come possessori di merci’ sia il rapporto sociale dominante. Il genio di Aristotele risplende proprio in questo che egli ‘scopre’ un ‘rapporto di uguaglianza nell’espressione di valore’ delle merci. Solo il limite storico della società in cui visse gli impedì di scoprire in che cosa “”in verità”” consistesse questo ‘rapporto di eguaglianza’””. (pag 1089-1090) (controllare)”,”MADx-739″ “MARX Karl, a cura Antonio Roberto BERTELLI”,”As lutas de classes na França (1848-1850).”,”””A praga da batata e as más colheitas de 1845 e 1846 avivaram a efervescência geral de povo. A carestia de 1847 provocou na França, como no resto do continente, conflitos sangrentos. (…) O outro grande acontecimento econômico que acelerou a eclosão da revolução foi uma ‘crise geral do comércio e da indústria’ na Inglaterra; anunciada, já no outono de 1845, pela quebra geral dos especuladores de ações ferroviárias, contida durante o ano de 1846 graças a uma série de circunstâncias meramente acidentais – como a iminente abolição das taxas aduaneiras sobre cereais – estourou, por fim, no outono de 1847, com as falências dos grandes comerciantes londrinos em produtos coloniais, às quais se seguiram muito de perto as dos bancos agrários e o fechamento de fábricas nos distritos industriais da Inglaterra.”” (pag 55) [Karl Marx, As lutas de classes na França (1848-1850), 1986]”,”MADx-740″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifest der Kommunistischen Partei.”,”””Die Kommunisten sind also praktisch der entschiedenste, immer weitertreibende Teil der Arbeiterparteien aller Länder; sie haben theoretisch vor der übrigen Masse des Proletariats die Einsicht in die Bedingungen, den Gang und die allgemeinen Resultate der proletarischen Bewegung voraus””. (pag 43-44) [Karl Marx Friedrich Engels, Manifest der Kommunistischen Partei, SD]”,”MADx-741″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL, edizione riveduta da Louis JANOVER”,”Révolution et socialisme. Pages choisies.”,”””Si les ouvriers allemands ne peuvent s’emparer du pouvoir et faire triompher leurs intérêts de classe sans passer par toute une évolution révolutionnaire d’une assez longue durée, du moins ont-ils, cette fois, la certitude que le premier acte du drame révolutionnaire imminent coïncide avec le triomphe direct de leur propre classe en France et qu’il s’en trouve accéléré. Mais ils doivent contribuer eux-mêmes au maximum à leur victoire finale en prenant conscience de leurs intérêts de classe, en se posant dès que possible en parti indépendant, sans se laisser détourner un seul instant, par les phrases hypocrites des petits-bourgeois, de l’organisation autonome du parti du prolétariat. Leur cri de guerre doit être: la révolution en permanence! [Marx, Adresse, 1850, Mew, VII, p. 253][in Karl Marx, a cura di Maximilien Rubel, edizione riveduta da Louis Janover, Révolution et socialisme. Pages choisies, 2008] (pag 72-73)”,”MADx-742″ “MARX Karl, a cura di Frederick ENGELS”,”Capital. A Critique of Political Economy.”,”””My dialectic method is not only different from the Hegelian, but is its direct opposite”” (pag XXX) J.S. Mill, Cernysevskij. “”The Continental revolution of 1848-9 also had its reaction in England. Men who still claimed some scientific standing and aspired to be something more than mere sophists and sycophants of the ruling-class, tried to harmonise the Political Economy of capital with the claims, no longer to be ignored, of the proletariat. Hence a shallow syncretism, of which John Stuart Mill is the best representative. It is a declaration of bankruptcy by bourgeois economy, an event on which the great Russian scholar and critic, N. Tschernyschewsky, has thrown the light of a master mind in his “”Outlines of Political Economy according to Mill””””. (prefazione di Karl Marx, 1873) [Karl Marx, Capital. A Critique of Political Economy, 1903] (pag XXIV)”,”MADx-743″ “MARX Karl ENGELS Friedrich; LABRIOLA Antonio”,”Manifest der Kommunistischen Partei – Manifesto del Partito Comunista.”,”””Nella società borghese il lavoro vivo è soltanto un mezzo per aumentare il lavoro accumulato. Nella società comunistica il lavoro accumulato è soltanto un mezzo per rendere più largo e più ricco, più progredito il modo di esistenza dei lavoratori. Nella società borghese il passato domina in sul presente, nella società comunistica il presente sarà signore del passato. Nella società borghese il capitale è personale ed indipendente, mentre l’individuo operante è privo d’indipendenza e di personalità. Ora l’abolizione di tale stato di cose vien detta dalla borghesia abolizione della personalità e della libertà. Ed a ragione. Perché si tratta per fermo di abolire la personalità, la indipendenza e la libertà del borghese. Sotto il nome di libertà ora, per entro agli attuali rapporti borghesi della produzione, s’intende il libero commercio, e il libero comprare e vendere.”” [Karl Marx Friedrich Engels, Antonio Labriola, Manifest der Kommunistischen Partei – Manifesto del Partito Comunista, 1973] (pag 55)”,”MADx-744″ “MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”On Revolution.”,”pag 232 foto di Bernstein e Kautsky “”That, after the most tremendous war of modern times, the conquering and the conquered hosts should fraternize for the common massacre of the proletariat – this unparalleled event does indicate, not, as Bismarck thinks, the final repression of a new society upheaving, but the crumbling into dust of bourgeois society. The highest heroic effort of which old society is still capable is national war; and this is now proved to be a mere governmental humbug, intended to defer the struggle of classes and to be thrown aside as soon as that class struggle bursts out into civil war. Class rule is no longer able to disguise itself in a national uniform; the national governments are ‘one’ as against the proletariat!”” [The Civil War in France] [Karl Marx, a cura di Saul K. Padover, On Revolution, 1971] (pag 368) “”1851. Late April. Publication of first part of ‘Gesammelte Aufsätze von Karl Marx (Collected Essays by Karl Marx), by Hermann Becker in Cologne”” (pag XXXIX) Hermann Becker. “”En 1850, sept ans après son adhésion au communisme, et alors qu’il militait comme chef de la Ligue des communistes, Marx autorisa Hermann Becker, membre de la même Ligue, à publier un choix de ses écrits en plusieurs volumes. La première livraison fut publiée à Cologne en 1851. On y trouve les articles libéraux et démocratiques des Anekdota et de la Rheinische Zeitung, ce qui veut dire que Marx ne les considère point comme dépassés, et que la lutte pour les libertés démocratiques reste la tâche du jour. II est convaincu que ses premières idées sur la démocratie contiennent en puissance tous les éléments de cet humanisme dont le communisme n’a été qu’un aspect particulier ; et cela, Marx l’affirme dans ses manuscrits de 1844, première ébauche du Capital””. (fonte 1962 Le concept de démocratie chez Marx [Rubel]) (Le contrat social N°4 vol. 6) (http://bataillesocialiste.wordpress.com/documents-historiques/1962-le-concept-de-democratie-chez-marx-rubel/)”,”MADx-745″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Roger DANGEVILLE”,”Le parti de classe. II. Activité et organisation.”,”Statuti provvisori dell’Associazione internazionale dei lavoratori (Ait) (pag 91-93) “”Une révolution est un phénomène purement naturel, commandé par des lois physiques, plutôt que des régles qui déterminent en temps ordinaire le cours de la société, mieux, ces règles prennent dans les révolutions un caractère beaucoup plus physique, la force matérielle de la nécessité s’y manifestant avec plus de violence”” (Engels a Marx, 13 février 1851, extrait) [Karl Marx Friedrich Engels, Le parti de classe. II. Activité et organisation, 1973] (pag 52)”,”MADx-747″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Roger DANGEVILLE”,”Le parti de classe. III. Questions d’organisation.”,”Partito di massa. “”Pour la première fois dans l’histoire, un parti ouvrier, solidement soudé, apparaît (en Allemagne) comme une véritable puissance politique. Il est né et a grandi sous les persécutions les plus dures, a conquis de haute lutte une position après l’autre, s’est libéré de tout philistinisme dans le pays le plus philistin d’Europe, comme il s’y est libéré de tout chauvinisme dans les pays le plus assoiffé de victoires. C’est une puissance dont l’existence et le gonflement sont aussi incompréhensibles et mystérieux aux gouvernements et aux vieilles classes dominantes que la montée du flot chrétien l’était aux puissance de la Rome décadente. Il grandit et développe ses forces aussi sûrement et irrésistiblement que jadis le christianisme, si bien que l’équation de son taux de croissance – donc le moment de sa victoire finale – peut d’ores et déjà, être calculée mathématiquement. Au lieu d’étouffer, la loi antisocialiste l’a poussé en avant; il n’a daigné répondre que d’un revers de main à la réforme sociale de Bismarck, et le dernier moyen grâce auquel on cherche à l’étouffer momentanément – l’inciter à un putsch prématuré – ne ferait que susciter un éclat de rire inextinguible””. (pag 171-172) [Engels à Karl Kautsky, 8 novembre 1884][in Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Roger Dangeville, Le parti de classe. III. Questions d’organisation, 1973]”,”MADx-748″ “MARX Karl”,”The Civil War in France.”,”‘This important account of the Commune, written by Marx on behalf of the General Council of the International Working Men’s Association, was completed in May 1871. As Engels says in his ‘Introduction’, it is “”an outstanding example of the author’s remarkable gift for grasping clearly the character, the import, and the inevitable consequences of great historical events””. (in copertina) “”The Commune admitted all foreigners to the honour of dying for the immortal cause. Between the foreign war lost by their treason, and the civil war fomented by their conspiracy with the foreign invader, the bourgeoisie had found the time to display their patriotism by organising police-hunts upon the Germans in France. The Commune made a German working man its Minister of Labour. Thiers, the bourgeoisie, the Second Empire, had continually deluded Poland by loud professions of sympathy, while in reality betraying her to, and doing the dirty work of Russia. The Commune honoured the heroic sons of Poland by placing them at the head of the defenders of Paris. And, to broadly mark the new era of history, it was conscious of initiating, under the eyes of the conquering Prussians on the one side and of the Bonapartist army, led by Bonapartist generals, on the other, the Commune pulled down that colossal symbol of martial glory, the Vendôme column””. (pag 47-48) [Karl Marx, The Civil War in France, 1933] Erratum (pag 19) La frase:”” Of late the German philistine has once more been filled with wholesome terror at te words: Dictatorship of the Proletariat.”” Va corretta così: “”Of late the Social-Democratic philistine…””. Il cambiamento del termine fu fatto dalla Socialdemocrazia tedesca senza il consenso di Engels.”,”MADx-750″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 26. Erster Teil.”,”‘Erscheinungen des Kapitalismus auf dem Gebiet der immateriellen Produktion’ (pag 385) Vol. 26 1° tomo “”Die monetary panic in London hat einigermaßen subsided in den letzten Tagen, wird aber bald von neuem beginnen, wozu unter anderm Fould (Achille Fould, ndr) beitragen wird, der mit einem französischen Bankdirektor hier angelangt ist, um den Goldexport von England nach Frankreich zu regulieren. Die Suspension des Bankaktes selbst konnte natürlich nur so weit wirken, als sie das künstliche surplus des Panic’s abnahm, das der Akt geschaffen hat. Das banking department hätte sich den folgenden Tag insolvent erklären müssen, da der Reservefond nur noch 4-500 000 £ betrug, während die Deposits – public und private – sich über 17 Millionen beliefen. Andrerseits war diese Gefahr rein durch den Akt selbst produziert, indem der Metallvorrat im issuing department nicht tief under einem Drittel der issued Notes stand. (…) In Amerika scheint es fast sicher, daß die Protectionists obenauf kommen infolge der Krisis. Dies wird für die Herrn Engländer nachhaltiges Pech bewirken.”” (pag 216-217) (Marx an Engels, Nov. 24. 1857) [Karl Marx Friedrich Engels,”,”MADx-525″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 29. Briefwechsel zwischen Marx und Engels, Januar 1856 – Dezember 1859. Zweiter Teil. Briefe von Marx und Engels an dritte Personen. April 1856 – Dezember 1859.”,”Volume 29 “”Die monetary panic in London (Geldpanik) hat einigermaßen subsided in den letzten Tagen, wird aber bald von neuem beginnen, wozu unter anderm Fould (Achille Fould, französischer Bankier und Staatsmann, ndr) beitragen wird, der mit einem französischen Bankdirektor hier angelangt ist, um den Goldexport von England nach Frankreich zu regulieren. Die Suspension des Bankaktes selbst konnte natürlich nur so weit wirken, als sie das künstliche surplus des Panic’s abnahm, das der Akt geschaffen hat. Das banking department hätte sich den folgenden Tag insolvent erklären müssen, da der Reservefond nur noch 4-500 000 £ betrug, während die Deposits – public und private – sich über 17 Millionen beliefen. Andrerseits war diese Gefahr rein durch den Akt selbst produziert, indem der Metallvorrat im issuing department nicht tief under einem Drittel der issued Notes stand. (…) In Amerika scheint es fast sicher, daß die Protectionists obenauf kommen infolge der Krisis. Dies wird für die Herrn Engländer nachhaltiges Pech bewirken.”” (pag 216-217) (Marx an Engels, Nov. 24. 1857) [Karl Marx Friedrich Engels, Werke. Band 29. Erster Teil. Briefwechsel zwischen Marx und Engels, Januar 1856 – Dezember 1859]”,”MADx-528″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Ausgewählte Briefe.”,”””…The movement in America, just at this moment, is I believe best seen from across the Ocean. On the spot, personal bickerings and local disputes must obscur much of the grandeur of it. And the only thing that could really delay its march, would be the consolidation of these differences into established sects. To some extent, that will be unavoidable; but the less of it the better. And the Germans have most to guard against this. Our theory is a theory of evolution, not a dogma to be learnt by heart and to be repeated mechanically. Je weniger sie den Amerikanern von außen eingepaukt wird und je mehr sie sie durch eigne Erfahrung – unter dem Beistand der Deutschen – erproben, desto tiefer geht sie ihnen in Fleisch und Blut über. When we returned to Germany in spring 1848, we joined the Democratic party, as the only possible means of gaining the ear of the working class; we were the most advanced wing of that party, but still a wing of it. When Marx founded the International, he drew up the General Rules in such a way that ‘all’ working class socialists of that period could join it – Proudhonists, Pierre-Lerouxists, and even the more advanced section of the English Trades Unions; and it was only through this latitude that the International became what is was, the means of gradually dissolving and absorbing all these minor sect, with the exception of the Anarchists whose sudden appearance in various countries was but the effect of the violent bourgeois reaction after the Commune and could therefore safely be left by us to die out of itself, as it did. (…)”” (pag 477-478) [Engels a F. Kelley-Wischnewetzky, January 27, 1887] [K. Marx F. Engels, Ausgewählte Briefe, 1953]”,”MADx-752″ “MARX Karl, a cura di Mario TRONTI”,”Scritti inediti di economia politica.”,” La forma di valore. “”Marx scrisse queste pagine dietro consiglio di Engels e di Kugelmann, mentre il primo libro del ‘Capitale’ era in corso di stampa. Apparvero infatti in appendice alla prima edizione: ‘Das Kapital’, Erster Band, Hamburg, 1867, pp. 764-784. Per la seconda edizione, Marx rielaborò e rifuse queste pagine nel primo capitolo, paragrafo 3, intitolato: “”La forma di valore ossia il valore di scambio””. Il 22 giugno, Marx scriveva ad Engels: “”Per quanto concerne lo sviluppo della ‘forma di valore’, ho seguito e ‘non’ seguito il tuo consiglio, per mantenere anche a questo riguardo una linea dialettica. Cioè, 1) ho scritto un”appendice’ in cui espongo la ‘medesima’ cosa nel modo più semplice e nel modo più da maestro di scuola che mi sia stato possibile; 2) ho ripartito ogni gradino dello sviluppo in paragrafi, ecc., con ‘propri sottotitoli’. Nella ‘prefazione’ dico poi al lettore “”non dialettico”” che può saltare a pié pari le pagine x-y e invece di queste leggere l’appendice. Qui si tratta non solamente dei filistei, ma anche della gioventù avida di sapere, ecc. Inoltre la cosa è d’importanza troppo decisiva per tutto il libro. (…)””. (pag 131) [Karl Marx, La forma di valore] [Karl Marx, Scritti inediti di economia politica, 1963, traduzione e introduzione di Mario Tronti]”,”MADx-753″ “MARX Karl”,”Travail salarié et capital. Suivi de Salaires, prix et profits.”,”””Nous avons donc constaté: Même la ‘situation la plus favorable’ pour la classe ouvrière, ‘l’accroissement le plus rapide possible du capital’, quelque amélioration qu’il apporte à la vie matérielle de l’ouvrier, ne supprime pas l’antagonisme entre ses intérêts et les intérêts du bourgeois, les intérêts du capitaliste. ‘Profit’ et ‘salaire’ sont, après comme avant, ‘en rapport inverse’. Lorsque le capital s’accroît rapidement, le salaire peut augmenter, mais le profit du capital s’accroît relativement plus vite. La situation matérielle de l’ouvrier s’est améliorée, mais aux dépens de sa situation sociale. L’abîme social qui le sépare du capitaliste s’est élargi. (…)””. “”La ‘croissance du capital productif’ et ‘l’augmentation du salaire’ sont-elles vraiment liées aussi inséparablement que le prétendent les économistes bourgeois? Nous ne devons pas les croire sur parole. Nous ne devons même pas les croire lorsqu’ils disent que plus le capital est gras, plus son esclave s’engraisse. La bourgeoisie est trop avisée, elle calcule trop bien pour partager les privilèges à la façon du grand seigneur qui tire vanité de l’éclat de sa domesticité. Les conditions d’existence de la bourgeoisie la contraignent à calculer. Nous devrons donc étudier cela de plus pres (…)””. (pag 49-50) [Karl Marx, Travail salarié et capital, 1931]”,”MADx-754″ “MARX Karl, a cura di Emile BOTTIGELLI”,”Lettres et documents de Karl Marx, 1856-1883. (Estratto dagli ‘Annali dell’Istituto Giangiacomo Feltrinelli), Anno primo, 1958.”,”Contiene: – Nota di Karl Marx su “”Miseria della filosofia”” (pag 204-205) – Nota di Marx a Lafargue su “”Socialismo utopistico e Socialismo scientifico”” (pag 205-206) “”Note de Karl Marx sur “”Misère de la Philosophie”” (a). “”La “”Misère de la Philosophie”” de Karl Marx a paru en 1847 peu de temps après les ‘Contradictions Economiques’ de Proudhon qui portaient le sous-titre de “”Philosophie de la Misère””. Ce qui nous détermine à réimprimer ce livre, dont l’édition originale est épuisée, c’est qu’il contient les germes de la théorie développée après vingt ans de travail dans ‘Le Capital’. La lecture de la ‘Misère de la Philosophie’ et celle du ‘Manifeste du parti communiste’, publié par Marx et Engels en 1848, pourront donc servir d’introduction à l’étude du ‘Capital’ et des oeuvres d’autres socialistes modernes, qui comme Lassalle, y ont puisé leurs idées. En autorisant cette republication dans notre organe, Marx a voulu nous donner une preuve de sympathie””. (a) Cette note est écrite sur la première page d’une feuille double de papier fort couleur crème (…). Cette note a été vraisemblablement rédigée en mars 1880. Elle est en effet destinée à introduire la publication dans le journal de Guesde, ‘L’Egalité’, 2a serie, de ‘Misère de la philosophie’, qui paraîtra, avec interruptions, à partir du n° 12 du 7 avril 1880, en ‘variétés’. Le n° 22 annonce l’interruption et la publication future en brochure. La note de Marx se trouve, sans signature et avec de légères modification de style, dans le n° 12 (p. 6/II)”” [(1) L’ouvrage de Proudhon avait paru en octobre 1846; (2) Le mot ‘celle’ est supprimé dans la version de ‘L’Egalité] [in Karl Marx, a cura di Emile Bottigelli, Lettres et documents de Karl Marx, 1856-1883. (Estratto dagli ‘Annali dell’Istituto Giangiacomo Feltrinelli), Anno primo, 1958] (pag 204)”,”MADx-755″ “MARX Karl ENGELS Friedrich / LINCOLN Abraham”,”Une révolution inachevée. Sécession, guerre civile, esclavage et émancipation aux Etats-Unis.”,” “”Une telle guerre populaire, des deux côtes, n’avait jamais eu lieu depuis qu’existent les grands Etats, et il est certain que son issue décidera de l’avenir de toute l’Amerique pour des centaines d’années. Dès que sera brisé l’esclavage, cette principale entrave au développement politique et social des Etats-Unis, le pays prendra un essor qui lui assurera à brève échéeance une tout autre place dans l’histoire universelle, et l’armée et la flotte nées de la guerre trouveront bientôt leur emploi””. [Lettera di Friedrich Engels a Joseph Weydemeyer, 24 novembre 1864] [in Karl Marx / Abraham Lincoln, ‘Une révolution inachevée. Sécession, guerre civile, esclavage et émancipation aux Etats-Unis’, 2012]”,”MADx-756″ “MARX Karl, a cura di Vladimiro GIACCHÉ”,”Il capitalismo e la crisi. Scritti scelti.”,”””L’equilibrio stesso – dato il carattere primitivo di questa produzione – è un caso”” (Marx, Il Capitale, II libro cap.21) “”E’ proprio bello che i capitalisti, che gridano tanto contro il “”diritto al lavoro”” (“”droit au travail””), ora pretendano dappertutto “”pubblico appoggio”” dai governi, e ad Amburgo, a Berlino, a Stoccolma, e Copenaghen e nella stessa Inghilterra (nella forma di sospensione della legge) facciano insomma valere il “”diritto al profitto”” (“”droit au profit””) a spese della comunità. Ed è altrettanto bello che i filistei di Amburgo si siano rifiutati di dare ulteriori elemosine ai capitalisti”” [Marx, lettera a Engels, 8 dicembre 1857, Mew 29.223-224, tr.it. di M.A. Manacorda in MEOC 40.236] [in Karl Marx, a cura di Vladimiro Giacché, Il capitalismo e la crisi. Scritti scelti, 2009]”,”MADx-757″ “MARX Carlos”,”La guerra civil en Francia.”,”””Si las fronteras van a trazarse en consonancia con los intereses militares, las reclamaciones no acabarán nunca, pues toda linea militar es por fuerza defectuosa y susceptible de mejorarse con la anexión, de nuevos territorios vecinos; además, estas líneas nunca pueden trazarse de un modo inapelable y justo, pues son siempre una imposición del vencedor sobre el vencido, y por consiguiente llevan en su seno siempre el germen de nuevas guerras. Así nos lo enseña la historia toda. Ocurre con las naciones lo mismo que con los individuos. Para privarles del poder de atacar, hay que quitarles también los medios de defenderse. No basta echar las manos al cuello; hay que asesinar. Si alguna vez hubo un conquistador que tomase “”garantías materiales”” para inutilizar una acción, ése fue Napoleón I con el Tratado de Tilsit (1) y con su modo de aplicarlo contra Prusia y el resto de Alemania. Y, sin embargo, pocos años después, su poder gigantesco se venía al suelo como una caña podrida ante el pueblo alemán. ¿Qué significaban las “”garantías materiales”” que Prusia, en sus sueños más fantásticos, pueda o se atreva a imponer a Francia, comparadas con las que le arrancó a ella misma Napoléon I? El resultado no será menos desastroso. Y la historia no medirá su castigo por el número de millas cuadradas arrebatadas a Francia, sino por la magnitud del crimen, que supone resucitar en la segunda mitad del siglo XIX la ‘politica de conquistas'”” [Marx, Segundo Manifiesto del Consejo General de la Asociacion Internacional de los Trabajadores sobre la guerra franco-prusiana][Carlos Marx, La guerra civil en Francia, 1976] (pag 32-33) [ (1) ‘La Paz de Tilsit’ fue firmada en 1807 entre Francia Y Rusia después de la derrota de Prusia por las tropas de Napoléon]”,”MADx-758″ “MARX Karl, a cura di Marcello MUSTO”,”L’alienazione.”,”””Il denaro è il dio tra le merci. Come singolo oggetto tangibile il denaro può essere perciò accidentalmente cercato, trovato, rubato, scoperto, e la ricchezza generale passare tangibilmente in possesso del singolo individuo. Dalla sua forma di schiavitù nella quale si presenta come semplice mezzo di circolazione, esso diventa improvvisamente sovrano e dio nel mondo delle merci. Esso rappresenta l’esistenza celeste delle merci, mentre queste rappresentano la sua esistenza terrena. Ciascuna forma della ricchezza naturale, prima che questa sia tramutata mediante il valore di scambio, suppone una relazione sostanziale dell’individuo con l’oggetto, al punto che l’individuo, per uno dei suoi aspetti, appare esso stesso materializzato nella cosa, e nello stesso tempo il suo possesso della cosa appare come un determinato sviluppo della sua individualità; la ricchezza di pecore rivela lo sviluppo dell’individuo come pastore, la ricchezza di grano il suo sviluppo come contadino ecc. ‘Il denaro al contrario, in quanto individuo’ della ricchezza generale, in quanto autonomo risultato della circolazione e puro rappresentante universale, ‘come risultato puramente sociale’, non suppone assolutamente alcuna relazione individuale col suo possessore; il suo possesso non è lo sviluppo di uno qualsiasi dei lati essenziali della sua individualità, ma è piuttosto possesso di ciò che è privo di individualità, giacché questo rapporto sociale esiste nel contempo come oggetto sensibile, esterno, di cui ci si può impossessare meccanicamente o che può anche andare perduto. La sua relazione all’individuo si presenta dunque come una relazione puramente accidentale; laddove questa relazione ad una cosa niente affatto connessa con la sua individualità gli conferisce nello stesso tempo; per il carattere di questa cosa, il dominio assoluto sulla società, su tutto il mondo dei godimenti, dei lavori ecc. E’ come se per es. il ritrovamento di una pietra mi procurasse, del tutto indipendentemente dalla mia individualità, il possesso di tutte le scienze. Il possesso del denaro mi pone rispetto alla ricchezza sociale nell’identico rapporto in cui mi porrebbe la pietra filosofale rispetto alle scienze.”” [Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, (1857-58)] [in Karl Marx, a cura di Marcello Musto, L’alienazione, 2010] (pag 53-54)”,”MADx-759″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, direzione del lavoro editoriale di Richard SPERL Hanni WETTENGEL, cura editoriale di Leni HOFFMANN Anna KRÜGER Hanni WETTENGEL”,”Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band I.”,”Volume 1″,”MADx-760″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, direzione del lavoro editoriale di Richard SPERL Hanni WETTENGEL, cura editoriale di Leni HOFFMANN Anna KRÜGER Hanni WETTENGEL”,”Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band II.”,”Volume 2″,”MADx-761″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, direzione del lavoro editoriale di Richard SPERL Hanni WETTENGEL, cura editoriale di Leni HOFFMANN Anna KRÜGER Hanni WETTENGEL”,”Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band III.”,”Volume 3″,”MADx-762″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, direzione del lavoro editoriale di Richard SPERL Hanni WETTENGEL, cura editoriale di Leni HOFFMANN Anna KRÜGER Hanni WETTENGEL”,”Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band IV”,”Volume 4″,”MADx-763″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, direzione del lavoro editoriale di Richard SPERL Hanni WETTENGEL, cura editoriale di Leni HOFFMANN Anna KRÜGER Hanni WETTENGEL”,”Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band VI.”,”Volume 6 “”Wo Teilung der Arbeit auf gesellschaftlichen Maßstab, da ist auch Verselbständigung der Teilarbeiten gegeneinander. Die Produktion ist das in letzter Instanz Entscheidende. Sowie aber der Handel mit den Produkten sich gegenüber der eigtl. Produktion verselbständigt, folgt er einer eignen Bewegung, die zwar im ganzen und großen von der der Produktion beherrscht wird, aber im einzelnen und innerhalb dieser allgemeinen Abhängigkeit, doch wieder eignen Gesetzen folgt, die in der Natur dieses neuen Faktors liegen, die ihre eignen Phasen hat und ihrerseits wieder auf die Bewegung der Produktion zurückschlägt”” [F. Engels an Conrad Schmidt in Berlin, 27. Okt. 1890] [in Marx Engels, Ausgewählte Werke in sechs Bänden. Band VI, 1976] (pag 559)”,”MADx-765″ “MARX Karl”,”Introduzione del ’57. Con testo tedesco.”,”Contiene dedica di Accarino “”L’occasione fornita dall'””Introduzione”” del ’57 ai lavori preparatori del “”Capitale””, che vanno sotto il nome di “”Grundrisse der Kritik der politischen Oekonomie”” e che furono redatti fra il 1857 e il 1858, appare in questo quadro assai rilevante, non solo perché il testo costituisce di fatto l’unico esteso pronunciamento di Marx su questioni di metodo, ma anche perché il suo carattere singolarmente incompiuto e al tempo stesso pieno di anticipazioni lo rende, tra gli scritti inediti di Marx (il quale decise di non pubblicarlo perché preoccupato, com’è detto nella “”Prefazione”” a “”Per la critica dell’economia politica””, che l’anticipazione dei risultati non ancora dimostrati potesse essere elemento di disturbo alla ricezione del lettore) particolarmente idoneo a marcare una fase di autoripensamento e ad additare una nuova area di contenuti.”” (pag 9) [in Avvertenza di Bruno ACCARINO] [in Karl Marx, Introduzione del ’57, 1975] “”Gli economisti del XVII secolo, per esempio, cominciano sempre dall’insieme vivente, dalla popolazione, la nazione, lo Stato, più Stati ecc.; ma finiscono sempre col trovare per via d’analisi, alcune relazioni determinanti generali, astratte, come la divisione del lavoro, il denaro, il valore ecc. Non appena questi singoli momenti furono più o meno fissati e astratti, cominciarono i sistemi economici che dal semplice – come lavoro, divisione del lavoro, bisogno, valore di scambio – salivano fino allo Stato, allo scambio fra le nazioni e al mercato mondiale. Quest’ultimo è, chiaramente, il metodo scientificamente corretto. Il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni, quindi unità del molteplice. Per questo nel pensiero esso si presenta come processo di sintesi, come risultato e non come punto di partenza, sebbene esso sia il punto di partenza effettivo e perciò anche il punto di partenza dell’intuizione e della rappresentazione. Per la prima volta, la rappresentazione concreta si è volatizzata in una astratta determinazione; per la seconda, le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero. E’ per questo che Hegel cadde nell’illusione di concepire il reale come risultato del pensiero, che si riassume e si approfondisce in se stesso, e si muove spontaneamente, mentre il metodo di salire dall’astratto al concreto è il solo modo, per il pensiero, di appropriarsi il concreto, di riprodurlo come qualcosa di spiritualmente concreto. Mai e poi mai il processo di formazione del concreto stesso. La più semplice categoria economica, come per es. il valore di scambio, presuppone la popolazione, una popolazione che produce entro rapporti determinati, ed anche un certo genere di sistema familiare o comunitario o politico ecc. Esso non può esistere altro che come relazione astratta, unilaterale di una totalità vivente e concreta già data. Come categoria, al contrario, il valore di scambio mena un’esistenza antidiluviana. (…)”” [Karl Marx, Introduzione del ’57, 1975] (pag 100)”,”MADx-767″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, contributo di D. RIAZANOV”,”La Russie.”,”pag 50-51 RIazanov Marx e la guerra russo-svedese. “”””Ni la mer d’Azov, ni la mer Noire, ni la mer Caspienne ne pouvaient ouvrir à Pierre ce passage direct sur l’Europe…La carrière militaire de Pierre le Grand se résume en quatre guerres. La première, dirigée contre la Turquie et dont les fruits furent perdus dans la seconde était, à plus d’un égard, la continuation de la lutte traditionnelle avec les Tatares; elle fut en outre le prélude de la guerre contre la Suède, dont celle avec la Perse fut l’épilogue. La guerre avec la Suède absorba pendant vingt et une années l’activité militaire du tsar, soit la plus grande partie de son règne. Que l’on considère ses buts, ses résultats ou sa durée, on est en droit de l’appeler ‘la’ guerre de Pierre le Grand. Toute son oeuvre repose en effet sur la conquête de la côte baltique””. Marx dit avoir trouvé ainsi la clé de l’énigme à l’existence du colosse russe. Du même coup il découvre où se situe la source de l’esclavage anglo-russe qui pèse que l’Europe de son temps. “”En toute occurrence la Moscovie n’a pu devenir l’Empire grand-russe qu’en se transformant de puissance continentale à moitié asiatique en puissance maritime hégémonique dans la Baltique. Mais ce simple fait ne doit-il pas déjà nous suggérer toute notre conclusion, à savoir que ‘l’Angleterre, la plus grande puissance maritime de l’époque’ – qui plus est, une puissance maritime qui se trouvait aux portes de la Baltique où, depuis le milieu du XVIIe siècle, elle jouait le rôle d’arbitre suprême – doit avoir été pour quelque chose dans ce grand bouleversement (…)””. (pag 50-51) [D. Riazanov, Origine de l’hégémonie de la Russie en Europe] [in Karl Marx Friedrich Engels, La Russie, 1974]”,”MADx-769″ “MARX Karl”,”Le capital financier.”,”Pag 79-80 Mito di un capitalismo senza fabbriche. “”Cet aspect des choses se vérifie complètement quand on considère un capitaliste en particulier, qui a évidemment le droit, soit de prêter son capital, soit de l’appliquer lui-même à la production. Il n’en est plus de même quand on se place, ainsi que le font quelques économistes vulgaires, au point de vue du capital social. Il est alors absurde d’admettre que tout le capital de la société puisse être transformé en capital-argent sans qu’il se trouve des individus pour acheter et mettre en valeur les moyens de production, qui représentent tout le capital à part la fraction relativement petite existant en argent. Et il est encore plus absurde d’admettre que dans la production capitaliste le capital puisse donner un intérêt sans qu’il fonctionne comme capital productif, sans qu’il engendre de la plus-value, dont l’intérêt n’est qu’une partie. Si des capitalistes en nombre très considérable se décidaient à transformer leur capital productif en capital-argent, il en résulterait une dépréciation énorme du capital-argent et une baisse extraordinaire du taux de l’intérêt; une bonne partie d’entre eux serait dans l’impossibilité de vivre du produit des intérêts et se verrait dans la nécessité de redevenir capitalistes industriels.”” (pag 79-80) [Karl Marx, Livre III du Capital] [in Kalr Marx, Le capital financier, 2012] Altra opera: Karl MARX, Qu’est ce que le capitalisme : Volume 1, Les mystères de la plus-value [Broché] Karl Marx (Auteur), Gérard Mordillat (Préface), Jacques Hebenstreit (Traduction) Détails sur le produit Broché: 134 pages Editeur : Editions Demopolis (3 juin 2010) Collection : ESSAI Langue : Français ISBN-10: 2354570384 ISBN-13: 978-2354570385 Moyenne des commentaires client : Soyez la première pers (in sito marx)”,”MADx-770″ “MARX Karl, a cura di Raniero PANZIERI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. II.”,”””Un prolungato orario di lavoro sembra essere il segreto del procedimento razionale e sano che dovrebbe elevare le condizioni dell’operaio mediante il miglioramento delle sue capacità spirituali e morali, e farne un consumatore razionale. Per diventare un consumatore razionale della merce dei capitalisti, egli deve innanzitutto – ma il demagogo glielo impedisce! – cominciare col lasciar consumare in modo irrazionale e malsano la propria forza-lavoro dal suo capitalista. Ciò che il capitalista intende per consumo razionale, si dimostra là dove egli è tanto benevolo da intromettersi direttamente nel commercio di consumo dei suoi operai, in quel ‘truck-system’, nel quale egli tra le molte altre cose fornisce anche gli alloggi agli operai, diventandone così anche il locatore. (…) Abbassamento del salario e prolungato orario di lavoro, ecco il nòcciolo del procedimento razionale e sano che deve elevare l’operaio alla dignità di consumatore razionale, affinchè egli crei un mercato per la massa di oggetti che la civiltà ed il progresso delle invenzioni gli hanno reso accessibili””. [Karl Marx, Il Capitale. Libro II. Il processo di circolazione del capitale. II., 1973] (pag 178-179)”,”MADx-009-FF” “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Il Manifesto dei comunisti (1848).”,”””Gli è noto in che modo i monaci del medioevo usassero di raschiare i manoscritti contenenti le classiche scritture del mondo pagano antico, per poi scrivervi su novellamente le assurde leggende dei santi cattolici. I letterati tedeschi operarono in senso inverso nel maneggiare cotesti profani scritti francesi. Essi fecero scivolare la loro insensataggine sull’originale francese, e ve l’applicarono. Là dove, p. es., la critica francese si aggira su i rapporti e su le funzioni della moneta, essi scrivono “”alienazione della natura umana””, e là dove la critica francese concerne lo stato borghese, essi scrivono “”abolizione del dominio dell’universale astratto””. Codeste viziate sostituzioni della fraseologia filosofica agli svolgimenti critici dei francesi, furono dagli autori stessi battezzate per “”filosofia dell’azione””, per “”socialismo ‘vero'””, per “”scienza tedesca del socialismo””, per “”dimostrazione filosofica del socialismo””. Per cotal via la letteratura francese socialistico-comunistica rimase evirata. E come essa cessava, in mano ai tedeschi, di esprimere la lotta di una classe contro di un’altra, così a ragione i tedeschi si vantano di aver superata “”la unilateralità francese”” e di rappresentare invece dei bisogni veri il bisogno della verità, e in cambio degli interessi del proletariato quelli della natura umana, dell’uomo in generale, dell’uomo che non appartiene a nessuna classe, e anzi non appartiene punto alla realtà, ma solo al vaporoso ciclo della fantasia filosofica. Cotesto socialismo tedesco, che pigliava così solennemente sul serio le sue goffe esercitazioni da scolaro, e ne menava vanto all’uso dei ciarlatani, andò poco per volta e via via perdendo la sua innocenza da pedanti””. (pag 38-39) [K. Marx F. Engels, Il Manifesto dei comunisti (1848), Genova, sd]”,”MADx-001-FPA” “MARX Karl, a cura di Onorato DAMEN”,”Il capitale. Esposizione di G. Deville.”,”pag 306-307 “”L’inganno della legge dell’offerta e della domanda di lavoro. La sovrappolazione relativa una volta divenuta il cardine su cui gira la legge dell’offerta e della domanda di lavoro, non permette a questa legge di funzionare se non in dati limiti, i quali non disturbano la tendenza dominatrice e sfruttatrice del capitalismo. A questo proposito ritorniamo sopra una teoria che già accennammo al Cap. XV. Quando una macchina sposta degli operai occupati, gli utopisti dell’economia politica pretendono che questo fatto renda nello stesso tempo disponibile un capitale destinato ad impiegare questi operai, rimasti sul lastrico, in qualche altro ramo dell’industria. Abbiamo già dimostrato che nulla avviene di tutto ciò; nessuna particella del vecchio capitale diventa disponibile per gli operai disoccupati; al contrario sono essi che diventano disponibili per i nuovi capitali, se ve ne sono. Ed ora possiamo benissimo apprezzare quanto sia poco seria questa pretesa “”teoria della compensazione””. Gli operai spostati dalla macchina e resi disponibili, sono a disposizione di qualsiasi nuovo capitale che sia per entrare in azione. Che questo capitale attragga questi o altri operai, poco importa; l’effetto prodotto sulla domanda generale del lavoro resterà sempre nullo, se questo capitale basta per ritirare dal mercato tante braccia quante le macchine ve ne hanno gettate. Se ne occupa di meno, il numero dei disoccupati in fin dei conti aumenterà; se ne ritira di più, la domanda generale del lavoro non aumenterà che dell’eccedente delle braccia ch’esso attrae in confronto a quelle che la macchina ha respinto. L’aumento che, per effetto dei nuovi capitali in via di collocamento, avrebbe subito la domanda generale delle braccia si trova dunque in ogni caso eliminato fino alla concorrenza delle braccia che le macchine hanno respinto sul mercato. E questo è l’effetto generale di tutti i metodi che contribuiscono a creare dei lavoratori in soprannumero. Per questi metodi, l’offerta e la domanda di lavoro cessano di essere movimenti che partono da due punti opposti, quello del capitale e quello della forza-lavoro; il capitale agisce contemporaneamente da entrambi i punti. Se la sua accumulazione aumenta la domanda delle braccia, ne aumenta anche l’offerta, creando dei soprannumeri. In queste condizioni, la legge dell’offerta e della domanda di lavoro completa il dispotismo capitalistico. Così, quando gli operai cominciano ad accorgersi che la loro attività di strumenti per il funzionamento del capitale diventa più incerta quanto più aumenta il loro lavoro e la ricchezza dei loro padroni; quando si avvedono che la brutale concorrenza fra loro dipende interamente dalla pressione esercitata dai soprannumeri; tostochè al fine di alleviare i funesti effetti di questa legge “”naturale”” dell’accumulazione capitalistica, essi si uniscono per organizzare gli intenti e l’azione comune fra gli occupati e i disoccupati, subito il capitale ed il suo difensore, l’economista borghese, gridano al sacrilegio, alla violazione della legge “”eterna”” dell’offerta e della domanda.”” [Karl Marx, a cura di Onorato Damen, Il capitale. Esposizione di G. Deville, 1945] (pag 306-307)”,”MADx-774″ “MARX Karl, a cura di Terrell CARVER”,”Texts on Method.”,”Il curatore cita libro di Klaus HARTMANN, Die Marxsche Theorie, De Gruyter, 1970 “”The material which he wrote between October 1857 and June 1858, i.e. the bulk of the ‘Grundrisse’, has been called the ‘centrepiece of Marx’s thought’, and in some ways, the best and ‘completest’ of all his works. (Mc Lellan (1971a), 3, 15). Why, when Marx set to work in October 1857, did he work so hard and so well? Without testimony from Marx himself it is impossible to discover exactly why his work improved and expanded so suddenly. The trade crisis of October 1857 is usually cited in connection with the increased pace of his work, since he mentioned in a letter to Lassalle of 21 December 1857 that it had ‘spurred me to work seriously on my ‘Principles of [Political] Economy’, also to prepare something on the present crisis’ (MEW XXIX, 548). But Marx had predicted or experienced trade crises in 1850, 1851, 1852, 1853, 1855, 1856, and the spring and summer of 1857, and he had managed to do ‘some’ work on political economy during those years (at least twenty-four notebooks and two unfinished manuscripts) in spite of his appalling circumstances. Poverty, ill-health, and journalism continued unabated through 1857 and 1858, and yet he wrote the ‘Grundrisse’. Any number of things may have facilitated the dramatic change in the quantity and quality of his work, but the methodological innovations of the ‘Introduction’ of August/September 1857, written just before the great burst of activity which began in October, probably play a large part in the explanation”” (pag 26-27) [Terrell Carver, ‘Marx’s Introduction (1857) to the Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie’ (Editor’s Preface)] [Karl Marx, a cura di Terrell Carver, Texts on Method, 1975]”,”MAED-430″ “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Il manifesto del partito comunista.”,”Cofanetto, opera n° 1 Libretto in arrivo”,”SOCx-168-A” “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di E. BOTTIGELLI”,”Manifeste du Parti Communiste.”,”””Vers le milieu de 1846 le Comité de Bruxelles proposa à la discussion un projet de congrès international des communistes de tous les pays à tenir dans un proche avenir. Peut-être cette proposition avait-elle pour origine Schapper qui avait motivé l’adhésion des communautés londoniennes au Comité de Bruxelles par la nécessité de créer une organisation commune de tous les communistes. Nous ne savons pas exactement quel accueil fut fait à cette proposition. En novembre 1846 la direction centrale de la Ligue des Justes allait passer de Paris à Londres. Alors que les Parisiens étaient affaiblis par les persécutions policières, les communautés de Londres s’étaient renforcées. Ses membres dirigeaient les deux grandes associations ouvrières pour la culture qui comptaient au total environ cinq cents membres, et ils entretenaient de bonnes relations avec l’aile radicale des chartistes. Ils étaient en passe de se dégager du communisme artisanal et la nouvelle direction, composée d’hommes comme Schapper, Bauer, Moll, Pfänder, Eccarius inclinait de plus en plus vers des conceptions scientifiques. La nouvelle autorité centrale adressa aux communautés en novembre 1846 une circulaire proposant la constitution d’un parti vigoureux recherchant une transformation radicale de la société, l’élaboration d’une “”profession de foi communiste simple qui pût servir à tous de ligne directrice”” et la convocation d’un congrès de la Ligue pour le Ier mai 1847, lequel ne serait que le précurseur d’un congrès universel des communistes pour 1848. Elle reprenait ainsi une idée mise en avant par le Comité de Bruxelles. Mais elle ne l’en informait pas, celui-ci ne faisant pas partie de la Ligue des Justes. Il semble que les bons rapports qui existaient entre Londres et Bruxelles aient été troublés pendant un temps, car Engels met en décembre 1846 Marx en garde contre une rupture avec les Londoniens. De son côté l’autorité centrale se rendit vite compte qu’elle ne pourrait pas à elle seule régénérer la Ligue des Justes. La circulaire de novembre était pratiquement restée sans réponse. Elle décida donc d’envoyer fin janvier 1847 un émissaire, Joseph Moll, auprès du Comité de Bruxelles pour obtenir son adhésion à la Ligue. Nous ne savons pas sur quelles bases se firent les négociations. Toujours est-il que Marx et Engels se décidèrent enfin à adhérer à la Ligue et transformèrent le Comité de correspondance en Communauté des Justes. La liaison directe était établie entre les tenants du socialisme scientifique et les ouvriers communistes organisés. L’activité des Bruxellois signifiait un renforcement pour la Ligue et l’idée d’une profession de foi communiste avait été lancée. Les conditions pour la naissance du ‘Manifeste communiste’ étaient désormais réunies. La fondation de la ligue des communistes. L’autorité centrale lança en février 1847 une nouvelle circulaire qui reprenait pour l’essentiel le contenu de celle de novembre, mais dont le ton était manifestement plus résolu. Prenant en exemple le mouvement chartiste, les auteurs regrettent que le communistes ne constituent pas encore un parti prolétarien indépendant, car “”nous sommes à la veille d’une révolution qui va probablement décider du sort de l’humanité pour des siècles””. Les communistes sont à la tête du mouvement, et il serait temps qu’ils aient leur propre drapeau. Après avoir rappelé encore une fois la “”courte profession de foi communiste””, la circulaire fixait la date du congrès au 1er juin 1847. Nous savons maintenant, grâce aux découvertes de Bert Andréas, que ce congrès eut effectivement lieu du 2 au 9 juin et qu’il rédigea en effet un projet de profession de foi dont le texte est important, car il jalonne le chemin parcouru par la Ligue entre juin et décembre, date de son deuxième congrès. Engels assista aux travaux de ce congrès en qualité de délégué des communautés parisiennes. Il y joua certainement un très grand rôle, puisque la profession de foi retrouvée est de sa main, s’il n’en est toutefois pas l’auteur. En tout cas les décisions prises furent extrêmement importantes, puisque la Ligue résolut de se transformer en Ligue des communistes et qu’elle adopta comme devise la phrase qui figure à la fin du ‘Manifeste’: “”Prolétaires de tous les pays, unissez-vous!”” en remplacement de la vieille formule: “”Tout les hommes sont frères”””” [E. Bottigelli, Introduction, (in) Karl Marx Friedrich Engels, Manifeste du parti communiste, 1971] (pag 37-38-39)”,”MADx-776″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sull’arte e la letteratura.”,”La schiavitù come fondamento dell’arte antica. “”La ‘schiavitù’ era stata scoperta. Presto essa diventò la forma dominante di produzione presso tutti i popoli che andavano sviluppandosi superando la vecchia comunità, ma in definitiva divenne anche una delle cause principali della loro decadenza. Solo la schiavitù rese possibile che la divisione del lavoro tra agricoltura e industria raggiungesse un livello considerevole e ciò rese possibile il fiore del mondo antico: la civiltà ellenica. Senza la schiavitù non sarebbero esistiti né lo Stato, né l’arte, né la scienza della Grecia: senza la schiavitù non ci sarebbe stato l’Impero romano. Ma senza le basi della civiltà greca e dell’Impero romano non ci sarebbe l’Europa moderna. Non dovremmo mai dimenticare che tutto il nostro sviluppo economico, politico e intellettuale ha come presupposto uno stato di cose in cui la schiavitù era tanto necessaria quanto generalmente riconosciuta. In questo senso abbiamo il diritto di dire che senza l’antica schiavitù non ci sarebbe il moderno socialismo”” (F. Engels, Herrn Eugen Dührings Umwälzung der Wissenschaft [Il rovesciamento della scienza del signor Eugen Dühring]) [in Karl Marx Friedrich Engels, Sull’arte e la letteratura, 1954] (pag 9) Mitologia e arte greca. “”Ogni mitologia vince, domina e plasma le forze naturali nell’immaginazione e mediante l’immaginazione: quindi svanisce con il dominio effettivo esercitato su di esse. Che cosa diventa la Fama di fronte alla Printinghousesquare (1)? L’arte greca presuppone la mitologia greca, cioè la natura e le stesse forme sociali elaborate in maniera inconsapevolmente artistica dalla fantasia popolare. E’ questo il suo materiale. Non ogni e qualsiasi mitologia, cioè non ogni e qualsiasi elaborazione inconsapevolmente artistica della natura (ivi compreso ogni elemento oggettivo e quindi anche la società). La mitologia egiziana non avrebbe mai potuto essere il terreno o la matrice dell’arte greca. Ma in ogni caso occorreva ‘una’ mitologia. E quindi in nessun caso un’evoluzione sociale che escluda ogni riferimento di carattere mitologico alla natura, ogni riferimento mitologizzante ad essa, e che quindi richieda dall’artista una fantasia indipendente dalla mitologia. D’altra parte è possibile Achille con la polvere da sparo e il piombo? O in generale l”Iliade’ con il torchio tipografico o, più ancora, con la macchina tipografica? E non scompaiono necessariamente il canto e le saghe e la Musa con la pressa del tipografo? E quindi non scompaiono i presupposti necessari della poesia epica? Ma la difficoltà non sta nell’intendere che l’arte e l’epos dei Greci sono legati a certe forme dell’evoluzione sociale. La difficoltà è che per noi essi continuano a suscitare un godimento estetico e costituiscono, sotto un certo aspetto, una norma e un modello inattingibili. Un uomo non può tornare fanciullo ché altrimenti diviene puerile. Ma non gode forse dell’ingenuità del fanciullo e non deve, esso stesso, aspirare a riprodurre ad un più alto livello la verità del fanciullo? E il carattere proprio di questa verità naturale non rivive forse in ogni epoca nella natura del fanciullo? E perché mai la fanciullezza storica dell’umanità, nel suo sviluppo più bello, non dovrebbe esercitare un eterno fascino come fase che più non ritorna? Vi sono fanciulli rozzi e fanciulli saputi come vecchietti. Molti popoli antichi appartengono a questa categoria. I Greci erano fanciulli normali. Il fascino della loro arte per noi non è in contraddizione con la fase sociale poco o niente evoluta in cui essa maturò. Ne è invece il risultato, ed esso è inscindibilmente connesso con il fatto che le immature condizioni sociali in cui essa sorge, e solo poteva sorgere, non possono mai più ritornare”” [Karl Marx, Einleitung zur Kritik der politischen Ökonomie (Introduzione alla critica dell’economia politica), 1857] [in in Karl Marx Friedrich Engels, Sull’arte e la letteratura, 1954 ‘La piazza di Londra nella quale si trova la tipografia del Times’ (pag 12-13-14)”,”MADx-013-FF” “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifesto del partito comunista.”,”””Sebbene sia Marx che Engels preparassero le prime stesure e il documento pubblicato riflettesse chiaramente il punto di vista di entrambi, il testo conclusivo fu quasi certamente scritto da Marx, che lo ultimò solo dopo aver ricevuto un fermo richiamo in tal senso da parte della direzione della Lega dei comunisti: allora come in seguito, egli trovava difficile completare i suoi scritti a meno di esservi costretto da qualche rigida scadenza. L’assenza pressoché completa di stesure precedenti (1) parrebbe indicare che il testo fu scritto velocemente. Il documento lungo 23 pagine, intitolato ‘Manifesto del partito comunista’ (noto più comunemente, a partire dal 1872, come ‘Manifesto dei comunisti’) fu “”pubblicato nel febbraio 1848″”, stampato nella sede dell’Associazione per l’educazione dei lavoratori (meglio conosciuta come Kommunisticher Arbeiterbildungsverein: sarebbe sopravvissuta fino al 1914) al numero 46 di Liverpool Street, a Londra, nella City. Oggi, 1998, commemoriamo il centocinquantesimo anniversario della pubblicazione di questo opuscolo che è quasi certamente il più influente scritto politico dopo la ‘Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino’ della rivoluzione francese. Per un caso fortunato, il ‘Manifesto’ venne divulgato solo una o due settimane prima dello scoppio delle rivoluzioni del 1848, che si propagarono come un incendio da Parigi in tutta l’Europa continentale. Anche se il suo orizzonte era internazionale – la prima edizione annunciava fiduciosamente, ancorché erroneamente, l’imminente pubblicazione del ‘Manifesto’ in inglese, francese, italiano, fiammingo e danese – l’impatto iniziale fu avvertito soltanto nel mondo tedesco. Per quanto la Lega dei comunisti fosse piccola, giocò un ruolo rilevante nella rivoluzione tedesca, non da ultimo grazie al quotidiano “”Neue Rheinische Zeitung”” (1848-1849) diretto da Karl Marx. La prima edizione del ‘Manifesto’ fu ristampata tre volte in pochi mesi, venne pubblicata a puntate sulla “”Deutsche Londoner Zeitung””, fu ricomposta tipograficamente corretta nell’aprile o nel maggio 1848 in 30 pagine, ma scomparve dalla circolazione con il fallimento delle rivoluzioni del 1848. Nel 1849, quando Marx iniziò il suo esilio in Inghilterra, che sarebbe durato tutta la vita, l’opuscolo era diventato così raro che egli pensò valesse la pena di ristamparne la Sezione III (“”Letteratura socialista e comunista””) nell’ultimo numero della sua rivista londinese “”Neue Rheinische Zeitung, politisch-ökonomische Revue”” (novembre 1850), che era quasi priva di lettori. Nessuno avrebbe pronosticato un grande futuro per questo scritto negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta dell’Ottocento. Una nuova edizione di modesta tiratura venne pubblicata privatamente a Londra, forse nel 1864, da uno stampatore tedesco emigrato e un’altra edizione limitata comparve a Berlino nel 1866: fu la prima pubblicata in Germania. Fra il 1848 e il 1868 non sembrano esserci traduzioni, a prescindere da una versione in svedese, probabilmente pubblicata alla fine del 1848, e da una inglese nel 1850, importante nella storia editoriale del ‘Manifesto’ solo perché sembra che la traduttrice abbia consultato Marx o (visto che abitava in Lancashire) più probabilmente Engels. Entrambe le versioni scomparvero senza lasciare traccia. A metà degli anni Sessanta quasi nulla di ciò che Marx aveva scritto in precedenza era più in circolazione. [(1) Sono stati ritrovati solo un piano per la Sezione III e una pagina in brutta copia. Cfr. Karl-Marx Friedrich Engels, Collected Works, vol. 6, pp.576-577]”” [Eric J, Hobsbawm, introduzione] [in Karl Marx Friedrich Engels, Il manifesto del partito comunista, testo tedesco a fronte, 2004] (pag 6-7-8) “”(…) il processo per tradimento contro i capi della socialdemocrazia tedesca Wilhelm Liebknecht, August Bebel e Adolf Hepner nel marzo 1872 valse al ‘Manifesto’ una pubblicità inattesa. La pubblica accusa ne lesse il testo in aula facendolo includere tra i verbali del processo e così offri ai socialdemocratici la prima opportunità di pubblicarlo legalmente e in larga tiratura come parte degli atti del processo. Essendo evidente che un documento pubblico prima della rivoluzione del 1848 poteva necessitare di qualche aggiornamento e di qualche commento esplicativo, Marx ed Engels stesero la prima delle serie di prefazioni che da allora in poi hanno solitamente accompagnato le nuove edizioni del ‘Manifesto’ (1). Per motivi legali la prefazione non poté essere ampiamente distribuita all’epoca, ma l’edizione del 1872 (basata su quella del 1866) divenne la base di tutte le edizioni successive. Nel frattempo, tra il 1871 e il 1873, comparvero almeno nove edizioni del ‘Manifesto’ in sei lingue. Nei quarant’anni successivi il ‘Manifesto’ conquistò il mondo, propagato dal sorgere dei nuovi partiti operai (socialisti) nei quali l’influenza marxista crebbe rapidamente durante gli anni Ottanta. Nessuno di questi partiti scelse di chiamarsi partito comunista finché i bolscevichi russi tornarono alla denominazione originale dopo la rivoluzione d’ottobre ma il titolo ‘Manifesto del partito comunista’ rimase immutato. Anche prima della rivoluzione russa del 1917, era stato pubblicato in circa trenta lingue, in diverse centinaia di edizioni, di cui tre in giapponese e una in cinese”” [“”(1) Durante la vita degli autori, le prefazioni furono: 1) Prefazione alla (seconda) edizione tedesca, 1872; 2) Prefazione alla (seconda) edizione russa, 1882; la prima traduzione russa di Bakunin era comparsa nel 1869, comprensibilmente senza la “”benedizione”” di Marx ed Engels; 3) Prefazione alla (terza) edizione tedesca, 1883; 4) Prefazione all’edizione inglese, 1888; 5) Prefazione alla (quarta) edizione tedesca, 1890; 6) Prefazione all’edizione polacca, 1892; 7) Prefazione “”ai lettori italiani””, 1893″”] [Eric J, Hobsbawm, introduzione] [in Karl Marx Friedrich Engels, Il manifesto del partito comunista, testo tedesco a fronte, 2004]”,”MADx-005-FL” “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Domenico LOSURDO”,”Manifesto del partito comunista.”,”””Dal punto di vista di Marx e Engels, la frantumazione (del lavoro salariato, ndr) consacra il trionfo del “”dispotismo”” padronale e rende insuperabile la “”schiavitù del bisogno”” e il “”lavoro forzato”” degli operai, di cui abbiamo visto parlare Sieyès. Si può ora comprendere meglio il significato pregnante della chiusa del ‘Manifesto’: “”Proletari di tutti i paesi, unitevi!””. Non si tratta di un appello retorico. Sono gli anni in cui Carlyle, per fare solo un esempio, dopo aver giustificato la schiavitù degli afroamericani al di là dell’Atlantico, bolla come “”neri”” gli irlandesi che in Gran Bretagna tendono a occupare i segmenti inferiori del mercato del lavoro (Carlyle, 1983, pp. 463-65). La lotta contro la frantumazione della classe operaia è al tempo stesso la lotta contro il pregiudizio nazionale o razziale. (…) Ma le riforme realizzate mediante il movimento dal basso e gli interventi dall’alto saranno sempre ben poca cosa fino a quando “”il potere politico”” continuerà ad essere il “”comitato”” d’affari della borghesia. Quelle stesse limitate riforme possono essere annullate dalla classe dominante, favorita dal fatto che l’organizzazione chiamata a promuovere la resistenza contro il “”dispotismo”” padronale “”viene a ogni istante spezzata dalla concorrenza fra gli stessi operai”” (infra, p. 18). Un mutamento radicale e irreversibile delle “”condizioni sociali e politiche”” presuppone – sottolinea Marx già nel 1844 – una “”rivoluzione politica”” con un’anima ‘sociale'”” (Marx 1955e, p. 409). L’organizzazione dei proletari in classe, e quindi in partito politico (infra, p.18) deve mirare – chiarisce il ‘Manifesto’ – alla conquista del potere politico. E’ il momento in cui mutamento dal basso e mutamento dall’alto s’incontrano in un processo di radicale trasformazione della società. La “”questione della proprietà””, che la borghesia liberale vorrebbe espungere dall’ambito politico, si configura ora in modo chiaro ed esplicito come la “”questione fondamentale del movimento”” operaio (infra, p. 57) e della nuova società da costruire; si tratta di agire “”con interventi dispotici nel diritto di proprietà e nei rapporti borghesi di produzione”” (infra, p. 36). Oltre a un ampio programma di nazionalizzazione dei mezzi di produzione, tra gli “”interventi dispotici”” qui presi in considerazione è anche l'””imposta fortemente progressiva”” (infra, p. 36). E’ una misura apparentemente modesta. Su di essa conviene concentrare l’attenzione, al fine di comprendere la grande influenza dispiegata dal ‘Manifesto’ anche sulla società e la storia dell’Occidente. Assai significativa è la lettura che di questa misura fa il giovane Engels: “”In fondo, il principio della tassazione è puramente comunista (…). Infatti o la proprietà privata è sacra e allora non c’è proprietà statale e lo Stato non ha il diritto di imporre tasse; oppure lo Stato ha tale diritto, ma allora la proprietà privata non è sacra; infatti la proprietà statale è al di sopra di quella privata e lo Stato è il vero proprietario”””” (pag XXIV-XXV) [Domenico Losurdo, Introduzione] [in Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, 2008]”,”MADx-007-FL” “MARX Karl ENGELS Friedrich, commenti a cura di Mario CASSA”,”Il “”Manifesto del partito comunista””. Guida per la lettura dell’intero Marx.”,”””Ciò spiega perché… la coscienza può apparire talvolta più avanzata rispetto alla situazione empirica contemporanea, cosicché nelle lotte di un periodo posteriore ci si può appoggiare, come autorità, a teorici anteriori”” [Karl Marx, L’ideologia tedesca, 1845-46] [in ‘Il ‘Manifesto del partito comunista’. Guida per la lettura dell’intero Marx, a cura di Mario Cassa, 1974]”,”MADx-008-FL” “MARX Karl, a cura di Giuseppe BEDESCHI e Luciano ALBANESE”,”Filosofia, economia, rivoluzione sociale. Antologia.”,”””Il primo oggetto della critica è lo Stato moderno. Il discorso di Marx a questo proposito risulta un po’ complesso, e per intenderlo occorre evidenziarne alcuni presupposti. Secondo Marx, che segue la tradizione aristotelica, l’uomo è, per definizione, un “”animale politico””. L’esperienza storica della città-stato greca (Sparta, Atene), ma, soprattutto, la rielaborazione filosofica fattane dal neoclassicismo e dal primo romanticismo (Schiller, Hölderlin, lo stesso Hegel), spingevano Marx a individuare nell’uomo un essere nato per vivere in stretta e intima comunione con gli altri, partecipando in prima persona alla vita pubblica. La sfera politica, conseguentemente, viene definita da Marx come la sfera nella quale l’uomo “”si afferma come specie””, cioè si afferma immediatamente come membro, “”rappresentante”” della comunità umana (17). Proiettata sullo Stato rappresentativo moderno, questa visione della politica genera un’alternativa, chiaramente enunciata da Marx, tra la rappresentanza intesa come “”funzione”” della società e la rappresentanza intesa come il ‘costituirsi’ stesso della società. Il primo caso è quello, appunto, di una società organica, in cui non esiste opposizione tra interesse collettivo e interesse dei singoli, e nella quale, quindi, ogni individuo agisce per conto della comunità e ne rappresenta immediatamente gli interessi, in una sostanziale indistinzione tra vita pubblica e vita privata. E’ caso della ‘polis’ greca, ma anche, in certa misura, degli ordinamenti socio-politici medievali, nei quali ciascun individuo è, praticamente fin dalla nascita, membro di un “”ordine”” sociale (nobiltà, clero, terzo stato, corporazioni, territori signorili, ecc.) (18). Il secondo caso, inversamente, è quello di una società disorganica, in cui i singoli si presentano in concorrenza reciproca. E’ il caso del mondo moderno. Poiché gli individui cercano solo il loro particolare interesse, dice Marx, l’interesse collettivo “”prende una configurazione autonoma come ‘Stato'””, ad essi estraneo e da essi indipendente. Dove i membri della società stanno l’uno di fronte all’altro come ‘singoli’, il potere politico “”non è un’emancipazione, una funzione della società, ma semplicemente il ‘costituirsi’ della società”” (19). L’interesse collettivo, in altri termini, si presenta separato e indipendente dai singoli, e si identifica con lo Stato, cioè con i membri del potere politico, i “”rappresentanti”” del popolo (in questa seconda accezione). L’avvenimento decisivo, da questo punto di vista, è rappresentato dalla rivoluzione francese. Essa, infatti, abolendo tutti gli ordini sociali, le corporazioni, i mestieri, i privilegi, soppresse con ciò il carattere politico dell’antico regime. In tal modo, dice Marx, essa “”svincolò”” lo spirito comunitario, che era disgregato, disperso, frazionato nei “”vicoli ciechi”” della società medievale, lo raccolse e ne fece la sfera della comunità ‘universale’, in ideale indipendenza dagli elementi materiali della vita borghese. Così, in un unico e medesimo atto, si compì la costituzione dello Stato politico moderno e la dissoluzione della società in ‘individui’ indipendenti, “”il cui rapporto è il ‘diritto’, così come rapporto dei ceti sociali e delle corporazioni era il ‘privilegio'””. L’uomo iniziò a condurre una doppia vita: una “”celeste””, nella quale egli si afferma come membro di una comunità politica, e una “”terrena””, la vita nella società borghese, “”nella quale agisce come ‘privato’, considera gli altri uomini come mezzo, degrada se stesso a mezzo e diventa zimbello di forze estranee””. In questo senso lo Stato moderno, benché, proclamando il principio della tolleranza, si dichiara indifferente a qualsiasi confessione religiosa, è, a tutti gli effetti, uno Stato “”cristiano””. Infatti “”come i cristiani sono eguali in cielo e ineguali in terra, così i singoli membri del popolo sono ‘eguali’ nel cielo del loro mondo politico e ineguali nell’esistenza terrestre della società”” (20). Marx, quindi, non diversamente da Hess e da Stirner, interpreta lo Stato moderno come una rappresentazione “”teologica””, e ravvisa nel processo storico, che dalla comunità antica ha portato alla rivoluzione francese, la stessa inversione di soggetto e predicato che Feuerbach riscontrava nella “”forma sacra”” dell’alienazione umana. L’inversione consiste precisamente nel fatto che mentre, nell’ordine naturale delle cose, l’interesse comune non esiste indipendentemente da quello dei singoli membri della comunità, la vita politica moderna lo presenta come separato e autonomo da questi, e “”incarnato”” in singoli individui (i “”rappresentanti”” politici) e istituzioni”” (21)”” [introduzione] [(in) Giuseppe Bedeschi Luciano Albanese, Filosofia, economia, rivoluzione sociale. Antologia, 1982] [(17) Id. ‘La questione ebraica’, in ‘Annali franco-tedeschi’, pp. 274 e 279; (18) Id., ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, 1963, pp. 94-95; (19) Ivi, p. 133; cfr. ‘L’ideologia tedesca’, cit, p. 32; (20) Id., ‘La questione ebraica, cit., pp. 270 sgg.; ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, cit., p. 93; (21) Id., ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, cit., p. 32 sgg.]”,”MADx-779″ “MARX Karl, a cura di Amneris VERGANI”,”Critica al programma socialdemocratico.”,” “”La denominazione di “”socialdemocrazia”” è ‘scientificamente’ inesatta, come Marx ha dimostrato più di una volta, soprattutto nella ‘Critica del programma di Gotha’ nel 1875, e come Engels ha ripetuto in forma più popolare nel 1894. Dal capitalismo l’umanità può passare direttamente solo al socialismo, cioè alla proprietà collettiva dei mezzi di produzione e alla ripartizione dei prodotti secondo il lavoro di ciascuno. Il nostro partito guarda più lontano: il socialismo deve inevitabilmente trasformarsi a poco a poco in comunismo, sulla cui bandiera è scritto: “”Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni””. Questo è il mio primo argomento. Ecco il secondo. Anche la seconda parte della denominazione del nostro partito (socialdemocratico) è scientificamente sbagliata. La democrazia è una delle forme dello ‘Stato’. Ma noi marxisti siamo nemici di ‘ogni’ Stato. I capi della II Internazionale (1889-1914), i signori Plekhanov, Kautsky e i loro simili, hanno avvilito e snaturato il marxismo. Il marxismo si distingue dall’anarchismo perché riconosce la ‘necessità di uno Stato ‘ per la transizione al socialismo, ma (a differenza di Kautsky e soci) di uno Stato come la Comune di Parigi del 1871 e i soviet dei deputati operai del 1905 e del 1917, e ‘non di uno Stato ‘ come la repubblica parlamentare democratico-borghese di tipo abituale. Mio terzo argomento: la ‘vita’ ha creato, la rivoluzione ‘ha già di fatto’ creato da noi, benché in forma ancora debole ed embrionale, proprio questo nuovo “”Stato””, che non è più uno Stato nel senso proprio del termine. Esso è già una questione che dipende dall’attività pratica delle masse, e non solo una teoria a uso e consumo dei capi. (…) Mio quarto argomento: bisogna tener conto della situazione oggettiva del socialismo nel mondo. La situazione non è più quella del 1871-1914, quando Marx e Engels accettavano consapevolmente il termine inesatto e opportunistico di “”socialdemocrazia””. ‘Allora’, dopo la sconfitta della Comune di Parigi, la storia poneva all’ordine del giorno il lento lavoro di educazione e di organizzazione. Non ve ne era un altro. Gli anarchici avevano (e hanno ancora) sostanzialmente torto non solo sul piano teorico, ma anche su quello economico e politico. Gli anarchici davano una valutazione sbagliata del momento, perchè non capivano la situazione internazionale: l’operaio inglese era corrotto dai profitti capitalistici, la Comune di Parigi schiacciata, il movimento nazionale borghese aveva appena vinto in Germania (1871), la Russia semifeudale dormiva il suo sonno secolare. Marx e Engels hanno dato una giusta valutazione del momento, hanno capito la situazione internazionale, hanno capito la necessità di una ‘lenta’ preparazione della rivoluzione sociale. Anche noi dobbiamo capire i compiti e le particolarità della nuova epoca. Non imiteremo i marxisti da strapazzo di cui Marx dice: “”Ho seminato denti di drago e ho raccolto pulci”””” [V.I. Lenin, I compiti del proletariato nella presente rivoluzione (Progetto di piattaforma per il Partito del proletariato, marzo-aprile 1917)] [in Karl Marx, Critica al programma socialdemocratico, 1972] (pag 5-8) Engels pag 58-59 “”Non essendo lo Stato altro che un’istituzione temporanea di cui ci si deve servire nella lotta, durante la rivoluzione, per schiacciare con la forza i propri nemici, parlare di uno “”Stato popolare libero”” è pura assurdità: finché il proletariato ha ancora ‘bisogno’ dello Stato, ne ha bisogno non nell’interesse della libertà, ma per aver ragione dei suoi avversari, e quando diventerà possibile parlare di libertà, allora lo Stato come tale cesserà di esistere. Noi proporremo quindi di mettere ovunque invece della parola “”Stato””, la parola “”Gemeinwesen””, una vecchia eccellente parola tedesca, che corrisponde alla parola francese “”Comune””. “”Eliminazione di ogni disuguaglianza sociale e politica”” è anche una frase molto dubbia invece di “”soppressione di tutte le differenze di classe””. Tra paese e paese, tra provincia e provincia, persino tra località e località, sussisterà sempre una ‘certa’ disuguaglianza di condizioni di esistenza, che si potrà ridurre ad un minimo, ma non si potrà mai far scomparire del tutto. Gli abitanti delle Alpi avranno sempre condizioni di vita diverse dagli abitanti della pianura. La rappresentazione della società socialista come il regno dell’eguaglianza è una idea francese troppo limitata, derivante dalla massima “”libertà, uguaglianza, fratellanza””; è una concezione che era giustificata a suo tempo e a suo luogo come una determinata ‘tappa dello sviluppo’, ma che oggi dovrebbe essere superata come tutte le concezioni troppo ristrette delle vecchie scuole socialiste, perché esse creano soltanto confusione negli animi e sono state rimpiazzate da concezioni più precise e meglio rispondenti alla realtà”” [F. Engels, Lettera a A. Bebel del 18-28 marzo 1875] [(in) Karl Marx, Critica al programma socialdemocratico, 1972] (pag 58-59)”,”MADx-780″ “MARX Carlo”,”Salari, prezzi e profitti.”,”””Il breve scritto del Marx, finora inedito in Italia, è una esposizione semplice e sommaria della teoria del valore-lavoro”” (pag 9, introduzione) “”Ma il pensiero del Marx conserva ancor oggi il suo valore e la sua efficacia critica proprio contro l’astrattezza della scienza economica. La quale, pur avendo ad oggetto l’esperienza umana, è portata necessariamente ad astrarre rapporti e fenomeni, ad entificare gli schemi, a dimenticare gli uomini per vedere soltanto astrazioni, come il mercato, la domanda, l’offerta, lo scambio. Questa astrazione è senza dubbio giustificata ed inevitabile per la natura stessa della scienza economica, ma non è giustificata quella illazione conservatrice, che quasi sempre, per istinto ed abitudine professionale, gli economisti ne traggono, che cioè tutto debba continuare ad essere come è stato in precedenza, che le leggi, i fenomeni, la struttura economica siano qualcosa di immutabile e di assoluto. E’ merito del Marx aver messo in luce l’illiceità di questa deduzione, averne chiarito nell’aspra polemica contro l’economia “”borghese”” i fondamenti e i motivi profondi. L’assolutizzazione di una determinata situazione, delle leggi che la regolano, l’assunzione di una data struttura sociale a modulo eterno, non è altro che la difesa ad oltranza degli interessi che maggiori vantaggi traggono da quella situazione e da quella struttura, non è altro che l’espressione parziale e interessata della classe dominante. E’ questo il significato ed il senso della sarcastica polemica del Marx contro l’economia “”borghese”” contro “”l’idoleggiamento della merce””, ed è qui il significato ed il senso della teoria del valore-lavoro”” [Ruggero Amaduzzi, introduzione] [(in) Carlo Marx, Salari, prezzi, profitti, 1946]”,”MADx-781″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 7. August 1849 – Juni 1851.”,”7″,”MADx-782″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 9. Märs 1853 – Dezember 1853.”,”9 Molte pagine sulla Turchia e la questione turca, orientale”,”MADx-783″ “MARX Roland”,”L’évolution du mouvement ouvrier britannique à la fin du XIX° siècle (1873-1900).”,”Marx pur vivendo in esilio a Londra non era molto conosciuto lo dimostra meglio di ogni altra cosa il modo in cui il Times annuncia la morte dell’autore del ‘Capitale’: ‘In nostro corrispondente parigino ci informa della morte del Dottor Karl Marx, avvenuta mercoledì scorso a Londra…’ (Times, 17 marzo 1883). Solo le idee di J. Stuard Mill e di Henry George sono ampiamente diffuse. (pag 330) “”Mais toutes ces idées n’avaient, avant les années 1880, qu’un succès restreint et les adhérents étaient d’une constance douteuse. On remarquera aussi que le marxisme n’a pratiquement pas eu de disciples. Le fait peut paraître d’autant plus surprenant que Marx vit en exil à Londres. Mais il n’est guère connu et mieux que tout, la manière dont le ‘Times’ annonce la mort de l’auteur du “”Capital”” le démontre: “”Notre correspondant parisien nous informe de la mort du Dr Karl Marx, survenue mercredi dernier à Londres…’ (Times, 17 mars 1883, 13, f.). Seules les idées de J. Stuart Mill et de Henry George sont assez largement répandue. En 1881, aucune organisation efficace de propagande n’existe. La masse des prolétaires ignorent les socialistes: le cas de John Burns est une exception et c’est celui d’un ouvrier mécanicien, c’est-à-dire d’un membre d’une aristocratie ouvrière plus évoluée. C’est à un bourgeois avancé, Henry Mayers Hyndman, que revient l’initiative de grouper les idées éparses en un corps de doctrines et de fonder le premier parti socialiste anglais.”” (pag 330) [Roland Marx, L’évolution du mouvement ouvrier britannique à la fin du XIX° siècle (1873-1900)] [(in) Bulletin de la Faculté des Lettres de Strasbourg, n° 5, 1963]”,”MUKx-178″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 21. Friedrich Engels, Mai 1883 – Dezember 1889.”,”21 Contiene commemorazione morte e profilo biografico di Johann Philipp Becker (pag 319-324) (dicembre 1886)”,”MADx-784″ “MARX Karl”,”Early Writings.”,”MARX Karl “”The difference between the religious man and the citizen is the difference between the tradesman and the citizen, between the day-labourer and the citizen, between the landowner and the citizen, between the ‘living individual’ and the ‘citizen’. The contradiction which exists between religious man and political man is the same as exists between the ‘bourgeois’ and the ‘citoyen’, between the member of civil society and his ‘political lion’s skin’. This secular conflict to which the Jewish question ultimately reduces itself – the relationship of the political state to its presuppositions, whether they be material elements, like private property, etc., or spiritual ones, like education, religion, the conflict between the ‘general interest’ and the ‘private interest’, the split between the ‘political state’ and ‘civil society’ – these secular oppositions Bauer does not touch, but polemicizes instead against their ‘religious’ expression. “”It is precisely its foundation – the need that assure ‘civil society’ its existence and ‘guarantees its necessity’ – that exposes it to constant dangers, maintains an element of uncertainty in it and brings forth that restless alternation of wealth and poverty, need and prosperity which constitutes change in general”” (Bauer, The Jewish Question, p. 8). Compare the whole section ‘Civil Society’ (ibid., pp 8.-9), which broadly follows the main features of Hegel’s Philosophy of Right. Civil society in its opposition to the political state is recognized as necessary because the political state is recognized as necessary. ‘Political’ emancipation is certainly a big step forward. It may not be the last form of general human emancipation, but it is the last form of human emancipation ‘within’ the prevailing scheme of things. Needless to say, we are here speaking of real, practical emancipation. Man emancipates himself ‘politically’ from religion by banishing it from the province of public law to that of private law. It is no longer the spirit of the ‘state’ where man behaves – although in a limited way, in a particular form and a particular sphere – as a species-being, in community with other men. It has become the spirit of ‘civil society’, the sphere of egoism and of the ‘bellum omnium contra omnes’. It is no longer the essence of ‘community’ but the essence of ‘difference’. It has become the expression of the ‘separation’ of man from his ‘community’, from himself and from other men, which is what it was ‘originally’. It is now only the abstract confession of an individual oddity, of a ‘private whim’, a caprice. The continual splintering of religion in North America, for example, already gives it the ‘external’ form of a purely individual affair. It has been regarded to the level of a private interest and exiled from the real community. But it is important to understand where the limit of political emancipation lies. The splitting of man into his ‘public’ and his ‘private’ self and the ‘displacement’ of religion from the state to civil society is not one step in the process of political emancipation but its ‘completion’. Hence political emancipation neither abolishes nor tries to abolish man’s ‘real’ religiosity”” (pag 220-222) [Karl Marx, On the Jewish Question] [(in) Karl Marx, Early Writings, 1977]”,”MADx-786″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifesto del partito comunista.”,” In Nota di Zangheri: Dal NYT 1852 Marx: Suffragio universale proposta dai cartisti misura socialista (pag XI) Marx (1872) a conclusione congresso Aja: possibilità che si raggiunga obiettivo per via pacifica in alcuni paesi come Stati Uniti, Inghilterra, Olanda ecc. (pag XII)”,”MADx-787″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI”,”Manifesto del Partito Comunista.”,”””Le idee fondamentali della nuova concezione della storia, la visione del passato, l’intendimento della storia del presente in funzione dell’azione politica sono esposti in modo esauriente e enunciati con appassionato vigore nell”Ideologia tedesca’, primo frutto di una strettissima collaborazione fra Marx ed Engels, definita in seguito da Marx una “”resa dei conti filosofica””: infatti, nell”Ideologia’ il distacco dall’idealismo hegeliano e dal culto di Feuerbach può dirsi compiuto. Nella Prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’ (1859) che si può dire la sua autobiografia intellettuale e politica, Marx scrive: “”… La mia ricerca arrivò alla conclusione che tanto i rapporti giuridici quanto le forme dello Stato non possono essere compresi né per se stessi, né per la cosiddetta evoluzione generale dello spirito umano, ma hanno le loro radici, piuttosto, nei rapporti materiali dell’esistenza il cui complesso viene abbracciato da Hegel, seguendo l’esempio degli inglesi e dei francesi del secolo XVIII, sotto il termine di “”società civile””; e che l’anatomia della società civile è da cercare nell’economia politica … (…)”” [Emma Cantimori Mezzomonti, Introduzione] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del Partito Comunista, 1985] (pag 38-39) “”Sui punti fondamentali della concezione materialistica della storia, soprattutto sul nesso e sull’azione reciproca fra struttura e sovrastruttura, Engels ritorna più volte, in anni lontani dal ‘Manifesto’, mettendo in guardia socialdemocratici e studiosi tedeschi da un “”marxismo”” troppo facile e meccanico. Il rapporto fra la base economica di una società, la sua struttura, e la sovrastruttura, ossia le istituzioni politiche, giuridiche, ecc. di questa società, non è un semplice rapporto di causa ed effetto. Le sovrastrutture che sorgono su una determinata base economica possono influire e influiscono a loro volta sulla base economica, reagiscono sul modo e sui rapporti di produzione. Ad alcune domande rivoltegli da Conrad Schmidt, economista socialdemocratico passato in seguito su posizioni revisioniste, Engels risponde nel 1890: “”…Ma la nostra concezione della storia è anzitutto una guida per lo studio, non è una leva per costruzioni da hegeliani. Tuttavia la storia deve essere studiata di nuovo; si dovranno studiare singolarmente le condizioni di esistenza delle differenti formazioni sociali prima di tentar di derivare da quelle le corrispondenti concezioni politiche, giuridiche, estetiche, filosofiche, religiose, ecc. Poco è stato fatto finora in questo campo perché solo pochi vi si sono applicati seriamente… La frase del materialismo storico (di tutto si può far una frase) a troppi giovani tedeschi non serve che ad aggiustare e a sistemare frettolosamente le proprie cognizioni di storia relativamente povere…”” [Emma Cantimori Mezzomonti, Introduzione] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del Partito Comunista, 1985] (pag 48) “”(…) E in una lettera a J. Bloch, anch’egli in seguito passato al revisionismo, Engels insiste ancora sulla reazione della sovrastruttura: “”Secondo la concezione materialistica della storia l’elemento ‘in ultima analisi’ determinante nella storia è la produzione e la riproduzione della vita reale. Più di questo non è mai stato affermato né da Marx né da me. Ora, se qualcuno storce il senso di quelle parole dicendo che l’elemento economico è l”unico’ elemento determinante, egli trasforma quella proposizione in una assurda frase astratta, priva di senso. La situazione economica è la base, ma i differenti elementi della sovrastruttura – forme politiche della lotta delle classi e risultati di questa, costituzioni create dalla classe vittoriosa a battaglia vinta, ecc., forme giuridiche e ancor più i riflessi di tutte queste lotte reali nel cervello dei partecipanti, le teorie politiche, giuridiche, filosofiche, le idee religiose e il loro svolgimento ulteriore a sistemi di dogmi – esercitano anch’essi la loro azione sul decorso delle lotte storiche e in molti casi determinano in modo prevalente le ‘forme’ di quelle lotte. Vi è una azione reciproca di tutti questi elementi, nella quale il movimento economico si afferma infine come necessità nell’infinita massa di casualità (ossia di cose e avvenimenti il cui nesso interno è tanto lontano o così poco comprovabile che possiamo considerarlo non esistente ossia trascurarlo). Se così non fosse, l’applicazione della teoria a un periodo storico qualsiasi sarebbe addirittura più facile della soluzione di una semplice equazione di primo grado…””. Anche nelle sue lettere a H. Starkenburg, scolaro di W. Sombart, a F. Mehring, l’autore della ‘Leggenda di Lessing’, Engels insiste sull’azione reciproca fra struttura e sovrastruttura e lamenta nelle generazioni nuove la mancanza di dialettica, la loro incapacità di vedere nello sviluppo della società altro che un rapporto di causa ed effetto, di non capire che questo processo si svolge attraverso l’azione reciproca di forze differenti, fra le quali, certo, il movimento economico è la forza primaria e determinante””. (pag 49-50) [Emma Cantimori Mezzomonti, Introduzione] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Manifesto del Partito Comunista, 1985]”,”MADx-789″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifeste du Parti Communiste et Préfaces du “”Manifeste””.”,”pag 10-11 “”Dans le même temps Karl Marx combat les partisans des socialismes utopiques et petits-bourgeois. C’est l’heure de la rupture avec Weitling. Ce cordonnier autodidacte, hostile à toute recherche doctrinale, était pénétré d’une sorte de messianisme mystique. Rupture aussi avec Hermann Kriege, un communiste allemand réfugié aux Etats-Unis, et qui menait une ardente campagne pour un socialisme métaphysique et sentimental fondé sur l’amour, le socialisme “”vrai”” (1). En publiant en 1847 sa ‘Misère de la philosophie’, Marx dénonce en Proudhon “”le petit-bourgeois, ballotté constamment entre le capital et le travail””. Autant de polémiques dont on trouve le bilan dans la section III du ‘Manifeste’ intitulée “”Littérature socialiste et communiste””.Ce double travail d’organisation et de clarification est systématiquement poursuivi. Nous disposons de deux témoignages sur cette activité, l’un de Marx et l’autre d’Engels. Dans ‘Herr Vogt’ (1860), Marx écrit à ce propos: “”Nous publions en même temps à Bruxelles une série de pamphlets imprimés ou lithographiés. Nous y soumettions à une critique impitoyable le mélange de socialisme ou de communisme anglo-français et de philosophie allemande qui formait alors la doctrine secrète de la Ligue; nous y établissions que seule l’étude scientifique de la structure économique de la société bourgeoise pouvait fournir une solide base théorique; et nous y exposions enfin sous une forme populaire qu’il ne s’agissait pas de mettre en vigueur un système utopique, mais d’intervenir en connaissance de cause dans le processus de bouleversement historique qui s’opérait dans notre société””. Quant à Engels, il écrit en 1885 ‘Zur Geschichte des Bundes der Kommunisten’ (Sur l’histoire de la Ligue des Communistes): “”Nous agissons de vive voix, par lettres, par la presse sur les opinions théoriques des membres les plus importants de la Ligue. Nous recourions également dans le même but à diverses circulaires lithographiées que, dans des occasions particulières où il s’agissait des affaires intérieures du parti communiste en formation, nous envoyions à nos amis et correspondants””. Voilà qui nous éclaire sur tout le travail de préparation du ‘Manifeste’, grâce auquel les idées du socialisme scientifique commencent à gagner du terrain. Mais c’est une bataille quotidienne, car les militants de la Ligue des Justes sont encore sous l’emprise de Weitling et du socialisme messianique.”” (pag 10-11-12) [Jean Bruhat, Introduction] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Manifeste du Parti Communiste et Préfaces du “”Manifeste””, 1973] [(1) Il s’agit du texte connu sous le nom de ‘Circulaire contre Kriege’. Il avait été adopté à Bruxelles par le Bureau de correspondance le 11 mai 1846. Il figure dans ‘Werke’ (Oeuvres) (Berlin, Dietz Verlag, 1959, t. IV, pp. 3-17). Il a été traduit en français totalement (…)]”,”MADx-790″ “MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I.”,”Uber den sozialistischen Aufbau. Studienmaterial.”,”Die Auswahl besorgte das institut für Marxismus-Leninismus beim ZK der SED. Lettere di Engels a Philip Van Patten in New York, da Londra 18 aprile 1883 (pag 100) “”(…) Marx und ich haben, seit 1845, die Ansicht gehabt, daß ‘eine’ der schließlichen Folgen der künftigen proletarischen Revolution sein wird die allmähliche Auflösung und endlich das Verschwinden der mit dem Namen ‘Staat’ bezeichneten politischen Organisation, einer Organisation, deren Hauptzweck von jeher war, durch bewaffnete Gewalt die ökonomische Unterdrückung der arbeitend Mehrzahl durch die begüterte Minderzahl sicherzustellen. Mit dem Verschwinden einer begüterten Minderzahl verschwindet auch die Notwendigkeit einer bewaffneten Unterdrückungs- oder Staatsgewalt. Gleichzeitig war es immer unsere Ansicht, daß, um zu diesem und den anderen weit wichtigeren Zielen der künftigen sozialen Revolution zu gelangen, die Arbeiterklasse zuerst die organisierte politische Gewalt des Staates in Besitz nehmen und mit ihrer Hilfe den Widerstand der Kapitalistenklasse niederstampfen und die Gesellschaft neu organisieren muß. Dies wurde bereits festgestellt 1847 im “”Kommunistischen Manifest””, Kapitel II, Schluß. Die Anarchisten stellen die Sache auf den Kopf. Sie erklären, die proletarische Revolution müsse damit ‘anfangen’, daß sie die politische Organisation des Staates abschafft. Aber die einzige Organisation, die das siegende Proletariat fertig vorfindet, ist eben der Staat. Er mag der Änderung bedürfen, ehe er seine neuen Funktionen erfüllen kann. Aber ihn in einem solchen Augenblick zerstören, vermittelst dessen das siegende Proletariat seine eben eroberte Macht geltend machen, seine kapitalistischen Gegner niederhalten und diejenige ökonomische Revolution der Gesellschaft durchsetzen kann, ohne die der ganze Sieg enden müßte in einer Niederlage und in einer Massenabschlachtung der Arbeiterklasse, ähnlich derjenigen nach der Pariser Kommune (…)”” (MEW, Bd. 36, S. 11/12) [Friedrich an Philip Van Patten in New York] [(in) Marx, Engels, Lenin, ‘Uber den sozialistischen Aufbau. Studienmaterial’, 1981]”,”SOCx-246″ “MARX Karl, edizione italiana a cura di Giorgio BACKHAUS”,”Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica. (“”Grundrisse””). I.”,”Nella nota introduttiva di Backhaus la storia della stesura del manoscritto “”Grundrisse””. “”””Lavoro come un pazzo, le notti intere, per riassumere i miei studi economici, in modo da avere messo in chiaro almeno i lineamenti fondamentali (‘Grundrisse’) prima del diluvio””. Così Marx a Engels in una lettera del novembre 1857. Il “”diluvio””, che poi non ci fu, era la rivoluzione europea da lui prevista come conseguenza della grave crisi finanziaria ed economica che aveva investito il continente e l’Inghilterra in quegli anni, e aveva raggiunto l’acme proprio nel 1857, inducendolo a intraprendere il suo colossale sforzo teorico. Dall’estate del 1852, a causa della sua insostenibile situazione economica, Marx aveva dovuto dedicarsi all’attività pubblicistica, in particolare come corrispondente per il “”New York Tribune””, interrompendo gli studi di economia. E quest’attività giornalistica egli continuò a svolgere di giorno nel periodo in cui dedicava le notti ai ‘Grundrisse’. Le sue corrispondenze di quegli anni, costringendolo a un confronto concreto con una serie di problemi di attualità, alla fine si sono peraltro rivelate assai fruttuose anche per l’elaborazione teorica di questo periodo, tanto da aver lasciato numerose tracce fin nell’opera compiuta, ‘Il capitale’. Il giornalismo lo costrinse infatti a prender dimestichezza con una serie di problemi che, pur esulando dall’ambito della scienza dell’economia politica propriamente detta, lo ancorarono a realtà essenziali del suo tempo, approfondirono e allargarono il campo delle sue ricerche. Basti pensare alle numerose corrispondenze sulla classe operaia e i suoi scioperi, sui problemi di politica commerciale, sulle congiunture economiche. E inoltre ai contributi, rivelatisi poi eccezionalmente fruttuosi sul piano teorico, dedicati ai rapporti agrari in Scozia e Irlanda, alla politica coloniale praticata dall’Inghilterra nei confronti dell’India e della Cina. Da qui trassero infatti ispirazione e alimento le sue riflessioni teoriche sui residui del comunismo agrario in Europa e in Asia e le sue ipotesi su un modo di produzione asiatico sostanzialmente diverso dalle classiche formazioni economiche precapitalistiche europee. Un’altra caratteristica essenziale di questo manoscritto, che lo distingue radicalmente dalle opere economiche da lui approntate per la stampa, è la trasparenza del suo legame profondo, che si manifesta anche sul piano terminologico, con il metodo di Hegel. L’influenza che la dialettica hegeliana ha continuato a esercitare anche sull’opera della maturità di Marx, qui si palesa in una serie di categorie riprese direttamente dalla ‘Logica’. “”Nel metodo dell’elaborazione – scrive Marx a Engels mentre è impegnato nella stesura del manoscritto dei ‘Grundrisse’ – mi è stato molto utile l’aver risfogliato, per puro caso, la ‘Logica’ di Hegel””. Il fine che Marx si è proposto con questa sua opera è, come dice egli stesso scrivendo a Lassalle, “”la critica delle categorie economiche o, se si vuole, il sistema dell’economia borghese rappresentato criticamente”””” [Giorgio Backhaus, Nota del curatore] [(in Karl Marx, Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica. (“”Grundrisse””), 1983] (pag XXV-XXVI)”,”MADx-791″ “MARX Karl”,”Critica al programma di Gotha.”,” ‘Nucleo decisivo del pensiero marxiano sullo Stato’ “”Marx critica il Partito Operaio [Tedesco] perché “”tratta lo Stato come un ente indipendente, che ha le sue proprie ‘basi spirituali e morali libere'”” e perché non riesce a superare il concetto di Stato borghese, come “”organismo separato dalla società in seguito a una divisione del lavoro”” (cioè a una divisione in classi della società stessa). Siamo qui davanti al nucleo decisivo del pensiero marxiano sullo Stato, all’ultimo svolgimento di una linea impostata da più di trenta anni e che, sebbene con ambiguità e contraddizioni di formulazione, arriva dalla ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’ (1843) e dalla ‘Questione ebraica’ (1844) fino alla ‘Critica al programma di Gotha’ (1875), passando per la verifica strutturale e il determinante approfondimento del ‘Capitale'”” (pag 5); “”In tal modo occuparsi dello Stato come “”affare generale”” diviene un monopolio (p. 78), burocrazia e privatismo si sostengono a vicenda. Con la rivoluzione francese tutte le classi sono divenute da immediatamente politiche, sociali, a eccezione della burocrazia, per cui posizione politica e civile coincidono, e a cui si contrappone una società dove criteri distintivi sono diventui (‘arbitrariamente’, a differenza dell’organicismo e della fissità degli ‘Stände’) ‘denaro e cultura’ (cfr. pp. 93-94). Con acuta intuizione Marx coglie l’elezione delegata, cioè la partecipazione della società civile alla società politica mediante ‘deputati’, come espressione della loro separazione e della loro unità soltanto dualistica (p. 133): è una critica radicale della rappresentanza parlamentare, che sta a fondamento di tutta l’ulteriore evoluzione del pensiero marxista e poi leninista verso forme nuove di democrazia diretta e di fusione dell’attività legislativa ed esecutiva. Nello stesso senso va la notazione di p.66, secondo cui “”il potere governativo è il più difficile da sviluppare. Esso appartiene all’intero popolo in grado molto più alto che non il potere legislativo””, che sarà ripresa nell’analisi dell’esperienza della Comune di Parigi (1) e in una postilla di Engels alla Critica del 1875, che respinge la richiesta di una legislazione da parte del popolo, come rivendicazione confusionaria e controproducente e oppone vagheggiamenti di referendum alla svizzera il concetto di ‘amministrazione’ da parte del popolo. E’ noto come questi motivi ritornino largamente nel leniniano ‘Stato e rivoluzione'”” [Augusto Illuminati, introduzione] [(in) Karl Marx, Critica al programma di Gotha, 1968] [(1) Nella ‘Guerra civile in Francia’, Marx sottolinea come la Comune fosse “”non un organismo parlamentare, ma di lavoro, esecutivo e legislativo allo stesso tempo””, i funzionari giudiziari vengono spogliati della loro “”sedicente indipendenza””; la revoca del mandato e i suo carattere imperativo devono servire ad assicurare un rapporto pratico fra mandatari e mandanti, “”invece di decidere ogni tre o sei anni quale membro della classe dominante dovesse mal rappresentare il popolo nel parlamento”” (Il partito e l’internazionale, pp. 178-179)] (pag 8)”,”MADx-065-B” “MARX Karl”,”Manoscritti economico-filosofici del 1844.”,”2° copia “”Oltre a ciò Marx attinge pur sempre alla prima grande opera del Feuerbach, l”Essenza del Cristianesimo’, il fecondo sviluppo dato da Feuerbach al principio hegeliano dell’alienazione umana; ed egli lo estende dalla religione alla vita sociale, dal mondo di là al mondo di qua, dalla coscienza religiosa al lavoro umano. Senonché, proprio nell’approfondire questa scoperta, Marx compie un gran passo innanzi: l’alienazione economica o sociale non è una forma di alienazione accanto a quella religiosa, ma è l’alienazione che sta a fondamento di ogni altra alienazione, senza la quale la stessa alienazione religiosa non può essere teoricamente spiegata; perciò solo la soppressione dell’alienazione economica, cioè l’appropriazione dell’uomo pratico, sociale, condurrà alla soppressione dell’alienazione religiosa, cioè all’appropriazione anche dell’uomo teoretico. E’ l’argomento della quarta ‘Tesi’. Ma già in questi scritti il principio è espresso con chiarezza: “”L’estraniazione religiosa come tale ha luogo soltanto nella sfera della coscienza, dell’interiorità umana; invece l’estraniazione della vita economica è l’estraniazione della vita ‘reale’, onde ‘la sua soppressione abbraccia l’uno e l’altro lato'”” (p. 123), la distinzione dei caratteri è mia).”” [Norberto Bobbio, prefazione del traduttore][(in) Karl Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, 1949] (pag 14)”,”MADx-712-B” “MARX Karl”,”Storia delle teorie economiche. II. David Ricardo.”,” “”Nell’ambito di ciò che egli sa, Ricardo è sempre conseguente. In lui, il principio che non è possibile una ‘sovraproduzione’ (di merci) è dunque identico al principio che non è possible una pletora o sovrabbondanza di capitale (1). (…) Che cosa avrebbe detto allora Ricardo della stupidità dei suoi successori, i quali negano la sovraproduzione in una forma (generale sovrabbondanza di merci sul mercato), e non solo l’ammettono nell’altra forma, come sovraproduzione di capitale, pletora di capitale, sovrabbondanza di capitale, ma ne fanno uno dei punti essenziali della loro dottrina? Neppur uno, fra gli economisti responsabili del periodo post-ricardiano, nega la [possibilità della] sovrabbondanza di capitale. Tutti vi cercano piuttosto la spiegazione delle crisi (a meno che non le facciano derivare da questioni di credito). Dunque tutti ammettono la sovraproduzione in una forma, ma la negano nell’altra. Resta dunque da domandarsi: in che rapporto stanno fra loro le due forme di sovraproduzione, l’una in cui essa è negata, l’altra in cui è sostenuta? Ricardo stesso, in verità, non sapeva niente delle crisi, delle crisi generali, mondiali, dovute al processo stesso di produzione. Le crisi dal 1800 al 1815, egli poteva spiegarle con la carestia di cerali dovuta alle cattive raccolte, con la svalutazione della moneta cartacea e delle merci coloniali ecc., perché, in seguito al blocco continentale, il mercato era contratto violentemente, per ragioni politiche, non economiche. Le crisi posteriori al 1815, poteva egualmente spiegarle sia con una cattiva annata, con una carestia, sia con la caduta dei prezzi del grano, perché avevano cessato di operare le cause che, secondo la sua propria teoria, durante la guerra e l’isolamento dell’Inghilterra dal Continente, dovevano rialzare i prezzi dei cerali, sia col trapasso dalla guerra alla pace e le conseguenti “”improvvise modificazioni nei canali del commercio”” (cfr. nei suoi ‘Principles’, il capitolo XIX, che tratta di questo). I fenomeni storici successivi, specialmente la periodicità quasi regolare delle crisi del mercato mondiale, non permisero più ai successori di Ricardo di negare i fatti o di interpretarli come fatti accidentali. Invece – prescindendo da coloro che spiegano tutto col credito, per poi [ammettere] di dover di nuovo presupporre la sovrabbondanza di capitale – scoprirono la bella distinzione fra ‘sovrabbondanza di capitale e sovraproduzione’. Rispetto a quest’ultima, essi mantengono le frasi e le buone ragioni di Ricardo e di Smith, mentre dalla prima cercano di dedurre fenomeni a loro altrimenti inesplicabili. Wilson, per esempio, spiega certe crisi con la sovrabbondanza di capitale fisso, e altro con la sovrabbondanza di capitale circolante. La sovrabbondanza del capitale stesso viene sostenuta dai migliori economisti (come Fullarton) ed è già divenuta un pregiudizio talmente comune; che la si ritrova come un termine che non ha bisogno di spiegazioni anche nel compendio del dotto signor Roscher (2). Si domanda dunque: che cos’è la sovrabbondanza di capitale, e in che cosa essa si differenzia dalla sovraproduzione? Secondo i medesimi economisti, il capitale è eguale a denaro o a merci. La sovraproduzione di capitale è dunque una sovraproduzione di denaro o di merci. E tuttavia i due fenomeni non devono aver niente in comune fra loro. Ma neppure si può parlare di sovraproduzione di denaro, poiché questo per loro è merce, di modo che tutto il fenomeno si risolve in una sovraproduzione di merci, che essi ammettono sotto una denominazione e negano sotto l’altra. Inoltre, quando si dice che vi è sovraproduzione di capitale fisso o di capitale circolante, ci si basa sul fatto, che qui non si considerano più le merci in questa semplice determinazione, ma nella loro determinazione come capitale. Ma in tal modo si ammette di nuovo che nella produzione capitalistica e nei suoi fenomeni – per esempio nella sovraproduzione – non si tratta soltanto del semplice rapporto, in cui il prodotto appare come ‘merce’, ma delle determinazioni sociali del medesimo, per cui il prodotto è qualche cosa di più e di diverso dalla merce. In generale, più significati sono impliciti in questa espressione: ‘sovrabbondanza di capitale’ invece di ‘sovraproduzione di merci’ è semplicemente un modo di dire evasivo, o [quella specie di] deficienza mentale, che ammette il medesimo fenomeno come esistente e necessario finché vuol dire ‘a’, ma lo nega non appena viene chiamato ‘b’, mostrando dubbi e scrupoli solo sulla ‘denominazione’ del fenomeno non sul fenomeno stesso; oppure [questa espressione risulta dalla sforzo] di dare una spiegazione al fenomeno, di sfuggire la difficoltà negandola nella forma in cui contraddice ai pregiudizi, e ammettendola solo in una forma vuota di senso. Ma a parte questi aspetti, nel passaggio dall’espressione “”sovraproduzione di merci”” all’espressione “”sovrabbondanza di capitale””, vi è in realtà un ‘progresso’. In che consiste? [Nel riconoscimento] che i produttori non si contrappongono come semplici possessori di merci, ma come capitalisti”” [K. Marx, Accumulazione di capitale e crisi] [(in) K. Marx, Storia delle teorie economiche. II. David Ricardo, 1955] (pag 549-551) [(1) Qui bisogna fare una distinzione. Quando Smith spiega la caduta del saggio di profitto con la sovrabbondanza di capitale, con l’accumulazione di capitale, si tratta di un effetto permanente, e ciò è falso. Invece la sovrabbondanza transitoria di capitale, la sovraproduzione, la crisi, sono cose differenti. Non vi sono crisi permanenti; (2) Senza dubbio va notato, per giustizia, che altri economisti, come Ure, Corbet, ecc., spiegano la sovraproduzione come ‘la condizione naturale della grande industria’, dal punto di vista del mercato interno, così che la sovraproduzione porta a crisi soltanto in certe condizioni, quando si contrae anche il mercato estero]”,”MADx-154-B” “MARX Karl”,”Salario, prezzo e profitto.”,”Volume realizzato sotto la consulenza di Umberto CERRONI”,”MADx-172-B” “MARX Karl”,”Lettere a Kugelmann.”,”2° copia Prefazione di Lenin all’edizione russa del 1907 (pag 9-18) Le lettere a Kugelmann sono state pubblicate da Kautsky nel 1902 nell’organo della socialdemocrazia tedesca ‘Neue Zeit’, al quale lo stesso Kugelmann aveva lasciato l’incarico della pubblicazione: ma Kautsky aveva omesso o ridotto le lettere che costituivano una precisa sconfessione dell’opportunismo (pag 7, nota dell’editore) “”Di interesse preminente per tutti coloro che vogliono acquistare una conoscenza più completa e profonda del marxismo è la lettera dell’11 luglio 1868 (p. 42 e sgg.) (nella presente edizione p. 77 e sgg). In forma di osservazioni polemiche contro gli economisti volgari, Marx espone qui con straordinaria concisione il ‘suo’ concetto della cosiddetta teoria del valore “”del lavoro””. Proprio quelle obiezioni contro la teoria del valore di Marx che sorgono più di altre spontanee nel lettore del ‘Capitale’ meno preparato e perciò vengono riprese dai rappresentanti dozzinali della “”scienza”” borghese “”professorale”” con la massima solerzia, sono qui analizzate da Marx brevemente, semplicemente e in modo straordinariamente chiaro. Marx indica qui la via da lui seguita, e quella che deve essere seguita, per giungere alla spiegazione della legge del valore. Portando ad esempio le più comuni obiezioni, insegna a comprendere il suo ‘metodo’. Egli spiega il nesso tra una questione (in apparenza) così puramente teorica e astratta, come la teoria del valore, e l'””interesse delle classi dominanti che hanno bisogno di ‘perpetuare la confusione'””. Sarebbe almeno desiderabile che chi si accinge a studiare Marx e il ‘Capitale’ rileggesse sempre, contemporaneamente allo studio del primo e più difficile capitolo del ‘Capitale’, anche la lettera da noi menzionata”” [V.I. Lenin, Prefazione (1907)] [(in) Karl Marx, Lettere a Kugelmann, 1950] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 9-10) Marx sulla Comune (pag 16-18) “”Marx non si abbandonò alla saggezza di quei saccenti che hanno paura di valutare la ‘tecnica’ delle forme estreme della lotta rivoluzionaria. Egli tratta proprio di questioni ‘tecniche’ della insurrezione. Difesa o attacco? – chiede, come se si trattasse di operazioni militari alle porte di Londra. E decide: assolutamente l’attacco, “”‘occorreva marciare subito su Versailles…'””. Ciò fu scritto nell’aprile 1871, poche settimane prima del grande maggio insanguinato… “”Occorreva marciare subito su Versailles”” per gli insorti che si erano accinti alla “”folle”” (settembre 1870) impresa di dare l’assalto al cielo. “”Non si dovevano prendere le armi”” nel dicembre 1905 per difendersi con la violenza contro i primi tentativi di carpire le libertà conquistate…””. Davvero, non per nulla Plekhanov si paragonava a Marx! “”Secondo errore”” continua Marx nella sua critica ‘tecnica’, “”il Comitato Centrale”” (la ‘direzione militare’, notate bene, si tratta del Comitato Centrale della Guardia Nazionale) “”abbandonò il suo potere ‘troppo presto'””. Marx seppe mettere in guardia i ‘capi’ da una insurrezione prematura. Di fronte al ‘proletariato’ che dava l’assalto al cielo, però, si comportò da consigliere pratico, da partecipante alla ‘lotta’ delle masse che, nonostante le false teorie e gli errori di Blanqui e di Proudhon, elevava l”intero’ movimento ad un ‘livello superiore’. “”Comunque””, egli scrive, “”l’insurrezione di Parigi – anche se sopraffatta dai lupi, dai porci e dai volgari cani della vecchia società – è l’azione più gloriosa del nostro partito dopo l’insurrezione di giugno””. E senza nascondere al proletariato neppure un solo errore della Comune, Marx dedica a questa ‘azione eroica’ un’opera che ‘fino al giorno d’oggi’ è il migliore ammaestramento per l’assalto al “”cielo”” e il più terrificante spettro per i “”porci”” liberali e radicali. Plekhanov dedica al dicembre un'””opera”” che è quasi diventata il vangelo dei cadetti. Davvero, non per nulla Plechanov si paragona a Marx. Evidentemente Kugelmann rispose a Marx con qualche espressione di dubbio, accennando all’assoluta mancanza di prospettive e al realismo in antitesi con il romanticismo; per lo meno confrontò la Comune – un’ ‘insurrezione’ – con la pacifica manifestazione del 13 giugno 1849 a Parigi. Subito (il 17 aprile 1871) Marx riprende Kugelmann severamente: «Sarebbe del resto assai comodo», scrive, «fare la storia universale se si accettasse battaglia soltanto a condizione di un esito infallibilmente favorevole». Nel settembre 1870 Marx definì l’insurrezione una follia. Quando però le ‘masse’ si sollevarono, Marx vuole marciare con esse, imparare assieme ad esse nel corso della lotta, e non solo declamare istruzioni burocratiche. Egli comprende che il tentativo di determinare in anticipo le prospettive ‘con assoluta precisione’ sarebbe ciarlataneria o sconfortante pedanteria. ‘Al di sopra di tutto’ egli pone il fatto che la classe operaia ‘fa’ di propria iniziativa, eroicamente, con abnegazione, la storia universale. Marx considerava la storia dal punto di vista di coloro che la fanno, anche se in precedenza non possono calcolare ‘senza sbagliare’, le prospettive, ma non la considerava dal punto di vista dell’intellettuale piccolo-borghese che sentenzia: «era facile prevedere… non si dovevano prendere…». Marx si rendeva anche conto che nella storia vi sono dei momenti in cui una lotta disperata delle ‘masse’, sia pure per un’impresa senza prospettive, è ‘necessaria’ per l’ulteriore educazione di queste masse e la loro preparazione alla ‘prossima’ lotta”” [V.I. Lenin, Prefazione (1907)] [(in) Karl Marx, Lettere a Kugelmann, 1950] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 16-18) “”(…) Per quanto riguarda lo ‘Zentralblatt’, quell’uomo fa la concessione più ampia possibile, concedendo che bisogna ammettere le mie conclusioni, qualora alla parola valore si connetta comunque un pensiero. Quel disgraziato non vede che l’analisi dei rapporti reali, data da me, conterrebbe la prova e la dimostrazione del reale rapporto di valore, anche se nel mio libro non vi fosse nessun capitolo sul «valore». Il cianciare sulla necessità di dimostrare il concetto di valore è fondato solo sulla più completa ignoranza, sia della cosa di cui si tratta, sia del metodo della scienza. Che sospendendo il lavoro, non dico per un anno, ma solo per un paio di settimane, ogni nazione creperebbe, è una cosa che ogni bambino sa. E ogni bambino sa pure che le quantità di prodotti, corrispondenti ai diversi bisogni, richiedono quantità diverse, e qualitativamente definite, del lavoro sociale complessivo. Che questa ‘necessità’ della ‘distribuzione’ del lavoro sociale in proporzioni definite, non è affatto annullata dalla ‘forma definita’ della produzione sociale, ma solo può cambiare il ‘suo modo di apparire’, è ‘self evident’ (1). Le leggi della natura non possono mai essere annullate. Ciò che può mutare in condizioni storiche diverse non è che la ‘forma’ con cui quelle leggi si impongono. E la forma in cui questa distribuzione proporzionale del lavoro si afferma, in una data situazione sociale nella quale la connessione del lavoro sociale si fa valere come ‘scambio’ privato dei prodotti individuali del lavoro, è appunto il ‘valore di scambio’ di questi prodotti. La scienza consiste appunto in questo: svolgere ‘come’ la legge del valore si impone. Se dunque si volessero «spiegare» a priori tutti i fenomeni apparentemente contrastanti con la legge, bisognerebbe dare la scienza ‘prima’ della scienza. E’ appunto l’errore di Ricardo di presupporre, nel suo primo capitolo sul valore, ‘come date’ tutte le categorie possibili che ci dovranno essere sviluppate, allo scopo di comprovare la conformità alla legge del valore. E’ vero d’altra parte che ‘la storia della teoria’ comprova, come lei giustamente ha supposto, che la concezione del rapporto di valore era ‘sempre la medesima’, più o meno chiara, più guarnita di illusioni, o scientificamente più definita. Siccome il processo stesso del pensare nasce dalle condizioni ed è esso stesso un ‘processo della natura’, il pensare veramente intelligente può essere soltanto sempre lo stesso, e si può distinguere solo gradualmente, secondo la maturità dello sviluppo, e dunque anche dell’organo con cui si pensa. Tutto il resto son ciance. (…)”” [dalla lettera di Karl Marx a Ludwig Kugelmann, 11 luglio 1868] [(in) Karl Marx, ‘Lettere a Kugelmann’, Roma, 1950, prefazione di V.I. Lenin] [(1) Di per sé evidente]”,”MADS-622″ “MARX Karl”,”The British Rule in India.”,”Nel suo articolo Marx usa alcune idee di Engels attinte dalla sua lettera a Marx del 6 giugno 1853. L’articolo è stato pubblicato sulla New York Herald Tribune del 25 giugno 1853. Una strana combinazione di Italia e Irlanda ‘Hindostan is an Italy of Asiatic dimensions, the Himalayas for the Alps, the Plains of Bengal for the Plains of Lombardy, de Deccan for the Apennines, and the Isle of Ceylon for the Island of Sicily. The same rich variety in the products of the soil, and the same dismemberment in the political configuration. Just as Italy has, from time to time, been compressed by the conqueror’s sword into different national masses, so do we find Hindostan, when not under the pressure of the Mohammedan, or the Mogul [a reference to the rule in india, mainly in the north (…), footnotes, 104], or the Briton, dissolved into as many independent and conflicting States as it numbered towns, or even villages. Yet, in a social point of view, Hindostan is not the Italy, but the Ireland of the East. And this strange combination of Italy and of Ireland, of a world of voluptuosness and of a world of woes, is anticipated in the ancient traditions of the religion of Hindostan. That religion is at once a religion of sensualist exuberance, and a religion of self-torturing ascetism; a religion of the Lingam [the cult of the God Shiva (…), footnotes, 105] and of the juggernaut; the religion of the Monk, and of the Bayadere”” [Karl Marx, The British Rule in India, 1853]”,”MADx-793″ “MARX K. ENGELS F.”,”Ecrits sur le tsarisme et la Commune russe.”,”””Pour en venir au fait, Tkatchov raconte aux travailleurs allemands que, pour ce qui est de la Russie, non seulement j’ai “”peu de connaissances”” mais encore que je ne possède que de l'””ignorance””; c’est pourquoi il se voit dans l’obligation de leur expliquer le véritable état de choses et surtout de leur énumérer toutes les raisons pour lesquelles une révolution sociale serait en ce moment un jeu d’enfant en Russie, bien plus facile qu’en Europe occidentale. (…) Donc, la tâche serait plus facile pour les travailleurs russes – qui, comme Tkatchov le dit lui-même, sont des “”travailleurs agricoles et, en tant que tels, non pas des prolétaires mais des propriétaires”” – parce qu’ils n’ont pas à lutter contre le pouvoir du capital, mais “”seulement contre le pouvoir politique””, contre l’Etat russe. Cet Etat “”ne ressemble à un pouvoir que de loin (…). Il n’a pas de racine dans la vie économique du peuple; il n’incarne les intérêts d’aucune classe sociale. Chez vous, la puissance de l’Etat n’est pas une simple apparence. L’Etat s’appuie solidement sur le capital. Il incarne en lui-même (!) certains intérêts économiques (…). Chez nous, c’est exactement le contraire: notre type de société doit son existence à l’Etat, un Etat pour ainsi dire suspendu dans l’air qui n’a rien de commun avec l’ordre social existant et dont les racines plongent dans le passé et non dans le présent””. Nous ne nous arrêtons pas à l’idée confuse selon laquelle les intérêts économiques ont besoin de l’Etat, qu’ils créent eux-mêmes pour se donner un corps, ni à cette affirmation hardie que le type de société russe auquel appartient pourtant également la propriété commune des paysans doit son existence à l’Etat; nous négligeons également l’idée, contraire à la précédente, que ce même Etat, création propre de l’ordre social existant, n’a pourtant avec lui “”rien en commun””. Considérons plutôt immédiatement cet Etat “”suspendu dans l’air”” qui ne représente les intérêts d’aucune classe sociale. En Russie d’Europe, les paysans possèdent 105 millions de déciatines de terre, les nobles (je désigne ainsi, par souci de brièveté, les propriétaires fonciers) 100 millions dont la moitié environ est aux mains de 15 000 d’entnre eux soit 33 000 déciatines par tête en moyenne. La terre des paysans ne dépasse donc, en superficie, que de très peu la terre des nobles. Les nobles, on le voit, n’ont pas le moindre intêret à l’existence de l’Etat russe qui leur garantit la possession de la moitié du sol! Poursuivons. Les paysans payent chaque années 195 millions de roubles d’impôt foncier sur cette moitié des terres qu’ils détiennent, et les nobles… 13 millions! Les domaines des nobles sont, en moyenne, deux fois plus fertiles que ceux des paysans; la raison en est que, lors de la discussion sur le rachat des corvées, l’Etat a enlevé aux paysans non soulement la plus grande, mais encore la meilleure part des terres pour les donner aux nobles; et encore les paysans ont-ils dû payer aux nobles le prix du meilleur sol. Et la noblesse russe n’aurait aucun intérêt à l’existence de l’Etat russe!”” [Friedrich Engels, La question sociale en Russie] [(in) K. Marx F. Engels, Ecrits sur le tsarisme et la Commune russe, a cura di M. Rubel, 1969] [Nota: (in) Avertissement; di M. Rubel “”En février 1875, Wilhelm Liebknecht lui demanda (à Engels) de riposter à la brochure que P.N. Tkatchov avait publiée à Zurich sous le titre ‘Lettre ouverte à M. Friedrich Engels’ (…). Tkatchov (…) entendait donner une leçon politique à son adversaire prétendument peu informé des choses russes (…)””] (pag 1339-1341)”,”MADx-794″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La première critique de l’économie Politique. Esquisse d’une critique de l’économie politique (Engels) – Critique de l’économie politique (Manuscrits de 1844) (Marx)”,”Tradution et présentation par Kostas PAPAIOANNOU, notes, annexes I) Le secret de la costruction spéculative, II) La conception hégélienne de l’histoire, III) La méthode dialectique chez Hegel et Proudhon. “”Feuerbach fut le héros de Marx pendant toute la période 1842-45 et surtout l’année 1844, année décisive où Marx s’est converti au communisme et fit sa seule et unique tentative de formuler systématiquement sa pensée ‘philosophique’. Regardons donc de plus près les “”grandes actions”” (1), les “”decouvertes”” (2), les “”réelles révolutions théoriques”” (3), que le jeune Marx a attribué à Feuerbach. Critique de la religion. Tout d’abord, Feuerbach a “”achevé”” la critique de la religion (4). Il démontra que dans la religion l’homme projette hors de lui sa véritable essence et se perd dans un monde illusoire qu’il a lui-même créé, mais qui le domine comme une puissance étrangère. (…) “”Notre tâche, déclare Feuerbach, est de prouver que la distinction entre ce qui est divin et ce qui est humain n’est qu’une illusion, qu’elle n’est pas autre chose que la distinction entre l’essence de l’homme et l’individu””. En récupérant sa propre essence aliénée en Dieu, l’homme retrouvera complètement et définitivement son être générique qu’il séparait jusqu’alors de lui et deviendra lui-même “”l’être suprême de l’homme”” (5). Ainsi l’humanisme prend la place de la religion. “”L’incroyance a remplacé la foi, la raison, la Bible, la politique la religion et l’Eglise, la terre a remplacé le ciel, le travail, la prière, la misère matérielle, l’enfer, l’homme a remplacé le chrétien”” (6). (…) Et comme la religion chrétienne présuppose que l’homme demeure esclave sur terre, l’humanité nouvelle “”n’aura pour ainsi dire ‘droit’ à la république qu’à condition de supprimer la religion chrétienne””… Ainsi, comme dira Marx, la critique de la religion “”aboutit à cet enseignement que l’homme est l’être suprême pour l’homme, c’est-à-dire à l’impératif catégorique de renverser tous les rapports sociaux qui font de l’homme un être humilié, asservi, abandonné, méprisable”” (7). (…) Précisément; le mérite de Feuerbach a été d’avoir dévoilé l’essence religieuse et théologique de la philosophie. Critique de la philosophie. La seconde “”grande action”” de Feuerbach a été la démolition définitive de la philosophie traditionnelle. Il a établi “”de main de maître les grands principes fondamentaux pour la critique de toute la métaphysique”” (8). (…) En troisième lieu, Feuerbach a définitivement démystifié la dialectique spéculative de Hegel. “”Mais qui donc a dévoilé le mystère du système? Feuerbach. Qui donc a anéanti la dialectique des concepts, cette guerre des dieux connue des seuls philosophes? Feuerbach. Qui donc a mis l’homme à la place du vieux fatras? Feuerbach, et Feuerbach seul”” (9). C’est à la lumière des “”grandes actions”” de Feuerbach que Marx critiquera, dans la dernière partie des ‘Manuscrits de 1844’ et la ‘Sainte Famille’, la ‘logique’ de Hegel (…). Quatrièmement, Feuerbach ne s’est pas limité à une critique purement négative, comme celle des jeunes hégéliens de gauche. Feuerbach a “”surmonté une fois pour toutes la vieille opposition entre le spiritualisme et le matérialisme”” (10) (…). Enfin, Feuerbach a également “”fondé”” la “”critique ‘positive’ en general”” (11), la “”critique humaniste et naturaliste ‘positive'””. Marx ira jusqu’à dire que la critique de l’économie politique elle-même “”doit sa véritable fondation aux découvertes de Feuerbach”” … Son seul défaut, dit Marx, est qu’il “”insiste trop sur la nature et trop peu sur la politique”” (12). Or c’est seulement “”en s’alliant à la politique”” que la philosophie actuelle pourra devenir une ‘vérité'”” [Kostas Papaioannou, De la critique du ciel a la critique de la terre’, introduction] [(in) K. Marx F. Engels, La première critique de l’économie Politique. Esquisse d’une critique de l’économie politique (Engels) – Critique de l’économie politique (Manuscrits de 1844) (Marx), 1972] [(1) Manuscrits de 1844, EB, I, p. 569-570; (2) Ibid. p. 469, 470, 596; (3) Ibid., p. 468; (4) La Sainte Famille, Werke, II, p. 147; (5) Feuerbach, L’essence du christianisme, p. 38 et 311; (6) Feuerbach, Necessité d’une réforme de la philosophie, 1842. Dans ‘Manifestes philosophiques, 1960; (7) Marx, ‘Introduction à la critique de la philosophie du Droit de Hegel, janvier 1844, Werke, I, p. 385; (8) ‘La Sainte Famille, 1845; Werke II, p. 147; (9) La Sainte Famille, Werke II, p. 98; (10) Ibid., p. 99; (11) Manuscrits de 1844, p. 468; (12) Marx, lettre à Ruge, le 13 mars 1843, ‘Werke’, XXVII, p. 417] (pag 9-14)”,”MADx-795″ “MARX Karl”,”Un Chapitre inédit du Capital.”,”Traduction et présentation de Roger DANGEVILLE, index bibliographique ‘Una sorta di cerniera tra il primo libro del Capitale e il secondo, il sesto capitolo inedito riunisce tutti i fili che attraversano il Capitale per formare una unità significativa dell’insieme…’ Nota. La traduzione italiana del VI Capitolo pubblicata da Bruno Maffi (La Nuova Italia, Firenze, 1969) manca delle ‘Pagine sparse’ (v. ‘Pages Eparses’ in questo testo francese) (pag 20, nota) “”C’est avec la victoire de la révolution russe que triompha le marxisme restauré par Lénine et qu’une partie considérable de l’oeuvre de Marx, mise sous le boisseau, fit enfin surface (2): les deux faits – le bouleversement politique, économique et social de l’immense Russie, et l’exhumation de quelques vieux papiers – sont évidemment sans commune mesure, mais un fil solide les relie néanmoins: l’intérêt porté par les bolcheviks aux idées de Marx. Lénine ne se contentait pas de lire, il voulait connaître: “”On ne saurait comprendre entièrement le ‘Capital’ de Marx, et notamment le premier chapitre si l’on n’a pas étudié et compris ‘toute’ la ‘Logique’ de Hegel. En conséquence, on peut affirmer que, depuis un demi-siècle, aucun marxiste n’a compris Marx (3)””. Lénine ne se proposait évidemment pas de décourager un éventuel lecteur du ‘Capital’. Pas plus que nous, il n’avait le pouvoir et l’intention de sonder les esprits pour établir ce que cette lecture avait donné pour résultat. Au reste, l’ouvrier apprendra plus du ‘Capital’ – “”la bible de la classe ouvrière””, selon l’expression d’Engels – que n’importe quelle autre lecture, même s’il commence par le second chapitre, puisque “”la première partie qui contient l’analyse de la marchandise est d’une intelligence un peu difficile”” (Marx). Ce qui importe vraiment, c’est que Lénine se proposait de chercher, à tout prix, à ‘saisir complètement la pensée de Marx’, quitte à recourir à un auteur dont les travaux sur la dialectique et le raisonnement font autorité pour resserrer les fils qui traversent l’oeuvre de Marx””. C’est en tout cas l’attitude inverse de celle des “”marxistes”” modernes, qui n’écrivent que pour rechercher une faille, afin de ‘déformer la pensée de Marx’ comme aucun révisionniste d’antan n’eût osé le faire (…)”” (pag 12-13) [Roger Dangeville, Présentation] [(in) Karl Marx, Un Chapitre inédit du Capital, 1971] [(2) Le ‘VIe chapitre inédit du Capital’ de Marx, qui fait l’objet de ce volume, fait partie de ce lot. Il fut publié pour la première fois dans ‘Arkhiv Marksa i Engelsa’, vol. II (VII), sous le titre: ‘Erstes Buch. Der Produktionsprozess des Kapitals. Sechstes Kapitel. Resultate des unmittelbaren Produktionsprozesses’, avec un regard la traduction russe, Moscou, 1933, p. 4-266; (3) Cf. Lénine, ‘Aus dem philosophischen Nachlass, Berlin, 1961, p. 240, et, en français, ‘Cahiers Philosophiques, Ed. Soc., p. 149] “”Il est sans doute oiseux de se demander pourquoi Marx a décidé finalement de ne pas reprendre le VIe chapitre pour lui donnes sa place et une forme définitive à la fin du 1er livre ou ailleurs. De même, ce serait pure spéculation que se demander si Engels n’en a pas tenu compte, parce que le livre I était désormais publié et n’admettait plus d’être complété, ou s’il savait de Marx qu’il fallait l’écarter du plan final du ‘Capital’, ou enfin s’il avait l’intention de le faire paraître séparément, ou parmi l’énorme matériel qui restait encore à publier après le livre III du ‘Capital’. Ce qui est certain, c’est que le manuscrit est resté dans les tiroirs jusque dans les années 1930 (1). Marx avait noté que l’économie politique bourgeoise avait culminé avec la phase révolutionnaire du mode de production capitaliste, et n’avait cessé de décliner et de dégénérer ensuite, sombrant dans l’économie vulgaire, pure apologétique du capitalisme. Marx et Engels se sont battus pour rompre le mur du silence qui ne cessa d’entourer ‘le Capital’ (2) et qui représente l’ultime moyen pour la bourgeoisie de combattre les effets de l’oeuvre maïtresse de Marx. De fait, la pensée économique en décadence n’a jamais réussi à réfuter – voire à discuter sérieusement – le ‘contenu’ de l’économie marxiste, et la critique ne porte jamais que sur des questions de formes et de plus en plus sur des questions personnelles: elle préfère spéculer sur les intentions subjectives, plutôt que d’aborder la discussion des idées exprimées. Ainsi, parlera-t-on à perte de vue sur le point de savoir si les ‘Manuscrits parisiens’ de 1844 sont philosophiques ou économiques sont une oeuvre de jeunesse et donc ne sont pas une … oeuvre de maturité, et pourquoi ces textes n’ont pas été rédigés pour l’impression, ce qui leur enlèverait une grande partie de leur importance”” (pag 19-21) [Roger Dangeville, Présentation] [(in) Karl Marx, Un Chapitre inédit du Capital, 1971] [(1) Dans ‘Economies et Sociétés, Cahiers de l’ISEA, Série Etudes de Marxologie, n° 6, juin 1967, p. 128-175, Maximilien Rubel a publié une première traduction (environ le tiers) de ce ‘VIe Chapitre’, puis il en a donné de très larges extraits (environ les deux tiers) dans Karl Marx, ‘Economie II, de la collection La Plèiade, p. 365-472. Plus récemment, Bruno Maffi a publié une traduction italienne du VIe chapitre, sans y inclure les ‘Pages Eparses’, cf. Marx, Il Capitale: Libro I, capitolo VI inedito’, La Nuova Italia, Firenze, 1969, XXVIII 131 p. Actuellement, une édition allemande est sous presse en République Fédérale; (2) Pour rompre le mur du silence, Marx et Engels allèrent jusqu’à imaginer “”d’attaquer le livre d’un point de vus bourgeois pour lancer la discussion””, cf. lettres du 11.IX, 12.IX, 11.X et 18.X.1867, in: ‘Lettres sur ‘le Capital’, Corrispondance Marx-Engels, présentée et annotée par Gilbert Badia, Paris, Ed. Soc., p. 182-187]”,”MADx-796″ “MARX Karl, a cura di Dirk J. STRUIK”,”Economic and Philosophic Manuscripts of 1844.”,”Edited With an Introduction by Dirk J. STRUIK, translated by Martin MILLIGAN, note, preface, appendix: Outlines of a Critique of Political Economy by Frederick ENGELS. Critica della filosofia hegeliana. Economia e lavoro. “”Let us provisionally say just this much in advance: Hegel’s standpoint is that of modern political economy (14). He grasps ‘labor’ as the ‘essence’ of man – as man’s essence in the act of proving itself: he sees only the positive, not the negative side of labor (15). Labor is man’s ‘coming-to-be for himself’ within ‘alienation’, or as ‘alienated’ man. The only labor which Hegel knows and recognizes is ‘abstractly mental’ labor. Therefore, that which constitutes the ‘essence’ of philosophy – the ‘alienation of man in his knowing of himself’, or ‘alienated’ science ‘thinking itself’ – Hegel grasps as its essence; and he is therefore able to gather together the separate elements and phases of previous philosophy, and to present his philosophy as ‘the’ philosophy. What the other philosophers did – that they grasped separate phases of nature and of human life as phases of self-consciousness, and indeed of abstract self-consciousness – is ‘known’ to Hegel from the ‘doings’ of philosophy. Hence his science is absolute”” [Karl Marx, a cura di Dirk J. Struik, Economic and Philosophic Manuscripts of 1844, 1964] [(14) Hegel mentions political economy in Sect. 189 of his ‘Philosophy of Right (…); (15) In the ‘Deutsche Zetischrift für Philosophie, 4 (1956), 6 (1958), the question is discussed whether Hegel did not, on occasion, see the negative side of labor (…)] (pag 177)”,”MADx-797″ “MARX Karl”,”Glosse marginali al ‘Manuale di economia politica’ di Adolph Wagner.”,”Le glosse al libro di Wagner sono l’ultimo lavoro economico di Marx. Si trovano in un quaderno di estratti degli anni 1881-82, che porta il titolo di ‘Oekonomisches en Général (X). Questa scelta è stata pubblicata per la prima volta in una edizione del primo libro del Capitale: Das Kapital, I, Moskau, 1932, pp. 841-853, ed è questa la prima traduzione italiana. Il titolo preciso del libro al quale si riferiscono le glosse di Marx è: Adolph Wagner, Allgemeine oder theoretische Volkswirtschaftslihre. Erster Teil’ (1879). E’ il primo volume del ‘Lehrbuch der politischen Oekonomie’ a cura di A. Wagner e E. Natze “”Io rappresento (…) il capitalista come un funzionario necessario della produzione capitalistica e mostro molto essenzialmente che egli non solo “”detrae”” o “”‘ruba’””, ma estorce la ‘produzione del plusvalore’, dunque aiuta a creare ciò che viene poi detratto. Mostro inoltre ampiamente che nello scambio stesso delle merci si scambiano ‘solo equivalenti’, e che il capitalista – appena ha pagato all’operaio l’effettivo valore della sua forza-lavoro – si appropria del ‘plusvalore’ con pieno diritto, cioè con il diritto che corrisponde a questo modo di produzione. Tutto questo però non fa del “”guadagno del capitale”” un ‘elemento “”costitutivo””‘ del valore (A. Wagner, ndr), ma dimostra solo che nel valore, non “”‘costituito'”” dal lavoro del capitalista, c’è una parte di cui egli può appropriarsi “”legalmente””, cioè senza violare il diritto corrispondente allo scambio di merci”” [Karl Marx, Glosse marginali al ‘Manuale di economia politica’ di Adolph Wagner] [(in) ‘Critica marxista’, Roma, anno I n° 1, gennaio-febbraio 1963] (pag 117-118)”,”MADx-798″ “MARX Karl ENGELS Friedrich BECKER Johann Philip LIEBKNECHT Wilhelm BEBEL August e altri; a cura di Rolf DLUBEK Evgenija STEPANOVA Irene BACH Ursula HERRMANN Erich KUNDEL Vera MOROSOVA Olga SENEKINA”,”Die I. Internationale in Deutschland (1864-1872). Dokumente und Materialien.”,”Foto di J.P. Becker (pag 160) redazione di Rolf DLUBEK Evgenija STEPANOVA Irene BACH Ursula HERRMANN Erich KUNDEL Vera MOROSOVA Olga SENEKINA”,”INTP-070″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Roger DANGEVILLE”,”La Commune de 1871. Lettres et déclarations pour la plupart inédites.”,”Lettera di Engels alla madre del 21 ottobre 1871 sulle calunnie della stampa borghese francese e tedesca. (pag 185-186) Lettera di Engels alla madre: difende la Comune di Parigi dalle calunnie. “”Chère mère, Si je ne t’ai pas écrit depuis si longtemps, c’est que je désire répondre à tes dernières observations sur mon activité politique d’une façon qui ne te choque point. En effet, quand je lisais encore et encore les mensonges infâmes de la ‘Gazette de Cologne’, en particulier les bassesses de ce voyou de Wachenhusen, quand je voyais comment ceux-là mêmes qui, pendant toute la guerre, ne voyaient que mensonge dans toute presse française, claironnent en Allemagne, comme parole d’Evangile, chaque invention de la police, chaque calomnie de la feuille de chou la plus vénale de Paris contre la Commune, tout cela ne me mettait pas dans des dispositions qui me préparaient à t’écrire. On a fait grand bruit autour de quelques otages qui ont été fusillés selon le modèle prussien, autour de quelques palais qui ont été brûlés, toujours selon le modèle prussien: tout le reste est mensonge. Mais, personne ne souffle mot des 40.000 hommes, femmes et enfants que les Versaillais ont massacrés et passés par les armes, ‘après’ qu’ils eurent été désarmés. Bien sûr, vous ne pouvez pas le savoir, puisque vous en êtes réduits à la lecture de la ‘Gazette de Cologne’ et du ‘Journal d’Elberfeld’, qui vous bourrent la tête de leurs mensonges. Pourtant, au cours de ta vie, tu es déja entendu traiter certaines gens de véritables mangeurs d’hommes: les gens du ‘Tugendbund’ sous le vieux Napoléon, les Démagogues de 1817 à 1831, les gens de 1848, alors qu’il s’est toujours trouvé par la suite qu’ils n’étaient pas si terribles, une rage intéressée de persécution leur ayant attribué depuis le début toutes ces horreurs qui, par la suite, se sont envolées en fumée. J’espère, chère mère, que tu y penseras et que tu en feras bénéficier aussi les gens de 1871, lorsqu’il sera question à leur sujet de semblables forfaits imaginaires. Tu sais fort bien que je n’ai pas changé d’opinions, d’autant qu’elles sont miennes depuis quelque trente ans. Il faut donc t’attendre à ce que non seulement je les défende, mais encore que je les exécute dûment, sitôt que les circonstances m’y poussent. Tu aurais, bien plutôt, à avoir honte de moi, si je n’agissais pas ainsi. Si Marx n’était pas ici, voire s’il n’existait pas du tout, cela n’aurait rien changé à l’affaire. Il est donc parfaitement injuste de l’en charger. Au reste, je me souviens de ce qu’autrefois la famille de Marx prétendait que c’était ‘moi’ qui l’avais perverti… De tout mon coeur. Ton Frédéric”” [Engels à Elisabeth Engels, Londres, le 21 octobre 1871] [(in) Marx – Engels, La Commune de 1871. Lettres et déclarations pour la plupart inédites, 1971] (pag 185-186)”,”MFRC-152″ “MARX Karl, a cura di David CAUTE”,”Essential Writings of Karl Marx.”,”””For each new class which puts itself in the place of one ruling before it, is compelled, merely in order to carry through its aim, to represent its interest as the common interest of all the members of society, put in an ideal form; it will give its ideas the form of universality, and represent them as the only rational, universally valid ones. The class making a revolution appears from the very start, merely because it is opposed to a ‘class’, not as a class but as the representative of the whole of society; it appears as the whole mass of society confronting the one ruling class. It can do this because, to start with, its interest really is more connected with the common interest of all other non-ruling classes, because under the pressure of conditions its interest has not yet been able to develop as the particular interest of a particular class. Its victory, therefore, benefits also many individuals of the other classes which are not winning a dominant position, but only in so far as it now puts these individuals in a position to raise themselves into the ruling class. When the French bourgeoisie overthrew the power of the aristocracy, it thereby made it possible for many proletarians to raise themselves above the proletariat, but only in so far as they became bourgeois. Every new class, therefore, achieves its hegemony only on a broader basis than that of the class ruling previously, in return for which the opposition of the non-ruling class against the new ruling class later develops all the more sharply and profoundly. Both these things determine the fact that the struggle to be waged against this new ruling class, in its turn, aims at a more decided and radical negation of the previous conditions of society than could all previous classes which sought to rule. This whole semblance, that the rule of a certain class is only the rule of certain ideas, comes to a natural end, of course, as soon as society ceases at last to be organised in the form of class-rule, that is to say as soon at it is no longer necessary to represent a particular interest as general or ‘the general interest’ as ruling’ [Marx Engels, The German Ideology, (G.I. pp. 40-41)] [(in) ‘Essential Writings of Karl Marx’, a cura di David Caute, London, 1967] (pag 69-70)”,”MADx-775″ “[MARX Eleanor]”,”Report from Great Britain and Ireland to the Delegates of the Brussels International Congress, 1891. Presented by the Gas Workers and General Labourers’ Union; the Legal Eight Hours and International Labour League; the Bloomsbury Socialist Society; and the Battersea Labour League.”,”Sebbene non direttamente firmato questo testo è di Eleanor Marx come si può vedere dalla sua lettera alla sorella Laura Lafargue. Citato da Yvonne Kapp nella sua biografia ‘Eleanor Marx, vol II, p. 479, Lawrence & Wishart, 1976. Eleanor tradusse altri reports in inglese. Nel testo molto enfasi viene data al lavoro femminile.”,”INTS-042″ “MARX Karl”,”Oeuvres philosophiques. Traduit par J. Molitor. Tome IX. Idéologie allemande (suite et fin) (publié par S. Landsht et J.P. Mayer).”,” Il ‘vero’ socialismo tedesco’ “”Ma le vrai socialisme a, de plus, ouvert à une masse de jeunes “”gens de lettres”” allemands, de charlatans et autres plumitifs une porte pour exploiter le mouvement social. Et parce qu’il n’y avait pas en Allemagne de luttes de partis ‘réelles’, passionnées, pratiques, le mouvement social devait, à ses débuts, être ‘purement’ littéraire. Le vrai socialisme est le parfait mouvement littéraire social, né sans réels intérêts de partis, et qui, après la formation du parti communiste, veut continuer d’exister. Il va de soi que, depuis la création d’un réel parti communiste en Allemagne, les vrai socialistes se limiteront de plus en plus, comme publie, aux petits-bourgeois et, comme représentants de ce public à des littérateurs impuissants et encanaillés”” [Karl Marx Friedrich Engels, Idéologie allemande, 1947] (pag 125) “”Mehring: ‘La seconda parte dell’opera progettata doveva occuparsi del socialismo tedesco nei suoi diversi profeti, risolvere criticamente « tutta quella scipita e insulsa letteratura del socialismo tedesco ». Si alludeva con ciò a uomini come Moses Hess, Karl Grün, Otto Lüning, Hermann Puttmann e altri, che avevano creato una rispettabile letteratura, ricca anche di riviste: il Gesellschaftspiegel, che uscì come rivista mensile dall’estate del 1845 all’estate del 1846, poi i Rheinische Jahrbucher e il Deutsches Burgerbuch, di ciascuno dei quali nel 1845 e nel 1846 uscirono due annate, inoltre il Westfàlisches Dampjboot, rivista mensile che cominciò pure nel 1845, ma restò in vita fino al periodo della rivoluzione tedesca, e infine singoli giornali come la Triersche Zeitung. Quello strano fenomeno che Ruge una volta battezzò « vero » socialismo, nome che fu accolto da Marx ed Engels in senso derisorio, ebbe una vita molto breve. Nel 1848 era già scomparso senza lasciar traccia; al primo colpo della rivoluzione si dissolse da sé”” http://www.marxpedia.org/biblioteca/franz-mehring-vita-di-marx/l-esilio-a-bruxelles/il-vero-socialismo “”Auguste Becker n’a de commun avec Kuhlmann que la maladie mentale nationale. Le brave homme «plaint ceux qui ne peuvent se résoudre à comprendre que la volonté et la pensée du temps ne peuvent jamais ètre exprimées que par des individus ». – Pour l’idéaliste tout mouvement qui bouleverse le monde n’existe primitivement que dans la tète d’un prédestiné, et le sort du monde dépend de ce que cette tète, qui possedè en propre toute la sagesse, sera blessée à mort par quelque pierre réaliste avant d’avoir fait ses révélations. – « Ou bien n’en serait-il pas ainsi»? ajoute Auguste Becker d’un air provocateur. «Réunissez tous les philosophes et tous les théologiens du monde et faites-les délibérer et voter – et voyez ensuite le resultat». Pour l’idéologue toute revolution historique se réduit aux abstractions théoriques de revolution historique, telles qu’elles se sont formées dans les « tètes » de «tous les philosophes et de tous les théologiens du temps», et comme il est impossible de «réunir» toutes ces «tètes » et de les faire «deliberer et voter», il faut qu’il y ait une tète sacrée qui constitue le chef de toutes ces tètes philosophiques et théologiques, et ce chef [à la tète pointue] est l’unité speculative de toutes ces grosses tètes – ; il est le sauveur (1). Ce système de tètes est aussi vieux que les pyramides d’Egypte, avec lesquelles il a d’ailleurs maintes ressemblances, et aussi nouveau que la monarchie prussienne dans la capitale de laquelle il ressuscita dernièrement sous une forme rajeunie. Les dalai-lamas ont ceci de commun avec le dalai-lama réel qu’ils voudraient se figurer que le monde d’où ils tirent leur nourriture ne pourrait pas exister sans leurs excréments. – Dès que cette folie idéaliste devient pratique, son caractère malin ne tarde pas à se montrer au grand jour: son envie clericale de domination, son fanatisme religieux, son charlatanisme, son hypocrisie pietiste, sa pieuse tromperie. Le miracle est le pont-aux-ànes (en latin pons asinorum, ponte degli asini, ndr) qui, du royaume de l’idée, mene à la réalité. Le Dr Georges Kuhlmann de Holstein est un ‘pont-aux-ânes’ de ce genre – il est inspiré – et il est donc immanquable que sa parole magique déplace les montagnes les plus stables; c’est une consolation pour les patientes créatures qui ne se sentent pas assez d’energie pour faire sauter ces montagnes avec de la poudre réelle, une assurance pour les aveugles et les indécis qui ne peuvent pas voir le rapport matériel dans les phénomènes si variés et si divers du mouvement révolutionnaire”” (pag 259-261). LEGGERE in: [Karl Marx, Oeuvres philosophiques, Tome IX, Ideologie allemande (suite et fin), A. Costes, Paris, 1947, note; ‘Oeuvres completes de Karl Marx’; traduzione di J. MOLITOR; Tome IX] [(1) Jeux de mots : Spitze = pointe, chef, tète ; Spitzkopf = tète pointue, malin, madre ; Dickkopf = grosse tète, homme à grosse tète, balourd, bète, imbécile] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75DIGIT (‘Per l’idealista il movimento che sconvolge il mondo esiste in primo luogo nella testa di un predestinato’) (MADx-800)”,”MADx-800″ “MARX Karl, a cura di Werner CONZE e Dieter HERTZ-EICHENRODE”,”Manuskripte über die polnische Frage (1863-1864).”,”Quellen und Untersuchungen zur Geschichte der Deutschen un Österreichischen Arbeiterbewegung, herausgegeben vom Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis, Amsterdam, Direktor: Prof. Dr. A.J.C. RÜTER [I. Die Entstehung der Manuskripte, II. Marx’ Arbeitsmethode, III. Die Beschaffenheit der Manuskripte, IV. Die von Marx benutzte Literatur, V. Erklärungen zur Textgestaltung (I. L’origine dei manoscritti, Il metodo di lavoro di Marx, III. La natura dei manoscritti, IV. La letteratura utilizzata da Marx, V. Spiegazioni sulla strutturazione del testo)] Confederazione di Bar. Confederazione di Bar Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Kazimierz Pulaski a Czestochowa. Dipinto di Józef Chelmonski, 1875. Olio su canapa. Museo Nazionale, Varsavia, Polonia. Bar Confederation 1768-1772.PNG La Confederazione di Bar (in polacco: Konfederacja barska; 1768—1772) fu un’associazione di nobili polacchi (Konfederacja) formata alla fortezza di Bar, in Podolia, nel 1768 per difendere l’indipendenza interna ed esterna della Confederazione Polacco-Lituana contro l’aggressione dell’Impero russo e contro il Re Stanislaw August Poniatowski e i riformatori polacchi che stavano cercando di limitare il potere dei magnati della Confederazione (la szlachta ricca). Tra i fondatori della Confederazione di Bar ci sono i magnati Adam Krasinski, Vescovo di Kam’janec’, Kazimierz Pulaski e Michal Krasinski. Nonostante diverse vittorie contro i russi, la Confederazione riuscì solamente a precipitare la prima spartizione della Confederazione Polacco-Lituana. Alcuni storici considerano la Confederazione di Bar come la prima rivolta polacca [1]. Nel 1767-1768 le forze russe obbligarono il Parlamento polacco, il Sejm, ad approvare le risoluzioni che essi chiedevano. In risposta a ciò, e particolarmente all’arresto e all’esilio di molti dissidenti, il Vescovo il Kiev, Józef Andrzej Zaluski[2], quello di Cracovia Kajetan Soltyk[3], e l’atamano Waclaw Rzewuski con il figlio Seweryn, i magnati polacchi Adam Krasinski, Vescovo di Kam’janec’, Kazimierz Pulaski e Michal Krasinski e i loro alleati decisero di formare una confederazione – un’associazione legale militare in opposizione al governo. Re Stanislaw August Poniatowski fu in un primo momento incline alla mediazione tra i confederati e la Russia, rappresentata dall’inviato russo a Varsavia, il Principe Nikolai Repnin; essendo però la mediazione impossibile, inviò le forze armate guidate dall’atamano Franciszek Ksawery Branicki e da due generali contro di essi, e questo esercito riuscì a conquistare Bar. Tuttavia, il sollevamento simultaneo di Koliïvšcyna in Ucraina stimolò l’estensione della Confederazione nelle province orientali della Polonia e addirittura in Lituania. I confederati chiesero l’aiuto straniero e contribuirono a portare avanti la guerra tra la Russia e l’Impero Ottomano (guerra russo-turca). La situazione divenne così grave che il Re Federico II di Prussia consigliò alla zarina Caterina II di Russia di giungere a un patto con i confederati. Le forze confederate di Ignacy Malczewski, Michal Jan Pac e del Principe Karol Radziwill percorsero le terre in ogni direzione, vinsero diverse battaglie con i russi e infine, ignorando il Re, inviarono ambasciatori per loro conto alle principali potenze europee. Nel 1770 il Consiglio della Confederazione di Bar si trasferì dalla sua sede originaria in Slesia in Ungheria, mentre conduceva negoziati diplomatici con Francia, Austria e Turchia, per formare una lega contro la Russia. Il Consiglio proclamò la detronizzazione del Re il 22 ottobre 1770. La Corte di Versailles inviò Charles François Dumouriez per agire in aiuto ai confederati, ed egli li aiutò nella formazione delle forze. Nel frattempo, Re Stanislaw August fu sul punto di aderire alla Confederazione, ma fu rapito in circostanze non chiare per alcuni giorni, presumibilmente dai confederati, a Varsavia nel 1771. Il re si spostò poi dalla parte dei russi, e per questo atto, la confederazione perse gran parte del sostegno di cui godeva in Europa. Ciononostante il suo esercito, riorganizzato da Dumouriez, continuò a combattere per diversi mesi; le ultime tracce della milizia non scomparvero fino al 1772. I confederati di Bar catturati dai russi, insieme alle loro famiglie, formarono il principale gruppo di Sybiraks, esiliati polacchi in Siberia. Conseguenze[modifica | modifica sorgente] Alcuni storici considerano la Confederazione di Bar come la prima rivolta polacca[4]. Fino ai tempi della Confederazione di Bar, i confederati, operanti specialmente con l’aiuto di forze esterne, erano visto come antagonisti che lottavano contro la libertà dorata. Nel 1770 invece, nei periodi in cui l’Esercito Russo marciava attraverso la Confederazione Polacco-Lituana, teoricamente indipendente, e le potenze straniera obbligarono il Sejm ad acconsentire alla prima spartizione della Polonia, i confederati iniziarono a crearsi un’immagine di soldati esiliati polacchi, gli ultimi di quelli che rimanevano autentici nella Madrepatria, immagine che avrebbe portato nei due secoli seguenti alla creazione delle Legioni Polacche e ad altre forze in esilio.[1] La Confederazione ha generato idee contraddittorie tra gli storici, tra i quali alcuni l’hanno biasimata per aver causato la prima spartizione, mentre altri hanno notato che è stato il primo sforzo nazionale serio per ristabilire l’indipendenza polacca.