Biblioteca Isc ordinata per nome autore, M3

“McALEAVY Henry”,”Storia della Cina moderna.”,”Noato a Manchester nel 1912, McALEAVY studiò all’Univ di Manchester e poi al Trinity College di Cambridge. Nel 1935 si trasferì in Cina dove rimase come giornalista e studioso per 15 anni fino al 1950. VIsse da testimone un periodo cruciale della storia cinese. Ha scritto altri libri: ‘That Chinese Woman: the Life of Sai-chi-hua’ (1959) e ‘The Chinese Bigamy of Mr David Winterlea: a Manchu-Edwardian Fantasy’ (1961).”,”CINx-041″
“McAULEY Mary”,”Politics and the Soviet Union.”,”McAULEY M. è Lecturer in Government nell’Univ. di Essex. E’ autrice pure di ‘Labour Disputes in Soviet Russia, 1957-1965’.”,”RUSU-211″
“McAULEY Mary”,”Bread and Justice. State and Society in Petrograd, 1917-1922.”,”McAULEY Mary è Fellow and Tutor in Politics at St Hilda’s College, Oxford. Nell’inserto fotografico: foto assemblea operaia nella fabbrica Putilov, 1920 Foto di vari bolscevichi, Zinoviev, Badaev Ravich Lunacharskij Molotov Uritiskii”,”RIRO-370″
“McAULEY Mary”,”Bread and Justice. State and Society in Petrograd 1917-1922.”,”Mary McAuley is Fellow and Tutor in Politics at St Hilda’s College, Oxford. This is study of Petrograd in the period immediately following the Russian Revolution. Formerly the imperial capital St Petersburg, in the years after 1917 Petrograd became a revolutionary citadel. Preface, List of Plates, List of Maps, List of Tables, List of Abbreviations, Glossary, Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRO-091-FL”
“McAULEY Mary”,”Politics and the Soviet Union.”,”Mary McAuley is Fellow and Tutor in Politics at St Hilda’s College, Oxford. This is study of Petrograd in the period immediately following the Russian Revolution. Formerly the imperial capital St Petersburg, in the years after 1917 Petrograd became a revolutionary citadel. Preface, Introduction, Table, Calendar of Major Events 1861-1976, Glossary of Russian Terms, References, Selected Bibliography, Index, Penguin Education,”,”RUSU-116-FL”
“McBRIAR A.M.”,”Fabian Socialism and English Politics 1884-1918.”,”A.M. McBRIAR è Senior Lecturer in History alla University of Melbourne. (o A. MacBRIAR)”,”MUKx-056″
“McCANN Gerard”,”Theory and History. The Political Thought of E.P. Thompson.”,”Edward Palmer THOMPSON (1924)”,”MUKx-077″
“McCARTHY W.E. a cura; scritti di FLANDERS PERLMAN HOXIE LOSOVSKY COLE CLEGG TURNER BELL LIPSET TROW COLEMAN HUGHES MARTIN DAVIS LOCKWOOD BAIN REES ROSS PHELPS-BROWN McCARTHY SHONFIELD”,”Trade Unions. Selected Readings.”,”Scritti di FLANDERS PERLMAN HOXIE LOSOVSKY COLE CLEGG TURNER BELL LIPSET TROW COLEMAN HUGHES MARTIN DAVIS LOCKWOOD BAIN REES ROSS PHELPS-BROWN McCARTHY SHONFIELD. Lord McCARTHY è fellow del Nuffield College.”,”MUKx-080″
“McCARTHY Justin”,”Storia dell’ Inghilterra nel secolo XIX. Dalla riforma elettorale all’ epoca presente.”,”McCARTHY Justin membro del Parlamento britannico, autore della ‘Storia dei tempi moderni’. Questione irlandese e questione cattolica. “”Sarebbe stato possibile, in un’epoca di civiltà, porre la seconda isola del Regno Unito sotto la legge marziale unicamente per costringere sei mlioni e mezzo di cattolici a concorrere al mantenimento del clero che provvedeva ai servizi religiosi di tre quarti di milione d’anime? Si deve pensare che il Duca di Wellington, quando diede riluttante il suo assenso all’ approvazione dell’ emancipazione cattolica, avesse già formulata la sua risposta. Wellington assentì, perchè ritenne che non si potesse mantenere il sistema dell’ intolleranza religiosa senza correre il rischio di una guerra civile e perchè egli non si sentì sicuro nell’ esito di una guerra civile al fine desiderato. Lo stesso argomento può applicarsi al mantenimento del regime delle decime.”” (pag 33-34) Capitolo V: L’ insuccesso cartista. Cartismo (pag 104) “”Fra i molti giornali Cartisti che erano apparsi, il ‘Northern Star’, che apparteneva ad O’Connor ed era da lui diretto, era forse il più influente e popolare. I Cartisti tenevano frequenti comizi ove si notava una grande irruenza di rettorica violenta che animava e infiammava le passioni del popolo.”” (pag 112) Vi erano tre tipi di cartisti: gli agitatori politici regolari (lottavano per i sei punti della Carta e nulla più), i cartisti socialisti (volevano anche un generale riordinamento delle cose sociali) e i cartisti che avevano aderito sulla base del proprio malcontento (aderivano perché il cartismo prometteva di abolire la tasse del pane). (pag 112-113)”,”UKIx-105″
“MCCARTHY Patrick”,”La crisi dello Stato italiano.”,”Patrick McCarthy insegna alla Johns Hopkins University di Bologna. É autore di numerosi saggi nei quali si è occupato in particolare della storia dell’Italia contemporanea.”,”ITAP-051-FL”
“MCCARTHY Cormac”,”Città della pianura.”,”Cormac McCarthy è nato nel Rhode Island nel 1933 e ha trascorso l’adolescenza a Knoxville, nel Tennessee. Attualmente vive a El Paso, Texas.”,”USAS-024-FL”
“MCCARTHY Cormac”,”Cavalli selvaggi.”,”Cormac McCarthy è nato nel Rhode Island nel 1933 e ha trascorso l’adolescenza a Knoxville, nel Tennessee. Attualmente vive a El Paso, Texas.”,”VARx-268-FL”
“MCCARTHY Cormac”,”Non è un paese per vecchi.”,”Cormac McCarthy è nato nel Rhode Island nel 1933 e ha trascorso l’adolescenza a Knoxville, nel Tennessee. Attualmente vive a El Paso, Texas.”,”VARx-269-FL”
“MCCARTHY Cormac”,”Meridiano di sangue o Rosso di sera nel West.”,”Cormac McCarthy è nato nel Rhode Island nel 1933 e ha trascorso l’adolescenza a Knoxville, nel Tennessee. Attualmente vive a El Paso, Texas.”,”VARx-271-FL”
“MCCARTIN Joseph A.”,”Symposium on Melvyn Dubofsky ‘s We Shall Be All. Power, Politics, and “”Pessimism of the Intelligence””.”,”MCCARTIN Joseph A. è Associate Professor of History, SUNY Gensco, e autore di ‘Labor’s Great War’ (1997). “”I Wobblies di Dubofsky soprattutto hanno imparato come valorizzare il potere latente dei lavoratori marginali. “”Gli IWW insegnavano agli orfani della società e sostenevano che il potere – il fattore della forza di una società – si ottiene per mezzo dell’ organizzazione””. (…) La parola “”potere”” compare non meno di 163 volte in ‘We Shall Be All’ -32 volte solo nel capitolo relativo all’ ideologia degli IWW””. (pag 346)”,”MUSx-180″
“McCAULEY Martin”,”The Rise and Fall of the Soviet Union.”,”McCAULEY Martin è former Senior Lecturer presso la School of Slavonic and East European Studies, University College, University of London. Ha scritto pure ‘Stalin and Stalinism’ (2003) e ‘Bandits, Gangsters and the Mafia: Russia, the Baltic States and the CIS Since 1991’ (2001), ‘Gorbachev’ (2000).”,”RUST-137″
“McCAULEY Martin”,”Stalin e lo stalinismo.”,”McCAULEY Martin insegna nell’Università di Londra. Ha scritto un libro sulle origini della guerra fredda, sui rapporti Russia Stati Uniti nel Secondo dopoguerra, sull’Afghanistan e l’Asia centrale. “”Anche il Komintern fu vittima delle purghe. Nel novembre del 1937 Stalin comunicò a Georgij Dimitrov, a capo dell’organizzazione, che i trockisti dovevano essere “”perseguitati, fucilati e distrutti””. Si trattava di “”provocatori su scala mondiale e dei più pericolosi agenti al soldo dei fascisti””. Le epurazioni investirono anche la Mongolia: nell’aprile del 1938 circa 11.000 mongoli, compresi 7.800 lama, furono arrestati, circa il 4% della popolazione maschile adulta fu liquidato””. (pag 95) (lama maestro spirituale)”,”STAS-062″
“McCAULEY Martin”,”Russia since 1914.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics. Acknowledgements, List of maps, List of abbreviations, acronyms and terms, Chronology, Glossary, Foreign affairs and security, Main office holders, Biographies, Statistics, Bibliography, Maps, Index,”,”RUSx-018-FL”
“McCAULEY Martin, collaborazione di Peter WALDRON”,”Octobrists to Bolsheviks. Imperial Russia 1905-1917.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics. Acknowledgements, Map, Glossary, Introduction, Further reading, Chronology, tabelle,”,”RUSx-027-FL”
“McCAULEY Martin”,”Stalin e lo stalinismo.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics.”,”STAS-008-FL”
“McCAULEY Martin”,”The Soviet Union, 1917-1991.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics. List of maps and tables, Notes, Acknowledgements, Glossary, Introduction, Select bibliography, Maps, Index, Longman History of Russia,”,”RUSU-103-FL”
“McCAULEY Martin”,”Stalin e lo stalinismo.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics.”,”STAS-034-FL”
“McCAULEY Martin”,”Who’s Who in Russia Since 1900.”,”Martin McCauley is Senior Lecturer in Politics at the School of Slavonic and East European Studies University of London. The book covers the period from 1914 to the modern day and, as such, covers the twilight years of Tsarist Russia, communist Russia and new Russia. The book is a formidable achievement. Bang up-to-date, it provides information on every conceivable aspect of Russian history and politics. List of Maps, Introduction, Chronology, Glossary, Maps, Bibliography, Note on Russian Names, WHO’S WHO Series,”,”RUSx-198-FL”
“McCLELLAN Woodford”,”Revolutionary Exiles. The Russian in the First International and the Paris Commune.”,”Woodford McClellan è stato professore di storia all’Università della Virginia Libro dedica spazio alle vicende degli anarchici in Russia e in esilio, legate alla Prima internazionale “”Fearing that the successes of the Russian section [First International, ndr] might leave them behind, Nechaev and Bakunin tried, in the spring and summer of 1870, to recapture the revolutionary momentum they had attained in the summer of 1869. Occasionally working together but more often separately, they launched a new campaign. (…) To achieve respectability in the eyes of Western socialists, the two men flooded the leftist press with letters. Bakunin went so far as to declare in ‘Der Volksstaat’ that ‘Russia was in large part civilized by Germans’. Needing to atone for his foolish charges against Bakunin on the eve of the Basle Congress, Liebknecht felt obliged to publish this letter and Bakunin’s notes on the Russian revolutionary movement. Karl Marx and Sigismund Borkheim, however, wanted no part of a reconciliation with the Russian anarchist (10). In March, Borkheim sharply attacked Nechaev in a letter to ‘Der Volksstaat’. Signing himself ‘A Social Democrat from Russia’, Nechaev defended himself in the same journal a short time later. In April ‘Three Party Comrades’ (members of the Russian section) joined the budding polemic and attacked both Nechaev and Borkheim. The farce continued into the summer. Borkheim and Nechaev (neither of whom used his name in print) traded wild charges. The ‘Three Party Comrades’, discovering Borkheim’s identity (and knowing him to be Marx’ friend), worried lest their own identity become known to Marx. For his part, Borkheim thought the ‘Three’ were Nechaev and a couple of friends and suggested that they go to Hell. Utin, Trusov and Bartenev wrote to Marx in July asking him to thank Borkheim for this enlightening commentary (11). Friedrich Engels saw this charade for what it was: «Russian remains Russian. What kind of stupid nonsense is this, half a dozen Russians squabbling among themselves as though world supremacy depended upon the outcome. And the accusations against Bakunin really do not come out: the whole thing is merely a lamentation about minor plots and prattle (‘Klüngelei’) in Switzerland. In any case they [the Russian section] seem to be honestly ours, in so far as that is possible for Russians; I would, however, be cautious with them. In the meantime it is good to know all the gossip, for it belongs to the diplomacy of the proletariat» (12)”” [(in) Woodford McClellan, ‘Revolutionary Exiles. The Russian in the First International and the Paris Commune’, Frank Cass, London, 1979, pag 112-113] [(10) ‘Der Volksstaat’ Apr. 15, 20, 1870; ‘La Marseillaise’, Apr. 24, 1870; see also APP. B/A 944, pièces 4-5; (11) MERR, pp. 172-80. The polemic took place in the pates of ‘Der Volksstaat’ between March and June of 1870. At the end of march, Nechaev – not using his own name – advertised in several Geneva newspapers that the new ‘Kolokol’ would publish a Russian translation of the ‘Communist Manifesto’. Marx, who had not known of these plans, requested six copies, and Nechaev promised to send them. The advertisements appeared in ‘La Suisse Radicale’ beginning on Mar. 20, 1870. Marx’s letter to ‘Kolokol’ has not survived; Nechaev’s April 26, 1870, reply is in IISG, Marx-Engels correspondance, DV 84; (12) Werke, vol. 33, p. 17. Marx had earlier criticized the Geneva Russians. Utin had written (Narodnoe Delo, n. 2, May 7, 1870, pp. 1-3) that communal landownership, the ‘sole great heritage of the Russian people’, was consistent with the principles of the International, which shared the Russian goals of ‘land and liberty’. Marx wrote on his copy, ‘Asinus!’ and noted that ‘Russian communal Property can get along with Russian barbarism, but not with bourgeois civilization’. See Koz’min, ‘Russkaia sektsiia’, pp. 252-3] [“”Temendo che i successi della sezione russa [First International, ndr] potessero lasciarli indietro, Nechaev e Bakunin cercarono, nella primavera e nell’estate del 1870, di riprendere lo slancio rivoluzionario che avevano raggiunto nell’estate del 1869. Occasionalmente lavorando insieme ma più spesso separatamente, lanciarono una nuova campagna. (…) Per ottenere la rispettabilità agli occhi dei socialisti occidentali, i due uomini inondarono la stampa di sinistra di lettere. Bakunin arrivò al punto di dichiarare al “”Der Volksstaat”” che “”La Russia era in gran parte civilizzata dai tedeschi””. Dovendo espiare le sue sciocche accuse contro Bakunin alla vigilia del Congresso di Basilea, Liebknecht si sentì obbligato a pubblicare questa lettera e le note di Bakunin sul movimento rivoluzionario russo. Karl Marx e Sigismund Borkheim, tuttavia , non volevano esser parte di una riconciliazione con l’anarchico russo (10). A marzo, Borkheim attaccò aspramente Nechaev in una lettera a “”Der Volksstaat””. Autografandosi “”Un socialdemocratico dalla Russia””, Nechaev si è difeso sullo stesso giornale poco tempo dopo. Ad aprile “”Three Party Comrades”” (membri della sezione russa) si unirono alla polemica in erba e attaccarono sia Nechaev che Borkheim. La farsa è continuata durante l’estate. Borkheim e Nechaev (nessuno dei quali ha usato il suo nome sulla stampa) si sono scambiati accuse selvagge. I “”Tre compagni di partito””, scoprendo l’identità di Borkheim (e sapendo che era un amico di Marx), temevano che la loro identità venisse a conoscenza di Marx. Da parte sua, Borkheim pensava che i “”Tre”” fossero Nechaev e una coppia di amici e suggerì che andassero all’Inferno. Utin, Trusov e Bartenev scrissero a Marx nel luglio chiedendogli di ringraziare Borkheim per questo commento illuminante (11). Friedrich Engels vedeva questa farsa per quello che era: «Il russo resta russo. Che razza di stupida sciocchezza è questa, una mezza dozzina di russi che litigano tra loro come se la supremazia mondiale dipendesse dal risultato. E le accuse contro Bakunin in realtà non vengono fuori: l’intera faccenda è solo un lamento su complotti minori e chiacchiere (“”Klüngelei””) in Svizzera. In ogni caso [la sezione russa] sembra essere onestamente nostra, nella misura in cui ciò è possibile per i russi; Tuttavia, sarei cauto con loro. Nel frattempo è bene conoscere tutti i pettegolezzi, perché appartengono alla diplomazia del proletariato» (12)”” [(in) Woodford McClellan, ‘Revolutionary Exiles. The Russian in the First International and the Paris Commune’, Frank Cass, London, 1979, pag 112-113] [(10) ‘Der Volksstaat’ 15 aprile 20, 1870; ‘La Marseillaise’, 24 aprile 1870; vedi anche APP. B / A 944, pièces 4- 5; (11) MERR, pagg. 172-80. La polemica ebbe luogo nei piani di “”Der Volksstaat”” tra marzo e giugno del 1870. Alla fine di marzo, Nechaev – non usando il proprio nome – fece pubblicità su diversi giornali che il nuovo “”Kolokol”” avrebbe pubblicato una traduzione russa del “”Manifesto comunista””. Marx, che non era a conoscenza di questi piani, chiese sei copie e Nechaev promise di inviarle. Gli annunci apparvero su “”La Suisse Radicale”” all’inizio il 20 marzo 1870. La lettera di Marx a “”Kolokol”” non è sopravvissuta; la risposta di Nechaev del 26 aprile 1870 è in IISG, corrispondenza Marx-Engels, DV 84; (12) Werke, vol. 33, p. 17. Marx aveva già criticato i russi di Ginevra. Utin aveva scritto (Narodnoe Delo, n. 2, 7 maggio 1870, pp. 1-3) che la proprietà terriera comunale, “”l’unica grande eredità del popolo russo”, era coerente con i principi dell’Internazionale, che condivideva obiettivi di “”terra e libertà””. Marx scrisse sulla sua copia: “”Asinus!”” e osservò che “”la proprietà comunale russa può andare d’accordo con la barbarie russa, ma non con la civiltà borghese””. Vedi Koz’min, “”Russkaia sektsiia””, pp. 252-3]”,”INTP-094″
“MCCLOSKEY Joseph F. TREFETHEN Florence N. a cura di, Saggi di Ellis A. JOHNSON Sir Charles GOODEVE Russel L. ACKOFF Charles HITCH Roland MC KEAN Joseph O. HARRISON Jr. David B. BLACKWELL Byron O. MARSHALL Jr. David SLEPIAN Joseph MCCLOSKEY Horace C. LEVINSON Seymour T.R. ABT John F. MAGEE David M. BOODMAN Charles Warren THORNTHWAITE”,”Introduzione alla ricerca operativa.”,”Ellis A. Johnson, Direttore dell’Ufficio Ricerca Operativa della Johns Hopkins University. Florence N. Trefethen, consulente dell’Ufficio Ricerca Operativa della Johns Hopkins University, Baltimore (USA). Sir Charles Goodeve, direttore dell’Associazione Ricerche Siderurgiche, Gran Bretagna. Russell L. Ackoff, direttore del Gruppo di Ricerca Operativa, Case Institute of Tchnology. David H. Blackwell professore della Howatd University. Joseph McCloskey, membro dell’Ufficio Ricerca Operativa della Johns Hopkins University.”,”SCIx-204-FL”
“McCOURT Edward”,”Remember Butler. The Story of Sir William Butler.”,”‘Sir William Francis Butler (31 ottobre 1838 – 7 giugno 1910) è stato un ufficiale dell’esercito britannico, scrittore e avventuriero di origine irlandese. Nato a Golden, nella contea di Tipperary, Irlanda, Butler è cresciuto durante la Grande Carestia, un evento che ha profondamente influenzato la sua vita e la sua carriera 12. Dopo aver studiato presso il Tullabeg College, si arruolò nell’esercito britannico nel 1858. Butler partecipò a diverse campagne militari, tra cui la spedizione del Red River (1870-1871) e le guerre ashanti (1873-1874), distinguendosi per il suo coraggio e la sua leadership 12. Nel 1877 sposò Elizabeth Thompson, una nota pittrice di scene belliche, con la quale ebbe sei figli 1. Butler servì anche nella guerra anglo-zulù e nella campagna di Tel-el-Kebir, diventando aiutante di campo della regina Vittoria. Fu promosso a vari gradi militari, fino a diventare tenente generale nel 1900 12. Dopo il suo ritiro dall’esercito nel 1905, trascorse gli ultimi anni della sua vita nel castello di Bansha, in Irlanda, dedicandosi alla scrittura e all’educazione dei giovani’ 12. (fonte copil.)”,”UKIQ-020-FSD”
“McCRACKEN P.W. ELLS P.W. McCORD WRIGHT D.”,”La disoccupazione sue cause e suoi rimedi. Tre studi sulla disoccupazione.”,”””…la giustificazione degli aumenti richiesti è stata l’ affermazione dei dirigenti sindacali che la produttività è aumentata ancora del 3% e che tutto il guadagno relativo spetta ai lavoratori sotto forma di aumenti salariali o di maggiore tempo libero. Ciò è quanto gli economisti chiamano la “”teoria sindacale della produttività””. (pag 25)”,”USAE-032″
“McDONOUGH Frank”,”Opposition and resistance in Nazi Germany.”,”””In molte aree industriali tedesche ci sono riscontri di lavoratori impegnati in attività di resistenza. Nella prigione di Dortmund, per esempio, l’ occupazione registrata dei 21.833 prigionieri detenuti per opposizione politica al regime nazista, nella schiacciante maggioranza era quella di lavoratore industriale”” (pag 11)”,”GERR-020″
“McEVOY J.P. LINDBERGH C.A. GRENFELL R. HOOVER J.E. REYNOLDS Q. BALDWIN H.W. WALDECK Contessa RATCLIFF J.D. BALCHIN N. SCHWARTZ R. MONTAGU E.E.S. LORD W. GEORGE W. SONDERN F. WINSLOW W.G. JOHNSON T.M. COSTER D.Q. COUGHLIN W.J. STOWE L. RYAN C. FUCHIDA M. MULLER E. INOGUCHI R. NAJAJIMA T. CARLOVA J. YOSHIDA M. e altri”,”Storie segrete dell’ultima guerra.”,”Come la Russia prolungò la guerra (J.P. McEvoy) “”Già alcuni mesi prima che la bomba atomica fosse lanciata su Hiroshima, i capi giapponesi avevano capito d’aver perduto la guerra. Essi cercavano di ottenere dalla Russia, allora neutrale, che li aiutasse nelle trattative di pace. La Russia sabotò questi sforzi e per delle sue ragioni speciali, prolungò deliberatamente la guerra. Ecco per la prima volta, la storia di questa vicenda, passo per passo, come mi è stata raccontata di recente a Tokyo da Hisatsune Sakomizu, che era segretario capo del defunto primo ministro Suzuki e del Gabinetto giapponese. Sakomizu partecipò alle deliberazioni segretissime del Consiglio Supremo di Guerra convocato dall’Imperatore nella speranza di por fine alla guerra”” (pag 454) “”(…) I giorni successivi furono interamente occupati da febbrili trattative di pace. «Ma infine» dice Sakomizu «l’Imperatore si dichiarò soddisfatto delle condizioni e fu inviato un telegramma di accettazione ponendo così fine alla guerra. Il giorno dopo (15 agosto) alle ore 12 l’imperatore parlò per radio al popolo. «Era la prima volta che tutti i Giapponesi udivano la sua voce e piansero nel sentire, per la prima volta, che la guerra era perduta. Ma il Giappone aveva già perso la guerra prima della bomba atomica, prima dell’entrata in guerra della Russia. Perché la Russia rifiutò di fare da mediatrice? Il suo sinistro proposito era forse di far continuare la guerra fino a quando fosse stata pronta ad entrarvvi all’ultimo momento, con i risultati che ora tutti noi conosciamo fin troppo bene?» (pag 459)”,”QMIS-001-FER”
“McGILTON Henry MORGAN Rachel”,”Sistema operativo UNIX.”,”La diffusione sempre crescente di UNIX come sistema operativo installato su mini e microcalcolatori è una testimonianza delle potenzialità offerte da tale sistema in ambienti di lavoro diversi e con aspettative diverse. Il libro di McGilton e Morgan è stato scelto perchè costituisce un valido supporto all’apprendimento di UNIX.”,”SCIx-079-FL”
“McGINNISS Joe”,”Come si vende un presidente. La pubblicità televisiva al servizio della politica.”,”McGINNISS Joe era all’ epoca un giovane e influente giornalista con un tirocinio professionale compiuto sulle più importanti pubblicazioni professionali. Harry TRELEAVEN vice dello staff di giovani esperti dell’ uso della TV in politica, diceva: “”La maggior parte della gente vota per motivi irrazionali, emotivi. I problemi politici oggi sono troppo complessi e difficili da capire: la necessità di avere un’ opinione intimidisce o annoia gli elettori. Occorre evitare di presentare e discutere problemi e programmi. Basta riuscire a fare del candidato una star televisiva””. McGINNISS era un membro dello staff televisivo.”,”USAS-084″
“McGOWAN Lord”,”Speech to the Glasgow Chamber of Commerce. (1944)”,”Fondo Palumberi Lord McGowan Chairman Imperial Chemical Industries Limited London”,”ECOG-059″
“McGUCKIN Henry E.”,”Memoirs of a Wobbly. With an article by the author from the ‘International Socialist Review’ (August 1914).”,”Henry McGUCKIN (1893-1974)”,”MUSx-250″
“McGUIRE John COPLAND Ian a cura; saggi di Michael GILLAN Marika VICZIANY Jim MASSELOS Salim LAKHA Peter MAYER Prabhat PATNAIK Douglas HILL Greg BAILEY Mushirul HASAN Ian COPLAND Julie MARSH Howard BRASTED Edwina MASON Brian SHOESMITH Noorel MECKLAI Robin JEFFREY Rita MANCHANDA Achin VANAIK Navnita CHADHA BEHERA Howard BRASTED Adeel KHAN Denis WRIGHT Joh McGUIRE”,”Hindu Nationalism and Governance.”,”Saggi di Michael GILLAN Marika VICZIANY Jim MASSELOS Salim LAKHA Peter MAYER Prabhat PATNAIK Douglas HILL Greg BAILEY Mushirul HASAN Ian COPLAND Julie MARSH Howard BRASTED Edwina MASON Brian SHOESMITH Noorel MECKLAI Robin JEFFREY Rita MANCHANDA Achin VANAIK Navnita CHADHA BEHERA Howard BRASTED Adeel KHAN Denis WRIGHT Joh McGUIRE. “”The BJP’s strategy of economic liberalization demonstrates that at the economic level the similarites between the BJP coalition government and its predecessors are more significant than the differences. Members of the BJP in government have enthusiastically promoted the agenda of economic globalization, and the key concempt of swadeshi has been reinterpreted to make it more compatible with the policy of external liberalization and globalization.”” (pag 129) Bharatiya Janata Party. “”Il BJP andò al governo all’inizio del 1998 avendo fatto una forte campagna sulla piattaforma ‘swadeshi’. In una frase memorabile, ripetuta infinite volte, Murasoli Maran aveva annunciato che il BJP al potere avrebbe favorito i ‘computer chips’, non le ‘potato chips’.”” (pag 131) (The Swadeshi (Hindi…) movement, part of the Indian independence movement, was a successful economic strategy to remove the British Empire from power and improve economic conditions in India through following principles of swadeshi (self-sufficiency). Strategies of the swadeshi movement involved boycotting British products and the revival of domestic-made products and production techniques. Swadeshi, as a strategy, was a key focus of Mahatma Gandhi who described it as the soul of Swaraj) (Wiki)”,”INDx-090″
“MCILROY John FLEWERS Paul PARSONS Steve HOGSBJERG Christian BIRCHALL Ian ABSE Tobias RATNER Harry MANDEL Ernest MAGE Shane”,”Remembering 1956.”,” Contiene di Ian Birchall ‘Nineteen Fifty-Six and the French Left’ e di Tobias Abse ‘Palmiro Togliatti and the Italian Communist Party in 1956’ inoltre Paul Flewers, Steve Parsons e John McIlroy studiano l’impatto del 1956 sul Partito comunista britannico”,”MUNx-070″
“McILWAIN Charles H.”,”La rivoluzione americana. Una interpretazione costituzionale.”,”Collezione di storia americana, a cura di Mauro CALAMANDREI, Vittorio DE-CAPRARIIS, Nicola MATTEUCCI, Rosario ROMEO. Introduzione: Charles Howard McIlwain e la storiografia sulla rivoluzione americana. Tesi: Rivoluzione americana come rivoluzione costituzionale”,”USAG-022″
“McINNES Neil TOYNBEE Arnold J. SETON-WATSON Hugh WILES Peter LOWENTHAL Richard”,”The Impact of the Russian Revolution, 1917-1967. The Influence of Bolshevism on the World Outside Russia.”,”Neil McINNES è un giornalista australiano che ora lavora a Parigi. E’ autore di ‘Les debuts du marxisme theorique en France et en Italie’, ‘George Sorel: Apercu sur les Utopies, les Soviets, et le Droit Nouveau’, ‘Antonio Gramsci’, ‘Havemann and the Dialectic’.”,”RUST-037″
“McINNES Neil”,”Les débuts du marxisme théorique en France et en Italie, 1880-1897.”,”Secondo l’Autore Engels avrebbe censurato alcune opere di Lafargue, altre le avrebbe ricevute da Lafargue per l’approvazione Ci sono pagine dedicate a Lafargue “”Gabriel Deville, occupe une place à première vue plus modeste, mais plus solide. Il avait peu d’ambitions théoriques, excepté son apologie “”philosophique”” de l’amour libre, qu’il considérait comme une partie intégrante du socialisme. Appelé “”le premier collectiviste français”” (71), il partageait l’illusion de Guesde d’être devenu marxiste sans avoir besoin de lire Marx; en réalité, on pourrait le ranger parmi les blanquistes (72). Pendant les années 1880, il jouissait de la réputation d’être l’homme “”qui possède mieux que personne la doctrine des maîtres socialistes”” (73), mais son oeuvre de cette période ne donne de Marx qu’une image voilée par le blanquisme. Toutefois, ce qui lui vaut véritablement une place dans l’histoire du marxisme français, ce ne sont ni ses théories ni son exégèse, mais un résumé du ‘Capital’ largement répandu. Pour ceux qui ne prirent pas la peine de comparer le résumé avec l’original, c’était un exploit considérable. Le ‘Capital’ est parmi les livres fameux mais peu lus; le ‘compendium’ est sa forme la mieux accueillie du public (74). Celui de Deville a été mainte fois réimprimé en français et l’est encore aujourd’hui; il a connu des traductions en espagnol (1887), en italien (1893), en anglais (U.S.A., 1900) et on voulut même le traduire en allemand. Rien d’étonnant dès lors qu’il passe pour un des meilleurs moyens d’accéder è la théorie marxienne. Sa valeur semblait garantie: il fut entrepris par Deville sur l’invitation et avec l’encouragement de Marx, il bénéficiait apparemment des conseil d’Engels, et il fut publié peu après la mort de Marx (75). En vérité, il est dépourvu de valeur. Fort utile sans doute, au cours des soixante-dix dernières années à des marxistes indolents qui réculent devant l’étude directe de leur Bible, il n’a jamais été qu’un obstacle à une pénétration sérieuse de la pensée économique de Marx. Deville se proposa de rédiger un condensé d’une des oeuvres les plus difficiles de la science économique sans posséder la préparation nécessaire, et il eut la présomption de la récrire librement, d’une manière qui oblitérait les contributions de Marx dans ce domaine. Il obscurcissait ses doctrines caractéristiques et les dénaturait généralement pour les adapter à un banal révolutionnarisme qui passait, parmi les guesdistes, pour la “”théorie marxiste””. C’était évident pour quiconque saisissait la pensée économique de Marx; et le fait que le résumé de Deville ait été si largement utilisé en France témoigne de l’indigence des études économiques marxistes dans ce pays (76). A’ la vérité, Marx avait invité Deville à faire ce résumé, mais il ne vécut pas assez pour le connaître. En fait, Engels donna son avis sur le manuscrit (77), mais son opinion ne fut pas entièrement reçue (78) et il ne put s’empêcher de déclarer aussitôt qu’il contenait “”des défauts sérieux”” (79). Engels fit montre d’un curieux esprit de tolérance à l’égard des hérésies de Lafargue et de ses amis en refusant de discuter publiquement la question tant que la diffusion de ce livre bâclé se limitait aux pays de langue française. Il convient d’en tenir compte lorsqu’on est en présence d’approbations polies et résignées données par Engels aux divagations marxistes des guesdistes. Il s’interposa énergiquement lorsqu’il fut question de traduire le résumé de Deville en anglais et marqua son entier désaccord quand Kautsky suggéra naïvement de traduire Deville en allemand. Engels mit en jeu toute son autorité pour empêcher ce qu’il considérait comme un désastre: “”…Si le livre de Deville paraït en allemand, je ne vois pas comment je pourrais, étant donné mes obligations envers Mohr (Marx), l’accepter sans protestations comme résumé fidèle. Je n’ai rien dit quand on l’a publié simplement en français, bien que j’eusse nettement protesté contre toute la seconde moitié avant la publication. Mais s’il vient à être présenté devant le public allemand, c’est une autre histoire. Je ne puis permettre qu’en Allemagne Mohr soit dénaturé, et gravement dénaturé, jusque dans le termes””. “”S’il n’y avait pas eu cette hâte absurde à l’époque, si l’on avait procédé à la révision que je suggérais, l’objection n’existerait plus aujourd’hui. Tout ce que je puis dire, c’est que je réserve mon entière liberté d’action au cas où le livre serati publié en allemand, et je suis d’autant plus tenu de le faire que le bruit s’est répandu que j’en ai parcouru le manuscrit”” (80). C’est cette “”grave dénaturation””, pour employer les termes d’Engels, qu’ont complaisamment réimprimée, à plusieurs reprises, les marxistes français comme un modèle de version populaire du ‘Capital’! Le résumé a été réédité en 1886, 1887, 1897, 1919, 1928 et 1948…et la série n’est peut-être pas terminée, car le même plomb a servi invariablement et des dizaines de milliers d’exemplaires on été jetés sur le marché sans qu’on crût nécessaire d’y apporter le moindre changement. Le jugement péremptoire d’Engels étant désormais connu, il serait temps d’envoyer enfin ce plomb à la fonte”” [Neil, McInnes, Les débuts du marxisme théorique en France et en Italie, 1880-1897, 1960] [(71) Mauger, Les débuts du socialisme marxiste en France, Paris, 1908; (72) Voir la brochure de Deville, Blanqui libre, Paris, 1878. Neuf ans plus tard, il menait encore la lutte aux côtés des blanquistes contre les anachistes, sans recours à la théorie marxiste. Voir sa brochure ‘L’Anarchiste’, Paris, 1887; (73) Mermeix, op.cit., p. 60; (74) Au cours du siècle dernier, les auteurs suivants écriverent des ‘compendiums’, résumés ou versions populaires du ‘Capital’: Most, 1873; Cafiero, 1879 (traduit en français en 1910); Nieuwenhuis, 1879; Deville, 1883; Kautsky, 1887; Lafargue, 1894; (75) Deville, Résumé du Capital de Karl Marx, précédé d’un Aperçu sur le socialisme scientifique, Paris, 1883, Zévaès, op.cit., p: 171, écrit qu’il fut publié “”sous les auspices de Marx””, ce qui induit gravement en erreur; (76) Les lettres d’Engels aux Lafargue, au cours des années 1884-5, montrent que le ‘Résumé’ était sujet aux critiques des marxistes dès le début, particulièrement en Angleterre et en Allemagne; (77) Engels à Laura Lafargue, 3.10.1883; (78) Paul Lafargue à Engels, 17.10.1883; Engels à Laura Lafargue, 15.10.1883; (79) Engels à Lafargue, 11.8.1884; (80) Engels à Laura Lafargue, 17.1.1886. Engels a critiqué sévèrement l’ouvrage de Deville dans ses lettres à Kautsky du 9.1.1884 et 16.2.1884]”,”MFRx-351″
“McINTOSH John IRELAND S., reported verbatim by (Official Reporters to British Trades Union Congress)”,”Report of the World Trade Union Conference, County Hall London February 6th to 17th, 1945.”,”ANTE3-26″,”SIND-086″
“McINTYRE Niamh RICE-OXLEY Mark NEEDHAM Alex HIGGINS Charlotte”,”La lista. Da venticinque anni gli attivisti dell’ong United compilano una lista dei profughi e dei migranti morti a causa delle politiche migratorie europee. 34.361: questo è il numero di migranti e dei profughi morti mentre erano in viaggio verso l’Europa, dal 1993 a oggi. Ma sono solo le vittime accertate.”,”McINTYRE Niamh RICE-OXLEY Mark NEEDHAM Alex, HIGGINS Charlotte, giornalisti del The Guardian”,”CONx-257″
“McKAY Derek”,”Prince Eugene of Savoy.”,”Generale italo-austriaco (Parigi 1663 – Vienna 1736); figlio di Eugenio Maurizio e di Olimpia Mancini, destinato alla carriera ecclesiastica, chiese invano (1683) a Luigi XIV di entrare nel suo esercito. Lasciata Parigi, entrò al servizio dell’imperatore Leopoldo I, distinguendosi subito nelle operazioni contro i Turchi per la liberazione di Vienna assediata (1683) e in quelle successive, sicché (1687) a soli 24 anni fu promosso tenente generale. Nel 1689 intraprese anche l’attività diplomatica, che da allora alternò a quella bellica, e contribuì all’alleanza del duca di Savoia con l’Austria; segnalatosi in Piemonte nella guerra della Grande Alleanza, ebbe la nomina a feldmaresciallo (1693). La sua perizia emerse pienamente nella campagna del 1697 contro i Turchi, quando li sorprese e sconfisse al passaggio del Tibisco, presso Zenta. La battaglia ebbe effetti risolutivi sulla guerra austro-turca del 1683-99, per cui ad Eugenio furono donati vasti possessi fra i fiumi Drava e Danubio e poté iniziare la costruzione del palazzo del Belvedere a Vienna. Allo scoppio della guerra per la successione di Spagna (1701-13), ebbe il comando supremo delle forze destinate al teatro italiano e batté il maresciallo N. Catinat fra Carpi e l’Oglio (1701), sconfiggendo poco dopo F. Villeroi a Chiari. Il nuovo comandante francese, L.-J. Vendôme, fu battuto (1702) a Luzzara, ma riuscì a impedire a Eugenio la conquista del Milanese, vero scopo delle sue operazioni. Nel 1703 il principe fu nominato presidente del Consiglio aulico di guerra, ma solo in parte riuscì a rendere più dinamico l’andamento delle operazioni; dopo aver conseguito insieme al duca di Marlborough la grande vittoria di Höchstädt (1704), fu battuto da Vendôme a Cassano d’Adda (1705). La geniale audacia di Eugenio si rivelò con la battaglia di Torino (1706), che si risolse con la sconfitta degli assedianti francesi e la conquista del Milanese, di cui diventò governatore. Ancora con Marlborough, riportò le vittorie di Audenarde (1708) e di Malplaquet (1709). Si recò in seguito (1711) in missione diplomatica a Londra per impedire che il governo inglese si ritirasse dalla lotta; fallito lo scopo, si trovò, dopo la pace di Utrecht (1713), solo contro la Francia. Inferiore di forze, non poté tenersi che sulla difensiva: la pace di Rastatt (1714), negoziata dallo stesso Eugenio, pose fine alla guerra. Nel 1716 sbaragliò a Petrovaradin i Turchi che avevano assalito le province ungheresi e transilvane degli Asburgo, e l’anno dopo cinse d’assedio e conquistò Belgrado, costringendo l’impero ottomano alla pace di Passarowitz (1718). Nel successivo periodo di pace (1720-33) Eugenio, nominato vicario d’Italia nel 1724, attese a riordinare l’esercito. Scoppiata la guerra di successione polacca (1733-35), al principe, ormai settantenne, fu dato il comando di un fronte secondario sul Reno. Fu collezionista d’arte, amico dei maggiori scienziati, letterati e filosofi del tempo; ebbe sensibile peso nel governo dell’Impero. (Trec)”,”QMIx-143-FSL”
“MCKEAN Robert B.”,”St Petersburg Between the Revolutions. Workers and Revolutionaries, June 1907-February 1917.”,”Robert B. McKean is Lecturer in History at the University of Stirling, Scotland. Acknowledgements, Abbreviations, Dates and Terms, Introduction, Maps, Epilogue, Conclusion, Appendix: I. Political Mass Strikes in St Petersburg, April 1912 – 3 July 1914, II, Political Mass Strikes in Petrograd, 19 July 1914 – 22 February 1917, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRx-058-FL”
“McKENZIE Kermit E.”,”Comintern e rivoluzione mondiale 1928-1943.”,”2° copia McKENZIE Kermit E. (Virginia 1924) ha insegnato storia in varie università (Yale, Columbia, Emory). Ha insegnato pure nell’Università di Mosca. “”Se il capitalismo costituisce un sistema mondiale integrale e se tale sistema è in decadenza, ciascuno dei suoi anelli può essere maturo per la rivoluzione. Questa era la Concezione del Comintern. La teoria dell’ “”anello più debole”” è di grande importanza. Il suo carattere liberatore è ovvio. Non si tratta più, per i comunisti di un determinato paese, di rinviare il tentativo di impadronirsi del potere fino al momento in cui il sistema capitalista di questo paesi si dimostra pienamente maturo. La rivoluzione colpisce l'””anello più debole””, che è in ogni momento semplicemente il paese più lacerato dalle inevitabili contraddizioni inerenti al sistema capitalistico di produzione”” (pag 76)”,”RUST-149″
“MCKINLEY C. Alexander”,”Illegitimate Children of the Enlightenment. Anarchists and the French Revolution, 1880-1914.”,”MCKINLEY C. Alexander nel 2006 ha ricevuto il Ph.D. in storia comparativa dalla Brandeis University. E’ attualmente (2008) Professore assistente nel Dipartimento di storia e geografia della St. Ambrose University. Ha scritto sulla storia francese e sulla storia dei movimenti radicali in Europa. “”Like Pouget and Lucas, Grave believed that the guidance of a revolutionary minority was crucial. He argued in ‘La Panacée Révolution’ that without such guidance, the anger of the masses may boil over, but it would eventually subsume itself again. The effective revolutionary minority directs that amorphous anger and energy and turns it into social revolution (11). The anarchist narratives of the revolution consistently focused upon the masses, in this case the peasants, and avoided the traditional focus upon the ‘grandes hommes’. Their narratives tried to explain the actions and motivations of this relatively unstudied and amorphous group. Ever their focus on revolutionary minorities exemplified this dynamic. The revolutionary minorities they most admired were obscure men and women of action, who appeared seemingly from nowhere, inspired the masses to action, and then returned to the collective body”” (pag 19) (11) Jean-Pierre Bois, Histoire des 14 Juillet: 1789-1919, Rennes, 1991, 148-52 Charles Malato (1857–1938) was a French anarchist and writer. He was born to a noble Neapolitan family, his grandfather Count Malato being a Field Marshal and the Commander-in-Chief of the army of the last King of Naples.[1] Though Count Malato ferociously suppressed a popular anti-dynastic insurrection,[1] his son – Charles’ father – supported the communards of the Paris Commune, and was banished as a result to the penal colony of New Caledonia, where Charles was born. After the amnesty of anarchists and communists, Charles and his by that time ninety year old father returned to Paris, where they immersed themselves in the anarchist movement. On his return to France, Malato was condemned to fifteen months imprison for inciting murder, pillage and arson,[2] and instead went into exile in London. Malato collaborated briefly with Victor Henri Rochefort, Marquis de Rochefort-Luçay before they fell out over the Dreyfus affair (Rochefort was an anti-Dreyfusard). He wrote for Georges Clemenceau’s L’Aurore, L’Humanité, and the Journal du peuple (with Sébastien Faure) and partook in a revolutionary committee against nationalist activities. According to The New York Times Malato wrote articles “”remarkable for their literary grace””, was well known in political and literary circles, and “”noted for the perfection of his manners””.[1] He was accused by French police in 1905 of organising an assassination attempt against King Alfonso XIII of Spain, but was acquitted.[1] Between 1907 and 1914, Malato wrote in the journals La Guerre Sociale and La Bataille Syndicaliste, and became friends with the anarchist educator Francisco Ferrer. At the outset of World War I, Malato was a supporter of the union sacrée and a signatory of the pro-Allies Manifesto of the Sixteen. Publications[edit] Joyeusetés de l’exil La Grande Grève “”Le Nouveau Faust”” Edité à Barcelone ‘La Esculela Moderna’ 1919, a philosophical-fantastical drama with illustrations by Robert Louis Antral. A volume in-12 of 78 pp., cover illustrated in colour.”,”ANAx-367″
“McLELLAN David”,”Karl Marx. La sua vita e il suo pensiero.”,”David McLELLAN è Lettore (1976) di Teoria politica all’Univ di Kent a Canterbury. Laureatosi al St. John’s College di Oxford, è stato Visiting Professor alla State Univ di New York (SUNY) e assistente all’Indian Institute of Advanced Study di Simla, in India. Ha scritto in precedenza il suo polemico ‘Marx prima del marxismo’ e uno studio sui primi passi filosofici di MARX ‘Karl Marx: the Early Texts’. Altri lavori, uno studio comparativo sul radicalismo tedesco ‘The Young Hegelians and Karl Marx’ ecc.”,”MADS-023″
“McLELLAN David LUPORINI C. GRAZIANI A. ALTVATER E. OFFE C. NAPOLEONI C. GALGANO F. BODEI R. ACCORNERO A. LE-GOFF J. VILLARI R. MOSSE G.L. PROCACCI G. SPRIANO P. SWEEZY P.M. MEDVEDEV R. CERRONI U. DE-GIOVANNI B. MUSATTI C. GODELIER M. ZANARDO A. PAPI F. AUGE’ M. TOURAINE A. SU SHAOZHI TRONTI M. VACCA G. BADALONI N. ROSSANDA R. SALVADORI M. SCOPPOLA S. TORTORELLA A. BARCA L. LUPORINI C. OTTOLENGHI F. AVINERI S. RODANO G. NELL E. MUGNAI M. PAGGI L. PERROTTA C. ARONOWITZ S. FETSCHER I. NAPOLEONI C. CARANDINI A. CALABI L. COHEN G.A. THERNBORN G. BALIBAR E. ZANGHERI R. KESSELMAN M. PACI M. DAL-PRA’ M. MANCINI I. GALASSO G. PRIETO L.J.”,”Marx alla fine del XX secolo.”,”Contiene gli articoli: – David McLELLAN, Raccontiamolo senza citazioni, – Cesare LUPORINI, Liberiamo Marx dal marxismo, – Augusto GRAZIANI, Riabilitiamo la teoria del valore, – Eltmar ALTVATER, 5 idee per trovare il Welfare State nel “”Capitale””, – Claus OFFE (colloquio), Ma la classe operaia non è più così centrale, – Claudio NAPOLEONI, Quel che Keynes non sa, – Francesco GALGANO, Dove sta scritto ‘proprietà statale’?, – Remo BODEI, Nature di tutto il mondo unitevi!, – Aris ACCORNERO, Contro l’ ideologia del “”progresso tecnico””, – Jacques LE-GOFF, La trappola della sovrastruttura, – Rosario VILLARI, Socialismo, non ha più bisogno della storia?, – George L. MOSSE, Ci voleva Gramsci al posto di Engels, – Giuliano PROCACCI, Quell’ ultima frase del Manifesto, – Paolo SPRIANO, Il 18 Brumaio nasce un grande giornalismo, – Paul M. SWEEZY, Per una rivoluzione nel marxismo, – Roy MEDVEDEV, I leader: l’ idea di Stalin e quella di Marx, – Umberto CERRONI, Politica, restituiscilo alla scienza, – Biagio DE-GIOVANNI, Una teoria dello Stato? Non serve., – Cesare MUSATTI (colloquio), La psiche esiste, la materia forse no, – Maurice GODELIER (colloquio), Può finire il bisogno diDio? (Le idee di Marx sulla religione), – Aldo ZANARDO, Un rischio e una rivoluzione nell’ idea di persona, – Fulvio PAPI, Eguaglianza, perché non si è mai realizzata, – Marc AUGE’, Le culture dell’ uomo che restano fuori del marxismo, – Alain TOURAINE, La sociologia gli deve molto. Ma non Weber, – SU SHAOZHI, L’ idelogia muore se resta immobile, – Mario TRONTI, Torniamo alla rivoluzione, cioè al soggetto, – Giuseppe VACCA, Marx dentro la società informatica, – Nicola BADALONI, Rossana ROSSANDA, Massimo SALVADORI, Pietro SCOPPOLA, Aldo TORTORELLA, Tavola Rotonda: due domande politiche: 1. la nuova civiltà industriale lo condanna ad essere superato. 2. URSS, Cina, Europa: si rifanno a lui Stati e partiti molto diversi. Perché?, – Il Contemporaneo: Lo scienziato Karl Marx (scritti di Luciano BARCA, Cesare LUPORINI con Franco OTTOLENGHI (colloquio), Shlomo AVINERI, Nicola BADALONI, Giorgio RODANO, Edward NELL, Massimo MUGNAI, Leonardo PAGGI, Cosimo PERROTTA, Stanley ARONOWITZ, Iring FETSCHER, Claudio NAPOLEONI, Andrea CARANDINI, Lorenzo CALABI, Gerry A. COHEN, Göran THERNBORN, Etienne BALIBAR, Renato ZANGHERI, Mark KESSELMAN, Massimo PACI, Mario DAL-PRA’, Italo MANCINI, Giuseppe GALASSO, Luis J. PRIETO.”,”MADS-359″
“McLELLAN David”,”Engels.”,”McLELLAN David è nato a Hertford nel 1940 e ha frequentato la Merchant Taylors’ School e il St. John’s College di Oxford. E’ stato Visiting Professor alla SUNY (State University of New York) e Guest Fellow inPolitics presso l’ Indian Institute of Advanced Study, Simla, India. E’ professore di teoria politica nell’Università di Kent. Ha scritto molti lavori su Marx (v. nota biografica autore). “”Engels divenne pure uno dei pochi esperti civili nel campo della storia militare e tecniche militari. Egli stesso ebbe una esperienza militare nell’ insurrezione del Baden del 1849 di cui scrisse una descrizione brillante. Durante gli anni 1850 Engels scrisse numerosi articoli sulla questione militare per la stampa in America, Gran Bretagna e Germania. Nel 1859 allargò la sua reputazione in Germania scrivendo un pamphlet intitolato Po e Reno in cui sosteneva che la sicurezza della Germania poteva essere adeguatamente garantita senza l’ occupazione austriaca del Nord Italia che serviva solamente ad alienarsi gli italiani. Nonostante le sue inesatte previsioni del risultato della guerra civile americana e della guerra austro-prussiana del 1866, Engels fece una grande impressione per la perizia dei suoi articoli sulla guerra franco-prussiana del 1870, pubblicati sulla Pall Mall Gazette. Egli tracciò pure piani dettagliati per la difesa della Comune di Parigi. Lenin, in particolare, fu molto influenzato dagli scritti militari di Engels e sull’ insurrezione armata.”” (pag 32-33)”,”MAES-057″
“McLELLAN David”,”Karl Marx. His Life and Thought.”,”McLELLAN D. è stato Reader in Politica Theory all’ Unviersità del Kent, Canterbury. E’ stato pure visiting professor (SUNY). McLELLAN D. è stato Reader in Politica Theory all’ Unviersità del Kent, Canterbury. E’ stato pure visiting professor (SUNY). “”For Marx, on the other hand, “”In a future society, in which class antagonism will have ceased, in which there will no longer be any classes, use will no longer be determined by the minimum time of production; but the time of production devoted to different articles will be determined by the degree of their social utility. Proudhon’s proposals abstracted from differences in demand, competition, etc., and he was inevitably forced into a dilemma: ‘Either you want the genuine bartering process of past centuries with present-day means of production – in which case you are both reactionary and utopian; or you want progress without anarchy – in which case, in order to preserve the productive forces, you must abandon individual exchange.’ Anyway, Marx claimed, Proudhon was far from the first to think of ‘reforming society by transforming all men into actual workers exchanging equal amounts of labour. To prove his point he quoted at great length from the English economist Bray, views which he nevertheless rejected on the grounds that ‘individual exchange corresponds… to a definite mode of production which itself corresponds to class antagonism.There is thus no individual exchange without the antagonism of classes.’ (…)”” (pag 163)”,”MADS-442″
“McLELLAN David”,”Il pensiero di Karl Marx.”,”McLELLAN David insegna scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury.”,”MADS-495″
“McLELLAN David”,”Marxism after Marx.”,”McLELLAN David è professore di teoria politica al Goldsmiths College, London. Lenin, Quaderni filosofici, sui rapporti Hegel Marx. Impossibile capire il Capitale di Marx (specie il 1° capitolo) senza aver studiato e capito la Logica di Hegel. Quindi da mezzo secolo i marxisti non hanno compreso Marx! (pag 113) Dicotomia scienza politica. “”Engels’s general leanings towards scientifc study produced a dichotomy between science and politics: “”When one is a man of science, one does not have an ideal; one works out scientific results and when one is a party man to boot one fights to pull them into practice. But when one has an ideal, one cannot be a man of science…”” (1). Circumstances prevented Engels from exercising his very considerable gift as a practical politician, living as he did in enforced isolation from the leaders of the SPD. Towards the end of his life, the growing electoral success of the Social Democrats led Engels to stress the evolutionary rather than the revolutionary side of Marxism and declare the tactics of 1848 to be outmoded in every respect.”” (pag 15) (1) F. Engels, Correspondence with Paul and Laura Lafargue (Moscow, 1959, vol 1)”,”SOCx-222″
“MCLELLAN David”,”La concezione materialistica della storia. (in) ‘Storia del marxismo’.”,” “”Il manoscritto su Hegel non fu mai pubblicato, ma le idee che in esso erano rimaste in fase embrionale ricevettero una formulazione più chiara non appena Marx giunse a Parigi. Nell ‘inverno 1843-44 Marx scrisse due saggi per i “”Deutsch-französische Jahrbücher””, entrambi limpidi e brillanti quanto il manoscritto su Hegel era stato involuto e oscuro. Nel primo, intitolato ‘Sulla questione ebraica’, Marx esaminava le opinioni del suo antico mentore Bruno Bauer a proposito dell’emancipazione degli ebrei. Secondo Bauer, l’emancipazione ebraica si sarebbe potuta effettivamente realizzare solo quando lo Stato avesse cessato di essere cristiano, altrimenti la discriminazione contro gli ebrei era inevitabile. Per Marx, Bauer si era fermato troppo presto: la semplice secolarizzazione della politica non implicava l’emancipazione degli uomini in quanto esseri umani. Gli Stati Uniti non avevano alcuna religione di Stato, e tuttavia erano noti per la religiosità dei loro abitanti (…). Secondo Marx il problema nasceva perché “”l’uomo conduce … una doppia vita…. La vita nella ‘comunità politica’ nella quale egli si considera come ‘ente comunitario’, e la vita nella ‘società civile’ nella quale agisce come ‘uomo privato’, che considera gli altri uomini come mezzo, degrada se stesso a mezzo e diviene trastullo di forze estranee (13)””. Bauer aveva auspicato uno Stato basato esclusivamente sui diritti universali dell’uomo, così come erano stati proclamati dalla rivoluzione francese e dalla Dichiarazione d’indipendenza americana. Per Marx, invece, i diritti dell’uomo erano solo i diritti degli individui atomizzati, ostili l’uno all’altro, che componevano la società civile”” [David McLellan, La concezione materialistica della storia. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] (pag 42-43) [(13) K. Marx, Sulla questione ebraica, in Opere, cit., vol 3, pp. 166] “”L’ingresso di Marx nella politica attiva fu contrassegnato da due controversie. La prima, con Wilhelm Weitling, si può dire che corrispondesse sul piano politico all”Ideologia tedesca’. Weitling contrapponeva all’immagine della natura umana, dedotta da Feuerbach, i mali attuali della società capitalistica, e chiedeva in termini messianici una rivoluzione immediata. Marx invece sottolineava la natura storica del progresso, e dichiarava che “”prima la borghesia deve impadronirsi del timone”” (42). La seconda discussione è la più degna di nota, in quanto da essa nacque la ‘Miseria della filosofia’, lo scritto che conteneva la prima affermazione pubblica e sistematica della concezione materialistica della storia, e della quale lo stesso Marx raccomandava la lettura come introduzione al ‘Capitale’. Era una critica del socialista francese Proudhon e, come quella svolta nei confronti di Hegel, combatteva la mistificazione delle categorie “”eterne”” come Ragione e Giustizia, cui Proudhon continuamente ricorreva. Il libro conteneva inoltre un’esposizione sistematica delle idee di Marx sull’economia, sebbene ancora non vi comparissero i concetti di forza-lavoro e di plusvalore”” [David McLellan, La concezione materialistica della storia. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] (pag 54-55) [(42) Cfr. D. McLellan, Il pensiero di Karl Marx, Torino, 1975, p. 233 (la frase di Marx è tratta dalla corrispondenza con Moses Hess: cfr. M. Hess, ‘Briefwechsel’, a cura di E. Silberner, ‘s Gravenhage 1959, p. 151)]”,”MADS-672″
“MCLELLAN David”,”Il pensiero di Karl Marx.”,”David McLellan ha insegnato scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury. 2° copia “”La maggiore ricchezza di contenuto storico indica che i ‘Grundrisse’, pur continuando i temi centrali dei ‘Manoscritti di Parigi’, li trattano in modo «più maturo» di quanto non fosse possibile quando Marx non aveva ancora raggiunto una sintesi delle sue idee sulla filosofia e sull’economia. La chiave per capire la duplice natura del capitalismo – e le possibilità di una società non alienata in esso contenute – è il concetto di tempo. «Economia di tempo – in questo si risolve infine ogni economia», disse Marx (23). I profitti del capitalismo furono costruiti sul sovrappiù di tempo di lavoro, eppure allo stesso tempo la ricchezza del capitalismo emancipò l’uomo dal lavoro manuale e gli diede sempre maggiore disponibilità di tempo libero. Il capitale è esso stesso una «rivoluzione permanente»: “”In virtù di questa sua tendenza, il capitale spinge a superare sia le barriere e i pregiudizi nazionali, sia l’idolatria della natura, la soddisfazione tradizionale, orgogliosamente ristretta entro angusti limiti, dei bisogni esistenti, e la riproduzione del vecchio modo di vivere. Nei riguardi di tutto questo il capitale opera distruttivamente, attua una rivoluzione permanente, abbatte tutti gli ostacoli che frenano lo sviluppo delle forze produttive, la dilatazione dei bisogni, la varietà della produzione e lo sfruttamento e lo scambio delle forze della natura e dello spirito”” (24). Ma, agli occhi di Marx, proprio queste caratteristiche del capitalismo ne comportavano la dissoluzione. La sua ricchezza era fondata sull’introduzione delle macchine, seguita (qui la preveggenza di Marx è straordinaria) da quella dell’automazione, e ciò comportava una contraddizione sempre crescente tra la diminuzione del ruolo svolto dal lavoro nella produzione della ricchezza sociale e la necessità per il capitale di appropriarsi il pluslavoro. Il capitale era perciò grandemente creativo e altrettanto grandemente distruttivo: «Il capitale è esso stesso la contraddizione in processo, per il fatto che tende a ridurre il tempo di lavoro a un minimo, mentre, d’altro lato, pone il tempo di lavoro come unica misura e fonte della ricchezza. Esso diminuisce, quindi, il tempo di lavoro nella forma del tempo di lavoro necessario, per accrescerlo nella forma del tempo di lavoro superfluo; facendo quindi del tempo di lavoro superfluo – in misura crescente – la condizione (‘question de vie et de morte’) di quello necessario. Da un lato esso evoca, quindi, tutte le forze della scienza e della natura, come della combinazione sociale e delle relazioni sociali, al fine di rendere la creazione della ricchezza (relativamente) indipendente dal tempo di lavoro impiegato in essa. Dall’altro lato esso intende misurare le gigantesche forze sociali così create alla stregua del tempo di lavoro, e imprigionarle nei limiti che sono necessari per conservare come valore il valore già creato. Le forze produttive e le relazioni sociali – entrambi lati diversi dello sviluppo dell’individuo sociale – figurano per il capitale solo come mezzi, e sono per essi solo mezzi per produrre sulla sua base limitata. Ma in realtà essi sono le condizioni per far saltare in aria questa base» (25)”” [David McLellan, ‘Il pensiero di Karl Marx’, Torino, 1975] [(23) Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., Vol. I, p. 118; Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., vol II, pp. 11-12; (25) Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., vol II, p. 402] (pag 88-89)”,”MADx-845″
“McLELLAN David”,”Marx prima del Marxismo. Vita e opere giovanili.”,”2° copia David McLellan insegna scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury (1974) Engels (pag 241-243) “”Questa trascuratezza dei contemporanei per gli scritti giovanili di Marx è abbastanza naturale se si considera che gli stessi Marx ed Engels sembravano indifferenti persino alla conservazione dei propri manoscritti: nella prefazione a ‘Per la critica dell’economia politica’ Marx affermava infatti di aver abbandonato insieme ad Engels il manoscritto dell”Ideologia tedesca’ (1846) «tanto più volentieri, alla rodente critica dei topi in quanto avevamo già raggiunto il nostro scopo principale, che era di veder chiaro in noi stessi» (1). Quando nel 1867 un suo grande ammiratore e amico, il dottor Kugelmann, gli presentò una copia della ‘Sacra famiglia’ (1844), così Marx scrisse ad Engels: «Possiede una raccolta di lavori nostri migliore di quella di noi due presi insieme. Qui ho trovato nuovamente anche ‘La sacra famiglia’ che mi ha regalato e di cui manderò a te un esemplare. Fui piacevolmente sorpreso di constatare che non abbiamo da vergognarci del nostro lavoro, quantunque il culto di Feuerbach faccia ora un’impressione molto umoristica» (2). E in una lettera del 1888, Engels liquidava molto brevemente ‘L’ideologia tedesca’: «Prima di mandare a stampare queste righe, ho cercato e guardato ancora una volta il manoscritto del 1845-46. La parte che concerne Feuerbach non è completa. La parte completa consta di un’esposizione dell’interpretazione materialistica della storia, la quale prova soltanto com’erano ancora incomplete, allora, le nostre cognizioni della storia economica» (3). L’atteggiamento di Engels a questo proposito viene evidenziato efficacemente da una conversazione del 1893 col russo Aleksej Voden, che nel 1927 così descriveva un colloquio relativo alle prime opere di Marx ed Engels (…). Come risulta da queste osservazioni di Engels, il metodo hegeliano delle opere giovanili fu presto superato. Verso il 1865 Marx non era ancora noto al di fuori di una cerchia ristretta, ed era in auge invece la figura di Lassalle; e quando raggiunse la fama, con la pubblicazione del primo volume del ‘Capitale’ nel 1867, egli si presentava come un economista impegnato in una dimostrazione scientifica dell’inevitabile declino del capitalismo. Già nel 1859, in una recensione a ‘Per la critica dell’economia politica’, Engels scriveva: «I tedeschi hanno sempre dato prova di eguagliare e il più delle volte di superare le nazioni civili in tutti i campi del sapere. Solo una disciplina non contava alcun nome tedesco tra i suoi seguaci. Eccone finalmente uno: Karl Marx» (3)”” [David McLellan, ‘Marx prima del Marxismo. Vita e opere giovanili’, Torino, 1974] [(1) Marx, ‘Prefazione a Per la Critica dell’economia politica’, in ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, 1969, p. 6; (2) K. Marx F. Engels, ‘Carteggio’, vol. V, Roma 1951, pp: 21-22; (3) F. Engels, ‘Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia tedesca’ (1886), Roma, 1902, p. 4] (pag 241-242) Note. 1,2,3″,”MAES-161″
“McLELLAN David, a cura”,”Karl Marx: Interviews and Recollections.”,”David McLellan è Professore di Teoria politica all’Università del Kent. Contiene la lunga intervista a Karl Marx condotta dal corrispondente R. Landor e pubblicata sul New York ‘World’ il 18 luglio 1871. (pag 105-113) “”Landor: And of union to what end? – Marx: The economical emancipation of the working class by the conquest of political power. The use of that political power to the attainment of social ends. It is necessary that our aims should be thus comprehensive to include every form of working-class activity. To have made them of a special character would have been to adapt them to the needs of one section – one nation of workmen alone. But how could all men be asked to unite to further the objects of a few? To have done that, the Association must have forfeited its title to International. The Association does not dictate the form of political movements; it only requires a pledge as to their end. It is a network of affiliated societies spreading all over the world of labor. In each part of the world, some special aspect of the problem presents itself, and the workmen there address themselves to its consideration in their own way. Combinations among workmen cannot be absolutely identical in detail in Newcastle and in Barcelona, in London and in Berlin. In England, for instance, the way to show political power lies open to the working class. Insurrection would be madness where peaceful agitation would more swiftly and surely do the work. In France, a hundred laws of repression and a mortal antagonism between classes seem to necessitate the violent solution of social war. The choices of that solution is the affair of the working classes of that country. The International does not presume to dictate in the matter and hardly to advise. But to every movement it accords its sympathy and its aid within the limits assigned by its own laws. Landor: And what is the nature of that aid? – Marx: To give an example, one of the commonest forms of the movement for emancipation is that of strikes. Formerly, when a strike took place in one country, it was defeated by the importation of workmen from another. The International has nearly stopped all that. It receives information of the intended strike, it spreads that information among its members, who at once see that for them the seat of the struggle must be forbidden ground. The masters are thus left alone to reckon with their men. In most cases, the men require no other aid than that. Their own subscriptions, or those of the societies to which they are more immediately affiliated, supply them with funds, but should the pressure upon them become too heavy, and the strike be one of which the Association approves, their necessities are supplied out of the common purse. By these means, a strike of the cigar makers of Barcelona was brought to a victorious issue the other day. But the Society has not interest in strikes, though it supports them under certain conditions. It cannot possibly gain by them in a pecuniary point of view, but it may easily lose. Let us sum it all up in a word. The working classes remain poor amid the increase of wealth, wretched amid the increase of luxury. Their material privation dwarfs their moral as well as their physical stature. They cannot rely on others for a remedy. It has become then with them an imperative necessity to take their own case in hand. They must revive the relations between themselves and the capitalists and landlords, and that means they must transform society. This is the general end of every known workmen’s organization; land and labor leagues, trade and friendly societies, co-operative production are but means toward it. To establish a perfect solidarity between these organizations is the business of the International Association. Its influence is beginning to be felt everywhere. Two papers spread its views in Spain, three in Germany, the same number in Austria and in Holland, six in Belgium, and six in Switzerland. And now that I have told you what the International is, you may, perhaps, be in a position to form your own opinion as to its pretended plots”” (pag 108-109) [Karl Marx: interview with the correspondent R. Landor published in the New York World, 18 July, 1871] [David McLellan, a cura, ‘Karl Marx: Interviews and Recollections’, New Jersey, 1981]”,”MADS-706″
“MCLELLAN David”,”Il pensiero di Karl Marx.”,”David McLellan ha insegnato scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury. 2° copia “”La maggiore ricchezza di contenuto storico indica che i ‘Grundrisse’, pur continuando i temi centrali dei ‘Manoscritti di Parigi’, li trattano in modo «più maturo» di quanto non fosse possibile quando Marx non aveva ancora raggiunto una sintesi delle sue idee sulla filosofia e sull’economia. La chiave per capire la duplice natura del capitalismo – e le possibilità di una società non alienata in esso contenute – è il concetto di tempo. «Economia di tempo – in questo si risolve infine ogni economia», disse Marx (23). I profitti del capitalismo furono costruiti sul sovrappiù di tempo di lavoro, eppure allo stesso tempo la ricchezza del capitalismo emancipò l’uomo dal lavoro manuale e gli diede sempre maggiore disponibilità di tempo libero. Il capitale è esso stesso una «rivoluzione permanente»: “”In virtù di questa sua tendenza, il capitale spinge a superare sia le barriere e i pregiudizi nazionali, sia l’idolatria della natura, la soddisfazione tradizionale, orgogliosamente ristretta entro angusti limiti, dei bisogni esistenti, e la riproduzione del vecchio modo di vivere. Nei riguardi di tutto questo il capitale opera distruttivamente, attua una rivoluzione permanente, abbatte tutti gli ostacoli che frenano lo sviluppo delle forze produttive, la dilatazione dei bisogni, la varietà della produzione e lo sfruttamento e lo scambio delle forze della natura e dello spirito”” (24). Ma, agli occhi di Marx, proprio queste caratteristiche del capitalismo ne comportavano la dissoluzione. La sua ricchezza era fondata sull’introduzione delle macchine, seguita (qui la preveggenza di Marx è straordinaria) da quella dell’automazione, e ciò comportava una contraddizione sempre crescente tra la diminuzione del ruolo svolto dal lavoro nella produzione della ricchezza sociale e la necessità per il capitale di appropriarsi il pluslavoro. Il capitale era perciò grandemente creativo e altrettanto grandemente distruttivo: «Il capitale è esso stesso la contraddizione in processo, per il fatto che tende a ridurre il tempo di lavoro a un minimo, mentre, d’altro lato, pone il tempo di lavoro come unica misura e fonte della ricchezza. Esso diminuisce, quindi, il tempo di lavoro nella forma del tempo di lavoro necessario, per accrescerlo nella forma del tempo di lavoro superfluo; facendo quindi del tempo di lavoro superfluo – in misura crescente – la condizione (‘question de vie et de morte’) di quello necessario. Da un lato esso evoca, quindi, tutte le forze della scienza e della natura, come della combinazione sociale e delle relazioni sociali, al fine di rendere la creazione della ricchezza (relativamente) indipendente dal tempo di lavoro impiegato in essa. Dall’altro lato esso intende misurare le gigantesche forze sociali così create alla stregua del tempo di lavoro, e imprigionarle nei limiti che sono necessari per conservare come valore il valore già creato. Le forze produttive e le relazioni sociali – entrambi lati diversi dello sviluppo dell’individuo sociale – figurano per il capitale solo come mezzi, e sono per essi solo mezzi per produrre sulla sua base limitata. Ma in realtà essi sono le condizioni per far saltare in aria questa base» (25)”” [David McLellan, ‘Il pensiero di Karl Marx’, Torino, 1975] [(23) Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., Vol. I, p. 118; Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., vol II, pp. 11-12; (25) Marx, ‘Lineamenti fondamentali’, cit., vol II, p. 402] (pag 88-89)”,”MADx-014-FV”
“McLELLAN David”,”Marx prima del Marxismo. Vita e opere giovanili.”,”David McLellan ha insegnato scienze politiche all’Università del Kent a Canterbury. “”Arnold Ruge, direttore della principale rivista dei Giovani hegeliani, gli «Hallische Jahrbücher» fu il primo a destare in Marx l’interesse per il giornalismo, che gli diventò subito congeniale; i Giovani hegeliani puntavano molto sulla stampa, e tra tutte le riviste riuscirono a pubblicare un totale di ventimila pagine. (…) Il suo primo articolo, del febbraio, viene indirizzato a Ruge con una lettera di accompagnamento in cui l’autore si offre di recensire libri e di porre tutte le proprie energie al servizio del giornale (5). Lo stile di Marx denota già le caratteristiche ricorrenti in tutte le opere successive; il temperamento radicale e scevro da compromessi, l’amore per la polarizzazione, il metodo di ragionare per opposti con ‘reductio ad absurdum’, tutti questi elementi lo inducono a scrivere con uno stile basato sulle antitesi. Il gusto degli slogans, la disposizione delle idee in senso ascendente, l’uso ripetuto dell’anafora, del parallelismo, dell’antitesi, del chiasma (gli ultimi due in modo particolare), sono tutte caratteristiche marxiane. Il primo articolo verte sulle nuove istruzioni per la censura in Prussia date da Federico Guglielmo IV nel dicembre del 1841. (…) Capolavoro di esegesi polemica, il primo articolo politico di Marx dimostra il suo grande talento di scrittore di trattati in quello stile alla Boerne che saprà sempre mantenere; carico d’intransigenza liberale, con lo scopo preciso di smascherare lo pseudo-liberalismo delle istruzioni di censura, il pezzo trae ispirazione innanzitutto dal ‘Tractatus’ dello Spinoza, il cui capitolo finale ha per titolo una citazione di Tacito che Marx utilizza per concludere: ‘Rara temporum felicitas, ubi quae velis sentire et quae sentias dicere licet’ (19). Nella seconda metà del 1841, Marx aveva letto a fondo Spinoza, trascrivendone molti brani sulla miseria che genera l’illusione e sull’utilizzazione della religione comee strumento di consolazione e di sfruttamento per fini politici (20). Per il censore, l’artiolo era eccessivo e non fu pubblicato negli «Jahrbücher»: uscì invece in Svizzera, a febbraio del 1843, negli ‘Aneddoti sulla nuova filosofia tedesca e sul giornalismo’ [Anekdota zur neuesten deutschen Philosophie und Publizistik’], una raccolta di scritti bloccati dalla censura e ordinati in volume dal Ruge”” (pag 84-91) [David MacLellan, Marx prima del Marxismo. Vita e opere giovanili, Einaudi, Torino, 1982] [(5) Cfr. lettera a Ruge: MEGA 1, I (2), pp. 266-67; (19) Tacito, ‘Historiae, I, p. 1; (20) Cfr. anche C. Wackenheim, ‘La faillite de la religion d’après Karl Marx’, Paris, 1963, pp. 104 sgg.]”,”BIOx-031-FF”
“McLELLAN David”,”Karl Marx. La sua vita e il suo pensiero.”,”David McLellan è stato Lettore (1976) di Teoria politica all’Università del Kent a Canterbury. Laureatosi al St. John’s College di Oxford, è stato Visiting Professor alla State Univ di New York (SUNY) e assistente all’Indian Institute of Advanced Study di Simla, in India. Ha scritto in precedenza il suo polemico ‘Marx prima del marxismo’ ed uno studio sui primi passi filosofici di Marx ‘Karl Marx: the Early Texts’. Altri lavori, uno studio comparativo sul radicalismo tedesco ‘The Young Hegelians and Karl Marx’ ecc. Gli ultimi mesi di vita di Marx. (pag 458-459-460)”,”MADS-811″
“MCLLWAIN Charles H. MATTEUCCI Nicola a cura di”,”Costituzionalismo antico e moderno.”,”Charles Howard Mcllwain (1881-1968), uno dei maggiori studiosi contemporanei di storia del pensiero giuridico e politico, insegnò Science of Government alla Harvard University. Dopo The High Court of Parliament and Its Supremacy, scrisse The American Revolution, A Constitutional Interpretation, con il quale vinse il Premio Pulitzer. Argomento di questo libro è la genesi delle dottrine costituzionalistiche. L’autore ne rintraccia le premesse nel pensiero politico greco e soprattutto nell’esperienza giuridica della Roma repubblicana.”,”TEOP-040-FL”
“McLUHAN Marshall POWERS Bruce R.”,”Il villaggio globale. XXI secolo: trasformazioni nella vita e nei media.”,”Culturalmente quanto sta avvenendo ai giorni nostri è straordinario e richiede un sistema di riferimenti del tutto nuovo che McLuhan ci propone in una triade: spazio visivo (il modello di percezione lineare, quantitativo, proprio dell’ Occidente), spazio acustico (il ragionamento olistico, qualitativo, dell’ Oriente) e tetrade. La stampa preserva la percezione dello spazio visivo, mentre le tecnologie più moderne sospingono verso l’ orientamento più dinamico, “”multicentrico””, dello spazio acustico. E questo spostamento non avverrà in modo tranquillo.”,”EDIx-032″
“McLUHAN Marshall, a cura di Gianpiero GAMALERI”,”La galassia Gutenberg. Nascita dell’ uomo tipografico.”,”McLUHAN (1911-1980) è uno degli uomini più citati in tutto il mondo (‘il mezzo è il messaggio’, ‘il villaggio globale’). Un commento al suo pensiero viene da G. GAMALERI ‘La galassia McLuhan. Il mondo plasmato dai media’. “”E tuttavia, Gerald Manley Hopkins raccomandava un uso tattile delle parole e una poesia vigorosamente orale esattamente alla stessa epoca in cui Cezanne attribuiva i valori tattili alle impressioni retiniche (…). E ancora egli scrive: “”Fate un bel respiro e leggete con le orecchie, come vorrei che mi si leggesse sempre, e i miei versi verranno come si deve””. (pag 123) “”Probabilmente stampa e nazionalismo sono elementi assiologici, cioè coordinati, semplicemente perché per mezzo della stampa un popolo vede se stesso per la prima volta. (pag 288) “”Nel sec. XVI l’ intera cultura antica e medievale si trovava in rapporto ugualmente conflittuale con la nuova tecnologia tipografica. In Germania, paese più pluralistico e tribalmente differenziato del resto dell’ Europa, “”l’ opera unificatrice della stampa nella formazione di una lingua letteraria”” fu straordinariamente efficace. Come scrivono Febvre e Martin (pag 483): “”Lutero costruì una lingua che in tutti i sensi si avvicina al tedesco moderno. L’ enorme diffusione della sua opera, la sua qualità letteraria, il carattere quasi sacro che agli occhi dei fedeli rappresentava il testo della Bibbia e del Nuovo Testamento nella versione di Lutero, tutto ciò elevò a modello il suo linguaggio. (…)”” (pag 304)”,”EDIx-035″
“McLUHAN Marshall FIORE Quentin”,”Il medium è il massaggio.”,”McLUHAN Marshall (1911-1980) professore di lingua inglese al’ Università di Toronto, fondatore e direttore fine al 1979 del Center for Culture and Technology dela stessa Università. Tra i suoi libri ‘Galassia Gutenberg’. FIORE Quentin grafico e designer, collaboratore di case editrici e associazioni. “”L’ Eredità del Rinascimento. Il punto di fuga = Trarsi in disparte. L’ Osservatore Distaccato. Nessun Coinvolgimento! Chi contempla l’ arte rinascimentale si colloca sistematicamente al di fuori della cornice dell’ esperienza. Una piazza per ogni cosa e ogni cosa nella sua piazza. Il mondo istantaneo dei media d’ informazione elettrici ci coinvolge tutti, e di colpo. Non è possibile né distacco né cornice.”” (pag 53)”,”EDIx-048″
“McLYNN Frank”,”Villa e Zapata. Una biografia della rivoluzione messicana.”,”Frank McLynn storico e biografo inglese e visiting professor presso il dipartimento di letteratura della Strathclyde University in Scozia. Tra le sue opere le biografie di R.L. Stevenson, C.G. Jung e Napoleone. “”In generale, il risultato della rivolta di Orozco fu quella che è stata definita “”militarizzazione della politica e politicizzazione dell’esercito””. Alcuni vi intravedono lo spirito di Machiavelli. I più critici verso Huerta dicono che, ancor prima della sconfitta di Orozco, il generale vagheggiava l’idea di estromettere Madero e diventare il nuovo Diaz, e che, se sconfiggendo gli orozquisti non aveva spinto il coltello fino in fondo, era perché avrebbero potuto rappresentare una pedina utile. Alcuni commentatori contrari a Huerta sostengono addirittura che era già segretamente in contatto con l’esiliato Orozco proprio per questo scopo”” (pag 169-170)”,”AMLx-188″
“McMANNERS John”,”Morte e illuminismo. Il senso della morte nella Francia del XVIII secolo.”,”John McManners è Regius Professor di Storia ecclesiastica nell’Università di Oxford. E’ autore di numerosi studi storici condotti prevalentemente in ambito francese. Tra cui ‘Church and State in France, 1870-1914’. Il materialismo settecentesco francese (pag 230-231)”,”STOS-193″
“McMASTER H.R.”,”Dereliction of Duty. Lyndon Johnson, Robert McNamara, the Joint Chiefs of Staff, and the Lies That Led to Vietnam.”,”L’autore è National Security Adviser e graduate (1984) dell’Accademia militare di West Point. Ha ottenuto un M.A. e Ph.D. in storia dall’Università North Carolina a Chapel Hill. Guerra Vietnam, 1962-1965 Dottrina pressione graduata Rivalità divisioni interne forze armate Perdita di influenza presidenziale Americanizzazione della guerra”,”USAQ-106″
“McMATH Robert C.”,”American Populism. A Social History, 1877-1898.”,”Robert C. McMath, professore insegna Storia Americana al Georgia Institut. “”In January 1891, the northwestern Alliance, meeting in Omaha, endorsed a set of demands similar to the Ocala platform and called for the formation of a new party in 1892. Later that month, representatives of the NFA&IU, the Colored Farmers’ Alliance, the Knights of Labor, and the newly formed Citizens’ Alliance met in Washington to confirm plans for a conference of industrial organizations to be held in February 1892. Representatives of the Colored Farmers’ Alliance and the Citizens’ Alliance were ready to get on with the new party, but Macune and his allies insisted that the issue remain open until the 1892 conference. Frustrated by the delays and uncertainties, a band of western insurgents headed by the original leaders of the Kansas People’s Party reissued the called for a May convention in Cincinnati that they had originally made in Ocala. They were determined to proceed with the formation of a new farmer-labor party, whether the Alliance were ready to move or not. “”Founding”” conventions had become something of a regular event in the Midwest (…)”” (pag 143-144) NATIONAL FARMERS’ ALLIANCE AND INDUSTRIAL UNION (NFA&IU) (National Farmers’ Alliance and Industrial Union) (‘Nel mese di gennaio 1891 l’Alleanza del Nord-Ovest, riunita a Omaha, ha approvato una serie di richieste simili alla piattaforma Ocala e ha chiesto nel 1892 la formazione di un nuovo partito. Più tardi nello stesso mese, i rappresentanti della NFA&IU, l”Alleanza degli agricoltori di colore’, i Cavalieri del Lavoro, e la nuova formazione dell’Alleanza dei cittadini si incontrarono a Washington per confermare i piani per una conferenza di organizzazioni industriali da tenersi nel mese di febbraio 1892. I rappresentanti dell’Alleanza dei coltivatori di colore e dell’Alleanza dei cittadini erano pronti ad andare avanti con il nuovo partito, ma Macune ed i suoi alleati insistettero che la questione rimanesse aperta fino al congresso del 1892. Frustrati dai ritardi e le incertezze, una banda di ribelli dell’Ovest guidati dai capi originali del partito popolare del Kansas rinnovarono la chiamata per un convegno a maggio a Cincinnati come avevano fatto originariamente a Ocala. Erano determinati a procedere con la formazione di un nuovo partito contadino-mondo del lavoro, sia che l’Alleanza fosse pronta a muoversi o no. “”Fondare”” convenzioni era diventata una sorta di appuntamento fisso nel Midwest)”,”USAS-219″
“McMEEKIN Sean”,”The Red Millionaire. A Political Biography of Willi Münzenberg, Moscow’s Secret Propaganda Tsar in the West.”,”McMEEKIN Sean (1974) è assistente professore di relazioni internazionali e founding faculty member del Centre for Russian Studies alla Bilkent University, Ankara.”,”RIRB-091″
“McMEEKIN Sean”,”The Red Millionaire. A political biography of Willi Münzenberg, Moscow’s Secret Propaganda Tsar in the West.”,”Sean McMeekin is assistant professor of international relations and a founding faculty member of the Centre for Russian Studies at Bilkent University, Ankara. Willi Münzenberg-an Old Bolshevik who was also a self-promoting tycoon-became one of the most influential Communist operatives in Europe between the world wars. From his headquarters in Berlin, he created a variety of front groups that recruited well-known political and cultural figures to work on behalf of the Soviet Union and its causes, and he ran an international empire of newspapers, magazines, and motion picture organizations that churned out enormous amounts of propaganda and raised money for Communist concerns. Note on Transliteration and Translations, List of Initials of Organizations and Publications, Introduction: Who in the World is Willi Münzenberg? Notes, Select Bibliography, Acknowledgments, Index,”,”RIRB-017-FL”
“McMEEKIN Sean”,”Il crollo dell’Impero ottomano. La guerra, la rivoluzione e la nascita del moderno Medio Oriente, 1908-1923.”,”Sean McMeekin insegna Storia al Bard College, New York. Per alcuni anni ha insegnato all’Università Koç di Istabul e all’Università Bilkent di Ankara. Ha pubblicato: ‘The Berlin-Baghdad Express’,’The Russia Origins of the First World War’, ‘July 1914’. Contiene il paragrafo: ‘Brest-Litovsk: il boccone avvelenato’ (pag 365-390) “”Tra tutti i miracoli in punto di morte che avevano salvato l’Impero ottomano nell’era moderna, la rivoluzione di Lenin fu sicuramente il più grande. L’inverno precedente aveva visto la Turchia agli sgoccioli, mentre la Gran Bretagna e la Francia erano pronte a reclamare ciò che restava della carcassa ottomana. Con le armate russe che si stavano sciogliendo, Talât Pascià, ora gran visir, pensava che il colpo di Lenin avesse «aperto le porte alla realizzazione dell’Impero orientale turco». Quotidiani ottomani equilibrati come «Sabah» e «Tasvir-i-Efkar» discutevano dell’«immediato recupero di terre nell’Anatolia orientale e in Transcaucasia». Tradotto in politica, ciò significava che i diplomatici ottomani inviati ai negoziati per l’armistizio a Brest-Litovsk potevano chiedere non soltanto la restaurazione dei confini del 1914 tra Turchia e Russia, ma anche quelli del 1877, compresa l”Elviye-i-Selâse’, le «tre province» di Kars, Ardahan e Batumi conquistate della Russia dopo l’ultima guerra russo-ottomana. Persino Baku, centro dell’industria petrolifera russa e porta del Mar Caspio e dell’Asia centrale turca, adesso poteva entrare in gioco, anche se lì i turchi avrebbero dovuto competere con i loro alleati tedeschi, che volevano il petrolio. Dopo un periodo orribile nel 1916, Enver sembrava destinato a entrare nella storia come il più grande turco vivente, l’uomo che aveva sconfitto l’acerrimo nemico dell’impero a nord. Ovviamente, trasformare Enver Pascià in un eroe «Gazi» non era proprio quello che i bolscevichi avevano in mente di fare prendendo il potere. Dalla prospettiva di Lenin, andava benissimo che il cessate il fuoco avesse accelerato la disintegrazione delle armate zariste, eliminando il tal modo l’arma più pericolosa della controrivoluzione. Ma ciò non significava che voleva consentire ai nemici della Russia di costruire i propri imperi a sue spese”” (pag 368)”,”TURx-048″
“McNAB Chris”,”Il grande orso in guerra. L’esercito russo e sovietico dal 1917 a oggi.”,”Chris McNab è un autore specializzato nella storia e nella tecnologia militare. Ha pubblicato oltre 40 libri tra cui per le edizioni Leg: ‘L’esercito di Hitler. Storia della macchina bellica tedesca’ (2012), ‘Le aquile di Hitler. La Luftwaffe 1933-1945’ (2013), ‘Storia del mondo in 100 armi’ (2017) L’artiglieria e i droni. ‘L’artiglieria è maggiormente efficace quando è ben diretta. Nella seconda guerra cecena, i droni russi ‘Pchela-1T’ e ‘Stroi-P’ hanno contribuito a indirizzare gli elicotteri e il fuoco di artiglieria sui ribelli; sebbene le loro possibilità fossero limitate da sensori ancora rozzi, essi avevano comunque il vantaggio di combattere nemici senza una vera e propria capacità di difesa contraerea diversa da quella del semplice sparare in aria. Tuttavia, la relativa arretratezza russa in questo settore emerse successivamente nel corso del conflitto in Georgia del 2008. Nel 2012, il Ministero della Difesa istituì un ‘team’ specializzato nella ricerca e sviluppo dei droni e, nel 2013, Shoigu dispose il raddoppio della velocità di realizzazione dei progetti per l’acquisizione degli stessi. In realtà, all’inizio Mosca guardò all’estero, acquisendo da Israele il Bird Eye-400, l’I-View Mk 150 e il Searcher Mk2, in conseguenza della loro efficacia dimostrata nell’impiego nel corso della guerra georgiana. Tuttavia, da allora, vi è stato un notevole progresso anche nell’ambito domestico. I droni Zala-421 e Gorizont-Air-S100 sono stati impiegati nei cieli di Sochi durante le olimpiadi invernali del 2014. In Ucraina, le forze russe hanno fatto un considerevole uso dell’Orlan-10, del Granat-1, dell’Eleron-3SV e del portatile Zala-421, specialmente per osservare il fuoco dell’artiglieria. Sebbene al momento la Russia non abbia in inventario un aeromobile a pilotaggio remoto armato, l’Altius-M, ritratto come l’equivalente dell’MQ-9 Reaper americano (che è armato di missili), è in fase di collaudo. E non tutti i futuri droni della Russia è detto che siano aerei: il robot ruotato da ricognizione e attacco Kompats RURS è stato progettato per pattugliare specifiche aree in maniera autonoma, ingaggiando in nemici che si trovano a portata utile. Le intense riforme subite dal sistema militare russo nel passato decennio lo hanno di fatto trasformato da un’organizzazione debole e obsoleta a una forza potente e rispettata’ (pag 445-446)”,”RUST-174″
“McNAIR John”,”James Maxton. The Beloved Rebel.”,”L’autore, John McNair, socialista, nel 1938 è diventato segretario generale dell’ Independent Labour Party, carica che recentemente lasciato per anzianità (1955). James Maxton (22 June 1885 – 23 July 1946) was a Scottish left-wing politician, and leader of the far-left faction of the Independent Labour Party.[1] He was a pacifist who opposed both world wars. A prominent proponent of Home Rule for Scotland,[2][3] he is remembered as one of the leading figures of the Red Clydeside era. He broke with Ramsay MacDonald and the second minority Labour government, and became one of its most bitter critics. As the leader of the Independent Labour Party (ILP), he disaffiliated the ILP from the mainstream party in 1932. After that he was a marginal independent figure on the far left-wing. (wikip)”,”MUKx-205″
“McNAMARA Robert S.”,”La strategia del Pentagono.”,”McNAMARA Robert S. ha tenuto per sette anni il ministero della Difesa (1961-1967)”,”USAQ-020″
“McNEAL Robert H.”,”Bride of the Revolution. Krupskaya and Lenin.”,”McNEAL Robert H. è Chairman del Dipartimento di Storia nell’Università del Massachusetts in Amherst. E’ autore di ‘The Bolshevik Tradition: Lenin, Stalin, Khrushchev’. Insegna a Princeton e nell’Università di Toronto.”,”RIRB-128″
“MCNEAL Robert H.”,”Resolutions and decisions of the Communist Party of the Soviet Union. The Stalin Years: 1929-1953. Volume III.”,”Robert H. McNeal is Professor of History at the University of Massachusetts at Amherst. He has written numerous books and articles of which his principal works are The Bolshevik Tradition: Lenin , Stalin, Khrushchev, International Relations among Communists, Bride of the Revolution: Krupskaya and Lenin, and Guide to the Decisions of the Communist Party of the Soviet Union 1917-1967. General Editor’s Robert H. McNeal, Editor’s Preface, Introduction, Appendix, Index,”,”RUSU-031-FL”
“McNEAL Robert H.”,”Bride of the Revolution. Krupskaya and Lenin.”,”Robert H. McNeal is Professor of History at the University of Massachusetts at Amherst. He has written numerous books and articles of which his principal works are The Bolshevik Tradition: Lenin , Stalin, Khrushchev, International Relations among Communists, Bride of the Revolution: Krupskaya and Lenin, and Guide to the Decisions of the Communist Party of the Soviet Union 1917-1967. Acknowledgements, Concerning Sources, Notes, Index, foto,”,”LENS-048-FL”
“McNEAL Robert H.”,”Stalin. Man and Ruler.”,”Robert H. McNeal is Professor of History at the University of Massachusetts at Amherst. He has written numerous books and articles of which his principal works are The Bolshevik Tradition: Lenin , Stalin, Khrushchev, International Relations among Communists, Bride of the Revolution: Krupskaya and Lenin, and Guide to the Decisions of the Communist Party of the Soviet Union 1917-1967. List of Plates, Preface, Acknowledgements, Note on Spelling and Dates, Map: Stalin’s travels, 1918-20, Chronology of Stalin’s Life, Sources and Abbreviations, Notes, Additional Reading, Index,”,”STAS-022-FL”
“McNEILL William H.”,”The Pursuit of Power. Technology, Armed Force, and Society since A.D. 1000.”,”McNEILL William H. è Robert A. Millikan Distinguished Service Professor Emeritus of History nella University of Chicago. Cause demografiche della guerra. “”The really difficult demographic problem of the late nineteenth and early twentieth centuries came in the regions of Europe between the French and British on the west and the Russian on the east. In Germany, for example, the average annual surplus of births over deaths in the decade 1900-1910 was 866.000, yet Germany’s remarkable industrial and commercial expansion provided so many jobs that Polish farm workers had to be imported to cultivate east German estate (9). Nonetheless, the strains rapid urbanization put upon older patterns of life were very great. Germany’s ruling elites were mostly drawn from rural and small-town backgrounds and often felt endangered by the new, thrusting urban elements. Marxist revolutionary rhetoric, popular among industrial workingmen, was particularly frightening. Simultaneously, many Germans felt endangered by impending Slavic inundation from the east. The result was a strong sense of beleaguerment and a more rigid, reckless support of Austria-Hungary in the summer of 1914 than would otherwise have seemed sensible (10)”” (pag 312) (9) Between 1880 and 1914 nearly half a million German farm workers left the east. According to William W. Hagen, ‘Germans, Poles, and Jews: The Nationality Conflict in the Prussian East, 1772-1914 (Chicago, 1980), the total was 482.062; (10) Analysis of how the “”archaic”” character of German political leadership on the eve of the war helped to precipitate the catastrophe has become standard among German historians since Fritz Fischer pioneered this approach with his famous books, ‘Griff nach der Weltmacht’ (Düsseldorf, 1961) and ‘Krieg der Illusionen’ (Düsseldorf, 1969) translated (London 1967 and London 1975)]”,”QMIx-248″
“McNEILL William H.”,”La peste nella storia. L’impatto delle pestilenze e delle epidemie nella storia dell’umanità.”,”William Hardy McNeill (1917) è uno storico americano, professore emerito dell’Università di Chicago. Questo libro venne composto nella primavera estate del 1974 e gli fu data stesura definitiva nella primavera del 1975. Molti esperti in materia diedero il loro giudizio sull’abbozzo. ‘La prima e sotto molti aspetti la più rilevante manifestazione dei diversi rapporti di malattia creati dall’industrializzazione, fu la diffusione mondiale del colera. Questa malattia era stata a lungo endemica nel Bengala; di là si era diffusa in forma epidemica in altre parti dell’India e, di volta in volta, nelle regioni circostanti. Era causato da un bacillo in grado di vivere come organismo indipendente nell’acqua per lunghi periodi di tempo. Quando sia stato ingerito, se il bacillo del colera riesce a sopravvivere ai succhi gastrici, è in grado di moltiplicarsi rapidamente entro l’apparato digerente umano, dando luogo a sintomi violenti e vistosi -diarrea, vomito, febbre – cui segue la morte, spesso dopo poche ore dai primi segni della malattia. La velocità con cui il colera uccideva era fortemente preoccupante giacché, quando l’infezione era nei paraggi, nemmeno le persone in ottima salute potevano sentirsi al sicuro. I sintomi, inoltre, erano particolarmente orripilanti: in seguito alla totale disidratazione la vittima, nel volgere di poche ore, si raggrinziva fino a diventare la caricatura di se stessa, mentre la rottura dei capillari toglieva alla pelle la sua tinta naturale, colorandola di nero e di blu. Il risultato era quello di rendere la morte per colera particolarmente impressionante: il decadimento fisico era aggravato e affrettato come in un film proiettato in accelerazione, per ricordare l’orrore e l’assoluta ineluttabilità della morte a coloro che vi assistevano. La rilevanza statistica del colera fu talvolta notevole: al Cairo, nel 1831, quando la malattia colpì per la prima volta la città, morì il 13 per cento della popolazione totale (41). Ciò tuttavia era inconsueto, e nelle città europee la mortalità non fu mai così alta. Ciononostante, l’effetto psicologico pressoché unico prodotto dall’approccio con questa malattia letale non diminuì. Il colera sembrava capace di superare qualsiasi quarantena o di aggirare qualunque ostacolo posto dall’uomo: esso sceglieva le proprie vittime qua e là, prevalentemente ma non esclusivamente fra i ceti bassi delle città europee. In breve, esso era in sé del tutto temibile, e inoltre era unico nel panorama delle recenti esperienze europee. La reazione, parallelamente, fu frenetica e di grande portata. Il colera si impose bruscamente all’attenzione degli Europei nel 1817, quando scoppiò in forma insolitamente grave nel retroterra di Calcutta. Di là si diffuse in altre zone dell’India, e presto superò i confini che fino ad allora l’avevano limitato al subcontinente e alle zone immediatamente adiacenti. Ciò che sembra essere accaduto, quindi, è che un’antica e radicata modalità di diffusione del colera nell’ambiente indiano si sia intersecata coi nuovi modelli di traffico commerciale e militare imposti dalla Gran Bretagna’ (pag 240-241)] [(41) Laverne Kuhnke, ‘Resistance and Response to Modernization: Preventive Medicine and Social Control in Egypt, 1825-1850’ (Tesi di laurea in filosofia, inedita, Chicago, 1971, p. 51] [ISC Newsletter N° 92] Industrializzazione, nuovi modelli di traffico commerciale e militare e diffusione malattie infettive in Europa”,”STOS-212″
“McNEILL William H.”,”La peste nella storia. Epidemie, morbi e contagio dall’antichità all’età contemporanea.”,”William Hardy McNeill (1917) è uno storico americano, professore emerito dell’Università di Chicago. ‘Ippocrate, il padre della medicina greca riportò alcuni casi clinici con precisione e dettagli sufficienti a dimostrare l’esistenza di diversi tipi di infezione nella Grecia antica, sebbene nella maggior parte dei casi le sue parole non permettono di stabilire con esattezza quale malattia, secondo la definizione moderna, fosse in atto’ (pag 91)”,”STOS-013-FSD”
“McNEILL John Robert”,”Atlantic Empires of France and Spain. Louisbourg and Havana, 1700-1763.”,”Libro dedicato alla memoria di John Elliott Hawthorne L’esercito francese fondò la fortezza di Louisbourg e il suo porto marino fortificato sul lato sudovest nel 1713, dandogli il nome in onore di Luigi XIV. Il porto era stato usato dai marinai europei almeno fin dagli anni 1590, quando era noto come English Port e Havre à l’Anglois. L’insediamento francese, che datava dal 1713, fu molto modificato fino alla sua occupazione da parte degli Inglesi nel 1758. Le sue fortificazioni furono demolite nel 1760 e la parte abitativa abbandonata dagli inglesi nel 1768. Una piccola parte della popolazione civile continuò ad abitarvi anche dopo che i militari avevano abbandonato la località. (wikip)”,”QMIN-024-FSL”
“McPHERSON James M.”,”La guerre de secession 1861 – 1865.”,”McPHERSON è prefessore di storia all’ Univ di Princeton. Philippe RAYNAUD è professore di scienze politiche all’Univ di Lille II. MARX considerava la guerra dell’ Unione contro l’ “”oligarchia schiavista”” come un “”movimento rivoluzionario (…) che (dovrebbe) trasformare il mondo””. “”I lavoratori d’Europa””, prosegue MARX, sentiranno dei legami di parentela con LINCOLN, “”questo figlio leale della classe operaia (…)””. “”Come la guerra di indipendenza americana ha inaugurato un’era nuova di supremazia della borghesia, così farà la guerra anti-schiavista americana anche per la classe operaia’ (cit dall’A dal libro di Saul K. PADOVER (curatore e traduttore), ‘Karl Marx on America and the Civil War’ (NEW YORK, 1972) pag 237, 263, 264.”,”USAQ-015″
“McPHERSON James M.”,”Battle Cry of Freedom. The Civil War Era.”,”James M. McPherson is Edwards Professor of American History at Princeton University.”,”USAQ-028-FL”
“McRAE Hamish CAIRNCROSS Frances”,”Capital City. London as a Financial Centre.”,”McRAE Hamish”,”UKIE-047″
“MEACCI Ferdinando; collaborazione di Riccardo BELLOFIORE Gilbert FACCARELLO CHAI-ON LEE Florent GABRIEL Fred MOSELEY W. Paul COCKSHOTT e Allin F. COTTRELL Antonio G. CALLARI Bruce ROBERTS e Richard D. WOLFF Geert REUTEN S. DE BRUNHOFF Andrew J. KLIMAN Ernesto SCREPANTI Alan FREEMAN Heiner GANSSMANN Stephen CULLENBERG Christian GEHRKE e Heinz D. KURZ Augusto GRAZIANI Roberto FINELLI Claudio SARDONI David P. LEVINE Simon MOHUN Gerard DUMENIL e Dominique LEVY Christopher J. ARTHUR Nelson PRADO ALVES PINTO Bertram SCHEFOLD Joseph HALEVI e Peter KRIESLER G. CARCHEDI Massimo DE ANGELIS Meghnad DESAI Carlo BENETTI e Jean CARTELIER Jack AMARIGLIO e David F. RUCCIO A. SHAIKH Duncan K. FOLEY Randall WRAY Jerome LEVY”,”Marxian Economics. A Centennary Appraisal. International Conference on Karl Marx’s Third Volume of Capital: 1894-1994.”,”Oltre a MEACCI, i collaboratori del volume fotocopiato sono: Riccardo BELLOFIORE (Dip Scienze econ Univ Bergamo), Gilbert FACCARELLO (Ecole Normale Sup de Fontenay), CHAI-ON LEE (Chon-nam National Univ, S. Korea), Florent GABRIEL (insegna storia del pensiero econ Univ Paris VIII), Fred MOSELEY (Dept of Economics Mount Holyoke College, MA), W. Paul COCKSHOTT e Allin F. COTTRELL (Dept of Computer Science, Univ Strathclyde e Dept of Economics Wake Forest Univ), Antonio G. CALLARI Bruce ROBERTS e Richard D. WOLFF (Prof di economia rispettivamente Franklin and Marshall College, The College of William and Mary, and The Univ of Massachusetts a Amherst), Geert REUTEN (Univ Amsterdam), S. DE BRUNHOFF (CNRS, Paris), Andrew J. KLIMAN (School of Management New York Inst of Technology), Ernesto SCREPANTI, Alan FREEMAN (Univ Greenwich), Heiner GANSSMANN, Stephen CULLENBERG (Dept of Econ Univ California), Christian GEHRKE e Heinz D. KURZ, Augusto GRAZIANI, BELLOFIORE e Roberto FINELLI (Dip Scienze Econ Univ Bari), Claudio SARDONI (Univ Roma, Sapienza), David P. LEVINE, Simon MOHUN (Dep Economics Queen Mary and Westfield College, Univ London), Gerard DUMENIL e Dominique LEVY (CNRS), Christopher J. ARTHUR, Nelson PRADO ALVES PINTO (Instituto de Econ, UNICAMP), Bertram SCHEFOLD (J. W. Goethe Univ), Joseph HALEVI (Univ Grenoble 2 e Univ Sydney) e Peter KRIESLER (Univ NSW). G. CARCHEDI (Univ Amsterdam), Massimo DE ANGELIS (East London Univ), Meghnad DESAI (LSE), Carlo BENETTI e Jean CARTELIER (tutti e due Univ Paris X), Jack AMARIGLIO (Dept Econ Merrimack College, MA) e David F. RUCCIO (Dept Econ Univ Notre Dame), A. SHAIKH, Duncan K. FOLEY (Dept Econ Barnard College Columbia Univ), Randall WRAY (Univ of Denver) e Jerome LEVY (Economics Institute).”,”MADS-192″
“MEACCI Ferdinando a cura; saggi di Alan KIRMAN Peter D. GROENEWEGEN Peter C. DOOLEY Orhan KAYAALP Richard ARENA Heinz D. KURZ Ferdinando MEACCI Bertram SCHEFOLD Cécile DANGEL Joseph HALEVI Gary MONGIOVI Joanílio R. TEIXEIRA”,”Italian Economists of the 20th Century.”,”MEACCI Ferdinando è Professore associato di teoria dello sviluppo economico nell’Università di Padova.”,”ECOT-219″
“MEAD Margaret”,”Carattere degli americani. (The American Character)”,”””Può sembrare che questo libro abbia toccato un solo tasto, ciò che noi siamo come Americani e ciò che dobbiamo fare se vogliamo combattere con tutta l’anima e con tutte le forze, e quello che l’antropologia come scienza può offrire per aiutare questa guerra, per dire a ogni Americano: “”Ecco uno strumento che potete usare, per sentirvi forti, non deboli, per sentirvi sicuri o orgogliosi del futuro””. Poiché sono un’Americana, poiché sono un’antropologa, ho sottolineato queste cose che consosco. Ho messo in evidenza il carattere americano come appare sullo sfondo di altre sette civiltà che ho studiato con un’attenzione tanto microscopica quanto la mia tela qui è stata vasta e difficile.”” (pag 255-256) “”Ho accentuato che noi siamo un popolo morale, un popolo che crede che ci sia un nesso diretto fra lo sforzo e la capacità e le ricompense su questa terra; (…)””. (pag 256)”,”USAS-158″
“MEAD Margaret”,”Popoli e paesi. La scienza che insegna a comprendere l’uomo.”,”Margaret Mead, famosa antropologa americana recentemente scomparsa, è autrice di numerosi studi antropologici sui popoli primitivi del Pacifico tra cui ‘Crescita di una comunità primitiva’ (1962), ‘Sesso e temperamento’ (1977), ‘Maschio e femmina’ (1979).”,”SCIx-001-FFS”
“MEADE James E.”,”Regno Unito, Commonwealth e mercato comune.”,”””Sarebbe un cattivo inizio per il Regno Unito se esso rinunziasse al principio del libero accesso a prodotti del genere provenienti dalle varie parti del Commonwealth in corso di industrializzazione allo scopo di proteggere la fabbricazione di tali prodotti in Germania, Italia, Francia e nello stesso Regno Unito”” (pag 34)”,”UKIE-032″
“MEAGLIA Piero”,”Bobbio e la democrazia. Le regole del gioco.”,”‘Il primo libro che ricostruisce per intero con ricchezza di particolari la teoria della democrazia in Bobbio’ Piero Meaglia è nato a Torino nel 1950. Dottore di ricerca in ‘Storia del pensiero politico e delle istituzioni politiche, membro del comitato di redazione della rivista ‘Teoria e PolitiCa’. E’ autore di saggi sul tema dei sistemi elettorali.”,”TEOP-043-FMB”
“MEAKER Gerald H.”,”The Revolutionary Left in Spain, 1914-1923.”,”MEAKER Gerald H. “”The tranquil pace and sectarian isolation of the Socialist Party were finally disturbed by the Tragic Week. In the aftermath of the shooting of Francisco Ferrer the Party issued (September 1909) a manifesto condemning the arbitrary actions of the Maura government and announcing the Socialists’ determination to defend constitutional liberties at the side of whatever “”democratic force”” proposed to work for the reestablishment of constitutional guarantees and for the resignation of the government. The PSOE, says Diaz del Moral, was “”galvanized”” by the events of the Tragic Week and “”descended from its ivory tower full of passion and vigor””””. (pag 13-14)”,”MSPx-104″
“MEARSHEIMER John”,”L’ America, le guerre il controllo del mondo.”,”MEARSHEIMER John è Distinguished Service Professor of Political Science alla University of Chicago, dove è co-direttore delProgram on International Security Policy. E’ uno dei più influenti studiosi americani di politica internazionale. Scrive sul New York Times, The New Republic e The Atlantic Monthly. Politica di bilancia. “”In sintesi, geografia e distribuzione del potere svolgono entrambe un ruolo chiave nel determinare se grandi potenze minacciate formeranno coalizioni di bilanciamento contro un aggressore pericoloso oppure se decideranno di ricorrere allo scaricabarile””. (pag 301) “”Le principali cause di guerra sono da ritrovarsi nell’ architettura del sistema internazionale””. (pag 305) Asimmetria. “”I potenziali egemoni invitano alla guerra anche innalzando il livello di paura tra le grandi potenze. La paura è endemica tra gli stati nel sistema internazionale, e li spinge a competere per la potenza allo scopo di aumentare le proprie prospettive di sovravvivenza in un mondo pericoloso. L’ emergere di un potenziale egemone, però, rende particolarmente allarmate le altre grandi potenze, che cercheranno ogni modo per correggre l’ asimmetria di potere e saranno inclini ad adottare a questo fine le politiche più rischiose””. (pag 313) “”La multipolarità bilanciata rende più probabile la guerra che non la bipolarità (…)””. (pag 314) “”La multipolarità sbilanciata è la distribuzione di potere più pericolosa””. (pag 314)”,”USAP-063″
“MEARSHEIMER John”,”La logica di potenza. L’America, le guerre, il controllo del mondo.”,”John J. Mearsheimer è Distinguished Service Professor of Political Science alla University of Chicago, dove è co-direttore del Program on International Security Policy. Uno dei più influenti studiosi americani di politica internazionale, scrive regolarmente sulle principali testate statunitensi d’opinione: New York Times, The New Republic e The Atlantic Monthly.”,”RAIx-035-FL”
“MECKLENBURG Frank STASSEN Manfred a cura; scritti di K. MARX e F. ENGELS, A. BEBEL W. LIEBKNECHT F. LASSALLE E. LEDERER F. MEHRING E. BERNSTEIN R. LUXEMBURG K. KAUTSKY C. ZETKIN J. DIETZGEN”,”German Essays on Socialism in the Nineteenth Century. Theory, History, and Political Organization, 1844-1914.”,”Contiene la traduzione del testo di legge contro i socialisti (pag 297-)”,”MGEx-253″
“MECKLENBURG Frank STASSEN Manfred a cura; scritti di K. MARX e F. ENGELS, A. BEBEL W. LIEBKNECHT F. LASSALLE E. LEDERER F. MEHRING E. BERNSTEIN R. LUXEMBURG K. KAUTSKY C. ZETKIN J. DIETZGEN”,”German Essays on Socialism in the Nineteenth Century. Theory, History, and Political Organization, 1844-1914.”,”Contiene la traduzione del testo di legge contro i socialisti (pag 297-)”,”MGEx-254″
“MEDA Filippo”,”La questione belga.”,”””Uno storico tedesco, Carlo HILLEBRAND (‘Das belgische Experiment’ in 6° volume raccolta postuma ‘Zeiten, Voelker und Menschen’) occupandosi nel 1880 della neutralità belga nell’occasione che il piccolo ma fiorente Stato di Re Leopoldo celebrava il cinquantenario della propria costituzione in regno indipendente, dichiarava che l’ esperimento doveva riconoscersi riuscito a pieno. Quando nel 1831, per evitare il riaccendersi della guerra europea che era stata chiusa col trattato del 1814, le potenze consentirono che il Belgio- da Napoleone I definito il campo di battaglia dell’ Europa- si staccasse dall’ Olanda alla quale il Congresso di Vienna l’aveva riunito, costituendo il regno dei Paesi Bassi, (…) furono molti a dubitare che un tale assetto fosse destinato a durare.”””,”QMIP-021″
“MEDA Filippo”,”I cattolici italiani nella prima guerra mondiale.”,”La prima edizione di quest’opera risale al 1928. Fu pubblicata con il titolo ‘I cattolici italiani nella guerra’ nella collezione ‘Diari, Memorie, Studi e Documenti’ sulla 1° GM diretta da Angelo GATTI. Filippo MEDA fu deputato cattolico al Parlamento italiano dal 1907 al 1924. Fu ministro delle finanze dal 1916 al 1919 con P. BOSELLI e V.E. ORLANDO e ministro del Tesoro dal 1919 al 1921 con GIOLITTI: la sua testimonianza ricava, da questo, rilievo storico sufficiente a giustificare la ristampa nel cinquantennio della Grande Guerra.”,”ITQM-034″
“MEDA Filippo”,”Il partito socialista italiano. Dalla prima alla terza internazionale.”,”ANTE1-38 pag 95 bulgaro Cabaceff (Kabaciev) emissario Comitato esecutivo della Terza Internazionale”,”MITS-332″
“MEDA Ambra”,”Al di là del mito. Scrittori italiani in viaggio negli Stati Uniti.”,”MEDA Ambra insegna letteratura italiana contemporanea e sistema editoriale nell’Università di Parma. Ha scirtto una monografia: ‘G. Borgese “”pellegrino appassionato””. Cronache e racconti di viaggio’ (2007) Gramsci e il fordismo “”Gramsci, che dal carcere ha modo di leggere e apprezzare le corrispondenze americane di Borgese (1), loda il modello industriale degli ‘States’ e contesta la credenza che il fordismo “”ammazzi spirtualmente l’uomo””, sostenendo, al contrario, che “”il cervello dell’operaio”” impiegato nella catena di montaggio, “”invece di mummificarsi””, possa raggiungere “”uno stato di completa libertà””. A suo avviso, infatti, nelle fabbriche americane si è “”meccanizzato solo il gesto fisico””, mentre la mente rimane “”libera e sgombra per altre occupazioni””. Il senso di ammirazione nei confronti del sistema produttivo Usa rimano tutt’altro che isolato. All’atteggiamento contestatario di movimenti come Strapaese si affianca la volontà fascista di emulare la modernità americana; basti pensare che, nel 1926, la Confindustria istituisce l’Enios (Ente nazionale italiano per l’organizzazione scientifica del lavoro) (5) per rinnovare l’industria nostrana sull’esempio dei metodi taylorista e fordista. Per l’industriale Delfino Cinelli, “”l’operaio che guida intelligentemente la macchina ha oltrepassato il gran confine che separa coloro che lavorano con la mente da coloro che hanno solamente le braccia””; e anche Alberto Pirelli, reduce da un viaggio negli ‘States’, loda il progresso tecnologico, che ha “”ridotto il prezzo delle merci””, ne ha “”migliorato la qualità e la precisione”” e ha sgominato la piaga “”della povertà perpetua””. Lo stesso Henry Ford, il quale dedica parole di profonda ammirazione all’Italia fascista, viene presentato come un personaggio positivo. Gian Gaspare Napolitano, uno dei pochi giornalisti che riesce a intervistarlo, lo descrive come un uomo “”semplice””, mosso dalla “”fondamentale ispirazione umana”” di “”rialzare il tenore di vita”” con le sue norme sugli alti salari e il riposo settimanale prolungato, e di “”diminuire la povertà”””” (pag 205-206) [(1) Giuseppe Antonio Borgese, Atlante americano, cit., p. 191]”,”USAS-197″
“MÉDA Dominique”,”Società senza lavoro. Per una nuova filosofia dell’occupazione.”,”MÉDA Dominique Méda ha studiato all’Ecole Normale Supérieure e all’Ecole Nationale d’Administration. E’ professore di filosofia e attualmente (1997) insegna all’Institut d’Etudes Politiques. Marx. “”Tutta la cosiddetta storia universale non è che la generazione dell’uomo dal lavoro umano”” “”Ricordiamo rapidamente che Marx conosce perfettamente Hegel e ne recupera l’eredità teorica. Certo Marx dice di voler rovesciare la dialettica di Hegel facendola poggiare non sulla testa ma sui piedi: non sono né lo Spirito né le Idee che dirigono il corso del mondo. Sono gli uomini che fanno la loro stessa storia. Marx riprende quindi e fa propria l’idea del grandi sviluppo storico presentata da Hegel, ma il soggetto di tale sviluppo diviene non più lo Spirito bensì l’umanità stessa. Il lavoro non è quello dello Spirito ma il lavoro quotidiano degli uomini, il lavoro reale, realizzato attraverso utensili, con sudore, dolore e invenzione. Su queste basi, Marx costruisce una vasta opposizione tra il vero lavoro, che è l’essenza dell’uomo, e la realtà del lavoro, quella che osserva giorno per giorno a Manchester, e che ne rappresenta solo la forma alienata. Il lavoro è l’essenza dell’uomo, perché la storia ci mostra che l’uomo è divenuto ciò che è attraverso il lavoro: “”Tutta la cosiddetta storia universale non è che la generazione dell’uomo dal lavoro umano, il divenire della natura per l’uomo”” (5). Ma non basta. Occorre intendere l’affermazione di Marx come l’equivalente di una vera e propria identità: l’essenza dell’uomo ‘è’ il lavoro. L’uomo non può esistere se non lavorando, in altre parole – e qui Marx riprende lo schema hegeliano – creando artificio, mettendo le proprie opere al posto del dato naturale. E occorre spingersi ancora più lontano: l’uomo diviene pienamente uomo, secondo Marx, solo se imprime su ogni cosa il marchio della sua umanità. L’atto che sembra più naturale, la procreazione, è già, in Marx, umano, quindi lavoro. La fine della storia non è più, dunque, uno Spirito che si conosce ma un uomo che ha umanizzato tutta la sfera naturale; Marx parla a questo proposito di umanizzazione della natura o di naturalizzazione dell’uomo. Marx porta così a una sorta di acme l’umanesimo tecnologico che abbiamo visto nascere con Bacone. L’uomo non deve smettere (o piuttosto non smette, perché non si dà imperativo morale in Marx, come peraltro in Hegel) di umanizzare il mondo, di modellarlo a sua immagine, di ridurre la portata della natura, anche in se stesso”” (pag 77-78) [(5) K. Marx, ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, Editori Riuniti, Roma, 1963, p. 235]”,”TEOS-139″
“MEDA Juri”,”La stampa periodica socialista e comunista per l’infanzia tra età giolittiana e fascismo (1902-1930).”,”Capilolo III. La stampa periodica comunista per l’infanzia prima e durante il fascismo (1922-1930) [Il Fanciullo Proletario, quindicinale per bambini (1922); Il Fanciullo proletario: giornale per i fanciulli degli operai e dei contadini (1927-1930) (pag 115-148) Juri Meda è ricercatore presso il Diparimento di scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo dell’Università degli Studi di Macerata, dove insegna Storia della scuola e delle istituzioni educative. Dal gennaio 2009 dirige la collana ‘Nerbiniana. Storia della stampa periodica per l’infanzia e la gioventù per la casa Nerbini di Firenze Il clandestino ‘Il Fanciullo Proletario’. Ragazzini distribuiscono volantini inneggianti a Lenin. “”Di questo periodico clandestino per l’infanzia sono conservate solo poche copie. È tuttavia possibile ricavare informazioni a esso relative anche da altre fonti. Dal talloncino pubblicato su un numero dell’organo clandestino della gioventù comunista milanese, ad esempio, si evince il sommario del primo fascismo de ‘Il Fanciullo Proletario’, uscito nel gennaio 1927: «Le avventure di Spartachino – Ai fanciulli proletari – Piccoli eroi proletari – Vladimir Ilic Ulinanoff Lenin – I giovani pionieri in Russia» (43). Sempre indirettamente, siamo in grando di ricavare il contenuto del secondo fascicolo, redatto da Enrico Minio poco prima di essere arrestato a Salerno e uscito nell’aprile 1927, interamente riprodotto in calce all’opuscolo scritto da Alfonso Leonetti in memoria del compagno Sozzi e pubblicato con ogni probabilità a Parigi nel 1928 (44). In prima pagina era pubblicata la «fiaba a quadretti» ‘Viva la Scuola! Abbasso l’insegnamento fascista!’, nella quale si narrava di Comunello (…). Nella seconda pagina – all’interno della rubrica ‘Piccoli eroi proletari’ (18) – veniva additato ai lettori come esemplare un fatto di cronaca avvenuto a Novate, dove durante la visita del segretario del Fascio milanese di combattimento Mario Giampaoli alcuni fanciulli avevano distribuito volantini inneggianti a Lenin e alla Russia e si erano messi a cantare lo stornello «Camicia nera non la vogliam più / ch’è la rovina della gioventù!» (49)”” (pag 134-136)”,”MITC-154″
“MEDAS Giulia”,”Giorgio V.”,”Giulia Medas è borsista R.A.S. con dottorato di ricerca in Storia moderna e contemporanea e una tesi sulla Guerra civile spagnola (Univ. Cagliari)”,”QMIP-176″
“MEDAWAR Peter”,”Memoir of a Thinking Radish. An Autobiography.”,”MEDAWAR Peter è stato uno dei più grandi scienziati del suo tempo (premio Nobel 1960). E’ stato anche un brillante divulgatore scientifico. Bacone e la volontà dello scienziato di penetrare nei segreti della natura con un atteggiamento ottimistico “”People who adopt a nihilistic attitude towards such attempted remedies – ‘It’s sure not to work’ – illustrate just that kind of despondency that Francis Bacon once eloquently denounced as one of the principal impediments to the advancement of learning in his day. In the Preface to his ‘Great Instauration’ Bacon described them as ‘men not excited either out of desire or hope to penetrate further’. A despondent spirit is certainly a brake upon the advancement of learning whether by one’s self or one’s colleagues – for despondency in a laboratory is infectious, while a sanguine temper and a habit of hopeful expectation are among the marks of a successful scientist”” (pag 169-170)”,”SCIx-392″
“MEDAWAR Peter”,”The Limits of Science.”,”Francesco Bacone: “”Potere e Conoscenza umana riuniti insieme”” “”There is a famous passage in his ‘New Atlantis’ in which Bacon describes the program of the new science as the ‘effecting all things possible’, a formula which same people regard as invigorating and inspiring and others as depressing and frightening, according to their temperaments; and later, in the fragmentary and little-known ‘Valerius terminus’ (first published in 1734), he asks himself the true and of knowledge and says: “”To speak plainly and clearly [Bacon seldom did otherwise], it is a discovery of all operations and possibilities of operations from immortality (if it were possible) to the meanest mechanical practice”” – in science we are in facto to acquaint ourselves with the whole extent of our present and possible future estate. As to the purpose of science, Bacon’s name is so closely associated with the notion that its purpose is to secure power over nature (“”human knowledge and power meet in one””) that we forget that there are many more typical passages in Bacon in which he advocated a much more humbly meliorist position”” (pag 39)”,”SCIx-393″
“MEDEM Vladimir”,”Ma vie.”,”””Lenin si fa carico del compito arduo di trasformare questo incidente minore in una importante questione di principio. Pretende che la riunione sia stata assolutamente mal organizzata, il lavoro mal fatto. La prova, quest’ affare con i Lettoni, l’ invito ad una organizzazione fantasma. Inoltre, dove sono i socialdemocratici finlandesi? Perché non sono stati invitati? Gli si risponde che lo sono stati, l’ invito trasmesso attraverso i liberali finlandesi. Sembra che non sia pervenuto. “”Dunque – disse Lenin – perché inviate un’ invito a un partito operaio per l’ intermediario di liberali borghesi? Perché non farlo attraverso i socialisti svedesi? E’ un lavoro abboracciato! Una riunione con dei partiti fantasma, una conferenza in cui mancano i partiti veri! Non possiamo lavorare con voi!””. (pag 241)”,”RIRB-069″
“MEDICI Mario”,”La parola pubblicitaria. Due secoli di storia fra slogan, ritmi e wellerismi.”,”Mario Medici, nato a Scandiano (Reggio Emilia) nel 1924, è professore associato di sintassi e stilistica della lingua italiana presso l’università di Roma La Sapienza. Ha studiato aspetti della sintessi di Dante, Boiardo, Ariosto, Spallanzani, Manzoni.”,”EDIx-208″
“MEDULLA Maurizio”,”Sampierdarena. Vita e immagini di una città.”,”MEDULLA Maurizio (1957-) è un appassionato di calcio (Sampdoria) e della storia di Genova.”,”LIGU-024″
“MEDVEDEV Roy”,”Stalin sconosciuto.”,”L’A figlio di un vecchio bolscevico scomparso durante le repressioni staliniane e riabilitato dopo il XX Congresso del PCUS, ha studiato filosofia all’Univ di Leningrado e si è laurato a Mosca dove ha lavorato per l’Accademia delle scienze pedagogiche. Nel retrocopertina vengono riportate le sue opere tradotte in italiano.”,”STAS-005″
“MEDVEDEV Roy”,”La rivoluzione d’ Ottobre era ineluttabile?”,”MEDVEDEV è nato a Tbilisi, in Georgia nel 1925. Figlio di un vecchio bolscevico scomparso durante le repressioni dello stalinismo e riabilitato dopo il XX Congresso del PCUS, ha studiato filosofia all’Univ di Leningrado e si è laureato a Mosca, dove ha lavorato per l’Accademia delle scienze pedagogiche. E’ autore del volume ‘Lo stalinismo’ che costituisce una acuta analisi del periodo staliniano. MIRONOV è una figura leggendaria della guerra civile nel Sud della Russia negli anni tra il 1918 e il 1920. Nato da una famiglia di cosacchi poveri, dopo aver terminato gli studi superiori entrò in una scuola per ufficiali cosacchi. Grazie alle sue imprese durante la guerra russo-nipponica e la 1° GM, ottenne riconoscimenti e fu promosso tenente colonnello. Nel 1906-1907 prese parte al movimento rivoluzionario dei cosacchi”,”RIRO-126″
“MEDVEDEV Roy A. a cura David JORAVSKY Georges HAUPT”,”Lo stalinismo. Origini storia conseguenze.”,”MEDVEDEV è nato a Tbilisi nel 1925. Figlio di un vecchio bolscevico, ha studiato filosofia all’Univ di Leningrado e si è laureato a Mosca. Militante del PCUS, attivo esponente dell’intelligentsia anticonformista, con l’accademico SACHAROV e col fisico TURCHIN ha firmato ‘Il manifesto dei tre scienziati’ ed è stato uno degli animatori del Comitato sovietico per i diritti dell’uomo. Con il fratello Zores è autore inoltre di ‘L’ascesa e caduta di T.D. Lysenko’ (1971) e ‘Dieci anni dopo Ivan Denisovic’ (1974).”,”RUSS-051 RUST-048″
“MEDVEDEV Zores A.”,”10 anni dopo Ivan Denisovic.”,”MEDVEDEV Zores A. biologo di fama internazionale (Tblisi 1925) è con altri esponenti della cultura e della scienza, uno dei più importanti esponenti del dissenso interno sovietico. Oltre a numerose opere scientifiche, ha scritto ‘L’ ascesa e la caduta di T.D. Lysenko’ (MONDADORI, 1971). Risiede in Inghilterra. Recatosi a Londra nel 1973 per ragioni di studio, l’ ambasciata sovietica gli ha ritirato il passaporto. MEDVEDEV è un amico personale di SOLZENICYN.”,”RUSS-122″
“MEDVEDEV Roy”,”Dopo la rivoluzione. Primavera 1918.”,”MEDVEDEV Roy è nato a Tbilisi in Georgia nel 1925. Figlio di un vecchio bolscevico scomparso durante le repressioni staliniane e riabilitato dopo il XX congresso del PCUS. Ha studiato nell’Univ di Leningrado (filosofia) e si è laureato a Mosca. E’ autore de ‘Lo stalinismo’. Ultimo capitolo de ‘La donna e il socialismo’ di Bebel pubblicato anche come opuscolo con il titolo ‘La società futura’ (Mosca, 1959) (pag 24) “”Come tutti sanno, Marx ed Engels erano profondamente convinti che col socialismo sarebbero scomparsi non soltanto lo Stato, ma anche il sistema mercantile, finanziario e creditizio. Secondo Marx, la merce e il sistema mercantile erano categorie puramente capitalistiche. “”Con la presa di possesso dei mezzi di produzione da parte della società, – scriveva Engels, – viene eliminata la produzione di merci e con ciò il dominio del prodotto sui produttori”” (‘Antidühring’). In effetti, Marx ed Engels si rendevano conto che il capitalismo non poteva essere sostituito dal socialismo nel volgere di pochi giorni, ma che tra i due sistemi doveva intercorrere necessariamente un periodo di transizione durante il quale si sarebbero liquidati i rapporti, gli istituti, le usanze del capitalismo e creati nuovi rapporti e istituti socialisti. Da molte enunciazioni di Marx e di Engels si avverte chiaramente che, a loro avviso, anche se sostanzialmente limitati, la produzione di merci e i rapporti monetari e creditizi si sarebbero conservati nel periodo di transizione. Dello stesso avviso era anche Kautsky. Nel libro già menzionato, ‘La rivoluzione sociale’, egli scriveva infatti: “”La moneta è il mezzo più semplice sinora conosciuto per la circolazione dei prodotti, per la distribuzione (….). Questo permette a ciascuno di soddisfare le proprie esigenze a seconda delle proprie inclinazioni personali. La moneta sopravviverà come mezzo di circolazione sin quando non si sia trovato qualcosa di meglio””. Lo stesso Kautsky sosteneva tuttavia che la moneta avrebbe perso immediatamente la propria funzione di criterio del valore. Scriveva infatti: “”Non sarà più necessario che la moneta rimanga criterio di valore e oggetto di valore. Gli stessi prezzi dei prodotti potranno allora essere fissati indipendentemente dal valore””. (…) Nel 1908, ad esempio, Lenin scriveva che il socialismo “”consiste nella distruzione dell’economia di mercato”” e che “”se rimane in vigore lo scambio è persino ridicolo parlare di socialismo”” (V.I. Lenin, Opere complete, v.15, p.130)””. [Roy Medvedev, Dopo la rivoluzione. Primavera 1918, 1978] (pag 24-27)”,”RIRO-384″
“MEDVEDEV Roy A., a cura di Sergio RAPETTI”,”La democrazia socialista.”,”””Prima della Rivoluzione quasi tutti i socialisti e i comunisti cercavano una soluzione al problema di come stabilire un’equa retribuzione nella società futura. Risultava evidente l’impossibilità di sancire una paga uguale per tutti durante il periodo di transizione, e vi era un accordo generale sulla formula “”paga equivalente al lavoro svolto””. Tuttavia il principio fondamentale del socialismo, “”da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo il suo lavoro””, sembrava implicare una sostanziale ineguaglianza sia nei salari sia nel tenore di vita. Nella ‘Critica del programma di Gotha’ Marx scrive che l’uguaglianza nel socialismo significa in primo luogo che nella distribuzione dei compensi “”questi verranno misurati con una misura uguale: il lavoro. Ma un uomo è mentalmente o fisicamente superiore a un altro e fornisce quindi nello stesso tempo più lavoro, oppure può lavorare per un tempo più lungo; e il lavoro, per servire come misura, dev’essere determinato secondo la durata o l’intensità, altrimenti cesserebbe di essere misura. Questo diritto ‘uguale’ è un diritto disuguale per lavoro disuguale. Esso non riconosce nessuna distinzione di classe, perché ognuno è soltanto operaio come tutti gli altri, ma riconosce tacitamente la ineguale attitudine individuale, e quindi capacità di rendimento…Inoltre un operaio è sposato, un altro no; uno ha più figli dell’altro ecc. Supposti uguali il rendimento e quindi la partecipazione al fondo di consumo sociale, uno riceve dunque più dell’altro, uno è più ricco dell’altro…””. Il problema non riguardava solo la durata e l’intensità del lavoro (la sua quantità) ma anche la sua ‘qualità’, cioè la sua complessità e le capacità che richiede. Come si possono dare paghe uguali per dei lavori che hanno la stessa durata e intensità ma che richiedono un diverso livello di competenza professionale? Come retribuire le funzioni esecutive e quelle direttive o lavori di diverso livello? Qualcuno più coerentemente egalitario tentò di dimostrare che i compensi in un sistema socialista dovrebbero essere stabiliti solo in base a criteri quantitativi, a prescindere dal livello di qualificazione. La società, avendo fornito l’istruzione, dovrebbe raccoglierne i frutti. “”In una società organizzata sulla base di principi socialisti – scrive Engels – il costo [delle specializzazioni] è sostenuto dalla società, e perciò i frutti, cioè il maggior valore prodotto da un lavoro complicato, appartengono alla società. Il lavoratore non ha diritto a pretendere una paga più alta””. La Comune di Parigi stabilì, per gli impiegati e i funzionari civili, il principio della “”riduzione degli stipendi assegnati a ‘tutti’ i funzionari dello Stato al livello di “”‘salari’ da operai”” [V.I. Lenin, PSS, XXXIII, pp. 42-44, trad.it, Opere, XXV, Stato e rivoluzione, pp. 396-398, N.d.c]. Ciò fu fatto allo scopo di combattere il carrierismo e di evitare che si formassero dei burocrati socialisti isolati dalle masse. Questi, dunque, sono i principi fondamentali stabiliti da Marx, Engels e Lenin per quel che riguarda i salari in un sistema socialista. Tuttavia, quando la Rivoluzione dimostrò di essere qualcosa di meno effimero della Comune di Parigi, quasi tutti questi principi fondamentali dovettero necessariamente essere rivisti, prima di essere applicati. Certo sarebbe stato ingiusto e sbagliato, quando si stabilirono i livelli retributivi, prescindere dalla qualificazione professionale o dalla difficoltà del lavoro svolto. Anche in un regime socialista l’istruzione acquisita dal singolo e le sue capacità erano solo parzialmente attribuibili alla società e dipendevano ancora in larga misura dall’ambizione e dalla determinazione degli sforzi individuali ed era perciò giusto offrire paghe più alte a titolo d’incentivo. Il primo ventaglio retributivo fissato dal governo sovietico stabiliva fra la retribuzione più alta e la più bassa un rapporto corrispondente a un coefficiente di 2,1. All’inizio del 1919 il coefficiente di apertura venne ulteriormente ristretto a 1.75. Questo coefficiente fu mantenuto fino all’inizio della Nep (autunno 1921); con l’approvazione del Cik e del Comitato centrale del partito il ‘Sovnarkom’ approvò una risoluzione in cui si affermava: “”Quando si stabiliscono livelli retributivi di lavoratori dotati di diversa qualifica: funzionari, tecnici di medio livello, personale amministrativo dirigente, ogni criterio di uguaglianza deve essere abbandonato””. Il nuovo ventaglio retributivo comprendeva molte posizioni corrispondenti a diversi livelli di qualifica e divideva il personale in quattro gruppi: apprendisti, operai con diversi livelli di qualifica, contabili e impiegati, personale tecnico e amministrativo. Il rapporto fra il più basso e il più alto livello (la diciassettesima categoria) era di 1:8. La questione degli stipendi per i dipendenti statali venne affrontata in modo diverso. Nei primi mesi dopo l’Ottobre lo stipendio minimo, di pura sussistenza, calcolato sulla base del livello dei prezzi e dei cambi, venne fissato a otto rubli al giorno; questa somma venne confermata dal decreto del 16 gennaio 1918. Più o meno nello stesso periodo Lenin stese un progetto di decreto ‘Sugli stipendi degli impiegati e dei funzionari di alto grado’, che venne subito approvato dal Consiglio dei commissari del popolo con emendamenti di scarso rilievo. Il testo diceva: “”Ritenendo necessario prendere i provvedimenti più energici al fine di ridurre gli stipendi degli impiegati e dei funzionari di alto grado in tutte, senza eccezione, le istituzioni e le imprese statali, sociali e private, il Consiglio dei commissari del popolo decreta: 1. fissare lo stipendio massimo dei commissari del popolo a 500 rubli al mese per coloro che non hanno figli, con un supplemento di 100 rubli per ogni bambino; permettere appartamenti di non oltre una camera per ogni membro della famiglia; 2. chiedere a tutti i soviet locali dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini di preparare e attuare provvedimenti rivoluzionari per gravare di un’imposta particolare gli impiegati d’alto grado; 3. incaricare il ministero delle finanze di preparare un progetto di legge generale sulla riduzione degli stipendi; 4. incaricare il ministero delle finanze e tutti i commissari di studiare subito i preventivi dei ministeri e di ridurre tutti gli stipendi e le pensioni eccessivamente elevati””. Durante i primi mesi del potere sovietico lo stipendio di un commissario del Popolo (Lenin compreso) era solo il ‘doppio’ del salario minimo percepito da un cittadino comune.”” [Roy A. Medvedev, La democrazia socialista, 1977) (pag 269-270-271) La retribuzione degl ‘specy’ “”Negli anni successivi si verificarono di frequente improvvisi sbalzi dei prezzi e del valore del rublo e i salari vennero di conseguenza modificati. Tuttavia anche in queste condizioni Lenin impedì che il rapporto fra il salario più basso e il più alto negli organi statali superasse il limite fissato: finché egli fu in vita il coefficiente di apertura non fu mai superiore a 5. Eppure si dovettero fare molte eccezioni nell’interesse del socialismo. Non solo vi erano rimunerazioni speciali per certe categorie di operai e impiegati, ma si davano anche (e questa fu la più seria violazione dei principi della Comune di Parigi) lauti compensi agli “”specialisti borghesi”” (specy), dal momento che era necessario “”acquistare”” i loro servizi fino a quando la classe operaia non fosse in grado di creare i propri quadri. Parlando alla VII conferenza del partito del governatorato di Mosca, il 29 ottobre 1921, Lenin si richiamò ai primi mesi del potere sovietico: “”E già allora fummo costretti a retrocedere su numerosi punti. Per esempio, nel marzo e nell’aprile del 1918 sorse il problema della retribuzione degli specialisti, che era fissata in base a tariffe corrispodnenti a rapporti non socialisti ma borghesi, cioè a tariffe che non erano in rapporto con la difficoltà del lavoro o con condizioni di lavoro particolarmente gravose, ma corrispondevano ad abitudini borghesi e alle condizioni della società borghese. La retribuzione degli specialisti, eccezionalmente elevata, “”da borghesi””, non rientrava, inizialmente, nei piani del potere sovietico e non corrispondeva neppure a tutta una serie di decreti della fine del 1917. Ma all’inizio del 1918 vi furono precise direttive del nostro partito intese a farci fare, al riguardo, un passo indietro e a farci riconoscere il noto “”compromesso”” (uso la stessa parola he veniva usata allora”””” [Roy A. Medvedev, La democrazia socialista, 1977) (pag 271-272)”,”RUSU-002-FR”
“MEDVEDEV Roj A. MEDVEDEV Zores A.”,”Stalin sconosciuto. Alla luce degli archivi segreti sovietici.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato un noto rappresentante del dissenso in Urss. Ha pubblicato libri anche in Italia. Zores A. Medvedev, gemello di Roj, biochimico, già negli anni cinquanta si era opposto alle teorie di Lysenko. Esiliato a Londra lavora per il National Institute for Medical Research. Ha pubblicato due libri in Italia su Lysenko e Gorbaciov. Come si è svolto l’interrogatorio di Bucharin. L’ansia di Bucharin per la moglie Larina, il figlio piccolo e il padre. Le pressioni su di lui di Voroscilov (Vorosilov) che si recava più volte alla Lubjanca per “”negoziare”” con Bucharin. L’arresto di moglie e figlio dopo la firma di Bucharin sul testo dell’incriminazione documento redatto corretto da Stalin. (pag 328-329) “”Stalin possedeva tutte le edizioni di Marx, Engels e Lenin pubblicate dagli anni venti agli anni quaranta. Dalle assidue annotazioni è chiaro che leggeva Lenin con dedizione. Aveva una raccolta quasi completa delle opere di Karl Kautsky e Rosa Luxemburg, e di altri autori socialisti tedeschi. La sua biblioteca conteneva anche i libri dei suoi più importanti avversari politici: Trockij, Bucharin, Kamenev, eccetera. Stalin possedeva la rara dote della cosiddetta “”lettura veloce””, oltre a un’eccellente memoria. Durante gli anni venti si fece inviare circa cinquecento libri l’anno dal servizio bibliotecario del Cremlino, libri che leggeva o sfogliava; negli anni trenta il ritmo calò un poco, ma perfino durante la guerra continuò a leggere moltissimo, soprattutto libri di argomento militare. Ancora nel 1940 Stalin riuscì a leggere il primo volume dell’edizione russa delle opere complete di Bismarck, apportando numerose correzioni e annotazioni di commento ai margini dell’introduzione. La pubblicazione dovette essere rimandata in modo da poter riscrivere l’introduzione e le note, incorporando le revisioni di Stalin. Diversi suoi biografi, in particolare Dmitrij Volkogonov, Robert Tucker e Evgenij Gromov, hanno scritto della sua biblioteca e commentato la sua abitudine di prendere note mentre leggeva. Se potessimo effettuare una seria analisi della biblioteca di Stalin, esaminando il tipo di libri che raccoglieva, le note al margine e anche i brani che sottolineava, troveremmo indubbiamente un contributo alla conoscenza della sua personalità”” [Roj, Zores Medvedev, L’archivio privato di Stalin: nascosto o distrutto? Fatti e teorie] [(in) ‘Stalin sconosciuto’] (pag 106-107)”,”STAS-066″
“MEDVEDEV Roj A., a cura di David JORAVSKY e Georges HAUPT”,”Lo stalinismo. Volume I.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa). ‘Ciò di cui abbisogniamo, è un’informazione completa e veritiera. La verità non può dipendere da ciò a cui serve’, Lenin. ‘Tutti i partiti rivoluzionari che sono finora periti, sono periti perchè troppo soddisfatti di sé. Non riuscivano più a vedere la vera fonte della loro forza e avevano paura di parlare delle proprie debolezze. Ma noi non periremo, perchè non abbiamo paura di parlare delle nostre debolezze e abbiamo intenzione di imparare a superarle’, Lenin. ‘L’autocritica – dura, aspra autocritica, che giunga fino alla radice del pensiero – questa è la vera luce, e l’aria di cui si alimenta il movimento proletario’. Rosa Luxemburg. ‘Il presente si chiarisce alla luce di una grande conoscenza del passato. Scavando profondamente nel passato, si possono scoprire le vie che si aprono al futuro. Guardando al passato, noi muoviamo in avanti’. Herzen.”,”STAS-010-FL”
“MEDVEDEV Roj A., a cura di David JORAVSKY e Georges HAUPT”,”Lo stalinismo. Volume II.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa).”,”STAS-011-FL”
“MEDVEDEV Zores A., a cura di Michael I. LERNER”,”L’ascesa e la caduta di T.D. Lysenko.”,”Zores A. Medvedev è un biologo russo.”,”RUSU-259″
“MEDVEDEV Roj A.”,”Il socialismo in un solo paese.”,”Marx e Engels (pag 550-551) “”La questione della possibilità della vittoria del socialismo in un solo paese si pose già a Marx e a Engels quasi contemporaneamente al loro approdo al socialismo. Già nella prima bozza del programma dell’Unione dei comunisti, redatta in forma di catechismo sotto il titolo ‘Principi del comunismo’, Engels scriveva: «Potrà questa rivoluzione [comunista] avvenire soltanto in un singolo paese? No. La grande industria, creando il mercato mondiale, ha già collegato tutti i popoli della terra, e specialmente quelli civili, a tal punto che ogni popolo dipende da quello che accade presso un altro. Inoltre, essa ha livellato lo sviluppo sociale in tutti i paesi civili al punto che in tutti questi paesi borghesia e proletariato sono diventati le due classi decisive della società e la lotta fra queste due classi è diventata la lotta principale dei nostri giorni. La rivoluzione comunista non sarà quindi una rivoluzione soltanto nazionale, sarà una rivoluzione che avverrà ‘contemporaneamente in tutti i paesi civili, cioè per lo meno’ in Inghilterra, America, Francia e Germania» (1). Come si vede, la tesi della rivoluzione comunista contemporanea nei maggiori paesi capitalistici è fondata da Engels non tanto sul pericolo di intervento dei paesi vicini, quanto soprattutto sull’interdipendenza della loro vita economica e sul livellamento del loro sviluppo sociale. Engels ben sapeva che tutti i paesi da lui elencati avevano percorso un cammino differente di sviluppo industriale capitalistico. Ma questa circostanza sarebbe dovuta riflettersi, secondo lui, soltanto nella velocità delle trasformazioni socio-economiche conseguenti alla rivoluzione comunista, che sarebbe iniziata contemporaneamente in questi paesi. Le stesse affermazioni furono ripetute in forma più concisa da Marx e da Engels nel ‘Manifesto del Partito comunista’. L’esperienza di molti fenomeni rivoluzionari nell’Europa occidentale a metà dell’Ottocento, nonché l’ulteriore sviluppo da parte di Marx ed Engels delle loro concezioni economiche, politiche e filosofiche ebbero come conseguenza una serie di modifiche anche nella loro teoria della rivoluzione socialista. Non troveremo più nei loro scritti affermazioni così categoriche sulla «contemporaneità» della rivoluzione comunista europea. Anzi, sia Marx che Engels ora esprimono più volte l’idea che la rivoluzione proletaria può ‘cominciare’ anche entro la cornice nazionale di un singolo paese europeo; ma poi, simile a un incendio, dovrà estendersi agli altri paesi. Inoltre, Marx ed Engels, allargarono gradualmente la cerchia dei paesi che sarebbero potuti diventare, a loro parere, i detonatori della rivoluzione europea. A tale proposito essi menzionarono non solo l’Inghilterra, la Francia, gli Stati Uniti e la Germania, ma anche la Polonia, l’Italia, l’Ungheria e la Spagna. Alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli ’80, Marx ed Engels, che prima vedevano nella Russia la principale forza conservatrice d’Europa, ritenevano che la rivoluzione in Russia sarebbe pure potuta essere la scintilla capace di appiccare l’incendio della rivoluzione europea. Eppure, né Marx né Engels modificarono sostanzialmente il loro concetto basilare di una rivoluzione socialista europea quale azione praticamente contemporanea del proletariato nei principali paesi capitalistici. Poco prima della sua scomparsa, Engels scriveva a Paul Lafargue: «Lo sviluppo industriale della Francia è rimasto inferiore a quello dell’Inghilterra; è inferiore in questo momento a quello della Germania, che ha fatto dei passi da gigante dopo il 1860; al giorno d’oggi, il movimento operaio in Francia non è paragonabile a quello della Germania. Ma né i francesi, né i tedeschi, né gli inglesi avranno da soli la gloria di aver schiacciato il capitalismo; se la Francia – forse – darà il segnale, sarà la Germania, il paese che è stato più profondamente permeato dal socialismo e dove la teoria è più profondamente penetrata nelle masse, che la lotta sarà decisa e, tuttavia, né la Francia né la Germania avranno definitivamente assicurata la vittoria fin tanto che l’Inghilterra resterà nelle mani della borghesia. L’emancipazione proletaria non può essere che un fatto internazionale, se voi cercate di farne un fatto semplicemente francese, la rendete impossibile» (2)”” (pag 550-551) [(1) K. Marx e F. Engels, Opere, vol. 6, p. 372; (2) Ibid, vol. 50, p. 102] [Roj A. Medvedev, ‘Il socialismo in un solo paese’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’; ‘Storia del Marxismo’] Lenin: l’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo (pag 552-553) “”Già negli anni che precedettero la prima guerra mondiale venne discussa tra i socialisti e i pacifisti europei la parola d’ordine degli «Stati Uniti d’Europa». Negli anni della guerra, questa formula continuò a essere sostenuta da Kautsky, e anche Trotsky si disse favorevole a questa soluzione. Per un certo periodo gli stessi bolscevichi sostennero questa parola d’ordine, dichiarandosi favorevoli agli «Stati Uniti repubblicani d’Europa», cioè a favore del rovesciamento delle monarchie germanica, russa e austriaca. Dopo molte discussioni, alla Conferenza delle sezioni straniere del Posdr e nella redazione del giornale «Sozial-demokrat», i bolscevichi deliberarono, per iniziativa di Lenin, di rinunciare a questa parola d’ordine, poiché essa poteva dare origine – come scriveva Lenin – a «un’interpretazione erronea sull’impossibilità della vittoria del socialismo in un solo paese e sui rapporti di questo paese con gli altri». Chiarendo il suo punto di vista, Lenin proseguiva: «L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile il trionfo del socialismo dapprima in alcuni paesi o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente. Il proletariato vittorioso di questo paese, espropriati i capitalisti e organizzata nel proprio paese la produzione socialista, si porrebbe ‘contro’ il resto del mondo capitalistico, attirando a sé le classi oppresse degli altri paesi, infiammandole a insorgere contro i capitalisti, intervenendo, in caso di necessità, anche con la forza armata contro le classi sfruttatrici e i loro Stati» (3). Già allora Trotsky pubblicò le sue obiezioni sul suo giornale parigino «Naše slovo» («La nostra parola»). Scriveva, in particolare: “”«L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo». Da qui, il “”Sozialdemokrat”” trae la deduzione che la vittoria del socialismo sia possibile in un solo paese, e che è perciò inutile condizionare la dittatura del proletariato in ogni singolo paese alla creazione degli Stati Uniti d’Europa. Che lo sviluppo capitalistico dei diversi paesi sia ineguale è una considerazione assolutamente indiscutibile. Il livello capitalistico dell’Inghilterra, dell’Austria, della Germania e della Francia non è identico. Ma in confronto con l’Africa e l’Asia, tutti questi paesi rappresentano l’«Europa» capitalistica, matura per la rivoluzione sociale. Che nessun paese debba «stare ad aspettare» gli altri nella sua lotta è una considerazione elementare, che è indispensabile e utile ripetere affinché all’idea di un’azione internazionale parallela non si sostituisca quella di un’inattività internazionale volta all’attesa. Senza aspettare gli altri, noi cominciamo e continuiamo una lotta sul terreno nazionale con l’assoluta certezza che la nostra iniziativa darà la spinta alla lotta in altri paesi; e se questo non avvenisse, è inutile sperare – ne sono testimoni l’esperienza storica e considerazioni teoriche che, ad esempio, una Russia rivoluzionaria riesca a reggere di fronte a un’Europa conservatrice, o che una Germania socialista possa rimanere isolata in un mondo capitalistico”” (4). Lenin, che pur conosceva indubbiamente le obiezioni di Trotsky, anche nel successivo 1916, in un articolo sul programma militare della rivoluzione proletaria, ripeté in termini quasi identici il suo concetto della possibilità non solo della rivoluzione socialista, ma del trionfo del socialismo (5). In secondo luogo, Lenin non designava affatto, in quell’occasione, un qualche singolo paese capitalistico come particolarmente prossimo alla rivoluzione socialista. Anzi, estendeva le sue considerazioni perfino a paesi relativamente piccoli e neutrali come la Svizzera. Nelle ‘Posizioni di principio sul problema della guerra’, redatte nel dicembre 1916, a proposito della situazione sviluppatasi fra i socialisti svizzeri, Lenin scriveva: «Allora sarà assolutamente giusto dire che: o il popolo svizzero patirà la fame, una fame ogni settimana più terribile, o correrà quotidianamente il rischio di essere coinvolto nella guerra imperialistica, cioè di farsi massacrare per gli interessi capitalisti, oppure esso seguirà il consiglio della parte migliore del suo proletariato, radunerà tutte le sue energie e realizzerà la rivoluzione socialista… Tuttavia le grandi potenze non tollererebbero in nessun caso una Svizzera socialista, e i primi germi della rivoluzione socialista sarebbero soffocati dalla schiacciante preponderanza di forze di tali potenze! Le cose andrebbero innegabilmente così se, da un lato, una rivoluzione potesse avere inizio in Svizzera senza suscitare un movimento di solidarietà di classe nei paesi vicini, e – se, dall’altro lato, le grandi potenze non si trovassero nel vicolo cieco d’una «guerra di logoramento» che ha ormai esaurito quasi del tutto anche la pazienza dei popoli più pazienti» (6). Tuttavia Lenin non escludeva affatto da questa analisi la Russia autocratica”” (pag 552-553) [Roj A. Medvedev, ‘Il socialismo in un solo paese’] [(in) ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’; ‘Storia del Marxismo’] [(3) v. Lenin, Opere, vol. 21, p. 314; (4) L’articolo apparso su “”Naše slovo”” fu poi ristampato da Trotsky nella raccolta ‘Programma mira’ (Programma di pace), uscita nell’agosto 1917, e incluso in seguito nelle opere complete, la cui pubblicazione iniziò in Urss nella prima metà degli anni ’20 (L. Trotsky, ‘Socinenija, vol. 3, I, pp. 89-90); (5) Lenin, Opere, vol. 23, p. 77; (8) Ibid., pp. 154, 155-56]”,”RIRO-442″
“MEDVEDEV Roy A. a cura David JORAVSKY Georges HAUPT”,”Lo stalinismo.”,”MEDVEDEV è nato a Tbilisi nel 1925. Figlio di un vecchio bolscevico, ha studiato filosofia all’Univ di Leningrado e si è laureato a Mosca. Militante del PCUS, attivo esponente dell’intelligentsia anticonformista, con l’accademico SACHAROV e col fisico TURCHIN ha firmato ‘Il manifesto dei tre scienziati’ ed è stato uno degli animatori del Comitato sovietico per i diritti dell’uomo. Con il fratello Zores è autore inoltre di ‘L’ascesa e caduta di T.D. Lysenko’ (1971) e ‘Dieci anni dopo Ivan Denisovic’ (1974).”,”RUSS-002-FV”
” MEDVEDEV Roj A”,”Dopo la rivoluzione. Primavera 1918.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa).”,”RIRO-159-FL”
” MEDVEDEV Roj A”,”La Rivoluzione d’ottobre era ineluttabile?”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa).”,”RIRO-163-FL”
” MEDVEDEV Roj A”,”La Russia post-sovietica. Un viaggio nell’èra Eltsin.”,”Roj A. Medvedev (Tbilisi 1925) è stato uno dei più autorevoli rappresentanti del dissenso in Urss. Al suo attivo numerose pubblicazioni, tra cui: Lo stalinismo, Gli ultimi anni di Bucharin, Krusciov: gli anni del potere, Tutti gli uomini di Stalin, La rivoluzione di Gorbacev (con Giulietto Chiesa).”,”RUSx-185-FL”
“MEE Charles L. jr”,”The Ohio Gang. The World of Warren G. Harding. An Historical Entertainment.”,”MEE è autore di vari libri incluso ‘Meeting at Potsdam, Seizure’ e ‘The End of Order: Versailles, 1919’.”,”USAS-100″
“MEEK Ronald L.”,”Il cattivo selvaggio.”,”MEEK Ronald L. è stato professore di teoria economica all’Università di Leicester. Ha pubblicato: ‘Studi sulla teoria del valore lavoro’ (1973) e ‘Scienza, economia e ideologia’ (1969).”,”TEOS-165″