[1] Józef Sawa-Calinski Aleksandr Il’ic Bibikov Note[modifica | modifica sorgente] ^ a b (PL) Bohdan Urbankowski, Józef Pilsudski: marzyciel i strateg (Józef Pilsudski: Sognatore e Stratega), Wydawnictwo ALFA, Varsavia, 1997, ISBN 83-7001-914-5, p. 155 Ulteriori letture[modifica | modifica sorgente] Aleksander Kraushar, Ksiaze Repnin i Polska w pierwszem czteroleciu panowania Stanislawa Augusta (1764-1768), (Il Principe Repin e la Polonia nei primi quattro anni di regno di Stanislaw August (1764-1768)) 2ª edizione, corretta ed espansa. vol. 1-2, Cracovia, 1898, G. Gebethner i Sp. Edizione rivista, Warszawa: Gebethner i Wolff; Kraków: G. Gebethner i Spólka, 1900. F. A. Thesby de Belcour, I Confederati di Bar (in polacco) (Cracovia, 1895) Charles Francois Dumouriez, Mémoires et correspondance (Parigi, 1834). Radom i Bar 1767-1768: dziennik wojennych dzialan jeneral-majora Piotra Kreczetnikowa w Polsce w r. 1767 i 1768 korpusem dowodzacego i jego wojenno-polityczna korespondencya z ksieciem Mikolajem Repninem Poznan 1874 Treccani: di Mattia Loret BAR (A. T., 71-72). – Città in Russia (Podolia), distante circa 100 km. da Kamenec-Podol?sk e nota per le sue concerie: conta circa 15.000 abitanti di cui più della metà Israeliti. Appartenne alla Polonia fino al 1795. Il nome è di origine italiana: le viene dal principato di Bari, patria di Bona Sforza, moglie di Sigismondo I, re di Polonia. Lo stemma reca le iniziali della regina B. S. La città era appannaggio della regina, la quale la trasformò in piazzaforte, procurandole privilegi che contribuirono al suo sviluppo commerciale. In quei tempi, la città era sede di una starostia (capitanato), i cui titolari coprivano spesso alte cariche statali. Durante le guerre cosacche, la città fu distrutta (1648). Nella seconda metà del sec. XVII, passò con tutta la Podolia alla Turchia e nel 1699 tornò alla Polonia. La confederazione di Bar. – Come protesta contro la tracotante e continua politica d’intervento della Russia, che avvalendosi di un pretesto (la protezione delle minoranze religiose) sconvolgeva la vita interna dello stato polacco, il 29 febbraio 1768 si costituì la confederazione chiamata di Bar, dalla città ov’essa si raccolse. Capi erano Giuseppe Pulaski, i suoi figli Casimiro, Francesco e Antonio, e Michele Krasinski. La confederazione, costituita a scopo di rivendicazione nazionale, ma presto degenerata per dissidî personali e risoltasi in lotta contro lo stesso re di Polonia Stanislao, commise gravi errori, fallì il suo scopo e diede anzi motivo alle potenze vicine per la prima spartizione della Polonia (v. polonia: Storia): ma con tutto ciò essa ha salvato l’idea dell’indipendenza della patria nell’anima della nazione. Bibl.: v. la bibl. in W. Konopczynski, Historja polit. Polski, ed. dell’Accademia polacca di Cracovia, II (1923). Cfr. pure W. Konopczynski, Konfederacja Barska (La Confederazione di Bar), voll. 2 in corso di stampa, Cracovia 1930. (Wikip): Le spartizioni della Polonia (in polacco: Rozbiór Polski o Rozbiory Polski; in lituano: Padalijimas) avvennero nel XVIII secolo e posero fine all’esistenza della Confederazione Polacco-Lituana. Le spartizioni coinvolsero la Prussia, l’Impero Russo e l’Impero Austriaco, che si divisero le terre della confederazione. Le tre spartizioni avvennero: il 5 agosto 1772 il 23 gennaio 1793 il 24 ottobre 1795. Dopo le guerre napoleoniche, quando Napoleone Bonaparte ricostruì uno stato polacco nella forma del Ducato di Varsavia, i tre stati che si spartirono la Polonia decisero di creare al di fuori dei territori annessi regioni autonome (almeno in teoria), che erano: il Granducato di Poznan la Repubblica di Cracovia il Regno di Polonia, conosciuto come Regno del Congresso. In tutti questi casi ci furono assicurazioni riguardo al riconoscimento della lingua polacca, al rispetto per la cultura della Polonia e dei diritti dei suoi abitanti; non passò molto tempo tuttavia prima che queste promesse fossero disattese: questi tre stati furono velocemente annessi dalle tre potenze. Il termine Quarta Spartizione della Polonia si riferisce alle seguenti divisioni delle terre polacche, nello specifico: dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, avvenne nel 1815 la divisione del Ducato di Varsavia al Congresso di Vienna; nel 1832 avvenne l’annessione del Regno del Congresso da parte dell’Impero Russo, e nel 1846 Cracovia fu annessa all’Impero Austro-Ungarico; nel 1939 ci fu la divisione della Polonia tra Germania e Unione Sovietica, secondo il Patto Molotov-Ribbentrop.”,”MADx-801″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Aldo ZANARDO”,”La Sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci.”,”pag LVI “”Il tempo che intercorre fra l’ideazione della ‘Sacra famiglia’ e la sua pubblicazione è piuttosto breve. La “”Allgemeine Literatur-Zeitung’, di cui Marx e Engels discutono molti degli articoli apparsi nei primi otto fascicoli, comincia a uscire nel dicembre 1843. E’ una rivista mensile, diretta da Bruno Bauer, che lo stesso Bruno, il fratello Edgar e pochi altri collaboratori redigono, e che viene stampata a Charlottenburg per i tipi della casa editrice fondata dai fratelli Bauer nel luglio 1843 e intestata a un terzo fratello, Egbert. Nei primi mesi del 1843 la censura aveva soppresso i maggiori periodici di orientamento liberale e democratico. Vari esponenti dell’opposizione politica e intellettuale emigrano, soprattutto a Parigi; i Bauer e i loro amici berlinesi restano invece in Germania e tentano, fondando un proprio organo di stampa, di proseguire la loro battaglia “”critica””. Marx è a Parigi dall’ottobre 1843. Termina ‘Per la questione ebraica’ (distinzione, in polemica con Bauer, fra emancipazione politico-democratica ed emancipazione umana, socialista), e scrive l’introduzione a ‘Per la critica della filosofia hegeliana del diritto’ (indicazione del proletariato come forza portatrice della rivoluzione umana). I “”Deutsch-Französische Jahrbücher””, che contengono questi articoli e che sono redatti da Marx e da Arnold Ruge, appaiono nel febbraio del 1844. Marx è già socialista. Entra presto in contatto con rappresentanti del socialismo francese, con i dirigenti della tedesca Lega dei Giusti, con i lavoratori comunisti tedeschi di Parigi. Studia per un certo tempo la storia della grande Rivoluzione francese con il proposito di scrivere un’opera sulla Convenzione. Studia intensamente l’economia politica, soprattutto inglese e francese (1). E studia i classici del comunismo e del socialismo inglese e francese. I ‘Manoscritti economico-filsofici del 1844’, che fissano alcuni punti di fondo di una critica socialista e “”umana”” dell’economia politica, sono dell’aprile-agosto 1844. Le ‘Glosse marginali critiche all’articolo “”Il Re di Prussia e la riforma sociale””‘, nelle quali ribadisce la distanza che separa le sue posizioni socialiste dalle posizioni democratico-liberali, “”politiche””, di Ruge, sono del luglio 1844. E’ Georg Jung, un giovane hegeliano di Colonia, molto vicino al socialista Moses Hess e uno dei principali artefici – due anni prima – della fondazione della “”Rheinische Zeitung””, che invia al Marx i numeri (o che invia almeno alcuni numeri) della rivista di Bauer. Ed è Georg Jung, in una lettera del 31 luglio 1844, che consiglia a Marx di trasformare in un articolo le considerazioni circa la “”critica pura”” che Marx veniva comunicandogli epistolarmente. Nel caso Marx non volesse, Jung e Hess avrebbero scritto tale articolo valendosi delle osservazioni fatte da Marx (2). Anche per Hess – basta scorrere i suoi scritti compresi fra il 1842 e il 1845 – il problema di fare i conti con l’estremismo berlinese, prima con i “”Liberi””, poi con i critici puri, e più tardi con Stirner, non è un problema secondario. A Marx il suggerimento pare buono; corrisponde a un progetto di lavoro che viene coltivando da tempo. Già nell’introduzione a ‘Per la critica della filosofia hegeliana del diritto’ (fine 1843 – inizio 1844), si riservava di trattare in modo approfondito del “”partito politico teorico””, cioè del partito che vedeva “”unicamente la lotta critica della filosofia contro il mondo tedesco””, che “”credeva di poter realizzare la filosofia senza eliminarla””, che riteneva insomma essere la filosofia o la teoria l’artefice della rivoluzione, dell’umanizzazione. Anche nella prefazione dei citati ‘Manoscritti’ Marx dichiara che in altra occasione esaminerà ampiamente la “”teologia critica””; e, sempre nella prefazione e all’inizio dell’ultima parte del terzo manoscritto, si trovano già riferimenti espliciti alla “”Allgemeine Literatur-Zeitung”” e attacchi espliciti alla critica critica, con formulazioni che verranno riprese nella ‘Sacra famiglia’. Come, all’inizio dell’agosto 1844, le linee del lavoro siano già notevolmente precisate, e, nello stesso tempo, come la ‘Sacra famiglia’ derivi da una riflessione seria, da una discussione prolungata e meditata – e non, come può forse apparire dal libro – da un intento allegramente satirico – del radicalismo baueriano, risulta bene da una lettera di Marx a Feuerbach dell’11 agosto 1844. Marx scrive: “”Di quanto difficile sia per i tedeschi strapparsi dalla unilateralità opposta [rispetto alla valutazione positiva delle passioni e della sensibilità che si trova nei francesi e in particolare nei fourieristi] il mio vecchio amico Bruno Bauer, ora però ormai lontano da me, ha dato una nuova testimonianza con la sua critica “”Berliner Literatur-Zeitung””. Non se se Lei l’ha letta. C’è molta tacita polemica contro di Lei. La caratteristica di questa “”Literatur-Zeitung”” si può ridurre a ciò: la ‘critica è’ trasformata in un essere trascendente. Questi berlinesi non si considerano ‘uomini’ che ‘criticano’, ma ‘critici’ che hanno ‘accidentalmente’ la sfortuna di essere uomini. Riconoscono perciò un solo bisogno ‘reale’, il bisogno della critica ‘teorica’. A persone come ‘Proudhon’ viene rimproverato di adottare il proprio punto di vista a partire da un bisogno pratico. Questa critica sbocca dunque in uno spiritualismo triste e presuntuoso. La ‘coscienza’ o ‘l’autocoscienza’ è considerata ‘l’unica’ qualità umana. (…)”””” [Aldo Zanardo, Introduzione] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘La Sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci’, 1967, a cura di Aldo Zanardo] (pag XXIV-XXVI ) [(1) Studia soprattutto Smith, Ricardo, James Mill, Malthus, John Ramsay MacCulloch, i fisiocratici, Destutt de Tracy, Say, Sismonde de Sismondi, Fréderic Skarbek, Buret, List, Wilhelm Schulz, Engels. Cfr. gli estratti relativi o le indicazioni relative in MEGA, I, III; (2) Cfr. A. Cornu, op. cit., pp. 198-199] “”Era “”un tempo””, ricorda Marx nella prefazione classica del 1859 a ‘Per la critica dell’economia politica’, “”in cui la buona volontà di ‘andare oltre’ superava di molte volte la conoscenza delle cose””. La ‘Sacra famiglia’ si propone essenzialmente di mostrare l’insufficienza di questo astratto ‘volere andare oltre’ e la necessità di fondarlo sulla conoscenza delle cose e sulle cose. E si propone di indicare quelle “”cose”” che rendono possibile e necessario l’andare oltre. Cioè elabora, partendo dalla critica di Feuerbach e del socialismo ai giovani hegeliani, un’alternativa realistica al razionalismo di sinistra di Bauer. Cambiano i termini di riferimento profondi, sociologici. Dal disinganno di un’avanguardia intellettuale passiamo alle speranze delle classi lavoratrici”” [Aldo Zanardo, Introduzione] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘La Sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci’, 1967, a cura di Aldo Zanardo] (pag LVI-LVII)”,”MADx-802″ “MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta alla Filosofia della Miseria del Signor Proudhon.”,”””Metodo””. La storia per Proudhon procede “”categoricamente”” “”Se l’inglese trasforma gli uomini in cappelli, il tedesco trasforma i cappelli in idee. L’inglese è Ricardo, ricco banchiere e grande economista; il tedesco è Hegel, semplice professore di filosofia all’Università di Berlino. Luigi XV, ultimo re assoluto, che rappresentava la decadenza della regalità francese, teneva addetto alla propria persona un medico che era contemporaneamente il primo economista di Francia. Questo medico, questo economista, rappresentava il trionfo imminente e sicuro della borghesia francese. Il dottor Quesnay ha fatto della economia politica una scienza; e l’ha riassunta nel suo famoso ‘tableau économique’. Oltre ai mille e uno commenti che sono apparsi su questo ‘tableau’, noi ne possediamo uno del dottore medesimo. E’ “”L’analyse du tableau économique””, seguita da “”sept observations importantes””. Il signor Proudhon è un altro dottor Quesnay. E’ il Quesnay della metafisica dell’economia politica. Ora la metafisica, la filosofia tutta intiera, si riassume, secondo Hegel, nel metodo. Sarà dunque necessario che tentiamo di chiarire alquanto il metodo del signor Proudhon che è per lo meno altrettanto oscuro quanto il ‘Tableau économique’. Per questo noi faremo sette osservazioni più o meno importanti. Se il dottor Proudhon non è contento delle nostre osservazioni, ebbene si farà abate Baudeau, e fornirà lui stesso “”la spiegazione del metodo economico-metafisico””. Prima osservazione. “”Noi non facciamo una ‘storia secondo l’ordine dei tempi, ma secondo la successione delle idee’. Le ‘fasi o categorie’ economiche, si ‘manifestano’ talvolta contemporaneamente, talvolta no. Ciò nondimento, le teorie economiche hanno la loro ‘successione logica’ e una loro ‘serie nell’intelletto’: è questo l’ordine che noi ci vantiamo di avere scoperto”” (Proudhon, vol. I, p. 146). Decisamente il signor Proudhon ha voluto metter paura ai francesi, gettando loro in faccia delle frasi quasi hegeliane. Noi dobbiamo dunque fare i conti con due uomini, prima col signor Proudhon, poi con Hegel. Come si distingue il signor Proudhon dagli altri economisti? E Hegel, quale parte sostiene nell’economia politica del signor Proudhon?”” [Karl Marx, Miseria della filosofia. Risposta alla Filosofia della Miseria del Signor Proudhon, 1969] (pag 89-90) “”Certo, sarebbe rendere le cose troppo semplici, ridurle alle categorie del signor Proudhon. La storia non procede così “”categoricamente”” (pag 108) Salari e scioperi (pag 139-141). (non è vero che un aumento generalizzato dei salari porta a un rincaro generale ovvero ad un aumento generalizzato dei prezzi) “”””Ogni movimento di rialzo dei salari non può avere altro effetto che quello di un aumento del prezzo del grano del vino, ecc., cioè l’effetto di una carestia. (…) E’ impossibile, lo affermo, che gli scioperi seguiti da aumento di salari non finiscano in un rincaro generale. Questo è così certo come due e due fan quattro”” (Proudhon, vol I. pp. 110-111)””. Neghiamo tutte queste asserzioni, tranne quella che due e due fanno quattro. Anzitutto non si ha un ‘rincaro generale’. Se il prezzo di ogni cosa raddoppia contemporaneamente al salario, non si ha mutamento dei prezzi, ma solo nei termini. In secondo luogo, un aumento generale dei salari non può mai produrre un rincaro più o meno generale delle merci. In effetti, se tutte le industrie impiegassero lo stesso numero di operai in rapporto con il capitale fisso o con gli strumenti di cui esse si servono, un rialzo generale dei salari produrrebbe un abbassamento generale dei profitti e il prezzo corrente delle merci non subirebbe alcuna alterazione. Ma siccome il rapporto del lavoro manuale col capitale fisso non è lo stesso nelle diverse industrie, tutte quelle industrie che impiegano una massa relativamente maggiore di capitale fisso e una massa minore di mano d’opera saranno costrette, presto o tardi, ad abbassare il prezzo delle loro merci. Nel caso contrario, in cui il prezzo delle loro merci non diminuisca, il loro profitto verrebbe ad elevarsi al disopra del tasso comune dei profitti. Le macchine non sono dei salariati. Dunque, il rialzo generale dei salari colpirà meno quelle industrie che impiegano, comparativamente alle altre, più macchine che operai. Ma poiché la concorrenza tende sempre a livellare i profitti, quelli che si elevassero al disopra del tasso ordinario non potrebbero essere che passeggeri. Così, a parte alcune fluttuazioni, un rialzo generale dei salari porterà, invece che al rincaro generale, come dice il signor Proudhon, a un abbassamento parziale, cioè a un abbassamento nel prezzo corrente delle merci che si fabbricano principalmente con l’aiuto delle macchine. L’aumento e la diminuzione del profitto e dei salari non esprimono che la proporzione nella quale i capitalisti e i lavoratori partecipano al prodotto di una giornata di lavoro, senza influire, nella maggior parte dei casi, sul prezzo del prodotto. Ma che “”gli scioperi seguiti da aumento dei salari finiscano con un rincaro generale, con una carestia addirittura””, è una di quelle idee che possono sbocciare soltanto nel cervello d’un poeta incompreso. In Inghilterra gli scioperi hanno sollecitato regolarmente l’invenzione e l’applicazione di nuove macchine. Le macchine erano, lo si può ben dire, l’arma che usavano i capitalisti per abbattere le ribellioni del lavoro specializzato. La ‘self-acting mule’ [filatoio automatico intermittente], la più grande invenzione dell’industria moderna, mise fuori combattimento i filatori in rivolta. Quand’anche le coalizioni e gli scioperi non avessero altro effetto che di far reagire contro di loro gli sforzi del genio meccanico, sempre eserciterebbero un’influenza immensa sullo sviluppo dell’industria”” (pag 139-141) [Karl Marx, Miseria della filosofia. Risposta alla Filosofia della Miseria del Signor Proudhon, 1969]”,”MADx-803″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx-Engels. I. (1844-1851).”,”‘I quattro volumi dell’ IMEL (Istituto Marx Engels Lenin di Mosca) sono stati distribuiti in sei. Nell’ultimo volume oltre all’indice dei nomi dei singoli volumi, c’è pure un indice analitico generale ragionato’ (pag 7, nota dell’editore) “”sputiamo sulla popolarità, … dubitiamo di noi stessi quando cominciamo a diventare popolari…”” (pag 178) “”Una rivoluzione è un puro fenomeno naturale che viene guidato piuttosto da leggi fisiche che secondo le regole che determinano l’evoluzione della società nei tempi normali. O piuttosto, nella rivoluzione queste regole assumono un carattere molto più fisico, la forza materiale della necessità si rivela con maggior violenza. E in quanto si agisce come rappresentanti di un partito, si è presi in questo vortice di incoercibile necessità naturale. Solo per il fatto di mantenersi ‘independent’ essendo in realtà più rivoluzionari degli altri, si può almeno per un certo tempo conservare la propria indipendenza di fronte a questo vortice, ma si finisce poi per venirvi trascinati dentro. Nelle prossime vicende possiamo e dobbiamo assumere questa posizione. Non soltanto nessuna posizione ufficiale, nello stato, ma anche, finché è possibile, nessuna posizione ufficiale nel partito, nessun seggio in comitati ecc., nessuna responsabilità per conto di somari, critica spietata per tutti, e inoltre quella serenità che tutte le cospirazioni di queste teste di pecora non ci leveranno davvero. E questo possiamo farlo. Possiamo nella realtà essere sempre più rivoluzionari di tutti i frasaioli, perché noi abbiamo imparato qualche cosa e loro no, perché noi sappiamo che cosa vogliamo e loro no, e ‘because, after what we have seen for the last three years, we shall take it a great deal more coolly than any one who has an interest in the business’ [Perché, dopo quello che abbiamo visto negli ultimi tre anni, prenderemo la cosa molto più freddamente di ogni altro che sia interessato alla faccenda]. La cosa principale per il momento è la possibilità di far stampare le nostre cose; o in una rivista trimestrale, in cui attaccare direttamente e consolidare la nostra posizione di fronte alle persone; o in grossi volumi, dove fare la stessa cosa senza avere neanche la necessità sia pur di nominare uno di questi ragni”” (pag 178) [Engels a Marx, 13 febbraio 1851] [(in) Marx – Engels, Carteggio Marx-Engels. I. (1844-1851), 1972]”,”MAED-433″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx-Engels. III. (1857-1860).”,”””Io dichiarai che noi non potevamo collaborare direttamente a nessun giornale poco importante, in generale a nessun giornale di partito che non fossimo noi stessi a dirigere. Ma per far ciò mancavano in questo momento tutte le premesse”” (Marx a Engels, 18 maggio 1859) (pag 301)”,”MAED-435″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx-Engels. IV. (1861-1866).”,”””Che la struttura geologica del terreno abbia molto a che fare con quanto, in genere, cresce sul terreno è storia vecchia, allo stesso modo che questo terreno vegetativo esercita un influsso sulle razze vegetali e animali che vi vivono sopra. Ed è anche giusto dire che finora questo influsso è stato poco studiato o, meglio, niente del tutto. Ma da ciò alla teoria del Trémaux vi è un salto enorme. E’ un merito, in ogni modo, aver messo in rilievo questa parte finora trascurata e, come ho detto, la ipotesi di un’influenza che favorisce lo sviuppo del terreno, in relazione alla sua maggiore o minore antichità (e anche non esserlo), ma tutte le altre conclusioni che egli trae, io le ritengo o totalmente errate o terribilmente esagerate in senso unilaterale”” (pag 450) (Engels a Marx , 5 ottobre 1866)”,”MAED-436″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx-Engels. V. (1867-1869).”,”””La risposta per i ginevrini è partita. Nel testo francese ho tenuto un tono ancora più gelido e ‘passablement ironique’ Per fortuna, gli inglesi, che naturalmente conoscono solo la mia traduzione inglese, non se ne sono accorti. Oltre alla lettera ufficiale che ti ho comunicata, quei signori avevano anche mandato a Eccarius una lettera privata di quattro facciate, secondo cui solo con gli ‘efforts’ di Becker, di Bakunin e dello scrivente Perret si era riusciti a evitare una rottura diretta. Il loro programma “”rivoluzionario”” ha avuto in poche settimane più effetto in Italia, Spagna, ecc. di quello avuto durante anni dal programma della Associazione Internazionale degli Operai. Se respingiamo il loro programma “”rivoluzionario””, provochiamo la scissione tra i paesi del movimento operaio “”rivoluzionario”” (questi sono secondo l’elenco: la Francia, dove hanno in tutto 2 corrispodenti, la Svizzera (!), l’Italia, dove gli operai, ad eccezione dei nostri, sono semplicemente in coda a Mazzini, e la Spagna, dove ci sono più preti che operai). Scissione quindi tra il movimento operaio vulcanico e plutonico da una parte e quello ‘aqueous’ dall’altra. E’ veramente divertente che gli svizzeri rappresentino il tipo rivoluzionario”” (pag 338) (K. Marx a F. Engels 14 marrzo 1869)”,”MAED-437″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Carteggio Marx-Engels. VI. (1870-1883).”,” Engels sulla tipologia dei turisti di Ramsgate (pag 236) Marx su speculazione borsa di Parigi e relativo fallimento della famiglia Wollmann (pag 234) “”Degli opuscoli di Utin ancora non ho guardato che Adolph Samter (‘La riforma monetaria’) (1) [(1) (pubblicato a Berlino nel 1869]; di come cita – (mi cita spesso, ma ancor più spesso mi copia parafrasando; tutto l’opuscolo si riduce all’assurdo dell’introduzione della “”mercenota”” al posto della ‘banconota’, iniziata in sostanza secondo lui mediante gli ‘assegnati del prestito’ del governo prussiano nel 1848) – il seguente ‘sample’ (2) [(2) Saggio]. Io dico: “”Che, sebbene l’oro e l’argento non siano per natura denaro, il denaro è per natura oro e argento ecc.; lui, indicando la pagina esatta, riporta come citazione: “”Oro e argento è per natura denaro. Marx, ecc.””. L’arte del leggere sembra sempre più in via di estinzione tra i ceti “”colti”” della Germania. E in questo Samter alla citazione così contraria a ogni grammatica e a ogni buonsenso non si collega nemmeno un fine maligno. Così pure riporta come citazione di Petty “”il lavoro è il padre, la natura è la madre della ricchezza ‘materiale'””, perché io dico della ricchezza “”materiale”” che per essa vale quanto il Petty, ecc.”” (pag 285) [K. Marx a F. Engels, 18 settembre 1878] [(in) K. Marx F. Engels, Carteggio Marx-Engels. V. (1870-1883), 1972]”,”MAED-438″ “MARX Karl”,”Textes (1842-1847). Remarques sur la recente reglementation de la censure prussienne – Lettres a Ruge – Contribution a la critique de la philosophie du droit de Hegel – Prolétariat et ‘Gemeinwesen (Communauté) – Gloses marginales critiques a l’article “”Le roi de Prusse et la reforme sociale”” – La critique moralisante et la morale critique.”,”MARX Karl “”Tant que l”ancien regime’ luttait en tant qu’ordre mondial existant contre un monde seulement en devenir, il y avait de son côté une erreur historique à l’échelle du monde, mais pas d’erreur personnelle. Son déclin fut donc tragique. Le régime allemand actuel, au contraire, anachronisme , contradiction flagrante vis-à-vis d’axiomes universellement reconnus, nullité de l”ancien régime’ au monde entier dévoilée, s’imagine encore croire en lui-même et réclame au monde la même imagination. S’il croyait en sa propre ‘essence’, essaierait-il de la cacher sous l”apparence’ d’une essence étrangère et de trouver son salut dans l’hypocrisie et le sophisme? L’ancien régime moderne n’est plus que le ‘comédien’ d’un ordre mondiale dont les ‘héros réels’ sont morts. L’histoire va jusqu’au fond des choses; lorsqu’elle ‘doit’ enterrer une vielle forme, elle traverse plusieurs phases. La dernières phase d’une forme historique mondiale est sa ‘comédie’ Les dieux de la Grèce qui furent une première fois ‘tragiquement’ blessés à mort dans le ‘Prométhée enchaîné’ d’Eschyle, durent une seconde fois mourir comiquement dans les ‘Dialogues’ de Lucien. Pourquoi cette marche de l’histoire? Afin que l’humanité se sépare ‘sereinement’ de son passé. Cette ‘sereine’ destinée, nous revendiquons aux puissances politiques de l’Allemagne”” (pag 53) [K. Marx, Introduction, ‘Contribution a la critique de la philosophie du droit de Hegel’] [(in) Marx, Textes (1842-1847), 1977] “”la storia è radicale e attraversa parecchie fasi quando vuole seppellire una vecchia forma sociale. L’ultima fase di una forma storica è la commedia. Gli dei della Grecia, tragicamente feriti a morte nel ‘Prometeo incatenato’ di Eschilo, dovettero subire una seconda morte, la morte comica nei ‘Dialoghi’ di Luciano…perché l’umanità si separi serenamente dal suo passato”” (Per la critica della filosofia del diritto di Hegel).”,”MADx-804″ “MARX Karl [ENGELS Friedrich], a cura di David FERNBACH”,”The First International and After.”,”””The massacres by which the Belgian government did answer in April last to the strikes of the puddlers at Seraing and the coal-miners of Borinage, have been fully exposed in the address of the General Council to the workmen of Europe and the United States (48). We considered this address the more urgent since, with that constitutional model government, such working men’s massacres are not an accident, but an institution. The horrid military drama was succeeded by a judicial farce. In the proceedings against our Belgian General Committee at Brussels, whose domiciles were brutally broken into by the police, and many of whose members were placed under secret arrest, the judge of instruction finds the letter of a workman, asking for 500 ‘Internationales’, and he at once jumps to the conclusion that 500 fighting-men were to be dispatched to the scene of action. The 500 ‘Internationales’ were 500 copies of the ‘Internationale’, the weekly organ of our Brussels Committee. A telegram to Paris by a member of the International, ordering a certain quantity of powder, is raked up. After a prolonged research, the dangerous substance is really laid hand on at Brussels. It is powder for killing vermin. Last, not least, the Belgian police flattered itself, in one of its domiciliary visits, to have got at that phantom treasure which haunts the great mind of the continental capitalist, viz.: the International treasure, the main stock of which is safely hoarded at London, but whose offsets travel continually to all the continental seats of the Association. The Belgian official inquirer thought it buried in a certain strong box, hidden in a dark place. He gets at it, opens it forcibly, and there was found – some pieces of coal. Perhaps, if touched by the hand of the police, the pure International gold turns at once into coal.”” [Marx, Report to the Basle Congress: The General Council’s report to the September 1869 Basle Congress was drafted by Marx on the mandate of the General Council meeting of 31 August. It was published in the pamphlet ‘Report of the Fourth Annual Congress of the International Working Men’s Association, London, 1869] [(in) Karl Marx, a cura di David Fernbach, The First International and After, 1974] [(48) ‘The Belgian Massaxcres. To the Workmen of Europe and the United States’, written by Marx, IWMA III, pp. 312-18] (pag 103-104)”,”INTP-074″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL [édition établie et annotée par Maximilien RUBEL]”,”Philosophie.”,”Dono di R. Casella Sulle crisi industriali e commerciali. “”Depuis plusieurs décennies, l’histoire de l’industrie et du commerce n’est que l’histoire de la révolte des forces productives modernes contre les rapports de production modernes, contre le système de propriété qui est la condition d’existence de la bourgeoisie et de son régime. Il suffit de rappeler les crises commerciales qui, par leur retour périodique, menacent de plus en plus l’existence e la societé bourgeoise. Dans ces crises, une grande partie, non seulement des produits déjà créés, mais encore des forces productives existantes est livrée périodiquement à la destruction. Une épidémie sociale éclate, qui, à toute autre époque, eût semblé absurde: l’épidémie de la surproduction. Brusquement, la société se voit rejetée dans un état de barbarie momentanée; on dirait qu’une famine, une guerre de destruction universelle lui ont coupé les vivres; l’industrie, le commerce semblent anéantis. Et pourquoi? Parce que la société a trop de civilisation, trop de vivres, trop d’industrie, trop de commerce. Les forces productives dont elle dispose ne jouent plus en faveur de la civilisation bourgeoise et du régime de la propriété bourgeoise; elles sont, au contraire, devenues trop puissantes pour les institutions bourgeoises qui ne font plus que le entraver; et dès qu’elles surmontent ces entraves, elles précipitent dans le désordre toute la société bourgeoise et mettent en péril l’existence de la propriété bourgeoise. Les institutions bourgeoises sont devenues trop étroites pour contenir la richesse qu’elles ont créés. Comment la bourgeoisie surmonte-t-elle ces crises? D’une part, en imposant la destruction d’une masse de forces productives; d’autre part, en s’emparant de marchés nouveaux et en exploitant mieux les anciens. Qu’est-ce à dire? Elle prépare des crises plus générales et plus profondes, tout en réduisant les moyens de les prévenir (1)”” (pag 406-407) [Karl Marx, Le Manifeste communiste] [(in) Karl Marx, a cura di Maximilien Rubel, Philosophie, 1997] [(1) Magistral raccourci de la théorie marxienne des crises. Le problème sera repris au livre III du ‘Capital’ et dans les ‘Thèories de la plus-value’ (…). Dans ses ‘Principes’, Engels consacre la question 12 au problème des crises de surproduction, dont il établit la périodicité à “”presque régulièrement tous les cinq à sept ans””. Puis, dans la 13e question, il décrit comme suit les conséquences négatives des crises commerciales (…). Marx, on le voit, s’est fortement pénétré de ces passages, et sans doute aussi de la ‘Situation de la classe laborieuse en Angleterre’, où Engels décrit longuement les phénomènes des crises. Andler souligne l’influence que les idées de Buret et de Sismondi ont exércée sur les auteurs du ‘Manifeste’ (l.c., p. 99), mais se trompe lorsqu’il écrit que le paragraphe considéré est “”dû entièrement à Engels””. Pour un exposé objectif du problème, voir Léon Sartre, Esquisse d’une théorie marxiste des crises périodiques, Paris, M. Rivière et Cie, 1937, p. 148] Miti creati dalla stampa e dal telegrafo. (introduzione di Louis JANOVER e Maximilien RUBEL, pag XXXIII)”,”MADx-805″ “MARX Karl”,”Sulla Cina. Articoli apparsi sul New York Daily Tribune dal 1853 al 1860.”,”””La politica piratesca del Governo britannico ha causato questo scoppio generale di violenza dei cinesi contro tutti gli stranieri gli ha dato un carattere di guerra di sterminio (7). Che può fare un esercito di fronte ad una popolazione che ricorre a tali metodi di combattere? Come deve fare a penetrare nel paese nemico e come deve fare a mantenervisi? Dei venditori di civiltà che gettano bombe arroventate su di una città indifesa (8) e sommano lo stupro all’assassinio possono anche chiamare questo sistema di combattere codardo, barbaro e atroce, ma che importa ai cinesi se solo avrà successo? Dal momento che gli inglesi li trattano come barbari, essi non possono privarsi dell’intero vantaggio che traggono da questa definizione. Se i loro rapimenti, sorprese e massacri notturni sono ciò che noi chiamiamo atti di codardia, i venditori di civiltà non dovrebbero dimenticarsi che, in accordo con quanto essi mostrano, i cinesi non potrebbero opporsi efficacemente ai sistemi europei di distruzione con i loro metodi tradizionali di combattimento. In breve, invece di fare della morale sulle terribili atrocità commesse dai cinesi, come fa cavallerescamente la stampa inglese, dovremmo riconoscere che questa a una guerra ‘pro aris et focis’, una guerra di un popolo che vuole mantenere la nazionalità cinese, con tutti i suoi arroganti pregiudizi, la sua stupidità, la sua dotta ignoranza e la sua pedante barbarie, se così vi piace, ma tuttavia, pur sempre una guerra di popolo. In una guerra di questo tipo, i mezzi usati da una nazione che si ribella non possono essere misurati con il metro comune di una guerra regolare, né con qualsiasi altro modello astratto, ma solo con il grado di civiltà raggiunto dalla nazione che insorge. Gli inglesi sono questa volta in una posizione difficile. Fino ad ora il fanatismo nazionalista cinese sembra estendersi più in là di quelle province meridionali che non hanno aderito alla grande rivolta (9). Rimarrà una guerra confinata a queste?”” (pag 72-73) [Karl Marx, Persia e Cina, New York Daily Tribune, 5 giugno 1857] [Karl Marx, Sulla Cina. Articoli apparsi sul New York Daily Tribune dal 1853 al 1860, Milano, 1970] [(7) Cfr. The Times, 25 aprile 1857: “”La ‘vendetta’ cinese si è estesa a tutto l’Arcipelago. Qualche tempo fa Singapore… rischiò la distruzione a causa dell’insurrezione dei numerosissimi cinesi che la abitano (…). Le migliaia di cinesi di Singapore, della Malacca, delle Indie orientali e dell’Australia sono a questo punto incitati a una guerra di sterminio contro di noi. Migliaia di barbari fanatici stanno preparando veleno, fuoco e coltelli per noi… non rimane che punire gli oltraggi di questa razza senza fede servendoci… di tutte le forze dell’Impero”” (…); (8) ‘Venditori di civiltà… bombe arroventate…’ “”Ricordo a Vostra Eccellenza che senza che gli inglesi subissero alcuna offesa da parte della popolazione di Canton, Vostra Eccellenza fece improvvisamente fuoco sulla città, e Vi domando se questo sia il modo di far guerra in uso in un grande stato, o se questo sia il sistema di diffondere la civiltà”” (Yen all’Ammiraglio Seymour 111 novembre 1856, fonte citata). Gli inglesi lanciarono “”caraasse (bombe incendiarie) e spezzoni incendiari”” su Canton; (9) La rivolta dei Taiping (pag. XIX, XXII) che teneva costantemente occupate le forze imperiali cinesi e non era diretta contro gli stranieri]]”,”MADx-009-FL” “MARX Karl, edizione italiana a cura di Giorgio BACKHAUS”,”Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica. (“”Grundrisse””). I.”,”””Contraddizione tra il fondamento della produzione borghese (‘misura del valore’ e il suo stesso sviluppo. Macchine ecc.””. “”Lo scambio di lavoro vivo con lavoro materializzato, ossia la posizione del lavoro sociale nella forma di antitesi tra capitale e lavoro salariato, è l’ultimo sviluppo del ‘rapporto di valore’ e della produzione basata sul valore. La sua premessa è e rimane la massa di tempo di lavoro immediato, la quantità di lavoro impiegato, come fattore decisivo della produzione della ricchezza. Ma nella misura in cui si sviluppa la grande industria, la creazione della ricchezza reale viene a dipendere meno dal tempo di lavoro e dalla quantità di lavoro impiegato che dalla potenza degli agenti messi in moto durante il tempo di lavoro, la quale a sua volta – questa loro poderosa efficacia – non sta in alcun rapporto con il tempo di lavoro immediato che costa la loro produzione, ma dipende piuttosto dallo stato generale della scienza e dal progresso della tecnologia, o dall’applicazione di questa scienza alla produzione. (Lo sviluppo di questa scienza, in particolare della scienza della natura, e con essa di tutte le altre, è a sua volta in rapporto con lo sviluppo della produzione materiale). L’agricoltura diviene ad esempio pura applicazione della scienza del ricambio materiale, da regolarsi nel modo più vantaggioso per l’intero corpo sociale. La ricchezza reale si manifesta piuttosto – e ciò viene messo in luce dalla grande industria – nella straordinaria sproporzione tra il tempo di lavoro impiegato e il suo prodotto, come pure nella sproporzione qualitativa tra il lavoro ridotto a pura astrazione e la potenza del processo produttivo che esso sorveglia. Il lavoro non si presenta più tanto come incluso nel processo produttivo, in quanto è piuttosto l’uomo a porsi come sorvegliante e regolatore nei confronti del processo produttivo stesso. (Ciò che si è detto per il macchinario, vale ugualmente per la combinazione delle attività umane e per lo sviluppo del traffico umano). Non è più l’operaio a inserire l’oggetto naturale modificato come termine medio tra sé e l’oggetto; egli inserisce invece il processo naturale, che egli trasforma in un processo industriale, come mezzo tra sé e la natura inorganica di cui si impadronisce. Egli si sposta accanto al processo produttivo invece di essere l’agente principale. In questa situazione modificata non è né il lavoro immediato, eseguito dall’uomo stesso, né il tempo che egli lavora, bensì l’appropriazione della sua forza produttiva generale, la sua comprensione della natura e il dominio su di essa attraverso la sua esistenza di corpo sociale – in breve lo sviluppo dell’individuo sociale, che si presenta come il grande pilastro della produzione e della ricchezza. ‘Il furto di tempo di lavoro altrui, sul quale si basa la ricchezza odierna’, si presenta come una base miserabile in confronto a questa nuova base creata dalla grande industria stessa”” [Karl Marx, Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica (Grundrisse), I, Torino, 1976] (pag 716-717)”,”MADx-006-FPA” “MARX Karl”,”Vita quotidiana. Lettere a Jenny.”,”La cronologia è tratta da M. Rubel, Chronologie de Marx (Gallimard, 1965) Nel libro manca l’indice “”Il “”catalogo degli insulti e degli elogi””, tratto dalle lettere di Marx e di Engels, è nell’edizione tedesca del volume di Enzensberger (Insel Verlag, Frankfurt, 1973)”” (pag 8) Le “”confessioni”” di Paul e Laura Lafargue sono in K. Marx, Wie ich meinen Schwiegersohn erzog, Dietz Verlag, Berlin, 1969″,”MADx-806″ “MARX Karl”,”Indirizzo inaugurale dell’Associazione Internazionale degli Operai.”,”trascrizione a cura di Resistenze.org (8.5.2008) “”Proprio per questo la conquista del potere politico è divenuto il grande dovere della classe operaia. Sembrerebbe che essa l’abbia compreso, giacché in Germania, in Italia e in Francia sta sorgendo una rinascita simultanea, e sforzi simultanei sono stati fatti per giungere a ricostituire il partito della classe operaia. Essa possiede un elemento di successo: il numero; ma il numero non pesa sulla bilancia se non quando è unito in collettività ed è guidato dalla conoscenza (1). L’esperienza ha sufficientemente dimostrato quale vergognoso disprezzo la disfatta comune dei loro sforzi incoerenti infliggerà a questo legame di fraternità, che deve esistere tra gli operai dei differenti paesi e deve incitarli a stringersi con fermezza gli uni agli altri in tutte le loro lotte per l’emancipazione. Questa idea ispirò gli operai di differenti paesi, riuniti il 28 settembre 1864 in assemblea pubblica nel St. Martin’s Hall, a fondare l’Associazione internazionale. In questa assemblea prevalse ancora un’altra convinzione. Se l’emancipazione delle classi operaie esige il loro concorso fraterno, come possono esse compiere questa grande missione, quando la politica estera non persegue che disegni criminali e, sfruttando i pregiudizi nazionali, non fa che sprecare il sangue e i tesori dei popoli in guerre di rapina? Non fu la saggezza delle classi governanti, ma la resistenza eroica della classe operaia inglese alla loro follia criminale che salvò l’occidente europeo dal rischio di gettarsi a corpo morto nell’infame crociata per perpetuare e propagare la schiavitù dall’altra parte dell’Atlantico. L’approvazione vergognosa, la simpatia ironica e l’indifferenza idiota con le quali le classi superiori dell’Europa assistevano al franare della fortezza montana del Caucaso, divenuta preda della Russia, e all’assassinio della Polonia da parte della medesima potenza, le immense usurpazioni, sopportate senza resistenza, di questa potenza barbarica, la cui testa è San Pietroburgo e le cui mani sono in tutti i gabinetti ministeriali d’Europa, hanno imposto alle classi operaie il dovere d’iniziarsi ai misteri della politica internazionale, di vegliare sugli atti dei loro rispettivi governi, di opporsi a essi, se è necessario, con tutti i mezzi in loro potere; se è impossibile prevenirli, è loro dovere coalizzarsi e denunciarli simultaneamente, e rivendicare le semplici leggi della morale e della giustizia che devono regolare tanto le relazioni degli individui quanto quelle superiori dei popoli. La lotta per una tale politica estera fa parte della lotta generale per l’emancipazione della classe operaia. Proletari di tutti i paesi, unitevi!”” [Karl Marx, Indirizzo inaugurale dell’Associazione Internazionale degli Operai, 1987] (pag 5) [(1) altreversioni: “”La classe operaia possiede un elemento del successo: il numero, ma i numeri pesano sulla bilancia solo quando sono uniti dall’organizzazione e guidati dalla conoscenza””; “”Voi possedete un elemento di successo, il numero; ma il numero pesa nella bilancia solo quando è stretto da un legame e diretto a un fine consapevole””]”,”INTP-075″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Les luttes de classes en France, 1848-1850. Suivi de ‘Les journées de juin 1848’ par Friedrich Engels.”,”Redatta tra il gennaio e l’ottobre 1850 quest’opera ‘Lotte di classe in Francia’ è apparsa con questo titolo solo nel 1895. Si compone di articoli pubblicati nei primi quattro numeri della ‘Neue Rheinische Zeitung’ revue économique et politique, rivista economica e politica pubblicata a Londra all’inizio del marzo 1850. (dalla nota editoriale) Engels su rivoluzione del giugno 1848: come una battaglia delle nazioni di Lipsia. “”‘La révolution de Juin est la révolution du désespoir’ et c’est avec la colère muette, avec le sang-froid sinistre du désespoir qu’on combat pour elle; les ouvriers savent qu’ils mènent ‘une lutte à la vie et à la mort’, et devant la gravité terrible de cette lutte le vif esprit français lui-même se tait. L’histoire ne nous offre que deux moments ayant quelque ressemblance avec la lutte qui continue probablement encore en ce moment à Paris: la guerre des esclaves de Rome et l’insurrection lyonnaise de 1834. L’ancienne devise lyonnaise, elle aussi: “”Vivre en travaillant ou mourir en combattant””, a de nouveau surgi, soudain, au bout de quatorze ans, inscrite sur les drapeaux. La révolution de Juin est la première qui divise vraiment la société tout entière en deux grands camps ennemis qui sont représentés par le Paris de l’est et le Paris de l’ouest. L’unanimité de la révolution de Février a disparu, cette unanimité poétique, pleine d’illusions éblouissantes, pleine de beaux mensonges et qui fut représentée si dignement par le traître aux belles phrases, Lamartine. Aujourd’hui, la gravité implacable de la réalité met en pièces toutes les promesses séduisantes du 25 février. Les combattants de Février luttent aujourd’hui eux-mêmes les uns contre les autres, et, ce qu’on n’a encore jamais vu, il n’y a plus d’indifférence, tout homme en état de porter les armes participe vraiment à la lutte sur la barricade ou devant la barricade. Les armées qui s’affrontent dans les rues de Paris sont aussi fortes que les armées qui livrèrent la “”bataille des nations”” de Leipzig. Cela seul prouve l’énorme importance de la révolution de Juin”” (pag 173-174) [Friedrich Engels, Les journées de juin 1848] [(in) Karl Marx, Les luttes de classes en France, 1848-1850. Suivi de ‘Les journées de juin 1848’ par Friedrich Engels, 1967]”,”MADx-807″ “MARX Karl ENGELS Frédérick”,”Critiques des programmes de Gotha et d’Erfurt.”,”””Cela mis à part, c’est pour moi un devoir de ne pas reconnaître, fût-ce par un diplomatique silence, un programme qui, j’en suis convaincu, est absolument condamnable et qui démoralise le Parti. Tout pas fait en avant, tout mouvement réel importe plus qu’une douzaine de programmes. Si donc on se trouvait dans l’impossibilité de dépasser le programme d’Eisenach – et les circonstances ne le permettaient pas – on devait se borner à conclure un accord pour l’action contre l’ennemi commun. On fabrique, au contraire, un programme de principes (au lieu d’ajourner cela à une époque où un pareil programme eût été préparé par une longue activité commune), ce qui revient à planter publiquement des jalons qui indiqueront au monde entier le niveau du mouvement du Parti. Les chefs des lassalliens venaient à nous, poussés par les circonstances. Si on leur avait déclaré dès l’abord qu’on ne s’engagerait dans aucun marchandage de principes, il leur eût bien fallu se contenter d’un programme d’action ou d’un plan d’organisation en vue de l’action commune. Au lieu de quoi, on leur permet de venir armés de mandats qu’on reconnait soi-même avoir force obligatoire, et ainsi on se rend à la discrétion de gens qui ont besoin de vous. Pour couronner le tout, ils tiennent un nouveau congrès avant le congrès d’unité, tandis que notre parti tient le sien ‘post festum’. [On voulait manifestement escamoter toute critique et bannir toute réflexion de notre propre parti]. On sait que le seul fait de l’union donne satisfaction aux ouvriers, mais on se trompe si l’on pense que ce résultat immédiat n’est pas trop chèrement payé. Au surplus, le programme ne vaut rien, même abstraction faite de la canonisation des articles de fois lassalliens”” [Lettre d’envoi de Karl Marx à W. Bracke, Londres, 5 mai 1875] [(in) Marx-Engels, Critiques des programmes de Gotha et d’Erfurt, 1933] (pag 13-14)”,”MADx-808″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Manifeste du Parti Communiste. Traduit d’après l’edition originale de 1848 par J. Molitor. Suivi des ‘Principes du communisme’ de Fr. Engels et de nombreux documents inédits avec 4 planches hors texte.”,”Nell’introduzione di Riazanov molti brani di Engels sulla storia della Lega dei comunisti (pag 1-) “”Lorsqu’en été 1844 j’allai voir Marx à Paris, nous constatâmes notre complet accord dans toutes les questions théoriques; et c’est de cette époque que date notre collaboration. Quand nous nous retrouvâmes à Bruxelles, au principes de 1845, Marx avait déjà, d’après les principes ci-dessus, construit dans les grandes lignes sa théorie matérialiste de l’histoire, et nous nous mîmes à développer par le détail et dans les directions les plus diverses notre nouvelle conception. Mais, cette découverte, qui bouleverse la science historique et qui est, comme on le voit, essentiellement l’oeuvre de Marx, et dont je ne puis m’attribuer qu’une très faible part, était d’une importance directe pour le mouvement ouvrier de l’époque. Le communisme chez les Français et les Allemands, le chartisme chez les Anglais, n’avaient plus l’air de quelque chose de purement accidentel qui aurait pu tout aussi bien ne pas exister. A dater de ce moment, ces mouvements se présentaient comme un mouvement de la classe opprimée des temps modernes, le prolétariat, comme les formes plus ou moins développés de la lutte historiquement nécessaire du prolétariat contre la classe dirigeante, la bourgeoisie; comme les formes de la lutte de classe, mais différentes de toute les anciennes luttes de classe par ce point spécial: la classe opprimée actuelle, le prolétariat, ne peut réaliser son émancipation sans émanciper en même temps toute la société de la division en classes, sans l’émanciper par conséquent des luttes de classe. Par communisme, on n’entendait plus la construction; par un effort d’imagination, d’un idéal social aussi parfait que possible, mais la compréhension de la nature; des conditions et des buts généraux adéquats de la lutte menée par le prolétariat. Mais notre intention n’était nullement de chuchoter, au moyen de gros volumes, ces nouveaux résultats scientifiques aux oreilles du monde ‘savant’. Au contraire. Tous deux, nous étions déjà profondément engagés dans le mouvement politique, nous comptions un certain nombre de partisans parmi les intellectuels dans l’Ouest de l’Allemagne notamment, et nous étions largement en contact avec le prolétariat organisé. Nous avions l’obligation de donner à notre conception une base scientifique. Mais il ne nous importait pas moins de gagner à notre conviction le prolétariat européen, à commencer par celui d’Allemagne”” [F. Engels, Introduction: ‘Quelques mots sur l’histoire de la Ligue des Communistes, 1885, in Karl Marx: Révélations sur le procès des Communistes à Cologne, traduction J. Molitor] [(in) D. Riazanof, ‘Introduction historique’, ‘Manifeste du Parti Communiste’ de Marx et Engels, A. Costes, Paris, 1953′] (pag 10-12)”,”MADx-809″ “MARX Karl, a cura di Max EASTMAN, with an essay on Marxism by V.I. LENIN”,”Capital, the Communist Manifesto and Other Writings.”,”””Marx and Engels defended philosophic materialism with the utmost determination, and many times explained the profound error of any departure from this foundation. Their views are expounded most clearly and in the greatest detail in the works of Engels, ‘Ludwig Feuerbach’, and ‘Anti-Dühring’, works which, like the ‘Communist Manifesto’, are everyday books on the table of the class-conscious worker. But Marx did not rest in the materialism of the 18th century. He made an advance in philosophy. He enriched materialism with the acquisitions of the German classic philosophy, especially the system of Hegel which had led in its turn to the materialism of Feuerbach. The chief of these acquisitions is the dialectic – that is, the understanding of evolution in its fullest, deepest and most universal aspect, the understanding of the relativity of human knowledge, which gives us a reflection of eternally evolving matter. The most recent discoveries of natural science, radium, the electron, the transmutation of elements, have admirably confirmed the dialectic materialism of Marx – all the teachings of the bourgeois philosophers, with their “”new”” ways of returning to an old and rotten idealism, to the contrary notwithstanding. While deepening and developing philosophic materialism Marx carried it through to the end, extending its mode of understanding nature to the understanding of human society. The historic materialism of Marx is one of the greatest achievements of scientific thought”” (pag XXII) [V.I. Lenin, The Three Sources and Three Constituent Parts of Marxism’ (1913)] [(in) Karl Marx, ‘Capital, the Communist Manifesto and Other Writings’ (1932)] Titolo dell’opera di Julian BORCHARDT ‘The Essence of Marx’s Theory of Crises’ (1919)”,”MADx-810″ “MARX Karl ENGELS Friedrich LAFARGUE Paul e Laura”,”Wie ich meinen Schwiegersohn erzog.”,”‘Come ho cresciuto i miei figli’ Contiene: ‘Ricordi personali su Karl Marx’ di Paul Lafargue (pag 167-195)”,”MADS-651″ “MARX Karl, a cura di Jacques HEBENSTREIT”,”Qu’est-ce que le capitalisme. Volume 1: Les mystères de la plus-value.”,”Le edizioni abbreviate del Capitale (pag 115-116) (Cafiero e Deville)”,”MADx-811″ “MARX Carlos ENGELS Federico, a cura di Valeriano BOZAL FERNANDEZ”,”Sobre arte y literatura.”,”Lettera Engels a Marx (16 aprile 1869) sull’opera di Diderot (Il nipote di Rameau) e la frase di Hegel sulla coscienza (pag 201) Secondo l’edizione italiana del Carteggio Marx-Engels volume 5 Rinascita 1951 la lettera è del 15 aprile 1869 “”‘By accident’ trovo oggi che a casa nostra ci sono due ‘Neveu de Rameau’ (Diderot, ndr); te ne mando uno. Questo capolavoro, unico nel suo genere, ti sarà di nuovo un godimento””. Questa scissione della coscienza consapevole di sé e he esprime se stessa””, ne dice ‘old’ Hegel, “”è la risata di scherno sull’esistenza e sulla confusione del tutto e su se stesso; è nel medesimo tempo l’utima eco, ancora udibile, di tutta questa confusione… E’ la natura di tutti i rapporti che scinde se stessa, e la consapevole rescissione di questi rapporti… In questa pagina del ritorno nel se stesso la vanità di tutte le cose è la sua propria vanità, ossia è vana… ma come autocoscienza ribelle sa la sua propria scissione, e sapendo questa scissione, si è sollevata immediatamente al di sopra di essa… A ogni parte di questo mondo accade nel libro che il suo spirito sia espresso o che di essa si parli con spirito, e si dica di essa che cosa è. La ‘coscienza onesta’ (parte che Diderot nel dialogo assegna a se stesso) prende ogni momento come entità permanente ed è la incolta spensieratezza consistente nel non sapere che essa fa anche il suo rovescio. …. (pag 356-357) (Vol V Carteggio ME, (1867-1869))”,”MADS-656″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Iqbal HUSAIN”,”Karl Marx on India. From the New York Daily Tribune (including Articles by Frederick Engels) and Extracts from Marx-Engels. Correspondence 1853-1862.”,” Il drenaggio di risorse, attraverso la tassazione dell’attività economica indiane da parte dell’Impero britannico “”Marx was, of course, not the first to speak of the drain of wealth from India. In was recognized as the basis of the Indian connection with Britain as early as the eighteenth century by parliamentarians like Burke, and administrators like Sir John Shore and Lord Cornwallis (97). The ruin of India through the levy of tribute continued to strain the consciences of English liberals such as James Mill and Montgomery Martin (98). Marx himself made use of Bright’s () criticism of the financial exploitation of India, though he observed that Bright’s ‘picture of India ruined by the fiscal exertions of the company and government did not, of course, receive the supplement of India ruined by Manchester and Free Trade’ (99). Marx devoted an article in the ‘Tribune’ to an analysis of Bright’s view of India as a very heavily taxed country. He expressed some reserve about Bright’s calculations, but made the important point that: “”In estimating the burden of taxation, its annual amount must not fall heavier in the balance than the method of raising it, and the manner of employing it. The former is detestable in India, and in the branch of land-tax, for instance, wastes perhaps more produce than it gets. As to the application of the taxes, it will suffice to say that no part of them is returned to the people in works of public utility (100). In order to maximize the revenue collections, the English carried out ‘agrarian revolutions’, subverting the existing property relationships. They created various ‘forms of private property in land – the great desideratum of Asiatic society’ (101). But the real purpose was, by this means, to sustain or increase the tax-paying capacity of the country: ‘The zamindari and ryotwari settlements were both of them agrarian revolutions, effected by British ukases – both made not for the people, who cultivate the soil, nor for the holder, who owns it, but for the government that taxes it’ (102). The ‘zamindari’ (or the Permanent) settlement was merely ‘a caricature of English landlordism’, the ‘ryotwari’ of ‘French peasant-proprietorship’. “”A curious sort of English landlord was the zamindar, receiving only one-tenth of the rent, while he had to make over nine-tenths of it to the Government. A curious sort of French peasant was the ryot, without any permanent title in the soil, and the taxation changing every year in proportion to his harvest”” (103)”” (pag XXXVI-XXXVII, [Irfan Habib, ‘Marx’s Perception of India’] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, a cura di Iqbal Husain, Karl Marx on India. From the New York Daily Tribune (including Articles by Frederick Engels) and Extracts from Marx-Engels. Correspondence 1853-1862, 2006] [(97) Burke is quoted in R.C. Dutt, Economic History of India in Early British Rule (second edition, London, 1906), pp. 49-50. Sir John Shore’s observations are in his Minute of 18 June 1789, paragraphs 131-42, Fifth Report, p. 183. Cornwallis, in his Minutes of 10 February 1790, spoke of India’s value in ‘furnishing a large annual investment to Europe’, and of the baneful effect on Indian agriculture and commerce of ‘the heavy drains of wealth’ to England; Fifth Report, p. 493; (98) See quotations in Dadabhai Naoroji, ‘Poverty and Un-British Rule in India’ (originally published in London, 1901); Delhi, 1962), pp. IV, 35-36; also R.C. Dutt, The Economic History of India in the Victorian Age (eleventh edition, London, 1950), pp. 115-116; (99) Tribune, 22 June, 1853; On Colonialism, p, 33; (100) Tribune, 23 July 1858; On Colonialism, pp, 208.-09; (101) Tribune, 8 August 1853; On Colonialism, p., 82; (102) Tribune, 5 August 1853; On Colonialism, p. 78; (103) Ibid. See also Capital, III; p. 328n] [() John Bright (1811-1889): famous Radical and Free Trader;chairman of Select Committee to enquire into obstacles to cultivation of cotton in India in 1848; recommended that the Government of India should be made a department of the British government in 1853; later advocated decentralization in India, 1858 and 1879]”,”MADS-657″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Les luttes de classes en France, 1848-1850. Suivi de ‘Les journées de juin 1848’ par Friedrich Engels.”,”””La presente ouvrage de Marx ‘Les luttes de classes en France, 1848-1850’, ndr] fut sa première tentative d’explication d’un fragment d’histoire contemporaine à l’aide de sa conception matérialiste et en partant des données économiques qu’impliquait la situation. Dans le ‘Manifeste communiste’, la théorie avait été employée pour faire une vaste esquisse de toute l’histoire moderne, dans les articles de Marx et de moi qu’avait publiés la ‘Neue Rheinische Zeitung’ nous l’avions utilisée pour interpréter les événements politiques du moment. Ici, il s’agissait, par contre, de démontrer l’enchaînement interne des causes dans le cours d’un développement de plusieurs années qui fut pour toute l’Europe aussi critique que typique, c’est-à-dire dans l’esprit de l’auteur, de réduire les événements politiques aux effets de causes, en derniere analyse, économiques. Dans l’appréciation d’événements empruntés à l’histoire quotidienne, on ne sera jamais en mesure de remonter jusqu’aux ‘dernières’ causes économiques. Même aujourd’hui où la presse technique compétente fournit des matériaux si abondants, il sera encore impossible, même en Angleterre, de suivre jour par jour la marche de l’industrie et du commerce sur le marché mondial et les modifications survenues dans les méthodes de production, de façon à pouvoir, à n’importe quel moment, faire le bilan d’ensemble de ces facteurs infiniment complexes et toujours changeants, facteurs dont, la plupart du temps, les plus important agissent, en outre, longtemps dans l’ombre avant de se manifester soudain violemment au grand jour. Une claire vision d’ensemble de l’histoire économique d’une période donnée n’est jamais possible sur le moment même; on ne peut l’acquérir qu’après coup, après avoir rassemblé et sélectionné les matériaux”” (pag 9) [Friedrich Engels, Introduction, Londres, le 6 mars 1895] [(in) Karl Marx, Les luttes de classes en France, 1848-1850. Suivi de ‘Les journées de juin 1848’ par Friedrich Engels, 1948] “”Une bourgeoisie divisée en deux fractions monarchistes dynastiques (1), mais qui demandait avant toute chose le calme et la sécurité pour ses affaires financières; en face d’elle, un prolétariat vaincu, il est vrai, mais toujours menaçant et autour duquel petits bourgeois et paysans se groupaient de plus en plus – la menace continuelle d’une explosion violente qui, malgré tout, n’offrait aucune perspective de solution définitive, – telle était la situation qu’on aurait dit faite pour le coup d’Etat du troisième larron, du prétendant pseudo-démocratique Louis Bonaparte. Se servant de l’armée, celui-ci mit fin le 2 décembre 1851 à la situation tendue, assurant bien à l’Europe la tranquillité intérieure, mais la gratifiant, par contre, d’une nouvelle ère de guerres. La période des révolutions par en bas était close pour un instant; une période de révolutions par en haut lui succéda. La réaction impériale de 1851 fournit une nouvelle preuve du manque de maturité des aspirations prolétariennes de cette époque. Mais elle devait elle-même créer les conditions dans lesquelles celles-ci ne pouvaient manquer de mûrir. La tranquillité intérieure assura le plein développement du nouvel essor industriel, la nécessité d’occuper l’armée et de détourner vers l’extérieur les courants révolutionnaires engendra les guerres où Bonaparte chercha, sous le prétexte de faire prévaloir le «principe des nationalités», à ramasser quelques annexions pour la France. Son imitateur Bismarck adopta la même politique pour la Prusse; il fit son coup d’Etat, sa révolution par en haut en 1866 face à la Confédération allemande et à l’Autriche, et tout autant face à la Chambre des conflits de Prusse. Mais l’Europe était trop petite pour deux Bonaparte, et l’ironie de l’histoire voulut que Bismarck renversât Bonaparte et que le roi Guillaume de Prusse instaurât non seulement le petit Empire allemand, mais aussi la République française. Or, le résultat général fut qu’en Europe l’indépendance et l’unification interne des grandes nations, à la seule exception de la Pologne, furent établies en fait. A l’intérieur, il est vrai, de limites relativement modestes – mais néanmoins dans des proportions suffisantes pour que le processus de développement de la classe ouvrière ne trouvât plus d’obstacles sérieux dans les complications nationales. Les fossoyeurs de la révolution de 1848 étaient devenus ses exécuteurs testamentaires. Et à côté d’eux se dressait déjà menaçant l’héritier de 1848, le prolétariat, dans l’Internationale”” (pag 15-16) LEGGERE in: [Friedrich Engels, Introduction, Londres, le 6 mars 1895] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Les luttes de classes en France, 1848-1850. Suivi de ‘Les journées de juin 1848’ par Friedrich Engels. EDITIONS SOCIALES. PARIS. 1948 pag 155 16° nota editoriale introduzione di Friedrich ENGELS (6 marzo 1895), note appendice: ‘Les journées de juin 1848’ di Friedrich ENGELS, indice nomi; Collection “”Les éléments du communisme””] [Versione digitale su richiesta] [nota: (1) Il s’agit des légitimistes, partisans de la monarchie « légitime » des Bourbons qui fut au pouvoir jusqu’à la Révolution de 1789 et pendant, la Restauration (1815-1830), et des orléanistes, partisans de la dynastie des Orléans qui vint au pouvoir au moment de la révolution de juillet 1830″”et qui fut renversée par la révolution de 1848. Les premiers étaient les représentants de la grande propriété foncière, les seconds de la banque (N.R.)] [ISC Newsletter N° 75] ISCNS75DIGIT (controllare attraverso traduzione e poi inserire) L’Europa era troppo piccola per due Bonaparte, Bismarck e Napoleone III”,”MADx-812″ “MARX Karl”,”Le 18-Brumaire de Louis Bonaparte.”,”In apertura: ‘Le communisme est la jeunesse du monde’ (Paul Vaillant-Couturier) “”Ce fu précisément Marx qui découvrit le premier la loi d’après laquelle toutes les luttes historiques, qu’elles soient menées sur le terrain politique, religieux, philosophique ou dans tout autre domaine idéologique, ne sont, en fait, que l’expression plus ou moins nette des luttes de classes sociales, loi en vertu de laquelle l’existence de ces classes, et par conséquent aussi leurs collisions sont, à leur tour, conditionnées par le degré de développement de leur situation économique, par leur mode de production et leur mode d’échange, qui dérive lui-même du précédent. Cette loi, qui a pour l’histoire la même importance que la loi de la transformation de l’énergie pour les sciences naturelles, lui fournit ici également la clé pour la compréhension de l’histoire de la deuxième République française. C’est cette histoire qui lui a servi à mettre sa loi à l’épreuve et, trentetrois ans après, il nous faut encore reconnaître qu’elle a subi brillamment cette épreuve”” [F. Engels, prefazione alla terza edizione tedesca (1885)] [(in) Karl Marx, Le 18-Brumaire de Louis Bonaparte, 1945] (pag 4) La dissoluzione del partito dell’ordine. “”Le Parlement avait déclaré “”hors la majorité”” la Constitution et, avec elle, sa propre domination. Il avait, par sa décision, supprimé la Constitution, prolongé le pouvoir présidentiel et déclaré en même temps que l’un ne pourrait mourir ni l’autre vivre tant qu’il subsisterait lui-même. Les fossoyeurs qui devaient l’enterrer étaient déjà à sa porte. Pendant qu’il discutait la revision, Bonaparte enlevait au général Baraguay-d’Hilliers, qui se montrait indécis, son commandement de la première division militaire, et nommait à sa place le général Magnan, le vainqueur de Lyon, le héros des journées de décembre, l’une de ses créatures, qui s’était déjà, sous Louis-Philippe, plus ou moins compromis pour lui à l’occasion de l’expédition de Boulogne. Le parti de l’ordre montra, par sa décision concernant la revision, qu’il ne savait ni régner ni servir, ni vivre ni mourir, ni supporter la République ni la renverser, ni maintenir la Constitution ni s’en débarrasser, ni collaborer avec le président ni rompre avec lui. De qui attendait-il donc la solution de toutes ces contradictions? Du calendrier, de la marche des événements. Il cessait de s’attribuer un pouvoir sur les événements, les obligeant ainsi à lui faire violence et provoquait par là la puissance à laquelle il avait, dans sa lutte contre le peuple, abandonné les uns après les autres touts les attributs du pouvoir, jusqu’à ce qu’il apparût lui-même complètement impuissant en face d’elle. Pour permettre au chef du pouvoir exécutif d’elaborer plus tranquillement son plan de campagne contre lui, de renforcer ses moyens d’attaques, de choisir ses armes, de fortifier ses positions, il décida, en plein moment critique, de quitter la scène et de s’ajourner à trois mois, du 10 août au 4 novembre. Le parti parlementaire s’était non seulement divisé en ses deux grande fractions, non seulement chacune de ces fractions s’était divisée elle-même, mais le parti de l’ordre au Parlement était entré en conflit avec la parti de l’ordre ‘en dehors’ du Parlement”” [Karl Marx, Le 18-Brumaire de Louis Bonaparte, 1945 (pag 73-74)”,”MADx-813″ “MARX Karl, a cura di Leandro PERINI”,”Rivoluzione e reazione in Francia, 1848-1850.”,” “”Infine la disfatta di giugno rivelò alle potenze dispotiche d’Europa il segreto che la Francia era costretta ad ogni costo a mantenere la pace all’esterno, per poter condurre la guerra civile all’interno. In questo modo i popoli che avevano iniziato la lotta per la loro indipendenza nazionale vennero dati in balia alla prepotenza della Russia, dell’Austria e della Prussia, ma in pari tempo la sorte di queste rivoluzioni nazionali venne subordinata alla sorte della rivoluzione proletaria; esse vennero spogliate della loro apparente autonomia, della loro apparente indipendenza dal grande rivolgimento sociale. Né l’ungherese, né il polacco, né l’italiano possono essere liberi fino a che rimane schiavo l’operaio! (106). Infine, in seguito alle vittorie della Santa Alleanza, l’Europa ha preso un aspetto tale che ogni nuovo sollevamento proletario in Francia dovrà coincidere in modo diretto con una ‘guerra mondiale’. La nuova rivoluzione francese sarà costretta ad abbandonare immediatamente il terreno nazionale e a ‘conquistare il terreno europeo’, sul quale soltanto la rivoluzione sociale del secolo decimonono può attuarsi (107). Solo con la disfatta di giugno dunque sono state create le condizioni, entro le quali la Francia può prendere l”iniziativa’ della rivoluzione europea. Solo immergendosi nel sangue degli ‘insorti di giugno’ il tricolore è diventato la bandiera della rivoluzione europea – la ‘bandiera rossa’. E il nostro grido è: La rivoluzione è morta! Viva la rivoluzione! (108)”” [Karl Marx, Le lotte di classe in Francia, 1850] [(in) Karl Marx, a cura di Leandro Perini, ‘Rivoluzione e reazione in Francia, 1848-1850’, 1976] [(106) La connessione tra la sconfitta della classe operaia in Francia e il trionfo della controrivoluzione in Europa e, in special modo, il suo rapporto con la repressione dei movimenti nazionali, fu già chiaramente affermata da Marx nel 1849:”” La sconfitta della classe operaia in Francia, la vittoria della borghesia francese, ha significato insieme un nuovo asservimento delle nazionalità che avevano risposto con eroici sforzi di emancipazione al chicchirichí del “”gallo gallico””: Polonia, Italia, Irlanda, sono state di nuovo marchiate a fuoco, violentate, massacrate da sbirri prussiani, austriaci, inglesi. La sconfitta della classe operaia in Francia, la vittoria della borghesia francese, ha voluto dire nello stesso tempo la sconfitta delle classi medie che in tutti i paesi europei, per un attimo unite al popolo, avevano risposto al chicchirichí “”del gallo gallico”” con sanguinose rivolte contro il feudalesimo: Napoli, Vienna, Berlino! La sconfitta della classe operaia in Francia, la vittoria della borghesia francese, è stata insieme la vittoria dell’Oriente sull’Occidente, la sconfitta della civiltà ad opera della barbarie. Nella Valacchia, ha avuto inizio la repressione dei rumeni da parte dei russi e dei loro scherani, i turchi; a Vienna, croati, panduri, cechi, e simili turbe di straccioni, hanno strangolato la libertà tedesca; e, in questo istante, lo zar regna onnipotente in Europa. Il crollo della borghesia in Francia, il trionfo della classe lavoratrice francese, l’emancipazione del proletariato in generale, è quindi la parola d’ordine della liberazione europea”” (Marx e Engels, Il Quarantotto. La “”Neue Rheinische Zeitung””, presentazione, traduzione e note di B. Maffi, Firenze, 1970, p. 180); (107) “”La liberazione dell’Europa, sia essa la rivolta delle nazionalità oppresse per la loro indipendenza, sia essa la distruzione dell’assolutismo feudale, è quindi condizionata dalla vittoriosa insurrezione della classe operaia francese. Ma ogni maremoto sociale francese si spezza necessariamente contro lo scoglio della borghesia britannica, del dominio industriale e commerciale della Gran Bretagna sul mondo. Ogni riforma sociale parziale in Francia, e, in genere, sul continente europeo è e rimane, ove pretenda d’essere definitiva, un vuoto e pio desiderio. E la vecchia Inghilterra non sarà abbattuta che da una guerra mondiale, la sola che possa offrire al partito cartista, il partito degli operai inglesi organizzati, le condizioni di una vittoriosa levata di scudi contro il gigantesco oppressore. I cartisti a capo del governo inglese – solo da quell’istante la rivoluzione sociale uscirà dal regno fumoso dell’utopia, per salire nel limpido cielo della realtà. Ma ogni guerra ‘europea’ in cui l’Inghilterra sia travolta sarà una guerra mondiale, condotta nel Canada come in Italia, in India come in Prussia, in Africa come sul Danubio. E la guerra europea sarà la prima conseguenza di una rivoluzione proletaria vittoriosa in Francia. Come ai tempi di Napoleone, l’Inghilterra sarà alla testa delle armate controrivoluzionarie; ma dalla stessa guerra sarà spinta all’avanguardia del moto rivoluzionario europeo e così salderà il proprio debito verso la rivoluzione del secolo XVIII. Insurrezione rivoluzionaria della classe operaia francese, guerra mondiale – questo si annunzia il contenuto del 1849″” (Marx e Engels, ‘Il Quarantotto’, cit., p. 181; (108) Marx usa qui, per caratterizzare la dialettica rivoluzionaria della disfatta di giugno, la stessa formula che, sotto la monarchia feudale francese esprimeva la sua perennità e continuità: “”Le roi est mort! Vive le roi!”” “”Il re è morto! Viva il re!””] (pag 47-48) Contadini (pag 131-132) “”Le rivoluzioni sono le locomotive della storia”” (pag 132) Indebitamento stato e crisi finanziaria (pag 8-9) (attualissimo)”,”MADx-814″ “MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta a ‘La filosofia della Miseria’ di Proudhon.”,”””Marx ci dà, in modo più preciso, la seguente caratterizzazione del metodo di Proudhon: “”Il signor Proudhon, soprattutto perchè manca di conoscenza storica, non ha compreso che gli uomini mentre sviluppano le loro forze produttive, vale a dire mentre vivono, sviluppano determinati rapporti reciproci e che la natura di questi rapporti deve cambiare necessariamente con il mutamento e lo sviluppo delle forze produttive. Egli non ha compreso che le ‘categorie economiche’ sono soltanto le ‘espressioni astratte’ di questi rapporti reali e restano vere soltanto in quanto esistono questi rapporti. Egli cade dunque nell’errore degli economisti borghesi che considerano queste categorie economiche come eterne e non come leggi storiche che sono leggi soltanto per un particolare sviluppo storico, per un definito sviluppo delle forze produttive. Dunque, invece di considerare le categorie politico-economiche, come le espressioni astratte dei rapporti reali, transitori, storici, sociali, il signor Proudhon, grazie ad una trasposizione mistica, vede soltanto i rapporti reali come una materializzazione di queste astrazioni. Queste astrazioni sono esse stesse formule che erano dormienti nel cuore di Dio padre sin dalla creazione del mondo”” (pp. 224-225). Soffermiamoci un istante su questo metodo speculativo hegelianeggiante, di Proudhon. Esso consiste, secondo Marx, in una “”mistica trasposizione””, cioè in un rovesciamento, dove ciò che è primo diventa secondo e viceversa: l’elemento ideale (le categorie politico economiche) viene separato, astratto dai rapporti reali (economico-sociali) che lo generano (…)”” [Giuseppe Bedeschi, Prefazione, (in) Karl Marx, Miseria della filosofia. Risposta a ‘La filosofia della Miseria’ di Proudhon, 1968] (pag 8-9) Lenin. “”Marx , dice Lenin, ha discriminato dai vari campi della vita sociale il campo economico, ha discriminato da tutti i rapporti sociali i ‘rapporti di produzione’, “”come rapporti fondamentali, primordiali, che determinano tutti gli altri””. L’analisi marxiana delle leggi del funzionamento della formazione sociale e della sua evoluzione, è limitata in Marx – continua Lenin – ai soli rapporti di produzione tra i membri della società, “”senza mai ricorrere per spiegare la cosa a un qualsiasi elemento che si trovi al di fuori di questi rapporti di produzione””. In questo modo Marx ha ricostruito la struttura, ovvero lo scheletro della società. “”Tutto sta però nel fatto dice Lenin – che Marx non si accontentò di questo scheletro, che egli non si limitò alla sola “”teoria economica”” nel senso abituale della parola, che egli – pur spiegando la struttura e l’evoluzione di una data formazione sociale ‘esclusivamente’ con i rapporti di produzione – investigò ciò nondimeno sempre e dappertutto le soprastrutture corrispondenti a questi rapporti di produzione, rivestì lo scheletro di carne e sangue””. Marx, quindi, conclude Lenin, ha mostrato “”tutta la formazione capitalistica come una cosa viva, con i suoi aspetti della vita quotidiana, con le manifestazioni sociali concrete dell’antagonismo delle classi inerente ai rapporti di produzione, con la sovrastruttura politica borghese che protegge il dominio della classe dei capitalisti, con le idee borghesi di libertà, eguaglianza, ecc., con i rapporti familiari borghesi”” (10). L’importanza di questi rilevi di Lenin sta nel fatto che essi individuano chiaramente il nesso indissolubile tra il carattere di ‘intierezza o di totalità concreta’ che assume l’oggetto di indagine in Marx, e il ‘metodo’ di indagine, che consiste nel discriminare dai vari campi della vita sociale il campo economico. In altri termini, Marx ha potuto elaborare concretamente il concetto di ‘formazione economico-sociale’, cioè quell”unità’ che comprende tanto i rapporti economici che i rapporti sociali ‘solo in quanto’ ha discriminato da tutti i rapporti sociali i rapporti di produzione come rapporti fondamentali, primordiali, che determinano tutti gli altri”” [Giuseppe Bedeschi, Prefazione, (in) Karl Marx, Miseria della filosofia. Risposta a ‘La filosofia della Miseria’ di Proudhon, 1968] [(10) Lenin, ‘Che cosa sono gli “”amici del popolo”” e come lottano contro i socialdemocratici?’, in Opere scelte, Mosca, 1949, vol I, pagg. 74-5 e 77-8] (pag 21-22)”,”MADx-815″ “MARX Karl, con aggiunte di Clio PIZZINGRILLI”,”Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico.”,”””Hegel non ha ‘sviluppato’ il ‘potere governativo’. Ma, anche supposto che l’abbia fatto, non ha dimostrato che esso potere sia qualcosa di più di una ‘funzione’, di una ‘determinazione’ del cittadino in genere; e come un potere ‘particolare’, separato, lo ha dedotto soltanto da ciò: ch’egli considera i “”particolari interessi della società civile”” come tali interessi che “”restano fuori dell’universale in sé per sé dello Stato”” (pag 95) “”Il fuori-Stato (“”außer dem Staate””) è l’atomismo della società civile, “”das kommunistische Wesen”” dell’individuo. Ma, anche nell’epoca dello Stato, permangono ampie zone franche, nelle quali la legislazione è inapplicabile – circostanze del genere ricadono sotto la definizione di ‘Notrecht’, o ‘ius necessitatis’. Scrive Hegel (Rph. I, § 63 A): “”Nel caso siano entrambi in pericolo di vita e solo uno può aggrapparsi alla tavoletta di salvataggio, allora si ha una condizione non giuridica””. Di recente è accaduto qualcosa di molto simile al largo delle coste del medio Adriatico. Due pescatori, sorpresi da una burrasca, finiscono in mare, malauguratamente il peschereccio non aveva bordo una scialuppa di salvataggio (o forse era danneggiata) e un solo giubbotto di salvataggio, e l’uno disse all’altro marinaio (quegli che poi si salvò e poté raccontarlo) “”Prendilo tu, io sono ormai vecchio, tu hai moglie e figli ancora da crescere””, e questo qua prende e si mette il giubbotto, e mentre nuota fra le acque gelide del mare melmoso di febbraio, vedeva l’imbarcazione inabissarsi insieme al suo ultimo uomo. Ma da simili circostanze catastrofiche e accidentali, la filosofia del diritto di Hegel sposta la considerazione intorno alla vittima del “”Not”” sulla volontà del ricco – è questi infatti a stabilire con la propria volontà la forma del rapporto giuridico, che determina lo stato di necessità, nel quale viene a trovarsi il povero. Di qui Fichte adduce l’autodifesa (“”Selbstverteidigung””), una zona franca dove lo Stato non può intervenire, perché ancora territorio dello ‘ius naturalis’. Che cosa significa la “”Selbstverteidigung””, e come si attua? E’ forse concessa la sollevazione, del tipo sciopero proletario ovvero generale? La prassi che si agisce a partire dal ‘Nortrecht’ porta a ristabilire un’uguaglianza? Nell’ottobre 1842, Marx pubblica sulla ‘Gazzetta renana’ una serie di articoli sulla legge per la repressione dei furti di legna, discussa dalla Dieta nel giugno 1841, essi rappresentano “”un aspetto significativo della lotta condotta dai ceti abbienti contro le ultime parvenze di proprietà collettiva del suolo”” (Firpo, 9, p. 186). Marx sostiene non doversi parlare propriamente di furto, dal momento che “”in caso di legna caduta, non viene tolto nulla alla proprietà. Ciò che si stacca dalla proprietà è separato da essa”” (Marx, 9, p. 191). I poveri raccoglievano legna caduta dagli alberi, senza reciderla dagli alberi stessi. Un marxologo assai scrupoloso scrive al riguardo: “”Marx fa risalire il diritto alla natura-essenza della cosa (di cui è questione), nel senso che la natura della cosa è “”fonte”” della qualificazione giuridica dei fatti indipendentemente e prima che intervenga un atto normativo, umano, consapevole, a sanzionarla, ad esprimerla in maniera chiara e universale. Dimodoché, se quest’atto normativo umano (“”legge””) si conforma alla natura della cosa, allora non fa che rendere cosciente legge dello Stato una “”legge naturale”” … il vero stato della natura umana (sembra sottintendere Marx…) non è l’isolamento, ma lo stato di società…””La natura giuridica dei fatti non può prendere a norma la legge, bensì questa deve attenersi a quella”” (Marx, ‘Scritti politici giovanili’, p. 182) (Guastini, p. 74). In questa fase ancora hegeliana, Marx considera che lo Stato, in quanto portatore, teoreticamente, del diritto scritto, abbia l’obbligo di assumere il diritto consuetudinario; in questo modo, il diritto scritto espone il proprio primato ‘tecnico’ sul diritto consuetudinario, ed è su questa supremazia che Marx può “”fondare il primato anche ‘logico’ del diritto scritto sul diritto consuetudinario”” (ibid., p. 83). In altre parole, Marx ritiene che la consuetudine, in quanto effetto del ‘Notrecht’, possa diventare “”consuetudine di Stato”” (Marx, 9, p. 186), e però svolgere una funzione perequativa nella società civile”” [Clio Pizzingrilli, Note aggiunte, (in) Karl Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, Macerata, 2008] (pag 193-194-195).”,”MADx-816″ “[MARX Karl]”,”Il problema della democrazia nel “”18 Brumaio”” di Karl Marx.”,”Marx: “”Alla ‘monarchia borghese’ di Luigi Filippo può succedere soltanto la ‘repubblica borghese’, il che vuol dire che se prima una parte limitata della borghesia regnava in nome del re, ora deve dominare in nome del popolo la totalità della borghesia. Le rivendicazioni del proletariato parigino sono fandonie utopistiche, con le quali si deve farla finita. A questa dichiarazione dell’Assemblea nazionale costituente, il proletariato parigino rispose coll”insurrezione di giugno’, l’avvenimento più grandioso nella storia delle guerre civili europee. La repubblica borghese trionfò. Essa aveva per sé l’aristocrazia finanziaria, la borghesia industriale, il ceto medio, i piccoli borghesi, l’esercito, la canaglia organizzata in guardia mobile, gli intellettuali, i preti e la popolazione rurale. Più di 3.000 insorti vennero massacrati, dopo la vittoria; 15.000 deportati senza giudizio. Con questa disfatta il proletariato si ritira ‘tra le quinte’ della scena rivoluzionaria. Esso cerca di farsi nuovamente avanti ogni volta che il movimento sembra prendere un nuovo slancio, ma con un’energia sempre più ridotta e con un risultato sempre più piccolo. Non appena uno degli strati sociali a lui sovrastanti entra in fermento rivoluzionario, il proletariato stabilisce con esso un collegamento, e in questo modo condivide tutte le sconfitte che i vari partiti subiscono l’uno dopo l’altro. Ma questi colpi successivi diventano via via tanto più deboli, quanto più si ripartiscono su tutta la superficie della società. I rappresentanti più cospicui del proletariato nell’Assemblea e nella stampa sono vittime, l’uno dopo l’altro, dei tribunali, e figure sempre più equivoche prendono il loro posto”” [K. Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte] [(in) ‘Il problema della democrazia nel ’18 Brumaio’ di Karl Marx’, La Rivista Trimestrale, Quaderni, n. 59-60, 1979] (pag 226-227) “”La repubblica non è altro, in generale, che la forma in cui si compie la trasformazione politica della società borghese”” (pag 228)”,”MADx-817″ “MARX Karl, a cura di T.B. BOTTOMORE e Maximilien RUBEL”,”Selected Writings in Sociology and Social Philosophy.”,”””After presenting such profound explanations concerning the ‘connexions of politics with social conditions’ and of ‘class relations’ with the State power, Herr Heinzen (1) exclaims triumphantly: “”I have not been guilty in my revolutionary propaganda of the “”communist narrow-mindedness”” which speaks of men only in terms of class, and which incites one handicraft against another. I have left open the possibility that “”humanity”” is not always determined by “”class”” or by the “”size of one’s purse””. ‘Vulgar’ common sense turns class differences into differences in the size of one’s purse, and class conflict into a quarrel between handicrafts. The size of one’s purse is a purely quantitative difference, by which any two individuals of the ‘same’ class may be ‘brought into conflict’. It is well known that the medieval ‘guilds’ opposed each other ‘on the basis of ‘handicraft’ differences’. But it is equally well known that modern class differences are not in any way based upon handicraft differences, and that, on the contrary; the division of labour produces very ‘diverse’ occupations within the ‘same’ class”” (pag 208) [MK (1847) MEGA I/6, pp. 316-18] [‘Die moralisierende Kritik und die kritisierende Moral. Beitrag zur Deutschen Kulturgeschichte. Gegen Carl Heinzen’, in ‘Deutscher-Brüsseler Zeitung’, 28 October-25 November 1847] [(in) Karl Marx, a cura di T.B. Bottomore e Maximilien Rubel, Selected Writings in Sociology and Social Philosophy, England, 1973] [(1) Karl Heinzen (1809-80), a radical journalist and author of ‘Die preussische Bürokratie’, Dramstadt, 1845] (pag 208)”,”MAED-453″ “MARX Karl, a cura di Aurelia DELFINO”,”Lettera al padre.”,”””Tutto ciò che è reale si confonde, e tutto ciò che si confonde non trova alcun freno”” (pag 13) «Caro padre, vi sono momenti, nella vita, che, come segnali di confine, concludono un periodo ormai trascorso, ma al tempo stesso indicano con certezza una nuova direzione». In simili momenti di transizione sentiamo il bisogno di contemplare con l’occhio d’aquila del pensiero il passato e il presente, per arrivare alla coscienza della nostra reale situazione”” (pag 11) “”Giunto a Berlino, ruppi tutti i legami che avevo intrattenuto fino ad allora, feci malvolentieri alcune sporadiche visite, e cercai di immergermi nella scienza e nell’arte. (…) (pag 13); Il triangolo lascia che il matematico costruisca e dimostri, esso resta una mera rappresentazione nello spazio, non si sviluppa in nulla di ulteriore; bisogna che lo si accosti a qualcos’altro affinché possa assumere altre posizioni, e questi elementi messi variamente in relazione con esso gli conferiscono diversi rapporti e diverse verità. Invece, nell’espressione concreta del mondo vivente del pensiero – come nel diritto, nello Stato, nella natura, nell’intera filosofia – l’oggetto stesso deve essere silenziosamente spiato nel suo sviluppo, non debbono essere introdotte suddivisioni arbitrarie, la ragione della “”cosa stessa”” deve dispiegarsi come qualcosa in sé conflittuale e trovare in sé la sua unità. (…) (pag 15) Oltre a ciò, avevo preso l’abitudine di prendere estratti da tutti i libri che leggevo – dal ‘Laocoonte’ di Lessing, all”Erwin’ di Solger, dalla storia dell’arte di Winckelmann, dalla storia tedesca di Luden, e di abbozzare di tanto in tanto delle riflessioni. Nello stesso tempo tradussi la ‘Germania’ di Tacito, i ‘Libri tristium’ di Ovidio, e cominciai a studiare ‘privatim’, cioè su grammatiche, l’inglese e l’italiano, senza giungere finora ad alcun risultato; lessi il diritto penale di Klein e i suoi ‘Annali’, e tutte le novità letterarie, quest’ultime però solo di sfuggita”” (pag 19) [Lettera al padre a Treviri, Berlino, 10 (11) novembre (1837)] [(in) Karl Marx, ‘Lettera al padre’, a cura di Aurelia Delfino, Milano Udine, 2014]”,”MADx-818″ “MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. I.”,”””Alcuni hanno supposto, a torto io penso, che la caratterizzazione del profitto come plusvalore derivi in certo qual modo dalla teoria del valore-lavoro; per costoro i due concetti starebbero in relazione tra loro come la premessa e la conclusione di un sillogismo. Per questo le due teorie sono talvolta considerate come le eredi delle concezioni lockiane del diritto naturale: il diritto naturale di possedere il prodotto del proprio lavoro. Questa è, io credo, un’interpretazione non corretta. Era piuttosto il caso (come lo stesso Marx ha spiegato in ‘Salario, prezzo e profitto’) di riconciliare il fenomeno del plusvalore con la nozione classica secondo cui in regime di libera concorrenza e scambio tutte le merci si scambiano ai loro valori: una riconciliazione che Marx conseguì col distinguere la forza-lavoro dal lavoro e considerando la prima una merce avente essa stessa un valore, dipendente dal valore di ciò che era necessario per la sua reintegrazione, o per la sussistenza. Se vi era una premessa dalla quale la nozione di plusvalore si poteva derivare come conseguenza, questa era la definizione di “”produttore”” e “”produttivo”” in termini di lavoro umano”” [Maurice Dobb, Introduzione] [(in) Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale’, Roma, 1970, a cura di Delio Cantimori] (pag IX) “”La comprensione che il ‘Capitale’ ha trovato rapidamente in vaste sfere della classe operaia tedesca è la miglior ricompensa del mio lavoro. Un uomo che economicamente rappresenta il punto di vista borghese, il signor Mayer, fabbricante viennese, ha giustamente mostrato in un opuscolo uscito durante la guerra franco-tedesca che il grande senso teorico che veniva considerato patrimonio ereditario tedesco, è stato completamente smarrito dalle cosiddette classi colte della Germania, e invece torna a rivivere nella sua classe operaia. Fino ad ora l’economia politica è rimasta in Germania una scienza straniera. Gustav von Gülich in ‘Esposizione storica del commercio, delle arti e mestieri, ecc.’, e particolarmente nei due primi volumi dell’opera, editi nel 1830, ha già esaminato in gran parte le circostanze storiche che hanno impedito da noi lo sviluppo del modo di produzione capitalistico, e quindi anche l’edificazione della moderna società borghese. Mancava dunque l’humus dell’economia politica. E questa venne importata come merce finita dall’Inghilterra e dalla Francia; i professori tedeschi di economia politica rimasero scolari. (…) Lo sviluppo storico peculiare della società tedesca escludeva quindi in Germania ogni continuazione originale dell’economia “”borghese””, ma non escludeva la critica. Se e in quanto tale critica rappresenta una classe, può rappresentare solo la classe la cui funzione storica è il rovesciamento del modo capitalistico di produzione, e, a conclusione, l’abolizione delle classi: cioè il proletariato. I dotti e gli indotti corifei della borghesia tedesca hanno cercato dapprima di uccidere il ‘Capitale’ col silenzio, com’erano riusciti a fare coi miei scritti precedenti. Appena questa tattica cessò di corrispondere alle condizioni del momento, essi si misero a scrivere, col pretesto di criticare il mio libro, istruzioni “”Per la quiete della coscienza borghese””, ma trovarono nella stampa operaia campioni più forti di loro, ai quali fino ad ora non sono riusciti a rispondere: vedansi, per esempio, i saggi di Joseph Dietzgen nel ‘Volksstaat’ (1)”” [Marx, Poscritto alla seconda edizione, Londra, 24 gennaio 1873] [(in) ‘Prefazioni’ opera Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale’, Roma, 1970, a cura di Delio Cantimori] [(1) “”I vociferatori sbrodoloni dell’economia volgare tedesca mi sgridano per lo stile e l’esposizione del mio lavoro. Nessuno giudicherà più severamente di me le manchevolezze letterarie del ‘Capitale’. Tuttavia, a maggior vantaggio e letizia di quei signori e del loro pubblico, voglio citare qui un giudizio inglese e uno russo. La ‘Saturday Review’ che è assolutamente ostile alle mie opinioni, disse annunciando la prima edizione tedesca: l’esposizione “”conferisce un certo fascino particolare anche alle questioni economiche più aride””. La S.-P. Viedomosti (Gazzetta di Pietroburgo) osserva fra l’altro nel suo numero del 20 aprile 1872: “”L’esposizione, eccezion fatta di poche parti troppo speciali, si distingue per comprensibilità generale, chiarezza e straordinaria vivacità, nonostante l’elevatezza scientifica dell’argomento. Da questo punto di vista l’autore non assomiglia…neppur da lontano alla maggioranza dei dotti tedeschi i quali… scrivono i loro libri in una lingua così ottenebrata e arida da farne scoppiare la testa ai comuni mortali””. Però ai lettori della letteratura professionale germano-nazional-liberale contemporanea scoppia qualcosa di ben diverso che la testa””] [Marx, Poscritto alla seconda edizione, Londra, 24 gennaio 1873] [(in) [(in) ‘Prefazioni’ opera Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale’, Roma, 1970, a cura di Delio Cantimori] (pag 21-24) Metodo applicato nel ‘Capitale’ (pag 25-28) “”Un’ottima traduzione russa del ‘Capitale’ è apparsa nella primavera del 1872 a Pietroburgo. L’edizione di tremila esemplari è quasi esaurita, già adesso . Il signor N. Sieber (Ziber), professore di economia politica all’Università di Kiev, aveva dimostrato nel suo scritto ‘Teoria tsiennosti i kapitala D. Ricardo’ (Teoria del valore e del capitale di D. Ricardo) che la mia teoria del valore, del denaro e del capitale era nei suoi tratti fondamentali il necessario svolgimento ulteriore della dottrina dello Smith e del Ricardo. Quel che sorprende il lettore dell’Europa occidentale in questo solido libro è che il Sieber tiene fermo coerentemente al punto di vista puramente teorico. Il metodo applicato nel ‘Capitale’ è stato poco compreso, come mostrano le interpretazioni contraddittorie che se ne sono date. (…) Il ‘Viestnik Evropy’ di Pietroburgo (Messaggero europeo) che tratta esclusivamente il metodo del ‘Capitale’ (numero del maggio 1872, pp. 427-36) trova che il mio metodo d’indagine è rigorosamente realistico, ma che il mio metodo espositivo è sciaguratamente germano-dialettico. Esso dice: “”A prima vista, a giudicare dalla forma esteriore della esposizione, Marx si presenta come il più grande dei filosofi idealisti, e nel senso tedesco, cioè nel senso cattivo della parola. Ma in realtà egli è infinitamente più realista di tutti i suoi predecessori nel campo della critica economica… Non lo si può assolutamente chiamare idealista””. Non so rispondere all’egregio autore meglio che con alcuni estratti della sua stessa critica, che inoltre potranno interessare molti miei lettori ai quali è inaccessibile l’originale russo. Dopo una citazione dalla mia prefazione alla ‘Critica dell’economia politica’, Berlino, 1859, pp. IV-VII, dove ho esposto la base materialistica del mio metodo, l’egregio autore continua: “”Per Marx una cosa sola importa: trovare la legge dei fenomeni che sta indagando. E per lui non è importante soltanto la legge che li governa in quanto hanno forma finita e fanno parte di un nesso osservabile in un periodo di tempo dato. Per lui è importante soprattutto la legge del loro mutamento, del loro sviluppo, ossia del trapasso dei fenomeni da una forma nell’altra, da un ordinamento di quel nesso a uno nuovo. Una volta scoperta tale legge, Marx indaga nei loro particolari le conseguenze con cui la legge si manifesta nella vita sociale… In conseguenza di ciò Marx si sforza solo di fare una cosa: comprovare attraverso una indagine scientifica precisa la necessità di determinati ordinamenti dei rapporti sociali e constatare nel modo più completo possibile quei fatti che gli servono come punti di partenza o come punti di appoggio. A questo scopo è del tutto sufficiente dimostrare insieme la necessità dell’ordine sociale esistente e la necessità di un ordine nuovo, nel quale il primo deve trapassare inevitabilmente – del tutto indifferente rimanendo che gli uomini vi credano o non vi credano, che essi ne siano o non ne siano coscienti. Marx considera il movimento sociale come un processo di storia naturale retto da leggi che non solo non dipendono dalla volontà, dalla coscienza e dalle intenzioni degli uomini, ma anzi, determinano la loro volontà, la loro coscienza e le loro intenzioni… Se l’elemento cosciente ha una funzione così subordinata nella storia della civiltà, è ovvio di per se stesso che la critica che ha per oggetto la civiltà stessa, non potrà non prendere a fondamento, men che mai, una qualsiasi forma o un qualsiasi risultato della coscienza. Il che significa che non l’idea, ma solo il fenomeno esterno può servirle come punto di partenza. La critica si limiterà alla comparazione e al confronto di un fatto , non con l’idea ma con un altro fatto. Per essa importa soltanto che entrambi i dati di fatto vengano indagati nel modo più esatto possibile, e che costituiscano realmente differenti momenti di sviluppo l’uno in confronto all’altro; ma più importante di tutto è che venga indagata con altrettanta esattezza la serie degli ordinamenti, la successione e il collegamento nel quale si presentano i gradi dello sviluppo”” [Karl Marx, Poscritto alla seconda edizione, Londra, 24 gennaio 1873] [(in) ‘Prefazioni’ opera Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale’, Roma, 1970, a cura di Delio Cantimori] (pag 25-26) “”””Ma, si dirà, le leggi generali della vita economica sono uniche e sempre le stesse, ed è del tutto indifferente se si applicano al presente o al passato. Marx nega proprio questo. Per lui tali leggi astratte non esistono… Per lui ogni periodo storico ha le sue leggi proprie… Appena la vita si è ritirata da un periodo determinato dello sviluppo, appena la vita passa da uno stadio dato ad un altro, comincia anche a essere retta da altre leggi. In breve, la vita economica ci offre un fenomeno analogo a quello della storia dello sviluppo negli altri settori della biologia… I vecchi economisti, confrontando le leggi economiche con le leggi delle fisica e della chimica, mostravano di non averne capito la natura… Un’analisi più profonda dei fenomeni ha dimostrato che la distinzione fra i vari organismi sociali è altrettanto fondamentale di quella fra gli organismi vegetali e gli organismi animali… Anzi, il medesimo fenomeno ubbidisce a leggi differentissime in conseguenza delle differenze tra la struttura complessiva di quegli organismi, della variazione dei loro singoli organi, delle distinzioni fra le condizioni nelle quali gli organi stessi funzionano, ecc. Per esempio Marx nega che la legge della popolazione sia la stessa in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Afferma anzi che ogni grado di sviluppo ha una sua propria legge della popolazione… Alla differenza di sviluppo della forza produttiva corrispondono cambiamenti dei rapporti e delle leggi che li regolano. Marx, proponendosi il fine di indagare e di spiegare l’ordinamento economico capitalistico da questo punto di vista, non fa che formulare con rigore scientifico lo scopo che non può non proporsi ogni indagine esatta della vita economica… Il valore scientifico di tale indagine sta nella spiegazione delle leggi specifiche che regolano nascita, esistenza, sviluppo e morte di un organismo sociale dato, e la sua sostituzione da parte di un altro, superiore. E il libro di Marx ha di fatto questo valore scientifico”” [‘Viestnik Evropy’ di Pietroburgo, maggio 1872, pp. 427-36] [testo riportato da Karl Marx in ‘Poscritto alla seconda edizione, Londra, 24 gennaio 1873’] [(in) ‘Prefazioni’ opera Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale’, Roma, 1970, a cura di Delio Cantimori] (pag 26-27) “”Nel rappresentare quel che egli [l’autore del ‘Viestnik Evropy’, ndr] chiama il mio metodo effettivo, in maniera così esatta e così benevola per quanto concerne la mia applicazione personale di esso, che cos’altro ha rappresentato l’egregio autore se non il metodo dialettico? Certo, il modo di esporre un argomento deve distinguersi formalmente dal modo di compiere l’indagine. L’indagine deve appropriarsi il materiale nei particolari, deve analizzare le sue differenti forme di sviluppo e deve rintracciarne l’intero concatenamento. Solo dopo che è stato compiuto questo lavoro, il movimento reale può essere esposto in maniera conveniente, e se la vita del materiale si presenta ora idealmente riflessa, può sembrare che si abbia a che fare con una costruzione a priori. Per il suo fondamento, il mio metodo dialettico, non solo è differente da quello hegeliano, ma ne è anche direttamente l’opposto. Per Hegel il processo del pensiero, che egli trasforma addirittura in soggetto indipendente col nome di Idea, è il demiurgo del reale, che costituisce a sua volta solo il fenomeno esterno dell’idea o processo del pensiero. Per me, viceversa, l’elemento ideale non è altro che l’elemento materiale trasferito e tradotto nel cervello degli uomini. Ho criticato il lato mistificatore della dialettica hegeliana quasi trent’anni fa, quando era ancora la moda del giorno. Ma proprio mentre elaboravo il primo volume del ‘Capitale’ i molesti, presuntuosi e mediocri epigoni che ora dominano nella Germania colta si compiacevano di trattare Hegel come ai tempi di Lessing il bravo Moses Mendelssohn trattava lo Spinoza: come un “”cane morto””. Perciò mi sono professato apertamente scolaro di quel grande pensatore, e ho perfino civettato qua e là, nel capitolo sulla teoria del valore, col modo di esprimersi che gli era peculiare. La mistificazione alla quale soggiace la dialettica nelle mani di Hegel non toglie in nessun modo che egli sia stato il primo ad esporre ampiamente e consapevolmente le forme generali del movimento della dialettica stessa. In lui essa è capovolta. Bisogna rovesciarla per scoprire il nocciolo razionale entro il guscio mistico. Nella sua forma mistificata, la dialettica divenne una moda tedesca, perchè sembrava trasfigurare lo stato di cose esistente. Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo e orrore per la borghesia e pei suoi corifei dottrinari, perchè nella comprensione positiva dello stato di cose esistente include simultaneamente anche la comprensione del suo necessario tramonto, perchè concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire ed essa è critica e rivoluzionaria per essenza. La cosa che più incisivamente fa sentire al borghese, uomo pratico, il movimento contradditorio della società capitalistica sono le alterne vicende del ciclo periodico percorso dall’industria moderna, e il punto culminante di quelle vicende: la crisi generale. Essa è di nuovo in marcia, benché ancora sia agli stadi preliminari; e per l’universalità dfel suo manifestarsi, come per l’intensità dei suoi effetti inculcherà la dialettica perfino ai fortunati profittatori del nuovo sacro impero borusso-germanico. Londra, 24 gennaio 1873. Karl Marx”” [K. Marx, ‘Poscritto alla seconda edizione, Londra, 24 gennaio 1873’] [(in) ‘Prefazioni’ opera Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale’, Roma, 1970, a cura di Delio Cantimori] (pag 27-28) (una delle più belle pagine che abbia mai letto!)”,”MADx-023-M1″ “MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. II.”,” “”L’economista borghese non nega affatto che dall’uso capitalistico delle macchine provengano anche inconvenienti temporanei: ma dov’è la medaglia senza rovescio? Per lui è impossibile adoperare le macchine in modo differente da quello capitalistico. Dunque per lui sfruttamento dell’operaio mediante la macchina è identico a sfruttamento della macchina mediante l’operaio. Dunque, chi rivela come stanno in realtà le cose quanto all’uso capitalistico delle macchine, non vuole addirittura che le macchine siano adoperate in genere, è un avversario del progresso sociale!. Proprio l’argomentazione del celebre scannatore Bill Sikes: “”Signori giurati, è vero che a questo commesso viaggiatore è stata tagliata la gola. Ma questo fatto non è colpa mia; è colpa del coltello. E per via di questi inconvenienti temporanei dovremo abolire l’uso del coltello? Pensateci bene! Dove andrebbero a finire agricoltura e artigianato senza coltello? Il coltello non è forse salutare in chirurgia quanto dotto in anatomia? E inoltre non è ausilio volenteroso nei lieti desinari? Se abolite il coltello ci ributterete nella barbarie più profonda””. Benché le macchine soppiantino di necessità gli operai nelle branche di lavoro dove vengono introdotte, possono tuttavia provocare un aumento di occupazione in altre branche di lavoro. Ma questo effetto non ha niente a che fare con la cosiddetta teoria della compensazione. (…) Dunque, con l’estendersi dell’uso delle macchine in una branca dell’industria, cresce in primo luogo la produzione nelle altre branche che le formiscono i suoi mezzi di produzione. Quanto cresca per questo fatto la massa degli operai occupati, dipende, se son date la lunghezza della giornata lavorativa e l’intensità del lavoro dalla composizione dei capitali impiegati, cioè dalla proporzione fra le loro parti costitutive dei capitali costante e variabile. A sua volta questa proporzione varia molto, a seconda della ampiezza con cui le macchine si sono già impadronite o si stanno impadronendo di quelle stesse industrie”” [K. Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. II. Il processo di produzione del capitale, IV. Cap. XIII. Macchine e grande industria. La teoria della compensazione rispetto agli operai soppiantati dalle macchine’, Roma, 1970] [ (pag 150)”,”MADx-023-M2″ “MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. III.”,”Effetto delle crisi sulla parte meglio pagata della classe operaia (aristocrazia operaia) (pag 121-127) “”Prima di passare ai veri e propri ‘operai agricoli’ mostrerò ancora con un esempio come le crisi agiscano perfino sulla parte meglio pagata della classe operaia, sulla sua aristocrazia. Si ricorderà: l’anno 1857 portò con sé una delle grandi crisi con le quali si conclude ogni volta il ciclo industriale. Il termine successivo scadeva nel 1866. Già scontata nei distretti di fabbrica veri e propri ad opera della carestia del cotone che spinse molto capitale dalla sfera abituale d’impiego alle grandi sedi centrali del mercato monetario, la crisi assunse quella volta carattere prevalentemente finanziario. Il suo scoppio fu contrassegnato nel maggio del 1866 dal crollo di una gigantesca banca londinese, cui fece seguito immediato il tracollo di innumerevoli società di brogli finanziari. (…) Sui postumi della crisi del 1866 ecco l’estratto di un giornale ‘tory’. Non bisogna dimenticare che la parte orientale di Londra, di cui qui si tratta, è non soltanto sede degli operai che lavorano alla costruzione delle navi di ferro menzionati nel capitolo, ma è anche sede di un cosiddetto “”lavoro domestico”” sempre pagato al di sotto del minimo. “”Uno spettacolo orribile si è svolto ieri in una parte della metropoli. Benché le migliaia di disoccupati dell’East End che recavano bandiere nere di lutto non sfilassero in massa, la fiumana di uomini era sempre abbastanza imponente. Ricordiamoci quello che soffre questa popolazione. Essa muore di fame. Questo è il dato di fatto semplice e terribile. Sono in 40.000 (…)”” (‘Standard’, 5 aprile 1866). Siccome fra i capitalisti inglesi è di moda descrivere il ‘Belgio’ come paradiso dell’operaio, perchè colà “”la libertà del lavoro”” o, il che è la stessa cosa, “”la libertà del capitale””, non è atrofizzata nè dal dispotismo delle Trade Unions nè da leggi sulle fabbriche, diremo qui solo poche parole sulla “”felicità”” dell’operaio belga. Certamente nessuno era più iniziato ai misteri di questa felicità del defunto signor Ducpétiaux, ispettore generale delle carceri e degli istituti di beneficenza belgi, e membro della commissione centrale delle statistiche belghe. Prendiamo la sua opera: ‘Budgets économiques des classes ouvrières en Belgique’, Bruxelles, 1855. Vi troviamo fra l’altro una famiglia operaia belga normale, le cui spese ed entrate annue sono calcolate secondo dati molto esatti, e le cui condizioni alimentari sono poi messe a raffronto con quelle del soldato, del marinaio della flotta militare e del carcerato. (…) Tutto il Belgio conta 930.000 famiglie, di cui, secondo le statistiche ‘ufficiali’: 90.000 ricche (elettori = 450.000 persone), 390.000 famiglie della piccola classe media, in città e nei villaggi, di cui una gran parte precipita costantemente nel proletariato, = 1.950.000 persone. Infine 450.000 famiglie operaie = 2.250.000 persone, fra le quali le ‘famiglie modello’ godono la felicità descritta da Ducpétiaux. Fra le 450.000 famiglie operaie ‘più di’ 200.000 ‘sono nella lista dei poveri!'”” (pag 121-124-125-127) [Karl Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. III, Roma, 1970]”,”MADx-023-M3″ “MARX Karl, a cura di Raniero PANZIERI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. I.”,” Risposta di Engels alle accuse di plagio rivolte da Rodbertus a Marx. “”E’ qui il caso di respingere un’accusa contro Marx, la quale, elevata dapprima solo sommessamente ed isolatamente, ora, dopo la sua morte, viene diffusa dai rappresentanti del socialismo tedesco della cattedra e di Stato e dal loro séguito come un fatto assodato: l’accusa che Marx abbia commesso un plagio ai danni di Rodbertus. Ho già detto in altra sede a questo proposito ciò che era più urgente (1), ma soltanto qui posso produrre la documentazione decisiva. Questa accusa, a quanto mi risulta, si trova per la prima volta nella ‘Lotta per l’emancipazione del Quarto Stato’, p. 43, di R. Meyer: “”Da queste pubblicazioni”” (retrodatate da Rodbertus alla seconda metà del decennio ’30-40) “”Marx ha attinto ‘e lo si può dimostrare’, la maggior parte della sua critica””. Posso a ragione supporre, fino a che non ci sia più ampia dimostrazione, che tutta la “”dimostrabilità”” di questa asserzione consiste nel fatto che Rodbertus ne ha dato assicurazione al signor Meyer. Nel 1879 Rodbertus stesso entra in scena e scrive a J. Zeller (‘Zeitschrift für die gesammte Staatswissenschaft’ di Tubinga, 1879, p. 219), riferendosi al proprio scritto ‘Per la conoscenza delle condizioni della nostra economia pubblica’ (1842), quanto segue: “”Ella troverà che lo stesso”” (il corso delle idee ivi svolto) “”è già stato da Marx… bellamente utilizzato, naturalmente senza citarmi””. Cosa che il suo postumo editore Th. Kozak senz’altro ripete pedissequamente. (Rodbertus, ‘Il capitale’, Berlino, 1884, ‘Introduzione’, p. XV). Infine, in ‘Lettere e articoli politico-sociali del Dott. Rodbertus-Jagetzow’ editi nel 1881 da R. Meyer, Rodbertus dice addirittura: “”Oggi mi vedo ‘saccheggiato’ da Schäffle e da Marx senza esser nominato”” (Lettera n. 60, p. 134). E in un altro passo, la pretesa di Rodbertus assume forma più definita: “”Di dove ‘scaturisca il plusvalore’ del capitalista ho mostrato nella mia terza lettera sociale ‘in sostanza alla stessa maniera’ di Marx, solo con molta maggior brevità e chiarezza”” (Lettera n. 48, p. 111). Di tutte queste accuse di plagio, Marx non aveva mai avuto sentore. Nel suo esemplare della ‘Lotta per l’emancipazione’ erano state tagliate soltanto le pagine che concernono l’Internazionale, a tagliare le altre ho provveduto io stesso soltanto dopo la sua morte. Egli non vide mai la rivista di Tubinga. Le ‘Lettere’ ecc. a R. Meyer gli rimasero parimenti sconosciute (…). Questo il complesso dei fatti. Come stanno ora le cose quanto al contenuto, del quale Marx avrebbe “”saccheggiato”” Rodbertus? “”Di dove scaturisca il plusvalore del capitalista””, dice Rodbertus, “”ho mostrato nella mia terza lettera sociale in sostanza alla stessa maniera di Marx, solo con maggior brevità e chiarezza””. Dunque, questo è il nocciolo: la teoria del plusvalore; e di fatto, non si può dire che cosa altro mai Rodbertus potesse reclamare presso Marx come sua proprietà. Rodbertus dunque si dichiara qui reale autore della teoria del plusvalore, che Marx gli avrebbe saccheggiato. (…) Fortunatamente ci è permesso di constatare quale impressione fece su Marx questa storica scoperta di Rodbertus. Nel manoscritto ‘Per la critica ecc.’, nel quaderno X, pp. 445 sgg., si trova una “”Digressione. Il signor Rodbertus. Una nuova teoria della rendita fondiaria””. La terza lettera sociale viene qui considerata soltanto da questo punto di vista. La teoria del plusvalore di Rodbertus in generale viene sbrigata con l’ironica osservazione: “”Il signor Rodbertus ricerca dapprima come appare la cosa in un paese in cui il possesso fondiario e possesso del capitale non siano divisi, e perviene poi all”importante’ risultato che la rendita (con la quale egli intende l’intero plusvalore) è semplicemente pari al lavoro non pagato, ossia alla quantità di prodotti in cui esso è rappresentato””. L’umanità capitalistica già da diversi secoli ormai ha prodotto plusvalore, e gradatamente è giunta anche a farsi delle idee sulla sua origine. (…) “”Donde scaturisca il plusvalore del capitalista”” e, per giunta, quello del proprietario fondiario, dunque, già nel 1861, mentre Rodbertus e lo sciame dei suoi ammiratori spuntati come funghi sotto la calda pioggia del socialismo di Stato, sembrano averlo totalmente dimenticato. “”Tuttavia”” prosegue Marx, “”Smith non ha distinto il plusvalore in quanto tale, come categoria propria, dalle forme particolari che esso assume nel profitto e nella rendita fondiaria. Donde in lui, come ancor più in Ricardo, molti errori e deficienze nella ricerca””. Questa frase si può applicare perfettamente per Rodbertus”” [Prefazione (1885) di F. Engels, (in) Karl Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. I., 1970] [(1) Nella prefazione a ‘La miseria della filosofia. Risposta alla Filosofia della miseria di Proudhon’ di Karl Marx, trad. tedesca di E. Bernstein e K. Kautsky, Stoccarda 1885 (Edizione italiana: Edizioni Rinascita, Roma, 1950, (2a edizione), p. 9 sgg.)] (pag 13-18) Comunismo, società comunista e la crisi nella società capitalistica (pag 332). “”Se si immagina la società non capitalista ma comunista, innanzi tutto cessa interamente il capitale monetario, dunque anche i travestimenti che per suo mezzo si introducono. La cosa si riduce semplicemente a ciò, che la società deve calcolare in precedenza quanto lavoro, mezzi di produzione e mezzi di sussistenza essa può adoperare, senza danno, in branche le quali, come la costruzione di ferrovie ad es., per un tempo piuttosto lungo, un anno o più, non forniscono nè mezzi di produzione nè mezzi di sussistenza. Nella società capitalistica invece, in cui l’intelletto sociale si fa valere sempre soltanto ‘post festum’, possono e devono così intervenire costantemente grandi perturbamenti. Da un lato, pressione sul mercato monetario, mentre, viceversa, il mercatp monetario favorevole a sua volta dà origine a una massa di tali imprese, cioè causa proprio le circostanze che più tardi dànno origine alla pressione sul mercato monetario. Il mercato monetario è soggetto a pressione poichè qui è necessario costantemente per un lungo spazio di tempo un anticipo di capitale monetario su vasta scala. Prescindendo interamente dal fatto che industriali e commercianti gettano in speculazioni ferroviarie ecc. il capitale monetario necessario per l’esercizio della loro impresa, e lo sostituiscono con prestiti sul mercato monetario. – D’altro lato: pressione sul capitale produttivo disponibile della società. Poiché costantemente vengono sottratti al mercato elementi del capitale produttivo e in luogo di questi viene gettato sul mercato soltanto un equivalente in denaro, la domanda solvibile sale, senza fornire da se stessa un qualsivoglia elemento all’offerta. Perciò rialzo dei prezzi, tanto dei mezzi di sussistenza quanto delle materie di produzione. Si aggiunge che mentre durante questo tempo si compiono regolarmente frodi, avviene un grande trasferimento di capitale. Una banda di speculatori, appaltatori, ingegneri, avvocati ecc. si arricchisce. Essi causano sul mercato una grande domanda di consumo, e inoltre salgono i salari. Per ciò che riguarda i generi alimentari, in tal modo viene certamente dato un impulso anche all’agricoltura. Tuttavia, poichè questi generi alimentari non possono essere aumentati d’improvviso, entro l’anno cresce la loro importazione, come in generale l’importazione dei generi alimentari esotici (caffé, zucchero, vini, ecc.) e degli oggetti di lusso. Da ciò sovraimportazione e speculazione in questo campo del commercio d’importazione. D’altro lato, nei rami d’industria in cui la produzione può essere aumentata rapidamente (manifattura vera e propria, industria mineraria, ecc.), il rialzo dei prezzi cagiona un improvviso ampliamento, cui segue presto il crollo. Lo stesso effetto si verifica sul mercato del lavoro, onde attirare grandi masse della sovrappopolazione relativa latente, e perfino gli operai occupati, nelle nuove branche. (…) Viene assorbita una parte dell’esercito operaio di riserva, la cui pressione manteneva più basso il salario. I salari crescono generalmente, perfino nelle parti del mercato del lavoro finora bene occupate. Ciò dura finché l’inevitabile ‘crack’ libera di nuovo l’esercito operaio di riserva e i salari vengono di nuovo compressi al loro minimo e oltre”” [Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. I, capitolo 16. La rotazione del capitale variabile’, Roma, 1970] (pag 332)”,”MADx-023-M4″ “MARX Karl, a cura di Raniero PANZIERI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. II.”,” Lenin sulla teoria della realizzazione in Marx (pag 226-227) “”Se Struve è turbato dal fatto che “”la realizzazione compiuta è l’ideale della produzione capitalistica, ma non è affatto la sua realtà””, allora gli ricorderemo che anche tutte le altre leggi del capitalismo, scoperte da Marx, raffigurano soltanto l’ideale del capitalismo ma non sono affatto la sua realtà. “”Noi abbiamo per scopo – scriveva Marx – di presentare l’organizzazione interna del metodo capitalistico di produzione solo nel suo, per così dire, tipo ideale medio”” (“”in ihrem idealen Durchschmitt”” (Das Kapital, III, 2, 367)). La teoria del capitale presuppone che l’operaio riceva il pieno valore della sua forza-lavoro. Questo è l’ideale del capitalismo, ma non è affatto la sua realtà. La teoria della rendita presuppone che tutta la popolazione agricola si suddivida in proprietari, capitalisti e operai salariati. Questo è l’ideale del capitalismo, ma non è affatto la sua realtà. La teoria della realizzazione presuppone una distribuzione proporzionale della produzione. Questo è l’ideale del capitalismo ma non è affatto la sua realtà. Il valore scientifico della teoria di Marx sta nel fatto che essa ha spiegato il processo della riproduzione e della circolazione del capitale complessivo sociale. La teoria di Marx ha inoltre dimostrato come si attua in pratica la contraddizione propria del capitalismo per cui l’enorme aumento della produzione non viene affatto accompagnato da un aumento corrispondente del consumo popolare. Perciò la teoria di Marx, non soltanto non riprende i temi apologetici borghesi (come sembra a Struve), ma al contrario ‘fornisce una potentissima arma contro l’apologetica’. Da questa teoria si ricava che ‘perfino’ se la riproduzione e la circolazione del capitale complessivo sociale avviene in modo ideale, senza scosse e proporzionale, la contraddizione fra l’aumento della produzione e la ristrettezza del consumo è inevitabile. ‘Per di più’, in realtà il processo della realizzazione si compie non in maniera proporzionale, ideale e senza scosse, ma soltanto attraverso “”difficoltà””, “”oscillazioni””, “”crisi””, ecc. La teoria della realizzazione di Marx fornisce inoltre una potentissima arma non soltanto contro l’apologetica, ma anche contro la critica reazionaria piccolo-borghese del capitalismo, alla quale i nostri populisti hanno cercato di dare man forte con la loro errata teoria della realizzazione. La concezione marxista della realizzazione porta invece inevitabilmente a riconoscere il carattere storico progressivo del capitalismo (sviluppo dei mezzi di produzione e, di conseguenza, anche delle forze produttive della società) e non per questo attenua, ma al contrario spiega il carattere storicamente transitorio del capitalismo”” [V.I. Lenin, “”Ancora sulla teoria della realizzazione””, Opere complete, IV ediz, vol. 4, pp. 69-73] [(in appendice a:) Karl Marx, a cura di Raniero Panzieri, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. II’, Roma, 1970] (pag 226-227)”,”MADx-023-M5″ “MARX Karl, a cura di Maria Luisa BOGGERI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. I.”,”La legge della caduta tendenziale del saggio del profitto “”La legge del saggio decrescente del profitto, che si esprime con lo stesso saggio del plusvalore o anche con un saggio crescente, dice in altre parole: data una qualsiasi determinata quantità di capitale medio sociale, ad esempio 100, vi è un aumento continuo della parte di esso rappresentata dai mezzi di lavoro, e una continua diminuzione della parte rappresentata dal lavoro vivo. Dato che la massa complessiva di lavoro vivo aggiunto ai mezzi di produzione diminuisce in proporzione al valore di essi, anche il lavoro non pagato e la parte di valore che lo rappresenta diminuiscono in rapporto al valore del capitale complessivo anticipato. Ovvero: una parte sempre più piccola del capitale complessivo impiegato si converte in lavoro vivo, e quindi il capitale complessivo assorbe, in proporzione alla sua entità, un’aliquota sempre più piccola di pluslavoro, benchè il rapporto tra la parte non pagata e quella pagata del lavoro impiegato possa aumentare al medesimo tempo. La diminuzione proporzionale del capitale variabile e l’aumento proporzionale del capitale costante, sebbene in senso assoluto essi crescano entrambi, è, come è già stato detto, solo una diversa espressione dell’aumentata produttività del lavoro”” [K. Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. I., Roma, 1970] [Terza sezione. La legge della caduta tendenziale del saggio del profitto. Capitolo XIII. La legge in quanto tale] (pag 267) Loria (pag 24-25; 26-27) “”Ma questo non è che un piccolo esempio della maniera del signor Loria. Egli ci assicura che tutte le teorie di Marx poggiano su ‘un consaputo sofisma’ (in italiano nel testo); che Marx non recede davanti a paralogismi, pur ‘sapendoli tali’ (in italiano nel testo) e così via. E dopo che con tutta una sequela di simili grossolane barzellette ha fornito ai suoi lettori il necessario per considerare Marx come un arrivista alla Loria che mette in scena le sue medesime trovate con gli stessi scorretti mezzucci da ciarlatano del professore padovano, egli può confidar loro un importante segreto; ed eccoci così ricondotti al saggio del profitto. Il signor Loria dice: secondo Marx, la massa del plusvalore (che Loria qui identifica con il profitto) prodotta in un’impresa capitalistica industriale, dipende dal capitale variabile ivi impiegato, non producendo il capitale costante alcun profitto. Ma ciò è in contrasto con la realtà: giacché in pratica il profitto è in ragione non del capitale variabile, ma del capitale complessivo. E Marx stesso se ne avvede (I, cap. XI) () e ammette che in apparenza i fatti contraddicono la sua teoria. ma come risolve la contraddizione? Rinviando i suoi lettori ad un successivo volume non ancora apparso. A proposito del qual volume già in precedenza Loria aveva detto ai ‘suoi’ lettori che non riteneva che Marx avesse mai pensato un solo istante di scriverlo; ed eccolo ora gridare trionfalmente: “”Non a torto io ho affermato che questo secondo volume con cui Marx minaccia continuamente i suoi avversari senza che essa appaia, questo volume può essere ‘un ingegnoso spediente ideato dal Marx a sostituzione degli argomenti scientifici'”” (in italiano nel testo). E chi non si è ancora convito che Marx si trova sullo stesso piano di ciarlatanismo scientifico dell”illustre’ (in italiano nel testo) Loria, è davvero un incorreggibile senza rimedio. Questo dunque abbiamo imparato: secondo il signor Loria la teoria marxista del plusvalore è assolutamente inconciliabile con la realtà di un saggio generale ed uniforme del profitto. Apparve allora il secondo libro, e con esso la questione da me pubblicamente posta proprio su questo stesso punto. Se il signor Loria fosse stato uno di noi timidi tedeschi, si sarebbe trovato in imbarazzo. Ma egli è un meridionale ardito, originario di un paese caldo, dove – come egli può testimoniare – la sfrontatezza è in certo senso una condizione naturale. Il problema del saggio del profitto è pubblicamente posto. Il signor Loria lo ha pubblicamente dichiarato insolubile. E appunto per questo egli supererà se stesso dandone pubblicamente la soluzione. Tale miracolo fu compiuto con un articolo dedicato al citato scritto di Conrad Schmidt. (…). L’Italia è la terra della classicità. Dalla grande epoca in cui spuntò sul suo orizzonte l’alba della civiltà moderna, essa ha prodotto grandi caratteri, di classica ineguagliata perfezione, da Dante a Garibaldi. Ma anche l’età della decadenza e della dominazione straniera le ha lasciato maschere classiche di caratteri fra cui due tipi particolarmente elaborati: Sganarello e Dulcamara. La loro classica unità noi la vediamo impersonata nel nostro ‘illustre’ (in italiano nel testo) Loria”” (pag 24-25-26-27) [Friedrich Engels, Prefazione al volume di K. Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. I’, Roma, 1970][* Si allude evidentemente al cap. IX: confronta I, p. 321 (Red. IMEL) (vedi nella presente edizione I, 1, p. 335)]”,”MADx-023-M6″
“MARX Karl, a cura di Maria Luisa BOGGERI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. II.”,”””Tutti questi titoli non sono in realtà che una accumulazione di diritti, titoli giuridici, sulla produzione futura, e il loro valore monetario o valore-capitale non costituisce capitale, come ad es. nel caso del debito pubblico, oppure è determinato in modo completamente indipendente dal valore del capitale reale che essi rappresentano. In tutti i paesi a produzione capitalistica esiste una massa enorme di cosiddetto capitale produttivo d’interesse o di ‘moneyed capital’ sotto questa forma. E per accumulazione del capitale monetario si deve intendere in gran parte esclusivamente l’accumulazione di questi diritti sulla produzione, l’accumulazione del prezzo di mercato, del valore-capitale illusorio di questi diritti. Una parte del capitale bancario è dunque investita in questi cosiddetti titoli fruttiferi. Si tratta di una parte del capitale di riserva, che non interviene nelle effettive operazioni di banca. La parte più importante è costituita da cambiali, ossia da promesse di pagamento da parte di capitalisti industriali o di commercianti. Per chi dà denaro in prestito, queste cambiali rappresentano titoli fruttiferi; ossia al momento dell’acquisto viene detratto l’interesse per il tempo che manca alla loro scadenza. E’ questa l’operazione che si chiama sconto. (…) Con lo sviluppo del capitale produttivo d’interesse e del sistema produttivo ogni capitale sembra raddoppiarsi e in alcuni casi triplicarsi a causa dei diversi modi in cui lo stesso capitale o anche lo stesso titolo di credito appare in forme di verse in mani diverse. La maggior parte di questo “”capitale monetario”” è puramente fittizio. Ad eccezione del fondo di riserva, tutti i depositi non sono altro che crediti sul banchiere, che non si trovano però mai in deposito. In quanto essi servono alle transazioni di compensazione, hanno la funzione di capitale per i banchieri, dopo che questi li hanno dati in prestito. I banchieri si pagano reciprocamente i rispettivi assegni su depositi che non esistono mediante cancellazione reciproca di questi crediti”” [Karl Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. II, a cura di Maria Luisa Boggeri, Roma, 1970] (pag 161-162)”,”MADx-023-M7″
“MARX Karl, a cura di Maria Luisa BOGGERI”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. III.”,”Rendita fondiaria non si deve confondere con l’interesse del capitale incorporato sul suolo. Cita libro di A.A. Walton ‘History of the Landed Tenures of Great Britain and Ireland’, Londra, 1865 (p. 14) Rendita fondiaria, proprietà terriera e proprietà edilizia (pag 15-16-17)”,”MADx-023-M8″
“MARX Karl – TROTSKY Leon”,”Carlo Marx presentato da Leone Trotzki.”,”Leon Trotsky scrive il saggio introduttivo di 65 pagine. A ciò segue la riduzione del primo volume del Capitale. Catena di crisi. “”La fine del secolo scorso e gli inizi del presente sono stati caratterizzati da progressi così preponderanti del capitalismo che le crisi cicliche parvero solo turbamenti “”accidentali””. Negli anni del quasi universale ottimismo capitalistico, i critici di Marx ci promisero che gli sviluppi nazionali e internazionali di ‘trusts’, consorzi e cartelli, introducendo un controllo pianificato dei mercati, presagivano il trionfo definitivo sulle crisi. Secondo Sombart, le crisi erano già state “”abolite”” prima della guerra del ’14-’18 dal meccanismo dello stesso capitalismo, onde “”il problema della crisi ci lascia oggi virtualmente indifferenti””. Ora, a soli dieci anni di distanza, queste parole suonano come inutile beffa, mentre solo nella nostra epoca la previsione di Marx si annuncia nella piena misura della sua tragica urgenza. (…) La crisi del 1929 scoppiò negli S.U., un anno dopo che Sombart aveva proclamato l’estrema indifferenza della sua “”teoria scientifica”” al problema stesso della crisi. Dal vertice di una prosperità senza precedenti l’economia degli S.U. fu precipitata nell’abisso d’una mostruosa depressione. Nessuno ai tempi di Marx avrebbe potuto concepire convulsioni di tanta ampiezza! Il reddito nazionale degli S.U. era giunto per la prima volta, nel 1920, a sessantanove miliardi di dollari, ma per cadere non più tardi dell’anno dopo a cinquanta miliardi, una diminuzione, cioè, del 27%. Grazie alla prosperità degli anni successivi il reddito nazionale risalì, nel 1929, al suo massimo culmine: 81 miliardi di dollari, che però si riducevano nel 1932 a quaranta, diminuzione d’oltre la metà! Nei nove anni 1930-1938 vennero perduti circa 43 milioni di anni, uomo-lavoro e 133 miliardi di dollari del reddito nazionale, prendendo come base lavoro e reddito del 1929, quando c’erano soltanto 2 milioni di disoccupati. Se tutto ciò non è anarchia, che cosa mai può dunque significare questa parola? Le menti e i cuori degli intellettuali della classe media e dei burocrati delle associazioni sindacali operaie, furono quasi completamente affascinati dalle conquiste del capitalismo nel periodo che va dalla morte di Marx alla Guerra Mondiale. L’idea del progresso graduale (“”evoluzione””) sembrava essersi affermata per ogni tempo, laddove l’idea di rivoluzione era considerata un mero relitto di barbarie. Alle previsioni marxiste vennero opposte quelle qualitativamente contrarie sulla distribuzione più equilibrata del reddito nazionale, sull’attenuarsi delle contraddizioni di classe e sulla graduale riforma della società capitalistica. Jean Jaurès, il più acuto dei socialdemocratici di quell’epoca classica, sperava di riempire gradualmente di sostanza sociale la democrazia politica. In ciò sta l’essenza del riformismo. Questa era l’alternativa della previsione. Che cosa ne resta? La vita del capitalismo monopolistico nel nostro tempo è tutta una catena di crisi. Ogni crisi è una catastrofe”” (pag 31-34) [Leon Trotsky, ‘Carlo Marx, presentato da Leon Trotzki’, 1949]”,”MADS-683″
“MARX Karl”,”Glosse marginali al Manuale di economia politica di Adolph Wagner.”,”Testi da sito ‘homolaicus. com’ e ‘capire il capitale’ Le Glosse si trovano in un quaderno di estratti degli anni 1881-82 “”Riproduciamo questo testo di Marx poco noto, in quanto è l’ultimo suo scritto di carattere economico e tradotto in italiano (sono state, infatti, rinvenute più di 1000 pagine di scritti inediti di Marx in materia economica durante la preparazione della nuova edizione delle opere complete di Marx ed Engels in corso in Germania). L’argomento trattato è la teoria del valore-lavoro che viene qui ribadita e precisata. Le Glosse si trovano in un quaderno di estratti degli anni 1881-82, che porta il titolo di ‘Oekonomisches en general’ (X). La traduzione è di Mario Tronti e le glosse sono state riprese dalla raccolta a sua cura:; Marx, scritti inediti di economia politica, ER, 1963, pp. 207.”” La confusione dei professori tedeschi “”Ciò che urta il signor Wagner, nella mia esposizione, è che io non gli uso la compiacenza di seguire gli “”sforzi”” professorali tedesco-patriottici nel confondere valore d’uso e valore. La società tedesca, sia pure molto post festum, è tuttavia giunta a poco a poco dall’economia naturale feudale, o almeno dal prevalere di essa, all’economia capitalistica; ma i professori stanno ancora sempre, com’è naturale, con un piede nel vecchio sudiciume. Da servi della gleba dei proprietari fondiari essi si sono trasformati in servi della gleba dello Stato, vulgo del governo. Anche il nostro vir obscurus – il quale non ha mai rilevato che il mio metodo ‘analitico’, che non parte ‘dall”””uomo”” ma da un dato periodo economico della società, non ha nulla in comune con il metodo dei professori tedeschi di combinare assieme dei concetti (“”con le parole si contende bene, con le parole si può costruire un sistema””) – dice perciò: “”Io dò la preminenza, d’accordo con la concezione di Rodbertus e anche con quella di ‘Schäffle’, al carattere di ‘valore d’uso’ di ogni ‘valore’, e tanto più metto in rilievo la valutazione del valore d’uso ‘in quanto’ la valutazione del valore di scambio non è assolutamente applicabile a molti dei più importanti beni economici”” (cosa che lo costringe a trovare delle scuse? E’ dunque come servitore dello Stato che si sente in dovere di confondere valore d’uso e valore!); “”così ad esempio ‘non’ è applicabile ‘allo Stato’ e alle sue prestazioni, e neppure ad altri rapporti di economia pubblica”” (p. 49 nota). Ciò ricorda gli antichi chimici, prima che esistesse una scienza della chimica, (…). Tali chiacchiere concludono a questo: poiché certi beni, come appunto ‘lo Stato’ (un bene!) e le sue “”prestazioni”” (ossia le prestazioni dei suoi professori di economia politica) ‘non sono’ “”merci””, i caratteri opposti contenuti nelle “”merci”” stesse (che appaiono ‘espressamente’ anche nella ‘forma di merce’ del prodotto del lavoro) devono essere confusi l’un con l’altro. Di Wagner e consorti è del resto difficile dire che guadagnano di più quando le loro prestazioni vengono valutate secondo il loro “”valore d’uso””, secondo il loro “”contenuto”” materiale, che non quando lo sono secondo il loro “”contenuto”” (determinato dalle “”tariffe sociali””, come si esprime Wagner), ossia secondo la loro remunerazione. (L’unica cosa chiara che sta al fondo della confusione tedesca è che, nella lingua, le parole ‘valore’ o ‘pregio’ (Wert oder Würde) furono dapprima applicate alle cose utili stesse, che esistevano da lungo tempo, come “”prodotti del lavoro””, prima di diventare ‘merci’. Ma questo ha tanto a che fare con la definizione scientifica del “”valore delle merci”” quanto la circostanza che presso gli antichi la parola sale fu dapprima usata per il sale da cucina e che perciò anche lo zucchero ecc., da Plinio in poi, figura come ‘specie salina’ [come tutti i corpi solidi incolori solubili in acqua e con gusto particolare], – dunque la categoria chimica “”sale”” contiene in sé zucchero ecc.)”” (pag 178-179) Karl Marx, ‘Scritti inediti di economia politica’, Roma, 1963)”,”MADx-895″
“MARX Karl”,”Salaires, prix et profits.”,”””L’oeuvre de Karl Marx: ‘Salaires, prix et profits”” est née d’une discussion sur les syndicats qui eut lieu au sein du Conseil général de l’Association générale des travailleurs’ (1re Internationale). Cette discussion, qui s’explique par l’épidémie de grèves pour augmentations de salaires, existant alors, commença le 2 janvier 1865, mais c’est du 20 au 27 juin qu’elle s’engagea à fond entre Marx et Weston. Le Conseil général décida l’impression du discours de Marx. Cette décision ne fut pas executée, et ce ne fut qu’après la mort d’Engels qu’on trouva dans ses papiers le manuscrit anglais de Marx, qui fut publié par sa fille Eléonore en 1898. La première traduction française en fut faite par Charles Longuet (Edition Giard et Brière). Le discours de Marx comprend deux parties. Dans la première, Marx critique la théorie du salaire de Weston, dans la seconde (…) il expose sa théorie célèbre de la valeur et de la plusvalue. John Weston, l’adversaire de Marx, ètait membre du Conseil général de l’Association internationale des travailleurs. Dans une lettre à Engels, du 4 novembre 1864, Marx caractérise Weston de la façon suivante: “”D’ailleurs un vieux disciple de Owen, Weston, aujourd’hui fabricant lui-même, un brave homme tout à fait charmant, a établi un programme d’une confusion extrême et d’une prolixité inouïe””. En ce qui concerne l’objet de sa discussion avec Marx, Weston, comme nous l’indiqua Marx dans sa critique, estimait que l’ensemble de la production nationale d’un part, et le montant des salaires réels d’autre part, sont des grandeurs constantes fixées par des lois économiques inéluctables, que la volonté des capitalistes, ou l’effort ouvrier ne peuvent essentiellement modifier. Une hausse des salaires amènerait automatiquement une augmentation des prix des marchandises sans aucun avantage pour les ouvriers. Ensuite, ajoutait Weston, s’il se produisait une hausse générale des salaires, il serait même impossible de payer ceux ci, la quantité de l’argent en circulation étant fixe. Comme le fait remarquer Marx, l’assertion que “”les salaires déterminent les prix des marchandises”” revient à dire que “”la valuer est déterminée par la valeur””; mais qu’est-ce que la valeur? Ici Marx, ayant terminé l’exposé critique des idées de Weston, établit magistralement, comme on le verra dans les pages qui suivent, en quoi consistent la valeur et la plus-value. De l’établissement de ces prémisses scientifiques, il aboutit, par une série de démonstrations – dont on admirera la rigueur logique – à l’affirmation de la nécessité de l’action de classe du prolétariat”” [Introduzione a Karl Marx: ‘Salaires, prix et profits, Paris, 1945]”,”MADx-820″
“MARX Karl”,”Salario, prezzo e profitto.”,”In questo breve corso di economia, esemplare per rigore scientifico e chiarezza di esposizione, Marx spiega il rapporto tra salario e profitto nella società capitalistica sulla base delle leggi economiche fondamentali da lui realizzate nel Capitale. Il cittadino Weston ha dimenticato, a sua volta, che la zuppiera nella quale mangiano gli operai è riempita dell’intero prodotto del lavoro nazionale e che ciò che impedisce loro di prenderne di più. non è né la piccolezza della zuppiera, né la scarsità del suo contenuto, ma soltanto la piccolezza dei loro cucchiai.”,”MADx-012-FL”
“MARX Karl”,”La scoperta dell’economia.”,”Si leggano i brani dove il denaro appare come l’universale mediatore umano il Cristo dell’al di qua.”,”MADx-013-FL”
“MARX Karl”,”Lord Palmerston.”,”””La Palmerstonite è un fenomeno così straordinario che si è tentati di considerarlo artificioso, creato non per il consumo interno, ma come prodotto d’esportazione per il consumo estero””. “”Benchè settantenne e dopo aver occupato quasi senza interruzione la scena pubblica fin dal 1807, egli riesce a rimanere una novità e a suscitare tutte quelle speranze che di solito si accentrano su un giovane promettente e alle prime armi. Egli è già con un piede nella fossa, eppure si ritiene che non abbia ancora iniziato la sua vera carriera. Se dovesse morire domani, tutta l’Inghilterra si stupirebbe apprendendo che è stato ministro per metà di questo secolo””. “”Grazie al suo umorismo riesce ad ingraziarsi tutti. Grazie alla sua calma imperturbabile trionfa su un avversario appassionato. Quando non è in grado di padroneggiare un argomento sa come rigirarlo. Se le idee generali gli fanno difetto, è sempre pronto a intessere una ragnatela di eleganti genericità””.”,”MADx-014-FL”
“MARX Karl; a cura di Giorgio GIORGETTI”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.”,”Nell’esame di un periodo storico complicato, denso di avvenimenti e svolte improvvise, Marx dimostra come sia possibile cogliere i movimenti profondi che si verificano nella base della società e le loro tendenze di sviluppo, offrendo un modello eccellente di interpretazione materialistica della storia.”,”MADx-016-FL”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo – parte prima.”,”””Il fisico osserva i processi della natura là dove essi si manifestano nella forma più pregnante e meno oscurata da influssi disturbatori, oppure, ove è possibile, egli fa esperimenti in situazioni tali che gli assicurino un puro svolgersi del processo. Quel che io debbo indagare in questa opera è il ‘modo di produzione capitalistico’ e i suoi corrispondenti ‘rapporti di produzione e di scambio’. L’Inghilterra finora è la loro classica sede. Questo è il motivo principale per cui essa può esser presa d’esempio per lo svolgimento della mia teoria. Ma qualora il lettore tedesco dovesse farisaicamente alzar le spalle in merito alle condizioni degli operai inglesi dell’industria e dell’agricoltura o mettesse a tacere la sua coscienza ottimisticamente pensando che in Germania le cose son ben lontane da star così male, io debbo gridargli: ‘De te fabula narratur!’ (1). In se stesso non si tratta del maggiore o minore grado di sviluppo degli antagonismi sociali, quali sorgono dalle leggi naturali della produzione capitalistica. Si tratta ‘proprio di queste leggi’, di queste ‘tendenze’ che agiscono e si fanno valere con ferrea necessità. Il paese industrialmente più sviluppato non fa che mostrare al meno sviluppato l’immagine del suo avvenire”” (pag 2-3) [Karl Marx, Prefazione alla prima edizione del ‘Capitale’, 1867, Roma, 1967] [(1) ‘Si parla proprio di te!]”,”MADx-017-FPA”
“MARX Karl, a cura di Saul K. PADOVER”,”On Religion.”,”La borghese ‘libertà d coscienza’ “”””Freedom of conscience””! If one desired at this time of the ‘Kultur-kampf’ (1) to remind liberalism of its old catchwords, it surely could have been done only in the following form: Everyone should be able to attend to his religious as well as his bodily needs without the police sticking their noses in. But the Workers’ party ought at any rate in this connection to have expressed its awareness of the fact that bourgeois “”freedom of conscience”” is nothing but the toleration of all possible kinds of religious freedom of conscience, and that for its part it endeavours rather to liberate the conscience from the witchery of religion. But one chooses not to transgress the “”bourgeois”” level”” [Karl Marx, ‘Critique of the Gotha Program – Marginal Notes to the Program of the German Workers Party’, May, 1875. For the complete text; see ‘Karl Marx on Revolution’, vol. I of The Karl Marx Library (1971), pp. 488-506] [Karl Marx, a cura di Saul K. Padover, On Religion, New York, 1974] [(1) Cultural struggle, the reference is to Bismarck’s struggle with the Catholic Church in Germany] (pag 148)”,”MADx-821″
“MARX Carlos”,”El 18 Brumario de Luis Bonaparte.”,”””La ley de 31 de mayo de 1850 era el ‘coup d’état’ de la burguesía. Todas las conquistas anteriores hechas por ella contra la revolución tenían un carácter meramente provisional”” (pag 81)”,”MADx-822″
“MARX Karl”,”Histoire des doctrines économiques. Tome II. Depuis les origines de la théorie de la plus-value jusqu’à Adam Smith. (suite et fin). [Ricardo]”,”J. Molitor agrégé de l’Université inspecteur d’académie “”Dans la production non matérielle, même quand elle n’est faite que pour l’échange et qu’elle produit donc des marchandises, deux hypothèses sont possibles. 1. Elle a pour résultat des marchandises, des valeurs d’usage, ayant une forme personnelle, distincte du producteur et du consommateur. Ces marchandises peuvent donc exister dans l’intervalle qui sépare la production de la consommation, circuler et se vendre: tels sont les livres, les tableaux, toutes les oeuvres d’art, qui ne sont pas liés à l’acte même des artistes. Dans ce cas, la production capitaliste ne trouve qu’une application très limitée. Un auteur peut, par exemple exploiter toute une série de collaborateurs secondaires pour l’établissement d’une oeuvre commune, mettons une encyclopédie. On s’en tient d’ordinarire, dans ces cas, aux formes conduisant à la production capitaliste: les divers producteurs artistiques, scientifiques ou littéraires, travaillent pour un acheteur commun, le libraire. Ce système n’est pas encore, pas même en théorie, de la production capitaliste proprement dite. Que, dans ces formes de transition, l’exploitation du travail soit précisément le plus intense, cela ne change rien à la chose. 2. La production ne peut se séparer de l’acte même. C’est le cas pour tous les exécutants, artistes, acteurs, professeurs, médecins, prêtres, etc. Ici encore la production capitaliste est très limitée et ne peut se faire que dans certaines sphères. Dans les établissements d’enseignement par exemple, les professeurs peuvent n’être que de simples salariés aux gages du directeur. C’est fréquent en Angleterre. Vis-à vis du directeur, ce sont des ouvriers productifs, bien qu’ils ne le soient pas vis-à-vis des élèves. Le directeur échange son capital contre leur force de travail et s’enrichit par cette opération. Même observation pour les directeurs de théâtre, de concerts, etc. Artiste pour le public, l’acteur est ouvrier productif pour son directeur. Mais tous ces phénomènes de la production capitaliste sont insignifiants quand on les compare à l’ensemble.”” (pag 211-212) [Karl Marx, Appendice: ‘L’idée du travail productif’ (in) Histoire des doctrines économiques. Tome II. Depuis les origines de la théorie de la plus-value jusqu’à Adam Smith. (suite et fin). [Ricardo], Paris, 1947]”,”MADx-823″
“MARX Karl”,”Histoire des doctrines économiques. Tome III. Ricardo.”,”J. Molitor agrégé de l’Université inspecteur d’académie”,”MADx-824″
“MARX Karl”,”Histoire des doctrines économiques. Tome VIII. De Ricardo à l’économie vulgaire (Suite et fin).”,”J. Molitor agrégé de l’Université inspecteur d’académie Salario di sorveglianza. “”D’autre part cette forme de l’interêt donne à l’autre parie du profit la forma qualificative du profit industriel, du salaire dù au travail, du capitaliste industriel considéré non pas comme capitaliste; mais comme ouvrier (industriel). Les fonctions particuliers que le capitaliste comme tel doit exercer dans le procès de travail et qui le distinguent précisement de l’ouvrier sont données comme de simples fonctions d’ouvriers. Il crée de la plus-value, non parce qu’il travaille “”comme capitaliste””, mais parce que, capitaliste, il “”travaille””. Tout comme si l’on disait d’un roi qui commande nominalement l’armée qu’il ne la commande pas parce que, propriétaire de la dignité royale, il joue au général, mais qu’il est roi parce qu’il commande et exerce les fonctions de général. Si donc une partie de la plus-valeur est, comme intêret, complètement mise à part et séparée du procès d’exploitation, l’autre partie est, dans le profit industriel, donnée comme son contraire direct, non par appropriation de travail étranger, mais création de valeur par le propre travail. Cette dernière partie n’est donc plus du tout de la plus-value, mais un équivalent pour du travail fait”” (pag 173-174) [Karl Marx, Histoire des doctrines économiques. Tome VIII. De Ricardo à l’économie vulgaire (Suite et fin), Paris, 1949]”,”MADx-825″
“MARX Karl”,”Forme economiche precapitalistiche.”,” Il saggio è parte di un voluminoso manoscritto redatto da Marx nel 1857-58, in preparazione del suo ‘Per la critica dell’economia politica’ e del ‘Capitale’. Il manoscritto fu pubblicato a Mosca nel 1939-41 con il titolo di ‘Grundrisse der Kritik der Politischen Ökonomie’, anche se brevi estratti di esso erano già apparsi nel 1903 sulla ‘Neue Zeit’. (pag 7) Dispotismo orientale “”La mancata conoscenza delle ‘Formen’ ha fatto sí che, nel passato, la discussione sul sistema orientale sia sempre stata basata soprattutto sulle lettere precedenti di Marx ed Engels, e sugli articoli di Marx sull’India (lettere e articoli del 1853) (1) dove – d’accordo con le opinioni dei precedenti osservatori stranieri – la caratteristica del sistema è individuata nell'””assenza della proprietà della terra””. Ciò si riteneva dovuto a condizioni particolari che esigevano un’eccezionale centralizzazione, come per esempio la necessità di lavori pubblici e di opere di irrigazione in zone che altrimenti non avrebbero potuto essere coltivate efficacemente. Tuttavia, dopo un esame più approfondito, Marx ritenne evidentemente che la caratteristica fondamentale del sistema fosse “”il combinarsi della manifattura e dell’agricoltura all’interno della piccola comunità… ‘self-sustaining'”” che cosí “”contiene in sé tutte le condizioni della riproduzione e della produzione in eccedenza”” (p. 72) e che pertanto resistette alla disgregazione e all’evoluzione economica più tenacemente di qualsiasi altro sistema (p. 85). L’assenza teorica di proprietà nel “”dispotismo orientale”” nasconde la “”proprietà tribale o comunitaria”” che è alla sua base (p. 72). Tale sistema può essere decentralizzato o centralizzato , “”più dispotico e più democratico”” nella sua forma, e variamente organizzato. Quando queste piccole unità comunitarie fanno parte di una più larga unità, esse possono dedicare una frazione della loro produzione eccedente a “”‘fronteggiare le spese della comunità come tali’, cioè per la guerra, per il culto ecc.”” (p. 72), e per le attività economiche necessarie come l’irrigazione, il mantenimento delle vie di comunicazione, che così appariranno “”come lavoro dell’unità superiore, del governo dispotico che si erge al di sopra delle piccole comunità”” (p. 73). Tuttavia, questa alienazione del prodotto in eccedenza contiene i germi del “”‘dominium’ signorile nel significato originario”” (p. 72), e il feudalesimo (servitù) può svilupparsi da essa”” (pag 31-32) [prefazione di E.J. Hobsbawm a K. Marx, ‘Forme economiche precapitalistiche’, Roma, 1970] [(1) Soprattutto Marx a Engels, 2 giugno 1853; Engels a Marx, 6 giugno 1853; Marx a Engels, 14 giugno 1853. ‘Carteggio’, cit., II, pp. 210-225] “”E’ insito nel concetto di capitale, come abbiamo visto, che, nel suo sorgere, esso proviene dal ‘denaro’, e quindi dal patrimonio che esiste sotto forma di denaro. E’ pure insito in questo concetto che il capitale, in quanto proveniente dalla circolazione, appaia come ‘prodotto’ della circolazione. La formazione del capitale pertanto non deriva dalla proprietà fondiaria (in questo caso al massimo dall”affittuario’ in quanto egli commercia in prodotti agricoli); e neppure dalla corporazione (sebbene a quest’ultimo proposito ci sia una possibilità); ma dal patrimonio mercantile ed usurario. Questo però trova le condizioni per comprare il lavoro libero solo quando quest’ultimo è staccato attraverso un processo storico dalle sue condizioni obiettive di esistenza. Solo allora questo patrimonio trova la possibilità di comprare queste stesse ‘condizioni’. Nelle condizioni della corporazione, ad esempio, il semplice denaro, che non è esso stesso della corporazione, ma del maestro, non può comprare i telai su cui fare lavorare altre persone; è prescritto su quanti telai una persona può lavorare, ecc.. In breve lo strumento stesso è ancora talmente fuso con il lavoro vivo stesso, del quale esso appare dominio, che esso in realtà non circola. Ciò che rende capace il patrimonio monetario di diventare capitale è il fatto che esso trova da una parte i lavoratori liberi; in secondo luogo trova i mezzi di sussistenza e i materiali, ecc., che altrimenti ‘d’une manière ou d’une autre’ sarebbero ‘proprietà’ delle masse ormai private delle condizioni obiettive, come pure divenute ‘libere’ e ‘vendibili’. L’altra condizione del lavoro però – una certa abilità di mestiere, lo strumento come primo mezzo di lavoro, ecc. – in questo periodo iniziale o primo periodo del capitale è ‘trovata’ da questo ‘già esistente’, in parte come risultato delle corporazioni cittadine, in parte dell’industria domestica legata, come accessorio, all’agricoltura. Il processo storico non è il risultato del capitale, ma presupposto di questo. Attraverso questo processo anche il capitalista poi si pone come mediatore (storico) tra la proprietà fondiaria ovvero tra la proprietà in generale e il lavoro. Delle fantasie sentimentali, secondo cui il capitalista e l’operaio si associano, ecc., la storia non ne sa nulla, né se ne trova traccia nello sviluppo del concetto di capitale. Sporadicamente la ‘manifattura’ si può sviluppare localmente in una cornice che appartiene ancora ad un periodo del tutto diverso, come ad esempio nelle città italiane ‘accanto’ alle corporazioni. Ma come forma generalmente predominante di un’epoca, le condizioni del capitale debbono essere sviluppate non solo localmente, ma su larga scala. (A ciò non si oppone il fatto che con la disgregazione delle corporazioni alcuni maestri si mutino in capitalisti industriali; tuttavia, nella natura della cosa, il caso è raro, Nel complesso la corporazione scompare e scompare il maestro e il garzone, laddove sorge il capitalista e l’operaio”” [Karl Marx, ‘Forme economiche precapitalistiche’, Roma, 1970] (pag 111-112)”,”MADx-826″
“MARX Karl”,”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 1857-1858. Volume I.”,”””I due volumi che l’Istituto Marx-Engels-Lenin d Mosca ha pubblicato nel 1939-41 sotto il titolo di ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie’, raccolgono un gruppo di manoscritti di Marx fino allora in gran parte inediti e comunque non destinati alla stampa, redatti a Londra, alcuni tra il 1850 e il 1851, altri, i più importanti, tra la metà del 1857 e gli inizi del 1859. Il titolo, che è redazionale, è però ispirato ad un passo di una lettera di Marx ad Engels dell’8 dicembre 1857: “”Lavoro come un pazzo le notti intere – egli scriveva – a coordinare i miei studi economici, per mettere in chiaro almeno i ‘Grundrisse’ [i lineamenti fondamentali] prima del ‘déluge'””. Questi studi economici che Marx si accingeva a coordinare prima che nuovi impegni politici e pubblicistici, connessi con l’acuirsi della crisi economica in atto in quell’anno, lo assorbissero ancora una volta completamente, erano accumulati in una serie di quaderni di ‘excerpta’ (oltre che in grossi manoscritti di lavori già organicamente impostati) nei quali egli aveva sistematicamente fissato il materiale analitico che ricavava dalle sue letture, e le osservazioni positive che ne inquadravano di volta in volta il significato nell’ambito di quella ‘critica dell’economia politica’ che gli si era delineata nella mente fin dal 1844. Di questi quaderni di estratti esistono tre gruppi cronologicamente distinti: i primi due, anteriori al 1848, il terzo, posteriore. (…) Sulla base di questo materiale analitico (…) Marx inizia nel luglio del 1857 a tracciare ‘I lineamenti fondamentali’. Il primo tentativo in tal senso si interrompe dopo poche pagine: l’inizio di un discorso aspramente polemico sull’economia politica post-ricardiana, centrato su Bastiat e Cary. Il lavoro riprende alla fine di agosto e si interrompe di nuovo alla metà di settembre. Ma in questo breve lasso di tempo è sorta quella ‘Einleitung’ che Marx non pubblicherà mai, e che è universalmente nota da noi come ‘Introduzione del ’57’ vera e propria sinossi concettuale anticipata dell’opera che stava per nascere. Proprio nelle ultime pagine di questo testo Marx delinea, insieme con le coordinate metodologiche entro cui si svilupperà tutta “”l’esposizione critica del sistema dell’economia borghese””, un primo schema delle sezioni in cui pensava di articolare l’intera materia, non tralasciando un fitto elenco di temi e spunti specifici da riprendere e connettere al disegno generale. Assumendo questo schema generale come filo conduttore, scrive nell’ottobre il “”capitolo del denaro””, che occupa per intero il primo dei 7 quaderni che formano i veri e propri ‘Lineamenti’, e parte de secondo. A metà novembre affronta il “”capitolo del capitale””, la cui parte iniziale tuttavia è designata come “”capitolo del denaro come capitale””. (…) Del clima in cui furono scritti questi 7 quaderni, la migliore indicazione l’ha data Marx stesso nella lettera da noi citata. Un esame del carteggio marxiano di questo periodo e di altre fonti dirette e indirette ce ne darebbe un’idea compiuta, – ma non ripeteremo qui quanto è stato fin troppe volte narrato nelle innumerevoli biografie ed esposizioni del pensiero di Marx. Così come sarà sufficiente rileggere la citatissima caratterizzazione che Engels ha dato dello stile dei manoscritti di Marx, per avere un’idea seppur vaga delle condizioni linguistiche e stilistiche in cui il testo fu lasciato. Ma non è esagerato dire che quella descrizione engelsiana è obbiettivamente indulgente se riferita al testo che abbiamo tradotto, un manoscritto che tra l’altro Engels non dovette conoscere, se è vero che come “”prima redazione esistente”” dei “”temi esaminati nel I libro del ‘Capitale’, dalla trasformazione del denaro in capitale fino alla conclusione””, egli cita “”un manoscritto ‘Per la critica all’economia politica’, 1472 pagine in quarto in 23 quaderni, scritto dall’agosto 1861 al giugno 1863 […] continuazione del primo fascicolo dello stesso titolo, comparso a Berlino nel 1859″” (Prefazione al II libro del Capitale)””. (…)”” [dalla ‘Presentazione’ di Enzo Grillo, prima edizione 1968] [Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 1857-1858. Volume I, Firenze, 1997]”,”MADx-827″
“MARX Karl”,”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 1857-1858. Volume II.”,”””I due volumi che l’Istituto Marx-Engels-Lenin d Mosca ha pubblicato nel 1939-41 sotto il titolo di ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie’, raccolgono un gruppo di manoscritti di Marx fino allora in gran parte inediti e comunque non destinati alla stampa, redatti a Londra, alcuni tra il 1850 e il 1851, altri, i più importanti, tra la metà del 1857 e gli inizi del 1859. Il titolo, che è redazionale, è però ispirato ad un passo di una lettera di Marx ad Engels dell’8 dicembre 1857: “”Lavoro come un pazzo le notti intere – egli scriveva – a coordinare i miei studi economici, per mettere in chiaro almeno i ‘Grundrisse’ [i lineamenti fondamentali] prima del ‘déluge'””. Questi studi economici che Marx si accingeva a coordinare prima che nuovi impegni politici e pubblicistici, connessi con l’acuirsi della crisi economica in atto in quell’anno, lo assorbissero ancora una volta completamente, erano accumulati in una serie di quaderni di ‘excerpta’ (oltre che in grossi manoscritti di lavori già organicamente impostati) nei quali egli aveva sistematicamente fissato il materiale analitico che ricavava dalle sue letture, e le osservazioni positive che ne inquadravano di volta in volta il significato nell’ambito di quella ‘critica dell’economia politica’ che gli si era delineata nella mente fin dal 1844. Di questi quaderni di estratti esistono tre gruppi cronologicamente distinti: i primi due, anteriori al 1848, il terzo, posteriore. (…) Sulla base di questo materiale analitico (…) Marx inizia nel luglio del 1857 a tracciare ‘I lineamenti fondamentali’. Il primo tentativo in tal senso si interrompe dopo poche pagine: l’inizio di un discorso aspramente polemico sull’economia politica post-ricardiana, centrato su Bastiat e Cary. Il lavoro riprende alla fine di agosto e si interrompe di nuovo alla metà di settembre. Ma in questo breve lasso di tempo è sorta quella ‘Einleitung’ che Marx non pubblicherà mai, e che è universalmente nota da noi come ‘Introduzione del ’57’ vera e propria sinossi concettuale anticipata dell’opera che stava per nascere. Proprio nelle ultime pagine di questo testo Marx delinea, insieme con le coordinate metodologiche entro cui si svilupperà tutta “”l’esposizione critica del sistema dell’economia borghese””, un primo schema delle sezioni in cui pensava di articolare l’intera materia, non tralasciando un fitto elenco di temi e spunti specifici da riprendere e connettere al disegno generale. Assumendo questo schema generale come filo conduttore, scrive nell’ottobre il “”capitolo del denaro””, che occupa per intero il primo dei 7 quaderni che formano i veri e propri ‘Lineamenti’, e parte de secondo. A metà novembre affronta il “”capitolo del capitale””, la cui parte iniziale tuttavia è designata come “”capitolo del denaro come capitale””. (…) Del clima in cui furono scritti questi 7 quaderni, la migliore indicazione l’ha data Marx stesso nella lettera da noi citata. Un esame del carteggio marxiano di questo periodo e di altre fonti dirette e indirette ce ne darebbe un’idea compiuta, – ma non ripeteremo qui quanto è stato fin troppe volte narrato nelle innumerevoli biografie ed esposizioni del pensiero di Marx. Così come sarà sufficiente rileggere la citatissima caratterizzazione che Engels ha dato dello stile dei manoscritti di Marx, per avere un’idea seppur vaga delle condizioni linguistiche e stilistiche in cui il testo fu lasciato. Ma non è esagerato dire che quella descrizione engelsiana è obbiettivamente indulgente se riferita al testo che abbiamo tradotto, un manoscritto che tra l’altro Engels non dovette conoscere, se è vero che come “”prima redazione esistente”” dei “”temi esaminati nel I libro del ‘Capitale’, dalla trasformazione del denaro in capitale fino alla conclusione””, egli cita “”un manoscritto ‘Per la critica all’economia politica’, 1472 pagine in quarto in 23 quaderni, scritto dall’agosto 1861 al giugno 1863 […] continuazione del primo fascicolo dello stesso titolo, comparso a Berlino nel 1859″” (Prefazione al II libro del Capitale)””. (…)”” [dalla ‘Presentazione’ di Enzo Grillo, prima edizione 1968] [Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 1857-1858. Volume I, Firenze, 1997]”,”MADx-828″
“MARX Karl, a cura di Cyril MORANA”,”L’opium du peuple. Introduction de ‘Contribution à la critique de la philosophie du droit de Hegel.”,”Marx (pag 21-22) “”Le ‘statu quo’ allemand est en effet le ‘parachèvement ouvert de l’ancien régime’ (note: systématiquement en français dans le texte) et l”ancien régime’ est la ‘tare cachée de l’Etat moderne’. La lutte contre le présent politique allemand, c’est la lutte contre le passé des peuples modernes, et les réminiscences de ce passé ne cessent de les importuner. Il est instructif, pour les peuples modernes, de voir l”ancien régime’ qui a, chez eux, connu la tragédie, jouer la ‘comédie’, comme revenant allemand. L’ancien voir préexistant du monde, et la liberté une simple incidence personnelle, en un mot, tant qu’il croyait et devait croire lui-même à son droit. Tant que l”ancien régime’ luttait comme ordre réel du monde contre un autre monde naissant, il y avait de son côté une erreur historique, mais pas d’erreur personnelle. C’est pourquoi sa mort fut tragique. Le régime allemand actuel, au contraire, qui n’est qu’un anachronisme, une contradiction flagrante à des axiomes universellement reconnus, la nullité dévoilée au monde entier de l”ancien régime’, ne fait plus que s’imaginer qu’il croit à sa propre essence et demande au monde de pratiquer la même croyance. S’il croyait à sa propre ‘essence’, essaierait-il de la cacher sous l”apparence’ d’une essence étrangère et de trouver son salut dans l’hypocrisie et le sophisme? L”ancien régime’ moderne n’est plus que le comédien d’un ordre social dont les ‘héros réels’ sont morts. L’histoire ne fait rien à moitié et elle traverse beaucoup de phases quand elle veut conduire à sa dernière demeure une vieille forme sociale. La dernière phase d’une forme historique, c’est la ‘comédie’. Le dieux grecs, une première fois tragiquement blessés à mort dans le ‘Prométhée enchaîné’ d’Eschyle, eurent à subir une secondo mort, la mort comique, dans les ‘Dialogues’ de Lucien. Pourquoi cette marche de l’histoire? Pour que l’humanité se sépare ‘avec joie’ de son passé. Et cette ‘joyeuse’ destinée historique nous la revendiquons pour les puissance politiques de l’Allemagne”” (pag 21-22) [Karl Marx, ‘Introduction de ‘Contribution à la critique de la philosophie du droit de Hegel”] [(in) Karl Marx, ‘L’opium du peuple’, Paris, 2013]”,”MADx-829″
“MARX Carlo, a cura di Bruno MAFFI”,”Critica della economia politica.”,”””L’ondata rivoluzionaria si era spezzata: bisognava prenderne atto. E prenderne atto significava anzitutto reagire alla nuova situazione nel modo inverso a quello caro dell’idealismo piccolo-borghese dei responsabili cronici delle sconfitte politiche del proletariato: cercando nell’intelligenza dei fatti una guida per l’azione. Sarebbe dunque antistorico, antidialettico, antimarxista, cercare fuori della dinamica dei fatti, nella cronaca grigia della biografia, le ragioni del lungo silenzio di Marx in quegli anni. Anche questa cronaca ha il suo fondamento nella storia. Il Marx assillato dalle cambiali, che vive collaborando alla ‘New York Tribune’ (cioè aprendo un veicolo alla sua parola in un ambiente estraneo al suo e alle passate lotte della classe operaia) e si dibatte nello sforzo di conciliare le esigenze di vita di una famiglia spesso ai limiti della fame e le esigenze storiche di una classe che ha trovato in lui il teorico della sua lotta d’emancipazione, mentre l’economia capitalistica si riassesta concedendo al proletariato il respiro di migliorie salariali e preparandogli nello stesso tempo la guerra, questo Marx non è che l’avanguardia rivoluzionaria battuta nelle grandi battaglie del ’48, e tutta tesa, tra le difficoltà oggettive di una situazione di riaffermata potenza capitalistica, a ristabilire (o addirittura a stabilire) la possente inquadratura ideologica in cui, anche in periodi di riflusso, si manifesta e si cementa la continuità delle lotte di classe. “”Zur Kritik der politischen Oekonomie””, uscita a Berlino nel 1859, è la prima pubblica rottura di questa consegna del silenzio. Ma la stretta condizionalità storica non ne è rotta. Nel ’57 una prima grande crisi ha spezzato l’apparentemente continua ascesa del capitalismo, riproponendo i problemi che il soffocamento delle rivoluzioni del ’48 (o meglio, del contenuto proletario di quelle rivoluzioni) sembrava aver risolto. Il meccanismo delle lotte di classe si è rimesso lentamente in azione. (…) Queste considerazioni valgono forse a situare storicamente la “”Critica della Economia Politica””, e a sottolineare soprattutto come non esista in Marx soluzione di continuità fra l’opera di chiarificazione ideologica e la preparazione politica della battaglia proletaria”” ((pag 9-11) [‘Avvertenza’ di Bruno Maffi, (in) Carlo Marx, ‘Critica della economia politica’, Milano, 1946] “”Il primo studio che affrontai per risolvere i dubbi che mi agitavano, fu una revisione critica della ‘Filosofia del Diritto’ di Hegel, e l’introduzione a questo lavoro apparve nel 1844 nei ‘Deutsch-Französische Jahrbücher’, editi a Parigi. Le mie ricerche si conclusero con la constatazione che i rapporti giuridici e le forme statali non sono spiegabili né da se stessi né partendo dal cosidetto sviluppo generale dello spirito umano, ma hanno radice nei rapporti materiali di vita, il cui insieme Hegel, sulla scorta dei pensatori francesi ed inglesi del XVIII secolo, raccoglie sotto il nome di “”società civile””, e che, per converso, l’anatomia della società civile va cercata nell’economia politica. Lo studio di quest’ultima, da me iniziato a Parigi, fu proseguito a Bruxelles, dove ero emigrato in seguito a un decreto di espulsione del signor Guizot. Il risultato generale che emerse da questi miei studi e che, una volta raggiunto, servì da filo conduttore alle mie ricerche, può essere così sintetizzato: Nella produzione sociale della loro vita, gli uomini entrano in determinati rapporti, necessari e indipendenti dalla loro volontà – rapporti di produzione che corrispondono ad una certa fase di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, la base reale su cui si edifica una soprastruttura giuridica e politica, e alla quale corrispondono determinate forme sociali di coscienza. Il modo di produzione della vita materiale condiziona il processo della vita sociale, politica e spirituale. Non è già la coscienza dell’uomo a determinare il suo essere, ma, al contrario, il suo essere sociale a determinare la sua coscienza”” (pag 16-17) [Prefazione di Karl Marx a ‘Critica della economia politica’, Milano, 1946]”,”MADx-830″
“MARX Karl; a cura di Luciano PARINETTO”,”Karl Marx. Sulla religione.”,”””Costantinopoli, essendosi arresa per capitolazione, come la maggior parte della Turchia Europea, quei Cristiani godono dei privilegi ottenuti per aver aderito ad accettare la protezione musulmana. E’ dunque per questa sola circostanza che i Cristiani si sottopongono ad essere governati dai Musulmani, secondo la legge musulmana, e che il Patriarca di Costantinopoli, loro capo spirituale è nello stesso tempo il loro rappresentante politico e il loro primo giudice. Ovunque, nell’impero Ottomano, noi troviamo un agglomeramento di rayahs greci, gli Arcivescovi e i Vescovi sono per legge membri dei Consigli Municipali, e sotto la direzione del Patriarca si pratica la ripartizione delle tasse imposte sui Greci. Il Patriarca è responsabile verso la Porta della condotta dei suoi correligionari. (…) Appare evidente dal nostro ‘exposé’ che questo edifizio di teocrazia sui Cristiani Greci della Turchia o l’intera struttura della loro società ha la sua chiave di volta nella soggezione dei rayahs al Corano, che, dal canto suo, trattandoli da infedeli, cioè, come nazione solo nel senso religioso – sancisce il potere spirituale e temporale a un tempo dei loro preti. Onde, se voi abolite la loro sottomissione al Corano, con una emancipazione civile, voi cancellate nello stesso tempo la loro sottomissione la clero e provocate una rivoluzione nei loro rapporti sociali, politici e religiosi, che alla prima occasione li darà inevitabilmente nelle mani della Russia. Se voi soppiantate il Corano con un ‘code civil’, dovete occidentalizzare l’intera compagine della società bizantina. Dopo la descrizione dei rapporti tra il Musulmano o il suo suddito Cristiano, sorge la domanda: Quali sono i rapporti tra il Musulmano e il forestiere miscredente? Quanto al Corano; tratta tutti i forestieri da nemici; nessuno oserà di presentarsi in un paese Musulmano senz’aver preso le sue precauzioni. I primi mercanti europei, perciò, che affrontarono i rischi d’un commercio con un tal popolo, s’ingegnarono ad assicurarsi un eccezionale trattamento e dei privilegi originariamente personali, e che si estesero poi a tutta la loro nazione. Di qui l’origine delle capitolazioni. Le capitolazioni sono diplomi imperiali, lettere di privilegi, accordate dalla Porta alle diverse nazioni europee, che autorizzano i loro sudditi a entrare liberamente nei paesi maomettani, ove possono trattare tranquillamente i loro affari e esercitare il loro culto. Sono differenti dai trattati in questo punto essenziale, in quanto non sono atti reciproci, discussi in contraddittorio dalle due parti contraenti, e da esse accettati con la condizione di vantaggi mutui e di concessioni. Al contrario, le capitolazioni sono concessioni unilaterali da parte del Governo che le accorda, in conseguenza di che possono essere revocate a suo piacimento. La Porta ha, veramente, diverse volte, annullati i privilegi accordati ad una nazione, estendendoli ad altre, o li ha interamente abrogati, rifiutando di continuarne l’applicazione. Questo carattere precario delle capitolazioni le rese una eterna fonte di dispute, di lamenti da parte degli Ambasciatori e d’un prodigioso scambio di note contraddittorie ripetutosi ad ogni nuovo regno. Fu da queste capitolazioni che sorse il diritto d’un ‘protettorato’ di Potenze straniere, non sui sudditi Cristiani della Porta – i rayahs – ma su i loro correligionari che visitavano la Turchia o risiedevano ivi come stranieri. La prima Potenza che ottenne un tal protettorato fu la Francia”” (pag 451-452) [Karl Marx, ‘Guerra dichiarata – Musulmani e cristiani, 1854′, NYT 15 aprile 1854, in Karl Marx, La questione orientale. Lettere di Carlo Marx, 1853-56’, L. Mongini editore 1903, pp. 223-228)] [(in) Karl Marx, a cura di Luciano Parinetto, Sulla religione, Firenze, 1980] Movimenti religiosi possono essere strumenti inconsci della rivoluzione (pag 449-455) (Laur, MADx-017-FL)”,”MADx-017-FL”