“MEEK Ronald L.”,”Scienza economica e ideologia.”,”Ronald L. Meek è attualmente professore di economia all’università di Leicester (1969). Tra le sue opere ricordiamo un volume di ‘Studies in the Labour Theory of Value’. Il metodo generale di analisi di Marx (pag 8-11) “”E’ importante sottolineare che tali fenomeni [i fatti economici così del presente come del passato … e altri fenomeni di rilievo o tendenze di carattere storico che lo studio dello sviluppo capitalistico nel passato rivelavano a Marx], nel complesso, venivano da Marx considerati né più né meno come i ‘dati’ del suo problema. Come risulta da un esame anche superficiale dei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’ (2), Marx aveva già posto i fatti in questione al vertice della sua scala di rilevanza molto prima di elaborare gli strumenti atti ad analizzarli. Lo stadio successivo – da un punto di vista concettuale almeno, se non cronologico – fu lo sviluppo da parte di Marx del suo metodo ‘generale’ di analisi, che risultò intimamente legato alla sua visione del processo economico. Tre aspetti di tale metodo meritano di essere qui considerati. Primo. Marx aveva incominciato, come notò Lenin, «separando da tutti i rapporti sociali “”i rapporti di produzione””, come rapporti fondamentali, primordiali, che determinano tutti gli altri» (3). Nel ‘Capitale’, là dove Marx spiega di voler considerare «una delle formazioni economico-sociali, il sistema della produzione di merci», l’analisi è «ai soli rapporti di produzione tra i membri della società: Marx, senza mai ricorrere, per spiegare la cosa, a un qualsiasi elemento che si trovi al di fuori di questi rapporti di produzione, dà la possibilità di vedere come si evolva l’organizzazione mercantile dell’economia sociale, come essa si trasforma in organizzazione mercantile dell’economia sociale, come essa si trasforma in organizzazione capitalistica, creando le classi antagonistiche… della borghesia e del proletariato, come essa accresca la produttività del lavoro sociale e, con ciò stesso, introduca un elemento che entra in contraddizione inconciliabile con le basi di questa stessa organizzazione capitalistica» (4). Nel contesto dato dalla particolare sfera di indagine in cui si iscrive il ‘Capitale’, è evidente che i «rapporti di produzione» debbano intendersi come comprensivi non solo dell’insieme specifico dei rapporti di subordinazione o di cooperazione entro i quali si realizza la produzione di merci in ciascuna particolare fase del suo sviluppo storico (ad esempio nella fase capitalistica), ma anche, in senso più largo, del fondamentale rapporto fra gli uomini come produttori di merci, rapporto presente nel corso dell’intero periodo della produzione di merci (5). Secondo. Muovendosi dentro le linee dell’impostazione metodologica ora descritta e in stretto legame con essa, Marx elaborò un metodo di indagine assolutamente personale – lo si potrebbe definire metodo «logico-storico» – che fu uno dei frutti più interessanti e significativi dei suoi primi studi hegeliani (6). La descrizione che ne ha dato Engels, in una recensione del 1859 a ‘Per la critica dell’economia politica’, resta tuttora insuperata, e il seguente passo può essere riportato senza bisogno di commento: «La critica dell’economia…poteva… essere intrapresa in due modi: storicamente o logicamente. Poiché nella storia, come nel suo riflesso letterario, l’evoluzione va pure, in sostanza, dai rapporti più semplici ai rapporti più complicati, lo sviluppo storico-letterario dell’economia politica offriva un filo conduttore naturale a cui la critica poteva aggrapparsi, e in sostanza le categorie economiche sarebbero apparse anche in questo caso nello stesso ordine che nello sviluppo logico. Questa forma offre il vantaggio evidente di una maggiore chiarezza, poiché viene seguita l’evoluzione ‘reale’, ma in verità essa si ridurrebbe tutt’al più a una esposizione più popolare. La storia procede spesso a salti e a zig-zag e si sarebbe dovuto tenerle dietro dappertutto, il che avrebbe obbligato non solo a inserire molto materiale di poca importanza, ma anche a interrompere spesso il corso delle idee. Inoltre non si può scrivere la storia dell’economia senza quella della società borghese, e il lavoro non sarebbe mai arrivato alla fine perché mancano tutti i lavori preparatori. Il modo logico di trattare la questione era dunque il solo adatto. Questo non è però altro che il modo storico, unicamente spogliato della forma storica e degli elementi occasionali perturbatori. Nel modo come incomincia la storia, così deve pur incominciare la concatenazione concettuale, e il suo corso ulteriore non sarà altro che il riflesso, in forma astratta e teoricamente conseguente, del corso della storia; un riflesso corretto, ma corretto secondo leggi che il corso stesso della storia fornisce, poiché ogni momento può essere considerato in quel punto del suo sviluppo in cui ha raggiunto la sua piena maturità, la sua classicità» (7). Questo fu dunque un altro importante aspetto del metodo generale di analisi adottato da Marx. Non v’è dubbio che tale procedimento «logico-storico» sia stato da Marx portato talvolta al limite (per ragioni che egli stesso in parte ha spiegato nel ‘Poscritto’ alla seconda edizione tedesca del ‘Capitale’) (8), ma nelle sue mani esso si è dimostrato nel complesso assai fruttuoso. Particolare importanza ha avuto, come vedremo, in rapporto alla teoria del valore così come è sviluppata nel ‘Capitale’. In terzo luogo, e in stretta connessione con gli altri due aspetti appena esaminati, è da considerare l’importante nozione secondo la quale, volendo analizzare il capitalismo in termini di rapporti di produzione, il modo migliore per farlo era di immaginare il capitalismo nel momento in cui fosse venuto improvvisamente e violentemente ad urtare contro una sorta di generalizzata società precapitalistica, nella quale non vi fossero ancora classi separate di capitalisti o di proprietari terrieri. Ciò che bisognava fare, in altre parole, era cominciare col postulare una società in cui, quantunque la produzione di merci e la libera concorrenza per ipotesi data regnassero più o meno incontrastate, i lavoratori fossero tuttavia padroni dell’intero prodotto del loro lavoro. Una volta investigate le leggi semplici che regolerebbero produzione, scambio e distribuzione in una società di questo tipo, bisognava a questo punto immaginare l’urto improvviso del capitalismo contro tale società. In che modo questo urto avrebbe modificato le leggi economiche che avevano operato fino a quel momento e perché? Rispondere convenientemente a tali domande significava, per Marx, essere sulla buona strada per scoprire la vera essenza del modo di produzione capitalistico. Adottando questo tipo di impostazione metodologica certamente Marx seguiva, portandola avanti, una lunga e rispettabile tradizione che era stata fondata da Smith e Ricardo”” (pag 8-11) [Ronald L. Meek, Scienza economica e ideologia’, Roma Bari, 1969] [(2) Una edizione in lingua inglese dei ‘Manoscritti’ è stata pubblicata dalle Edizioni in lingue estere di Mosca, nel 1959. [In italiano esistono due edizioni, rispettivamente, Einaudi, Torino 1968 e Editori Riuniti, Roma, 1950 (quest’ultima in K. Marx, ‘Opere filosofiche giovanili’]; (3) V.I. Lenin, ‘Che cosa sono gli amici del popolo’, in ‘Opere complete’, vol. I, Roma, 1954, p. 132; (4) Ivi, p. 136. Lenin aggiunge che Marx, «pur spiegando la struttura e l’evoluzione di una data formazione sociale esclusivamente con i rapporti di produzione…investigò ciò nondimeno sempre e dappertutto le sovrastrutture corrispondenti a questi rapporti di produzione e rivestì lo scheletro di carne e sangue» (ivi); (5) «Produzione di merci» in senso marxista significa grosso modo produzione di beni per lo scambio su un certo mercato da parte di produttori singoli o di gruppi di produttori che svolgono la propria attività più o meno separatamente gli uni dagli altri; (6) Cfr. infra, pp. 98-9; (7) F. Engels, ‘Per la critica dell’economia politica’ (recensione), in K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, trad. it. di E. Cantimori Mezzomonti, Roma, 1957, pp. 205-6; (8) K. Marx, ‘Il Capitale’, Libro I, trad. it. di Delio Cantimori, Roma, 1964, pp. 43-4] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”ECOT-310″ “MEEKER Richard H.”,”Newspaperman. S.I. Newhouse and the Business of News.”,”””La funzione della stampa nella società è di informare, ma il suo ruolo è di fare denaro”” A.J. Liebling, The Press “”A quel tempo, l’ Oregonian di Portland era ampiamente visto come il miglior giornale dell’ Ovest americano delle Rockies ed il nord San Francisco. Per la sua dimensione – aveva una circolazione quotidiana di circa 200 mila copie – l’ Oregonian haveva la miglior equipe di redattori e reporters degli Stati Uniti. Vedendolo dal punto di vista economico, comunque, il giornale di Portland era più tipico. Per qualche tempo, era stato nelle mani della seconda e terza generazione di discendenti dei suoi fondatori. Alcuni nel corso degli anni se la cavarono bene in una ricchezza declinante; nessuno prevalse sugli altri per dare al giornale una chiara guida finanziaria di cui aveva disperatamente bisogno.”” (pag 149)”,”EDIx-070″ “MEGILL Allan”,”Prophets of Extremity. Nietzsche, Heidegger, Foucault,”,”Preface, Key to Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, A Note on Texts, Index”,”FILx-120-FL” “MEHLINGER Howard D. THOMPSON John M.”,”Count Witte and the Tsarist Government in the 1905 Revolution.”,”Howard Mehlinger is Associate Professor of History and Social Studies Education at Indiana University and is editor of Communism in Theory and Practice, A Book of Readings for High School Students. John M. Thompson is Professor of History at Indiana University and author of Russia, Bolshevism, and the Versailles Peace. He has contributed to several scholarly journals. Preface, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Appendix: A) The Manifesto of October 17, 1905, B) Official Report of Count Sergei Witte Sanctioned by Tsar Nicholas II on October 17, 1905, C) Fundamental Laws, Notes, Bibliography, Index,”,”RIRx-050-FL” “MEHNERT Klaus”,”A sinistra di Mao. Documenti sui gruppi che in Cina e nel mondo contestano gli “”amministratori”” della rivoluzione culturale.”,”Klaus MEHNERT è considerato uno dei massimi esperti del comunismo in Cina e in Asia. Ha pubblicato ‘Peking und Moskau’ (1962) e ‘Maos Zweite Revolution’ (1966). “”Qualcuno ci critica sostenendo che vogliamo raggiungere il comunismo in un colpo solo, eliminando subito le classi e le tre differenze fondamentali, dicendo che il modello del potere politico della Comune di Parigi, così come è stato delineato dal presidente Mao, è un sogno di difficile attuazione prima del passaggio al comunismo; questa gente travisa coscientemente i nostri punti di vista. Non abbiamo mai detto che vogliamo eliminare subito le classi, i diritti (dei resti) della (vecchia) borghesia difesa dalla legge e le tre differenze fondamentali: effettivamente non è possibile prima della realizzazione del sistema comunista; è il nostro programma massimo non minimo. Il nostro programma minimo prevede l’ abbattimento della nuova borghesia burocraticaa oggi al potere e la riduzione delle tre diseguaglianze fondamentali; certo non è (ancora) possibile eliminare la classe sfruttatrice; dopo la vittoria della prima grande rivoluzione culturale proletaria ci saranno inevitabilmente nuove trasformazioni di classe (…)””. (pag 161-162)”,”CINx-051″ “MEHNERT Klaus”,”Pechino e Mosca.”,” MEHNERT Klaus nato a Mosca nel 1906 da padre tedesco morto in guerra nel 1917 sul fronte delle Fiandre, ha studiato a Tubingen e al Berlino e quindi a Berkeley. Ha lavorato per un certo tempo nella Ruhr come minatore. Si è dedicato al giornalismo con lunghi viaggi e soggiorni in URSS, Estremo oriente e Stati Uniti. E’ stato professore di storia moderna e scienze politiche nell’Università di Honolulu e di Shanghai. Per un certo periodo è stato internato in Cina. Dal 1961 ha insegnato scienze politiche ad Aquisgrana. pag 550-551″,”CINx-237″ “MEHRAV Peretz”,”Marxismo e neokantismo in Max Adler.”,”MEHRAV Peretz “”I tentativi di Max Adler di trasformare “”a forza”” Marx e Engels in non materialisti filosoficamente parlando, nonostante i loro scritti e le loro inequivocabili considerazioni su questo soggetto, non sono affatto convincenti. Lo stesso si può dire della spiegazione cavillosa, secondo la quale Marx ed Engels usando il termine ‘materialista’, intendevano dire ‘reale, concreto’, dal momento che la scelta della terminologia era stata unicamente priva di particolare significato dall’epoca in cui vivevano ed era, quindi, loro imposta. Karl Kautsky, la cui testimonianza su questo punto è di gran peso, sia per la sua autorità di teorico, sia per i suoi ininterrotti rapporti con Engels nel corso di lunghi anni, si espresse a questo proposito in modo assai chiaro. Affermò che Plechanov, il più eminente sostenitore della tesi dell’esistenza di un legame organico fra materialismo storico e materialismo dialettico (e che Adler stesso menziona più volte come materialista filosofico) era il più vicino al pensiero filosofico di Marx e Engels: “”Tra i discepoli di Marx, Plechanov mi sembra il filosofo che più si avvicina con le sue concezioni a Marx e Engels”” (13). (…) Il tentativo di Adler di fondere Kant e Marx (cioè l’idealismo trascendentale e il materialismo dialettico), che fu una delle caratteristiche fondamentali del suo pensiero filosofico, fu reso possibile solamente dal fatto che egli sviluppò il pensiero kantiano al di là delle stesse parole o delle intenzioni di Kant e che parallelamente “”acconciò”” i materialisti Marx e Engels alla maniera positivista. Comunque, a proposito della questione centrale della suddivisione della filosofia in scuole alternative, mentre Adler – di fronte alla metafisica materialistica e spiritualistica del suo tempo – definisce il pensiero suo e del suo maestro come “”terza corrente della dottrina critica della conoscenza””, Marx e Engels da parte loro avevano detto: “”La questione se al pensiero umano vada attribuita verità obiettiva, non è una questione teorica ma una questione politica. Nella pratica l’uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere terreno del suo pensiero. La contesa sulla realtà o l’irrealtà di un pensiero, che l’isola dalla pratica, è una questione puramente scolastica”” (14). “”Ma vi è, poi, ancora una serie di altri filosofi, che contrastano la possibilità di una conoscenza del mondo, o almeno di una conoscenza esauriente. Ad essi appartengono, tra i moderni, Hume e Kant, ed essi hanno esercitata un’azione assai importante nell’evoluzione filosofica (…). La confutazione migliore di questa, come di tutte le astruserie filosofiche, è la pratica, propriamente l’esperienza e l’industria. Se possiamo provare l’esattezza della nostra concezione di un elemento naturale, mentre lo facciamo, lo produciamo nelle sue condizioni, lo facciamo servire a’ nostri scopi, finisce la inconcepiblie ‘cosa in sé’ di Kant (…)”” (15). “”(…) Ma ecco farsi avanti l’agnostico neokantiano, il quale ora ci dice: “”Noi possiamo, sì, percepire correttamente la proprietà di un oggetto, ma nessun procedimento sensorio o mentale ci permette di conoscere la cosa in sé. Questa cosa in sé è al di là della nostra conoscenza””. A ciò Hegel dà da molto la risposta. Se conoscete tutte le qualità di una cosa, conoscete anche la cosa in sé; non resta altro che il fatto che la cosa stessa esiste all’infuori di voi, e quando i vostri sensi vi hanno appreso questo fatto, avete colto l’ultimo resto della cosa in sé, della celebre inconoscibile cosa in sé di Kant. Oggi possiamo soltanto aggiungere che al tempo di Kant la nostra conoscenza degli oggetti naturali era così frammentaria, che si era in diritto di supporre, al di là di quel poco che conoscevamo di essi, una misteriosa cosa in sé. Ma da allora queste cose inafferrabili sono state le une dopo le altre afferrate, analizzate e, ciò che più conta, riprodotte dal progresso gigantesco della scienza. E non possiamo considerare inconoscibile ciò che noi stessi possiamo ‘produrre'”” (16)”” [Peretz Mehrav, ‘Marxismo e neokantismo in Max Adler’, Annali, Milano, 1974] [(13) Karl Kautsky, Die materialistische Geschichtsauffassung, cit, vol I., p. 28. “”(…) Il marxismo è una concezione del mondo. In sintesi, è il materialismo contemporaneo che rappresenta l’attuale più alto grado di questa concezione del mondo (…). I lati storico e filosofico di questa concezione del mondo, ciò che ordinariamente si indica col nome di materialismo storico, e l’insieme – legato strettamente a questo – delle concezioni (…). Ma poiché questi due lati staccati arbitrariamente dall’insieme delle concezioni dello stesso genere, di cui formano la base teorica, non possono restare sospesi in aria, coloro che li hanno distaccati sentono naturalmente il bisogno di ‘porre nuovi puntelli al marxismo’, accoppiandolo – e anche questa volta del tutto arbitrariamente e (molto spesso) sotto l’influenza di correnti filosofiche imperanti tra gli ideologi della borghesia – a questo o a quel filosofo, a Kant, Mach, Avenarius, Ostwald, e, negli ultimi tempi, a G. Dietzgen (…)”” G.V. Plechanov, ‘Le questioni fondamentali del marxismo’, Milano, 1947, pp 23-24. “”(…) L’avversione della borghesia per il materialismo e la sua predilezione per la filosofia kantiana non ci devono meravigliare. La borghesia spera di trovare nelle dottrine di Kant l’oppio con cui poter addormentare il proletariato, il quale si va facendo sempre più ‘esigente’ e più difficile da governare. Il neokantismo è divenuto ormai di moda presso la classe dominante proprio perché le offre un’arma spirituale nella lotta per l’esistenza. E’ un fatto ben noto che la classe oppressa spesso cerca di imitare i suoi oppressori. Ma quando si verifica questa imitazione? Quando la classe oppressa non si rivolta ancora, o quando non si rivolta più. Questa imitazione indica chiaramente una mancanza di slancio rivoluzionario da parte della classe oppressa. Perciò, anche il ritorno a Kant, che molti compagni hanno compiuto con tanto zelo, è un cattivo segno. E’ espressione dello spirito opportunistico, che purtroppo fa tanti progressi nelle nostre file. Merita particolare attenzione, da parte di tutti coloro cui sta a cuore la nostra causa, il fatto che il compagno Bernstein ha dimostrato di avere un debole per il neokantismo proprio nel momento in cui, per combattere ciò ch’egli si compiace di chiamare la frase rivoluzionaria, ha cominciato a far uso e abuso della fraseologia opportunistica in misura veramente eccessiva (…)”” G.W. Plechanov, ‘Konrad Schmidt gegen Karl Marx und Friedrich Engels, cit., pp. 134 sgg.; (14) Marx, ‘Marx su Feuerbach’, in ‘Opere’, vol. IV, 8, Milano, 1914, p. 41; (15) Engels, ‘Ludovico Feuerbach e l’origine della filosofia classica tedesca’, in ‘Opere, vol. IV, 8, Opere, 1914, p. 15; (16) Engels, ‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza, Roma, 1951, p. 26]”,”TEOC-647″ “MEHRING Franz”,”La leggenda di Lessing. Per la storia e la critica del dispotismo prussiano e della letteratura.”,”Nella recensione apparsa su Movimento Operaio (4.1952) Sergio ROMAGNOLI evidenzia che già MARX aveva dato un giudizio preciso sul militarismo di FEDERICO II nel suo articolo ‘I Prussiani (queste canaglie)’ ed ENGELS si era a lungo occupato della storia prussiana e tedesca del settecento. MEHRING dopo il suo passaggio dal radicalismo borghese al marxismo, nel 1891 intraprese quest’ opera di revisione dei giudizi che gli storici borghesi tedeschi dell’ Ottocento (per es. il tanto citato in Italia, TREITSCHKE) avevano accumulato sulla figura di LESSING nel tentativo di dimostrare una collaborazione di ordine spirituale tra il pensiero di LESSING e la politica di FEDERICO II. Secondo loro, LESSING, un padre dell’ illuminismo tedesco, avrebbe dovuto dare il crisma culturale al prussianesimo. MEHRING studia attentamente la situazione sociale, la condizione dei contadini e della borghesia, la politica interna e quella estera della Prussia nel momento in cui sale al trono FEDERICO II, generalmente visto come il “”grande re””. E smantella la diffusa credenza che i regni di FEDERICO GUGLIELMO e del figlio FEDERICO II abbiano rappresentato il primo la difesa dei ceti poveri e contadini di fronte agli Junker e il secondo, con la riapertura agli Junker, una restaurazione del benessere del paese e un saggio riordinamento dello Stato. Il fatto è che il regno di FEDERICO II rappresentò un regresso militare rispetto al regno precedente.”,”MEHx-004″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Critico della società borghese, in grado di gran lunga più elevato che non Saint-Simon, è stato Fourier. Commesso, si trovò in seno al grande commercio, e vide che in tutti i rivolgimenti politici era solo il capitale a prosperare”” (pag 11) “”Era tanto potente quel movimento cartista, che fece sentire un certo contraccolpo anche nelle classi possidenti. Alcuni fabbricanti radicali si schierarono dalla parte degli operai combattenti; da umani Tories sorse la giovane Inghilterra, che voleva restaurare il feudalismo romantico dal suo lato buono, che aspirava per conseguenza ad una cosa impossibile ma che tuttavia assestò colpi vigorosi ai boriosi del denaro. Tutto ciò ha trovato la sua più splendida rappresentazione nel romanzo Sybil di Disraeli, il quale contiene una commoventissima descrizione dello sciopero del 1842.”” (pag 25)”,”MEHx-030″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Ma il movimento dialettico della filosofia tedesca avvenne tuttavia in tal modo, che la tesi di Kant “”tutto ciò che contiene una contraddizione è impossibile”” fu capovolta in quella di Hegel “”ciò che muove il mondo è la contraddizione”””” (pag 61)”,”MEHx-031″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Nessuno deve essere più povero del governo, dice Weitling; fin tanto che a coloro, che amministrano le ricchezze di tutti, sarà permesso d’avere e di procacciarsi ricchezze proprie, essi danneggeranno sempre, con la loro amministrazione, gli interessi di tutti”” (pag 93)”,”MEHx-032″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Marx si riferisce alla parola di Montesquieu, che ci sono due forme di corruzione: l’ una se il popolo non osserva le leggi, l’ altra se dalle leggi egli viene corrotto; questo male è insanabile, perché sta nello stesso rimedio””. (pag 122) “”In questi diritti di abitudine della classe povera vive adunque un istintivo senso del diritto, la loro radice è positiva e legittima, e la forma del diritto di abitudine è qui tanto più naturale, inquantoché la stessa esistenza delle classi povere è finora una mera consuetudine della società borghese, che non ha ancora trovato un posto adatto nella cerchia della cosciente struttura dello Stato”” (Marx) (pag 123)”,”MEHx-033″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Dove è adunque la possibilità positiva dell’ emancipazione tedesca? Risposta: “”Nella formazione d’una classe con catene radicali, una classe della società borghese che non sia una classe della società borghese, d’un ceto che sia la fine di tutti i ceti, d’una sfera che possieda, con le sue universali sofferenze, un carattere universale, che non pretenda nessun diritto speciale, perché a lei non viene fatto un torto speciale, ma semplicemente il torto, che possa avanzar pretese unicamente sul titolo umano e non più su un titolo storico, che non sia in un contrasto esclusivo con le conseguenze, ma in contrasto generale con le premesse dello stato tedesco, d’ una sfera infine, che non si possa emancipare senza emancipare se stessa da tutte le altre sfere della società e quindi senza emancipare tutte queste sfere, che sia, in una parola, la completa perdita dell’ uomo, che cioè possa guadagnare se stessa mediante il completo recupero dell’ uomo. Questo dissolvimento della società in un ceto speciale è il proletariato”” “”. (Marx) (pag 139)”,”MEHx-034″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Ma Engels e Marx non erano neppure dei ciechi fanatici, né dei gravi omenoni. La loro coscienza di sé stessi, virile e perciò modesta, sdegnava tutte quelle pose in cui si sdraiano tanto volentieri i “”più nobili e i migliori””, i capi pubblici delle classi borghesi”” (pag 177) “”Di per sé ogni rivoluzione – il rovesciamento dei poteri esistenti ed il dissolvimento dell’ antico stato di cose- è un atto politico. C’è bisogno di questo atto politico, inquantoché si ha bisogno di distruzione e di dissolvimento. Ma quando comincia la sua attività organizzatrice, quando si affaccia il suo scopo assoluto, la sua anima, allora il socialismo getta via la sua spoglia politica””. (Marx) (pag 180)”,”MEHx-035″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Di Hess si può dire a ragione quel che fu detto tanto spesso, ma a torto, di Marx: essere egli stato una mente scolastica, a cui bastava pienamente il piacere dello sminuzzare e dello analizzare le idee”” (pag 216) “”E dopo che Engels avea comunicato il frammento di Fourier, egli continua: “”I Tedeschi dovrebbero veramente finire, una buona volta, di far tanto chiasso intorno alla loro profondità ed esattezza. Con due o tre magre date essi sono capaci di collegare il centesimo al millesimo e questi due a tutta la storia universale. Di qualsiasi avvenimento, che venga loro notificato da altri e di cui essi non sappiano neppure se si sia proprio svolto così e non in altro modo, essi vi dimostrano che si dovette svolgere così e non altrimenti… Perchiò il “”socialismo assoluto”” tedesco è tanto terribilmente povero.”” (Engels) (pag 217)”,”MEHx-036″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””I Chartisti, teoricamente ancora indietro, sono in compenso proletari genuini, tutt’ anima e corpo; i socialisti invece vedono, a dir vero, più lontano, ma essi provengono dalla borghesia, sono quindi pacifici, mansueti, astratti”” (pag 246) “”Certo non vuol essere negato che tanto Engels quanto Marx, specialmente nei loro giovani anni, hanno talvolta calcolato troppo rapido il tempo del movimento operaio rivoluzionario. Mentre il vuoto Tross credeva e crede di aver provata l’ insostenibilità della loro concezione storica, argomentò un uomo come Albert Lange che essi avevano invece giudicato il loro tempo in un modo “”stranamente giusto””. Egli scriveva: “”In generale noi siamo inclinati a supporre più vicino di quel che in realtà non sia, tutto ciò che noi prevediamo in modo chiaro””. Anche Engels e Marx hanno seguito quest’ inclinazione; Engels anzi la seguì ancora nella sua età avanzata, in cui tuttavia avea conservato il suo giovane cuore. Con ciò però non è dimostrato ch’essi andassero tastoni nell’ oscurità, ma al contrario, che essi, come Lange dice, erano dei “”profondi pensatori”” che si illudevano intorno alla lunghezza del cammino, perché essi ne vedevano chiara la meta”” (pag 247)”,”MEHx-037″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Engels e Marx compresero il giusto momento, in cui l’ affratellamento delle nazioni poteva diventare pratico, poteva diventare una vera potenza. “”Le chimere della repubblica europea – scriveva Engels – e di pace eterna sotto l’ organizzazione politica, sono diventate ridicole tanto quanto le frasi dell’ affratellamento dei popoli sotto l’ egida di una universale libertà di commercio; e mentre così tutti i chimerici sentimentalismi di tal natura sono fuoricorso, i proletari di tutte le nazioni, senza far tanto rumore, comnciano già ad affratellarsi realmente sotto la bandiera della democrazia comunista””””. (pag 280)”,”MEHx-038″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””In realtà, il “”nuovo ceto medio”” potrà ben essere quello; accanto ai resti rovinanti dell’ antica minuscola industria e del minuscolo commercio – così almeno nelle grandi città sono già passati o stanno per passare nella grande industria i mestieri del fornaio, del beccaio e dello spazzacamino – le “”grandi masse”” ed i “”giganteschi eserciti”” del “”nuovo ceto medio”” consistono di “”ispettori del lavoro e di agenti”” della grande borghesia o dei suoi delegati, proprio come aveva preveduto il Manifesto. Gli autori però non potevano sognare, che il socialismo piccolo-borghese potesse cadere fino a tal grado di ridicola stoltezza, da presentare come un argine contro il movimento operaio rivoluzionario, questo “”nuovo ceto medio””, le cui “”grandi masse”” consistono di uomini senza carattere, di servitori della borghesia, oppure segreti alleati del proletariato, fino a far di quel ceto medio un “”importante fattore dell’ economia””, il quale ha limitato la concentrazione dei capitali ed impedisce che capitalisti ed operai stiano di fronte, senza un ceto intermedio”” (pag 297)”,”MEHx-039″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Il più grave fra tutti gli spropositi dell’ Assemblea nazionale e la macchia più nera nel ricordo che a noi pervenne dell’ opera sua, è precisamente questa, ch’essa non comprese in tal campo la sua missione storica. Poteva ben essa non aver altro da offrire al proletariato industriale, se non facili frasi ed occasionali palliativi; perciò appunto era essa un parlamento borghese. Ma, come tale, doveva saper liberare i contadini dal giogo feudale”” (pag 342)”,”MEHx-040″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Molto più infamemente della borghesia si comportavano le classi colte, che le avevano somministrati i propugnatori parlamentari: la burocrazia cittadina, le università e specialmente i tribunali. Fatte poche eccezioni, le giunte delle grandi città andavano a gara nell’ organizzare dimostrazioni di servilismo; ed ottanta professori dell’ Università di Berlino, fra cui uomini come i due Grimm, Schönlein, Ehrenberg e Boeckh, non si vergognarono, in un indirizzo al re, di gridar dietro alla disciolta Assemblea, aver essa “”recato infamia all’ onore della nazione tedesca””. (pag 363)”,”MEHx-041″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Con un tatto meraviglioso Marx sa mettere in luce tutto quanto è destinato a formare “”un pezzo di storia universale”” in quella “”confusa massa di fatti apparentemente casuali, non aventi alcun nesso tra di loro ed inconciliabili””, i quali produssero gli anni della rivoluzione. Ancora oggi l’ annata della Neue Rheinische Zeitung contiene una storia di quel movimento rivoluzionario più profonda e più esauriente di tutte quante le storie borghesi apparse, da allora fino ad oggi, a centinaia””. (pag 410)”,”MEHx-042″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””E’ vero: Marx assesta un breve colpo mortale, mentre Lassalle fa splendere la sua lama ai raggi solari, prima che essa mozzi il capo dell’ avversario. Quando Marx diceva che la resistenza passiva s’assomiglia al recalcitrare dell’ agnello contro il suo macellaio e che coloro i quali rifiutavano di pagare l’ imposta avevano sdegnato la via della rivoluzione per non arrischiar le loro teste, con ciò egli aveva detto tutto quanto occorreva. Ma non perciò era superfluo, se Lassalle avvolgeva lo stesso pensiero in una luce abbagliante, se egli diceva: “”La resistenza passiva è una contraddizione in se stessa, è la resistenza che tollera, è la resistenza che non resiste, la resistenza che non è resistenza… La resistenza passiva è soltanto l’ intima cattiva volontà senza l’ atto esteriore. (…)”” (pag 425)”,”MEHx-043″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””L’ oro californiano si riversa a torrenti nell’ America e sulle coste asiatiche dell’ Oceano Pacifico, e trascina nel commercio mondiale, nella civiltà, le più restie popolazioni barbare. Per la seconda volta il commercio mondiale riceve una nuova direzione… Grazie all’ oro californiano ed all’ instancabile energia del Yankee, ambedue le coste dell’ Oceano Pacifico saranno quanto prima tanto popolate, tanto aperte al commercio, tanto industriali, quanto lo fu sinora la costiera da Boston a New Orleans. Allora l’ Oceano Pacifico avrà la stessa importanza che ha ora l’ Atlantico, che ebbe nell’ antichità e nel medioevo il Mediterraneo, l’ importanza della grande via marittima del commercio mondiale, mentre l’ Oceano Atlantico scenderà a far le parti d’un lago, come faceva il Mediterraneo. L’ unico mezzo per impedire che i paesi civili dell’ Europa non cadano in quella dipendenza industriale commerciale e politica in cui si trovano ora l’ Italia, la Spagna ed il Portogallo, è una rivoluzione sociale, la quale trasformi, mentre ne è ancora tempo, il modo di produzione e di comunicazioni secondo i bisogni della produzione risultanti dalle moderne forze produttive, e con ciò renda possibile la creazione di nuove forze produttive, le quali assicurino la superiorità dell’ industria europea e compensino così i danni della situazione geografica””. (Marx, Engels) (pag 453-454)”,”MEHx-044″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Per Marx erano, Omero, Dante, Shakespeare, Cervantes , fra i nuovi, Balzac; per Lassalle, Hutten, Lessing, Fichte e, tra i nuovi, Platen. Sono due serie affatto differenti di tipi letterari. (…) Ogni paragone zoppica e sarebe pazzia volere spingere il confronto tra Lassalle e Marx sulla base delle loro simpatie letterarie oltre il punto, in cui esso illumina il diverso tratto fondamentale della loro attività mentale.”” (pag 494-495)”,”MEHx-045″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””Nelle loro pubblicazioni intorno alla crisi europea del 1859, Marx ed Engels indagarono la situazione europea in ogni direzione: essi si servirono d’ogni risorsa della scienza per illuminarne ogni più oscuro ripostiglio. Solo una questione essi non posero; la questione: come si comporta questo movimento nazionale di fronte ai suoi più prossimi nemici, i principi tedeschi? Questa questione era superflua solamente nel caso in cui la coalizione franco-russa minacciasse con imminenti pericoli la nazione tedesca, giacché è naturale che un popolo debba esistere prima di risolvere come voglia esistere. Ma, se tali pericoli non c’erano, allora la questione diventava la più decisiva di tutte. Allora intervenne Lassalle con il suo scritto sulla guerra italiana e sui compiti della Prussia, che fu pubblicato dallo stesso editore che stampò lo scritto di Engels e che di quest’ ultimo era, in certo qual modo, un completamento. Poiché Engels aveva detto “”se ci aggrediscono noi ci difendiamo””, Lassalle aggiunse: “”bene, ma innanzi tutto indaghiamo in quale caso noi siamo aggrediti””. In tutte le questioni fondamentali Lassalle andava d’accordo con Marx e con Engels (…). Ma dove egli non andava d’accordo con loro era nella questione se la guerra nell’ Italia superiore minacciasse già gli interessi tedeschi.”” (pag 540-541).”,”MEHx-046″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””A guardare, del resto, tutta quanta questa controversia, appare chiaramente che Marx ed Engels hanno compreso l’ insieme della politica europea in un senso più profondo e più ampio che non Lassalle. In un punto però, in cui egli non fu del loro parere, Lassalle vide più chiaro e più acutamente; e questo fu il punto decisivo per la Germania”” (pag 550) Nel bonapartismo Bismarck non vedeva un effimero episodio della universale lotta di classe fra borghesia e proletariato, bensì la forma classica del moderno dispotismo, che sviluppa le colossali forze produttive della borghesia per potere – con pugno di ferro – tener basse le sue pretese politiche””. (pag 561).”,”MEHx-047″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte prima. Dalla rivoluzione di luglio fino al conflitto per la Costituzione in Prussia (1830-1863).”,”””La chiara divisione della materia, la stringente, logica conclusione, la parola affascinante, la profonda simpatia per il proletariato, che illumina e riscalda il discorso, che è tanto lontano dal calcolo freddo del demagogo quanto dall’ enfasi piagnucolosa del sentimentalista, e che culmina nella conoscenza profonda del compito che la classe operaia ha da assolvere nella moderna società borghese, fanno del Programma operaio, nel suo genere, un capolavoro, come lo è nel suo genere il Manifesto comunista. Si può dire cheil Programma operaio di Lassalle è il Manifesto comunista rispecchiato dalle condizioni della Germania”” (pag 583)”,”MEHx-048″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Dal febbraio 1858 fino al marzo 1860 Bebel errò come garzone nella Germania meridionale, in una parte dell’ Austria e della Svizzera. Si fermò più a lungo a Freiburg in Breisgau, a Regensburg e Salzburg, nelle quali città le società operaie cattoliche dettero impulso alla sua cultura dello spirito e alla vita sociale. I suoi sentimenti patriottici erano allora ancora intatti. Quando, durante il suo soggiorno a Salzburg, scoppiò la guerra del 1859, egli voleva entrare in un corpo volontario di cacciatori tirolesi, ma ne fu respinto perché non era nato nel Tirolo. Quando poi la Prussia cominciò a mobilizzare, allora Bebel si affrettò a rimpatriare per presentarsi come volontario; ma la rapida conclusione della pace rese vano anche quel suo progetto. Quando poi l’anno prossimo egli fu di leva, allora fu riformato per troppo “”debole costituzione fisica””: e questo pose fine a tutti i suoi progetti militari. Andò a Lipsia per cercarvi lavoro, e ve lo trovò””. (pag 18)”,”MEHx-049″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Quanto a Lassalle, egli rivolse principalmente la sua opera a guadagnare alla sua causa molti uomini noti ed istruiti. Non ebbe molta fortuna però; e non è a negare ch’egli aveva fatto troppo conto di tali reclute. Già prima della giornata di Francoforte egli avea tentato spasmodicamente di spiegare in unisono alle sue tendenze una lettera di Huber sulla crisi del movimento operaio; egli aveva dato così al voto di Huber un’ importanza che si rivoltò contro di lui stesso, quando Huber pubblicò intorno agli operai ad ai loro consiglieri un opuscoletto, molto più aspro contro Lassalle, che contro Schulze””. (pag 64)”,”MEHx-050″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Poiché gli avversari facevano troppo conto dei successi dell’ agitazione e parlavano di 10.000 membri, Vahlteich voleva incaricare i delegati di confermare quelle cifre di fronte al pubblico; al che Lassalle replicò: “” Se gli operai sono come Lei dice, noi faremo, malgrado ogni mio sforzo, una gran brutta figura. Quest’è sicuro. Noi non possiamo dire cose false ai nostri delegati. Non possiamo parlare di diecimila uomini, quando ne abbiamo forse mille. Si può tacere su questo punto; ma non ci conviene mentire””. (pag 69)”,”MEHx-051″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Ma anche le descrizioni che Lassalle dava, in questo suo discorso, dei suoi successi agitatori, eran rivolte piuttosto agli operai berlinesi che a quelli renani. Quelle descrizioni soffrivano di terribili esagerazioni. Poiché i grandi effetti della sua propaganda in realtà esistevano, ma per intanto non si potevano vedere né comprendere, Lassalle cercava i suoi frutti visibili e comprensibili dove essi ancora non esistevano o dove non esistevano nella misura da lui supposta””. (pag 124)”,”MEHx-052″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””In una nuova seduta, tenutasi al 1° novembre, il sottocomitato presentò le sue proposte. Si trattava specialmente di scegliere fra due progetti, uno dei quali era stato elaborato da Marx, l’ altro da Mazzini, che lo fece presentare da Wolff. Mazzini era allora molto popolare tra gli operai inglesi, ma non comprendeva il moderno movimento operaio. (…) Quel che Mazzini non comprendeva, lo capì tanto meglio Marx. Il suo indirizzo inaugurale ed i suoi statuti furono approvati ad unanimità e restarono norma per l’ Associazione operaia internazionale, come fu battezzata la nuova lega. Di questo indirizzo inaugurale il prof. Beesly ha detto una volta che esso è probabilmente la più potente e la più indovinata esposizione della causa degli operai contro la classe media, che mai sia stata compendiata in una dozzina di piccole pagine””. (pag 135)”,”MEHx-053″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Il Sozialdemokrat però si affrettò ad invitare gli operai ad appoggiare energicamente il partito progressista in un caso in cui questo voleva praticamente difendere un diritto civile. Per ordine di Bernhard Becker, al 23 luglio ebbero luogo in Germania, dappertutto dove vi era una filiale della Società generale operaia tedesca, grandi comizi, in cui gli operai manifestavano al partito progressista la loro piena simpatia e prometttevano energico aiuto nella difesa del vigente diritto d’ associazione. Nel comizio di Berlino, dietro proposta di Schweitzer, si formò un comitato stabile per discutere di ulteriori provvedimenti; (…)”” (pag 172)”,”MEHx-054″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Solo un uomo dell’ antico partito progressista pensava onestamente ed abbastanza valorosamente a tener ancora alti gli ideali borghesi, a dispetto dei vittoriosi potentati: Johann Jacoby diceva con l’ antica legge romana delle dodici tavole: Contra hostem aeterna auctoritas esto (contro il nemico della libertà non cessa mai il diritto del popolo).”” (pag 205)”,”MEHx-055″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””La Società generale operaia tedesca avea così conquistato due seggi nel Reichstag della Germania del Nord. (…) Liebknecht trionfò a Stollberg-Schneeberg e il medico Gotz nel collegio rurale di Lipsia. In un modo non al tutto libero da dubbi, Forsteling conquistò il collegio elettorale di Chemnitz. (…) quando al 10 settembre il Reichstag si radunò per la prima volta, subito in occasione della discussione dell’ indirizzo della Corona, Fosterling si rese impossibile balbettando in modo sconnesso alcuni squarci delle opere di Lassalle. Ma anche la Società generale operaia tedesca perdette uno dei suoi deputati, giacché Reincke approfittò della prima occasione per rinnegare la lotta di classe proletaria, col dichiarare che non è compito del socialismo di eccitare l’ uno contro l’ altro la borghesia e il proletariato, bensì di conciliarli. Alla Società non restò altro a fare che romperla definitivamente con questo rappresentante parlamentare; (…) La rappresentanza parlamentare del punto di vista proletario-rivoluzionario era adunque tutta quanta nelle mani di Liebknecht e Schweitzer; e tra questi due scoppiò subito l’ antica contesa intorno alla giusta tattica””. (pag 231)”,”MEHx-056″ “MEHRING Franz”,”Storia della democrazia sociale tedesca. Parte seconda. Dalla Risposta pubblica del Lassalle al Programma di Erfurt (1863-1891).”,”””Marx biasimava che Schweitzer esigesse dal movimento di classe di subordinarsi ad un movimento di setta. Questo biasimo era perfettamente giustificato, in quanto che Schweitzer voleva fare, del movimento dei sindacati di mestiere, un mezzo di secondo ordine per aiutare l’ organizzazione politica; ma era ingiustificato in quanto che in quella lettera Marx parlava di Lassalle come di un fondatore di sette, e della società generale tedesca come di un movimento di sette; e sarebbe stato doppiamente ingiusto se Marx – il che si poteva leggere tra le linee della sua lettera, anche se egli non lo diceva e forse non lo intendeva – avesse visto nelle società di Norimberga e nel partito popolare sassone il solo movimento di classe del proletariato tedesco. Così non istavano le cose in Germania; esse stavano invece così, che la società generale operaia tedesca rappresentava una forma di movimento di classe di gran lunga più evoluta che non le società di Norimberga ed il partito popolare sassone.”” (pag 274)”,”MEHx-057″ “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca.”,”””Lassalle non esagerò bensì sminuì il valore della sua agitazione quando paragonò la Lettera aperta alle tesi di Lutero contro le indulgenze. Le tesi infiammarono più rapidamente e più immediatamente come una favilla caduta in un barile di polvere, e con una violenta esplosione misero in confuso movimento le masse tedesche del sedicesimo secolo. Paragonata ad esse la Lettera aperta di Lassalle era una fiaccola che indicava al movimento delle masse tedesche del diciannovesimo secolo le vie e gli obiettivi di decenni. Lutero fu colto di sorpresa dagli effetti del suo atto, Lassalle sapeva con perfetta chiarezza quel che faceva.”” (pag 60) “”Lassalle osò, ma non osò alla leggera e sconsideratamente, bensì perché era tutto posseduto da un grande dovere storico. Quando all’ ultimo momento Bucher e Ziegler tentarono di trattenerlo, egli rispose loro: “”Un’ agitazione operaia esiste, è necessario darle la comprensione teorica e la parola d’ ordine pratica, anche se ciò devesse costare trentatre volte la testa””. Con queste parole Lassalle si assicurò il suo buon diritto tra i contemporanei e la sua gloria tra i posteri””. (pag 61)”,”MGEx-150″ “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1.”,”””Certo non fu un piacere per Marx fare criticamente in conti con Proudhon e poi anche con Weitling, con quei proletari pieni di doti geniali. il cui primo apparire sulla ribalta storica non fu da alcuno salutato con pari gioia né compreso con profondità pari a quelle che proprio Marx dimostrò. Vi sono anche numerose testimonianze della pazienza e dell’ indulgenza che egli in questo periodo brussellese dimostrò nei suoi sforzi con Weitling. Ma la presunzione da utopista, propria di Weitling, era ormai incurabile (…)””. (pag 312) “”La storia del Manifesto comunista è diventata, col passare del tempo, sempre più la storia della moderna socialdemocrazia internazionale””. (pag 351)”,”MGEx-158″ “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 2.”,”””L’ antica esperienza che ciascun libro deve conquistare da sé il diritto alla propria esistenza, si adatta in modo triplice ad una storia della socialdemocrazia tedesca che cerchi di corrispondere alle esigenze scientifiche””. Così scrivevo, quando, cinque anni fa, pubblicai per la prima volta quest’ opera; oggi che essa appare per la seconda volta, mi è lecito dire che essa si è conquistato il diritto all’ esistenza””. (pag 711, note dell’ autore) “”Nella spedizione del Sozialdemokrat, Motteler dette prova come “”direttore della posta da campo rossa”” delle sue vecchie qualità organizzative””. (pag 571)”,”MGEx-159″ “MEHRING Franz”,”Carlos Marx. El fundador del Socialismo Cientifico. Historia de su vida y de la 1ra. Internacional.”,”””Mehring passò decenni interi della sua vita in intimo contatto con l’ opera di Marx, lavorando infaticabilmente su di essa per dare alle stampe un arsenale di materiali inediti che gli furono affidati. La sua edizione degli “”Scritti vari”” di Marx, Engels e Lassalle e il suo intervento personale nell’ edizione della “”Corrispondenza tra Marx ed Engels”” come rappresentante della famiglia del primo – lavori precursori della edizione monumentale che attualmente sta pubblicando l’ Istituto Marx-Engels di Mosca – la sua intima conoscenza della storia universale dell’ epoca e il suo dominio del movimento operaio internazionale fanno di Mehring la persona di riferimento per scrivere (…) una imponente biografia di Carlo Marx (…)””. (pag 7-8, W.R.)”,”MADS-370″ “MEHRING Franz”,”Karl Marx. Geschichte seines Lebens.”,”””Erst drei Jahre nach Lassalles Tode hat Marx den elastischen Character des Lohngesetzes nachgewiesen, wie es sich auf dem Höhepunkt der kapitalistischen Gesellschaft gestaltet, indem es sine Grenze nach oben hin in dem Werwertungsbedürsnis des Kapitals findet und nach unten hin in dem Masse an Elend, das der Arbeiter etragen kann, ohe den augenblicklichen Hungertod zu sterben.”” (pag 315)”,”MADS-410″ “MEHRING Franz”,”Vita di Marx. (Tit.orig.: Karl Marx. Geschichte seines Lebens)”,”Sul rapporto Marx-Lassalle si incentra anche l’ introduzione (i titoli dell’ introduzione di MANACORDA: L’ opera del Mehring più maturo, Aggiornamenti e rettifiche necessarie, La critica della filosofia politica di Hegel, I Manoscritti economico-filosofici del 1844, Altri scritti teorici di Marx, Marx organizzatore del movimento operaio, Il caso Lassalle, Divergenze di fondo, Controversia sulla guerra d’ Italia, L’ agitazione di Lassalle, Il giudizio di Lenin, Gli archivi contro Lassalle, Il caso Bakunin, Anarchismo e marxismo, Gli archivi contro Bakunin.). pag XIX Schillerismo (Grundrisse, Per la critica dell’ economia politica) (pag 256, 1857) “”nessi dialettici”” (pag 257) Lettera di Leo Frankel a Marx e commenti di Marx, 25 aprile 1871 Comune Parigi (chiede aiuto a Marx) pag 450 “”Marx si accorse anche molto presto che nel “”Reformmovement”” si manifestava di nuovo “”il maledetto carattere tradizionale di tutti i movimenti inglesi””. Già prima della fondazione dell’Internazionale le Trade Unions si erano messe in relazione con i radicali borghesi per la riforma elettorale. Questi rapporti diventarono ancora più stretti via via che il movimento prometteva di far maturare frutti tangibili; degli “”acconti”” che prima sarebbero stati respinti con indignazione, erano considerati ora degne ricompense per la lotta sostenuta; Marx arrivava a rimpiangere lo spirito ardente dei vecchi cartisti. Biasimava l’incapacità degli inglesi, di fare due cose in una volta: quanto più il movimento per la riforma elettorale andava avanti, tanto più si raffreddavano i capi inglesi “”nel nostro movimento più circoscritto””; “”in Inghilterra il movimento per la riforma, che era stato chiamato in vita da noi, ci ha quasi ammazzato””. Un forte ostacolo a questo andazzo venne a mancare per la malattia e il soggiorno a Margate di Marx, che gli impedirono di intervenire personalmente. Grande fatica e preoccupazioni gli procurò anche il giornale ‘The Workman’s Advocate’, che la Conferenza del 1865 aveva proclamato organo ufficiale dell’Internazionale, e che nel febbraio del 1866 fu ribattezzato ‘The Commonwealth’.”” (pag 350) “”Questo stato generale delle cose spiegava a sufficienza i grandi timori con cui Marx guardava al primo Congresso dell’Internazionale, perche temeva che esso finisse in “”una figuraccia di fronte a tutta l’Europa””. (pag 351)”,”MADS-445″ “MEHRING Franz, a cura di Jean MORTIER”,”Karl Marx. Histoire de sa vie.”,”””Marx porta, par exemple, un jugement injustement sévère sur la deuxième édition du livre de F.A. Lange sur la question ouvrière, édition dans lequel il était largement question du premier volume du ‘Capital””: “”Monsieur Lange… me décerne de grands éloges, mais dans le but de se donner de l’importance””. Tel n’était certainement pas le propos de Lange, dont l’intérêt pour la question ouvrière a toujours été au-dessus de tout soupçon. Mais Marx n’avait sans doute pas tort de dire que premièrement Lange n’entendait rien à la méthode de Hegel, et que deuxièmement il comprenait encore moins bien l’usage critique qu’en faisait Marx. En réalité, Lange a vu les choses à l’envers en estimant que, sur le plan de la pensée spéculative, Lassalle était plus libre et plus indépendant vis-à-vis de Hegel que Marx, chez qui à ses yeux la pensée spéculative collait de trop près à son modèle philosophique et ne cernait le sujet qu’avec difficulté, notamment dans certaines parties du livre, comme dans les passages sur la théorie de la valeur auxquels Lange n’attribuait aucun avenir.”” (pag 429)”,”MEHx-064″ “MEHRING F. LUXEMBOURG (LUXEMBURG) Rosa VANDERVELDE E.”,”L’expérience belge. Une vieille polémique autour des grèves générales de 1902 et 1913.”,”””Dans les années qui précédèrent la révolution de février, alors que Marx et Engels vivaient à Bruxelles, la capitale belge fut même une sorte de centre de la propagande communiste. Mais tout cela ne s’etait pas encore profondément enraciné dans le pays de la Constitution modèle. Au contraire, lors même des tempêtes de 1848, qui ne parvinrent pas à l’ébranler, la Belgique fut encore davantage l’Eldorado du constitutionnalisme bourgeois. Aucun pays d’Europe, exception faite de la Russie semi-asiatique, n’était resté à l’abri de ces tempêtes; la Suisse même eut sa guerre du Sonderbund, mais la Belgique planait comme une île bienheureuse sur les vagues de la révolution. Lorsque les premières nouvelles de la chute de la royauté de juillet arrivèrent à Bruxelles, la jeunesse démocratique eut certains élans, mais le brave roi, sans grand peine, séduisit les braves constitutionnalistes. le vieux et rusé Cobourg convoqua ses ministres, députés et bourgmestres libéraux, et leur déclara solennellement qu’il était prêt à démissionner au cas où le peuple l’exigerait. Les benêts attendris de la bourgeoisie se ruèrent alors sur les éléments effervescents, qui furent désarmés et arrêtes, puis ils expulsèrent du pays les réfugiés dangereux. On sait que notamment Marx et sa femme eurent à subir le traitement le plus brutal”” (pag 14-15) [Franz Mehring, La Belgique (1902)] [in F. Mehring, Rosa Luxembourg, E. Vandervelde, ‘L’expérience belge. Une vieille polémique autour des grèves générales de 1902 et 1913’, 1927]”,”MEOx-101″ “MEHRING Franz”,”Deutsche Geschichte vom Ausgange des MIttelalters. Ein Leitfaden für Lehrende und Lernende.”,”MEHRING Franz”,”MEHx-066″ “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1.”,”Un capitolo del libro è dedicato alla crisi europea del 1859 (pag 628-645) (guerra del 1859) Elementi di storia dell’opera di Mehring. “”La sua assimilazione del marxismo, come concezione del mondo e come metodo per la indagine e per la interpretazione della storia, perveniva nel 1893, al termine della pubblicazione della ‘Lessing-Legende’, ad una formulazione teorica nella quale il marxismo delle elaborazioni caratteristiche del periodo della Seconda Internazionale si colorava sensibilmente attraverso la polemica contro la scuola storica del romanticismo economico e contro il “”comunismo feudale”” (10). Ma soprattutto, in questi anni, egli era pervenuto alla convinzione, fatta consapevolezza generale orientatrice di tutto il suo mondo ideale e morale, che, per esprimerci con parole che egli scriverà di lì a qualche anno, “”la classe operaia tedesca si era portata al centro della corrente dello sviluppo storico, da cui nessuna potenza al mondo poteva più allontanarla. Il suo destino diventò il destino della nazione, che da quando esiste una storia tedesca non è mai stato affidato a mani più forti e più fidate”” (11). Il lavoro per la preparazione e per la elaborazione di quest’opera, alla quale Mehring si dedicò con grande impegno destinandovi tutto il tempo che gli restava disponibile dalla sua attività di collaboratore fisso della “”Neue Zeit”” e di dirigente l’attività teatrale e artistica della ‘Volksbühne’ di Berlino, portò via più di cinque anni e conobbe arresti e ritardi per più sconosciuti ad un lavoratore della tempra e dell’energia del Mehring, del quale veramente si potrebbe ripetere una sua espressione preferita e da lui più volte adoperata a proposito di altri, e cioè che possedeva “”una forza di lavoro e una gioia del lavoro, quali sono riservati soltanto agli eletti fra i mortali”” (12). Né fu soltanto la ricerca della documentazione alla base di questo ritardo. Le raccolte di giornali e il materiale documentario fino a quel momento disperso in varie località che si veniva raccogliendo a Berlino nella biblioteca e nell’archivio del partito furono fino dall’inizio a sua disposizione; i veterani del movimento gli furono larghissimi di memorie e di testimonianze nonché dei documenti che personalmente conservavano. Di un possibile accesso agli archivi statali non si parlò mai, e perché sarebbe stato addirittura impensabile che uno storico socialdemocratico potesse consultarvi documenti di data relativamente recente, o addirittura accedervi, quando la prassi che vigeva negli archivi prussiani era ispirata alla massima arbitrarietà anche per studiosi di orientamento conservatore (13), e perché il Mehring riteneva i documenti provenienti dagli archivi statali tutt’altro che indispensabili per la storia di un movimento rivoluzionario (14). La difficoltà stava in altro, e cioè nel riprendere e nel ripercorrere ora, in una mutata prospettiva e da un nuovo punto di vista, un tema col quale Mehring si era confrontato si può dire quasi ininterrottamente nel corso di un ventennio, di considerare ora nella misura e sotto la prospettiva della storia un argomento che egli non aveva, è vero, mai cessato di considerare e di indagare, ma sempre per scriverne nell’urgenza della battaglia e della polemica quotidiana. Di qui la necessità di riprendere in esame anche ciò che sembrava già conosciuto e acquisito per tornare a considerare uomini, avvenimenti e problemi da ogni punto di vista, nei nessi delle concatenazioni e dei confronti, con un lavoro critico instancabile, potremmo dire, di fronte alle proprie non meno che di fronte alle altrui leggende (15). Il primo volume, che avrebbe dovuto essere pronto pei primi mesi del 1895, fu finito soltanto un anno dopo, all’inizio del 1896, e pubblicato all’inizio del 1897. Il secondo vide la luce nel 1898. Grandi furono gli elogi dell’editore Dietz (16) e in quel momento anche di Kautsky (17). Immediato il successo negli ambienti del partito socialdemocratico, nonostante la violenta campagna di stampa che fu montata in quella circostanza per ricordare che l’autore di quell’opera aveva scritto negli anni ’70 libelli di ben diverso tenore sulla storia della socialdemocrazia tedesca (18)”” (pag XVII-XIX) [Ernesto Ragionieri, Prefazione] [(in) Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1, 1968] [(10) Si veda particolarmente Franz Mehring, Über den historischen Materialismus, cit., p. 29 e sgg.; (11) Cfr. F. Mehring, Storia della Germania moderna, cit., p. 284; (12) Mehring si espresse in questi stessi termini tanto nell’articolo scritto in morte di Karl Marx quanto nel necrologio di Leopold von Ranke. cfr. Thoma Höhle, op.cit., pp. 403 e 470; (13) Sull’amministrazione degli archivi prussiani durante l’età guglielmina molti particolari interessanti nel volume di memorie giovanili del Meinecke (Friedrich Meinecke Erlebtes 1862-1901, Leipzig, 1941, pp. 137-149); (14) Circa l’importanza attribuita da Mehring ai documenti di archivio si veda l’articolo ‘Über die falsche und wahre Geschichtsschreibung’, cit., ed anche Franz Mehring, ‘Gesammelte Schriften’, Bd III, pp. 55-59; (15) Significativa è in proposito la lettera inviata da Mehring a Bernstein a proposito dell’andamento del suo lavoro: “”Ich denke mit Grauen daran, wie ich fertig werden soll. Wenn man sich zwanzig Jahre lang fast jeden Tag mit der Sache beschäftigt hat, glaubt man sich zu beherrschen, aber es fehlt an allen Ecken und Enden, und ich habe noch nie ein so hoffnungsloses Tief in einer Arbeit besessen, wie in dieser”” (Internationaal Instituut voor sociale Geschiedenis, Amsterdam, Bernstein Nachlass, D 454); (16) Si vedano le lettere di Heinrich Dietz a Franz Mehring negli anni 1896-1897 conservate all’Istituto del marxismo-leninismo presso il CC del PCUS, Fonds Mehring; (17) Kautsky, dopo aver letto le prime parti, ne scriveva entusiasticamente a Mehring il 18 maggio 1897 definendo l’opera “”una impresa grandiosa”” (“”eine grossartige Leistung””) e riconoscendo che nei primi capitoli si presentavano le maggiori difficoltà di tutto il lavoro (“”der Anfang war hier das schwerste””) (Istituto del marxismo-leninismo presso il CC del PCUS, Fonds Mehring); (18) Si veda, ad esempio di questa campagna, la recensione di Georg Adler comparsa sulla “”Zeitschrift für Sozialwissenschaft””, 1898, pp. 361-368 e 722-730, poi ripresa, ampliata ed accolta in un volumetto indipendente (Georg Adler, Franz Mehring als Historiker, Kiel und Leipzig, 1903) in occasione della seconda edizione della ‘Geschichte der deutschen Sozialdemokratie’ e degli attacchi dei revisionisti a Mehring durante il congresso di Dresda della SPD. Mehring vi veniva accusato di avere sostituito una nuova tendenziosità marxista alla antica tendenziosità nazional-liberale e insieme di volgere in parodia la concezione marxistica della storia ecc.] “”Nel primo capitolo dell’opera [‘Filosofia della miseria’, ndr] la critica di Proudhon conteneva mediatamente già una critica dell’economia borghese. Questa scienza nei suoi rappresentanti classici, aveva riconosciuto l’intima struttura della società borghese assai più esattamente di quel che Proudhon aveva saputo fare, ma le sue categorie, come valore, denaro, scambio, valgono appunto soltanto per la società borghese. Esse hanno le loro radici nell’antagonismo tra capitale e lavoro, nell’antagonismo delle classi; cadono col cadere di questi antagonismi. Le categorie dell’economia politica non sono, come essa si immagina, eterne e naturali, bensì storiche e sociali. Se Ricardo aveva esposto le forme delle categorie economiche allo stato di quiete, Marx ne esponeva le loro funzioni nello stato di moto. Di ciò egli si occupa specialmente nel secondo capitolo della sua opera che indaga sul bizzarro metodo di Proudhon (‘Filosofia della miseria’, ndr). Marx dice: “”Le categorie economiche non sono che le espressioni teoriche, le astrazioni dei rapporti sociali di produzione… I rapporti sociali sono intimamente connessi alle forze produttive. Impadronendosi di nuove forze produttive, gli uomini cambiano il loro modo di produzione e, cambiando il modo di produzione, la maniera di guadagnarsi la vita, cambiano tutti i loro rapporti sociali. Il mulino a braccia vi darà la società col signore feudale, e il mulino a vapore la società col capitalista industriale. Quegli stessi uomini che stabiliscono gli stessi rapporti sociali conformemente alla loro produttività materiale, producono anche i principi, le idee, le categorie, conformemente ai loro rapporti sociali. Così queste idee, queste categorie sono tanto poco eterne quanto le relazioni che esse esprimono”” (1). Marx paragona gli economisti borghesi ai teologi ortodossi per i quali la propria religione è una rivelazione di dio e tutte le altre sono invenzioni umane. Così per gli economisti vi è stata una storia quando esistevano le “”artificiose”” istituzioni del feudalesimo, ma non vi è più storia da quando esistono le “”eterne e naturali”” istituzioni della borghesia”” (pag 299-300) [Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1, 1968] [(1) K. Marx, Miseria della filosofia, Roma, 1950, p. 89] “”Se gli economisti sono i rappresentanti scientifici della borghesia, i socialisti e i comunisti sono i teorici del proletariato. “”Finché il proletariato non si è ancora sufficientemente sviluppato per costituirsi in classe, e di conseguenza la stessa lotta del proletariato con la borghesia non ha ancora assunto un carattere politico, e finché le forze produttive non si sono ancora sufficientemente sviluppate in seno alla stessa borghesia, tanto da lasciare intravvedere le condizioni materiali necessarie all’affrancamento del proletariato e alla formazione di una società nuova, questi teorici non sono che utopisti, i quali, per soddisfare i bisogni delle classi oppresse, improvvisano sistemi e rincorrono le chimere di una scienza rigeneratrice. Ma a misura che la borghesia progredisce e che con essa la lotta del proletariato si profila più netta, essi non hanno bisogno di cercare la scienza nel loro spirito; devono solo rendersi conto di ciò che si svolge davanti ai loro occhi e farsene portavoce. Finché cercano la scienza e costruiscono solo dei sistemi, finché sono all’inizio della lotta, nella miseria non vedono che la miseria, senza scorgerne il lato rivoluzionario, sovvertitore, che rovescerà la vecchia società. Ma quando questo lato viene scorto, la scienza prodotta dal movimento storico – e al quale si è associata con piena cognizione di causa – ha cessato di essere dottrinaria per divenire rivoluzionaria”” (1). Con classica concisione Marx delineava in queste frasi il passaggio del socialismo dall’utopia alla scienza”” [Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume 1, 1968] (pag 302-303) [(1) Op.cit., p. 102]”,”MEHx-068″ “MEHRING Franz”,”La leggenda di Lessing. Per la storia e la critica del dispotismo prussiano e della letteratura classica.”,”Giudizio sulle qualità militari di Scharnhorst (pag 161-162) “”Con maggiore nettezza la nostra concezione si riflette sulla carriera di due famosi generali. Se l’esercito prssiano ha mai posseduto un generale e un organizzatore veramente geniale che arrivò alle cariche militari più alte con le sue sole forze attraverso tutti gli intrighi degli Junker nonostante la sua origine contadina, e che pure in quelle cariche conservò, sempre un cuore per il popolo e si mantenne immune da ogni boria soldatesca, questi fu Scharnhorst. Nel decennio prima di Jena lavorò con la massima alacrità alla riforma dell’esercito prussiano, ma vivendo in mezzo a questo esercito, nonostante tutti gli studi teorici dele campagne napoleoniche, restò prigioniero della strategia federiciana. Solo nella campagna autunnale del 1806, quando vide egli stesso manovrare le truppe francesi, negli ultimi preparativi della battaglia di Jena che egli doveva guidare come capo di stato maggiore generale del supremo comandante prussiano, gli cadde la benda dagli occhi. E cercò immediatamente di imitare la strategia superiore dei francesi, ma naturalmente senza successo data la struttura dell’esercito prussiano. Nessun «genio» militare poteva evitare la disastrosa sconfitta dell’esercito prussiano. Il vero genio di Scharnhorst si manifestò ormai nel riconoscere la reale connessione delle cose e nel non affidarsi al «genio», e, in sette anni di lotte quasi sovrumane contro il re incredibilmente angusto e contro la classe degli Junker incredibilmente egoista, nel porre l’esercito prussiano su quei fondamenti economci che gli resero possibile una lotta più fortunata con l’esercito francese. Scharnhorst e i suoi amici Gneisenau, Boyen, Grolman chiesero la liberaizone dei contadini almeno tanto energicamente quanto Stein, Schön, Hardenberg. Nella vergognosa fuga presso Jena il colonello York si distinse col suo reggimento di cacciatori in felici combattimenti ad Altenzaun e a Wahren; furono quelli i soli e isolati successi dell’esercito prussiano in tutta la campagna. York batté i reparti francesi che lo inseguivano con la stessa loro tattica della guerriglia. Ora York era tutto l’opposto di Scharnhorst: un ufficiale della vecchia scuola, che avrebbe conservato l’esercito federiciano fino all’ultimo bottone delle ghette, un arcigno sostenitore della più ferrea disciplina, uno Junker barbarico pieno dei più gretti pregiudizi di classe. Ma si era addestrato in quei battaglioni di fanteria leggera che Federico ordinò di costituire poco prima della sua morte, e, anche se in generale questi battaglioni non poterono sottrarsi alle condizioni di esistenza dell’esercito prussiano e perciò presto diventarono truppe di linea serrate come tutti gli altri battaglioni, tuttavia ci fu nell’esercito un reggimento che stava pressoché sui medesimi fondamenti economici dell’esercito francese: il reggimento dei cacciatori di cui York era stato nominato colonnello alcuni anni prima della battaglia di Jena. Il reggimento era stato formato da Federico nelle guerre di Slesia per avere alcune truppe mobili contro i croati e i panduri (1) dell’esercito austriaco; per questo scopo comprensibilmente non poteva essere formato da mercenari stranieri e da contadini schiavi, ma da gente che sentisse legato alla bandiera il proprio interesse personale”” (pag 161-162)”,”MEHx-004-B” “MEHRING Franz”,”Absolutism and Revolution in Germany, 1525-1848.”,”MEHRING Franz Engels Marx “”Simultaneously an official Austrian memorandum expressed itself in exactly the same way: ‘According to the normal course of events’ the French were already beaten, but they were always breaking out again with ‘fearful violence’, like a ‘raging torrent’. Indeed, even in the wars of 1813 to 1815, of all the Generals of the European Coalition, except for Scharnhorst, who died young, only Gneisenau was able to master the Napoleonic strategy thoroughly. He had to put up the sharpest fights, particularly with his Prussian subordinates, the Bülows and the Yorks, and in the same way he was a thorn in the flesh of the allied Monarchs, whose military advisers, Knesebeck on the Prussian side and Duka and Langenau on the Austrian side, were still deeply rooted in the military outlook of the eighteenth century. In court circles he and his staff were derided as ‘Wallenstein’s camp’. Even at Waterloo the linear tactics of the English army were still put to practical use, quite logically, since the army consisted of enlisted mercenaries. But it too would have been lost at Waterloo were it not for the timely arrival of the Prussians under Blucher and Gneisenau. It was only decades later that the Prussian army absorbed the Napoleonic strategy into its flesh and blood through the classical writings of Clausewitz, and a Prussian General answered the idle chatter about the Prussian schoolmaster who was supposed to have won the battle of Königgratz with the fitting words: ‘Yes indeed, the schoolmaster was called Clausewitz’ (57). The ‘genius’ of the great military commander is a peculiar thing altogether. In ‘Anti-Dühring’ Engels describes how, at the battle of St. Privat (58), where two armies with essentially the same tactical formations were fighting, the regular company columns on the German side dissolved into dense swarms of sharpshooters under the fearful fire of the French chassepot rifles, and how in the vicinity of the enemy rifle fire the soldiers moved only at the double. He then continues: ‘the soldier had once again been cleverer than the officer; ‘he’ had instinctively discovered the only tactic which up to now has proved to be of any value under fire from breech-loaders, and carried it out successfully despite all the efforts of the command’. That sounds very disrespectful, but in a slightly different wording, and certainly without any plagiarizing from Engels, the Prussian General Staff says the same thing, when it reports through the mouth of one of its most gifted members on the French revolutionary wars of the previous century: ‘It is most significant that skirmishing among the French troops of the day was in no way prescribed by the rules, for these were in all their essential features the same as the Prussian ones. The dispersed battle order of the French had not been made into a virtue, and because it corresponded with real conditions it became ‘a power”. Marx’s proposition that ‘not men’s consciousness determines their being, but on the contrary their being determines their consciousness’ emerges in a very clear light in the field of military history. The more powerful and the more direct is the contact with being, the faster and the more clearly does consciousness develop. In war, the soldier will generally feel reality and instinctively act in accordance with it much faster than the officer, and the highest ‘genius’ in the military commander consists in recognizing the inner reasons for the soldiers’ instinctive behaviour and acting decisively in accordance with this recognition”” (pag 111-112-113) [Franz Mehring, ‘Absolutism and Revolution in Germany, 1525-1848’, London, 1975] [(57) On the economic developments that led to the transformation of the Frederician strategy into the Napoleonic, see Engels, ‘Anti-Dühring’; (58) Battle of Saint-Privat – A battle in 1870 in the Franco-Prussian War at which the Germans suffered heavy losses (8,000 men in a matter of minutes) as the result of the accuracy of French rifle-fire] Su Stephan Born (1824-1898). Giudizio di Engels su Born (pag 266)”,”MEHx-072″ “MEHRING Franz, a cura di Ernst ENGELBERG”,”Krieg und Politik. Band I. Militärpolitische und Militärgeschichtliche Aufsätze.”,” Contiene lo scritto di Mehring: ‘Aus dem Briefwechsel zwischen Engels und Marx’ (‘Dalla corrispondenza tra Marx ed Engels’) (6 ottobre 1913) (pag 478-482)”,”MEHx-073″ “MEHRING Franz”,”Vita di Marx.”,”Opera dedicata a Clara Zetkin-Kundel, erede dello spirito marxista La parte terza del capitolo XII. ‘Il Capitale, 3. Il secondo e terzo volume’ è stata redatta da Rosa LUXEMBURG (v. ultima pagina prefazione dell’autore) Il capitolo IV è dedicato a ‘Friedrich Engels’ (pag 90-109) Il capitolo VIII è dedicato al rapporto Marx Engels: ‘Engels-Marx’ (pag 223-235) Critiche alla ‘Vita di Marx’ di Mehring da esponenti della Spd (Bernstein, Kautsky, Neue Zeit ecc.) a proposito del rapporto Marx-Engels – Lassalle e Marx-Engels – Bakunin (v. prefazione)”,”MAES-005-FF” “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume I.”,”Rapporto Marx – Lassalle “”Una volta Albert Lange, paragonando ‘Il capitale’ di Marx con il ‘Sistema dei diritti acquisiti’ di Lassalle ha detto: «Le due opere hanno in comune il fatto che in esse spicca una compenetrazione non più raggiunta dell’elemento speculativo e del materiale positivo, ma si differenziano per il fatto che Lassalle è più libero e – come natura essenzialmente filosofica – più indipendente rispetto al suo maestro (Hegel) per quanto riguarda la base speculativa, mentre il materiale giuridico della sua opera, elaborato con non comune energia spirituale, purtuttavia rimane elaborato proprio alla scopo di tale opera; in Marx, invece, il materiale economico scaturisce quasi da se stesso da una massa stupefacente di dati economici dominata con la più rara libertà, mentre la forma spculativa si attiene rigidamente alla maniera del modello filosofico (Hegel), e in molte parti dell’opera penetra faticosamente nel contenuto a svantaggio della sua efficacia». Questo giudizio, sotto un aspetto, deve essere semplicemente capovolto. Non era Lassalle che si comportava in maniera più libera e indipendente di Marx di fronte alla speculazione hegeliana, bensì all’inverso: Marx aveva saputo tener conto fino in fondo dell’errore di Hegel mentre Lassalle aveva fatto ciò soltanto a metà. L’errore di Lange si spiega percé egli stesso non ha capito il materialismo storico”” (pag 580-581)”,”MGEx-002-FC” “MEHRING Franz”,”Storia della socialdemocrazia tedesca. Volume II.”,”””La stampa di partito era cresciuta in estensione ma non altrettanto in profondità. Molti dei nuovi giornali avevano ancora una base debole e dovevano fare i più grandi sforzi semplicemente per continuare a vivere. Ai loro redattori, in maggioranza operai, mancava il tempo per immergersi nella loro professione; quando alla loro argomentazione mancava la forza dei fatti, si disimpegnavano esprimendo con forza tanto maggiore le proprie convinzioni. Il partito non aveva neppure un organo direttivo”” (pag 479) (Il partito operaio socialista della Germania; incertezze teoriche. Engels vs Duhring)”,”MGEx-003-FC” “MEHRING Franz”,”Histoire de la social-démocratie allemande de 1863 à 1891.”,”La ‘posta rossa’. Leggi antisocialiste: chiusura dei giornali, associazioni, sindacati ecc. (pag 533-534); Nascita di due giornali socialdemocratici all’estero: La Lanterne e Freiheit e loro introduzione e diffusione clandestina in Germania (pag 538)”,”MEHx-077″ “MEHRING Franz”,”Vita di Marx.”,”””La battaglia contro le «leggende di partito» non era nuova per Mehring. In quel segno egli aveva scritto la sua Storia della socialdemocrazia tedesca e, di fronte alle perplessità e ai dissensi che alcuni giudizi contenuti in quell’opera aveva suscitato, aveva esplicitamente teorizzato la possibilità, anzi il dovere, per lo storico del movimento operaio, di ristabilire la verità delle cose infrangendo la incrostazione di interessi costituiti determinatasi nella conoscenza del passato (1). La novità, e la particolarità, del modo col quale Mehring riprendeva ora questo suo antico motivo, diremmo quasi l’accanimento che egli vi portò, derivavano da fatto che vi trasferiva tutte le istanze generali di rinnovamento che avvertiva nella socialdemocrazia tedesca degli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale e che, principalmente attraverso questa via, egli realizzava la rottura con Kautsky, con la interpretazione di Marx e con la sistemazione del marxismo delle quali il direttore della Neue Zeit si era fatto portatore”” [Ernesto Ragionieri, Introduzione al volume di Franz Mehring Vita di Marx, Editori Riuniti, Roma, 1976, pag XIX] [(1) Franz Mehring, Storia della socialdemocrazia tedesca, trad. di M. Montinari, pref. di E. Ragionieri, Roma, 1961, vol. II, p. 711] “”Karl Marx si immatricolò il 22 ottobre 1836. Delle lezioni accademiche non si curò troppo; in nove semestri non seguì più di dodici corsi, soprattutto corsi obbligatori di diritto, e anche di questi presumibilmente ha ascoltato poche lezioni. Degli insegnanti ordinari dell’Università, soltanto Eduard Gans ha esercitato un qualche influsso sulla sua evoluzione spirituale. Di Gans seguì le lezioni di diritto penale e di diritto civile prussiano, e lo stesso Gans attestò «l’eccellente diligenza» con cui Karl Marx seguì i due corsi. A questo proposito ha un valore di prova maggiore di tali attestati, che di solito si danno con molta indulgenza, la polemica spietata condotta da Marx nei suoi primi scritti contro la scuola storica del diritto, contro la cui angustia e ottusità, contro la cui dannosa influenza sulla legislazione e sullo sviluppo del diritto aveva già levato la sua voce eloquente il Gans, giurista ricco di cultura filosofica. Tuttavia per sua stessa ammissione, Marx si occupò dello studio della giurisprudenza soltanto come di una disciplina secondaria dopo la storia e la filosofia, e in queste materie non si preoccupò minimamente delle lezioni, ma si iscrisse soltanto al normale corso obbligatorio di logica, con Gabler, successore ufficiale di Hegel, ma il più mediocre tra i suoi mediocri ripetitori. Abituato a pensare con la sua testa, già all’Università Marx lavorava in maniera indipendente, e in due semestri si impadronì di tante cognizioni quante venti semestri non sarebbero bastati a elaborare col lento imbottimento delle lezioni accademiche”” [Franz Mehring, Vita di Marx, Editori Riuniti, Roma, 1976, pag 13-14, capitolo II, ‘Il discepolo di Hegel’]”,”MEHx-078″ “MEHRING Franz”,”Nuovi contributi alle biografie di Karl Marx e Friedrich Engels. (Franz Mehring: ‘Neue Beiträge zu Biographien von Karl Marx und Friedrich Engels’, April 1907.”,”””Joseph Weydemeyer resistette in Germania ancora due anni dopo il 1849, l’anno in cui ebbe inizio il periodo della reazione, infine nel 1851 dovette abbandonare il paese ed emigrò negli Stati Uniti dove svolse un’attività intensa e fruttuosa, fornendo un contributo inestimabile all’organizzazione dei lavoratori e alla diffusione delle teorie economiche propagandate dal Manifesto comunista. Venne in questo aiutato con entusiasmo dal suo compagno e amico Hermann Meyer. Collaborò alla ‘Reform’ di New York, alla ‘Neu-England-Zeitung’ (di Boston), alla ‘Turnzeitung’ e ad altri giornali; tenne inoltre conferenze sulle questioni economiche del paese. Infine, trasferita la propria resistenza a Saint Louis, partecipò valorosamente alla guerra contro i ribelli sudisti, prima come capitano di compagnia e poi come colonnello di reggimento. Alla fine della guerra civile venne nominato sovrintendente alle finanze della città di Saint Louis. Nell’autunno del 1866 la morte si portò via quest’uomo da tutti stimato. La sua coraggiosa e adorata moglie, una Lüsung di nascita, gli sopravvisse per diversi anni. Il figlio Otto partecipò intensamente, negli anni Settanta, all’attività di agitazione dell’Internazionale, e credo che ora viva in Messico. Sua figlia Laura sposò Max Livingston che fu tra i primi membri del Communist Club di New York assieme a suo fratello Julius, e contribuì efficacemente all’agitazione dell’Internazionale negli Stati Uniti. Dopo la morte della signora Weydemeyer, Max Livingston entrò in possesso del lascito di Joseph Weydemeyer, e, dopo la loro dipartita, anche di quello di Hermann Meyer, di Max Joseph Becker (di Hanne), e di una parte del lascito di Siegfried Meyer”” (pag 4); “”Mentre i profughi democratici piangevano sempre più disperati sulle loro speranze deluse, Marx e Engels sapevano cosa c’era da fare nella fase di pausa dello sviluppo rivoluzionario. Nel poscritto a una lettera del 27 giugno 1851 a Weydemeyer, in cui Marx si diceva molto amareggiato per gli intrighi di Kinkel, Ruge e Willich, scriveva (14): «In genere sto dalle nove del mattino alle sette di sera al British Museum. La materia su cui sto lavorando è così maledettamente ramificata / estesa e complessa che, nonostante tutto il mio impegno, non riuscirò a concludere lo studio prima di sei, otto settimane. Ci sono anche intoppi pratici, inevitabili nell’ambiente di Londra, dove si prende tutto con flemmaticità. Nonostante tutto il mio lavoro si sta avviando alla conclusione. Qualche volta è necessario costringersi a concludere. Quei “”simpletons”” (15) di democratici, che sono illuminati “”dall’alto””, non hanno naturalmente bisogno di simili fatiche. E allora che fatichino con l’economia e la storia, questi sfaticati! È tutto così semplice, come suole dirmi l’egregio Willich. Tutto così semplice! In queste teste vuote. Forza allora sempliciotti!»”” (pag 9) [Franz Mehring, Nuovi contributi alle biografie di Karl Marx e Friedrich Engels. (Franz Mehring: ‘Neue Beiträge zu Biographien von Karl Marx und Friedrich Engels’, April 1907; traduzione dal tedesco) [Die Neue Zeit, 25. Jg. 1906/07, Zweiter Band, S. 15-21. Nach Gesammelte Schriften, Band 4, S. 77-86, April 1907] [(14) Marx Engels, Opere Complete, Editori Riuniti, vol. XXXVIII, pag 572 (ndt); (15) Sempliciotti, semplicioni (ndt)]”,”MEHx-001-FGB” “MEHRING Franz”,”Storia della Germania moderna.”,”La Storia della Germania moderna nacque dalle lezioni che il Mehring tenne a partire dal 1905 nella scuola istituita a Berlino per iniziativa della sinistra socialdemocratica e nella quale insegnavano, al suo fianco, Rosa Luxemburg, Rudolf Hilferding, Hermann Duncker, Emmanuel Wurm, Gustav Eckstein, Hugo Heinemann, molti dei quali facevano parte allora della frazione di sinistra del partito.”,”MEHx-001-FL” “MEHRING Franz”,”La leggenda di Lessing. Per la storia e la critica del dispotismo prussiano e della letteratura classica.”,”””A Breslavia Lessing ha vissuto sino alla fine della guerra dei sette anni, e ancora un paio d’anni di poù. È il periodo della sua vita intorno al quale siamo meno informati: di questo tempo esistono solamente due lettere sue e a lui indirizzate e qualche scarsa e frammentaria comunicazione di questo o di quell’amico di Breslavia. Inoltre per cinque ani non ha pubblicato niente; egli voleva «per lungo tempo stare come un brutto verme, come crisalide nel bozzolo, per poter ritornare alla luce come un uccello luminioso». La stranezza che quest’uomo così profondamente borghese si sia immerso nell’esercito feDEriciano è resa a sua volta comprensibile dalla mostruosità della situazione tedesca. Sansone non aveva altro luogo per sfuggire ai filistei”” (pag 264)”,”MEHx-001-FC” “MEHROTRA N.C.”,”The Socialist Movement in India.”,”MEHROTRA N.C. è un ex Head Department of Political Science S.S. College Shahjahanpur. “”Nel 1944 l’ offerta di Gandhi di negoziare con Jinnah sulle basi delle CR Formula per spartire l’ India creò sensazione tra i Socialisti. I colloqui Gandhi-Jinnah fallirono senza portare alcun risultato, ma posero Jinnah su di un alto piedistallo e ci fu un enorme ascesa di forza alla Lega Musulmana (Muslim League). Anche in carcere i Socialisti erano scontenti dell’ atteggiamento dilatorio e ambivalente dei leaders del Congresso.”” (pag 91) JP (NARAYAN JAYAPRAKASH). Difendendo il nuovo pronunciamento del Partito, JP, a Patna disse: ‘Ho letto Marx. Ho studiato gli scritti di Lenin. Una volta ero comunista. Marx e Lenin hanno entrambi detto che la democrazia e il socialismo sono inseparabili. Marx sosteneva che solo sotto il socialismo il popolo godrà di una vera libertà ed eguali opportunità per realizzare il meglio di se stesso.”” (…) “”Nessun marxista può dire che la democrazia e il socialismo sono in contraddizione, neppure Stalin o Trotsky o Mao Tse-tung’ (…)””. (pag 107) “”Nella sua relazione all’ Ottava Conferenza nazionale del Partito a Madras dall’ 8 al 12 marzo 1950, JP chiese ai lavoratori del partito di interpretare Marx nelle condizioni oggettive prevalenti in India. Disse: ‘Le radici del Socialist Party sono sul suolo indiano. La storia indiana, retroterra ed esperienza dei passati sedici anni lo hanno formato e plasmato; come pure il pensiero socialista internazionale e le esperienze della ricostruzione socialista in Europa ed altrove'””. (pag 107) “”When Prime Minister Indira Gandhi put the name of Jayaprakash Narayan, 72, at the head of her list of political opponents to be arrested two weeks ago, she must have been struck by the irony of the situation. “”J.P.,”” as he is known to almost everyone in India, was the grand old man of Indian politics, a confidant of Nehru and Mahatma Gandhi, and someone she had known since she was a child. In 1942, when she was imprisoned without trial for her efforts in the “”Quit India”” campaign to drive out the British, Narayan became a national hero—and one of the British Raj’s most wanted criminals—for his sabotage work in the independence movement. Now Narayan was leading a grass-roots movement against corruption, a movement that seriously threatened Mrs. Gandhi’s hold on her office and perhaps the stability of Indian society. Critics see him as an irresponsible rabble-rouser out to destroy democratic government. To his admirers, he is the champion of the downtrodden, a political savior who has emerged from retirement to save them from what they see as despotic rule. The independent-minded son of a minor Bihar state official, Narayan at the age of 19 used a $600 wedding gift to set off alone to the U.S., where he studied at Berkeley and the University of Wisconsin and became a convert to Communism. Returning to India, he became deeply involved with Gandhi and Nehru in the independence movement. Still, he was not an advocate of Gandhi’s principles of nonviolence and organized a guerrilla force to disrupt rails and communications and foment strikes and riots. Following independence in 1947, he grew increasingly disenchanted with party politics and even spurned offers by Nehru to join his Cabinet. Explained Narayan: “”The party system, so it appeared to me, was seeking to reduce the people to the position of sheep whose only function was to choose periodically the shepherds who would look after their welfare.”” Despite Narayan’s criticism of government corruption, his movement offers no clear-cut program for social or economic reform. J.P. talks vaguely of “”partyless democracy”” and returning power to the villages. He urges his followers to engage in such tactics as gherao (laying siege) and dharna (sit-ins). But almost invariably his civil-disobedience campaigns have turned violent. When rampaging students in Gujarat managed to bring down the state government, J.P. was impressed and decided to try to do the same thing in Bihar, his home state. The demonstrations led to riots, and Mrs. Gandhi appealed to J.P. to call them off. He refused. When Railways Minister Lalit Mishra was assassinated on a visit to Bihar last January, the Congress Party accused Narayan of unleashing a “”cult of violence, intimidation and coercion.”” “” (fonte Time 16.7.2008)”,”MASx-015″ “MEHROTRA S. R.”,”A History of the Indian National Congress. Volume One. 1885-1918.”,”MEHROTRA S. R. (1931) è professore di storia (Maharshi Dayanand University, Rohtak. Ha insegnato in varie università. E’ autore di vari volumi sull’India.”,”INDx-121″ “MEHTA Suketu”,”Maximum City. Bombay città degli eccessi.”,”Suketu Mehta è scrittore e giornalista. Vive a New York. Ha pubblicato i suoi lavori su ‘He New York Times Magazine’, ‘Granta’, ‘Harper’s’, ‘Time’. “”Bombay ha una volta e mezza la percentuale di residenti musulmani rispetto al paese nel suo complesso; i musulmani costituiscono più del 17 per cento dei diciannove milioni di abitanti di Bombay. In tutta l’India i musulmani sono centoventi milioni, il 12 per cento del totale. Ciò significa che l’India ospita la seconda comunità musulmana del mondo. Mezzo secolo dopo la Partizione, ci sono ancora più musulmani in India che in Pakistan. Scegliendo di restare, hanno votato con il loro piedi. Ma la maggoir parte degli indù della città non crede al patriottismo dei musulmani. Sono convinti, stando a quanto scrisse Thackeray sul giornale del suo partito subito dopo la caduta della Babri Masjid, che «il Pakistan non ha bisogno di attraversare il confine e attaccare l’India. Duecentocinquanta milioni di musulmani leali al Pakistan scateneranno una sollevazione armata in India. Sono ua delle sette bombe atomiche del Pakistan». E ancora: «un musulmano, a qualsiasi paes appartenga, è innanzitutto un musulmano. La nazione ha per lui un’importanza secondaria». I musulmani di Bombay sono il gruppo di seguaci di Maometot più variegato del paese”” (pag 54); “”In risposta al Rapporto Srikrishna, il “”Times of India”” pubblica un editoriale intitolato “”Sanare le ferite””, che auspica riconciliazione ma non giustizia. Un giornalista del “”Times”” mi racconta che utti in redazione hanno ricevuto istruzioni di minimizzare la portata del rapporto; tutti gli articoli in proposito, persino i profili biografici del giudice [Srikrishna], devono essere approvati dal caporedattore. L’argomento addotto dalla direzione è che qualsiasi articolo troppo favorevole provocherebbe una rivolta dei musulmani. Al momento, nell’intera redazione di Bombay c’è un solo giornalista musulmano”” (pag 84-85)”,”INDx-014-FC” “MEIER Christian”,”Atene. La città che inventò la democrazia e diede un nuovo inizio alla storia.”,”Christian MEIER (Stolp, Pomeriania, 1929) dopo aver studiato a Francoforte e insegnato a Friburgo, Basilea, Colonia e Bochum, è attualmente professore di storia antica presso l’ Università di Monaco di Baviera. Tra le sue opere: -Res Publica Amissa (1966) -Entstehung des Begriffs ‘Demokratie’ (1970) -Die Enststehung des Politischen (1980), traduz: La nascita della categoria del politico in Grecia, 1988 -Giulio Cesare (1982), tradotto in italiano GARZANTI, 1993) Nel 490 aC, seguendo l’audace strategia studiata dall’ ateniese TEMISTOCLE, la più esigua flotta delle città greche sconfigge quella del persiano SERSE, sovrano dell’ impero più potente dell’ epoca. Quella vittoria, che vede l’ ingresso di una piccola città nella politica mondiale, segna un ‘nuovo inizio’ per la storia: la nascita dell’ Occidente.”,”STAx-047″ “MEIER Cristian”,”Giulio Cesare.”,”Christian Meier è professore di Storia Antica presso l’Università di Monaco di Baviera, autore tra gli altri di: “”La nascita della categoria del politico in Grecia””, “”L’identità del cittadino e la democrazia in Grecia””, “”Progresso. I concetti della politica””, “”Atene””, “”l’Arte politica della tragedia greca””. Meier inserisce la parabola di Giulio Cesare all’interno della crisi del sistema repubblicano e dei suoi risvolti politici, militari e sociali. Da questa ricostruzione emergono mille sfaccettature di una delle figure più carismatice della storia romana: dallo stratega capace di trascinare i suoi uomini nelle imprese più azzardate, al politico e diplomatico, fino all’oratore e scrittore. Partendo dagli anni della giovinezza, Meir traccia un ritratto di Cesare temerario e sfrontato, dotato di una inesaurìbile energia; ma anche quello di un outsider che disubbidì alla disciplina del suo ceto. “”Egli introdusse subito anche una novità: sulle discussioni del senato e dell’ assemblea popolare dovevano essere redatti e pubblicati resoconti giornalieri. Un contributo a una vita politica più obiettiva, pragmaticamente pensato, secondo un’ antica tendenza della politica democratica, non necessariamente comodo per i senatori, ma giustificabile: avrebbe anche garantito contro false interpretazioni dei dibattiti senatoriali. Probabilmente si esprimeva in questo, come più tardi nei suoi resoconti di guerra, l’ importanza attribuita da Cesare alla documentazione. Egli aveva sempre in mente anche la posterità. Essa costituiva il più vasto orizzonte nel quale si muoveva la sua etica delle grandi imprese.”” (pag 213)”,”STAx-165″ “MEIER-COLOMBO Chiara PARRELLA Giovanni PERLA Ada, a cura”,”Portateci nel cuore. Lettere di condannate a morte nella Resistenza europea.”,”””Rudolf e Marie Fischer. (Austria). “”Marie era nata a Vienna nel 1903. Fu impegnata nella Resistenza antinazista a fianco del marito, Rudolf, di due anni più giovane. Questi, membro del clandestino Partito comunista austriaco, aveva fondato un gruppo di Resistenza – denominato «Siegel» dal suo nome di battaglia – da lui organizzato e diretto fino a che i nazisti non li scoprirono. La Gestapo arrestò entrambi il 29 aprile 1941. Dopo essere stati torturati, furono… processati … e decapitati”” (pag 12) “”Hedy Urach. (Austria). Hedy Urach «Emma» nacque a Vienna il 20 agosto 1910, in una famiglia socialista. Fin dall’adolescenza, fu attiva nell’associazionismo giovanile del Partito comunista austriaco. Frequentò la Scuola Lenin di Mosca, poi, tornata in patria, organizzò attività clandestine (1934-1938) in diverse zone dell’Austria. Dopo l’annessione del paese da parte del Reich, lei e i componenti della sua famiglia vennero arrestati. Rimessa in libertà, si recò in Belgio, dove prese contatti con la Resistenza del luogo. Quando la Germania invase il Belgio, tornò clandestinamente in Austria. Arrestata nel giugno del 1941 nel corso di una retata della Gestapa … fu processata a Vienna … e decapitata il 17 maggio 1943″” (pag 15) “”Fernande Volral. (Belgio). Fernande Volral era nata nel 1920 a Charleroi (Belgio). Nel 1940 entrò nella clandestina Armée belge des Partisans. Il 23 febbraio 1943, per aver ferito un soldato tedesco, fu catturata e condotta in carcere a Bruxelles. Nel mesi di settembre fu deportata nel campo di Nielzen, in Germania. Fu processata il 26 marzo 1944, e decapitata….”” (pag 18) “”Marie Kuderiková. (Cecoslovacchia). Nata in Moravia in una famiglia cattolica, dopo le scuole iniziò a lavorare come operaia nello stabilimento Rácek di Brno. Immediatamente iniziò il suo lavoro politico clandestino con il Partito comunista cecoslovacco, … Nel dicembre 1941, venne arrestata in fabbrica durante un turno di lavoro. Durante gli interrogatori, venne picchiata e seviziata … processata … il 16 novembre 1942 e condannata a morte. Fu decapitata il 26 marzo 1943, insieme al suo compagno, ma anche al giovane che l’aveva denunciata”” (pag 29) “”Cato Bontjes van Beek. (Germania). Nata il 14 novembre 1920, si trasferì preso a Berlino e da giovane lavorò come ceramista. Fu nel gruppo «Schlze-Boysen-Harnack» dedita alla preparazione e diffusione di volantini clandestini… Fu arrestata dalla polizia segreta a Berlino, il 20 settembre 1942, e tradotta nel carcere di Alexanderplatz. Processata il 21 gennaio del 1943, fu impiccata il 5 agosto dello stesso anno….”” (pag 49) “”Gertrud Lutz Schloitterbeck. (Germania). Gertrud nacque a Stoccarda nel 1910, in una famiglia operaia i coi componenti iniziarono a subire persecuzioni fin dall’avvento del nazionalsocialismo. Dopo di allora, Gertrud, fu arrestata una prima volta, passando tre anni fra carcere e campo di concentramento. Quando fu rilasciata, riprese l’attività clandestina, senza interromperla neanche quando – nel 1942 – diventò madre di una bambina e il marito morì sul fronte di Stalingrado. Fu arrestata dalla Gestapo nell’estate del 1944, insieme a tutta la sua famiglia. Durante l’arresto, le venne strappata la bambina e ucciso suo fratello. Gertrud fu giustiziata il 30 novembre 1944 nel campo di concentramento di Dachau, insieme al padre, alla madre, alla cognata e a cinque amici di famiglia”” (pag 63) (…) ‘Caro, buon paparino, ti scrivo questa lettera dalla prigionia tedesca. Quando tu, paparino, la leggerai, io non sarò più viva. Ecco la preghiera che ti faccio, padre: punisci i sanguinari tedeschi. Questa è l’ultima volontà di tua figlia che sta per morire… Quando ritornerai, non cercare la mamma. I tedeschi l’hanno fucilata. Quando cercavano di strapparle la verità su di te, l’ufficiale la picchiava al viso col frustino. La mamma non resistette e orgogliosamente disse: «Voi non mi spaventate picchiandomi. Io sono sicura che mio marito tornerà indietro e vi caccerà via, vigliacchi usurpatori, fuori di qui». L’ufficiale allora sparò in bocca alla mamma… Katja Susanina. Negli anni in cui la belva nazifascista si scatenò – oltre alle decine di milioni di morti della guerra da essa causata – internò, deportò, torturò e uccise con modalità orribili un numero imprecisato di persone. In questo libro alcune «ultime lettere» di donne (quando non bambine) di tutta Europa, Germania e Italia comprese, in una raccolta che provoca sentimenti devastanti’ (Katja Susanina) (quarta di copertina) Notizie sui curatori. Chiara Meier Colombo è nata a Roma nel 1979. Laureata in filosofia all’Università di Roma Tre. Giovanni Parrella (Roma, 1970) già delegato per la memoria storica dell’ex V Municipio di Roma, è autore, assieme a Massimo Ricchioni del libro ‘Il Gobbo del Quarticciolo e la sua banda nella Resistenza’ (Milieu edizioni, 2015). Ada Perla è nata a Roma nel 1960. Grafica e laureata in storia dell’arte. Tamara Ferretti è nata a Falconara Marittima (Ancona) nel 1954. Fin da giovanissima ha ricoperto ruoli istituzionali (Comune di Ancona) e sindacali in Italia e in Europa. È presidente dell’Anpi di Ancona e componente della Segreteria nazionale dell’Anpi come responsabile del Coordinamento donne.”,”GERR-059″ “MEIJER H. Canne von”,”Die Arbeiter-rätebewegung in Deutschland (1918-1933).”,”MEIJER H. Canne (1890-1962), lavoratore siderurgico svolse lavoro politico nel ‘Gruppe Internationaler Kommunisten’ e insieme a Jan APPEL fu un dirigente del KAP olandese.”,”MGER-038″ “MEIJER Jan Marinus”,”Knowledge and Revolution the Russian colony in Zürich (1870-1873). A contribution to the Study of Russian Populism.”,”””Among the contributors to the second volume of ‘Forward!’ were P.N. Tkacev and German Lopatin. Lopatin described Irkutsk, the place he had visited in his unsuccessful attempt to liberate Cernysevkskij. He cannot be said to have belonged to the ‘Forward!’ group. He was a personal friend of Lavrov, but throughout the ‘seventies he did not adhere to any one organization, and served the movement in general.”” (pag 148)”,”MRSx-055″ “MEIJER Canne”,”Il movimento dei Consigli in Germania (1919-1936).”,”Scorcio sulla storia comunisti di consiglio in Olanda (pag 39) Marx e Engels sull’ ora di lavoro sociale (pag 43)”,”MGER-130-B” “MEIKSINS WOOD Ellen WOOD Neal”,”A Trumpet of Sedition. Political Theory and the Rise of Capitalism, 1509-1688.”,”Ellen Meiksins Wood is Professor of Political Science at York University, Toronto. Neal Wood is professor Emeritus of Political Science at York University. Acknowledgements, Preface, Introduction, Conclusion, Notes, Some Additional Reading, Index”,”STOS-022-FL” “MEILE Pierre”,”Storia dell’ India.”,”MEILE è Professore all’ Ecole Nationale des Langues Orientales vivantes.”,”INDx-025″ “MEILLET Antoine”,”Esquisse d’une histoire de la langue latine.”,”Langue d’un grand empire, le latin a fourni à la civilisation moderne la base de son expression linquistique. Si le grec a servi d’organe au développement de la pensée rationnelle, le latin, lui, est à l’origine de notre idée de l’État et du droit. Avertissement, Avertissement du second tirage, Avertissement du troisième tirage, Introduction, Bibliographie, Index, Librairie Klincksieck, série linguistique n. 14,”,”VARx-063-FL” “MEINECKE Freidrich a cura di Maria Teresa MANDALARI”,”Senso storico e significato della storia.”,”La storia e il presente, il dialogo politico di RANKE, la concezione storica di DROYSEN, classicismo romanticismo e pensiero storico nel secolo XVIII, la passeggiata di SCHILLER, contributo alla storia dell’origine dello storicismo e dell’ idea individualistica di SCHLEIERMACHER.”,”GERS-005″ “MEINECKE Friedrich”,”La catastrofe della Germania. Considerazioni e ricordi.”,”[‘Friedrich Meinecke, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale (…) imputò l’ascesa del Terzo Reich in primo luogo alla sete di potenza della Germania, un’ossessione che aveva cominciato a svilupparsi alla fine del XIX secolo, con Bismarck, e si era fatta via via più accentuata con il Kaiser Guglielmo II e durante la Prima guerra mondiale. Tutta la Germania, sosteneva Meinecke, era pervasa da un militarismo che consentiva all’esercito di sviluppare una pesante e nefasta influenza sulla situazione politica. Il paese aveva acquisito una capacità industriale straordinaria, ma per raggiungere tale risultato si era dato moltissimo spazio all’istruzione tecnica in senso stretto, a scapito di una più generale educazione morale e culturale. Le riflessioni di Meinecke, pubblicate nel 1946 con il titolo ‘Catastrofe della Germania. Considerazioni e ricordi’ sono state importanti tanto per i loro limiti quanto per il loro coraggioso tentativo di ridefinire le convizioni e le aspirazioni politiche di una vita intera’ (Richard J. Evans, La nascita del Terzo Reich’, Mondadori, 2006, pag 648, prefazione)]”,”GERS-006″ “MEINECKE Friedrich”,”Esperienze 1862-1919.”,”MEINECKE dà voce in questo volume alle speranze della sua generazione di “”uomini di libri”” e intellettuali tedeschi: la generazione di quanti non compresero a fondo “”il demoniaco della vecchia potenza”” prussiano-tedesca e coltivarono il sogno che “”il bisogno di potenza della Germania e il bisogno di libertà dei… vicini potevano venire equilibrati da una mano delicata””.”,”GERS-017″ “MEINECKE Friedrich”,”L’ idea di ragion di stato nella storia moderna.”,”MEINECKE, nato nel 1862 nella Bassa Sassonia e morto a Berlino nel 1954, è uno dei maestri della storiografia idealistica del secolo XX. Allievo a Berlino di DROYSEN e di Reinhold KOSER, tenne la cattedra di storia moderna a Strasburgo, a Friburgo, a Berlino. Dal 1895 diresse dapprima insieme a TREITSCHKE, poi da solo, la rivista ‘Historische Zeitschrift’, il maggior organo della storiografia tedesca, finché nel 1935 il nazismo lo costrinse a lasciare il posto. Dopo la seconda guerra mondiale e la catastrofe della Germania, di cui cercò di indagare le ragioni in uno dei suoi ultimi scritti ‘Die deutsche Katastrophe’, M. fu primo rettore e poi rettore onorario della Libera Università di Berlino. ‘Cosmopolitismo e Stato nazionale’ (1908) e ‘Le origini dello storicismo’ (1936) formano con ‘L’idea della ragion di Stato’ la trilogia fondamentale della produzione del grande storico delle idee. “”Punto di partenza è naturalmente Machiavelli, il primo che ha posto in modo deciso il problema della ragion di Stato, senza tuttavia avvertire il dilemma profondo che sorge dalle sue affermazioni fra politica e morale, fra azione “”secondo l’ impulso della forza’ e azione ‘secondo la giustificazione morale’. “” E (Federico il grande, ndr) non soltanto riteneva permesso e giusto trarre la spada per decidere di diritti controversi e, com’era ben naturale, per difendere il proprio paese, ma l’ interesse dell’ equilibrio europeo poteva a suo giudizio giustificare perfino guerre offensive, “”guerre di precauzione, quando la grandezza eccessiva delle più forti potenze europee minaccia di straripare e di sommergere l’ universo””. Egli accettava espressamente la massima che “”praevenire”” è meglio che “”praeveniri””. (pag 304)”,”TEOP-156″ “MEINECKE Friedrich, a cura di Salvatore CARANNANTE”,”‘Il principe’. Un’introduzione.”,”F. Meinecke ha pubblicato ‘Cosmopolitismo e stato nazionale’, ‘L’idea della ragion di stato nella storia moderna’, ‘Le origini dello storicismo’. ‘Italia schiava e vituperata’ Virtù e fortuna. Machiavelli proclamò la rivolta della ‘virtù’ contro la ‘fortuna’, rimproverando i principi italiani di essere privi di una propria ‘virtù’. “”Machiavelli penetrò più profondamente anche in tale questione, e quanto afferma al riguardo è contraddistinto da un tono peculiare, spesso sconvolgente. Talvolta ‘virtù’ e ‘fortuna’ vengono enfatizzate al punto da apparire personificazioni demoniche. In due casi, Cesare Borgia e Castruccio Castracani, Machiavelli ha raffigurato, con la massima intensità e adottando un grande stile tragico, come la ‘virtù’ fallisca dinanzi alla ‘fortuna’, come l’acutezza e l’astuzia dell’uomo (40), la sua forza nel momento di massima concentrazione, possono essere repentinamente precipitate dal culmine del successo (25) alla morte o alla rovina. E di nuovo si immerse nella riflessione intorno ai modi misteriosi in cui la ‘fortuna’ plasma quelle condizioni e quelle contingenze del tutto peculiari, necessarie e insostituibili che, sole, consentono alla ‘virtù’ specifica dell’uomo di manifestarsi. Queste affascinanti speculazioni potevano risolversi in un fatalismo infiacchente e in una fede astrologica. Machiavelli era ben capace di vedere che i suoi contemporanei, nella tempesta degli eventi che sembravano farsi beffe di qualsiasi calcolo umano, tendevano a stare con le mani in mano e a lasciarsi trascinare dal destino. Eppure egli squarciò con mano energica la rete che sentiva incombere anche sul proprio spirito e proclamò la rivolta delle ‘virtù’ contro la ‘fortuna’. Rimproverò pertanto ai principi italiani di aver affidato le proprie faccende esclusivamente alla ‘fortuna’, essendo privi di una propria ‘virtù’. «Vogliono che quella gli signoreggi, non essi signoreggiare quella». ‘Fortuna’, come insegnò nel ‘Principe’, domina solo una metà della vita; l’altra metà, o poco meno, è stata lasciata al nostro controllo. E uno dei più semplici ma grandi principi fondamentali del suo spirito era che questo confine tra ‘fortuna’ e ‘virtù’, tra la necessità del fato e il proprio libero agire possa essere gradualmente spostato mediante la tenace resistenza della ‘virtù’ come afferma nel capitalo XXV del ‘Principe’ (…)”” (pag 62-63) [Friedrich Meinecke, ‘Il principe’. Un’introduzione’, Edizioni della Normale, Pisa, 2023]”,”STOx-357″ “MEISENHELDER Thomas”,”Marx, Engels, and Africa.”,”Thomas Meisenhelder, Dipartimento di Sociologia, California State University, San Bernardino, CA Nel 1993 Edward Said disse che Marx ed Engels avevano ampiamente una visione hegeliana dell’Africa (pag 197) Marx Engels “”Colonialism would, both men believed, end the isolation of the colonies and break down cultural walls of superstition and tradition. Indeed Engels (Avineri, 1968, 43) characterized the French conquest of Algeria as “”a… fortunate fact for the progress of civilization””. But Marx and Engels were also very clear about the horrible destruction caused by European colonialism (1). First; they recognized colonialism in general, and the so-called “”scramble for Africa””, in particular, as the world expansion of capitalist exploitation and the rule of profit (Engels, 1978, 54-58). They realized that one effect of colonialism on the colonies would be to expropriate land from the masses. They knew that colonialism would decimate local industries Marx, 1979, 93-94). Commenting on British rule in India Marx (1979, 126) wrote that “”England has broken the entire framework of Indian society”” and ended the village economic system. Along with a relatively small group of commentators Marx and Engels consistently decried the horrid brutality of colonial rule and continually criticized the foreign policy decisions of officials such as Lord Palmerston. They were careful to include in their analysis of colonialism descriptions of “”the profound hypocrisy and inherent barbarism of bourgeois civilization””, which “”lies unveiled before our eyes in the colonies”” (cited in Pieterse, 1992, 100). Marx and Engels of course realized that – the “”white man’s burden”” aside – colonialism was an economic process. (…)”” (pag 198-199) [Thomas Meisenhelder, Marx, Engels, and Africa’, Science & Society, n. 2 Summer 1985] [(1) In his introduction to ‘Pre-Capitalist Economic Formations’, Hobsbawm (1965, 50) argues that this insight was especially salient for the “”elder”” Marx]”,”MAES-199″ “MEISNER Maurice”,”Li Ta-Chao and the Origins of Chinese Marxism.”,”MEISNER Maurice “”The dominance of the factor of consciousness in Li’s world view colored his entire conception of the nature of the socialist movement. For Li, socialism was not something to be defined primarily in economic terms but was rather a phenomenon that arose out of the knowledge, the emotions, and the wills of men.”” (pag 149)”,”MCIx-045″ “MEISNER Maurice”,”Li Ta-Chao and the Origins of Chinese Marxism.”,”MEISNER Maurice “”Li did not derive these views from Marxism, but he could have found considerable support in Marxist historical writings for an emphasis upon geographical and climatic factors in history. Marxists have been quick to deny that geography, which is unchanging, can account or historical change, but the geographical environment is in fact the starting point of the Marxist analysis of history. Marx himself attached considerable importance to “”the natural conditions in which man finds himself – geological, orohydrographical, climatic and so on””. “”All historiography””, he wrote, “”must begin from these natural bases and their modification in the course of history by men’s activities.”” (Marx and Engels, The German Ideology (1939) p.7). It is well known, moreover, that Marx believed that capitalism could only have developed in the temperate zone (Marx, Capital, II, 176). The importance of geographic factors had been emphasized by many of the successors of Marx. Plekhanov, for example, wrote, evolution of the forces of production,and this, in its turn, determines the development of economic forces, and therefore the development of all the other social relations”” (Plekhanov, Fundamental Problems of Marxism, p. 34). The influence of the geographic enrivonment was also the basis of Marx’s theory of the “”Asiatic mode of production””. This theory purported to explain the peculiarities in historical development of at least a part of the non-Western world on the basis of the economic need for large-scale irrigation works managed by the state. The theory appeared in various writing of Marx, including ‘Capital’, as a general sociohistorical concept, which Marx employed to describe traditional Indian and other societies (1) but which he did not apply to China and Japan (2). However, in one case – the well-known Preface to ‘The Critique of Political Economy’ – Marx mentioned the “”Asiatic mode of production”” as one stage (the one preceding slavery) in his general scheme for the periodization of Western history (3). Despite his rejection of a unilinear scheme of historical development, and despite his emphasis on geography as the main factor determining the differences between East and West, Li Ta-chao did not employ the concept of the “”Asiatic mode of production”” to explain these differences. Although he had read ‘Capital’, Li chose to treat the “”Asiatic mode””, as Marx had in the Preface, simply as an ancient antecedent of modern Europe (4). It played no part in his view of traditional China”” [Maurice Meisner, Li Ta-Chao and the Origins of Chinese Marxism, 1967] [note: “”(1) Marx’s most complete statement of the theory of the “”Asiatic mode of production”” appeared in his essay “”The British Rule in India””, which was published originally in ‘The New York Tribune, June 25, 1853; (2) For some of the reasons why Marx failed to apply the concept to China, see my article “”The Despotism of Concepts: Wittfogel and Marx on China””, ‘The China Quarterly, N° 16: 99-111 (Octorber-December 1963); (3) Marx and Engels, Selected Works, I, 363; (4) Li Ta-chao, “”Wo ti Ma-k’o-ssu chu-i kuan””, Pt. I, p. 532″”] (pag 172-173) (note pag 288)”,”TEOC-596″ “MEISSNER Hans-Otto”,”Spia e controspia. Il caso Sorge.”,”Sorge, capo del servizio informazioni tedesco in Giappone, ha deciso nel corso dell’ultima guerra in modo più fatale per la Germania. Figlio di padre tedesco e madre russa, nipote del segretario privato di Marx, Richard Sorge non conosceva né patria né ideali. Ossessionato dall’idea di uscire dal buio dell’anonimità e di dominare, ha messo in moto, da solo, armate gigantesche, inserendosi in modo determinante nella storia del mondo.. L’autore Hans-Otto Meissner, fu per anni presso l’Ambasciata tedesca a Tokio, quale attaché e relatore personale dell’ambasciatore. A quell’epoca egli era amico di Sorge, senza avere però su di lui il minimo sospetto.”,”QMIS-009-FL” “MEJCHER Helmut”,”Sinai, 5 giugno 1967. Il conflitto arabo-israeliano.”,”MEJCHER Helmut insegna storia moderna nell’ Università di Amburgo. Tra i suoi libri ‘Imperial Quest for Oil’ (1976), ‘Die Politik und das Öl im Nahen Osten’ (1980 e 1990, 2 voll), ‘Geschichte der arabischen Welt’ (1987). E’ tra i curatori di una collana tedesca di studi di storia contemporanea del Medio Oriente e dell’ Africa settentrionale.”,”VIOx-061″ “MEJCHER Helmut”,”Sinai, 5 giugno 1967. Il conflitto arabo-israeliano.”,”H. Mejcher insegna storia moderna nell’Università di Amburgo. Ha scritto ‘Imperial Quest for Oil’ (1976) e una storia del mondo arabo (1987).”,”VIOx-018-FL” “MELANCON Michael”,”The Socialist Revolutionaries and the Russian Anti-War Movement, 1914-1917.”,”MELANCON Michael è Associate Professor di storia alla Auburn University. “”Mosca e Pietrogrado non erano uniche: in molte grandi città industriali della Russia, il blocco bolscevichi-sinistra SR o fece ostacolo alla creazione dei gruppi operai WIC o spinse il governo ad adottare tattiche tortuose per crearli. Sebbene alcuni gruppi operai in alcune grandi città funzionarono, l’ episodio rappresentò una sorta di vittoria morale della sinistra socialista sul governo e la borghesia agiata, che speravano di ottenere il sostegno operaio per la guerra. La lotta tra socialisti durante la campagna per le elezioni suggerì pure che dalla seconda metà del 1915 i radicali erano in grado di esercitare una influenza sui lavoratori maggiore di quella dei moderati (…)””. (pag 99) WIC: War-Industries Committees The SRs and the Campaign against the War-Industries Committees (1915). ‘The formation of an SR-Bolshevick bloc, which many Menshevik-Internationalists later joined, was also a noteworthy aspect of the campaign””. (pag 100)”,”RIRx-136″ “MELANCON Michael PATE Alice K. a cura; saggi di Boris B. GORSHKOV Page HERRLINGER Sergei L. FIRSOV Nikolai V. MIKHAILOV Alice P. PATE Mark D. STEINBERG William G. ROSENBERG Michael MELANCON Michael C. HICKEY”,”New Labor History. Worker Identity and Experience in Russia, 1840-1918.”,”MELANCON Michael (1940-) PATE Alice K. (1957-) Saggi di Boris B. GORSHKOV Page HERRLINGER Sergei L. FIRSOV Nikolai V. MIKHAILOV Alice P. PATE Mark D. STEINBERG William G. ROSENBERG Michael MELANCON Michael C. HICKEY “”Among others, Dalin, Lenin, Zinoviev, Voronkov, and a numer of worker-activists entered the fray about the question of economic collapse. Lenin polemicized sharply with fellow Bolshevik Avilov: “”Why hasn’t our coalitional ministry with socialists produced workers’ control?””. (pag 191-192) “”Alla fine, Zinoviev lesse la risoluzione dell’ Ufficio Organizzazione sul ruolo dei lavoratori in economia, che sosteneva “”l’ instaurazione del reale controllo operaio nelle aree di produzione e distribuzione”” e, all’ interno di singole imprese industriali, un preponderante peso per i comitati di fabbrica nell’ amministrazione. La risoluzione ammetteva che questo sistema poteva essere meglio realizzato sotto certe condizioni, ovvero, “”solo con il trasferimento di tutto il potere dello Stato nelle mani dei soviet degli operai e dei soldati””. Questa misura, riportata in modo meno accurato dalla Pravda come “”risoluzione per trasferire tutto il potere nelle mani dei soviet””, ebbe 290 voti contro 131. Quest’ultima cifra, poco diversa dai 128 che in precedenza avevano protestato e abbandonato la sala temporaneamente, può essere indicata a rappresentare il peso dei moderati alla conferenza, laddove qualcosa come i due terzi dei delegati regolari sostennero le istanze radicali””. (pag 192, M. Melancon)”,”MRSx-043″ “MELANCON Michael”,”The Socialist Revolutionaries and the Russian Anti-War. Movement, 1914-1917.”,”Michael Melancon is Associate Professor of History at Auburn University.”,”RIRx-037-FL” “MELANCON Michael PATE Alice K. a cura, saggi di Sergei L. FIRSOV Boris GORSHKOV Page HERRLINGER Michael HICKEY Nikolai V. MIKHAILOV William G. ROSENBERG Mark D. STEINBERG”,”New Labor History. Worker Identity and Experience in Russia, 1840-1918.”,”Sergei L. Firsov is professor in the Philosophy Department a St. Petersburg University, Russia. Boris Gorshkov is a Ph.D. candidate at Auburn University. His forthcoming dissertation is entitled “”Russian Factory Children: Child Industrial Labor in Imperial Russia 1780-1917″”. Page Herrlinger is Assistant Professor of History at Bowdoin College. Michael Hickey is author of more than a dozen articjes on the 1917 Revolution in Smolensk Province. Michael Melancon is associate Professor of History at Auburn University and has published Socialist Revolutionaries and the Russian Anti-war Movement, 1914-1917. Nikolai V. Mikhailov finished his dissertation “”Pterburgskii Sovet bezrabotnykh i rabochee dvizhenie v 1906-1907 gg.”” in 1995. Currently he is senior researcher with St. Petersburg Institute of Russian History of Russian Academy of Sciences. Alice K. Pate is Associate Professor of History at Columbus State University. William G. Rosenberg is Alfred G. Meyer Collegiate Professor of History at the University of Michigan. Mark D. Steinberg is an Associate Professor of History and Director of the Russian and East European Center at the University of Illinois. Introduction, Contributors, Notes, Afteword, Index,”,”MRSx-021-FL” “MELDI Diego”,”La Repubblica di Salò.”,”Dalla Conferenza di Klessheim alla stazione di Goerlitz. “”Hitler accettò volentieri la proposta di una nuova conferenza, che si aprì la mattina del 22 aprile (1944) nel castello di Klessheim. Era presente anche Graziani. Mussolini iniziò a parlare delle difficoltà in cui si era trovato alla nascita del nuovo governo: in primis, il problema dell’internamento delle truppe italiane, inizialmente giustificato dallo sbandamento delle truppe, ma in seguito deleterio per il morla dei parenti in Patria; poi delle misure adottate nelle province alpine e nella zona adriatica. Hitler ascoltò anche una relazione di Graziani sull’esercito e sulla scarsità dell’armamento repubblicano. Mussolini poi parlò poi del movimento partigiano e del modo di combatterlo. Hitler era rimasto ad ascoltare in silenzio. Alle cinque del pomeriggio la conferenza riprese il suo corso. Era ora la volta di Hitler, che espose i problemi bellici della Germania, ribadendo un concetto già altre volte espresso: i tedeschi avevano raggiunto il limite della capacità umana e materiale. La mattina del giorno dopo le due delegazioni si incontrarono nuovamente, ma Hitler non modificò il suo pensiero: in Germania lo sforzo bellico era già totale. Sul problema degli internati disse poi che il disarmo e l’internamento dipendevano solo dal fatto che le truppe italiane era “”infette””. Si sarebbe partiti da poche unità “”sane”” che avrebbero poi potuto essere raddoppiate in seguito. Per quanto riguarda le zone di confine ricordò l’importanza ai fini strategici dei passi alpini e la conseguente necessità del loro controllo a fini strettamente militari. Quando il regime di Mussolini sarebbe stato più solido, si sarebbe potuto discutere di questi problemi”” (pag 124-125)”,”ITAF-002-FER” “MELDOLESI Luca”,”La teoria economica di Lenin. Imperialismo e socialismo nel dibattito classico, 1914-1916.”,”Luca MELDOLESI (Roma, 1939) insegna storia delle dottrine politiche all’Univ di Roma e Teoria e politica dello sviluppo economico all’Univ della Calabria. Ha curato una raccolta di scritti di Kautsky sull’ Imperialismo e ha pubblicato per la Laterza ‘Disoccupazione ed esercito industriale di riserva in Italia’ (1972).”,”LENS-063″ “MELDOLESI Luca”,”Disoccupazione ed esercito industriale di riserva in Italia.”,” MELDOLESI Luca nato a Roma nel 1939 si è laureato a Bologna e ha svolto studi di perfezionamento a Cambridge (Inghilterra). E’ incaricato di storia delle dottrine economiche presso l’ Università di Roma. Ha curato l’ edizione italiana delle opere economiche di L. von BORTKIEWICZ ed è autore di saggi pubblicati su varie riviste. Immigrazione, occupazione e disoccupazione nel mondo del lavoro. “”Così appare chiaro che gli immigrati, da un lato, concorrono come personale qualificato all’ assegnazione dei nuovi posti di occupazione come impiegati, dirigenti e specializzati, dall’ altro, occupano posti di operai comuni nella fase di incremento dell’ occupazione e mantengono poi il posto nella fase di recessione con la conseguenza di “”sostituire”” indirettamente l’ occupazione locale. Ed è proprio a questo processo che è legata la scarsa mobilità verticale della forza lavoro lombarda””. (pag 121)”,”MITT-170″ “MELDOLESI Luca”,”La teoria economica di Lenin. Imperialismo e socialismo nel dibattito classico, 1914-1916.”,”Marx, Engels e l’aristocrazia operaia inglese. “”Per sviluppare l’analisi, sarebbe stato utile un confronto con una fase del capitalismo che, pur essendo diversa da quella imperialistica, avesse già sviluppato almeno in parte, quelle caratteristiche che l’autore considerava così decisive. E ancora più importante, agli occhi di Lenin, sarebbe stato rinvenire negli scritti di Marx ed Engels – come appunto avvenne – un’analisi adeguata per l’Inghilterra e per il suo predominio mondiale nel periodo “”aureo”” della libera concorrenza. Nel ‘Piano del libro’ non c’è traccia di questo problema; gli estratti di Lenin dei testi relativi di Marx ed Engels sono contenuti nel quaderno ‘omicron’ e nel quaderno ‘Imperialismo’, nell’ultima parte dei ‘Quaderni’. Essi vengono poi utilizzati alla fine del capitolo VIII, ‘Parassitismo e putrefazione del capitalismo’; e più diffusamente al centro de ‘L’imperialismo e la scissione del socialismo’, quasi che Lenin si rendesse sempre più conto della loro importanza (1). Come scrive Lenin in questo articolo, “”Le due tendenze, direi perfino i ‘due’ partiti del movimento operaio contemporaneo, che si sono così palesemente scisse in tutto il mondo dal 1914 al 1916, furono già ‘studiate da Engels e da Marx in Inghilterra’, per ‘decine’ di anni, all’incirca dal 1859 al 1892. Né Marx né Engels sono vissuti fino all’epoca imperialistica del capitalismo mondiale… Ma, già a partire dalla seconda metà del secolo XIX, la particolarità dell’Inghilterra era che in essa si trovavano per lo meno ‘due’ tratti caratteristici fondamentali dell’imperialismo: 1) colonie sterminate e 2) profitti monopolistici (per effetto della posizione monopolistica dell’Inghilterra sul mercato mondiale). Sotto entrambi gli aspetti la Gran Bretagna era allora un’eccezione fra i paesi capitalistici; Engels e Marx, analizzando questa eccezione, dimostrarono in modo assolutamente chiaro e preciso il suo ‘legame’ con la vittoria (temporanea) dell’opportunismo nel movimento operaio inglese”” (V.I. Lenin, L’imperialismo e la scissione, pp. 109-10). Questo, è chiaro, rappresenta per Lenin il punto decisivo; quello su cui egli potrà innestare la sua tesi del parassitismo come radice economica dell’ascesa dell’opportunismo all’interno della socialdemocrazia. Seguono così nel testo “”stralci abbastanza ampi”” di ben dieci testi, prevalentemente lettere, che Lenin riporta “”affinché i lettori possano studiarli nel loro ‘complesso’… Vale la pena di meditarci sopra attentamente. Perché sta qui il ‘nocciolo’ della tattica del movimento operaio che ci viene dettata dalle condizioni oggettive dell’epoca dell’imperialismo”” (Ivi, p. 111). L”excursus’ inizia con una lettera di Engels a Marx del 7 ottobre 1858 in cui parla dell'””effettivo imborghesimento progressivo del proletariato inglese, di modo che questa nazione, che è la più borghese di tutte, sembra voglia portare le cose al punto di avere un’aristocrazia borghese e un proletariato borghese accanto alla borghesia. In una nazione che sfrutta il mondo intero ciò è in un certo qual modo spiegabile””. Segue poi una lettera di Engels a Sorge del 21 settembre 1872 in cui si parla di un voto di biasimo del Consiglio Federale della Prima Internazionale contro Marx perché questi aveva detto che “”i capi del movimento operaio inglese si sono venduti””. Inoltre il 4 agosto 1874 Marx scrive a Sorge: “”Per quanto riguarda gli operai delle città… [inglesi], non ci resta che dolerci che tutta la banda dei capi non sia capitata in parlamento. Questa sarebbe la giusta via per liberarsi di tale canaglia””. E ancora Engels a Marx l’11 agosto 1881 parla delle “”pessime trade unions inglesi, che si lasciano guidare da uomini… venduti alla borghesia, o per lo meno pagati””. Engels a Kautsky il 12 settembre 1882: “”Mi chiedete cosa pensano gli operai inglesi sulla politica coloniale? Lo stesso di quel che pensano sulla politica in generale. Qui non c’è un partito operaio; ci sono soltanto conservatori e liberal-radicali, e gli operai usufruiscono tranquillamente con essi del monopolio coloniale dell’Inghilterra e del suo monopolio sul mercato mondiale”” (2). Dopo la morte di Marx, Engels continuò in queste analisi; tuttavia, insieme alla denuncia dell’opportunismo troviamo ora, nelle citazioni di Lenin, anche sintomi di un certo risveglio di massa. In una lettera del 1889 Engels scrive “”Quel che c’è … [in Inghilterra] di più ripugnante è “”la rispettabilità””…borghese penetrata nella carne e nel sangue degli operai””. Ma poi in una del 1890: “”il movimento marcia in avanti ‘sotto’ la superficie, abbraccia strati sempre più vasti, e anzitutto fra la massa ‘più oscura’ che finora non si era mossa; non è ormai lontano il giorno in cui quella massa ‘ritroverà sé stessa’””. E ancora in due lettere del 1891: “”Con l’insuccesso del sindacato dei lavoratori del porto, che si è sciolto, le “”vecchie”” trade unions conservatrici, ‘ricche’ e appunto per ciò pusillanimi, restano sole sul campo di battaglia””; ma vengono già battute, nello stesso anno, a Newcastle “”ed i giornali borghesi riconoscono la sconfitta del ‘partito operaio borghese'”” (3)”” [Luca Meldolesi, La teoria economica di Lenin. Imperialismo e socialismo nel dibattito classico, 1914-1916, 1981] [(1) Nel quaderno ‘Imperialismo’ (di cui la data è incerta) si trovano soltanto gli estratti della lettera di Engels a Kautsky del 12/9/1882 che Lenin aveva rinvenuto in appendice a ‘Socialismo e politica coloniale’ di Kautsky (cfr. ‘Quaderni cit., pp. 640-2 e nota 349) (…); (2) V.I. Lenin, L’imperialismo e la scissione del socialismo, 1916, pp. 110. Le due lettere di Engels a Marx a cui si riferisce Lenin sono contenute rispettivamente in: Marx e Engels, Opere complete, 1973, vol. XL, pp. 372-4 e Marx-Engels, ‘Carteggio’, 1972, vol. VI, p. 523; vol. 33, p. 634 e vol. 35 (1967), p. 356; (3) V.I. Lenin, L’imperialismo e la scissione, 1916, pp. 110-111; Le tre lettere (di Engels a Sorge del 7 dicembre 1889 – Opere cit., ed. tedesca; vol 37 (1967), p. 320; – di Engels a Sorge del 19 aprile 1890 – Ivi, p. 393; – e di Engels a Sorge del 4 marzo 1891 – Opere, cit., ed. tedesca, vol. 38 (1968), p. 45 -) corrispondono a una situazione di risveglio di massa di cui Engels parla anche nella Prefazione del 1892 alla ‘Situazione della classe operaia in Inghilterra’ (…)””]”,”LENS-007-FF” “MELDOLESI Luca”,”L’utopia realmente esistente. Marx e Saint-Simon.”,”Contiene tra l’altro: L’incontro di Marx con il sansimonismo (pag 47) La polemica con “”La Gazzetta di Augusta”” (p. 49), Il taccuino di Marx (p. 52) Luca Meldolesi (Roma, 1939) insegna Teoria e politica dello sviluppo economico presso l’Università della Calabria. Ha pubblicato inoltre: ‘Disoccupazione e esercito industriale di riserva’ (1972) e ‘La teoria economica di Lenin’ (1981) Il taccuino di Marx “”E’ probabile quindi che nei primi anni ’40 la concezione del socialismo tecnocratico francese sia giunta a Marx, in chiave democratico-solidaristica, tramite le pubblicazioni del «geniale Leroux» – come Marx stesso lo chiama in una lettera a Feuerbach del 1843, usando un aggettivo che di solito tiene in serbo per le gradi occasioni (35). In seguito, come è noto, Marx conoscerà molto più a fondo il pensiero politico francese. Già a Kreuznach leggerà Condorcet, Madame Roland, Madame de Staël, Mignet, Thiers, Buchez e Roux, Beilleul e Levasseur. Poi a Parigi si incontrerà di persona con l’intero movimento politico della sinistra. D’accordo con Marx, Ruge cercherà di assicurarsi la collaborazione di Lamartine, Leroux, Cabet, Considérant e Proudhon per gli «Annali franco-tedeschi», ma nessuno accetterà (Leroux «era intento a inventare una nuova macchina da stampa») (36). Marx lavorerà intensamente a Parigi, soprattutto all’economia politica (i ‘Manoscritti’) e poi con Engels alla critica della filosofia dei fratelli Bauer (‘La sacra famiglia’). E’ un periodo di grande sviluppo del suo pensiero che approda infine alla concezione materialistica della storia. (…) Tuttavia, fino all’inizio del ’45 si può pensare che Marx continui ad avere interesse per Leroux; lo si deduce dal suo taccuino personale dove troviamo tra l’altro un «Piano della biblioteca dei più eccellenti scrittori socialisti stranieri» che insieme a Engels aveva in progetto di pubblicare in Germania. Qui il nome di Leroux compare in un riquadro centrale insieme a «Cercle soc[ial]», «Hebert» e «Leclerc»; è un riquadro con due sottolineature, contornato da tutti i nomi maggiori del socialismo francese e inglese (37). «Il movimento rivoluzionario – aveva scritto Marx nella ‘Sacra famiglia’ (38) – che è cominciato nel 1789 nel ‘Cercle social’, che ha avuto, nel mezzo del suo cammino come suoi rappresentanti principali ‘Leclerc’ e ‘Roux’, e che infine è stato momentaneamente sconfitto con la cospirazione di Babeuf, aveva suscitato l’idea ‘comunista’, che … ‘Buonarroti’, dopo la rivoluzione del 1830 ha introdotto nuovamente in Francia». Leclerc era il capo degli «arrabbiati»; mentre Hebert fu un dirigente dell’ala sinistra giacobina: gli hebertisti – scrive Buonarroti nella sua ‘Cospirazione per l’uguaglianza’ (39) – erano generalmente «uomini laboriosi, retti, sinceri, coraggiosi, poco studiosi, estranei alle teorie politiche, che amavano sentimentalmente la libertà ed erano entusiasti dell’uguaglianza e impazienti di goderne». Così l’indicazione di Marx sembra suggerire che questa corrente scaturita dalla Rivoluzione francese e quella del socialismo democratico di origine sansimoniana impersonata da Leroux avevano precorso più di ogni altra la sua concezione”” (pag 52-53) [(35) K. Marx, lettera a Ludwig Feuerbach, 3 ottobre 1843, ‘Opere complete’, ed. it., cit., vol. III, p. 380; (36) La «Rivista indipendente» sarà però una delle (poche) pubblicazioni a segnalare il 25-2-1844 (vol. XII, p. 486) l’uscita degli «Annali franco-tedeschi» e ad elogiarli come tentativo generoso di «gettare in qualche modo un ponte sul Reno»; (37) K. Marx, ‘Piano della biblioteca dei più eccellenti scrittori socialisti stranieri’, Opere complete, Roma, 1972, vol. IV, p. 659; (38) K. Marx – F. Engels, ‘La sacra famiglia’, Opere complete, ed. it., cit, vol. IX, p. 133; (39) F. Buonarroti, ‘Cospirazione per l’eguaglianza detta di Babeuf’, Torino, 1971, p. 30]”,”SOCU-219″ “MELDOLESI Luca”,”L’utopia realmente esistente. Marx e Saint-Simon.”,”Luca Meldolesi (Roma, 1939) insegna Teoria e politica dello sviluppo economico presso l’Università della Calabria.”,”TEOC-120-FL” “MELE Giannarita”,”La transizione al socialismo in Charles Bettelheim.”,”Marx, Lenin: “”«Nella sua forma razionale, la dialettica è scandalo ed orrore per la borghesia e per i suoi dottrinari, perché ‘nella comprensione positiva dello stato di cose esistenti’ include ‘simultaneamente anche la comprensione della negazione di esso’, la comprensione del suo necessario tramonto, perché concepisce ogni forma divenuta nel fluire del movimento, quindi anche dal suo lato transeunte, perché nulla la può intimidire perché essa è critica e rivoluzionaria per essenza» [K. Marx, ‘Il capitale’, Libro I (poscritto alla II edizione) Roma, Editori Riuniti, 1964, p. 45)]; (…) “”Ricordiamo a questo proposito Marx: «In tutte le forme di società vi è una determinata produzione che decide del rango e dell’influenza di tutte le altre, e i cui rapporti determinano del rango e dell’influenza di tutti gli altri» (K. Marx, ‘Per la critica dell’economia politica’, cit., p. 195) e Lenin: «Per primo Marx portò la sociologia su un terreno scientifico stabilendo il concetto di formazione economico-sociale come complesso di determinati rapporti di produzione e stabilendo che lo sviluppo di queste formazioni è uno sviluppo storico naturale» [V.I. Lenin, ‘Che cosa sono gli amici del popolo e come lottano contro i socialdemocratici’, in ‘Opere complete’, vol. I, Roma, Edizioni Rinascita, 1955, p. 137]; (…) Notiamo che Bettelheim si rifà direttamente a Lenin, che nel 1918 definiva così la transizione: «Ma cosa significa dunque la parola transizione? Non significa, quando la si applichi all’economia, che in quel determinato regime vi sono elementi, particelle, frammenti di capitalismo e socialismo? Chiunque deve ammettere che è così» [V.I. Lenin, ‘Sull’infantilismo di sinistra e lo spirito piccolo-borghese’, vol. 27 delle ‘Opere complete’, cit., p. 305]; (…) «””La politica è l’espressione concentrata dell’economia””, ho ripetuto nel mio discorso, perché mie ero sentito rimproverare la mia impostazione “”politica””, rimprovero assolutamente privo di senso in bocca ad un marxista. La politica non può non avere il primato sull’economia. Ragionare diversamente sarebbe dimenticare l’Abc del marxismo… Senza una giusta impostazione politica una determinata classe non può mantenere il suo dominio e non può quindi assolvere il suo compito nella produzione» (pp. 70-71). E ancora: «Il fondo teorico dell’errore che qui commette il compagno Bucharin è la sostituzione dell’eclettismo al rapporto dialettico tra politica ed economia, (rapporto che Marx ci insegna). «””L’uno e l’altro””, “”da una parte e dall’altra””: ecco la posizione teorica di Bucharin. Ciò è eclettismo. La dialettica esige che si tenga conto, sotto tutti gli aspetti, dei rapporti nel loro sviluppo concreto, e non che si afferri un pezzetto di una cosa, un pezzetto dell’altra» (p. 77) [Cfr. V.I. Lenin, ‘Ancora sui sindacati, la situazione attuale e gli errori di Trotski e di Bucharin’, in Opere complete, vol. 32, Roma, Editori Riuniti, 1967, pp. 57-94]; (…) «Questo periodo di transizione non può non essere un periodo di lotta fra il capitalismo agonizzate e il comunismo nascente, o in altre parole fra il capitalismo vinto ma non distrutto e il comunismo già nato ma ancora debolissimo» [Cfr. V.I. Lenin, ‘Economia e politica nell’epoca della dittatura del proletariato’, cit., p. 88] [(in) Giannarita Mele, ‘La transizione al socialismo in Charles Bettelheim’, Roma, Editori Riuniti, 1964, p. 117-144] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-013-FGB”
“MELETINSKIJ Eleazar M.”,”Introduzione alla poetica storica dell’epos e del romanzo.”,”Eleazar Moiseevic Meletinskij, nato a Char’kov (Ucraina) nel 1918, è uno dei maggiori semiologi sovietici del folklore narrativo. É autore di numerose opere, tra le quali ricordiamo: La poetica del mito, Il romanzo medievale e Poetica storica della novella.”,”VARx-103-FL”
“MELGAR-BAO Ricardo”,”Redes y representaciones cominteristas: el buró latinoamericano (1929-1921).”,”Ricardo Melgar Bao dottore in Studi latinoamericani (UNAM). Ricercatore. Doctor en Estudios Latinoamericanos (UNAM), Investigator del Instituto Nacional de Antropologia e Historia de Mèxico y Profesor del Postgrado en Estudios Latinoamericanos de la UNAM. Ricardo Melgar Bao, investigador emérito del INAH, obtuvo el Premio Pensamiento de América ‘Leopoldo Zea’ (fonte inah.gob.mx) Sul ruolo del CEIC, Comitato Esecutivo dell’ Internazionale Comunista in America Latina dal 1919 ai primi anni ’20 (Ufficio latino-americano) Nel 1918 gli Usa fecero 2 interventi militari in America Latina (Panama e Haiti). Nel 1919 fecero sei interventi. (pag 376) Attività in Messico di Mijail Markovich Gruzenberg alias Mijail Borodin (pag 376). In certe occasioni usò il nome di Alexandrescu o di Brandy Wine. Borodin era di origini ebraico-americane militante nel Partito Social-laburista di Chicago fino al luglio del 1918 per ritornare a Mosca nello stesso anno dopo 12 anni di assenza. In Messico c’era un’ala socialista degli “”slackers”” o rifugiati nordamericani che si opponevano al reclutamento militare forzoso Usa per l’ingresso americano nel conflitto europeo (pag 378). Così lo statunitense Lynn A. E. Gale e i suo gruppo ebbero influenza per aver aderito al Programma di azione e alla Dichiarazione di prncipio approvata dal Congresso Socialista e poi optarono di seguire il dirigente riformista messicano Luis Napoleon Morones (questi era già la principale figura del COPA Confederacion Obrera Pan Americana). (pag 378) Por su lado, la Sección Mexicana, a fines 1921 dio curso a la publicación de una colección qui tituló ‘Biblioteca de la IC’ (con difficili sforzi di traduzione locale e diversità di risultati, e di pubblicazione contemporanea della stessa opera, in Argentina e Messico). Furono pubblicati scritti di Lenin Trotsky Zinoviev e Bucharin (pag 395) Primo Manifesto del Ceic sulla rivoluzione in America: ‘Sobre la Révolución en América. Llamado a la classe obrera de las dos Américas’ (L’International Communiste, n. 15 enero 1921, pp. 3311-3314 e 3321-3324 (pag 397) Il CEIC denunciò la dottrina Monroe (pag 397) Biografia autore: RICARDO MELGAR BAO 1946 Nacionalidad peruana Ricardo Melgar Bao, antropólogo e historiador de origen peruano, radicado en México desde 1977, se ha dedicado al estudio de los movimientos sociales de la América Latina de los siglos XIX y XX. En su investigación, siempre privilegió las coordenadas culturales e ideológicas, y buscó ubicar y caracterizar en los credos políticos las dimensiones simbólicas y mitológicas de fondo, así como el tejido de redes intelectuales y políticas transfronterizas que las acompañan. Es profesor investigador del Instituto Nacional de Antropología e Historia de México (INAH). Desde 1990, es reconocido como Investigador Nacional (SNI/CONACyT). Después de su ejercicio docente en la Escuela Nacional de Antropología e Historia (1977-2001), pasó al área de investigación en el Centro INAH Morelos, sede Cuernavaca. Ha dirigido el Colegio de Estudios de Estudios Latinoamericanos (1990) y el Departamento de Estudios Latinoamericanos (1993-1995) de la facultad de Filosofía y Letras de la UNAM, donde impartió las cátedras de Historia de las Ideas en América Latina e Historia de la Cultura Latinoamericana. Es colaborador de las revistas Boletín de Antropología Latinoamericana, Cuadernos Americanos, Convergencia, Cuicuilco, Márgenes, Memoria, Nuestra América, Thule, entre otras. Ha publicado los volúmenes El movimiento obrero latinoamericano (Madrid, 1988) y Mariátegui y las crisis civilizatorias de Occidente (Lima, 1995). En coautoría, escribió El Perú espejo de las identidades (México, 1995) y Mariátegui entre la memoria y el futuro de América Latina (México, 2000). (http://www.librosenred.com/autores/ricardomelgarbao.html)”,”INTT-332″
“MELGOUNOV Sergueï”,”La terreur rouge en Russie 1918-1924.”,”S. MELGOUNOV o MELGUNOV è nato nel 1879. Specialista di storia delle sette religiose in Russia, è stato autorizzato a lasciare la Russia nel 1922 a condizione di non ritornare. E’ morto in Francia nel 1956. Nato qualche mese dopo STALIN, MELGOUNOV socialista russo moderato rifiuta di emigrare nel 1917. Frequenta invece i gruppi clandestini della resistenza anticomunista, e denuncia il terrore in questo paese. Sarà arrestato e interrogato dalla CEKA quindi condannato a morte, condanna convertita nell’ espulsione. La sua opera è stata pubblicata a Berlino nel dicembre 1923. La prefazione di Georges SOKOLOFF, professore emerito all’ Institut national des langues et civilisations orientales inquadra storicamente questa nuova edizione.”,”RIRx-118″
“MELILLI Massimiliano, a cura di Piero PRUNETI”,”Punta galera. Il romanzo di Antonio Gramsci a Ustica.”,”M. Melilli siciliano, 1968, giornalista Rai vive tra Roma e Trieste.”,”GRAS-002-FMP”
“MELILLI Emanuele”,”Anna Bolena.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato, dottore di ricerca e culturo in Diritti dell’Antichità presso l’Università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi sulla dittatura e sul diritto penale romano, nonché di due volumi per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera, 2019)”,”UKIx-140″
“MELILLI Emanuele”,”Maria Stuarda.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato, dottore di ricerca e culturo in Diritti dell’Antichità presso l’Università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi sulla dittatura e sul diritto penale romano, nonché di due volumi per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera, 2019)”,”BIOx-370″
“MELILLI Emanuele”,”Maria Callas.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato, dottore di ricerca e culturo in Diritti dell’Antichità presso l’Università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi sulla dittatura e sul diritto penale romano, nonché di due volumi per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera, 2019)”,”BIOx-373″
“MELILLI Emanuele”,”Caligola. La follia al potere?”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato, dottore di ricerca e culturo in Diritti dell’Antichità presso l’Università Milano-Bicocca. E’ autore di saggi sulla dittatura e sul diritto penale romano, nonché di due volumi per la collana ‘I grandi processi della storia’ (Corriere della Sera, 2019) “”Quindi non dimostrare né amicizia né compassione ad alcuno di loro, tutti ti odiano, tutti chiedono la tua morte nelle loro preghiere, ti uccideranno se possono”” (Tiberio a Caligola (Dione Cassio, Storia romana, LIX)) “”24 gennaio 41. Caligola, il tiranno è caduto. Etichettato come un deviato, le declinazione della sua follia sono così inverosimili da puzzare di mistificazione lontano un miglio. (…) [Aveva] una personalità narcisista e arrogante che destruttura la dialettica ipocrita del potere; di cui smaschera torbidi ingranaggi, facendosene beffe. L’assassinio di Caligola si inserisce in un contesto complesso…”” (4° di copertina) Biografieonline: La morte di Tiberio il 13 marzo del 37 d.C. fu occasione di sollievo per il popolo romano. Morto alla età di sessantotto anni, Tiberio aveva regnato per gli ultimi ventitre della sua vita, e venne ai suoi tempi considerato un tiranno, per via dei cattivi rapporti instaurati con il popolo, il senato e i militari. Pare infatti che la sua morte non fu accidentale. Quando gli succedette il pronipote Caligola il mondo apparve più roseo. Nato ad Anzio il 31 agosto dell’anno 12, Gaio Giulio Cesare Germanico – meglio conosciuto come Gaio Cesare o Caligola – allora venticinquenne, protendeva infatti verso la repubblica, e iniziò ben presto una efficace collaborazione con i Pater Conscriptis della città. Tutti lo giudicavano con favore. Caligola promosse amnistie, diminuì le tasse, organizzò giochi e feste, rese di nuovo legali i comizi. Questo periodo felice non durò in eterno. Dopo soli sette mesi da Imperatore Caligola venne colto da una improvvisa e strana malattia. Ne uscì sconvolto nel fisico ma soprattutto nella mente. Divenne rapidamente cinico, megalomane, sanguinario e assolutamente folle. Condannava a morte per i motivi più futili, e spesso condannava due volte la stessa persona, non ricordando di averla già fatta uccidere. I senatori, visto il pericolo che era diventato, tentarono di farlo assassinare, ma inutilmente. Quando poi morì la sorella di Caligola, Drusilla, con la quale pare avesse avuto rapporti incestuosi, la salute mentale dell’imperatore ne risentì ancora di più. Divenne rapidamente un autentico despota, facendosi chiamare Imperatore, oltre che padre della patria. Davanti a lui tutti dovevano genuflettersi, e aveva stabilito che il 18 marzo di ogni anno doveva diventare festa in suo onore. Si faceva chiamare come gli dei: Giove, Nettuno, Mercurio, e Venere. Spesso infatti si vestiva con abiti femminili, e portava braccialetti e gioielli vistosi. Il suo regno durò solo quattro anni (dal 37 al 41). Fu infatti ucciso il 24 gennaio del 41, quando stava lasciando un’arena durante i Ludi Palatini. Lo pugnalarono trenta volte. Assieme a lui vennero giustiziati tutti i parenti prossimi. Neppure la sua giovane bambina Giulia Drusilla venne risparmiata: fu scaraventata contro un muro. Come il padre, anche Caligola verrà ricordato come un tiranno. Il regno passerà in mano allo zio Claudio Germanico, cinquantenne, e unico parente superstite.”,”STAx-367″
“MELILLI Emanuele LA-MEDICA Greta”,”Coco Chanel.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato è dottore di ricerca in Diritti dell’antichità e cultura di diritto romano presso l’università Milano-Bicocca Greta La-Medica è esponente del movimento LGBT+”,”BIOx-380″
“MELILLI Emanuele”,”Sarah Bernhardt”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Emanuele Melilli avvocato è dottore di ricerca in Diritti dell’antichità e cultura di diritto romano presso l’università Milano-Bicocca”,”BIOx-384″
“MELIS Giorgio SALVINI Gianni SORMANI Pietro WEBER Maria”,”La Cina dopo Mao.”,”Giorgio MELIS (Livorno 1925) ha trascorso oltre vent’anni in Estremo Oriente impegnato nell’ attività didattica e di ricerca storico-sociologica. Ha pubblicato numerosi saggi sulla Cina e i paesi del Sud Est asiatico. Gianni SALVINI (Pavia 1930) insegna all’ Università di Padova e alla Bocconi di Milano, si occupa dell’ economia dei paesi dell’ Est, Pietro SORMANI (Milano, 1933) è corrispondente e inviato speciale del Corriere della Sera. Maria WEBER (Firenze 1951) svolge attività didattica e di ricerca presso l’ Istituto di Asia Orientale della Bocconi di Milano. Tabella confronto potenze USA URSS CINA per l’ anno 1978 (superficie, popolazione, PNL, produzione industriale (per es. per i computers in funzione, 340 mila negli Stati Uniti, 30 mila in Russia e 2 mila in Cina), agricoltura, comunicazioni, indicatori sociali). (pag 239)”,”CINx-138″
“MELIS Giorgio”,”Cina di Mao 1949-1969. Sullo sfondo della Cina di sempre.”,”MELIS Giorgio è nato a Livorno nel 1925 ed è attualmente docente dell’ Università cinese di Hong Kong. Ha vissuto per vent’anni in vari paesi del Sud Est asiatico. “”I cinesi sono lenti a deliberare, ma quanto mai vigorosi nell’ eseguire. Quanto più a lungo la decisione è venuta maturandosi nel loro animo, tanto più vivace e robusta diventa l’ attuazione. Sono portati a deliberare progressivamente, attraverso determinazioni parziali, a volte anche apparentemente contradditorie: in questo periodo di maturazione possono anche dare l’ impressione di essere incostanti, inconseguenti; di fatto essi stanno provando in se stessi (vivendo, per così dire) svariati corsi d’ azione. E solo dopo aver sperimentato la situazione psicologica creata da tutta una gamma di alternative, essi assommano in un’ unica grande decisione la ricchezza emotiva delle loro esperienze parziali.”” (pag 515)”,”CINx-157″
“MELIS Renato”,”Il socialismo antisociale. (Dal socialismo utopistico alla lebbra dirigistica)”,”MELIS Renato nel 1944 è uno dei firmatari del ‘Manifesto di ‘Pagine libere’ e dal 1951 ha collaborato a varie riviste tra cui ‘Il Politico’ dell’Università di Pavia. Nel 1964 ha curato per l’editore Volpe l’antologia ‘Sindacalisti italiani’. E’ stato segretario generale dell’EUR. ‘Critica allo statalismo, al ‘socialismo’ statalista’ “”Lo stesso Dobb ha cura di rammentare che il Comitato Esecutivo Centrale del Congresso dei Soviet aveva definito alcuni suoi provvedimenti come un tentativo di “”instaurare un sistema di pagamento che non richiedesse l’uso della moneta, con l’obiettivo di raggiungere la totale abolizione del sistema monetario””. Parimenti una risoluzione dell’VIII Congresso del partito, nel marzo 1919, aveva raccomandato di “”allargare la sfera dei pagamenti non monetari””; e infine nei primi mesi del 1921 un comitato ufficiale prendeva in esame uno schema diretto a introdurre una moneta basata sull”unità di lavoro'””. (pag 63)”,”TEOC-571″
“MELIS Guido a cura”,”Servitori dello Stato. Centocinquanta biografie.”,”Contiene brevi biografie (senza fonti) di molti esponenti del mondo economico e finanziario (bankitalia ecc.) Alcune pagine bianche nella seconda parte del volume! (acquistato per 3 euro)”,”BIOx-297″
“MELIS Antonio”,”José Carlos Mariategui primo marxista d’America.”,”Durante il suo soggiorno in Italia Mariategui segue gli avvenimenti politici e fa una diagnosi del socialismo italiano. Nella sua corrispondenza dall’Italia coglie “”due mentalità, le due anime diverse, che convivevano all’interno del socialismo”” (pag 138) Interessante è la diagnosi delle ragioni di debolezza del “”nucleo centrista”” di Serrati (tra cui la mancanza di forti personalità, di cui invece abbondavano i riformisti) (pag 139) Nel nucleo dell’ Ordine Nuovo vede una delle forze più vitali del socialismo europeo (pag 139) Si sa poco sul rapporto diretto tra Mariategui e Gramsci (pag 139) Il Mariategui più maturo intuisce la necessità di una lettura di Marx in grado di recepire tutta la portata “”strutturale”” dell’analisi marxiana (pag 145)”,”MALx-001-FB”
“MELIS Renato”,”Sindacalisti italiani. Con una scelta di scritti di Art. Labriola, E. Leone, A.O. Olivetti, S. Panunzio, A. Lanzillo.”,”Renato Melis è da molti anni convinto assertore del necessario avvenire politico del sindacalismo, appartenendo dal 1944 al gruppo di Pagine Libere e al comitato direttivo della rivista, oltre a collaboratore ad altri importanti rassegne di alti studi filosofici, economici e amministrativo-urbanistici.”,”SIND-012-FL”
“MELIS Guido”,”Burocrazia e socialismo nell’Italia liberale. Alle origini dell’organizzazione sindacale del pubblico impiego, 1900-1922.”,”Guido Melis è incaricato di Storia dell’Amministrazione Pubblica nella Facoltà di Giurisprudenza, corso di laurea in Scienze politiche dell’Università di Firenze. “”Da questa analisi (…) i riformisti muovono verso una più concreta politica rivendicativa dell’impiego pubblico. Fondamentale in questo senso è l’opera di puntualizzazione concreta svolta nell’ambito del dibattito parlamentare e, in particolare, il lavoro di Filippo Turati, meticoloso e intelligente interprete dei desideri della burocrazia inferiore, specialmente impegnato in quella faticosa mediazione tra interessi corporativi e visione politica generale che caratterizza in questi anni l’azione dei riformisti italiani. Costantemente isolato e sovente incompreso o osteggiato dagli stessi compagni del gruppo parlamentare (non mancano del resto su questo tema affettuose contestazioni persino da parte della Kuliscioff; che nel gruppo dirigente socialista è senza dubbio la più vicina alle idee turatiane) (63), Turati compie, nei suoi frequenti interventi sui bilanci dei ministeri (specialmente di quelli dell’Interno e delle Poste e Telegrafi), nelle numerosissime interpellanze; nei discorsi sulle variazioni d’organico un puntuale lavoro di chiarificazione intorno al rapporto tra la strategia riformista e i problemi dell’organizzazione dello Stato e della sua trasformazione da apparato borghese a Stato socialista (64). Quello che caratterizza l’attivismo parlamentare di Turati è la capacità di sintesi che il deputato riformista mette in evidenza nell’ambito di discussioni nelle quali, viceversa, predominano interessi di gruppi ristretti, visioni particolaristiche, vocazioni parlamentaristiche di deputati alla ricerca di facili consensi elettorali”” (pag 43-44) [(63) Cfr. in proposito i numerosi spunti contenuti in F. Turati A. Kuliscioff, ‘Carteggio’, cit, II, tomi I e II. (…); (64) Tra i molti interventi di Turati alla Camera sono da segnalare per questi primi anni del secolo quello dell’11 marzo 1901 (sull’interpellanza al ministro delle Poste sul servizio telefonico di Milano, densa di riferimenti tecnici al problema (…)”” Bibliografia. – Storia dell’amministrazione italiana (1861-1993), Guido Melis, Il Mulino1996″,”SIND-002-FP”
“MELIS Giuseppe”,”Toynbee e lo Stato liberale.”,”La sua opera ‘A study of history’ in dodici volumi, scritta tra il 1929 e il 1961 e pubblicata negli anni 1934-1961 è considerata il suo capolavoro. Descrivendo il momento contemporaneo Toynbee rileva la nuova struttura commerciale dell’economia, fatta di rapporti economici reciproci (importazioni ed esportazioni)… Il gruppo che domina tale sistema economico e ne emerge socialmente è da lui chiamato ‘minoranza dominante’, un gruppo sociale non più creativo che conseva con la forza la proprio posizione di privilegio.. (pag 11)”,”TEOS-003-FMB”
“MELLA Ricardo, discorsi di August SPIES Michael SCHWAB Oscar W. NEEBE Adolph FISCHER Louis LINGG George ENGEL Samuel FIELDEN Albert R. PARSONS”,”Primo Maggio. I martiri di Chicago.”,”Ricardo MELLA (1861-1925) tra i primi a promuovere l’Alleanza e l’Associazione Internazionale dei Lavoratori, fu uno dei principali esponenti dell’anarchismo in terra di Spagna; collaboratore di periodici e scrittore di testi teorici e divulgativi. Sua è la risposta a Cesare Lombroso e alla sua opera ‘Gli anarchici’.”,”MPMx-035″
“MELLACE Giuseppina”,”Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe. Dopo oltre mezzo secolo, la ricostruzione dovuta e rigorosa dei fatti che segnarono una delle pagine più oscure della seconda guerra mondiale.”,”L’autrice in questo saggio, anche utilizzando testimonianze dirette, va alla ricerca delle cause del fenomeno delle foibe e rivolge particolare attenzione alla condizione delle donne, vittime mute della violenza della guerra. Paragonate all’Olocausto per la sistematicità delle esecuzioni – in questo caso operate dagli slavi contro gli italiani, considerati come sinonimo di fascisti, e contro tutti quelli che non si riconoscevano nel nuovo regime. Il dramma delle foibe, con le loro cavità carsiche, subì poi un processo di rimozione collettiva. In questo scenario giuliano si creò anche uno spazio per vendette private, per appropriazioni indebite, per una catena di violenze che accompagnavano un tale processo di epurazione. Ciò nonostante non si può parlare di una vera e propria “”pulizia etnica”” o di genocidio, semmai si può parlare di un tentativo di eliminazione dei vertici della società italiana, voluto, deciso e organizzato per strutturare il nuovo ordine nella futura Jugoslavia. Ma per affrontare il tema degli infoibamenti e delle deportazioni, la Mellace vuole tratteggiare, almeno per grandi linee, la fase storica in cui il fenomeno è avvenuto. L’autrice. Giuseppina Mellace, nata a Roma nel 1957, insegnante, autorice di saggi, romanzi e racconti di tema storico. Trieste e il confine orientale. La perdita di Fiume, Pola e Zara. “”(…) il leader di partito (Togliatti, Pci, ndr) propose l’istituzione di entrambe le amministrazioni – jugoslava e italiana – senza tener conto della volontà popolare e di quella degli Alleati, sempre meno disposti, nell’ambito dei crescenti contrasti dovuti alla Guerra Fredda, a concessioni ai comunisti. In tutto ciò il governo italiano, guidato da Alcide De Gasperi, tentava di guadagnare tempo, chiedendo a Parigi un altro anno per decidere sulla questione giuliana. A dir poco paradossale sarà la successiva proposta di Kardely: concedere Trieste all’Italia però inserendola in un’enclave totalmente jugoslava, che comprendesse l’intera Venezia Giulia. Tale folle progetto sarà appoggiato dallo stesso Togliatti, mentre De Gasperi denuncerà al tavolo delle trattative i soprusi a danno degli italiani in questi territori. Alla fine il Trattato di Parigi sancirà che l’Istria e la Venezia Giulia fino a Gorizia venissero cedute alla Jugoslavia, mentre Trieste con cinque piccoli comuni, la zona A e un piccolo territorio dell’Istria settentrionale avrebbero costituito un territorio libero sotto governo internazionale”” (pag 170)”,”ITQM-193″
“MELLINI PONCE DE LEON Alberto”,”L’ Italia entra in guerra. Gli eventi diplomatici dal 1° gennaio 1939 al 10 giugno 1940.”,”ANTE3-5 I francesi sopravvalutano il loro potenziale bellico (pag 108 e seguenti)”,”ITQM-141″
“MELLONI Mario SPRIANO Paolo LEONETTI Alfonso MASSOLA Umberto MAFAI Miriam PARDO Paolo PRATTICO Franco TOTI Gianni LUPIN”,”Togliatti: cinquanta anni nella storia.”,”Contiene l’articolo: ‘Nella sua biblioteca. ‘Ex-libris Togliatti’ di Franco Toti. “”Nel fitto della lotta politica e intellettuale si aprono in questa biblioteca isole dell’arcipelago culturale e artistico in cui Togliatti si rifugiava: i suoi colloqui con De Grimm e Diderot nel loro “”Epistolario””, la frequentazione degli “”Annali d’Italia”” del Muratori, le ispezioni verticali nelle “”Lettere”” di Guittone, gli scandagli nei “”Mutamenti del pensiero matematico”” di Meschkowski, le insaziabili curiosità per gli scritti di costume, alla Petruccelli della Gattina, per il “”Dictionnaire poilitique et critique”” di Maurras, per “”La storia degli Incas”” di Marmontel, per le sezioni culturali specializzate (lo scaffale dei libri di musica, il Ronga che stava consultando, e quello dei libri di cinema e di teatro), i sondaggi nella lettura originale dei “”Versi”” di Lermontov o di Lomonosov in russo, o del “”Der junge Hegel”” di Lukacs, la ricreazione con i poeti greci e latini, sempre negli originali, le ricerche erudite (il “”Discorso istorico-politico dell’origine, del progresso e della decadenza del potere dei chierici su le signorie temporali con un ristretto della Istoria delle due Sicilie – Napoli – Dai torchi di Luca Marotta – Strada San Biagio de’ Librari n. 19 – 1920 – dagli appunti saltano sempre fuori nuove curiosità, quasi dolorose al pensiero che il loro ricercatore non potrà più sfogliarle…). Gli ultimi arrivi: “”Economia e liberalismo nel Risorgimento”” di Karot e E. Greenfield, “”La Maison de Savoie”” di Marie José, il “”Pellegrino di Roma”” di Bonaiuti, “”Il 25 luglio e l’8 settembre”” di Zangrandi, l’ultima edizione di “”Sur la liberté de presse”” di Diderot, “”L’America di Kennedy”” di Furio Colombo…”” (pag 83) Nota errori: non Karot e E. Greenfield gli autori ma il solo Kent Roberts Greenfield; non De Grimm ma Grimm”,”PCIx-383″
“MELLOR Alec”,”Histoire de l’ anticléricalisme francais.”,”Gallicanesimo politico. (pag 35) L’ anticlericalismo e la rivoluzione francese. “”Si divide tradizionalmente questa storia sovrabbondante in tranches cronologiche corrispondenti alle successive Assemblee: Costituente, Legislativa, Convenzione, Direttorio, Consolato. Queste comode divisioni corrispondono bene alla storia costituzionale ma meno alla storia dell’ anticlericalismo, che si può dividere in tre periodi: l’ Anticlericalismo legale, che parte dall’ inizio della Legislativa (1° ottobre 1791) per terminare in pieno periodo della Convenzione (inizio 1793), l’ Anticlericalismo terrorista, quello dei rappresentanti in missione e dei furori popolari, quello al quale gli storici hanno riservato in particolare il nome di Decristianizzazione. Esso comprende il 9 Termidoro e continua sotto il Direttorio con la persecuzione fruttidoriana detta della Ghigliottina secca. La terza fase è quella del Declino dell’ anticlericalismo rivoluzionario; si può situarla tra il Colpo di Stato del 22 Floreale Anno VI e quello del 18 Brumaio.”” (pag 142)”,”FRAA-064″
“MELMAN Seymour”,”Capitalismo militare. Il ruolo del Pentagono nella economia americana.”,”Seymour MELMAN è nato nel 1917 a New York. E’ professore di economia industriale presso l’Univ di Columbia. E’ noto per i suoi studi sui fattori della produttività industriale e sui rapporti tra i processi decisionalie la produttività, usciti negli anni 1950. Ha studiato poi l’economia degli armamenti e del disarmo, di cui è uno dei massimi esperti.”,”USAQ-013″
“MELMAN Seymour, a cura di Renato SOLMI”,”Capitalismo militare. Il ruolo del Pentagono nella economia americana.”,”Contiene il paragrafo: ‘Teorie del potere economico-politico’ (pag 12-21) (Perlo, Wright-Mills, Ralph E. Lapp, Arthur I. Waskow, J.K. Galbraith, Murray L. Weidenbaum)”,”USAQ-001-FV”
“MELODIA Giovanni”,”La “”demografia negativa”” del Dottor Clauberg.”,”””Dalle testimonianze di alcuni degli aiutanti di Clauberg risulta che «il professore» procedeva nel seguente modo: Le cavie umane condotte nel gabinetto di radiologia al piano terreno del Block 10 (campo di concentramento di Auschwitz, ndr), in un isolamento rigoroso. Quivi Clauberg con l’aiuto del suo assistente dott. Göbel, stendeva un rapporto circostanziato (anamnesi) dello stato ginecologico della vittima; poi insufflava nelle sue salpingi una soluzione di contrasto atta a controllarne radiologicamente la pervietà. (…) Dopo un certo tempola prima esaminata veniva di nuovo fata coricare sul lettino ginecologico e le veniva iniettato un liquido speciale, a base – pare – di formaldeide, mescolato ad una soluzione radiologiamente contrastante. Il liquido opaco serviva ad acertare la perfetta penetrazione della soluzione speciale nei dotti ovulari. Questa soluzione, altamente irritante, aveva lo scopo di provocare l’agglutinazione delle salpingi, e la loro conseguente occlusione. Dopo questo trattamento le donne (…) venivano controllate radiologicamente. Il più delle volte il mezzo di contrasto rivelava a Clauberg ed al suo zelante assistente la perfetta riuscita del loro intervento. (..) … finire (…) Non può certo dirsi che Hitler avesse fallito nella sua crociata volta a liberare il popolo tedesco «dalle umilianti restrizioni imposte dalla chimera della coscienza e della moralità». Non pare tuttavia prudente usare, nei carteggi ufficiali, espressioni così volgari come «sterilità permanente». Già in altri casi è stato ritenuto opportuno usare espressioni appositamente coniate; nei documenti ufficiali non si inciampa mai in termini come «gassazione», «soluzione finale»”” (pag 228-229-230)”,”GERN-005-FGB”
“MELOGRANI Piero RICOSSA Sergio a cura; saggi di CHESNAIS DELUMEAU HARTWELL HEADRICK LUNATI MATHIEU MATTEUCCI MELOGRANI MITCHELL RICOSSA SIMON SYLOS-LABINI VIGARELLO ZERI”,”Le rivoluzioni del benessere.”,”Saggi di CHESNAIS, DELUMEAU, HARTWELL, HEADRICK, LUNATI, MATHIEU, MATTEUCCI, MELOGRANI, MITCHELL, RICOSSA, SIMON, SYLOS-LABINI, VIGARELLO, ZERI.”,”STOS-023″
“MELOGRANI Piero”,”Il mito della rivoluzione mondiale. Lenin tra ideologia e ragione di Stato 1917-1920.”,”Piero MELOGRANI (Roma, 1930) insegna Storia contemporanea nella facoltà di scienze politiche dell’Univ di Perugia. Ha scritto varie opere tra cui ‘Corriere della Sera, 1919-1943’, ‘Gli industriali e Mussolini. Rapporti tra Confindustria e fascismo dal 1919 al 1929’ (1972). Per la Laterza ha curato ‘Intervista sull’antifascismo’ di Giorgio AMENDOLA (1977) e ha pubblicato ‘Storia politica della grande guerra, 1915-1918’ (1969), ‘Saggio sui potenti’ (1977), ‘Rapporti segreti della polizia fascista, 1938-1940’ (1979), ‘Fascismo, comunismo e rivoluzione industriale’ (1984).”,”LENS-072″
“MELOGRANI Piero”,”La modernità e i suoi nemici.”,”MELOGRANI Piero nato a Roma nel 1930 insegna storia contemporanea all’ Università di Perugia. Uscito dal PCI nel 1956 in seguito ai fatti di Ungheria ha collaborato al periodico ‘Passato e presente’ diretto da Antonio GIOLITTI. Ha pubblicato numerosi studi (v. retrocopertina).”,”DEMx-031″
“MELOGRANI Piero”,”Gli industriali e Mussolini. Rapporti tra Confindustria e fascismo dal 1919 al 1929.”,”Piero MELOGRANI è nato a Roma nel 1930. Ha pubblicato una ‘Storia politica della grande guerra’ e una antologia del ‘Corriere della Sera’ negli anni 1919-1943. Per la Longanesi ha curato un’edizione della ‘Psicologia delle folle’ di G. LE-BON.”,”ITAF-100″
“MELOGRANI Piero”,”Storia politica della grande guerra, 1915-18. Vol. 1.”,”Soldati socialisti. (pag 16-18) “”Di fronte all’entusiasmo degli interventisti, all’emozione che animava la grande massa, alle speranze e alle illusioni che la guerra ovunque suscitava, anche i soldati socialisti fecero la loro scelta. Si potrebbe dire che questa scelta l’aveva compiuta il loro partito adottando l’equivoca formula del “”non aderire né sabotare””, che, se poteva essere variamente interpretata da parte degli iscritti restati nel paese, lasciava invece poche alternative agli iscritti chiamati alle armi. Quale interpretazione pratica poteva essere data a quella formula da parte del fante socialista armato di fucile, esposto insieme con i suoi commilitoni al fuoco nemico ed assoggettato inoltre alla rigida disciplina dell’esercito combattente? Dal momento in cui l’intervento fu irrevocabilmente deciso – con il ritiro delle dimissioni di Salandra – le reclute socialiste partenti per il fronte cessarono di manifestare contro la guerra. Una volta raggiunta la linea del fuoco, i soldati socialisti stupirono tutti, anche i più prevenuti, per l’impegno con il quale parteciparono ai combattimenti. (…) Destarono stupore specialmente i combattenti romagnoli. Un ufficiale parò dil loro in alcune lettere del giugno-luglio 1915, sottolineando come quei soldati, “”già dimentichi del rivoluzionarismo paesano, abbraccianti con entusiasmo la causa della patria””, muovessero all’assalto con “”un diluvio di bestemmie rabbiose conio bassa Romagna”” (32). La Federazione giovanile socialista aveva fama di essere orientata molto a sinistra, ma il 6 giugno 1915 l'””Avanguardia””, organo di quella Federazione, dichiarò che, nell'””interesse supremo della Nazione””, anche i giovani socialisti avrebbero “”cooperato materialmente e moralmente al miglior esito della guerra””, che compagni e lavoratori erano “”costretti”” a combattere. Quei giovani tennero fede al loro impegno, tanto che molti circoli sparsi nelle diverse province ed aderenti alla Federazione furonos costretti a chiudere i battenti perché gli iscritti erano partiti tutti o quasi tutti per la guerra. Sull'””Avanguardia””, accanto a grandi spazi sbiancati dalla censura, comparvero lunghi elenchi di caduti. Nel luglio 1915 morì in combattimento lo stesso segretario nazionale della Federazione: Amedeo Catanesi (33). L’atteggiamento dei combattenti socialisti trasse origine certamente dalla viva esperienza di guerra da essi compiuta, e fu in quel momento non poco facilitato dal duttile comportameno dei dirigenti riformisti. Il caso del comune socialista di Bologna fu da questo punto di vista assai sintomatico””. (pag 16-18) (32) ‘Per la memoria del dott. Giuseppe Tellini, Bologna, 1915 (lettere del 20 giuno e 21 luglio 1915) citato anche da A.Omodeo, Momenti della vita di guerra, cit, p. 395-96 (33) Cfr. l'””Avanguardia”” del 6 giugno 1915, p. 2 e dell’8 agosto 1915, pp.e 2″,”QMIP-005-FV”
“MELOGRANI Piero”,”Saggio sui potenti.”,”Piero Melograni (1930-2012) ha scritto libri e articoli sulla Prima guerra mondiale, il fascismo, i sistemi totalitari e la modernità. Deputato dal 1996 al 2001, è stato uno dei tre italiani estensori della Carta dei Diritti Europei. Appassionato di musica ed arte, è stato editorialista del “”Corriere della Sera”” e per oltre vent’anni ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Perugia. Lenin e il problema del vecchio apparato burocratico “”Nell’estate 1917, alla vigilia della conquista del potere, Lenin aveva scritto ‘Stato e rivoluzione’. Aveva dichiarato che la burocrazia sarebbe stata praticamente eliminata. Aveva immaginato una gestione del potere così semplice da essere alla portata di tutti, anche dell’operaio e del contadino dotati di un grado minimo di istruzioni, capaci soltanto di leggere, scrivere ed eseguire le quattro operazioni. Bastarono poche settimane di governo per rivelare tutta l’irrealtà di questo progetto. Era impossibile governare senza i burocrati professionali, senza i tecnici, senza gli ufficiali zaristi, senza tutti coloro che i bolscevichi definirono: gli specialisti borghesi. Negli uffici, nelle fabbriche e nelle caserme gli specialisti borghesi risultarono insostituibili. Ed anzi, proprio la socializzazione delle imprese, i tentativi di pianificazione, le norme sui razionamenti, sugli approvvigionamenti e sul lavoro obbligatorio, favorirono la crescita della burocrazia. Il 19 marzo 1919, all’VIII Congresso del Partito comunista russo, Lenin confessò: «Questo vecchio elemento burocratico prima l’abbiamo scacciato, scrollato, e poi abbiamo ricominciato ad affidargli nuovi posti. I burocrati zaristi sono passati a poco a poco nelle istituzioni sovietiche in cui diffondono il burocratismo. Si travestono da comunisti e, per una migliore riuscita della loro carriera, si procurano la tessera del Partito comunista russo. Così, dopo essere stati scacciati dalla porta, rientrano dalla finestra!» (7). E in un opuscolo scritto sempre nel 1919 Lenin ripeté che i burocrati e i tecnici erano rimasti i borghesi di un tempo: «Essi sono borghesi nell’intimo, dalla testa ai piedi, per la loro concezione del mondo e per le loro abitudini. Dobbiamo dunque disfarcene? Non ci si può disfare di centinaia di migliaia di persone! E se ce ne disfacessimo, per noi sarebbe un suicidio. Per costruire il comunismo non abbiamo che il materiale creato dal capitalismo» (8). Nel novembre 1922, pronunciando al IV Congresso dell’Internazionale il suo ultimo discorso pubblico, Lenin continuò a proclamare: «Abbiamo ereditato il vecchio apparato statale e questa è la nostra disgrazia» (9)”” (pag 34-35) [Piero Melograni, ‘Saggio sui potenti’, Einaudi, Torino, 2019] [(7) Lenin, Discorso all’VIII Congresso del Partito comunista russo, in Opere complete, cit., vol. XXIX, p. 163; (8) Lenin, Successi e difficoltà del potere sovietico, ivi, p. 60; (9) Lenin, Opere complete, cit., vol. XXXIII, p. 394] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOP-543″ “MELOGRANI Piero; ALBANESE Luciano”,”Lenin e la rivoluzione mondiale (Melograni); L’alienazione in Hegel e in Marx (Albanese).”,”Saggio di Melograni: Viene citato il saggio di E. Carr su Radek: E.H. Carr, ‘Radek’s ‘Political Salon’ in Berlin 1919′, Soviet Studies, n. 3, 1952 “”Alla ricerca di un accordo con gli Alleati. Da novembre 1918 Mosca cominciò ad indirizzare proposte di pace ai governi dell’Intesa. Lenin, per garantire la sopravvivenza dello Stato sovietico, cercava un accordo con le potenze uscite vittoriose dalla prima guerra mondiale. Ma anche gli Stati Uniti e la Gran Bretagna presero iniziative che sembrarono preludere a un accordo con i sovietici. (…)”” (pag 115) Radek’s ‘Political Salon’ in Berlin 1919 E. H. Carr, Karl Radek and M. Philips Price Soviet Studies Vol. 3, No. 4 (Apr., 1952), pp. 411-430 (20 pages) Published By: Taylor & Francis, Ltd. ààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààààà Saggio di Albanese. Produzione libera e produzione alienata (pag 129) “”Fin qui, l’alienazione appare in Marx come il processo per cui, come è detto nell’ ‘Ideologia tedesca’, l’attività sociale diventa un potere materiale esterno (sachliche, äussere Gewalt), separato dai soggetti reali, gli individui. Ma, come rivela Bedeschi, da una lettura attenta dei ‘Manoscritti’ appare chiaro che Marx considera alienata qualsiasi attività produttiva condizionata dal bisogno, cioè ‘qualsiasi produzione di oggetti utili o necessari. Sino a oggi, dice Marx la storia dell’industria è stata intesa «non nella sua connessione con l’ ‘essere’ dell’uomo, ma sempre soltanto in una relazione esteriore d’utilità». Nell’industria ordinaria, materiale, continua Marx, noi «abbiamo dinanzi a noi, oggettivate, le forze essenziali dell’uomo sotto forma di oggetti sensibili, estranei, utili ‘sotto forma dell’estraneazione». Infatti, conclude Marx, ogni attività umana è stata sinora lavoro e industria «cioè attività resa estranea a sé stessa» (6). Finché l’industria è soltanto questo, osserva acutamente Bedeschi, è difficile cogliere la sua connessione con l”essere’ dell’uomo, e si tende piuttosto a vederla solo e soltanto attraverso la «meschina» categoria dell’utilità. La produzione di cose utili non è caratteristica solo dell’uomo, ma anche dell’animale, e, in quanto produzione imposta dalla necessità, è la diretta antitesi del lavoro umano (7). Certamente – dice Marx in un famoso passo dei ‘Manoscritti’ – anche l’animale produce: produce nidi, abitazioni, come fanno le api, i castori, le formiche, ecc. Ma l’animale produce unicamente ciò che gli occorre nell’immediato per sé o per i suoi figli; produce in modo unilaterale, mentre l’uomo produce in modo universale; «produce solo sotto l’imperio del bisogno fisico immediato, mentre l’uomo produce anche libero dal bisogno fisico, ‘e produce veramente soltanto quando è libero da esso». L’animale – continua Marx – riproduce solo sé stesso, mentre l’uomo riproduce l’intera natura; il prodotto dell’animale appartiene immediatamente al suo corpo fisico, mentre l’uomo ‘si pone liberamente di fronte al suo prodotto’. L’animale costruisce soltanto secondo la natura e il bisogno della sua specie, mentre l’uomo sa produrre secondo la misura di ogni specie e sa ovunque predisporre la misura inerente a quel determinato oggetto: quindi l’uomo costruisce anche secondo le leggi della bellezza (8). Si capisce – osserva Bedeschi – come, sulla base di questi presupposti, la divisione del lavoro debba apparire come la più completa negazione del carattere «totale» e «universale» dell’attività umana, e quindi come qualcosa che dev’essere negato e soppresso (9)”” (pag 129) [Luciano Albanese, ‘ L’alienazione in Hegel e in Marx’, Mondo Operaio, n. 7-8, luglio-agosto 1981] [(6) K. Marx F. Engels ,’L’ideologia tedesca’, p. 33; K. Marx, ‘Manoscritti economico filosofici del 1844’, cit., p. 120, ultimo corsivo nostro ‘ ‘. Cfr. G. Bedeschi, Introduzione a Marx, cit., p. 189. Questo aspetto più generale del processo di alienazione era già stato messo in luce da C. Napoleoni, ‘Smith, Ricardo, Marx’, Torino, 1970, pp, 148-49 e 166; (7) Bedeschi, ivi; (8) K. Marx, op. cit., pp. 78-79, corsivi nostri; (9) G. Bedeschi, op. cit., p. 190]”,”LENS-014-FGB” “MELONI Giovanni a cura; scritti di J. IRMSCHER G. MELONI G. LOBRANO F. SINI G. MANCUSO S. MASTELLONE P. CATALANO S. CANDIDO D. ZOLO P. FREZZA J. TOPOLSKI V. HANGA”,”Dittatura degli antichi e dittatura dei moderni.”,”””E’ il caso di osservare, parenteticamente, che è mancata nella letteratura marxista una attenzione adeguata al rapporto Marx-Robespierre e all’influenza che le correnti montagnarda, hebertista, sanculotta e babuvista hanno esercitato sulla formazione del pensiero politico di Marx. E ciò è accaduto nonostante il vivo interesse per la rivoluzione francese e per la storia della Francia pre e postrivoluzionaria mostrato dal giovane Marx e ampiamente documentato dall’epistolario e dai quaderni di appunti redatti durante il soggiorno a Kreuznach, che segnalano le sue ampie letture sull’argomento: verso la fine del 1843 Marx si accinge addirittura a comporre una storia della Convenzione. E ciò è accaduto nonostante che Marx sia stato sicuramente in contatto, durante il soggiorno parigino, con storici e uomini politici come Laponneraye, Tissot, Blanc, Esquiros che accoglievano largamente nelle loro elaborazioni teoriche motivi giacobini, robespierristi, babuvisti. (…) A cominciare dall’ultimo saggio su ‘Le lotte di classe in Francia’, scritto da Marx in collaborazione con Engels tra l’estate e l’autunno 1850, Marx sembra superare la posizione blanquista. Già nel settembre dello stesso anno interviene una completa rottura con i blanquisti della Società universale dei comunisti rivoluzionari, anche se i rapporti personali con Blanqui restano buoni. Il posto della dottrina blanquista della “”rivoluzione permanente”” viene occupato in un primo tempo dalla teoria “”catastrofica”” di prevalente elaborazione engelsiana, che stabilisce una concomitanza obbligata fra la crisi economica del capitalismo, di cui si prevede prossima la fine, e la ripresa dell’iniziativa rivoluzionaria del proletariato. In una terza ed ultima fase – come ha ben visto per primo Karl Korsch (1) – si afferma la teoria matura del conflitto fra forze produttive e rapporti di produzione come elemento obiettivo del quadro rivoluzionario (K. Marx F. Engels, Opere Complete, v, X, p. 522). La polemica nei confronti delle posizioni blanquiste è esplicita e dura: “”Mentre noi diciamo agli operai: Voi dovete attraversare 15, 20, 50 anni di guerre civili e di lotte popolari non soltanto per cambiare la situazione, ma anche per cambiare voi stessi e per rendervi capaci del dominio politico, voi dite invece: Noi dobbiamo giungere subito al potere, oppure possiamo andare a dormire! Mentre noi richiamiamo in particolare gli operai tedeschi sul fatto che il proletariato tedesco non è ancora sviluppato, voi adulate nel modo più goffo il sentimento nazionale e i pregiudizi di casta dell’artigiano tedesco, cosa che comunque dà più popolarità. Come i democratici hanno fatto della parola ‘popolo’ qualcosa di sacro, così voi avete fatto della parola ‘proletariato'”” (cfr. F. Mehring, Karl Marx. Geschichte seines Lebens, trad. it. Roma, 1972, p. 204). Verso il 1870 la concezione marxiana della strategia rivoluzionaria del proletariato si presenta ormai come direttamente opposta a quella blanquista e si caratterizza per il rifiuto più netto dell’eredità cospirativa delle sètte, contro i “”fabbricanti di rivoluzioni””, e per la proposta di una linea organizzativa e proselitistica di massa, che coinvolga l’intera classe operaia del continente.”” [Danilo ZOLO ‘Origine e sviluppo della nozione marxiana di “”dittatura del proletariato””‘] (pag 198-199) in ‘Dittatura degli antichi e dittatura dei moderni’, a cura di Giovanni Meloni, 1983 Per la periodizzazione della teoria marxiana della rivoluzione proletaria si veda: F. Engels, Introduzione a ‘Le lotte di classe in Francia’, in K. Marx e F. Engels, Opere complete, v. X, pp. 641-660; D. Riazanov, Marx ed Engels, Roma, 1969, pp. 70-80; K. Korsch, Karl Marx, Frankfurt-Wien, 1967, trad. it. Bari, 1969 pp. 213-15; G. Vacca, Scienza, Stato e critica di classe, Bari, 1970, pp. 157-188)”,”TEOC-027-FL” “MELONI Federica”,”Lucrezia Borgia.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Federica Meloni, laureata in Storia moderna all’Università di Pisa, si è addottorata nell’ateneo di Reggio Emilia con una tesi sulla Chiesa tridentina.”,”BIOx-367″ “MELONI Federica”,”I Borgia. Una tauromachia rinascimentale.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Federica Meloni, laureata in Storia moderna all’Università di Pisa, si è addottorata nell’ateneo di Reggio Emilia con una tesi sulla Chiesa tridentina. ‘[Cesare Borgia] [A]spettò che i vecchi congiurati entrassero in città, prima di partire da Fano, il 31 dicembre 1502, a capo di settemila fanti, cinquecento lance e mille cavalli leggeri. Decise di incontrare i suoi fuori dalla città, e pare che avesse salutato Vitellozzo Vitelli abbracciandolo e baciandolo. Un segno di perdono. Poi li invitò a seguirlo nella dimora che aveva deciso di acquartierarsi per pianificare le operazioni militari successive. I prodi avranno cominciato a tremare. A un suo preciso segnale, nella sala dov’erano convenuti fece irruzione un gruppo di armati guidati da Michele Corella e furono tutti fatti prigionieri. Con l’impulsività che lo contraddistinse, Cesare strangolò quella stessa notte Vitellozzo e Oliverotto, mentre Paolo e Francesco sarebbero stati raggiunti dalla spada del Corella quindici giorni più tardi a Castel della Pieve. Nel frattempo Alessandro IV procedeva a fare giustizia pure in Vaticano, imprigionando il cardinal Orsini, che a fine gennaio del 1503 morì, si disse, certo per avvelenamento. La strage che Paolo Giovio definì il «bellissimo inganno» suscitò ovunque clamore e incanto. Da Machiavelli l’impresa fu descritta come «rara e mirabile»; da Luigi XII «un atto degno d’un eroe romano»; riscosse il plauso unanime di veneziani e fiorentini che portarono messaggi di stima e congratulazioni; Isabella d’Este fece recapitare doni. Il mondo riconosceva il gran principe del Rinascimento, ed era tutto ai suoi piedi’ (pag 107-108)]”,”ITAG-284″ “MELONI Federica”,”Marat. La morte è gentildonna.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Federica Meloni, laureata in Storia moderna all’Università di Pisa, si è addottorata nell’ateneo di Reggio Emilia con una tesi sulla Chiesa tridentina. Marat duella letterariamente con Voltaire (pag 89-90) Marat pubblica il giornale l’Amico del popolo (pag 94-95) Marat si scontra con i girondini e finisce a processo (pag 103-104) La svolta di Marat (pag 104-105) Marat critica pure Danton e Robespierre perchè troppo accomodanti e con gli ‘arrabbiati’ di Jacques Roux perchè troppo estremisti (pag 106) Lo scontro di Marat con Voltaire (1776). Dopo una recensione critica, ironica e spregiativa, di un suo saggio dal titolo De l’Homme’ da parte del grande Voltaire, Marat andò su tutte le furie e inviò un libello di protesta alla redazione della rivista che aveva pubblicato l’infame recensione. Ma fu cestinato dalla direzione della rivista. Tacciando pubblicamente le opere del filosofo come dei “”pomposi ‘galimatias'””, Voltaire non esitò a rispondergli per le rime: «Vi auguriamo di gioire del nulla; è un grande impero, regnatevi, ma insultate un po’ meno le persone che sono qualcuno» (pag 89-90)”,”FRAR-439″ “MELOSI Laura”,”In toga e in camicia. Scritti e carteggi di Pietro Giordani.”,”MELOSI Laura (1963-) lavora presso l’Università di Macerata.”,”BIOx-243″ “MELOTTI Umberto”,”L’immigrazione una sfida per l’Europa.”,”Umberto Melotti (Milano, 1940) è professore ordinario di sociologia e docente di antropologia delle migrazioni nella scuola di perfezionamento in antropologia culturale delle società complesse dell’Università di Roma. É presidente del Centro del Lavoratori Stranieri di Milano, dirige la rivista Terzo Mondo , collaborando alle iniziative promosse dall’Unesco e dal Centro Europeo dell’Educazione.”,”EURx-132-FL” “MELSON Charles D.”,”I marines in Vietnam 1965-1973.”,”MELSON Charles D.”,”QMIx-280″ “MELUCCI Alberto DIANI Mario”,”Nazioni senza stato. I movimenti etnico-nazionali.”,”Alberto Melucci è ordinario di Sociologia all’Università di Milano e docente presso la scuola di specializzazione in Psicologia Clinica della stessa università. Tra i suoi libri più recenti: ‘L’invenzione del presente’ (Mulino, 1991) e ‘Il gioco dell’io’ (1991), ‘L’età dell’oro’, con Anna Fabbrini (1992). Mario Diani è docente di Sociologia presso l’Università Bocconi e lavora (1992) al dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano. Tra i suoi lavori recenti: ‘Isole nell’arcipelago. Il movimento ecologista in Italia’ (Il Mulino, 1988) Contiene tra l’altro: ‘I tipi di mobilitazione: alcuni casi nazionali’ (pag 63-107) [Modernizzazione ed etno-nazionalismo in Quebec, Il movimento nazionalista scozzese, Il conflitto etnico-nazionale in Belgio, Terrorismo ed etno-nazionalismo, Il nazionalismo indiano negli Stati Uniti, L’autonomismo occitano] [“”La scelta del termine «etno-nazionalismo» per indicare i fenomeni di cui ci occupiamo connette al concetto di gruppo etnico quello di nazione. Anche in questo caso nella letteratura specialistica esistono analogie e sovrapposizioni tra i due concetti. La comunanza dei tratti biologici, storici e culturali e la capacità di auto-identificazione sembrano far coincidere il concetto di nazione con quello di etnicità. Si può tuttavia individuare un elemento specifico di differenziazione: la nazione si è sempre definita rispetto a uno spazio territoriale concreto e, nella tradizione europea, rispetto allo stato inteso sia come fonte dell’oppressione da combattere, sia come simbolo della nuova libertà da costruire. E’ dunque possibile tracciare una linea di demarcazione concettuale tra la nazione e il gruppo etnico, che dia senso alla dizione «movimenti etnico-nazionali». Il sentimento di appartenenza collettiva fa riferimento a una nazione solamente quando sta alla base di una mobilitazione volta a ottenere il controllo su un territorio specifico. Alcuni autori esprimono questa condizione in termini di capacità di azione politica, sottolineando che «una nazione può essere considerata un tipo particolare di comunità etnica, politicizzata, che ha diritti riconosciuti come gruppo nel sistema politico» (10). Il riferimento alla politicizzazione non sembra però sufficiente, se non si precisa che la mobilitazione politica ha come obiettivo il controllo su un determinato territorio. Esistono infatti numerosi gruppi etnici politicizzati (e il caso degli Stati Uniti ne è un esempio visibile) che non possono essere considerati una nazione, dal momento che la loro azione si indirizza verso la semplice conservazione dell’identità e degli interessi di gruppo. L’aspirazione a controllare un determinato territorio, che si rivendica come appartenente al gruppo etnico, non deve però in alcun modo essere confusa con la battaglia per la costruzione di uno stato sovrano e indipendente. L’identificazione di stato e nazione è infatti legata a una concezione del nazionalismo propria del secolo XIX europeo e ha provocato numerosi equivoci. Il nazionalismo è stato troppo spesso identificato con il sentimento di lealtà verso uno stato, invece che verso un popolo e un territorio. L’etno-nazionalismo contemporaneo si caratterizza invece proprio per il fatto di articolare i suoi obiettivi su una gamma di alternative che includono varie forme di autonomia e di decentramento, e che non implicano necessariamente la costruzione di un nuovo stato. D’altra parte, la differenza appena segnalata tra gruppo etnico e nazione porta come conseguenza l’impossibilità di identificare il risveglio di coscienza etnica, verificatosi nel mondo occidentale (ma anche altrove) nel corso degli ultimi vent’anni, con una ripresa pura e semplice del nazionalismo: le rivolte dei Neri americani o dei Giamaicani in Gran Bretagna sono per esempio lotte a base etnica, ma non nazionalista. Dimensione etnica e dimensione nazionale si sono invece fuse in certe situazioni, dando vita a quelle forme di mobilitazione che definiamo «etnico-nazionali». Intendiamo così sottolineare il legame esistente in questi casi tra i caratteri comuni e la solidarietà propri di una certa collettività, e la presenza di un progetto politico e ideale che fa appello a un territorio”” (pag 17-19)] [(9)”,”TEOS-181″ “MELVILLE Herman”,”Moby Dick. O la balena.”,”””Si pensi che Herman Melville è una specie di fusione e, con ciò, di superamento di Edgar Poe e Nataniele Hawthorne”” (pag X, prefazione) Etimologia ed Estratti sulla balena: Melville finge che gli siano stati forniti: Etimologia (‘fornita da un intisichito fu assistente di ginnasio’) Estratti (dai classici) (‘forniti da un Vice-vice-bibliotecario’)”,”VARx-118-FV” “MEMMI Albert”,”Portrait du colonisé.”,”Il destino di questo libro è singolare, scritto prima della guerra d’Algeria, descrive con precisione la fisionomia e la condotta del colonizzatore e del colonizzato.”,”PVSx-007-FFS” “MENAGER Bernard”,”Les Napoléon du peuple.”,”Bonapartismo. “”L’ inizio del culto napoleonico che si manifesta nei primi anni della Restaurazione attraverso l’ esposizione e la vendita di stampe, litografie, di ritratti dell’ Imperatore e della sua famiglia, o di oggetti usuali con il segno dell’ effice di Napoleone favorisce il prolungamento dell’ agitazione. A Bordeaux la polizia constata che tali esposizioni provocano dei raduni, delle discussioni da cui nascono delle false notizie sul ritorno di Napoleone. L’ anno 1820 si chiude con una netta ripresa delle manifestazioni bonapartiste imputabili principalmente all’ attentato di Louvel contro il duca di Berry.”” (pag 25-26)”,”FRAD-066″ “MENALE Ilenia”,”La guerra oltre la notizia. Note sul giornalismo di guerra.”,”Ilenia Menale, giornalista pubblicista e insegnante di giornalismo (Napoli 1983), laureata nel 2010 presso l’Università di Napoli Federico II. Scrive per varie testate su vari temi: economia, politica, inchieste. Indro Montanelli (1909-2001). ‘Nel 1937 approdò in Spagna per conto de ‘Il Messaggero’. La guerra civile rappresentò un’occasione fondamentale per il suo lavoro di inviato oltre che, come già detto, un decisivo punto di svolta per il giornalismo di guerra Il giornalismo italiano proseguì con questo conflitto il lavoro propagandistico, iniziato con la campagna d’Africa, di cui Montanelli scrisse dei resoconti dall’Abissinia, dove si trovava in qualità di soldato. Come tutta la stampa di destra, il Paese si schierò a fianco dei franchisti, esaltandone le vittorie e screditando gli avversari. Pur non nutrendo simpatie per la sinistra, il giovane reporter si distinse per la mancanza di retorica. Esemplare, a questo proposito, il suo resoconto della battaglia di Santander, che si spoglia dell’inneggiamento all’eroismo delle truppe filo franchiste italiane, fatto dagli altri giornalisti. «(…) quella dei miliziani sul fronte di Santander non è stata una rotta, ma una “”ritirata strategica”” (…). Ci fermammo e facemmo il bilancio: 20 chilometri di avanzata senza sparare un colpo di fucile (…). Una lunga passeggiata e un solo nemico: il caldo. Un caldo a picco, insistente e brutale. Una avanzata tirata avanti, invece che a furia di fuoco, a furia di acqua (…)”” (26). In seguito all’articolo, poco gradito, venne espulso dal sindacato dei giornalisti e dal partito fascista e, grazie all’intervento di Giuseppe Bottai, venen mandato a dirigere l’Istituto di cultura italiana in Estonia. A salvare la sua carriera ci pensò il direttore del ‘Corriere della Sera’, Aldo Borelli, che lo assunse in qualità di “”redattore viaggiante”” per trattare temi lontani dalla politica. Si trovò a viaggiare per l’Europa fino ad arrivare in Germania nel 1939, dove incontrò Hitler. I suoi articoli, però, di impronta filo polacca, ancora una volta, risultarono sconvenienti per il regime, che lo fece espellere dalla Germania. Viaggiò, quindi, verso l’Estonia, giungendo a Tallin nel momento della sconfitta a favore dell’esercito sovietico, che non apprezzò la sua presenza. Montanelli, perciò, nello stesso anno, raggiunse la Finlandia, fermandosi ad Helsinki, per trovarvi rifugio, ma il posto non era sicuro: Stalin si preparava all’attacco per estendere i confini della Russia. Il confronto che ne sarebbe seguito era impari, dato il dislivello tra i due eserciti. Contrariamente alla volontà del suo direttore, il giornalista decise di rimanere e questo gli offrì l’occasione di essere testimone dell’incredibile resistenza finlandese. I suoi articoli rivelano tutte le qualità dello scrittore, che si esprime con uno stile diretto, capace di ricreare l’atmosfera vissuta in quei luoghi, prediligendo ad argomentazioni ideologiche la descrizione dei fatti, anche apparentemente insignificanti e di poca importanza, e dei personaggi, di cui mette in luce la psicologia. Il pubblico italiano apprezzò molto i suoi resoconti dalla Finlandia al punto che la censura fascista non poté fare molto per impedirgli di proseguire la sua missione. A bloccare l’azione del regime fu lo stesso direttore che permise la pubblicazione degli articoli, raccolti in seguito nel volume ‘I cento giorni della Finlandia’, oltre che l’anticomunismo fascista e l’incertezza della posizione politica italiana. Ciò che emerge dai suoi pezzi è l’esaltazione della resistenza del popolo finlandese, che, motivato dalla volontà di conservare la propria libertà e non diventare prigioniero di uno stato totalitario, mise in campo tutte le sue virtù. Di contro, l’esercito russo, pur essendo superiore da uomini sprovveduti, impregnati di propaganda, che non comprendevano realmente i motivi di quella guerra. Divenuto famoso per la sua copertura della guerra in Finlandia, seguì, in qualità di inviato, per conto del ‘Corriere della Sera’, anche la Seconda guerra mondiale, denunciandone atrocità e meschinità con il suo stile chiaro ed efficace, che faceva emergere la tragicità del momento e della situazione dalle vicende personali dei soldati. Nel 1942 iniziò a lavorare anche per ‘Tempo’ di Arnaldo Mondadori, occupandosi della rassegna stampa estera. Durante il governo di Badoglio, poi, scrisse, per i due giornali, articoli diffamatori contro Mussolini, che gli procurarono, nel 1944, la prigione. (…)’ (pag 33-34)”,”EDIx-246″ “MENAND Louis”,”Il Circolo metafisico. La nascita del pragmatismo americano.”,”MENAND Louis è professore di Letteratura inglese all’ Università di New York. Ha scritto importanti saggi (v. retrocopertina). Questo libro ha vinto il premio Pulitzer 2002. “”Nel secolo precedente Darwin, due teorie sulla diversità razziale predominavano nella scienza occidentale: nessuna delle due era egualitaria. Chi credeva che tutti gli esseri umani avessero radici comuni (una posizione nota come monogenismo) attribuiva le differenze razziali a diverse velocità di degenerazione. L’ intera specie era in declino sin dalla creazione, pensavano i monegenisti, ma alcuni gruppi, a causa (solitamente) degli effetti del clima), avevano conosciuto un declino più marcato di altri. I poligenisti credevano invece che le razze fossero state create separatamente e che avessero ricevuto attributi differenti e attitudini diverse sin dall’ inizio.”” (pag 120)”,”USAG-051″ “MENANDRO, a cura di Franco FERRARI”,”Menandro e la commedia nuova.”,”Nel 342 a.C. Menandro nasce ad Atene da Diopeite e da Egestrata nel demo di Cefisia. Nel 325 esordio di Menandro. Nel 322 prima vittoria di Menandro, con l’Orgé (L’ira), rappresentata alle Lenee. Circa 306 poco dopo la cacciata da Atene di Demetrio Falereo Menandro sfugge a una incriminazione grazie all’intercessione di un certo Telesforo, cugino di Demetrio. Nel 293 Menandro muore, secondo una tradizione annegando mentre nuota nelle acque del Pireo.”,”VARx-154-FL” “MENANT François”,”L’Italia dei comuni (1100-1350).”,”Edizione originale: ‘L’Italie des communes, 1100-1350’, Ed. Belin, 2005 François Menant, già membro dell’Ècole Normale Supérieure di Parigi. Tra le sue opere ‘Lombardia feudale. Studi sull’aristocrazia padana nei secoli X-XIII’ (Vita e Pensiero, 1992) Nascita di un proletariato urbano. Firenze città operaia e industriale (sec. XIV) ‘Giovanni Villani calcola in 30.000 il numero dei fiorentini impiegati nell’industria tessile nel 1338, ossia un terzo della popolazione; i rilievi fiscali confermano questa cifra. Nell’arco delle tre generazioni che hanno visto la trasformazione della città in capitale industriale dell’Europa, redditi e modi di vita subiscono un vero e proprio sconvolgimento. Per la prima volta nella storia occidentale i salariati costituiscono una parte significativa, e forse maggioritaria, della popolazione di una città. È una situazione che si ripete, sia pure a un grado minore, in tutte le città italiane orientate verso le esportazioni. Gli operai della lana costituiscono la grande massa dei salariati fiorentini (25). Accanto a loro numerose categorie scivolano nella stessa condizione tra gli ultimi decenni del XIII secolo e i primi decenni del XIV. Si tratta soprattutto di lavoratori poco qualificati, ma anche di alcune categorie di maestri artigiani, per esempio quelli che operano nei grandi cantieri edilizi. Ma anche una parte dei capi officina impiegati dai lanaioli sembrano transitare nel corso del XIV secolo dal lavoro a cottimo al lavoro salariato. (…) Charles de La Roncière ha analizzato mirabilmente la nova condizione economica di questi lavoratori urbani. Le fonti a sua disposizione fanno luce sugli operai delle costruzioni e sugli impiegati negli ospedali, e non sugli operai tessili (26), ma le conclusioni cui egli giunge possono essere tranquillamente generalizzate: il livello dei salari permette agli operai celibi di vivere dignitosamente e ai capimastro di provvedere alle proprie famiglie. Ma per un semplice operaio la presenza di una famiglia costituisce la premessa del naufragio economico, almeno quando i bambini sono troppo piccoli per contribuire, con il proprio lavoro, alla sussistenza del gruppo. Comprendiamo allora quanto il lavoro femminile, pur pagato anche due volte meno di quello degli uomini (27), costituisca una fonte vitale di sostentamento, e ancor più per le famiglie operaie che per quelle degli artigiani autonomi.. Le donne lavorano soprattutto nei servizi (domestiche e lavandaie) e nel settore alimentare (bottegaie e addette alla preparazione dei prodotti). Ma anche alcuni stadi del ciclo tessile sono aperti al lavoro delle donne: la pettinatura e la tessitura, ad esempio, e soprattutto la filatura, grande specialità femminile’ (pag 275-276) [(25) La Roncière, ‘La condition des salariés’; (26) Su questi ultimi vedi Stella, ‘La révolte des Ciompi’; (27) Vedi per esempio La Roncière, ‘La condition des salariés’, p. 340]”,”STOS-217″ “MENAPACE Lidia”,”La democrazia cristiana. Natura, strutture e organizzazione.”,”Il Partito Popolare sconfessato dal Papa. “”L’ intreccio organico e strettissimo tra Chiesa cattolica e fascismo è il primo elemento dal quale partire per cogliere il modo di formazione di tutta la futura classe politica italiana e della maggior parte dei quadri della DC. (…) Se infatti, i primi anni del regime avevano visto la Chiesa in un certo conflitto con il Partito Popolare e alla fine Pio XI aveva scelto il fascismo, in termini difensivi e come “”male minore””, addirittura scavalcando e sconfessando Don Sturzo, via via che gli anni passavano e la Chiesa godeva e si rinforzava per il Concordato e in più per la generale atmosfera conservatrice, reazionaria, bigotta, moralistica che il regime fomenava, e non veniva toccata nei suoi interessi, anzi sempre facilitata in una serie di attività sportive, ricreative, pubbliche, il rappoto organico tra fascismo e Chiesa cattolica diventava visibile, si costruiva in modo preciso e dilatato e prendeva la forma di una spartizione di aree di influenza tra poteri pacificamente concorrenti a fini non dissimili o, almeno, non contradditori tra loro.”” (pag 19-20) Lidia MENAPACE è nata a Novara nel 1924 e ha avuto parte attiva nella lotta partigiana. Iscrittasi alla DC per la quale è stata assessore regionale per il Trentino, ne è uscita nel 1953, in occasione della cosiddetta ‘legge truffa’ per rientrarvi nel 1956 entrando nel Consiglio Nazionale. Ne è uscita definitivamente nel 1968, anno in cui è stata espulsa anche dall’ Università cattolica dove insegnava retorica cinquecentesca. E’ attualmente nella segreteria nazionale del Manifesto di cui è stata una dei fondatori.”,”ITAP-121″ “MENAPACE Lidia AYMONINO Carlo KAROL K.S. ROSSANDA Rossana SINGER Daniel PLIUSC Leonid GIRARDET Giorgio MAREK Franz PELIKAN Jiri KAVIN Ludvik MASI Edoarda BALUKA Edmund BETTELHEIM Charles WEIL Boris TRIDENTE Alberto FORTINI Franco MÉSZÁROS Istvàn CAVAZZUTI Francesco GIOVANNINI Elio COMIN Alfonso Carlos VILLARI Rosario SCHMIEDERER Ursula TERZIAN Hayr USAI Gianni CAPRI Marcello MAGRI Lucio TRENTIN Bruno FRANQUI Carlos CRISPINO Anna Maria RIPA DI MEANA Carlo CLAUDIN Fernando ALTHUSSER Louis COVOLO Luigi CLAUSSEN Detlev AYMONE Tullio ANTONUCCI Gabriele CERUTTI Furio DI LEO Rita LINHART Robert LOMBARDO RADICE Lucio POMIAN Krzysztof TELÒ Mario VITA Vincenzo”,”Potere e opposizione nelle società post-rivoluzionarie. Una discussione nella sinistra.”,”La nozione di proprietà socialista. “”Siamo qui in presenza d’un sistema ideologico che funziona in modo molto semplice, ma del tutto estraneo al materialismo dialettico. Questo sistema presuppone: a) che proprietà di stato = proprietà sociale = proprietà socialista; b) che la proprietà è il ‘fondamento’ dei rapporti di produzione. Afferma dunque che, esistendo una «proprietà di stato socialista», esistono rapporti di produzione ugualmente socialisti, e ne deduce che il rapporto salariale non è che una forma «vuota», un’apparenza che nasconde «rapporti sociali interamente nuovi» (è, per esempio, quanto afferma il ‘Manuale di economia politica’ dell’Accademia delle Scienze dell’Urss, pubblicato nell’Urss nel 1954: questo manuale riassume le proposte enunciate da Stalin sugli stessi problemi nel 1952). Tali formulazioni appartengono alla concezione idealistica propria dell’ideologia giuridica borghese. Non hanno nulla a che fare con il materialismo storico. E lo si vede dal ruolo-chiave attribuito alla proprietà di stato, cioè alla forma giuridica della proprietà. E’ una ricaduta nel proudhonismo o nel lassallismo. Già nel 1846 Marx, in una lettera ad Annenkov, aveva mostrato l’inconsistenza di una concezione che attribuisce un ruolo-chiave alla proprietà giuridica, scrivendo così: «La proprietà costituisce infine la categoria suprema nel sistema del signor Proudhon. Nel mondo reale, invece, la divisione del lavoro e tutte le altre categorie del signor Proudhon sono rapporti sociali, il cui complesso forma quello che oggi si chiama ‘la proprietà’: fuori da questi rapporti, la proprietà borghese non è che un’illusione metafisica e giuridica… Quando il signor Proudhon rappresenta la proprietà come un rapporto indipendente, commette più che un errore di metodo: prova chiaramente di non aver colto il legame che collega tutte le forme della produzione borghese…». (MEW, volume 4, pagg. 551-552). Questo testo dice con grande chiarezza che la proprietà, nel senso profondo del termine, non è una pura categoria giuridica ma il prodotto dell’insieme dei rapporti sociali, soprattutto della divisione del lavoro. Ora, appunto, i rapporti sociali che caratterizzano l’Urss sono fondamentalmente gli stessi che caratterizzano il modo di produzione capitalistico. La nozione di «proprietà socialista» in quanto nozione giuridica astrae dal processo reale di appropriazione nel quale sono inseriti produttori e non produttori. Astrae dai rapporti sociali che si tessono in questo processo e sulla sua base. Questi rapporti non possono venir conosciuti che attraverso un’analisi concreta: non possono essere «dedotti» dalla forma della proprietà giuridica. Come Marx sottolinea nel ‘Capitale’, finchè i mezzi di produzione continuano ad opporsi «in quanto proprietà estranea a tutti gli individui realmente attivi nella produzione», il modo di produzione capitalistico si conserva. Il mantenimento dei rapporti di produzione capitalistici sulla base della proprietà di stato appare chiaramente nella riproduzione del rapporto salariale. L’esistenza di questo rapporto significa che la base economica della formazione sociale sovietica è sempre costituita da rapporti di produzione capitalistici. Come sottolinea Marx: «Il salario presuppone il lavoro salariato, il profitto presuppone il capitale… la distribuzione capitalista è differente dalle forme di distribuzione che derivano da altri modi di produzione; ogni forma di distribuzione scompare con il modo determinato di produzione da cui proviene al quale corrisponde» (‘Il Capitale’, tomo 8). Già nei ‘Grundrisse’ Marx aveva dimostrato che l’esistenza della forma valore a livello della distribuzione (dunque l’esistenza della forma salario) prova che «la produzione non è ancora direttamente sociale», che «il lavoro non è ripartito in modo comunitario» e dunque che «la produzione sociale non è ancora subordinata agli individui che la maneggiano come una potenza e una capacità comune». Così, sia la forma del processo di produzione sia la forma del processo di distribuzione manifestano la riproduzione dei rapporti di produzione capitalistici nelle aziende sovietiche”” [Charles Bettelheim, ‘Sulla natura della società sovietica””] [(in) ‘Potere e opposizione nelle società post-rivoluzionarie. Una discussione nella sinistra’, a cura di Alfani editore, Roma, 1978] (pag 95-96)”,”EURC-124″ “MENAPACE Lidia”,”La democrazia cristiana. Natura, strutture e organizzazione.”,”Lidia Menapace è nata a Novara nel 1924 e ha avuto parte attiva nella lotta partigiana. Iscrittasi alla DC per la quale è stata assessore regionale per il Trentino, ne è uscita nel 1953, in occasione della cosiddetta ‘legge truffa’ per rientrarvi nel 1956 entrando nel Consiglio Nazionale. Ne è uscita definitivamente nel 1968, anno in cui è stata espulsa anche dall’Università cattolica dove insegnava retorica cinquecentesca. E’ attualmente nella segreteria nazionale del Manifesto di cui è stata una dei fondatori (1975). “”Ma, quattro anni più tardi (dal tentativo del fanfaniano Tambroni e dalla risposta popolare del giugno 1960, ndr) il presidente Segni non fu certo trovato estraneo al tentativo di colpo di Stato di stampo più tradizionale, quello promosso dall’esercito, dai corpi separati dello Stato, dal Sifar”” (pag 195)”,”ITAP-002-FGB” “MENCARELLI Mario a cura”,”Il discorso pedagogico del nostro secolo. Antologia di testi. Questioni teoretiche, pratica educativa e problemi della scuola.”,”Foerster e la formazione del carattere (pag 174-187): 1 – Necessità di una educazione del carattere in una scuola moderna 2 – Pericoli di una educazione unilaterale dell’intelletto 3 – La scuola e l’ideale della vita 4 – Il problema della disciplina nella nuove condizioni di vita”,”GIOx-001-FGB” “MENCHERINI Robert”,”Midi rouge, ombres et lumières. 1. Les années de crise, 1930-1940. Une histoire politique et sociale de Marseille et des Bouches-du-Rhône de 1930-1940.”,”MENCHERINI Robert è uno storico e partecipa ad equipes di ricerca regionali e nazionali. Nel 1998 ha pubblicato ‘Guerre froide, grève rouges. Parti communiste, stalinisme et luttes sociales en France. Les grèves “”insurrectionnelles”” de 1947-1948′ (Syllepse).”,”FRAD-068″ “MENCHERINI Robert”,”Guerre froide grèves rouges. Parti communiste, stalinisme et luttes sociales en France. Le grèves “”insurrectionnelles”” de 1947-1948.”,”Il PCF fa da freno. “”I movimenti rivendicativi del maggio-giugno 1947. Dall’ inizio dello sciopero, gli istigatori del conflitto alla Renault provarono ad estendere la loro azione alla metallurgia parigina. Il 30 aprile e il 1° maggio, il comitato di sciopero distribuiva un volantino che chiamava a generalizzare il movimento e gli scioperanti intervennero nelle fabbriche vicine. Predicavano in terreno favorevole. Ma il PCF allora si opponeva, sovente con difficoltà, ad ogni estensione. Così, secondo la testimonianza del dirigente della metallurgia parigina, il risponsabile della CGT inviato alle officine Rateau per chiedere la ripresa del lavoro si fece urlare contro e vennero strappate tessere sindacali. Alla vigilia del 1° maggio, lo sciopero della Renault cominciò ad allargarsi a macchia d’ olio in provincia e a Parigi. L’ allienamento ulteriore della CGT al movimento, l’ espulsione dei comunisti dal governo contribuirono a levare il freno.”” (pag 127) (Il PCF prima della svolta del patto Hitler-Stalin). “”Più che mai, per il Partito comunista una vera politica di difesa nazionale è indispensabile di fronte al pericolo hitleriano. Così, in occasione di una grande assemblea comunisa, il 30 luglio 1939, alle Arènes d’ Arles, André Marty sottoscrive la preparazione della guerra del governo di Paul Reynaud e approva “”la fabbricazione intensiva d’ armi””. Certo, egli assortisce questa dichiarazione con un certo numero di condizioni, in particolare “”la conclusione del patto d’ assistenza anglo-franco-russo, sulla base di eguale reciprocità”” e delle critiche contro i campi di concentramento per i miliziani spagnoli e contro i decreti-legge “”della miseria””. Ma la tonalità è chiara. Al contrario, il Partito socialista esita, localmente come nazionalmente, sempre diviso tra le posizioni di Paul Faure che mettono in primo piano la difesa della pace e quelle di Leon Blum, partigiano di una fermezza accresciuta di fronte ai regimi fascisti””. (pag 128)”,”PCFx-045″ “MENDE Tibor”,”L’ Asie du Sud-Est. Entre deux mondes.”,”Tibor MENDE dopo i paesi dell’Himalaya ha percorso i paesi del Sud-Est Asiatico in particolare il Pakistan, la Birmania e l’Indonesia. Impressioni di viaggio, interviste, descrizione degli uomini e del loro lavoro, riferimenti storici, dati, tutto è utilizzato dall’A per ricostruire questo mondo. Si vede pure il sindacalismo organizzarsi all’ombra delle pagode birmane, l’arrivo dei bull-dozers, la guerriglia, il confronto degli intellettuali con il marxismo e il buddismo.”,”ASIx-005″ “MENDE Tibor”,”La Cina alle spalle.”,”La Cina l’ India e l’ Asia-Pacifico. “”Ancora una volta non ci sono risposte prevedibili a queste domande. Ciò che appare probabile, è che tra tutti i fattori che determineranno la scelta dell’ India, il peso della Cina sarà decisivo. E’ dunque impossibile prevedere qual piega prenderanno gli avvenimenti all’ interno di quel triangolo della decisione. Nondimeno, la loro interdipendenza è evidente. Ma si può capire che, nella congiuntura meno favorevole per l’ Occidente, la Cina, il Giappone, l’ India e il Sud-Est asiatico, con o senza l’ Unione Sovietica, potrebbero apparire un giorno come un gruppo legato da interessi politici ed economici tanto omogenei da portare a un cambiamento radicale nell’ equilibrio attuale delle forze mondiali””. (pag 344)”,”CINE-001″ “MENDE Tibor”,”Regards sur l’ histoire de demain. Les nouveaux centres de gravité du monde.”,”Contiene dedica autore a S.E. Pietro Quaroni “”Ma oggi la Manciuria, ormai ufficialmente battezzata provincia del Nord-Est, rinasce a una nuova vita. Si stimano le sue riserve di carbone a 9 miliardi di tonnellate e quelle di minerale di ferro a un miliardo. Essa possiede inoltre rame, piombo, zinco, manganese, bauxite, grafite, e mobildeno – in breve, tutto quello che occorre per una grande industria pesante.”” (pag 103-104) “”La potenza materiale degli Stati Uniti è senza precedenti. L’ attitudine, sempre originale ed efficace del suo popolo davanti ai compiti pratici, imprime alla sua società uno slancio straordinario che né la ricchezza né il conforto materiale sembrano capaci di indebolire. Ma l’ ascesa rapida degli Stati Uniti al rango di prima potenza mondiale è stata essenzialmente il risultato della tecnica, un trionfo dell’ organizzazione e della rapidità accresciuta dei metodi di produzione. Il carattere di una comunità sta inevitabilmente alla sua evoluzione ed è naturale che ciascuno abbia la tendenza ad esaltare l’ importanza del fattore al quale deve soprattutto il suo successo. E’ dunque fatale che gli Americani diano un posto esagerato alla perfezione tecnica, all’ efficacia e alla soluzione meccanica dei problemi. E’ questa, ben inteso, una generalizzazione molto grande. Ma chiunque sia stato in contatto con un gruppo assai numeroso e assai vario di Americani non ha potuto non constatare a qual punto questa formazione abbia marcato il loro spirito.”” (pag 123)”,”RAIx-205″ “MENDE Raul A.”,”El Justicialismo. Doctrina y realidad peronista.”,”Il medioevo spiritualista. “”La Edad Media es espiritualista. Ninguna otra etapa de la historia puede ostentar con más derecho este título. En le Edad Media, el hombre alcanza al extremo más alto de su vertical. Todo lo hace y todo lo deshace por Dios.”” (pag 64) “”Por qué, sin embargo, fracasó la Edad Media? Por qué, debió ceder paso al Renacimiento? En primer lugar, porque su individualismo facilitó la tarea de las fuerzas esclavistas individuales más poderosas: feudalismo y absolutismo. Y en segundo lugar, porque su espiritualismo extremado produjo el cansancio de lo espiritual.”” (pag 65-66)”,”AMLx-101″ “MENDE Tibor”,”Soleils levants. Le Japon et la Chine.”,”La versione giapponese del populismo (pag 72) Tre particolarità del sistema politico giapponese. “”Mais dans toute comparaison avec la pratique occidentale, il faut garder à l’esprit trois particularités du système japonais. La première est la notion même du rôle de l’État. Dans la démocratie occidentale, il consiste à protéger et à favoriser les droits de l’individu. Au Japon, il s’agit d’assurer un ordre social bienveillant. Dans l’idéal occidental, le règne de la loi garantit l’égalité de tous ceux qui s’y soumettent. Au Japon, les gouvernants sont des gens à qui il faut faire confiance, parce qu’on croit qu’ils dirigent dans l’intérêt du bien commun. (…) La seconde particularité est le désir de consensus des Japonais. Les décisions ne sont jamais prises par des individus, mais presque toujours par des groupes. On ne prend habituellement une décision à la majorité simple que dans des institutions importées, par exemple à la Diète. Une idée est lancée dans un petit groupe et elle se répand à travers divers obstacles et compromis jusqu’à ce qu’elle obtienne l’approbation d’un cercle plus vaste. (…) La troisième particularité à considérer a trait à la survie du clan en tant qu’expression des liens personnels de layauté. La forme contemporaine de cet héritage de la féodaité est le ‘habatsu’ ou faction, unité de base de la politique japonaise. Un ‘habatsu’ est habituellement organisé par un membre de la Diète doté de toute l’habilité politique et du sens de l’organisation nécessaires, par une personne disposant d’amples fonds électoraux et par quelqu’un qui ambitionne de devenir Premier ministre (…)”” (pag 73-74) “”Ma in qualsiasi confronto con la pratica occidentale, bisogna tenere a mente tre particolarità del sistema giapponese: la prima è la nozione stessa del ruolo dello stato, e nella democrazia occidentale è la protezione e la promozione dei diritti umani. In Giappone, si tratta di garantire un ordine sociale benevolo. Nell’ideale occidentale, lo Stato di diritto garantisce l’uguaglianza di tutti coloro che si sottomettono ad esso. In Giappone, i governanti sono persone a cui si deve dare fiducia, perché si crede che essi dirigano nell’interesse del bene comune … La seconda particolarità è il desiderio giapponese di consenso, le decisioni non sono mai prese da individui, ma quasi sempre da gruppi. Solitamente si prende una decisione a maggioranza semplice solo nelle istituzioni importate, ad esempio nella Dieta. Un’idea viene lanciata in un piccolo gruppo e si diffonde attraverso vari ostacoli e compromessi fino a che essa ottiene l’approvazione di un cerchio più ampio. (…) La terza peculiarità da considerare è la sopravvivenza del clan come espressione dei legami personali della comunità. La forma contemporanea di questa eredità del feudalesimo è l'””habatsu”” o fazione, l’unità di base della politica giapponese. Un habatsu è solitamente organizzato da un membro della Dieta dotato di abilità politica e del senso di organizzazione necessarie, da una persona con ampi fondi elettorali e da qualcuno che aspira a diventare Primo Ministro ( …) “” (pag 73-74)”,”JAPx-090″ “MENDEL Hersh”,”Memoirs of a Jewish Revolutionary.”,”Hersh Mendel identified himself in turn as a Jewish, a Polish and a Russian socialist. These Memoirs, unsurpassed in the working-class literature of our time and published here for the first time in English, stand as a forthright statement of the yearnings and struggles of many thousands of nameless and faceless Jewish, Polish and Russian revolutionaries whose life’s work was devoted to the great Russian Revolution. Memoirs of a Jewish Revolutionary is a book about Poland the oppressed and Poland the oppreaaor, Born of East European Jewry, Hersh Mendel condemned with equal venom Russia’s rape of Poland and Poland’s rape of White West Russia and the Ukraine. The author played a significant role in the Polish workers’ movement over several decades. He took part in the October 1917 uprising in Moscow and was later a witness and unwilling participant in the Stalinist collectivisations. Finally, as a comrade and disciple of Trotsky, Mendel founded the Polish Trotskyist movement. With a Preface by Isaac Deutscher, Translator’s note, Preface to the Yiddish Edition, Afterword, Appendix: 1) Exchange Between Hertz and Mendel, 2) Exchange Between Mendel and Trotsky, Index, prefazione di Isaac DEUTSCHER nota del traduttore prefazione all’edizione Yiddish, postfazione note appendice: 1) Exchange Between Hertz and Mendel, 2) Exchange Between Mendel and Trotsky, indice nomi argomenti località”,”RIRx-021-FL” “MENDEL Arthur P.”,”Dilemmas of Progress in Tsarist Russia. Legal Marxism and Legal Populism.”,”Arthur P. Mendel is Associate Professor of History, New York University. Preface, Bibliography, Notes, Index, Russian Research Center Studies, n.43,”,”RIRx-035-FL” “MENDELLA Michelangelo D’AGOSTINO S.”,”La prima repubblica austriaca (1918-1938).”,”MENDELLA M. già libero docente (Storia contemp. Univ. di Messina e poi titolare in Facoltà scienze politiche di Napoli) ha dedicato studi alla restaurazione francese e al viceregno napoletano.”,”AUTx-034″ “MENDELSON Elliott”,”Introduzione alla logica matematica.”,”E. Mendelson nato nel 1931 ha ottenuto il dottorato in matematica presso la Cornell University nel 1955. Ha insegnato nel Dipartimento di Matematica del Queens College di New York.”,”SCIx-223-FRR” “MENDELSON Elliott”,”Introduzione alla logica matematica.”,”Nato nel 1931 e addottoratosi in matematica presso la Cornell University nel 1955, Elliott Mendelson è attualmente professore nel Dipartimento di Matematica del Queens College di New York.”,”SCIx-273-FL” “MENDES FRANCE Pierre”,”Dialogos con el Asia de hoy. Apunte de un viaje.”,”Pierre MENDES FRANCE nasce a Parigi nel 1907, studia diritto e scienze politiche alla Sorbona. Viene chiamato da Leon BLUM alla carica di sottosegretario del tesoro. Volontario dell’ aviazione in Siria, nel 1940 viene condannato dal governo di Vichy. L’ anno seguente evade e passa alle forze di Francia libera. Finita la guerra (nel 1944 era stato nominato da DE-GAULLE ministro dell’ economia ma poi diede le dimissioni l’ anno dopo), nel 1954 viene nominato capo del governo firma gli accordi di Ginevra con il Vietminh relativi all’ Indocina. Nel 1955 viene fatto cadere dal parlamento per la sua politica in Africa del Nord. Si oppone tenacemente alla nomina di DE-GAULLE come presidente ed entra nel partito socialista fino a che nel 1968 si separa anche da questo partito.”,”ASIx-061″ “MENDRAS Henri FORSE’ Michel, edizione italiana a cura di Antonio VITIELLO”,”Il mutamento sociale.”,”””Perciò il moto, piuttosto che la quiete è contrario al moto”” Aristotele, Fisica, v, 231a, 1-2 MENDRAS è direttore di ricerca responsabile dell’ Observatoire sociologique du changement del CNRS presso la Fondation Nationale des Sciences Politiques (FNSP) e dal 1956 professore di sociologia all’ Institut d’ Etudes politiques di Parigi. FORSE’ è professore all’ Università di Lille I. Per la bibliografia dei due autori v. 4° copertina. “”Per Marx, fintantoché le contraddizioni all’ interno di un modo di produzione non sono abbastanza gravi, il sistema trova sempre le risorse per mantenersi immutato. Per Parsons, i valori interiorizzati nel corso della socializzazione sono un contrappeso efficace alle esigenze del cambiamento. La funzione di stabilità normativa che ne risulta spiega i fenomeni di resistenza al cambiamento, che si incontrano frequentemente in tutte le società. Tuttavia, in caso di rottura dell’ equilibrio, Parsons distingue tre ipotesi. Nella prima, si arriva a un uovo equilibrio senza che il sistema stesso ne sia modificato. (…) Invece, se le forze che spingono al cambiamento sono troppo potenti, la rottura dell’ equilibrio comporterà l’ instaurarsi di un nuovo ordine nella struttura del sistema sociale. (…) Resta infine una terza possibilità di cambiamento: l’ evoluzione lenta del sistema””. (pag 191)”,”TEOS-113″ “MENDUNI Enrico”,”L’Autostrada del Sole.”,”Enrico Menduni insegna nella Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Siena e di Roma La Sapienza. Con il Mulino ha pubblicato tra l’altro ‘La televisione’ (1998). “”Vi fu un cambiamento nello spirito pubblico, e in strati abbastanza larghi dei ceti dirigenti. Con la subitaneità di un verdetto, il giudizio sulla motorizzazione passò da un estremo all’altro. L’automobile, che era stata presentata come simbolo di libertà e di benessere, appariva adesso come qualche cosa che non riusciva a mantenere le sue promesse perché la congestione e il traffico la paralizzavano, che poteva inquinare, che rimaneva attaccata ad un’etica individualista poco attenta all’interesse collettivo. L’autostrada da strumento di un’epopea nazionale fu declassata rapidamente, dalle élite e poi dal senso comune, ad «opera del regime», a deturpazione del paesaggio, a macchina mancia-soldi: l’aumentato costo del denaro, del resto, aveva aumentato ai limiti dell’intollerabile i costi della costruzione. Si era – occorre ricordarlo – in quella prima metà degli anni Settanta in cui sembravano declinare insieme il ruolo dirigente della Democrazia cristiana e le ambizioni modernizzanti del Centro-sinistra. (…) Queste erano le condizioni quando lo sviluppo autostradale fu interrotto da un evento improvviso. Si trattava di un episodio abbastanza frequente nella vita parlamentare: l’approvazione di uno dei tanti decreti-legge, che pena la decadenza devono essere convertiti in legge dal Parlamento entro sessanta giorni e che rappresentavano (talvolta rappresentano ancora oggi) una corsa contro il tempo e contro le opposizioni, spesso evitata dalla contrattazione di emendamenti concordati, ritenuti utili dalle varie parti politiche di governo e di opposizione. Il Dl 13 agosto 1975, n. 379 («Provvedimenti per il rilancio dell’economia riguardante le esportazioni, l’edilizia e le opere pubbliche»), era un classico provvedimento ‘omnibus’: un convoglio di disposizioni varie, grandi e piccole, riunificate per meglio sfuggire ai siluri del voto parlamentare. In sede di conversione, fu aggiunto un art. 18 bis che recita: «è altresì sospesa la costruzione di nuove autostrade o tratte autostradali e di trafori di cui non sia stato effettuato l’appalto, ancorché assentiti amministrativamente». Si fermò così la costruzione delle autostrade per quella che fu chiamata una “”pausa di riflessione””. Essa durò sette anni: solo nel 1982, con la l. 531, furono riprese nuove costruzioni. Tuttavia molte opere allora non appaltate (ad esempio l’autostrada tirrenica fra Livorno e Civitavecchia) non sono state più compiute e sono divenute, per vari motivi ambientali e di compatibilità, improponibili. Nessuno è più disposto a giurare che vi sia una correlazione positiva (che pure in passato indubbiamente c’è stata, in casi determinati) tra la realizzazione di grandi arterie stradali, lo sviluppo economico, il benessere. Per costruirle ci si affida sempre più ai finanziamenti per eventi eccezionali (come i Campionati di calcio del 1990, o le Colombiadi del 1992), secondo la logica del «convoglio» sopra illustrata. Ma la concomitanza tra grandi programmi di opere pubbliche ed eventi speciali, come nel caso del Giubileo del 2000, desta ancora maggiori e più diffidenze. Si può dunque affermare con relativa certezza che il periodo d’oro della costruzione delle autostrade, innescato dall’Autosole e poi proseguito fino al 1975, era finito per sempre; con esso terminava una piccola epopea nazionale. La costruzione esemplare dell’Autostrada del Sole era così sottratta alla cronaca, alle passioni, a ricordi e testimonianze frammentarie per diventare un episodio, fra tanti altri, della modernizzazione dell’Italia”” (pag 124-125)”,”ITAS-222″ “MENEGATTI Luciano”,”L’Albania socialista. Vol. 1.”,”Fondo Pegoraro”,”EURC-059-A” “MENEGHETTI Maria Luisa”,”Il pubblico dei trovatori. La ricezione della poesia cortese fino al XIV secolo.”,”M.L. Meneghetti nata a Venezia nel 1950 insegna Letteratura provenzale nell’Università di Pavia.”,”VARx-042-FSD” “MENGALDO Pier Vincenzo a cura”,”Poeti italiani del Novecento.”,”Dalle prime voci poetiche del Novecento di Govoni, Palazzeschi e Gozzano fino alle esperienze degli anni Settanta, questa antologia propone un’ampia selezione dei testi di cinquantun poeti italiani tra i più noti e apprezzati.”,”ITAB-003-FL” “MENGALDO Elisabetta”,”Retorica e polemica nel ‘Capitale’ di Marx.”,”Complessità delle strategie della citazione in Marx, della quale andranno sempre indagate le due dimensioni: ‘Zitat’ e ‘Zitation’, enunciato e enunciazione, vale a dire il “”prodotto”” assimilato (…) “”La ‘Prefazione’ alla prima edizione del ‘Capitale’ (1867) si conclude con queste parole: «Sarà per me benvenuto ogni giudizio di critica scientifica. Per quanto riguarda i pregiudizi della cosiddetta ‘opinione pubblica’, alla quale non ho fatto mai concessioni, per me vale sempre il motto del grande fiorentino: “”Segui il tuo corso, e lascia dir le genti”” (C, 35). Citando Dante, Marx modifica il verso, che in originale suona: «Vien dietro a me , e lascia dir le genti» (Purg. V. 13). (…) Marx, che a più riprese sottolinea come la lettura delle parti più teoriche del suo libro presupponga un notevole sforzo intellettuale (4), conclude la sua prefazione distinguendo tra le ponderate critiche scientifiche e i pregiudizi «della cosiddetta opinione pubblica», che, nella sua negligente inerzia, finisce per fare il gioco dell’ideologia dominante. Infine, questa citazione collocata alla fine della prefazione si rivela essere anche una sorta di rimando autoreferenziale, poiché ricorda da vicino un’altra prefazione, quella a ‘Per una critica all’economia politica’ (1859), conclusa a sua volta con un ammonimento a prendere sul serio i suoi studi, «per quanto coincidano ben poco con i pregiudizi delle classi dominanti» (OC XXX, 301; MEW 13, II). Seguiva a quest’esortazione il passo dantesco commentato nel capitolo precedente: «Sulla soglia della scienza, come sulla porta dell’inferno, si deve porre questo ammonimento: Qui si convien lasciar ogni sospetto / ogni viltà convien che qui sia morta»”” (pag 57-58) [Elisabetta Mengaldo, ‘Retorica e polemica nel ‘Capitale’ di Marx’, Quodlibet, Macerata, 2023] [(4) «Il detto “”ogni inizio è difficile”” vale per tutte le scienze» (C., 31; K. 11), avverte Marx all’inizio della prefazione, riferendosi soprattutto ai primi capitoli, quelli sulla forma-valore della merce e del denaro, che richiedono un notevole sforzo di astrazione] Questo saggio esplora ‘Il Capitale’ nella sua dimensione poetica e retorica, rivelando come le sofisticate qualità letterarie contribuiscano in modo decisivo all’impianto filosofico e teorico dell’ opus magnum’ di Marx. Lo studio indaga le svariate strategie del discorso critico e polemico marxiano, quali l’invettiva personale, la complessa rete intertestuale prodotta dalle molte citazioni e gli inserti narrativi impiegati a scopo polemico. Elisabetta Mengaldo insegna Letteratura tedesca all’Università di Padova dal 2018.”,”MADS-826″ “MENGARELLI Gianluigi”,”Origini e crisi del sistema monetario internazionale.”,”L’autore, nelle note, cita il volume di J. Chardonnet, Les conséquences économiques de la guerre, 1939-1946′, Hachette, Paris, 1947 Nelle note opere citate (bibliografia) Questione ‘Capitali fluttuanti’ (Hot Money) “”In questa situazione [fine del ’58, ndr] i paesi europei possedendo delle riserve valutarie sufficienti e incominciando a poter contare su un’economia molto rafforzata e competitiva, erano in grado di ammettere la convertibilità libera delle loro monete. Con ciò anche il FMI veniva ad assumere un ruolo più attivo dopo 10 anni di “”congelamento””. Infatti, acquistando maggior importanza le monete europee, e perdendone relativamente il dollaro, affiorò una componente che non mancherà di ricoprire un ruolo fondamentale sulla scena monetaria degli anni successivi: i capitali fluttuanti. Storicamente questo fenomeno incominciò a manifestarsi già subito dopo la prima guerra mondiale, a partire dal 1918 (36). La sua importanza venne via via crescendo fino al ’39. A partire dal ’58, in relazione e in virtù della ripristinata convertibilità, i capitali fluttuanti (detti ‘Hot Money’), cioè moneta che scotta) hanno ripreso il loro ruolo di elemento perturbatore, conferendo al sistema un motivo nuovo di instabilità che prima non possedeva, in quanto esistevano i controlli sui cambi (37). Un altro elemento di instabilità, ma con caratteristiche diverse, fu la ripresa degli investimenti esteri da parte non solo degli USA ma anche dei paesi europei industrializzati. Per quanto riguarda la ‘Hot Money’, non sempre è facile spiegarne le origini; ha però la caratteristica di differenziarsi dalle antiche esportazioni di capitali destinati a investimenti esteri come le intendevano Lenin e Rosa Luxemburg. Si tratta infatti di masse crescenti di moneta che vagano in cerca di chi offre un reddito migliore, e quindi non vengono investite in industrie o attività produttive, ma prestate a banche o aziende, oppure investite in forme di quasi-moneta, molto liquide (titoli pubblici, azioni, certificati di deposito, ecc.), pronte a ritramutarsi in moneta a vista. Nell’ambito del sistema capitalistico non v’è dubbio che siano il frutto dell’aumentato benessere, che consente, secondo l’analisi keynesiana, maggiore risparmio sia privato che d’impresa (autofinanziamento). Ma si tratta di risparmio che non riesce a trovare sistemazione stabile nell’investimento direttamente produttivo a causa della caduta del saggio di profitto che provocherebbe (38). Perciò vaga in cerca della continua sistemazione ottima, come dicono i “”marginalisti””, pronto a spostarsi improvvisamente da un paese all’altro, dopo adeguati arbitraggi sugli interessi, sui rischi relativi alla svalutazione dei cambi, ecc.”” (pag 128-129) [(36) Cfr. G.Y. Bertin, ‘L’investissement international’, Paris, PUF, 1967, p. 21; (37) Gli scambi del dopoguerra furono soggetti a notevoli restrizioni anche se il FMI non dichiarò il dollaro: “”moneta scarsa””. La qual cosa avrebbe legittimato tali politiche restrittive anche secondo lo statuto del FMI. Si crearono comunque vari blocchi regionali di scambi come l’Unione europea dei pagamenti e l’area della sterlina. Cfr. A.C.L. Day: op. cit., p. 138; (38) Sarebbe estremamente interessante approfondire l’argomento, non solo in relazione ai finanziamenti internazionali, ma anche nazionali. Questa non è però la sede, comunque si può consultare utilmente: A. Pesenti, ‘La moneta’, cit., p. 58] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOI-003-FB” “MENGER A.”,”Lo stato socialista.”,”””Fra i socialisti principalmente l’ Owen propugnò in molte opere e discorsi il concetto, che la volontà umana ricevesse la sua direzione quasi esclusivamente dalle condizioni d’ ambiente. Da ciò deduce però – differenziandosi in questo dalla più gran parte dei fautori del determinismo – l’ obbligo per lo Stato e la società di creare pei suoi membri l’ ambiente più favorevole, che secondo lui è realizzato nell’ ordinamento comunista. Per quegli individui , che son cresciuti in quest’ ordinamento, l’ Owen vuole abolita ogni azione penale. – Vedasi Owen, Essays on the formation of character (1813), nel Life of Owen (autobiografia, ndr), vol I (1857), pag. 253 seg e passim; The revolution in the mind and practice of the human race (1849), pag. 113. Vedasi anche Dezamy, Code de la communauté (1842), pag. 184)”” (nota 1. pag 195)”,”SOCx-139″ “MENGER Carl, a cura di Elena FRANCO NANI”,”Principi di economia politica.”,”Menger nasce nel 1840 in Galizia (allora austriaca ora polacca), studia a Cracovia. Nel 1973 rifiuta la cattedra a Karlsruhe e a Basilea e poi al politecnico di Zurigo. Nel 1879 gli viene assegnata la cattedra di economia politicxa all’Università di Vienna che terrà fino all’andata fuori ruolo. L’ultimo suo scritto è per la morte di Bohm-Bawerk. In Italia l’esposizione più diretta e chiara delle idee della Scuola Austriaca è data da M. Pantaleoni nei suoi ‘Principi di economia pura’, Firenze, 1889, che però accusa Menger di plagiare Cournot, Gossen, Jennings e Jevons. Ma poi nella prefazione per la prima traduzione italiana dei ‘Grundsätze’ (1909) fa ammenda di questo giudizio. Altri italiani influenzati da Menger sono Cossa, Graziani, G. Mazzola. Menger muore nel 1921. (pag 30 e altre della nota biografica). La ricerca di una nuova teoria economica borghese contro il marxismo “”Forse, come sostiene il Blaug (6), il successo del marginalismo nell’Inghilterra degli anni ottanta e novanta si deve in parte non trascurabile al diffondersi del marxismo e del fabianismo. Lo strumento intellettuale offerto dalla teoria soggettiva del valore venne difatti usato in diverse occasioni dagli avversari di Marx e dell’idea socialista. Capovolgendo il punto di vista classico un nuovo indirizzo economico si sforza di provare che il valore dei beni non è una qualità delle cose ma semplicemente la loro misura. L’apprezzamento soggettivo dei beni è perciò relativo e contingente. Da questa premessa al tentativo di formulare una teoria generale dei prezzi, il passaggio è immediato, il prezzo dei beni è indipendente dalle loro proprietà naturali non meno che dal lavoro in essi incorporato: come si determina il loro valore? cioè come si forma un sistema di prezzi relativi? E’ attraverso questa ricerca che Jevons, Menger e Walras, per differenti vie ed ignorando ciascuno il lavoro degli altri, giunsero quasi contemporaneamente alla formulazione, prima della teoria dell’utilità marginale e, poi, a quella della produttività marginale. Dalle due teorie discese l’applicazione del marginalismo alla legge della distribuzione da cui la nuova impostazione logica dei prezzi relativi dei fattori di produzione, terra, capitale e lavoro. La legge dei gradi finali di utilità non scoprì soltanto l’errore marxiano del plusvalore relativo come fondamento dei prezzi delle merci scambiate, ma costituì anche il detonatore della “”rivoluzione scientifica”” mossa da Jevons, Menger e Walras contro le leggi classiche di Smith, Ricardo e S. Mill”” (pag 13-14) [Giampiero Franco, Introduzione] [(in) Carl Menger, Principi di economia politica, 2006, a cura di Elena Franco Nani] [(6) Si veda M. Blaug, ‘There never was a marginal Evolution’, cit, p. 5 e anche A. Nussbaumer, ‘On the Compatibility of Subjective and Objective Theories of Economic Value’, in ‘Carl Menger and the Austrian School’, cit, cap. 5]”,”ECOT-234″ “MENGER Carl, a cura di Elena FRANCO NANI”,”Principi di economia politica.”,”12″,”ECOT-334″ “MENGER Carl, a cura di CUBEDDU Raimondo”,”Principî di economia politica.”,”Carl Menger (1840-1921), uno dei massimi esponenti della scienza economica e grande bibliofilo, insegnò all’Università di Vienna, fu precettore dell’Arciduca Rodolfo, e dette vita a quella tradizione di ricerca delle scienze sociali nota come Scuola Austriaca. Insieme a William Stanley Jevons e a Léon Walras, ma indipendentemente da essi, è annoverato tra i fondatori dell’economia neoclassica, o marginalistica, che ha segnato lo sviluppo della scienza economica nei due ultimi secoli. L’opera è introdotta da Karl Milford (Università di Vienna). Flavia Monceri Università di Pisa, sulla recezione di Menger in Italia e sui dibattiti che suscitò tra il XIX e il XX secolo.”,”ECOT-155-FL” “MENGHINI Mario”,”Ferdinando Lassalle in Italia. Dalla ‘Nuova Antologia’, 16 marzo 1935.”,”””Non è difficile stabilire per quale ragione il Lassalle si accingesse a fare un viaggio in Italia nel novembre del 1861. Due anni prima egli aveva pubblicato un opuscolo sulla ‘Guerra d’Italia e sul dovere della Prussia’, nel quale alcune idee che potevano sembrare giuste, si scontravano con altre non si può dire se ingenue o campate in aria. L’opuscolo era stato scritto in un momento in cui, mentre ferveva la guerra sui piani di Lombardia, la stampa tedesca si sbizzarriva a proclamare il principio che il Governo prussiano doveva compire una diversione sul Reno per soccorrere l’Austria nella lotta contro la Francia; ed è risaputo che questo atteggiamento ostile preoccupò la mente imperiale e decise Napoleone III a troncare a Villafranca il conflitto e a deludere le aspirazioni degli italiani. Nel suo opuscolo il Lassalle si era proposto di combattere questo concetto; egli era ben lungi dall’aver dichiarato la sua professione di fede socialista, ché anzi Karl Marx lo riguardava con sospetto misto a disdegno, sia pure che delle accuse che gli erano mosse il Lassalle tentasse giustificarsi, dichiarando che esisteva disaccordo non già sul principio, ma sulla politica da seguire. Egli era sempre l’antico rivoluzionario del 1848, che aveva protestato contro lo scioglimento brutale dell’Assemblea Costituente, per cui era stato processato e per otto anni gli era stato proibito il soggiorno di Berlino. Imbevuto di idee democratiche, era naturalmente avverso a Napoleone III, e tuttavia riteneva giusta la causa dell’Italia, per quanto il suo campione fosse un «usurpatore». «L’Italia», scriveva nel suo opuscolo, «ha reso troppi servigi alla civiltà, la sua arte e la sua letteratura sono troppo grandi, perchè si possa rifiutare ad essa il diritto di essere libera» mentre l’Austria cioè «il principio reazionario per eccellenza», non meritava «se non l’odio della democrazia». Non ostante la sua avversione per Napoleone III, per «l’uomo del 2 dicembre», affermava che «l’Austria era ancor più da temere, poiché, dopo tutto, il principio bonapartista era democratico, per quanto il suo rappresentante fosse al servizio della reazione». Ammetteva il Lassalle che «gli uomini passavano, mentre i principii svolgevano le loro conseguenze»; e aggiungeva che «la democrazia aveva un interesse più diretto di permettere l’abbassamento dell’Austria, cioè di questo principio reazionario, di questo nemico mortale d’ogni libertà»”” (pag 264)”,”LASx-052″ “MENHERT Klaus”,”L’uomo sovietico.”,”MENHERT Klaus “”L’articolo più noto del Codice penale delle RSFSR porta il numero 58; per questo articolo, che colpisce i presunti o reali nemici dello stato, hanno perso la libertà innumerevoli cittadini sovietici e anche, molto dopo la fine della guerra, decine di migliaia di prigionieri di guerra tedeschi. Anche il Codice civile ha un articolo 58; anch’esso è importante in quanto contiene la frase: “”Entro i limiti fissati dalla legge il proprietario ha diritto di possedere i suoi bene, di disporne e di cederli””.”” (pag 128)”,”RUSU-176″ “MENICHELLA Donato, a cura di Franco COTULA Cosma O. GELSOMINO e Alfredo GIGLIOBIANCO”,”Stabilità e sviluppo dell’ economia italiana, 1946-1960. 1. Documenti e discorsi.”,”Collana Storica della Banca d’ Italia, comitato scientifico: Antonio FAZIO Tancredi BIANCHI Carlo M. CIPOLLA Marcello DE-CECCO Luigi DE-ROSA Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Cosma O. GELSOMINO Alberto MONTICONE Guido M. REY Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO”,”ITAE-197″ “MENICHELLA Donato, a cura di Franco COTULA Cosma O. GELSOMINO e Alfredo GIGLIOBIANCO”,”Stabilità e sviluppo dell’ economia italiana, 1946-1960. 2. Considerazioni finali all’ assemblea della Banca d’Italia.”,”Collana Storica della Banca d’ Italia, comitato scientifico: Antonio FAZIO Tancredi BIANCHI Carlo M. CIPOLLA Marcello DE-CECCO Luigi DE-ROSA Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Cosma O. GELSOMINO Alberto MONTICONE Guido M. REY Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO Storia bancaria e finanziaria (pag v. indice fine volume)”,”ITAE-198″ “MENISSIER Thierry a cura, saggi di Marie-Laurence DESCLOS Alain FOUCHARD Pierre CORDIER Thierry MENISSIER Ghislain WATERLOT Jean-Yves GOFFI Gilles BERTRAND Robert DAMIEN Mai LEQUAN Blaise BENOIT Philippe FORO Yves Charles ZARKA Stefania MAZZONE Jean-Luc CHABOT Massimo LA-TORRE”,”L’idée d’empire dans la pensée politique, historique, juridique et philosophique.”,”Saggi di Marie-Laurence DESCLOS Alain FOUCHARD Pierre CORDIER Thierry MENISSIER Ghislain WATERLOT Jean-Yves GOFFI Gilles BERTRAND Robert DAMIEN Mai LEQUAN Blaise BENOIT Philippe FORO Yves Charles ZARKA Stefania MAZZONE Jean-Luc CHABOT Massimo LA-TORRE Thierry MENISSIER è dottore dell’ EHESS. E’ maitre de conferences di filosofia politica all’Università Pierre Mendes France, Grenoble 2. E’ specialista di Machiavelli.”,”TEOP-238″ “MENNING Bruce W. SCHIMMELPENNINCK VAN DER OYE David a cura; saggi di Robert F. BAUMANN Mark VON-HAGEN David R. JONES Jacob W. KIPP E. Willis BROOKS David SCHIMMELPENNINCK VAN DER OYE Gudrun PERSSON David Alan RICH Frederick W. KAGAN Dmitrii I. OLEINIKOV Bruce W. MENNING John W. STEINBERG Paul BUSHKOVITCH Oleg AIRAPETOV David M. McDONALD Dennis SHOWALTER William E. ODOM”,”Reforming the Tsar’s Army. Military Innovation in Imperial Russia from Peter the Great to the Revolution.”,”SCHIMMELPENNINCK è associate professor of Russian and East Asian History alla Brock University. MENNING è professor of strategy. Dedication: Aleksandr Georgievich Kavtaradze, Introduction degli autori, Conclusions, Contributors, Index, Notes. “”Between 1912 und 1914, Russian plans for future war against Germany and Austria-Hungary parted dramatically with precedent to dictate offensive strategic operations from the very outset of possible hostilities. It was this departure that underlay Mobilization Schedule no. 19(A), a fatally flawed design that opened World War I for Russia with two initial simultaneous offensive operation on two diverging strategic axes. When each offensive failed in its own way during the late summer and fall of 1914, the consequences of defeat naturally gave rise to subsequent speculation and controversy over the origins and causes of Russian military misfortune. Only recently has improved access to Russian military archives afforded a more complete understanding of war planning within the larger context of Russian preparation for war between 1906 and 1914″” (pag 215)”,”RUST-008-FL” “MENNING Bruce W.”,”Bayonets, Before, Bullets. The Imperial Russian Army 1861-1914.”,”Bruce W. Menning is an analyst for Slavic and East Europea military affairs at the U.S. Army Command and General Staff College, Fort Leavenworth, Kansas, and former director of the Soviet Army Studies Office, U.S. Army Combined Arms Command. Acknowledgments, Introduction, Illustrations, Maps and Diagrams, Conclusions, Notes, Bibliography, Index,”,”RUST-030-FL” “MENONI Renzo”,”La politica estera italiana fra le due guerre: 1918-1940. Volume I. Dalla fine della grande guerra ai trattati di Locarno (1918-1925).”,”Renzo Menoni esercita da oltre quarant’anni la professione di avvocato libero-professionista nel settore civile e amministrativo. E’ interessato ai problemi relativi alle relazioni internazionali, alla politica estera italiana nel periodo compreso tra le due guerre mondiali.”,”ITQM-272″ “MENOZZI Daniele PROCACCI Giovanna SOLDANI Simonetta a cura; saggi di Giovanna PROCACCI Luigi TOMASSINI Beatrice PISA Carlotta LATINI Roberto BIANCHI Simonetta SOLDANI Andrea FAVA Laura GUIDI Mauro MORETTI Daniele MENOZZI Maria PAIANO Marcello MALPENSA Claudio CAPRONI Andrea GIACONI”,”Un paese in guerra. La mobilitazione civile in Italia, 1914-1918.”,”””L’Opera pontificia per la Buona stampa e la Gioventù cattolica non esaurirono la mobilitazione per far giungere agli eserciti testi religiosi o comunque ritenuti ‘moralmente affidabili’ per i soldati. Su questo terreno si impegnarono anche numerosi Comitati cattolici, sorti – spesso già prima dell’intervento italiano – nelle maggiori città italiane come in piccoli centri.”” (pag 281-282) (M. Paiano, Pregare in guerra) “”(…) gli episcopati (…) divergevano diametralmente nell’attribuzione dei ruoli e delle parti: i vescovi belgi e francesi individuavano nel nemico tedesco il rappresentante di Satana, poiché dalla Germania aveva avuto origine la riforma luterana sfociata nel libero pensiero e nella conseguente apostasia della società da Dio; i vescovi tedeschi e austriaci replicavano sostenendo che i loro eserciti combattevano una guerra benedetta, perché si rivolgeva contro il nemico francese, responsabile di aver generato il stato laico e la secolarizzazione post-rivoluzionaria”” (pag 296) (M. Malpensa, I vescovi davanti alla guerra)”,”ITQM-174″ “MENOZZI Daniele TORCHIANI Francesco a cura; saggi di Elisa PANICUCCI e Azzurra TAFURO, Francesco TORCHIANI Jacopo CELLINI Francesco DEI Monica BIONDI Andrea BIANCHI Bruno SETTIS Maddalena TAGLIOLI”,”Delio Cantimori (1904-1966). Libri, documenti e immagini dai fondi della Scuola Normale Superiore.”,”Delio Cantimori figlio di Carlo, autore di un volume sull’idealismo di Mazzini (), la sua educazione fu mazziniana e repubblicana. () Carlo Cantimori, Saggio sull’idealismo di Giuseppe Mazzini, Faenza, Montanari, 1904 “”«Mentre proseguiva le sue ricerche (…), C. affrontava anche altri problemi. Infatti, già dal 1934 aveva studiato Marx (di cui tradusse Das Kapital) e Lenin cominciando a capire che il fascismo non era la “”rivoluzione italiana””». E’ forse questo il passaggio più delicato della voce autobiografica, in cui Cantimori tenta di illustrare il proprio percorso politico. Egli fa iniziare l’allontanamento dal fascismo nel 1934, in coincidenza con le ricerche sul marxismo-leninismo; tuttavia, alcuni studiosi hanno sostenuto che l’incontro con Marx non produsse un repentino mutamento d’idee sul regime, collocando l’allontanamento dopo l’emanazione delle leggi razziali (1938). I testi della miscellanea testimoniano la complessità del problema. Il primo è dedicato al leader dello squadrismo pisano Bruno Santini e raccoglie i canti che risuonavano nelle strade quando il giovane allievo della Scuola Normale giunse a Pisa (1924) (). I successivi, risalenti al secondo dopoguerra, illustrano bene l’interesse per la figura di Lenin e l’adesione al marxismo che, nel caso di Cantimori, sfociò nella militanza nel PCI () e nella vicinanza ad alcune associazioni di lavoratori (). Il quarto e ultimo è la sua traduzione de ‘Il Capitale’, nell’esemplare Timpanaro ()”” [() Canti fascisti. Inni, canzonette, stornelli (…) dal sorgere del fascismo alla marcia su Roma’, Pisa, 1923; () G.F. Aleksandrov, ‘Seguendo il cammino di Lenin sotto la guida di Stalin’, Mosca, Edizioni in Lingue Estere, 1945; () Confederterra, ‘Per un avvenire dei contadini e dell’agricoltura italiana’, Roma, 1947; () Karl Marx, ‘Il Capitale’, libro primo, traduzione di Delio Cantimori, Roma, Edizioni Rinascia, 1956 [libri dal Fondo Delio Cantimori, Biblioteca Normale di Pisa, ndr] (pag 27-28)”,”STOx-276″ “MENY Yves SUREL Yves”,”Populismo e democrazia.”,”Yves MENY è direttore del Centro Robert Schumann presso l’ Istituto Universitario Europeo di Firenze. Tra i suoi libri ‘Le politiche pubbliche’, ‘Tra utopia e realtà. Una costituzione per l’ Europa’. Y. SUREL è ricercatore presso la Fondation nationale des sciences politiques di Parigi. “”Si è detto che Weber si interessava più al calvinismo (in quanto religione istituita) che a Calvino (e al suo carisma). In effetti egli è convinto che il carisma sia in qualche modo incompatibile con la “”razionalizzazione”” della società moderna. Questo punto di vista è stato – spesso tragicamente- smentito dalla storia, ma l’ espressione weberiana ha conservato la sua originalità proprio perché sembrava chiarire lo sviluppo della leadership nella politica moderna, in particolare nei sistemi democratici. In realtà, se analizziamo in maniera più attenta Weber ci fornisce un’ informazione parziale. Per “”carisma”” intende le qualità straordinarie di una persona, che siano reali, riferite o presunte”” (pag 99)”,”TEOP-155″ “MEONI Vittorio, edizione a cura di Leopoldo BOSCHERINI”,”Gli scioperi del 1902 in Valdichiana. Le lotte contadine di Chianciano, Chiusi e Sarteano.”,”MEONI V. è nato nel 1922 in provincia di Siena. Laureato in scienze politiche e sociali all’Istituto C. Alfieri dell’ Univ. di Firenze, ha insegnato nelle scuole superiori. Ha preso parte alla resistenza ed è stato dirigente della Camera del Lavoro provinciale.”,”MITT-291″ “MERAD Ali”,”L’ Islam contemporain.”,”MERAD A, è professore alla Facoltà di lettere dell’ Università di Lione III.”,”RELx-031″ “MERAY Tibor”,”La rivolta di Budapest 24 ottobre – 4 novembre 1956.”,”La testimonianza di MERAY sugli avvenimenti ungheresi ha acquistato notevole rilievo. Giornalista e scrittore di formazione marxista, vincitore nel 1953 del premio Kossuth, nel 1954 è accusato di ‘deviazionismo’ per la sua amicizia con NAGY. MERAY fu tra i primi intellettuali ad unirsi ai rivoltosi del 1956.”,”MUNx-014 UNGx-003″ “MÉRAY Tibor”,”La rivolta di Budapest (23 ottobre – 4 novembre 1956).”,”La testimonianza di Tibor Méray acquista oggi un eccezionale rilievo. Giornalista e scrittore di formazione marxista, vincitore nel 1953 del premio Kossuth, il più alto riconoscimento letterario magiaro, ma già nel 1954 accusato di ‘deviazionismo’ per la sua amicizia con Imre Nagy, Méray fu tra i primi intellettuali ad unirsi ai rivoltosi nel 1956.”,”MUNx-008-FL” “MERCADER Luis SANCHEZ German, a cura di Fernando MEZZETTI”,”Mio fratello l’ assassino di Trotsky.”,”MERCADER Luis professore emerito alla Scuola Tecnica Superiore di Ingeneria delle telecomunicazioni di Madrid, ha combattuto con l’ Armata Rossa durante la seconda guerra mondiale e ha vissuto a lungo a Mosca. German SANCHEZ è giornalista. MEZZETTI già inviato speciale di La Stampa e suo corrispondente da Tokyo. E’ stato anche corrispondente per Il Giornale a Pechino e a Mosca. Tra le sue opere: Vita e mistero di Gorbaciov (1991), I giapponesi giorno per giorno (1992), ‘Gorbaciov, la trama della svolta’ (pag 1998) Uscito dal carcere nel 1960, atteso da agenti sovietici Ramon MERCADER riparò in URSS. Stabilitosi a Mosca rimase deluso dal sistema sovietico. Riuscì a trasferirsi al servizio di Fidel CASTRO a Cuba. Morì nel 1978 probabilmente avvelenato dal KGB come di dice il fratello. Luis dopo un quarantennale soggiorno in URSS, alla morte di Franco si è trasferito in Spagna. “”Ma la verità potrebbe anche esser quella più semplice e fattuale: Orlov prende il volo e fa sapere a Stalin che se gli succedesse qualcosa i suoi avvocati svelerebbero tutto quel che lui si impegna a tacere se non gli sarà dato fastidio. Il fatto che non sia successo nulla a Orlov e cha da lui non siano venute clamorose rivelazioni, indica che entrambe le parti hanno accettato e onorato i rispettivi impegni: Orlov tacendo fino a dopo la morte del dittatore, ma continando anche dopo a osservare il silenzio su Philby e gli altri; il Cremlino, almeno a quel che si sa, astendendosi dal vendicarsi e dall’ infastidirlo, tanto che Orlov è morto almeno apparerentemente nel suo letto nel 1970, certamento dopo aver vissuto sempre sul chi vive, con in casa un fucile e pistola carichi, perennemente a portata di mano. Per un altro agente sovietico, Walter Krivitsky, che più o meno nello stesso periodo riparò negli Stati Uniti, non andò così: nel 1941 fu trovato ucciso, con una messa in scena di suicidio, con un colpo di pistola alla tempia nella sua stanza d’ albergo a New York””. (pag XXVI)”,”TROS-174″ “MERCADER Luis SÁNCHEZ Germán, a cura di Fernando MEZZETTI”,”Mio fratello l’assassino di Trotskij.”,”””Mio fratello non era un volgare assassino, ma uno che credeva nella causa del comunismo. E in quel momento, i comunisti di tutto il mondo consideravano Trotskij un pericolo per tutto il movimento per l’Unione Sovietica”” Il fratello Luis. Ramón Marcader agente di Stalin che il 20/8/1940 uccise Lev Trotskij nella sua casa di Città del Messico. Arrestato e condannato a vent’anni di reclusione. In possesso di documenti belgi falsi, soltanto negli anni Cinquanta fu identificato con certezza dalla polizia spagnola come Ramón Mercader, nato a Barcellona il 7/2/1913. Queste memorie del suo fratello minore, Luis, gettano luce sulla personalità dell’assassino di Trotskij, sul tenebroso mondo dei servizi segreti sovietici, sulle loro attività nella guerra civile spagnola, e sul mondo mondo dei rifugiati spagnoli in Unione Sovietica, Insignito della massima onorificenza sovietica, le mani lorde di sangue per il servizio reso a Stalin, tormentato dal fantasma di Trotskij, Ramón, stabilitosi a Mosca, rimase segretamente deluso dal sistema sovietico. Riuscì poi a trasferirsi al servizio di Fidel Castro a Cuba, dove nel 1978 è morto misteriosamente. Luis mercader, professore emerito alla Scuola Tecnica Superiore di Ingegneria delle telecomunicazioni di Madrid, ha combattuto con L’Armata Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale e dopo la guerra ha vissuto a lungo a Mosca. Germán Sánchez, giornalista, ha collaborato con diverse testate giornalistiche di Madrid. Fernando Mezzetti, già inviato speciale di ‘La Stampa’ e suo corrispondente da Tokyo, è stato corrispondente per ‘Il Giornale’ a Pechino (1980-1983) e a Mosca (1983-1987). Tra le sue opere: Vita e mistero di Gorbaciov, I giapponesi giorno per giorno. e Gorbaciov, la trama della svolta..”,”TROS-008-FL” “MERCATALI Enrico”,”Storia Parlamentare della Terza Repubblica di Francia. Presidenze – Ministeri – Avvenimenti.”,”Presidenza Loubet. Separazione dello Stato dalla Chiesa. “”In seguito alla protesta di papa Pio X contro il viaggio di Loubet a Roma, l’ ambasciatore francese presso il Vaticano fu richiamato (aprile 1905). Il 30 luglio seguente la rottura col Vaticano era completa. Qualche giorno avanti (7 luglio) era stata votata la legge per la soppressione dell’ insegnamento congregazionista, e, nel 1903, la Camera aveva respinto in blocco le domande d’ autorizzazione delle Congregazioni insegnanti e predicanti. Un vivo disaccordo s’era manifestato, su queste questioni, fra Combes e il suo predecessore Waldeck-Rousseau.”” (pag 31)”,”FRAD-075″ “MERCATANTI Mauro”,”Evita Perón.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Mauro Mercatanti è fondatore e direttore di una piccola agenzia di comunicazione a Milano.”,”AMLx-191″ “MERCATANTI Mauro”,”Ada Lovelace.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Mauro Mercatanti è fondatore e direttore di una piccola agenzia di comunicazione a Milano. Ha già pubblicato per questa collana ‘Evita Peron’. Ada dette un contributo determinante al progresso tecnologico, scrivendo il primo algoritmo in grado di programmare un computer, già un secolo prima che il computer fosse costruito. Era troppo avanti per i suoi tempi (in quarta di copertina) “”Traduzione di Ada dal francese all’inglese dell’articolo di Luigi Menabrea ‘Nozioni sulla macchina analitica del Sig. Charles Babbage’. (…) Ada non si limitò alla traduzione ma aggiunse preziosissime note (tre volte più lunghe dell’articolo originario di Menabrea). Essendo una donna firmò con le sole iniziali A.A.L.”” (pag 141) Bibliografia. AaVv, Ada Lovelace e la macchina del futuro, Mondadori, 2019 (storia romanzata per bambini)”,”SCIx-540″ “MERCER T.W.”,”Towards the co-operative commonwealth. Why Poverty in the Midst of Plenty?”,”””Gli attacchi condotti nei confronti del Movimento Cooperativo durante i primi anni della Grande Guerra non fu la causa ma l’ occasione della sua decisione di entrare nell’ arena della politica nazionale come corpo organizzato. (…) In realtà il Movimento non fu mai interamente non-politico””. (pag 153)”,”MUKx-112″ “MERCIER Louis-Sébastien, a cura di Laura TUNDO”,”L’anno 2440.”,”Laura Tundo, lavora presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Lecce e fa parte del Centro di ricerca sull’Utopia. Ha pubblicato il volume ‘Fourier. La passione dell’Utopia’ insieme a A. Colombo (Milano, 1988) e ‘L’Utopia di Fourier. In cammino verso armonia’ (Bari, 1991).”,”SOCU-012-FMB” “MERCIER-JOSA Solange”,”Retour sur le jeune Marx. ‘Deux études sur le rapport de Marx à Hegel dans les’ manuscrits de 44 ‘et dans le’ manuscrit dit de Kreuznach.”,”””Cependant c’est par l’étude de ce que Marx dit à propos des trois pouvoirs princier, gouvernemental et légistatif de la constitution politique, que nous pourrons conclure si véritablement Guy Haarscher dit juste et bien, quand il écrit que “”Marx vise à supprimer d’une même mouvement le politique et l’économique en tant que domaines d’activité autonomes parce qu’une ontologie plus ou moins implicite l’entraîne à considérer l’individu comme essentiellement tourné vers les fins génériques.”””” (pag 89) Guy Haarscher Senior Lecturing Fellow J.D. 1971; Ph.D. 1977, Universite Libre de Bruxelles. Professor Haarscher is a native of Brussels and has always lived and worked in that city. He is ordinary professor of philosophy and law and director of the Institute for Philosophy and the Center for the Philosophy of Law at his university. He is secretary general of the Chaim Perelman Foundation and the vice-dean of the faculty of humanities at the ULB. He was a visiting fellow at the Australian National University, and teaches at the Central European University in Budapest and at the European Academy for the Theory of Law in Burssels. He has lectured in various universities, particularly in the United States, and attended many congresses and symposia around the world. Professor Haarscher is the author of several books including: L’Ontologie de Marx (1980), Egalite et Politique (1982), Philosophie des Droits de l’Homme (1987, 4th edition 1994), and La Raison du plus Fort (1988). He received the prize of the Belgian Academy in 1981 for his book on Marx and the prize of the French Speaking Community of Belgium in 1989 for his book on human rights. He has written many articles on topics related to political philosophy, philosophy of law and general contemporary philosophy. At Duke, he teaches a course on law and political philosophy in alternating years. (f. law.duke.edu)”,”MADS-421″ “MERCIER-JOSA Solange”,”Pour lire Hegel et Marx.”,”MERCIER-JOSA Solange agrégé di filosofia, incaricata di ricerche al CNRS. “”Au terme de cette analyse conjointe des notions d”esprit d’un peuple et l’idéologie’, nous aimerions pouvoir penser ensemble deux propositions en apparence contradictoires et dont les formulations sont sans aucun doute à parfaire. – En tant que dire: “”l’histoire est l’histoire des transformations des modes de production””, n’est pas contradictoire avec dire que “”l’histoire est l’histoire des peuples””, participer à l’histoire universelle pour un individu doit bien se faire par la médiation de la participation à la vie et à la volonté d’un peuple, par la participation à la transformation de la production de sa vie. Il n’y a pas d’histoire pour l’individu que sous la forme et au stade où se trouvent les luttes de classes de son peuple. Il ne peut être en avance sur celles-ci. Cette proposition reprendrait cette affirmation de Marx: “”Il va absolument de soi que, ne fût-ce que pour être en mesure de lutter, la classe ouvrière doit s’organiser chez elle ‘en tant que classe’ et que les pays respectifs sont le théâtre immédiat de sa lutte”” (‘Critique de programmes de Gotha et d’Erfurt”, Editions sociales, 1972, p. 36, Paris, La Pléiade, p. 1423). – D’autre part, il est indéniable que parfois certains combats populaires dépassent leur objectif interne, en ce sens que tous les autres peuples ont les yeux tournés vers le développement et l’issue des luttes de classe d’un peuple particulier. L’expérience révolutionnaire de celui-ci deviént exemplaire”” (pag 112)”,”TEOC-584″ “MERCILLON Henri”,”Quando l’ URSS di Stalin svendeva il suo patrimonio artistico (1928-1932).”,”Sul piano ideologico, la vendita delle ricchezze che riempivano i musei e i palazzi permetteva di sbarazzarsi di un’ arte concepita dalle classi dominanti: l’ aristocrazia o la borghesia. (…) Gli artisti sovietici non batterono ciglio durante quelle massiccie vendite. (…) Sta di fatto che le vendite che ci interessano ebbero luogo al tempo della grande crisi borsistica americana. Il crollo del valore delle azioni si era ripercosso sull’ economia, provocando recessione e disoccupazione. Si può immaginare che il potere d’ acquisto dei collezionisti d’ arte era svanito , e che si stava entrando in un’ era di protezionismo.”” (pag 7) “”Tra l’ aprile del 1930 e l’ aprile del 1931, attraverso la Knöder & Co, il museo dell’ Ermitage gli cedette ventuno capolavori di Botticelli, Chardin, Van Dyck, Van Eyck, Hals, Perugino, Raffaello, Rembrandt, Tiziano, Velasquez e Veronese, per un totale di 6.654.053 dollari americani dell’ epoca…”” (pag 12)”,”RUSU-162″ “MERCURI Lamberto; testimonainze di Francesco ARNOALDI BERTI Franco BELLEI Pietro BIANCONE Enrico BONOMI Leone BORTONE Piero CALEFFI Luigi CAPOGROSSI Carlo CASSOLA Vindice CAVALLERA Tristano CODIGNOLA Giuliano CRIFO’ Bruno DI-PORTO Vilfredo DUCA Giovanni EMILIANI Beniamino FINOCCHIARO Aldo GAROSCI Cesare GODANO Mario GRECO Lelio LAGORIO Antonio LANDOLFI Giorgio PEYROT Leopoldo PICCARDI Nunzio SABBATUCCI Dino SELMI Eriberto STORTI Vittorio TELMON Diego VALERI Paolo VITTORELLI Agostino ZANON DAL BO Piero ZERBOGLIO Bruno ZEVI”,”Il movimento di Unità popolare.”,”MERCURI Lamberto insegna presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma. Ha scritto ‘La Sicilia e gli Alleati’, ‘L’Italia tra tedeschi e alleati’, ‘Gli alleati e l’Italia’. Il movimento di Unità popolare fu il riferimento organizzativo di quanti, non approvando la ‘legge truffa’ del 1953 in occasione delle elezioni del 7 giugno 1953 uscirono dai partiti laici minori alleati della DC.”,”ITAP-185″ “MERCURI Michela”,”Incognita Libia. Cronache di un paese sospeso.”,”Michele Mercuri insegna storia contemporanea dei Paesi mediterranei all’Università di Macerata ed è docente presso la Società italiana per le organizzazioni internazionali (Sioi) di Roma. Esperta di Nord Africa e Medio Oriente, è anche editorialista per diversi quotidiani e analista per radio e tv. Contiene il paragrafo: ‘L’economia di un rentier State’ (pag 43-48) Rapporti Berlusconi – Napolitano sull’intervento in Libia. “”… (pag 123-124) (La Germania non era favorevole all’azione)”,”AFRx-101″ “MERCURI Lamberto”,”L’epurazione in Italia, 1943-1948.”,”Testimonianze inedite di Giulio ANDREOTTI Arialdo BANFI Riccardo BAUER Giuseppe BRANCA Paolo MURIALDI Carlo L. RAGGHIANTI Max SALVADORI Fermo SOLARI Umberto TERRACINI Leo VALIANI Giorgio VOGHERA Lamberto Mercuri è docente di storia delle relazioni internazionali nella Facoltà di Scienze Politiche della Università G. D’Annunzio (Teramo). È autore di ‘La Sicilia e gli Alleati’ nel collettaneo ‘L’Italia tra tedesche e Alleati’ a cura di Renzo De Felice, Bologna, Il Mulino, 1973; ‘1943-1945. Gli Alleati e l’Italia, Esi, Napoli, 1975. Nel volume collettaneo ‘La stampa di partito e l’epurazione, 1943-1956’, Esi, Napoli, 1982 ha curato le voci relative alla stampa del Partito d’Azione, del Pri e del Movimento anarchico. Altre sue pubblicazioni: ‘Il Movimento di Unità Popolare’, Roma, Carecas, 1978; ‘Antologia della stampa clandestina Togliatti e l’incontro coi cattolici. (pag 141) “”Due studiosi (Marcello Flores e Giuseppe Rossini) e successivamente Lucio D’Angelo hanno addebitato al progressista Parri l’affievolimento o meglio la «svolta moderata» nel processo di defascistizzazione”” (pag 149) ‘Un milione e mezzo d’impiegati dello Stato erano sotto giudizio d’epurazione’ (pag 155) Articolo firmato da Mattei dal titolo ‘Storia tragica di un’epurazione comica’ (pag 156) I vari aspetti del fenomeno di ‘normalizzazione’ (pag 177) Amnistia decisa dal governo e non solo da Togliatti “”Quando si parla d’amnistia del 1946 la mente corre subito – e quasi esclusivamente – al nome di Palmiro Togliatti, ministro della Giustizia del tempo. Sull’amnistia, sulle interpretazioni e le sue concrete applicazioni si è molto discusso e si continua a discutere, talvolta per comodità di ragionamento polemico ancora oggi. Per taluni, essa assumerebbe un significato emblematico nella prospettiva della «rivoluzione mancata»; per altri dimostrerebbe la responsabilità dei comunisti e principalmente di Togliatti per avere dato modo alle forze fasciste di rientrare in gioco. Luigi Longo, che già alla Consulta e poi in Parlamento aveva denunciato le responsabilità di chi, mentre assolveva molti criminali fascisti cominciava a perseguitare i partigiani, definì «vergognoso (…) il tentativo dei governanti di volersi creare un alibi attribuendo la responsabilità della riviviscenza fascista alla “”amnistia Togliatti””». Secondo Longo era stato il modo di interpretarla e di applicarla, ma soprattutto «Fu la politica reazionaria dei governi a direzione democristiana a dare spazio e voce agli eredi del fascismo i quali trovavano un terreno di obiettiva convergenza con le forze clericali e conservatrici nella lotta sfrenata contro i comunisti, i socialisti, contro il movimento popolare». Evidentemente l’amnistia non fu un’iniziativa personale di Togliatti, ma un atto collegiale del governo e il ‘leader’ comunista non ne respinse mai la paternità. Si trattava di una impresa delicata perché toccava gli interessi e gli affetti di numerose persone e altresì complessa dal punto di vista storico-giuridico perché occorreva determinare quel che era «legittimo» e quel che la stagione della clemenza o del «perdonismo» consentiva. Mario Bracci «uno dei diciotto ministri del primo Gabinetto De Gasperi che fra il 16 e il 22 giugno 1946 discussero e approvarono i progetti di amnistia» (sono sue parole) un anno e mezzo dopo ritornava in argomento, affermando tra l’altro «mi è venuto a noia sentir dire che noi ministri di allora abbiamo tradito non so bene quali premesse o speranze» e rifaceva la storia della tempestosa temperie della primavera 1946, allorquando era svanito il «convincimento che il popolo italiano, levatosi in armi, rovesciato il fascismo e cacciati i tedeschi, avesse iniziato una grande rivoluzione nazionale»”” (pag 185-186)”,”ITAR-329″ “MEREGA Massimo”,”Il servizio militare nella Repubblica ligure e nei dipartimenti liguri dell’impero francese, 1797-1814.”,”Annessione della Liguria all’Impero francese (1805) (pag 334) e ripartizione territoriale, dipartimenti e circondari Morti nel dipartimento di Genova dal 1805 al 1815: 1994 per malattia (febbre definita maligna nervosa putrida in maggior parte) 1597 per ferite 243 altre cause 154″,”LIGU-196″ “MEREJKOVSKY Dimitri”,”Vida de Napoléon (1769-1821).”,”Il trattato di Tilsit tra Alessandro e Napoleone sancisce la supremazia dell’Europa continentale. “”La paz de Tilsitt se firma el 8 de julio de 1807. “”La obra de Tilsitt regulará los destinos de mundo””, dice Napoléon. Europa entera, de Petersburgo a Nápoles, se ha vuelto contra Inglaterra; la tierra se ha volcado sobra el mar. La quimera gigantesca está punto menos que realizada””. (pag 111) La fine dell’accordo a causa degli Stretti. “”El “”griego del Bajo Imperio, fino, falso, mañero””, fue más astuto que el corso; prometió todo y no cumplió nada. Fue, para decirlo la mano de aquel que se apoya en ella, y la traspasa””. Es dulce y blando como el musgo de los pantanos rusos; quien pone el pie encima, se hunde. “”He querido rechazar amistosamente a Rusia hacia el Asia; le he ofrecido Constantinopla; pero sin los Estrechos; el castillo sin la llaves. “”Es una llave demasiado preciosa, ella sola vale un imperio; quien la posea podrá gobernar el mundo. Tilsitt fracasó por culpa de los Estrechos. En el otoño de 1808 se celebró en Erfurt una nueva entrevista entre ambos emperadores. De nada sirve que cuando Talma declama en las tablas este verso del ‘Edipo’ de Voltaire: ‘La amistad de un grande hombre es un don de los dioses.”” se besen Napoleón y Alejandro. Ya no es el beso de la balsa de Tilsitt; desde entonces ha corrido mucha agua, tanto por el Sena como por el Niemen””. (pag 119)”,”FRAN-081″ “MEREU Italo”,”Storia dell’intolleranza in Europa. Sospettare e punire.”,”Italo Mereu è titolare della cattedra di Storia del diritto italiano nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara. Tra le sue opere: ‘Storia del diritto penale nel ‘500’ (Morano, Napoli, 1964), ‘La pena di morte a Milano nel secolo di Beccaria’, Neri Pozza editore, Vicenza, 1988. Schedatura e controllo degli operai. “”La “”schedatura”” degli operai. Il 15 novembre 1859, Vittorio Emanuele II, su proposta del ministro dell’Interno Rattazzi e sentito il parere del Consiglio dei ministri, emana un decreto sulla pubblica sicurezza, che poi ‘con alcune modifiche’, verrà esteso a tutto il Regno con legge del 20 marzo 1865 e resterà in vigore fino al 23 dicembre 1888″” (pag 339)”,”RELC-096-FF” “MERGIER Alain FOURQUET Jérôme”,”Le point de rupture. Enquête sur les ressorts du vote FN en milieux populaires.”,”Inchiesta IFOP/Marianne realizzata attraverso internet su un campione di 2000 persone. % di approvazione ai due quesiti: Domande: 1. Oggi sono principalmente i mercati finanziari e non più gli Stati a dirigere il mondo. 2. Con tutti i trattati europei che la Francia ha firmato, il governo non ha più oggi veri margini di manovra Risposte per categorie sociali: 1. Quadri e professioni liberali 82% Professioni intermedie 88% Impiegati 87% Operai 91% Media francese 89% 2. Quadri e professioni liberali 59% Professioni intermedie 68% Impiegati 72% Operai 80% Media francese 74%”,”FRAP-105″ “MERHAV Perez”,”Socialdemocrazia e austromarxismo.”,”Programma di Linz del 1927. “”La tesi più famosa e più contestata del programma di Linz era quella dell’ “”uso difensivo della violenza””, la minaccia della dittatura del proletariato concepita come risposta a ogni tentativo di instaurare una dittatura borghese. (…) La definitiva approvazione di questo passo da parte del Congresso era stata preceduta da una vivace discussione. L’ala destra, raccolta intorno a Karl Renner, rifiutò la tesi degli inconciliabili contrasti di classe, la previsione di un inevitabile uso della violenza da parte della borghesia contro la democrazia e le organizzazioni operaie, e anche la minaccia di un eventuale impiego socialista della violenza e della dittatura; in queste tesi vide un abbandono dei principi del socialismo democratico, e segnalò l’incombente pericolo che queste formulazioni fossero sfruttate demagogicamente dalla borghesia per isolare la socialdemocrazia dai ceti medi. L’ala sinistra, raccolta intorno a Max Adler, affermò e ribadì che se il concetto marxiano di “”dittatura del proletariato”” era stato deformato dai comunisti nel senso dell’instaurazione dell’egemonia burocratica di una minoranza sulle masse del proletariato e dei contadini, ciò non costituiva un motivo sufficiente per abbandonare tale postulato marxista. Al contrario, una “”dittatura del proletariato”” autenticamente marxista, nel senso di una democrazia sociale (e non soltanto politica), una dittatura della stragrande maggioranza della popolazione, della popolazione attiva, era indispensabile per la realizzazione del passaggio del capitalismo al socialismo. Nel risultato finale, la richiesta di Adler, di accogliere nel programma il concetto di “”dittatura del proletariato”” nel senso di un sistema statale di transizione, era stata respinta; tuttavia l’espressione “”dittatura dei lavoratori”” era inserita nel programma, nel senso di un periodo di transizione eventualmente inevitabile, nel caso di una guerra civile “”imposta alla classe proletaria”” (5). Quando, dopo gli eventi del luglio 1927, si levò più forte la voce di coloro che vedevano nell’adozione del programma di Linz, con le sue formulazioni di sinistra, e nella terminologia e agitazione radicale basate su di esse, la causa dell’evoluzione della borghesia in senso reazionario e fascista e della regressione della socialdemocrazia fino al 1934, Otto Bauer rispose: “”Dal 1927 si continua a ripetere fino alla nausea: il linguaggio dei nostri oratori e dei nostri giornali ha esasperato il senso del potere dei lavoratori, e ha irritato e unito insieme i loro avversari. Il parlamentare parla, il giornalista scrive: è il loro mestiere, ed entrambi tendono a credere che il modo di parlare e di scrivere determini l’andamento della storia. Ma non sono forse strani quei marxisti che spiegano con la fraseologia ciò che è l’inevitabile risultato di una legge storica universale? (6)”” [Perez Merhav, ‘Socialdemocrazia e austromarxismo’, estratto da ‘Storia del marxismo’, Volume terzo, ‘Il marxismo nell’età della Terza Internazionale. I Dalla rivoluzione d’Ottobre alla crisi del ’29’, Torino , 1980] [(5) Marx Adler, Politische oder soziale Demokratie’, trad. it. “”Democrazia politica e democrazia sociale’, Roma, 1945. Si vedano anche gli Atti del Congresso di Linz, pp. 286-92 e 308-12; Max Adler, Zur Diskussion des neuen Parteiprogramms, in “”Der Kampf””, XIX, 1926, pp. 490-98; (6) Bauer, ‘Kritiker Links und Rechts’, cit. p. 445] L’austromarxismo ha sostentuto la tesi che il potenziale antifascista dell’Unione sovietica e del movimento comunista doveva essere utilizzato a fondo ai fini della lotta antifascista e per impedire una nuova guerra mondiale (pag 237)”,”MAUx-044″ “MERHAV Peretz”,”Storia del movimento operaio in Israele, 1905-1970.”,”prefazione, conclusione, appendici: I. Lo sviluppo dell’economia israeliana 1948-69, II. Occupazione, salari e scioperi, III. La composizione della Histadrut, IV. La posizione del Mapam, V. Tipi di villaggi ebraici in Israele, VI. Sindacati, partiti operai e movimenti giovanili, VII. Congressi nazionali dei della Histadrut, VIII. Comgressi nazionali dei partiti operai, IX. Partiti politici nella Knesset 1965-1974, X. Risultati delle elezioni della Knesset dal 1949 al 1973, XI. Tavola cronologica, XII. Epilogo, indice dei nomi; Collana Biblioteca di storia”,”MVOx-001-FV” “MERIALDO Andrea SPENA Paolo PORCU’ Franco MUSTILLO Alessandro LANG Lorenzo GUERRIERI Enrico TIMPERI Raffaele”,”Pietro Secchia. Pensiero, lotta e attualità di un dirigente comunista italiano.”,”Il caso Seniga e Azione comunista (pag 58-63) (A. Merialdo) “”Quando nel dicembre del 1956 Secchia è estromesso proprio con Colombi dalla direzione del partito, racconta della contrarietà a questa decisione di un nutrito gruppo composto da Alberganti, Bera, Brambilla, Sclavo, Parini, Vergani, Bonazzi, Robotti e Montagnana (…)”” (pag 62)”,”PCIx-466″ “MERIC Victor”,”Les hommes de la revolution. Gracchus Babeuf.”,”””1. La natura ha dato a ciascun uomo un diritto uguale al godimento di tutti i beni””. 2. Lo scopo della Società è di difendere questa eguaglianza sovente attaccata dal forte e il malvagio nello stato di natura, e di aumentare, con il concorso di tutti, la fruizione comune. 3. La natura ha imposto a ciascuno l’ obbligo di lavorare, nessuno ha potuto senza crimine sottrarsi al lavoro.”” (pag 219)”,”FRAR-277″ “MERIGGI Maria Grazia a cura; saggi di Sergio BOLOGNA Massimo CACCIARI Vittorio FOA Antonio NEGRI Paul MATTICK Erhard LUCAS Elisabeth BEHRENS Thomas JANSSEN Jurgen KLEIN Thomas SCHMID”,”Il caso Karl-Heinz Roth. Discussione sull’ ‘altro’ movimento operaio.”,”Saggi di Sergio BOLOGNA, Massimo CACCIARI, Vittorio FOA, Antonio NEGRI, Paul MATTICK, Erhard LUCAS, Elisabeth BEHRENS Thomas JANSSEN Jurgen KLEIN, Thomas SCHMID “”Perdite di giornate lavorative e abbassamento delle tariffe avevano portato, secondo i calcoli complessivi di Ernest Labrousse, a una riduzione del 40% della massa salariale fra il 1828 e il 1832. Quegli anni coincisero conuna tumultuosa attività politica antimonarchica e un’ estrema disponibilità di artigiani e operai alla rivolta. Nella quinta edizione dell’ Organisation du travail, del 1848, Louis Blanc elencò i salari medi giornalieri e il numero medio di mesi di lavoro persi nei vari mestieri maschili e femminili (…). Alle soglie della crisi del 1846-’47, solo un quarto dei lavoratori francesi esercitava – e questa situazione proseguirà per decenni – la sua professione in imprese superiori ai 10 salariati.”” (pag 147-148)”,”MGEK-024″ “MERIGGI Maria Grazia”,”La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia 1871 – 1885.”,”Maria Grazia MERIGGI ha lavorato presso la facoltà di Filosofia dell’ Università degli Studi di Milano e attualmente (1980) è ricercatrice CNR. Collabora a vari giornali e fa parte del gruppo redazionale di ‘aut aut’. Ha curato per i ‘quaderni’ della rivista la raccolta di saggi ‘Il caso Karl-Heinz Roth. Discussione sull’ ‘altro’ Movimento Operaio’ e nel 1978 ha pubblicato presso la casa editrice Dedalo il volume ‘Composizione di classe e teoria del partito’ con saggi su gruppi intellettuali e classi sociali nella prospettiva del ‘marxismo degli anni Sessanta’. Attualmente (1980) lavora a una ricerca sulle Società operaie repubblicane e a un progetto di biografia di Osvaldo GNOCCHI-VIANI.”,”MITS-095″ “MERIGGI Maria Grazia”,”L’ invenzione della classe operaia. Conflitti di lavoro, organizzazione del lavoro e della società in Francia intorno al 1848.”,”MERIGGI Maria Grazia ha studiato a Pavia, MIlano e Parigi. Insegna storia contemporanea all’ Università di Bergamo. E’ storica delle culture politiche e dei movimenti sociali europei nel XIX e XX secolo . Ha scritto vari saggi in volumi collettivi.”,”MFRx-228″ “MERIGGI Maria Grazia”,”Composizione di classe e teoria del partito. Sul marxismo degli anni ’60.”,”La MERIGGI è nata a Pavia nel 1947 e ha lavorato presso la facoltà di filosofia della Statale di Milano. Ha studiato l’influenza della Comune di Parigi sul movimento operaio italiano. Ha curato il volume: Il caso di Karl-Heinz Roth. Discussione sull”altro’ movimento operaio’.”,”ITAC-118″ “MERIGGI Maria Grazia”,”L’Internazionale degli operai. Le relazioni internazionali dei lavoratori in Europa fra la caduta della Comune e gli anni ’30.”,”MERIGGI Maria Grazia è storica sociale dei mondi del lavoro in Europa fra Ottocento e Novecento e insegna storia contemporanea all’Università di Bergamo. E’ fra gli iniziatori dell’Associazione italiana degli storici del lavoro. “”Al Congresso di Copenhagen del 1910 si era già manifestata una serie di malintesi, ai cui contenuti si è già fatto cenno. Edouard Vaillant e Keir Hardie avevano presentato una mozione che suggeriva, contro le minacce di guerra, lo sciopero generale operaio “”soprattutto nelle industrie che fornivano i mezzi per la guerra (armi, munizioni, trasporti ecc.) e l’agitazione e l’azione popolare più attive””. Un emendamento che era apparso “”incendiario”” anche alla sinistra tedesca rappresentata in quel caso dal futuro “”capitano rivoluzionario”” Georg Ledebour, relatore della commissione dedicata al tema della guerra. La mediazione trovata da Vandervelde rimandava l’esame della questione al Bsi e le decisioni al successivo congresso plenario. La deliberazione collettivamente approvata a Copenhagen limitava la battaglia contro la guerra chiedendo ai socialisti di contrastare la corsa agli armamenti col ricorso all’azione parlamentare; il congresso raccomandava soprattutto di non approvare alcun aumento delle spese militari, di battersi contro la diplomazia segreta e per l’autonomia dei popoli. Numerosi incontri e discussioni pubbliche e riunioni ristrette della direzione del Bsi avevano segnalato, ben prima del “”fatale”” voto dei crediti di guerra da parte del gruppo parlamentare della Spd e dell’altrettanto “”fatale”” ‘union sacrée’, le difficoltà di passare dall’impegno generico a quello specifico e concreto di organizzare lo sciopero generale contro la guerra. Ma resta irrisolta – così si esprime Haupt – la questione se la maggioranza dei partiti socialisti accettando gli emendamenti che nel 1907 e nel 1910 li impegnavano a una opposizione rigorosa all’armamento e alle politiche espansive gravide di guerra dei loro paesi, fosse del tutto consapevole della portata degli impegni assunti (129). Nel dicembre 1912 manifestazioni vigorose contro la guerra si sviluppano in tutta Europa, soprattutto ad opera del partito socialista austriaco””. (pag 101-102) [(129) Georges Haupt, Le congrès manqué…, cit., p. 26]”,”INTx-055″ “MERIGGI Maria Grazia”,”La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia (1871-1885).”,”Maria Grazia Meriggi ha lavorato presso la facoltà di Filosofia dell’Università degli studi di Milano e attualmente è ricercatrice CNR. Collabora a vari giornali e fa parte del gruppo redazionale di aut aut.”,”MFRC-002-FL” “MERIGGI Maria Grazia”,”La Confederazione generale unitaria del lavoro e i lavoratori immigrati.”,”MOI, Main-d’Oeuvre immigrée MOE, Main-d’oeuvre étrangère Maria Grazia Meriggi già professoressa ordinaria di Storia contemporanea presso l’Università di Bergamo – è storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro del XIX e XX secolo in Europa, temi sui quali ha pubblicato numerose ricerche. Ha fatto parte del direttivo della SISLav (Società italiana di Storia del Lavoro). che ha contribuito a fondare, e collabora con istituti di ricerca e riviste in Italia e Francia. Per Biblion ha curato, con ampi saggi introduttivi: ‘Un proletariato negato. Studio sulla situazione sociale ed economica degli operai ebrei’ di Leonty Soloweitschik e ‘L’alimentazione dell’operaio russo prima e dopo la guerra’ di Elena O. Kabo. ‘Il volume presenta l’originale esperienza della Cgtu (Confederazione generale unitaria del lavoro), un sindacato la cui cultura politica circola ancora nel presente. Fondata ufficialmente nel 1922 e confluita nella Cgt nel ’36, la Cgtu dedicò un’iniziativa specifica agli immigrati, la cui numerosissima presenza nel mercato del lavoro nella Francia fra le due guerre si impose all’attenzione di tutti i soggetti interessati: i governi, i prefetti, gi imprenditori e, naturalmente, i partiti e i sindacati. Già la Cgt aveva affrontato l’organizzazione dei migranti di lunga data, dagli italaini ai polacchi delle regioni minerarie agli ebrei russi del Pletz di Parigi, ma solo la Cgtu intraprese una organizzazione intersindacale permanente di tutte le comunità di lavoratori stranieri e coloniali, riuscendo a tradurre in risorse da spendere nei conflitti le forme di socialità tradizionali dei gruppi linguistici.’ (quarta di copertina) ‘L’importanza dell’azione del movimento di ispirazione comunista verso i lavoratori immigrati nella Francia tra le due guerre mondiali è un tema presente da anni nell’attività storiografica di M.G. Meriggi. A questi temi l’autrice ritorna con un’ampia esplorazione documentaria che va dai fondi archivistici conservati a Mosca, e recuperati solo dopo la fine dell’Urss (‘Fonds Moscu’), alle maggiori riviste che accompagnano la storia del movimento sindacale francese (‘La Vie Ouvriere’, ‘La Vie Syndicale’, ‘La Révolution Prolétarienne’. L’autrice sottolinea l’impegno della nuova Confederazione generale del lavoro di ispirazione comunista (CGTU, Confédération générale du travail unitaire) negli scioperi e nelle campagne internazionali per una mobilitazione a favore dei lavoratori stranieri “”talvolta maggioritari in certi settori produttivi e in certi territori””, inducendo la CGTU già all’inizio del 1923 alla creazione di un ufficio centrale della mano d’opera straniera (MOE, Main-d’oeuvre étrangère). Tra le varie comunità di lavoratori stranieri organizzate e in lotta attraverso rivendicazioni e scioperi, la Meriggi dedica attenzione agli ebrei dell’ Europa orientale, portatori di una propria tradizione di lotte anche in settori atipici rispetto a quelli canonici delle mobilitazioni operaie. Il mercato del lavoro francese era quello più ricco di presenze straniere di tutta l’Europa, ricorda l’autrice. Un carattere permanente della CGTU era il rapporto difficile di un movimento sindacale che si considerava indipendente ma che tuttavia era aderente alla Internazionale Sindacale Rossa (ISR) costituita a Mosca nel 1921. CGTU che avrebbe sempre risentito della tradizione sindacalista-rivoluzionaria dalla quale era scaturita. In questo senso va sottolineata l’attenzione dedicata nel libro alla figura di Solomon Lozovskij, segretario dell’ ISR dalla nascita allo scioglimento ma rimasto legato alla sua militanza giovanile nel movimento sindacale francese. La carica internazionalista e anticoloniale impressa alla CGTU dall’appartenenza al movimento sindacale di ispirazione comunista e l’impegno a contrastare la xenofobia, anche operaia, pur tenendone conto, porterà dagli anni Trenta alla sostituzione della denominazione di MOE con quella di MOI (Main-d’Oeuvre immigrée). L’impegno convergente del sindacato e del partito comunista francese (PCF) portava spesso alla sovrapposizione fra i militanti della MOE sindacale e di quella comunista ma che contrastava con la permanenza nella CGTU della visione di un sindacalismo antipolitico di azione diretta. L’immagine della CGTU che ne risulta è quella di un sindacato che non è più in grado di trasformare la presenza nei conflitti con una stabile adesione di massa, secondo la tradizione francese. (Isco)”,”MFRx-394″ “MÉRIMÉE Prosper, a cura di Alessandro PELLEGRINI”,”La notte di S. Bartolomeo.”,”P. Mérimée nacque nel 1803 a Parigi da una famiglia della ricca borghesia. Compì studi classici, conobbe varie lingue tra cui il russo, si occupò persino di teologia, benché di educazione irreligiosa. Si laureò in legge e in archeologia. Fu nominato nel 1834 ispettore dei monumenti archeologici della Francia e nel 1844 fu nominato accademico, nel 1853 senatore, nel 1858 presidente della Commissione per la riorganizzazione della biblioteca imperiale. Mérimée fu amico in particolare di Courier, Fauriel e Stendhal, quest’ultimo ebbe un influsso su Mérimée e tra i due scrittori ci fu affinità. Autore di molte opere, la sua vita si svolse per gran parte nell’ambito di corte. Era intimo di Napoleone III e dell’imperatrice Eugenia. Morì a Cannes nel 1870. (Notizia biografica) Razionalismo volterriano di Mérimée, che aveva anche gusto per l’aneddoto “”Dopo molto tempo perduto così a gridare, gemere, piangere, si dovette decidere il da farsi. Lo scudiero della contessa si incaricò di trovare una dama che avesse cura del bimbo. Mergy in quel momento non poteva fuggire. D’altronde, dove andare? chi sapeva se il massacro non si estendesse da un capo all’altro della Francia? Numerosi corpi di guardia occupavano i ponti per i quali i riformati avrebbero potuto fuggire più facilmente dalla città e raggiungere le provincie del mezzogiorno, meglio dedite, in ogni tempo, alla loro causa. D’altro lato sembrava poco probabile ed anche imprudente l’implorare la pietà del sovrano, proprio nel momento quando, accalorato dal massacro, pensava solo a far nuove vittime. La casa della contessa, per la sua notoria devozione, non era esposta a serie ricerche da parte degli assassini; e Diana riteneva di poter esser sicura della sua gente. Mercy non poteva trovare in nessun luogo un rifugio migliore e meno rischioso. Si decise ch’egli vi rimarrebbe nascosto, in attesa degli eventi. La luce del giorno, anziché far cessare i massacri, parve accrescerli e organizzarli; non vi fu cattolico che per evitare il sospetto di eresia non prendesse la croce bianca e si armasse, denunciando gli ugonotti ancora vivi. Il re frattanto, chiuso nel palazzo, era inaccessibile a chiunque non fosse fra i capi dei massacratori. La popolaglia, attratta dalla speranza del saccheggio, si era accomunata con le guardie cittadine e coi soldati, e i predicatori nelle chiese esortavano i fedeli a raddoppiare di crudeltà. «Tagliamo tutte le teste dell’idra ad una volta», dicevano, «e poniamo fine per sempre alle guerre civili». E al fine di far credere a quel popolo avido di sangue e di massacri che il cielo approvava la sua ferocia, lo incoraggiava mediante un prodigio evidente, i predicatori gridavano: «Andate al cimitero degli Innocenti, andate a vedere quel biancospino che rifiorisce come se fosse ringiovanito e reso più vigoroso, perché innaffiato dal sangue degli eretici!». Numerose processioni di massacratori armati si recavano in gran cerimonia ad adorare la santa spina, e uscivano dal cimitero animati dallo zelo rinnovato di scoprire e mettere a morte coloro che il cielo condannava in modo tanto manifesto. Un motto di Caterina era su tutte le bocche: e ci si ripeteva, sgozzando bimbi e donne: ‘Che pietà lor ser crudele, che crudeltà lor ser pietoso’. Strana cosa! Quei protestanti avevano in gran parte guerreggiato e preso parte a furiose battaglie nelle quali più volte si erano provati con successo ad opporre il valore al numero; ma durante il massacro solamente ‘due’ opposero resistenza agli assassini, e di quei due solamente uno aveva fatto la guerra. Forse l’abitudine di combattere attruppati e in maniera regolare li aveva privati di quell’energia individuale che avrebbe potuto incitare ogni protestante a difendersi nella propria casa come in una fortezza. Si vedevano, come vittime rassegnate, vecchi guerrieri tender la gola a miserabili che dinanzi a loro il giorno prima avrebbero tremato. Essi scambiavano la loro rassegnazione per coraggio, e preferivano la gloria del martire a quella del soldato. Quando la prima sete di sangue fu placata, si videro i più clementi fra i massacratori offrire alle loro vittime la vita quale prezzo dell’abiura. Un numero trascurabile di calvinisti approfittò dell’offerta e consentì a riscattarsi dalla morte e dal supplizio con una menzogna forse scusabile; ma la maggior parte, anche donne e bimbi, ripetevano le parole del simbolo di fede, pur fra le spade sul capo, e morivano senza un lamento. Dopo due giorni il re tentò di arrestare il massacro; ma, quando si sia lasciato libero il corpo alle passioni della folla, non è più possibile trattenerlo. Non solo i pugnali proseguivano a colpire, ma lo stesso monarca, accusato di un’empia compassione, fu costretto a revocare la parola di clemenza e ad esagerare il rigore sino alla malvagità, che nondimeno era uno dei precipui elementi del suo carattere”” (pag 324-328)”,”FRAA-001-FGB” “MERKEL Renate”,”Marx und Engels über Sozialismus und Kommunismus. Zur Herausbildung der Auffassung von Karl Marx und Friedrich Engels über die sozialistische und kommunistische Gesellschaft in der Entstehungsperiode des wissenschaftlichen Kommunismus (1842-1846).”,”Marx ed Engels sul socialismo e il comunismo. La concezione di Marx ed Engels sulla società comunista e socialista nel periodo di nascita del comunismo scientifico (1842-1846) “”Eine neue menschliche Ordnung zu stiften, bezeichnete Bruno Bauer als Anliegen der Französischen Revolution. Als geschchtliche Triebkraft hierfür sah er die Ideen an, die aber über den Zustand, den sie mit Gewalt aufheben wollten, nicht hinausführten. Hieran schloß Marx seine bekannten Worte: “”Ideen können nie über einen alten Weltzustand, sondern immer nur über die Ideen des alten Weltzustandes hinausführen. Ideen können überhaupt nichts ausführen. Zum Ausführen der Ideen bedarf es der Menschen, welche eine praktische Gewalt aufbieten””. An gleicher Stelle wies er darauf hin, daß die Französischen Revolution Ideen hervorgetrieben habe, die über die Ideen des ganzen alten Weltzustandes hinausführten, nämlich die kommunistische Idee.”” (pag 120)”,”MAED-278″ “MERKEL Angela, con Beate BAUMANN”,”Libertà. Memorie 1954-2021.”,”Angela Merkel, cancelliera della Repubblica Federale Tedesca dal 2005 al 2021, è stata la prima donna a ricoprire la carica più importante del Paese. Nata ad Amburgo nel 1954, cresciuta nella DDR, dove ha studiato Fisica e conseguito un dottorato in scienze naturali, è stata eletta nel Parlamento tedesco nel 1990. Dal 1991 al 1994 è stata ministra federale per le Donne e la gioventù, dal 1994 al 1998 ministra per l’Ambiente, la tutela della natura e la sicurezza dei reattori nucleari, dal 2000 al 2018 presidente dell’ Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU). Ha terminato la sua carriera politica attiva nel 2021. Lotta al vertice della CDU. Articolo della Merkel su FAZ in cui liquida l’era Kohl separando le sue responsabilità da quelle del partito. Da qui parte l’indagine della magistratura (pag 258-259)”,”GERV-076″ “MERKER Nicolao”,”Il socialismo vietato.”,”MERKER (Trento, 1931), prof ordinario di storia della filosofia moderna alla facoltà di lettere dell’Univ La Sapienza di Roma, ha curato varie edizioni italiane di filosofi e scrittori dell’ illuminismo e dell’ idealismo tedeschi, nonché di MARX ed ENGELS. Tra le sue pubblicazioni più recenti: ‘Storia della filosofia’ (3 voll) EDITORI RIUNITI, ROMA, 1984, ‘Karl Marx’, E.R., ROMA, 1983, ‘Storia delle filosofie’, 3 voll, FIRENZE, 1988, ‘L’illuminismo in Germania. L’età di Lessing’, ROMA, 1989, ‘La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar’, EDITORI RIUNITI. ROMA. 1993. ‘Introduzione a Lessing’, LATERZA, 1991.”,”MGEx-034″ “MERKER Nicolao”,”Karl Marx 1818-1883. La vita del grande pensatore tedesco. La nascita del movimento comunista.”,”Nicolao MERKER (Trento 1931) è Prof di storia della filos moderna e contemporanea nell’Univ di Roma.”,”MADS-035″ “MERKER Nicolao”,”Atlante storico della filosofia.”,”Nicolao MERKER, professore ordinario di storia della filosofia moderna all’Università La Sapienza d ROma ha scritto varie opere e ha curato le edizioni italiane di classici di Marx, Engels e Otto Bauer. “”Quando s’ incontrano i nomi di Marx e di Engels c’è la tendenza a collegarli subito al marxismo. E’ un’ abitudine che falsa le prospettive storiche. Il termine “”marxismo”” cominciò a circolare soltanto dopo la morte di Marx, negli anni ’80 del XIX secolo. Marx non chiamava la sua dottrina marxismo, bensì “”socialismo materialistico critico””. Intendeva cioè la sua teoria sociale come soltanto una delle parecchie dottrine sociali che esistevano nell’ Ottocento e che avevano fondamenti teorici molto diversificati. Alla fine dell’ Ottocento esistevano anche, soprattutto in Germania, socialismi di matrice kantiana (Lange e Cohen) e positivistica (Laas). Le idee di Marx e di Engels rappresentano dunque, in primo luogo, soltanto una, e per nulla l’ unica, delle dottrine socialiste provocate dalla rivoluzione industriale””. (pag 95)”,”FILx-297″ “MERKER Nicolao”,”Karl Marx. Vita e opere.”,”MERKER N. è professore emerito della Facoltà di filosofia dell’Univ. di Roma La Sapienza. (v. bibliografia opere in risvolto 4° cop.) Edizione precedente ampliata “”La società futura avrebbe visto non solo la liberazione dell’operaio dalla logica alienante del profitto capitalistico, ma anche lo sprigionarsi, a fini collettivi, di tutte le potenzialità delle forze produttive moderne ostacolate dall’assetto capitalistico della produzione. Nel maggio 1851 Marx aveva scritto a Daniels, membro del comitato di Colonia della Lega dei comunisti, che “”le verità tecnologiche già raggiunte possono diventare pratiche solo nelle condizioni del comunismo”” [OME XXXVIII: 565]. Insomma, il capitalismo un freno al progresso, il comunismo una spinta propulsiva. Fin dall”Ideologia tedesca’ del 1846 c’era la convinzione che nessuna forma di società avrebbe potuto reggere dopo quella capitalistica se non garantiva un alto grado di sviluppo delle forze produttive. E’, questo, “”un presupposto pratico assolutamente necessario anche perché senza di esso si generalizzerebbe soltanto la ‘miseria’, e quindi col ‘bisogno’ ricomincerebbe anche il conflitto per il necessario, e tornerebbe per forza tutta la vecchia merda”” [Marx/Engels 1846/1872: 34]”” [Nicolao Merker, Karl Marx. Vita e opere, 2010] (pag 159-160)”,”MADS-479″ “MERKER Nicolao”,”Dialettica e storia.”,”Proveniente dalla biblioteca di Luciano Cafagna. Metodo. “”L’osservazione empirica – suggerisce Marx – deve dimostrare in ‘ogni singolo caso’ la connessione della struttura sociale e politica con la produzione in modo ‘empirico’ e ‘senza alcuna mistificazione e speculazione’. La struttura sociale e lo Stato derivano costantemente dal processo vitale di ‘determinati’ individui; ma di questi individui non come possono apparire alla propria o altrui immaginazione, bensì come sono ‘realmente’, vale a dire come essi operano, producono materialmente, dunque come essi sono attivi entro limiti, presupposti e condizioni ‘determinati’, materiali e indipendenti dal loro arbitrio”” (36). Tale istanza della ricerca dialettica determinata, libera dalle mistificazioni (occorre dirlo?) della dialettica hegeliana in quanto dialettica idealistica, implica dunque una particolare concezione dell’identità degli opposti: una concezione che, accanto all’indispensabile istanza della “”contraddizione””, cioè della “”unità”” o relazione degli opposti, salvaguardi parimenti la loro distinzione. L’identità degli opposti significherà allora (Lenin) “”il riconoscimento (la scoperta) di tendenze contraddittorie opposte e ‘che si escludono reciprocamente’, in ‘tutti’ i fenomeni e processi della natura (‘inclusi’ spirito e società)””; mentre la coscienza non speculativa ma funzionale o scientifica, dell’unità, indicherà anzitutto che “”l’unità (coincidenza, identità, equivalenza) degli opposti è condizionata, temporanea, passeggera, relativa””, e che dunque “”l’esattezza”” di quella parte del contenuto della dialettica che contempla lo “”sdoppiamento dell’uno”” e la “”conoscenza delle sue parti costitutive””, “”deve essere provata sulla base della storia della scienza””, vale a dire non deve essere assunta a priori e una volta per tutte (37)”” [Nicolao Merker, ‘Dialettica e storia’, Messina, 1971] [(36) ‘Die deutsche Ideologie’, cit., p. 22; (37) W.I. Lenin, ‘Zur Frage der Dialektik. Aus dem philosophischen Nachlass’, Berlin, Dietz, pp. 285-86 (e ora ‘Quaderni filosofici’, a cura di L. Colletti, Milano, 1958, pp. 344-45)] (pag 137-140)”,”TEOC-676″ “MERKER Nicolao COLLETTI Lucio GARRONI Emilio ALCARO Mario TRONTI Mario FINELLI Roberto BETTINI Filippo BRUNO Edoardo BUFALO Romeo CARLINO M. MASTROPASQUA A. MUZZIOLI F. PATRIZI G. GRAVAGNUOLO Bruno PUNZO Luigi TRINCIA Francesco Saverio autori, LIGUORI Guido a cura di”,”Galvano Della Volpe. Un altro marxismo.”,”L’opera di Galvano Della Volpe (1895-1968) rappresenta, nel marxismo e nella cultura filosofica italiana, una posizione originale e controcorrente, a volte isolata. Presentiamo con questa pubblicazione gli atti della giornata di studio e di riflessione dedicata all’opera del filosofo Galvano Della Volpe che si è tenuta a Roma il 15 novembre del 1995 celebrandone così, con l’apporto ausiliare di una mostra bibliografica, il centenario della nascita.”,”TEOC-068-FL” “MERKER Nicolao”,”La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar.”,”Nicolao Merker (Trento 1931-Roma 2016) è stato professore emerito di Storia della filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Ha curato edizione italiane di classici dell’età della Riforma, dell’Illuminismo e dell’idealismo tedeschi, nonché di Marx, Engels e dell’ austromarxismo. Tra le sue ultime pubblicazioni: ‘Il sangue e la terra. Due secoli di idee sulla nazione’ (Roma 2004), ‘Europa oltre i mari. Il mito della missione di civiltà’ (Roma, 2006); ‘Filosofie del populismo’ (Roma-Bari, 2009), ‘Karl Marx. Vita e opere’ (Roma-Bari 2010), ‘Il nazionalsocialismo. Storia di un’ideologia’ (Roma 2013), ‘La guerra di Dio. Religione e nazionalismo nella Grande Guerra’ (Roma, 2015). Tra i testi curati da Nicolao Merker ricordiamo: ‘Stato di diritto e società civile’ e ‘Lo stato di tutto il popolo’ (Roma, 2015). Emigrazione politica di massa dei tedeschi dopo la sconfitta della rivoluzione del 1848 (pag 267) Sul parlamentarismo. “”Non si sbagliava insomma Wilhelm Liebknecht quando già nel dicembre 1870 presagiva che il ‘Reich’ sarebbe diventato “”una società d’assicurazione dei principi contro la democrazia”” [in E. Engelberg, 1979: 22]. A far da garante era l’esercito (…)”” (pag 294) Persecuzioni del governo bismarckiano contro gli scioperanti e i dirigenti Spd (pag 302-306); Marx Engels e il congresso di Gotha (pag 307-308). “”Quando a Gotha nel 1875 il congresso di unificazione tra i socialdemocratici «eisenachiani» e l’Associazione lassalliana accrebbe quello che i possidenti chiamavano il «pericolo proletario», e quando verso il 1876 tra il Centro e il partito conservatore, due partiti sostanzialmente agrari, venne delineandosi una confluenza d’interessi economici, e si profilò quindi la minaccia di due opposizioni, da sinistra e da destra, insostenibili per il cancelliere pur avendo egli il supporto del partito nazional-liberale che nel Reichstag disponeva di quasi la metà dei voti: quando questa minaccia divenne tangibile, Bismarck suonò la ritirata ai ‘Kulturkämpfer’. (…)”” (pag 302); “”Se gli scioperanti venivano arrestati per turbamento dell’ordine pubblico, ai dirigenti del partito socialdemocratico che contestavano la politica sciovinista dell’impero toccava invece l’accusa più grave di cospirazione e di alto tradimento: come capitò nel 1872 a Wilhelm Liebknecht e Bebel, i due deputati «eisenachiani» che nella Dieta della Confederazione del nord avevano propugnato già nel novembre 1870 una pace con la repubblica francese senza annessioni. Ebbero una condanna a due anni di fortezza, e le dichiarazioni di Liebknecht al processo di Lipsia circa i destini del ‘Reich’ furono assolutamente profetiche (11). La sbrigativa accusa di alto tradimento, che non badava ai fatti ma incriminava le idee, era del resto la categoria preferita degli ideologi del ‘Reich’ contro gli oppositori di qualsiasi colore. Nello stesso anno del processo di Lipsia, Eduard von Hartmann [1872: 98] l’applicò ai cattolici: «non possono essere buoni cattolici senza diventare rei, almeno idealmente, di altro tradimento verso la loro patria». Su quel che si dovesse intendere per «patria» e «Stato», e quale significato avessero altri concetti teorici generali (compreso quello di «lotta di classe»), erano molto vaghe le idee nei due tronconi del movimento operaio, l’Associazione lassalliana e il partito socialdemocratico degli «eisenachiani». L’Associazione, nella tradizione del fondatore, aveva riconosciuto e accettato da tempo l’egemonia della Prussia; e agli «eisenachiani» gli scritti teorici di Marx erano pressoché sconosciuti. I mille esemplari del primo libro del ‘Capitale’ marxiano (1867) ci misero cinque anni per avviarsi all’esaurimento, e in Germania se ne vendette solo qualche centinaio. Fu sotto l’influenza dell’insurrezione parigina della Comune che cominciarono a penetrare, dal 1872, idee tratte dal lontano ‘Manifesto del partito comunista’ e dal ‘Capitale’, opera che Bebel studiò soltanto durante i suoi due anni di prigionia. Prima, per quanto riguarda la teoria, erano magari circolate tra i socialdemocratici le concezioni filosofiche di Joseph Dietzgen (…) Dal versante positivista agiva Dühring, un libero docente scomodo nell’ambiente accademico, estromesso dall’università di Berlino dopo il suo ‘Corso di economia politica e sociale’ (1873) in cui patrocinava una società «socialitaria», senza proprietà privata, da instaurare ora e subito perchè così lo reclamava la libera volontà. Non erano comunque le idee filosofiche, bensì le angherie politiche poliziesche e giudiziarie che colpivano le due organizzazioni operaie, a spingere al congresso che a Gotha, nel maggio 1875, fuse entrambe nel Partito socialista tedesco dei lavoratori. Al programma del nuovo partito Marx in celebri ‘Glosse marginali’ rimproverò confusione, tra l’altro, anceh per il modo in cui vi si affrontava il problema dello Stato: contraddittorio essendo che abolizione del lavoro salariato e delle disuguaglianze politiche e sociali, creazione di uno «Stato libero» e di una società socialista, tutti obiettivi «che hanno senso soltanto in una repubblica democratica», venissero chiesti «a uno Stato che non è altro se non un dispotismo militare guarnito di forme parlamentari, mescolato con appendici feudali, già influenzato dalla borghesia, tenuto insieme dalla burocrazia, tutelato dalla polizia», e per giunta assicurando a questo Stato «che si immagina di potergli imporre cose del genere con “”mezzi legali””» [K. Marx, 1875: 971]. Le parole d’ordine immediate del programma – leggi di protezione sociale per i lavoratori, la difesa del suffragio universale sempre insidiato dalle classi dominanti e qui rivendicato anche all’elettorato femminile, la milizia popolare di contro all’esercito permanente – portarono in realtà a una buona mobilitazione delle masse. I voti per il nuovo partito crebbero nel 1877 a 493.000 (il 9.1%), con tredici seggi al ‘Reichstag’: dove diventò il quarto partito dopo nazional-liberali, Centro e conservatori. Di fronte a questo montante «pericolo proletario», Bismarck strumentalizzò subito due attentati a Guglielmo I, fatti da anarchici nel maggio 1878 e in cui i socialisti non c’entravano per nulla. Il 19 ottobre, in un clima d’isterismo nazional-patriottardo, passò al ‘Reichstag’ la «legge contro i socialisti», rinnovabile di triennio in triennio, che sciolse il partito operaio, ne vietò i giornali, imprigionò circa 1.500 persone per un totale di mille anni di detenzione (12), ne espulse 900 dalla Germania con ordinanza giudiziaria, e costrinse molti altri ad emigrare. I dodici anni di clandestinità del partito, fino a quando nel settembre 1890 la legge decadde per mancato rinnovo, ebbero plurimi effetti. Il primo fu quello che Mehring chiamerà il «raccoglimento scientifico». Dal luglio 1878 era cominciato a circolare come libro a sé il cosiddetto ‘Anti-Dühring’ di Engels (ovvero, titolo originario ‘La scienza sovvertita dal signor Dühring’). Confrontandosi con le dottrine filosofiche ed economiche di quel positivista, Engels in tema di «filosofia», «economia politica» e «socialismo» fornì in quell’opera un compendio dei principi fondamentali di Marx. «Solo dalla ricezione di questo libro si può parlare in generale in Germania di una “”scuola”” marxista» [H.J. Steinberg, 1979: 26]”” [Nicolao Merker, ‘La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar’, Roma, 2016] [(11) «Con fatale necessità uno Stato come la Germania prussizzata di Bismarck è votato a rovina violenta per il modo stesso in cui è sorto (…). Nata sui campi di battaglia, figlia di un colpo di Stato, della guerra e della rivoluzione dall’alto, la Germania dovrà correre senza posa da colpo di Stato a colpo di Stato, da guerra a guerra, e alla fine sgretolarsi sui campi di battaglia oppure soccombere alla rivoluzione dal basso. E’ una legge di natura» [in K.H. Leidigkeit, 1960: 256-57]. Nel 1918 si avvereranno contemporaneamente entrambe le prognosi di Liebknecht; (12) Ancora prima della legge, già nel giugno-luglio 1878, erano state emesse condanne a più di 500 anni per il crimine di «lesa maestà»: «un trucco prediletto dalle spie era quello di lanciare improvvisamente un evviva al Kaiser durante le assemblee operaie, oppure nei locali frequentati dagli operai; chi non si alzava in piedi o non si toglieva il cappello era denunciato per lesa maestà» [F. Mehring, 1897 c: 1198]”” (pag 302-308)”,”GERx-136″ “MERKER Nicolao”,”Europa oltre i mari. Il mito della missione di civiltà.”,”Nicolao Merker, professore ordinario di Storia della filosofia moderna all’Università La Sapienza di Roma, ha curato edizioni italiane di classici del Rinascimento, dell’Illuminismo e dell’idealismo tedesco, nonchè di Marx, di Engels e di Otto Bauer. É autore di: Introduzione a Lessing, Il socialismo vietato. Miraggi e delusioni da Kautsky agli austromarxisti, Karl Marx, L’illuminismo in Germania. L’età di Lessing, La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar, Il sangue e la terra. Due secoli di idee sulla nazione, Atlante storico della filosofia. Ha inoltre diretto una Storia della filosofia, in tre volumi. Contiene il capitolo: XI. Le colonie dei socialisti [L’umanitarismo socialista e liberal-democratico; Le leggi marxiste della storia; La Seconda Internazionale; Eurocentrismo socialista e Russia sovietica; Rinvii bibliografici Le leggi marxiste della storia (pag 228-233) … finire”,”EURx-056-FL” “MERKER Nicolao”,”Metodo e storia nella teoria marxista dello Stato.”,” Kautsky, osserva Lenin “”non ha mai sentito dire che una cosa è la forma delle elezioni, la forma della democrazia, e un’altra cosa è il contenuto di classe di un dato istituto”” (1) (pag 24-25) (1) Lenin, ‘La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky’ Secondo Engels le indicazioni di quella teoria sono “”considerevolmente invecchiate”” non solo per ragioni di tecnica della lotta armata, sule quali, pure, egli si sofferma nel dettaglio. L’inadeguatezza della teoria non sta solo nel fatto che dal 1848 – 1849 in poi si sono verificati nella tecnologia militare e nella topografia urbana moltissimi cambiamenti “”tutti a favore dell’esercito”” repressore di rivoluzioni (…) (pag 30) Autocritica di Engels (pag 32)”,”TEOC-021-FB” “MERKER Nicolao”,”La filosofia dei nazionalismi europei.”,”Nicolao Merker (1931-2016), allievo di Galvao Della Volpe, ha insegnato presso le Università di Messina e Roma Storia della filosofia e Storia delle dottrine politiche. Ha scritto saggi su l’ Illuminismo tedesco, Hegel, Marx, la Germania, il nazionalismo, il populismo e il colonialismo. Tesi Merker: socialismo marxista e leninista dottrina eurocentrica (pag Contiene il paragrafo 7, capitolo III, ‘Le colonie nel marxismo classico’ (pag 47-50) “”Engels, in una sua corrispondenza del gennaio 1848 per la rivista «The Northern Star», aveva definito la conclusione della conquista francese di Algeri un «progresso della civiltà», perché «tutte queste nazioni di liberi barbari appaiono molto fiere, nobili e gloriose, se viste a distanza», ma se le si guarda da vicino, alla loro barbarie di predoni è «dopo tutto preferibile il borghese moderno, con la civiltà, l’industria, l’ordine e lo spirito relativamente illuminato che lo accompagnano» (19). Engels si era rallegrato anche della conquista americana del Messico. Pur sapendo che nell’immediato quella guerra avrebbe giovato «innanzi tutto solo alla borghesia» statunitense, pensava che per il Messico l’esser stato «tirato con la violenza nel movimento storico» costituisse comunque un progresso. Sicché «è nell’interesse del suo stesso sviluppo che in futuro esso sia posto sotto la tutela degli Stati Uniti» (20). A proposito della colonizzazione inglese dell’India c’è un giudizio lapidario di Marx, ossia che «l’Inghilterra deve assolvere una doppia missione (…), una distruggitrice, l’altra rigeneratrice: annientare la vecchia società asiatica e porre le fondamenta materiali della società occidentale in Asia» (21). Perfino la Russia, bestia nera di Marx ed Engels per l’autoritarismo liberticida ch’essa rappresentava, in una lettera di Engels del 23 maggio 1851 all’amico veniva giudicata «veramente progressista nei confronti dell’Oriente», perché «il dominio russo, con tutta la sua brutalità, con tutto il suo sudiciume slavo, compie opera di civiltà nel mar Nero, nel mar Caspio e nell’Asia centrale, tra baschiri e tartari»: perché ivi, a merito storico della Russia, sono stati introdotti «specialmente elementi della società industriale» (22). La Francia in Algeria, gli Stati Uniti nel Messico, l’Inghilterra in India, la Russia al di là degli Urali fungevano per Marx ed Engels da agenti di una legge oggettiva della storia: vi importavano i germi della modernità che, dissolvendo gli anacronismi socio-economici tribali, patriarcali, medievali, e sviluppandovi l’imprenditorialità mercantile e poi capitalistico-industriale, avrebbero posto in tutti quei paesi le premesse per la transizione al socialismo”” (pag 47-48) [(19) OME (Marx-Engels Opere, Roma, Editori Riuniti, Roma, 1972, VI, p. 525; (20) Engels, 1848, 1973, p. 538 (‘I movimenti del 1847’, OME, VI, 1973, pp. 531-540); (21) Marx 1853, 1978 (‘I risultati futuri della dominazione britannica in India’, in OME XII, 1978), pp. 223-29), p. 223; (22) OME, XXXVIII, 1972 e sgg., p. 290] [Nicolao Merker, ‘La filosofia dei nazionalismi europei’, La Scuola di Pitagora editrice, Napoli, 2018]”,”TEOP-531″ “MERKER Nicola, a cura, saggi di Nicola BADALONI Etienne BALIBAR Marcello CINI Franco FERRAROTTI Francesco GALGANO Valentino GERRATANA Augusto GRAZIOSI Eric J. HOBSBAWM Cesare LUPORINI Nicolao MERKER Fulvio PAPI Adam SCHAFF Paul SWEEZY Silvano TAGLIAGAMBE Pierre VILAR”,”Marx, un secolo.”,”Contiene tra l’altro i saggi di Francesco Galgano ‘Marx e i momenti della transizione’, Paul Sweezy ‘Le crisi e la teoria del valore in Marx’ e di Pierre Vilar ‘Marx di fronte alla Spagna e alla sua storia’”,”MADS-037-FF” “MERKER Nicolao”,”Marxismo e storia delle idee.”,”L’economia politica moderna in Germania, una teoria «importata come merce finita dall’Inghilterra e dalla Francia» “”Un nesso fra il metodo dell’economia politica classica, scienza borghese moderna per eccellenza, e la dialettica di Hegel dunque c’è: c’è nella mente di Hegel e c’è anche, da quel che si è visto, per Marx. È quindi un aspetto della questione dal quale non si può prescindere. L’altro aspetto è però che il metodo logico di Hegel, come osservava Engels già nel 1859, pur essendo «fra tutto il materiale logico esistente», vale a dire nell’ambito della produzione di ideologie che poteva aversi in Germania, «l’unica cosa a cui almeno ci si potesse appigliare», appariva sia a Marx sia a Engels assolutamente inutilizzabile per la trattazione dei «fatti testardi» dell’economia politica (33). Sarebbe abbastanza facile uscire dall’impasse col dire che la critica marxiana del 1843-44 della dialettica di Hegel – ossia del doppio processo per cui l’empiria dapprima trascesa in speculazione si capovolge nello scambio della speculazione in empiria o nel «positivismo acritico» di Hegel – coinvolgerà di lì a non molto (si pensi alla ‘Miseria della filosofia’ e all’ ‘Einleitung’) anche e per l’appunto il metodo dell’economia politica classica (…). Quando nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’ Marx parla del «punto di vista dell’economia politica moderna» da cui Hegel si pone, occorre insomma precisare subito che, al di là di implicazioni generali di metodo che accomunano l’economia politica qua talis e la filosofia hegeliana, si tratta innanzi tutto di un «punto di vista» d’importazione. Per la Germania della prima metà dell’Ottocento tale punto di vista era di fatto, come rileva Marx nel poscritto al ‘Capitale’, l’«espressione teorica di una realtà forestiera», vale a dire una teoria «importata come merce finita dall’Inghilterra e dalla Francia», non corrispondente per nulla allo sviluppo storico peculiare della società tedesca nel quale, mancando l’edificazione di strutture produttive borghesi moderne, altresí «mancava l’humus dell’economia politica» e dunque anche «ogni continuazione originale dell’economia “”borghese””». La conseguenza fu che i principi della scienza economica, non potendo essere in Germania l’espressione teorica di una situazione economica di egemonia borghese, vennero interpretati dai «professori tedeschi» nel limitato «senso del mondo piccolo-borghese che li circondava, quindi malamente interpretati» (34). Ci sembra che questi richiami conclusivi, contenuti nelle stesse pagine in cui Marx esprime il suo più famoso riconoscimento a Hegel, non soltanto diano proprio a quel riconoscimento la giusta e sola dimensione che nel contesto gli compete, ma sciolgano anche l’apparente enigma della coesistenza dei riconoscimenti a Hegel con la mordente e non casuale ironia contro il professore piccolo-borghese dell’Università di Berlino. Avviano a scioglierlo, ormai s’intende, in un quadro ben più complesso di quello proposto dalle interpretazioni schematicamente riduttive per le quali Hegel sarebbe, di volta in volta, o semplicemente il filosofo della restaurazione, o, putacaso, l’espressione più organica di un’ideologia di dominio borghese”” (pag 247-249) [Nicolao Merker, ‘Marxismo e storia delle idee’, Editori Riuniti, Roma, 1974] [(33) Cfr. La recensione engelsiana a ‘Per la critica dell’economia politica’ di Marx, in ‘Das Volk’, 6 e 20 agosto 1859, in Marx ‘Per la critica dell’economia politica’, pp. 206-207; (34) Cfr. ‘Il capitale’, pp. 38, 41]”,”MADS-821″ “MERKER Nicolao a cura; saggi di Paolo CASINI Lia FORMIGARI Emilia GIANCOTTI Nicolao MERKER Demetrio NERI Francesco TREVISANI Giancarlo ZANIER”,”Storia della filosofia. L’epoca della borghesia. Volume II.”,”Dono della Menin”,”FILx-595″ “MERLE Roger”,”Armand Barbès, un révolutionnaire romantique.”,”Contiene dedica autore. Rivoluzionario francese (Pointe-à-Pitre, Guadalupa, 1809-L’Aia 1870). Di famiglia agiata, consacrò la vita e la sua fortuna alla causa repubblicana. Cospirò con Blanqui contro Luigi Filippo. La sua condanna a morte fu commutata in detenzione a vita, ma, liberato in seguito alla rivoluzione del 1848, tentò il 15 maggio del medesimo anno di creare un governo d’insurrezione. Ancora condannato e incarcerato, fu graziato da Napoleone III nel 1854, ma preferì l’esilio. (fonte Italiano-Storia) Roger MERLE è professore di facoltà all’ Università di scienze sociali di Toulouse, discendente di Armand BARBES. Ha consultato gli archivi familiari. Barbès. In carcere senza concessioni. “”En dépit des soins qu’il recevait et du soleil languedocien la santé de Barbès ne se rétablissait pas: “”Je me coucherais volontiers pour dormir de mon dernier sommeil, disait-il, je ne me reconnais plus moi-même, vigase, air, voix et corps, tout a changé””. La fièvre était quotidienne. Indifférentes à cette mort lente les autorités n’envisageaient pas de le libérer. Il continuait du reste à refuser farouchement que l’on accomplit la moindre démarche à son profit. Blanqui n’avait pas le mêmes scrupules. Malade égalment à la prison de Doullens où il avait été transféré depuis le Mont-Saint-Michel, il bénéficia d’une grâce médicale le 6 décembre 1844 et fut ensuite hospitalisé pendant quelques mois à l’ hôpital de Tours aux frais de l’ Etat. Singuliére faveur dont aucun autre prisonnier de mai ne profita””. (pag 151-152)”,”MFRx-276″ “MERLE Marcel”,”Sociología de las relaciones internacionales.”,”MERLE Marcel “”Marx estima que el reino provisional de la burguesía es un factor irresistible de internacionalización: “”El aislamiento nacional y los antagonismos entre los pueblos desparecen de día en día con el desarrollo de la burguesía, la libertad de comercio y el mercado mundial, con la uniformidad de la producción industrial y las condiciones de existencia que le corresponden”” (Manifiesto comunista). (…) “”La universalidad hacia la que tiende incesantemente el capital encuentra unos límites immanentes a su naturaleza, los cuales, en un cierto estadio de su desarrollo, se alzarán como el mayor obstáculo a esta tendencia y lo empujarán a su autodestrucción”” (Elementos fundamentales para una critica de la economia politica). Así puede explicarse que Marx tomase posición a favor de los procedimientos que debían asegurar la expansión y el éxito, provisional, del capitalismo. Lo hace con absoluto conocimiento de causa, ya que le parece que es el mejor medio para apresurar la revolución. Por ejemplo, cuando toma partido a favor del libre cambio: “”En general, en nuestros días, el sistema protector es conservador, mientras que el sistema de libre cambio es destructor. Disuelve las antiguas nacionalidades y lleva al límite el antagonismo entre la burguesía y el proletariado. En una palabra, el sistema de libertad comercial apresura la revolución social. Solamente en este sentido revolucionario voto a favor del libre cambio”” (Discurso sobre el libre cambio, 1848)”” [Marcel Merle, Sociología de las relaciones internacionales, 1982] (pag 72-73)”,”RAIx-305″ “MERLE Robert”,”La morte è il mio mestiere.”,”Robert Merle è nato il 29 agosto 1908 in Algeria. Fino al 1939 ha insegnato a Bordeaux, Marsiglia e Parigi. Ufficiale di collegamento con gli alleati inglesi durante la seconda guerra mondiale, è stato fatto prigioniero a Dunkerque nel giugno 1940, e internato in un campo di concentramento, prima presso Dortmund, quindi nella Prussia orientale. Dopo la guerra ha ripreso ad insegnare, questa volta nell’università di Rennes, portando nel frattempo avanti sia la sua tesi di dottorato su Osca Wilde, che è stata pubblicata nel 1948, sia il suo primo romanzo ‘Week-end a Zuydcoote’, con il quale nel 1949 ha ottenuto il premio Goncourt. ‘La mort est mon métier’ del 1953 (Ed. Riun. 1956), è il suio secondo romanzo, In seguito Merle si è occupato di teatro, sia come regista che come autore. E’ stato anche collaboratore del quotidiano Le Monde e del settimanale Le lettres français’ (…). (dalla introduzione) “”Alla fine di ‘La morte è il mio mestiere’, il romanziere cede la parola allo storico. Le ultime cento pagine del libro non concedono nulla all’immaginazione. Gli archivi tedeschi, le testimonianze sui campi, i verbali del processo di Norimberga e di altri processi a criminali di guerra, offrono a Robert Merle un materiale che egli si limita a condensare e a sintetizzare. (…) L’SS Rudolf Lang non è più un personaggio, un caso individuale. Egli è divenuto un oggetto, un essere perfettamente svuotato e disumanizzato. È diventato un enigma indecifrabile. La sola domanda che si può formulare non è «Cosa pensava?» ma «Come è arrivato a non pensare nulla?». Rispodnere a questa domanda significa ricordare tutta la storia della Germania contemporanea, del nazismo, gli avvenimenti e l’ideologia di mezzo secolo”” (Claude Roy, Liberation, febbraio 1953) Visita di Himmler al campo di concentramento. “”Alla fine, dicisi che il giorno della visita di Himmler alcuni ‘Scharführer sarebbero entrati con gli ebrei nella «stanza da bagno» e avrebbero distribuito piccole saponette. Contemporaneamente, ordinai al Dolmetscher di darne notizia nello spogliatoio mentre gl’internati si svestivano. Sapevo che per gl’internati qualsiasi frammento di sapone costituiva una inestimabile ricchezza, e su questo contavo per tenerli quieti. Fu una trovata magnifica; appena Himmler arrivò, alcuni Scharführer circolarono fra la massa con grandi scatole di cartone, i Dolmetscher ne dettero notizia con gli altoparlanti, s’udì un mormorio di contentezza, tutti gli ebrei si spogliarono a tempo di record, e svelti e allegri corsero nella camera a gas. …. finire (pag 278-279)”,”QMIS-053-FV” “MERLE Robert a cura, Ahmed BEN-BELLA”,”Ahmed Ben Bella.”,”Robert Merle è nato nel 1908 a Tebessa, in Algeria, da famiglia francese. Laureato in filosofia e specializzato in lingue anglosassoni, ha insegnato all’Università di Rouen. Autobiografia di Ben Bella, ricostruita dallo scrittore francese Robert Merle, sul racconto fatto dal presidente algerino davanti al magnetofono, poco prima di venir destituito dal colpo di Stato del colonello Bumedien. Robert Merle è nato nel 1908 a Tebessa, in Algeria, da famiglia francese. Laureato in filosofia e specializzato in lingue anglosassoni, insegna ora all’Università di Rouen. Con Week-end a Zuydcoote ha vinto il Premio Goncourt 1949 e con L’Ile il Prix de la Fraternité.”,”BIOx-061-FV” “MERLEAU-PONTY Maurice”,”Signos.”,”MERLEAU-PONTY Maurice è nato neo 1908 e morto nel 1961. Agregé di filosofia dal 1930 e dottore in lettere dal 1945, insegnò in vari licei e presso la Scuola Normale Superiore, la Facoltà di lettere di Lione, la Sorbona e il College de France. Autore di varie opere, il suo pensiero considera il principio della fenomenologia attinta dall’ esistenzialismo di SARTRE (con il quale fu animatore della rivista ‘Les Temps Modernes’ dal 1945, e da cui si separò nel 1953). Successivamente la sua attenzione si indirizzò al marxismo e assunse una posizione di sinistra non comunista. MERLEAU-PONTY fu psicologo, sociologo, politico, filosofo.”,”FILx-244″ “MERLE-DU-BOURG Alexis”,”Antoon Van Dyck. Portraits.”,”Antoon van Dyck[2] (Anversa, 22 marzo 1599 – Londra, 9 dicembre 1641) è stato un pittore fiammingo, principalmente ritrattista, che divenne il primo pittore di corte in Inghilterra, dopo un lungo soggiorno in Italia. È universalmente noto per i ritratti della nobiltà genovese e di Carlo I re d’Inghilterra, dei membri della sua famiglia e della sua corte. Con il suo metodo di pittura di rilassata eleganza, influenzò i ritrattisti inglesi, come Peter Lely, per i successivi anni. Oltre ai ritratti, per i quali fu molto apprezzato, si occupò anche di soggetti biblici e mitologici, introducendo alcune notevoli innovazioni pittoriche. Fu allievo e amico del pittore Peter Paul Rubens, del quale assimilò la tecnica e in parte lo stile. Dopo aver trascorso la giovinezza ad Anversa, si spostò in Italia, dove compì il rituale viaggio di formazione, caratteristico di tutti i grandi pittori fiamminghi. Qui ebbe l’opportunità di vedere e copiare alcune grandi opere rinascimentali, specialmente del suo pittore favorito, Tiziano. Di ritorno dall’Italia, passò in Inghilterra, alla corte di Carlo I Stuart, dove si occupò quasi esclusivamente di ritratti. (Wikip) 3 417140 SBN CLOUD”,”ARTx-010-FDR” “MERLET Pierre”,”L’Opposition communiste en URSS. Les trotskystes, 1923-1938. Tome I. 1923-1927: la lutte antibureaucratique dans le parti bolchevique.”,”MERLET Pierre Perché Trotsky nella lotta contro Stalin non ha fatto appello all’Armata Rossa? “”La question d’un possible coup d’Etat contre Staline a souvent été posée à Trotsky, notamment par des oppositionnels, surtout quand la répression a commencé à s’exercer de façon brutale. Le jeunes militants fraîchement ralliés à l’Opposition n’étaient pas le derniers à penser de débarasser ainsi des fourriers de la bureaucratie au sommet de l’Etat. Dans ses mémoires, Boïartchikov évoque une des dernières rencontres de Trostky avec des étudiants de l’Opposition à Moscou en 1927. Trotsky insistait sur l’aide indispensable è apporter au prolétariat internationalç dans la préparation des insurrections ouvrières et, sur le plan intérieur, sur la nécessité d’accroître le rythme de l’industrialisation. Des étudiants lui posèrent alors la question suivante: “”Si Staline nous fusille, il exterminera tous le cadres révolutionnaires. Peut-on le permettre? Est-ce qu nous ne devons pas prendre des mesures préventives?”” Et Boïartchikov ajoute: “”C’étain la question la plus épineuse dans toute l’Opposition. Cette question, des milliers de camarades la lui posaient””. Trotsky – que dès janvier 1925 la direction Staline-Zinoviev avait relevé de ses fonctions de commissaire du peuple à la Guerre, pour briser les liens qu’il aurait pu tisser avec l’Armée rouge – répondit de la manière suivante: “”On ne peut prévenir l’action de Staline que par la force, mais la force n’est pas notre voie. Je vous demande de bien vous en souvenir. L’histoire ne nous pardonnera pas d’avoir apporté à un problème interne au parti une solution par des moyens externes. Si nous voulons prévenir l’action de Staline par la force, il nous faut prendre les armes et commencer la guerre civile. Si nous versons une seule goutte de sang des camarades du parti qui se son égarés, la malédiction des générations présentes et futures tombera sur nos têtes””. “” (pag 103-104)”,”RUSS-238″ “MERLET Pierre”,”L’Opposition communiste en URSS. Les trotskystes, 1923-1938. Tome II. 1928-1938: la lutte à mort contre le stalinisme.”,”MERLET Pierre “”Migliaia di trotskisti furono giustiziati nei diversi campi (23). Non si conoscono sempre tutti i dettagli di questo massacro sistematico, di cui solo pochi superstiti hanno potuto testimoniare. Ma si sa che a Magadan vi sono stati seimila bolscevichi-leninisti massacrati nel 1937. Una tra loro. Tatiana Miagkova, il cui dossier è stato studiato da un archivista sovietico nel 1990, aveva aderito al partito bolscevico nel 1919 e partecipato alla guerra civile. Trasferita a Kharkov, in Ucraina, si unisce all’Opposizione unificata nel 1926, venne esclusa dal partito nel 1927 e deportata ad Astrakhan. Essa diventa la segretaria di Rakovsky, prima di essere deportata in Kazakhistan per aver scritto e diffuso un volantino. Convinta dal marito a rinunciare alle sue attività, le viene consentito di rientrare a Mosca. Ma non rinuncia ad esprimere le proprie opinioni, cosa che gli vale un secondo arresto nel 1933 e una condanna a tre anni di isolamento a Verkhnéouralsk. Un anno dopo; verrà arrestato anche suo marito. Poco dopo la fine del periodo di pena, Tatiana Miagkova subisce un’ultima condanna a cinque anni di campo nella regione di Magadan. Il 17 novembre 1937, viene condannata a morte come “”trotskista che non ha disarmato””, per aver fatto lo sciopero della fame e per essersi ribellata contro una guardia che le impediva di rivolgersi ad un’altra prigioniera”” “”(23) Poco dopo l’attacco all’Urss da parte dell’esercito tedesco, il 22 giugno 1941, Stalin e Beria fecero fucilare centinaia di oppositori imprigionati, tra i quali l’ex dirigente dell’Opposizione di sinistra al fianco di Trotsky, Christian Rakovsky, Olga Bronstein-Kameneva (sorella di Trotsky), le dirigenti trotskiste Varsenika Kasparova, Varvara Iakovleva…”” (pag 129-130)”,”RUSS-239″ “MERLI Stefano”,”L’ altra storia. Bosio Montaldi e le origini della nuova sinistra.”,”Stefano MERLI ha pubblicato nel 1972 presso ‘La Nuova Italia’ ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale’ e presso ‘De Donato’ nel 1975 ‘Fronte antifascista e politica di classe’. Ha inoltre curato per la Einaudi i tre volumi delle opere di Rodolfo MORANDI. ha partecipato alla redazione di ‘Movimento operaio’ ‘Rivista storica del socialismo’ e ‘Classe’. Attualmente (1977) milita nel PdUP e insegna all’ Università di Siena.”,”MITC-027″ “MERLI Stefano”,”Il ‘partito nuovo’ di Lelio Basso, 1945-1946.”,”Stefano MERLI si occupa di problemi storici del movimento operaio e attualmente (1981) insegna all’ Università di Siena. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina).”,”ITAC-033″ “MERLI Gianfranco”,”Ansaldo e Livorno.”,”””E’ noto anche che in occasione della firma del patto di non a aggressione russo tedesco Il Telegrafo, per un fondo non conformista di Ansaldo, forse ispirato da Galeazzo, fu tolto dalla circolazione”” (pag 15) “”Ansaldo conosceva la cultura tedesca: era stato in Germania molte volte, aveva studiato i socialisti tedeschi come Giorgio Pasquali. Ma in questo caso (il suo viaggio in Turchia, ndr) ricordava che era stato il giovane Von Moltke ad organizzare l’ esercito ottomano e che erano stati i tedeschi a costruire la ferrovia per Bagdad cercando di unire le province di quel vasto impero e di sottrarlo alla follia dissolutrice dei nazionalismi!”” (pag 19-20)”,”ITAF-134″ “MERLI Stefano”,”Fronte antifascista e politica di classe. Socialisti e comunisti in Italia, 1923-1939.”,”MERLI ha studiato la formazione del proletariato industriale in Italia (Proletariato e fabbrica e capitalismo industriale, il caso italiano, 1880-1900′). Contiene i saggi: ‘La politica delle classi medie e il planismo’ di Lucio LUZZATTO e Bruno MAFFI, ‘Umanismo marxista (A proposito del libro di Saragat)’ di Eugenio COLORNI, ‘La guerra spagnola’ di Rodolfo MORANDI. “”Quando nelle giovani Glosse a Feuerbach, Marx scriveva: “”Fino ad oggi i filosofi non hanno pensato che ad interpretare il mondo: ora si tratta di trasformarlo”” e lanciava contro gli ideologi la frase “”la questione se il pensiero umano attinga la realtà oggettiva non è questione teorica ma pratica””, i caratteri del suo pensiero erano già nettamente definiti (…)”” (pag 124)”,”ITAD-044″ “MERLI Stefano”,”Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano: 1880 – 1900. Volume primo.”,”Stefano MERLI insegna all’Università di Siena ‘Ha curato ‘L’Italia radicale. Carteggi di Felice Cavallotti, 1867-1898)’ e il volume di documenti ‘La rinascita del socialismo italiano e le lotte contro il fascismo dal 1934 al 1939′. E’ stato condirettore di ‘Rivista storica del socialismo’ e ha diretto la rivista ‘Classe’.”,”CONx-182″ “MERLI Stefano PUNZO Maurizio VITTORELLI Paolo FORBICE Aldo VALLAURI Carlo AVOLIO Giuseppe BUFALINI Paolo GIOLITTI Antonio MACALUSO Emanuele MASINI Pier Carlo PEPE Adolfo COEN Federico GHIRELLI Antonio BENZONI Alberto LUZZATTO Giunio GIUGNI Gino”,”Socialismo e comunismo, 1892-1992. Volume secondo.”,”Il Ponte, rivista di politica economia e cultura fondata da Piero Calamandrei Contiene il saggio di Carlo VALLAURI: ‘Le scelte socialiste del 1956’ e quello di Pier Carlo MASINI ‘La costituente socialista del 1966’ “”Come si sa, le scissioni del periodo 1921-1923 furono ben tre: una scossa principale a Livorno, nel 1921, e due scosse secondarie di assestamento, quella dei socialisti unitari (riformisti) nel 1922 e quella della frazione terzinternazionalista nel 1923. Alla fine il movimento socialista era a pezzi e il Partito comunista cominciava a occupare una parte cospicua del suo spazio. La medesima tecnica venne usata nel secondo dopoguerra, quando il risultato uscito dalle urne alle elezioni per la Costituente aveva detto che il primo partito della sinistra era il socialista. Il Pci prese subito le sue contromisure per modificare questo rapporto di forze, facendo leva su solidarietà oggettive poste da miti e mete comuni, ma anche su complicità oggettive di uomini e di gruppi. Il sorpasso si verificò con le elezioni del 18 aprile 1948 che, se furono una sconfitta per il Fronte popolare, divennero un successo per la compagine del Pci, uscito come il primo partito della sinistra; il nuovo oppositore principale della Dc, mentre un Psi decimato lo seguiva a distanza come la sua ombra”” (pag 396, PC. Masini)”,”ITAC-123″ “MERLI Stefano”,”I Socialisti, la Guerra, la Nuova Europa. Dalla Spagna alla Resistenza, 1936-1942.”,”‘Le cosiddette Tesi di Tolosa sono alla base delle strategie socialiste nella Resistenza e in questo dopoguerra, così come le Tesi di Lione (con ragioni più che dubbie, però) … (pag 7) Saragat e il ‘Tradimento staliniano’. “”Ora l’interpretazione del pensiero di Saragat (…) è nello stesso tempo resa più agevole e più ardua dalle scelte tattiche di Saragat stesso, che rotto l’asse con Nenni dopo il patto Hitler-Stalin, tuttavia lo ristabilisce di lì a poco con l’invasione dell’Urss nel giugno 1941, per romperlo di nuovo alla fine del 1944 quando gli scopi imperiali di Stalin, come pure il ruolo delle sue “”quinte colonne””, non erano più nascosti da cortine fumogene. (…) Gli avvenimenti hanno verificato la serità dell’autonomia socialista da lui cercata sia verso i riformisti che i comunisti. “”Il tradimento stalianiano – conclude pertando Saragat -, se ha modificato i rapporti di forza, non solo non ha mutato il senso del conflitto, ma ha sottolineato con violenza brutale l’immensa inferiorità storica dei regimi di dittatura e lungi dallo spezzare la nostra volontà di resistenza alla barbarie hitleriana, l’ha irrigidita e l’ha moltiplicata facendole sentire il peso dei maggiori doveri che le incombono”” (139). Tasca, che svolge ora le funzioni di segretario e di direttore de ‘Il Nuovo Avanti’, deve innanzi tutto giustificare questo ruolo assunto in sostituzione di Nenni e confutare “”certi sofismi”” con i quali Nenni pensa di costituirsi “”un alibi per il domani”””” (pag 56-57) [(139) Saragat, Il Partito e la guerra, cit.]”,”ITAD-003-FGB” “MERLI Stefano”,”Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano: 1880 – 1900.”,”””Come le macchine considerati siam noi che diamo tutto il lavor, ma non com’esse noi siam trattati; eh, sí, le macchine costan dell’or”” (34) (pag 365) (24) Saco, ‘Lavorando al telaio, in ‘Tochiti de cor de un tessaro, cit., p. 34)”,”MITT-002-FC” “MERLIN Gianni”,”Com’erano pagati i lavoratori durante il fascismo.”,”Libro dedicato a Giulio PASTORE, sindacalista CISL e parlamentare DC “”Una vera e propria definizione del salario corporativo si poteva derivare soprattutto dalle 30 dichiarazioni della Carta del Lavoro. Diverse si riferivano alle condizioni generali di lavoro fissando le garanzie del lavoratore, ma alcune si riferivano senz’altro al salario.”” (pag 33) “”La classe operaia ottenne negli ultimi tempi del fascismo una migliore assistenza sociale, ma ciò non servì a far dimenticare la continua serie di privazioni e di abusi subiti: fu introdotta un’assicurazione contro le malattie, infortuni, invalidità e vecchiaia. L’assicurazioen contro la disoccupazione era stata integrata nel sistema generale delle assicurazioni sociali.”” (pag 45) “”In una riunione di operai di una fabbrica metallurgica di un piccolo paese il gerarca sindacale parla della concorrenza straniera, delle perdite dei padroni e conclude sulla necessità di accettare una riduzione del 10%. Un operaio dopo avere interrotto più volte, chiede la parola: “”Ma chi è lei?”” chiede il gerarca “”è fascista?”” “”No!”” “”E’ sindacato?”” “”Per forza!”” “”Perché viene qui?”” “”Per trattare i miei interessi e quelli dei miei compagni””. Il battibecco tra operaio e gerarca continua e passa sulle questioni della paga, delle giornate di lavoro ecc.””. (pag 51)”,”ITAF-236″ “MERLIN Angelo SANTUCCI Luigi a cura”,”Il libro dell’amicizia.”,”””Se c’è chi, come Tennyson, libera nel canto il proprio strazio e dalla morte dell’amico attinge il fervore per dettare pagine immortali, c’è per contro altri che sotto questo dolore soccombe per non più rialzarsi. «Non potevo ricevere peggiori notizie dalla Russia. Con Puskin è sparita dalla mia vita la mia gioia suprema. Io non intraprendevo niente senza il suo consiglio. Non ho mai scritto una sola riga senza immaginarlo dinanzi a me, senza domandarmi che cosa egli avrebbe detto, che cosa l’avrebbe fatto ridere, che cosa egli avrebbe definitivamente approvato. Il suo giudizio era l’unico che mi preoccupasse e che sostenesse le mie forze… Dio mio! il mio attuale lavoro, ch’egli mi aveva ispirato, è opera sua!… Non potrò continuarlo… Ho provato diverse volte a riprendere la penna, ma essa mi è caduta dalla mano». La mano che, all’annuncio della morte di Puskin, lascia cadere la penna è quella di Gogol: e la storia ci dice che purtroppo non si trattò di una metafora epistolare. Il senso chiaro e ineluttabile di essere un uomo finito, l’autore delle ‘Anime morte’ lo ribadisce in una lettera scritta negli stessi giorni allo storico Pogodin: «La mia perdita è più terribile della vostra. Tu piangi come russo, come scrittore, ed io… Io non sono capace di esprimere la centesima parte del mio dolore… I più luminosi momenti della mia vita furono sempre quelli in cui creavo. Orbene, mentre creavo, l’unico che avevo davanti ai miei occhi era Puskin (…). [S]olo la parola di Puskin mi era cara. Io non intraprendevo niente, non scrivevo niente senza un suo consiglio. Devo a lui tutto quello che ho potuto fare di buono. (…)». Soltanto da un solenne impegno preso con Puskin, Gogol attinse le energie per un supremo sforzo di continuare a scrivere. «Devo continuare la mia opera: Puskin mi ha fatto giurare che l’avrei scritta, a lui ne appartiene l’idea. (…)». Ma fu uno sforzo vano. Dalla morte del suo grande amico ed ispiratore, Gogol precipitò in una disperazione che forse non ha uguali nella storia della letteratura”” (pag 410-412)”,”FILx-002-FGB” “MERLINI Cesare PANICO Giuseppe a cura”,”Il difficile accordo. La cooperazione europea per la ricerca e la tecnologia.”,”””Il grosso della cooperazione bilaterale è incentrato su programmi franco-tedeschi, ma i progetti di maggiore prestigio vedono la presenza della Gran Bretagna (Jaguar, Mrca).”” (pag 77)”,”EURx-158″ “MERLINI Giovanni”,”Appunti di geografia economica.”,”‘Il mare è la più grande e la più economica via di comunicazione’ (pag 157) Le grandi correnti del traffico navale (pag 158-)”,”ASGx-057″ “MERLINO Saverio direzione; articoli di SOREL MERLINO F. MALATESTA MILELLI BONOMI EINAUDI GUARINO BERNSTEIN LEONE AVRIL NITTI e altri”,”Rivista critica del socialismo. Anno 1. 1899″,”Articoli di SOREL, MERLINO, F. MALATESTA, MILELLI, BONOMI, EINAUDI, GUARINO, BERNSTEIN, LEONE, AVRIL, NITTI ecc. Contiene articolo di LEONE: Il metodo del Capitale di Marx.”,”MITS-019″ “MERLINO Saverio, a cura di Aldo VENTURINI e Pier Carlo MASINI”,”Concezione critica del socialismo libertario.”,”””L’ attuale organizzazione operaia è cattiva, autoritaria; essa ha scopi troppi limitati; sovente non è che il trastullo dei politicanti; ciò nonostante essa è il germe da cui uscirà la futura organizzazione sociale. (…) Gli operai non hanno bisogno di capi: possono benissimo affidare a qualcuno di loro qualche missione particolare, ma alla condizione di non disinteressarsene, di non lasciarsi sopraffare dai loro mandatari. La sede dell associazione dev’ essere la loro casa: vi si debbono riunire come in famiglia (…)””. (pag 104)”,”ANAx-222″ “MERLINO Saverio”,”Pro e contro il socialismo. Esposizione critica dei principi e dei sistemi socialisti.”,”””Il socialismo non è il collettivismo o il comunismo o il mutualismo o l’ anarchismo; ma è il fine cui mirano i socialisti di tutte le scuole, l’ eguaglianza cioè delle condizioni come base dell’ indipendenza degl’individui, dell’ armonica loro cooperazione per il benessere comune. In questo fine i fautori dei vari sistemi sono concordi: le discrepanze cadono sui mezzi. Gli uni chiamano in aiuto lo Stato e vorrebbero accrescerne i poteri: gli altri vorrebbero invece abolire lo Stato e da questa abolizione s’impromettono che nasca l’ ordine di cose preconizzato dal socialismo.”” (pag 37)”,”SOCx-138″ “MERLINO F.S.”,”Questa è l’ Italia. L’ Italia Grande Potenza. La Conquista. La Greppia. Polizia e Tribunali. Il Governo. La Borghesia. Il Popolo. (Tit.orig.: L’ Italie telle qu’elle est’).”,”Contiene inseriti due fogli originali della rivista ‘Critica sociale del 20 novembre 1953 con un articolo di Civis, ‘Un socialista libertario: F.S. Merlino’ (pag 324-325) e la prima pagina dell’ articolo ‘Genova: Stato di classe e politica d’ affari (1720-38)’ di Guido QUAZZA (pag 326…)”,”ITAA-126″ “MERLINO Francesco Saverio, a cura di Aldo VENTURINI”,”Il socialismo senza Marx. Scritti dal 1897 al 1930. Studi e polemiche per una revisione della dottrina socialista.”,”ANTE3-15 Francesco SAVERIO MERLINO (1856-1930) fu un politico e sociologo dai molteplici interessi culturali e umani. Aderì fin da giovane al movimento socialista internazionale. Il volume comprende gli scritti di dottrina e polemica più significativi. E’ considerato assieme a Sorel, Bernstein,Croce, uno dei protagonisti del dibattito ideologico di fine secolo di cui era stato l’iniziatore, noto come ‘la crisi del marxismo’. (da risvolto di cop.)”,”TEOC-471″ “MERLINO Francesco Saverio, a cura di Aldo VENTURINI”,”Il socialismo senza Marx. Studi e polemiche per una revisione della dottrina socialista (1897-1930).”,”Francesco Saverio Merlino nacque a Napoli (1856-1930) fu un politico e sociologo dai molteplici interessi culturali e umani maturati nel corso di una lunga, generosa e sofferta partecipazione, fin dalla prima giovinezza, al movimento socialista internazionale. Il volume comprende, ordinati in un organico disegno che ne raccoglie la tematica della maturità, gli scritti di dottrina e di polemica più signuficativi e stimolanti di questo ‘socialista di casa nostra’ il quale è considerato, insieme col Sorel, col Bernstein e col Croce, uno maggiori protagonisti del celebre dibattito ideologico di fine secolo, di cui era stato l’iniziatore, noto come la crisi del marxismo. Fu uno dei delegati italiani al congresso che si tenne a Parigi nel 1889, in cui fu fondata la Seconda Internazionale e durante il quale ebbe uno scontro polemico con i rappresentanti della socialdemocrazia tedesca, Partecipò ai congressio di Capolago e di Bruxelles del 1891. Collaborò assiduamente ai periodici socialisti e anarchici italiani e stranieri e ad alcune importanti riviste in lingua francese e inglese, come il Journal des Économistes, La Société Nouvelle, The Forum, Nineteenth Century ed altre.”,”TEOC-053-FL” “MERLINO Francesco Saverio”,”Questa è l’Italia.”,”Francesco Saverio Merlino nacque a Napoli (1856-1930) fu un politico e sociologo dai molteplici interessi culturali e umani maturati nel corso di una lunga, generosa e sofferta partecipazione, fin dalla prima giovinezza, al movimento socialista internazionale. Il volume comprende, ordinati in un organico disegno che ne raccoglie la tematica della maturità, gli scritti di dottrina e di polemica più signuficativi e stimolanti di questo ‘socialista di casa nostra’ il quale è considerato, insieme col Sorel, col Bernstein e col Croce, uno maggiori protagonisti del celebre dibattito ideologico di fine secolo, di cui era stato l’iniziatore, noto come la crisi del marxismo. Fu uno dei delegati italiani al congresso che si tenne a Parigi nel 1889, in cui fu fondata la Seconda Internazionale e durante il quale ebbe uno scontro polemico con i rappresentanti della socialdemocrazia tedesca, Partecipò ai congressio di Capolago e di Bruxelles del 1891. Collaborò assiduamente ai periodici socialisti e anarchici italiani e stranieri e ad alcune importanti riviste in lingua francese e inglese, come il Journal des Économistes, La Société Nouvelle, The Forum, Nineteenth Century ed altre.”,”ITAS-078-FL” “MERLINO Francesco Saverio, a cura di Aldo VENTURINI”,”Revisione del marxismo. Lineamenti di un socialismo integrale.”,”Francesco Saverio Merlino nacque a Napoli (1856-1930) fu un politico e sociologo dai molteplici interessi culturali e umani maturati nel corso di una lunga, generosa e sofferta partecipazione, fin dalla prima giovinezza, al movimento socialista internazionale. Il volume comprende, ordinati in un organico disegno che ne raccoglie la tematica della maturità, gli scritti di dottrina e di polemica più signuficativi e stimolanti di questo ‘socialista di casa nostra’ il quale è considerato, insieme col Sorel, col Bernstein e col Croce, uno maggiori protagonisti del celebre dibattito ideologico di fine secolo, di cui era stato l’iniziatore, noto come la crisi del marxismo. Fu uno dei delegati italiani al congresso che si tenne a Parigi nel 1889, in cui fu fondata la Seconda Internazionale e durante il quale ebbe uno scontro polemico con i rappresentanti della socialdemocrazia tedesca, Partecipò ai congressio di Capolago e di Bruxelles del 1891. Collaborò assiduamente ai periodici socialisti e anarchici italiani e stranieri e ad alcune importanti riviste in lingua francese e inglese, come il Journal des Économistes, La Société Nouvelle, The Forum, Nineteenth Century ed altre.”,”SOCx-019-FL” “MERLO Grado Giovanni”,”Intorno a Frate Francesco. Quattro studi.”,”G.G. Merlo (1945) insegna Storia della Chiesa medievale e dei movimenti ereticali presso l’Università degli Studi di Milano. Tra le sue pubblicazioni: ‘Eretici e inquisitori nella società piemontese del Trecento’, ‘Eretici ed eresie medievali’.”,”RELC-022-FSD” “MERLO Grado Giovanni”,”Contro gli eretici. La coercizione all’ortodossia prima dell’inquisizione.”,”Grado Giovanni Merlo insegna Storia della chiesa medievale e dei movimenti ereticali e Storia del cristianesimo nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Statale di Milano.”,”RELC-076-FL” “MERMEIX”,”Le Syndicalisme contre le Socialisme. Origine et developpement de la Confederation Generale du Travail.”,”‘Lo sciopero generale è la causa finale del sindacalismo’”,”MFRx-156″ “MERNISSI Fatema”,”Islam e democrazia. La paura della modernità.”,”Fatema Mernissi è nata a Fez, in Marocco, nel 1940: docente di sociologia e attualmente ricercatrice presso l’Istituto Universitario di Ricerca Scientifica (IURS) dell’Università di Rabat Mohammed V, studiosa del Corano e narratrice, da molti anni s’impegna nella scrittura, nell’insegnamento in ambito internazionale e nel lavoro culturale per migliorare le forme di comunicazione nella società civile. I suoi libri sono letti in tutto il mondo e tradotti in più di venti lingue; in Italia è nota sopratutto per La terrazza proibita, L’harem e l’Occidente, Le donne del Profeta, Le sultane dimenticate, Chahrazad non è marocchina.”,”VIOx-029-FL” “MEROLA Rosy”,”JFK, 22 novembre 1963: il ‘Grand Design’ atlantico di Kenneyd rimasto incompiuto.”,”””Il 4 luglio 1962 Kennedy tenne a Filadelfia il suo famoso discorso, in cui lanciò il progetto di una partnership Atlantica: (…) “”Una volta che l’Europa unita fosse divenuta una realtà, la Gran Bretagna vi si sarebbe associata e con il contributo della Gran Bretagna e del Commonwealth sarebbe stato possibile trasformare i rapporti Stati Uniti – Europa in una partnership basata sull’uguaglianza; a quel punto l’URSS avrebbe accantonato la teoria dell’espansione mondiale del comunismo e i rapporti Est-Ovest si sarebbero stabilizzati in termini di coesistenza pacifica”” (13). Kennedy ispirandosi, quindi al pensiero di Monnet, proponeva un’alleanza fondata su due “”pilastri”” uguali; in particolare – dando per scontata l’adesione inglese – proponeva alla Comunità l’apertura di un negoziato globale per la riduzione “”lineare e reciproca”” delle tariffe doganali tra i Paesi al Gatt, proposta che passò alla storia con il nome di “”Kennedy Round”” (14). Solo su un punto gli Stati Uniti avrebbero conservato il loro predominio, vale a dire sulla forza nucleare. Attraverso l’assorbimento della forza britannica e di quella francese pure ancora in stato embrionale – l’America era deicsa ad esercitare il monopolio nucleare in Europa”” (pag 5) (13) Maria Grazia Melchionni, Quale domani per questa Europa?, Edizioni Studium, 2004, pp. 129-130; (14) Bino Olivi, ‘L’Europa difficile. Storia politica dell’integrazione europea 1948-1998, Il Mulino, 1983, p. 81″,”USAQ-084″ “MERRIDALE Catherine”,”Lenin on the Train.”,”MERRIDALE Catherine: ha insegnato presso le università di Cambridge, Bristol e Londra, occupandosi di storia e politica russa. I suoi libri hanno ottenuto riconoscimenti internazionali e sono stati tradotti in tutto il mondo. Dal 2016 è membro della British Academy. “”Lenin on the Train”” è stato nominato Libro dell’anno da “”The Times””, “”The Financial Times”” e “”The Economist””, Il 3 aprile 1917, dopo anni di esilio, Lenin parte da Zurigo per far ritorno in Russia. Ad accoglierlo alla stazione Finlandia di Pietrogrado un’enorme folla festante. Dopo un lungo viaggio attarverso la Germania, la Svezia e la Lapponia Lenin non appare stanco: attende questo rientro in Russia da anni. Che ruolo ha avuto la Germania del Kaiser Guglielmo II nel favorire il rientro di Lenin in Russia? Creare il caos rivoluzionario poteva disarticolare il fronte russo? Che spazi si aprono per le macchinazioni delle potenze occidentali? «…(Lenin) era impaziente di seguire la rivoluzione che aveva previsto da vent’anni. Come molti socialisti, si aspettava che iniziasse da qualche parte nell’Europa occidentale, ma i primi mesi del 1917 portarono notizie di proteste su larga scala nella capitale russa, Pietrogrado. Quello shock era stato appena assorbito quando il mondo venne a sapere che lo Zar aveva abdicato. Alla vigilia della campagna, con i piani in atto per una grande offensiva in occidente, il futuro dell’impero russo era improvvisamente incerto. A Pietrogrado, la folla esultò. Il paese era diventato una repubblica. Come quasi tutti gli esuli russi, Lenin fu felicissimo quando apprese questa notizia. Come leader del partito rivoluzionario più militante della Russia, la sua priorità era tornare a casa. Il problema era che si trovava come intrappolato. Né la Gran Bretagna né la Francia erano inclini ad assisterlo nei suoi piani di viaggio. Lo conoscevano come un fiero oppositore della guerra e tutto il loro sforzo diplomatico era concentrato nel convincere la Russia, libera o meno, a continuare a combattere in modo da poter vincere. Questa posizione poco utile lasciava a Lenin solo una possibilità. Comportava prendere un treno attraverso la Germania, attraversare la Svezia in traghetto e continuare verso nord fino al confine di Haparanda. Il problema lì era la Germania stessa, perchè il suo esercito aveva massacrato centinaia di migliaia di soldati russi sul fronte orientale dal 1914. Il dilemma di Lenin sembrava irrisolvibile, Attraversare la Germania era un tradimento, restare in Svizzera significava ignorare la chiamata che aveva atteso per tutta la vita. Lenin, naturalmente, scelse la prima. Ciò che lo rese possibile fu l’inaspettata cooperazione dell’Alto Comando tedesco. La situazione di stallo nelle trincee aveva costretto tutti i governi europei delle grandi potenze di cercare i modi per ottenere un vantaggio in un ambito diverso dal campo di battaglia. Nel 1917, un piccolo gruppo di funzionari all’interno del ministero degli esteri tedesco era persuaso a favorire l’idea di usare gli insorti per destabilizzare i loro nemici. Sponsorizzarono ammutinati militari in Francia, armarono i nazionalisti irlandesi e sognarono di scatenare una ribellione ai confini dell’India. Quando fu raccomandato il nome di Lenin, furono rapidi a cogliere il suo potenziale per interrompere lo sforzo bellico della Russia. Se tutto fosse andato bene e l’esercito tedesco avesse colto l’occasione per sferrare un colpo davvero schiacciante contro Gran Bretagna e Francia, i tedeschi non avrebbero avuto bisogno a lungo di Lenin. Con tale disegno, i funzionari tedeschi (…) acconsentirono persino alla richiesta di Lenin che la carrozza che trasportava il suo gruppo di rivoluzionari fosse trattata come un’entità extraterritoriale, isolata dal mondo circostante e quindi immune da qualsiasi contatto con la popolazione nemica.» (pag 6; traduz. d. r.)”,”LENS-001-FSL” “MERRIFIELD Andy”,”Henri Lefebvre. A Critical Introduction.”,”Andy Merrifield previously taught geography in the United States and United Kingdom, and is the author of Guy Debord, Dialectical Urbanism, and Metromarxism. He lives in the Haute-Loire, France. Foreword: Something Cool by Herbert MUSCHAMP, Acknowledgments, Preface, Notes, Afterword, Index,”,”BIOx-042-FL” “MERRITT MINER Steven”,”Stalin’s Holy War. Religion, Nationalism, and Alliance Politics, 1941-1945.”,”Steven Merritt Miner is professor of history at Ohio University in Athens, Ohio. He is author of Between Churchill and Stalin, The Soviet Union, Great Britain, and the Origins of the Grand Alliance. Preface, Acknowledgments, Glossary and Abbreviations, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography of Works Cited, Index, Maps, Illustrations,”,”RUST-022-FL” “MERSHON Carol PASQUINO Gianfranco a cura, saggi di Salvatore VASSALLO Martin RHODES Douglas A. WERTMAN Piergiorgio CORBETTA Arturo M.L. PARISI Richard S. KATZ Osvaldo CROCI Donatella DELLA PORTA Alberto VANNUCCI Richard M. LOCKE Gianpietro MAZZOLENI Rosalba SALVATO”,”Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 1994.”,”Piergiorgio Corbetta è professore di Analisi delle classi e dei gruppi sociali nella Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. Osvaldo Croci è Assistant Professor of Political Science nel Department of Political Science della Laurentian University, Canada. Donatella della Porta è professore associato di Governo locale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze. Richard Katz è Professor of Political Science nel Department of Political Science della Johns Hopkins University, Maryland. Richard Locke è Associate Professor of Industrial Relations and Political Science nel Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, Mass. Gianpietro Mazzoleni è professore associato di Sociologia della comunicazione nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Salerno. Carol Mershon è Assistant Professor of Political Science nel Department of Government and Foreign Affairs della University of Virginia. Arturo M.L. Parisi è professore di Sociologia dei fenomeni politici nella Facoltà di Magistero dell’Università di Bologna. Gianfranco Pasquino è professore di Scienza della politica nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Martin Rhodes è Lecturer nel Department of Government della University of Manchester, UK. Rosalba Salvato lavora presso l’Ufficio elettorale del ministero dell’Interno. Alberto Vannucci ha conseguito il diploma di perfezionamento in Scienze politiche presso la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento S. Anna di Pisa, dove svolge attività di ricerca. Salvatore Vassallo è dottorando di ricerca in Scienza della politica nell’Università di Firenze. Douglas Wertman è Resource Analyst presso la United States Information Agency, Washington, DC.”,”ITAP-048-FL” “MERTHA Andrew C.”,”China’s Water Warriors. Citizen Action and Policy Change.”,”MERTHA Andrew C. è Assistant Professor of Political Science alla Washington University. Ha pubblicato ‘The Politics of Piracy: Intellectual Property in Contemporary China’ (Cornell).”,”CINE-069″ “MERTON Robert K.”,”Scienza, tecnologia e società nell’ Inghilterra del XVII secolo.”,”MERTON insegna sociologia alla Columbia Univ di NY, ed è considerato uno dei maggiori sociologi contemporanei. Fra le sue opere: ‘Social Theory and Social Structure’ (1949) (tradotto in IT), ‘On the Shoulders of Giants’ (1965) (idem), ‘The Sociology of Science’ (1973). Tesi: sviluppo scienza e secolarizzazione religione gran peso in cultura capitalismo”,”SCIx-047″ “MERTON Robert K.”,”Sociologia della conoscenza. [da ‘Teoria e struttura sociale’, vol. III: Sociologia della conoscenza, cap. XIV]”,”””Soltanto nei suoi ultimi scritti Engels giunse a riconoscere che il concetto di sovrastruttura ideologica includeva molte «forme ideologiche» che differiscono in modo ‘significativo’, vale a dire che non sono ugualmente e similmente condizionate dalla base materiale. Il fatto che Marx non trattò questo problema sistematicamente (21) spiega in gran parte l’indeterminatezza iniziale di ‘ciò’ che è compreso nella sovrastruttura e il modo in cui queste diverse sfere «ideologiche» sono in rapporto con i modi di produzione. Nel precisare il termine generico di «ideologia», Engels concede un certo grado di autonomia al diritto. «Appena la nuova divisione del lavoro, che crea gli avvocati professionisti, diventa necessaria, si presenta una sfera nuova e indipendente che, malgrado la sua dipendenza dalla produzione e dal commercio, ha tuttavia una sua capacità di reagire a sua volta su queste aree. In uno Stato moderno, il diritto non deve soltanto corrispondere alla posizione economica generale ed esserne l’espressione ma deve essere anche un’espressione che ha ‘una sua logica interna’ e che non appaia, a causa di intime contraddizioni, incoerenze. E perché questo sia attuato, il riflesso fedele delle condizioni economiche viene sempre più violato. Quanto più spesso questo processo diviene frequente, tanto più raramente succede che un codice di leggi sia l’espressione diretta, rigorosa e inalterata del dominio di una classe: questo in sé violerebbe già «il concetto di giustizia» (22). Se ciò è vero per il diritto, che ha delle strette connessioni con le pressioni economiche, è maggiormente vero per altre sfere della «sovrastruttura ideologica». La filosofia, la religione e la scienza sono particolarmente influenzate dal patrimonio preesistente di conoscenze e credenze e sono solo indirettamente e in ultima analisi influenzate da fattori economici (23). In questi campi non è possibile «derivare» il contenuto e lo sviluppo delle credenze e delle conoscenze semplicemente da un’analisi della situazione storica: «L’evoluzione politica, giuridica, filosofica, religiosa, letteraria, artistica, ecc. si fonda sull’evoluzione economica. Ma tutte reagiscono una sull’altra e sulla base economica. Non è già che la situazione economica sia ‘causa, puramente attiva’, e tutto il resto sia effetto passivo. Ma è un effetto vicendevole sulla base della necessità economica che in ultima istanza prevale» (24). Dire che «in ultima istanza» la base economica si afferma, significa che le sfere ideologiche possiedono un certo grado di sviluppo indipendente. Come infatti osserva Engels: «Quanto più il campo, che noi stiamo esaminando, si allontana dalla sfera economica e si avvicina all’ideologia puramente astratta, tanto più troveremo che nella sua evoluzione mostra delle accidentalità (cioè, deviazioni dal «previsto»), tanto più la sua curva scorre a zig-zag» (25). Infine, vi è una concezione ancora più limitata dello status sociologico delle scienze naturali. In un passo ben noto, Marx distingue espressamente le scienze naturali dalle sfere ideologiche. «Con il cambiamento della base economica si sconvoge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo svolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, ‘che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali’, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo» (26). Così, alle scienze naturale e all’economia politica, che può eguagliare la precisione delle prime, è concesso uno status del tutto distinto da quello dell’ideologia. Il contenuto concettuale delle scienze naturali non è imputato ad una base economica; a questa vengono imputati semplicemente i suoi «scopi» e il suo «materiale». «Ma senza industria e commercio dove sarebbe la scienza della natura? Persino questa scienza «pura» della natura ottiene il suo scopo, così come ottiene il suo materiale, ‘soltanto’ attraverso il commercio e l’industria, attraverso l’attività pratica degli uomini» (27). Con lo stesso ragionamento, Engels afferma che la stessa apparizione della concezione materialistica della storia di Marx fu determinata da «necessità», come è indicato dal sorgere di dottrine analoghe di storici inglesi e francesi del periodo e dalla stessa concezione elaborata indipendentemente da Morgan (28). Egli va ancora oltre sostenendo che la stessa teoria socialista è un «riflesso» proletario del conflitto di classe moderno, così che qui, almeno, proprio il contenuto «del pensiero scientifico» è considerato socialmente determinato (29), senza che per questo la sua validità sia viziata”” (pag 839-842) [(21) Questa è probabilmente la base dell’osservazione di Scheler: «Una tesi specifica della concezione economica della storia è la subordinazione delle leggi di sviluppo di ‘tutta’ la conoscenze alle leggi di sviluppo delle ideologie», ‘Die Wissenformen’, cit, p.21; (22) Engels, lettera a Conrad Schmidt, 27 ottobre 1890, in Marx, ‘Selected Works’, Mosca, Cooperative Publishing Society, 1935, I, p. 385; (23) Ibid., I, p. 386; (24) Engels, lettera a Heinz Starkenburg, 25 gennaio 1894, Ibid., I, p. 392; (25) Ibid., I. 393; cfr. Engels, ‘Feuerbach’, Chicago, C.H, Kerr, 1903, pp. 117 ss. «Per l’arte è noto che determinati suoi periodi di fioritura non stanno assolutamente in rapporto con lo sviluppo generale della società, né quindi con la base materiale, con l’ossatura per così dire della sua organizzazione», (K. Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’, in ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, Editori Riuniti, 1957, p. 196; (26) Marx ‘Per la critica dell’economia politica’, Roma, Editori Riuniti, cit., p. 11; (27) Marx ed Engels, ‘L’ideologia tedesca’, ed. it. cit., p. 41. Vedi anche Engels, ‘Socialism: Utopian and Scientific’, Chicago, C.H. Kerr, 1910, pp. 24-25, in cui si afferma che le necessità di una classe media in sviluppo spiegano la rinascita della scienza. L’affermazione che «soltanto» il commercio e l’industria forniscono le mete è tipica delle definizioni estreme, e non documentate, dei rapporti sociali, definizioni che prevalgono specialmente nei primi scritti marxisti. Termini come «determinazione» non possono essere presi nel loro significato letterale; sono usati caratteristicamente in un senso molto ampio. L”estensione’ reale delle relazioni fra attività intellettuale e fondamenti materiali non fu investigata da Marx od Engels; (28) Engels, in ‘Marx Selected Works’, I, p. 393. L’esistenza di scoperte ed invenzioni parallele ed indipendenti è stato addotta frequentemente come «prova» della determinazione sociale della conoscenza, nel corso del diciannovesimo secolo. Già nel 1828 Macaulay, nel suo saggio sul Dryden, aveva notato a proposito della invenzione del calcolo infinitesimale fatta da Newton e da Leibniz: «La scienza matematica, in verità, aveva raggiunto un tal punto, che se nessuno dei due fosse esistito, il principio sarebbe stato inevitabilmente stabilito da qualche persona entro pochi anni». Egli cita altri esempi. Gli industriali vittoriani condivisero il medesimo punto di vista di Marx ed Engels. Ai nostri stessi giorni, questa tesi, basata sulle duplici invenzioni indipendenti, è stata specialmente sottolineata da Dorothy Thomas, da Ogburn e da Vierkandt; (29) Engels, ‘Socialism: Utopian and Scientific’, cit., p. 97] [Robert K. Merton, ‘Sociologia della conoscenza’ [da ‘Teoria e struttura sociale’, vol. III: Sociologia della conoscenza, cap. XIV, 821-871]”,”TEOS-009-FGB” “MERUSI Fabio”,”Trasformazioni della banca pubblica.”,”Indice Introduzione. I. Banca pubblica e concorrenza. 2. Il rafforzamento patrimoniale delle banche pubbliche. 3. La riforma delle Casse di Risparmio. 4. I titoli partecipativi delle banche pubbliche e la Borsa. MERUSI-F insegna diritto amministrativo alla Università di Pisa.”,”E1-BAIT-004″ “MESCHINI Marco”,”1204. L’ incompiuta. La quarta crociata e le conquiste di Costantinopoli.”,”Fondo RC MESCHINI Marco (Varese 1972) è storico dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si occupa di Crociate, di storia della Chiesa e storia militare. Geopolitica di Costantinopoli. Da residenza imperiale a Nuova Roma. “”La città di Costantinopoli era sorta al principio del IV secolo in una posizione formidabile. Essa si sovrapponeva alla precedente Bisanzio, un villaggio privo di particolare importanza. Il suo sito era però tatticamente perfetto, perché occupava l’ estremità orientale di un triangolo di terra che sfiorava il Bosforo nella sua parte occidentale, protetto dalle acque tranquille e facilmente controllabili del Mar di Marmara e, in più, dotato dell’ eccellente porto naturale del Corno d’ oro. Anche dal punto di vista strategico la città si prestava a essere un’ottima base operativa per le operazioni militari contro i barbari che premevano sul Danubio e gli “”eterni”” rivali orientali, i persiani. A ciò si aggiungeva il fatto di essere crocevia dei commerci est-ovest, e quindi ricca naturalmente.”” (pag 87)”,”TURx-026″ “MESIRCA Giuseppe”,”Vita e morte di Giuseppe Viviani, principe di Boccadarno.”,”Soprattutto nell’incisione raggiunse risultati eccezionali, tra i maggiori del Novecento italiano (accanto a Giorgio Morandi e Luigi Bartolini), trasformando in originali immagini la sua personale visione del mondo, con una particolare predilezione per la vita del litorale pisano che ben conosceva. Visse infatti lungamente a Marina di Pisa, ed alla morte, seguendo le sue ultime volontà, le lastre originali delle sue opere furono gettate in mare al largo della piccola località costiera toscana. Viviani raggiunse la fama soltanto nel secondo dopoguerra: era il 1948 quando gli fu assegnata la cattedra di incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, cattedra che era già stata ricoperta da Giovanni Fattori. Iniziò così per Viviani un periodo di grandi successi, con la partecipazione a importanti mostre e concorsi internazionali di incisione, che lo videro più volte vincitore. Nel 1960 la città di Pisa gli dedicò una grande mostra che ripercorreva tutta la sua opera, e gratificò l’artista con la nomina a “”cittadino benemerito””. La vita di Viviani non fu facile: perse infatti il padre all’età di due anni e dovette trasferirsi insieme alla madre presso il nonno, un ortopedico che fabbricava arti finti, oggetti che devono essersi impressi nella memoria dell’artista bambino, tanto che poi li inserì in molte sue opere. Fino alla Seconda guerra mondiale svolse numerosi e diversi lavori, senza mai però abbandonare la sua attività artistica. Con la chiamata in cattedra a Firenze l’artista, ormai cinquantenne, ebbe finalmente il successo che meritava: le sue incisioni raggiunsero quotazioni altissime, dandogli quella tranquillità economica che gli permise di dedicarsi solo alla sua arte e alla sua seconda grande passione, la caccia: non a caso mute di segugi si trovano ritratte in molte sue opere, ed alla morte chiese ed ottenne di essere seppellito con la sua doppietta preferita. È sepolto nella chiesa di San Francesco a Pisa. All’indomani della sua morte, nel 1965, gli viene dedicata una retrospettiva nell’ambito della IX Quadriennale di Roma. L’arte di Viviani è improntata ad una visione malinconica e decadente della vita, ed allo stesso tempo ad un grande amore per la vita stessa. Con un segno lineare ed essenziale ed una raffinata perizia tecnica, l’artista si è mosso tra un ingenuo immaginario popolaresco e la meditata ricerca di immagini della memoria, ricreando un mondo venato di profonda emotività e percorso da aperture metafisiche ricche di allusioni, suggestioni e significati. (wikip)”,”BIOx-048-FV” “MESNARD Pierre, a cura di Luigi FIRPO”,”Il pensiero politico rinascimentale. Volume I. (Tit.orig.: L’ essor de la philosophie politique au XVI siecle)”,”Il comunismo dei fratelli moravi (pag 376) “”Ma, protetti da grandi signori, gli anabattisti ritornano presto e si istallano più numerosi nei feudi dei Kaunitz ad Austerlitz. Qui un cappellano tirolese, Jacopo detto Hutter, creò un’ organizzazione omogenea sulla base della separazione completa dal mondo degli infedeli, la comunanza assoluta dei beni, la disciplina affidata ai ministri della parola. Essi dal nome del loro capo si chamano Hutterowczy (Hutterer). La rivolta di Münster procura loro una nuova persecuzione””. (pag 378-379)”,”TEOP-189″ “MESNARD Pierre, a cura di Luigi FIRPO”,”Il pensiero politico rinascimentale. Volume II. (Tit.orig.: L’ essor de la philosophie politique au XVI siecle)”,”””Bodin ci dà dunque qui un piano estremamente chiaro: prima l’ analisi della sovranità che fonda lo Stato, poi dei modi in cui tale sovranità è esercitata, ciò che ci fornisce le diverse forme o regimi dello Stato; infine l’ analisi della struttura amministrativa e sociale della nazione””. (pag 144) “”Il comunismo sarebbe infatti contrario alla legge di Dio e ai diritti delle famiglie e Bodin lo proscrive con un rigore tanto maggiore in quanto se ne era appena vista un’ incarnazione scostante nella Germania riformata. Si tratta del famoso episodio di Münster, in cui si videro in effetti le leggi religiose, morali e politiche contemporanemente sconvolte: si può misurare l’ emozione che il fatto produsse da ciò, che Bodin non ritorna meno di quattro volte (…) sulla dittatura di Giovanni da Leida.”” (pag 159) “”La sovranità è dunque qui definita ad un tempo come un potere e come un consenso, in complesso come un potere di coordinazione necessario all’ armonia e al governo dello Stato. Bodin ritorna a diverse riprese su questa nozione che è il vero perno della repubblica. La migliore definizione che ne dà è probabilmente questa: “”La sovranità è il potere assoluto e perpetuo di una repubblica””. (pag 151) Althusius in polemica con Erasmo e con Bodin (pag 303)”,”TEOP-190″ “MESSADIÉ Gerald”,”Storia dell’antisemitismo. 