“MARX Karl, a cura di Mauro DI-LISA”,”Risultati del processo di produzione immediato. Capitolo VI del libro I del ‘Capitale’.”,”Il Capitolo VI, pubblicato per la prima volta a Mosca nel 1933, è la più importante fonte di informazioni su una fase decisiva della lunga gestazione del libro I del ‘Capitale’, Ma è anche, e soprattutto, un testo di autonomo valore teorico, il cui interesse è accresciuto dal fatto che Marx rinuncerà in seguito alla soluzione espositiva qui pienamente sviluppata: concludere l’analisi del processo di produzione capitalistico con un capitolo inteso a compendiarne, in una rinnovata prospettiva d’insieme, i risultati più rilevanti.”,”MADx-018-FL”
“MARX Karl, a cura di Diego FUSARO Diego”,”Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro. Testo tedesco a fronte.”,”Diego Fusaro (Torino 1983), studioso di Storia della filosofia presso l’Università di Torino. Sempre per Bompiani, egli ha curato – con Salvatore Obinu – una nuova edizione dell’Apologia di Raymond Sebond di Montaigne ed è inoltre il fondatore del progetto internet La filosofia e i suoi eroi (www.filosofico.net), punto di riferimento on line per il dibattito filosofico italiano.”,”MADx-020-FL”
“MARX Karl, a cura di Palmiro TOGLIATTI”,”La guerra civile in Francia.”,”””Il filisteo socialdemocratico recentemente si è sentito preso ancora una volta da salutare terrore sentendo l’espressione: dittatura del proletariato. Ebbene, signori, volete sapere come è questa dittatura? Guardate la Comune di Parigi. Questa fu la dittatura del proletariato””. F. Engels, Londra, 18 marzo 1891.Nel ventesimo anniversario della Comune di Parigi.”,”MADx-021-FL”
“MARX Karl, a cura di Cosimo PERROTTA”,”Malthus.”,”Thomas Robert Malthus nasce presso Dorking, nel Surrey, il 13/2/1766. Suo padre, Daniel, era un gentiluomo della campagna inglese, colto e legato a importanti amicizie intellettuali, di tendenze illuministe. Malthus studia al Jesus College di Cambridge e nel 1788 prende gli ordini di pastore dell’Alta chiesa anglicana. Nel 1793 ottiene il fellowship nel Jesus College e nel 1805 la cattedra di Storia generale, politica, commercio e finanze all’East India College di Hailebury. Nel 1798 pubblica anonima la prima edizione del famosissimo saggio sulla popolazione, Essay on the Principle of Population as it affects the future Improvement of Society. “”«Prendendo le mosse da questi principi, il Partito operaio tedesco si sforza di raggiungere con tutti i mezzi legali lo ‘Stato libero’ – ‘e’ – la società socialista; abolizione del sistema di salario ‘con’ la ‘legge bronzea del salario’ – e – dello sfruttamento sotto ogni aspetto; l’eliminazione di ogni disuguaglianza sociale e politica». Sullo stato “”libero”” ritornerò più tardi. Dunque, per l’avvenire, il Partito operaio tedesco dovrà credere alla «legge bronzea del salario» di Lassalle! Perché essa non vada perduta, si commette l’assurdo di parlare della «eliminazione del sistema del salario» (e si doveva dire: sistema del lavoro salariato) «’con’ la legge bronzea del salario». Se elimino il lavoro salariato, elimino naturalmente anche le sue leggi, siano esse «bronzee» o spugnose. Ma la lotta di Lassalle contro il lavoro salariato si aggira quasi esclusivamente attorno a questa cosiddetta legge. Ma per provare, dunque, che la setta lassalliana ha vinto, si deve eliminare il «sistema del salario ‘con’ la legge bronzea del salario» e non senza di essa. Della «legge bronzea del salario», com’è noto, a Lassalle non appartiene che la parola «bronzea», che egli ha preso a prestito dalle «eterne, bronzee, grandi leggi» di Goethe. La parola ‘bronzea’ è un sigillo con cui gli ortodossi si riconoscono tra di loro. Ma se accetto la legge con l’impronta di Lassalle, e perciò nel senso che egli le ha dato, debbo accettarla anche con la sua giustificazione. E quale è questa giustificazione? Come ha dimostrato Lange (1) subito dopo la morte di Lassalle, è la teoria della popolazione di Malthus (predicata dallo stesso Lange). Ma se questo è esatto io ‘non’ posso eliminare la legge, se anche elimino cento volte il sistema del lavoro salariato, perché in questo caso la legge non regola soltanto il sistema del lavoro salariato, ma ‘ogni’ sistema sociale. Ed è precisamente poggiandosi su questo che gli economisti hanno dimostrato da cinquant’anni e più che il socialismo non può eliminare la miseria essendo questa di ‘origine naturale’, ma può solo ‘renderla generale’, distribuirla contemporaneamente su tutta la superficie della società”” [da K. Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, a cura di U. Cerroni, Roma, Editori Riuniti, 1976, pp. 37-39. La citazione iniziale è un passo del programma del Partito operaio tedesco che Marx commenta] [Karl Marx, Malthus, 1979, a cura di Cosimo Perrotta] [(1) Friedrich Albert Lange (1828-1875), filosofo, neo-kantiano tedesco, autore della nota ‘Storia del materialismo’ e di un’opera sulla riforma sociale] (pag 160-161) [Karl Marx, a cura di Cosimo Perrotta, ‘Malthus’, Roma, 1979] (FL: MADx022-FL)”,”MADx-022-FL”
“MARX Karl, a cura di Graziella PISANÒ Graziella”,”La questione ebraica. Guida alla lettura.”,”Questo volume raccoglie alcuni dei più importanti scritti giovanili di Karl Marx – Sulla questione ebraica, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, Introduzione, il Carteggio del 1843 (tra Marx, Ruge, Feuerbach e Bakunin), – tutti apparsi sui Deutsch-Französische Jarhrbücher (Annali francp-tedeschi), la rivista fondata dallo stesso Marx e da Arnold Ruge e di cui usci un solo fascicolo, doppio, nel febbraio 1844 a Parigi. Completano il volume l’articolo Glosse critiche a Ruge – pubblicato sempre nel 1844 a Parigi sul giornale tedesco Vorwärts! (Avanti!) edito a Parigi – e le parti dedicate alla ‘questione ebraica’ della Sacra famiglia, la prima opera scritta da Marx in collaborazione con Friedrich Engels e apparsa nel 1845.”,”MADx-023-FL”
“MARX Karl”,”Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico.”,”La critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico è la prima grande opera scientifica di Marx dopo la tesi di dottorato. Essa imposta le linee essenziali della critica alla filosofia speculativa che Marx svilupperà poi specialmente nella ‘Miseria della filosofia’, nella Introduzione del 1857 e nei ‘Grundrisse’. L’opera è inoltre il principale contributo scientifico di Marx alla teoria del diritto pubblico e dello Stato.”,”MADx-024-FL”
“MARX Karl, a cura di Sergio MORAVIA”,”Scritti filosofici giovanili.”,” “”Solo nei liberi Stati dell’America del Nord – almeno in una parte di essi – la questione ebraica perde il suo significato ‘teologico’ per diventare una questione realmente ‘mondana’. Solo là dove lo Stato politico esiste nella sua formazione compiuta, il rapporto dell’ebreo e in generale dell’uomo religioso, con lo Stato politico, vale a dire il rapporto della religione con lo Stato, può presentarsi nella sua peculiarità, nella sua purezza. La critica di questo rapporto cessa di essere teologia non appena lo Stato cessi di comportarsi in modo ‘teologico’ nei riguardi della religione, non appena esso si comporti verso la religione come Stato, cioè ‘politicamente’. La critica diviene allora, ‘critica dello Stato politico’. A questo punto, nel quale la questione cessa di essere ‘teologica’, la critica di Bauer cessa di essere critica. “”Il n’existe aux Etats-Unis ni religion de l’Etat, ni religion déclarée celle de la majorité ni prééminence d’un culte sur un autre. L’Etat est étranger à tous les cultes”” (‘Marie ou l’esclavage aux Etats-Uniis etc.’, par G. de Beaumont, Paris 1835, p. 214). Vi sono infatti Stati nordamericani nei quali “”la constitution n’impose pas le croyances religieuses et la pratique d’un culte comme condition des privilèges politiques”” (l.c., p. 225). Tuttavia “”on ne croit pas aux Etats-Unis qu’un homme sans religion puisse être un honnête homme”” (l.c., p. 224). Ciononostante l’America del Nord è per eccellenza il paese della religiosità, come assicurano unanimi Beaumont, Tocqueville, e l’inglese Hamilton. Gli Stati nordamericani, del resto, ci servono solo come esempio. La questione è: come si comporta l’emancipazione politica ‘compiuta’ nei riguardi della religione. Se perfino nel paese dell’emancipazione politica compiuta noi troviamo non soltanto ‘l’esistenza’, ma l’esistenza ‘vivace e vitale’ della religione, questo fatto testimonia che l’esistenza della religione non contraddice alla perfezione dello Stato. Ma poiché l’esistenza della religione è l’esistenza di un difetto, la fonte di tale difetto può ancora essere ricercata soltanto nell”essenza’ dello Stato stesso. La religione per noi non costituisce più il ‘fondamento’, bensì ormai soltanto il ‘fenomeno’ della limitatezza mondana. Per questo, noi spieghiamo la soggezione religiosa dei liberi cittadini con la loro soggezione terrena. Non riteniamo che essi dovrebbero sopprimere la loro limitatezza religiosa, per poter sopprimere i loro limiti terreni. Affermiamo che essi sopprimeranno la loro limitatezza religiosa non appena avranno soppresso i loro limiti terreni. Noi non trasformiamo le questioni terrene in questioni teologiche. Trasformiamo le questione teologiche in questioni terrene. Dopo che per lungo tempo la storia è stata risolta in superstizione, noi risolviamo la superstizione in storia. La questione del ‘rapporto tra l’emancipazione politica e la religione’, diventa per noi la questione del ‘rapporto tra l’emancipazione politica e l’emancipazione umana’”” (pag 55-56) [Karl Marx, La questione ebraica’, in ‘Scritti filosofici giovanili’, Milano, 1998]”,”MADx-832″
“MARX Karl”,”‘Frammento sulle macchine’. Estratto da ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, vol. II.”,”Karl Marx, frammento tratto da Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica , (La Nuova Italia 1968-70): vol II, 389-403 Il capitale lavora alla propria dissoluzione come forma dominante della produzione. “”Lo sviluppo del mezzo di lavoro in macchine non è accidentale per il capitale, ma è la trasformazione e conversione storica del mezzo di lavoro ereditato dalla tradifzione in forma adeguata al capitale. L’accumulazione della scienza e dell’abilità, delle forze produttive generali del cervello sociale, rimane così, rispetto al lavoro, assorbita nel capitale, e si presenta perciò come proprietà del capitale, e più precisamente del capitale fisso, se si considera il capitale nella sua relazione con se stesso come la forma più adeguata del capitale in generale. (…) In quanto poi le macchine si sviluppano con l’accumulazione della scienza sociale, della produttività in generale, non è nel lavoro, ma nel capitale, che si esprime il lavoro generalmente sociale. La produttività della società si commisura al capitale fisso, esiste in esso in forma oggettiva e, viceversa, la produttività del capitale si sviluppa con questo progresso generale che il capitale si appropria gratis. Qui lo sviluppo delle macchine non va esaminato in dettaglio, ma solo sotto l’aspetto generale per cui nel capitale fisso il mezzo di lavoro, dal suo lato materiale, perde la sua forma immediata e si contrappone materialmente, come ‘capitale’, all’operaio. La scienza si presenta, nelle macchine, come una scienza altrui, esterna all’operaio; e il lavoro vivo si presenta sussunto sotto quello oggettivato, che opera in modo autonomo. L’operaio si presenta superfluo, nella misura in cui la sua azione non è condizionata dal bisogno [del capitale]. Il pieno sviluppo del capitale ha quindi luogo — o il capitale è giunto a porre la forma di produzione ad esso adeguata – solo quando il mezzo di lavoro non solo è determinato formalmente come ‘capitale fisso’, ma è soppresso nella sua forma immediata, e il ‘capitale fisso’ si presenta di fronte al lavoro, all’interno del processo di produzione, come macchina; e l’intero processo di produzione non si presenta come sussunto sotto l’abilità immediata dell’operaio, ma come impiego tecnologico della scienza. (….) Nella stessa misura in cui il tempo di lavoro – la mera quantità di lavoro – è posto dal capitale come unico elemento determinante, il lavoro immediato e la sua quantità scompaiono come principio determinante della produzione – della creazione di valori d’uso – e vengono ridotti sia quantitativamente a una proporzione esigua, sia qualitativamente a momento certamente indispensabile, ma subalterno, rispetto al lavoro scientifico generale, all’applicazione tecnologica delle scienze naturali da un lato, e [rispetto alla] produttività generale derivante dall’articolazione sociale nella produzione complessiva dall’altro – produttività generale che si presenta come dono naturale del lavoro sociale (benché sia, in realtà, prodotto storico). Il capitale lavora così alla propria dissoluzione come forma dominante della produzione. (…) E’ quindi una frase borghese assolutamente assurda quella che l’operaio ha interessi comuni col capitalista perché questi, col capitale fisso (che è esso stesso d’altronde, il prodotto del lavoro e nient’altro che ‘lavoro altrui’ appropriato dal capitale), gli agevola il lavoro (ché anzi gli sottrae con la macchina ogni indipendenza e carattere attraente) o gli abbrevia il lavoro. Il capitale impiega la macchina, invece, solo nella misura in cui essa abilita l’operaio a lavorare per il capitale una parte maggiore del suo tempo, a riferirsi ad una parte maggiore del suo tempo come a tempo che non gli appartiene, a lavorare più a lungo per un altro. E’ vero che, con questo processo, la quantità di lavoro necessario alla produzione di un determinato oggetto viene ridotta a un minimo, ma solo perché un massimo di lavoro venga valorizzato nel massimo di tali oggetti. Il primo lato è importante, perché il capitale riduce qui, senza alcuna intenzione, il lavoro umano (il dispendio di forza) ad un minimo. Ciò tornerà utile al lavoro emancipato ed è la condizione della sua emancipazione”” (pag 392-396) [Karl Marx, ‘Frammento sulle macchine’. Estratto da ‘Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica’, vol. II, Firenze, 1968-709]”,”MADx-833″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Marx Engels Werke. Band 16. September 1864 – Juli 1870.”,”16″,”MADx-515″
“MARX Karl”,”Storia dell’economia politica. Teorie sul plusvalore. Volume primo.”,”‘Ogni scienza sarebbe supeflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero’. Karl Marx”,”MADx-025-FL”
“MARX Karl”,”Storia dell’economia politica. Teorie sul plusvalore. Volume secondo.”,”‘Ogni scienza sarebbe supeflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero’. Karl Marx”,”MADx-026-FL”
“MARX Karl”,”Storia dell’economia politica. Teorie sul plusvalore. Volume terzo.”,”‘Ogni scienza sarebbe supeflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero’. Karl Marx”,”MADx-027-FL”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Fausto CODINO”,”La concezione materialistica della storia.”,”In questo scritto del 1845-46, che fa parte dell’Ideologia tedesca, Marx ed Engels riassumono le loro critiche all’idealismo, espongono per la prima volta, in forma definitiva, la loro concezione della storia come lotta di classi e annunciano il programma rivoluzionario che sarà alla base del Manifesto comunista: da queste pagine è nato il materialismo storico.”,”MADx-028-FL”
“MARX Karl”,”L’Internazionale operaia.”,”””La classe media, attraverso i suoi organi di scienza più autorevoli, quali il dottor Ure, il professor Senior e altri saggi della medesima tempra, predisse e provò a sazietà che alla minima restrizione legale delle ore di lavoro sarebbe suonato il rintocco funebre dell’industria inglese,che, come un vampiro, non può vivere senza succhiare sangue, e soprattutto sangue dei fanciulli. Nei tempi remoti l’uccisione dei fanciulli era uno dei riti della religione Moloch, ma non era praticata che in certe occasioni solenni, forse una volta all’anno, e inoltre Moloch non provava gusto soltanto per i figli del povero. Questa lotta per la restrizione delle ore di lavoro s’accese tanto più furiosamente, proprio perchè, a parte gli spaventi degli avari, essa interessava da vicino la grande disputa tra la cieca legge dell’offerta e della domanda, su cui si fonda l’economia politica della classe media, e la produzione sociale regolata dalla previsione sociale, che costituisce l’economia politica della classe operaia. Perciò la legge sulle dieci ore non è soltanto un successo pratico, ma, fatto ben più importante, rappresentò la vittoria di un principio. Per la prima volta l’economia politica della classe media risultò completamente soccombente di fronte all’economia della classe operaia””.”,”MADx-029-FL”
“MARX Karl, a cura di Cristina PENNAVAJA”,”L’analisi della forma di valore.”,”Cristina Pennavaja (Roma 1947), ha studiato con Lucio Colletti e Claudio Napoleoni. Dopo aver frequentato il Dipartimento di Scienze sociali della Goethe Universität di Francoforte sul Meno, ha conseguito il dottorato in Scienze economiche e sociali presso l’università di Brema. Ha curato l’edizione italiana di V.S. Vygodskij ‘Introduzione al Grundrisse’ di Marx e l’edizione tedesca di C. Napoleoni ‘Ricardo e Marx’. L’analisi della forma di valore o di merce rappresenta per Marx il fulcro, il fondamento stesso dell’indagine economica; ad una sua esposizione ‘popolare’ egli lavorò a più riprese, a partire da ‘Per la critica dell’economia politica’. “”Nel gennaio 1858 Marx scrive ad Engels: «Del resto faccio dei bei passi avanti. Per es., tutta la teoria del profitto, qual è stata finora, l’ho mandata a gambe all’aria. Nel ‘metodo’ dell’elaborazione mi ha reso un gran servizio il fatto di aver nuovamente sfogliato la ‘Logica’ di Hegel ‘by mere accident’ (…). Se c’è di nuovo tempo per tali lavori, avrei una gran voglia di rendere accessibile al senso comune, in due o tre fogli a stampa, il ‘razionale’ del metodo che Hegel ha scoperto ma al tempo stesso ha mistificato» (5). Negli anni in cui elabora la teoria del valore e del plusvalore, in un imponente lavoro di «critica delle categorie economiche» dell’economia borghese (6), Marx esprime dunque chiaramente il duplice termine di riferimento della sua critica: l’economia politica classica borghese e la filosofia hegeliana. L’opera cui Marx accenna nella lettera del 16 gennaio 1858 non fu in realtà mai scritta; in compenso egli avrebbe «fatto i conti» con l’idealismo hegeliano nel metodo dell’esposizione adottato per la ‘Wertformanalyse’. La tematica della forma di merce (7) acquista un significato ancor più decisivo all’interno dell’opera complessiva se si riflette sulla circostanza che questa fu scritta «in ordine inverso» (8): Marx lavorò al futuro Libro Terzo del ‘Capitale’ intorno alla metà degli anni Sessanta e soltanto più tardi arrivò a pubblicarne il primo, nel 1867 ad Amburgo. Successivamente egli modificò sostanzialmente il testo di questa edizione per le pubblicazioni successive (9). Le differenze esistenti fra il primo capitolo dell’edizione del 1867 e quello dell’edizione definitiva del 1890 sono tali da attribuire al testo originario l’importanza di uno scritto a sé, precisamente nel contesto della difficile interpretazione della problematica delle forme del valore”” (pag VII-VIII)] [Cristina Pennavaja, ‘Introduzione] [(in) Karl Marx, L’analisi della forma di valore’, Bari, 1976] [(5) Lettera di Marx a Engels, circa 16 gennaio 1858, in ‘Werke’, cit., Bd 29, p. 290 [Opere complete, vol. XL, cit, p. 273]; (6) «Il lavoro di cui anzitutto si tratta è ‘critica delle categorie economiche o, if you like’, il sistema dell’economia borghese esposto criticamente. E’ al contempo esposizione del sistema e critica di esso attraverso l’esposizione». Lettera di Marx a Lassalle, 22 febbraio 1858, in ‘Werke’, cit., Bd. 29, p. 550 [ivi, p. 577]; (7) Marx scrive che «non si dovrebbe dimenticare (…) che già nella forma più semplice, quella della ‘merce’, è analizzato il carattere ‘specificamente’ sociale, niente affatto ‘assoluto’, della produzione borghese». Lettera di Marx a Engels, 22 luglio 1859, in ‘Werke’, cit., Bd. 29, p. 463 [ivi, p. 488]; (8) Lettera di Marx a Schott, 3 novembre 1877, in ‘Werke’, cit., Bd. 34, p. 307 [‘Lettere sul «Capitale», cit., pp. 158 sg.]; (9) Ricordiamo qui che Marx giunse a pubblicare solo il Libro Primo del ‘Capitale’. La prima edizione tedesca apparve ad Amburgo nel 1867; la seconda nel 1873. L’edizione francese fu fatta uscire in dispense popolari fra il 1872 e il 1875. La terza e la quarta edizione tedesche sono del 1883 e del 1890, entrambe curate da Engels. L’edizione inglese del 1887 fu curata da Engels sulla base dei lavori di revisione e di traduzione di Eleanor Marx Aveling, Edward Aveling e Samuel Moore]”,”MADx-030-FL”
“MARX Karl”,”Il socialismo imperiale.”,”Il volume raccoglie alcune corrispondenze sul Crédit Mobilier, la banca d’affari fondata a Parigi dai fratelli Émile e Isaac Péreire, e la finanza ‘bonapartista’ in genere, scritte da Karl Marx per il quotidiano americano ‘New York Daily Tribune’ e per il periodico londinese ‘The People’s Paper’ tra il 1856 e il 1858.”,”MADx-031-FL”
“MARX Karl”,”Cina.”,”Sulla ‘Neue Rheinische Zeitung’ del 2 marzo 1850, Marx aveva pubblicato una rassegna sulla situazione politica mondiale. Nel breve brano dedicato alla Cina (e qui riprodotto nella seconda parte dello scritto ‘America e Cina), egli aveva particolarmente sottolineato gli effetti della apertura di alcuni porti cinesi, sancita nel 1842 dal trattato di Nanchino, al commercio inglese e di altri paesi: ‘Ma è tuttavia sempre un fatto curioso – aveva notato- che nel giro di otto anni le balle di cotone dei borghesi d’Inghilterra abbiano spinto l’impero più antico e stabile della terra alla vigilia di un rivolgimento sociale che, in ogni caso, avrà conseguenze importantissime per la civiltà’.”,”MADx-032-FL”
“MARX Karl”,”India.”,”Per oltre dieci anni, dal 1852 al 1862, Karl Marx fu assiduo collaboratore del quotidiano ‘New York Daily Tribune’, un giornale nato con orientamento fourierista e divenuto, dopo il 1848, uno dei più informati e diffusi organi di stampa degli Stati Uniti. La collaborazione gli era stata offerta da Charlesw A. Dana, un influente redattore che si era incontrato con Marx nel 1848, traendo viva e positiva impressione dalla personalità dell’allora trentenne rivoluzionario tedesco. Sugli orientamenti del giornale Marx non si faceva illusioni. In una lettera a Engels, del 14 giugno 1853, egli rileva che la «’Tribune’ svolgeva la funzione di ‘rappresentare in America sotto la forma dell’antindustrialismo sismondiano-filantropico-socialista la borghesia protezionista, cioè industriale. Questo è anche il segreto per cui la ‘Tribune’, malgrado tutti i suoi “”ismi”” e le sue trappole socialiste, può esistere negli United States come ‘leading journal’».”,”MADx-033-FL”
“MARX Karl”,”Russia.”,”Straordinario, e talvolta quasi ossessivo, fu l’interesse tributato da Marx alla Russia. Già nel 1844, sul ‘Vorwärts’, il giornale parigino in lingua tedesca che ospitava gli articoli di Marx e della ‘scuola umanistica’ emigrata o esule in Francia, comparvero numerosi articoli, forse commissionati proprio da Marx, su La Russie en 1839 di Adolphe de Custine, il testo del 1843 destinato ad alimentare, lungo tutto il secolo, e oltre, la russofobia europea. Nel corso delle rivoluzioni europee del 1848-1849. la Russia zarista si palesò poi a Marx come l’intatto (e, quel che è peggio, intangibile) esercito di riserva della controrivoluzione internazionale, pronto ad intervenire, come effettivamente accadde in Ungheria, là dove l’ordine assolutistico della Santa Alleanza si trovasse in pericolo e dove facessero irruzione la libertà e la democrazia.”,”MADx-034-FL”
“MARX Karl, a cura di Piero BOLCHINI”,”Capitale e tecnologia. Manoscritti 1861-1863.”,”L’analisi del progresso tecnico nelle sue diverse componenti rappresenta uno dei punti cardinali dell’analisi marxiana. In una celebre nota del Capitale Marx afferma che ‘la tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita, e con essi anche l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono’. “”Le vicende del manoscritto di ‘Per la critica dell’economia politica’ sono note: si tratta, come scrisse F. Engels, «di 1472 pagine in quarto, in 23 quaderni, scritti dall’agosto 1861 al giugno 1863» (2). Da esso sono stati tratti il II ed il III volume del ‘Capitale’ e, più tardi, anche le ‘Teorie sul plusvalore’ che avrebbero dovuto formare il IV volume, e che vennero pubblicati postumi, rispettivamente nel 1885 e nel 1894 da F. Engels e da K. Kautsky nel 1905. Per contro, i quaderni I-V e XIX-XXIII, che dovevano confluire nel primo volume, sono stati trascurati, tanto che essi verranno resi noti solo nel corso della pubblicazione dell’edizione critica delle ‘Opere’ di Marx e di Engels (MEGA), ancora oggi in corso di stampa. Il manoscritto risulta, dunque, la prima e, per così dire, l’unica stesura dell’intero corpo del ‘Capitale’: in seguito, Marx rielaborerà completamente il primo volume, rivedrà a più riprese diverse parti del materiale destinato ai successivi volumi, ma non sarà più in grado di riprendere nella sua in intierezza il disegno complessivo. L’esame di questi manoscritti presenta, dunque, notevole interesse, dal momento che essi consentono di approfondire il metodo e il modo di lavoro di Marx in una fase specifica e significativa della sua elaborazione, tra ‘Per la critica dell’economia politica’ del 1859 e il primo volume del ‘Capitale’ pubblicato nel 1867. «Il 1862 costituì il punto massimo di depressione delle sorti di casa Marx» annota uno dei suoi più aggiornati biografi, il McLellan (3). Malattie, quali la depressione nervosa della moglie in seguito al vaiolo e le incerte condizioni di salute della figlia, afflissero la famiglia; attacchi di epatite, infiammazioni agli occhi e forme di foruncolosi sparse per tutto il corpo colpirono lo stesso Marx (4). Gravi risulteranno le ristrettezze economiche, poiché il ‘Daily Tribune’, diradò dapprima e troncò poi la collaborazione di Marx. Alla fine del 1862, mentre la moglie cercava di vendere libri di famiglia, Marx si offriva per un posto presso una compagnia ferroviaria; all’inizio dell’anno seguente scriveva a Engels di volersi dichiarare insolvente, di trasferire la famiglia al ‘City Model Lodging House’ e di collocare le due figlie come governanti presso una famiglia amica (5). Pure, questo è un periodo di intensa e vastissima produzione: nelle lettere, anche se a volte egli lamenta il fatto che malattie e angustie non gli consentano di dedicarsi alla teoria, Marx sottolinea come proprio «per la disperazione… sto validamente in trincea e lavoro più di un mulo» (6), e altrove, quasi compiaciuto del contrasto, «è strano, che, con tutta la ‘misère’ intorno, la mia scatola cranica sia viva quanto non era stata mai» (7). Non vi è dubbio che tale situazione si riflettesse anche sul lavoro: se per un verso, amplissimo e di rilievo è il materiale trattato, per l’altro, tanto Engels quanto Kautsky lamentarono lo stile e il modo in cui essi vennero redatti. «Riassunti tecnologico-storici» vengono chiamati i quaderni XIX e XX di ‘Per la critica dell’economia politica’, in una celebre lettera (8); essi serviranno per la elaborazione della IV sezione del ‘Capitale’, ma debbono al contempo essere considerati opera in sé stessa compiuta, ricca di spunti anche non ripresi successivamente sulla storia della tecnologia, sui rapporti tra capitale costante e capitale variabile e sulla critica dell’economia classica e dei suoi epigoni”” [Pietro Bolchini, Introduzione: ‘Karl Marx e la storia della tecnica’] [(in) Karl Marx, ‘Capitale e tecnologia. Manoscritti 1861-1863’, Roma, 1980] [(2) K. Marx, ‘Il capitale’, 3 libri, Roma, 1974, ‘Prefazione’ di F. Engels, libro II, p. 10; K. Marx ‘Storia delle teorie economiche’, 3 vv., Torino, 1954-1958, ‘Prefazione’ di K. Kautsky, v. I, p. 3; (3) D. McLellan, ‘K. Marx, la sua vita e il suo pensiero’, Milano, 1976, p. 334; M. Rubel e M. Manale, ‘Marx without Myth. A Chrnological Study of his Life and Work’ (Marx senza miti, Studio cronologico della sua vita e del suo lavoro), Oxford, 1975; (4) ‘Carteggio Marx-Engels’, 6 vv., Roma, 1972, v. IV (1861-1866); sulle condizioni di salute proprie e della famiglia; cfr. le lettere del 15 marzo 1862, 19 maggio 1862, 29 maggio 1863, 6 luglio 1863; (5) Ibid., Marx ed Engels, 24 gennaio 1863. A sua volta F. Engels incontrò difficoltà finanziarie a causa della crisi del cotone: cfr: Engels a Marx, 8 agosto 1862; 15 novembre 1862; e fu colpito dalla morte di Mary Burns: cfr. Engels a Marx, 7 gennaio 1863; 13 gennaio 1863. Le circostanze erano per entrambi talmente gravi da provocare l’unico vero screzio tra i due amici, del resto ben presto risolto; (6) Ibid., Marx ad Engels, 27 maggio 1862; (7) Ibid., Marx ad Engels, 18 giugno 1862; alla fine dell’anno Marx scriveva a Kugelmann: «La seconda parte è ora finalmente pronta… E’ la continuazione del fascicolo I, ma compare come opera a sé sotto il titolo ‘Il capitale’ e ‘Per la critica dell’economia politica’ solo come sottotitolo», cfr. K. Marx, ‘Lettere a Kugelmann’, Roma, 1976, p. 23; (8) Marx ed Engels, 28 gennaio 1863 (‘Carteggio Marx-Engels’, cit., v. IV, p. 159] (pag 7-8-9-10)”,”MADx-035-FL”
“MARX Karl”,”Per la critica dell’economia politica.”,”Per al critica dell’economia politica fu pubblicata per la prima volta, in tedesco, nel 1859, otto anni prima della pubblicazione del primo libro del Capitale. “”Friedrich Engels, col quale, dopo la pubblicazione (nei ‘Deutsch-französische Jahrbücher’) del suo geniale schizzo di critica delle categorie economiche, mantenni per iscritto un continuo scambio di idee, era arrivato per altra via (si confronti la sua ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra’ (1) ), allo stesso risultato cui ero arrivato io, e quando nella primavera del 1845 si stabilì egli pure a Bruxelles, decidemmo di mettere in chiaro, con un lavoro comune, il contrasto tra il nostro modo di vedere e la concezione ideologica della filosofia tedesca, di fare i conti, in realtà, con la nostra anteriore coscienza filosofica. Il disegno venne realizzato nella forma di una critica della filosofia posteriore a Hegel. Il manoscritto (2), due grossi fascicoli in ottavo, era da tempo arrivato nel luogo dove doveva pubblicarsi, in Vestfalia, quando ricevemmo la notizia che un mutamento di circostanze non ne permetteva la stampa. Abbandonammo tanto più volentieri il manoscritto alla rodente critica dei topi, in quanto avevamo già raggiunto il nostro scopo principale, che era di veder chiaro in noi stessi. Dei diversi lavori sparsi in cui esponemmo al pubblico in quel periodo, sotto questo o quell’aspetto, i nostri modi di vedere, menzionerò soltanto il ‘Manifesto del Partito comunista’, redatto in comune da Engels e da me, e un ‘Discorso sul libero scambio’ da me pubblicato. I punti decisivi della nostra concezione vennero indicati per la prima volta in modo scientifico, benché soltanto in forma polemica, nel mio scritto ‘Miseria della filosofia’ (3), pubblicato nel 1847 e diretto contro Proudhon, ecc. La pubblicazione d’una dissertazione, scritta in lingua tedesca, sul ‘Lavoro salariato’ (4), in cui raccoglievo le conferenze tenute da me su questo argomento nella Associazione degli operai tedeschi di Bruxelles, venne interrotta dalla rivoluzione di febbraio e dalla mia espulsione dal Belgio che ne seguì. La pubblicazione della ‘Neue Rheinische Zeitung’ (5) nel 1848 e nel 1849 e i successivi avvenimenti interruppero i miei studi economici, che poterono essere ripresi soltanto a Londra nel 1850. L’enorme quantità di materiali per la storia dell’economia politica che sono accumulati nel Museo britannico, il fatto che Londra è un punto favorevole per l’osservazione della società borghese, infine la nuova fase di sviluppo in cui questa società sembrava essere entrata con la scoperta dell’oro dell’Australia e della California, mi indussero a ricominciare di nuovo dal principio, e a studiare a fondo, in modo critico, i nuovi materiali. Questo studi mi portavano da sé, in parte, a discipline in apparenza molto lontane, sulle quali dovetti indugiare per un tempo più o meno lungo. In particolare, però, il tempo di cui disponevo mi venne ridotto dalla necessità imperiosa di lavorare per un guadagno. La mia collaborazione, che dura ormai da otto anni, al primo giornale anglo-americano, la ‘New York Tribune’ (6), provocò una straordinaria dispersione dei miei studi, dato che non mi occupo che per eccezione di giornalismo propriamente detto. Gli articoli che scrivevo sui principali avvenimenti economici in Inghilterra e sul continente formavano però una parte così importante del mio lavoro, che fui costretto a familiarizzarmi con dei particolari pratici che escono dal terreno della scienza dell’economia politica propriamente detta. Questo schizzo nel corso dei miei studi nel campo dell’economia politica deve solamente servire a dimostrare che le mie concezioni, in qualsiasi modo si voglia giudicarle e per quanto coincidano ben poco con i pregiudizi interessati delle classi dominanti, sono il risultato di lunghe e coscienziose ricerche. Sulla soglia della scienza, come sulla porta dell’inferno, si deve porre questo ammonimento:””Qui si convien lasciare ogni sospetto, Ogni viltà convien che qui sia morta”” [Karl Marx, ‘Prefazione’, Londra, gennaio 1859, (in) Karl Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1969] [(1) Pubblicata a Lipsia nel 1845. Per la traduzione italiana cfr. Roma, Edizioni Rinascita, 1955; (2) ‘L’ideologia tedesca’. Per la traduzione italiana cfr. Roma, Editori Riuniti, 1967; (3) Scritto in francese da Marx nel 1846-47. Per la traduzione italiana, cfr. Roma, Edizioni Rinascita, 1949; (4) ‘Lavoro salariato e capitale’, fu pubblicato in articoli editoriali dalla ‘Neue Rheinische Zeitung’ a partire dal 4 aprile 1849. Per la traduzione italiana cfr. Roma, Editori Riuniti, 1960; (5) ‘Nuova gazzetta renana’, quotidiano democratico, uscito a Colonia sotto la direzione di Marx nel 1848-49; (6) Organo democratico-borghese americano fondato nel 1841. Marx vi collaborò nel 1851 e, dal 1855, ne divenne l’unico corrispondente dall’Europa]”,”MADx-036-FL”
“MARX Karl, a cura di Lorenzo CALABI”,”Manoscritti del 1861-1863.”,”Il terzo capitolo finora inedito di ‘Per la critica dell’economia politica’ il primo abbozzo del sistema dell’economia borghese esposto criticamente.”,”MADx-037-FL”
“MARX Karl”,”Salario, prezzo e profitto.”,”In questo breve corso di economia, esemplare per rigore scientifico e chiarezza di esposizione, Marx spiega il rapporto tra salario e profitto nella società capitalistica sulla base delle leggi economiche fondamentali da lui realizzate nel Capitale. Il cittadino Weston ha dimenticato, a sua volta, che la zuppiera nella quale mangiano gli operai è riempita dell’intero prodotto del lavoro nazionale e che ciò che impedisce loro di prenderne di più. non è né la piccolezza della zuppiera, né la scarsità del suo contenuto, ma soltanto la piccolezza dei loro cucchiai.”,”MADx-038-FL”
“MARX Karl, a cura di Antonio A. SANTUCCI”,”Salario, prezzo e profitto.”,”In questo breve corso di economia, esemplare per rigore scientifico e chiarezza di esposizione, Marx spiega il rapporto tra salario e profitto nella società capitalistica sulla base delle leggi economiche fondamentali da lui realizzate nel Capitale. Il cittadino Weston ha dimenticato, a sua volta, che la zuppiera nella quale mangiano gli operai è riempita dell’intero prodotto del lavoro nazionale e che ciò che impedisce loro di prenderne di più. non è né la piccolezza della zuppiera, né la scarsità del suo contenuto, ma soltanto la piccolezza dei loro cucchiai.”,”MADx-039-FL”
“MARX Karl”,”Lettere a Kugelmann.”,”Le lettere di Marx a Kugelmann sono il riflesso di una profonda esperienza di ricerche teoriche e di battaglie rivoluzionarie che vanno dall’epoca relativamente tempestosa intorno al sessanta (Lenin) in cui Marx porta a compimento e dà alle stampe il primo volume del Capitale a quella ancor più tempestosa e ricca della Comune di Parigi e delle sue immediate ripercussioni. Ricerche teoriche e attività rivoluzionaria in uno storico epistolario.”,”MADx-040-FL”
“MARX Karl”,”La questione ebraica e altri scritti giovanili.”,”Questo volume raccoglie alcuni dei più importanti scritti giovanili di Marx, come il Carteggio del 1843 (tra Marx, Ruge, Feuerbach e Bakunin). Si tratta di testi fondamentali nell’evoluzione del pensiero marxiano, che segnano il raggiunto approdo a una concezione rivoluzionaria di emancipazione umana.”,”MADx-041-FL”
“MARX Karl MATTICK Paul KORSCH Karl SOHN-RETHEL Alfred MODUGNO Enzo a cura”,”Marxiana 2. Critica della politica e dell’economia politica.”,”L’inedito di Marx costituisce la prima, più vasta ed articolata stesura del capitolo ‘Macchine e grande industria’ del libro I del ‘Capitale’, e riconferma la lettura fattane da Panzieri sui ‘Quaderni rossi’. Vi sono trattati temi come l’autonomia del lavoro, l’uso antioperaio delle macchine, la dequalificazione, l’uso della scienza, al centro delle lotte di questi anni. Alfred Sohn-Rethel può essere considerato oggi uno dei maggiori teorici marxisti. Della generazione di Adorno, Bloch, Benjamin (è nato nel 1899), ha studiato a Heidelberg e Berlino ed è poi emigrato, per sfuggire ai nazisti, in Inghilterra dove vive tuttora.”,”EMEx-003-FL”
“MARX Karl, a cura di Vincenzo VITELLO”,”Salario, prezzo e profitto.”,”In questo breve corso di economia, esemplare per rigore scientifico e chiarezza di esposizione, Marx spiega il rapporto tra salario e profitto nella società capitalistica sulla base delle leggi economiche fondamentali da lui realizzate nel Capitale.”,”MADx-042-FL”
“MARX Karl, edizione italiana a cura di Bruno BONGIOVANNI Bruno e Enzo GRILLO”,”Manoscritti sulla questione polacca (1863-1864).”,”È noto che ieri come oggi la libertà della Polonia dipende dalla Russia e dal complesso gioco degli equilibri internazionali, ieri europei ed oggi mondiali. Quando all’inizio del 1863 un comitato segreto residente a Varsavia diede inizio all’ennesima insurrezione polacca e Bismarck offrì allo Zar il proprio incondizionato sostegno nella repressione dei moti rivoluzionari, nacque in Marx l’idea di scrivere un affresco storico-diplomatico per denunciare la servile subalternità della Prussia alla Russia. La questione polacca si confermava il nodo centrale ed ineludibile della rivoluzione democratica europea.”,”MADx-043-FL”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gian Mario BRAVO”,”Marxismo e anarchismo.”,”Discutere del rapporto fra marxismo e anarchismo non vuol dire solo seguire gli sviluppi di una polemica ‘storica’, quanto vedere il pericolo rappresentato in tempi diversi per il movimento operaio e socialista da quelle correnti che anche oggi, in qualche modo e in senso lato, si possono raggruppare sotto la denominazione di anarchismo e ripresentano l’utopia libertaria contrapponendosi in modo alternativo agli scopi del socialismo e del movimento operaio. Acquistano così un interesse attuale quei testi, qui scelti e introdotti dallo storico Gian Mario Bravo, nei quali Marx ed Engels hanno argomentato il loro rifiuto polemico e critico nei confronti degli anarchici loro contemporanei, da Stirner a Proudhona a Bakunin.”,”MAED-011-FL”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Riassunto del “”Capitale””. La forma di valore.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-048-FL”
“MARX Karl, a cura di DONAGGIO Enrico e KAMMERER Peter”,”Antologia. Capitalismo, istruzioni per l’uso.”,”‘Il mondo moderno lascia insoddisfatti o, dove appare soddisfatto di se stesso, è volgare’ Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica. ‘Come nella religione l’uomo è dominato dall’opera della sua testa, così nella produzione capitalistica è dominato dall’opera della sua mano’ Karl Marx, Il capitale. ‘L’economia non tratta di cose, ma di rapporti tra persone e, in ultima istanza, tra classi; questi rapporti sono però sempre legati a delle cose e appaiono come cose’. F.Engels, Recensione a Per la critica dell’economia politica. ‘Ciò che caratterizza l’epoca capitalistica è il fatto che la forza-lavoro riceve per il lavoratore la forma di una merce che non gli appartiene’. Karl Marx, Il capitale. ‘Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente’. Marx-Engels, L’ideologia tedesca. Enrico Donaggio insegna Filosofia della storia all’Università di Torino. É autore, curatore e traduttore di volumi e saggi apparsi in Italia e all’estero. Di recente ha scritto e curato: Sul male, A partire da Hannah Arendt, Una sobria inquietudine, Karl Löwith e la filosofia, Che male c’è, Indifferenza e atrocità tra Auschwitz e i nostri giorni, La scuola di Francoforte, La storia e i testi. Peter Kammerer insegna Sociologia all’Università di Urbino. Ha pubblicato studi sull’immigrazione e l’emigrazione. Ha tradotto opere di Gramsci e Pasolini. Ha curato, tra l’altro: A. Langer, Die mehrheit der Minderheiten, H. Müller, L’invenzione del silenzio, Poesie, Testi, materiali dopo l’89 e Germania 3, Spettri sull’uomo morto, W.Hoss, Komm ins Offene, Freund. Sulla schiavitù dei neri (pag 146-147)”,”MADx-050-FL”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. Il processo di produzione del capitale.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-836″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. Il processo di produzione del capitale.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-837″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. Il processo di produzione del capitale.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-838″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Secondo. Il processo di circolazione del capitale.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-839″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Secondo. Il processo di circolazione del capitale.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-840″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-841″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-842″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Collana a cura di TOGLIATTI Palmiro CANTIMORI Delio DONINI Ambrogio LUPORINI Cesare MANACORDA Gastone NATOLI Aldo PESENTI Antonio PLATONE Felice”,”MADx-843″
“MARX Karl”,”Storia delle teorie economiche. Libro quarto del ‘Capitale’. Volume III.”,”Superiorità di Lutero su Proudhon nella polemica contro l’interesse. (pag 457-460) ‘L’usura è stata un potente mezzo per la formazione dei presupposti del capitale industriale’ “”Lutero, vissuto nel periodo in cui la società borghese medioevale si andava dissolvendo negli elementi della società moderna – processo accelerato dal commercio mondiale e dalla scoperta di nuovi giacimenti auriferi – non conosce naturalmente il capitale che nelle due forme antidiluviane del capitale fruttifero di interesse e del capitale commerciale. La produzione capitalistica, già vigorosa nella sua fase iniziale, mentre cerca da una parte di assoggettare a viva forza il capitale monetario al capitale industriale – in Olanda dove si sviluppa prima sotto forma di manifattura e poi sotto forma di commercio all’ingrosso, lo scopo è raggiunto più presto che altrove; in Inghilterra è proclamato, nel XVII secolo come una condizione indispensabile della produzione capitalistica, anche se, in parte, in forme molto ingenue – dall’altra compie il primo passo, nel periodo di transizione, ‘riconoscendo’ nell’«usura», nella vecchia forma del capitale fruttifero di interesse, una delle condizioni, uno dei rapporti necessari della produzione. Più tardi, non appena il capitale industriale ha subordinato a sé il capitale fruttifero di interesse (XVIII, Bentham) ne riconosce la legittimità, lo riconosce come carne della sua carne. Lutero ‘è superiore’ a Proudhon. Non si lascia indurre in errore dalla differenza tra ‘prestare’ e ‘comprare’: in entrambi riconosce egualmente l’usura. La cosa più notevole nella sua polemica è che egli considera come principale punto di attacco l’idea che l’interesse ‘nasca dal seno stesso del capitale’. (…) Lutero ci spiega qui come è nato il capitale usuraio: dalla rovina dei piccoli borghesi (artigiani e contadini), cavalieri, nobili, principi. Da un lato il capitale usurario si appropria del plusvalore, e con ciò delle ‘condizioni di lavoro’ del contadino, dell’artigiano, in breve, del piccolo produttore di merci che può aver bisogno di denaro per effettuare i pagamenti prima di aver venduto la sua merce, o di comprare qualcuna delle sue condizioni di lavoro, ecc. Dall’altro, si appropria della ricchezza dei ‘rentiers’, cioè della ricchezza dissipatrice e godereccia. L’usura, in quanto raggiunge un duplice obiettivo: la formazione di un patrimonio finanziario indipendente, e l’appropriazione delle condizioni di lavoro, cioè la rovina dei possessori delle vecchie condizioni di lavoro, è un potente mezzo per la formazione dei presupposti del capitale industriale, un potente fattore della separazione delle condizioni di produzione dal produttore. Esattamente come il capitale commerciale. Entrambi hanno in comune il fatto di costituire un patrimonio monetario autonomo, cioè di accumulare nelle loro mani, sotto forma di denaro liquido, tanto una parte del plusvalore annuo, quanto delle condizioni di lavoro e della accumulazione del lavoro annuo. Il denaro che si trova effettivamente nelle loro mani non rappresenta che una piccola parte sia della tesaurizzazione annuale e annualmente accumulata, sia del capitale circolante. Il fatto di costituire un ‘patrimonio monetario’, significa che affluisce ad essi una parte considerevole della produzione annua sia dei redditi annui, non ‘in natura’ ma nella forma modificata del denaro. Nella misura in cui il denaro non circola attivamente come denaro contante, non è in movimento, si trova accumulato nelle loro mani, come in serbatoi del denaro circolante, e ancor di più si trovano accumulati nelle loro mani i titoli di proprietà sulla produzione, ma come titoli sulla merce trasformata in denaro, come titoli monetari. L’usura appare da un lato come la rovina della ricchezza e della proprietà feudale, dall’altro come la rovina della produzione piccolo-borghese, piccolo-contadina, in breve, di tutte le forme in cui il produttore è ancora proprietario dei suoi mezzi di produzione”” (pag 457-460) [Karl Marx, ‘Storia delle teorie economiche. Libro quarto del ‘Capitale’. Volume III’, Roma, 1974] Dall’introduzione al primo volume (MADx-084) “”Quando Marx morì nel 1883, il piano originario del ‘Capitale’ era largamente incompiuto. Nel presentare al lettore il Libro I dell’opera (1867) egli aveva previsto un seguito: «Il secondo volume di questo scritto tratterà il processo di circolazione del capitale (Libro II), e le formazioni del processo complessivo (Libro III); il volume terzo, conclusivo (Libro IV), tratterà la storia della teoria». Sedici anni dopo, al momento della morte, il seguito non era ancora venuto. Rimaneva soltanto un enorme manoscritto, già redatto in anni antecedenti alla pubblicazione del Libro I, di cui Engels ha lasciato una famosa descrizione: «La massa principale del materiale, sebbene nella maggior parte elaborata compiutamente quanto alla sostanza, non lo era quanto alla lingua; redatto nella lingua in cui Marx soleva stendere i suoi estratti: stile trascurato, familiare, con frequenti espressioni e locuzioni ruvidamente umoristiche, definizioni tecniche inglesi e francesi, spesso intere frasi e anche pagine in inglese; pensieri buttati giù nella forma in cui a mano a mano si sviluppavano nella mente dell’autore. Accanto a singole parti trattate diffusamente, altre, parimenti importanti, soltanto accennate; il materiale di fatti illustrativi raccolto ma a malapena raggruppato, non diciamo poi elaborato; alla chiusa dei capitoli, per l’urgenza di arrivare al capitolo successivo, spesso soltanto un paio di frasi tronche, come pietre miliari degli sviluppi lasciati incompiuti; infine la nota scrittura, a volte illeggibile per lo stesso autore». Da questo materiale manoscritto, Engels aveva ricavato, nel 1885, il Libro II del ‘Capitale’, nel 1894 il Libro III, riservandosi di pubblicare in seguito, in forma di Libro IV del ‘Capitale’, la parte concernente le ‘Teorie sul plusvalore’, cioè la parte dedicata da Marx alla storia dell’economia politica dalla metà del secolo XVII in poi. Senonché a Engels non fu concesso di realizzare interamente il suo progetto. Impegni di vario genere, lavori scientifici suoi propri e malattie gli impedirono di terminare il lavoro di preparazione del Libro III del ‘Capitale’ con la celerità che avrebbe voluto. Così che, quando egli si accingeva a preparare per le stampe il Libro IV, cioè la storia della teoria, la morte (1895) gli strappò la penna di mano, impedendogli di portare a compimento il lavoro, cui si era dedicato con tanta abnegazione, di esecutore testamentario dell’opera di Marx. Il compito di pubblicare il manoscritto delle ‘Teorie’ passò allora a Kautsky, il quale, nel prepararlo per le stampe, si accorse tuttavia di non poter dare la forma di Libro IV del ‘Capitale’ (il che avrebbe richiesto una profonda rielaborazione del materiale, così da farne una continuazione omogenea dei primi tre Libri) e optò per la forma di un’opera autonoma – appunto le ‘Teorie sul plusvalore’ – parallela al ‘Capitale’ anziché parte integrante di esso”” (pag 7-8) [Lucio Colletti, ‘Introduzione’] [(in) Karl Marx, ‘Storia delle teorie economiche. Libro quarto del «Capitale». Volume primo’, Roma, 1974]”,”MADx-084-C”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Selected Works in Two Volumes. Volume I.”,”Tra i tanti argomenti (v. indice) – Le crisi capitalistiche – Le regolarità in natura e nella storia – La teoria e la sua importanza – Struttura e sovrastruttura – Essere e coscienza – Dialettica materialista, metodo “”Marx was, and is, the only one who could undertake the work of extracting from the Hegelian logic, the kernel which comprises Hegel’s real discoveries in this sphere, and to reconstruct the dialectical method, divested of its idealistic trappings, in the simple shape in which it becomes the only true form of development of thought. The working out of the method which forms the foundation of Marx’s criticism of political economy we consider a result of hardly less importance than the basic materialist outlook itself. The criticism of economics, even according to the method acquired, could still be exercised in two ways: historically or logically. Since in history, as in its literary reflection, development as a whole also proceeds from the most simple to the more complex relations, the historical development of the literature of political economy provided a natural guiding thread with which criticism could link up, and the economic categories as a whole would thereby appear in the same sequence as in the logical development. This form apparently has the advantage of greater clearness, since indeed it is the ‘actual’ development that is followed, but as a matter of fact it would thereby at most become more popular. History often proceeds by leaps and zigzags and it would thus have to be followed up everywhere, whereby not only would much material of minor importance have to be incorporated, but there would be much interruption of the chain of thought; furthermore, the history of economics could not be written without that of bourgeois society and this would make the task endless, since all preliminary work is lacking. The logical method of treatment was therefore, the only appropriate one. But this, as a matter of fact, is nothing else but the historical method, only divested of its historical form and disturbing fortuities. The chain of thought must begin with the same thing with which this history begins, and its further course will be nothing else but the reflection of the historical course in abstract and theoretically consistent form; a corrected reflection but corrected according to laws furnished by the real course of history itself, in that each, factor can be considered at the point of development of its full maturity, of its classic form. In this method we proceed from the first and simplest relation that historically and in fact confronts us; here, therefore, from the first economic relation to be found. We analyse this relation. Being a ‘relation’ of itself implies that it has two sides, ‘related to each other’. Each of these sides is considered by itself, which brings us to the way in which they behave to each other, their interaction. Contradictions will result which demand a solution. But as we are not considering here an abstract process of thought taking place solely in our heads, but a real process which actually took place at some particular time or is till taking place, these contradictions, too, will have developed in practice and will probably have found their solution. We shall trace the nature of this solution, and shall discover that it has been brought about by the establishment of a new relation whose two opposite sides we shall now have to develop, and so on”” (pag 373-374) [F. Engels, ‘Karl Marx, A contribution to the critique of political economy,’, written by Engels during the first half of August 1859, Published in the newspaper ‘Das Volk’, August 6 and 20, 1859] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘Selected Works in Two Volumes. Volume I’, London, 1962] La catena di pensiero deve iniziare con la stessa cosa con la quale inizia questa storia, e il suo ulteriore corso non sarà altro che il riflesso del corso storico in forma astratta e teoricamente coerente. Metodo materialistico di analisi studio interpretazione realtà nel suo movimento”,”MADx-835″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di V. ADORATSKY, edizione inglese a cura di C.P. DUTT”,”Selected Works in Two Volumes. Volume II.”,”Lettera a Karl Kautsky sulle colonie di Engels del 12.11.1882. (pag 665-667) Contiene il capitolo: Lettere di Marx Engels sulla lotta per il partito proletario (pag 602-639) Lettera a A. Bolte di Marx, 23.11.1871 (pag 616-618) “”The ‘International’ was founded in order to replace the socialist or semi-socialist sects by a real organisation of the working class for struggle. The original statutes and the Inaugural Address show this at the first glance. On the other hand the internationalists could not have maintained themselves if the course of history had not already smashed up the sectarian system. The development of the system of socialist sects and that of the real workers’ movement always stand in inverse ratio to each other. So long as the sects are (historically) justified the working class is not yet ripe for an independent historic movement. As soon as it has attained this maturity all sects are essentially reactionary. Nevertheless what history has shown everywhere was repeated within the International. The antiquated attempts to re-establish and maintain itself within the newly achieved form. And the history of the International was a ‘continual struggle on the part of the General Council’ against the sects and amateur experiments which attempted to maintain themselves within the International itself against the genuine movement of the working class. This struggle was conducted at the ‘Congresses’, but far more in the private dealings of the General Council with the individual sections. (…) The political movement of the working class has as its object, of course, the conquest of political power for the working class and for this it is naturally necessary that a previous organisation of the working class, itself arising from their economic struggles, should have been developed up to a certain point. On the other hand, however, every movement in which the working class comes out, ‘as a class’ against the ruling classes and attempts to force them by pressure from without is a political movement. For instance, the attempt in a particular factory or even a particular industry to force a shorter working day out of the capitalists by strikes, etc., is a purely economic movement. On the other hand the movement to force an eight-hour day, etc., ‘law’ is a ‘political’ movement. And in this way, out of the separate economic movements of the workers there grows up everywhere a ‘political’ movement, that is to say a movement of the ‘class’, with the object of achieving its interests in a general form, in a form possessing a general social force of compulsion. If these movements presuppose a certain degree of previous organisation they are themselves equally a means for the development of this organisation. Where the working class is not yet far enough advanced in its organisation to undertake a decisive campaign against the collective power, i.e., the political power of the ruling classes, it must at any rate be trained for this by continual agitation against and a hostile attitude towards the policy of the ruling classes. Otherwise it will remain a plaything in their hands, as the September revolution in France showed, and as is also proved up to a certain point by the game Messrs. Gladstone and Co. are bringing off in England even up to the present time (1)”” [Karl Marx to A. Bolte, London, November 23, 1871; (in) Karl Marx, ‘Selected Works in Two Volumes. Volume II’, a cura di A. Adoratsky, London, 1942] [(1) For the revolution of September 4, 1870, in France, see ‘The Civil War in France’. By the words “”Gladstone’s game”” Marx means the influence of the bourgeois party and of the liberals led by Gladstone on the leaders of the trade unions.-Ed.] (pag 618)”,”MADx-835-B”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Paul W. BLACKSTOCK e Bert F. HOSELITZ”,”The Russian Menace to Europe. A Collection of Articles, Speeches, Letters and News Despatches Selected and Edited by Paul W. Blackstock and Bert F. Hoselitz.”,”La questione cruciale dell’indipendenza della Polonia in Europa centrale (pag 116-117) [dalla lettera di Engels a Kautsky del 1882] “”One of the real tasks of the Revolution of 1848 – and the ‘real’, and not illusory tasks of a revolution are always solved as a consequence of this revolution – was the constitution of the suppressed and scattered nationalities of Central Europe, provided they were at all viable and provided especially that they were ripe for independence. This task was accomplished by the executors of the revolution, Bonaparte, Cavour, and Bismarck for Italy, Hungary, and Germany in accordance with the then prevailing conditions. There remained Ireland and Poland. We may leave Ireland out of consideration here, since it affects the situation on the European continent only very indirectly. But Poland is situated in the center of the continent, and the maintenance of its partition is the very tie which binds the Holy Alliance together again and again. We have, therefore, great interest in Poland. It is historically impossible for a great people even to discuss internal problems of any kind seriously, as long as it lacks national independence. Before 1859 there was no question of socialism in Italy; even the number of Republicans was small, although they formed the most active element. Only after 1861 the Republicans increased in influence and later transferred their best elements to the Socialists. The same was true in Germany. Lassalle was at the point of giving up his work as a failure, when he had the fortune of being shot. Only when in the year 1866 the greater Prussian unity of petty Germany [‘die grosspreussische Einheit Kleindeutschlands’] had been actually decided, the Lassallean, as well as the so-called Eisenach parties assumed some importance. And only after 1870 when the Bonapartist appetite of intervention had been removed definitively the thing got really going. If we still had the old ‘Bundestag’, where would be our Party? The same happened in Hungary. Only after 1860 it was drawn into the modern movement: fraud on top, socialism below. An international movement of the proletariat is possible only among independent nations. The little bit of republican internationalism between 1830 and 1848, was grouped around France which was destined to free Europe. ‘Hence it increased French chauvinism’ in such a way as to cause the world-liberating mission of France and with it France’s native right to be in the lead to get in our way every day even now. (The Blanquists present a caricature of this view, but it is still very strong also among Malon and company). Also in the International the Frenchmen considered this point of view as fairly obvious. Only historical events could teach them – and several others also – and still must teach them daily that international cooperation is possible only among ‘equals’, and even a ‘primus inter pares’ can exist at best for immediate action. So long as Poland is partitioned and subjugated, therefore, neither a strong socialist party can develop in the country itself, nor can there arise real international intercourse between the proletarian parties in Germany, etc., with ‘other than emigré Poles’. Every Polish peasant or worker who wakes up from the general gloom and participates in the common interest, encounters fist the fact of national subjugation. This fact is in his way everywhere as the first barrier. To remove it is the basic condition of every healthy and free development. Polish socialists who do not place the liberation of their country at the head of their program, appear to me as would German socialists who do not demand first and foremost repeal of the socialist law; freedom of the press, association, and assembly. In order to be able to fight one needs first a soil to stand on, air, light, and space. Otherwise all is idle chatter. It is unimportant whether a reconstitution of Poland is possible ‘before’ the next revolution. ‘We’ have in no case the task to deter the Poles from their effort to fight for the vital conditions of their future development, or to persuade them that national independence is a very secondary matter from the international point of view. On the contrary, independence is the basis of any common international action”” [Nationalism, Internationalism and the Polish Question (1882)] [Karl Marx Engels Friedrich. A Collection of Articles, Speeches, Letters and News Despatches Selected and Edited by Paul W. Blackstock and Bert F. Hoselitz, G. Allen & Unwin, London, 1953] Nazionalismo, internazionalismo e questione polacca (1882) (pag 116-117)”,”MADx-844″
“MARX Karl, a cura di CANTIMORI Delio”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo di produzione del capitale. Libro 1 Vol.I.”,”Quest’opera della quale consegno al pubblico il primo volume, costituisce il seguito del mio scritto Per la critica dell’economia politica, pubblicato nel 1859, Sarà per me benvenuto ogni giudizio di critica scientifica. Per quanto riguarda i pregiudizi della cosiddetta opinione pubblica, alla quale non ho fatto mai concessioni, per me vale sempre il motto del grande fiorentino: ‘Segui il tuo corso, e lascia dir le genti! * Londra, 25/7/1867 K. Marx.”,”MADx-051-FL”
“MARX Karl, a cura di CANTIMORI Delio”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo di produzione del capitale. Libro 1 Vol.II.”,”‘La schiavitù in cui la borghesia tiene incatenato il proletariato non si rivela in nessun luogo con la chiarezza che la distingue nel sistema di fabbrica. Ogni libertà vi cessa sia di diritto che di fatto. L’operaio deve trovarsi in fabbrica alle 5 e mezzo del mattino; se arriva con qualche minuto di ritardo, è punito, se il ritardo è di 10 minuti, non viene neanche fatto entrare finchè non sia passa l’ora della colazione, e perde il suo quarto di giornata del salario. Egli è costretto a mangiare, bere e dormire su comando… La dispotica campana lo fa alzare dal letto, lo fa allontanare dalla colazione e dal pasto di mezzogiorno. E come vanno poi le cose nella fabbrica? Qui legislatore assoluto è il fabbricante. Egli emana i regolamenti di fabbrica a suo beneplacito; egli modifica e amplia il suo codice a piacere; e anche se vi inserisce le cose più pazzesche, i tribunali dicono all’operaio: Siccome vi siete sottomessi a questo contratto di vostra spontanea volontà, ora dovete anche osservarlo… Questi operai sono condannati, dal nono anno di età fino alla loro morte, a vivere sotto quella frusta fisica e morale’ F. Engels.”,”MADx-052-FL”
“MARX Karl, a cura di CANTIMORI Delio”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo di produzione del capitale. Libro 1 Vol.III.”,”‘Il capitale’, dice uno scrittore della Quarterly Review, ‘fugge il tumulto e la lite ed è timido per natura. Questo è verissimo, ma non è tutta la verità. Il capitale aborre la manxanza di profitto o il profitto molto esiguo, come la natura aborre il vuoto. Quando c’è un profitto proporzionato, il capitale diventa coraggioso. Garantitegli il dieci per cento, e lo si può impiegare dappertutto, il venti per cento, e diventa vivace, il cinquanta per cento, e diventa veramente temerario, per il cento per cento si mette sotto i piedi tutte le leggi umane, dategli il trecento per cento, e non ci sarà nessun crimine che esso non arrischi, anche pena la forca. Se il tumulto e le liti portano profitto, esso incoraggerà l’uno e l’altro. Prova: contrabbando e tratta degli schiavi’ (T.J.Dunning, 1799-1873, teorico del movimento sindacale inglese)”,”MADx-053-FL”
“MARX Karl, a cura di PANZIERI Raniero”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo di circolazione del capitale. Libro 2 Vol.I.”,”Il II ed il III Libro del Capitale, come Marx mi disse più volte, dovevano essere dedicati a sua moglie. Londra, nell’anniversario della nascita di Marx, 5/5/1885. F. Engels”,”MADx-054-FL”
“MARX Karl, a cura di PANZIERI Raniero”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo di circolazione del capitale. Libro 2 Vol.II.”,”Il processo diretto di produzione del capitale è il suo processo di lavoro e di valorizzazione, il processo il cui risultato è il prodotto-merce, e il cui motivo determinante è la produzione di plusvalore.”,”MADx-055-FL”
“MARX Karl, a cura di BOGGERI Maria Luisa”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo complessivo della produzione capitalistica. Libro 3 Vol.I.”,”Questa edizione italiana del III Libro del Capitale, la prima in cui esso sia presentato integralmente al nostro lettore, è stata condotta sul testo dell’edizione Dietz, Berlino, 1949, che riproduce l’edizione dell’Istituto Marx-Engels-Lenin, Mosca, 1932 (ad eccezione della prefazione dell’Istituto stesso). Quest’ultima riproduceva a sua volta, con lievi varianti, apportate sulla base del manoscritto di Marx, l’edizione meissneriana pubblicata da Engels nel 1894.”,”MADx-056-FL”
“MARX Karl, a cura di BOGGERI Maria Luisa”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo complessivo della produzione capitalistica. Libro 3 Vol.II.”,”Questa edizione italiana del III Libro del Capitale, la prima in cui esso sia presentato integralmente al nostro lettore, è stata condotta sul testo dell’edizione Dietz, Berlino, 1949, che riproduce l’edizione dell’Istituto Marx-Engels-Lenin, Mosca, 1932 (ad eccezione della prefazione dell’Istituto stesso). Quest’ultima riproduceva a sua volta, con lievi varianti, apportate sulla base del manoscritto di Marx, l’edizione meissneriana pubblicata da Engels nel 1894.”,”MADx-057-FL”
“MARX Karl, a cura di BOGGERI Maria Luisa”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Il processo complessivo della produzione capitalistica. Libro 3 Vol.III.”,”Questa edizione italiana del III Libro del Capitale, la prima in cui esso sia presentato integralmente al nostro lettore, è stata condotta sul testo dell’edizione Dietz, Berlino, 1949, che riproduce l’edizione dell’Istituto Marx-Engels-Lenin, Mosca, 1932 (ad eccezione della prefazione dell’Istituto stesso). Quest’ultima riproduceva a sua volta, con lievi varianti, apportate sulla base del manoscritto di Marx, l’edizione meissneriana pubblicata da Engels nel 1894. L’analisi della proprietà fondiaria nelle sue diverse forme storiche esula dai limiti del presente lavoro. Ce ne occupiamo unicamente in quanto una parte del plusvalore prodotto dal capitale finisce nelle mani del proprietario fondiario. Il nostro presupposto è, qundi, che l’agricoltura, precisamente come la manifattura, sia dominata dal modo di produzione capitalistico, ossia che l’economia agricola venga esercitata da capitalisti che si distinguono in linea di massima dagli altri capitalisti soltanto per l’elemento in cui sono investiti il loro capitale e il lavoro salariato messo in opera da questo capitale.”,”MADx-058-FL”
“MARX Karl”,”Salario, prezzo e profitto.”,”In questo breve corso di economia, esemplare per rigore scientifico e chiarezza di esposizione, Marx spiega il rapporto tra salario e profitto nella società capitalistica sulla base delle leggi economiche fondamentali da lui realizzate nel Capitale. Il cittadino Weston ha dimenticato, a sua volta, che la zuppiera nella quale mangiano gli operai è riempita dell’intero prodotto del lavoro nazionale e che ciò che impedisce loro di prenderne di più. non è né la piccolezza della zuppiera, né la scarsità del suo contenuto, ma soltanto la piccolezza dei loro cucchiai.”,”MADx-059-FL”
“MARX Karl, a cura di Luigi FIRPO”,”Scritti politici giovanili.”,”2° copia Il tempo della formazione di Marx “”L’impronta della sua formazione berlinese rimane in questo periodo affatto evidente: nel campo della critica religiosa ci manca purtroppo l’articolo sul conflitto tra l’arcivescovo di Colonia e il governo prussiano, che la censura distrusse, ma le due brevi difese di Feuerbach e di Bauer (pp. 54-64) bastano a rivelarci la sua piena adesione al radicalismo critico, difeso vuoi contro l’ottuso conformismo di Gruppe, vuoi contro la parziale e irresoluta esegesi dissolvitrice di Strauss. Quanto all’impostazione filosofica del problema politico, è palese il perdurare degli schemi hegeliani (pp. 264-266), dai quali Marx non riesce in sulle prime a staccarsi, sì che, seguendo il suo discorso polemico, par di assistere a tratti ad un curioso sdoppiamento dell’avversario, onde il governo prussiano, responsabile dell’arretrata situazione politica tedesca, si dissocia dall’astratto Stato prussiano, che rimane valido modello di un ideale assoluto: un significativo esempio di questa incertezza può leggersi alle pp. 254-5; si avverta tuttavia che, pochi giorni avanti, un dubbio ormai pungente si era affacciato all’animo di Marx, ed egli aveva scritto «un vero Stato, un vero matrimonio, una vera amicizia sono indissolubili, ma nessuno Stato, nessun matrimonio, nessuna amicizia corrispondono interamente al loro concetto» (p. 246): egli è volto ormai a spiegare e a definire questa riconosciuta frattura fra ideale e realtà. La ricerca non tarda a risolversi nell’inevitabile distacco dagli amici berlinesi, i «Liberi» riuniti attorno a Bauer, che proclamano essere sufficiente eliminare col vaglio della critica gli elementi irrazionali inclusi nel reale e avevano a lungo nutrito una ingenua fiducia nella perfettibilità dello Stato prussiano. Col loro conclamato ateismo, l’esteriorità d’una vita spregiudicata, il chiassoso disordine, il radicalismo politico spinto fino al repubblicanesimo, essi avevano finito coll’isterilirsi nell’intellettualismo, incapaci di applicare la tattica paziente della quotidiana battaglia contro la censura, convinti di poter annullare la realtà politica col solo impiego astratto della critica filosofica”” [Luigi Firpo, ‘Prefazione’] [(in) Karl Marx, ‘Scritti politici giovanili’, Torino, 1950] (pag 10) “”Con umile onestà Marx riconosce la propria impreparazione, sdegna di ricorrere alle «trovate superficiali del momento», sente che è necessario affrontare «uno studio lungo, assiduo e molto approfondito» delle teorie del socialismo, per giungere a una piena chiarificazione dottrinale: «agli esperimenti pratici», egli proclama (p. 174), «sia pure esperimenti di massa, si può sempre rispondere col cannone, ma le idee che la nostra intelligenza ha acquisito vittoriosamente, che il nostro animo ha conquistato, alle quali l’intelletto ha forgiato la nostra coscienza, sono vincoli dai quali non ci si strappa senza lacerarsi il cuore, sono demoni che l’uomo può vincere soltanto sottomettendosi ad essi». Marx contraeva così con se stesso un serio impegno di lavoro e intuiva nel contempo il proprio imminente destino. Nelle pagine della «Renana» non erano mancati anche in precedenza accenni alla situazione del proletariato, amare constatazioni dell’avvilente miseria operaia («il castoro è un muratore con la pelliccia e il muratore un castoro senza pelliccia», p. 110), rivendicazioni di sapore sindacalistico («il salariato è più autorizzato del teologo a discutere se si debba o no lavorare nei giorni di festa» (p. 122), un senso di istintiva fiducia nelle larghe masse escluse dalla vita politica e dal benessere economico («sappiamo che l’uomo da solo è debole, ma sappiamo anche che la totalità è forte», p. 113), che non rappresentano «una bruta massa inorganica» (p. 253), ma la realtà concreta in cui si esplica la vita dello Stato. Ben presto l’occasione chiamò Marx a un esame approfondito di specifiche questioni sociali, inducendolo ad analizzare i provvedimenti repressivi escogitati dalla sesta Dieta renana contro le asportazioni abusive di legna (pp. 177-225) e ad assumere le difese di un anonimo corrispondente del giornale, che aveva sollevato le ire della censura per la sua obiettiva indagine sulla crescente miseria dei viticoltori della Mosella (pp. 293-330). Cinquanta e più anni dopo, scrivendo a R. Fischer il 15 aprile 1895, Federico Engels ricordava di aver «udito sempre da Marx, che proprio occupandosi della legge sul furto di legna e della situazione dei contadini della Mosella egli era passato dalla pura politica a questioni di carattere economico, e di qui al socialismo»”” [Luigi Firpo, ‘Prefazione’] [(in) Karl Marx, ‘Scritti politici giovanili’, Torino, 1950] (pag 11-12)”,”SOCx-263″
“MARX Karl, a cura di Günther HILLMANN”,”Texte zu Methode und Praxis. III. Der Mensch in Arbeit und Kooperation (Aus den Grundrissen der Kritik der politischen Ökonomie, 1857-58). Mit einem Essay «Zum Verständnis der Texte» Erläuterungen und Bibliographie herausgegeben von Günther Hillmann.”,”Contiene: ‘Lavoro salariato e schiavo. I limiti e le contraddizioni del Capitale’ (pag 100)”,”MADx-846″
“MARX Karl”,”Exzerpte und Notizen – September 1846 bis Dezember 1847. (Estratto)”,”Contiene l’introduzione al volume 6 dell’edizione Mega delle opere di M. E.,, Band 1 Zusammefassung (pag 891-919) (da libro storia di Gustav von Gülich); Band 2 Allgemeine Betrachtungen (pag 921-943) che comprende nella parte finale di questo Band 1: ‘Marie Augier: Du crédit public et de son histoire depuis les temps anciens jusqu’à nos jours (pag 939-943)”,”MADx-847″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA e Jean MORTIER”,”Correspondance. Publiée sous la responsabilité de Gilbert Badia et Jean Mortier. Tome X (Janvier 1869 – Juin 1870).”,”traduzioni di Claude GUY Marie-Lise PIERRON Jean WETZLER Stampato da internet http://www.socialismo-chileno.org/febrero/Biblioteca/Marx/correspondencia_tomo_X.pdf”,”MADx-848″
“MARX Karl / DEBORINE A. / RAPPOPORT Ch. / ZINOVIEV G. KAMENEV J./ ARNOLD Félix / FRIEDMANN Georges”,”Notes sur le Communisme et la propriété privée (Marx) / Spinoza précurseur (Deborine) / La méthode marxiste (Ch. Rappoport) / Pour le Ve anniversaire de la mort de Lénine (Zinoviev Kamenev, Documents) / La lutte pour le matérialisme (Arnold) / Austro-marxisme et religion (Friedmann).”,”””Il frammento che segue è stato pubblicato da Riazanov per la prima volta nel 1927. E’ stato tradotto in russo da un manoscritto inedito di Karl Marx; Riazanov l’ha fatto precedere da una rimarchevole introduzione utilizzata per la presente avvertenza. Questo testo, scritto poco prima della ‘Sacra Famiglia’, data 1844, anno molto importante nello sviluppo delle idee di Marx (aveva allora 26 anni). E’ un periodo in cui il suo pensiero progredisce con una rapidità impressionante: qualche mese appena separano le ‘Note sulla Questione Ebraica’ e l”Introduzione alla Critica della Filosofia del Diritto0 che fissa qualche fondamento della nuova dottrina. In apparenza, Marx non fa che continuare la critica feuerbachiana di Hegel; ma in realtà, come Marx ha reso la dialettica hegeliana materialista, così ha reso l’umanismo di Feuerbach dialettico; già in questo periodo, l’influenza di Feuerbach sovente non è che verbale, poiché Marx dà in ogni campo un senso più profondo ai termini stessi di Feuerbach. Presso quest’ultimo, per esempio “”«la séparation de l’homme d’avec lui-même» ne signifie le plus souvent que la projection dans la nature des attributs humains, l’anthropomorphisme; pour Marx, elle signifie le déchirement profond de l’homme social, sa division intérieure, sa dévastation, sa mutilation. De même, nous voyons que dans ce texte il découvre la nature sociale de l’homme: la nature n’agit pas directement sur l’homme, comme chez Feuerbach; entre les deux il y a la société; et l’homme non plus n’agit pas directement sur la nature, mais par l’intermédiaire de l’industrie, dont Marx découvre l’importance capitale pour toute l’évolution humaine””. Benché composto nel 1844, questo testo non è una semplice curiosità bibliografica. Rappresenta una tappa importante che il pensiero di Marx doveva superare e contiene in germe molte delle sue idee fondamentali; esse sono sovente nascoste sotto una forma un poco oscura, ma che lascia trasparire lo sviluppo ulteriore della sua dottrina. La lettura di questa traduzione resa più difficile ancora per il fatto che si tratta di un testo non elaborato ma semplicemente abbozzato, richiederà un certo sforzo. (…) Non bisogna però esagerare l’importanza di queste difficoltà: la terminologia scolastica hegeliana è un ostacolo superato continuamente dal pensiero originale di Marx, che si afferma con delle critiche brillanti e delle considerazioni geniali”” [Albert Mesnil, ‘Avertissement’] [Karl Marx, ‘Notes sur le Communisme et la propriété privée’, ‘La Revue marxiste’, Paris, n. 1, 1° fevrier 1939] (pag 6-7) [traduzione parziale del testo originale in francese] Pseudonimo Albert Mesnil alias Norbert Gutermann (vedi pag 457 libro di memorie Charles Rappoport ‘Une vie revolutionnaire’) [Norbert Guterman (1900–1984) was a scholar, and translator of scholarly and literary works from French, Polish and Latin into English. His translations were remarkable for their range of subject matter and high quality.[citation needed] In the 1930s, Guterman worked closely with French Marxist theorist Henri Lefebvre in popularizing the Marxist notions of alienation and mystification. They published translations of Marx’s early works, which were often the first publications of these works in any language.[1] Guterman, who was Jewish, moved to the United States, where he became an editor of the left-wing journal, Monthly Review. He later converted to Hassidic Judaism.[2] His papers are kept in the Butler Library of Columbia University (wikip)] Engels su Munzer e Spinoza (pag 33) “”En décrivant la doctrine de Thomas Munzer, Engels dit que sa philosophie religieuse était proche de l’athéisme. «Sa doctrine théologique et philosophique attaque les points fondamentaux non seulement du catholicisme, mais aussi du christianisme en général. Sous une forme chrétienne, il enseignait un panthéisme qui révèle une analogie frappante avec des conceptions spéculatives contemporaines et qui, par moments, touche même l’athéisme. Il refuse de reconnaître dans la Bible une révélation exclusive et infaillible. La révélation véritable et vivante, à son avis, c’est la Raison, une révélation qui exista de tous les temps, chez tous les peuples, et qui existe encore à notre époque» (1). Ce qu’Engels dit de Munzer est encore plus vrai de Spinoza. La philosophie moderne, comme dit Engels, fut obligée, pendant longtemps, de se servir du masque des ‘formes verbales chrétiennes’. C’est pourquoi, le «panthéisme» de Spinoza plus encore que le panthéisme de Munzer, n’est pas autre chose qu’une forme verbale théologique de l’athéisme et du matérialisme. Et quant à l’attitude de Spinoza envers la Bible, lui aussi refuse de reconnaître en elle la révélation d’un Dieu et il considère ‘la raison’ comme la révélation véritable. Ainsi, Spinoza se rattache historiquement à la pensée hérétique de sectes religieuses et il développe sous une forme scientifique la critique de toutes sortes de conceptions religieuses, arrivant jusqu’à l’athéisme. Il ny a donc pas lie de s’étonner que la doctrine de Spinoza ait immédiatement trouvé de nombreux partisans, avant tout parmi ces mêmes sectaires. «La Hollande, patrie de notre philosophe, foyer à cette époque de toutes sortes de fermentations religieuses, devait immédiatement occuper une position définie par rapport à la doctrine nouvelle (…)» (2)”” [A Déborine, ‘Spinoza précurseurs’] [(in) ‘La Revue marxiste’, Paris, n. 1, 1° fevrier 1939] (pag 33-34) [(1) Engels, ‘La guerre des paysans en Allemagne’, p. 56; (2) Max Grunwald, ‘Spinoza in Deutschland’, 1897, p. 10] ‘Il panteismo di Muntzer e Spinoza, forme verbali teologiche dell’ateismo e del materialismo’”,”MADx-849″
“MARX Karl [ENGELS Friedrich]”,”Dalla «Storia critica». Capitolo X, Seconda sezione dell’ Anti-Dühring di Friedrich Engels. Estratto da ‘Opere’, volume XXV.”,” “”Del fondatore dell’economia politica moderna, Petty, Dühring ci fa sapere che egli aveva «una maniera di pensare discretamente superficiale», inoltre «assenza di quel senso della distinzione intima e sottile dei concetti» … una «versatilità che conosce molto, ma che passa facilmente da una cosa all’altra senza metter radici in nessuna idea che abbia un carattere di qualche profondità»… il suo «procedimento riguardo all’economia è ancora molto rozzo» e «arriva a delle ingenuità, il cui contrasto… può anche occasionalmente divertire il pensatore serio». Che inapprezzabile degnazione, quindi, che il «serio pensatore» Dühring si abbassi a prender nota di «un Petty»! E come ne prende nota? I principi di Petty sul «lavoro e perfino sul tempo di lavoro come misura del valore, di cui in lui si … trovano ‘tracce imperfette’» non vengono mai ulteriormente ricordati tranne che in questa proposizione. Tracce imperfette. Nel suo «Treatise on Taxes and Contributions» (prima edizione 1662) Petty dà una analisi assolutamente chiara ed esatta della grandezza del valore delle merci. (…) Ma egli enuncia anche con precisione e con valore universale la legge che i valori delle merci sono misurati per mezzo di ‘lavoro uguale’ (equal labour). Egli applica la sua scoperta alla soluzione di problemi diversi, e in parte molto intricati e, in diverse occasioni e in diversi scritti, anche dove questa legge fondamentale non è ripetuta, trae in certi punti da essa conseguenze importanti. Ma già nel suo primo scritto egli dice: “”«Questa», la valutazione mediante lavoro eguale, «lo affermo, ‘è il fondamento dell’equiparazione e della misurazione dei valori’; tuttavia nella sovrastruttura e nell’applicazione pratica di essa, lo confesso, c’è molta varietà e molta complessità» (126). Petty è dunque consapevole sia dell’importanza della sua scoperta, sia, e nella stessa misura, della difficoltà della sua utilizzazione nei particolari. Perciò cerca anche un’altra via per raggiungere certi fini di dettaglio. (…) Un’opera veramente completa di Petty, dalla costruzione unitaria e armonica, è il suo «Quantulumcumque concernig Money» pubblicato nel 1682, dieci anni dopo la sua «Anatomy of Ireland» (che apparve «per la prima volta» nel 1672 e non nel 1691 come Dühring trascrive dalle «più correnti compilazioni manualistiche») (127). Le ultime tracce di idee mercantilistiche che si trovano in altri suoi scritti, qui sono completamente scomparse. E’ un piccolo capolavoro per forma e contenuto e proprio perciò in Dühring non ne viene mai nominato neppure il titolo. E’ assolutamente naturale che, di fronte al più geniale e originale economista, una laboriosa mediocrità da maestro di scuola possa esprimere solo il suo ringhioso scontento e possa scandalizzarsi che le scintille luminose della teoria non si allineino tronfie e pettorute come «assiomi» bell’e fatti, ma sorgano invece sparpagliate dall’approfondimento di un «rozzo» materiale pratico, quali per es. le imposte. Petty, fondatore dell’«aritmetica politica», vulgo statistica, è trattato da Dühring nella stessa maniera in cui era trattato per i suoi lavori specificamente economici. Una sprezzante alzata di spalle sulla singolarità dei metodi usati da Petty! Considerando i metodi grotteschi applicati dallo stesso Lavoisier ancora cento anni più tardi in questo campo (128), considerando la grande distanza dell’opera statistica dalla meta che le aveva tracciato con tratti vigorosi Petty, una tale aria di superiorità compiaciuta di se stessa, due secoli post festum [a due secoli di distanza], appare in tutta la sua schietta stupidità. Le idee più significative di Petty, di cui ben poco si può notare nell’«impresa di Dühring», sono per quest’ultimo solo trovate accidentali, idee fortuite, manifestazioni occasionali, alle quali solo nella nostra epoca si attribuisce, grazie a citazioni estratte dal loro contesto, un significato che esse in sé e per sé non hanno affatto. Queste idee non hanno quindi funzioni nella storia ‘reale’ dell’economia politica, ma solo nei libri moderni, al di sotto del livello raggiunto dalla critica che va alle radici e dalla «maniera di delineare la storia in grande stile» di Dühring. Sembra che nella sua «impresa» egli abbia avuto davanti agli occhi una cerchia di lettori pieni di fede cieca, che non oserebbe mai, per carità, esigere la prova di ciò che viene affermato”” (pag 221-222-223-224) [Karl Marx, Dalla «Storia critica». Capitolo X, Seconda sezione dell’ ‘Anti-Dühring’ di Friedrich Engels. Estratto da ‘Opere’, volume XXV] [(126) Dal volume anonimo «A treatise of taxes, and contributions…», p. 24 sgg. Il corsivo è di Marx; (127) il lavoro «Quantulumcumque concerning money…» fu scritto da William Petty nel 1682 e pubblicato a Londra nel 1695. Marx usava l’edizione del 1760. «The political anatomy of Ireland…» fu scritta da Petty nel 1672 e pubblicata a Londra nel 1691; (128) Marx si riferisce ai lavori economici del chimico francese Antoine-Laurent Lavoisier, «De la richesse territoriale du royaume de France» (Parigi, 1791) e «Essai sur la population de la ville de Paris…», nonché all’«Essai d’arithmétique politique…» (Parigi, 1791) scritto in collaborazione col matematico J.L. Lagrange. L’edizione di questi lavori usata da Marx era compresa nei «Mélanges d’économie politique… par Eugène Daire et G. de Molinari», t. 1, pp. 575-620]”,”MADx-850″
“MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. I.”,”Capitoli I-XII “”Con la sua uscita dalla sfera interna della circolazione, il denaro torna a spogliarsi delle forme locali, colà sbocciate, di scala di misura dei prezzi, moneta, moneta divisionale, segno di valore, e ricade nella forma originaria di verghe di metalli nobili. Nel commercio mondiale le merci dispiegano universalmente il loro valore. Dunque, la loro forma autonoma di valore si presenta quivi, di fronte ad esse, ovviamente, come ‘denaro mondiale’. Solo sul mercato mondiale il denaro funziona in pieno come quella merce la cui forma naturale è allo stesso tempo forma immediatamente sociale di realizzazione ‘del lavoro umano in abstracto’. Il suo modo di esistenza diventa adeguato al suo concetto. Nella sfera interna della circolazione solo una merce può servire come ‘misura di valore’ e quindi come denaro. Su mercato mondiale regna una ‘doppia misura di valore’, l’oro e l’argento (108). Il denaro mondiale funziona come ‘mezzo generale di pagamento’, mezzo generale d’acquisto’ e come ‘materializzazione assolutamente sociale’ della ricchezza in genere (‘universal wealth’). Predomina la funzione di ‘mezzo di pagamento’, per la compensazione dei bilanci internazionali. Da ciò la parola d’ordina del sistema mercantilistico: ‘bilancia commerciale’! (109). L’oro e l’argento servono da ‘mezzo di acquisto’ internazionale essenzialmente tutte le volte che viene perturbato all’improvviso l’equilibrio abituale del ricambio organico tra variae nazioni. Servono infine come materializzazione assolutamente sociale della ricchezza quando non si tratta di compera nè di vendita, ma di ‘trasferimento’ della ricchezza da un paese all’altro, e quanto tale trasferimento in ‘forma di merci’ è escluso dalla congiuntura del mercato delle merci o dallo scopo stesso che si deve ottenere (110). Come per la sua circolazione interna, ogni paese ha bisogno d’un fondo di riserva per la circolazione sul mercato mondiale. Le funzioni dei tesori sorgono dunque, in parte dalla funzione del denaro come mezzo interno di circolazione e di pagamento, in parte dalla sua funzione come denaro mondiale (110a). Per questa ultima parte si esige sempre la ‘merce denaro’ reale, oro e argento in persona, ragione per la quale ‘James Steuart’ caratterizza espressamente l’oro e l’argento, a differenza dei loro luogotenenti puramente locali, come ‘money of the world'”” (pag 174-177) [Karl Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. I’, Roma, 1980]”,”MADx-851″
“MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. II.”,”Capitoli XIII-XXV Contiene tra l’altro: Effetto delle crisi sulla parte meglio pagata della classe operaia (pag 730-735) “”Con le macchine nasce d’un tratto un nuovo tipo di operaio, il produttore di macchine. Sappiamo già che l’industria meccanica si impadronisce anche di questa branca di produzione su scala sempre più voluminosa. Inoltre, per quanto riguarda la materia prima, non c’è p. es. nessuno dubbio che la marcia forzata della filatura del cotone ha accelerato come in una serra la crescita della coltivazione del cotone negli Stati Uniti, e con essa non soltanto la tratta degli schiavi africani, ma anche, e insieme, l’allevamento dei negri come impresa principale dei cosiddetti Stati schiavisti di confine. Quando nel 1790 si fece negli Stati Uniti il primo censimento degli schiavi, il loro numero ammontava a 697.000, nel 1861 invece si aggirava sui quattro milioni. D’altra parte non è meno certo che il fiorire della lavorazione meccanica della lana ha provocato, con la trasformazione progressiva del terreno arabile in pascolo per le pecore, la cacciata in massa dei lavoratori agricoli, divenuti un «sovrappiù». Ancora in questo momento l’Irlanda sta percorrendo il processo di un’ulteriore riduzione della sua popolazione, già diminuita della metà quasi dopo il 1845, alla misura esattamente corrispondente ai bisogni dei suoi ‘landlords’ e dei signori fabbricanti di lana inglesi”” (pag 488-489); “”Effettivamente, la miseria dell’Irlanda è di nuovo il tema del giorno in Inghilterra. Alla fine del 1866 e ai primi del 1867 uno dei magnati terrieri irlandesi, Lord Dufferin, s’accinse a risolvere il problema sul ‘Times’. «Che cosa umana da parte di sì gran signore!» (Goethe, Faust, Prologo, 353-354). (…) Ma la parte leonina del reddito annuo nazionale che un numero estremamente esiguo di magnati terrieri ingoia in Inghilterra, Scozia e in Irlanda, è così enorme che la ragion di Stato inglese trova opportuno fornire per la distribuzione della ‘rendita fondiaria’ materiale statistico diverso da quello per la distribuzione del ‘profitto’. Lord Dufferin è uno di questi magnati terrieri. Che i ruoli delle rendite e i profitti possano mai esser «in soprannumero», o che la loro pletora sia in qualche modo connessa alla pletora della miseria popolare è naturalmente un’idea tanto «poco rispettabile» quanto «malsana» (unsound). Egli si attiene ai dati di fatto. Ed è dato di fatto che mano a mano che diminuisce il numero della popolazione irlandese, i ruoli delle rendite si gonfiano, cosicché lo spopolamento «fa bene» al proprietario fondiario, quindi anche alla terra, quindi anche al popolo, che non che è un accessorio della terra. Egli dichiara dunque che l’Irlanda è tuttora ‘sovrappopolata’ e che la fiumana dell’emigrazione scorre tuttora troppo lentamente. Per essere completamente felice, l’Irlanda dovrebbe disfarsi ancora per lo meno di un terzo di milione di lavoratori. (…) E, ‘comme l’appetit vient en mangeant’, gli occhi del ruolo delle rendite scopriranno ben presto che l’Irlanda con tre milioni e mezzo di abitanti, è ancor sempre miserabile, e miserabile ‘perché sovrappopolata’, che quindi il suo spopolamento deve spingersi ben oltre, affinché l’Irlanda compia la sua vera missione che è quella di pascolo ovino e bovino per gli inglesi (1). Questo metodo redditizio ha, come ogni cosa buona di questo mondo, il suo inconveniente. Con l’accumulazione della rendita fondiaria procede di pari passo l’accumulazione degli irlandesi in America. L’irlandese eliminato dalle pecore e dei buoi risorge al di là dell’Oceano, come feniano (). E di fronte alla vecchia regina dei mari si erge sempre più minacciosa la giovane repubblica gigantesca. ‘Acerba fata Romanos agunt / Scelusque fraternae necis’ ()”” [() Feniani: associazione irlandese fondata nel 1861 per la liberazione dell’Irlanda dall’oppressione inglese; () Aspro destino incalza i romani / E’ il delitto del fratricidio (Orazio); (1) Dimostrerò in modo più particolareggiato nel libro III di questo scritto, nella sezione sulla proprietà fondiaria, come la grande carestia e le circostanze che ne furono conseguenza venissero sfruttate sistematicamente sia dai singoli proprietari fondiari sia dalla legislazione inglese per imporre con la forza la rivoluzione agricola e per assottigliare la popolazione dell’Irlanda nella misura confacente ai ‘landlords’. (…)] [Karl Marx, Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. II, Roma, 1980] (pag 773-776)”,”MADx-852″
“MARX Karl, a cura di Raniero PANZIERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo.”,”Il problema delle scorte (pag 144)”,”MADx-853″
“MARX Karl, a cura di M.L. BOGGERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. I. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Contiene: III. Illustrazione di carattere generale: la crisi del cotone nel periodo 1861-1865 (pag 162-176)”,”MADx-854″
“MARX Karl, a cura di M.L. BOGGERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. II. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Contiene: Capitolo XXXVII: Condizioni precapitalistiche. L’ interesse nel Medioevo Vantaggi derivanti alla Chiesa dalla interdizione dell’interesse (pag 709-713) (una raccolta di brani tratti da varie opere)”,”MADx-855″
“MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. I.”,”Capitoli I-XII “”Con la sua uscita dalla sfera interna della circolazione, il denaro torna a spogliarsi delle forme locali, colà sbocciate, di scala di misura dei prezzi, moneta, moneta divisionale, segno di valore, e ricade nella forma originaria di verghe di metalli nobili. Nel commercio mondiale le merci dispiegano universalmente il loro valore. Dunque, la loro forma autonoma di valore si presenta quivi, di fronte ad esse, ovviamente, come ‘denaro mondiale’. Solo sul mercato mondiale il denaro funziona in pieno come quella merce la cui forma naturale è allo stesso tempo forma immediatamente sociale di realizzazione ‘del lavoro umano in abstracto’. Il suo modo di esistenza diventa adeguato al suo concetto. Nella sfera interna della circolazione solo una merce può servire come ‘misura di valore’ e quindi come denaro. Su mercato mondiale regna una ‘doppia misura di valore’, l’oro e l’argento (108). Il denaro mondiale funziona come ‘mezzo generale di pagamento’, mezzo generale d’acquisto’ e come ‘materializzazione assolutamente sociale’ della ricchezza in genere (‘universal wealth’). Predomina la funzione di ‘mezzo di pagamento’, per la compensazione dei bilanci internazionali. Da ciò la parola d’ordina del sistema mercantilistico: ‘bilancia commerciale’! (109). L’oro e l’argento servono da ‘mezzo di acquisto’ internazionale essenzialmente tutte le volte che viene perturbato all’improvviso l’equilibrio abituale del ricambio organico tra variae nazioni. Servono infine come materializzazione assolutamente sociale della ricchezza quando non si tratta di compera nè di vendita, ma di ‘trasferimento’ della ricchezza da un paese all’altro, e quanto tale trasferimento in ‘forma di merci’ è escluso dalla congiuntura del mercato delle merci o dallo scopo stesso che si deve ottenere (110). Come per la sua circolazione interna, ogni paese ha bisogno d’un fondo di riserva per la circolazione sul mercato mondiale. Le funzioni dei tesori sorgono dunque, in parte dalla funzione del denaro come mezzo interno di circolazione e di pagamento, in parte dalla sua funzione come denaro mondiale (110a). Per questa ultima parte si esige sempre la ‘merce denaro’ reale, oro e argento in persona, ragione per la quale ‘James Steuart’ caratterizza espressamente l’oro e l’argento, a differenza dei loro luogotenenti puramente locali, come ‘money of the world'”” (pag 174-177) [Karl Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. I’, Roma, 1980]”,”MADx-856″
“MARX Karl, a cura di Delio CANTIMORI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. II.”,”Capitoli XIII-XXV Contiene tra l’altro: Effetto delle crisi sulla parte meglio pagata della classe operaia (pag 730-735) “”Con le macchine nasce d’un tratto un nuovo tipo di operaio, il produttore di macchine. Sappiamo già che l’industria meccanica si impadronisce anche di questa branca di produzione su scala sempre più voluminosa. Inoltre, per quanto riguarda la materia prima, non c’è p. es. nessuno dubbio che la marcia forzata della filatura del cotone ha accelerato come in una serra la crescita della coltivazione del cotone negli Stati Uniti, e con essa non soltanto la tratta degli schiavi africani, ma anche, e insieme, l’allevamento dei negri come impresa principale dei cosiddetti Stati schiavisti di confine. Quando nel 1790 si fece negli Stati Uniti il primo censimento degli schiavi, il loro numero ammontava a 697.000, nel 1861 invece si aggirava sui quattro milioni. D’altra parte non è meno certo che il fiorire della lavorazione meccanica della lana ha provocato, con la trasformazione progressiva del terreno arabile in pascolo per le pecore, la cacciata in massa dei lavoratori agricoli, divenuti un «sovrappiù». Ancora in questo momento l’Irlanda sta percorrendo il processo di un’ulteriore riduzione della sua popolazione, già diminuita della metà quasi dopo il 1845, alla misura esattamente corrispondente ai bisogni dei suoi ‘landlords’ e dei signori fabbricanti di lana inglesi”” (pag 488-489); “”Effettivamente, la miseria dell’Irlanda è di nuovo il tema del giorno in Inghilterra. Alla fine del 1866 e ai primi del 1867 uno dei magnati terrieri irlandesi, Lord Dufferin, s’accinse a risolvere il problema sul ‘Times’. «Che cosa umana da parte di sì gran signore!» (Goethe, Faust, Prologo, 353-354). (…) Ma la parte leonina del reddito annuo nazionale che un numero estremamente esiguo di magnati terrieri ingoia in Inghilterra, Scozia e in Irlanda, è così enorme che la ragion di Stato inglese trova opportuno fornire per la distribuzione della ‘rendita fondiaria’ materiale statistico diverso da quello per la distribuzione del ‘profitto’. Lord Dufferin è uno di questi magnati terrieri. Che i ruoli delle rendite e i profitti possano mai esser «in soprannumero», o che la loro pletora sia in qualche modo connessa alla pletora della miseria popolare è naturalmente un’idea tanto «poco rispettabile» quanto «malsana» (unsound). Egli si attiene ai dati di fatto. Ed è dato di fatto che mano a mano che diminuisce il numero della popolazione irlandese, i ruoli delle rendite si gonfiano, cosicché lo spopolamento «fa bene» al proprietario fondiario, quindi anche alla terra, quindi anche al popolo, che non che è un accessorio della terra. Egli dichiara dunque che l’Irlanda è tuttora ‘sovrappopolata’ e che la fiumana dell’emigrazione scorre tuttora troppo lentamente. Per essere completamente felice, l’Irlanda dovrebbe disfarsi ancora per lo meno di un terzo di milione di lavoratori. (…) E, ‘comme l’appetit vient en mangeant’, gli occhi del ruolo delle rendite scopriranno ben presto che l’Irlanda con tre milioni e mezzo di abitanti, è ancor sempre miserabile, e miserabile ‘perché sovrappopolata’, che quindi il suo spopolamento deve spingersi ben oltre, affinché l’Irlanda compia la sua vera missione che è quella di pascolo ovino e bovino per gli inglesi (1). Questo metodo redditizio ha, come ogni cosa buona di questo mondo, il suo inconveniente. Con l’accumulazione della rendita fondiaria procede di pari passo l’accumulazione degli irlandesi in America. L’irlandese eliminato dalle pecore e dei buoi risorge al di là dell’Oceano, come feniano (). E di fronte alla vecchia regina dei mari si erge sempre più minacciosa la giovane repubblica gigantesca. ‘Acerba fata Romanos agunt / Scelusque fraternae necis’ ()”” [() Feniani: associazione irlandese fondata nel 1861 per la liberazione dell’Irlanda dall’oppressione inglese; () Aspro destino incalza i romani / E’ il delitto del fratricidio (Orazio); (1) Dimostrerò in modo più particolareggiato nel libro III di questo scritto, nella sezione sulla proprietà fondiaria, come la grande carestia e le circostanze che ne furono conseguenza venissero sfruttate sistematicamente sia dai singoli proprietari fondiari sia dalla legislazione inglese per imporre con la forza la rivoluzione agricola e per assottigliare la popolazione dell’Irlanda nella misura confacente ai ‘landlords’. (…)] [Karl Marx, Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. II, Roma, 1980] (pag 773-776)”,”MADx-857″
“MARX Karl, a cura di Raniero PANZIERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro secondo.”,”Il problema delle scorte (pag 144)”,”MADx-858″
“MARX Karl, a cura di M.L. BOGGERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. I. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Contiene: III. Illustrazione di carattere generale: la crisi del cotone nel periodo 1861-1865 (pag 162-176)”,”MADx-859″
“MARX Karl, a cura di M.L. BOGGERI”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro terzo. II. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”Contiene: Capitolo XXXVII: Condizioni precapitalistiche. L’ interesse nel Medioevo Vantaggi derivanti alla Chiesa dalla interdizione dell’interesse (pag 709-713) (una raccolta di brani tratti da varie opere)”,”MADx-860″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Lettere sul capitale.”,” “”In questi ultimi tempi i signori Professori tedeschi sono stati indotti a rivolgermi qualche attenzione da ogni parte, anche se in maniera insulsa: A. Wagner, per esempio, in un opuscolo sulla proprietà fondiaria. Held (Bonn) in un opuscolo sulle casse di credito agricolo nella provincia renana. Lange (‘Über die Arbeiterfrage’, etc [Sulla questione operaia etc.] 2a edizione) (1), mi elargisce grandi elogi, ma allo scopo di darsi importanza. E’ che Lange ha fatto una grande scoperta. Tutta questa storia dev’essere subordinata a una sola grande legge naturale. Questa legge della natura è la ‘frase fatta’ (l’espressione di Darwin così usata diventa una semplice frase), [‘struggle for life’], [la lotta per la vita], mentre il contenuto di questa frase è la legge malthusiana della popolazione o ‘rather’ [piuttosto] della sovrappopolazione. Invece dunque di analizzare la ‘struggle for life’ quale si manifesta storicamente nelle diverse forme sociali determinate, non si trova niente di meglio che convertire ogni lotta concreta in una formula: ‘struggle for life’, e di sostituire questa stessa formula con le «elucubrazioni malthusiane sulla popolazione». Bisogna ammettere che si tratta di un metodo efficacissimo… per ignoranza e torpore mentale, pretenzioso, sufficiente e che si spaccia per scienza. Quel che lo stesso Lange dice sul metodo hegeliano e sull’uso che ne faccio è veramente puerile. Tanto per cominciare non capisce ‘rien’ [nulla] del metodo hegeliano ed ancor meno del modo critico con cui l’applico. In un certo qual modo mi ricorda Mosè Mendelssohn (2); questo prototipo del chiacchierone scrisse un giorno a Lessing (3) per chiedergli come potesse venirgli in mente di prendere ‘au serieux’ [sul serio] questo «cane morto di Spinoza». Lange si stupisce analogamente che Engels, io, etc. prendiamo sul serio questo cane morto di Hegel, mentre i vari Büchner, Lange, Dühring, Fechner, etc. – ‘poor deer’ [povere bestie], si affannano a dire che essi l’hanno sotterrato da molto tempo. Lange ha l’ingenuità d’affermare che io mi «muovo con la più rara libertà» nella materia empirica. Egli non mette in dubbio che questa «libertà di movimento nel soggetto» non è nient’altro che una parafrasi del ‘metodo’, il modo di trattare il soggetto, cioè il ‘metodo dialettico’…”” [Marx a Kugelmann, 27 giugno 1870] [(in) Marx Engels, ‘Lettere sul capitale’, Roma, 1969] [(1) F. Lange ‘Die Arbeiterfrage. Ihre Bedeutung für die Gegenwart und Zukunft’. (La questione operaia. Sua importanza per il presente e l’avvenire). 2a edizione riveduta e ampliaa, Winthertur, 1870; (2) Filosofo tedesco del XVIII° secolo; (3) Scrittore e critico tedesco] (pag 32-33)”,”MADx-861″
“MARX Karl, a cura di Aurelio MACCHIORO e Bruno MAFFI”,”Il capitale. Libro primo.”,”8 “”Non è stato concesso a Marx di preparare personalmente per la stampa questa terza edizione [del ‘Capitale’] Il potente pensatore, alla cui grandezza anche gli avversari oggi si inchinano, è morto il 14 marzo 1883. A me, che in lui ho perduto l’amico di un quarantennio, il migliore e il più incrollabile degli amici, l’amico al quale debbo più di quanto si possa esprimere con le parole, a me incombe il dovere di curare la pubblicazione sia di questa terza edizione, che del secondo Libro lasciato manoscritto. Come abbia assolto la prima parte di questo dovere, sono tenuto a informarne il lettore. In origine, Marx aveva l’intenzione di rimaneggiare in gran parte il testo del primo Libro, di formulare in modo più netto molti punti teorici, di inserirne di nuovi, di completare fino ai tempi più recenti il materiale storico e statistico. Il cattivo stato di salute e l’ansia di giungere alla redazione definitiva del secondo Libro, lo indussero a rinunziarvi. Solo lo stretto necessario andava modificato, e introdotte le aggiunte che l’edizione francese apparsa nel frattempo (‘Le Capital’, par Karl Marx, Paris, Lachâtre, 1873) già conteneva. Fra le carte lasciate da Marx si trovò, infatti, anche un esemplare tedesco qua e là corretto di suo pugno e corredato di rinvii all’edizione francese, come pure un esemplare francese in cui egli aveva minutamente segnato i passi da utilizzare. Queste modifiche e aggiunte si limitano, con poche eccezioni, all’ultima parte del volume, cioè alla sezione: ‘Il processo di accumulazione del capitale’. Qui più che altrove, il testo fino allora esistente seguiva l’abbozzo originario, mentre le sezioni precedenti erano state rielaborate in modo più radicale. Lo stile era quindi più vivace, più di getto, ma anche più trasandato, pieno di anglicismi, qua e là poco chiaro; lo svolgimento presentava occasionali lacune, perché alcuni momenti importanti erano appena accennati. Circa lo stile, Marx aveva personalmente riveduto a fondo diverse sottosezioni, dandomi così, come pure in frequenti accenni orali, la misura del punto fino al quale avevo il diritto di spingermi nell’eliminare espressioni tecniche inglesi e simili anglicismi. Comunque, egli avrebbe rielaborato le aggiunte e integrazioni e sostenuto lo scorrevole francese con il suo denso e serrato tedesco; io ho dovuto accontentarmi di tradurle attenendomi il più possibile all’originale. Perciò, in questa terza edizione, non è cambiata nemmeno una parola di cui io non sappia per certo che lo stesso Autore avrebbe provveduto a cambiarla. Non poteva passarmi per la mente di introdurre nel ‘Capitale’ il gergo corrente nel quale economisti tedeschi sogliono esprimersi, il linguaggio astruso in cui, per esempio, colui che si fa cedere da un altro il suo lavoro contro pagamento in contanti si chiama ‘datore’ di lavoro [Arbeitgeber] e colui del quale egli prende il lavoro si chiama ‘prenditore’ [Arbeiternehmer]. Anche in francese, nella vita comune, si usa ‘travail’ nel senso di «occupazione» in genere. Ma a buon diritto i francesi riterrebbero pazzo l’economista che volesse chiamare ‘donneur de travail’ il capitalista , e ‘receveur’ de travail’ l’operaio”” [F. Engels ‘Per la terza edizione’, Londra 7 novembre 1883] [(in) Karl Marx, ‘Il Capitale. Libro primo, Milano, 2010] (pag 91-92)”,”ECOT-324″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di ANDREAS Bert GRANDJONC Jacques PELGER Hans”,”Unbekanntes von Friedrich Engels und Karl Marx. Teil I: 1840-1874.”,”Dedicato a Wilhelm Bracht zum 80. Geburtstag”,”MADx-862″
“MARX Karl, a cura di Günther HILLMANN”,”Texte zu Methode und Praxis. I. Jugendschriften 1835-1841. Mit einem Essay «Zum Verständnis der Texte». Erläuterungen und Bibliographie herausgegeben von Günther Hillmann.”,”Schema della filosofia hegeliana della natura (pag 117-122) (prima, seconda, terza versione)”,”MADx-846-C”
“MARX Karl, a cura di Bruno MAFFI”,”Il capitale. Libro terzo.”,”10 Il capitale per il commercio di denaro. “”Le diverse operazioni dal cui autonomizzarsi in attività particolari si origina il commercio di denaro nascono dalle diverse determinazioni del denaro stesso e dalle sue funzioni, al cui adempimento deve quindi soggiacere anche il capitale nella forma di capitale denaro. Ho già avuto occasione (a) di mostrare come l’istituto del denaro, con tutto ciò che vi si collega, abbia la sua prima origine nello scambio fra comunità diverse. E’ perciò dagli scambi internazionali che si svolge dapprima il commercio di denaro, il traffico con la merce denaro. Non appena esistono diverse monete locali, i commercianti che procedono ad acquisti su mercati stranieri si trovano o a dover convertire le monete del loro paese nelle monete locali, e viceversa, o a dover scambiare differenti monete con argento od oro puro, non coniato, come denaro mondiale. Di qui le operazioni cambiarie, che vanno considerate come una delle basi naturali del moderno commercio del denaro (b). Di qui, poi, lo sviluppo delle banche di cambio, in cui l’argento (o l’oro) fungono da denaro mondiale – oggi da moneta bancaria o commerciale – a differenza della moneta corrente. Operazioni cambiarie, quali semplici ordini di pagamento a viaggiatori stranieri da parte del cambiavalute di un paese, si svilupparono già a Roma e in Grecia dall’attività di cambio in senso proprio. Il commercio di oro e argento come merci (materie prime per la fabbricazione di articoli di lusso) costituisce la base naturale del commercio in lingotti (bullion trade), ovvero del commercio che media le funzioni del denaro in quanto denaro mondiale. Queste funzioni, come si è dimostrato in precedenza (Libro I, cap. III, 3, c) (1), sono duplici: andirivieni fra le diverse sfere nazionali di circolazione per la compensazione dei pagamenti internazionali e, in caso di migrazione di capitale, per il pagamento degli interessi; movimento dei metalli preziosi, a partire dalle fonti di approvvigionamento, attraverso il mercato mondiale e ripartizione della loro offerta tra le diverse sfere di circolazione nazionali. In Inghilterra, gli orefici fungevano ancora da banchieri durante la maggior parte del secolo XVII. Qui non si considera né come la compensazione dei pagamenti internazionali si sviluppi ulteriormente nel commercio di cambio, etc., né tutto ciò che si riferisce alle operazioni in titoli, insomma tutte le forme particolari del sistema del credito, che in questa sede non ci riguarda. Come denaro mondiale la moneta nazionale si spoglia del suo carattere locale; una moneta nazionale viene espressa nell’altra e tutte vengono così ridotte al loro contenuto in oro o argento, mentre nello stesso tempo questi ultimi, essendo le due merci che circolano in qualità di denaro mondiale, vanno ridotti al loro reciproco rapporto di valore, che muta di continuo. Il commerciante in denaro fa di questa mediazione la sua attività particolare. Operazioni di cambio e commercio in lingotti sono quindi le forme più antiche di commercio del denaro e nascono dalla duplice funzione del denaro stesso: come moneta nazionale e come denaro mondiale”” [(a) (nota 42). ‘Zur kritik der Pol. Oekon’. p. 27 (trad. it. cit., pp. 987-988); (b) (nota 43). “”E’ proprio dalla grande varietà delle monete, sia quanto a lega, sia quanto ad effigie dei molti prìncipi e città autorizzati a batterle, che sorse la necessità, nelle transazioni in cui si richiedevano pareggi in una data moneta, di servirsi dovunque di quella locale. (…) «La banca di cambio trae il suo nome non (…) dalla cambiale, dalla lettere di cambio, ma dal cambio delle diverse specie di monete. Assai prima della fondazione della Banca di cambio di Amsterdam, nel 1609, nelle città commerciali olandesi esistevano già cambiavalute e agenzie, e perfino banche, di cambio (…). Il mestiere di questi cambiavalute consisteva nel convertire in monete aventi corso legale il gran numero di monete introdotte nel paese da mercanti stranieri. A poco a poco il loro raggio di azione si estese (…) Essi divennero i cassieri e banchieri dell’epoca. Ma poiché nella combinazione delle operazioni di cassa e di cambio il governo di Amsterdam vedeva un pericolo, per ovviarvi si decise di fondare un grande istituto che provvedesse con pieni poteri pubblici ad entrambe le attività. Questo istituto fu la celebre Banca di cambio di Amsterdam del 1609. Anche i banchi di cambio di Venezia, Genova, Stoccolma e Amburgo trassero origine dalla costante necessità di convertire ogni sorta di monete. Di tutti, quello di Amburgo è l’unico tuttora esistente, perché in questa città commerciale, che non ha un sistema monetario proprio, il bisogno di una simile istituzione continua a farsi sentire, etc.» (S. Vissering, ‘Handboek van Praktische Staathuishoudkunde’, Amsterdam, 1860, I, pp. 247-248)] [(1) Trad. Utet, 1974, p. 234] [Karl Marx, Il Capitale. Libro Terzo, a cura di Bruno Maffi, Milano, 2010] (pag 401-403)”,”ECOT-326″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo.”,”Marx Karl, Carteggio con Vera Zasulich e bozze, in appendice a Il Capitale, Libro I, UTET 1974. “”Dal ’67, l’anno del ‘Capitale’, all’83, l’anno della morte, il fervore creativo del Marx, il suo assillo all’indagine teorica sembrano spenti: da ogni parte si attende che porti a compimento l’opera sua maggiore, che ribatta le critiche sempre più insistenti, ed egli tace. Non che il vigore dell’ingegno si offuschi o difetti l’alacrità prodigiosa che lo aveva animato per più di un ventennio: egli continua senza posa a indagare e a studiare, analizza statistiche agrarie, relazioni ufficiali sul pauperismo irlandese (messe poi a frutto in una nuova edizione del ‘Capitale’), teoriche della rendita e del costo di produzione, influenze delle oscillazioni del valore della moneta sul saggio di profitto; intanto si affianca all’Engels nella polemica col Dühring, delinea una teoria matematica dei cicli commerciali, studia la lingua russa, sopporta il maggior peso d’organizzazione dell”Internazionale’, vagheggia lavori di vasta portata, ma del ‘Capitale’ non pone più in carta una sola linea. Amletico silenzio, che le carte postume non giovano a spezzare, tutte rivelandosi anteriori al primo volume dell’opera fondamentale: e se cerchiamo di penetrare i motivi, uno subito se ne presenta, insinuante e ambiguo, che può essere stato la lunga angoscia del tramonto di quella vita. Proprio il terzo volume del ‘Capitale’ demolisce, come si è visto, quella riduzione di valore a lavoro, che era il postulato basilare dell’intera opera: e il pensatore può essersi trovato avvolta nella contraddizione insanabile, fra l’assurdo della conseguenza implacabilmente logica ed il fascino della premessa, assunta come un atto di fede e troppo compenetrata ormai con tutta la sua vita spirituale, per poterla respingere senza restarne svuotato subitamente d’ogni energia e d’ogni sostegno. Tormentato dal carbonchio, malato di bronchi, di fegato, di reni, egli si avviava al declino, che la perdita dolorosissima, a pochi mesi di distanza, della moglie e della figlia adorate doveva precipitare. la morte, sopraggiuntagli il 14 marzo dell’83, lasciava insoluti tutti i gravi quesiti che l’opera sua aveva implicati e proposti ed imponeva agli amici e condiscepoli fidati l’arduo compito di tentare unma risposta, sia pur frammentaria e ineguale, interrogando le carte inedite lasciate dallo scomparso. Usciva così nel 1885; a cura dell’Engels, il così detto libro secondo del ‘Capitale’, tutto quanto dedicato all’argomento frigido della circolazione del capitale: discontinuo ed oscuro nell’esposizione, povero di dati sperimentali, il libro, che ha tuttavia pagine di grande pregio sulla formazione delle riserve metalliche stagnanti e su altre questioni connesse al giro dei capitali, non forniva agli studiosi in aspettativa alcun chiarimento sulle questioni essenziali del sistema. Dieci anni dopo, il terzo libro, pubblicato ancora dall’Engels nel ’95, affrontava finalmente il problema centrale, ma ne forniva – come si è visto – una soluzione in sì aperta contraddizione col postulato iniziale, da suscitare la delusione più completa; nuovi studiosi impugnavano frattanto altre teorie proposte nel volume, veniva dimostrata totalmente erronea la presunta legge della caduta tendenziale del saggio di profitto, segni di palese stanchezza rivelava il tentativo di costruire una completa teorica della lotta di classe: eppure anche questo terzo libro non può dirsi condannabile in blocco se fornisce alla scienza economica preziosi apporti con la della rendita fondiaria assoluta e della metamorfosi del capitale usurario, mentre l’ultima opera postuma del Marx, la ‘Storia delle teorie del plus-valore’, edita dal Kautsky in quattro volumi dal 1905 al 1910, spazia con acume e larghezza di informazione dai fisiocrati al Mill ed al Senior in un’indagine ricca di spunti critici, anche se qua e là acre e tendenziosa. In ultima analisi il tentativo del Marx di costruire una nuova ed organica dottrina economica, diversa e contrapposta a quella classica ed ufficiale, deve ritenersi fallito: in questo campo i suoi contributi, preziosi e cospicui, si limitano tuttavia alle proporzioni dell’indagine parziale, della soluzione singola, dello spunto frammentario: la fecondità di questi apporti, che la scienza economica ha definitivamente acquisiti, testimonia essa medesima come la contraddzione e l’antitesi fossero soltanto psicologiche e i materiali elaborati per la nuova economia hanno ben servito a far più solido e vasto l’edificio di quella antica. Pel resto, il sistema complessivo del Marx è ben fuori dalla scienza economica: rimasto incompiuto nella formulazione, caduto ben presto in contraddizioni insanabili, è stato ormai ridotto palesemente all’assurdo. Perché dunque un libro come il ‘Capitale’ merita di essere ancora riletto e meditato e qualè infine non solo il fascino (…) ma la grandezza vera del Marx? (…) Per la prima volta, fuori di tutte le astratterie antistoriche, egli riconosce una suprema legge di necessità nel mondo, campo di una lotta perenne in cui solo la forza è dominatrice. Istituti caduchi, dottrine utopistiche, sogni ed ipocrisie demagogiche, tutto si dissolve nel crogiuolo ardente in cui la materia sociale ribolle perennemente. Nessun pietismo lacrimoso può far salire d’un gradino la scala del riscatto degli oppressi, la cui ascesa rigeneratrice è solo questione di potenza materiale e spirituale. L’insegnamento del Marx è schiettamente realistico e di qui nasce l’immensa sua eco politica; non si creda tuttavia che questa riduzione in termini di forza significhi difetto di spiritualità, povertà di senso etico. (…) L’originalità di Marx e la sua meritata fortuna risiedono in ciò: che egli di questo sdegno non fa argomento per una sterile imprecazione, né materia per una condanna verbale, bensì se ne giova come di una rivelazione trascinatrice, d’un pungolo eroico. La classe proletaria deve conoscere tutta la propria ingiusta miseria per armarsi di quel furore e spingersi, marea inarrestabile, a riconquistare quei beni di cui è stata privata con l’insidia e la violenza”” [Luigi Firpo, ‘Introduzione’ in: Karl Marx, Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo, Utet, Torino, 1947] (pag XXXV-XXXVII)”,”MADx-863″
“MARX Karl, a cura di Vincenzo VITELLO”,”Salario, prezzo e profitto.”,”‘La prima analisi in forma divulgativa delle categorie essenziali dell’economia capitalistica’ L’effetto di un aumento generale dei salari monetari “”‘Salario, prezzo e profitto’ è nato da una esposizione in forma divulgativa che Marx fece nel lontano 1865, nella sede del Consiglio generale dell’Internazionale, per rispondere alle concezioni errate che uno dei suoi membri, J. Weston, aveva sostenuto sugli effetti di un aumento dei salari (1). Si trattava di dimostra che un aumento generale dei salari monetari non sarebbe stato annullato – come quest’ultimo aveva sostenuto in un rapporto tenuto nella stessa sede dell’Associazione internazionale degli operai – da un aumento dei prezzi tale da compensare l’aumento dei salari nominali, ma avrebbe avuto al contrario l’effetto di elevare la capacità di acquisto dei lavoratori e di ridurre in modo corrispondente i profitti dei capitalisti. La tesi di Weston avrebbe potuto avere com’è ovvio, qualora fosse stata accettata, conseguenze assai dannose per le orgnizzazioni di classe dei lavoratori, giacché essa veniva a negare di fatto ogni utilità pratica delle lotte rivendicative per migliorare le loro condizioni divita. Questa fu, dunque, la circostanza immediata da cui ebbe origine quest’opuscolo di Marx, il quale tuttavia conserva anche nella nostra epoca un carattere di attualità (…). (…) Qui, però, si pone il problema, a cui Marx risponde nel ‘Capitale’: fino a che punto i lavoratori possono spingere in alto il livello del loro salario reale nelle condizioni di una società capitalistica? Soprattutto nei capitali del ‘Capitale’, in cui si esamina il processo dell’accumulazione secondo le leggi della produzione capitalistica, sono contenute le indicazioni più importantei che Marx dà per rispondere a quel quesito. Ricorderemo, anche a questo riguardo, solo il nucleo principale delle sue argomentazioni che scaturiscono dall’intera analisi del processo di accumulazione del capitale. Specie nel capitolo XXIII del primo libro («La legge generale dell’accumulazione capitalistica») egli mostra che un aumento dei salari – non solo nelle fasi di espansione del ciclo industriale ma in un più lungo periodo – è possibile ‘fino al limite in cui esso non ostacola la continuazione del processo di accumulazione’. Perché, qualora il livello dei salari fosse tale da impedire la prosecuzione di tale processo, l’accumulazione verrebbe ridotta temporaneamente dalla mancanza dello «stimolo del guadagno» per il capitalista; la disoccupazione aumenterebbe e provocherebbe una caduta dei salari reali, il cui effetto sarebbe di ristabilire le condizioni in cui può proseguire il processo di accumulazione del capitale. Durante questo processo aumento il capitale, che è profitto accumulato, e aumenta pure contemporaneamente la forza-lavoro impiegata dai capitalisti; ma l’aumento di quello che Marx chiama «capitale costante» (macchine, materie prime, edifici, ecc.) è maggiorfe dell’aumento dei lavoratori, sicché si eleva quella che Marx chiama la «composizione organica del capitale», ossia il rapporto tra capitale costante e forza-lavoro. Questo rapporto aumenta nella misura in cui si sviluppa il macchinismo moderno, ma l’introduzione delle macchine ha come «effetto permanente» (non temporaneo) di creare tendenzialmente nuovi disoccupati – che solo in certi periodi sono riassorbiti con l’espansione del capitale. L’esercito dei disoccupati è quindi «lo sfondo su cui si muove la legge dela domanda e dell’offerta di lavoro. Esso costringe il camp d’azione di questa legge entro i limiti assolutamente convenienti alla brama di sfruttamento e alla smania di dominio del capitale» (Il Capitale, Editori Riuniti, Roma, 1964-66, I, p. 699). L’andamento del livello del salario nel corso dello sviluppo capitalistico, è, dunque, dipendente dal livello di accumulazione, e cioè dagli effetti che su di esso produce l’aumento della composizione organica del capitale con la formazione di una massa di lavoratori disoccupati. Nel passo seguente, che riportiamo interamente, è contenuta la risposta che Marx dà al quesito posto sopra: «La legge della produzione capitalistica, che sta alla base della pretesa “”legge naturale della popolazione””, si riduce semplicemente a questo: il rapporto fra capitale, accumulazione e saggio del salario non è altro che il rapporto fra il lavoro non retribuito trasformato in capitale e il lavoro addizionale richiesto dal movimento del capitale addizionale. Non si tratta dunque affatto di un rapporto fra due grandezza indipendenti fra di loro, da una parte la grandezza del capitale e dall’altra il numero della popolazione operaia; si tratta bensì in ultima istanza solo del ‘rapporto fra il lavoro non retribuito e quello retribuito di una medesima popolazione operaia’. ….. finire (pag 7-8; 13-14-15-16) (1) Per lungo temp il lavoro non fu pubblicato; tanto più che due anni dopo comparve il primo volume del ‘Capitale’, di cui questo scritto costituiva un’anticipazione in forma popolare. (…) finire”,”INTP-086″
“MARX Karl, a cura di Lucien SÈVE / MEIER Paul”,”Sur la reproduction des rapports de production (Marx, pres. di L. Sève) / Friedrich Engels et William Morris (Meier).”,”””‘Croissance du capital’ et ‘accroissement du prolétariat’ apparaissent donc comme solidaires, bien qu’un même procès les produise à des pôles opposés. Le rapport n’est pas seulement reproduit, pas seulement produit dans des proportions toujours plus massives, il ne se borne pas è créer pour lui-même plus de travailleurs et à s’emparer de branches de la production qui ne lui étaient pas soumise jusque là mais, comme on l’a vu dans l’exposé du mode de production spécifiquement capitaliste, il se reproduit dans des conditions toujours plus favorables pour l’une des parties, les capitalistes, et toujours moins favorables pour l’autre, les travailleurs salariés. A considérer le procès de production dans sa continuité, le salaire n’est que la ‘fraction’ de la production incessante du travailleur qui se convertit en moyens de subsistance, c’est-à-dire en moyens de conserver et d’accroître la capacité de travail dont le capital a besoin pour sa propre mise en valeur, pour son proprie procès vital. Résultat du procès, cette conservation et cet accroissement de la capacité de travail n’apparaissent donc eux-mêmes que comme reproduction et élargissement des conditions de reproduction et d’accumulation qui lui sont propres. (Cf. le Yankee) (5). Par là s’évanouit aussi l”apparence’ qui se manifestait à la surface du rapport: des ‘possesseurs de marchandises’ égaux en droits s’affrontant dans la circulation, sur le marché, et, comme tous les autres ‘possesseurs de marchandises’, ne se différenciant les uns des autres que par le contenu matériel de leurs marchandises, la valeur d’usage particuliere des marchandises qu’ils ont à se vendre l’un à l’autre. Ou plutôt cette forme ‘originelle’ du rapport ne subsiste plus désormais que come ‘apparence’ du rapport qui en constitue le fondement, le rapport ‘capitaliste'”” [(5) Il s’agit de l’économiste américain Carey (1793-1879) (Note du préfacier)] [Karl Marx, ‘Sur la reproduction des rapports de production’ [(in) ‘Chapitre VI (inédit) du Livre I du Capital’ (1863)], ‘La Pensée’, Paris, n. 156, mars-avril 1971, pres. de Lucien Sève] (pag 8) Paul Meier chargé d’une maîtrise de conférences de littérature anglaise à l’Université de Paris-X (Nanterre). Il suo saggio vuole mostrare dei collegamenti sorprendenti tra gli scritti di Morris e i testi di Marx ed Engels. Giudizi di Engels su Morris “”La première mention du nom de Morris dans la correspondance d’Engels remonte à février 1884. Il le connaît indirectement par Bax et les Aveling, et, émettant un jugement sévère sur ‘Justice’, l’organe de la D.F., il n’a que paroles méprisantes pour les collaborateurs de l’hebdomadaire. C’est pour le poète que sa sévérité s’aténue légèrement: «Morris est parfait dans ses limites, mais cela ne va pas loin» (5). … finire (pag 71-72) SDF Social Démocratic Federation (S.D.F)”,”MAES-180″
“MARX K. ENGELS F. LENIN V.I. STALIN J.”,”Zur deutschen Geschichte. Band I. Von der Frühzeit bis zum 18 Jahrhundert.”,”Contiene: – Karl Marx, Chronologische Auszüge zur deutschen Geschichte vom Ende des 15. Jahrhunderts bis zum Westfälischen Frieden aus der “”Weltgeschichte für das deutsche Volk””, herausgegeben von Friedrich Christoph Schlosser, 1. Ausgabe, Bd. 11-14 (pag 285-516) – Friedrich Engels, Konspekt: G. Von Gülich – Deutschland (“”Geschichtliche Darstellung des Handels, der Gewerbe und des Ackerbaus der bedeutendsten handelstreibenden Staaten unserer Zeit, Jena 1830, 2. Bd. (pag 521-561)”,”MAED-466″
“MARX Karl, a cura di Loyd D. EASTON e Kurt H. GUDDAT”,”Writings of the young Marx on Philosophy and Society.”,”L.D. Easton è professore di filosofia (Ohio Wesleyan University). K.H. Guddat nato a Berlino, è immigrato in Usa nel 1951 e insegna Tedesco nella stessa università.”,”MADx-865″
“MARX Karl, a cura di Cosimo PERROTTA”,”Malthus.”,”””L’Inghilterra ha tentato dunque l’annientamento del pauperismo innanzi tutto attraverso la’beneficenza’ e le ‘misure amministrative. In seguito essa scorse nel progressivo aumento del pauperismo non la necessaria conseguenza dell”industria’ moderna, bensì piuttosto la conseguenza della ‘tassa inglese per i poveri’. Essa intese la miseria universale unicamente come una ‘particolarità’ della legislazione inglese. Ciò che prima si faceva derivare da un ‘difetto di beneficenza’, si fece ora derivare da un ‘eccesso di beneficenza’. Infine, la miseria venne considerata come una colpa dei poveri e in quanto tale punita in essi. La lezione generale che la ‘politica’ Inghilterra ha tratto dal pauperismo si limita al fatto che nel corso dello sviluppo, nonostante le misure amministrative, il pauperismo si è venuto configurando come una ‘istituzione nazionale’ ed è quindi inevitabilmente divenuto oggetto di una ramificata e assai estesa amministrazione, un’amministrazione la quale, però, ‘non’ ha ‘più’ il compito di eliminarlo, bensì quello di disciplinarlo, di eternarlo. Questa amministrazione ha rinunciato ad attivare la sorgente del pauperismo attraverso mezzi positivi; essa si accontenta di scavargli con poliziesca tenerezza la fossa, ogniqualvolta esso sgorga alla superficie del paese ufficiale. Lo Stato inglese, ben lungi dall’andare oltre le misure di amministrazione e beneficenza, è sceso assai al di sotto di esse. Esso ormai non amministra più che ‘quel’ pauperismo che possiede la disperazione di lasciarsi afferrare e imprigionare”” (pag 115-116) [Karl Marx, ‘La legge sui poveri’ (in) Karl Marx, a cura di Cosimo Perrotta, ‘Malthus’, Roma, 1979] Lo Stato inglese non ha più il compito di eliminare il pauperismo ma di disciplinarlo e di eternarlo”,”DEMx-002-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sul risorgimento italiano. I caratteri e la genesi della ‘questione italiana’ negli scritti di Marx ed Engels sulla politica internazionale.”,”Fondo Roberto Casella”,”MAED-005-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, edizione italiana a cura di Mario CACIAGLI”,”Libertà di stampa e censura.”,”Contiene scritti di ENGELS: -Marx e la NRZ -Prefazione a ‘Karl Marx davanti ai giurati di Colonia’ -Le leggi eccezionali contro i socialisti in Germania. La situazione in Russia -A August Bebel”,”MADx-008-FV”
“MARX Karl”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale. Volume 1.”,”””La carta moneta è ‘segno d’oro’, cioè segno di denaro. Il suo rapporto coi ‘valori’ delle merci sta solo nel fatto che questi vengono espressi idealmente con le medesime quantità d’oro che sono rappresentate simbolicamente e visibilmente dalla carta. La carta moneta è ‘segno di valore’ solo in quanto rappresenta quantità d’oro che sono anche quantità di valori, come tutte le altre quantità di merci. Si domanda, infine, perchè l’oro possa essere sostituito con semplici segni di se stesso, senza alcun valore proprio. Ma, come s’è visto, esso è sostituibile a questo modo solo in quanto viene isolato o reso indipendente nella sua funzione di moneta o mezzo di circolazione. Ora, il fatto che questa funzione diventi indipendente, non ha luogo, è vero, per le singole monete d’oro, benchè esso si presenti quando monete d’oro logorate continuano a circolare; le monete d’oro sono semplici monete o mezzi di circolazione esattamente soltanto finché circolano realmente. Tuttavia, quel che non vale per la singola moneta d’oro, vale per la massa minima d’oro sostituibile con la carta moneta. Questa abita costantemente nella sfera della circolazione, funziona continuamente come mezzo di circolazione, ed esiste quindi soltanto come depositaria di questa funzione. Dunque il suo movimento rappresenta soltanto il continuo trasformarsi l’uno nell’altro dei processi opposti della metamorfosi delle merci M-D-M: nel quale fenomeno, la figura di valore della merce si presenta di contro alla merce solo per tornare a scomparire immediatamente. La ‘rappresentazione indipendente del valore di scambio della merce’ è qui solo un momento fuggevole. Quindi, in un processo che fa passare costantemente il denaro da una mano all’altra, è sufficiente anche la sua esistenza puramente simbolica. Per così dire, la sua esistenza funzionale assorbe la sua esistenza materiale. Riflesso dileguante oggettivato dei prezzi delle merci, esso funziona ormai soltanto come segno di se stesso, e quindi ha bisogno di una sua propria ‘validità oggettivamente sociale’: e il simbolo cartaceo ottiene tale validità mediante il corso forzoso. Questa coercizione dello Stato è valida solo all’interno di una sfera di circolazione circoscritta dai confini di una comunità, ossia interna; ma del resto, solo in essa il denaro si risolve completamente nella propria funzione di mezzo di circolazione o moneta, e può quindi ricevere nella carta moneta un genere di esistenza esternamente separato dalla sua sostanza metallica e puramente funzionale”” [Karl Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale. Volume 1’, Roma, 1951] (pag 143-144)”,”MADx-009-FV”
“MARX Karl”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale. Volume 2.”,”Materie prime, crisi del cotone. “”La storia della carestia del cotone è troppo caratteristica per non indugiarvi un po’ (pag 165-)”,”MADx-010-FV”
“MARX Karl”,”Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale. Volume 3.”,”””Nella quarta sezione abbiamo mostrato come lo sviluppo della forza produttiva sociale del lavoro presupponga una cooperazione su larga scala, come solo con questo presupposto possano essere organizzate la divisione e la combinazione del lavoro, possano essere economizzati i mezzi di produzione concentrandoli in massa, possano essere creati mezzi di lavoro già materialmente adoperabili solo in comune, p. es. il sistema delle macchine; come forze immense della natura possano essere costrette al servizio della produzione e possa compiersi la trasformazione del processo di produzione in applicazione tecnologica della scienza. ‘Sulla base della produzione delle merci’ nella quale i mezzi di produzione sono proprietà di persone private, nella quale perciò il lavoratore manuale o produce le merci isolato e autonomo oppure vende come merce la propria forza-lavoro perché gli mancano i mezzi per un’azienda autonoma, quel presupposto si attua soltanto mercé l”aumento dei capitali individuali’, oppure si attua ‘nella misura in cui i mezzi di produzione e di sussistenza sociali vengono trasformati in proprietà privata di capitalisti’. Sul terreno della produzione delle merci la produzione su larga scala può allignare ‘solo in forma capitalistica’. Una certa ‘accumulazione di capitale’ nelle mani di produttori individuali di merci costituisce quindi il ‘presupposto del modo di produzione specificamente capitalistico’. Per questo eravamo stati costretti a ‘presupporla’ trattando della transizione dall’artigianato alla conduzione capitalistica. Essa potrà essere chiamata l”accumulazione originaria’ perché è il fondamento storico della produzione specificamente capitalistica anziché esserne il risultato storico”” [Karl Marx, ‘Il capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo: Il processo di produzione del capitale. Volume 3’, Roma, 1953] (pag 73-74)”,”MADx-011-FV”
“MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta alla ‘Filosofia della miseria’ di Proudhon.”,”””Nel suo desiderio di conciliare le contraddizioni il signor Proudhon non si chiede neppure se la base stessa di queste contraddizioni non debba essere rovesciata. Egli è esattamente come quei dottrinari politici che vogliono avere il re, la camera dei deputati e la camera dei pari come parte integrante della vita sociale, come categorie eterne. Quello che egli cerca non è altro che una nuova formula con la quale stabilire un equilibrio tra questi poteri (equilibrio che dipende appunto dal movimento reale per cui un potere è ora il conquistatore e ora lo schiavo dell’altro). Così nel XVIII secolo alcune menti mediocri si davano da fare per trovare la vera formula che avrebbe portato l’equilibrio tra gli ordini sociali: re, nobiltà, parlamento, ecc. e un bel mattino si svegliarono per trovare che in realtà non esistevano più né re, né nobiltà, né parlamento. Il vero equilibrio in questo antagonismo fu il rovesciamento di tutti i rapporti sociali che servivano come base per queste esistenze feudali e i loro antagonismi”” [Karl Marx, ‘Lettera a Annenkov’, Bruxelles, 28 dicembre 1846] [(in) Karl Marx, Miseria della filosofia. Risposta alla ‘Filosofia della miseria’ di Proudhon’, Roma, 1950] (pag 153)”,”MADx-012-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”On the Paris Commune.”,”Le misure sociali della Comune di Parigi (pag 164-165 e seguenti)”,”MADx-867″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Raffaele RINALDI”,”La guerra civile negli Stati Uniti.”,”[dall’introduzione di Raffaele Rinaldi, in ‘La guerra civile negli Stati Uniti’, Milano, 1973] “”Nell’analizzare le teorie degli economisti borghesi sulla colonizzazione, Marx ironizza sulle disavventure di un capitalista inglese che, trasferitosi armi e bagagli negli Stati Uniti, “”era stato tanto previdente da portare con sé, oltre al resto, tremila persone della classe lavoratrice, uomini, donne e bambini: ma, arrivati a destinazione, il signor Peel rimase senza un servo per rifargli il letto e per attingere acqua al fiume. Povero signor Peel, che aveva preveduto tutto fuorché l’esportazione allo Swan River dei rapporti di produzione inglesi!”” (1). Quelli che avrebbero dovuto essere i suoi operai, l’avevano infatti abbandonato per stabilirsi nel paese come liberi coloni. Gli Stati Uniti hanno vissuto questa vicenda, si può dire, per ogni lavoratore e operaio che, scacciato dall’Inghilterra e dall’Irlanda dal processo di accumulazione e di conseguente espropriazione capitalistica, vi si trasferiva con la famiglia dopo aver abbandonato macchine e rapporti sociali senza sapere che, fatalmente, avrebbe ricreato quegli stesi rapporti sociali che aveva abbandonato in Inghilterra e in tutto il continente europeo. Contrariamente alle aspettative, la buona terra americana non sarebbe rimasta un’idillica oasi di pace e di felicità (così come veniva propagandata dalle comuni oweniste e dai falansteri fourieristi) ma doveva ferreamente riprodurre tutta la storia e lo sviluppo della madre patria inglese a cominciare proprio dagli “”orrori dell’accumulazione primitiva””. In tal modo, i primi coloni, essi stessi vittime della violenza in Europa, dovettero a loro volta esercitarla nei confronti delle popolazioni indigene dell’America: gli indiani. Essi dovettero prima respingere le tribù indigene verso ovest, poi annientarle e rinchiuderle in riserve per poter occupare le ricche terre dell’Ovest e per poter così intrecciare, tra i diversi “”territori”” e stati, stabili rapporti commerciali e di produzione. Il fatto che il capitalismo sia stato importato dall’Inghilterra in forma già sviluppata, in “”tutta la sua purezza””, non significa che negli Stati Uniti esso “”abbia vinto”” senza dover lottare e compiere salti rivoluzionari. In realtà il primo passo per l’affermazione del modo di produzione capitalistico consistette proprio nel genocidio del popolo indiano come mezzo più rapido per colpire alla radice le strutture e i rapporti sociali che esso esprimeva nella tribù (2). Il fatto è che “”la scoperta delle terre aurifere e argentifere in America, lo sterminio e la riduzione in schiavitù della popolazione aborigena seppellita nelle miniere, (…) la trasformazione dell’Africa in una riserva di caccia commerciale delle pelli nere, sono i segni che contraddistinguono l’aurora dell’era della produzione capitalistica. Questi procedimenti idilliaci sono ‘momenti fondamentali dell’accumulazione originaria’”” (3). L’Inghilterra non ha quindi esportato direttamente negli Stati Uniti le sue forme di produzione più sviluppate. La base sulla quale si svilupperanno, non senza contraddizioni, la nazione e il capitalismo americani, è la piccola produzione mercantile agricola e artigianale. Per determinare il proprio sviluppo l’America dovette quindi scuotere il giogo coloniale inglese (guerre del 1775-1783 e del 1812-1814) per permettere che le tredici colonie – piccola frazione del futuro territorio nazionale – potessero dichiarare l’indipendenza e dar vita, sulla base della piccola produzione mercantile, a un’evoluzione economica e sociale relativamente autonoma. E’ questo il momento di stacco, il momento in cui ha inizio il processo storico con cui si compie la rivoluzione nazionale borghese e che permette l’instaurazione del modo di produzione capitalistico. Contrariamente allo sviluppo delle altre rivoluzioni borghesi, la rivoluzione americana procederà per salti, per grandi crisi successive via via che maturano le forze economiche: lungo è il cammino che va dalla piccola produzione mercantile – condizione prima per lo sviluppo del capitalismo – in cui il lavoratore è proprietario dei prodotti del suo lavoro, alla produzione dispiegatamente capitalistica in cui il lavoratore è salariato e ha smesso di appropriarsi dei frutti del suo lavoro”” [dall’introduzione di Raffaele Rinaldi, in K. Marx F. Engels, ‘La guerra civile negli Stati Uniti’, Milano, 1973] [(1) K. Marx, ‘Il Capitale, Roma, 1964, I, p. 829; (2) Sui metodi di disgregazione delle strutture sociali esistenti nelle colonie, cfr. in particolare K. Marx, ‘Il sistema fondiario in Algeria al tempo della conquista francese’ e ‘Amministrazione e leggi agrarie’ (note a margine del libro di Jean Phear, ‘Il villaggio ariano in India e a Ceylon’), ambedue in K. Marx e F. Engels, ‘Sulle società precapitalistiche’, Milano, 1970. Sulle tribù indiane, cfr. F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato’, Roma, 1963, cap. III, (3) K. Marx, ‘Il Capitale’, cit., I, p. 813]”,”MAED-008-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Le Manifeste communiste. I – II. Avec les articles de F. Engels dans la ‘Réforme’ (1847-1848).”,”””La bourgeoisie exige le respect du régime de violence qui est le sien”” (pag 149)”,”MAED-472″
“MARX Karl”,”Adresse inaugurale de l’Association internationale des travailleurs. Précédés d’une lettre de Marx à Friedrich Engels et suivi du Préambule et des Statuts de l’Association.”,”Legge per limitare le ore di lavoro. Il lavoro infantile, minorile. “”Mais è côté de son utilité pratique, il y avait dans la loi certains autres caractères bien faits pour en rehausser le merveilleux succès. Par l’organe de ses oracles le plus connu, tels que le docteur Ure, le professeur Senior et autre philosophes de cette trempe, la bourgeoisie avait prédit et, à sa grande satisfaction, démontré que toute intervention de la loi pour limiter les heures de travail devait sonner le glas de l’industrie anglaise qui; semblable au vampire, ne pouvait vivre que de sang, et du sang des enfants, elle aussi. Jadis, le meurtre d’un enfant était un rite mystérieux de la religion de Moloch, mais on ne le pratiquait qu’en des occasions très solennes, une fois par an peut-être, et encore Moloch n’avait il pas de penchant exclusif pour les enfants du pauvre. Ce qui, dans cette question de la limitation légale des heures de travail, donnait au conflit un véritable caractère d’acharnement et de fureur, c’est que, sans parler des terreurs de l’avarice, la questione engagée soulevait de nouveau et décidait même en partie la grande querelle entre la loi aveugle de l’offre et de la demande, qui est toute l’économie politique de la classe bourgeoisie, et la production sociale contrôlée et régie par la prévoyance sociale, qui constitue l’économie politique de la classe ouvrière. Le ‘bill’ des dix heures ne fut donc pas seulement un succès pratique; ce fut aussi le triomphe d’un principe; pour la première fois, au grand jour, l’économie politique de la bourgeoisie avait été battue par l’économie politique de la classe ouvrière”” (pag 15)”,”MADx-869″
“MARX Karl”,”1871. La Comune di Parigi. La guerra civile in Francia.”,”I testi contenuti in questo volume sono stati raccolti da Valentino Campi. Appendice: Leone TROTSKY, ‘Gli insegnamenti della Comune di Parigi’ (4 febbraio 1921); Amadeo BORDIGA, ‘Dalla Comune alla III Internazionale’ (‘L’Unità’, 29 marzo 1924), ‘Socialismo e nazione’, ‘Sul filo del tempo’ (‘Battaglia comunista’, n. 9. 1950), ‘La guerra rivoluzionaria proletaria’, ‘Sul filo del tempo’ (‘Battaglia comunista’, n. 10, 1950), ‘Gemeinwesen e Comune’ (Da ‘Invariance’, n. 6 e 10, 1971); note Questione ritardo nell’insurrezione ‘Ora, proprio un partito preparato all’azione era quello che mancava al proletariato francese’. “”I chiacchieroni rivoluzionari da salotto e da Parlamento, quando si trovano faccia a faccia, nella vita, con la realtà della Rivoluzione, non la riconoscono mai. Il vero partito dei lavoratori non è una macchina per manovre parlamentari, ma è l’esperienza accumulata e organizzata dal proletariato. Solo con l’aiuto di un partito, che si appoggia su tutta la storia del suo passato, che prevede teoricamente il corso dello sviluppo e tutte le sue tappe, e ne conclude quale forma di azione sia nel momento dato la più necessaria, il proletariato può liberarsi dalla necessità di ripetere continuamente la sua storia, le sue oscillazioni, la sua indecisione ed i suoi errori. Il proletariato di Parigi non aveva un simile partito. I socialisti borghesi, di cui la Comune formicolava, levavano gli occhi al cielo e attendevano un miracolo o una parola profetica: esitavano e frattanto le masse erravano nel buio e perdevano la testa a causa dell’indecisione degli uni e delle fantasticherie degli altri. La conseguenza fu che in mezzo a queste la rivoluzione scoppiò troppo tardi: Parigi era accerchiata. Dovevano passare sei mesi prima che il proletariato ridestasse nella propria memoria gli insegnamenti di passate rivoluzioni, di lotte già compiute, del costante tradimento della democrazia, e afferrasse il potere. Questi sei mesi rappresentarono una perdita irreparabile. Se nel settembre 1870 fosse stato alla testa del proletariato francese il partito centralizzato dell’azione rivoluzionaria, tutta la storia della Francia, e con essa l’intera storia dell’Umanità, avrebbe preso una direzione diversa. Se il 18 marzo il potere si trovò nelle mani del proletariato di Parigi, ciò avvenne in seguito non ad un’azione cosciente, ma alla ritirata dei suoi nemici da Parigi. Questi perdevano sempre più influenza: gli operai li disprezzavano e li odiavano, la piccola borghesia non aveva più fiducia in loro, e la grande borghesia temeva che non fossero più capaci di difenderla. I soldati guardavano con ostilità agli ufficiali. Il governo fuggì da Parigi per concentrare altrove le sue forze, e da quel momento il proletariato dominò la situazione. Ma se ne rese conto solo l’indomani. Esso fu colto di sorpresa dalla Rivoluzione. (…) Il partito non fa la rivoluzione a suo piacimento, non sceglie di suo arbitrio il momento di impadronirsi del potere, ma interviene in modo attivo negli avvenimenti, influisce in modo costante sullo stato d’animo delle masse rivoluzionarie, valuta la forza di resistenza dell’avversario, e può in tal modo stabilire il momento più adatto per un’azione decisiva. E’ questo il lato più difficile del suo compito. Il partito non ha decisioni valide per tutti i casi. Esso ha bisogno di una giusta base teorica, di uno stretto collegamento con le masse, di una comprensione della situazione, di una visione rivoluzionaria globale e di una grande decisione”” (pag 467-471); (…) Il temperamento del proletariato francese è quello di una lava rivoluzionaria. Questa lava è attualmente sepolta sotto le ceneri dello scetticismo a causa dei ripetuti tradimenti e delle molte delusioni. I proletari rivoluzionari della Francia devono essere più severi nei riguardi del loro partito, e mettere in luce spietatamente le discrepanze fra le parole e gli atti. I lavoratori francesi hanno bisogno per agire di un’organizzazione temprata come acciaio, con dirigenti che possano essere controllati dalle masse a ogni nuova tappa del movimento rivoluzionario”” (pag 477) [Leon Trotsky, ‘Gli insegnamenti della Comune di Parigi’ (4 febbraio 1921); in appendice] [(in) Karl Marx, ‘1871. La Comune di Parigi. La guerra civile in Francia, Savona – Napoli, 1971] (pag 467-468-471). Engels: previsione di Marx della prima guerra mondiale: ‘”” per una guerra di razza contro le razze latine e slave coalizzate”” (pag 82)”,”MADx-001-FC”
“MARX Karl, a cura di Cosimo PERROTTA”,”Malthus.”,”‘Tutto sommato i movimenti ‘generali’ del salario sono regolati esclusivamente dall”espansione e dalla contrazione dell’esercito industriale di riserva, le quali corrispondono all’alternarsi dei periodi del ciclo industriale’. Non sono dunque determinati dal ‘movimento del numero assoluto della popolazione operaia’, ma ‘dalla mutevole proporzione’ in cui la classe operaia si scinde in esercito attivo e in esercito di riserva, dall’aumento e dalla diminuzione del volume relativo della sovrappopolazione, dal grado in cui questa viene ora assorbita ora di nuovo messa in libertà. Per l’industria moderna con il suo ciclo decennale e le sue fasi periodiche che per giunta col progredire dell’accumulazione vengono intersecate dalle oscillazioni irregolari susseguentisi sempre più rapidamente, sarebbe effettivamente una bella legge quella che regolasse l’offerta e la domanda di lavoro non mediante l”espansione’ e la ‘contrazione del capitale’, cioè ‘secondo i suoi bisogni di valorizzazione del momento’, cosicché il mercato del lavoro appaia ora relativamente al di sotto del livello normale in quanto il capitale si espande, ora di nuovo sovraccarico in quanto esso si contrae, bensì, viceversa, facesse dipendere il movimento del capitale ‘dal movimento assoluto della massa della popolazione’. Questo tuttavia è il dogma degli economisti. Secondo esso conseguenza dell’accumulazione del capitale è l’aumento del salario. Il salario aumentato sprona a un più rapido aumento della popolazione operaia e questo aumento perdura finché il mercato del lavoro è sovraccarico e quindi il capitale è diventato insufficiente in rapporto all’offerta di operai. Il salario diminuisce, e allora si ha il rovescio della medaglia’ (pag 141-142) [K. Marx, Il Capitale, libro I, pp. 688-709, dal cap. ‘La legge generale dell’accumulazione capitalistica’]; “”Il metodo. Sembra giusto incominciare con ciò che è reale e concreto, con il presupposto reale, quindi ad esempio nell’economia con la popolazione, che è la base e il soggetto dell’intero atto sociale di produzione. Eppure, considerando le cose più da presso, ciò si rivela sbagliato. La popolazione è un’astrazione, se ad esempio non tengo conto delle classi di cui si compone. Queste classi sono a loro volta una parola priva di significato, se non conosco gli elementi sui quali esse si fondano. Ad esempio il lavoro salariato, il capitale ecc. Questi presuppongono lo scambio, la divisione del lavoro, i prezzi ecc. Il capitale, ad esempio, senza lavoro salariato non è nulla, come del resto senza valore, denaro, prezzo, ecc. Se dunque incominciassi con la popolazione, avrei un’immagine caotica dell’insieme, e attraverso una determinazione più precisa perverrei sempre più, analiticamente, a concetti più semplici; da concreto immaginato, ad astrazioni sempre più sottili, fino a giungere alle determinazioni più semplici. Da quel punto il viaggio dovrebbe esser ripreso in senso opposto, e infine giungerei nuovamente alla popolazione, che questa volta però non sarebbe più la rappresentazione caotica di un insieme, bensì una ricca totalità di molte determinazioni e relazioni. La prima via è quella che l’economia ha imboccato storicamente al suo sorgere. Gli economisti del XVII secolo incominciano ad esempio sempre dall’insieme vivente, la popolazione, la nazione, lo stato, più stati ecc.; finiscono però sempre con l’individuare attraverso l’analisi alcune relazioni astratte e generali determinanti, come la divisione del lavoro, il denaro, il valore ecc. Appena questi singoli momenti furono più o meno fissati e astratti, sorsero i sistemi economici che dal semplice, come il lavoro, la divisione del lavoro, il bisogno, il valore di scambio, risalirono fino allo stato, allo scambio tra le nazioni e al mercato mondiale. Quest’ultimo è evidentemente il metodo scientificamente corretto. Il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni, dunque unità di ciò che è molteplice. Nel pensiero esso appare quindi come processo di sintesi, come risultato e non come punto di avvio, benché sia il reale punto d’avvio e quindi anche il punto d’avvio dell’intuizione e della rappresentazione. Seguendo la prima via, la rappresentazione piena si volatilizza in determinazione astratta; seguendo la seconda, le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto nel cammino del pensiero. Per questo Hegel cadde nell’illusione di concepire il reale come il risultato del pensiero che si riassume e si approfondisce in se stesso e che si muove per energia autonoma, mentre il metodo di salire dall’astratto al concreto per il pensiero è solo il modo in cui si appropria il concreto, lo riproduce come qualcosa di spiritualmente concreto. Mai e poi mai esso è però il processo di formazione del concreto stesso. La più semplice categoria economica, diciamo ad esempio il valore di scambio, presuppone la popolazione, una popolazione che produce in rapporti determinati; anche un certo genere di sistema familiare, o comunitario, o statale. Il valore di scambio non può esistere che in quanto relazione astratta, unilaterale di un insieme concreto, vivente, già dato. Come categoria il valore di scambio conduce invece un’esistenza antidiluviana”” (pag 53-54) [Dall”Introduzione alla critica dell’economia politica’ del 1857, in Karl Marx, ‘Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica (“”Grundrisse””), a cura di Giorgio Backhaus, Torino, Einaudi, 1976, v. I, pp. 24-26]”,”DEMx-070″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI”,”Manifesto del Partito Comunista. Seguito da ‘I Principi del Comunismo’ e da ‘Per la storia della Lega dei Comunisti’ di F. Engels, dalle prefazioni di Marx ed Engels per le varie edizioni del ‘Manifesto’, e da altri scritti e documenti.”,”Appendici: 1. Engels: a) Per la storia della Lega dei Comunisti; b) Rivendicazioni del partito comunista in Germania; c) Statuti della Lega dei Comunisti; 2. a) Circolare della Lega (1846); b) Circolare della Lega (1847); c) Frammento di questionario; d) Engels: Principi del comunismo; e) Unica pagina conservata dell’abbozzo di Marx per il ‘Manifesto’; 3. Prefazioni di Marx ed Engels e del solo Engels a varie edizioni del ‘Manifesto’. a) Prefazione all’edizione tedesca del 1872; b) Prefazione all’edizione russa del 1882; c) Prefazione all’edizione tedesca del 1883; d) Prefazione all’edizione tedesca del 1890; e) Prefazione all’edizione polacca del 1892; f) Prefazione all’edizione italiana del 1893 “”Anche nella commozione umanisticha che traluce attraverso gli andirivieni della terminologia dialettica, Marx ci parla da intellettuale, che cerca la verità: «la fratellanza degli uomini è la ‘verità’ fra loro». E’ questa ‘verità’ che viene opposta agli errori, alle deviazioni, agli arzigogoli degli intellettuali rivoluzionari del suo tempo, ai quali Marx aveva reagito come filosofo e come politico negli scritti che abbiamo ricordato, nel suo lavorio per liberarsi dalla “”filosofia”” e per raggiungere la compresione storica della società nella quale viveva”” (pag 14, introduzione di E.C.M.) Illustrazioni: frontespizio originale del Manifesto; Marx ed Engels; L’unica pagina conservata dell’abbozzo di Marx per il Manifesto, La miseria in Slesia, New Lanark, Claude-Henri de Saint-Simon, Charles Fourier, La dimostrazione dei Cartisti del 10 aprile 1848 Il volume contiene tre ritagli di giornale di epoche diverse: 1 – Storia del concetto di Proletario, di Adriano Tilther (sul libro di Goetz Briefs ‘Le Prolétariat industriel’) 2 – Errata – corrige al Marx, di Adelchi Baratono (socialista marxista opposto al liberal-socialismo) 3 – L’estetica di Marx ed Engels, di Adriano Tilgher (a proposito della pubblicazione del volume ‘Sur la littérature et l’art’, di Karl Marx e Friedrich Engels; presentazione di Jean Freville, ‘Marx conosceva a memoria Goethe e Heine, era entusiasta di Dante, Shakespeare, Cervantes e tutti gli anni rileggeva Eschilo nel testo (che, come si sa, è tutt’altro che di facile lettura). … Meno noto che è che progettò di scrivere un trattato di estetica pel quale annotò nel 1857-58 la ‘Estetica’ del celebre hegeliano Vischer’) 4 – Cristianesimo e marxismo (traduzione italiana dello studio di Nicola Berdiaef) di Adriano Tilgher”,”MAED-475″
“MARX Karl”,”[Entwürfe einer Antwort auf den Brief von V.I. Sassulitsch, (Geschrieben Ende Februar – Anfang März 1881). Erster Zweiter Dritter Entwurf] [Bozze della risposta alla lettera di V.I. Zasulich] (Scritte a fine febbraio – inizio marzo 1881] – Prima seconda terza bozza].”,”appendice: fascicolo: Marx-Herbstschule (Berlin, 30.10 – 1.11.2015). Geschichte und Notwendigkeit: 1. “”Die sogennante Geschichte””; 2. Die historische Vergänglichkeit des Kapitalismus; 3. Die vermeidbare Notwendigkeit des Kapitalismus. Fragment “”Seite 1 bis 29″” aus der sog. “”Deutschen Ideologie”” (1); Der “”tendenzielle Fall der Profitrate (aus MEGA II 4.2, Manuskripte 1863-1867 (2); Honoré Citoyen! – Brief von Vera Sassulitsch an Marx vom 16.2.1881 in französischen Original (aus Marx-Engels-Archiv, Band 1, 1926, Dawid Rjazanow) und die deutsche Übersetzung; Drei Entwürfe einer Antwort von Karl Marx; Karl Marx an Vera Sassulitch, 8.3.1881, Anmenkungen aus MEW 19, Faksimile aus dem ersten Entwurf”,”MADx-872″
“MARX K. ENGELS F. LENIN V.I.”,”Über proletarischen Internationalismus. Aus Schriften, Aufsätzen, Reden und Briefen.”,”Friedrich Engels, Die europäischen Arbeiter im Jahre 1877 (pag 206) Friedrich Engels, An das Comitato delle Associazioni popolari Milanesi (lettera del 9 aprile 1891) (pag 244)”,”INTx-064″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Rivoluzione e controrivoluzione in Germania.”,”Cofanetto, opera n° 18″,”MAED-017-FV”
“MARX Karl, a cura di Vincenzo VITELLO”,”Salario, prezzo e profitto.”,”‘La prima analisi in forma divulgativa delle categorie essenziali dell’economia capitalistica’ L’effetto di un aumento generale dei salari monetari “”‘Salario, prezzo e profitto’ è nato da una esposizione in forma divulgativa che Marx fece nel lontano 1865, nella sede del Consiglio generale dell’Internazionale, per rispondere alle concezioni errate che uno dei suoi membri, J. Weston, aveva sostenuto sugli effetti di un aumento dei salari (1). Si trattava di dimostra che un aumento generale dei salari monetari non sarebbe stato annullato – come quest’ultimo aveva sostenuto in un rapporto tenuto nella stessa sede dell’Associazione internazionale degli operai – da un aumento dei prezzi tale da compensare l’aumento dei salari nominali, ma avrebbe avuto al contrario l’effetto di elevare la capacità di acquisto dei lavoratori e di ridurre in modo corrispondente i profitti dei capitalisti. La tesi di Weston avrebbe potuto avere com’è ovvio, qualora fosse stata accettata, conseguenze assai dannose per le orgnizzazioni di classe dei lavoratori, giacché essa veniva a negare di fatto ogni utilità pratica delle lotte rivendicative per migliorare le loro condizioni divita. Questa fu, dunque, la circostanza immediata da cui ebbe origine quest’opuscolo di Marx, il quale tuttavia conserva anche nella nostra epoca un carattere di attualità (…). (…) Qui, però, si pone il problema, a cui Marx risponde nel ‘Capitale’: fino a che punto i lavoratori possono spingere in alto il livello del loro salario reale nelle condizioni di una società capitalistica? Soprattutto nei capitali del ‘Capitale’, in cui si esamina il processo dell’accumulazione secondo le leggi della produzione capitalistica, sono contenute le indicazioni più importantei che Marx dà per rispondere a quel quesito. Ricorderemo, anche a questo riguardo, solo il nucleo principale delle sue argomentazioni che scaturiscono dall’intera analisi del processo di accumulazione del capitale. Specie nel capitolo XXIII del primo libro («La legge generale dell’accumulazione capitalistica») egli mostra che un aumento dei salari – non solo nelle fasi di espansione del ciclo industriale ma in un più lungo periodo – è possibile ‘fino al limite in cui esso non ostacola la continuazione del processo di accumulazione’. Perché, qualora il livello dei salari fosse tale da impedire la prosecuzione di tale processo, l’accumulazione verrebbe ridotta temporaneamente dalla mancanza dello «stimolo del guadagno» per il capitalista; la disoccupazione aumenterebbe e provocherebbe una caduta dei salari reali, il cui effetto sarebbe di ristabilire le condizioni in cui può proseguire il processo di accumulazione del capitale. Durante questo processo aumento il capitale, che è profitto accumulato, e aumenta pure contemporaneamente la forza-lavoro impiegata dai capitalisti; ma l’aumento di quello che Marx chiama «capitale costante» (macchine, materie prime, edifici, ecc.) è maggiorfe dell’aumento dei lavoratori, sicché si eleva quella che Marx chiama la «composizione organica del capitale», ossia il rapporto tra capitale costante e forza-lavoro. Questo rapporto aumenta nella misura in cui si sviluppa il macchinismo moderno, ma l’introduzione delle macchine ha come «effetto permanente» (non temporaneo) di creare tendenzialmente nuovi disoccupati – che solo in certi periodi sono riassorbiti con l’espansione del capitale. L’esercito dei disoccupati è quindi «lo sfondo su cui si muove la legge dela domanda e dell’offerta di lavoro. Esso costringe il camp d’azione di questa legge entro i limiti assolutamente convenienti alla brama di sfruttamento e alla smania di dominio del capitale» (Il Capitale, Editori Riuniti, Roma, 1964-66, I, p. 699). L’andamento del livello del salario nel corso dello sviluppo capitalistico, è, dunque, dipendente dal livello di accumulazione, e cioè dagli effetti che su di esso produce l’aumento della composizione organica del capitale con la formazione di una massa di lavoratori disoccupati. Nel passo seguente, che riportiamo interamente, è contenuta la risposta che Marx dà al quesito posto sopra: «La legge della produzione capitalistica, che sta alla base della pretesa “”legge naturale della popolazione””, si riduce semplicemente a questo: il rapporto fra capitale, accumulazione e saggio del salario non è altro che il rapporto fra il lavoro non retribuito trasformato in capitale e il lavoro addizionale richiesto dal movimento del capitale addizionale. Non si tratta dunque affatto di un rapporto fra due grandezza indipendenti fra di loro, da una parte la grandezza del capitale e dall’altra il numero della popolazione operaia; si tratta bensì in ultima istanza solo del ‘rapporto fra il lavoro non retribuito e quello retribuito di una medesima popolazione operaia’. ….. finire (pag 7-8; 13-14-15-16) (1) Per lungo temp il lavoro non fu pubblicato; tanto più che due anni dopo comparve il primo volume del ‘Capitale’, di cui questo scritto costituiva un’anticipazione in forma popolare. (…) finire”,”INTP-002-FV”
“MARX Karl a cura di Giuseppe PRESTIPINO”,”Arte e lavoro creativo. Scritti di estetica.”,”In appendice: – Lassalle sull’ idea tragica – Lettere di Engels sulla letteratura (a Lassalle, a M. Kautsky, a E.Harkness)”,”MADx-013-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Aldo ZANARDO”,”La Sacra famiglia ovvero Critica della critica critica. Contro Bruno Bauer e soci.”,”””Salario e profitto del capitale stanno l’uno con l’altro nel rapporto più amichevole, in un rapporto reciprocamente stimolante, nel rapporto apparentemente più umano. Poi, si dimostra invece che essi stanno fra loro nel rapporto più ostile, in un rapporto ‘rovesciato’. All’inizio il valore è determinato in modo apparentemente razionale, mediante i costi di produzione di una cosa e mediante la sua utilità sociale. Poi, si dimostra che il valore è una determinazione puramente casuale, la quale non ha bisogno di stare in alcun rapporto né con i costi di produzione né con l’utilità sociale”” (pag 39) “”‘Napoleone’ (Bonaparte) è stato l’ultima lotta del ‘terrorismo rivoluzionario’ contro la ‘società civile’, proclamata anche questa dalla rivoluzione, e contro la sua politica. (…) Napoleone non era un terrorista fanatico. (…) Egli ‘ha perfezionato il terrorismo mettendo’ al posto della ‘rivoluzione permanente’ la ‘guerra permanente'”” (pag 161)”,”MADx-002-FC”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”L’ideologia tedesca. Critica della più recente filosofia tedesca nei suoi rappresentanti Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti.”,”””Il comunismo è possibile empiricamente solo come azione dei popoli dominanti tutti in «una volta» e simultaneamente, ciò che presuppone lo sviluppo universale della forza produttiva e le relazioni mondiali che esso comunismo implica”” (pag 23) “”Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti”” (pag 35) Secondo la nosta concezione, dunque, tutte le collisioni della storia hanno la loro origine nella contraddizione tra le forze produttive e la forma di relazioni”” (pag 52)”,”MADx-003-FC”
“MARX Karl, a cura di Gian Mario BRAVO”,”La guerra civile in Francia.”,”””Il fatto veramente rivoluzionario, che può desumersi dalle parole di Marx, fu che la Comune “”esistette”” effettivamente, non fu un’apparizione immaginaria o immaginaso, ma si presentò concretamente, con le sue incertezze e le sue esaltanti vittorie, tutte opere, sia sul piano negativo sia su quello positivo, del proletariato: «La grande misura sociale della Comune», ne ha concluso Marx, «fu la sua stessa esistenza operante»”” (pag 47, dall’introduzione di G.M. Bravo)”,”MADx-004-FC”
“MARX Karl, a cura di Umberto CERRONI”,”Salario, prezzo e profitto.”,”Assenza di spirito critico del Weston. “”Il nostro amico Weston fa suo il proverbio latino: “”repetitio est mater studiorum””, cioè: la ripetizione è la madre dello studio, e perciò ripete il suo dogma primitivo in una nuova forma, dicendo che la contrazione del circolante provocata dall’aumento dei salari provocherebbe una diminuzione del capitale, e così via. Avendo scartato le sue fantasticherie sul circolante, penso che è completamente inutile ch’io mi soffermi sulle conclusioni immaginarie che egli ritiene di poter dedurre dalla sua immaginaria catastrofe del circolante. Passo quindi subito a ‘ricondurre alla sua forma teorica più semplice’ il suo ‘dogma sempre uguale’, che egli ripente in tante forme diverse. (…)”” (pag 55)”,”MADx-005-FC”
“MARX Carlo, a cura di Umberto CERRONI”,”Lavoro salariato e capitale.”,”‘Il presente volume contiene i cinque articoli pubblicati da Marx sulla ‘Neue Rheinische Zeitung’ nell’aprile del 1849 e intitolati: ‘Arbeitslohn und Kapital’. Sebbene incompleti rispetto al proposito originale di Marx (2), questi articoli furono in seguito ripubblicati, vivente Marx, in opuscolo separato (3). Il volume contiene ancora il testo manoscritto ‘Arbeitslohn’ (4), composto nel dicembre 1847 a Bruxelles e considerato come il brogliaccio delle conferenze tenute da Marx alla Associazione degli operai tedeschi di Bruxelles, conferenze che furono alla base degli articoli pubblicati nel 1849 e quindi dell’opuscolo ‘Lavoro salariato e capitale’ (pag 9-10, introduzione di U. Cerroni)”,”MADx-006-FC”
“MARX Karl”,”Fictitious Splits in the International. (The International Workingmen’s Association, 1872). – Les Prétendues Scissions dans l’Internationale’, Circulaire privée du Conseil Général de l’Association International des Travailleurs.”,”Written by Marx and Engels between January and March 5, 1872, adopted by the Genral Council as a private circular. Published in Geneva 1872 as a French pamphlet called ‘Les Pretendues Scissions dans l’Internationale’, Progress publisher translation; trascribed by director@marx.org in December 1993. The pamphet marks the opening of Marx and Engels’ preparations for confrontation with Bakuninist forces (1) ‘Le document que nous publions aujourd’hui, et qui est l’oeuvre de Marx, est un des plus importants qu’aient produits les luttes interieures de l’Internationale. Il n’a jamais été reédité depuis 1872 et il est introuvable. Il va sans dire que sa reproduction n’implique de notre part aucune opinion sur le fond du duel Marx-Bakounine. Nous faisons simplement oeuvre de documentation historique (N.D.L.R.)’ (2) ”Les Prétendues Scissions dans l’Internationale’, Circulaire privée du Conseil Général de l’Association Internationale des Travailleurs, Genève, Impremerie coopérative, rue du Conseil Général, 8 – 1872” Citazione nel testo di Marx (Engels): “”Non l’eguagliamento (eguaglianza) tra le classi, controsenso impossibile da realizzare, ma l’ abolizione delle classi è l’autentico segreto del movimento proletario”””,”MADx-873″
“MARX Karl MATTICK Paul KORSCH Karl SOHN-RETHEL Alfred, a cura di Enzo MODUGNO”,”Marxiana 2. Critica della politica e dell’economia politica.”,”Contiene: – Karl Marx, Macchine, impiego delle forze naturali e della scienza – Paul Mattick, Consigli e partito – Alfred Sohn-Rethel, Elementi di una teoria storico-materialistica della conoscenza – Karl Korsch, A Brecht e a Partos”,”TEOC-761″
“MARX Karl”,”Enthüllungen über den Kommunisten-Prozess zu Köln.”,”‘Rivelazioni sul processo ai comunisti di Colonia.'”,”MADx-874″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Andrew ZIMMERMAN”,”The Civil War in the United States.”,”Bibliografia a pagina XXXI: ‘Suggestions for Further Reading’ tra i vari libri: — Anderson John, Marx at the Margins: On Nationalism, Ethnicity and Non-Western Societies, University Chicago Press, Chicago, 2010 — Blackburn, Robin, An Unfinished Revolution: Karl Marx and Abraham Lincoln, Verso, London, 2011″,”MADx-875″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”The First Indian War of Independence, 1857-1859.”,”L’edizione inglese della ‘Prima guerra indiana di indipendenza, 1857-1859’ è basata sulla edizione russa preparata dall’Istituto del Marxismo Leninismo dell’Urss nel 1959. Gli articoli furono pubblicati dalla New York Daily Tribune.”,”MADx-876″
“MARX Karl ENGELS Friedrich BLANC Louis CLEMENT Jean-Baptiste CLUSERET Gustave LACHÂTRE Maurice LONGUET Charles PROUDHON Pierre Joseph PYAT Félix SUE Eugène DUMAS Alexandre e altri”,”Lettres & Manuscrits Autographes.”,”Contiene lettere di Karl Marx e Friedrich Engels e di altri a Maurice Lachâtre su questioni relative alla stampa di libri e manoscritti. In particolare riguardano la pubblivazione della traduzione francese del primo volume del Capitale. Ci sono anche lettere di Lachâtre a Marx (1872-1873) (pag 130-148) (Le lettere non sono presenti nel vol. 44 delle “”Opere””)”,”MADx-877″
“MARX Karl”,”Weltgericht. Dichtungen aus dem Jahre 1837.”,”Epigrammi su Hegel (pag 186) “”… Kant und Fichte gern zum Aether Schweifen, Suchten dort ein fernes Land, Doch ich such’ nur tüchtig zu begreifen, Was ich – auf der Strasse fand!….”” (pag 186) Kant e Fichte amano vagare nell’etere, Verso una terra lontana, Ma sto solo cercando di capire, Quello che ho trovato per strada!”,”MADx-878″
“MARX Carlo”,”Contro Bakunin. L’Alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’Aja. (1873)”,”L’Alleanza fra borghesi e lavoratori sognata da Bakunin. “”L’Alleanza della Democrazia Socialista è d’origine tutta borghese. Essa non è un’emanazione dell’Internazionale, ma il rampollo della Lega della Pace e della Libertà, società nata-morta di repubblicani borghesi. L’Internazionale era già saldamente stabilita allorché Michele Bakunin si pose in mente di assumere la parte d’emancipatore del proletariato. L’Internazionale non gli offriva che il campo d’azione comune a tutti i suoi membri, e per divenire qualche cosa egli avrebbe dovuto rendersene degno con un lavoro assiduo e devoto; se non che egli credette di trovare miglior partito e una via più facile dal lato di borghesi della Lega. Si fece dunque eleggere, nel settembre del 1867, membro del Comitato permanente della Lega della Pace, e prese sul serio la sua parte: si può proprio dire che egli e Barni, ora deputato di Versailles, furono l’anima di questo Comitato. Atteggiandosi a teorico della Lega, Bakunin doveva pubblicare sotto i suoi auspici un’opera: «Il federalismo, il socialismo e l’anti-teologismo». Frattanto egli dovette presto convincersi che la Lega era una società insignificante e che i liberali che ne facevano parte altro non vedevano nei suoi congressi che l’occasione di fare un viaggio e dei discorsi magniloquenti; mentre l’Internazionale, al contrario, cresceva d’importanza di giorno in giorno. Egli sognò allora d’innestare la Lega all’Internazionale. Per attuare questo piano, Bakunin, presentato da Elpidine, si fece ricevere nel luglio del 1868 qual membro della sezione centrale di Ginevra: nello stesso tempo egli fece adottare dal Comitato della Lega una proposta con cui si chiedeva al Congresso internazionale di Bruxelles un patto d’alleanza offensiva e difensiva fra le due società; (…). Il Congresso di Bruxelles osò rigettare la proposta della Lega. Grande fu la contrarietà e lo sdegno di Bakunin, perché da un lato l’Internazionale gli sfuggiva dalle mani e si sottraeva alla suo protezione, dall’altro, il presidente della Lega, il professore Gustavo Vogt, lo redarguiva vivamente: o tu non eri sicuro – scriveva egli al Bakunin – dell’effetto del nostro invito, e allora hai compromesso la nostra Lega; o tu sapevi quale sorpresa ci riserbavano i tuoi amici dell’Internazionale, e allora ci hai ingannati in una maniera indegna. (…)”” (pag 6-7)”,”INTP-091″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Le mouvement ouvrier français. Tome 1. La tactique dans la révolution permanente.”,”Nel 2012 Eva Dangeville moglie del traduttore Roger Dangeville accordava il permesso di diffondere questo libero in accesso libero nella collana Les Classiques des Sciences Sociales. Edizione elettronica realizzata a cura di Jean MANAUD, professore di storia a Toulouse France. Jean-Marie TREMBLAY professeur de sociologie au Cégeé de Chicoutimi.”,”MFRx-383″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”La Chine.”,”Jean-Marie TREMBLAY professeur de sociologie au Cégeé de Chicoutimi. Lettera di Engels (sulla guerra sino-giapponese) a Laura Lafargue del settembre 1894″,”MADx-879″
“MARX Karl”,”Discours sur la question du libre-échange. (1848)”,”Discorso pronunciato durante la seduta pubblica del 7 gennaio 1848 dell’ Associazione democratica di Bruxelles (Association démocratique de Bruxelles). La stessa associazione ha pubblicato a sue spese il testo sempre nel 1848. A proposito del dibattito nel Parlamento britannico sulla legge sul grano (Corn Law) si può vedere il volume di C. Schonhardt-Bailey ‘From the Corn Law to Free Trade. Interests, Ideas, and Institutions in Historical Perspective’, Mit press, 2006 Sulla questione del paradigma fordista si può leggere un’analisi della scuola francese della regolazione: A. Lipietz, ‘Crise et inflation, pourquoi?’, Editions Maspero, coll. Economie et socialisme’, 1979 Citato pure il volume di J. d’Hondt: ‘Hegel et hégélianisme’, Puf, paris, 1982, coll. Que sais-je? Viene riportata da Pouch una citazione di questo autore a proposito della dialettica: “”Aucune société constituée, aucun ordre établi ne voit d’un bon oeil le développement d’une dialectique consciente, qui révèle à toute chose sa relativité et lui annonce sa fin inéluctable”” (pag 34) Thierry Pouch, economiste Laboratoire Regards, Université de Reims Champagne Ardenne Marx: “”Les économistes prennent toujours le prix du travail au moment où il s’échange contre d’autres marchandises. Mais ils laissent tout à fait de côté le moment où le travail opère son échange contre le capital”” (pag 42)”,”MADx-880″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Le mouvement ouvrier français. Tome 2. Efforts pour créer le parti de classe.”,”Nel 2012 Eva Dangeville moglie del traduttore Roger Dangeville accordava il permesso di diffondere questo libero in accesso libero nella collana Les Classiques des Sciences Sociales. Edizione elettronica realizzata a cura di Jean MANAUD, professore di storia a Toulouse France. Jean-Marie TREMBLAY professeur de sociologie au Cégeé de Chicoutimi.”,”MFRx-384″
“MARX Karl, a cura di Vladimiro GIACCHÉ”,”Il capitalismo e la crisi. Scritti scelti.”,”Vladimiro Giacchè è nato a La Spezia nel 1963. Si è laureato e perfezionato in Filosofia alla Scuola Normale dI Pisa. Lavoro nel settore finanziario. E’ autore di volumi e saggi di argomento filosofico ed economico, tra i quali ‘Finalità e soggettività. Forme del finalismo nella Scienza della logica di Hegel’, (Pantograf, 1990), ‘La filosofia. Storia e testi’ (con G. Tognini, 1996) e ‘Storia del Mediocredito Centrale’ (con P. Peluffo), Laterza, 1997). Per Derive-Approdi ha pubblicato ‘Escalation. Anatomia della guerra infinita’ (con A. Burgio e M. Dinucci) 2005, e ‘La fabbrica del falso. Strategie della menzogna politica contemporanea’ (2008). ‘Credito e crisi’ (pag 98-99) “”L’estensione massima del credito corrisponde in questo caso alla più completa utilizzazione del capitale industria, ossia alla esplicazione più intensa possibile della sua forza di riproduzione, senza riguardo ai limiti del consumo. Questi limiti del consumo vengono allargati dalla intensificazione del processo di riproduzione stesso, che da un lato accresce il consmo di reddito da parte degli operai e dei capitalisti, d’altro lato si identifica con l’intensificazione del consumo produttivo. Fino a che il processo di riproduzione finisce normalmente e assicura in tal modo i riflussi, questo credito di mantiene e si amplia, e questo ampliamento é fondato sull’ampliamento del processo steso della riproduzione. Non appena subentra un ristagno provocato da ritardo dei rientri, da saturazione dei mercati, da caduta dei prezzi, la sovrabbondanza di capitale industriale persiste sempre, ma in forma che non gli permette di adempiere alla sua funzione. Massa di capitale-merce, ma invendibile. Massa di capitale fisso, ma in gran parte inattivo a causa del ristagno della riproduzione. Il credito si contrae (…)”” (pag 98-99) [K. Marx, Das Kapital, Band III, Mew 25.499-500; Il Capitale, libro III, sez.5, cap. 30, tr. it. di ML. Boggeri, Ed. Riun. 3.2.568-9 (traduzione riveduta)]”,”MADx-014-FF”
“MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di Giuseppe BEDESCHI”,”Lettere sul Capitale.”,”””Alla notizia che Arturo Labriola stava già traducendo Il Capitale, Engels così liquidava la questione: “”Io non posso impedirlo legalmente, ma devo lavarmene le mani completamente…”” (pag 197)”,”MADx-107″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Giuseppe BEDESCHI”,”Lettere sul Capitale.”,”Marx a Kugelmann (23 agosto 1866). “”(…) Sebbene io dedichi molto tempo ai lavori preparatori per il Congresso di Ginevra (1), non potrò andarvi, né lo voglio, perché non è possibile un’interruzione di qualche durata del mio lavor. Io ritengo molto più importante per la classe operaia ciò che faccio con questo lavoro che non tutto ciò che potrei fare personalmente in un congresso ‘quelconque’. (…)”” (pag 65) (1) Il congresso di Ginevra dell’Associazione internazionale degli operai ebbe luogo dal 3 all’8 settembre 1866 Engels a Zasulic (6 marzo 1884). “”(…) Il riassunto del ‘Capitale’ fatto da Deville è buono per la parte teorica, ma la parte descrittiva è fatta troppo in fretta ed è quasi incomprensibile per chi non conosce l’originale; inoltre, esso è troppo ampio per essere un riassunto. Tuttavia io credo che se ne potrebbe fare, rimaneggiandolo, una buona cosa; e un riassunto del ‘Capitale’ sarebbe sempre utile in un paese nel quale ci si procura il libro stesso solo con difficoltà. (…)”” (pag 171) Dono di Gian Maria Pegoraro”,”MAED-013-FV”
“MARX Karl, a cura di Barbara SICHTERMANN”,” Der tote Hund beißt. Karl Marx, neu gelesen.”,”Barbara Sichtermann, geboren 1943 in Erfurt, studierte Volkswirtschaft an der FU Berlin. Sie lebt heute als freie Autorin in Berlin. ‘Il cane morto sta mordendo. Karl Marx, nuova lettura’ Erläuterungen zur Textauswahl, Literaturhinweise,”,”MADS-041-FL”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 15. Scritti, maggio 1856 – settembre 1858.”,”Oltre alle “”Rivelazioni sulla storia diplomatica segreta””, il volume raccoglie 113 articoli – gran parte dei quali sono per la prima volta pubblicati in italiano – sulla crisi economica europea, la rivoluzione spagnola, il secondo impero francese, la politica coloniale inglese, il regno di Sardegna, l’Austria, Venezia e Trieste. La legge della rivoluzione permanente. “”Se negli articoli che presentiamo c’è molto “”non detto””, l’analisi del coevo carteggio può aiutarci a ricostruire quanto gli autori erano, per necessità, costretti a far solo intendere. Infatti, dall’analisi della loro corrispondenza, risulta che Marx ed Engels considerarono la crisi del 1857-58 come la premessa di una nuova ondata rivoluzionaria che avrebbe messo in movimento il reparto più avanzato del proletariato, quello inglese, e trascinato in moto la Francia, la Germania e poi tutta l’Europa. Engels nel novembre del 1857 scrive a Marx: «Nel 1848 dicevamo: ora viene il momento nostro, e in a certain sense è venuto, ma questa volta viene in pieno, si tratta di vita e di morte» (18). Sempre dal carteggio appare evidente che Marx ed Engels prevedessero che la rivoluzione avrebbe rirpreso da lì dove s’era interrotta nel 1848; ma, partendo da più solide basi capitalistiche nei principali paesi europei, avrebbe presto preso una netta connotazione socialista. Ciò nondimeno, questa connotazione proletaria si sarebbe però manifestata solo come risultato finale del classico andamento ascensionale già descritto in quella «legge della rivoluzione permanente» che era stata una delle massime acquisizioni scientifiche del bienno rivoluzionario 1848-49. La crisi economica – questa l’ipotesi – era destinata ad accentuare lo scontro fa le frazioni della classe dominante, aprendo così un varco per contadini e, infine, proletariato. L’eco di questa discussione interna si ritrova anche in un articolo di Marx del luglio 1857: «Il nome sotto il qualesi annuncia una rivoluzione non è mai quello iscritto sulle bandiere nel giorno del trionfo. Per avere qualche possibilità di successo i movimenti rivoluzionari, nell’attuale società, devono all’inizio prendere a prestito le loro bandiere da quegli elementi che, sebbene siano oppositori del governo in carica, sono in perfetta armonia con la società esistente. In poche parole, le rivoluzioni devono ricevere il loro biglietto d’ingresso sulla scena ufficiale dalle mani delle stesse classi dominanti» (19). La discussione epistolare fra Marx ed Engels del triennio 1856-58 riprendeva dall’elaboraziobe del 1848-49 anche un altro lato della «legge della rivoluzione permanente»: il riconoscimento del ruolo decisivo che nei processi rivoluzionari assume la dinamica dei rapporti fra le potenze. Si trtatta di un aspetto decisivo di questa elaborazione scientifica che, tuttavia, è quasi sempre rimasto in ombra. E’ merito di Arrigo Cervetto averlo pienamente rivalutato riconoscendovi una premessa della strategia di Lenin del 1917: (…) finire (pag 21-22-23)”,”ELCx-249″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 38. Lettere 1844-1851.”,”””Caro Lupus, mi accorgo con spavento dalla data delle tua lettera, che Marx mi ha portato alcuni giorni fa quando venne a trovarmi qui a Manchester, che essa è già vecchia di circa quattro settimane. Marx mi disse però che ti aveva scritto subito. Per quanto riguarda i tuoi piani americani, levateli dalla testa. Essi sono superflui, e tu troverai immediatamente qualcosa a Londra, perché sai l’inglese, e persone della tua solidità nelle lingue antiche sono colà ricercate, in particolare se hai i tuoi attestati. Gli individui più insignificanti hanno ricevuto le migliori posizioni. La storia del giornale americano è un’impostura, credi forse che, se fosse una cosa seria, quel tipo si ordinerebbe un redattore dall’Europa e attenderebbe tanto tempo? Chissà cosa c’è dietro e che cosa nel frattempo ne sarà di tutto il progetto. L’anticipo per il viaggio finiresti per doverlo aspettare fino al giudizio universale. Inoltre la faccenda, anche nel caso migliore, non è tale da potersi recare a Chicago sulla sua base; quattro dollari alla settimana è al di sotto del salario più ordinario per un taglialegna, e per di più gli otto giorni di preavviso in caso di licenziamento, cosa che laggiù è assai diffusa! (…) Spero che tu lo abbia già e non appena ne sei in possesso aprilo, fatti dare un passaporto per Londra e prendi il largo. (…) Ma tu devi venire in tutti i modi in Inghilterra. (…) In tutti i modi però, spero che tu venga qui e rimanga. Tu hai qui più possibilità che in America e chi va laggiù non è facile che ritorni. In America, dove Heinzen è l’uomo più grande e dove ancora il grasso Struve rovescerà su tutto il paese le sue porcherie. Il diavolo si porti quella gente. Meglio galeotto in Turchia che giornalista in America. Manda presto tue notizie e vieni presto. Tuo F.E., Manchester”” (pag 299-301) [Lettera di Engels a Wilhelm Wolff (a Zurigo), Manchester, 1° maggio 1851] [Karl Marx, Friedrich Engels, Opere. Volume 38. Lettere 1844-1851. Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2018]”,”ELCx-250″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Il 1848 in Germania e in Francia.”,”””Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimentica di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa. Caussidière invece di Danton, Louis Blanc invece di Robespierre, la Montagna del 1848-1851 invece della Montagna del 1793-1795, il nipote vince dello zio. E la stessa caricatura nelle circostanze che accompagnano la seconda edizione del 18 Brumaio (1). Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé, determinate dei fatti e dalla tradizione. La tradizione di tutte le generazioni scomparse pesa come un incubo sul cervello dei viventi e proprio quando sembra ch’essi lavorino a trasformare se stessi e le cose, a creare ciò che non è mai esistito, proprio in tali epoche di crisi rivoluzionaria essi evocano con angoscia gli spiriti del passato per prenderli al loro servizio; ne prendono a prestito i nomi, le parole l’ordine per la battaglia, i costumi, per rappresentare sotto questo vecchio e venerabile travestimento e con queste frasi prese a prestito la nuova scena della storia. Così Lutero si travestì da apostolo Paolo; la rivoluzione del 1789-1814 indossò successivamente i panni della Repubblica romana e dell’Impero romano; e la rivoluzione del 1848 non seppe fare di meglio che la parodia, ora del 1789, ora della tradizione rivoluzionaria del 1793-1795″” (pag 257) [Karl Marx, ‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’, (in ‘Il 1848 in Germania e in Francia’, Ed. Rinascita, Roma, 1948)] [(1) Il 18 brumaio (9 novembre) 1799 Napoleone Bonaparte abbatté con un colpo di stato il regime del Direttorio e instaurò in Francia la sua tirannide personale, da cui doveva nascere qualche anno dopo l’impero. Il 2 dicembre 1851 Luigi Napoleone ripeté il gesto dello zio, distruggendo la repubblica del 1848 come quegli aveva distrutto la repubblica del 1793. Di qui il titolo dell’opera di Marx]”,”MADx-016-FF”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 13. Scritti, febbraio 1854 – febbraio 1855.”,”Sulla storia della questione orientale (Marx) La stampa e il sistema militare (1855) (pag 561-564) ‘La politica dell’Austria. Il dibattito sulla guerra alla Camera dei Comuni’ (NY Daily Tribune, 9 agosto 1854) (sulla risposta della Porta alla protesta serba contro un’eventuale occupazione austriaca …) (pag 337)”,”ELCx-252″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 21. Scritti, novembre 1867 – luglio 1870.”,”Contiene: F. Engels, ‘La storia d’Irlanda’ (pag 189-209) e materiali preparatori; Jenny Marx, Articoli sulla questione irlandese (pag 532-560)”,”ELCx-253″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 23. Scritti, ottobre 1871 – fin e 1873.”,”Contiene: Marx, Engels, ‘Le pretese scissioni nell’Internazionale’ (pag 121-160) – Marx, Engels, Risoluzioni del Congresso generale svoltosi all’Aja (pag 174-283) – Engels, La questione delle abitazioni (pag 341-416) – Marx, L’ indifferenza in materia politica (pag 417-421) – Marx, Engels, Lafargue, L’Alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori (pag 483-608) – Engels, I bakuninisti al lavoro (pag 609-625)”,”ELCx-254″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 20. Scritti, settembre 1864 – luglio 1868.”,”Contiene tra l’altro F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (pag 85-119) K. Marx, Salario prezzo profitto F. Engels, Considerazioni sulla guerra in Germania (pag 203-223) Paul Lafargue, Cenno sui progressi dell’Associazione internazionale degli operai (pag 412-416) Da: F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (pag 85-119): “”E’ innegabile, e non è mai stato contestato, che un sistema di quadri con un lungo periodo di servizio e di presenza assicura all’esercito grandi vantaggi per l’inizio della guerra. Gli uomini si conoscono meglio (…)”” (pag 95) “”La borghesia ha solo due vie per procurarsi potere politico. Dato che è un’armata di ufficiali senza soldati, e questi soldati può procurarseli solo tra gli operai, deve o assicurarsi l’alleanza degli operai o comprare il potere politico, un pezzo alla volta, dalle potenze che la sovrastano, e in particolare dalla monarchia. La storia della borghesia francese e inglese dimostra che altre vie non ci sono”” (pag 100) “”La borghesia non può conquistare il predominio politico, non può dare espressione a questo predominio in una Costituzione e in leggi senza mettere allo stesso tempo delle armi in mano al proletariato. Di fronte ai vecchi ceti distinti per nascita deve sostenere i diritti umani, di fronte al sistema corporativo la libertà commerciale e professionale, di fronte alla tutela burocratica la libertà e l’autogoverno. Deve perciò coerentemente esigere il suffragio universale e diretto, la libertà di stampa, di associazione e di riunione e l’abolizione di tutte le leggi eccezionali contro singole classi della popolazione. Ma questo è anche tutto quel che il proletariato deve esigere da essa. Esso non può pretendere che la borghesia cessi di essere borghesia, bensì che essa attui conseguentemente i suoi propri principi. Ma ciò dà anche in mano al proletariato tutte le armi di cui ha bisogno per la sua vittoria finale. Con la libertà di stampa, con il diritto di riunione e di associazione esso conquista il suffragio universale, con il suffragio universale e diretto, insieme ai suddetti mezzi di agitazione, tutto il resto. E’ perciò interesse degli operai sostenere la borghesia nella sua lotta contro tutti gli elementi reazionari, ‘finché essa resta fedele a se stessa’. Ogni conquista che la borghesia strappa alla reazione torna in fin dei conti, a questa condizione, a beneficio della classe operaia”” (pag 117) “”(…) agli ipocriti allettamenti della reazione rispondere invece: “”Un dono si accoglie con il giavellotto in pugno, punta contro punta”” (pag 119) [F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (scritto nel 1865, pubblicato nel 1866)] [(in) [Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 20. Scritti, settembre 1864 – luglio 1868, Edizioni Lotta Comunista, Milano; 2019] “”E’ innegabile, e non è mai stato contestato, che un sistema di quadri con un lungo periodo di servizio e di presenza assicura all’esercito grandi vantaggi per l’inizio della guerra. Gli uomini si conoscono meglio (…)”” (pag 95); “”La borghesia ha solo due vie per procurarsi potere politico. Dato che è un’armata di ufficiali senza soldati, e questi soldati può procurarseli solo tra gli operai, deve o assicurarsi l’alleanza degli operai o comprare il potere politico, un pezzo alla volta, dalle potenze che la sovrastano, e in particolare dalla monarchia. La storia della borghesia francese e inglese dimostra che altre vie non ci sono”” (pag 100); “”La borghesia non può conquistare il predominio politico, non può dare espressione a questo predominio in una Costituzione e in leggi senza mettere allo stesso tempo delle armi in mano al proletariato. Di fronte ai vecchi ceti distinti per nascita deve sostenere i diritti umani, di fronte al sistema corporativo la libertà commerciale e professionale, di fronte alla tutela burocratica la libertà e l’autogoverno. Deve perciò coerentemente esigere il suffragio universale e diretto, la libertà di stampa, di associazione e di riunione e l’abolizione di tutte le leggi eccezionali contro singole classi della popolazione. Ma questo è anche tutto quel che il proletariato deve esigere da essa. Esso non può pretendere che la borghesia cessi di essere borghesia, bensì che essa attui conseguentemente i suoi propri principi. Ma ciò dà anche in mano al proletariato tutte le armi di cui ha bisogno per la sua vittoria finale. Con la libertà di stampa, con il diritto di riunione e di associazione esso conquista il suffragio universale, con il suffragio universale e diretto, insieme ai suddetti mezzi di agitazione, tutto il resto. E’ perciò interesse degli operai sostenere la borghesia nella sua lotta contro tutti gli elementi reazionari, ‘finché essa resta fedele a se stessa’. Ogni conquista che la borghesia strappa alla reazione torna in fin dei conti, a questa condizione, a beneficio della classe operaia”” (pag 117); “”(…) agli ipocriti allettamenti della reazione rispondere invece: «Un dono si accoglie con il giavellotto in pugno, punta contro punta»”” (pag 119) [F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (scritto nel 1865, pubblicato nel 1866)] [(in) [Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 20. Scritti, settembre 1864 – luglio 1868, Edizioni Lotta Comunista, Milano; 2019]”,”ELCx-257″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Mario DAL-PRA”,”Materialismo storico e storiografia filosofica. Antologia a cura di Mario Dal Pra.”,”Sottolineature ed alcune note a margine manoscritte dell’ex possessore del volume Stupidità primitiva delle cause economiche “”Per quello che riguarda le regioni ideologiche sospese ancora più in alto, nell’aria, la religione, la filosofia, ecc., esse contengono un elemento preistorico, che il periodo storico ha trovato e raccolto, ciò che oggi chiameremmo stupidità. Alla base di queste diverse concezioni false della natura della sostanza dell’uomo stesso, degli spiriti, delle potenze magiche ecc., sta per lo più soltanto un elemento economico negativo. Il basso livello dello sviluppo economico nel periodo preistorico ha come complemento, ma anche in parte come condizione, e persino come causa, le false rappresentazioni della natura. E benché il bisogno economico sia stato la molla principale del progresso della conoscenza della natura, e lo sia diventato sempre più, sarebbe però una pedanteria voler trovare a tutta questa stupidità primitiva della cause economiche. La storia delle scienze è la storia della eliminazione graduale di questa stupidità, e quindi della sua sostituzione con una stupidità nuova, ma sempre meno assurda. Le persone che se ne incaricano appartengono anch’esse a sfere speciali della divisione del lavoro e s’immaginano di lavorare un terreno indipendente. E nella misura in cui costituiscono in seno alla divisione del lavoro e s’immaginano di lavorare un terreno indipendente. E nella misura in cui costituiscono in seno alla divisione sociale del lavoro un gruppo indipendente, le loro produzioni, compresi i loro errori, esercitano a loro volta un’influenza su tutta l’evoluzione sociale, e persino sull’evoluzione economica. Malgrado tutto questo, però, essi sono a loro volta sottoposti all’influenza dominante dell’evoluzione economica”” (pag 49) [F. Engels, Lettere sul materialismo storico, in Marx-Engels, Opere scelte, p. 1247] [(in) K. Marx F. Engels, a cura di Mario Dal Pra, ‘Materialismo storico e storiografia filosofica. Antologia’, Cuem, Milano, 1970] Mario Dal Pra, nome di battaglia colonnello Procopio (Montecchio Maggiore, 29 aprile 1914 – Milano, 21 gennaio 1992), è stato un filosofo, storico della filosofia, accademico e partigiano italiano. (vedi retro)”,”MADx-882″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 39. Lettere 1852-1855.”,”Contiene tra l’altro F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (pag 85-119) K. Marx, Salario prezzo profitto F. Engels, Considerazioni sulla guerra in Germania (pag 203-223) Paul Lafargue, Cenno sui progressi dell’Associazione internazionale degli operai (pag 412-416) Da: F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (pag 85-119): “”E’ innegabile, e non è mai stato contestato, che un sistema di quadri con un lungo periodo di servizio e di presenza assicura all’esercito grandi vantaggi per l’inizio della guerra. Gli uomini si conoscono meglio (…)”” (pag 95) “”La borghesia ha solo due vie per procurarsi potere politico. Dato che è un’armata di ufficiali senza soldati, e questi soldati può procurarseli solo tra gli operai, deve o assicurarsi l’alleanza degli operai o comprare il potere politico, un pezzo alla volta, dalle potenze che la sovrastano, e in particolare dalla monarchia. La storia della borghesia francese e inglese dimostra che altre vie non ci sono”” (pag 100) “”La borghesia non può conquistare il predominio politico, non può dare espressione a questo predominio in una Costituzione e in leggi senza mettere allo stesso tempo delle armi in mano al proletariato. Di fronte ai vecchi ceti distinti per nascita deve sostenere i diritti umani, di fronte al sistema corporativo la libertà commerciale e professionale, di fronte alla tutela burocratica la libertà e l’autogoverno. Deve perciò coerentemente esigere il suffragio universale e diretto, la libertà di stampa, di associazione e di riunione e l’abolizione di tutte le leggi eccezionali contro singole classi della popolazione. Ma questo è anche tutto quel che il proletariato deve esigere da essa. Esso non può pretendere che la borghesia cessi di essere borghesia, bensì che essa attui conseguentemente i suoi propri principi. Ma ciò dà anche in mano al proletariato tutte le armi di cui ha bisogno per la sua vittoria finale. Con la libertà di stampa, con il diritto di riunione e di associazione esso conquista il suffragio universale, con il suffragio universale e diretto, insieme ai suddetti mezzi di agitazione, tutto il resto. E’ perciò interesse degli operai sostenere la borghesia nella sua lotta contro tutti gli elementi reazionari, ‘finché essa resta fedele a se stessa’. Ogni conquista che la borghesia strappa alla reazione torna in fin dei conti, a questa condizione, a beneficio della classe operaia”” (pag 117) “”(…) agli ipocriti allettamenti della reazione rispondere invece: “”Un dono si accoglie con il giavellotto in pugno, punta contro punta”” (pag 119) [F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (scritto nel 1865, pubblicato nel 1866)] [(in) [Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 20. Scritti, settembre 1864 – luglio 1868, Edizioni Lotta Comunista, Milano; 2019] “”E’ innegabile, e non è mai stato contestato, che un sistema di quadri con un lungo periodo di servizio e di presenza assicura all’esercito grandi vantaggi per l’inizio della guerra. Gli uomini si conoscono meglio (…)”” (pag 95); “”La borghesia ha solo due vie per procurarsi potere politico. Dato che è un’armata di ufficiali senza soldati, e questi soldati può procurarseli solo tra gli operai, deve o assicurarsi l’alleanza degli operai o comprare il potere politico, un pezzo alla volta, dalle potenze che la sovrastano, e in particolare dalla monarchia. La storia della borghesia francese e inglese dimostra che altre vie non ci sono”” (pag 100); “”La borghesia non può conquistare il predominio politico, non può dare espressione a questo predominio in una Costituzione e in leggi senza mettere allo stesso tempo delle armi in mano al proletariato. Di fronte ai vecchi ceti distinti per nascita deve sostenere i diritti umani, di fronte al sistema corporativo la libertà commerciale e professionale, di fronte alla tutela burocratica la libertà e l’autogoverno. Deve perciò coerentemente esigere il suffragio universale e diretto, la libertà di stampa, di associazione e di riunione e l’abolizione di tutte le leggi eccezionali contro singole classi della popolazione. Ma questo è anche tutto quel che il proletariato deve esigere da essa. Esso non può pretendere che la borghesia cessi di essere borghesia, bensì che essa attui conseguentemente i suoi propri principi. Ma ciò dà anche in mano al proletariato tutte le armi di cui ha bisogno per la sua vittoria finale. Con la libertà di stampa, con il diritto di riunione e di associazione esso conquista il suffragio universale, con il suffragio universale e diretto, insieme ai suddetti mezzi di agitazione, tutto il resto. E’ perciò interesse degli operai sostenere la borghesia nella sua lotta contro tutti gli elementi reazionari, ‘finché essa resta fedele a se stessa’. Ogni conquista che la borghesia strappa alla reazione torna in fin dei conti, a questa condizione, a beneficio della classe operaia”” (pag 117); “”(…) agli ipocriti allettamenti della reazione rispondere invece: «Un dono si accoglie con il giavellotto in pugno, punta contro punta»”” (pag 119) [F. Engels, La questione militare prussiana e il partito operaio tedesco (scritto nel 1865, pubblicato nel 1866)] [(in) [Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 20. Scritti, settembre 1864 – luglio 1868, Edizioni Lotta Comunista, Milano; 2019]”,”ELCx-258″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 40. Lettere, gennaio 1856 – dicembre 1859.”,”””Caro Lassalle, delle varie lettere che tu citi ne ho ricevuta soltanto una, quella via Freiligrath. Non ho risposto o piuttosto ho aspettato un’occasione privata per rispondere che però non si è verificata – per motivi che è meglio non comunicare per iscritto. Voglio solo osservare di sfuggita che tu ‘per primo’ hai interrotto la corrispondenza, non rispondendo per lunghissimo tempo a una lettera datata da Manchester (252). My thanks for (d) «Eraclito». Per questo filosofo ho sempre avuto un grande tenderness (e), al quale tra gli antichi preferisco solo Aristotele. Ho fatto oggetto di studio ‘specifico’ della filosofia successiva: Epicuro (questi in particolare), gli stoici e gli scettici (253), ma più per un interesse politico che filosofico. Nei farti questo ringraziamento, ti dico al tempo stesso che ‘non’ ho ancora ricevuto questo scritto. Nutt finirà per mandarlo, non appena egli … (f)”” (pag 205) [Lettera di K. Marx a F. Lassalle, 21 dicembre 1857] [(in) K. Marx F. Engels, Opere. Volume 40. Lettere, gennaio 1856 – dicembre 1859, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2019] [(d) Grazie per; (e) debole; (f) carta danneggiata; (252) Si tratta della lettera di Marx a Lassalle dell’8 novembre 1855; (253) Marx si riferisce alla sua dissertazione ‘Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quello di Epicuro’, che egli scrisse tra la seconda metà del 1840 e il marzo 1841]”,”ELCx-259″
“MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN Vladimir I.”,”Über die Gewerkschaften.”,”Testi tratti dalle ‘Opere’ (Werke) di Marx ed Engels; Testi di Lenin tratti da ‘Über Gewerkschaftsbewegung’, Band 1, 2 BREVE RACCOLTA ESTRATTI DI SCRITTI DI MARX ENGELS LENIN SULLA QUESTIONE SINDACALE SINDACATI SINDACALISMO MOVIMENTO OPERAIO SINDACALE SOCIALISTA LOTTA CLASSE OPERAIA SCIOPERI TESTI TRATTI DA MANIFESTO PARTITO COMUNISTA MARX SU ASSOCIAZIONE OPERAIA SALARIO INDIRIZZO INAUGURALE 1° PRIMA INTERNAZIONALE AIT AIL SALARIO PREZZO PROFITTO COOPERATIVE MARX ENGELS SU ATTIVITA’ POLITICA DEL PROLETARIATO ENGELS LETTERA A BEBEL 1875 ENGELS SALARIO DI LAVORO EQUO PER UNA GIORNATA DI LAVORO EQUA 1881 ENGELS SU IL SISTEMA SALARIALE ENGELS SU TRADE UNIONS SINDACATI 1881 LENIN SU I COMPITI IMMEDIATI DEL POTERE SOVIETICO ORGANIZZAZIONE CONCORRENZA LENIN DISCORSO AL 2° CONGRESSO PANRUSSO DEI SINDACATI LA GRANDE INIZIATIVA LENIN A PROPOSITO DEI SINDACATI LA SITUAZIONE ATTUALE E GLI ERRORI DI TROTSKY LENIN SUL RUOLO DEI SINDACATI NEL CORSO DELLA NUOVA POLITICA ECONOMICA NEP SINDACATO”,”SIND-180″
“MARX Karl, a cura di Giovanni SGRO'”,”Critica del programma di Gotha – Kritik des Gothaer Programms. Testo originale con traduzione a fronte; in appendice: ‘Tutte le lettere di Engels sulla «Critica»’.”,”Foto ritratto di Marx a Londra nel 1875 l’anno in cui scrisse la ‘Critica al programma di Gotha’. Foto ritratto di Wilhelm Bracke (1842-1880). A lui Marx inviò, il 5 maggio 1875, la lettera contenente la ‘Critica al Programma di Gotha’, che Engels renderà pubblica nel 1891. “”Ogni passo del movimento reale è più importante di una dozzina di programmi”” (dalla lettera di Marx a Bracke) (pag 27, 29, 31)”,”MADx-883″
“MARX Karl, a cura di Giuseppe SCUTO”,”La questione ebraica (Zur Judenfrage, 1843-44).”,”Cristianesimo ed ebraismo (pag 105-107)”,”MADx-884″
“MARX Karl”,”Trabajo Asalariado Y Capital. Salario, precio Y Ganancia.”,”note del editor, Introducción de Friedrich ENGELS a Trabajo asalariado y capital, note, Índice de los nombres, Biblioteca Jóvenes,”,”ELCx-007-FL”
“MARX Karl, a cura di Enrico DONAGGIO e Peter KAMMERER”,”Manoscritti economico-filosofici del 1844. E altre pagine su lavoro e alienazione.”,”””4) Il ‘sistema del credito’ ha infine il suo compimento nel ‘sistema bancario’. La creazione dei banchieri, il dominio di stato della banca, la concentrazione di patrimoni in queste mani, questo ‘Areopago’ (1) economico-politico della nazione è il degno compimento dell’essenza del denaro. (Dal momento che nel sistema del credito il ‘riconoscimento morale di un uomo’, come la ‘fiducia nello stato’ ecc. riceve la forma del ‘credito’, il segreto che sta nella menzogna del riconoscimento morale, l’infamia ‘immorale’ di questa moralità, come la bigotteria e l’egoismo di quella fiducia nello stato, viene alla luce e si mostra per quel che realmente è). Lo ‘scambio’ tanto dell’attività umana entro la produzione stessa, quanto dei ‘prodotti umani’ tra loro è = all”attività della specie’ e al godimento della specie, la cui esistenza reale, cosciente e vera è l’attività ‘sociale’ e il godimento ‘sociale’. Dal momento che l’essenza ‘umana’ è la vera ‘essenza comune degli uomini’, gli uomini ‘creano’ mediante l’attuazione dello loro ‘essenza’, producono l”essenza’ umana ‘comune’, l’essenza sociale, che non è una potenza universale-astratta di contro al singolo individuo, ma l’essenza di ogni singolo individuo, solo l’attività sua propria, la sua propria vita, il suo proprio godimento, la sua propria ricchezza”” (…)”” [Note su James Mill] [K. Marx, a cura di Enrico Donaggio e Peter Kammerer, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844. E altre pagine su lavoro e alienazione’, Feltrinelli, Milano, 2018, (pag 192-193)] [(1) Areopago, rupe situata presso l’acropoli di Atene, ndr]”,”MADx-885″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Giorgio BACKHAUS”,”Critica dell’anarchismo.”,”””Marx e io, a partire dal 1845 abbiamo sostenuto il punto di vista che ‘una’ delle conseguenze finali della futura rivoluzione proletaria sarà la progressiva dissoluzione e infine la scomparsa dell’organizzazione politica definita col nome di ‘stato’, un’organizzazione il cui scopo principale è stato da tempo immemorabile il garantire con la violenza armata, l’oppressione economica della maggioranza che lavora da parte della minoranza abbiente. Con la scomparsa di una minoranza abbiente scompare anche la necessità di un potere repressivo armato o potere statale. In pari tempo siamo sempre stati dell’avviso che per pervenire a questo e agli altri fini ben più importanti della futura rivoluzione sociale, la classe operaia deve dapprima impossessarsi del potere politico dello stato e con il suo ausilio schiacciare la resistenza della classe capitalistica e organizzare in modo nuovo la società. Ciò è già stato constatato nel 1847 nel ‘Manifesto comunista’, capitolo II, conclusione. Gli anarchici capovolgono l’intera questione. Essi dichiarano che la rivoluzione proletaria deve ‘incominciare’ con l’abolizione dell’organizzazione politica dello stato. Ma l’unica organizzazione che il proletariato vittorioso trova bell’e pronta è appunto lo stato. E’ possibile che prima di poter svolgere le sue funzioni, esso debba venir trasformato. Ma distruggerlo in un istante come quello, significherebbe distruggere l’unico organismo a mezzo del quale il proletariato vittorioso può far valere il potere appena conquistato, può tenere a bada i suoi avversari capitalistici e imporre quella rivoluzione economica della società senza la quale l’intera vittoria dovrebbe necessariamente concludersi in una sconfitta e in un massacro della classe operaia simile a quello seguito dalla Comune di Parigi”” (pag 416-417) [Friedrich Engels a Philip Van Patten, a New York, Londra, 18 aprile 1883] [(in) K. Marx F. Engels, ‘Critica dell’anarchismo’, Giulio Einaudi, Torino, 1972]”,”MADx-001-FGB”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Vol. I. Parte I.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-060-FL”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Vol. I. Parte II.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-061-FL”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Vol. III Libro II Parte I.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-062-FL”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Vol. IV Libro II Parte II Libro III Parte I.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-063-FL”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Vol. V Libro III Parte I.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-064-FL”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro III Parte ultima.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-065-FL”
“MARX Karl”,”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857 – 1858. ‘Grundrisse’. Volume primo.”,”””L’esempio del lavoro mostra in modo evidente che anche le categorie più astratte, sebbene siano valide – proprio a causa della loro natura astratta – per tutte le epoche, sono tuttavia, in ciò che vi è di determinato in questa astrazione, il prodotto di condizioni storiche e posseggono la loro solo per ed entro queste condizioni. La società borghese è la più complessa e sviluppata organizzazione storica della produzione. Le categorie che esprimono i suoi rapporti e che fanno comprendere la sua struttura, permettono quindi di penetrare al tempo stesso nella struttura e nei rapporti di produzione di tutte le forme di società passate, sulle cui rovine e con i cui elementi essa si è costruita, e di cui si trascinano in essa ancora residui parzialmente non superati, mentre ciò che in quelle era appena accennato si è sviluppato in tutto il suo significato ecc. L’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia. Invece, ciò che nelle specie animali inferiori accenna a qualcosa di superiore può essere compreso solo se la forma superiore è conosciuta. L’economia borghese fornisce così la chiave per l’economia antica ecc. Ma non certamente al modo degli economisti, che cancellano tutte le differenze storiche e in tutte le forme di società vedono la società borghese. Si possono comprendere tributi, decime, ecc., quando si conosce la rendita fondiaria. Ma non bisogna identificare questa con quelli. Poiché inoltre la stessa società borghese non è altro che una forma antagonistica dello sviluppo, certi rapporti delle forme sociali anteriori si possono rinvenire spesso in essa solo del tutto atrofizzati o travestiti, come per esempio la proprietà comunale. Se è quindi vero che le categorie dell’economia borghese sono valide anche per le altre forme di società, ciò va preso ‘cum grano salis’. Esse possono contenere quelle forme in modo sviluppato, atrofizzato, caricato ecc. e sempre con la differenza essenziale”” (pag 32-33) [K. Marx, Introduzione, Quaderno M] [Karl Marx, Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857 – 1858. ‘Grundrisse’. Volume primo, La Nuova Italia, Firenze, 1968] “”La società borghese è la più complessa e sviluppata organizzazione storica della produzione, (…) ma in essa si trascinano ancora residui parziamente non superati delle società passate”””,”MADx-002-FGB”
“MARX Carlo”,”Le origini della società borghese. L’ espropriazione dei contadini.”,”La genesi del capitale industriale. “”La grande influenza del debito pubblico e del corrispondente sistema fiscale sulla capitalizzazione della ricchezza e sulla espropriazione delle masse, ha indotto una folla di scrittori, come William Cobbett, Doubleday e altri, a cercavi, a torto, la causa prima della miseria dei popoli moderni. Il sistema protezionista fu un mezzo artificiale per fabbricare fabbricanti, espropriare lavoratori indipendenti, convertire in capitale gli strumenti e le condizioni materiali di lavoro, abbreviare a viva forza il periodo di transizione dal modo tradizionale di produzione a quello moderno. Gli Stati Europei si disputarono la palma del protezionismo, e, una volta messisi a servizio dei produttori di plusvalore, non si contentarono di cavare sino l’ultima goccia di sangue al loro popolo, indirettamente con i dazi protettivi e direttamente con i premi di esportazione e i monopoli di vendita all’interno; nei paesi vicini posti alla loro dipendenza estirparono con la violenza ogni specie di industria. Di questo mezzo si valse l’Inghilterra per uccidere in Irlanda, a base di ukase parlamentari, la manifattura della lana. Nel continente, ove Colbert aveva fatto scuola, si andò per vie anche più sbrigative: la sorgente incantata, da cui pioveva il capitale ai fabbricanti di plusvalore, sotto forma di anticipi o anche di regalo, fu spesso il tesoro pubblico. «Perché si vuole andare lontano a ricercare le cause dello sviluppo manifatturiero della Sassonia prima della guerra? Non vi sono forse i centoottanta milioni di debito contratti dai sovrani?» esclama Mirabeau”” (pag 94-95) [Karl Marx, ‘Le origini della società borghese. L’espropriazione dei contadini’, Il Solco, Città di Castello, 1921]”,”MADx-003-FGB”
“MARX Karl; a cura di Francesco MATARRESE e Augusto PONZIO”,”Manoscritti matematici.”,”‘Differenza tra l’interpretazione della dialettica del calcolo differenziale in Marx rispetto a Engels’ (v. introduzione) “”«La matematica elementare», scrive Engels nell”Antidühring’ nella sezione intitolata ‘La negazione della negazione’, «la matematica delle grandezze costanti, si muove, almeno nel suo complesso, entro i limiti della logica formale; la matematica delle grandezze variabili, di cui il calcolo infinitesimale costituisce la parte più importante, essenzialmente non è altro che l’applicazione della dialettica ai rapporti matematici» (9). E’ questa anche la prospettiva dell’analisi marxiana: l’operazione differenziale può essere compresa nella misura in cui se ne evidenzi la logica dialettica, si mostri come opera in essa la legge dialettica della negazione della negazione. … finire [dall’introduzione di Augusto Ponzio ‘Matematica, dialettica ed economia politica’] (pag 28-30-31)”,”MAED-006-FGB”
“MARX Karl”,”Per la critica dell’economia politica. (1859)”,”Questo volume è stato realizzato sotto la consulenza di Umberto Cerroni Ritardo. Rimprovero a Marx da parte di vari studiosi di aver perso tempo, disperso le sue forze a causa dell’ attività politica, i guai giudiziari, l’attività giornalistica, gli studi superflui… (pag 10, introduzione) Marx una della massime ‘vittime’ del capitalismo (le sue condizioni familiari ecc.) (introduzione) (pag 11) “”Fu la crisi del 1857 a far precipitare, in una presa di posizione scritta, la paziente ricerca marxiana. Anche Engels parlava di un «dies irae» per l’economia borghese;donde, per Marx, la sua pressante necessità di rendere pubblici i risultati dei suoi lavori. L’otto dicembre 1857, scrisse ad Engels che «passava le notti facendo il compendio dei suoi studi economici, per mettersene in testa, prima del diluvio, tutto o almeno le linee fondamentali». Già molti anni prima, nel corso dell’inverno 1850-51, Marx aveva ripreso il lavoro economico iniziato a Bruxelles, e che non aveva avuto il tempo né la voglia di proseguire durante gli anni della rivoluzione. Raccoglieva tutti i documenti che poteva trovare e nell’aprile 1851 pensava di essere abbastanza a buon punto per poter cominciare a scrivere il suo libro. Ma il termine che s’era fissato fu nuovamente oltrepassato. Egli fu dapprima interrotto dal suo impegno pratico nel campo della politica e dal 1852 al 1856 abbandonò del tutto il lavoro economico. Scorreva i suoi vecchi quaderni di appunti, leggeva qualche opera di economia politica, ma soltanto la crisi pronosticata come «dies irae» del Capitalismo lo obbligò a riprendere il lavoro al punto in cui lo aveva lasciato sei anni prima. «Per la critica…» è quindi una figlia della crisi, pubblicata come un’arca di Noè prima del diluvio. Di un diluvio che non avvenne. Il breve periodi di congiuntura era già stato riassorbito nel 1859 lasciando solo delle conseguenze postume. Rimangono, comunque, al di là delle fallite previsioni e della fretta con cui il libro venne redatto, alcuni aspetti positivi, inalienabili, che già abbiamo sottolineato e ai quali ora brevemente accenneremo”” (pag 17-18) [Giulio Pietranera, dall’introduzione a Karl Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Newton Compton, Roma, 1976]”,”MADx-887″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 1. Karl Marx, 1835-1843.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Paolo GALEOTTI, Filippo LISITANO, Alda PALMA, Giulia SANTORI; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1980, Comitato di redazione: Alberto AIELLO Fausto CODINO Giuseppe GARRITANO Mazzino MONTINARI, curatori Nicolao MERKER e Mario CINGOLI, che ha rivisto i testi per la presente edizione, traduzioni di Annamaria BORSANO FIUMI, Mario CACIAGLI, Mario CINGOLI, Luigi FIRPO, Giovanna KORMIS, Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova “”L’antico diritto penale comprende sotto il titolo «furto di legna» solo l’asportazione di legna recisa e il taglio furtivo di piante. Si, la nostra dieta non lo crederà: «Se però uno raccoglie di giorno frutti da mangiare, e col portarli via non produce danno molto rilevante, costui va punito in sede civile» (dunque non penalmente) «secondo la qualità delle persone e delle cose». Il diritto penale del secolo XVI ci richiede di prendere le sue difese dall’accusa di eccessiva umanità contro una dieta renana del secolo XIX; e noi accogliamo questa richiesta. …. finire (pag 247-248) [Karl Marx, Le discussioni alla sesta dieta renana. Secondo un renano. Terzo articolo. Dibattiti sulla legge contro i furti di legna’, Rheinische Zeitung, n. 298, supp. 25 ottobre 1842] [(in) Marx-Engels, Opere, Volume I, Karl Marx, 1835-1843, Edizioni Lotta comunista, Milano, 2020]”,”ELCx-266″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 2. Friedrich Engels, 1838-1842.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Ugo BARZAGHI, Alda PALMA, Giulia SANTORI; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1980, Comitato di redazione: Alberto AIELLO Fausto CODINO Giuseppe GARRITANO; curatore Fausto CODINO; traduzioni Fausto CODINO e Giovanni DOZZI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Engels si accinge a studiare a fondo Hegel (pag 497-502) Bramo di trovare una grande idea che rischiari il fermento e faccia divampare dall’ardore rovente la fiamma luminosa. Engels si accinge a studiare a fondo Hegel “”13 novembre 1839. Carissimo Guilielme, perché non scrivi? Appartenete tutti alla categoria dei fannulloni e dei lazzaroni. Ma io sono un altro tipo! Non solo perché vi scrivo più di quello che meritate, perché mi procuro una vasta conoscenza di tutte le letterature del mondo; mi costruisco pure in silenzio con novelle e poesie un monumento di gloria che, purché il fiato della censura non ne riduca lo scintillio di acciaio a odiosa ruggine, apparirà in tutti i paesi tedeschi, eccettuata l’Austria, con chiaro splendore di giovinezza. Il mio petto fermenta e ribolle, la mia testa talvolta ubriaca arde in modo assolutamente eccezionale; bramo di trovare una grande idea che rischiari il fermento e faccia divampare dall’ardore rovente la fiamma luminosa. Nel mio spirito si fa strada verso l’alto un materiale grandioso, rispetto al quale tutte le mie cose fatte finora sono solo puerilità. Voglio concretizzare in una «novella-fiaba», o in qualcosa di simile, le idee moderne che sono state presentite nel medioevo; voglio scoprire gli spiriti che sotto la dura crosta terrestre palpitarono per la redenzione, sepolti sotto le fondamenta delle chiese e delle carceri. Voglio cercare di adempiere almeno una parte della missione che si è assunto Gutzkow: deve essere ancora scritta la vera seconda parte del «Faust», il Faust non più egoista, ma che si sacrifica per l’umanità. C’è «Faust», c’è «L’ebreo errante», c’è «Il cacciatore selvaggio», tre tipi di presentimento della libertà spirituale che si possono facilmente mettere in collegamento e in relazione con Giovanni Huss”” (pag 497-498); “”(…) Ti sbagli ugualmente a pensare che io debba ritornare al cristianesimo. (…) Infatti sto per diventare un hegeliano. A dire il vero non so ancora se lo diventerò, ma Strauss mi ha acceso su Hegel certi lumi che mi fanno apparire la cosa del tutto plausibile. La sua (di Hegel) filosofia della storia è per me in ogni caso come scritta dall’anima. (…) A proposito – qualche giorno fa ho letto sul giornale che la filosofia hegeliana è stata proibita in Prussia, che un famoso docente hegeliano di Halle è stato indotto da un decreto ministeriale a sospendere le sue lezioni e che a numerosi giovani docenti dello stesso colore (certo Ruge ecc.) è stato notificato che non devono aspettarsi nessuna nomina. Appunto per questo decreto sarebbe stata decisa la proibizione definitiva dei berlinesi «Jahrbücher für wissenschaftliche Kritik». Non ho sentito altro. Non posso credere che a un atto di violenza così inaudito neanche da parte del governo prussiano, sebbene Börne lo abbia predetto già cinque anni fa e sebbene di dica che Hengstenberg, intimo del principe ereditario (Francesco Guglielmo IV, ndr), come Neander, sia nemico dichiarato della scuola hegeliana. Se sentite qualcosa intorno a questa faccenda, scrivetemene. Ora voglio studiare Hegel con un bicchiere di ponce”” )(pag 501-502) [dalla lettera di Engels a F. Graeber (13-20 novembre 1839) [K. Marx F. Engels, Opere. Volume 2. Friedrich Engels, 1838-1842, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2020]”,”ELCx-267″
“MARX Karl”,”Letters to Dr. Kugelmann.”,”Nota autobiografica di Marx allegata alla lettera a Kugelmann del 30 gennaio 1868 per Kertbeny (pag 61-62) Lettera di Joseph Dietzgen a Marx (1867) (pag 56-57) A proposito del 18 Brumaio, Luigi Bonaparte, Lafargue, Parigi aprile 1871) (pag 123-124)”,”MADx-889″
“MARX Karl ENGELS Frederick, a cura di Lee BAXANDALL Stefan MORAWSKI”,”On literature and art.”,”Kugelmann sposò Gertrud Oppenheim (nato il 27 gennaio 1839 a Bonn , è morto 1920 a Wiesbaden ). Avevano una figlia Franziska Kugelmann (9 ottobre 1858 a Hannover – 31 Agosto 1939 a Wiesbaden ). Ha incontrato Karl Marx più volte, lo ha visitato nel Hannover , e uno scambio di lettere con lui e Friedrich Engels nel corso del periodo 1862 al 1893. E ‘stato membro della Associazione internazionale dei lavoratori e più tardi il Partito Socialdemocratico di Germania (SPD). (wikip) Forma e stile (pag 139-146) (Engels lettera a W. Gräber, 8 ottobre 1839)”,”MADx-890″
“MARX Karl”,”Il Capitale. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. Volume 1.”,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-017-FV”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. Volume 2.”,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-018-FV”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. Volume 3.”,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-019-FV”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica. Volume 4.”,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-020-FV”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica – Grundrisse. Lineamenti per una critica dell’economia politica. Volume 5.”,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-021-FV”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Grundrisse – Per la critica dell’economia politica – Salario, prezzo e plusvalore – Misere de la Philosophie – Manifesto del Partito comunista. Volume 6.”,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-022-FV”
“MARX Karl”,”Il Capitale. Il Manifesto del Partito comunista – Materiale per l’economia (Sesto capitolo del Capitale) – appendice (Lettere sull’«economia» – Indice. Volume 7″,”””a chi mi ha ispirato”” Capitale Libro I, Terza Sezione. III. La giornata lavorativa nei rami dell’industria inglese senza limiti legali allo sfruttamento (pag 118-125)”,”MADx-023-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 8. Scritti novembre 1848 – marzo 1849. Articoli dalla «Neue Rheinische Zeitung» (9 novembre 1848 – 6 marzo 1849).”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, introduzione al volume di Gian Giacomo CAVICCHIOLI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Ugo BARZAGHI, Alda PALMA, Giulia SANTORI, Andrea SCHENONE; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1976, Comitato di redazione: Alberto AIELLO Fausto CODINO Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI; curatore Fausto CODINO; traduzioni Maja PFLUG; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Contiene tra l’altro: – Cavaignac e la rivoluzione di giugno (pag 76-77) – Il movimento rivoluzionario in Italia (pag 143-146) – La bassezza dei professori tedeschi (pag 147-148) – La classe operaia francese e l’elezione del presidente (161-165) – Proudhon (pag 166-169) – Le calunnie della “”Neue Rheinische Zeitung”” (pag 215-216) – La proclamazione della repubblica a Roma (pag 426-427) Proudhon (pag 167-168) “”Per quanto riguarda il vero contenuto della critica ai rapporti sociali esistenti, nei due scritti di Proudhon (), dopo averli letti tutti e due si può dire con la coscienza tranquilla che si riduce a nulla. Per quanto riguarda le sue proposte per la riforma sociale, come già detto, hanno il vantaggio di essere già state provate magnificamente tempo fa in Inghilterra con ripetuta bancarotta. Questo era Proudhon prima della rivoluzione. Mentre era ancora occupato a cercare di pubblicare un giornale quotidiano, «Le Représentant du Peuple», senza capitale ma mediante calcoli che non hanno l’uguale nel disprezzo per la regola del tre gli operai parigini si misero in movimento, cacciarono Luigi Filippo e fondarono la repubblica. Grazie alla repubblica Proudhon divenne dapprima «cittadino»; grazie al voto degli operai parigini, in base al suo onesto nome socialista, divenne poi rappresentante del popolo. Con ciò la rivoluzione aveva catapultato il cittadino Proudhon dalla teoria nella prassi, dall’angolino dove s’era ritirato imbronciato nel foro. Come si comportò l’autodidatta caparbio e borioso che aveva trattato con uguale disprezzo tutte le autorità venute prima di lui, giuristi, accademici, economisti e socialisti, che aveva dichiarato vaniloquio tutta la storia finora avvenuta ed aveva presentato se stesso come nuovo messia, per così dire, come si comportò quando egli stesso doveva contribuire a fare la storia? Dobbiamo dire a sua gloria che cominciò col sedersi all’estrema sinistra fra gli stessi socialisti e col votare con gli stessi socialisti che disprezzava tanto profondamente e che aveva attaccato con tanta veemenza come teste vuote ignoranti ed arroganti. [() “”Che cos’è la proprietà?””, “”La filosofia della miseria””, ndr]”,”ELCx-270″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 9. Scritti marzo – agosto 1849. Articoli per la «Neue Rheinische Zeitung» – Lavoro salariato e capitale.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Ugo BARZAGHI, Andrea MARABESE, Giulia SANTORI; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1984, Comitato di redazione: Alberto AIELLO Gian Mario BRAVO Fausto CODINO Giuseppe GARRITANO, Nicolao MERKER, Mazzino MONTINARI; traduzioni di Fausto CODINO e Palmiro TOGLIATTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova”,”ELCx-271″
“MARX Karl”,”Les luttes de classes en France, 1848-1850 – Le 18 Brumaire de Louis Bonaparte.”,”””Marx retrace, de la monarchia absolue à Napoléon la genèse du pouvoir exécutif, «avec son immense organisation bureaucratique et militaire, avec son mécanisme étatique complexe et artificiel, son armée de fonctionnaires d’un demi-million d’hommes et son autre armée de cinq cent mille soldats, effroyable corps parasite, qui recouvre comme d’une membrane le corps de la société française et en bouche tous le pores». Mais sur cette machine d’état centralisé, Marx porte deux jugements contradictoires: – d’une part il affirme qu’elle est l’instrument d’oppression de la classe dominante, et selon le mot de Engels «le bonapartisme est la religion de la bourgeoisie». – d’autre part il a le sentiment que cette machine centralisée, de plus en plus indépendante de la société par le perfectionnement de ses rouages, est le lieu de l’intérêt général. «Chaque intérêt commun fut immédiatement détaché de la société, opposé à elle à titre d’intérêt supérieur, ‘général’, enlevé à l’initiative des membres de la société, transformé en objet de l’activité gouvernementale (…). Ce n’est que sous le second Bonaparte que l’État semble être devenu complètement indépendant». (…) Ce va-et-vient est à l’origine de la double idée que Marx développe à propos de la Commune dans ‘La Guerre Civile en France’, où il déclare tantôt que la dictature du prolétariat amènera la destruction de l’État, tantôt que le renforcement de la centralisation est la condition même de la révolution. C’est donc sur l’attitude des paysans que l’essentiel repose, puisque leur vote a permis l’accession au pouvoir de Louis-Napoléon. Marx leur réserve un extraordinaire morceau de bravoure (…)”” (pag 15-16) [Pierre Nora, Présentation, in Karl Marx, Les luttes de classes en France, 1848-1850 – Le 18 Brumaire de Louis Bonaparte, Jean-Jacques Pauvert, Paris, 1964] [“”Marx ricostruisce, dalla monarchia assoluta a Napoleone, la genesi del potere esecutivo””, con la sua immensa organizzazione burocratica e militare, con il suo complesso e artificiale meccanismo statale, il suo esercito di funzionari di mezzo milione di uomini e l’altro di cinquecentomila soldati, uno spaventoso corpo parassitario, che copre il corpo della società francese come una membrana e ostruisce tutti i pori””. Ma su questa macchina statale centralizzata, Marx diede due giudizi contraddittori: – da un lato afferma che è lo strumento di oppressione della classe dominante, e nelle parole di Engels “”il bonapartismo è la religione della borghesia””. – dall’altro ha la sensazione che questa macchina centralizzata, sempre più indipendente dalla società attraverso il perfezionamento dei suoi ingranaggi, è il luogo dell’interesse generale. “”Ogni interesse comune è stato subito distaccato dalla società, contrapposto ad essa come un interesse “”generale”” superiore, tolto all’iniziativa dei membri della società, trasformato in oggetto di attività di governo (…). Fu solo sotto il secondo Bonaparte che lo Stato sembrò essere diventato completamente indipendente””. (…) Questo va e vieni è all’origine della doppia idea che Marx sviluppa sulla Comune ne “”La Guerra Civile in Francia””, dove a volte dichiara che la dittatura del proletariato porterà alla distruzione dello Stato, a volte che il rafforzamento della centralizzazione è la condizione stessa della rivoluzione. È quindi sull’atteggiamento dei contadini che poggia l’essenziale, poiché il loro voto ha consentito l’ascesa al potere di Luigi Napoleone. Marx riserva loro uno straordinario pezzo di bravura (…)”””,”MADx-891″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 12. Scritti marzo 1853 – febbraio 1854.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Giuliano BALDO, Andrea MARABESE; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1978, Comitato di redazione: Alberto AIELLO Fausto CODINO Giuseppe GARRITANO Giorgio GIORGETTI Mazzino MONTINARI; traduzioni di Fausto CODINO, Elfa FUBINI Stefano RIZZO; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Treccani: Crimea, guèrra di Conflitto per il controllo dei Balcani e del Mediterraneo (1853-56) che oppose alla Russia l’Impero ottomano, sostenuto da Francia e Gran Bretagna (con l’appoggio di un corpo di spedizione piemontese). Il 4 ott. 1853 i turchi dichiararono guerra ai russi, che estesero le operazioni dal Danubio al Caucaso: Sebastopoli, massimo porto russo sul Mar Nero, fu cinta d’assedio. Il gen. Gorcakov cercò di risollevare le sorti russe, ma fu sconfitto nella battaglia della Cernaia (16 ag. 1855), soprattutto grazie alla resistenza delle truppe piemontesi. Si giunse così al Congresso di pace di Parigi (1856), dove Cavour, forte della partecipazione alla guerra, poté sollevare la questione dell’unità e dell’indipendenza dell’Italia. ‘Il cavaliere dalla nobile coscienza’ pubblicato come opuscolo nel gennaio 1854 a New York, in risposta all’articolo di A. Willich: ‘Doktor Marx und seine Enthüllungen’ (Il dottor Marx e le sue rivelazioni) (pag 497-521)”,”ELCx-273″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 26. Friedrich Engels. Scritti, maggio 1883 – dicembre 1889.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Giuliano BALDO, Paolo GALEOTTI, Alda PALMA, Giulia SANTORI; prima pubblicazione Edizioni Lotta Comunista, 2014; curatore Paolo DALVIT, traduzioni di Monica BINI Paolo DALVIT Irma PERROTTI Matilde RIVETTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Georg Weerth, il primo e più importante poeta del proletariato tedesco “”Ma come erano sorte queste classi? Se a prima vista si poteva attribuire alla grande proprietà fondiaria, un tempo feudale, un’origine derivante da cause – almeno in primo luogo – politiche, nell’appropriazione violenta, ciò non era più possibile con la borghesia e il proletariato. Qui si manifestava in modo chiaro e palese l’origine e lo sviluppo di due grandi classi da cause puramente economiche. Ed era altrettanto chiaro che, nella lotta tra proprietà fondiaria e borghesia non meno che in quella tra borghesia e proletariato, si trattava innanzitutto di interessi economici, per il conseguimento dei quali il potere politico doveva fungere da semplice strumento. Borghesia e proletariato erano sorti ambedue in seguito a una trasformazione dei rapporti economici, o, per esprimersi più esattamente, del modo di produzione. A sviluppare queste due classi era stato il passaggio, dapprima dall’artigianato corporativo alla manifattura, poi dalla manifattura alla grande industria con l’impiego delle macchine e del vapore. A un certo stadio le nuove forze produttive messe in moto dalla borghesia – innanzitutto la divisione del lavoro e la riunione di molti operai che svolgono un lavoro parziale in un’unica manifattura – e le condizioni e le esigenze di scambio create da queste nuove forze produttive divennero incompatibili con l’ordinamento della produzione storicamente tramandato e consacrato dalla legge, cioè con i privilegi corporativi e con gli innumerevoli altri privilegi personali e locali propri dell’ordinamento feudale della società (che per i ceti non privilegiati rappresentavano altrettante catene). Le forze produttive, rappresentate dalla borghesia, si ribellarono contro i rapporti di produzione. Il risultato è noto: le catene feudali furono spezzate, in Inghilterra poco a poco, in Francia d’un colpo, mentre in Germania la faccenda non è ancora conclusa. Ma come la manifattura, a un determinato grado di sviluppo, entrò in conflitto con i rapporti feudali di produzione, così ora la grande industria è già entrata in conflitto con i rapporti di produzione borghesi che hanno preso il posto di quelli feudali. (…)”” (pag 325-326) [‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’ (1886) (in) Marx Engels, Opere. Volume 26. Friedrich Engels. Scritti, maggio 1883 – dicembre 1889, Edizioni Lotta Comunista, Milano; 2019]”,”ELCx-274″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 27. Friedrich Engels. Scritti, gennaio 1890 – aprile 1895.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, volume curato da Paolo DALVIT e Claudio LILLO, traduzioni e redazione Monica BINI, Paolo DALVIT, Irma PERROTTI; Editing dei testi e composizione del presente volume: Giuliano BALDO, Ugo BARZAGHI, Paolo GALEOTTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Quarto libro del Capitale di Marx. Sulla pubblicazione del 4° libro del “”Capitale”” (Die Neue Zeit”” anno XIII n. 9 novembre 1894 (scritto tra il 15 e il 22 novembre 1894). “”‘Il «Capitale» di Marx, III volume. L’annuncio pubblicato dal «Vorwärts» in proposito afferma che sarà necessario rinunciare alla pubblicazione del quarto libro, che conterrebbe la storia della teoria: «eccettuate poche note, non è stato trovato nessun lavoro preparatorio per il volume conclusivo della sua opera». Fr. Engels ci dà, nella prefazione al secondo volume del «Capitale», una notizia un po’ meno sconfortante, secondo la quale un manoscritto degli anni 1861-63, «Sulla critica dell’economia politica», lungo 1.473 pagine in-quarto, da pagine 220 a pagina 972 contiene una sezione dal titolo “”Teorie del plusvalore””, della quale Engels afferma: «Questa sezione racchiude una ‘dettagliata storia critica’ de punto centrale dell’economia politica, la teoria del plusvalore (…) Mi riservo ‘di pubblicare’ la parte critica di questo manoscritto, escludendo i numerosi punti già trattati dal II e dal III libro, ‘come IV libro del “”Capitale””»”,”ELCx-277″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, con A. DEBORIN E. TARLE’ F.P. SCHILLER A. THALHEIMER S. LURJE K. SCHMÜCKLE, scritti di; a cura di RJAZANOV D. (RIAZANOV)”,”Marx-Engels Archiv. Zeitschrift des Marx-Engels-Instituts in Moskau herausgegeben von D. Rjazanov. II. Band.”,”Scritti di A. DEBORIN E. TARLE’ F. ENGELS F.P. SCHILLER A. THALHEIMER S. LURJE K. SCHMÜCKLE”,”MADS-613-B”
“MARX Karl”,”Karl Marx a proposito del libro di Friedrich List: «Das nationale System der politischen Oekonomie».”,”””Il manoscritto, come s’è detto, è incompleto. Manca il primo foglio, dove con ogni probabilità si trovava il titolo generale e quello del primo capitolo, quest’ultimo costituito, per il resto dai fogli 2-6 interamente conservati. Al primo capitolo, che fornisce una caratterizzazione generale di List, si riallaccia per il contenuto (il rapporto, fra l’economia politica e l’organizzazione della società) un foglio singolo, privo di numerazione, di piccolo formato, completamente scritto sulla prima facciata e con due sole righe sulla seconda. In questo capitolo Marx polemizza contro il «vacuo, aereo, sentimentale idealismo del borghese tedesco», incapace di riconoscere «i limiti reali che si oppongono ai suoi pii desideri», e questo mentre i «borghesi di Francia e d’Inghilterra», vedono lucidamente «avvicinarsi la tempesta» che «in pratica distruggerà la vita ‘reale’ di quel che finora si chiamava ricchezza», cioè l’ordine capitalistico. A questo atteggiamento «ipocritamente idealizzante» fa riscontro in List la «tracotanza» nei confronti dell’economia politica classica, giungendo sino alla falsificazione e alla ricerca di «macchie morali» con cui bollare Smith, Say, Sismondi, Ricardo. Il borghese tedesco vuole i dazi protettivi dallo Stato, e presenta ciò come «riconoscimento» dello Stato, vuole semplicemente diventare ricco, fare denaro accumulare valore di scambio e lo presenta come incremento della «forza produttiva», gli occorre l’abnegazione degli sfruttati e presenta questo «sacrificio» come «valore spirituale», suo scopo è l’estensione a tutta la società ddell’organizzazione creata dalle fabbriche e questo egli gabella come «organizzazione sociale» che dovrebbe rendere armonica tutta la produzione industriale e, infine, tutto ciò gli offre il pretesto per torvare addirittura rifugio in una fraseologia «socialistica». Il secondo capitolo, in cui è contenuta la critica della teoria listiana delle «forze produttive» e dei «valori di scambio» è intero (fogli 7-9), ma privo della conclusione. Del terzo capitolo sono conservati solo due frammenti (…) che trattano della rendita fondiaria. Il quarto capitolo, intitolato «Il signor List e Ferrier», composto in massima parte da una serie di citazioni da Ferrier, è contenuto in un foglio non numerato (…)”” (pag 196-197) [nota introduttiva di Alberto Scarponi (as) (in) Karl Marx, ‘Karl Marx a proposito del libro di Friedrich List: «Das nationale System der politischen Oekonomie», Critica marxista, Roma, n. 4, luglio-agosto 1972, traduzione dall’originale tedesco di Alberto Scarponi]”,”MADx-005-FGB”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 3. Scritti 1843-1844.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Ugo BARZAGHI, Enrico BEVIGLIA-CANE’, Giulia SANTORI, prima pubblicazione Editori Riuniti, 1976, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI; curatore Nicolao MERKER, traduzioni Nicola DE-DOMENICO Galvano DELLA-VOLPE, Lia FORMIGARI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova “”Ogni rivoluzione dissolve la ‘vecchia società’; in questo senso è ‘sociale’. Ogni rivoluzione rovescia il ‘vecchio potere’; in questo senso è ‘politica’”” [Karl Marx, Glosse critiche a ‘Il re di Prussia e la riforma sociale’ (articolo scritto da Ruge e firmato ‘Un prussiano’) (Marx critica la ‘ciarlataneria letteraria di Ruge (Il Prussiano))”,”ELCx-278″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 48. Lettere, gennaio 1888 – dicembre 1890.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI Monica BINI Andrea MARABESE, prima pubblicazione Editori Riuniti, 1983, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Gian Mario BRAVO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Nicolao MERKER, Mazzino MONTINARI; curatore Antonio A. SANTUCCI, traduzioni Federico GERRATANA Antonio A. SANTUCCI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Lettera di Engels a Gerson Trier a Copenhagen 18 dicembre 1889 “”Lei rifiuta per principio ogni e qualsiasi momentaneo rapporto con altri partiti. Io sono abbastanza rivoluzionario per non farmi proibire in assoluto neanche questo mezzo, in circostanze in cui sia il più vantaggioso o in cui danneggi il meno possibile… (pag 245-246) Entels sulla discussione interna al partito (pag 244-246) (lettera a Gerson Trier, 1889)”,”ELCx-279″
“MARX Karl, a cura di Bruno MAFFI”,”Il capitale: libro I capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato.”,”””La merce in quanto ‘forma universalmente necessaria del prodotto’, in quanto peculiarità specifica del modo di produzione capitalistico, si esprime tangibilmente nella produzione su grande scala instauratasi con lo sviluppo della produzione capitalistica, nell’unilateralità e nel ‘carattere di massa del prodotto’. Tutto ciò imprime allo stesso prodotto un carattere sociale e strettamente legato ai rapporti sociali, mentre dà un aspetto di casualità, inessenzialità e indifferenza al suo rapporto con la soddisfazione, in quanto valore d’uso, dei bisogni dei produttori. Il prodotto di massa deve essere realizzato come valore di scambio, e quindi percorrere il ciclo di metamorfosi di ogni merce, non solo come necessità per il sostentamento del produttore che produce in qualità di capitalista, ma come necessità per il rinnovo e la continuità del processo di produzione: cade quindi nell’orbita del commercio. Chi lo compera non è il consumatore immediato, ma il commerciante, il cui mestiere consiste appunto nel provvedere alla metamorfosi delle merci (Sismondi). Infine, il prodotto sviluppa il suo carattere di merce e quindi di valore di scambio, nella misura in cui, con l’avvento della produzione capitalistica, le sfere della produzione si moltiplicano e perciò si moltiplica costantemente la sfera della permutabilità dei prodotti ()”” (pag 107) [Karl Marx, ‘Il capitale: libro I capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato’, La Nuova Italia, Firenze, 1977] [() Cfr. ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’, cit., p. 17 (tr.it., cit., p: 27]. ma vedi anche Wakefield] Il modo di produzione capitalistico si esprime nella produzione su grande scala, nell’unilateralità e nel carattere di massa del prodotto: la merce”,”MADS-799″
“MARX Karl”,”Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857-1858. ‘Grundrisse’. Volume secondo.”,”‘Grundrisse’ volume secondo”,”MADx-001-FRR”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 7. Scritti marzo-novembre 1848.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI Enrico BEVIGLIA-CANÈ, prima pubblicazione Editori Riuniti, 1974, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI; curatore Fausto CODINO, traduzioni Maja PFLUG; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Il 23 giugno (1848) “”Oggi i combattenti di febbraio si battono fra loro e – cosa mai successa – non c’è più indifferenza, ogni uomo capace di portare le armi combatte veramente, ‘nella’ barricata o ‘davanti’ alla barricata. Gli eserciti che si combattono nelle strade di Parigi sono forti quanto gli eserciti che parteciparono alla battaglia delle nazioni di Lipsia. Questo solo dimostra l’enorme importanza della rivoluzione di giugno. Ma passiamo alla descrizione della lotta stessa: Secondo le nostre notizie di ieri dovevamo credere che le barricate fossero state innalzate senza molto metodo. I rapporti dettagliati di oggi dimostrano il contrario. Mai le opere difensive degli operai sono state eseguite con tale sangue freddo, con tale metodo. La città si divideva in due campi. La linea di divisione partiva dal confine nord-est della città, scendeva da Montmartre fino alla porta di Saint-Denis, da qui discendeva rue Saint-Denis, attraversava l’Île de la Cité, costeggiava rue Saint-Jacques fino alla Barrière. Ciò che si trovava ad est di questa linea era occupato e fortificato dagli operai; dalla parte ovest la borghesia attaccava e riceveva i suoi rinforzi. Da primo mattino il popolo cominciò ad innalzare in silenzio le sue barricate. Erano più alte e più solide che mai. Sulla barricata all’entrata del faubourg Saint-Antoine sventolava un’immensa bandiera rossa. (…) La violenza della lotta cresceva dappertutto. Finché fece giorno si sparò da tutte le parti col cannone; più tardi ci si limitò al fuoco dei fucili che continuò fino a tarda notte. Ancora alle 11 si sentiva risuonare la marcia generale in tutta Parigi, e a mezzanotte si sparava ancora verso la Bastiglia. La piazza della Bastiglia e tutti i suoi accessi erano completamente nelle mani degli insorti. Il faubourg Saint-Antoine, centro della loro forza, era saldamente trincerato. Sul boulevard, dalla rue Montmartre fino alla rue du Temple, si trovavano folte masse di cavalleria, di fanteria, di guardia nazionale e di guardia mobile. Alle 11 di sera si contavano già più di mille morti e feriti. Questa fu la prima giornata della rivoluzione di giugno, una giornata senza pari negli annali rivoluzionari di Parigi. Gli operai parigini hanno lottato completamente da soli contro la borghesia armata, contro la guardia mobile, la guardia repubblicana riorganizzata e contro le truppe di linea di tutte le armi. Hanno sostenuto la lotta con coraggio senza precedenti, uguagliato solo dalla brutalità, anch’essa senza precedenti, dei loro avversari. Si diventa indulgenti verso un Hüser, un Radetzky, un Windischgrätz, vedendo come la borghesia parigina si presta, con vero entusiasmo, ai massacri organizzati da Cavaignac. Nella notte dal 23 al 24, la Società per i diritti dell’uomo, che era stata ricostituita l’11 giugno, decise di usare l’insurrezione a vantaggio della ‘bandiera rossa’ e, di conseguenza, di prendervi parte. Ha dunque tenuto una riunione, deciso le misure necessarie e nominato due comitati permanenti”” (pag 169-171) [Karl Marx, ‘Il 23 giugno’, ‘Neue Rheinische Zeitung’, n. 28, 28 giugno 1848] [(in) Marx Engels, Opere. Volume 7. Scritti marzo-novembre 1848, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2020]”,”ELCx-280″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 16. Scritti agosto 1858 – febbraio 1860.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, introduzione al volume di Gian Giacomo CAVICCHIOLI, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI Ugo BARZAGHI Andrea MARABESE, prima pubblicazione Editori Riuniti, 1983, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Gian Mario BRAVO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Nikolao MERKER, Mazzino MONTINARI; curatore Lia FORMIGARI , traduzioni Lia FORMIGARI, Elsa FUBINI, Giuseppe GARRITANO; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova “”Ci dev’essere qualcosa di marcio nel cuore di un sistema sociale che accresce la sua ricchezza senza che diminuisca la sua miseria, in cui la criminalità cresce più rapidamente della popolazione. Vero è che se confrontiamo il 1855 con gli anni precedenti, sembra esserci stata una considerevole diminuzione della criminalità dal 1855 al 1858. Il totale delle persone rinviate a giudizio, che nel 1854 ammontava a 29.359, era calato a 17.855 nel 1858; e molto diminuito, anche se non nella stessa proporzione, era il numero dei condannati. Ma questa apparente diminuzione della criminalità, a partire dal 1854, va esclusivamente ascritta ad alcuni cambiamenti tecnici della giustizia britannica: in primo luogo alla legge sulla criminalità minorile, e in secondo luogo agli effetti della legge penale del 1855, che autorizza i funzionari di polizia a comminare, con il consenso degli interessati, brevi periodi di detenzione. Le violazioni della legge sono per lo più effetto di fattori economici che sfuggono al controllo del legislatore, ma, come dimostra con i suoi effetti la legge sulla criminalità minorile, dipende in certa misura dalle istituzioni sociali marchiare come crimini o come semplici infrazioni certe violazioni delle sue norme. Questa differenza di denominazione, ben lungi dall’essere irrilevante, decide del destino di migliaia di uomini e del clima morale d’una società. La legge stessa può non solo punire i crimini, ma crearli, e la legge dei giuristi di professione molto spesso agisce in questo senso. Così un illustre storico ha giustamente osservato che la Chiesa cattolica d’età medievale, con la sua tetra concezione della natura umana, ha esercitato il suo influsso sulla legislazione penale creando più crimini di quanti peccati non perdonasse”” [Karl Marx, ‘Popolazione, criminalità, pauperismo’, New York Daily Tribune, 16 settembre 1859′ (pag 490) (in) Marx Engels, Opere. Volume 16. Scritti agosto 1858 – febbraio 1860, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2020]”,”ELCx-281″
“MARX Karl”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte.”,”””Era precisamente Marx che per primo aveva scoperto la grande legge dell’evoluzione storica, la legge secondo la quale tutte le lotte della storia, si svolgano esse sul terreno politico, religioso, filosofico, o su altro terreno ideologico, in realtà non sono altro che l’espressione più o meno chiara di lotte fra classi sociali; secondo la quale l’esistenza e quindi anche le collisioni di queste classi sono a loro volta condizionate dal grado di sviluppo della loro situazione economica, dal modo della loro produzione e dal modo di scambio che ne deriva. Questa legge, che ha per la storia la stessa importanza che per le scienze naturali ha la legge della trasformazione dell’energia, gli forniva pure la chiave per comprendere la storia della seconda repubblica francese. In questa storia egli ha messo alla prova la sua legge, e ancora oggi, dopo trentatre anni, dobbiamo riconoscere che questa prova è stata superata in modo brillante”” [Federico Engels, ‘Prefazione alla terza edizione tedesca’ (1885)] [(in) Karl Marx, ‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’, Edizioni in Lingue Estere, Mosca, 1947]”,”MAED-015-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 19. Scritti gennaio 1861 – giugno 1864.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, volume curato da Claudio LILLO; introduzione di Gian Giacomo CAVICCHIOLI, Editing dei testi e composizione: Enrico BEVIGLIA-CANE’ Paolo GALEOTTI Alda PALMA, traduzioni di Roberto DI-BIAGGIO, Paolo GALEOTTI, Filippo LISITANO, Giulia SANTORI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Appunti biografici su Wilhelm Wolff (pag 414) (cronologia) (scritto nel giugno 1864) Karl Marx, ‘La destituzione di Frémont’, ‘Die Presse’, n. 325, 26 novembre 1861 “”La destituzione di Frémont dall’incarico di comandante in capo dell’esercito del Missouri, rappresenta un momento cruciale nella storia dello sviluppo della Guerra civile americana. Frémont ha due grandi colpe da espiare. È stato il primo candidato del Partito repubblicano alla carica di presidente (1856), ed è stato il primo generale nordista che (30 agosto 1861) ha minacciato gli schiavisti di liberare gli schiavi (87). Egli rimane quindi un rivale per candidati alla presidenza di domani e un ostacolo per i promotori di compromessi oggi. Negli ultimi decenni negli Stati Uniti si è consolidata la singolare consuetudine di non eleggere alla presidenza nessun uomo politico con una posizione influente nel suo partito. Ci si serviva, è vero, dei nomi di questi uomini nelle manifestazioni elettorali, ma al dunque essi venivano messi da parte e sostituiti da sconosciute mediocrità con un’influenza soltanto locale. In questo modo sono diventati presidenti Polk, Pierce, Buchanan ecc. Così è stato per A. Lincoln. Il generale Andrew Jackson è stato dunque l’ultimo presidente degli Stati Uniti a guadagnarsi la carica in virtù del suo personale prestigio, mentre tutti i suoi successori sono diventati presidenti grazie alla loro personale irrilevanza. Nelle lezioni del 1860 i nomi di maggiore spicco del Partito repubblicano erano quelli di Frémont e di Seward. Conosciuto per le sue imprese durante la Guerra messicana (138), per la sua audace esplorazione della California e per la sua candidatura del 1856, Frémont era una figura troppo in vista per essere anche solo preso in considerazione quando non si trattava più di una manifestazione di partito, ma del successo elettorale dei repubblicani. Perciò non si presentò come candidato. Diversamente stavano le cose per Seward, senatore repubblicano al Congresso a Washington, governatore dello Stato di New York e indiscutibilmente il più brillante oratore del Partito repubblicano fin dalla sua origine Fu necessaria una serie di brucianti sconfitte per indurre Seward a rinunciare alla propria candidatura e dare l’appoggio della propria eloquenza all’allora più o meno conosciuto A. Lincoln. Tuttavia non appena egli vide fallire i suoi tentativi di presentarsi come candidato, si offrì come Richelieu repubblicano a un uomo che egli considerava un Luigi XIII repubblicano. Egli contribuì a far diventare Lincoln presidente alla condizione che Lincoln lo nominasse segretario di Stato, una carica in certo qual modo paragonabile a quella di primo ministro inglese. Infatti non appena Lincoln fu eletto presidente, Seward si assicurò la segreteria di Stato. Immediatamente ebbe luogo una singolare metamorfosi nell’atteggiamento del Demostene (a) del Partito repubblicano, che aveva reso famosa la profezia dell”” irrepressible conflict”” (irrimediabile conflitto) tra il sistema del lavoro libero e lo schiavismo (139). Nonostante fosse stato eletto il 6 novembre del 1860, Lincoln entrò in carica solo il 4 marzo 1861. Nel frattempo, durante la sessione invernale del Congresso, Seward si collocò al centro di tutti i tentativi di compromesso: gli organi sudisti del Nord, come per esempio il «New York Herald» che fino a quel momento avevano considerato Seward la loro bête noire (bestia nera) lo colmarono improvvisamente di elogi presentandolo come lo statista della riconciliazione, e in effetti non fu colpa sua se non si giunse a concludere una pace ad ogni costo. Evidentemente Seward riteneva che la carica di segretario di Stato fosse soltanto una tappa iniziale, e l'””irrimediabile conflitto”” del presente lo preoccupava meno della sua presidenza a venire. Egli ha ancora una volta dimostrato che i virtuosi della parola sono uomini di Stato pericolosamente inetti. Si leggano i suoi dispacci ufficiali! Che ripugnante miscuglio di magniloquenza e di meschinità, di ostentazione di forza e di debolezza reale!”” (pag 121-122) [Karl Marx, La destituzione di Frémont’, Die Presse, n. 325, 26 novembre 1861] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, ‘Opere. Volume 19. Scritti gennaio 1861 – giugno 1864’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021] [(a) Il più famoso oratore della Grecia classica; (87) ‘L’editto del Missouri’ fu promulgato il 30 agosto 1861 dal Generale Frémont, comandante in capo dell’esercito in quello stato (…); (138) Durante la ‘Guerra messicana’ (1846-1848) gli Stati Uniti conquistarono o annetterono all’Unione un’area di 4 milioni e 300 kmq (pari a quasi la metà del territorio messicano ed equivalente all’attuale superficie dell’Unione Europea a 27 stati). Su quest’area sorsero Texas, Colorado, Nuovo Messico, Utah, Nevada, Arizona e California, assicurando così lo sbocco degli Usa sull’Oceano Pacifico; (139) ‘Inevitabile conflitto’: espressione usata da Seward in un suo discorso del 1848 a Rochester, divenne molto popolare perché metteva in luce l’inconciliabilità delle contraddizioni tra Nord e Sud e l’ineluttabilità dello scontro (…)]”,”ELCx-282″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 14. Scritti, febbraio 1855 – aprile 1856.”,”L’esercito austriaco. “”La gran confusione di nazionalità è un grave inconveniente. Nell’esercito britannico, ciascuno sa almeno parlar inglese, ma nel caso degli austriaci perfino i sottufficiali dei reggimenti non tedeschi non sanno quasi parlare il tedesco. Questo crea naturalmente una notevole confusione e difficoltà e la necessità di intendersi perfino tra l’ufficiale e il soldato. Un parziale rimedio è offerto dal fatto che i frequenti cambiamenti di acquartieramento costringono gli ufficiali a imparare almeno qualche parola di ciascun linguaggio parlato in Austria. Ma l’inconveniente non è ugualmente ovviato. Il rigore della disciplina, che viene inculcata agli uomini con frequenti applicazioni della bacchetta di nocciolo ai loro deretani, e la lunga durata del servizio impediscono l’insorgere di risse fra le differenti nazionalità che compongono l’armata, almeno in tempo di pace. Il 1848 ha però mostrato quanto sia scarsa la compattezza di queste truppe”” (pag 415)”,”ELCx-284″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 41. Lettere gennaio 1860 – settembre 1864.”,” La brutta figura di Garibaldi a Londra. “”Che miserabile questo Garibaldi (intendo dire donkeyhaft (tipo di somaro) che è mezzo ‘killed’ (ammazzato) dall’abbraccio di John Bull – e puoi constatarlo dai fatti seguenti che of course (naturalmente) altrimenti sconosciuti: Nel segreto congresso rivoluzionario di Bruxelles (settembre 1854) – con Garibaldi nominalmente chief (capo) – venne deciso che egli dovesse venire al Londra, ma in incognito, cogliendo così alla sprovvista la città. Quindi egli avrebbe dovuto come out (farsi avanti) per la Polonia in the strongest possible way (nel modo più energico possibile. Invece di far questo, il nostro uomo fraternizza con Pam! (Palmerston). Vorrei essere piuttosto una zecca nel vello d’una pecora che una tal valorosa scioccheria, dice Shakespeare in «Troilo e Cressida»”” (Marx a Engels, 19 aprile 1864) (pag 457); “”Il pasticcio di Garibaldi ha avuto una degna fine. È davvero grandiosa la maniera con cui il povero diavolo venne buttato all’aria dopo che gli swells (bellimbusti) l’ebbero guardato a bocca aperta per otto giorni, e questo può accadere solamente in Inghilterra. Per ogni altro uomo che non fosse Garibaldi sarebbe stata la rovina, ma tuttavia rimane sempre enorme anche per lui la brutta figura di essere servito all’aristocrazia inglese quale nine days wonder (fuoco di paglia) e poi esser buttato fuori dell’uscio. L’hanno trattato come un puro romantico. Come poté prestarsi a questo e come poté esser tanto stolto da vedere in questi damerini il popolo inglese! Tuttavia sono cose che è inutile spiegare a chi ancora non conosce il carattere totalmente borghese di questo signore. Dato che il rispetto per la stampa inglese è quasi peggiore che quello per i peelers (poliziotti). E l’exit (uscita), l’exit è quella che supera tutto (569)”” (pag 458-459) (Lettera di Engels a Marx del 29 aprile 1864) [Nota 569 (pag 552): Ai primi di aprile 1864, Garibaldi intraprese un viaggio in Inghilterra al fine di indurre il governo inglese ad appoggiare la spedizione che egli progettava nel Veneto contro l’Austria. Il governo inglese, avendo riguardo per la popolarità dell’eroe nazionale italiano in Inghilterra, tributò a Garibaldi onori ufficiali. L’incontro di Garibaldi con Mazzini, che viveva a Londra come profugo politico, e le sue aperte dichiarazioni a favore degli insorti polacchi, provocarono una campagna di stampa contro di lui che culminò nella dichiarazione del ministro inglese Gladstone, secondo cui un’ulteriore permanenza di Garibaldi in Inghilterra era indesiderabile. Garibaldi se ne andò alla fine di aprile] [(in) Marx Engels, Opere. Volume 41. Lettere gennaio 1860 – settembre 1864, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”ELCx-285″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 42. Lettere ottobre 1864 – dicembre 1867.”,” “”Dear Fred, auguri per il nuovo anno! Anche a Madame Lizzy! Il diavolo si prenda nell’anno prossimo i russi, i prussiani, Bonaparte e il British juryman (giurato britannico). A proposito! Il governo francese aveva sequestrato e annesso all’archivio della polizia carte e scritti destinati a noi, che erano stati portati oltre confine dopo il congresso di Ginevra da membri francesi. Noi reclamammo tali cose come «British property”” (proprietà britannica) per mezzo di Lord Stanley, ministro degli esteri. Ed infatti, poor (il povero) Bonaparte ha dovuto riconsegnarci tutto via Foreign Office. Non graziosa? È inebetito, e nemmeno lui sa quanto. (…)”” [Lettera di Marx a Engels, del 31 dicembre 1866] (pag 301)”,”ELCx-286″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 49. Lettere gennaio 1891 – dicembre 1892.”,” Dalla lettera di Engels a Bebel del 25 agosto 1892: “”Hai perfettamente ragione nel definire pura follia, da parte del governo, uno scioglimento del parlamento dietro pressione dei militari, in caso di rifiuto della biennalità del servizio militare (c). Tuttavia non è escluso che si arrivi anche a questo – tenendo conto dei fattori oggi «determinanti» nell’impero tedesco. Che la Russia sia incapace di condurre guerre in Europa, lo dimostra con la sua condotta alla fine del pasticcio in Asia superiore (485). La Russia ha commesso un’enorme sciocchezza. Questo non spaventerà gli inglesi, ma li irriterà, mettendo il signor Gladstone nell’impossibilità di far valere la sua amicizia nei confronti dei russi. Gladstone potrebbe certo sacrificare Costantinopoli; ma è impensabile che si lasci minacciare l’India”” (pag 327) [(c) Cfr. Engels ad August Bebel, 20 agosto 1892] [(485) Tra Inghilterra e Russia esisteva una vecchia rivalità per il territorio del Pamir, che per la sua posizione geografica era di grande importanza strategica. I progetti di sottomissione dell’Afghanistan da parte britannica si scontravano con la politica di penetrazione della Russia zarista in quella regione. Nell’estate del 1892, l’invio di una divisione militare russa nel Pamir causò un incidente diplomatico tra Russia e Inghilterra] [Marx-Engels, Opere, Volume 49, Lettere gennaio 1891 – dicembre 1892, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021] ‘Le «Opere» in Italiano’, nota editoriale, Lettere gennaio 1891 – dicembre 1892; Altre lettere: ‘W: Thorne ed E. Marx-Aveling a S. Gompers; E. Marx-Aveling a P. Lafargue; E. Marx Aveling a L. Marx-Lafargue; Engels a uno sconosciuto’; note; indice bibliografico – Opere, Documenti, Periodici; indice dei nomi; coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Monica BINI, Andrea MARABESE, Alda PALMA; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1982, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Mazzino MONTINARI, curatore Antonio A. SANTUCCI, traduzioni: Beatrice DE GERLONI”,”ELCx-287″
“MARX Carlo”,”Il Capitale, brevemente compendiato da Carlo Cafiero.”,”””Ferguson dice: «L’arte di pensare, in un tempo in cui tutto è separato, può da sé stessa formare un mestiere a parte». «Un certo intristimento di corpo e di spirito è inseparabile dalla divisione del lavoro nella società. E siccome il periodo manifatturiero esagera questa divisione sociale, e nell’istesso tempo che con la divisione sua particolare attacca l’individuo nella radice stessa della sua vita, così è esso che per il primo fornisce l’idea e la materia d’una patologia industriale. Ramazzini, professore di medicina pratica in Padova, pubblicò nel 1713 la sua opera: ‘De morbis artificum’ (sulle malattie degli artigiani). Il suo catalogo delle malattie degli operai è stato naturalmente molto aumentato dall’epoca della grande industria, come lo dimostrano gli scrittori che vennero dopo di lui, nonché l’Inchiesta iniziata, nel 1854, dalla Società dei mestieri, in Inghilterra, e i Rapporti ufficiali sulla pubblica sanità”” (pag 51-52) [Carlo Marx, ‘Il Capitale, brevemente compendiato da Carlo Cafiero’, Edizioni Omnia, Milano, 1945]”,”MADx-006-FGB”
“MARX Karl”,”Il capitale: libro I capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato.”,”””Dietro la mitologia ufficiale borghese, che eternizza il capitale presentandolo come una massa di valori d’uso, di oggetti utili, di «cose», sta il fatto ‘oggettivo’ della «reciproca ‘autonomizzazione’ (e personificazione dell’uno di fronte all’altro) degli elementi del processo produttivo», per strettamente legati, anzi inscindibili, che siano. Ed è solo in apparenza un paradosso che quella mitologia, intesa a gettare un velo sulle lacerazioni interne del regime capitalistico, in realtà conferisca loro un’evidenza ancor più netta: mistificatrice, essa prepara le armi della propria demistificazione. Il capitale è veramente ‘capitale’ solo se diventa «valore in processo»; solo se, ‘entro’ il processo di produzione, il tocco magico del lavoro umano lo trasforma da grandezza costante in grandezza variabile. L’economia borghese erige a capitale il denaro o la merce con cui, ‘prima’ che quel processo si inizi, nella sfera della circolazione, l’aspirante capitalista si presenta sul mercato del lavoro; e, non appena questi abbia convertito merce o denaro in oggetti e mezzi di lavoro, eleva a capitale le condizioni oggettive della produzione ‘non ancora’, entrate in contatto con la sola forza, il lavoro vivo, capace di trasformarle in capitale. Ha il diritto storico di farlo, naturalmente, perché dietro quelle che per essa sono «cose», entità ‘fisiche’, si nasconde il rapporto ‘sociale’ ben preciso che le ha concentrate nelle mani del «would be capitalist» contrapponendole al produttore diretto, all’operaio, come «potenze estranee ed ostili». Per un diritto che veniva loro non dal passato ma dal futuro, i primi socialisti ribatterono polemicamente, che se il «capitale» è una massa di oggetti utili, pura ricchezza materiale, allora esso è, certo, socialmente necessario, ma non è affatto necessario il capitalista…”” (pag XI-XII) [Bruno Maffi, ‘Introduzione’, (in) Karl Marx, ‘Il capitale: libro I capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato’, La Nuova Italia, Firenze, 1972] Politico e storico, è stato tra i fondatori del Partito Comunista Internazionalista, oltre che traduttore e curatore di classici della letteratura e del pensiero, per Utet e altri editori. (deaplaneta.libri) Bruno Maffi. (wikip) Bruno Maffi (Torino, 1909 – Milano, 20 agosto 2003) è stato un politico italiano, dirigente del Partito Comunista Internazionale. Indice 1 Dall’antifascismo democratico al comunismo 2 Nel Partito Comunista Internazionale 3 Commissario Unico 4 Ultimi anni 5 Alcune opere Dall’antifascismo democratico al comunismo Nipote del deputato socialista massimalista Fabrizio Maffi (entrato poi nel Partito Comunista d’Italia nel 1924 con la corrente “”terzina””), iniziò la sua attività politica nel movimento socialista ed entrò nel Comitato Centrale dell’organizzazione antifascista Giustizia e Libertà nel 1930. Nel 1934 fu incaricato della ricostruzione del centro socialista per l’Italia. Suoi articoli comparvero su Politica socialista e Il Nuovo Avanti. Nel 1935 venne arrestato e conobbe in carcere alcuni esponenti della sinistra del Partito Comunista d’Italia. Dal 1936 si allontanò progressivamente dall’antifascismo democratico avvicinandosi a quella che ormai era definita Sinistra Comunista Italiana (1938). Nel Partito Comunista Internazionale Nel 1943 fu tra i fondatori del Partito Comunista Internazionalista in collaborazione con Onorato Damen, Rosolino Ferragni, Mario Acquaviva ed altri militanti sostenitori della sinistra comunista. Da subito partecipò al collegamento fra i gruppi del Nord e del Sud nell’Italia ancora divisa dal fronte di guerra. Nell’autunno del 1945 quando i gruppi della Sinistra Comunista furono finalmente riuniti, partecipò alla preparazione del Convegno di Torino, praticamente l’atto costitutivo ufficiale del partito (dicembre). Durante la preparazione del congresso del 1949 (Firenze), si adoperò per una conciliazione fra le due principali correnti che si stavano delineando su vari problemi (questione sindacale, concezione organica o democratica del partito, questione coloniale, ecc.) e che si riferivano a due “”capi”” storici come Onorato Damen e Amadeo Bordiga. Nel 1951, alla vigilia della scissione fra queste correnti, si schierò decisamente con quella rappresentata da Bordiga. La scissione, avvenuta poi nel 1952, portò alla formazione di un nuovo Partito Comunista Internazionalista (Il programma comunista). Fino agli ultimi anni della sua vita, Maffi ne fu uno dei maggiori esponenti. Durante la faticosa ricomposizione del nuovo partito (che per i suoi militanti era però in continuità con l’originario PCd’I) fu incaricato di rappresentare il “”Centro”” (organismo informale basato sulla “”doppia direzione”” fra le componenti del partito). Tale organismo nelle intenzioni di Bordiga, doveva sostituire i classici strumenti del “”centralismo democratico”” tipico della Terza Internazionale. Commissario Unico Bordiga odiava i formalismi organizzativi adottati senza “”necessità vitale”” e li considerava “”un pericolo sospetto e stupido””, perciò l’incarico affidato a Maffi venne definito scherzosamente del “”Commissario Unico””, dato che, disse, un coordinatore “”basta e avanza”” per le condizioni oggettive in cui si trovava il partito. Non c’erano ovviamente precedenti storici per l’applicazione del nuovo centralismo: «””A chi rifarsi? Il CE non va, allora, dice Damen, il CO, il Congresso; e tra poco si chiamerà COstituente con tanto di Verifica dei Poteri, ed io sarò, si capisce, defenestrato. Penserei con molti ad un CU… Non vi offendete, intendo un Commissario Unico. In fondo Bruno è l’unico esecutore sul serio che si ammazza di fatica; gli altri sono come il tacchino. Ancora non vi offendete e sentite la storiella. Il villano vide che al mercato un tale vendeva pappagalli ad alto prezzo e chiese la stessa cifra per il suo tacchino. Indignato disse l’acquirente: ma il pappagallo parla. Ed il villano: il mio tacchino pensa. Cercasi pappagalli con urgenza”” (Lettera di Bordiga a Maffi e altri, 2 gennaio 1952).» Comunque non fu possibile evitare crisi successive, fino a quella finale che videro sempre Bruno Maffi in prima fila, protagonista attivo ma anche prodotto di una storia che non aveva potuto esprimere un partito corrispondente alle sue premesse del 1921 e 1952. Ultimi anni Dopo l’ultima crisi subìta dal partito per questioni interne a partire dal 1981 e il suo drastico ridimensionamento nel 1982 (a detta di alcuni per cause simili a quelle del 1951), Maffi si adoperò per la sua ricostituzione, raggruppando intorno al giornale alcuni militanti sopravvissuti alla diaspora. Il partito, seppure a ranghi ridotti, esiste tuttora insieme con la testata “”Il programma comunista””. Maffi fu anche apprezzato traduttore dal tedesco, inglese e francese, attività che per qualche tempo dopo la guerra svolse in collegamento con Cesare Pavese all’Einaudi. Propose per varie case editrici la traduzione e pubblicazione di molte importanti opere (Marx, Engels, Trockij, Luxemburg, Orwell, Harrington, Isaacs). Sua è per esempio l’edizione filologica del Capitale per l’Utet; notevoli sono anche le sue traduzioni di varie importanti opere storiografiche e di storia dell’economia edite da Laterza. Negli ultimi anni fu presidente della fondazione costituita in seguito al lascito testamentario della vedova di Amadeo Bordiga, Antonietta de Meo. Morì a Milano all’età di quasi 94 anni. Alcune opere Maffi scrisse ininterrottamente su Programma comunista dal 1952 al 2001 ed è quindi impossibile fare una cernita che non sia arbitraria fra i vari lavori pubblicati. Ne segnaliamo alcuni che sono usciti in volume. Appunti per una politica socialista, senza indicazione di editore, 1934. La Sinistra Comunista nel cammino della Rivoluzione – In memoria di Amadeo Bordiga, serie apparsa a puntate su Il programma comunista dal n. 15 del 1970, raccolta da Edizioni Sociali, Roma, 1976. Lenin e la parola d’ordine del “”controllo operaio””, Il programma comunista nn. 11, 12, 13- e 14 del 1975, apparsa in opuscolo del PCInt. lo stesso anno. Storia della Frazione Comunista all’estero, ciclostilato del PCInt., 1976. L’intervento di Bordiga in una riunione in margine al Congresso di Marsiglia del PCF, ciclostilato del PCInt., 1977. Storia della Sinistra comunista, vol. II, ediz. Il programma comunista, 1972. Storia della Sinistra comunista, vol. III, ediz. Il programma comunista, 1986. Storia della Sinistra comunista, vol. IV, ediz. Il programma comunista, 1997.”,”MADx-007-FGB”
“MARX Karl”,”Frammento sulle macchine.”,”””Ma, una volta accolto nel processo produttivo del capitale, il mezzo di lavoro percorre diverse metamorfosi, di cui l’ultima è la ‘macchina’ o, piuttosto, un ‘sistema automatico di macchine’ (sistema di macchine; quello ‘automatico’ è solo la forma più perfetta e adeguata del macchinario, che sola lo trasforma in un sistema), messo in modo da un automa, forza motrice che muova se stessa; questo automa consistente di numerosi organi meccanici e intellettuali, in modo che gli operai stessi sono determinati solo come organi coscienti di esso. Nella macchina, e ancor più nel macchinario come sistema automatico, il mezzo di lavoro è trasformato – nel suo valore d’uso, e cioè nella sua esistenza materiale – in realtà esterna adeguata al capitale fisso e al capitale in generale, e la forma in cui è stato accolto – come mezzo di lavoro immediato – nel processo produttivo del capitale, è tolta e trasformata in una forma posta dal capitale stesso e ad esso corrispondente. La macchina non appare in alcun modo come mezzo di lavoro dell’operaio singolo. La sua ‘differentia specifica’ non è affatto, come nel mezzo di lavoro, quella di mediare l’attività dell’operaio nei confronti dell’oggetto; ma l’attività stessa dell’operaio è posta ora in modo che si limita a mediare il lavoro della macchina, l’azione della macchina sulla materia prima; a sorvegliare questa azione e a proteggerla dalle perturbazioni. A differenza dello strumento, che l’operaio anima – come un organo – della sua propria abilità e perizia, e il cui maneggio dipende quindi dalla sua virtuosità. Mentre la macchina, che possiede abilità e forza al posto dell’operaio, è essa stessa il virtuoso, che possiede una propria anima nelle leggi meccaniche in essa operanti e consuma (come l’operaio mezzi alimentari) carbone, olio, ecc. (matières instrumentales) per mantenersi continuamente in movimento. L’attività dell’operaio, ridotta a una semplice astrazione di attività, è determinata e regolata da tutte le parti dal moto del macchinario, e non viceversa. La scienza, che costringe le membra inanimate del macchinario – grazie alla costruzione in cui sono inserite – ad agire funzionalmente come un automa, non esiste nella coscienza dell’operaio, ma agisce – attraverso la macchina – come un potere estraneo su di lui, come il potere della macchina stessa”” (pag 289-290) [Karl Marx, ‘Frammento sulle macchine’, ‘Quaderni Rossi’, Sapere edizioni, Milano, n. 4 1963]”,”MADx-008-FGB”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 10. Scritti settembre 1849 – giugno 1851.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Ugo BARZAGHI Enrico BEVIGLIA-CANÈ Giulia SANTORI; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1977, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI; traduzioni di Giovanni DE-CARIA, Elsa FUBINI, Palmiro TOGLIATTI, Mirella ULIVIERI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova La rivoluzione del 1848 non fu un affare locale tedesco: essa fu una singola fase di un grande avvenimento europeo. (rileggere) “”Anche il popolo tedesco ha la sua tradizione rivoluzionaria. Ci fu un tempo in cui la Germania produsse personalità che possono stare al livello dei rivoluzionari degli altri paesi, in cui il popolo tedesco diede prova di una costanza e di un’energia che, in una nazione centralizzata, avrebbero dato i risultati più grandiosi, in cui contadini e plebei tedeschi concepirono idee e piani di fronte ai quali abbastanza spesso i loro discendenti indietreggiarono spaventati. È venuto il momento, di fronte al temporaneo rilassamento che dopo due anni di lotta appare un po’ dappertutto, di presentare ancora una volta al popolo tedesco i profili rudi, ma forti e tenaci della grande guerra dei contadini. Tre secoli sono passati da allora e qualcosa è cambiato: eppure la guerra di contadini non è tanto remota dalle lotte che noi conduciamo al presente; e gli avversari contro cui dobbiamo combattere sono in massima parte sempre gli stessi. Le classi e le frazioni delle classi che dappertutto el 1848 e 1849 hanno tradito, le ritroveremo traditrici già nel 1525, per quanto esse fossero a un grado più basso di sviluppo. E se il vigoroso vandalismo della guerra dei contadini, nel movimento degli ultimi anni, si è affermato solo localmente, nell’Odenwald, nella Selva Nera, in Slesia, questo non è certo in nessun caso un merito dell’insurrezione moderna””; “”(…) Anche qui si ripresenta spontanea l’analogia col movimento del 1848-50. Anche nel 1848 gli interessi delle classi dell’opposizione vennero in collisione tra di loro e ogni classi agì per conto proprio. La borghesia; troppo sviluppata per sopportare ancora più a lungo l’assolutismo burocratico feudale, non era però ancora abbastanza forte per subordinare ai propri interessi quelli delle altre classi. Il proletariato, troppo debole per poter contare su un rapido scavalcamento del periodo borghese e sulla sua prossima conquista del potere, già nel periodo dell’assolutismo aveva imparato troppo bene a conoscere le dolcezze del regime borghese ed era in generale troppo sviluppato per poter vedere, sia pure per un momento solo, nell’emancipazione della borghesia, la propria emancipazione. La massa della nazione, piccoli borghesi, alleati dei piccoli borghesi (artigiani) e contadini fu piantata in asso da coloro che per il momento erano ancora i suoi naturali alleati, i borghesi, perché ai loro occhi era troppo rivoluzionaria, e in parte dal proletariato, perché ai suoi occhi non era abbastanza avanzata. Si divise in frazioni, non venne a capo di nulla e s oppose ai suoi oppositori di sinistra e di destra. La limitatezza di vedute locali infine non può essere stata maggiore nei contadini del 1525 di quella che ci fu in tutte le classi che parteciparono al movimento del 1848. Le cento rivoluzioni locali, le cento reazioni locali che le seguirono senza neanch’esse incontrare ostacoli nel loro sviluppo, il mantenimento della congerie dei piccoli Stati ecc. ecc., sono prove che parlano davvero abbastanza chiaramente. ‘Chi, dopo le due rivoluzioni del 1525 e del 1848 e i risultati che ne scaturirono, può ancora vaneggiare di repubblica federativa, non merita altro che di essere ricoverato in un manicomio. Ma le due rivoluzioni, quella del sedicesimo secolo e quella del 1848-50, malgrado tutte le analogie, differiscono tra loro in modo essenziale. La rivoluzione del 1848 è una prova, se non del progresso della Germania, certo del progresso dell’Europa. Chi trasse profitto dalla rivoluzione del 1525? I principi. Chi trasse profitto dalla rivoluzione del 1848? I ‘grandi’ principi, Austria e Prussia. Dietro ai piccoli principi del 1525 stavano i piccolo borghesi che li tenevano legati a sé con il pagamento delle imposte, dietro ai grandi principi del 1850, dietro ad Austria e Prussia stanno i grandi borghesi moderni che li sottomettono ben presto al loro giogo con il debito pubblico. E dietro ai grandi borghesi stanno i proletari. La rivoluzione del 1525 fu un affare locale tedesco. Inglesi, francesi, boemi, ungheresi avevano già fatto la loro guerra dei contadini quando i tedeschi fecero la loro. Se la Germania era frazionata, l’Europa lo era anche di più. La rivoluzione del 1848 non fu un affare locale tedesco: essa fu una singola fase di un grande avvenimento europeo. Le cause motrici che hanno agito turante tutti il suo corso non sono costrette entro lo spazio angusto di un sinolo paese e neanche di una parte del mondo. Anzi, i paesi che furono il teatro di questa rivoluzione hanno meno degli altri partecipato alla sua genesi. Sono materia grezza più o meno priva di consapevolezza e di volontà che viene modellata nel corso di un movimento a cui ora tutto il mondo prende parte, un movimento che nella situazione sociale odierna può sembrare una forza estranea, mentre in realtà non è che il nostro proprio movimento. È perciò impossibile che la rivoluzione del 1848-1850 finisca come quella del 1525″” (pag 419, 496-497) [Friedrich Engels, La guerra dei contadini in Germania, 1850] [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 10. Scritti settembre 1849 – giugno 1851′, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”ELCx-290″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 17. Scritti ottobre 1859 – dicembre 1860.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Andrea MARABESE, Andrea SCHENONE; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1986, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Gian Mario BRAVO, Giuseppe GARRITANO, Nikolao MERKER, Mazzino MONTINARI, curatore Silvana BORUTTI, traduzioni di Silvana BORUTTI Paolo IORIATTI Eleonora MONTUSCHI Filippo POGLIANI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova La riforma militare in Germania. La scuola dell’Algeria per l’esercito francese “”La guerra d’Italia del 1859, anche più della guerra di Crimea, ha dimostrato il fatto che l’organizzazione militare francese è la migliore d’Europa. Di tutti gli eserciti europei, escluso il francese, l’esercito austriaco è certamente al primo posto; e tuttavia, nella breve campagna del 1859, sebbene i suoi soldati si coprissero di gloria, l’esercito nel suo complesso, non riuscì a vincere una sola battaglia. Pur facendo la dovuta concessione alla cattiva direzione militare, alla mancanza di unità nel comando, e all’ingerenza incompetente dell’imperatore, pure l’impressione unanime degli ufficiali di reggimento austriaci e dei soldati era che il loro mancato successo fosse dovuto in parte ad una organizzazione meno adatta alla guerra reale di quanto lo fosse quella dei loro avversari. E se l’esercito austriaco – interamente riorganizzato come lo era stato solo pochi anni prima – si trovava ad essere insufficiente, che cosa ci si doveva aspettare dagli altri eserciti, la cui organizzazione risaliva ad un periodo ancora precedente? Che la Francia fosse superiore per questo aspetto, era un fatto di cui non cisi doveva stupire. Non è possibile che una nazione con una qualche capacità militare rianga per venticinque anni impegnata in una guerriglia su una scala così vasta come in Algeria (325), senza in tal modo sviluppare ad un altro grado l’efficienza delle sue truppe. Mentre Inghilterra e Russia aveva condotto le loro guerre in India e nel Caucaso soprattutto con truppe appositamente addestrate, la maggior parte dell’esercito francese era passata attraverso la scuola dell’Algeria. Di fatto la Francia aveva sfruttato al massimo questa scuola, che era costata molto in uomini e denaro, ma che si rivelò molto efficace e fruttuosa in termini di preziosa esperienza militare. In seguito, la guerra di Crimea, un’altra scuola su scala più vasta, servì ad aumentare la sicurezza dei soldati mostrando loro che ciò che avevano imparato nelle campagne contro le tribù nomadi e le truppe irregolari, era altrettanto utile e applicabile in un conflitto con truppe regolari. (…)”” (pag 371-372)”,”ELCx-291″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 43. Lettere gennaio 1868 – metà luglio 1870.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Monica BINI, Andrea MARABESE, Andrea SCHENONE; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1975, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI, curatore Mazzino MONTINARI, traduzioni di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI Mazzino MONTINARI Sergio ROMAGNOLI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova “”Quello che fra l’altro mi diverte molto nel Flerovskij (a) è la sua polemica contro le ‘imposte dirette’ dei contadini. È in tutto la riproduzione del maresciallo Vauban e di Boisguillebert (591). Egli sente anche che la situazione dei campagnoli ha la sua analogia nell’epoca della vecchia monarchia francese (dopo Luigi XIV). Come Monteil [storico francese, 1769-1850, ndr] egli ha molta sensibilità per le caratteristiche etniche il «retto calmucco», il «mordvino poetico malgrado la sua sporcizia» (lo paragona agli irlandesi); il «tartaro abile, epicureo e vivace», il «piccolo-russo pieno di talento naturale», ecc. Da buon russo insegna ai suoi connazionali quello che dovrebbero fare per trasformare nel suo opposto l’ ‘odio’ che tutte queste stirpi nutrono contro di essi. Come esempio di quest’odio egli cita fra l’altro come una colonia veramente ‘russa’ trasmigra dalla Polonia in Siberia. Questa gente conosce solo il russo, on sa una parola di polacco, ma si considerano polacchi e gratificano i russi di un odio da polacchi, ecc. Dal suo libro risulta in maniera irrefutabile che le attuali condizioni russe non sono più sostenibili, che l’emancipazione dei servi della gleba, of course, non ha fatto che accelerare il processo di dissoluzione, e che sta per sopraggiungere una terribile rivoluzione sociale. Qui si vede anche la base reale di quel nichilismo da ragazzi che ora è di moda fra gli studenti russi in esilio, la quale proclama nel so programma la lotta contro il panslavismo e la sua adesione all’Internazionale (592). Flerovskij mostra in una sezione apposita che la «russificazione» delle stirpi straniere è una pura illusione ottica, ‘perfino in oriente'”” (pag 422) [Marx a Engels, Londra, 12 febbraio 1870] [(in) Marx Engels, Opere. Volume 43. Lettere gennaio 1868 – metà luglio 1870, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021] [(591) si riferisce a Sébastien le Prêtre Vauban, ‘Projet d’une dime royale’, in ‘Economistes financiers du XVIIIe siècle, Paris; 1843, e Pierre le Pesant Boisguillebert ‘Dissertation sur la nature des richesses, de l’argent et des tributs’; (592) La sezione russa dell’Internazionale fu fondata in Svizzera da un gruppo di profughi politici russi. Una parte preminente ebbe in questo lavoro A.A. Serno-Solovevic, che morì suicida il 16 agosto 1869. Il 12 marzo 1870 il comitato della sezione inviò il programma e lo statuto al Consiglio generale insieme a una lettera a Marx, in cui quest’ultimo veniva pregato di rappresentare la sezione russa del Consiglio Generale. (…); (a) N.G. Flerovskij, Polozenie rabocego klasse v Rossii (La situazione della classe operaia in Russia), St. Peterburg, 1969]”,”ELCx-292″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 45. Lettere gennaio 1874 – dicembre 1879.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Elena CAVAGNIS Paolo GALEOTTI Alda PALMA; Prima pubblicazione Edizioni Lotta Comunista, 2006, curatore Paolo DALVIT, traduzioni di Monica BINI Irma PERROTTI, Matilde RIVETTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova L’importanza crescente delle ferrovie, del sistema ferroviario nell’economia capitalistica mondiale e gli effetti globali della crisi del 1879 (lettera di Marx a N.F. Danielson, del 10 aprile 1879) (pag 324-327) (Europa e Stati Uniti) “”Ora devo innanzitutto comunicarLe (…) di essere stato informato dalla Germania che il mio secondo volume (del Capitale, ndr) ‘non può essere pubblicato’ fino a quando il presente regime persisterà nel suo rigore attuale. Considerando lo status quo, questa notizia non è stata una sorpresa per me, e devo ammettere che, per i motivi che seguono, non mi ha neppure irritato (…) (pag 324-327)”,”ELCx-293″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 50. Lettere gennaio 1893 – dicembre 1895.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Mirella MANCINI, Andrea MARABESE; Prima pubblicazione Editori Riuniti, 1977, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI, curatore e traduzioni Liana LONGINOTTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova La guerra tra Cina e Giappone. e le sue conseguenze per la classe operaia europea “”La guerra fra la Cina e il Giappone (331) a me sembra sia stata fomentata dal governo russo, che si serve del Giappone come di un suo strumento. Ma quali che siano le conseguenze immediate di questa guerra, essa non può avere che un esito: lo sfacelo totale dell’intero sistema tradizionale nella vecchia Cina. La è stato tenuto artificiosamente in piedi, grazie alla rigida esclusione di tutti gli elementi di disturbo, un sistema antiquato di agricoltura combinata con l’industria domestica. Tale esclusione di tutto ciò che era straniero è stata parzialmente infranta dalle guerre con gli inglesi e i francesi: questa guerra con degli ‘asiatici’, con dei rivali che sono i vicini più prossimi dei cinesi, deve por fine a ciò una volta per sempre. I cinesi, battuti per terra e per mare, dovranno europeizzarsi, aprire in generale le loro porte al commercio, costruire ferrovie e fabbriche, mandando così completamente in pezzi quel vecchio sistema che ha reso possibile nutrirne tanti milioni. Si verrà a creare, tutt’a un tratto, una sovrappopolazione in costante aumento, contadini soppiantati che affluiranno in massa sul litorale per cercare di che sostentarsi in paesi stranieri. E allora, i coolies cinesi saranno presenti ovunque, sia in Europa che in America e in Australia, e cercheranno di abbassare i salari e lo standard di vita dei nostri operai al livello cinese. E allora verrà il tempo per i nostri operai europei. E gli inglesi saranno i primi a risentire le conseguenze di questa invasione e a ‘lottare’. Io faccio pieno assegnamento sul fatto che questa guerra fra il Giappone e la Cina affretterà la nostra vittoria in Europa di almeno cinque anni e la faciliterà immensamente poiché spingerà tutte le classi non capitalistiche dalla nostra parte. Solo i grandi proprietari fondiari e gli industriali saranno ‘filo’cinesi”” (pag 240) [brano dalla lettera di F. Engels a Laura Marx-Lafargue, settembre 1894] [(in K. Marx F. Engels, Opere. Volume 50. Lettere gennaio 1893 – dicembre 1895, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”ELCx-296″
“MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I.”,”Libertà e democrazia nel socialismo. Il centralismo democratico nel sistema socialista.”,”””Nel nostro tempo tutto sembra essere gravido del proprio polo opposto. Noi vediamo che le macchine, le quali posseggono la meravigliosa forza di ridurre e rendere più proficuo il lavoro umano, recano agli uomini fame e indigenza. Nuove, e fino ad ora sconosciute, fonti di ricchezza grazie a strani ed incomprensibili incantesimi, si trasformano in fonte di povertà. Le vittorie della tecnica sembrano acquistate al prezzo della degradazione morale. Sembra che, nella misura in cui l’umanità sottomette a sé la natura, l’uomo diventa schiavo di altri uomini oppure schiavo della propria viltà. Persino la luce pura della scienza non può, evidentemente, che splendere sullo sfondo tenebroso dell’ignoranza. Tutte le nostre scoperte e l’intero nostro progresso sembrano condurre al fatto che le forze materiali si dotano di vita intellettuale, mentre la vita umana, privata del suo lato intellettuale, viene degradata al rango di mera forza materiale. Questo antagonismo tra l’industria moderna e la scienza, da un canto, e la povertà moderna e la decadenza, dall’altro, questo antagonismo tra le forze produttive e i rapporti sociali della nostra epoca è un fatto tangibile, inevitabile e indiscusso. Determinati partiti si lagnano di ciò; altri vogliono liberarsi dalla tecnica moderna, per liberarsi in tal modo dai conflitti moderni; i terzi prefigurano che un progresso così significativo nell’industria deve immancabilmente completarsi di un regresso parimenti significativo in politica. Noi, dal canto nostro, non perdiamo l’orientamento circa la natura di quello spirito astuto, il quale si manifesta costantemente in tutte queste contraddizioni. Noi sappiamo che le nuove forze della società per poter agire nel modo dovuto hanno bisogno solo di una cosa: esse devono appartenere a uomini nuovi, e questi uomini nuovi sono gli operai”” (pag 71-72) [Dal discorso di Marx pronunciato a Londra il 14 aprile 1856 in occasione dell’anniversario del giornale “”The Peoples Paper”” (a) (pag 71-72), (in) Marx, Engels, Lenin, ‘Libertà e democrazia. Il centralismo democratico nel sistema socialista’, Napoleone editore, Roma, 1976)] [(a) Marx venne invitato come rappresentante ufficiale dell’emigrazione rivoluzionaria a Londra il 14 aprile 1856, ad un banchetto organizzato in occasione del quarto anniversario del giornale cartista ‘The people’s Paper. Approfittando del diritto concessogli di parlare per primo, egli pronunciò un discorso sul ruolo storico-mondiale del proletariato]”,”MADx-893″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Sull’Irlanda.”,”«per quanto semplice il problema irlandese possa essere, esso è pur sempre il risultato di una lunga lotta storica e perciò deve essere approfondito. Un manuale che permetta di comprenderlo tutto in un paio d’ore non esiste”” (F. Engels) (dall’introduzione al volume) “”(…) Mutamento del carattere del dominio inglese in Irlanda. Lo stato è solo uno strumento de proprietari fondiari. L’estromissione viene anche utilizzata come strumento di punizione politica. (Lord Abercon, Inghilterra. I gaeli dell’altopiano scozzese). La politica inglese precedente: la sostituzione degli irlandesi da parte degli inglesi (Elisabetta), le roundheads (1) (Cromwell). Dopo Anna la sola caratteristica della politica economica del 18° secolo sono le misure protezionistiche adottate dall’Inghilterra nei confronti della propria colonia irlandese; in seno a questa colonia la religione diventa un diritto di proprietà. Dopo l’Unione, sistema di contratti usurai e di intermediari, gli irlandesi, anche se oppressi in modo spietato, sono rimasti padroni delle proprie terre. Sistema attuale: distruzione lenta, metodica; il governo semplice strumento dei proprietari fondiari (e degli usurai). Da questa situazione mutata: 1. Carattere distintivo del fenianismo: movimento socialista, movimento delle classi subalterne; 2. Movimento non cattolico. I preti sono stati i capi del movimento finché la lotta per l’emancipazione dei cattolici e il suo dirigente, Daniel O’Connell, esercitavano il ruolo dominante in seno al movimento irlandese. Disprezzo del cattolicesimo da parte degli inglesi. Alti prelati cattolici contro il fenianismo. 3. Nessun dirigente rappresentativo al parlamento britannico. Caratteristica della forza fisica del movimento di O’Connell. Estinzione del partito irlandese in parlamento. 4. Carattere nazionale. Influenza del movimento europeo e della fraseologia inglese. 5. America, Irlanda, Inghilterra, tre terreni di azione; ruolo dirigente dell’America. 6. Movimento repubblicano, in quanto l’America è repubblica. Ho così esposto le caratteristiche del fenianismo”” (pag 141-143) [Karl Marx, Appunti per un discorso non pronunciato sull’Irlanda] [(in) Marx Engels, Sull’Irlanda, Napoleone, Roma, 1973] [(1) Roundheads – nome dei sostenitori del parlamento contro il re durante la rivoluzione borghese inglese del XVII secolo. Si chiamavano così (teste tonde) per la loro abitudine di tagliarsi i capelli molto corti, in contrasto con i cavaliers, schierati dalla parte del re, che li portavano lunghi]”,”MADx-024-FV”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”1871. La Comune di Parigi. La guerra civile in Francia. Edizione integrale con annessi i lavori preparatori ed altri inediti.”,”introduzione di François MARTIN: ‘La Comune di Parigi. Alcuni insegnamenti di un’insurrezione passata per una rivoluzione futura’, premessa, note, ‘La Comune di Parigi: la questione militare’, note, Friedrich ENGELS ‘Introduzione a ‘La guerra civile in Francia’; Karl Marx, Primo Indirizzo del Consiglio generale sulla guerra franco-prussiana; Secondo Indirizzo; La guerra civile in Francia (Indirizzo del Consiglio generale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, appendici; Primo abbozzo d relazione per ‘La guerra civile in Francia’; Secondo abbozzo di redazione; Frammenti, note; Karl Marx, Estratti di stampa (dal 18 marzo al 1° maggio 1871; Karl Marx, Annotazioni (dal 17 gennaio al 22 maggio 1871); note; Lettere appunti e documenti; Verbali e documenti delle riunioni del Consiglio generale dell’Internazionale (gennaio-settembre 1871); F. Engels, ‘Programma dei fuorusciti blanquisti della Comune; F. Engels, ‘A proposito dei “”Patriottardi””‘, note; appendice: Leone TROTSKY, ‘Gli insegnamenti della Comune di Parigi’ (4 febbraio 1921); Amadeo BORDIGA, ‘Dalla Comune alla III Internazionale’ (‘L’Unità’, 29 marzo 1924), ‘Socialismo e nazione’, ‘Sul filo del tempo’ (‘Battaglia comunista’, n. 9. 1950), ‘La guerra rivoluzionaria proletaria’, ‘Sul filo del tempo’ (‘Battaglia comunista’, n. 10, 1950), ‘Gemeinwesen e Comune’ (Da ‘Invariance’, n. 6 e 10, 1971); note; Edizione integrale con annessi i lavori preparatori ed altri inediti, testi raccolti da Valentino CAMPI, traduzioni di ARMAROLI, BAFFO, CAMPI, PAPINI, RAGAZZINA ‘La rivoluzione comunale rappresenta tutte le classi della società che non vivono del lavoro altrui.’ ‘Abbiamo visto che la Parigi dei proletari si batte nell’interesse del contadino francese e che Versailles si batte contro di lui; ciò che i «rurali» paventano di più, è che Parigi possa farsi intendere dai contadini e non sia più separata da loro dal blocco; la ragione profonda della loro guerra contro Parigi, va ricercata nel loro sforzo per mantenere asservita la ‘paysannerie’ e trattarla, come in precedenza, quale materia taglieggiabile a proprio piacere (‘taillable à merci et miséricorde’). Per la prima volta nella storia la piccola e ‘media’ borghesia si è unita apertamente alla rivoluzione dei proletari ed ha proclamato che essa rappresentava il solo strumento della propria salvezza e di quella della Francia! Essa costituisce, a fianco degli operai, la massa della Guardia nazionale, siede al loro fianco alla Comune, e la sua «Union Repubblicaine» svolge un ruolo di mediazione in loro favore! Le principali misure della Comune sono state prese in favore della classe media – la classe dei debitori di Parigi, levatasi contro la classe dei creditori!. La classe media si era raggruppata al momento dell’insurrezione di Giugno (1848) (6), contro il proletariato, sotto le insegne della classe capitalista, dei suoi generali e dei suoi parassiti di Stato (233 bis). Ma fu ben presto punita, il 19 settembre 1848, dal rigetto della proposta dei «concordats à l’amiable» (intesa amichevole) (105). La vittoria riportata sull’insurrezione di giugno si rivelò rapidamente come la vittoria del creditore, del ricco capitalista, su questo debitore rappresentato dalla classe media. E reclamò immediatamente la propria libbra di carne (234). Il 13 giugno 1849, la Guardia nazionale di queste classi medie fu disarmata e presa a sciabolate dall’esercito della borghesia! Sotto l’Impero [a causa del]la dilapidazione delle risorse dello Stato, di cui si ingrassava il ricco capitalista, queste classi medie vennero lasciate in balia delle razzie degli speculatori di Borsa, dei re dello «chemin de fer» (gioco d’azzardo), delle società bancarottiere sul tipo del ‘Crédit mobilier’ (59) ecc., ed espropriate dall’Associazione capitalista (società per azioni). Esse si trovavano pertanto politicamente indebolite, colpite nei loro interessi economici e moralmente disgustate dalle orge furibonde di questo regime. Le infamie della guerra finirono con l’indignarle e risvegliarono i loro sentimenti di francesi. Di fronte ai disastri collezionati dalla Francia, in questa guerra, di fronte alla sua disgregazione nazionale e alla sua rovina finanziaria, queste classi medie avvertono di non appartenere alla classe in decomposizione di coloro che vogliono essere i negrieri della Francia, ma che soltanto le aspirazioni generose e la potenza erculea della classe operaia possono loro garantire la salvezza! Esse avvertono che solo la classe operaia può liberarle dalla tirannia dei preti [che solo essa] può cambiare la scienza da strumento di dominio di classe in una forza del popolo e può cambiare gli stessi scienziati da ruffiani dei pregiudizi di classe, da parassiti dello Stato alla caccia di posti e da alleati del capitale in liberi rappresentanti del pensiero. La scienza può svolgere il suo compito reale solo nella Repubblica del Lavoro”” (pag 226-227) [Karl Marx, ‘1871. La Comune di Parigi. La guerra civile in Francia’, Edizioni International – Savona – Edizioni La Vecchia Talpa, Napoli, 1971] [note: (6) Riassumendo questi avvenimenti, Marx ne “”Le lotte di classe in Francia”” 1848-1850 (Ed. Riun., Roma, 1971), scrive: «Ma gli operai questa volta erano decisi a non tollerare una mistificazione come quella del luglio 1830. Essi erano pronti a riprendere la lotta e a imporre la repubblica con la forza delle armi… Il proletariato imponendo la repubblica al governo provvisorio e, attraverso il governo provvisorio, a tutta la Francia, occupava d’un colpo il centro della scena come partito indipendente, ma in pari tempo lanciava una sfida a tutta la Francia borghese. Ciò che esso aveva conquistato era il terreno della lotta per la propria emancipazione rivoluzionaria, ma non era certamente questa emancipazione. (…)»; (233bis) K. Marx, Le lotte di classe in Francia (1848-1850): «Insieme coi repubblicani borghesi, essi avevano cospirato il 16 aprile contro il proletariato, insieme con loro lo avevano combattuto nelle giornate di Giugno. In questo modo avevano minato essi stessi la base su cui si fondava la potenza del loro partito, giacché la piccola borghesia non può avere una posizione rivoluzionaria contro la borghesia, se non in quanto abbia dietro di sé il proletariato. Si dette loro il benservito» Ed. Riun., Roma, 1971; (234) Shakespeare, “”Il mercante di Venezia””, atto 4, scena 1. Allusione al personaggio dell’usuraio Shylock che esige in pagamento del suo credito «una libbra di carne»; (105) Il 22 agosto 1848 l’Assemblea nazionale progettò i «concordats à l’amiable», le intese amichevoli fra debitori e creditori, nei suoi punti essenziali. Questo progetto di legge prevedeva una dilazione del termine di pagamento per i debitori che potevano provare di non essere in grado di pagare soltanto a causa dell’arresto degli affari causato dalla rivoluzione. La conseguenza del rifiuto decretato fu la bancarotta di massa dei piccoli borghesi parigini che vennero abbandonati ai creditori della grande borghesia; (59) ‘Crédit mobilier’ (Societé générale de crédit mobilier) – Credito mobiliare (Società generale di credito mobiliare) banca azionaria francese che fu fondata dei fratelli Péreire e con decreto del 18 novembre 1852 fu riconosciuta per legge. Scopo principale del Credito mobiliare era mediazione del credito e la fondazione di imprese industriali e di altro genere. La sua più grande fonte di entrate era la speculazione in borsa con valori cartacei delle società per azioni da essa fondate. La banca fu strettamente legata con il governo di Napoléon III e godette della sua protezione. Nel 1867 si giunse alla bancarotta e nel 1871 si ebbe la sua liquidazione. Marx rivelò la vera natura del Credito mobiliare in una serie di articoli che furono pubblicati nel “”New York Daily Tribune””]”,”MADx-009-FGB”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 4. Scritti 1844-1845.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Giuseppe BONFRATELLO, Paolo DALVIT, Alda PALMA, prima pubblicazione Editori Riuniti, 1972, Comitato di redazione: Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI Alberto SCARPONI; curatore Alberto SCARPONI, traduzioni di Raniero PANZIERI Alberto SCARPONI Aldo ZANARDO; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova “”La critica ‘francese della società’ possiede almeno in parte il grande pregio di aver riscontrato le contraddizioni e l’innaturalità della vita moderna non soltanto in rapporto alla situazione di classi particolari, ma in rapporto a tutte le zone e forme delle relazioni odierne, e di averne parlato inoltre con un immediato calore di vita, una ricca visione del contenuto, una finezza da gente di mondo e un’audace originalità di spirito, quali invano si cercherebbero in ogni altra nazione. Si confrontino ad esempio le esposizioni critiche di Owen e di Fourier, quando trattano della vita di relazione, per farsi un’idea di tale superiorità dei francesi. Non sono affatto soltanto gli scrittori francesi propriamente «socialisti», quelli presso i quali si deve cercare la descrizione critica delle condizioni sociali: sono scrittori di ogni sfera della letteratura, ma specialmente romanzieri e memorialisti. Darò ora un esempio di questa critica francese tramite alcuni brani sul «’suicidio’» tolti da «mémoires tirés de archives de la police etc. par Jacques ‘Peuchet’, il quale esempio mostrerà anche quanto sia fondata la fantastica idea dei borghesi filantropici secondo cui si tratterebbe soltanto di dare un po’ di pane e un po’ di istruzione ai proletari secondo cui nell’attuale assetto della società starebbe male solamente l’operaio, ma per il resto il mondo presente sarebbe il migliore dei mondi. Come in molti dei pratici francesi più anziani, ora quasi scomparsi, che hanno sperimentato i numerosi rivolgimenti verificatisi a partire dal 1789, le numerose illusioni, gli entusiasmi, le costituzioni, i dominatori, le sconfitte e le vittorie, così in Jacque Peuchet la critica dei presenti rapporti di proprietà, di famiglia e degli altri rapporti privati, in una parola della ‘vita privata’, appare il risultato necessario delle proprie esperienze politiche. Jacques Peuchet (nato nel 1758) passò dalle belle lettere alla medicina, dalla medicina alla giurisprudenza, dalla giurisprudenza all’amministrazione e alla polizia. Prima che scoppiasse la Rivoluzione francese lavorò con l’abate Morellet a un ‘dictionnaire du commerce’ (…). Peuchet solo per breve tempo fu un sostenitore della Rivoluzione francese; assai presto passò al partito monarchico, ebbe per un certo periodo la direzione della “”Gazette de France”” (…)”” (pag 568-569) [K. Marx, ‘Peuchet: del suicidio’, in K. Marx F. Engels, Opere. Volume 4. Scritti 1844-1845, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”ELCx-299″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 6. Scritti ottobre 1845 – marzo 1848″,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Elena CAVAGNIS, Andrea MARABESE, Andrea SCHENONE; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1973, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI; curatore Fausto CODINO, traduzioni di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI, Fausto CODINO, Franco RODANO, Palmiro TOGLIATTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova F. Engels, Abbozzo di fede comunista (pag 185-190)”,”ELCx-300″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 11. Scritti agosto 1851 – marzo 1853.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Giuliano BALDO, Enrico BEVIGLIA-CANE’ Paolo GALEOTTI Giulia SANTORI; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1983, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Mazzino MONTINARI; curatore Gian Mario BRAVO, traduzioni di Gian Mario BRAVO Giovanni DOZZI Elsa FUBINI Palmiro TOGLIATTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Marx sulla pena capitale “”Londra, venerdì 28 gennaio 1853. Il «Times» (134) del 25 gennaio sotto il titolo “”Il dilettanti dell’impiccagione”” fa le seguenti considerazioni: «È stato spesso osservato che nel nostro paese un’esecuzione pubblica è in genere immediatamente seguita da casi di suicidio o di morte accidentale per impiccagione, come conseguenza del potente effetto che ha l’esecuzione di un noto criminale su una mente malata o immatura». Tra i vari casi citati dal «Times» per illustrare questa osservazione si trova quella di un pazzo di Sheffield che, dopo aver parlato con altri pazzi dell’esecuzione di Barbour, mise fine alla propria esistenza impiccandosi. Un altro caso analogo riguarda un ragazzo di quattordici anni. Nessuna persona dotata di buon senso sarebbe in grado di indovinare quale teoria intenda dimostrare l’enumerazione di questi fatti, giacché si tratta niente di meno che dell’apologia scoperta del boia, mentre la pena di morte viene esaltata come ultima ratio (ultimo mezzo) della società. E questo in un articolo di fondo del «giornale guida»! (…). Questa statistica, come ammette il «Times» dimostra che l’esecuzione di criminali è seguita non soltanto da suicidi ma anche da omicidi tra i più orrendi. Stupisce che nell’articolo in questione non sia formulato un solo argomento o pretesto che suffraghi la barbara teoria ivi formulata; e sarebbe molto difficile, se non del tutto impossibile, stabilire un qualsiasi principio sul quale possa fondarsi la giustezza o l’opportunità della pena capitale in una società che si vanta del grado di civiltà raggiunto. In genere, la punizione viene difesa come un mezzo per migliorare o per intimorire. Ora, quale diritto avete voi di punire me per migliorare o per intimorire altri? E, inoltre, c’è la storia, c’è una cosa che si chiama statistica, che stanno a provare con la massima chiarezza che sin dai tempi di Caino il mondo non è mai stato migliorato o intimorito dalla punizione. Semmai, è vero il contrario. Dal punto di vista del diritto astratto, c’è solo la teoria della punizione che riconosce dignità umana in astratto, ed è la teoria kantiana, particolarmente nella più rigida formulazione che le ha dato Hegel. Hegel infatti dice (334): «La pena è il ‘diritto’ del criminale. È un atto della sua volontà. La violazione del diritto è stato proclamata dal criminale come diritto suo proprio. Il suo delitto è la negazione del diritto. La pena è la negazione di questa negazione, e di conseguenza un’affermazione di diritto, sollecitato e imposto al criminale dal criminale stesso». C’è senza dubbio un che di capzioso in questa formulazione, in quanto Hegel anziché considerare il criminale come il mero oggetto, lo schiavo della giustizia, lo eleva al rango di essere libero e capace di autodecisione. Ma, se guardiamo più a fondo, ci accorgiamo che anche qui, come in molti altri casi, l’idealismo tedesco non ha fatto altro che dare una sanzione trascendente alle norme della società vigente. Non è forse un’illusione sostituire all’individuo, con i suoi motivi reali, con le multiformi circostanze sociali che premono su di lui, l’astrazione della «libera volontà», una tra le molte qualità dell’uomo al posto dell’uomo stesso? Questa teoria, che considera la punizione come il risultato della volontà stessa del criminale, è soltanto un’espressione metafisica del vecchio ius talionis (legge del taglione): occhio per occhio, dente per dente, sangue per sangue. Fuor di metafora, senza ricorrere a parafrasi, la punizione non è altro che uno dei mezzi con i quali la società si difende contro chi infrange le condizioni della sua esistenza, di qualsiasi natura esse siano. E poi, che società è mai quella che a sua difesa non conosce nessuno strumento migliore del boia e che eleva attraverso «il giornale guida per eccellenza» la brutalità a legge eterna?”” (pag 518-518) [Karl Marx, ‘La pena capitale – I libelli del signor Cobden – Misure della Banca d’Inghilterra’, New York Daily Tribune, 18 febbraio 1853 (in) Karl Marx Friedrich Engels, Scritti, agosto 1851-marzo 1853′ (333), Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021] [(134) La lettera fu scritta da Engels per iniziativa di Marx e inviata da Marx alla redazione del “”Times””. Engels scrisse una lettera analoga anche per la redazione del “”Daily News””. A causa dell’ostilità contro i membri della Lega dei comunisti, le redazioni dei due giornali non pubblicarono i testi. la lettera (nella stesura destinata al “”Times””) è qui riprodotta seguendo l’abbozzo riportato sul retro della lettera di Engels a Marx del 28 gennaio 1852 – “”The Times””, il maggior quotidiano inglese di tendenza conservatrice. Fu fondato a Londra il 1° gennaio 1785, con il nome di “”Daily Universal Register”” dal 1° gennaio 1788 si chiamò “”The Times””; (333) Il presente è il primo articolo scritto da Marx in lingua inglese; (334) L’esposizione compendia in forma semplificata Hegel “”Grundlinien der Philosophie des Rechts””, cit., pp. 136 e 139]”,”ELCx-301″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 44. Lettere metà luglio 1870 – dicembre 1873.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Monica BINI Mirella MANCINI Andrfea MARABESE Alda PALMA; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1990, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Gian Mario BRAVO, Giuseppe GARRITANO, Nicolao MERKER, Mazzino MONTINARI; curatori Nicola BENVENUTI Mazzino MONTINARI, traduzioni di Nicola BENVENUTI Emma CANTIMORI MEZZOMONTI Sergio ROMAGNOLI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Lettera di Engels a Marx (del 30 maggio 1873 su alcune cose dialettiche circa le scienze naturali: i corpi e il movimento) (pag 425-426) Lettera di Marx ad Engels del 31 maggio 1873). Sull’analisi delle crisi. “”(…) Ho comunicato qui a Moore (1) una faccenda, circa la quale mi sono tormentato a lungo privatum (privatamente). Ma egli ritiene che la cosa sia insolubile, o per lo meno lo sia pro tempore, a causa dei fattori numerosi e in gran parte ancora da ritrovare, che vi rientrano. La faccenda è questa: tu conosci le tabelle in cui sono rappresentati in linee a zig-zag ascendenti e discendenti i prezzi, i saggi di sconto, ecc., nei loro movimenti durante l’anno, ecc. Ho provato diverse volte – per l’analisi delle crisi – a calcolare questi ups and downs (su e giù) come curve irregolari, e credevo (credo tuttora che con un materiale sufficientemente elaborato sia possibile) di definire in base ad esse matematicamente le leggi principali delle crisi. Moore, come ti ho detto, ritiene che la cosa per ora non sia fattibile, e ho deciso di rinunciarvi for the time being (per il momento). (…)”” (pag 427) [(1) Samuel Moore (1838-1911), giurista inglese, amico di Marx ed Engels; membro dell’Internazionale; tradusse in inglese il “”Manifesto del partito comunista”” e, insieme a Edward Aveling, il primo volume del “”Capitale””, da indice dei nomi a pag 622)] Dalla lettera di Engels ad August Bebel, (Londra 20 giugno 1875) (sulla posizione del partito da tenere verso il lassallismo) ‘Non bisogna farsi fuorviare dalle invocazioni all’«unità». Coloro che hanno sempre in bocca questa parola sono i più grandi fomentatori di discordia….’ “”(…) Per quanto riguarda ora la posizione verso il lassallismo Lei può naturalmente giudicare la tattica da seguire meglio di noi, specialmente in singoli casi. Bisogna però tener conto anche di questo. Se ci si trova, come Lei, in una certa posizione di concorrenza con l’Associazione generale degli operai tedeschi’, è facile prendere troppo in considerazione i concorrenti e abituarsi a pensare innanzitutto a loro in ogni occasione. Ora, però, sia l’Associazione generale degli operai tedeschi che il Partito operaio socialdemocratico, messi insieme, rappresentano pur sempre una minoranza molto piccola della classe operaia tedesca. Secondo la nostra convinzione, che abbiamo visto confermata nel corso di una lunga pratica, la giusta tattica nella propaganda non è quella di strappare qua e là all’avversario singole persone e gruppi di aderenti, ma di agire sulle grandi masse ancora disorganizzate. Un solo elemento nuovo che si riesce a educare togliendolo dall’ignoranza, ha maggior valore di dieci disertori lassalliani, che portano sempre con sé nel partito il seme delle loro errate posizioni. Magari si potessero raggiungere le masse facendo a meno dei ‘dirigenti locali’. Così invece bisogna sempre accollarsi un mucchio di simili dirigenti che sono vincolati, se non dalle loro precedenti concezioni, dalle loro precedenti prese di posizione pubbliche e devono quindi innanzitutto dimostrare che non hanno rinnegato i loro principi, ma che semmai il Partito operaio socialdemocratico predica il ‘vero’ lassallismo. Questa fu la sfortuna ad Eisenach, che forse allora non poteva essere evitata: ora questi elementi hanno indubbiamente nuociuto al partito e io non so se oggi, anche senza il loro ingresso, non sarebbe almeno altrettanto forte. In ogni caso giudicherei una vera disdetta se questi elementi venissero rafforzati. Non bisogna farsi fuorviare dalle invocazioni all’«unità». Coloro che hanno sempre in bocca questa parola sono i più grandi fomentatori di discordia, come proprio adesso i bakuninisti svizzeri del Giura, gli autori di tutta la scissione, no fanno altro che gridare all’unità. Questi fanatici dell’unità sono o menti limitate che vogliono mescolare tutto in un miscuglio indistinto che basta solo che si depositi per riprodurre le differenze in contrasti ben più aspri, proprio perché si trovano in un unico vaso (in Germania avete un bell’esempio con la gente che predica la riconciliazione degli operai con i piccoli borghesi), oppure è gente che vuole falsare, inconsapevolmente (come per es. Mülberger) o consapevolmente, il movimento. Per questo i più grandi settari e i più grandi mestatori e furfanti sono, in determinati momenti, coloro che invocano più forte l’unità. Con nessuno, nella nostra vita, abbiamo avuto più difficoltà e scontri che non con i fanatici dell’unità. (…) In ogni caso credo che i migliori elementi tra i lassalliani verranno a voi spontaneamente col tempo e che sarebbe perciò sciocco cogliere il frutto prima che sia maturo, come vogliono i sostenitori dell’unità. Già il vecchio Hegel, d’altra parte, ha detto: un partito rimane vincente quando si ‘scinde’ e può sopportare la scissione. Il movimento del proletariato percorre necessariamente diversi livelli di sviluppo; ad ogni livello una parte delle persone rimane attardata e non va più avanti; già da questo si capisce perché la «solidarietà del proletariato», nella realtà, si realizza ovunque tramite diversi raggruppamenti di partito che si combattono per la vita o per la morte, come le sette cristiane nell’impero romano in mezzo alle più aspre persecuzioni”” (pag 433-435) [dalla lettera di Engels ad August Bebel, Londra, 20 giugno 1875) (in) Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 44. Lettere metà luglio 1870 – dicembre 1873, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”ELCx-302″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 46. Lettere 1880-1883″,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Elena CAVAGNIS Paolo GALEOTTI Alda PALMA Giulia SANTORI; introduzione di Roberto CASELLA; prima pubblicazione Edizioni Lotta Comunista, 2008, curatore Paolo DALVIT, traduzioni di Monica BINI Irma PERROTTI Matilde RIVETTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Lettera di Engels a Bebel (pag 396-397) “”I rapidi progressi dell’industria tedesca che hai descritto mi fanno enormemente piacere. Quello che stiamo ora attraversando è il secondo impero bonapartista in ogni suo aspetto: la Borsa mobilizza i capitali ancora del tutto o in parte inoperosi attraendoli e concentrandoli rapidamente in poche mani; i capitali resi così disponibili per l’industria provocano un’espansione industriale (che non va necessariamente identificata con un alto livello di attività degli affari) e, una volta messo in moto, questo processo continuerà ad accelerare. Solo due cose distinguono l’era di Bismarck dall’era di Bonaparte III: la seconda è fiorita grazie a un commercio relativamente libero, la prima procede nonostante una serie di dazi doganali del tutto inopportuni, specialmente in Germania. E, in secondo luogo, l’era di Bismarck crea molti disoccupati in più. Ciò avviene in parte perché da noi la crescita della popolazione è molto più forte che in Francia, dove si fanno in media due figli, in parte perché Bonaparte, con le sue operazioni edilizie a Parigi, generò una domanda artificiale di forza-lavoro, mentre nel nostro caso l’epoca dei miliardi (102) è finita presto; ma in parte devono esserci anche altri motivi che non mi sono chiari. A ogni modo, la Germania piccolo borghese inizia finalmente a diventare un paese moderno e ciò è assolutamente necessario se vogliamo avanzare rapidamente. Leggendo i giornali tedeschi borghesi e i discorsi alla Camera sembra di vivere nell’Inghilterra di Enrico VII e VIII: le stesse lamentele sul pericolo dei vagabondi, le stesse grida per la soppressione del vagabondaggio, chacot (galera) e legnate. È la miglior dimostrazione della rapidità con cui i produttori vengono separati dai loro mezzi di produzione, le piccole aziende vengono eliminate dalle macchine e dal perfezionamento degli stessi macchinari. Ma cosa potrebbe essere più ridicolo e disprezzabile di questi borghesi che con le loro prediche moraleggianti e le loro misure punitive vorrebbero eliminare dalla faccia della terra le conseguenze inevitabili delle loro stesse azioni? È davvero un peccato che tu non sia al Reichstag (150), sarebbe un tema molto adatto a te”” [F. Engels ad August Bebel, a Lipsia, Londra, 7 marzo 1883] [(in) Marx Engels, ‘Opere. Volume 46. Lettere 1880-1883’, Edizioni Lotta Comunista, Milano; 2021] [(102) Dopo la guerra franco-prussiana del 1870-71, il trattato di pace di Francoforte del 10 maggio 1871 impegnava la Francia a cedere le province dell’Alsazia e della Lorena alla Germania e a pagare dal 1871 al 1873 un risarcimento di 5 miliardi di franchi; (150) Nelle elezioni per il Reichstag del 27 ottobre 1881 furono eletti i seguenti socialdemocratici: Wilhelm Blos, Johann Heinric Wilhelm Dietz, Karl Frohme, Bruno Geiser, Karl Grillenberger, Wilhelm Hasenclever, Max Kayser, Julius Kräcker, Wilhelm Liebknecht, Moritz Rittinghausen, Karl William Stolle e Georg Heinrich von Vollmar. August Bebel non riuscì a ottenere la maggioranza assoluta alla prima elezione nelle circoscrizioni elettorali di Dresda, Lipsia e Berlino IV, e nei ballottaggi di Dresda e di Berlino IV gli fu impedito di vincere: nel primo caso con l’intimidazione degli elettori, nel secondo per mezzo di brogli. Avendo Liebknecht rinunciato a uno dei suoi due mandati, Bebel si candidò all’elezione suppletiva di Magonza. Qui riportò al primo turno più suffragi di quelli già ottenuti da Liebknecht, ma al ballottaggio fu sconfitto per pochi voti dal suo avversario. L’attività parlamentare di Bebel tuttavia non si interruppe, perché egli mantenne la carica di deputato socialdemocratico al Landtag sassone. Il 29 giugno 1883, vincendo in un’elezione suppletiva ad Amburgo, Bebel poté rientrare al Reichstag]”,”ELCx-304″
“MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta alla «Filosofia della miseria» del signor Proudhon.”,”””I teorici della classe borghese, di fronte agli «inconvenienti» (così essi li definiscono) del meccanismo antagonistico della produzione borghese, assumono atteggiamenti diversi. C’è chi (Smith, Ricardo) nella miseria proletaria non vede altro che «il dolore [accidentale, una sofferenza contingente] che accompagna ogni parto della natura come nella industria». Altri («gli economisti umanitari»), di fronte a quello che definiscono «il lato cattivo degli attuali rapporti di produzione», cercano dei «palliativi» che possano mitigare i «contrasti reali», invitano alla «moderazione» e teorizzano una (astratta) distinzione «fra la teoria [borghese] e la pratica, fra i principi e i risultati, fra l’idea e l’attuazione, [dunque] fra il lato buono e il lato cattivo». Ed altri ancora («i perfezionisti», i «filantropi») progettano una società in cui tutti gli uomini siano borghesi. Di fronte allo scarto fra la teoria, che in sé, e a loro giudizio, non contiene contraddizioni, e la prassi (la miseria, la sofferenza del proletariato), essi tendono a negare «la necessità degli antagonismi». Ma questa loro «teoria» nasce da una completa astrazione dagli antagonismi che si manifestano nella realtà. Essi vogliono conservare le categorie economiche «che esprimono i rapporti borghesi», ma purificati, cioè liberati dall’antagonismo che li sostanzia nella realtà e che, invece, è da essi «inseparabile». Essi, nonostante il loro attacco alla prassi borghese, che si porrebbe in antitesi dalla teoria in sé non antagonistica, sono in realtà più borghesi degli altri. Per Marx, Proudhon è uno di questi. Egli assume, per esempio, che in sé «la divisione del lavoro» sia una «categoria semplice ed astratta» che genera «inconvenienti» nel suo concretizzarsi. Gli inconvenienti nascono solo nel terreno della prassi. Ancora una volta si tratta di un procedimento «rovesciato». Nella realtà, il lavoro si organizza («si divide») diversamente nelle diverse epoche a seconda degli strumenti reali dei quali dispone. Il mulino a braccia nel Feudalesimo presuppone una divisione del lavoro storicamente diversa da quella del mulino a vapore nel mondo moderno. Al solito, Proudhon non ha riguardi per la «storia reale», proprio perché parte dalla «divisione del lavoro in generale» (una categoria semplice ed astratta) per scendere agli «strumenti specifici di produzione». Ma il «carattere determinato» che la divisione del lavoro assume nelle diverse epoche non si lascia derivare dalla divisione del lavoro come «categoria astratta». L’origine storica della divisione del lavoro e del suo diverso storico configurarsi in situazioni determinate (estensione del mercato ecc.) non era sfuggito, invece, ai «materialisti» della Scuola scozzese della seconda metà del ‘700 (Ferguson, Smith)”” (pag XXIV-XXV) (dell’introduzione di Pasquale Salvucci) (in ‘Miseria della filosofia. Risposta alla «Filosofia della miseria» del signor Proudhon’, di Karl Marx, Newton Compton, Roma, 1976]”,”MADx-894″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 24. Scritti, febbraio 1874 – maggio 1883.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, il presente volume è stato curato da Vito CAPUZZONI e Claudio LILLO, introduzione al volume di Gian Giacomo CAVICCHIOLI, traduzioni e redazione di Monica BINI Paolo DALVIT Irma PERROTTI; Editing dei testi e composizione: Paolo GALEOTTI Alda PALMA Giulia SANTORI [‘Neva e Bosforo’. (Sulla base di una lettera di Friedrich Engels) di Wilhelm Blos (Hamburg-Altonaer Volksblatt, n. 150 16 dicembre 1877)] “”Plevna è caduta sotto la ferrea stretta del vecchio Totleben (generale russo, ndr). Ma il nome Plevna rimarrà un incubo per lo zarismo moscovita e il quartier generale russo sarà certo un po’ meno orgoglioso della vittoria di quanto vorrebbe farci credere la stampa addomesticata dalla “”civiltà”” del rublo. Plevna ha dimostrato di che cosa sono capaci i turchi nella difesa. È certo che la caduta di Plevna segna una nuova svolta dell’intero corso della guerra orientale. Ma Plevna ha arrestato i russi fino quasi a metà dicembre e questo è un fatto che adesso – quando si impone l’interrogativo se condurre una campagna invernale – assume un’importanza fondamentale. Se i russi hanno ancora intenzione di intraprendere l’avanzata nei Balcani, tanto ardentemente desiderata, l’inverno può giocare loro un brutto tiro. Se l’intera Bulgaria sarà ricoperta di neve e sferzata dalla pioggia, se il Danubio sarà gelato, il vettovagliamento e l’approvvigionamento dell’esercito russo saranno estremamente difficili e la campagna invernale potrebbe facilmente tramutarsi in una terribile lezione per “”arroganti generali di cavalleria””. Considerato tutto questo, non si può escludere che la Turchia, ovvero il suo governo, si lasci intimorire dalle due sconfitte di Kars (552) e di Plevna e si pieghi alle vittorie militari dei russi. È una cosa che ci sembra persino molto probabile se a Costantinopoli rimangono al potere gli attuali “”artefici””, quegli stessi vecchi e coriacei consiglieri di guerra e di Stato che hanno costretto Sulayman all’insensato attacco sul passo Shipka (553) e hanno richiamato Mehemet Alì quando era nel pieno delle operazioni (554), cosicché non vi è potuta essere alcuna sintonia nei movimenti turchi. Le masse di Costantinopoli sono in gran fermento e non è impossibile che la caduta di Plevna trascini dietro di sé anche la rovina di Mahmud Damat Pascià. (…) Se la nuova svolta della guerra provocasse la caduta di Mahmud Damat e salisse al potere un governo dotato del coraggio di difendersi, allora le cose prenderebbero facilmente una piega tale da annullare la perdita di Plevna. A dire il vero, Plevna ha svolto il compito di arrestare il più a lungo possibile i russi senza perdite eccessive. Ma la Turchia ha ancora Costantinopoli, e questa immensa città può difendersi se vi risiede un governo che abbia in sé energia e coraggio. L’assedio di Costantinopoli è più difficile di quello di Parigi. Il signor von Moltke, che certamente si intende di queste faccende, nelle sue lettere orientali afferma che per conquistare Costantinopoli sono necessari tre eserciti e due flotte (555). I russi hanno forse intenzione di assediare Costantinopoli d’inverno? Ciò può facilmente costare loro un esercito: di che cosa potrebbe vivere? E a Costantinopoli i turchi possono veramente dimostrare quanto sono abili nella difesa. Tutto questo, lo ripetiamo, non esclude che il governo turco, spaventato dai terribili effetti delle sue sconfitte, si lasci intimidire e ceda a una “”pace””. Così interpretiamo la situazione. Ovviamente non ci entusiasmiamo per nessuno dei due sistemi che si combattono sui campi di battaglia della Bulgaria e dell’Armenia. Si tratta di due vecchi dispotismi in stridente contrasto con lo spirito dei nostri tempi. Siamo di gran lunga lontani dal voler contribuire anche solo di una virgola all’esaltazione degli “”eroi”” che figurano in questo spaventoso dramma bellico. Lo sterminio di massa rimane sempre sterminio di massa. Ma con questa guerra i due vecchi dispotismi andranno incontro alla loro rovina. Per quanto sia ancora così scadente la Costituzione turca, le idee riformiste di Midhat ecc. annunciano che il “”regno del profeta”” è finito. E se la caduta di Plevna trascina con sé il crollo della vecchia amministrazione degli eunuchi e del serraglio, presto al Bosforo si vedranno cose del tutto diverse. La Russia non può rimanere indietro rispetto a questa trasformazione. I turchi – anche senza volerlo – hanno provocato in Russia un cambiamento inevitabilmente radicale. Dopo questa guerra la Russia non può rimanere ancora senza costituzione; volerla negare significherebbe evocare la rivoluzione. E quando a Pietroburgo soffierà il vento del 1789, allora nel “”concerto europeo”” diversi uccellini impareranno a fischiare ben altre melodie!”” (pag 667- 668) (Wilhelm Blos, ‘Neva e Bosforo’. (Sulla base di una lettera di Friedrich Engels), Hamburg-Altonaer Volksblatt, n. 150 16 dicembre 1877) [(in) Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 24. Scritti, febbraio 1874 – maggio 1883′, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2021]”,”ELCx-306″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”L’Irlanda e la questione irlandese.”,”””… Dopo la partenza di Enrico II, nient’altro che le lotte e la debolezza delle tribù irlandesi consentono agli avventurieri di conservare ‘i distretti di Drogheda, Dublino, Wexford, Waterford e Cork, che ora formano il cosiddetto ‘English Pale’. Dal canto loro; gli avventurieri furono costretti a mantenersi «fedeli alla Corona inglese». Giovanni (Senzaterra) arrivò con un esercito, assalì le sue fortezze e cacciò in esilio i baroni più in vista, divise il Pale in contee e impose l’osservanza della legge inglese; ma la partenza sua e del suo esercito fu il segnale del ritorno nel ‘Pale’ del precedente stato di disordine… All’interno del Pale stesso, i coloni inglesi erano perseguiti e oppressi dai loro baroni al pari che dai predoni irlandesi…. Dopo la vittoria a ‘Bannockburn’, Robert Bruce inviò in Irlanda un esercito di scozzesi guidati da suo fratello (Edward Bruce), che fu accolto da una sollevazione generale del paese. Il pericolo tuttavia unì ‘pro nunc’ (per il momento) i baroni del Pale che nel 1316 riuscirono vincitori nella sanguinosa battaglia di Athenree, massacrando 11.000 nemici e annientando quasi completamente il clan degli O’Connors. In seguito, i baroni del Pale assunsero sempre più l’aspetto di capi locali irlandesi; i Fitz-Maurices, ad esempio, che divennero conti di Desmond e i cui grandi territori nel Munster furono elevati a contea palatina, adottarono gli abiti e i costumi degli indigeni che li circondavano. ‘Statuto di Kilenny di Edoardo III’ (1): esso proibiva a chiunque fosse di sangue inglese di adottare la lingua o un nome o un abito irlandese; imponeva all’interno del Pale il rispetto esclusivo della legge inglese e proibiva come ‘atto di tradimento’ l’uso della legge del luogo o Brehon’, che stava guadagnando terreno; considerava pure atto di tradimento il matrimonio di inglesi con persone di ‘razza irlandese’ o l’adozione di bambini inglesi da parte di irlandesi… Ma tutto ciò non impedì la fusione delle due razze, in quanto i ‘lord’ del Pale rifiutavano quasi ogni obbedienza al governo inglese…. Nel 1394 Riccardo II, sbarcato con un esercito a Waterford, ricevette il generale atto di sottomissione dei capi locali. Ma i ‘lord’ del Pale si tengono a distanza; e non appena Riccardo lascia l’isola gli irlandesi si rifiutano a loro volta di mantenere la promessa di lasciare il Leinster impegnandosi in una nuova lotta col ‘conte di March, che il re ha proclamato suo successore e ha lasciato come suo luogotenente in Irlanda’. Nell’estate del 1398 March fu sconfitto e ucciso in battaglia. Ora Riccardo II era ansioso di vendicare la morte del cugino e completare con una prima invasione l’opera intrapresa (con lui – si trovava come ostaggio il figlio di Enrico di Lancaster’, poi Enrico V). I ‘Percy’ (Il conte di Northumberland e suo figlio Enrico Percy o Hotspur) si rifiutarono di servire nel suo esercito; Riccardo li mise al bando ed essi ripararono allora in Scozia. Maggio 1399: Riccardo II (parte) per la Scozia lasciando come reggente in suo vece suo zio, il Duca di York. Giugno 1399: Enrico di Lancaster entra nell’Humber e sbarca a Ravenspur. Primi di agosto 1399: quando finalmente Riccardo II parte da Waterford e sbarca a Milford Haven, Enrico di Lancaster è già padrone del paese. Le ingannevoli promesse del conte di Norhumberland attirano lo stupido Riccardo a ‘Flint’ per un incontro con Enrico di Lancaster, che lo porta prigioniero a Londra, dove egli finisce rinchiuso nella Torre”” (pag 303-304) [Karl Marx, Da Sinossi della “”Storia del popolo inglese”” di J.R. Green (pag 303-304) (in) Karl Marx Friedrich Engels, L’Irlanda e la questione irlandese, Edizioni Progress, 1975] [(1) Nel 1367 il parlamento della colonia inglese di Kilkenny adottò il famoso “”Statuto di Kilkenny””, una lista di proibizioni volta a prevenire il diffondersi dei costumi e delle abitudini irlandesi tra i colonizzatori. (…)] Ritratto di Jenny Longuet. Friedrich Engels, ‘Jenny Longuet, nata Marx’ (13 gennaio 1883) (pag 305-306) (commemorazione morte di Jenny, figlia di Marx sposata con Charles Longuet, già membro della Comune di Parigi e attualmente redattore di Justice, (1883)”,”MADx-025-FV”
“MARX Karl”,”Storia dell’economia politica. Teorie sul plusvalore. Volume primo.”,”‘Ogni scienza sarebbe supeflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero’. Karl Marx”,”MADx-026-FV”
“MARX Karl”,”Storia dell’economia politica. Teorie sul plusvalore. Volume secondo.”,”‘Ogni scienza sarebbe supeflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero’. Karl Marx”,”MADx-027-FV”
“MARX Karl”,”Storia dell’economia politica. Teorie sul plusvalore. Volume terzo.”,”‘Ogni scienza sarebbe supeflua se l’essenza delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero’. Karl Marx”,”MADx-028-FV”
“MARX Jenny MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gilbert BADIA”,”Lettres à Kugelmann.”,”Il giudizio di Lenin su alcuni passaggi importanti delle lettere di Marx a Kugelmann. “”La lettre du 11 juillet 1868 (édition russe, page 42 et suiv.) présente un intérêt tout particulier pour l’intelligence complète et profonde du marxisme. Marx y expose très nettement, sous forme de notes polémiques contre les économistes vulgaires, comment ‘il comprend’ ce que l’on appelle la théorie de la valeur «du travail». Ce sont précisément les objections à la théorie de la valeur de Marx qui viennent le plus naturellement à l’esprit des lecteurs les moins préparés du ‘Capital’ et qui sont reprises avec beaucoup de zèle par de médiocres représentants de la «science universitaire» bourgeoise, ce sont ces objections qui sont analysées ici par Marx, brièvement, simplement, avec une remarquable clarté. Marx montre ici la voie qu’il a suivie et qu’il faut suivre pour parvenir à expliquer la loi de la valeru. Il nous enseigne sa ‘méthode’ à partir des objections les plus ordinaires. Il explique la relation qu’il y a entre une question en apparence purement théorique et abstraite comme la théorie de la valeur et, d’autre part, les «intérêts des classes dirigeantes» qui exigent la ‘perpétuation de la confusion’. Il ne reste qu’à souhaiter que tous ceux qui commencent à étudier Marx et à lire ‘Le Capital’ lisent et relisent la lettre que nous indiquons, lorsqu’ils travailleront sur les premiers chapitres du ‘Capital’, qui sont les plus difficiles. Au point de vue théorique, il y a d’autres passages très intéressants dans ces lettres: ceux où Marx donne son appréciation sur divers écrivains. En lisant ces lignes alertes et passionnées, où se révèle l’intérêt brûlant que portait Marx à tous les grands courants d’idées et à leur analyse, on croit entendre la parole même du génial penseur. Outre certaines appréciations jetées en passant sur Dietzgen, l’attention des lecteurs doit se porter sur ce que Marx dit des proudhoniens. La «brillante» jeunesse intellectuelle, issue de la bourgeoisie, qui se rallie «au prolétariat» dans les périodes d’essor du mouvement social, sans pouvoir assimiler le point de vue de la classe ouvrière et travailler avec perséverance et sérieux, «dans le rang» des organisations prolétariennes, est dessinée ici en quelques traits d’une netteté saissante. A la page 35, on trouvera un jugement sur Dühring (1) qui semble contenir tout l’essentiel du livre qu’Engels devait écrire (avec Marx), neuf ans plus tard (…)”” (pag 242-243) [(1) En réalité cette «réfutation» de Ricardo est bien antérieure. Voir Lettre de Marx à Engels du 7 janvier 1851, ‘Lettre sur le “”Capital””‘ (Éd. soc., 1964), p. 38 et suiv.) [Marx Karl Marx Jenny Engels Friedrich, ‘Lettres à Kugelmann’, Éditions Sociales, Paris, 1971]”,”MADS-015-FGB”
“MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Vol. VI, Libro III parte ultima.”,”Eugenio Sbardella ha curato, per la Newton & Compton, Il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista, Si occupa di problematiche sociali e filosofiche, di critica letteraria e dei rapporti tra il linguaggio letterario e quello filmico.”,”MADx-066-FL”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 5 Scritti 1845-1847. L’ideologia tedesca.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Filippo LISITANO Mirella MANCINI Andrea MARABESE; prima pubblicazione Editori Riuniti, 1972, Comitato di redazione: Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI Alberto SCARPONI; curatore Fausto CODINO; traduzioni di Fausto CODINO; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza ‘L’essenza della concezione materialistica, essere sociale e coscienza sociale. “”Il fatto è dunque il seguente: individui determinati che svolgono un’attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l’osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e speculazione il legame fra l’organizzazione sociale e politica e la produzione. L’organizzazione sociale e lo Stato risultano costantemente dal processo della vita di individui determinati; ma di questi individui, non quali possono apparire nella rappresentazione propria o altrui, bensì quali sono ‘realmente’ cioè come operano e producono materialmente, e dunque agiscono fra limiti, presupposti e condizioni materiali determinate e indipendenti dal loro arbitrio. La produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza, è in primo luogo direttamente intrecciata all’attività materiale e alle relazioni materiali degli uomini, linguaggio della vita reale. Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono qui ancora come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso modo per la produzione spirituale, quale essa si manifesta nel linguaggio della politica, delle leggi, della morale, della religione, della metafisica, ecc. di un popolo. Sono gli uomini i produttori delle loro rappresentazioni, idee, ecc., ma gli uomini reali operanti, così come sono condizionati da un determinato sviluppo delle loro forze produttive e delle relazioni che vi corrispondono fino alle loro formazioni più estese. La coscienza non può mai essere qualche cosa di diverso dall’essere cosciente, e l’essere degli uomini è il processo reale della loro vita. Se nell’intera ideologia gli uomini e i loro rapporti appaiono capovolti come in una camera oscura, questo fenomeno deriva dal processo storico della loro vita, proprio come il capovolgimento degli oggetti sulla retina deriva dal loro immediato processo fisico. Esattamente all’apposto di quanto accade nella filosofia tedesca, che discende dal cielo sulla terra, qui si sale dalla terra al cielo. Cioè non si parte da ciò che gli uomini dicono, si immaginano, si rappresentano, né da ciò che si dice, si pensa, si immagina, si rappresenta che siano, per arrivare da qui agli uomini vivi; ma si parte dagli uomini realmente operanti e sulla base del processo reale della loro vita si spiega anche lo sviluppo dei riflessi e degli echi ideologici di questo processo di vita. Anche le immagini nebulose che si formano nel cervello dell’uomo sono necessarie sublimazioni del processo materiale della loro vita, empiricamente constatabile e legato a presupposti materiali. Di conseguenza la morale, la religione, la metafisica e ogni altra forma ideologica, e le forme di coscienza che ad esse corrispondono, non conservano oltre la parvenza dell’autonomia. Esse non hanno storia, non hanno sviluppo, ma gli uomini che sviluppano la loro produzione materiale e le loro relazioni materiali trasformano, insieme con questa loro realtà, anche il loro pensiero e i prodotti del loro pensiero. Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza”” (pag 66-67) [Karl Marx Friedrich Engels, Opere. Volume 5 Scritti 1845-1847. L’ideologia tedesca, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022]”,”ELCx-308″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 25. Engels, Antidühring – Dialettica della natura.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Filippo LISITANO, Andrea MARABESE, Alda PALMA, Andrea SCHENONE; Prima pubblicazione Editori Riuniti 1974, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giorgio GIORGETTI, Mazzino MONTINARI; curatore: Fausto CODINO; traduzioni: Giovanni DE-CARIA, Lucio LOMBARDO RADICE, Fausto CODINO Engels sulla costituzione della materia (pag 545-546) (Dialettica della natura) “”Qualunque opinione si abbia sulla costituzione della materia, una cosa è sicura: che essa è articolata in una successione di grandi gruppi ben delimitati di massa relativa, in modo che i membri di ogni singolo gruppo sono tra di loro in rapporti di massa determinati e finiti, e che rispetto a quelli dei gruppi prossimi si trovano però nel rapporto della infinita grandezza o piccolezza nel senso matematico. Il sistema delle stelle visibili, il sistema solare, le masse terrestri, le molecole e gli atomi, infine le particelle dell’etere formano ciascuno un siffatto gruppo. Non cambia niente nella cosa il fatto che si trovino membri intermedi tra i singoli gruppi…. (pag 545) Dühring annienta la religione (pag 327-328) Dühring annienta la religione. “”Ma abbiamo visto ripetutamente che nella società borghese attuale gli uomini sono dominati, come da forza estranea, dai rapporti economici creati da loro stessi e dai mezzi di produzione da loro stessi prodotti. La base reale dell’azione riflessa della religione continua dunque a sussistere e con essa lo stesso riflesso religioso. E anche se l’economia borghese dà adito ad una certa conoscenza del nesso causale di questo dominio estraneo, ciò in sostanza non cambia niente. L’economia borghese non può né in genere impedire le crisi, né garantire il singolo capitalista da perdite, cattivi debitori e fallimenti e neppure garantire il singolo operaio dalla disoccupazione e dalla miseria. Si dice sempre: l’uomo propone e dio (cioè il dominio estraneo del modo di produzione capitalistico) dispone. La semplice conoscenza, anche se va molto più lontano e molto più a fondo di quella dell’economia borghese, non basta per sottomettere le forze sociali al dominio della società. Per questo occorre anzitutto un”azione’ sociale. E quando questa azione sarà compiuta, quando la società, mediante la presa di possesso e l’uso pianificato di tutti i mezzi di produzione, avrà liberato se stessa e tutti i suoi membri dall’asservimento in cui essi sono mantenuti al presente da questi mezzi di produzione prodotti da loro stessi, ma che si ergono di fronte a loro come una prepotente forza estranea, quando dunque l’uomo non più semplicemente proporrà, ma anche disporrà, allora soltanto sparirà l’ultima forza estranea che oggi ha ancora il suo riflesso nella religione e conseguentemente sparirà anche lo stesso riflesso religioso, per la semplice ragione che non ci sarà più niente da rispecchiare. Dühring non può aspettare che la religione muoia di questa sua morte naturale. Egli procede più radicalmente. Fa il Bismarck più di Bismarck: decreta leggi di maggio (193) inasprite non solo contro il cattolicesimo, ma contro tutta la religione in generale: aizza i suoi gendarmi dell’avvenire contro la religione e così l’aiuta ad acquistarsi il martirio e un prolungamento di esistenza. Dovunque giriamo lo sguardo troviamo socialismo tipicamente prussiano. Dopo che così Duhring ha felicemente annientato la religione, «l’uomo che ora poggia solo su se stesso e sulla natura ed è maturo per riconoscere le sue forze collettive, può imboccare arditamente l’intero cammino che gli aprono il corso delle cose e la sua propria natura». Consideriamo ora, per cambiare, quale «corso delle cose» può arditamente imboccare, guidato per mano di Dühring, l’uomo che poggia su se stesso”” (pag 327-328) [Friedrich Engels, ‘Opere. Volume 25. Engels, Antidühring – Dialettica della natura’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022] [(193) Nel maggio 1873 il Reichstag approvò quattro leggi che istituivano un severo controllo dello Stato sulla Chiesa cattolica, e con le quali il Kulturkampf toccò il suo punto culminante (…)]”,”ELCx-309″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 30. Il capitale. Libro primo. Il processo di produzione del capitale.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Filippo LISITANO, Guido ODORICI, Alda PALMA; La presente edizione ripubblica il contenuto dell’edizione del 1964 degli Editori Riuniti, traduzione di Delio CANTIMORI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova “”Penso di essere il primo marxista a dare questa interpretazione del partito leninista e a stabilire un nesso così organico tra il “”Capitale”” ed il “”Che fare?””. Così Arrigo Cervetto a Lorenzo Parodi nel marzo del 1964, a proposito di ‘Lotte di classe e Partito rivoluzionario’ in cui erano riprese le tesi di Lenin sul “”Capitale”” di Marx. Ne riprendiamo il primo capitolo, “”Formazione economico-sociale e Partito rivoluzionario”” (pag 17)”,”ELCx-311″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Werke. Band 28. Erster Teil. Briefwechsel zwischen Marx und Engels, Januar 1852 bis Dezember 1855 – Briefe von Marx und Engels and dritte Personen Januar 1862 bis November 1855.”,”prefazione illustrazioni note allegati indice opere citate da Marx Engels (proprie e di altri autori) (bibliografia) indice periodici indice biografico nomi indice personaggi letterari biblici mitologici indice dei termini stranieri indice delle lettere”,”MADx-527″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Werke. Band 35. Briefwechsel zwischen Marx und Engels, Januar 1881 – März 1883.”,”prefazione illustrazioni note allegati indice opere citate da Marx Engels (proprie e di altri autori) (bibliografia) indice periodici indice biografico nomi indice personaggi letterari biblici mitologici indice dei termini stranieri indice delle lettere”,”MADx-534″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Werke. Band 36. Briefe von Friedrich Engels, April 1883 – Dezember 1887.”,”prefazione illustrazioni note allegati indice opere citate da Marx Engels (proprie e di altri autori) (bibliografia) indice periodici indice biografico nomi indice personaggi letterari biblici mitologici indice dei termini stranieri indice delle lettere”,”MADx-535″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Werke. Band 38. Briefe von Friedrich Engels, Januar 1891 – Dezember 1892″,”prefazione illustrazioni note allegati indice opere citate da Marx Engels (proprie e di altri autori) (bibliografia) indice periodici indice biografico nomi indice personaggi letterari biblici mitologici indice dei termini stranieri indice delle lettere”,”MADx-537″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 47. Lettere di Friedrich Engels, aprile 1883 – dicembre 1887.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI Elena CAVAGNIS Mirella MANCINI Alda PALMA; introduzione di Paolo RIVETTI, Prima pubblicazione Edizioni Lotta Comunista, 2009, curatore Paolo DALVIT, traduzioni di Monica BINI Irma PERROTTI Matilde RIVETTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Bismarck con un pretesto promulga una legge eccezionale contro i socialisti Categoria dell’articolo:Nuove Accessioni Articolo pubblicato:18 Luglio 2022 Engels a Paul Lafargue, a Parigi, estratto (276), Londra, metà dicembre 1884:”(…) In Germania ci sono troppi soldati e sottoufficiali che appartengono al partito, perché si possa propagandare una sommossa avendo anche la minima speranza di successo. Essi sanno che la ‘demoralizzazione’ (dal punto di vista borghese) deve installarsi proprio tra le file dell’esercito; nelle condizioni militari moderne (armi a tiro rapido ecc.) la rivoluzione deve partire dall’esercito. Perlomeno da noi inizierà così. Nessuno sa meglio del governo come di anno in anno cresca il numero di coscritti che sono socialisti. Il nostro suffragio universale può essere esercitato solo a partire dai 25 anni; se la grande riserva tra i 21 e i 25 anni non vota, pure essa è presente nell’esercito…” (dal francese) (pag 219) [(276) Paul Lafargue citò questo brano della lettera di Engels nell’articolo “Descendre dans la rue”, rivolto contro gli anarchici. Nella sua lettera del 30.11.84, Lafargue aveva raccontato a Engels che nelle assemblee operaie si erano infiltrate spie della polizia che cercavano di provocare delle sommosse incitando a saccheggiare le panetterie. Il «Cri du peuple» del 29 novembre aveva smascherato pubblicamente le spie] Engels ad August Bebel, a Plauen, presso Dresda, Londra, 22 giugno 1885:”(…) Sono stato tenuto complessivamente al corrente degli ultimi avvenimenti, perlomeno per ciò che riguarda le comunicazioni ufficiali, e così ho lette le varie intromissioni di Geiser e Frohme, nonché le tue brevi e convincenti risposte (337). Per tutta questa immondizia dobbiamo ringraziare in massima parte Liebknech, con la sua preferenza per dotti sputasentenze e persone con occupazioni borghesi: persone di cui ci si può pavoneggiare di fronte al piccolo borghese. Non sa resistere a un letterato o a un commerciante che civettano col socialismo, ma proprio in Germania queste sono le persone più pericolose: quelle che io e Marx abbiamo continuamente combattuto fin dal 1845. Una volta che le si sono lasciate entrare nel partito, dove si fanno avanti dappertutto, bisogna continuamente dissimulare i contrasti perché il loro punto di vista piccolo borghese si scontra in ogni momento con quello delle masse proletarie oppure perché essi tentano di falsarlo. Ciò nonostante sono convinto che Liebknecht, quando si arriverà veramente a una decisione, starà dalla nostra parte e per giunta sosterrà che l’aveva sempre detto e che siamo stati noi a impedirgli di attaccare prima. Nel frattempo, è bene che abbia ricevuto una piccola lezione. La scissione arriverà sicura come l’oro, ma io rimango dell’opinione che con la legge sui socialisti (23) in vigore non possiamo provocarla noi. Se ci capita tra capo e collo solo allora, appunto, non potremo fare altrimenti. A ciò dobbiamo prepararci, e ci sono 3 postazioni che credo dobbiamo tenerci in tutti i casi. 1. La tipografia e la libreria di Zurigo, 2. La direzione del «Sozialdemokrat», 3. quella della «Neue Zeit». Sono le uniche postazioni che abbiamo ancora in mano e bastano, anche con la legge sui socialisti, per poter tenere i rapporti col partito. Nella stampa tutte le altre postazioni sono nelle mani dei signori piccoli borghesi, ma non controbilanciano, di gran lunga, queste tre. Dovresti poter sventare alcuni piani contro di noi, e, secondo me, fare di tutto per assicurarci in ogni caso queste 3 postazioni. Saprai meglio di me come iniziare la cosa” (pag 278) [(337) Il «Sozialdemokrat» del 23 aprile 1885 aveva pubblicato un “appello” dei socialdemocratici di Francoforte sul Meno, in cui si criticavano aspramente la linea della maggioranza della frazione socialdemocratica del Reichstag sulle sovvenzioni per la navigazione a vapore e il tentativo di costringere tutto il partito su quella linea. Karl Frohme reagì a questo appello con una lettera in cui attaccava violentemente i socialdemocratici di Francoforte, pubblicata il 7 maggio 1885 sulla «Frankfurter Zeitung». Il «Sozialdemokrat» riportò la lettera di Frohme (14 maggio 1885) e, nel numero successivo (21 maggio), pubblicò l’articolo di Bebel, “Auch ein Protest”, scritto in risposta a Frohme; [(23) La legge eccezionale o legge contro socialisti (…) fu approvata al Reichstag il 19 ottobre 1878 ed entrò in vigore il 21 ottobre successivo. Il pretesto per l’approvazione della legge fu offerto da due attentati a Guglielmo I, a maggio e giugno del 1878. Sebbene la socialdemocrazia non avesse niente a che fare con essi, Bismarck li utilizzò per promulgare una legge eccezionale contro i socialisti (…)] [Karl Marx Friedrich Engels, ‘Opere. Volume 47. Lettere di Friedrich Engels, aprile 1883 – dicembre 1887’, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022]”,”ELCx-312″
“MARX Karl, a cura di Cosimo PERROTTA”,”La crisi del capitalismo.”,”C’è chi vuole negare l’esistenza delle crisi e risolvere le contraddizioni con la fantasia. “”[Il capitalista] deve vendere [sul mercato] una massa di merci che rappresenta il plusvalore, lavoro non pagato; essi [i produttori] avrebbero soltanto da vendere una massa di merci che riprodurrebbe il valore anticipato nella produzione, nel valore dei mezzi e delle materie di lavoro e del salario. Egli ha bisogno quindi di un mercato più vasto di quello di cui essi avrebbero bisogno. Ma non dipende né da lui né da loro, se le condizioni di mercato si mantengono abbastanza favorevoli per iniziare la riproduzione. Gli operai sono dunque produttori, senza essere consumatori – anche quando il processo di riproduzione non è perturbato – di tutti quegli articoli che non debbono essere consumati individualmente ma industrialmente. Quindi niente di più assurdo che affermare, allo scopo di negare la crisi, che i consumatori (compratori) e i produttori (venditori) sono identici nella produzione capitalistica. Sono invece completamente distinti. Se il processo di riproduzione non si arresta, l’identità può essere sostenuta per un solo produttore su 3000 produttori, cioè per il capitalista. È egualmente falso affermare il contrario e cioè che i consumatori sono produttori. Il proprietario fondiario (il ‘rentier’) non produce niente, consuma soltanto. Lo stesso si può dire del capitale finanziario. Le frasi apologetiche che hanno lo scopo di negare le crisi, sono importanti, in quanto dimostrano sempre il contrario di quello che vorrebbero dimostrare. Per negare la crisi, sostengono l’unità dove esiste antitesi e contraddizione. Ciò è importante, in quanto si può dire: esse dimostrano che se le contraddizioni eliminate con la fantasia, non esistessero realmente, le crisi non scoppierebbero mai. Ma le crisi sono una realtà, perché esistono le contraddizioni. Ogni ragione addotta contro le crisi, è una contraddizione risolta con la fantasia, cioè una contraddizione reale e quindi una ragione delle crisi. Lo sforzo di risolvere le contraddizioni con la fantasia indica chiaramente che le contraddizioni effettivamente esistono, ad onta di ogni pio desiderio. Quel che in realtà producono gli operai è il plusvalore. Finché lo producono possono consumare. Non appena cessa, cessa anche il loro consumo, perché cessa la loro produzione. Ma non è vero che possono consumare, perché producono l’equivalente del loro consumo, piuttosto, non appena producono soltanto l’equivalente, cessa il loro consumo, non hanno alcun equivalente da consumare. Il loro lavoro viene arrestato o ridotto o, comunque, viene diminuito il loro salario: in questo ultimo caso – se il livello di produzione resta invariato – non consumano un equivalente della loro produzione. Ma allora mancano i mezzi di sussistenza, non perché non ne producono abbastanza, ma perché ricevono soltanto una parte troppo piccola dei loro prodotti”” (pag 138-139) [da ‘Storia delle teorie economiche’, II, ‘Sulle forme della crisi’; (in) Karl Marx, ‘La crisi del capitalismo’, Newton Compton, Roma, 1974, a cura di Cosimo Perrotta]”,”MADx-001-FER”
“MARX Karl”,”Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte.”,”O. Barrot e Luigi Bonaparte cospirarono assieme alle potenze assolute d’Europa per schiacciare la repubblica romana rivoluzionaria “”Prima di chiudere questo periodo dobbiamo ancora gettare uno sguardo retrospettivo sui due poteri di cui l’uno distrusse l’altro il 2 dicembre 1851, mentre dal 20 dicembre 1848 sino alla fine dell’Assemblea costituente erano vissuti in buoni rapporti coniugali. Mi riferisco da una parte a Luigi Bonaparte, dall’altra parte al partito dei monarchici coalizzati, al partito dell’ordine, della grossa borghesia. Assumendo la presidenza, Bonaparte formò immediatamente un ministero del partito dell’ordine, alla testa del quale pose Odilon Barrot, il vecchio capo, si noti bene, della frazione più liberale della borghesia parlamentare: il signor Barrot aveva finalmente messo le mani sul portafogli ministeriale la cui ombra lo perseguitava sin dal 1830, anzi, sulla presidenza del ministero. Ma egli non vi giungeva, come se lo era immaginato sotto Luigi Filippo, in qualità di capo più avanzato dell’opposizione parlamentare; bensì col compito di dare il colpo di grazia a un Parlamento, e in qualità di alleato di tutti i suoi nemici giurati, i gesuiti e i legittimisti. Egli sposava finalmente la sua fidanzata, ma dopo che questa si era prostituita. Quanto a Bonaparte, egli si ritirava, in apparenza, dietro le quinte. Il partito dell’ordine lavorava per lui. Sin dal primo consiglio dei ministri venne decisa la spedizione di Roma, e ci si mise d’accordo di intraprenderla all’insaputa dell’Assemblea nazionale e di strapparle sotto un falso pretesto i mezzi necessari. Si incominciò a questo modo con una truffa verso l’Assemblea nazionale e con una cospirazione segreta con le potenze assolute dell’estero contro la repubblica romana rivoluzionaria. Allo stesso modo e con le stesse manovre Bonaparte preparò il suo colpo del 2 dicembre contro l’Assemblea legislativa monarchica e contro la sua repubblica costituzionale. Non dimentichiamo che lo stesso partito che il 20 dicembre 1848 formava il ministero di Bonaparte, il 2 dicembre 1851 formava la maggioranza dell’Assemblea nazionale legislativa”” (pag 34-35) [Karl Marx, ‘Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte’, Edizioni in Lingue Estere, Mosca, 1947]”,”MADx-002-FER”
“MARX Karl ENGELS Friedrich LENIN V.I. LUXEMBURG Rosa LIEBKNECHT Karl TROTSKY Leon CERVETTO Arrigo”,”Il nemico è in casa nostra. Piccola antologia marxista sul principio internazionalista.”,”La parola d’ordine della disfatta. “”Una classe rivoluzionaria non può, durante una guerra reazionaria, non augurarsi la sconfitta del proprio governo. Questo è un assioma contestato soltanto dai fautori coscienti o dagli impotenti accoliti dei socialsciovinisti. (…) La rivoluzione in tempo di guerra è la guerra civile; la ‘trasformazione’ della guerra dei governi in guerra civile è facilitata da una parte dai rovesci militari (dalla “”sconfitta””) di questi governi; d’altra parte è praticamente ‘impossibile’ tendere realmente a questa trasformazione senza concorrere, in pari tempo alla disfatta. La “”parola d’ordine”” della disfatta è respinta dagli sciovinisti precisamente perché è ‘l’unica e sola’ parola d’ordine che sia un appello conseguente all’azione rivoluzionaria contro il proprio governo durante la guerra. E senza questa azione, i milioni di frasi ‘rivoluzionarissime’ sulla lotta contro “”la guerra, le condizioni, ecc.”” non valgono un soldo bucato. Chi volesse seriamente confutare la “”parola d’ordine”” della disfatta del proprio governo nella guerra imperialista dovrebbe dimostrare una di queste tre cosa: 1. che la guerra del 1914-1915 non è reazionaria; 2. che la rivoluzione in connessione con questa guerra è impossibile; 3. che sono impossibili il coordinamento e la cooperazione dei movimenti rivoluzionari in ‘tutti’ i paesi belligeranti. Quest’ultimo argomento è particolarmente importante per la Russia, paese più arretrato di tutti gli altri e in cui una rivoluzione socialista immediata è impossibile. Precisamente per questo motivo i socialdemocratici russi hanno dovuto, per primi, far valere “”in teoria e in pratica”” la “”parola d’ordine”” della disfatta. E il governo zarista aveva completamente ragione di affermare che l’agitazione del gruppo parlamentare del POSDR è l’ ‘unico’ esempio nell’Internazionale, non soltanto di un’opposizione parlamentare, ma di un’agitazione veramente rivoluzionaria fra le masse contro il loro governo; che questa agitazione indeboliva la “”potenza militare”” della Russia e concorreva alla sua disfatta. È un fatto. Volerlo negare non è dar prova di intelligenza”” (pag 21-22) [V.I. Lenin, ‘La sconfitta del proprio governo nella guerra imperialistica’, in ‘Sotsial-Demokrat’ del 26 luglio 1915, in Opere complete, vol. 29, pag 249] [(in) AaVv, ‘Il nemico è in casa nostra. Piccola antologia marxista sul principio internazionalista’, Lotta Comunista, Torino, 1999] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ELCx-003-FER” “MARX Karl”,”L’ origine del capitalismo.”,”Il presente volumetto è il capitlo XXIV del Libro I del Capitale di Marx. Il furto della proprieta comunale della terra. Legge sulle enclousure. L’ espropriazione del popolo nelle campagne (pag 15-16)”,”MADx-003-FER” “MARX Karl, a cura di Mario A. MANACORDA”,”Le lotte di classe in Francia.”,”””Il partito dell’ordine torna naturalmente al suo inevitabile luogo comune: «Maggior repressione! – grida – decuplicata repressione!», ma la sua forza di repressione è diminuita di dieci volte, mentre la resistenza si è centuplicata. Lo strumento principale della repressione stessa, l’esercito, non deve anch’esso venir represso? E il partito dell’ordine pronuncia la sua ultima parola: «Il ferreo anello di una soffocante legalità deve essere spezzato. La repubblica costituzionale è impossibile. Dobbiamo combattere con le nostre vere armi; da febbraio 1848 abbiamo combattuto la rivoluzione con le sue armi e sul suo terreno, abbiamo accettato le sue istituzioni; la costituzione è una fortezza che protegge solo gli assedianti e non gli assediati! mentre, nel ventre del cavallo di Troia ci introducevamo nella sacra Ilio, noi, a differenza dei nostri antenati, gli astuti greci, non abbiamo espugnato la città nemica, ci siam dati noi stessi prigionieri» (1). Ma il fondamento della Costituzione è il suffragio universale. L’abolizione del suffragio universale: ecco l’ultima parola del partito dell’ordine, della dittatura borghese. Il suffragio universale aveva dato loro ragione il 24 maggio 1848, il 20 dicembre 1848, il 13 maggio 1849, l’8 luglio 1849. Il suffragio universale aveva dato torto a se stesso il 10 marzo 1850. Il dominio borghese come emanazione e risultato del suffragio universale, come verdetto espresso della sovrana volontà popolare, questo è il senso della Costituzione borghese. Ma, dal momento in cui il contenuto di questo diritto di voto, di questa volontà sovrana, non più il dominio della borghesia, ha ancora senso la Costituzione? Non è dovere della borghesia regolare il diritto di voto in modo che esso voglia il ragionevole, cioè il suo dominio? Il suffragio universale, revocando continuamente il potere attuale dello stato e facendone di nuovo una propria creazione, non abolisce ogni stabilità, non pone ad ogni momento in questione tutti i poteri costituiti, non annulla l’autorità, non minaccia di far assurgere ad autorità l’anarchia stessa? Dopo il 10 marzo 1850 chi poteva ancora dubitarne? La borghesia, respingendo il suffragio universale, di cui s’era finora drappeggiata e da cui succhiava la propria onnipotenza, confessa francamente: «Finora la nostra dittatura è sussistita per volontà popolare, ora dev’essere consolidata contro la volontà popolare» e quindi essa cerca di suoi sostegni non più in Francia, ma fuori, all’estero, nell’invasione”” (pag163-164) [Karl Marx, ‘Le lotte di classe in Francia’, Einaudi, Torino, 1948] [(1) Gioco di parole: ‘grecs’ significa in pari tempo greci e bari di professione, nota di Engels]”,”MADx-004-FER” “MARX Carlo ENGELS Federico”,”Contro l’anarchismo.”,”””Questo fu il primo combattimento di strada dell’Alleanza (‘Alleanza per la democrazia socialista’, i bakuninisti, ndr). Si combatté per 20 ore, forti di 5.000 uomini, contro 32 gendarmi ed alcuni borghesi armati, si riuscì a vincerli dopo che ebbero sparato tutte le loro munizioni e si perdettero in tutto 10 uomini. L’Alleanza poteva ben inculcare nei suoi addetti le parole di Falstaff: «La prudenza è la parte migliore del coraggio». Si capisce che le notizie spaventose dei giornali borghesi, di fabbriche inutilmente incendiate, di gendarmi fucilati in massa, di uomini cosparsi di petrolio e bruciati, sono delle pure invenzioni. Gli operai vittoriosi, anche se condotti da membri dell’Alleanza, il cui motto è «Bigona metter tutto sottosopra!» si mostrano sempre troppo generosi verso i loro avversari vinti, e questi attribuiscono poi agli operai tutti i misfatti che essi non trascurano mai di compiere in caso di vittoria”” [Federico Engels, I bakuninisti al lavoro. Appunti sull’insurrezone spagnola dell’estate 1873 (in) Marx Engels, Contro l’anarchismo, Ed. Rinascita, Roma, 1950]”,”ANAx-013-FER” “MARX Karl, a cura di Danilo ZOLO”,”Lo Stato moderno.”,” “”È comunemente destino di tutte le creazioni storiche completamente nuove di essere prese a torto per riproduzioni di vecchie e anche di defunte forme di vita sociale, con le quali possono avere una certa rassomiglianza. Così questa nuova Comune, che spezza il moderno potere statale, venne presa a torto per una riproduzione dei comuni medioevali, che prima precedettero questo stesso potere statale e poi ne divennero il sostrato. La Costituzione della Comune è stata presa a torto per un tentativo di spezzare in una federazione di piccoli stati, come era stata sognata da Montesquieu e dai Girondini, quella unità delle grandi nazioni, che se originariamente è stata realizzata con la forza politica, è ora, diventata un potente fattore della produzione sociale. L’antagonismo tra la Comune e il potere statale è stato preso a torto per una forma esagerata della vecchia lotta contro l’eccesso di centralizzazione. Speciali circostanze storiche possono avere impedito in altri paesi lo sviluppo classico della forma borghese di governo che si è avuta in Francia e possono avere permesso, come in Inghilterra, di completare i grandi organi centrali dello stato con corrotti consigli parrocchiali, con consiglieri comunali trafficanti, feroci custodi della legge dei poveri nelle città e magistrati virtualmente ereditari nelle campagne. La Costituzione della Comune avrebbe invece restituito al corpo sociale tutte le energie sino allora assorbite dallo stato parassita, che si nutre alle spalle della società e ne intralcia i liberi movimenti. Con questo solo atto avrebbe iniziato la rigenerazione della Francia. La classe media francese delle province vide nella Comune un tentativo di restaurare il controllo che il suo ceto aveva avuto sul paese sotto Luigi Filippo, e che, sotto Luigi Napoleone, era stato soppiantato dal preteso sopravvento della campagna sulle città. In realtà la Costituzione della Comune metteva i produttori rurali sotto la direzione intellettuale dei capoluoghi dei loro distretti, e quivi garantiva loro, negli operai, i naturali tutori dei loro interessi. L’esistenza stessa della Comune portava con sé come conseguenza naturale la libertà municipale locale, ma non più come un contrappeso al potere dello stato ormai diventato superfluo. Soltanto nella testa di un Bismarck – il quale, quando non è preso dai suoi intrighi di sangue e di ferro, ama sempre ritornare al vecchio mestiere così adatto al suo calibro mentale di collaboratore del ‘Kladderadatsch’ (il ‘Punch’ di Berlino) (1) – soltanto in una testa così fatta poteva entrare l’idea di attribuire alla Comune di Parigi l’aspirazione a quella caricatura della vecchia organizzazione municipale francese del 1791 che è la costituzione municipale prussiana, la quale riduce le amministrazioni cittadine alla funzione di ruote puramente secondarie della macchina poliziesca dello stato prussiano. La Comune fece una realtà della frase pubblicitaria delle rivoluzioni borghesi, il governo a buon mercato, distruggendo le due maggiori fonti di spese, l’esercito permanente e il funzionarismo statale. La sua esistenza stessa supponeva la non esistenza della monarchia che, in Europa almeno, è l’abituale zavorra e l’indispensabile maschera del dominio di classe. Essa forniva alla repubblica la base per vere istituzioni democratiche. Ma né il governo a buon mercato né la «vera repubblica» erano la sua meta finale; essi furono solo fatti concomitanti”” (pag 165-166) [Karl Marx, da ‘La guerra civile in Francia’, (in) K. Marx, ‘Lo Stato moderno’, Newton Compton, Roma, 1973] [(1) Il ‘Kladderadatsch’ in Germania e il ‘Punch’ in Inghilterra erano diffusi giornali umoristici]”,”MADx-005-FER” “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 31. Karl Marx, Il Capitale. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI Filippo LISITANO, Andrea MARABESE, Guido ODORICI, Alda PALMA. La presente edizione ripubblica il contenuto dell’edizione del 1965 degli Editori Riuniti, Traduzione di Raniero PANZIERI, collaborazione di Giuseppina SAIJA; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova”,”ELCx-313″ “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Ferdinando VIDONI e Stefono BRACALETTI”,”Opere. XXVI. Scritti etno-antropologici.”,”Volume curato da Ferdinando VIDONI e Stefono BRACALETTI e rivisto da Mario CINGOLI e Giovanni SGRO’ Le traduzioni dal tedesco dei ‘Quaderni etno-antropologici’ marxiani con relative note sono di Ferdinando Vidoni e Stefano Bracaletti Le traduzioni degli scritti di Engels sui Germani e dell”Origine della famiglia’ di Stefano Bracaletti. Si ringraziano le Edizioni Lotta Comunista per l’aiuto tecnico prestato. Comitato scientifico: Gian Mario Bravo, Presidente onorario, Mario Cingoli, presidente, Maria Luisa Barbera, Riccardo Bellofiore, Bruno Bongiovanni, Stefano Bracaletti, Alberto Burgio, Giuseppe Cacciatore, Manuela Ceretta, Gisueppe Antonio Di-Marco, Roberto Fineschi, Fabio Frosini, Emilio Gianni, Augusto Illuminati, Domenico Losurdo, Sergio Manes, Alessandro Mazzone, Nicolao Merker, Vittorio Morfino, Luca Pinzolo, Gianfranco Ragona, Giovanni Sgro’, Maria Turchetto, Marco Venzulli, Ferdinando Vidoni. “”Attività così svariate non potevano più essere esercitate da uno stesso individuo; apparve ‘la seconda grande divisione del lavoro’, l’artigianato si separò dall’agricoltura. L’aumento continuo della produzione e quindi della produttività del lavoro elevò il valore della forza-lavoro umana; la schiavitù ancora nascente e sporadica nello stadio precedente, diventa ora un elemento essenziale del sistema sociale; gli schiavi cessano di essere semplici ausiliari e vengono spinti a dozzine al lavoro, nei campi e nelle officine. Con la divisione della produzione nei due grandi rami principali, agricoltura e artigianato, nasce la produzione direttamente per lo scambio, la produzione di merci e con essa il commercio non soltanto all’interno ed entro i limiti della tribù, ma anche sul mare. Tutto ciò però era ancora assai poco sviluppato; i metalli nobili cominciavano a diventare merce-danaro prevalente e universale, ma non erano ancora coniati e venivano scambiati ancora in base al loro peso grezzo. Accanto alla differenza tra liberi e schiavi appare quella tra ricchi e poveri; con la nuova divisione del lavoro appare una nuova scissione della società in classi. Le differenze dei possessi tra i singoli capifamiglia spezzano l’antica comunità familiare comunistica, dovunque si era mantenuta fino allora, e con essa la coltivazione comune del suolo a pro e per conto di questa comunità. La terra coltivabile è assegnata per lo sfruttamento a famiglie singole, dapprima per un periodo di tempo, più tardi una volta per sempre. Il passaggio alla piena proprietà privata si compie gradualmente e parallelamente a quello dal matrimonio di coppia alla monogamia. La famiglia singola comincia a divenire l’unità economica della società. La maggiore densità della popolazione costringe a stabilire legami più stretti all’interno come all’esterno. La federazione di tribù affini diviene dappertutto necessaria e presto lo diviene anche la loro fusione e conseguentemente la fusioni dei territori separati dalle tribù in un territorio comune del popolo. Il capo militare del popolo – ‘rex, basiléus, thiudans’ – diviene un funzionario permanente indispensabile. Dove non c’era già, compare l’assemblea popolare. Capo militare, consiglio, assemblea popolare, formano gli organi della società gentilizia che si sviluppa progressivamente in una democrazia militare. Militare, poiché la guerra e l’organizzazione per la guerra sono ora divenute funzioni regolari della vita del popolo. Le ricchezze dei vicini eccitano l’avidità di popoli che già vedono nella conquista della ricchezza uno dei primi scopi della loro esistenza. Essi sono barbari: reputano più facile ed anche più onorevole diventare ricchi con la rapina che con il lavoro. La guerra, che una volta era fatta solo per vendicare soprusi o per estendere il territorio divenuto insufficiente, viene ora condotta a fine di semplice rapina., diventa ramo permanente di produzione. Non invano le mura si ergono minacciose intorno alle nuove città fortificate. Nei loro fossati sta spalancata la tomba della costituzione gentilizia e le loro torri si proiettano già nella civiltà. Non diversamente vanno le cose all’interno. Le guerre di rapina accrescono la potenza sia dei supremi capi militari che dei sottocapi; l’elezione consuetudinaria dei loro successori nella stessa famiglia, specie dopo l’introduzione del diritto patriarcale, si trasforma a poco a poco in eredità, dapprima tollerata, poi reclamata e infine usurpata; si pongono le fondamenta della monarchia e della nobiltà ereditarie. Così gli organi della costituzione gentilizia recidono le radici che avevano nel popolo, nella ‘gens’, nella fratria, nella tribù e l’intera costituzione gentilizia si capovolge nel suo opposto: da organizzazione di tribù avente per scopo il libero ordinamento dei propri affari diventa organizzazione per il saccheggio e l’oppressione dei vicini, e corrispondentemente, i suoi organi, da strumenti della volontà popolare, si trasformano in organi autonomi per dominare ed opprimere il proprio popolo”” (pag 618-620) [F.Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà e dello Stato’ (in) Marx Engels, Opere, XXVI. Scritti etno-antropoligici’, La Città del Sole, Napoli, 2020]”,”MADx-896″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 33. Karl Marx. Manoscritto economico 1861-1863. Teorie sul plusvalore – I.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, introduzione alle “”Teorie sul plusvalore”” di Nicola CAPELLUTO; Editing dei testi e composizione del presente volume: Carlo ABBATE, Filippo LISITANO, Andrea MARABESE, Andrea SCHENONE. Prima pubblicazione: Editori Riuniti 1979: comitato di direzione Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giovanni GIORGETTI, Mazzino MONTINARI, a cura di Cristina PENNAYAJA, traduzione di Giorgio GIORGETTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Dall’introduzione: “”(…) Scrive Marx nel poscritto al «Capitale» (19). «L’economia politica, in quanto è borghese, cioè in quanto concepisce l’ordinamento capitalistico, invece che come grado di svolgimento storicamente transitorio, addirittura all’inverso come forma assoluta e definitiva della produzione sociale, può rimanere ‘scienza’ (20) soltanto finché la lotta delle classi rimane latente o si manifesta soltanto in fenomeni isolati». Cervetto commenta attentamente questo passo (21): «N.B. Importantissimo» « 1. L’economia politica classica è ‘scienza’. È da notarlo perché tutta una serie di pseudo-marxisti “”umanisti””, “”prassitologhi””, strutturalisti tendono a sottolineare l’aspetto di “”critica scientifica all’ideologia dell’economia politica”” e a ridurre questa a una ideologia… 2. Marx, invece, [spiega] perché una teoria può rimanere scienza benché abbia una ideologia: perché lo sviluppo storico non ha ancora determinato la contraddizione tra la componente scientifica e quella ideologica della teoria. 3) In altri termini si può dire: finché lo sviluppo storico non ha ancora determinato, con nuovi e forti interessi sociali, la rottura della teoria… 4. Questo rapporto dialettico scienza-ideologia è importante 1° per la definizione di scienza; 2° per la definizione di ideologia; 3° per la teoria delle tre fonti del marxismo e per la teoria della coscienza dall’esterno». Marx prosegue: «Prendiamo l’Inghilterra. La sua economia politica classica cade nel periodo in cui la lotta fra le classi non era ancora sviluppata. Il suo ultimo grande rappresentante, il Ricardo, fa infine, ‘consapevolmente’, dell’opposizione fra gli interessi delle classi, fra salario e profitto, fra il profitto e la rendita fondiaria, il punto di partenza delle sue ricerche, concedendo ‘ingenuamente’ questa opposizione come legge naturale della società. Ma in tal modo la scienza borghese dell’economia era anche arrivata al suo limite insormontabile». Cervetto commenta: “”«’consapevolmente’» significa che Ricardo «non mistifica e non ha una falsa coscienza della “”realtà oggettiva””, cioè non compie le tipiche operazioni dell”ideologia’. Siccome “”consapevolmente”” rappresenta la ‘realtà oggettiva’, compie opera di ‘scienza’ e non di ‘ideologia’. È ‘ideologo’ solo in quanto vede questa realtà non in sviluppo ma come definitiva (‘ingenuamente’ = ‘ideologicamente’]. Ma siccome questa realtà non ha ancora sviluppato tutte le sue contraddizioni, la scienza borghese può rimanere scienza. Non è questione di volontà,. ma un esempio importante di come Marx applichi il concetto di determinazione sociale della ‘sovrastruttura’ (in questo caso l’economia politica). Inoltre è un esempio della tesi di Marx per cui la società (e la scienza) risolve solo i problemi che si sono posti storicamente, che si sono maturati»”” (pag 27-28) dall”Introduzione alle «Teorie sul plusvalore»’ di Nicola Capelluto K. Marx F. Engels, ‘Opere. Volume 33. Karl Marx. Manoscritto economico 1861-1863. Teorie sul plusvalore – I., Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022] “”Questo antagonismo tra la ricchezza che non lavora e la povertà che lavora per vivere fa sorgere anche un antagonismo del sapere. Sapere e lavoro si separano. Il primo si contrappone all’altro come capitale o come articolo di lusso del ricco. «La capacità di sapere e di intendere è un dono generale della natura, ma si sviluppa solo con l’istruzione; se la proprietà fosse divisa in parti uguali, ‘ciascuno lavorerebbe moderatamente’» (dunque la quantità del tempo di lavoro è di nuovo l’elemento decisivo) «’e ciascuno possiederebbe un po’ di sapere’, perché a ciascuno rimarrebbe ‘una porzione di tempo’» (il tempo libero) «da dedicare allo studio e la pensiero; ma con la disuguaglianza dei beni, effetto dell’ordine sociale, ‘l’istruzione è negata’ a tutti gli uomini nati senza proprietà; poiché tutti i mezzi di sussistenza sono nelle mani di quella parte della nazione che possiede ‘il denaro o la terra’ e nessuno dà niente per niente, l’uomo nato senza altra riserva all’infuori della propria forza è costretto a dedicarla al servizio dei proprietari dal primo istante in cui essa si sviluppa e a continuare così per tutta la propria vita, dal sorgere del sole fino al momento in cui questa forza è esaurita e ha bisogno di essere rinnovata con sonno» (p. 112). «È proprio sicuro insomma che questa disuguaglianza di conoscenze non sia divenuta necessaria al mantenimento di tutte le disuguaglianze sociali che l’hanno fatta sorgere?» (Ibidem, p. 113) (Cfr. pp. 118-119). Il Necker deride la confusione economica – caratteristica nei fisiocratici a proposito della terra, negli altri economisti posteriori a proposito degli elementi materiai del capitale – che esalta i proprietari delle condizioni di produzione non perché essi stessi, ma perché queste condizioni (sono) necessarie per il lavoro e per la produzione della ricchezza. «Si comincia col confondere l’importanza del proprietario fondiario (funzione così facile da adempiere) con l’importanza della terra» (Ibidem, p. 126) (IX-421)»”” (pag 358-359) [K. Marx F. Engels, ‘Opere. Volume 33. Karl Marx. Manoscritto economico 1861-1863. Teorie sul plusvalore – I’., Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022]”,”ELCx-316″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 34. Karl Marx. Manoscritto economico 1861-1863. Teorie sul plusvalore – II.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, introduzione alle “”Teorie sul plusvalore”” di Nicola CAPELLUTO; Editing dei testi e composizione del presente volume: Carlo ABBATE, Filippo LISITANO, Andrea MARABESE, Andrea SCHENONE. Prima pubblicazione: Editori Riuniti 1979: comitato di direzione Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giovanni GIORGETTI, Mazzino MONTINARI, a cura di Cristina PENNAYAJA, traduzione di Leandro PERINI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Rendita fondiaria. Marx critica Ricardo quando questi rimprovera Smith di commettere errori: ‘E da ciò RIcardo deduce che Smith si contraddice! (…) (pag 345) (Critica di Ricardo alle opinioni di Smith sulla rendita e ad alcune tesi di Malthus) (pag 335)”,”ELCx-317″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 35. Karl Marx. Manoscritto economico 1861-1863. Teorie sul plusvalore – III.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, introduzione alle “”Teorie sul plusvalore”” di Nicola CAPELLUTO; Editing dei testi e composizione del presente volume: Carlo ABBATE, Filippo LISITANO, Andrea MARABESE, Andrea SCHENONE. Prima pubblicazione: Editori Riuniti 1979: comitato di direzione Alberto AIELLO, Fausto CODINO, Giuseppe GARRITANO, Giovanni GIORGETTI, Mazzino MONTINARI, a cura di Cristina PENNAYAJA, traduzione di Sabina DE-WAAL; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Il carattere apologetico e plagiario degli scritti di Malthus (pag 69) Malthus confonde le categorie merce e capitale (pag 23)”,”ELCx-318″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”L’ ideologia tedesca. Critica della più recente filosofia tedesca nei suoi rappresentanti Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti.”,”La grande industria in Inghilterra (pag 57) “”Infine; dalla concezione della storia che abbiamo svolto otteniamo ancora i seguenti risultati: 1. Nello sviluppo delle forze produttive si presenta uno stadio nel quale vengono fatte sorgere forze produttive e mezzi di relazioni che nelle situazioni esistenti fanno solo del male, che non sono più forze produttive ma forze distruttive (macchine e denaro) e, in connessione con tutto ciò, viene fatta sorgere una classe che deve sopportare tutti i pesi della società, forzata al più deciso antagonismo contro le altre classi; una classe che forma la maggioranza di tutti i membri della società e dalla quale prende le mosse la coscienza della necessità di una rivoluzione che vada al fondo, la coscienza comunista, la quale naturalmente si può formare anche fra le altre classi, in virtù della considerazione della posizione di questa classe; 2. che le condizioni entro le quali possono essere impiegate determinate forze produttive sono le condizioni del dominio di una determinata classe della società, la cui potenze sociale, che scaturisce dal possesso di quelle forze, ha la sua espressione ‘pratico’-idealistica nella forma di Stato che si ha di volta in volta, e perciò ogni lotta rivoluzionari si rivolge contro una classe che fino allora ha dominato (1); 3. che in tutte le rivoluzioni sinora avvenute non è mai stato toccato il tipo dell’attività, e si è trattato soltanto di un’altra distribuzione di questa attività, di una nuova distribuzione del lavoro ad altre persone, mentre la rivoluzione comunista si rivolge contro il ‘modo’ dell’attività che si è avuto finora, sopprime il ‘lavoro’ e abolisce il dominio di tutte le classi insieme con le classi stesse, poiché essa è compiuta dalla classe che nella società non conta più come classe, che non è riconosciuta come classe, che in seno alla società odierna è già l’espressione del dissolvimento di tutte le classi, nazionalità, ecc; 4. che tanto per la produzione in massa di questa coscienza comunista quanto per il successo della cosa stessa è necessaria una trasformazione in massa degli uomini, che può avvenire soltanto in un movimento pratico, in una ‘rivoluzione’; che quindi la rivoluzione non è necessaria soltanto perché la classe ‘dominante’ non può essere abbattuta in nessun’altra maniera, ma anche perché classe che l”abbatte’ può riuscire solo in una rivoluzione a levarsi di dosso tutto il vecchio sudiciume e a diventare capace di fondare su basi nuove la società”” (pag 67-68) [K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, Editori Riuniti, Roma, 1958]”,”MADx-007-FER” “MARX Karl, a cura di Eugenio SBARDELLA”,”Il capitale. Critica dell’ economia politica. Edizione integrale. Libro primo. Il processo di produzione del capitale. Libro secondo. Il processo di circolazione del capitale. Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica.”,”””I primi anni furono naturalmente di riflessione su quanto era accaduto in quel fatidico 1848. Oltre a un tentativo di ricostruire in Inghilterra la ‘Nuova Gazzetta Renana’, egli stese alcuni piccoli volumi, in parte destinati ad esser pubblicati su riviste, che commentavano acutamente la situazione creatasi dopo la fine del «primo atto del dramma rivoluzionario» (39). Nel 1850 furono composte ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 a 1850’, due anni più tardi ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’ (40), e infine in questo stesso periodo vide la luce sulla ‘New York Daily Tribune’ (41) la ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’, frutto della collaborazione con Engels. «Le “”potenze di ieri””, di prima dell’uragano del 1848, sono di nuovo le “”potenze di oggi””… È difficile immaginarsi una disfatta più decisiva di quella subita su tutti i punti del fronte dal partito rivoluzionario – o meglio dai partiti rivoluzionari – sul continente. Ma che cosa significa questo? …» (42). Si trattava soltanto di attendere e di prepararsi. E il miglior modo di prepararsi era per Marx in quel momento fare giustizia di tutta quella «merda economica» (43) che aveva accompagnato il processo di produzione capitalistico, di tutti quei servitori della classe borghese che consideravano eterne le categorie della società contemporanea, dimenticando come esse fossero altrettanto transeunti di quelle dell’epoca classica o feudale, e inneggiando alla «genialità», alla «magnificenza», al «senso del sacrificio» del capitale come molla più vera che avesse dato impulso all’evoluzione della storia. Ed era questo il maggior difetto della scienza economica: quello di essere relativamente troppo giovane, nata nel periodo di formazione del sistema industriale, di cui aveva presto universalizzato gli elementi. Marx analizzò a fondo tutte le dottrine economiche fino ad allora formulate, maggiori o minori, moderne o antiche, e tutti gli aspetti pertinenti l’economia che presentavano autori più noti per altre discipline. Non c’è scrittore che non abbia trattato sia pur di sfuggita rapporti e condizioni di produzione che non sia stato letto e riletto da Marx: era un suo tipico metodo di studio, che gli faceva consultare, una volta iniziata l’indagine di un problema, tutte le opere composte sull’argomento, e che costituì per i suoi editori un vero e proprio tormento. In ‘Per la critica dell’economia politica’, pubblicata nel giugno 1859 per conto dell’editore Duncker di Berlino, venne data una prima forma organica alle sue ricerche; la stesura fu abbastanza travagliata, e lo dimostrano la precedente redazione del 1858 e l’introduzione del ’57, soppressa in seguito perché a carattere troppo generale e sostituita da quella del gennaio ’59, che è la più conosciuta. Certo non era facile mettere insieme un discorso continuo che coordinasse un materiale tanto vasto e formulasse allo stesso tempo una nuova interpretazione dei fenomeni economici; soprattutto il pubblico cui si rivolgeva appariva scarsamente maturo a ricevere l’insegnamento che gli veniva offerto (44). Tuttavia nella mente di Marx erano già chiari i punti su cui si doveva articolare la sua critica; nel 1858 infatti aveva concepito una ripartizione dell’opera in tre capitoli: 1. La merce, 2. Il denaro ossia la circolazione semplice, 3. Il capitale in generale. Di essi non videro la luce che i primi due; ma se da un lato egli giustificò questa mutilazione del programma originario con il fatto che «per la parte pubblicata, e data la natura stessa del soggetto, i porci non potranno ridurre la loro critica a semplici improperi di tendenze, e siccome l’insieme ha un’aria ‘exceedingly’ (45) seria e scientifica, costringe quelle canaglie a prendere poi ‘rather seriously’ (46) le mie idee sul capitale» (47), dall’altro l’aver lasciato da parte per il momento proprio il capitolo riguardante il capitale stava a dimostrare come la sua attenzione si andasse sempre più incentrando su quello specifico fattore del processo di produzione contemporaneo, la cui spiegazione avrebbe messo a nudo le piaghe dell’intera società borghese. ‘Per la critica dell’economia politica’ fu accolta col silenzio dai «colti e dagli incolti portavoce della borghesia tedesca»; rimase per Marx il punto di partenza di una indagine più approfondita. Essa costituì infatti quasi per intero la prima sezione del libro I del ‘Capitale'”” (pag 29-31) [introduzione di Eugenio Sbadella a ‘Il Capitale’ di Karl Marx, Edizione integrale, GTE, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma, 2012] [(40) Ci sembra interessante, per mostrare quale fosse l’opinione di Marx su Luigi Bonaparte, citare l’inizio del libro da lui dedicato al suo colpo di Stato: «Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ma dimentica di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa. Caussidière invece di Danton, Louis Blanc invece di Robespierre, la Montagna del 1841-1845 invece della Montagna del 1793-1795, il nipote invece dello zio. E la stessa caricature nelle circostanze che accompagnano la seconda edizione del 18 Brumaio!» (pag 9 ediz. Rinascita, 1947); (41) Marx fu a lungo il corrispondente europeo del quotidiano americano; (42) ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania, trad. di P. Togliatti, Ed. Rinascita, 1949, p. 7; (43) Cfr. la lettera di Marx ad Engels del 2 aprile 1851, Ed. Rinascita, vol. primo del ‘Carteggio’, p. 213; (44) «L’economia politica è rimasta sino ad ora in Germania una scienza straniera». Vedi il Proscritto alla seconda edizione del ‘Capitale’; (45) Estremamente; (46) Piuttosto seriamente; (47) Lettera di Marx ad Engels scritta intorno al 13 gennaio 1859. ‘Carteggio’, vol. III, pp. 260-1]”,”MADx-008-FER” “MARX Eleanor AVELING Edward, a cura di Stephen WILLIAMS e Tony CHANDLER”,”Letters from England, 1895.”,”Queste ‘lettere’ di Eleanor Marx e Edward Aveling a un giornale socialista russo descrivono i principali avvenimenti politici culturali del giorno da una prospettiva marxista. Una serie di sette lettere spedite per la pubblicazione al giornale socialista russo ‘Russkoye bogatstvo’ (‘The wealth of Russia’) (La ricchezza della Russia). La coppia E. Marx- E. Aveling era piuttosto conosciuta in Russia (pag 1) Eleanor condivideva l’antipatia di Engels ed Edward Aveling nei confronti di Keir Hardie per la sua strategia elettorale (pag 10)”,”MAES-205″ “MARX Karl”,”Miseria della filosofia. Risposta alla “”Filosofia della miseria”” di Proudhon.”,”MARX”,”MADx-068-FL” “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI”,”Manifesto del Partito Comunista.”,”””Entro gli attuali rapporti di produzione borghesi per libertà s’intende il libero commercio, la libera compravendita. Ma scomparso il traffico, scompare anche il libero traffico”” (pag 82-83)”,”MADx-003-FRR” “MARX Karl ENGELS Friedrich; LABRIOLA Antonio”,”Manifest der Kommunistischen Partei – Manifesto del Partito Comunista.”,”””Nella società borghese il lavoro vivo è soltanto un mezzo per aumentare il lavoro accumulato. Nella società comunistica il lavoro accumulato è soltanto un mezzo per rendere più largo e più ricco, più progredito il modo di esistenza dei lavoratori. Nella società borghese il passato domina in sul presente, nella società comunistica il presente sarà signore del passato. Nella società borghese il capitale è personale ed indipendente, mentre l’individuo operante è privo d’indipendenza e di personalità. Ora l’abolizione di tale stato di cose vien detta dalla borghesia abolizione della personalità e della libertà. Ed a ragione. Perché si tratta per fermo di abolire la personalità, la indipendenza e la libertà del borghese. Sotto il nome di libertà ora, per entro agli attuali rapporti borghesi della produzione, s’intende il libero commercio, e il libero comprare e vendere.”” [Karl Marx Friedrich Engels, Antonio Labriola, Manifest der Kommunistischen Partei – Manifesto del Partito Comunista, 1973] (pag 55)”,”MADx-008-FC” “MARX Sonia”,”Lessico tedesco: dalla parola ai fraseologismi.”,”Sonia Marx è docente di Lingua e linguistica tedesca presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Padova.”,”VARx-246-FL” “MARX Karl”,”Cina.”,”””Un indagatore molto profondo, anche fantastico dei principi che governano i movimenti dell’umanità (Hegel, ndr), soleva indicare come uno dei misteri dominanti della natura quella che egli chiamava la legge dell’incontro degli estremi. Il detto corrente che «gli estremi si toccano» era, ai suoi occhi, una verità grande e possente in ogni sfera della vita, un assioma dal quale il filosofo non può prescindere, come l’astronomo non può non tener conto delle leggi di Keplero o della grande scoperta di Newton. Se «l’incontro degli estremi» sia o no un principio così universale, se ne può vedere una illustrazione convincente negli effetti che la rivoluzione cinese sembra destinata ad avere sul mondo civile. Può sembrare un’affermazione molto bizzarra e molto paradossale che la prossima insurrezione dei popoli europei e il loro prossimo moto per le libertà repubblicane e per un sistema di governo a buon mercato dipendano molto probabilmente da ciò che sta oggi avvenendo nel Celeste Impero – proprio agli antipodi dell’Europa – più che da qualsiasi altra causa politica oggi esistente, persino più che dalle minacce della Russia e dalla conseguente probabilità di un conflitto europeo generale. Eppure non è un paradosso, come si può capire quando si considerano attentamente le circostanze del caso. Quali che siano le cause sociali che hanno provocato lo stato endemico di ribellione esistente in Cina da almeno una decina di anni ed ora sommatesi tutte in una formidabile rivoluzione e quale che sia la forma religiosa, dinastica o nazionale da essa assunta, l’occasione di questa esplosione è stata indubbiamente offerta dai cannoni inglesi che hanno imposto alla Cina lo stupefacente chiamato oppio. Davanti alle armi inglesi l’autorità della dinastia Manciù andò in frantumi, la fede superstiziosa dell’eternità del Celeste Impero si spezzò: il barbaro ed ermetico isolamento del mondo civile si incrinò e si aprì un varco per quei contatti che da allora si sono sviluppati con tanta rapidità grazie alle dorate attrattive della California e dell’Australia. Al tempo stesso le monete d’argento dell’impero, sua linfa vitale, cominciarono a fluire verso le Indie orientali britanniche. (…) In questa situazione, poiché il commercio inglese ha già quasi percorso il regolare ciclo economico, si può tranquillamente prevedere che la rivoluzione cinese farà scoccare la scintilla nella polveriera satura dell’attuale sistema industriale, provocando l’esplosione della crisi generale lungamente preparata, che si propagherà all’estero e sarà seguita a breve distanza da rivoluzioni politiche sul continente. Sarebbe un curioso spettacolo quello della Cina che esporta disordine nel mondo occidentale mentre le potenze occidentali, per mezzo delle navi da guerra inglesi, francesi e americane portano «ordine» a Shanghai, a Nanchino e alla foci del Gran Canale. Dimenticano forse queste potenza spacciatrici d’ordine, che vorrebbero tentare di puntellare la vacillante dinastia Manciù, che l’odio per gli stranieri e la loro esclusione dell’impero, che un tempo erano soltanto conseguenza della posizione geografica ed etnografica della Cina, sono diventati un principio politico soltanto dopo la conquista del paese da parte dei tatari manciù? Non c’è dubbio che le burrascose rivalità tra le nazioni europee che, verso la fine del XVII secolo, si disputavano il commercio con la Cina, diedero un potente impulso alla politica isolazionistica seguita dai Manciù. (…) Dall’inizio del XVIII secolo non c’è stata in Europa rivoluzione seria che non sia stata preceduta da una crisi commerciale e finanziaria. Ciò vale per la rivoluzione del 1789 non meno per quella del 1848. È certo non solo che ogni giorno è dato osservare sintomi sempre più minacciosi di contrasti tra i governanti e i loro sudditi, tra lo Stato e la società, tra le differenti classi, ma anche gli attriti tra le potenze stanno gradualmente raggiungendo il punto in cui si dovrà brandire la spada e far ricorso all’ultima ratio dei principi. Nelle capitali europee pervengono quotidianamente dispacci forieri di guerra generale, che scompaiono sotto i dispacci del giorno successivo, i quali assicurano che la pace durerà un’altra settimana o poco più. Possiamo essere sicuri, tuttavia, che per quanto acuti possano essere gli attriti tra le potenze europee, per quanto minaccioso possa apparire l’orizzonte diplomatico, qualsiasi moto posso essere tentato da qualche gruppo fanatico in questo o quel paese, l’ira dei principi e la rabbia del popolo saranno in pari misura placate dal soffio della prosperità. Né guerre né rivoluzioni potranno sconvolgere l’Europa, se non come conseguenza di una crisi generale commerciale e industriale, il cui segnale, come al solito, dovrebbe essere dato dall’Inghilterra, che rappresenta l’industria europea sul mercato mondiale”” (pag 7-8; 16-18) [Karl Marx, ‘Rivoluzione in Cina e in Europa’, ‘New York Daily Tribune’, 14 giugno 1853] [Karl Marx, Cina, Editori Riuniti, supplemento a Lotta comunista, Milano, 1993]”,”CINx-014-FC” “MARX Karl”,”Per la critica dell’ economia politica.”,”introduzione di Maurice DOBB, nota dell’editore, prefazione di Karl MARX (1859), note, traduzione di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI, appendice: Karl MARX, Introduzione a “”Per la critica dell’ economia politica”” (1857), Friedrich ENGELS ‘Recensione a Per la critica dell’ economia politica’, Lettere di Marx a Lassalle (1858), a Engels (1858 e 1859) Weydemeyer (1859); indice nomi; Collana Biblioteca del pensiero moderno “”Marx a Weydemeyer. 1 febbraio 1859. Caro Weiwi, (…) E ora passiamo all’argomento principale. La mia ‘Critica dell’economia politica’ uscirà a fascicoli (il primo fascicolo tra 10 giorni da oggi) presso Franz Duncker, a Berlino (‘Bessersche Verlagsbuchandlung’). Solo lo straordinario zelo e la forza persuasiva di Lassalle hanno potuto indurre Duncker a questo passo. Si è però riservato una scappatoia. ‘Il contratto definitivo dipende dalla vendita del primo fascicolo’. Suddivido tutta l’economia politica i 6 libri: capitale, proprietà fondiaria, lavoro salariato, Stato, commercio estero, mercato mondiale. Il libro I sul capitale è composto di 4 sezioni. (…) Secondo capitolo: Il denaro ossia la circolazione semplice. 1. Misura dei valori (…). 2. Mezzi di circolazione (…). 3. Denaro. 4. I metalli nobili. 5. Teorie su mezzo di circolazione e denaro (…). In questi due capitoli viene contemporaneamente scalzato dalle fondamenta il socialismo proudhoniano, ora ‘fashionable’ (di moda) in Francia, il quale vuole conservare la produzione privata, ‘ma’ vuole ‘organizzare’ lo scambio dei prodotti privati, vuole la ‘merce’, ma non il ‘denaro’. Il comunismo deve, prima di ogni altra cosa, sbarazzarsi di questo «falso fratello». Ma, a prescindere da ogni fine polemico, tu sai che l’analisi delle forme semplici del denaro è la parte più difficile, perché più astratta, dell’economia politica. Spero di conquistare al nostro partito una vittoria scientifica. Ma esso da parte sua deve mostrare ora se è abbastanza numeroso da comperare un numero di copie sufficiente a placare gli «scrupoli di coscienza» dell’editore. Dalla vendita del primo fascicolo dipende il proseguimento dell’impresa. Non appena ho un contratto definitivo, tutto è ‘all right’ (in ordine). Salve, Tuo K. Marx”” (pag 220-222) [Karl Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, Editori Riuniti, Roma, 1979, appendice: ‘Lettere a proposito “”Per la critica dell’economia politica””]”,”MADx-009-FC” “MARX Karl, a cura di Angelo BOLAFFI”,”Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. Guida alla lettura.”,”Angelo Bolaffi (Roma, 1946), ricercatore presso il dipartimento di filosofia dell’Univ di Roma ‘La Sapienza’ è giornalista e autore di saggi sul pensiero politico e costituzionale dell’età di Weimar e ha curato l’edizione italiana di opere di Carl Schmitt e di Otto Kirchheimer. È nel comitato di direzione della rivista ‘Micromega’. In appendice il testo della famosa introduzione di Engels del 1895. Questo saggio svolse un ruolo decisivo nel dibattito sul revisionismo accesosi nell’ultima decade del secolo scorso. “”Infine si venne alla questione dell’aggiornamento della Camera. Bonaparte lo desiderava, per potere agire senza essere disturbato dall’Assemblea. Lo desideravano il partito dell’ordine sia per portare a compimento i suoi intrighi di frazione, sia per gli interessi privati dei singoli deputati. Entrambi ne avevano bisogno per consolidare nelle province le vittorie della reazione e spingerle più lontano”” (pag 137)”,”MADx-010-FC” “MARX Karl; libro primo a cura di Delio CANTIMORI; libro terzo a cura di Maria Luisa BOGGIERI”,”Il capitale. Critica dell’ economia politica. Libro Primo, Terzo.”,”Libro primo a cura di Delio CANTIMORI Libro secondo a cura di Raniero PANZIERI Libro terzo a cura di Maria Luisa BOGGIERI”,”MADx-011-FC” “MARX Karl”,”Storia delle teorie economiche. II. David Ricardo.”,” “”Nell’ambito di ciò che egli sa, Ricardo è sempre conseguente. In lui, il principio che non è possibile una ‘sovraproduzione’ (di merci) è dunque identico al principio che non è possible una pletora o sovrabbondanza di capitale (1). (…) Che cosa avrebbe detto allora Ricardo della stupidità dei suoi successori, i quali negano la sovraproduzione in una forma (generale sovrabbondanza di merci sul mercato), e non solo l’ammettono nell’altra forma, come sovraproduzione di capitale, pletora di capitale, sovrabbondanza di capitale, ma ne fanno uno dei punti essenziali della loro dottrina? Neppur uno, fra gli economisti responsabili del periodo post-ricardiano, nega la [possibilità della] sovrabbondanza di capitale. Tutti vi cercano piuttosto la spiegazione delle crisi (a meno che non le facciano derivare da questioni di credito). Dunque tutti ammettono la sovraproduzione in una forma, ma la negano nell’altra. Resta dunque da domandarsi: in che rapporto stanno fra loro le due forme di sovraproduzione, l’una in cui essa è negata, l’altra in cui è sostenuta? Ricardo stesso, in verità, non sapeva niente delle crisi, delle crisi generali, mondiali, dovute al processo stesso di produzione. Le crisi dal 1800 al 1815, egli poteva spiegarle con la carestia di cerali dovuta alle cattive raccolte, con la svalutazione della moneta cartacea e delle merci coloniali ecc., perché, in seguito al blocco continentale, il mercato era contratto violentemente, per ragioni politiche, non economiche. Le crisi posteriori al 1815, poteva egualmente spiegarle sia con una cattiva annata, con una carestia, sia con la caduta dei prezzi del grano, perché avevano cessato di operare le cause che, secondo la sua propria teoria, durante la guerra e l’isolamento dell’Inghilterra dal Continente, dovevano rialzare i prezzi dei cerali, sia col trapasso dalla guerra alla pace e le conseguenti “”improvvise modificazioni nei canali del commercio”” (cfr. nei suoi ‘Principles’, il capitolo XIX, che tratta di questo). I fenomeni storici successivi, specialmente la periodicità quasi regolare delle crisi del mercato mondiale, non permisero più ai successori di Ricardo di negare i fatti o di interpretarli come fatti accidentali. Invece – prescindendo da coloro che spiegano tutto col credito, per poi [ammettere] di dover di nuovo presupporre la sovrabbondanza di capitale – scoprirono la bella distinzione fra ‘sovrabbondanza di capitale e sovraproduzione’. Rispetto a quest’ultima, essi mantengono le frasi e le buone ragioni di Ricardo e di Smith, mentre dalla prima cercano di dedurre fenomeni a loro altrimenti inesplicabili. Wilson, per esempio, spiega certe crisi con la sovrabbondanza di capitale fisso, e altro con la sovrabbondanza di capitale circolante. La sovrabbondanza del capitale stesso viene sostenuta dai migliori economisti (come Fullarton) ed è già divenuta un pregiudizio talmente comune; che la si ritrova come un termine che non ha bisogno di spiegazioni anche nel compendio del dotto signor Roscher (2). Si domanda dunque: che cos’è la sovrabbondanza di capitale, e in che cosa essa si differenzia dalla sovraproduzione? Secondo i medesimi economisti, il capitale è eguale a denaro o a merci. La sovraproduzione di capitale è dunque una sovraproduzione di denaro o di merci. E tuttavia i due fenomeni non devono aver niente in comune fra loro. Ma neppure si può parlare di sovraproduzione di denaro, poiché questo per loro è merce, di modo che tutto il fenomeno si risolve in una sovraproduzione di merci, che essi ammettono sotto una denominazione e negano sotto l’altra. Inoltre, quando si dice che vi è sovraproduzione di capitale fisso o di capitale circolante, ci si basa sul fatto, che qui non si considerano più le merci in questa semplice determinazione, ma nella loro determinazione come capitale. Ma in tal modo si ammette di nuovo che nella produzione capitalistica e nei suoi fenomeni – per esempio nella sovraproduzione – non si tratta soltanto del semplice rapporto, in cui il prodotto appare come ‘merce’, ma delle determinazioni sociali del medesimo, per cui il prodotto è qualche cosa di più e di diverso dalla merce. In generale, più significati sono impliciti in questa espressione: ‘sovrabbondanza di capitale’ invece di ‘sovraproduzione di merci’ è semplicemente un modo di dire evasivo, o [quella specie di] deficienza mentale, che ammette il medesimo fenomeno come esistente e necessario finché vuol dire ‘a’, ma lo nega non appena viene chiamato ‘b’, mostrando dubbi e scrupoli solo sulla ‘denominazione’ del fenomeno non sul fenomeno stesso; oppure [questa espressione risulta dalla sforzo] di dare una spiegazione al fenomeno, di sfuggire la difficoltà negandola nella forma in cui contraddice ai pregiudizi, e ammettendola solo in una forma vuota di senso. Ma a parte questi aspetti, nel passaggio dall’espressione “”sovraproduzione di merci”” all’espressione “”sovrabbondanza di capitale””, vi è in realtà un ‘progresso’. In che consiste? [Nel riconoscimento] che i produttori non si contrappongono come semplici possessori di merci, ma come capitalisti”” [K. Marx, Accumulazione di capitale e crisi] [(in) K. Marx, Storia delle teorie economiche. II. David Ricardo, 1955] (pag 549-551) [(1) Qui bisogna fare una distinzione. Quando Smith spiega la caduta del saggio di profitto con la sovrabbondanza di capitale, con l’accumulazione di capitale, si tratta di un effetto permanente, e ciò è falso. Invece la sovrabbondanza transitoria di capitale, la sovraproduzione, la crisi, sono cose differenti. Non vi sono crisi permanenti; (2) Senza dubbio va notato, per giustizia, che altri economisti, come Ure, Corbet, ecc., spiegano la sovraproduzione come ‘la condizione naturale della grande industria’, dal punto di vista del mercato interno, così che la sovraproduzione porta a crisi soltanto in certe condizioni, quando si contrae anche il mercato estero]”,”MADx-012-FC” “MARX Karl”,”Forme economiche precapitalistiche.”,”””Le forme storiche originarie in cui il capitale appare dapprima sporadicamente o ‘localmente, accanto’ ai vecchi modi di produzione, a poco per volta liquidandoli ovunque, sono da una parte la vera e propria ‘manifattura’ (non ancora fabbrica); questa sorge laddove esiste una produzoine in massa per l’esportazione, per il mercato estero – dunque sulla ‘base del grande commercio marittimo e terrestre’, negli empori, come nelle città italiane, a Costantinopoli, nelle città fiamminghe, olandesi, in alcune spagnole, come Barcellona, ecc. La manifattura non comprende in un primo tempo la cosiddetta ‘industria cittadina’ – ma l’ ‘industria accessoria alla campagna’, la filatura e la tessitura, i lavori, che meno di tutti richiedono abilità corporativa, formazione artistica”” (pag 119-120)”,”MADx-013-FC” “MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di BRAVO Gian Mario”,”Marxismo e anarchismo.”,”””La Comune di Parigi sarebbe durata un sol giorno, se non si fosse servita i questa autorità di popolo armato, in faccia ai borghesi? Non si può al contrario rimproverarle di non essersene servita abbastanza largamente?”” (F. Engels, Dell’autorità) (pag 79-83)”,”MADx-014-FC” “MARX Karl; edizione italiana a cura di Bruno BONGIOVANNI e Enzo GRILLO”,”Manoscritti sulla questione polacca, 1863-1864.”,”””E’ noto che ieri come oggi la libertà della Polonia dipende dalla Russia e dal complesso gioco degli equilibri internazionali ieri europei ed oggi mondiali. (…)”” (dalla quarta di copertina)”,”POLx-001-FC” “MARX Karl”,”La questione ebraica e altri scritti giovanili.”,”Contiene: Un carteggio del 1843, Sulla questione ebraica, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, Glosse marginali di critica all’ articolo “”Il re di Prussia e la riforma sociale, firmato: un prussiano””. “”La ‘Convenzione’ per un momento ebbe il coraggio di ‘ordinare’ l’eliminazione del pauperismo, ma non già «sull’istante’, come il “”prussiano”” esigerebbe dal suo re, bensì soltanto dopo aver incaricato il suo ‘Comité de salut public’ di elaborare i piani e le proposte necessari, e dopo che questo avesse utilizzato le ampie indagini dell”Assemblée Constituante’ sulle condizioni della miseria in Francia, e proposto attraverso Barrère la fondazione del ‘Livre de la bienfaisance nationale ecc.’. Quale fu la conseguenza dell’ordine della Convensione? Che nel mondo vi fosse un ordine di più, e che ‘un’ anno dopo i tessitori affamati assediassero la Convenzione. Ma la Convenzione fu il ‘massimo’ dell”energia politica’, della ‘forza politica’ e dell”intelletto politico’. Così ‘sull’istante’, senza un accordo con le autorità, ‘nessun’ governo al mondo ha preso ‘disposizioni’ sul pauperismo. Il Parlamento inglese inviò addirittura in tutti i paesi d’Europa dei commissari per apprendere i differenti rimedi amministrativi contro il pauperismo. Ma per quanto gli Stati si siano occupati del pauperismo, sono sempre rimasti fermi a ‘misure amministrative e di beneficienza’, ovvero sono scesi al disotto dell’amministrazione e della beneficienza. Può lo ‘Stato’ comportarsi diversamente? Lo ‘Stato’ non troverà ‘mai’ nello «Stato e nell”ordinamento della società» il fondamento dei ‘mali sociali’, come il “”prussiano”” pretende dal suo re. Là dove sono partiti politici, ciascuno trova il fondamento di ‘ciascun’ male nel fatto che al ‘timone dello Stato’ si trova non già esso ma il suo partito avversario. Perfino i politici radicali e rivoluzionari cercano il fondamento del male non già nell’ ‘essenza’ dello Stato ma in una determinata ‘forma di Stato’, al cui posto essi vogliono mettere un”altra’ forma di Stato. Lo ‘Stato’ e l”ordinamento della società’, dal punto di vista ‘politico’, non sono ‘due’ cose differenti. Lo Stato è l’ordinamento della società”” (pag 124-125) [Karl Marx, ‘La questione ebraica e altri scritti giovanili’, Editori Riuniti, Roma, 1969]”,”EBRx-001-FC” “MARX Karl e altri”,”Documents of the First International. The General Council of the First International 1864-1866. The London Conference 1865. Minutes”,”Tomo 1. 1864-1866, Tomo 2. 1866-1868, Tomo 3. 1868-1870, Tomo 4. 1870-1871, Tomo 5. 1871-1872″,”INTP-007-FGB” “MARX Karl”,”Per la critica dell’economia politica. (1859)”,”””Tra i contemporani di Ricardo che costituirono la scuola basata sui suoi principi di economia politica il più importante è ‘James Mill’. Egli ha tentato di esporre la teoria monetaria ricardiana ponendovi come base la circolazione metallica semplice, eliminando le complicazioni di carattere internazionale che erano estranee all’argomento centrale e che servivano a Ricardo per nascondere la povertà della sua concezione, e mettendo da parta anche qualsiasi riferimento polemico alle operazioni della Banca d’Inghilterra. Le sue tesi sono le seguenti: (…)”” (pag 211)”,”MADx-010-FGB” “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 29. Karl Marx. Scritti economici, febbraio 1858 – marzo 1859.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Andrea MARABESE, Alda PALMA, Giulia SANTORI; Prima pubblicazione: Editori Riuniti 1986, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Gian Mario BRAVO, Giuseppe GARRITANO, Nicolao MERKER, Mazzino MONTINARI, curatore Nicolao MERKER, traduzione di Giorgio BACKHAUS, Emma CANTIMORI MEZZOMONTI; ringraziamenti; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Tempo di lavoro e tempo disponibile. “”(La creazione di molto ‘disposable time’ (1)) per la società in generale e per ogni membro di essa (ossia di spazio per il pieno sviluppo delle forze produttive dei singoli, e quindi anche della società) oltre il tempo di lavoro necessario, questa creazione di tempo di non-lavoro si presenta, sotto le condizioni del capitale e di tutte le fasi precedenti, come tempo di non-lavoro, tempo libero per alcuni. … finire (pag 102-103)”,”ELCx-322″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 18. Scritti 1857-1862.”,”Coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Elena CAVAGNIS, Paolo GALEOTTI, Alda PALMA; traduzione e cua del presente volume Irma PERROTTI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Voce biografica di Blücher, feldmaresciallo prussiano, la carriera militare durante le guerre napoleoniche (pag 206-223) (importante) [Gebhard Leberecht von Blücher, I principe di Wahlstatt (Rostock, 16 dicembre 1742 – Krieblowitz, 12 settembre 1819)] Engels: “”Al pari di molti marescialli di Napoleone, Blücher non sapeva leggere le mappe”” (pag 208) “”Le qualità di Blücher: ‘Le vieux diable, come lo soprannominò Napoleone, Il Maresciallo Avanti!’ come lo chiamavano i russi dell’armata slesiana, fu fondamentalmente un generale di cavalleria. In questo ruolo eccelleva, perché esso richiedeva grandi doti tattiche e poche conoscenze strategiche”” (pag 220) “”Fu un soldato modello. Rappresentava un esempio, mostrandosi il più coraggioso in battaglia e il più infaticabile nell’impegno”” (pag 220)”,”ELCx-323″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 22. Scritti luglio 1870 – ottobre 1871.”,”Coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Enrico BEVIGLIA-CANE’ Alda PALMA Giulia SANTORI; cura del presente volume Claudio LILLO; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Engels, Le vittorie prussiane: “”Ciò che sorprende maggiormente in questo fatto d’armi è il ruolo strategico e tattico giocato da ciascun esercito. È avvenuto l’esatto contrario di ciò che la tradizione lasciava presagire. I tedeschi attaccano, i francesi si difendono. I tedeschi agiscono con rapidità e in modo massiccio, manovrando ugualmente con una certa disinvoltura; i francesi si scopre che, dopo un concentramento di quindici giorni, hanno ancora le truppe talmente disperse da aver bisogno di due giorni per riunire due corpi d’armata. Di conseguenza sono stati battuti alla spicciolata. A giudicare da come manovrano, li si direbbe austriaci. Come spiegare l’accaduto? Semplicemente con le esigenze del Secondo Impero. (…) Le vittorie dei prussiani erano troppo serie per ricorrere alla tattica che l’imperatore avrebbe istintivamente adottato. Celare la verità, nella speranza di potere cancellarne le conseguenze con l’annuncio simultaneo di un’altra e successiva battaglia dal diverso esito, era troppo rischioso. Non si poteva risparmiare l’orgoglio dei francesi nascondendo loro la sconfitta di due armate. Non gli rimaneva altra risorsa che affidarsi al desiderio appassionato di arginare i danni che già altre volte le notizie di disastri simili hanno ingenerato nei cuori francesi. Non v’è dubbio che i telegrammi privati abbozzavano, a beneficio dell’imperatrice (Eugénie de Montijo, ndr) e dei ministri, la linea da tenere nelle dichiarazioni pubbliche, né è da escludere che il testo dei rispettivi proclami sia stato fornito da Metz. In entrambi i casi ci par di capire che, a prescindere dagli umori del popolo francese, coloro che sono investiti dell’autorità, a cominciare dall’imperatore, sono profondamente demoralizzati, cosa quanto mai significativa. A Parigi è stato dichiarato lo stato d’assedio (il 7 agosto 1870), e questo è un segnale inequivocabile delle implicazioni di un’altra vittoria prussiana. Il proclama ministeriale termina del resto con le seguenti parole: «Combattiamo con vigore e la patria sarà salva». Salva, si potrebbero chiedere i francesi, da che cosa? Da un’invasione tedesca, compiuta per dissuadere i francesi da un’invasione della Germania. Se i prussiani fossero stati sconfitti e una simili esortazione fosse giunta da Berlino, il suo tenore sarebbe stato chiarissimo, poiché ogni nuova vittoria francese avrebbe significato nuove annessioni di territorio tedesco da parte della Francia. Se il governo prussiano fosse però avveduto si limiterebbe a registrare che, con la sconfitta francese, il tentativo di impedire alla Prussia di proseguire indisturbata la sua politica tedesca è fallito. Ci riesce difficile credere che la coscrizione ‘en masse’, sulla quale, a quanto si dice, i ministri francesi starebbero deliberando, abbia lo scopo di riproporre una guerra offensiva”” (pag 95) [F. Engels, Le vittorie prussiane, ‘The Pall Mall Gazette’, n. 1711, 8 agosto 1870] [Marx-Engels, Opere. Volume 22. Scritti luglio 1870 – ottobre 1871, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022] Engels Note sulla guerra”,”ELCx-324″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 32. Il capitale. Libro terzo. Il processo di produzione del capitale.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Alfio ALOISI, Filippo LISITANO, Andrea MARABESE, Guido ODORICI, Alda PALMA; La presente edizione ripubblica il contenuto dell’edizione del 1965 degli Editori Riuniti, traduzione di Maria Luisa BOGGERI; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova “”Prima di affrontare il nostro argomento, dobbiamo fare ancora alcune avvertenze al fine di evitare malintesi. La premessa nel modo di produzione capitalistico è quindi la seguente: gli agricoltori effettivi sono dei salariati, occupati da un capitalista, l’affittuario, il quale esercita l’agricoltura unicamente come un particolare campo di sfruttamento del capitale, come investimento del proprio capitale in una sfera particolare della produzione. Questo capitalista-affittuario paga al proprietario fondiario, al proprietario del terreno da lui sfruttato, a determinate scadenze, ad es., annualmente, una somma di denaro stabilita per contratto (precisamente come chi prende a prestito del capitale monetario paga determinati interessi) per avere il permesso di impiegare il suo capitale in questo particolare campo di produzione. Questa somma di denaro si chiama rendita fondiaria, che essa provenga da terreni coltivabili, o da terreni da costruzione, da miniere, da riserve di pesca, da boschi, ecc. Essa viene pagata per tutto il periodo durante il quale il proprietario terriero ha, contrattualmente, dato in prestito o affittato il terreno all’affittuario. La rendita fondiaria è dunque qui la forma sotto la quale la proprietà fondiaria è realizzata, valorizzata economicamente. Abbiamo inoltre qui tutte e tre le classi che costituiscono la cornice della società moderna, riunite ed opposte l’una all’altra – operaio salariato, capitalista industriale, proprietario fondiario. Il capitale può essere fissato nella terra, venire incorporato, parte in modo più transitorio, come in miglioramenti di natura chimica, concimazione e così via., parte in modo più permanente come nei canali di drenaggio e di irrigazione, nei lavori di livellamento, nella costruzione di fattorie, ecc. Ho altrove denominato il capitale, in tal modo incorporato alla terra, la terre-capital (terra-capitale). Esso rientra nella categoria del capitale fisso. L’interesse sul capitale incorporato alla terra e sui miglioramenti che il terreno subisce in tal modo come strumento di produzione, può costituire una parte della rendita, che viene pagata (1) dall’affittuario al proprietario fondiario, ma non costituisce la rendita fondiaria propriamente detta, che viene pagata per l’uso del terreno in sé, sia che esso si trovi allo stadio naturale o che sia coltivato”” (pag 653-654) [(1) Dico «può» perché in determinate circostanze questo interesse viene regolato dalla legge della rendita fondiaria e quindi può scomparire, ad es., per la concorrenza di nuovi terreni aventi una grande fertilità naturale] [Marx-Engels, Opere. Volume 32, Karl Marx, Il capitale, Libro terzo. Il processo complessivo della produzione capitalistica, Edizioni Lotta Comunista, Milano, 2022]”,”ELCx-325″ “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 28. Karl Marx. Scritti economici, luglio 1857 – febbraio 1858.”,”coordinamento del progetto Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del presente volume: Carlo ABBATE, Alfio ALOISI, Elena CAVAGNIS, Filippo LISITANO, Mirella MANCINI, Andrea MARABESE; Prima pubblicazione: Editori Riuniti 1986, Comitato di redazione: Alberto AIELLO, Gian Mario BRAVO, Giuseppe GARRITANO, Nicolao MERKER, Mazzino MONTINARI, curatore Nicolao MERKER, traduzione di Giorgio BACKHAUS; ringraziamenti; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di studi sul capitalismo, Genova Riproduzione e accumulazione del capitale. “”Nella produzione fondata sulla schiavitù, così come in quella agricolo-industriale patriarcale, dove la grande maggioranza della popolazione soddisfa immediatamente con il proprio lavoro la massima parte dei suoi bisogni, l’ambito della circolazione e dello scambio e molto ristretto, e nel caso della prima in particolare lo schiavo non è neppure considerato come ‘soggetto di scambio’. Nella produzione fondata sul capitale invece il consumo è mediato in tutti i punti dallo scambio e il lavoro non ha mai un valore d’uso ‘immediato’ per coloro che lavorano. Essa (24)) si fonda unicamente sul lavoro come valore di scambio e come creatore di valore di scambio. Well. D’abord, l’operaio salariato, a differenza dello schiavo, è già un centro autonomo di circolazione, un soggetto di scambio che crea valore di scambio e lo conserva mediante lo scambio. … finire (pag 377-378)”,”ELCx-326″ “MARX Karl”,”Urtext (Grundrisse). Frammento del testo originario di “”Per la critica dell’economia politica”” (1858).”,”Il denaro, la corsa all’oro e l’argento. “”Che i denaro circoli in forma di moneta oppure no, è indifferente. I dollari messicani, gli imperiali di Russia, sono mera forma del prodotto delle miniere sudamericane e russe. Parimenti serve il sovereign inglese, perché non paga alcuna seignorage (Tooke ‘A History of Prices, and of the State of the Circulation, from 1839 to 1847 inclusive’, London, 1848, p. 226]. In che rapporto sta oro e argento con i produttori immediati di esso, nei paesi dove esso è prodotto immediato, oggettivazione d’un modo particolare di lavoro? Esso viene prodotto nelle loro mani immediatamente come merce, cioè come un valore d’uso che non ha un valore d’uso per il suo produttore, ma tale diventa per lui soltanto attraverso la sua alienazione, per il fatto che viene gettato nella circolazione. Nelle sue mani esso può essere tesoro solo in quanto esso non è il prodotto della circolazione, non si è sottratto ad essa, bensì non vi è ancora entrato. Esso va scambiato immediatamente, in proporzione con il tempo di lavoro contenuto in esso, solo contro le altre merci, accanto alle quali esso esiste però come merce ‘particolare’. D’altra parte però, in quanto vale al tempo stesso come prodotto del lavoro generale, personificazione di questo, ciò che esso non è in quanto prodotto immediato, esso pone il suo produttore nella posizione privilegiata di presentarsi subito come compratore, non come venditore. Per impossessarsi di esso come denaro, egli deve spogliarsene come prodotto immediato, ma non ha al tempo stesso bisogno della mediazione di cui ha bisogno il produttore di ogni altra merce. Egli è venditore già nella forma di compratore. La illusione di poterlo strappare immediatamente dalla terra o dai letti dei fiumi come ricchezza generale e in quanto tale capace di soddisfare tutti i bisogni, si mostra ad esempio ingenuamente nel seguente aneddoto: «In the year 1760 the poor people turned out in numbers to wash gold from the river sands south of Prague, and 3 men were able in the day to extract a mark (half a pound) of gold; and so great was the consequent rush to «the diggins», that in the next year the country was visited by famine» (Abhandlung von dem Alterthum des böhmischen Bergwerks’, von M.G. Körner Schneeberg, 1758] (pag 63-64) [Karl Marx, ‘Urtext’, Edizione del Covile, 2022] Eraclito (frammento 2) («Sebbene il logos sia comune, i molti vivono come se avessero una saggezza propria»). Scrive Plutarco in ‘Sulla Superstizione’: «Eraclito dice che per coloro che sono svegli esiste un mondo unico e comune, e che invece i dormienti si involgono in un mondo proprio». (dalla Rivista del Covile) Marx sulla pandemia Il corpo umano è mortale per sua natura. Le malattie non potrebbero quindi non esistere. Perché il corpo umano è sottoposto alla cura del medico quando ammala e non quando è sano? Poiché non soltanto la malattia, ma pure il medico è un male. Con la tutela medica sarebbe la vita riconosciuta quale un male ed il corpo umano quale obiettivo per gli esperimenti del collegio dei medici. Non è forse più desiderabile la morte di una vita che sia una mera misura preventiva contro la morte? Non è necessario il libero movimento anche alla vita? Che è ogni malattia se non la vita privata della sua libertà? Un medico perpetuo sarebbe una malattia con la prospettiva non di morire, ma di vivere. La vita può morire; la morte non può vivere. Karl Marx Rheinische Zeitung No132, supplemento 12 maggio 1842. (dalla Rivista del Covile) Non rifiutare ma preferire (Nicolás Gómez Dávila) La via del saggio è fare ma non contendere (Lao Tze)”,”MADx-011-FGB” “MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere. Volume 37. Karl Marx. Manoscritto economico, 1861-1863. Complementi – 2.”,”Coordinamento del progetto: Vito CAPUZZONI Guido ODORICI, presente volume curato da Claudio LILLO, impostazione editoriale Claudio LILLO Dina GRILLO, Impaginazione e grafica Massimiliano FARINELLA Marco ALBERTI Michele REISSNER, Editing dei testi e composizione del volume: Carlo ABBATE Elena CAVAGNIS, Alda PALMA, traduzione dei testi inediti di Paolo GALEOTTI e Filippo LISITANO; Opera realizzata in collaborazione con Istituto di Studi sul Capitalismo, Genova”,”ELCx-329″ “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Oeuvres. Economie I. Misère de la philosophie. Discours sur le libre-échange. Le manifeste communiste. Travail salarié et capital. Intrduction générale a la critique de l’ économie politique. Critique de l’ économie politique. Adresse inaugurale et statuts de l’ Association Internationale des Travailleurs. Salaire, prix et plus-value. Le Capital (Livre Premier). Critique du programme du parti ouvrier allemand. Appendices.”,”””Fine marzo: Marx organizza il ritorno in Germania dei membri della Lega e redige le Rivendicazioni del partito comunista in Germania che, stampate in forma di volantini, sono distribuiti con il Manifesto agli operai che ritornano in Germania. Nel primo articolo delle Rivendicazioni, la Germania è proclamata “”repubblica una e indivisibile””. Aprile: Marx, Engels e qualche altro membro della Lega dei comunisti lasciano Parigi e si recano a Colonia ove cominciano subito a preparare la creazione di un grande quotidiano, la Neue Rheinische Zeitung. Maggio: Conflitto tra Marx e il gruppo della Lega dei comunisti, diretto da Andreas Gottschalk, che aveva pure fondato una associazione operaia. Gottschalk e i suoi amici preconizzavano il boicottaggio delle elezioni indirette per le assemblee nazionali di Berlino e di Francoforte. Sembra stabilito che in questa data, Marx scioglie la Lega dei Comunisti: non essendo un partito di cospiratori, essa non ha più ragione d’essere in un paese in cui si sta per restituire la libertà di stampa””. (pag LXXII-LXXIII)”,”MADx-001-FSD” “MARX Karl, a cura di Maximilien RUBEL”,”Oeuvres. Economie II. Edition etablie et annotée par Maximilien Rubel. Ce volume contient: Economie et philosophie, Salaire, Principes d’une critique de l’ économie politique, Matériaux pour l’ “”économie””, Le Capital (Livre deuxième, Livre troisième), Appendices (Plans et sommaires du Capital).”,”2° copia Crisi moderne: pag 261 Contraddizioni interne alla legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto pag 1024 “”Rappelons en passant que Monsieur le Capitaliste ainsi que sa presse sont souvent mécontents de la manière dont la force de travail dépense son argent et dont elle choisit elle-même les marchandises II: c’est là une bonne occasion pour philosopher, jaser de culture et se poser en philanthrope. Voyez par exemple M. Drummond, secrétaire d’ambassade de Grande-Bretagne à Washington. Selon lui, ‘The Nation’ a publié, fin octobre 1879, un article intéressant où il est dit entre autres: “”La population laborieuse n’a pas, dans le domaine de la culture, suivi le rythme du progrès technique; une pluie d’objets s’est abattue sur elle, dont elle ne sait que faire et pour lesquels elle ne constitue pas un marché””. Chaque capitaliste désire naturellement que les ouvriers achètent sa marchandise. “”Il n’y a aucune raison pour que l’ouvrier ne souhaite posséder autant de confort que le prêtre, l’avocat et le médecin, qui gagnent autant que lui.”” Les avocats, les prêtres et les médecins de cette catégorie ne peuvent en effet que souhaiter tant de confort! “”Mais il ne le fait pas. Reste à savoir comment on pourrait, par des méthodes saines et rationnelles, l’élever au rang d’un consommateur mieux avisé; question difficile à résoudre, puisque toute l’ambition du travailleur ne va pas au-delà d’une diminution de ses heures de travail et que le démagogue le pousse beaucoup plus dans cette voie que vers l’élévation de sa condition par le perfectionnement de ses aptitudes morales et intellectuelles.”” (1)”” (1) Reports of H.M’s. Secretaries of Embsasy and Legation on the Manufactures, 1879 pag 404 (pag 851-852)”,”MADx-002-FSD” “MARX Karl [ENGELS Friedrich], a cura di Leandro PERINI”,”Rivoluzione e reazione in Francia, 1848-1850.”,”Contiene: – Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 (pag 5-170) – Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte (pag 171-318) – Appendice: Karl Marx Recensione a F. Guizot K. Marx F. Engels Rassegna (maggio ottobre 1850) F. Engels Introduzione alla prima ristampa delle ‘Lotte di classe in Francia’ K. Marx, Prefazione alla seconda edizione del 18 Brumaio F. Engels Prefazione alla terza edizione tedesca del 18 Brumaio 1849. Bonaparte ‘impopolare’ “”Bonaparte non era più il semplice ‘uomo neutrale’ del 10 dicembre 1848. Il possesso del potere esecutivo aveva raggruppatto intorno a lui una serie di interessi; la lotta contro l’anarchia aveva persino costretto il partito dell’ordine ad accrescere la sua influenza, e se egli, Bonaparte, ‘non’ era ‘più’ popolare, il partito dell’oridne era ‘impopolare’. Quanto agli orleanisti e ai legittimisti, non poteva egli sperare, grazie alla loro rivalità e alla necessità di una restaurazione monarchica purchessia, di costringerli a riconoscenre il ‘presidente neutrale’?”” (pag 119) (Le lotte di classe in Francia)”,”MADx-002-FAP” “MARX Karl, a cura di Luigi FIRPO”,”Scritti politici giovanili.”,”Karl Marx, ‘Il problema ebraico’, in Id. ‘Scritti politici giovanili, a cura di Luigi Firpo, Einaudi, Torino, 1975 “”Secondo Bauer l’uomo deve sacrificare il «privilegio della fede», per poter ricevere gli universali diritti dell’uomo. Esaminiamo un momento i pretesi diritti dell’uomo, e proprio nella loro configurazione autentica, cioè la configurazione da essi assunta presso i loro scopritori, i popoli nord-americano e francese. In parte questi diritti dell’uomo sono diritti politici, diritti che vengono esercitati solo in comunità con altri. La partecipazione alla sfera comune, e precisamente alla sfera politica, alla sfera statale, costituisce il loro contenuto. Essi cadono sotto la categoria della libertà politica, sotto la categoria dei diritti civili, che non presuppongono affatto, come già abbiamo visto, la coerente e positiva eliminazione della religione, e quindi dell’ebraismo. Resta a considerare l’altra parte dei diritti dell’uomo, i ‘droits de l’homme’, in quanto si distinguono dai ‘droits du citoyen’. In questa classe si trova la libertà di coscienza, il diritto di praticare un culto a piacere. Il privilegio della fede viene espressamente riconosciuto, o come un diritto dell’uomo, o come una conseguenza di un diritto dell’uomo, quello della libertà. (…). La ‘Déclaration des droits de l’homme’, ecc., 1793, enumera fra i diritti dell’uomo, art. 7: «Le libre exercice des cultes». E precisamente a proposito del diritto di manifestare i propri pensieri e opinioni, di riunirsi, di praticare il proprio culto, così si esprime: «La nécessité d’énoncer ces ‘droits’ suppose ou la présence ou le souvenir récent du despotisme». (…) L’inconciliabilità della religione coi diritti dell’uomo è tanto poco implicita nel concetto dei diritti dell’uomo, che anzi fra questi viene espressamente enumerato il diritto di essere religioso, di essere religioso a modo proprio, di praticare il culto della propria particolare religione. Il privilegio della fede è un diritto universale dell’uomo. I ‘droits de l’homme’ vengono distinti come tali dai ‘droits du citoyen’. Chi è l’ ‘homme’ distinto dal ‘citoyen’? Non altri che il membro della società borghese. E perché il membro della società borghese viene denominato «uomo», uomo senza più, e i suoi diritti, diritti dell’uomo? Come si spiega questo fatto? Si spiega richiamandosi al rapporto dello Stato politico con la società borghese, all’essenza dell’emancipazione politica. Prendiamo atto anzitutto del dato di fatto, che i cosiddetti diritti dell’uomo, i ‘droits de l’homme?, in quanto distinti dai ‘droits du citoyen’, non sono altro che i diritti del membro della società borghese, ossia dell’uomo egoista, dell’uomo separato dall’uomo e dalla comunità”” (pag 375-377) [Karl Marx, a cura di Luigi Firpo, ‘Scritti politici giovanili’, Giulio Einaudi, Torino, 1975]”,”MADx-003-FAP” “MARX Karl, a cura di Norberto BOBBIO”,”Manoscritti economico-filosofici del 1844.”,”””Ma siccome per l’uomo socialista ‘tutta la cosiddetta storia del mondo’ non è altro che la generazione dell’uomo mediante il lavoro umano, null’altro che il divenire della natura per l’uomo, egli ha la prova evidente, irresistibile, della sua ‘nascita’ mediante se stesso, del ‘processo della sua origine’. Dal momento che la ‘essenzialità’ dell’uomo e della natura è diventata praticamente sensibile (1) e visibile, dal momento che è diventato praticamente sensibile e visibile l’uomo per l’uomo come esistenza della natura, e la natura per l’uomo come esistenza dell’uomo, è diventato praticamente improponibile il problema di un essere ‘estraneo’, di un essere superiore alla natura e all’uomo, dato che questo problema implica l’ammissione dell’inessenzialità della natura e dell’uomo. L’ ‘ateismo’ in quanto negazione di questa inessenzialità, non ha più alcun senso; infatti l’ateismo è, sì, una ‘negazione di Dio’ e pone attraverso questa negazione l’ ‘esistenza dell’uomo’, ma il socialismo in quanto tale non ha più bisogno di questa mediazione. Esso comincia dalla coscienza ‘teoreticamente e praticamente sensibile’ dell’uomo e della natura nella loro essenzialità. Esso è l’ ‘autocoscienza positiva’ dell’uomo, non più mediata dalla soppressione della religione, allo stesso modo che la ‘vita reale’ è la realtà positiva dell’uomo, non più mediata dalla soppressione della proprietà privata, dal ‘comunismo’. Il comunismo è, in quanto negazione della negazione, affermazione; perciò è il momento ‘reale’, e necessario per il prossimo svolgimento storico, dell’emancipazione e della riconquista dell’uomo. Il ‘comunismo’ è la struttura necessaria e il principio propulsore del prossimo futuro; ma il comunismo non è come tale la meta dello svolgimento storico, la struttura della società umana”” [Karl Marx, Terzo manoscritto, ‘Proprietà privata e comunismo’ (in) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, Einaudi, Torino, 1975, a cura di Norberto Bobbio] [(1) Il testo ha: «… praktisch, sinnlich…» Ho tolto la virgola facendo di «praktisch» un avverbio in analogia con l’espressione simmetrica dello stesso periodo «praktisch unmöglich». Del resto, poco più avanti si legge: «… theoretisch und praktisch sinnlicher Bewusstsein»]”,”MADx-004-FAP” “MARX Karl, a cura di E.J. HOBSBAWM”,”Forme economiche precapitalistiche.”,”””In quanto uomini di cultura classica, (Marx Engels, ndr) leggevano senza difficoltà il greco e il latino, e sappiamo che erano loro familiari fonti tanto remote quanto Jordanes, Ammiano Marcellino, Cassiodoro o Orosio (1). D’altra parte, né una cultura classica né il materiale a quei tempi disponibile avrebbero reso possibile una serie conoscenza dell’Egitto e dell’antico Medio oriente. Marx ed Engels, infatti, non si occuparono di tale regione in quel periodo: anche i riferimenti casuali ad essa sono relativamente scarsi, sebbene questo non significhi che Marx ed Engels ne abbiano trascurato i problemi storici (2). Nel campo della storia orientale, la loro situazione era diversa. Nulla indica che prima del 1848 Marx o Engels abbiano pensato o letto molto in merito a tale argomento. È probabile che della storia orientale essi conoscessero soltanto quel che si trova nelle ‘Lezioni sulla filosofia della storia’ di Hegel (che non è illuminante) e quelle altre informazioni che erano familiari ai tedeschi istruiti in quel periodo. L’esilio in Inghilterra, gli sviluppi politici degli anni cinquanta e soprattutto gli studi economici di Marx modificarono rapidamente il livello delle loro conoscenze. Lo stesso Marx derivò una certa conoscenza dell’India dagli economisti classici che lesse o rilesse all’inizio del decennio (i ‘Principi’ di J.S. Mill, Adamo Smith, la ‘Lezione introduttiva’ del 1851 di Richard Jones (3)). Nel 1853 cominciò a pubblicare sulla ‘New York Daily Tribune’ articoli sulla Cina (14 giugno) e sull’India (25 giugno). È evidente che in quell’anno tanto Marx che Engels si interessarono profondamente ai problemi storici dell’Oriente, al punto che Engels tentò di imparare il persiano (4). All’inizio dell’estate del 1853, nelle loro lettere sono citati l”Historical Geography of Arabia’ del Rev. C. Foster, i ‘Voyages’ del Bernier, Sir William Johnes, l’orientalista, gli atti parlamentari relativi all’India, e l’History of Jawa’ di Stamford Raffles (5). È ragionevole supporre che le opinioni di Marx sulla società asiatica abbiano trovato la loro prima formulazione matura in questi mesi: erano basate, come è evidente, su uno studio non certo superficiale. D’altro canto gli studi di Marx ed Engels sul feudalesimo nell’Europa occidentale sembrano aver seguito un corso diverso. Marx era al corrente delle ricerche contemporanee sulla storia agraria medievale, cioè essenzialmente delle opere di Hanssen, Meitzen e Maurer (6), cui si fa riferimento nel primo volume del ‘Capitale’ (…). Fu solo ‘dopo’ la pubblicazione del primo volume del ‘Capitale’ (e cioè anche dopo la prima stesura del secodno e terzo volume del ‘Capitale’) che questo problema cominciò palesemente a interessare i due amici, soprattutto a partire dal 1868, quando Marx iniziò lo studio approfondito del Maurer, le cui opere egli ed Engels considerarono da quel momento come la base delle loro conoscenze in tale campo (7). Tuttavia l’interesse di Marx si concentra soprattutto sul contributo dato da Maurer e altri alla conoscenza della comunità contadina originaria, piuttosto che sulla servitù della gleba, mentre Engels sembra essersi interessato fin dal principio anche a questo aspetto, che elaborò, sulla scorta del Maurer, nel suo ‘La Marca’ (scritto nel 1882). Alcune delle ultimissime lettere tra Marx ed Engels, del 1882, si occupano dell’evoluzione storica della servitù della gleba (8). Sembra evidente che l’interesse di Marx verso questo argomento sia aumentato negli ultimi anni della sua vita, quando i problemi della Russia attirarono sempre più la sua attenzione”” (pag 19-21) [Eric J. Hobsbawm, ‘Prefazione’, (in) Karl Marx, ‘Forme economiche precapitalistiche’, Editori Riuniti, Roma, 1985] [(1) Marx und Engels zur Deutsche Geschichte, Berlin, 1953, vol. I, pp 88, 616, 49; (2) Cfr. Engels a Marx 18 maggio 1853, sulle origini di Babilonia; Engels a Marx, 6 giugno 1853, in ‘Carteggio Marx-Engels, Roma, 1950-1953, III, pp. 204-206 e pp. 214-219; (3) K. Marx, Chronik Seines Lebens’, pp. 96, 103, 107, 110, 139; (4) Engels a Marx, 6 giugno 1853, cit.; (5) Carteggio, cit., 18 maggio – 14 giugno. Tra le molte fonti orientali citate negli scritti di Marx tra il marzo e il dicembre 1853 sono: G. Campbell, ‘Modern India (1852); James Mill, ‘History of India’ (1826); Thomas Mun, ‘A Discourse on Trade, from India to the East Indies’ (1621); J. Pollexfen, ‘England and East India Trade’ (1697) e Saltykov, ‘Lettres sur L’Inde’ (1848). Marx lesse e consultò varie opere e atti parlamentari; (6) G. Hannsen, ‘Die Aufhebung der Leibeigenschaft und die Umgestaltung der gutsherrlich-bäuerlichen Verhältnisse überhaupt in den Herzogthümern Schleswig und Holstein’ (Pietroburgo, 1861); August Meitzen, ‘Der Boden und die landwirtschaftlichen Verhältnisse des preussichen Staates’ (Berlino, 1866); G. Von Maurer, ‘Einleitung zur Geschichte der Mark, Hof-, Dorf- und Stadtverfassung und der öffentliche Gewalt’ (Monaco, 1854); ‘Geschichte der Fronhöfe’, ecc., 4 voll. (Erlangen, 1862-63); (7) Marx a Engels, 14 maggio 1868; Engels a Marx, 25 marzo 1868; ‘Carteggio’, cit., Marx a Vera Zasulic, 8 marzo 1881; Engels a Bebel 23 settembre 1882; (8) Engels a Marx, 5 dicembre 1882; Marx a Engels 16 dicembre 1882. Carteggio, cit., VI, pp. 411-414]”,”MADx-005-FAP” “MARX Karl; edizione italiana a cura di Bruno BONGIOVANNI e Enzo GRILLO”,”Manoscritti sulla questione polacca, 1863-1864.”,”Nell’indice dei nomi non viene citato il generale russo Michail Illarionovic Kutuzov Napoleone e la Polonia in occasione della campagna di Russia del 1812 L’abbandono della Polonia da parte di Napoleone tra le cause del disastro della campagna di Russia del 1812 “”Dopo il suo ‘matrimonio con la figlia dell’imperatore d’Austria’, Napoleone ebbe una nuova occasione per la ‘restaurazione della Polonia’. Cito a questo proposito un autore francese, ‘Norvins’, la cui storia è una apoteosi di Napoleone. Dice dunque Norvins (77): «Napoleone ebbe la possibilità, nel 1810, di realizzare questo nobiLe progetto, (ossia la restaurazione della Polonia) () perché l’Austria gli aveva offerto le due Galizie; egli però rifiutò per evitare una guerra con la Russia, la quale invece cominciò a prepararla contro di lui il giorno dopo la conclusione del Trattato di Tilsit». Dopo quanto si è detto finora, diventa persino superfluo dire che Napoleone fece la sua ‘guerra del 1812′ contro la Russia senza avere alcun riguardo per la Polonia. A questa guerra egli era costretto dalla Russia, che nel periodo ’19/31 dicembre 1810’ permise l’importazione di merci coloniali su navi neutrali, proibì alcune merci francesi, altre le tassò duramente, e non fece la minima concessione malgrado i tentativi diplomatici di Napoleone volti a prevenire la guerra. Non gli restava che rinunciare al suo ‘sistema continentale’ o fare guerra alla Russia. ’28 giugno 1812′. Giorno dell’entrata di Napoleone a Vilna. In quel giorno fu proclamata, alla Dieta di Varsavia, la nascita di una ‘Polonia confederata’ (ossia Polonia unita alla Lituania) e una ‘guerra nazionale’. Napoleone disse ai deputati di Varsavia che egli non desiderava una ‘guerra nazionale’. (Charras ci dice che da questo suo odio a questa guerra ecc. scaturiscono i «cento giorni») (). Egli prese possesso delle antiche province polacche ‘in suo nome, non in nome della Polonia’. L’esercito polacco lo disperse tra la ‘Grande Armata’. Non fu dunque il ‘disastro di Napoleone’ a causare il suo abbandono della Polonia, bensì il suo ‘reiterato tradimento’ della Polonia ‘a causare il suo disastro'”” (pag 117-119) [(77) J. Nervins, Histoire de Napoléon, 4 voll., Paris 1927-28; (*) La frase è un’aggiunta di Marx: è stata posta tra parentesi dall’ed. olandese; () Qui termina il Ms. A 20 a. Per Charras vedi nota seguente; (78) Il titolo dell’opera di J.B.A. Charras (il figlio del generale napoleonico barone Joseph) non è questo, bensì ‘Histoire de la campagne de 1815. Waterloo’, Bruxelles 1858]”,”MADx-012-FGB”
“MARX Karl, a cura di Ferruccio ANDOLFI e Giovanni SGRO'”,”Manoscritti economico-filosofici del 1844. Edizione commentata.”,”I meriti di Feuerbach “”Feuerbach è il solo che abbia un rapporto ‘serio, critico’, verso la dialettica hegeliana e che abbia fatto delle vere scoperte in questo campo, ed abbia insomma veramente riportato la vittoria sulla vecchia filosofia. La grandezza della sua opera e la discreta semplicità con cui Feuerbach lo annuncia al mondo, stanno in singolare opposizione con l’inverso atteggiamento altrui. Il grande merito di Feuerbach è: 1. Di aver …. finire (pag 244-245) [Karl Marx, Quaderno III. ‘Critica della dialettica e della filosofia hegeliana in genere’, in ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′ Edizione commentata, a cura di Ferruccio Andolfi e Giovani Sgro’, Ortothes, Salerno, 2018,”,”MADx-897″
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Opere scelte.”,”””Credo che la prossima Internazionale sarà – dopo che gli scritti di Marx avcranno esercitato il loro effetto per alcuni anni – direttamente comunista e proclamerà apertamente i nostri principi”” (Engels a Sorge, 12 settembre 1874) (in apertura, presentazione) La Rivoluzione del 1848: “”Se l’insurrezione di giugno rafforzò dappertutto sul continente la coscienza di sé della borghesia, e la spinse ad una alleanza aperta con la monarchia feudale contro il popolo, chi fu la prima vittima di questa alleanza? Fu la stessa borghesia del continente, alla quale infatti la disfatta di giugno impedì di consolidare il dominio e di tenere, metà soddisfatto e metà malcontento, il popolo fermo sul gradino più basso della rivoluzione borghese. Infine la disfatta di giugno rivelò alle potenze assolutiste d’Europa il segreto che la Francia era costretta a mantenere la pace all’esterno a qualsiasi prezzo, per poter condurre la guerra civile all’interno. In questo modo i popoli che avevano iniziato la lotta per la loro indipendenza nazionale vennero dati in balia alla prepotenza della Russia, dell’Austria e della Prussia, ma in pari tempo la sorte di queste rivoluzioni nazionali venne subordinata alla sorte della rivoluzione proletaria; esse vennero spogliate della loro apparente autonomia, della loro apparente indipendenza dal grande rivolgimento sociale. Né l’ungherese, né il polacco, né l’italiano possono essere liberi fino a che rimane schiavo l’operaio! Infine, in seguito alle vittorie della Santa Alleanza, l’Europa ha preso un aspetto tale che ogni nuovo sollevamento proletario in Francia dovrà coincidere in modo diretto con una ‘guerra mondiale’. La nuova rivoluzione francese sarà costretta ad abbandonare immediatamente il terreno nazionale e a ‘conquistare il terreno europeo’, sul quale soltanto la rivoluzione sociale del XIX secolo può attuarsi. Solo con la disfatta di giugno dunque sono state create le condizioni entro le quali la Francia può prendere l’ ‘iniziativa’ della rivoluzione europea. Solo immergendosi nel sangue degli ‘insorti di giugno’ il tricolore è diventato la bandiera della rivoluzione europea: la ‘bandiera rossa’!. E il nostro grido è: ‘La rivoluzione è morta! Viva la rivoluzione!’ (1)”” [Karl Marx, ‘La disfatta del giugno 1848’ (da ‘Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850’) (pag 442-462) [(1) Per caratterizzare la dialettica rivoluzionaria della disfatta di giugno, Marx usa qui la stessa formula con cui la monarchia feudale esprimeva la sua pretesa perennità: «Le roi est mort! Vive le roi!» (Il re è morto! Viva il re!)]”,”ELCx-336″
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Emma CANTIMORI MEZZOMONTI”,”Manifesto del Partito Comunista. Seguito da ‘I Principi del Comunismo’ e da ‘Per la storia della Lega dei Comunisti’ di F. Engels, dalle prefazioni di Marx ed Engels per le varie edizioni del ‘Manifesto’, e da altri scritti e documenti.”,”La dittatura del proletariato: «il proletariato organizzato come classe dominante» “”Nel ‘Manifesto’ – osserva Lenin, «sono riassunti i risultati generali della storia, che ci costringono a vedere nello Stato un organo della egemonia di classe, e ci fanno giungere alla necessaria conclusione che il proletariato non può far cadere la borghesia senza aver prima conquistato il potere politico, senza avere raggiunto il potere politico e senza avere trasformato lo Stato nel “”proletariato organizzato come classe dominante””, e che questo stato proletario comincerà a morire subito dopo la sua vittoria, poiché in uno Stato senza antagonismi di classe lo Stato non è necessario, né possibile». Non viene posta la questione del come debba avvenire, – considerando la cosa dal punto di vista dello svolgimento storico, – questo subentrare dello Stato proletario allo stato borghese. E, più sopra: nel ‘Manifesto’ «la questione dello Stato viene trattata ancora in maniera estremamente astratta, in concetti e con espressioni generalissime» (1). Il che naturalmente non vuol dire che non vi sia indicato il problema della «dittatura del proletariato», nella frase: «lo Stato, cioè il proletariato organizzato come classe dominante». Marx ha affrontato questo problema, che è quello della lotta poliitica del proletariato e del nuovo partito, nel ‘Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte’ e nelle ‘Lotte di classe in Francia dove esamina i risultati di quegli anni di azione rivoluzionaria e di fallimento delle speranze rivoluzionarie”” (pag 47) [dall’introduzione di Emma Cantimori Mezzomonti, al ‘Manifesto del Partito Comunista’, di Karl Marx e Friedrich Engels, Einaudi, Torino, 1953] [(1) Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, ed. tedesca, Mosca, 1947, pp. 26 sgg.]”,”MADx-001-FMB”
“MARX Karl ENGELS Friedrich, a cura di Gian Mario BRAVO Manuela CERETTA Gianfranco RAGONA”,”Scritti, ottobre 1871 – novembre 1873.”,”Karl Marx, L’ indifferenza in materia politica’ (pag 373-377) L’amara critica di uno dei discepoli di Owen, John Francis Bray, di tutti i movimenti, tanto politici che economici degli operai inglesi “”Ma il movimento della classe operaia è oggidì sì possente, che questi settari filantropi non osano più ripetere per la lotta economica le ‘grandi verità’ ch’essi incessantemente proclamavano sulla lotta politica. Essi sono troppo pusilli per applicarle ancora agli scioperi, alle coalizioni, alle società dei singoli mestieri, alle leggi sul lavoro delle donne e dei ragazzi, sulla limitazione delle ore di lavoro, ecc. ecc. Ora, studiamoci di vedere, se essi sono capaci di essere richiamati alle buone tradizioni, al pudore, alla buona fede e agli interni princìpi! I primi socialisti (Fourier, Owen, Saint-Simon, ecc.), poiché le condizioni sociali non erano abbastanza sviluppate da permettere alla classe operaia di costituirsi in classe militante, hanno dovuto fatalmente circoscriversi a dei sogni sulla ‘società modello’ dell’avvenire e condannare tutti i tentativi quali gli scioperi, le coalizioni, i movimenti politici, iniziati dagli operai per portare qualche miglioramento alla loro sorte. ma se a noi non è permesso di rinnegare questi patriarchi del socialismo, come non è permesso ai chimici di rinnegare il loro padri, gli alchimisti, dobbiamo però evitare di ricadere nei loro errori, che, commessi da noi, sarebbero inescusabili. Tuttavia, più tardi – nel 1839 – quando la lotta politica ed economica della classe operaia aveva preso in Inghilterra un carattere già abbastanza accentuato, Bray – uno dei discepoli di Owen e uno di quelli che assai prima di Proudhon avevano trovato il ‘mutualismo’ – pubblicò un libro: “”Labour’s Wrongs and Labour’s Remedy» (I mali e i rimedi del lavoro). In uno dei capitoli sull’inefficacia ‘di tutti i rimedi che si vogliono ottenere colla lotta attuale’, egli fa una amara critica di tutti i movimenti, tanto politici che economici degli operai inglesi; condanna il movimento politico, gli scioperi, la limitazione delle ore di lavoro, il regolamento sul lavoro delle donne e dei fanciulli nelle fabbriche, perché tutto ciò – secondo lui – invece di farci uscire dallo stato attuale della società, vi ci trattiene e non fa che rendere più intensi gli antagonismi”” (pag 374-375) [Karl Marx, L’ indifferenza in materia politica’ (pag 373-377), in K. Marx F. Engels, ‘Scritti, ottobre 1871 – novembre 1873’, Edizioni Pantarei, Milano, 2018]”,”MADx-003-FMB”
“MARX Carlo”,”L’Alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’Aja. (1873)”,”””L’Alleanza della Democrazia Socialista è d’origine tutta borghese. Essa non è un’emanazione dell’Internazionale, ma il rampollo della Lega della Pace e della Libertà, società nata-morta di repubblicani borghesi. L’Internazionale era già saldamente stabilita allorché Michele Bakunin si pose in mente di assumere la parte d’emancipatore del proletariato. L’Internazionale non gli offriva che il campo d’azione comune a tutti i suoi membri, e per divenire qualche cosa egli avrebbe dovuto rendersene degno con un lavoro assiduo e devoto; se non che egli credette di trovare miglior partito e una via più facile dal lato di borghesi della Lega. Si fece dunque eleggere, nel settembre del 1867, membro del Comitato permanente della Lega della Pace, e prese sul serio la sua parte: si può proprio dire che egli e Barni, ora deputato di Versailles, furono l’anima di questo Comitato. Atteggiandosi a teorico della Lega, Bakunin doveva pubblicare sotto i suoi auspici un’opera: «Il federalismo, il socialismo e l’anti-teologismo» (1). Frattanto egli dovette presto convincersi che la Lega era una società insignificante e che i liberali che ne facevano parte altro non vedevano nei suoi congressi che l’occasione di fare un viaggio e dei discorsi magniloquenti; mentre l’Internazionale, al contrario, cresceva d’importanza di giorno in giorno. Egli sognò allora d’innestare la Lega all’Internazionale. Per attuare questo piano, Bakunin, presentato da Elpidine, si fece ricevere nel luglio del 1868 qual membro della sezione centrale di Ginevra: nello stesso tempo egli fece adottare dal Comitato della Lega una proposta con cui si chiedeva al Congresso internazionale di Bruxelles un patto d’alleanza offensiva e difensiva fra le due società; (…). Il Congresso di Bruxelles osò rigettare la proposta della Lega. Grande fu la contrarietà e lo sdegno di Bakunin, perché da un lato l’Internazionale gli sfuggiva dalle mani e si sottraeva alla suo protezione, dall’altro, il presidente della Lega, il professore Gustavo Vogt, lo redarguiva vivamente: o tu non eri sicuro – scriveva egli al Bakunin – dell’effetto del nostro invito, e allora hai compromesso la nostra Lega; o tu sapevi quale sorpresa ci riserbavano i tuoi amici dell’Internazionale, e allora ci hai ingannati in una maniera indegna. Ti domando ora che cosa andremo a dire al nostro Congresso… Bakunin gli rispose con una lettera con cui fu data lettura a chiunque voleva sentirla: Io non potevo prevedere – diceva- che il Congresso internazionale ci risponderebbe con un insulto volgare e pretensioso a un tempo, ma questo fatto si deve attribuire ad un certo gruppo di Tedeschi che detestano i Russi (spiegava poi verbalmente al suoi uditori che questo gruppo era quello di Marx). Tu mi chiedi che cosa noi faremo. Ebbene io chiedo che sia concesso a me l’onore di rispondere a questo insulto volgare dalla tribuna del nostro Congresso, a nome del Comitato. (…)”” (pag 6-7) [Carlo Marx, ‘L’Alleanza della democrazia socialista e l’Associazione internazionale dei lavoratori. Rapporto e documenti pubblicati per ordine del Congresso internazionale dell’Aja. (1873), Lugi Mongini editore, Roma, 1901, Reprint Samonà e Savelli, Roma, 1970) [I. L’Alleanza segreta] [(1) Questa bibbia degl”ismi’ fu interrotta al terzo fascicolo per mancanza di ‘manoscritto’]”,”MADx-004-FMB”
“MARX Carlo”,”Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo. (1867)”,”””È circostanza del tutto contingente che il ‘Manifesto’ sia stato dettato, nel gennaio del ’48, per la ‘Lega dei Comunisti’, in cui si trasformava la preesistente ‘Lega dei Giusti’ ispriata al comunismo evangelico di Guglielmo Weitling: in verità esso esponeva idee tutte proprio dei suoi autori. Lineare ne è la dottrina: la sterile illusione degli ideologi socialisti nacque dal fatto che essi credettero possibile una evoluzione della società attraverso pacifiche riforme affidate al potere politico …. Finire (pag XX-XXI) [Luigi Firpo, ‘Introduzione’ in: Karl Marx, ‘Il Capitale. Critica dell’economia politica. Libro Primo’, Utet, Torino, 1948]”,”MADx-001-FMDP”
“MARX Karl; a cura di Giorgio GIORGETTI”,”Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte.”,”””Ad ogni modo, il democratico esce senpre senza macchia dalla più grave sconfitta, come senza colpa vi è entrato, e ne esce con la rinnovata convinzine che egli deve vincere, non che egli stesso e il suo paritto dovranno cambiare il loro vecchio modo di vedere, ma, al contrario, che gli avvenimenti, maturando, gli dovranno venire incontro”” (pag 104-105)”,”MADx-003-FMDP”
“MARX Karl, a cura di Roberto FINESCHI”,”Il Capitale. Libro I.”,”introduzione di Roberto Fineschi, nota di traduzione, criteri di annotazione, prospetto comparativo di pesi, misure e monete, elenco illustrazioni, prefazione alla prima edizione, poscritto alla seconda edizione, prefazione e poscritto all’edizione francese, Alla terza edizione, Prefazione all’edizione inglese, Alla quarta edizione; tabelle sinottiche, Manoscritto 1871-72, introduzione, tabelle A, B, Varianti dalla prima (1867), seconda (1872-73), terza edizione tedesca 1883) e dall’edizione francese (1872-75) del primo libro del “”Capitale””, note del curatore, indice nomi, indice dei libri e delle riviste citati; traduzione di Stefano Breda Roberto Fineschi Gabriele Schimmenti Giovanni Sgro’; Collana I millenni “”Il ‘Capitale’ è spesso chiamato sul continente «la Bibbia della classe lavoratrice». Chiunque abbia familiarità col movimento dei lavoratori non negherà che i risultati cui si arriva in questo libro stiano diventando sempre più, di giorno in giorno, i principi basilari del grande movimento della classe lavoratrice, non solo in Germania e in Svizzera, ma anche in Francia, in Olanda e in Belgio, in America e anche in Italia e Spagna. Chiunque abbia familiarità con quel movimento non potrà negare che dappertutto la classe lavoratrice riconosce sempre più in queste conclusioni l’espressione più adeguata delle proprie condizioni e delle proprie aspirazioni. E anche in Inghilterra le teorie di Marx esercitano, proprio in questo momento, un influsso potente sul movimento socialista che si sta diffondendo nelle file delle “”persone colte”” non meno che nelle file della classe lavoratrice. Ma non è tutto. Si avvicina rapidamente il momento in cui un’indagine completa e a fondo della situazione economica inglese si imporrà come necessità nazionale inevitabile. Il sistema industriale inglese, il cui funzionamento è impossibile senza una costante e rapida estensione della produzione e quindi dei mercati, è giunto a un punto morto. Il libero scambio ha esaurito le sue risorse, perfino Manchester dubita di questo suo vangelo economico di un tempo (2). L’industria straniera, in via di rapido sviluppo, si contrappone dappertutto alla produzione inglese: non soltanto nei mercati protetti ma anche in quelli neutrali e perfino al di qua della Manica. Mentre la forza produttiva cresce in proporzione geometrica, l’estensione dei mercati progredisce, nel migliore dei casi, in proporzione aritmetica. Il ciclo decennale di stagnazione, prosperità, sovrapproduzione e crisi, che si è regolarmente ripetuto dal 1825 al 1867, sembra certo aver fatto il suo corso; ma solo per condurci in una disperata palude di depressione cronica permanente. L’agognato periodo di prosperità non verrà; come crediamo di scorgerne i sintomi premonitori, essi svaniscono di nuovo nell’aria. Intanto ogni nuovo inverno ripropone la domanda: «Che fare dei disoccupati?». Ma nessuno che possa rispondere alla domanda; e possiamo quasi fare il calcolo dell’epoca in cui i disoccupati perderanno la pazienza e prenderanno in mano il loro destino. Certo, in tale momento si dovrebbe ascoltare la voce di un uomo, la cui intera teoria è il risultato di tutta un vita dedicata allo studio della storia economica e della situazione economica inglese e che da tale studio ha tratto la conclusione che, per lo meno in Europa, l’Inghilterra è l’unico paese in cui l’inevitabile rivoluzione sociale potrebbe essere interamente attuata con mezzi pacifici e legali. Certo egli non ha dimenticato di aggiungere che difficilmente ci sarebbe da aspettarsi che le classi dominanti inglesi si assoggetteranno a una tale rivoluzione pacifica e legale senza una ‘proslavery rebellion’ (24)”” (pag 27-29) [Friedrich Engels, Prefazione all’edizione inglese, 5 novembre 1886, (in) Karl Marx, ‘Il Capitale. Libro I’, Giulio Einaudi, Torino, 2024] [(2) Nell’assemblea trimestrale della Camera di commercio di Manchester, tenutasi nel pomeriggio di oggi, ha avuto luogo un’accesa discussione sulla questione del libero scambio. È stata presentata una risoluzione di questo tenore: «Per 40 anni si è atteso invano che le altre nazioni seguissero l’esempio del libero scambio dato dall’Inghilterra e questa Camera ritiene ora giunto il momento di riconsiderare questa posizione». La risoluzione fu respinta a maggioranza per un solo voto: 21 voti favorevoli, 22 contrari (“”Evening Standard””, 1° novembre 1886] [24] «Ribellione in favore della schiavitù». Allusione alla «guerra di secessione» (1861-65) fra gli Stati schiavisti del Sud degli Stati Uniti contro quelli del Nord]”,”MADx-899″
“MARX Karl”,”Il capitale: libro I capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato.”,”””Qui si riuniscono i fili dispersi della «Bibbia della classe operaia». Una lucente valanga di ironia e sarcasmo sulle ideologie nelle quali la cruda realtà del modo di produzione e distribuzione borghese si riflette capovolta””. (sottotitolo di copertina) ‘Senza lavoro salariato… niente capitale e niente capitalisti’ “”Nel rapporto di scambio come nel rapporto di produzione si riflettono ‘rapporti sociali’: essi sono rapporti fra ‘classi’, non fra cittadini liberi ed eguali (fraterni, per giunta!) e fra classi ‘antagoniste’, monopolizzatrice l’una dell’ ‘intera’ ricchezza materiale sociale, nuda di qualunque ricchezza materiale sociale l’altra. Il mito va in frantumi: «Il capitale non è una cosa più che non lo sia il denaro. Nell’uno come nell’altro, determinati rapporti produttivi sociali fra persone appaiono come rapporti fra cose e persone, ovvero determinati rapporti sociali appaiono come proprietà sociali naturali di cose. ‘Senza salariato’, dacché gli individui si fronteggiano come persone libere [noti il lettore come volino in pezzi, uno dopo l’altro e tutti insieme, gli “”eterni principi”” della rivoluzione democratica borghese], ‘niente produzione di plusvalore; senza produzione di plusvalore, niente produzione capitalistica, quindi niente capitale e niente capitalisti!»’. Non v’é capitale senza lavoro salariato; non v’è lavoro salariato senza capitale. Ne tragga l’economista borghese la conclusione che, dunque, non v’è lavoro che non sia salariato, come non v’è oggetto e mezzo di lavoro che non sia capitale; la classe operaia ne trarrà l’altra lezione, formulata proprio in quegli anni (1865) da Marx: «Abolizione del lavoro salariato!»”” (pag XVI-XVII) [presentazione di Bruno Maffi, (in) Karl Marx, ‘Il Capitale: Libro I, capitolo VI inedito. Risultati del processo di produzione immediato’, La Nuova Italia, Firenze, 1969]”,”MADx-114-B”
“MARX Karl ENGELS Friedrich”,”Oeuvres choisies en trois volumes. Tome III.”,”””L’Etat n’existe donc pas de toute éternité.Il y a eu des sociétés qui se sont tirées d’affaire sans lui, qui n’avaient aucune idée de l’Etat e du pouvoir d’Etat”” (pag 349) (F. Engels, L’origine…)”,”MADx-013-FGB”
“MARX Karl, a cura di Norberto BOBBIO”,”Manoscritti economico-filosofici del 1844.”,”Marx: ‘da Feuerbach soltanto prende inizio la critica ‘positiva’, umanistica e naturalistica’ “”(…) S’intende da sé che io mi son valso oltre che dei socialisti francesi e inglesi, anche dei lavori dei socialisti tedeschi. Peraltro, in questo campo, i lavori tedeschi sostanziosi ed ‘originali’, al di fuori degli scritti di Weitling, si riducono agli articoli pubblicati da Hess in ‘Ventun fogli’ (3), e al saggio di Engels, ‘Abbozzo di una critica dell’economia politica’, pubblicato negli «Annali franco-tedeschi» (4): in questa stessa rivista io pure ho delineato, se pure in forma generalissima, i primi elementi del presente lavoro. * Oltre questi scrittori che si sono occupati di economia politica con metodo critico, la critica positiva in generale, e quindi anche la critica positiva dell’economia politica in Germania, deve la sue vera fondazione alle scoperte di Feuerbach, per quanto contro le opere di questo scrittore, ‘La filosofia dell’avvenire’ (5) e le ‘Tesi per la riforma della filosofia’, pubblicate negli ‘Anekdota’ (6), l’invidia meschina di alcuni e la vera e propria rabbia di altri sembri aver ordito una formale congiura del ‘silenzio’; il che non toglie che vengano poi utilizzate di nascosto. * Da Feuerbach soltanto prende inizio la critica ‘positiva’, umanistica e naturalistica. Quanto più senza strepito, tanto più sicura, profonda, estesa e duratura è l’efficacia degli scritti di Feuerbach, i soli scritti dopo la ‘Fenomenologia’ e la ‘Logica’ di Hegel, in cui sia contenuta un’effettiva rivoluzione teoretica. Il capitolo finale del presente scritto, contenente l’analisi della ‘dialettica’ e in generale della filosofia ‘hegeliana’, ho ritenuto che fosse assolutamente necessario, per contrappormi ai ‘teologi critici’ del nostro tempo che tale lavoro non hanno mai compiuto, dando, del resto, prova di una inevitabile ‘superficialità’: infatti, anche il teologo ‘critico’ rimane ‘teologo’, e quindi o deve prender le mosse da determinati presupposti filosofici come da una autorità, oppure sorgendogli un qualche dubbio, durante il processo di critica e attraverso scoperte altrui, sui presupposti filosofici, li accantona vilmente e senza giustificazione, ‘fa astrazione’ da essi, e manifesta in forma ormai soltanto negativa, incosciente e sofistica il suo asservimento ai medesimi insieme col dispetto per questo asservimento. (…)”” (pag 4-5) [prefazione di Karl Marx, (in) Karl Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, Einaudi, Torino, 2004, a cura di Norberto Bobbio] [(3) ‘Einundzwanzig Bogen aus der Schweiz’, editi da G. Herwegh, parte I, Zürich und Winterthur, 1843. Gli articoli di Hess sono i seguenti: ‘Sozialismus und Communismus’, pp. 74 sgg; ‘Die Eine und ganze Freiheit’, pp. 92 sgg; ‘Philosophie der Tat’, pp. 309 sgg; (4) ‘Umrisse zu einer Kritik der Nationalökonomie’, in ‘Deutsch-französische Jahrbücher’, Paris, 1844, pp. 86 sgg; (5) ‘Gründsätze der Philosophie der Zukunft’, Zürich und Winterthur, 1843; (6) Vorläufige Thesen zur Reformation der Philosophie’, in ‘Anekdota zur neuesten deutschen Philosophie und Publizistik’, editi da A. Ruge, Zürich und Winterthur, 1843; vol. II, pp. 62 sgg]”,”MADx-006-FAP”
“MARX Karl”,”Lettere a Kugelmann.”,”Contiene in allegato tre fogli di carta sottile battuti a macchina da scrivere con traduzione (forse del PB) dal tedesco di una lettera di Marx tratta dal volume ‘Brief an S. Meyer und A. Vogt, 9 aprile 1870, in MEW, Dietz, 1965 Band 32, pag 667-669, con la chiusura finale dell’autore della traduzione ‘non mi risulta che questa lettera sia staa mai tradotta in italiano; si veda però la parziale trad. francese in Marx-Engels, ‘Textes sur le colonialisme’, Editions en Langues Etrangeres, Moscou, 332-355.”,”MADx-002-FPB”
“MARX-AVELING Eleanor AVELING Edward; PICKSHAUS Klaus”,”Die Frauenfrage. Mit einer biographischen Skizze über E. Marx-Aveling (K. Pickshaus)”,”Foto della Marx Memorial Library in London. (pag 82) Eleanor MARX ha scritto articoli e lavori di storia del movimento operaio inglese e americano. “”Eleanor Marx berichtete einige Jahr später auf dem Brüsseler Kongreß der Internationale im August 1891 über diesen “”bewundernswert geführten Streik der jungen Bryant & May’s Streichholzarbeiterinnen; (und) die Anstrengungen vieler bemerkenswerter Frauen, um ihre Schwestern bei der Arbeit zu organisieren””, auch wenn die Ergebnisse “”verglichen mit den Anstrengungen enttäuschend gering”” blieben.”””” (pag 80)”,”MADS-411″
“MARX-AVELING Eleanor”,”The working class movement in England. (1896)”,”I sette articoli apparvero nei primi sette mesi del 1884 sul giornale ‘To-Day’. Il giornale si definì “”esponente del socialismo scientifico”” e aveva come direttori Bax e Joynes. Il breve schizzo storico ‘The working class movement in England’ fu scritto in origine per il ‘Volkes lexicon”” a cura di Emmanuel WURM e Eleanor MARX. Tradotto dal tedesco da Edward AVELING e pubblicato nel 1896 con una prefazione di Wilhelm LIEBKNECHT scritta nel 1895.”,”MUKx-154″
“MARX-AVELING Eleanor AVELING Edward, a cura di Joachim MÜLLER e Edith SCHOTTE”,”Thoughts on Women and Society.”,”Titolo originale (1887): The Woman Question Contiene molto materiale iconografico”,”MADS-504″
“MARZANO Carlo”,”I soldi di tutti. Un invito a conoscere il bilancio dello Stato.”,”Laureato in scienze economiche e commerciali a Napoli e in economia e diritto a Venezia, MARZANO dirige da un decennio la Ragioneria generale dello Stato (1966). Fautore della riforma strutturale del bilancio dello Stato, MARZANO ha condotto studi di finanza pubblica.”,”ITAE-051″
“MARZANO Marco”,”Inchiesta sui cattolici al tempo di Francesco.”,”Marco Marzano insegna sociologia all’Università di Bergamo. Scrive sul Fatto quotidiano e sull’Eco di Bergamo. Ha pubblicato (Feltrinelli) ‘Quel che resta dei cattolici’ (2012).”,”RELC-343″
“MARZI Graziella VARRI Paolo”,”Variazioni di produttività nell’ economia italiana.”,”Graziella MARZI (Novara, 1946) si è laureata in economia e commercio all’Univ Cattolica nel 1970 e ha trascorso due anni di perfezionamento all’Univ di Cambridge. E’ stata poi assistente ordinario alla cattedra di economia politica nella Facoltà di scienze politiche dell’Univ di Milano. Ha collaborato con la Fondazione Agnelli di Torino. Paolo VARRI nato a Milano nel 1946, si è laureato in economia e commercio all’Univ Cattolica nel 1970 e ha proseguito i suoi studi all’Univ di Cambridge. E’ stato poi assistente ordinario alla cattedra di econometria nell’Univ Cattolica e incaricato di economia politica all’ Istituto Universitario di Bergamo. Si interessa di teoria della produzione e distribuzione. Un suo lavoro sul capitale è inserito in ‘Contributi alla teoria della produzione congiunta’ (MULINO, 1977).”,”ITAE-033″
“MARZIALE Marco Valerio, a cura di Simone BETA”,”Epigrammi.”,”Marco Valerio Marziale, poeta latino, nasce tra il 38 e il 41 d.C., il primo marzo a Bilbili, una città della Spagna vicino all’odierna Calatayud. Riceve una buona istruzione retorica e decide, intorno al 64, di andare a Roma, dove erano già emigrati molti suoi connazionali che avevano avuto fortuna come letterati quali il filosofo Lucio Anneo Seneca e il poeta epico Marco Anneo Lucano, originari entrambi di Cordova. Una data chiave nella vita di Marziale è l’80 d.C.; l’imperatore Tito, da poco succeduto al padre Vespasiano, inaugura l’anfiteatro Flavio. Marziale celebra l’evento con la pubblicazione di un libro di poesie che descrivono gli spettacoli dati durante l’inaugurazione.”,”VARx-144-FL”
“MARZIANO Nino”,”Il movimento sindacale italiano.”,”MARZIANO Nino è nato a Caserta e ha studiato a Padova. Vive e insegna a Parma.”,”MITT-191″
“MARZIANO Nino”,”Il movimento sindacale italiano.”,”Nino Marziano, nato a Caserta, ha studiato prima a Padova, dove, giovanissimo, ha partecipato alla Resistenza, poi a Napoli. Attualmente vive e insegna a Parma dove si occupa di problemi sindacali soprattutto nel settore della scuola.”,”MITS-021-FL”
“MARZO MAGNO Alessandro a cura, saggi di SOFRI Adriano GRUDEN Barbara VENTURA Marco DIZDAREVIC Zlatko RIVA Gigi CUZZI Marco HLADNIK-MILHARCIC Ervin FONTANA Toni”,”La guerra dei Dieci Anni.”,”Il 26 giugno 1991 la guerra di Slovenia dava inizio alla dissoluzione della Jugoslavia e inaugurava il decennio di conflitti sanguinosi che hanno scovolto i Balcani. Adriano Sofri, giornalista, per oltre un anno a Sarajevo durante la guerra; Ervin Hladnik-Milharcic, inviato del quotidiano sloveno Delo; Barbara Gruden, giornalista Rai; Marco Ventura, inviato del Giornale; Zlatko Dizdarevic, già direttore del quotidiano di Sarajevo Oslobodjenje; Gigi Riva, già inviato del Giorno, direttore del Giornale di Vicenza: Alessandro Marzo Magno, giornalista del del settimanale Diario; Toni Fontana,, già inviato dell’Unità, conduttore di Radio3mondo; Marco Cuzzi, collaboratore della cattedra di Storia contemporanea, facoltà di Scienze politiche, Università degli studi di Milano.”,”EURC-034-FL”
“MARZO MAGNO Alessandro a cura, saggi di SOFRI Adriano GRUDEN Barbara VENTURA Marco DIZDAREVIC Zlatko RIVA Gigi CUZZI Marco HLADNIK-MILHARCIC Ervin FONTANA Toni MARZO MAGNO Alessandro”,”La guerra dei Dieci Anni.”,”Marco CUZZI è docente di storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano; Toni FONTANA è giornalista dell’Unità; Barbara GRUDEN è giornalista RAI, Alessandro MARZO MAGNO è giornalista del settimanale Diario, Gigi RIVA è inviato speciale dell’Espresso, Adriano SOFRI è giornalista, Marco VENTURA già inviato del ‘Giornale’ e responsabile esteri dell’ufficio stampa della Presidenza del consiglio (2005), Zlatko DIZDAREVIC già direttore di un quotidianno, è ambasciatore di Bosnia-E. in Croazia. Ha pubblicato ‘Lettere da Sarajev’ (1998).”,”EURC-131″
“MARZO (partigiano)”,”Le cronache di una vita.”,”‘Questi miei ricordi son dedicati alla memoria di Estella, Teresa Noce, la straordinaria compagna di calle Velasquez a Madrid; da Lei appresi come diventare comunista’”,”PCIx-008-FER”
“MARZOCCHI Virginio”,”Ragione come discorso pubblico. La trasformazione della filosofia di K.O. Apel.”,”MARZOCCHI Virginio (Roma, 1951) ha studiato filosofia a Roma, Marburg e Francoforte sM. Dal 1985 è ricercatore presso l’ Università La Sapienza di Roma.”,”FILx-219″
“MARZOVILLA Olga”,”Il caso del dollaro. La teoria economica del “”diritto di signoraggio”””,”Olga Marzovialla nata a Pescara. Professore a contratto di Economia Internazionale presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT).”,”USAE-025-FL”