2500 anni di odio e di persecuzione.”,”Gerald Messadié è nato al Cairo nel 1931. Ha trascorso la sua giovinezza tra il Cairo, Alessandria d’Egitto e Parigi. Amico di Alberto Moravia, Elsa Morante, Tennessee Williams, ha vissuto per lunghi mesi a Roma, New York, e viaggiato per tutto il mondo come giornalista. Oltre al francese, parla inglese, arabo, italiano, spagnolo, tedesco e russo. Storico e studioso di fama internazionale, i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.”,”EBRx-044-FL” “MESSE Giovanni, maresciallo”,”Come finì. La guerra in Africa. La «prima armata» italiana in Tunisia.”,”””Per una esatta valutazione della breve campagna tunisina ritengo sia vantaggioso proiettarla sullo sfondo degli avvenimenti che la precedettero, con i quali si compone necessariamente in un solo quadro armonico, i cui elementi si collegano non solo attraverso una semplice relazione cronologica, ma mostrano spesso rapporti di diretta consequenzialità e giungono talvolta ad assumere derivazione reciproca come da causa ad effetto. Il fronte tunisino, almeno per la 1ª Armata, deriva infatti direttamente da El Alamein, onde reputo indispensabile prendere le mosse, nell’indagine storica, dalle azioni stesse che ci condussero fino alle porte di Alessandria, nell’orgoglioso sogno di giungere a tagliare l’arteria di Suez, per individuare quindi le cause della nostra sconfitta e renderci conto infine della immane ritirata che ne seguì, fino alla linea del Mareth, in Tunisia. Non avendo partecipato personalmente a questi avvenimenti (mi trovavano allora impegnato al fronte russo) ho dovuto necessariamente ricostruirne la storia, così mal nota ancora ed anzi in moti casi nota per versioni incomplete, inesatte o addirittura deformate, sulla base di documenti che mi è stato possibile consultare, o dal racconto di attori e testimoni sicuri”” (pag 1) Da El Alamein al Mareth. Gli ordini impartiti da Berlino e da Roma. “”Il primo novembre l’8ª armata (britannica, ndr), rimesso a punto il suo dispositivo d’attacco, riprendeva l’azione con rinnovata violenza, decisa evidentemente a portare a termine il piano prestabilito fino al completo successo. Le nostre unità, già ridotte all’estremo limite della consistenza e della resistnza dalla estenuante lotta dei giorni precedenti, combatevano ancora tenacemente, pur perdendo lentamente terreno. Il pomeriggio del 3 Rommel decideva di tentare di rompere il combattimento, ripiegando di una trentina di chilometri (…). La manovra appariva già di dubbio risultato, perché l’avversario era ormai già riuscito ad infiltrarsi oltre la nostra posizione di resistenza e molestava seriamente i movimenti sul rovescio. Giungevano a questo punto un messaggio estremamente imperativo di Hitler ed uno analogo, ma più attenuato nella forma, di Mussolini, che confermavano categoricamente l’ordine di resistere sul posto. (…) Rommel emanò il contrordine ai movimenti già disposti ed in parti iniziati, ma esso non pervenne o pervenne non tempestivamente a tutte le unità. Ne nacque confusione e, in definitiva, l’attacco nemico del mattino successivo trovò una situazione quanto mai caotica e fluida. È la catastrofe che si annuncia! Rommel ribatteva al Führer per tentare ancora, in «extremis», di riprendere la sua libertà di decisione: «Io mi rendo ben conto della necessità di tenere la posizione fino all’estremo e di non ripiegare di un passo. Credo però che la tattica adottata dagli inglesi, di annientare una unità dopo l’altra con poderosissimi concentramenti di fuoco e continui attacchi aerei, agisca contro di noi e logori le nostre forze, plotone per plotone. Io scorgo attualmente nell’azione di movimento; contrastando al nemico ogni piede di terreno, l’unica possibilità di sottrarsi all’avversario e di evitare la perdita del teatro di operazioni africano. Prego di volermi impartire la relativa autorizzazione…». L’autorizzazione venne infatti, il giorno 4 stesso, dal Comando Supremo italiano (…). È qui evidente l’errore di volere da Roma dirigere la battaglia, dopo aver imbrigliato, per scarsa fiducia, il comandante di armata: si ha l’aria di autorizzare il ripiegamento, da lui proposto quattro giorni prima, quando ormai esso è inevitabile per la sopravvenuta sconfitta; si ritiene di poter ancora regolare le modalità della manovra quando l’iniziativa è già passata completamente alla parte avversaria e si tratta soltanto di evitare, se possibile, l’annientamento totale. Il Comando Supremo inoltre, nel raccomandare di assicurare l’arretramento anche delle unità non motorizzate (che è quanto dire delle divisioni di fanteria italiane), trascurava disinvoltamente la richiesta di automezzi avanzata da Rommel per effettuare la manovra di ripiegamento, rispondente ad una esigenza veramente inderogabile per sottrarsi, in qualunque caso, al contatto di un avversario estremamente motorizzato”” (pag 21-22)”,”QMIS-028-FGB” “MESSENGER Charles”,”Il secolo delle guerre. Conflitti mondiali dal 1900 ai nostri giorni.”,”””La fatale decisione tedesca di abbandonare il movimento e la mobilità per trasformare lo scontro in una guerra statica di trincea “”fu presa soltanto e semplicemente in quanto costituiva il male minore””, come scrisse in seguito l’allora capo di Stato Maggiore, e “”sotto l’implacabile spinta della necessità””. Si trattava, questo è il dato più rilevante, dell’inevitabile conseguenza della strategia iniziale della Germania, cioè del rifiuto di riconoscere che il mutato carattere della tecnologia militare facilitava le campagne di difesa piuttosto che le offensive. I tedeschi semplicemente non erano in possesso dei mezzi umani e materiali per conseguire i loro grandiosi quanto chimerici obiettivi e quando, nell’autunno del ’14, la guerra entrò in una fase di stallo, preferirono trincerarsi e mantenere le proprie conquiste con le forze limitate, invece di cedere i territori occupati e accorciare il fronte nella speranza di potere più avanti riprendere le operazioni di offensiva contro i settori delle linee franco-britanniche. Tale decisione, occorre ripeterlo, predeterminò l’esito della guerra, che dipendeva ormai dalle relative capacità industriali e umane dei nemici sul lungo periodo. Finché la realtà non fu evidente agli occhi di tutti, anche i governi francesi e inglesi, completamente sorpresi, non seppero cogliere le implicazioni della guerra di trincea sia per le armi che per le loro strategie; e se pure fecero numerosi e ripetuti errori, le loro risorse combinate permisero loro di superarli meglio. La novità fondamentale costituita dall’introduzione dei fucili di precisione a lunga gittata e dalla mitragliatrice – uno strumento di morte meccanizzato e industriale, che consentiva a un solo soldato di sparare, in un minuto, una quantità di proiettili quaranticinque volte superiore a quella di un fuciliere – conferì un grosso e decisivo vantaggio a chi difendeva le proprie posizioni””. (pag 148)”,”QMIx-108″ “MESSIMER Dwight R.”,”Find and Destroy. Antisubmarine Warfare in World War I.”,”Dwight R. Messimer è un professore associato al San Jose State University, California dove è specializzato in storia militare riguardo all’aviazione americana e la prima guerra mondiale.”,”QMIP-036-FV” “MESSINA Alessandro”,”Servire lo Stato. Il mestiere del bravo burocrate.”,”MESSINA Alessandro (Roma, 1969), ha lavorato in aziende private nel terzo settore e nella pubblica amministrazione. E’ stato direttore di Lunaria, dirigente del Comune di Roma e dirigente generale del Ministero della Solidarietà Sociale.”,”ITAB-255″ “MESSINA Dino”,”Controversie per un massacro. Via Rasella e le Fosse Ardeatine. Una tragedia italiana.”,”Dino Messina (1954) è giornalista e autore di libri di storia. Nel 1997 nel voume ‘C’eravamo tanto odiati’ (Baldini e Castoldi) ha messo a confronto le vicende del partigiano Rosari Bentivegna e del ‘ragazzo di Salò’ Carlo Mazzantini. Ha scritto pure il libro inchiesta ‘Salviamo la Costituzione italiana’ (Bompiani, 2008), i saggi ‘2 giugno 1946. La battaglia per la Repubblica’ (Corriere Sera, 2016) e per la Solferino ‘Italiani due volte. Dalle foibe all’esodo: una ferita aperta enlla storia italiana (2019), quindi ‘Italiani per forza’ (2021) e ‘La storia cancellata degli italiani’ (2022) sugli effetti nefasti della ‘cancel culture’. Il terzo battaglione Bozen. …. finire (pag 127)”,”ITAR-361″ “MESSORI Marcello”,”Il potere delle banche. Sistema finanziario e imprese.”,”MESSORI Marcello insegna Economia dei mercati monetari e finanziari al corso triennale e Microeconomia al corso biennale della facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Scrive su vari giornali tra cui il Corsera.”,”ITAE-228″ “MESSORI Vittorio”,”Scommessa sulla morte. La proposta cristiana: illusione o speranza?”,”Un’altra ‘tappa’ del cammino di V. Messori iniziato nel 1976 con ‘Ipotesi su Gesù’.”,”RELC-009-FV” “MESSORI Marcello”,”Sraffa e la critica dell’economia dopo Marx. Appunti per un’analisi.”,”Marcello Massori (Biella, 1950) è attualmente borsista presso la Fondazione Einaudi di Torino e lavora al Laboratorio di Economia politica dell’Unoiversità di Torino.”,”ECOT-179-FL” “MESSORI Marcello TAMBORINI Roberto ZAZZARO Alberto a cura di, Saggi di Giorgio CALCAGNINI Riccardo DE BONIS Enrico SALTARI Domenico SCALERA”,”Il sistema bancario italiano. Le occasioni degli anni Novanta e le sfide dell’euro.”,”Marcello Messori insegna Economia dello sviluppo presso la Facoltà di economia dell’Università di Roma Tor Vergata. Roberto Tamborini insegna Politica economica presso la facoltà di Economia dell’Università di Trento. Alberto Zazzaro insegna Macroeconomia e Regolamentazione dei mercati e degli intermediari finanziari presso l’Università Polirecnica delle Marche.”,”ITAE-145-FL” “MESZAROS Istvan”,”La rivolta degli intellettuali in Ungheria. Dai dibattiti su Lukacs e su Tibor Déry al Circolo Petöfi.”,”””Alla fine della discussione, che durò undici ore, e alla quale intervennero anche diversi membri del comitato centrale, all’alba, verso le tre e mezzo, il presidente della discussione Géza Losonczy indirizzò ai presenti, nel suo discorso di chiusura, queste parole: “”Che genere di libertà di stampa è quella in cui tutti i giornali, tutte le riviste, possono “”liberamente”” attaccare un uomo, mentre egli ha soltanto la libertà di tacere? Imre Nagy è calunniato, oltraggiato e attaccato dalla stampa da un anno e mezzo, mentre non ha mai potuto rispondere con una sola parola a queste accuse. Ci dicono che la nostra libertà è più alta di tutte le libertà “”occidentali””. Ma io chiedo: è possibile, sia in Occidente che in Oriente, una “”libertà”” che non permette agli imputati di difendersi, agli attaccati di rispondere? No, questa non è libetà di stampa, questo non ha nulla a che fare con la libertà di stampa.”” La discussione sulla stampa al Circolo Petöfi osò dunque toccare anche i problemi più delicati, e proprio in senso avverso al settarismo.”” (pag 199-200)”,”UNGx-010″ “MESZAROS Istvan”,”L’alternativa alla società del capitale. Dal “”secolo americano”” al bivio ‘socialismo o barbarie’.”,”MESZAROS Istvan nato a Budapest nel 1930 è l’allievo più rappresentativo di LUKACS. Ha partecipato alla rivoluzione ungherese dell’ottobre 1956. Ha insegnato nelle università in Italia e Inghilterra. Ha scritto: ‘La teoria dell’alienazione di Marx’, ‘Lukacs. Concept of Dialectic’ e ‘Beyond Capital’.”,”TEOC-502″ “MESZAROS Istvan”,”Marx “”filosofo””. (in) ‘Storia del marxismo’.”,”””Engels scrisse di Marx nel 1886: “”Marx stava più in alto, vedeva più lontano, aveva una visione più larga e più rapida di tutti noi altri”” (1) “”Marx era un genio”” (2) (1) (2) F. Engels, ‘Ludovico Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’, in K. Marx F. Engels, Opere scelte, a cura di L. Gruppi, Roma, 1966, p. 1132 “”La folgorante asserzione di Marx sulla filosofia: “”I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo; si tratta di trasformarlo”” (1), viene intesa spesso in modo unilaterale: come un rigetto radicale della filosofia e un appello a superarla, mettendo al suo posto il “”socialismo scientifico””. Quello che simili interpretazioni non tengono in conto è che l’idea che Marx ha di questa ‘Aufhebung’ (superamento) non corrisponde a un puro e semplice spostamento teorico dalla filosofia alla scienza, ma a un programma pratico complesso, che per essere realizzato richiede necessariamente l’unità dialettica tra “”l’arma della critica”” e “”la critica delle armi”” (2); questo significa che la filosofia resta parte integrante della lotta per l’emancipazione. Come scrive Marx: “”Voi non potete soppiantare la filosofia senza realizzarla”” (3) il che non può avvenire sul mero terreno della scienza, ma solo nella realtà pratica o nella prassi sociale – che comprende naturalmente il contributo della scienza. Inoltre, la frase da cui siamo partiti non può essere separata dall’affermazione marxiana sulla necessità del nesso reciproco tra questa “”realizzazione della filosofia”” e il proletariato. Poiché “”come la filosofia trova nel proletariato le sue armi naturali, così il proletariato trova nella filosofia le sue armi spirituali… La filosofia non può realizzarsi senza la soppressione del proletariato, il proletariato non sopprimersi senza la realizzazione della filosofia”” (4). I due lati di questa interazione dialettica reggono o cadono insieme, secondo Marx”” [Istvan Meszaros, Marx “”filosofo””. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] [(1) K. Marx, Tesi su Feuerbach (primavera 1845), in K Marx F. Engels, Opere, vol. 5, Roma, 1972, p. 5; (2) Cfr. K. Marx, Per la critica della filosofia hegeliana del diritto. Introduzione (dicembre 1843 – gennaio 1844), in Marx Engels, Opere, cit., vol 3, p. 197; (3) Ibid., p. 196; (4) Ibid., pp. 203-4] (pag 121) Metodo: due livelli di analisi (nota 6 pag 134) Marx e Hegel. Il rapporto di Marx con la filosofia hegeliana. “”L’appropriazione critica da parte di Marx di questa filosofia è ben lungi dall’essere confinata a una fase giovanile. Al contrario. Una volta sistemati i conti non solo con Hegel stesso ma anche con i suoi seguaci “”neohegeliani”” – principalmente nella ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto’, nei ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844′, e nell”Ideologia tedesca’ – restava sgombra la strada per valersi positivamente di quelle acquisizioni della filosofia hegeliana cui Marx attribuiva un valore fondamentale. E’ così che i riferimenti a Hegel nei ‘Grundrisse’ e nel ‘Capitale’ sono frequenti e nell’insieme decisamente positivi – molto più che nelle opere giovanili. Vedremo come affinità rilevanti vennero alla ribalta proprio in un periodo in cui Marx affrontava il compito di sintetizzare alcuni aspetti fra i più intricati della sua concezione del capitale e dalle molteplici contraddizioni intrinseche al suo svolgimento dialettico e storico (3). Lenin stesso lo sottolineava: “”Non si può comprendere a pieno ‘Il capitale’ di Marx, e in particolare il suo primo capitolo, se non si è studiata attentamente e capita ‘tutta’ la logica di Hegel. Di conseguenza, dopo mezzo secolo, nessun marxista ha capito Marx!”” (4). (…) E Marx si preoccupò sempre di sottolineare, più che ogni altro, come Hegel per primo avesse prodotto un sistema coerente di categorie dialettiche – pur se in una forma altamente astratta e speculativa – ponendosi ben al di sopra dei suoi predecessori e contemporanei. In una lettera a Engels, Marx definiva Comte “”povera cosa in confronto a Hegel (quantunque Comte come matematico e fisico di professione gli sia superiore nei particolari, ma, quando si viene al succo, Hegel lo supera infinitamente perfino in questo)”” (35). Fu la capacità senza precedenti di Hegel di applicare la sua concezione totalizzante delle categorie dialettiche a ogni problema di dettaglio – cioè in ogni caso in cui motivazioni ideologiche non gli impedissero strutturalmente di farlo – che lo rese infinitamente superiore a tutti gli adoratori positivistici del “”fatto”” reificato e della inanimata “”scienza”” (36)””. [Istvan Meszaros, Marx “”filosofo””. (in) ‘Storia del marxismo’, Torino, 1978] [(3) Si veda a questo riguardo la lettera di Marx a Engels del 2 aprile 1858; (4) Lenin, Opere, vol. 38, p. 180; (35) A. Engels, 7 luglio 1866, in ‘Opere’ cit. vol. 42, p. 257; (36) Cfr. le lettere di Marx a Engels, 1° febbraio 1858, e a Schweitzer, 24 gennaio 1865] (pag 141-142 + pag 152)”,”MADS-673″ “MÉSZÁROS István”,”Philosophy, Ideology and Social Science. Essays in Negation and Affirmation.”,”István Mészáros is Professor of Philosophy at the University of Sussex, England. Introduction, Notes, Bibliography, Index,”,”TEOS-104-FL” “MÉSZÁROS István”,”The Work of Sartre. Volume I. Search for Freedom.”,”István Mészáros is Professor of Philosophy at the University of Sussex.”,”FILx-103-FL” “METASTASIO Pietro, a cura di Giosué CARDUCCI”,”Lettere disperse e inedite di Pietro Metastasio.”,”””Voi esultate della nostra situazione in Italia, et io, forse per colpa di temperamento ipocondriaco, non posso esserne ancora tranquillo non che lieto. Non vedo di che rallegrarmi né a Genova né al Varo. Non so che debba temere da Provenza e da Napoli, non so che possa sperare dalle assistenze marittime, non so che mi giovi desiderare a riguardo della limitazione o della libertà delle nostre imprese; et in somma so così poco, che in questo abisso d’ ignoranza ò risoluto di farmi calatafare nel fondo di questa agitatissima barca in cui mi trovo; e quando si placherà poi la tempesta, se pure piacerà al Signore che si plachi a’ miei giorni, alzando allora il capo dimanderò – Dove siamo?””. (pag 193, A Tommaso Filipponi, 18 febbraio 1747) “”Non dice tanto male il vostro gemello nel suo ‘Giuseppe riconosciuto’: Se a ciascun l’ interno affanno Si leggesse in fronte scritto, Quanti mai che invidia fanno Ci farebbero pietà!”” (pag 337, Al cav. Carlo Broschi (Farinello), Madrid, 11 febbraio 1750)”,”ITAG-165″ “METCALF Barbara D. METCALF Thomas R.”,”Storia dell’India.”,”Barbara D. Metcalf, docente al dipartimento di Storia della University of California, Davis, è una delle più rinomate specialiste di storia dell’Islam a livello mondiale. Thomas R. Metcalf è docente di Storia e di Studi indiani alla Berkeley University.”,”INDx-015-FL” “METIN Albert”,”Le socialisme en Angleterre.”,”METIN Albert era ‘Agrégé’ dell’ Università. “”VIII. Un risultato dell’ owenismo: Il movimento cooperativo in Inghilterra dopo il 1844. La cooperazione, della quale Owen voleva fare uno strumento di lotta nelle mani degli operai contro i capitalisti, è diventato uno degli elementi e anche uno dei sostegni del regime che attaccava.”” (pag 64)”,”MUKx-124″ “METRAUX Alfred”,”La meravigliosa isola di Pasqua.”,”Alfred Métraux è un insigne studioso che ha dedicato gran parte della sua vita alle ricerche sulla civiltà dell’isola di Pasqua, dando un contributo essenziale alla storia etnologica e antropologica.”,”ASGx-023-FFS” “METT Ida”,”La rivolta di Kronstadt. Il ruolo della marina nella rivoluzione russa.”,”Responsabile casa editrice G. SENIGA”,”RIRO-078″ “METT Ida”,”I contadini russi dopo 50 anni. Luci e ombre della rivoluzione sovietica.”,”Responsabile delle Edizioni Azione Comune è Giulio SENIGA”,”RIRO-130″ “METT Ida con due scritti di Lev TROTSKY”,”1921: la rivolta di Kronstadt.”,”Il volume contiene due scritti di TROTSKY: ‘La questione di Kronstadt’ e ‘Ancora sulla repressione di Kronstadt’.”,”RIRO-169″ “METTER Izrail'”,”Ritratto di un secolo. Muchtar – Il quinto angolo – Genealogia – La Grande Casa – Al di là del Lete – Arrivederci.”,”Izrail’ Moiseevic Metter nacque il 24 settembre (6 ottobre) del 1909 a Char’kov, in una famiglia ebrea di ascendenze bielorusse e ucraine. Il padre prima della rivoluzione lavorava in un mulino dove, come Metter stesso amava raccontare, “”percepiva uno stipendio di cento Rubli d’oro al mese””, consentendo alla famiglia – tre figli maschi e una femmina, oltre ai genitori – di vivere agiatamente. Nel 1929 si trasferì a Leningrado, dove già vivevano i suoi due fratelli maggiori: uno diventerà professore di filologia e letteratura russa negli istituti superiori, l’altro docente di matematica all’università. Sarà proprio grazie all’aiuto di quest’ultimo se Metter, approfondendo la sua già buona preparazione di autodidatta, potrà insegnare appunto matematica in varie scuole del Paese. Uscì per la prima volta dalla Russia nel 1992, quando venne in Italia per ricevere il Premio Grinzane Cavour, solo quattro anni prima della morte, avvenuta nell’ottobre del 1996.”,”VARx-175-FL” “METTERNICH Clemens von”,”Memorie.”,”METTERNICH (1773-1859) uomo politico austriaco di origine tedesca, ambasciatore a Parigi poi cancelliere e ministro degli esteri dal 1809. “”Napoleone parlò anche dell’ ultima guerra, e a questo proposito si lasciò scappare alcune confessioni molto importanti. Mi disse fra l’ altro: “”Se nel mese di settembre aveste ricominciato le ostilità e mi aveste sconfitto, sarei stato perduto””. Vedendo che aveva parlato troppo, si riprese, e sostituì la parola “”perduto”” con in grande imbarazzo. Ma io non ne tenni conto e gli dissi francamente che mi fermavo alla sua prima espressione…”” (pag 133).”,”AUTx-017″ “METTERNICH Clemens von”,”Memorie.”,”La difficile situazione finanziaria dell’Austria-Ungheria. (pag 131-132) “”Per quanto triste fosse la situazione politica dell’Austria, il nostro paese sembrava dover godere un momento di respiro; ma non poteva sperare di vedere questo tempo d’arresto prolungarsi al di là dell’anno 1811. Bisognava dunque impiegare quest’anno a regolare le grandi questioni che interessavano l’avvenire dell’Impero. In prima linea si presentava la questione finanziaria. Provarsi a regolarla ‘definitivamente’, data la situazione, appariva una impresa impossibile. Le guerre sostenute dal 1792 al 1809 avevano esaurito le risorse del paese; le province tedesche dell’Impero erano inondate di carta moneta; ai termini della legge, l’Ungheria doveva pagare i suoi debiti in danaro contante, ma essa forniva i suoi magri sussidi in carta senza tener conto del deprezzamento della valuta. Quanto a fare appello al credito non bisognava pensarci, poiché anche se lo straniero avesse avuto abbastanza fiducia nella vitalità dell’Impero per anticiparci del denaro, il dispotismo di Napoleone e l’ignoranza degli Stati del continente in materia di credito ci avrebbero impedito di approfittare di questa risorsa. Non c’era quindi neppure da pensare alla creazione di un ‘sistema finanziario’ in rapporto alla situazione. Tuttavia, una necessità imperiosa ci comandava di provvedere ai bisogni dell’ora presente ed a quelli del prossimo avvenire; bisognava dunque lavorare con lo stesso ardore per raggiungere questo doppio scopo, e per adempiere a tale grande compito conveniva concludere l’operazione finanziaria proposta dal conte di Wallis, ministro delle finanze (1). Questi attribuiva a tale operazione il valore d’un ‘sistema serio e definitivo’, ma l’Imperatore ed io non ci vedevamo che un espediente, una specie di ponte per condurci con l’aiuto delle circostanze da una situazione insostenibile a una situazione definitiva, che tuttavia dipendeva dagli avvenimenti futuri. Bisogna che parli qui di un uomo notevole per la sua conoscenza delle cose, per la sua abilità negli affari e il suo attaccamento al bene pubblico. L’Imperatore trovava in lui un fermo sostegno, ed io un ausilio illuminato e fedele nella gestione degli interessi dell’Impero. Questo uomo era Bellegarde, presidente del consiglio aulico di guerra. Molto colto in materia militare, affiatato con il mio modo di pensare, e condividendo senza riserva le mie vedute politiche, lavorava silenziosamente non soltanto per conservare le forze militari dell’Impero, ma anche per aumentarle, al possibile, in considerazione di tutte le eventualità immaginabili. Lui solo era al corrente dei miei progetti, e sapeva mettersi con me al disopra dei vani argomenti che da lontano sembravano espressione dell”opinione pubblica’. Come me, comprendeva che bisognava ‘lasciar dire’ (2). L’introduzione del nuovo sistema finanziario non poteva eseguirsi senza la cooperazione degli Stati dell’Ungheria. Dopo una viva resistenza, la dieta ungherese dette forza di legge alla misura finanziaria in questione. Più tardi avrò occasione di parlare più a fondo della situazione dell’Ungheria; mi astengo dunque dall’insistere qui su questo argomento”” (pag 131-132) [(1) Giuseppe conte di Wallis (1768-1818), ministro delle Finanze nel 1810, seppe riordinare il bilancio e il sistema monetario, in modo tale da permettere la formazione e il mantenimento degli eserciti austriaci nella coalizione contro la Francia (1813). Nel 1816 fu ministro della giustizia; (2) Enrico Giuseppe conte di Bellegarde (1756-1845) comandò nel 1799 l’esercito austriaco del Tirolo, fu presidente del consiglio aulico di guerra nel 1810, e assunse il comando dell’esercito austriaco in Italia nel 1813. Governò la Lombardia con spirito largo e comprensivo fino al 1816]”,”AUTx-041″ “METTERNICH Clemens von”,”Lettere alla contessa di Lieven.”,”‘In quei giorni (1821, ndr) Dorotea di Lieven e Metternich cercarono di aiutare la riconciliazione del ministro inglese Castlereagh col suo re; e nella storia della diplomazia europea la relazione fra Metternich e la contessa di Lieven ha importanza appunto perché la signora fu tramite fra i due ministri degli esteri austriaco e inglese, negli anni in cui l’accordo fra la politica dell’Inghilterra e quella della maggior nazione sul continente formava la base della pace europea”” (pag XII, introduzione)”,”AUTx-042″ “METTERNICH Clemente Venceslao Lotario, a cura di Domenico SERGI”,”Metternich e la Diplomazia moderna.”,”Clemente Venceslao Lotario Metternich-Winneburg nasce a Coblenza nella Renania, il 15 maggio 1773, dal conte Francesco Giorgio e da Maria Kagenegg. 1978 Il suo primo precettore è un prete della Congregazione degli Scolopi. 1788 A 16 anni si iscrive all’Università di Strasburgo. 1793 La decapitazione di Maria Antonietta ispira al Metternich un proclama alle truppe austriache contro la Francia. 1801 Comincia la carriera diplomatica di Metteunich, che accetta la missione di Dresda. 1804 Napoleone viene incoronato imperatore. 1859 Metternich muore l’11 giugno, mentre l’Austria combatte a Magenta e a Solferino.”,”RAIx-060-FL” “MEULDERS Michel, a cura di PICCOLINO Marco e MAGRINI Giacomo”,”Helmholtz. Dal secolo dei Lumi alle neuroscienze.”,”Michel Meulders, neurofisiologo belga, autore di importanti ricerche sperimentali sulla fisiologia visiva, è professore emerito e prorettore dell’Università cattolica di Lovanio. É membro dell’Accademia Reale di Medicina del Belgio e membro dell’Accademia Nazionale di Medicina della Francia. Relativamente poco noto al pubblico italiano, Hermann von Helmholtz (1821-1894) è una figura di primo piano della scienza ottocentesca, non solo per l’importanza specifica dei risultati da lui ottenuti in fisica, medicina, fisiologia e teoria musicale, ma anche e soprattutto perchè la sua prodigiosa attività si situa in una fase storica decisiva per l’emergere del modo moderno di fare scienza.”,”SCIx-087-FL” “MEXANDEAU Louis”,”Histoire du Parti socialiste (1905-2005).”,”MEXANDEAU L. nato a Pas-de-Calais, figlio di resistenti, agrégé d’histoire, è stato deputato del Calvados per trent’anni e ministro delle PTT (presidenza F. Mitterand).”,”MFRx-314″ “MEYER Alfred G.”,”Lenine et le leninisme.”,”L’A è direttore del Centro di ricerche sulla storia del Partito Comunista e dell’ URSS alla Columbia University.”,”LENS-069″ “MEYER Alfred G.”,”Il leninismo.”,”L’A ha lavorato per 5 anni al Russian Research Center dell’Univ di Harvard. Sotto gli auspici del centro ha scritto la sua tesi di dottorato ‘Lenin’s Theory of Revolution’ (completata nel 1949) sulla quale è fondato in una certa misura questo lavoro. L’A nella prefazione ringrazia il Prof Harold H. FISHER e tutti i membri dell’ Hoover Institute della Stanford Univ dove ha iniziato le sue ricerche su LENIN. L’A ha ricevuto l’aiuto del Prof Robert L. WOLFF. Il manoscritto del libro è stato visto dai Professori Hans APEL, Robert V. DANIELS, Victor ERLICH, Merle FAINSOD, Michael KARPOVICH, N. POPPE, Richard DE-HAAN i quali hanno fornito critiche e opinioni. Il Prof. William Y. ELLIOTT ha fornito utili consigli all’A.”,”LENS-002″ “MEYER Jean”,”Colbert.”,”Jean MEYER, nato nel 1924, incaricato di storia nel 1952, ha scritto la sua tesi consacrati alla nobiltà bretone nel XVIII secolo nel 1966. Professore di storia moderna all’Univ di Rennes dal 1966 al 1978, è diventato poi Professore all’Università di Paris-Sorbonne. E’ autore di varie opere tra cui: -Noblesses et Pouvoirs dans l’ Europe d’ Ancien Regime -La vie quotidienne en France au temps de la Regence (1979). COLBERT, Jean-Baptiste (Reims 1619 – Parigi 1683), ministro francese delle Finanze durante il regno di Luigi XIV. Fu dal 1651 amministratore privato del cardinale Mazzarino, che prima di morire (1661) lo raccomandò al giovane sovrano. Dapprima Colbert non rivestì alcuna carica, ma dopo aver svelato al re le frodi commesse fino a quel momento dall’intendente di finanza Fouquet e averne procurato la caduta, nel 1665 divenne controllore generale delle Finanze. Grazie a una drastica revisione dello stato delle finanze pubbliche, che comprese la”,”FRAA-035″ “MEYER David R.”,”The Roots of American Industrialization.”,”MEYER David R. è professore di sociologia e studi urbani alla Brown University. E’ autore di ‘Hong Kong as a Global Metropolis’. The Eire Canal Corridor. “”The canal corridor from the Albany-Schenectady-Rensselaer conurbation at the intersection of the Mohawk and Hudson Rivers to Buffalo on Lake Erie was one of the nation’s richest agricultural areas outside specialized farming zones near East Coast metropolises. Much of this corridor exemplifies the powerful impetus that prosperous agriculture gave to local and subregional industrialization; it housed 4 percent of the nation’s agricultural employment, whereas it accounted for 6 percent of all manufacturing workers.”” (pag 217) “”I complessi metropolitani di Boston, New York, Filadelfia, e, secondariamente, Baltimora erano le centrali industriali del paese dal 1840, e ognuna formava il cuore di un sistema industriale regionale che includeva manifatture nel proprio interland. L’ Est possedeva nel 1860 il 36% della popolazione della nazione, ma aveva fabbriche che producevano per il 74% del valore aggiunto industriale””. (pag 282)”,”USAE-055″ “MEYER Claude”,”Chine ou Japon, quel leader pour l’Asie?”,”””Les deux géants asiatiques représentent à eux deux 77% de la production de l’Asie orientale et 15% du PIB mondial. Avec un décalage d’une vingtaine d’années, leur expansion économique a suivi una trajectoire similaire, fondée sur une industrialisation massive financée par l’abondante épargne nationale. Colosses industriels, les deux pays sont pourtant vulnérables: la crise mondiale de 2008-2009, comme déja celle des années 1990 pour le Japon, a révélé les fragilités qui peuvent obérer leur croissance potentielle”” (p.61) Claude Meyer insegna economia internazionale a Sciences Po e all’estero. Ricercatore al GEM-Sciences Po e ex direttore generale aggiunto di una banca giapponese, è laureato (docteur) in economia, diplomato (diplomé) in filosofia e in giapponese.”,”ASIE-023″ “MEYER Karl W.”,”Karl Liebknecht man without a country.”,”MEYER Karl W. Meyer Department of History, Wisconsin State College Opposizione di Karl Liebknecht al voto in parlamento a favore dei crediti di guerra. (pag 53-54) “”The SPD’s pledge to support the war credits provided the necessary unity in Germany to wage a complete and efficient war. The Socialist majoritarians in the Reichstag were sincere in their conviction that Germany became involved in the interest of self-preservation. A defensive war could be justified ideologically on the grounds that Marx and Engels acknowledged the right of national defense. Engels, for example, had justified a war of defense against Russia and France, but with the provision that the proletariat should lead the war and bring about the downfall of militarism and reactionism at the war’s conclusion. Russia, in the eyes of German Socialists, was an invader who would bring horror to the fatherland; German women and children must not fall into the hands of the barbaric Cossacks. Philipp Scheidemann wrote to the ‘New York Volkszeitung’ on August 21 that “”nobody”” wanted war in Germany. “”The chief guilt for the present war rests upon Russia””. The average German worker, too, believed that this was a war to defend the fatherland. The majority of the German people were ignorant of Germany’s annexationist designs until 1917. Moreover, the Socialists, even Liebknecht, considered Russia to be the epitome of reaction. Prussianism was bad enough, but Russianism was worse. This gave the Socialists, and perhaps Liebknecht too, the psychological justification for their party’s August 4th action. The watchwords “”invasion””, “”war of defense””, and “”struggle against tsarism”” had their effect upon the SPD. By voting for the war credits on August 4, Liebknecht broke the tradition of his father, who had abstained from voting in a parallel situation in 1870. It is interesting to speculate why this most outspoken enemy of militarism and war did not apparently remain loyal to his professed ideals when he failed to break party discipline and vote against the credits. We have his own words as a partial basis for an explanation. He admitted that the failure to cast the negative vote stemmed from uncertainty and weakness. He constantly nourished the hope, however, that the Socialists’ action in voting for the credits would be nothing more than a sad and fleeting episode, that the SPD would surely come back to its senses, especially when the true character of the war was revealed. Not to be overlooked was the tradition of holy respect for party discipline. The insistence for absolute party discipline in the past, moreover, had been the practice of the party minority specifically; it was the radicals, including Liebknecht, who consistently took the majority to task for its inclination to break discipline in its efforts to “”reform”” the party. Now, on August 4, the minority felt obligated to maintain the respect for majority decisions out of devotion to that discipline which it had insisted the majority uphold. A separate vote was something unheard of in the history of the SPD’s parliamentary participation; it was inconceivable, psychologically, that the party would ever display a divided front on the floor of the Reichstag. Respect for discipline was so strong that Liebknecht could but rebel in spirit and declare “”that he could not himself understand what had possessed him when he gave his vote in the Reichstag to the war budget”” [Karl W. Meyer, Karl Liebknecht man without a country, Washington, 1957] (pag 53-54) Karl Liebknecht da Gruppo Internazionale (Gruppe Internationale) a Lega Spartaco, spartachismo)”,”LIEK-026″ “MEYER Alfred G.”,”Il leninismo.”,”Nel pubblicare questo lavoro assolvo in parte il mio debto verso il Russian Research Center dell’università di Harvard, presso il quale ho lavorato per cinque anni. Sotto gli auspici del centro ho scritto la mia tesi di dottorato Lenin’s Theory of Revolution. Marzo 1956. A.G. M.”,”LENS-034-FL” “MEYER Fritjof”,”Il tramonto dell’Unione Sovietica.”,”Fritjof Meyer, nato nel 1932, laureato in scienze politiche, è redattore capo di Der Spiegel per il settore orientale e ha pubblicato oltre sessanta storie di copertina. I suoi articoli sull’avvicendamento del potere a Mosca sono stati giudicati da Henry Kissinger il meglio che sia apparso su questo tema in qualunque rivista.”,”RUSU-041-FL” “MEYER Philippe”,”Ils étaient allemands contre Hitler.”,” Philippe Meyer, professore emerito di medicina all’ospedale Necker di Parigi e all’ospedale Charité-Humboldt di Berlino, corrispondente dell’Accademia delle scienze, è pure storico e ha al suo attivo opere tra cui ‘Une histoire de Berlin’ (2014), ‘L’Or du Rhin, histoire d’un fleuve’ (2011), ‘Histoire de l’Alsace’ (2008). Il volume contiene il 1° capitolo: ‘Résistance de gauche’ (pag 29-52) Contiene in appendice: ‘Qualche esponente della resistenza tedesca’ tra cui compaiono i nomi di: Hans Coppi (1916-1942) comunista, oppositore di Hitler, dal 1933 nel campo di concentramento di Orianenburg collabora alla rete Schulze-Boyen. Tenta di collegarsi via radio con la resistenza sovietica nel 1941. Arrestato e assassinato nel 1942. Johann Georg Elser (1903-1945), falegname, originario del Würtemberg. Dal 1925 lavora in una fabbrica di orologi di COstanza. Nel 1938 depone una bomba nella birreria di Monaca dove Hitler doveva far un discorso. L’esplosione fa danni ma Hitler è salvo. Deportato a Sachsenhausen e a Dachau. Condannato a morte da H. Himmler e giustiziato a Dachau il 9 aprile 1945. Arthur Emmerlich (1907-1942), lavoratore originario di Chemnitz, comunista, partecipa alla redazione de ‘La giovane guardia’, un giornale impegnato. Nel 1930, è studente della scuola Lenin di Mosca. Nel 1934 è attivo nella resistenza a Magdeburg e Hannover. Dal 1935 al 1937 lavora a Mosca nel servizio stampa del Comintern. Nel 1938, è a Praga e stabilisce contatti con comunisti a Berlino e Copenhagen e con l’organizzazione “”roten Fahe””. Incarcerato nel 1941 e giustiziato nel 1942 Franz Jacob (1906-1944), macchinista, appartiene a una famiglia operaia. Dal 1920 al 1933, milita attivamente nei partiti di sinistra. Incarcerato nel 1933, deportato nel campo di Sachsenhausen. Si unisce all’organo di resistenza di Bernhardt Bästlein e di Anton Saefkow. Assassinato con loro nel campo di Brandeburg-Gorden.”,”GERR-049″ “MEYER Karl Ernest”,”La polvere dell’impero. Il grande gioco in Asia centrale.”,”Karl Ernest Meyer ha insegnato a Princetpn, Yale e Oxford. Già corrispondente dall’estero per The Washington Post, fa parte del comitato editoriale del New York Times ed è direttore del World Policy Journal.”,”ASIx-030-FL” “MEYER-LEVINE’ Rosa”,”Vie et mort d’un révolutionnaire. Eugen Leviné et les conseils ouvriers de Bavière.”,”Rosa MEYER-LEVINE’ era la moglie di Eugen LEVINE, rivoluzionario comunista. Nell’ ottobre 1918 ci furono sollevamenti rivoluzionari in tutta la Germania. Si formarono Consigli di operai, di soldati e di contadini. La Baviera, in particolare, è promossa Stato libero e democratico. L’ ex reame di Wittelsbach entra così i una rivoluzione che non terminerà che nel maggio 1919, schiacciata nel sangue dai dirigenti socialdemocratici con l’ aiuto dei Corpi franchi. In questa rivoluzione bavarese, un ruolo di primo piano fu giocato dal giovane tedesco, ebreo d’ origine russa, Eugene LEVINE. Per la sua attività a Monaco fu condannato a morte nel giugno 1919 (era dal 1848 che in Germania non si pronunciavano condanne a morte per ragioni politiche). “”In seno al movimento operaio tedesco, Leviné lavorò a fianco di Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg e Franz Mehring, che rappresentavano l’ ala sinistra del partito. Ma il fatto di essere straniero limitava considerevolmente la sua attività. Era escluso che tornasse in Russia per affrontare un processo. Leviné era soprattutto cosciente che aveva adesso, dopo la sua convalescenza, una conoscenza del movimento operaio tedesco migliore di quanto ne avesse mai avuto del movimento operaio russo. Si decise quindi di chiedere la nazionalità tedesca e di rimanere in Germania””. (pag 56)”,”MGER-062″ “MEYNAUD Jean RISE’ Claudio”,”Gruppi di pressione in Italia e Francia.”,”MEYNAUD Jean è segretario generale onorario della FNSP di Parigi (Fondation Nationale des Sciences Politiques) professore ordinario dell’ Università di Losanna e Directeur d’ Etudes all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes. Ha scritto: ‘Le groupes de pression en France’ (1958), ‘Introduction à la Science Politique’ (1959), ‘La science politique’, ‘Fondements et prospectives’ (1960), ‘Technocratie et politique’ (1960), ‘Les groupes de pression internationaux’ (1961), ‘Planification et politique’ (1963). RISE’ Claudio ha studiato giurisprudenza a Milano e scienze politiche all’ Institut Universitaire des Hautes Etudes Internationales di Ginevra. E’ asistente del Prof. MEYNAUD per il Centre d’ Etude et de documentation sur l’ Italie contemporaine di Losanna dallle cui ricerche deriva la sua collaborazione al presente volume. “”Il nostro parere, che non è certo un’ affermazione dimostrabile in modo assoluto, è che la politica, senza costituire una variabile onnipotente, non è tuttavia quella spuma superficiale della storia in cui molti cercano di ridurla. Il succedersi delle generazioni è probabilmente infinito o almeno abbastanza lungo da poter essere considerato tale. Ma, come disse un inglese dotato di spirito pratico, gli uomini che vivono in un dato momento non hanno che una generazione. E questa generazione può ben dipendere dalla direzione particolare che sarà data alla politica””. (pag 21)”,”FRAS-034″ “MEYNAUD Jean”,”La tecnocrazia. Mito o realtà?”,”MEYNAUD Jean Titolo edizione originale: ‘La Technocratie. Myte ou réalité? (Payot, Paris, 1964) L’era degli organizzatori (pag 302)”,”TEOS-266″ “MEYR Georg”,”La crisi petrolifera anglo-iraniana (1951-54). Mossadegh tra Londra e Washington.”,”Georg Meyr è dottore di ricerca in “”Storia delle relazioni internazionali”” dal 1989 anno in cui ha portato a compimento il corso di dottorato coordinato dal Prof. Ennio Di Nolfo, presso la Facoltà di Scienze Politiche C. Alfieri di Firenze. Da allora collabora all’attività didattica della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Trieste. Studia l’Est Europa, la questione etnica, la storia dei trattati e la politica internazionale. Ha pubblicato varie opere sulla crisi dei paesi dell’Est e in particoalre della crisi jugoslava. 956-3 “”L’importanza di per sé considerevole del petrolio risultò notevolmente accresciuta nel 1913, quando l’Ammiragliato britannico assegnò a tale materia prima valore strategico, decidendo di sostituire la nafta al carbone nella propulsione delle navi da guerra (5). In seguito alla scoppio della prima guerra mondiale, la pressione russa e britannica sulla Persia andò intensificandosi fino a lasciare mero significato simbolico alla sovranità di Teheran. La volontà delle due potenze – e anche persiana – di non coinvolgere il paese nel conflitto si scontrava con la malcelata simpatia delle correnti nazionaliste del ‘Majlis’ nei confronti dell’attiva propaganda germanica e con la realtà dei combattimenti tra russi e turchi nella parte settentrionale dello stato asiatico. Brest-Litovsk lasciò la Gran Bretagna protagonista in Persia: l’iniziale decisione di Kerensky (luglio 1917) di ritirare le truppe russe dal paese fu seguita da una nota dell’esecutivo bolscevico che dichiarava l’accordo anglo-russo del 1907 “”completamente e definitavamente annullato”” (6). La denuncia dell’imperialismo zarista venne completata dalla nota del 26 giugno 1919, con la quale il governo della Russia sovietica rinunciava a ogni forma di privilegio che il precedente regime di Pietroburgo aveva strappato alla Persia in virtù del rapporto diseguale che intercorreva tra i due stati””. (pag 12-13); (5) G. Lenczowski, ‘Oil and State in the Middle East’, Cornell University Press, Ithaca, New York, 1960, p. 11. Nel 1914 l’Ammiragliato acquistò il pacchetto di maggioranza delle azioni dell’ APOC, in G. Lenczowski, ‘Russia and West in Iran’, 1949, cit., p. 78; (6) Nota del 14 gennaio 1918, in N.S. Fatemi, op. cit., p. 325″,”GOPx-019″ “MEYSSAN Thierry a cura”,”Il Pentagate. Altri documenti sull’ 11 settembre raccolti da Thierry Meyssan.”,”Thierry MEYSSANM, dopo studi di scienze politiche ha fondato un’ associazione internazionale di difesa delle libertà individuali, poi si è dedicato al giornalismo d’ inchiesta.”,”USAQ-027″ “MEZIERES A.”,”Mirabeau.”,”Il libro è in lingua svedese. MIRABEAU Victor Riqueti (1715-1789) economista francese, seguace di QUESNAY (col quale scrisse ‘Teoria dell’ imposta’, 1760), sviluppò le teorie fisiocratiche nella ‘Filosofia rurale’ (1763). Honoré-Gabriel Riqueti conte di MIRABEAU (1749-91) figlio di Victor, allo scoppio della rivoluzione fu eletto deputato del terzo stato all’ assemblea nazionale, di cui divenne presidente, sostenendo un costituzionalismo moderato.”,”FRAR-233″ “MEZUEV V.; SOLOVEV O.; PREOBRAZENSKIJ E.”,”La teoria leniniana della cultura socialista (Mezuev); La preparazione dell’intervento contro la Russia sovietica (Solovev); Dalla Nep al socialismo (Preobrazenskij).”,”Comitato di redazione della rivista: Ignazio Ambrogio, Umberto Cerroni (direttore), Lisa Foa, Giovanni Crino, Felice Piersanti, Pietro Zveteremich (direttore); segretaria di redazione Liliana Panzarani. “”L’ incultura svilisce il potere sovietico e ricrea la burocrazia”” scrisse in proposito Lenin (pag 19) (Mazuev) “”L’uomo russo – scriveva Lenin in proposito – è un cattivo lavoratore a confronto con le nazioni progredite”” (pag 19) (Mazuev) Intervento (dell’Intesa e degli Usa) contro la Russia sovietica. Divesi punti di vista storiografici sull’accordo segreto anglo-fracese (10 dicembre 1917 a Parigi sulle relative operazioni militari francesi e inglesi contro la Russia bolscevica (pag 35-36) (Solovev) Dalla Nep a socialismo: 10 anni di Nep (Preobrazenskij)”,”RIRO-008-FGB” “MIANO Maria”,”La famiglia nel pensiero dei sociologi classici.”,”MIANO Maria è dottore di ricerca in Analisi e Teoria del mutamento sociale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina dove è docente a contratto di Sociologia della famiglia. Ha pubblicato: ‘La famiglia. Dalla distanza deferente all’intesa affettiva’, Armando Siciliano, 2008; ‘Famiglia e figli oggi’ in ‘Giovani, cultura e famiglia’ (2010) a cura di C. Carabetta.”,”TEOS-188″ “MIAZZO Giorgia”,”Migrazioni italiane in America Latina. Dal Messico all’Argentina, un fenomeno che ha cambiato il Nuovo Mondo.”,”Volume molto ricco di foto di migranti, viaggi e sbarchi di famiglie italiane, gruppi familiari insediati, italiani al lavoro Giorgia Miazzo è laureata in ‘Interpretariato’ e ‘Traduzione’ nelle lingue inglese e spagnolo. Ha poi ottenuto la laurea magistrale in ‘Traduzione tecnico-scientifica’ in inglese e spagnolo e una in ‘Scienze del Linguaggio’. È consulente linguistica, interprete e traduttrice giurata, scrittrice, giornalista e tour leader abilitata. Nella seconda metà dell’Ottocento, l’Italia visse momenti di trasformazione sociale unica, dove l’economia, prevalentemente agricola, risultava inadeguata e fragile rispetto alle nuove esigenze locali e nazionali. Di fronte a tale scenario, in pochi anni, l’emigrazione stagionale si trasformò in permanente, attraverso migliaia di viaggi di sola andata che misero giovani, adulti e intere famiglie di fronte alla scommessa di cercare un futuro lontano dal proprio paese. Da Genova, come da altri porti, si viaggiava per gli Stati Uniti, dove la paga era 10 volte più alta, o per Buenos Aires, capitale di uno Stato tra i più floridi nel 1900, ma a volte alcune persone o famiglie sbarcavano in porti differenti senza più trovarsi per il resto della vita. Il sogno di un futuro diverso portò ad un flusso incontrollato di milioni di persone verso il Messico, il Brasile, fino al Perù, il Venezuela, l’Uruguay e il Cile, che ha reso gli italiani cittadini dei 5 continenti, trasformando l’emigrazione dal nostro paese in un fenomento che ha cambiato il Nuovo Mondo. Alcuni dati. Argentina. Partenze di italiani per l’Argentina totale dal periodo 1871-1880 al 2001-2010: 3 milioni. Periodi di maggior flusso 1901-1910: 735 mila; 1921-1930: 538 mila, 1881-1890: 392 mila; 1941-1950: 275 mila (pag 23) Brasile. Nel 1888, anno della grave crisi economica italiana, il totale degli emigranti giunti in Brasile era di 133.326 dei quali 104.353 italiani. Totale immigrati italiani dal 1884 al 1959 in valori assoluti 1.507 mila su 4.627 mila (% 33.0) (pag 64) Uruguay. Migrazioni italiane nel XX secolo in % in base alla provenienza regionale: Veneto 26%, Campania 12.1%, Calabria 8.2%, Lombardia 7.7%, Toscana 5.9, Friuli V.G. 5.8, Trentino A.A. 5.3%, ecc. (pag 127) Perù. Luogo di provenienza della popolazione straniera in Perù (valori assoluti). Classifica decrescente: Genova 40, Francia, 31, Portogallo 21, Italia (regioni varie) 7, Irlanda 6, Germania, 5, ecc. (pag 150) Cile. Luogo di origine degli emigrati italiani in Cile. Classifica decrescente: Genova 112, Liguria 18, Piemonte 11, La Spezia 6 , Milano 4 ecc. (pag 169) Regioni di provenienza degli immigrati italiani in Cile (Campione di censimento, 1927). Classifica decrescente (in %): – Liguria 51.0, Piemonte 12.0, Lombardia 6.5, Emilia Romagna 6.5, Toscana 5.8, Campania 5.0, ecc. (pag 171)”,”CONx-292″ “MICCOLI Giovanni”,”I dilemmi e i silenzi di Pio XII. Vaticano, Seconda guerra mondiale e Shoah.”,”MICCOLI Giovanni (Trieste 1933) è professore emerito di storia della Chiesa all’Università di Trieste. Ha scritto numerosi libri. “”Ma per tornare al rifiuto di condannare l’aggressione tedesca alla Polonia, anche l’accenno al desiderio del Vaticano di non compromettere le sue relazioni con l’Italia va almeno in parte inquadrato in questa prospettiva di mediazione in vista di una pace generale. I numerosi, reiterati attistati di stima rilasciati dalla Santa Sede al governo italiano nel corso dei mesi successivi allo scoppio della guerra sono chiaramente connessi alla sua aspirazione di vedere l’Italia rimanere al di fuori del conflitto; ma anche probabilmente, al desiderio di spingerla a svolgere un’attiva opera di mediazione fra le parti.”” (pag 32) “”Un mot, pour tout dire, domine et illumine nos études: “”comprendre””.”” Marc Bloch, Apologie pour l’histoire, ou métier d’historien “”Wer [die extreme Lage] nicht miterlebt hat, soll sie angemessen beurteilen; kein Weg führt daran vorbei”” (Richard von Weizsäcker, Vier Zeiten. Erinnerungen) (Chi non ha vissuto l’esperienza di situazioni estreme, le deve giudicare con misura: non vi è strada che permetta di uscirne”” (in apertura)”,”RELC-274″ “MICCOLI Giovanni SCHWARZ Guri LEVI Fabio KOCH Francesca LUNADEI Simona GARRIBBA Pupa FARINELLI Fiorella GIOIA Annabella CRAINZ Guido”,”La memoria della legislazione e della persecuzione antiebraica nella storia dell’Italia repubblicana.”,”Comitato direttivo dell’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza: FANO Ester GHIONE Paola GRISPIGNI Marco NATOLI Claudio ORFEI Cecilia PARISELLA Antonio PIVA Francesco PORTELLI Alessandro ROCCHI Maria ROSSI-DORIA Anna SALVATI Mariuccia SCOPPOLA Pietro TAVIANI Ermanno”,”EBRx-048″ “MICCOLI Giovanni; TRANFAGLIA Nicola”,”Santa Sede e Chiesa italiana di fronte alle leggi antiebraiche del 1938. A cinquant’anni dalle leggi razziali in Italia (Miccoli); Gaetano Salvemini storico del fascismo (Tranfaglia).”,”””Vi era insomma un antisemitismo cattolico, parrebbe di poter concludere, che la lettura del decreto del Santo Uffizio offerta da padre Rosa pienamente legittimava, né tale lettura sembra una forzatura del decreto stesso. Non a caso del resto in quegli stessi anni un suo autorevole confratello, il padre G. Gundlach, scrivendone sul ‘Lexicon für Theologie und Kirche’, in un’opera quindi che voleva essere ed era di grande prestigio ed autorità nel contesto della cultura cattolica internazionale, poteva parlare di due tendenze presenti nel moderno antisemitismo: l’una non-cristiana («unchristlich»), di tipo «völkisch und rassenpolitisch», che combatte l’ebraismo semplicemente «wegen seines rassenmässigen und völkischen Andersseins», l’altra invece permessa («erlaubt»), orientata «staatspolitisch», che combatte l’ebraismo «wegen des übersteigerten und schädlichen Einflusses des jüdischen Bevölkerungesteils innerhalb deselben Staatsvolkes» (39). Il Gundlach non si nascondeva il fatto che tali due tendenze potevano mescolarsi e confondersi e stabiliva la liceità della seconda misura in cui si limiti a combattere, «mit sittlichen und rechtlichen Mitteln», il negativo influsso che la parte ebraica della popolazione esercitava nell’ambito della vita economica e politica, sul teatro, il cinema, la stampa, la scienza e l’arte («liberal-libertinistische Tendenze»). Erano esplicitamente escluse «leggi eccezionali contro cittadini ebrei in quanto ebrei» mentre i mezzi positivi venivano indicati nella «penetrazione della vita della società con spirito cristiano», in una lotta contro tutti gli elementi di corruzione e non solo quelli ebrei, in un rafforzamento dell’ebraismo dei fattori morali-religiosi contro gli «ebrei assimilati», di tendenza liberale e seguaci di un nichilismo morale, «che, privi di ogni legame nazionale e religioso, operano con intenti distruttivi contro l’umana società nell’ambito della plutocrazia internazionale come del bolscevismo internazionale». Era evidente l’intento di prendere nettamente le distanze dal montante antisemitismo nazionalsocialista e dalle false teorie sulla natura dell’uomo e sulla storia che ne costituivano la base, ma era evidente anche che un ampio spazio restava ad un antisemitismo disposto a farsi guidare dalla Chiesa; com’era evidente la piena legittimazione concessa così ad alcuni degli ‘slogan’ correnti contro gli ebrei, e sia pure in un contesto che corrispondeva agli stereotipi più tradizionali e correnti dell’antisemitismo cattolico non esclusivo appunto di gruppi di tendenza integrista (…)”” (pag 835) [(39) ‘Antisemitismus’, in ‘Lexicon für Theologie und Kirche’, I, Freiburg im Breisgau, 1933, c. 504 sg.. L’articolo richiama esplicitamente il decreto del Santo Uffizio del 1928 come attestazione della condanna da parte della Chiesa degli antisemitismi fondati su false teorie riguardo alla natura dell’uomo e alla storia. Per questo e per altri contributi sugli ebrei e sull’antisemitismo presenti in opere cattoliche di divulgazione culturale pubblicate in quegli anni in Germania, ed in genere per l’atteggiamento dei cattolici tedeschi verso gli ebrei, cfr., K. Thieme, ‘Deutsche Katholiken’, in ‘Entscheidungsjahr in der Endphase der Weimarer Republik’, hrsg. v. W.E. Mosse, Tübingen, 1965, pp. 271-287]”,”RELC-402″ “MICCOLI Giovanni”,”Francesco d’Assisi. Realtà e memoria di un’esperienza cristiana.”,”Giovanni Miccoli (Trieste 1933) è professore ordinario di storia della Chiesa presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Trieste. Ha pubblicato libri sulla riforma gregoriana e ha curato la sezione dedicata alla storia religiosa del secondo volume della Storia d’Italia Einaudi.”,”RELC-025-FSD” “MICCOLI Giovanni”,”I dilemmi e i silenzi di Pio XII.”,”Giovanni Miccoli (1933) insegna Storia della Chiesa all’Università di Trieste.”,”RELC-081-FL” “MICCOLI Giovanni”,”La Chiesa dell’ anticoncilio. I tradizionalisti alla riconquista di Roma.”,”Giovanni Miccoli è professore emerito di Storia della Chiesa nell’Università di Trieste, dopo aver insegnato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e all’Università di Venezia.”,”RELC-003-FMB” “MICCOLIS Stefano, a cura di Alessandro SAVORELLI e Stefania MICCOLIS”,”Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica.”,”MICCOLIS Stefano (Corato 1945-2009) studioso e interprete della cultura e della politica italiane fra Otto e Novecento, ha curato volumi e raccolte di scritti di Antonio Labriola: il Carteggio (in 5 volumi, 2000-2006), ‘La politica italiana nel 1871-1872. Corrispondenze alla ‘Basler Naxchrichten’ (1998), ‘L’Università e la libertà della scienza’ (2007), ‘Giordano Bruno scritti editi e d inediti (1888-1900)’ (con A. Savorelli). Contiene il capitolo: ‘Il marxismo e la politica socialista’ (pag 129-138) “”Le perplessità del filosofo su di una effettiva politica internazionalistica dei partiti socialisti europei punteggiano la corrispondenza privata. Labriola si era irritato per il comportamento della socialdemocrazia tedesca (e del “”Vorwärts”” in particolare) sulla questione d’Oriente, scoppiata di nuovo nelle prime settimane del 1897. A Luise Kautsky scriveva (13 marzo 1897): “”La triplice alleanza è diventata impopolare. E, mi dispiace dirlo, l’antico odio contro il tedesco ricomincia [in Italia]. […] Il ‘Vorwärts’ col suo contegno scettico ha irritato””. E scrivendo a Croce (l’11 marzo 1897), se la prendeva con i “”molti piccoli borghesi”” della Spd “”possessori di azioni delle banche creditrici della Turchia””; tacciando di quasi “”cretinismo”” il partito tedesco, incapace di “”capire una ‘situazione nuova’ perché Marx ed Engels 20 anni fa credevano utile la conservazione della Turchia contro l’invasione russa”””” (pag 132) [Stefano Miccolis, Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica, 2010; a cura di Alessandro SAVORELLI e Stefania MICCOLIS] Famosa intervista sulla questione di Tripoli del 1902. (pag 133) “”Io non sono il paladino di Marx – queste le parole conclusive del ‘Postscriptum’ all’edizione francese del ‘Discorrendo’-, ammetto tutte le critiche, sono io stesso in tutto ciò che dico un critico, non smentisco la sentenza: ‘comprendere è superare’; – ma mi conviene pur d’aggiungere, che ‘superare è aver compreso'”” (Saggi sul materialismo storico) (pag 135)”,”LABD-077″ “MICCOLIS Stefano, a cura di Alessandro SAVORELLI e Stefania MICCOLIS”,”Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica.”,”MICCOLIS Stefano (Corato 1945-2009) studioso e interprete della cultura e della politica italiane fra Otto e Novecento, ha curato volumi e raccolte di scritti di Antonio Labriola: il Carteggio (in 5 volumi, 2000-2006), ‘La politica italiana nel 1871-1872. Corrispondenze alla ‘Basler Naxchrichten’ (1998), ‘L’Università e la libertà della scienza’ (2007), ‘Giordano Bruno scritti editi e d inediti (1888-1900)’ (con A. Savorelli). “”Il pensiero di Marx – studiato intensamente sulle fonti negli anni 1890-1895 – diventa per Labriola non soltanto la concezione teorica della trasformazione socialista della società, ma anche un prezioso canone d’interpretazione della storia d’Italia. Il nuovo punto di vista teorico non porta, peraltro, Labriola ad abbandonare, bensì ad arricchire (di considerazioni strutturali) l’interpretazione spaventiana. In una concezione nella quale il pur decisivo «momento economico» non esaurisce da solo la comprensione dei fenomeni storici; come se «tutto il resto» fosse un «inutile fardello», un «accessorio», una «semplice bagattella»: «la storia, bisogna intenderla tutta integralmente», perché «in essa nocciolo e scorza fanno uno» (57). E con una consapevolezza – affinata da una più ampia e più approfondita conoscenza storica – della peculiare specificità della vicenda italiana nel contesto dell’Europa moderna. «La struttura sociale della Italia, – scriveva il filosofo al socialdemocratico tedesco Richard Fischer, il 22 aprile 1894 – (…) è ancora più arretrata dal livello considerato come presupposto nel ‘Manifesto del partito comunista’. Dobbiamo, teoricamente e praticamente, percorrere di nuovo tutto il cammino dello sviluppo, perché non siamo andati di pari passo con gli altri popoli». L’originale riflessione sul pensiero di Marx si accompagna costantemente, nell’ultimo decennio dell’attività intellettuale di Labriola, con lo sforzo di capire la storia d’Italia: Marx, del resto, doveva essere interpretato dal punto di vista del «cervello nazionale», così come Bertrando Spaventa aveva inteso ‘tradurre’ Hegel nella cultura del nostro paese. Nel primo dei ‘Saggi’ sul materialismo storico – ‘In memoria del Manifesto dei comunisti’ (1895) – dopo aver accennato alla questione contadina come questione di grande rilievo per il successo storico del socialismo («Finché i contadini non saranno conquistati, non avremo sempre alle spalle quell”idiotismo della campagna’, che fa o rinnova inconsapevolmente appunto perché idiotismo, il 18 brumaio e il 2 dicembre»), Labriola presentava come «istruttivo» il caso dell’Italia. Paese che – scriveva – dopo aver dato «già su la fine del Medioevo l’avviata all’epoca capitalistica, uscì per secoli dalla circolazione della storia» (58). Ad Engels aveva scritto – il 3 agosto 1894 – che «primi a difendere la legittimità dell’interesse contro l’opinione scolastico-canonistica» erano stati due santi: San Bernardino da Siena e Sant’Antonino; e quest’ultimo era divenuto arcivescovo di Firenze «proprio l’anno (1378) in cui fu battuta la Comune proletaria (i Ciompi)», dopo della quale in Firenze aveva cominciato a «dominare» «la vera borghesia». «L’Italia d’allora – così chiudeva la lettera – è la preistoria del capitalismo»”” [Stefano Miccolis, ‘Antonio Labriola. Saggi per una biografia politica’, a cura di Alessandro Savorelli e Stefania Miccolis, Milano, 2010] [(57) ‘Del materialismo storico’, in ‘Saggi sul materialismo storico’, cit., p. 83; (58) Ivi, pp. 47-49] (pag 117-118)”,”LABD-003-FC” “MICCOLIS Stefano SAVORELLI Alessandro TRABUCCO Oreste, a cura”,”Quaderni per l’ Edizione Nazionale delle Opere di Antonio Labriola. I.”,”Comitato scientifico (Edizione nazionale delle opere di Antonio Labriola, agosto 2007): Tessitore (presidente), Punzo (segretario tesoriere), Agrimi Bravo Burgio Cacciatore Centi Cesa Ciliberto Cortesi Cotroneo D’Orsi Galasso Guaragnella Liguori Miccolis Postigliola Sasso Savorelli Siciliani de Cumis Turi Vacca Volpicelli Zanardo”,”LABD-129″ “MICHAL Bernard a cura, collaborazione di Pierre GUILLEMOT Eric de GOUTEL Michel HONORIN”,”Storia vissuta della guerra di secessione. Volume I.”,”””La fuga di uno schiavo è una perdita di capitale per il suo proprietario: perciò egli deve ritrovarlo, costi quello che costi. Gli è anche facile trovare chi gl rende questo servizio, perchè molte persone che sono abituate a vivere di espedienti si trasformano in cacciatori di negri; essi ricevono tre dollari al giorno, più un premio di quindici in caso di cattura. Il fuggitivo si dirige naturalmente verso nord e se può andare verso la “”ferrovia sotterranea””, cioè la strada del Canada, ove non può più essere persuito. Al Nord talora riesce anche a trovare qualcuno che lo aiuta, soprattutto fra i Quaccheri, ma queste persone sono molto rare. D’altra parte le leggi di tutti gli altri Stati non proteggono i fuggitivi, e i cacciatori potrebbero arrestarlo e ricondurlo dal suo padrone. (…) Non dobbiamo però fare generalizzazioni. La caccia agli schiavi esiste, è vero, ma molti proprietari vi rinunciano, non per buon cuore, ma perchè essa verrebbe loro a costare quanto comprare un altro schiavo “”nuovo””. Fu però proprio questa questione degli schiavi fuggitivi che, nel 1850, allargò la frattura fra il Nord e il Sud e portò a un nuovo compromesso””. (pag 29)”,”USAQ-085″ “MICHAL Bernard a cura, collaborazione di Pierre GUILLEMOT”,”Storia vissuta della guerra di Secessione. Volume II.”,”””Ulysses S. Grant non indugia a Washington. L’indomani mattina parte per ispezionare l’esercito del Potomac; la cosa lo occupa per ventiquattro ore, poi con il primo treno parte per l’Ovest. Innanzitutto deve stendere un piano di battaglia, poi cedere il comando a colui che considera il suo miglior subordinato, il generale Sherman. Del resto questi gli assimiglia molto: come lui proviene da West Point, come lui si è distinto nella guerra contro il Messico, come lui ha poi lasciato l’esercito per il mondo degli affari prima di riprendere servizio allo scoppio della guerra civile, e gli affari, in America, aguzzano la fantasia degli uomini. Grant comincia ad organizzare l’esercito di cui ora ha la responsabilità in quattro grandi settori operativi, che ocrrispondono alle quattro offensive che intende condurre. Il primo è il settore della Virginia, con l’esercito del Potomac, alla testa del quale lascia il generale Meade. (…) L’esercito del Potomac sarà affiancato dall’esercito del James, agli ordini di Butler (…). Il terzo settore, quello della Louisiana è affidato al generale Banks (…). C’è poi il quarto ettore, quello di Chattanooga, in cui Sherman comanda l’esercito del West.”” (pag 123-124)”,”USAQ-086″ “MICHAUD Jean-Claude”,”Teoria e storia nel “”Capitale”” di K. Marx.”,”””Il passaggio dalla produzione mercantile semplice al capitalismo non è un passaggio formale, un rovesciamento dialettico di tipo hegeliano, ma, come dice ottimamente il Denis (6), il passaggio da un «optimum di ripartizione» in una società dove domina la produzione individuale ad un «optimum di sfruttamento» nella società capitalistica antagonistica. La lotta delle classi è più che l’elemento motore dell’evoluzione (perché questo carattere potrebbe essere ancora compreso come un carattere teorico), la base stessa del sistema economico, che non bisogna mai perdere di vista nel corso dell’elaborazione teorica. Non sembra però che, limitandoci a questo, sfuggiremmo ad un circolo vizioso talora denunciato dagli economisti classici. In effetti Marx e soprattutto Engels, non hanno smesso di affermare che il ‘Capitale’ era destinato ad esporre scientificamente le basi economiche della lotta delle classi. Ciò vuol dire che la lotta delle classi non è che un fenomeno superficiale che maschera i fatti più fondamentali o semplicemente che questa lotta è inseparabile dalle strutture economiche che le corrispondono? Il problema appare abbastanza nettamente nel testo dell”Anti-Dühring’: «Si trattava invece da una parte di presentare questo modo di produzione capitalistico nel suo nesso storico e nella sua necessità nell’ambito di un determinato periodo storico, e quindi anche la necessità del suo tramonto, dall’altra, invece, di svelarne anche il carattere interiore, che ancora era rimasto celato, perché sinora la critica si era appuntata più sulle cattive conseguenze che sul processo della cosa stessa. Questo si ebbe con la scoperta del ‘plusvalore’» (7). Appare chiaro da questo testo, che non si può separare la lotta delle classi dalla sua base economica e dal suo senso nelle strutture capitalistiche. Se quindi si vuol comprendere la maniera in cui la teoria si allaccia con la storia, nel ‘Capitale’, bisogna collocare la lotta delle classi al centro dottrina, e, anche se essa non costituisce tutto il metodo, lo ispira da presso, in quanto essa impone di cercare sempre sotto le apparenze contraddittorie del sistema capitalistico il rapporto di classe che fonda la contraddizione”” [Jean-Claude Michaud, ‘Teoria e storia nel “”Capitale”” di Marx’, Feltrinelli, Milano, 1960] (pag 87-88) [(6) H. Denis, ‘La valeur’, cit., p. 105; (7) F. Engels, Antidühring, cit., pp. 33-34]”,”MADS-780″ “MICHAUT Victor”,”Le Centenaire du Manifeste. Un siècle de marxisme vivant. [Le Manifeste du Parti Communiste et le mouvement ouvrier français]”,”MICHAUT Victor membre du Bureau politique du Parti communiste français “”Rétablissant ainsi, contre les falsificateurs social-démocrates, le véritable enseignement de Marx et d’Engels sur l’Etat, Lénine a largement utilisé l’expérience de la Commune de Paris et des révolutions russes de 1905 et de 1917. “”En 1847, le “”Manifeste du Parti communiste”” proclamait que la première étape dans la révolution ouvrière est la constitution du prolétariat en classe dominante, la conquête de la démocratie””. Plus loin: “”L’Etat, c’est-à-dire le prolétariat organisé en classe dominante”” écrivaient Marx et Engels. C’est en parlant de ces données, en les approfondissant, que Lénine dans l”Etat et la Révolution’ écrira: “”Ne société capitaliste, nous n’avons qu’une démocratie tronquée, misérable, falsifiée, une démocratie uniquement pour les riches, pour la minorité…Seul, le communisme est capable de donner una démocratie réellement complète.”””” [Victor Michaut, Le Centenaire du Manifeste. Un siècle de marxisme vivant]”,”MFRx-335″ “MICHEA Jean-Claude”,”L’insegnamento dell’ignoranza.”,”MICHEA Jean-Claude insegna filosofia in un liceo di Montpellier. E’ autore di ‘Orwell, anarchiste tory’ (1995), ‘Les Intellectuels, le peuple et le ballon ronde’ (1998), ‘Impasse Adam Smith’ (2002) (tradotto in it. ‘Il vicolo cieco dell’economia’ 2004) “”C’è una relazione nascosta tra queste due parole: libertà e commercio”” (A. de Tocqueville) (pag 87) “”Diffidate dei sogni di gioventù, finiscono sempre col realizzarsi”” (Wolfgang Goethe) (pag 93) “”Dietro alla falsa umanità dei moderni, si nasconde una barbarie ignorata dai loro predecessori”” Friedrich Engels, Lineamenti di una critica dell’economia politica (1843) (pag 59) (J.C. Michea, L’insegnamento dell’ignoranza)”,”GIOx-053″ “MICHÉA Jean-Claude”,”I misteri della sinistra. Dall’ideale illuminista al trionfo del capitalismo assoluto.”,”Jean-Claude Michéa (1950) è un docente e filosofo francese. Tra le sue opere ‘L’insegnamento dell’ignoranza’ (2005), ‘L’impero del male minore’ (2008), ‘Il violo cieco dell’economia di sorpassare a sinistra il capitalismo’ (2012). Tesi ‘liberalismo culturale della sinistra’ “”Se le denominazioni non sono corrette, i discorsi non sono conformi alla realtà, e se i discorsi non sono conformi alla realtà, le azioni intraprese non raggiungono il loro scopo”” (Confucio) (in apertura) Nel testo molte brevissime citazioni di Marx ed Engels “”trovare in ciò che è più antico ciò che è più moderno”” (Marx) (a proposito del periodo primitivo di ciascun popolo) (sulle società precapitalistiche), (…) sarebbe possibile edificare una società che rappresenti una “”rinascita, in una forma superiore, di un tipo sociale arcaico”” (secondo la formula che Marx aveva preso in prestito dall’antropologo americano Lewis Morgan) (pag 39) Né Marx né Engels hanno mai pensato di definirsi uomini di sinistra (pag 57) (l’unico uso sistematico che Marx abbia mai fatto dell’opposizione destra-sinistra è sempre stato strettamente filosofico) “”Ogni rivendicazione di uguaglianza che ‘va oltre’ finisce necessariamente nell’assurdo”” (Antidühring) (pag 87-88)”,”TEOC-754″ “MICHEL Henri; BIANCHI Gianfranco (appendice)”,”La guerra dell’ ombra. La Resistenza in Europa.”,”Henri MICHEL è D del Centro Francese della Ricerca Scientifica. E’ uno dei maggiori competenti della storia della 2° GM al cui studio e alla cui interpretazione si dedica da molti anni. Sono da ricordare: -Les courants de pensée de la Resistance -Vichy, année 1940 -Storia della Seconda guerra mondiale”,”ITAR-012″ “MICHEL Franck”,”L’ Indonesie éclatée mais libre. De la dictature à la democratie (1998-2000).”,”Franck MICHEL, antropologo, storico, ricercatore indipendente, è pure direttore della rivista di scienze umane ‘Histoire et Antrhropologie’ (Strasburgo). E’ autore di varie opere sull’ Indonesia.”,”ASIx-033″ “MICHEL Henri”,”La seconde guerre mondiale. 1. Les succes de l’ axe (septembre 1939 – janvier 1943).”,”””Secondo lui (Hitler, ndr), un grande esercito, un’ industria potente, non era possibile confinarli in una superficie ristretta. Ciò che faceva ‘la forza dell’ Impero russo, non era una forza puramente umana, né in quantità, né soprattutto se si considera il valore personale degli individui; è la forza di un Impero gigantesco’ “”. (pag 274)”,”QMIS-065″ “MICHEL Henri”,”La seconde guerre mondiale. 1. Les succès de l’ Axe. 2. La victoire des Alliés.”,”La seconda guerra mondiale è stata un cataclisma che ha cambiato il mondo. Di fronte al problema di sapere cosa è successo in questi sei anni il compito della prima generazione di storici è stato quello di raccogliere i fatti, di ricercare e salvaguardare le testimonianze, di inventoriare le fonti, di cercarle nei fondi dei villaggi e delle città. Questo è il lavoro a cui si è dedicato Henri MICHEL (1907-1986) e il Comité d’ histoire de la Deuxieme Guerre mndiale che ha animato per più di trent’anni. L’ opera di MICHEL è dunque un libro fondatore, una sintesi di storia cronologica che consente agli storici della nuova generazione ulteriori ricerche. “”Numero di aerei (produzione mensile): Gran Bretagna: Settembre 1939: 93 Aprile 1945: 900 URSS: 1939: 580 1945: 1.500 USA 1941: 312 1945: 2.785 Germania: 1939: 150 Novembre 1944: 2.325 Italia: 1939: 270 Settembre 1943: 240 Giappone: Dicembre 1941: 650 Agosto 1945: 2.557″” (pag 886)”,”QMIS-071″ “MICHEL Louise”,”La Commune. Histoire & souvenirs. I.”,”””Malgrado l’ insistenza di Parigi nel richiedere delle sortite, fu solo il 19 gennaio che il governo acconsentì di lasciare la guardia nazionale tentare di riprendere Montretout e Buzenval””. (pag 90)”,”MFRC-093″ “MICHEL Louise”,”La Comune.”,”””La proclamazione della Comune fu splendida. Non era la festa del potere, ma la cerimonia del sacrificio: si sentiva che gli eletti erano votati alla morte. Il pomeriggio del 28 marzo, sotto un sole magnifico che ricordava l’ alba del 18, il 7 germinale, anno 79 della repubblica, il popolo di Parigi che il 26 aveva eletto la propria Comune, inaugurò la sua entrata nel palazzo della città. (…) Tutte le musiche suonano la ‘Marsigliese’ e il ‘Canto della partenza’. Un uragano di voci ne ripete il ritornello. Tanti vecchi abbassano la testa verso terra: si direbbe che ascoltino la voce dei martiri della libertà. Sono gli uomini di giugno e di dicembre; alcuni già tutti bianchi, alcuni del 1830, Mabile, Malezieux, Cayol. L’ unico potere che avrebbe potuto far qualcosa era la Comune, composta d’uomini d’intelligenza, di coraggio, di onestà a tutta prova, i quali tutti avevano dato incontestabili prove di devozione e di energia. Il potere invece li annientò, non lasciando loro che un’ indomabile volontà per il sacrificio: seppero morire eroicamente. Ma il potere è maledetto, e per questo io sono anarchica. La sera stessa del 28 marzo, la Comune tenne la sua prima seduta, inaugurata con atto degno della grandezza di quel giorno: fu deciso infatti, per evitare questioni personali, nell’ ora in cui gli individui dovevano entrare nella massa rivoluzionaria, che i manifesti non avrebbero portato altra firma che questa: La Comune.”” (pag 161)”,”MFRC-117″ “MICHEL Henri”,”La guerra dell’ombra. La Resistenza in Europa.”,”MICHEL Henri, direttore del Centro francese della ricerca scientifica (CNRS) è studioso della seconda guerra mondiale . Ha scritto pure ‘Les courants de pensée de la Résistance’ e ‘Vichy, année 1940’, oltre a una storia del secondo conflitto mondiale.”,”QMIS-124″ “MICHEL Henry PIROMAGLOU Comninos GROENEVELD Eduard G. CATALANO Franco JANECEK Oldrich TUDMAN Franjo PINTER Istvan MATEI Gheorghe COLLOTTI Enzo GIOVANA Mario LEGNANI Massimo ARBIZZANI Luigi CASALI Luciano, relazioni e comunicazioni”,”Aspetti sociali ed economici della resistenza in Europa.”,”Relazioni e comunicazioni di MICHEL Henry PIROMAGLOU Comninos GROENEVELD Eduard G. CATALANO Franco JANECEK Oldrich TUDMAN Franjo PINTER Istvan MATEI Gheorghe COLLOTTI Enzo GIOVANA Mario LEGNANI Massimo ARBIZZANI Luigi CASALI Luciano Comitato scientifico: Marino BERENGO Alfredo BRUSONI Franco CATALANO Bianca CEVA Enzo COLLOTTI Carlo FRANCOVICH Giuseppe MARTINI Ettore PASSERIN D’ENTREVES Claudio PAVONE Piero PIERI Guido QUAZZA Leo VALIANI”,”ITAR-152″ “MICHEL Serge BEURET Michel, fotografie di Paolo WOODS”,”Cinafrica. Pechino alla conquista del continente nero.”,”Serge MICHEL è corrispondente per ‘Le Monde’ dall’Africa occidentale: nel 2001 ha ricevuto il premio giornalistico A. Londres. Michel BEURET è caporedattore esteri della rivista ‘L’Hebdo’. Ha fatto reportage da Cina e Africa Paolo WOODS fotografo ha viton nel 2004 il World Press Photo Award per reportage in Iraq. Altro libro di due degli autori: – Pianeta petrolio. Sulle rotte dell’oro nero (2004), di Paolo Woods, Serge Michel e Serge Enderlin “”Proverbio cinese: ‘Quando l’albero si sposta, muore. Quando l’uomo si sposta, può trovare una fortuna’”” (pag 49)”,”CINE-046″ “MICHEL Henri”,”La Seconda Guerra Mondiale.”,”Henri Michel, direttore della Revue d’Histoire de la Deuxième Guerre Mondiale, presidente onorario del Comitato internazionale di Stato della seconda guerra mondiale, ha pubblicato: Histoire de la Résistance française, La guerre de l’ombre, La seconde guerre mondiale.”,”QMIS-006-FL” “MICHEL Jean, con la collaborazione di Louis NUCERA”,”Dora. Nell’inferno del campo di concentramento dove gli scienziati nazisti preparavano la conquista dello spazio.”,”””Affermo una cosa sola: che Dornberger, Von Braun, Gröttrup e tutti gli scienziati che troppo comodamente vengono definiti “”scienziati di Peenemünde”” erano perfettamente al corrente di crimini che venivano perpretati a Dora. Numerosi compagni li hanno visti nel tunnel e nei laboratori. Affermo inoltre che anche prima dell’assorbimento definitivo da parte della piovra Dora, nel gennaio 1945, la fabbricazione in serie di un prototipo che era lontano dall’essere pronto richiedeva un contatto continuo tra i ricercatori di Peenemünde e gli esecutori di Dora”” (pag 115)”,”GERN-178″ “MICHEL Henri”,”Les mouvements clandestins en Europe (1938-1945).”,”La resistenza passiva popolare in Europa. “”La ‘Résistance passive’ populaire fut spontanée; mais elle a revêtu bien des formes. Elle pouvait engendrer des erreurs ou des lenteurs de fabrication, accumuler les obstacles aux exigences allemandes, proposer des contre-propositions inopérantes. Elle ne s’inspirait pas forcément d’un esprit résistant. Beaucoup de réfractaires au S.T.O. voulaient seulement se cacher pour échapper aux dangers d’une Allemagne bombardée. (…)”” (pag 12-13)”,”EURx-345″ “MICHEL Henri”,”La guerra dell’ombra. La Resistenza in Europa.”,”Henri Michel, già direttore del Centro francese della ricerca scientifica (CNRS) è studioso della seconda guerra mondiale . Ha scritto pure ‘Les courants de pensée de la Résistance’ e ‘Vichy, année 1940’, oltre a una storia del Secondo conflitto mondiale. “”I comunisti, secondo la loro specifica visuale, conferivano la massima ampiezza al concetto del sabotaggio. A loro modo di vedere, ogni abitante di paese occupato – pubblico impiegato, casalinga, operaio, contadino, intellettuale – era in grado di danneggiare una parte, sia pure minuscola, della macchina bellica tedesca. I giovani ad esempio potevano, «anche senz’armi, nuocere al nemico strappando i cartelli indicatori, incendiando gli uffici di assunzione, demolendo le vetrine, castigando i traditori». Le casalinghe avevano l’occasione di «dare l’assalto ai depositi di viveri destinati ai tedeschi, riprendendosi in tal modo le derrate rubate». Certo, questo sabotaggio generalizzato avrebbe potuto causare grosse difficoltà – «era un terribile problema, quello del pane quotidiano» – ma era necessario per seminare nell’animo dell’occupante, timore, sgomento e un senso d’impotenza; «i ripetuti sabotaggi costringono il nemico a presidiare le zone delicate, immobilizzando migliaia di soldati». Per distruggere il potenziale nemico, i capi militari Alleati contavano soprattutto sui bombardamenti, sui cui effetti si facevano un’idea esagerata; ma il SOE era convinto che i sabotaggi costavano meno caro e potevano forse mostrarsi più efficaci dei bombardamenti. In Francia, ad esempio, un bombardamento delle officine Peugeot, che fabbricavano carri armati, aveva distrutto numerosi depositi e reparti, ma non aveva interrotto la fabbricazione. Degli agenti SOE, allora, contattarono la famiglia Peugeot, che si rivelò favorevole agli Alleati e accettò che in certi punti ben scelti della fabbrica fossero disposte piccole cariche esplosive, così da disorganizzarla senza distruggerla, con rispamio d’inutili rovine e di vite umane. Questo sistema non venne generalizzato; i bombardamenti erano più spettacolari e, dopo la conferenza di Anfa, gli inglesi, per vincere la guerra a minor costo, fecero affidamento soprattutto su questi. I governi in esilio non erano molto entusiasti di fronte alle prospettive di una massiccia distruzione, ad opera di continui sabotaggi, delle ricchezze dei loro paesi: specialmente Benes e il governo olandese. Ma i resistenti erano ancora più spaventati dalle conseguenze dei bombardamenti alla cieca, che spesso mancavano il bersaglio, facedno il deserto nelle loro citt, ridotte a un carnaio umano. I norvegesi, nel novembre 1943, protestarono contro il martellamento delle officine d’acqua pesante di Rjukan e Vemork, ad opera di 158 fortezze volanti, perché le perdite materiali e umane erano sproporzionate ai risultati”” (pag 209-210)”,”ITAR-045-FV” “MICHEL Henri”,”Pétain et le régime de Vichy.”,”””Gli “”operai”” erano i non amati di Vichy, i meno rispettati, i meno protetti, i più disprezzati. Il discredito che gravava sulle città si rifletteva su di loro, abitanti dei sobborghi; dalle loro richieste – il loro sordido materialismo, aveva detto P.E. Flandin – non furono loro all’origine dei disordini sociali? Non erano loro all’origine dei disordini sociali? Non seguivano troppo spesso i ‘cattivi pastori’ comunisti, socialisti e sindacalisti? Non si erano sacrificati a un dannoso internazionalismo, con il rischio di indebolire la patria, o la terra di accoglienza, poiché alcuni di loro erano stranieri? In teoria, il regime non voleva che il bene del lavoratore, il maresciallo stigmatizzava i cattivi padroni che, con i loro abusi, rendevano cattivi i lavoratori; voleva rieducarli integrandoli in un nuovo contesto economico e sociale, e impedire loro di nuocere fino a quando non fossero cambiati. I lavoratori erano inoltre privati dell’assistenza dei partiti per i quali avevano votato, socialisti e soprattutto comunisti; non erano assolutamente privi di sindacati, dal momento che alcuni dirigenti sindacali, guidati da Belin, avevano concluso un patto con Vichy. Ma, d’altra parte, si perse il diritto di sciopero, e quindi ogni possibile risposta, e i sindacati ufficiali, dove non potevano scegliere i propri delegati, non ispiravano loro molta fiducia”” (pag 108-109) “”Les ‘ouvriers’ étaient les mal-aimés à Vichy, les moins respectés, les moins protégés, les plus décriés. Le discrédit qui pesait sur les villes rejaillissait sur eux, habitants des faubourgs; par leurs revendications – leur matérialisme sordide, avait dit P.E. Flandin – n’étaient-ils pas à l’origine des troubles sociaux? N’avaient-ils pas à l’origine des troubles sociaux? N’avaient-ils pas trop souvent siuivi les «mauvais bergers» communistes, socialistes et syndicalistes? N’avaient-ils pas sacrifié à un internationalisme nocif, au risque d’affaiblir leur patrie, ou leur terre d’acceuil, puisqu’une partie d’entre eux étaient des étrangérs? Théoriquement, le régime ne vuet que du bien à l’ouvrier; le maréchal stigmatise les mauvais patrons qui, par leurs abus, font les mauvais ouvriers; il veut rééduquer ceux-ci en les intégrant dans un nouveau contexte économique et sociale, et les empêcher de nuire tant qu’ils n’auront pas changé. Aussi bien les ouvriers sont privés du concours des partis pour lesquels ils votaient, socialiste et surtout communiste; ils ne sont pas absolument privés de syndicats, puisque certains leaders syndicaliste, Belin en tête, ont conclu un pacte avec Vichy. Mais, par contre, il sont perdu le droit de grève, donc toute riposte possible, et les syndicats officiel, où ils ne choisissent pas leurs délégués, ne leur inspirent guère confiance”” (pag 108-109) Review: Les « Mémoires » de René Belin: de la CGT à Vichy Reviewed Work: La vie de la France sous l’occupation by René Belin Review by: Henry Rousso Revue d’histoire de la Deuxième Guerre mondiale 29e Année, No. 116, QUESTIONS ÉCONOMIQUES DES ANNÉES 1940-1950 (OCTOBRE 1979), pp. 115-119 (5 pages) Published By: Presses Universitaires de France”,”FRAV-184″ “MICHELAGNOLI Giovanni”,”Amintore Fanfani. Il pensiero dei padri costituenti.”,”Fanfani nel ’31 giura fedeltà al fascismo (pag 17) Fanfani negli anni Trenta riteneva assolutamente necessaria la politica coloniale dell’Italia ma era contrario all’avvicinamento alla Germania nazista (pag 18) Fanfani e la crisi del capitalismo (pag 32-35) “”Per diverse ragioni Fanfani iniziò a ritenere che il sistema capitalistico stesse attraversando, negli anni Trenta, una crisi che avrebbe determinato la necessità di un suo superamento. La crisi del ’29 era stata, in effetti, un evento che aveva esercitato una grande impressione sulle menti di intellettuali, sociologi ed economisti in genere: eterogee furono le posizioni di costoro in merito alle ragioni che sembravano averla determinata. La lettura marxiana individuava la ragione principale della depressione nel fine stesso cui tendeva l’economia capitalistica: la massimizzazione di plusvalore. Perseguire tale obiettivo determinava, come si è visto, la decadenza del saggio di profitto e il conseguente annientamento del sistema, di cui la crisi rappresentava indizio dal forte tenore probatorio. Completamente antitetica fu la posizione assunta dagli economisti neoclassici. La crisi, paiono suggerire Hayek e Schumpeter, è un fenomeno connaturato all’essenza stessa del capitalismo: rientra nella sua naturale articolazione dinamica. Hayek, agli onori delle cronache in quegli anni anche per una sua feroce polemica con J.M. Keynes, giunse a definirla persino benefica poiché epurava il sistema dalle imprese inefficienti e, tramite tale selezione, consentiva la sopravvivenza di quelle più solide. Si comprende allora come l’economista tedesco avversasse la politica monetaria quale strumento espansivo e proponese invece il non intervento. (…) Anche la posizione di Schumpeter a questo proposito è da tenere presente. I cicli economici, lo si desume dalla storia del sistema capitalistico, sono dovuti allo “”sciame”” di innovazioni introdotte nel sistema. Se si considera che l’introduzione di innovazioni determina la rottura delle resistenze a quanto si presenta di nuovo e diverso rispetto alle linee tradizionali di processo produttivo, si vede come l’imprenditore venga a essere portatore di una creatività distruttiva. Egli riesce infatti a superare le convenzioni e le tradizioni a livello di tecnologia produttiva, di commercializzazione del prodotto, di promozione dello stesso. Ma è altresì distruttore, esploratore di un mondo sconosciuto. Se dunque, ad un certo momento, il capitalismo mondiale attraversa una fase di crisi, per quanto dura e dagli effetti devastanti, ciò fa parte del gioco e delle sue regole. Su questa stessa lunghezza d’onda sembrava porsi Del Vecchio, il quale già prima della crisi del ’29, aveva denunciato la caducità del capitalismo, precarietà che dominava “”tutto in questo mondo”” (34), ma precisava poi che le crisi, di qualsiasi genere fossero, erano elementi ineluttabili del sistema economico capitalistico. “”Le oscillazioni del sistema -concludeva – saranno inevitabili fino a che l’economia sarà un’economia progressiva”” (35). Analoga, nella sostanza, fu l’interpretazione suggerita da Francesco Vito (36) alcuni anni dopo. (…) Fanfani si avvicina alla problematica della crisi del capitalismo partendo da un esame critico della letteratura; numerose sono nei primi anni Trenta le sue recensioni a opere dedicate a questo tema (41). Fu proprio grazie alla sua attività di recensore che egli si imbatté nel volume collettaneo ‘La crisi del capitalismo’ (42), edito dalla Scuola di scienze corporative dell’Università di Pisa. Lo studio di questo volume gli permise di avvicinarsi al pensiero dell’economista e storico Gaëtan Pirou (43), le cui opere tanta parte avrebbero avuto in successive elaborazioni fanfaniane. (…) La posizione di Fanfani sulla crisi del capitalismo, che ben emerge da ‘Declino del capitalismo e significato del corporativismo’, si articolava essenzialmente su tre direttrici di pensiero. La grande depressione in se stessa, non sarebbe bastata, in nessun caso, a determinarla. Crisi nel sistema capitalistico, spiega, ce n’erano sempre state, ma nessuna ne aveva determinato il declino o addirittura la morte. Non credeva al determinismo storico, e in questo pareva rifarsi alle posizioni di Del Vecchio e Vito. (…)”” (pag 33-34) (34) G. Del Vecchio, Il problema della stabilità del sistema economico capitalistico, in “”Economia””, vol 7, maggio-agosto 1925, 5-8, p.47 (35) Ivi, p. 51 (36) (…) per il lettore interessato a una rassegna breve, ma esauriente del dibattito fra gli economisti italiani, si segnala G. Gattei C. Mingardi, ‘Crisi nel o crisi del sistema? Gli economisti italiani leggono la grande crisi, 1929-1934, in ‘Società e storia, 1993, pp. 59-118 (37) F. Vito, Il problema della stabilità del capitalismo nella recente letteratura, in ‘Rivista internazionale di scienze sociali, vol. 2, 1931, p. 585 (38) Ivi, p. 590 (39) Ibidem (40) Ivi, p. 595 (…)”,”ITAP-190″ “MICHELAT Guy SIMON Michel”,”Les ouvriers et la politique. Permanence, ruptures, réalignements.”,”Guy MICHELAT è direttore di ricerca emerito al CNRS (CEVIPOF SCIENCES PO). Ha scritto ‘Dimensions du nationalisme (con J.P.H. THOMAS, ‘Les francais sont-ils encore catholiques? (in collab.) Cerf 1991. M. SIMON è professore emerito all’ Univ. des sciences et technologies de Lille. Declino del sinistrismo operaio, fine del voto di classe, ascesa del voto di destra, della xenofobia e del FN Inchiesta. Senso di appartenenza alla classe. “”Riassumiamo. Un doppio movimento si mette in opera in poco più di dieci anni (inizio anni 1980 – inizio anni 1990). Il sentimento di appartenere a una classe sociale segna un netto arretramento nel gruppo operaio e in quelli che gli sono prossimi. Si mantiene, anzi si rafforza tra i non operai. L’ identificazione ‘classe operaia’ arretra fortemente, a vantaggio di altre identificazioni di classe, in particolare della ‘classe media’. In totale, il sentimento di classe si consolida notevolmente nella frazione non operaia della popolazione (in particolare nel salariato medio e superiore). Esso implode nel gruppo operaio, ove era un tempo il più vivace.”” (pag 152)”,”MFRx-267″ “MICHELET Jules”,”Il popolo.”,”Quando scrive ‘Il popolo’, MICHELET è già diventato, da studente povero nutrito di ricordi della rivoluzione, professore al College de France, rievocatore stimato e celebrato della grandezza del passato nazionale francese. La fecodna ambiguità di questa tipica categoria romantica, il popolo, che è insieme classe sociale, origine sociale, stato d’animo, cultura, volontà e sentimento ha trovato in quest’opera, saggio, inchiesta e autobiografia ideale la sua formulazione più felice.”,”FRAD-022″ “MICHELET Giulio, a cura di Francesco ACERBO”,”Storia di Roma.”,”””La lingua di un popolo è il monumento più importante della sua storia”” (introduzione, pag 43)”,”STAx-091″ “MICHELET Jules”,”Storia della Rivoluzione francese. Volume primo.”,”Jules Michelet (1794-1874) dopo la laurea in lettere pubblicò un Compendio di storia moderna e una riduzione in francese della Scienza nuova del Vico. Precettore prima della nipote di Carlo X, poi della figlia di Luigi Filippo d’Orléans, trasse dalla rivoluzione di luglio l’entusiasmo per le idee liberali. Nominato capo della sezione storica degli Archivi nazionali costituì Guizot alla facoltà di lettere della Sorbona. Dopo aver pubblicato (1831) una Introduzione alla storia universale in cui espose i suoi principi storiografici e che può considerarsi come l’introduzione alla sua monumentale Storia di Francia (dalle origini a Luigi XVI) in 12 volumi, intraprese a scrivere per il popolo quei “”corsi di educazione nazionale”” che ebbero ampia risonanza. Rifiutatosi di prestar giuramento all’Impero perse la cattedra e l’incarico agli Archivi. Verso la fine della sua vita intraprese una Storia del XIX secolo di cui apparvero solo tre volumi, mentre solo nel 1959 ebbe inizio la pubblicazione integrale del suo Diario.”,”FRAR-020-FL” “MICHELET Jules”,”Storia della Rivoluzione francese. Volume secondo.”,”Jules Michelet (1794-1874) dopo la laurea in lettere pubblicò un Compendio di storia moderna e una riduzione in francese della Scienza nuova del Vico. Precettore prima della nipote di Carlo X, poi della figlia di Luigi Filippo d’Orléans, trasse dalla rivoluzione di luglio l’entusiasmo per le idee liberali. Nominato capo della sezione storica degli Archivi nazionali costituì Guizot alla facoltà di lettere della Sorbona. Dopo aver pubblicato (1831) una Introduzione alla storia universale in cui espose i suoi principi storiografici e che può considerarsi come l’introduzione alla sua monumentale Storia di Francia (dalle origini a Luigi XVI) in 12 volumi, intraprese a scrivere per il popolo quei “”corsi di educazione nazionale”” che ebbero ampia risonanza. Rifiutatosi di prestar giuramento all’Impero perse la cattedra e l’incarico agli Archivi. Verso la fine della sua vita intraprese una Storia del XIX secolo di cui apparvero solo tre volumi, mentre solo nel 1959 ebbe inizio la pubblicazione integrale del suo Diario.”,”FRAR-021-FL” “MICHELET Jules”,”Storia della Rivoluzione francese. Volume terzo.”,”Jules Michelet (1794-1874) dopo la laurea in lettere pubblicò un Compendio di storia moderna e una riduzione in francese della Scienza nuova del Vico. Precettore prima della nipote di Carlo X, poi della figlia di Luigi Filippo d’Orléans, trasse dalla rivoluzione di luglio l’entusiasmo per le idee liberali. Nominato capo della sezione storica degli Archivi nazionali costituì Guizot alla facoltà di lettere della Sorbona. Dopo aver pubblicato (1831) una Introduzione alla storia universale in cui espose i suoi principi storiografici e che può considerarsi come l’introduzione alla sua monumentale Storia di Francia (dalle origini a Luigi XVI) in 12 volumi, intraprese a scrivere per il popolo quei “”corsi di educazione nazionale”” che ebbero ampia risonanza. Rifiutatosi di prestar giuramento all’Impero perse la cattedra e l’incarico agli Archivi. Verso la fine della sua vita intraprese una Storia del XIX secolo di cui apparvero solo tre volumi, mentre solo nel 1959 ebbe inizio la pubblicazione integrale del suo Diario.”,”FRAR-022-FL” “MICHELET Jules”,”Storia della Rivoluzione francese. Volume quarto.”,”Jules Michelet (1794-1874) dopo la laurea in lettere pubblicò un Compendio di storia moderna e una riduzione in francese della Scienza nuova del Vico. Precettore prima della nipote di Carlo X, poi della figlia di Luigi Filippo d’Orléans, trasse dalla rivoluzione di luglio l’entusiasmo per le idee liberali. Nominato capo della sezione storica degli Archivi nazionali costituì Guizot alla facoltà di lettere della Sorbona. Dopo aver pubblicato (1831) una Introduzione alla storia universale in cui espose i suoi principi storiografici e che può considerarsi come l’introduzione alla sua monumentale Storia di Francia (dalle origini a Luigi XVI) in 12 volumi, intraprese a scrivere per il popolo quei “”corsi di educazione nazionale”” che ebbero ampia risonanza. Rifiutatosi di prestar giuramento all’Impero perse la cattedra e l’incarico agli Archivi. Verso la fine della sua vita intraprese una Storia del XIX secolo di cui apparvero solo tre volumi, mentre solo nel 1959 ebbe inizio la pubblicazione integrale del suo Diario.”,”FRAR-023-FL” “MICHELETTA Luca / GENTILE Emilio / ALIBERTI Giovanni /”,”La dichiarazione dell’uguaglianza di diritti alla Germania dell’11 dicembre 1932 (Micheletta) / Un’apocalisse della modernità. La Grande guerra e il Mito della Rigenerazione politica (Gentile) / L’Italia politica dal Risorgimento al fascismo: un’interpretazione a confronto (Aliberti); Verso la Colonia eritrea: la legislazione e l’amministrazione (1887-1889) (Volterra).”,”A. Gramsci ‘apocalittico’ sulla Grande guerra (pag 775 e seguenti) nel saggio di E. Gentile”,”STOx-283″ “MICHELI Alfredo”,”Ansaldo 1950. Etica del lavoro e lotte operaie a Genova.”,”Saggio introduttivo: ‘I ‘grandi costruttori’: etica del lavoro, miti produttivistici e lotte operaie a Genova, 1949-1951′. Alfredo MICHELI, nato a Genova nel 1919, ha partecipato alla Resistenza nei Gap, ha lavorato all’ Ansaldo dal 1935 al 1977. Entrato come apprendista è poi diventato operaio specializzato ed infine impiegato tecnico, anche per il suo impegno di autodidatta. Fu responsabile del Comitato di stabilimento nel 1950 e consigliere comunale di Genova dal 1964 al 1976, eletto nelle liste del PCI. Antonio GIBELLI è nato nel 1942 a Genova dove insena storia moderna. Ha diretto ‘Movimento operaio e socialista’. E’ autore di ‘Genova operaia nella Resistenza’ (Firenze, 1968) e ‘La prima guerra mondiale’ (Torino, 1975).”,”MITT-040″ “MICHELI Silvio”,”Tutta la verità.”,”Nel personaggio del vecchio operaio “”Aggefatto”” che con la sua esperienza supplisce alle carenze tecniche della direzione, è sintetizzato il vasto movimento per la partecipazione alla direzione delle imperse, condotto sotto l’insegna dei consigli di gestione.”,”VARx-283″ “MICHELI Mino”,”I vivi e i morti.”,”Mario Micheli, vecchio militante socialista, nato a Leno, Brescia nel 1902, si iscrisse al PSI nel 1919. Più volte arrestato dalla polizia fascista, partecipò fin dal 1942 alla ricostituzione del PSI a Milano. E’ invalido della guerra partigiana. Arrestato dalla banda Kock fu inviato a Mauthausen.”,”ITAR-016-FV” “MICHELI Alfredo”,”Ansaldo 1950. Etica del lavoro e lotte operaie a Genova.”,”- L’inizio della gestione operaia – Le attività politiche e culturali in appoggio alla produzione autogestita – La produzione autogestita a pieno ritmo, fino alla conclusione”,”ECOG-002-FV” “MICHELI Silvio”,”Tutta la verità.”,”Silvio Micheli è nato a Viareggio il 6 gennaio 1911. Fece vita d’impiegato, in industrie di diverse città italiane e nei primi anni di guerra era a Napoli. Di giorno lavorava al suo tavolo di disegno e di notte scriveva. Un po’ la vita che racconta in ‘Pane duro’, un mondo di fatica e di speranza, di giornate grige e arrovvellate, di figure magre e testarde. E’ questo pure il mondo di ‘Tutta la verità’ o meglio il monda da cui questo nuovo romanzo prende le mosse. Un reduce dalla Germania (ingegnere di una famiglia un tempo agiata e ora quasi sul lastrico), torna alla fabbrica di Napoli dove lavorava prima della guerra. Lo sguardo degli operai gli sembra significare qualcosa che non riesce ancora ad intendere. Questo romanzo ci porta al centro dei problemi dell’industria italiana del dopoguerra. La media industria è assorbita dal grande capitale monopolistico, la fabbrica napoletana in cui Micheli alvorava è diventata filiale d’un grande complesso del nord. A sua volta tutta l’industria italiana ruota nell’orbita americana e la produzione è vincoalta da direttive estranee e antieconomiche. La crisi della classe dirigente mette in evidenza interessi produttivi e capacità di direzione da parte della classe operaia…. (pag 7-9)”,”CONx-012-FV” “MICHELI Lorenzo”,”Il maquis dimenticato. La lunga resistnza degli anarchici spagnoli.”,”””In tanti avevamo discusso con chi in Spagna c’era andato per davvero, come Umberto Marzocchi. Anche se ci sembrava impossibile che quell’anziano signore, dall’aspetto tanto severo ed elegane, fosse stato il commissario politico della colonna “”Ascaso”””” (pag 7, introduzione) Maquis,fr., propriamente ‘macchia’ dal ‘corso’ macchia. Organizzazione partigiana francese nella seconda guerra mondiale Resistenza degli spagnoli in Francia nel corso della Seconda guerra mondiale (pag 19-22) “”I fuoriusciti, quando la linea Maginot era stata squarciata dai ‘panzer’ di Guderian e di von Rundstedt, avevano subito dimenticato le umiliazioni a cui li avevano sottoposti i fucilieri senegalesi egli ‘spahis’ marocchini, quando, sfiniti loro avevano passato la frontiera. Le armi immediatamente sequestrate, i contenuti degli zaini e dei tascapane rovesciati nei fossi, sotto gli occhi colmi di impotente stupore dei soldati annichiliti dalla sconfitta e dalle marce forzate attraverso i passi di La Cerbére e di Le Perthus ricoperti di neve e di ghiaccio. Avevano subito scordato i campi di concentramento di Argelès, Vernet d’Ariège e Septfonds, dove i francesi li avevano ammassati sulle spiagge battute dal vento incessante a morire a centinaia, feriti gravi compresi, divorati dai pidocchi, per le mancanze di cure e per il poco cibo. Mentre i giornali esortavano a chiudere: «… le nostre frontiere alle bande armate della FAI (Federación Anarquista Ibérica) e del POUM», ai combattenti repubblicani, tutti, senza eccezione alcuna: «violatori di monache, ladri e assassini». Quella stessa Francia che li aveva poi costretti alla scelta tra entrare a far parte delle Compagnies de Travailleurs Étrangers’, o a essere arruolati a forza, loro, furibondi antimilitaristi, nei Bataillons della Legione, dove erano finiti in qundicimila, o nei reggimenti di marcia dei Fucilieri del Ciad. In tremila addirittura erano stati spediti a costruire la Transahariana e a morire di dissenteria nei cinquanta gradi all’ombra nel campo di concentramento di Hadjerat M’Guil in pieno deserto. Là dove non piove mai. E malgrado tutto, erano stati gli spagnoli a gettarsi per primi nella resistenza ai tedeschi, quando tanti francesi avevano creduto ai miti d «Dio, Patria, Famiglia» del maresciallo Pétain, e i comunisti erano ancora tramortiti dal patto Ribbentrop-Molotov. Per loro il dilemma che attanagliava tanti francesi riguardo la fedeltà a Pétain era inesistente. La resistenza era lo stato naturale degli esiliati spagnoli. «Continuavano una guerra che era cominciata dietro le barricate di Barcellona, e Madrid, avevano già combattuto le truppe tedesche e italiane nel loro proprio paese, e ora fecevano lo stesso in Francia». Un reparto formato soltanto da spagnoli aveva difeso a Dunkerque fino all’ultimo uomo la posizione di Bray-Les-Dunes, mentre i soldati francesi si sparavano l’un contro l’altro per salire sulle poche imbarcazioni che li dovevano trarre in salvo. Più di seimila tra di loro erano stati uccisi in combattimento, mentre tenevano le trincee davanti ai ‘panzer’ che avrebbero poi occupato Parigi. (…) A migliaia i combattenti spagnoli avevano fatto parte delle formazioni partigiane delle Alpi della Garonna, dei ‘maquis’ della Dordogna, del Pic Violent, del Massif Central come del Limousine e di quello della Montagne Noire. (…) Spagnoli, assieme a polacchi, rumeni, italiani e ebrei, erano stati i ‘commando’ della Mano d’Opera Immigrata che agivano a Parigi e in tutto l’Ile de France. (…) Sempre gli spagnoli avevano iniziato il sabotaggio nelle retrovie tedesche, quando tutto sembrava perduto sotto l’incalzare delle armate naziste, e bastava un cartello stradale divelto per finire al muro. Era stato il ‘Caraquemada’, l’atletico anarchico, che da bambino aveva sognato di diventare un pugile (…) a far saltare in aria assieme ai suoi uomini il treno della ‘Das Reich’, che tornava dall’aver massacrato 642 infelice ad Oradour. Quell’azione, pazza e inaspettata, era stata una stilettata dritta al cuore per l’alto comando germanico, che era letteralmente impazzito dalla rabbia. Spagnoli e quasi tutti anarchici erano stati i ‘passeurs’ del ‘Réseau Pat O’Leary’, diretti da Francisco Ponzán un ex esploratore della ‘Rojo y Negra’. (…) Anche il POUM ha i suoi ‘passeurs’ che, da Lione a Marsiglia, guidano i fuggiaschi in Spagna. La ‘catena’ la dirige Wilebaldo Solano, uno dei tanti giovani intellettuali che sono stati attivi nel movimento durante la guerra civile. Anche se l’anima del ‘réseau’ è Antonio ‘Toni’ Franqueza, il ‘passeur’ più temerario e spericolato. I fuggitivi appena discesi dai Pirenei trovano riparo nei villaggi di minatori dei bacini della lignite e dello zinco, passano sull’antico ponte che i romani hanno costruito sul Segre e che in tanti vogliono sia il più bello di tutta la Spagna, e finalmente arrivano a Lerida, l’antica roccaforte del POUM. Qui li aspettano i camion che li porteranno ai consolati inglesi di Valencia e Barcellona’ (pag 19-22)”,”ANAx-461″ “MICHELI Mino”,”I vivi e i morti.”,”‘Vecchio militante socialista, Mino Micheli è uno dei tanti uomini che per mezzo secolo hanno animato la vita politica italiana di quella “”passione civile”” che il fascismo prima, il nazismo poi, cercarono di soffocare. Molti pagarono portando questa “”passione”” fin dentro i campi di concentramento. Dei tanti, i più, nessuno ha mai detto la storia individuale, fusasi nella più grande tragedia collettiva che i nomi di Dachau, Buchenwald, Auschwitz, Mauthausen, evocano. Superstite di quest’ultimo campo, Micheli con questo libro rende testimonianza ai connazionali che, in quell’inferno, incontrò compagni di lotta contro il nazifascismo. (…)’ (quarta di copertina) Mino Micheli, nato a Leno (Brescia) il 21 dicembre 1902, si iscrisse al PSI nel 1919. Più volte arrestato dalla polizia fascista, partecipò fin dal 1942 alla ricostituzione del Partito socialista a Milano. È invalido della guerra partigiana; arrestato dalla banda Koch, fu inviato a Mauthausen. ‘Scrittore ‘coltivato’, se pure inconsciamente. Ma anche scrittore nato. Si sente dalla prontezza felice del tratto per cui coglie e rende, con mezzi semplicissimi, una fisionomia, la fuggevole espressione di un volto, evoca, con la realtà fisica dei luoghi, l’atmosfera, le difese sfumature dell’atmosfera di quel terribile famoso “”lager”” (…). Relativamente privilegiato fra tente migliaia di sventurati, per esseri ricordato un’arte che gli era avvenuto d’imparare nel corso della sua adolescenza, quella del barbiere, Micheli se ne è valso per ottenere, anzi per attribuirsi senz’altro una certa libertà di movimenti. E la ha sfruttata, come egli stesso ci confida non senza un tantino di paradossale pudore, per praticare un’altra arte assai diversa, del tutto nuova per lui oltrech tremendamente rischiosa: quella del furto. Il furto continuato e sistematico, a danno dei tedeschi, si capisce. Con una sempre crescente abilità di arraffare tutto quanto gli capita sottomano, dalla patata bollita al pezzo di pagnotta, dal passamontagna al farsetto di maglia ai cenci più miseri, al rotolo di carta igienica che servirà a bendare una ferita; arrivando a sfruttare la miopia di un addetto alla distribuzione per truffargli sotto gli occhi porzioni su porzioni di broda. Donde la possibilità di soccorrere, con aiuti la cui portata morale andava assai oltre l’entità, forzatamente esigua, un bel numero di compagni di sventura, soprattutto gli italiani. Non solamente perché tali, ma anche perché fra tutti quegli infelici si trovavano ad essere nel complesso i più infelici: più volentieri maltrattati dai nazisti come “”traditori”” e, dai loro altri compagni di sventur, assurdamente tacciati di “”fascisti””‘ (pag 8-9) (dalla prefazione di Mario Bonfantini)”,”QMIS-056-FV” “MICHELINI Luca”,”Marginalismo e socialismo: Maffeo Pantaleoni (1882-1904).”,”Luca MICHELINI è dottore di ricerca in storia delle dottrine economiche; collabora a riviste come ‘Società e storia’, ‘Il pensiero economico italiano’, ‘Storia del pensiero economico’. Attualmente è borsista al Dipartimento di economia politica dell’ Università di Milano. “”Gli strali di Pantaleoni sono rivolti in particolare contro le industrie metallurgiche e cantieristiche liguri: “”La sanguisuga ha succhiato, finché ha trovato da succhiare”” e ora tali industrie “”nel loro proprio interesse”” fomentano la crisi e vi speculano. La conclusione di Pantaleoni è drastica, dichiaratamente provocatoria e anche preveggente: “”Poiché, quando il governo dà delle commissioni e delle forniture a industriali italiani, questi pretendono che esso debba continuarle anche allorché il servizio pubblico non le richiede”” (pag 196)”,”MITS-147″ “MICHELINI Luca”,”Innovazione e sistemi economici comparati: il contributo di Enrico Barone e il pensiero economico italiano (1894-1924).”,”MICHELINI Luca facoltà di economia Lum J. Monnet Casamassima Bari. “”E’ stato M. Pantaleoni, il più antisocialista degli economisti italiani, il primo in Italia a mettere in luce i limiti dell’impostazione marginalista ora richiamata, con due saggi, “”Caratteri delle posizioni iniziali e influenza che esercitano sulle terminale””, del 1901, e “”Di alcuni fenomeni di dinamica economica””, del 1909. In altra occasione abbiamo avuto modo di rammentare come Pantaleoni in polemica con i teorici marginalisti dell’autogestione, giunga a incentrare, tra il 1909 e il 1924, la propria argomentazione antisocialista proprio sul tema dell’innovazione; tuttavia in saggi come “”Il sindacalismo e la realtà economica”” non vi è alcun riferimento critico nei confronti dell’architettura marginalista.”” (pag 13)”,”ITAE-201″ “MICHELINO Michele TROLLIO Daniela”,”Operai, carne da macello. La lotta contro l’Amianto a Sesto S. Giovanni.”,”Michele Michelino Rappresentante Associazione Cascina Novella.”,”CONx-032-FL” “MICHELS Roberto”,”Storia critica del movimento socialista italiano. Dagli inizi fino al 1911.”,”MICHELS Prof ordinario all’Univ di Basilea e pareggiato alla R. Univ di Torino. Gli internazionalisti in Italia: MAZZINI, PISACANE, BAKUNIN. Il marxismo in IT: TURATI, KULISCIOFF, La critica sociale. Il Primo maggio. Il rapporto con ENGELS. Profili di socialisti marxisti e antimarxisti: N. COLAJANNI, F.S. MERLINO, Antonio LABRIOLA. Fondazione del Partito socialista. Cenno sul Partito socialista anarchico. Le impurità del marxismo politico in IT. Militanti della prima ora. Nuovi adepti: Enrico FERRI, Cesare LOMBROSO. Programma massimo e minimo. Periodo lotte intestine: vittoria riformista al Congresso di Imola (1902). Composizione sociale partito (statistica). Sindacalismo rivoluzionario. Socialismo agrario e municipale. PSI anteguerra, Q coloniale (posizione Antonio LABRIOLA ecc.) ed emigrazione. Prodromi 1° GM. “”Nel 1893 il partito socialista si riunì nuovamente a congresso, stavolta a Reggio Emilia. Fu questo il vero congresso costitutivo, ed il primo tenuto dopo la separazione. In alcune questioni il congresso di Reggio Emilia condusse in certo qual senso, ad una restrizione ed una limitazione dell’ operato di Genova. Giacché esso fece di nuovo un passo a sinistra. Se infatti il congresso di Genova aveva aperto le vie al partito verso i poteri statali, il congresso di Reggio Emilia intraprese di precludergliene buona parte e di rendere l’ accesso al Governo più difficile per i compagni. Dal congresso invero venne votato un ordine del giorno, presentato dal giovane marxista Rome Soldi, allora studente di legge a Berlino, ove aveva avuto occasione di frequentare il centro dell’ intellettualità socialista marxistica internazionale. In quest’ ordine del giorno si trovavano tra altri i seguenti concetti imbevuti da spirito spiccatamente marxistico: “”Considerando che i poteri politici non sono altro che l’ organizzazione di classe della borghesia, coi quali essa sostiene la sua lotta contro il proletariato, che da essi poteri politici, finché composti da una maggioranza borghese, mai nessuna durevole e sostanziale riforma o concessione potrà eseguirsi a beneficio dei lavoratori (…) I deputati in questa condotta dovranno sempre ispirarsi al programma dell’ azione ed alla propaganda del partito che è in fatto in essenza rivoluzionario.”” (pag 126-127)”,”MITS-001″ “MICHELS Roberto”,”Il naufragio dell’ “”Internazionale operaia”” e l’ avvenire.”,”””Michele Bakunin, quantunque poco tenero per i marxisti tedeschi, non poté a meno di ammirare quel che egli ebbe a qualificare “”il coraggio sublime”” dei deputati socialisti al Reichstag, i quali, nel 1871, ebbero il fegato di proclamare, per servirci delle parole medesime del pensatore ed agitatore russo, “”nel paese stesso meno libero e sotto il governo militare e trionfante di Bismarck, le loro ardenti simpatie pei principii e per gli eroi della Comune”” (1).”” (pag 3) (1) Bakunin, Il socialismo e Mazzini. Lettera agli operai italiani. Serantoni, 1905″,”INTS-034″ “MICHELS Roberto”,”Pareto e il materialismo storico.”,”””E’ vero che il Marx parla o, data la scarsa chiarezza della lingua tedesca che non fa distinzione tra lotta di classe e lotta di classi, designando l’ una e l’ altra col termine ambiguo di ‘Klassenkampf’, ‘intende’ parlare piuttosto, come fa nella prima pagina del suo manifesto comunista, di una pluralità di classi la cui lotta economica determini l’ andamento degli eventi storici.”” (pag 3) Pareto e la religione. “”Anzi egli (Pareto ndr) stima essere la fede – e la lotta tra le varie fedi – un elemento indispensabile per l’ esistenza di una vita sana ed operosa, atta ad impedire il marasma e la neghittosità. Le azioni non logiche hanno una profonda loro ragione d’essere che consiste precisamente in questo: che è un errore infantile credere che “”l’ uomo possa interamente fare a meno di religione e sostituirla con semplici nozioni scientifiche””; (nota: ‘Sistemi socialisti’, VI, pag 264) b) il Pareto non si perita di riconoscere altresì, nel materialismo storico, un nocciolo di verità obbiettiva, in forma ed in sostanza non dissimili dalle canzonature, colle quali il Marx ha reso ridicolo il socialismo tedesco, il Pareto si prende beffe della dottrina ottimista che non vuole ammettere la necessità della lotta di classe, e di quella gente che confonde la dottrina ottimista con quella liberale””. (pag 3-4)”,”TEOS-129″ “MICHELS Roberto”,”Storia critica del movimento socialista italiano. Dagli inizi fino al 1911.”,”Non viene citato Serrati Ristampa dell’edizione”,”MITS-358″ “MICHELS Robert, a cura di Raffaele FEDERICI”,”Intorno al problema del progresso.”,”Robert Michels (Colonia 1876 Roma 1936) Federici è ricercatore e docente di sociologia (Univ. Perugia) “”Fu questo il tempo in cui sorse, in cui doveva necessariamente sorgere la teoria dell’immiserimento che più tardi si attribuì a Karl Marx, ma che, come io ho dimostrato altrove, era patrimonio comune di quasi tutti gli economisti della prima metà del secolo scorso, a qualunque scuola appartenessero””. (pag 47-48)”,”TEOS-201″ “MICHELS Roberto”,”L’imperialismo italiano. Studi politico-demografici.”,”Roberto Michels, professore ordinario di economia politica e di statistica nella Università di Basilea, Libero docente nella R. Università di Torino. Antonio Labriola e la questione della dispersione degli emigranti italiani. “”L’idea della necessità di ottenere una propria colonia di popolamento ha acquistato da molti anni una parte cospicua di socialisti. Il marxista Antonio Labriola, l’Engels del socialismo italiano, ha già nel 1902 spezzato, per tale idea, una lancia. Il Labriola nutriva la speranza che un giorno Tripoli potesse diventare la colonia ideale del proletariato italiano, capace di incanalare per secoli le forze elementari demografiche della nazione. Anche lui canzonava l’ingenuità di coloro che ritenevano che l’Argentina potesse diventare mai una seconda patria per gli italiani, e con energia additava l’urgenza di svolgere una politica di popolazione, ammonendo i suoi concittadini a por fine ad uno stato di cose che «disperde l’energia demografica del paese inutilmente per le cinque parti del mondo». La creazione di una colonia propria sarebbe identica con la fine dell’emigrazione stessa, perché «gli emigranti in tal caso non sarebbero più emigranti, una volta che andassero a popolare una nuova patria» (1). Liberare il proletariato italiano da gran parte degli svantaggi immanenti all’emigrazione riversantesi in paesi, diversi per lingua e per razza, o retti a stati indipendenti o sottostanti a dominio altrui, ecco la meta di un numero ragguardevole e sempre crescente di socialisti italiani, appartenenti a tutte le sfumature del loro partito, dall’ultima ala destra fino all’ultima ala sinistra. Ciò non toglie che gli avversari del sistema coloniale, spinti da ragioni rispettabilissime d’indole etica, democratica o economica, tuttora spesseggiano (2), anzi, come dimostra l’esito del Congresso nazionale socialista tenuto nel 1912 a Reggio Emilia, prevalgono nelle file socialiste. Ma non vi è dubbio che la parte più colta dei socialisti italiani non si sottrae alla convinzione che il proletariato italiano abbisogna di uno sbocco coloniale sottostante al controllo politico della metropoli stessa, e che la discussione tra di essi non si svolge tanto sulla questione di principio ‘in sè’ quanto sul problema concreto dell’idoneità o meno di una data terra riguardo a tale scopo”” (pag 94) [(1) Antonio Labriola, ‘Scritti vari di filosofia e politica’, Bari, 1906, pag 439 e segg.; (2) ‘spesseggiare v. intr. [der. di spesso1] (io spességgio, ecc.; non usato nelle forme composte), non com. – Essere frequente; accadere, verificarsi con maggiore o con molta frequenza’ (ndr) (Trecc)]”,”ITQM-257″ “MICHELS Roberto”,”La sociologia del partito politico nella democrazia moderna.”,”Engels: «Il mio testo ha dovuto soffrire dei timori dei nostri amici berlinesi…”” “”Ogni nuovo funzionario, ogni nuovo segretario assunto, è teoricamente un nuovo agente della rivoluzione, ogni nuova sezione un nuovo battaglione, ogni contributo in denaro, fornito dagli iscritti o economizzato dalla stampa o donato dai simpatizzanti, un tesoro per la lotta contro gli avversari. Ma i leaders di questo corpo rivoluzionario, organizzato con gli stessi mezzi dello Stato autoritario, alla lunga non potranno fare a meno di accorgersi che la loro organizzazione, al confronto con la grande organizzazione dello Stato, di cui essa non è che la copia in miniatura, per quanti miracoli faccia in campo organizzativo e a meno che non si verifichino avvenimenti eccezionali, dovrà sempre cedere all’organizzazione statale ogni volta che proverà a cimentarsi con essa. La conseguenza logica di questa constatazione è che avviene esattamente il contrario di quello che avevano sperato i fondatori del partito allorché lo tennero a battesimo. Invece di guadagnare in dinamismo rivoluzionario col crescere della forza e della solidità della sua organizzazione, il partito ci fa assistere al fenomeno contrario: esiste un intimo rapporto fra il crescere del partito e il crescere della prudenza con cui questo conduce la sua politica. Il partito, continuamente minacciato dallo Stato da cui dipende la sua esistenza, divenuto adulto, si premura di evitare tutto ciò che potrebbe irritarlo eccessivamente (6). La teoria stessa, cioè la scienza, viene attenuata e falsata, per amore del benessere dell’organizzazione esteriore. L’organizzazione diventa il solo nerbo vitale del partito”” (pag 490-491) [Roberto Michels, ‘La sociologia del partito politico nella democrazia moderna’, Il Mulino, Bologna, 1966] [(6) Un esempio classico, che dimostra fino a qual punto il timore di nuocere all’ ‘organizzazione socialista’ induca perfino le menti migliori del partito a ingenerare confusione nella teoria socialista, ci è offerto dalla storia della storia della famosa prefazione che Friedrich Engels scrisse nel 1895 a un’edizione postuma di ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich 1848-49’, di Marx. Questa prefazione divenne il punto centrale intorno al quale si accesero grandi discussioni internazionali e, poiché in essa Engels dichiarava che la tattica socialista avrebbe prosperato meglio con i mezzi legali che con quelli illegali, e ripudiava la concezione marxista della rivoluzione sociale, fu non a torto considerata come la prima grande manifestazione di revisionismo in seno alla socialdemocrazia tedesca. Solo più tardi il Kautsky rese nota una lettera di Engels in cui questi si confessava scrivendo: «Il mio testo ha dovuto soffrire dei timori dei nostri amici berlinesi, i quali temevano una seconda edizione delle leggi contro i socialisti, timori di cui non ho potuto non tener conto» (Karl Kautsky, ‘Der Weg zur Macht’, Berlin, 1909, p. 42). Di conseguenza, la nuova teoria che la socialdemocrazia debba raggiungere il suo scopo per via parlamentare – poiché era questa la quintessenza della citata prefazione dell’Engels – non sarebbe altro che l’effetto della preoccupazione che l’organizzazione della socialdemocrazia, questo mezzo per raggiungere lo scopo, possa venir colpita dallo Stato. Engels fu per questo acclamato come realista e uomo assennato (vedi ad esempio Werner Sombart, ‘Friedrich Engels, ein Blatt zur Entwicklungsgeschichte es Sozialismus’, Berlin, 1895, estratto dalla «Zukunft», p. 82) e accusato d’altra parte di essere un pacifista e un utopista (vedi ad esempio Arturo Labriola, ‘Riforme e riv. soc.’, cit., pp. 181 e 224). In realtà, Engels fu soltanto la vittima di una tattica basata prevalentemente sull’organizzazione, a cui egli manifestamente aderì, contro le sue convinzioni teoriche, per amore dalla vita formale del partito]”,”TEOP-069-FMB” “MICHENER James A.”,”Texas. La saga di un popolo di frontiera.”,”MICHENER ha combinato realtà storica e invenzione letteraria per raccontare la saga di uno degli States americani più interessanti, paese selvaggio, terra di Comache e pistoleros ma anche dinamica e con grandi ricchezze. Dalla conquista spagnola alla scoperta dei pozzi petroliferi, attraverso le battaglie di Indipendenza e l’ epopea western l’A ricostruisce la storia di un popolo per molti aspetti ancora poco conosciuto. “”Ma quando venne fuori la verità, che cioè Jim non aveva i soldi per iscriversi a quell’ università, Quimper gli procurò una borsa di studio che gli permise anche di viaggiare in lungo e in largo per il Texas, in modo da approfondire i suoi interessi in materia. Naturalmente nessuno andò a chiedere a Jim di restituire i soldi che gli erano stati offerti. La sola raccomandazione che gli venne fatta fu: “”Ragazzo, se vuoi impegnarti in quel settore fallo pure, ma non dimenticare mai lo stile texano. Cioè, sii il migliore.”” La sua seconda esperienza decisiva accadde nel modo più comune per i ragazzi della sua età. Gli capitò per le mani un libro che parlava del Texas in modo totalmente diverso da tutti gli altri che avesse letto prima: Il Texas Imperiale, scritto da D.W. Meinig, un geografo dell’ Università di Syracuse.”” (pag 514)”,”USAS-128″ “MICHENER James A.”,”Alaska. La saga di una terra dalla preistoria ai giorni nostri.”,”MICHENER è uno scrittore la cui tecnica narrativa è quella di mescolare realtà e finzione, personaggi storici e personaggi di fantasia. Ha già pubblicato bestsellers come ‘Texas’, ‘Colorado’. “”L’ esplorazione dell’ Alaska fu condotta da due tipi di uomini nettamente in contrasto tra loro: da un lato, risoluti esploratori di solida fama come Vitus Bering e le altre figure storiche che tra poco conosceremo; dall’ altro, duri, anonimi avventurieri e mercanti, i quali spesso ottnnnero risultati più concreti dei professionisti che li avevano preceduti. Da principio, questa seconda ondata di uomini in movimento si componeva di furfanti, ladri, assassini e tipacci di ogni genere che erano nati in Siberia o vi avevano prestato servizio, e il loro motto, quando iniziarono a esplorare le isole Aleutine, era conciso quanto preciso: “”Lo zar è lontanissimo, a Pietroburgo, e Dio sta nell’ alto dei cieli. Non può vederci. Noi, invece, siamo qui sull’ isola, per cui facciamo quel che è necessario””. (pag 124-125)”,”USAS-129″ “MICHENER James A.”,”Polonia. La saga di un popolo indomabile.”,”L’autore ha girato più volte in lungo e in largo il paese ed è stato aiutato nella stesura dei fatti storici da esperti storici polacchi.”,”POLx-001-FB” “MICHNIK Adam, a cura di Francesco M. CATALUCCIO”,”Il pogrom.”,”MICHNIK Adam storico, è stato uno dei protagonisti del dissenso polacco dal 1968 al 1989 e fondatore del maggiore quotidiano di Varsavia, ‘Gazeta Wyborcza’. Ha scritto ‘La Chiesa e la sinistra in Europa’ (1980). Francesco M. CATALUCCIO ha scritto saggi sulla letteratura, la storia e la cultura della Polonia e del Centro Europa.”,”POLx-036″ “MICHNIK Adam, a cura di Francesco M. CATALUCCIO”,”Il pogrom.”,”Adam Michnik storico, è stato uno dei principali protagonisti del dissenso polacco dal 1968 al 1989, e fondatore e direttore del maggiore quotidiano di Varsavia, ‘Gazeta Wyborcza’. Ha pubblicato molti libri e saggi. I suoi articoli di commento sono pubblicati spesso da La Repubblica e MicroMega. Tra le sue opere: La Chiesa e la sinistra in Polonia, Etica della resistenza, Scritti dalla prigione e dalla libertà. Kielce, città della Polonia sud-orientale, venne occupata dalle truppe tedesche appena pochi giorni dopo lo scoppio della Seconda Guerra mondiale. I tedeschi incominciarono immediatamente le persecuzioni contro gli ebrei della cittadina. Un ghetto venne instaurato nell’aprile del 1941. Francesco M. Cataluccio ha scritto saggi sulla letteratura, la storia e la cultura della Polonia e del Centro Europa. Ha curato le opere di Witold Gombrowicz, Bruno Schulz, Gustaw Herling, Bronislaw Geremek. É autore di Immaturità, La malattia del nostro tempo.”,”EBRx-010-FL” “MICKIEWICZ Adam, a cura di Marina BERSANO BEGEY”,”Gli slavi. Preceduto dal Libro della nazione e dei pellegrini polacchi, coi documenti della Legione polacca del ’48 e gli articoli sulla questione italiana del ’49.”,”ANTE1-53″,”POLx-032″ “MICKLETHWAIT John WOOLDRIDGE Adrian”,”The Company. A Short History of a Revolutionary Idea.”,”MICKLETHWAIT J. è un giornalista che lavora negli Stati Uniti per ‘The Economist’. Anche A. WOOLDRIDGE lavora per la testata inglese a Washington. Essi sono coautori del volume ‘A Future Perfect: The Challenge and Promise of Globalization’ e ‘The Witch Doctors: Making Sense of the Management Gurus’ “”Sloan [Alfred Sloan (1875-1966)], who became GM’s president in 1923, was the prototypical organization man, the first manager to be famous for just that. “”Management has been my specialization””, he wrote flatly in his autobiography. Du Pont [Pierre Du Pont (1870-1954)] and Sloan decided that the company’s activities were too disparate to be run by a single central authority. Instead, they decided to treat its various unity – its car, truck, parts, and accessory businesses – as autonomous divisions. Each division was defined by the market that it served, which in the case of cars was determined by a “”price pyramid””: Cadillac for the rich, Oldsmobile for the comfortable but discreet, Buick for the striving, Pontiac for the poor but proud, and Chevrolet for the plebs. (…) Yet, is Sloanism was built on decentralization, it was controlled decentralization”” (pag 105-106)”,”ECOG-034″ “MICUNCO Giuseppe”,”Albania nella storia. Breve storia dell’ Albania.”,”Giuseppe MICUNCO è docente del corso di perfezionamento in didattica del latino presso la Facoltà di Magistero dell’ Università di Bari. Ha pubblicato articoli sulla storia del mondo classico. Si occupa di storia e letteratura albanese. “”Ma, intanto, nel 1941 partigiani antifascisti e intellettuali socialisti fondano il Partito Comunista Albanese e, nel 1944, il Fronte di Liberazione Nazionale. Il 20 ottobre 1944 Enver Hoxha costituisce un governo provvisorio nazionale. Il 28 novembre 1944 le truppe naziste lasciano l’Albania e il governo si trasferisce a Tirana. E’ la liberazione. “”Dalla pioggia alla grandine”” la definì Mons. Prennushi, arcivescovo di Durazzo, che abbiamo già ricordato tra i più illustri intellettuali e patrioti dell’Albania del ‘900, e che di questa “”liberazione”” fu vittima insieme a tanti altri. Mons. Prennushi fu arrestato dalla dittatura comunista nel 1946: processato, condannato a venti anni di carcere, imprigionato, torturato, morì di stenti e sofferenze nel 1949.”” (pag 39)”,”EURE-059″ “MIDDLEKAUFF Robert”,”The Glorious Cause. The American Revolution, 1763-1789.”,”Robert Middlekauff è stato Direttore dell’ Huntington Library, San Marino, California. La Francia ha svolto un ruolo significativo nella guerra d’indipendenza americana. Dopo la vittoria dei ribelli a Saratoga, la Francia ha stipulato un trattato di alleanza con le tredici colonie, cambiando drasticamente il corso degli eventi 1. La Francia ha inviato armi, munizioni, divise, ufficiali e, in seguito all’entrata ufficiale della Francia nel conflitto, di contingenti militari e navi 1. L’intervento francese ha permesso all’esercito continentale di non soccombere alle offensive britanniche e poi di avere la meglio sulla madrepatria 1. Le ragioni profonde della decisione della Francia di intervenire nella guerra sono da ricercare nell’annoso conflitto tra Francia e Gran Bretagna per la supremazia sull’Europa e sull’Atlantico, che porta le due potenze a fronteggiarsi numerose volte tra il 1689 e il 1815 in quella che alcuni storici definiscono la ‘seconda guerra dei cent’anni’ 1. In particolare, la clamorosa sconfitta inferta dalle forze anglo-prussiane alla Francia, alleata con Russia e Austria, nella guerra dei sette anni (1756-1763) porta la corona francese a vedere nella rivoluzione americana una imperdibile occasione per assestare un duro colpo agli interessi coloniali britannici 1 (copil) Ne parla anche Robert Middlekauff, autore di ‘The Glorious Cause. The American Revolution, 1763-1789’, nel capitolo XVII: ‘The Revolution Becomes a European War’ ‘Robert Middlekauff, autore di ‘The Glorious Cause. The American Revolution, 1763-1789’, nel capitolo XVII: ‘The Revolution Becomes a European War’, parla del ruolo della Francia nella guerra d’indipendenza americana. Secondo Middlekauff, la Francia ha svolto un ruolo significativo nella guerra d’indipendenza americana. Dopo la vittoria dei ribelli a Saratoga, la Francia ha stipulato un trattato di alleanza con le tredici colonie, cambiando drasticamente il corso degli eventi 1. La Francia ha inviato armi, munizioni, divise, ufficiali e, in seguito all’entrata ufficiale della Francia nel conflitto, di contingenti militari e navi 1. L’intervento francese ha permesso all’esercito continentale di non soccombere alle offensive britanniche e poi di avere la meglio sulla madrepatria 1. Le ragioni profonde della decisione della Francia di intervenire nella guerra sono da ricercare nell’annoso conflitto tra Francia e Gran Bretagna per la supremazia sull’Europa e sull’Atlantico, che porta le due potenze a fronteggiarsi numerose volte tra il 1689 e il 1815 in quella che alcuni storici definiscono la “seconda guerra dei cent’anni” 1. In particolare, la clamorosa sconfitta inferta dalle forze anglo-prussiane alla Francia, alleata con Russia e Austria, nella guerra dei sette anni (1756-1763) porta la corona francese a vedere nella rivoluzione americana una imperdibile occasione per assestare un duro colpo agli interessi coloniali britannici 1′ (copil.)”,”USAG-003-FSD” “MIECZKOWSKI Yanek”,”The Routledge Historical Atlas of Presidential Elections.”,”MIECZKOWSKI Yanek è Chair of the History Department della Routledge Atlases of American History, e professore di storia al Barnard College. E’ coeditore di ‘American National Biography’ e di ‘Mapping America’s Past’. Elezioni dal 1789-1792 al 2000 Bibliografia: Dave Leip’s Atlas of U.S. Presidential Elections uselectionatlas.org/ Traduci questa pagina Detailed national results of US Presidential Elections from 1789 through 2012, US Senate and … Aggregated Official Results of Past Elections (Maps & Data). – http://uselectionatlas.org/ Sito con cartine interessante anche per le primarie altro atlante elezioni: Historical atlas of U.S. presidential elections 1788-2004 / Historical Atlas of U.S. Presidential Elections, 1788-2004 presents a comprehensive and vivid portrait of voting patterns and trends in presidential balloting from the uncontested first election to two of the most controversial and hard-fought contests in U.S. history. The Atlas uses sets of… Full description Other Authors: Archer, J. Clark. Format: Map Language: English Published: CQ Press, 2006 Subjects: Presidents > United States > Election > History > Maps. Elections > United States > History > Maps. Elections > United States > History > Statistics. Tags: Add Tag No Tags, Be the first to tag this record! Cover Image Holdings Description Table of Contents Comments Summary/Reviews Staff View Table of Contents: Presidential elections Political parties and presidential elections The nomination process Changes in the electorate Political geography of settlement Historical trends in suffrage and voter participation Previous works in mapping U.S. presidential elections Construction of the presidential elections maps 1788-1789 presidential election 1792 presidential election 1796 presidential election 1800 presidential election 1804 presidential election 1808 presidential election 1812 presidential election 1816 presidential election 1820 presidential election 1824 presidential election 1828 presidential election 1832 presidential election 1836 presidential election 1840 presidential election 1844 presidential election 1848 presidential election 1852 presidential election 1856 presidential election 1860 presidential election 1864 presidential election 1868 presidential election 1872 presidential election 1876 presidential election 1880 presidential election 1884 presidential election 1888 presidential election 1892 presidential election 1896 presidential election 1900 presidential election 1904 presidential election 1908 presidential election 1912 presidential election 1916 presidential election 1920 presidential election 1924 presidential election 1928 presidential election 1932 presidential election 1936 presidential election 1940 presidential election 1944 presidential election 1948 presidential election 1952 presidential election 1956 presidential election 1960 presidential election 1964 presidential election 1968 presidential election 1972 presidential election 1976 presidential election 1980 presidential election 1984 presidential election 1988 presidential election 1992 presidential election 1996 presidential election 2000 presidential election 2004 presidential election.”,”USAS-214″ “MIEGE J.L.”,”L’ imperialismo coloniale italiano dal 1870 ai giorni nostri.”,”MIEGE J.L., direttore presso l’ Università di Aix-en-Provence dell’ Institut d’ Histoire des Pays d’ Outre-Mer, è autore di saggi tra cui ‘Le Maroc et l’ Europe’ (1961-64) e ‘Espansione europea e decolonizzazione dal 1870 ai nostri giorni’ (1976) “”La propaganda araba dell’ Italia, che dapprima aveva posto l’ accento essenzialmente sull’ amicizia italo-musulmana e che era stata utilizzata in favore degli interessi italiani, modificava progressivamente il suo orientamento, accentuando l’ ostilità verso la Francia e tentando di minare le sue posizioni””. (pag 176-177) “”A partire dal 1930, dunque, la politica italiana metteva in discussione, in tutto il bacino del Mar Rosso, l’ influenza inglese””. (pag 179)”,”ITQM-086″ “MIEGE J.L.”,”L’imperialismo coloniale italiano dal 1870 ai giorni nostri.”,”J.L. Miege, direttore presso l’ Università di Aix-en-Provence dell’ Institut d’ Histoire des Pays d’ Outre-Mer, è autore di saggi tra cui ‘Le Maroc et l’ Europe’ (1961-64) e ‘Espansione europea e decolonizzazione dal 1870 ai nostri giorni’ (1976). La propaganda araba dell’Italia e la politica islamica (pag 176-) (ottendendo l’appoggio e l’adesione delle personalità nazionaliste influenti nel mondo arabo)”,”ITQM-003-FC” “MIÈGE Jean-Lous, edizione italiana a cura di Enrico DE-CLEVA”,”Espansione europea e decolonizzazione dal 1870 ai nostri giorni.”,” Le opposizioni all’espansione europea. 1. L’anticolonialismo europeo 2. Il movimento 1900-1914 (in Europa, l’opposizione anticolonialista della II Internazionale ecc. 3. Le resistenze locali. 4. I nazionalismi. I movimenti nazionali”,”PVSx-081″ “MIEGE J.L.”,”L’impérialisme colonial italien de 1870 a nos jours.”,”J.L. Miège, già Professore nella Facoltà di Lettere e Scienze umane di Aix-en-Provence.”,”ITQM-010-FSD” “MIEGGE Mario”,”Che cos’è la coscienza storica?”,”Mario Miegge (1932) ha svolto la sua attività di insegnante inizialmente nel Liceo classico statale di Avezzano e poi nelle Università di Urbino e di Ferrara, dove è attualmente (2004) professore emerito di Filosofia teoretica. Ha pubblicato tra l’altro: ‘Profezia e storia da Thomas Müntzer a Isaac Newton’ (1995). Il volume riporta molte citazioni (tra cui Marx ed Engels)”,”STOx-001-FMP” “MIELI Renato”,”Togliatti 1937. Le responsabilità del leader del PCI nel terrore staliniano.”,”Renato MIELI è nato ad Alessandria (Egitto) il 29 dicembre 1912. Ex direttore de ‘L’ Unità’ di Milano e stretto collaboratore di TOGLIATTI, ha lasciato il PCI dopo i fatti di Ungheria ed ha successivamente fondato e diretto per oltre 20 anni il CESES (Centro studi sui sistemi socio-economici dell’ Est). Collaboratore del ‘Giornale’ fin dall’ inizio e poi del ‘Corriere della Sera’, ha curato la pubblicazione del ‘PCI allo specchio’.”,”PCIx-024″ “MIELI Aldo”,”Lavoisier.”,”Nato nel 1743 da agiata famiglia, Antoine-Laurent LAVOISIER mostrò subito attitudine per le ricerche scientifiche. A 25 anni fu chiamato a far parte dell’ Accademia delle Scienze di Parigi. Oltre alla sua ‘vocazione chimica’, fece anche una carriera pubblica: fece parte della Ferme générale, organizzazione di carattere finanziario a cui i re di Francia affidavano da secoli, il compito di riscuotere le principali imposte. Nel 1779 divenne fermier général carica redditizia ma invisa al popolo. Quindi ebbe incarichi nella Tesoreria Nazionale. Con la rivluzione finì tra gli avversari del moto popolare. Alla fine del 1793 fu arrestato e nonostante la fama di grande scienziato fu condannato a morte. L’ esecuzione avvenne l’ 8 maggio 1794. “”Nel 1789 col Traité de chimie si compiva la rivoluzione chimica per opera di Lavoisier. Nello stesso anno iniziava la grande rivoluzione politica della Francia.”” (pag 46)”,”BIOx-082″ “MIELI Paolo”,”Storia e politica. Risorgimento fascismo e comunismo.”,”Paolo MIELI (Milano 1949) ha compiuto gli studi a Roma dove si è laureato con unba tesi sul fascismo sotto la guida di Renzo DE-FELICE al cui fianco negli anni Settanta ha svolto un’ intensa attività didattica. Ha lavorato come giornalista prima all’ Espresso, poi a Repubblica e infine alla Stampa. Dal 1992 al 1997 è stato direttore del Corriere della Sera. Ha scritto numerosi libri. Giolitti e il partito socialista. “”In quei mesi a Salvemini capitò di notare strane assenze dei deputati socialisti e dell’ estrema Sinistra nei più delicati momenti di voto su queste vicende. E prese ad additare alcuni parlamentari della Sinistra come “”giolittiani in maschera””. Cosa che provocò una dura reazione da parte di un altro suo importante amico socialista, Oddino Morgari, che gli scrisse rimproverandogli una sorta di “”monomania”” (…). Così, a poco a poco, Salvemini si staccò dal partito socialista suggerendo ai compagni sensibili alle sue istanze (Oddino Morgari e Giuseppe Emanuele Modigliani) di fare gruppo a sé: “”Sareste in tutti una mezza dozzina; ma sei persone, che vanno d’accordo e agiscono seriamente, valgono molto di più di cento persone che hanno il solo programma di aspettare i cenni di Giolitti””. Furono poi le battaglie per il suffragio universale, per l’ intervento in guerra e per la proporzionale. Ma sempre tenendo alta la bandiera della questione morale contro Giolitti (…)””. (pag 190-191) Quei soldi a Bordiga. “”Amadeo Bordiga, primo segretario di quel Partito comunista d’ Italia che era nato a Livorno nel 1921, fu arrestato a Roma il 3 febbraio 1923. Aveva sottobraccio una borsa di cuoio che conteneva una somma pari a trecento milioni di oggi. Il suo partito era ancor anella legalità, ma da quell’ episodio ebbe origine un clamoroso processo che a sorpresa si concluse con l’ assoluzione dello stesso Bordiga e di altri trenta dirigenti comunisti. Nella storiografia della Sinistra e non, questa vicenda viene ricordata come una delle prime manifestazioni, ancorché andata a vuoto visto l’ esito giudiziario, della repressione fascista.”” (pag 287)”,”ITAB-211″ “MIELI Renato”,”Deserto rosso. Un decennio da comunista.”,”MIELI Renato (1912-1991) giornalista e studioso, dopo aver militato nel PCI ha fondato e diretto il CESES per lo studio dei paesi dell’ Est Europeo e ha collaborato al ‘Giornale’ e al ‘Corriere della sera’. Ha scritto ‘Togliatti 1937′ (1964). “”Non fu difficile interrogarlo scopertamente. L’ occasione si presentò nell’ aprile del ’55 e non me la lasciai sfuggire. Mi aveva chiesto di dargli una mano per la pubblicazione di un numero unico di “”Rinascita”” per il decennale della Liberazione ed io ero stato ben lieto di accettare l’ incarico. Mi toccò quindi leggere e giudicare alcuni degli scritti che avrebbero dovuto far parte di quel numero unico. Tra quegli scritti ce n’era uno che mi sembrava particolarmente infelice: quello sulla politica sovietica nel biennio 1939-41. D’accordo, il tema era spinoso, e l’ autore si era ingegnato ad eluderlo, cercando di far ricadere le colpe delle scelte di Stalin sulle democrazie occidentali. Risultato: un fiasco. Dissi a Togliatti che quell’ articolo andava riscritto, secondo me, in un’ ottica completamente diversa. E’ inutile negare – sostenni – che gli avvenimenti di quei due anni seguirono una logica ben precisa: quella dell’ intesa con la Germania. Altrimenti, come spiegarseli, a cominciare dalla spartizione della Polonia? Togliatti mi ascoltava in gran disagio. Era rimasto ancora ancorato alla versione sovietica di quel tempo. Con l’ invasione tedesca della Polonia ed il crollo dello stato polacco – ripeteva – si era creato un vuoto di potere ad oriente della Vistola, che era pericoloso per tutti. Macché vuoto di potere – replicai – la sorte di quel territorio era stata decisa dagli accordi Ribbentrop-Molotov dell’ agosto 1939, o meglio dai protocolli segreti allegati a quel patto. Lo sanno tutti – aggiunsi. Quei protocolli, caduti in mano degli americani alla fine della guerra, erano stati pubblicati dal Dipartimento di Stato e mai smentiti da nessuno. Togliatti sembrava cadere dalle nuvole. “”Non ci credi?”” – gli dissi – Te li mostro subito””. Andai nel mio ufficio e ritornai da lui con il testo dei protocolli segreti pubblicati da “”Relazioni Internazionali”” fin dal 1948. Rimase di sasso, non so se per la sorpresa o per finta ignoranza. (…)””. (pag 87-88)”,”PCIx-308″ “MIELI Paolo”,”Le storie, la storia.”,”MIELI Paolo (Milano, 1949) ha compiuto gli studi a Roma dove si è laureato con una tesi sul fascismo sotto la guida di Renzo De Felice al cui fianco negli anni Settanta, ha svolto attiività didattica. Come giornalista ha lavorato all’Espresso, Repubblica, Stampa, Corriere della Sera, e molte riviste.”,”STOx-189″ “MIELI Renato”,”Atomi per la pace.”,”””Sta di fatto che finora esiste in tutto il mondo una sola centrale atomica: quella sovietica. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non dispongono ancora di alcun impianto del genere. Dispongono, è vero, di alcuni reattori che producono energia termica, la quale può essere trasformata in energia elettrica. Si sa infatti che con reattori del genere si è alimentata la rete industriale, a titolo di prova, di qualche piccolo centro abitato americano e si è collaudata una pila atomica ad alto rendimento industriale. Ma ciò non significa che sia stato risolto il problema della costruzione di una vera e propria centrale nucleo-termo-elettrica”” (pag 47-48)”,”SCIx-448″ “MIELI Renato”,”Deserto rosso. Un decennio da comunista.”,”Renato Mieli nacque ad Alessandria d’Egitto il 29 dicembre 1912 da una famiglia italiana di origini ebraiche. Dopo aver completato gli studi superiori venne in Italia a frequentare l’università e si laureò in fisica e matematica a Padova nel 1935. Insegnò poi nel liceo femminile di Bassano fino al 1938, anno in cui a causa delle leggi razziali fu costretto a lasciare l’Italia facendo ritorno in Egitto. Giornalista e studioso, dopo aver militato nel PCI ha fondato e diretto il CESES per lo studio dei paesi dell’Est europeo e ha lungamente collaborato al Giornale e al Corriere della Sera. Morto il 20 maggio 1991.”,”PCIx-029-FL” “MIELI Paolo”,”Le storie, la storia.”,”Paolo Mieli (Milano, 1949) ha compiuto gli studi a Roma dove si è laureato con una tesi sul fascismo sotto la guida di Renzo De Felice al cui fianco negli anni Settanta, ha svolto attiività didattica. Come giornalista ha lavorato all’Espresso, Repubblica, Stampa, Corriere della Sera, e molte riviste.”,”STOx-003-FMP” “MIELI Paolo”,”Il tribunale della storia. Processo alle falsificazioni.”,”Paolo Mieli giornalista e storico, negli anni Settanta allievo di Renzo De Felice e Rosario Romeo. È stato all’ ‘Espresso’ poi a ‘Repubblica? e alla ‘Stampa, che ha diretto dal 1990 al 1992. Dal 1992 al 1997 e dal 2004 al 2009 è stato direttore del ‘Corriere della Sera’. Dal 2009 al 2016 è stato presidente di RCS libri.”,”STOx-352″ “MIELI Paolo a cura”,”Napoli ai tempi del Fascismo. Un’inchiesta degli allievi della Scuola di Giornalismo Suor Orsola Benincasa di Napoli.”,”L’oggetto di indagine è la peculiare fisionomia assunta dal fascismo a Napoli. Gli articoli ne offrono una ricca e significativa panoramica: si va dai profili dei protagonisti individuali, noti e meno noti, ai soggetti sociali (piccola borghesia, movimento operaio), da vicende particolarmente rilevanti (le Quattro Giornate, anche nella visione che se ne offrì a livello internazionale; la gestione architettonico- urbanistica della città; i casi di antisemitismo; le vicende de «Il Mattino») al ruolo delle donne (dove spicca la figura di Maddalena Cerasuolo, detta Lenuccia), sino a fenomeni sociali e di costume (i teatri, i circoli, i caffè, la moda e, naturalmente, il calcio). Particolarmente variegato è il panorama dei profili individuali, che mostra la rilevanza politico-culturale della città. Anzitutto, ci sono una serie di personaggi meno noti a livello nazionale, ma di grande interesse storico, come Aurelio Padovani (il carismatico ‘ras’ locale, fascista intransigente e dissidente, morto in circostanze non del tutto chiare nel 1926); il cardinale Ascalesi (che resse l’arcivescovado dal 1924 al 1952); il giornalista Giovanni Preziosi (campione dell’antisemitismo); il sacerdote Edoardo Alberto Fabozzi (la cui opera rappresenta il fermento del mondo cattolico, anche in ambito socio-culturale, così importante in prospettiva per la ricostruzione della democrazia in Italia dopo la guerra); il commissario Castelli (la cui rilevanza segnala il fatto che, in qualche modo, sotto il fascismo Napoli fu sempre ‘commissariata’ dal potere centrale); l’imprenditore e fondatore del Napoli Calcio Giorgio Ascarelli (la cui vicenda incrocia il tema dell’antisemitismo) e il centravanti Attila Sallustro (il primo idolo calcistico dei napoletani). Vi sono poi personaggi di rilievo nazionale e internazionale, spesso appartenenti al mondo antifascista, di cui vengono lumeggiati aspetti particolari: da Benedetto Croce a Giovannni Amendola, da Enrico De Nicola ad Amadeo Bordiga, da Manlio Rossi-Doria a Emilio Sereni. Completano il quadro le interviste a due attenti conoscitori del fascismo a Napoli, lo storico Paolo Varvaro e il giornalista Gigi Di Fiore. Nell’insieme, il sovrapporsi variegato delle inchieste presenti in questo volume conferma, come scriveva Croce, quanto «complessa e intricata, varia e profondamente policentrica» sia la storia italiana e quanto sia necessario, proprio per questo motivo, studiarla nelle sue realtà particolari e locali; che è l’unico modo, poi, per restituirne, in modo adeguato, la complessa unità. Indice. Lucio d’Alessandro 9 Cronaca e storia Paolo Mieli 13 Napoli ai tempi del fascismo Paolo Varvaro 19 «Una città diversamente fascista». Intervista di Raffaella Grimaldi Marco Demarco 29 Questo libro Prima parte Biennio 2015-2017 Anna Capasso Maurizia Marcoaldi 35 La piccola borghesia napoletana da Garibaldi a Mussolini Alessandra Caligiuri 45 Il movimento operaio e l’opposizione politica al fascismo Giuseppe Di Martino 53 Preziosi, il giornalista che odiava gli ebrei Tradusse i Protocolli dei Savi di Sion Antonio Esposito 63 Aurelio Padovani, dalla guerra in Libia alle azioni squadristiche nel porto di Napoli Antonio Lamorte 69 La misteriosa fine di Padovani Il ras più mussoliniano di Mussolini Emanuele La Veglia 79 Ascalesi, un cardinale pragmatico Dialogò con Mussolini e con gli Alleati Davide Uccella 85 Edoardo Alberto Fabozzi. Apostolato civile e autonomia culturale dei giovani cattolici Carolina Mautone 99 Il debole antifascismo della stampa napoletana. Il caso de «Il Mattino» della famiglia Scarfoglio Erminia Voccia 107 Il ruolo intellettuale e politico di Croce prima e dopo il Manifesto fascista Filomena Avino 115 Ascarelli e il Napoli Calcio. Quando il ciuccio cominciò a volare Alessandro Cappelli 121 L’architettura del regime. Ascesa e caduta del commissario Castelli Fausto Piu 129 Le Quattro Giornate. Fu vera Resistenza? Qualcuno ancora dubita, ma parlano i fatti Paola Corona 137 I gloriosi giorni di Napoli sulle pagine del «New York Times» Emilia Missione 149 Tora e Piccilli, dove gli ebrei napoletani furono salvati dal silenzio dei giusti Seconda parte Biennio 2020-2022 Enrico Esente 161 Gigi Di Fiore: «La Napoli in camicia nera? Prima erano tutti liberali, poi…» Stefano Ciccarelli 167 Enrico De Nicola, l’abile mediatore decisivo nel passaggio dal Re alla Repubblica Lucia Stefania Manco 175 Antifascismo e meridionalismo a Portici nell’esperienza di Rossi-Doria e Sereni Carmelo Vinci 191 Emilio Sereni. Dalla questione agraria ai paesaggi ritrovati dell’Italia postfascista Stefano Neri 197 Amedeo Bordiga, da fondatore del PCI a nemico della classe operaia 7 Maria Chiara Valecce 201 Giovanni Amendola, il primo politico a definire il fascismo ‘totalitarismo’ Dario Vito 205 Attila Sallustro, il primo idolo dei napoletani Un fuoriclasse in campo. E non solo Annachiara Giordano 213 I teatri, i circoli, i Caffè I luoghi della cultura nella Napoli fascista Mattia Ronsisvalle 217 Le donne nel regime fascista. Il mondo rosa nel periodo nero Letizia Bambagini 233 Arriva il Duce, addio tacchi e tight. Ora si portano zeppe e camicie nere Cristina Somma 237 Furono 700 i napoletani uccisi dai tedeschi. Ecco il prezzo pagato per la liberazione Claudio Mazzone 245 Cocco, Buonocore, Aria e gli altri ‘guappi’ che convissero con le camicie nere Napoli ai tempi del fascismo”,”ITAF-415″ “MIELKE Siegfried a cura”,”Internationales Gewerkschafts-Handbuch.”,”Saggi di K.P. TUDYKA O.R. LIEß T. ETTY E. PIEHL K. VON BEYME H. HANNELORE R. HANISCH O. WEGGEL P. JANSEN G. KIERSCH F. BRAUMANN R. KLAUS P. LÖSCHE e altri”,”SIND-041″ “MIÉVILLE China”,”Il treno degli dèi. Romanzo.”,”Il treno degli dèi Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search Il treno degli dèi Titolo originale Iron Council Autore China Miéville Il treno degli dèi (Iron Council, 2004) è il quarto romanzo dello scrittore britannico China Miéville, ed il terzo ambientato nel mondo immaginario del Bas-Lag. Oltre alle influenze steampunk e New Weird che caratterizzavano gli altri romanzi della serie, Il treno degli dèi presenta alcuni elementi del genere western. Rispetto agli altri lavori narrativi dello scrittore inglese, Il treno degli dèi è probabilmente quello in cui l’impegno politico dell’autore traspare maggiormente, essendo fortemente ispirato dalle posizioni del movimento anti-globalizzazione e del Socialist Workers Party inglese, e trattando tematiche sociali complesse come imperialismo, corporativismo, terrorismo, odio razziale, omosessualità, assimilazione culturale, diritti dei lavoratori e guerra. Il romanzo ha vinto il Premio Arthur C. Clarke e il Premio Locus nel 2005, ricevendo le candidature per i premi Hugo e World Fantasy Award nello stesso anno[1]. Trama È tempo di rivolte e rivoluzioni, conflitti e intrighi. New Crobuzon sta cadendo a pezzi. Da un lato la guerra contro l’arcana, oscura città-stato di Tesh, dall’altro i ribelli che si aggirano per le strade portando la metropoli sull’orlo della rovina. Nel mezzo dei disordini, una misteriosa figura mascherata incita a una nuova forma di ribellione, mentre tradimenti e violenze si manifestano in luoghi inconsueti. Per sfuggire al caos e alla repressione, un piccolo gruppo di rinnegati è fuggito dalla città e ha attraversato terre straniere, alla ricerca di una speranza perduta, di una leggenda immortale. Così, nelle tragiche ore in cui sangue e orrore dilagano a New Crobuzon, si diffonde una voce: sta giungendo il momento del Concilio di Ferro. Collegamenti con gli altri romanzi Così come i precedenti lavori ambientati nell’universo fittizio del Bas-Lag, anche il Treno degli dèi è un romanzo compiuto è può essere letto in modo indipendente. I luoghi e i personaggi del libro hanno però molti legami con altri romanzi e racconti dell’autore, in particolare con Perdido Street Station e La città delle navi. Critica «Ne “”Il treno degli dèi””, Miéville torna a New Crobuzon con un inno al socialismo utopico, ai rivoluzionari romantici e alla tradizione radicale europea.»”,”VARx-166-FL” “MIGLIARDI Giorgio; con testi di LENIN PLECHANOV KAUTSKY AKSELROD MARTOV ZASULIC POTRESEV PARVUS TROTSKY”,”Lenin e i menscevichi. L’ ‘Iskra’ 1900-1905.”,”Nell’opera vengono riportati testi di LENIN, PLECHANOV, KAUTSKY, AKSELROD AXELROD, MARTOV, ZASULIC, POTRESEV, PARVUS, TROTSKY. Giorgio MIGLIARDI è nato a Torino nel 1936. Allievo di Walter MATURI, si è laureato in lettere e filosofia all’Univ di Torino con una tesi di laurea sulla formazione politica di TROTSKY e si è specializzato in storia contemporanea a Napoli, sotto la guida di Federico CHABOD, con una borsa di studio dell’Istituto italiano per gli studi storici ‘Benedetto Croce’. La sua tesi di laurea è stata pubblicata dalla ‘Rivista Storica del Socialismo’ di cui è stato uno dei redattori. Ha pubblicato saggi e articoli sulla socialdemocrazia russa, sul partito bolscevico e sul movimento sindacale e internazionale sugli ‘Annali dell’Istituto G. Feltrinelli’ e sulla rivista ‘Problemi del socialismo’. Ha curato un’edizione di ‘Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’ (MILANO, 1961) e ha contribuito a ‘Dibattito sullo stalinismo’ (ROMA, 1964). E’ stato redattore, per la collana storica della casa editrice Giulio Einaudi. Studioso di problemi del mondo arabo ha collaborato a riviste varie (‘Palestina’, ‘Mondo nuovo’). Giornalista dal 1973 al 1976 è stato corrispondente del quotidiano ‘L’Unità’ ad Algeri. Lavora attualmente a Roma come redattore del servizio esteri dell’Unità.”,”LENS-007″ “MIGLIARDI Giorgio a cura; scritti di M.A. BAKUNIN N.G. CERNYSEVSKIJ A.I. HERZEN D.V. KARAKOZOV S.M. KRAVCINSKIJ P.L. LAVROV M.L. MICHAJLOV N.K. MICHAJLOVSKIJ S.G. NECAEV N.V. SELGUNOV L.E. SISKO P.N. TKACEV L.A. TICHOMIROV P.G. ZAJCNEVSKIJ N.I. ZUKOVSKIJ”,”Il populismo russo.”,”Scritti di M.A. BAKUNIN N.G. CERNYSEVSKIJ A.I. HERZEN D.V. KARAKOZOV S.M. KRAVCINSKIJ P.L. LAVROV M.L. MICHAJLOV N.K. MICHAJLOVSKIJ S.G. NECAEV N.V. SELGUNOV L.E. SISKO P.N. TKACEV L.A. TICHOMIROV P.G. ZAJCNEVSKIJ N.I. ZUKOVSKIJ Contiene: A proposito dell’ edizione russa di un libro di Karl Marx, di Nikolaj K. MICHAJLOVSKIJ (pag 218) Lettera della Narodnaja Volja a Karl Marx (pag 295) “”Dich stört nicht im Inner Zu lebendiger Zeit Unnützes Erinnes Und vergeblicher Streit”” (versi di Goethe dedicati agli Stati Uniti, ‘Agli Stati Uniti’, con cui Herzen apriva, nel 1850, il suo saggio sullo ‘Sviluppo delle idee rivoluzionarie in Russia’. (ER, Roma, 1971, prefazione di G. Borghini) (Nella tua esistenza, piena di linfa e di vita, non sei turbata da inutili ricordi, né da dispute vane) “”In quel tipo di affari che porta il nome di ordine burocratico viene presa come regola di essere d’accordo con tutto quello che dice il superiore che presiede l’ assemblea. Forse vi sembrerà strana questa regola, ma proprio perché non conoscete le fondamenta su cui essa è sorta. Il fatto è che si suppone sempre che il presidente – o chiunque sia il capo di un’ assemblea – abbia delle informazioni migliori sugli intendimenti del governo, che le prenda in considerazione e che si a l’ interprete dei piani già adottati dal governo. Voi sapete, Sire, che non è sempre così: capita che il governo non abbia ancora preso una decisione determinata su una questione che ha sottoposto all’ esame di una commissione burocratica; e talvolta capita che esso sia pronto a cambiare parere anche quando ha già espresso un’ opinione su una questione. Ma si tratta di casi eccezionali: tuttavia le regole di condotta non nascono da casi eccezionali e nell’ ordine burocratico tutti quelli che sono invitati a un’ assemblea sono sempre convinti di essere stati invitati a lavorare in base a istruzioni che non si possono modificare e di cui è depositario il capo dell’ assemblea, appositamente nominato. Invano quest’ultimo cercherà di convincerli del contrario; nessuno crederà che tutte le sue parole non debbano essere considerate come la base della risoluzione da elaborare. Questo stato d’ animo, assolutamente inevitabile nell’ ordine burocratico, agisce con tale forza e fascino sul presidente che anche se questi all’ inizio fosse stato pronto a distinguere tra le sue opinioni personali e le risoluzioni irrevocabili del governo, presto sarà portato a confondere queste nozioni e finirà con l’ immaginare che ogni parola che pronuncia avrà valore di legge; (…)””. (pag 117-118, N.G. Cernysevskij, Lettere senza indirizzo)”,”MRSx-042″ “MIGLIARDI Giorgio”,”L’ Internazionale dei sindacati rossi (Profintern) 1917-1924. Saggio bibliografico.”,”””Il trade-unionismo, nato dall’ esperienza sindacale dei paesi anglosassoni, è caratterizzato dalla lotta per il miglioramento costante delle condizioni dei lavoratori, senza mettere in discussione il quadro generale del sistema capitalistico. Tipica è la forma organizzativa, quella dei sindacati di mestiere, che mette in primo piano gli interessi di ogni singola categoria professionale, anziché quelli dei lavoratori di un intero settore industriale e dell’ insieme della classe operaia. Basti pensare che nei primi anni del secolo in Inghilterra nell’ industria tessile erano presenti 263 sindacati di mestiere, 226 nell’ industria del legno, 75 nelle miniere, ecc. Corporativismo e riformismo graduale ne erano le principali caratteristiche. E’ dal trade-unionismo che si sviluppa l’ ideologia dello stato neutrale, dell’ elemento pubblico come terzo fattore tra capitale e lavoro, come socialità al di sopra delle classi. La nascita del Partito laburista in Inghilterra (1906) non influì sul movimento sindacale e il partito rimase piuttosto l’ espressione del campo politico del trade-unionismo.”” (pag 326)”,”INTT-218″ “MIGLIARDI Giorgio a cura”,”Il Partito Operaio Social-Democratico Russo. I. 1883-1904.”,”””Mentre Martov continuava i contatti all’ interno della Russia, Lenin e Potresov nell’ agosto del 1900 si incontrarono in Svizzera con il gruppo della “”Liberazione del lavoro””. Le trattative non furono facili e rischiarono di risolversi in un fallimento. Già in questo periodo erano infatti presenti, seppure in forma embrionale, le divergenze che portarono, nel II Congresso del POSDR, alla frattura dell’ ala bolscevica e menscevica della social-democrazia russa. Uno dei punti in discussione fu la valutazione politica del ruolo della borghesia nella lotta contro l’ assolutismo e nella futura rivoluzione russa. Raggiunto infine un accordo, la redazione, composta da Lenin, Plechanov, Martov, Axelrod (Akselrod), Potresov e Zasulic, pubblicò una comune dichiarazione programmatica. Il primo numero dell’ Iskra poté uscire nel dicembre 1900. Nell’ articolo di fondo, ‘I compiti urgenti del nostro movimento’ Lenin definiva la linea d’ azione del giornale (…). L’ Iskra fin dal suo primo numero condannò severamente la linea del Rabocee Delo e della Rabocaja Mysl, con ciò aprendo la lotta aperta per l’ egemonia nella socialdemocraiza russa. Accanto all’ Iskra, secondo l’ accordo raggiunto, fu pubblicata la rivista teorica Zarja, redatta da Plechanov, Akselrod e Zasulic.”” (pag 639) “”L’aperta rottura del gruppo dell’ Iskra si manifestò tuttavia solo sulla questione degli organi centrali del partito. Lenin aveva avanzato la richiesta che la redazione dell’ Iskra, per motivi di funzionalità, fosse ridotta a sole tre persone. Martov vide in questa proposta un atto di sfiducia verso gli altri membri della redazione che sarebbero stati esclusi, Akselrod, Potresov e Zasulic, e rifiutò di entrare nella redazione eletta dal Congresso (Plechanov, Martov e Lenin). In questa occasione egli non poté più contare sull’ appoggio dei delegati del Bund, che avevano abbandonato il congresso, e sui delegati dell’ Unione (Martynov e Akimov), che ne aveva seguito l’ esempio quando il Congresso decise di riconoscere la Lega come unica rappresentanza del partito all’ estero. Lenin, con l’ appoggio di Plechanov, poté così contare su una salda maggioranza. La proposta di confermare la vecchia redazione, presentata da Trotsky, fu respinta con 19 voti e 3 astensioni; la proposta di limitare la redazione a tre persone venne presa con 25 voti contro 2 e 17 astensioni. Dal risultato di queste votazioni ebbe origine il nome di “”bolscevichi”” (maggioranza) e “”menscevichi”” (minoritari), per le due nuove tendenze della socialdemocrazia russa. Il congresso, dominato ormai dalla nuova maggioranza di Lenin e Plechanov, elesse un Comitato Centrale di tre persone, G.M. Krzizanovskij, F.V. Lengnik e V.A. Noskov-Glebov, tutti appartenenti alla maggioranza. Plechanov venne nominato presidente del Consiglio del partito.”” (pag 647) Axelrod, Pavel Borisovitch. 25.8.1850 (?) Pochep (governatorato di Cernigov, Russia),16.4.1928 Berlino, dal 1889 cittadino di Zurigo. Figlio di un ebreo di estrazione piccolo borghese. Aderente al movimento populista dei narodniki, emigrò a seguito della loro sconfitta. Dal 1875 al 1922 visse per lo più in Svizzera, prima a Ginevra e dal 1881 a Zurigo, dove si fece un nome come pubblicista e teorico del movimento socialista. Tra i fondatori, nel 1883, del Gruppo per l’emancipazione del lavoro, dal 1888 al 1900 fu membro della Lega dei socialdemocratici russi all’estero. Nel 1903, dopo la scissione del partito operaio socialdemocratico russo, si schierò contro Lenin e divenne un leader dei menscevichi; su queste posizioni partecipò alle conferenze di Zimmerwald e Kiental. Rientrato in Russia nel 1917, lasciò definitivamente il Paese allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre. Bibliografia -A. Ascher, P. Axelrod and the Development of Menshevism, 1972 Autore: Heinrich Riggenbach / vfe (fonte Diz st. della Svizzera)”,”RIRx-128″ “MIGLIARDI Giorgio a cura”,”Il Partito Operaio Social-Democratico Russo. II. 1905-1917.”,”””Il congresso di unificazione del POSDR si riunì a Stoccolma dal 10 (23) aprile al 25 aprile (8 maggio) 1906. Vi parteciparono 112 delegati, in rappresentanza di 57 organizzazioni, più 22 con voto consultivo e 12 rappresentanti delle organizzazioni social-democratiche nazionali (…).I principali punti all’ ordine del giorno furono il programma agrario, la situazione attuale, e i compiti di classe del proletariato, l’ atteggiamento verso la Duma, l’ insurrezione armata, l’unificazione con i partiti social-democratici nazionali. (…) Importante fu la discussione sui rapporti con la Duma. Relatori furono Akserlod (Axelrod) e Lenin. Da poco si conoscevano i risultati delle elezioni. Alcuni socialdemocratici riuscirono ad essere eletti, specialmente nel Caucaso. I bolscevichi lottarono contro le illusioni costituzionali e sostennero, anche se con scarsa convinzione, particolarmente da parte di Lenin, la tattica del boicottaggio. Anche su questo punto, la mozione menscevica ottenne la maggioranza. Lo stesso venne sul problema dell’ insurrezione; i menscevichi con alla testa Plechanov criticarono l’ insurrezione di Mosca; alcuni sostennero, in implicita polemica con Trotsky (che era stato arrestato nel dicembre), che i menscevichi dall’ ottobre al dicembre si erano comportati “”da bolscevichi””, criticando la battagliera linea del Nacalo. Infine, fu approvato un nuovo statuto del partito: il primo paragrafo venne approvato con la formulazione di Lenin al secondo congresso; gli altri paragrafi si ispirarono al principio del centralismo democratico. Alla fine del congresso venne decisa l’ unificazione con la social-deocrazia della Polonia e Lituania, la social-democrazia lettone, che vennero riconosciute come organizzazioni territoriali del partito. Vengono anche poste le basi per l’unificazione col Bund. Del nuovo CC fecero parte sette menscevichi: V.N. Rozanov, L.I. Goldman, L.N. Radcenko, L.M. Chincuk V.N. Krochmal, B.A. Bachmetev, P.N. Kolokolnikov, e 3 bolscevichi, V.A. Desnickij (Sosnovskij), L.B. Krasin, A.I. Rykov (più tardi sostituito da A.A. Bogdanov). Più avanti verranno cooptati nel CC i rappresentanti delle organizzazioni nazionali A.S. Varskij e F.E. Dzerzinskij della social-democrazia polacca e lituana; Abramovic, A.I. Kremer del Bund; German (K.Ch. Danisevskij), della socialdemocrazia lettone. Solo 5 menscevichi vennero eletti alla redazione dell’ organo centrale del partito, il Social-Demokrat: Martov, Martynov, Maslov, Dan e Potresov.”” (pag 899-900)”,”RIRx-129″ “MIGLIARDI Giorgio”,”Lenin e i menscevichi. L’Iskra (1900-1905).”,”Giorgio Migliardi è nato a Torino nel 1936. Allievo di Walter Maturi, si è laureato in lettere e filosofia all’Università di Torino, con una tesi di laurea sulla formazione politica di Trockij, e si è specializzato in storia contemporanea a Napoli, sotto la guida di Federico Chabod, con una borsa di studio dell’Istituto italiano per gli studi storici ‘Benedetto Croce’. La sua tesi di laurea è stata pubblicata dalla Rivista Storica del Socialismo, di cui è stato uno dei redattori. Ha pubblicato saggi e articoli sulla socialdemocrazia russa, sul partito bolscevico e sul movimento sindacale e internazionale sugli ‘Annali dell’Istituto Giangiacomo Feltrinelli’ e sulla rivista ‘Problemi del Socialismo’. Ha curato un’edizione di l’Evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza e ha contribuito a Dibattito sullo stalinismo. É stato redattore, per la collana storica, della casa editrice Giulio Einaudi. Studioso di problemi del mondo arabo, ha collaborato alle riviste ‘Palestina’ e ‘Mondo Nuovo’. Giornalista, dal 1973 al 1976 è stato corrispondente del quotidian o l’Unità ad Algeri. Lavora attualmente a Roma come redattore del servizio esteri de l’Unità.”,”LENS-020-FL” “MIGLIARDI Giorgio”,”Trotzky dal menscevismo alla «rivoluzione permanente».”,”””La socialdemocrazia doveva per Trotsky e Parvus “”organizzare””, “”guidare””, “”monopolizzare”” tutta la rivoluzione borghese”” (pag 109) (1905)”,”TROS-008-FGB” “MIGLIO Bruno a cura; scritti di François QUESNAY Pierre-Samuel DUPONT Guillaume-François LE-TROSNE Paul-Pierre MERCIER-DE-LA-RIVIERE”,”I Fisiocratici.”,”Bruno Miglio è ricercatore di Storia della filosofia e ha insegnato Storia delle filosofia moderna all’Università di Torino. Ha studiato la cultura del Settecento.”,”ECOT-003-FC” “MIGLIOLI Guido GRIECO Ruggero a cura di Amos ZANIBELLI”,”Un dibattito inedito sul contadino della val Padana.”,”Guido MIGLIOLI (Pozzaglio, Cremona, 1879 – Milano 1954), organizzatore sindacale cattolico dei braccianti del Cremonese, potenziò l’organizzazione delle leghe bianche della regione durante il periodo giolittiano e nel primo dopoguerra. Nel 1919 fu tra i fondatori del partito popolare, nel quale assunse una posizione di sinistra, uscendone dopo l’avvento del fascismo per avvicinarsi alle posizioni del partito comunista. In esilio dopo le leggi eccezionali, dimorò anche in URSS, sulle cui esperienze agricole scrisse nel 1934 ‘La collettivizzazione delle campagne sovietiche’. Nel 1941tornò in Italia, dove partecipò alla Resistenza. Dopo la Liberazione continuò a fiancheggiare la politica del PCI, entrando nel movimento cristiano per la pace e dirigendo, con R. GRIECO la “”Nuova Terra””. Tra i suoi scritti: Le corporazioni cremonesi d’arti e mestieri nella legislazione statutaria del medio evo (1904), Con Roma e con Mosca(1945).”,”MITT-056″ “MIGLIOLI Guido”,”Con Roma e con Mosca. Quarant’anni di battaglie.”,”””Manuilski, uno dei capi comunisti più autorevoli, mi chiede di svolgere al Komintern, in una conferenza, il tema: “”la Chiesa cattolica, fattore controrivoluzionario””. Mi schermisco, prima perché non sono comunista, poi perchè il tema così formulato non è per me accettabile. Egli insiste ed allora accolgo di tenere, amichevolmente, una conversazione sull’ argomento, così precisato: “”la Chiesa cattolica, fattore morale, sociale e politico, nella vita nazionale e internazionale””. (pag 134) “”Di Mussolini si diceva che non aveva temuto, nella sua autorità dittatoriale, che due uomini: Balbo e Farinacci; e che a questa sua segreta paura aveva informato non pochi nè secondari momenti della sua azione politica. Certo è che, scomparso Balbo e divenuto Farinacci strumento della Germania già nel periodo preparatorio del Patto Tripartito, la potenza di quest’ultimo si accrebbe poi nella misura dei suoi stessi servizi alle Autorità tedesche e al loro predominio in Italia””. (pag 287)”,”ITAD-076″ “MIGLIORINI Pietro”,”I premi Nobel. Vita scoperte e successi dei premiati in fisica, chimica, medicina, letteratura, pace, economia dal 1901 a oggi.”,”Pietro MIGLIORINI è nato in provincia di Padova nel 1941. Dopo gli studi in economia e geografia, ha svolto un’intensa attività sociale e politica in IT e all’estero. Stabilitosi a Milano, ha collaborato con diverse case editrici scrivendo o curando pubblicazione di varie opere tra cui l’enciclopedia ‘Memo Rizzoli-Larusse’, il ‘Dizionario dell’Europa’, ‘Come funziona l’Italia’ e il volume ‘Le vie di Milano’.”,”SCIx-002″ “MIGLIORISI Angelica SALVIOLI Luca”,”L’altro zio Sam. Altman, fondatore di OpenAI, l’uomo al centro del mondo.”,”””Nessuno sa cosa succederà dopo”” (“”No-one knows what happens next””) Gli autori sono due giornalisti (Sole 24 Ore)”,”USAE-136″ “MIGNET F.A.M. de l’ Academie francaise”,”Histoire de la Revolution francaise. Depuis 1789 jusqu’en 1814.”,”MIGNET storico francese (Aix-en-Provence 1796-Parigi 1884). Direttore dell’archivio del Ministero degli Esteri dopo la rivoluzione del 1830, cui aveva preso parte attiva, ne fu destituito dopo la rivoluzione del 1848. Nel 1830 fondò con A. THIERS e A. CARRELL il quotidiano ‘Le National’. Della sua opera di storico si ricordano: ‘Histoire de la Révolution française’ (1824, 2 vol.), ‘Négotiations rélatives à la succession d’Espagne sous Louis XIV’ (1836-42, 4 vol.) e ‘Rivalité de François I et de Charles V’ (1875).”,”FRAR-159″ “MIGNET Francois”,”Vida de Franklin.”,”Franklin era persuaso che le colonie americane non si sarebbero riconciliate con l’ Inghilterra e credeva che la Francia avrebbe potuto stabilire con l’ America un’ alleanza solida, non essendo possibile che alcun interesse potesse portare alla disunione due popoli divisi dalla vasta estensione dell’ oceano Atlantico. (pag 119″,”BIOx-065″ “MIGNET Francois-Auguste-Marie”,”Maria Stuarda. Regina di Scozia.”,”””Tali erano i partiti che poteva prendere per agire in quella questione; sia per i sentimenti che aveva mostrato a Maria Stuarda come parente; sia per le obbligazioni riconosciute verso la regina di Scozia. Ma questi tre partiti le parvero ugualmente pericolosi. Ella temeva che, se Maria Stuarda fosse risalita al trono, avrebbe continuato nella sua politica col Papato e le Corti cattoliche, al fine di abbattere il partito protestante della Scozia ed in seguito rivendicare ancora pretese al trono d’ Inghilterra. Se rimaneva libera in Inghilterra, sarebbe divenuta una causa permanente di eccitazione, un centro di intrighi e di complotto per i cattolici, molto numerosi e molto potenti nel regno, e che ritenevano Maria Stuarda come loro sovrana legittima. Avrebbero cospirato per lei e si sarebbero sollevati. Se infine andava in Francia, avrebbe preparato, d’accordo con gli zii e i principi alleati, una spedizione militare destinata a sottomettere la Scozia (…).”” (pag 112)”,”UKIx-087″ “MIGNET F.A.M.”,”Histoire de la Révolution francaise. Depuis 1789 jusqu’en 1814. Tome premier.”,”””Les Girondins accusèrent Bertrand de Molleville et Delessart: le premier eut l’adresse de se justifier; mais le second fut traduit devant la haute cour d’Orléans. Le roi, intimidé par le déchaînement de l’assemblée contre les membres de son conseil et surtout par le décret d’accusation contre Delessart, n’eut pas d’autre ressource que de choisir ses nouveaux ministres dans le parti victorieux. Une alliance avec les deminateurs actuels de la révolution pouvait seule sauver la liberté et le trône. Elle rétablissait l’accord entre l’assemblée, le pouvoir royal et la municipalité; et si cette union s’était maintenue, les Girondins auraient fait avec la cour ce qu’après leur rupture ils ne crurent pouvoir faire que sans elle. Les membres du ministère furent Lacoste à la marine, Clavière aux finances, Duranthon à la justice; de Grave, bientôt remplacé par Servan, è la guerre; Dumouriez aux relation extérieures, et Roland à l’intérieur. Ces deux derniers étaient les deux hommes les plus remarquables et les plus importants du conseil. Dumouriez etait âgé de quarante-sept ans lorsque la révolution commença; il avait jusque-là vécu dans l’intrigue (…)””. (pag 234)”,”FRAR-351″ “MIGONE Gian Giacomo”,”Gli Stati Uniti e il fascismo. Alle origini dell’egemonia americana in Italia.”,”G.G. MIGONE (1940) ha compiuto studi all’Università cattolica di Milano e alla Harvard Univ. (Mass.). Dal 1969 insegna storia dell’america settentrionale presso la facoltà di scienze politiche di Torino.”,”ITAF-271″ “MIGONE Gian Giacomo / ZUNINO Pier Giorgio / DANEO Camillo”,”La stabilizzazione della lira: la finanza americana e Mussolini (Migone). / L’atteggiamento dei cattolici di fronte all’occupazione delle fabbriche (Zunino). / Il PCI di fronte alla ricostruzione, 1945-1947 (Daneo).”,”Giudizi di Benjamin Strong (P Federal Reserve di New York) su Mussolini (pag 174-175) La questione dell’autonomia delle banche centrali italiana e americana. Un confronto (pag 168) Sull’ occupazione delle fabbriche: “”La sconfitta operaia (la “”Caporetto socialista””, come titolò “”Il momento”” il 24 aprile) mentre aveva visto le forze cattoliche sulle posizioni industriali, suscitò una certa euforia tra le file dei bianchi”” (pag 210)”,”ITAE-361″ “MIGONE Gian Giacomo”,”Problemi di storia nei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Corso di Storia dell’America Settentrionale, Università di Torino, Anno Accademico 1970-1971.”,”‘Gian Giacomo Migone (Stoccolma, 25 maggio 1940) è un politico e storico italiano. Biografia Nato in Svezia il 25 maggio 1940, è figlio di Bartolomeo Migone (ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede dal 1957 al 1964) e di Jacquette ‘Quettan’ Hamilton. Nel 1959 ha conseguito la licenza liceale presso il liceo italiano Leonardo da Vinci di Parigi. Inizialmente iscritto alla Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Roma (ove, nel 1960 è stato presidente del Centro universitario Sportivo-CUS di Roma), si è laureato in scienze politiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (1965) e ha conseguito il Master of Arts in storia moderna e contemporanea presso l’Università di Harvard (1966)[1], dove ha studiato, dal 1964 al 1966, in qualità di Harkness Fellow of the Commonwealth Fund e Visiting Scholar presso il Center for International Affairs, superando gli esami orali del Ph.D. nel 1966. Inizia la sua carriera lavorativa come impiegato presso l’ufficio stampa del Comitato Organizzatore dei Giochi della XVII Olimpiade svoltisi a Roma nel 1960. Dal 1956 al 1962 è stato corrispondente dall’Italia del trisettimanale sportivo svedese “”Idrottsbladet”” (direttore Torsten Tegnér). Dal 1976 al 1978 è stato amministratore del “”Quotidiano dei lavoratori””. È stato editorialista di politica estera del “”L’Italia””, quotidiano cattolico di Milano (direttore Giuseppe Lazzati) dal 1962 al 1964. Consulente di politica internazionale della FIM-CISL e della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM) dal 1967 al 1972, nello stesso periodo è stato membro del consiglio generale della CISL di Torino; fu cofondatore e membro della segreteria nazionale della CISL-Università. Dal 1972 al 1978 è stato cofondatore e dirigente nazionale dell’ACPOL, del Movimento Politico dei Lavoratori, del Partito di Unità Proletaria e di Democrazia Proletaria. Vive a Torino, dove ha insegnato Storia dell’America del Nord; in seguito è stato titolare della cattedra di Storia delle relazioni Euro-Atlantiche all’Università degli Studi di Torino dal 1969 al 2010, in aspettativa per mandato parlamentare dal 1992 al 2001. Nel 1980-81 è stato visiting scholar presso la School of Advanced International Studies (SAIS) di Washington. Nel 1989-90 è stato titolare della Lauro de Bosis Lectureship of Italian Civilization presso l’Università Harvard. Dal 2011 al 2017 è stato membro del Consiglio della Fondazione Compagnia di San Paolo (Torino). È membro dell’Advisory Board del Center for European Studies della Columbia University. Dal 1991 è stato cofondatore e dirigente nazionale del Partito Democratico della Sinistra, nonché membro del Bureau del Partito del Socialismo Europeo. Dal 1990 al 1992 è membro del consiglio comunale di Torino[2]. Dal 1992 al 2001 è stato senatore della Repubblica per il Partito democratico della sinistra (PDS) e poi per i Democratici di Sinistra (DS). Dal 1994 al 2001 ha presieduto la Commissione Esteri del Senato; è stato inoltre presidente dell’Advisory Board dello Staff College dell’ONU e della Commissione Affari Civili dell’Assemblea Parlamentare della NATO. Con lo scioglimento dei Democratici di Sinistra, è tornato indipendente di sinistra. Ha collaborato a riviste e giornali tra cui la “”Rivista di storia contemporanea””, “”Relazioni sociali””, Rivista storica italiana, Il Manifesto, “”Quotidiano dei lavoratori””, l’Unità, La Stampa, Le Monde, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano. A Torino, nel 1984, ha fondato L’Indice dei libri del mese, insieme con altri intellettuali di professione; ne è stato anche primo direttore, dal 1984 al 1990, del cui comitato editoriale e del cui consiglio di amministrazione è anche membro.’ (wikip)”,”STOx-012-FMB” “MIHAILOVITCH Lioubomir PLUCHART Jean-Jacques”,”L’ Opep.”,”Il peso dell’ Islam nell’ OPEC. “”L’ Islam predomina in tutti gli Stati membri dell’ organizzazione, ad eccezione del Venezuela e dell’ Equador. Comunque, sette di questi paesi islamici (Arabia Saudita, Irak, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Libia e Algeria) fanno parte della Lega araba, cosa che costituisce un legame politico molto importante. Però, sono le sei nazioni islamiche del golfo arabo-persico (cinque produttori arabi e l’ Iran) che detengono quasi l’ 80 % delle risorse dell’ OPEC, disponendo così di un fattore strategico essenziale sul piano internazionale. Tra questi Stati del Medio Oriente, l’ Arabia Saudita, che possiede da sola più di un terzo delle riserve dell’ Organizzazione, occupa una posizione cerniera che la pone in condizione di influenzare in permanenza la politica generale dei paesi esportatori.”” (pag 119-120)”,”VIOx-135″ “MIKABERIDZE Alexander”,”Kutuzov. A Life in War and Peace.”,”MIKABERIDZE A. è nato nel 1978 ad Aqtöbe in Kazakistan. Si è laureato in Diritto internazionale presso l’Università Statale di Tbilisi (Georgia) nel 1999. Dal 1996 al 2000 ha lavorato presso il Ministero degli Affari Esteri della Georgia, dove si è occupato delle questioni relative ai diritti umani e dei rapporti con il Consiglio d’Europa. Insegna storia alla Louisiana State University di Shreveport. E’ specializzato in studi napoleonici e ha curato numerosi libri sull’epoca napoleonica. “”KUTUZOV fu il Generale che trionfò sulla Grande Armèe di Napoleone durante la guerra patriottica del 1812. (…) molti russi considerano il feldmaresciallo la più grande figura del 19° secolo, prima di Pushkin, Tchaikovsky, lo stesso Tolstoj. Subito dopo la sua morte nel 1813, le spoglie di KUTUZOV furono riposte nel pantheon degli eroi. Sue statue sorsero in tutto l’Impero russo e poi in Urss. (…) Come dimostra l’Autore in questa nuova biografia sorprendente e totalmente umanizzante, la storia di Kutuzov è molto più avvincente e complessa dei miti che lo hanno avvolto. (…)”” (dal risvolto di copertina, traduz. d. r.)”,”FRAN-108-FSL” “MIKES George”,”How to be Seventy. An Autobiography.”,”MIKES George, giiornalista e scrittore ‘Nato in Ungheria, dove studiò giurisprudenza, iniziò a lavorare come giornalista, e venne inviato in Inghilterra come corrispondente alla fine degli anni ’30. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale non poté rientrare nel suo Paese d’origine, e iniziò a lavorare anche per alcune testate inglesi, stabilendosi poi definitivamente in Gran Bretagna. Nel 1946 pubblicò il primo libro, “”How to be an alien”” (Come essere straniero), una descrizione umoristica del suo arrivo in Gran Bretagna e delle varie piccole difficoltà quotidiane che vi aveva incontrato. Il libro ebbe un notevole successo editoriale, e venne ristampato più volte, benché stigmatizzasse le peculiarità del suo Paese d’adozione e dei suoi abitanti (o forse proprio per questo). Famosissimo il capitolo dedicato al sesso, condensato in una singola frase: “”Gli altri europei hanno una vita sessuale; gli inglesi hanno le borse dell’acqua calda””. Mikes continuò questa fortunata serie con vari argomenti, che pubblicò a intervalli irregolari per tutta la vita: “”How to be a guru””, “”How to be poor””, “”How to scrape skies”” (sugli USA), “”How to be God”” e molti altri. La scrittura di Mikes è sempre sobria e posata, e possiede quello spiccato “”sense of humor”” sottile e pungente, tradizionalmente britannico. I suoi libri, sempre intelligenti e divertenti, sono molto diffusi e conosciuti nel mondo anglosassone e di lingua tedesca, ma allo stato attuale non risultano pubblicati in Italia’. (Wikip) In chiusura del libro: Sulla morte. “”Being born involves the certainty of death. Only those countless millions, the unborn ones, are really safe. They will not die, but neither can they have any fun. I think it is one of the beauties of lfe that it is not eternal. It would be a frightful bore to go on and on and on , even in reasonable health. Besides, I am used to being dead. Death is simple non-existence and we are all used to non-existing. I did not exist in 500 BC or in 50,000 BC or in 1793. Why should not existing in 2117 or 3117 be any different? Death is simply the end of the story. If one is lucky, a good end to a pleasant story. For me, if I am lucky, it will be simply the last anecdote”” (pag 242-243)”,”BIOx-301″ “MIKLOS Kun”,”Buharin.”,”Nel centenario della nascita Sorozatszerkeszto: Gyurko Laszlo testo in ungherese”,”BUCS-018″ “MIKOYAN Anastase, presentazione”,”Lenine vivant.”,” MIKOYAN è uno dei politici ancora viventi in URSS (1970) ad aver conosciuto Lenin da vivo. Le foto del libro sono numerose in rapporto al totale delle foto conosciute di Lenin. 396 in tutto. “”Lenin era un uomo istruito, un cervello enciclopedico. In ogni discussione, sovrastava grazie alla sua erudizione, alla sua logica, alla sua analisi infallibile, alla sua capacità di trovare la migliore soluzione e il cammino più breve verso lo scopo fissato”” (pag 10) “”Un piccolo partito che raggruppava appena 24 mila membri intorno al marzo 1917 e aveva, sei mesi dopo, 350 mila aderenti, prese la direzione degli operai e dei contadini, trascinando al suo seguito e ottenendo la vittoria in un paese di 150 milioni di abitanti””. (pag 11)”,”LENS-145″ “MIKULSKY K.”,”Lenin’s Teaching on the World Economy and Its Relevance to Our Times.”,”CMEA (Council of Mutual Economic Assistance) (Consiglio di Mutua Assistenza Economica) o Comecon. Lenin e le basi dell’economia sovietica. La produttività del lavoro. “”Emphasising the prerequisites for socialist and communist principles to triumph, Lenin wrote: “”In the last analysis, productivity of labour is the most important, the principal thing for the victory of the new social system.”””” (pag 105-106)”,”EURC-094″ “MILA Massimo”,”Breve storia della musica.”,”””Mai era accaduto per l’addietro che l’arte di un musicista si addentrasse tanto profondamente nel cuore delle passioni, degli entusiasmi, degli ideali del suo tempo, che la musica partecipasse direttamente al moto delle idee, al travaglio spirituale, allo stesso divenire politico di un’età. Ciò fondò l’immensa popolarità di Beethoven e determinò addirittura un nuovo indirizzo nella vita musicale. Come giustamente è stato detto, Beethoven è il nocciolo attorno al quale si forma l’organizzazione dei concerti nel mondo intero. Con l’indipendenza della vita egli mutò la condizione sociale del musicista, rifiutando di essere, come i suoi predecessori, il famiglio o il cliente di una casa gentilizia: con l’arte, egli diede un nuovo significato sociale alla musica sinfonica e strumentale, che strappò dall’ambiente chiuso delle accademie aristocratiche, e divulgò in quel ceto borghese che stava per ereditare la condotta del mondo. Nonostante la straordinaria novità delle sue composizioni e l’ostilità da esse incontrata tra le persone di gusto retrivo, fu proprio Beethoven a fondare quell’appassionata comunione tra la musica e masse relativamente grandi di pubblico, che si prolungò durante l’età romantica e che oggi pare nuovamente perduta, vuoi perché il pubblico sia rimasto indietro, vuoi perché i musicisti siano corsi troppo innanzi””. (pag 204)”,”VARx-479″ “MILAN Marina ROLANDI Luca a cura; saggi di Luca BORZANI Ornella COCOROCCHIO Anita GINELLA Paolo MURIALDI Marina MILAN Cristiana OLCESE Silvia RIVETTI Luca ROLANDI”,”””Il Lavoro”” di Genova. Storie e testimonianze, 1903-1992.”,” Contiene i saggi: Luca Borzani: ‘Nacque coi soldi dei portuali ‘Il Lavoro’ riformista’; Anita Ginella ‘Il giornale tra pace e guerra’ (Dal neutralismo assoluto al neutralismo condizionato) “”Perno dell’offensiva socialista erano state le leghe dei carbonai del porto i cui fondi, dopo la conquista del contratto di lavoro, avevano permesso non solo la costruzione di una rete assistenziale (ristorante, sala medica, bagni, farmacia) e lo sviluppo di altre iniziative economiche (macelleria, panificio, rivendite alimentari), ma anche l’assalto ai più muniti e antichi fortilizi mazziniani (5). Alla realizzazione di questo “”tesori di guerra del proletariato”” avevano contribuito le indubbie capacità di Lodovico Calda e Ricciotti Leoni, segretari della potente Camera del Lavoro di Genova, ma soprattutto il fiuto imprenditoriale dell’avvocato Gino Murialdi, massimo esponente della cooperazione. Destinato nel giro di pochi anni a diventare “”l’anima nera”” del movimento operaio ligure, Murialdi, vero e proprio “”capitano d’industria”” socialista, ha piena coscienza della necessità di consolidare quell’edificio politico, fondato sui lavoratori del carbone e con al vertice il deputato operaio Pietro Chiesa, che – cresciuto a ritmo inaspettato – rischia di franare per un improvviso mutamento dei rapporti di forza sulle calate. La drammatica lezione del fallito sciopero dei 3.000 scaricatori delle merci varie del settembre 1902, ridotti alla fame dopo 25 giorni di lotta, non è stata rimossa (…). La realizzazione dei due progetti di Murialdi, la fondazione del ‘Lavoro’ e dell’Unione, è così il punto di arrivo di un articolato processo di “”arroccamento”” politico ed economico, ma anche la definizione di un originale “”sistema socialista”” genovese destinaot a durare nel tempo (7)”” [Luca Borzani, p. 19-20] [(5) Perillo-Gibelli, Storia della Camera del Lavoro di Genova, 1980; M. Bettinotti, ‘Vent’anni di movimento operaio genovese’, 1932; (7) Sia Giuliano Procacci che Patrizia Audenino hanno collegato la fondazione del ‘Lavoro’ all’annunciato conflitto con i “”negozianti”” di carbone del porto (…)] Il porto di Genova di allora: 600.000 navi in un anno e 8 milioni di tonnellate di merci (carbone e cotone prevalentemente) (pag 27) Dal neutralismo assoluto al neutralismo condizionato. “”Inizialmente alcuni articoli di Ivanoe Bonomi e dello stesso Canepa parlano della necessità italiana di restare neutrale. Bonomi, per esempio, delineando le posizioni belliciste assunte dai socialisti tedeschi e francesi, gli uni per inerzia o impotenza, i secondi per patriottismo, a inizio agosto parla della nostra “”fortunata neutralità”” (13). In questa prima fase anche i comunicati socialisti contro la guerra occupano con grande rilievo le pagine principali del giornale (14), come l’ordine del giorno de ‘Il Partito Socialista e tutte le organizzazioni operaie italiane per la nostra neutralità’ che compare a inizio agosto in prima pagina, rinnovando “”l’appello per la campagna contro la guerra e per la neutralità dell’Italia nel conflitto europeo scatenato dalle cupidigie balcaniche e dell’imperialismo austro-ungarico, spalleggiato dal militarismo germanico”” (4 agosto 1914). Già nel tardo autunno 1914 però, di fronte alla proterva e brutale aggressività degli eserciti tedeschi, le chiamate alla neutralità assoluta degli organi del Partito Socialista Italiano, che continuavano ad additare la guerra come conflitto di borghesie il cui esito non doveva interessare il proletariato, cominciano a scivolare inesorabilmente nelle pagine centrali, a non essere più così evidenziate e a essere talvota accompagnate da titoli sarcastici. D’altro canto anche le associazioni operaie socialiste genovesi sono da principio graniticamente contro la guerra e unitariamente manifestano, come avverrà nel comizio del 31 luglio, al quale partecipano, oltre alla sezione genovese del Partito Socialista, “”i Gruppi Autonomi Genovesi, la sezione Sampierdarenese del PSI e la Camera del Lavoro, l’Unione Socialista Genovese, la Sezione Genovese del Partito Repubblicano, il Circolo Socialista Rivoluzionario di Sampierdarena, la Confederazione Operaia Genovese, l’Unione Sindacale, I Gruppi Anarchici, il Sindacato Ferrovieri e molte altre Associazioni operaie (16). Ma si trattava ancora di scongiurare l’entrata in guerra a fianco degli alleati della Triplice: “”Non c’è dubbio che tutto il proletariato genovese interverrà al comizio che dovrà riuscire una solenne manifestazione di protesta e significare monito alto e severo contro eventuali condiscendenze governative al tristo, orribile giuoco dell’Austria-Ungheria”” (17). Intanto, quella stessa sera del comizio socialista genovese, il Governo Salandra deliberava la neutralità, che, ratificata dal Sovrano, divenne effettiva il 3 agosto. A inizio settembre 1914 “”Il Lavoro”” non ha ancora virato decisamente per l’intervento ma ha già impostato la decantazione della sua posizione riformista, come ci dice un bel fondo che richiama un articolo dell'””Avanti!”” dell’onorevole Ettore Ciccotti e ne condivide i punti salienti: avversione non celata per gli Imperi Centrali; simpatia per l’Intesa, condanna dei socialisti austriaci e tedeschi che hanno approvato una guerra di oppressione e di sterminio. Alle osservazioni del Ciccotti l’articolista del “”Lavoro”” (forse Canepa?) aggiunge le sue considerazioni sulla neutralità italiana, affermando che “”non si debba uscire dalla neutralità, per la ragione che il nostro intervento sarebbe tutt’altro che decisivo. Quando non si può essere Garibaldi, bisogna guardarsi dal fare il Don Chisciotte”” (18). Tuttavia secondo l’autore del commento la neutralità non deve essere considerata un dogma incondizionato, la “”neutralità assoluta”” propagandata dal Partito Socialista, ma deve essere “”relativa””, secondo le circostanze e l’evolversi del conflitto: si dovrà necesariamente entrare in guerra per sventare il pericolo della vittoria del militarismo tedesco.”” (pag 49-50-51) [(13) I. Bonomi, I socialisti e la guerra, 8 agosto 1914; (14) Cfr. ‘La riunione socialista d’oggi a Milano. Un’intervista con l’on. Filippo Turati’, 27 luglio 1914; (…); (16) ‘Contro la guerra. Il grandioso comizio di questa sera alla palestra Umberto I, 31 luglio 1914; (17) Ivi; (18) ‘La guerra e l’opinione socialista’, 3 settembre 1914]”,”LIGU-106″ “MILAN Maurizio”,”Fuoco in pianura.”,”””Era un magnifico spettacolo di forza e di giovinezza. Partigiani di diverse formazioni della zona erano confluti in Val Luserna e aspettavano l’ordine di attacco. I fazzoletti rossi dei garibaldini spiccavano fra quelli verdi dei «GL» e quelli azzurri degli autonomi”” (pag 129)”,”ITAR-034-FV” “MILAN Maurizio”,”Fuoco in pianura.”,”””Era un magnifico spettacolo di forza e di giovinezza. Partigiani di diverse formazioni della zona erano confluti in Val Luserna e aspettavano l’ordine di attacco. I fazzoletti rossi dei garibaldini spiccavano fra quelli verdi dei «GL» e quelli azzurri degli autonomi”” (pag 129)”,”ITAR-029-FSD” “MILAN Marina”,”La stampa periodica a Genova dal 1871 al 1900.”,”Marina Milan (Torino, 1946) ha insegnato Storia del Giornalismo alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova. Autore di vari saggi , ha pubblicato ‘Donna, famiglia, società. Aspetti della stampa femminile cattolica in Italia tra ‘800 e ‘900’, Genova, 1983.”,”LIGU-009-FFS” “MILANESE Cesare”,”Principi generali della guerra rivoluzionaria. Una ricerca sulle leggi della battaglia. Un manuale di strategia della rivoluzione.”,”Cesare MILANESE, nato in provincia di Venezia nel 1930, laureato in filosofia, ha fatto parte del Gruppo 63. E’ stato redattore e collaboratore di ‘Quindici’. E’ redattore e collaboratore de ‘Il Caffè’. Scrive occasionalmente su ‘Sipario’ e sulla pagina letteraria dell’ Avanti!. Vive a Roma.”,”PARx-016″ “MILANESI Franco”,”Ribelli e borghesi. Nazionalbolscevismo e rivoluzione conservatrice, 1914-1933.”,”MILANESI Franco (Torino, 1956) è laureato in filosofia e dottore di ricerca in studi politici. Ha collaborato a riviste storiche e filosofiche con scritti sulla storia del PCdI, sul dissenso comunista e sulla politica militante. Ha pubblicato ‘Militanti. Un’antropologia politica del Novecento’ (Punto rosso, 2010). Niekisch. “”La sua prospettiva geopolitica si dilata nell’ipotesi di un grande impero “”euroasiatico”” che unificando germani e slavi possa fondere lo spirito nazionale e quello comunitario e comunistico dei due popoli. Manifesta interesse verso il fascismo italiano, con cui ha alcune prossimità teoriche, ma ne prende le distanze a causa della sua “”latinità””, un cedimento alla corruzione dell’Occidente cui egli contrappone la durezza dello “”spirito di Potsdam””. Nel 1935 ottiene un incontro personale con Mussolini (a cui scriverà ancora nel 1940). Ma è alla rivoluzione bolscevica del 1917 che Niekisch guarda come all’esempio più significativo di nazionalbolscevismo, rivoluzione di cui sottolinea a più riprese il carattere intrinsecamente nazionale. Da ciò l’ammirazione per Stalin e la critica a tutte le forme di internazionalismo marxista, in particolare a quelle di Trockij, esponente di quell’universalismo che resta per Niekisch il “”fondo”” teorico dell’occidentalismo””. (pag 175)”,”GERG-083″ “MILANESI Andrea”,”La speculazione su futures e options. Strumenti evoluti alla portata di tutti.”,”MILANESI Andrea, dottore commercialista, consulente finanziario. Gli spread. “”Per chi conosce un po’ l’inglese il nome stesso potrebbe già dire molto. Si tratta, infatti, di operazioni poste in essere per sfruttare delle “”differenze””, dei “”disallineamenti”” nei prezzi dei future. Spieghiamoci meglio richiamando alla memoria la figura dell ”arbitraggista’, ovvero di colui che mira a realizzare un profitto giocando sui disallineamenti del prezzo della stessa merce in zone diverse del mondo (magari giocando sui fusi orari). Ebbene, fare ‘spread trading’ vuol dire proprio fare arbitraggio; vuol dire assumere due posizioni antitetiche mirando a realizzare il differenziale nascosto. Il segreto dello ‘spread’ è in sintesi questo: ‘vendere ciò che si ritiene sopravvalutato e comprare contemporaneamente ciò che si ritiene sottovalutato, il tutto su merci simili (‘intercommodity spread) o sulla stessa merce ma a diverse scadenze (intracommodity spread)'”” (pag 51)”,”ECOT-243″ “MILANI Mino”,”Storia di Pavia, una grande storia in breve.”,”Mino Milani, nato a Pavia nel 1928, giornalista e autore di romanzi e racconti. Ha pubblicato una biografia di Garibaldi. Ha diretto il quotidiano ‘La provincia pavese’ Posta sul fiume Ticino, poco a nord dalla confluenza di questo nel Po ed a 38 km a sud di Milano, affonda le sue origini all’epoca delle tribù preromane, dalle quali fu fondata. Successivamente divenne città romana con il nome di Ticinum. Fu capitale del regno longobardo. Dal Medioevo Pavia è sede di una delle più antiche università italiane. La città era fortificata fino al 1872, quando i bastioni sono stati trasformati in viali e giardini pubblici; gran parte delle mura, però, sopravvisse fino al 1901, quando fu abbattuta per costruire i viali di circonvallazione.”,”ITAG-277″ “MILANI Lorenzo don, a cura di Michele GESUALDI”,”Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.”,”””La tragedia del vostro mestiere di giudici è che sapete di dover giudicare con leggi che ancora non son tutte giuste. Son vivi in Italia dei magistrati che in passato han dovuto perfino sentenziare condanne a morte”” (pag 250) (L. Milani, Lettera ai giudici, Barbiana, 18.10.1965) “”I nostri maestri si dimenticavano di farci notare una cosa lapalissiana e cioè che gli eserciti marciano agli ordini della classe dominante. In Italia fino al 1880 aveva diritto di voto solo il 2% della popolazione. Fino al 1909 il 7%. Nel 1913 ebbe diritto di voto il 23%, ma solo la metà lo seppe o lo volle usare. Dal ’22 al ’45 il certificato elettorale non arrivò più a nessuno, ma arrivarono a tutti le cartoline di chiamata per tre guerre spaventose. Oggi ‘di diritto’ il suffragio è universale, ma la Costituzione (articolo 3) ci avvertiva nel ’47 con sconcertante sincerità che i lavoratori erano ‘di fatto’ esclusi dalle leve del potere. Siccome non è stata chiesta la revisione di quell’articolo è lecito pensare (e io lo penso) che esso descriva una situazione non ancora superata. Allora è ufficialmente riconosciuto che i contadini e gli operai, cioè la gran massa del popolo italiano, non è mai stata al potere. Allora l’esercito ha marciato solo agli ordini di una classe ristretta. (…) Dar la vita per nulla è peggio ancora. I nostri maestri non ci dissero che nel ’66 l’Austria ci aveva offerto il Veneto gratis. Che è mostruoso andare a morire e uccidere senza scopo. Se ci avessero detto meno bugie avremmo intravisto com’è complessa la verità. Come anche quella guerra, come ogni guerra, era composita dell’entusiasmo eroico di alcuni, dello sdegno eroico di altri, della delinquenza di altri ancora. (…) Bisognerà ricordare anche le guerre per allargare i confini oltre il territorio nazionale. (…) «Riterremmo stoltezza vantar diritti su Merano e Bolzano» (‘Scritti politici’ di Cesare Battisti, vol. II, pag. 96-97). «Certi italiani confondono troppo facilmente il Tirolo col Trentino e con poca logica vogliono i confini d’Italia estesi fino al Brennero» (ivi). Sotto il fascismo la mistificazione fu scientificamente organizzata. E non solo sui libri, ma perfino sul paesaggio. L’Alto Adige, dove nessun soldato italiano era mai morto, ebbe tre cimiteri di guerra finti (Colle Isarco, Passo Resia, San Candido) con caduti veri disseppelliti a Caporetto. Parlo di confini per chi crede ancora, come credeva Battisti, che i confini debbano tagliare preciso tra nazione e nazione. (…) Allora anche il Vostro ordinamento riconosce che perfino il soldato ha una coscienza e deve saperla usare quando è l’ora. Come potrebbe avere un minimo di parvenza di legittimità una decimazione, una rappresaglia su ostaggi, la deportazione degli ebrei, la tortura, una guerra coloniale? Oppure, può avere un minimo di parvenza di legittimità un atto condannato da accordi internazionali che l’Italia ha sottoscritto? Il nostro Arcivescovo card. Florit ha scritto che «è praticamente impossibile all’individuo singolo valutare i molteplici aspetti relativi alla moralità degli ordini che riceve» (Lettera al Clero 14.4.1965). Certo non voleva riferirsi all’ordine che hanno ricevuto le infermiere tedesche di uccidere i loro malati. E neppure a quello che ricevette Badoglio e trasmise ai suoi soldati di mirare anche agli ospedali (telegramma di Mussolini 28.3.1936). E neppure all’uso dei gas. Che gli italiani in Etiopia abbiano usato gas è un fatto su cui è inutile chiuder gli occhi. Il Protocollo di Ginevra del 17.5.1925 ratificato dall’Italia il 3.4.1928 fu violato dall’Italia per prima il 23.12.1935 su Tacazzè. L”Enciclopedia Britannica’ lo dà per pacifico. Lo denunciano oramai anche i giornali cattolici («L’Avvenire d’Italia», articoli di Angelo del Boca dal 13.5.1965 al 15.7.1965). Abbiamo letto i telegrammi di Mussolini a Graziani: «autorizzo impiego gas» (telegramma numero 12409 del 27.10.1935), di Mussolini a Badoglio: «rinnovo autorizzazione impiego gas qualunque specie e su qualunque scala» (29.3.1936). Hailè Selassiè l’ha confermato autorevolmente e circostanziatamente (intervista per “”L’Espresso”” 29.9.1965 e sg.). Quegli ufficiali e quei soldati obbedienti che buttavano barili d’iprite sono criminali di guerra e non son ancora stati processati”” [L. Milani, Lettera ai giudici, Barbiana, 18.10.1965] (pag 253-258)”,”RELC-353″ “MILANI Piero A.”,”Saggi di storia del pensiero politico.”,”””Nietzsche ammetteva, come poi (Pareto) (7), a proposito delle ‘élites’ al potere, un ricambio tra la classe lavoratrice e quella «eletta»; in ogni caso la giustificazione di questa forma di ineguaglianza sociale era trovata nella necessità che la volontà di potenza potesse essere espressa soltanto dall’aristocrazia per evitare la dispersione di inutili conflitti tra le classi. La concezione di Nietzsche rispondeva quindi al bisogno di un profondo ordine sociale. È interessante notare che lo sviluppo delle attività creative e intellettuali fosse connesso alla disuguaglianza e alle caste. Proprio perché così esplicito nell’affermazione della disuguaglianza, Nietzsche aveva una visione al tempo stesso realistica e ‘antiborghese’ delle condizioni sociali del lavoro; egli non concepiva il lavoro come una «forza plasmatrice del mondo ed educatrice dell’uomo» (8), ma solo come un affanno, un peso e un’attività che distoglieva dalla solitudine e dalla contemplazione. Da tutto ciò dovevano essere esentate le classi dominanti; ma le sue riflessioni sul lavoro come asservimento alle macchine e svilimento delle qualità umane si estendevano anche alle classi subordinate: «Povero, lieto e indipendente! – queste cose insieme sono possibili; povero, lieto e schiavo – anche queste sono possibili, e, della schiavitù di fabbrica, non saprei dire nulla di meglio agli operai, posto che essi non sentano in generale come ‘ignominia’ il venire in tal modo adoperati, ed è quel che succede, come ingranaggi di una macchina e, per così dire, come accessori dell’umana inventività tecnica. È obbrobrioso credere che attraverso un più elevato salario la ‘sostanza’, voglio dire la loro impersonale condizione servile, possa essere eliminata» (9). Queste espressione che in qualche modo ricordano il discorso di Marx sull’alienazione (10), non devono trarre in inganno: la prospettiva con cui Nietzsche, nei pochi aforismi dedicati al problema, guardava alle condizioni della classe lavoratrice era quella non d’emancipazione ma dell’ ‘otium’, che egli riteneva indispensabile per l’affinamento delle qualità della casta dirigente. Ancora una volta però, attraverso l’ottica ristretta del suo spirito aristocratico, Nietzsche considerava le condizioni sociali del suo tempo con maggiore lucidità di quegli scrittori populisti, apologeti del lavoro, che vedevano nel lavoro «l’unica legge del mondo» (11)”” (pag 120-122) [Piero A. Milani, ‘Potere e disuguaglianza in Nietzsche’ in ‘Saggi di storia del pensiero politico’, Giuffré editore, Milano, 1974] [(7) Sul rapporto tra Nietzsche e Parto , non solo sulla questione delle ‘èlites’, ma anche per quanto riguarda le ideologie, rimandiamo a Max Scheler, ‘Sociologia del potere’, ‘Introduzione’, Roma, 1966 e a ‘Ideologia e Utopia’ di K. Mannheim (…); (8) Cfr. K. Löwith, ‘Da Hegel a Nietzsche’, cit, p. 426; (9) ‘Aurora’, cit., p: 152, afor. 206; (10) Cfr. K. Löwith, ‘Da Hegel a Nietzsche’, cit, pp. 233 sgg; (11) «Lavoro! Tenete presente, signori, che esso costituisce l’unica legge del mondo. La vita non ha alcun altro scopo, alcuna altra ragione di esistenza, e noi tutti nasciamo soltanto per dare il contributo nella nostra parte di lavoro e per poi scomparire»; questa affermazione di Emile Zola è riportata in K. Löwith, op. cit., p. 430]”,”TEOP-004-FMB” “MILANO Attilio”,”Storia degli ebrei in Italia.”,”””La maggioranza però rimase in Italia, nella speranza di un capovolgimento di situazione. Non mancò neanche chi, non resistendo alla degradazione dopo decine di anni vissuti nel più puro patriottismo italiano, si tolse la vita. Un esempio fra le decine di altri fu l’ editore modenese Angelo Fortunato Formiggini. La nuova legislazione razzista fu, salvo qualche particolare, applicata con rigore in tutte le sue statuizioni, senza tener conto dei promessi riguardi personali. Dalle scuole pubbliche, l’ estromissione fu completa: novantesette professori di università, che si sparsero poi nelle università del mondo, ottantaquattro insegnanti di altri istituti, cinquemilaseicento studenti (…). Dagli impieghi pubblici o semipubblici anche, il licenziamento fu integrale e colpì novecento ebrei fra cui una decina di generali ed ammiragli delle forze armate; inoltre duemilacinquecento liberi professionisti furono costretti a ridurre quasi a nulla la loro attività. I sei senatori ebrei, che essendo stati nominati a vita, non potevano essere rimossi, ricevettero il suggerimento di non comparire al senato””. (pag 399)”,”EBRx-027″ “MILANO Attilio”,”Storia degli Ebrei in Italia. Con una nota di Alberto Caviglion.”,”Attilio Milano apparteneva ad una famiglia romana: era nato il 12 agosto 1907 e da Roma, salvo una breve parentesi di lavoro a Ferrara, s’allontanò solo nel 1939 quando, in seguito alle leggi razziali, decise di trasferirsi con la famiglia in Palestina. Alla sua città, e al popolare quartiere del ghetto, era a tal punto affezionato che prima ancora di farsene storico (con la monografia Il ghetto di Roma, 1964), nel 1928 provvide a riordinare il ricchissimo fondo archivistico. Attilio Milano non fu tuttavia uno storico di professione, nel senso stretto del termine.”,”EBRx-037-FL” “MILAZZO Giuseppe”,”Il sangue e gli ideali. Cronaca degli eventi che infiammarono Savona tra il 1919 ed il 1924. Prima parte. Il biennio rosso.”,”Dedica in apertura a Guido Malandra per gli studi da lui compiuti sulla Storia della città di Savona”,”LIGU-219″ “MILAZZO Giuseppe”,”Il sangue e gli ideali. Cronaca degli eventi che infiammarono Savona tra il 1919 ed il 1924. Seconda parte. I “”rossi”” al potere.”,”Dedica in apertura a Umberto Scardaoni, indimenticato Sindaco e Presidente dell’ ISREC di Savona”,”LIGU-220″ “MILAZZO Giuseppe”,”Il sangue e gli ideali. Cronaca degli eventi che infiammarono Savona tra il 1919 ed il 1924. Terza parte. Dall’insurrezione fascista alla fine della democrazia.”,”Dedica in apertura a Rodolfo Badarello, Arrigo Cervetto e Rita Vallarino che per primi studiarono e indagarono il periodo della storia savonese che condusse all’affermazione del fascismo”,”LIGU-221″ “MILETTO Enrico SASSO Donatella”,”Torino ‘900. La città delle fabbriche.”,”Foto di operai e operai al lavoro in fabbrica da inizio secolo in avanti Foto dei danni provocati alle fabbriche torinese dai bombardamenti alleati”,”ITAS-012-FSD” “MILHAUD Edgard”,”La société des nations.”,”I venti primi capitoli sono articoli pubblicati su l’ Humanité. Altro libro dell’A: – Du droit de la force à la force du droit, ATAR, Geneve, 1915″,”RAIx-259″ “MILIBAND Ralph”,”Il laburismo. Storia di una politica.”,”Il movimento operaio in Parlamento, il movimento laburista nella 1° GM, parlamentarismo o azione diretta, dall’opposizione al governo, lo sciopero generale, il prezzo della rispettabilità, Macdonaldismo senza MacDONALD, la sfida dell’ appeasement, apoteosi del laburismo, i mali del laburismo, da GAITSKELL a WILSON.”,”MUKx-024″ “MILIBAND Ralph”,”Lo stato nella società capitalistica.”,”MILIBAND insegna sociologia politica presso la London School of Economics and Political Science (LSE). E’ autore di ‘Parliamentary Socialism: A Study of the Politics of Labour’, pubblicato in Italia nel 1964 ed è condirettore, insieme a John SAVILLE del ‘Socialist Register’.”,”TEOP-093″ “MILIBAND Ralph”,”Lo stato nella società capitalistica.”,”MILIBAND insegna sociologia politica presso la London School of Economics and Political Science (LSE). E’ autore di ‘Parliamentary Socialism: A Study of the Politics of Labour’, pubblicato in Italia nel 1964 ed è condirettore, insieme a John SAVILLE del ‘Socialist Register’. “”Karl Mannheim ha osservato una volta che “”la tendenza fondamentale del burocrate è di trasformare tutti i problemi politici in problemi amministrativi””. (pag 63)”,”TEOC-251″ “MILIBAND David a cura; saggi di Anthony GIDDENS Perry ANDERSON David HELD Anna COOTE Elizabeth MEEHAN Raymond PLANT Tariq MODOOD Bhikhu PAREKH Gordon BROWN Anne PHILLIPS Joel ROGERS e Wolgang STREECK Robert KUTTNER Michel ROCARD Will HUTTON Gosta ESPING-ANDERSEN Frances FOX PIVEN Stephen TINDALE Susan OWENS David MARQUAND Jos de BEUS Manuel ESCUDERO Margaret HODGE James CORNFORD Patricia HEWITT Giorgio GALLI”,”Reinventiamo la sinistra.”,”Saggi di Anthony GIDDENS Perry ANDERSON David HELD Anna COOTE Elizabeth MEEHAN Raymond PLANT Tariq MODOOD Bhikhu PAREKH Gordon BROWN Anne PHILLIPS Joel ROGERS e Wolgang STREECK Robert KUTTNER Michel ROCARD Will HUTTON Gosta ESPING-ANDERSEN Frances FOX PIVEN Stephen TINDALE Susan OWENS David MARQUAND Jos de BEUS Manuel ESCUDERO Margaret HODGE James CORNFORD Patricia HEWITT Giorgio GALLI”,”EURx-310″ “MILIBAND Ralph”,”Marxismo e democrazia borghese.”,”””Il caratteri distintivi del progetto rivoluzionario marxista furono continuamente riaffermati da Marx e da Engels. Nelle ‘Lotte di classe in Francia’ così li identificava: «’La dichiarazione della rivoluzione in permanenza, la dittatura di classe’ del proletariato, quale punto di passaggio necessario per l”abolizione delle differenze di classe in generale’, per l’abolizione di tutti i rapporti di produzione su cui esse riposano, per l’abolizione di tutte le relazioni sociali che corrispondono a questi rapporti di produzione, per il sovvertimento di tutte le idee che germogliano da queste relazioni sociali» (8). Similmente all”Indirizzo al comitato centrale della Lega dei comunisti’ cui si è fatto prima riferimento, Marx e Engels insistevano sul fatto che le domande limitate che provenivano della «piccola borghesia democratica» in nessun modo potevano soddisfare «il partito del proletariato»: «E’ nostro interesse e nostro compito rendere permanente la rivoluzione sino a che tutte le classi più o meno possidenti non siano scacciate dal potere, sino a che il proletariato non abbia conquistato il potere dello stato, sino a che l’associazione dei proletari, non in un solo paese, ma in tutti i paesi dominanti del mondo, si sia sviluppata al punto che venga meno la concorrenza tra i proletari di questi paesi, e sino a che almeno le forze produttive decisive non siano concentrate nella mani dei proletari. Non può trattarsi per noi di una trasformazione della proprietà privata, ma della sua distruzione; non del mitigamento dei contrasti di classe, ma dell’abolizione delle classi; non del miglioramento della società attuale, ma della fondazione di una nuova società» (9). «Rendere permanente la rivoluzione», in questo contesto significa chiaramente sforzarsi di far avanzare questo disegno all’interno della struttura capitalistica dei regimi democratico-borghesi: il che comporta, evidentemente, anche la spinta per ogni genere di riforme. Infatti nel 1905, Lenin considerava obiettivo immediato del movimento rivoluzionario la costituzione di una repubblica democratico-borghese. Nelle ‘Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica’, egli affermava: «Non possiamo uscire dal quadro democratico borghese della rivoluzione russa, ma possiamo allargarlo a proporzioni immense; possiamo e dobbiamo lottare nei limiti di questo quadro nell’interesse del proletariato, per i suoi bisogni immediati e per le condizioni che preparano le sue forze per la futura vittoria completa» (10). Questa prospettiva implica la ‘combinazione’ di due concetti che sono stati spesso erroneamente contrapposti nell’elaborazione marxista sulle strategie dell’avanzata rivoluzionaria, ovvero il concetto dei «due stadi» e quello di «rivoluzione permanente»”” [Ralph Miliband, ‘Marxismo e democrazia borghese’, Bari, 1970] [(8) Karl Marx, ‘Le lotte di classe in Francia’, cit., pp. 268-9; (9) K. Marx F. Engels, ‘Indirizzo al Comitato centrale’, cit., p. 365; (10) V.I. Lenin, ‘Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica’, in ‘Opere’, Roma, 1960, p. 44]”,”MADS-014-FV” “MILIBAND Ralph; RAGIONIERI Ernesto; MAREK Franz”,”Marx e lo Stato (Miliband); Alle origini del marxismo della Seconda Internazionale. I. I primi anni della «Neue Zeit» (Ragionieri); Considerazioni sulla socialdemocrazia austriaca (Marek).”,”Il saggio di Ragionieri si occupa della Neue Zeit ma soprattutto sul ruolo di Karl Kautsky (in subordine W. Liebknecht, A. Bebel, Heinrich Braun ()) () H. Braun tra i fondatori della rivista, coetaneo e amico di giovinezza di Kautsky, cognato di Viktor Adler, futuro capo della socialdemocrazia austriaca. Sui primi numeri della rivista Braun criticò Lujo Brentano sul problema della assicurazione degli operai…. Braun era particolarmente interessato al tema della politica sociale e sulla questione del peso da dare a questo tema sulla rivista venne a scontrarsi con Kautsky e da quel momento la sua collaborazione si interruppe (pag 149-150)”,”KAUS-001-FB” “MILIBAND David a cura di, Saggi di Perry ANDERSON Jos DE BEUS Gordon BROWN Anna COOTE James CORNFORD Manuel ESCUDERO Gosta ESPING-ANDERSEN Frances FOX PIVEN Giorgio GALLI Antony GIDDENS David HELD Patricia HEWITT Margaret HODGE Will HUTTON Robert KUTTNER David MARQUAND Elizabeth MEEHAN Tariq MODOOD Susan OWENS Bhikhu PAREKH Anne PHILLIPS Raymond PLANT Michel ROCARD Joel ROGERS Wolfgang STREECK Stephen TINDALE”,”Reinventiamo la Sinistra.”,”David Miliband, già curatore della raccolta di saggi Paying for Inequality. The Economic Cost of Social Injustice. Con i conservatori al governo è stato consulente politico presso il capo dell’opposizione in Gran Bretagna. Perry Anderson è professore di Storia presso l’Università di Los Angeles, California. Jos de Beus è professore di Teoria politica all’Università del Twente e associato in Economia all’Università di Amsterdam. Gordon Brown è deputato laburista per il collegio di Dumfermline East e ministro ombra delle Finanze e del Tesoro. Anna Coote è ricercatrice Paul Hamlyn di Politica sociale presso l’Institute for Public Policy Research. James Cornford è presidente della Fondazione Hamlyn ed ex direttore dell’Institute for Public Policy Research. Manuel Escudero è direttore aggiunto dell’Istituto de Empresa di Madrid e membro del Comitato federale del PSOE, il Partito socialista dei lavoratori al governo jn Spagna. Gøsta Esping-Andersen è professore di Economia politica all’Università di Trento. Frances Fox Piven è professoressa di Scienze politiche presso la Scuola di perfezionamento della City University of New York. Giorgio Galli è professore di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano. Anthony Giddens è professore di Sociologia all’Università di Cambridge. David Held è professore di Politica e Sociologia della Open University. Patricia Hewitt è attualmente direttrice delle ricerche all’Andersen Consulting e vicepresidente della Commissione per la Giustizia sociale, ex vicedirettrice dell’Institute for Public Policy Research. Margaret Hodge è deputato laburista per il collegio di Barking. Per dieci anni è stata presidente del Consiglio di circoscrizione di Islington, Londra, e poi consulente per la Price Waterhouse. Will Hutton è caporedattore della pagina economica del Guardian. Robert Kuttner è il direttore di The American Prospect ed editorialista di The Boston Globe e di Business Week. David Marquand è professore di Politica all’Università di Sheffield e direttore del Centro di ricerche di Economia politica della medesima Università. Elizabeth Meehan è presidente del dipartimento di Politica (Jean Monnet) presso l’Università di Belfast. Tariq Modood è ricercatore anziano all’Istituto di Studi politici di Londra. Susan Owens è incaricata presso il dipartimento di Geografia dell’Università di Cambridge. Bhikhu Parekh è professore di Teoria politica all’Università di Hull ed è stato vicepresidente della Commissione per la Parità razziale. Anne Phillips è docente di Politica alla London Guildhall University. Raymond Plant è preside del St Catherine’s College di Oxford, portavoce del partito laburista per gli Affari interni alla Camera dei Lords. Michel Rocard è stato presidente del Consiglio francese dal 1988 al 1991. Joel Rogers è professore di Diritto, Sociologia e Scienze politiche alla University of Wisconsin, Madison. Wolfgang Streeck è professore di Sociologia e Relazioni industriali alla University of Wisconsin, Madison. Stephen Tindale è consigliere politico del deputato Chris Smith, ministro ombra dell’Ambiente.”,”TEOP-092-FL” “MILIBAND Ralph”,”Parliamentary Socialism. A Study in the Politics of Labour.”,”Ralph Miliband (1924-1994) è stato una figura intellettuale chiave della sinistra britannica. E’ stato il fondatoredel ‘Socialist Register’ e autore di ‘Marxism and Politics. The State in Capitalist Society’, ‘Socialism for a Sceptical Age’. Aveva una cattedra di politica all’Università di Leeds. Ha pure insegnato alla London School of Economics, alla Brandeis di Boston, York University di Toronto, City University di New York. Capitolo V. Lo Sciopero Generale (1926). Il ‘Red Friday’ (1925) e le sue conseguenze. Il timore del successo. Le conseguenze della disfatta’ (pag 121-151)”,”MUKx-215″ “MILIOUKOV P.N. (MILIUKOV Pavel Nikolaevich)”,”Essai sur l’histoire de la civilisation russe.”,”MILIOUKOV Pavel Nikolaevich, professore all’università di Mosca.”,”RUSx-151″ “MILIOUKOV P. (MILIUKOV)”,”La Politique Extérieure des Soviets.”,” Trotsky ministro degli esteri aveva cominciato con la collaborazione di un ‘matelot à demi lettré, Markine, la pubblicazione dei trattati segreti della Russia con gli alleati (pag 17) Delegazione bolscevica a Brest Litovsk: Joffe, Karakhan, Kamenev e altri (pag 17)”,”RIRO-361″ “MILIOUKOV Paul (MILIUKOV) SEIGNOBOS Ch. EISENMANN L.; collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”Histoire de Russie. Tome I. Des origines a la mort de Pierre le Grand.”,”Collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”RUSx-155″ “MILIOUKOV Paul (MILIUKOV) SEIGNOBOS Ch. EISENMANN L.; collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”Histoire de Russie. Tome II. Les successeurs de Pierre le Grand. De l’autocratie appuyée sur la noblesse à l’autocratie bureaucratique.”,”Collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”RUSx-156″ “MILIOUKOV Paul (MILIUKOV) SEIGNOBOS Ch. EISENMANN L.; collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”Histoire de Russie. Tome III. Réformes, réaction, révolutions.”,”Collaborazione di Camena D’ALMEIDA G. DANILOV P. GRONSKY A. KIZEVETTER V. MIAKOTINE B. MIRKINE-GUETZEVITCH L.. NIEDERLE”,”RUSx-157″ “MILIZIA Francesco a cura di Giulio NATALI”,”Dell’ arte di vedere nelle belle arti del disegno secondo i principii di Sulzer e di Mengs.”,”Arte. Grecia, Roma, il gotico. “”Quale distinzione dunque tra opere greche e latine? Quelle che noi diciamo greche, non sono forse che opere degli schiavi e de’ liberti romani, copiate da originali greci, o ad imitazione del gusto greco; siccome le opere da noi supposte romane possono essere produzioni di mano greca già vacillante. La disgrazia portò che si tralasciasse il buon cammino, delicatezza, eleganza di forme, di proporzioni, di contorni; di attitudini, onde risultava un tutto ammirabile da qualunque luogo e in qualsisia lume si riguardasse, non so come si passò ad una goffezza, non più egizia, ma gotica, inerte, acutangola, in guisa che tutta l’ espressione si dové mettere in cartelle uscite dalla bocca delle sfigurate figure.”” (pag 86-87)”,”VARx-197″ “MILL John Stuart”,”Pagine scelte.”,”Mill (John Stuart), filosofo, sociologo ed economista inglese (Londra 1806 – Avignone 1873), figlio di James. Nell’ Autobiografia (1873) egli rievocò con grande finezza la sua infanzia di fanciullo prodigio, che a otto anni leggeva già correntemente nelle loro lingue i classici latini e greci, la sua carriera di funzionario della Compagnia delle Indie, il suo breve matrimonio felice, le sue esperienze di studioso e di pubblicista impegnato nelle più aspre battaglie radicali del suo tempo. Esordì come scrittore collaborando al Traveller, alla Westminster Review, della quale fu anche direttore (1835-1840), alla Edinburgh Review, all’Examiner. Godette di vastissima rinomanza e nel 1865 entrò ai Comuni quale deputato del collegio di Westminster. Come studioso di logica e di gnoseologia il Mill ripropose un empirismo rigoroso e radicale, che si riallacciava al pensiero di Hume. Si può parlare solo di ciò che è attestato dall’esperienza, mentre gli asserti metafisici restano al di là di ogni possibile verifica logica. Le verità assiomatiche sono il residuo sintetico”,”TEOP-077″ “MILL John Stuart”,”Principi di economia politica.”,”””E’ il commercio che sta rapidamente rendendo la guerra una cosa antiquata, rafforzando e moltiplicando gli interessi personali che sono in naturale opposizione con essa. E non è esagerato affermare che la grande estensione e il rapido incremento del commercio internazionale, rappresentando la principale garanzia della pace del mondo, sono il grande fattore permanente del progresso ininterrotto delle idee, delle istituzioni e del carattere della stirpe umana. (pag 550).”,”ECOT-055″ “MILL John Stuart”,”Considerazioni sul governo rappresentativo.”,”””Così la caccia alle cariche pubbliche è una forma di ambizione alla quale la nazione inglese è quasi estranea. Eccezion fatta per qualche famiglia, sul cui cammino si trovano già distribuite le cariche pubbliche, le idee degli Inglesi sul modo di farsi strada nella vita hanno una direzione totalmente opposta: quella del successo nel commercio od in una professione. Essi hanno il più grande disgusto per gli individui o per i partiti politici che non fanno che disputarsi le cariche pubbliche; e nulla ispira loro maggiore antipatia che la moltiplicazione degli impieghi pubblici, cosa invece quanto mai popolare nelle nazioni continentali che, incancrenite nella burocrazia, preferirebbero pagare delle tasse più alte piuttosto che diminuire le possibilità individuali di ottenere delle cariche””. (pag 81)”,”TEOP-161″ “MILL John Stuart”,”Autobiografia.”,”Mill (John Stuart), filosofo, sociologo ed economista inglese (Londra 1806 – Avignone 1873), figlio di James. Nell’ Autobiografia (1873) egli rievocò con grande finezza la sua infanzia di fanciullo prodigio, che a otto anni leggeva già correntemente nelle loro lingue i classici latini e greci, la sua carriera di funzionario della Compagnia delle Indie, il suo breve matrimonio felice, le sue esperienze di studioso e di pubblicista impegnato nelle più aspre battaglie radicali del suo tempo. Esordì come scrittore collaborando al Traveller, alla Westminster Review, della quale fu anche direttore (1835-1840), alla Edinburgh Review, all’Examiner. Godette di vastissima rinomanza e nel 1865 entrò ai Comuni quale deputato del collegio di Westminster. Come studioso di logica e di gnoseologia il Mill ripropose un empirismo rigoroso e radicale, che si riallacciava al pensiero di Hume. Si può parlare solo di ciò che è attestato dall’ esperienza, mentre gli asserti metafisici restano al di là di ogni possibile verifica logica. Le verità assiomatiche sono il residuo sintetico di fatti costantemente osservati e le previsioni ragionevoli si fondano solo sulla probabile ripetizione del già accaduto: si può dire ‘questo sarà’ solo in connessione a ‘questo è stato’. La nozione di causalità, che è la regola di successione necessaria a cui vengono ricondotte tutte le leggi naturali, è essa stessa risultato della generalizzazione induttiva. Per sfuggire da un lato alle conseguenze soggettivistiche dell’ empirismo gnoseologico e per evitare dall’altro asserzioni dogmatiche non verificabili Mill identifica sottilmente quello che si chiama ‘mondo esterno’ con la ‘possibilità permanente di sensazioni’. Come studioso di etica e di economia Mill approfondì e arricchì di risonanze altruistiche l’ utilitarismo di Bentham, sostenendo ottimisticamente che il progresso della civiltà è contrassegnato dalla crescente incidenza della considerazione del bene dell’ umanità nella determinazione delle scelte utilitaristiche individuali. Le ingiustizie della società non sono una conseguenza fatale delle leggi dell’ economia: sono sempre possibili interventi correttivi da parte dello Stato e del costume, se non nella fase della produzione dei beni, certamente in quella della distribuzione. In questo senso Mill, che era stato un lettore attento e critico di Saint-Simon e di Comte, sembra propendere per una sorta di socialismo moderato, nel quale il limite dell’ intervento del potere pubblico è comunque fissato dalle frontiere invalicabili delle libertà individuali. Il suo scritto La libertà (1854) è considerato giustamente una trattazione classica del problema della coesistenza di giustizia e libertà ed è un esempio dello spirito spregiudicato con cui egli affrontava i più scottanti temi di attualità. A questo proposito va ricordata la sua campagna per i diritti della donna e per il suffragio femminile, condotta in parlamento con vari interventi e davanti all’ opinione pubblica con il volume La servitù delle donne (1869). In tema di religione, infine, il Mill professò una ‘religione dell’ umanità’ di ispirazione comtiana, integrata dalla fede nell’ esistenza di uno Spirito superiore, non onnipotente né onnisciente, alla cui faticosa opera di perfezionamento del mondo ogni uomo deve collaborare. Altre opere: Sistema di logica deduttiva e induttiva (1843), Princìpi di economia politica (1848), Il governo rappresentativo (1860), L’utilitarismo (1861), A. Comte e il positivismo (1865), Esame della filosofia di sir W. Hamilton (1865), Tre saggi sulla religione (postuma, 1874). (RIZ)”,”FILx-262″ “MILL John Stuart, a cura di Mario BACCIANINI”,”L’ utilitarismo. (Tit.orig.:Utilitarianism)”,”Dello stesso autore : ‘Sulla libertà’, (Tasco, 157) MILL John Stuart (1806-1873) si è formato sotto la guida di Jeremy BENTHAM, e diede organica sistemazione alla tradizione dell’ empirismo inglese. Liberale ostile ad ogni forma di socialismo che avrebbe limitato la libertà individuale, MILL si pronunciò per una politica di riforme istituzionali per realizzare un “”governo per tutti””. “”Quando però una legge è ritenuta ingiusta, la si considera tale allo stesso modo in cui si ritiene ingiusta la sua violazione: la violazione di un diritto altrui, il quale in questo caso non può essere un diritto legale, la si qualifica in un modo differente definendola anche diritto morale. Possiamo affermare, quindi, che un secondo caso di ingiustizia consiste nel sottrarre a un individuo ciò su cui ha un diritto morale””. (pag 83)”,”TEOP-210″ “MILL John Stuart, a cura di Mario BACCIANINI”,”La schiavitù delle donne. (Tit.orig.: The Subjection of Women)”,”MILL John Stuart (Londra 1806 – Avignone 1873) si è formato sotto la guida di Jeremy BENTHAM, e diede organica sistemazione alla tradizione dell’ empirismo inglese. Liberale ostile ad ogni forma di socialismo che avrebbe limitato la libertà individuale, MILL si pronunciò per una politica di riforme istituzionali e distributive per realizzare un “”governo per tutti”” e maggiore giustizia. “”Il complimento che si fa alle donne sulla loro superiore bontà morale fa il paio con il rimprovero che si muove loro di esere maggiormente soggette ai pregiudizi morali. Si dice che le donne non siano capaci di resistere alle loro personali parzialità; che, nelle questioni gravi, le loro simpatie e antipatie falsino il loro giudizio. Ammesso che sia così, resta ancora da dimostrare che le donne siano più spesso fuorviate dai loro sentimenti personali di quanto gli uomini lo siano dai loro personali interessi””. (pag 142)”,”DONx-021″ “MILL John Stuart, a cura di Sergio PARRINELLO”,”Saggi su alcuni problemi insoluti dell’ economia politica.”,”Influenza consumi su produzione.(pag 41) “”Il capitale, sia di un individuo che di una nazione, consiste a nostro avviso, di tutte le cose che hanno un valore di scambio e che l’ individuo o la nazione possiedono a scopo produttivo e non per il godimento improduttivo del proprietario. TUtte le merci invendute costituiscono quindi una parte del capitale nazionale e del capitale del produttore o commerciante a cui appartengono. E’ vero che gli utensili, i materiali e le merci con cui si mantiene il lavoratore sono le uniche merci che servono direttamente alla produzione: e se io ho un capitale in moneta o in merci in magazzino, posso impiegarli come mezzi di produzione solo nella misura in cui essi possono essere scambiati con le merci che direttamente portano a quel fine. Ma può darsi che il cibo, le macchine ecc. che saranno infine comprati con le merci del mio magazzino, non si trovino nel paese in questo momento, o addirittura che non esistano nemmeno. Se, dopo aver venduto le merci, con il denaro ricavato assumo operai e li faccio lavorare, sto senz’altro impiegando capitale, anche se il grano che questi operai compreranno con il denaro sotto forma di pane, è ora immagazzinato a Danzica o forse non è ancora nato.”” (pag 48)”,”ECOT-117″ “MILL John Stuart”,”Essais sur la religion.”,”””Le systéme de la nature considéré dans son ensemble, ne peut avoir eu pour objet unique ou même des autres êtres sensibles. Le bien que la nature leur fait est principalement le résultat de leurs propres efforts. Tout ce qui, dans la nature, fournit une indication d’un dessein bienfaisant prouve que la bienfaisance de l’ être qui l’a conçu ne dispose que d’une puissance limitée, et que le devoir de l’ homme et de coopérer avec les pussiances bienfaisantes, non pas en imitant le cours de la nature, mais en faisant des efforts perpétuels pour l’ amender, et pour rapprocher de plus en plus d’ un type élevé de justice et de bonté, cette partie de la nature sur laquelle nous pouvons étendre notre puissance””. (pag 62) “”Un solo vantaggio, ben debole però, che le religioni soprannaturali possiederanno necessariamente sempre sulla religione dell’ Umanità, è che queste offrono all’ individuo una prospettiva di una vita dopo la morte.”” (pag 111) “”Naturalmente e generalmente, non sono le persone felici che desiderano più vivamente un prolungamento della vita presente, o di una vita a venire. Quelli che hanno goduto di una parte di felicità possono sopportare la perdita dell’ esistenza, ma è duro morire senza aver mai vissuto””. (pag 111)”,”TEOP-318″ “MILL John Stuart, a cura di Biancamaria FONTANA”,”Principi di economia politica. Prima parte.”,”MILL John Stuart, Nell’introduzione il Becattini conduce anche una critica a Marx del tenore seguente.: “”A parte ogni altra considerazione di ordine più generale, che non è qui il caso di fare, a me pare che Marx sopravvaluti l’estensione e la vitalità del nucleo strettamente capitalistico della realtà economico-sociale dell’Inghilterra vittoriana”” (pag 40), ecc. Mill: sui salari. (pag 515)”,”ECOT-269″ “MILL John Stuart, a cura di Biancamaria FONTANA”,”Principi di economia politica. Seconda parte.”,”MILL John Stuart, “”Arriviamo così alla proposizione fondamentale che questo capitolo ha lo scopo di stabilire (‘Della tendenza dei profitti verso un minimo’, ndr). Quando un paese gode da molto tempo di una larga produzione e di un alto reddito medio da cui può compiere il risparmio, e quando perciò vi sono da lungo tempo i mezzi per un forte aumento annuo del capitale (qualora il paese non abbia, come l’America, una vasta riserva di terra fertile tuttora inutilizzata) è segno che in quel paese il saggio di profitto è generalmente molto vicino al minimo, e che quindi il paese sta per entrare nello stato stazionario. Non voglio dire con questo che nessuno dei grandi paesi d’Europa stia per raggiungere effettivamente tale stato, né che il capitale non renda tuttora un profitto considerevolmente maggiore di quello strettamente necessario per indurre la gente a risparmiare e a accumulare. Voglio dire soltanto che basterebbe poco tempo per ridurre i profitti al minimo, se il capitale continuasse ad aumentare al ritmo attuale, senza che nel frattempo si verificasse alcuna circostanza che esercitasse una tendenza all’aumento del saggio del profitto. L’espansione del capitale raggiungerebbe presto il suo limite ultimo, se quel limite stesso non si spostasse continuamente, in modo da lasciare maggiore spazio”” (pag 979)”,”ECOT-270″ “MILL James Stuart, a cura di Bianca Maria FONTANA”,”Principi di economia politica. Parte I.”,”6 MILL James Stuart, a cura di Bianca Maria FONTANA, Principi di economia politica. Parte I. IL SOLE 24 ORE. MILANO. 2010 pag 616 8° introduzione di Giacomo BECATTINI, (pag 9-63) nota biografica e bibliografica (pag 65-75), prefazione note; I grandi classici dell’economia, 6. [‘Secondo i Fourieristi nessun lavoro utile può riuscire naturalmente o necessariamente sgradevole, a meno che sia considerato disonorevole, o che sia eccessivo, oppure che manchi dello stimolo della partecipazione e dell’emulazione. Essi sostengono che in una società in cui non vi sia nessuna classe oziosa e nessuno spreco di lavoro, non è necessario che nessuno sopporti fatiche eccessive, mentre attualmente una enorme quantità di lavoro viene sprecata in cose inutili, e che in una società del genere verrebbe tratto grande vantaggio dal principio di associazione del lavoro che contribuirebbe sia ad accrescere l’efficienza della produzione, sia ad economizzare nel consumo. Essi ritengono che altre condizioni per rendere attraente il lavoro verrebbero create facendo eseguire ogni tipo di lavoro da parte di gruppi sociali, mentre ciascun individuo potrebbe simultaneamente appartenere, a suo piacimento, ad un qualsiasi numero di tali gruppi; il grado e la posizione dell’individuo entro ciascuno dei gruppi verrebbero determinati dal livello delle prestazioni che secondo il giudizio dei suoi compagni, egli sarebbe in grado di dare. Sulla base della diversità di gusti e di talenti che esiste in genere tra i diversi individui, si deduce che ogni membro della comunità farebbe parte di diversi gruppi, addetti ad occupazioni di vario genere, sia fisiche che intellettuali; e sarebbe in grado di occupare in ciascuno un posto più o meno alto; in modo tale che ne risulterebbe in pratica una eguaglianza reale, o, almeno, una situazione più vicina all’eguaglianza di quanto si potrebbe supporre a prima vista; e questo non reprimendo, ma al contrario sviluppando al massimo, le qualità naturali che ciascun individuo possiede. Anche da una così breve esposizione dovrebbe risultare chiaro che questo sistema non fa violenza a nessuna delle leggi generali dalle quali è influenzato il comportamento umano, anche nell’attuale stato imperfetto di educazione morale ed intellettuale; e che sarebbe eccessivamente precipitoso e avventato giudicare il sistema stesso incapace di successo, o non in grado di realizzare gran parte delle speranze che i suoi sostenitori ripongono in esso. Per questa, come per tutte le altre forme di socialismo, la cosa da auspicare, e che i suoi sostenitori hanno il diritto di pretendere, è la possibilità di una prova’ (pag 352-353)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org]”,”ECOT-321″ “MILL James Stuart, a cura di Bianca Maria FONTANA”,”Principi di economia politica. Parte II.”,”7 Tendenza dei profitti verso un minimo e conseguenze (pag 972, 990) “”La tendenza dei profitti a scendere con il progredire della società, che si è osservata nel capitolo precedente, era stata da tempo riconosciuta dagli scrittori su questioni relative all’industria e al commercio; ma poiché allora non si conoscevano le leggi che regolano i profitti, il fenomeno venne ascritto ad una causa errata. Adam Smith riteneva che i profitti fossero determinati da quella che egli chiamava la concorrenza dei capitali; e concluse che quando il capitale cresceva, questa concorrenza dovesse aumentare anch’essa, e i profitti dovessero scendere. Non è chiaro a che genere di concorrenza si riferisse qui Adam Smith. Le sue parole, nel capitolo sui profitti del capitale (‘Ricchezza delle Nazioni’, Libro I, cap. I), sono le seguenti: «Quando i capitali di molti ricchi mercanti si rivolgono allo stesso commercio, la loro concorrenza reciproca tende naturalmente ad abbassarne il profitto; e quando vi è un analogo aumento di capitali in tutti di diversi commerci, condotti nella stessa società, quella stessa concorrenza deve produrre lo stesso effetto in tutti». Questo passo ci porterebbe a inferire che, secondo Adam Smith, il modo in cui la concorrenza di capitali abbassa i profitti è quello di diminuire i prezzi; essendo questo il modo comune con il quale un accresciuto investimento di capitale in un dato settore abbassa i profitti in quel settore. Ma se era questo che intendeva, egli trascurò la circostanza che la discesa dei prezzi, se è limitata a una sola merce, abbassa realmente i profitti del produttore, ma non ha più tale effetto non appena si estende a tutte le merci; infatti, quando tutte le cose sono diminuite di prezzo, nessuna è in realtà diminuita, se non nominalmente; e anche calcolate in moneta, le spese di ciascun produttore sono diminuite quanto i suoi ricavi. A meno che il lavoro non sia la sola merce che non è diminuita di prezzo, mentre tutte le altre sono diminuite; nel qual caso, quello che in effetti si è verificato è un aumento dei salari; ed è questo, e non la discesa dei prezzi, che ha ridotto i profitti del capitale. Vi è un altro elemento che sfuggì all’indagine di Adam Smith: che la ipotizzata concorrenza di capitali, è un fenomeno che non può avere luogo. I prezzi non sono determinati soltanto dalla concorrenza dei venditori, ma anche da quella dei compratori; dalla domanda oltre che dall’offerta. La domanda che influisce sui prezzi in moneta consiste in tutta la moneta nelle mani della comunità destinata ad essere spesa per l’acquisto di merci; e finché non diminuisce il rapporto di questa quantità di moneta con le merci, non vi è nessuna caduta generale dei prezzi. Ora, comunque il capitale possa aumentare, e dare luogo a una maggiore produzione di merci, una quota parimente proporzionale di tale capitale verrà assorbita dalla produzione o importazione di moneta, e la quantità di moneta aumenterà nello stesso rapporto della quantità di merci. Infatti, se non fosse così, e se quindi la moneta, come vuole quella teoria, venisse ad assumere un potere d’acquisto sempre maggiore, coloro che la producono o la importano otterrebbero profitti sempre crescenti; e questo non potrebbe accadere senza attirare lavoro e capitale in quella occupazione, sottraendoli ad altre. Se si dovesse realmente verificare una generale riduzione dei prezzi, e un aumento di valore della moneta, questo potrebbe essere soltanto in conseguenza di un aumento del costo di produzione, causato dal progressivo esaurimento delle miniere”” (pag 972-973) Delle interferenze del governo basate su teorie erronee (pag 1196) “”Le teorie errate di economia politica, che hanno arrecato tanto danno nel passato, sono ora completamente screditate presso coloro che non sono rimasti indietro rispetto al progresso generale dell’opinione pubblica; e poche delle leggi che furono un tempo fondate su quelle teorie, continuano ancora a deformare il libro degli statuti. Poiché i principi sui quali si basa la loro confutazione sono già stati esposti in altre parti di questo trattato, ci possiamo accontentare qui di poche e brevi indicazioni. Fra queste teorie erronee, quella più notevole è la dottrina della protezione dell’industria nazionale: espressione che indica la proibizione, o lo scoraggiamento mediante forti dazi, di importare quelle merci che possono essere prodotte nel paese. Se la teoria che questo sistema implica fosse stata corretta, le conclusioni pratiche fondate su di essa non sarebbero state irragionevoli. La teoria era che acquistare le cose prodotte nel paese rappresentasse un vantaggio nazionale; e che introdurre merci estere fosse in generale una perdita nazionale. Poiché nello stesso tempo era anche evidente che l’interesse del consumatore è di acquistare merci estere dando la precedenza su quelle nazionali ogniqualvolta le prime sono a miglior prezzo o migliori, l’interesse del consumatore appariva da questo punto di vista contrario all’interesse pubblico; era certo che il consumatore, se fosse stato lasciato alle sue stesse preferenze, avrebbe fatto quello che secondo la teoria era dannoso per il pubblico. Abbiamo tuttavia mostrato nelle nostre analisi degli effetti del commercio internazionale, così come era stato spesso mostrato da scrittori precedenti, che l’importazione di merci estere, nel corso ordinario del commercio, non ha mai luogo se non quando essa, dal punto di vista economico, è un vantaggio nazionale, perché da fa sì che si ottenga lo stesso ammontare di merci con un minor costo di lavoro e di capitale per il paese. Quindi proibire questa importazione, o imporre dazi che la impediscano, significa rendere il lavoro e il capitale del paese meno efficienti nella produzione di quanto sarebbero stati altrimenti, e produrre forzatamente una distruzione della differenza fra il lavoro e il capitale necessari per la produzione della merce nel paese, e quelli che sarebbero necessari per produrre le cose con le quali la merce si può acquistare dall’estero. La perdita nazionale prodotta in questo modo è misurata dall’eccedenza del prezzo al quale la merce è prodotta, rispetto al prezzo al quale si potrebbe importarla”” (pag 1197-1198)”,”ECOT-322″ “MILL Giovanni Stuart (John Stuart)”,”La Libertà.”,”Critica della teoria calvinistica (pag 93) “”La ‘tirannia del costume’ è generalmente un ostacolo all’avanzamento dell’umanità, in quanto tende ostinatamente a combattere quella disposizione a conseguire il meglio, che si chiama, secondo le circostanze, spirito di libertà, o spirito di progresso e di miglioramento”” (pag 107)”,”TEOP-504″ “MILL John Stuart, a cura di Michele PROSPERO”,”Considerazioni sul governo rappresentativo.”,”Esponente tra i più significativi del liberalismo ottocentesco inglese, Stuart Mill (1806-1873) affronta in quest’opera, che inaugura il confronto fra la tradizione liberale e i problemi della società di massa, le dinamiche istituzionali e le contraddizioni della democrazia rappresentativa, tra esigenze di allargamento del suffragio e timori di una tirannia della maggioranza.”,”TEOP-072-FL” “MILL John Stuart”,”Saggio sulla libertà.”,”J. Stuart Milla nasce a Londra nel 1806. Cresce in uno degli ambienti intellettuali più vivi di quegli anni, quello degli utilitaristi raccolti attorno alla figura di J. Bentham.”,”TEOP-008-FRR” “MILL John Stuart”,”La libertà. (1925)”,”Pubblicato in inglese nel 1859, è il capolavoro di J.S. Mill (1806-1873). Fu edito da Gobetti nel 1925 come uno degli “”scritti fondamentali della nostra cultura politica””, e fu corredato dalla prefazione di Luigi Einaudi, suo professore e maestro di liberalismo. [Comitato per le Edizioni Gobettiane Presidente Bartolo GARIGLIO Vicepresidente Mario DOGLIANI Componenti: Gian Luigi BECCARIA, Luigi Bonanate, Gian Mario BRAVO, Giovanni CONSO (+), Luciano GALLINO (+), Agostino GIOVAGNOLI, Francesco MALGERI, Claudio PAVONE (+), Cesare PIANCIOLA, Marco REVELLI, Mariuccia SALVATI, Marco SCAVINO, Carlo Augusto VIANO, Giuseppe ZACCARIA, Segreteria Gabriela CAVAGLIA’, Note storico-archivistiche Pierangelo GENTILE e Alessia PEDIO] (al 2017)”,”FILx-009-FMB” “MILLAT Gilbert a cura”,”La classe ouvrière britannique, XIXe-XXe siècles. Proscrits, patriotes, citoyens.”,”Saggi di Patrice BOUCHE Nelly GRAZIANI Jean-Pierre NAVAILLES Olivier ESTEVES Philippe VERVAECKE Claire BOWEN Gilbert MILLAT Antoine CAPET Emmanuelle AVRIL MILLAT Gilbert il coordinatore di quest’opera è maitre de conferences all’ Università Charles de Gaulle – Lille 3 e responsabile dell’ Atelier Septentrional d’ Etudes et de Recherches en Civilisation Britannique (ASERCIB). Specialista del periodo tra le due guerre e del disegno di stampa, ha diretto la pubblicazione ‘Approches iconographiques de la civilisation britannique’ (Rennes, 2002). La costruzione di una “”razza laboriosa”” intorno a Mersey (1880-1930) (pag 105) “”Se, nel 1909, in ‘Unemployment: A Problem of Industry’, William Beveridge intravedeva delle soluzioni a questo disfunzionamento dell’ economia, egli ammetteva tristemente nel 1930: “”La disoccupazione in Gran Bretagna dalla guerra in poi trascende in scala ogni esperienza degli anni precedenti””””. (pag 191)”,”MUKx-143″ “MILLER Perry”,”Lo spirito della Nuova Inghilterra. Da colonia a provincia.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO”,”USAS-060″ “MILLER George A.”,”Linguaggio e parola.”,”G.A. MILLER insegna psicologia alla Princeton University. E’ stato uno dei primi a tentare un’ applicazione della teoria dell’ informazione al campo della percezione e della memoria umana.”,”SCIx-110″ “MILLER Edward”,”Prince of Librarians. The Life and Times of Antonio Panizzi of the British Museum. (Estratto)”,”Testo parziale. “”Since his appointment to the head of the Printed Book Department, the library has incerased by nearly 200.000 volumes (…) It was mainly to his exertions and owing (…) that the increase of the annual grant to 10.000 l. took place.”” (pag 182) Rapporti conflittuali con Carlyle per la Reading Room. (pag 213)”,”ARCx-029″ “MILLER John C.”,”Origini della Rivoluzione Americana. Volume primo.”,”MILLER John C. è nato a Santa Barbara, California, nel 1907. Si è laureato a Harvard e ha insegnato prima in Pennsylvania e dal 1949 alla Stanford University (California)”,”USAG-073″ “MILLER John C.”,”Origini della Rivoluzione Americana. Volume secondo.”,”MILLER John C. è nato a Santa Barbara, California, nel 1907. Si è laureato a Harvard e ha insegnato prima in Pennsylvania e dal 1949 alla Stanford University. Ha pubblicato altri libri su questo argomento.”,”USAG-074″ “MILLER Jamie”,”Once Were Warriors: Wilfred Burchett, Robert Manne and the Forgotten History War.”,”In bibliografia alcuni lavori autobiografici di Wilfred Burchett Sostegno di W. Burchett ai regimi comunisti dell’Est”,”STOx-220″ “MILLER Tom”,”China’s Urban Billion. The story behind the biggest migration in human history.”,”Acknowledgements, Map of China, Introduction The Biggest Migration in Human History, Conclusion Civilizing the Cities, Bibliography, Index. MILLER Tom è ‘managing editor della rivista ‘China Economic Quarterly’ ed ex-corrispondente da Pechino di ‘South China Morning Post’. Si è laureato in studi cinesi presso la School of Oriental and African Studies di Londra.”,”MCIx-064″ “MILLER Paul B.”,”From revolutionaries to citizens. Antimilitarism in France, 1870-1914.”,”Paul B. Miller is Assistant Professor of History at Western Maryland College Frequentemente citata l’ AIA (Association Internationale Antimilitariste) La questione della diserzione: un problema più personale che politico. “”For the Socialist Party, the issue of desertion was never really at stake because antimilitarism began with army reform and international cooperation. Hervé, with a few exceptions, did not favor it as a means of propaganda, and Jaurés, Vaillant, and Guesde did not even consider it. If they had anything to add to the issue, it appeared in an October 1913 article in ‘Le Conscrit’ in which Compère-Morel urged conscripts unfortunate enough to be in the first class (where military service increased from two to three years): “”Go to the caserne!””. The socialist aim of eliminating permanent armies would take “”men of will, energy, and character””, he argued, not the kind who deserted (88). Although antimilitarists accepted desertion in varying degrees, most did not actively promote it as doctrine. This had not always been the case. In the 1890s Jean Grave wrote: “”If, in spite of everything, the blood mounts to your brain, making you ‘see red?’. Well, there is only one way: to not set foot in this prison. …If you want to remain men, do not be soldiers; if you do not know how to stomach the humiliations, do not put on the uniform”” (89). By 1909 Grave had toned down his language, suggesting that desertion was an “”affair of temperament”” rather than a form of protest (90). Although calls for desertion might resonate after working-class uprisings, as in the July-August 1908 issues of ‘La Guerre Sociale’ that garnered a judicial investigation, most antimilitarists in the early 1900s considered desertion “”an absolutely personal and private matter””. Thus to encourage desertion, Charles Desplanques wrote in Grave’s ‘Les Temps Nouveaux’, was a “”serious mistake”” with respect both to the individual and to propaganda in general (91). In this attempt to compromise the idea with the act, antimilitarism was less a code for conduct than a means of expressing personal frustration”” (pag 134) [(88) ‘Le Conscrit, October 1913; (89) Jean Grave, ‘La Société mourante et l’anarchie’ (Paris: Tresse et Stock, 1893), p. 170; (90) Jean Grave, “”Que faire””, Les Temps Nouveaux, January 30, 1909; (91) Charles Desplanques, “”La Désertion””, Les Temps Nouveaux, December 26, 1908]”,”MFRx-366″ “MILLER Floyd”,”The Electrical Genius of Liberty Hall. Charles Proteus Steinmetz.”,”Floyd Miller è stato giornalista autore ed editore e persino annunciatore radio ed attore.”,”SCIx-424″ “MILLER Stuart T.”,”Mastering Modern European History.”,”Stuart Miller is Head of the Continuing Education Unit at the University of Sunderland. He has many years’ experience of taching history in both schools and higher education. This book covers all the essential information you need to learn and master modern European history. List of illustrations, List of maps, List of figures, Preface to the second edition, Acknowledgements, Note on names and distances, Questions, Further reading, Index, Palgrave Master Series,”,”EURx-040-FL” “MILLER John C.”,”Origini della Rivoluzione Americana. Volume primo.”,”MILLER John C. è nato a Santa Barbara, California, nel 1907. Si è laureato a Harvard e ha insegnato prima in Pennsylvania e dal 1949 alla Stanford University (California) “”Charles Townshend contribuì in modo decisivo ad affrettare la Rivoluzione Americana; appartiene quindi a quel gruppo di statisti inglesi, che, inconsapevolmente, favorirono la nascita degli Stati Uniti d’America”” (pag 405)”,”USAG-005-FV” “MILLER Martin A. a cura, saggi di BURDZHALOV E.N. FIGES Orlando RABINOWITCH Alexander ROSENBERG William CLEMENTS Barbara Evans FITZPATRICK Sheila SUNY Ronald G. SMITH Steve”,”The Russian Revolution. The Essential Readings.”,”Martin Miller is a Professor of History and of Slavic Languages and Literature at Duke University and is the author of a number of books including Kropotkin, The Russian Revolutionary Emigrés, 1825-1870 and most recently, Freud and the Bolsheviks: Psychoanalysis in Imperial Russia and the Soviet Union. Acknowledgments, Editor’s Introduction, Conclusions and Prospects, Index, Blackwell Essential Readings in History,”,”RIRO-165-FL” “MILLER John C.”,”Origini della Rivoluzione Americana. Volume secondo.”,”John C. Miller è nato a Santa Barbara, California, nel 1907. Si è laureato a Harvard e ha insegnato prima in Pennsylvania e dal 1949 alla Stanford University. Ha pubblicato altri libri su questo argomento. “”Nel 1774 era ancora vivo nella Nuova Inghilterra il ricordo del Massacro di Boston, e l’odio così a lungo represso contro il controllo militare delle truppe britanniche giustificava la titubanza degli Whigs del Sud di fronte a ua possibile alleanza con la Nuova Inghilterra. I bostoniani non erano ancora riusciti a dimenticare lo spettacolo dei “”cadaveri rimasti a terra in un lago di sangue, nei pressi del palazzo della Borsa””. Il 5 marzo di ogni anno si teneva un discorso commemorativo in cui si rievocavano in termini sempre più foschi gli orrori di quella notte”” (pag 616)”,”USAG-007-FV” “MILLER Susanne JEMNITZ János VADÁSZ Sándor SOLLE Zdenek FOSTER John Bellamy GREBING Helga HUDSON Kate SKRZYPCZAK Henryk CALLESEN Gerd BUSCHAK Willy DEBS Eugene AGOSTI Aldo AVINERI Shlomo BUCHARIN N. MILLER Susanne”,”Yearbook 2003 – International Labour Movement – Évkönyv 2003. A nemzetközi munkásmozgalom történetéból. XXIX évkönyv 2003.”,”Agosti Aldo, a Torinói Egyetem professzora. Pierre Broué, a Grenoble i Egyetem emeritus professzora.”,”MOIx-003-FV” “MILLER Perry”,”Lo spirito della Nuova Inghilterra. Il Seicento.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO “”E’ evidente che i Puritani adottarono il sistema di Ramo perché tornava utile al loro credo; la sua dialettica sembrava più valida della logica delle scuole per interpretare la Scrittura e la sua retorica più adatta a predicare l’autentico Verbo”” (pag 412) I seguaci di Ramo affermavano ancora di credere nell’unità inscindibile della conoscenza e in teoria ne riconoscevano le medesime basi nella mente divina”” (pag 413) Dialettica. Ramo, Pietro (fr. Pierre de la Ramée, latinizz. Petrus Ramus). – Filosofo (Cuts, Vermandois, 1515 – Parigi 1572). Il nome di R. è legato soprattutto alla riforma della dialettica (Dialecticae institutiones ad Lutetiae Parisiorum Academiam , 1543), cioè allo sforzo di elaborare una nuova logica, modellata sulla base del modo naturale di procedere del pensiero umano, in sostituzione dei formalismi e degli schematismi dell’aristotelismo scolastico. Di umili origini, riuscì a frequentare l’univ. di Parigi, e, datosi principalmente agli studi di logica, finì per sentire avversione per l’angustia mentale degli aristotelici che l’insegnavano. Nel 1536 ottenne il titolo di magister artium. Dopo alcuni anni di insegnamento a Parigi, pubblicò (1543) le Dialecticae institutiones ad Lutetiae Parisiorum Academiam e le Aristotelicae animadversiones. In queste opere, e specialmente nella prima, egli svolgeva la tesi della sua riforma della logica scolastica: ma la fiera opposizione degli aristotelici riuscì a ottenere che il re Francesco I le vietasse entrambe. Nonostante la condanna delle due opere, egli ottenne poi (1551) una cattedra all’università. Convertitosi (1561) al protestantesimo, fuggì da Parigi, dove tornò due anni dopo, ma dovette allontanarsene di nuovo (1567-68). Riparato in Germania e in Svizzera, tornò (1570) a Parigi, dove morì nella strage della notte di s. Bartolomeo. (…) Ma il nome di R. è legato soprattutto alla riforma di quest’ultima, che intese modellare sull’archetipo della «dialectica/””>dialectica naturalis», e quindi sul modo naturale di procedere del pensiero umano, nel quale possono essere distinti due momenti: quello della posizione del problema e della ricerca della soluzione, e quello della formulazione in forme linguistiche appropriate degli argomenti trovati; perciò la dialettica avrà due branche, secondo l’indicazione degli antichi tramandata da Cicerone: inventio/””>inventio (con trattazione dei loci come «sedes argumentorum», o topica) e dispositio/””>dispositio o iudicium (che si articola nella trattazione dell’enunciazione, del sillogismo e del metodo o sistema) (Trec)”,”USAS-060-B” “MILLER Perry”,”Lo spirito della Nuova Inghilterra. Da colonia a provincia.”,”Collezione di storia americana a cura di Mauro CALAMANDREI Vittorio DE CAPRARIIS Nicola MATTEUCCI Rosario ROMEO “”Per quanto mi è stato possibile mi sono attenuto all’intenzione generale di tutto il mio lavoro e cioè ho continuato qui a indicare con il termine “”mentalità”” quello che venne detto o fatto in pubblico. Per questo ho scarsamento attinto ai diari o alle carte private…”” (pag 13, prefazione dell’autore)”,”USAG-011-FV” “MILLER Charles”,”Khyber. British India’s North West Frontier. The Story of Imperial Migraine.”,”‘Khyber. La frontiera nord-occidentale dell’India britannica. La storia dell’emicrania imperiale.’ L’esercito britannico ha incontrato molte difficoltà nel passaggio del Khyber Pass tra l’India e l’Afghanistan nel XIX secolo. Il passaggio era una delle rotte principali per l’India britannica, ma era anche un’area di conflitto tra le tribù locali e l’esercito britannico. Le tribù locali erano abili nella guerriglia e nell’uso del terreno a loro vantaggio, il che ha reso difficile per l’esercito britannico il controllo del passaggio. Inoltre, il passaggio era noto per le sue condizioni meteorologiche estreme, che includevano temperature estremamente basse e nevicate abbondanti. Queste condizioni hanno reso difficile per l’esercito britannico il mantenimento delle sue linee di rifornimento e il movimento delle sue truppe 1.”,”UKIQ-009-FSD” “MILLER John C.”,”Origins of the American Revolution.”,”‘Durante la Rivoluzione Americana, la politica economica britannica giocò un ruolo cruciale nel fomentare il malcontento tra i coloni. Uno degli atti più controversi fu lo Stamp Act del 1765. Questo decreto imponeva una tassa su una vasta gamma di documenti stampati nelle colonie, inclusi giornali, contratti legali, licenze e carte da gioco 12. I coloni percepirono lo Stamp Act come un tentativo di limitare il loro autogoverno, poiché fino a quel momento erano le assemblee locali a emanare leggi fiscali. La reazione fu immediata e vigorosa: i delegati di nove colonie si riunirono a New York nell’ottobre del 1765 per esprimere le loro lamentele 1. La pressione dei mercanti britannici, danneggiati dal boicottaggio coloniale, portò all’abolizione della tassa nel marzo successivo 1. Tuttavia, la cancellazione dello Stamp Act non risolse i problemi finanziari della Gran Bretagna, che continuò a imporre nuove tasse, alimentando ulteriormente le tensioni che portarono alla guerra di indipendenza, 1, 2′ (copil.)”,”USAG-009-FSD” “MILLER Chris”,”Chip War. La sfida tra Cina e Usa per il controllo della tecnologia che deciderà il nostro futuro.”,”Chris Miller insegna Storia internazionale alla Fletcher School della Tufts University, nel Massachusetts. Scrive per il New York Times e il Wall Street Journal.”,”ASIE-040″ “MILLIKAN Ruth Garrett, a cura di Carlo MARLETTI”,”Delle idee chiare e confuse. Saggio sui concetti di sostanza.”,”Ruth GARRETT MILLIKAN è Professor of Philosophy all’Università del Connecticut. E’ autrice di ‘Language, Thought and Other Biological Categories (Mit press, 1984) e altro.”,”FILx-013-FB” “MILLOT Bernard”,”La guerre du Pacifique. 2. Le raz de marée américain (octobre 1943 – septembre 1945).”,”Nato a Parigi nel 1929, Bernard Billot è stato cartografo all’Institut Géographique National. Ha studiato il problema per vent’anni prima di scrivere questi due volumi. “”Le 14 juillet 1945, Oppenheimer et ses chercheurs, les militaires avec le général Groves en tête arrivèrent à Alamogordo. L’ambiance n’était pas à l’optimisme, car chacun des résponsables savait qu’en cas d’échec, le Congrès et le peuple américain leur demanderaient des comptes sur l’utilisation d’un milliard et demi de dollars accordés sans poser de questions dépuis le 6 novembre 1941. (…) Robert Oppenheimer, comme beaucoup de ses collègues, refaisait mentalement ses calcus: tout appréhendaient un cataclysme possible. Cette énorme énergie qui allait être libérée se consumerait-elle d’elle-même ou allait-il se produire une réaction en chaine globale? La tension nerveuse était à son comble et même le dynamique général Groves avait un visage fermé et attentif. Tous se posaient la question: “”Que va-t-il passer?””. Car rien, hormis les calculs, ne permettait des savoir de quel ordre et de quelle nature, cette nouvelle énergie allait se manifester. (…) Une gigantesque boule de feu de 1400 mètres de diamètre monta alors majesteuse et terrifiante vers le ciel. L’essai était réussi. (…) Robert Oppenheimer rédigea un message codé à l’intention du président Truman, qui se trouvait alors à la conférence de Potsdam: «Les bébés sont nés dans des conditions satisfaisantes»”” (pag 357-358)”,”QMIS-175″ “MILLOT Bernard”,”La guerre du Pacifique. 1. Le déferlement japonais (Decembre 1941 – septembre 1943).”,”Nato a Parigi nel 1929, Bernard Billot è stato cartografo all’Institut Géographique National. Ha studiato il problema per vent’anni prima di scrivere questi due volumi.”,”QMIS-175-A” “MILLOT Bernard”,”La guerra del Pacifico.”,”Gli insegnamenti (pag 1016-1018) ll Giappone fu sconfitto dal potenziale industriale americano, ma dispiegò grandi mezzi e buone capacità militari Tra gli insegnamenti tratti dalla guerra del Pacifico, risalta la parte essenziale avuta dall’aviazione. Fu l’arma aerea a consentire il capovolgimento delle forze nell’autunno del 1943, e fu inoltre l’arma aerea ad assicurare prima la possibilità, poi la riuscita delle molteplici operazioni anfibie che costituirono il tema del grande conflitto. L’aviazione divenne ovunque preponderante e, se svolse un compito importantissimo sul tronte europeo fu essenziale nella guerra del Pacifico. Il Giappone ne aveva afferrato prestissimo tutta l’importanza e si era gettato nel conflitto con un’arma aerea importante e moderna. Quest’arma prevalse a tal punto da sconvolgere i concetti tradizionali del dominio dei mari. Dopo l’avvento delle navi a vapore, la nave corazzata armata con cannoni aveva conquistato il primo posto sullo scacchiere navale ed era stata tramutata, dall’aumento progressivo del tonnellaggio e del calibro dei pezzi, nell’unità-chiave, nella nave capitale di tutte le flotte del mondo. La potenza della marina si misurava, ancora all’alba della seconda guerra mondiale, in base al numero delle corazzate, ma i primi mesi della guerra del Pacifico portarono a un cambiamente radicale, dimostrando che l’aviazione non soltanto minacciava la supremazia della corazzata, ma addirittura l’esistenza stessa di questo tipo di nave. Il più bell’esempio lo si può riscontrare nell’attacco giapponese conclusosi con la distruzione consecutiva delle corazzate britanniche ‘Prince of Wales’ e ‘Repulse’, affondate esclusivamente dall’aviazione nipponica. Il Giappone perdette inoltre due mastodontiche ‘Musashi’ e ‘Yamato’ sotto i coli dell’aviazione inbarcata americana. La corazzata cedette quindi il primo posto, nelle flotte mondiali, alla portaerei, nave certo più vulnerabile per definizione, ma di gran lunga più efficace e, soprattutto, in possesso di armi che giungevano più lontano. Questa fu l’origine delle battaglie combattute «al di là dell’orizzonte», nelle quali le navi non si affrontavano mai direttamente e in cui soltanto all’aviazione toccavano i compiti offensivo e difensivo. La guerra del Pacifico fu pertanto la consacrazione della portaerei al primo posto nelle flotte da combattimento e questo tipo di nave non smise di accrescere la propria importanza e la propria efficacia durante il conflitto. Gli americani si resero conto ben rpesto di tale metamorfosi delle tradizioni navali, e il numero, nonché la qualità delle portaerei che costruirono durante il conflitto, ebbero una influenza determinante sull’esito finale della guerra. La vulnerabilità apparente della portaerei, a causa delle sue dimensioni, della minore protezione corazzata, e delle enormi riserve di benzina, venne compensata ampiamente dai mezzi offensivi e dalla presenza di navi di scorta adibite particolarmente alla sua difesa. Per questo, del resto, furono organizzate le famose Task Forces americane, il cui nocciolo era costituito da una o più portaerei. Un simile insieme tattico consentiva alla portaerei di resistere agli attacchi più violenti, e in particolare a quelli dei Kamikaze nipponici. Riassumendo, il Giappone fu sconfitto dal potenziale industriale americano, ma i mezzi che spiegò e le capacità militari di cui diede prova non possono non essere ammirati. I suoi combattenti di tutte le armi meritano di essere salutati rispettosamente per il loro valore, il loro eroismo, e l’abnegazione che arrivava fino al sacrificio supremo. Nonostante l’indiscutibile vittoria riportata, gli Stati Uniti non hanno dimenticato l’aggressione giapponese a Pearl Harbor il 7 settembre 1941, attacco di sorpresa che, ricordiamolo, ebbe luogo prima dell’inizio ufficiale delle ostilità”” (pag 1016-1018). Nato a Parigi nel 1929, Bernard Millot è stato un appassionato studioso di storia dell’Estremo Oriente. Esperto in cartografia presso l’ Institut Géographique National, giornalista specializzato in problemi dell’aviazione e della marina, ha collaborato a importanti periodici tecnici europei. La guerra del Pacifico è il risultato di vent’anni di ricerche”” [Bernard Millot, ‘La guerra del Pacifico’, Mondadori editore, Milano, 1973]”,”QMIS-348″ “MILLOZZI Michele – FRIGERIO Alessandro – BUCHIGNANI Paolo”,”Per una lettura della “”Settimana Rossa”” (Millozzi) – Leoni d’agosto. De Gaulle, Hitler e Mussolini e lo scoppio della prima guerra mondiale (Frigerio) – Rivoluzione e nazione nel comunismo italiano (Buchignani).”,”Lo scoppio del conflitto rappresenta l’occasione della vita per i tre giovani, il soldato De-Gaulle (24 anni), il nullafacente Hitler (25 anni) e il giornalista Mussolini (31 anni) (pag 105) “”Mussolini invece sembra tentennare. La “”pancia”” della grande base proletaria, di cui è abilissimo a cogliere umori e passini, sembra ancora tenacemente attaccata all’idea della neutralità assoluta. Il 13 agosto scrive sull'””Avanti!””, a proposito della guerra, che “”Il proletariato può ‘subire’ questa tragica necessità finché sia impotente a liberarsene, ma non può accettarla e tanto meno esaltarla o invocarla”” (37). E rispondendo a Salvemini, che qualche giorno prima su “”L’Unità”” gli aveva chiesto come mai i socialisti, così favorevoli all’uso della violenza rivoluzionaria sul piano interno non lo fossero altrettanto su quello internazionale, scrive che l’appoggio a un intervento militare contro l’Austria avrebbe reso i socialisti simili ai guerrafondai, costringendoli a mettere in discussione i propri principi; oltrettutto, sarebbe stato difficile far digerire agli italiani, già salassati dalla guerra di Libia, un nuovo sacrificio economico. “”La guerra all’Austria sarebbe dunque – a prescindere da tutto il resto – la suprema delle follie””. Tanto pià che la neturalità che il partito Socialista ha caldeggiato, aggiunge, si risolve già in un vantaggio per la Triplice Intesa e in un danno per il blocco austro-tedesco. Quindi la parola d’ordine è una sola: “”Neutralità sino alla fine della guerra, neutralità che permetterà al momento buono – un intervento dell’Italia a favore della pace: neutralità che dev’essere mantenuta ad ogni costo. Il proletariato stia vigilante: ascolti la voce profonda dei suoi interessi e non si lasci raggirare dagli alchimisti di politica estera o mistificare dalle correnti reazionarie e guerrafondaie che vogliono la guerra, prima di tutto, per ridurre al silenzio o per cacciare al muro il ‘nemico interno’ (…)”” (38)”” (pag 114) [(37) Citato da R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario, p. 240; (38) B. Mussolini, ‘In tema di neutralità italiana’, in ‘Avanti!’, 13 agosto 1914] “”Giacinto Menotti Serrati, ex leader socialista appena approdato al partito comunista, nel 1926 invita i rivoluzionari ad “”assegnare una medaglia d’onore a Mussolini che ha saputo dar loro la più palese lezione contro i balbettii democratici, lezione di violenza e dittatura”””” (pag 123) (citato da D. Settembrini, Storia dell’idea antiborghese…, p. 237)”,”QMIP-215″ “MILLS Charles Wright a cura; scritti di LIPPMANN Walter SPENCER Herbert MANNHEIM Karl MARX Karl ENGELS Friedrich WEBER Max VEBLEN Thorstein MOSCA Gaetano MICHELS Robert PARETO Vilfredo SPENCER Herbert SCHUMPETER Joseph A. THOMAS William I. ZNANIECKI Florian SIMMEL Georg DURKHEIM Émile”,”Immagini dell’uomo. La tradizione classica della sociologia.”,”In ‘Immagini dell’uomo’ C. Wright Mills ha raccolto scritti di Durkheim, Lippmann, Mannheim, Marx e Engels, Michels, Mosca, Pareto, Schumpeter, Simmel, Spencer, Thomas, Znaniecki, Veblen, Weber. I saggi contenuti nella prima parte affrontano le difficoltà conoscitive nella scienza sociale ed introducono ai problemi della sociologia della conoscenza. La parte seconda ci offre le principali vedute sulla morfologia e sulla dinamica della società. La terza parte infine riguarda i problemi relativi alla crisi dell’uomoin una società burocratica, industrializzata e urbanizzata.”,”TEOS-045-FL” “MILLS Frederick C.”,”Metodi statistici.”,”Questo libro si occupa di un modo di ricerca, di un metodo di investigare fenomeni sociali e naturali, e di procurare un fondamento per decisioni nel campo della ricerca ed il quello amministrativo. Frederick C. Mills, Columbia University.”,”STAT-005-FL” “MILLU Liana, testi, FUCILE Rosario, ricerche statistiche”,”Dalla Liguria ai campi di sterminio.”,”Considerate se questa è una donna. “”Considerate se questa è una donna Senza capelli e senza nome Senza più forza per ricordare Vuoti gli occhi e freddo il grembo Come una rana d’inverno”” (Primo Levi) (pag 33) “”Voi che vivete sicuri nelle Vostre tiepide case, Voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e i visi amici: ……………………… Meditate che questo è stato: Vi comando queste parole”” (Primo levi) (pag 46) Il rendimento degli schiavi. “”I deportati venivano ceduti in noleggio alle industrie: la riscossione delle tariffe pattuite arrecò alle SS enormi profitti. Dai documenti sulle SS riportati da R. Schnabel ne “”Il disonore del’uomo”” (Ed. Lerici) risulta, ripresentata anche da Rolfi e Bruzzone ne “”Le donne di Ravensbrück”” (Ed. Einaudi) la seguente tabella: Tariffa quotidiana di noleggio in media : RM 6.0 Detrazioni per vitto: 0.60 Ammorizzazione vestiario: 0.10 Durata media di vita 9 mesi = 270 x RM 5.30 = RM 1.431 Ricavato dall’utilizzazione razionale del cadavere: 1) Oro dentato 2) Vestiario 3) Oggetti di valore 4) Denaro 5) ricavato dall’utilizzazione delle ossa e delle ceneri Detratte le spese di cremazione consistenti in RM 2.0 Guadagno netto medio = RM 200 Guadagno totale dopo 9 mesi = RM 1.631 Per ogni deportato. (pag 32)”,”LIGU-004-FAP” “MILNER Jean-Claude”,”Le salaire de l’ideal. La theorie des classes et de la culture au XXe siecle.”,”MILNER, linguista, autore della nota ‘Introduction à une science du langage’ ha condotto la sua riflessione sui temi sociali (la scuola), su temi politici, estetici e filosofici.”,”TEOC-084″ “MILNER-GULLAND Robin DEJEVSKY Nikolai”,”Atlante della Russia e dell’Unione Sovietica.”,”Robin Milner-Gulland è assistente di russo all’Università del Sussex. Fra le supubblicazioni: Cambridge Companion to Russian Studies vol.III, Introduzione all’arte e all’architettura russa, in collaborazione con J.E. Bowlt, Antologia di poesia russa sovietica, e Russian Writing Today. Nikolai Dejevsky, cittadino americano residente in Gran Bretagna, è consulente free-lance di storia e politica sovietica. Sir Dimitri Obolensky, consulente editoriale, è professore emerito di Storia russa e balcanica e ricercatore del Christ Church, Oxford. Nato a Pietrogrado, è stato invitato a tenere diversi corsi a Yale, Berkeley e Princeton. negli Stati Uniti”,”ASGx-001-FL” “MILOSZ Czeslaw”,”La mente prigioniera.”,”C. MILOSZ (1911) è nato da una famiglia polacca. Nel 1980 gli è stato dato il premio Nobel per la letteratura. L’A racconta la rivolta di Varsavia con i nazisti che uccidono e i sovietici che osservano compiaciuti dall’ altr sponda della Vistola. E’ l’ esperienza simbolica di tutto il secolo XX. “”La piccola borghesia – cioè piccoli commercianti e artigiani – non deve essere sottovalutata. E’ una forza possente, profondamente radicata nelle masse. Si fa appena in tempo a liquidare in qualche città o quartiere negozi o laboratori artigianali privati che già appaiono il commercio illegale, ristoranti nascosti dietro la parete mobile di un appartamento, calzolai e sarti che lavorano privatamente e solo per i conoscenti per paure di rappresaglie. In breve; tutto ciò che va sotto il nome di reato di speculazione”” (pag 228)”,”POLx-025″ “MILTON Giovanni”,”Il paradiso perduto.”,”MILTON, poeta inglese (Londra 1608-1674). Il padre (celebrato dal poeta nei versi latini Ad Patrem) ebbe grande influenza sulla sua educazione, comunicandogli la coscienza del suo genio e preparandolo alla consapevolezza di una missione pubblica da compiere. Dopo gli studi, a Londra e al Christ’s College di Cambridge, M. visse con il padre, prima a Hammersmith, sobborgo della capitale (1632-35), poi a Horton, non lontano da Windsor (1635-38). Agli anni di Cambridge risale la prima prova poetica di rilievo di M., l’ode On the Morning of Christ’s Nativity (1629; Il mattino della nascita di Cristo) che prelude al poema maggiore sia nella scelta del tema religioso sia nella perfezione formale; mentre del periodo seguente si ricordano i poemetti L’Allegro e Il Penseroso (composti tra il 1631 e il 1633), esercizi di chiaroscuro psicologico contrappuntati dal canto, rispettivamente, dell’allodola e dell’usignolo; i masques Arcades (di datazione controversa, 1630-33; di cui restano frammenti), e Comus (1634),”,”VARx-006″ “MILTON John”,”Le paradis perdu. Traduction nouvelle par M. de Chateaubriand.”,”MILTON, poeta inglese, 1608-74, ricevette un’ educazione puritana e umanistica che culminò con un viaggio in Italia, Francia e Svizzera. Tornato in Inghilterra allo scoppio della guerra civile fu partigiano di CROMWELL ricoprendo incarichi nel governo repubblicano finché con la restaurazione non si ritirò a vita privata. Fu il massimo esponente dell’ umanesimo britannico.”,”UKIx-007″ “MILTON John”,”Areopagitica. Discorso per la libertà di stampa. Testo inglese a fronte.”,”””Venir cercando sempre ciò che non sappiamo tramite ciò che conosciamo, unendo sempre verità a verità di mano in mano che si scoprono (che tutto il suo corpo è ‘omogeneo’ e proporzionale), questa è la regola d’oro (…)”” (pag 72-73)”,”TEOP-261″ “MILTON John, a cura di Giuseppe D’ANNIBALE”,”Sansone agonista.”,”””La tragedia, come veniva anticamente composta, è sempre stata considerata più seria, più morale e più utile di tutti gli altri poemi. Aristotele disse che, facendo nascere pietà, timore, terrore e simili passioni, essa ha il potere di purificare la mente da quelle passioni, cioè di moderarle e ridurle alla giusta misura con una specie di piacere eccitato dal leggere e dal vedere quelle passioni ben imitate. La natura stessa non manca, nei suoi effetti, di convalidare le sue asserzioni. (…)”” (pag 22) (Prologo dell’autore)”,”VARx-071-FGB” “MILWARD Alan S. SAUL S. Barrick”,”Storia economica dell’ Europa continentale 1780 – 1870.”,”Il libro vuole gettar luce sul mutamento sociale avvenuto in Europa negli ultimi due secoli. Alan S. MILWARD (1935) è Professore di studi europei presso l’ Istituto di scienza e tecnologia dell’ Università di Manchester. Barrick SAUL (1927) insegna storia economica all’ Università di Edinburgo. E’ autore di ‘Myth of the Great Depression in England’ (1969) e di ‘Studies in British Overseas Trade, 1870-1914′ (1960).”,”EURE-007 STOS-076″ “MILWARD Alan S.”,”The Rise and Fall of a National Strategy, 1945-1963.”,”MILWARD Alan S. è professore emerito alla London School of Economics (LSE) e professore di storia contemporanea all’ European University Institute, Firenze. Ha scritti vari libri tra cui ‘The Reconstruction fo Western Europe’ (1984). “”Le interpretazioni delle cause e della scelta del momento del veto di De-Gaulle sono molto varie, complesse e conflittuali. (…) Nello spiegare il veto e le sue circostanze, comunque, sicuramente la politica e gli eventi in Francia sono più importanti di quelli in Gran Bretagna o in USA.”” (pag 466)”,”UKIE-031″ “MILWARD Alan S.”,”The Economic Effects of the Two World Wars on Britain.”,”MILWARD Alan S. è Associate Professor of Economics Stanford University. “”Dal secondo quarto del XVIII secolo gli economisti svilupparono l’ idea che la guerra era un vero e proprio disastro economico. Dalla fine del secolo quella visione divenne concezione comune e, eccetto il rimarchevole dissenso di Malthus, essa rimase più o meno immutata in Gran Bretagna fino allo scoppio della prima guerra mondiale””. (pag 11) Guerra e spesa pubblica. “”Il più ardente, seppure non il più profondo, sostenitore della interpretazione dominante fu F.W. Hirst, il cui libro, The Consequences of the War to Great Britain, venne pubblicato nel 1934. Egli classificò pure la depressione del 1920 come risultato ‘automatico’ della guerra, aggravato dalla stupida politica perseguita dal governo di non realizzare una proporzione sufficiente tra le spese di guerra e una più alta tassazione. Maggiore tassazione avrebbe significato meno prestito, meno prestito avrebbe significato meno dannoso debito pubblico negli anni 1920.”” (pag 12) Guerra e mutamento economico e sociale. Guerra studiata come calamità naturale. “”La tendenza di lunga lena verso una ridistribuzione del reddito nel XX secolo è stata ampiamente accelerata dalle due guerre. (…) A tirare le somme, c’è molta evidenza a sostegno delle tesi generali di Titmuss e Andrzejewski. Certi gruppi i cui servizi diventavano molto più importanti in guerra furono in grado di usare questa opportunità per migliorare la loro posizione più rapidamente di quanto avrebbero potuto fare in tempo di pace e a mantenere i loro vantaggi sul lungo periodo nel dopoguerra. Ci rimane la questione sul tappeto tra Abrams e Marwick ovvero il grado in cui il cambiamento sociale era “”senza guida””. Due cose notevoli – che le guerre stimolarono il cambiamento economico e sociale e che quel cambiamento non fu molto grande specie quando viene considerato l’ impatto delle guerre su altri paesi. La ricerca sociologica sull’ impatto dei disastri sulle società industrializzate è istruttiva in questo contesto. Sorokin, il cui lavoro fu il punto di partenza per molte ricerche successive, considerò che le calamità, di cui la guerra può essere considerata un esempio, fornirono un terreno particolarmente favorevole “”per l’ emergere di forze sociali radicalmente diverse””. Questa visione è stata da allora tendenzialmente modificata secondo il livello della società colpita dal disastro. Form e Loomis in particolare hanno posto attenzione alla predominanza del concetto di “”ritorno alla normalità””. (pag 39-40)”,”UKIE-034″ “MILWARD Alan S.”,”Die deutsche Kriegswirtschaft 1939-1945.”,”I tedeschi nella forza-lavoro industriale dal 1939 al 1944. 1939 10.405 (in migliaia) di cui donne 2.620 1940 9.401 2.615 1941 8.861 2.626 1942 8.011 2.493 1943 7.948 2.745 1944 7.515 2.678 (pag 47)”,”GERQ-056″ “MILWARD Alan S., collaborazione di George BRENNAN e Federico ROMERO”,”The European Rescue of the Nation-State.”,”MILWARD Alan S. è professore di storia economica alla London School of Economics (LSE).”,”EURE-069″ “MILWARD Alan S.”,”L’economia di guerra della Germania.”,”MILWARD Alan S. “”L’adozione, da parte di Hitler, del Blitzkrieg come metodo di guerra significò che solo una modesta porzione delle risorse della Germania fu destinata al riarmo. Perciò la preparazione alla guerra fu una questione di metodi di mobilitazione più che di pianificazione di lungo periodo. Di conseguenza, lo sviluppo della economia tedesca dal 1933 al 1939 fornisce meno luce di quanto spesso si creda sulle intenzioni precise di Hitler. Il riarmo tedesco procede più o meno di pari passo col ritorno della prosperità dal 1933 in poi. Gli alti livelli di spesa pubblica inziati dai governi di von Papen e von Schleicher furono mantenuti, e aumentati, dai nazionalsocialisti. Ma tali livelli di spesa furono strettamente uniti a controlli dei cambi, regolamentazione delle importazioni e restrizioni di salari e prezzi, allo scopo di contenere l’inflazione. La spesa del Governo centrale, che era il 22, 9% del Prodotto Nazionale Lordo nel 1934, aumentò solo al 24,5% del Prodotto Nazionale Lordo nel 1937. Il suo massimo livello in tempo di pace fu raggiunto nel 1938, l’anno in cui Hitler investì per la prima volta pesantemente in armamenti””. (pag 22- 23)”,”GERN-142″ “MILWARD Alan S. SAUL Berrick S.”,”Storia economica dell’Europa continentale, 1850-1914.”,”Alans S. Milward è professore di studi europei presso l’Istituto di scienza e tecnologia dell’Università di Manchester (1979). E’ autore di ‘The German Economy at War’ (1965), ‘The New Order and the French Economy’ (1970) e ‘The Fascist Economy in Norway’ (1972) S. Berrick Saul insegna storia economica all’Università di Edinburgo (1979). E’ autore di “”Myth of the Great Depression in England, 1873-1896″” (1969) e di “”Studies on British Overseas Trade, 1870-1914″” (1970). Contiene: – Lo sviluppo economico della Russia fino al 1861 (pag 473-523) (cap.6) – Lo sviluppo economico della Russia 1861-1914 (pag 525-618) (cap. 7) “”Quali risultati aveva raggiunto, in termini misurabili, la Russia a partire dal 1861? La popolazione aumentò da 74 milioni nel 1860 a 170 milioni nel 1916, al tasso netto dell’1,5 per cento; il numero di coloro che emigrarono non influì che minimamente. L’agricoltura, che assorbiva più di metà del reddito nazionale neL 1913 ed impiegava due terzi della popolazione lavorativa, aveva aumentato la propria produzione del 2 per cento annuo circa, grazie sia ad un aumento dell’area sottoposta a coltivazione nel sud e in Siberia, sia ad un uno per cento annuo di aumento nei raccolti per ettaro. La produzione industriale crebbe del 5 per cento annuo, sebbene nel 1913 essa assorbisse poco più del 20 per cento del reddito nazionale. La produzione totale, compresi i trasporti, il commercio e i servizi, aumentò del 2,5 per cento annuo, superando quindi dell’uno per cento l’incremento demografico, sebbene fra il 1880 e il 1913 la crescita fosse stata superiore al 3 per cento”” (pag 616-617)”,”EURE-006-FF” “MILWARD Alan S.”,”Guerra, economia e società, 1939 – 1945.”,”Alan S. Milward, autore di molte pubblicazioni sulla Seconda guerra mondiale e già professore associato di Economia alla Stanford University di California, è stato poi docente di Studi europei all’Institute of Science and Technology dell’Università di Manchester. Il primo tentativo – come dice Collotti nella sua introduzione – di fondere in una sintesi comparata le vicende economiche che hanno attraversato gli opposti schieramenti coinvolti nella guerra, ma anche i paesi non belligeranti o addirittura neutrali. I problemi relativi alla ristrutturazione di apparati produttivi, alle innovazioni tecnologiche, al mercato del lavoro, nonché alla centralizzazione dei meccanismi di controllo e di orientamento dell’economia e al nuovo assetto dell’economia internazionale sono alcuni dei temi più interessanti trattati dall’autore. Un testo di storia economica o meglio di economia mondiale del travagliato periodo 1939-45. “”Se c’è chi, come il sottoscritto, prova un senso di irritazione di fronte alle apparentemente innumerevoli opere di storia militare nelle quali eserciti e flotte vanno e vengono, guidati da figure più o meno grandi dalle quali dipendono le sorti della storia, mentre niente si dice delle forze produttive reali, che sole, danno significato a quegli eventi, o addirittura li rendono possibili, sicuramente condividerà il mio sforzo di rendere la storia più chiara osservando la guerra in quanto evendo economico”” (dalla prefazione dell’autore) Contiene il capitolo 7. Guerra, popolazione e lavoro. Primo paragrafo: Le conseguenze demografiche delle guerra (pag 200-203)”,”QMIS-001-FF” “MILWARD Alan S.”,”L’economia di guerra della Germania.”,”‘In tutto questo periodo (gennaio 1942 – dicembre 1944, ndr), la Germania ebbe come antagonisti paesi potenzialmente molto più forti. Nessun responsabile dell’economia tedesca riteneva che la produzione interna potesse raggiungere i livelli degli avversari. La Germania, sebbene impegnata in una lunga guerra, non sperava di superare i livelli produttivi degli avversari. Dato il livello degli armamenti tedeschi Hitler dubitava, dopo Stalingrado, che la guerra sul fronte orientale potesse essere vinta con un altro attacco massiccio (2), sebbene le sue opinioni al riguardo abbiano spesso registrato profondi mutamenti. Ma sia Hitler, sia il Ministero di Speer erano convinti che fosse ancora possibile vincere la guerra. Hitler riteneva che nelle condizioni imposte da una lunga guerra la società tedesca fosse in grado di sopportare lo sforzo molto meglio di quella russa o americana. Ma i suoi calcoli strategici non erano basati su questi pregiudizi facilmente individuabili, bensì sul concetto di «superiorità qualitativa». Hitler assumeva che la tecnologia tedesca poteva sempre fare un passo innanzi agli avversari nel settore degli armamenti. La Germania non poteva impedire che la produzione bellica del nemico fosse quantitativamente superiore: ma poteva ancora vincere la guerra contro la produzione di massa affidando alla propria tecnologia e alla scienza il compito di mantenere una superiorità qualitativa in molti armamenti specifici (3)”” (pag 115-116) [(2) Hitler, Legebesprechungen, 1942-1945, pag. 122; (3) Rapporto Speer n. 6]. A.S. Milward, ha ricostruito in questo saggio le vicende dell’economia di guerra nazista, mettendo in relazione le scelte di strategia politica e bellica con l’organizzazione economica, evidenziando fatti e personalità – come ad esempio il ruolo di Speer e di Todt – che rendono vivissima la lettura di queste pagine di storia economica recente, offrendo spunti attuali di riflessione e consentendo una migliore e più acuta comprensione della realtà del regime nazista. A.S. Milward, insegna presso l’Università di Londra (1972) (quarta di copertina)]”,”QMIS-035-FV” “MILZA Pierre”,”Les relations internationales de 1871 à 1914.”,”L’A è Prof all’ Institut d’Etudes Politiques de Paris. Temi del libro: Europa bismarckiana, egemonia europea, fine Europa di BISMARCK, nascita della Triplice Intesa, crisi Bosnia 1908-1909, seconda crisi marocchina, crisi 1914″,”RAIx-030″ “MILZA Pierre”,”Sources de la France du XXe siecle. De 1918 à nos jours.”,”E’ un’antologia che riporta documenti vari (400 testi, documenti di archivio, pubblicazini ufficiali, articoli di giornale e di rivista, estratti da libri, dibattiti parlamentari, memorie e testimonianze) presentati e commentati da MILZA, Prof universitario all’Institut d’Etudes politiques de Paris e D del Centro d’Histoire de l’Europe du XXe siecle (CHEVS) e della Fondation nationale des sciences politiques (FNSP).”,”FRAV-051″ “MILZA Pierre BERSTEIN Serge TRANFAGLIA Nicola MANTELLI Brunello, collaborazione di Bruno BONGIOVANNI Enzo COLLOTTI Catherine BURUCOA-BRUANDET Gustavo CORNI Guido CRAINZ Giovanni DE-LUNA Dietrich EICHHOLTZ Francesco GERMINARIO Luciana GIACHERI FOSSATI Carole GIRY-GAUTIER Klaus-Dietmar HENKE Mario ISNENGHI Lutz KLINKHAMMER Nicola LABANCA Anne LE-FUR Marco PALLA Kurt PÄTZOLD Lorenzo RIBERI Carola SACHSE Alfredo SALSANO Giovanni VILLARI Hans WOLLER”,”Dizionario dei fascismi. Personaggi, partiti, culture e istituzioni in Europa dalla grande guerra a oggi.”,”Collaborazione di Bruno BONGIOVANNI Enzo COLLOTTI Catherine BURUCOA-BRUANDET Gustavo CORNI Guido CRAINZ Giovanni DE-LUNA Dietrich EICHHOLTZ Francesco GERMINARIO Luciana GIACHERI FOSSATI Carole GIRY-GAUTIER Klaus-Dietmar HENKE Mario ISNENGHI Lutz KLINKHAMMER Nicola LABANCA Anne LE-FUR Marco PALLA Kurt PÄTZOLD Lorenzo RIBERI Carola SACHSE Alfredo SALSANO Giovanni VILLARI Hans WOLLER. “”Che cosa fosse possibile a una resistenza politica attiva anche in questa fase del dominio nazista è esemplificato dalla vicenda del falegname Georg Elser, il quale, contando solo su se stesso, organizzò con grande talento un attentato contro Hitler. L’ 8 novembre 1939 egli fallì il suo obiettivo per un soffio, come accadde anche nei successivi attentati messi in atto dai militari. La Gestapo, riguardo a Elser, non riuscì ad accertare alcuna base politica di partito e nessun mandante. E così l’ azione dell’ isolato falegname fu valutata dagli studiosi come l’ impresa di un semplice uomo del popolo, fermo restando il fatto che fino al 1933 Elser aveva votato regolarmente la KPD ed era stato membro della Lega rossa dei combattenti al fronte (Roter Frantkämpferbund).”” (pag 451)”,”EURx-164″ “MILZA Pierre”,”Mussolini.”,”MILZA Pierre (1932) professore di storia contemporanea all’ Institut d’ etudes politiques di Parigi e direttore del Centre d’ histoire de l’ Europe du vingtieme siecle’ è uno specialista dei regimi fascisti europei. E’ autore di una monumentale ‘Storia del fascismo’. Ha collaborato con Renzo DE-FELICE con il quale condivide la tesi secondo cui il fenomeno mussoliniano sia un prodotto tipico del contesto italiano dell epoca. Mussolini a Locarno. “”Ad eccezione di Chamberlain, gli altri ministri non si mostrarono affatto più calorosi. Stresemann ostentò nei suoi riguardi un’ indifferenza glaciale. Il belga Vandervelde rifiutò di stringergli la mano e Briand, con cui Mussolini ebbe un colloquio a quattr’occhi, nel quale spiegò al suo interlocutore che aveva intenzione di restaurare la democrazia parlamentare non appena fosse stato possibile, lasciò cadere seccamente questa formula: “”E’ difficile attraversare il Rubicone due volte, specialmente se in esso c’è del sangue””.”” (pag 453)”,”ITAF-204″ “MILZA Pierre”,”Histoire de l’ Italie. Des origines à nos jours.”,”””Le tensioni interne che risultano da questa situazione negli Stati della Penisola in guerra contro la Repubblica – Venezia e Genova sono giunte a preservare la loro neutralità – hanno per effetto da un lato di intensificare la lotta contro i complotti “”giacobini””, dall’ altro di favorire la propagazione delle idee rivoluzionarie, l’ agitazione svolta dai primi clubs di patrioti e le congiure contro i poteri costituiti in Italia centrale (Romagna e Toscana) e settentrionale (Piemonte, Liguria e Lombardia). E’ a Oneglia, un piccolo centro della Riviera ligure recentemente occupato dai Francesi, che il Comitato di Salute Pubblica spedisce Filippo Buonarroti nella primavera del 1794. Diventato l’ amico di Robespierre e di Saint-Just, l’ ex paggio d’ onore del granduca di Toscana riceve la missione, con il titolo di commissario della Repubblica, di riunire gli esiliati politici (fuoriusciti) e di organizzare la propaganda rivoluzionaria. In quest’ epoca, l’ idea di riunire sotto una stessa autorità emanante dal popolo i diversi Stati della Penisola fa già parte del programma di questi militanti repubblicani””. (pag 623)”,”ITAG-138″ “MILZA Pierre”,”Les relations internationales de 1973 à nos jours.”,”MILZA è Professore all’ Institut d’Etudes Politiques de Paris (IEP).”,”RAIx-262″ “MILZA Pierre”,”Storia d’Italia. Dalla preistoria ai giorni nostri.”,”Pierre MILZA professore emerito di storia contemporanea all’ Institut d’Histoire Contemporaine di Parigi ed ex Direttore del Centre d’Histoire de Science Politiques, è un esperto di storia italiana.”,”ITAG-209″ “MILZA Pierre BERSTEIN Serge”,”Storia del fascismo.”,”Contiene il capitolo: ‘Il socialismo italiano dal 1918 al 1926 (il miraggio del massimalismo, il fallimento della linea di sinistra, la battaglia antifascista, messa a morte del socialismo italiano) (pag 172-188)”,”ITAF-280″ “MILZA Pierre”,”L’Année Terrible. I. La guerre franco-prussienne, septembre 1870-mars 1871.”,”MILZA Pierre, professore emerito all’ IEP, Institut d’Etudes Politiques de Paris. Alterna biografie ad opere di sintesi. Notes, prologue, index, Table,Cartes, Collection ‘Pour l’Histoire’ La capitolazione di Metz e le sue conseguenze sociali. “”Or, le 28 octobre paraît dans ‘Le Combat’, le journal de Félix Pyat, l’annonce de la prochaine capitulaton de Metz. Le gouvernement dément, puis finit par confirmer la nouvelle, assortie d’un communiqué faisant état des “”heroïques efforts de Bazaine””. (…) Gambetta publie un communiqué d’une toute autre teneur: “”(…) Metz a capitulé (…)””. Troisième annonce, parue le même jours dans le même organe officiel: le compte rendu tout aussi succinct et patelin de la desastreuse affaire du Bourget (…). La conjugaison de ces trois annonces joua un rôle déterminant das le déclenchement de l’émeute du 31 octobre. Dès le matin, à l’appel des dirigeants révolutionnaires, Blanqui, Pyat, Flourens, Delescluze, des groupes se rassemblent dans les rues du centre de la capitale. On lit les deux affiches qui annoncent officiellement la reddition de Metz et l’échec de la sortie du Bourget. Malgré la pluie, la foule grossit et envahit bientôt la place de l’Hôtel de Ville, d’abord silencieuse et apparemment pacifique, puis de plus en plus hostile, au fur et à mesure que se répandent les rumeurs les plus alarmantes et que des unités entières de gardes nationaux en armes rejoignent les manifestants. Le branle est donné pour une journée qui s’annonce plus tumultueuse que les précédents”” (pag 207-209) Félix Aimé Pyat (Vierzon, 4 ottobre 1810 – Saint-Gratien, 3 agosto 1889) è stato un politico, drammaturgo e giornalista francese. Più volte deputato, fu una figura di spicco della Comune di Parigi Biografia[modifica | modifica sorgente] Avvocato, Félix Pyat praticò soprattutto il giornalismo, collaborando a Le Figaro, allo Charivari e alla Revue démocratique, e scrivendo, dal 1832 al 1847, diversi drammi teatrali ormai dimenticati, alcuni dei quali interpretati da un famoso attore dell’epoca, Frédérick Lemaître. La Rivoluzione del 1848 lo lanciò nell’agone politico. Commissario nel dipartimento dello Cher, venne eletto deputato della Sinistra all’Assemblea Costituente e a quella Legislativa nel 1849. Compromesso con la manifestazione del 13 giugno – una protesta contro la spedizione delle truppe francesi a Roma – fuggì in Svizzera, poi passò a Bruxelles e infine a Londra. Qui si unì ai rivoluzionari francesi in esilio, aderenti a La Commune révolutionnaire, e scrisse molti opuscoli politici. Nel 1864 aderì alla Prima Internazionale sperando d’imporsi ai vertici grazie alla sua oratoria, ma ne fu impedito da Marx, «contrario a che l’Internazionale servisse ai suoi effetti teatrali».[1] Tornato in Francia nel 1869, quando nel 1870 il principe Pierre Bonaparte assassinò il giornalista Victor Noir, Félix Pyat fece appello all’insurrezione e fuggì in Inghilterra. Fu così condannato a cinque anni di carcere in contumacia. Tornato a Parigi alla proclamazione della Repubblica, fondò il giornale Le Combat e l’8 febbraio 1871 fu eletto all’Assemblea Nazionale, ma si dimise il 3 marzo per protesta contro l’approvazione dei preliminari di pace con la Germania. Fondò il nuovo giornale Le Vengeur e prese parte alla Comune, venendo eletto al Consiglio il 26 marzo 1871. Fece parte della Commissione esecutiva, della Commissione finanze e del Comitato di Salute pubblica. Quando, il 22 maggio, le truppe di Versailles entrarono a Parigi, chiamò dal suo giornale alla resistenza e si nascose. Riapparve in giugno a Londra, mentre la corte militare lo condannava a morte in contumacia. Tornò in Francia con l’amnistia del 1880 e fu eletto deputato nel 1888. È sepolto nel cimitero del Père Lachaise. Scritti politici[modifica | modifica sorgente] Lettres d’un proscrit. La vile multitude. Le prince Tityre. Lettres à Barbès, à M. Chambord, 13 juin. Aux électeurs de la Seine, de la Nièvre et du Cher, 1851. Loisirs d’un proscrit. Lettre au général Changarnier. Vive la République. Samedi et dimanche. Les carabiniers royaux. L’espion Schnepp, 1851. Opere teatrali[modifica | modifica sorgente] Une révolution d’autrefois, ou les Romains chez eux, 1832 Le Brigand et le Philosophe, 1834 Ango, 1835 Les deux Serruriers, 1841 Cédric-le-Norwégien, 1842 Mathilde, 1842 Diogène, 1846 Le Chiffonnier de Paris, 1847 L’Homme de peine, 1885 Bibliografia[modifica | modifica sorgente] Bernard Noël, Dictionnaire de la Commune, II, Paris, Flammarion, 1978. Michel Colombet-Schieferer, Felix Pyat (1810-1889), Révolutionnaire Berrichon, Paris, Bénévent, 2011.”,”MFRC-150″ “MILZA Pierre”,”L’Année Terrible. II. La Commune, mars – juin 1871.”,”MILZA Pierre, professore emerito all’ IEP, Institut d’Etudes Politiques de Paris. Alterna biografie ad opere di sintesi. Gli stranieri nella Comune di Parigi. La stima di un migliaio di italiani. Amilcare Cipriani (pag 220-221) “”Les contemporains ont avancé des chiffres astronomiques: on a parlé de 10.000 combattants venus de la Pénisule, ou déjà présents en Franca à la veille de la guerre. Un sujet italien engagé dans le camp versaillais, officier dans la Légion étrangère, Fortunato Marazzi, parle pour sa part de 217 Transalpins engagés aux côtés des communards, sans que l’on sache trop bien d’où il tire ce chiffre, sans doute sous-estimé (18). D’autres sources estiment à un millier le contingent italien, évalutation sans doute plus proche de la réalité. Le plus célèbre parmi les Italiens ayant combattu dans le rangs fédérés, celui qui “”appartient de droit à l’histoire du mouvement ouvrier français”” (19), est Amilcare Cipriani. Il est né à Anzio en octobre 1844, d’un père fonctionnaire des douanes, mais il a passé toute son enfance à Rimini, berceau de sa famille, où tout jeune il a subi l’influence des représentants du très activiste mouvement révolutionnaire romagnol”” Dopo essersi arruolato nell’esercito piemontese (fanteria) e aver combattuto nella battaglia di San Martino (qui riceve i suoi galloni di caporale) abbandona l’esercito per partecipare alle imprese di Garibaldi (spedizione dei Mille, prima e all’Aspromonte più tardi). Lo si ritrova in seguito sui campi di battaglia dove si lotta per la libertà dei popoli (Egitto, Grecia, Creta, qui diventa amico di Flourens, e ancora in Italia (con la camicia rossa nel 1866 contro l’Austria). Repubblicano, socialista, anarchico, patriota italiano, Cipriani è a Parigi quando crolla il Secondo Impero. E’ nominato colonnello della legione garibaldina. Il 22 gennaio è a fianco di Flourens e degli insorti lanciati all’assalto dell’Hotel de Ville. Arrestato, poi liberato, partecipa alle battaglie attorno alla capitale, prima di farsi da parte dopo il cedimento dei dirigenti della Repubblica alle condizioni capestro di Bismarck. Ritorna in scena dopo il 18 marzo e viene nominato aiutante di campo di Bergeret. Il 3 aprile prende parte all’offensiva non riuscita contro Versailles. Sorpreso dai versagliesi e gravemente ferito sfugge per poco alla fucilazione sul campo di Satory. Condannato a morte dal 19° tribunale militare nel gennaio 1872 vede la sua pena commutata in deportazione in Nuova Caledonia. Sarà amnistiato nel 1879 e proseguirà la sua militanza rivoluzionaria. Collaborerà anche a L’Humanité di Jaures scrivendo qualche pagina. E’ difficile reperire informazioni sui comunardi di nazionalità italiana. Pierre Milza cita Napoléon La Cecilia (capo di stato maggiore sotto Eudes e generale a capo dell'””armata del Centro”” (riva sinistra della Senna). Napoléon Biondetti, chirurgo nella Guardia nazionale, Mizara e Pisani rispettivamente comandanti del 104° battaglione e aiutante di campo di Flourens, Moro comandante del 22° battaglione. Non si sa se Paul Alessio che ha fatto la campagna d’italia del 1859 in un reggimento straniero ed è stato eletto sottotenente del 205° battaglione della Guardia nazionale fosse italiano o francese. Poi c’era lo scultore Romain Capellaro, allievo di Rude e di David. naturalizzato francese, affiliato all’Internazionale si è occupato della formazione della XI legione e ha fatto parte della commissione che ha deciso di bruciare la ghigliottina. Altro nomi Adolphe Alphonse Assi, figlio di un operaio di nazionalità italiana, garibaldino, meccanico aggiustatore alla Schnider all’inizio del 1870 ha svolto un ruolo importante nello sciopero per ottenere la gestione della cassa di soccorso in mano agli operai. Alla fine della Comune condannato alla deportazione. (pag 223-224)”,”MFRC-151″ “MILZA Pierre”,”Storia d’Italia. Dalla preistoria ai giorni nostri.”,”Professore emerito dfi Storia contemporanea all’Institut d’Histoire Contemporaine di Parigi ed ex direttore del Centre d’Histoire de Sciences Politiques, Pierre Milza è un esperto di storia italiana e u no degli storici stranieri più tradotti e amati in Italia.”,”ITAG-018-FL” “MILZA Pierre”,”Mussolini.”,”Professore emerito dfi Storia contemporanea all’Institut d’Histoire Contemporaine di Parigi ed ex direttore del Centre d’Histoire de Sciences Politiques, Pierre Milza è un esperto di storia italiana e uno degli storici stranieri più tradotti e amati in Italia. Una vita cominciata all’insegna degli ideali socialisti e finita all’ombra del nazismo con la terribile esperienza della Repubblica di Salò. La più aggiornata biografia di Mussolini disponibile in un unico volume.”,”BIOx-070-FL” “MILZA Pierre BERSTEIN Serge”,”Storia Universale. Il Fascismo. Vol. 23.”,”Professore emerito di Storia contemporanea all’Institut d’Histoire Contemporaine di Parigi ed ex direttore del Centre d’Histoire de Sciences Politiques Pierre Milzaè un esperto di storia italiana e uno degli storici stranieri più tradotti e amati in Italia. Serge Berstein (1934) è uno storico francese specializzato in storia politica del XX secolo, professore emerito presso l’Istituto di Studi politici di Parigi e presidente onorario della Societè d’histoire moderne et contemporaine.”,”STOU-048-FL” “MIN Anchee”,”Azalea rossa.”,”MIN Anchee”,”CINx-270″ “MINARDI Marco”,”Disertori alla macchia. Militari dell’ esercito tedesco nella Resistenza parmense.”,”MINARDI Marco è direttore dell’ Istituto Storico della Reistenza e dell’ Età contemporanea di Parma e storico dell’ Emilia Romagna. Tra le sue pubblicazioni ‘Ragazze dei borghi in tempo di guerra. Storie di operaie e di antifasciste de quartieri popolari di Parma’ (1991). MINARDI Marco, Disertori alla macchia. Militari dell’ esercito tedesco nella Resistenza parmense, EDIZIONI CLUEB. BOLOGNA. 2006 (prefazione di Brunello MANTELLI, elenco disertori stranieri che combattevano nella Resistenza parmense; Istituto Storico della Resistenza e dell’ Età contemporanea di Parma) “”Anche per molti altri disertori le case contadine in montagna rappresentarono un primo approdo sicuro. Invece di pattuglie partigiane in questi casi furono le famiglie contadine a fornire una prima preziosa ospitalità agli stranieri. Così avevano fatto dopo l’otto settembre 1943, quando dalla pianura salirono decine di prigionieri di guerra britannici liberati dal campo di prigionia PG 49 di Fontanellato, e ripararono sui monti sbandati, renitenti e primi “”ribelli”” antifascisti. Molte case, fienili e cascine divennero rifugi dove consumare i primi pasti frugali come ve ne sarebbero stati molti altri nella difficile vita che li attendeva alla macchia.”” (pag 37)”,”ITAR-112″ “MINASI Giampiero / BIONDI Costanza”,”L’attività illegale del PSI nel biennio 1919-20 (Minasi) / Fronte popolare, di Santi Fedele (Biondi).”,”””I germi della contraddizione, tipica del massimalismo ma anche di tutta la sinistra rivoluzionaria italiana, tra l’aspirazione alla presa del potere e l’incapacità pratica di realizzarla, esistevano quindi ‘in nuce’ sin dalle prime fasi del «biennio rosso». Il Congresso di Bologna (1919, ndr), l’apogeo del massimalismo, ne permettevano da lì a poco il completo dispiegamento. In quell’assise Serrati, affermando che con la guerra imperialista era venuta a mancare la possibilità di un graduale ed incruento trapasso di poteri e che quindi il proletariato doveva prepararsi a risolvere la crisi capitalistica in senso rivoluzionario e violento (9), lanciava una vera e propria dichiarazione di guerra alla borghesia, che spostava radicalmente l’asse della politica socialista, allontanandola dalla vecchia ipotesi gradualistica sancita a Genova nel 1892 e mettendola in linea con la proposta bolscevica dell’insurrezione. Il convinto «siamo con Lenin» pronunciato da Serrati, non teneva però conto di due importanti circostanze che ne impedivano la pratica attuazione. La prima riguardava l’enorme diversità di esperienza tra il PSI e il partito bolscevico. Certo i bolscevichi, come teneva a ricordare Serrati, avevano preso parte alla lotta elettorale (10), ma era stata una scelta tattica inserita in una strategia di lotta violenta per il potere che metteva capo alla formazione di un partito ideologicamente omogeneo, fortemente centralizzato, attrezzato ad una lotta legale ed illegale, ma il cui terreno risolutivo era pur sempre quello dello scontro armato. Il PSI, come tutti i partiti secondinternazionalisti, proveniva invece da un’esperienza del tutto diversa che concepiva la partecipazione alle elezioni non come momento tattico, bensì come parte integrante di un’ipotesi di conquista graduale e pacifica del potere statale, sostenuta da un’organizzazione capillarmente presente a livello della società politica e civile, ma incapace di muoversi su un terreno di lotta illegale. La seconda era costituita dall’insanabile contrapposizione teorica tra Lenin e Serrati circa il ruolo del partito nella soluzione della crisi capitalistica. Lenin aveva lavorato attivamente a rendere irreversibile la crisi capitalistica e a darle un esito socialista, impostando il partito come organizzazione della presa del potere, come dirigente politico e militare dell’insurrezione. Serrati riteneva invece che l’esito rivoluzionario fosse inevitabile e bollava perciò di volontarismo qualunque intervento soggettivo. Il capo massimalista stabiliva una netta divisione dei settori di intervento: alla folla l’insurrezione, «il fatto meccanico ed inevitabilmente spontaneo dell’azione violenta e risolutiva» (11), al partito il compito di predisporre le forze necessarie a raccogliere il potere e a consolidarlo, impedendo definitivamente il ritorno della borghesia (12). Il partito guida dell’insurrezione era, per Serrati, una vecchia idea romantica, blanquista, volontarista. L’insurrezione non era un fatto organizzato che rispondesse a regole precise, non era quell’arte che Engels aveva proposto allo studio dei militanti socialisti. L’insurrezione era la sommossa popolare, era soprattutto solo un episodio della rivoluzione, non la rivoluzione ‘tout court’ (13). La sottovalutazione, o quanto meno la non centralità del problema insurrezionale, non era d’altra parte esclusivo appannaggio del massimalismo, riguardava anche ampi settori della sinistra comunista europea e, in Italia, Antonio Gramsci (14). La riflessione politica del dirigente ordinovista stava allora approdando all’idea di un processo rivoluzionario basato sulla crescita della classe operaia come soggetto politico diretto. Lo sconvolgimento, indotto da questo processo, del vecchio blocco sociale dominante e la sostituzione ad esso del nuovo blocco emergente, si sarebbe concluso con la presa del potere invece di avere inizio da essa. Si realizzava, in tal modo, il passaggio di Gramsci dal concetto di insurrezione a quello di lotta rivoluzionaria come opera di distruzione sistematica e molecolare del dominio capitalistico (15). Unico fra le figure più rappresentative della sinistra italiana, era Amadeo Bordiga a parlare di insurrezione non come di un sinonimo di presa del potere, bensì intendendo alludere ad una teoria della rottura rivoluzionaria di evidente impronta leninista, se non addirittura blanquista: un colpo di maglio risolutivo, concentrato nel tempo e nello spazio, teso alla conquista del potere politico, organizzato dal partito, «un’audace minoranza di individui pronti alle responsabilità e ai pericoli della lotta nel periodo dell’insurrezione» (16). Fra i molti limiti, questa teoria bordighiana dell’insurrezione ne troverà uno invalicabile: l’assenza del partito, non surrogabile da alcuna altra istanza organizzativa, addotta a scusante della rinuncia ad ogni azione. Il socialismo rivoluzionario italiano si presentava dunque sulla scena politica di quell’infuocato dopoguerra animato da un’aspirazione alla presa violenta del potere genuina ma generica, priva di ogni riferimento al come e al quando dovesse avvenire. Il frequente ricorso al termine insurrezione, non significava però allusione all’unica forma storica in cui essa avesse trovato realizzazione vittoriosa, cioè la teoria leninista dell’insurrezione preparata e diretta dal partito”” [Giampiero Minasi, ‘L’attività illegale del PSI nel biennio 1919-20’, Storia contemporanea, n. 4, agosto 1978] [(9) «(…) il fatto vero, evidente, è ora questo: che dopo trenta anni di lenta, graduale opera per la conquista del pubblico potere allo scopo di trasformare l’organismo dello Stato, noi abbiamo avuto la guerra mondiale; abbiamo avuto cioè la dimostrazione più palmare, più limpida, più chiara che questi strumenti non si trasformano, che arriva un momento in cui essi diventano più precisamente e più intensamente gli strumenti del dominio della classe capitalistica, che la classe capitalistica non si lascia spossessare dei suoi privilegi attraverso la graduale conquista dei poteri. Abbiamo avuto la sensazione precisa, dopo la guerra, che se il proletariato vuole arrivare alla conquista del pubblico potere, è necessario che dopo la opera lenta di preparazione graduale che noi abbiamo accettato e che abbiamo fatta, impieghi altri mezzi, altri strumenti di lotta». ‘Resoconto stenografico del XVI Congresso Nazionale del Partito Socialista italiano, Bologna, 5-6-7-8 ottobre 1919, Roma, 1920; p. 170; (10) «Siamo con Lenin quando, in un determinato momento della vita politica del proprio paese, dice “”lotta elettorale, conquista graduale e lontana”” e nell’altro periodo dice “”non più lotta elettorale pacifica, ma scendiamo in piazza””», ibid.; (11) G.M. Serrati, ‘Il dovere dell’ora presente’, in “”Comunismo””, 1-15 ottobre 1920, II-1, p. 3; (12) Serrati riconosceva nella congiuntura politica del dopoguerra l’impossibilità di alternative al fare la rivoluzione. «Ma bisogna anche intendersi – scriveva egli (art. cit.) – sopra il significato, apparentemente volontaristico, di questo verbo “”fare””. Fare la rivoluzione non vuole tanto dire incitare l’atto violento risolutivo – il quale, secondo io penso, non è che una necessaria conseguenza di tutta una situazione e viene quindi fatalmente da sé – quanto il preparare gli elementi che ci diano la possibilità di approfittare, come partito, di questo inevitabile atto e di trarne tutte le conseguenze socialiste che sono consentite dai tempi e dall’ambiente… Il compito del PSI non è secondo me tanto quello di condurre le folle in piazza – come pensano i romantici della barricata – quanto quello di approntare tutte le forze dell’assestamento socialista, indispensabili per consolidare il nuovo regime e renderne possibile il definitivo trionfo»; (13) «Qual è la situazione oggi? E’ indubbiamente una situazione rivoluzionaria… non nel senso infinitamente primitivo nel quale credono le nostre folle, vale a dire la rivoluzione è la sommossa, è la discesa in piazza, l’urto col carabiniere e con la guardia regia. E’ rivoluzione perché tutta l’impalcatura capitalistica si sfascia, tutto crolla, e noi ci avviciniamo ad assumere, noi, per conto del proletariato, il potere. (…) (Testo stenografico del Consiglio nazionale socialista, 18-22 aprile 1920, Roma 1967 pp. 106-107); (14) Il fatto è che l’insurrezione, quale veniva proposta dai bolscevichi, non era l’unico metodo valido per la presa del potere né discendeva da regole generali (…); (15) La concezione della distruzione molecolare dello stato borghese e della contemporanea costruzione dell’antistato, non esclude il momento della rottura violenta, rivoluzionaria, solo che questo deve collocarsi al termine di un processo di ampia e non autoritaria aggregazione sociale (…); (16) A. Bordiga, ‘Formiamo i Soviet?’, in “”Il Soviet””, 21.9.1919. Bordiga non elaborò mai un’organica teoria della rivoluzione, tuttavia da numerosi scritti in cui egli fa riferimento esplicito a tale problema, emerge una concezione dell’insurrezione che inserisce il leader astensionista in quel filone di pensiero rivoluzionario che parte da Blanqui, passa per alcune enunciazioni di Marx ed Engels, e arriva con Lenin a piena maturità come teoria dell’insurrezione, depurata dagli elementi di volontarismo presenti all’origine. Ma in questo ambito Bordiga si colloca addirittura più vicino a Blanqui che non a Lenin. Non che egli sia un romantico della barricata, un quarantottista, che anzi è chiarissimo in lui il rifiuto della teoria del colpo di mano di minoranze audaci, del putschismo, dell’offensiva esemplare; egli è nondimeno un blanquista per quell’aspetto che caratterizza il blanquismo non meno della vocazione al complotto, cioè il riferimento alle masse come ad un magma indistinto, ad una realtà prepolitica cui solo il partito può dare forma e coscienza. Lo stesso Bordiga ha, d’altra parte, espresso un giudizio positivo sul blanquismo. In uno scritto recente (‘Storia della sinistra comunista, 1919-20. Dal Congresso di Bologna del PSI al secondo Congresso dell’IC’, Napoli, 1972, p: 197), che se non può essere attribuito con certezza a Bordiga, è certo da lui ispirato, si legge: «E’ caratteristico non solo che “”destra”” e “”sinistra”” (con questi termini sono poco prima designati, rispettivamente, l'””indirizzo socialdemocratico”” e le “”tendenze operaistiche””, “”versioni estremistiche della conquista progressiva, molecolare del potere n.d.a.) opportunistica abbiano sempre denunciato il blanquismo e il giacobinismo marxista, ossia la concezione della leadership rivoluzionaria (e quindi arte dell’insurrezione) e della dittatura esercitata dal partito comunista, ma che a tal uopo siano ricorse allo stesso arsenale di argomenti puramente democratici, la cui gamma si estende dalle apparenze liberal-conservatrici, a quelle libertarie-eversive, ma la cui sostanza dottrinale, e le cui motivazioni materiali di base, restano le stesse: importazione nel movimento della ideologia dominante capitalistica»] (pag 688-689-690)”,”MITS-448″ “MINAZZI Fabio”,”Insegnare a filosofare. Una nuova didattica della filosofia per scuole e società democratiche.”,”Fabio Minazzi (Varese 1955), docente straordinario di Didattica della filosofia e di Filosofia teoretica dell’Università degli Studi di Lecce, nonchè già docente di filosofia dell’Accademia di architettura di Mendrisio dell’Università della Svizzera italiana, dirige la rivista Il Protagora. Oltre ad aver insegnato per più di tre lustri nella scuola secondaria superiore italiana, ha fatto parte della Commissione Nazionale per la didattica della filosofia istituita dal Ministero della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer. In qualità di docente di filosofia liceale ha partecipato, per circa un decennio, all’esperienza pilota nazionale di aggiornamento sulla didattica della filosofia della Città dei filosofi.”,”GIOx-008-FL” “MINAZZI Fabio”,”Teleologia della conoscenza ed escatologia della speranza. Per un nuovo illuminismo critico.”,”Fabio Minazzi (Varese 1955), docente straordinario di Didattica della filosofia e di Filosofia teoretica dell’Università degli Studi di Lecce, nonchè già docente di filosofia dell’Accademia di architettura di Mendrisio dell’Università della Svizzera italiana, dirige la rivista Il Protagora. Oltre ad aver insegnato per più di tre lustri nella scuola secondaria superiore italiana, ha fatto parte della Commissione Nazionale per la didattica della filosofia istituita dal Ministero della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer. In qualità di docente di filosofia liceale ha partecipato, per circa un decennio, all’esperienza pilota nazionale di aggiornamento sulla didattica della filosofia della Città dei filosofi.”,”FILx-128-FL” “MINAZZI Fabio”,”Le saette dei Tartari. Il problema epistemologico dell’oggettività.”,”Fabio Minazzi (Varese 1955), docente straordinario di Didattica della filosofia e di Filosofia teoretica dell’Università degli Studi di Lecce, nonchè già docente di filosofia dell’Accademia di architettura di Mendrisio dell’Università della Svizzera italiana, dirige la rivista Il Protagora. Oltre ad aver insegnato per più di tre lustri nella scuola secondaria superiore italiana, ha fatto parte della Commissione Nazionale per la didattica della filosofia istituita dal Ministero della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer. In qualità di docente di filosofia liceale ha partecipato, per circa un decennio, all’esperienza pilota nazionale di aggiornamento sulla didattica della filosofia della Città dei filosofi.”,”FILx-129-FL” “MINC Alain”,”Une histoire politique des intellectuels.”,”MINC Alain Chateaubriand inventore dell’intellettuale “”engagé””. Proudhon-Marx. (pag 145-146)”,”FRAD-112″ “MINC P. (ALEKSANDER) MICHAELS Robert”,”The History of a False Illusion – Memoirs on the Communist Movement in Poland (1918-1938).”,”P. Minc (Aleksander) was a leader of the Communist Party of Poland in the 1920s and 1930s. In his stirring memoirs he recounts the activities of the Communist among the workers of Warsaw and the other industrial centers of interwar Poland, providing an Eye-Witness view of the struggle against the Polish State’s pervasive Anti-Semitism and its Oppresion of the Peoples of Western Byelorussia and the Western Ukraine. Minc’s account of the leaders of Polish Communism, of life inside Pilsudski’s prisons, of Communist Party Congresses International casts a Spotlight on the impact of the Russian Revolution and its Bureaucratic degeneration under Stalin. This rich historical document concludes with Minc’s activities in Poland, Czechoslovakia and France as a supporter of Leon Trotsky. Robert Michaels is Associated with the Prometheus Research Library, a Marxist archival and research facility in New York he is the translator of Hersh Mendel’s Memoirs of a Jewish Revolutionary. Introduction, Preface, Foreword, Notes, Foto, Illustrazioni, Documenti, Index,”,”POLx-006-FL” “MINC Bronislaw”,”Economia politica del socialismo.”,”””I fatti, e non i dogmi, sono alla base dell’economia politica”” (Lenin, dai manoscritti pubblicati nel 1959) (in apertura) Citato in nota a pag 299 scritto di Rudolf Hilferding: ‘Bohm Bawerk sulla teoria marxista del valore’, PWN, Varsavia, 1962″,”RUSU-016-FV” “MINCA Claudio a cura di, saggi di Michael DEAR Esward SOJA David LEY David HARVEY Liz BONDI Mona DOMOSH Brian HARLEY Paul KNOX Jon GOSS”,”Introduzione alla geografia postmoderna.”,”Claudio Minca è professore Associato di Geografia Politica ed Economica all’Università di Venezia e insegna anche alla Venice International University. Si occupa da anni di teoria della rappresentazione e, in particolare, del dibattito sul postmoderno nella geografia anglo-americana.”,”STOx-094-FL” “MINCZELES Henri”,”Histoire generale du Bund un mouvement revolutionnaire juif.”,”Popolazione ebrei Europa orientale, socialismo ebraico, Unione generale operai ebrei della Russia, Bund e lotta di classe, rapporto Bund e socialdemocrazia, rivoluzione 1905, questione nazionale ed ebrei, socialisti e Q nazionale, Bund durante 1° GM, liquidazione del Bund in Russia, il Bund in Polonia.”,”MRSx-012″ “MINCZELES Henri”,”Le mouvement ouvrier juif. Recit des origines.”,”MINCZELES H. è uno storico e giornalista, specialista delle comunità ebraiche dell’Europa Orientale. Cartina insediamento del Bund in Europa Orientale, Russia (pag 196)”,”MEOx-093″ “MINELLA Walter a cura”,”Il dibattito sul dispotismo orientale. Cina Russia e società asiatiche.”,”Saggi di K.A. WITTFOGEL (le civiltà idrauliche)(teoria della società orientale), (la Russia e l’Oriente: analogie e differenze), J.H. STEWARD (ricerca sull’ipotesi idraulica di WITTFOGEL), M. HARRIS, W.P. MITCHELL, E. BALAZS (società burocratica in Cina), S.N. EISENSTADT (studio del “”dispotismo orientale”” come sistema di potere totale), J. NEEDHAM (scienza e società in Oriente e Occidente), LE THAN KHOI (il caso dell’antico Vietnam), G.L. ULMEN (Genesi e struttura del ‘Dispotismo orientale’ di WITTFOGEL), A. TOYNBEE (recensione al ‘Dispotismo orientale’ di WITTFOGEL), WITTFOGEL (risposta ad Arnold TOYNBEE), B. SPULER (la Russia e l’ Islam), S.H. BARON (la Russia di PLECHANOV: l’impatto dell’Occidente su una società ‘orientale’), A. YANOV, (I ‘dispotisti’: prigionieri del modello bipolare), I. SAFAREVIC (i lineamenti del socialismo), G. KONRAD e I. SZELENY (intelligentsija e struttura sociale), U. MELOTTI (Dal modo di produzione asiatico al collettivismo burocratico: limiti e contraddizioni della modernizzazione in Asia)”,”TEOC-037″ “MINELLA Walter a cura; contributi di WITTFOGEL Karl A. RIASANOVSKY Nicholas V. SPULER Bertold BARON Samuel H. YANOV A. SAFAREVIC Igor KONRAD G. SZELENY I. MELOTTI Umberto”,”Il dibattito sul dispotismo orientale. Cina, Russia e società arcaiche.”,”Walter Minella, nato a Porlezza (Como) il 23-9-1949, vive e lavora a Pavia, dove insegna filosofia e storia nei licei. Si è occupato di storia del pensiero sociologico, con particolare attenzione alla teoria della società orientale, con diversi saggi, tra cui: Tra geopolitica e marxismo occidentale, Il metodo sociologico nel primo Wittfogel in ‘Sociologia e ricerca sociale’, Il collettivismo agrario in Bruno Rizzi ‘reazione feudale’ o restaurazione asiatica? in La crisi del collettivismo burocratico. Attualità di Bruno Rizzi, É direttore della rivista ‘Ulisse’. Questa antologia raccoglie alcuni dei contributi più significativi al dibattito sul dispotismo orientale, tratti per la maggior parte dalla pubblicistica anglo-americana e per lo più non tradotti finora in italiano. Viene così alla luce uno dei percorsi di ricerca più affascinanti del Novecento ed emerge la figura di uno dei giganti del pensiero del nostro secolo; Karl August Wittfogel (1896-1988).”,”TEOC-055-FL” “MINERBI Alessandra”,”Tra continuità e rottura. Il gruppo dirigente della Socialdemocrazia tedesca in esilio (1933-1939).”,”Alessandra MINERBI (Parigi, 1967) si è laureata in storia contemporanea all’ Università di Firenze e ha poi conseguito il dottorato di ricerca in storia sociale europea presso l’ Università di Venezia. Si è occupata di emigrazione antifascista tedesca e italiana e della persecuzione degli ebrei in Italia durante il fascismo. Attualmente insegna storia della Germania all’ Università di Trieste. HILFERDING: “”In un articolo uscito nella “”Zeitschrift für Sozialismus”” nella primavera del 1935 Hilferding prendeva le mosse dalla crisi della Società delle nazioni per notare come la politica estera, a differenza dell’ età classica dell’ imperialismo, non fosse più condizionata da rapporti di forza economici (R. Kern, Das Ende der Volkerbundpolitik). Tale “”primato della politica”” fu in questi anni l’ elemento centrale della sua analisi relativamente alla struttura statuale tedesca: dopo il 1934 si era infatti, a suo dire, ormai creato in Germania uno Stato totalitario forte al punto di asservire alle sue esigenze le leggi economiche””. (pag 185)”,”MGEK-057″ “MINERVA Nadia a cura; saggi di Vita FORTUNATI Raymond TROUSSON Peter KUON Gioia ZINGARETTI Stefania D’AGATA D’OTTAVI Adolfo DE-LUCA Adriana CORRADO Haisa PESSINA-LONGO Margherita VERSARI Beatrice BATTAGLIA Raffaella BACCOLINI Mario DOMENICHELI Silvia ROTA-GHIBAUDI Bronislaw BACZKO Lyman Tower SERGENT Malerio MARCHETTI Antonella SALOMONI Silvano BUSCAROLI Valentino PETRUCCI Alfredo DE-PAZ Maria MONETI-CODIGNOLA Maria Alberta SARTI Renato BARILLI Saffo TESTONI-BINETTI Gian Carlo CALCAGNO Giampalo ZUCCHINI Pierluigi GIORDANI Giulio GHETTI Maria Alessandra STEFANELLI Elena MORO Vittorio POLLINI Giovanni MANARESI Piera TREU Carla COMELLINI Fracesca FRANCHINI Giovanni TUBARO Nadia MINERVA”,”Per una definizione dell’utopia. Metodologie e discipline a confronto. Atti del Convegno Internazionale di Bagni di Lucca, 12-14 settembre 1990.”,” Contiene il saggio di Valerio Marchetti e Antonella Salomoni: ‘Il ritorno del comunismo alla sociatà imperfetta. Utopia e luoghi comuni’ (pag 223-234) “”Nella storia della letteratura utopica occidentale si verifica un caso che tutti gli studiosi di utopia come disciplina storica hanno ben presente (e che ha fatto problema per molti compilatori), ma che noi vorremmo riesporre da capo perché abbiamo la presunzione di sapergli dare un esito originale. Il caso è questo. Dal punto di vista – se così si potesse dire – della ‘parola’ comunismo c’è da registrare nella manualistica relativa all’età moderna una cesura netta che ci sembra però (malgrado l’unimità formale) non fare problema. (…)”” (pag 229-230)”,”SOCU-027-FMB” “MINERVINI Gustavo BELLI Franco PATRONI GRIFFI Antonio PORZIO Mario a cura di, Saggi di Guido CARLI Dario VELO Marco ONADO Vincenzo DESARIO Giulio LANCIOTTI Anna ARMENTO Ruggero BERTELLI Antonella BROZZETTI Francesco CESARINI Francesco CARBONETTI Jean LE BRUN Michel JEANTIN Angela PRINCIPE Rita SICILIANO BAUMET Cinzia MOTTI Antonella ANTONUCCI Piero SCHLESUNGER Sabino CASSESE Alfonso PALMIERI”,”Banche in crisi, 1960-1985.”,”Gustavo Minervini professore ordinario di Diritto commerciale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma e docente di Diritto bancario nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali, Roma. Guido Carli Presidente del Consiglio d’Amministrazione della libera Università Internazionale degli Studi Sociali, Roma. Già Governatore della Banca d’Italia. Dario Velo professore ordinario di Tecnica industriale e commerciale nell’Università di Pavia – Direttore del Dipartimento di ricerche aziendali nella stessa Università. Marco Onado professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari nell’Università di Bologna. Vincenzo Desario Direttore centrale del Servizio Vigilanza sulle Aziende di Credito della Banca d’Italia. Giulio Lanciotti Direttore principale del Servizio Vigilanza sulle Aziende di Credito della Banca d’Italia. Anna Armento Dottorando di ricerca nell’Università di Siena. Franco Belli Docente di Legislazione bancaria presso la facoltà di Scienze economiche e bancarie dell’Università di Siena e presso la scuola di specializzazione in Discipline bancarie della medesima università. Ruggero Bertelli Dottorando di ricerca nell’Università di Siena. Antonella Brozzetti Dottorando di ricerca nell’Università di Siena. Francesco Cesarini professore ordinario di Tecnica bancaria nell’Università Cattolica del Sacro Cuore Milano. Antonio Patroni Griffi professore ordinario di Diritto commerciale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari. Francesco Carbonetti professore di Diritto monetario nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Roma. Mario Porzio professore ordinario di Diritto e legislazione bancaria nella facoltà di Economia e commercio dell’Università di Napoli. Jean Le Brun professore ordinario nell’Università Cattolica di Lovanio. Michel Jeantin professore ordinario nell’Università di Parigi X. Angela Principe ricercatore nell’Università di Salerno. Rita Siciliano Baumet dottorando di ricerca nell’Università di Napoli. Cinzia Motti dottorando di ricerca nell’Università di Bari. Antonella Antonucci ricercatore nell’Università di Bari. Piero Schlesinger professore ordinario di Diritto privato nella Università Cattolica del Sacro Cuore Milano. Sabino Cassese professore ordinario di Diritto amministrativo nell’Università La Sapienza Roma. Alfonso Palmieri Avvocato, già avvocato generale del Banco di Napoli.”,”ITAE-136-FL” “MINGARDI Alberto PIOMBINI Guglielmo a cura, brani di M.N. ROTHBARD G. DE-MOLINARIL. L. SPOONER B.R. TUCKER H.H. HOPPE T. SZASZ W. Mc-ELROY W. BLOCL”,”Anarchici senza bombe. Il nuovo pensiero libertario.”,”””Inoltre, dal 1815 in avanti in tutta Europa e nel mondo occidentale i tassi di interesse declinarono continuamente, fino a raggiungere, al volgere del secolo, un minimo storico medio ben sotto il 3 percento. Con l’avvento della democrazia questa tendenza si è arrestata e pare aver cambiato direzione, rivelando così il declino della civilizzazione europea e americana nel XX secolo. Un’analisi del più basso tasso medio d’interesse decennale in Inghilterra, Francia, Olanda, Belgio, Germania, Svezia, Svizzera e Stati Uniti mostra per esempio che durante l’intero periodo seguito alla prima guerra mondiale i tassi in Europa non furono mai bassi quanto quelli della seconda metà del XIX secolo. Solo negli Stati Uniti, negli anni ’50, i tassi scesero sotto il livello della fine del XIX secolo. Questo però fu un breve fenomeno, e in ogni caso i tassi americani non scesero mai a livelli più bassi di quelli dell’Inghilterra nella seconda metà del XIX secolo. Nel XX secolo i tassi d’interesse furono dunque universalmente più alti che durante il secolo precedente, e se non altro hanno mostrato una tendenza verso l’alto. Infine, fino alla fine del XIX secolo la maggior parte delle spese governative — in genere più del 50 percento – andavano a finanziare le attività militari”” (Hans-Herman Hoppe, Monarchia, democrazia e ordine naturale) (pag 87)”,”ANAx-362″ “MINGARDO Mirella”,”Mussolini, Turati e Fortichiari. La formazione della sinistra socialista a Milano, 1912-1918.”,”MINGARDO si occupa del gruppo della sinistra milanese formatosi attorno a Bruno FORTICHIARI, Luigi REPOSSI e Abigaille ZANETTA.”,”MITS-004″ “MINGHETTI Marco”,”La convenzione di settembre (Un capitolo dei miei ricordi).”,”””L’ aspetto del nostro paese, la configurazione del nostro suolo, potrebbero essere per avventura più eloquenti e più chiare? Quelle Alpi non dicono, che bisogna munirne e contenderne i passaggi che resano tuttora nelle nostre mani? Quelle pianure non sono forse la gran piazza d’ armi italiana, dove devono essere combattute le armate nemiche discese dalle alpi? Quel Po non è forse una magnifica linea di difesa, sulla quale conviene prepararci in modo da manovrare facilmente per mezzo di teste e di equipaggi da ponte? Quell’ Appennino, da Genova alla Cattolica, incastrato fra due mari, non è forse un’ immensa cortina eretta dalla natura a salvezza d’ Italia, purché venga provvidamente assicurato in tutti i suoi sbocchi? (…) Anzitutto si trasportino oltre l’ Appennino la capitale, gli arsenali, le fabbriche, i magazzini, i depositi, le riserve, in una parola i nostri più vitali interessi. Poi si muniscano tutti gli sbocchi dell’ Appennino da Genova alla Cattolica, onde vietarne il passaggio ad una armata nemica, e serbare a noi il modo di discenderne, quando convenga. Si costruisca una piazza forte od un campo trincerato alla Cattolica per meglio assicurare quel fianco. Si moltiplichino, sin dove si possa, i mezzi permanenti e portabili per passare da una sponda all’ altra del Po, e prepararci così la possibilità di rapidi, abili e concludenti manovre.”” (pag 154-155, il Generale d’ Armata Cialdini) Proposta di Napoli come capitale del regno d’ Italia. “”Mentre queste cose si trattavano a Parigi, il Consiglio dei ministri, presupponendo che il Re s’ indurrebbe ad accettare, discuteva qual sarebbe la città che si dovrebbe proporgli come temporanea capitale in luogo di Torino. Stavano per Napoli le ragioni politiche. Ivi erano le maggiori necessità di sicurezza pubblica, ivi il nuovo ordine di cose aveva recato più offese agli interessi. Molte industrie avevano sofferto, o s’erano spente, cessata la protezione che prima loro porgevano le alte tariffe. Le ferrovie adriatiche avevano, per dir così, staccato da quella città tutto il versante adriatico, cheoggi commerciava direttamente coll’ alta Italia. Inoltre l’ amor proprio di quei cittadini s’ adombrava di una specie di trascuratezza e di dispregio, falso o vero che fosse, dei popoli subalpini. Il trasportare la capitale a Napoli avrebbe d’un colpo troncato l’ opposizione che, aperta o sorda, serpeggiava in quelle provincie. Vero è che l’ ambiente appariva poco favorevole ad un governo austero e forte; ma si sperava che il Governo avrebbe potuto modificare quell’ ambiente anziché esserne modificato. Stavano per Firenze la sua posizione contrale, la tradizione schietta italiana, e sopratutto la ragione strategica. Poichè fra le cause precipue di abbandonare Torino v’era quella di essere troppo vicini al confine francese, non si poteva scegliere Napoli, che una flotta nemica potrebbe ad ogni istante bloccare e bombardare. Per Firenze stavano tutti i Ministri militari, e stava il Re, il quale adduceva contro Napoli una ragione molto forte e poco avvertita dagli altri. Una volta stabiliti a Napoli, diceva egli, sarà molto più difficile uscirne, che non da Firenze. Il carattere di capitale temporanea meglio si addice a questa città, che non a quella. Io, che avevo udito dal Re questo giudizio così reciso, ben sapevo che, alla fin fine, la sua volontà avrebbe finito col prevalere: nondimeno la cosa fu tra noi discussa almono pro forma, e se ben ricordo (giacché non ho serbato di ciò alcun documento), la maggiornza era per Napoli, ma subordinatamente alle esigenze militari ed alla volontà del Re. (…)””. (pag 147-148)”,”ITAA-113″ “MINGIONE Enzo”,”Impiegati, sviluppo capitalistico e lotta di classe.”,”I ceti medi in Italia: un’analisi sociologica. Enzo Mingione è assistente di sociologia all’Università degli Studi di Milano dove si è occupato di ricerche sulle classi in Italia e sugli impiegati. E’ inoltre dal 1971 vice segretario generale dell’Associazione Internazionale di Sociologia. Ha pubblicato: ‘La proletarizzazione dei ceti medi’, Milano; 1971; in collaborazione con Boffi, Cofini, Giasanti: ‘Città e conflitto sociale’, Milano, 1972 Marx (pag 16-17-18, 34-35) “”Un altro strumento attraverso cui passa la subordinazione del lavoratore al capitale è la divisione tecnica del lavoro. La divisione tecnica del lavoro (organizzazione del lavoro) cambia continuamente con lo svilupparsi del capitalismo. Infatti, essa è la forma di organizzazione sociale della produzione assunta di volta in volta dalla divisione sociale del lavoro tra detentori delle potenze intellettuali, borghesia e i suoi servitori, e lavoratori, produttori di plusvalore, il proletariato. «Poiché la produzione e la circolazione delle merci sono presupposto generale del modo di produzione capitalistico, la divisione del lavoro di tipo manifatturiero (una forma storica di organizzazione del lavoro – par. nostra) richiede una divisione del lavoro all’interno della società che sia già giunta ad uno stadio di maturazione. Viceversa la divisione del lavoro di tipo manifatturiero sviluppa e moltiplica per reazione, la divisione sociale del lavoro». [(Marx, ‘Il Capitale’), 2. cap. 12.4, v. II p.52]. Si possono quindi dedurre due postulati fondamentali dell’analisi marxiana della società capitalistica: 1. ‘Il modo di produzione capitalistico è accentramento delle potenze intellettuali della produzione da parte dei capitalisti contro la classe operaia’; 2. ‘l’organizzazione del lavoro è determinata dai rapporti sociali di produzione nel loro sviluppo storico’ (e quindi dalla divisione sociale del lavoro) ‘ed, a sua volta, è strumento di estensione e conservazione del modo di produzione’. Questi postulati sono validi di volta in volta per tutti i lavoratori siano essi operai, impiegati o tecnici. Chi non subirà una forma di espropriazione delle proprie capacità professionali e delle proprie potenze intellettuali o non l’avrà ancora subita, e di conseguenza gestirà un ruolo privilegiato nella organizzazione capitalistica del lavoro e sul mercato del lavoro, non potrà essere considerato oggettivamente parte del proletariato. La sopravvivenza di strati sociali, che pur non essendo borghesia in senso stretto controllano gli strumenti intellettuali di produzione si spiega con il fatto che la borghesia non è in grado di gestire direttamente tutte le potenze intellettuali e, per lunghi periodi della sua storia e in condizioni via via diverse, ne delega una parte a degli strati sociali che servono ad accrescere la sua potenza e a opprimere il proletariato. A questo proposito Naville fa notare come per Marx «la divisione in lavoro manuale e lavoro intellettuale ha un aspetto storico e non è fondata sull’apparenza produttiva o improduttiva degli uni o degli altri…””E’ in effetti una caratteristica del modo di produzione capitalistico di separare e di affidare a delle persone distinte dei diversi lavori, intellettuali o manuali: il che non impedisce che il prodotto materiale sia prodotto in comune da queste persone né di realizzare in ricchezza il prodotto comune, né impedisce d’altro canto che tutte queste persone siano per il capitale dei salariati. Tutte queste persone non sono solo occupate direttamente nella produzione di ricchezze materiali, ma scambiano direttamente il loro lavoro contro denaro in quanto capitale e riproducono dunque direttamente, contro il salario, un plusvalore per il capitale”” (Karl Marx, ‘Histoire des doctrines économiques’, I.II, p. 214» (). Tutto questo significa che la divisione sociale del lavoro tra lavoro intellettuale e lavoro manuale non si riduce e non coincide mai con la contrapposizione tra borghesia e proletariato, come d’altra parte non coincide nemmeno con la contrapposizione tra lavoro produttivo e lavoro improduttivo. La divisione sociale del lavoro (lavoro intellettuale e lavoro manuale in questo caso) è allo stesso tempo prodotto e condizione rispetto ai rapporti sociali di produzione che contrappongono i capitalisti al proletariato. Ciò non toglie che, dove i lavoratori intellettuali, ed eccezionalmente anche alcuni lavoratori manuali, siano concretamente in condizione di controllare i propri strumenti di produzione e quindi non siano completamente succubi del ricatto capitalistico «Tu mi cedi tutto il valore prodotto dal tuo lavoro, io ti pago in cambio i mezzi per sopravvivere», questa condizione giochi un ruolo importante nella collocazione di classe del lavoratore”” (pag 16-17-18) [Enzo Mingione, ‘Impiegati, sviluppo capitalistico e lotta di classe’, Roma, 1973] [* Pierre Naville, ‘De l’alienation à la jouissance’, Editions Anthropos, Paris, 1970, p. 472]”,”TEOS-252″
“MINI Fabio TRIPPODO Sergio SCHETTER Conrad SIMON Steven FUMAGALLI Matteo SATTA Lauretana CARUSO Antonella DUSI Elena CRISTIANO Riccardo ROSSANT John JEAN Carlo al-NUR Ibrahim DALI Driss LA-ROSA Anna CARNIMEO Nicolò BUTUROVIC Adnan DEL-RE Giovanni Maria ROSATO Angelantonio GIORDANA Emanuele MELLONI Alberto SACCO Giuseppe, articoli di”,”Le spade dell’ Islam. La guerra continua. Noi visti da loro. Musulmani contro.”,”MINI Fabio TRIPPODO Sergio SCHETTER Conrad SIMON Steven FUMAGALLI Matteo SATTA Lauretana CARUSO Antonella DUSI Elena CRISTIANO Riccardo ROSSANT John JEAN Carlo al-NUR Ibrahim DALI Driss LA-ROSA Anna CARNIMEO Nicolò BUTUROVIC Adnan DEL-RE Giovanni Maria ROSATO Angelantonio GIORDANA Emanuele MELLONI Alberto SACCO Giuseppe, articoli di”,”ASIx-042″
“MINI Fabio”,”Soldati.”,” Fabio Mini è stato Capo di stato maggiore del Comando Nato delle forze alleate Sud Europae al vertice della Kfor in Kosovo. E’ pure autore di ‘La guerra dopo la guerra’. Collabora a ‘Repubblica’ e a ‘Limes’ “”La guerra ha sempre avuto storture e aberrazioni di violenza: C’è anche stata la connotazione «maligna» dell’avversario. In ‘L’arte dei marescialli’, un classico della tradizione strategica cinese, si parla del nemico esterno come dello «scellerato», ma senza negarne la legittimità. La moderna «criminalizzazione» prescinde dalle azioni e si concentra invece sulle percezioni e sulle ideologie, come ai tempi della caccia alle streghe o delle guerre di religione. Oggi, gli eserciti regolari da un lato e quelli irregolari e asimmetrici dall’altro, si combattono attribuendosi reciprocamente le qualifiche di criminali, canaglie, terroristi, falliti e invasori scellerati. Non sono più avversari legittimi, bensì interlocutori che non rientrano più nello stesso ordine giuridico e legale che comprende la guerra. Facendo diventare il nemico un criminale si è aperta la strada a coloro che non vogliono riconoscere i diritti, e quindi neppure i doveri, stabiliti dalle leggi internazionali e dai codici di guerra”” (pag 17) Bibliografia dell’autore: – Fabio Mini, La guerra dopo la guerra. Soldati, burocrati e mercenari nell’epoca della pace virtuale, Einaudi, Torino, 2003, Gli struzzi, Euro 14.0 [‘«Nell’asimmetria di guerra e terrore, a dominare è la paura. Capirlo è già un modo per liberarsene»; ‘Il libro L’avvio del millennio è drammaticamente segnato dalla rinascita della «voglia di impero»: imperi astratti e fra loro connessi, attraversati dall’economia globale e dalla criminalità, dal terrore islamico e dagli apparati della guerra. Il terrorismo, tutto orientale nella sua concezione alineare, ha lanciato la sua sfida al sistema occidentale. Non per abbatterlo o sostituirlo ma semplicemente per terrorizzarlo. La guerra, tutta occidentale nella sua linearità, lo vuole annientare individuando nelle vecchie formazioni statali i nuovi nemici. In questa lotta la guerra cambia – a raccontarlo dall’interno è un generale, Fabio Mini -, diventa asimmetrica. Cambiata la guerra, anche i guerrieri mutano: i soldati dell’impero della guerra, senza nazione, senza ethnos, combattono per una pace virtuale, sono gendarmi, samaritani, mercenari, quasi mai guerrieri. Come la guerra anche il dopoguerra è profondamente trasformato: è una fase incerta, di anarchia, ai confini tra la pace e la guerra, in cui i ladri e gli assassini spesso prendono il sopravvento. E ci sono le ricostruzioni, con i loro eroi, con i loro speculatori e i loro profittatori, entro un processo senza fine in cui gli interessi della guerra si perfezionano]”,”QMIx-314″
“MINIERO Alessandro”,”Da Versailles al milite ignoto. Rituali e retoriche della Vittoria in Europa (1919-1921). Serie II, Memorie Vol. LV.”,”Alessandro Miniero è attualmente documentarista bibliotecario presso la Biblioteca della Camera dei Deputati.”,”RISG-143-FSL”
“MINISTERE DE L’INDUSTRIE ET DE LA RECHERCHE; collaborazione di Jean LAGANIER Frederic LANGER Daniel MALKIN Jean-Louis SARBIB Gilles VITRY Jean-Claude MONATERI Christian PALLOIX Raphael TIBERGHIEN André FAHRI Christian GOUX Jean-Pierre KERTUDO Elie LOBEL Gustave MASSIAH Alain CHAMPEAUX Lucien FARHI Francois GEZE Pierre ALEMBIC Jacques de BANDT Jacques FOURNIER”,”La division internationale du travail. Volume I. Les tendences actuelles.”,”Hanno collaborato: Jean LAGANIER Frederic LANGER Daniel MALKIN Jean-Louis SARBIB Gilles VITRY Jean-Claude MONATERI Christian PALLOIX Raphael TIBERGHIEN André FAHRI Christian GOUX Jean-Pierre KERTUDO Elie LOBEL Gustave MASSIAH Alain CHAMPEAUX Lucien FARHI Francois GEZE Pierre ALEMBIC Jacques de BANDT Jacques FOURNIER.”,”STAT-011″
“MINISTERE DE L’INDUSTRIE ET DE LA RECHERCHE; collaborazione di Jean LAGANIER Frederic LANGER Daniel MALKIN Jean-Louis SARBIB Gilles VITRY”,”La division internationale du travail. Volume II. Trois scenarios prospectifs.”,”Hanno collaborato: Jean LAGANIER Frederic LANGER Daniel MALKIN Jean-Louis SARBIB Gilles VITRY”,”STAT-012″
“MINNELLA Nando”,”L’ altra America: i neri, 1870-1970.”,”””Raramente nella storia del movimento operaio americano un’ associazione di lavoratori si era posta il problema di rappresentare non già l’ aristocrazia operaia e l’ elite degli “”skilled””, ma l’ intera schiera del proletariato e del sottoproletariato senza alcuna distinzione di razza, di orientamento politico, di nazionalità, di sesso. Facevano parte a pieno titolo dell’ IWW i gruppi più disparati…”” (pag 54)”,”MUSx-137″
“MINNITI Fortunato”,”Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice alleanza.”,”MINNITI Fortunato (Roma, 1946) è ricercatore di lettere e filosofia dell’ Università degli Studi di Roma (La Sapienza). Scrive su Storia contemporanea. E’ autore della sezione Industria (1915-1945) degli Annali dell’ economia italiana. Il giudizio di Moltke sull’ esercito italiano. “”Il giudizio tedesco viene riferito a Depretis nella maniera più netta: la creazione delle quattro divisioni “”aumenterebbe ancora, secondo il Maresciallo Moltke, la sproporzione fra artiglieria e cavalleria, indebolirebbe l’ istruzione ed il materiale, ed accrescerebbe la durata e le difficoltà della mobilitazione (…). Ora le prime autorità militari in Germania, asseriscono che è un’ illusione la nostra di voler persuadere chicchessia della possibilità per noi di esercitare una seria azione militare utile o ai nostri alleati, o semplicemente alla difesa della nostra penisola dovunque aperta, con un esercito che è lungi dall’ avere la media di quattro cannoni per mille uomini; che quasi non ha cavalleria in paragone degli altri eserciti; che coi congedi anticipati indebolisce ancora la solidità e l’ istruzione degli effettivi; che ha i magazzini mal provvisti e mezzi di mobilitazione affatto inadeguati alla rapidità delle prime operazioni che sono decisive nelle guerre moderne.”” (pag 127-128)”,”ITQM-112″
“MINNITI Fortunato”,”Fino alla guerra. Strategie e conflitto nella politica estera di Mussolini, 1923-1940.”,”Fortunato MINNITI (Roma, 1946) insegna storia economica presso la facoltà di Lettere e filosofia de ‘La Sapienza’. E’ autore di ‘Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice Alleanza’. Ha studiato in particolare gli anni della preparazione alla guerra dal punto di vista economico. Mussolini e la guerra. Politica e strategia. “”La prospettiva aperta dalla storia qui narrata del rapporto tra politica e strategia e dunque anche fra politica e guerra negli anni del fascismo si contrappone a quella disegnata da MacGregor Knox. Egli ha sostenuto che l’ impulso bellicista sia stato una ‘costante’ della politica estera di Mussolini. Questi sarebbe stato prima tenuto a bada fino al 1933 dall’ atteggiamento dell’ ‘establishment’ e soprattutto dalla situazione internazionale e poi libero di agire grazie alla destabilizzazione hitleriana di questa ed al prestigio conferitogli, anche ai suoi stessi occhi, dal successo etiopico. (…) L’ interpretazione continuista di Knox perde di plausibilità non appena alla semplice bipartizione dell’ atteggiamento esteriore di Mussolini si sostituisca il complesso trend irregolare della sua propensione alla guerra che è apparsa ovviamente massima nel 1935 e nel 1940, a livelli minimi dal 1926 sino al 1929, elevata nel 1934, nel 1938 e nel 1939 sino al luglio, bassa per non dire inconsistente in tutti gli altri periodi ‘compreso quello cruciale della non belligeranza’.”” (pag 225-226)”,”ITAF-220″
“MINNITI Fortunato”,”Il Piave.”,”Fortunato Minniti insegna storia contemporanea nell’Università di Roma Tre. Tra i suoi libri: ‘Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice Alleanza (Bonacci, Roma). ‘Fino alla guerra. Strategia e conflitto nella politica di potenza di Mussolini, 1923-1940’ (Esi, 2000). Ha collaborato a numerose pubblicazioni. Propaganda. “”Il Commissario per la propaganda sul nemico creato ad aprile ed affidato su suggerimento di Luigi Albertini da Orlando al capitano Ojetti, già in servizio all’Ufficio Stampa del Comando Supremo, divenne il terminale cui giungevano le istanze sia di quella parte del governo rappresentata da Bissolati, sia di un informale gruppo di pressione che faceva riferimento al “”Corriere della Sera””. Entrambi erano a favore della promozione di una politica delle nazionalità che portava allo smembramento dell’Austria-Ungheria ed alla sua dissoluzione in quanto potenza europea, e, ammettendo la nascita di uno Stato jugoslavo, urtava frontalmente con la linea ufficiale della politica estera italiana custodita in silenzio da Sonnino. L’obiettivo di Orlando era di fatto quello di sottrarre la politica delle nazionalità alla direzione francese – sbilanciata in senso filo-jugoslavo – e di farne soprattutto uno strumento efficace di propaganda quale lo svolgimento del Congresso di Roma di aprile mostrò di essere nei confronti del nemico, non chiarendo dal punto di vista italiano nessuna delle diverse posizioni in esso rappresentate meno una, quella di Sonnino che non vi partecipò”” (pag 58)”,”QMIP-136″
“MINNITI Fortunato”,”Il Piave.”,”Reazione psicologica alla disfatta e all’invasione. “”Ma superata la crisi, e anzi già nel corso di essa, non mancò una percezione e poi una interpretazione in positivo degli effetti della catastrofe. Anche da parte di chi dimostrava costernazione sincera e profonda. Intanto la perdita di territorio, la violazione della sua sacralità, è, lo abbiamo detto, una spinta formidabile”” (pag 25)”,”QMIP-274″
“MINNITI Fortunato”,”L’industria italiana tra le due guerre (1915-1945).”,”Errori commessi dal regime fascista prima e durante la Seconda guerra mondiale. “”[S]orprendente e fatale incapacità del regime di mobilitare le risorse del paese una volta che la guerra era stata dichiarata, si era rivelata di dimensioni e durata maggiori del previsto e, per la sua stessa sopravvivenza, andava combattuta e vinta. Le ragioni di tale incapacità furono essenzialmente politiche. Mobilitare avrebbe voluto dire ‘disporre di un consenso sufficientemete ampio’ in tutti i gruppi sociali del paese oppure avere i mezzi per ‘reprimere il crescente dissenso’; avrebbe voluto dire inoltre poter ‘far leva’ in particolare ‘su una unità di intenti con e dei settori più direttamente coinvolti’ nella sua gestione quali i quadri militari e gli operatori economici, principalmente gli industriali. Questa unità di intenti di fatto non esisteva, dato il rapporto che il fascismo aveva con essi e sul quale il suo potere si teneva in equilibrio: ai militari era stata riconosciuta una autonomia interna; agli imprenditori era stata lasciata di fatto la libertà di guidare e/o manipolare la politica industriale. (…) La mancata mobilitazione seguì alla mancata, o meglio, alla tarda ed errata preparazione industriale poiché l’industria bellica non era in grado, come abbiamo visto, di raggiungere prima della fine del 1942 il massimo della sua potenzialità. (…) Se, in teoria, la guerra può sia promuovere che ostacolare lo sviluppo economico (100), in Italia fu il secondo effetto a prevalere fra il 1940 e il 1945. Già nel 1941 infatti il prodotto lordo dell’industria era sceso rispetto al 1940, preceduto da un calo, sia pure lieve, del prodotto lordo complessivo verificatosi l’anno prima, cosicché proprio nel 1940 si ebbe l’incidenza massima del contributo del secondario alla formazione di quest’ultimo, col 35,18 per cento. Nel 1942 si ebbe poi una netta diminuzione di entrambi i valori, scesi a 42,76 miliardi il primo ed a 132,6 il secondo, contro i 50,22 ed i 143,4 del 1939. Rispetto all’anno della vigilia, quello della sconfitta, il 1943, vide una riduzione del prodotto dell’industria di oltre il 50 per cento e una più che doppia fra questo e l’anno della fine della guerra, il 1945, quando precipitò ai livelli dell’inizio del secolo (con 15.68 miliardi). In questo calo della produzione determinante fu l’andamento dell’industria manifatturiera: l’indice Istat dal massimo, raggiunto nel 1940, di 110 punti si abbassò a 89 nel 1942, a 69 l’anno appresso e crollò a 29 nel 1945, anno in cui il suo prodotto fu di appena 10,5 miliardi contro i 40,8 del 1939 ed i 33,3 realizzati ancora nel 1942. Soltanto l’industria meccanica segnò negli anni di guerra uno sviluppo sostenuto, in atto sino al primo quadrimestre del 1943, accompagnato nel bienno 1940-41 dal settore dell’energia. Tutti gli altri settori perdettero progressivamente terreno a partire dal 1939 (101)”” (pag 154-155) [(100) D.S. Landes, Prometeo liberato. Trasformazioni tecnologiche e sviluppo industriale nell’Europa occidentale dal 1750 ai giorni nostri’, Torino, 1978, p. 553; (101) Per il PL dell’industria manifatturiera cfr. P. Ercolani, ‘Documentazione statistica di base’, in ‘Lo sviluppo economico in Italia. Storia dell’economia italiana negli ultimi cento anni’, a cura di G. Fuà, vol. III, Milano, 1975, pp- 410-411. Per l’indice dei vari settori cfr. R. Covino, G. Gallo, E. Mantovani, ‘L’industria dell’economia di guerra alla ricostruzione’, in ‘L’economia italiana…, cit., p. 253, tab A, 13] inserire”,”QMIS-027-FV”
“MINOIS Georges”,”Piccola storia del diavolo.”,”Georges MINOIS, storico, è autore di ‘Histoire des enfers’ (1991), ‘Histoire du suicide’ (1995), ‘Histoire de l’ atheisme’ (1998), tutti pubblicati da Fayard. Al Mulino è già uscita la sua ‘Piccola storia dell’ inferno’ (1995). “”Senza diavolo niente dio””: sono soprattutto le grandi religioni monoteiste a non poter fare a meno della figura del maligno. Come ovviare, se non con la creazione di un’istanza malefica, allo scandalo di un dio che in quanto origine di tutto sarebbe altrettanto responsabile del bene e del male? Ma l’excursus storico dell’A non si limita a seguirne le tracce nell’ ambito religioso. Nato duemila anni fa dalla letteratura apocalittica apocrifa di sette giudaiche dissidenti, Satana si è via via laicizzato… Secondo lo stesso LUTERO gli ebrei erano i “”figli del diavolo””. Tesi: il diavolo è un essere dotato di ragione”,”RELx-022″
“MINOIS Georges”,”Storia della vecchiaia dall’ antichità al rinascimento.”,”MINOIS Georges (1946) è specialista di storia delle mentalità religiose nella prima età moderna. Insegna attualmente a Saint-Brieuc. “”Ogni società ha i vecchi che merita”” scrive MINOIS. Mitologia: gli dei non amano la vecchiaia. (pag 51) Il vecchio ideale in Platone. “”Per incidens Platone fa l’ elogio della costituzione spartana che equilibra il potere dei re con quello di ventotto vecchi. Platone riconosce che certi vecchi possono finire col perdere il senno, che talvolta le loro capacità mentali e fisiche declinano (…). Per dirla in breve, la vecchiaia ha i suoi punti deboli.”” (pag 69) Aristotele contro i vecchi. Lo spirito come il corpo subisce gli effetti della vecchiaia. “”Aristotele ha una posizione del tutto diversa. La vecchiaia non è per lui garanzia di saggezza o di capacità politica. Nemmeno l’ esperienza dei vecchi è un elemento positivo: spesso si riduce a un accumularsi di errori in una mente irrigidita dall’ età. Al contrario di Platone, per cui le capacità spirituali si avvantaggiano dell’ indebolimento dei sensi, che libera l’ uomo dalla schiavitù delle passioni, Aristotele osserva che, in virtù dell’ unione tra anima e corpo, la decrepitezza dell’ uno tocca immancabilmente l’ altra. La salute fisica e il pieno possesso delle capacità del corpo sono indispensabili alla pratica della saggezza.”” (pag 69)”,”STOS-115″
“MINOIS Georges”,”La Chiesa e la guerra. Dalla Bibbia all’ èra atomica. (Tit. orig.. L’ Eglise et la guerre)”,”MINOIS Georges professore di storia nel Liceo Ernest Renan di Saint-Brieue, membro dell’ Institut culturel de Bretagne, è storico delle mentalità religiose e dei rapporti tra pensiero cristiano, cultura e poteri. Ha pubblicato varie opere (v. risvolto 4° copertina) Teoria e prassi della guerra giusta (pag 87) Elaborazione della teoria della guerra giusta (pag 221) Perfezionamento della teoria della guerra giusta: la teoria di Vitoria (pag 276) Le chiese nazionali esaltano la guerra (pag 501) “”E’ proprio nel mezzo di queste dispute sulla guerra giusta che si svolge l’ episodio di Giovanna d’ Arco. Oltre all’ aspetto puramente militare, del resto non molto significativo, è invece il suo valore di segno di Dio ad essere in questione. Se la Pulzella è inviata da Dio, è Carlo VII che conduce una guerra giusta, e nello stesso tempo e per la stessa ragione tutta la guerra dei Cent’anni assume l’aspetto di una guerra ingiusta del re inglese, con tutte le conseguenze evidenziate da teologi e canonisti. Da qui la passione per i dibattiti, condotti con tutta la parzialità possibile da parte dei due contendenti. La condanna da parte del tribunale di Rouen era inevitabile: se la guerra degli Inglesi è giusta, i loro nemici evidentemente non lo sono, e se rivendicano il sostegno del Signore, gli altri hanno hanno l’ appoggio del demonio.”” (pag 239)”,”RELC-217″
“MINOIS Georges”,”Storia dell’ ateismo.”,”Georges MINOIS è professore di storia e storico delle mentalità religiose. E’ autore di ‘L’Eglise et la science, histoire d’un malentendu’, ‘L’Eglise et la guerre’, ‘Histoire du suicide’. “”Quest’ultimo (l’ateismo, ndr) tuttavia predomina e prevale senza riserve a partire dagli anni ’70, in un’atmosfera di “”guerra a Dio””, seguendo il grido di battaglia di Paul Lafargue del 1865. In un articolo di ‘La Libre Pensée’ del 12 maggio 1870, intitolato “”Ateismo pratico””, Gustave Flourens scrive: “”Il nemico è Dio. L’inizio della saggezza è l’odio di Dio, questa menzogna spaventosa che, da 6.000 anni, infiacchisce, inebetisce, assoggetta la povera umanità””.”” (pag 470) “”Al disprezzo dei deisti come Victor Hugo – per il carattere rozzamente materialista degli atei, questi ultimi rispondono con il disprezzo nei confronti dei “”pasticci”” spiritualisti dei primi, del loro attaccamento alal “”corda consumata della metafisica”” per seguire l’espressione di Vermorel””. (pag 471) Il termine ateismo (dal greco “”atheos”” composto da a- (alfa privativo)= “”senza””, e da e da ?e?? = “”dio””, cioè “”privo di dio””) nell’accezione più ampia definisce la posizione religiosa di chi non riscontra o non ammette l’esistenza di alcun soggetto dotato di proprietà superiori, trascendenti o soprannaturali. Il termine può indicare sia l’idea di chi afferma positivamente che l’esistenza di una divinità sia impossibile (eventualmente anche dimostrabile), posizione dell'””ateismo forte”” e dell'””ateismo teorico””, sia l’idea di chi considera l’ipotesi dell’esistenza di esseri divini in senso più ampio come non rilevante o non dotata di senso per l’essere umano. Si contrappone al teismo, espresso nelle due pricipali forme di monoteismo e di panteismo. Si differenzia anche dall’agnosticismo, categoria cui appartengono tutti coloro che sulla questione dell’esistenza o no di Dio “”sospendono”” il loro giudizio o si astengono dall’esprimerlo. Da notare che in passato con il termine ateo i fedeli di una certa religione semplicemente indicavano, spregiativamente, gli appartenenti a religioni o fedi diverse dalla propria. I fedeli della religione romana chiamavano infatti atei i cristiani, che a loro volta chiamavano pagani i romani. Nel corso della storia la posizione atea è stata oggetto di ostilità da parte di istituzioni e culture teocratiche, e in diverse aree del mondo lo è tuttora. Ciò avviene anche in contesti di potere formalmente laico ma realmente teologico (specialmente nell’area islamica). In molte società ed epoche storiche gli atei sono stati considerati persone pericolose o immorali, e l’ateismo considerato potenzialmente eversivo. Una eccezione storica, in senso negativo, sono state le dittature che nel XX secolo hanno proclamato l””ateismo di stato””, nelle quali i perseguitati erano invece i religiosi. Nell’antica grecia filosofi come Diagora di Mileto e Protagora furono osteggiati. Platone nelle Leggi propose d’introdurre pene severissime (fino all’ergastolo) per gli atei.[2] L’editto di Tessalonica del 380 impose il cristianesimo come religione di stato. Per tutto il medioevo l’ateismo fu messo fuori legge e per gli atei era previsto solitamente il taglio della lingua.[3] Non necessariamente il termine ateismo è sinonimo di areligiosità. Può infatti darsi il caso di atei dichiarati che credono in concetti come “”forza universale”” o simili, i quali, pur non avendo caratteri teistici, conservano comunque elementi di religiosità (posizione avvertita ma fortemente contestata da Michel Onfray, che la esclude dalla propria ateologia). (Wikip)”,”FILx-398″
“MINOIS Georges”,”Il pugnale e il veleno. L’assassinio politico in Europa (1400-1800).”,”MINOIS Georges è docente di storia e membro del Centre international de recherches et d’etudes transdisciplinaires.”,”TEMx-050″
“MINOIS Georges”,”Storia dell’ateismo.”,”Georges Minois è professore di storia e storico delle mentalità religiose.”,”RELx-017-FL”
“MINOJETTI Attilio”,”La stampa socialista italiana e la Rivoluzione Russa.”,”La grande importanza di tutte le crisi sta nel fatto che esse rendono palese ciò che è nascosto, respingono il convenzionale, il superficiale, il secondario, spazzano via i rifiuti della politica e svelano le molle reali della lotta di classe… (Lenin, Gli insegnamenti della crisi, 22 aprile 1917). Il presente lavoro non ha l’ambizione di offrire la panoramica completa della stampa socialista italiana che si è espress sulla Rivoluzione Russa. Intende invece presentare ed approfondire le diverse posizioni che hanno assunto le principali tendenze socialiste attraverso la stampa. Il metodo seguito è stato quello di prendere in considerazione la stampa espressione delle diverse forze che hanno caratterizzato il pensiero socialista prima e, per alcune, favorito poi la formazione del PCd’I a Livorno.”,”MITS-014-FL”
“MINOJETTI Attilio”,”La stampa socialista italiana e la Rivoluzione Russa.”,”Gramsci e Croce. “”Intanto Antonio Gramsci, fresco collaboratore a “”Il Grido del Popolo””, settimanale della sezione socialista torinese, proprio negli stessi giorni degli avvenimenti del Febbraio russo, pubblica – è l’11 febbraio 1917 – “”La città futura””, numero unico di quattro pagine dove tra l’altro definisce Croce “”il più grande pensatore d’Europa in questo momento””. “”In quel tempo”” -. onestamente riconoscerà più tardi – “”il concetto di unità di teoria e pratica, di filosofia e politica non era chiaro in me e io ero tendenzialmente piuttosto crociano”” (10)”” (pag 24) (10) Citato in Giuseppe Fiori, Vita di Antonio Gramsci, Bari, 1973, p. 124″,”MITS-436″
“MINOLA Mauro”,”L’Italia entra in guerra. 10-25 giugno 1940 i primi 15 giorni di conflitto.”,”Mauro Minola, nato a Torino, si occupa di Storia militare e della Casa Savoia. Ha pubblicato tra l’altro ‘Battaglie di confine della Seconda guerra mondiale’ (2010), ‘Alpi occidentali 1943-1945. L’ultima difesa della frontiera alpina’ (2014). Mussolini rompe gli indugi e dicide di entrare in guerra. “”Pur avendo stretto un patto di alleanza con la Germania di Hitler, Benito Mussolini risultò tagliato fuori dalla maggior parte delle decisioni assunte dall’alleato nel primo anno di guerra. I rapporti fra i due capi di stato soffrivano già da tempo, al di là della propaganda e delle dichiarazioni di facciata, di una continua alternaza di alti e bassi che lo scoppio del conflitto aveva ulteriormente accettato. Nell’agosto del 1939 il ministro degli Esteri italiano Galeazzo Chiano era stato messo al corrente da Hitler della volontà tedesca di aggredire la Polonia: la Germania si aspettava dall’alleato italiano il massimo appoggio all’impresa. Ciano non fu però in grado di assumersi nessun impegno, poiché sapeva benissimo che Mussolini era ancora molto indeciso sul da farsi: da un lato era consapevole che l’Italia non era affatto pronta ad entrare in guerra, dall’altra non nascondeva i suoi timori di perdere una buona occasione per conquistare facili vittorie, se non si fosse schierato a fianco di Hitler. … finire (pag 11-13)”,”QMIS-353″
“MINS L.E. a cura, lettere di K. MARX F. ENGELS J.G. ECCARIUS W.R. CREMER”,”Founding of the First International (September-November 1864). A Documentary Record.”,”Gli italiani citati nell’indice: Fontana, Garibaldi, Mazzini, Lama, Setacci, Solustri, Luigi Wolf Marx a Weydemeyer, London, November 29, 1864 “”I am sending you simultaneously by mail four copies of a printed address drafted by me. The newly-established International Workingmen’s Committee, in whose name it is issued, is not without importance. The English members of the same consist mostly of the chiefs of the local trades unions, that is, the actual labour kings of London, the same fellows who prepared the gigantic reception for Garibaldi, and prevented Palmerston from declaring ‘war’ upon ‘the United States’, as he was on the point of doing, through the monster meeting in St. James’s Hall (under Bright’s chairmanship). The members from the French are insignificant, but they are the direct organs of the leading “”workmen”” in Paris. (…)””. [Marx a Weydemeyer, London, November 29, 1864] [Founding of the First International (September-November 1864). A Documentary Record, 1939] (pag 51-52)”,”INTP-059″
“MINSKY Hyman P.”,”Keynes e l’ instabilità del capitalismo.”,”MINSKY Hyman P. è nato a Chicago nel 1919 e dal 1965 insegna economia alla Washington University di St. Louis. E’ visiting professor in numerose università americane. E’ membro dell’ American Economic Association. “”Ciò che fa di John Maynard Keynes un economista del tutto particolare è il carattere “”rivoluzionario”” della sua opera principale: la Teoria generale dell’ occupazione, dell’ interesse e della moneta (1936). Il presente studio è dedicato all’ analisi di quell’ opera e intende verificare se essa costituisca veramente, come riteneva Keynes, una “”rivoluzione”” del pensiero ecoomico; (…)””. (pag VII) “”La teoria quantitativa della moneta, che Keynes aveva tentato di seppellire, ha fatto la sua ricomparsa trionfale, arricchita di nuovi elementi teorici apparentemente keynesiani, tra gli economisti accademici. Dalla fine degli anni sessanta all’ inizio degli anni settanta una versione semplicistica della teoria quantitativa ha vissuto, sotto le vesti di dottrina monetarista, un breve periodo di splendore come base teorica per la politica economica””. (pag 35)”,”TEOC-351″
“MINSKY Hyman P. LEVY Aviram e PADULA Giovanni a cura”,”Governare la crisi. L’equilibrio in un’economia instabile.”,”Hyman Minsky è professore di economia alla Washington University a St. Louis, ha insegnato anche alla Brown University e alla University of California a Berkeley ed è autore di numerosi saggi, tra i quali John Maynard Keynes. L’autore propone in quest’opera una nuova, originale visione di matrice post-keynesiana, una teoria finanziaria dell’investimento che non solo permette di chiarire i meccanismi attraverso i quali funziona l’economia americana, ma consente anche di elaborare un’agenda di riforme e strategie di stimolo all’occupazione, di riforme finanziarie e di regolamentazione del potere di mercato. L’instabilità economica, sostiene Minsky, è parte integrante del normale modo di operare di una complessa economia di mercato, non semplicemente il risultato degli errori dei governi o di shock esogeni, di qui la necessità di calibrare l’intervento del settore statale, che può efficacemente preservare la stabilità senza originare ricorrenti periodi di inflazione.”,”ECOI-122-FL”
“MINSKY Hyman P.”,”Keynes e l’instabilità del capitalismo.”,”Hyman Minsky è nato a Chicago nel 1919 e dal 1965 è professore di economia alla Washington University a St. Louis, ha insegnato anche alla Brown University e alla University of California a Berkeley ed è autore di numerosi saggi, tra i quali John Maynard Keynes. L’autore propone in quest’opera una nuova, originale visione di matrice post-keynesiana, una teoria finanziaria dell’investimento che non solo permette di chiarire i meccanismi attraverso i quali funziona l’economia americana, ma consente anche di elaborare un’agenda di riforme e strategie di stimolo all’occupazione, di riforme finanziarie e di regolamentazione del potere di mercato. L’instabilità economica, sostiene Minsky, è parte integrante del normale modo di operare di una complessa economia di mercato, non semplicemente il risultato degli errori dei governi o di shock esogeni, di qui la necessità di calibrare l’intervento del settore statale, che può efficacemente preservare la stabilità senza originare ricorrenti periodi di inflazione.”,”ECOT-104-FL”
“MINTZ Frank”,”L’ autogestion dans l’espagne revolutionnaire.”,”Collettivismo in Spagna, cooperativismo, aspetti economia spagnola, riforma agraria, incidenza cattolicesimo in popolazione, dalla rivoluzione russa al 1936, influenza anarchismo russo, problemi di organizzazione, comunismo libertario, CNT nel 1931, congresso di Saragozza 1936, autogestione forzata o spontanea?, risultati collettivizzazione, originalità autogestione spagnola, antologia critica dei testi ufficiali.”,”MSPG-029″
“MINTZ Morton COHEN Jerry S.”,”America Inc. I padroni degli Stati Uniti.”,”””Il potere delle banche sembra inoltre destinato ad aumentare. Il rapporto rilevava che nel 1955 i fondi pensionistici privati non assicurati, gran parte dei quali sono amministrati dalle banche, erano investiti in azioni comuni o privilegiate per un 25 per cento. Nel 1965, la percentuale era salita al 41 per cento rispetto al valore d’ inventario e all’ incirca al 55 per cento rispetto al valore di mercato. Nello stesso periodo il valore totale dei fondi pensionistici era salito da 27.4 a 85.4 miliardi di dollari. Il rapporto prevedeva che nel 1980 il valore dei fondi pensionistici sarebbe arrivato, dai circa 100 miliardi di dollari del 1967, ai 285 miliardi di dollari, con all’ incirca un 55 per cento investito in azioni comuni.”” (pag 95) Lobby. “”Nel 1962 Richard Nixon si presentò senza successo candidato al governatorato della California. Egli allora entrò a far parte di uno studio legale di Wall Street i cui principali clienti erano la Warner-Lambert Pharmaceutical Corporation e la PepsiCo Incorporated. L’ ingresso di Nixon nello studio fu facilitato dai buoni uffici di due suoi vecchi amici. Elmer A. Bobst, presidente onorario della Warner-Lambert e Donald M. Kendal, ora presidente della PepsiCo, di cui la Pepsi-Cola, produttrice della nota bibita, è una sussidiaria. Lo studio legale, che fu ribattezzato Nixon, Mudge, Rose, Guthrie, Alexander & Mitchell (John H. Mitchell, ora ministro della giustizia), aveva numerosi clienti tra le società soggette al controllo del governo, e dunque fortemente interessate all’ azione (o alla non azione) della Casa Bianca e del Congresso. Uno di questi era, ad esempio, Joh Shaheen, un finanziere di New York. Prima del 1967 Shaheen incaricò Nixon di trattare la costruzione di una cartiera a Terranova, nel Canada. Durante le trattative Nixon e il premier di Terranova Joseph Smallwood, diventarono intimi. Prima che Nixon fosse eletto presidente, Shaheen incaricò Mudgen e Rose di trattare la costruzione di una raffineria di petrolio a Terranova, riuscendo ad ottenere un ottimo trattamento. Nel novembre del 1968 i comitati elettorali di Nixon e Agnew dichiararono di aver ricevuto da Shaheen 7.000 dollari, e altri comitati repubblicani dichiararono di averne ricevuti altri 9.500ò.”” (pag 267)”,”USAE-040″
“MINUTAGLIO Bill”,”First Son. George W. Bush and the Bush Family Dynasty.”,”MINUTAGLIO è uno dei migliori giornalisti del Texas.”,”USAS-067″
“MINUTO Emanuela”,”Frammenti dell’anarchismo italiano, 1944-1946.”,”MINUTO Emanuela è ricercatrice in storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Tra le sue pubblicazioni: ‘Il partito dei parlamentari. Sidney Sonnino e le istituzioni rappresentative (1900-1906), (2004), ‘Un orizzonte bianco e desolato. Carrara 1944: occupazione, lotta armata e violenza sui civili (2008). “”Il 18 maggio 1945 nel primo numero successivo alla Liberazione, “”Il Comunista Libertario”” pubblicava l’invito della Federazione lombarda ai compagni e ai gruppi responsabili di Lombardia , Piemonte e Liguria a mettersi in relazione con essa per preparare un convegno interregionale. Un mese dopo, come noto, si sarebbe tenuta a Milano l’assise costitutiva della Federazione Comunista Alta Italia, che rappresentò l’appuntamento più importante prima del congresso di Carrara del settembre 1945, la cui convocazione fu peraltro decisa durante i lavori del convegno di giugno. A Milano si ritrovarono le delegazioni lombarde, liguri, piemontesi e toscane ma anche di gruppi marchigiani, emiliani e veneti, così come alcuni ospiti, tra i quali il comandante della “”Matteotti”” Corrado Bonfantini”” (pag 72)”,”ANAx-363″
“MIOCHE Philippe”,”Le Plan Monnet. Genese et Elaboration, 1941-1947.”,”MIOCHE Philippe, agrégé d’histoire, ha sostenuto una tesi del terzo ciclo da cui è stata tratta quest’opera. Lavora attualmente (1987) sulle relazioni tra Stato e siderurgia in Francia (anni quaranta- anni sessanta). “”Il piano Monnet si trova collocato al centro delle relazioni economiche e finanziarie franco-americane prima del Piano Marshall ed esprime un progetto nazionale nel quadro della “”battaglia della produzione””””. (retrocop)”,”FRAE-035″
“MIONI Michele”,”L’esperienza intellettuale e politica del laburismo nel pensiero di Carlo Rosselli.”,”Michele Mioni si è laureato presso l’Università Ca’ Foscari di Venenzia con una tesi dal titolo ”L’evoluzione delle politiche di welfare: il caso britannico dal governo Attle al New Labour’. ‘I fabiani erano convinti che solo nella democrazia potesse essere attuato il socialismo, distinguendo così il social-democratico, dal semplice democratico formale, che vedeva nella democrazia il fine ultimo e non il mezzo per la transizione. Le soluzioni “”catastrofiste”” erano decisamente abbandonate nel fabianesimo a favore di un’idea di transizioine che consistesse dapprima nell’estensione della democrazia, per esempio attraverso il diritto di voto, e, in seguito, in una serie di misure economiche che gradualmente, usando gli strumetni democratici della tassazione e delle nazionalizzazioni dei servizi pubblici, spostassero la proprietà dei mezzi di produzione dai privati allo Stato che, secondo Bernard Shaw, avrebbe dovuto essere in sostanza centrato sull’autogoverno locale come nucleo di un vero Stato socialdemocratico”” (16) (pag 5) (16) Shaw, George Bernard, Transition, cit., p. 187-201″,”TEOP-478″
“MIQUEL Pierre”,”Poincaré.”,”Dello stesso autore: ‘L’ affaire Dreyfus. PUF. PARIS. 1960 Collana Que sais-je? Raymond POINCARE’ (1860-1934) politico moderato, presidente del consiglio (1912-1913, 1922-24, 1926-1929) e della repubblica 1913-1920) nel primo dopoguerra fu assertore di una politica punitiva nei confronti della Germania (Eug). “”Dobbiamo concludere una pace che sia in rapporto con l’ ampiezza della nostra vittoria. Il Reno costituisce la garanzia della pace per tutte le nazioni che hanno versato il loro sangue per la causa della libertà. Di conseguenza, lasciateci sorvegliare il Reno”” (pag 391) “”La riva sinistra del Reno accetterà di essere separata dalla Germania, perché sarà affrancata da tutti i contributi di pagamento delle indennità e perché il mercato francese sarà per lei vantaggioso”” (pag 393).”,”FRAV-073″
“MIQUEL Pierre”,”Les mensonges de l’Histoire.”,”Pierre MIQUEL è un saggista profilico (oltre una ventina di libri) in particolare ha scritto ‘L’Affaire Dreyfus’ e ‘La Grande Guerre’. “”Progetto fantastico”” dei giapponesi a Pearl Harbor (pag 333) “”Ils sont au courant des préparatifs japonais, ayant décrypté le code secret nippon ‘Magic’. On peut se demander alors si l’étude des télégrammes japonais n’avait rien appris à la marine américaine sur la concentration opérée par l’amiral Yamamoto à partir de janvier 1941. A cette date, précisément, la flotte de guerre américaine vient d’être transférée de la base de San Diego en Californie à Pearl Harbor. Joseph Crew, l’ambassadeur des Etats-Unis à Tokyo, a fait savoir à Washington que les Japonais préparaient “”un projet fantastique”” sur Pearl Harbor. Les équipes de renseignement ont décodé les messages de l’état-major japonais demandant au consulat du Japon dans les îles Hawaii de fournir tous les renseignements possibles sur la base de Pearl Harbor. Pour des raisons inexplicables, la décodeuse de la base est déplacée, remplacée par un appareil anglais moins fiable, comme si les renseignements concernant Pearl Harbor n’intéressaient pas l’état-major américain. Il s’attend plutôt à une attaque sur Guam ou les Philippines. Quand les chefs américains de la base de Pearl Harbor, W.C. Short et H.E. Kimmel, reçoivent un télégramme de “”menace de guerre””, ils constatent que les porte-avions ont été retirés prestement. Le ‘Saratoga’ fait route vers la Californie, le ‘Lexington’ vers Midway, l”Enterprise’ vers l’île de Wake””. (pag 333)”,”STOx-142″
“MIQUEL Pierre”,”Les Aristos.”,”Pierre MIQUEL, repubblicano convinto, traccia con talento magistrale, il ritratto dell’aristocrazia francese da Clovis ai giorni nostri. Sembrano appartenere all’ Ancien Regime ma li si trova dappertutto, alla testa delle imprese, sulle liste elettorali nei luoghi alla moda, nei media, al governo della Repubblica, come se il 1789 non fosse mai esistito. ex-libris di Tino Albertocchi.”,”FRAS-049″
“MIQUEL Pierre”,”La grande guerre.”,”Pierre Michel agrégé d’histoier, professore a Paris-Sorbenne, ha pubblicato pure ‘Histoire de la France’ e ‘Guerres de religion’. (al 1983)”,”QMIP-039-FSL”
“MIRALLES Ricardo con Josep Lluis BARONA Julio AROSTEGUI Enrique MORADIELLOS Angel VIÑAS Gerald HOWSON Daniel KOWALSKY Marta BIZCARRONDO Antonio ELORZA Michale ALPERT Enric UCELAY-DA CAL Santos JULIA Helen GRAHAM Paul PRESTON Gabriel CARDONA Angel Bahamonde MAGRO Juan Francisco FUENTES Sergio MILLARES”,”Juan Negrín. Medico y Jefe de Gobierno, 1892-1956.”,”Saggi di Ricardo MIRALLES Josep Lluis BARONA Julio AROSTEGUI Enrique MORADIELLOS Angel VIÑAS Gerald HOWSON Daniel KOWALSKY Marta BIZCARRONDO Antonio ELORZA Michale ALPERT Enric UCELAY-DA CAL Santos JULIA Helen GRAHAM Paul PRESTON Gabriel CARDONA Angel Bahamonde MAGRO Juan Francisco FUENTES Sergio MILLARES. “”Il fatto fu che la integrazione delle forze politiche, con la svolta della CNT e la doppia rappresentazione di PSOE e UGT incarnata da Ramon Gonzalez Peña, diede al nuovo governo Negrin un contenuto di Union Sacrée (come lo definì l’ addetto militare francese), tipico della situazione disperata, quantunque a nessuno poteva nascondersi che all’interno delle forze che lo appoggiavano le tendenze si moltiplicavano indebolendolo. Nell’ ordine interno della Repubblica, forse la cosa più grave fu che il PSOE, seppure appoggiò nella riunione del suo Comitato Nazionale di agosto la opzione Negrin, soffrì una nuova crisi interna dopo l’ uscita di Prieto dal Governo””. (pag 31-32)”,”MSPG-179″
“MIRANDA Rossana MASTRANTONIO Luca”,”Hugo Chávez. Il caudillo pop.”,”MIRANDA Rossana (Caracas 1982) laureata all’Universidad de Venezuela ha lavorato come giornalista per la stampa e la televisione. Frequenta un master in Sociologia alla Sapienza di Roma. MASTRANTONIO Luca (Milano 1979) laureato in lettere alla Sapienza di Roma ha collaborato al ‘Il Riformista’”,”AMLx-142″
“MIRKINE-GUETZEVITCH B.”,”Les constitutions de l’ Europe nouvelle. Avec les textes constitutionnels.”,”MIRKINE-GUETZEVITCH B. è stato professore all’ Institut des Hautes Etudes internationales, chargé d un cours libre all’ Università di Parigi. Segretario generale dell’ Institut international de droit public. Costituzione politica federale imposta agli Stati tedeschi. “”Per ciò che concerne la Germania, è certo che la nuova costituzione ha segnato un passo verso l’ unitarismo. Nell’ elaborazione stessa di questa costituzione la tendenza all’ unitarismo è stata molto rimarcata. La costituzione di Weimar è l’ opera del popolo tedesco, e non dei diversi Stati tedeschi che non hanno preso alcuna parte ai lavori del potere costituente. E’ il popolo stesso che ha riempito la funzione costituente, e gli Stati tedeschi non hanno dato alcuna sanzione, anche a posteriori. Nel testo stesso della costituzione troviamo una serie di dispoizioni che modificano sensibilmente la struttura del federalismo tedesco””. (pag 21-22)”,”EURx-185″
“MIROGLIO Augusto”,”Venti mesi contro venti anni. (Quando la ribellione è dovere)”,”Augusto Miroglio (1908) nel 1940 aderisce al PCi e nel 1943 è segretario della I Zona genovesedel PCI e dopo il 25 luglio svolgerà attività sindacale. Nel 1949 si è dimesso per passare al PSI. Lettera di Bisagno (pag 161): “”E soprattutto si sappia che Bisagno non appartiene a nessun partito politico e che non è vero che Bisagno ha inziato una lotta contro i comunisti nell’interesse del suo partito….”” Foto sfilata del 26 aprile 1945 a Sestri Ponente, arriva la ‘Buranello’ (pag 209) Foto manifestazione socialista per il Primo maggio del 1903 a Voltri (pag 33)”,”ITAR-261″
“MIROGLIO Augusto”,”La liberazione in Liguria. (Cronistoria politico-militare dell’aprile 1945).”,”Augusto Miroglio (1908) nel 1940 aderisce al PCi e nel 1943 è segretario della I Zona genovesedel PCI e dopo il 25 luglio svolgerà attività sindacale. Nel 1949 si è dimesso per passare al PSI”,”ITAR-262″
“MIRONOV Vladimir TAGLIAGAMBE Silvano”,”Il destino del marxismo in Russia: dall’ idolatria al rifiuto.”,”MIRONOV Vladimir è uno dei maggiori filosofi russi contemporanei. Preside della facoltà di Filosofia di Mosca, è autore di numerosi saggi tradotti anche all’ estero. TAGLIAGAMBE Silvano è tra i più accreditati filosofi della scienza italiani. Insegna presso la Facoltà di Lettere dell’ Università La Sapienza di Roma. Teorico dei compiti pratici. I giovani. “”Anche Petr Nikitic Tkacev (1844-1885), uno dei principali ideologi del populismo rivoluzionario, fu portato dalla sua ostilità contro le più recenti tendenze filosofiche occidentali, in particolare l’ empiriocriticismo di Mach e Avenarius, che stava trovando sostenitori anche in Russia, a teorizzare la necessità di superare la filosofia, che veniva da lui considerata un fattore di deviazione dei giovani, in quanto tale da indurli a perdere di vista i compiti pratici che la vita poneva loro dinanzi. Al contrario delle indagini scientifiche e delle generalizzazioni operate nell’ ambito di esse, che hanno a che fare con fenomeni effettivi e concreti, quelle filosofiche, secondo Tkacev, “”si riferiscono a insiemi di fenomeni di natura esclusivamente speculativa, sprovvisti di realtà concreta””. (pag 88)”,”MRSx-041″
“MIRRI Mario”,”Francesco De Sanctis politico e storico della civiltà moderna.”,”””In molti l’ ordine è grido di paura: sono quelli a cui il buon governo è la conservazione del loro avere,…Voi non conoscete quest’ ordine. In altri l’ ordine è grido di esperienza: la parola rivoluzione suona per loro qualche cosa di misterioso e di terribile… Voi non conoscete quest’ ordine. In altri l’ ordine è consigliato dalla politica e dalla storia; ed accettano l’ ordine per regolare il popolo, come accettavano la religione una volta per comandare il popolo. La politica dei giovani è il cuore: e neppure quest’ordine voi conoscete”” (DE SANCTIS, pag 72).”,”ITAB-095″
“MIRSKIJ D.S.”,”Storia della letteratura russa.”,”Slavofilia. “”Lo slavofilismo in senso stretto fu una creazione di Chomjakov e dei Kirèevskij negli anni dopo il 1830, ma sentimenti slavofili erano già vivi da tempo in molti russi. Ho già parlato dell’ ingenuo nazionalismo dell’ ammiraglio Siskov. S.T. Aksakov rappresentò un vivente legame tra questi vecchi umori nazionalisti e panrussi e il vero e proprio credo slavofilo che venne dopo. Tale credo includeva elementi liberali e semianarchici, e potrebbe forse esser meglio denifito come anarchismo conservatore. Il primato della legge morale e religiosa, della tradizione ancestrale, del senso spontaneo del diritto e della giustizia sulle leggi e i regolamenti scritti dallo Stato; il primato della sana ragione non riflessiva sulla inferiore ragione logica e analitica, furono i dogmi principali degli slavofili. Essi trovarono tutto ciò nella vecchia Russia e nella Chiesa ortodossa, in opposizione all’ Europa occidentale e alla Chiesa cattolica, dove il pensiero logico e la legge formale avevano da tempo immemorabile preso il sopravvento sul pensiero puro, incontaminato dalla civiltà””. (pag 178-179)”,”RUSx-109″
“MIRSKY Jonathan con Clare HOLLINGWORTH Paul BEAVER Bridget HARNEY G. JACOBS Gerald SEGAL Richard WOFF Paul BEAVER Bridget HARNEY Stuart SLADE Stephen PRENDERGAST Henry DODDS Ian TANDY”,”China in crisis. The Role of the Military.”,”Saggi di Jonathan MIRSKY Clare HOLLINGWORTH Paul BEAVER Bridget HARNEY G. JACOBS Gerald SEGAL Richard WOFF Paul BEAVER Bridget HARNEY Stuart SLADE Stephen PRENDERGAST Henry DODDS Ian TANDY”,”CINx-119″
“MIRSKY D.S.”,”Lénine.”,”L’opera di impianto stalinista critica a più riprese l’ operato di TROTSKY. “”Tutto questo ritardo, che avrebbe potuto essere evitato e che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche, era dovuta a Trotsky e all’ intellighentsia (Kamenev e Zinoviev, ndr) del Partito. Gli uomini dell’ apparato del Partito, Sverdlov e Stalin, diedero tutto il loro appoggio a Lenin. (…)”” (pag 120)”,”LENS-158″
“MISCHI Julian”,”Le Parti des Communistes. Histoire du Parti communiste français de 1920 à nos jours.”,”Julian Mischi, sociologo e politico, ha pubblicato pure ‘Servir la classe ouvriere. Sociabilités militantes au PCF (Pur, 2010) e ‘Le Communisme désarmé. Le PCF et les classes populaires depuis les années 1970’ (Agone, 2014).”,”PCFx-130″
“MISCOSI Giulio”,”I quartieri di Genova antica. Memorie e osservazioni.”,”Note sul porto di Genova (pag 227-237)”,”LIGU-132″
“MISHIMA Yukio, a cura di Frank GIBNEY”,”Silk and Insight. A novel.”,”Note manoscritte a margine Silk and Insight (Kinu to Meisatsu) is a 1964 novel by the Japanese writer Yukio Mishima. The subject of the novel is taken from an actual strike in Japan in 1954 at Omi Kenshi, a silk thread and fabric manufacturer, which lasted for 106 days [1]. It was translated to English in 1998 by Hiroaki Sato as the seventh volume in The Library of Japan series, produced by the Pacific Basin Institute at Pomona College. [edit] Notes (Wkip) (1) Sato, Hiroaki. “”Introduction”” Silk and Insight. M.E. Sharp: 1998. p. xv. Mishima Yukio (1925-1970) scrittore di narrativa e saggi, è una delle principali figure della letteratura giapponese del XX secolo. Il libro ‘Silk and Insight’ (Kinu to Meitsatsu) è una delle principali novelle sulla classe operaia, la trasformazione sociale del Giappone e il paternalismo del padronato. L’autore descrive uno sciopero, uno dei più importanti nella storia del movimento operaio del dopoguerra avvenuto nel 1954 a Omi Kenshi, un impianto per la lavorazione della seta e la fabbricazione di manufatti vicino a Kyoto. Wikip: Yukio Mishima (giapponese Mishima Yukio ?????), pseudonimo di Kimitake Hiraoka (Hiraoka Kimitake ????) (Tokyo, 14 gennaio 1925 – Tokyo, 25 novembre 1970) è stato uno scrittore, drammaturgo, saggista, poeta, patriota e paramilitare giapponese. Mishima è uno dei pochi autori giapponesi che hanno riscosso immediato successo anche all’estero.[2] Le sue numerose opere spaziano dal romanzo alle forme modernizzate e riadattate di teatro tradizionale giapponese Kabuki e No, quest’ultimo rivisitato in chiave moderna. Personaggio difficile e complesso, spesso in Europa è stato tacciato genericamente di “”fascismo””[3], in realtà interpretava una personale visione del nazionalismo nipponico in chiave nostalgica[4], un conservatore decadente come lo definì Alberto Moravia[5] che lo aveva incontrato nella sua casa in stile occidentale in un sobborgo di Tokyo. Egli si autodefiniva apolitico e antipolitico.[6] Sicuramente uno dei suoi ideali più forti è il patriottismo, che ha ispirato anche numerosi personaggi delle sue opere, oltre al culto per l’Imperatore visto non come personaggio reale, storico o figura autoritaria ma come ideale astratto dell’essenza del Giappone tradizionale. Con la sua tragica morte avvenuta in diretta televisiva nel 1970 all’età di quarantacinque anni (data studiata e ponderata accuratamente), con il suicidio rituale (seppuku) durante l’occupazione simbolica del ministero della difesa, suggellò la conclusione insieme della sua vita e della sua vicenda letteraria. Infatti poco prima del suo suicidio aveva consegnato all’editore l’ultima parte della tetralogia Il mare della fertilità (completata comunque circa tre mesi prima della consegna, ma sulla quale appare, nell’ultima pagina, la data simbolica “”25/11/1970″”, quasi come a volere lasciare il suo ultimo testamento)[7]. La sua uscita di scena era stata organizzata con lucidità e freddezza. Uscendo dal suo studio per andare incontro all’epilogo della propria vita lascia un biglietto in cui era scritto «La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre». Va ricordato che la morte ha sempre ossessionato Mishima durante tutta la sua vita, un’ossessione che si riflette chiaramente nelle sue opere.[3][8] Mishima fu anche fondatore di una organizzazione paramilitare, di cui lui era capo e finanziatore, chiamata Tate no kai (Associazione degli scudi) che rifiutava in maniera netta ciò che lui definiva una sottomissione del Giappone, ossia il Trattato di San Francisco del 1951 col quale il suo paese aveva rinunciato per sempre a possedere un esercito, che non fosse di autodifesa e misura ridotta, affidando la propria difesa agli Stati Uniti. Mishima insistette spesso sulla funzione non reale ma simbolica del suo esercito, composto solo da 100 giovani selezionati dallo scrittore stesso, inteso come esercito di salvaguardia dello spirito tradizionale giapponese e difensore dell’Imperatore.”,”MJAx-025″
“MISHRA Pankaj”,”Pollo al burro a Ludhiana. Viaggio nell’India delle piccole città.”,”L’autore è nato in India nel 1969 e vive fra Nuova Delhi e Simla. Collabora al ‘New York Review of Books’ e a diversi giornali indiani. Guanda ha pubblicato il suo romanzo ‘I romantici'”,”INDx-019-FC”
“MISRAHI Robert”,”Spinoza. La vita il pensiero i testi esemplari.”,”Durante la vita di SPINOZA (1632-1677) sono state pubblicate le seguenti opere filosofiche: – GALILEI, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632) – DESCARTES, I discorsi sul metodo (1637), Le meditazioni metafisiche (1641), Trattato delle Passioni (1649) – HOBBES, De Cive (1642), Leviathan (1650) – GROTIUS, De imperio summarum potestatum circa sacra (1647) – Pierre DE-LA-COURT, La balance Politique (due capitoli sono di Jan DE-WITT) (1662) – SPINOZA, Principia philosophiae cartesiane (1663) scritti da S. per l’allievo CASERIUS – PASCAL, Les Pensées (1670) – PUFFENDORF, De jure naturae et gentium, 1672″,”FILx-092″
“MISSIROLI Mario”,”La monarchia socialista.”,”Mario Missiroli, scrittore di politica e filosofia, giornalista principe, direttore del Resto del Carlino, del Messaggero e del Corriere della Sera, inventore di paradossi e sofismi (“”in Italia niente è più inedito dell’edito””, “”in Italia non vi è nulla di progressivo se non la paralisi””, “”per scrivere certe cose ci vorrebbe un giornale””), nasce a Bologna nel 1886 da famiglia di modesta borghesia. Nel 1908 inizia la professione giornalistica al Resto del Carlino di cui diventa direttore dopo appena 11 anni, nel 1919, a 33 anni. Nell’aprile del 1921 la fascistizzazione del quotidiano lo estromette dalla direzione. Nel settembre del 1921 diventa direttore del Secolo. Licenziato nuovamente nell’estate del 1923 dopo l’acquisizione del giornale da parte di un gruppo filofascista, Missiroli passa alla Stampa come corrispondente da Roma. Dopo il delitto Matteotti scrive a proposito di Mussolini: “”Il capo del governo è accusato, esplicitamente e con una ricchezza di dettagli impressionanti, di essere l’istigatore e complice dei peggiori delitti che negli ultimi due anni hanno turbato la vita del paese menomandone l’onore e la dignità. Quella che fino a ieri era giudicata una questione morale a fondo politico, oggi si trasforma in una vera questione giudiziaria…Il presidente del consiglio si è vantato di non temere la questione morale. Lo dimostri: perché questo è il momento. Si spogli dei suoi privilegi: anzi si metta, come un qualsiasi altro cittadino, a disposizione della giustizia””. Pochi giorni dopo La Stampa viene sospesa per due mesi. Successivamente la proprietà è obbligata a cedere il giornale a un gruppo gradito di fascisti. Per Missiroli inizia un lungo periodo di disoccupazione e precarietà che la vecchia amicizia personale con Arpinati, gerarca fascista, sottosegretario agli interni e ras del fascismo emiliano, allevia solo parzialmente. Nel 1944, dopo la liberazione di Roma, riprende il suo lavoro al Messaggero, di cui diventa direttore nel 1946. Nel 1952 viene chiamato a dirigere il Corriere della Sera in sostituzione di Guglielmo Emanuel. Tiene la direzione fino al 1961, quando, a 75 anni, lascia la poltrona di via Solferino ad Alfio Russo. Continua a scrivere sul Messaggero e su Epoca. Muore il 29 novembre 1974 a 88 anni. (fonte M.Rossi)”,”ITAA-036″
“MISSIROLI Mario”,”La giustizia sociale nella politica monetaria di Mussolini. Quota novanta.”,”””Mai come in quella occasione a me parvero luminose le pagine di Achille Loria su la rendita fondiaria. Scrive il grande maestro di scienza e di umanità: “”Dall’ esame di tutti questi fenomeni caratteristici, si è tratti a formulare una strane legge, dall’ apparenza paradossale, che, però, risponde perfettamente alla teoria Ricardiana, sulla cui verità non è più lecito dubitare: i proprietari della terra hanno bisogno di non perfezionare troppo la tecnica agraria per mantenere l’ estensione massima delle culture, causa immanente del sussistere e dell’ aumentare della rendita. In tutti i paesi, costantemente, si sono sempre veduti i proprietari fondiari opporsi ad ogni perfezionamento della tecnica, combattere energicamente i grandi miglioramenti, perchè essi sentono che tale progresso falcidia i loro proventi e menoma le rendite. Va tuttavia notato che, definitivamente, i miglioramenti apportati riescono ad elevare anche la rendita. Infatti lo stesso deprezzamento dei grani, da essi provocato, stimola l’ aumento della popolazione, che, a sua volta, impone la coltivazione di terre più sterili, o la sovrapposizione di capitali sulle terre più fertili ed in ogni caso riesce ad elevare la rendita fondiaria. Così il perfezionamento tecnico si risolve, in ultima analisi, in un vantaggio comune ai produttori ed ai consumatori. Questo spiega come, se ai miglioramenti repentini i proprietari di terre sono risolutamente contrari, essi, però, sieno disposti ad introdurli a poco a poco.”” V. Achille Loria, Corso di Economia politica; Torino, Bocca, 1927 pagg 308-309.”” (pag 57)”,”ITAF-203″
“MISSIROLI Mario”,”La politica estera di Mussolini. Dalla marcia su Roma a Monaco, 1922-1938.”,”Volume pubblicato il 27 febbraio 1939 ‘L’alleanza della Francia con la Polonia era anche antirussa, oltreché antigermanica; quella con la Romania esclusivamente antirussa (sia pure con le solite clausole di carattere difensivo, già normali anche per le alleanze dell’anteguerra). Si capisce, pertanto, come in questa situazione un avvicinamento germano-russo apparisse naturale. Ma, nonostante i timori e le congetture, ad un’alleanza russo-tedesca non si arrivò, né col trattato di Rapallo del 1922, né con quello di Berlino del 1926; ci si fermò a impegni di amicizia e di non aggressione. La Germania disarmata e occupata dalle truppe straniere non poteva assumere un atteggiamento antagonistico verso le Potenze occidentali; la politica russa, per suo conto, date le sue particolari direttive, non ammetteva impegni a fondo ed esclusivi. Ancor più libera, di fronte alla Germania, seppe mantenersi l’Italia, nonostante i buoni rapporti generali e l’armonia di vedute verificatesi in momenti e in problemi particolari. La Francia, d’altra parte, non aveva mai rinunziato a ottenere dall’Inghilterra un impegno di aiuto contro un attacco tedesco; né l’Inghilterra aveva mai detto un no definitivo. Chamberlain e Lloyd George riconobbero, anzi, un diritto alla Francia a pretendere dall’Inghilterra una garanzia di sicurezza. Negli appunti di Stresemann è detto chiaramente come un motivo principale per la Germania di offrire alla Francia un patto di sicurezza, fu la persuasione che, altrimenti, il patto di sicurezza si sarebbe avuto lo stesso senza la Germania e, cioè, contro la Germania. Il Patto di Locarno fu, dunque, un tentativo estremamente apprezzabile di uscire dalla cerchia malefica delle alleanze contrapposte (già formate o in via di gestazione o, comunque, possibili a formarsi), per sostituirvi gli accordi fra parti antagonistiche. Stresemann insistette ripetutamente (come si può vedere ancora negli appunti ricordati) che Locarno, per produrre tutti i suoi effetti, avrebbe dovuto essere ben di più che una serie di paragrafi giuridici; occorreva uno spirito nuovo, sistematico, di collaborazione. Questo postulato di Stresemann, pienamente condiviso da Briand, ebbe scarsa attuazione. Bisogna dire che la stessa impostazione del Patto vi si prestava solo limitatamente, perché garantiva la pace e l’aiuto all’attaccato, ma non stipulava un’azione in comune positiva, permanente. Così, dopo Locarno, non solo sussistettero tutte le alleanze e tutte le intese particolari precedenti, ma altre se ne strinsero ed altre ancora apparvero, almeno all’orizzonte. Ricordiamo solo l’ultima fase di questa politica particolaristica: i patti di non aggressione della Francia e della Polonia colla Russia, che sembrarono accrescere l’isolamento della Germania, tanto più quando altri episodi seguirono a mostrare un raffreddamento fra Germania e Russia, un riavvicinamento fra Russia e Francia’ (pag 44-45-46-47) Mario Missiroli (Bologna, 25 novembre 1886 – Roma, 29 novembre 1974) è stato uno scrittore e giornalista italiano. Fu direttore di quattro quotidiani: il Resto del Carlino, Il Secolo, Il Messaggero e il Corriere della Sera. La reazione di Mussolini non tardò. Ne ottenne il licenziamento da La Stampa, poi l’espulsione dal sindacato dei giornalisti. Missiroli, tagliato fuori dal suo ambiente, trovò molta difficoltà nel continuare a lavorare. Passò dure stagioni collaborando saltuariamente in varie sedi giornalistiche, traendo però inaspettatamente giovamento da una vecchia amicizia con Leandro Arpinati, federale di Bologna, che lo protesse riconciliandolo col fascismo. Nel 1926 Arpinati fece sì che Missiroli ottenesse la tessera del Partito Nazionale Fascista. Tornò così a fare il giornalista senza, tuttavia, poter firmare i suoi articoli e utilizzando lo pseudonimo di “”Spectator””[5]. Grazie ai rapporti instaurati all’epoca della direzione del «Secolo XIX» con l’industriale Pio Perrone, proprietario della testata genovese e del «Messaggero» di Roma, esercitò di fatto la direzione del quotidiano romano, nominalmente diretto da Francesco Malgeri. Si deve anche a Missiroli se durante il regime la linea del quotidiano romano non raggiunse mai gli eccessi di filofascismo di altre testate. Nel 1930 si fece il suo nome per la nuova direzione del Resto del Carlino, ma Mussolini in persona bloccò la nomina. Nel 1938 firmò il Manifesto della razza, prodromo delle leggi razziali fasciste, ma l’impegno con la Resistenza romana riscattò gli anni della collaborazione col regime. Passata la guerra, nel 1946 Missiroli guidò il maggiore quotidiano romano, «Il Messaggero» (questa volta ufficialmente), diventando uno dei più ascoltati consiglieri degli uomini di governo. Frequentò a Napoli, fino alla fine degli anni ’50, il primo Presidente della Repubblica italiana Enrico De Nicola, di cui fu amico. Dal 1952 al 1961 fu chiamato a dirigere il «Corriere della Sera». La famiglia Crespi, proprietaria del maggiore quotidiano italiano, gli chiese di portare il giornale su una linea il più equidistante possibile dai partiti politici. Cosa che Missiroli fece. Quando la moglie di Aldo Crespi, Giuseppina, inconsapevole che la linea del «Corriere» era improntata alla cautela spinta fino all’eccesso, gli suggerì discretamente di apporre dei correttivi, anche nella linea politica, Missiroli, che era dotato di uno humor fine, rispose: “”Certo, sarebbe bello. Ma per scrivere certe cose mi ci vorrebbe un giornale…””[6]. (wikip)”,”RAIx-356″
“MISSIROLI Antonio”,”La questione tedesca. Le due Germanie dalla divisione all’unità (1945/1990).”,”Antonio Missiroli ha studiato e si è perfezionato in Storia contemporanea alla Scuola normale superiore di Pisa. Dopo essere stato borsista presso diverse università tedesco-occidentali, è attualmente ricercatore della sezione Europa del CRS. Ha scritto saggi e articoli sui partiti socialisti europei e sulla storia e la cultura dei paesi di lingua tedesca.”,”GERV-028-FL”
“MISSORI Mario”,”Governi, alte cariche dello Stato e prefetti del Regno d’ Italia.”,”Ministero De Gasperi (dal 10 dicembre 1945) Sottosegretari di stato per la presidenza del consiglio dei ministri: Amendola Giorgio Arpesani Giustino Ministri: Emilio LUSSU (fino al 20 febbraio 1946) (relazioni con la Consulta nazionale) Celeste NEGARVILLE (Affari Esteri, sottosegr) Ministro DE-GASPERI Giuseppe ROMITA (interno) Alcide DE-GASPERI (Africa italiana) Palmiro TOGLIATTI (Grazia e Giustizia) Mauro SCOCCIMARRO (Finanze) Bruno VISENTINI (Sottosegr.) Epicarmo CORBINO (Tesoro) Manlio BROSIO (Guerra) Raffaele DE-COURTEN (Marina) Mario CEVOLOTTO (Aeronautica) Enrico MOLE’ (Pubblica Istruzione) Leone CATTANI (Lavori pubblici) Fausto GULLO (Agricoltura e foreste) Antonio SEGNI (Sottsegr.) Riccardo LOMBARDI (Trasporti) Mario SCELBA (Poste e telec.) Giovanni GRONCHI (Industria e commercio) Gaetano BARBARESCHI (Lavoro e previdenza sociale) Ugo LA-MALFA (Ricostruzione) Luigi GASPAROTTO (Assitenza post-bellica) Ugo LA-MALFA (Commercio estero) (pag 169-170)”,”ITAA-116″
“MISTRY Cyrus”,”Le ceneri di Bombay. Romanzo.”,”Cyrus Mistry è un fratello del noto scrittore Rohinton Mistry. ‘Fa’ che il tuo dire sia meglio del silenzio, oppure taci’ (Dionigi di Alicarnasso)”,”INDx-025-FC”
“MISURACA Pasquale RAZETO MIGLIARO Luis / CARLONI R.”,”Il modello dello stato rappresentativo: Hegel, Marx, Gramsci (Misuraca, Razeto Migliaro) / Togliatti: l’approccio al problema dello Stato: 1917-1919 (Carloni).”,”””Per Marx la separazione tra Stato politico e società civile è la riproduzione della divisione esistente nella società civile tra classe dominante e classi dominate. Un superamento reale della divisione tra Stato politico e società civile non può esserci se non eliminando la divisione della classi nella società civile; senza ciò ogni tentativo di superamento politico della scissione è solo formale e illusorio. “”Il più profondo in Hegel è che egli sente come una ‘contraddizione’ la separazione di società civile e società politica. Ma il falso in lui è ch’egli si appaga dell”apparenza di questa soluzione’ e la spaccia per la cosa stessa”” (C, p. 89) (1). Per giudicare la consistenza di questa critica e l’insieme della polemica di Marx contro Hegel è necessario comprendere come si è prodotta la separazione tra società civile e Stato politico propria dell’epoca moderna; separazione che Hegel e Marx riconoscono, ma dandone diverse interpretazioni. Nel medioevo la separazione non c’era. Lo dice Hegel, nella delucidazione al paragrafo 303. Lo ribadisce Marx: “”L’apice dell’identità hegeliana era, come Hegel stesso confessa, il ‘medioevo’. Quivi le ‘classi della società civile’ in genere e le ‘classi in senso politico’ erano identiche. Si può esprimere lo spirito del medioevo così: che le classi della società civile e le classi in senso politico erano identiche perché la società civile era la società politica: perché il principio organico della società civile era il principio dello Stato”” (C, p. 86). Per Hegel la separazione origina con la formazione della società civile attraverso il processo di dissoluzione dell’istituto familiare come base etico-sociale della civiltà medioevale; esso dà luogo a individui soggetti di diritti e iniziative e a ‘popoli-nazioni’, con una riforma dei principi intellettuali e morali. (…) Marx critica Hegel sostenendo che “”1. Egli ha presupposto la ‘separazione’ della società civile dallo Stato politico (uno stato di cose moderno) e l’ha sviluppata come ‘momento organico’ dell’idea, come assoluta verità razionale. Ha rappresentato lo Stato politico nella sua ‘moderna’ forma della ‘separazione’ dei diversi poteri. Ha dato al reale e ‘agente’ Stato la burocrazia come corpo e ha sopraordinato questa, come spirito che sa, al materialismo della società civile. Ha opposto l’universale in sé e per sé dello Stato al particolare interesse al bisogno della società civile. In una parola, egli espone dovunque il ‘conflitto’ di società civile e Stato. 2. Hegel oppone la società civile come ‘classe privata’ allo Stato politico. 3. Egli designa l’elemento ‘di classe’ del potere legislativo come il semplice formalismo ‘politico’ della società civile. Lo qualifica come un ‘rapporto di riflessione della società nello Stato’, e come un rapporto di riflessione che non altera l”essere’ dello Stato. Un rapporto di riflessione è anche la più alta identità tra cose essenzialmente diverse”” (C, p: 87). Come aveva poco prima scritto: “”Non è da biasimare Hegel perché egli descrive l’essere dello Stato moderno tale qual è, ma perché spaccia ciò che è come la ‘essenza dello Stato”” (C, p. 77). (pag 8-9) [Pasquale Misuraca e Luis Razeto Migliaro, ‘Il modello dello stato rappresentativo: Hegel, Marx, Gramsci’, ‘Dimensioni’, N. 19 giugno 1981] [(1) la lettera C indica: K. Marx, ‘Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico’, in ‘Opere filosofiche giovanili’, traduzione a cura di G. Della Volpe, Editori Riuniti, Roma, 1969]”,”GRAS-119″
“MITAL Christine IZRAELEWICZ Erik”,”Monsieur Ni-Ni. L’économie selon Jospin.”,”MITAL Christine è redattrice capo a ‘Nouvel Observateurs’, IZRAELEWICZ Erik è redattore capo di ‘Echos’ ex-libris di Tino Albertocchi.”,”FRAV-147″
“MITCHELL David”,”The Spanish Civil War. Based on the television series.”,”MITCHELL è scrittore freelance e autore di vari lavori storici, tra cui ‘1919 Red Mirage’. Scrive articoli per il ‘Times’, ‘TLS’ ecc. Ha vissuto in Spagna dal 1965 al 1973. I consulenti storici per la trasmissione sono stati Ronald FRASER, il Prof Hugh THOMAS e il Prof Javier TUSELL.”,”MSPG-041″
“MITCHELL Juliet”,”La condizione della donna. Il nuovo femminismo.”,”MITCHELL Juliet è nata in Nuova Zelanda nel 1940 ma vive in Inghilterra fin dall’ infanzia. Dal 1962 al 1970 è stata Lecturer di letteratura inglese alle Università di Leeds e di Reading. Fa parte della redazione della New Left Review e del gruppo londinese Women’s Liberation Workshop. Ha terminato un libro su psicoanalisi e femminismo. Le donne nella teoria socialista. Bebel Fourier Marx. “”Fourier il più acceso ed eloquente fautore della liberazione femminile e della libertà sessuale fra i primi socialisti, aveva scritto: ‘Il cambiamento di un’ epoca storica si può definire sempre dal progresso femminile verso la libertà perché qui, nel rapporto della donna con l’ uomo, del debole col forte, appare nel modo più evidente la vittoria della natura umana sulla brutalità. Il grado dell’ emancipazione femminile è la misura naturale dell’ emancipazione universale.”” Marx riportò con approvazione nella ‘Sacra Famiglia’ questa formulazione del problema ma, com’è caratteristica dei suoi scritti giovanili, vi dette un significato più universale e filosofico. L’emancipazione della donna non sarebbe stata solamente, come la vedeva Fourier, preoccupato soprattutto della libertà sessuale, un indice di umanizzazione nel senso civico di vittoria della natura umana sulla brutalità, ma nel senso più fondamentale di progresso dell’uomo nei confronti dell’ animale, del fatto culturale su quello naturale: ‘Il rapporto del maschio con la femmina è ‘il più naturale’ dei rapporti che abbiano luogo tra uomo e uomo. In esso si mostra fino a che punto il comportamento ‘naturale’ dell’uomo sia diventato ‘umano’ oppure sino a che punto l’ essenza ‘umana’ sia per lui essenza ‘naturale’, e la sua ‘natura umana’ sia diventata per lui ‘natura’.'”” (1) (1) Karl Marx, Proprietà privata e comunismo, in Manoscritti economici-filosofici del 1844, Einaudi, 1949 (pag 83) Engels, la donna e il lavoro. “”L’ emancipazione della donna e la sua equiparazione all’ uomo è e resta impossibile finché la donna sarà esclusa dal lavoro sociale produttivo e rimarrà limitata al lavoro domestico privato. L’ emancipazione della donna diviene possibile solo quando essa può partecipare su vasta scala sociale alla produzione, e il lavoro domestico non la impegna ancora che in misura insignificante””. (Engels, L’ origine della famiglia) (pag 86-87)”,”DONx-027″
“MITCHELL Reid”,”La guerra civile americana.”,”MITCHELL Reid ha insegnato nell’ Università del Maryland ed è autore di varie opere tra le quali “”The Vacant Chair”” (1993) e “”Civil War Soldiers”” (1998) sull’ esperienza dei soldati nella guerra di secessione. “”Dal punto di vista politico la guerra, oltre a intensificare il conflitto fra democratici e repubblicani, produsse profonde divisioni interne ai due partiti: i primi erano spaccati fra ‘War Democrats’ (“”democratici per la guerra””) e ‘Peace Democrats’ (“”democratici per la pace””), i secondi fra le correnti radicale, conservatrice e moderata. C’era da prendere in considerazione la questione degli interessi legati alla proprietà di schiavi nell’ ambito dell’ Unione, e il punto fondamentale era la soluzione del problema stesso della schiavitù. All’ inizio della guerra vi fu una breve interruzione dei bisticci partitici. Lincoln, che era stato eletto con appena il 40 per cento dei voti, doveva procedere con cautela. I repubblicani, alla ricerca di consensi, proposero ai democratici ruoli importanti nella conduzione dello sforzo bellico e questi, per non essere accusati di tradimento, li accettarono. Tuttavia questo periodo di stretto bipartitismo ebbe, com’era prevedibile, vita breve. Per esempio, nel mese di luglio il Congresso approvò le risoluzioni Crittenden-Johnson, nelle quali si dichiarava che l’ unico scopo della guerra era restaurare l’ Unione e cheil governo federale non intendeva abolire la schiavitù, ma un mese dopo, quando venne approvato il Primo decreto di confisca, che poteva essere letto come una blanda misura antischiavista, la maggioranza dei repubblicani lo appoggiò, mentre i democratici per lo più vi si opposero. Dato che i democratici del Sud si trovavano in stati che facevano parte della Confederazione, i repubblicani godevano di un potere enorme al Senato e alla Camera; nei primi mesi della guerra però alcuni sudisti, per esempio John C. Breckinridge, futuro generale confederato, erano ancora al Congresso, dove potevano esprimere opinioni fondamentalmente confederate su questioni come la formazione di un esercito, la conduzione della guerra, il giusto atteggiamento nei confronti della schiavitù””. (pag 64-65)”,”USAQ-056″
“MITCHELL DUNCAN G.”,”Storia della sociologia moderna. Idee, uomini, correnti, un manuale essenziale ed esauriente.”,”L’inchiesta a Middletown e la sua ripetizione. Il superamento della crisi. “”Nel 1929 Robert e Helen Lynd pubblicarono il loro saggio ‘Middletown’, il nome che essi attribuirono alla città di Muncie, Indiana. Il sottotitolo e l’introduzione di Clark Wissler ne descrivono le origini; fu ispirato dall’antropologia culturale. Wissler ne parla come di un “”tentativo pionieristico di trattare un campione di comunità americana secondo il metodo dell’antropologia sociale””. Gli autori erano arrivati in questa città con lo stesso atteggiamento che avrebbe assunto un antropologo nell’avvicinare una tribù primitiva.”” (pag 195) “”In un secondo tempo i Lynd hanno dato un seguito al libro, ‘Middletown in Transition’, un’indagine svolta dieci anni dopo, nel 1935 (il libro fu pubblicato nel 1937) e qui gli autori erano certi di dover descrivere e spiegare la città in termini di classi sociali. Infatti il sottotitolo del secondo volume è ‘A Study in Cultural Conflicts’ (uno studio dei conflitti culturali), ovvero i conflitti di classe. In questi dieci anni di intervallo la popolazione era salita da 36.500 a 50.000 abitanti come risultato della prosperità economica goduta da quell’area; il superamento della crisi è uno degli argomenti principali della storia.”” (pag 197)”,”TEOS-149″
“MITCHELL Allan”,”Revolution in Bayern, 1918-1919. Die Eisner-Regierung und die Räterepublik.”,”MITCHELL Allan”,”MGER-118″
“MITCHELL Wesley Clair”,”Business Cycles and Their Causes. Part III.”,”MITCHELL Wesley Clair Contiene il paragrafo II: ‘A Typical Panic – The United States, 1907’ (pag 74-128) all’interno del capitolo 3: ‘Crises’ A Typical Panic – The United States, 1907. “”Since 1890 the United States had had two great panics, while Great Britain, France, and Germany have had none. We are therefore confined to the study of American experience in 1893 and 1907. The phenomena of these two panics are sufficiently alike to make a review of one suffice for present purposes. The later is preferable, not only because it is closer to contemporary interests, but also because more material is available concerning it, and because it is not complicated by a monetary problem (2). I. Beginning of the 1907 panic. It was a series of bank failures in New York that turned the crisis of 1907 into a panic. Months before the panic broke out, tension in the investment market had caused a slackening of new construction. Copper was among the commodities for which demand dropped. Its prices fell from 26 cents a pound early in the years to 20 cents in July, 15½ in September, and 12 cents in October. Of course, the prices of stocks in copper mining companies also fell heavily. In turn this fall embarrassed the capitalists who were large owners of copper stocks and who presumably depended on these securities to serve as collateral for heavy loans. Among these capitalists, one, F.A. Heinze, organized a pool to bolster up the price of shares in the United Copper Company. On October 14 the pool succeeded in running up the price of this stock on the ‘curb’ from 37¼ to 60. But this success was brief. Next day the price declined again , and on the 16th it tumbled to 10. Gross & Kleeberg failed, alleging that the brokerage firm of Heinze’s brother would not take stock, bought for their account. The next day the latter firm – Otto Heinze & Company – suspended. This episode in copper stocks made trouble because F.A. Heinze was president of the Mercantile National Bank. It was believed that he ‘owned the control’ of this institution, and it was suspected that he had taken advantage of that fact to obtain large loans upon the security of the stocks that had fallen so heavily in price. Naturally, the bank’s depositors became alarmed and began to withdraw their accounts. The suspicion spread quickly to seven other banks controlled by Messrs. C.W. Morse, E.R. and O.P. Thomas – men believed to have close business affiliations with the Heinzes. The names and deposits of these banks, some of which were members of the Clearing House, were published (see tabulation on this page). Distrusting their ability to meet the demands of depositors, these institutions appealed to the Clearing House for help. After examination to determine their condition, the Clearing House pledged its aid on condition that the Heinze, Morse, and Thomas interests withdraw from control. These arrangements were completed by Sunday, October 20, when it was generally believed that danger of a panic had been averted. But next day confidence received a yet more serious shock. The president of the Knickerbocker Trust Company was credited with being interested in certain of the Morse enterprises. Distrust resulted in a succession of unfavourable clearing-house balances, and on Monday the National Bank of Commerce announced that it would no longer act as clearing agent for the trust company. Tuesday, October 22, the Knickerbocker opened its doors to a run, and suspended after three hours, during which it claimed to have paid out some $ 8.000.000. (3). The Knickerbocker Trust Company, with deposits of about $ 62.000.000, was the third largest institution of its kind in New York. Its failure caused widespread alarm, and precipitated runs on the Trust Company of America (deposits $ 22.400.000) and the Lincoln Trust Company (deposits $ 22.400.000). (….)”” (pag 75-76) [(2) On the panic of 1893 see Part I, Chapter III, iii, 6; A.C. Stevens, “”Analysis of the Phenomena of the Panic in the United States in 1893″”, ‘Quarterly Journal of Economics’, January 1894; O.M.W. Sprague, History of Crises under the National Banking System (Publications of the National Monetary Commission), Chapter IV; W.J. Lauck, ‘The Causes of the Panic of 1893 (Boston and New York, 1907). The panic of 1907 is described very briefly in Part I, Chapter III, viii, 4; (3) Compare Sprague, ‘History of Crises under the National Banking System (Publications of the National Monetary Commission), pp. 251, 252. Mr. Edmond Kelly says that the Kickerbocker Trust Company had become “”an independent financial power”” of which the “”Wall Street Group”” was jealous, and that this group took advantage of the institution’s temporary financial embarrassment to get rid of its efficient president, Mr. Charles J. Barney. Subsequent events proved that the company was solvent, and might have been saved from passing into the hands of receivers (‘Twentieth Century Socialism’, New York, pp. 182-84). Interesting personal details concerning this incident and its consequences are given by Carl Hovey, ‘The Life Story of J. Pierpont Morgan’ (New York, 1919), Ch. XIV]”,”ECOT-299″
“MITCHELL Reid”,”La guerra civile americana. (1861-1865)”,”Reid Mitchell ha insegnato nell’ Università del Maryland ed è autore di varie opere tra le quali “”The Vacant Chair”” (1993) e “”Civil War Soldiers”” (1998) sull’ esperienza dei soldati nella guerra di secessione. La politica al Nord e il razzismo dei democratici “”Dato che i democratici del Sud si trovavano in stati che facevano parte della Confederazione, i repubblicani godevano di un potere enorme al Senato e alla Camera; nei primi mesi della guerra però alcuni sudisti, per esempio John C. Breckinridge, futuro generale confederato, erano ancora al Congresso, dove potevano esprimere opinioni fondamentalmente confederate su questioni come la formazione di un esercito, la conduzione della guerra, il giusto atteggiamento nei confronti della schiavitù. I rapporti fra le razze furono tra i temi della rivalità partitica: i repubblicani peroravano l’immediata abolizione della schiavitù a Sud e a Nord, mentre i democratici, oltre a opporsi all’emancipazione, utilizzavano nelle loro campagne elettorali una virulenta campagna razzista, e inventarono addirittura il termine ‘miscegenation’ (incrocio di razze). Il dibattito verteva anche sui diritti civili, con i democratici a sostenere che abolendo la libertà di parola l’amministrazione Lincoln riduceva in schiavitù gli uomini bianchi d’America nel momento stesso in cui affrancava quelli neri”” (pag 65) (inserire)”,”USAQ-001-FC”
“MITTER Rana”,”Lotta per la sopravvivenza. La guerra della Cina contro il Giappone, 1937-1945.”,”Rana Mitter insegna Storia e politica della Cina moderna alla University of Oxford ed è membro del St Cross College. Ha scritto pure ‘A Bitter Revolution: China’s Struggle with the Modern World’. Foto di profughi in fuga sul Ponte Waibaidu di Shanghai, il 18 agosto 1937 (pag 236) 1939. Con gli eventi in Europa la guerra sino-giapponese diventa ‘marginale’ “”Due mesi di combattimenti accaniti consentirono, infine, di fermare l’avanzata giapponese, ma lo slancio dell’offensiva d’inverno dei nazionalisti era sostanziamente esaurito. La situazione peggiorò nella primavera del 1940. In maggio, la città di Yichang, nella provincia dello Hubei, nella Cina centrale, fu conquistata in seguito a una nuova avanzata giapponese. Yichang era il punto di transito tra Sichuan e le altre parti del paese; pertanto, la sua perdita significava un ulteriore isolamento del regime di Chiang. Dal canto suo, Chongqing diventò vulnerabile a una nuova arma: il caccia giappoense Mitsubishi Zero, un aereo all’avanguardia a livello mondiale. Nell’estate del 1940, il Mitsubishi Zero mise fori combattimento tutti gli aerei che proteggevano Chongqing, con la conseguenza che la città divenne ancora più vulnerabile alle incursioni aeree (3). Com’era accaduto assai spesso in precedenza, un attacco nazionalista inizialmente vittorioso si era trasformato in un disastro. Le difficoltà di Chiang aumentarono a causa di accadimenti verificatisi a ottomila chilometri di distanza, in Europa. Nell’estate del 1939 due fatti cambiarono per così dire il volto del conflitto: l’atteso scoppio della guerra tra la Germania da una parte, Gran Bretagna e Francia dall’altra; e l’inatteso scoppio della pace tra la Germania nazionalsocialista e il suo acerrimo nemico ideologico, ossia l’Unione Sovietica comunista. Ad annunciarlo, il 23 agosto 1939, fu la firma del Trattato di non aggressione tra Mosca e Berlino, fose il più stupefacente voltafaccia ideologico del XX secolo. Poco più di una settimana dopo, il 1° settembre, le truppe della Germania nazionalsocialista invasero la Polonia, e dopo due giorni seguì la guerra con la Gran Bretagna e la Francia. Di punto in bianco, l’attenzione delle potenze europee si concentrò sulla lotta per la propria sopravvivenza, e la guerra in Estremo Oriente, già di secondario interesse, diventò una faccenda del tutto marginale (4). Chiang intendeva creare un gruppo coeso di alleati disposti a difendere la Cina dalle incursioni giapponesi. L’intento rimase tale non solo per la riluttanza delle potenze neutrali a prestare aiuto alla Cina, ma anche per il cambiamento repentino delle alleanze verificatosi nei primi anni della seconda guerra mondiale. Chiang non aveva mai visto di buon occhio una guerra europea generalizzata, convinto com’era, a ragione, che avrebbe ulteriormente aumentato il disinteresse nei confronti della Cina. Una volta definiti i fronti dello scontro tra democrazie imperialiste e fascismo poté tuttavia intravedere possibilità di nuove alleanze. Sotto questo aspetto, l’avvicinamento tra Berlino e Mosca era disasroso per lui, che aveva fatto di tutto per coinvolgere l’Unione Sovietica nella guerra contro il Giappone. Adesso, l’Unione Sovietica si era alleata addirittura con i nazisti, a loro volta alleati dei giapponesi”” (pag 225-226)”,”QMIS-268″
“MITTERAND Henri a cura”,”Dictionnaire des grande oeuvres de la litterature francaise.”,”Henri MITTERAND è uno specialista del romanzo francese del XIX e XX secolo. Ha consacrato numerosi studi a Honoré de BALZAC ed Emile ZOLA di cui ha curato le opere.”,”REFx-045″
“MITTERAUER Michael”,”I giovani in Europa dal Medioevo a oggi. (Tit. orig.: Sozialgeschichte der Jugend).”,”””Il fatto che proprio nelle famiglie meno abbienti i figli adolescenti vivessero a lungo con i genitori è un fenomeno che si ha solo con l’ industrializzazione ed è connesso con lo sviluppo del lavoro salariale individuale. Maggiore era il numero dei figli che lavoravano, tanto più agevole risultava la sopravvivenza per l’ intera famiglia. Era interesse vitale dei genitori conservare il più a lungo possibile il contributo dei giovani al sostentamento della famiglia. A proposito di questa forma di economia di sussistenza si è parlato di “”economia domestica salariale””””. (pag 119) MITTERAUER Michael (Vienna 1937) è professore di storia sociale all’ Università di Vienna. Tra le sue opere: ‘Markt und Stadt im Mittelalter’ (1980), ‘Ledige MütTer. Zur Geschchte unehelicher Geburten (1983), Familienforschung (1989), ‘Familie und Arbeitsteilung’ Scrive anche su ‘Quaderni storici’.”,”GIOx-028″
“MITTNER Ladislao”,”Storia della letteratura tedesca. III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo primo.”,”””Il Biedermeier””. “”La pace del 1814-15, che non portò la sperata libertà, ma era, comunque, pace, fu salutata dai più, specialmente in Austria, come inizio di una pace eterna, come un bene inestimabile anche se era pace nell’indigenza o addirittura nella miseria: l’indigenza ed anche la miseria furono accettate come prezzo e quasi come presupposto alla tranquillità, di cui tanto si sentiva bisogno. In questo clima si sviluppò una particolare sensibilità, che in seguito sarebbe stata definita col nome Biedermeier, un romanticismo trasformatosi in sereno sentimentalismo piccolo-borghese. Il misero e felice maestro svevo Gottlob Biedermaier (1) (sic), macchietta popolarissima creata nel 1855 da Ludwig Eichrodt e Adolf Kussmaul per i lettori del giornale umoristico «Fliegende Blätter», avrebbe potuto assumere per motto le parole del nobiluomo Vidal di Giacinto Gallina: «megio de cussí no la poderia andar». Egli è per definizione «stillvergnügt»; la parola, composta di due termini in origine specificamente pietistici, acquista con lui un particolare significato politico: egli «tace», vive cioè «quieto» nell’immobilismo della Reazione, ed è «contento»; perché più che sufficiente gli sembra quel poco che gli passa il patrio governo. Il gusto Biedermeier si manifestò da principio soltanto nell’arte applicata, nel mobilio ed in genere nella decorazione della casa (…). Visto dal di fuori, il Biedermeier s’incarna esemplarmente nel «buono a nulla» di Eichendorff che, divenuto doganiere, passa le sue giornate fumando la pipa in pantofole e veste da camera vicino alla barriera daziaria; nella diligenza postale che, attesa con ansiosa speranza da un innamorato, rimbomba lieta sotto le anguste volte della tranquilla città di provincia (2); nel vecchio e bizzarro misantropo di Spitzweg che legge stando comodamente a letto, con un ombrello aperto sopra la testa, perché non lo abbia a bagnare la pioggia dalle crepe del soffitto. Vero protagonista del Biedermeier è però la vecchia guardia notturna, il cui corno, talora stonato, rassicura quanti già pregustano il piacere di un ben meritato riposo: è passata un’altra ora e la pace non è stata turbata da nessuno. Il corno, strumento romantico, non evoca più malinconici vagabondaggi o liete cacce nei boschi: è l’emblema della borghesia pacifica”” (pag 40-43) [(1) Alla lettera: l’«onesto uomo qualunque» (Maier, Meier, Meyer ecc. è il nome tedesco più diffuso, che ha sempre in bocca il suo «Lode a Dio!»); (2) Schubert, ‘Die Post’ (La posta)] [ISC Newsletter N° 79] ISCNS79TEC [Visit the ‘News’ of the website: http://www.isc-studyofcapitalism.org] Contiene pure: – Marx ed Engels. I. Il prometeismo dell’azione rivoluzionaria; Marx ed Engels II. La demitizzazione della merce-feticcio; Marx ed Engels III. Biografia di Marx; Marx ed Engels IV. Primi scritti di Marx; Marx ed Engels. V. Scritti contro i giovani hegeliani; Marx ed Engels. VI. “”Die deutsche Ideologie””; Marx ed Engels. VII. “”Manifest der kommunistichen Partei””; Marx ed Engels. VIII. “”Das Kapital””. I. Marx ed Engels. IX. L’evoluzione del marxismo-leninismo; Marx ed Engels. X. La critica letteraria in Marx ed Engels (pag 379-404)”,”GERx-133″
“MITTNER Ladislao”,”Storia della letteratura tedesca. III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo secondo.”,”Il clima borghese postquarantottesco in Germania “”Nessuna rivoluzione fallita fallisce completamente; il 1848 produsse nella borghesia tedesca conseguenze per più d’un verso paragonabili a quelle che nella borghesia francese aveva prodotto il 1830. Gli stessi liberali moderati abbandonarono il programma liberale per timore che questo potesse favorire un tentativo proletario simile alla fallita, ma assai violenta insurrezione operaia a Parigi nel 1848; d’altra parte la ricca ed anche la media borghesia aveva tutto l’interesse di favorire la politica reazionaria che tendeva ad un rigoroso accentramento e con ciò al rafforzamento dell’attività economica. La borghesia rinunziò quindi all’emancipazione politica in cambio dell’emancipazione economica e della protezione di fronte alle forze che premevano dal basso (1). Si cambiò quindi anche l’atmosfera dei sempre vivi movimenti nazionali, che si appoggiavano ora sull’attività di singoli stati con lo sforzo di monopolizzare le iniziative nazionali canalizzandole entro un alveo sempre più esclusivamente borghese. Alle guerre dinastiche dei secoli precedenti, imputabili all’egoismo di singole dinastie, subentrarono le guerre combattute in nome del nazionalismo; ma mentre fino al 1849 la causa dei vari nazionalismi era sentita soprattutto come causa comune dei popoli oppressi da una sola alleanza reazionaria ed anelanti ad una libertà per tutti uguale, dopo il 1849 il nazionalismo andava progressivamente identificandosi con gli interessi delle nuove e sempre più potenti classi degli industriali e dei borghesi. L’unità italiana fu opera in primo luogo di correnti liberali ispirate da idealità nazionali; dieci anni più tardi l’unità tedesca si compie per opera di Bismarck in un clima di nazionalismo antiliberale e reazionario, in parte notevole sotto la spinta delle esigenze economiche dei tempi nuovi. Il nazionalismo postquarantottesco è quell’imperialismo pseudonazionalistico che combatteva per la conquista non dell’indipendenza nazionale, ma di nuovi mercati, e più tardi, di nuove colonie; i tedeschi ed i francesi, in particolare, erano indotti dalla politica culturale dei loro governi ad odiarsi, perché gli interessi dell’economa tedesca e francese erano divergenti e sembravano inconciliabili. Fra il 1848 ed il 1857 la Germania triplicò la sua produzione di carbone e di acciaio; ma la produzione capitalistica aveva sin da principio uno spiccato carattere di anonimità. «I veri protagonisti dell’ascesa economica sono enti anonimi, soprattutto le banche, cui i latifondisti dell’Est – Hohenzollern in testa – affidano i loro capitali (…). Un’attività febbrile ed astratta accumula un potenziale che diventa disponibile per i fini maturati anch’essi nell’astrazione e nel mito, in una visione unilaterale degli interessi del paese. (…) Da una parte vediamo la grande massa degli operatori economici che perseguono i loro molecolari scopi di affermazione e profitto in un regime di stabilità sociale salvaguardata dall’alto; dall’altra i politici che speculano sulle carte geografiche e attraverso i meandri diplomatici in termini di pura potenza e di affermazione nazionalistica. (…) Il divorzio delle tendenze autonome esistenti nella realtà si manifesta nella periodica oscillazione fra momenti di raccoglimento accumulativo e momenti di espansione aventi talora carattere aggressivo» (2). Il pessimismo postquarantottesco solo in pochi letterati è conseguenza del fallimento della rivoluzione; è assai più il pessimismo del filisteo borghese che vive di rendita e traspone in termini di metafisica schopenhaueriana la cieca «volontà» di produzione con un’amara speculazione sulla inanità di questo correre affannoso che era fine a se stesso”” [(1) BR, 14; (2) BR, 15-17; BR: G. Bevilacqua, ‘Letteratura e società nel secondo Reich’, Padova, 1965] (pag 581-582)”,”GERx-134″
“MITTNER Ladislao”,”La sinistra hegeliana – Feurbach – Marx ed Engels. Estratto da ‘Storia della letteratura tedesca III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo primo’.”,”Contiene: ‘La sinistra hegeliana, Feuerbach, Marx ed Engels, Il prometeismo dell’azione rivoluzionaria, La demitizzazione della merce-feticcio – Biografia di Marx – Primi scritti di Marx – Scritti contro i giovani hegeliani – ‘Die deutsche Ideologie’ – Manifest der kommunistischen Partei’ – ‘Das Kapital’ – L’evoluzione del marxismo-leninismo – La critica letteraria in Marx ed Engels’ “”Ciò che in primo luogo distingue Marx da tutti i pensatori anteriori, è l’indissolubile unione della teoresi e della prassi. Prima di lui i filosofi filosofavano, perché si trovavano nella condizione di filosofare più o meno tranquillamente, magari in prigione o immediatamente prima dell’esecuzione della loro condanna a morte; Marx è il primo filosofo a procedere alla constatazione lapalissiana che per filosofare bisogna avere anzitutto quant’è necessario per vivere: se non il vestiario e la casa, almeno il cibo. Prima viene cioè, come dirà Brecht, il mangiare, inteso come pura necessità animale, poi viene la morale. Sterili sono quindi le filosofie che si limitano ad interpretare il mondo quale esso è; la sola vera filosofia è quella che si propone di assicurare anzitutto le condizioni necessarie per un compiuto svolgimento dell’umanità materiale ed intellettuale (e con ciò anche qualsiasi filosofia dell’avvenire) e si propone di assicurarle cambiando il mondo quale esso ora è. La conoscenza è quindi concepita in funzione strumentale, come presupposto dell’azione trasformatrice del mondo (quest’è il significato veramente rivoluzionario dell’undicesima tesi su Feuerbach); ma l’azione non è l’azione individuale egoistica, come sarà specialmente nei pragmatisti, è l’azione disinteressata volta al bene della collettività degli oppressi. Il risultato dell’azione liberatrice è a sua volta affermazione e diffusione della conoscenza, di una conoscenza che investe la totalità indivisibile della prassi e della teoresi. Le quali si completano a vicenda: la base, cioè la realtà economica, produce la soprastruttura, in questo caso la conoscenza; la soprastruttura a sua volta può e deve proporsi di cambiare la base. Più che profeta chiliasta o dantesco, Marx è un eroe prometeico del sapere e dell’agire; «la distruzione di qualsiasi Giove del passato è in lui il presupposto della creazione di un mondo nuovo dominato compiutamente ed esclusivamente dall’uomo». [Ladislao Mittner, La sinistra hegeliana – Feurbach – Marx ed Engels. Estratto da ‘Storia della letteratura tedesca III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo primo’] [(1) «Fressen», per usare l’efficacissima drasticità di Brecht; § 448, n. 15] (pag 382-383) Lunga nota dell’autore a pagina 382 sul rapporto tra le due figure Dante e Marx. “”A giudizio dei cultori di una filosofia puramente speculativa Marx volle abolire la filosofia per sostituirvi la scienza economica: più esattamente converrebbe dire che egli nega una teoresi che sia scopo a sé; procede cioè da una prassi che esige la propria teoresi, la quale a sua volta è il presupposto di una nuova prassi. Tale interpretazione vi è già nel sistema hegeliano, in cui si svolge però entro l’idea, mentre in Marx si svolge entro quella sola realtà che è la «base», la struttura economica della realtà, la quale è tutta materiale, ma capace di generare da sé lo spirito e sta in un rapporto dialettico inscindibile con esso. Nel quadro d’insieme del pensiero tedesco Marx rappresenta la fase estrema della demitizzazione della metafisica. Kant pose il valore metafisico supremo della coscienza, ultima garante dell’esistenza di Dio; Hegel nell’idea, esistenza ed essenza ad un tempo; Feuerbach nell’uomo individuale, spirito e corpo ad un tempo, spirito soltanto perché anche, ed in prima istanza, corpo, salvo a mitizzare poi quest’uomo fatto di anima e di sensi nella figura di un novello Cristo, dio insieme ed uomo. Marx non solo smaschera tale pericolosa metafisicizzazione feuerbachiana dell’uomo compiuto, ma nello stesso tempo combatte vigorosamente anche la metafisicizzazione della cosa, dell’insieme degli oggetti concreti: egli si sforza d’immaginare, con palese ironia, ciò che direbbero le cose, se sapessero parlare. Aveva sprezzantemente voltato le spalle a ogni possibile metafisica, per studiare le leggi della realtà economica, le leggi della produzione e della distribuzione delle merci; e si accorse che dallo studio della realtà economica era sorta una nuova metafisica, che si stava sempre più rafforzando nella coscienza degli uomini, stava diventando sempre più pericolosa, poiché sempre più affermava la sua natura onnivora; una metafisica della merce eretta a feticcio in sé e per sé esistente, e la metafisica del denaro eretto a feticcio anche più assurdo, che congloba ed annienta in sé ogni merce esistente, anzi ogni merce immaginabile. Nella realtà dell’uomo le cose sono le cose utili, che gli sono indispensabili per vivere; lino e tela, bestiame e grano, che sono prodotti dell’uomo e possono essere barattati o venduti. Le cose sono quindi, in termini economici, «generi d’uso» e ad un tempo merci; e se le merci sapessero parlare, direbbero il loro «valore d’uso». Il loro prezzo può interessare gli uomini, ma non riguarda le merci stesse, in quanto esse sono cose: «Quello che a noi, in quanto cose, compete, è il nostro valore» (1); salvo che l’ipotesi esemplificatrice, deliberatamente assurda, serve soltanto a confermare ciò che Marx ha già detto: il valore che riguarda le merci in quanto oggetti, non riguarda le merci in quanto oggetti «in sé», riguarda invece l’uomo, per il quale gli oggetti sono appunto oggetti d’uso ed anche possibili o effettive merci. Marx scopre così il «carattere di feticcio della merce e del suo arcano», in particolare il carattere di feticcio dell’oro, che più di qualsiasi altra cosa attira l’ingordigia dell’uomo, mentre, preso in sé, non ha alcun valore, perché non è e non può mai essere oggetto d’uso; scopre anche l’errore per cui il valore reale della merce è diventato valore d’uso, cioè prezzo, un prezzo che può essere molto diverso dal valore reale. Ora tale scoperta economica – conviene ben rilevarlo sin d’ora – è una grande scoperta umana, è la scoperta della vera natura e del vero valore dell’uomo, poiché gli oggetti d’uso sono frutti del lavoro dell’uomo ed egli vive solo in quanto produce e scambia oggetti d’uso necessari per la sua esistenza. Il materialismo di Marx è quindi profondamente umanistico, perché rivaluta in pieno l’opera dell’uomo perfezionatore delle condizioni materiali in cui deve vivere. In questo senso è da intendersi il rovesciamento della dialettica hegeliana in senso materialistico. In Hegel permane una frattura fra l’idea ed il mondo, poiché l’attività è sviluppo astratto dell’idea; Marx invece considera l’attività umana, il lavoro, come prodotto dell’uomo concreto e non più isolato. Mentre in Hegel è oscuro il principio in base al quale si possa dire che è la negazione, in Marx la negazione diventa realtà concretissima: è negazione della libertà del lavoro. Non l’idea si aliena da sé; è alienato invece il lavoro, quando il prodotto del lavoro decade a merce in disponibilità di altri e l’uomo decade alla dipendenza delle cose da lui prodotte, ma passate nelle mani dei non produttori (2). Marx in conclusione, è hegeliano in quanto accetta il principio dell’unità della ragione e dell’esistenza e quella realtà che è intesa appunto come unità di ragione ed esistenza, ma trasforma lo storicismo metafisico in materialismo storico. Se con ciò si distrugge la filosofia (3), ciò significa che egli e non Hegel fu quell’«ultimo dei filosofi» che i giovani hegeliani pretendevano di riconoscere nel loro maestro; significa per lo meno che la demistificazione della cosa oggetto d’uso eretta ad arbitrario feticcio metafisico toglie ogni validità a qualsiasi filosofia che tratti delle cose a prescindere dall’uomo e dell’uomo a prescindere delle cose”” [Ladislao Mittner, ‘La sinistra hegeliana – Feurbach – Marx ed Engels’ ‘Marx ed Engels. II. La demitizzazione della merce-feticcio’ (in) ‘Storia della letteratura tedesca III. Dal realismo alla sperimentazione (1820-1970). Dal Biedermeier al fine secolo (1820-1890). Tomo primo’] [(1) ‘Das Kapital, I, libro I, sezione prima, cap. I, 4; (2) Si veda l’acuta e limpida introduzione di G. Pischel, nella sua versione dell”Ideologia tedesca’, Milano, 1947, p. 24 (…); (3) Löwith, p. 109] (pag 383-384-385)”,”MADS-718″ “MIYAZAKI Isamu”,”The Japanese Economy. What Makes It Tick.”,”L’A è P del Daiwa Institute of Research di Tokyo ed uno dei principali economisti del paese. Nato nel 1923, è entrato nel Economic Planning Agency dopo essersi laureato alla Facoltà di Economia presso l’Univ di Tokyo nel 1949. Nel 1960 egli progetta il ‘National Income Doubling Plan’. Dal 1967 al 1969 scrive l’annuale ‘Economic White Paper’ il report del governo. Dal 1979 al 1981 è Vice Ministro della ‘Economic Planning Agency’. Ha rappresentato il JAP ai meeting dell’OCDE, della Commissione Trilaterale, della UK-JAP 2000 Group, del ‘Korea-Japan Twenty-First Century Commitee’ e vari altri organismi internazionali. Ha scritto vari libri.”,”JAPE-003″ “MLYNÁR Zdenek a cura, saggi di Franco BATTISTRADA Sergio BERTOLISSI Fabio BETTANIN Giuseppe BOFFA Wlodzimierz BRUS Stephen F. COHEN Robert V. DANIELS Rita DI-LEO András HEGEDÜS Pierre KENDE Otto LAZIS Moshe LEWIN Lilly MARCOU Michael REIMAN”,”Il progetto Gorbaciov.”,”Le prime righe dell’articolo inviato da Zdenek Mlynár a Rinascita nell’ottobre del 1986 hanno il suono lapidario delle sentenzer definitive: “”I tentativi di riforma economica compiuti sino ad ora in Urss sono falliti perchè hanno cozzato, e non in ultima analisi, contro i limiti politici: richiedevano cioè dei mutamenti radicali anche nel sistema politico e sociale e non solo il quello economico””. Otto Lazis della redazione del Kommunist, la rivista teorica del Pcus. Pierre Kende professore all’Ecole des hautes études en sciences socials. Moshe Lewin Università della Pennsylvania, USA. Robert V. Daniels Università di Vermont, USA. Wlodzimierz Brus Wolfson College Oxford. Stephen F. Cohen Università di Princeton, USA.”,”RUSU-091-FL” “MNACKO Ladislav”,”La notte di Dresda. Romanzo.”,”Questo romanzo fu scritto poco prima del ‘Gusto del potere’ da Ladislav Mnacko, l’ormai notissimo autore cecoslovacco, prima collaboratore e poi redattore del giornale di partito Rude Pravo, più tardi capo redattore del Kulturny Zivolt, il settimanale dell’unione degli scrittori slovacchi.”,”VARx-071-FL” “MO Ettore, a cura di Marco SORTENI”,”La peste, la fame, la guerra. Afghanistan, Kurdistan, Iran, Irak, Medio Oriente, Cambogia, India, Centro America.”,”Ettore Mo è nato nel 1932 in provincia di Novara. Ha iniziato a scrivere per il Corriere della Sera dal 1963 ed è ancora inviato nelle zone di guerra (1987). “”Anche chi ha visto con sollievo la caduta di Amin è sgomento davanti al futuro. Il commento corale, ma sibilato tra i denti perché finita una paura ne è cominciata un’altra, è questo: “”Non facciamoci illusioni: l’URSS ci sta satellizzando; sei mesi, un anno, ed è fatta””. L’invasione non voleva certo testimoni: ma anche quando, finalmente, cade il veto e i giornalisti sono ammessi ad assistervi, ti rendono il lavoro difficile. Non funzione il telefono (eccetto che per la linea privilegiata con Nuova Delhi riservata a pochissimi). Non funziona il telex, all’aeroporto sequestrano i giornali occidentali, i voli sono scarsi o annullati, non ti consentono di raggiungere il Pakistan via terra, due inglesi che fotografano un soldato russo sono arrestati. La rimozione brutale di Amin era nell’aria, questione di giorni. Il 13 dicembre arriva a Kabul il viceministro degli interni sovietico, generale Paputin, con una delegazione di esperti in problemi di sicurezza. Lo scopo è quello di convincere Amin a ristrutturare la polizia segreta afghana, di cui è responsabile suo nipote Assudullah, sul modello sovietico. Il presidente oppone resistenza, nascono violenti diverbi, Assadullah Amin viene ferito gravemente con un colpo di pistola durante una riunione di dirigenti di partito e scompare (forse in URSS). A fine mese Paputin, 53 anni, dovrebbe rientrare a Mosca, ma ecco che il 3 gennaio la ‘Pravda’ annuncia laconicamente la notizia della sua morte, avvenuta il 28 dicembre, senza dire né dove né come. Un mistero che stimola la fantasia”” (pag 65-66)”,”PVSx-058″ “MO Yan”,”Sorgo rosso.”,”Mo Yan (ossia Colui che non vuole parlare) è nato nello Shadong nel 1955 ed è considerato il più importante scrittore cinese contemporaneo e il fondatore letterario della Ricerca delle radici.”,”VARx-266-FL” “MO Yan”,”Grande seno, fianchi larghi.”,”Mo Yan (ossia Colui che non vuole parlare) è nato nello Shadong nel 1955 ed è considerato il più importante scrittore cinese contemporaneo e il fondatore letterario della Ricerca delle radici.”,”VARx-267-FL” “MOA Pío”,”Le origini della guerra civile spagnola.”,”MOA Pío è giornalista e storico, ha diretto le riviste ‘Ayeres’ dal 1991 al 1993 e ‘Tanteos’ dal 1988 al 1990, entrambe dell’ Ateneo di Madrid, al cui consiglio direttivo è appartenuto per tre anni come bibliotecario (dove ha diretto la sezione di storia). Collaboratore di riviste e giornali (Diario 16, Cambio 16, ABC, El Correo de Bilbaio) ha pubblicato vari articoli su temi politici, storici e culturali. Ha scritto varie opere (v. risvolto di 4° cop.) La politica sociale della 2° Repubblica. “”Il governo di sinistra del primo biennio tentò di favorire i braccianti, proteggendoli dallo sfruttamento e dagli abusi padronali; sebbene i risultati, in un’ epoca di crisi economica e di rivalità tra i sindacati fossero a volte opposti a quelli desiderati. (…) Di fatto il governo fu accusato di dare la terra senza mezzi per coltivarla. Comunque sia, la riforma intrapresa con debolezza e improvvisazione, creò nel paese una profonda delusione, che ereditarono i governi di centro. In queste circostanze i socialisti, con grave azzardo, proposero lo sciopero, poiché la loro sfida al potere era radicale, e incompiuti i preparativi alla rivolta. Se i contadini rispondevano con insuffciente impeto, i piani rivoluzionari si potevano vedere scombussolati. Largo Caballero e quasi tutta la direzione della UGT si dimostrarono poco risoluti all’ avventura. Tuttavia la FNTT impose il suo criterio, prova dell’ esaltazione del momento, e ai restii non toccò altra soluzione che assecondarlo. Principali animatori dello sciopero furono Margarita Nelken, deputata socialista per Badajoz, e Ricardo Zabalza, giovane dirigente navarro, da lei molto influenzato. Nelken, di origine ebrea dell’ Europa centrale, esperta d’arte, si distinse per un linguaggio veramente virulento. In aprile fu deciso il piano d’ azione e iniziò un’ agitazione intensa. Antonio Ramos Oliveira, Nelken e altri presentarono lo sciopero come se fosse sorto spontaneamente da contadini ridotti in condizioni estreme dalle crudeli condizioni di vita imposte loro dal governo e dagli inumani proprietari. Considerando che Nelken è stata la leader più famosa di quelle lotte, meritano un’ attenzione i suoi punti di vista, esposti nel suo libro ‘Por qué hicimos la revolución'””. (pag 295-296) Wiki: Margarita Nelken Mausberger (Madrid, 1894 – México, 1968) fue una política socialista, y después comunista, española. Fue una de las representantes del incipiente movimiento feminista en España durante la década de 1930. Conocida por su decidida actuación política durante la Segunda República y la Guerra Civil, Margarita Nelken también destacó como crítica de arte, periodista y escritora. Hija de una francesa y de un joyero, que descendían de judíos alemanes llegados a la capital en 1889, recibió una educación esmerada que se tradujo en tempranas inclinaciones hacia la pintura y la música. Las abandonó en plena juventud para dedicarse al activismo político y social. En 1919, publicó su primera obra La condición social de la mujer. Su estado actual: su posible desarrollo, un incisivo estudio feminista. Continuó esta línea con Maternología y puericultura (1926), En torno a nosotras (Diálogo socrático) (1927), Las escritoras españolas (1930) y La mujer ante las Cortes Constituyentes (1931). En los primeros meses de 1931, ingresó en el PSOE y fue, como candidata de la Agrupación Socialista de Badajoz, a las elecciones parciales de octubre de 1931. Resultó elegida entonces y, también, en noviembre de 1933 y febrero de 1936. De hecho, es la única mujer que consiguió las tres actas parlamentarias en la Segunda República. Fue contraria a otorgar derecho de voto a la mujer, posición compartida también por Victoria Kent. Sostenía que, la falta de madurez y de responsabilidad social de la mujer española, podía poner en peligro la estabilidad de la República, ya que un porcentaje muy elevado, antes de votar, lo consultaría con su confesor. Tras el fracaso de la comuna asturiana de octubre de 1934, tuvo que alejarse de la vida política. Marchó a París y diferentes países nórdicos; y, luego, estuvo durante casi un año en la Unión Soviética. Volvió a tiempo de participar en las elecciones de febrero de 1936 como candidata del Frente Popular. En el verano de 1936, luchó frente a los militares sublevados y estuvo en los frentes de Extremadura y Toledo. En noviembre de 1936, partició en la defensa de Madrid y se distinguió asimismo en la organización de la Unión de Mujeres Antifascistas. Se incorporó al PCE en noviembre de 1936, poco después de la formación del Gobierno de Largo Caballero. Pasó la última etapa de la guerra en Barcelona. Derrotada pero no vencida marchó al exilio: de París a Moscú y, luego, en el mismo 1939, a México, donde se instaló definitivamente. Trabajó en la Secretaría de Educación Pública, colaboró con el gobierno republicano en el exilio, participó en las actividades de la Unión de Mujeres Españolas y nunca abandonó las actividades literarias y periodísticas. En octubre de 1942 fue expulsada del PCE tras haber criticado la política comunista de Unión Nacional. Los reveses del exilio, las cargas familiares y, sobre todo, la muerte de sus dos hijos (el hijo, en 1944, luchando con el ejército soviético, y la hija, en 1956, de cáncer) consiguieron vencer la incansable resistencia de esta mujer. Obras [editar]La condición social de la mujer. Su estado actual: su posible desarrollo (1919) Maternología y puericultura (1926) En torno a nosotras (Diálogo socrático) (1927) Las escritoras españolas (1930) La mujer ante las Cortes Constituyentes (1931) Primer frente (1944). El expresionismo mexicano (1965).”,”MSPG-176″ “MOA Pío”,”Los Crímenes de la Guerra Civil y Otras Polémicas.”,”Nota previa, cronologia, introducción: El fatal desenfoque, el contexto, los hechos, unas consideraciones generales, indice onomastico. Contiene inserto fotografico con immagini su assalti alle chiese”,”MSPG-254″ “MOA Pío”,”1934: Comienza la Guerra Civil. El PSOE y la Esquerra emprenden la contienda.”,”MOA Pío Volume con molte foto anche inedite”,”MSPG-264″ “MOA Pío”,”Le origini della guerra civile spagnola.”,”Pío Moa, giornalista e storico, ha diretto le riviste, Ayeres dal 1991 al 1993 e Tanteos dal 1988 al 1990, entrambe dell’Ateneo di Madrid, al cui Consiglio direttivo è appartenuto per tre anni come bibliotecario, dove ha diretto, dal 1990 al 1991, la sezione di Storia. Collaboratore per diverse riviste e giornali, come: Diario 16, Cambio 16, ABC, El Correo de Bilbao, ha pubblicato numerosi articoli su temi politici, storici e culturali, Tra le sue opere risaltano De un tempo y de un país, sul fenomeno GRAPO, Reflexiones sobre el terrorismo e diversi studi sulla teoria marxista della riduzione della tassa sul profitto, sulla transazione, sul femminismo.”,”MSPG-020-FL” “MOCCIA Domenico PEPE Adolfo BARNI Walter PIZZONI Pietro BRUNETTI Paola LENZI Loretta MAGHINI Danilo ANIASI Aldo ANDREINI Goffredo GHEZZI Carlo ROCCHI Nicoletta, interventi”,”Storie di Resistenza. Il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori del settore creditizio e finanziario.”,”Domenico Moccia Segretario generale Fisac-Cgil. Adolfo Pepe direttore della Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Walter Barni ex segretario generale Filda-Cgil. Pietro Pizzoni figlio di Alfredo Pizzoni, presidente del Clnai. Paola Brunetti segretario coordinatore della Fisac.Cgil Banca Centrale. Loretta Lenzi segretaria del Coordinamento aziendale di Banca Intesa. Danilo Maghini segretario della Rsa Unicredit. Aldo Aniasi partigiano. Presidente della Federazione italiana associazioni partigiane Fiap, ex sindaco di Milano. Goffredo Andreini ex Presidente della Provincia di Milano. Carlo Ghezzi presidente della Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Nicoletta Rocchi segretaria confederale della Cgil.”,”ITAR-019-FL” “MOCKLER Anthony”,”Il mito dell’ impero. Storia delle guerre italiane in Abissinia e in Etiopia. (Tit.orig.: The War of the Negus 1. The Return of Hailé Selassié 2.)”,”MOCKLER Anthony ha compiuto gli studi a Cambridge, al Downside e al Jesus College. Ha studiato poi all’ Università per stranieri di Perugia prima di diventare giornalista del Times e del Guardian. E’ stato inviato speciale in Congo, Rhodesia, Vietnam e Spagna. Ha insegnato alla Sorbona. Ha pubblicato vari libri (v. 4° copertina). “”Le forze dell’ Italia oltremare erano concentrate, in Libia, agli ordini del Governatore generale Balbo. Queste forze consistevano di un enorme esercito bianco e di un piccolo esercito indigeno. Nell’ Africa Orientale Italiana, agli ordini del Duca d’ Aosta, la situazione era capovolta: là esisteva un enorme esercito nero e un piccolo esercito bianco. Separava le due colonie italiane la base della potenza inglese, l’ Egitto, con la propria appendice, il Sudan, quasi sprovvisto di truppe, ossia vittima di un ovvio movimento a tenaglia che avrebbe collegato Libia ed Etiopia ed eliminato efficaceente non soltanto il centro strategico degli interessi inglesi in Africa e nel Medio Oriente, ma anche la base della Mediterranean Fleet ad Alessandria. Sfortunatamente, però, ai fini di questo grande disegno, la maggior parte dell’ esercito italiano in Libia doveva essere concentrato sull’ altra frontiera ad ovest, (…)””. (pag 305)”,”ITQM-107″ “MOCKLER Anthony, a cura di Gianni SCARPA Bruno ODDERA”,”Il mito dell’Impero. Storia delle guerre italiane in Abissinia e in Etiopia.”,”Anthony Mockler ha compiuto gli studi a Cambridge, al Downside e al Jesus College. Ha studiato poi all’Università per stranieri a Perugia prima di iniziare la sua carriera di scrittore e di giornalista per il Times Educational Supplement e il Guardian, per conto dei quali è stato inviato speciale in Congo, Rhodesia, Vietnam e Spagna. Recentemente ha insegnato alla Sorbona.”,”ITQM-033-FL” “MODA Aldo”,”Lettura di «Verità e Metodo» di Gadamer.”,”Hans Georg Gadamer nasce a Marburgo nel 1900, passa la sua giovinezza a Breslavia, dove, attraversata dall’esperienza della prima guerra mondiale, svolge la consueta formazione scolastica ed inizia, senza grande determinazione, il percorso universitario. Nel 1922 consegue il dottorato in filosofia. Iniziano gli anni d’insegnamento a marburgo come libero docente, insieme a Löwith e krüger, sempre con spiccato interesse per la cultura umanistica. nel dopoguerra, proprio per non essere stato mai iscritto a nessuna organizzazione nazionalsocialista, viene eletto primo rettore dell’Università libera di Lipsia (1946-47). A Heidelberg continuò il dialogo di Gadamer con Heidegger. Aldo Moda professore di liceo e saggista, ha pubblicato, tra l’altro, Strutture della fede e Per una critica della ragione teologica.”,”TEOP-093-FL” “MODENA Gustavo, a cura di Terenzio GRANDI”,”Epistolario di Gustavo Modena (1827-1861). II Serie: Fonti. Vol. XXXVII.”,”Gustavo Modena (Venezia, 13 gennaio 1803 – Torino, 20 febbraio 1861) è stato un attore teatrale e patriota italiano. È considerato uno dei migliori attori della prima metà del XIX secolo 1. Modena iniziò a recitare sotto la guida del padre, che per professione svolgeva anche l’attività del sarto. Laureatosi in giurisprudenza a Bologna nel 1821, preferì rinunciare alla carriera forense privilegiando l’attività di attore teatrale. Maestro di Tommaso Salvini ed Ernesto Rossi, debuttò in teatro nel 1824 recitando il ruolo di David nella tragedia Saul di Vittorio Alfieri 1. Rimase fortemente scosso dai tumulti del 1821 e in uno scontro con la polizia rimase gravemente ferito. Radicato nella sua fede patriottica, partecipò ai moti risorgimentali del 1831 e aderì alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. In conseguenza del suo impegno politico al pari di Mazzini fu costretto, con la moglie ginevrina Giulia Calame, a riparare in esilio, dapprima in Svizzera e Belgio (Bruges), quindi in Inghilterra dove si trovò a svolgere i più svariati mestieri. A Londra ebbe modo comunque di suscitare ammirazione per l’abilità declamatoria dei versi della Divina Commedia (spettacolo Lectura Dantis) 1. Nel 1839, fatto ritorno nel Regno Lombardo-Veneto, costituì una propria compagnia con cui iniziò una tournée di sette anni in diversi stati della futura Italia ai quali gli era consentito di accedere. Terminata la tournée si dedicò prettamente alla politica limitando l’attività teatrale. Dopo le sconfitte del 1848 – 1849, si ritirò in Piemonte. Visse anche in Liguria, dove con la propria compagnia drammatica guidò con favorevoli risultati di critica la prima stagione assoluta del Teatro Colombo 1. (copil.) Il Teatro Gustavo Modena è situato nel quartiere di Sampierdarena a Genova. È stato costruito nel 1856 e originariamente votato alla lirica 12. Il teatro è stato intitolato a Gustavo Modena, un attore teatrale e patriota italiano, considerato uno dei migliori attori della prima metà del XIX secolo 1. Nel corso del Novecento, il teatro ha subito varie trasformazioni e nel 2018 è diventato parte del Teatro Nazionale di Genova 2. Il Teatro Gustavo Modena è una tipica sala all’italiana a ferro di cavallo di 500 posti, quattro ordini di palchi, un loggione, una platea e una facciata tipicamente neoclassica 1. Curiosità: è tra i pochissimi teatri in Italia ad avere ancora in uso la graticcia originale ottocentesca, che può essere ammirata nel corso di visite guidate organizzate su richiesta 1.”,”RISG-034-FSL” “MODENA Gustavo, a cura di Terenzio GRANDI”,”Scritti e discorsi di Gustavo Modena (1831-1860). II Serie: Fonti. Vol. XXXIX.”,”Gustavo Modena (Venezia, 13 gennaio 1803 – Torino, 20 febbraio 1861) è stato un attore teatrale e patriota italiano. È considerato uno dei migliori attori della prima metà del XIX secolo 1. Modena iniziò a recitare sotto la guida del padre, che per professione svolgeva anche l’attività del sarto. Laureatosi in giurisprudenza a Bologna nel 1821, preferì rinunciare alla carriera forense privilegiando l’attività di attore teatrale. Maestro di Tommaso Salvini ed Ernesto Rossi, debuttò in teatro nel 1824 recitando il ruolo di David nella tragedia Saul di Vittorio Alfieri 1. Rimase fortemente scosso dai tumulti del 1821 e in uno scontro con la polizia rimase gravemente ferito. Radicato nella sua fede patriottica, partecipò ai moti risorgimentali del 1831 e aderì alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. In conseguenza del suo impegno politico al pari di Mazzini fu costretto, con la moglie ginevrina Giulia Calame, a riparare in esilio, dapprima in Svizzera e Belgio (Bruges), quindi in Inghilterra dove si trovò a svolgere i più svariati mestieri. A Londra ebbe modo comunque di suscitare ammirazione per l’abilità declamatoria dei versi della Divina Commedia (spettacolo Lectura Dantis) 1. Nel 1839, fatto ritorno nel Regno Lombardo-Veneto, costituì una propria compagnia con cui iniziò una tournée di sette anni in diversi stati della futura Italia ai quali gli era consentito di accedere. Terminata la tournée si dedicò prettamente alla politica limitando l’attività teatrale. Dopo le sconfitte del 1848 – 1849, si ritirò in Piemonte. Visse anche in Liguria, dove con la propria compagnia drammatica guidò con favorevoli risultati di critica la prima stagione assoluta del Teatro Colombo 1. (copil.) Il Teatro Gustavo Modena è situato nel quartiere di Sampierdarena a Genova. È stato costruito nel 1856 e originariamente votato alla lirica 12. Il teatro è stato intitolato a Gustavo Modena, un attore teatrale e patriota italiano, considerato uno dei migliori attori della prima metà del XIX secolo 1. Nel corso del Novecento, il teatro ha subito varie trasformazioni e nel 2018 è diventato parte del Teatro Nazionale di Genova 2. Il Teatro Gustavo Modena è una tipica sala all’italiana a ferro di cavallo di 500 posti, quattro ordini di palchi, un loggione, una platea e una facciata tipicamente neoclassica 1. Curiosità: è tra i pochissimi teatri in Italia ad avere ancora in uso la graticcia originale ottocentesca, che può essere ammirata nel corso di visite guidate organizzate su richiesta 1. Interpretazioni di Dante. Il Cattolicesimo di Dante (pag 302-310) Versioni poetiche. Maometto o il fanatismo. Lettera a Francesco Regli ecc. (pag 311-316) ‘Chi ci crede, e vuol sapere vita, morte e miracoli di Maometto, legga Caussin de Perceval, Histoire des Arabes'”,”RISG-036-FSL” “MODIGLIANI Giuseppe E.; PRAMPOLINI Camillo”,”La fine della lotta per la vita tra gli uomini; Come avverrà il socialismo e altri scritti.”,”””In questa formazione dei policellullari non vi ha in sostanza che questo fatto: per circostanze, che allo scienziato non è dato conoscere, la scissione di alcuni unicellulari non si completa e sorgono i policellulari; questi, avendo realizzata un’ integrazione di unità organiche, iniziano con la differenziazione di queste, l’ ulteriore sviluppo del regno animale;(…)”” (pag 72) “”Chi non vuole lavorare non deve mangiare”” (S. PAOLO) (pag 321)”,”MITS-212″ “MODIGLIANI Vera”,”Esilio. Quarant’anni di battaglie politiche.”,”””Tu lascerai ogni cosa diletta più caramente e questo è quello strale che il dardo dell’ esilio pria saetta”” (Dante) (in apertura) Treves. “”Ma non parlava mai di sé. E, se gli accadeva di farlo, o perché interrogato, o perché la piena del suo animo faceva troppa ressa (…) aveva un modo tutto suo di tagliar corto e di alzare le spalle, come a dire: Non importa! Lasciate andare! Tiriamo avanti! e un abbassare rapido delle ciglia, sottraeva all’ osservatore il guizzo sùbito dell’ acceso sguardo. (…) Quando parlava in pubblico sembrava cominciare a fatica, e quasi consultandosi. (…) A poco a poco, la passione gli fremeve dentro: la voce si levava acuta, vibrante, ed il periodo nasceva, si componeva, si conchiudeva conciso, in un giro perfetto, trascinando in una commozione sentimentale ed estetica. Non pareva avesse energia per le cose normali della vita. Era invece un lavoratore indefesso al giornale, in tipografia, ovunque occorresse la sua presenza. Lettore assiduo di classici e di moderni, giornalista, ma giornalista letterato, buttava giù i suoi articoli con penna estremamente facile, con quella sua calligrafia chiara dalla linea ascendente, specchio del suo carattere e delle sue aspirazioni. (…) le più modeste riunioni lo ebbero propagandista. Se qualche volta si mostrava restio ad essere l’ oratore “”ufficiale”” delle grandi cerimonie, non rifiutava mai la sua parola in quelle raccolte riunioni domenicali, nelle salette di caffé, piccole e fumose, dei quartieri periferici parigini, ove i compagni francesi solevano ritrovarsi””. (pag 70-71) Giuseppe Emanuele Modigliani (Livorno, 28 ottobre 1872 – Roma, 5 ottobre 1947) è stato un politico italiano. (fonte Wikip) Discendente di una famiglia della borghesia ebraica livornese, fratello del celebre pittore Amedeo, durante gli studi universitari (conseguirà una laurea in giurisprudenza) si avvicina al movimento socialista. Nel 1894 è tra i fondatori del sezione livornese del Partito Socialista Italiano, divenendo l’anno successivo anche consigliere comunale della sua città e promuovendo la nascita delle Camere del Lavoro e la diffusione del movimento socialista nell’area pisana, senese e nella Maremma. Dopo il servizio militare ritorna alla sua attività politica divenendo segretario del Partito Socialista in Toscana. Arrestato a Piacenza, dove dirigeva un giornale, verrà processato insieme all’intero gruppo dirigente socialista e condannato a sei mesi di carcere. Proseguirà la sua militanza come amministratore locale ed organizzatore del movimento sindacale e cooperativo. Complesso fu il suo rapporto con Filippo Turati, con cui condivideva la visione riformista (dentro cui rappresentava l’ala più a sinistra), fu molto vicino invece alle posizioni di Gaetano Salvemini. Deputato dal 1913 fu assai apprezzato per le sue doti dialettiche e la sua notevole preparazione, assunse posizioni anti-interventiste sulla Grande guerra, portando la sua posizione alla conferenza di Zimmerwald. Nella serrata dialettica interna ai socialisti degli anni ’20 cercò, senza successo, di evitare la scissione fra riformisti e massimalisti. Dichiarato decaduto nel 1924 assieme agli altri parlamentari dell’opposizione, rappresentò come avvocato la parte civile nel processo relativo all’omicidio di Giacomo Matteotti, quando ormai il fascismo si consolidava al potere. Insieme alla moglie Vera intraprese la via dell’esilio, continuando la sua attività di propaganda antifascista e divenendo rappresentante italiano all’Internazionale socialista. Rientrato in Italia, con la salute assai compromessa, fu membro della Consulta nazionale e della Assemblea Costituente. L’11 gennaio 1947 partecipò alla scissione di Palazzo Barberini divenendo presidente del PSLI (divenuto poi PSDI). Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Emanuele_Modigliani”&#8221; Giuseppe Emanuele Modigliani (Livorno, 28 ottobre 1872 – Roma, 5 ottobre 1947) è stato un politico italiano. (fonte Wikip) Discendente di una famiglia della borghesia ebraica livornese, fratello del celebre pittore Amedeo, durante gli studi universitari (conseguirà una laurea in giurisprudenza) si avvicina al movimento socialista. Nel 1894 è tra i fondatori del sezione livornese del Partito Socialista Italiano, divenendo l’anno successivo anche consigliere comunale della sua città e promuovendo la nascita delle Camere del Lavoro e la diffusione del movimento socialista nell’area pisana, senese e nella Maremma. Dopo il servizio militare ritorna alla sua attività politica divenendo segretario del Partito Socialista in Toscana. Arrestato a Piacenza, dove dirigeva un giornale, verrà processato insieme all’intero gruppo dirigente socialista e condannato a sei mesi di carcere. Proseguirà la sua militanza come amministratore locale ed organizzatore del movimento sindacale e cooperativo. Complesso fu il suo rapporto con Filippo Turati, con cui condivideva la visione riformista (dentro cui rappresentava l’ala più a sinistra), fu molto vicino invece alle posizioni di Gaetano Salvemini. Deputato dal 1913 fu assai apprezzato per le sue doti dialettiche e la sua notevole preparazione, assunse posizioni anti-interventiste sulla Grande guerra, portando la sua posizione alla conferenza di Zimmerwald. Nella serrata dialettica interna ai socialisti degli anni ’20 cercò, senza successo, di evitare la scissione fra riformisti e massimalisti. Dichiarato decaduto nel 1924 assieme agli altri parlamentari dell’opposizione, rappresentò come avvocato la parte civile nel processo relativo all’omicidio di Giacomo Matteotti, quando ormai il fascismo si consolidava al potere. Insieme alla moglie Vera intraprese la via dell’esilio, continuando la sua attività di propaganda antifascista e divenendo rappresentante italiano all’Internazionale socialista. Rientrato in Italia, con la salute assai compromessa, fu membro della Consulta nazionale e della Assemblea Costituente. L’11 gennaio 1947 partecipò alla scissione di Palazzo Barberini divenendo presidente del PSLI (divenuto poi PSDI). Estratto da “”http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Emanuele_Modigliani””&#8221;,”ITAD-092″ “MODIGLIANI Franco”,”Consumo, risparmio, finanza.”,”20 Alcuni articoli sono a due mani, con Robert J. Shiller, con Merton H. Miller, con Richard A. Cohn, con Andre Modigliani”,”ECOT-343″ “MODIGLIANI Franco”,”Consumo, risparmio, finanza.”,”””La teoria del ciclo vitale e le sue implicazioni. Modigliani ha dedicato a questo tema la parte forse preponderante della sua attività di ricerca lungo un arco di tempo più che ventennale”” (pag 15, introduzione di Carlo D’Adda) “”Un contributo fondamentale Modigliani lo ha dato anche alla moderna teoria della finanza”” (pag 18, idem)”,”ECOT-017-FV” “MODIGLIANI Franco, a cura di Paolo PELUFFO”,”Avventure di un economista. La mia vita, le mie idee, la nostra epoca.”,”Franco Modigliani (Roma, 1918 – Cambridge, 2003) è stato professore emerito presso la Alfred P. Sloan School of Management del Massachusetts Institute of Technology (MIT). Nel 1985 ha ricevuto il premio Nobel per l’economia. Paolo Peluffo (1963), ‘normalista’ è dirigente generale del ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica; è stato il portavoce del ministro Ciampi. Ha curato le memorie di Guido Carli ‘Cinquant’anni di vita italiana’ (1993) e per Laterza una raccolta di scritti inediti di Carli ‘Le due anime di Faust Scritti di economia e politica’ (1996). Con V. Giacchè ha scritto ‘La storia del Mediocredito Centrale’ (1997). Ronald Reagan inventore del deficit. “”Le guerre possono essere finanziate in molti modi. Reagan, tra tutti i modi possibili, scelse il peggiore: quello che ha arrecato il danno maggiore alle generazioni successive, e che ha costretto i presidenti che gli sono succeduti, repubblicani e democratici, a grandi sforzi per sanare le ferite inferte dagli otto anni della sua presidenza. Per molti aspetti si può affermare che Reagan, negli Stati Uniti, è l’inventore del deficit. Prima di lui, sostanzialmente, non era mai esistito. O, meglio, era esistito come strumento di controllo ciclico della domanda in periodi di recessione, ma non come fenomeno strutturale. Fino ad allora i presidenti, sia repubblicani sia democratici, avevano sempre adottato una politica economica saggia e moderata (31). Questa analisi in qualche modo smentisce le tesi di James Buchanan (32), secondo il quale tutte le società democratiche hanno un’ineluttabile tendenza vero il deficit. La storia degli Stati Uniti smentisce questa ipotesi. Tranne sotto Ronald Reagan. Il deficit sotto Reagan arrivò addirittura fino al 6,3 per cento del PIL. Una enormità se lo confrontiamo con il pareggio del presidente Clinton. Se si adotta la correzione per l’inflazione da me proposta, a partire dal 1983 i deficit federali sono i maggiori mai registrati in tempo di pace e non danno segno di voler diminuire fino all’ultimo anno di presidenza. Nel dibattito interno americano, abbiamo assistito nel 1995 a un conflitto molto duro tra il Congresso a maggioranza repubblicana e il presidente Clinton. Ma questo conflitto non riguarda l’obiettivo di fondo, che entrambi condividono pienamente: azzerare il deficit. Piuttosto interessava semmai la distribuzione dei sacrifici, e la durata del periodo di rientro. L’aspetto sorprendente di tutto ciò è che il presidente Reagan si presentò alle elezioni dicendo: c’è al mondo un solo male, una vera e propria pestilenza, ed è il deficit pubblico. Reagan nel corso della sua prima campagna, quella contro Carter, seguiva un modello economico basato sulla cosiddetta «curva di Laffer»: se lo Stato si imbarca in spese folli, cercherà di aumentare le entrate con la tassazione; ma la tassazione ha in sé il principio della propria fine, perché essa spegne l’incentivo a produrre; e per questo il governo vede ridursi il gettito fiscale, non riesce più a finanziare la spesa e, allora, si mette a stampare moneta a tutto spiano; ma stampare moneta crea l’inflazione, secondo il modello monetarista; l’inflazione crea il disordine, il disordine crea la disoccupazione e il cattivo funzionamento del sistema. E questa era la condizione dell’America descritta da Reagan alla fine della presidenza Carter nel 1981″” (pag 132-133) [(31) Cfr. F. Modigliani e A. Modigliani, The Growth of the Federal Deficit and the Role of Public Attitudes’, in ‘Public Opinion Quarterly’, 51, 1987, pp. 459-80 (trad. it. in Modigliani, ‘Consumo, risparmio, finanza’, cit., pp. 499-527); (32) J.M. Buchanan, ‘Liberty, Market and State’, New York University Press, New York, 1985]”,”BIOx-345″ “MODZELEWSKI Karol KURON Jacek”,”Il marxismo polacco all’opposizione.”,”Nel luglio 1965 e nel gennaio 1966 si sono tenuti a Varsavia due processi contro elementi critici di sinistra precedentemente espulsi dal POUP; nel corso del primo sono stati giudicati Karol Modzelewski, già dirigente della gioventù universitaria di Varsavia nell’ottobre 1956 e figlio del primo ministro degli esteri della Repubblica popolare polacca e Jacek Kuron, anche egli dirigente universitario e figlio di un vecchio quadro di partito. Sono stati condannati, rispettivamente, a tre anni e mezzo e a tre anni di reclusione. Nel corso del secondo processo sono stati giudicati Ludwik Haas, Romuald Smiech e Kazimierz Badowski condannati a si mile pena.”,”POLx-007-FL” “MOENS Guy”,”De Anti-Verhofstadt. Politiek Voor De Spiegel.”,”Guy Moens, Tienen, 1938, dottore in lettere, politico socialista e scrittore. Guy Verhofstadt: primo ministro del Belgio dal 1999 al 2008, è stato anche vice primo ministro e ministro del bilancio dal 1985 al 1987. E’ stato membro della Camera dei Rappresentanti del 1985 al 1995. Dal 2009 è membro del Parlamento europeo dove è presidente del gruppo dell’ Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE) Ha fondato il gruppo federale inter-parlamentare Spinelli. E’ stato candidato dal Partito dell’Alleanza Alde alla carica di Presidente della Commissione europea nelle elezioni al Parlamento europeo del 2014 ed è stato il rappresentante del parlamento europeo nei negoziati Brexit. Politico liberale e influente statista belga è nato nel 1953 a Dendermonde.”,”EURx-002-FFS” “MOFFA Claudio a cura”,”Storia dell’Africa dalle origini alle indipendenze.”,”Testi antologici tratti dalla storia universale in 13 volumi dell’Accademia delle scienze dell’URSS Claudio MOFFA insegna storia e Istituzioni dei Paesi afroasiatici all’Università di Teramo. Ha scritto vari libri (v. 4° copertina)”,”AFRx-070″ “MOFFA Claudio”,”La rivoluzione etiopica. Testi e documenti.”,”Studioso di problemi internazionali, Claudio Moffa è autore di due libri ‘La resistenza palestinese’ (1976) e ‘Etiopia dietro la trincea’ (1978). Ha collaborato con vari quotidiani e settimanali. “”Yves Benot ha già parlato degli eventi etiopici come di «un’immensa rivolta contadina che ha spazzato via, assieme al doppio feudalesimo, civile e religioso, ogni tentativo da parte dei feudatari di un ritorno all’indietro» (4° di copertina)”,”AFRx-096″ “MOGGACH Douglas a cura; saggi di Douglas MOGGACH Norbert WASZEK Howard WILLIAMS Warren BRECKMAN Massimiliano TOMBA Douglas MOGGACH Eric VON-DER-LUFT Lawrence S. STEPELEVICH David LEOPOLD Gareth Stedman JONES Andrew CHITTY José Crisóstomo DE-SOUZA Sean SAYERS Ardis B. COLLINS”,”The New Hegelians. Politics and Philosophy in the Hegelian School.”,”MOGGACH Douglas è un professore di scienze politiche e filosofia nell’Università di Ottawa. E’ autore pure del libro: ‘The Philosophy and Politics of Bruno Bauer’. Contiene un saggio su Engels e due su Marx: ‘Engels and the Invention of the Catastrophist Conception of the Industrial Revolution’ di Gareth Stedman Jones (pag 200-220) ‘The Basis of the State in the Marx of 1842’ di Andrew Chitty, ‘Marx and Feuerbachian Essence: Returning to the Question of ‘Human Essence’ in Historical Materialism’ di José Crisóstomo de-Souza. Ma si parla di Marx anche in ‘Freedom and the ‘Realm of Necessity’ di Sean Sayers ed in altri saggi. Engels e le origini dell’opera ‘La condizione della classe operaia in Inghilterra’ (pag 215-217) “”The most immediate source of Engels’ initial diagnosis of the condition of England was Moses Hess. It was Hess, at the time the foreign editor of the ‘Rheinische Zeitung’ in Cologne, who had encountered Engels on his way to England and claimed to have converted him to “”communism””. Hess’s vision of “”communism””, to which at that time Engels certainly subscribed, was outlined in his book ‘The European Triarchy’. He argued that the emancipation of mankind would be the task of three nations. Germany, the land of the Reformation, was to realise spiritual freedom. France, the country of the great revolution of 1789, was to attain political freedom. England was now on the verge of social revolution as a result of the mounting contradiction between “”pauperism”” and “”the money aristocracy””. Its task was to realise social equality. Its revolution would be “”social”” because, as Hess stated in the ‘Rheinische Zeitung’ in the summer of 1842, industry had passed from the hands of the people to the machines of the capitalists. Commerce had become concentrated in the hands of “”capitalists and adventures (i.e. swindlers)””. Through primogeniture, the land had fallen into the hands of “”a few great families””. Writing at the time of the Lancashire plug-plot riots, Hess thought he could now detect the final onset of “”the approaching catastrophe.”” Engels, arriving a few months later, believed the same. It is noticeable that during the first fourteen months of his residence in England, Engels made no reference to an “”industrial revolution””. Talk of competition, “”the money aristocracy””, and the displacement of small capitalists by large was the common currency of radicals and socialists during the period. It did not entail a conception of industrialisation. Even in an essay written for the Paris-based ‘Deutsch-französische Jahrbücher’ on Thomas Carlyle, no reference was made to an “”industrial revolution””.Carlyle thought the crisis in “”the condition of England”” was primarily the result of the loss of religious faith and the displacement of former feudal dependencies by the “”cash nexus”” (1). Similarly, the first essay of the same journal to ascribe a revolutionary role to “”the proletariat””, put forward its argument in terms made familiar by the preceding pauperism debate in Germany. Karl Marx, the author of the essay, defined “”the proletariat”” as “”a class of civil society, which is not a class of civil society, an estate which is the dissolution of all estates””. Although this proletariat was coming into being “”as a result of rising industrial development””, it was also claimed to be the result of “”the drastic dissolution of society”” (2). What Marx at that point was describing was a social group outcast by the disintegration of estate society. Engels’ first use of the term “”industrial revolution”” occurred around February-March 1844 in an essay entitled “”The Condition of England. 1. The Eighteenth Century””. In this account, Engels wrote of “”the invention of the steam engine and of machinery for working cotton”” that “”gave rise, as is well known, to an industrial revolution””. But he also argued that “”the historical importance”” of this revolution was “”only now beginning to be recognised””. Furthermore, the only sources mentioned – the 1844 edition of J.R. McCulloch’s ‘Dictionary of Commerce’ and G.R. Porter’s ‘Progress of the Nation (1836-43) – made no reference to such a revolution. Engels’ depiction of “”the industrial revolution”” was straightforwardly factual. It is therefore most likely that he read the account in Blanqui’s ‘Histoire de l’économie politique en Europe.”” [Gareth Stedman Jones, Engels and the Industrial Revolution] (in) The New Hegelians. Politics and Philosophy in the Hegelian School, 2006, a cura di Douglas Moggach (Frederick Engels, “”The condition of England. ‘Past and Present’ by Thomas Carlyle, London 1843′ in MECW, vol. 3, 444-69).”,”TEOC-600″ “MOGK Walter”,”Paul Rohrbach und das “”Größere Deutschland””. Ethischer Imperialismus im Wilhelminischen Zeitalter. Ein Beitrag zur Geschichte des Kultur-protestantismus.”,”Vengono citati DELBRÜCK HARNACK NAUMANN LEUTWEIN.”,”GERS-020″ “MOHAN C. Raja”,”Crossing the Rubicon. The Shaping of India’s New Foreign Policy.”,”Alea iacta est. The die has been cast. Il dado è tratto. MOHAN C. Raja è responsabile per gli affari strategici presso il giornale ‘Hindu’ di New Delhi. E’ stato corrispondente da Washington e fellow al Institute for DEfence Studies and Analyses, di Delhi. “”La connessione sovietica aveva un significato nella gestione della rivalità con la Cina come essa era similmente all’ Occidente a supporto del Pakistan per il Kashmir. La spaccatura sino-sovietica coincide con il conflitto sino-indiano rafforzato dai legami tra New Delhi e Mosca duante i primi anni ’60’.”” (pag 121)”,”INDx-073″ “MOHLER Armin”,”La rivoluzione conservatrice in Germania 1918 – 1932. Una guida”,”Nato a Basilea nel 1920, A. MOHLER, dottore in filosifa, già segretario dello scrittore Ernst JÜNGER a Ravensburg e a Wilflingen (1949-1953), è stato corrispondente a Parigi per diversi giornali di lingua tedesca: ‘Die Tata’ di Zurigo, ‘Die Zeit’ di Amburgo, ‘Die Furche’ di Vienna e ‘Christ und Welt’ di Stoccarda. A partire dal 1967 è stato Prof incaricato di scienza della politica presso l’Univ di Innsbruck. D dal 1964 della Fondazione Friedrich von Siemens di Monaco di Baviera, ha organizzato vari convegni (gli atti sono stati pubblicati a sua cura). Questo libro che sviluppa una tesi di dottorato lo ha fatto conoscere al pubblico più largo.”,”GERG-015″ “MOISSON Marcel”,”Come effettuare la gestione finanziaria di un’impresa.”,”MOISSON Marcel è un noto consulente francese d’organizzazione.”,”ECOA-011″ “MOISSONNIER Maurice”,”La premiere internationale et la commune à Lyon. 1865-1871. Spontaneisme-Complots et ‘luttes reelles’.”,”Nel 1954, MOISSONNIER presentava quello che allora si chiamava ‘diplome d’Etude superieures’ intitolato ‘Les ouvriers lyonnais en 1869-1870′. Durante vent’anni, MOISSONNIER non ha cessato di proseguire le sue ricerche e di pubblicare articoli sul movimento operaio della città di Lione.”,”MFRC-052″ “MOISSONNIER Maurice”,”Les canuts. “”Vivre en travaillant ou mourir en cambattant””.”,”MOISSONNIER Maurice è nato nel 1937 a Roanne. E’ agrégé di storia, specialista del movimento operaio del XIX secolo. Ha collaborato alla ‘Histoire mondiale du socialisme’ (Editions des Lilas) e al Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier (Editions ouvrieres). E’ membro del comitato di redazione di Cahiers d’ histoire, dell’ Institut de recherches marxistes, membro dell’ Institut CGT di storia sociale e vice presidente degli Amis de la Commune. Canuts. “”Lo storico sovietico Eugene Tarlé ha scritto: “”L’ insurrezione lionese del 1831 costituisce una svolta nella storia della classe operaia, non solo in Francia ma nel mondo intero. Si è detto che l’ operaio russo dopo il 9 gennaio 1905 e l’ operaio russo prima del 9 gennaio sono due uomini differenti, che non si somigliano affatto. Si può dire altrettanto dell’ operaio francese prima e dopo l’ insurrezione di Lione.”” Giudizio che dà la portata dei “”Tre gloriosi”” degli operai della seta lionesi””. (pag 140)”,”MFRx-220″ “MOKYR Joel”,”Leggere la rivoluzione industriale. Un bilancio storiografico.”,”Joel Mokyr insegna storia economica nella Northwestern University. Studioso dell’industrializzazione e del cambiamento tecnologico, ha pubblicato tra l’altro La leva della ricchezza.”,”STOx-082-FL” “MOLA Aldo A.”,”Umberto II di Savoia.”,”A.A. MOLA insegna storia contemporanea presso la facoltà di Scienze Politiche dell’ Università di Milano. E’ autore, fra l’ altro, di ‘Storia della Massoneria italiana dalle origini ai giorni nostri’ (Bompiani, 1994) e coordinatore generale dell’ opera in venticinque volumi ‘Il parlamento italiano, 1861-1992’.”,”ITAF-070″ “MOLA Aldo A.”,”Giolitti, lo statista della nuova Italia.”,”A.A. MOLA (Cuneo 1943) dirige il Centro europeo Giovanni Giolitti per lo studio dello stato a Dronero (Cuneo) Dal 1971 ha dedicato a Giolitti e alla sua epoca molti saggi (v. retrocopertina). Condirettore editoriale de ‘Il Parlamento italiano, 1861-1992 (NUOVA CEI, 24 voll), è autore anche di una ‘Storia della massoneria italiana’ (2002). Insegna all’ Università Libera di Bruxelles. Nella crisi postbellica Giolitti sottovaluta l’ introduzione della proporzionale. “”Sino al 26 novembre del 1919 Giolitti non fece più sentire la sua voce alla Camera. In quell’ anno non rimase però inerte. Come aveva previsto, dalla guerra il paese uscì con problemi enormi e una dirigenza rissosa, incapace di individuare i pochi capisaldi sui quali ricostruire. Se anche l’ avesse desiderato – ormai aveva quasi settantacinque anni, all’ epoca età veneranda – venne impedito d’ andare in congedo dalla cerchia di fedelissimi che continuavano a scommettere esclusivamente su di lui. Fra questi ebbe ruolo eminente Alfredo Frassati. (…) Lo scenario interno era drasticamente mutato rispetto ai primi di marzo, quando egli prevedeva elezioni entro giugno. In gennaio era stato fondato il Partito popolare italiano. Per la prima volta dall’ unificazione nazionale i cattolici si organizzarono in partito politico per conquistare seggi alla Camera. Benché non fosse espressione diretta e ufficiale della Santa Sede, si presentò quale “”partito della chiesa””. Anzi, “”dei preti””. I possibili dubbi eran fugati dal fatto che suo segretario generale era don Luigi Sturzo e molti sacerdoti provvedevano alle sedi delle sue sezioni. Col trascorrere dei mesi, esso si organizzò da un capo all’ altro del paese. In quello stesso arco di tempo crebbe anche in Italia il mito dell’ Unione delle repubbliche socialiste sovietiche. (…). In quegli stessi mesi, più le forze d’ opposizione antiche e nuove s’ organizzavano, più i costituzionali si spappolavano in una miriade di gruppi e correnti. (…) Dunque Giolitti sottovalutò gravemente l’ impatto che la riforma elettorale avrebbe avuto sulla nuova Camera dei deputati. Fu un grave errore di prospettiva, tanto più per chi continuava a credere che la crisi morale oltre che politica in cui l’ Italia stava sprofondando dovesse trovare soluzione proprio nel Parlamento, nelle istituzioni assediate dalla piazza.”” (pag 391-393)”,”ITAA-084″ “MOLA Aldo Alessandro”,”Stampa e vita pubblica di provincia nell’ età giolittiana, 1882-1914.”,”a cura del comitato scientifico del Centro Studi sul Giornalismo ‘Gino Pestelli’, Torino, Carlo CASALEGNO Valerio CASTRONOVO Luigi FIRPO Alessandro GALANTE GARRONE Giovanni GIOVANNINI Bruno MARCHIARO Narciso NADA Vito NAPOLI Aldo PIPAN Giorgio SPINI Paolo SPRIANO. Dal 1886 il giornale come strumetno primario della lotta politica. “”Ma la prudenza di Giolitti evita lo scontro. Anche perché non esiste lo spazio politico per una ulteriore frattura dello schieramento liberale piemontese, almeno nel 1886. E’ però già abbastanza indicativo che nella lotta – contenuta nei limiti descritti dalla forza del Galimberti – nel corso della quale si registrano, all’ ultimo momento, clamorosi cedimenti a favore del giovane avvocato, il controllo del quotidiano giochi un ruolo determinante. La lezione non verrà dimenticata. Ogni forza che, da allora in poi, vorrà qualificarsi politicamente ed elettoralmente mirerà anzitutto alla assoluta disponibilità di un giornale. E non solo per i “”tre o quattro numeri”” , progettati da Turbiglio, ma per svolgere un controllo almento settimanale (meglio se bisettimanale o quotidiano), su un’ opinione non più limitata alle poche centinaia di elettori degli anni del Risorgimento, né di facile dominio ed individualità come quelli dei piccoli comuni di pianura o di valle, ma di migliaia di residenti urbani ai quali si può giungere solo più attraverso un foglio diffuso, redazionalmente efficiente e bene amministrato. Dunque, se il 1882 è l’ anno dell’ esplosione della stampa periodica di provincia, per l’ ampliamento del pubblico di lettori e degli acquirenti, è solo con il 1886-87 che il giornale si rivela come strumento non più sussidiario, ma primario della lotta politica e della vita pubblica di un paese avviato ad una sempre più larga partecipazione popolare alla scelta dei suoi rappresentanti. Si annuncia in tal modo il tramonto del clientelismo fondato sul legame personale diretto e si profilano le organizzazioni politiche a strutture di partito o di movimento di opinione””. (pag 71)”,”EDIx-055″ “MOLA Aldo Alessandro”,”Storia della Massoneria italiana dall’ Unità alla Repubblica.”,”””Che il massone lavori lungo l’ operosa giornata così appunto come sa e può”” (Poema Regius, circa 1390) A.A. MOLA (Cuneo 1943) è docente di storia e filosofie e collabora a giornali e riviste. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina) “”E ci si può chiedere cosa cercassero nelle Logge uomini tanto diversi come Garibaldi, Depretis, Zanardelli, Crispi, Carducci, Bovio… o i gerarchi fascisti Starace e Balbo, il generale Capello; uomini d’armi e di lettere, politici, scienziati, borghesi o semplici operai”” (retrocop.) “”Insomma, Bovio aveva le carte in regola per cantar chiaro a Lemmi che “”dallo scandalo bancario non ne escono nitidi alcuni de’ nostri, di alto grado. Se hanno peccato, bisogna che siano puniti come tutti gli altri. Bisognerà – dove occorra – espellerli dall’ ordine, qualunque sia il loro nome, qualunque il grado, e l’ esempio non passerà senza traccia”” (31 ottobre 1894). L’ obbiettivo – Crispi – era palese. Ma assai diversa era l’ intenzione di Memmi, che a sua volta, come sotto vedremo, era alle prese con analoghi guai.”” (pag 200) “”Da parte sua Lemmi non aveva atteso le pressioni di Bovio, che il 17 luglio 1894 interveniva a favore di due “”Fratelli socialisti, non anarchici””, inclusi nelle liste di proscrizione crispine, con cui erano colpiti i fasci siciliani; e a Crispi si rivolgeva da Gabbiano, esprimendo compiacimento per i provvedimenti di clemenza assunti dal governo e raccomandava una politica equa che garantisse pane e lavoro a tutta la Sicilia. Il pericolo, additava, Lemmi, stava ancora una volta nell’ insidia del “”nemico fortissimo ed astutissimo: il clericalismo””.”” (pag 201)”,”ITAA-112″ “MOLA Aldo A. a cura; saggi di Luigi FIRPO Giovanni SPADOLINI Romain RAINERO Ettore ROTELLI Mario ABRATE Aldo A. MOLA Emilio GENTILE Massimo MAZZETTI Rinaldo CRUCCU Roberto CHIARINI Giovanni TESIO, interventi e contributi di Adolfo SARTI Manlio BROSIO Claudio SCHWARZENBERG Cosimo CECCUTI Bruno DI-PORTO Giuseppe ZACCARIA”,”Istituzioni e metodi politici dell’ età giolittiana. Atti del Convegno nazionale, Cuneo, 11-12 novembre 1978.”,”Saggi di Luigi FIRPO Giovanni SPADOLINI Romain RAINERO Ettore ROTELLI Mario ABRATE Aldo A. MOLA Emilio GENTILE Massimo MAZZETTI Rinaldo CRUCCU Roberto CHIARINI Giovanni TESIO, interventi e contributi di Adolfo SARTI Manlio BROSIO Claudio SCHWARZENBERG Cosimo CECCUTI Bruno DI-PORTO Giuseppe ZACCARIA “”Lotta al giolittismo voleva dire, dunque, lotta al parlamentarismo e alla burocrazia, che erano considerati i pilastri del suo potere. La burocrazia era il mondo nel quale Giolitti era stato allevato e formato. Egli dominava la macchina dello Stato perché conosceva tutti i congegni della pubblica amministrazione: “”In Italia – scrisse Fortunato – così povera di classi politiche, unica sola forza politica è la burocrazia, arbitra del Parlamento. Ecco la chiave dell’ enigma. Buona parte della fortuna di Giolitti dipende da ciò, che egli solo, venuto su dalla burocrazia, ha saputo e sa, in qualche modo dominarla. Guarda i suoi ministeri: in maggioranza, sono composti di uomini politici addetti alle amministrazioni dello Stato; ce ne fu uno, che su 11 ministri, 9 erano stipendiati dallo Stato. Formar l’ ‘Italia politica’ fuori e al di sopra della burocrazia: questo il compito del domani””””. (pag 138)”,”ITAA-115″ “MOLA Aldo Alessandro a cura; saggi o interventi di Pierluigi BERTINARIA Gino GALUPPINI Mario CERMELLI Romain H. RAINERO Lamberto MERCURI A.A. MOLA Giano ACCAME Antonio PIROMALLI Loris RIZZI Edgardo SOGNO Virgilio ILARI Fausto BACCHETTI Randolfo PACCIARDI Marziano BRIGNOLI Salvatore LOI Adolfo SARTI Aldo GIAMBARTOLOMEI Paolo Emilio TAVIANI”,”Le forze armate dalla liberazione all’adesione dell’Italia alla NATO. Atti del Convegno (Torino 8-10 novembre 1985).”,”saggi o interventi di Pierluigi BERTINARIA Gino GALUPPINI Mario CERMELLI Romain H. RAINERO Lamberto MERCURI A.A. MOLA Giano ACCAME Antonio PIROMALLI Loris RIZZI Edgardo SOGNO Virgilio ILARI Fausto BACCHETTI Randolfo PACCIARDI Marziano BRIGNOLI Salvatore LOI Adolfo SARTI Aldo GIAMBARTOLOMEI Paolo Emilio TAVIANI”,”ITQM-169″ “MOLA Aldo Alessandro”,”L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria.”,”””L’inasprimento della tensione tra le grandi potenze europee per l’aggressivismo della Germania, per l’espansionismo Austro-ungarico nei Balcani (la cui annessione della Bosnia e dell’Erzegovina, nel 1908, getta l’allarme nel ceto dei produttori tessili, meccanici e nei commercianti italiani, largamente interessati al mercato balcanico e preoccupati della concorrenza tedesca che si profila, dai Balcani all’Impero Turco, sino alla Mesopotamia, alle spalle dell’Impero Asburgico), per l’accelerazione degli armamenti in Francia come in Russia (in quest’ultimo impero l’industrializzazione di vastissime aree, con capitali francesi e tedeschi stava compiendo passi giganteschi) consente ai gruppi nazionalistici italiani, come ai portavoce degli interessi imprenditoriali, di acquistare nuovo e più forte peso a ridosso dei centri di potere (1)”” [(1) L. Albertini, Le origini della guerra del 1914. vol. I. Le relazioni europee dal Congresso di Berlino all’attentato di Sarajevo’, Milano, Bocca, 1942). Per un efficace profilo dell’età dell’imperialismo cfr. Lenin, Imperialismo, fase suprema del capitalismo’, a cura di Valentino Parlato, Roma, Editori Riuniti, 1964, pp. 176 e, per una discussione interpretativa sul periodo H. Stuart Hughes, ‘Coscienza e società. Storia delle idee in Europa dal 1890 al 1930′, Torino, Einaudi, 1967 (II ed.), pp. 427)] [Aldo Alessandro Mola, L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria’, 1971] (pag 155-156) (ancora da inserire in news) ‘Accumulazione del capitale è aumento del proletariato’ “”Dunque, prendendo in esame i modi di formazione storica del sistema capitalistico e la composizione del capitale, suddiviso in ‘capitale costante’ (ossia valore dei mezzi di produzione) e ‘capitale variabile’ (ossia valore della forza-lavoro o somma complessiva dei salari corrisposti dai “”padroni”” dei mezzi di produzione ai prestatori d’opera), Marx affronta l’esposizione della genesi storica dell’accumulazione del capitale. Non il capitale come disponibilità di una quantità statica ed invariata di mezzi di produzione gli interessa discutere, ma l’accrescimento del capitale stesso, la sua riproduzione: la quale, ben inteso, è la forma stessa, lo stesso modo d’essere del capitale, che non si concepirebbe se non come accrescimento, espansione, e pertanto come propria autoriproduzione. “”Siccome il capitale produce annualmente un plusvalore, di cui una parte viene annualmente unita al capitale originario, siccome questo incremento stesso aumenta ogni anno aumentando il volume del capitale già operante, e siccome infine, per lo sprone particolare dell’istinto dell’arricchimento, come ad esempio l’apertura di mercati nuovi, di nuovi bisogni sociali, ecc., la scala dell’accumulazione è improvvisamente elastica in virtù del semplice variare della ripartizione del plusvalore o plusprodotto in capitale e reddito, i bisogni di accumulazione potranno superare l’aumento della forza-lavoro o del numero degli operai, la domanda di operai potrà superare la loro offerta e quindi potranno aumentare i salari””. Questo, annota ancora Marx, “”dovrà addirittura accadere””, qualora però – come più sotto corregge – la differenza tra capitale costante (spese d’investimento, mezzi di produzione) e capitale variabile (somma dei salari) non vada crescendo con un ritmo superiore a quello del reinvestimento del capitale accumulato in capitale variabile, in altre parole qualora le spese per la creazione di posti di lavoro non siano tali da annullare la possibilità di crearne effettivamente di nuovi. “”Accumulazione del capitale, – conclude Marx – è quindi aumento del proletariato”””” [Aldo Alessandro Mola, L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria’, 1971] (pag 107) Luxemburg. “”Se Marx aveva scritto ad Engels nel 1870: “”Bismarck, ora come nel 1866 fa sempre un pezzo del nostro lavoro; a modo suo e senza volerlo, ma lo fa””, intendendo che il rafforzamento dell’egemonia del blocco storico raccolto attorno al Cancelliere faceva muovere la società europea verso l’inveramento del capitalismo e quindi verso le mète additate da Marx al movimento operaio, alla fine del secolo il partito socialista tedesco solo più per motivi propagandistici e retorici riprendeva il linguaggio rivoluzionario: la sua pratica politica, invece, era del tutto e costantemente rivolta in senso riformistico a trarre benefici per la classe operaia tedesca dal rapido arricchimento della Germania e dalla sua conquista di mercati sempre più ampi sia in Europa che in altre vaste zone del globo, per lo più ancora ferme all’economia agraria. Contro questa posizione si schiera, nei primi anni del secolo, Rosa Luxemburg, sollecitata non solo dall’avversione politica per i compromessi socialriformistici, ma anche dalle perplessità suscitate in lei dall’impostazione data da Marx alla questione dell’accumulazione. A giudizio della Luxemburg la descrizione del Marx non corrisponde alla realtà dei fatti. Solo con la vendita delle merci e l’incorporazione del plusvalore si verificherebbe effettivamente l’accumulazione. “”Come nel caso del capitalista singolo, così per la classe capitalista considerata nel suo complesso il plusvalore deve essere “”realizzato”” cioè trasformato in denaro ‘prima’ di poter essere adoperato per comprare forza-lavoro e capitale costante addizionale”” (ampliamento dei mezzi di produzione, delle attrezzature, etc.). Ma se solo i capitalisti sono in grado di effettuare gli acquisti poiché sono gli unici a disporre dei mezzi finanziari, l’accumulazione diviene impossibile, giacché il processo di produzione della merce, della vendita e dell’accumulazione del plusvalore si esaurisce all’interno del capitale accumulato esistente. Accumulazione esisterà quindi solo grazie alla presenza di paesi non capitalisti accanto a quelli capitalisti. I primi offrono ai secondi quella possibilità di smercio che consente l’accumulazione, con l’allargamento della domanda. Data l’influenza che tale tesi ha recentemente riacquistato (si pensi ad esempio alla contrapposizione dei paesi capitalistici – industrializzati – considerati come un’unica grande “”città”” assediata dalla “”campagna””, raffigurante i paesi sottosviluppati ad economia agraria) non sarà inutile leggere almeno le pagine dell”Anticritica (ciò che gli epigoni hanno fatto della teoria marxista’, ora in ‘Appendice’ all”Accumulazione del capitale’), in cui Luxemburg riassume con forza il proprio punto di vista (Torino, 1960, con introduzione di P.M. Sweezy)”” [Aldo Alessandro Mola, L’economia italiana dopo l’unità. Finanza – Accumulazione del capitale – Industria’, 1971] (pag 113)”,”ITAE-306″ “MOLA Aldo A.”,”Giolitti, lo statista della nuova Italia.”,”A.A. MOLA (Cuneo 1943) dirige il Centro europeo Giovanni Giolitti per lo studio dello stato a Dronero (Cuneo) Dal 1971 ha dedicato a Giolitti e alla sua epoca molti saggi (v. retrocopertina). Condirettore editoriale de ‘Il Parlamento italiano, 1861-1992 (NUOVA CEI, 24 voll), è autore anche di una ‘Storia della massoneria italiana’ (2002). Insegna all’ Università Libera di Bruxelles. Contiene il capitolo: IX. Grande guerra ed eclissi della società liberale. (pag 347-410) Paragrafo: ‘Come per una settimana l’Italia fu alleata di tutte le potenze in guerra’ (pag 371-372 “”Il 26 aprile 1915 i plenipotenziari del governo italiano sottoscrissero a Londra il patto che impegnava l’Italia a intervenire entro un mese dalla firma. Nel frattempo protassero le trattative con Vienna. Il 4 maggio denunciarono l’adesione alla Triplice. Per una settimana il Regno d’Italia fu alleato delle due coalizioni in guerra. Ebbe venti giorni per gettarsi nella grande fornace. Il re era conscio che si trattava di questione d’onore. Aveva consentito che si trattasse senza alcuna informazione né al governo né ai più autorevoli statisti, a cominciare da Giolitti, né al Parlamento. Salandra e sovrano ignorarono il regio decreto del 14 dicembre 1901. Quel ‘modus operandi’ divenne il punto di svolta della storia d’Italia. Chiuse l'””età giolittiana”” e ne aprì un’altra. Lo stato cedette – ovvero, finse di cedere? – a piazzate organizzate dal governo per conferire una patina di consenso alle proprie decisioni occulte. Un’esigua quota di scalmanati contro l’immensa maggioranza dei cittadini, secondo la dottrina che elevava a protagoniste della storia le minoranze. Ora “”volitive””, ora prezzolate. Pronte comunque a scendere in piazza e, nel caso, a menar le mani. Fu l’eclissi dello stato di diritto. Se ne ebbe subito la prova quando, dopo perplessità e rinvii, Giolitti partì per Roma. ‘Chi sapeva’ fece in tempo a organizzare una chiassata di “”giovanotti”” alla stazione di Torino. All’arrivo a Roma, il 9 mattino, fu peggio”” (pag 371)”,”BIOx-018-FR” “MOLA Aldo A. a cura”,”L’imperialismo italiano. La politica estera dall’Unità al fascismo.”,”Aldo A. Mola (Cuneo 1943), tra altre opere di storia politica ed economica, ha pubblicato Giovanni Giolitti: grandezza e decadenza dello Stato liberale e Storia della Massoneria italiana dall’Unità alla Repubblica. Lavora a una storia del Senato. Questa antologia passa in rassegna le motivazioni che vennero proposte a sostegno del programma imperiale. Ne emerge che l’imperialismo servì soprattutto a consolidare le forme ed i rapporti di potere all’interno del paese, a tutto beneficio delle componenti più retrive delle classi dirigenti. Perciò, non solo sotto il profilo ideologico, ma anche per i contenuti politici e per i riflessi sulle istituzioni, esso fu premessa necessaria al fascismo. Questo, infatti, puntò al definitivo successo attraverso il programma imperialistico, ma proprio in esso trovò la sua rovina.”,”ITQM-015-FL” “MOLA Aldo A.”,”Giosue Carducci. Scrittore, politico, massone.”,”Aldo Alessandro Mola (Cuneo, 1943) è autore di opere e saggi tra i quali Storia della Massoneria italiana dalle origini ai giorni nostri, Storia della Monarchia in Italia, Giolitti, lo statista della Nuova Italia, Silvio Pellico, Carbonaro, cristiano e profeta della nuova Europa.”,”BIOx-008-FL” “MOLA Aldo Alessandro”,”Giolitti. Lo statista della nuova Italia.”,”Aldo Alessandro Mola (Cuneo, 1943) è autore di opere e saggi tra i quali Storia della Massoneria italiana dalle origini ai giorni nostri, Storia della Monarchia in Italia, Giolitti, lo statista della Nuova Italia, Silvio Pellico, Carbonaro, cristiano e profeta della nuova Europa.”,”BIOx-045-FL” “MOLAIOLI Angelo a cura, coordinamento per l’Istituto Socialista di Studi Storici Maurizio DEGL’INNOCENTI, collaborazione di Pasquale AMATO Gaetano ARFE’ Paolo BAGNOLI Giuseppe BARBALACE Luigi BLANDINI Piero BONI Stefano CARETTI Valerio CASTRONOVO Roberto CHIARINI Gaetano CINGARI Zeffiro CIUFFOLETTI Luigi COVATTA Francesco DE-DOMENICO Ennio DI-NOLFO Santi FEDELE Roberto FEDI Gian Biagio FURIOZZI Elvira GENCARELLI Giuseppe GIARRIZZO Gino GIUGNI Ugoberto ALFASSIO GRIMALDI Francesco GUI Ugo INTINI Maria Rosaria MANIERI Claudio MARTELLI Giorgio PETRACCHI Paolo POMBENI Maurizio PUNZO Alceo RIOSA Giovanni SABBATUCCI Ugo SPADONI Giorgio SPINI Valdo SPINI Giuseppe TAMBURRANO Marina TESORO Carlo VALLAURI Angelo VENTURA Domenico ZUCARO, redazione di Raimondo ASTARITA Maria CATRICALA’ Eva DESIDERIO Maria MASTROIANNI Matteo MONACO Aldo PIRO Francesca TADDEI Antonella ZAGAROLI Nicola ZOTTI”,”1892 1982. PSI novanta anni di storia.”,”Ha fornito materiale la fondazione Kuliscioff di Milano. Pag 153: riproduzione della prima pagina dell’Avanti! dedicata al Convegno internazionale di Zimmerwald (19 settembre 1915)”,”MITS-390″ “MOLFESE Franco”,”Storia del brigantaggio dopo l’ Unità.”,”L’A è uno storico e ricercatore, studioso di storia del risorgimento “”L’ aumento del brigantaggio anche all’ interno dello Stato pontificio, in particolare sui monti Lepini e sui versanti occidentali dei Simbruini e degli Ernici (zone di Subiaco e di Frosinone), fu dovuto molto probabilmente ad un motivo economico-sociale, quale la miseria e l’ esasperazione delle masse bracciantili delle due parti del confine, che a causa della tensione politica esistente fra lo Stato italiano e quello pontificio, fin dal 1863 scarseggiava di lavoro e di pane. In secondo luogo, influì molto anche la crescente pressione che le forze militari italiane esercitavano sul brigantaggio in Terra di Lavoro e in Abruzzo. Le numerose forti bande di queste zone ricorrevano quindi più frequentemente alla tattica di varcare il confine pontificio per sottrarsi agli inseguimenti e per riorganizzarsi, e una volta sul territorio romano, continuavano nelle loro imprese, affrontandovi francesi e pontifici forse con una risolutezza maggiore che non contro le truppe italiane. Il loro esempio provocava poi, naturalmente, la formazione di una quantità di bande indigene minori”” (pag 324)”,”ITAA-066″ “MOLIERE (POQUELIN Jean-Baptiste)”,”L’ avare. Comédie.”,”””Harpagon: ‘Que diable! toujours de l’ argent! Il semble qu’ils n’aient autre chose à dire: de l’ argent, de l’ argent, de l’ argent! Ah! ils n’ont que ce mot à la bouche, de l’ argent! Toujours parle d’argent! Voilà leur épée de chevet, de l’ argent!”” (pag 58) Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin; Parigi, 14 gennaio 1622- Parigi, 17 febbraio 1673) è stato un drammaturgo e attore teatrale francese. Molière, attore e allo stesso tempo drammaturgo, ricercò uno stile di scrittura e recitazione meno legato alle convenzioni dell’epoca, e proteso verso una naturalezza realistica, che descrivesse al meglio le situazioni e la psicologia dei personaggi. Queste idee, che si realizzeranno in seguito nel teatro borghese, cominciano ad emergere con forza ne La scuola delle mogli e ne Il misantropo. Un nuovo stile che Molière accompagna con una critica feroce della morale dell’epoca, cosa che impedì a lungo alla commedia Il tartufo di essere rappresentata in pubblico. La sua acuta osservazione della realtà fu spesso per Molière fonte di guai, specialmente quando i nobili oggetto delle sue satire si riconoscevano nei suoi personaggi. È nota la reazione del duca di La Feuillade che, riconosciutosi nel Marchese della Critica alla scuola delle mogli, gli strofinò sul viso con violenza i bottoni del suo vestito pronunciando la battuta del Marchese: «Torta alla crema! Torta alla crema!». Simili incidenti accaddero con Monsieur d’Armagnac, scudiero di Francia, e con il duca di Montasieur, precettore del Delfino, che minacciò di bastonarlo a morte per averlo preso a modello nel creare il personaggio di Alceste, il misantropo, salvo poi cambiare idea e ringraziarlo dell’onore concessogli. L’aspirazione di Molière, spesso costretto a scrivere commedie-balletto per compiacere ai gusti del re, fu quella di dedicarsi a sviluppare un nuovo tipo di commedia, che porterà in seguito alla nascita della commedia di costume moderna, ispirata agli accadimenti quotidiani, scritta in prosa e che obbedisca alla verosimiglianza. Molière può essere considerato a tutti gli effetti il precursore di quel rinnovamento teatrale che comincerà ad esprimersi compiutamente un secolo dopo, con Carlo Goldoni, fino a raggiungere la piena maturità nel teatro di Anton Cechov. Anche Dario Fo lo ha spesso indicato tra i suoi maestri e modelli. (Wikip)”,”VARx-252″ “MOLIERE (POQUELIN Giovan Battista), a cura di Massimo BONTEMPELLI”,”L’avaro. Commedia in cinque atti.”,”””Harpagon: ‘Que diable! toujours de l’ argent! Il semble qu’ils n’aient autre chose à dire: de l’ argent, de l’ argent, de l’ argent! Ah! ils n’ont que ce mot à la bouche, de l’ argent! Toujours parle d’argent! Voilà leur épée de chevet, de l’ argent!”” (pag 58) Molière (pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin; Parigi, 14 gennaio 1622- Parigi, 17 febbraio 1673) è stato un drammaturgo e attore teatrale francese. Molière, attore e allo stesso tempo drammaturgo, ricercò uno stile di scrittura e recitazione meno legato alle convenzioni dell’epoca, e proteso verso una naturalezza realistica, che descrivesse al meglio le situazioni e la psicologia dei personaggi. Queste idee, che si realizzeranno in seguito nel teatro borghese, cominciano ad emergere con forza ne La scuola delle mogli e ne Il misantropo. Un nuovo stile che Molière accompagna con una critica feroce della morale dell’epoca, cosa che impedì a lungo alla commedia Il tartufo di essere rappresentata in pubblico. La sua acuta osservazione della realtà fu spesso per Molière fonte di guai, specialmente quando i nobili oggetto delle sue satire si riconoscevano nei suoi personaggi. È nota la reazione del duca di La Feuillade che, riconosciutosi nel Marchese della Critica alla scuola delle mogli, gli strofinò sul viso con violenza i bottoni del suo vestito pronunciando la battuta del Marchese: «Torta alla crema! Torta alla crema!». Simili incidenti accaddero con Monsieur d’Armagnac, scudiero di Francia, e con il duca di Montasieur, precettore del Delfino, che minacciò di bastonarlo a morte per averlo preso a modello nel creare il personaggio di Alceste, il misantropo, salvo poi cambiare idea e ringraziarlo dell’onore concessogli. L’aspirazione di Molière, spesso costretto a scrivere commedie-balletto per compiacere ai gusti del re, fu quella di dedicarsi a sviluppare un nuovo tipo di commedia, che porterà in seguito alla nascita della commedia di costume moderna, ispirata agli accadimenti quotidiani, scritta in prosa e che obbedisca alla verosimiglianza. Molière può essere considerato a tutti gli effetti il precursore di quel rinnovamento teatrale che comincerà ad esprimersi compiutamente un secolo dopo, con Carlo Goldoni, fino a raggiungere la piena maturità nel teatro di Anton Cechov. Anche Dario Fo lo ha spesso indicato tra i suoi maestri e modelli. (Wikip)”,”VARx-048-FV” “MOLINARI Andrea”,”La conquista dell’impero. 1935-1941. La guerra in Africa Orientale.”,”Nato a Milano nel 1966, Andrea Molinari è laureato in Storia medievale. Specializzato in storia militare. Contiene i capitoli: – L’utilizzo dei gas nella guerra d’Etiopia (pag 79-93) – L’influenza della guerra d’Etiopia sull’esercito italiano (pag 124-137) (disponibilità di uomini ma carenza di mezzi militari; La riforma dell’esercito di Alberto Pariani)”,”ITQM-002-FC” “MOLINARI Augusta SINIGAGLIA Roberto”,”S.M. Stepnjak Kravcinskij, un rivoluzionario russo tra populismo e terrorismo. S.M. Stepnjak Kravcinskij: un rivoluzionario russo tra gli Internazionalisti italiani (Molinari); S.M. Stepnjak Kravcinskij nella Russia prerivoluzionaria (Sinigaglia).”,”Estratto da ‘Miscellanea Storica Ligure’, periodico semestrale dell’Istituto di Storia Moderna e Contemporanea della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Genova, anno XI, n. 1-2 “”«Il vero compito della società borghese è la costituzione di un mercato mondiale, almeno nelle sue grandi linee, e di una produzione che poggi sulle sue basi. Siccome il mondo è rotondo, sembra che questo compito sia stato portato a termine con la colonizzazione della California e dell’Australia e con l’inclusione della Cina e del Giappone. Ecco la ‘question’ difficile per noi: sul continente al rivoluzione è ‘imminent’ e prenderà anche subito un carattere socialista. Non sarà necessariamente ‘crushata’ (soffocata) in questo piccolo angolo di mondo, dato che il ‘movement? della società borghese è ancora ‘ascendent’ su un’area molto maggiore?» (1). Per Marx nel ’58 esistevano due realtà separate: quella occidentale in cui erano emerse la proprietà privata, la differenziazione della società in classi, la contrapposizione del singolo alla comunità e quella dove il progresso non era ancora nato e l’uomo era ancora il fine della produzione. Concepiva uno schema unilineare secondo il quale l’umanità, partendo dalla comunità primitiva, sarebbe approdata al comunismo superiore. Tappa intermedia e dolorosa per tutti i popoli della terra, la fase storica del dominio del modo di produzione capitalistico (MPC). Di qui il timore, che per il momento non trovava conforto in nessuna soluzione teorica, che la rivoluzione proletaria, matura solo nel mondo «avanzato», potesse venir soffocata e l’avvento del comunismo rimandato ‘sine die’. Trovò la soluzione del problema una decina d’anni dopo individuando nella comunità contadina slava, ancora esistente nella seconda metà dell’800, l’ultimo strato della formazione primitiva (comunità comunista primitiva). Esisteva dunque uan vasta area, che, pur avendo rapporti con zone dominate dal MPC quali l’Europa occidentale e gli Stati Uniti, non aveva imboccato la strada dello sviluppo necessitato veniva così a cadere. Herzen e Cernysevskij, utilizzando gli studi di Haxthausen, avevano già sottolineato la peculiarità della Russia. Ma l’esistenza di un «socialismo russo» primitivo non veniva da questi attribuita ad una sorta di specificità nazionale; come credettero gli slavofili. Condizioni geografiche particolari avevano favorito la nascita dello Stato zarista come macchina militare, soffocando sul nascere quelle iniziative che in Occidente dettero vita al capitalismo. Ebbe così inizio, alla fine degli anni ’60, un rapporto assai ricco, sul piano teorico, tra alcuni pensatori populisti e i due fondatori del materialismo storico”” (pag 155-156) [(1) Lettera di Marx ad Engels dell’8.10.1858, in ‘Carteggio Marx-Engels, sei volumi, Roma, Editori Riuniti, 1951, vol. III, p. 241] [Roberto Sinigaglia, ‘.M. Stepnjak Kravcinskij nella Russia prerivoluzionaria’, La Nuova Italia, Firenze, 1979 ca.]”,”MRSx-063″ “MOLINARI Piergiorgio”,”Il sole nero. La guerra anglo-zulu del 1879.”,”Piergiorgio Molinari, nato nel 1970, giornalista, storico militare e studioso di geopolitica, ha vissuto e lavorato in diversi paesi dell’Asia, del Medio Oriente e dell’Africa. Si è occupato in particolare del colonialismo britannico e dell’età vittoriana. Sudafrica, 22 gennaio 1879: ai piedi di un’isolata collinetta rocciosa chiamata Isandlwana le forze inglese d’invasione composte da unità regolari, volontari coloniali e truppe indigene vengono attaccate e annientate nel loro accampamento da un esercito zulu. Su circa 1800 uomini se ne salvano a stento 500. E’ la più grave sconfitta subita per mano indigena nella storia del colonialismo britanico. La battaglia di Isandlwana è solo un episodio più clamoroso della guerra anglo-zulu, a sua volta un semplice tassello nella complessa e sanguinosa storia del Sudafrica.”,”UKIQ-010″ “MOLINARI Augusta”,”Le lettere al padrone. Lavoro e cultura operaie all’Ansaldo nel primo Novecento.”,”Augusta Molinari insegna Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova. Si è occupata di storia dell’emigrazione, di storia sanitaria, e storia sociale della grande guerra. Scrive per le riviste ‘Ventesimo secolo’ e ‘Quaderni di storia contemporanea’ di cui fa parte del comitato scientifico e della redazione. La presenza del lavoro femminile nell’Ansaldo del primo Novecento. “”La presenza delle donne nel mondo operaio ansaldino fa emergere antichi e radicati pregiudizi «di genere». Scrivono due «vecchi» operai delle «Artiglierie»: «Illustrissimo Signor Comendatore nelle gradi artiglierie di sampierdarena si pare a sottoripa tra le belle donnette». Un capo-squadra della «Fiumara», licenziato nel 1917 perché sorpreso a rubare parti di una macchina utensile, per essere riassunto accusa del furto un’operaia. A sostegno delle sue affermazioni, il capo-squadra non presenta delle prove. Si limita ad informare il «padrone» che l’operaia è una donna di facili costumi : «L’operaia Ida veniva tutte le sere nel reparto amoreggiando con modi / voluttuosi dando scandalo a tutti i presenti». Con i licenziamenti del dopoguerra aumenta a dismisura l’ostilità nei confronti del lavoro femminile. Per molti operai sono le donne, insieme agli «imboscati», le principali responsaili del crollo industriale dell’Ansaldo. Giulio Maccari un montatore del «Meccanico» licenziato nel dicembre 1919, sembra avere a questo proposito idee molto precise (…). La presenza in fabbrica delle donne appariva agli operai come una minaccia alla tradizionale separazione sessuale del mercato del lavoro. Qualcuno, per dimostrare che le operaie «rubano» il salario, attribuisce loro abitudini e comportamenti che lasciano supporre un livello di reddito ben superiore a quello che può venire dal lavoro operaio. (…) Oltre ad essere oggetto di disprezzo e di calunnie da parte dei compagni di lavoro, le operaie sono spesso vittima delle violenze dai «capi». (…)”” (pag 49-50) [Augusta Molinari, ‘Le lettere al padrone. Lavoro e cultura operaie all’Ansaldo nel primo Novecento’, Franco Angeli, Milano, 2000]”,”MITT-002-FFS” “MOLINARI Augusta”,”Medicina e sanità a Genova nel primo Novecento.”,”Augusta Molinari insegna Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova. Si è occupata di storia dell’emigrazione, di storia sanitaria, e storia sociale della grande guerra. Scrive per le riviste ‘Ventesimo secolo’ e ‘Quaderni di storia contemporanea’ di cui fa parte del comitato scientifico e della redazione. È autrice di ‘Le navi di Lazzaro. Aspetti sanitari dell’emigrazione transoceanica italiana: il viaggio per mare’ (Milano, 1988).”,”LIGU-018-FFS” “MOLINI Vasco”,”Gli effetti delle politiche di svalutazione e deflazione del FMI sul livello delle disuguaglianze in alcuni paesi in via di sviluppo.”,”””L’indice di Gini è un indicatore per così dire meno volatile di altri indicatori sociali quali per esempio la disoccupazione (che in parte può essere riassorbita). Incidere su questo indicatore può voler dire modificare strutturalmente consumi e redditi: generare temporaneamente disoccupazione in presenza di ammortizzatori sociali può avere un impatto sociale limitato sia quantitativamente che temporalmente, ma accentuare drasticamente i differenziali salariali, spingere fasce di popolazione sotto la soglia di povertà può generare effetti persistenti che possono durare più a lungo della crisi stessa. Se dunque gli aggiustamenti strutturali incidono positivamente sull’indice di Gini (cioè sale) è forse necessario attenuare la durezza delle misure: non è garantito che nel lungo periodo una terapia shock abbia lo stesso positivo effetto che ha sui fondamentali macroeconomici (sempre che basti ristabilire la fiducia degli investitori) anche sugli indicatori sociali.”” (pag 31-32)”,”PVSx-037″ “MOLLAT DU JOURDIN Michel”,”L’ Europa e il mare.”,”Michel MOLLAT DU JOURDIN (1911) è direttore di studi all’ Ecole pratique des Hautes Etudes e membro dell’ Institut de France. Tra i suoi lavori si ricordano ‘I poveri nel Medioevo’ (1993) e altro (v. 4° copertina). Dalla città marittima alla talassocrazia. Sea Power. (pag 42) “”Sull’ uso del temrine talassocrazia non si possono avere incertezze in quanto la parola etimologicamente designa un sistema politico basato sul dominio dei mari; riferendosi all’ Italia del Medioevo, gli aggettivi “”Serenissima”” e “”Dominante”” non lasciano dubbi in proposito e i riti di investitura dei Dogi a Venezia sono significativi. Inoltre a partire dal XII secolo la loro autorità sulle acque marine (dignitas aquarum) era ribadita dal fastoso sposalizio di Venezia con il mare, che si celebrava ogni anno nella ricorrenza dell’ Ascensione. Il dominio del mare non fu, né nell’ Antichità né nel Medioevo, un fenomeno specificamente cittadino. Possiamo parlare di talassocrazia “”imperiale”” per Roma, per Bisanzio e, nel XIII secolo, per l’ Impero germanico e il regno angioino di Sicilia, e più tardi infine per la corona di Aragona. Alcuni caratteri contrassegnavano questo tipo di sovranità: il primato sull’ intero Mediterraneo, l’ ambizione di dominarlo e la vocazione dell’ Europa a deternerne il comando.”” (pag 43)”,”EURx-226″ “MOLLAT-DU-JOURDIN Michel”,”Europe and the Sea.”,”Michel Mollat du Jourdin (Ancenis, 13 luglio 1911 – Reims, 11 novembre 1996) è stato un medievista francese, esperto della storia sociale del periodo medievale, in particolare sulla povertà. Medievista, Michel Mollat di Jourdin consacrò oltre quattordici anni del suo insegnamento allo studio della povertà: documenti di seminari, tesi, incarichi in Francia, America e Medio Oriente gli hanno fornito l’opportunità di studiare problemi economici e sociali, morali e religiosi posti dalla miseria economica]. Indirizzò i suoi studi anche verso le attività legate al mare, sia con ricerche personali sia favorendo e divulgando gli studi in questo settore. È stato Professore presso l’Università di Parigi IV dal 1958 al 1979, nonché direttore degli studi presso la quarta sezione dell’École pratique des hautes études dal 1978.Nello stesso anno divenne membro dell’Académie des inscriptions et belles-lettres, in cui rimase fino alla morte; negli ultimi anni vita ebbe anche l’incarico di presidente onorario della Commissione Internazionale di Storia Marittima. Uomo schivo e molto riservato, Mollat fu legato al mondo cattolico e nel giugno del 1989 venne nominato presidente della Società di Storia religiosa francese. Tra i tanti titoli onorifici che ottenne, spicca quello di Cavaliere della Legion d’Onore. (wikip)”,”QMIN-025-FSL” “MÖLLER Horst”,”La république de Weimar.”,”MÖLLER Horst è direttore dell’ Institut fur Zeitgeschichte di Monaco e professore di storia contemporanea all’università Ludwig-Maximilian di Monaco. Ha diretto l’ Institut historique allemand a Parigi e insegnato alla Sorbona e a Science Po. Ha scritto libri sulla nascita della nazione tedesca, i Lumi e la democrazia, gli intellettuali antinazisti in esilio e le relazioni franco tedesche. Le elezioni del 1928. “”L’ amélioration de l’ économie et le succès de politique étrangère contribuèron à faire de ces cinq années les meilleurs du régime de Weimar; les élections du 7 décembre 1924 et du 20 mai 1928 en apportèrent la démonstration. La seconde surtout, qui vit un recul du NSDAP à 2.6% et un renforcement du SPD (dont beaucoup d’électeurs appréciaient manifestement le rôle d’ opposant) à 29,8%; aux élections de mai 1924, le SPD n’avait obtenu que 20.5 et en décembre, malgré tout, 26% des voix. Le Zentrum ne fut guère récompensé de son travail intégrateur au sein du gouvernement; il resta stable, mais avec 12.1%, il obtenait son plus mauvais résultat avant 1930. Le DDP lui aussi continua à descendre, avec un modeste 4.9%. Le DVP était perdant aussi et malgré son remarquable président et ministre des Affaires étrangères, Stresemann, il n’atteignit que 8.7%. Ce qui pouvait cependant consoler les républicains, c’était l’ ampleur de l’ echec de leur ennomi principal, le DNVP: du résultat de décembre 1924, 20,5%, le meilleur pour lui sous la République, il descendait à 14,2% en mai 1928, tandis que le KPD progressait légèrment, de 8.9 à 10.6%””. (pag 193)”,”GERG-066″ “MÖLLER Dietrich a cura; scritti di Karl RADEK”,”Karl Radek in Deutschland. Revolutionär, Intrigant, Diplomat.”,”Karl Radek, una delle figure politiche più brillanti degli anni ’20, è ingiustamente dimenticato, il suo lavoro giornalistico, il suo ruolo politico e le sue relazioni con la Germania sono stati dimenticati. Quest’uomo altrettanto affascinante e ripugnante fu l’eminenza grigia della rivoluzione mondiale in Germania dopo la prima guerra mondiale. Il suo cinico scherno, i suoi intrighi sofisticati, le sue capacità negoziali diplomatiche lo hanno reso noto agli amici e ai nemici allo stesso modo, ma mai popolare. Con la documentazione disponibile di articoli di Karl Radek, ma anche con un’introduzione che rende giustizia a Radek come persona, Dietrich Möller ha resuscitato una figura molto interessante sulla scena politica degli anni ’20. Con essa rivive un tempo in cui la rivoluzione mondiale non sembrava essere un’utopia, ma un obiettivo politico concreto e di breve termine. Una bibliografia dell’opera di Radek completa questo volume, che non solo copre eventi storicamente interessanti, ma rivela anche la debolezza umana e la tragedia di un rivoluzionario. Zu Unrecht ist Karl Radek, eine der schillerndsten politischen Gestalten der zwanziger Jahre, sind seine journalistischen Arbeiten, seine politische Rolle und seine Beziehungen du Deutschland in Vergessenheit geraten. Dieser gleichermaßsen faszinierende und abstoáende Mann war nach dem Ersten Weltkrieg in Deutschland die Graue Eminenz der Weltrevolution. Sein zynischer Spott, seine raffinierten Intrigen, sein diplomatisches Verhandlungsgeschick ließen ihn bei Freund und Feind bekannt, doch nirgends beliebt werden. Dietrich Möller hat mit der vorliegenden Dokumentation von Aufsätzen Karl Radeks, aber auch mit einer dem Menschen Radek gerecht werdenden Einführing eine höchst interessante Figur der politischen Bühne der zwanziger Jahre wieder auferstehen lassen. Mit ihr wird erneut eine Zeit lebendig, in der die Weltrevolution keine Utopie, sondern ein konkretes poltiisches Nahziel zu sein schien. Eine Bibliographie der Arbeiten Radeks vervoll-standigt diesen Band, der nicht nur historisch interessante Begebenheiten erfaßt, sondern auch die menschliche Schwäche und Tragik eines Revolutionärs deulitch werden läßt.”,”RIRB-176″ “MÖLLER Horst”,”Stato assoluto o stato nazionale. La Germania dal 1763 al 1815.”,”””Le fabbriche che già a fine Settecento sorgevano in Germania sul modello inglese si differenziavano dalle manifatture principalmente per la meccanizzazione del lavoro in virtù del progresso tecnico. Qui la macchina cominciava se non a sostituire il lavoro manuale, perlomeno a integrarlo in maniera sostanziale. (…) A Berlino nel 1795 venne inaugurato il primo filatoio a vapore; a Hartau, nei pressi di Chemnitz, C.F. Bernhard originario del Palatinato, che aveva studiato per un periodo a Manchester, fondò una filatura che produceva utilizzando macchine. Ne furono poi fondate altre nei paesi asburgici, in particolare nella Boemia settentrionale. Senza dubbio le manifatture nel XVIII secolo acquistarono un’importanza economica di gran lunga maggiore delle fabbriche, ma la definizione di «periodo della manifattura» che risale a Karl Marx, ma che già Max Weber e Werner Sombart avevano rifiutato, trae in inganno, perché intorno al 1800 lavorava in totale in questa forma di impresa solo il 7% degli occupati. Solo nella produzione e lavorazione del tessile le manifatture conquistarono terreno in misura maggiore con una percentuale di occupati del 3.2%”” [Horst Möller, ‘Stato assoluto o stato nazionale. La Germania dal 1763 al 1815’, Il Mulino, Bologna, 2000]”,”GERx-004-FSD” “MOLLIER Jean-Yves”,”Louis Hachette (1800 -1864). Le fondateur d’un empire.”,”MOLLIER-JY è professore di storia contemporanea e direttore del Centro di storia culturale delle società contemporanee alla Università di Versailles St.Quentin-en-Yvlines. Bibliografia. – “”L’Argent et les Lettres”” (Fayard, 1988). – “”Michel et Calmann Levy”” (Calmann-Levy, 1984)”,”E1-MEIN-001″ “MOLLIER Jean-Yves”,”Louis Hachette (1800 -1864). Le fondateur d’un empire.”,”Jean-Yves MOLLIER è un professore di storia contemporanea e direttore del Centro di storia culturale delle società contemporanee alla Università di Versailles St.Quentin-en-Yvlines. Bibliografia. – “”L’Argent et les Lettres”” (Fayard, 1988). – “”Michel et Calmann Levy”” (Calmann-Levy, 1984) Cancellare scheda già in Archiv”,”EDIx-151″ “MOLNAR Miklos”,”Marx Engels et la politique internationale.”,” “”L’Angleterre, écrit Marx à ce sujet, a une double mission à remplir en Inde: l’une destructrice, l’autre régénératrice – l’annihilation de la vieille société asiatique et la pose des fondements matériels de la société occidentale en Asie”” [New York Daily Tribune, 8 août 1853]. Cette double mission, nous l’avons vu, équivaut aux jeux de Marx à une révolution, voire à “”la seule révolution ‘sociale’ qui ait jamais eu lieu en Asie””. Et il développe encore cette idée dans le même texte [Ibid. 25 juin 1853] de façon plus explicite: “”Il est vrai que l’Angleterre, en provoquant une révolution sociale en Hindoustan, était guidée par les intérêt les plus abjects et agissait d’une façon stupide pour atteindre ses buts. Mais la question n’est pas lá. Il s’agit de savoir si l’humanité peut accomplir sa destinée sans une révolution fondamentale dans l’état social de l’Asie. Sinon, quels que fussent les crimes de l’Angleterre, elle fut un instrument inconscient de l’histoire en provoquant cette révolution”” [Ibid.]