“MASALA Antonio”,”Bruno Leoni. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Bruno Leoni (1913-1967) è stato uno dei più importanti esponenti della tradizione liberale contemporanea. Allievo e assistente di Gioiele Solari, docente universitario, studioso poliedrico. Fondatore della rivista ‘Il Politico’, membro e poi presidente della Mont Pélerin Society si è impegnato pure nel Centro di Ricerca e Documentazione ‘Luigi Einaudi’. “”Ma vi è un altro aspetto del pensiero di Marx nei confronti del quale il giudizio di Leoni è, se possibile, ancora più duro: si tratta della “”grande omissione””, ossia della mancata spiegazione di come dovrebbe funzionare una economia comunista. (…) Su come avrebbe potuto funzionare un’economia di piano si cominciò così a ragionare solo dopo la Prima guerra mondiale, inizialmente a opera di Otto Neurath e Otto Bauer, quando però, come si è visto in precedenza, la critica degli economisti marginalisti e di Pareto aveva già messo in scacco la teoria della pianificazione . Ecco cosa scrive Leoni riguardo alla “”grande omissione””: “”Il disinteresse di Marx per l’analisi teorica dell’economia comunista corriposnde al suo disinteresse per una spregiudicata analisi dell’economia di mercato. Tutto intento a mettere sotto accusa il mercato, il Marx rimase – o meglio volle rimanere – del tutto indifferente e cieco alla funzione insostituibile che il processo dello ‘scambio’ ha per l’effettuazione del calcolo economico di ogni singolo operatore [e quindi anche per il lavoratore] nell’economia di mercato. (…)”” (pag 138-139)”,”DIRx-033″
“MASALA Giuseppe, GATTEI Giorgio”,”I marxisti e la Grande Guerra – La finanza è il segnale dell'””autunno”” (Gattei) – La crisi e l’onda di Kondratiev.”,”Giorgio Gattei è uno storico del pensiero economico ed economista marxista italiano. È stato allievo di Renato Zangheri da cui si distaccò in seguito ai fatti di Bologna. Attualmente, è Professore a contratto di Storia del Pensiero Economico presso la Facoltà di Economia dell’Università di Bologna (dove insegna Storia dell’Analisi Economica). È membro della Associazione Italiana per la Storia del Pensiero Economico (AISPE). Tra i suoi principali riferimenti teorici, gli economisti classici, Karl Marx, Nikolaj Dmitrievic Kondrat’ev, Joseph Schumpeter, John Maynard Keynes e Piero Sraffa. I suoi interessi di ricerca spaziano dall’analisi dei cicli economici, alla teoria dal valore, dei prezzi e della distribuzione di derivazione classico-marxiana. (wikip) Storia del valore-lavoro Giorgio Gattei Editore: Giappichelli Anno edizione: 2011 Il difficile equilibrio. Studi di storia sul pensiero economico moderno Giorgio Gattei Editore: Giappichelli Anno edizione: 1994 Tipo: Libro universitario Pagine: VIII-228 p.”,”TEOC-779″
“MASARYK T.G.”,”Die Welt-Revolution. Erinnerungen und Betrachtungen, 1914-1918.”,”pag 181 presa del potere da parte dei bolscevichi “”Neue Schwierigkeiten bereitete uns der bolschewikische Umsturz vom 7. November 1917. Ich beobachtete die bolschewikische Bewegung in Petersburg und war Zeuge davon, wie sie nach Moskau und Kiew überging. Es war wirklich ein sonderbarer Zufall, daß ich jedesmal in den Mittelpunkt der bolschewikischen Kämpfe geriet. In Petersburg wohnte ich in der Morska, in der Nähe der Dvorka, und mir gegenüber befanden sich Telegraphen- und Telephonamt; um alle diese Objekte wurde auf der Straße, in der ich wohnte, gekämpft.”” (pag 181) “”Des erklärt die großen Irrtümer und Fehler der deutschen Geschichte und des deutschen Denkens vor dem Kriege und während des Krieges; Bismarck und sein gewalthaberischer Umgang mit den ihm nahestehnden Menschen ist der Typus des herrschsüchtigen Preußen. Schematisch möchte ich (nach den vorangegangenen Darlegungen sei es mir gestattet) die Entwicklung forgendermaßen veranschaulichen: Goethe – Kant – Friedrich der Große ——————————— Hegel ————————————————————————– Moltke – Bismarck – (Wilhelm II.) – Lagarde – Marx – Nietzsche In hegel erblicke ich die Synthese von Goethe und Kant und die Vorwegnahme Bismarcks; er übernahm die preußische Staatsidee als Hauptausdruck der Nationalität und Führerin der ganzen Gesellschaft; mir seinem Pantheismus und seiner Phantastik bildet er den Übergang von Geothe und Kant und ihrer Weltidee zur Preußentum, zu seinen Mechanismus, Materialismus und seiner Gewaltsamkeit.”” (pag 87-88)”,”EURC-089″
“MASARYK T.G., a cura di Ettore LO-GATTO”,”La Russia e l’ Europa. Studi sulle correnti spirituali in Russia. I.”,”Ritratto di Cernysevskij (pag 385) “”Lo spirito di Voltaire – la cui divisa secondo Condorcet era “”Ragione e Tolleranza””, – degli enciclopedisti o dei filosofi dell’illuminismo in generale, si rivolgeva, come in Europa, contro la Chiesa e la religione ecclesiastica. Le opere di Voltaire furono molto tradotte negli anni dal ’60 al ’70, il suo “”Candide”” ebbe negli anni 1769-98 quattro edizioni, e non solo Candide, ma tutti gli scritti di Voltaire furono non solo letti ma divorati a Pietroburgo, a Mosca e nelle città di provincia. La sua critica della superstizione, della signoria dei preti e del monachismo, e la perversità della morale e della politica ufficiale, provocarono un vero incendio in Russia; lo si vede dagli imitatori di Voltaire e dei Francesi che scrivono specialmente contro la Chiesa, i monaci ed i preti, rifiutano la fede nei miracoli e propugnano in generale la religione naturale nel senso del deismo e del libero pensiero. Ma l’illuminismo russo non era esclusivamente razionalistico: come in Occidente, anche in Russia si fece valere una forte corrente mistica rivolta contro l’illuminismo, specialmente contro il volterianismo, ma insieme contro la dottrina della Chiesa ufficiale, e che dominò i massoni (martinismo) e larghi circoli di persone colte. Accanto a Voltaire e agli enciclopedici, avevano molti aderenti anche Rousseau e le sue idee religiose, come abbiamo già visto in Radiscev.”” (pag 68-69)”,”RUSx-128″
“MASARYK T.G., a cura di Ettore LO-GATTO”,”La Russia e l’ Europa. Studi sulle correnti spirituali in Russia. II.”,”””La maggior parte dei rappresentanti dell’anarchismo ammettono la necessità dell’organizzazione sociale; solo respingono qualsiasi organizzazione, specialmente quella statale, come costrizione, violenza e sopraffazione; si tratta di una specie di spontaneismo sociale, di organizzazione spontanea, che gli anarchici ammettono e desiderano; sarebbe però da esaminare più precisamente se l’organizzazione anarchica debba derivare da amore naturale (simpatia, umanitarismo e simili) o da egoismo (gradi di esso!) o finalmente da altri motivi e ragioni. Bisogna non lasciarsi fuorviare dalla terminologia anarchistica ed esaminare se l’organizzazione ammessa dagli anarchici non si alla fine statale: quando, per es. Proudhon vuole organizzare federativamente la società, non si ha qualche cosa di statale? Il minimo di Stato e rispettivamente di centralizzazione statale, per quanto minimo esso sia, è sempre Stato.”” (pag 238)”,”RUSx-129″
“MASCIANDARO Donato PORTA Angelo a cura”,”Le sofferenze bancarie in Italia. Cause effetti su intermediari e imprese profili di vigilanza.”,”Il volume riproduce gli atti del convegno sulle sofferenze bancarie in Italia, organizzato dal Centro di Economia monetaria e finanziaria “”Paolo Baffi”” dell’ Università Bocconi di Milano. Il convegno si è svolto a Milano il 17 novembre 1997. – MASCIANDARO-D è professore associato di economia politica e membro del Centro “”Paolo Baffi””. – PORTA-A è professore ordinario di economia politica e direttore del Centro “”Paolo Baffi””. Interventi di: – ZADRA Giuseppe, direttore generale dell’ ABI. – MORELLI Pierluigi, ricercatore presso il Centro Europa Ricerche di Roma. – PITTALUGA Giovanni Battista, professore di economia politica alla Università di Genova. – LUSIGNANI Giuseppe, professore associato di economia degli intermediari finanziari della Università di Bologna. – FERRI Giovanni, dirigente del Servizio studi della BANCA D’ITALIA.”,”E1-BAIT-011″
“MASCIANDARO Donato”,”La Banca invisibile. Nozze virtuose tra finanza e nuova economia.”,”Donato Masciandaro, nato a Matera nel 1961, è professore ordinario di Economia monetaria e insegna all’Università Bocconi di Milano e all’Università di Lecce. Membro del Centro Paolo Baffi dell’Università Bocconi, è Direttore scientifico del Liif (Laboratorio Internet Impresa a Finanza) dell’Università di Lecce. Dal 1989 collabora come editorialista al Sole 24 Ore.”,”ECOI-182-FL”
“MASCILLI MIGLIORINI Luigi”,”La sinistra storica al potere. Sviluppo della democrazia e direzione dello Stato, 1876-1878.”,”MASCILLI MIGLIORINI Luigi nato a Napoli nel 1952, si è laurato nel 1975 alla Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri di Firenze, ove ha svolto attività di didattica e ricerca. “”C’era nel discorso di Villari, grande chiarezza di vedute su cosa esattamente fosse la classe dirigente italiana. Non solo, infatti, egli sgomberava il campo da ogni polemica sulla “”primogenitura”” del processo di unità nazionale, andando al centro del problema e risolutamente affermando: “”La rivoluzione italiana, volere o non volere, è stata fatta dalla sola borghesia””, ma, sulla questione del privatismo ferroviario, notava: “”Ogni volta che si costruisce una nuova strada ferrata, si mettono ad uscita del nostro bilancio parecchi milioni di garanzie chilometriche. Quando la strada ferrata è male amministrata e non fa affari, e sta per fallire, anche i liberisti vogliono che lo Stato riscatti e paghi. Ma dove è allora l’ iniziativa privata, dove è la questione di principii.””. Le parole di Villari muovevano, quindi, dalla consapevolezza di quanto la contrapposizione tra liberisti e statalisti che i moderati toscani nei loro interventi presentavano come valido criterio di distinzione delle parti politiche, fosse, nella situazione italiana di arretrato sviluppo capitalistico, assolutamente fuorviante.”” (pag 95)”,”ITAB-207″
“MASCILLI MIGLIORINI Luigi”,”Napoleone.”,”MASCILLI MIGLIORINI Luigi: (Napoli, 15 febbraio 1952). È uno storico italiano, esperto del periodo napoleonico. Ha insegnato Storia del Mediterraneo moderno e contemporaneo e Storia moderna presso l’Università degli Studi di Napoli “”L’Orientale””. Ha collaborato nelle pagine culturali dei quotidiani La Nazione e Il Sole 24 Ore, co-direttore della Rivista storica italiana. Ha collaborato alla monumentale “”Storia d’Italia”” diretta da GALASSO Giuseppe. Dal 2013 è socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. «Solo con azioni di grande coraggio e determinazione, che costruiscono la prima pietra della futura leggenda napoleonica, fu possibile far sgomberare gli Inglesi da postazioni decisive, che essi avevano occupato sfruttando le incertezze e la paralisi operativa dell’esercito repubblicano. Tolone -come Napoleone aveva previsto- cadde poco dopo (tra il 18 e il 19 dicembre 1793) e il lungimirante e ostinato ufficiale di artiglieria venne immediatamente nominato generale di brigata. Chissà se è vero -come egli racconta a Sant’Elena- che nel proporre la sua promozione al Comitato di Salute Pubblica Dugommier aggiunse: “”Promuovete questo giovanotto, perché se si fosse ingrati con lui, si promuoverebbe da solo””. Certo, a Tolone Napoleone entrò nella storia per non uscirvi più, come recita una celebre frase del Mémorial, che non deve essere intesa solo nel significato amplificato e retorico (…). Quell’espressione vuole pure annunciare, in senso storicamente più proprio, l’ingresso di una vita fino ad allora oscura e secondaria nella piena corrente dei grandi avvenimenti della sua epoca entro i quali, dapprima comprimario o testimone, comincia, ora, a muoversi da protagonista, secondo un moto tanto crescentemente accelerato che, alla fine, vita e storia si intrecceranno e si sovrapporranno senza visibile discontinuità.» (pag 63, 64)”,”FRAN-134-FSL”
“MASCINI Massimo”,”Profitti e salari. Venti anni di relazioni industriali 1980 – 2000.”,”—————————– Autore ———————————– Massimo Mascini, giornalista de “”II Sole 24 Ore””, è stato testimone diretto degli avvenimenti descritti. E’ autore di numerosi testi di storia delle relazioni industriali.”,”E2-I-003″
“MASCINI Massimo”,”Profitti e salari. Venti anni di relazioni industriali, 1980 – 2000.”,”Massimo Mascini, giornalista de “”II Sole 24 Ore””, è stato testimone diretto degli avvenimenti descritti. E’ autore di numerosi testi di storia delle relazioni industriali. Declino. “”Forse anche per questo la Cgil, che sembra tentata dall’imboccare la via dell’isolamento, nell’aprile del 1996 respinge una proposta di maggiore flessibilità avanzata dalla Confindustria, prima in alcune occasioni di dibattito, poi in un convegno a Napoli finalizzato al rilancio dell’occupazone al Sud”” (pag 187)”,”SIND-174″
“MASER Werner”,”Adolf Hitler. Legende Mythos Wirklichkeit.”,”Dono Miriam La biografia si incentra sulla vita, le vicende, la figura di Hitler in Germania”,”GERN-194″
“MASERA Rainer S.”,”L’unificazione monetaria e lo SME.”,”Rainer S. Masera, nato nel 1944 a Como, si è laureato nel 1967 in Scienze statistiche all’Università di Roma. Nel 1969 ha conseguito il dottorato in economia presso l’Università di Oxford. dal 1971 al 1975 è stato economista presso la Banca dei Regolamenti internazionali di Basilea. É attualmente responsabile del settore internazionale nel Servizio studi della Banca d’Italia. Dal 1977 è membro supplente per l’Italia del Comitato monetario della CEE.”,”EURE-045-FL”
“MASI Edoarda STARNONE Domenico introduzioni”,”I libri del 1968. Una bibliografia politica.”,”Alcune notizie sulle case editrici Centro Studi Terzo Mondo, De Donato, Celuc, Edizioni Oriente, Editori Riuniti, Einaudi, Feltrinelli, Laterza, Marsilio, Il Saggiatore, La Salamandra, Samonà e Savelli, Aut Aut.”,”ITAC-011″
“MASI Edoarda”,”Lo stato di tutto il popolo e la democrazia repressiva.”,”Nata nel 1927 a Roma, Edoarda MASI ha insegnato letteratura cinese moderna e contemporanea all’ Istituto universitario orientale di Napoli. Diretta e profonda conoscitrice della situazione politica e culturale cinese, ha pubblicato saggi su ‘Quaderni Rossi’ e ‘Quaderni Piacentini’, ‘Aut Aut’ in parte raccolti in ‘La contestazione cinese’ (EINAUDI, 1969). E’ anche autrice della monografia su ‘La teoria della rivoluzione in Mao Tse-tung contenuta nella ‘Storia del marxismo contemporaneo’ (Istituto Giangiacomo Feltrinelli, 1974). Il presente lavoro è lo sviluppo di un saggio apparso sui ‘Quaderni piacentini’ (1976).”,”PCIx-042″
“MASI Giuseppe”,”Il caso Domanico: due documenti inediti della polizia.”,”G. Domanico confidente della polizia DOMANICO, Giovanni Bfs collezioni digitali Media Napoli (morto a) Rogliano (nato a) Collezioni Dizionario biografico online degli anarchici italiani (in relazione) Intestazione di autorità Intestazione: DOMANICO, Giovanni Date di esistenza Data di nascita:August 17 1855 Luogo di nascita:Rogliano Data di morte:March 21 1919 Luogo di morte:Napoli Biografia / Storia Nasce a Rogliano (Cs) il 17 agosto 1855 da Domenico e Caterina Cardamone. Il padre, oltre a essere un proprietario di terre silane e un apprezzato enologo e produttore di vini, può contare, particolare importante, su diverse amicizie con gli uomini del potere. L’attività politica di D., iniziata molto presto, ancora da studente a Napoli, si può datare intorno al 1872, quando, dopo la conoscenza di E. Malatesta, avvenuta in carcere per aver preso parte a una manifestazione anticlericale, fonda a Rogliano la prima sezione calabrese dell’Internazionale. Da questo momento la sua attività non conosce tregua, nonostante un’ammonizione comminatagli, nel 1874, dal pretore di Rogliano. Viaggia per tutta Italia, finanziato dalla famiglia, e ha parte attiva in diverse iniziative giornalistiche, da «L’Anarchia», (Napoli 1877) con E. Covelli, a «Il Socialista», (Cosenza 1878), uscito per due numeri e sequestrato per la sua linea anarchica. Nello stesso anno, crea una seconda sezione a Rocca Imperiale ed è tra i componenti della federazione napoletana dell’Associazione internazionale dei lavoratori. Nell’agosto del 1883, dopo aver preso parte a Ravenna al II Congresso del Partito socialista rivoluzionario romagnolo, si avvicina alle posizioni di A. Costa, e nel 1885, a Cosenza, pubblica la «Rivista Calabrese», un mensile che, per la sua tattica conciliatrice tra tutte le frazioni della democrazia, non viene accolto con favore, nonostante abbia tra i suoi collaboratori i grandi nomi della cultura radicale del tempo. Nella primavera del 1891, al ritorno dall’Argentina, dove ha combinato esigenze commerciali e interesse per lo sviluppo dei movimenti democratici locali, prosegue un’intensa attività editoriale, che culmina nella pubblicazione di alcuni periodici, quasi tutti di breve durata: «L’Umbria» (Perugia 1891); «La Plebe» (Terni 25 nov. 1891), proseguita, poi, quale organo del movimento anarchico a Firenze (13 mar. 1892); a Prato dirige poi «La Tribuna dell’operaio» (2 lug.-28 ago. 1892), settimanale a indirizzo anarchico-socialista, e la rivista teorica, «La Questione sociale» (ott. 1892), sospesa dopo il primo numero. Da giornalista e da militante anarchico svolge un ruolo personale nel dibattito che porta alla fondazione del Partito dei lavoratori italiani. Al congresso di Genova il suo intervento, contrario alle posizioni antiorganizzative dei suoi compagni e pur denotando una visione alquanto utopistica dei problemi allora sul tappeto, cerca di mettere d’accordo, senza riuscirvi, le opposte tendenze. Nonostante questo frenetico e a volte confusionario e contraddittorio attivismo, che alla luce successiva della sua personale vicenda, si ammanta di finalità alquanto equivoche, non ha mai l’approvazione unanime della dirigenza socialista, a eccezione, in parte, di Costa e di Malatesta e i dubbi sul personaggio rimasero sempre. Né contribuisce a fugarli l’impegno successivamente esplicato dal D.: edizione di diversi giornali (per i quali investe grosse somme) a sostegno della causa socialista, in particolare nel napoletano; fondazione di alcune sezioni sia in Calabria e in Campania; finanziamenti alle iniziative di alcuni esponenti dei partiti dell’Estrema; progetto, subito bloccato, di stampare nella sua tipografia di Prato, una versione popolare de Il Capitale di Marx con prefazione di Engels. Quando poi, nel 1895 D. trasforma con i suoi soldi «L’Asino» di Podrecca in quotidiano, la sua impresa viene accolta con molte riserve e il giornale, poco incline a seguire le direttive del partito, è addirittura accusato di essere connivente con il governo. Negli anni di fine secolo D., è, tuttavia, molto attivo come organizzatore. Trasferitosi, infatti, in provincia di Napoli, vi costituisce la federazione socialista, fonda il periodico «Avanti!», che si fonde poi con «Il Socialista», organizza il primo congresso meridionale (apr. 1896). In Calabria pubblica nel 1894 un settimanale, «Humanitas», attiva la federazione calabrese e organizza due congressi regionali, il primo a Palmi (mar. 1896), il secondo a Catanzaro (set. 1897), è candidato nelle elezioni politiche per il collegio di Rogliano (mar. 1897). Nel 1899, in seguito alla polemica tra L. Bissolati e F.S. Merlino, apparsa sull’«Avanti!», relativa alle accuse di revisionismo mosse alla «Rivista Critica del Socialismo», diretta dal secondo, D., che peraltro la finanzia e ha anche scritto la premessa al volume, L’individualismo nell’anarchismo, (Roma 1895), viene allontanato dal partito, come appartenente alla massoneria e sospettato di essere un informatore della polizia. Il giurì d’onore, richiesto dallo stesso, accerta solo che nell’accusa contro il D. sono stati appurati vaghi indizi di comunanza con alcuni uomini politici, tuttavia di una gravità tale da giustificare l’espulsione. Le ricerche sul personaggio, in particolare quelle apparse nel 1973, e le successive hanno documentato che l’accusa formulata era fondata e che egli, pur praticando fondamentalmente il doppio gioco, informava fin dal 1879, o anche prima, i prefetti del Regno, i quali, dal canto loro, per non destare sospetti, non disdegnavano di effettuare perquisizioni nelle sue abitazioni e di farlo sottoporre a continui processi. Al momento della prima scoperta della documentazione riguardante la delazione, ci si è chiesti quali fossero i motivi che spingono D. a fare la spia. Oggi si può anche dare una risposta alla suddetta domanda. In realtà si tratta di una clamorosa resipiscenza, che spinge D. ad affermare di essersi trovato a far parte di un partito e di un giro che non sono i suoi; concetto ribadito in una lettera confidenziale a Giovanni Codronchi, commissario civile in Sicilia, in cui manifestava la persuasione “”quanto sarebbe dannosa alla società la dittatura del quarto stato, inevitabile conseguenza del socialismo marxista. Ecco perché collaboro di buon grado all’opera del governo del mio paese e desidero che essa sia illuminata e proficua”” (N. Musarra, p. 50). Uscito dal PSI, D. abbandona ogni attività politica per rivolgere i suoi interessi alla compilazione delle memorie e alla ricostruzione della storia dell’Internazionale e rifarsi così una nuova identità, ma pur avendo avuto ragione in un processo intentato contro alcuni suoi detrattori, in particolare il giornale «La Difesa» di Firenze (1911), ciò non gli basta per essere riammesso. Dopo aver aderito al partito repubblicano, si schiera tra gli interventisti allo scoppio della guerra e continua la sua azione nella massoneria, alla quale appartiene fin dal 1874. Muore a Napoli il 21 marzo 1919. (G. Masi) Fonti Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; Archivio dello Stato – Napoli, Gabinetto di Questura, F. personaggi pregiudicati politici, b. 797 (4791); Archivio dello Stato – Firenze, Atti di polizia, fascio XLIV, Tipografie, litografie ed altro (1886-1896); Archivio dello Stato – Bologna, Sentenza Corte d’appello 16 novembre 1896, vol. 67, pp. 1546-49; Archivio dello Stato – Cosenza, Tribunale correzionale di Cosenza. Procedimento penale contro Giovanni Domanico, ott. 1878; Procedimento contro Giovanni Domanico imputato di reato di stampa, mazzo 647; Procedimento per avere con opuscolo intitolato “Federar. Soc.Cal….”, mazzo 993; Biblioteca comunale di Imola, Fondo Costa, lettere di D.; Museo del Risorgimento, Roma, Lettere a F. Albani (1903-1912). Bibliografia. Scritti di D.: I trovatelli, Milano 1880; Unión Civica y la revolución de Julio, Montevideo 1890; I partiti politici di fronte all’attuale situazione, Bologna 1893; Il concetto dello Stato nella borghesia e nel proletariato, Terni 1895; Il socialismo e la questione agraria, Cosenza 1896; In tempo di elezioni. Consigli ai lavoratori, Cosenza 1897; (Le Vagre), Un trentennio nel movimento socialista italiano, Prato 1910; Il concetto della rivoluzione socialista, Prato 1911; L’Internazionale. Dalla sua fondazione al congresso di Chaux-de-Fonds, 1864-1870, Firenze 1911. Scritti su D.: A. Lucarelli, Gli albori del socialismo nel Meridione, «Movimento operaio», giu.-set. 1951; G. Mastroianni, Appunti sulla polemica Labriola-De Bella e sul primo socialismo calabrese, «RSS», apr.-giu. 1959; P.C. Masini, Biografie di sovversivi compilate dai prefetti del Regno d’Italia, «Rivista storica del socialismo», mag.-dic. 1961; L. Bettini, Bibliografia dell’anarchismo, vol. 1 t. 1. Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati in Italia (1872-1971), Firenze 1972, ad indicem; A. Guarasci, I Domanico alle origini del cattolicesimo politico e del socialismo in Calabria, «Calabria contemporanea», n. 1, 1972; G. Masi, Per una storia della stampa socialista in Calabria. I primi giornali Il Socialista di Cosenza e L’Operaio di Reggio Calabria, «Historica», n. 3, 1972; G. Masi, Il caso Domanico: due documenti inediti di polizia, «Movimento operaio e socialista», ott.-dic. 1973; A. Guarasci, Politica e società in Calabria dal Risorgimento alla Repubblica. Il collegio di Rogliano, Chiaravalle Centrale 1974, ad indicem; G. Masi, Socialismo e socialistì di Calabria (1861-1914), Salerno-Catanzaro 1981, ad indicem; G. Sole, Le origini del socialismo a Cosenza (1860-1880). Carte dell’Archivio di Stato, Cosenza 1981, pp. 57 sgg.; P.F. Buccellato, M.Iaccio, Gli anarchici nell’Italia meridionale La stampa (1869-1893), Roma 1982, ad indicem; G. Sole, Rivoluzionario e spia. Storia e mentalità di un borghese emarginato dell’800, Milano 1988; G. Berti, Francesco Saverio Merlino. Dall’anarchismo socialista al socialismo liberale (1856-1930), Milano 1993, ad indicem; N. Musarra, Le confidenze di “Francesco” G. Domanico al conte Codronchi, «Rivista storica dell’anarchismo», gen.-giu. 1996; M. Binaghi, Addio Lugano bella. Gli esuli politici nella Svizzera italiana di fine Ottocento, Locarno, 2002, ad indicem. Codice identificativo dell’istituzione responsabile 181 Note Paternità e maternità: Domenico e Caterina Cardamone Bibliografia 2003″,”ANAx-432″
“MASINI Pier Carlo”,”Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati.”,”Allegato esterno al volume: Fascioletto di fotocopie ‘documenti’ curato da Pier Carlo MASINI dal titolo ‘Biografie dei “”sovversivi”” compilate dai prefetti del Regno d’Italia.”,”ANAx-013″
“MASINI Pier Carlo”,”Eresie dell’Ottocento. Alle sorgenti laiche umaniste e libertarie della democrazia italiana.”,”Il pensiero politico e sociale di Gabriele ROSA, Arcangelo GHISLERI e il ritorno di Carlo CATTANEO, GHISLERI e Benedetto CROCE. I liberi pensatori: Stefano BISSOLATI. Gli internazionalisti: 1° internazionale in IT. Gli umanitari: Salvatore MORELLI, Matilde SERAO e Anna Maria MOZZONI (una polemica sulla emancipazione femminile), Osvaldo GNOCCHI-VIANI, Dall’archivio della ‘Critica sociale’, LOMBROSO e il latino, Giovanni SEGANTINI. Gli eclettici: il revisionismo di Francesco Saverio MERLINO, Enrico BIGNAMI da ‘La plebe’ al ‘Coenobium’. L’Abrakadabra di Antonio GHISLANZONI, Diego MARTELLI. MASINI si è occupato di ricerche storiche sul movimento anarchico e la sinistra democratica, con particolare interesse per il periodo della Prima Internazionale e per i movimenti politici e letterari del”,”ANAx-012″
“MASINI Pier Carlo”,”Mussolini. La maschera del dittatore.”,”Pier Carlo MASINI (1923-1998) è stato uno dei maggiori storici del movimento operaio e libertario in Italia nel dopoguerra. Ha collaborato a riviste come ‘Movimento operaio’, ‘Rivista storica del socialismo’, ‘Critica sociale’, ‘Rivista storica dell’ anarchismo’. Tra le sue opere principali: -Storia degli anarchici da Bakunin a Malatesta (1969) – Cafiero (1974) -Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati (1981)”,”ITAF-038″
“MASINI Pier Carlo”,”Storia degli anarchici italiani. Da Bakunin a Malatesta (1862-1892).”,”Pier Carlo MASINI è nato in Val di Pesa, provincia di Firenze, nel 1923 e si è laureato in scienze politiche con una tesi sui riflessi del sansimonismo in Toscana. Si è occupato dei movimenti sociali e politici dell’ Italia contemporanea con riguardo particolare alle correnti democratiche, socialiste e libertarie. Ha collaborato alla rivista ‘Critica sociale’ ed è autore della prima biografia di Carlo CAFIERO.”,”ANAx-124″
“MASINI Pier Carlo”,”Cafiero.”,”Curioso destino questo del Capitale, che ebbe la sua prima fortuna proprio fra gli anarchici, avversari della politica marxista. In Italia il primo ad annunciarlo era stato Libertà e Giustizia, il primo a darne conto Emilio Covelli, il primo compendiarlo Carlo Cafiero. Bakunin fu il primo a intraprenderne la traduzione in russo (poi non pubblicata), Reclus sembrò a Marx l’uomo adatto a tradurlo in francese (lettera a Schilly del 30 novembre 1867), Domela Nieuwenhuis ne pubblicò una sintesi per gli olandesi, Johann Most lo volgarizzò per i tedeschi. (pag 240)”,”ANAx-148″
“MASINI Pier Carlo”,”Manzoni.”,”””La precocità intellettuale di Manzoni non è un caso letterario, è un caso clinico. Il Trionfo della Libertà, scritto da un quindicenne, è un seguito lampeggiante di intuizioni. Il sonetto Capel bruno, alta fronte, occhio loquace, composto nel 1801, non è solo un autoritratto che può stare degnamente al pari di quelli di Alfieri e di Foscolo; è una autoanalisi, la chiave per leggere un carattere e interpretare una vita. Nell letteratura italiana per trovare un simile caso di precocità e di coscienza, bisogna retrocedere al Tasso o arrivare al Leopardi””. (pag 29) “”C’è del vero in questa notazione psicologica. La modestia fu senz’altro la sua virtù ma fu anche una forma di autodifesa. Le sue lettere sono capolavori di finezza diplomatica, spesso di arte dissimulatoria, nel defilarsi, evitare un giudizio imbarazzante, sottrarsi ad un invito.”” (pag 65) “”Sul coraggio occorre fare una distinzione. Manzoni non possedeva coraggio fisico (“”non audace”” aveva detto nell’ autoritratto) ma quanto a coraggio morale aveva da venderne.”” (pag 66)”,”ITAB-143″
“MASINI Pier Carlo”,”Alfieri.”,”””Il Catani appartiene dunque a un gruppo di scrittori-agitatori, formatosi nella seconda metà del secolo XVIII fra Pisa e Firenze, che, in sede storiografica, sta oggi attirando, dietro il rischiaramento operato con la sua grande opera da Franco Venturi, la crescente attenzione degli studiosi. Al suo fianco troviamo i ricordati Ristori e Stecchi, e, di poco più giovane, Filippo Buonarroti (1761-1837), che col suo nome e la sua opera di rivoluzionario legherà la Toscana all’ Europa e il Settecento all’ Ottocento””. (pag 21) “”Alfieri è il primo intellettuale italiano che osa dar l’ assalto al cielo: quel cielo in cui l’ umanità terricola, per sua consolazione, ha finora proiettato, come su uno schermo gigante, Dio e la sua corte (angeli arcangeli, troni e dominazioni etc.) per poi rispecchiarne la geometria autoritaria nei suoi ordinamenti. La teologia del Regno è una costante del monoteismo cristiano, da Dante a Savonarola. Dante, costretto nella Scolastica, invoca Dio “”Dittatore Unico”” nel De monarchia, “”Sommo Duce”” nella Commedia, “”Imperatore del cielo”” nel Convivio. Savonarola viene bruciato sul rogo, perché quella che era una metafora utile ai potenti per legittimare il loro potere come una investitura divina, diventa per lui un articolo di fede, da attuarsi qui e ora. Per l’ Alfieri in Della Tirannide “”son sei le anella della sacra catena””, e cioè “”il papa, la inquisizione, il purgatorio, la confessione, il matrimonio fattosi indissolubile sacramento, e il celibato dei religiosi””. E questi sono i punti su cui nel corso del carteggio il conte Rifiela sviluppa una critica serrata””. (pag 28-29)”,”ITAB-144″
“MASINI Pier Carlo”,”Porta.”,”MASINI Pier Carlo, toscano (1923) ha abitato da molti anni a Bergamo. Laureatosi all’ Istituto Cesare Alfieri di Firenze, si è occupato fin dalla gioventù di ricerche storiche sul movimento operaio, anarchico e la sinistra democratica, e in particolare del periodo della Prima internazionale. “”Ranieri, la pentola, credimi, bolle già e a tutti sta andando il sangue alla testa, né siamo lontani, se in Europa scoppia un mezzo tumulto, dall’ assistere a un altro Vespro Siciliano”” (pag 57)”,”ITAB-145″
“MASINI Pier Carlo”,”Poeti della rivolta. Da Carducci a Lucini. Antologia.”,”””Federico Engels nel 1893, dettando la prefazione all’ edizione italiana del Manifesto dei comunisti, aveva scritto: “”La prima nazione capitalista è stata l’ Italia. Il chiudersi del medioevo feudale, l’ aprirsi dell’ era capitalista moderna sono contrassegnati da una figura colossale; è quella di un italiano, il Dante, al tempo stesso l’ ultimo poeta del medio-evo e il primo poeta moderno. Oggidì, come nel 1300, una nuova era storica si affaccia. L’ Italia ci darà essa un nuovo Dante, che segni l’ ora della nascita di questa nuova era proletaria?””. Alla domanda di Engels la storia, che è materialista, quindi scritta in prosa e spesso in cifre, ha risposto negativamente. Poesia e rivoluzione sono andate ognuna per la propria strada, com’era giusto che avvenisse. Qualche volta si sono incontrate e questa antologia mostra l’ esito, talvolta felice, di questi incontri. Il nuovo Dante non è nato per la ragione che i poeti non nascono secondo i cicli dell’ economia o le stagioni della storia. Quasi contemporaneamente all’ auspicio di Engels, il suo maggior interprete in Italia, Antonio Labriola, formulava un più cauto pronostico in una lettera-prefazione alla raccolta di versi di un poeta operaio: “”La parola italica non ha compiuta tutta intera la sua storia e nuova vita d’ arte e di pensiero le promette l’ insorgere glorioso dei proletari. Così fu altra volta dopo l’ undicesimo secolo, all’ apparire dei Comuni, aurora della moderna Europa. E si riparlerà e si scriverà novellamente in lingua di popolo, non in gergo di pedanti e di accademici, non di causidici e di azzeccagarbugli, non di cicisbei e di mercenari della penna””. Un pronostico che resta ancora sospeso.”” (prefazione, P.C. Masini, pag 25)”,”ITAB-146″
“MASINI Pier Carlo SABATINI Angelo G.”,”Omaggio a Filippo Turati.”,”””Nei confronti del marxismo, la posizione reale di Turati è stata molto discussa, soprattutto per la difficoltà di mettere in evidenza con precisione i riferimenti teorici all’ interno di una produzione estremamente frammentaria. Certo ha avuto ragione Lelio Basso nel sostenere che “”la sua concezione positivistica – evoluzionista riprese il sopravvento sulla sovrastruttura marxista del suo pensiero (…) egli era sempre rimasto fedele a quella filosofia positivistica a cui si era educato negli anni giovanili anche attraverso il diretto contatto con L’ Ardigò, ma almeno in sede politica, il marxismo gli era servito da guida””.”” (pag 45)”,”TUFx-022″
“MASINI Pier Carlo a cura”,”La scapigliatura democratica. Carteggi di Arcangelo Ghisleri: 1875-1890. Inediti di Bissolati, Turati, Ardigò, Carducci, Mauro Macchi, Cavallotti, Colajanni, Emilio De Marchi, Rapisardi, Saffi, Verga e numerosi altri.”,”””Caro Ghisleri, Grazie pel dono del vostro opuscolo sulle ‘Razze umane’. Che mi rimprovera la smemoraggine mia di non avervi avvertito che nel ‘Crepuscolo’ del febbraio 1855 pubblicai due recensioni dei profondi lavori americani sui tipi umani concludenti sull’ unità spirituale della umanità. Massarani potrà lasciavi vedere quegli articoli che certo vi gioveranno. Se mi verrà il destro scriverò della polemica vostra. Non so se Boselli abbia provveduto per voi. A Milano foste audace ma giusto e me ne congratulo. Sto scrivendo la ‘Genesi della cultura italiana’. Che potrà comprendersi in quindici fogli di stampa (…)””. Gab. Rosa. (27 maggio 1888) (pag 162)”,”MITS-312″
“MASINI Pier Carlo CARROZZA Giovan Battista BERTI Nico RAMA Carlos M. CERRITO Gino MANZOCCHI Umberto”,”Atti del Convegno di studi su Camillo Berneri. Milano, 9 ottobre 1977.”,”Camillo BERNERI era entrato giovanissimo nelle file del PSI di Reggio Emilia per poi uscirne nel 1915 e aderire al movimento anarchico. Laureato in filosofia, collaborò fino dalla nascita al quotidiano “”Umanità Nova”” otre che alla “”Rivolta”” di Firenze, “”Volontà”” di Ancona e “”Avvenire anarchico”” di Pisa. Esule politico fu espulso dalla Francia come “”anarchico pericoloso”” passò in Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania, Spagna, ovunque braccato: “”l’italiano più espulso d’Europa””. Partecipa poi alla guerra civile spagnola e durante le giornate del maggio 1937 durante gli scontri tra anarchichi e stalinisti (Pce, ecc.) verrà arrestato e assassinato assieme a Barbieri.”,”ANAx-337″
“MASINI Pier Carlo MERLI Stefano a cura”,”Il socialismo al bivio. L’Archivio di Giuseppe Faravelli, 1945-1950. Annali. Anno Ventiseiesimo, 1988/1989.”,”Direzione Annali Feltrinelli: Salvatore VECA, Comitato scientifico Annali: Gaetano ARFE’ Maurice AYMARD Enzo COLLOTTI Franco DELLA PERUTA Furio DIAZ Pierangelo GAREGNANI Giuliano PROCACCI Michele SALVATI Giulio SAPELLI Leo VALIANI Salvatore VECA Nell’introduzione: profilo biografico di Faravelli Faravelli (Broni, Pavia 1896- Milano 1974) è stato il protagonista principale della scissione di Palazzo Barberini (pag XV). Ha guidato per trent’anni la rivista ‘Critica sociale’ (ebbe la direzione effettiva anche durante la direzione di Mondolfo) (pag XVI). Poi divenne direttore de ‘L’Umanità’. Lettera di Caffi a Faravelli (15 aprile 1947) sul progetto di opuscolo sulla rivoluzione russa, e stalinismo descritta in 9 punti. (pag 251-253) Punto 7: Formazione, dal 1930 al 1940, d’una struttura sociale di cui per ora si può soltanto constatare: a) che è diversa da quella della società capitalista; b) che implica disuguaglianze più accentuate che le società fondate sul regno del denaro ed i principi politici del 1789. (….) (pag 252)”,”ANNx-017″
“MASINI Sergio”,”Le battaglie che cambiarono il mondo. Da Maratona alla Guerra del Golfo.”,”Sergio Masini esperto di storia delle armi e di storia militare.”,”QMIx-004-FV”
“MASINI Pier Carlo”,”Cafiero.”,”Curioso destino questo del Capitale, che ebbe la sua prima fortuna proprio fra gli anarchici, avversari della politica marxista. In Italia il primo ad annunciarlo era stato Libertà e Giustizia, il primo a darne conto Emilio Covelli, il primo compendiarlo Carlo Cafiero. Bakunin fu il primo a intraprenderne la traduzione in russo (poi non pubblicata), Reclus sembrò a Marx l’uomo adatto a tradurlo in francese (lettera a Schilly del 30 novembre 1867), Domela Nieuwenhuis ne pubblicò una sintesi per gli olandesi, Johann Most lo volgarizzò per i tedeschi. (pag 240)”,”ANAx-014-FV”
“MASINI Pier Carlo a cura; scritti di Gaetano SALVEMINI e Arcangelo GHISLERI”,”Lettere di Gaetano Salvemini a Arcangelo Ghisleri (1898-1900).”,”‘Ma il terreno su cui si sviluppa più intensa e appassionata l’azione dei due amici è quello politico, della lotta politica immediata. Anzi lo studio se inizialmente prepara e ispira il lavoro politico, ad un certo punto è ad esso subordinato, posto al servizio della propaganda: ecco il Salvemini autore del pamphlet sui ‘Partiti politici milanesi’, ecco il Ghisleri editore, nella ‘Biblioteca Rara’ di testi del Ferrari, Gioia, Cattaneo, Macchi, Pisacane, Brofferio, Mario, Pecchio, Triulzi-Belgioioso. Il carteggio mostra quale parte abbia avuto la comune e concorde azione politica – rispettivamente nel Partito Repubblicano e nel Partito Socialista – nelle relazioni Ghisleri-Salvemini. Quest’ultimo così propone all’amico una divisione dei compiti in una lettera del marzo 1899: «Per ora la nostra tattica dev’essere questa: io me la prendo coi repubblicani legalitari ad uso Bovio, e voi prendetevela coi socialisti legalitari uso Ferri. Così potremmo parlare senza riguardi». E il 4 agosto dello stesso anno: «Noi altri ‘pessimisti’ lavoreremo nel partito socialista; e voi repubblicani affermatevi una buona volta con un po’ di risoluzione». Su un punto intanto entrambi si trovavano d’accordo: sulla «pregiudiziale repubblicana», contro ogni cedimento o compromesso. E le tendenze al compromesso operavano tanto nel partito socialista, ove si teorizzava la irrilevanza del problema istituzionale ai fini della modifica sul terreno economico dei rapporti di classe, quanto nel partito repubblicano nel quale alcuni settori temevano l’avvento dei clericali al governo della futura repubblica al punto da preferirle la sopravvivenza dell’istituto monarchico. Contro questi sofismi polemizzarono il Ghisleri e il Salvemini con efficaci argomenti. La questione particolare ne involgeva una generale: della progrediente degenerazione opportunista che corrompeva il midollo dei due partiti. L’elettoralismo, il trasformismo, la infatuazione bloccarda con forze spurie del radicalismo già orientato verso la collaborazione ministeriale, l’anticlericalismo massonico o massonizzante, il verbalismo rivoluzionario etc. erano tutti aspetti di questo fenomeno degenerativo, evidente, in forme ed episodi talvolta inverecondi, anche sul piano del costume politico e di partito. Non sapremmo dire chi dei due amici fosse più spietato nella denuncia di queste organiche debolezze della sinistra italiana, il Ghisleri già noto per il suo «daltonismo» con amici e con avversari, o il Salvemini, di cui già si coglie in queste lettere quell’abito moralistico che resterà un attributo della sua personalità. Certo vien da pensare che questi due spiriti «intrattabili», così affini nell’opposizione e nella polemica contro i cronici vizi del mondo politico italiano, non potevano che incontrarsi, simpatizzare e solidarizzare nella comune battaglia, all’insegna dell’intransigenza’ (pag 345-346)”,”MITS-458″
“MASINI Pier Carlo”,”Eresie dell’Ottocento. Alle sorgenti laiche, umaniste e libertarie della democrazia italiana.”,”Paragrafo: ‘La polemica anti-autoritaria’ (pag 197-218). Contiene critiche a Engels (‘temperamento autoritario’, ‘visione dell’Italia assolutamente di maniera e anacronistica’ (Cuno lo invitava a togliersi gli “”occhiali neri”” nel guardare le cose italiane ecc.) Engels puntava sul gruppo de ‘La plebe’ per una ripresa dell’influenza marxista in Italia (pag 206)”,”ANAx-001-FC”
“MASINI Pier Carlo”,”Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta (1862-1892).”,”Pier Carlo Masini è nato in Val di Pesa, provincia di Firenze, nel 1923 e si è laureato in scienze politiche con una tesi sui riflessi del sansimonismo in Toscana. Si occupa da anni dei movimenti sociali e politici dell’Italia contemporanea, con particolare riguardo alle correnti democratiche, socialiste e libertarie. Collabora alla rivista Critica sociale ed è autore della prima biografia di Carlo Cafiero.”,”ANAx-021-FL”
“MASINI Pier Carlo, a cura di Lorenzo PEZZICA”,”1946 al 1962: intervista a Pier Carlo Masini.”,”‘Volontà’ era il titolo che Errico Malatesta aveva dato al suo giornale pubblicato ad Ancona tra la guerra libica (1911) e la Settimana Rossa (1914). Giovanna Caleffi Berneri ebbe da Camillo (Berneri) due figlie: Maria Luisa e Giliana “”Malgrado queste divergenze tra il nostro gruppo, che avrà nell’ “”Impulso”” il propro foglio, e il gruppo di “”Volontà””, c’era una critica concordemente e fermamente condotta, senza cedimento alcuno, nei confronti del comunismo sovietico”” LP: Quando il contrasto si trasformò in rottura? PCM: “”Con la pubblicazione da parte nostra di un supplemento all’ “”Impulso”” dal titolo “”Resistenzialismo piano di sconfitta””, che può essere oggi riletto per vedere anche quanto di attuale e quanto di caduco contenesse allora la nostra critica”” (pag 5)”,”ANAx-416″
“MASINI Pier Carlo”,”Manzoni.”,”Copia numerata n. 169, firmata da P.C. Masini Manzoni e l’unità nazionale (pag 68-)”,”BIOx-002-FB”
“MASINI Pier Carlo”,”Le parole del Novecento. Breve glossario di politica e storia.”,”Pier Carlo Masini (1923-1998) è stato uno dei maggiori storici del movimento operaio, libertario e delle eresie politiche in Italia nella seconda metà del Novecento. Ha collaborato a riviste come ‘Movimento operaio’, ‘Rivista storica del socialismo’, ‘Critica sociale’, ‘Rivista storica dell’anarchismo’. Tra le sue opere principali: ‘Storia degli anarchici italiani. Da Bakunin a Malatesta (1969); Cafiero (1974), Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati (1981), e per Bfs Edizioni ‘Mussolini, la maschera del dittatore’ (1999). Giorgio Mangini vive e lavora a Bergamo dove insegna al Liceo classico “”Sarpi”” (2010). Ha pubblicato e curato diversi saggi tra cui ‘Aldo Capitini, “”la Cittadella”” e il movimento di religione’, Rivista storica dell’anarchismo, I, 1999, ‘Pier Carlo Masini un profilo a più voci’, atti della giornata di studi sulla figura e l’opera di Pier Carlo Masini’, Civica biblioteca Angelo Mai, 2001. Per le Bfs edizioni ha curato con F. Bertolucci, il volume ‘Pier Carlo Masini. Impegno civile e ricerca storica tra anarchismo, socialismo e democrazia’ “”Sarebbe troppo semplice liquidare la confluenza nel fascismo di alcuni leader del sindacalismo rivoluzionario come una serie di casi di opportunismo personale e di trasformismo politico. Certo ci furono anche i casi di adattamento al regime trionfante ma questo avvenne più tardi, ad esempio con la collaborazione di alcuni ex sindacalisti rivoluzionari alla rivista “”La verità””, fondata e diretta dall’ex comunista Nicola Bombacci. Il problema si pone in modo diverso per quel numeroso contingente di sindacalisti rivoluzionari che invece contribuì prima alla prefigurazione ideologica del fascismo e poi alla sua formazione con idee, quadri dirigenti, esperienze, metodo di lavoro, di organizzazione, di propaganda, rapporti con una base popolare di consenso. Del resto lo stesso Mussolini scrivendo la voce “”fascismo”” per l’Enciclopedia italiana riconobbe esplicitamente questi apporti, di cui bisognerebbe ora fare l’inventario: da Bianchi quadrumviro a Rossoni ministro, dagli scrittori di regime come Orano, Olivetti e Panunzio ai numerosi ex organizzatori sindacali (Dinale, Pasella, Malusardi) integrati nelle strutture del regime. Se n’è parlato recentemente a Ferrara in un convegno di studi sul sindacalismo rivoluzionario promosso dal locale Istituto per la storia contemporanea del movimento operaio e contadino, con interventi che hanno riferito su esperienze locali e personali e anche con una prima sommaria riflessione sulle cause di questo fenomeno (1). A mio parere, la causa principale fu di ordine ideologico e cioè la contaminazione nazionalista del sindacalismo, favorita da alcune reattive esperienze all’estero di capi sindacalisti (Rossoni negli Stati Uniti, Olivetti nel Ticino, Dinale in Savoia) ma soprattutto da una mentalità, da uno stato d’animo già socialpatriottico e nazional-proletario, presente nell’ambiente sindacalista rivoluzionario negli anni Dieci. Il traghetto ideologico l’aveva fornito Enrico Corridoni con la teoria dell’«imperialismo della povera gente» (Michels) che tendeva a trasferire la lotta di classe sul piano delle nazioni: teoria ambigua, antiplutocratica ma non anticapitalista, che pure trovava un’eco emotiva nella coscienza operaia nei suoi interpreti sindacalisti ma che oggettivamente serviva gli interessi della giovane borghesia espansionista. Qui si palesava la debolezza teorica e politica del sindacalismo rivoluzionario che ebbe una prima sbandata con la guerra libica, ed una seconda, più grave, con la guerra mondiale. Nel ’14 un altro fattore di ritardo ideologico entrò in giuoco: che i sindacalisti rivoluzionari, alcuni cresciuti alla scuola mazziniana, vedevano le questioni nazionali – Trento e Trieste, Alsazia e Lorena, Bosnia e Erzegovina – nell’ottica ottocentesca delle nazionalità, ignari di ciò che era mutato nel mondo nell’era dell’imperialismo cioè dopo le guerre ispano-americana e russo-giapponese. Quanto sia cruciale questo punto è dimostrato da fatto che su di esso si produrrà una decisiva frattura: quella fra i sindacalisti rivoluzionari interventisti che poi fondarono l’Unione italiana del lavoro e gli anarcosindacalisti (anti-interventisti) che presero la guida dell’Unione sindacale italiana (USI), alla quale restò fedele la grande maggioranza della base, nettamente ostile alla guerra”” (pag 189-190-191) [voce: ‘Sindacalismo rivoluzionario e fascismo’]”,”ANAx-424″
“MASINI Pier Carlo a cura”,”Lettere inedite di anarchici e socialisti a Andrea Costa (e a Anna Kuliscioff).”,”””Osserviamo come il Costa, a parte l’appoggio del gruppo milanese-lombardo de ‘La Plebe’, incontri notevoli difficoltà a guadagnare consensi nel vecchio movimento dell’Internazionale, pure in fase di progressivo sfaldamento”” (pag 53, Masini, introduzione)”,”MITS-472″
“MASINI Pier Carlo”,”Alfieri.”,”””Ora di Alfieri non ce n’è uno solo, ce ne sono almeno quattro. C’è l’adolescente ribelle e incolto, c’è il giovane intellettuale che si nutre di letture illuminate, c’è poi l’infervorato repubblicano, c’è infine il rivoluzionario deluso, che si acquieta in un liberalismo costituzionale (restando immutata la vocazione anti-tirannica, ora puntato contro Napoleone e il suo regime). A ciò si aggiunga che, come pensatore politico, l’Alfieri è spesso antinomico e, affermata una verità, ne scorge subito i limiti e la faccia alternativa. Certo già all’inizio degli anni Ottanta egli condanna e avversa il dispotismo, il così detto “”dispotismo orientale”” che spadroneggiava anche in molti paesi d’Europa e non poteva che incoraggiare un processo che andava nella direzione opposta. Bisogna perciò collocare l’Alfieri della ‘Corrispondenza segreta’ nell’epoca sua, quando Giuseppe II, entrato nella pienezza dei suoi poteri imperiali, dopo la morte della madre Maria Teresa (26 novembre 1780) avvia la sua dinamica politica di riforme. Questa politica suscita grande entusiasmo nei circoli illuminati di tutta Europa (4). Ma provoca anche allarme negli ambienti conservatori, primo fra tutti quello della Santa Sede, colpita nel suo prestigio e nei suoi interessi, tanto che all’inizio del 1782 Pio VI intraprende un lungo viaggio da Roma a Vienna, così puntualmente commentato nelle lettere del conte Rifiela. E’ dunque un momento drammatico quello in cui nasce la ‘Corrispondenza segreta’. E non a caso nasce in Toscana dove, sotto il governo di Pietro Leopoldo, esiste una relativa libertà di stampa. A Livorno, porto franco della cultura europea, è stato pubblicato ‘Il Gazzettiere americano’ (1763), il primo giornale italiano che si occupi in modo programmatico del nuovo mondo, e poi l’edizione dell”Enciclopedia’, il trattato di Beccaria ‘Dei delitti e delle pene’, i saggi del Verri e tante altre opere tenute per pericolose nel resto d’Europa (5). Pietro Leopoldo, asseconda l’evoluzione dell’opinione pubblica in senso favorevole alla sua politica e, su questo piano la linea del sovrano va a convergere con quella di un nobile piemontese, amante dei cavalli (6) e della poesia, ospite nei suoi domini”” (pag 8-9) [(4) “”Viva il clemente, il rischiarato governo nostro. Viva Giuseppe II, viva Ferdinando, e moiano i frati””, scrive nel suo diario Giambattista Biffi, sotto la data del 26 luglio 1781, agli inizi del nuovo regno. Cfr. Giambattista Biffi, ‘Diario (1777-1781)’, a cura di Giampaolo Dossena, Milano, Bompiani, 1976 (…); (5) Per un panorama di questa produzione , cfr. ‘Editoria e riforme a Pisa, Livorno e Lucca nel ‘700’. Catalogo’, Lucca, Maria Pacini Fazzi, 1979; (6) L’ippofilia dell’Alfieri non fu solo una passione e una ostentazione di stato sociale (fu anche questo, come egli confessa nella ‘Vita’), ma anche una necessità pratica per muoversi liberamente in Italia e in Europa. Alcuni dei suoi lunghi viaggi li fece, non col mezzo postale, ma col suo legno; nelle brevi escursioni viaggiava da cavaliere solitario o al massimo con la compagnia del suo staffiere. Il cavallo è l’automa che gli assicura mobilità e indipendenza dagli altri, per andare o restare, attardarsi o affrettarsi. E’ un altro aspetto del suo individualismo]”,”BIOx-007-FGB”
“MASINI Romeo”,”Come si giunse al 28 ottobre 1922.”,”L’A dedica un capitolo del libro alla rievocazione storica della rivoluzione d’Ottobre.”,”ITAF-017-FV”
“MASINI Pier Carlo; CARACCIOLO A.; BISCIONE F.M.; MERKER Nicola; CRAVERI P.; DE-FELICE Renzo; SALLUSTI S.; ARA A.; SANTARELLI Enzo; CORTESI L.; AGNELLO L.; PROCACCI Giovanni; ANATRA B.; SAITTA Antonio; MANACORDA G.; CAMBRIA R.; DE-CLEMENTI A.; TREVES P.; AGNELLO L.; BISCIONE F.M.; MICCOLI G.; TIRELLI P.; DELLA-PERUTA F.; SIRCANA Giuseppe; DELL’ERBA N.; MALANDRINO C.; VACCA G.; MAURANDI P.; MICCOLIS S.; CONTI Fulvio; D’ALTERIO D.; PITOCCO F.; PERTICI R.; CECCHERINI PV.; VITTORIA Albertina; BERTI G.; CANALI M.; MASI Giuseppe; FAVILLI Paolo; PRESTIA Luca; RABAGLINO Claudio; CASALINI Maria; DE-NICOLO’ Marco; PINTO Carmine; MATTERA Paolo; RODANO Giorgio; AGOSTI Aldo: RABAGLINO Claudio; RIGHI Maria Luisa; ANDREUCCI Franco; SCIROCCO Giovanni; LACAGNINA Giovanni; GENTILONI SILVERI Umberto; CONTINI BONACCORSI Giovanni; FAUCCI Riccardo; LANDOLFI Andrea; PACINI Monica; PACIARONI Raoul; MARROCU Luciano; ALBERTARO Marco; PRINCIOTTA Carmelo; MORETTI Mauro; CUOZZO Mariadelaide; DE-MARIA Carlo; MORONI Sheyla; BIDUSSA David; PRETELLI Matteo; RABAGLINO Claudio; PAPADIA Elena; BIGARAN Mariapia”,”Voci estratte dal ‘Dizionario Biografico degli Italiani vol. 1-100’. Aguggini Ettore; Angiolillo Michele; Angiolini Alfredo; Balabanoff Angelica; Basso Lelio; Berneri Camillo Luigi; Bignami Enrico; Bissolati Leonida; Bombacci Nicolò; Bonomi Ivanoe; Bordiga Amadeo; Borghi Armando; Bosco Rosario Garibaldi; Buonarroti Filippo; Bozzi Bruno; Cabrini Angiolo; Cafiero Carlo; Caldara Emilio; Canepa Giuseppe; Cantimori Delio; Ceretti Arturo; Ciccotti Ettore; Ciccotti Francesco; Cipriani Amilcare; Costa Andrea; Covelli Emilio; D’Aragona Ludovico; Della Volpe Galvano; Di Vittorio Giusppe; Dolcino; Dozza Giuseppe; Feltrinelli Giangiacomo; Ferrari Giuseppe; Ferraris Ercole; Ferri Enrico; Galleani Luigi; Gennari Egidio; Ghisleri Arcangelo; Gnocchi Viani Osvaldo; Gobetti Piero; Gori Pietro; Gramsci Antonio; Graziadei Antonio; Grieco Ruggiero; Guarino Eugenio; Guarnieri Mario Luigi; Labriola Antonio; Labriola Arturo; Lanzillo Agostino; Lavagnini Spartaco; Lazzaretti Davide; Lazzari Costantino; Lazzeri Gerolamo; Lerda Giovanni; Lizzadri Oreste; Lombardo Radice Lucio; Lussu Emilio; Magnani Valdo; Malatesta Errico; Manacorda Gastone; Marabini Ezio; Martignetti Pasquale; Matteotti Giacomo; Merlino Francesco Saverio; Michels Roberto; Miglioli Guido; Misiano Francesco; Modigliani Giuseppe Emanuele; Mondolfo Rodolfo; Mongini Luigi; Montagnana Mario; Montemartini Gabriele Luigi; Montemartini Giovanni; Morandi Rodolfo; Morgari Oddino; Napoleoni Claudio; Natoli Aldo; Natta Alessandro; Negarville Celeste; Novella Agostino; Onofri Fabrizio; Pajetta Giancarlo; Panzieri Raniero; Pelizza da Volpedo Giuseppe; Pertini Alessandro; Pesce Giovanni; Pesenti Antonio Mario; Pintor Giaime; Pintor Luigi; Pisacane Carlo; Podrecca Luigi Guido; Procacci Giuliano; Ragionieri Ernesto; Ravera Camilla; Reale Eugenio; Rigola Rinaldo; Rosselli Amelia; Rosselli Carlo; Rosselli Sabatino detto Nello; Rozenstejn Anja M. (Anna Kuliscioff); Salvemini Gaetano; Scalarini Giuseppe; Schiavi Alessandro; Scoccimarro Mauro; Secchia Pietro; Serrati Giacinto Menotti; Spriano Paolo; Tasca Angelo; Terracini Umberto; Togliatti Palmiro; Tresca Carlo; Tresso Pietro; Treves Claudio; Turati Filippo; Valera Paolo.”,”Concepito nel 1925 e iniziato nel 1960, il Dizionario biografico degli Italiani si conclude nel 2020 con il centesimo volume, portando a compimento il progetto di biografia nazionale ricostruita attraverso le oltre quarantamila biografie di Italiani che hanno contribuito alla storia artistica, culturale, politica, scientifica, religiosa, letteraria ed economica del Paese dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente a oggi. Diretta da una équipe prestigiosa, questa opera monumentale, unica nel suo genere, comprende voci firmate dai migliori specialisti, italiani e stranieri, oggetto di rigorose ricerche, sempre corredate da bibliografie e indicazione delle fonti, e disposte in ordine alfabetico. Accanto ai maggiori, da Dante Alighieri a Camillo Benso conte di Cavour, da Francesco Petrarca a Giuseppe Verdi, da Giotto a Raffaello e Michelangelo, Luchino Visconti e Eleonora Duse, si trovano i tanti meno conosciuti, a volte scoperti dagli studiosi che nel corso degli anni hanno seguito l’evolversi della ricerca, con una sempre crescente attenzione ai personaggi femminili.”,”BIOx-392″
“MASINI Pier Carlo a cura”,”Epistolario inedito dell’Internazionale. Le carte della Commissione di Corrispondenza dell’Archivio della Federazione Internazionale dei Lavoratori (1872-1874).”,”Titolo originario: Carte della Commissione di Corrispondenza dall’Archivio della Federazione Italiana dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (1872-1874), a cura di Pier Carlo Masini, Edizioni del Gallo, Milano, 1966; collana strumenti di lavoro, archivi del movimento operaio, a cura di Gianni Bosio “”Del programma di Rimini, che rappresenta l’atto di nascita del movimento, è essenziale ricordare alcuni principi: (…) Viene anche deciso di rompere ogni rapporto con il Consiglio Generale di Londra (Marx e Engels) ritenuto autoritario e di non inviare alcun rappresentante al Congresso Generale de l’Aia (settembre 1972) convocato dal Consiglio di Londra. Si comprende bene che la scelta de l’Aia come sede del congresso agevola il compito del Consiglio di Londra, che può facilmente inviarvi delegati ad esso devoti, ma allo stesso tempo rende difficile l’intervento delle Federazioni lontane e dello stesso Bakunin. Un secondo motivo di dissidio con Londra è rappresentato da una circolare segreta in cui Marx attacca Bakunin e l’Alleanza Internazionale della Democrazia Socialista con la subdola accusa di lavorare alla distruzione dell’Internazionale”” (pag 170-171) (da introduzione di Franco Schirone)”,”ANAx-459″
“MASINI Pier Carlo BOSIO Gianni; DEL-BO Giuseppe”,”Bakunin, Garibaldi e gli affari slavi (1862-63) (Masini e Bosio); La Comune di Parigi nella raccolta della ‘Biblioteca G.G. Feltrinelli’ (Del-Bo).”,”Garibaldi partecipa intensamente alla campagna di solidarietà per la Polonia con l’invio di messaggi, con la proposta di una sottoscrizione per i polacchi insorti, con il tentativo, troncato dalla polizia italiana, di un invio d’armi (pag 92)”,”POLx-005-FGB”
“[MASINI P.C.]”,”Una classe – un partito.”,”‘Una classe / un partito’ non vuol essere l’organno di nessun nuovo o vecchio gruppo, bensì la voce e l’interprete di tutti coloro che nel PCI e nel PSI, fuori del PCI e del PSI puntano tutte le loro speranze in un grande, forte e rinnovato partito socialista’. XXXIII Congresso Napoli, 15-18 gennaio 1959″,”ITAC-001-FER”
“MASINI Pier Carlo”,”Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati.”,”Pier Carlo Masini è nato in Val di Pesa, provincia di Firenze, nel 1923 e si è laureato in scienze politiche con una tesi sui riflessi del sansimonismo in Toscana. Si occupa da anni dei movimenti sociali e politici dell’Italia contemporanea, con particolare riguardo alle correnti democratiche, socialiste e libertarie. Collabora alla rivista Critica sociale ed è autore della prima biografia di Carlo Cafiero.”,”ANAx-028-FL”
“MASINI Pier Carlo”,”Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta (1862-1892).”,”Pier Carlo Masini è nato in Val di Pesa, provincia di Firenze, nel 1923 e si è laureato in scienze politiche con una tesi sui riflessi del sansimonismo in Toscana. Si occupa da anni dei movimenti sociali e politici dell’Italia contemporanea, con particolare riguardo alle correnti democratiche, socialiste e libertarie. Collabora alla rivista Critica sociale ed è autore della prima biografia di Carlo Cafiero.”,”ANAx-029-FL”
“MASINI P.C. READ H. HERNESTAN G. LEVI D. ZACCARIA C. VOLIN CARBO E.C. BENETTI G. BERNERI C. PEDIO T. KROPOTKIN P.”,”Volontà. Dittatura e rivoluzione nei dibattiti del Risorgimento (Masini); Anarchismo. Il passato ed il futuro (Read); Gli anarchici e la superstizione marxista (Hernestan); Il coraggio della libertà (Levi); Azione diretta (Zaccaria); Il primo “”Soviet”” (Volin); L’Esperienza Spagnola (Carbo); Libertà (Benetti); Nietzsche come anti-Nietsche (Berneri); Il primo congresso del PSLI (Pedio); L’Evasione (Antologia) (Kropotkin).”,”Pier Carlo Masini: ‘Dittatura e rivoluzione nei dibattiti del Risorgimento: Carlo Pisacane, Saggio sulla Rivoluzione,”,”ANAx-003-FAP”
“MASINI Pier Carlo”,”Antonio Gramsci e l’ Ordine Nuovo visti da un libertario. In appendice: il discorso in morte di A. Gramsci pronunciato da C. Berneri alla Radio CNT-FAI di Barcellona il 3 maggio 1937.”,”Gramsci critico del movimento anarchico”,”ANAx-004-FAP”
“MASINI Giancarlo”,”Guglielmo Marconi.”,”Giancarlo Masini, chimico-fisico all’Università di Firenze, orfano di padre, aveva cominciato a lavorare in un piccolo giornale fiorentino per pagarsi gli studi. Ha poi abbandonato la ricerca attiva per dedicarsi alla divulgazione e alla storia della scienza.”,”BIOx-040-FSD”
“MASINI Pier Carlo, a cura di Franco BERTOLUCCI e Giorgio MANGINI”,”Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Berneri. Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta – Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati.”,”Pier Carlo Masini è nato in Val di Pesa, provincia di Firenze, nel 1923 e si è laureato in scienze politiche con una tesi sui riflessi del sansimonismo in Toscana. Si è occupato dei movimenti sociali e politici dell’ Italia contemporanea con riguardo particolare alle correnti democratiche, socialiste e libertarie. Ha collaborato alla rivista ‘Critica sociale’ ed è autore della prima biografia di Carlo CAFIERO. “”Negli anni 1871 e 1872 non si svolge soltanto uno scontro tra Mazzini e Bakunin, ma si giuoca anche una partita triangolare. Mazzini-Bakinin-Marx (Engels) in cui ognuno dei contendenti è in lotta contro gli altri due. Così la polemica fra Bakunin e i suoi seguaci italiani da una parte e Marx (Engels) e il Consiglio generale dell’Internazionale dall’altra si intreccia con quella che abbiamo ora rievocato. Insieme le due polemiche contribuiscono a configurare storicamente l’anarchismo in antitesi tanto al socialismo marxista quanto alla democrazia mazziniana. Il giovane Cafiero, arrivando a Napoli, aveva trovato ben visibili tracce dell’influenza di Bakunin e ne aveva informato Engels. Questi, come segretario per l’Italia del Consiglio generale, aveva già fiutato il pericolo e le sue lettere a Cafiero risuonano del fragore d’armi per la guerra imminente a Bakunin e alla sua eresia. Marx ed Engels hanno deciso di finirla con Bakunin, con le sue continue rivendicazioni di autonomia delle sezioni locali e di disimpegno dell’Internazionale dalla politica parlamentare, decisi a trasformare l’Associazione in un partito fortemente centralizzato e politicamente impegnato. (…) Dietro tutti questi nuovi orientamenti, spostamenti di tendenza, cambiamenti di indirizzo, si muove la mano, abile e sollecita di Bakunin che da Locarno, con una copiosa produzione epistolare, consiglia, esorta, rimprovera, assiste idealmente e tatticamente i compagni italiani. Cafiero – che si è ulteriormente allontanato dal Consiglio generale ed è entrato in polemica epistolare con Engels – nel maggio si reca a Locarno, accompagnato da Fanelli, per incontrarsi col russo. L’incontro constatata la piena identità di vedute fra gli interlocutori, si trasforma in un’alleanza e Cafiero entra nella cerchia degli intimi di Bakunin. Tornato in Italia da Milano, verso la metà di giugno, invia a Engels la lettera che segna la sua definitiva rottura con il Consiglio generale (33). La lettera di Cafiero è un rilevante documento ideologico per la storia della genesi dell’anarchismo, in atto di differenziarsi dal socialismo d’ispirazione marxista. Dopo aver premesso che sul punto di passaggio del ‘capitale’ alla collettività non esisteva disaccordo fra comunisti e anarchici e che il disaccordo nasceva sul ‘modo’ di questo passaggio, così riassume il pensiero di Marx e di Engels: «Gli autori del ‘programma comunista tedesco’ ci dicono, su questo punto, che essi perverranno alla meta mediante ‘la conquista del potere politico da parte del proletariato: cioè mediante la costituzione di un nuovo Stato che, secondo quello che voi mi dite, pare dovrà essere abbastanza ‘forte’, che comincerà anzitutto ‘dall’imparare a leggere agli inalfabeti’, combattere il brigantaggio e la camorra’ ed ‘educare’ il popolo, che otterrà poi ‘gradatamente’ attraverso gli anni l’uso di quel ‘capitale’ tanto sospirato: mentre lo Stato, compiuta così la grande opera emancipatrice, verrebbe mano mano fondendosi in un nuovo Stato ‘sui generis’. Stato economico con tutta la sua ‘centralizzazione unitaria’ e le sue ‘armate industriali’, massime agricole””. Per capire questi appunti di Cafiero bisogna rifarsi ai dieci punti che concludono la seconda sezione de ‘Il Manifesto dei comunisti’ del 1848 (che Cafiero chiama «programma comunista tedesco» fra i quali si elencano le proposte di fabbriche nazionali, di statalizzazione di tutti i mezzi di produzione e di trasporto e di eserciti industriali per l’agricoltura. A questo si riferisce Cafiero quando rivolge ai suoi corrispondenti questo ironico invito: «Al primo sollevamento sociale delle nostre popolazioni io vi propongo di venire con Marx a proporre ai nostri contadini della Calabria e degli Abruzzi le ‘armate’ agricole». E poi continua: «Tutti vogliamo conquistare, o meglio, rivendicare il ‘capitale’ alla collettività, e all’uopo si propongono de modi diversi. Gli uni consigliano un colpo di mano sulla rocca principale – lo Stato – caduta la quale in potere dei nostri, la porta del ‘capitale’ sarà aperta a tutti; mentre gli altri avvisano di ‘abbattere tutti insieme’ ogni ostacolo e d’ ‘impossessarsi collettivamente’ di fatto di quel ‘capitale’ che si vuole assicurare per sempre proprietà collettiva. Io sono schierato coi secondi, mio caro, dal momento che, grazie al vostro ‘Manifesto comunista’, mi è stato dato di comprendere nettamente la posizione»”” (pag 71-75) [Pier Carlo Masini, ,a cura di Franco Bertolucci e Giorgio Mangini, ‘Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Berneri. Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta – Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati’, BFS, Pisa, 2024] [(33) Cfr. il testo integrale della lettera in ‘La corrispondenza di Marx e Engels’, cit., pp. 219-229. Per un inquadramento storico del documento, rinvio al mio scritto ‘Engels e Cafiero’, apparso sulla rivista “”Tempo presente””, aprile 1965]”,”ANAx-477″
“MASLOWSKI Peter”,”Thälmann.”,”””Auf dem Parteitag im Dezember 1920 in Berlin, wo der in Halle aus der USPD, ausgeschiedene linke Flügen sich mit der Kommunistischen Partei vereinigt hat, ist Ernst Thälmann, führendes Mitglied der unhabhängigen Hamburger Bezirksleitung, natürlich wieder Parteitagsdelegierter. Er gilt von jetzt ab überhaupt so sehr als der Typus des Hamburger Proleten und Parteifunktionärs, daß es keinen Parteitag und kaum einen internationalen Kongreß mehr gibt, auf dem er nicht anwesend wäre und mit großer Wirkung in die Auseinandersetzungen eingegriffen hätte.”” (pag 35) (Sur le congrès du parti à Berlin, où celui s’est uni dans le hall de l’USPD, gauches non entrés en ligne de compte vols avec le parti communiste, le sérieux Thälmann, membre dirigeant de la conduite de secteur de Hambourg unhabhängigen, est à nouveau naturel en décembre 1920 délégué de congrès du parti. Il est considéré maintenant à partir effectivement tellement comme les Typus du Proleten de Hambourg et du fonctionnaire de parti qu’il n’y a plus de congrès du parti et à peine de congrès international, lors duquel il n’aurait pas été présent et serait intervenu avec un grand effet dans les argumentations) (traduzione automatica)”,”MGEK-084″
“MASNATA Francois MASNATA-RUBATTEL Claire”,”Pouvoir, societé et politique aux Etats-Unis.”,”Francois MASNATA ha soggiornato per due anni negli Stati Uniti, da cui ha tratto il libro ‘Pouvoir blanc, Revolte noire’. E Claire MASNATA-RUBATTEL ha prodotto uno studio sul processo di decisione americano ‘L’ Amerique blanche et les droits des Noirs’ (1969). F. MASNATA ha insegnato all’ IEP di Parigi, all’ Università di Losana e di Neuchatel. “”Di fatto, sia a livello degli Stati che a quello del Congresso, le diverse Camere non sono mai state “”rappresentative””. Conviene qui distinguere la nozione d’ ineguaglianza di rappresentazione da quella di gerrymandering. Quest’ ultimo termine risale al 1812, anno in cui un certo Elbridge Gerry, governatore del Massachusetts, riuscì a far adottare dal parlamento del suo stato una frastagliatura elettorale favorente il partito democratico al quale apparteneva, e che portò a disegnare un distretto somigliante a una sorta di salamandra e la cui maggioranza era democratica. Ciascuno dei due partiti da allora è ricorso a questo tipo di pratica. Non si contano più i distretti dalle forme bizzarre, delimitati da abili strateghi allo scopo di mantenersi al potere””. (pag 267)”,”USAS-111″
“MASOERO Alberto”,”Vasilij Pavlovic Voroncov e la cultura economica del populismo russo (1868-1918).”,”Alberto Masoero è nato a Ivrea nel 1958 e si è laureato a Torino nel 1982. Ha proseguito gli studi nel campo della storia russa all’Università di Princeton dal 1983 al 1985. Ha collaborato alla Rivista storica italiana e a Studi storici. Attualmente sta lavorando a una tesi di dottorato sugli economisti moscoviti nell’epoca di Alessandro II.”,”MRSx-027-FL”
“MASON Tim a cura di Jane CAPLAN”,”Nazism, Fascism and the Working Class. Saggi di Tim Mason.”,”Un capitolo è dedicato al contenimento della classe operaia fatto dal regime hitleriano, un altro agli scioperi di Torino del marzo 1943.”,”MGEK-021″
“MASON Timothy W.”,”La politica sociale del III Reich.”,”Timothy W. MASON (1940-1980) è stato docente di storia moderna al St. Peter’s College di Oxford. Ha pubblicato vari saggi di storia sociale, sul lavoro e sulle classi subalterne nella Germania nazista, fra cui ‘National Socialist Policies towards the German Working Classes 1925 to 1939 (OUP 1971). “”Albert Speer ha ricostruito acutamente tale dilemma: ‘Resta una delle esperienze sbalorditive di questa guerra il fatto che Hitler volesse risparmiare al proprio popolo quelle prove che Churchill o Roosevelt imposero senza alcun scrupolo alle loro popolazioni. La discrepanza fra la mobilitazione totale della forza-lavoro nella democratica Inghilterra e la trascuratezza nell’ affrontare tale questione propria dell’ autoritaria Germania caratterizza il timore – nutrito dal regime- di un mutamento del favore popolare. Il ceto dirigente non voleva né fare esso stesso dei sacrifici né pretenderli dal popolo e si sforzava per quanto possibile di mantenere quest’ ultimo in buona disposizione di spirito. Hitler e la maggior parte del suo entourage politico appartenevano alla generazione di coloro che come soldati avevano vissuto, senza mai superarla, la rivoluzione del 1918. In conversazioni private Hitler lasciò spesso intendere che dopo l’ esperienza del 1918 la prudenza non era mai troppa’””. (pag 18)”,”GERN-101″
“MASON Timothy W.”,”La politica sociale del III Reich.”,”Timothy W. MASON (1940-1980) è stato docente di storia moderna al St. Peter’s College di Oxford. Ha pubblicato vari saggi di storia sociale, sul lavoro e sulle classi subalterne nella Germania nazista, fra cui ‘National Socialist Policies towards the German Working Classes 1925 to 1939 (OUP 1971). “”Per contro il rapporto fra il regime e la classe operaia era eccezionalmente teso. La rilevanza e le ripercussioni di tali tensioni si possono illustrare in modo particolarmente chiaro sulla base della svolta avvenuta nelle funzioni della Deutsche Arbeitsfront dopo il raggiungimento della piena occupazione. Già prima di quella fase sembrava dubbio che la DAF sarebbe stata in grado di assolvere il compito educativo politico assegnatole. Alla metà degli anni trenta il comportamento dei lavoratori dell’ industria era contrassegnato da paura, rassegnazione ed esasperazione, spesso anche da un’ apatia e disaffezione per la politica che erano favorite dall’ espansione economica. Solo la persona di Hitler e gesti occasionali di autoaffermazione nazionale sembrano aver avuto risonanza fra gli operai. La stessa DAF suscitava in prevalenza scetticismo; la resistenza attiva comunista e socialdemocratica si indeboliva man mano che la Gestapo perfezionava i propri metodi di controllo e i propri schedari, mentre il numero degli arresti in quell’ anno (1936) saliva a 15.000 persone circa. La DAF collaborava di malavoglia con la polizia, poiché ogni azione di resistenza della classe operaia nelle aziende ribadiva il suo insuccesso politico. (…) Lo sviluppo verso la piena occupazione liberò in parte questa gigantesca organizzazione, oltre che da un compito irrealizzabile, anche dall’ imbarazzo di dover esibire un programma pratico chiaramente formulato. Infatti la situazione creatasi sul mercato del lavoro a partire dal 1936 rese possibile agli operai di porre in qualche misura delle condizioni per la propria sottomissione politica. Poiché alla DAF toccava stabilizzare tale sottomissione, essa fece in buona parte proprie le condizioni poste dalla classe operaia. Quest’ ultima puntava a partecipare perlomeno alla crescente prosperità (…)””. (pag 241-242)”,”MGEK-079″
“MASON Paul”,”Live Working or Die Fighting. How the Working Class Went Global.”,”Paul Mason was born in 1960 in Leigh, Greater Manchester. He is BBC Newsnight’s business and industry correspondent. He won the 2003 Wincott Award for business journalism and was named Workworld Broadcast Journalist of the year in 2004. He lives in London. Introduction, Notes, Afterword, Acknowledgements, Index,”,”CONx-015-FL”
“MASSA Gaetano a cura; saggi di German ARGINIEGAS Salvatore CANDIDO Carlos CHAGAS Maria Eugenia del VALLE DE SILES Ernesto LUNARDI G.B. Marini BETTOLO Gaetano MASSA Franco MICALI BARATELLI Jorge MORELLI PANDO Antonio PECONI Giuseppe Carlo ROSSI Arturo USLAR PIETRI”,”Estudios sobre el mundo latinoamericano. Studi sul mondo latino-americano.”,”Saggi di German ARGINIEGAS Salvatore CANDIDO Carlos CHAGAS Maria Eugenia del VALLE DE SILES Ernesto LUNARDI G.B. Marini BETTOLO Gaetano MASSA Franco MICALI BARATELLI Jorge MORELLI PANDO Antonio PECONI Giuseppe Carlo ROSSI Arturo USLAR PIETRI”,”AMLx-108″
“MASSA Paola a cura, saggi di Vito PIERGIOVANNI Gian Luca PODESTA’ Giovanni MUO Andrea ZANINI Paola MASSA”,”Attori e strumenti del credito in Liguria. Dal mercante banchiere alla banca universale.”,”Dalla bibliografia: – Jaffe M., La Borsa merci di Genova nel suo primo centenario (1855-1955), Genova 1956″,”LIGU-115″
“MASSA Marco”,”Vita da guerra. Genova, 1940-1945. La lettura dei quotidiani, forzatamente ubbidienti alle direttive del regime, non basta a raccontare la storia; notizie e fatti vanno comparati con fonti d’archivio.”,”Danni di guerra. Oltre 13.000 gli edifici colpiti dalle bombe. “”Maggio 1945. Tra i problemi più drammatici che il Cln deve affrontare vi è quello della casa. Gli edifici gravemente danneggiate a causa dei bombardamenti sono oltre 13.000 e di questi solo 2.925 possono essere riparati, ma mancano soldi e la materia prima che, soltanto in parte, può essere recuperata dalle macerie. Una prima somma di 300 milioni viene erogata dal Genio civile allo scopo di avviare la riparazione dei primi caseggiati. La situazione è comunque grave. Gli ebrei che si erano nascosti vogliono tornare in possesso delle loro abitazioni requisite dai fascisti; dopo avere trascorso lunghi mesi sulle montagne, i partigiani chiedono un alloggio e gli sfollati desiderano desiderano tornare in città, anche se, per il momento, un’ordinanza glielo vieta. Manano ancora i viveri ma arrivano i medicinali (…) Si cercano i gerarchi scappati dalla città (…) Ogni giorno nelle vie persone ammazzate (…)”” (pag 289-292)”,”LIGU-003-FER”
“MASSACESI Simone”,”Enzo Santarelli tra militanza politica e ricerca storica.”,”MASSACESI Simone Dal Colloquio con Enzo Collotti (2003) tra i vari temi verteva sul ruolo della Biblioteca Feltrinelli: “”La storiografia sovietica ebbe un peso relativamente scarso. Tra il ’61 e il ’62 andai a Mosca proprio per conto della Biblioteca Feltrinelli per questioni riguardanti lo scambio di materiale. Devo dire che i rapporti con l’Istituto di marxismo-leninismo di Mosca, grosso modo collocabili a partire dalla metà degli anni ’50, furono quasi unicamente rapporti di scambio di materiali, praticamente nulli da punto di vista interpretativo e conoscitivo. Prima se ne occupò parzialmente Procacci, poi Aldo Zanardo ed io. L’intenzione era quella di creare una sezione documentaria della III Internazionale alla Feltrinelli. Alcune opere di storiografia sovietica, piuttosto buone e accettabili ancora oggi, sarebbero state poi pubblicate dagli Editori Riuniti, ma nessuna di queste opere uscì presso la casa editrice Feltrinelli. Dico questo perché l’Istituto Feltrinelli e la casa editrice Feltrinelli erano due entità totalmente separate, sebbene la casa editrice si servisse di noi per la consulenza alla pubblicazione di certe opere. Non fu pubblicato nulla sulla storiografia sovietica, furono gli Editori Riuniti a pubblicare una grossa storia di Roma, un lavoro munumentale che tuttora ha una sua validità. La casa editrice Feltrinelli invece, aveva aperto una serie di studi sulle fonti per la storia del pensiero socialista, dei quali uscirono una decina di volumi. Su quelli c’era stata la consulenza dei redattori e dei collaboratori dell’Istituto Feltrinelli. Erano però pubblicazioni di classici del socialismo e del marxismo, i quaderni dell’imperialismo di Lenin uscirono in quella serie, io, per esempio, curai gli scritti di Liebknecht; si tendeva cioè a fare conoscere in Italia testi importanti che nessuno aveva mai fatto circolare. Questo mette già in evidenza il carattere dell’Istituto che continuava quella che ormai era diventata la sua tradizione di pubblicazioni di fonti di grossi autori, come fonti per il pensiero socialista. Non a caso nei primi numeri degli “”Annali”” della Feltrinelli furono pubblicati testi del socialismo utopistico che, in buona parte di derivazione francese, avevano costituito una delle prime grandi sezioni della Biblioteca. Oggi, credo che in Europa, oltre alla biblioteca dell’Istituto di Amsterdam, sia quella che ha la più grande collezione di questo tipo di materiale. Quando andai a Mosca, tra l’altro,una delle questioni dello scambio era proprio il completamento della sezione bibliografica sugli utopisti francesi. L’Istituto di marxismo-leninismo, infatti, negli anni ’30 aveva svolto un lavoro di concentrazione bibliografica a Mosca, e aveva molti doppioni di questo tipo di opere che potevamo acquisire. Ma dal punto di vista dell’influenza storiografica niente, anche se devo dire che si conosceva pochissimo il mondo sovietico, c’erano problemi di carattere linguistico. Si, si conosceva davvero poco. (…) R. Non c’è alcun dubbio. In Italia, ma non solo in Italia, la Biblioteca Feltrinelli è stata sicuramente un punto di partenza e ha rappresentato un punto di riferimento senza precedenti. Oggi l’archivio dell’Istituto Gramsci e in parte la sua biblioteca sono importanti perché hanno acquisito i materiali relativi al Pci e al rapporto tra il Pci e la III Internazionale. Ma se si pensa che alla biblioteca Feltrinelli arrivò l’archivio Tasca prima ancora che l’archivio del Gramsci si attrezzasse con quelle carte… La sede privilegiata ed unica di questi studi era per forza di cose la Feltrinelli, che assunse una funzione fondante di un certo tipo di studi e abbastanza unica.”” (pag 154 -155) Dal Colloquio con Enzo Collotti (2003) tra i vari temi verteva sul ruolo della Biblioteca Feltrinelli:”,”STOx-176″
“MASSARA Massimo a cura; testimonianze di Arturo COLOMBI Ambrogio DONINI Celso GHINI Alfonso LEONETTI Teresa NOCE Giovanni PESCE Luigi POLANO Camilla RAVERA Antonio ROASIO Enzo SANTARELLI Mauro SCOCCIMARRO Pietro SECCHIA Umberto TERRACINI Palmiro TOGLIATTI Giulio TREVISANI e altri”,”I comunisti raccontano. Cinquant’anni di storia del PCI attraverso testimonianze di militanti. Volume primo (1919-1945).”,”Testimonianze di Arturo COLOMBI Ambrogio DONINI Celso GHINI Alfonso LEONETTI Teresa NOCE Giovanni PESCE Luigi POLANO Camilla RAVERA Antonio ROASIO Enzo SANTARELLI Mauro SCOCCIMARRO Pietro SECCHIA Umberto TERRACINI Palmiro TOGLIATTI Giulio TREVISANI e altri.”,”PCIx-095″
“MASSARA Franco a cura”,”I grandi processi della storia. Volume 5. Socrate. Lucio Sergio Catilina.”,”””Oltre a ciò – riprende Socrate, sempre con la sua voce pacata- i giovani delle famiglie ricche, avendone più di altri la possibilità, hanno preso l’ abitudine di seguirmi: si divertono un mondo a vedermi mettere alla prova tutti gli uomini. Alcuni di loro hanno voluto imitarmi e ci si provano a loro volta: esaminano anch’essi gli altri e non fanno fatica a trovare tante persone che credono di sapere qualcosa, ma che poi si vede bene che sanno poco o nulla”” (pag 78)”,”STAx-087″
“MASSARA Franco, con la collaborazione di Pietro FAZIO Antonio FRESCAROLI Giovanni LOVERO Max POLO Iris TOTTERI”,”I grandi enigmi degli anni terribili. Dossier n° 2. L’indeciso fantasma – L’impossibile riconciliazione – Morte di un gappista – Sull’altra barricata: per chi combatterono?… – Ossola: quarantaquattro giorni di repubblica.”,”Vicenda morte del gappista Dante Di Nanni (pag 113-147) di Iris Totteri Dante Di Nanni (Torino, 27 marzo 1925 – Torino, 18 maggio 1944) è stato un partigiano italiano, insignito della Medaglia d’oro al valor militare. Appartenuto ai GAP, ricercato dai nazifascisti per aver partecipato a una missione di sabotaggio con esplosivi, quando i nemici vennero ad arrestarlo si barricò nell’abitazione che fungeva da base gappista e si difese tenacemente resistendo per più di un’ora e mezza all’assedio, condotto con forze soverchianti. Nel 2012 i particolari della missione gappista e le modalità della morte, fino ad allora noti soprattutto nella versione datane da Giovanni Pesce, sono stati oggetto di una profonda revisione storiografica che ha offerto una nuova ricostruzione dei fatti, fondata criticamente, la quale contraddice in più punti cruciali il racconto di Pesce [1][2]. La ricostruzione della missione gappista e della morte di Di Nanni proposta dallo storico Nicola Adduci sulla rivista Studi storici dell’Istituto Gramsci [22] differisce in modo assai marcato dalla versione narrata da Giovanni Pesce. La figura di Dante di Nanni rimane uno di quelle della Resistenza che più ha colpito l’immaginario di scrittori e musicisti. Giovanni Pesce la racconta nel libro Senza tregua, la guerra dei GAP e gli Stormy Six, gruppo storico della controcultura italiana, le hanno dedicato la canzone Dante di Nanni, contenuta nell’album Un biglietto del tram del 1975. La canzone è anche cantata dai Gang (incisa in loro diversi album) per omaggiare sia Dante Di Nanni che gli Stormy Six. Anche gli Assalti Frontali hanno citato Di Nanni nella canzone Fascisti In Doppiopetto inclusa nell’album Conflitto.”,”ITAR-247″
“MASSARA Massimo SCHIRINZI Claudio SIOLI Maurizio”,”Storia del Primo Maggio.”,”Il 1° maggio (4 maggio) 1890 in Gran Bretagna. Un resoconto di Engels (pag 27-31) Marx. “”Poiché il sistema più semplice per accrescere i profitti del capitalista era quello di aumentare il plusvalore assoluto attraverso il massimo prolungamento della giornata lavorativa, all’inizio dell’era capitalistica troviamo in tutti i Paesi industriali una giornata lavorativa estremamente lunga che lasciava al lavoratore solo poche ore per dormire. Il resto del suo tempo apparteneva al capitalista. Questo sfruttamento inumano portava evidentemente non solo al logoramento fisico e morale del lavoratore, ma al suo rapido esaurimento e alla sua morte precoce. Tra le prime rivendicazioni della classe operaia organizzata si impone quindi l’istituzione di una giornata lavorativa ‘normale’. Come ha scritto Marx, «a “”protezione”” contro il serpente dei loro tormenti, gli operai debbono assembrare le loro teste e ottenere a viva forza, ‘come classe’ una legge di Stato, una ‘barriera sociale’ potentissima, che impedisca a loro stessi di vender sé e la loro schiatta alla morte e alla schiavitù, ‘per mezzo di un volontario contratto con il capitale’. Al pomposo catalogo dei “”diritti inalienabili dell’uomo”” subentra la modesta, ‘Magna Charta’ di una giornata lavorativa limitata dalla legge, la quale “”chiarisce finalmente ‘quando finisce il tempo venduto dall’operaio e quando comincia il tempo che appartiene all’operaio stesso'”” (1)». La giornata lavorativa viene limitata a dodici ore, prima in Inghilterra, in seguito in Francia. In quest’ultimo Paese, però la legge “”proclama ‘in linea di principio’ quello che in Inghilterra era stato ottenuto soltanto in nome dei fanciulli dei minorenni, delle donne e solo di recente viene rivendicato come diritto generale”” (2)» [(1) Karl Marx, ‘Il Capitale’, Libro primo, Editori Riuniti, Roma, 1964, pp. 338-339; (2) Marx, op. cit., p. 337] [Massimo Massara, Claudio Schirinzi, Maurizio Sioli, ‘Storia del Primo Maggio’, Longanesi, Milano, 1978]”,”MPMx-001-FGB”
“MASSARA Katia GRECO Oscar”,”Rivoluzionari e migranti. Dizionario biografico degli anarchici calabresi.”,”564 biografie di anarchici calabresi. Molti sostennero con convinzione la lotta antifascista nella Guerra civile spagnola, mentre quasi tutti gli anarchici calabresi emigrati in Argentina si iscrissero al sindacato della FORA, costituirono associazioni di mutuo soccorso, fecero attivamente parte di circoli sociali, collaborarono con giornali libertari e furono protagonisti di azioni eclatanti, come l’uccisione del colonnello Falcón, capo della polizia di Buenos Aires, nel 1909 e l’attentato dinamitardo al teatro Colón l’anno successivo, venendo per questo espulsi, arrestati e perseguitati duramente nel convulso periodo dei primi anni del Novecento.”,”ANAx-437″
“MASSARA Massimo SCHIRINZI Claudio SIOLI Maurilio”,”Storia del Primo Maggio.”,”Massimo Massara, nato nel 1935, è stato redattore capo di Vie Nuove e del Calendario del Popolo e direttore della rivista Sputnik. Ha pubblicato tra l’altro: Il marxismo e la questione ebraica; I comunisti raccontano. 50 anni di storia del PCI attraverso testimonianze di militanti; La Chiesa cattolica nella seconda guerra mondiale; e, in collaborazione con Adriano Dal Pont e Alfonso Leonetti, Giornali fuorilegge. La stampa clandestina antifascista 1919-43. Claudio Schirinzi, nato nel 1949, giornalista, ha lavorato presso la redazione milanese del quotidiano Avvenire e si occupa attualmente di cronaca politica e amministrativa locale presso il Corriere della Sera. Maurilio Sioli, nato nel 1947, giornalista, è stato addetto all’Ufficio Stampa della federazione milanese del PCI. Collaboratore di giornali e riviste,è capo del gruppo comunista al Consiglio comunale di Brugherio e, dal 1976, Vice Capo Ufficio Stampa del Comune di Milano.”,”MOIx-004-FV”
“MASSARA Massimo SCHIRINZI Claudio SIOLI Maurilio”,”Storia del Primo Maggio.”,”Massimo Massara, nato nel 1935, è stato redattore capo di Vie Nuove e del Calendario del Popolo e direttore della rivista Sputnik. Ha pubblicato tra l’altro: Il marxismo e la questione ebraica; I comunisti raccontano. 50 anni di storia del PCI attraverso testimonianze di militanti; La Chiesa cattolica nella seconda guerra mondiale; e, in collaborazione con Adriano Dal Pont e Alfonso Leonetti, Giornali fuorilegge. La stampa clandestina antifascista 1919-43. Claudio Schirinzi, nato nel 1949, giornalista, ha lavorato presso la redazione milanese del quotidiano Avvenire e si occupa attualmente di cronaca politica e amministrativa locale presso il Corriere della Sera. Maurilio Sioli, nato nel 1947, giornalista, è stato addetto all’Ufficio Stampa della federazione milanese del PCI. Collaboratore di giornali e riviste,è capo del gruppo comunista al Consiglio comunale di Brugherio e, dal 1976, Vice Capo Ufficio Stampa del Comune di Milano.”,”MPMx-003-FL”
“MASSARA Franco, collaborazioe di Adriana BIANCARDI Pietro FAZIO Antonio FRESCAROLI Giovanni VIGNOLA”,”I grandi enigmi dell’inizio del secolo in Italia.”,”Contiene il saggio di Adriana Biancardi ‘Chi volle la guerra di Libia?’ (pag 73-126) (la politica estera dell’Italia dei ‘giri di valzer’, la lenta circolazione nell’opinione pubblica italiana della necessità di intervenire in Libia dopo il colpo dell’insediamento francese a Tunisi. Le dichiarazioni in favore di Antonio Labriola e di molti intellettuali socialisti, le posizioni nazionalista, i ricordi della storia (la presenza di Roma in Libia, il ruolo di Genova e Venezia sul quella sponda ecc., Bissolati, l’ultimatum all’impero ottomano…) Antonio “”Labriola dichiarava di «confidare» che Tripoli sarebbe divenuta, un giorno, la «colonia del proletariato italiano», in grado di assorbire per secoli le forze demografiche della nazione. (…) deplorava il flusso migratorio di italiani in Argentina, la terribile emoraggia di «forze vive dei lavoratori a servizio del capitalismo straniero», affermava con energia la necessità di un’azione in Libia «come primo saggio della nostra libera e cosciente apparizione nella politica mondiale» (…)”” (pag 80-81) Seguono ‘La politica dei giri di valzer’ di Pietro Fazio e ‘Giolitti: l’enigma di un’epoca’ di Antonio Frescaroli”,”ITAA-001-FSD”
“MASSARENTI Armando a cura; scritti di Joseph E. STIGLITZ”,”Joseph E. Stiglitz. La globalizzazione e i suoi oppositori.”,”Trecc: Economista statunitense (n. Gary 1943), prof. nella Yale University (1970-74), a Stanford (1974-76; 1988-2001), a Princeton (1979-88), dal 2003 alla Columbia University. È stato capo del dipartimento di ricerca economica della Banca Mondiale (1996-99), dove ha ricoperto anche la carica di vicepresidente (1997-2000). Nel 2001 gli è stato assegnato il premio Nobel per l’economia (con G. A. Akerlof e A. M. Spence) per il contributo offerto, sin dagli anni Settanta, alla teoria dell’informazione. S. si è occupato del meccanismo con il quale operatori economici poco informati traggono informazioni da quelli più informati. Applicando la sua analisi su mercati diversi, ha dimostrato come l’informazione asimmetrica possa provocare tra l’altro disoccupazione e razionamento del credito. Ha ricoperto numerosi incarichi governativi e dal 2003 è membro della Pontificia accademia di scienze sociali. Tra le sue opere: Lectures on public economics (in collab. con A. Atkinson, 1980); Theory of commodity price stabilization (in collab. con D. Newbery, 1981); Economics of the public sector (1986); The economic role of the state (1989); Principles of economics (1993); Principles of macroeconomics (1997); il manuale Economics (1997); Globalization and its discontents (2002); The roaring nineties (2003); Fair trade for all (con A. Charlton, 2005); Making globalization work (2006); The Stiglitz report. Reforming the international monetary and financial systems in the wake of the global crisis (2010); The price of inequality. How today’s divided society endangers our future (2012); Creating a learning society (con B.C. Greenwald, 2014; trad. it. 2018); The great divide: unequal societies and what we can do about them (2015); The euro. And its threat to the future of Europe (2016); Measuring what counts for economic and social performance (con J.-P. Fitoussi e M. Durand, 2019; trad. it. 2021); People, power, and profits: progressive capitalism for an age of discontent (2019; trad. it. 2020).”,”ECOT-402″
“MASSARI Roberto a cura; scritti di TROTSKY RAVAZZOLI LEONETTI LENIN ENGELS e altri”,”All’ opposizione nel Pci con Trotsky e Gramsci. Bollettino dell’ Opposizione Comunista Italiana, 1931-1933.”,”Contiene: Una lettera inedita di Engels sulla questione del fronte unico (pag 353) (risposta al membro del CC del partito socialista danese Herson TRIR che aveva scritto a ENGELS l’ 8 dicembre 1889)”,”MITC-038″
“MASSARI Roberto”,”Teorias de la autogestion.”,”””L’ idea centrale nella strategia leninista del CO (Controllo operaio) è che questo rappresenta l’ unica soluzione di carattere economico per la perdite causate dalla guerra e per la gestione paralizzata dell’ apparato produttivo. (…) In fondo – dirà Lenin -, tutta la questione del controllo si riduce a stabilire chi è che controlla e chi sono i controllati, ovvero, quale classe esercita il controllo e quale altra lo subisce.”” Questo sarà il motivo di fondo che spingerà a denunciare le forme di controllo instaurate in Russia da Kerensky, tra il febbraio e l’ ottobre del 1917 (…)””. (pag 222)”,”ANAx-204″
“MASSARI Roberto”,”Marxismo e critica del terrorismo. Un’ analisi storica delle posizioni critiche del marxismo teorico e militante nei confronti dei fenomeni terroristici.”,”MASSARI Roberto si è occupato dei movimenti sociali inAmerica Latina e dei problemi sindacali in Europa, del movimento operaio italiano ed europeo. Lenin contro il terrorismo dei socialrivoluzionari. Lo studio della mentalità dei giovani terroristi. “”Numerosi altri sono i testi dedicati da Lenin nel periodo 1902-1903 alla polemica coi socialrivoluzionari e in particolare con le loro concezioni terroristiche. Tra questi vogliamo ricordare solo uno dei più noti, poiché rappresenta forse la disamina più organica di posizioni terroristiche; che sia mai stata prodotto dal dirigente bolscevico. Non si tratta solo della riaffermazione che il marxismo non respinge in linea di principio il terrorismo, e che esso può diventare uno strumento in mano al movimento di massa, a momento debito e con un metodo ben diverso da quello dei socialrivoluzionari. Vi è qualcosa di più significativo. Lenin analizza il procedimento mentale che porta dei giovani rivoluzionari sinceri, ma politicamente sprovveduti, ad intraprendere la via terrorista, classificando ben cinque “”teorie””, che a suo avviso sottendono tale procedimento mentale. La prima è la “”teoria del trasferimento della forza”” (…)””. (pag 123)”,”TEMx-037″
“MASSARI Roberto a cura; testi di A. MARAZZI M. NOBILE A. FURLAN G. POTRINO A. GIGLI P. SERPOLLA G. MISSORI G. FONTANA E. VALLS F. FOSSATI”,”Le false sinistre.”,”Si cita Cervetto e ‘Pagine marxiste’ (pag 210) che si sentirebbero eredi di Cervetto. “”Questi stanno subendo un ennesimo massacro nella loro storia. E’ un massacro indiscriminato, di civili e militari, è impietoso nella sua disparità tecnologica e rientra nei criteri standard dell’etnocidio. Nessuno ferma Israele, nessuno protesta, i giornali danno notizia solo dei fatti più eclatanti, non muovono un dito i paesi arabi, non muove un dito l’Iran. Dal Ministero degli esteri, D’Alema invita Israele alla moderazione: trattandosi di un massacro, è evidente che egli ha scoperto un altro ossimoro (dopo la “”guerra umanitaria””): questa volta è il “”massacro moderato””. Dopo i bombardamenti del Kosovo e di Belgrado dicemmo “”nel movimento”” che con i responsabili di quel crimine non avremme più scambiato nemmeno il saluto. Poi, però, non è andata così (vedi lo spazio che è stato ridato ai comunisti italiani e non a loro soltanto).”” (pag 133)”,”ITAC-104″
“MASSARI Roberto”,”Trotsky.”,”Antid Oto pseudonimo di Trotsky”,”TROS-210″
“MASSARI Giuseppe”,”Diario dalle cento voci, 1858-1860.”,”MASSARI Giuseppe Treccani; Massari, Giuseppe. – Uomo politico e scrittore (Taranto 1821 – Roma 1884). Recatosi a Parigi nel 1838, strinse relazioni con gli esuli italiani, e specialmente con Gioberti. Tornato in Italia nel 1843, fu espulso da Milano e costretto a riparare nuovamente in Francia, dove restò sino al 1846, quando venne a Torino a dirigervi Il mondo illustrato. Nel 1847 passò in Toscana, dove collaborò alla Patria, e nel 1848 a Milano, dove incontrò nuovamente Gioberti. Eletto al parlamento napoletano, non fu presente ai moti del maggio 1848 (ma nel 1853 fu condannato a morte sotto l’accusa di esserne stato uno dei capi). Stabilitosi a Torino, collaborò prima al Saggiatore, poi alla Gazzetta Ufficiale, di cui, nel 1856, divenne direttore. Acceso difensore di Carlo Alberto, di Gioberti e Cavour, che gli affidò delicate missioni, M. ebbe parte nell’annessione dell’Emilia e della Toscana e fu poi deputato dal 1860 al 1876 e dal 1880 al 1884. Fra il 1860 e il 1862 curò la stampa di scritti di Gioberti; pubblicò: I casi di Napoli (1849); Il conte di Cavour. Ricordi biografici (1873); La vita e il regno di Vittorio Emanuele II (1878); Vita del gen. A. La Marmora (1880). Post. apparvero il Carteggio (1921), le Lettere alla marchesa Arconati (1921), il Diario 1858-60 sull’azione politica di Cavour (1931; n. ed. corretta 1961). “”19 novembre (1858): Il ‘Cattolico’ di Genova giunto qui stamane riferisce; che all’uscire dall’ospedale ‘Pammatone’ il conte Cavour fu fischiato. Sarebbe stata una indegnità ed una vergogna per Genova: ho chisto ragguagli, ed ho saputo con piacere che l’asserzione del ‘Cattolico’ è un pio desiderio. Erano alcuni monelli che aspettavano il ministro all’escir dall’ospedale, perché aveva fatto sperar loro che avrebbero avuti dei quattrini. Delusi nell’aspettativa alcuni sussurarono: altri gridarono ‘Viva Cavour’ sperando con ciò una ricompensa. Su questi fatti il ‘Cattolico’ si è affrettato a spacciar la favola delle fischiate: le quali al postutto avrebbero disonorata Genova, e non fatto torto di certo all’illustre ministro””. (pag 66)”,”ITAB-304″
“MASSIE Robert K.”,”Dreadnought. Britain, Germany, and the Coming of the Great War.”,”Robert K. Massie was born in Lexington, Kentucky, and studied American history at Yale and modern European history at Oxford, which he attended as a Rhodes Scholar. He was president of the Authors Guild from 1987 to 1991. His previous books include Nicholas and Alexandra, Peter the Great: His Life and World (for which he won the Pulitzer Prize for Biography), The Romanovs: The Final Chapter, and Dreadnought: Britain, Germany, and the Coming of the Great War. Il piano Schlieffen. “”The interlocking gears of the European alliance systems gave events a grim inevitability. Germany was obliged by the terms of her alliance with Austria to support her ally in a war with Russia. France was obliged by the terms of her alliance with Russia to enter any conflict involving Russia and Germany. Germany, thus, had known for twenty years that if she went to war, it would be on two fronts: against Russia and France. Observing the principle of concentration of forces, Count Alfred von Schlieffen, Chief of the German General Staff from 1891 to 1906, decreed that, in a two-front war, “”the whole of Germany must throw itself upon one enemy, the strongest, most powerful, most dangerous enemy, and that can only be France””. The Russian Army, though larger, was ponderous and ill equipped; Russia could always frustrate victory by retreating, as Kutuzov had done when facing Napoleon. France, the first victim, was to be overwhelmed by the suddenness and power of the German lunge; in 1906, before retiring, Schlieffen allocated seven eights of the German Army to the west, while one eighth was to fend off the Russians in the east. The French campaign, he estimated, would take six weeks. The French Army was inferior to the German in numbers, but not in equipment, patriotism,or courage. Dug in behind the massive fortress system constructed along the Franco-German frontier, its flanks anchored in the neutral territory of Belgium in the north and Switzerland in the south, France’s army felt confident of holding the Teutons until the Slav steamroller began to crunch down upon the German rear. Schlieffen assessed this and came to an inescapable conclusion: to guarantee speedy victory in the west, he could not allow Belgium to remain neutral. By travelling through Belgium, he could avoid a frontal assault on the French fortresses, envelop the French left flank, rush down on Paris, and destroy the French Army. Accordingly, he allocated sixteen army corps (700,000 men in thirty-four divisions) to the massive right wing of the German Army in the west. This juggernaut was to roll through Belgium, Schlieffen hoped that the Belgian Army of six divisions would not resist and, especially, that it would not destroy the railways and bridges he needed to maintain his tight schedule. If Belgium did fight, she would be annihilated. Schlieffen’s plan was never seriously questioned by the Kaiser or the civilian leaders of the Reich. It was adopted and fine-tuned by his successor, Helmuth von Moltke, nephew of the victor of the Franco-Prussian War. Moltke had no qualms: “”We must put aside all commonplaces as to the responsibility of the aggressor””, he said. “”Success alone justifies war””.”” (pag 895)”,”QMIP-013-FL”
“MASSIE Robert K.”,”Castles of Steel. Britain, Germany, and the Winning of the Great War at Sea.”,”Robert K. Massie was born in Lexington, Kentucky, and studied American history at Yale and modern European history at Oxford, which he attended as a Rhodes Scholar. He was president of the Authors Guild from 1987 to 1991. His previous books include Nicholas and Alexandra, Peter the Great: His Life and World (for which he won the Pulitzer Prize for Biography), The Romanovs: The Final Chapter, and Dreadnought: Britain, Germany, and the Coming of the Great War.”,”QMIP-022-FL”
“MASSIE Robert K.”,”Pietro il Grande.”,”Robert K. Massie was born in Lexington, Kentucky, and studied American history at Yale and modern European history at Oxford, which he attended as a Rhodes Scholar. He was president of the Authors Guild from 1987 to 1991. His previous books include Nicholas and Alexandra, Peter the Great: His Life and World (for which he won the Pulitzer Prize for Biography), The Romanovs: The Final Chapter, and Dreadnought: Britain, Germany, and the Coming of the Great War. Nel 1981 ha ricevuto il Premio Pulitzer per questo libro.”,”RUSx-071-FL”
“MASSIE Robert K.”,”The Romanovs. The Final Chapter.”,”Robert K. Massie was born in Lexington, Kentucky, and studied American history at Yale and modern European history at Oxford, which he attended as a Rhodes Scholar. He was president of the Authors Guild from 1987 to 1991. His previous books include Nicholas and Alexandra, Peter the Great: His Life and World (for which he won the Pulitzer Prize for Biography), The Romanovs: The Final Chapter, and Dreadnought: Britain, Germany, and the Coming of the Great War. Sources and Acknowledgments, foto, About the Author, Index,”,”RUSx-158-FL”
“MASSIE Robert K.”,”Nicola e Alessandra.”,”Robert K. Massie was born in Lexington, Kentucky, and studied American history at Yale and modern European history at Oxford, which he attended as a Rhodes Scholar. He was president of the Authors Guild from 1987 to 1991. His previous books include Nicholas and Alexandra, Peter the Great: His Life and World (for which he won the Pulitzer Prize for Biography), The Romanovs: The Final Chapter, and Dreadnought: Britain, Germany, and the Coming of the Great War. Nel 1981 ha ricevuto il Premio Pulitzer per questo libro. “”Senza Rasputin non vi sarebbe stato Lenin””. Alessandro Kerensky.”,”RUSx-166-FL”
“MASSIE Robert K.”,”Dreadnought. Britain, Germany, and the Coming of the Great War.”,”Robert K. Massie was born in Lexington, Kentucky, and studied American history at Yale and modern European history at Oxford, which he attended as a Rhodes Scholar. He was president of the Authors Guild from 1987 to 1991. His previous books include Nicholas and Alexandra, Peter the Great: His Life and World (for which he won the Pulitzer Prize for Biography), The Romanovs: The Final Chapter, and Dreadnought: Britain, Germany, and the Coming of the Great War. Nota. ‘Le navi militari di categoria Dreadnought sono state le prime corazzate monocalibro, cioè armate con tutte le batterie principali di calibro uniforme1. La prima nave di questo tipo fu la HMS Dreadnought della Royal Navy britannica, varata nel 1906. Questa nave rivoluzionò il design delle navi da guerra e diede inizio a una corsa agli armamenti navali tra le principali potenze mondiali’ ‘La dreadnought o corazzata monocalibro fu un tipo particolare di nave da battaglia sviluppato a partire dai primi anni del XX secolo; il nome (dall’inglese “”non temo nulla””) deriva dalla prima unità di questo tipo mai varata, la HMS Dreadnought, entrata in servizio con la Royal Navy britannica nel 1906’. (f. bing – wikip)”,”QMIP-004-FSL”
“MASSOBRIO Alessandro”,”Storia della Chiesa a Genova. Dalla fine della Repubblica aristocratica ai giorni nostri.”,”Alessandro Massobrio, insegnante e giornalista, vive e lavora a Genova. Ha al suo attivo una ‘Storia della Chiesa’ pubblicata da Newton Compton e alcuni romanzi. ‘Ecco, è proprio nel corso degli ultimi anni di guerra che rifulge in modo tutto particolare l’opera mediatrice e pacificatrice non soltanto del cardinale Boetto ma dell’intera Chiesa genovese. Basti pensare al ruolo (…) svolto dal vicario generale Giuseppe Siri nella smobilitazione delle truppe tedesche da Genova e al sostegno che monsignor Francesco Repetto, segretario del cardinale, prestò agli ebrei cittadini. Sostegno che gli meritò, a conflitto concluso, l’onore di essere annoverato tra i “”giusti d’Israele””. Quanto a Pietro Boetto, la nomina a “”cittadino onorario”” che il consiglio comunale all’unanimità gli volle conferire, l’8 dicembre 1945, all’indomani quindi della liberazione, la dice lunga sull’importanza determinante che questo uomo di preghiera ebbe per la salvezza di Genova e di non pochi genovesi. Sventare rappresaglie, liberare vittime, sollevare dalle strettezze economiche e morali i più infelici sembrano infatti , azioni di poco conto se paragonate a quanto l’arcivescovo riuscì ad ottenere, per via diplomatica e con la forza della persuasione, nei giorni immediatamente antecedenti il 25 aprile ’45. Data in cui le truppe di occupazione tedesca, prima di abbandonare la città, avevano già stabilito la distruzione del porto e degli impianti industriali ed il cannoneggiamento degli insediamenti civili. Ma a questo punto l’uomo di preghiera lasciò spazio all’uomo di azione. O meglio, trasse dalla preghiera quelle forze, che il solo esercizio della volontà mai avrebbe potuto fornirgli. Già nell’ottobre del ’44, il cardinale aveva appreso dalla viva voce del generale Vitulli il pericolo che incombeva su Genova. Quello cioè della distruzione totale da parte dei tedeschi in ritirata. Anzi, lo stesso alto ufficiale aveva invitato l’arcivescovo a indurre la Santa Sede a farsi mediatrice tra le due parti. Boetto si rende subito conto dell’impossibilità di trattare direttamente con Roma e concepisce così insieme con il proprio vicario, monsignor Siri (del cui ruolo nella resa tedesca, ci occuperemo nel prossimo capitolo) un piano d’azione, articolato in momenti diversi. Innanzi tutto, presenta alle autorità germaniche della Liguria, un memoriale redatto dallo stesso Vitulli, ma il tentativo non ottiene alcun successo. Il cardinale viene, infatti, informato dal console germanico aggiunto, Alfredo Schmid, che la distruzione del porto di Genova dipende esclusivamente dal Führer, che si è avocato la decisione finale. Sembrerebbe la fine d’ogni speranza, ma la speranza di chi crede in Cristo è Cristo e dunque Pietro Boetto non si dà per vinto. Oltretutto, numerosi avvicendamenti, nell’ambito della gerarchia militare e diplomatica tedesca, giocano in favore della salvezza della città. Si tratta, per lo più, di alti ufficiali, che nutrono sentimenti non ostili verso l’Italia e gli Italiani, ad incominciare da Wittinghof-Scheel, comandante supremo delle forze di occupazione, per finire al generale Meinhold, comandante della piazza ed al nuovo console generale a Genova, von Etzdorf’ (pag 174-175); ‘A suo luogo, daremo conto delle polemiche divampate tra curia arcivescovile (il cardinale Siri) ed esponenti della resistenza cittadina (il senatore Paolo Emilio Taviani) sugli inutili spargimenti di sangue che la scelta insurrezionale avrebbe provocato. Certo è che dalla sera del 23 aprile 1945 al 26 successivo, la città è preda di violentissimi scontri a fuoco tra reparti tedeschi e le Sap, le Squadre di Azione Partigiana, il cui scopo è impadronirsi dei punti strategici del territorio metropolitano, prima dell’arrivo degli Americani, che avanzano da La Spezia a marce forzate. (…) La battaglia divampa subito nel cuore della notte del 23, in quattro settori della città: Sestri Ponente, Val Polcevera, Genova Centro, Albaro e Nervi. Quanto al porto, esso è per ora presidiato saldamente dai fascisti della ‘Decima Mas’. Ma non è certo per mare che tentano il ripiegamento le colonne tedesche. Il generale Meinhold prova ad utilizzare la strada ferrata, ma i ferrovieri smontano bielle e valvole delle locomotive per impedire anche la trazione a vapore. Quanto alla camionale, è del tutto impraticabile. Le colonne nemiche, bloccate nelle gallerie, tentano inutili sortite. La sera del 24 aprile, la guerriglia in città può ormai dirsi terminata. Dopo i gravi fatti di sangue di piazza De Ferrari, ai Tedeschi restano ancora pochi punti strategici: l’Istituto idrografico della Marina a Principe, via Giordano Bruno in Albaro, lo spiazzo antistante la camionale e monte Moro, dalla cui sommità il generale Meinhold minaccia di bombardare il centro abitato, se le truppe non verranno lasciate uscire, incolumi, dalla città. Ma l’alba del 25 è foriera di importanti novità. Mentre le ‘Sap’ conquistano piazza Acquaverde, la caserma di Sturla e l’ospedale di Rivarolo, il dottor Romanzi giunge a Savignone, sede del comando tedesco, recando con sé due lettere, una scritta di pugno dal cardinal Boetto, l’altra espressione di un CLN, all’interno del quale la coesione delle varie forze politiche è spesso precaria. Tutto ci lascia infatti credere che sul generale tedesco produca un effetto determinante soprattutto la missiva dell’arcivescovo. Fatto sta che Meinhold decide di recarsi a Genova, accettando come sede della trattativa quella Villa Migone che Boetto ha scelto come residenza provvisoria’ (pag 180-181)”,”LIGU-187″
“MASSOLA Umberto”,”Gli scioperi del ’43.”,”Agli scioperi partecipano lavoratori antifascisti e operai iscritti al PNF.”,”MITT-042″
“MASSOLA Umberto”,”Memorie, 1939-1941.”,”Appello agli operai fascisti. “”Nella lotta per l’ aumento dei salari, per le libertà democratiche e per una politica di pace, noi dicemmo attraverso le Lettere di Spartaco che bisognava unire anche gli operai fascisti e, in un articolo apparso sulle Lettere di Spartaco nell’ aprile 1940, affermavamo che i lavoratori fascisti avevano interessi uguali ai nostri, perché come noi erano degli sfruttati, degli oppressi. Aggiungevamo che anche tra i militi fascisti c’ erano “”delle grandi possibilità di lavoro””, particolarmente se si fosse tenuto conto che “”soltanto i padroni, i capi fascisti e Mussolini”” erano interessati a che i lavoratori, gli sfruttati si odiassero e si combattessero tra di loro””. (pag 68)”,”PCIx-154″
“MASSOLA Umberto”,”Marzo 1943 ore 10.”,”””A Genova, in Piazza De Ferrari, numerosi fascisti, per meglio simboleggiare la loro avversione verso la disastrosa politica di Mussolini, gettavano nella fontana il distintivo del partito fascista””. (pag 26) “”Il 24 ottobre 1941, a Milano, usciva il primo numero stampato de Il Grido di Spartaco: al tempo stesso all’ attivo del PCI veniva già registrata la penetrazione del partito in diverse fabbriche (Motomeccanica ed altri piccoli stabilimenti) dove venivano costituite nuove cellule. A Torino, venivano riallacciati contatti con vecchi e nuovi quadri comunisti, si costituivano nuove cellule nelle officine Rasetti, Nebiolo, Lancia e in altre fabbriche. L’ organizzazione del PCI a Milano e a Torinoandava sempre più estendendosi; (…)””. (pag 42) “”A Genova, in Piazza De Ferrari, numerosi fascisti, per meglio simboleggiare la loro avversione verso la disastrosa politica di Mussolini, gettavano nella fontana il distintivo del partito fascista””. (pag 26)”,”MITT-302″
“MASSOLA Umberto”,”Marzo 1943, ore dieci.”,”””Migliaia di operai occupati nella produzione di guerra, a Torino, e a Milano, si ponevano il compito di imitare l’esempio dei loro fratelli della Fiat Mirafiori. Si sviluppava così un vasto movimento per la ricerca, la diffusione e l’applicazione di svariate forme e mezzi atti a ritardare, sabotare e distruggere la produzione bellica, per imporre la pace ed evitare al Paese la catastrofe”” (pag 49)”,”ITAR-035-FV”
“MASSOLA Umberto Paolo”,”Sulla situazione del 1941 e su alcune istruzioni di Togliatti.”,”Precisazioni di Massola. ‘Ho preso visione dell’importante relazione sulla situazione economica e politico-sociale dell’Itali presentata dai compagni Togliatti e Bianco all’Internazionale comunista nel marzo 1941 (relazione della quale ignoravo l’esistenza) e della presentazione che la precede, scritta dal compagno G. Amendola, e anch’essa apparsa su ‘Critica marxista’ di gennaio-febbraio 1968. Mi pare doveroso precisare (…)’ (pag 100) Urss: trattato russo britannico dopo l’attacco germanico e forniture alla Russia di materiali da parte degli Alleati. “”In seguito all’aggressione hitlero-fascista all’Urss, apparvero nella situazione degli elementi completamente nuovi, non esistenti nel 1939-40 e neppure nei primi mesi del 1941, e l’enorme portata che essi avrebbero potuto avere, nel corso della guerrra, non venne subito compresa dalle classi dirigenti del nostro Paese e da una grandissima parte dell’opinione pubblica. Il principale di questi elementi nuovi era costitutito dalla resistenza sovietica agli eserciti aggressori di Hitler. Per la prima volta la “”guerra lampo””, riuscita in tutte le aggressioni effettuate fino allora da Hitler (in Polonia, in Francia ecc.), subiva ad opera dell’esercito sovietico una seria battuta d’arresto che si può ben dire foriera di sconfitta. Un altro elemento nuovo era costituito dal trattato russo-britannico «per la condotta in comune delle operazioni belliche contro la Germania», concluso quasi subito dopo l’inizio dell’aggressione hitleriana all’Urss. A questo trattato seguivano quasi subito anche le forniture di materiali bellici americani all’Urss”” (pag 102)”,”PCIx-011-FGB”
“MASSOLO Arturo, a cura di Pasquale SALVUCCI”,”Logica hegeliana e filosofia contemporanea. Saggi.”,”Arturo Massolo, saggi Università degli Studi di Urbino.”,”HEGx-035-FL”
“MASSOLO Giampiero, con Francesco BECHIS”,”Realpolitik. Il disordine mondiale e le minacce per l’Italia.”,”Giampiero Massolo, è un diplomatico di carriera, già Segretario Generale del Ministero degli Esteri, Direttore Generale del DIS e Presidente dell’Ispi. Ha presieduto Fincantieri e ora è presidente di Mundys. Ha insegnato a Sciences Po a Parigi e tiene alla School of Government della Luiss di Roma un corso in materia di sicurezza nazionale. Francesco Bechis, è un cronista de ‘Il Messaggero’ dove si occupa del Governo e della politica italiana. Ha scritto di politica estera italiana e rapporti fra America ed Europa. Nel 2024 ha vinto il Premio di giornalismo Biagio Agnes nella categoria Giovani giornalisti. Rischi mediterranei (pag 158) “”Siccome la geopolitica non conosce i vuoti, c’è chi ha saputo colmare lo spazio lasciato libero. La Cina, anzitutto, che vede nel Mediterraneo il terminale ideale della propria proiezione di potenza, un terreno spianato dal disinteresse americano, un campo aperto per lo sviluppo delle sue vie infrastrutturali economiche, per la sua scommessa di radicamento politico nella vasta area del Mediterraneo allargato, così come l’abbiamo definita. E soprattutto vi scorge il supporto della sua espansione in Africa, alla conquista di minerali, terre rare, terreni agricoli. Poi la Russia, potenza che maschera la debolezza con l’espansione dell’influenza: trova terreno fertile in Libia, nella Cirenaica di Haftar, dove ambisce a creare una base marittima, nei Paesi del Sahel, dove promette sicurezza e sostegno. Non fanno eccezione, come dicevamo, i Paesi del Golfo: Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita, che spesso scaricano nell’area le proprie tensioni regionali e ideologiche. E la Turchia? Difficile parlarne senza citare la Libia, vero e proprio esempio di occasione persa per l’Europa. Era cominciata nel 2011, come un’azione internazionale della quale si è molto discusso. Stati Uniti, Francia, Regno Unito. E anche, molto di malavoglia, l’Italia: difficilmente avremmo potuto dissociarci, mancando del peso economico e del ruolo politico della Germania merkeliana, che si astenne. Nato come un intervento sull’onda delle «primavere arabe», per evitare che Muammar Gheddafi compisse una strage a Bengasi, portò alla caduta sanguinosa di quel regime, senza che la comunità internazionale fosse minimamente preparata a gestirne le conseguenze. Ne scaturì un buco nero fatto di guerra civile, partizione di fatto del Paese tra Tripolitania e Cirenaica, campo libero per jihadisti e trafficanti di uomini. L’Unione Europea non ha avuto un ruolo nella vicenda. Ostaggio della competizione italo-francese e nel disinteresse degli altri, si è limitata a occuparsi di aiuti umanitari e migrazioni. Italia e Francia ne sono uscite sconfItte entrambe (…)”” (pag 162-163) [Giampiero Massolo, con Francesco Bechis, ‘Realpolitik. Il disordine mondiale e le minacce per l’Italia’, Solferino, Milano, 2024]”,”RAIx-409″
“MASSON André”,”Histoire du Vietnam.”,”MASSON A. è ispettore generale onorario delle Biblioteche di Francia, ex conservatore degli archivi e delle biblioteche d’ Indocina.”,”ASIx-065″
“MASSON Philippe”,”Hitler chef de guerre.”,”MASSON Philippe, agrégé d’ histoire, laureato in lettere, è capo della sezione storica del Service historique de la marine francaise. Professore di storia e di strategia all’ Ecole superieure de guerre navale dal 1964 al 1993, ha pubblicato varie opere tra cui: ‘Histoire de l’ armée allemande’ (1997), ‘Histoire de l’ armée francaise’ (1999), ‘La Puissance maritime et navale’ (2002). Poca efficacia dei bombardamenti aerei. “”I raids ripetuti sui cantieri della Germania del Nord ed i porti francesi dell’ Atlantico non danno che infimi risultati; in contropartita, le perdite sono severe. La risposta tedesca si manifesta con la costruzione di rifugi in cemento armato che resteranno praticamente a prova di bomba fino alla fine della guerra. I sottomarini sono così liberi di operare nel “”buco nero”” dell’ Atlantico centrale, la zona che non è coperta dall’ aviazione.”” (pag 170) Strategia del bastione continentale. “”Durante l’ estate 1942, le sorti della guerra sembrano ancora in sospeso. Certo, per il Reich; non si tratta più di vincere ma di non perdere. Un’ invasione dell’ Inghilterra e più ancora degli Stati Uniti è esclusa. Si può tuttavia chiedersi se la Wehrmacht non riuscirà ad acquisire in Africa e soprattutto in Russia la base geostrategica che le consenta di costituire il bastione continentale suscettibile di resistere all’ assalto delle potenze anglosassoni.”” (pag 171) Stalingrado. “”L’ errore più importante concerne, di fatto, la sottovalutazione dei mezzi dell’ avversario. Una volta di più, i servizi d’ informazione tedeschi hanno mal apprezzato l’ enorme potenziale materiale ed umano dell’ Armata Rossa. Dopo aver tardivamente compreso che lo sforzo tedesco non mirava a Mosca ma s’indirizzava sul Basso Volga e sul Caucaso, il comando sovietico, a partire dalle riserve ammassate intorno alla capitale, ha potuto ricostituire un fronte nel Caucaso, alimentare la difesa di Stalingrado, concervando comunque mezzi sufficienti per lanciare potenti offensive nel settore di Leningrado e sul fronte centrale.”” (pag 181)”,”GERQ-075″
“MASSON Philip”,”De la Mer et de sa stratégie.”,”Agrégé d’histoire, Philippe Masson, ha diretto il ‘Dictionnaire de la Seconde Guerre mondiale’, e dopo il 1965 è stato capo della sezione storica del Servizio storico della Marina. Ha insegnato storia marittima all’Ecole Supérieure de guerre navale e storia contemporanea all’Institute catholique. Ha scritto pure ‘Le Lusitania’ e ‘Grandeur et misère des gens de mer’.”,”QMIN-032-FSL”
“MASSONE Sergio”,”Disgregare i giovani. Famiglia, scuola, società.”,” Sergio MASSONE insegnante di scuola media conoscitore del disagio giovanile, insegna all’UNITRE (Università delle tre età) di Genova.”,”GIOx-066″
“MASSONNET Philippe”,”La Chine en folie.”,”MASSONNET Philippe è stato corrispondente dell’ Agenzia France Presse a Pechino per dieci anni fino al 1996. E’ stato quindi testimone dei mutamenti occorsi nel paese.”,”CINx-087″
“MASSOULIÉ François”,”I conflitti del Medio Oriente.”,”Orientalista formatosi all’Ecole Normale Superieure di Parigi, François Massoulié è funzionario dell’Ambasciata di Francia a Nuova Delhi ed autore (con G. Gantelet e D. Genton) del volume, La costruzione dell’Europa. (1997).”,”VIOx-061-FL”
“MASSOULIÉ François”,”I conflitti del Medio Oriente.”,”Orientalista formatosi all’Ecole Normale Superieure di Parigi, François Massoulié è funzionario dell’Ambasciata di Francia a Nuova Delhi ed autore (con G. Gantelet e D. Genton) del volume, La costruzione dell’Europa. (1997).”,”VIOx-093-FL”
“MASSOULIÉ François”,”Lawrence d’Arabia.”,”François Massoulié (1964) studioso del mondo arabo formatosi presso l’École Normale Supérieure di Parigi. Ha poi intrapreso la carriera diplomatica con incarichi al Cairo, Ottawa, Nuova Delhi e Tbiblisi. Si è occupato del Medio Oriente e delle relazioni tra l’Unione Europea e l’Iran. Ha pubblicato per Giunti ‘I conflitti del Medio Oriente’ (1993) e ‘La costruzione dell’Europa’ (1997).”,”VIOx-004-FSD”
“MASSOULIÉ François”,”I conflitti del Medio Oriente.”,”Orientalista formatosi all’Ecole Normale Superieure di Parigi, François Massoulié è funzionario dell’Ambasciata di Francia a Nuova Delhi ed autore (con G. Gantelet e D. Genton) del volume, La costruzione dell’Europa. (1997). Il gran Mufti di Gerusalemme e la collaborazione col nazismo. Amid al-Husayni (1893-1974) fu la massima autorità araba al tempo del mandato britannico. Fu designato gran mufti nel 1922, presidente del Supremo consiglio musulmano. Divenne in tal modo la prima autorità religiosa della Palestina e il solo rappresentante ufficiale della popolazione araba. il messaggio del mufti, punta di diamante della lotta antisionista, si estendeva oltre al Palestina. La sua posizione era piuttosto arabo-islamica che non propriamente palestinese. Allo scoppio dei tumulti del 1929, provocati dallo scontro sul Muro del pianto Haij Amin al-Husayni sembrò ispirare di nascosto i pogrom. La rivolta del 1936 lo costrinse tuttavia a rifugiarsi in Iraq dove, sostenuto dai tedeschi, ebbe un rujolo importante nel colpo di stato fomentato nel 1941 contro gli inglesi da Rashid al-Kaylani. Rifugiatosi a Berlino, Amin al-Husayni servì gli interessi della propaganda nazista: durante la guerra avrebbe anche favorito il reclutamento di volontari musulmani nelle forze naziste dei Balcani… Arrestato nel 1945, il mufti riuscì ancora una volta a fuggire e raggiunse l’Egitto dove partecipò alla creazione della Lega araba”” (pag 61)”,”VIOx-235″
“MASSU Jacques avec la collaboration de Henri LE MIRE”,”Vérité sur Suez 1956.”,”Opuscoletto allegato al libro: ‘Ce qu’il faut savoir du Canal de Suez’ (Ministere de la guerre, Etat-Major General de l’ Armée, Centre de Formation des Officier d’ Etat-Major) (pag 11 16°) (Origini lontane del canale, progetti, Lesseps, particolarità tecniche del canale, il canale durante e dopo la guerra) Errori politici non militari. “”S’il y eut des erreurs en cette affaire – et il y en eut puisqu’elle se termina par un échec -, elles furent d’ordre politique et furent commises pratiquement dès le jour où les deux gouvernements tombèrent d’accord pour intervenir militairement. Erreurs d’appréciation de l’ influence britannique dans le monde arabe, sur la “”loyauté”” américaine, sur la force israélienne et la faiblesse égyptienne, sur les talents d’illusioniste de Nasser, sur la valeur d’une position juridique dont les Arabes se moquaient comme de leur première djellaba. Divergences des buts de guerre réels des trois complices, organisation – ou absence d’organisation – d’un Commandement pouvant agir rapidement et avec une certaine indépendance. Les chefs militaires de la seconde “”campagne d’Egypte””, étaient d’excellents officiers généraux.”” (pag 223-224) “”L’affare di Suez ha rivelato improvvisamente che la Gran Bretagna e la Francia sono diventate nazioni di secondo rango, dietro agli USA e all’ URSS. A dire il vero non si era minimamente dubitato di ciò, ma si accarezzava l’ illusione che la solidarietà occidentale ci mantenesse ancora nel plotone di testa. Così, più che mai, l’ esercito, umiliato da una scacco che non aveva meritato, frustrato da una vittoria certa – e per l’ esercito francese la vittoria diventava da qualche tempo una merce troppo rara per si possa permettere di sciuparla – divenne molto puntiglioso su questo capitolo””. (pag 228-229)”,”VIOx-152″
“MASSULLO Gino a cura; saggi di Ilaria ZILLI Maria IAROSSI Saverio RUSSO Walter PALMIERI Marco ARMIERO ROberto PARISI Franco MERCURIO Vincenzo LOMBARDI Raffaele COLAPIETRA Massimiliano MARZILLO Edilio PETROCELLI Gino MASSULLO Angela MARIANI Norberto LOMBARDI Oliviero CASACCHIA Massimiliano CRISCI Giorgio PALMIERI”,”Storia del Molise in età contemporanea.”,”Gino Massullo è storico della società rurale itailana. ha pubblicato vari studi tra cui ‘Storia dell’agricoltura italiana in età contemporanea’ (Venezia, 1991) e per Donzelli ‘Storia dell’emigrazione italiana’ (2001). Il nome Molise compare nell’alto Medioevo come quello di una contea normanna e deriva da quello del castello di Molise (oggi piccola borgata fra Torella e Duronia). Ci sono molte teorie inerenti il toponimo Molise. Secondo Francesco D’Ovidio, la denominazione potrebbe derivare da mola o molinum, da cui molenses, ovvero abitanti presso la mola o il mulino. Secondo altri deriverebbe dal nome di un feudo oppure di un castello o ancora di una antica città sannita. Secondo una recente ipotesi il nome deriva da una famiglia normanna ed è collegato ad un luogo francese Moulins-la-Marche che deriva dal cognome “”Moulins””, che viene nominato nei documenti italiani come “”Mulisio”” (trec)”,”ITAS-006-FSD”
“MASTELLONE Salvo”,”Storia ideologica d’ Europa. 1. Da Savonarola a Smith.”,”MASTELLONE, i cui interessi sono rivolti alla storia del pensiero politico, insegna storia moderna presso la Facoltà di Magistero di Firenze. E’ direttore responsabile della rivista ‘Il pensiero politico’.”,”EURx-030″
“MASTELLONE Salvo a cura; contributi di Paolo BAGNOLI Carlo CARINI Sergio CARUSO Vittore COLLINA Francesca IZZO Franco LIVORSI Corrado MALANDRINO Marcello MONTANARI Franca PAPA Andrea SPINI Giuseppe VACCA”,”Gramsci: i “”Quaderni del carcere””. Una riflessione politica incompiuta.”,”Contributi di Paolo BAGNOLI Carlo CARINI Sergio CARUSO Vittore COLLINA Francesca IZZO Franco LIVORSI Corrado MALANDRINO Marcello MONTANARI Franca PAPA Andrea SPINI Giuseppe VACCA MASTELLONE Salvo è professore emerito di storia delle dottrine politiche all’Università di Firenze.”,”GRAS-075″
“MASTELLONE Salvo”,”Tre democrazie. Sociale (Harney); Proletaria (Engels); Europea (Mazzini). (Londra, 1850-1855).”,”MASTELLONE Salvo già Presidente della International Commission for the History of Representative and Parliamentary Institutions, direttore della rivista ‘Il pensiero politico’ è professore emerito di Storia delle dottrine politiche all’Università di Firenze. Nella prima parte molti brani di Howard MORTON ossia ENGELS (v. p. 107) nella seconda parte molti brani di ECCARIUS. Vicenda pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista su ‘The Red Republican’ (pag 102 e segg.) (problemi di traduzione di tagli del testo ecc.) “”Nel numero 4 del 13 luglio 1850 ‘The Red Republican’, ndr è pubblicato da Harney, (…) sempre con lo pseudonimo inglese di Howard Morton, un articolo di Engels dal titolo ‘The Red Flag in 1850’ (pp. 26-27). Secondo Engels, i due termini ‘Chartism’ e ‘Red Republicanism’ si sono finalmente riuniti in Inghilterra, pertanto è da presentare il ‘Chartism under the Red Flag’. Il ‘Chartism’, che è espressione del vero Popolo d’Inghilterra, non può non difendere la causa del lavoro. La schiavitù esiste in America, ma la condizione schiavistica esiste anche in Inghilterra dove è perfino peggiore di quella esistente in altri paesi. Un linguaggio che ricorda l”Address to the working classes of Great Britain’, premesso da Engels al suo studio su ‘Die Lage der Arbeitenden Klasse in England’ (1845). (…) Cinque mesi dopo aver scritto l’articolo ‘The Ten Hours’ Question’, Engels, con lo pseudonimo inglese Morton, dice in questo ‘Address to the English Red Republicans’: “”Noi vogliamo una ‘Rivoluzione Sociale’ che ci permetta di vivere come uomini e non come bestie; che mogli e figli possano non morire per fame di inedia davanti ai nostri occhi; che i nostri figli possano crescere non rachitici e deformi per prematuro ed eccessivo lavoro; che le nostre figlie non divengano prostitute a dodici o tredici anni: Noi, vero Popolo, Proletari, non vogliamo “”merely political Reforms””, desideriamo una Rivoluzione sociale, ossia ‘un radicale’ mutamento nella nostra ‘social condition’. Fratelli proletari, questo iniquo sistema deve essere abolito. Cosa bisogna fare? Alzare e seguire la bandiera dei ‘Red Republicans’ perché ‘La bandiera rossa è la bandiera del Futuro. Gli ‘English Red Republicans possono affrettare l’avvento di una nuova epoca. (…)”””” [Salvo Mastellone, Tre democrazie. Sociale (Harney); Proletaria (Engels); Europea (Mazzini). (Londra, 1850-1855), 2011]”,”MAES-112″
“MASTELLONE Salvo CANFORA Luciano DE-GIOVANNI Biagio VACCA Giuseppe”,”Il Manifesto del Partito Comunista in Inghilterra.”,”””Quando Engels, come ricorda Mastellone, convince Harney nel ’46 ad affidare al “”dottor Marx”” la stesura di un programma che consenta alle associazioni operaie di prevalere sulle altre frazioni del movimento democratico, muove dalla conoscenza del livello a cui era giunta l’elaborazione del materialismo storico: “”Quando, nella primavera del 1845, rividi Marx a Bruxelles – egli scrive nella Nota all’edizione tedesca del ‘Manifesto’, del 1890 – egli aveva già elaborato fino in fondo tale concezione”” (K. Marx, Manifesto del Partito comunista, cit, p. 40). Nella ‘Storia della Lega dei Comunisti’, scritta nel 1885, ancor più diffusamente aveva affermato: “”Non credo che ci fosse allora in tutta la Lega un solo uomo che avesse mai letto un libro di economia. Ma ciò poco importava: l'””eguaglianza””, la “”fraternità”” e la “”giustizia”” aiutavano per il momento a superare qualsiasi vetta teorica. Frattanto si era venuto formando (…) un secondo comunismo, essenzialmente diverso (…), secondo il quale la politica e la sua storia devono essere spiegate sulla base dei rapporti economici e del loro sviluppo, e non viceversa. Quando ci ritrovammo nella primavera del 1845 a Bruxelles Marx dai principi fondamentali sopra indicati aveva già sviluppato in pieno nelle linee fondamentali la sua concezione materialistica della storia”” (K. Marx, Manifesto del Partito comunista, a cura di Emma Cantimori Mezzomonti, Einaudi, Torino 1967 pp. 256-257). Il nocciolo del pensiero politico di Marx è nel sinolo “”materialismo storico”” – “”critica dell’economia politica””. Dei tre punti della lettera a Weydemeyer citata all’inizio il più importante è il primo, nel quale Marx ricorda che la sua scoperta più importante era stata quella di dimostrare “”che l”esistenza delle classi’ è soltanto legata a ‘determinate fasi di sviluppo storico della produzione'””. La scoperta di Marx è dunque nella comprensione della ‘storicità’ del modo di produzione capitalistico”” [Giuseppe Vacca, Il “”Manifesto del Partito Comunista”” e il problema storico della democrazia] [in ‘Il Manifesto del Partito Comunista in Inghilterra’, di S. Mastellone L. Canfora, B. De Giovanni G. Vacca, 2005] Sinolo Sinolo, dal greco synolon, insieme, intero. Termine che nella Metafisica aristotelica indica quel composto di forma immanente e materia che costituisce la sostanza individuale concreta: “”Intendo indicare, per esempio, come materia il bronzo, come forma la figura rappresentata, come composto di entrambe la statua cioè il sinolo”” (Metafisica, VII, 3, 1029a, 1-5). Inoltre tutti gli oggetti naturali sono sinoli, composti da elementi formali e materiali”,”MAES-118″
“MASTELLONE Salvo”,”La nascita della democrazia in Europa. Carlyle, Harney, Mill, Engels, Mazzini, Schapper. Addresses, Appeals, Manifestos. (1836-1855).”,”Mastellone fa l’ipotesi che dietro al personaggio Howard Morton (ed ai suoi articoli su ‘Red Republican’) ci sia in realtà Friedrich Engels. E cerca di dimostrarlo a pag 191-912. Democrazie e comunismo Nell’ultima parte del volume riporta articoli e saggi ‘da attribuire a Engels’ (pag 175, 189, 233) Il giovane Engels e scoperta della forza motrice della lotta di classe. “”Nel giugno 1845 a Lipsia (…) era stato pubblicato lo scritto di Engels ‘Die Lage der arbeitenden Klasse in England’ (La condizione della classe operaia in Inghilterra), che aveva come premessa un ‘Address’ in inglese (Widmung) datato 15 marzo 1845 (…). Engels riteneva «di aver raccolto prove più che sufficienti per dimostrare che le classi medie in Inghilterra altro non miravano che ad arricchire se stesse col lavoro degli operai ed a farli morire di fame». Nella sua ricerca egli si appoggiava sull’autorità di Calryle, infatti citava a pagina 115 un lungo brano del ‘Chartism’, e dava anche l’impressione di trarre da lui le proprie conclusioni; a pagina 118 riportava due brani tratti dalle pagine 34 e 40 del ‘Chartism’, per poi concludere che quanto Carlyle sosteneva per una determinata categoria di operai inglesi si poteva estendere a «tutti gli operai inglesi dell’industria inglese». Ma lo studio di Carlyle verteva sul ‘Chartism’, mentre i soggetti sociali nel pensiero politico di Engels erano, come ribadiva nell’ultimo capitolo: «Bourgeoisie zum Proletariat». Gustav Mayer, nella biografia ‘Friedrich Engels, la vita e l’opera’ (Torino, 1969) ha scritto: «Il suo libro ‘La condizione delle classe operaia in Inghilterra’, definito il capolavoro della sua prima giovinezza, era dedicato alla classe operaia della Gran Bretagna. Nell’Address’, in inglese, Engels accennava con orgoglio ai documenti studiati e alle indagini svolte di persona, per dare un quadro fedele delle lotte dei lavoratori contro le forze politiche e sociali degli oppressori. La classe media inglese non aveva mai prodotto un libro che descrivesse le condizioni di vita di gran parte del proprio popolo: toccava ad uno straniero raccontare al mondo civile la situazione indegna dei lavoratori inglesi. Nella prefazione in tedesco Engels spiega che le cause dell’indigenza del proletariato inglese avrebbero, in seguito, provocato i medesimi effetti in Germania. Contemporaneamente, egli osserva, la descrizione delle miserie che affliggevano l’Inghilterra poteva indurre altri a scoprire lo stato di miseria dei tedeschi, e a mettere in risalto il pericolo che minacciava la pace della Germania. Nella parte introduttiva, l’autore faceva, inoltre, un breve riassunto della storia dell’evoluzione economica nei primi giorni della rivoluzione industriale, sostenendo come il migliorato tenore di vita del moderno proletariato rappresenti il risultato più importante di questo vasto processo. Egli ironizza anche sulla stupidità della “”borghesia”” inglese, incapace di accorgersi come la terra sotto i piedi fosse destinata a inghiottirli con l’inevitabilità di una legge matematica. La maggior parte del libro era dedicata all’illustrazione delle condizioni del proletariato, nei suoi vari strati: al primo posto gli operai e quindi i minatori e i contadini. Alcuni capitoli si occupano successivamente dell’immigrazione irlandese, dei grandi agglomerati urbani e degli effetti della libera concorrenza sul proletariato. Il cartismo e il socialismo inglese sono trattati nel capitolo intitolato ‘Movimenti operai’; alla fine, un capitolo è dedicato all”Atteggiamento della borghesia nei confronti del proletariato. (…) Anche se la rivoluzione sociale, in Inghilterra, tardava ancora, egli guardava con ansia al giorno in cui la concentrazione del capitale e gli effetti disastrosi delle crisi economiche avrebbero ridotto l’intero popolo (salvo alcuni milionari) al livello di vita del proletariato, costringendolo così all’azione. Egli aveva capito che la lotta di classe era la forza motrice nella rivolta del proletariato» (pp. 62-64)”” [Salvo Mastellone, ‘La nascita della democrazia in Europa. Carlyle, Harney, Mill, Engels, Mazzini, Schapper. Addresses, Appeals, Manifestos’, Firenze, 2009] (Citazione mal riportata dall’autore del testo di Mayer, riportata correttamente in sito marx) (pag 47-50-51) “”Nel volume VI (ivi, pp, 3-16) delle ‘Opere complete’ di Marx ed Engels è riportato l’articolo scritto da Engels sulla «festa delle nazioni del 22 settembre 1845», a Londra, e pubblicato nei ‘Rheinische Jahrbücher’ (1846, vol. II, pp. 1-19): «’La democrazia al giorno d’oggi è il comunismo’. Un’altra democrazia può esistere ormai solo nelle teste dei visionari teorici, che non si curano degli avvenimenti reali. La democrazia è diventata principio proletario, principio delle masse. Le masse democratiche possono essere tranquillamente incluse nel novero delle forze che combattono per il comunismo. E se i partiti proletari di diverse nazioni si uniscono, hanno tutto il diritto di scrivere sulle loro bandiere la parola ‘democrazia’ perché tutti i democratici europei, ad eccezione di quelli che non contano, sono più o meno chiaramente Comunisti. I proletari di tutte le nazioni cominciano già a fraternizzare realmente sotto la bandiera della ‘democrazia comunista’». Nell’articolo di Engels è riassunto anche i discorso tenuto da George Julian Harney, oratore ufficiale nella festa delle nazioni, secondo il quale i principi di eguaglianza erano risorti «sotto forma non soltanto di repubblicanesimo, ma anche di comunismo»; inoltre, «questi democratici potevano aderire alla sezione inglese, francese, italiana o tedesca». Il venticinquenne Engels, per scrivere il suo articolo in tedesco sulla riunione londinese del 22 settembre 1845, fece, quindi, ricorso al resoconto pubblicato dal «Northern Star», e presentò la nuova associazione dei ‘Fraternal Democrats’ quasi come un’associazione di Comunisti”” [Salvo Mastellone, ‘La nascita della democrazia in Europa. Carlyle, Harney, Mill, Engels, Mazzini, Schapper. Addresses, Appeals, Manifestos’, Firenze, 2009]”,”MAES-170″
“MASTELLONE Salvo”,”Storia della democrazia in Europa. Da Montesquieu a Kelsen.”,”Direttore responsabile della rivista di storia delle idee politiche e sociali ‘Il pensiero politico’, Salvo Mastellone insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Firenze. Si è laureato a Napoli ed è rimasto parecchi anni in Francia dove ha condotto ricerche in biblioteche ed archivi. I suoi campi di ricerca si estendono dagl istudi su Victor Cousin (1821-1848) e sulla Giovine Italia di Mazzini (1831-1834) ai lavori sulla venalità degli uffici in Francia (1576-1610) e sulla reggenza di Maria de’ Medici (1610-1616). E’ autore di una ‘Storia ideologica d’Europa dal XV al XX secolo in tre volumi (Sansoni). E’ presidente della International Commission for History of Representative and Parliamentary Institutions. Marx ed Engels criticano il programma di Gotha del ‘Partito socialista operaio (Sozialistische Arbeiterpartei) (1875) ‘La repubblica democratica borghese «ultima forma statale della società borghese»’ “” Il Partito socialista operaio (Sozialistische Arbeiterpartei), fondato a Gotha nel 1875, chiedeva, assieme al suffragio universale, una legislazione popolare, una giurisdizione popolare ed una educazione popolare. Nelle elezioni al Reichstag del gennaio 1877 il nuovo partito unificato ottenne quasi il 10% dei voti, e sembrò possibile attraverso successi elettorali realizzare in Germania uno Stato libero popolare con governo socialdemocratico. Contro il programma del Partito socialista operaio polemizzarono Marx e Engels; lo stato libero popolare era per essi una assurdità; al massimo si poteva parlare di «Gemeinwesen», ossia di comunità che corrispondeva alla parola francese «commune». La ‘Critica del programma di Gotha’ fu scritta da Marx nel 1875, anche se fu pubblicata molti anni dopo nel 1891. Marx era per principio lontano dal programma di Gotha, e lo considerava inaccettabile. L’affermazione iniziale del programma che il lavoro fosse «la fonte di ogni ricchezza e di ogni civiltà» era per Marx una espressione imprecisa di tipo borghese; inoltre, la conclusione che il frutto del lavoro appartenesse «a uguale diritto, a tutti i membri della società» era una proposizione accettata in ogni tempo dagli uomini al potere. Per gli uomini al potere «in prima linea vengono le pretese del governo, perché esso è l’organo della società per il mantenimento dell’ordine sociale; indi vengono le pretese delle diverse specie di proprietà privata, poiché esse sono le basi della società e così via»; e al singolo lavoratore «tocca solo quel tanto che non è necessario per mantenere la società» (K. Marx, ‘Critica al programma di Gotha’, trad. it., Roma, 1976, p. 2). J.A. Christophersen nel suo studio su ‘The Meaning of Democracy’ (Oslo, 1966) ha dedicato un capitolo alla parola democrazia nel linguaggio politico di Marx ed Engels (pp. 130-157), ma non ha precisato che nel 1875 la preoccupazione maggiore di Marx è di carattere «comunalistico». Secondo il programma di Gotha «il partito operaio tedesco, per avviare la soluzione della questione sociale, chiede l’istituzione di cooperative di produzione con l’assistenza dello Stato, sotto il controllo democratico del popolo lavoratore»; in questo modo, osserva Marx, «invece che da un processo di trasformazione rivoluzionaria della società, l’organizzazione socialista del lavoro complessivo sorge dall’assistenza che lo Stato dà a cooperative di produzione, che lo stesso Stato, e non l’operaio, crea». Che cosa, inoltre significa «controllo democratico del popolo lavoratore»? Riconoscimento da parte del popolo «di non essere al potere e di non essere matura per il potere!». Nel capitolo II del programma di Gotha si parla di «Stato libero». Che cosa è Stato libero? «Non è affatto scopo degli operai, osserva Marx, rendere libero lo Stato. Nel Reich tedesco lo «Stato è libero quasi come in Russia: la libertà consiste nel mutare lo Stato da organo sovrapposto alla società in organo subordinato ad essa». Né ha senso parlare di «Stato del popolo» (Volksstaat), infatti «componendo migliaia di volte la parola popolo con la parola Stato, non ci si avvicina alla soluzione del problema neppure di una spanna» (op. cit., p. 43). Lo «Stato del popolo» nelle sue rivendicazioni ripete «die alte weltbekannte demokratische Litanei»: suffragio universale, legislazione diretta, diritto del popolo, armamento de popolo, ecc. Queste rivendicazioni sono «una pura eco del partito popolare borghese», vale a dire non vanno oltre la forma statale della repubblica democratica borghese «ultima forma statale della società borghese» (op. cit., p. 45). In conclusione l’intero programma di Gotha, «nonostante tutta la fanfara democratica», è lontano dalla prospettiva rivoluzionaria proletaria”” (pag 233-234) [Salvo Mastellone, Storia della democrazia in Europa. Da Montesquieu a Kelsen, Utet, Torino, 1986]”,”TEOP-553″
“MASTELLONE Salvo”,”La democrazia etica di Mazzini. Serie II, Memorie vol. XLV.”,”v. pure il capitolo VIII, ‘I “”Democratic communists”” di Bruxelles: Engels e Marx (pag 89-110)”,”RISG-133-FSL”
“MASTELLONE Salvo”,”Storia della democrazia in Europa. Dal XVIII al XX secolo.”,”Salvo Mastellone. Direttore responsabile della rivista di storia delle idee politiche e sociali ‘Il pensiero politico’, Salvo Mastellone insegna Storia delle dottrine politiche nell’Università di Firenze. Si è laureato a Napoli ed è rimasto parecchi anni in Francia dove ha condotto ricerche in biblioteche ed archivi. I suoi campi di ricerca si estendono dagl istudi su Victor Cousin (1821-1848) e sulla Giovine Italia di Mazzini (1831-1834) ai lavori sulla venalità degli uffici in Francia (1576-1610) e sulla reggenza di Maria de’ Medici (1610-1616). E’ autore di una ‘Storia ideologica d’Europa dal XV al XX secolo in tre volumi (Sansoni). E’ presidente della International Commission for History of Representative and Parliamentary Institutions.”,”TEOP-010-FSD”
“MASTELLONE Salvo, a cura; saggi di A. AGNELLI M. BARDUCCI L. CAMPOS-BORALEVI C. CARINI M.L. CICALESE Z. CIUFFOLETTI G. CONTI-ODORISIO A. DE-SANCTIS A.M. LAZZARINO-DEL-GROSSO R.A. MODUGNO G. NICOLOSI G. PELLEGRINI M.T. PICHETTO F. PROIETTI G. SACERDOTI-MARIANI”,”Mazzini e gli scrittori politici europei (1837-1857). Tomo I.”,”Scritti di A. AGNELLI M. BARDUCCI L. CAMPOS-BORALEVI C. CARINI M.L. CICALESE Z. CIUFFOLETTI G. CONTI-ODORISIO A. DE-SANCTIS A.M. LAZZARINO-DEL-GROSSO R.A. MODUGNO G. NICOLOSI G. PELLEGRINI M.T. PICHETTO F. PROIETTI G. SACERDOTI-MARIANI”,”TEOP-056-FMB”
“MASTELLONE Salvo, a cura; saggi di S. AMATO G. BELARDELLI F. BIONDI G.M. BRAVO V. COLLINA A. COLOMBO C. DE-BONI S. DELUREANU V. DINI M. FERRARI E. GUCCIONE L. LA-PUMA G. MANGANARO-FAVARETTO M. MONTANARI A. NICOSIA C. PALAZZOLO L. RUSSI S. SUPPA”,”Mazzini e gli scrittori politici europei (1837-1857). Tomo II.”,”scritti di S. AMATO G. BELARDELLI F. BIONDI G.M. BRAVO V. COLLINA A. COLOMBO C. DE-BONI S. DELUREANU V. DINI M. FERRARI E. GUCCIONE L. LA-PUMA G. MANGANARO-FAVARETTO M. MONTANARI A. NICOSIA C. PALAZZOLO L. RUSSI S. SUPPA Contiene tra l’altro i saggi di: – Gian Mario Bravo, Weitling e Mazzini (pag 331-346) – Claudio Palazzolo, Il giovane Engels. Frammenti di un confronto di cultura e di religione (347-356) – Marcello Montanari, Mazzini nel giudizio di Marx e Engels (pag 357-368) òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò “”Mazzini vide in Weitling uno dei principali esponenti del ‘German Communism’ (12), prima ancora di fornire inconsapevolmente a Marx e a Engels, per la stesura più remota delle bozze della ‘Professione di fede’ e del ‘Catechismo’ poi dei ‘Principi del comunismo’ e infine del ‘Manifesto comunista’ alcuni strumenti interpretativi utilizzati, in termini di «classe», anzi, di «classe dominante», che provenivano senza dubbio dalle correnti dell’anticapitalismo sindacale di matrice ricardiana e oweniana. Weitling, dopo la rottura con Marx, diffidò sempre più dell’ ‘Intelligenz’ (l’ambiente degli intellettuali) sia nel corso della prima emigrazione in America sia nel ’48-49 quando, in Germania, ‘non’ aderì alla Lega dei comunisti, mentre cercò ancora di esercitare, ma con scarso successo, ascendente e autorità sul dibattito rivoluzionario tramite il suo foglio berlinese «L’Elettore Primario» (Der Urwähler). Cosa analoga avvenne nella seconda e definitiva emigrazione negli Stati Uniti, dove egli morì nel ’71, un anno prima di Mazzini, non dimenticato, ma emarginato rispetto alla vita sociale e politica internazionale. In America, ribadì la scelta di campo ‘operaista’ e comunitaria, ancor sempre focosamente critica contro i «filosofi» che lo avevano emarginato, capitanati da Marx e dal suo giornale, la «Nuova Gazzetta Renana» (con il sottotilolo «Organo della democrazia»), che, a suo giudizio, avevano condotto allo sbaraglio la rivoluzione in Germania a causa delle contraddizioni e dei dissensi intestini e per le incertezze e i contrasti dell’Assemblea Nazionale di Francoforte. Nonostante il suo estremismo egualitario e comunitario, gli unici intellettuali con cui Weitling mantenne dei contatti furono quei «democratici» sui quali, a loro volta, il pensiero di Mazzini e l’azione dei mazziniani (ma non la teodicea né il suo spirito di religiosità) avevano impresso un forte marchio, da Kinkel ad August Willich, in seguito attivi nella politica americana. Comunque Weitling, mentre dall’America proseguì a polemizzare appassionatamente con Marx, continuò a essere aperto e ben disposto nei riguardi di Mazzini «difensore della libertà» e del «’socialismo’»”” (pag 343-344) [Gian Mario Bravo, ‘Weitling e Mazzini’, (in) ‘Mazzini e gli scrittori politici europei (1837-1857). Tomo II’, a cura di Salvo Mastellone, CET, Centro Editoriale Toscano, Firenze, 2005] [(12) Cfr. il cap. ‘The «German Communism», in S. Mastellone, Mazzini and Marx. Thoughts upon Democracy in Europe’, Westport (Conn. ) Praeger, 2003, pp. 63-70] òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò Middle Class. «Andate una volta fra gli inglesi colti e dite di essere cartista: si dubiterà della sanità del vostro intelletto..» “”(…) «L’aperta incredulità ha cessato di essere pure un mezzo per soddisfare la vanità (…) l’ateismo ha cessato di dare distinzione. Anzi, è diventato un segno di originalità di pensiero difendere la fede e i dieci Comandamenti (…) e la religione è ritornata di moda» (9). Engels volge appunto tutto al negativo il commento di quest’esperienza, un’aggravante (e che aggravante per un filosofo materialista non ancora marxista, ma già orientato verso il comunismo!), della suaccennata condizione di minorità della cultura britannica, del pure suaccennato asservimento di questa cultura al sistema di valori e di interessi della ‘middle class’. In tale prospettiva possono essere letti i passaggi più specifici della polemica che, nei giorni del soggiorno inglese, va ben oltre la critica dell’economia politica, non a caso comunque concepita secondo un addebito di responsabilità crescenti di generazione in generazione di economisti; tanto più mistificante, anzi disonesta, la decantazione della proprietà privata quanto più ci si avvicina al presente e della proprietà privata si rivelano in tutta evidenza le contraddizioni e le miserie. «Ad ogni progresso del tempo corrisponde necessariamente un accrescimento della sofisticheria, destinata a mantenere l’economia all’altezza del tempo. E pertanto, ad esempio, ‘Ricardo’ è più colpevole di ‘Adam Smith’ e MacCulloch’ e ‘Mill’ sono più colpevoli di ‘Ricardo’» (10). La logica di questa medesima polemica investe invero l’incultura dell’utilitarismo, rispetto al quale il commento di Engels fa da apripista alle insolenze che il marxismo maturo avrebbe rivolto al filisteismo di Bentham. Ma investe anche e soprattutto, attraverso la critica dell’incultura minore, l’incultura cioè di quei romanzi e libri di edificazione che, dice Engels, sono «le due merci più vendute della letteratura inglese» (11), la condizione dell’opinione pubblica, in quanto in realtà condizione del pregiudizio pubblico. Alla sua stregua davvero l’identità politica e l’identità religiosa convergono in una fondamentale unità di funzione, che fa della parte più responsabile dell’Inghilterra, di quella Inghilterra ammirata e presa a modello nel continente, la parte in realtà più spregevole dell’umanità. «Andate una volta fra gli inglesi colti e dite di essere cartista o democratico: si dubiterà della sanità del vostro intelletto e si eviterà la vostra compagnia. O dichiarate di non credere alla divinità di Cristo: sarete traditi e venduti; confessate infine d’essere atei: il giorno dopo si fingerà di non conoscervi» (12). Politica e religione, dunque, secondo un’esperienza comune di cui la formazione feuerbachiana del giovane Engels conduce a sottolineare gli aspetti più utili nella prospettiva di una critica che, in quanto è critica della religione, diviene strumento di comprensione e di emancipazione politica”” (pag 349-350) [Claudio Palazzolo, ‘Il giovane Engels. Frammenti di un confronto di cultura e di religione’ , (in) ‘Mazzini e gli scrittori politici europei (1837-1857)’. Tomo II, a cura di Salvo Mastellone, CET, Centro Editoriale Toscano, Firenze, 2005] [(9) S.T. Coleridge, ‘The Satesman’s Manual or the Bible the Best Guide to Political Skill and Foresight (1816), in ‘Lay Sermons, ed. R.J. White, London-Princeton (vol. 6 di ‘The Collected Works of Samuel Taylor Coleridge), p. 84; (10) F. Engels, ‘Lineamenti di una critica dell’economia politica’ (‘Deutsch-Französische Jahrbücher’, 1844), in K. Marx F. Engels, ‘Opere’, III, 1843-1844, cit., pp. 456-7; (11) F. Engels, ‘La situazione dell’Inghilterra, “”Past and Present”” by Thomas Carlyle, London 1843 (‘Deutsch-Französische Jahrbücher’, 1844, ivi, p. 482]”,”TEOP-057-FMB”
“MASTERS Edgar Lee”,”Spoon River Anthology.”,”””Nulla della vita ci è estraneo (…)”” (pag 329) “”A Chicago nel 1915, esce l”Antologia di Spoon River’ e segna la rinascita della poesia americana, di cui la Dickinson era stata troppo spesso solitaria preannunciatrice; e non per niente Masters è contemporaneo di Sandburg e vive nella stessa Chicago (‘Chicago Poems’ è del 1916). In Sandburg, non sono gli abitanti del villaggio, a soffrire, ma gli operai della città”” (pag XI, F. Pivano) Sulla stampa (‘Il Direttore Whedon’ “”Saper vedere ogni aspetto di qualunque questione; parteggiare per tutti, essere tutto, ma senza durare; pervertire la verità, sfruttarla, usare i grandi sentimenti e le passioni degli uomini a scopi bassi, a fini astuti, portare una maschera come gli attori greci – un quotidiano di otto pagine – appiattarvisi strillando nel grande megafono: “”Sono io, il gigante””. Vivere intanto la vita di un miserabile ladro, avvelenato dai rimorsi anonimi dell’anima nascosta. Per denaro forbire dal fango uno scandalo o riesumarlo ai quattro venti per vendetta, o vendere giornali distruggendo reputazioni, o vite, se necessario per vincere a ogni costo, salvo la pelle propria. Gloriarsi in un potere demoniaco, minare la civiltà, come un ragazzo paranoico butta un ceppo sulle rotaie e il direttissimo deraglia. Essere un direttore, com’ero. Poi, giacermene qui – vicino al fiume dove sbocca la fogna, e scatole vuote e immondizie finiscono, e si nascondono gli aborti”” (pag 257) Titolo Robert Southey Burke. “”Io spesi il mio denaro cercando di farvi eleggere sindaco, A.D. Blood. Il prodigai la mia ammirazione su di voi: eravate per me l’uomo quasi perfetto. V’impadroniste della mia personalità, e dei miei ideali di giovinezza, e della forza di una fedeltà magnanima. E tutte le mie speranze per il mondo, e la fede nella Verità, si fusero nel calore accecante della devozione per voi, e si plasmarono nella vostra immagine. E poi quando scopersi ciò ch’eravate: che la vostra anima era piccola e false le vostre parole come i vostri denti di porcellana azzurrina e i vostri polsini di celluloide, odiai l’amore che avevo avuto per voi, odia me stesso, odiai voi e per la mia anima sciupata, e la sciupata giovinezza. E dico a tutti, guardatevi dagli ideali, guardatevi dal dare il vostro amore ad anima viva”” (pag 141)”,”VARx-512″
“MASTERS Edgar Lee”,”Il nuovo Spoon River.”,”””Fortuna volle che William Marion Reedy, direttore di un settimanale di St. Louis, il ‘Reedy’s Mirror’, nel 1909 gli desse in lettura l’ ‘Antologia Palatina’, la famosa raccolta di epigrammi ed epitaffi greci; Masters si sentì così affascinato da quell’opera da concepire di scrivere una moderna antologia sulla base di quel modello”” (pag XX) Antologia palatina. Testo greco a fronte. Vol. 1: Libri I-VI. F. M. Pontani (Curatore), Einaudi, 1978 Poesia pagina 223 contro i predicatori dal pulpito ‘nani di una grande stirpe’ … GLI EPIGRAMMI PIU’ BELLI DELL’ANTOLOGIA PALATINA (6). VI Gli epigrammi più belli di Meleagro di Gadara Meleagro di Gadara nacque intorno al 130 a.C. a Gadara, in Siria. In gioventù si trasferì nella città di Tiro dove soggiornò per molti anni; ed infine negli ultimi anni andò a Cos dove morì intorno al 60 a.C. Meleagro fu tra i primi poeti a raccogliere gli epigrammi precedenti a lui in una nuova antologia da lui chiamata Corona (o Ghirlanda) dato che ogni poeta veniva paragonato ad un fiore di una corona. Il proemio alla sua ghirlanda si trova nel quarto libro dell’Antologia Palatina. Meleagro fu soprattutto un poeta di epigrammi amorosi, erotici ed omoerotici. Per questo motivo Meleagro, in parte, si ricollega agli epigrammi di Asclepiade di Samo. Meleagro stesso racconta la sua vita, in sintesi, nell’epigramma del settimo libro dell’Antologia Palatina. ‘Il mondo è la mia patria’ …. 1 Dall’antologia palatina, Liber VII, 417. “Mia nutrice fu la città di Tiro, ma la patria che mi generò fu Gadara, città greca nel suolo della Siria. Nacqui da Eucrate, io, Meleagro che col favore delle muse emulai le grazie di Menippo. Sono Siriano: cosa c’è da stupirsi? Il mondo è la mia patria, un solo caos generò tutti quanti i mortali. Io, carico di anni, ho inciso questo sulla mia tomba: la vecchiaia non è lontana dall’attesa della morte. Tu, passante, rivolgi un saluto a me, vecchio e loquace e possa pure tu giungere alla mia età con molta parlantina.” II Gli epigrammi omoerotici ed efebici sono concentrati nel XII libro dell’Antologia Palatina. Tra questi gli epigrammi più belli e famosi sono. 1 Dall’antologia palatina, Liber XII, 52. “Amanti infelici, il vento del Sud ha gonfiato le vele, ha rapito Andragato – metà dell’anima mia. Beate le navi, beate le onde del mare, quattro volte beato il vento che porta il ragazzo! Fosse un delfino! Lo porterei sulle mie spalle fino a Rodi, dove i ragazzi sono dolci.” Un altro epigramma omoerotico ed efebico è quest’altro. 2 Dall’antologia palatina, Liber XII, 81. “Voi che ingannate la vostra anima, voi che amate – infelici! la fiamma dei fanciulli e il miele amaro, acqua gelida – presto! – di neve appena sciolta versate sul mio cuore: imprudente ho guardato Dionisio. Presto, compagni di schiavitù, spegnete questo incendio, prima che arrivi all’anima.” Gli epigrammi di questo tipo sono moltissimi, ma questo genere era, allora, comune fra gli epigrammisti. III Meleagro fu soprattutto un poeta d’amore e di passioni amorose e concentrò la sua attenzione soprattutto nei sentimenti che ebbe verso le donne che amò, prima fra tutte Eliodora insieme a tante altre. Gli epigrammi dedicati ad Eliodora sono fra i più belli della sua produzione poetica di epigrammista. Un esempio di questi epigrammi è questo. 1 Dall’antologia palatina, Liber V, 24. “La mia anima mi dice di fuggire l’amore di Eliodora, perché sa le gelosie, le lacrime di un tempo. Dice, ma io non ho forza di fuggire. Essa mi avverte. Vero! Ma poi senza pudore nello stesso tempo l’ama.” Ma l’epigramma più bello riferito ad Eliodora è quello dove lei viene definita “anima della mia anima”. 2 Dall’antologia palatina, Liber V, 155. “Dentro, dentro il mio cuore, proprio Eros ha dato forma a Eliodora che dolce mi parla, anima della mia anima.” Un altro epigramma, molto bello, riferito all’amore è quello rivolto ad Asclepiada che è anche un invito all’amore. 3 Dall’antologia palatina, Liber V, 156. “Languida, con gli occhi azzurri di onda silenziosa Asclepiada ti invita a far vela nel mare dell’amore.” Un altro epigramma pieno di amore e passione per Eliodora è quello in cui il poeta mostra la sua ardente passione è quest’altro. 4 Dall’antologia palatina, Liber V, 215. “Eros, ti prego addormenta il furioso amore per Eliodora che mi fa insonne, ascolta la mia Musa che ti supplica! Giuro per il tuo arco (che non sa ferire un altro e sempre su di me scaglia le frecce): se mi fai morire, io lascerò un’epigrafe che grida: “Ecco, viandante, un delitto di Eros.” Un altro epigramma, graffiante e piccante, sempre rivolto ad Eliodora è quest’altro. 5 Dall’antologia palatina, Liber V, 157. “Unghie di Eliodora, Eros vi ha fatto così affilate: il vostro graffio è profondo fino al cuore.” L’amore di Meleagro per Eliodora era un amore vero e sentito. Quando lei muore, infatti, il poeta le dedica un epigramma sepolcrale, molto intenso e pieno di pathos. 6 Dall’antologia palatina, Liber VII, 476. “Lacrime anche lì, attraverso la terra ti offro, Eliodora, reliquie d’amore, nell’Ade, lacrime aspre sulla tomba molto compianta, memoria dei miei desideri, memoria del mio amore. Ah, miseramente miseramente, io Meleagro qui piango su di te, cara anche tra i morti vana offerta ad Acheronte. Ah, dov’è il mio amato germoglio? Lo strappò Ade, lo strappò. Ed ora la polvere sporca il vivo fiore. Terra che ci nutri, ti supplico, accogli teneramente nel tuo seno colei che è compianta da tutti.” IV Un’altra donna amata da Meleagro è Zenofila, alla quale Meleagro dedicò molti epigrammi spiritosi e bizzarri, paragonata al profumo dei fiori di campo, ma che lei vince. 1 Dall’antologia palatina, Liber V, 144. “Già fiorisce la bianca violaciocca e il narciso fiorisce amante d’acque e fioriscono i gigli sulle colline. E già, fiore che si apre in mezzo ai fiori dolce rosa di Peito, Zenofila fiorisce. Perché prati, ironici, ridete spensierati scuotendo le chiome? Si, la fanciulla vale più delle corone odorose.” Un altro epigramma dedicato a Zenofila è quello in cui Meleagro manifesta tutta la sua spiritosaggine e la sua bizzarria amorosa. In questo epigramma Meleagro si rivolge ad una zanzara, a cui affida un compito ben preciso e pericoloso, ma il guadagno è molto vantaggioso per essa. 2 Dall’antologia palatina, Liber V, 152. “Vola, zanzara, veloce e messaggera e sfiorando appena le orecchie di Zenofila sussurrale così: “Vegliando ti attende e tu, dimentica chi ti ama, dormi”. Orsù, vola, sì, musicista, vola. Ma parla piano, che tu non desti chi le dorme accanto e ne susciti contro di me le furie gelose. Se mi condurrai la fanciulla, ti vestirò di una pelle di leone, zanzara, e ti metterò in mano una clava.” V Ma l’epigramma più bello di tutti, di Meleagro è, secondo me, quello dedicato alla descrizione della Primavera, perché mentre quelli amorosi ed erotici erano comuni a tutto il genere degli epigrammisti, questa descrizione della primavera è unica, personale e pregevole. 1 Dall’antologia palatina, Liber IX, 363. “Quando l’inverno, il vento si allontanano, splende in fiore ridente Primavera. La nera terra si copre di tenero verde e le piante germogliano e si ornano di nuove foglie. E i prati lieti bevono la limpida rugiada dell’aurora mentre s’apre la rosa. E per i monti gode il pastore al suono dello zufolo, gode il capraio dei bianchi capretti. E già su larghe onde i marinai navigano il mite soffio di Zefiro tende le vele; e incoronati di crespa edera ad alta voce salutano Dioniso, dio dell’uva. E le api, nate dai buoi, s’affrettano alle sottili, graziose opere, e dentro l’alveare modellano la bianca molle cera in armonia di mille celle. Ovunque, acutamente cantano gli uccelli: gli alcioni sulle onde, le rondini intorno alle gronde, gli usignoli nei boschi, i cigni in riva ai fiumi. E se liete sono le cime delle piante e la terra è in fiore, e il pastore zufola e si rallegra la mandria lanosa e i marinai navigano, e se Dioniso muove le danze e cantano gli uccelli e nascono le api, come può il poeta non alzare un bel canto alla Primavera?” VI Meleagro, oltre a scrivere molti epigrammi sull’amore e sulla sua passione amorosa, descrive anche molte volte Eros, il bambino alato figlio di Afrodite che fa impazzire gli uomini e le donne. 1 Dall’antologia palatina, Liber V, 180. “Che meraviglia se Amore, flagello degli uomini, avventa le ardenti frecce, e amaro coi lucidi occhi ride? La madre non è l’amante di Ares, non è la moglie di Efesto, divisa tra fuoco e spade? E madre della madre non è la distesa marina che urla aspra sotto la sferza dei venti? E il padre è Nessuno figlio di Nessuno. Perciò ha la fiamma di Efesto, una furia simile a quella dei flutti e ama i dardi insanguinati di Ares”. Un altro epigramma in cui Meleagro descrive la passione amorosa è quest’altro. 2 Dall’antologia palatina, Liber V, 212. “Sempre ho nelle orecchie il ronzio di Eros, e gli occhi silenziosi versano una dolce lacrima agli Amori. Né la notte mi placa, né il giorno: i filtri ormai mi hanno impresso nel cuore un chiaro marchio. Alati Amori, che planate sempre su di me, riprendere il volo è poi tanto difficile?”. E per finire in bellezza, io, Biagio Carrubba, riporto un altro epigramma di Meleagro, in cui il poeta esprime il suo giudizio sull’amore, tanto bello ed affascinante, quanto imprevedibile, fuggevole ed aleatorio. 3 Dall’antologia palatina, Liber XII, 47. “Eros, in grembo alla madre, scherzando giocò all’alba coi dadi la mia anima.” Dal sito: https://www.biagiocarrubba.com/”,”VARx-019-FGB”
“MASTNY Vojtech”,”Il dittatore insicuro. Stalin e la guerra fredda.”,”MASTNY è Prof di relazioni internazionali alla School of Advanced International Relations e D del John Hopkins Bologna Center alla John Hopkins Univ in America.”,”RUST-033″
“MASTNY Vojtech”,”Il dittatore insicuro: Stalin e la Guerra Fredda.”,”Vojtech Mastny è professore di relazioni internazionali alla School of Advanced International Relations e direttore del John Hopkins Bologna Center alla John Hopkins University in America.”,”RUST-039-FL”
“MASTO Raffaele”,”La variabile africana. Riserve naturali ed equilibro geopolitico del pianeta.”,”Raffaele Masto è scrittore, giornalista e conduttore radiofonico presso Radio Popolare.”,”AFRx-120″
“MASTROCOLA Paola”,”Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare.”,”””Non si tratta di conservare il passato, ma di mantenere le sue promesse”” (T.W. Adorno, Minima moralia) “”Una volta chiesero a Rodolfo Wilcock perché non sperava nei giovani e lui rispose: Perché conosco i loro padri”” (G. Pontiggia) (in apertura) Paola Mastrocola è nata nel 1956 a Torino. Ha insegnato lettere in un liceo scientifico. Ha pubblicato romanzi, saggi e pamphlet tra cui ‘La scuola raccontata al mio cane’ (2004).”,”GIOx-006-FSD”
“MASTROGIACOMO Daniele”,”I giorni della paura (titolo provvisorio). Prime bozze non corrette.”,”L’autore è nato a Karachi in Pakistan, nel 1954. Giornalista di ‘Repubblica’ dal 1980, inviato di guerra sui fronti caldi dello scenario internazionale, è stato anche un bravo cronista giudiziario. Questo è il suo primo romanzo.”,”ASIx-009-FFS”
“MASTROIANNI Giovanni”,”Vico e la rivoluzione. Gramsci e il diamat.”,”Giovanni Mastroianni (Catanzaro, 1921) ha insegnato filosofia morale nell’Università della Calabria. Collaboratore di ‘Società’, ‘Movimento Operaio’, ‘Studi Storici’, ‘Rivista critica di storia della filosofia’, ‘Prassi e teoria’, ha pubblicato in volume ‘Da Croce a Gramsci’ (1972), ‘Studi sovietici di filosofia italiana’ (1975), ‘Antonio Labriola e la filosofia in Italia’ (1976).”,”GRAS-101″
“MASTROLIA Nunziante”,”Chi comanda a Pechino? Il potere, il consenso, la sfida all’ Occidente.”,””” …e volta nostra poppa nel mattino/ de’ remi facemmo ali al folle volo”” Dante, Divina Commedia “”Non tutto ciò che vacilla cade”” (Montaigne) “”Se a ciascuno l’interno affanno si leggesse in fronte scritto quanti mai che invidia fanno ci farebbero pietà”” (Metastasio, Aria XXIX) tesi concezione westfaliana di Pechino (cuius regio eius religio) Quattro panregioni. Teoria Haushofer. “”Agli inizi del secolo il padre della geopolitica tedesca, Karl Ernst Haushofer, divideva il mondo in grandi pan-regioni, che si sviluppavano nel senso dei meridiani. Individuava, da Ovest verso Est, quattro grandi aree di influenza: la Pan-America a esclusiva influenza americana, la Pan-Europa a influenza tedesca, la Pan-Eurasia a influenza russa, e la Pan-Asia a influenza giapponese.”” (pag 203) MASTROLIA N. si occupa di relazioni internazionali e sistemi economici comparati. Ricercatore del Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS) cura la sezione dell’ “”Osservatorio Strategico”” e del “”CeMiSS Quarterly”” relativa a Cina e India. Questo libro dimostra che le incognite di oggi sul ruolo della Cina nel mondo hanno un’origine antica. La Cina pesa sempre più negli equilibri strategici e commerciali del capitalismo mondiale. Il potere a Pechino passa di mano in mano. Cambiano i regimi, gli assetti economici, le alleanze ma il Paese di Mezzo continua a vivere secondo logiche proprie, estranee all’ Occidente. L’ A si chiede cosa si celi sotto le bandiere rosse. Chi comanda davvero a Pechino? Come reagirà il gruppo dirigente quando un nuovo movimento pro libertà e democrazia sprigionato dal ‘mercato’ andrà a cozzare contro l’ antica tradizione autocratica della Cina? Si fanno diversi scenari (ribellioni interne tipo Tibet, conflitti esterni con le altre potenze globali ecc. C’è chi pronostica che la leadership cinese privilegiarà l’ equilibrio e la mediazione.”,”CINx-210″
“MASTROLILLO Gabriele”,”Alfonso Leonetti nel socialismo e nel comunismo italiano (1913-1930).”,”Gabriele Mastrolillo ha conseguito la laurea triennale in Studi storici e filologico-letterari presso l’Università di Trento e la laurea magistrale interateneo (Univ. Trento e Verona) in Scienze storiche con una tesi in storia contemporanea. “”L’intimazione a Leonetti e Ravazzoli ad “”abiurare”” la loro “”eresia”” (e a Tresso di dichiarare la propria estraneità alle azioni di Feroci e Santini) fu ripresentata nella riunione (allargata) del CC del 9 giugno, svoltasi a Parigi. In quella riunione anche a Tresso (dei “”cinque”” l’unico presente) fu posto un ultimatum: prendere le distanze dagli articoli incriminati e “”dichiarare di essere solidale con il C.C. nella lotta che esso conduce per la difesa del Partito”” o condividere le sorti dei loro autori. Tresso scelse quest’ultima strada (…). Il comunicato della loro espulsione apparve anche su ‘l’Humanité’ il 30 giugno, quasi come monito dal PCdI al PCF di non collaborare in alcun modo con gli “”opportunisti. Gli altri due membri del gruppo dei “”cinque””, Bavassano e la Recchia, furono invece espulsi il 30 luglio 1930, anche loro per non aver rinunciato alle loro posizioni. (…) Fu a seguito dell’espulsione che i “”cinque”” consolidarono il loro legame con l’OGI e ufficializzarono la loro opposizione creando la NOI (Nuova Opposizione Italiana), sezione dell’OGI (che però di fatto era già stata costituita in maggio, a seguito della lettera di risposta di Trotsky. Era ormai chiaro a loro che l’unico mezzo per evitare l’ininfluenza e l’impotenza politica era continuare sulla strada iniziata nell’aprile di quell’anno, ovvero militando sotto la bandiera dell’Opposizione internazionale, senza però perdere le speranze di ritornare nel PCd’I”” (pag 210-211-212) “”Negli anni Trenta Leonetti non fu soltanto uno dei membri del Comitato Direttivo della NOI (che nel 1933 risultava composto, oltre che da lui, dal vecchio massimalista torinese Giovanni Boero, Bavassano, Ravazzoli, Recchia e Tresso): nell’aprile 1930, infatti, fu cooptato nel Segretariato Internazionale dell’OGI per volontà dello stesso Trotsky, che ne riconobbe l’esperienza di militante comunista e lo spirito internazionalista che lo animava. Vi rimase fino al 1936, quando, per divergenze con la nuova linea politica dell’OGI, decise di abbandonare il SI, rimanendo però in contatto con l’organizzazione fino alla fondazione della Quarta Internazionale (1938). Leonetti (che da quel momento utilizzò prevalentemente lo pseudonimo, ideato da Trotsky, Souzo o Suzo) fu, quindi, uno dei tre membri del Segretariato Internazionale dell’OGI (gli altri furono, nel 1930, Naville e l’ebreo polacco Paul Okun, legato al gruppo ebraico della LC), creato nell’aprile 1930 per sostituire il Bureau Internationale (Ufficio Internazionale) composto da Kurt Landau, Andrès Nin, Rosmer, Max Shachtman e Lev Sedov (figlio di Trotsky), che aveva smesso di funzionare a causa della difficoltà incontrata dai suoi membri per riunirsi in quanto residenti in diversi paesi. Fu, quello, l’incarico politico più importante ricoperto da Leonetti nella sua vita vista l’importanza del SI (che aveva il compito di collegare le varie sezioni nazionali dell’OGI e di fungere da arbitro ‘super partes’ nelle eventuali controversie sorte tra le sezioni”” (pag 228-229) NOI Nuova Opposizione Italiana LCI Ligue Communiste Internationaliste (Bolscevichi Leninisti) OGI Opposition de Gauche Internationale (Opposizione di Sinistra Internazionale) SI Secrétariat International (Segretariato Internazionale) IKKI Comitato Esecutivo dell’ Internazionale Comunista LC Ligue Communiste”,”TROS-367″
“MASTROLILLO Gabriele”,”La dissidenza comunista italiana, Trockij e le origini della Quarta Internazionale, 1928-1938.”,”Gabriele Mastrolillo, dottore di ricerca in Storia dell’Europa (Sapienza di Roma), è membro della redazione romana di “”Historia Magistra”” e del comitato di redazione di “”Risorgimento e Mezzogiorno””. Tra le sue pubblicazioni: ‘Alfonso Leonetti nel socialismo e nel comunismo italiano (1913-1930)’ (prefazione di G. Corni, Bari, 2018) e la curatela (insieme a M. Di Maggio) di ‘L’internazionale Comunista come network globale (1919-1943)’, ‘Dimensioni e problemi della ricerca storica’, I, 2022 A seguito della sua espulsione dall’Urss nel 1929, Trotsky promosse la nascita di un movimento comunista anti-stalinista transnazionale che si considerò dapprima l’opposizione di sinistra dell’Internazionale comunista (Comintern), quindi dal 1933 un’organizzazione indipendente in competizione con il Comintern e embrione di una nuovo internazionale comunista, la Quarta, fondata nel 1938. Due dei principali dirigenti del movimento trotskista internazionale negli anni Trenta furono Alfonso Leonetti e Pietro Tresso.”,”TROS-378″
“MASTROLILLO Gabriele”,”Il PCD’I e la dissidenza comunista italiana (1928-1938). (Saggi)”,”Nelle note citato lo scritto di Dino Erba, Ottobre 1917 – Wall Street 1929. La Sinistra comunista italiana tra bolscevismo e radicalismo: la tendenza di Michelangelo Pappalardi, Cooperativa Colibrì, Paderno Dugnano, 2005 Gabriele Mastrolillo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Trieste e ricercatore presso l’ IRSREC FVG. “”Nello stesso periodo in cui era scoppiato il caso Metallo, era avvenuta l’espulsione di Spartaco Travagli (Veniero Spinelli, fratello del più noto Altiero), provvedimento dovuto al suo passaggio «nelle file della concentrazione trotzkista» (la SILCI). Secondo la Segreteria del PCd’I, il suo caso fu un’altra prova della necessità, per il partito, di attuare una vigilanza serrata «al fine di impedire che penetrino nelle file del Partito degli elementi piccolo-borghesi, sedicenti intellettuali», considerati slegati «ideologicamente» dal proletariato, dal partito e dall’IC (86).”” (pag 25) [(86) La Segreteria del PCI, ‘Espulsione dal Partito di un traditore’, ibidem] Documento cartaceo (fonte internet) inserito nel testo di Mastrolillo: “”Spinelli Veniero D. Spinelli Veniero alias “”Travagli Spartaco”” di Carlo e Ricci Maria nato il 18.9.1909 a Roma, deceduto il 29.10.1969 a Roma. Condannato dal Tribunale Speciale ad anni 6 di carcere per attività politica antifascista. Combattente antifranchista. Il 6 ottobre 1933 espatriò clandestinamente in Francia stabilendosi a Parigi. Nell’agosto 1936 si arruolò nell’Aviazione repubblicana – Squadriglia “”Espana”” e “”André Malraux””, donde rimase fino allo scioglimento della squadriglia, poi rientrò in Frnacia. Per ulteriori notizie vedi cenno biografico del CPC in pratica OMS. Verificato 29 giu. 1979, firma Marchetti Giuseppe”” Notizia bibliografica. Libro (Amazon) Il tempo della coscienza. Ricordi di un’altra Germania (1910-1989), Il Mulino 1994 di Ingrid Warburg Spinelli (Autore), K. Tenenbaum (Traduttore) Ingrid Warburg proviene da una famiglia che sta in ogni senso tra le eminenti d’Europa. Il racconto della sua vita, almeno per la parte relativa agli anni dell’infanzia e della giovinezza, è dunque la storia di una persona privilegiata e felice. Ma la facilità e felicità del vivere sono insidiate dalla presa di potere nazista. E l’opposizione ad Hitler è uno degli assi portanti del libro. Per l’ebrea Ingrid un viaggio negli Stati Uniti, premio per la sua laurea in filosofia nel 1936, si tramuta in esilio. In America inizia il suo impegno e conosce il futuro marito: Veniero Spinelli. Finita la guerra, gli Spinelli si stabiliscono in Italia. Ma la Germania rimane la patria originaria. E in un viaggio-bilancio alla ricerca della propria Germania il libro finisce.”,”MITC-159″
“MASTROLILLO Gabriele LABEY Marion a cura, saggi di Eros FRANCESCANGELI Lorenzo DI-STEFANO Andrea PILI Marion LABEY Alessandro MANTOVANI Patrick KARLSEN Velia LUPARELLO Diego GIACHETTI Mirco CARRATTIERI Luco FIORITO Alessandro BARILE Alberto PANTALONI”,”Altri comunismi italiani. Dissidenze e alternative al PCI da Livorno al Sessantotto.”,”Gabriele Mastrolillo, dottore di ricerca in Storia dell’Europa (Sapienza di Roma) è assegnista di ricerca (Storia contemporanea) presso l’Università di Firenze. Fa parte della redazione di Historia Magistra. Marion Labey dottoressa di ricerca in Storia contemporanea Università di Paris-Cité e Università degli Studi di Roma Tor Vergata, è membro del Laboratorio ICT Univ di Paris Cité e co-coordinatrice della redazione romana di ‘Historia Magistra’. Il volume contiene tra l’altro i saggi: . Angelo Tasca e gli altri comunismi (1927-1934) di M. Labey – Amadeo Bordiga e il Partito comunista internazionalista di fronte al ‘partito nuovo’ (1942-1952) di Alessandro Mantovani – I trotskisti e il Pci (1950-1970) di Diego Giachetti – Valdo Magnani, il Pci e la nascita del Movimento dei Lavoratori italiani (1950-1968) – Le origini di Lotta Comunista (1951-1968) di Luca Fiorito Dalla Bibliografia: – ROSSI Davide, ‘Partito comunista d’Italia 1921-1926. Gli albori di un lungo cammino. Con documenti politici di Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga. Introduzione di E. Sabatino, postfazione di M. Ay, Pgreco, Milano, 2021 – THIRION, Marie SANTELENA Elisa MILESCHI Christophe, a cura, Controllo o rivoluzione! L’Autunno caldo tra operaismo e storiografia, Accademia University Press, Torino, 2021 – RAPONE Leonardo, Di fronte alla crisi e al consolidamento del fascismo (giugno 1924 novembre 1925, in G. Francioni, E. Giasi, a cura, ‘Un nuovo Gramsci. Biografia, temi, intepretazioni, Viella, Roma, 2020 – SEDOVA-TROTSKY, Natalja, MUNIS Grandizo PERET Beniamin, ‘The Fourth International in danger! Selected documents 1944-1948, Greenleand Press, Evanson, sd – BALDISSARA Luca CAPUZZO Paolo, a cura, ‘Il comunismo in una regione sola? Prospettive di storia del Pci in Emilia Romagna’, Il Mulino, Bologna, 2023 – BERTOLUCCI Franco, Dalla rivolta di Berlino all’insurrezione di Budapest. Dall’organizzazione libertaria al partito di classe, BFS-Pantarei, 2018″,”MITC-164″
“MASTRONARDI Francesco”,”Storia dell’integrazione europea. L’Europa alla ricerca della propria unità, gli uomini e gli eventi, le Istituzioni e le politiche, i simboli e le prospettive.”,”Francesco Mastronardi ha una vasta esperienza professionale in ambito comunitario. Tra gli incarichi ricoperti, quelli di membro del Comitato bancario del FEI, di presidente di Commissione del Centro europeo dell’impresa pubblica, di presidente del Comitato di direzione del GEIE Coopération bancaire pour l’Europe. I suoi scritti più recenti sono Il racconto dell’Europa (una storia per ragazzi dell’Unione europea) e La carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in questa stessa collana.”,”EURx-076-FL”
“MASTROPAOLO Alfio”,”Antipolitica all’origine della crisi italiana.”,”A. Mastropaolo è nato a Palermo e vive a Torino dove insegna scienza politica. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il ceto politico. Teoria e pratiche’ (Roma, 19945) e ‘La repubblica dei destini incrociati. Saggio su cinquant’anni di democrazia in Italia’, (Firenze, 1996).”,”ITAP-012-FMB”
“MASULLI Marco”,”””Notre beau et cher drapeau rouge de l’Internationale””. L’ Unione Sindacale Italiana e la Frazione Sindacalista Rivoluzionaria (1921-1923).”,”””Quanto ai principali membri della FSR anche loro si dispersero: Nicola Vecchi fu radiato dallo schedario dei sovversivi per “”buona condotta”” nel febbraio 1929 e sin dal 1923 si era dimostrato “”favorevole”” al Partito Nazionale Fascista al quale fu iscritto nell’anno 1927; dallo stesso anno assumeva a Milano la carica di “”vice Segretario del Sindacato Fascista lavoranti panettieri””, pur continuando ad essere vigilato. Umberto Balestrazzi invece, diffidato nel luglio 1927 quale “”oppositore al Governo””, dal 1931 dopo un graduale distacco dai sovversivi passera da una clinica all’altra come malato tubercolitico venendo poi radiato dal Casellario Politico, a causa delle sue pessime condizioni di salute, solo nel 1942. Angelo Faggi, infine, emigrato a Nizza nel 1923 e aderente al Partito Socialista Unitario, dal 1939 risultò membro del Consiglio Nazionale dell’Unione Popolare Italiana. Quanto a Di Vittorio, ancora nel 1925 non mancavano le occasioni di scontro con gli ambienti del sindacalismo rivoluzionario che contestavano il suo definitivo passaggio tra le file comuniste, riservandogli l’appellativo di «camaleonte». A quest’accusa, Di Vittorio ribatteva fieramente: «tutti voi mi conoscete da ragazzo e sapete che sono stato sempre, come lo sono tuttora, un rivoluzionario di prima linea (…). Ero sindacalista rivoluzionario, sono attualmente comunista, cioè sempre rivoluzionario, sempre all’avanguardia del proletariato»”” (pag 354-355)”,”MITT-001-FGB”
“MASULLO Aldo”,”Struttura soggetto prassi.”,”Aldo Masullo è professore ordinario di Filosofia morale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II.”,”FILx-005-FB”
“MATARRESE Francesco”,”Hegel e la logica dialettica.”,”Francesco Matarrese si è laureato in Filosofia presso l’Università di Bari. Ha curato (in collaborazione) l’edizione italiana dei ‘Manoscritti matematici’ di Marx. “”La mistificazione di cui soffre la dialettica nelle mani di Hegel, non toglie affatto che egli per primo ne abbia esposto in modo comprensivo e cosciente le forme di movimento generali. In lui, la dialettica si regge sulla propria testa. Bisogna capovolgerla per scoprire il nocciolo razionale entro la scorza mistica”” (Karl Marx) (in apertura)”,”HEGx-059-FF”
“MATARRESE Francesco”,”Hegel e la logica dialettica.”,”Francesco Matarrese si è laureato in Filosofia presso l’Università di Bari. Nella stessa Università attualmente lavora presso Filosofia del linguaggio occupandosi in partyicolare di teoria e storia della dialettica in rapporto ai problemi del linguaggio e della logica. Ha curato, in collaborazione, l’edizione italiana dei manoscritti matematici di Marx. “”La mistificazione di cui soffre la dialettica nelle mani di Hegel, non toglie affatto che egli per primo ne abbia esposto in modo comprensivo e cosciente le forme di movimento generali. In lui, la dialettica si regge sulla propria testa. Bisogna capovolgerla per scoprire il nocciolo razionale entro la scorza mistica. “” Karl Marx.”,”HEGx-034-FL”
“MATHIAS Peter”,”L’economia britannica dal 1815 al 1914. Crescita industriale e problemi di transizione.”,”Peter Mathias è fra i più illustri storici del nostro tempo. Fra i più recenti lavori, attinenti al tema, ricordiano: ‘The First Industrial Nation’ (London 1983), ‘The First Industrial Revolutions’ (Oxford, 1990).”,”UKIE-068″
“MATHIEU Gilbert, collaborazione di Pierre BLETON Jean LECUIR Gilbert MATHIEU Roland DELCOUR Luc DEMEULENAERE Etienne MALLET Alain MURCIER Jean-Francois SIMON Alphonse THELIER Alain VERNHOLES Francois-Henri De VIRIEU”,”Dictionnaire du capitalisme.”,”””Il commercio mondiale e il mercato mondiale inaugurano nel XVI secolo la biografia moderna del capitalismo”” (Karl Marx) (pag 9)”,”ECOI-115″
“MATHIEU Gilbert BOYER Michel e DUMONT Jean-Pierre ROY Joannine GRALL Jacques LABARDE Philippe ROUSSEL Jean RENARD François GROSSER Alfred, artiicoli di”,”Vingt ans de reussite allemande. Une enquête du Monde.”,”Articoli di MATHIEU Gilbert BOYER Michel e DUMONT Jean-Pierre ROY Joannine GRALL Jacques LABARDE Philippe ROUSSEL Jean RENARD François GROSSER Alfred”,”GERE-035″
“MATHIEZ Albert”,”Danton e la Paix.”,”La dichiarazione di guerra, frontiere naturali e il processo al re, il tradimento di DUMOURIEZ, il comitato di salute pubblica, l’ opposizione, il complotto dello straniero.”,”FRAR-033″
“MATHIEZ Albert”,”La vie chere et le mouvement social sous la terreur.”,”Crisi dello zucchero 1792, tassazione popolare, gli ‘arrabbiati’ (enragés) e la lotta per il massimo, Q tasse, gli arrabbiati vs la costituzione del 1793, torbidi del sapone, morte di MARAT e il voto sull’ accaparramento, affaire CAUCHOIS, legge sui granai dell’abbondanza, carta del pane, inaugurazione del terrore, dittatura economica del Comitato di Salute Pubblica, lotta contro la fame, requisizioni del grano, restrizioni alimentari, repressione dell’accaparramento, caduta di HEBERT, Hebertismo, massimo dei salari.”,”FRAR-034″
“MATHIEZ Albert”,”La Reaction thermidorienne.”,”La fine della dittatura del Comitato di Salute Pubblica, i nuovi indulgenti, il processo a CARRIER e la chiusura dei giacomini, BABEUF, TALLIEN, FRERON e la sua ‘Jeunesse’, l’amnistia a Vandeani e Chouans, riapertura delle Chiese, primi moti per la fame, terrore bianco, le giornate del pratile anno III, QUIBERON, Vendemmiao.”,”FRAR-037″
“MATHIEZ Albert”,”Autour de Danton. Basire Fabre d’ Englantine Westermann le Duce de Chartres Servan Delacroix Dumouriez les freres Simon Choiseau la Duchesse de Choiseul Courtois Guzman Perregaux.”,”Tesi: dietro DANTON si raccolgono tutti gli scontenti: realisti federalisti industriali commercianti banchieri”,”FRAR-036″
“MATHIEZ Albert”,”Le directoire. Du 11 brumaire an IV au 18 fructidor an V. Publié, d’apres les manuscrits de l’auteur par Jacques Godechot, agregé de l’Université.”,”MATHIEZ, storico francese (La Bruyère 1874-Parigi 1932). Fondatore delle ‘Annales révolutionnaires’ (1908), divenute poi (1924) ‘Annales historiques de la Révolution Française e della ‘Société des Études Robespierristes’, è stato l’iniziatore di una importante corrente di studi storici sull’età della Rivoluzione, di cui considerò, oltre agli aspetti politici, anche quelli religiosi, economici e sociali. I suoi studi su Robespierre hanno avuto notevole influenza sul pensiero socialista francese (p. es. di J. Jaurès). Opere principali: La Révolution Française (1922-27, 3 vol.), La réaction thermidorienne (1929) e Le Directoire (postumo, 1934, a cura di J. Godechot). (GE20)”,”FRAR-167″
“MATHIEZ Albert”,”Autour de Robespierre.”,”Secondo MATHIEZ, BABEUF ammirava ROBESPIERRE da lunga data. BABEUF ha seguito la sua opera e ha trovato che l’orientamento del suo pensiero sociale era lo stesso del suo. Non si può affermare con certezza però che i due si conoscessero. BABEUF non partecipò alle lotte intestine della Montagna. Arrestato una prima volta il 24 brumaio, una seconda l’11 piovoso per una accusa di falso in registri di vendita di beni nazionali del distretto di Montdidier (Gabriel DEVILLE che ha ritrovato il dossier del processo crede all’innocenza di BABEUF) passerà in prigione i tempi tragici del terrore. “”On croit connaître la Révolution et, quand on l’étudie dans les documents originaux, on s’aperçoit très vite qu’elle est presque ignorée. Les légendes le plus légèrement bâties se transmettent fidèlement d’historiens en historiens. Il n’y en a pas de plus accréditée que celle qui explique la défaite finale de la Commune au 9 thermidor pas le prétendus scrupules légalitaires de Robespierre. Robespierre aurait refusé obstinément; pendant des heures, de signer un appel aux armes qu’on lui présentait. (…) (pag 196);””Robespierre jeune, qui respirait encore, fut transporté sur une chaise au Comité civil de la section de la Maison Commune. Aux questions qu’on lui posa il répondit qu’on lui avait rendu un bien mauvais service en le tirant de sa prison. Cette suprème réflexion nous rèvèle la raison des hésitations de ces hommes et de leur manque de décision dans les premiers moments de l’insurrection. Ils n’avaient pas fait entrer dans leurs calculs cette révolte immédiate et spontanée de la Commune et des Jacobins. La lutte qu’ils avaient engagée contre les Comités de la Convention était une lutte parlementaire, qu’ils avaient pensé résoudre par des moyens parlementaires. Quand, le 8 thermidor au soir, Robespierre était venu relire aux Jacobins son dernier discours, il n’avait voulu que se procurer leur appui moral, jusque-là irrésistible, en prévision de la séance du lendemain, où il espérait ressaisir la majorité. S’il avait cru la partie désespérée au point de vue parlementaire, nul doute qu’il aurait agi autrement. Ce n’était pas un homme de désordre, mais ce n’était pas non plus un niais que le scrupule légalitaire paralysait. Contre le Législative autant que contre le roi, il avait préparé ouvertement la journée du 10 août, traçant le programme de l’insurrection, écrivant les pétitions des Fédérés, appelant les Jacobins à la révolte”” (pag 229-230) [LEGGERE IN: Albert Mathiez, Autour de Robespierre, Payot, Paris, 1926][Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”FRAR-169″
“MATHIEZ Albert traduzione e cura di Roberto MASSARI”,”Robespierre.”,”In appendice: dichiarazione dei diritti dell’ uomo e del cittadino proposta da M. ROBESPIERRE”,”FRAR-175″
“MATHIEZ Albert”,”Perché siamo robespierristi?”,”Albert MATHIEZ fu il primo grande storico della Rivoluzione francese del secolo XX. Era un uomo di sinistra formatosi all’interno del dibattito politico francese tra la fine dell’ Ottocento e i primi decenni del Novecento. Fu un uomo di grande coraggio intellettuale.”,”FRAR-190″
“MATHIEZ Albert”,”Le bolchevisme et le jacobinisme (1920) suivi de Lenine et Robespierre. Reprint.”,”””Ho letto da qualche parte che Lenin s’ispirava a metodi hebertisti. Tutti i suoi atti e tutte le sue parole protestano contro un tale giudizio. Come Robespierre, egli si guarda bene dai due eccessi che affondano la rivoluzione, il moderatismo e l’ esagerazione””. (pag 7)”,”RIRO-252″
“MATHIEZ Albert”,”Die franzosische Revolution. Band I.”,”””Diese von Robespierre mit bemerkenswerter Klarheit vertretene soziale Politik war wohl eine Klassenpolitik. Unter der Konstituante und der nachfolgenden Gesetzgebenden Versammlung hatten die Sansculotten ihre Arme umsonst in den Dienst des revolutionären Bürgertums gegen das alte Regime gestellt.”” (pag 438) “”Questa politica sociale portata avanti da Robespierre con molta chiarezza fu probabilmente una politica di classe. Durante la Costituente e la seguente Assemblea legislativa i Sanculotti hanno giocato vanamente le loro armi al servizio della borghesia rivoluzionaria contro il vecchio regime””.”,”FRAR-298″
“MATHIEZ Albert”,”Die franzosische Revolution. Band II.”,”””Die Methoden der Hébertisten hatten die Lebensmittelnot nur verschärft. Der Ausschuß mißbilligt und beseitigt sie.”” “”I metodi degli Hebertisti avevano solo intensificato l’ emergenza cibo. Il Comitato disapprova e la elimina”” (pag 623)”,”FRAR-299″
“MATHIEZ Albert LEFEBVRE Georges”,”Die franzosische Revolution. Band III.”,”””Babeuf war ein ‘Freund der Arbeiter’ und hatte nichts übrig für die ‘Intellektuellen’.”” (Babeuf era un amico del lavoratore e non gli restava niente per l’ ‘intellettuale’) (pag 40) Es hatte der kommunistischen Propaganda an der nötigen Zeit gefehlt, um das Proletariat mit ihren Ideen zu durchdringen, und es war ihr gegenüber gleichgültig geblieben.”” “”Era mancato alla propaganda comunista il tempo necessario, per far penetrare le sue idee nel proletariato e questi era gli era rimasto di fronte indifferente”” (pag 40)”,”FRAR-300″
“MATHIEZ Albert”,”Etudes robespierristes. La Corruption parlementaire sous la Terreur.”,”MATHIEZ Albert Professore di storia moderna nella facoltà di lettere di Besancon. Il 9 Termidoro spiegato da Buonarroti “”Il movimento cartista si trova dunque ad esser stato ispirato direttamente dal pensiero robespierrista. Bronterre O’Brien era venuto a Robespierre attraverso Buonarroti, di cui aveva tradotto nel 1836 la Conspiration pour l’ Egalité. E’ una cosa rimarchevole a cui non si fatta molta attenzione, che il socialismo inglese e il socialismo francese abbiano la stessa origine, che siano usciti entrambi dal babuvismo che si considerava la prosecuzione e la resurrezione del robespierrismo. Tutti gli storici concordano nel dare a Filippo Buonarroti la parte più importante nella formazione e l’ educazione del partito socialista francese all’ epoca del 1830. Il venerabile discendente di Michelangelo, il glorioso scampato dalla Haute Cour de Vendôme, fu veramente un capo scuola che continuava a predicare l’ esempio (…)””. (pag 250-251) “”Non sarebbe mai venuta ai contemporanei l’ idea di mettere sullo stesso piano Robespierre e Danton. Robespierre per loro era l’ eloquenza personificata, l’ arte del ben dire e del ben pensare, il ‘vir bonus dicendi peritus’, di cui parla lo scrittore romano. Robespierre realizzava talmente l’ ideale dell’ uomo di Stato secondo i nostri padri che essi gli conferirono la dittatura durante l’ anno più tragico che nessun popolo abbia mai attraversato. Dal mese di luglio 1793 al mese di luglio 1794, Robespierre governa al Francia per il solo prestigio della sua parola, quasi come Pericle governava Atene in tempi meno tempestosi. Quando cade, la Repubblica fu sconvolta fino alla base e nessuno prese il posto che lasciava vuoto””. (pag 295) Hebertisti (pag 287) Il 9 Termidoro (27 Luglio 1794), Robespierre cade e viene ghigliottinato. ‘vir bonus dicendi peritus’ (Catone): uomo per bene, capace nell’ esporre”,”FRAR-323″
“MATHIEZ Albert”,”Etudes sur Robespierre.”,”MATHIEZ Albert (1874-1932) Foto di A. Mathiez (pag 12) Contiene uno scritto di Buonarroti sulla politica di Robespierre e il 9 Termidoro (cap. XI, pag 251-) Robespierre non ha lanciato calunnie contro Danton. “”Robespierre n’a rien inventé. Il n’a forgé contre les Dantonistes aucune calomnie. Il a passé leur politique et leurs actes au crible d’une critique raisonnable. Loin de se laisser égarer par la passion patriotique, il a poussé très loin le respect de la vérité. Quand il lit dans le premier rapport de Saint-Just une accusation mal fondée, il rectifie aussitôt: “”Danton se montra bien””. Il atténue les torts de Camille Desmoulins. S’il accuse, c’est en toute sincerité. Il ne déclame pas. Il recueille les faits, il les rapproche et la vérité en jaillit d’elle-même.”” (pag 155) “”Les socialistes de la première génération, ceux qu’on qualifiè sommairement d’utopistes, faute de les bien connaître, ont professé pour Robespierre une admiration sans bornes. Le chef des Chartistes, Bronterre O’Brien, se proclamait hautement son disciple et, pour défendre sa mémoire, écrivait tout un livre, dont le titre dit le contenu: ‘La vie et le caractère de Maximilien Robespierre où l’on prouve par des faits et des arguments que ce personnage si calomnié fut l’un des plus grands hommes et l’un des réformateurs les plus purs et les plus éclairés qui aient jamais existé dans le monde’””. (pag 251)”,”FRAR-347″
“MATHIEZ Albert”,”Carovita e lotte sociali nella rivoluzione francese. Dalla costituente al terrore.”,”‘Mathiez ci mostra come i Montagnardi furono costretti nel 1793 cedendo alla pressione degli Enragés – ad imporre alla nazione il maximum generale e, per conseguenza, il rafforzamento del potere centrale e delle forze di polizia, il controllo della produzione agricola ed industriale. Più tardi fu inoltre necessario sopprimere la libertà, riempire le prigioni, erigere in permanenza la ghigliottina. Le strade del Terrore politico e del Terrore economico s’intersecano e procedono all’unisono’ (4° di copertina)”,”FRAR-001-FC”
“MATHIEZ Albert”,”Rome et le clergé français sous la Constituante. La Constitution civile du Clergé – L’Affaire d’Avignon.”,”Albert Mathiez Professeur au Lycée Voltaire, Docteur ès lettres, Président de la Societé des Etudes Robespierristes. Il papa Pio VI afferma la volontà della Costituente di distruggere il cattolicesimo. Condanna l’opera politica della Costituente come pure la sua opera religiosa. Asseconda per quanto può la controrivoluzione (pag 493-494)”,”FRAR-428″
“MATHIEZ Albert, a cura di Roberto MASSARI”,”Maximilien Robespierre.”,” Contiene: – Buonarroti e Robespierre. ‘Appunti su Robespierre’ di Filippo BUONARROTI – Dichiarazione dei diritti dell’ uomo e del cittadino proposta da M. ROBESPIERRE “”Non è concesso se non a un piccolo numero di uomini altamente virtuosi di imporre una regola alle proprie azioni e seguire le norme più conformi all’interesse della società. Per gli altri, dal momento in cui la sanzione divina si cancella dal loro spirito, non rimane altra guida che l’interesse puramente personale. Le leggi avranno un bell’esser sincere, l’educazione avrà un bell’esser accurata, resterà sempre un gran numero di casi in cui l’uomo potrà essere portato ai sacrifici e alla dedizione solo da una rara virtù o dal pensiero di un giudice segreto e onnisciente di una vita futura. E se ho parlato di rara virtù, non è senza ragione. Essa consiste infatti nell’immolarsi interamente per la felicità degli altri, senza alcuna prospettiva di vantaggio personale, senz’altro godimento oltre a quello che deriva dalla contemplazione della felicità, immediata o lontana che sia dalle nostre assemblee. E’ il sacrificio completo dei nostri affetti, sensazioni ed interessi che, nella sua perfezione, non può essere dote che di un piccolo gruppo di anime, di tempra straordinaria. Per tutte le altre anime, se togliete loro la paura o la speranza di un’altra vita, non resterà altro movente delle loro azioni che l’amore del piacere e la paura del dolore. Esse non saranno capaci di slanci di dedizione, né delle gesta che ispira solo la passione per la vera gloria. Saranno anime preoccupate solo di se stesse, impegnate a trarre vantaggio da tutto ed alla ricerca in ogni circostanza del profitto che può loro derivarne”” (pag 134) [Filippo Buonarroti, ‘Appunti su Robespierre’]”,”FRAR-011-FF”
“MATHIEZ Albert”,”Carovita e lotte sociali nella rivoluzione francese. Dalla costituente al terrore.”,”””L’opera di Albert Mathiez ha largamente contribuito a illuminare uno dei punti più trascurati, eppure fondamentali, della Rivoluzione francese: se, infatti, molto è stato scritto sull’aspetto politico della Convenzione, poco si sa su quello sociale ed economico. In particolare, Mathiez ci mostra come i Montagnardi furono costretti nel 1793 – cedendo alla pressione degli Enragés – ad imporre alla nazione il maximum generale e, per conseguenza, il rafforzamento del potere centrale e delle forze di polizia, il controllo della produzione agricola ed industriale. Più tardi, fu inoltre necessario sopprimere la libertà, riempire le prigioni, erigere in permanenza la ghigliottina. Le strade del Terrore politico e del Terrore economico s’intersecano e procedono all’unisono. Ma un tale regime, antagonista radicale d’una borghesia che aveva appena conquistata la sua libertà, non poteva non provocare – proprio in quest’ultima – una violenta reazione. Ed infine fu proprio il popolo a far le spese della Rivoluzione. La borghesia dette luogo ad un crescente fenomeno inflazionistico. E tramite l’inflazione riuscì ad acquistare a poco prezzo i terreni del clero e degli emigrati; a tacitare, o eliminare, i suoi nemici interni ed esterni; e, soprattutto, ad attrezzare senza molto sforzo le sue fabbriche di guerra, preparandosi a realizzarla. La Rivoluzione, schiacciate le classi popolari, era ormai irrimediabilmente borghese”” (dalla quarta di copertina) “”E Goujon (), dopo aver formulato con nettezza quella che Karl Marx chiamerà più tardi la «legge bronzea dei salari», citava cifre impressionanti: «La giornata lavorativa è passata da 16 a 18 soldi, mentre il grano è a 36 lire al sestiere, che pesa da 260 a 270 libbre… Il salario non basta dunque per vivere». Solo la legge poteva ripristinare l’equilibrio tra salari e viveri. La legge del 16 settembre era insufficiente, perché era soltanto una mezza misura: «Ogni mezzo parziale è in questo campo pericoloso e impotente; niente mezzi termini, essi ci distruggono… Per contare sul commercio, bisogna che la libertà sia intera e, al primo impaccio, il commercio è fatalmente distrutto». Che fare dunque? Goujon concludeva con precisione: «Ordinate che tutti i grani siano venduti a peso. Fissate la tariffa massima; portatela per quest’anno a 9 lire al quintale, prezzo medio buono tanto per il coltivatore quanto per il consumatore… Annientate le grandi locazioni, che concentrano in mani colpevoli quantità considerevoli di grani…, nessuno possa pagare gli affitti in grani; e infine nessuno possa essere insieme mugnaio e fittavolo. Infine, affidate a un’amministrazione centrale scelta dal popolo, il compito d’approvvigionare ogni parte della Repubblica, e vedrete che l’abbondanza dei grani e la giusta proporzione fra il loro prezzo e quello della giornata di lavoro restituirà la tranquillità, la felicità e la vita a tutti i cittadini». La lettura di questa petizione vigorosa e logica era appena finita che il presidente della Convenzione, il vescovo Grégoire, faceva immediatamente dar lettura d’una lunga lettera del ministro dell’Interno, Roland, che combatteva aspramente, con gli argomenti ordinari degli economisti, qualsiasi idea di regolamentazione e ancor più di fissazione dei prezzi. Roland accusava la legge del 16 settembre d’essere la causa delle agitazioni e dei tumulti. Ogni requisizione era, secondo lui, vessatoria e inefficace; ogni dichiarazione, ogni censimento, forzatamente illusorio”” (pag 82-83) [‘L’insurrezione operaia e contadina dell’autunno del 1792’, cap. III, ‘Un tentativo di regolamentazione durante la prima invasione’, settembre-dicembre 1792] [() L’assemblea elettorale della Seine-et Oise tornò alla carica il 19 novembre con una petizione che ebbe grande risonanza. L’oratore che la lesse alla sbarra era il futuro convenzionale Goujon, destinato a figurare tra gli ultimi montagnardi, allora procuratore generale sindaco del dipartimento]”,”FRAR-016-FF”
“MATHIEZ Albert LEFEBVRE George”,”La rivoluzione francese. Volume secondo.”,”La congiura degli eguali. “”Il comunismo di Babeuf portava i segni della sua epoca: egli mirava alla ripartizione, non alla produzione, di cui la concentrazione capitalistica non aveva ancora distrutto il carattere individualistico. Il contadino avrebbe continuato soprattutto a sfruttare la sua terra, ma essendo la proprietà ormai attribuita alla nazione, avrebbe dovuto portare il suo raccolto ai magazzini pubblici. Tuttavia Babeuf si distingueva nettamente dagli utopisti precedenti, che si ispiravano, più o meno, a una concezione moralistica e ascetica, e concepivano soltanto una comunità rurale. Babeuf invece si appella all’interesse dei proletari, «la loro guida migliore», per destarli all’idea della giustizia; egli conta anche sull’industria per diffondere l’abbondanza, e loda la macchina che, a servizio della comunità, allevierà le fatiche degli uomini; constata che la produzione individuale è incapace di armonizzarsi con il consumo; e sul consumo egli è categorico: nessun vantaggio di funzione o di professione; tutti gli stomachi sono eguali; Babeuf è un «operaista», senza particolari preoccupazioni per «l’intellettuale». Egli non è nemmeno un democratico nel significato politico del termine; le palinodie della Convenzione gli hanno ispirato una diffidenza inguaribile per gli uomini politici, e non fa nemmeno affidamento sul popolo asservito che la rivoluzione deve appunto liberale. La Rivoluzione si farà attraverso la dittatura di una minoranza, e sarà istituita con la violenza. È qui senza dubbio l’importanza storica di Babeuf: egli è giunto a un’idea chiara di quella dittatura popolare di cui Marat e gli hébertisti avevano parlato in termini vaghi; tramite Buonarroti, egli ha trasmesso tale idea a Blanqui e a Lenin, il quale ne ha fatto una realtà. Non si deve tuttavia concludere dall’importanza di Babeuf nella storia del socialismo, dalla sua funzione preminente nella congiura degli Eguali, che questa sia stata comunista nella sua sostanza. Babeuf ed i suoi amici non vi rappresentavano che una piccola minoranza”” (pag 355-356) [Albert Mathiez e George Lefebvre, ‘La rivoluzione francese. Volume secondo’, Einaudi, Torino, 1968] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”FRAR-002-FGB”
“MATHIEZ Albert”,”La Rivoluzione francese. Volume terzo. Il Terrore, 1793-1794.”,”””Hébert è innanzi tutto per la guerra ad oltranza, fino alla vittoria completa; egli non può concepire una politica di pace senza temere che essa diventi istantaneamente una politica di restaurazione monarchica. Cloots, che vuol spingere i confini della Francia fino al Reno, lo seconda con tutte le sue forze, e il «Batavo» fa coro al «Père Duchesne»”” (pag 67)”,”FRAR-004-FGB”
“MATHIEZ Albert LEFEBVRE George”,”La rivoluzione francese. Volume primo.”,”Hébert contro i pacifisti… ‘Hébert è innanzi tutto per la guerra ad oltranza, fino alla vittoria completa; egli non può concepire una politica di pace senza temere che essa divente istantaneamente una politica di restaurazione monarchica. Cloots, che vuol spingere i confini della Francia fino al Reno, lo seconda con tutte le sue forze, e il «Batavo» fa coro al «Père Duchesne». (…) Gli Hébertisti non dubitano più, dopo questo dibattito, che ci sia alla Convenzione un forte partito di pacifisti, vale a dire di realisti travestiti. Essi imputano a loro le lentezze del processo di Custine, l’assoluzione di Reubell e di Merlin de Thionville, che hanno capitolato in Magonza, le persecuzioni che subiscono in Vandea Rossignol (ch’era stato per un momento destituito da Bourdon de l’Oise) e Goupilleau de Fontenay, le noie d’ogni genere di cui certi rappresentanti opprimono gli agenti di Bouchotte. Certo anche Robespierre ha preso le difese di Rossignol e ha fatto l’elogio dei servigi resi dai Commissari del Consiglio esecutivo in missione all’esercito (23 agosto), ma gli Hébertisti si credono abbastanza forti per potere prendere l’offensiva contro i loro avversari. Il «Père Duchesne» non si limita ad attaccare Danton e i suoi amici, «i traditori che siedono alla Montagna», come li chiama; vuol restaurare il potere dei ministri, e renderli, essi e i loro agenti, indipendenti dall’Assemblea, dai rappresentanti in missione e dai Comitati (…)’ (pag 442-443)”,”FRAR-007-FGB”
“MATHIEZ Albert”,”Carovita e lotte sociali sotto il Terrore.”,”””L’assemblea elettorale della Seine-et Oise tornò alla carica il 19 novembre con una petizione di grande risonanza. L’oratore che la lesse alla sbarra era il futuro convenzionale Goujon, destinato a figurare tra gli ultimi montagnardi, allora procuratore generale sindaco del dipartimento. Per la prima volta il problema era posto con franchezza in tutta la sua vastità e la questione dei salari era collegata a quella dei viveri: «Cittadini, il primo principio che no vi dobbiamo esporre è questo: la libertà di commercio dei grani è incompatibile con l’esistenza della nostra Repubblica. Di che è composta la nostra Repubblica? D’un piccolo numero di capitalisti e di un gran numero di poveri. Chi fa il commercio dei grani? Quel piccolo numero di capitalisti. Perché lo fa? Per arricchirsi. Come può arricchirsi? Col rialzo del prezzo dei grani nella rivendita che en fa al consumatore. Ma voi noterete anche che questa classe di capitalisti e proprietari, oltre a esser padrona a causa della libertà illimitata del prezzo dei grani, lo è anche della fissazione delle tariffe della giornata di lavoro; perché, ogni qual volta ha bisogno di un operaio, se ne presentano dieci, e il ricco può scegliere; ora, egli sceglie colui che chiede meno; egli fissa il prezzo e l’operaio si sottomette alla sua legge perché ha bisogno di pane e questo bisogno non può rimandarlo». E Goujon, dopo aver formulato con nettezza quella che Karl Marx chiamerà più tardi la «legge bronzea dei salari», citava cifre impressionanti: «La giornata lavorativa è pagata da 16 a 18 soldi, mentre il grano è a 36 lire al sestiere, che pesa da 260 a 270 libbre… Il salario non basta dunque per vivere». Solo la legge poteva ripristinare l’equilibrio tra salari e viveri. La legge del 16 settembre era insufficiente, perché era soltanto una mezza misura: «Ogni mezzo parziale è in questo campo pericoloso e impotente; niente mezzi termini, essi ci distruggono… Per contare sul commercio, bisogna che la libertà sia intera e, al primo impaccio, il commercio è fatalmente distrutto». Che fare dunque? Goujon concludeva con precisione: «Ordinate che tutti i grani siano venduti a peso. Fissate la tariffa massima; portatela per quest’anno a 9 lire al quintale, prezzo medio buono tanto per il coltivatore quanto per il consumatore… Annientate le grandi locazioni, che concentrano in mani colpevoli quantità considerevoli di grani…, nessuno possa pagare gli affitti in grani; e infine nessuno possa essere insieme mugnaio e fittavolo. Infine affidate a un’amministrazione centrale scelta dal popolo il compito d’approvvigionare ogni parte della Repubblica, e vedrete che l’abbondanza dei grani e la giusta proporzione fra il loro prezzo e quello della giornata di lavoro restituirà la tranquillità, la felicità e la vita a tutti i cittadini»”” (pag 110-111) [Albert Mathiez, ‘Carovita e lotte sociali sotto il Terrore’, Einaudi editore, Torino, 1949]”,”FRAR-005-FSD”
“MATHIEZ Albert”,”La reazione termidoriana.”,”Promesse menzognere e repressione dei Termidoriani per sedare la sommossa popolare. “”Ma i Termidoristi erano uomini ricchi di espedienti. Durante la giornata, s’eran già industriati di disarmare la collera degl’insorti facendo loro approcci. Aveva fatto abrogare il decreto del 6 floreale, che aveva autorizzato il commercio delle monete metalliche: tale commercio sarebbe stato proibito, come all’epoca del Robespierre. Era una promessa illusoria che non pensavano di mantenere e che si affrettarono a revocare dopo la rivolta. Un altro decreto ordinò il censimento generale delle farine e del pane. Poi, i Comitati avevano messo in giro la notizia che era stato firmato il trattato di pace con l’Olanda (1). Al popolo sembrava che la pace dovesse recar seco la fine di tutti i suoi mali. Quando i Comitati seppero della defezione dei cannonieri giocarono grosso. Promisero agli uomini di soddisfarli, protestarono le loro buone intenzioni, invitarono gl’insorti a inviare una delegazione all’Assemblea. Qui essa ricevette dal presidente Vernier, insieme a vaghe promesse, l’abbraccio fraterno. Gli insorti caddero nel tranello: ritornarono nei loro sobborghi senz’aver combattuto e senz’aver ottenuto altro che dei decreti sterili, delle promesse menzognere e un abbraccio ipocrita. Il 3 pratile, venivan presi i provvedimenti per circondare il sobborgo di Saint-Antoine. Nella notte eran giunti trecento soldati di cavalleria; uno dei distaccamenti era comandato da Joachim Murat, che si era fatto chiamare a lungo Joachim Marat. La «gioventù dorata» fu chiamata alle Tuileries, armata nella notte da generale Kilmaine e lanciata contro il sobborgo. Essa vi si avventurò con leggerezza, fu crivellata di frizzi. Avendo la ritirata tagliata da barricate, si dovette umiliare a chiedere il passaggio. I popolari ebbero la generosità di accordarglielo, ma fecero passare i moscardini uno alla volta attraverso un buco praticato in una barricata. Essi erano allegri, perché avevano appena liberato dalle mani della polizia il garzone fabbro Tinel accusato di aver ucciso il Féraud e che era già stato avviato alla ghigliottina. Il 4 pratile fu l’ultimo giorno della sommossa. I comitati fecero votare un decreto il quale ordinava alle tre sezioni del sobborgo di consegnare immediatamente alla giustizia l’assassino del Féraud e di consegnare egualmente i cannoni e le loro armi. Un’armata intera, al comando del generale Menou, si raccolse all’entrata del sobborgo: il quale fu minacciato di esser privato di pane se non si fosse sottomesso senza discussione. La minaccia fece effetto. Il sobborgo si arrese senza lotta, demolì le barricate, consegnò le sue armi e i suoi cannoni. Lo stesso giorno la Convenzione istituì una commissione militare destinata a compiere sommariamente la vendetta legale. Essa giudicò senza difese, senza rapporto né requisitoria. I cinque giudici che la componevano, tutti nominati dal Rovère , fecero quel che si attendeva da loro: pronunciarono numerose condanne a morte per motivi spesso futili. Le vittime illustri furono i sei deputati Romme, Duquesnoy, Du Roy, Bourbotte Soubrany e Goujon, condannati a morte per «aver cospirato contro la Repubblica, provocato la dissoluzione della Convenzione nazionale, l’assassinio dei suoi membri, tentato con tutti i mezzi di organizzare la rivolta e la guerra civile e di risuscitare tutti gli eccessi, tutti gli orrori della tirannide che precedettero il 9 termidoro». «Desidero – disse il Soubrany, ascoltando tale sentenza – che il mio sangue sia l’ultimo sangue innocente a scorrere. Possa consolidare la Repubblica!» (,,,)”” (pag 271-273) [Albert Mathiez,’La reazione termidoriana’, Einaudi, Torino, 1950] [(1) Il trattato di pace era stato effettivamente firmato a L’Aja, dal Sieys e dal Reubell, il 27 floreale (16 maggio), ndt]”,”FRAR-006-FSD”
“MATICHESCU C.”,”1 Mai în România, 1890-1970.”,”‘Proletari din foate tärile, uniti-vä!'”,”MPMx-048″
“MATONTI Frédérique”,”Intellectuels communistes. Essai sur l’obéissance politique. La Nouvelle Critique (1967-1980).”,”MATONTI Frédérique è un ex-allievo dell’Ecole normale supérieure, professore di scienze politiche all’Università di Paris-I-Panthéon Sorbonne.”,”PCFx-083″
“MATTEI Luca”,”La crociera corsara del Seeadler.”,”Luca Mattei è nato a Genova nel 1967. Sposato con due figli, è cresciuto in riva al mare e tutta la sua vita è legata a questo elemento naturale. E’ ingegnere meccanico e lavora in un cantiere navale (2008).”,”QMIP-033-FV”
“MATTEI Annarosa”,”La regina che amava la libertà. La storia di Cristina di Svezia dal Nord Europa alla Roma barocca.”,”Annarosa Mattei vive e lavora a Roma. Si occupa di semiotica, teoria della letteratura, movimenti e generi dell’Ottocento e Novecento italiani.”,”BIOx-405″
“MATTEI Ugo”,”””Senza proprietà non c’è libertà”” (Falso!).”,”Ugo Mattei insegna Diritto civile all’Università di Torino e Diritto comparato alla Università della California e all’ International University College (IUC Torino). Ha pubblicato pure ‘Invertire la rotta. Idee per la riforma della proprietà pubblica’ (con Reviglio, Rodotà (2007).”,”DIRx-001-FMDP”
“MATTEI Ugo”,”Il benicomunismo e i suoi nemici.”,”Ugo Mattei insegna Diritto civile all’Università di Torino e Diritto comparato alla Università della California e all’ International University College (IUC Torino). Ha pubblicato pure ‘Invertire la rotta. Idee per la riforma della proprietà pubblica’ (con Reviglio, Rodotà (2007). La locozione “”benicomunismo”” è stato inaugurata nel 2012 per indicare, non sempre amichevolmente; l’ideologia di chi, in nome dei beni comuni, si sta battendo per la rifondazione di un settore pubblico autorevle e partecipato da contrapporre a privatizzazioni e liberalizzazioni… (pag 3)”,”DIRx-002-FMDP”
“MATTELART Armand SIEGELAUB Seth a cura; Contributi di Karl MARX Frederick ENGELS Antonio GRAMSCI V.I. LENIN MAO Tse-Tung Armand MATTELART Pierre BOURDIEU Henri LEFEBVRE Leonardo ACOSTA Michele MATTELART Dallas W. SMYTHE Sidney FINKELSTEIN Robin MURRAY Tom WENGRAF Franz MEHRING Robert ESCARPIT Jurgen HABERMAS Yves DE-LA-HAYE Amilcar CABRAL Renato CONSTANTINO Carlos ORTEGA Carlos ROMERO Pierre FREDERIX J.D. BERNAL Stuart EWEN Noobar RETHEOS DANIELIAN Rolf LINDNER Raymond WILLIAMS Robert A. BRADY Derrick SINGTON Arthur WEIDENFELD Rene PERON Robert BONCHIO Judy STRASSER Manuel JANCO Daniel FURJOT Jean-Michel CARIOT MAOLSHEACHLAINN O CAOLLAI Louis A. PEREZ Herbert I. SCHILLER Rafael DRINOT SILVA Thomas H. GUBACK Samuel PEREZ BARRETO James ARONSON PHONG HIEN LE-VAN-HAO Carol BRIGHTMAN Michael KLARE”,”Communication and Class Struggle. 1. Capitalism, Imperialism. An Anthology In 2 Volumes.”,”Contributi di Karl MARX Frederick ENGELS Antonio GRAMSCI V.I. LENIN MAO Tse-Tung Armand MATTELART Pierre BOURDIEU Henri LEFEBVRE Leonardo ACOSTA Michele MATTELART Dallas W. SMYTHE Sidney FINKELSTEIN Robin MURRAY Tom WENGRAF Franz MEHRING Robert ESCARPIT Jurgen HABERMAS Yves DE-LA-HAYE Amilcar CABRAL Renato CONSTANTINO Carlos ORTEGA Carlos ROMERO Pierre FREDERIX J.D. BERNAL Stuart EWEN Noobar RETHEOS DANIELIAN Rolf LINDNER Raymond WILLIAMS Robert A. BRADY Derrick SINGTON Arthur WEIDENFELD Rene PERON Robert BONCHIO Judy STRASSER Manuel JANCO Daniel FURJOT Jean-Michel CARIOT MAOLSHEACHLAINN O CAOLLAI Louis A. PEREZ Herbert I. SCHILLER Rafael DRINOT SILVA Thomas H. GUBACK Samuel PEREZ BARRETO James ARONSON PHONG HIEN LE-VAN-HAO Carol BRIGHTMAN Michael KLARE Contiene tra l’altro: ‘The Place of Imperialism in History’ (1916) di Lenin (da ‘L’imperialismo) (pag 84-86)”,”EDIx-213″
“MATTELART Armand SIEGELAUB Seth a cura; contributi di Antonio GRAMSCI Michele MATTELART Leon TROTSKY Oskar NEGT Alexander KLUGE Wolfgang Fritz HAUG Etienne CABET Laurent-Antoine PAGNERRE Karl MARX Ambrosio FORNET Pierre LAVROFF V.I. LENIN Danielle TARTAKOWSKY Adalbert FOGARASI Bert HOGENKAMP Giulia BARONE Armando PETRUCCI Bertolt BRECHT Hanns EISLER Franz HOLLERING Edwin HOERNLE William MÜNZENBERG Pierre GAUDIBERT V.I. LENIN Lluis BASSETS Ernesto Che GUEVARA Alexander SIBEKO Ariel DORFMAN Frantz FANON Fernando SOLANAS Octavio GETINO Assan Abù GHANIMA A.B. KHALATOV Sergei TRETIAKOV El LISSITSKY Tudo KURTOVIC Fidel CASTRO Julia Garcia ESPINOSA Sebastiao COELHO Jorge REBELO Michael CHANAN Paola M. MANACORDA Armand MATTELART Salvador ALLENDE David KUNZLE Giuseppe RICHERI John LINDSAY Jean-Marie PIEMME”,”Communication and Class Struggle. 2. Liberation, Socialism. An Anthology In 2 Volumes.”,”Contributi di Antonio GRAMSCI Michele MATTELART Leon TROTSKY Oskar NEGT Alexander KLUGE Wolfgang Fritz HAUG Etienne CABET Laurent-Antoine PAGNERRE Karl MARX Ambrosio FORNET Pierre LAVROFF V.I. LENIN Danielle TARTAKOWSKY Adalbert FOGARASI Bert HOGENKAMP Giulia BARONE Armando PETRUCCI Bertolt BRECHT Hanns EISLER Franz HOLLERING Edwin HOERNLE William MÜNZENBERG Pierre GAUDIBERT V.I. LENIN Lluis BASSETS Ernesto Che GUEVARA Alexander SIBEKO Ariel DORFMAN Frantz FANON Fernando SOLANAS Octavio GETINO Assan Abù GHANIMA A.B. KHALATOV Sergei TRETIAKOV El LISSITSKY Tudo KURTOVIC Fidel CASTRO Julia Garcia ESPINOSA Sebastiao COELHO Jorge REBELO Michael CHANAN Paola M. MANACORDA Armand MATTELART Salvador ALLENDE David KUNZLE Giuseppe RICHERI John LINDSAY Jean-Marie PIEMME”,”EDIx-214″
“MATTEOLI Giovanni a cura; relazioni di Giorgio NAPOLITANO Luciano CAFAGNA Umberto RANIERI, interventi di Antonio MACCANICO Giuliano AMATO Aldo TORTORELLA Napoleone COLAJANNI Claudio PETRUCCIOLI Massimo SALVADORI Giorgio REBUFFA Massimo BRUTTI Fabio PELLEGRINI Enrico MORANDO, contributi di Alessandro NATTA Francesco DE-MARTINO Giuseppe TAMBURRANO Arturo MARZANO Norberto BOBBIO, scritto inedito di Giorgio AMENDOLA”,”Giorgio Amendola.”,”MATTEOLI Giovanni relazioni di Giorgio NAPOLITANO Luciano CAFAGNA Umberto RANIERI, interventi di Antonio MACCANICO Giuliano AMATO Aldo TORTORELLA Napoleone COLAJANNI Claudio PETRUCCIOLI Massimo SALVADORI Giorgio REBUFFA Massimo BRUTTI Fabio PELLEGRINI Enrico MORANDO, contributi di Alessandro NATTA Francesco DE-MARTINO Giuseppe TAMBURRANO Arturo MARZANO Norberto BOBBIO, scritto inedito di Giorgio AMENDOLA “”L’Unione Sovietica e il partito – chiusa la fase delle battaglie politiche esplicite – si confermarono in Amendola come i due pilastri ai quali si doveva restare ben stretti, tanto più quanto più i tempi, come i dati culturali e sociali, andavano cambiando. Questo è, a mio avviso, il limite qualitativo del suo riformismo; come è – del resto – la causa della crisi della nostra politica, del Pci come soggetto politico. Una crisi che nasce anche dal fatto che la funzione politica e il ruolo del partito si sono identificati troppo a lungo con forme obsolete, sul terreno organizzativo e istituzionale, della politica stessa”” (Claudio Petruccioli) (pag 89)”,”PCIx-355″
“MATTEONI Donatella”,”George Orwell e la guerra civile spagnola. In appendice un articolo inedito di Orwell sulle “”Giornate di maggio”” del 1937.”,”””Riuscì invece ad avere l’ appoggio di un altro gruppo politico della sinistra inglese, l’ Independent Labour Party (ILP), che si considerava partito fratello del POUM e lo stava aiutando con raccolte di fondi e di attrezzature mediche, e soprattutto coon la preparazione di un contingente di volontari. Orwell ottenne da Fenner Brockway, leader del paretito, alcune lettere di presentazione da consegnare al rappresentante dell’ ILP a Barcellona, John McNair.”” (pag 4) “”L’ adesione al POUM pose lo scrittore al centro della lotta avviata tra le varie formazioni dello schieramento repubblicano (…)””. (pag 4) “”Aldo Garosci sostiene che le idee di Orwell, al momento della sua partenza, potevano essere quelle generiche della sinistra europea, ma il suo modo di sentire era già originale: egli, come altri intellettuali che raggiunsero la Spagna in quell’ epoca, era un rivoluzionario; ma non lo era per semplice convinzione intellettuale, o per reazione al mondo in cui viveva, bensì per le prolungate esperienze delle miserie altrui””. (pag 7) “”Nel 1952 Jaime (Fernandez Rodriguez, ndr) venne arrestato – insieme a “”Munis”” e ad altri militanti, come Petro Blanco e “”Cholo”” – in seguito alla partecipazione del gruppo allo sciopero dei tranvieri di Barcellona del marzo 1951″” (pag 31)”,”MSPG-120″
“MATTEOTTI Matteo”,”Il duello Treves-Mussolini.”,”MATTEOTTI Matteo è nato a Roma nel 1921. Ha partecipato alla resistenza. Nel 1945 ha pubblicato ‘La classe lavoratrice sotto il fascismo’ nelle edizioni Avanti!. E’ stato direttore del settimanale ‘Rivoluzione socialista’ dal 1945 al 1946. Quindi è stato eletto deputato. Nel 1947 è nominato condirettore de ‘L’ Umanità’ insieme a Giuseppe SARAGAT e a Paolo TREVES nel 1947. E’ stato poi editore della rivista ‘Tempi moderni’ di cui era direttore Fabrizio ONOFRI. Nel 1983 ha pubblicato ‘Quei vent’anni. Dal fascismo all’ Italia che cambia’. “”Durante la guerra Mussolini stampò su “”Il popolo d’ Italia”” un articolo con il consueto tono provocatorio e diffamatorio affermando che Emanuele Modigliani “”aveva l’ onor del mento e l’ onor della fronte””, allundento alla barba e alle corna. Modigliani mandò i padrini, ma Mussolini, rivelando il suo carattere tracotante e pauroso, ritrattò l’ accusa con una lettera scrivendo che tra l’ altro era invalido a seguito di una ferita riportata al fronte. I padrini tornarono indietro”” (pag 35) “”Nnel febbraio del 1917 a Milano Anna Kuliscioff aveva dichiarato ad Italo Toscani che le portava la notizia del grande evento storico: “”La rivoluzione è come quel dio che divorava i suoi figli finché uno di essi lo spodestò. In Francia si è chiamato Napoleone, in Russia se qualcuno prenderà il potere anche in nome del proletariato, bianco o nero, boiardo o plebeo, sarà sempre uno czar””. Nel 1920 Claudio Treves al ritorno della delegazione che si era recata in Russia diretta da Serrati, scriveva: “”La rivoluzione russa è squisitamente russa… quanto a riprodurla servilmente, a travasarla sic et simpliciter con i suoi modi, organizzazioni, e caratteri propri in ogni paese è utopia..”” (pag 44)”,”MITS-206″
“MATTEOTTI Giacomo; Bruno BUOZZI”,”Scritti e discorsi; Scritti e discorsi. Scelti a cura della Fondazione Giacomo Matteotti.”,”Matteotti. “”I candidati non avevano libera circolazione…””. Matteotti. “”Non solo non potevano circolare, ma molti di essi non potevano neppure risiedere nelle loro stesse abitazioni, nelle loro stesse città. Alcuno, che rimase al suo posto, ne vide poco dopo le conseguenze. Molti non accettarono la candidatura, perché sapevano che accettare la candidatura voleva dire non aver più lavoro l’ indomani o dover abbandonare il proprio paese ed emigrare all’ estero (commenti).”” Matteotti. “”Quindi l’unica garanzia possibile, l’ ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti nel 90 per cento, e credo in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare le operazioni””. (pag 111-112)”,”MITS-213″
“MATTEOTTI Giacomo, a cura di Stefano CARETTI”,”Sul riformismo.”,”Stefano CARETTI nato a Ferrara nel 1946 docente di storia contemporanea presso la facoltà di Lettere e filosofia di Siena è autore di un volume su ‘La rivoluzione russa e il socialismo italiano 1917 – 1921’ (1974), ‘Storia del socialismo italiano’ (1980) collaborazione con G. SABBATUCCI. Ha curato altre opere v. 4° copertina. Intervento di Matteotti (XVI Congresso del Partito socialista Bologna ottobre 1919) Matteotti: “”La massa organizzata domanda per prima cosa, contro l’ affermazione della tendenza massimalista elezionista, domanda l’ unità del Partito. (…) E l’ unità del Partito domanda non per un sentimentalismo, ma per un sentimento profondoa che scaturisce da una necessità che è dentro movimento di classe. Noi diciamo che essenzialmente sono socialisti ed hanno diritto di cittadinanza nel nostro partito tutti coloro, che vogliono la sostituzione del capitalismo col regime socialista collettivista.”” Bordiga: “”Anche Bissolati!””. Matteotti: Per ciò e per questo fatto; per questo principio unico che ci avvince noi siamo contro i riformisti se vogliono la riforma come fine a se stessa (…).”” (pag 166)”,”ITAD-074″
“MATTEOTTI Giacomo MUSSOLINI Benito ALBERTINI Luigi ABBIATE Mario SFORZA Carlo”,”Parla l’opposizione. La battaglia parlamentare dell’opposizione.”,”””Orbene, quel ‘sì’, quel cenno del capo si prestano meglio della più ampia dissertazionea descrivere l’illegalità di una situazione politica la quale si può riassumere così: se c’era il consenso, il fascismo e il suo capo ne prendevano atto molto volentieri; ma, se il consenso fosse mancato, il potere sarebbe stato tenuto con la forza, con una forza anzi già predisposta, con una milizia cioè di parte, che indossa una divisa di parte, che non ha giurato fede al Re, e pur grava sul bilancio del Regno. Né l’onor. Mussolini ha mai cercato di dissimulare questa sua interpretazione di forza e di consenso. Nel suo ‘Preludio al “”Machiavelli””‘ si legge che “”l’aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla””, che “”i sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale””, che “”regimi esclusivamente consensuali non sono mai esistiti, non esistono e non esisteranno mai””. Il Principe deve essere tutto. Ma l’autore del ‘Preludio’ esclude che per Principe s’intenda il Re. Chi s’intende allora? “”La parola Principe – egli scrive – deve intendersi come Stato””. Mi sia permesso osservare che lo Stato italiano non è e non può essere né l’onor. Mussolini né il partito fascista soltanto”” (discorso di Luigi Albertini) (pag 101-102)”,”ITAD-124″
“MATTEOTTI Giacomo, a cura di Stefano CARETTI”,”Scritti giuridici. Tomo I.”,”Stefano Caretti, docente di Storia contemporanea all’Università di Siena, è autore di numerosi studi su figure e vicende del socialismo italiano. Sta curando la stampa delle opere di Matteotti di cui sono apparsi sei volumi (1983-2000). Ha pubblicato pure delle monografie su Sandro Pertini. E’ presidente dell’Associazione Nazionale “”Sandro Pertini”” e vicepresidente della Fondazione di Studi Storici “”Filippo Turati””.”,”DIRx-054″
“MATTEOTTI Giacomo, a cura di Stefano CARETTI”,”Scritti giuridici. Tomo II.”,”Stefano Caretti, docente di Storia contemporanea all’Università di Siena, è autore di numerosi studi su figure e vicende del socialismo italiano. Sta curando la stampa delle opere di Matteotti di cui sono apparsi sei volumi (1983-2000). Ha pubblicato pure delle monografie su Sandro Pertini. E’ presidente dell’Associazione Nazionale “”Sandro Pertini”” e vicepresidente della Fondazione di Studi Storici “”Filippo Turati””.”,”DIRx-055″
“MATTEOTTI Giacomo, a cura di Stefano CARETTI”,”Sulla scuola.”,”Benedetto Croce ministro dell’istruzione “”Nella prima interpellanza ponevo il problema così: abbiamo una quantità enorme di scuole con orario sdoppiato, con classi perfino di 150 alunni; in una provincia che non è una provincia meridionale, ma del settentrione, abbiamo il 36 per cento delle scuole che hanno più di 70 alunni; il 10 per cento delle scuole di queste medesima provincia, ha più di 100 alunni; domando come gli insegnanti possano far lezione. Il ministro dell’istruzione, senatore Croce, giustificando la sua abolizione dell’ente per l’analfabetismo, dice: noi aboliamo l’ente per l’analfabetismo, perché vogliamo risalire alle radici ed allargare la scuola elementare. Mi pare che in questo modo non si faccia né l’uno né l’altro. Nella provincia che ho accennato, su 515 scuole, più di 200 hanno orario sdoppiato, quindi dovrebbero esserci 200 nuove scuole. Invece ci viene l’annunzio del senatore Croce che forse potremo fare 2000 scuole; ma stiamo ancora studiando. Immaginate quanto tempo bisogna ancora aspettare prima che questi studi siano compiuti e si tratta di problemi urgentissimi che non importano altro che una spesa di 50 milioni all’anno. Io mi meraviglio come questa somma non si possa trovare quando si tratta dell’istruzione elementare, della cosa più elementare che ci sia; insegnare a leggere e scrivere al popolo anche per potere dare sfogo all’emigrazione per gli Stati Uniti, che si è detto che è l’unica valvola per evitare disordini. In quest’anno 1920 fa pietà domandare la istituzione di scuole elementari, fa pietà affermare che vi siano riuniti in alcune classi più di 150 alunni con un solo maestro. Questo per la prima interrogazione, per la quale mi dichiaro insoddisfatto. Vengo ora alla seconda interrogazione, quella degli edifici scolastici che è materia più grave e più complessa, perché importa una spesa maggiore”” (pag 154)”,”GIOx-116″
“MATTEOTTI Giacomo, a cura di Stefano CARETTI”,”Sul riformismo.”,”Stefano CARETTI nato a Ferrara nel 1946 docente di storia contemporanea presso la facoltà di Lettere e filosofia di Siena è autore di un volume su ‘La rivoluzione russa e il socialismo italiano 1917 – 1921’ (1974), ‘Storia del socialismo italiano’ (1980) collaborazione con G. SABBATUCCI. Ha curato altre opere v. 4° copertina. Intervento di Matteotti (XVI Congresso del Partito socialista Bologna ottobre 1919) Matteotti: “”La massa organizzata domanda per prima cosa, contro l’ affermazione della tendenza massimalista elezionista, domanda l’ unità del Partito. (…) E l’ unità del Partito domanda non per un sentimentalismo, ma per un sentimento profondoa che scaturisce da una necessità che è dentro movimento di classe. Noi diciamo che essenzialmente sono socialisti ed hanno diritto di cittadinanza nel nostro partito tutti coloro, che vogliono la sostituzione del capitalismo col regime socialista collettivista.”” Bordiga: “”Anche Bissolati!””. Matteotti: Per ciò e per questo fatto; per questo principio unico che ci avvince noi siamo contro i riformisti se vogliono la riforma come fine a se stessa (…).”” (pag 166)”,”ITAD-005-FV”
“MATTEOTTI Giacomo, a cura di Anna PAGLIUCA”,”Giacomo Matteotti contro il fascismo. Antologia a cura di Anna Pagliuca.”,”Pubblica: ‘Un anno di dominazione fascista’ (fine 1923) Politica antioperaia del fascismo: diritto di sciopero, abolizione 1° maggio (pag 97) “”1° Maggio. Festa del Lavoro abolita. Con decreto 19 aprile 1923, n. 933, il Governo fascista ha dichiarato «soppressa la festa di fatto del 1° Maggio e tutte le pattuizioni intervenute fra industriali e operai per la giornata di vacanza di tal giorno, dovranno essere applicate per il 21 aprile (festa fascista) e non pel 1° Maggio». La Polizia e la Milizia fascista sono state incaricate di perseguitare tutti gli operai che festeggiassero il 1° Maggio, e di costringere i datori di lavoro a licenziarli (…)”” (pag 97)”,”MITS-477″
“MATTERA Paolo”,”Le radici del riformismo sindacale. Società di massa e proletariato alle origini della CGdL (1901-1914).”,”MATTERA P. svolge attività didattica e di ricerca presso la facoltà di lettere dell’Università degli Studi di Roma Tre. Ha scritto ‘Il partito inquieto’ (2004) e ha curato il ‘Manualetto di tecnica sindacale’ di R. Rigola.”,”MITT-288″
“MATTEUCCI Nicola a cura; saggi di Ch.M. ANDREWS L.M. HACKER L.H. GIPSON E.S. MORGAN J.C. MILLER M. JENSEN R.E. BROWN D.J. BOORSTIN B.F. WRIGHT B. BAILYN”,”La rivoluzione americana.”,”Nicola MATTEUCCI, professore di storia delle dottrine politiche nella Facoltà di Scienze politiche di Bologna, è autore di numerosi studi su Gramsci, su Jacques Mallet-Du Pan, su Machiavelli, sui costituzionalisti inglesi, su Tocqueville, su Montesquieu. Si è anche occupato in particolare della rivoluzione americana scrivendo tra l’ altro un’ampia introduzione all’ edizione italiana di un classico della storiografia americana ‘La rivoluzione americana. Un’ interpretazione costituzionale’ di Ch. H. McILWAIN. Saggi di Ch.M. ANDREWS L.M. HACKER L.H. GIPSON E.S. MORGAN J.C. MILLER M. JENSEN R.E. BROWN D.J. BOORSTIN B.F. WRIGHT B. BAILYN “”Con qualsiasi nuovo sistema si voglia governare questo popolo, continuava Weare, sarà necessario controllare la licenza democratica, riducendo l’ attuale esorbitante potere delle Assemblee”” (pag 92)”,”USAG-043″
“MATTEUCCI Mario a cura”,”Codice sovietico del lavoro.”,”VII – Norme di rendimento. Art. 56 Le norme di rendimento sono fissate d’accordo tra l’ amministrazione dell’ impresa od istituzione e il sindacato e l’ organo sindacale interessato (art. 151 e 156). (pag 61)”,”RUSU-160″
“MATTEUCCI Nicola a cura; testi di Thomas SMITH William LAMBARDE Edward COKE John SELDEN John MILTON John LILBURNE James HARRINGTON Algernon SIDNEY Henry NEVILLE BOLINGBROKE William BLACKSTONE Edmund BURKE”,”Antologia dei costituzionalisti inglesi.”,”Testi di Thomas SMITH William LAMBARDE Edward COKE John SELDEN John MILTON John LILBURNE James HARRINGTON Algernon SIDNEY Henry NEVILLE BOLINGBROKE William BLACKSTONE Edmund BURKE”,”TEOP-411″
“MATTEUCCI Nicola”,”Antonio Gramsci e la filosofia della prassi.”,”Nicola Matteucci, nato nel 1926 a Bologna, si è laureato in giurisprudenza e in filosofia con Felice Battaglia. Ha proseguito i suoi studi a Napoli con Federico Chabod all’Istituto Italiano per gli Studi storici. Ordinario di Storia delle dottrine politiche dal 1965, insegna attualmente filosofia morale nell’Università di Bologna. Fra le sue opere ricordiamo: ‘Jacques Mallet-Du Pan’ (1957); ‘Positivismo giuridico e costituzionalismo’ (1965), ‘Charles H. McIlwain e la storiografia sulla rivoluzione americana’ (1965), ‘Il liberalismo in un mondo in trasformazione’ (1972), ‘Organizzazione del potere e libertà. Storia del costituzionalismo moderno’ (1976), ‘Dal populismo al compromesso storico’ (1976), e diversi saggi sui problemi teorici e storici del costituzionalismo, su Machiavelli e su Tocqueville, di cui ha curato l’edizione italiana delle opere. Ha curato con Norberto Bobbio un ‘Dizionario di Politica’ (1976). Ha diretto per molti anni la rivista ‘Il Mulino’. Gramsci e lo storicismo critico. “”Se dunque è vero che l’esigenza fondamentale di Gramsci pensatore è uno storicismo critico, libero da residui teologici e da ipostatizzazioni materialistiche, questo viene a trovarsi in contrasto con l’affermazione di Stalin che «il materialismo storico estende i principii del materialismo dialettico allo studio della vita sociale» (7), e in generale con ogni distinzione di una teoria generale (sia idealistica che materialistica) valida per tutte le scienze, ad un ramo o branca della quale è affidata l’analisi dei fenomeni sociali. Questa distinzione viene criticata infatti nel saggio su Bukharin, nell’indicare che ogni filosofia non può essere che metodologia storica, dovendo anzi essa risolvere «dal punto di vista della dialettica reale, il problema che il Croce si è posto e ha cercato di risolvere dal punto di vista speculativo» (8). Viene così anche negata una delle conseguenza più importanti della distinzione di filosofia e storiografia: e cioè che «la scienza della storia della società, nonostante tutta la complessità dei fenomeni della vita sociale, può diventare una scienza altrettanto ‘esatta’ quanto ad es. la biologia» (9), o che «il metodo scientifico del materialismo storico studia la regolarità di sviluppo della società umana» (10); mito questo assai vecchio, risalendo infatti all’influenza della scoperta delle leggi dell’universo di Newton sulle cosidette scienze morali, mito ormai scontato anche per le scienze, dato che anch’esse sono una superstruttura in continuo movimento. Gramsci dunque si differenzia sia da Lenin che da Stalin, appunto perchè ricerca e scava il «filone della nuova concezione del mondo» (11) non già nel materialismo (anche se dialettico), ma in uno storicismo integrale che tiene pienamente conto di tutti gli elementi della storia dalle strutture alle superstrutture, negando a quelle un valore metafisico e dando a queste un valore positivo e concreto nel non essere pure e semplici apparenze”” (pag 146-147) [(7) Stalin, ‘Questioni del leninismo’, cit., p. 646; (8) M.s (Materialismo storico). p. 134; (9) Stalin, op. cit., p. 657; (10) Da ‘I compiti degli storici sovietici’, (articolo su ‘Voprosy Istorij, ‘I compiti degli storici sovietici nella lotta contro le manifestazioni dell’ideologia borghese’ dove si critica la scienza storica dei “”cosmopoliti senza patria””, quale “”arma ideologica di lotta della reazione internazionale contro il socialismo e la democrazia”” (1940, n.2) v. nota 67, p. 77-78); (11) Ms. p. 159]”,”GRAS-170″
“MATTEUCCI Nicola”,”Lo Stato moderno. Lessico e percorsi.”,”Nicola Matteucci ha insegnato Filosofia morale nell’Università di Bologna. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘La rivoluzione americana: una rivoluzione costituzionale’ (1987)”,”TEOP-010-FMB”
“MATTEUCCI Nicola”,”Alexis de Tocqueville. Tre esercizi di lettura.”,”Nicola Matteucci insegna Filosofia morale all’Università di Bologhna. Ha curato insieme a Bobbio e Pasquino ‘Il dizionario di politica’ (1976). E’ autore di ‘Jacques Mallet Du Pan’ (1956) e di ‘Organizzazione del potere e libertà. Storia del costituzionalismo moderno’ (1976). Per il Mulino ha pubblicato pure ‘Il liberalismo in un mondo in trasformazione’ (1976) e ‘Alla ricerca dell’ordine politico’ (1984).”,”TEOP-034-FMB”
“MATTEUCCI Nicola”,”Alla ricerca dell’ordine politico. Da Machiavelli a Tocqueville.”,”Nicola Matteucci, già ordinario di Storia delle dottrine politiche, negli anni ’80 ha insegnato Filosofia morale nell’Università di Bologna. E’ Hautore di ‘Organizzazione del potere e libertà’ (1976). Molte sottolineature al testo (da parte di GMB)”,”TEOP-078-FMB”
“MATTHEW Donald”,”Atlante dell’ Europa medievale.”,”””La capacità dei monaci di cambiare la natura della Chiesa, soprattutto nel VII secolo, dipese non tanto dall’ ispirazione di una determinata regola o di un santo, quanto dall’ abilità dei monaci nel diffondere la fede e la pratica religiosa in campagna, dove le popolazioni erano pagane. Il cattolicesimo, prima e dopo le invasioni barbariche, era stato la religione delle città, dove si erano insiediati i vescovi, che erano riusciti a far accettare il cristianesimo a Clodoveo e ai capi franchi.”” (pag 45)”,”EURx-196″
“MATTHEWS Herbert L.”,”Esperienze della guerra di Spagna.”,”””Lister mi narrò tutta la storia della battaglia il giorno seguente. Scoppiò a ridere nel sentire il comunicato degli insorti che affermava la cattura di materiale in quantità maggiore di quello che il governo possedeva, e nel sentire che le truppe governative avevano perduto un numero di uomini superiore alle truppe impiegate dai lealisti in tutta l’ operazione. Quei comunicati erano davvero comici talvolta, a parte il fatto che tanti vi credevano. La crisi ceca, con il vergognoso tradimento di Monaco, avvenne mentre si combatteva la battaglia dell’ Ebro, e coloro che egoisticamente volevano la vittoria del governo ad ogni costo, desiderarono una guerra europea in cui una vittoria lealista fosse questione di pochi mesi. Bastava che i francesi inviassero un corpo d’ armata e una gran quantità di aerei e materiale. Tagliato Franco dalle sue linee di rifornimento italiane e tedesche, non vi sarebbe più stata speranza per lui.”” (pag 103-104) “”Fu un bene che lo avessero pensato, perché ciò permise all’ esercito di proteggere le donne, i bambini, i vecchi e aperse la via ad un’ ultima ritirata ordinata, piuttosto che ad una fuga. I francesi si sbagliarono di sole quarantotto ore, ma ciò fece una gran differenza. E quando tutti ristettero sul ponte di Le Perthus, guardando ansiosamente la strada per scorgere i primi segni dell’ esercito in fuga, ciò che videro non fu un’ armata in rotta, ma un gruppo di internazionali in parata che si ritirava disciplinato e orgoglioso dalla Spagna lealista, con le bandiere al vento, con una canzone sulle labbra, e con i pugni chiusi nel saluto del Fronte popolare.”” (pag 164)”,”MSPG-143″
“MATTHEWS Caitlin”,”I celti. Una antica tradizione europea.”,”C. Matthews è scrittore, cantante e arpista.”,”STAx-001-FMP”
“MATTHIAS Erich”,”Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale.”,”MATTHIAS Erich è professore di storia contemporanea e di scienze politiche, dirige l’Istituto di scienze sociali dell’Università di Mannheim. Ha pubblicato vari volumi di storia del diritto costituzionale e dei partiti politici, in particolare studi sui rapporti tra Socialdemocrazia tedesca e l’idea di nazionalità nel periodo dell’esilio praghese della direzione del partito (1933-1938), sul crollo del partito socialdemocratico nel 1933 e infine sul governo rivoluzionario tedesco nel 1918-19. “”In questo processo esercitò una particolare azione propagandistica la pubblicazione dell’Antidühring di Engels avvenuta all’inizio del periodo della legge antisocialista. La pubblicazione di quest’opera diede anche a Kautsky l’impulso decisivo per trasformare la sua concezione della storia; vi si aggiunse l’amicizia con Eduard Bernstein, maggiore di lui di cinque anni e che egli retrospettivamente riconobbe come la sua “”energica guida”” sulla conversione al marxismo. In seguito Bernstein con il “”Sozialdemokrat”” da lui redatto a partire dal 1880 e Kautsky con la “”Neue Zeit”” fondata nel gennaio 1883, misero tutta la loro attività pubblicistica al servizio della diffusione del marxismo. Entrambi al principio degli anni ’80 entrarono in più stretto contatto con Friedrich Engels guadagnandosene la fiducia e l’amicizia, così che poterono sentirsi tranquillamente i legittimi interpreti della dottrina marxista. Fra i libri che Kautsky compose nel periodo della legge antisocialista ebbe la massima diffusione l’esposizione divulgativa del primo volume del ‘Capitale – Le dottrine economiche di Karl Marx’ – apparsa nel 1887 e in seguito continuamente ristampata; molti eminenti socialisti devono a questo libro la loro conversione. La concreta intesa tra Engels e la coppia Kautsky-Bernstein non ha subito scosse (1) fino alla morte di Engels (1895)””. “”(1) Qui si può fare a meno di prendere in considerazione l’offuscarsi dei rapporti personali fra Engels e Kautsky subentrato per il divorzio di Kautsky dalla sua prima moglie”” [Erich Matthias, Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, 1971] (pag 25-26) “”Gustav Mayer relega nel regno delle leggende l’opinione secondo cui Engels negli ultimi anni avrebbe messo in guardia la socialdemocrazia europea da ogni uso della violenza. Sino alla fine il vecchio campione “”era rimasto consapevole del fatto che solo in condizioni del tutto eccezionali si sarebbe potuta compiere senza difficili lotte la conquista del potere da parte del proletariato. Anch’egli avrebbe sino alla fine messo con entusiasmo la sua esperienza e la sua cultura militare a disposizione della rivoluzione proletaria, in qualunque paese fosse scoppiata. Alle angherie della polizia prussiana egli voleva sottrarsi, finché fosse stato possibile; tuttavia anche nei suoi ultimi anni di vita avrebbe considerato come “”una faccenda del tutto futile”” il “”fischio delle pallottole”” come nel 1849 durante la rivolta del Baden”” (cfr. G. Mayer, Friedrich Engels, II vol., Den Haag 1934, pp. 496 sgg., citazione a p. 499) [Erich Matthias, Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, 1971] (pag 30-31)”,”KAUS-013″
“MATTHIAS Erich”,”Zwischen Räten und Geheimräten. Die Deutsche Revolutionsregierung 1918/19.”,”MATTHIAS Erich”,”MGER-121″
“MATTHIAS Erich”,”Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale.”,”””Kautsky e Bernstein (…) furono autentici rappresentanti della II Internazionale in ascesa. Anche là dove la loro concezione e quella di Engels coincidono esteriormente, dietro le stesse parole si nasconde un senso politico del tutto diverso (1). Così Engels non valutò in modo realistico il cammino percorso dalla socialdemocrazia tedesca nel periodo della legge antisocialista, e di cui la funzione di mediatori ideologici svolta da Kautsky e Bernstein è parte integrante, anzi dopo il 1890 credette di poter aver fiducia nell’azione della socialdemocrazia tedesca. Egli approvò la posizione di attesa assunta dalla SPD senza riconoscerne la natura pacifista. (…) E’ caratteristico che più tardi tanto Kautsky quanto lo stesso Bernstein si siano richiamati alla ‘Introduzione’ (a ‘Le lotte di classe in Francia’ di Marx, 1895′, ndr) per giustificare il loro atteggiamento. Tutti e due potevano soggettivamente rivendicare per sé una parvenza di diritto, tuttavia entrambi con una forzatura interpretativa introdussero nelle parole di Engels anche le loro vedute personali (…). Gustav Mayer relega nel regno delle leggende l’opinione secondo cui Engels negli ultimi anni avrebbe messo in guardia la socialdemocrazia da ogni uso della violenza. Sino alla fine il vecchio campione “”era rimasto consapevole del fatto che solo in condizioni del tutto eccezionali si sarebbe potuta compiere senza difficili lotte la conquista del potere da parte del proletariato. Anch’egli avrebbe sino alla fine messo con entusiasmo la sua esperienza e la sua cultura militare a disposizione della rivoluzione proletaria, in qualunque paese fosse scoppiata. Alle angherie della polizia prussiana egli voleva sottrarsi, finché fosse stato possibile; tuttavia anche nei suoi ultimi anni di vita avrebbe considerato come “”una faccenda del tutto futile”” il “”fischio delle pallottole”” come nel 1849 durante la rivolta del Baden”” (cfr G. Mayer, Friedrich Engels, vol. II, 1934, pp. 496 sgg, citazione a p. 499)”” [Erich Matthias, Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale, 1971] (pag 28-29-30-31) [(1) Questa differenza tra le generazioni politiche più tardi Kautsky l’ha almeno di tanto in tanto avvertita con chiarezza. Il 21.11.1901, in una lettera a Victor Adler, egli designa Lassalle come una “”potente personalità”” e come un “”tipo imponente”” e prosegue: “”Ma non è lecito nemmeno dimenticare che grande epoca fu quella! Fremeva ancora la grande rivoluzione, e l’epoca del ’48 o quella del ’56, ’59, ’66, ’70 quali battaglie portarono!… Questi grandi combattenti, i Marx, Engels, Lassalle, anche Liebknecht erano uomini di ferro. Noi invece siamo già troppo insidiati dalla degenerazione nervosa, la forma borghese del ‘depauperamento’. Anche qui dobbiamo nutrire le migliori speranze nella nuova generazione che certamente viene educata in maniera più razionale””. Cfr. V. Adler, ‘Briefwechsel mit August Bebel und Karl Kautsky’, come pure con altri socialdemocratici tedeschi, raccolto e commentato da Friedrich Adler, Wien, 1954, pp. 381 sgg.]”,”KAUS-001-FL”
“MATTHIAS Erich”,”Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale.”,”””La questione sollevata dal revisionismo di una partecipazione socialdemocratica al governo, che difficilmente poteva divenire acuta finché la struttura del potere e della costituzione della Germania guglielmina si fosse dimostrata in qualche modo intatta (109), procurò tuttavia alla direzione del partito solo piccoli grattacapi. Preoccupazioni assai più serie vennero a questo dal dibattito sullo sciopero di massa, che – da quando gli avvenimenti della rivoluzione Russa del 1905 avevano riempito «di traboccante entusiasmo per lo sciopero di massa tutto il proletariato del mondo» (110) – anche in Germania era diventato attuale e veniva acceso e tenuto vivo dall’acuirsi delle lotte per il diritto elettorale in Prussia. Questo dibattito dovette apparire ai vertici degli apparati del partito e dei sindacati molto più spiacevole, non solo perché Rosa Luxemburg e i radicali di sinistra propagandavano lo sciopero politico come il più importante mezzo di lotta di una strategia rivoluzionaria dell’«abbattimento» (111) (Niederwerfung), che procede di azione in azione, ma anche perché una serie di revisionisti intellettuali, nonostante la loro professione di fede parlamentare, credevano di aver trovato in esso uno strumento efficace per attivizzare la politica socialdemocratica e per conseguire le riforme politiche all’interno dell’ordine dello Stato e delle società esistenti (112). Così Kurt Eisner nel 1905 in una polemica contro Kautsky scriveva «che nella lotta per i diritti politici un partito di tre milioni di elettori non dovrebbe fare i calcoli come un ragioniere e speculare sul lontano avvenire ma dovrebbe, se è il momento di fare qualcosa, rischiare anche delle sconfitte»! (113). E Friedrich Stampfer un anno dopo dichiarava: mediante l’attesa di situazioni rivoluzionarie non crolla nessun trono di zar e nessun reggimento di ‘Junker’; per la socialdemocrazia tedesca è anche del tutto indifferente quale corso prenda lo sviluppo in altri paesi: «’Qui in Prussia è la nostra Rodi’: qui si balla; noi vogliamo avere il diritto elettorale!». Ma in relazione alla questione del diritto elettorale lo sciopero di massa non deve essere «questione del ‘se, bensì del ‘quando’ e del ‘come» (114). Nei confronti di simili attacchi Kautsky, il cui libro sullo sciopero politico di massa, apparso al principio del 1914, può essere senz’altro ritenuto come il documento più caratteristico del «centrismo», perseverò sempre nel suo vecchio punto di vista – concorde con l’atteggiamento ufficiale del partito – che egli aveva assunto già all’inizio degli anni ’90 di fronte al movimento belga, per lo sciopero di massa (115). Certo, egli si dichiarava fiero di essere stato il «primo marxista in Germania» ad aver già nel 1891 riconosciuto ‘in linea di principio’ la possibilità di usare lo sciopero per il raggiungimento di obiettivi politici (116) (…)”” (pag 100-103) [Erich Matthias, ‘Kautsky e il kautskismo. La funzione dell’ideologia nella Socialdemocrazia tedesca fino alla prima guerra mondiale’, Bari, 1971] [(109) Sulla questione, decisamente più attuale, dell’approvazione del bilancio lo stesso Bernstein dichiarò (‘Handbuch der Politik, II, p. 58, nell’anno 1914) «che i rapporti politici negli stati tedeschi del Nord e nella maggior parte della Germania non sono ancora di natura tale a raccomandare ai socialdemocratici l’approvazione del bilancio»; (110) K. Kautsky, ‘Massenstreik’, cit., p. 109; (111) Cfr. K. Kautsky, op. cit., pp. 228 sgg. Su «strategia del logoramento» e «strategia dell’abbattimento» (serie di articoli ‘Was nun?’, v. nota 97); Per la concezione di Rosa Luxemburg sulla questione dello sciopero di massa v. P. Frölich, ‘Rosa Luxemburg’, Hamburg, 1949, pp. 205 sgg. (trad. it., Firenze 1969); (112) V. su ciò Adler nella sua lettera a Bebel del 6.11.1899, in V. Adler, ‘Briefwechsel’, cit., p. 330, sul fondamentale atteggiamento attivistico dei giovani intellettuali del partito inclini al revisionismo, il cui «rivoluzionarismo» e i cui «umori antiautoritari» si rivolgono «oggi molto più contro Marx e noi vecchi anziché contro lo Stato e i suoi annessi e connessi»; (113) Cit., in K. Kautsky, ‘Massenstreik’, cit., p. 122; (114) Cit. in K. Kautsky, op. cit., p. 137; (115) Cfr. op. cit., pp. 22 sgg.; (116) Op. cit., p. 23]”,”KAUS-001-FC”
“MATTICK Paul”,”Marx und Keynes. Der Grenzen des ‘gemischten Wirtschaftssystems’.”,”Titolo originale ‘Marx and Keynes. The Limits of the Mixed Economy’.”,”ECOT-003″
“MATTICK Paul”,”Marx e Keynes. I limiti dell’ economia mista.”,”Nato in Germania, P. MATTICK è emigrato in USA (1926) dove attualmente (1972) vive (Cambridge, Mass.). Militante attivo, amico e consigliere di KORSCH, M. ha diretto le riviste teoriche della sinistra marxiana ‘Living Marxism’ e ‘New Essays’.”,”TEOC-208″
“MATTICK Paul”,”Marx und Keynes. Der Grenzen des ‘gemischten Wirtschaftssystems’.”,”Titolo originale ‘Marx and Keynes. The Limits of the Mixed Economy’. “”Die kapitalistische Wirtschaft stellt eine Einheit von Produktion und Austausch dar.”” L’ economia capitalista rappresenta una unità di produzione e di scambio “”Für Marx impliziert die Überproduktion von Kapital immer die Überproduktion von Waren, aber der Unterschied zwischen beidem ist dennoch bedeutsam.”” Per Marx, la sovraproduzione di capitale implica sempre la sovraproduzione di merci, ma la differenza tra loro è però importante.”,”TEOC-377″
“MATTICK Paul”,”Kritik der Neomarxisten und andere Aufsätze.”,”Baran Gillman Hook Mandel Sweezy.”,”TEOC-520″
“MATTICK Paul”,”Rebels, and Renegades. And Other Essays.”,” “”Kautsky’s literary and scientific work is impressive not only because of the scope of his interests but also because of its volume. Even a selected bibliography of his writings would fill many pages. In this work comes to light all that seemed and all that was of importance to the socialist movement during the last sixty years. It reveals that Kautsky was first of all teacher , and that, because he looked upon society from a schoolmaster’s perspective, he was well suited to his role as the leading spirit of a movement which aimed at educating workers and capitalists alike. “”My life-work became clear to me in 1883″”, wrote Kautsky; “”il was to be designated to the propagandizing and popularization, and, as far as I am able to, the continuation of the scientific results of Marx’s thinking and research”” [K. Kautsky, Aus der Fruehzeit des Marxismus, 1935]. His popularizations as well as his independent works gave strength and joy to hundreds of thousands of class-conscious workers. He gave expression to their own thoughts and in a language nearer to them than that of the more independent thinker Marx.”” [Paul Mattick, Rebels, and Renegades. And Other Essays, 1946] (pag 66-67) “”In the field of political economy, not much can be said about Kautsky’s contribution. He was the populariser of the first volume of Marx’s Capital and the editor of Marx’s “”Theories of Surplus Value””, published during the years from 1904 to 1910. His popularisations of Marx’s economic theories do not distinguish themselves from the generally accepted interpretation of economic phenomena in the socialist movement – the revisionists included. As a matter of fact, parts of his famous book, “”The Economic Doctrines of Karl Marx””, were written by Eduard Bernstein. In the heated discussion waged at the turn of the century concerning the meaning of Marx’s theories in the second and third volume of “”Capital”” Kautsky took very small part. For him the first volume of “”Capital”” contained all that was of importance to the workers and their movement””. [Paul Mattick, Rebels, and Renegades. And Other Essays, 1946] (pag 70)”,”LUXS-049″
“MATTICK Paul, a cura di Antonio PAGLIARONE”,”Il marxismo ultimo rifugio della borghesia? Scritti scelti.”,”MATTICK Paul è morto nel 1971 a Cambridge nel Massachusetts. Da giovane aveva partecipato al movimento dei consigli in Germania. Aveva aderito al KAPD (partito comunista operaio tedesco) sorto dalla scisssione della corrente di sinistra del KPD in occasione del Congresso di Heidelberg del 1919. Dopo un lustro, emigrato in America si è avvicinato agli IWW. Il crollo del 1929 spingeranno Mattick ad approfondire l’analisi della crisi del sistema capitalistico anche per via della pubblicazione del libro di Grossmann ‘La legge dell’accumulazione e del crollo del sistema capitalista’. La teoria del crollo ‘automatico’ proposta da Grossmann si fonda sulla critica alle posizioni dell’austromarxismo e sul dibattito in seno alla socialdemocrazia tedesca. Mattick quindi entra in rapporto con gruppi di ex trotskisti e bordighisti (OCR, RKD) , con Chazè (Union Communiste), H. Canne Mejer (consiliare olandese), negli anni ’60 entra in contatto con M. Rubel. (da A. Pagliarone) “”Osservando il capitalismo dal punto di vista dei suoi interessi è chiaro che qualsiasi sia la composizione dei prezzi di produzione, tutti i prezzi effettivi presi insieme non possono esprimere altro se non il valore totale e il plusvalore delle merci acquistate sul mercato. In tal senso, secondo Marx: “”la legge fondamentale della concorrenza capitalistica… che regola il saggio generale del profitto e i così detti prezzi di produzione determinati mercé quel saggio stesso, si fonda… sulla enunciata differenza tra valore e prezzo di costo delle merci e sulla conseguente possibilità di vendere con profitto le merci a un prezzo inferiore al loro valore”” [Il Capitale, Libro III, p. 63]”” [Paul Mattick, a cura di Antonio Pagliarone, Il marxismo ultimo rifugio della borghesia? Scritti scelti, 2008] (pag 74)”,”TEOC-542″
“MATTICK Paul”,”Anti-Bolshevik Communism.”,”””To make clear the fascist character of the Russian system, Rühle turned once more to Lenin’s ‘Left Wing Communism – An Infantile Disorder’, for “”of all programmatic declarations of bolshevism it was the most revealing of its real character””. When in 1933 Hitler suppressed all socialist literature in Germany, Rühle related, Lenin’s pamphlet was allowed publication and distribution. In this work Lenin insists that the party must be a sort of war academy of professional revoluionists. Its chief requirements were unconditional leader authority, rigid centralism, iron discipline, conformity, miiltancy, and the sacrifice of personality for party interests”” (pag 101)”,”TEOC-544″
“MATTICK Paul”,”Le marxisme hier, aujourd’hui et demain.”,”Paul Mattick (1904-1981) “”Selon Marx, la contradiction fondamentale du capitalisme, celle dont découlent toutes les autres difficultés, réside dans les relations de valeur et de plus-value de la production de capital. C’est la production de valeur d’échange sous sa forme monétaire, issue de la valeur d’usage de la force de travail, qui produit, outre son propre équivalent en valeur d’échange, une plus-value pour les capitalistes. La recherche de valeur d’échange se transforme en accumulation de capital, ce qui se traduit en une augmentation du capital investi en moyens de production relativement plus rapide que l’augmentation du capital investi en force de travail. Si cela conduit à une expansion du système capitaliste du fait de la productivité de plus en plus poussée du travail, cela entraîne aussi une tendance à la baisse du taux de profit car la partie du capital investi en force de travail – et qui est l’unique source de plus-value – diminue par rapport au capital social total. Ce processus long et compliqué ne peut être étudié de façon satisfaisante dans le cadre d’un article aussi court, mais il est nécessaire d’en faire mention pour bien distinguer la théorie de l’accumulation selon Marx de celle de Rose Luxemburg. (…) Ainsi donc, pour Marx, les limites objectives du capitalisme sont dictées par les relations de production sociale en tant que rapports de valeur, alors que pour Rosa Luxemburg, le capitalisme ne peut exister que si d’autres économies pré-capitalistes absorbent sa plus-value.”” [Paul Mattick, Le marxisme hier, aujourd’hui et demain, 1983] (pag 97)”,”TEOC-586″
“MATTICK Paul, a cura di Federico HERMANIN e Claudio POZZOLI”,”Arbeitslosigkeit und Arbeitslosenbewegung in den USA 1929-1935.”,”12 milioni di disoccupati (tra cui quelli che avevano perso il lavoro) e 20 milioni di iscritti nelle liste di assistenza pubblica nell’America del 1936 (pag 74)”,”MUSx-296″
“MATTICK Paul”,”La prospettiva della rivoluzione mondiale di Anton Pannekoek.”,”MATTICK Paul Questione crollo capitalismo (pag 348-349) Questione crollo capitalismo (Grossmann e Pannekoek) “”Tra coloro che confutavano le critiche della Luxemburg a Marx figurava anche Otto Bauer (12), di cui Lenin condivise le posizioni al riguardo (13). Bauer cercò di dimostrare, introducendovi delle modifiche, che gli schemi di riproduzione elaborati da Marx forniscono effettivamente la prova della mancanza di limiti al processo di accumulazione capitalistica. Gli schemi di Otto Bauer vennero poi ripresi da Henryk Grossmann (14) per rivelare che essi forniscono il risultato esattamente contrario a quello trattone dal loro autore: estendendone la durata ad un arco di tempo più lungo, infatti, la continuazione del processo di accumulazione sulla base degli assunti di Bauer diviene impossibile. Bauer in pratica non aveva fatto altro che confortare le tesi della Luxemburg secondo la quale esistono limiti oggettivi al processo di espansione capitalistica: se le argomentazioni da lei portate a sostegno di questa posizione erano da considerarsi erronee, nondimeno corretta era la conclusione che il capitalismo non può durare indefinitamente. Ancora una volta il dibattito si svolgeva in termini puramente economici e ancora una volta si guadagnava il netto rifiuto di Pannekoek. Benché dimostrasse che il processo di accumulazione secondo la tesi di Otto Bauer può soltanto portare alla sua fine, l’interpretazione data da Grossmann della teoria marxiana come teoria del collasso capitalistico non si basa sugli schemi di riproduzione di Marx ma sul concetto della caduta tendenziale del saggio di profitto nel corso dell’accumulazione capitalistica. E’ una teoria, la sua, che non si riferisce alla sfera della circolazione e della realizzazione del profitto – che è quella di cui si occupano gli schemi marxiani -, ma al capitale complessivo, a prescindere dalla sua distribuzione e nell’ambito della sfera della produzione considerata isolatamente dal processo di circolazione. Sebbene non sia in realtà possibile scindere il processo di produzione da quello di circolazione, un’analisi separata del primo consente tuttavia di giungere alla conclusione che, a prescindere da tutte le difficoltà che incontra nella circolazione, l’accumulazione capitalistica eleva nello stesso processo di produzione una barriera al proprio sviluppo. La contraddizione fondamentale del capitalismo non si trova infatti nella sfera della circolazione ma nella divaricazione che sorge tra l’accumulazione capitalistica e la possibilità di sfruttamento di un numero di lavoratori relativamente decrescente, tale divaricazione si esprime nel declino del saggio medio di profitto. Nelle obiezioni di Grossmann, Pannekoek non confutava tanto la sua esposizione della teoria marxiana dell’accumulazione, quanto l’impressione che essa di fatto servisse a sostenere la tesi della inevitabilità del crollo automatico del sistema capitalistico (15). Così come già si era opposto alla Luxemburg su questo punto, egli respinse la tesi di Grossmann riguardo ai limiti oggettivi del capitalismo. Grossmann dimostrava che anche in base alle tesi di Bauer, il sistema capitalistico non può che andare incontro al collasso, nel senso che le condizioni sociali da esso create portano ad una intensificazione della lotta di classe ed al rovesciamento rivoluzionario del capitalismo. Ebbene, in questa dimostrazione Pannekoek scorgeva ancora una volta una violazione dell’inestricabile interrelazione esistente tra condizioni oggettive e condizioni soggettive nella concezione materialistica della storia. Secondo il pensatore olandese, nella tesi di Grossmann il proletariato si limita a reagire a forze economiche che stanno al di là del suo controllo invece di costituire esso stesso una forza rivoluzionaria che è parte integrante della determinazione dei fatti economici. (…) Secondo Pannekoek, il crollo del capitalismo non è un processo “”automatico”” ma dipende dalla volontà della classe operaia, per quanto tale volontà sorga a sua volta dallo stesso sviluppo economico. Ma parlare di “”crisi finale”” del capitalismo tradiva, secondo il rivoluzionario olandese, una mentalità meccanicistica borghese incapace di concepire la fine del capitalismo se non come un evento extra-umano”” (pag 348-350) [Paul Mattick, La prospettiva della rivoluzione mondiale di Anton Pannekoek, in ‘Annali’ Feltrinelli anno 1973, Milano 1974] [(12) Otto Bauer, Die Akkumulation des Kapitals, in ‘Die Zeit’, 7-14 marzo 1913; (13) Nella voce ‘Karl Marx’ scritta per l’enciclopedia russa Granat, pubblicata nel 1915 (trad. it. Karl Marx, in V.I. Lenin, Opere complete, vol. XXI, Roma, 1966, pp. 37-79; (14) Henryk Grossmann, Das Akkumulations und Zusammenbruchsgesetz der Kapitalistichen Systems, Leipzig 1929; (15) Anton Pannekoek, Die Zusammenbruchstheorie des Kapitalismus, in ‘Räterkorrespondenz’, Amsterdam, giugno 1934, n. 1]”,”TEOC-646″
“MATTICK Paul HORKHEIMER Max KORSCH Karl SARTRE Jean-Paul DUTSCHKE Rudi MARX Karl, a cura di Enzo MODUGNO”,”Marxiana 1. Critica della politica e dell’economia politica.”,”La lettera di Karl Marx al padre (Berlino, 10 novembre 1837) fu pubblicata per la prima volta con una introduzione della figlia Eleanor in Die neue Zeit , XVI 1897 (pag 53) Mattick su inflazione deflazionistica Horkheimer: introduzione dell’autore a ‘Lo stato autoritario’ Lettere di Korsch a Mattick Sartre contro le elezioni Dutschke: Tentativo di mettere Lenin sui piedi”,”TEOC-760″
“MATTICK Paul DEUTSCHMANN Christoph BRANDES Volkhard”,”Crisi e teorie della crisi. Crisi e teoria della crisi (Mattick); La crisi dell’economia mondiale come problema della teoria marxista (Deutschmann); Sulle cause della prosperità del dopoguerra. Una critica a Paul Mattick (Vorkhard Brandes).”,”‘Tuttavia, alla fine del XIX secolo sembrava che la crisi, come ebbe a constatare Friedrich Engels, andassero attenuandosi e che i periodi congiunturali fossero più lunghi, per cui anche la situazione economica degli operai risultava migliorata. La produttività del lavoro si era elevata quanto bastava per mantenere la redditività del capitale accumulantesi per periodi di tempo più lunghi. Da questa situazione scaturì poi il riformismo socialdemocratico e l’abbandono della teoria marxiana dell’accumulazione come teoria della crisi e del crollo. Mentre Engels vide nell’attenuazione della crisi il germe del sopraggiungere di crisi di gran lunga più violente, Eduard Bernstein nel 1899 constatava: «(…) Nasce piuttosto un terzo problema (…): se, cioè, l’espansione geograficamente gigantesca del commercio mondiale, unita alla straordinaria riduzione del tempo richiesto per le informazioni e i trasporti, non abbiano a tal punto aumentato le possibilità di ‘compensazione’ degli squilibri, e se l’enorme aumento della ricchezza degli stati industriali europei, unito all’elasticità del sistema creditizio moderno e alla nascita dei cartelli industriali, non abbiano a tal punto ristretto la ‘capacità di reazione’ degli squilibri locali o particolari sulla situazione generale degli affari, – che occorra considerare improbabili, almeno per un periodo abbastanza lungo, la possibilità di crisi economiche generali del tipo delle precedenti (79). Bernstein rispose lui stesso al quesito che si era posto con l’affermazione che «lo schema delle crisi, in o per Marx, non era un’immagine del futuro, ma un quadro del presente (80), così che oggi «a meno che non siano eventi ‘esterni’ e imprevisti ad apportare una crisi generale (…) non c’è ragione sufficiente di concludere, in base a motivi puramente economici, che tale crisi è imminente». Per Bernstein e per il riformismo in generale, quindi, una teoria della lotta di classe edificata sullo statuto della crisi era superata, perché non si poteva più far affidamento su una situazione rivoluzionaria determinata dal crollo capitalistico. Nella sua risposta al revisionismo di Bernstein, Karl Kautsky proclamò che in Marx non si possa trovare una teoria del crollo, ma che questa sarebbe un’invenzione polemica di Bernstein. (…) Così, secondo Kautsky, la teoria marxiana aveva sì termine nel crollo del capitale, benché non ci fosse nessuna teoria marxiana del crollo’ (pag 89-90)] [Paul Mattick, ‘Crisi e teorie della crisi’] [(79) E. Bernstein, Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie’, Reinbek, 1969 (tr. it., ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Laterza, Bari, 1968, p. 117); (80) Ivi, p. 123; (81) Ivi, p. 131)] [(79) E. Bernstein, Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie’, Reinbek, 1969 (tr. it., ‘I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia’, Laterza, Bari, 1968, p. 117); (80) Ivi, p. 123; (81) Ivi, p. 131)]”,”ECOT-380″
“MATTICK Paul, a cura di Antonio PARAGLIONE”,”La rivoluzione, una bella avventura. Dalle strade di Berlino in rivolta ai movimenti radicali americani (1918-1934).”,”Nato a Berlino morto a Boston, Paul Mattick (1904-1981) è noto come teorico del comunismo consiliare. E’ stato autore di varie opere tra cui: ‘Marx e Keynes, le limites de l’économie miste’ (Gallimard, 2010) in via di traduzione in italiano, ‘Marxisme, dernier refuge de la bourgeoisie’ (Entremonde, 2011), in parte tradotti in italiano in: ‘Il marxismo ultimo rifugio della borghesia?’, Sedizioni, Milano, 2008.”,”MUSx-333″
“MATTINGLY Garrett”,”L’invincibile Armada.”,”La battaglia tra l’Invincibile Armada spagnola e la flotta inglese nel 1588 fu una delle più famose battaglie navali della storia. La flotta spagnola, composta da 130 navi, fu sconfitta dalla flotta inglese, composta da 34 navi, in gran parte grazie alla loro maggiore velocità e manovrabilità. Tuttavia, la tempesta che colpì la flotta spagnola dopo la battaglia fu anche un fattore importante nella sconfitta della flotta spagnola. La tempesta causò la perdita di molte navi spagnole e la morte di molti marinai. Inoltre, l’Invincibile Armada era già stata indebolita da una serie di scontri con la flotta inglese prima della tempesta. La maggior parte delle navi spagnole erano danneggiate o distrutte e molti marinai erano morti o feriti. In sintesi, sebbene la tempesta abbia avuto un impatto significativo sulla sconfitta della flotta spagnola, non fu l’unico fattore determinante. La flotta inglese aveva anche una maggiore esperienza e abilità navale, che le permise di sconfiggere la flotta spagnola. (bing) Secondo il volume di Garrett Mattingly, L’invincibile Armada’, gli storici sono d’accordo nel considerare la sconfitta dell’Armada come una battaglia decisiva, non lo sono altrettanto per stabilire che cosa abbia deciso. Certo non decise l’esito della guerra tra Inghilterra e Spagna. La sconfitta, in Spagna, fu attribuita ai ‘venti di Dio’, ma prima che gli spagnoli si trovassero in difficoltà con il maltempo, avevavano già vinto i vascelli e le artiglierie migliori, quelle inglesi. La grande tempesta ‘annientatrice’ è quindi una leggenda che come tante altre vennero diffuse in Spagna e in Inghilterra.”,”QMIN-002-FSD”
“MATTIOLI Francesco”,”Iqbal Masih non era italiano. Percorsi e strategie del lavoro infantile nell’Italia postindustriale.”,”MATTIOLI Francesco è nato a Viterbo nel 1947. E’ titolare della cattedra di sociologia dei gruppi presso la Facoltà di sociologia dell’Università La Sapienza di Roma. Ha scritto ‘Classe e conflitti di classe nelle società avanzate’ (1980) e ha collaborato al secondo ‘Rapporto sulla condizione dei minori in Italia. (Cespes, 1989 e 1990)”,”CONx-172″
“MATTOGNO Carlo”,”Rassinier, il revisionismo olocaustico e il loro critico Florent Brayard.”,” Carlo Mattogno, nato nel 1951, è uno studioso del ‘revisionismo olocaustico’ (Rassinier) e difende qui questo indirizzo di indagine storica dall’attacco di Florent Brayard La pubblicazione di Florent Brayard: ‘Comment l’idée vint à M. Rassinier’, con prefazione di Pierre Vidal-Naquet”,”STOx-342″
“MATURANA Antonio Calvo”,”””Aquel que manda las conciencias…””. Iglesia y adoctrinamiento político en la Monarquía hispánica preconstitucional (1780-1808).”,”‘La conquista napoleonica della Spagna iniziò nel 1808 durante il Primo Impero di Bonaparte 1. Napoleone Bonaparte invase la Spagna con l’intento di mettere sul trono suo fratello Giuseppe Bonaparte, già sovrano di Napoli 2. La popolazione spagnola, esasperata dall’occupazione francese, si sollevò contro gli invasori, dando inizio alla Guerra d’indipendenza spagnola 1. La campagna di Napoleone in Spagna ebbe luogo dopo le gravi sconfitte subite dalle truppe francesi nell’estate 1808 1. Napoleone decise di intervenire personalmente con una parte della Grande Armata richiamata dalla Germania, e, dopo aver concentrato le sue truppe, organizzò una serie di abili manovre che disgregarono lo schieramento spagnolo e sbaragliarono i principali concentramenti nemici 1’ (f. copil)”,”SPAx-017-FSL”
“MATURI Walter”,”Interpretazioni del Risorgimento. Lezioni di storia della storiografia.”,”””Nato a Napoli nel 1902 e scomparso improvvisamente nel marzo del 1961, Walter Maturi è stato fra gli studiosi più fini ed acuti del nostro Risorgimento, personalità di affascinante equilibrio e di rara misura. Uscito dall’insegnamento liceale, redattore per oltre un decennio dell’Enciclopedia Italiana per la quale scrisse un fondamentale articolo sul ‘Risorgimento’ che lo rese inviso al nazionalismo della retorica fascista, allievo con Federico Chabod e Carlo Morandi della Scuola di Storia moderna, fu docente di Storia del Risorgimento nelle Università di Pisa e di Torino, Accademico dei Lincei. (…)”” (dal risvolto di copertina); Risorgimento e capitalismo. ‘Romeo recentemente ha pubblicato un altro libro molto importante intitolato ‘Risorgimento e capitalismo’ (1). Consta di due saggi già comparsi, rispettivamente col titolo ‘La storiografia politica marxista’ e ‘Problemi dello sviluppo capitalistico in Italia, dal 1861 al 1887’ nella rivista “”Nord e Sud”” dell’agosto-settembre 1956 e del luglio-agosto 1958. Fin dalla conclusione a ‘Il Risorgimento in Sicilia’, il Romeo aveva scritto: «Certo, non è in tutto accettabile la tesi del Gramsci, e in genere della storiografia di sinistra, che (rifacendosi alla nota critica del Marx a Mazzini) ha visto nella mancanza di una rivoluzione agraria che integrasse la rivoluzione politica della borghesia il limite fondamentale del Risorgimento. Nelle regioni del Nord e del Centro, infatti, caduta ormai la vecchia proprietà feudale – contro la quale si era realizzata in Francia l’alleanza fra borghesia rivoluzionaria e masse rurali – l’auspicata insurrezione contadina avrebbe colpito soprattutto quella ‘borghesia terriera che, in un paesi di così scarso sviluppo industriale come l’Italia (2)’, era in concreto la sola forza che valesse ad aprir la strada verso un moderno assetto capitalistico – nonostante le molte deficienze, riferibili in parte proprio alla persistenza della grande zona d’ombra contadina (3)». A questo precedente, opportunamente richiamato alla nostra memoria dal critico più autorevole di questo ultimo volume del Romeo, lo storico americano Alexander Gerschenkron, nell’articolo ‘Rosario Romeo e l’accumulazione primitiva del capitale’ (4), bisogna aggiungere i richiami ad alcune importanti recensioni del Romeo (all”Ottantanove’ di Georges Lefebvre (5); agli ‘Etudes sur la Révolution française’ dello stesso autore (6)), fatti per il primo da Luciano Cafagna, il più pacato ma forse il più acuto dei critici marxisti dell’opera del Romeo (‘Intorno al «revisionismo risorgimentale» in «Società» (7)) e ripresi oggi da Aldo Berselli (‘Risorgimento e Capitalismo’, in «Il Mulino» (8)). Riassumiamo la questione, seguendo il Berselli, che la spiega in modo più facile e piano: «Già il Mathiez, in ‘Carovita e lotte sociali sotto il Terrore’, aveva dimostrato come i Giacobini si erano trovati costretti ad attuare una politica economica interventista destinata a soddisfare le aspirazioni all’eguaglianza e alla sicurezza economica degli artigiani e dei contadini, onde poter ottenere la partecipazione popolare alla difesa della rivoluzione. Con tale politica il giacobinismo terrorista aveva mobilitato tutte le energie della Francia, aveva ancorato alla propria politica i piccoli bottegai artigiani ‘compagnons’ e contadini, aveva realizzato le proprie aspirazioni, aveva risposto anche a quelle che saranno le vedute economiche del democraticismo piccolo borghese durante tutto il secolo XIX. Il Mathiez era tratto quindi a rivalutare l’opera dei giacobini e di Robespierre; ma il Romeo osservava che la politica del Robespierre aveva una validità contingente, limitata alla difesa della rivoluzione; essa non poteva aprire la strada – se non per via indiretta, come strumento contingente della difesa rivoluzionaria – né tanto meno sostituire la grande funzione del capitalismo borghese, che non solo della distruzione degli ordini feudali aveva bisogno, ma anche di libertà economica e di spirito d’intrapresa e ambiente favorevole alla ricchezza e all’acquisto di essa (cfr. recensione a ‘L’Ottantanove’ (9)… in “”Rivista storica italiana””, anno LXII (1950), p. 444). L’accento qui posto sulla funzione del capitalismo borghese trovava modo di svilupparsi più tardi, nell’esame della problematica posta dal Lefebvre. Ne l”L’Ottantanove’, il Lefebvre aveva precisato i quattro momenti fondamentali della rivoluzione – aristocratica, borghese, popolare e contadina – e i loro rapporti, approfondendo così quella primitiva scissione che nel «blocco» rivoluzionario aveva già introdotto la storiografia liberale e sostituendo alla imprecisa e approssimativa distinzione di fasi cronologiche più o meno giustapposte un più meditato rapporto dialettico, che lega in un nesso ben saldo i successivi momenti, l’uno dall’altro, condizionati. Ma Lefebvre è soprattutto lo storico delle campagne rivoluzionarie (cfr. ‘Les Paysans du Nord’ (1924); ‘Questions agraires au temps de la Terreur’ (1932); ‘La Grande Peur de 1789’ (1932); e vari saggi ristampati in ‘Etudes sur la Révolution Française’ (1954)) ed appunta la sua polemica contro la convinzione che la Rivoluzione sia riuscita a soddisfare appieno, accanto alle esigenze della borghesia, quelle dei contadini. La Rivoluzione, conclude il Lefebvre, non ha rotto la continuità storica; la grande proprietà non è scomparsa; la nobiltà ha conservato una parte notevole delle sue proprietà e la sua ricchezza fondiaria si è ridotta, in certe regioni, meno per le vendite nazionali che per le alienazioni; la grande proprietà borghese, definitivamente costituita, ha compensato abbondantemente le perdite subite dalla nobiltà; d’altra parte notevole è rimasto il numero dei giornalieri senza proprietà o non è diminuito molto: la crisi agraria è stata più o meno attenuata, ma non è stata risolta; la Rivoluzione non ha soddisfatto i voti della stragrande maggioranza dei contadini: essa ha semplicemente inserito l’agricoltura nei quadri della produzione capitalistica. Il movimento contadino non si sviluppò, dopo l’abolizione dei diritti feudali, in un sollevamento diretto ad ottenere una soluzione dei problemi interessanti i contadini a loro favorevole, perché mancarono di un piano costruttivo e di capi; la borghesia o i contadini ricchi avrebbero potuto fornir loro l’uno e gli altri, ma non vollero… In questi risultati delle indagini del Lefebvre il Romeo ha visto il contrasto fra le esigenze del pieno sviluppo capitalistico e quelle delle comunità contadine, trovandovi, se non ci inganniamo, la conferma della erroneità della impostazione di coloro che si travagliavano intorno alla mancanza di una rivoluzione agraria del nostro Risorgimento e al raffronto polemico con la Rivoluzione francese. La Rivoluzione francese, osservava Romeo, «conobbe un moto contadino di ampiezza e risultati ben maggiori che non il Risorgimento italiano: ma anch’essa conferma la fondamentale verità che l’alleanza fra borghesia e contadini, possibile e storicamente realizzatasi contro il regime feudale, è destinata immediatamente a dissociarsi non appena si tratti, per ciascuno dei due movimenti, di raggiungere i propri fini specifici» (v. recensione a ‘Etudes sur la Révolution française’ [di Lefebvre] in “”Rivista storica italiana””, 1954, p. 528) (10)». Nel suo libro il Romeo non si è accontentato di respingere la tesi di Gramsci sulla «mancata rivoluzione agraria nel Risorgimento», ma «esamina le conseguenze che vi sarebbero state, se la Rivoluzione agraria si fosse verificata nel Risorgimento ed afferma che essa avrebbe impedito quell’accumulazione capitalistica, possibile soltanto attraverso lo sfruttamento dei contadini, che fu la base fondamentale per lo sviluppo industriale del paese e per la trasformazione progressiva da attuarsi in un secondo tempo anche nelle zone più arretrate del paese» (Giorgio Candeloro, ‘Prefazione’ ad Antonio Gramsci, ‘Sul Risorgimento’, a cura di Elsa Fubini (11). In parole povere, Romeo sostiene la tesi che il capitalismo nel campo economico e sociale ha svolto in Italia quella funzione positiva e rivoluzionaria che ebbe sul piano etico-politico l’idea della libertà. La critica del Romeo a Gramsci ha sollevato un grande dibattito, che si sta estendendo anche fuori d’Italia, specialmente in America, ove il volume del Romeo è stato subito accolto favorevolmente (recensione di H. Stuart-Hughes in «The Journal of Modern History» (12); recensione di Kent Robert Greenfield in «The American Historical Review» (13). Americano, Il Gerschenkron è lo storico che sul volume del Romeo ha impostato una discussione critica (14)’ (pag 669-672) [(1) Laterza, Bari, 1959; (2) [Il corsivo è di Maturi]; (3) ‘Il Risorgimento in Sicilia’, cit., pp. 347-48; (4) In “”Rivista storica italiana””, anno LXXI (1959), pp. 557-86; (5) Ibid., anno LXII (1950), pp. 440-46; (6) Ibid., anno LXVI (1954), pp. 523-29; (7) Anno XII (1956), n. 6 (dicembre), pp. 1025 sgg.; (8) Anno VIII (1959); n. 6 (dicembre), pp. 494-508; (9) Georges Lefebvre, ‘L’Ottantanove, Einaudi, Torino, 1949; (10) Aldo Berselli, art. cit., pp. 501-3; (11) Editori Riuniti, Roma, 1959, p. 20; (12) Marzo 1960, pp. 71-72; (13) Aprile 1960; (14) Alexander Gerschenkron, ‘Rosario Romeo e l’accumulazione primitiva del capitale’, in “”Rivista storica italiana””, anno LXXI (1959), pp. 557-86]”,”STOx-292″
“MATYSZAK Philip”,”I grandi nemici di Roma antica.”,”Sfidare la potenza di Roma era una faccenda pericolosa e pochi degli uomini e delle donne descrìtti in queste pagine sono morti nel loro letto. Alcuni, come Vercingetorige e Giugurta, vennero catturati, esibiti in trionfo e poi, mentre i loro conquistatori partecipavano a un famoso banchetto, uccisi nelle segrete sottostanti. Trai i personaggi ritratti: Annibale, Filippo V, Viriato, Giugurta, Spartaco, Cleopatra, Alarico, Attila. “”La guerra era inevitabile. Ottaviano la dichiarò contro Cleopatra, calcolando, a ragione, che Antonio sarebbe rimasto a fianco della donna. Domizio Enobarbo, principale generale di Antonio, fu offeso dall’ interesse di Cleopatra nelle questioni militari e quando la regina iniziò a dettare strategie, passò dalla parte di Ottaviano. Cleopatra era infuriata, ma Antonio gli inviò gentilmente servitori e bagaglio. Secondo alcuni, Cleopatra voleva che la guerra si combattesse in mare in modo che la sua marina potesse condividere la vittoria. Ma Antonio aveva un grande esercito, ben organizzato da Canidio, e intendeva combattere la guerra in Grecia. Lì, però, le cose non andarono troppo bene. Ottaviano era un soldato mediocre, ma sapeva scegliere capaci subalterni, mentre lo schieramento di Antonio risentiva degli alterchi e della divisione del comando. Alla fine Ottaviano riuscì a tagliare i rifornimenti idrici dell’ esercito di Antonio mentre questo era accampato vicino a un promontorio di nome Azio. Cleopatra arrivò con la flotta per evacuare le truppe. Alle sue navi si aggiunsero quello di Antonio e alleati, mentre Ottaviano e il suo ammiraglio Agrippa si preparavano anch’ essi per l’ azione navale. Il 2 settembre del 31 aC ebbe luogo la battaglia di Azio. (…) La lotta era piuttosto equilibrata quando improvvisamente Cleopatra fu presa dal panico e la sua flotta alzò le vele e prese il largo. Diviso tra i propri uomini e la sua regina, Antonio scelse quest’ultima e abbandonò flotta ed esercito. La flotta combatté accanitamente fino a circa le quattro del pomeriggio, ma alla fine, demoralizzata dalla perdita del proprio comandante, si arrese. Sulla costa, l’ esercito, sempre senz’acqua, resistette fino all’ abbandono di Canidio. (…) Sembrerebbe piuttosto parte di un piano organizzato che fallì nel caos della battaglia lasciando Antonio separato dalle forze principali e con l’ unica scelta di seguire Cleopatra. La fuga verso l’ Egitto fu un disastro. Antonio e Cleopatra non avevano più né flotta né esercito.”” (pag 146-147)”,”STAx-166″
“MAUKE Michael, a cura di Kaje HEYMANN Klaus MESCHKAT Jürgen WERTH”,”La teoria delle classi nel pensiero di Marx ed Engels. (Tit.orig.: Die Klassentheorie von Marx und Engels)”,” Formazione di classi di capitalisti pag 81 Strati e classi pag 89-90 “”Nel punto medio dell’ attività del finanziere la tendenza al profitto non si trova più funzionalmente collegata con il progresso della produttività e con l’ accumulazione. Si forma “”una nuova specie di parassiti nella forma di progettatori, di fondatori e di direttori puramente nominali””; Marx la chiama la parte divenuta “”parassitaria”” della borghesia che, separatasi dalla sfera della creazione reale di plusvalore, incarna una “”particolare classe””: “”Con la crescita della ricchezza organica cresce la classe dei capitalisti finanziari; da un lato aumenta il numero dei redditieri e la ricchezza dei capitalisti si contrae; in secondo luogo viene richiesto lo sviluppo del sistema creditizio e con ciò si moltiplica il numero dei banchieri, di coloro che prestano denaro, dei finanzieri etc.. Con lo sviluppo del capitale finanziario disponibile si sviluppa la massa dei titoli fruttiferi, dei titoli pubblici, delle azioni etc… Con ciò però contemporaneamente anche la domanda di capitale monetario disponibile in quanto gli speculatori che esercitano la loro attività con questi titoli, giocano sul mercato finanziario un ruolo principale… I banchieri mettono a disposizione al canagliume di questi operatori il capitale finanziario del pubblico e si accresce questa genia di giocatori”” (Marx, Il capitale, l. III; MEW, vol 25, pag 527 e s. trad. it. I. III. pag 599)”” (pag 81) Marx ed Engels sul termine di classe. “”Marx e Engels adoperano soltanto raramente il termine classe. (…)””. (pag 89) “”Marx adopera il termina “”specie”” (Rasse) non nel senso tedesco, bensì in quello dell’ uso linguistico inglese “”Race””, come sinonimo cioè di “”Art”” (modo, genere), “”Schlag”” (razza, specie), “”Gattung”” (specie, genere) o classe con intendimenti logico-formali; e anche in conformità al concetto generale “”popolazione””, in quanto espressione dell’ aspetto rigenerativo, per il destino biologico della classe operaia, che egli designa in modo conforme anche come “”genere”” (Geschlecht). Il termine “”strato”” (Schicht) è relativamente raro nei testi di Marx e Engels.”” (pag 89-90) “”Con la derivazione e l’ illustrazione della legge generale dell’ accumulazione capitalistica, Marx tratta dei “”differenti strati della classe operaia””, “”degli strati mal remunerati della classe operaia dell’ industria britannica””, “”della miseria sempre crescente degli strati dell’ esercito operaio attivo”” e della sfera del pauperismo in quanto “”strato di lazzari della classe operaia””. Marx chiama la “”parte meglio remunerata dell classe operaia”” la sua “”aristocrazia”” (Marx, Il Capitale, it l. I, pag 730)””. (pag 90-91)”,”MADS-409″
“MAUKE Michael, a cura di Kaje HEYMANN Klaus MESCHKAT Jürgen WERTH”,”La teoria delle classi nel pensiero di Marx ed Engels.”,”””Minacciata dall’affondamento nel proletariato e dall’annientamento da parte della grande borghesia, la piccola borghesia non può permettersi in quanto classe alcuna autorappresentazione e fa dell’armonizzazione dei contrasti di classe il suo principale compito ideologico. “”Si crede piuttosto che le condizioni ‘particolari’ della propria liberazione sono le condizioni ‘generali’ solo all’interno delle quali la moderna società può essere salvata e la lotta di classe evitata”” (Marx, Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte, MEW, vol. 8, pag. 141, trad. it., pag. 43 e s.). La lotta dei ceti medi contro la borghesia è conservatrice e reazionaria; si tratta non della “”sanguinosa tragedia fra lavoro salariato e capitale; ma del dramma lamentevole e ricco di prigionia fra debitore e creditore”” (Marx, La lotta di classe in Francia dal 1848 al 1850, MEW, vol. 7, pag. 63, trad. it. pag. 85). Essi sono però rivoluzionari “”in vista dell’imminenza del loro passaggio nel proletariato, essi non difendono così i loro interessi presenti bensì quelli futuri e abbandonano la loro posizione per mettersi a fianco di quella del proletariato”” (Marx-Engels, Manifesto, MEW, vol 4, pag 472, trad. it., pag. 114). L’ambivalenza politica e sociale dei ceti medi è in questo modo fondata economicamente. Sebbene gli artigiani indipendenti e i piccoli contadini sono produttori di merci, essi non appartengono alla categoria dei lavoratori produttivi né a quella dei lavoratori improduttivi, poiché essi non debbono vendere la loro forza lavoro: né contro denaro in quanto denaro (lavoro improduttivo) né contro denaro in quanto capitale (lavoro produttivo) (Marx, Teorie sul plusvalore, MEW, vol. 26, I, pag 365 e ss., in particolare pag. 382, trad. it., vol. I, pag 606, in particolare pag 608). Questa determinazione poi viene resa più complessa dall’egemonia del sistema capitalistico di produzione: “”E’ possibile che questi produttori che lavorano con propri mezzi di produzione, non riproducano soltanto la propria forza lavoro, ma creano plusvalore, in quanto la loro posizione permette loro di appropriarsi del loro surplus di lavoro o di una parte dello stesso (dato che una parte viene loro sottratta sotto la forma delle imposte etc.)…Il contadino indipendente o l’artigiano viene scisso in due persone. Come proprietario dei mezzi di produzione è un capitalista, come operaio è il salariato di se stesso. Come capitalista si calcola anche il suo stipendio e trae profitto dal proprio capitale, cioè sfrutta se stesso come operaio salariato e calcola nel plusvalore il tributo che il lavoro deve al capitale”” (1, cit., pag. 383, trad. it., vol. I, pag 608). Questo sussumere i produttori non capitalisti sotto la determinatezza del rapporto di capitale ha come conseguenza che esso tanto poco quanto i capitalisti può riscuotere nelle propria azienda il plusvalore prodotto. Poiché la massa del plusvalore che esso può utilizzare dipende dal saggio generale di profitto. “”Risalta qui in modo assai convincente che il capitalista in quanto tale è soltanto funzione del capitale, l’operaio funzione della potenza di lavoro. V’è poi la legge che lo sviluppo economico ripartisca la funzione tra differenti persone; e l’artigiano o il contadino che producono con i propri mezzi di produzione, si trasformano a mano a mano o in piccoli capitalisti che sfruttano anche lavoro estraneo, o verranno privati dei loro mezzi di lavoro (…). Questa è la tendenza nella forma societaria nella quale predomina il modo di produzione capitalistico”” (1, cit., pag. 384, trad. it., vol. I, pag. 609)”” [Michael Mauke, La teoria delle classi nel pensiero di Marx ed Engels, 1973] (pag 51-52-53)”,”MADS-010-FL”
“MAUPASSANT Guy de, a cura di Louis FORESTIER”,”Contes et nouvelles. Vol. I”,”Préface D’Armand LANOUX, Introduction de Louis FORESTIER, Texte Établi et Annoté par Louis FORESTIER, Chronologie et avertissement, Notices, notes et variantes par Louis FORESTIER, Appendice, Bibliothèque de la Pléiade,”,”VARx-118-FL”
“MAUPASSANT Guy de, a cura di Louis FORESTIER”,”Contes et nouvelles. Vol. II.”,”Texte Établi et Annoté par Louis FORESTIER, Chronologie et avertissement, Notices, notes et variantes, bibliographie par Louis FORESTIER, Appendice, Bibliothèque de la Pléiade,”,”VARx-119-FL”
“MAURANDI Pietro”,”Il caso Graziadei. Vita politica e teoria economica di un intellettuale scomodo.”,”Pietro MAURANDI insegna storia del pensiero economico nelle Università di Cagliari e Sassari. Si è occupato della scuola classica inglese, in special modo di MALTHUS e RICARDO, del pensiero economico italiano, con particolare riferimento all’ opera di FERRARA e PARETO, del problema della trasformazione in MARX, della teoria economica di J.B. CLARK. Ha pubblicato una monogafia su Giuseppe TODDE, economista sardo allievo di Francesco FERRARA, e due saggi sul pensiero economico di GRAZIADEI. Economista e uomo politico, dirigente socialista nei primi anni del Novecento e nel 1921 co-fondatore del Partito comunista, dal quale venne presto espulso, GRAZIADEI (1873-1953) mantenne in tempi di ferro e di fuoco della guerra mondiale, del fascismo e dello stalinismo, una indipendenza di giudizio nella rivendicazione di una personale linea teorica, non solo nel campo politico ma anche in quello economico. La prima parte del libro ricostruisce la sua biografia politica, i rapporti con l’ Internazionale comunista, i discorsi parlamentari. Nella seconda parte si analizzano le teorie economiche che tentarono di conciliare il marxismo con elementi del pensiero neoclassico specie per quanto riguarda la concezione del mercato e della determinazione dell’ equilibrio. La figura di GRAZIADEI gioca un ruolo nel dibattito sulla revisione del marxismo, ma anche nel campo delle riflessioni critiche intorno alla teoria economica neoclassica tra le due guerre mondiali. Secondo Graziadei, scrive Maurandi, “”Marx e i suoi seguaci acritici non possono ammettere l’ aumento dei salari, perché essi concepiscono il profitto in termini di sopralavoro, cioè come differenza tra lavoro necessario e lavoro totale; per cui un aumento del salario non può che derivare da una riduzione del sopralavoro, cioè a spese del profitto. Ma tale circostanza può verificarsi solo in situazioni eccezionali e transitorie, per cui è giocoforza negare un aumento stabile dei salari. Poiché secondo Graziadei tale aumento è un dato incontrovertibile, un’ errata teoria del profitto priva Marx della possibilità di spiegare un fenomeno così rilevante dell’ economia capitalistica”” (pag 148)”,”TEOC-225″
“MAURANDI Pietro”,”Il caso Graziadei. Vita politica e teoria economica di un intellettuale scomodo.”,”Pietro MAURANDI insegna storia del pensiero economico nelle Università di Cagliari e Sassari. Si è occupato della scuola classica inglese, in special modo di MALTHUS e RICARDO, del pensiero economico italiano, con particolare riferimento all’ opera di FERRARA e PARETO, del problema della trasformazione in MARX, della teoria economica di J.B. CLARK. Ha pubblicato una monogafia su Giuseppe TODDE, economista sardo allievo di Francesco FERRARA, e due saggi sul pensiero economico di GRAZIADEI. Posizione di Graziadei in occasione della prima guerra mondiale: tra neutralismo e interventismo. “”Un’incrinatura evidente nei rapporti fra Graziadei ed il gruppo parlamentare socialista si manifesta allo scoppio della grande guerra a proposito del neutralismo del Partito socialista. In realtà egli non critica questa scelta, ma la formula turatiana “”né aderire né sabotare”” non è di quelle che piacciono a Graziadei. Gli sembra una scelta immobilista, fatta più per rispondere ad esigenze di unità interna al partito che per esprimere gli interessi della classe operaia. Egli è convinto che le sorti della guerra non siano indifferenti per la classe operaia; pensa che la prevalenza dell’uno o dell’altro schieramento, l’Intesa e la Triplice, non abbiano gli stessi effetti per il movimento operaio, che i paesi dell’Intesa rappresentino la parte più avanzata e più moderna dell’Europa mentre l’alleanza austro-tedesca esprime la parte più retrograda e reazionaria. Fedele alla sua impostazione del 1899 è convinto che il capitalismo dei paesi dell’Intesa è il più favorevole al miglioramento delle condizioni materiali delle classe operaia. Egli non chiede mai esplicitamente di abbandonare il neutralismo, ma chiede un ruolo più attivo del Partito socialista. Una volta che la guerra è iniziata – questa sembra essere la sua posizione – e una volta che si è scelto il “”non sabotare””, bisognerebbe spingersi più avanti e affermare l’interesse dei socialisti per la vittoria dell’Intesa, in nome degli interessi della classe operaia”” (pag 28-29)”,”PCIx-376″
“MAURER Georg Ludwig von”,”Einleitung zur Geschichte der Mark-, Hof-, Dorf- und Stadt – Verfassung und der öffentlichen Gewalt.”,”””Die gleiche Vertheilung, Verlosung und Einzännung hatte nicht blos in Deutschland selbst, sie hatte auch noch in der Römer-provinzen, nach ihrer Eroberung, auf eben dieselbe Weise statt.”” (pag 80)”,”STOS-132″
“MAURER Georg, a cura di Walfried HARTINGER Christel HARTINGER e Eva MAURER”,”Werke in zwei Bänden. Band I.”,”Georg Maurer (Reghin, 11 marzo 1907 – Potsdam, 4 agosto 1971) è stato un poeta e saggista tedesco. Biografia Figlio di un insegnante, nacque a Reghin, in Austria-Ungheria (ora in Romania), prima di trasferirsi in Germania nel 1926. Studiò storia dell’arte, germanistica e filosofia a Lipsia e Berlino fino al 1932. Fu soldato durante la seconda guerra mondiale. Dal 1955 fu docente, poi professore presso l’Istituto di letteratura Johannes R. Becher di Lipsia, dove ebbe una grande influenza sui poeti della scuola sassone. Morì a Potsdam e fu sepolto nel Südfriedhof di Lipsia.”,”GERS-034″
“MAURER Georg, a cura di Walfried HARTINGER Christel HARTINGER e Eva MAURER”,”Werke in zwei Bänden. Band II.”,”Georg Maurer (Reghin, 11 marzo 1907 – Potsdam, 4 agosto 1971) è stato un poeta e saggista tedesco. Biografia Figlio di un insegnante, nacque a Reghin, in Austria-Ungheria (ora in Romania), prima di trasferirsi in Germania nel 1926. Studiò storia dell’arte, germanistica e filosofia a Lipsia e Berlino fino al 1932. Fu soldato durante la seconda guerra mondiale. Dal 1955 fu docente, poi professore presso l’Istituto di letteratura Johannes R. Becher di Lipsia, dove ebbe una grande influenza sui poeti della scuola sassone. Morì a Potsdam e fu sepolto nel Südfriedhof di Lipsia.”,”GERS-035″
“MAURIAC Francois”,”Memoires politiques.”,”MAURIAC Francois era membro dell’ Academie Francaise. Mauriac (François), scrittore francese (Bordeaux 1885 – Parigi 1970). Appartenente a una famiglia della ricca borghesia provinciale, religiosa e conformista, Mauriac fu allievo dei marianisti del collegio di Caudéran e, dopo gli studi letterari compiuti a Bordeaux, si trasferì a Parigi, dove esordì nel 1909 con un libro di versi, Le mani giunte, seguito da Addio all’adolescenza (1911). Gli slanci e le ribellioni dell’adolescenza costituirono il tema, a sfondo autobiografico, dei primi romanzi, Il fanciullo incatenato (1913) e La toga pretesta (1914). Superata la prova della guerra, durante la quale venne anche ferito, ritornò al romanzo, ampliando i suoi orizzonti narrativi dai conflitti intimi dell’individuo alla famiglia e a tutta la vita provinciale, in uno stile nervoso e suggestivo: La carne e il sangue (1920), Il bacio al lebbroso (1922), opera di grande successo, Genitrix (1923), Il deserto dell’amore(1925), Thérèse Desqueyroux (1927), Destini(1928), Groviglio di vipere (1932), Il mistero Frontenac(1933). Contemporaneamente espresse le sue preoccupazioni di cattolico e i suoi problemi di scrittore in alcuni saggi: Il romanzo (1928), La vita di Jean Racine (1928), Sofferenze e felicità del cristiano (1931), Il romanziere e i suoi personaggi (1933). L’intensa attività del periodo successivo continuò, seppure in tono minore, sulla strada del romanzo (Angeli neri, 1936; Le vie del mare, 1938; La farisea, 1940), ma sfociò anche nel poderoso Diario (3 voll., 1934- 1940) e nella Vita di Gesù (1936). Col dramma Asmodea(1938) iniziò la sua collaborazione al teatro, continuata dopo la guerra con Amarsi male (1945), Passaggio del diavolo(1948) e Il fuoco sulla terra (1950). Già impegnato durante la guerra civile di Spagna contro le forze della reazione, fu tra i primi ad aderire alla Resistenza durante l’occupazione tedesca: prova ne sia la pubblicazione del Quaderno nero (1943), con lo pseudonimo di F OREZ. Dopo la Liberazione, oltre a qualche nuovo romanzo (Le Sagouin, 1951; Galigaï, 1952; L’agnello, 1954), diede soprattutto articoli politici, pubblicati nell’Express e nel Figaro, parte raccolti nel seguito del Diario (1950-1953), parte nel Bloc-Notes(1958, 1961). Tra le ultime opere critiche e autobiografiche figurano: Incontro con Barrès (1945), Du côté de chez Proust (1947), Memorie interne (1959) e Nuove memorie interne (1965). Nel 1964 scrisse un libro sul generale De Gaulle, di cui si fece strenuo difensore nei suoi articoli politici. Nel 1969 pubblicò il romanzo Un adolescente d’altri tempi (storia dell’ educazione sentimentale di un giovane, nel primo decennio del Novecento). Postuma è uscita la raccolta della sua corrispondenza con A. Gide, relativa agli anni 1912-1950. La parte più originale dell’opera di Mauriac rimane quella romanzesca. Partendo dal realismo ottocentesco e dalla tradizione psicologica classica, lo scrittore riesce profondamente originale per le descrizioni febbrili, allucinate, di ambienti provinciali soffocati, in cui si scatenano violente passioni. I suoi personaggi, divisi tra il peccato e il rimorso, trovano salvezza solo nella grazia divina. Cattolico convinto, Mauriac si dimostra decisamente anticonformista nel trattare i temi dell’ipocrisia borghese e dell’arido formalismo. Accademico di Francia dal 1933, ebbe il premio Nobel per la letteratura nel 1952. (RIZ)”,”FRAV-068″
“MAURIAC Francois”,”De Gaulle.”,”DE-GAULLE si pronuncia contro il progetto della Comunità Europea di Difesa (CED). (pag 187) Sull’ Unione Europea: “”la Comunità europea non potrà conservarsi e svilupparsi a fortiori, senza una cooperazione politica””. (pag 194) “”Non vogliamo l’ unione europea, se non con un’ integrazione a direzione sopranazionale! Non vogliamo l’ unione europea se l’ Inghilterra non ne fa parte! Non vogliamo l’ unione europea, se non si incorpora in una comunità atlantica!”” (pag 194)”,”FRAV-084″
“MAURICE COMTE DE SAXE (MAURIZIO CONTE DI SASSONIA)”,”Memoires sur l’art de la guerre. Nouvelle édition conforme è l’original, et augmentés du Traité des légions, ainsi que de quelques Lettres de cet illustre capitaine sur ses opérations militaires.”,”Maurìzio conte di Sassonia, detto Maresciallo di Sassonia. Figlio (Goslar 1696 – Chambord 1750) dell’elettore di Sassonia Federico Augusto I, poi Augusto II re di Polonia, e della contessa Aurora di Königsmarck, fu educato, fin da giovane, alla vita delle armi e combatté, tra il 1709 e il 1717, nelle Fiandre, in Polonia, in Pomerania e contro i Turchi; nel 1720 entrò al servizio della Francia. Nel 1726 la Dieta della Curlandia lo elesse duca, ma M. incontrò l’ostilità della Russia, che gli inviò contro un esercito; l’anno dopo fu pertanto costretto a lasciare il paese. Generale dell’esercito francese dal 1736, diede prova della sua capacità militare durante le guerre di successione polacca e austriaca: nel 1741 conquistò Praga, nel 1745 vinse a Fontenoy e nel 1746-47 occupò Namur, Lovanio, Malines, Charleroi e Berg-op-Zoom. Ritiratosi a vita privata nel 1748 (nel 1744 Luigi XV lo aveva nominato maresciallo di Francia), trascorse i rimanenti anni della sua vita nel castello di Chambord. (Trec)”,”QMIx-006-FSL”
“MAURIENNE”,”Il disertore. Torturatore o disertore: un bivio nella coscienza di ogni soldato in partenza per l’Algeria. Una drammatica testimonianza che la Francia non ha potuto conoscere.”,”‘Libro giunto anonimo all’editore francese e subito sequestrato dalla polizia di De Gaulle’ (pag 5) “”Il dottor B. è un vecchio progressista; che ha esercitato a lungo in Africa. Appena giunto in Algeria, durante la guerra, era rimasto disgustato dal razzismo dominante, che si rivelava perfino nei discorsi dei suoi più simpatici colleghi europei; essi non ne avevano più nemmeno coscienza. Prese posizione a modo suo: visite gratuite per i poveri e tre volte più care per i coloni. In tal modo si fece un mucchio d’amici musulmani, spesso fra i nazionalisti militanti. Fin dall’inizio della guerra in Algeria aveva protestato contro il principio della “”pacificazione”” e aveva avuto duri scontri con gli europei del posto, ricevendo minacce di morte sempre più precise”” (pag 47)”,”AFRx-085″
“MAURIN Joaquim”,”Hacia la segunda revolucion. El fracaso de la republica y la insurrecciòn de octubre.”,”MAURIN inizialmente su posizioni anarchiche, diede vita al BOC e fu uno dei fondatori del POUM. “”Ogni situazione rivoluzionaria – prosegue Lenin – non genera necessariamente una rivoluzione; ciò perché questa non si realizza sino a che il fattore soggettivo, ovvero, l’ inclinazione della classe rivoluzionaria per l’ azione rivoluzionaria, l’ inclinazione delle masse sufficientemente forti, per rompere o scuotere il vecchio Governo, che, anche nell’ apogeo della crisi, non “”cadrà se non so si farà cadere””””. (pag 169) Alianza Obrera nacque a Barcellona nel corso della primavera del 1933. Barcellona che politicamente era una provincia, dal punto di vista della lotta di classe e del movimento operaio, è stata un centro fondamentale.”,”MSPx-036″
“MAURÍN Joaquín”,”Revolución y contrarrevolución en España.”,”Il libro è stato scritto ‘a caldo’ (1934-35) nel corso degli avvenimenti rivoluzionari dell’Ottobre 1934. “”Marx, en su ‘Critica del Programma de Gotha’, se alzó indignado contra el resabio de las doctrinas de Lassalle que habia en aquella frase del Programma que decía que frente a la clase obrera “”todas las demás clases non forman más que una masa reaccionaria””. La Internacional Comunista ha llevado este principio más allá aún de lo que Lassalle hubiese pensado. Marx criticó la idea de que la sociedad se dividiá, matemáticamente, en dos campos: a un lado, la clase trabajadora, y al otro lado, todas las demás clases formando un bloque reaccionario. Lassalle, si bien era dialéctico – era un discípulo de Hegel – no había logrado dar a la diálectica el sentido materialista que Marx aplicó a toda su doctrina. La burguesía ha sido una fuerza revolucionaria con relación al feudalismo. La pequeña burguesía, en determinados momentos, puede ser un factor revolucionario que ayude a la clase trabajadora. Si Lenin no hubiera tenido en cuenta esta crítica de Marx, si él hubiera creído también que frente al proletariado las demás clases no forman más que una masa reaccionaria, la Revolución de octubre no hubiese triunfado nunca. A la victoria del proletariado ruso contribuyeron dos importantes fuerzas burguesas: los campesinos y el movimiento de liberación nacional. Sin estos dos apoyos, la Revolución rusa no existiría. Lenin dijo en 1915 – y porque lo creyó así pudo trionfar 1917 – que “”la revolución socialista en Europa ‘no puede’ ser otra cosa que una explosión de la lucha de masas de todos aquellos que están oprimidos y descontentos, sean quienes fueren. Sectores de la pequeña burguesía y de los obreros atrasados tomarán parte fatalmente. Sin su participación la lucha de masas es imposible, ninguna revolución es posible”””” [Joaquín Maurín, Revolución y contrarrevolución en España, 1966] (pag 112-113)”,”MSPG-253″
“MAURIN J.”,”L’anarcho-syndicalisme en Espagne.”,”Opuscolo critico nei contronti del movimento anarchico e dell’anarco-sindacalismo spagnolo Pubblicità in quarta di copertina delle pubblicazioni: – Internazionale Syndicale Rouge, rivista mensile – I.S.R. (quindicinale) edita dal Bureau dell’I.S.R. per i paesi latini in supplemento della ‘Vie ouvriere’, redazione Parigi.”,”ANAx-484″
“MAURINI Alessandro”,”Aldous Huxley. The Political Thought of a Man of Letters.”,”Alessandro Maurini lavora nell’Università di Torino. Compie ricerche nel campo del pensiero politico moderno e contemporaneo. ‘Notizie biografiche di Aldous Huxley Aldous Leonard Huxley (1894-1963) è stato uno scrittore e filosofo britannico, noto per i suoi romanzi distopici e le sue opere di saggistica. Nato a Godalming, nel Surrey, Huxley proveniva da una famiglia di intellettuali: suo nonno era il famoso biologo Thomas Henry Huxley, e i suoi fratelli Julian e Andrew Huxley divennero rispettivamente un biologo e un fisiologo di fama mondiale2. Huxley studiò a Eton e successivamente al Balliol College di Oxford, dove si laureò in letteratura inglese. Durante la sua carriera, pubblicò quasi 50 libri, tra cui romanzi, saggi, racconti brevi e poesie. Tra le sue opere più celebri ci sono “”Il mondo nuovo”” (1932), una visione distopica del futuro, e “”Le porte della percezione”” (1954), un resoconto delle sue esperienze con la mescalina1. Huxley si trasferì negli Stati Uniti negli anni ’30 e visse a Los Angeles fino alla sua morte nel 1963. Fu nominato per il Premio Nobel per la Letteratura nove volte e fu eletto Compagno di Letteratura dalla Royal Society of Literature nel 1962. Era noto anche per il suo interesse per il misticismo filosofico e la parapsicologia’ 3 (f. copilot)”,”BIOx-015-FMB”
“MAURO Frederic”,”Storia dell’ economia mondiale, 1790-1970.”,”MAURO Frederic professore nell’ Università di Parigi X. Indebitamento cinese. “”La Cina, ha bisogno di capitali in due modi. Da una parte nei “”porti aperti”” agli europei, i quali fanno eseguire dei lavori pubblici che permettono loro di installarsi (rete stradale, acqua, elettricità) e creano case di commercio, costruiscono ferrovie, coltivano miniere. Dall’altra il governo cinese ha bisogno di denaro sia per investire sia per fare la guerra. Nel 1894-95, ad esempio, la Cina è sconfitta dal Giappone. Essa deve pagare una indennità di guerra di 700 milioni di franchi. Nel 1895 s’ indebita con la Russia per 400 milioni, contro la concessione della Transmanciuriana. Nel 1897 chiede un prestito ad un gruppo finanziario anglo-tedesco, garantito da una parte dei gettiti delle dogane marittime. Nel 1901 c’è la rivolta dei Boxers. Gli europei intervengono; la Cina è battuta. Col trattato del 1901 essa promette una indennità di 1.700 milioni di franchi. Per pagarla, il governo cinese è costretto a ancora una volta a chiedere prestiti. (…)””. (pag 161)”,”ECOI-164″
“MAURO Frédéric, edizione italiana a cura di Ottavio BARIE'”,”L’ espansione europea: 1600 – 1870.”,”””Altri conoscitori della vita dell’ Estremo Oriente hanno dato spiegazioni di questo fatto, allora e successivamente. L’ essere vissuto tre secoli dopo i primi missionari in CIna non ha impedito a un nostro contemporaneo, il padre Cadière, di dare sulla famiglia e la religione dei paesi annamiti spiegazioni assai sfumate che meritano di essere comprese. Secondo lui, la famiglia, in Estremo Oriente, non comprende soltanto i vivi, ma anche i morti. Punto di grandissima importanza perché, per la sua stessa composizione, la famiglia in senso lato è essenzialmente religiosa e comprende i membri soprannaturali. Gli antichi greci si inorgoglivano di essere imparentati con gli dei. Presso gli annamiti il più povero dei contadini, il più miserabile dei coolies può dire altrettanto””. (pag 319)”,”EURE-050″
“MAURO Walter a cura; antologia di scritti di GIRAUDOUX BERNANOS MAURIAC ARAGON CHAMSON MALRAUX VERCORS DECOUR BRUCKBERGER EMMANUEL TARDIEU ELUARD THOMAS CAMUS SARTRE SAINT-EXUPERY GUEHENNO MORGAN CRIEL CALET PERSE AMROUCHE MARITAIN SUPERVIELLE GIDE ISAAC GARCON DE-BEAUVOIR VILDRAC AURY MARTIN-CHAUFFIER SOUPAULT”,”La resistenza nella letteratura francese. Dalla 2° guerra mondiale all’Algeria.”,”Contiene: ‘Dichiarazione sul diritto all’insubordinazione nella guerra d’Algeria’ (pag 460) Scritti di GIRAUDOUX BERNANOS MAURIAC ARAGON CHAMSON MALRAUX VERCORS DECOUR BRUCKBERGER EMMANUEL TARDIEU ELUARD THOMAS CAMUS SARTRE SAINT-EXUPERY GUEHENNO MORGAN CRIEL CALET PERSE AMROUCHE MARITAIN SUPERVIELLE GIDE ISAAC GARCON DE-BEAUVOIR VILDRAC AURY MARTIN-CHAUFFIER SOUPAULT”,”FRAV-130″
“MAURO Ezio”,”L’anno del ferro e del fuoco. Cronache di una rivoluzione.”,”San Pietroburgo ha cambiato nome tre volte dopo la fondazione da parte di Pietro il Grande nel 1703. Nel 1914 con la Prima guerra mondiale si cancella il termine ‘burg’ troppo tedesco e la città è ribattezzata Pietrogrado. Nel 1924 con la morte di Lenin il nome cambia in Leningrado. nel 1991 con la caduta dell’Urss, si torna a San Pietroburgo. I russi e in particolare i suoi abitanti la chiamano ‘Piter’. Prima della rivoluzione d’Ottobre in Russia vigeva il calendario giuliano, con una differenza di 13 giorni rispetto al calendario gregoriano in vigore in Occidente. Con un decreto, il governo bolscevico ha introdotto il calendario gregoriano dal 1° febbraio 1918 che è diventato 14 febbraio. (Nota redazionale) Ezio Mauro è stato dal 1996 al 2016 direttore di ‘Repubblica’.”,”RIRx-184″
“MAURO Walter a cura; antologia di scritti di GIRAUDOUX BERNANOS MAURIAC ARAGON CHAMSON MALRAUX VERCORS DECOUR BRUCKBERGER EMMANUEL TARDIEU ELUARD THOMAS CAMUS SARTRE SAINT-EXUPERY GUEHENNO MORGAN CRIEL CALET PERSE AMROUCHE MARITAIN SUPERVIELLE GIDE ISAAC GARCON DE-BEAUVOIR VILDRAC AURY MARTIN-CHAUFFIER SOUPAULT”,”La resistenza nella letteratura francese. Dalla 2° guerra mondiale all’Algeria.”,”Questo volume contiene un ampio studio critico e una vasta documentazione sull’evolversi della cultura francese dal 1939, al tempo dei primi attentati hitleriani al mondo libero, fino al 1960, l’anno in cui la drammatica tensione con l’Algeria ha nuovamente posto gli intellettuali di Francia di fronte alle proprie responsabilità civili e umane. La parte antologica contiene scritti inediti in Italia sull’occupazione nazista della Francia di Giraudoux, Bernanos, Mauriac, Aragon, Malraux, Vercors, Emmanuel, Eluard, Camus, Sartre, Saint-John Perse, Maritain, Supervielle, Gide, Simone de Beauvoir, tra gli altri. La seconda parte, dedicata alla guerra d’Algeria, contiene testimonianze di scrittori francesi e algerini e parti di opere, di scrittori di varie tendenze, sequestrate recentemente in Francia (1961). L’autore, Walter Mauro, è nato a Roma, dove ha svolto attività di giornalista e di scrittore. Dedicatosi fin dagli inizi alla saggistica e alla critica militante, ha già pubblicato un volume di studi intitolato ‘Leopardi e la luna’ e un’inchiesta sul romanzo italiano di largo raggio e di vaste proporzioni che ha ottenuto una buona accoglienza dal pubblico e dalla critica. Mauro si può considerare uno dei maggiori critici e saggisti del nostro tempo. (“,”FRAV-003-FGB”
“MAURO Ezio”,”La mummia di Lenin.”,”Ezio Mauro, direttore de ‘La Stampa’ dal 1992 al 1996, e de ‘La Repbblica’ dal 1996 al 2016, ha scritto vari libri tra cui ‘Lo scrittore senza nome. Mosca 1966: processo alla letteratura’ (2021). Stalin e lo spirito di clan georgiano. “”C’era in più qualcosa che durerà nel tempo: lo spirito georgiano del clan, i legami intrecciati delle famiglie, i vincoli di gruppo nati nell’illegalità e per questo sacri ed eterni. E un’abitudine al segreto, soprattutto al sospetto, comunque all’ombra, anzi all’oscurità: una doppia natura abituata a un registro ambivalente, passando intatta dal buio alla luce, dalla rapina alla diligenza al governo del Paese, dall’assalto al banco dei pegni o al treno dell’oro alle stanze imperiali del Cremlino. Portando come risultato un’inclinazione costante alla clandestinità, un’ossessione permanente per la vigilanza, il senso quasi fisico e animalesco del pericolo, il sentimento dell’inevitabilità delle trame, sia come arma d’offesa sia come minaccia da cui difendersi. Questo spiega la prudenza di Stalin nel Bjuro e nel Sovnarkom (Consiglio dei Commissari del popolo dell’Unione Sovietica), negli anni di Lenin. Era sbarcato dalla criminalità all’istituzione, bene così. Inutile inseguire Trotzskij nella fascinazione della sua cultura, nel magnetismo oratorio dei comizi notturni al Circo Moderno, nell’eleganza concettuale della scrittura, dov’era irraggiungibile e sembrava saperlo: con un’attenzione rivolta a se stesso come se ogni volta si osservasse dalla platea (dove arrivavano ad applaudirlo i suoi figli) mentre agiva sul palco della rivoluzione, affiancando il pensiero all’azione, ma anche la boria all’intelligenza. Meglio aspettarlo qui, nel centro del centro del comando – ragiona Stalin -, dentro l’apparato del partito dove s’incontrano e si riconoscono i quadri di ogni provincia e di qualsiasi livello, dove nascono e si custodiscono relazioni e alleanze, si scambiano debiti e crediti politici, e dove prima o poi ogni scelta rilevante deve passare. Il luogo politico del ragno, con la pazienza della tartaruga, il veleno del serpente. Dando intanto a Lenin ciò che in quei primi anni cercava in Stalin, fermezza, durezza, tenacia, astuzia. Ilic coglieva questi tratti nel commissario alle Nazionalità, e sapeva sfruttarli come qualità. Gli altri in Stalin scorgevano solo “”mediocrità”” politica e inerzia burocratica, come Trotzskij o, addirittura, come Nikolaj Sakharov, vedevano in lui appena “”una macchia grigia””, indistinta. Ma Lenin, talvolta, si era accorto di quel lampo di un istante negli occhi, che improvvisamente sembravano gialli: e non poteva sapere a cosa Soso-Koba-Stalin in quel momento stava pensando. Così, quando nell’aprile 1922 l’XI Congresso del Partito comunista introduce la carica di segretario generale, il nome di Stalin avanzato da Zinoviev non desta alcun allarme. Nessuno pensa che si debba eleggere un leader, che c’è già, indiscusso, ed è naturalmente Lenin: si tratta di nominare un coordinatore del Bjuro, che amministri le faccende interne sgombrando il tavolo di lavoro del capo del governo, risponda alle domande della periferia del partito, segua con attenzione il divenire della nomenklatura politica allargata nelle Russie sterminate, istruisca le pratiche tenendo sempre sotto controllo il polso del paese. (…) E nello stato maggiore, quasi mimetizzato nel corpo del partito, incolore come l’apparato, silenzioso in seconda fila, abituato a eseguire senza pretendere è pronto Stalin, che a quarantadue anni sembra tagliato, modellato e smussato dal partito su misura per quella carica tecnica. Nessuna riserva esplicita: solo chi conosce bene Lenin legge come un colpo di riequilibrio la sua risposta a Molotov che critica Trotzskij: “”La lealtà del compagno Trotzskij nei rapporti interni di partito è superiore a ogni sospetto”””” (pag 96-98) [Ezio Mauro, ‘La mummia di Lenin’, Feltrinelli editore, Milano, 2025]”,”LENS-335″
“MAUROIS André”,”Storia degli Stati Uniti.”,”André MAUROIS (pseud di Emile HERZOG) è nato a Elbeuf nel 1885 da una famiglia di grandi industriali alsaziani israeliti emigrati in FR. La sua vocazione letteraria si manifestò subito dopo la 1° GM. Si è dedicato alla biografia ottenendo grandi consensi di critica e di pubblico. Nel 1938 è entrato a far parte dell’ Academie Francaise.”,”USAG-005″
“MAUROIS André”,”La vie de Disraeli.”,”Disraeli (Benjamin), politico e scrittore (Londra 1804-1881), figlio di Isaac D’Israeli. Di carattere eccentrico, come tutti i giovani aristocratici romantici di allora, tentò in un primo tempo la carriera letteraria; dopo i primi insuccessi, ebbe qualche fortuna con il suo romanzo Vivian Grey (1826). Tra il 1828 e il 1831 compì un lungo viaggio attraverso la Spagna, l’Italia e il Levante; si dedicò poi alla vita politica, presentandosi come candidato radicale a un’elezione parziale nel 1832, ma non fu eletto. Passò quindi al partito tory, giustificando il voltafaccia in una serie di brillanti pamphlets politici in cui proclamava la sua fede in un conservatorismo progressivo. Eletto ai comuni nel 1837 riuscì a imporsi rapidamente, anche se i suoi atteggiamenti teatrali e la sua pomposa eloquenza erano estranei al temperamento britannico, e nonostante egli avesse sempre ostentato con fierezza la sua origine ebraica. Si separò tosto da Peel e formò il movimento della ‘Giovane Inghilterra’ di cui espose le idee in tre romanzi politici: Coningsby”,”UKIx-046″
“MAUROIS André”,”De Proust a Camus.”,”André MAUROIS era membro dell’ Academie Francaise”,”VARx-038″
“MAUROIS André”,”Historie parallele. Historie des Etats-Unis de 1917 à 1961.”,”MAUROIS André dell’ Accademia Francese. “”La Corte Suprema avendo dichiarato illegale il NIRA del generale Johnson, ed i suoi codici, la collaborazione degli affari con il governo presto finì. Un controllo severo la sostituì. Molte leggi limitarono le ore di lavoro, si opposero al lavoro infantile e stabilirono un salario minimo. Fu vietato ai manufatturieri di trattare certi clienti con favoritismo; tutti i ribassi dovevano essere giustificati da una reale economia sul prezzo di costo. La marima mercantile e le linee aere furono sottomesse al controllo dello Stato federale. Il primo New Deal aveva incoraggiato le associazioni industriali; il secondo riprese la lotta contro i monopoli.”” (pag 181)”,”USAS-109″
“MAUROIS André ARAGON”,”Histoire parallele. Tome 4. Conversations avec qualques américain éminents. Apercus donnés par quelques Sovietique éminents.”,”Interviste a A J.K. GALBRAITH E. BLACK J. CONANT R. HUTCHINS F.M. HECHINGER P. WHIPPLE I.I. RABI R.P. FEYNMAN P. DOBZHANSKI R. WILKINS J. SWEENEY L. BERNSTEIN MICKELSON D. DUBINSKY A.F. BURNS C. ABRAMS A. FLEISHER H. MUMFORD JONES B. CATTON S.G. STROUMLINE P.P. LOBANOV N.V. ORLOV N.I. BLOKHINE V.A. KOUTCHERENKO I.A. KAIROV S.P. TOLSTOV V.S. EMELIANOV A.V. TOPTKHIEV .I.P. FRANTSEV E.M. JOUKOV.”,”RAIx-150″
“MAUROIS André”,”Voltaire.”,”””Più tardi (Voltaire) raffreddò un poco il suo entusiasmo: “”Credevo nella mia gioventù che Newton avesse avuto fortuna a causa dei suoi grandi meriti. Mi figuravo che la corte e la città di Londra lo avessero nominato per acclamazione Gran Maestro del Tesoro del Regno. Non fu così. Isaac Newton aveva una nipote molto bella, la signorina Conduit, che piacque molto al Gran Tesoriere Halifax. Il calcolo infinitesimale e la gravitazione, non sarebbero serviti a niente senza la sua bella nipote””””. (pag 49)”,”FILx-270″
“MAUROIS André”,”Chateaubriand.”,”Francois-René de CHATEAUBRIAND (Saint-Malo 1768 Parigi 1848) scrittore francese dopo la Rivoluzione emigrò in Inghilterra. Tornato in Francia nel 1800 ebbe rapporti con NAPOLEONE ma si guastarono rapidamente. Legittimista e cattolico ottenne dopo la restaurazione una posizione politica eminente: pari di Francia, ambasciatore e ministro. La sua personalità influenzò la letteratura romantica. ‘Il genio del Cristianesimo’ apparve nel momento del risveglio religioso in Francia (letteratura al servizio della fede). Scrisse anche l’ autobiografia ‘Memorie d’ oltretomba’. “”Senza culto non hai governo. Dopo un esercito vittorioso, non conosco miglior alleato che la gente che dirige le coscienze in nome di Dio. I conquistatori abili non si battono mai con i preti. Li si può contenere e servirsi di essi volta a volta. Questa è, per quanto di dica il contrario, la buona filosofia (…). Così pensavano Cicerone, Pompeo e Cesare, che si fecero nominare pontefici supremi. Tutti questi uomini sono della vostra famiglia, che ereditò da essi grandi qualità e deve imitarli in tutto”” (1). Il cinismo è sempre impolitico. Molto schietto e acuto per parlare così, Bonaparte era, nello stesso tempo, legato quanto basta alla realtà per comprendere che la Francia avrebbe seguito essendo cristiana e cattolica””. (pag 118)”,”FRAD-046″
“MAUROIS André”,”Napoleón.”,”MAUROIS André, scrittore, è autore di saggi e biografie. “”Il dispotismo nascente fu subito notevolmente rafforzato dalla centralizzazione totale dell’ amministrazione. I prefetti (parola attinta dalla storia romana, come console), sottoprefetti e giudici erano nominati dal governo. Parigi rimase sottomessa a un regime speciale sotto la vigilanza di un prefetto di polizia. I pericoli di un potere così forte e senza controllo non tardarono molto a sorgere evidenti. Nel 1800 la moderazione del tiranno mitigava gli effetti della tirannia.”” (pag 78)”,”FRAN-064″