. Par ailleurs: “”La question n’est pas de savoir si les Anglais avaient le droti de conquérir l’Inde, mais si nous devons préférer l’Inde conquise par les Turcs, par les Persans, par les Russes, à l’Inde conquise par les Britanniques”” [New York Daily Tribune, 8 août 1853] (pag 264-265) (…); “”Pays à la pointe du développement capitaliste, l’Angleterre détenait, la mission historique de déclencher la crise mondiale du systéme capitaliste. C’est là qu’intervenait dans le raisonnement de Marx le facteur chinois. Il constatait [‘Revolution in China and in Europe’, New York Daily Tribune, 14 juin 1853] que la balance commerciale de la Chine s’était fortement détériorée à partir de 1833 et surtout de 1840″” (pag 268). [LEGGERE IN: Miklós Molnar, ‘Marx, Engels et la politique internationale’, Gallimard, Paris 1975][Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”MADS-090 MAED-057″ “MOLNAR Erik”,”La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889).”,”Il libro è un’ opera postuma.”,”MADS-247″ “MOLNAR Miklos”,”Victoire d’ une defaite. Budapest 1956.”,”MOLNAR Miklos nato a Budapest nel 1918 è attualmente professore di storia all’ Instittu uinversitaire de hautes etudes internationales a Ginevra. Critico letterario, storico, specialista di storia sociale, è autore di numerose opere tra le quali ‘Le Declin de la Premiere Internationale’ la sua tesi di dottorato sostenuta nel 1963.”,”MUNx-021″ “MOLNAR Miklos”,”La democratie se lève à l’ est. Societé civile et communisme en Europe de l’Est: Pologne et Hongrie.”,”Miklos MOLNAR, nato a Budapest nel 1918, ha ottenuto il dottorato in scienze politiche all’ Institut de hautes etudes internationales dell’ Università di Ginevra. Insegna in questo istituto come all’ Università di Losanna.”,”EURC-047″ “MOLNAR Miklos”,”Histoire de la Hongrie.”,”Miklos MOLNAR, professore all’ Università di Losanna, all’ Institut des Hautes Etudes Internationales de Geneve ha scritto pure ‘La democratie se lève à l’ Est’ (PUF 1999). Altra opera dell’ autore: – Miklos MOLNAR, Marx, Engels et la politique internationale, GALLIMARD, PARIS,1975 Mancato congiungimento con l’ Armata Rossa. “”I 133 giorni di Bela Kun sono stati, Russia a parte, il successo più durevole della rivoluzione mondiale sospinta dai bolscevichi e dall’ Internazionale Comunista fondata, al congresso di Mosca del 2-6 marzo 1919, tre settimane prima del colpo di Stato comunista a Budapest. La durata di questa dittatura proletaria nel cuore dell’ Europa centrale si spiega certo con qualche ragione interna tra cui la mobilitazione contro i Cechi e i Rumeni. D’altra parte, l’ esitazione dell’ Intesa e, infine, l’ offensiva dell’ Armata Rossa sovietica in Ucraina nella direzione della Galizia hanno creato una situazione momentaneamente favorevole al governo rosso di Budapest. Nel mese di aprile le armate della rivoluzione bolscevica sono a 150 km dalla frontiera ungherese. La congiunzione delle due “”repubbliche sovietiche sorelle”” non si è però prodotta, lasciando il regime comunista ungherese solo contro i suoi avversari regionali””. (pag 338)”,”UNGx-008″ “MOLNAR Miklos”,”Le déclin de la première internationale. La conférence de Londres de 1871. Thèse présentée a l’ Université de Genève pour l’ obtention du grade de docteur ès sciences politiques par Miklòs Molnár de Budapest. These N° 146.”,” “”Essendo previsto che la proposta di Lorenzo ricevesse un accoglienza piuttosto fredda, lo spagnolo decise, scelse l’ occasione di appoggiare il progetto di Delahaye. Fece lo stesso di Verrycken, delegato dei meccanici belgi, che, conformemente al suo mandato imperativo, domanda “”che la federazione dei mestieri sia internazionale””, e ciò anche in virtù di una risoluzione presa al Congresso di Basilea. Si potrebbe dunque dire che proposta di Delahaye riunisse i partigiani, poco numerosi, dell’ idea del ‘sindacalismo internazionale’; questa idea non era stata ancora molto chiaramente definita, ma essa doveva, in seguito, giocare un ruolo molto importante nel movimento operaio dei paesi latini. (…) Marx – che dapprima mise in dubbio che una tale risoluzione fosse stata presa a Basilea – riconobbe il fatto dopo verifica, ma la taccia di “”di pio desiderio”” perché, dice ancora, “”le trade-unions non accetteranno questo federazione””. Avanza però un altro argomento, meno “”pratico”” ma più netto dal punto di vista ideologico. “”Nega, – notamente – che questa (ossia lì) la comune dell’ avvenire perché (questo) progetto si basa sulla divisione del lavoro, principale causa della schiavitù degli operai””. Gli altri delegati, occorre dirlo, non aggiungeranno grandi cose agli argomenti di Marx, salvo Vaillant che esprime, – come d’altronde Bastelica – e con una nettezza anche assoluta, (…): “”Se la solidarietà che vuole stabilire il cit(tadino) Delahaye esistesse, l’ internazionale non avrebbe più ragione d’essere””.”” (pag 94-95)”,”INTP-044″ “MOLNAR Miklos”,”De Béla Kun a János Kádár. Soixante-dix de communisme hongrois.”,”Tesi di Blum (uno degli pseudonomi di Lukacs) (pag 68) MOLNAR Miklos nato a Budapest ex redattore capo della ‘Gazzetta letteraria ungherese’, storico professore all’Institut Universitaire de hautes études internationales de Genève, è autore di molte opere sull’Ungheria tra cui ‘Imre Nagy, réformateur ou révolutionnaire’ (1959), ‘Victoire d’une défaite. Budapest 1956’ (1968), ‘Marx, Engels et la politique internationale’ (1975), ‘A Short History of the Hungarian Communist Party’ (1978).”,”MUNx-058″ “MOLNAR Erik”,”La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889).”,”””Dans la dernière décennie du XIX° siècle, Engels estima que la situation du capitalisme européen était tout aussi critique que dans les années 1880. Au cours de l’été de 1890, il dit que le déclenchement de la révolution mondiale, ou celui de la guerre mondiale approchaient rapidement, à moins que ce ne fût les deux à la fois. A la fin de 1892, il écrivait qu’on pouvait s’attendre à des temps agités et que les vagues montaient déjà haut. Vers la fin de l’année 1893, il compara la situation intérieure dans les pays d’Europe à celle qu’ils avaient connue dans les années qui précédèrent la révolution de 1848, ajoutant cependant que, cette fois, ce serait le prolétariat qui remplirait le rôle que la bourgeoisie avait alors tenu. Il pensa que la crise serait mûre d’ici cinq à six ans (donc, vers la fin du siècle), et qu’alors existeraient les conditions du grand succès du prolétariat. Au milieu de 1894, il dit que l’offensive du prolétariat européen contre le capitalisme allait commencer et qu’on pouvait espérer qu’elle ne s’arrêterait pas avant d’avoir triomphé sur toute la ligne. Au début de 1895, il jugea que dans toute l’Europe la situation était critique, et il dit sa conviction de l’imminence du tournant révolutionnaire pour la fin du siècle.”” [Erik Molnar, La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889), 1967] (pag 344)”,”MAED-389″ “MOLNÁR Miklòs”,”A Short History of the Ungarian Communist Party.”,”Conclusion, notes, bibliography. 1956. The cause of the HCP’s impotence was not of a material nature. Nor was it a political error or a poor analysis of the situation. It was a moral impotence. If was a moral impotence. If the situation had been misjudged, the total demoralization of the party was at the root of the misjudgment. Not the insignificant weight of the insurrection, but the wight of the past prevented the party from facing the angry people. Likewise it was not one political quality of Imre Nagy or the absence of another that led the Central Committee to choose him; it was the fact that Nagy was the party’s only link with the population. In this sense, the crisis of the party at the crucial moment of October 1956 was part of an infinitely greater crisis. If the party found itself completely paralyzed at the decisive moment, if its powerful organization disintegrated all at once, if its combat forces were condemned to remain in their quarters, it is because a moral crisis had long been corroding it. In other words, the collapse of 1956 was the consequence of a series of crises, conflicts, and ailments, which had already manifested themselves with more or less acuteness throughout the preceding decade. Rajk’s trial, followed by other fabricated trials against thousands of party militants, was the real starting point for it. The literary trials, especially the witch-hunt against Georg Lukacs, were, to say the least, the symptoms of a profound uneasiness. Finally, the crisis of Rakosi’s Stalinist regime also surfaced publicly between 1953 and 1956 after the disclosure of the police atrocities and abuses of justice that had occurred in the Stalinists’ struggle against Imre Nagy and his fellow reformers”” (pag 120-121)”,”MUNx-063″ “MOLNÁR Miklós”,”Victoire d’une défaite. Budapest 1956.”,”Miklós Molnár, né à Budapest en 1918, est actuellement professor d’histoire à l’Institut universitaire de hautes études internationales à Genève. Critique littéraire, historien, spécialiste d’histoire sociale, il est l’auteur de nombreux ouvrages dont le Déclin de la Première Internationale, sa thèse de doctorat, soutenue en 1963. Avant-propos, note, notice bibliographique, table des cartes: Plan de Budapest, Carte générale de la Hongrie, index des noms cités, Collana Le Monde sans Frontières,”,”MUNx-002-FL” “MOLNAR Miklos”,”Estratto da ‘Marx, Engels e la politique internationale’.”,”””Tutto questo si colloca in Marx all’interno della sua concezione globale dell’unità del mondo, concezione elaborata già nell’ Ideologia tedesca’ e che abbiamo visto riaffermare a proposito della colonizzazione facente parte del “”compito storico”” unificatore della borghesia”” (pag 224) ‘Il mondo di Marx è uno e indivisibile’ (pag 282) Stagnazione asiatica ed espansione coloniale europea (pag 263) (La Cina è ‘un fossile vivente’. p. 277); in seguito: ‘il Giappone è feudale’ Note a margine di R. Casella Libro in cui si cita il presente articolo: The Foreign Office Mind: The Making of British Foreign Policy, 1865-1914 Copertina anteriore T. G. Otte Cambridge University Press, 29 set 2011 0 Recensioni With this pioneering approach to the study of international history, T. G. Otte reconstructs the underlying principles, élite perceptions and ‘unspoken assumptions’ that shaped British foreign policy between the death of Palmerston and the outbreak of the First World War. Grounded in a wide range of public and private archival sources, and drawing on sociological insights, The Foreign Office Mind presents a comprehensive analysis of the foreign service as a ‘knowledge-based organization’, rooted in the social and educational background of the diplomatic élite and the broader political, social and cultural fabric of Victorian and Edwardian Britain. The book charts how the collective mindset of successive generations of professional diplomats evolved, and reacted to and shaped changes in international relations during the second half of the nineteenth century, including the balance of power and arms races, the origins of appeasement and the causes of the First World War. (Google) RIPORTARE IN POSTA 3 6.7.2018 ABEBOOKS. FR ACQUISTO: Détail de votre commande Imprimez cette page En passant votre commande, vous acceptez les Conditions générales d’utilisation d’AbeBooks.fr, ainsi que les Conditions de vente et les Informations standardisées sur la rétractation (voir lien ci-dessous). Veuillez également lire notre Déclaration de protection de données et notre politique sur les Cookies et la publicité sur Internet. 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EUR 11,65 1 Frais de port : EUR 7,52 Sous-total : EUR 19,17 [Autre devise] Vendeur Gallix (Gif sur Yvette, , France) Conditions de vente | Informations standardisées sur la rétractation Anarchisme et socialisme PLEHANOV-G EUR 8,70 1 Frais de port : EUR 2,55 Sous-total : EUR 11,25 [Autre devise] Montant total : EUR 37,42 Acheter maintenant Merci ! Votre numéro de commande est le : 117662213 Utilisez ce numéro pour suivre votre commande. Nous vous avons envoyé un e-mail de confirmation de votre commande. En fonction du mode de paiement que vous avez sélectionné, voici ce qui va se passer ensuite : Vous recevrez un second e-mail de confirmation dès que le vendeur l’aura traitée. Le vendeur expédiera votre livre directement après avoir traité la commande. 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Marx et Engels n’avaient certes pas de telles arrière-pensées suspectes ni d’intérêts de grande puissance à ménager. Il n’en reste pas moins que leur attitude fut assez pragmatique. Les critères de jugement et les positions qu’ils ont adoptés avaient connu pas mal de fluctuations qui mèritent d’être examinées. Pour commencer, …. finire (pag 58-59)”,”MAES-001-FC” “MOLNAR M.”,”Quelques remarques à propos de la crise de l’ Internationale en 1872.”,”M. Molnar, Ginevra I fattori interni ed esterni della crisi della Prima Internazionale. Mutamento del carattere del movimento operaio In Svizzera l’infaticabile Johann Philip Becker cerca di mantenere la coesione della Federazione romanda e di qualche sezione della Svizzera tedesca (pag 430)”,”MOIx-046-Q” “MOLNAR Erik”,”La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889).”,”””Dans la dernière décennie du XIX° siècle, Engels estima que la situation du capitalisme européen était tout aussi critique que dans les années 1880. Au cours de l’été de 1890, il dit que le déclenchement de la révolution mondiale, ou celui de la guerre mondiale approchaient rapidement, à moins que ce ne fût les deux à la fois. A la fin de 1892, il écrivait qu’on pouvait s’attendre à des temps agités et que les vagues montaient déjà haut. Vers la fin de l’année 1893, il compara la situation intérieure dans les pays d’Europe à celle qu’ils avaient connue dans les années qui précédèrent la révolution de 1848, ajoutant cependant que, cette fois, ce serait le prolétariat qui remplirait le rôle que la bourgeoisie avait alors tenu. Il pensa que la crise serait mûre d’ici cinq à six ans (donc, vers la fin du siècle), et qu’alors existeraient les conditions du grand succès du prolétariat. Au milieu de 1894, il dit que l’offensive du prolétariat européen contre le capitalisme allait commencer et qu’on pouvait espérer qu’elle ne s’arrêterait pas avant d’avoir triomphé sur toute la ligne. Au début de 1895, il jugea que dans toute l’Europe la situation était critique, et il dit sa conviction de l’imminence du tournant révolutionnaire pour la fin du siècle.”” [Erik Molnar, La politique d’ alliances du marxisme (1848-1889), 1967] (pag 344)”,”MAES-003-FC” “MOLOTOV V. DIMITROV G. THOREZ M- MARTY A. DUCLOS J.; introduzione alla ristampa di A. ROSSI (TASCA)”,”Les Cahiers du bolchevisme pendant la campagne 1939-1940.”,”Secondo la prefazione nel grosso fascicolo datato gennaio 1940 dal contenuto emerge l’ alta probabilità che sia il frutto di una collaborazione politica e tecnica tra i dirigenti stalinisti del PCF rifugiati all’ estero e i nazisti tedeschi. Le Cahiers du bolchevisme era l’ organo teorico del Partito comunista francese.”,”PCFx-005″ “MOLOTOW W.”,”Die Ergebnisse des Fünfjahrplans und der Plan für 1933. Bericht auf der III Session des Zentralexekutivkmitees der UdSSR am 23. Januar 1933.”,” Die Ergebnisse des Fünfjahrplans und der Plan für 1933. Bericht auf der III Session des Zentralexekutivkmitees der UdSSR am 23. Januar 1933. I risultati del piano quinquennale e il piano per il 1933. Relazione alla sessione III del Comitato esecutivo centrale dell’URSS il 23 gennaio 1933.”,”RUSS-251″ “MOLOTOW W.”,”Bericht Über die Tätigkeit der Regierung. VII. Sowjetkongress der UdSSR.”,”Relazione sulle attività del governo. VII Congresso Sovietico dell’URSS.”,”RUSS-252″ “MOLOTOW W.”,”Zum 16. Jahrestag der Oktoberrevolution. Rede in der feierlichen Plenarsitzung des Moskauer Sowjets vom 6. November 1933.”,” Per il 16 ° anniversario della rivoluzione d’ottobre. Discorso alla solenne sessione plenaria del Soviet Mosca il 6 novembre 1933.”,”RUSS-253″ “MOLTENI Corrado MONTESSORO Francesco TORRI Michelangelo a cura; saggi di M. TORRI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Marzia CASOLARI Alessandra CONSOLARO Vasco MOLINI Emanuele GIORDANA Francesco MONTESSORO Paolo AFFATATO Laura DE-GIORGI Rosella IDEO Corrado MOLTENI”,”Multilateralismo e democrazia in Asia. Asia Major 2004.”,”Asia Major è una pubblicazione ideata da Giorgio BORSA (1912-2002) nel 1989 e diretta fino all’ anno della scomparsa. Questo è il 14° volume della serie. Comitato direttivo: Elisa GIUNCHI Corrado MOLTENI Francesco MONTESSORO Michelgugliemo TORRI. Saggi di M. TORRI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Marzia CASOLARI Alessandra CONSOLARO Vasco MOLINI Emanuele GIORDANA Francesco MONTESSORO Paolo AFFATATO Laura DE-GIORGI Rosella IDEO Corrado MOLTENI “”Le ragioni che inducono l’ India a mantenere buoni rapporti con gli Usa sono essenzialmente quattro. La prima è che, come si è ormai ben compreso, è estremamente pericoloso finire sulla lista nera degli Usa di George W. Bush. La seconda è che gli Usa rimangono di gran lunga il più importante singolo partner commerciale dell’ India. La terza è che gli americani possono diventare una fonte per l’ India di alta tecnologia. La quarta è che l’ India è cosciente che non potrà mai ottenere il tanto desiderato seggio permanente con diritto di veto al consiglio di sicurezza dell’ Onu senza il placet americano. Detto questo, però, bisogna considerare due elementi di segno opposto. Il primo è che l’ occupazione anglo-americana dell’ Iraq è stata vista come il risorgere in Asia del colonialismo occidentale. Il secondo è che l’ India, con un’ economia in rapida e prolungata crescita, sta ormai entrando in sempre più aperta concorrenza con gli americani nel tentativo di assicurarsi sia il rifornimento di fonti energetiche, sia il controllo di mercati esteri sempre più ampi.”” (pag 118, M. Torri)”,”ASIx-083″ “MOLTENI Corrado ZUCCA Claudio”,”Rapporto Giappone. Quale ruolo nei nuovi equilibri dell’area Asia-Pacifico?”,”Corrado Molteni insegna Sistemi Economici Comparati all’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano; presso l’Università Bocconi ricopre anche l’incarico di Research Leader dell’ISESAO (Istituto di Studi Economico Sociali per l’Asia Orientale). Claudio Zucca sta completando il dottorato in Economia presso l’Università di Pavia e collabora alle attività dell’ISESAO dell’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano.”,”JAPE-005-FL” “MOLTENI Corrado TORRI Michelguglielmo MONTESSORO Francesco a cura, Saggi di Riccardo REDAELLI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Marzia CASOLARI Alessandra CONSOLARO Vasco MOLINI Emanuela GIORDANA Paolo AFFATATO Laura DE GIORGI Rosella IDÉO”,”Multilateralismo e democrazia in Asia. Asia Major 2004.”,”Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi. Matilde Adduci è autrice di Sri Lanka, i costi della guerra civile. Elisa Giunchi, dottore di ricerca in storia presso l’Università di cambridge, collabora con il Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università degli studi di Milano. Corrado Molteni è professore associato di Giapponese della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Universitàù Bocconi. Riccardo Redaelli è ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Linatamburrino, giornalista professionista, ha lavorato per sei anni in Cina come corrispondente dell’Unità. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI. Elisa Querci, laureata in scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Enrica Garzilli, già lecturer di sanscrito e Studi Indiani all’università di harvard, ricercatore all’Università di Delhi ed alla harvard law School e professore supplente all’Università di Perugia e Macerata. Thierry Di Costanzo è un francese di origine italiana nato in algeria dopo l’indipendenza.”,”ASIx-019-FL” “MOLTENI Corrado TORRI Michelguglielmo MONTESSORO Francesco a cura, Saggi di Riccardo REDAELLI Elisa GIUNCHI Marco CORSI Marzia CASOLARI Alessandra CONSOLARO Vasco MOLINI Emanuela GIORDANA Paolo AFFATATO Laura DE GIORGI Rosella IDÉO Ilaria Maria SALA”,”Le risposte dell’Asia alla sfida americana. Asia Major 2003.”,”Michelguglielmo Torri, professore associato di Storia dell’Asia moderna e contemporanea, Università di Torino. Enrica Collotti Pischel, professore ordinario di Storia e Istituzioni dei Paesi Afro-asiatici dell’Universitò di Milano. Rosella Idéo, professore supplente di Storia ed Istituzioni dell’Asia orintale, Università di Trieste. Giovanna Mastrocchio, fellow del Centro Studi Popoli Extraeuropei Cesare Bonacossa, Università di Pavia. Aldo Tollini, professore supplente di Lingua giapponese, Università di Pavia. Renzo Cavalieri, ricercatore presso l’istituto di diritto privato della facoltà di Giurisprudenza, Università di Pavia. Ralph klemp, membro fondatore della Camera di Commercio dell’Asia Sudorientale di Milano e consulente di marketing internazionale. Giorgio Vizioli, giornalista, già responsabile del settore Asia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazioale di Milano, collaboratore di Mondo Economico, del Corriere del Ticino e di alcune case editrici tra cui Agostini ed UTET. Marco Corsi, dottore in Scienze Politiche, specializzato in sociologia dello sviluppo, Central Hindi Directorate, New Delhi. Matilde Adduci è autrice di Sri Lanka, i costi della guerra civile. Elisa Giunchi, dottore di ricerca in storia presso l’Università di cambridge, collabora con il Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università degli studi di Milano. Corrado Molteni è professore associato di Giapponese della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e docente di Sistemi economici comparati all’Universitàù Bocconi. Riccardo Redaelli è ricercatore confermato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Linatamburrino, giornalista professionista, ha lavorato per sei anni in Cina come corrispondente dell’Unità. Benedetta Trivellato, laureata in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dal 1998 collabora all’ISPI. Elisa Querci, laureata in scienze internazionali e diplomatiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Trieste. Enrica Garzilli, già lecturer di sanscrito e Studi Indiani all’università di harvard, ricercatore all’Università di Delhi ed alla harvard law School e professore supplente all’Università di Perugia e Macerata. Thierry Di Costanzo è un francese di origine italiana nato in algeria dopo l’indipendenza. Francesco Montessoro è professore associato di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici, Università degli Studi di Milano.”,”ASIx-020-FL” “MOLTENI Corrado ZUCCA Claudio”,”Rapporto Giappone. Quale ruolo nei nuovi equilibri dell’area Asia-Pacifico?”,”Corrado Molteni insegna Sistemi Economici Comparati all’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano; presso l’Università Bocconi ricopre anche l’incarico di Research Leader dell’ISESAO (Istituto di Studi Economico Sociali per l’Asia Orientale). Claudio Zucca sta completando il dottorato in Economia presso l’Università di Pavia e collabora alle attività dell’ISESAO dell’Università Commerciale ‘Luigi Bocconi’ di Milano.”,”JAPE-005-FV” “MOLTKE Helmuth K.B.”,”Temi tattici 1858-1882. Pubblicati dalla sezione storico-militare del corpo di Stato Maggiore tedesco.”,”MOLTKE Helmuth K.B. (1800-1891)”,”GERQ-007″ “MOLTKE H.K.B. Marechal”,”Lettres du Marechal de Moltke sur la Russie. Traduites par Alfred Marchand.”,”Le ‘Lettres sur la Russie’ sono apparse senza nome dell’A nel numero del 1° febbraio 1877 della ‘Revue allemande’ (Deutsche Rundschau). Sono senz’altro attribuibili al Maresciallo. Il barone MOLTKE era nel 1856 generale di brigata e primo aiutante del Principe FEDERICO GUGLIELMO. MOLTKE accompagnò il principe durante il viaggio a San Pietroburgo e a Mosca per l’incoronazione di ALESSANDRO II. Le lettere relazionano giorno per giorno sulle vicende e difficoltà di quel viaggio. Le lettere sono serie osservazioni sulla forza e il carattere del popolo russo e sul valore delle istituzioni.”,”RUSx-023″ “MOLTKE Helmuth von”,”Storia della guerra franco-germanica del 1870-71. Con un’ appendice sul preteso Consiglio di guerra nelle guerre del Re Guglielmo I.”,”””Ora il generale Chanzy era prontissimo a muovere su Parigi, ma per farlo doveva conoscere precisamente ciò che intraprenderebbero i generali Bourbaki e Faidherbe. Va da sé che un’ azione simultanea e coordinata dei tre grandi corpi d’ esercito non poteva essere ordinata e diretta che da quelli che stavano al primo posto. Il generale mandò quindi il 23 dicembre a Gambetta un ufficiale del suo Stato Maggiore a Lione, ed espresse la convinzione che soltanto un’ azione comune e pronta poteva impedire la caduta della capitale. Ma il ministro credeva conoscere un mezzo migliore””. (pag 254)”,”GERQ-043″ “MOLTKE Helmuth K.B. Generale, a cura; Sezione Storica del Corpo reale di Stato Maggiore”,”Histoire de la campagne de 1866.”,”””Era nella natura delle cose di non respingere sul campo la mediazione così offerta (…). Era tanto più difficile calcolare il contraccolpo che avrebbe prodotto un rifiuto alla presa di posizione francese, dato che gli avvenimenti potevano andare più veloci dei negoziati regolari e delle corrispondenze diplomatiche, e che l’ intervento della Francia aveva avuto immediatamente una pubblicità tale, che la nazione francese stessa si trovava interessata ad assicurarne il successo. (…) L’ interesse della Prussia esigeva imperiosamente il suo consolidamento e l’ accrescimento della sua forza nell’ estensione del suo raggio naturale d’ azione nella Germania del Nord, per conseguenza, l’ unione diretta e reale di partiti fino allora divisi dalla monarchia e il potere di esercitare sugli altri Stati della Germania del Nord una direzione come capo di una stretta confederazione.”” (pag 581-583)”,”GERQ-058″ “MOLTKE Helmuth von”,”Storia della guerra franco-germanica del 1870-71. Con un’appendice sul preteso Consiglio di guerra nelle guerre del Re Guglielmo I.”,”””La sua intenzione era quindi d’offrire un’esposizione succinta della guerra. Ma nel tendere a questo scopo, egli lo raggiunse insensibilmente dal ‘suo’ punto di vista, quello ddel capo dello Stato Maggiore; vale a dire, egli coordinò gli avvenimenti al grande insieme che non poteva esser riconosciuto e dato che là donde eran partiti gli ordini direttivi. Così si spiega come quest’opera, intrapresa nel modo più semplice collo scopo di un ammestramento popolare, sia divenuta, nel complesso del suo ordine d’idee, l’espressione del giudizio più proprio della guerra da parte dello stesso feldmaresciallo generale”” (Dalla prefazione di Von Moltke (maggiore e aiutante d’ala di S.M. l’Imperatore e Re, Berlino 25 giugno 1891))”,”QMIx-029-FV” “MOMIGLIANO Franco”,”Sindacati, progresso tecnico, programmazione economica.”,”Franco MOMIGLIANO è nato a Torino nel 1916 e si è laureato nel 1938 nella stessa città iniziandosi agli studi economici con Luigi EINAUDI. Ha partecipato alla lotta antifascista prima del 25 luglio 1943, è stato partigiano combattente, e dopo la Liberazione ha fatto attività politica nelle file del Partito d’ Azione. In seguito ha lavorato nella grande industria.”,”SIND-037″ “MOMIGLIANO Eucardio”,”Anna Bolena.”,”Anna BOLEYN (1507-1536) regina d’ Inghilterra e seconda moglie di ENRICO VIII (1533), che promosse la separazione della chiesa anglicana da quella romana quando il papa non volle concedergli l’ annullamento del primo matrimonio. Ripudiata più tardi con l’ accusa di adulterio venne giustiziata. Anna Bolena (1507-1536), la seconda delle sei mogli di Enrico VIII, il cui regno è stato uno dei più torbidi della storia d’ Inghilterra, ma anche uno dei più importanti per le vicende di questo paese. Il matrimonio di Enrico VIII con Anna Bolena (Boleyn) rappresenta una pagina decisiva nella storia inglese per le sue ripercussioni internazionali e interne. Da esso avrà origine lo scisma d’ Inghilterra, ovvero la separazione della Chiesa anglicana da quella romana quando il papa non concederà l’ annullamento del primo matrimonio. Anna in seguito venne ripudiata con l’ accusa di adulterio e finì sul patibolo. “”Anna Bolena che a seguito durante questo anno 1532 l’ acuirsi del dissidio colla Chiesa, è sicura del suo destino. Voglia o no il pontefice ella sarà la moglie di Enrico VIII, sarà regina. (…) More, gran cancelliere, assisteva impotente alla politica ed alla vita del re; comprendeva dove quella politica avrebbe condotto l’ Inghilterra, ma non poteva far nulla per impedire ciò che era la volontà del re, che trovava troppo poche resistenze in Parlamento dove adulazione, servilismo e cupidigie erano concordi per favorirne i disegni. Non volle dare il suo nome a quello che credeva oltraggio alla giustizia ed alla religione, ed il 16 maggio 1532, poco più di un anno alla sua nomina, egli rimetteva al re il sigillo dello Stato e le sue dimissioni.”” (pag 122)”,”UKIx-092″ “MOMIGLIANO Arnaldo MAZZARINO Santo PUGLIESE CARRATELLI SESTAN Ernesto MARTINI Giuseppe BERENGO Marino QUAZZA Guido VILLANI Pasquale, saggi; interventi di Emilio SERENI Eugenio DUPRE’ THESEIDER Emilio CRISTIANI Ernesto SESTAN Massimo PETROCCHI Antonio MARONGIU Arturo BECCARI Mario BENDISCIOLI Giorgio SPINI Furio DIAZ Sergio BERTELLI Mario MIRRI Franco VALSECCHI Marino BERENGO Guido QUAZZA”,”La storiografia italiana negli ultimi vent’anni. Volume primo.”,”Interventi di Emilio SERENI Eugenio DUPRE’ THESEIDER Emilio CRISTIANI Ernesto SESTAN Massimo PETROCCHI Antonio MARONGIU Arturo BECCARI Mario BENDISCIOLI Giorgio SPINI Furio DIAZ Sergio BERTELLI Mario MIRRI Franco VALSECCHI Marino BERENGO Guido QUAZZA “”La perdurante azione disgregatrice delle forze locali nello Stato della Chiesa emerge da uno scritto del Venturi (‘Elementi e tentativi di riforma nello Stato pontificio del Settencento, in Rivista storica italiana, LXXV 1963, pp. 778-817) sugli immediati precedenti (specialmente le proposte di F. Nuzzi e di Lione Pascoli) dei “”tentativi di riforme”” dei papi settecenteschi come la più grave causa del loro fallimento, e l’eccezionale padronanza del movimento di idee del Settecento che l’autore possiede gli consente di distruggere definitivamente le velleità coltivate in passato da qualche studioso, soprattutto dal Franchini (‘Gli indirizzi e la realtà del Settecento economico romano, 1950), di scoprire un riformismo illuminato pontificio””. (Guido Quazza, Dal 1600 al 1748) (pag 547)”,”STOx-196″ “MOMIGLIANO Arnaldo MAZZARINO Santo PUGLIESE CARRATELLI SESTAN Ernesto MARTINI Giuseppe BERENGO Marino QUAZZA Guido VILLANI Pasquale, saggi; interventi di Emilio SERENI Eugenio DUPRE’ THESEIDER Emilio CRISTIANI Ernesto SESTAN Massimo PETROCCHI Antonio MARONGIU Arturo BECCARI Mario BENDISCIOLI Giorgio SPINI Furio DIAZ Sergio BERTELLI Mario MIRRI Franco VALSECCHI Marino BERENGO Guido QUAZZA”,”La storiografia italiana negli ultimi vent’anni. Volume primo.”,”Interventi di Emilio SERENI Eugenio DUPRE’ THESEIDER Emilio CRISTIANI Ernesto SESTAN Massimo PETROCCHI Antonio MARONGIU Arturo BECCARI Mario BENDISCIOLI Giorgio SPINI Furio DIAZ Sergio BERTELLI Mario MIRRI Franco VALSECCHI Marino BERENGO Guido QUAZZA “”La perdurante azione disgregatrice delle forze locali nello Stato della Chiesa emerge da uno scritto del Venturi (‘Elementi e tentativi di riforma nello Stato pontificio del Settencento, in Rivista storica italiana, LXXV 1963, pp. 778-817) sugli immediati precedenti (specialmente le proposte di F. Nuzzi e di Lione Pascoli) dei “”tentativi di riforme”” dei papi settecenteschi come la più grave causa del loro fallimento, e l’eccezionale padronanza del movimento di idee del Settecento che l’autore possiede gli consente di distruggere definitivamente le velleità coltivate in passato da qualche studioso, soprattutto dal Franchini (‘Gli indirizzi e la realtà del Settecento economico romano, 1950), di scoprire un riformismo illuminato pontificio””. (Guido Quazza, Dal 1600 al 1748) (pag 547)”,”STOx-004-FV” “MOMIGLIANO Franco”,”Economia industriale e teoria dell’impresa.”,”Franco Modigliani è nato a Torino nel 1916 e in questa città si è laureato nel 1938. Ha diretto e condotto, nel quadro di istituti di ricerca pubblici e privati, indagini di economia industriale regionale e sui problemi sindacali, collaborando anche a commissioni del Ministero del Bilancio e dell’Industria. Ha insegnato Economia e politica industriale presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.”,”ECOA-032″ “MOMIGLIANO Arnaldo”,”Tra storia e storicismo.”,”””Come sappiamo fu appunto J.G. Droysen che per primo decise di esaminare a fondo il mondo di lingua greca nei secoli successivi ad Alessandro. La letteratura alessandrina era stata fatta conoscere da un famoso saggio di Chr. Gottlob Heyne, ‘De genio saeculi Ptolemaeorum’ del 1763. (…) Iscrizioni e papiri suscitavano un interesse sempre crescente. Il deciframento da parte di Champollion di geroglifici egiziani fece aumentare l’interesse per quelle iscrizioni greche d’Egitto dalle quali era partita la sua scoperta. In Francia un epigrafista di genio, Jean Antoine Letronne, mostrò cosa si poteva fare di quelle iscrizioni nelle sue ‘Recherches pour servir à l’histoire de l’Egypte sous la domination des Grecs et des Romains’ (1823). Droysen, imparò tutte queste cose dal suo maestro Boeckh all’Università di Berlino. Sempre Boeckh aveva imparato a riflettere sulle differenze tra la civiltà classica e quella cristiana. Boeckh tornò con regolarità su questo argomento nelle lezioni su ‘Encyclopädie und Methodologie der Philologischen Wissenschaften’, che tenne ventisei volte tra il 1809 ed il 1865. Egli non propose tuttavia nessuna ipotesi precisa sul processo di transizione dal mondo pagano a quello cristiano. I teologi ed i filosofi della Università di Berlino erano assai più pronti a fornire delle idee su questa questione della transizione. Droysen aveva ascoltato molti di loro: il teologo August Neander, Eduard Gans, allievo di Hegel, ed Hegel stesso. Hegel aveva proposto una soluzione nella ‘Philosophie der Weltgeschichte’. La soluzione stava nello scoprire nella civiltà romana e più precisamente nello stato romano, la fase preparatoria per lo sviluppo della idea cristiana. Droysen rifletté su Hegel ed accettò il suo assunto di base per cui la storia procede secondo tesi, antitesi e sintesi. Fu però Boeckh a salvarlo dalle speculazioni aprioristiche sul corso della storia e molto probabilmente anche ad indirizzare la sua attenzione verso gli stati di lingua greca dell’età post-alessandrina. Quali che possano essere le origini precise delle sue idee, esse maturarono molto rapidamente. Nel dicembre 1833, due anni dopo la alquanto cruda dissertazione, Droysen pubblicò la ‘Geschichte Alexanders des Grossen’, 584 pagine fitte, nella quale è chiaramente formulata l’idea di Ellenismo”” (pag 214-215) Il dibattito sulla transizione dal mondo pagano a quello cristiano. J.G. Droysen.”,”STOx-045-FF” “MOMIGLIANO Franco a cura, saggi di Graziella PENT FORNENGO Marco BAGLIONI Cristiano ANTONELLI”,”Le leggi della politica industriale in Italia. Dalla ristrutturazione all’innovazione.”,”Franco Momigliano è professore ordinario di economia e politica industriale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. Autore di numerosi saggi e monografie scientifiche, ha pubblicato: Economia industriale e teoria dell’impresa e, in collaborazione con Giovanni Dosi, Tecnologia e organizzazione industriale internazionale.”,”ITAE-076-FL” “MOMIGLIANO Arnaldo”,”Tra storia e storicismo.”,”Max Weber. “”Non sarà necessario entrare nei dettagli del lavoro svolto … da Max Weber sulla storia agraria dell’antichità, se non per rammentarci di come per Weber questi problemi non appartenessero alla Preistoria, ma alla Storia, per la quale esistevano documenti scritti”” (pag 140)”,”STOx-322″ “MOMIGLIANO Arnaldo”,”Storia e storiografia antica.”,”Contiene tra l’altro: – Daniele e teoria greca della successione degli imperi – Alcune osservazioni sulle cause della guerra nella storiografia antica – La potenza navale nel pensiero greco – L’ascesa della plebe nella storia arcaica romana – Il cristianesimo e il declino dell’impero romano Armando Momigliano trasferitosi in Inghilterra nel 1939 ha svolto la sua attività di storico e docente prima alla University College di Londra e poi ad Oxford, Chigago e alla Scuola Normale Superiore di Pisa.”,”STAx-021-FSD” “MOMIGLIANO Arnaldo”,”Sui fondamenti della storia antica.”,”‘L’interpretazione della storia del Vico poggia certamente sulla lotta di classe’ “”D’altra parte, il dubbio che forse stiamo prendendo Vico troppo sul serio non è la minore difficoltà che ci si pongono nell’interpretarlo. L’idea delle leggi agrarie ci sembra un’idea impressionante quando l’incontriamo nel campo della storia romana; ma che cosa dovremo pensar incontrandola di nuovo in un’interpretazione estemporanea del mito di Atalanta? Secondo Vico, il quale ‘more solito’ fraintendeva il suo Ovidio, era stata Atalanta a gettare vie le mele d’oro, e ogni mela era una legge agraria. (… ). Di questo tipo è il tentativo di Vico di estendere la nozione di legge agraria all’età eroica dei greci. La bella Atalanta e le sue mele d’oro non sono forse fuori luogo, se dobbiamo valutare l’affermazione che l’accento posto sulla lotta delle classe farebbe di Vico un marxista ante litteram’. L’affermazione risale all”Etude sur Vico’ di Georges Sorel, pubblicato nel «Devenir Social» del 1896. Ma è noto che Marx stesso raccomandava Vico a Lassalle nel 1861: «Mi sorprende che, a quanto pare, lei non abbia letto la ‘Scienza nuova’ di Vico – non per nulla che avrebbe potuto trovarvi per il suo scopo specifico, ma per la sua concezione filosofica dello spirito del diritto romano in opposizione al filisteismo dei giuristi». Attraverso Antonio Labriola, Paul Lafargue, e la famosa citazione di Trotsky nella prima pagina della ‘Storia della rivoluzione russa’, questa nozione filtrò fino a ‘To the Finland Station’ di Edmund Wilson, e ora sta alla base della rispettabilissima opera di Nicola Badaloni, ‘Introduzione a G.B. Vico’ (1961), risultato di uno studio ventennale di Vico come precursore del marxismo (5). L’interpretazone della storia del Vico poggia certamente sulla lotta di classe. Gli eroi sono conservatori, i plebei premono per un cambiamento. Nella misura in cui è la Provivdenza che decide chi opererà i cambiamenti, possiamo leggere in Vico una certa approvazione delle mosse dei plebei. Uno storico privo di pregiudizi come il mio amico Mario Fubini ha dimostrato in pagine memorabili che il plebeo napoletano Vico sentiva molta simpatia per i plebai romani (6)”” (pag 224-225) [Armando Momigliano, ‘Sui fondamenti della storia antica’, Einaudi, Torino, 1984] [(5) I riferimenti si trovano in M.H. Fisch e T.G. Bergin, ‘The Autobiography of G. Vico’ (1944), Great Seal Books reprint 1963, pp. 104-8. Le note di questa edizione (che ho usato nelle mie citazioni) sono una utilissima integrazione della ‘Bibliografia vichiana’. Cfr. anche a Angelamaria Jacobelli Isoldi, ‘Vico e Marx’, in ‘Giornale Critico della Filosofia Italiana’, 30, 1951, pp. 69-102 e 228-53; il suo libro su Vico, Cappelli, Bolona, 1960 e A. Rotondo, in ‘Società’, II, 1955, pp. 1011-47; (6) ‘Stile e umanità in G.B. Vico’, Bari, p. 63]”,”STAx-031-FSD” “MOMMSEN Hans CARTARIUS Ulrich”,”La Resistenza tedesca contro Hitler, 1933-1945. Prefazione alla Mostra fotografica ‘La Resistenza tedesca 1933-1945’.”,”MOMMSEN Hans ha scritto l’introduzione e fa parte del consiglio scientifico”,”GERR-001″ “MOMMSEN Teodoro”,”Caio Giulio Cesare.”,”CESARE accettò la dittatura una prima volta per poco tempo dopo il suo ritorno dalla Spagna (49 aC), poi, dopo la battaglia di Farsaglia, (autunno 48) la riaccettò per un tempo indeterminato e finalmente, dopo la battaglia di Tapso (1° gennaio 45) la riassunse come carica annuale, finché venne designato dittatore, dapprima per 10 anni, e per ultimo , nel 44 aC per tutta la vita (egli era dunque, quando morì, dittatore per la 4° volta). Nel 46 aC assunse il titolo di Imperatore a perpetuità (col nome di ‘Imperator’ si designava nel periodo repubblicano il generale vittorioso, ma il diritto al titolo veniva a mancare con la cessazione del comando militare). Theodor MOMMSEN, storico tedesco (Garding 1817-Charlottenburg, Berlino, 1903). Nel 1844 pubblicò la sua prima opera veramente importante, ‘Die Römischen Tribus’ (Le tribù romane); poi, dal 1844 al 1847, grazie a una”,”STAx-029″ “MOMMSEN Theodor”,”La vita quotidiana nella Roma di Giulio Cesare dalla Storia di Roma.”,”MOMMSEN, storico e filologo tedesco, morto ad 86 anni, ha ricevuto il premio Nobel nel 1902.”,”STAx-035″ “MOMMSEN Hans a cura; saggi di Wolfgang SCHIEDER Georg ECKERT Hans-Josef STEINBERG Dieter GROH Susanne MILLER Hans MOMMSEN”,”Sozialdemokratie zwischen Klassenbewegung und Volkspartei.”,”Saggi di Wolfgang SCHIEDER Georg ECKERT Hans-Josef STEINBERG Dieter GROH Susanne MILLER Hans MOMMSEN”,”MGEx-051″ “MOMMSEN Hans a cura; saggi di Klaus SCHÖNHOVEN Klaus TENFELDE Hans MOMMSEN Elisabeth DOMANSKY-DAVIDSOHN Irmgard STEINISCH Heinrich POTTHOFF”,”Arbeiterbewegung und industrieller Wandel. Studien zu gewerkschaftlichen Ortganisationsproblemen im Reich und an der Ruhr.”,”Saggi di Klaus SCHÖNHOVEN Klaus TENFELDE Hans MOMMSEN Elisabeth DOMANSKY-DAVIDSOHN Irmgard STEINISCH Heinrich POTTHOFF”,”MGEx-104″ “MOMMSEN Wolfgang J.”,”L’ età dell’ imperialismo.”,”MOMMSEN è nato nel 1930 a Marburg. Ha studiato storia e filosofia, scienze politiche e storia dell’ arte nell’ Università di Marburgo e Colonia. Laureatosi nel 1958, nel 1961 è stato visiting assistant professor alla Cornell University, Ithaca, NY. Dal 1959 al 1966 è stato assistente scientifico nel seminario di storia dell’ Università di Colonia. Ha ricoperto poi la cattedra di storia all’ Università di Karlsruhe e nel 1968 quella di storia medievale e moderna all’ Università di Dusseldorf. Dal 1978 è direttore dell’ Istituto di storia tedesca di Londra. Ha scritto molte opere. “”Verso il 1890 la natura dei rapporti fra le potenze europee subì un mutamento radicale. Il delirio imperialistico si impadroniva ora anche dei parlamenti europei, per quanto in modo graduale e senza che gli uomini di Stato se ne rendessero pienamente conto. Benché in tutti gli Stati europei le richieste popolari di colonie e di nuovi mercati nei territori d’oltremare suonassero all’ orecchio dei diplomatici solo come uno spiacevole elemento di disturbo nei confronti di tradizioni consacrate dell’ arte diplomatica, ora erano i problemi della Weltpolitik, per usare un termine che proprio allora divenne di moda in Germania, ad attrarre sempre più l’ attenzione dell’ opinione pubblica, mentre i grandi problemi della politica europea passavano in secondo piano pur senza perdere di gravità e ed importanza. La scuola storica tedesca di ispirazione rankiana, non spttraendosi neppur essa all’ influenza delle ideologie dominanti, descrisse questo processo come il passaggio dal sistema di Stati europei a quello mondiale, e ne dedusse che anche la Germania era chiamata a condurre una vigorosa politica mondiale. Ma negli ultimi decenni prima del 1914 non esisteva ancora un sistema universale di Stati tale da poter garantire all’ Europa e al mondo, con la creazione di equilibri di potere, uno sviluppo pacifico paragonabile a quello che il sistema di Stati europeo era riuscito a mantenere per quasi un secolo””. (pag 172)”,”EURx-180″ “MOMMSEN Wolfgang”,”Max Weber et la politique allemande 1890 – 1920.”,”””Nelle note in prospettiva di un corso (in stile telegrafico, pressoché illegibile!) sulla questione operaia (Carte postume Weber) egli dice di Marx: “”Natura di sovrano con ambizioni personali smisurate senza slanci sentimentali. Fiducia nella sua missione di dominare gli spiriti. Questa qui e non la dominazione delle masse, il suo scopo reale. Disprezzo per i suoi collaboratori e per le masse””. (Nota 163, pag 175) Max WEBER su Brest-Litovsk e la politica estera tedesca nel 1918. “”Certo la questione che si pone è di sapere se anche un programma fortemente ridotto, ma che conservasse come pietra angolare l’ idea di una egemonia dell’ Impero tedesco nello spazio est-europeo, era ancora realizzabile nel 1918. Anche Max Weber rimaneva sotto il fascino dei fantasmi imperialisti che, anche con il più forte rinnovamento della potenza tedesca nella primavera del 1918, andavano ben al di là delle possibilità tedesche. Tuttavia, un programma di questo genere avrebbe costituito un punto di partenza ben più favorevole alla costruzione di un nuovo ordine di pace generale in Europa di quella che è stata la pace forzata di Brest-litovsk che si è, non senza ragione, definita come una manifestazione concreta della volontà di potenza mondiale tedesca.”” (pag 353)”,”WEBx-015″ “MOMMSEN Hans”,”Le national-socialisme et la societé allemande. Dix essais d’ histoire sociale et politique.”,”Henry ROUSSO Institut d’ histoire du temps present, IHTP, Centre national de la recherche scientifique (CNRS). MOMMSEN Hans è nato nel 1930, dal 1968 al 1996 è stato titolare della cattedra di storia contemporanea e di storia del tempo presente dell’ Università di Bochum, alla fondazione della quale ha partecipato alla fine degli anni 1960. Tra le sue recenti pubblicazioni in Germania (Die verspielte Freiheit. Der Weg der Republik von Weimar in den Untergang (1989) e in collaborazione con Manfred GRIEGER ‘Das Volkswagenwerk und seine Arbeiter im Dritten Reich’ (1996). “”Per l’ Olocausto, oltre alla teoria che vuole che Hitler avesse svelato solo progressivamente le sue intenzioni e non si fosse aperto neanche ai suoi compagni più prossimi (cosa difficilmente ammissibile), alcune delle sue dichiarazioni hanno qualche volta spinto a credere a una intenzione precoce e sistematica di distruggere gli ebrei. Ma, né l’ espressione di Mein Kampf secondo cui avrebbe voluto gasificare dodicimila “”corruttori ebrei del popolo””, né le dichiarazioni antisemite fatte nel contesto del celebre discorso al Reichstag del 30 gennaio 1939 permettono tali deduzioni. Karl Schleunes ha recentemente sottolineato che questo proposito apparentemente distruttivo di Hitler si iscrive tra le dichiarazioni più vaste che ne riducevano tanto più la portata quanto esse miravano a fare pressioni sugli Stati partecipanti alla conferenza di Evian, in modo da ottenere l’ emigrazione fuori dal Reich degli ebrei ai quali le risorse necessarie facevano difetto.”” (pag 228)”,”GERN-118″ “MOMMSEN Wolfgang J.”,”L’età dell’imperialismo. Storia universale Feltrinelli, Vol. 28″,”[‘Nel caso di un’azione militare contro la Serbia ci si sarebbero dovute aspettare le più gravi contromisure da parte della Russia, e non si poteva escludere l’eventualità che queste potessero scatenare un conflitto europeo generale. A Vienna tuttavia, per la leggerezza di un gruppo dirigente che aveva già fatto il suo tempo, si trascurò una realistica previsione delle possibili conseguenze di una tale iniziativa. Sin dal principio si dava per scontato che la Russia, qualora la Germania avesse esercitato nei suoi confronti una pressione sufficiente, si sarebbe accontentata, come già aveva fatto nel 1908, di fare qualche minaccia e poi si sarebbe calmata. Poiché a Vienna si attribuiva un’importanza decisiva all’atteggiamento del Reich tedesco, si concluse di inviare il 5 luglio 1914, in missione speciale, il conte Hoyos a Berlino, al fine di assicurarsi l’appoggio del governo tedesco per la spedizione punitiva che si voleva intraprendere contro la Serbia. La strategia austro-ungarica fu tanto lineare quanto miope: guerra contro la Serbia, con le spalle coperte dalla Germania, anche a costo di scatenare un grande conflitto europeo. Quest’ultima eventualità fu trascurata in larga misura, e non se ne tenne conto nei piani di mobilitazione. Benché ci si fosse impegnati per trattato a tenere al corrente l’Italia, offrendole magari compensazioni, si respinse sin dal principio l’idea di comunicare i propri piani a Roma per assicurarsene, in caso di necessità, l’appoggio. Si confidava infatti che l’alleato tedesco fosse in grado da solo di scongiurare un disastro. In tal modo si affidò al Reich tedesco un potere di decisione su guerra o pace, benché la diplomazia tedesca protestasse contro questa logica dei fatti. A Berlino, sin dal principio, non c’erano illusioni sul fatto che un attacco dell’Austria-Ungheria alla Serbia avrebbe provocato un grande conflitto europeo; al ministero degli Esteri, conformemente alla linea politica seguita fino allora dalla Germania verso i Balcani, si intendeva perciò in un primo momento trattenere l’Austria-Ungheria da passi non ponderati. L’ambasciatore tedesco a Vienna, von Tschirschky, aveva quindi tutte le ragioni per supporre di agire secondo la volontà del suo governo quando, nei primi giorni di luglio, approfittò di ogni occasione per mettere in guardia l’Austria-Ungheria “”da passi affrettati”” verso la Serbia, anche se personalmente era favorevole a un’azione energica da parte della monarchia danubiana. Ma proprio in quei giorni ebbe inizio un radicale mutamento nell’atteggiamento tedesco verso la questione serba. Già il 3 luglio Guglielmo II commentò in modo estremamente impulsivo un rapporto di Tschirschky: “”Ora o mai più… Con i Serbi bisogna fare ‘tabula rasa’, e bisogna farlo presto””. A Berlino, nel frattempo , si era giunti alla convinzione di non dover ostacolare un’azione militare austro-ungarica contro la Serbia, anche se c’era il rischio di provocare in tal modo una conflagrazione europea generale. Le ragioni decisive che indussero a questa grave conclusione non furono né la “”fedeltà nibelungica”” né tanto meno la solidarietà dinastica, ma considerazioni estremamente complicate sulla situazione politica e militare in genere delle potenze centrali. Tale situazione era considerata da Bethmann Hollweg estremamente critica: il blocco dei propri alleati stava sempre più indebolendosi, quello dei nemici, invece, andava acquistando nuove energie. Un ruolo decisivo ebbe in questo frangente il timore della Russia, che diventava sempre più potente. Bethmann Hollweg e i suoi consiglieri non condividevano certamente le convinzioni dei militari, secondo i quali bisognava prevedere per l’anno 1916 o 1917 una guerra aggressiva russa, ma anch’essi erano preoccupati per il crescere della potenza russa, come dimostra una frase del cancelliere – pronunciata però solo alla fine del luglio 1914 – che [Siegmund] Riezler accolse nel suo diario: “”Nel giro di pochi anni non ci si potrà più difendere dalle enormi pretese e dall’enorme forza esplosiva della Russia, tanto più se continua l’attuale equilibrio di forze europee””‘ (pag 307-308)]”,”QMIP-247″ “MOMMSEN Wolfgang J. BEDARIDA François RUFFILLI Roberto SCHIERA Pierangelo MAYEUR Jean-Marie HANHAM Harold J. WANDRUSZKA Adam DUNBABIN John P. RUDELLE Odile ROMANELLI Raffaele REMOND René MATTHEW H. Colin G. HUARD Raymond, a cura di Paolo POMBENI”,”La trasformazione politica nell’Europa liberale 1870-1890.”,”Paolo Pombeni è ordinario di Storia dei partiti politici nell’Università di Bologna. Autore di vari studi di storia politica, ricordiamo: Il gruppo dossettiano e la fondazione della democrazia italiana, All’origine della forma-partito contemporanea, Demagogia e tirannide, Introduzione alla storia dei partiti politici.”,”EURx-059-FL” “MONAQUE Rémi”,”Trafalgar, 21 octobre 1805.”,”L’ammiraglio Rémi Monaque è uno dei migliori esperti della marina imperiale. Tra le sue opere precedenti ‘Latouche-Tréville, l’amiral qui défiait Nelson’ (2000).”,”QMIN-062-FSL” “MONARCA Daniele BONI BRIVIO Carlo”,”Il crack finanziario dell’Italia.”,”Daniele Monarca, partner e presidente della società di consulenza Assiafin Sim, dopo una breve esperienza nella Arthur Andersen, ha sempre operato nel settore finanziario, prima presso l’Ifil (gruppo Fiat), poi presso la Sopaf (gruppo Vender) e infine presso la Compagnia Finanziaria Italiana (gruppo Cariplo). É professore a contratto per il corso di Contabilità e bilancio presso l’Università Bocconi di Milano. Carlo Boni Brivio, attualmente partner e membro del consiglio di amministrazione di Assiafin Sim, è stato direttore finanziario di una media azienda operante nel settore siderurgico e successivamente addetto al servizio fidi di un importante istituto di credito.”,”ITAE-102-FL” “MONASTA Attilio MOSTARDINI Milly”,”Dalla scuola al lavoro. Occupazione e professionalità in una politica attiva della manodopera.”,”Attilio Monasta è docente di Pedagogia all’Università di Firenze, è autore di saggi sulla “”pedagogia degli oppressi””, la “”descolarizzazione”” e il diritto allo studio dei lavoratori, e di volumi sull’esperienza delle 150 ore. Anche la Mostardini si è occupata di 150 ore.”,”GIOx-109″ “MONASTERIO Armando”,”Politica economica. IX Lezione. Questioni di politica agraria. Problemi dela riforma fondiaria.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-V-2″ “MONATTE Pierre”,”La lotta sindacale.”,”MONATTE (1881-1960), esponente del movimento del sindacalismo rivoluzionario, fondatore di due riviste (La Vie Ouvriere nel 1909; La Revolution Proletarienne nel 1925), militante sindacale e rivoluzionario ha scritto molto ma i suoi articoli sono poco reperibili. Questo volume li raccoglie. MONATTE è stato un militante quasi senza funzioni di rilievo. E’ stato membro del Comitato Federale della CGT dal 1904 al 1914 i ha svolto varie professioni: sorvegliante di internato, impiegato in una libreria, correttore di bozze. Due grandi rifiuti lo caratterizzano: contro la guerra nel 1914 e Vs lo stalinismo nel 1929. E’ per il sindacalismo d’ azione diretta. Si considerava nella linea dei militanti della Internazionale, continuatore di PELLOUTIER, a favore di un socialismo e sindacalismo libertario.”,”MFRx-073″ “MONATTE Pierre”,”Syndicalisme révolutionnaire et communisme. Les archives de Pierre Monatte, 1914-1924.”,”””La posizione di Monatte era difficile ed egli ne risentiva in incertezze. Ostile alla scissione sindacale, la vedeva effettuare; partigiano malgrado tutto della nuova centrale, non poteva dare la sua adesione perché il suo sindacato dei correttori votava confederato e perché non voleva rompere l’ unità; passionalmente attaccato alla Rivoluzione russa, doveva rimettere in causa gli elementi essenziali della sua concezione del sindacalismo rivoluzionario; sostenitore dell’ azione del Partito, non si decideva ad aderirvi. Occorre comunque vedere, in questo atteggiamento, sia una ostilità teorica, sia una grande riserva nei confronti dela frazione allora dirigente del Partito che considerava come piccolo borghese, senza legami operai, preoccupata soltanto del lavoro parlamentare””. (pag 323)”,”MFRx-215″ “MONATTE Pierre”,”Trois scissions syndicales.”,”Opera pubblicata sotto gli auspici dell’ Institut Francais d’ Histoire Sociale, IFHS, Paris “”Dobbiamo tutti e due risalire per il sentiero di Zimmerwald. Già gli articoli di Romain Rolland, ‘Au-dessus de la Mélée’ mi servirono da cordiale. Brupbacher, non amava Rolland; i suoi articoli non lo toccavano né l’ aiutavano. Davanti a Zimmerwald, il nostro atteggiamento fu ugualmente differente. (…)”” (pag 239) “”Al contrario, per i miei amici e per me, la nostra rivolta contro la guerra ci gettò nella braccia di Trotsky, da quando lo conoscemmo, nell’ autunno 1914, al suo arrivo a Parigi. E attraverso di lui, nelle braccia dei russi che saranno i veri artigiani di Zimmerwald: “”Come, tutto è perduto? Al contrario, la rivoluzione è adesso sicuramente lo sbocco di questa guerra”” ci diceva Trotsky.”” (pag 239) “”Brupbacher ha raccontato nei suoi “”Souvenirs d’un Hérétique’ una visita fatta a Trotsky nel 1921, in occasione di un viaggio in Russia. Solo egli l’ha raccontata vent’anni dopo, strapazzando un pò le date e i fatti. Soprattutto non tenendo conto sufficientemente dell’ atmosfera di allora e che ci sono anni nella storia del movimento operaio dal ritmo accelerato e altri dal ritmo sonnolento. Gli anni dal 1917 al 1923 sono stati anni che contavano il doppio o il triplo, in cui gli avvenimenti decisivi sono precipitati. Fino al 1923 abbiamo avuto la speranza che la Rivoluzione tedesca avrebbe preso il posto della Rivoluzione russa. Se questa speranza fosse stata realizzata, la sorte della Rivoluzione russa sarebbe stata diversa, quella del mondo sarebbe stata cambiata.”” (pag 243-244)”,”MFRx-263″ “MONCALVO Gigi”,”I lupi & gli Agnelli. Ombre e misteri della famiglia più potente d’Italia.”,”Coordinamento editoriale Patrizia VALLARIO Gigi MONCALVO giornalista e scrittore, dopo aver lavorato per il Corriere della Sera e poi al Giorno ha iniziato la carriera Tv nel gruppo Fininvest. Ha scritto le biografie di Antonio Di Pietro e Silvio Berlusconi. ‘Estrema diffidenza tra madre e figlia’ (Margherita e Marella) (pag 241) Articoli nascosti dell’ Accordo tombale (pag 235)”,”ECOG-033″ “MONCALVO Gigi”,”I Caracciolo. Storie, misteri e figli segreti di una grande dinastia italiana.”,”Gigi Moncalvo è autore di ‘I Lupi e gli Agnelli’ e ‘Agnelli Segreti’ due libri documentati controcorrente dedicati alla storia dell’ultima famiglia ‘reale’ italiana.”,”ECOG-054″ “MONDADORI Alberto VIGORELLI Giancarlo edizione italiana a cura di; saggi di D.W. BROGAN Guy CARDAILHAC Pierre URI Jean DOMARCHI Paul VIGNAUX Philippe SOUPAULT George DEVEREUX Philip WYLIE Clement GREENBERG David HARE Boris VIAN James WELDOM JOHNSON Beatrice FARWELL St. Clair DRAKE Horace R. CAYTON Selma ROBINSON Nathalie MOFFAT George RICKEY Eleanor EMERY”,”Les Temps modernes diretta da Jean-Paul Sartre. Numero speciale sugli Stati Uniti d’ America.”,”I traduttori di questa edizione italiana del fascicolo americano Les Temps Modernes sono: Giosue BONFANTI Franco BRUSATI POZZI Fabio CARPI Antonio MIOTTO Roberto REBORA Nelo RISI Vittorio SERENI Giancarlo VIGORELLI. Saggi di D.W. BROGAN Guy CARDAILHAC Pierre URI Jean DOMARCHI Paul VIGNAUX Philippe SOUPAULT George DEVEREUX Philip WYLIE Clement GREENBERG David HARE Boris VIAN James WELDOM JOHNSON Beatrice FARWELL St. Clair DRAKE Horace R. CAYTON Selma ROBINSON Nathalie MOFFAT George RICKEY Eleanor EMERY. Paul VIGNAUX: Aspetti della coscienza operaia americana (pag 81) Jean DOMARCHI: Perplessità americane: Salari e prezzi negli Stati uniti (66) “”La maggior parte delle organizzazioni operaie hanno aiutato il Presidente ROOSEVELT a foggiare nella coscienza americana il sentimento di una inevitabile responsabilità mondiale. Partecipare alla fondazione della Federazione sindacale mondiale rappresenta il mezzo che ha scelto il CIO per realizzare un tale sentimento: preconizzando, contro il parere della Federazione Americana del Lavoro, la cooperazione con le organizzazioni operaie dell’ URSS, Sidney HILLMAN era convinto di continuare, sul suo piano sindacale, la politica di ROOSEVELT e di agire secondo la speranza dei New Dealers, di organizzare l’ economia mondiale in accordo con la Russia””. (pag 90)”,”USAS-107″ “MONDELLO Elisabetta”,”Gli anni delle riviste. Le riviste letterarie dal 1945 agli anni Ottanta.”,”””Del 1956, invece è la nascita di “”Azione Comunista””, espressione dell’ omonimo movimento, che è forse una rivista anomala, fra le altre del periodo. Nasce infatti, come riflesso del malcontento verso la politica del PCI, da parte non degli intellettuali, ma soprattutto degli ambienti operai di base, coagulando in parte, quei settori “”secchiani”” che vedevano, appunto, in Secchia una alternativa a Togliatti. In “”Azione Comunista”” si riunirono L. Raimondi, E. Setti, G. Seniga e B. Fortichiari. Non appena il giornale si presentò nelle edicole, (nel giugno), venivano allontanati dal PCI, Fortichiari e Raimondi. L’ esperienza del periodico presenta particolari motivi di interesse, al di là delle complesse vicende di espulsioni, scissioni, fondazione di movimenti, come quello della “”Sinistra Comunista”” (nel 1956), l’ adesione dell’ “”Azione”” di D. Montaldi e dei militanti raccolti attorno ai gruppi di Unità Proletaria, ecc. soprattutto perché dal 1959, in poi, a differenza di altre pubblicazioni che soffrono in quel periodo di una “”visione nazionale””, si caratterizza per una apertura verso la Spagna, il Giappone, la Gran Bretagna, gli USA ed i loro movimenti rivoluzionari. Sarà, tra l’ altro, la rottura fra URSS e Cina a determinare la spaccatura all’ interno di “”Azione Comunista”” e la fine dell’ esperienza.”” (pag 39)”,”EMEx-059″ “MONDIN Natan”,”La via coreana. Come la Corea del Sud sta conquistando l’Occidente.”,”Lvia coreana. Il boom economico e sociale del ‘Paese del calmo mattino’ Natan Mondin, nato a Milano nel 1978, dopo la laurea in Economia ha lavorato in diversi ambiti per grandi gruppi multinazionali Per 14 anni si è occupato delle relazioni commerciali fra Italia e Repubblica di Corea.”,”ASIE-038″ “MONDINI Marco”,”La politica delle armi. Il ruolo dell’esercito nell’avvento del fascismo.”,”MONDINI Marco si è diplomato in storia e perfezionato in storia contemporanea alla Scuola Normale di Pisa dove attualmente è assegnista di ricerca. Ha pubblicato ‘Veneto in armi”” (2002). “”Il risultato, ben percepito dai contemporanei, fu il ricorso sistematico alla violenza nelle contese interne, un fenomeno comune a tutta l’Europa nel 1919 ma, come ha scritto Volker Berghahn, in nessun altro paese così rilevante come in Italia. In questa degenerazione progressiva dell’ordine, il rivoluzionarismo “”parolaio e messianico”” dei massimalisti (come lo definì De Felice) ebbe una gran parte di responsabilità, incoraggiando un’azione di lotta in cui al disprezzo per ogni senso di legalità si accompagnava sovente l’organizzazione di un contropotere locale, contro il quale lo Stato non sembrava capace di opporsi. Fu questo il caso delle leghe agrarie nella Pianura padana e, in particolare, delle “”satrapie”” rosse, ricordate da Luigi Preti in Emilia e Romagna, ma anche delle effimere repubbliche “”sovietiche”” toscane””. (pag 54)”,”ITAF-322″ “MONDINI Marco”,”Andare per i luoghi della grande guerra.”,”””Eppure, nonostante il panico delle prime settimane, Padova divenne ben presto una delle città simbolo (o forse ‘la’ città simbolo) della resistenza italiana. A questo giovò, certo, la scelta del Comando supremo di insediarsi a palazzo Dolfin, una decisione che affermò pubblicamente la volontà non solo di continuare a combattere ma anche di difendere a oltranza il Veneto. E anche se Diaz tre mesi dopo trasferì il proprio stato maggiore all’Hotel Trieste di Abano, Padova rimase fino alla fine la capitale di una guerra divenuta per antonomasia una crociata difensiva contro l’invasore: era una verità parziale, ma decisamente efficace nel mobilitare un nuovo genere di consenso al conflitto. Nonostante le evacuazioni, le distruzioni, l’architettura di un’esistenza integralmente militarizzata, la requisizione di molti palazzi per farne ospedali militari (alla fine della guerra, si potevano ricoverare fino a 8.000 feriti contemporaneamente), la privazione o la devastazione delle sue opere d’arte, Padova visse l’ultimo anno del conflitto sostenendo, con apparente imperturbabilità, il proprio ruolo di comando, di assistenza, di obiettivo e soprattutto di icona dello spirito nazionale. Alla fine era semplicemente ovvio che fosse Padova ad avere il privilegio – questa volta reale – di essere la sede all’armistizio”” (pag 103-104). Marco Mondini è ricercatore nell’Istituto storico italo-germanico di Trento e insegna Storia militare nell’Università di Padova. Tra i suoi libri: “”La politica delle armi. Il ruolo dell’esercito nell’avvento del fascismo”” (Laterza, 2006); “”Alpini. Parole e immagini di un mito guerriero”” (Laterza, 2008), “”La guerra italiana”” (Il Mulino, 2014).”,”QMIP-223″ “MONDINI Marco”,”Francesco Ferdinando d’Asburgo. L’attentato di Sarajevo.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Marco Mondini insegna Storia della guerra all’Università di Padova ed è ricercatore associato presso l’ ISIG-FBK e a Parigi Sorbona. Membro del direttivo del museo dell’Historial de la Grande Guerre di Péronne. Tra i suoi libri ‘Fiume 1919’ (2019), ‘Il capo’ (2017), ‘La guerra italiana’ (2014). Caratteri incompatibili: il vecchio Francesco Giuseppe “”abituato a non sentirsi mai contraddire e a esporre le proprie opinioni senza alcuna forma di dialogo: caratterialmente incompatibili (glaciale e diplomatico Francesco Giuseppe, emotivo e collerico Francesco Ferdinando), i due erano destinati a veder deteriorare sempre di più il proprio rapporto”” (pag 107)”,”QMIP-282″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Sulle orme di Marx.”,”Parte 1°: studi sui tempi nostri (critica al massimalismo) Parte 2°: Lineamenti di teoria.”,”MADS-163″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Il materialismo storico in Federico Engels.”,”In appendice: Dialettica in Engels, Prassi che rovescia o Prassi che si rovescia? MONDOLFO, storico della filosofia italiano (Senigallia 1877-Buenos Aires 1976). Insegnò nelle università di Padova e Bologna, ma, costretto a emigrare in Argentina per la persecuzione contro gli Ebrei, insegnò poi a Córdoba. Studiò il pensiero filosofico antico e moderno pubblicando una Storia del pensiero greco-romano (1928), ormai classica, e L’Infinito nel pensiero dei Greci (1934): in questi lavori M. tende a mostrare l’attualità e la fecondità del pensiero antico, in cui già sarebbero anticipati molti temi del pensiero moderno.Notevole fu anche il suo contributo agli studi sul marxismo teorico: Sulle orme di Marx (1919), Intorno a Gramsci e alla filosofia della prassi (1955), Da Ardigò a Gramsci (1962). (GE20)”,”MAES-023″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Studi sulla Rivoluzione Russa. A cura del Centro di Critica Sociale.”,”In appendice: Bolscevismo e dittatura (1956) e Postilla all’ articolo ‘Capitalismo di Stato sovietico? di W. JEROME e A. BUICK. Nel cinquantesimo anniversario della rivoluzione russa rivedono la luce gli scritti che sull’ argomento Rodolfo MONDOLFO pubblicò sulla ‘Critica Sociale’ (inserendoli via via nelle successive edizioni di ‘Sulle orme di Marx’ dalla terza delle quali, Cappelli 1924, è stata tratta la prima parte dei saggi qui riportati. E’ questa di MONDOLFO, assime a quella di KAUTSKY, di Otto BAUER e di TURATI, una delle prime analisi critiche, da parte socialista, della struttura sociale russa dopo la Rivoluzione d’Ottobre.”,”RIRO-164″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Il concetto dell’ uomo in Marx.”,”””Dice appunto Marx nella terza di queste Tesi su Feuerbach, passando dalla citata affermazione di un attivismo umano alla concezione dello storicismo, che la trasformazione sociale è sempre opera dell’ uomo stesso. “”La dottrina materialistica, che gli uomini sono il prodotto dell’ ambiente e dell’ educazione, dimentica che l’ ambiente viene mutato appunto dagl uomini e che l’ educatore stesso deve essere educato.””. C’ è l’ intervento continuo dell’ uomo nel produrre le modificazioni dell’ ambiente sociale, sotrico; c’è in questa azione un processo continuo di educazione per cui l’ educatore stesso risulta educato, ed opera poi sopra gli altri, compiendo la loro educazione. Aggiunge Marx: “”Il coincidere del variar dell’ ambiente e dell’ attività umana può essere concepito ed inteso razionalmente soltanto come praxis rivoluzionaria ed autotrasformazione””.”” (pag 11) “”Scrive Marx nell’ opera giovanile La sacra familia: ‘La storia non fa nulla; non possiede nessun enorme potere; non interviene in nessuna lotta; è invece l’ uomo, l’ uomo effettivo e vivente, colui che ha fatto tutto, che possiede, che combatte. La storia non è una realtà qualsiasi che si serva dell’ uomo come di un mezzo per raggiungere i propri fini, come se fosse una persona esistente per se stessa, ma non è altro che l’ attività dell’ uomo perseguente i suoi fini'””. (pag 15) “”Risponde Engels: ‘Il lavoratore non crea nulla: questo principio è completamente pazzesco. La critica critica non crea nulla; il lavoratore crea tutto , e tanto più egli produce tutto in quanto fa vergognare tutta la critica anche con le sue creazioni spirituali; i lavoratori inglesi e francesi potrebbero fornir la prova di ciò. Il lavoratore, anzi, crea l’ uomo””””. (pag 48)”,”MADS-372″ “MONDOLFO Rodolfo”,”Il pensiero politico nel Risorgimento italiano.”,”Nel 1942 appariva in Argentina dove Mondolfo si era trasferito quando le leggi razziali lo avevano costretto all’ esilio, ed aveva allora la cattedra all’ Università Nazionale di Cordoba, l’ opera completa con il titolo ‘La filosofia politica in Italia en el siglo XIX’ (Ediciones Iman, Buenos Aires). “”Questa fede, che poneva Gioberti in conflitto insanabile coi Gesuiti, lo ravvicinava certo a Mazzini; ma fra loro stavan pure elementi di un dissidio inconciliabile, che dalla originaria concordia li dovevano spingere all’ urto delle mentalità e dei metodi e alla polemica aspra. A Gioberti Mazzini rimprovera di rappresentare il “”partito dell’ opportunità””; a Mazzini Gioberti affibbia il titolo di papa dei puritani, e l’ accusa di essere il maggior nemico dell’ Italia, maggiore anche dell’ austriaco, perché i suoi ‘deliri’ riescono a danno e a sterminio della patria””. (pag 75)”,”ITAB-217″ “MONDOLFO Rodolfo”,”La comprensione del soggetto umano nell’antichità classica.”,”La parte quada contine i capitoli: – II. La valutazione del lavoro nella cultura classica (pag 585-627) – III. La creatività dello spirito e l’ idea del progresso nel pensiero classico (pag 629-739) Nella concezione di Vitruvio (si presenta un processo storico in cui l’uomo, spinto dai bisogni, guidato dalle esperienze, rafforzato dall’esercizio, sviluppa e traduce progressivamente in atto le sue potenze naturali, creando le arti e le scienze, ma in questo processo i prodotti reagiscono sul produttore…) “”appare in questa visione un barlume del processo chiamato da Marx il processo della ‘umwälzende Praxis’, cioè dell’ attività dell’uomo che si rovescia su se stessa e sull’uomo, trasformandolo nel trasformare se stessa”” (nota 1)”” (pag 721)”,”FILx-280-FF” “MONDOLFO Rodolfo”,”Umanismo di Marx. Studi filosofici 1908-1966.”,”Contiene tra l’altro: – Feuerbaxh e Marx – Leninismo e marxismo – Ricordando Antonio Labriola (convergenze mondolfiane con Labriola (e divergenze), v. Bobbio) – Intorno al “”Problema storico”” di Hilferding – Le antinomie di Gramsci “”Più che a Sorel, Mondolfo è vicino, se mai, all’interprete e mediatore del sorelismo italiano, Arturo Labriola, di cui apprezza i due libri, spesso citati con pieno consenso, ‘Riforme e rivoluzione sociale’ del 1906 e ‘Marx nell’economia come teorico del socialismo’ del 1908″” (pag XXXV, Bobbio) “”Ma ciò che soprattutto dobbiamo osservare è che la revisione del concetto riguardante il rapporto fra l’economia e il potere non è affatto contro la tradizione del marxismo, ma in perfetto accordo con esso. Ho messo in luce e documentato con precise citazioni nel mio libro ‘Il materialismo storico di F. Engels’ quanto la concezione dello Stato come puro strumento della classe economicamente dominante sia lontana dal rappresentare il pensiero completo dei creatori del materialismo storico. L’Engels riconosceva l’origine del potere dello Stato già nelle comunità anteriori ad ogni divisione di classe e ad ogni sviluppo economico, e nello svolgimento storico successivo affermava bensì che lo Stato è «ordinariamente e sopra tutto» lo Stato della classe dominante; ma riconosceva che una volta sorto ed armato di un potere proprio, militare ed economico, esso si rende autonomo e tende a dominare la Società, valendosi dei conflitti tra le classi per i propri interessi e la propria autonomia. Il servitore si trasforma in padrone, lo strumento in dominatore, come accadeva (secondo gli esempi di Engels) nella monarchia assoluta dei secoli XVII e XVIII, nel bonapartismo, nella monarchia prussiana – ove la borghesia industriale e commerciale (nota Engels), per quanto economicamente poderosa e con una maggioranza propria alla Camera, «non ha alcuna potenza nello Stato, non vuol regnare», – e perfino nella democrazia nordamericana dove (dice ancora Engels) i ‘politici’ han costituito una divisione a sé, distinta in «due masnade che alternativamente entrano in possesso del potere, e la nazione è impotente contro queste due bande che la dominano e la saccheggiano». Non basta dunque, secondo Engels, che ci sian classi che posseggano la potenza economica, se non posseggano anche la ‘forza’ politica, «giacché lo Stato ha una sua autonomia di esistenza e d’azione», si arma esso stesso di potenza economica e militare, e se anche solo in casi eccezionali giunge a fare della società e della stessa classe economicamente dominante la sua schiava, impotente a reagire, riesce per altro in generale sempre ad esercitare un’azione sullo sviluppo della società e dell’economia, secondo il rapporto dialettico del rovesciamento della praxis. Contro il pericolo di sopraffazione e di arbitrio, insito in questo dominio dello Stato, solo rimedio è per Engels la resistenza e vigilanza della coscienza sociale e specialmente proletaria, che rivendichi le sue esigenze come diritti, aventi un carattere e valore di universalità. Con ciò il diritto e la esigenza etica universalistica son riconosciuti pure come ‘momenti’ della storia, e nella coscienza universalistica e nella potenza delle sue rivendicazioni si addita l’unica soluzione possibile del problema storico. Per ciò appunto l’Engels salutava nel proletariato l’erede della filosofia classica tedesca e della dialettica della libertà, e gli attribuiva come missione storica «l’atto liberatore del mondo», nella creazione di quella società in cui – secondo la formula del ‘Manifesto’ – «il libero sviluppo di ciascuno sia condizione del libero sviluppo di tutti». Ora il frammento di Hilferding muove da preoccupazioni analoghe a quelle che ispiravano le sopra citate affermazioni dell’Engels; e quindi, se anche può considerarsi un tentativo di revisione del marxismo, non può legittimamente considerarsi fuori di esso ed essergli opposto”” (pag 306-307-308) [Rodolfo Mondolfo, ‘Umanismo di Marx. Studi filosofici 1908-1966′, Einaudi, Torino, 1975] antinomìa s. f. [dal lat.] Contraddizione, reale o apparente, fra due leggi o disposizioni di legge, fra due concetti, fra due tesi, fra un principio e un altro di una scienza. Nella filosofia kantiana, antinomia della ragion pura, ciascuna delle contraddizioni in cui l’intelletto necessariamente incorre quando vuol considerare i fenomeni come cose in sé, derogando dalla norma fondamentale della limitazione dell’uso delle categorie alla sfera dell’esperienza possibile; le antinomie, che insorgono propriamente nel campo della cosmologia razionale, cioè della dottrina che ha per oggetto l’idea del mondo, sono più precisamente quattro (ma altre sono state prospettate da Kant in sede di critica della ragion pratica e di critica del giudizio), e sono costituite ciascuna da una tesi e da un’antitesi, entrambe secondo Kant rigorosamente dimostrabili. In logica matematica, a. logiche, lo stesso che paradossi logici (v. paradosso1). (trec)”,”TEOC-808″ “MONELLI Paolo”,”Roma 1943.”,”La fuga del Re e dei vertici politici e militari. L’ 8 settembre 1943. “”(…) (Roatta) gli disse (a Badoglio, ndr) che lo stato di cose peggiorava, che Roma non era difendibile, che dava ordine a Carboni di far ripiegare il corpo d’ armata motocorazzato su Tivoli, che bisognava che il governo ed il re si mettessero in salvo. Dopo qualche esitazione Badoglio disse che sarebbe andato ad avvertire il sovrano; ad ogni modo – nel frattempo era sopraggiunto Ambrosio – approvò la decisione di Roatta, di far ripiegare il corpo d’ armata motocorazzato. Allora Roatta consegnò a Carboni, che intanto era capitato al ministero della guerra, un ordine, scritto a matita sopra un pezzo di carta, senza data e senza firma. Di questo famoso ordine non si è più saputo nulla, non si sa dove sia andato a finire; se ne danno differenti versioni, e mentre Carboni afferma che in esso si disponeva il ripiegamento su Tivoli soltanto dell’ Ariete e della Piave, il colonnello Salvi che lo fece copiare a macchina, ed altri ufficiali che lo videro, affermano che in esso, dopo un breve preambolo in cui si dichiarava che data la situazione Roma non poteva essere difesa, si ordinava la corpo d’ armata motocorazzato di ripiegare immediatamente su Tivoli, “”fronte a est e oltre””; si diceva che il movimento doveva avvenire a scaglioni e nel massimo ordine; che tutte le truppe presenti in Roma passavano agli ordini del generale Carboni; che a Roma dovevano restare soltanto le forze di polizia. Altri dicono che c’erano anche queste parole, o pressapoco: “”il generale Carboni deve trasferire in buon tempo il suo comando a Tivoli””. Quest’ordine lo portò Carboni in persona al suo comando, alle quattro e mezza; e suscitò la costernazione degli ufficiali del comando. “”Quest’ ordine è una pazzia!”” – esclamò il colonnello Salvi. Ma Carboni, che secondo l’ affermazione di Salvi e di altri a quell’ ora era già in borghese (altri dicono che Carboni si mise in borghese solo dopo la partenza del re; è disperante impresa mettere d’accordo i testimoni ed i protagonisti degli avvenimenti), comandò a Salvi di far copiare l’ ordine a macchina e di farlo firmare. Aggiunse che bisognava inviare subito una colonna “”al seguito ed a protezione delle note personalità che lasciavano Roma””. (…)””. (pag 326-327) firma ex proprietario”,”ITQM-120″ “MONELLI Paolo”,”Mussolini piccolo borghese.”,”””Agli inizi del 1909 troviamo Mussolini a Trento, segretario della Camera del lavoro e direttore del settimanale ‘L’Avvenire del lavoratore’. (…) Dopo un mese Mussolini lascia ‘Il Popolo’, e dedica tutta la sua attività polemica a ‘L’Avvenire’ di cui aveva conservato la direzione. Attacca il clero con un linguaggio da trivio, per cui è spesso in prigione o multato. Mette insieme un bel gruzzolo di condanne, arresti per diffamazione, multe o arresti per schiamazzi notturni, per partecipazione a dimostrazioni sovversive, per contravvenzioni alle leggi sulla stampa, per violenze. Si vanta di “”battere il record dei processi in Austria””; e in una polemica di stampa che ha con il giornale cattolico ‘Il Trentino’, condotta da una parte e dall’altra con un linguaggio offensivo e volgare, si vanta della “”sacra tradizione familiare””, per cui “”mio nonno ha conosciuto le prigioni papali, mio padre quelle della monarchia sabauda, ed io quelle di una repubblica e di una monarchia””. (…) Due anni più tardi attaccherà la Camera italiana, “”cioè il Parlamento più deficiente del mondo””, perché “”fa la commedia irredentista””, cioè per “”avere assunto pose e frasaio quarantottesco dell’irredentismo austrofobo””. In quell’attacco, del marzo 1911, si lascia andare ad una previsione di cui non si ricorderà più nel 1914, fattosi interventista: “”Se il vostro irredentismo austrofobo dovesse provocare una guerra, allora, o irredentisti, voi vivrete Lissa o Custoza; la sconfitta e la vergogna””. Una delle persone che aggredisce con maggior vivacità nei suoi articoli è un collaboratore del giornale cattolico locale, ‘Il Trentino’, Alcide De Gasperi’.”” (pag 43-44)”,”ITAF-005-FV” “MONELLI Paolo”,”Le scarpe al sole. Cronache di gaie e di tristi avventure d’alpini di muli e di vino.”,”Nel gergo degli alpini mettere le scarpe al sole significa morire in combattimento (…)’ (pag XXIII) Rassegnazione. ‘Intanto, morituri per destinazione, fabbrichiamo strade. Sotto, questi brevi viventi, prima che siano carogne marcenti sotto l’ironia dell’equipaggiamento accurato, adoperarli bisogna, pechè il riposo non sia di Capua e la vita non sia riafferrata con mani troppo fiduciose. Le strade si spianano, brillano le mine, rientrano a sera le compagnie con gli attrezzi sulle spalle, cantando qualche nenia d’amore malinconico’ (pag 146) Paolo Monelli (Fiorano Modenese, 15 luglio 1891 – Roma, 19 novembre 1984) è stato un giornalista, scrittore e militare italiano. (wik)”,”QMIP-001-FGB” “MONELLI Paolo”,”Roma 1943.”,”La fuga del Re e dei vertici politici e militari. L’ 8 settembre 1943. “”(…) (Roatta) gli disse (a Badoglio, ndr) che lo stato di cose peggiorava, che Roma non era difendibile, che dava ordine a Carboni di far ripiegare il corpo d’ armata motocorazzato su Tivoli, che bisognava che il governo ed il re si mettessero in salvo. Dopo qualche esitazione Badoglio disse che sarebbe andato ad avvertire il sovrano; ad ogni modo – nel frattempo era sopraggiunto Ambrosio – approvò la decisione di Roatta, di far ripiegare il corpo d’ armata motocorazzato. Allora Roatta consegnò a Carboni, che intanto era capitato al ministero della guerra, un ordine, scritto a matita sopra un pezzo di carta, senza data e senza firma. Di questo famoso ordine non si è più saputo nulla, non si sa dove sia andato a finire; se ne danno differenti versioni, e mentre Carboni afferma che in esso si disponeva il ripiegamento su Tivoli soltanto dell’ Ariete e della Piave, il colonnello Salvi che lo fece copiare a macchina, ed altri ufficiali che lo videro, affermano che in esso, dopo un breve preambolo in cui si dichiarava che data la situazione Roma non poteva essere difesa, si ordinava la corpo d’ armata motocorazzato di ripiegare immediatamente su Tivoli, “”fronte a est e oltre””; si diceva che il movimento doveva avvenire a scaglioni e nel massimo ordine; che tutte le truppe presenti in Roma passavano agli ordini del generale Carboni; che a Roma dovevano restare soltanto le forze di polizia. Altri dicono che c’erano anche queste parole, o pressapoco: “”il generale Carboni deve trasferire in buon tempo il suo comando a Tivoli””. Quest’ordine lo portò Carboni in persona al suo comando, alle quattro e mezza; e suscitò la costernazione degli ufficiali del comando. “”Quest’ ordine è una pazzia!”” – esclamò il colonnello Salvi. Ma Carboni, che secondo l’ affermazione di Salvi e di altri a quell’ ora era già in borghese (altri dicono che Carboni si mise in borghese solo dopo la partenza del re; è disperante impresa mettere d’accordo i testimoni ed i protagonisti degli avvenimenti), comandò a Salvi di far copiare l’ ordine a macchina e di farlo firmare. Aggiunse che bisognava inviare subito una colonna “”al seguito ed a protezione delle note personalità che lasciavano Roma””. (…)””. (pag 326-327) I tedeschi, i fascisti e gli italiani in via Tasso e in via Romagna “”I tedeschi in via Tasso, gli sgherri fascisti in via Romagna, volevano confessioni dagli arrestati, volevano nomi di compagni, indicazioni di luoghi di radunata, per aumentare il bottino di ostaggi, per aver nuovi pretesti a ruberie e ricatti; e tormentavano e torturavano secondo una tecnica di cui Kappler si vantava inventore, «meine eigene Technik, meine eigene raffinierte Technik» diceva, subito ridendo grosso – perché il tedesco non sorride mai. Ma non era soddisfatto il tenente colonnello Kappler, «diese Italiener, diceva, sono più duri di quanto credessi, la maggior parte non vogliono apri bocca, ‘tun den Mund nicht auf’, vanno a morire senza aver detto niente». Poiché la morte era la pena prevista per chiunque fosse arrestato con l’accusa di spionaggio, di partecipazione a bande, di favoreggiamento del nomico; tanto per chi taceva, eroico, quanto per chi sotto la tortura si lasciava strappare i nomi dei compagni che venivano arrestati e torturati dopo di lui. Ogni tanto, con scelta voluta o cieca, un gruppetto era tirato fuori, deportato al settentrione per nuovi tormenti, o portato alla fucilazione, o ucciso in cella”” (pag 411)”,”QMIS-028-FSD” “MONELLO Paolo”,”La memoria e il futuro. La CGIL in provincia di Ragusa dal 1944 al 1962.”,”Paolo Monello, già sindaco di Vittoria e parlamentare del PCI-PDS, cultore della storia della sua città. La città, che si estende sulla parte meridionale dei monti Iblei, è il capoluogo di provincia più a sud d’Italia, è il terzo comune siciliano per superficie e l’undicesimo per altitudine e dista mediamente dal mare 20 km. (wikip)”,”SIND-003-FMP” “MONETA Jacob”,”Le PCF et la question coloniale (1920-1965). Suivi de «A propos de la critique de M. Suret-Canale» par l’auteur. La politique du Parti Communiste français dans la question coloniale, 1920-1963.”,”‘Texte n. 36, L’Humanité, 30 giugno 1945. Intervention de Caballero, secrétaire du PC algérien au Xe Congrès du PCF (Paris, 28 juin 1945): “”Caballero secrétaire général du parti communiste algérien, très applaudi par le Congrès, qu’il salue au nom de son parti, rend d’abord hommage aux vingt-sept délégues et à tous les députés communistes qui, dès leur libération en Afrique du Nord se sont mis au travail pour accentuer l’effort de guerre et pour la défense du peuple algérien. Il montre comment, malgré la répression munichoise et vichyste, le parti communiste algérien a fait son devoir, et comment il continue à le faire. En détail, l’orateur explique les causes et les méthodes du complot fasciste en Afrique du Nord qui a abouti à la provocation de Sétif. Il conclut en soulignant que le peuple algérien a les mêmes ennemis que le peuple français ‘et ne veut pas se séparer de la France. Ceux qui réclament l’independance de la France, explique-t-il, sont des agents conscients ou inconscients d’un autre impérialisme. «’Nous ne voulons pas changer un cheval borgne pour un aveugle», s’écrie-t-il, aux applaudissements du Congrès. An contraire, le parti communiste algérien lutte pour le renforcement de l’union du peuple algérien avec le peuple de France, sur la base de la lutte commune contre le pouvoir des trusts et des cent seigneurs de la colonisation, contre la 5e colonne, pour une démocratie véritable””‘ (pag 154-155)”,”PCFx-111″ “MONETI-CODIGNOLA Maria”,”Il paese che non c’è e i suoi abitanti.”,”Maria Moneti Codignola insegna Storia della Filosofia morale a Firenze dove ha compiuto i suoi studi sotto la guida di Cesare Luporini, Eugenio Garin e Claudio Cesa. A Parigi è stata allieva di Lucien Goldmann Jean Hyppolite e ha seguito i seminair di Raymond Aron e di Roland Barthes. Ha pubblicato ‘La meccanica delle passioni’ (1979) e ‘Hegel e il mondo alla rovescia’ (Firenze, 1986).”,”SOCU-032-FMB” “MONGILI Alessandro”,”Stalin e l’impero sovietico.”,”Dottore dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences sociales, Alessandro Mongili è specialista della società e della storia russa e sovietica. Negli anni della perestrojka ha condotto un’inchiesta sulle trasformazioni sociali nella scienza sovietica.”,”RUST-028-FL” “MONICELLI Mino”,”L’ultrasinistra in Italia, 1968-1978.”,”MONICELLI Mino è nato a Roma nel 1919. Giornalista dal 1948 è stato redattore per vari giornali e settimanali. E’ autore di ‘Federico Garcia Lorca vivo’ e del ‘Giornalista’ (1964).”,”ITAC-107″ “MONICELLI Mino”,”La Repubblica di Salò.”,”Mino Monicelli, giornalista, è stato inviato di molti quotidiani e periodici, tra cui Epoca, l’Europeo, Il giorno, L’Espresso.”,”ITAF-031-FL” “MONICELLI Mino”,”L’ultrasinistra in Italia, 1968-1978.”,”Mino Monicelli è nato a Roma nel 1919. Giornalista dal 1948, è stato redattore e inviato di molti giornali, fra cui “”Epoca””, “”L’Europeo””, “”Il Giorno””, “”L’Espresso””, “”Tempo illustrato”” Ha curato inchieste e programmi culturali per la Rai. E’ autore di ‘Federico Garcia Lorca vivo’ e del ‘Giornalista’ pubblicati entrambi nel 1964.”,”ITAC-002-FFS” “MONINA Giancarlo a cura”,”Gli istituti culturali tra passato e futuro.”,”Saggi di Ida DOMINIJANNI, Luigi FRUDA’.”,”ARCx-006″ “MONINA Giancarlo”,”Lelio Basso, leader globale. Un socialista nel secondo Novecento.”,”Giancarlo Monina insegna Storia contemporanea all’Università Roma Tre ed è segretario generale della Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco. E’ autore di pubblicazioni di storia politica e culturale dell’età contemporanea Il volume è privo di bibliografia ‘L'””amata Rosa””, neocapitalismo e “”contropoteri””. “”Intorno alla metà degli anni Sessanta Basso avvia la stagione più intensa e matura degli studi di matrice marxista in cui pone al centro della sua elaborazione teorica i problemi dello Stato, del potere e del diritto per approfondire la critica alla””vulgata marxista”” e per avanzare un’originale proposta di via “”legalitaria”” al socialismo. A questo periodo risale il completamento dell’antologia degli ‘Scritti politici’ di Rosa Luxemburg, raccolti e tradotti sin dai tempi del confino di Ponza, che apparirà soltanto nel 1967 per i tipi degli Editori Riuniti, ma a seguito di una lunga vicenda editoriale che ne ritarda la pubblicazione di almeno due anni (59). Come sappiamo l’«amata Rosa» è un punto di riferimento costante della sua elaborazione politica e intellettuale, ma, a parte numerose citazioni, fino ad allora le aveva appositamente dedicato soltanto due brevi scritti (60). Tra il 1964 e il 1965, con il completamento della raccolta antologica e la redazione della lunga introduzione, giunge a maturazione un lungo percorso di studio che rende più limpida l’ispirazione luxemburghiana (…)”” (pag 247-249)”,”MITS-462″ “MONK J. Donald”,”Introduzione alla teoria degli insiemi.”,”Donald Monk, dopo aver ottenuto nel 1961 il dottorato di ricerca in matematica presso l’Università della California a Berkeley, insegna dal 1962 all’Università del Colorado.”,”SCIx-272-FL” “MÖNKE Wolfgang”,”Das literarische echo in Deutschland auf Friedrich Engels’ Werk “”Die Lage der Arbeitenden Klasse in England””.”,”‘L’eco letterario in Germania dell’opera di Engels ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ “”Heß (Moses Hess, ndr) hat im “”Gesellschaftsspiegel”” fleißig Propaganda für Engels’ Schrift gemacht und ganze Abschnitte daraus abgedruckt. Im dritten Heft wird das Erscheinen eines deutschen Werkes “”über die Arbeiterzustände in England mitgeteilt, “”wie bis jetzt weder bei uns, noch anderwärts ein ähnliches über diesen Gegenstand existirt. Wir meinen das in den deutschen Zeitungen schon vielfach besprochene und überall als tüchtig anerkannte Werk unsres Friedrich Engels: Die Lage der arbeitenden Klasse in England. – Da dieses ein Spezialwerk über Englands Arbeiterzustände ist, so versteht es sich von selbst, daß es dieselben noch weit gründlicher und ausführlicher behandelt, als Buret, der in seinem von uns schon oft citirten Werke ‘De la misère des classes laborieuses en Angleterre et en France’ denselben Gegenstand zwar, aber mehr im Allgemeinen und außerdem auch in weit oberflächlicherer französicher Weise behandelt hatte. In England selbst existiren bis jetz nur zerstreute und, wenn man sich nicht speziell zu diesem Zwecke lange Zeit in England selbst darum bemüht, schwer zu beschaffende Schriften über die verschiedenen Erscheinungen dieser Zustände. Wir waren daher bis jetzt größtentheils auf Burets Werk angewiesen und finden uns nun um so mehr veranlaßt, noch einmal auf die Lage Englands zurück-zukommen, als Buret’s Mittheilungen kaum bis zum Jahre 1840 reichen, was auch schon Manche zu dem Urtheile veranlaßte, unsere Schilderung der englischen Arbeiterzustände sei nicht treu, weil veraltet und folglich – übertrieben. (…) Da indessen das Engels’sche eWerk in deutscher Sprache geschrieben, nicht allzutheuer, und mithin Vielen unsrer Leser zugänglich ist, so beschränken wir uns auf Mittheilung einiger Haupt-resultate, indem wir es unsern lesern überlassen, die nähern Angaben, aus welchen dies Resultate sich ergeben haben, in dem Werke selbst, dem wir sie entnehmen; nachzulesen”” (“”Gesellschaftsspiegel””, Jg 1845, Heft 3, S. 102 f.)”” [Wolfgang Mönke, Das literarische echo in Deutschland auf Friedrich Engels’ Werk “”Die Lage der Arbeitenden Klasse in England””, 1965] (pag 44) Wikip: Comunismo. Inizialmente Hess sosteneva l’integrazione ebraica nel movimento universalistico socialista e fu amico e collaboratore di Karl Marx e Friedrich Engels. Hess convertì Engels al Comunismo e introdusse Marx ai problemi sociali ed economici. Il ruolo di Hess fu importante per il passaggio dalla teoria della storia nella dialettica idealistica hegeliana al materialismo dialettico di Marx, secondo cui l’uomo è, con la sua azione consapevole, l’iniziatore della storia. Probabilmente Hess fu autore di molte idee e slogan “”marxiani””, tra cui quello della religione come “”oppio dei popoli””. Con il tempo Hess diventò meno propenso a basare tutta la storia su cause economiche e lotte di classe, giungendo a considerare la lotta delle razze, o delle nazionalità, come fattore primario della storia passata.”,”MAES-116″ “MONNET Jean”,”Cittadino d’Europa. 75 anni di storia mondiale.”,”MONNET Jean ringrazia per la collaborazione François FONTAINE Tentativo di unione franco-britannica nel giugno 1940 (pag 25-26) ‘Un solo Parlamento, un solo Gabinetto dei ministri, un solo esercito’ “”Mentre ero in volo verso Londra per andare a convincere Churchill che l’unione era ancora possibile perché l’impero francese propendeva per la resistenza, a Bordeaux la mentalità dimissionaria frenava definitivamente le probabilità di riuscita del progetto. La nostra generazione era dunque passata accanto a una decisione ardita che avrebbe mutato il corso della guerra e, ancor più, le mentalità. ‘One Parlament, one Cabinet, one Army’, la visione folgorante che Horace Wilson aveva formulato, sarebbe rimasta per lungo tempo una prospettiva inaccessibile. Ecco perché credo, a distanza di tempo, che quei giorni di giugno del 1940 furono determinanti per il mio modo di intendere l’attività internazionale. Troppo spesso mi ero scontrato con le limitazioni derivanti dalla coordinazione, un metodo che favorisce la discussione ma non arriva alla decisione e non permette di cambiare i rapporti tra gli uomini e tra i paesi, quando le circostanze rendono necessaria l’unione. Essa è l’espressione del potere nazionale, così com’è; non può cambiarlo, non creerà mai l’unità. Nello stesso tempo avevo capito allora che la ricerca dell’unità, fosse pure circoscritta ai problemi materiali della produzione, dell’armamento e dei trasporti, metteva in gioco, al di là della decisione amministrativa, tutta l’autorità politica dei paesi impegnati in una lotta comune. Quando i popoli sono minacciati da uno stesso pericolo, non si possono trattare separatamente i diversi interessi che concorrono al loro destino”” (pag 25-26)”,”EURE-102″ “MONOD Jacques”,”Il caso e la necessità. Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea.”,”””Tutto ciò che esiste nell’ universo è frutto del caso e della necessità”” (Democrito) Jacques MONOD è nato a Parigi nel 1910 da una famiglia protestante dell’ alta borghesia francese. Ha ottenuto il premio Nobel per la medicina nel 1965. “”Sembra dunque ‘dimostrato’ che, sulla Terra, a un certo momento, alcune distese d’acqua ‘furono nelle condizioni’ di contenere in soluzione concentrazioni elevate dei costituenti essenziali delle due classi di macromolecole biologiche, gli acidi nucleici e le proteine. In questo “”brodo primordiale”” si poterono formare diverse macromolecole per polimerizzazione dei loro precursori, nucleotidi e amminoacidi. In laboratorio si sono ottenuti infatti, in condizioni ‘plausibili’, alcuni polipeptidi e polinucleotidi con una struttura generale simile a quella delle macromolecole ‘moderne’. Fin qui, dunque, neussa grande difficoltà. Ma non si è ancora riusciti a compiere il primo passo decisivo: la formazione di macromolecole capaci, nelle stesso condizioni del brodo primordiale, di promuovere la propria replicazione senza la cooperazione di un apparato teleonomico. Tale difficoltà non sembra comunque insormontabile””. (pag 129-130)”,”SCIx-273″ “MONOD Jacques”,”Jacques Monod. Il caso e la necessità. I grandi della scienza.”,”MONOD Jacques si sofferma sulla ‘Dialettica della natura’ di Engels (pag 148-149) e sul materialismo dialettico di Marx ed Engels (pag 141-143) “”Né Marx né Engels hanno analizzato nei particolari la logica di quest’inversione della dialettica per tentarne una giustificazione. Ma dai numerosi esempi di applicazione forniti soprattutto da Engels (nell”Anti-Dühring’ e nella ‘Dialettica della Natura’) si può tentare di ricostruire il pensiero profondo dei fondatori del materialismo dialettico, le cui articolazioni essenziali sono riportate di seguito: 1. Il modo di esistere della materia è il movimento. 2. L’universo definito come la totalità della materia, la sola ad esistere, si trova in uno stato di continua evoluzione. 3. Ogni conoscenza vera dell’universo è di natura tale da contribuire all’intelligenza di quest’evoluzione. 4. Ma tale conoscenza si ottiene solo nell’interazione anch’essa evolutiva e causa di evoluzione, tra l’uomo e la materia (o più esattamente il ‘resto’ della materia). Ogni conoscenza vera è quindi ‘pratica’. 5. La coscienza è vista in rapporto a quest’interazione conoscitiva. Il pensiero cosciente riflette, di conseguenza, il movimento dell’universo stesso. 6. Poiché, dunque, il pensiero è parte e riflesso del movimento universale, e poiché il suo movimento è dialettico, anche la legge evolutiva dell’universo deve essere dialettica. Ciò spiega e giustifica l’uso di termini come contraddizione, affermazione e negazione a proposito dei fenomeni naturali. 7. La dialettica è costruttiva (soprattutto in virtù della terza ‘legge’): di conseguenza l’evoluzione dell’universo è essa pure ascendente e costruttiva. Le sue espressioni più alte sono la società umana, la coscienza, il pensiero, prodotti necessari di quest’evoluzione. 8. Per il rilievo dato all’essenza evolutiva delle strutture dell’universo, il materialismo dialettico supera radicalmente il materialismo settecentesco che, fondato sulla logica classica, sapeva riconoscere soltanto interazioni meccaniche tra oggetti supposti invarianti e non era quindi in grado di concepire l’evoluzione. Si può certamente contestare questa ricostruzione, negare che essa corrisponda al pensiero autentico di Marx e di Engels ma, dopo tutto, questo non ha molta importanza. L’influenza di un’ideologia si misura dal significato che di essa rimane nello spirito dei suoi seguaci e che le attribuiscono gli epigoni. Innumerevoli testi dimostrano che la ricostruzione qui proposta è legittima, in quanto rappresenta perlomeno la ‘Volgata’ del materialismo dialettico. Mi limiterò a citare un solo testo, estremamente significativo perché il suo autore, J.B.S. Haldane, era un illustre biologo moderno. Nella prefazione alla traduzione inglese della ‘Dialettica della Natura’, Haldane scrive: “”Il marxismo considera la scienza sotto due aspetti. In primo luogo, la studia tra le altre attività umane e mostra come l’attività scientifica di una società dipenda dall’evolversi dei suoi bisogni e quindi dei metodi di produzione, che la scienza a sua volta modifica come modifica l’evoluzione dei propri bisogni. In secondo luogo, Marx e Engels non si limitano ad analizzare le modifiche subite dalla società. Nella dialettica essi scoprono le leggi generali del cambiamento, non soltanto in seno alla società e al pensiero umano ma anche nel mondo esterno, ‘riflesso del pensiero umano’. Ciò significa che si può applicare la dialettica sia a problemi di scienza ‘pura’ sia alle relazioni sociali della scienza’”” [Jacques Monod, Jacques Monod. Il caso e la necessità. I grandi della scienza, 2012] (pag 141-143)”,”SCIx-369″ “MONOD Jacques”,”Il caso e la necessità. Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea.”,”””Tutto ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della necessità”” (Democrito) (in apertura) Jacques Lucien Monod (Parigi, 9 febbraio 1910 – Cannes, 31 maggio 1976) è stato un biologo e filosofo francese, vincitore del Premio Nobel per la medicina nel 1965. Ricevette numerose altre onorificenze e distinzioni, tra le quali la medaglia della Legion d’Onore. Ha inoltre partecipato alla resistenza francese al nazifascismo durante la seconda guerra mondiale. (wikip)”,”SCIx-430″ “MONORCHIO Andrea TIVELLI Luigi”,”Viaggio italiano. Vizi e virtù dell’Italia in Europa.”,”Andrea Monorchio, 62 anni, è ragioniere generale dello Stato dal 1989, vantando oltre quarant’anni di carriera nei ranghi della Ragioneria. Ha insegnato verso varie università e recentemente gli è stata attribuita, per chiara fama, dal Senato accademico dell’Università di Siena la cattedra di Contabilità di Stato. Luigi Tivelli, 46 anni, consigliere parlamentare della Camera dei deputati, con gli ultimi governi è stato chiamato a prestare le sue funzio ni alla presidenza del Consiglio. Attualmente è capo di gabinettodel ministro per i Rapporti col Parlamento.”,”EURx-067-FL” “MONSAGRATI Giuseppe”,”Roma senza il Papa. La Repubblica romana del 1849.”,”””Alla fin fine Mazzini risultava tra i pochi che ancor prima del Marx delle ‘Lotte di classe in Francia’ avevano visto chiaro nel disegno reazionario di Luigi Napoleone e nella strada che egli avrebbe fatto imboccare alla Francia”” (pag 122-123)”,”ITAB-354″ “MONSAGRATI Giuseppe”,”Federalismo e unità nell’azione di Enrico Cernuschi (1848-1851).”,”Giuseppe Monsagrati, nato a Formia nel 1943, ha studiato a Roma dove si è laureato con una tesi sulla storiografia inglese sul Risorgimento. Dal 1969 è assistente di Storia del Risorgimento nella facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Roma. Collaboratore del Dizionario Biografico degli Italiani, edito dalla Treccani, si è interessato al filone dei democratici dell’Ottocento approfondendo particolarmente il periodo postquarantottesco sul quale ha pubblicaot altri saggi. Attualmente (1976) è impegno nell’edizione italiana dei ‘Diari’ dell’economista inglese N.W. Senior. Cernuschi, Enrico. – Patriota (Milano 1821 – Mentone 1896); repubblicano federalista, fu attivo nelle Cinque giornate di Milano (1848) e avversò la fusione della Lombardia col Piemonte; fu poi deputato all’Assemblea costituente di Roma opponendosi all’unitarismo mazziniano. Caduta Roma si trasferì a Parigi, dove si arricchì e prese nel 1871 la cittadinanza francese. Sostenitore del bimetallismo e della cooperazione, scrisse la Mécanique de l’échange (1865), La monnaie bimétallique (1876), ecc. Raccolse una collezione di opere d’arte dell’Estremo Oriente, che legò alla città di Parigi (1895) insieme con il suo palazzo, che costituisce ora il Museo Cernuschi inaugurato nel 1898. (Trecc) “”Erano le stesse idee che avrebbe sviluppato di lì a poco in un opuscolo che, spesso troppo disinvoltamente trascurato da chi si è occupato di [Giuseppe] Ferrari, rivela la facile adattabilità del suo socialismo a soluzioni di tipo autoritario e merita perciò una certa attenzione. ‘L’Italia dopo il colpo di Stato del 2 dicembre 1851’ fu pubblicato a Capolago nel maggio del ’52 e in esso il pensatore milanese, che l’anno prima aveva dato la ‘Filosofia della Rivoluzione’, ora esponeva una specie di pratica della rivoluzione in cui il colpo di Stato era visto come la logica conclusione della recente storia francese. A Proudhon, che pochi mesi più tardi – a luglio, per l’esattezza – avrebbe dato alle stampe il lavoro su ‘La révolution sociale démontrée par le coup d’état du 2 décembre’ contenente una tesi molto meno ottimistica di quella illustrata nell’opuscolo ferrariano (177), Karl Marx avrebbe, nella sua seconda prefazione al ’18 brumaio di Luigi Bonaparte’, rivolto un’accusa precisa, sostenendo che, poiché la chiave interpretativa dei fatti che avevano portato al 2 dicembre non era stata la lotta di classe, in Proudhon «la ricostruzione storica del colpo di stato si trasforma… in una apologia storica dell’eroe del colpo di stato» (178). La critica di Marx colpisce anche lo scritto di Ferrari, il quale, per di più, del testo proudhoniano avrebbe apprezzato soprattutto l’assunto per cui «la dittatura attuale è sociale», respingendo in blocco tutti i motivi di condanna in esso contenuti (179). Premesso che il 2 dicembre rappresentava «una violazione delle leggi» (180) senza precedenti, Ferrari affermava che il colpo di Stato «era nei destini della Francia, e se rimanesse dubbio sulla fatalità che lo imponeva, il dubbio sarebbe sciolto dal voto che lo sanzionò, e che gli diede una maggioranza di sette milioni e quattrocentomila voti contro seicentomila voti» (181); la libertà che aveva calpestato era fittizia, era quella dei repubblicani formalisti, «quella dell’assemblea, quella dei regi, quella dei ricchi, quella dei sofisti» (182). Luigi Napoleone aveva reso alle masse un favore non indifferente, e le masse lo avevano compensato con il plebiscito del 21 dicembre (…)”” (pag 270-272) [Giuseppe Monsagrati, ‘Federalismo e unità nell’azione di Enrico Cernuschi (1848-1851)’, Nistri-Lischi, Pisa, 1976] [(177) I due opuscoli, quello di Ferrari e quello di Proudhon, sono analizzati da Franco Della Peruta, ‘Democrazia e socialismo nel Risorgimento’, cit., pp. 130-35, che li giudica come «strumenti di una battaglia politica concertata di comune accordo e da condurre parallelamente»; ma il Della Peruta non tiene conto delle critiche mosse dall’italiano al francese (vedile riportate nella nota 179); (178) Karl Marx, ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’, a cura di Giorgio Giorgetti, Roma, 1964, p. 35; (179) Ferrari a Cattaneo, 15 ag. ’52, in Cattaneo, ‘Epistolario cit. II, 497-98: «Lessi il libro di Proudhon che usciva il giorno stesso del mio arrivo: stile fortissimo e idee dimezzate, parole incendiarie e grandi transazioni, contraddizioni continue. Il fondo propone un ministero Proudhon non per ambizione che sarebbe stolida ma per smania di parlare; e non vede che la forza della dittatura attuale sta nel non esservi discussione, e la forza del Presidente sta nell’esser egli illogico; la sua facoltà di far grandi cose sta nell’esser egli principe, per cui non spaventa il commercio; e non vede Proudhon che la nostra speranza sta nell’esser Bonaparte condannato a contraddirsi e a morir di contraddizione». Per Ferrari si doveva concedere una tregua a Luigi Napoleone, nella certezza che il tempo avrebbe risolto tutti i dubbi, «ma – aveva già osservato in proposito Pisacane – questo tempo potrebbe anche essere quello dei geologi, il quale è un poco lunghetto» (Pisacane a Cattaneo, 15 dic. ’51, in Carlo Pisacane, ‘Epistolario’, cit. p. 134); (180) Giuseppe Ferrari, ‘L’Italia dopo il colpo di stato del 2 dicembre 1851’, Capolago, 1852, p. 5; (181) Ivi, p. 12; (182) Ivi, p. 21]”,”BIOx-361″ “MONTAGNANA Mario”,”Ricordi di un operaio torinese. 1. Sotto la guida di Gramsci.”,”La prima parte di questi ‘Ricordi’ che arriva fino alla ‘Marcia su Roma’ è già stata pubblicata nel 1944 a New York (poi c’è stata una seconda edizione per la casa Fasano nel 1947). I ricordi di MONTAGNANA vanno dal 1911 al 1926.”,”MITC-019″ “MONTAGNANA Mario”,”Ricordi di un operaio torinese. II. Sotto la guida di Togliatti.”,”””Orbene, quanti furono, nonostante questo, gli operai italiani iscritti al Partito fascista, anche negli anni in cui questi era più numeroso? Non ho sottomano alcuna statistica; ma è certo, ad ogni modo, che essi non superarono mai il 15 o 20 per cento dell’ intera classe operaia”” (pag 85)”,”PCIx-112″ “MONTAGNANA Rita”,”Che cosa è il Colcos?”,”””La mia conversazione col vecchio colcosiano durò a lungo, volevo sapere tante cose ed egli assecondava volentieri il mio desiderio. – Le condizioni dei contadini sono molto migliorate dopo la collettivizzazione? – gli chiesi. – L’agiatezza è entrata nella casa di ogni contadino mi rispose. Si sono aperte le scuole, si sono inviati e si inviano i giovani contadini più intelligenti a studiare nelle città, nelle università, negli istituti tecnici, nelle accademie militari. (…)””. (pag 7)”,”RUSU-199″ “MONTAGNANA Mario (introduzione)”,”Documenti sulle condizioni dei lavoratori nell’industria.”,”Foto di operai decapitati schiacciati per il crollo delle strutture, impigliati nelle macchine, foto di manifestazione per un morto allo SCI di Genova Cornigliano”,”CONx-001-FPA” “MONTAGNANA Mario”,”Ricordi di un operaio torinese.”,”””La Direzione del partito italiano ebbe sempre, su tutti i problemi fondamentali che si dibattevano in quel momento una posizione giusta, d’accordo con Stalin, contro gli opportunisti e i conciliatori. Purtroppo, però, si trovava in quel periodo a Mosca, quale rappresentazione del Partito Comunista d’Italia, Angelo Tasca, membro dell’Ufficio politico, il quale si rivelò, in quella occasione, un opportunista della peggior specie”” (pag 333)”,”BIOx-057-FV” “MONTAGNON Barthélémy”,”Jean Jaures. Humaniste et Revisionniste.”,”””Jaures allait très au-delà du Marxism”” (Vandervelde) JAURES è nato nel 1859 e morto nel 1914. Aveva 41 anni in meno di Marx, 39 in meno di Engels, 19 in meno di Vaillant, 14 in meno di Guesde, 18 anni di meno di Clemenceau, 13 anni più di Leon Blum, 19 anni più di Albert Thomas. MONTAGNON è uno dei pochi militanti parigini dell’ epoca 1908-1914 che ha conosciuto bene Jean JAURES. Aderisce al Partito (18° sezione) nel 1908. E’ lì che incontra: Marcel SEMBAT, Gustave ROUANET, Pierre RENAUDEL, Ernest POISSON, Jean VARENNE e più tardi Marcel CACHIN, tutti amici e collaboratori diretti del grande tribuno JAURES. Nel 1909, SEMBAT, che lo aveva preso sotto la sua protezione, lo presenta personalmente a JAURES: “”Ah, ah, dice quest’ultimo, un giovane ingegnere, bene; cittadino venitemi a trovare al giornale””. Da quel giorno MONTAGNON è rimasto sul sentiero di JAURES.”,”JAUx-033″ “MONTAGU M.F.A.”,”La razza. Analisi di un mito.”,”MONTAGU M.F.A. è nato a Londra nel 1905, e qui si è formato e trasferitosi negli Stati Uniti, professore di antropologia alla Rutgers University, ha publicato numerosi lavori tra cui ‘Man in Process’.”,”SCIx-115″ “MONTAGU Ashley M. F.”,”La razza. Analisi di un mito.”,”M.F.A. Montagu è nato a Londra nel 1905. Si è poi trasferito in Usa. E’ stato professore di antropologia alla Rutgers University e ha pubblicato ‘Man in Process’.”,”TEOS-073-FL” “MONTAGU Ashley a cura, saggi di E.R. SORENSON P. DAPER J.L. BRIGGS R. KNOX-DENTAN C.H. BERNDT C.M. TURNBULL R.I. LEVY”,”Il buon selvaggio.”,”A. Montagu, nato nel 1905 ha studiato in Inghilterra, poi in Italia e infine in Usa (Princeton, New Jersey). E’ stato professore di Anatomia in varie Facoltà di Medicina e professore di Antropologia nelle Università di New York, Rutgers, Harvard e Princeton.”,”SCIx-003-FFS” “MONTAIGNE Michel E. de”,”Sull’ educazione. Scelta dei saggi.”,”Montaigne, Michel Eyquem de (Castello di Montaigne, Périgord 1533-1592), filosofo francese. Nato da nobile famiglia, Montaigne apprese assai giovane, da precettori, il greco e il latino; educato al collegio di Guyenne a Bordeaux, dove completò la propria formazione umanistica, studiò diritto a Tolosa e a Bordeaux. Decisiva per la sua vita fu l’amicizia con lo scrittore Etienne de La-Boétie (1530-1563). Magistrato consigliere a Périgueux e parlamentare a Bordeaux, Montaigne fu coinvolto nei conflitti religiosi della sua epoca e partecipò all’assedio di Rouen, con il quale l’esercito del re strappò la città agli ugonotti. Dopo la scomparsa di La Boétie, Montaigne si propose di scrivere i Saggi, che avrebbero dovuto rappresentare il “”sepolcro”” dell’amico. Sposatosi nel 1565, nel 1568 Montaigne ereditò il patrimonio familiare; nel 1570 si ritirò a vita privata e rinunciò alla carica di magistrato, per consacrarsi allo studio dei classici (soprattutto Seneca e Plutarco) e scrivere i Saggi, svolgendo in chiave autobiografica l’analisi dei comportamenti e dei costumi dell’uomo.”,”VARx-014″ “MONTAIGNE Michel de, a cura di Gianni NICOLETTI”,”Saggi scelti. (Titolo orig.: Essais)”,”””Ogni uomo danaroso è a mio parere avaro. Platone ordina così i beni corporali dell’ uomo: la salute, la bellezza, la forza, la ricchezza. E la ricchezza, dice non è cieca ma chiaroveggente, quando è illuminata dalla prudenza””. (pag 23) “”Noi ammiriamo ed apprezziamo di più le cose straordinarie delle ordinarie…”” (pag 107) “”Gli uni fanno credere al mondo che credono quel che non credono. Gli altri, in più gran numero, la dànno a bere a se stessi, non sapendo penetrare in ciò che sia credere. E noi troviamo strano se, nelle guerre che in quest’epoca affliggono il nostro stato, vediamo gli avvenimenti andar da tutte le parti e mutare in una maniera comune e ordinaria. E’ che noi non vi portiamo se non il nostro interesse. La giustizia che si trova in uno dei partiti non vi è che per ornamento e copertura; essa è ben messa innanzi; ma non è né accolta, né allogata, né sposata; è come nella bocca dell’ avvocato, non come nel cuore e nell’ affetto della parte. Dio deve il suo soccorso straordinario alla fede e alla religione, non alle nostre passioni. Gli uomini sono guide e si servono della religione: dovrebbe essere tutto il contrario””. (pag 75) “”Non mi persuado facilmente che Epicuro, Platone e Pitagora ci abbiano dato per moneta sonante i loro Atomi, le loro Idee e i loro Numeri. Essi erano troppo saggi per fondare i loro articoli di fede su cosa tanto incerta e tanto discutibile. Ma, in quell’ oscurità e ignoranza del mondo, ognuno di quei grandi personaggi si è affaticato a portare una qualche idea di luce, (…)””. (pag 167)”,”FILx-349″ “MONTAIGNE Michel de, a cura di Virginio ENRICO”,”Saggi. Libro primo. Libro secondo. Libro terzo.”,”ANTE3-33 Saggi (Essais) è il titolo di un’opera di Michel Eyquem de Montaigne, pubblicata in tre versioni nel 1580, 1588, 1595. Si tratta di un’ampia raccolta di brani di varia estensione, scritti senza seguire un progetto prestabilito, in cui tratta di molti argomenti da un punto di vista soggettivo e personale. Il termine francese Essai significa “”esperimento””, “”tentativo”” o “”prova””. Montaigne scrisse i Saggi con un’abile tecnica retorica che intendeva avvincere e coinvolgere il lettore, a volte dando l’impressione di lasciarsi trasportare in un flusso di idee da un argomento all’altro, altre volte utilizzando uno stile più strutturato che tende a portare in evidenza la natura didattica della sua opera. Le sue argomentazioni sono spesso sostenute con numerose citazioni di testi classici greci e latini. I Saggi colpiscono per la varietà e per i contrasti che li animano. I più brevi (specialmente nel libro I) sono poco più che note di lettura, ma altri sono dei veri e propri saggi filosofici d’ispirazione stoica (“”Filosofare è apprendere a morire””, I, 20) o scettica (“”Apologia di Raymond Sebond””, II, 12), via via più pieni di confessioni personali (“”Della vanità””, III, 9; “”Dell’esperienza””, III, 13). A volte titoli ingannevoli mascherano i capitoli più audaci: “”Usanza dell’isola di Ceo”” (II, 3) discute della legittimità del suicidio; “”Della rassomiglianza dei figli ai padri”” (II, 37) critica i medici; “”Su dei versi di Virgilio”” (III, 5) nasconde le confessioni di Montaigne sulla sua esperienza dell’amore e della sessualità; “”Delle carrozze”” (III, 6) denuncia la barbarie dei conquistatori del Nuovo Mondo. Non meno diverse sono le fonti che Montaigne fa dialogare, da Plutarco e Seneca, suoi autori prediletti, a innumerevoli storici e poeti, con centinaia di citazioni, in prosa e in versi, in francese e in latino. « […] sono così assetato di libertà che mi sentirei a disagio anche se mi venisse vietato l’accesso ad un qualsiasi angolo sperduto dell’India […] »”,”FILx-409″ “MONTAIGNE Michel de”,”Dizionario della saggezza. Brani scelti.”,”””Non c’è nulla di male nella vita per chi ha ben compreso che la privazione della vita non è male”” (pag 17) “”Quando morirò voglio che la morte mi colga mentre lavoro”” (pag 20) “”A colui che gli diceva: “”I trenta tiranni ti hanno condannato a morte””, Socrate rispose: “”E la natura ha condannato loro””. Che sciocchezza darci pena proprio sul punto di passaggo all’esenzione di tutte le pene! Come la nostra nascita ci ha portato la nascita di tutte le cose, così la nostra morte produrrà la morte di tutte le cose. Perciò è identica follia piangere perché di qui a cent’anni non vivremo più, come pinagere perché non vivevamo cent’anni fa”” (pag 25) “”Ma la natura ci forza. “”Uscite”” dice “”da questo mondo, come ci siete entrati. Lo stesso passaggio che faceste dalla morte alla vita, senza passione e senza spavento, rifatelo dalla vita alla morte. La vostra morte è una delle parti dell’ordine dell’universo; è una parte della vita del mondo”” (pag 26) “”Ovunque finisca la vostra vita, è tutta intera. L’utilità di vivere non è nella durata, ma nell’uso: come ha vissuto a lungo chi ha vissuto poco; fate attenzione finché ci siete. Dipende dalla vostra volontà, non dal numero degli anni, se avete vissuto abbastanza”” (pag 30) Tirannia delle parole “”Io ho in odio ogni sorta di tirannia, e quella a parole e quella di fatto. Spesso mi oppongo a quelle vane circostanze che ingannano il nostro giudizio attraverso i sensi; e stando in allerta per queste grandezze fuori del comune, ho trovato che sono, per lo più, uomini come gli altri”” (pag 51) “”La più grande virtù di un principe è conoscere i propri sudditi”” (pag 53) “”Ci sono parecchi libri, utili per la loro materia”” (pag 65) Montaigne, Dizionario della saggezza, 2014″,”FILx-492″ “MONTAIGNE Michel E., a cura di Maurice RAT”,”Essais. Livre Premier.”,”Maurice Rat ex allievo della Ecole Normale Superieure, professore al liceo, insegnante agrégé all’Università. Volume intonso Tratta di Cicerone, Catone, Democrito ed Eraclito, Cesare, La Boetie”,”FILx-565″ “MONTAIGNE Michel E., a cura di Maurice RAT”,”Essais. Livre Second.”,”Maurice Rat ex allievo della Ecole Normale Superieure, professore al liceo, insegnante agrégé all’Università. Volume intonso. Contiene: – Difesa di Seneca e di Plutarco (pag 451-) – Osservazioni sui modi di fare la guerra di Giulio Cesare (pag 459-)”,”FILx-566″ “MONTAIGNE Michel E., a cura di Maurice RAT”,”Essais. Livre Troisième.”,”Maurice Rat ex allievo della Ecole Normale Superieure, professore al liceo, insegnante agrégé all’Università. Volume intonso. Contiene: – Della vanità (pag 177) – Della esperienza (pag 312)”,”FILx-567″ “MONTAIGNE Michel de, a cura Virginio ENRICO”,”Saggi.”,”Saggi è un’opera di Michel Eyquem de Montaigne, pubblicata in tre versioni nel 1580, 1582 e 1588. Consiste in un’ampia raccolta di brani di varia estensione, scritti senza seguire un progetto prestabilito, in cui l’autore tratta di molti argomenti da un punto di vista soggettivo e personale… (wikip) Montaigne. Al lettore. ‘Questo, lettore, è un libro sincero. Ti avverte fin dall’inizio che non mi sono proposto con esso alcun fine, se non domestico e privato. Non ho tenuto in alcuna considerazione né il tuo vantaggio né la mia gloria. Le mie forze non sono sufficienti per un tale proposito. L’ho dedicato alla privata utilità dei miei parenti e amici: affinché dopo avermi perduto (come toccherà loro ben presto) possano ritrovarvi alcuni tratti delle mie qualità e dei miei umori, e con questo mezzo nutrano più intera e viva la conoscenza che hanno avuto di me. Se lo avessi scritto per procacciarmi il favore della gente, mi sarei adornato meglio e mi presenterei con atteggiamento studiato. Voglio che mi si veda qui nel mio modo d’essere semplice, naturale e consueto, senza affettazione né artificio: perché è me stesso che dipingo. Si leggeranno qui i miei difetti presi sul vivo e la mia immagine naturale, per quanto me l’ha permesso il rispetto pubblico. Che se mi fossi trovato tra quei popoli che si dice vivano ancora nella dolce libertà delle primitive leggi della natura, ti assicuro che ben volentieri mi sarei qui dipinto per intero, e tutto nudo. Così, lettore, sono io stesso la materia del mio libro: non c’è ragione che tu spenda il tuo tempo su un argomento tanto frivolo e vano. Addio dunque, da Montaigne, il primo di marzo millecinquecentottanta’ (www.nilalienum.it)”,”FILx-135-FRR” “MONTAIGNE Michel Eyquem”,”Il giornale di viaggio in Italia.”,”Michel Eyquem De Montaigne (1533-1592) apparteneva a una famiglia che si era arricchita col commercio a Bordeaux, ed era stata elevata da poco alla nobiltà…. Il giornale di viaggio in Italia racconta le impressioni che il Montaigne raccolse giorno per giorno nel suo itinerario, che si svolse tra il 5 settembre 1580 e il 30 novembre dell’anno successivo. Campagni di viaggio erano quattro gentiluomini, tutti giovanissimi”,”VARx-051-FGB” “MONTALBETTI Franco”,”Gli imperi dei mass-media in Europa.”,”Riquadro pagina 110: Karl Marx: il Times di Londra e Lord Palmerston”,”ELCx-076″ “MONTALDI Danilo”,”Autobiografie della leggera. Emarginati balordi ribelli raccontano la loro storia.”,”Danilo MONTALDI (1929-1975) è una singolare figura di studioso e di militante politico. Comunista senza tessera, sociologo e storico senza scuola, è autore di ‘Milano, Corea. Inchiesta sugli immigrati’ (scritto con Franco ALASIA, 1960), ‘Militanti e politici di base (1971). Postumi sono usciti: ‘Saggio sulla politica comunista in Italia, 1919-70’ (1976), ‘Bisogna sognare’ (1994), che raccoglie gli scritti sparsi usciti su giornali e riviste dal 1952 al 1975.”,”ITAS-002″ “MONTALDI Danilo”,”Korsch e i comunisti italiani. Contro un facile spirito di assimilazione. In appendice: Lettera di Bordiga a Korsch. Atti della III conferenza nazionale di ‘Kommunistische Politik’.”,”Centrato sul cruciale anno 1926 il volume ricostruisce i rapporti tra sinistra comunista tedesca di KORSCH, raccolta nel gruppo di Kommunistische Politik e quella italiana, il cui punto di riferimento è Amadeo BORDIGA, sullo sfondo e in contrasto con lo stabilizzarsi del ‘nuovo ordine’ staliniano nell’ URSS e nell’ Internazionale. Danilo MONTALDI (1929-1975) è stato, negli anni Cinquanta, il tramite in Italia delle esperienze internazionali (francesi, tedesche, americane) di gruppi marxisti impegnati nella riscoperta della centralità del lavoro politico in fabbrica e del potere operaio, anticipando l’ azione di PANZIERI e di “”Quaderni Rossi””. Nella stessa direzione del suo lavoro politico andava l’ attività di ricerca, volta a ricostruire, grazie alla raccolta di testimonianze scritte e orali, la storia delle “”classi subalterne”” e dei militanti.”,”MGEK-036″ “MONTALDI Danilo”,”Saggio sulla politica comunista in Italia (1919-1970).”,”Contiene in allegato fotocopia del dattiloscritto della recensione del libro di Montaldi apparsa su Iniziativa Comunista N° 38 marzo 1977, a firma A.P. “”13. Nello scritto ‘Direttiva per lo studio delle questioni russe’, del 1927, egli suscita diversi imbrogli a uso immediato, per i compagni italiani. Ricordando l’ aprile ’17 e le tesi di Lenin sulla rivoluzione, Togliatti assimila Kamenev e Zinoviev a Trotsky, quando è invece Lenin, nel ’17, a doversi difendere dall’ accusa di trotskismo che può rivolgergli precisamente Kamenev”” (pag 48) “”In tale opera di terrorismo ilPCI aveva già dato buona prova di sé al tempo in cui “”l’ Unità”” e “”Stato operaio”” insinuavano che i fratelli Rosselli fossero stati uccisi dai trotskisti, raccogliendo una dura risposta dagli anarchici di “”Guerra di classe”” (nel frattempo, i fascisti attribuivano l’ assassinio agli anarchici e toccava questa volta a Salvemini smantellare l’ accusa).”” (pag 93) Pessimismo di Gramsci sulla rivoluzione in Italia data dall’ occupazione delle fabbriche (pag 144) Bordiga protagonista vs Zinoviev del V Congresso dell’ IC (1924) (pag 171) Lenin sull’ occupazione delle fabbriche. “”E grava tuttora sui comunisti in Italia la domanda, la constatazione di Lenin: “”Durante l’ occupazione delle fabbriche si è forse rivelato un solo comunista? No; in quel momento il comunismo non esisteva ancora in Italia. Si può parlare di una certa anarchia, ma, certo, non di comunismo marxista””.”” ( pag 344)”,”PCIx-232″ “MONTALDI Danilo”,”Saggio sulla politica comunista in Italia (1919-1970).”,”””… per finirla con la paura, con lo Stato, con qualsiasi potere disumano. Ecco che brilla l’ardente scintilla”” (Ernst Bloch) (pag 343)”,”MITC-001-FMP” “MONTALDI Danilo”,”Proletariato e Partito comunista negli anni 1944-46.”,”Doppiezza del Pci “”(…) Mentre al Sud si collabora con Badoglio, al Nord la stessa stampa Pci destinata alla base ne precisa le responsabilità fasciste (1). Se nel Mezzogiorno il Pci insiste che la questione istituzionale non deve dividere il popolo italiano, al Nord, nella preparazione dello sciopero del marzo ’44, ‘La fabbrica’ deve pur uscire con i titoli “”Via il re””, via Badoglio!””. Se nell’Italia liberata trionfa la linea unitaria a scapito della rivolta proletaria urbana e contadina, non sono bandiere nazionali che vengono issate alla Magneti Marelli, alla Falck, alla Breda, alla Pirelli, alla Innocenti, in Piazzale Loreto, in viale Lombardia a Niguarda, alla Casa dello studente, il 21 gennaio 1945, nel XXIV anniversario della fondazione del PC’dI, ma sono bandiere rosse. Come è una bandiera rossa alla Pirelli, il 25 luglio 1944. Come era una bandiera rossa quella rinvenuta alla Fiat Grandi Motori il 1° maggio 1943″” (pag 57) [(1) Immediatamente dopo la loro formazione, gruppi di partigiani decretavano la condanna a morte di Pietro Badoglio, dopo l’8 settembre; nn prevedendo, né immaginando, evidentemente, che sarebbe stato proprio Badoglio ad avviare la liberazione «legittima». E la condanna non poté altro che venire trasmessa in un canto (cfr. ‘La badoglieide’ in ‘I dischi del sole’, DS 8)]”,”PCIx-014-FGB” “MONTALDI Danilo”,”Autobiografie della leggera. Emarginati balordi ribelli raccontano la loro storia.”,”Danilo Montaldi, nato nel 1929 vive a Cremona. Ha curato con Franco Alasia un’inchiesta sugli immigrati, “”Milano Corea”” (1960), e ha pubblicato recentemente da Einaudi il secondo grande capitolo della sua indagine sulla cultura degli strati subalterni nella Bassa Padana (‘Militanti subalterni’). ‘Danilo Montaldi (Cremona, 1º luglio 1929 – Val Roia, 27 aprile 1975) è stato uno scrittore, traduttore, saggista e politico italiano. Partecipò sin da giovane alla vita politica locale. Nel 1944, entrò nel Fronte della Gioventù, un’organizzazione promossa dai comunisti, e partecipò alla Resistenza italiana, svolgendo attività di propaganda clandestina. Alla fine della guerra, si iscrisse al PCI, ma già nel 1946, in disaccordo con la politica di unità nazionale, uscì dal partito. Da quel momento, Montaldi intraprese un percorso che lo portò, nel corso degli anni successivi, a entrare in collegamento con numerosi gruppi della sinistra radicale internazionale. Collaborò intensamente con il Partito Comunista Internazionalista, il gruppo francese di Socialisme ou Barbarie, e l’olandese Spartakus, pur senza mai aderirvi. Nel 1957, fondò a Cremona, insieme ad alcuni amici, il Gruppo di Unità Proletaria, che si proponeva di svolgere attività di propaganda e agitazione socialista rivoluzionaria nella provincia. Nel corso degli anni, Montaldi sviluppò interessi intellettuali originali, all’incrocio tra storiografia, sociologia e politica. Collaborò con alcune delle principali riviste dell’epoca, come Discussioni, Nuovi Argomenti, Ragionamenti, Opinione, e Passato e Presente, che diedero voce alle istanze di libertà e rinnovamento della cultura italiana di sinistra. Negli anni Sessanta, Montaldi iniziò a lavorare come consulente e traduttore per alcune case editrici, tra cui Einaudi, Rizzoli, Mondadori, Il Saggiatore, e soprattutto Feltrinelli, dove lavorò anche come redattore nel 1962-63. Durante questo periodo, approfondì la conoscenza di Giangiacomo Feltrinelli, con cui collaborò strettamente in progetti di carattere politico-sociologico. Proprio la casa editrice Feltrinelli pubblicò nel 1960 il primo libro di Montaldi, intitolato Milano, Corea12. La vita e l’opera di Danilo Montaldi sono un prezioso contributo alla cultura e alla storia politica italiana.’ (f. copilot) Tra gli scritti di storici o intellettuali sulla figura di Montaldi si può citare: ‘Danilo Montaldi e la cultura di sinistra del secondo dopoguerra. Atti del Convegno; Napoli 16 Dicembre 1996′, La Città del Sole, 1998″,”ITAS-015-FSD” “MONTALDO Jean”,”Les finances du PCF. Le Parti le plus capitaliste de France. Son train de vie et ses recettes occultes. Les Caisses noires des communes rouges. Les Monopoles de 300 sociétés. Un Empire commercial et immobilier. Les Hommes d’ affaires du parti. Un procès exemplaire. La Banque soviétique du PCF.”,”MONTALDO Jean è giornalista e scrittore. Le edizioni del PCF e il potere locale. “”Il PCF ha fondato una catena di case specializzate nell’ edizione di opere che coprono tutto il ventaglio, dalla letteratura infantile fino ai libri d’ arte. Le cifre dei titoli e le loro tirature raggiungono il livello delle grandi imprese francesi del genere. Citiamo le principali: Le Editions Sociales, da tempo al centro della rete del libro comunista (…). La Librairie du Globe (franco-sovietica) che traduce le opere marxiste e dell’ Est (…). (…) Per alimentare le risorse del partito, i comuni acquistano le loro biblioteche pubbliche presso gil editori dipendenti dal partito. Così i soldi dei comuni vanno regolarmente nelle casse del PC senza che nessuno possa trovare da ridire. Nel 1970, la sola città di Nanterre ha ordinato 225.000 franchi di libri alle società comuniste menzionate sopra. E, nel 1976, la sola CDLP ha fornito per più di 170.000 franchi di libri il municipio di Gennevilliers.”,”PCFx-037″ “MONTALDO Chiara”,”Sono in Cina. Da Genova a Xiangfan con Medici Senza Frontiere.”,”Medici Senza Frontiere ha ricevuto il premio Nobel per la Pace nel 1999.”,”CINx-285″ “MONTALDO Silvano”,”Manifatture, tecnologia, gruppi sociali a Torino nell’età della Restaurazione.”,”Capitolo . Il padrone è il “”capo dei briganti : le lotte dei tessitori (pag 121-151)”,”ITAS-014-FMB” “MONTALE Bianca”,”La Confederazione Operaia Genovese e il movimento mazziniano a Genova dal 1864 al 1892.”,”””Nei primi tempi a Genova non si dà gran peso agli internazionalisti, pressoché inesistenti. Dal 1871 al 1873 c’è un tentativo di passare sotto silenzio gli avvenimenti, di minimizzare i fatti per evitare fratture e scissioni. Nell’ assemblea dell’ 8 aprile 1873, la Consociazione affronta finalmente con decisione la questione, espellendo da socio onorario Osvaldo Gnocchi Viani. Costui già dalla fine del 1871 aveva praticamente abbandonato il movimento mazziniano per aderire all’ Internazionale, ma nessun provvedimento era stato preso: probabilmente si ignorava, o per amore di tranquillità si fingeva di ignorare il fatto””. (pag 91)”,”MITT-149″ “MONTALE Eugenio a cura di Marco FORTI; saggi di LUZI SOLMI DE-ROBERTIS CONTINI SEGRE MENGALDO Maria CORTI GRAMIGNABIGONCIARI”,”Per conoscere Montale.”,”Il volume comprende anche saggi e studi specifici sull’ autore e sulle singole opere di poeti e critici contemporanei da LUZI a SOLMI, da DE-ROBERTIS a CONTINI, da SEGRE a MENGALDO, da Maria CORTI a GRAMIGNA, a BIGONCIARI. “”La storia non si snoda come una catena di anelli ininterrotta. In ogni caso molti anelli non tengono. La storia non contiene il prima e il dopo, nulla che in lei borbotti a lento fuoco. La storia non è prodotta da chi la pensa e neppure da chi l’ ignora. La storia non si fa strada, si ostina. (…)””. (pag 302)”,”VARx-132″ “MONTALE Eugenio”,”41 poesie.”,”MONTALE Eugenio nato a Genova nel 1896, premio Nobel per la Letteratura nel 1975, avviato agli studi tecnici, manifesta la passione per la poesia e la musica. Consegue il diploma di ragioniere nel 1915. Dopo la guerra che lo vede ufficiale di fanteria, trova un impiego a Firenze presso la casa editrice Bemporad; quindi diventa direttore del Gabinetto scientifico-letterario Vieusseux, fino all’ avvento del fascismo. Nel dopoguerra aderisce al Partito d’ Azione quindi nel 1947 approda come critico musicale e letterario al ‘Corriere della sera’. Senatore a vita dal 1967, è morto nel 1981. Ossi di seppia “”Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto, ascoltare tra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, frusci di serpi. (…)””. (pag 10) “”Quando il tempo s’ingorga alle sue dighe …”” (pag 25)”,”VARx-229″ “MONTALE Eugenio”,”Quaderno di traduzioni.”,”Eugenio Montale in alcune epoche della sua vita ha tradotto non solo poeti ma anche narratori e scrittori di teatro. Ora ha riunito in questo ‘Quaderno’ le traduzioni a lui più care. Una traduzione è di Fernando Bandini Poesia ‘I barbari’ di Kavafis (pag 149-150)”,”VARx-561″ “MONTALE Bianca”,”Antonio Mosto. Battaglie e cospirazioni mazziniane (1848-1870).”,”””All’inizio di novembre ha luogo in Savona il Congresso Operaio Ligure, seguito con grande attenzione dalla polizia che ha rilevato come nell’ambiente operaio il mazzinianesimo sia largamente diffuso e apertamente manifestato. Mentre da un lato alcuni confidenti mostrano di non ritenere imminente a Genova una rivoluzione, anche perché le condizioni dei lavoratori sarebbero complessivamente migliori che in passato, altri notano, in novembre, un preoccupante risveglio del partito d’azione. Un incaricato del movimento clandestino, non meglio identificato, starebbe percorrendo la Liguria per «riconoscere lo spirito delle popolazioni»”” (pag 178-179)”,”ITAB-355″ “MONTALE Eugenio, a cura di Angelo MARCHESE”,”Le opere. Poesia, prosa, traduzioni.”,”In appendice traduzioni da Shakespeare, Dickinson, Yeats, Eliot, Guillén, Fitzgerald (Il giovin signore) “”””Il giovin signore”” (titolo originale: “”This Side of Paradise””) è il primo romanzo dello scrittore statunitense F. Scott Fitzgerald, pubblicato nel 1920. Il libro racconta la storia di Amory Blaine, un giovane uomo ambizioso e affascinante che cresce in una famiglia agiata. La narrazione segue Amory dalla sua infanzia privilegiata, attraverso gli anni formativi a Princeton University, fino alla sua disillusione dopo la Prima Guerra Mondiale. Il romanzo esplora temi di amore, identità, ambizione e la ricerca di significato in un mondo in rapido cambiamento. Amory sperimenta successi e fallimenti nelle sue relazioni amorose e nella sua carriera, attraversando una serie di avventure e sfide che riflettono le turbolenze della gioventù. Attraverso il personaggio di Amory, Fitzgerald offre una critica della società del suo tempo, rivelando la vacuità e la superficialità della vita mondana. “”Il giovin signore”” è spesso considerato un’opera semi-autobiografica, poiché molte delle esperienze di Amory rispecchiano quelle dell’autore stesso. Eugenio Montale, il premio Nobel per la Letteratura del 1975, ha tradotto alcune opere di F. Scott Fitzgerald, incluso “”Il giovin signore”” (This Side of Paradise). La sua capacità di tradurre non solo il significato ma anche il tono e lo stile dei testi originali ha contribuito a rendere queste opere accessibili ai lettori italiani”” (f. copil.)”,”VARx-018-FMDP” “MONTALENTI Giuseppe”,”Charles Darwin. Idee e polemiche su evoluzione e origine degli esseri umani.”,”Darwin, Marx ed Engels. “”Quali furono le applicazioni del darwinismo alle scienze sociali? Nell”Origine delle specie’ se ne parla poco. Ma nell”Origine dell’uomo’ Darwin trasferisce il concetto di selezione naturale dal piano individuale a quello sociale e considera la competizione fra società, o comunità, o gruppi. L’origine e l’evoluzione dell’umanità, così come erano illustrate dalla dottrina evoluzionistica, e il concetto di lotta per l’esistenza si adeguavano molto bene ai principi del socialismo e alla sua concezione della storia. Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895) accolgono entusiasticamente il darwinismo, pur con qualche riserva su alcune sue singole affermazioni. Si oppongono in modo particolare alla “”falsa legge di Malthus””. Infatti questa identificava la causa della miseria con la naturale sproporzione fra l’incremento numerico della popolazione e quello dei mezzi di sussistenza, anziché nello sfruttamento di una classe sociale da parte di un’altra. Poiché tale causa essendo permanente e, nel pensiero di Malthus, inevitabile, vana è la ricerca di rimedi: proposizione che, naturalmente, non è accolta dai socialisti. Di fronte all’entusiasmo con cui i socialisti accolsero la sua teoria, Darwin fu ancora più cauto che in materia religiosa. Lo dimostra, fra l’altro, una sua lettera ritrovata fra le carte di Marx e attualmente conservata nell’Istituto Marx-Engels di Mosca. E’ del 13 ottobre 1880 e risponde con un cortese rifiuto all’offerta di dedicare a Darwin stesso un’opera di cui gli si spedivano le bozze proprio per avere la sua approvazione. Darwin scrive: «Vi ringrazio per la gentile lettera e per quanto vi è accluso. La pubblicazione delle vostre osservazioni sui miei scritti, qualsiasi forma abbiano, non necessita di alcun consenso da parte mia… Preferirei che la parte o il volume non fossero dedicati a me (benché vi sia grato per l’onore che intendete farmi), perché ciò suggerirebbe in certo modo la mia approvazione di tutta l’opera, che non conosco bene. Benché io sia un fervido sostenitore della libertà di opinioni in ogni argomento, mi sembra (a ragione o a torto) che attacchi diretti contro il cristianesimo e il teismo abbiano assai scarso effetto sul pubblico; e che la libertà di pensiero possa meglio promuoversi con quella illuminazione graduale dell’intelletto umano che consegue al progresso delle scienze. Perciò ho sempre evitato di scrivere sulla religione, e mi sono limitato alla scienza. E’ possibile che io sia stato troppo influenzato dal pensiero del dispiacere che una mia adesione ad attacchi diretti contro la religione potrebbe procurare ad alcuni membri della mia famiglia. Sono dolente di dover respingere la vostra richiesta, ma sono vecchio, ho poche forze e la lettura delle bozze (come so per recente esperienza) m’è assai faticosa». Ancora una volta Darwin si proclama uomo di scienza e rifiuta di lasciarsi trascinare su un terreno diverso da quello in cui si sente padrone”” (pag 76-77) [Giuseppe Montalenti, ‘Charles Darwin. Idee e polemiche su evoluzione e origine degli esseri umani’, Bologna, 2009]”,”SCIx-440″ “MONTALENTI Giuseppe RICCI Saverio”,”Federico Cesi e la fondazione dell’Accademia dei Lincei. Mostra bibliografica e documentaria.”,”‘Del naturale desiderio di sapere’ L’Accademia dei Lincei, fondata nel 1603 da Federico Cesi, è la più antica accademia scientifica del mondo; annoverò tra i suoi primi Soci Galileo Galilei. Massima istituzione culturale italiana, Ente pubblico non economico, classificata tra gli Enti di primo livello “Enti di notevole rilievo”, dal luglio 1992 è consulente scientifico e culturale del Presidente della Repubblica , che, motu proprio, le ha accordato l’Alto patronato permanente. (lincei.it) Catalogo opere Lincei: Per l’acquisto di pubblicazioni rivolgersi a: Bardi Edizioni Srl Contatti: Sede operativa: Via del Leone, 13 – 00186 Roma Tel. :+39066877815 – Fax. +390668807739 E-mail:segreteria@bardiedizioni.it Sito Web: Bardi Edizioni Bardi Edizioni è editore e distributore ufficiale dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Il nucleo fondamentale della sua produzione editoriale è costituito da storia antica, arte, archeologia, filologia, orientalistica, astronomia, musica, chimica, fisica, biologia e botanica, argomenti che rispecchiano i molteplici interessi dell’Accademia. Il suo catalogo raccoglie circa novemila titoli che spaziano dalle preziose pubblicazioni della Reale Accademia d’Italia ai più recenti convegni lincei.”,”ITAG-001-FB” “MONTALENTI Giuseppe”,”L’evoluzione.”,”Nato ad Asti nel 1904 morto a Roma nel 1990, Giuseppe Montalenti dal 1960 è stato titolare della cattedra di genetica nella facoltà di scienze dell’Università di Roma. Nel ’59 ha ottenuto il premio nazionale dell’Accademia dei Lincei per la botanica e la zoologia. E’ stato dal ’58 al ’61 presidente della Union Internationale des Sciences Biologiques. “”E’ ancora diffuso in Italia il pregiudizio che l’evoluzione sia una teoria biologica antiquata, ormai superata dall’indirizzo sperimentale della scienza moderna; una teoria di cui non è stato possibile dare una dimostrazione definitiva. Le ragioni che alimentano tale pregiudizio sono analizzate nel capitolo VI di questo libro. Il quale si propone, appunto, di dimostrare la fallacia del giudizio negativo e la infondatezza dell’atteggiamento scettico che molti biologi assunsero nei riguardi dell’evoluzionismo all’inizio di questo secolo. L’opinione dei biologi moderni può esprimersi nella formula proposta da Th. Dobzhansky (1937): «l’evoluzione è un fatto assodato con quanta sicurezza è possibile accertare un evento che si è svolto al di fuori di ogni testimonianza umana». La genetica, da una trentina d’anni a questa parte, ha rimesso in onore lo studio dei modi con cui può attuarsi l’evoluzione, su di una base sperimentale. Gran fervore di ricerche è ora in atto su questi indirizzi d’indagine; e nessun biologo oggi dubita che l’accertamento dell’evoluzione come fatto storico sia una delle più importanti conquiste della scienza moderna. L’indagine dei meccanismi che l’hanno determinata è tuttora la mantengono come processo attuale, è considerata come uno dei compiti più urgenti della biologia”” (pag IX, prefazione, 1965); “”Il pregiudizio cui accennavo nella prefazione alla prima edizione va probabilmente dileguandosi nel pubblico italiano. Ad esso infatti, attraverso giornali libri radio televisione, giunge sempre maggior copia d’informazioni scientifiche, in particolare biologiche. Parecchi libri (traduzioni od originali) sono stati pubblicati in Italia sull’argomento dell’evoluzione come risulta dalla nota bibliografica (pp. 235-38). Tuttavia ritengo che questo volumetto possa ancora svolgere una utile opera d’informazione a carattere sintetico e riassuntivo. Perciò, lasciandone inalterata la struttura, lo ripresento al pubblico con alcune variazioni e qualche aggiunta rese necessarie per maggior chiarezza e per alcuni recenti progressi”” (G. Montalenti, Roma, Istituto di genetica dell’Università, gennaio 1972)”,”SCIx-529″ “MONTALI Edmondo a cura; saggi di MEGALE Agostino BARUCCI Emilio FASSINA Stefano HIRCHEL Dierk DE LA ROCHA VÁZQUEZ Manuel HOFFMANN Reiner FONTANA Alessandro ROCCHI Nicoletta”,”L’Unione Europea e la crisi finanziaria. Parti sociali e casi nazionali a confronto.”,”MONTALI Edmondo è un ricercatore della Fondazione Giuseppe Di Vittorio”,”EURE-092″ “MONTALI Edmondo a cura; saggi di Maurizio ANTONIOLI Giorgio SACCHETTI Jorge TORRE SANTOS Andrea DILEMMI Adolfo PEPE”,”Unione Sindacale Italiana. I cento anni dell’USI.”,”Edmondo Montali, ricercatore presso la Fondazione Giuseppe Di Vittorio”,”MITT-391″ “MONTALI Edmondo a cura”,”L’insurrezione legale. Italia, giugno-luglio 1960. La rivolta democratica contro il governo Tambroni.”,”Edmondo Montaldi dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale è ricercatore presso la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Foto in copertina: gli scontri a Genova in piazza De Ferrari.”,”LIGU-156″ “MONTALI Edmondo a cura”,”L’insurrezione legale. Italia, giugno-luglio 1960. La rivolta democratica contro il governo Tambroni.”,”Edmondo Montaldi dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale è ricercatore presso la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Foto in copertina: gli scontri a Genova in piazza De Ferrari.”,”ITAC-007-FV” “MONTALI Edmondo, a cura, scritti di Fabrizio LORETO Paolo ARVATI Cesare PINELLI Adolfo PEPE Enrico PANINI Marco REVELLI Carla CANTONE Rosario MANGIAMELI Franco PADRUT”,”L’insurrezione legale. Italia, giugno-luglio 1960. La rivolta democratica contro il Governo Tambroni.”,”Edmondo Montali dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale, è ricercatore della Fondazione Giusppe Di Vittoro. Ha pubblicato ‘Il sindacato, lo Stato nazionale e l’Europa. Il sindacalismo tedesco e il processo di integrazione europea (1945-1963’ (Ediesse, 2008); ‘1968. L’autunno caldo della Pirelli’ (2010).”,”MITT-002-FAP” “MONTANARI Fausto”,”Il mondo di Dante.”,”MONTANARI Fausto, nato a Viterbo nel 1907, è stato ordinario di letteratura italiana nell’ Istituto Universitario di Magistero a Genova. Ha pubblicato varie opere su temi affini (v. retrocopertina). Con in ‘Convivio’ (banchetto a cui sono invitate le persone di buona volontà) DANTE intendeva diffondere l’ amore per il ragionare pacato, universale, scientifico, come principio di vita pacifica e veramente umana. Dante con la ‘Comedia’ voleva lanciare una profezia di rinnovamento mondiale. Perciò utilizzando la forma del viaggio ultraterreno suggeritogli dal libro sesto dell’ Eneide e dalla parole di San Paolo… Dante, utilizzando elementi di visioni medievali, ma più ancora figure di poemi latini (Ovidio, Lucano, Stazio) espose la Commedia delle sue esperienze ed idee prendendo la sua persona come figura della storia di tutta l’ umanità.”,”VARx-046″ “MONTANARI Marcello”,”Studi su Gramsci. Americanismo Democrazia e Teoria della Storia nei Quaderni del Carcere.”,”MONTANARI Marcello (Ostuni 1948) insegna storia delle dottrine politiche presso l’ Univesità di Bari. Si è occupato di marxismo teorico francese e della cultura italiana del ‘900. Questione dell’ assenza di un reale giacobinismo nella borghesia italiana. “”Gramsci sa bene che il giacobinismo – nella storia politica e culturale dell’ Ottocento – è stato sovente espressione di iniziative velleitarie, derivate dalla separazione delle avanguardie intellettuali dal “”senso comune””, dallo “”spirito del tempo””. Ma qui egli volge l’ attenzione a quel “”giacobinismo storico”” che seppe creare una “”volontà collettiva nazional-popolare””, riunificando ceti urbani e masse contadine. Perciò, nella stessa nota aggiunge: “”Ogni formazione di volontà collettiva nazional-popolare è impossibile se le grandi masse dei contadini coltivatori non irrompono ‘simultaneamente’ nella vita politica. Ciò intendeva Machiavelli attraverso la riforma della milizia, ciò fecero i giacobini nella Rivoluzione francese, in questa comprensione è da identificare un giacobinismo precoce di Machiavelli””. (Q. 13, § 1, p. 1560)”” (pag 141)”,”GRAS-053″ “MONTANARI Massimo”,”La fame e l’ abbondanza. Storia dell’ alimentazione in Europa.”,”MONTANARI Massimo insegna storia medievale e storia dell’ alimentazione all’Università di Bologna. Ha scritto molte opere (v. 4° copertina) tra cui ‘Alimentazione e cultura nel Medioevo’. La ferocia borghese: quando si invitavano i rifugiati ad andarsene “”La “”ferocia borghese”” – è la nota espressione di Braudel – si inasprisce considerevolmente verso la fine del Cinquecento, e ancor più nel Seicento. I poveri cominciano ad essere imprigionati assieme ai pazzi e ai delinquenti. In Inghilterra entrano in vigore le ‘poor laws’, “”le leggi dei poveri, in realtà le leggi ‘contro’ i poveri””. La loro emarginazione è perseguita in modo più sistematico e ‘razionale’. Nel 1656, le autorità di Digione “”arrivano a proibire ai cittadini la carità privata e l’ospitalità ai poveri””. Nel 1693, la municipalità di Ginevra censisce 3.300 rifugiati per causa della religione, la metà dei quali godono della pubblica assistenza; ma poiché il raccolto è stato catastrofico, si invitano i rifugiati ad andarsene, e in attesa che partano si distribuisce un po’ di pane ai più poveri. Molti di loro sono vecchi, done e bambini: veramente non sanno dove andare. Tuttavia il consiglio cittadino decide di sospendere ogni aiuto, per costringerli a uscire dalla città prima della cattiva stagione”” (pag 136-137) Immagine del tedesco ubriacone. “”Allora Lutero: “”Ad ogni paese si devono certo perdonare i suoi difetti. I boemi s’ingozzano, i vandali rubano. I tedeschi bevono come lanzi; ordunque, caro Cordato, come vorreste voi mettere in mostra un tedesco, trattandosi specialmente di uno che non ama né la musica né le donne, se non con l’ubriachezza?”””” (pag 137)) Adam Smith sulla non necessità del consumo di carne da parte dei contadini ()pag 187)”,”STOS-137″ “MONTANARI Marcello”,”Crisi delle scienze e “”dialettica della materia””. Note su ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ e i ‘Quaderni filosofici’.”,”Lenin. “”Ripercorrendo criticamente lo sviluppo del marxismo in Russia tra il 1907 e il 1910, Lenin scriveva: “”Strati estremamente larghi delle classi che non potevano evitare il marxismo nel formulare i loro programmi, l’avevano assimilato, nell’epoca precedente, in modo estremamente unilaterale, deformato; si erano impressi in mente questa o quella “”parola d’ordine””, questa o quella risposta alle questioni tattiche, ‘senza comprendere’ i criteri marxisti di queste risposte. La “”revisione di tutti i valori”” nei diversi campi della vita sociale condusse alla “”revisione”” dei principi filosofici più astratti e più generali del marxismo. L’influenza della filosofia borghese, nelle sue svariate gradazioni idealistiche, si fece sentire nel contagio machista tra i marxisti (3)””. Ciò che va rilevato in questo testo è la consapevolezza di Lenin che il marxismo non può essere scisso in analisi parziali, di settore, ma costituisce una risposta complessiva, “”totale”” ai problemi della rivoluzione proletaria. La sua autonomia dalla “”filosofia borghese”” si definisce a partire da questa sua capacità di elevarsi all’altezza della “”totalità”” sociale, definendo una nuova forma teorica di appropriazione dei meccanismi sociali e della loro trasformazione. Il tentativo di “”integrare””, rivedere il marxismo alla luce di quella “”scienza borghese professorale”” che ha il suo nucleo centrale nel recupero di Kant da parte del machismo, significa per Lenin negare al marxismo stesso la forza teorica di uscire dai limiti di una tematica settoriale o di una aspirazione etica (…) Ecco, allora, che Lenin interviene sul terreno della “”pratica filosofica”” per cogliere le aporie “”irrazionalistiche”” della tradizione filosofica occidentale e dei suoi recenti “”recuperi”” teorici e per affermare l'””autonomia”” del marxismo e la sua maggiore produttività cognitiva. Punto di partenza di Lenin è la critica engelsiana della nozione kantiana di “”noumeno””: “”Engels dice nettamente e chiaramente che egli si oppone a Hume e a Kant insieme. Ma intanto in Hume non si parla di queste “”cose in sé inconoscibili””. Che cosa c’è dunque di comune tra questi due filosofi? Il fatto che essi separano in linea di principio i “”fenomeni”” da ciò che si manifesta in questi fenomeni, la sensazione dal sentito, la cosa per noi dalla “”cosa in sè””; del resto Hume non vuol sapere niente della “”cosa in sè””; ritiene filosoficamente inammissibile persino di pensarla, la ritiene “”metafisica”” (come dicono i seguaci di Hume e i Kantiani); Kant invece ammette l’esistenza della “”cosa in sé””, ma dichiara che essa è “”inconoscibile””, diversa in linea di principio dai fenomeni, appartenente in linea di principio a un altro campo, a quello del “”trascendente”” inaccessibile alla conoscenza, ma aperto alla fede (4)”””” [Marcello Montanari, Crisi delle scienze e “”dialettica della materia””. Note su ‘Materialismo ed empiriocriticismo’ e i ‘Quaderni filosofici’, Bari, 1976] [(3) Lenin, ‘Alcune particolarità dello sviluppo storico del marxismo’, in ‘Karl Marx’, tr. di. di P. Togliatti, Roma, 1972, pp. 104-5; (4) Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo, tr. it. di F. Platone, in ‘Opere’, vol 14, Roma, 1970, p. 99. Ma si vedano anche le pp. 184-5] Lenin . “”La pratica – scrive Lenin – è ‘superiore alla conoscenza’ (teorica), perché essa ha la dignità non solo dell’universale ma anche della realtà immediata. L’attività dello scopo non è diretta contro di sè ma per ‘darsi realtà nella forma dell’esteriore attualità’ mediante la distruzione di determinatI (lati, tratti, fenomeni) del mondo ‘esterno’ (22)”” (pag 22) (Ivi p. 198)”,”LENS-267″ “MONTANARI Marcello”,”La libertà e il tempo. Osservazioni sulla democrazia tra Marx e Gramsci.”,”””[Subentra] il libero sviluppo delle individualità, e quindi non la riduzione del tempo di lavoro necessario per creare pluslavoro ma, in generale la riduzione del lavoro necessario della società ad un minimo a cui corrisponde poi la formazione e lo sviluppo artistico, scientifico, ecc., degli individui attraverso i mezzi che sono stati creati a questo fine e ‘il tempo reso, in questo modo, libero per tutti’» [Karl Marx, Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica’] (pag II, premessa); “”In una lettera a Ruge del settembre 1843, Marx scrive: «Apparirà chiaro allora come da tempo il mondo possieda il ‘sogno di una cosa’ della quale non ha che da possedere la coscienza, per possederla realmente. Apparirà chiaro come non si tratti di tirare una linea retta tra passato e futuro, bensì di ‘realizzare i pensieri’ del passato. Si mostrerà infine come l’umanità non incominci un lavoro ‘nuovo’, ma porti a compimento consapevolmente il suo vecchio lavoro» (1) (…). In un testo quasi coevo al precedente, Marx afferma «Quando gli operai comunisti si riuniscono, essi hanno primamente come scopo la dottrina, la propaganda ecc. Ma, con ciò, si appropriano insieme di un nuovo bisogno, del ‘bisogno della socialità’, e ciò che sembra un mezzo, è diventato scopo. (…) Fumare, bere, mangiare ecc. non sono più pur mezzi per stare uniti, mezzi di unione. A loro basta la società, l’unione, la conversazione che questa società ha, a sua volta, per scopo; ‘la fratellanza degli uomini non è presso di loro una frase, ma una verità…» (2). Si comincia a delineare in cosa consista quel «sogno». Marx comincia a tracciare il disegno di una «nuova comunità», di un «vivere insieme» caratterizzato da abitudini e valori comuni, ma liberamente costituiti ed accettati. Marx declina insieme libertà individuale e senso di appartenenza ad una comunità (= fratellanza). (…) Da queste prime considerazioni appare già evidente che il problema della libertà si intreccia, in Marx, con il problema della forma della prassi o, più esattamente, con il problema della ridefinizione del rapporto tra il «tempo di lavoro» e il «tempo di vita», tra il processo produttivo e la soddisfazione dei bisogni. Senza voler riproporre in maniera meccanica la continuità tra la dialettica servo-signore in Hegel e la riflessione marxiana è, comunque, indubbio che Marx pensi il tema della libertà a partire dalla critica della forma determinata che la prassi ha assunto nel mondo moderno. «DI Fatto, – egli scrive in una notissima pagina de ‘Il capitale’ – il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna; si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione materiale vera e propria. Come il selvaggio deve lottare con la natura per soddisfare i suoi bisogni, per conservare e per riprodurre la sua vita, così deve fare anche l’uomo civile, e lo deve fare in tutte le forme della società e sotto tutti i possibili modi di produzione. A mano a mano che egli si sviluppa, il regno delle necessità naturali si espande, perché si espandono i suoi bisogni, ma al tempo stesso si espandono le forze produttive che soddisfano questi bisogni. La libertà in questo campo può consistere in ciò, che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano ‘sotto il loro comune controllo’, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca; che essi eseguano il loro compito con il minore impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa. Ma questo rimane sempre un regno della necessità. Al di là di esso, il vero regno della libertà, che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità. Condizione fondamentale di tutto ciò è la riduzione della giornata lavorativa» (6)”” (pag 41-43) [(in) Marcello Montanari, La libertà e il tempo. Osservazioni sulla democrazia tra Marx e Gramsci’, Editori Riuniti, Roma, 1991] [K. Marx, ‘Lettera ad AL Ruge’ settembre 1843, in Marx-Engels, Opere, v. III, a cura di N. Merker, Roma, Editori Riuniti, 1976, p. 156; (2) K. Marx ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’, trad. it. N. Bobbio, Torino, Einaudi, 1980, p: 137, corsivo ‘ ‘ di M.M.; (6) K. Marx, Il capitale, I, III, trad. it., M.L. Boggeri, Roma, Editori Riuniti, 1965, p. 933] Marcello Montanari (Ostuni, 1948) è professore associato di Storia delle dottrine politiche nell’Università di Bari. Tra le sue pubblicazioni ‘Teoria e movimento nel Partito comunista francese, 1959-1973’ (Bari, 1974); ‘Crisi della ragione liberale’ (Manduria, 1983), ‘Saggio sulla filosofia politica di Benedetto Croce’ (Milano, 1987); ‘Ideologie del politico’ (Manduria, 1989). Marcello Montanari, La libertà e il tempo. Osservazioni sulla democrazia tra Marx e Gramsci’, Editori Riuniti, Roma, 1991″,”TEOC-796″ “MONTANARI Massimo”,”Contadini di Romagna nel Medioevo.”,”Massimo Montanari, nato a Imola nel 1949, insegna Storia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna.”,”STMED-019-FSD” “MONTANARI Massimo”,”Il formaggio con le pere. La storia di un proverbio.”,”‘Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere’ Massimo Montanari insegna Storia medievale e Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna.”,”STOS-033-FSD” “MONTANARI Marcello”,”Croce, Lukacs e il tramonto dell’Europa (Montanari)”,”Marcello Montanari, già professore ordinario di Storia delle dottrine politiche presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari Riflessioni di Croce e Lukacs sulla grande guerra e conseguenze per l’ Europa Saggi di Croce su grandi autori europei: Goethe, Shakespeare, Corneille. Croce vede nelle figure di Cleopatra e Amleto “”la tragedia della volontà”” (pag 12) Consapevolezza del suicidio d’Europa in Lukacs, ‘Distruzione della ragione'”,”EURx-356″ “””MONTANARI Massimo, collaborazione di Giuseppe ALBERTONI Tiziana LAZZARI Giuliano MILANI”,”Storia medievale.”,”””Che significa questa parola ‘epoca di transizione’ che ci ronza tanto spesso agli orecchi? Tutti sono stati tempi di transizione, trovatemene uno, che si sia fermato”” (Giuseppe Giusti) (in apertura) Massimo Montanari insegna Storia medievale e Storia dell’alimentazione nell’Università di Bologna. È autore di numerosi volumi tra cui ‘L’identità italiana in cucina’ (2010). Feudalesimo “”«Feudalesimo» è una parola che non sitrova nelle fonti coeve alla nascita del fenomeno. Il termine venne coniato nel Settecento nell’ambito culturale illuministico e da quel momento in avanti è stato impiegato dagli storici in modi diversi e per indicare realtà di diversa natura. Le definizioni che nell’ultimo secolo e mezzo sono state date di «feudalesimo» sono state riassunte da Chris Wickham in tre categorie di fondo: la nozione risalente a Karl Marx, che identifica nel feudalesimo uno specifico modo di produzione; l’immagine delineata da Marc Bloch, che definì «società feudale» l’intera civiltà europea dei secoli X-XIII; una più ristretta definizione giuridica, legata alle norme che regolavano le relazioni vassalatico-beneficiarie. La parola «feudo» trae origine dall’antico germanico ‘fihu’, che probabilmente significava «gregge, bestiame» – come l’odierno tedesco ‘Vieh’ – e che ben presto assunse il medesimo significato del tardo latino ‘beneficium'”” (pag 106-107). “”Fu un economista inglese, Thomas Robert Malthus, alle prese con il problemi causati delle primissime fasi della rivoluzione industriale a dare una prima interpretazione, sia pure indiretta, alla crisi del Trecento. Il problema che lo tormentava era quello della prolificità dei ceti sociali più bassi, verso i quali, a suo avviso, non bisognava avere alcun atteggiamento caritativo. In un suo celebre scritto (‘Saggio sul principio di popolazione’, 1798) egli mise in risalto come la popolazione tenda ad aumentare in progressione geometrica (…) mentre i mezzi di sostentamento crescono in progressione aritmetica (…). Alcuni studiosi hanno creduto di poter applicare i fondamenti dell’analisi di Malthus alla crisi del Trecento. In particolare lo storico tedesco Wilhelm Abel e lo storico inglese Michael Postan hanno proposto di leggere la crisi del Trecento e la catastrofe demografica causata dalla peste come un evento complessivamente positivo per la storia economica europea, che avrebbe permesso di riportare l’equilibrio tra livello demografico e capacità produttiva. Per questa loro posizione, Abel, Postan e altri storico che hanno assunto posizioni analoghe vengono definiti «neomalthusiani». (…) Queste posizioni si sono spesso confrontate con quelle di storici di matrice marxista, per i quali i ‘trends’ demografici devono essere spiegati a partire dall’analisi delle strutture economiche. Sono infatti i rapporti economici, i «modi di produzione», a caratterizzare secondo Karl Marx le singole epoche storiche. Nei suoi lavori di analisi storica egli individuò quattro modi di produzione che avrebbero caratterizzato la società nel suo percorso evolutivo: asiatico, schiavistico, feudale, capitalistico. La crisi del Trecento si sarebbe manifestata per Marx durante il lungo periodo di transizione tra il modo di produzione feudfale e quello capitalistico, caratterizzato dall’ascesa della borghesia come classe egemone. Nel secondo dopoguerra alcuni storici di ispirazione marxista hanno aperto un ampio dibattito sulla «fase di transizione al capitalismo» che ha coinvolto anche studiosi di altra formazione”” (pag 240-241). “”In Germania si ripresero e si portarono a conseguenze estreme suggestioni presenti già in alcuni pensatori illuministi quali Justus Moser, che aveva valorizato la «barbarie vigorosa» delle popolazioni germaniche contrapponendola alla mollezza dei latini del basso impero. Con i filosofi romantici si attuò nella cultura tedesca un’autentica «svolta nazionalistica» (Sergi): contro il razionalismo francese si esaltarono la solidarietà, la poesia, la fede e la bellezza delle primitive popolazioni germaniche, abusivamente presentate come etnia omogenea, portatrice di valori uniformi. Pensatori come Herder, Novalis e Schiller esaltarono lo spirito comunitario di tale antiche popolazioni; Maurer e gli stessi Marx e Engels, individuarono alla base delle strutture sociali di epoca medievale una sorta di «comunismo primitivo» dei Germani”” (pag 273) “”Vi sono – come ci ha insegnato lo storico francese Fernand Braudel – tempi diversi per la politica (che si muove con rapidità), per l’economia (che ha ritmi più lunghi), per i modi di vita quotidiana (che cambiano più lentamente). Jacques Le Goff, ponendosi da un punto di vista antropologico oltre che economico e sociale, ha parlato di un «lungo Medioevo» durato fino alla rivoluzione industriale del XVIII secolo (ripercorrendo così, in qualche modo, l’immagine del Medioevo «feudale» proposta da Marx, e prima di lui da Voltaire. Tale prospettiva, che dilata il Medioevo fino a tutta l’età moderna, è esattamente rovesciata rispetto a quella che – come abbiamo visto – restringeva il Medioevo ai «secoli bui» del V-X secolo. Guy Bois da parte sua fa ‘cominciare’ il Medioevo più o meno verso il Mille, quando cessa definitivamente il modo di produzione «antico» basato sul lavoro degli schiavi. In analisi come queste, che citiamo solo a titolo di esempio, il Medioevo si restringe, si allunga, si sposta (…)”” (pag 277) [Massimo Montanari, ‘Storia medievale’, Editore Laterza, Roma Bari, 2013]”,”STMED-109-FSD” “MONTANARI Guido”,”La casa dei poveri. Edilizia popolare dai quartieri operai alla crisi attuale.”,”Marx ed Engels: la questione delle abitazioni. “”L’alloggio proletario nella città industriale. «In occasione di una necroscopia eseguita dal signor Carter coroner del Surrey, sul cadavere della quarantacinquenne Ann Galway il 16 novembre 1843, i giornali così si esprimevano a proposito dell’abitazione della morta: «La donna abitava con il marito e il figlio diciannovenne al numero 3 di Withe-Lyon-Court, Bermondsey street, Londra, in una stanza dove non c’era un letto o qualcosa che gli somigliasse, né alcun altro mobile. Essa giaceva morta accanto al figlio sopra un mucchio di piume che erano sparse anche sul suo corpo seminudo, poiché non esistevano coperte né lenzuola (…) in una parte del pavimento i mattoni erano stati divelti e il buco veniva usato dalla famiglia come latrina» (1). Quando Friedrich Engels (1820-1895) raccoglie queste tragiche testimonianze ha poco più di vent’anni; figlio di un importante industriale tedesco, è stato inviato dal padre a studiare la concorrenza nel Regno Unito. Passerà quasi due anni, dal 1842 al 1844, a indagare l’organizzazione produttiva nelle principali città industriali del regno. A Londra, Dublino, Edimburgo e Manchester frequenta i quartieri operai, raccoglie informazioni sulla vita dei lavoratori, si documenta su fonti ufficiali e su testimonianze di prima mano, fino a pubblicare nel 1845 quello che è forse uno tra i primi e più documentati testi di sociologia urbana: ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra. Engels dedica un’attenzione particolare non soltanto alle condizioni di vita dei lavoratori, ma anche al contesto fisico dove essa si svolge. Egli non nasconde di essere affascinato dalle dimensioni della capitale, dalla potenza che emana la sua organizzazione produttiva e commerciale. (…) In effetti tra fine Settecento e inizio Ottocento prima in Inghilterra, poi in Germania, in Francia e nelle altre nazioni d’Europa e del Nord America, il processo di industrializzazione della produzione determina la concentrazione di vaste masse di popolazione nelle città e nelle zone di estrazione mineraria dando vita a una delle maggiori trasformazioni della storia urbana forse mai avvenute: la nascita della città industriale. (…) Un’edificazione senza regole investe le città e i centri produttivi determinando nuovi panorami urbani, caratterizzati dalla presenza degli altri camini delle manifatture che con i loro fumi anneriscono i cieli. Nei dintorni prati e campi sono invasi dai detriti degli scavi, coperti dalle ceneri delle ciminiere, fiumi e canali si trasformano in scarichi maleodoranti per gli scarti delle lavorazioni e la raccolta delle deiezioni. L’affollamento, l’assenza di provvidenze sanitarie, le condizioni di lavoro durissime, prive di tutele, generano povertà e soluzioni abitative disperate per centinaia di migliaia, milioni di persone. Ancora Engels: «Ogni mattina a Londra cinquantamila persone si alzano senza sapere dove potranno posare il capo la notte seguente. I più fortunati tra loro, che riescono a mettere da parte per la sera 1 o 2 pence, vanno in uno dei cosiddetti ricoveri (Lodging House) dei quali in ogni grande città esiste un buon numero, e dove in cambio del denaro ricevono asilo. Ma quale asilo! Da cima a fondo la casa è piena di letti 4, 5, 6 letti in ogni stanza, quanti ne entrano. In ogni letto vengono messe 4, 5, 6 persone, anche qui quante ne entrano, malati e sani, vecchi e giovani, uomini e donne, ubriachi e sobri, come capita, tutti mescolati. Naturalmente ne derivano liti, bastonature e ferimenti, e se i compagni di letto si mettono d’accordo è ancora peggio perché allora si concertano rapine o si commettono cose così bestiali che il nostro linguaggio di uomini non può riferire» (3)”” (pag 17-20) [Guido Montanari, ‘La casa dei poveri. Edilizia popolare dai quartieri operai alla crisi attuale’, Rosenberg & Sellier, Torino, 2024] [(1) Friedrich Engels, ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’, Londra, 1845, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 69; … (3) Ivi, p. 71]”,”CONx-295″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. 