“MAUROIS André ARAGON Louis”,”Histoire parallèle. Tome IV. Conversations avec quelques américains éminents [Maurois] – Aperçus donnés par quelques soviétiques éminents.”,”””Maurois. Dans quelle mesure la télevision a-t-elle une influence sur la politique? Mickelson [président de CBS] La question a deux aspects. Influence sur les méthodes, sur le mécanisme politique et influence sur les votants. Sur les méthodes, l’influence est énorme. Tout le mécanisme des campagnes est transformé. L’influence sur les électeurs est plus difficile è estimer. C’est un fait que, depuis la TV, les Américains votent davantage; l’interêt a augmenté. Les statistiques ne laissent aucun doute. Maintenant sont-ils assez intéressés pour réfléchir plus sérieusement aux question exigées, je n’en sais rien””. (pag 119)”,”RAIx-289″
“MAUROIS André”,”Prométhée ou La vie de Balzac. I.”,”André Maurois de l’Académie françoise. “”Entre Faust et Prométhée, j’aime mieux Prométhée”” (Balzac) [‘Avant de travailler au ‘Père Goriot’, Balzac avait publié chez Mme Béchet, dans les ‘Scènes de la Vie parisienne’, le début d’une étrange et belle histoire: ‘La Fille aux Yeux d’Or’, qu’il termina en 1835. A cette nouvelle assez courte, épisode de l”Histoire des Treize’, il faut attacher grande importance. Voici pourquoi. Elle commence par un brillant essais sur Paris, «vaste champ incessamment remué par une tempête d’intérêts» où l’on rencontre, non des visages, mais des masques. «Masques de faiblesse, masques de force, masques de misère, masques de joie, masques d’hypocrisie; tous exténués, tous empreints des signes ineffaçables d’une haletante avidité. Que veulent-ils? De l’or, ou du plaisir?» (1). Dans cet enfer, «où tout fume, tout brûle, tout brille, tout bouillonne, tout flambe, s’évapore, s’éteint», Balzac distingue cinq classes: ‘le monde qui n’a rien’, l’ouvrier, le prolétaire, le boutiquier; puis, deuxième groupe: ‘le monde qui a quelque chose’, commerçants en gros, employés, clercs, en un mot, le bourgeois. Que veut le bourgeois? «Le briquet du garde national, un immuable pot-au-feu, une place décente au Père-Lachaise et, pour sa vieillesse, un peu d’or légitimement gagné» (2). Troisième cercle de cet enfer «qui peut-être un jour aura son Dante», les avoués, avocats, médicins, notaires, tout confesseurs de cette société qu’ils méprisent. Quatrième cercle: le monde des artistes, visages noblement brisés,mais brisés, assasinés par les rivalités, les calomnies. Enfin, cinquième cercle, l’aristocratie, la haute propriété, les salons aérés, dorés, le monde riche, oisif, renté. Là rien de réel. La politesse couvre un mépris continuel. La vanité règne, et l’ennui. Une vie creuse modèle des visages de carton «cette physionomie des riches où grimace l’impuissance, où se reflète l’or et l’où l’intelligence a fui» (3). C’était, en quelques pages, une fresque géante, poussée au noir, mais admirable. Ce mouvement excessif de Paris, continuait Balzac, profite à quelques êtres privilégiés (…)’ (pag 351-352)] [(1) Balzac: ‘La Fille aux Yeux d’Or’, ‘Pléiade’, t. V, p. 255; (2) ibid., t. V, pp. 261, 267; (3) Ibidem] Parigi, “”un vasto campo costantemente mosso da una tempesta di interessi”””,”BIOx-318″
“MAUROIS André”,”Storia d’Inghilterra.”,”Ritratto di Cromwell (pag 417)”,”UKIx-128″
“MAUROIS André”,”Storia degli Stati Uniti.”,”Andrè Maurois pseudonimo di Emile Herzog nato nel 1885, allievo del filosofo Alain. Nelle opere storiche Maurois moltiplica le prospettive psicologiche sul comportamento e sull’evoluzione degli uomini e dei popoli…”,”USAG-006-FL”
“MAUSS Marcel a cura di DI-DONATO Riccardo”,”I fondamenti di un’antropologia storica.”,”I fondamenti di un’antropologia storica è una raccolta di saggi costruita a sostegno di un’ipotesi interpretativa che identifica nella nozione di civiltà un risultato importante, soprattutto per gli esiti che determina nel lavoro degfli storici. MAUSS-M si espresse nella forma del contributo breve e non sistematico e privilegiò l’intervento critico sull’opera altrui come momento di elaborazione del proprio pensiero. Lo studioso fu coinvolto nell’impresa fondativa della scuola sociologica francese, la redazione dell’ “”Année Sociologique””, tenne per un quarantennio l’insegnamento di Storia dielle Religioni dei popoli non civilizzati e partecipò in modo appassionato alla vicenda politica del suo tempo. Il volume mostra profonda interrelazione tra gli aspetti della vita intellettuale e politica dell’antropologo francese.”,”SCIx-080″
“MAUSS Marcel, a cura di Riccardo DI-DONATO”,”I fondamenti di un’antropologia storica.”,”Marcel Mauss (1872-1950), nipote di Émile Durkheim, contribuì con la sua opera al superamento della rigidezza metodologica dell’école sociologique française e alla sua apertura ad una particolare antropologia. I suoi studi più noti sono tradotti, con una importante introduzione di Claude Lévi-Strauss, nel volume Teoria generale della magia e altri saggi. Riccardo Di-Donato insegna Antropologia del mondo antico nell’Università di Pisa. Tra le sue pubblicazioni: Gli uomini, le Società, le Civiltà. Uno studio intorno all’opera di Marcel Mauss, Per una antropologia storica del mondo antico.”,”TEOS-066-FL”
“MAUSS Marcel”,”Teoria generale della magia e altri saggi.”,”Marcel Mauss (1872-1950), nipote di Émile Durkheim, contribuì con la sua opera al superamento della rigidezza metodologica dell’école sociologique française e alla sua apertura ad una particolare antropologia. I suoi studi più noti sono tradotti, con una importante introduzione di Claude Lévi-Strauss, nel volume Teoria generale della magia e altri saggi. Marcel Mauss nacque a Epinal nel 1872. Alla Sorbona, a partire dal 1900, insegnò storia delle religioni indiane e quindi storia delle religioni dei popoli primitivi. Morì a Parigi nel febbraio 1950.”,”TEOS-067-FL”
“MAUTINO Aldo, a cura di Norberto BOBBIO”,”La formazione della filosofia politica di Benedetto Croce. Con uno studio sull’autore e la tradizione culturale torinese da Gobetti alla Resistenza di Gioele Solari.”,”Croce e l’azione in Marx “”Egli [Croce] proponeva ormai una prospettiva critica. “”Nell’opera di Marx, c’è una filosofia e c’è un complesso di consigli pratici””. “”Delle due parti, quale merita maggiore considerazione?”” “”E, caduta la prima sotto i colpi della critica, la seconda è anch’essa distrutta?”” (26). Per parte sua, e nel rispondere alla prima quistione, egli non esitava a dare principale rilievo a quello che denominava il “”complesso di consigli pratici””. Gli sembrava che il Marx avesse avuto personalità interessi tendenze, e che di conseguenza avesse svolto opera precipuamente di uomo politico. Il suo pensiero scientifico, diretto a creare un nuovo metodo di rivoluzione sociale, gli appariva anch’esso sottomesso presso che interamente all’azione. Persino molte proposizioni filosofiche e storiche, l’intendimento delle quali gli era parso finora ignoto o dubbio, riteneva che potessero ricevere da questo punto di vista nuova luce. Così le soluzioni fornite ai problemi gnoseologico, e della religione, della vita sociale, della famiglia, si rivelavano, a suo parere, espressione delle tendenze pratiche di ‘rivoluzionari’ che si proponevano non di interpretare variamente il mondo, sì di cambiarlo. Che la filosofia hegeliana fosse stata capovolta dal marxismo prendeva appunto questo significato: che la filosofia, contemplazione della vita quale essa è, e di cui l’hegelismo pretendeva di essere l’ultima e definitiva manifestazione, fosse stata sostituita dall’attività pratica rivoluzionaria, creatrice e rinnovatrice della vita quale essa deve essere. Solo in questo senso, i lavoratori intesi come la nuova classe politica sorta sulla rovina del mondo feudale capitalistico, potevano considerarsi, secondo le parole dell’Engels, gli eredi della filosofia classica tedesca””. [Aldo Mautino, La formazione della filosofia politica di Benedetto Croce, 1953] (pag 164-165) [(26) ‘Conversazioni’, I, pp. 282-83, 297-300; e ‘Materialismo storico’, pp. 58, 165]”,”CROx-045″
“MAUVILAIN-GUILLOT Barbara COURTOIS Jocelyn SARRAZIN Didier-Henri a cura”,”Les pôles européens de développement: sept profils différents.”,”Jean BERGOUGNOUX presidente del GERI Liguria. “”La classe “”médio-italienne”” regroupe des régions d’Italie intermédiaires entre la plaine du Pô et le Sud de la péninsule. Ces régions se distinguent de la classe axiale par une part très élévée des plus de soixante-cinq ans dans la population (20,1%) et une part très faible des moins de vingt-cinq ans (24.7%). Cette population a un taux de natalité très faible de 7.4 (per mille) et est très moyennement active (48, 6%). (…) Le PIB par habitant atteint près de 21.000 écus, presque autant que dans la classe axiale. Deux régions du pôle de développement italien appartiennent à cet ensemble, le Piémont et la Ligurie. La structure économique de la région de Gênes semble plus tournée vers le tertiaire que vers l’industrie, mais ce sont des services fournis à l’industrie de l’arrière-pays.”” (pag 119)”,”EURE-091″
“MAWDSLEY Evan”,”The Stalin years. The Soviet Union 1929-1953.”,”Evan MAWDSLEY è Reader in Modern History nell’Università di Glasgow.”,”RUSU-239″
“MAWDSLEY Evan MUNCK Thomas”,”Computing for Historians. An Introductory Guide.”,”Evan Mawdsley is Reader and Thomas Munck is Senior Lecturer in the Department of Modern History at the University of Glasgow. List of figures, Listr of tables, Preface, Appendix: I) The Gorbals census dataset, II) CD-ROM and on-line historical bibliographies, Glossary, Select bibliography, index,”,”STOx-040-FL”
“MAWDSLEY Evan”,”The Russian Revolution and the Baltic Fleet. War and Politics, February 1917 – April 1918.”,”Evan Mawdsley is Senior Lecturer in The Department of Modern History in the University of Glasgow. He has written a book on the Baltic fleet in the Russian Revolution as well as a history of the ensuing Civil War. List of Illustrations, Preface, List of Abbreviations, Conclusion, Appendices: 1. Baltic Fleet Personnel, 2. Baltic Fleet Order of Battle, 3. Democratic Organisations, Bibliography, Index, notes,”,”RIRO-096-FL”
“MAWDSLEY Evan”,”The Stalin years. The Soviet Union, 1929-1953.”,”Evan Mawdsley is a Reader in modern History at the University of Glasgow. Introduction, conclusion, selected documents, bibliographical essay”,”STAS-018-FL”
“MAWDSLEY Evan e Margaret”,”Blue Guide. Moscow and Leningrad.”,”Evan Mawdsley is a university teacher specializing in modern Russian history. He was educated in America at Haverford College, and later received a Ph.D. from the University of London’s School of Slavonic and East European Studies. Margaret Mawdsley died of cancer in 1984, at the age of 36. Graduating with an M.A. (Hons.) in Russian from Aberdeen University, she became a teacher of foreign languages. Note on the Second Impression, Biographical Note, Preface, Notes on History and Culture, Glossary of Architectural and Historical Terms, n.16 Maps, foto, illustrazioni, Index,”,”RUSx-222-FL”
“MAXE Jean”,”De Zimmerwald au Bolchevisme ou Le triomphe du marxisme pangermaniste. Essai sur le menées internationalistes pendant la guerre, 1914-1920.”,”MAXE Jean “”Cependant, Lénine avait immédiatement proposé son assistance révolutionnaire. “”La république des soviets ayant offert une alliance à l’Allemagne, l’Entente annonça qu’elle considérait cette alliance comme un cas de guerre et renforcerait le blocus”” (Caussy, Humanité, 1° nov. 1919). Jusque-là, les chefs bolcheviks s’étaient contentés de la propagande. “”Ils ont combattu l’Allemagne avec l’arme la plus redoutable du monde: la propagande, seule arme contre laquelle l’épée est finalement impuissante”” (1), écrit John Reed, le meneur communiste américain. Maintenant, il importait d’agir plus efficacement encore. Dès le lendemain de l’armistice, l’un des principaux commissaires du peuple, Karl Radek, annonça en termes menaçants qu’une armée rouge de plusieurs millions d’hommes irait sur le Rhin rétablir la situation de l’Allemagne et écraser les Alliés (2). Effectivement, le 11 novembre , l’armée rouge, sur l’ordre de Trotsky, commençait l’offensive contre les pays de la Baltique et la Pologne, tands que les Allemands, en cédant le terrain, abandonnaient sur place leru matériel, favorisant ainsi l’avance révolutionnaire. “”La période des grandes batailles va commencer””, dira bientôt Pilsudski. En effet, c’est de ce moment que date la grande activité de l’armée bolchevique.”” (pag 127-128)”,”INTT-258″
“MAXIMOV Grigori Petrovich”,”Lenin’s Terror within the Party.”,”Grigori Petrovich MAXIMOV (1893-1950) era un anarchico sindacalista russo. Dopo aver compiuti studi sacerdotali, andò a Pietroburgo dove si laureò in agronomia alla Accademia Agricola nel 1915. Si unì come studente al movimento rivoluzionario e fu un attivo propagandista. Dopo la rivoluzione del 1917 si arruolò nell’ Armata Rossa. Si oppose all’ utilizzo dell’ esercito per operazioni interne di polizia e fu condannato a morte. Nel 1918 pubblicò un giornale anarco-sindacalista Golos Truda. Divenne una figura principale di NABAT (l’ organizzazione anarchica ucraina, organizzata da VOLIN). Fu imprigionato dai bolscevichi in occasione della rivolta di Kronstadt, nel 1921. Venne espulso dalla Russia assieme a VOLIN e altri. Centro: il minimo di errori. “”L’ 11° convegno del partito fu l’ ultimo a cui Lenin fu presente. Lì tutte le opposizioni erano svanite eccetto l’ Opposizione Operaia, che era stata abbastanza attiva nel periodo tra i due convegni. La sua ribellione contro la ‘Nuova Politica Economica’ (NEP) di Lenin aveva, l’ abbiamo già visto, provocato una minaccia di armi automatiche. L’ Opposizione Operaia presentò una protesta all’ Internazionale Comunista, di conseguenza il Comitato Centrale guidato da Lenin spinse a fondo violentemente sull’ 11° Convegno. Ciò che esasperò Lenin e la più alta burocrazia del partito fu la richiesta di limitare i diritti autocratici del Comitato Centrale, specialmente il suo controllo nella collocazione dei membri del partito. “”Se il Comitato Centrale, disse Lenin, è privato del diritto di nominare i membri del partito, non sarà in grado di dirigere e plasmare la politica del partito. Sebbene commettiamo errori qui e là nel ricollocare la gente, ancora una volta mi assumo la responsabilità di dire che il Politburo del Comitato Centrale fa solo il minimo di errori. Ciò da parte nostra non sono semplici fanfaronate.”” (pag 13)”,”PARx-028″
“MAXTON James”,”Lenin.”,”””Il nome dato al nuovo giornale fu ‘Iskra’ (La scintilla), e venne deciso che un’altra pubblicazione, rivolta agli aspetti più teorici del socialismo e intitolata ‘Zarya’ (L’aurora) sarebbe stata edita sotto la stessa direzione. Una dichiarazione del Comitato di redazione dei due giornali dava una chiara idea di quale politica doveva essere perseguita: noi socialdemocratici russi dobbiamo combinare e dirigere tutti i nostri sforzi verso la formazione di un forte Partito che dovrà condurre la lotta sotto la bandiera unita della Socialdemocrazia rivoluzionaria. Questo è precisamente il compito che fu sottolineato dal Congresso del 1898, in cui nacque il Partito Operaio Socialdemocratico Russo e che pubblicò il suo Manifesto”” (pag 49-50)”,”LENS-307″
“MAXWELL Neville”,”L’ India e la Cina: storia di un conflitto. (Tit.orig.: India’s China war)”,”Neville MAXWELL è un australiano ma è nato al Londra nel 1926. Ha studiato alla McGill University e a Cambridge. Entrato al Times come corrispondente dall’ estero nel 1955 ha passato tre anni nell’ ufficio di Washington quindi è stato inviato a New Delhi come corrispondente dall’ Asia meridionale. Nel 1967 la School of Oriental ad African Studies di Londra gli ha dato l’ incarico di scrivere questo libro. Attualmente (1973) lavora presso l’ Institute of Commonwealth Studies, Oxford University. “”Se il desiderio di togliere un po’ di foga alla richiesta che facevano i politici di un’ azione militare immediata contro la Cina contribuì a dirigere su Goa l’ attenzione del governo, questo calcolo fallì, provocando un ritorno di fiamma. La facile vittoria sui portoghesi incoraggiava naturalmente la speranza di un successo egualmente notevole contro i cinesi. Il giornalista indiano che paragonò l’ attacco di Goa “”al calpestare un topo in cucina, quando alla porta c’è una tigre””, non lamentava il destino del topo ma biasimava il governo perché non uccideva anche la tigre. La supposizione che la rapidità con cui fu portata a termine l’ operazione di Goa rispecchiasse la buona forma da combattimento delle truppe indiane (invece del fatto che i portoghesi non avevano opposto resistenza) confermava le assicurazioni del governo sulle buone condizioni dell’ esercito indiano.”” (pag 250)”,”INDx-076″
“MAXWELL Neville”,”L’India e la Cina: storia di un conflitto.”,”Naville Maxwell è australiano, ma è nato a Londra nel 1926. Ha studiato alla McGill University e a Cambridge. Entrato nel The Times come corrispondente dall’estero nel 1955 ha passato tre anni nell’ufficio di Washington. Nel 1959 è stato inviato a Nuova Delhi come corrispondente dell’Asia meridionale. Nel 1967 la School of Oriental and African Studies a Londra gli ha dato un incarico che gli ha permesso di scrivere questo libro. Attualmente lavora presso l’Institute of Commonwealth Studies, alla Oxford University.”,”ASIx-011-FL”
“MAY Arthur A.”,”La monarchia asburgica.”,”Nato nel 1889 a Rochdale (Pennsylvania), Arthur May conseguì il dottorato nell’Università della Pennsylvania nel 1925 e per quasi 40 anni, fino al 1964, anno del suo ritiro insegnò come professore di storia nella Università di Rochester. E’ morto nel 1968. Ha pubblicato opere di storia dell’Austria, dell’Europa dell’età di Metternich, della Vienna di Francesco Giuseppe, dell’Europa del XX secolo. Ervin Szabó (pag 522-523) “”Il progresso industriale ungherese fu accompagnato dal sorgere del socialismo. Lo sviluppo di questo movimento in Ungheria assomiglia per molti aspetti a quanto avvenne in Austria, fatte le debite proporzioni, s’intende, per il numero più ristretto della classe lavoratrice nella terra magiara. Il socialismo ungherese ebbe i suoi inizi verso la fine degli anni sessanta, ma subì delle restrizioni dopo la rivoluzione di Parigi del 1871 e limitazioni maggiori, in senso assoluto, intorno agli anni ottanta attraverso leggi simili a quelle emanate in Austria e in Germania. La nascita formale del movimento socialista ungherese avvenne nel 1890, ed il programma Hainfeld, adottato dai socialisti austriaci nell’anno precedente, venne ripreso come proprio dalla socialdemocrazia ungherese, la cui ‘leadership’ era formata da intellettuali in gran parte israeliti. Tanto in Austria che in Ungheria il partito socialista era dilaniato da lotte dottrinali. Secessioni e purghe erano ricorrenti e nel 1913 il partito fu sottoposto ad un completo sconquasso. Capo dell’ala rigidamente marxista era Ervin Szabó, che tradusse ‘Das Kapital’ di Marx ed altri testi della letteratura del socialismo scientifico in lingua magiara. Szabó considerava della massima importanza l’acquisizione alla causa socialista non solo dei lavoratori dell’industria ungheresi, ma anche delle masse rurali sottosviluppate; i suoi seguaci furono i capi della repubblica comunista ungherese del 1919, che ebbe breve durata. La stampa socialista, abilmente diretta, sosteneva gli interessi della classe lavoratrice, auspicava la riforma elettorale ed una legislazione sociale, esercitava una dura critica sulla politica ufficiale delle minoranze opponendosi all’economia capitalistica, all’alta burocrazia ed alla chiesa – tutto ciò, s’intende, entro gli stretti limiti consentiti dalle severe leggi sulla stampa. Il principale quotidiano socialista «Népszava» venne ripetutamente sequestrato per aver violato le norme che regolavano la stampa ed i suoi direttori vennero multati. Alle elezioni generali del 1905 candidati socialisti furono presentati in oltre cento collegi elettorali, e durante il susseguente conflitto costituzionale il ministero contrario alla coalizione concesse alla propaganda socialista una libertà maggiore di quanta ne avesse mai avuta prima. Ma quando si giunse ad un accordo tra la coalizione e la monarchia le leggi sulla stampa e sulle pubbliche riunioni vennero nuovamente applicate con severità contro i socialisti”” [Arthur A. May, La monarchia asburgica, Bologna, 1973] (pag 522-523)”,”AUTx-043″
“MAY Arthur A.”,”La monarchia asburgica, 1867-1914.”,”Arthur J. May (1899-1968) insegnò come professore di storia nella Università di Rochester. Tra la sua produzione scientifica ricordiamo: «The Passing of the Habsburg Monarchy, 1914-1918′ (1966), che rappresenta la continuazione del volume che qui presentiamo, e inoltre «The Age of Metternich» (1933), «Vienna in the Age of Franz Joseph» (1966), «Europe since 1939» (1966). “”Il progresso industriale ungherese fu accompagnato dal sorgere del socialismo. Lo sviluppo di questo movimento in Ungheria assomiglia per molti aspetti a quanto avvenne in Austria, fatte le debite proporzioni, s’intende, per il numero più ristretto della classe lavoratrice nella terra magiara. Il socialismo ungherese ebbe i suoi inizi verso la fine degli anni sesanta, ma subì delle restrizioni dopo la rivoluzione di Parigi del 1871 e limitazioni maggiori, in senso assoluto, intorno agli anni ottanta attraversi leggi simili a quelle emanate in Austria e Germania. La nascita formale del movimento socialista ungherese avvenne nel 1890, ed il programma Hainfeld, adottato dai socialisti austriaci nell’anno precedente, venne ripreso come proprio dalla socialdemocrazia ungherese, la cui leadership era formata da intellettuali in gran parte israeliti. Tanto in Austria che in Ungheria il partito era dilaniato da lotte dottrinali. Secessioni e purghe erano ricorrenti e nel 1913 il partito fu sottoposto ad un completo sconquasso. Capo dell’ala rigidamente marxista era Ervin Szabó, che tradusse ‘Das Kapital’ di Marx ed altri testi della letteratura del socialismo scientifico in lingua magiara. Szabó considerava della massima importanza l’acquisizione alla causa socialista non solo dei lavoratori dell’industria ungheresi, ma anche delle masse rurali sottosviluppate; i suoi seguaci furono i capi della repubblica comunista ungherese del 1919, che ebbe breve durata. La stampa socialista, abilmente diretta, sosteneva gli interessi della classe lavoratrice, auspicava la riforma elettorale ed una legislazione sociale, esercitava una dura critica sulla politica ufficiale delle minoranze opponendosi all’economia capitalistica, all’alta burocrazia ed alla chiesa – tutto ciò, s’intende, entro gli stretti limiti consentiti dalle severe leggi sulla stampa. Il principale quotidiano socialista «Népszava» venne ripetutamente sequestrato per aver violato le norme che regolavano la stampa ed i suoi direttori vennero multati. Alle elezioni generali del 1905 candidati socialisti furono presentati in oltre cento collegi elettorali, e durante il susseguente conflitto costituzionale il ministero contrario alla coalizione concesse alla propaganda socialista una libertà maggiore di quanta ne avesse mai avuta prima. Ma quando si giunse ad un accordo tra la coalizione e la monarchia le leggi sulla stampa e sulle pubbliche riunioni vennero nuovamente applicate con severità contro i socialisti”” (pag 522-523) [Arthur A. May, La monarchia asburgica, 1867-1914, Il Mulino, Bologna, 1991] Szabó, Ervin. – Sociologo e scrittore ungherese (Szlanica 1877 – Budapest 1918); introdusse in Ungheria le teorie di Marx ed Engels e combatté le tendenze revisionistiche. Della rivoluzione ungherese del 1848-49 cercò di dare un’interpretazione marxista (Társadalmi és pártharcok a 48-49 – es magyar forradalomban “”Conflitti sociali e di partito nella rivoluzione ungherese del 1848-49″”, 1921). (Trecc) After 1905, he began to move away from social democracy towards revolutionary syndicalism, and translated the work of Karl Marx and Friedrich Engels into Hungarian. He wrote articles for socialist journals Die Neue Zeit and Le Mouvement socialiste. He became associates with Georges Sorel, Karl Kautsky, Franz Mehring, Georgi Plekhanov, and later, with Hubert Lagardelle. He became a leader of the Hungarian anti-war movement during the First World War. (Wikip) ‘Ungheria perché ti voglio parlare della Biblioteca Ervin Szabo di Budapest. In pochi la conoscono perché lontana dalle solite mete turistiche e dalla strada passa quasi inosservata, se non fosse per le dimensioni del palazzo. In realtà questa biblioteca custodisce un segreto che non è nemmeno nominato dalla Lonely Planet, ovvero un’ala Neo-Barocca che incanta chiunque ci entri. La storia. L’edificio dove ora ha sede la biblioteca si chiamava Palazzo Wenckheim perché voluto dal Conte Frigyes Wenckheim, un famoso aristocratico che visse alla fine del XIX secolo e facente parte del Parlamento. Inoltre Wenckheim era un importante costruttore e possedeva anche un palazzo nel quartiere Pest. A contribuire alla costruzione di Palazzo Wenckheim fu Arthur Meinig e a lui si deve la creazione dell’architettura neo-barocca. Dopo la morte del conte, il palazzo rimase di proprietà della famiglia Wenckheim per 15 anni, invece dal 1919 divenne museo e punto di ritrovo per giornalisti e politici. Nel 1911 divenne direttore della biblioteca Ervin Szabo, per questo l’edificio porta il suo nome. Viene infatti ricordato perché la sua idea era quella di creare una libreria pubblica, aperta a tutti, includendo anche un’area dedicata ai bambini’ (ilmondoattraversoalice.com)”,”UNGx-001-FV”
“MAYAUD Jean-Luc a cura; saggi di Maurice AGULHON Karen OFFEN Michele RIOT-SARCEY Raymond HUARD Pierre LEVÊQUE Matthias MIDDELL Laurent CLAVIER Louis HINCKER Jacques ROUGERIE Dolf OEHLER Francis DEMIER Mark TRAUGOTT Jacqueline LALOUETTE Jean-Luc MAYAUD Frederic CHAUVAUD Jean-Jacques YVOREL Jean-Claude FARCY Peter McPHEE Vincent ROBERT Yannick MAREC Yves BENOT Nelly SCHMIDT Yvette KATAN Christophe CHARLE Philippe HENRY Heinz-Gerbard HAUPT Bernard MICHEL Dan BERINDEI Bonnie S. ANDERSON John BELCHEM Maria-Manuella TAVARES RIBEIRO Simonetta SOLDANI introduzioni dei temi di Jean EL-GAMMAL Claude-Isabelle BRELOT Alain CORBIN John M. MERRIMAN”,”1848. Actes du colloque international du cent cinquantenaire, tenu à l’Assemblée nationale à Paris, les 23-25 février 1998.”,”Saggi di Maurice AGULHON Karen OFFEN Michele RIOT-SARCEY Raymond HUARD Pierre LEVÊQUE Matthias MIDDELL Laurent CLAVIER Louis HINCKER Jacques ROUGERIE Dolf OEHLER Francis DEMIER Mark TRAUGOTT Jacqueline LALOUETTE Jean-Luc MAYAUD Frederic CHAUVAUD Jean-Jacques YVOREL Jean-Claude FARCY Peter McPHEE Vincent ROBERT Yannick MAREC Yves BENOT Nelly SCHMIDT Yvette KATAN Christophe CHARLE Philippe HENRY Heinz-Gerbard HAUPT Bernard MICHEL Dan BERINDEI Bonnie S. ANDERSON John BELCHEM Maria-Manuella TAVARES RIBEIRO Simonetta SOLDANI introduzioni dei temi di Jean EL-GAMMAL Claude-Isabelle BRELOT Alain CORBIN John M. MERRIMAN”,”QUAR-067″
“MAYDA Giuseppe”,”Norimberga, 1946-1966.”,”””Il barone Konstantin von Neurath, ex ministro degli esteri e ‘Reichprotektor’ di Boemia e Moravia, è stato catturato dai francesi il 6 maggio, nella sua abitazione: “”Sono io. Vi aspettavo””, dice. Walther Funk, ex ministro dell’Economia, lo hanno rintracciato i russi a Berlino l’undici maggio consegnandolo subito, inesplicabilmente, al comando inglese. Quattro giorni dopo, il 15, è stata la volta di Ernst Kaltenbrunner, l’ultimo capo della Gestapo: si era rifugiato sulle montagne austriache, ad Alt Aussee, con l’intenzione, come aveva detto ad Eichmann, di “”organizzare un gruppo partigiano per fare la guerriglia””. L’otto maggio un incrociatore canadese, mentre naviga al largo delle coste dell’Olanda, intima l'””alt!”” a una motovedetta rapida della ‘Kriegsmarine’ che inalbera la bandiera della Croce Rossa. Con i segnali di bordo l’unità tedesca trasmette all’incrociatore: “”Trasportiamo feriti e viveri””. I canadesi bloccano ugualmente la motovedetta e a bordo, nascosto sotto il ponte trovano Arthur Seyss-Inquart, ex governatore dell’Olanda, che ritorna via mare da un incontro con Dönitz per la resa immediata dei Paesi Bassi. Arrestato, confessa che voleva raggiungere la Norvegia: “”Ho avuto la sfortuna dalla mia. Dovevo partire ieri ma il mare in tempesta me lo ha impedito””, dice l’uomo che, per la sua partecipazione all’annessione dell’Austria, gli inglesi definiscono “”iil cavallo di Troia del nazismo””. Fritz Sauckel, ex capo dell’organizzazione del lavoro coatto in Germania, è stato arrestato a Kiel: era vestito da marinaio e aveva comprato una barca a vela arruolando tre ragazzi per andare a pesca. Hermann Göring, ex comandante della Luftwaffe, lo hanno preso il nove maggio i soldati della 36° divisione a Zeller am See, presso Salisburgo (Austria), dove si trovava dal 21 aprile.”” (pag 31-32)”,”GERN-156″
“MAYDA Giuseppe a cura”,”La battaglia d’Inghilterra.”,”””La discussa partecipazione dell’Italia alla battaglia d’Inghilterra. L’aviazione militare italiana partecipò alla battaglia d’Inghilterra dal settembre 1940 all’aprile 1941. Il 10 settembre 1940 fu costituito i CAI (Corpo Aereo Italiano), su ordine di Mussolini, con lo specifico incarico di bombardare la Gran Bretagna. In due aeroporti del Belgio vennero inviati il 13° stormo da bombardamento con 38 apparecchi, il 43° stormo da bombardamento con 37 apparecchi, il 56° stormo da caccia ed una squadriglia da ricognizione. Tutti questi velivoli, però, mancavano di attrezzature contro le formazioni di ghiaccio e per il volo senza visibilità. La sera del 24 ottobre 1940 gli aerei italiani attaccarono gli impianti portuali di Harwich, perdendo tre velivoli. Altro bombardamento fu compiuto su Ramagate. In due mesi, fino al gennaio 1941, il CAI impiegò 102 aerei contro le isole britanniche (ma mai contro Londra) e lanciò, complessivamente, 55 tonnellate di bombe. La caccia compì 1596 voli. Il CAI fu richiamato in Italia il 15 aprile 1941. Secondo Churchill, le operazioni aeree italiane contro l’Inghilterra si limitarono ad una sola incursione, avvenuta l’11 novembre 1940, quando «un raggruppamento di bombardieri italiani, scortati da circa sessanta caccia, tentò di bombardare convogli alleati sulla Medway. Furono intercettati dai nostri caccia, che abbatterono otto bombardieri e cinque caccia. Questa fu la prima e l’ultima volta che essi intervennero negli affari di casa nostra»”” (pag 95)”,”QMIS-047-FV”
“MAYDA Giuseppe”,”Ebrei sotto Salò. La persecuzione antisemita, 1943-1945.”,”‘Ne fossero o no coscienti, i fascisti erano stati gli anticipatori del campo di sterminio’ (Piero Caleffi, ‘Si fa presto a dire fame’, Roma, 1955) (in apertura) “”Con gli anni Trenta Mussolini diventa filosemita e filosionista. È l’epoca in cui Hitler sale al potere in Germania, avvenimento che il duce vede con sospetto, anche se la stampa italiana ha l’ordine di esaltarlo come “”un trionfo fascista””. Così parlando con Ludwig, ne approfitta per attaccare indirettamente l’ideologia hitleriana sul piano dell’antisemitismo che, dal 1923, è stato il cavallo di battaglia del nazionalsocialismo e delle destre tedesche. “”Il razzismo””, dice Mussolini all’autore dei ‘Colloqui’, “”è una stupidaggine”””” (pag 13) Giuseppe Mayda è nato nel 1925 a Santa Margherita Ligure (Genova). Giornalista della ‘Stampa’ di Torino, si occupa di storia del nazismo e del fascismo. È autore di una biografia di Giap (Novara 1975), di un libro sul processo di Norimberga ai capi del Terzo Reich (Milano, 1966) e con Nicola Tranfaglia dell’antologia ‘Come ci hanno visti’ (Milano 1965) sulla seconda guerra mondiale.”,”ITAF-400″
“MAYENBURG Ruth von”,”Hotel Lux.”,”Hotel Lux per vent’annni dimora degli alti funzionari del Comintern e dei capi comunisti stranieri, in esilio a Mosca: Togliatti, Gramsci, Tito, Ho Chi Minh, Gottwald, Ulbricht, Bela Kun, Thorez, Rakosy, Ciu En-lai, Carrillo, Sorge e altri grandi nomi del comunismo internazionale. La Mayenburg, aristocratica per nascita ma comunista di fede, visse per sette anni al Lux assieme al marito Ernst Fischer leader del PC austriaco.”,”RUST-147″
“MAYER Gustav”,”Friedrich Engels. La vita e l’opera.”,”Gustav MAYER nacque nel 1871. Dopo aver svolto attività giornalistica si dedicò per anni alla raccolta e alla pubblicazione dei documenti riguardanti la storia del movimento operaio e socialista in Germania. Tali ricerche erudite culminarono nel 1934 con la pubblicazione della grande biografia di Friedrich ENGELS in due volumi presso l’editore Nijhoff dell’Aja, di cui apparve nel 1938 una edizione inglese ridotta. In seguito al nazismo, M. trascorse gli ultimi anni della sua vita in esilio, in Inghilterra dove morì nel 1938. Ha lasciato un volume di ricordi pubblicato nel 1949.”,”MAES-006″
“MAYER Paul”,”Die Geschichte des sozialdemokratischen Partei-archivs und das Schicksal des Marx-Engels-Nachlasses.”,”La storia degli archivi del Partito socialdemocratico e il lascito delle opere di MARX ENGELS, di Paul MAYER”,”MGEx-019″
“MAYER Jean-Paul”,”Rand, Brookings Harvard et les autres. Les prophetes de la strategie des Etats-Unis.”,”Jean-Paul MAYER è un ex-allievo dell’ Ecole navale, promozione 1962, ingegnere del genio atomico, si è molto interessato alle questioni strategiche. Ha il brevetto dell’ Ecole superieure de guerre navale, ed è titolare di un DEA e di un dottorato in scienze politiche. Ha esercitato funzioni operative tra le quali due comandi in mare. Poi ha lasciato il servizio. E’ attualmente dirigente in una grande società aeronautica. Nel 1986 ha pubblicato con lo pseudonimo di Paul IORCETE, in collaborazione con Jean-Pierre CLERC: ‘Duel USA-URSS dans l’espace’ e nel 1995 ‘Dieu de colère’ all’ADDIM. E’ autore di una monografia della battaglia di Pavia e di articoli sulla strategia nucleare e sul conflitto nell’ex-Jugoslavia.”,”USAP-022″
“MAYER Kurt B.”,”Classi e società.”,”MAYER è professore di sociologia nella Brown University.”,”USAS-069″
“MAYER Arno J.”,”The Furies. Violence and Terror in the French and Russian Revolutions.”,”Arno J. MAYER è professore emerito di storia alla Princeton University.”,”FRAR-213″
“MAYER Arno J.”,”Il potere dell’ Ancien Régime fino alla prima guerra mondiale.”,”Arno J. MAYER, nato in Lussemburgo, si è laureato all’ Università di Yale. Ha insegnato alle Università Columbia, Brandeis, Harvard e dal 1961 è professore di storia all’ Università di Princeton. Ha scritto anche un volume sulla ‘Soluzione finale’ (1990). Burocrazia statale. “”Le burocrazie non erano istituzioni politicamente neutrali, ma strumenti di perpetuazione del sistema, anche quando promuovevano la modernizzazione. Questa tendenza congenita favoriva l’ elemento feudale in seno all’ apparato statale. Oltre ad essere conservatori per origini e addestramento, i burocrati lo divenivano in grazia della funzione; e la loro mentalità ed i loro interessi professionali li predisponevano alla routine ed alla circospezione. (…)”” (pag 164) Esercito. “”I militari occupavano tuttora, anche simbolicamente, il centro dello scheletro d’ acciaio burocratico, tanto più che la crescita spropositata degli eserciti permanenti e delle riserve richiedeva un numero di ufficiali sempre maggiore””. (pag 164) Nobili. “”Nell’ intero periodo dal 1871 al 1914 gli Junker contarono per poco meno del 25 per cento dei ministri del governo statale prussiano a Berlino, ed i nobili per quasi il 75 per cento. Ai vertici dell’ apparato amministrativo prussiano queste percentuali salivano ancora””. (pag 167) Proprietà terriera. “”Fino al 1914, lo “”scheletro d’ acciaio”” delle società politiche d’ Europa restò massicciamente feudale e nobiliare. Malgrado le considerevolissime differenze da nazione a nazione, e da costituzione a costituzione, tutti i regimi esibivano significative somiglianze di famiglia. E tale affinità aveva probabilmente le sue radici, innanzitutto e soprattutto, nella perdurante importanza, in tutta Europa, degli interessi terrieri e della società rurale.”” (pag 172)”,”EURx-183″
“MAYER S.L. a cura”,”The Russian War Machine, 1917-1945.”,”La flotta di Stalin. “”In ogni caso, il Giappone non aveva alcun desiderio di imbarcarsi in una guerra del Pacifico con una Russia ostile alle sue spalle, e nel 1941 fu negoziato il patto di neutralità dal ministro degli esteri giapponese Matsuoka fu sufficiente a tenere la Russia neutrale fino agli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale. La gigantesca marina militare sovietica che Stalin tentò di creare fu unica nell’ essere progettata senza un pensiero coerente o una dottrina strategica. In termini puramente industriali fu una grande realizzazione, ma in ogni altro senso essa causò sforzi diplomatici, dispendio di energie e spese che potevano essere dedicate a scopi migliori. Così molto di quello che era necessario fu tralasciato per sostenere i sogni ridicoli di una potenza navale mondiale, e le cui conseguenze per la marina sovietica furono pagate quotidianamente.”” (pag 153)”,”RUST-112″
“MAYER Gustav, a cura e postfazione di Hans-Ulrich WEHLER”,”Radikalismus, Sozialismus und bürgerliche Demokratie.”,”MAYER Gustav è nato nel 1871 figlio di un commerciante ebreo. Studente a Berlino e a Friburgo, è stato quindi commercianti di libri antichi e giornalista alla Frankfurter Zeitung, quindi insegnante privato, professore all’ Università di Berlino. Durante il nazismo è emigrato a Londra ed è morto in esilio nel 1948. Ha scritto la biografia di Engels e ‘J.B. von Schweitzer und die Sozialdemokratie’ (1909) , ha curato le opere di Lassalle e ha scritto ‘Bismarck e Lassalle’ (1928). “”Bekanntlich gelang es Bebel und Liebknecht in Sommer 1869, eine Reihe der tüchtigsten und einflußreichsten Mittglieder des Allgemeinen Deutschen Arbeitervereins, wie Bracke, Geib, Spier, Yorck u.a. mit beträchtlichem Anhang auf ihre Seite hinüberzuziehen. Zu dem Kongreß in Eisenach, auf dem man sich gemeinsam konstituieren wollte, erschien auch Sonnemann, um wie in Nürnberg auch hier Beschlüsse zu verhindern, die für das Fortbestehen des organischen Bündnissen zwischen Volkspartei und Arbeiterbewegung gefährlich werden könnten. Diesmal jedoch unterlag der kluge Rechner dem Feuergeist sines alten Feindes Lassalle. Denn die vom Allgemeinen Deutschen Arbeiterverein herübergekommenen Elemente verweigerten stürmisch ihren Beitritt zu einer Organisation, die den Klassenstandpunkt auch nur irgendwie bemäntelte, und Bebel und Liebknecht sahen sich gezwungen, wollten sie nicht ein mit unendlicher Mühe angebahntes Unternehmen scheitern lassen, darein zu willigen, daß man sich ausdrücklich als sozialdemokratische Arbeiterpartei auftat.”” (pag 154)”,”MGEx-182″
“MAYER Gustav, a cura di Hans-Ulrich WEHLER”,”Arbeiterbewegung und Obrigkeitsstaat. (Movimento operaio ed autorità statale)”,”Dedica vari capitoli a Lassalle, al rapporto Marx – Lassalle, alla questione Marx e il bolscevismo, Engels e la guerra mondiale. Un capitolo è dedicato a Wilhelm Liebknecht. “”Auch eine “”kleine Anekdote””, die Wilhelm Liebknecht, der in Lassalles letzer Zeit sich viel in seiner Umgebung bewegte, am 12. Juni 1864 Karl Marx übermittelte, bestätigt uns, wie überzeugt Lassalle gewesen sein muß, daß Bismarck gar nichts anderes übrigbleiben werde, als auf die proletarischen Kräfte zurückzugreifen, die er eben zu organisieren in Begriffe war. “”Vor seiner Abreise””, so berichtet an Marx sein zuverlässiger Beobachter, “”gab er uns ein Abendessen, zu dem zwanzig Arbeiter eingeladen waren. Am Schluß hielt er eine Rede gegen die Bourgeoisie.”” (pag 116)”,”MGEx-185″
“MAYER Gustav”,”Friedrich Engels. A Biography.”,”Riferimenti alle crisi economiche (pag 122-123; 135; 151; 153; 168; 190; 230, 257 “”The Universal Exhibition which was to be held in London in 1851 seemed to Engels to be infinitely more significant than all the diplomatic and party congresses on the Continent. It displayed side by side all the productive forces of modern industry. It was an exhibition of the material produced in the midst of the decaying capitalist system, but destined for the construction of a new social order. The ‘bourgeoisie’ was building its Pantheon when its glory was already on the wane. A new phase of the trade cycle had begun in 1850: if it followed the same course as that of 1843-1847, a crisis would arise in 1852. The discovery of the Californian gold mines meant more than a mere increase in gold production; it was also a stimulus to world capital to seek new channels. Most of the Californian gold flowed to New York. Through the growing interest in transatlantic shipping, and the cutting of the Panama Canal, New York was becoming the centre of speculation and therefore the centre of the next big slump. Even if many companies were ruined, there would still remain the shipping lines which connected Australia, New Zealand, Singapore, China, and America, and which went round the world in a little as four months. Engels published these speculations in the ‘Revue’.Although he thought it probable that America would win the economic hegemony of the civilised world, he still believed that England was “”the demiurge of the ‘bourgeois’ cosmos””. Even the economic crisis which produced revolutions on the Continent would (he thought) always have their causes in England”” (pag 122-123) [Gustav Mayer, ‘Friedrich Engels. A Biography’, London, 1936] “”L’Esposizione Universale che si sarebbe tenuta a Londra nel 1851 sembrò a Engels infinitamente più significativa di tutti i congressi diplomatici e di partito sul continente, mettendo in mostra tutte le forze produttive dell’industria moderna. la materia prodotta nel mezzo del sistema capitalista in decadenza, ma destinata alla costruzione di un nuovo ordine sociale: la “”borghesia”” stava costruendo il suo Pantheon quando la sua gloria era già in declino: una nuova fase del ciclo commerciale era iniziata nel 1850: se seguisse lo stesso corso del 1843-1847, nel 1852 sarebbe sorta una crisi. La scoperta delle miniere d’oro della California significava più di un semplice aumento della produzione d’oro, ma era anche uno stimolo per il capitale mondiale a cercare nuovi canali. La maggior parte dell’oro californiano scorreva a New York: attraverso il crescente interesse per le spedizioni transatlantiche e il taglio del Canale di Panama, New York stava diventando il centro della speculazione e quindi il centro prossimo grande crollo. Anche se molte aziende sarebbero state rovinate, resterebbero comunque le linee di navigazione che collegavano Australia, Nuova Zelanda, Singapore, Cina e America, e che hanno fatto il giro del mondo in poco meno di quattro mesi. Engels pubblicò queste riflessioin sulla “”Revue””. Sebbene credesse probabile che l’America avrebbe raggiunto l’egemonia economica del mondo civilizzato, credeva ancora che l’Inghilterra fosse “”il demiurgo del cosmo borghese””. Anche la crisi economica che ha prodotto rivoluzioni nel continente avevano sempre (pensava) le loro cause in Inghilterra “”(pag 122-123) [Gustav Mayer,”” Friedrich Engels. A Biography “”, London, 1936] “”He was still convinced that the next economic crisis would bring it the world revolution. In his office he read a constant stream of information about the cotton market – crop estimates and price movements. Chained as he was in Manchester, he welcomed anything that looked liked a storm signal. At the end of July 1851, he informed Marx that the bottom was going to fall out of the market”” (pag 135) Engels considerava le crisi economiche come uno dei più potenti agenti di cambiamento politico “”In his ‘Sketch for a Critique of Political Economy Engels had declared that the law of competition which brought about crises was not a philosophical principle, but simply a law of nature. At that time he had asserted that crises recurred at intervals of from five to seven years, and that each must be more universal and more paralysing than the last. He had added that the English proletariat would put up with only one more. The ‘Communist Manifesto’ declared that the measures used by the ‘bourgeoisie’ to counteract a crisis only produced greater and more universal crises – a dictum which was only an expansion of the idea already expressed in the ‘Sketch for a critique’. As we know, Engels regarded economic crises as one of the most powerful agents of political change. In 1850 he first hazarded the conjecture that the enormous growth in the means of production would bring about crises separated only by short periods of partial recovery. In Harney’s ‘Democratic Review’ he spoke of the various reverses which had been luckily compensated by the opening of new markets, or by the improved exploitation of old markets through diminution of the costs of production. But that, too, had, he said, “”a limit. There are no more new markets to open. When we see that although it is impossible to find new markets, the capitalist system is constantly forced to increase production, it is obvious that the domination of the factory-owners has reached its end. What then? Universal ruin and chaos, say the Free Traders. Social revolution and the dictatorship of the proletariat, say we””. When Engels returned to business, he expected that the next crisis would come in the following year. When it had not come by the end of February 1852, he blamed the opening-up of the Dutch colonies, tariff reductions in various countries, and the fall in the price of cotton. Some months later he was puzzled, and began to wonder whether the boom, which did not look like coming to an end, should not be credited with a fairly long life. He referred Marx to the unexpected elasticity of the market in the East Indies, the “”confusion introduced by California and Australia””, the cheapness of most raw products and industrial products, and the absence of speculation. But still he tried to cling to his previous forecast: half a year more or less, he thought, would not make much difference. (…) Al last, in 1857, the event for which he had waited with such impatience occurred. In the second half of that year the first real world crisis shook the foundations of the economic system which had during the last ten years expanded the productive forces of the world at an unparalleled speed. Engels was certain that there would be a terrific crash. All the elements of one were ready to hand: the intensity and universality of the depression and the implication in it of the propertied and ruling classes. He mocked the English for calmly relying on the soundness of their home market and the prosperity of their industry, without noticing that it was their investments on the Continent and in the USA which had caused the speculative boom. In September 1856 excessive speculation in Germany had created an alarming shortage of capital. Engels correctly saw this as merely a prelude to the storm. When the slump came he wrote to Marx, it would mean a ‘Dies Irae’ of unheard of severity: “”the whole of European industry ruined, all markets glutted, all the propertied classes involved, the ‘bourgeoisie’ completely bankrupt, terrific wars and utter chaos””. He did not care if this was a little delayed. If the financial crisis grew in intensity throughout the winter, he expected still more deadly effects when it broke out in the spring”” (pag 151-153) [Gustav Mayer,”” Friedrich Engels. A Biography “”, London, 1936] “”Nel suo”” Schizzo per una critica dell’economia politica “”Engels aveva dichiarato che la legge della concorrenza che causava crisi non era un principio filosofico, ma semplicemente una legge della natura. A quel tempo aveva affermato che le crisi si ripetevano ad intervalli di cinque a sette anni, e ognuno deve essere più universale e più paralizzante del precedente.Aveva aggiunto che il proletariato inglese ne sopporterebbe solo uno.Il “”Manifesto comunista”” dichiarò che le misure usate dalla “”borghesia”” per neutralizzare una crisi ha prodotto solo crisi più grandi e più universali – un detto che era solo un’espansione dell’idea già espressa nello “”Schizzo per una critica”” .Come sappiamo, Engels considerava le crisi economiche come uno dei più potenti agenti di cambiamento politico. Nel 1850 in primo luogo azzardò la congettura che l’enorme crescita dei mezzi di produzione avrebbe portato a crisi separate solo da brevi periodi di parziale recupero. Nella “”Rassegna democratica”” di Harney egli parlò di rovesci che erano stati fortunatamente compensati dall’apertura di nuovi mercati o dal miglioramento dello sfruttamento dei vecchi mercati attraverso la diminuzione dei costi di produzione. Ma anche questo, ha detto, ha “”un limite. Non ci sono più nuovi mercati da aprire. Quando vediamo che anche se è impossibile trovare nuovi mercati, il sistema capitalista è costantemente costretto ad aumentare la produzione, è ovvio che il dominio dei padroni di fabbrica è giunto alla fine. Che dire? Rovina e caos universale, dicono i Free Traders. La rivoluzione sociale e la dittatura del proletariato, diciamo noi “”. Quando Engels tornò agli affari, si aspettava che la prossima crisi sarebbe arrivata l’anno successivo. Quando non arrivò alla fine del febbraio 1852, accusò l’apertura delle colonie olandesi, le riduzioni tariffarie in vari paesi e la caduta del prezzo del cotone. Alcuni mesi dopo fu sconcertato e cominciò a chiedersi se al boom, che non sembrava finire, non si dovesse attribuire una vita abbastanza lunga. Ha riferì a Marx sull’inaspettata elasticità del mercato nelle Indie Orientali, la “”confusione introdotta dalla California e dall’Australia””, l’economicità della maggior parte dei prodotti grezzi e dei prodotti industriali e l’assenza di speculazioni. Ma provò ancora ad aggrapparsi alla sua previsione precedente: un anno e mezzo più o meno, pensò, non avrebbe fatto molta differenza. (…) Infine, nel 1857, avvenne l’evento per il quale aveva atteso con tale impazienza. Nella seconda metà di quell’anno la prima crisi del mondo reale ha scosso le fondamenta del sistema economico che negli ultimi dieci anni ha espanso le forze produttive del mondo a una velocità senza precedenti. Engels era certo che ci sarebbe stato una terribile crollo. Tutti gli elementi erano già a portata di mano: l’intensità e l’universalità della depressione e le implicazioni in essa delle classi possidenti e dominanti. Ha preso in giro gli inglesi per contare con calma sulla solidità del loro mercato interno e la prosperità della loro industria, senza notare che sono stati i loro investimenti nel continente e negli Stati Uniti a causare il boom speculativo. Nel settembre del 1856 un’eccessiva speculazione in Germania aveva creato un’allarmante penuria di capitale. Engels ha visto correttamente questo come un semplice preludio alla tempesta. Quando arrivò il crollo, scrisse a Marx, significherebbe un ‘Dies Irae’ di inaudita severità: “”l’intera industria europea ha rovinato, tutti i mercati hanno ingoiato, tutte le classi possidenti coinvolte, la ‘borghesia’ completamente in bancarotta, guerre terrificanti e totale caos “”. Non gli importava se questo era un po ‘in ritardo. Se la crisi finanziaria crebbe di intensità durante l’inverno, si aspettava effetti ancora più mortali quando scoppiò in primavera “”(pag 151-153) [Gustav Mayer,”” Friedrich Engels. Una biografia “”, Londra, 1936] In nota Opere C. quando C. parla di Engels e del ‘ciclo lungo’ si potrebbe aggiungere questa citazione in inglese: “”When Engels returned to business, he expected that the next crisis would come in the following year. When it had not come by the end of February 1852, he blamed the opening-up of the Dutch colonies, tariff reductions in various countries, and the fall in the price of cotton. Some months later he was puzzled, and began to wonder whether the boom, which did not look like coming to an end, should not be credited with a fairly long life. He referred Marx to the unexpected elasticity of the market in the East Indies, the “”confusion introduced by California and Australia””, the cheapness of most raw products and industrial products, and the absence of speculation”” [Gustav Mayer,”” Friedrich Engels. A Biography “”, London, 1936] (p. 152) (Grosso modo suona così: “”Quando Engels tornò agli affari, si aspettava che la prossima crisi sarebbe arrivata l’anno seguente: quando non giunse alla fine del febbraio 1852, addebitò questo fatto all’apertura delle colonie olandesi, alle riduzioni tariffarie in vari paesi, e alla caduta del prezzo del cotone Alcuni mesi dopo divenne perplesso e cominciò a chiedersi se al boom, che sembrava non finire, non gli dovesse essere accreditata una vita abbastanza lunga. Riferì a Marx della inaspettata elasticità del mercato nelle Indie Orientali, della “”confusione causat dalla California e dall’Australia””, l’economicità della maggior parte delle materie prime e dei prodotti industriali e dell’assenza di speculazioni”” Gustav Mayer,”” Friedrich Engels. A Biography “”, London, 1936)”,”MAES-184″
“MAYER Gustav”,”Johann Baptist von Schweitzer und die Sozialdemokratie. Ein Beitrag zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung.”,”J. B. v. Schweitzer. – Primo libro. Bis zu Schweitzers Übernahme der Präsidentschaft des Allgemeinen Deutschen Arbeitervereins (Fino all’assunzione da parte di Schweitzer della presidenza dell’Associazione generale dei lavoratori tedeschi) – Secondo libro. Schweitzer an der Spitze der deutschen Arbeiterbewegung (Schweitzer alla testa del movimento operaio tedesco) – Terzo libro. Der Abstieg (La discesa) – Exkurse und Noten (Digressioni e note)”,”LASx-059″
“MAYER Gustav”,”Friedrich Engels. La vita e l’opera.”,”Gustav Mayer nacque nel 1871. Dopo aver svolto attività giornalistica si dedicò per anni alla raccolta e alla pubblicazione dei documenti riguardanti la storia del movimento operaio e socialista in Germania. Tali ricerche erudite culminarono nel 1934 con la pubblicazione della grande biografia di Friedrich ENGELS in due volumi presso l’editore Nijhoff dell’Aja, di cui apparve nel 1938 una edizione inglese ridotta. In seguito al nazismo, M. trascorse gli ultimi anni della sua vita in esilio, in Inghilterra dove morì nel 1938. Ha lasciato un volume di ricordi pubblicato nel 1949. I tempi lunghi della teoria di Engels. Lettera a Bebel (pag 248-249) “”[Engels] Scrisse ancora, nel 1893, al grande economista politico di Pietroburgo, Danielson, che il processo di sostituire circa cinquecentomila piccoli proprietari e circa otto milioni di contadini con una nuova classe di agrari borghesi, avrebbe causato terribili sofferenze e convusioni sociali, perché «la storia è la più crudele di tutte le divinità, ed essa guida il suo carro trionfale sopra mucchi di cadaveri, non solo in guerra, ma anche nei periodi di pacifico sviluppo economico»”” (pag 278-279)”,”BIOx-019-FC”
“MAYER Arno J.”,”Il potere dell’ Ancien Régime fino alla prima guerra mondiale.”,”Libro dedicato a Herbert Marcuse Marx Engels “”I più importanti pensatori sociali hanno meditato sulle intricate relazioni che corrono tra potere politico, forza economica e status sociale. Lungi dal guardare al dominio di classe in termini puramente economici, Marx ed Engels indagarono la dipendenza reciproca dei fattori economici, sociali e politici in differenti epoche storiche, sì da ricavarne lumi politici utili all’analisi delle configurazioni di potere del loro tempo. Benché sopravvalutassero la velocità e la misura della crescita del capitalismo manifatturiero e industriale, non ignorarono mai la persistenza di forme più antiche della proprietà terriera e del capitale. Non solo, ma insistettero che i governi, i quali mediavano i conflitti tra i detentori di tipi differenti di proprietà e di capitale, godevano di una certa autonomia. In effetti, Marx sottolineò esplicitamente che lo Stato era «una realtà separata accanto e fuori della società civile», e che «l’indipendenza dello Stato la si ritrova oggigiorno soltanto in quei paesi in cui gli stati non si sono ancora completamente sviluppati in classi, in cui gli stati, scomparsi nei paesi più avanzati, hanno ancora un ruolo da giocare, e dove esiste una mescolanza, paesi… in cui nessuna sezione della popolazione può arrivare a dominare le altre». Naturalmente, Marx si aspettava che in ciascun paese la borghesia capitalistica avrebbe sfidato il ceto fondiario – i cui membri sempre più si comportavano come una classe politica – finché le borghesie non fossero giunte a dominare tutti i governi in un sistema mondiale di Stati in concorrenza. Ma, giudicando dai suoi scritti non-filosofici e non-teoretici, Marx si rendeva pienamente conto del fatto che la società politica non era in procinto di diventare un puro strumento del dominio borghese, per la semplice ragione che le frazioni di classe preborghesi e non-borghesi continuavano a detenere un potere ed un’influenza enormi. Analogamente, Engels riconobbe che gli sviluppi del capitalismo industriale non erano seguiti «da alcun immediato corrispondente mutamento nella struttura politica». A suo giudizio, «la società diveniva sempre più borghese, mentre l’assetto politico restava feudale». Beninteso, non si può negare che nella loro concezione ideologica Marx ed Engels prevedessero società capitalistiche in cui la borghesia avrebbe monopolizzato lo Stato, e l’avrebbe impiegato per soggiogare il proletariato dei salariati. Ma nella loro analisi storica e nella loro prassi politica non cessarono mai di meditare sul ruolo di società politiche autonome che si rivelavano nient’affatto neutrali ogniqualvolta operavano nel senso di riequilibrare e conciliare gli interessi della declinante nobiltà terriera e della nascente borghesia capitalistica (il tutto a vantaggio della prima). Negli anni successivi al 1848, nei suoi scritti teorici Marx si concentrò sulla teoria economica del capitalismo, mentre negli articoli di giornale, lettere ed opuscoli, e segnatamente nel ‘Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte’, si occupò – con analisi sempre ispirate al rigore concettuale – degli sviluppi politici. Egli ed Engels cercarono di cogliere e di esporre la dinamica delle interconnessioni di società politica e società civile che sboccava nella repressione e nella guerra; e ciò fecero con concretezza storica, e non già sforzandosi di applicare una qualche teoria politica preformata, che esplicitamente ripudiarono. Max Weber imboccò una via quasi esattamente contraria, soprattutto dopo la prolusione di Friburgo del 1895, in cui, come già Engels, sottolineò il rapporto di incongruenza tra società e organismo politico nel Secondo Reich”” (pag 119-121) [Arno J. Mayer, ‘Il potere dell’ Ancien Régime fino alla prima guerra mondiale’, Laterza, Bari, 1982]”,”EURx-008-FSD”
“MAYEUR Jean-Marie, presentazione”,”La separation de l’ Eglise et de l’ Etat.”,”””La grande réforme de la Séparation, la plus grande qui ait été tentée dans notre pays depuis la Révolution francaise”” (Jaures, La Dépêche, 30 avril 1905) Articoli 1 e 2 della riforma (pag 9). “”Article 1. La République assure la liberté de conscience. Elle garantit le libre exercice des cultes sous les soules restrictions étictés ci-après dans l’ intérêt de l’ ordre public. Article 2. La République ne reconnâit, ne salarie ni ne subventionne aucun culte. En conséquence, à partir du 1er janvier qui suivra la promulgation de la présente loi, seront supprimés des budges de l’Etat, del départements et des communes, toutes dépenses relatives à l’ exercice des cultes.”” (pag 9)”,”FRAV-114″
“MAYHEW Henry, una selezione a cura di Rosemary O’DAY e David ENGLANDER”,”London Labour and the London Poor.”,”L’autore presenta i poveri attraverso le loro proprie storie e con le loro parole, e facendo ciò Mayew rivaleggia con il suo contemporaneo Dickens.”,”CONx-185″
“MAYNARD Micheline”,”The End of Detroit. How the Big Three. Lost their Grip on the American Car Market.”,”MAYNARD Micheline fa reports su industrie dell’auto e delle compagnie aeree per il NYT e scrive per Fortune ed altri periodici. Ha scritto ‘Collision Course: Inside the Battle for General Motors’.”,”USAE-096″
“MAYNARD John”,”Russia in evoluzione.”,”””Il se fera un énorme gaspillage de richesses, de travail, et même de vies humaines; mais la force de la Russie et le secret de sa destinée ont toujours consisté en grande partie dans la volonté et dans le pouvoir de ne pas regarder à la dépense en vue d’un resultat à obtenir”” (Waliszewski, ‘Pierre le Grand’) (in apertura) La tendenza del pensiero russo alla scissione… (pag 314) Lenin e l’insurrezione (1905) (pag 311, 312-313) “”Anche se Lenin fosse stato in Russia alla fondazione del Soviet di Pietroburgo, vi sono ragioni per dubitare che lo avrebbe accolto calorosamente. Ma, come sempre, egli imparò dai fatti, e avendo visto come il Soviet di Pietroburgo e quelli delle altre numerose città che lo imitarono servissero praticamente ad incorporare la volontà dei lavoratori, li riconobbe come «organismi di potere, malgrado la loro costituzione ed il loro funzionamento embrionale, inorganizzato, irregolare». Nell’ottobre 1915 parla ancora con qualche riserbo sul valore di questa istituzione. I Soviet devono essere considerati come «organi di potere insurrezionali e rivoluzionari. Ma solo in relazione con scioperi generali di natura politica o con le insurrezioni, queste istituzioni possono avere un valore duraturo». Le caratteristiche dei Soviet sono: esso non rappresenta una entità geografica ma è il microcosmo di una classe particolare; è un corpo di lavoratori che compiono un comune lavoro e che si conoscono intimamente: in esso vi è la possibilità del rimprovero come quella dell’elezione; la funzione dell’eletto è amministrativa e legislativa, e assomiglia più ad un consiglio di contea che a un Parlamento. Ma forse la caratteristica più importante del Soviet è che esso ha provocato la creazione di una serie di gerarchie amministrative, la più bassa delle quali viene scelta direttamente dai lavoratori mentre le altre vengono scelte dalla gerarchia immediatamente inferiore. In questo modo si portano i lavoratori, od i loro rappresentanti, in contatto immediato con l’esecuzione di ogni tipo di affare pubblico, dal più umile che riguarda fatti quotidiani, al più elevato che concerne la condotta dello Stato. Queste caratteristiche si adattano meglio di un Parlamento ad una situazione che cambia rapidamente, ma i Soviet del 1905 e del 1917 erano lontani dal procedere di pari passo con l’impazienza dei rivoluzionari e rappresentavano l’uomo moderato piuttosto che l’estremista. Il primo presidente, Krustalev Nosar, era un oratore più che un capo. Trotzki, che gli succedette, venne criticato perché si occupava di questioni economiche, invece di assicurarsi il potere dello Stato. (…) Nel maggio del 1901 Lenin propose di preparare l’insurrezione armata in seguito ai massacri delle officine Obukov. Nel novembre 1904 scrisse che la classe lavoratrice doveva estendere e rafforzare la sua organizzazione e preparare l’insurrezione. Nel maggio 1905, dopo aver detto che il popolo non poteva battere l’esercito, aggiunse: «che il popolo possa sollevarsi assieme ad una piccola parte dell’esercito contro i governanti dispotici, è una realtà del domani». E dopo l’ammutinamento della nave di battaglia «Potemkin» nel giugno 1905, fece notare che era giunto il momento dell’insurrezione e spinse i socialdemocratici a studiare le questioni militari. Dopo che la rivoluzione del 1905 fu repressa, disse ai menscevichi che «fu veramente una grande rivoluzione e non un caos… non perché lo zar fu obbligato a proclamare una costituzione, non perché la borghesia cominciò a dare segni di vita, ma soprattutto perché, anche se fu senza successo, vi fu una sommossa armata da parte dei lavoratori di Mosca e perché il proletariato mondiale aveva da un mese lo sguardo rivolto ai Soviet dei deputati dei lavoratori di Pietroburgo. Qualificò la sommossa «il più grande movimento storico del 1905 e l’antesignano della futura vittoria»”” (pag 311-313)”,”RIRx-191″
“MAYNE Richard”,”La Comunità Europea.”,”Dono di Mario Caprini”,”EURx-357″
“MAYO Henry B.”,”Introduction to Marxist Theory.”,”MAYO Henry B. Sulle condizioni per la rivoluzione. “”The great question that must now be asked of Marx is: when did he think the revolution would break out, that is, at what stage and under what conditions of capitalism? There is one main theory in Marx on this point, with traces of a second which has been further developed by later communists. First, let us take the main theory. Here the answer is beyond dispute: the revolution will come only when the ‘objective possibilities’ are present, when capitalism is ripe, when the productive forces have outgrown the existing property relations. The dialectical processes of history can never be telescoped or by-passed. Marx was quite definite: “”No social order can ever disappear before all the productive forces for which there is room in it have been developed; and new higher relations of production never appear before the material conditions of their existence have matured in the womb of the old society itself””. “”[Society] can neither overleap the natural phases of evolution, nor shuffle them out of the world by decrees. But this much at least it can do; it can shorten and lessen the birth-pangs…. A country in which industrial development is more advanced than in others, simply presents those others with a picture of their own future””. And Engels: “”Revolutions are not made intentionally and arbitrarily, but everywhere and always they have been the necessary consequences of conditions which were wholly independent of the will and direction of individual parties and entire classes”” (8). All this, and much more in the same vein, is quite clear in Marx and Engels: the economic revolution must precede the political; one system must play out its historic role before another can succeed it: Revolutions of this kind cannot be made to order, but when the conditions are fulfilled, the revolution is inevitable; when the egg is ready to hatch the shell will be broken: ‘the economic revolution must be followed by a political one, for the latter is only the expression of the former’. The ‘coup de grâce would be given, Marx thought, during a trade crisis or perhaps during a war”” (pag 142-143) [Henry B. Mayo, ‘Introduction to Marxist Theory’, New York, 1960] [(8) Marx, Selected Works, 1948, I, p. 357; ‘Capital, I, pp. 863, 864; Engels, ‘Principles of Communism’, p. 13]”,”MADS-689″
“MAZAURIC Claude”,”Jacobinisme et Révolution. Autour du bicentenaire de Quatre-vingt-neuf.”,”MAZAURIC storico del periodo rivoluzionario, è agrégé d’ histoire e docteur in lettres. Insegna all’ Università d Rouen dal 1966. E’ autore di molte opere sulla rivoluzione del 1789, è vicepresidente della Societé des études robespierristes, membro della ‘Commission Jaures’ di storia della rivoluzione e ha un seggio nella Commissione nazionale della ricerca storica per il bicentenario della rivoluzione francese (CNRS). Contiene il capitolo ‘Buonarroti e l’ arcaismo rivoluzionario, rilettura della Cospirazione per l’ eguaglianza’. (pag 275) “”Bakunin disse di lui che egli (Buonarroti) fu “”il più grande cospiratore della sua epoca (1)””. Fu soprattutto un infaticabile organizzatore e riorganizzatore di “”società segrete””, soprattutto dopo il 1808, construite sul modello dellla “”carboneria napoletana (…)””. (pag 278)”,”FRAR-280″
“MAZAURIC Claude”,”Sur la révolution francaise. Contributions à l’ histoire de la révolution bourgeoise.”,”Contiene il saggio Babuvismo e coscienza di classe (pag 147-162). Claude MAZAURIC storico del periodo rivoluzionario è agregé d’ histoire e dottore di Stato; insegna all’ università di Rouen dal 1966. Autore di molte opere e studi sulla rivoluzione francese è vicepresidente della ‘Societé d’ études robespierristes, membro della “”commission Jaures”” di storia della Rivoluzione presso il Comitato dei lavori storici e scientifici del ministero dell’ Educazione nazionale. Ha fatto parte della commissione della ricerca storica per il bicentenario della rivoluzione francese (CNRS). Presiede l’ associazione ‘Vive 89′ per la celebrazione della rivoluzione francese. “”Infine per dimostrare la caducità della dittatura giacobina, si insiste sia sull’ inefficacia delle misure prese, sul loro carattere tattico – i decreti del ventoso – , sia sulle loro conseguenze nefaste per lo sviluppo del capitalismo nel XIX secolo – la liberazione della proprietà contadina che si fonde come ha visto Marx (1) nei suoi commenti sul ruolo dei contadini francesi nel 1848 la “”barbarie”” nel mezzo della “”civiltà””””.”,”FRAR-302″
“MAZAURIC Claude”,”L’histoire de la Révolution française et la pensée marxiste.”,”MAZAURIC Claude Contiene il capitolo IV: Profils “”marxistes”” de quatre historiens français de la Révolution: Albert Soboul, Gérard Gayot, Guy Lemarchand, Michel Vovelle Dai giudizi del giovane Marx al Marx più maturo e a Engels (Cap. II. ‘De Marx au marxisme: l’histoire de la Révolution sous le regard du matérialisme historique’) “”En réalité, l’approche marxiste de l’histoire de la Révolution proposée par ses premiers grands théoriciens, ne se limite pas aux textes éblouissants du “”jeune”” Marx. Le Marx de la maturité, notamment au moment des révolutions de 1848 puis en relation avec l’expérience de la Commune et, postérieurement, dans les années de construction de l’Internationale et de constitution des partis ouvriers, n’a cessé, avec le concours d’Engels, d’approfondir sa démarche et n’hésite pas à revenir sur ses jugements antérieurs: en juillet 1848 par exemple, il rappelle l’importance de l’alliance de classe entre les masses paysannes et la bourgeoisie dans la victoire révolutionnaire de 1789: “”La bourgeoisie française de 1789 n’abandonna pas un instant ses alliés, les paysans. Elle savait que la base de sa domination était la destruction de la féodalité à la campagne, la création d’une classe paysanne libre, possédant des terres”” (1). Ce thème repris de nombreuses fois par la suite (notamment dans ces textes publiés sous le titre de ‘Théories sur la plus-value’, esquisse du livre IV du ‘Capital’ jamais rédigé) situe la lutte des classes au coeur de dispositifs stratégiques qui impliquent la ‘médiation’ du politique et la mise en oeuvre de “”programmes””, c’est-à-dire de dispositifs de représentation et de formulation des contenus idéologiques, qu’on ne saurait réduire à leur seule dépendance passive à l’égard des rapports sociaux de production! Sur ce point, Marx comme Engels ont toujours été parfaitement clairs: on connaît la célèbre lettre de Karl Marx à Joseph Weydemeyer du 5 mars 1852, dans laquelle Marx avait écrit: “”Ce que j’ai apporté de nouveau (par rapport aux “”historiens”” et “”économistes”” libéraux et “”bourgeois””, ndlr), c’est de démontrer que l’existence des classes n’est liée qu’à des phases historiques déterminées du développement de la production””. D’autre part, il avait déjà précisé dans sa “”Réponse à Joseph Proudhon””: “”Ne dites pas que le mouvement social exclut le mouvement politique. Il n’y a jamais de mouvement politique qui ne soit social en même temps””. (‘Misère de la philosophie en réponse à la philosophie de la misère de Joseph Proudhon’, 1847). Le rapport entre la détermination de la base (le socio-économique) et l’initiative historico-éthico-politique, pour le Marx de la maturité, passe par l’indétermination ‘a priori’ des ‘formes’ à travers lesquelles ce rapport s’établit: “”Les revendications générales de la bourgeoisie française avant 1789 étaient, ‘mutatis mutandis’, en gros tout aussi fixées qu’aujourd’hui les premières revendications immédiates du prolétariat le sont de façon uniforme dans tous les pays de production capitaliste. Mais la manière dont les revendications de la bourgeoisie française s’imposèrent, aucun Français du XVIIIe siècle en a-t-il jamais eu auparavant ‘a priori’ la moindre idée?”” (2). La fameuse lettre de Marx à César De Paepe à Bruxelles du 14 septembre 1870, donc antérieure à la Commune et écrite en pleine vague de patriotisme français blessé en raison des défaites militaires essuyées par l’armée de Napoléon III, est une charge contre le nationalisme français qui se montrait enclin à “”parodier la révolution du 93″” comme le lui avait écrit l’internationaliste Sérrailler. Or qu’en conclut Marx? Ceci: “”Tout cet état de chose disparaîtra, je l’espère, devant la capitulation prochaine et ‘inévitable’ de Paris. Le malheur des Français, même des ouvriers, ce sont les ‘grands souvenirs’! Il faudra une fois pour toutes que les événements brissent ce culte réactionnaire du passé”” (3). De ce texte, il ressort à l’évidence que Marx intègre dans la formation de la conscience sociale, donc de la culture, l’héritage intériorisé du passé comme constitutif de l’idéologie, admet l’imprévisibilité créatrice de l’événement, ne dissout pas la réalité des rapports sociaux (“”même les ouvriers””) malgré la force d’entraïnement de la “”politique bourgeoise””. Et peu de temps après avoir écrit cela, Marx soutiendra la Commune de Paris – et de quelle façon! – malgré ses réserves initiales. Indépendamment des appréciations qu’il avait formulées avec Marx dans des textes communs ou à l’occasion de leur échanges épistolaires, Engels n’a jamais cessé, lui non plus, de se référer à la Révolution française, souvent d’ailleurs de manière contradictoire, notamment à propos du moment, dit, de la Terreur (4) ou du mouvement populaire, tantôt valorisé, tantôt stigmatisé. Témoigne de cet intérêt, son ouvrage ‘Anti-Dühring’ mais surtout sa nombreuse correspondance, notamment avec les Lafargue. Mais, on le mesure mieux encore s’agissant de sa relation avec Karl Kautsky quand sa réflexion se fait critique et théorique à propos de l’écriture et de la publication par ce dernier de son gros article, fortement pensé et fruit d’un impressionant effort d’analyse: “”Klassengegensätze von 1789. Zur Hudertjähringen Dedenk feier der grossen Revolution von 1789″” (5), bientôt édité en brochure, qui connut un grand succès en Allemagne et à l’échelle internationale”” [Claude Mazauric, L’histoire de la Révolution française et la pensée marxiste, Paris, 2009] [(1) ‘Nouvelle gazette rhénane’, n. 60, 30 juillet 1848; (2) Karl Marx à Ferdinand Domela Nieuwenhuis, de La Haye, 22 février 1881, in Marx, Engels, ‘Sur la Révolution française’ (op. cit. note 11 p. 18) p. 220; (3) La lettre a été publiée pour la première fois en entier en 1958 par la revue ‘L’actualité de l’histoire’. Voir la ‘Correspondance de César de Paepe. Entre Marx et Bakounine’, présentée et annotée par Bernard Dandois, Paris, Maspero, p. 205; (4) En 1870, Engels porte un jugement extrêmement sévère mais original et non dénué de perspicacité, sur la Terreur, que les courants républicains radicaux français exaltaient depuis 1830; dans une lettre à Marx, résidant à Londres, en date du 4 septembre 1870, alors qu’à Paris, on proclamait la République, en pleine défaite et sur les débris du Second Empire, Engels depuis Manchester, écrivait: “”La ‘terreur’, ce sont en grande parie des cruautés inutiles, commises par des gens qui ont eux-mêmes peur et cherchent ainsi à se rassurer eux-mêmes. Je suis persuadé que la responsabilité de la terreur de l’an 93 incombe presque exclusivament au bourgeois apeuré qui joue au patriote, au petit bourgeois qui chie dans son froc et à la racaille en loques qui, pour faire sa pelote, profite de la ‘terreur'””, ‘Correspondance Marx Engels, t. XI, Paris, Editions sociales 1985; (5) Cf. Die Zeit, 1889, Cahiers 1-4; tr. fr. “”Ls antagonismes de classe en 1789. A l’occasion du Centenaire de la Grande Révolution de 1789″”. Sur ce texte de Kautsky, son écriture et son importance idéologique et docimologique dans la social-démocratie européenne jusqu’en 1914, et même au-delà , on se référera à la recherche de Jean-Numa Ducange, auteur d’un brillant mémoire soutenu à l’Université de Paris I en 2004 dont il a tiré un article précis, documenté et robratif, paur dans la revue ‘Siècles’ en novembre 2006 (n. 23, pp. 63-82) sous le titre “”Karl Kautsky et le centenaire de la Révolution française à la lumière du “”pape du marxisme””””. J.N. Ducange conclut son article par ce juste commentaire: “”‘Die Klassengegensätze von 1789 fut le premier ouvrage de référence “”marxiste”” sur la Révolution française, assez modeste en taille et dont les imperfections sont avérées par les commentaires d’Engels. Il n’en a pas moins constitué une sorte de premier “”manual”” prétendant saisir l’ensemble de la “”Grande Révolution”” dans l’optique du matérialisme historique. Deux forces sociales retinrent particulièrement l’interêt du “”pape du marxisme”” dans le processus révolutionnaire, la paysannerie et les sans-culottes, dont l’étude allait constituer au XXe siècle un enjeu majeur de l’historiographie. Enfin sa singularité par rapport à d’autres productions de la social-démocratie allemande est d’avoir été traduit en français et ce, en 1901, à une date où justement commençait à être publiée l”Histoire socialiste de la Révolution française’ de Jaurès”” (saluér plus tardivement par Kautsky, ndr)] (pag 23-25)”,”FRAR-406″
“MAZOWER Mark”,”The Balkans. A Short History.”,”””In particolare, il regno di Abdul Hamid II daL 1876 vide la reazione ottomana contro l’ ingerenza occidentale negli affari dell’ Impero. La costituzione del 1876 definì l’ Islam come “”religione di Stato””, e il crescente risentimento popolare ed ufficiale contro l’ intervento delle grandi potenze prese la forma di violenti tumulti, che esplosero in massacri di armeni nel 1895 e greco-cristiani a Creta negli anni seguenti. Come un recente storico ha sottolineato, gli ottomani interpretarono la richiesta occidentale di “”libertà religiosa”” come libertà di difendere la loro religione dall’ insulto dell’ irriverenza cristiana”” (pag 68)”,”EURC-062″
“MAZOWER Mark”,”Le ombre dell’Europa. Democrazie e totalitarismi nel XX secolo. (Tit. orig.: Dark Continent: Europe’s Twentieth Century)”,”MAZOWER Mark (Londra, 1958) è professore di storia al Birkbeck College, London University. E’ autore di saggi sulla storia e sulle vicende contemporanee dei Balcani. Il suo ‘Inside Hitler’s Greece’ ha vinto il Fraenkel Prize.”,”EURx-254″
“MAZZÀ Giovanni a cura”,”Francesco Cossiga. Presidente della Repubblica.”,”Il 24 giugno 1985 Cossiga è stato eletto al primo scrutinio presidente della Repubblica con 752 voti su 977. In seguito alle dimissioni del presidente Pertini, ha esercitato le funzioni di presidente della repubblica supplente (nel 1983, il senatore Cossiga era stato eletto presidente del Senato al primo scrutinio) dal 29 giugno al 3 luglio.”,”ITAP-050-FV”
“MAZZA Attilio”,”D’Annunzio e il Vittoriale. Guida alla casa del poeta.”,”‘I visitatori del Vittoriale sono trecentomila all’anno'”,”VARx-640″
“MAZZA Germana SPANTIGATI Carlaenrica a cura; scritti di C. SPANTIGATI G. MAZZA V. MOSCA e D. SICCARDI A., schede di A. GUERRINI C. MOSSETTI A. BARBERO”,”Le collezioni del Museo civico di Casale. Catalogo delle nuove opere esposte.”,”417136 SBN CLOUD”,”ARTx-006-FDR”
“MAZZACURATI Remo”,”Gramsci e il «Biennio rosso». I Consigli di fabbrica a Torino.”,”in apertura: foto di ‘Guardi rosse’, operai armati a guardia delle fabbriche Riproduzione di testate dell’Ordine Nuovo “”Nel «Programma d’azione», la Sezione [socialista torinese] afferma che la Direzione del partito è, di fatto, nelle mani dei riformisti e degli opportunisti, che reputano inesistenti o immature le condizioni per la rivoluzione (4). Dato che da qualche tempo i bordighisti sostengono che «Il revisionismo (…) non rifiuta l’azione rivoluzionaria perchè non la crede possibile, perché la considera un’illusione: esso la rifiuta perché ‘non la vuole’; ed il suo ostentato omaggio alla realtà non è altro che una finzione, poiché cessa quando la realtà stessa rompe gli schemi teorici segretamente accarezzati dagli evoluzionisti, dai convertiti del socialismo» (5), mentre ‘L’Ordine Nuovo’ denuncia l’incapacità del partito a intervenire in modo efficace e fattivo nel processo di dissoluzione dello Stato borghese e del sistema capitalistico. Neppure ha come obiettivo la conquista rivoluzionaria del potere (6). A tutti gli effetti, per quanto continui a propugnare la trasformazione politico-sociale attraverso l’azione rivoluzionaria, il massimalismo disapprova apertamente sia le posizioni sia le intenzioni dei riformisti, però nella sostanza li lascia fare e, per quanto indirettamente, di fatto, li sostiene, ritenendoli indispensabili e insostituibili alla testa del sindacato, delle cooperative e del Gruppo parlamentare (7). Dopo la proposta di un profondo rinnovamento del partito che faccia perno sulla lotta per i Consigli e puntando, con questo, alla separazione effettiva dei riformisti, ‘L’Ordine Nuovo’ si avvia risolutamente verso l’aperta rottura con la maggioranza serratiana, la cui involuzione si mostra con estrema evidenza proprio nel Consiglio nazionale di FIrenze non riuscendo a indicare obiettivi perseguibili né a determinare situazioni nuove, favorisce le manovre delle forze conservatrici, interessate essenzialmente a dimostrare la necessità di una politica di maggior resistenza nei confronti delle sempre più pressanti richieste della classe operaia (8). A questo punto, poiché gli astensionisti e gli ordinovisti si uniscono pure nella direzione della Sezione torinese, oltre che nella conduzione unitaria delle lotte operaie, aumenta la preoccupazione delle gerarchie sindacali per la crescita esponenziale di questo ampio movimento ‘dal basso’ che tende a liberarsi di qualsiasi controllo superiore: chiaro tentativo di avviare la trasformazione della Cgl da organismo prettamente burocratico in strumento di fattiva lotta rivoluzionaria (1)”” (pag 314-315)”,”GRAS-152″
“MAZZAFERRO Luciano”,”La proprietà fondiaria in Emilia-Romagna. I. Distribuzione della proprietà nella regione e nei comprensori.”,”Comitato promotore: Lanfranco Turci (presidente), Giorgio Ceredi, Giuseppe Gervasio, Giordano Marchiani, Giovanni Piepoli; Comitato scientifico: Renato Zangheri (presidente), Giorgio Amadei, Achille Ardigò, Athos Bellettini, Giovanni Crocioni, Lucio Gambi, Luciano Mazzaferro”,”STAT-015-FP”
“MAZZALI Guido”,”L’espiazione socialista. Appunti per una storia critica del socialismo italiano.”,”””Il bolscevismo è, in un certo senso, la teorizzazione della miseria. Esso argomenta che sia resa più facile in un diffuso stato di miseria e quindi di malcontento la formazioen di un ambiente che permetta lo esplicarsi dell’azione rivoluzionaria”” (Mazzali) !!”,”MITS-001-FAP”
“MAZZARINO Santo”,”Il pensiero storico classico.”,”Santo MAZZARINO (1916-1987) è stato ordinario di Storia romana presso la facoltà di Lettere di Roma. Tra le sue opere: – Stilicone, 1942 – Dalla monarchia allo stato repubblicano, 1945 – Fra Oriente e Occidente, 1947 – Aspetti sociali del IV secolo, 1951 – La fine del mondo antico, 1959 – Antico Tardo-antico ed era costantiniana, 2 voll, 1974-1980 – L’ impero romano, 1973, 1990″,”STOx-037″
“MAZZARINO Santo”,”L’impero romano. Volume primo.”,”MAZZARINO S. è nato nel 1916 a Catania. Ha insegnato in quella università dal 1944 storia greca e romana. Attualmente è ordinario di storia romana presso la facoltà di lettere di Roma. Tra i suoi libri: ‘Stilicone’, ‘Dalla monarchia allo Stato repubblicano’ (1945),’Fra Oriente e Occidente’ (1947), ‘Introduzione alle guerre puniche’ (1947), ‘La fine del mondo antico’ (1959), ‘Il pensiero storico classico’ (3 volumi).”,”STAx-215″
“MAZZARINO Santo”,”L’impero romano. Volume secondo.”,”MAZZARINO S. è nato nel 1916 a Catania. Ha insegnato in quella università dal 1944 storia greca e romana. Attualmente è ordinario di storia romana presso la facoltà di lettere di Roma. Tra i suoi libri: ‘Stilicone’, ‘Dalla monarchia allo Stato repubblicano’ (1945),’Fra Oriente e Occidente’ (1947), ‘Introduzione alle guerre puniche’ (1947), ‘La fine del mondo antico’ (1959), ‘Il pensiero storico classico’ (3 volumi).”,”STAx-216″
“MAZZARINO Santo”,”L’impero romano. Volume terzo.”,”MAZZARINO S. è nato nel 1916 a Catania. Ha insegnato in quella università dal 1944 storia greca e romana. Attualmente è ordinario di storia romana presso la facoltà di lettere di Roma. Tra i suoi libri: ‘Stilicone’, ‘Dalla monarchia allo Stato repubblicano’ (1945),’Fra Oriente e Occidente’ (1947), ‘Introduzione alle guerre puniche’ (1947), ‘La fine del mondo antico’ (1959), ‘Il pensiero storico classico’ (3 volumi).”,”STAx-217″
“MAZZARINO Santo”,”Stilicone. La crisi imperiale dopo Teodosio.”,”MAZZARINO Santo (Catania 1916 Roma 1987) si laureò giovanissimo e divenne ben presto professore ordinario di storia greca e romana all’Università di Catania e in seguito di storia romana all’Università di Roma. Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Ha scritto molte opere tra cui ‘L’impero romano’, ‘Pensiero sociale classico’ (3 voll., 1966).”,”STAx-240″
“MAZZARINO Giulio Cardinale, a cura di PERFETTI Francesco”,”Breviario dei politici.”,”Mazzarino (1602-1661) fu chiamato alla corte di Francia dal Richelieu cui subentrò nella carica di primo ministro. Con l’appoggio di Luigi XIV rafforzò l’autorità regia e, abile negoziatore, consolidò il predominio francese in Europa. “”Non presumere di trovar benigni intepreti de’ tuoi operati, poiché nel mondo ognun la prende nel senso peggiore”” (pag 59)”,”VARx-496″
“MAZZARINO Giulio Cardinale; a cura di Giovanni MACCHIA”,”Breviario dei politici. Secondo il Cardinale Mazzarino.”,”””Manzoni, in una delle pagine più divertenti dei ‘Promessi sposi’, ha spiegato a quali trasformazioni fosse sottoposta, in un’epoca ch’era quella di Mazzarino, una lettera che doveva essere inviata da uno che non sapesse scrivere ad un’altro che non sapesse leggere. “”Che se per di più il soggetto della corrispondenza è un po’ geloso; se c’entrano affari segreti, che non si vorrebbe lasciar capire a un terzo, caso mai che la lettera andasse persa, se, per questo riguardo, c’è stata anche l’intenzione positiva di non dir le cose affatto chiare; allora, per poco che la corrispondenza duri, le parti finiscono a intendersi tra di loro come altre volte due scolastici dhe da quattr’ore disputassero sull’entelechia”””” (pag XIX, Giovanni Macchia, introduzione, Mazzarino Breviario dei politici) Acquistar prudenza. “”Per lo più passatela in silenzio, e sol tanto ascolta gli altrui consigli, a bell’agio teco stesso ruminandoli. Apri gli occhi a non farti stravolgere dalla violentissima passion dell’amore. Non idolatrare, come prime idee dell’operare, le tue azioni, e i tuoi detti. Non ti occupare in impieghi inutili, e di niun pro a’ tempi avvenire, nè t’imbarazzare ne’ fatti altrui. Ascrivi con larga mano agli altri la gloria degli operati (ancorchè t’abbi a riempire i fogli de’ lor Panegirici): quella ritornerà a te medesimo, e certamente con grande applauso, cioè senza punto d’invidia. Abbomina lo sdegno, e la vendetta. In rammentarsi l’altrui pregio, e valore, applicavi volontieri l’attenzione. Rare volte fa sembiante di maraviglia al racconto di fatt’insoliti, e rare volte altrì fatti indurre a dar consigli. Non far mai cosa per competenza. Fuggi, come peste, le liti. Ancorchè ne abbi a sentir pregiudizio, non espor mai all’altrui vista le tue cose di qualche pregio, o che con facilità di si potrebbon chiedere. Se tal’uno di stimolasse ad intraprender qualche impresa, proccura, che egli altresì sottentri a parte del rischio (…)”” (pag 66) (Breviario dei politici. Secondo il Cardinale Mazzarino)”,”TEOP-432″
“MAZZARINO Santo”,”Fra Oriente e Occidente. Ricerche di storia greca arcaica.”,”Santo Mazzarino, nato a Catania nel 1916, si laureò giovanissimo e divenne ben presto professore ordinario di Storia greca e romana all’Università di Catania e, in seguito, di Storia romana all’Università La Sapienza di Roma. Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, ha ottenuto numerosi altri riconoscimenti in Italia e all’estero per la sua originale opera di studioso. É morto a Roma nel 1987. Tra i suoi libri ricordiamo: L’Impero romano, e il monumentale Pensiero storico classico, La fine del mondo antico, Stilicone, Dalla monarchia allo stato repubblicano, Introduzione alle guerre puniche, Aspetti sociali del IV secolo.”,”STAx-030-FL”
“MAZZARINO Santo”,”Il basso impero. Antico, tardoantico ed èra costantiniana. Volume II.”,”Contiene: – Il nome e l’idea di “”Europa”” (Rassegna 1930-1960) (pag 412-431)”,”STAx-069-FL”
“MAZZARINO Giulio Cardinale, a cura di Francesco PERFETTI”,”Breviario dei politici.”,”Mazzarino (1602-1661) fu chiamato alla corte di Francia dal Richelieu cui subentrò nella carica di primo ministro. Con l’appoggio di Luigi XIV rafforzò l’autorità regia e, abile negoziatore, consolidò il predominio francese in Europa. ‘I francesi non lo amano, lo detestano, anzi, per le origini straniere, per l’appassionato amore con la regina Anna – altra straniera -, per l’avidità di denaro che gli fa accumulare il più grande patrimonio mobiliare e immobiliare che si sia mai visto nell’Ancien Régime. Peraltro le sue qualità di politico sono riconosciute da osservatori acuti e smaliziati, come sono i diplomatici veneti, insuperati maestri nella loro arte. Giovanni Battista Nani, più volte ambasciatore in Francia, ci fornisce un ritratto a tutto tondo di Mazzarino quarantottenne e, pur sottolineandone le doti eccelse, non può esimersi dal mettere sull’avviso chi si troverà a trattare con lui: «il suo spirito è capace di abbracciare la condotta di tutti gli affari del mondo, conoscitore esatto di tutti gli interessi, ogni cosa prevede e provvede, azzarda, intraprende, pronto ad eseguire non meno che a risolvere, prudente tra tutte le difficoltà, fecondo in ripieghi, eloquente a tal segno che portando con facilità portentosa il discorso ovunque vuole, e il suo spirito giunge, domina i cuori col possedere la magia della lingua. Ma a dir vero in ogni tempo gli uomini grandi sono stati composti di una lega mista di virtù e di difetti. Mazarini è per natura uno di quei ritratti ai quali l’arte dà doppio prospetto. Se si mira per una parte ha tutti i doni predetti in un grado supremo; se dall’altra, una simulazione profonda, una fede fallace, una parola infida, un interesse, che pone ai suoi pedi qualunque riguardo. La cautela perciò e la prudenza sono a chi seco tratta in sommo grado opportune; l’arte abituatasi seco è passata di modo in natura, che il discernere l’amore dall’odio, la verità dall’inganno è difficile ed arduo all’estremo» (7). Le raccomandazioni di Nani sembrano dettate, oltre che dalla conoscenza diretta dell’uomo e del politico, dalla lettura delle spregiudicate massime del ‘Breviarium’ (pag 10) [dall’introduzione di Francesco Perfetti] [(7) Gli ambasciatori veneti, 1525-1792, a cura di G. Comisso, Milano, Longanesi, 1985, pp. 201-202]”,”TEOP-029-FV”
“MAZZEI Franco a cura; scritti di Unno FUKUJU Takeda TAKAO Ishii KANJI Hashimoto TETSUYA Matsumoto HIROSHI Shibagaki KAZUO Shiota SHOBEI Nakamura MASANORI Takahashi MAKOTO Franco MAZZEI”,”Il capitalismo giapponese. Gli stadi di sviluppo.”,”MAZZEI Franco è nato nel 1939 a Lecce, insegna ‘Storia e civiltà dell’Estremo Oriente’ e storia delle istituzioni giuridiche e sociali dell’estremo oriente, presso la facoltà di scienze politiche dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha soggiornato a lungo in Giappone su cui ha scritto altri libri. Contiene il capitolo: ‘Il movimento operaio e il movimento socialista nel periodo Meiji’ di Hashimoto TETSUYA (pag 120-134)”,”JAPE-023″
“MAZZEI Vincenzo”,”Il socialismo nazionale di Carlo Pisacane. Parte I.”,”Contiene dedica autore MAZZEI Vincenzo dell’Università di Roma”,”MITS-370″
“MAZZEI Francesco”,”Cola di Rienzo. La fantastica vita e l’orribile morte del Tribuno del popolo Romano.”,”Francesco Mazzei, mezzo romano e mezzo romagnolo, ha svolto attività storica e letteraria fin dalla prima adolescenza partecipando al ‘Movimento Novista’ con Ruggero Zangrandi e Carlo Cassola, ha diretto, giovanissimo, il ‘Gazzettino’ di Pesaro e per un breve periodo, nel 1948 il ‘Risorgimento Liberale’ a Roma, ha collaborato ‘Globo’ di Roma e all’Arena di Verona. Laureato in legge, si è poi dedicato all’avvocatura che ha abbandonato per l’attività cinematografica come produttore, sceneggiatore e regista. In campo storico è noto per aver scritto Stato e Chiesa nell’Italia d’oggi (1958). Vive a Roma.”,”BIOx-032-FV”
“MAZZEI Filippo, a cura di Margherita MARCHIONE Giuseppe GADDA-CONTI”,”Istruzioni per essere liberi ed eguali.”,”‘Filippo Mazzei (1730-1816) è stato un medico, filosofo, saggista e patriota italiano. Nato a Poggio a Caiano, Mazzei è noto per la sua stretta amicizia con Thomas Jefferson e per il suo contributo alla diffusione dei principi democratici che avrebbero guidato la nascita degli Stati Uniti d’America. Mazzei è stato definito l’italiano che più ha fatto conoscere l’ideologia e i costumi dell’America in Europa, qualche decennio prima di Tocqueville. Mazzei trascorse gli ultimi anni della sua vita a Pisa, dove morì il 19 marzo 1816. La sua tomba si trova nel cimitero suburbano della città, nella cappella all’ingresso adiacente a quello principale del Cimitero comunale. Recentemente, è stato inaugurato un mezzobusto di Filippo Mazzei nell’atrio di Palazzo Gambacorti a Pisa, donato dalle “”Figlie della Rivoluzione Americana””. Questa scultura rappresenta un simbolo tangibile dei profondi legami storici e culturali tra Italia e Stati Uniti’ (f. copil.)”,”TEOP-022-FMB”
“MAZZETTI Massimo”,”L’ industria italiana nella grande guerra.”,”La Mobilitazione Industriale. “”Questo atteggiamento contrario all’ attività, anche di un solo giorno dopo il termine del conflitto, dell’ organizzazione creata da Dallolio verrà sostanziato di tutta una serie di ragioni, dallo stesso Buozzi al congresso della FIOM del novembre 1918. Egli sosteneva che quando lo Stato non avesse più commesse e materie prime da dare “”ogni industriale reclamerà ed otterrà giustamente completa libertà d? azione”” per cui sarebbero rimasti mobilitati soltanto gli operai, “”ciò che è poco e troppo ad un tempo!””. Il ragionamento del dirigente sindacale, che sottintendeva l’ evidente preoccupazione che il protrarsi nel dopoguerra della Mobilitazione Industriale potesse risolversi in una forma di controllo delle masse operaie, si basava però su premesse evidentemente errate. Infatti, che cosa era la struttura creata dal Dallolio se non uno strumento per la ripartizione delle materie prime e delle commesse statali tra le varie industrie? Negarle un simile compito non significava in pratica negarne l’ esistenza stessa? D’ altra parte la conclusione della guerra non implicava automaticamente il termine delle commesse statali; (…).”” (pag 159)”,”ITAE-148″
“MAZZETTI Roberto”,”Socialismo utopistico e cultura.”,”””Orbene, su questa nuova linea è probabile che il punto di frattura più rilevante fra il socialismo utopistico e il socialismo scientifico sia dato dal netto ripudio del principio religioso cristiano, dominante nei socialisti utopistici, che abbiamo passato in rassegna, secondo il quale è la creazione divina come opera di assoluta bontà creativa che comanda e giustifica lo sviluppo dell’ umanità come sviluppo progressivo del bene, come progressiva eliminazione del male sociale, come finale liberazione del proletariato nell’ avvento di una superiore civiltà di liberi e di eguali. (…) L’ ateismo era, dunque per essi improponibile. All’ opposto, l’ ateismo per Marx è il necessario presupposto dell’ uomo che crede solo in sé in quanto uomo e che come tale deve prendersi cura della creazione del mondo. Per questo, l’ ateismo di Marx “”ha piuttosto le sue radici in una rivolta prometeica contro l’ ordinamento cristiano della creazione”” (1).”” (pag 160-161) (1) Karl Löwith”,”SOCU-125″
“MAZZETTI Roberto”,”Ipotesi sui rapporti Marx-Proudhon.”,”Incontro Marx Engels Proudhon (pag 95) “”L’ esperienza politica e culturale di Marx a Parigi e, in particolare, il suo incontro e scontro con Proudhon fra l’ ottobre 1843 e il gennaio 1845 sono la chiave di volta per capire come Marx a 26 anni, rivelando una portentosa capacità intellettuale, sia riuscito a condensare le strutture teoretiche di fondo del materialismo storico, e cioè le strutture teoretiche della rivoluzione comunista. L’ ipotesi principale avanzata dal presente studio è che Proudhon abbia svolto un ruolo notevole nell’ avviamento del giovane Marx verso la scoperta della struttura teoretica e della connessa prassi del socialismo moderno. Franz Mehring, riferendosi alla prima opera di Proudhon dichiarerà: “”Non c’è dubbio che ad essa spetta un postoimportante fra i fatti intellettualmente determinanti che hanno avuto influenza sul giovane Marx””. Occorre qui ripetere, perché solo chiodo scaccia chiodo. Con la lettura di Proudhon Marx è iniziato all’ analisi della esperienza economica e in particolare della proprietà. Marx nel ’42, redattore della Gazzetta renana, a un certo punto è impegnato in una polemica sul comunismo con la Gazzetta di Augusta. (…)””. (pag 82)”,”PROD-045″
“MAZZETTI Roberto”,”Sergej Hessen. Un ricercatore fra due civiltà.”,”””Strano anche che ragionando di autonomia della scuola, il Nostro (Sergej Hessen, ndr) non ricorresse, ad esempio, oltre che al Condorcet, all’opera della moglie di Lenin e cioè alla Krupskaja. Della quale, pochi anni dopo scriverà: “”Partendo da poche dichiarazioni occasionali di Marx sui problemi della scuola (capitolo quarto del primo volume del ‘Capitale’, “”Critica del programma di Gotha””, Manifesto del I Congresso dell’Internazionale), la Krupskaja traccia nei suoi articoli un’immagine ideale della nuova scuola, realizzata nella società comunista. Questa scuola rifletterà in sé tutti i caratteri di codesta società. Non sarà né statale, né ecclesiastica, ma sarà diretta da organi speciali scelti liberamente da tutti gli immediati partecipanti all’istruzione (genitori e studenti). Ciascuna scuola godrà della più vasta autonomia, ed ogni iniziativa particolare sarà appoggiata dalle autorità scolastiche. Questa scuola autonoma sarà scuola unica, cioè la stessa per tutte le età cioè fino ai 17-18 anni, con un programma di insegnamento estremamente individualizzato. La sua unità sarà ancora più profonda: futura scuola della società senza classi, essa significherà, infatti, il superamento della contrapposizione fra lavoro fisico e lavoro mentale e, perciò, per il suo contenuto, sarà “”politecnica””. L’insegnamento teoretico vi sarà strettamente legato coi diversi aspetti del lavoro “”sociale-produttivo”” (industriale e agricolo), al quale tutta la gioventù scolastica prenderà parte immediatamente. La scuola di lavoro, così concepita, non sarà un’arma per il predominio di una classe, non sottoporrà gli alunni alle esigenze della classe dominante, ma avrà come suo scopo il completo sviluppo della loro intera personalità. Invece di un “”individuo particolare””, cui è affidata una “”particolare funzione sociale””, essa educherà l'””individualità umana”” tutta intera”””” (S. Hessen, Autobiografia. La pedagogia russa nel XX secolo). Perché, dunque, un così insistente ricorso al Condorcet nello Hessen e un così fuggitivo richiamo all’opera della Krupskaja? Vero è che nella pedagogia della Krupskaja dominanti ispirazioni pedagogiche di Marx erano dilatate in una prospettiva, in cui il Dewey e soprattutto Montessori aveva un risalto non indifferente. Tutto sommato, lo Hessen preferiva, trattando della autonomia della educazione e della scuola, tenersi sul vago e nell’indistinto, dedicare poche righe alla Krupskaja e continuare a polemizzare con la Montessori, come anche col paidocentrismo del Decroly”” [Roberto Mazzetti, Sergej Hessen. Un ricercatore fra due civiltà, 1965] (pag 108-110)”,”GIOx-029-FF”
“MAZZETTI Giovanni”,”Scarsità e redistribuzione del lavoro.”,”Giovanni Mazzetti è nato a Roma nel 1942. Dopo aver insegnato Economia politica e Analisi economica, insegna attualmente Economia marxista presso la Facoltà di Scienze economiche e sociali dell’Università della Calabria. Fondatore del Centro Studi e Iniziative per la Redistribuzione del lavoro, con sede a Roma.”,”CONx-029-FL”
“MAZZINI Giuseppe”,”Doveri dell’uomo.”,”MAZZINI Giuseppe “”Non v’è speranza per voi se non nel miglioramento universale, nella fratellanza fra tutti i popoli d’Europa, e, per l’Europa, dell’Umanità”” (pag 41)”,”ITAB-305″
“MAZZINI Giuseppe, a cura di Arturo CODIGNOLA”,”Pagine vive.”,”MAZZINI Giuseppe “”Si è detto che Goethe era panteista. Non so quale senso davano a questa parola vaga e più spesso mal compresa, i critici che l’hanno proferita; perché v’e un panteismo materialista e un panteismo spiritualista; v’è il panteismo di Spinoza, v’è quello di Giordano Bruno, e v’è quello di S. Paolo, e altri ancora, e tutti differenti, ma non v’è panteismo poetico possibile se non a condizione di abbracciare in un concetto unico tutto il mondo dei fenomeni; a condizione di ‘sentire’ la vita dell’universo nella sua divina Unità, e di viverne. Niente di tutto questo è in Goethe. (…) No; Goethe non è affatto un poeta panteista, è politeista”” (pag 185 e 187)”,”VARx-522″
“MAZZINI Giuseppe, a cura di Franco DELLA-PERUTA”,”Opere. Tomo I. Giuseppe Mazzini e i democratici.”,”5″,”TEOP-449″
“MAZZINI PAVESI Avv.”,”Giorgio Valois, teorico del sindacalismo. La sua vita, le sue idee.”,”””Giorgio Valois è stato fino ad oggi il capo del movimento fascista francese”” (pag 8) (introduzione) “”Giorgio Valois è partito dall’anarchismo per andare a finire a “”L’ Action française””, e per poi ultimamente distaccarsi da questo gruppo di scrittori per far parte per se stesso e fondare il fascismo francese: “”Les faisceaux de France”””” (pag 11) da Pietrasanta”,”FRAP-110″
“MAZZINI Giuseppe, a cura di Mario MENGHINI”,”I doveri dell’uomo.”,”Libro di GB e PS”,”TEOP-019-FV”
“MAZZINI Giuseppe, a cura di Salvo MASTELLONE; scritti di Giuseppe MAZZINI Hough DOHERTY Hugh Goodwin BARMBY”,”Pensieri sulla democrazia in Europa.”,”Il ‘Manifesto’ di Marx ed Engels e il ‘Manifesto democratico’ di Mazzini “”Nel ‘Manifesto’ Marx precisa: “”In Polonia i comunisti appoggiano il partito che fa d’una rivoluzione agraria la condizione della liberazione nazionale. Lo stesso partito che promosse l’insurrezione di Cracovia del 1846″” (‘Manifesto’, ed. cit., p. 243). Il riferimento al ‘Manifesto’ di Cracovia può essere casuale, ma ci sono ben altri “”motivi di supporre”” nel ‘Manifesto’ di Marx ed Engels riferimenti precisi ai ‘Pensieri sulla democrazia’ di Mazzini. Nel primo capitolo del ‘Manifesto’, intitolato “”Borghesi e proletari””, è esposta la concezione storica della lotta di classe: «La storia di ogni società, esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classe””. Nel secondo capitolo, intitolato “”Proletari e comunisti””, è precisata la posizione dei comunisti come partito nei confronti degli altri partiti di lavoratori, con “”un esame polemico delle principali accuse rivolte dai partiti borghesi ai comunisti”” (‘Manifesto’, ed. cit., p. 121). Accuse al comunismo erano state rivolte da Mazzini nel suo articolo apparso sul ‘People’s Journal’ del 17 aprile 1847, e un confronto testuale con le risposte contenute nella seconda parte del ‘Manifesto’ mi sembra giustificato, soprattutto se alla successione di alcune accuse di Mazzini (‘Thoughts’, VI, “”Communism””, vol. XXXIV, pp. 206-246; qui pp. 130-140) si fa corrispondere la successione di parecchie risposte di Marx (‘Manifesto, II, “”Proletari e comunisti’, ed. cit., pp. 147-158). (…) Dal confronto testuale risulta una sorprendente sintonia che ci suggerisce di ritenere gli articoli di Mazzini una fonte del ‘Manifesto’ di Marx. Né si possono trascurare nella ricostruzione del dibattito sul comunismo e sulla democrazia le due lettere contro Mazzini inviate al “”People’s Journal”” da Hugh Doherty e da Goodwin Barmby. Il giornale “”Northern Star”” del 4 dicembre 1847 riportò che a nome dell’Associazione democratica di Bruxelles il vicepresidente dottor Karl Marx prese la parola in tedesco e auspicò un congresso dei lavoratori di tutte le nazioni per far trionfare la libertà nel mondo. Nella riunione era presente anche Goodwyn Barmby, l’autore della lettera di ‘Defence of Communism in answer to Joseph Mazzini’: è giusto supporre che lo stesso Barmby fece conoscere a Marx la sua lettera a Mazzini, e Marx, forse, ne tenne conto nella terza parte del ‘Manifesto’, rispondendo ironicamente: “”Non c’è cosa più facile che dare una tinta socialistica all’ascetismo cristiano”” (‘Manifesto’, ed. cit., p. 173). Visti in una prospettiva storica, i ‘Thoughts upon Democracy in Europa’ vennero considerati a Londra come un ‘Manifesto democratico’, rivolto da Mazzini al pubblico europeo, per ribadire la propria dottrina politica che metteva insieme “”equality”” e “”liberty””, “”democratic principle”” e “”reprensative government””. Tutta la riflessione di Mazzini sulla democrazia si concludeva, come un ‘Credo’, con una serie di ‘I believe’ (…)”” (pag 62-66) [Salvo Mastellone, a cura, ‘Giuseppe Mazzini, pensieri sulla democrazia in Europa’, Feltrinelli, Milano, 1997]”,”TEOP-064-FMB”
“MAZZOCCHI Silvana a cura”,”La comune di maggio. Storia, documenti e testimonianze della insurrezione degli studenti e operai. Parigi 1968.”,”””L’ occupazione delle fabbriche deve avere uno scopo politico ben preciso: “”la restituzione degli strumenti di produzione alla società”” (Marx). Quindi non si tratta di cedere le falcotà e le aziende occupate in cambio di qualche concessione, pur importante che sia; ma di organizzarle come ‘proprietà comunista’, affinché tutto il meccanismo economico e sociale di produzione, consumo ed insegnamento sia posto al servizio dell’ uomo. Ogni compromesso, ogni via di mezzo con il governo tradiscono la classe operaia…. (…).”” (pag 91, Parigi, Sorbona, 19 maggio 1968, Gruppo rivolta, Comitato d’ azione operai-studenti)”,”FRAP-081″
“MAZZOLENI Gilberto”,”L’ Asia “”pensata”” dall’ Occidente. Sviluppo storico e funzione culturale di una concettualizzazione.”,”””E chiamerò in causa l’ articolo di un valente e infaticabile studioso: Francesco Surdich, docente di storia delle Esplorazioni all’ Università di Genova (Surdich, 1978, 20-31). Nel suo contributo sull’ esplorazione del continente asiatico da parte delle antiche civiltà del Mediterraneo, Surdich si impegna ad analizzare secoli e secoli di vicende culturali attraverso una categoria (quella del progresso scientifico) che è data come valore assoluto: e non dunque come proiezione conoscitiva acquisita attraverso un lento travaglio che ha portato il mondo greco-romano a una demitizzazione progressiva del reale e all’ esaltazione di un’ operatività tutta umana. (…) Date queste premesse, alcuni brani dello studio di Surdich – geograficamente pertinenti – non possono che lasciare insoddisfatto lo storico delle religioni.”” (pag 19) “”Al contrario Ricci, nella sua Storia dell’ introduzione del cattolicesimo in Cina (1610), fornisce interessanti e precise descrizioni della lingua, dei costumi e del pensiero dei cinesi, al punto da venir considerato in Occidente il fondatore della sinologia””. (pag 85) pag 105″,”ASIx-078″
“MAZZOLENI Giampietro”,”Televisione elettorale e televisione politica. Materiali per un bilancio della ricerca sugli effetti.”,”MAZZOLENI Giampietro nato nel 1946 è ricercatore presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano. Ha studiato sociologia negli Stati Uniti. “”Ci si può domandare a questo punto se la TV politico-elettorale abbia o meno un grande potere di influenza sulle scelte politiche dell’elettorato. L’evidenza empirica fornitaci dalle ricerche è abbastanza contraddittoria. Si trae anzi l’impressione che sia maggioritaria quella a sfavore di tale potere. Ciò è per lo meno singolare in quanto, paradossalmente, sembrerebbe riottenere conferma la superata teoria dei “”limited effects””, e smentisce la tesi del notevole potere propugnata dai teorici del “”new look””. Il problema tuttavia non si pone in termini così schematici”” (pag 103)”,”EDIx-140″
“MAZZOLENI Gilberto, a cura; Angelica FAGO Gilberto MAZZOLENI Rita DI-REDA Vittorio PAPI”,”Same. II. La diversità relativa. Osservazioni intorno alla religione tradizionale dei Sami.”,”‘I Sami sono un popolo indigeno che abita la regione artica della Fennoscandia, conosciuta come Sápmi, che si estende tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Le loro origini risalgono a circa 9-10.000 anni fa, quando tribù nomadi si stabilirono nella regione dopo l’ultima glaciazione2. La cultura Sami è profondamente legata alla natura, con tradizioni come l’allevamento delle renne, la pesca e la caccia. Sono noti per le incisioni rupestri, come quelle di Alta in Norvegia, che raffigurano scene di vita quotidiana e rituali spirituali3. Nonostante l’integrazione con la modernità, mantengono vive pratiche tradizionali e credenze spirituali, come lo sciamanesimo’. (f. copil.)”,”EURN-001-FFS”
“MAZZONE Alessandro a cura; saggi di Gerald HUBMANN Herfried MÜNKLER Manfred NEUHAUS Roberto FINESCHI Rolf HECKER Malcolm SYLVERS”,”Mega2: Marx ritrovato, grazie alla nuova edizione critica.”,”Saggi di Gerald HUBMANN Herfried MÜNKLER Manfred NEUHAUS Roberto FINESCHI Rolf HECKER Malcolm SYLVERS. Contiene i saggi – Malcolm SYLVERS, ‘La biblioteca di Marx ed Engels e lo studio della storia statunitense e italiana’ (pag 69-80) – Roberto FINESCHI, ‘MEGA due: dalla filologia all’ interpretazione critica. Un resoconto sul dibattito tedesco sulla teoria del valore negli anni ’70 – ’80. (pag 81-108) “”In base a ciò viene rifiutata la tesi di Althusser secondo la quale si riscontrerebbe una discontinuità fra opere giovanili e Capitale. Tale rottura sarebbe semmai da porre fra le opere precedenti il 1843 e quelle successive. Si sostiene poi in risposta a Backhaus che Marx eleborava il proprio metodo parallelamente alla teoria e quindi ne doveva essere consapevole (…). Anche il riconoscimento marxiano di progressi scientifici fondamentali di Hegel per quanto riguarda il metodo d’ astrazione dinamico – superiore a quello dell’ economia politica borghese – non eliminerebbe la differenza filosofica di fondo, che consiste nel rapporto fra idealismo e materialismo, in particolare in relazione alle categorie di logico e storico: in Hegel sarebbe il logico ad avere il primato di fronte alla storia con la quale sarebbe identico; nel metodo hegeliano mancherebbe del tutto il rapporto fra il logico come momento della costruzione della scienza e la storia effettuale; per questo tale logica è idealistica; nel materialismo è invece la storia ad avere il primato e ad esistere indifferentemente dal grado di rispecchiamento scientifico delle sue leggi; la logica non sarebbe altro che il rispecchiamento concettuale di quel movimento reale (…)””. (pag 94)”,”MAES-061″
“MAZZONIS Martino MESSINA Alessandro a cura di, Contributi di Stefano ANASTASIA Matteo BARTOLOMEO Davide BERRUTI Gianfranco BOLOGNA Paolo CHIAVAROLI Cinzia CIMINI Davide DAL MASO Luca DE FRAIA Nicoletta DENTICO Giorgio FAZIO Alessandra FILIPPINI Stefano INGLESE Martin KHOELER Ilaria LANI Annalisa LELLI Erika LOMBARDI Giulio MARCON Grazia NALETTO Licio PALAZZINI Massimo PAOLICELLI Mario PIANTA Marina PONTI Nicola PORRO Guglielmo RAGOZZINO Massimo SERAFINI Angela STANI Andrea TOMA TOPPI Antonio TRICARICO Stefano VOLPICELLI Maria Cristina ZADRA Marco ZUPI”,”Sbilanciamoci! come usare la spesa pubblica per la società, l’ambiente, la pace. Rapporto 2002.”,”Alessandro Messina è un economista eclettico e non allineato, che da più di 25 anni studia e lavora nell’ambito del non profit. Da oltre 25 anni si occupa di cooperative e istituzioni senza scopo di lucro. Insegna al Master su Non Profit dell’Università di Roma Tor Vergata. Martino Mazzonis giornalista e ricercatore, si occupa di politica e società italiana.”,”ITAE-148-FL”
“MAZZONIS Filippo a cura; saggi di Maurice AYMARD Pierre MILZA Wolfgang SCHIEDER John A. DAVIS Ismael SAZ Iltcho DIMITROV Juroslav KUDRNA Stanislaw SIERPOWSKI Dan BERINDEI Istvan G. TOTH Yuri P. LISOVSKIJ Roslyn Pesman COOPER Hatsushi KITAHARA Victoria DE-GRAZIA”,”L’Italia contemporanea e la storiografia internazionale.”,”Mazzini e Marx. Mazzini incapace di comprendere l’intepretazione materialistica della storia e le ragioni del socialismo. Marx scrisse in termini molto positivi sugli interessi di Mazzini concernenti le classi inferiori della società italiana “”Una delle due biografie di cui intendo parlare, è stata pubblicata da Endre Kovács nel 1976: la sua importanza deriva dal fatto che vi si prende posizione su alcuni dei principali problemi della storia della rivoluzione (12). Il mazzinianesimo, sostiene l’autore, è più di una particolare forma della lotta contro il sistema della Santa Alleanza. Esso è anche una filosofia idealistica e mistica; è la dottrina della rivoluzione, nel senso ottocentesco della parola: la rivoluzione in nome della nazione, la distruzione del sistema assolutistico, il programma di una nuova società basata sulla solidarietà dei popoli (13). Il saggio descrive la personalità del rivoluzionario in modo molto plastico: la sua ottica però condizionata da una sorta di teleologia marxista, in base alla quale la tesi interpretativa che emerge si fonda sulla deplorazione dei limiti di classe che avrebbero impedito a Mazzini di diventare un vero rivoluzionario. Il limite principale di Mazzini fu dovuto al fatto «che un entusiasmo ingenuo ha penetrato il suo pensiero, senza che questo entusiasmo si modificasse dopo la rivoluzione. Mazzini non ha basato la propria argomentazione sull’esistenza delle classi sociali, sui loro interessi specifici e sulla lotta fra le classi (14). Secondo l’autore, egli intese e comprese l’esistenza delle classi sociali, ma l’idea dell’unità nazionale ostacolò lo sviluppo del suo programma. Per lui, il socialismo e il comunismo erano equivalenti dell’anarchia, e per questo aveva paura delle loro idee: «di conseguenza è rimasto fermo all’idea nazionale e non ha voluto superarla». A questa dottrina Marx oppose la propria critica inoppugnabile: dall’analisi della situazione economica europea dopo il ’48 seppe risalire alle cause economiche e sociali che avevano provocato la rivoluzione e le individuò con precisione: «È veramente sorprendente – conclude Kovács – che i rivoluzionari piccolo borghesi, soprattutto Mazzini, non riuscissero ad afferrare una così evidente verità» (15). Il saggio intende dimostrare chiaramente come il Mazzini non sia mai venuto meno alle proprie concezioni, incapace com’era di comprendere l’interpretazione materialistica della storia e le ragioni del socialismo: ancora nel 1871, egli affrontava i grandi problemi della religione, della patria e della proprietà privata nella stessa maniera del 1848 (16). Ciò nondimeno Kovács difende il proprio eroe: benché non fosse un vero rivoluzionario popolare, come Garibaldi, ma solo un patriota borghese, negli ultimi anni Mazzini aveva trovato il modo di stabilire un rapporto con il movimento operaio italiano. “”Anche se ha interpretato le idee del movimento operaio italiano nella propria maniera individualistica, è tuttavia evidente come egli provasse un interesse sincero per il destino della parte più povera del popolo italiano. (…) In questo suo atteggiamento, Mazzini ha ricevuto aiuto – tiene a sottolineare l’autore – anche dallo stesso Marx, il quale scrisse in termini molto positivi su questi interessi di Mazzini concernenti le classi inferiori della società italiana”” (17)”” (pag 223-224) [István G. Tóth, ‘Dall’Ungheria’, (in) Filippo Mazzonis, a cura, ‘L’Italia contemporanea e la storiografia internazionale’, Marsilio, Venezia, 1995] [E. Kovács, ‘Giuseppe Mazzini’, in Id., ‘Tõrténelmi arképek’ (Ritratti storici), Budapest, 1976; (13) (14) (14) (16) (17) Ibid., rispettivamente p. 11, 42, 43, 62, 66] Note relativa al capitolo successivo ‘Dalla Russia’, di Yuri P. Lisovskij [(12) ‘L’Italia e l’Europa’, II, Mosca, 1990, pp. 348-75; (13) Ad esempio, nel concludere la riflessione sulle caratteristiche della politica del Comintern, Lisovskij scriveva: «la sostituzione del princioio democratico di autonomia con il priincipio atuoritario di subordinazione dei partiti comunisti nazionali a un rigido controllo centralizzzato e la frequente assunzione di decisioni contrastanti con la logica del loro sviluppo interno portavano inevitabilmente a conseguenze funeste per il movimento operaio; (14) Cfr. B.R. Lopuchov, ‘La lotta della classe operaia italiana contro il fascismo’, Mosca, 1959; K.E. Kirova, ‘Il movimento rivoluzionario in itaila, 1914-1917, Mosca, 1962; N.P. Komolova, ‘Lotte di classe nelle campagne italiane’, Mosca, 1963; (15) Cfr. B.R. Lopuchov, ‘La formazione del partito comunista italiano’, Mosca, 1962; id., Antonio Gramsci’, Mosca, 1963; G.S. Filatov, ‘I comunisti italiani nella Resistenza’, Mosca, 1963; (16) Z.P. Jakimovic, ‘L’influenza della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre sul movimento rivoluzionario in Italia’, Mosca; 1968; (…).”,”STOx-031-FMB”
“MAZZOTTI Ettore”,”Yitzhak Rabin. Chi ha sparato alla pace.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Ettore Mazzotti giornalista ha lavorato per vari giornali, settimanali e mensili italiani. Ha diretto il periodico ‘Capital’. “”Si calcola che nel 1987 Israele si fosse assicurato il 50 per cento della Cisgiordania, dove si erano insediate settantamila persone e il 30 per cento della striscia di Gaza dove ne vivevano altre 2000, mentre la politica agricola israeliana aveva ridotto la superficie dei coltivi palestinesi a un livello inferiore a quello del 1947. La rivolta, scoppiata dopo la morte di quattro operai palestinesi in uno scontro del carro su cui viaggiavano con un mezzo militare israeliano nel campo profughi di Jabalya, a Gaza, fu di una tale violenza ed estensione che sorprese lo stesso Yitzhak, deciso subito a schierare l’esercito con l’ordine di sparare. Era stato poi convinto dalla pressione internazionale a una linea più morbida di quella fatta di «forza; autorità e bastonate», che gli procurò gravi accuse di brutalità, confermate dalle immagini trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo. La nuova ondata di violenze in Medio Oriente preannunciava grandi cambiamenti. La storia si era messa a correre non solo in quell’area. Nel novembre 1989 era caduto il muro di Berlino, sancendo la fine dell’URSS e della Guerra fredda, qualche mese più tardi, l’Irak aveva invaso il Kuwait, provocando la risposta di una coalizione occidentale guidata dagli Stati Uniti, l’operazione Desert Storm”” (pag 116-117)”,”VIOx-230″
“MAZZUCA Alberto e MAZZUCA Giancarlo”,”Mussolini, Bombacci, compagni di una vita.”,”””Al di là delle convergenze, nei rapporti con Benito di Bombacci e di Nenni c’era comunque una differenza: il primo, dopo l’avvento del fascismo, tornerà lentamente sui suoi passi, avvicinandosi al tribuno di Predappio, mentre il secondo, dopo le iniziali simpatie per il nuovo movimento, si separerà per sempre da Mussolini, scegliendo la via dell’esilio e trasferendosi a Parigi, salvo poi tornare in patria, al confino di Ponza, dove vide da lontano, per l’ultima volta, l’ormai ex-duce all’indomani del 25 luglio. Poi il socialista di Faenza saprà che la richiesta agli occupanti nazisti di Parigi della sua estradizione in Italia, prima che fosse dirottato in un ‘lager’ tedesco, era direttamente venuta da Mussolini: l’ex compagno di carcere gli aveva, così, salvato la vita. Quando, dopo la caduta del fascismo, verrà data a Nenni la tragica notizia che la figlia Vittoria era morta ad Auschwitz, Pietro dirà angosciato: «Forse, se mi fossi rivolto a Mussolini…»”” (pag 44) Da ISC0: Giancarlo Mazzuca (Forlì, FC, 1948) è stato inviato speciale del Corriere della Sera, caporedattore della sezione economia a il Giornale di Indro Montanelli e suo vicedirettore a La Voce, 1994-1995, e poi vicedirettore di Fortune Italia. Sull’esperienza fallimentare a La Voce egli ha pubblicato nel 1995 un libro-intervista al direttore Montanelli. Passato al Gruppo Monti, diventa capo della redazione economica del Quotidiano Nazionale. Dal gennaio 2001 all’aprile 2008 è stato direttore editoriale del Quotidiano Nazionale. Dal 26 febbraio 2002 al 16 marzo 2008 ha assunto al contempo la carica di direttore responsabile de il Resto del Carlino e, tra il 30 aprile e il 25 settembre 2003, quella di direttore de Il Giorno. Pur essendo stato molto critico nel 1994 verso Silvio Berlusconi, alle elezioni politiche del 13-14 aprile 2008 si candida con Il Popolo della Libertà e viene eletto alla Camera nella circoscrizione XI dell’ Emilia-Romagna. Presenzia nella Commissione cultura della Camera dei deputati. Non sospende l’attività giornalistica, rimanendo editorialista del Quotidiano Nazionale. Scelto per sfidare il Governatore uscente Vasco Errani come Presidente della Regione Emilia-Romagna per il centrodestra nel 2010 decide di ritirarsi dalla competizione designando come candidato la deputata e viceportavoce vicario del PdL Anna Maria Bernini. Il 3 febbraio 2013 torna alla direzione de Il Giorno che lascia il 5 maggio 2016. Il 4 agosto 2015 viene eletto membro del Consiglio di Amministrazione della RAI dalla Commissione di Vigilanza RAI, carica che mantiene fino al 2018. Dal 7 maggio 2016 inizia a collaborare a il Giornale, sotto la direzione di Alessandro Sallusti. In seguito tiene una rubrica sul settimanale Affari & Finanza di Repubblica. E lontano cugino della giornalista e politica di centrosinistra, Carla Mazzuca. Ed è fratello di un altro giornalista, Alberto Mazzuca. Tra i suoi libri ricordiamo: “” I signori di Internet. La via italiana alla New Economy””, “”Sangue romagnolo. I compagni del duce”” (con Luciano Foglietta), “”Compagni di camera. Il «reality» segreto di una legislatura””, “”Il compagno Mussolini”” (con Nicholas Farrel), “”La vita oltre l’Euro. Esperienze e visioni di un economista pragmatico”” (con Ernesto Preatoni), “”Indro Montanelli. Uno straniero in patria””, “”Amarcord Romagna. Breve storia di una regione (e della sua idea) da Giulio Cesare a oggi”” (con Roberto Balzani), “”La Resistenza tricolore”” (con Arrigo Petacco), “”Mussolini e i musulmani”” (con Gianmarco Walch), “”Noi fratelli”” (con Stefano Girotti Zirotti) e “”Quei patti benedetti”” (Mondadori, 2019). Ha vinto diversi premi come il «Saint Vincent», il «Campione d’Italia», il «Silone», il «Montanelli», l’ «Acqui Storia» e il «Galileo 2018 per il Dialogo interreligioso». – Alberto Mazzuca, romagnolo, giornalista e scrittore, vive a Milano. E’ fratello di Giancarlo. I suoi libri: – “”I potenti del denaro””; “”Confindustria, una poltrona che scotta””; “”La erre verde: ascesa e caduta dell’impero Rizzoli””; “”La Fiat da Giovanni a Luca, un secolo di storia sotto la dinastia Agnelli”” (assieme a Giancarlo Mazzuca); “”Il mito Alfa”” (insieme a Marco Vitale e Guido Corbetta); “”I numeri uno del made in Italy””; “”Torino oltre: venti storie di innovazione della nuova Torino e del nuovo Piemonte””; “”Angeli tra noi, alla ricerca di chi si dona a Dio e agli altri””; “”Guazzaloca, una vita in salita””. Bibliografia. – G. Mazzuca – Angelo Maria Perrino, “”Vita da manager. Le regole d’oro di nove Top di casa nostra per diventare un Numero Uno””, Sperling & Kupfer, Milano, 1988. – Claudio Lindner – G. Mazzuca, “”Il leone di Trieste. Il romanzo delle Assicurazioni Generali dalle origini austroungariche all’era Cuccia””. Presentazione di Enzo Biagi, Sperling & Kupfer, Milano, 1990. – Paolo Mazzanti – G. Mazzuca, “”Eredi. Padri e figli del capitalismo italiano””. Prefazione di Indro Montanelli. Introduzione di Luigi Abete, Sperling & Kupfer, Milano, 1992. – G. Mazzuca (intervista con), “”Indro Montanelli. La mia Voce””, Collana Saggi n.163, Sperling & Kupfer, Milano, 1995. – “”I signori di Internet. La via italiana alla New Economy””, prefazione di Bill Gates, Collana I Saggi n.163, Baldini & Castoldi, Milano, 2000. – Alberto Mazzuca – G. Mazzuca, “”La Fiat: da Giovanni a Luca. Un secolo di storia sotto la dinastia Agnelli””, Collana I Saggi n.268, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2004. – “”L’Italia in chiaroscuro. Fatti, misfatti, volti e storie di un paese che cambia””, Il Resto del Carlino, 2005. – Aldo Forbice – G. Mazzuca, “”I faraoni. Come le mille caste del potere pubblico stanno dissanguando l’ Italia””, Piemme, Novara, 2009. – Arrigo Petacco – G. Mazzuca, “”La Resistenza tricolore. La storia ignorata dei partigiani con le stellette””, Collezione Le Scie, Mondadori, Milano, 2010. – G. Mazzuca – Luciano Foglietta, “”Sangue romagnolo. I compagni del duce. Arpinati, Bombacci, Nanni””, Minerva Edizioni, Bologna, 2011. – “”Compagni di camera. Il «reality» segreto di una legislatura””, Minerva Edizioni, Bologna, 2013. – Nicholas Farrell – G. Mazzuca, “”Il compagno Mussolini””, Collana Storie, Rubbettino, 2013. – Ernesto Preatoni – G. Mazzuca, “”La vita oltre l’euro””. Prefazione di Paolo Savona, Rubbettino, 2014. “”Indro Montanelli. Uno straniero in patria””. Prefazione di Roberto Gervaso, Collana Saggi, Cairo Publishing. – Roberto Balzani – G. Mazzuca, “”Amarcord Romagna. Breve storia di una regione (e della sua idea) da Giulio Cesare a oggi””, Collana Clessidra, Bologna, Minerva, 2016. – G. Mazzuca – Gianmarco Walch, “”Mussolini e i musulmani. Quando l’ Islam era amico dell’ Italia””, Collana Ingrandimenti, Milano, Mondadori, 2017. – G. Mazzuca – Stefano Girotti Zirotti, “”Noi fratelli””, Milano, Mondadori, 2018. – “”Quei patti benedetti. Cosa resta oggi dei Patti Lateranensi tra Mussolini e Pio XI””, Postfazione di Gianfranco Ravasi, Collana Ingrandimenti, Milano, Mondadori, 2019. – Luca Liguori, G.Mazzuca, “”21 luglio 1969. Quel giorno sulla Luna””, Bologna, Minerva Edizioni, 2019. – Alberto Mazzuca – G.Mazzuca, (fotografie di Lorenzo Capellini), “”Romagna nostra””, Bologna, Minerva Edizioni. – Alberto Mazzuca – G.Mazzuca, “”Mussolini Bombacci. Compagni di una vita””, Bologna, Minerva Edizioni, 2020.”,”ITAF-393″
“MAZZUCCHELLI Mario”,”Saint-Just.”,”Il termidoro. “”Il più grande delitto di Saint-Just fu soltanto quello d’aver oppresso coloro che si proclamavano i più grandi nemici della tirannia, compresi alcuni generali, fra i quali Hoche””. “”Del tutto inaspettato, invece, il giudizio di Babeuf, il futuro primo comunista, autore del ‘Manifesto degli eguali’, che da pochi giorni è stato liberato dalla prigione a Laon, in quanto falsamente accusato di raggiri a danno dello Stato. Ha infatti respirato troppo la pesante atmosfera delle prigioni d’allora per non esaltare la libertà. “”I Cromwell sono caduti. La Rivoluzione continua. Stermineremo i vili, gli indegni, i tiepidi… Ma basta, basta con le carrette cariche di carne umana, le grida, i pianti, la demenza dei condannati…””. (pag 447)”,”FRAR-002″
“MAZZUCCHELLI Mario”,”Robespierre.”,”””In generale i Girondini, in materia sociale come in materia politica, già lo vedemmo, erano piuttosto filosofi che uomini di partito: discordi fra loro sulle più importanti questioni politiche, erano colpiti da una continua contraddizione fra l’arditezza del pensiero teorico e la povertà dei mezzi preposti per attuarlo. Incoerenti, slegati e declamatori, andando molte volte in teoria fino alla «legge agraria», e quasi superando i giacobini più arditi, professavano d’altra parte le dottrine più conservatrici, mostrandosi in materia sociale opportunisti irresoluti e timidi. Mathiez sostiene che la Gironda ha una tendenza istintiva a considerare ogni movimento per il rialzo dei salari, ogni protesta contro il carovita e contro l’accaparramento, come una manovra anarchica, come un complotto contro l’ordine sociale. Si comprende facilmente, così, perché divenga non solo sospetta, ma anche odiosa alle masse. La Montagna, al contrario, prende in considerazione la miseria delle classi popolari. Non vuole che siano le sole a sostenere i pesi della guerra. Jean Bon Saint-André interpreta perfettamente i sentimenti dei Montagnardi allorché scrive alla Convenzione il 26 marzo 1793: «Bisogna imperiosamente far vivere il povero, se volete ch’esso vi aiuti a compiere la rivoluzione». Con tutto questo i Montagnardi non sono più socialisti di Girondini. La loro politica sociale, quasi sempre opera di circostanze, non è, come constaterà Carlo Marx, che un modo plebeo di farla finita non solo con i re, i nobili, i preti, ma anche con tutti i nemici della rivoluzione. Questo non basta a differenziare profondamente la Montagna dalla politica girondina. Più la Gironda si fa conservatrice nel campo sociale e più s’allontana dalla repubblica. Michelet lo constata chiaramente, scrivendo: «Essa cade tutta intera nelle reti della società di Parigi. Non si domandava ai Girondini di farsi realisti, ma ci si faceva Girondini. Questo partito diveniva a poco a poco l’asilo del realismo, la maschera protettrice mercé la quale la controrivoluzione si potrà mantenere a Parigi avversa alla stessa rivoluzione. Vi furono idee socialiste nel partito di Robespierre, in quel partito giacobino un membro del quale, Prudhomme, poi sconfessato dall’Incorruttibile, aveva proclamato: «La rivoluzione francese è una vera ‘legge agraria’ messa in esecuzione dal popolo. Per ora esso rientra soltanto nei suoi diritti, un passo ancora e rientrerà nei suoi beni?». Secondo come si considera la parola socialismo. Se la si considera come collettivismo, cioè la messa in comune dei mezzi di circolazione e di produzione, nel giacobinismo propriamente detto non v’è nulla di socialista”” (pag 202-203)”,”FRAR-431″
“MAZZUCCHETTI Lavinia; GOETHE John Wolfgang”,”La vita di Goethe. Seguita dall’ Epistolario.”,”Goethe ha lasciato oltre 15 mila lettere. Goethe e il genere umano. “”La tendenza manifesta dei migliori poeti di tutte le nazioni è da parecchio tempo rivolta a ciò che è generalmente umano. In ogni opera particolare… si vedrà trasparire sempre più chiaro quell’elemento comune. (…) Il modo migliore di pervenire a una vera tolleranza universale sarà di lasciare indisturbati gli elementi specifici dei singoli individui e dei singoli popoli, attenendosi però alla persuasione che ogni cosa veramente pregevole ha come suo peculiare carattere di appartenere all’umanità intera. A tale mediazione e a tale reciproca comprensione i tedeschi collaborano da tempo””. (pag 256) (Goethe lettera a Ernesto von Schiller, Weimar 26 gennaio 1827) Dedica dell’ A a Sigismondo FRIEDMANN Wikipedia: Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo tedesco. Goethe è considerato da molti il più importante uomo tedesco di lettere e uno degli ultimi “”uomini universali””. Indice [nascondi] 1 Biografia 1.1 A Lipsia (1765 – 1768) 1.2 A Strasburgo (1770 – 1771) 1.3 Il Götz von Berlichingen 1.4 A Wetzlar (1772) 1.5 La Germania del Settecento 1.6 I dolori del giovane Werther (1774) 2 A Weimar (1775 – 1832) 3 Importanza storica 4 Opere 4.1 Romanzi 4.2 Tragedie 4.3 Poemi 4.4 Saggi 4.5 Altre opere 4.6 Citazioni 5 Curiosità 6 Voci correlate 7 Altri progetti 8 Collegamenti esterni Biografia [modifica] La casa natale di Goethe a Francoforte Primogenito di Johann Caspar (1710 – 1782), doctor juris e consigliere imperiale, uomo di formazione illuministica, e della pietista Katharina Elisabeth Textor (1731 – 1808), nasce dopo il mezzogiorno del 28 agosto 1749, giorno del primo anniversario del matrimonio dei genitori; è un bambino con un aspetto poco tedesco: è bruno e ha gli occhi neri. Ebbe in verità delle difficoltà nel parto, provocate dall’imperizia della levatrice, che sembra abbiano spinto il nonno materno, Johann Wolfgang Textor, sindaco di Francoforte, a istituire in città l’istruzione ostetrica obbligatoria. Il giorno dopo fu battezzato secondo il rito protestante Nel dicembre del 1750 nasce la seconda figlia, Cornelia Friederike Christiana (1750 – 1777), la sua compagna di giochi dell’infanzia; gli altri quattro successivi figli moriranno infatti in tenera età. A partire dal 1755 – l’anno del devastante terremoto di Lisbona, che tanta impressione produsse in tutta Europa – impara a leggere e a scrivere il tedesco in una scuola pubblica, poi, privatamente, il latino e, in tempi successivi, un poco di greco e di ebraico, il francese, l’inglese, l’italiano – il padre era stato in Italia nel 1740 e aveva scritto, in un italiano approssimativo, un diario del suo viaggio – e poi disegno e musica: il 25 agosto del 1763 assistette a un concerto di pianoforte del settenne Mozart, imparruccato e con lo spadino al fianco. Adolescente, imparerà l’equitazione e la scherma. Nel 1756, scoppiata la Guerra dei sette anni, i francesi conquistano Francoforte il 1° gennaio 1759 e in casa Goethe s’installa il luogotenente François de Théas, comandante della piazza; con le truppe francesi si accompagnano attori e cantanti e Goethe assiste per la prima volta a recite delle tragedie di Racine e di Corneille e delle commedie di Molière, oltre a opere e intermezzi musicali, fino alla partenza dei francesi, avvenuta il 2 dicembre 1762. Nel 1764, l’anno della salita al trono di Giuseppe II, gli capitò di raccomandare al nonno materno un giovane per un impiego nell’amministrazione cittadina; assunto, si scopre che quell’impiegato è un truffatore. Johann è, in un primo tempo, perfino sospettato di complicità, ma presto si riconosce la sua estraneità ai fatti. Ormai diciassettenne, è tempo per lui di frequentare l’Università: egli vorrebbe seguire i corsi di lettere classiche e retorica a Gottinga ma il padre sceglie per lui gli studi di diritto a Lipsia e così, il 30 settembre 1765, Johann parte da Francoforte per quella città bella e moderna, con in tasca la buona somma di 1.200 fiorini a garantirsi un più che decoroso mantenimento. A Lipsia (1765 – 1768) [modifica] A Lipsia s’inserisce senza difficoltà nella frivola vita di società, così diversa da quella, conservatrice e patriarcale, di Francoforte; ha una relazione con Kätchen Schönkopf, scrive il Die Laune des Verliebten (Capriccio d’innamorato), una commedia arcadica e i Die Mittschuldigen (I complici), altra commedia senza pretese e varie poesie musicate da quel Bernhardt Breitkopf, proprietario di una Casa editrice musicale che diventerà molto famosa, del quale Goethe frequenta la famiglia. Relativamente a questo periodo, egli commenterà di avere allora cominciato a seguire la tendenza a «trasformare in un’immagine, in una poesia e a portare a compimento in me quel che mi dava gioia o tormento o che comunque occupava il mio spirito», e che «tutto ciò che si è conosciuto di me sono solo frammenti di una grande confessione». Fra il febbraio e il marzo del 1768 si reca Dresda, visitando le collezioni d’arte raccolte nella città e in giugno viene a conoscenza della tragica morte di Winckelmann, che egli apprezzava molto. Tuttavia, i suoi componimenti non vengono apprezzati ed egli stesso si convince che è meglio consegnare al fuoco la maggior parte di quella prima produzione: conserva le due commedie, la raccolta Annette, costituita da lieder dedicati a Kätchen, le odi dedicate all’amico Ernst Behrisch e poco altro. Una malattia, un’infezione polmonare contratta nel luglio 1768, lo convince a chiudere un’esperienza che egli stesso già riteneva non più sopportabile: così, il 28 agosto 1768 ritorna a Francoforte senza aver concluso nulla. A Strasburgo (1770 – 1771) [modifica] Johann Gottfried Herder Soffre di coliche, ha uno sbocco di sangue e deve subire anche un intervento chirurgico al collo; Goethe non pensa di poter vivere a lungo e si apre all’influsso religioso pietistico della madre e della sua amica Susanna Katharina von Klettenberg, una signora quarantacinquenne che egli ricorderà affettuosamente in Poesia e verità, e nelle Confessioni di un’anima bella. È un breve periodo in cui, oltre a partecipare, in verità senza entusiasmo, a pratiche devozionali, legge la Storia della Chiesa e degli eretici di Gottfried Arnold e l’ Imitazione di Cristo. Goethe sarà sempre anticonfessionale pur guardando con simpatia e interesse alla ricerca spirituale e si definirà un eretico che gli ortodossi avrebbero volentieri messo al rogo. Con il ritorno della buona salute, viene anche il tempo di riprendere gli studi universitari; a Strasburgo potrà imparare bene il francese e studiare in un’Università di cultura tedesca: così, partito alla fine del marzo 1770, il 2 aprile giunge a Strasburgo. Qui si fa molti amici, come Johann Heinrich Jung-Stilling, che scriverà La giovinezza di Heinrich Stilling e il futuro drammaturgo Jakob Michael Reinhold Lenz; all’inizio dell’estate visita con due amici l’Alsazia e la Lorena. Conosce Johann Gottfried Herder, letterato e filosofo già noto il quale, al termine di un suo viaggio in Francia, era stato costretto a soffermarsi in settembre a Strasburgo per un’operazione agli occhi. Per un ammiratore della poesia popolare come Herder, Goethe compone il lied Sah ein Knah’ ein Röslein stehn, gabellandogliela come autentica poesia popolare, ne ascolta le tesi sullo spirito nazionale tedesco elaborandole in scritti su Shakespeare e sull’architettura gotica, «l’architettura tedesca», scrive Goethe, «la nostra architettura, mentre gli italiani non ne hanno alcuna da vantare come propria e ancor meno i francesi». Legge con interesse i romanzieri inglesi Goldsmith, Fielding e Sterne e s’interessa di un personaggio storico, Götz von Berlichingen, e di un personaggio di fantasia destinato a una fama immortale, Faust. Ha un’impegnativa relazione, nel vicino paese di Sessenheim, con Friederike Brion, figlia di un pastore protestante, nella primavera del 1771, che gli ispirerà diverse liriche, come Willkommen und Abscheid (Benvenuto e addio), Maifest (Festa di maggio), Ob ich dich liebe, weiss ich nicht (Non so se t’amo) e Jetzt fühlt der Engel (Ora l’angelo sente) e, in estate, presenta la dissertazione che avrebbe dovuto procurargli la laurea, che gli viene tuttavia respinta, fatto che gli impedisce di ottenere il titolo di dottore in legge: in sostituzione, il 6 agosto, presenta alcune tesi di diritto che, approvate, gli valgono il titolo inferiore di Licentiatus juris. Saluta Friederike, che rivedrà a Sesenhein amichevolmente otto anni dopo, e ritorna a Francoforte. Il Götz von Berlichingen [modifica] Götz von Berlichingen Tornato a Francoforte, la città nido, scrive, «nidus, buono a covarci uccellini ma in senso figurato, spelunca, un tristo paesucolo. Dio ci scampi da tanta miseria. Amen». Il 28 agosto 1771, proprio il giorno del suo ventiduesimo compleanno, Goethe ottiene il permesso di esercitare la professione di avvocato, che in realtà abbandonerà di lì a quattro anni. Continua a scrivere, in quegli anni che annunciano lo Sturm und Drang, la nuova poetica preromantica della Tempesta e Assalto, dal dramma omonimo di Friedrich Maximilian Klinger. Scriverà che in quegli anni «giovani geniali vennero improvvisamente alla ribalta con grandissimo coraggio e presunzione, com’è peculiare a quell’età, e impiegando le loro energie produssero molte cose buone, donarono molta gioia ma, abusandone, diedero molti dispiaceri e provocarono parecchi guai». Il frutto di Goethe fu la storia drammatizzata, in prosa, Die Geschichte Gottfriedens von Berlichingen mit der eisernen Hand, (Storia di Goffredo di Berlichingen dalla mano di ferro), compiuta alla fine del 1771 che, rielaborata alla fine del marzo 1773, fu pubblicata anonima nel giugno successivo con il titolo Götz von Berlichingen mit der eisernen Hand. Ein Schauspiel. Testo di lettura da non rappresentare in teatro, fu pubblicato con autorizzazione di Goethe nel 1787 finché Goethe non vi ritornerà ancora nel 1804 per adattarla al teatro, cosicché la prima rappresentazione fu data a Weimar il 22 settembre 1804. Tratto dall’autobiografia dello stesso Götz, scritta nel 1562 e nota a Goethe in un’edizione del 1731, è la vicenda di un piccolo feudatario tedesco che si ribella ai potenti schierandosi con i contadini in rivolta contro l’Impero nella guerra del 1525; Goethe rappresenta la tragedia dell’onestà e della lealtà cavalleresca – in un’epoca in cui la cavalleria era decaduta ad attività di latrocinii, di sopraffazioni e di arbitrii – che soccombono contro la viltà, la corruzione e l’adulazione. Ma è anche la denuncia delle condizioni miserabili di una società che impediscono alle persone d’ingegno di realizzarsi, e opprimono e si oppongono alla virtù. In realtà Goethe, che segue la concezione möseriana dell’epoca feudale classica come “”epoca della libertà””, non comprende né la natura reazionaria della rivolta dei nobili né la natura progressiva della rivolta dei contadini, ma individua correttamente il processo storico che trasforma i cavalieri in nobili di corte di Stati assolutisti. A Wetzlar (1772) [modifica] Nel maggio 1772, su consiglio del padre, Johann si trasferisce nella cittadina di Wetzlar, dove è istituita la Corte imperiale di giustizia, un tribunale presso il quale si inscrive il 23 maggio come praticante. Naturalmente non si occuperà di faccende legali: preferisce frequentare la taverna del “”Principe ereditario””, dove conosce, fra tanti, Karl Wilhelm Jerusalem, figlio di un noto teologo, giovane intellettuale inquieto, innamorato di una donna sposata e l’avvocato Johann Christian Kestner (1741-1800), del quale si conosce un interessante giudizio sul giovane e ancora sconosciuto Goethe. Charlotte Buff Kestner «Ha molti talenti, è un vero genio e un uomo di carattere, ha un’immaginazione straordinariamente viva, per cui si esprime per lo più con immagini e similitudini. Nei suoi affetti è impetuoso, tuttavia spesso sa dominarsi bene. Il suo modo di pensare è nobile. Libero da pregiudizi quanto più è possibile, agisce come gli viene in mente, senza curarsi di quel che pensano gli altri. Ogni costrizione gli è infatti odiosa. Ama i bambini ed è molto bravo a trattarli. È bizzarro e nel suo modo di fare, nell’apparenza esteriore, ha diverse cose che potrebbero renderlo sgradevole ma gode di molto favore fra i bambini, le donne e molti altri ancora. Ha moltissima stima del sesso femminile. I suoi principi non sono ancora molto saldi, non è quello che si può definire un ortodosso, ma non per orgoglio o per capriccio o per darsi delle arie. Non ama turbare negli altri nella tranquillità delle loro convinzioni. Odia lo scetticismo, aspira alla verità e alla chiarezza su alcune materie principali e crede anche di avercela, questa chiarezza sulle cose importanti. Ma secondo me, non la possiede ancora. Non va in chiesa, non si comunica, prega raramente: “”non sono abbastanza simulatore per farlo””, dice. Della religione cristiana ha molto rispetto, ma non nella forma presentata dai teologi. Crede in una vita futura, in una condizione migliore. Aspira alla verità, ma preferisce sentirla più che darne una dimostrazione. Ha già fatto molto e ha dalla sua molte conoscenze e molte letture; ma è più quello che ha pensato e ha ragionato. La sua occupazione principale consiste nelle belle arti e nelle scienze o meglio, in tutte le scienze, tranne quelle che ci procurano il pane…insomma, è un uomo assai notevole». Kestner è fidanzato con una ragazza, Charlotte o Lotte Buff (1753-1828) che, egli scrive, «non è una bellezza straordinaria ma è quello che si dice una bella ragazza e a me nessuna è mai piaciuta più di lei» mentre Goethe, che la conosce il 9 giugno e la frequenta quasi giornalmente, la definirà una «di quelle che sono fatte, se non per ispirare passioni violente, certo per suscitare la simpatia generale». L’insistente assiduità della presenza di Goethe provoca la reazione di Lotte che, il 16 agosto, gli dichiara che egli «non può sperare altro che amicizia» e l’11 settembre 1772 Goethe lascia Wetzlar. A Francoforte, riceve da Kestner la notizia che il comune amico Jerusalem si è suicidato il 30 ottobre; vi è tutto l’intreccio del prossimo romanzo I dolori del giovane Werther. La Germania del Settecento [modifica] La Germania del Settecento contava almeno 2.000 dazi e dogane ed era divisa in quasi 300 staterelli assolutisti governati da principi che pretendevano di regolamentare, con burocratica e paternalistica pignoleria ogni aspetto della vita, anche privata, dei sudditi – così, per esempio, un’ordinanza del Principato del Baden del 1766, rivolto ai sudditi, stabiliva di «trattenerli dall’errore e di ricondurli dalla retta via, nonché di insegnar loro, anche contro la loro volontà, il modo in cui devono organizzare la vita domestica, di coltivare i campi e di alleviare a se stessi mediante una condizione economicamente più produttiva dell’azienda, gli oneri dei tributi da loro dovuti» – manteneva i contadini nella condizione di servi della gleba, impediva lo sviluppo di una moderna attività economica imprenditoriale – così, esisteva il divieto per molti prodotti di importazione e di esportazione, nel timore che la circolazione all’estero del denaro impoverisse lo Stato o il divieto, in Prussia, di costruire grandi vie di comunicazione, per far sì che gli stranieri impiegassero più tempo nei loro spostamenti, consumando così più denaro. Ogni governo assoluto può dispensare a piacimento favori e privilegi, esigere qualunque prestazione dai sudditi, vendere i contadini agli Stati esteri come soldati, non riconoscere alcuna opinione pubblica, non rispondere delle proprie azioni. Tali condizioni, garantite da norme spesso grottesche, rendevano molto difficile lo sviluppo di una classe borghese imprenditoriale e la necessità di venire a patti con la dominante aristocrazia produrranno effetti di lunga durata nella storia tedesca. I dolori del giovane Werther (1774) [modifica] Werther conosce e frequenta due giovani fidanzati, Lotte e Albert; s’innamora della ragazza, che pure potrebbe ricambiarlo, ma è respinto da Lotte che ha dato la sua parola ad Albert e può concedere a Werther solo la propria amicizia: la delusione determina il suo suicidio. Werther è un intellettuale borghese le cui possibilità di realizzarsi sono condizionate dalla capacità o meno di adeguarsi alla realtà delle piccole corti aristocratiche tedesche. Egli vive una duplice contraddizione: l’incapacità di realizzare il fine dell’umanesimo borghese di una piena realizzazione della propria personalità nella viva realtà sociale e l’incapacità di accettare la convenzione pietistica del tempo, secondo la quale l’amore fra uomo e donna, se non permesso, deve trasformarsi in amore fraterno. La contraddizione non si risolve perché Werther non separa gli interessi sociali dai suoi interessi individuali: intellettuale in una Germania semifeudale, non riesce a realizzarsi e la sua coscienza, che non scinde in sé le esigenze della ragione da quelle del sentimento, le esigenze dell’ambizione sociale da quelle dell’amore, lo spinge al suicidio. Leggendo il Werther, dipinto di Wilhelm Amberg, 1870 Napoleone, nel noto incontro a Erfurt nel 1808, fece rilevare a Goethe proprio la mancata separazione, in Werther, fra ambizione e amore; e infatti un Napoleone seppe ben distinguere, nella sua vita, la necessità della realizzazione del successo politico da quella del sentimento privato: in quanto non diviso dalla realtà di una società ben più matura, egli aveva ben chiara tale distinzione, da lui vissuta nella scissione della propria coscienza. Werther ha invece una coscienza indivisa proprio perché egli vive separato dalla realtà; per continuare a vivere, egli avrebbe dovuto uccidere la sua coscienza, avrebbe dovuto morire nella propria coscienza per poter vivere senza sofferenze nella realtà. Il successo di questo romanzo epistolare, scritto di getto dal febbraio al marzo 1774, fu straordinario e fu anche pretesto di non poche funeste imitazioni; lo stesso Goethe assistette al recupero del cadavere di una ragazza suicidatasi a Weimar con in tasca il romanzo. La maggior parte dei lettori credette di ravvisare in Werther, come scrisse il Croce «l’apologia della passione e ragione, la protesta contro le regole, i pregiudizi e le convenzioni sociali» non vedendo invece la sostanza reale, la rappresentazione di una malattia, che non è tuttavia la malattia psichica di un individuo, ma è la malattia della Germania dell’epoca. Al tempo in terra tedesca, lontani anni luce dagli ideali di libertà e autodeterminazione francesi o americani, la depressione per il confino allo stato di cittadino rinchiuso tra mura di mille staterelli era sentore comune tra le classi medio-alte. Werther, come borghese, ne è l’esempio ma anche al contempo la parodia: lo scopo di Goethe era infatti quello di mettere in ridicolo questo atteggiamento di passività fisica e mentale, cosa che non fu pienamente capita dai lettori meno attenti. In molti casi, purtroppo, la sottile ironia del maestro tedesco, soprattutto la sua errata ed affrettata interpretazione, finì col portare molti giovani di buona famiglia al suicidio. Quarant’anni più tardi, in Poesia e verità, Goethe scriverà che «l’effetto di questo libro fu grande, anzi enorme, specialmente perché comparve nel tempo giusto. Perché, come basta una pagliuzza per far scoppiare una mina potente, anche l’esplosione che si produsse nel pubblico risultò così potente perché il mondo dei giovani era già minato e la commozione fu tanto grande perché ciascuno veniva allo scoppio con le sue esigenze esagerate, le sue passioni inappagate e i suoi dolori immaginari». A Weimar (1775 – 1832) [modifica] Ritratto di Goethe Conosce Klopstock, il teologo svizzero e appassionato di fisiognomica Johann Caspar Lavater – il quale crede di individuare nel profilo dei volti il carattere delle persone e, a questo scopo, fa eseguire dal pittore Schmoll diversi ritratti di Goethe – e il filosofo Jacobi, allora ammiratore di Spinoza; Goethe, che mai amò la filosofia, si riconobbe sempre nelle teorie panteiste di Spinoza. Legatosi nell’aprile 1775 con la sedicenne Lili Schönemann, figlia di un banchiere, ruppe il fidanzamento nell’ottobre, non sopportando la prospettiva di un vincolo matrimoniale e il 7 novembre 1775 Goethe giunge a Weimar come precettore del diciottenne Carl August, duca di Sassonia-Weimar-Eisenach, un tipico tirannello tedesco del tempo, che governa uno staterello formato unicamente dalla capitale Weimar, cittadina di seimila abitanti, dalla città universitaria di Jena e da alcune “”ville di delizia””. Nel 1776 Goethe è membro del Consiglio segreto, il 6 settembre 1779 viene nominato consigliere segreto e confessa: «mi sembra meraviglioso raggiungere, come in sogno, a trentanni, il più alto grado onorifico che un cittadino tedesco possa ottenere». Otterrà il 10 aprile 1782 il titolo nobiliare dall’imperatore Giuseppe II e nel 1804 sarà ministro. Gli anni che vanno dal 1776 al 1788 furono segnati dall’amicizia con Charlotte von Stein, donna che si impegnò ad educarlo ai compiti che lo avrebbero atteso come precettore e poi come consigliere del duca. La von Stein dovette innanzitutto trasformare l’illustre poeta in un uomo di mondo, poi ridurre il viziato idolo del momento in un uomo rispettoso delle regole di vita esistenti nel ristretto e selezionato ambiente in cui viveva la duchessa Anna Amalia. Questi insegnamenti di equilibrio, misura ed autocontrollo, che furono la base della sua evoluzione, vennero ben accettati da Goethe pur costandogli considerevoli sforzi e sacrifici. I primi dieci anni trascorsi a Weimar, caratterizzati da una certa povertà nella produzione poetica, mostrarono soprattutto questa sua lenta trasformazione. Vi furono opere ancora improntate alla sua poesia precedente, quali, per esempio, I canti di Mignon inclusi nel Meister, le due ballate Il pescatore (Der Fischer) ed Il re degli elfi (Erlkönig), e lo stupendo Canto notturno del viandante (Wanderers Nachtlied), poesia nella quale l’anima del poeta lentamente si sostituiva al cuore capriccioso che aveva dominato la produzione precedente. Charlotte von Stein La ricerca della verità ultima dell’anima dominò altre composizioni; scrisse infatti il Canto degli spiriti sopra le acque (Gesang der Geister über dem Wasser), i Limiti dell’umano (Grenzen der Menschheit) ed Il divino (Das Göttliche). In quel periodo (dal 1777 al 1785) Goethe compose anche il romanzo La vocazione teatrale di Guglielmo Meister (Wilhelm Meisters theatralische Sendung) ed il dramma, del 1779, Ifigenia in Tauride (Iphigenie auf Tauris). Quegli anni, inoltre, lo videro impegnato su diversi fronti come consigliere ministeriale per gli affari militari, per la viabilità, per le miniere e la pubblica amministrazione. Fu anche sovrintendente ai musei, e nel 1782 venne insignito del titolo nobiliare. Quel periodo di radicali cambiamenti e senza dubbio negazione di sé stesso, finì quando Goethe, nel 1786, all’insaputa di tutti, fuggì in Italia. Goethe alloggiò a Catania nel 1787, epigrafe di Mario Rapisardi Trascorse così due anni di piena felicità, nel duplice appagamento dei sensi e dello spirito, grazie all’amore ed all’incanto della civiltà antica. Il paesaggio, l’arte ed il carattere del popolo italiano incarnarono il suo ideale di fusione di spirito e sensi. Qui egli riuscì a dare la forma definitiva all’Ifigenia in Tauride, che scritta in prosa, trovò il suo compimento nel Blankvers o pentapodia giambica. Quest’opera venne giudicata il vangelo del moderno umanesimo. Questo dramma, come tutti i drammi di Goethe, fu una tragedia solo in potenza, infatti Ifigenia avrebbe salvato il fratello dalla follia e Toante dall’ingiustizia, ma soprattutto, grazie alla propria forza morale, avrebbe trionfato sul destino e mantenuto la propria libertà. Un altro esempio di questo peculiare intendere il dramma, fu il Torquato Tasso, altra opera portata a termine in Italia (Goethe visitò la Cella del Tasso e la Casa di Ludovico Ariosto a Ferrara e gli antichi palazzi degli Estensi), nel quale lo scrittore tedesco celebrò nel poeta italiano il proprio demone giovanile. Nel 1788 tornò a Weimar dove trovò una fredda accoglienza. La pubblicazione delle Elegie romane (Römische Elegien), racconto del periodo italiano, suscitò indignazione, come anche la sua relazione con Christiane Vulpius, una modesta fioraia, che in seguito sposò. L’insieme degli eventi chiuse Goethe in una sorta di isolamento sociale, ma soprattutto spirituale. La consapevolezza di essere incompreso e la dolorosa coscienza della propria momentanea aridità poetica lo portarono ad un disprezzo e ad un rifiuto di tutto ciò che fosse lontano dal proprio modo di pensare. La crisi di quegli anni fu gravissima, ma come già in passato, nel 1794, la comparsa e l’amicizia di un uomo quale Friedrich Schiller, lo salvò da tale situazione. Dal 1794 si dedicò principalmente alla letteratura, e dopo una vita di straordinaria fecondità creativa morì nel 1832 a Weimar. Importanza storica [modifica] L’importanza di Goethe nel diciannovesimo secolo fu enorme. Per molti aspetti, fu l’iniziatore di molti concetti e idee che sarebbero col tempo divenuti familiari a tutti. Goethe produsse volumi di poesia, saggi, critiche e lavori scientifici, inclusa una teoria sull’ottica e ricerche anticipatrici della teoria evolutiva e linguistica. Era affascinato dai minerali e dalla mineralogia (il minerale goethite prende nome da lui). Come filosofo e scrittore fu una delle figure chiave della transizione dall’Illuminismo al Romanticismo. La seguente lista di lavori chiave può dare il senso dell’impatto che la sua opera ha sul suo e sul nostro tempo. Monumento di Goethe a Lipsia Il romanzo epistolare, Die Leiden des jungen Werthers, o I dolori del giovane Werther, pubblicato nel 1774 narra una triste storia d’amore che si conclude con un suicidio. Goethe ammise di aver “”ucciso il suo eroe per salvare sé stesso””. Il romanzo è tuttora in stampa in dozzine di lingue. Quest’opera è alla base della “”riscrittura”” italiana operata da Ugo Foscolo, ovvero Ultime lettere di Jacopo Ortis. Il suo poema epico Faust, fu composto a stadi, e pubblicato integralmente soltanto postumo. La prima parte fu pubblicata nel 1808 e fece sensazione. La prima versione operistica musicata da Spohr, apparve nel 1814, e divenne l’ispirazione per opere di Gounod, Arrigo Boito e Ferruccio Busoni, nonché per sinfonie di Franz Liszt e Gustav Mahler. Faust divenne un mito per molti personaggi nell’800 e nel ‘900. La trama essenziale del “”vendersi l’anima al diavolo”” in cambio di potere nel mondo terreno assunse importanza crescente e divenne una metafora del trionfo della tecnologia e della rivoluzione industriale con tutto il suo fardello di umane sofferenze. L’opera poetica di Goethe fu modello per un intero movimento poetico tedesco detto Innerlichkeit (introversione), rappresentato per esempio da Heine. Le opere di Goethe ispirarono molti compositori, fra i quali Mozart, Beethoven, Schubert e Wolf. L’influenza di Goethe fu capitale perché capì la transizione e il mutamento della sensibilità europea, un aumentato interesse nella sensualità, nell’indescrivibile e nell’emozionale. Ciò non a dire che fosse iperemotivo o sensazionalista, al contrario: predicava la moderazione e percepiva l’eccesso come una malattia. “”Non vi è nulla di peggiore dell’immaginazione senza gusto””. Argomentò che la legge scaturisce dalle profondità della cultura di un popolo e dalla terra in cui vive, e che quindi leggi razionali non possono sempre essere imposte dall’alto: una tesi che lo pose in opposizione diretta con coloro che cercavano di costruire monarchie “”illuminate”” basate su leggi “”razionali””, per esempio Giuseppe II d’Austria o, più tardi, Napoleone imperatore dei francesi. Questo cambiamento sarebbe col tempo divenuto la base per il diciannovesimo secolo. Ciò lo rende, insieme a Adam Smith, Thomas Jefferson, Ralph Waldo Emerson e Ludwig van Beethoven una figura fondamentale in entrambi i mondi. Da un lato, seguace del gusto, dell’ordine e del dettaglio cesellato che è il marchio di fabbrica dell’Età della Ragione e del periodo neoclassico in architettura, dall’altro, alla ricerca di una personale e intuitiva forma di espressione. Le sue idee sull’evoluzione avrebbero formulato le domande alle quali Darwin avrebbe risposto. Tra i grandi eredi della scrittura e del pensiero goethiano nella letteratura tedesca dell’Ottocento va citato senz’altro Friedrich Nietzsche e per il Novecento il romanziere Thomas Mann e il poligrafo Ernst Jünger. Opere [modifica] Romanzi modifica Die Leiden des jungen Werthers (I dolori del giovane Werther) (1796) Wilhelm Meisters Lehrjahre (Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister) (1809) Die Wahlverwandschaften (Le affinità elettive) (1821) Wilhelm Meisters Wanderjahre (Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister) (1811-33) Aus meinem Leben: Dichtung und Wahrheit (Autobiografia: Poesia e verità) Tragedie modifica Götz von Berlichingen (1787) Iphigenie auf Tauris (Ifigenia in Tauride) (1788) Egmont (1790) Torquato Tasso (1808) Faust, Parte 1 (1832) Faust, Parte 2 Poemi modifica Prometeo (1782) Erlkönig (Il re degli elfi) (1790) Römische Elegien (Elegie romane) (1794) Reineke Fuchs (La volpe Reineke) (1797) Der Zauberlehrling (L’apprendista stregone) (1798) Hermann und Dorothea (Arminio e Dorotea) Saggi modifica Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären (La metamorphosi delle piante), saggio scientifico (1810) Zur Farbenlehre (Teoria dei colori), saggio scientifico (1817) Italienische Reise (Viaggio in Italia) (1832-1833) Scritti postumi opere postume (1836) Gespräche mit Goethe (Conversazioni con Goethe) Altre opere modifica Novella (Novella) (1793) L’ Assedio di Magonza durante l’ Assedio di Magonza del 1793. Goethe al seguito del duca prese parte all’assedio e alla resa di Magonza. Citazioni [modifica] « Che mai è l’uomo, il celebrato semidio! Non gli vengono a mancare le forze appunto quando ne avrebbe bisogno? Sia che voli nella gioia o che precipiti nel dolore non viene ugualmente trattenuto e riportato alla piatta gelida consapevolezza proprio quando anelava di smarrirsi nella plenitudine dell’ Infinito. » (I dolori del giovane Werther, 1774.) « Chi ha molto a che fare con i bambini scoprirà che nessuna azione esteriore resta senza influsso su di loro. » « Maledetti, trafitti dalla passione, l’amore ci sopravvive, l’arte ci rende immortali. » (A proposito degli artisti.) « Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L’audacia ha in se genio, potere e magia. Incominciala adesso. » Curiosità [modifica] A Goethe è stato intitolato il cratere Goethe, sulla superficie di Mercurio. Voci correlate [modifica] Faust Casa di Goethe nel Frauenplan Casa di Goethe a Roma Johann Carl Wilhelm Voigt Altri progetti [modifica] Wikimedia Commons contiene file multimediali su Johann Wolfgang von Goethe Wikiquote contiene citazioni di o su Johann Wolfgang von Goethe Collegamenti esterni [modifica] The Lied and Art Song Texts Page, testi di Goethe con varie traduzioni e indicazioni dei vari musicisti che li hanno musicati. da Liberliber: e-test: Traduzioni in italiano del “”Faust”” e de “”I dolori del giovane Werther””. “”Ode all’Italia”” declamato in tedesco da Paolo de Manincor su musica di Gilberto Quattrocchio. (EN) Weimar Classics Foundation (includes the National Goethe Museum and the Goethe and Schiller Archive). (DE) (EN) Opere di Johann Wolfgang von Goethe (DE) Opere di Johann Wolfgang von Goethe a cura del Progetto Gutenberg. Immagini di Goethe in Italia. Goethe e il dare stile al proprio carattere a cura del Centro buddista di Parigi. Opere di Goethe contenenti testi con dicordanze e liste di frequenza.”,”BIOx-123″
“MAZZUCCONI Ridolfo”,”Leonardo da Vinci.”,”Riunisce il libro di Leonardo e quello di Mazzucconi su Leonardo”,”VARx-221″