1. L’Italia dei secoli bui. 2. L’Italia dei comuni. 3. L’Italia dei secoli d’oro. 4. L’Italia della Controriforma. 5. L’Italia del Seicento. 6. L’Italia del Settecento. 7. L’Italia giacobina e carbonara. 8. L’Italia del Risorgimento. 9. L’Italia dei notabili. 10. L’Italia in camicia nera. 11. L’Italia littoria. 12 L’Italia dell’Asse. 13. L’Italia della disfatta. 14. L’Italia della guerra civile. 15. L’Italia della repubblica. 16. L’Italia del miracolo. 17. L’Italia dei due Giovanni.”,”1. L’Italia dei secoli bui. 2. L’Italia dei comuni. 3. L’Italia dei secoli d’oro. 4. L’Italia della Controriforma. 5. L’Italia del Seicento. 6. L’Italia del Settecento. 7. L’Italia giacobina e carbonara. 8. L’Italia del Risorgimento. 9. L’Italia dei notabili. 10. L’Italia in camicia nera. 11. L’Italia littoria. 12 L’Italia dell’Asse. 13. L’Italia della disfatta. 14. L’Italia della guerra civile. 15. L’Italia della repubblica. 16. L’Italia del miracolo. 17. L’Italia dei due Giovanni.”,”ITAG-001″ “MONTANELLI Indro NOZZA Marco”,”Garibaldi.”,”Nel 1870 Garibaldi difese in Francia la 3° Repubblica e sconfisse i prussiani a Digione. Il reggimento 61° di Pomerania lasciò la propria bandiera nelle mani di Ricciotti. Fu l’ unica bandiera che l’ esercito di Moltke perse in quella guerra, e tuttora è custodita nel Museo degli Invalidi a Parigi. Quando lo seppe, Bismarck montò su tutte le furie.”,”ITAB-091″ “MONTANELLI Indro”,”Storia dei Greci. Volume 1. La Grecia antica.”,”””Perché anche la terra è una sfera, disse Pitagora duemila anni prima di Copernico e di Galileo. Essa gira su se stessa da ovest a est, è divisa in cinque zone: artica, antartica, estiva, invernale ed equatoriale; e con gli altri pianeti essa forma il cosmo”” (pag 87) “”Lo spirito della polis, cioè quella forza di coagulo che fa di ogni greco un cittadino così sensibile a tutto ciò che avviene dentro e così indifferente a tutto ciò che avviene fuori della sua città, è in quei seicento anni che si sviluppa e diventa incrollabile”” (pag 60)”,”STAx-082″ “MONTANELLI Indro”,”Storia dei Greci. Volume 2. L’ età di Pericle.”,”””Ma, pur con tutte queste gravi riserve, bisogna poi dire che non si capirà mai nulla di Atene se non si legge Aristofane: c’è il più grande elogio che si possa fare a uno scrittore”” (pag 296)”,”STAx-083″ “MONTANELLI Indro”,”Storia dei Greci. Volume 3. La decadenza e l’ ellenismo.”,”(A Sparta) “”la concentrazione della ricchezza in mano a pochi privilegiati era andata vieppiù accentuandosi. Il catasto del 244 dimostra che i 250 mila ettari della Laconia erano monopolio di cento proprietari soltanto. Poiché non vi erano né industrie né commercio, tutto il resto della popolazione era di nullatenenti. Un tentativo di riforma venne dai due re che, come al solito, si dividevano il potere nel 242: Agide e Leonida. Il primo propose una redistribuzione di terre sul modello di Licurgo. Ma Leonida ordì un complotto coi latifondisti e lo fece assassinare con sua madre e sua nonna, che, grandi feudatarie anch’esse, avevano dato l’ esempio della spartizione. Fu una tragedia di donne dal vecchio stampo eroico. La figlia di Leonida, Chilonide, si schierò col proprio marito Cleombroto, che a sua volta era schiarato con Agide, e lo seguì volontariamente nell’ esilio. Leonida fece male i suoi conti dando in moglie al suo erede Cleomene, per ragioni di dote, la vedova di Agide. Cleomene salito sul trono accanto a suo padre, s’ innamorò sul serio di sua moglie (…), ne condivise le idee, ch’erano quelle del defunto marito, si ribellò a Leonida e lo cacciò in esilio. (…) Cleomene operò la grande riforma ripristinando l’ ordinamento semicomunistico di Licurgo. Poi, immedesimatosi in quella parte di giustizialista, accorse a liberare tutto il proletariato greco che lo invocava. Arato gli mosse contro con l’ esercito acheo, e fu disfatto. Tutta la borghesia greca tremò per la propria sorte e fece appello ad Antigono di Macedonia, che venne, vide e vinse obbligando Cleomene a rifugiarsi in Egitto””. (pag 442)”,”STAx-084″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 1. Dalla fondazione di Roma alla distruzione di Cartagine.”,”””Il popolo era dunque formato soltanto di questi due ordini: patrizi e cavalieri. Tutto il resto era plebe, e non contava. In essa era compreso un po’ tutto: artigiani, piccoli bottegai, impiegatucci, liberti. E naturalmente non erano contenti della loro condizione. Infatti il primo secolo della storia di Roma fu interamente occupato dalle lotte sociali fra chi voleva allargare il concetto di popolo e chi voleva tenerlo ristretto alle due aristocrazie: quella del sangue e quella del portafogli””. (pag 76)”,”ITAG-062″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 2. Dai Gracchi a Nerone.”,”””Non aveva che diciotto anni, in quel momento, e per questo il Senato fu dalla sua parte. Gli aristocratici erano allarmati dalle prepotenze di Antonio, che, una volta vistosi defraudato dell’ eredità di Cesare, cercava di accaparrarsela con la forza. (…) Il Senato si accorse che, a lasciarlo fare, al Cesare morto se ne sarebbe sostituito un altro e peggiore. E per questo decise di favorire Ottaviano, un “”ragazzetto”” che avrebbe dato meno ombra. (…) Lo scontro tra i due eserciti avvenne presso Modena. E la fortuna assisté così sfacciatamente Ottaviano da lasciarlo unico generale superstite (…). Così il “”ragazzetto”” rientrò a Roma alla testa di tutte le truppe acquartierate in Italia, andò in Senato, impose la propria nomina a console, l’ annullamento dell’ amnistia ai cospiratori degl’ Idi di marzo e la loro condanna a morte. (…) Il Senato chinò la testa ed ebbe agio di riflettere che il successore d’un dittatore fa sempre rimpiangere il predecessore. Pattuglie di soldati furono dslocate a tutte le porte della città, e la gran vendetta ebbe inizio. Trecento senatori e duemila funzionari furono incolpati dell’ assassinio, processati e uccisi, dopo il sequestro di tutti i loro beni.”” (pag 334)”,”ITAG-063″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 3. Apogeo e caduta dell’ Impero Romano.”,”(Traiano) “”era un formidabile lavoratore e pretendeva che lo diventassero anche tutti coloro che gli stavano intorno. Mandò molti sfaticati senatori a fare ispezioni e a rimettere ordine nelle province, e dalle lettere che scambiò con loro e di cui qualcuna c’è rimasta, si possono indurre la sua competenza e diligenza. Le sue idee politiche erano quelle di un conservatore illuminato che credeva più alla buona amministrazione che alle grandi riforme, escludeva la violenza, ma sapeva ricorrere alla forza”” (pag 455)”,”ITAG-064″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 4. I barbari e la fine dell’ Impero.”,”””Ma nessun rimedio di legge è valido quando il costume si corrompe. I memorialisti del tempo hanno lasciato scritto che coloro che vivevano sulle tasse erano più numerosi di coloro che dovevano pagarle.”” (pag 158)”,”ITAG-065″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 8. L’ età di Federico Barbarossa.”,”””I nobili incarnavano non solo il potere politico, ma anche quello economico, imperniato sulle varie attività marinare. A differenza di Venezia, dove esisteva un arsenale di Stato, a Genova tutte le navi erano di proprietà privata. Le società di navigazione erano monopolio di poche grandi famiglie, che controllavano anche le compagnie commerciali e le corporazioni””. (pag 297)”,”ITAG-072″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 9. L’ età di Federico II di Svevia.”,”””I primi europei che vennero in contatto con gli arabi furono i soldati visigoti di Pipino e Carlo Martello che arrestarono l’ Islam a Poitiers. Ma in quel momento l’ Islam era soltanto un esercito, Avorroé e Avicenna non erano ancora nati, i Franchi erano troppo rozzi per sentire l’ attrazione della cultura, e infine mancavano i mediatori che la rendessero intelligibile ai popoli europei. Questi mediatori furono gli ebrei. Snidati dalla Palestina, travolti e dispersi dalle orde dei Califfi, essi vi si mescolarono, e al loro seguito approdarono a Gibilterra. Erano gli unici che conoscevano sia l’ arabo che il latino. E tradussero l’uno nell’ altro. Una loro dinastia, gli Halévi, regalò da sola all’ Europa gli Elementi di Euclide, il Cànone di Avicenna e i commentari di Averroè ad Aristotele”” (pag 355)”,”ITAG-073″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 10. L’ apogeo dell’ età comunale.”,”””Ecco perché questo è un libro più di uomini che di vicende. Quando un popolo non ha una nazione, non ha nemmeno una storia. E infatti il nostro Rinascimento non è che una collezione di cronache ma che hanno per protagonisti Dante, Petrarca, Boccaccio. Insomma dei giganti”” (pag 19-20)”,”ITAG-074″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 11. La civiltà dell’ umanesimo.”,”””D’altronde lo scisma, più che colpa degli uomini, era frutto di una certa situazione politica: e cioè della progressiva affermazione degli Stati nazionali, ognuno dei quali voleva un Papa suo”” (pag 215).”,”ITAG-075″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 12. La civiltà del Rinascimento.”,”Il Machiavelli, nel Principe, gli dedicò (a Carmagnola, ndr) questo epitaffio: “”I Viniziani, vedutolo virtuosissimo, battuto che loro ebbono sotto il suo governo el duca di Milano, e conoscendo dall’ altra parte come egli era raffreddo nella guerra, iudicorono non potere con lui più vincere perché non voleva, né potere licenziarlo per non riperdere ciò che aveano acquistato: onde che furono necessitati per assicurarsene ammazzarlo”” (pag 386)”,”ITAG-079″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 14. L’ età della Riforma.”,”pag 185 scontro Lutero-Martino”,”ITAG-081″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 18. La civiltà barocca.”,”””Come devastazioni, la Guerra dei Trent’anni detiene forse un primato assoluto nella Storia. Come abbiamo già detto, alcuni Paesi ne uscirono letteralmente distrutti, come la Boemia che vi perse i tre quarti dei propri abitanti. Le Nazioni che avevano preso parte a quel “”sacro macello”” ne emersero imbarbarite. Ma a fare le spese di quella interminabile guerra di religione fu anche la religione”” (pag 264)”,”ITAG-085″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 20. L’ Italia durante le guerre di successione.”,”””All’ origine di questo declino c’ erano tanti fattori, ormai arcinoti. Li capivano e li denunziavano anche i contemporanei. Ma ad essi sfuggiva quello fondamentale: Venezia era stata la più grande potenza marittima e coloniale di un’ Europa senza potenze. Ma dal momento che queste cominciarono a formarsi sull’ unità di misura nazionale, per Venezia, rimasta sul modello rinascimentale uno Stato cittadino, non ci fu scampo, né poteva esserci. Anch’essa doveva pagare, come tutti gli altri Stati italiani, la divisione dell’ Italia””. (pag 66)”,”ITAG-087″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 21. Piemonte, Lombardia, Venezia e Toscana nel ‘700.”,”””Fra i Capitani tuttavia ce ne fu uno che esercitò un’ influenza effettiva anche perché rimase in carica venticinque anni: il Conte Firmian, un trentino di cervello lucido e di tratto discreto, che seppe svolgere una saggia opera di mediazione fra Vienna e Milano. Non era facile perché Vienna, dopo i precedenti a cui abbiamo accennato, diffidava di Milano, e infatti in campo politico non le concesse nessuna autonomia. Viceversa fu larga in fatto di amministrazione. Ed è forse questo che seguita a marcare il carattere civico dei lombardi, cattivi politici ed eccellenti amministratori””. (pag 207)”,”ITAG-088″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’ Italia. Volume 23. Il crepuscolo del ‘700.”,”””Non c’è dubbio che il Metastasio fu l’ unico poeta di fama e livello internazionali che abbia avuto l’ Italia nel Settecento. Mozart lo idolatrava, Vincenzo Monti gli dedicò la Giunone placata, Ludovico Muratori il Rerum italicarum scriptores, perfino lo scorbutico Baretti, per potergli tributare un elogio, scrisse che Metastasio non aveva nulla a che fare con l’ Arcadia””. (pag 544)”,”ITAG-090″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 24. L’ Italia napoleonica.”,”””Per un pezzo la forca non ebbe requie. Secondo Cuoco, che la scansò per miracolo, le vittime furono centodiciannove, tra le quali tutti gli uomini migliori della Repubblica: Pagano, Cirillo, Ciaja eccetera. Ma Cuoco non contava tutti coloro che vennero trucidati alla spicciolata dalla plebaglia. Fu una delle più orribili e ignobili feste di sangue che si fossero mai viste. I giustiziandi venivano condotti al patibolo eretto sulla pubblica piazza fra due file di folla esultante e insultante, eppoi sospesi con la corda al colla a un cavo oscillante in modo che la loro agonia durasse più a lungo. Tutti morirono con grande coraggio e dignità. Ma forse lo spettacolo di più grande fermezza e nobiltà lo fornì Eleonora Pimentel, le cui ultime parole furono un verso di Virgilio. Invano Ruffo invocò una parola di clemenza da parte del Re. Sul patibolo salì anche un ragazzo di sedici anni, Filippo Marini, reo di aver decapitato la statua di re Carlo, padre di Ferdinando. E infine fu la volta di Luisa Sanfelice””. (pag 122)”,”ITAG-091″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 25. Da Waterloo alla Restaurazione.”,”””Ma il gesto di Napoleone che s’infilava da sé la corona era talmente inatteso e in contrasto con la prassi tradizionale, che molti pensarono ad un colpo di forza; e quando seppero ch’era stato concordato, ne furono indignati. “”Tutto, nella rivoluzione – scrisse il cattolicissimo De Maistre è miracolosamente cattivo, ma questo è il non plus ultra. Non resta che desiderare che il Papa scenda fino in fondo, in modo da non essere più che un pulcinella senza peso né importanza””. Quando risalì in carrozza per tornare a Roma, Pio si era già accorto che quell’ avventura si chiudeva per lui in netto passivo. Aveva sperato di ottenere almeno la restituzione delle Legazioni, ma Napoleone se l’era cavata con parole vaghe che non lo impegnavano a nulla. Appena rientrato, scrisse all’ Imperatore: “”Non possiamo nascondere che resta in noi molta amarezza””. Ma poi, a quanto pare, stracciò la lettera e l’ amarezza se la tenne in corpo. Quanto a Napoleone si era vieppiù convinto dell’ arrendevolezza del Papa. “”E un buon uomo”” diceva, sicuro di poterlo tenere a guinzaglio. E su questo errore di valutazione impostò tutta la sua politica con la Chiesa””. (pag 216-217)”,”ITAG-092″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 26. L’ Italia carbonara.”,”””Fra l’ altro, ora che questi (Napoleone, ndr) si disponeva a invadere l’ Italia, gli fu affidato il compito di riallacciare i rapporti coi rivoluzionari italiani per farne delle “”quinte colonne””. Stavolta dovette dar prova di efficienza perché nel ’96 il Direttorio lo propose come collaboratore di Cacault, suo agente nella penisola. Ma questi declinò l’ offerta: “”Buonarroti – scrisse- è ricco d’ immaginazione e di talenti letterari e filosofici. Ma di problemi politici concreti non sa nulla””. (pag 400). “”In una sola cosa Buonarroti rimase precursore e maestro: nel conio di quell’ archetipo umano che la Eisenstein chiama “”il rivoluzionario professionista””. In questo, anche il Mazzini dovette qualcosa alla sua lezione, come molto gli devono anche gli altri grandi rivoluzionari dell’ Otto e del primo Novecento da Nechaev a Bakunin a Malatesta a Lenin. SI parla, ripeto, di archetipo umano, non di contenuto ideologico””. Ecco perché di tutti i suoi scritti il più significativo è, caso mai, quello che non ebbe il tempo, e forse neanche l’ intenzione- di diventare un libro. SI tratta di una specie di taccuino di appunti, scoperto di recente e pubblicato dal Saitta, che rappresenta una specie di catechismo per gli “”iniziati”” al sacerdozio rivoluzionario””. (pag 408)”,”ITAG-093″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 27. L’ età del romanticismo.”,”””Anche quando ebbe finalmente vinto la sua battaglia, l’ italiano restò, rispetto al latino, in una posizione subalterna e come afflitto da un complesso d’ inferiorità nei suoi confronti: veniva infatti insegnato secondo le regole del latino, cioè come una lingua morta, e i suoi utenti cercavano di farselo perdonare “”latineggiando””. Per di più, Paese policentrico, l’ Italia non aveva mai avuto una capitale come Parigi, che dava il là a tutto, anche alla lingua, dettandone il modello al resto della Francia. Gl’ intellettuali che avrebbero dovuto assumersene il compito erano sparpagliati nelle Corti dei vari Comuni, Signorie e Principati, ognuna delle quali aveva un suo gergo. Ma, oltre a questo, erano mancate le palestre. Il francese aveva avuto i “”salotti””, dove cultura e società s’ incontravano facendo della lingua colta una lingua di conversazione e della lingua di conversazione una lingua colta: ed era questo che la rendeva così esatta, chiara, elegante e naturale. L’ inglese aveva avuto il Parlamento e i clubs: ed era questo che lo rendeva così concreto e pratico. Gl’ italiani non avevano avuto che l’ Accademia, dove il dotto parlava al dotto in una lingua convenzionale (…).”” (pag 574)”,”ITAG-094″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 28. Mazzini e la “”Giovane Italia””.”,”””A novembre, Ramorino non si presentò. Da Parigi, dov’era impegnatissimo a giuocarsi i quarantamila franchi, fece sapere che sarebbe venuto a metà gennaio. In sua vece, giunse la notizia che il Buonarroti si dissociava dall’ impresa e aveva impartito alla Carboneria l’ ordine di ostacolarla. Questa scomunica, che giungeva nel momento più delicato e che Mazzini non perdonò mai più, segnò la definitiva rottura fra i due uomini e le loro organizzazioni. Intanto il ritardo metteva in crisi il corpo di spedizione, che si era andato con tanta fatica raccogliendo. Vedendo che le diserzioni lo avevano già assottigliato a meno di ottocento uomini, fra cui gl’ italiani erano una minoranza, Mazzini decise di rompere gl’ indugi fissando la notte del 1° febbraio (’34) per l’ inizio dell’ attacco. Ramorino giunge la vigilia senza il reparto che si era impegnato ad arruolare. Al seguito si portava soltanto due generali, un aiutante e un medico.”” (pag 78)”,”ITAG-095″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 29. La prima guerra di indipendenza.”,”””Fra le tante oleografie del Risorgimento, c’è anche il “”caloroso abbraccio”” che i due uomini si sarebbero scambiati a Roverbella, dove il Re, allora col vento in poppa per la ritirata austriaca, aveva il suo quartier generale. A parte la congenita refrattarietà di Carlo Alberto ad alcunché di “”caloroso””, ecco la versione di Garibaldi nelle sue Memorie: “”Lo vidi, conobbi diffidenza nell’ accogliermi, deplorai nelle titubanze e incertezze di quell’ uomo il destino male affidato della nostra povera patria””. Uno dei pochi giudizi esatti che Garibaldi abbia mai azzeccato””. (pag 290)”,”ITAG-096″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 30. Camillo Benso Conte di Cavour.”,”””Finché l’ accusa d’ inerzia gli veniva dagli avversari, poco male. Ma un giorno, sia pure con molto garbo, gliela mosse un uomo della sua stessa parte moderata, che fin allora lo aveva sempre secondato: Cavour. In un abilissimo discorso alla Camera, egli difese il governo dicendo ch’era stato scrupolosamente fedele allo Statuto, ma rimproverandogli di non avergli dato sostanza con una coraggiosa opera riformatrice. D’Azeglio replicò, ma debolmente, un po’ perché come oratore valeva meno dell’ avversario – che valeva moltissimo-, un po’ perché era a corto di argomenti. E allora cercò di sbarazzarsi di lui con una manovretta suggeritagli da La Marmora: chiamandolo nel Ministero al posto di Santarosa. A fare resistenza fu il Re, che di Cavour sapeva poco, ma quel poco gli bastava per diffidarne, e disse a D’Azeglio di proporgli “”un nome più simpatico””. Dovette intervenire La Marmora, che del Re godeva la fiducia e ne riponeva moltissima in Cavour. E il Re alla fine si arrese, ma brontolando: “”Ca guarda, General, che côl lì a j butarà tuti con’t le congie a’nt l’ aria, guardi Generale che quello lì li butterà tutti con le gambe all’ aria”” Così dice Chiala. Ma secondo Ferdinando Martini dalla cui bocca l’ho raccolta, e che a sua volta diceva di averla raccolta dalla bocca di Minghetti, l’ espressione fu ancora più incisiva e pittoresca: “”E va bin, coma ch’a veulo lor. Ma ch’a stago sicur che côl lì an poch temp an lo fica an’t el prònio a tutti, e va bene, come vogliono loro. Ma stiano sicuri che quello lì in poco tempo lo mette nel c. a tutti””.”” (pag 415-416) …”” (pag 415)”,”ITAG-097″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 31. L’ unità d’ Italia.”,”””Da parte francese, solo Conneau era al corrente della manovra. Da parte piemontese, oltre a Nigra, solo il Re n’era informato. Ma alla vigilia della partenza, Cavour se ne confidò anche con La Marmora. “”Prega il cielo ch’io nn faccia minchionerie in questo supremo momento”” gli scrisse.”” (pag 547)”,”ITAG-098″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 32. Gli anni della destra.”,”””Come La Marmora a Custoza, Persano si fece sorprendere senza poter disporre delle squadre di Albini e di Vacca, coi quali aveva perso contatto o che (non si è mai saputo con precisione) finsero di averlo perso per sottrarsi ai suoi ordini: il che gli tolse il vantaggio della superiorità numerica””. (…) Persano, come La Marmora, si credette sconfitto perché già lo era prima di cominciare e perché aveva perso ogni fiducia nei suoi subalterni che in lui non ne avevano mai avuta””. (pag 107)”,”ITAG-099″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 33. La sinistra al potere.”,”””Quest’ultima clausola fu, insieme alla fine dell’ isolamento, il grande vantaggio che l’ Italia trasse dal patto, ma niente altro. Essa non vi era entrata su un piede di parità con le consocie. Aveva semplicemente acceduto all’ alleanza che già legava le altre due, le quali restavano per così dire le padrone di casa, e Bismarck non perse occasione di farcelo sentire. Diceva che l’ unico contributo che si aspettava dall’ Italia in caso di guerra era “”un caporale con la bandiera, un tamburino e la fronte rivolta verso la Francia invece che verso l’ Austria””: tale era la sua opinione del nostro esercito. Fece anche subito capire che “”la via tra Roma e Vienna passava per Berlino””, e cioè che anche i nostri rapporti con l’ Austria dovevano essere regolati da lui.”” (pag 277)”,”ITAG-100″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 34. La questione cattolica e la questione sociale.”,”””Giolitti rimase ministro per diciotto mesi, fino alla fine del ’90, ed è difficile spiegare come per tanto tempo riuscisse a convivere con Crispi in un accavallarsi di avvenimenti drammatici come quelli d’ Africa. Il giudizio che di Crispri egli diede in sede di Memorie è, come al solito, cauto e distaccato: “”La scarsa abitudine all’ esame ponderato delle cose lo portava alle volte addirittura al fantastico”” scrisse.”” (pag 358)”,”ITAG-101″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 35. L’ età di Giolitti.”,”””Ma forse, più ancora di questi motivi d’ ordine internazionale, influirono su Giolitti quelli d’ ordine interno. La crisi d’ Agadir aveva improvvisamente dirottato l’ attenzione dei nazionalisti dall’ Adriatico al Mediterraneo, e la Tripolitania era venuta di moda””. “”Laggiù possono vivere milioni di uomini”” scriveva Corradini prendendo un grosso abbaglio, e Bevione di rincalzo asseriva che, senza di essa, “”noi soffocheremo””. Ma anche le altre forze politiche subivano il soprassalto colonialista. Per l’ azione era non solo i liberal-conservatori di Sonnino e Luzzatti, ma anche i cattolici. Per l’ azione furono Chiesa e Barzilai, che ruppero il fronte pacifista repubblicano uscendo dal partito. Per l’ azione furono alcuni radicali. Per l’ azione furono i socialisti Bonomi e Bissolati, e perfino il tonitruante campione del massimalismo, Ferri. E per l’ azione furono gran parte dei sindacalisti, capeggiati da Labriola e Olivetti. Come si vede, la tesi della “”grande proletaria”” e dell’ “”imperialismo operaio”” aveva fatto larga e profonda breccia nella Sinistra italiana. A rifiutarla con veemenza fu solo colui che di lì a poco doveva diventarne il grande araldo: il giovane giornalista e agitatore Benito Mussolini””. (pag 142-143)”,”ITAG-102″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 36. La prima guerra mondiale.”,”””Il colonello Douhet redasse un memoriale pieno di feroci critiche a Cadona, e lo consegnò all’ on. Mosca perché lo recapitasse a Bissolati. Salendo in treno per Roma, Mosca lo infilò nella tasca del cappotto. Ma giunto a destinazione, non ce lo trovò più. Il memoriale era già sul tavolo di Cadorna, e nessuno seppe mai come ci fosse arrivato. Douhet fu denunciato al tribunale militare. ma il vero imputato del processo fu Bissolati come esponente del mondo politico. Violentemente attaccato dai nazionalisti, egli diventò il capro espiatorio della battaglia che seguitava a infuriare fra Roma e Udine.”” (pag 299)”,”ITAG-103″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 37. Caporetto, il Piave, la vittoria.”,”””Fiume non era stata inclusa nel “”pacchetto”” delle rivendicazioni italiane presentato a Londra nel ’15 perché Sonnino partiva dal presupposto che l’ Austria-Ungheria sarebbe sopravvissuta e, perse Trieste e Pola, come sbocco sull’ Adriatico non avrebbe avuto che Fiume. Ma quando l’ Austria-Ungheria si decompose e la città venne occupata dalle truppe jugoslave, gl’ irrendentisti insorsero accampando il fatto che Fiume era un centro etnicamente italiano. Il realtà era di lingua italiana una metà dei suoi 50 mila abitanti””. (pag 426)”,”ITAG-104″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 38. La fine del regime liberale.”,”””Il suo socialismo era quello de I miserabili, nonché degli opuscoli e degli articoli di Costa, di Cafiero, di Cipriani e degli altri “”internazionalisti”” che allora andavano per la maggiore. Forse l’ unico classico del socialismo che gli entrò nel sangue come il più congegnale fu Babeuf, di cui lesse quasi tutto e su cui compose anche delle cattive poesie di stampo carducciaon. Come non ebbe amici, così non ebbe amori. La sua scuola di galanteria fu il bordello, di cui conservò sempre lo stile grossolano e spicciativo. Orgoglioso della propria virilità, la trovava incompatibile con l’ abbandono e la tenerezza. Delle molte donne della sua vita, non si concesse a nessuna, tranne forse l’ ultima, Claretta. Le prendeva come il gallo prende la gallina””. (pag 17).”,”ITAG-105″ “MONTANELLI Indro”,”Storia d’ Italia. Volume 39. L’ avvento del fascismo.”,”””Quella che più stava a cuore a Gasparri era il Banco di Roma, che finanziava tutte le organizzazioni cattoliche e il loro giornale Corriere d’ Italia, e che in quel momento versava in condizioni disperate. Gasparri chiese a Mussolini di soccorrerlo, Mussolini s’ impegnò a farlo, e lo fece perché anche a lui stava a cuore qualcosa per la quale Gasparri poteva essergli di grande e decisivo aiuto.”” (pag 211)”,”ITAG-106″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”Storia d’ Italia. Volume 40. Il fascismo si consolida.”,”””L’ intervento chirurgico della quota novanta costò un prezzo molto alto agli italiani, e fu ritenuto dissennato da molti economisti. Esso fu consentito dalla mancanza di una dialettica politica autentica e dallo stato di intimidazione in cui era tenuto il proletariato urbano che era, ammetteva lo stesso Mussolini, “”in gran parte ancora lontano e se non più contrario come una volta, assente””. Tuttavia alcuni effetti positivi furono ottenuti, e avrebbero potuto rivelarsi più fruttuosi se la crisi economica mondiale del 1929 non si fosse innestata su quella italiana, tarpando le ali alla ripresa”” (pag 62).”,”ITAG-107″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”Storia d’ Italia. Volume 41. L’ Impero, 1933-1936.”,”””Quasi non bastasse, Mussolini trovò modo di infliggere a Eden un ulteriore affronto, in occasione di una colazione – ultima incombenza prevista dal protocollo – a Castelfusano. Faceva gli onori di casa il sottosegretario Suvich, che aveva scusato il Duce, trattenuto a Roma da “”impegni inderogabili””. Gli invitati – con un Eden garbato e apparentemente sereno – erano alla frutta quando “” il ritmo rumoroso di un motore a scoppio – ha scritto Federzoni – fece volgere gli occhi verso il mare. Un motoscafo costeggiava lentamente la spiaggia alla minima distanza possibile, non credo a più di cinquanta metri dalla terrazza. Ritto in piedi a prua, immobile, guardando avanti, stava Mussolini””””. (pag 234)”,”ITAG-108″ “MONTANELLI Indro”,”Personajes. El Campesino, Carmen Amaya, Yussupov, Dalì, Tito, Kruschev, Malaparte, Peron, Golda Meir, Gassman, Mandes-France, Moravia, Ortega y Gasset…”,”Ritratti di AFELTRA DELLA-ROVERE MASARYK DE-GASPERI FLEMING QUISLING NITTI MUNTHE SFORZA MAGNANI MARZOTTO MONELLI NENNI DE-PISIS GIANNINI TALLONE BORGESE CLAIR DOS PASSOS SOFFICI SPENDER JOHST SIMONI RE GUSTAVO GIDE MANNERHEIM KUEBLER KORNILOV GIRARDENGO BERENSON EL CAMPESINO PIOVENE BUZZATI CLAUDEL QUARONI COCTEAU MAUROIS CUEVAS DALI CECILE GIANNI AGNELLI KERENSKY KRAVCHENK PRESBITERIANI MAXWELL LA-PIRA SPADOLINI PREZZOLINI MONTALE MAROTTI BORELLI PAONE GUARESCHI GRANDI LONGANESI GRONCHI TITO KRUSCIOV FANFANI MCCORMICK MALAPARTE PERON CHATEAUBRIAND MAZZOLANI FELLINI MORAVIA CARLO LEVI GOMULKA MATTEOTTI SORDI SOLDATI ROSSELLINI RIZZOLI BEN GURION GOLDA MEIR MOSHE DAYAN PROTESTANTI GASSMAN ORTEGA Y GASSET.”,”VARx-136″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’ Italia nella seconda guerra mondiale (1940-1942).”,”Guerra contro la Francia. “”Le due armate avrebbero dovuto avanzare, secondo Mussolini, già il 21 giugno. Per le proteste di Pintor si rinviò al 22. Le operazioni erano guidate dal Capo di Stato Maggiore dell’ Esercito maresciallo Graziani, che aveva installato il suo comando su un treno messo in binario morto, tra Bra e Alba, e che era furioso per la inaspettata e mal sopportata presenza, accanto a lui, del sottosegretario alla Guerra Soddu. Graziani, buon trascinatore di agili colonne coloniali, non era uno stratega: ma chiunque al suo posto, con unità male equipaggiate e insufficientemente addestrate, non avrebbe potuto fare meglio. Furono realizzati, con abnegazione e a prezzo di perdite dolorose, progressi modesti, fu presa Mentone. Mussolini ritardava il più possibile l’ armistizio nella speranza che le truppe del generale Gambara conquistassero, sulla costa, Nizza. Non vi riuscirono. “”In realtà – ha scritto il generale Faldella – sarebbe un errore dire che sulle Alpi Occidentali fu combattuta una battaglia… Avvennero soltanto azioni preliminari definibili tecnicamente prese di contatto””: La presa di contatto costò 631 morti, 616 dispersi, 2631 feriti. I francesi ebbero 37 morti, 42 feriti, 50 dispersi. Vittorio Emanuele si ritrasferì a Roma. La riedizione del ’15-’18 era già finita””. (pag 12)”,”ITQM-096″ “MONTANELLI Indro”,”Gli incontri.”,”MONTANELLI Indro è nato a Fucecchio (Fi) nel 1909. Ha seguito svogliatamente i corsi universitari di Grenoble e della Sorbona e si è laureato immeritatamente in Legge e Scienze sociali. Ha fatto un po’ tutti i mestieri fuorché quelli cui lo destinavano i suoi studi. A 25 anni pubblica un libro sulle sue esperienze in Abissinia. OJETTI lo notò e lo recensì con un lungo articolo che spalancò all’ autore le porte del Corriere della Sera. Corrispondente di guerra in Spagna, da allora Montanelli non ha fatto che girare il mondo, testimone oculare di tutte le catastrofi “”Gianni Agnelli””. “”Però novecento lire!… Pensare che mio nonno mi raccontava sempre di quando, in un viaggio che fece da Torino a Roma, rimase a digiuno perché un cestino costava, sia a Genova che a Pisa, settancinque centesimi, invece dei sessantacinque dell’ anno prima…Rimase a digiuno per due giorni perché tanti ce ne voleva allora per andare dalla vecchia alla nuova capitale…””. Mi fu facile riconoscere in quell’ aneddoto il suo protagonista: il pioniere dell’ industria automobilistica italiana, largo di milioni ma taccagno di centesimi, come son tutti i veri pionieri. E lo rievocai con una tenerezza uguale a quella di suo nipote. “”Così muoiono le borghesie,”” questi concluse melanconicamente “”a furia di accettare senza ribellione l’ ascesa dei cestini caldi da sssantacinque centesimi a novecento lire…””. (pag 242) Arturo Labriola. (pag 567)”,”BIOx-087″ “MONTANELLI Indro”,”Figure & figuri del Risorgimento.”,”Edizione in onore di Indro Montanelli, per il suo 78° compleanno. MONTANELLI Indro è nato a Fucecchio nel 1909. Ha scritto per il Corriere della sera e ha fondato e diretto il Giornale. Il testamento di Pisacane (pag 77) Mazzini. “”Sono, in questo, d’accordo con Leo Valiani: Mazzini non indietreggiava di fronte all’ azione animosa (ma di persona – questo lo aggiungo io – preferiva si esponessero gli altri: e non per vigliaccheria, ma per un eccessivo concetto di sé come organizzatore-ideologo), né si faceva scrupolo di fare correre il sangue. Ma non ordinava mai di colpire indiscriminatamente, non ha sulla coscienza vittime innocenti. I suoi difetti (…) erano altri: il padreternismo, l’ improvvisazione, la disinvoltura con cui faceva scorrere il sangue altrui. Così nel 1833, a Genova, quando la pasticciata insurrezione fallì, e per la disperazione si uccise in carcere Jacopo Ruffini; così a Milano nel ’53, quando sulle forche austriache finirono appesi quindici popolani, e su quelle di Belfiore penzolarono i corpi di Tito Speri, Carlo Montanari e del sacerdote Grazioli; così fu per Pisacane e per il fallimento, a Genova e a Livorno, dell’ insurrezione del 1857.”” (pag 88-89)”,”ITAB-209″ “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”L’Italia del Settecento (1700-1789).”,” Cosmopolitismo. Illuministi italiani. “”Qualcuno più tardi rimproverò agli uomini del ‘Caffé’ di aver evaso i problemi fondamentali: cioè quelli dell’unità nazionale e della democrazia. Accua assurda. A parte il fatto che la censura, con cui dovevano pur fare i conti, non gliel’avrebbe consentito, questi furono i problemi della generazione successiva, non di quella loro. Gl’Illuministi non nutrivano concezioni patriottiche e democratiche. Anzi, essi si sentivano cittadini del mondo e accettavano che questo mondo fosse retto com’era retto, cioè da monarchie assolute ch’essi volevano soltanto illuminare sul cammino delle riforme. Non solo nel giornale, ma anche nella loro corrispondenza privata le parole patria e democrazia sono latitanti. Le riforme ch’essi proponevano non avevano frontiere. Le reclamavano non solo per Milano, ma anche per l’Austria e per tutta la comunità internazionale di cui si sentivano parte. E anche loro, come i ‘Filosofi’ francesi, non intendevano darle in appalto al popolo, nel quale non credevano; sognavano di farle discendere dall’alto del potere costituito, di cui contavano di diventare gl’ispiratori e lo strumento esecutivo,. Il difetto del ‘Caffé’ fu semmai un altro, che poi era proprio la conseguenza di questa concezione: il suo scarso potere divulgativo. Di gente che leggesse, a Milano, ce n’era più che in ogni altra città italiana. Ma anche lì era poca. E questa poca non era tutta in grado di capire il contenuto di quel giornale serio e bene informato, ma troppo da specialisti”” (pag 456-457) Il Caffé La rivista, che rimase in vita fino al 1766, usciva ogni dieci giorni. Furono realizzati complessivamente 74 numeri, che in seguito vennero rilegati in due volumi corrispondenti alle due annate. Per eludere la censura vigente nella Lombardia austriaca, le copie venivano stampate a Brescia, all’epoca territorio veneziano. Il Caffé Il giornale era di Milano, ma uscirà a Brescia (allora sotto la Repubblica di Venezia) dal giugno 1764 al maggio 1766, per iniziativa di Pietro Verri in stretta collaborazione col suo stesso gruppo della “”Società dei Pugni””: Alessandro Verri, Cesare Beccaria, Pietro Secchi, Paolo Frisi, Giuseppe Visconti, Sebastiano Franci…: tutti appartenenti socialmente al ceto aristocratico, ma di idee fondamentalmente borghesi. (homolaicus) Dei 118 articoli firmati, 53 portano il nome di Pietro Verri, 31 di Alessandro Verri, 7 di Cesare Beccaria, 6 di Carlo Sebastiano Franci, 5 di Pietro Francesco Secchi Comneno ed altrettanti di Giuseppe Visconti di Saliceto, 2 del matematico Paolo Frisi, di Luigi Lambertenghi e dell’abate Alfonso Longo, 1 infine di François de Baillou, di Ruggero Boscovich, di Gian Rinaldo Carli e di Giuseppe Colpani. (Wikip)”,”ITAG-246″ “MONTANELLI Indro”,”L’Italia di Giolitti (1900-1920).”,”Nitti. “”Un’altra caratteristica, che non contribuiva di certo alla sua popolarità, era la totale sfiducia nel paese. Nitti era stato nettamente avverso all’impresa di Libia, ch’egi definì “”una stoltezza””, e nei confronti dell’intervento nella guerra mondiale, tenne una condotta a dir poco ambigua. Solo ‘a posteriori’ egli qualificò il Patto di Londra “”una idiozia”” e un “”documento di disonestà””. Ma contro l’ondata nazionalista che metteva a soqquadro la piazza, non osò prendere posizione che in maniera indiretta con un saggio sulla situazione economica italiana in cui cercava di dimostrare che l’Italia non era una colonia del capitale tedesco, come dicevano gl’interventisti, ma caso mai di quello anglo-francese. Di questa ambiguità cercò di scusarsi, in sede di memorie, dicendo che, una volta dichiarata la guerra, “”mi parve disonesto sabotarla, come tentarono col loro atteggiamento Giolitti e molti dei suoi amici””. Ma il giudizio è doppiamente ingiusto. Giolitti aveva sabotato la guerra prima che fosse dichiarata, e se un rimprovero c’è da muovergli è, caso mai, di averlo fatto troppo timidamente. Dopo, non più. Mentre Nitti, pur considerandola un grossolano errore, non fece assolutamente nulla per impedirla. E’ probabile che anche lui, come Giolitti, si aspettasse il disastro militare. Comunque, non si fece mai illusioni su una vittoria rapida e facile, e definì “”criminale”” il comportamento di Sonnino che a Londra non si era assicurato nemmeno l’aiuto economico degli Alleati. “”Quando l’on. Salandra – disse più tardi – affermò in Senato che l’Italia non aveva ‘mercanteggiato’ il suo intervento e che avrebbe creduto disonorarsi mercanteggiandolo, io provai un vivo senso di pena. Io avre mercanteggiato: era una necessità ed era un dovere: le guerre si fanno col sentimento, ma anche con le armi, con gli approvvigionamenti””. Non essendo al governo, cercava di dar consigli a coloro che ci stavano, sebbene li disprezzasse tutti. Salandra era un incapace, Sonnino un visionario, Boselli un impotente e il suo governo “”la più parolaia accozzaglia di declamatori di guerra”””” (pag 422-423)”,”ITAA-148″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”Milano ventesimo secolo. Storia della capitale morale da Bava Beccaris alle Leghe.”,”””In politica Mussolini seguitava a «marateggiare», con successo. I suoi interventi di fuoco sottolineavano gli avvenimenti, sempre con piglio oltranzista: si trattasse della «settimana rossa», o del congresso socialista di Ancona, o della fatale corsa dell’Europa verso la guerra, dopo Sarajevo. I suoi articoli infuocati dai titoli apocalittici («Come ragionano le belve militari», «Fra la rivolta di ieri e quella di domani», «I saturnali del militarismo») gli erano valsi un’incriminazione e un processo di Corte d’Assise. Di fronte ai giudici rivendicò il diritto alla protesta, anche violenta: «Immaginate un’Italia in cui trentasei milioni di cittadini pensassero tutti alla stessa maniera, come se il loro cervello fosse stato chiuso in un identico stampo, e avreste un manicomio o piuttosto il regno della noia e dell’imbecillità. Che importano i dissensi, le antitesi, le lotte? L’uniformità è l’acefalia, è la morte. Signori giurati, rendete omaggio al filosofo antico Eraclito, il malinconico di Efeso, che dichiarava “”la lotta è l’origine di tutte le cose””. Ebbene, lasciateci lottare e voi renderete omaggio a un grande filosofo e a un grandissimo principio: il principio della libertà». Fu assolto, e la sua popolarità crebbe grandemente. Fu anche merito di Mussolini se la sinistra conquistò, con le elezioni amministrative del 14 giugno 1914, Palazzo Marino. In Consiglio Comunale si presentò una sola volta, e non aprì bocca. Pensava a ben altro. All’Europa in fiamme e a ciò che ne poteva derivare, per l’Italia e per lui. All’indomani dell’assassinio di Francesco Ferdinando d’Austria prese posizione, sull”Avanti!’, contro la semplice ipotesi che l’Italia potesse partecipare ad un eventuale conflitto. «Il proletariato d’Italia – scrisse – permetterà dunque che lo si conduca al macello un’altra volta? Noi non lo pensiamo nemmeno. Ma occorre muoversi, agire, non perdere tempo… Sorga dalle moltitudini profonde del proletariato un grido solo, e sia ripetuto per le piazze e strade d’Italia: “”Abbasso la guerra””. E’ venuto il tempo per il proletariato italiano di tener fede alla vecchia parola d’ordine: “”Non un uomo! Né un soldo! A qualunque costo””». Il perentorio imbonitore aveva preso un impegno solenne che durò lo spazio di qualche mese. L’articolo contro la guerra fu del 26 luglio 1914, il 18 ottobre lo stesso ‘Avanti!’ ne pubblicò un altro, molto lungo e piuttosto tortuoso che significativamente s’intitolava «Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante» (in queste formule, si pensi a quella della non belligeranza di 25 anni dopo, Mussolini era già e rimase sempre un maestro)”” (pag 65-66)”,”ITAS-192″ “MONTANELLI Giuseppe”,”Memorie sull’Italia e specialmente sulla Toscana dal 1814 al 1850.”,”””Montanèlli, Giuseppe. – Patriota (Fucecchio 1813 – ivi 1862); collaboratore dell’Antologia di G. P. Vieusseux, nel 1840 divenne prof. di diritto civile nell’univ. di Pisa. Fu tra i primi in Italia ad accogliere il sansimonismo, passò poi al movimento evangelico promosso a Pisa da Carlo Eynard e aderì infine al neoguelfismo con la fondazione /””>fondazione del giornale L’Italia (1847). Volontario con gli studenti pisani nel 1848, fu ferito e fatto prigioniero a Curtatone. Liberato, fu eletto all’Assemblea toscana; inviato governatore a Livorno, lanciò l’idea di una Costituente italiana, iniziativa a carattere nettamente rivoluzionario, che divenne programma governativo quando il granduca lo chiamò a succedere a Capponi nella presidenza del consiglio (ott. 1848). Convinto della necessità di inserire la questione toscana in una soluzione democratica di tutto il problema italiano, M. propose poi una Costituente unica di Roma e Toscana. Ma il granduca fuggì e M., entrato nel governo provvisorio (il triunvirato Guerrazzi-Montanelli-Mazzoni) non riuscì a far proclamare la repubblica e l’unione con Roma per la decisa opposizione di D. Guerrazzi. Assunti i pieni poteri da quest’ultimo, M. fu inviato in Francia a sollecitarvi aiuti: qui rimase esiliato al ritorno del granduca (luglio 1849), mentre in Toscana veniva condannato all’ergastolo. In quegli anni pubblicò tra l’altro: Introduzione ad alcuni appunti storici sulla rivoluzione d’Italia (1851) e Memorie sull’Italia e specialmente sulla Toscana dal 1814 al 1850 (1853), acuta analisi del moto rivoluzionario italiano e delineazione di un programma politico, articolato su un socialismo decentrato di tipo proudhoniano. Non credendo all’immediata possibilità unitaria e sopravvalutando l’iniziativa e l’apporto francese, favorì per qualche tempo il movimento murattiano e, deputato all’Assemblea toscana (era andato volontario alla guerra del 1859), si dichiarò contrario alla fusione col Piemonte senza particolari garanzie. Poco prima della morte fu eletto deputato al parlamento italiano””. (Trecc) Capitolo III: ‘Degenerazione del carattere toscano'”,”ITAB-342″ “MONTANELLI Indro”,”Storia di Roma”,”Contiene il capitolo XXXIX: (Roma) Il suo capitalismo (pag 329-335)”,”STAx-007-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’Italia della Repubblica, 2 giugno 1946 – 18 aprile 1948.”,”‘«L’Uomo Qualunque» fu dapprima la testata di un giornale nato sotto il segno della protesta. L’aveva fondato Guglielmo Giannini che, da buon teatrante, autore di commedie senza troppe pretese, ma di grande mestiere, aveva vivissimo il senso del pubblico e sapeva coglierne a volo gli umori. Questi umori erano soprattutto dei malumori provocati, specialmente nel Sud, non soltanto dalle frustrazioni e dai disagi della sconfitta, quanto dalla diversa temperie in cui erano immersi i due tronconi del Paese. Occupato subito dagli Alleati, il Sud non aveva avuto la Resistenza, e quindi non ne condivideva le passioni. Subiva il vento del Nord come un sopruso, che gli risvegliava nel sangue nostalgie borboniche, e rifiutava tutto ciò che puzzasse di CLN. Giannini intuì questo stato d’animo, e lo interpretò alla perfezione, soprattutto in due rubriche del suo giornale, le «vespe» e le «parolacce». Sebbene di madre inglese era un Napoletano verace, alla Scarfoglio,, portava il monocolo, la sua eleganza era un po’ da guappo, e se nei rapporti umani non mancava di finezze, nel suo linguaggio di giornalista sapeva adeguarsi a quello del loggione e della taverna. Ma fu proprio questa voluta rozzezza a renderlo efficace. Senza rifuggire dal turpiloquio, ostentato anzi come antitesi della nuova oratoria e pubblicistica, egli prese a smontarne i miti, l’enfasi resistenzialista e il virtuismo democratico. Ebbe il compito facilitato dai suoi avversari, specialmente da quelli di sinistra, che con le loro pretese di palingenesi e le loro smanie epuratrici stavano provocando nel Paese una crisi di rigetto. In pochi mesi «L’Uomo Qualunque» raggiunse quasi il milione di copie. E probabilmente fu proprio questo successo la sua disgrazia. Giannini se ne sentì indotto a creare addirittura un partito. Chi scrive può testimoniare ch’egli non aveva in realtà né vocazione né ambizione politica. Tant’è vero che, fondato il partito, egli l’offrì a Nitti («ve lo volete accolla’» gli disse «sto’ pupazzo?»), che rifiutò. Il vecchio statista lucano sapeva benissimo che il qualunquismo non era affatto, come dicevano i suoi denigratori – che erano tutti – una riedizione del fascismo. Giannini non era mai stato fascista, aveva perso l’unico figlio nella guerra voluta dal fascismo, era l’interprete di una certa «maggioranza silenziosa» (ma non tanto) che anche sotto e contro il fascismo aveva protestato. Ma Nitti sapeva anche che con un partito (ma Giannini lo chiamava «Movimento») senza radici nella storia né ancoraggio ideologico, basato soltanto sulla protesta, non poteva avere un domani. E così fu. Ma ciò non toglie che nel ’46 avesse un presente’ (pag 57-58)]”,”ITAP-237″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’Italia dell’Asse (1936-10 giugno 1940).”,”Lettera di Mussolini a Hitler. “”Pressapoco nelle stesse settimane, duranteun Consiglio dei ministri, Mussolini spiegò, con il suo freddo sarcasmo: «Pensate che noi abbiamo, a detta dei tecnici, un cannone da 70 millimetri. Magnifico, formidabile, perfetto. Ma ha un piccolo difetto: non c’è, non esiste. Non è che un progetto, un prototipo». In tanta stagnazione, il Duce si sentiva frustrato. Per reagire al senso di impotenza che lo assaliva, impugnò la penna e ai primi di gennaio (1940, ndr) scrisse a Hitler una lettera fitta di considerazioni, di valutazioni e di consigli che non erano privi di ragionevolezza ma avevano – come tutta l’azione di Mussolini verso il dittatore tedesco in quel periodo – un grave difetto. … finire (pag 405-406)”,”QMIS-021-FV” “MONTANELLI Indro”,”Dante e il suo secolo.”,”””Ora il Magnate si era imparentato con l’industriale e il banchiere, che così si erano innalzati al suo rango e ne erano diventati solidali. Già in atto da tempo, questo fenomeno di osmosi era ormai giunto a maturazione, e spostava tutti i termini del conflitto sociale. La politica di questo nuovo ceto formato di nobili e di grandi borghesi, era stata abile. Essi godevano di posizioni di privilegio, non politiche, ma economiche, e lo dimostra il fisco”” (pag 269)”,”ITAG-281″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”Due secoli di guerre. Volume primo. Il risveglio dell’America. La guerra d’indipendenza degli Stati Uniti (1775-1783) – La guerra anglo-americana (1812-1814) – Le lotte per l’indipendenza nell’America Latina (1810-1847).”,”Contiene il riquadro: ‘I primi sessant’anni del Messico’ (pag 224) (cronologia) Collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”QMIx-013-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”Due secoli di guerre. Volume secondo. La Francia contro l’Europa.”,”Cronologia: La vita di Napoleone (pag 298) Non c’è biografo di Napoleone che non si sia chiesto come mai egli commise quell’imperdonabile errore che fu la guerra contro la Russia; anzi, quella serie di errori, perché di sbagliato, nella campagna non c’era solo la sottovalutazione dei pericoli che venivano dal clima, dall’immensità del territorio e dal valore del soldato russo. C’era un po’ di tutto: l’impiego di un’Armata ‘multinazionale’ – cioè infida -, la stagione troppo avanzata, la carenza dei servizi logistici, e, non ultima, l’idea di puntare su Mosca invece che su Pietroburgo. Il fatto che, centrotrent’anni dopo, Hitler dovesse cadere nella stessa trappola non può illuminarci, perché Hitler era uno stratega dilettante, mentre Napoleone era quel che si dice un genio della guerra. La verità, probabilmente, è che la campagna di Russia – come d’altronde quella di Spagna – non fu affrontata per scelta, ma si impose come fatale conseguenza di quello che era stato il vero errore di fondo: il Blocco Continentale. Prima di proclamarlo, Napoleone aveva, in teoria, qualche ‘chance’ di arrivare alla pace con gli inglesi. Avrebbe dovuto pagarla con pesanti rinunce, e sappiamo che, in pratica, non era disposto a farle. La carta del compromesso tuttavia, rimaneva, e si poteva tentare di giocarla. Ma quando l’Inghilterra si accorse che il Blocco giovava alla sua economia anziché danneggiarla e, al tempo stesso, metteva in crisi il sistema napoleonico, ogni intenzione di pace svanì per cedere il posto a una politica di lotta ad oltranza, non dissimile da quella che gli Alleati avrebbero adottata nei confronti dell’Asse e del Giappone durante la seconda guerra mondiale. E finché l’Inghilterra restava in campo, invulnerabile nella sua isola, ma pronta a sobillare – e a elargire finanziamenti – Napoleone era condannato a combattere. (…) La Russia (…) aveva finito per decidere di uscire ufficialmente dal Blocco, che già stava violando sottobanco. E Napoleone era altrettanto deciso a impedirglielo. Senza la Russia, il suo intero sistema sarebbe crollato, non foss’altro che per i nuovi canali di contrabbando che si sarebbero aperti: e questo, egli non poteva tollerarlo”” (pag 181-183) [‘La campagna di Russia’] Collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”QMIx-014-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”Due secoli di guerre. Volume terzo. Le guerre dell’Unità d’Italia.”,”Contiene il riquadro: ‘L’esercito italiano dopo il 1870’ (pag 298) Guerra di Crimea “”In campo alleato (…) regnavano l’incertezza e la disorganizzazione più complete. Si diceva che quella di Crimea fosse una guerra ‘strana’, e in effetti lo era. (…) C’erano poi quei 18 mila piemontesi che nessuno, tranne Cavour sapeva bene perché mai si battessero. E c’era, in Germania, un agitatore politico, Karl Marx, il quale, sulla ‘Oderzeitung’, denunciava i russi come «nemici della civiltà europea» e s’augurava che fossero «fatti a pezzi». Ma la confusione maggiore era nelle teste dei comandanti (…)”” (pag 122) Collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”QMIx-015-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA”,”Due secoli di guerre. Volume quarto. Le guerre yankee.”,”Collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Confronto sulle armi leggere. I fucili del Nord e I fucili del Sud (pag 128-129) Il nord possiede il Modello Henry 1863 fucile a ripetizione progenitore del Winchester. (15 colpi, era a quel tempo un’arma spaventosa che i sudisti chiamavano ‘il maledetto fucile che si carica la domenica e continua a sparare fino a sabato’. L’Unione ne acquistò 10 mila esemplari. (pag 128)”,”QMIx-016-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume sesto. Le guerre coloniali.”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Rosario ROMEO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”QMIx-018-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume settimo. La prima guerra mondiale.”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”QMIx-019-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume ottavo: Tra le due guerre. Rossi contro bianchi (1918-1922) – La guerra cino-giapponese (1927-1938) – La conquista dell’Etiopia (1935-1936) – La guerra del Gran Chaco (1932-1935) – La guerra civile spagnola (1936-1939).”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”QMIx-020-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume nono. La seconda guerra mondiale.”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI Truman decise di impiegare l’arma segreta degli USA: l’atomica. Su Hiroshima causò la morte di 170 mila persone. Su Nagasaki fece 39 vittime’ “”La possibilità di costruire una bomba nucleare era stata dimostrata in teoria da Einstein, e in pratica da Enrico Fermi, con la realizzazione della pila atomica, che gli era valsa il Premio Nobel nel 1938. Ma gli studi concreti erano cominciati dopo lo scoppio della guerra, quasi contemporaneamente in America e in Germania. All’insaputa l’uno dell’altro, i due Paesi s’erano impegnati in una gara contro il tempo, e Dio sa chi l’avrebbe vinta, se il 28 febbraio 1943 un manipolo di guastatori alleati non avesse fatto saltare gli stabilimenti dell”acqua pesante’ allestiti dati tedeschi a Telemark, nella Norvegia occupata. Il Reich era stato così messo fuori gioco e l’America aveva avuto via libera. Gli esperimenti, coperti dal nome convenzionale di ‘Progetto Manhattan’ si erano svolti nei laboratori di Chicago e poi in una base segreta, presso Los Alamos, nel Nuovo Messico, con la partecipazione della più formidabile ‘equipe’ scientifico-tecnica che si fosse mai vista. Oltre agli italiani Fermi e Segre, agli americani Oppenheimer, Compton, Szilard e Frank e al tedesco naturalizzato inglese Fuchs, vi aveva lavorato infatti tutta una schiera di grandi nomi che comprendeva matematici, meteorologi, chimici, astrofisici e così via, fino agli esperti di balistica e di termodinamica. Erano trascorsi tuttavia molti mesi prima che si giungesse a un risultato positivo; e i servizi americani avevano avuto il loro daffare a mantenere il segreto per tutto quel tempo. Non c’erano riusciti, perché già nel novembre del ’44, un soldato addetto alla base, David Greenglass, aveva ‘soffiato’ alcune informazioni alla sorella Ethel Rosenberg che, essendo militante comunista, le aveva a sua volta trasmesse a un funzionario dell’ambasciata sovietica. Ma s’era trattato di notizie marginali, e non risulta che, lì per lì, Mosca se ne fosse particolarmente allarmata. Il vero segreto del ‘Progetto Mahnattan’ era rimasto praticamente inviolato fino alla primavera del 1945. Lo stesso Harry Truman, all’epoca ‘vice’ di Roosevelt, ne aveva avuto appena un vago sentore. Seppe ovviamente molto di più dopo essersi insediato alla Casa Bianca. Ma un’idea esatta della situazione la ebbe solo il 28 maggio 1945, quando gli riferirono che la prima bomba atomica stava per essere fatta esplodere a titolo sperimentale e che i laboratori di Los Alamos erano in grado di confezionarne altre, equivalenti, ciascuna, alla potenza di 20.000 tonnellate di tritolo, ma in realtà assai più micidiali di quest’ultimo a causa delle radiazioni. Il 31 maggio si tenne a Washington un consiglio di guerra, cui presero parte il segretario alla Difesa Stimson, otto capi militari e, in veste di consulenti, quattro scienziati: Oppenheimer, Compton, Lawrence e Fermi. La proposta era quella di usare l’atomica per chiudere con un sol colpo la guerra contro il Giappone che, altrimenti, minacciava di «prolungarsi fino al novembre-dicembre, e forse oltre»: e le accoglienze più tiepide le ebbe, curiosamente, dai militari, alcuni dei quali, come Eisenhower e il comandante dell’aviazione Arnold, si dichiararono perplessi o addirittura contrari. Favorevole fu invece Stimson, mentre gli scienziati seguirono una via di mezzo: avanzarono riserve morali ma, al tempo stesso, si dissociarono dalla petizione del Premio Nobel Frank, il quale proponeva un «test pubblico» per far capire ai giapponesi che cosa li aspettava. Stimson tagliò corto dicendo che gli Stati Uniti non avevano atomiche da sprecare, e Oppenheimer fu d’accordo con lui. Ma la decisione finale la prese personalmente Truman, che se ne assunse l’intera responsabilità. «Consideravo la bomba come un’arma», scrisse in seguito, «e non ebbi mai dubbi sull’opportunità di impiegarla»”” (pag 291-292)”,”QMIx-021-FV” “MONTANELLI Indro CERVI Mario; collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”Due secoli di guerre. Volume decimo. Le guerre dell’era atomica.”,”collaboratori: Mauro BALLARE’ Giovanni CAVALLOTTI Egisto CORRADI Giuseppe DALL’ONGARO Ivan LANTOS Alberto PASOLINI ZANELLI Alberto REDAELLI Pietro RADIUS Salvatore SCARPINO Mario SILVESTRI Marcello STAGLIENO Renzo TRIONFERA Giancarlo ZONGHI SPONTINI”,”QMIx-022-FV” “MONTANELLI Indro”,”Storia d’Italia. Volume 1. Dalla fondazione di Roma alla distruzione di Cartagine.”,”””Il Senato, preso alla gola, mandà ambascerie su ambascerie ai plebei per indurli a rientrare in città e a collaborare alla difesa comune. E Menenio Agrippa, per convincerli, raccontò loro la famosa storia dell’uomo, le cui membra, per far dispetto allo stomaco, si erano rifiutate di procurargli cibo: così, rimaste senza nutrimento, finirono per morire anch’esse, come l’organo di cui volevano vendicarsi. Ma i plebei, duri, risposero che non c’era scelta: o il Senato cancellava i debiti liberando coloro che eran diventati schiavi perché non li avevano pagati e consentiva alla plebe di eleggere i suoi propri magistrati che la difendessero; o essa restava sul Monte Sacro, e venissero pure tutti gli equi e i volsci di questo mondo a distruggere Roma. Alla fine il Senato si arrese. Cancellò i debiti, restituì alla libertà chi per essi era caduto in schiavitù, e mise la plebe sotto la protezione di due ‘tribuni’ e di tre ‘edili’ da essa eletti di anno in anno. Quest’ultima fu la prima grande conquista del proletariato romano, quella che gli diede lo strumento legale per raggiungere anche le altre sulla strada della giustizia sociale. L’anno 494 è molto importante nella storia dell’Urbe e della democrazia. Col ritorno dei plebei, fu possibile mettere in campo un esercito per parare la minaccia dei volsci e degli equi. In questa guerra, che durò circa sessant’anni e che aveva per posta la sua sopravvivenza, Roma non fu sola. Il comune pericolo le tenne fedeli non solo gli alleati latini e sabini, ma anche un altro popolo limitrofo, quello degli ernici”” (pag 78-79)”,”ITAG-017-FV” “MONTANELLI Indro”,”Storia d’Italia. Volume 2. Dai Gracchi a Nerone.”,”””Cesare, abituato a battersi a destra, cioè contro i reazionari, detestava aver nemici a sinistra e non voleva far la fine di Mario, costretto, per rimettere ordine, a massacrare i suoi. Cominciò a dipanare la sua matassa politica dai soldati «perché», disse. «essi dipendono dal denaro, che dipende dalla forza, che dipende da loro». Si presentò solo e disarmato alle legioni rivoltate, e disse con la sua abituale calma che riconosceva legittime le loro rivendicaizoni e he le avrebbe soddisfatte al ritorno dall’Africa, dove andava a combattere «con altri soldati». A quelle parole, dice Svetonio, i veterani trasalirono di vergogna e di pentimento, gridarono che questo non poteva essere, che i soldati di Cesare erano loro e intedevano restarlo. Cesare finse qualche difficoltà, poi si arrese per il semplice motivo che di soldati non ne aveva altri. Quel gran generale era anche, come oggi si direbbe, un gran filone. Caricò sulle navi quella truppa che ribolliva di ardori di redenzione, sbarcò in Africa nell’aprile del 46, a Tapso, e trovò ad aspettarlo ottantamila uomini al comando di Catone, Metello, Scipione, il suo ex luogotenente Labieno, e Giuba, re di Numidia. Ancora una volta si trovò a lottare uno contro tre. Ancora una volta perse il primo scontro. Ancora una volta vinse la battaglia decisiva, che fu terribile. In quest’occasione i suoi soldati non rispettarono gli ordini di clemenza e massacrarono i prigionieri. Giuba si uccise sul campo. Catone si rinchiuse a Utica con un piccolo distaccamento, consigliò a suo figlio di sottomettersi a Cesare, distribuì il denaro che aveva in cassa a quanti gliene chiesero per fuggire, offrì unpranzo ai suoi più intimi amici, li intrattenne su Socrate e Platone. Poi, ritiratosi nella sua stanza, s’immerse il pugnale nella pancia. (…) Lo trovaronomorto, con la testa reclinata sulle pagine del ‘Fedone’ di Platone. Cesare, addolorato, disse che non poteva perdonargli di avergli tolto l’occasione di perdonarlo. Gli fece fare solenni funerali e riversò la sua clemenza sul figlio. Egli stesso sentiva forse che quell’uomo sgradevole e per molti rispetti antipatico si portava nella tomba le virtù della Roma repubblicana. Avrebbe volentieri barattato la vita di quel nemico con quella di molti amici: Cicerone, per esempio”” (pag 321-323)”,”ITAG-018-FV” “MONTANELLI Indro”,”Storia d’Italia. Volume 3. Apogeo e caduta dell’ Impero Romano.”,”””Tutti i filosofi dell’Impero, quando Marco fu coronato, esultarono, vedendo nel suo il loro trionfo e in lui il realizzatore dell’Utopia. Ma sbagliarono. Marco non fu un grande uomo di stato: non capiva nulla di bilanci, e ogni tanto bisognava riguardargli i conti. Ma dal tirocinio fatto sotto Antonino, l’illuminato conservatore realista e un po’ scettico, aveva tratta la sua lezione sugli uomini. Sapeva che le leggi non bastano a migliorarli, per cui tirò avanti la riforma dei codici intrapresa dai suoi due predecessori, ma fiaccamente e senza troppo credere ai suoi benefici. Da buon moralista, credeva di più all’esempio, e cercò di darlo con la sua vita ascetica, che i sudditi ammirarono, ma senza essere tentati d’imitarla. Gli eventi non gli furono favorevoli. Era appena asceso al trono che i britanni, i germani e i persiani, incoraggiati dall’arrendevolezza di Antonino, cominciarono a minacciare i confini dell’Impero”” (pag 477-478)”,”ITAG-019-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 4. I barbari e la fine dell’Impero.”,”””Ma Attila ormai aveva deciso la guerra, e guerra doveva essere. Per mesi e mesi egli preparò il suo esercito, che in realtà non era un esercito, ma tutta la nazione in armi, secondo il costume barbarico dell’orda. Sicché quando si dice ch’egli si mosse con settecentomila uomini, non s’intende settentomila soldat, ma forse settanta o ottantamila. Di questa massa, gli Unni erano una minoranza e ne formavano la cavalleria. Il grosso delle fanterie era costituito dalle tribù germaniche soggiogate: i Rugi, gli Sciri, quei brandelli di Franchi, di Turingi e di Burgundi che non avevano fatto in tempo a varcare insieme ai loro confratelli il Reno, e soprattutto le due grandi famiglie gotiche, gli Ostrogoti e i Gepidi, che Attila aveva interamente asservito. Gli Ostrogoti si erano particolarmente distinti nell’esercito unno, e il loro re Arderico godeva di una posizione di favore nello stato maggiore di Aetzelburg. La ragione per cui questa policroma e poliglotta armata, appesantita dai carri che trasportavano le famiglie dei guerrieri e da una inverosimile sussistenza, cominciò dalla Francia l’assalto all’Occidente, non la si conosce con esattezza, ma forse va ricercata nella guerriglia che v’infieriva tra i barbari che vi avevano preso stanza. Il predominio dei Franchi non si era ancora affermato. Glielo contendevano i Visigoti che dopo la morte di Wallia avevano fondato un reame abbastanza solido di cui Tolosa era la capitale. I Sassoni si erano acquartierati sulle coste della Manica, gli erculei Burgundi erano in Savoia, e i pochi Alani scampati ad Attila e trascinati verso Ovest dai Vandali formavano un’isola a sé in Provenza. Cosa restasse di autorità romana in questo Paese alluvionato dai barbari, non è dato sapere con certezza. Però ce n’era ancora un briciolo, rappresentato da qualche Prefetto, da qualche Questore e da alcuni presidi sparpagliati qua e là, a Lione, ad Arles, a Narbona, che cercavano di destreggiarsi approfittando delle rivalità altrui. Ogni tanto i rappresentanti imperialis si alleavano coi Visigoti contro i Sassoni o coi Sassoni contro i Burgundi, e vittorie effimere si alternavano con provvisori insuccessi. In realtà l’unica missione che i Romani ancora assolvevano in queste province occidentali era la conversione dei barbari a un certo rispetto della cultura latina, della lingua e dell’ordinamento legislativo e amministrativo. Ma come influenza politica ne esercitavano ben poca”” (pag 116-118) Dono della raccolta di E. Ricci”,”ITAG-020-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 5. I regni barbarici.”,”””Circondata da popoli invadenti, bellicosi e famelici, Bisanzio visse sempre sul piede di guerra. L’astuzia dei suoi diplomatici e l’abilità dei suoi generali le assicurarono tuttavia una vita lunga e brillante”” (pag 200-201)”,”ITAG-021-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 6. Da Carlomagno all’anno 1000.”,”””Maometto non era un legislatore, e non compose nessun codice alla Giustiano. (…) Fu un grande organizzatore civile e militare, e gli effetti si videro dopo la sua morte quando il piccolo esercito arabo si lanciò in una impresa più vasta, ma non altrettanto effimera, di quella di Alessandro il Grande. In una sola cosa si mostrò poco illuminato: nella riforma del calendario”” (pag 384-385)”,”ITAG-022-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 7. Papato, impero e comuni nei secoli XI e XII.”,”‘Gl’Italiani dell’anno Mille dovettero (…) accogliere con un certo stupore la notizia che a Pavia era nato un Regno d’Italia con un Re italiano che non s’identificava più con l’Imperatore tedesco, né era lui delegato. (…) Questo “”primo italiano””, come poi lo chiamarono alcuni storici malati di nazionalismo, era Arduino d’Ivrea, e d’italiano non aveva nemmeno il sangue: apparteneva a una dinastia tedesca calata in Italia forse coi longobardi, forse coi franchi, e impiantatavisi da padrona per diritto di conquista. (…) Arduino non era affatto un patriota e non pensava minimamente all’Italia, quando se ne fece audacemente acclamare Re da un’assemblea di feudatari piemontesi. Era soltanto un arrivista che badava a innalzare il proprio rango. Però non gli mancavano né l’audacia né l’accortezza. Per trovare proseliti, aizzò i piccoli vassalli contro i grandi feudatari, il basso clero contro quello alto e i sentimenti xenofobi del popolino contro i tedeschi. In parte ci riuscì. Quella lotta su due fronti, contro i Vescovi da una parte e la nobiltà imperiale dall’altra, gli valse parecchie simpatie nel piccolo ceto medio di città e di campagna. Nel 1003 batté un contingente tedesco mandato da Enrico II a saggiare il terreno, e lo costrinse a ripassare le Alpi. Ma quando l’Imperatore calò di persona alla testa di un forte esercito, Arduino si trovò solo. Enrico venne a riprendersi la corona a Pavia nel 1004. Però, una volta in città, le sue truppe furono assalite dalla popolazione e costrette a ritirarsi. Rientrarono in forze il giorno dopo, saccheggiarono, incendiarono, uccisero. Arduino, arroccatosi nel suo castellaccio sopra Ivrea, non rinunciò al suo titolo né alle sue pretese. Partito Enrico, tornò a Pavia e seminò il terrore con le sue spedizioni punitive contro Vercelli, Novara, Como. Solo la vecchiaia e gli acciacchi vennero a capo della sua ostinazione. Stanco e malato, l’irriducibile mangiapreti bussò alla porta dell’Abbazia di Fruttuaria che lo accolse caritatevolmente. Morì nel 1015, senza neanche lontanamente immaginare quale mito avrebbe fatto di lui la storiografia nazionalista”” (pag 45-47)”,”ITAG-023-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 8. L’ età di Federico Barbarossa.”,”Barbarossa in Italia. Assedio Pavia e Crema. Violente manifestazioni antitedesche si verificarono per reazione a Genova e a Milano, dove il cancelliere imperiale Reynaldo riuscì a stento a mettersi in salvo nella vicina Lodi.”,”ITAG-024-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 9. L’ età di Federico II di Svevia.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze, 1909-) noto giornalista italiano. Autore di romanzi brevi, racconti, scritti di memorie e testimonianze, opere di teatro e storia. Scontro di Bernardo di Chiaravalle con Abelardo. Oratoria di Abelardo. Bernardo ncarnava una specie di reazione sanfedista che saliva dal basso contro la riqualificazione della donna provocata dal culto di Maria (pag 350). Lo scontro (di Bernardo e di Abelardo) avvenne tra le due grandi istanze: la Fede e la Ragione. Bernardo convinse il tribunale a schiararsi per la prima e a condannare come eretiche le proposizioni di Abelardo. Condannato, Abelardo si rifugiò nel convento di Cluny. (pag 359-360)”,”ITAG-025-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 10. L’apogeo dell’età comunale.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze, 1909-) noto giornalista italiano. Autore di romanzi brevi, racconti, scritti di memorie e testimonianze, opere di teatro e storia. La megalomania di Cola di Rienzo (pag 132-141)”,”ITAG-026-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 11. La civiltà dell’umanesimo.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze, 1909-) noto giornalista italiano. Autore di romanzi brevi, racconti, scritti di memorie e testimonianze, opere di teatro e storia. Roberto Gervaso è nato a Roma nel 1937. Giornalista e scrittore, ha scritto la biografia di Cagliostro. Boccaccio resta il grande maestro europeo del racconto. Ma l’unico a non capirlo o a dubitarne fu lui, che scrisse il ‘Decamerone’ come il Petrarca aveva scritto il ‘Canzoniere’: credendo che fosse solo un passatempo (pag 175) Boccaccio era nato a Parigi da una relazione illegittima fra un mercante fiorentino venditore di stoffe e una donna di cui non si conosce il nome (pag 165)”,”ITAG-027-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 12. La civiltà del rinascimento.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze, 1909-) noto giornalista italiano. Autore di romanzi brevi, racconti, scritti di memorie e testimonianze, opere di teatro e storia. Roberto Gervaso è nato a Roma nel 1937. Giornalista e scrittore, ha scritto la biografia di Cagliostro. La caduta di Costantinopoli chiuse all’Europa le vie del Mediterraneo orientale, e la obbligò a volgere gli occhi a Ovest. (pag 407) “”Il capitano si rivolse allora a Genova e a Venezia, ma le due repubbliche marinare italiane gli negarono goni aiuto”” (pag 410)”,”ITAG-028-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 13. La fine della libertà italiana.”,”Wycliff. “”Nella sua teoria sono anticipati molti elementi della Riforma: la predestinazione, il rifiuto della transustanziazione nell’Eucarestia, la negazione del prete come insostituibile intermediario tra Dio e il fedele; e infine – decisivo elemento di vittoria – l’affermazione dell’illimitata sovranità dello Stato laico nel campo temporale, il suo diritto di sottrarsi ai tributi e di nominare i suoi Vescovi. Era chiaro che d’ora in poi i ribelli della Chiesa potevano contare sull’appoggio dello Stato, almeno nei Paesi in cui uno Stato cominciava a nascere. La scomunica non li rendeva “”apolidi””. Ormai potevano sfidarla”” (pag 112)”,”ITAG-029-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 14. L’età della Riforma.”,”Zwingli. “”Zwingli fece un uso moderato della sua vittoria. Si oppose risolutamente ad ogni eccesso e violenza contro i renitenti e accolse nella sua teologia i punti fondamentali di quella cattolica. Derivò da Lutero la dottrina della predestinazione, ma dette alla Grazia un carattere più formalistico, quali legalitario. Per lui gli eletti non erano la sparuta minoranza, ma la stragrande maggioranza, o comunque potevano diventarlo. Quanto al peccato originale, esso non era affatto quello di Adamo ed Eva, di cui sarebbe stto mostruoso far ricadere le conseguenze sui discendenti. Il peccato originale, secondo il credo molto più umano di Zwingli, consiste nelle tendenze antisociali dell’uomo. Quest’ultimo punto sottolinea il tratto caratteristico di Zwingli: la sua vocazione politica. Egli non era un mistico, lo abbiamo già detto, e nemmeno un moralista, ma un uomo d’azione, un organizzatore, un guerriero, che realizzò compiutamente l’ideale biblico del profeta-legislatore assumendo di fatto, se non il nome, la guida del governo di Zurigo”” (pag 266)”,”ITAG-030-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 15. Il meriggio del Rinascimento.”,”Machiavelli. “”Tutti vogliono comandare. Purtroppo le forze s’equivalgono e impediscono che una s’imponga alle altre e le pieghi alla propria volontà. “”E’ veramente alcuna provincia – scrive Machiavelli – non fu mai unita o felice, se la non viene tutta alla ubbidienza d’una Repubblica o d’un principe, come è avvenuta alla Francia e alla Spagna. E la cagione che la Italia non sia in quel medesimo termine, né abbia anch’ella una Repubblica o un principe che la governi, è solamente la Chiesa; perché, avendovi abitato e tenuto imperio temporale, non è stata sì potente né di tal virtù che l’abbia potuto occupare il restante d’Italia e farsene principe””. Per Niccolò dunque non c’è dubbio: la colpa dell’abortita unità nazionale è della Chiesa”” (pag 360-361)”,”ITAG-031-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 16. L’età della Controriforma.”,”Giordano Bruno. “”Sapeva che l’Inquisizione gli dava la caccia, ma fidava della protezione di [del nobile veneziano] Mocenigo, sebbene questi fosse un fervente cattolico, e in quella della Repubblica [di Venezia] a professare le sue idee, che puzzavano d’anticonformismo e d’eresia e ad assumere atteggiamenti d’indipendenza e di sfida. Fin quando il suo timoratissimo anfitrione, istigato dal confessore, lo denunziò all’Inquisizione. Prima però, avendole già pagate, volle che il maestro terminasse le lezioni [d’occultismo e di mnemonica]. Il 23 maggio 1592, il filosofo fu arrestato e rinchiuso nelle carceri del Sant’Uffizio sotto l’accusa d’aver negato l’incarnazione, la Trinità e la transustanziazione, messo in dubbio i miracoli di Gesù e degli apostoli, dileggiato i frati, deriso la religione e proposto di sostituirla con la filosofia. (…) Bruno si presentò la prima volta davanti ai giudici il 26 maggio. Le udienze si protrassero per molte settimane, e l’imputato dovette subire minuziosi ed estenuanti interrogatori. Si difesa con abilità, facendo una sottile distinzione fra il credente che accetta senza discutere le verità rivelate, e il filosofo che le sottopone al vaglio critico della ragione. (…) A settembre il cardinale Severino chiese al Senato l’estradizione del filosofo, ma solo dopo lunghi tira e molla l’ottenne. A febbraio Giordano giunse a Roma, e a dicembre ricomparve in tribunale. Il processo andò avanti a singhiozzo per sette anni, durante i quali il Bruno fu sottoposto a ogni sorta di sevizie. La più perfida e raffinata era quella di rimandare la sentenza alle calende greche per esasperare l’imputato e sfibrarne la volontà. Ma il filosofo, sebbene malato, non si piegò. Anzi, si rimangiò le ritrattazioni precedenti e fino all’ultimo tenne fieramente testa agli inflessibili inquisitori, tra i quali spiccava il gelido e ascetico cardinale Bellarmino. (…) Finalmente, l’8 febbraio del 1600, riconosciuto “”eretico, impenitente e pertinace””, il filosofo fu condannato a morte. Ascoltò la sentenza in ginocchio; ma, a lettura finita, si levò in piedi e puntando l’indice contro i giudici esclamò: “”Il timore che provate voi a infliggermi questa pena è superiore a quello che provo io a subirla””. All’alba del 17 fu condotto in Campo di Fiori (…). Prima di appiccare il fuoco, un monaco gli mise sotto gli occhi un crocifisso, ma Giordano volse sdegnosamente lo sguardo. Un attimo dopo, le fiamme presero lentamente a divorarlo. L’Europa protestante inorridì, sebbene di roghi nemmeno essa fosse avara”” (pag 560-561)”,”ITAG-032-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 17. L’età delle guerre di religione.”,”””La diatriba religiosa e il fratricidio in nome di Dio erano la causa principale del caos tedesco, ma non la sola. Altre vi concorrevano. Ciascun principe germanico sognava di cingere la corona del Sacro Romano Imperatore, anche se da secoli non era più che un simbolo vuoto e screditato. Per seguire l’impossibile chimera d’una restaurazione carolingia, i signori tedeschi abdicavano all’unità nazionale, rintuzzando e soffocando ogni tentavido di dare al Paese una guida centralizzata. Ciascuno badava al suo “”particulare”” e mirava solo all’ingrandimento del proprio territorio a spese di quelli vicini e rivali. Batteva moneta, arruolava eserciti, faceva e disfaceva alleanze, dichiarava guerre. Anche all’interno di questi mini-reami c’era una gran baraonda. Le leggi di successone erano incerte e anacronistiche”” (pag 98)”,”ITAG-033-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 18. La civiltà barocca.”,”Le tesi assolutamente rivoluzionarie di Paolo Sarpi (“”il piccolo Lutero d’Italia””) (sui rapporti Stato-Chiesa: non era il primato del Papa che bisognava discutere; ma l’esenzione degli ecclesiastici dalle leggi dello Stato. Nemmeno lo Stato potrebbe accordarla …). Sarpi venne convocato a Roma ma si rifiutò, allora fu scomunicato. Nell’autunno del 1607 fu aggredito da sicari armati di pugnali e quasi ammazzato. Guarito, affermò “”Riconosco lo stile della Curia Romana”” (giocando sul doppio senso della parola ‘stile’ che significa anche stiletto) (pag 254-255)”,”ITAG-034-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 19. Il crepuscolo del Seicento.”,”‘L’Inghilterra era ormai una nazione che si governava da sé. E si governava appunto attraverso i suoi due partiti, che rappresentavano le due grandi forze, materiali e morali, in cui il Paese era diviso: quella della campagna e dell’agricoltura, i ‘Tories’; e quella della città, dell’industria e del commercio, i ‘Whigs’. La lotta tra loro era vivace, ma di rado degenerava in scontri frontali. A impedirlo erano la conformazione e il costume delle classi dirigenti, che appunto per questo facevano spicco sul resto dell’Europa e ne venivano prese a modello. Esse erano composte quasi esclusivamente di aristocratici. Ma questi aristocratici non formavano una casta chiusa di parassiti del potere e della ricchezza. Chiunque acquistasse titoli di merito come uomo di Stato, o come finanziere, o come industriale, veniva insignito di un titolo nobiliare ed entrava a far parte della categoria, arricchendola con le sue fresche energie; mentre il figlio cadetto dl nobile, non potendo aspirare al titolo che spettava unicamente al primogenito, cercava di procurarsene un altro dandosi al servizio di Stato, o alla finanza o all’industria. Tutto questo assicurava un continuo ricambio di uomini che, anche quando si combattevano fra loro, difficilmente si dimenticavano di far parte dello stesso sistema, e ne condividevano la mentalità, il linguaggio e i fondamentali interessi. Questo non faceva dell’Inghilterra il regno della giustizia sociale. Il grande anelito democratico e egualitario che aveva animato la rivoluzione di Cromwell si era spento assieme alle passioni religiose del Seicento. Tories o Whigs, le nuove classi dirigenti avevano in comune la religione della ricchezza, e in base ad essa amministravano i diritti individuali. Quello di voto era riconosciuto soltanto a chi avesse adeguati titoli di proprietà, e quindi la massa n’era esclusa. Ma rispetto al resto d’Europa l’Inghilterra appariva la nazione più avanzata, senza esserlo tuttavia al punto da sembrare irraggiungibile. Il suo esempio funziona appunto per questo’ [‘L’esempio inglese’] (pag 88-89)”,”ITAG-035-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 20. L’Italia durante le guerre di successione.”,”Stato pontificio: dissesto delle finanze vaticane. Le cause erano molteplici: la mancanza di una borghesia imprenditoriale, lo stato d’abbandono delle campagne, irretite nel latifondo e divorate dalle zanzare, la rarefazione dei commerci, l’isolamento dello Stato, tagliato fuori dai grandi traffici internazionali. Contro questi secolari malanni per rimpannucciare le sitibonde casse dell’erario, i Papi inasprivano il fisco e mettevano in vendita sinecure e benefici ecclesiastici. Quando si trovavano con l’acqua alla gola – il che accadeva spesso – incameravano senza troppi complimenti i beni d’interi conventi o addirittura di interi ordini. Si giustificavano dicendo che i monasteri erano sentine di corruzioni (…) (pag 472-473)”,”ITAG-036-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 21. Piemonte, Lombardia, Venezia e Toscana nel ‘700.”,”””Il giansenismo italiano aveva una sua particolare coloritura. A differenza di quello francese impegnato soprattutto sui problemi teologici della Grazia e della predestinazione, esso perseguiva interessi più pratici: la riforma del costume e della disciplina ecclesiastica, e una lotta a oltranza contro l’assolutismo e il centralismo di Roma”” (pag 311)”,”ITAG-037-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 22. Roma e Napoli nel ‘700.”,”‘La Genova del Settecento era, dal punto di vista politico, una larva di Stato. Nell’inquieto e mobile scacchiere italiano era sempre stata una pedina minore, aveva sempre ricoperto un ruolo di comparsa, aveva sempre cercato di mantenersi neutrale, equidistante dai blocchi, gelosa del suo isolamento. Eterno suo spauracchio era il Piemonte, che da secoli anelava ad affacciarsi sul Tirreno e a fare di Genova il proprio porto naturale. Esso incombeva sulla Superba come una spada di Damocle. Infinite furono le guerre e le guerricciole fra i due Stati, alleati ora della Francia, ora della Spagna, ora dell’Austria. L’incendio che divampò in Europa alla morte dell’imperatore Carlo VI vide la Repubblica a fianco della Francia perché il Piemonte era schierato con l’Austria. Era l’estate 1746. Gli eserciti asburgici, sfondate le linee nemiche, dilagarono in Liguria. Il 4 settembre occuparono Sampierdarena. I capi della Repubblica, colti di sorpresa, comunicarono al generale austriaco Brown di dovere, loro malgrado, prendere le armi contro Vienna per “”ragioni impellenti di difesa””. Brown fece orecchio da mercante e così il suo successore, Botta Adorno, figlio d’un patrizio genovese espulso dalla Repubblica per motivi politici, che non vedeva l’ora di vendicare il padre. Chiese la resa senza condizioni della città, la consegna della guarnigione, una taglia di cinquantamila “”genovine””, sei senatori in ostaggio e un pellegrinaggio d’espiazione del Doge e degli altri senatori a Vienna. Non contento, rincarò la dose: pretese una indennità di guerra di tre milioni da pagare in tre rate, la prima entro dieci giorni, la seconda entro otto, la terza entro quindici. La Signoria trovò la somma esorbitante e chiese uno sconto. Botta Adorno non solo glielo rifiutò, ma reclamò un altro milione. La popolazione era inviperita, ma il generale non mollò, sguinzagliò le soldatesche al saccheggio e alla violenza, ordinò il sequestro di tutte le armi e munizioni custodite nei depositi cittadini. L’atmosfera si fece tesa. Il governo perse la testa e il controllo della situazione. Scoppiarono i primi incidenti. Il 5 dicembre, un mortaio austriaco sprofondò nella mota. Per muoverlo, i soldati chiesero aiuto ai passanti, ma questi non si scomposero. Improvvisamente, nell’aria volò un sasso, lanciato da uno scugnizzo, il celebre Balilla. Fu il segnale della rivolta, che durò tre giorni. “”Il Botta ha la testa dura – disse un patrizio -, ma il popolo l’ha più dura di lui””. Il 9 si giunse a un armistizio. Gli Austriaci chiesero rinforzi, i genovesi profittarono della tregua per armarsi meglio. Il governo rifornì sottobanco i ribelli d’armi e munizioni, ma non osò prendere posizione. Il Botta, non vedendo giungere i soccorsi, decise di levare le tende e ripiegare su Novi. Il giorno stesso, un garzone d’osteria, eletto capo-popolo, riconsegnò con aria sprezzante al Doge le chiavi della città’ (pag 411-413)”,”ITAG-038-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 23. Il crepuscolo del Settecento.”,”Goldoni e Alfieri a Parigi al momento dello scoppio della rivoluzione francese. “”Come Goldoni, neanche Alfieri s’era accorto della rivoluzione. Cominciò a capirla solo il giorno in cui, al termine di una delle sue solite scenate, il segretario Polidori si licenziò urlandogli; “”E’ finita l’epoca dei tiranni!””. Contro i tiranni, Alfieri aveva scritto un trattato. Ma la tirannia ch’egli denunziava era quella degli altri”” (pag 514-515)”,”ITAG-039-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 24. L’Italia napoleonica.”,”””Che la rivoluzione napoletana fosse, come lui dice [V. Cuoco], “”passiva””, cioè copiata da quella francese, è scritto nei fatti. Il suo fallimento fu una vera e propria “”crisi di rigetto”” della società italiana a questo corpo estraneo trapiantato nel suo organismo. Altrettanto indubitabile è che furono le masse – quelle cittadine dei “”lazzari”” e quelle contadine dei “”cafoni”” – a ribellarvisi. Questo è un fatto spiacevole, ma è un fatto. Cuoco avrebbe tradito il suo impegno se lo avesse disconosciuto, come fa certa nostra storiografia che i fatti spiacevoli, invece di ragionarci sopra per trarne le necessarie conclusioni, li rifiuta”” (pag 142-143)”,”ITAG-040-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 25. Da Waterloo alla Restaurazione.”,”””Alcuni storici dicono che se Gioacchino [Murat] perse il trono per il suo doppio giuoco, Eugenio [di Savoia] lo perse per la sua fedeltà. Ci permettiamo di dubitarne, anzi crediamo che lo avrebbe perso comunque. Il Viceré era rientrato dalla campagna di Russia nel maggio del ’13, dopo aver esercitato per qualche tempo il comando supremo disertato da Murat. Napoleone lo aveva rimandato in tutta fretta a Milano a preparare la difesa del Lombardo-Veneto dall’attacco dell’Austria che ormai si profilava imminente: un compito che la situazione politica rendeva molto difficile. Del disastro di Russia la gente sapeva poco perché le notizie a quei tempi viaggiavano lente e la censura vigilava. Ma abituati da secoli a fiutare il vento prima che soffiasse, gl’italiani avevano capito ch’esso era girato: lo diceva, se non altro, il mancato ritorno dei soldati. Di 27 mila che n’erano partiti, n’erano rientrati solo un migliaio, e i loro brandelli e il loro racconti non lasciavano dubbi. Questi reduci erano ciò che restava di un esercito la cui formazione era costata una dura lotta contro la secolare renitenza degl’italiani alla coscrizione. I pochi cui si era riusciti a istillare una certa coscienza militare erano stati sperperati nelle gelate steppe russe. E ora che si trattava di sostituirli, i coscritti rispondevano con la diserzione di massa. Gl’italiani non si battevano volentieri nemmeno sotto le bandiere del vincitore; figuriamoci se volevano arruolarsi sotto quelle del vinto. Quelli che accorsero al bando cercarono di compensare i vuoti col coraggio individuale. Ma erano pochi, i soliti pochi di tutte le guerre italiane”” (pag 331-332)”,”ITAG-041-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 26. L’Italia carbonara.”,”Capitolo XXVII: Buonarroti (pag 396-411) “”In una sola cosa Buonarroti rimase precursore e maestro: nel conio di quell’archetipo umano che la Eisenstein chiama “”il rivoluzionario professionista””. In questo anche Mazzini dovette qualcosa alla sua lezione, come molto gli devono anche gli altri grandi rivoluzionari dell’Otto e del primo Novecento da Nechaev a Bakunin a Malatesta a Lenin.”” (pag 407)”,”ITAG-042-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 27. L’età del Romanticismo.”,”La rivoluzione del 1831. Nel febbraio Giuseppa Mazzini va esule in Francia. A Modena la polizia espelle i generali Zucchi e Fontanelli e assale la casa di Ciro Menotti. Gli insorti del modenese premono sulla città; il duca fugge, portando prigioniero con sé Menotti. Gli Austriaci intervengono e passano il Po. Intanto a Modena è instaurato un governo provvisorio. Sempre nel mese di febbraio insorge Parma; Maria Luigia fugge a Piacenza. Insorgono le legazioni: a Bologna, capitale dell’insurrezione, si forma un governo delle province italiane unite. Il 6 marzo, gli Austriaci occupano Ferrara. Il 9 Francesco rientra a Modena, mentre gli Austriaci puntano su Bologna. Il gen. Zucchi, investito dei pieni poteri, è costretto a ripiegare su Ancona. Il 25 marzo, scontro vicino a Rimini. Il 31 gli Austriaci occupano Ancona. Il 26 maggio Ciro Menotti viene impiccato. Il gen. Zucchi vede tramutata la sentenza di morte nell’ergastolo, dove resterà fino al ’48″” (pag XXVI, cronologia”””,”ITAG-043-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 28. Mazzini e “”La Giovine Italia””.”,”””Nelle sue ‘Memorie’, Giuseppe Montanelli descrive molto bene la tensione di quei giorni, di cui fu egli stesso partecipe. “”Errammo, e nondimeno sia benedetto quell’errore, poiché senza il ‘Viva Pio Nono!’, chissà quando le moltitudini italinae si sarebbero agitate nell’entusiasmo della vita nazionale. Con quell’acclamazione esse entravano in una via di manifestazioni pubbliche che i governi non potevano avversare”””” (pag 150)”,”ITAG-044-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 29. La Iª guerra di indipendenza.”,”””Gioberti però era convinto che a tutto avrebbe rimediato il suo genio politico. Come prima cosa, sciolse il parlamento e indisse nuove elezioni, che diedero una sonante vittoria ai democratici su cui ormai egli intendeva appoggiarsi per realizzare il suo grandioso piano. Dava per sicuro che il nuovo governo francese, ora capeggiato da quel Luigi Bonaparte, che abbiamo già incontrato tra le fila dei carbonari italiani nelle rivolte del ’31, non avrebbe lesinato il suo appoggio militare, e che tutti gli altri Stati italiani si sarebbero stretti intorno al Piemonte, e forse più ancora a lui Gioberti. Ecco perché, per realizzare questo suo disegno, non volle neanche servirsi dei diplomatici di carriera e preferì mandare fiduciari suoi che dimostrassero il carattere personale delle sue iniziative: l’ex-mazziniano Giovanni Ruffini a Parigi, Rosellini e Berghini a Roma, Martini a Gaeta, Plezza a Napoli. Fu una collezione di fiaschi. Luigi Napoleone accolse con molta simpatia l’emissario piemontese, ma ne respinse le offerte, né poteva fare diversamente come Presidente neo-eletto di una Repubblica che si reggeva soprattutto sulle forze conservatrici e cattoliche: cosa che anche da Torino si doveva vedere chiaramente. A Gaeta, il Papa sollevò obiezioni perfino al riconoscimento della missione di Martini e poi la condizionò alla rinunzia da parte di Torino di un riconoscimento ufficiale della Repubblica Romana, facendo così naufragare il piano di Gioberti ch’era quello di porsi a mediatore fra il Pontefice e i suoi ribelli sudditi e di far accettare ad entrambi un presidio piemontese nelle Legazioni, che sbarrasse il passo agli austriaci. Il Papa pianse (le lacrime erano il suo forte) quando Martini gli dipinse a foschi colori gli effetti che avrebbe sortito sugl’italiani il fatto che il Papa preferisse tornare a Roma sulla punta delle “”barbare e inimiche”” baionette austriache piuttosto che con la fraterna scorta dei piemontesi. Ma non si arrese. “”Che vuole?- disse. – E’ troppo tardi””. Più comprensivi si mostrarono i romani. Essi accettarono il presidio piemontese nelle province di frontiera finché su esse incombeva la minaccia austriaca. Ma questo non interessava più il Gioberti che, non avendo in quel regime nessuna fiducia, aveva puntato tutte le sue carte sul Papa e sperato di riconquistarlo alla casa sabauda spianandogli il ritorno nell’Urbe”” (pag 318-319) Il fallimento di Gioberti. Fallimento delle missioni inviate a Parigi, Roma, Gaeta, Napoli e Firenze. Cade il governo Gioberti.”,”ITAG-045-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 32. Gli anni della Destra (1861-1876).”,”””La pace firmata a Vienna il 3 ottobre, ribadiva la mortificante clausola della consegna del Veneto, amputato del Trentino, a Napoleone perché a sua volta lo cedesse all’Italia: un’umiliazione che concludeva e compendiava quelle già subite sul campo di battaglia, grazie a una condotta politica ambigua e a un’azione di comandi pavidi e inefficienti. (…) L’Italia era arricchita di una ricca e popolosa provincia, aveva fatto un altro importante passo sulla via della completa unità nazionale, e aveva eliminato l’ultima minaccia austriaca alla sua indipendenza: il Quadrilatero. Ma nonostante questi sostanziosi risultati, il Paese usciva dalla prova demoralizzato e travagliato da una profonda crisi di sfiducia nella classe dirigente e in se stesso. Come sempre capita in queste occasioni, cercò di liberarsene addossando tutte le colpe a un capro espiatorio, che fu Persano, come nel ’49 era stato Ramorino. Come Senatore, egli non poteva essere giudicato che dal Senato costituito in Alta Corte di Giustizia. Questa respinse l’accusa di codardia, ma riconobbe l’imputato colpevole di negligenza e imperizia e lo condannò alla degradazione. Ma la pubblica opinione non stette al giuoco, e della sua insoddisfazione e amarezza si rese interprete Cattaneo in una lettera a Musio: “”Il Senato ‘non può’ esigere il rendiconto di Lissa (1) senza esigere il rendiconto di Custoza… A Lissa non si vede come a Custoza il proposito sofistico di vincere senza vincere, non si vede l’umile accordo con lo straniero imperioso, il vile accordo col cui guadagno, la guerra finta e pur sanguinosa che pone per sempre nel cuore del soldato non la fiducia nella vittoria, ma il giaccio del sospetto. E’ per queste arti indegne che l’Italia aveva perduto a memoria nostra l’onore delle armi”””” (pag 108-110) [(1) cronologia: 23 giugno 1866: hanno inizio le ostilità contro l’Austria; 24 giugno: scontro a Custoza; 3 luglio: a Sadowa, il generale prussiano Moltke batte gli austriaci; 20 luglio: la flotta italiana, guidata dall’ammiraglio Persiano, è battuta a Lissa dall’ammiraglio Tegetthoff; 21 luglio: Garibaldi batte gli austriaci a Bezzecca; 9 agosto: Garibaldi si ritira dal Trentino, dopo aver inviato al governo il famoso telegramma “”Obbedisco””; 12 agosto: armistizio di Cormons]”,”ITAG-048-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 34. La questione cattolica e la questione sociale.”,”Capitolo XXV dedicato allo scandalo della Banca Romana (le banche la finanza e il parlamento, la corruzione politica a Roma, gli interessi vari del sottobosco romano, l’opposizione socialista, il malaffare (la mafia) ecc., la figura di Tanlongo, lo scontro tra Giolitti e Crispi, le vicende dell’inchiesta amministrativa e parlamentare sulla Banca Romana ecc.) “”Questo è tipico di Giolitti. Egli aveva un’idea esatta delle riforme che urgevano. Ma affrontava solo quelle che non comportavano rischi per il suo potere”” (pag 368) “”Ma qui si vide l’altra faccia di Giolitti. Quest’uomo scettico, incline più a servirsi dell’altrui disonestà che a combatterla, e che sembrava disposto a qualsiasi compromesso ideologico pur di conservare il potere, su certi punti era irremovibile”” (pag 373)”,”ITAG-050-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 35. L’età di Giolitti.”,”””In un incontro a Venezia con Vittorio Emanuele, il ‘Kaiser’ [Guglielmo II] si lasciò strappare il consenso a un’azione della nostra flotta contro la Turchia, purché fuori dei suoi possedimenti europei. Per vincere la riluttanza degli austriaci e persuaderli che il Dodecanneso non era in Europa, ma in Asia, San Giuliano dovette superare se stesso, ma alla fine ci riuscì. In aprile (del ’12) una squadra italiana al comando dell’Ammiraglio Millo forzò non soltanto lo stretto dei Dardanelli, ma anche la mano del governo che non ve l’aveva affatto autorizzata. La Marina voleva anch’essa la sua fetta di gloria, pur di procurarsela contravvenne agli ordini, occupò ben tredici isole del Dodecanneso invece delle tre ch’erano state concordate con gli Alleati, e subito dopo, sempre di propria iniziativa, tornò di nuovo nei Dardanelli a bombardare i forti e a farsene bombardare. Governi e opinione pubblica d’Europa condannarono queste disinvolte iniziative, ma il Paese se ne tripudiò. Per la prima volta l’Italia “”faceva da sé””, senza l’aiuto e senza chiedere il permesso a nessuno “”schiaffeggiando le adunche Cancellerie”” come scriveva il sindacalista Olivetti, e poneva le basi di un suo ‘Drang nach Osten’, cioè di una marcia verso l’Est, che si annunciava ricca di prospettive. L’azione navale e l’occupazione delle isole dell’Egeo avevano infatti appiccato il fuoco ai Balcani. Serbia, Montenegro, Bulgaria e Grecia stavano costituendo una Lega per la definitiva cacciata dei Turchi dall’Europa, naturalmente guardavano all’Italia come allo Stato-guida di questa crociata, e ciò riempiva d’orgoglio e di baldanza i nazionalisti, quali ormai erano tutti gl’italiani. L’unico che, pur secondandoli, non partecipava a questi entusiasmi era Giolitti. Anche se l’occupazione della Libia aveva fatto dei passi avanti, l’incapacità dei comandi era risultata evidente e lo aveva profondamente deluso. “”Centomila uomini e trenta Generali che non riescono a venire a capo di un Tenente-colonnello”” lo avevano sentito mormorare. Per nascondere questa verità e non turbare la festa, faceva manipolare i bollettini di guerra maggiorando gli episodi e presentando come battaglie anche le scaramucce. Ma da questo momento data la sua disistima delle forze armate, che fu uno dei motivi del suo neutralismo di fronte alla guerra mondiale. Altra cosa che lo preoccupava era il dissesto economico. Egli diceva agl’italiani che la spedizione era costata mezzo miliardo, mentre la spesa ascendeva al doppio riportando in passivo un bilancio che da parecchi anni era in pareggio, e qualche volta addirittura in attivo. E infine il deterioramento della situazione internazionale. Nessuno era grato dall’Italia di aver scatenato, mettendo in crisi la Turchia, il ciclone dei Balcani, i rapporti con la Francia erano rimasti tesi, e a Vienna l’imperatore Francesco Giuseppe aveva dovuto intervenire di persona per fermare la mano al Capo di Stato Maggiore Conrad che voleva una spedizione punitiva contro l’Italia, ora ch’era impegnata in Africa, per metterla in ginocchio “”prima che avesse il tempo di perpetrare altri tradimenti””‘ (pag 147-150) 1912. Con occupazione delle isole dell’Egeo l’Italia mette in crisi la Turchia e appicca il fuoco ai Balcani”,”ITAG-051-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 36. La prima guerra mondiale.”,”””Il 23 [maggio 1915] ci fu l”ultimatum’ a Vienna, e il 24 la dichiarazione di guerra, ma all’Austria sola, sebbene il Patto c’impegnasse a dichiararla anche alla Germania. Era l’ultima “”trovata”” di Sonnino, tuttora convinto che l’Italia dovesse combattere una guerra esclusivamente ‘sua’, limitata nello spazio e nel tempo sul tipo di quelle balcaniche. Un altro errore che avremmo pagato caro. Il Paese non ebbe il tempo di riflettere sul modo in cui si era lanciato nell’avventura, o per meglio dire vi si era fatto trascinare. Ma almeno un uomo ci fu, che mostrò di coglierne tutto il significato e ne trasse lezione per il futuro: Mussolini. “”Il Parlamento – scrisse – è il bubbone pestifero che avvelena il sangue della Nazione. Occorre estirparlo””. Una tesi sovversiva, ma a cui lo stesso Parlamento aveva prestato validi argomenti”” (pag 239-240)”,”ITAG-052-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 37. Caporetto, il Piave, la vittoria.”,”Dopo Caporetto. L’Italia tenta di trattare. “”Naturalmente il linguaggio ufficiale batteva su altri tasti: quelli della concordia nazionale e della volontà di riscossa. Anche Giolitti vi si adeguò. Rompendo il proprio isolamento, egli scese a Roma il 14 novembre per la riapertura della Camera e prese la parola cercando di darle un tono solenne che non era nelle sue corde e che infatti suonò pitutto sforzato. Però sostenne recisamente che bisgonava continuare a battersi. E a lui fecero eco i socialisti con discorsi improntati alla più assoluta lealtà: “”Quando il nemico calpesta il nostro suolo, abbiamo un solo dovere, quello di resistergli””, scrisse Rigola. Ma dietro le quinte si razzolava in maniera ben diversa. In un convento sul Monte Celio, Nitti ebbe una serie d’incontri col cardinale Gasparri per indurlo a farsi mediatore di un accordo con Vienna. Il momento era favorevole. Sia il Presidente americano Wilson che Lloyd George, scossi dal crollo italiano, sembravano disposti, per isolare la Germania, a un’intesa con l’Austria, con cui anche i francesi stavano trattando. E questo offriva all’Italia la possibilità di uscire dalla guerra col consenso, anzi con l’aiuto degli stessi Alleati, che ormai ci consideravano soltanto un peso. Le proposte di Nitti erano allettanti: ritorno alla vecchia frontiera, cioè rinuncia a Trento e Trieste, solo invocando per quest’ultima uno statuto di “”città libera””; rinunzia alla Tripolitania in cambio di Valona; e altri “”aggiustamenti”” adriatici di minima importanza. La trattativa fu abbozzata, ma con molta lentezza. Nel momento in cui poteva demarrare, Orlando la troncò perché la situazione era mutata”” (pag 387-388)”,”ITAG-053-FV” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”Storia d’Italia. Volume 39. L’avvento del fascismo.”,”Capitolo quinto: ‘Un bivacco di manipoli’ (pag 193-213) Novembre 1922. Nasce il primo governo Mussolini. Invitati a partecipare esponenti di ambienti cattolici, socialisti e sindacali “”Ma il suo sforzo maggiore fu quello di sottrarsi subito ad ogni condizionamento di destra. Tutti erano convinti ch’egli avrebbe chiamato al suo fianco Salandra per garantirsi l’appoggio delle forze conservatrici. Invece non ne prese in considerazione nemmeno l’eventualità e tenne a marcare subito le distanze dagli uomini che si erano adoperati per una «combinazione» con lui. (…) E’ difficile pensare ch’egli credesse veramente a un loro tradimento. Ma gli faceva comodo fingere di crederci per tenere a bada, mettendole in stato d’accusa, le forze di destra ch’essi incarnavano. Coloro di cui più diffidava erano i nazionalisti, legatissimi al gruppo salandrino, che del resto reciprocavano il suo atteggiamento. E il vero motivo per cui tenne per sé il portafogli degli Esteri fu per non darlo a Federzoni, che lo considerava una sua spettanza e che venne invece relegato alle Colonie. Come al solito, Mussolini non voleva essere etichettato «di destra» e tentava di dare al suo governo un carattere socialmente aperto. Offrì un portafogli anche al repubblicano Comandini che rifiutò. Ma l’operazione riuscì coi «popolari» che, di fronte al suo invito, si divisero. Contrari si dichiararono la sinistra e il gruppo di centro che faceva capo a Don Sturzo. Ma la destra e i centristi di De Gasperi, appoggiati dalla Chiesa, si dichiararono invece favorevoli, ed ebbero partita vinta perché Don Sturzo, contro le sue battagliere abitudini, sentendo – come disse Donati a Salvemini – «la sconfessione e la scomunica pendergli sul capo», lo piegò. Così Tangorra andò al Tesoro, e Cavazzoni al Lavoro. Mussolini però covava un disegno ancora più ambizioso: quello di attrarre nella combinazione anche i socialisti. (…) Il momento sembrava favorevole. I socialisti erano ormai irrimediabilmente divisi. L’ala riformista di Turati, che contava quasi la metà degli effettivi del PSI, si era staccata dal partito per costituirne un altro autonomo, il PSU, e la Confederazione Generale del Lavoro ne aveva preso pretesto per dichiararsi indipendente da entrambe. Fu su questa che Mussolini esercitò le sue pressioni rimandando a un momento più favorevole eventuali trattative con Turati. Per farlo si servì di un curioso personaggio, che vedremo ricomparire sempre nelle sue funzioni di mediatore al tempo della Repubblica Sociale: il giornalista socialista Carlo Silvestri che, prima pupillo di Turati, era poi passato al ‘Corriere’ di Albertini. La sera del 30 egli fece pervenire a Mussolini un biglietto in cui egli diceva che i suoi sondaggi presso i capi della Confederazione aveva avuto esito positivo: Baldesi accettava di entrare nel suo governo, e Buozzi si disponeva a seguirne l’esempio. «Ma – avvertiva – bisogna fare in fretta, e impedire che da parte di coloro che sono rimasti sbalorditi dalla rivelazione del vostro piano – e, voi mi capite, non alludo ai socialisti – si cerci di forzare la situazione». Non è chiaro se l’offerta a Baldesi e Buozzi (e qualcuno dice anche a D’Aragona) fosse stata fatta e accettata a titolo personale, senza impegno da parte della Confederazione. Silvestri ha poi detto che non solo la Confederazione, ma anche il PSI ne discusse e vi dette il suo assenso. Ma De Felice lo contesta, e crediamo che abbia ragione”” (pag 194-195) “”Il paese nella sua stragrande maggioranza, aveva accettato il fatto compiuto con un respiro di sollievo. Era stanco. Tre anni di guerra civile gli avevano ispirato un solo desiderio: l’ordine, e il fascismo lo prometteva. (…) Il mito di Mussolini nacque in quei giorni, non tra i fascisti, ma contro i fascisti, e Cesare Rossi ne coniò lo slogan: «Prima mussoliniani, poi fascisti». Lo condivise anche la classe dirigente, e non soltanto – come poi si disse – quella di destra. Le lettere di Giolitti ai suoi amici parlano chiaro: non bisognava ostacolare Mussolini «che ha tratto il Paese dal fosso in cui finiva per imputridire». E Nitti: «Bisogna che l’esperimento fascista si compia indisturbato: nessuna opposizione deve venire da parte nostra». Ma non diversamente la pensava Amendola, secondo cui occorreva aiutare Mussolini a ripristinare la legalità; mentre Salvemini andava oltre augurandosi che Mussolini spazzasse via «queste vecchie mummie e canaglie» della vecchia classe politica. «Se Mussolini venisse a morire, e avessimo un ministero Turati, ritorneremmo pari pari all’antico. Motivo per cui bisogna che Mussolini goda di una salute di ferro, fino a quando non muoiano tutti i Turati». Ma è curioso che lo stesso Turati, come risulta dall’epistolario della Kuliscioff, riconosceva che la pacificazione poteva ottenerla solo Mussolini. Non bisogna tuttavia equivocare. In questi consensi ci sarà stata anche della codardia, della stanchezza e della volontà di capitolazione. Ma c’era anche un atto di contrizione. La vecchia classe politica sapeva di aver fallito il compito di guardiana delle istituzioni, e si rendeva conto di essere caduta, di fronte alla pubblica coscienza, nel più totale discredito. In queste condizioni era logico ch’essa vedesse in Mussolini l’unico uomo in grado, per l’intatto prestigio che gli conferiva la sua «novità», di addossarsi i compiti ai quali essa aveva coscienza di essere stata impari. Lo vedeva insomma come «l’uomo dell’emergenza» destinato ad esaurirsi con l’emergenza. E la Kuliscioff lo diceva chiaro: «Bisogna ch’egli possa percorrere tutta la sua parabola, dovesse rimanere anche un paio d’anni al potere…». Poi, essa sottintendeva – come tutti gli altri -, i partiti tradizionali avrebbero ripreso in mano il mestolo di un Paese normalizzato, facendo tesoro della lezione”” (pag 198-200)”,”ITAG-055-FV” “MONTANELLI Indro”,”Figure & Figuri del Risorgimento.”,”Indro Montanelli è nato a Fucecchio (Firenze) nel 1909. Ha seguito svogliatamente i corsi universitari di Grenoble e della Sorbona, si è laureato immeritatamente in Legge e Scienze Sociali. Eppoi ha fatto un po’ tutti i mestieri, meno quelli cui lo destinavano i suoi studi. É stato pescatore di merluzzi in Norvegia, amministratore di un farm nel Canadà e ufficiale dei battaglioni indigeni in Eritrea. Aveva venticinque anni quando pubblicò, quasi alla macchia, un libro sulle sue esperienze abissine. Ojetti lonotò e lo recensì con un lungo articolo che spalancò all’autore le porte del Corriere della Sera. Corrispondente di guerra in Spagna, da allora Montanelli non ha fatto che girare il mondo. nel 1937 lo espulsero dall’albo dei giornalisti per i suoi articoli antifranchisti e dovette ritirarsi a insegnare italiano all’Università di Dorpat in Estonia. Rietrato al Corriere l’anno dopo, i tedeschi lo espulsero da Berlino allo scoppio della guerra, lo arrestarono a Oslo nel 1940, lo riarrestarono e condannarono a morte a Milano dopo l’8 settembre. Montanelli riuscì a fuggire dopo dieci mesi da San Vittore e a riparare in Svizzera. Nel 1956 era a Budapest in mezzo alla rivolta.”,”ITAB-022-FL” “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’ Italia nella seconda guerra mondiale (1940-1942).”,” ‘La ripicca greca’ (pag 19-32)”,”QMIS-032-FV” “MONTANELLI Indro”,”Guerra nel fiordo.”,”‘Indro Montanelli è nato a Fucecchio, Firenze nel 1909 ed è laureato in legge e scienze sociali. Secondo i disegni paterni, avrebbe dovuto fare il diplomatico. Secondo i propri istinti, fece il giornalista (…). Poi entrò al “”Corriere della Sera””, il cui direttore gli affidò in incarico di fiducia: il servizio d’inviato speciale nella campagna di Polonia. Dopo la Polonia, egli tornò nei vecchi feudi baltici assistendo alla loro sovietizzazione: e di lì, espulso dai russi, emigrò in Finlandia. Fece tutta la campagna finno-russa, poi passò in Svezia e di qui in Norvegia, dove giunse contemporaneamente ai tedeschi. Con questi rimase una settimana a Oslo e dintorni; poi rientrò in Svezia e, per la frontiera Nord, tornò in Norvegia dalla parte dei franco-inglesi. Lui e l’americano Stow furono i soli giornalisti che videro l’uno e l’altro fronte di quella campagna. Da allora Montanelli ha continuato a girare dietro agli eserciti europei’ (risvolto di copertina) Altro suo volume: – La lezione polacca. (Collezione ‘La guerra per l’Europa’) Quisling “”Inoltre vi erano molte cose che per il momento non si potevano dire. La prima e più importante di esse era la divergenza di vedute fra il comandante militare von Falkenhorst e il ministro germanico Bräuer. Bräuer era convinto ce re Haakon e il suo Governo si sarebbero finalmente rassegnati ad accordarsi con la Germania e supplicava Berlino di legare le mani a von Falkenhorst che da buon militare voleva dichiarare ribelli il re ed il suo Governo, muovere contro di loro e disperderli. Von Falkenhorst sosteneva, e non a torto, che non bisognava dare ai fuggiaschi di Hamar il tempo di raccogliere le loro forze e di preparare una resistenza armata. La giornata del 10 fu decisiva a questo riguardo. Bräuer partì all’alba, raggiunse il re e gli chiese di riconoscere il Governo di Quisling. Il re dapprima tergiversò, poi rifiutò. Bräuer fu silurato. Il giorno dopo Haakon ricevette un giornalista svedese a cui dichiarò: «I miei ministri possono recarsi in Svezia se vogliono. Anche i miei sudditi possono essere evacuati. Io no. Io debbo rimanere nel mio Paese finché vi sia un centimetro di suolo libero in cui posare i miei piedi». Di centimetri liberi in Norvegia ce n’erano ancora molti, ma su di essi già piovevano le bombe germaniche. Un fotografo americano sorprese il vecchio re Haakon, altissimo, magro, curvo, mentre a piedi cercava di sottrarsi ai trimotori tedeschi. Questa fotografia girò di mano in mano per tutta Oslo e colpì dolorosamente i sentimenti di forte e sincero affetto che legavano la popolazione al suo re. Sulle piazze e sulle strade della capitale relativamente tranquilla le fanfare di Hitler distraevano i passanti con polche, mazurche e marcette militari. Ma ora i passanti si fermavano meno, e meno sorridenti, a guardare i soldati in divisa grigio-ferro. Quisling lanciava proclami per rassicurare la popolazione e chiamarla a sé. Diceva che, sebbene il Governo fuggiasco tentasse di organizzare la resistenza e di vendere il Paese all’Inghilterra, nessuna minaccia sovrastava la capitale e il tentativo del re doveva considerarsi come un tradimento della nazione. Diceva che i trasgressori degli ordini sarebbero stati considerati nemici della patria e puniti in conseguenza. Diceva che tutti i funzionari che rifiutassero di servire il suo Governo, sarebbero stati immediatamente destituiti. Diceva che telegrammi di gratitudine a lui ed alla sua opera giungevano da ogni provincia e casolare della Norvegia, dimostrando così che il suo Governo interpretava i veri interessi del Paese. Diceva infine che solo la «guardia della neutralità», che si trovava in servizio già prima della mobilitazione, doveva restare alle armi. Non riuscii mai a vedere Quisling e ne ho udito parlare dai norvegesi in modo molto contraddittorio”” (pag 22-23)”,”QMIS-329″ “MONTANELLI Indro”,”Incontri italiani.”,”””Questo libro di «incontri» nasce da una doppia sollecitazione, ch’è recente e remota: degli Editori, i quali hanno insistito per ripubblicarne una scelta, e di Gaetano Afeltra che trenta e rotti anni fa me ne diede l’idea. Fu lui, al “”Corriere”” prima con Emanuel e poi con Alfio Russo, a spingermi alla «caccia» di personaggi per offrirne un resoconto rapido e antiaccademico. Annoiato dall’amido «ufficioso» della ritrattistica, il pubblico reagì con un entusiasmo che mi convinse a non abbandonare questa formula, a me del resto congeniale per formazione e per temperamento. (…)”” (pag 5)”,”BIOx-396″ “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”Milano. Ventesimo secolo. Storia della capitale morale da Bava Beccaris alle Leghe.”,”Gli scioperi operai a Milano nei primi mesi del 1943. “”Nei primi mesi del 1943 i più avvertiti – ma forse anche i meno avvertiti – sentivano che il fascismo era in stato preagonico, perché la guerra aveva imboccato lo scivolo verso la sconfitta. Per la prima volta gli operai scesero in sciopero. Accadde dapprima (5 marzo) alla Fiat di Torino. Milano si mosse con tre settimane di ritardo, e furono paralizzate soprattutto le industrie che producevano per la guerra. Il primo sciopero fu il 24 marzo alle acciaierie Falck di Sesto San Giovanni (settemila addetti) e negli stabilimenti Pirelli della Bicocca e di via Fabio Filzi. Seguirono nel volgere di pochissimi giorni la Borletti, la Brown Boveri, la Face Bovisa, la Caproni. Quindi a valanga, altre aziende medie e piccole. Si può discutere sulla spontaneità – o non – di questi scioperi, e sui loro contenuti. L’apparato clandestino comunista si mosse sicuramente (anche se a Mirafiori i comunisti erano soltanto 160 su 21 mila dipendenti) ma la situazione del Paese rese efficace un’azione propagandistica, che in altri momenti era caduta nel vuoto. Tullio Cianetti, ministro delle Corporazioni ha scritto d’aver saputo che «il noto agitatore Roveda era comparso alla fne di una licenza concessagli mentre si trovava al confino». E questa pareva forse a Cianetti una spiegazione degli scioperi. Come si sbagliava. Gli scioperi erano il segno della fine del fascismo. Se n’era accorto Roberto Farinacci che, con la consueta brutalità, scriveva a Mussolini: «Ho vissuto, stando naturalmente nell’imbra, le manifestazioni degl ioperai del Milanese. Ne sono rimasto profondamente amareggiato come fascista e come italiano. Non siamo stati capaci né di prevenire né di reprimere e abbiamo infranto il principio di autorità del nostro regime. Se ti dicono che il movimento ha assunto un aspetto esclusivamente economico ti dicono una menzogna… Il Partito è assente e impotente. Ora avviene l’inverosimile. Dovunque, nei tram, nei caffé, nei cinematografi, nei treni si critica, si inveisce contro il Regime e si denigra non più questo o quel gerarca ma il Duce». La repressione ci fu, con 350 arresti e condanne: ma, se si pensa all’entità della protesta, e al modo in cui essa sarebbe stata schiacciata da altri regimi, quella reazione appare più una dichiarazione d’impotenza che un segno di risolutezza. Tanto più che agli operai fu concesso «l’indennità di guerra» che richiedevano. Gli scioperi costarono il posto al capo della polizia Carmine Senise, destituito il 14 aprile perché l’organismo alle sue dipendenze «non è stato all’altezza della situazione», «prima si è lasciato sorprendere dagli avvenimenti, poi non ha saputo fronteggiarli con la necessaria energia». Perse il posto anche i segretario del partito, Vidussoni, rimpiazzato da Carlo Scorza. Il 17 aprile, in un discoros (non reso pubblico) al Direttorio del Partito fascista Mussolini si dilungò, furibondo, sugli scioperi”” (pag 121-122)”,”ITAV-001-FER” “MONTANELLI Indro”,”Storia dei greci.”,”Dialettica di Eraclito. “”Scoperto dunque cosa sono le cose e come cambiano, Eraclito arriva alla più disperata e scoraggiante delle conclusionii: cioè che tutto presuppone il proprio contrario. Esiste il giorno perché esiste la notte nella quale si trasforma e viceversa, Esiste l’inverno in quanto esiste l’estate. E anche la vita e la morte si condizionano a vicenda sì da essere in fondo la stessa cosa. (…) [La vita] è un’eterna lotta fra opposti: fra uomini, fra sessi, fra classi, fra nazioni, fra idee. Coloro che non ammettono il proprio nemico o cercano di distruggerlo, sono dei suicidi. Perché senza di esso anche loro saranno morti. Trasportata sul piano religioso, questa concezione approda all’ateismo totale”” (pag 100-101)”,”STAx-002-FGB” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”L’Italia della Controriforma.”,”Anticlericalismo ed eretici italiani. “”Il solo nucleo di notevole importanza fu quello dei Valdesi del Piemonte. Ma più che “”riformati””, costoro erano i precursori della Riforma. Lo erano da quattro secoli, durante i quali non avevano più partecipato alla vita religiosa italiana. Di essi preferiamo rimandare la storia al successivo volume “”L’Italia del Seicento”” perché è nel Seicento che questo gruppofa sentire, attraverso il martirio, la sua voce. Per ora è solo una eccentrica minoranza che vive, geograficamente e spiritualmente, a margine del Paese. Tuttavia aveva torto anche Calvino quando scherniva i nostri ribelli chiamandoli “”nicodemi”” dal nome di colui che, secondo il Vangelo di Giovanni, era andato da Gesù, ma di notte, per non farsi riconoscere. Una cosa era fare l’eretico a Ginevra; un’altra era farlo a Roma o a Lucca sotto la supervisione degli spagnoli e dell’ Inquisizione, La vicenda di Ochino dimostra che questi nicodemi sapevano anche sfidare rischi mortali per aiutarsi tra loro. E, fra di essi ci fu anche un Carnesecchi che, ambiguo durante il processo, salì poi sul patibolo “”tutto attilato con la camicia bianca, con un par di guanti nuovi e una pezzola bianca in mano””, come scrisse un cronista fiorentino”” (pag 420-421)”,”ITAG-007-FGB” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”L’Italia dei secoli d’oro. Il Medio Evo dal 1250 al 1492.”,”Dante Alighieri. “”Dopo la scuola, dove aveva imparato ben poco ebbe un altro maestro, che gl’insegnò molto di più: Brunetto Latini. Era costui un notaio che godeva di notevole prestigio, e non solo per le sue qualità professionali. La gran cultura, la signorilità, il “”tatto””, ne facevano anche un uomo di mondo, un idolo dei salotti, e un diplomatico di prima scelta. Il Comune se n’era infatti servito a più riprese, e lo aveva mandato ambasciatore in Spagna al tempo della lotta contro Siena e Manfredi. (..,) Solo la vita privata lasciava alquanto a desiderare per la sua imparzialità verso i due sessi. Ma questo, nella Firenze di allora (e anche in quella d’oggi), non faceva molta impressione. Il fatto che Dante, incontrandolo più tardi nell’Inferno, dove lo aveva collocato appunto per quel vizio, chiami affettuosamente Brunetto suo “”maestro””. ha fatto credere a molti ch’egli sia andato materialmente a lezione da lui. In realtà il rapporto non fu scolastico in senso stretto. Dante fu soltanto uno dei giovani letterati che intorno a Brunetto si raccoglievano e che formavano quella che oggi si chiamerebbe la ‘nouvelle vague’ della poesia italiana, cui Dante stesso doveva dare il suo nome, passato alla storia, di ‘stil novo’ (pag 85-86)”,”STMED-001-FGB” “MONTANELLI Indro CERVI Mario”,”L’Italia littoria, 1925-1936.”,”Le sanzioni produssero tra gli italiani, sul piano emotivo, un effetto enorme. Un popolo così poco animato da spirito civico e di solidarietà fu cementato nella sua opposizione allo straniero dalla minaccia di “”strangolamento””, ingigantita e drammatizzata nei suoi effetti, da un’abile, martellante propaganda. Nella “”giornata della fede””, il 18 dicembre, un mese dopo che le sanzioni erano entrate in vigore, fu offerta alla Patria la vera nuziale d’oro, sostituita da un’altra di metallo vile, e l’esempio venne dato dalla Regina Elena che compì quel gesto sul Vittoriano, con grande solennità, ad attestare che la casa Savoia sosteneva totalmente il fascismo. Milioni di italiani diedero la loro fede con gesto “”generoso e sentito”” come ha scritto Zangrandi”” (pag 271)”,”ITAF-010-FGB” “MONTANELLI Indro GERVASO Roberto”,”L’Italia del Settecento (1700-1789).”,”Pietro Verri. “”Fin dal ’68 aveva scritto: “”Sono un buon patriota, ma non un buon patrizio””. Questo atteggiamento gli valse, da parte dei conservatori, l’accusa di “”giacobino””, ma anche un trattamento di favore quando, con l’arrivo delle truppe di Napoleone, fu instaurato un governo democratico. Mentre quasi tutti i nobili venivano deportati, egli fu confermato nell’unica carica che tuttora rivestiva di consigliere municipale. Cercò di adattarsi al nuovo regime rinunziando a ogni lusso e scrivendo al fratello, da un pezzo trasferito a Roma, d’indirizzare le sue lettere “”al cittadino Pietro Verri””. Ma poi si trasferì nella sua villa di Ornago perché disse, “”è men male leggere i mali pubblici che vederli da vicino””. I procedimenti del nuovo regime dovevano averlo disgustato. La vecchiaia aveva un po’ annacquato le sie passioni, e anche nel giudizio di Beccaria si mostrava molto più equanime”” (pag 464-465)”,”ITAB-015-FGB” “MONTANELLI Indro”,”L’Italia giacobina e carbonara.”,”Santarosa e il giovanissimo Mazzini. “”A Torino, la diserzione di Carlo Alberto aveva gettato nello sgomento i Federati, che frattanto avevano costituita una Giunta. L’unico a reagirvi era Santarosa con energia e coraggio ammirevoli. L’insurrezione dava ancora segni di vitalità. A Genova il popolo tumultuante aveva cacciato il Governatore e istallato un nuovo governo. Perfino la conservatrice e fedelissima Savoia si muoveva: Ma a raggelare questi entusiasmi giunsero le catastrofiche notizie di Napoli: l’esercito in rotta, il regime costituzionale abbattuto, l’assolutismo ripristinato. E c’era anche di peggio: il generale De la Tour, cui caro Felice aveva conferito i pieni poteri, stava raccogliendo a Novara i reparti fedeli. (…). Il 9 aprile Santarosa riunì per l’ultima volta la Giunta e propose il trasferimento a Genova per tentarvi l’ultima resistenza. Ma la Giunta rifiutò di sciogliersi. I promotori della rivolta cercarono scampo sui valichi alpini, chi verso la Svizzera, chi verso la Francia. I più preferirono passare l’appennino nella speranza che Genova fosse ancora nelle mani dei loro amici. Invece la città aveva già rinunziato alla lotta, pregato il Governatore di riprendere il suo posto. Costui si mostrò comprensivo verso i profughi e rilasciò loro i passaporti per emigrare. Anche la popolazione indisse questue per aiutarli. A dare il suo obolo ci fu anche un ragazzo dal volto pallido e dallo sguardo triste: Giuseppe Mazzini”” (pag 440-442)”,”ITAB-016-FGB” “MONTANELLI Indro”,”L’Italia della disfatta. 10 giugno 1940 – 8 settembre 1943.”,”Mussolini vacilla. “”La grandine dei rovesci era diventata incessante, l’aviazione inglese picchiava adesso con violenza anche sulle città del nord, e Torino fu martellata con particolare durezza, poi, verso la fine di novembe, gli italiani seppero che i sovietici avevano dato l’avvio, sul fronte di Stalingrado, alla grande controffensiva. L’inverno si annunciava tremendo. Con patetica e profetica insistenza il Re aveva suggerito, ricevendo Mussolini il 20 novembre (1942, ndr), che le divisioni italiane dell’Armir fossero richiamate in Patria. Gli fu risposto che le forze in Russia erano “”intangibili”” e che comunque la divisione granatieri sarebbe stata riportata attorno alla capitale. Al Quirinale già si pensava al dopo Mussolini e se il 19 novembre Vittorio Emanulele III diceva a Ciano che occorreva “”tenere caro”” qualsiasi filo con gli alleati “”anche se esile come una tela di ragno””, il 25 novembre il sottosegretario Scuero diceva a Puntoni: “”Si ha la sensazione he ormai manchi una mano forte al timone del paese. Molti si aspettano un gesto risolutivo del Re”””” (pag 255-256)”,”QMIS-054-FGB” “MONTANELLI Indro”,”L’Italia in camicia nera (1919 – 3 gennaio 1925).”,”Mussolini venne espulso dal Psi per “”indegnità morale”” (nella riunione della Direzione Zerbini voleva e altri volevano che fosse espulso per indisciplina, ma Serrati e la Balabanoff furono irremovibili e trascinarono la maggioranza. Alla base qualche reazione ci fu: qualche gruppo uscì ma non ci fu il grande scisma. (pag 66) “”Plausi e adesioni piovvero invece da altri gruppi. A nome della ‘Voce’, Prezzolini gli telegrafò “”Partito socialista ti espelle, Italia ti accoglie””. Salvemini gl’inviò un caldo messaggio, e tutta la stampa dell’interventismo di sinistra – radicale, repubblicano e socialista riformista – si schierò compatta in suo favore. Particolarmente entusiasta fu il ‘Fascio Rivoluzionario di Azione Internazionalista’ che si era costituito ad opera dei sindacalisti corridoniani. Sicché Mussolini mantenne i suoi galloni di Generale, ma di un altro esercito”” (pag 67)”,”ITAF-011-FGB” “MONTANELLI Indro”,”I libelli. Mio marito Carlo Marx – Il buonuomo Mussolini – Addio, Wanda! Rapporto Kinsey sulla situazione italiana.”,”””‘Mio marito Carlo Marx’ lo scrissi nel momento in cui gl’italiani, credendo di aver scoperto ‘Il Capitale’, ne facevano il surrogato del Vangelo senza aver mai letto né l’uno né l’altro”” (pag 7, avvertenza) “”La lettera privata di Liebknecht fu l’unica recensione che la ‘Critica dell’economia politica’ ebbe. Marx era preparato a ricevere osservazioni, smetite, rettifiche, magari insulti. L’unica cosa che non si aspettava era il silenzio, che fu generale e plumbeo, e ne rimase sconvolto”” (pag 64)”,”MADS-001-FMDP” “MONTANGERO Carlo TURINI Franco”,”Introduzione alla programmazione. Sintassi Semantica Metodo.”,”Carlo Montangero è professore ordinario di Teoria e Applicazioni delle Macchine calcolatrici presso il corso di laurea in Scienze dell’Informazione dell’Università di Pisa. Franco Turini è professore associato di Teoria e Applicazioni delle Macchine presso la medesima sede.”,”SCIx-076-FL” “MONTECCHI Giorgio VENUDA Fabio”,”Manuale di biblioteconomia.”,”””Il dono è il modo più subdolo attraverso cui i libri entrano in biblioteca; infatti, normalmente è difficile rifiutare un dono, perché la biblioteca può correre il rischio di essere tacciata di scarso livello culturale o di poca sensibilità: in fin dei conti sono libri e sono regalati, non si può dire di no! E invece, a volte, è necessario rifiutare un dono o deviarlo verso una biblioteca più adatta ad accoglierlo degnamente. Infatti un libro, quando entra in biblioteca, al di là del prezzo pagato o del valore espresso dalla copertina, ha un costo molto alto sia in termini di lavoro necessario per renderlo disponibile al lettore, sia in termini di spazio occupato a scaffale.”” (pag 102)”,”ARCx-005″ “MONTECUCCOLI Raimondo, a cura di Emilio FACCIOLI”,”Aforismi dell’arte bellica.”,”‘Ha scritto giustamente Piero Pieri che “”il Montecuccoli teorico della guerra è conosciuto ed è stato studiato quasi esclusivamente sulle opere dell’ultimo periodo””, le quali corrispondono alle sole pubblicate fino ad oggi e in definitiva si riducono ai tre libri degli Aforismi dell’arte bellica e al breve memoriale intorno a ‘L’Ungheria l’anno MDCLXXIII’ perciò “”si è persa di vista l’elaborazione della concezione guerresca”” propria dell’autore (…)’ (introduzione, VII) (…) Seguì fra il ’65 e il ’70 un nuovo periodo di tregua in cui il Montecuccoli provvide alla stesura degli ‘Aforismi dell’arte bellica’, nei quali trovarono espressione compiuta la sua pratica di condottiero e i principi teorici da lui elaborati con tanta assiduità di studio e di ricerca. Le ultime sue grandi campagne di guerra furono quelle condotte nel ’73 e nel ’75 contro le armate francesi guidate dal Turenne”” (pag XII)”,”QMIx-006-FGB” “MONTEILHET J.”,”Les Institutions militaires de la France (1814-1932). De la paix armée à la paix désarmée.”,”Seconda edizione, 1932, aggiornata: la precedente edizione limitava l’analisi al periodo 1814-1924. <<(…) elementi che ho acquisito dopo aver consultato 327 raccolte di documenti. Prima di avnzare sul terreno comunemente riservato ai soldati professionisti, ho preso precauzioni ancora maggiori. Mi sono avventurato ad affrontare la dottrina napoleonica e quella degli strateghi del 1914 solo dopo essere risalito alle fonti stesse del pensiero dell’Imperatore: l’ampia opera di Napoleone – 42 volumi – e le opere dei migliori commentatori del Maestro: Clausewitz, Jomini, York de Wartenburg, Colin Grouard, ecc. (…)>> (Prefazione, pg VII; traduz. d. r.) <> (pg 455, 456, 472. Traduz. d. r.)”,”FRQM-007-FSL” “MONTELEONE Renato a cura”,”Marxismo internazionalismo e questione nazionale. Marx Engels e i movimenti nazionali ottocenteschi. La questione nazionale e la socialdemocrazia dalla II Internazionale all’ Internazionale comunista: questione nazionale e questione coloniale.”,”MONTELEONE già D della rivista ‘Movimento operaio e socialista’ ha scritto varie opere tra cui: -L’ economia agraria del Trentino nel periodo italico, 1810-1812. MODENA. 1964″,”MADx-160″ “MONTELEONE Renato”,”Turati.”,”MONTELEONE è nato a Napoli nel 1927. Professore ordinario di storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Torino, condirettore della rivista ‘Movimento operaio e socialista’, ha dedicato molti studi alle realtà politica economica e sociale delle provincie italiane annesse all’ Impero austro-ungarico, all’ irredentismo, al movimento socialista nel periodo della 2° internazionale, alla questione nazionale, ai problemi del colonialismo e dell’ imperialismo, alla storia della prima guerra mondiale. Ha pubblicato vari libri (v. retrocopertina). Capitolo 3. La biblioteca di Turati. (pag 116) “”Una volta Turati confidò a sua madre: “”Vorrei essere un divoratore di libri, ma in verità non lo sono. L’ aprire un nuovo libro mi pare un’ impresa terribile e pericolosa: preferisco rileggere ciò che ho già letto e che mi è piaciuto. Per completare questa franca confessione bisogna aggiungere che divoratore non fu neppure di giornali e riviste.”” (pag 116) “”Non meraviglia perciò, che il numero dei libri della sua biblioteca non sia stato forse così imponente come ognuno potrebbe attendersi.”” (pag 116) “”Ma nel giugno del ’36, quando la madre decise di affidargli la biblioteca (a Guido Gavazzi, ndr) , la trasferì nel suo monastero, dove, secondo le regole dell’ ordine, divenne un bene della comunità benedettina. Sembra che allora la biblioteca includesse anche un’ importante emeroteca. (…) Si può capire che questo tipo di biblioteca non avesse una particolare attrattiva agli occhi dei padri benedettini. (…)””. “”Alla fine, le due parti si accordarono e il 23 gennaio del ’65 don Ambrogio Montani fece le formali consegne al nuovo proprietario. I libri di Turati se ne partirono alla volta di Milano, verso la sede dell’ Umanitaria, dove sono tutt’ora depositati. Si tratta di un complesso di circa 4000 titoli tra libri, opuscoli e collezioni””. (pag 118)”,”TUFx-014″ “MONTELEONE Renato”,”Il Novecento un secolo insostenibile. Civiltà e barbarie sulla via della globalizzazione.”,”MONTELEONE (Napoli 1927) ha insegnato storia del movimento operaio presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. Ha pubblicato numerosi saggi articoli e volumi (v. 4° copertina).”,”RAIx-254″ “MONTELEONE Renato”,”Lenin: itinerario storico di un’idea rivoluzionaria.”,”MONTELEONE Renato (1927) è professore ordinario (1986) del movimento operaio nella Facolt’ di scienze politiche dell’Università di Torino. Ha scritto pure: ‘Il movimento socialista nel Trentino, 1894-1914’, ‘Lettere al Re’, ‘Teorie sull’imperialismo’, ‘Marxismo, internazionalismo e questione nazionale’ (1982),”,”LENS-206″ “MONTELEONE Renato”,”Il movimento socialista nel Trentino, 1894-1914.”,”MONTELEONE Renato “”Scriveva Battisti: “”A Trento sono un vero solitario, un reietto della classe borghese,. Non credo si possa trovare tanto facilmente un paese dove il sentimento di classe sia così forte come nel Trentino e così accanito l’odio, per non dir la ferocia, contro i borghesi socialisti””. (pag 67) (lettera dell’11 febbraio 1897) Mussolini assume la carica di segretario della Camera del lavoro di Trento. (pag 293)”,”MITT-310″ “MONTELEONE Franco”,”Storia della radio e della televisione in Italia. Costume, società e politica.”,”MONTELEONE Franco ex dirigente Rai, professore presso la facoltà di lettere e filosofia Univ di Roma 3. “”Ha scritto Marshall McLuhan che ogni guerra tende ad essere combattuta con tecnologie sempre più moderne; e questo vale anche per le tecnologie della comunicazione. La seconda guerra mondiale non solo ha prodotto grandi innovazioni in tutto il mondo nel campo dei media ma ha contribuito ad accelerare la diffusione di massa di quelle forme della comunicazione, come la stampa e la radio, che in precedenza interessavano fasce di pubblico ancora limitate. Anche in Italia, con la seconda guerra mondiale, si sono determinate le condizioni per un profondo cambiamento nell’uso sociale dei grandi media; in primo luogo la radio, che ha visto sviluppare le tipologie del suo consumo e ristrutturate le dimensioni della sua sfera produttiva. Con il passaggio alla democrazia , l’esperienza maturata nell’ultimo periodo di guerra si rivelò estremamente utile, sia dal punto di vista industriale, sia da quello culturale, sia da quello politico”” (pag 195)”,”EDIx-176″ “MONTELEONE Franco”,”La radio italiana nel periodo fascista. Studio e documenti.”,”Franco Monteleone è nato nel 1938 a Napoli ma da vent’anni vive a Roma. Giornalista-pubblicista, si è occupato a lungo di problemi dello spettacolo. Ha lavorato in campo editoriale curando una collana di pubblicazioni sulla storia del cinema. Nel 1980 ha pubblicato per Laterza ‘Storia della Rai dagli Alleati alla Dc 1944-1954. Lavora alla Rai (1976).”,”EDIx-218″ “MONTELEONE Franco”,”Storia della Rai dagli alleati alla DC, 1944-1954.”,”La propaganda attraverso la radio in tempo di guerra. La propaganda e l’informazione psicologica per mutare la mentalità delle popolazioni “”L’Italia era un luogo di grandissima civiltà e di forte tradizione politica e non soltanto un paese fascista; occorreva quindi mettere a punto uno strumento di amministrazione internazionale dotato di sufficiente autonomia e che avesse una profonda conoscenza della realtà sociale nella quale avrebbe dovuto agire. Tra il maggio e il giugno del 1943 fu elaborato in dettaglio il piano per la creazione di un governo militare. Gli ufficiali preposti a questo compito erano circa 400 e il loro addestramento si era svolto in alcune scuole appositamente istituite negli Stati Uniti, in Inghilterra e successivamente in Africa settentrionale. Dopo la costituzione del governo militare alleato (6), le direttive che vennero date alle forze armate americane in merito alle relazioni con la popolazione si ispiravano al criterio della minima ingerenza negli affari locali e del massimo sforzo per mantenere l’ordine pubblico: era la tradizionale politica del ‘keep the hands off’ già impiegata in altre occasioni nel corso del XX secolo (7). Tuttavia, durante l’occupazione questi principi furono ampiamente trasgrediti e la politica americana verso l’Italia assunse sempre più caratteristiche di pesante intervento, soprattutto attraverso questi organismi che maggiormente erano a contatto con l’attività politica del paese e ne influenzavano l’opinione pubblica, lo Psychological Warfare Branch e l’Office of Strategic Service (8). I più attivi gruppi cattolici degli Stati Uniti (che in prossimità delle elezioni presidenziali costituivano per Roosevelt un non trascurabile gruppo di pressione) e la comunità italo-americana sollecitarono un deciso intervento negli affari italiani, adducendo il pericolo di una rivoluzione comunista (9). Il risultato di questo atteggiamento fu, da un lato, una certa libertà concessa alle espressioni del pensiero e dell’informazione; dall’altro, un’azione di conservazione e di stabilizzazione delle strutture sociali esistenti (10). All’epoca dello sbarco in Sicilia, le decisioni riguardanti i problemi dell’opinione pubblica, della propaganda e dell’informazione vennero da parte americana considerate con estrema attenzione: al comandante supremo delle operazioni militari fu riservata ogni responsabilità in merito a questa delicata branca operativa (11). L”informazione psicologica’ non era un compito facile: occorreva suggestionare la mentalità delle popolazioni siciliane e degli italiani in generale, provocando un rovesciamento di posizioni a favore delle democrazie occidentali”” (pag 5-6-7)”,”EDIx-223″ “MONTELEONE Renato”,”I socialisti e la questione nazionale cèca nella monarchia asburgica. Fonti e contributi recenti.”,”Engels Kautsky e la questione nazionale cèco-tedesca. Friedrich Engels in una lettera a Kautsky del 30 agosto 1882 sulla questione nazionale (e cèco-tedesca): ‘anzitutto l’unità internazionale dei lavoratori per l’emancipazione sociale ed economica’ “”[P]roiettata in una dimensione mitteleuropea, la questione nazionale – vista come questione cèco-tedesca – poteva essere ridotta ad una ‘lokale Anomalie’ [‘anomalia locale’, ndr], superabile con la vittoria del socialismo nella nazione più forte, in Germania. Il che spiega la tendenza di Adler, in armonia col punto di vista di Engels, a differire in quella fiduciosa attesa la soluzione del problema. E’ noto che Kautsky, sul cui lavoro teorico Solle conduce una attenta analisi, fu presente al congresso di Hainfeld e il suo ruolo fu decisivo nel caratterizzare in senso marxista il programma della socialdemocrazia austriaca: meglio ancora, il marxismo diffuso negli ultimi due decenni del secolo tra i socialisti austriaci, tra gli stessi socialisti cèchi, lo fu nell’interpretazione kautskyana, in un adattamento, cioè, in cui si formarono i capi della Seconda Internazionale. Sul problema nazionale, la tesi quarantottesca di Marx ed Engels, dei ‘geschichtslosen Völker'[‘popoli senza storia’, ndr], appariva superata. I socialisti dell’Austria ritenevano ora che la lotta di liberazione dei popoli oppressi non danneggiava il movimento operaio, al contrario: poteva portare ad un largo fronte di opposizione contro le forze dominanti negli stati esistenti. Kautsky, quando si interessò al problema, nel ’75, in una serie di articoli sul ‘Volksstaat’, l’affrontò secondo gli schemi del suo socialdarwinismo di allora: prodotto storico dell’evoluzione dell’umanità, il nazionalismo moderno – egli pensava – sarebbe stato superato dallo stesso sviluppo storico. Però, dopo il 1880, dopo un viaggio in Austria Kautsky mutò parere, tornando alle tesi marxiane del ’48: di nuovo la distinzione tra popoli «progressisti» e popoli «reazionari», di nuovo la riduzione del movimento socialista austriaco ad appendice della socialdemocrazia tedesca. Nel 1885, scrivendo ad Engels sui risultati di un suo studio sulle lotte nazionali in Austria, Kautsky ne rilevò il carattere classista, e gli sembrava quindi del tutto inadeguata la soluzione federativa. La nazione cèca – e qui la suggestione del vecchio giudizio di Marx è evidente – era rimasta arretrata rispetto al rapido sviluppo del capitalismo, perciò in una posizione subalterna alla nazione tedesca. Su questo punto il pensiero di Kautsky si incontrava con quello di Adler, per il quale, comunque, e specie negli anni ’90, quando la socialdemocrazia austriaca divenne un grande partito politico, la cosa più importante era che il problema nazionale rimanesse sullo sfondo, in un programma prioritariamente riformista. Ed Engels gli dava ragione già in una lettera del 30 agosto 1882: anzitutto l’unità internazionale dei lavoratori per l’emancipazione sociale ed economica; la rivoluzione socialista in Germania avrebbe risolto il problema nazionale nel centro-Europa, ponendo fine alla «momentane politische Trennung von Deutschland» [‘attuale separazione politica della Germania’, ndr] di alcuni stati tedeschi autonomi”” (pag 167-168) [Renato Monteleone, ‘I socialisti e la questione nazionale cèca nella monarchia asburgica. Fonti e contributi recenti’, Movimento Operaio e Socialista’, Genova, n. 2, aprile-giugno 1969]”,”MAUx-053″ “MONTELEONE Renato”,”Filippo Turati.”,”Renato Monteleone è nato a Napoli nel 1927. É professore ordinario di storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. É condirettore della rivista Movimento operaio e socialista.”,”BIOx-058-FL” “MONTELEONE Renato a cura, Scritti di Karl KAUTSKY Eduard BERNSTEIN N.L. BOOTHMANN Filippo TURATI Luigi NEGRO John Atkinson HOBSON Napoleone COLAJANNI Paul LOUIS PARVUS Louis B. BOUDIN Henri VAN KOL Otto BAUER Achille LORIA Émile VANDERVELDE Rudolf HILFERDING Enrico LEONE Karl RADEK Rosa LUXEMBURG Robert MICHELS Nikolaj I. BUCHARIN LENIN”,”Teorie sull’imperialismo da Kautsky a Lenin.”,”Renato Monteleone è nato a Napoli nel 1927. É professore ordinario di storia del movimento operaio nella Facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. É condirettore della rivista Movimento operaio e socialista.”,”KAUS-004-FL” “MONTELEONE Renato”,”Lettere al re, 1914-1918.”,”””Queste lettere indirizzate a Vittorio Emanuele – una settantina, trascelte per il loro vigore paradimmatico (politico, sociale, ideologico, o puramente umano) tra le centinaia di altre, che la macchina stipatrice della burocrazia ha custodito con la consueta diligenza – sono lettere anonime: voci senza volto, quasi tutte popolane, che non senza ingenue speranze (ma con rabbia o dolore, supplici o minacciose) levavano fino al re l’alta protesta contro la follia sanguinaria di una guerra non capita, o capita fin troppo in tutti i suoi aberranti risvolti. Lettere anonime…: un genere di scrittura disistimato, e solitamente a ragione. E, allora, il problema è questo: in che chiave proporne la lettura, in modo da afferrarvi, nonostante tutto, il senso e la forza di una storica testimonianza? Il puntuale riscontro con lo stato dello «spirito pubblico» – popolo e esercito, fronte interno e militare – è indispensabile. Questo è un altro terreno su cui oggi gli studi sono giunti ad alcune conclusioni assai illuminanti. Anticipiamone subito un paio, che mi sembrano principalissime: 1. La guerra non ebbe il consenso delle masse popolari; 2. la guerra non fu «rigenerazione morale» e «unificazione civile» del paese, ma accelerò, tutt’al contrario, il processo corruttivo e di scompaginamento delle sue strutture politiche e sociali. Proprio di qui vengono le indicazioni per la corretta lettura delle «lettere al re». Commisurandole con così gravi rilievi di ordine generale, su una dimensione di massa che rettifica, in quantità ma anche in qualità, la visione degli eventi, non è certo difficile intendere che le ricorrenti minacce di morte, la dura o dileggiante invettiva non sono in esse la cosa essenziale (e pur restano prove intrascurabili di collera popolare, nel suo tipo spietato e impulsivo); e che non è personale il movente della protesta, o quando anche lo è, esplodendo da esperienza direttamente toccata di lutti, ingiustizie e patimenti, non cessa per questo di conservare integralmente il segno del dramma collettivo”” (pag 20-21) [introduzione di Renato Monteleone, (in) ‘Lettere al re, 1914-1918’, a cura di Renato Monteleone, Editori Riuniti, Roma, 1974] [nota: alcuni titoli redazionali delle lettere: ‘Prima della guerra verrà la rivoluzione’ (pag 70-71); ‘Nascerà dal proletariato la rivoluzione’ (pag 142-143); ‘Presto farai pur, come à fatto Zar di Russia’ (pag 132); ‘Emuli dei russi’ (pag 141-142); ‘Soldati e popolo saremo un esercito solo’ (pag 160-161), ndr] ‘Prima della guerra verrà la rivoluzione’ (pag 70-71) ‘Nascerà dal proletariato la rivoluzione’ (pag 142-143) ‘Presto farai pur, come à fatto Zar di Russia’ (pag 132) ‘Emuli dei russi’ (pag 141-142) ‘Soldati e popolo saremo un esercito solo’ (pag 160-161)”,”QMIP-002-FMB” “MONTELEONE Renato”,”Lettere al Re. 1914-1918.”,”MONTELEONE Renato (nato a Napoli nel 1927 e morto a Torino nel 2017). Storico marxista, docente di Storia al Liceo Prati di Trento, poi professore ordinario di Storia del Movimento Operaio nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Èstato codirettore della rivista Movimento operaio e socialista. «E pensare che mai come allora -nella prima metà del ’17 e fino a Caporetto- il popolo si agitò tanto contro la guerra e i suoi responsabili (già soltanto in aprile, l’autorità di pubblica sicurezza elencò dalla fine del ’16 quasi 500 manifestazioni di piazza, con l’intervento di molte decine di migliaia di donne, donne operaie, donne braccianti); mai come allora il fenomeno, così intensificato, fu tanto vicino a prendere forma e consistenza di tipo rivoluzionario. Ma anche in quella fase mancò una direzione politica, ad onta di tutte le segnalazioni sparse nei rapporti di prefettura e di polizia (…) Insomma, quanti hanno studiato i moti popolari contro la guerra in quel 1917 si incontrano nel riconoscere che (…) “”i maggiori esponenti dei partiti neutralisti si preoccuparono di frenare quei moti e non di provocarli”” (P. Melograni, in Il trauma dell’intervento, cit. pag 154).» (pag 42, 43)”,”QMIP-063-FSL” “MONTELEONE Renato”,”Sam Gompers: profilo di un «jingo» americano.”,”””Alcuni anni fa, in un articolo pubblicato su «Science and Society», B.H. Davis ha scritto che Sam Gompers, il leader dell’ ‘American Federation of Labor’ (AFL), cioè della più forte organizzazione sindacale degli USA, si può considerare un perfetto modello di «jingo americano». Si sa che la curiosa parola deriva dall’intercalare ‘by Jingo’ ricorrente in una canzonetta venuta assai in voga nei Music-halls londinesi nel 1876, ai tempi della guerra russo-turca. L’Inghilterra fu allora percorsa da una eccezionale ventata di sciovinismo e l’opinione pubblica anche a livello popolare sembrò eccitarsi all’idea di un intervento nella crisi orientale, presa come una sfida lanciata direttamente alla nazione. A. Moireau e W. Clarke che forse per primi si sono occupati del ‘jingoismo’ in alcuni articoli apparsi tra il 1896 e il 1897 sono concordi sul suo carattere originariamente anglosassone: pare accertato, infatti, che in principio se ne sia parlato proprio per riferirsi ai «Tartarini delle rive del Tamigi» che si erano tanto agitati perché il loro paese corresse a dare man forte ai turchi contro il detestato impero zarista. Poi il termine si è generalizzato per indicare a) una forma molto speciale, ‘colonial-imperialista’ di sciovinismo che si manifesta b) come fenomeno di massa ‘popolare-proletaria’ spinto fino all’isteria collettiva da c) una partecipazione emotiva tutta ‘spettacolare’ a una prova di forza abbastanza violenta per ridestare gli istinti più primordiali. (…) Su questo punto ha poi molto insistito anche John A. Hobson che ha il merito di averci dato la prima analisi approfondita e sistematica di questo interessante fenomeno. Nel 1901 Hobson vi dedicò un ampio saggio (‘Psychology of Jingoism’) molto avvincente e persuasivo; l’anno dopo condensò i brillanti risultati di questa prima riflessione in un capitolo del suo più famoso libro sull’imperialismo. Egli aveva delle buone ragioni per farlo, essendo convinto che le radici psicologiche della passione jingoista affondassero principalmente nelle mistificazioni della propaganda e della politica imperialista. La sintesi del suo ragionamento è racchiusa in questa definizione: «Il jingoismo è né più né meno che la smania, non nobilitata da alcuno sforzo o rischio o sacrificio personale, dello spettatore che gioisce dei pericoli, delle sofferenze e dello sterminio di fratelli che non conosce, ma di cui brama la distruzione in preda a cieco impulso di odio o di vendetta, suscitato artificiosamente». (…) Se si esaminano gli appunti e le glosse dei ‘Quaderni sull’imperialismo’ di Lenin ci si accorge che anch’egli rimase molto colpito dalle perspicaci considerazioni di Hobson sul motivo della «voluttà visiva» del jingoista. Lenin condivideva l’opinione che si trattasse di un fenomeno proprio dei paesi più evoluti, dell’Europa occidentale (Inghilterra, in primo luogo) e degli USA, benché lo connettesse più di quanto pensasse Hobson alla coscienza deviata dall’aristocrazia operaia. Il riferimento di Hobson a un ‘jingoismo americano’ appare del tutto giustificato se si considera che all’inizio del ‘900, nel momento del suo massimo impegno teorico sui problemi dell’imperialismo, gli USA stavano dando una prova veramente clamorosa di colonial-sciovinismo a tutti i livelli sociali. Bisogna però precisare che, sia pur con minor risonanza e in dimensioni sociali più discrete, lo spirito jingoista si diffuse nella società americana già prima di arrivare al conflitto con la Spagna, che è l’avvenimento col quale si usa in genere datare l’ingresso degli USA nella competizione imperialistica mondiale. Molti storici ritengono che ci siano fondati motivi per affermare che l’imperialismo statunitense di fine secolo non fu un fatto improvviso, né fortuito, ma lo sbocco di un lento e relativamente lungo processo di maturazione”” (pag 133-135) [Renato Monteleone, ‘Sam Gompers: profilo di un «jingo» americano’ (in) ”Il movimento operaio negli Stati Uniti’, ‘Movimento operaio e socialista’, Genova, n. 1-2, 1976]”,”MUSx-008-FGB” “MONTESANO Marina a cura”,”La rinascita dell’anno mille.”,”Marina Montesano è professore di storia medievale all’Università di Messina. Il vassallaggio. “”Il vassallaggio risponde evidentemente al bisogno diffuso di protezione da parte di privati, in un tempo di carenza dei pubblici poteri. In origine, esso non era necessariamente connesso all’acquisizione di un feudo: si diventava vassalli di qualcuno soltanto per venir protetti. L’uso tuttavia di tenere i vassalli presso di sé e di domandar loro prestazioni che richiedevano, per essere espletate, una certa base economica, indusse presto a far sì che le pratiche dell’omaggio o dell’investitura divenissero l’una strettamente connessa all’altra. L’elemento propriamente giuridico del sistema feudale era costituito dall’immunità e – nei feudi più grandi – dalla concessione del diritto giurisdizionale. L’immunità consisteva nel diritto dei detentori di signoria feudale di andare esenti, all’interno dei confini di essa, dai controlli di qualunque autorità pubblica. Oltre a ciò, i feudatari maggiori ricevevano in delega anche la giurisdizione, cioè il diritto di amministrare la giustizia pubblica e di goderne parte dei proventi economici (poiché le pene del tempo erano o fisiche o pecuniarie). Il feudo, latinamente detto anche ‘beneficium’ o ‘honor’, divenne l’elemento giuridico-politico caratterizzante i secoli X-XII; col sorgere della civiltà cittadina e dell’economia monetaria esso subì un fiero colpo, ma seppe risollevarsi al punto che nell’Europa del XIV-XVI secolo si avrà un diffuso processo di rifeudalizzazione. Gli Stati assoluti moderni avrebbero spogliato i feudi delle loro caratteristiche giurisdizionali, mentre quelle socio-economiche sarebbero restate più o meno intatte: questo fu il “”sistema feudale”” che ancora vigeva nell’Europa Occidentale fino al XVIII secolo e che fu abolito in Francia all’inizio della Rivoluzione, nel 1789, mentre altrove rimase vivo, almeno in teoria, anche molto più a lungo”” (pag 75-76)”,”EURx-321″ “MONTESANO Marina”,”La cristianizzazione dell’Italia nel Medioevo.”,”Marina Montesano è autrice tra l’altro di saggi apparsi su riviste e opere collettanee, di ‘Vita di Barbato (Parma 1994)”,”STMED-015-FSD” “MONTESQUIEU C.L.; a cura di Nicola MATTEUCCI”,”Antologia degli scritti politici di Montesquieu.”,”Estratti da: Lettere persiane, Della politica, Miei pensieri, Viaggi e note sull’Inghilterra, Considerazioni sulle cause della grandezza e della decadenza delle nazioni, Lo spirito delle leggi, Lettera sui parlamenti.”,”FILx-003″ “MONTESQUIEU Charles-Louis”,”Riflessioni e pensieri inediti 1716-1755.”,”Montesquieu, Charles-Louis de Secondat de (La Brède, Bordeaux 1689 – Parigi 1755), filosofo e pensatore politico francese. Dopo gli studi giuridici, nel 1714 divenne consigliere al Parlamento di Bordeaux, di cui fu presidente dal 1716 al 1728. Con la pungente satira delle Lettere persiane, pubblicate anonime nel 1721, sferzò un attacco alla Francia del suo tempo, mettendone alla berlina gli ambienti politici, religiosi e letterari. In quest’opera, che ebbe larga diffusione, Montesquieu si impegnò in un’appassionata difesa della tolleranza, inaugurando la stagione dell’illuminismo. Ammesso nel 1728 all’Académie Française, nel 1734 pubblicò le Considerazioni intorno alle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza, in cui la storia di Roma, la sua ascesa e il suo declino vengono ricondotti a cause umane e naturali in opposizione alle tradizionali concezioni provvidenzialistiche. Il capolavoro di Montesquieu, Lo spirito delle leggi, uscì nel 1748. In questo fondamentale testo di teoria della politica Montesquieu”,”FILx-118″ “MONTESQUIEU Charles de Secondat”,”Lettres persanes.”,”Montesquieu (Charles de Secondat, barone di La Brède e di), scrittore francese (La Brède, od. Labrède, Bordeaux, 1689 – Parigi 1755). Di antica famiglia di magistrati, trascorse l’infanzia al castello di La Brède; entrò poi nel collegio degli oratoriani di Juilly, presso Meaux, dal quale uscì nel 1705 per studiare diritto a Bordeaux. Avvocato nel 1708, si trasferì a Parigi per quattro anni; quindi, dopo la morte del padre, entrò come consigliere al parlamento di Bordeaux (1714). Nel 1716, in seguito alla morte di uno zio, poté assumere la carica di presidente à mortier. Magistrato scrupoloso, Montesquieu non si limitò tuttavia alle questioni di procedura; i primi anni di magistratura furono anzi i più proficui per la sua formazione intellettuale. Nel 1716 entrò anche all’Accademia delle scienze di Bordeaux, in cui lesse una Dissertazione sulla politica dei Romani nella religione, un trattatello sui Debiti dello Stato e una serie di “discorsi” scientifici, proposti dall’Accademia stessa. Pur non trattandosi di ricerche originali, questi lavori rivelano l’interesse dello scrittore”,”TEOP-072″ “MONTESQUIEU C. (Carlo SECONDAT BARONE DI MONTESQUIEU)”,”Della grandezza dei Romani e della loro decadenza.”,”””Lo studio fu per me il sovrano rimedio contro i disgusti della vita, non avendo mai avuto un dispiacere che non sia stato dissipato da un’ ora di lettura””. Così lasciò scritto nel ritratto che fece di sé stesso il giovane Carlo Secondat, barone di Montesquieu, nato il 18 gennaio 1689 nel castello della Brède, presso Bordeaux, e morto a Parigi il 10 febbraio 1755. “”La vista continua dei combattimenti dei gladiatori, rendeva i Romani eccessivamente feroci. Si osservò che Claudio divenne più inclinato a spargere il sangue a forza di vedere si fatti spettacoli. L’ esempio di quest’ imperatore che era di un naturale sì dolce, e che fece tante crudeli azioni, fa ben conoscere che l’ educazione del suo tempo era dissimile dalla nostra. I Romani, avvezzati a infierire contro la natura umana nella persona de’ loro figli e dei loro schiavi, non potevano conoscere quella virtù che da noi chiamasi umanità””. (pag 76) “”Per prevenire i tradimenti continui dei soldati, gli imperatori si presero dei compagni, nei quali si confidavano; e Diocleziano, sotto pretesto della grandezza degli affari, stabilì che vi sarebbero sempre due imperatori e due cesari. Giudicò che i quattro eserciti principali essendo occupati da quelli che avevano parte nell’ impero, si metterebbero gli uni contro gli altri in timore; che gli altri eserciti, non essendo di molto forti per intraprendere di far il loro generale imperatore, perderebbero a poco a poco il costume dell’ elezione, e che finalmente la dignità di Cesare, essendo sempre subordinata, la potenza divisa fra quattro per la sicurezza del governo, sarebbe con questo mezzo tutta interamente riposta nelle mani di due””. (pag 89)”,”STAx-113″ “MONTESQUIEU C.L.; a cura di Nicola MATTEUCCI”,”Antologia degli scritti politici di Montesquieu.”,”Estratti da: Lettere persiane, Della politica, Miei pensieri, Viaggi e note sull’Inghilterra, Considerazioni sulle cause della grandezza e della decadenza delle nazioni, Lo spirito delle leggi, Lettera sui parlamenti.”,”TEOP-414″ “MONTESQUIEU Charles-Louis de Secondat, a cura di Giovanni MACCHIA e Massimo COLESANI”,”Viaggio in Italia.”,”Libro di GB e PS”,”VARx-062-FV” “MONTESQUIEU Charles-Louis (de Secondat), a cura dl Chiara AGOSTINI”,”Lettere persiane.”,”Dietro la finzione d’un dialogo tra l’Oriente e l’Occidente cià che sulla scena delle Lettere persiane si rappresenta è in realtà un monologo che l’Occidente intrattiene con se stesso…”,”FILx-001-FFS” “MONTEVECCHI Luisa SIMONELLI Viviana a cura”,”L’ album dei volti e dei ricordi, 1926-1941. L’ esilio nei pensieri, immagini e ricordi di Vera Modigliani.”,”MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI – ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO – FONDAZIONE G.E. E V. MODIGLIANI ESSMOI. “”(…) Sandro Pertini, fin dal primo momento in cui era venuto in esilio, aveva vissuto sotto l’ assillo di “”far qualcosa””; di elevarsi al di sopra della morta gora della vita quotidiana. Un suo progetto di comunicazioni radiofoniche clandestine con l’ Italia (…) gli eveva già valso nell’ ottobre 1928 un processo a Nizza, dove viveva facendo l’ imbianchino. Di poi, per qualche tempo, non si sentì più parlare di lui. Improvvisamente scomparve, non fu più visto a Nizza…ed un giorno i giornali italiani ne annunziarono l’ arresto: viaggiava sotto falso nome ed era stato riconosciuto.”” (Esilio, pag 163-164)”” (pag 35)”,”ITAD-072″ “MONTEVERDE F. ORLANDO P.”,”””Democrazia Cristiana e movimento cattolico a Genova””. Atti del Seminario del PCI. Genova, 25 giugno 1973. A cura della Federazione genovese del PCI.”,”””Perché una situazione di questo genere? Perché a differenza di quello che è avvenuto per es. a Milano laddove c’è stato uno sviluppo notevolissimo della presenza delle PP.SS. (partecipazioni statali, ndr) a Genova è sempre stato praticamente impossibile stabilire un minimo di rapporto tra il gruppo dirigente DC e il gruppo dirigente delle PP.SS., ed è sintomatico che a Genova malgrado la presenza di Bò per lunghi anni ministro delle PP.SS. e uno dei leaders della sinistra di base non c’è mai stata una forza considerevole di questa corrente.”” (pag 132)”,”PCIx-176″ “MONTEVERDE Franco”,”La città mutante. Demografia e risorse a Genova.”,”Libro di GB MONTEVERDE Franco (Genova, 1933) dal 1975 assessore del Comune di Genova, si occupa di problemi economici e demografici. ha pubblicato articoli in Critica marxista e Rinascita. Fa parte della redazione della rivista ‘Entropia’. “”Sul fenomeno dell’ invecchiamento delle popolazioni occorre sgomberare il terreno da inesattezze e deformazioni. L’ invecchiamento è la conseguenza in primo luogo dell’ allungamento della vita media. In termini strettamente demografici tutte le classi di età, a partire da quella dei neonati, subisce questo processo nel momento stesso in cui cade la mortalità. Il miglioramento della struttura igienico-sanitaria, i progressi della medicina, la scomparsa di carestie, pestilenze e guerre sono le cause di questo fenomeno. Pertanto esso non può essere che salutato come una conquista importante della nostra società. In secondo luogo l’ invecchiamento è dovuto alla diminuzione progressiva del numero dei nati nei confronti del totale della popolazione; questo secondo aspetto introduce problematiche complesse sulle quali saranno svolte alcune considerazioni in un capitolo successivo.”” (pag 86)”,”ITAS-108″ “MONTEVERDE Franco”,”Gli orientamenti di politica economica della Dc genovese.”,”””Un fondamentale filone di ricerca a mio giudizio può essere svolto sulla base di alcune considerazioni contenute nel ‘Capitale’ e precisamente nella IV sezione del libro III. Marx infatti ha dato dei giudizi particolarmente penetranti non solo sulla funzione del capitale commerciale (sistema di saccheggio) tipico dell’economia di Cartagine, di Roma, delle repubbliche marinare italiane, del Portogallo e dell’Olanda, ma anche sui diversi modi attraverso i quali è avvenuto il passaggio dal sistema feudale a quello capitalistico, di cui uno coinvolge appunto il capitale commerciale in modo specifico e lo vede protagonista. «Il passaggio dal modo di produzione feudale si compie in due maniere. Il produttore diventa commerciante e capitalista, si oppone all’economia agricola naturale ed al lavoro manuale stretto in corporazione dell’industria medievale urbana. Questo è il cammino effettivamente rivoluzionario, oppure il commerciante si impadronisce direttamente della produzione. Quest’ultimo procedimento, sebbene storicamente rappresenti una fase di transizione… non porta in sé e per sé alla rivoluzione dell’antico modo di produzione, che esso invece conserva e salvaguardia come sua condizione. Questo procedimento ostacola dappertutto il modo capitalistico di produzione vero e proprio e scompare con il suo sviluppo. Senza rivoluzionare il modo di produzione, esso peggiora unicamente la situazione dei produttori diretti, li trasforma in semplici salariati e proletari in condizioni peggiori di quelli che sono direttamente sottomessi al capitale e si appropria del loro pluslavoro sulla base dell’antico modo di produzione» (1). Questo particolare passaggio da una realtà economica feudale nella quale il capitale genovese ebbe una funzione puramente finanziaria, ad una realtà economica capitalistica è stato descritto in modo efficace da Sereni (2)”” (pag 109-110) [(1) K. Marx, Il capitale, Libro III, Roma, Ed. Riun. 1970, pp. 399-400; (2) E. Sereni, ‘Capitalismo e mercato nazionale in Italia’, Roma, Ed. Riun., Roma, 1966, p. 175] [Franco Monteverde, ‘Gli orientamenti di politica economica della Dc genovese’, ‘Critica marxista’, n. 5, settembre-ottobre 1973, pag 109-134] (riguardo alla seconda via, il capitale commerciale, si può citare per es. il caso del lavoro a domicilio sotto le dipendenze di un commerciante… ndr)”,”LIGU-003-FGB” “MONTEVERDE Franco”,”I liguri. Un’etnia tra Italia e Mediterraneo.”,”Dono Mario Caprini Franco Monteverde (Genova 1933) studioso di eventi politici e sociali è stato dirigente politico e amministratore comunale, nonché direttore dell’Istituto Gramsci Ligure. Ha pubblicato pure ‘La città mutante. Demografia e risorse a Genova’ (1984) e il saggio ‘Le dinamiche demografiche’ in ‘Storia d’Italia’, Le regioni dall’unità ad oggi’ (Einaudi, 1984)”,”LIGU-218″ “MONTGOMERY David”,”The Fall of the House of Labor. The Workplace, the State and american Labor activism 1865 – 1925.”,”David MONTGOMERY è Farnam Professor of History alla Yale University. E’ autore di ‘Beyond Equality: Labor and the Radical Republicans, 1862-1867’ (1967) e di ‘Workers’ Control in America: Studies in the History of Work, Technology and Labor Struggles’ (1979). L’A è uno storica della classe operaia e del movimento operaio che ha battuto aree inesplorate della ricerca. E’ autore di una monografia modello sull’ epoca della Ricostruzione, ha diretto una prestigiosa rivista di storia della classe operaia, è stato mentore di una generazione di giovani storici del movimento operaio. Ora ha applicato questa esperienza allo studio della formazione e ristrutturazione della classe operaia americana tra il 1865 e il 1925.”,”MUSx-070″ “MONTGOMERY Bernard Law, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO e Dino SALSILLI”,”Storia delle guerre. Volume Primo.”,”MONTGOMERY (1887-1976) feldmaresciallo britannico, è entrato nell’ esercito nel 1908. Si è distinto nella 1° e 2° guerra mondiale. Nel 1940 ha comandato la 3° divisione in Francia. Nell’ agosto del 1942 batté italiani e tedeschi ad Alamein. Dopo la campagna d’ Africa e d’ Italia nel 1944, dopo lo sbarco in Normandia ebbe il comando del XXI gruppo di armate che giunse alla vittoria finale. Capo di stato maggiore generale dal 1946 al 1948, fu vicecomandante delle forze Nato in Europa (1951-1958). “”Nel Medioevo la società normanna era divisa in tre classi, come ogni società europea: quelli che combattevano, quelli che pregavano e quelli che lavoravano. La base della potenza della casta militare e del sistema di difesa era il castello; esso era pure il simbolo più visibile del governo feudale. Tra il 1000 e il 1300 l’ architettura militare ebbe un notevole sviluppo””. (pag 277)”,”QMIx-111″ “MONTGOMERY Bernard Law, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO e Dino SALSILLI”,”Storia delle guerre. Volume Secondo.”,”””In diciassette anni ebbero luogo quattro guerre importanti: la guerra di Crimea (1853-56) che vide Inghilterra, Francia e Turchia alleate contro la Russia; la seconda guerra d’ Indipendenza italiana del 1859 nella quale i principali contendenti furono la Francia e l’ Austria; la guerra tra Prussia e Austria del 1866 e quella tra Francia e Prussia del 1870-71. La condotta della guerra in Europa era adesso determinata dalle dottrine militari di Jomini e Clausewitz, dalla rivoluzione industriale e dall’ espansione demografica”” (pag 680)”,”QMIx-112″ “MONTGOMERY Bernard Law, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO e Dino SALSILLI”,”Storia delle guerre. Volume Primo.”,”Bernard Law Montgomery (Kennington, Londra, 1887 – Hampshire, Isington Mill 1976), feldmaresciallo britannico. Entrato nell’esercito nel 1908, si distinse durante la prima guerra mondiale e nel 1940 comandò la 3° divisione in Francia. Nell’agosto 1942, alla testa dell’8° armata battè le forze dell’Asse a el Alamein. Dopo aver partecipato alle operazioni in Africa e in Italia, all’inizio del 1944 rietrò in patria e nell’agosto, dopo lo sbarco in Normandia, ebbe il comando del XXI gruppo d’armate che guidò fino alla vittoria finale, Capo di stato maggiore generale (1946-48), membro dell’organizzazione di difesa dell’Europa occidentale, fu vice-comandante supremo delle forze NATO in Europa (1951-58).”,”QMIx-016-FL” “MONTGOMERY Bernard Law, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO e Dino SALSILLI”,”Storia delle guerre. Volume Secondo.”,”Contiene il capitolo: La guerra 1914-18 (pag 759-829) Foch: ‘Fare la guerra significa sempre attaccare’ (pag 759) L’autore sostiene che: “”La guerra 1914-18 ‘fu causata da un assassinio nei Balcani. Tra i capi di stato e i popoli europei nessuno in effetti la desiderava e nessuno la preparò di proposito. Dagli scambi diplomatici che si ebbero apparve chiaro che lo scopo dei capi politici delle varie nazioni – Berchtold (Austria), Sazonov (Russia), Bethmann-Hollweg (Germania), Viviani (Francia) e Asquith (Inghilterra) – era quello di garantire la sicurezza dei propri paesi, ma tutti commisero errori di calcolo. I loro atteggiamenti non erano che dei bluff con i quali si proponevano di scoraggiare l’avversario, ma essi ottennero l’effetto contrario di suscitare reazioni violente e impreviste: i politici giocarono con la diplomazia in un’atmosfera estremamente infiammabile. Bisogna prendere atto, prima di tutto, delle rivalità esistenti tra le varie potenze”” (…) “”I piani di mobilitazione, una volta messi in moto, tolsero il controllo degli avvenimenti ai singoli individui. Tra i piani dei vari paesi emergeva, per la sua ardita concezione offensiva; qullo tedesco. Con questo piano la Germania sperava di ottenere l’iniziativa ed infatti esso determinò il filone principale degli avvenimenti durante l’intera fase iniziale della guerra nell’autunno del 1914 e determinò inoltre i principali teatri d’operazione nei quali essa sarebbe stata combattuta. Il piano era stato ideato dal conte von Schlieffen, capo di stato maggiore dell’esercito dal 1891 al 1906, che nel 1914 era però già morto. Il suo concetto d’azione consisteva nell’attaccare la Francia con azione rapida di forti armate e sconfiggerla in sei settimane, prima cioè di impegnarsi con la Russia”” (pag 761)”,”QMIx-017-FL” “MONTGRENIER René”,”Gracchus Babeuf.”,”””A la pénurie des moyens financiers – défaut inhérent à toute organisation populaire .- les conjurés suppléent par un dévouement de tous les instants et un souci scrupuleux des détails. Des piquets discrets se relayent devant les portes des lieutenants de police pour reconnaître “”les individus qui se faufilent parmi nous, afin de reporter à leur maîtres nos entretiens””. Les capacités combattives de chaque conjuré sont minutieusement notées. On s’inquiète de connaître ceux qui savent commander, ceux qui savent manier un canon. Les dépôts de munitions et d’armes sont soigneusement repérés. Babeuf surtout insiste sur la nécessité d’armer le peuple: la victoire est à ce prix. Au début de mai, le Comité secret qui connaissait l’existence d’un autre mouvement insurrectionnel, composé d’anciens conventionnels tels que Javogues, Ricord et Laignelot, entreprend des pourparlers qui aboutissent le 6 mai à une fusion. Egaux et Montagnards s’entendent pour donner le pouvoir, après l’insurrection, à une assemblée composée, d’une part, des démocrates choisis par les Egaux (un par département) et, d’autre part, des anciens conventionnels de la Montagne. Toutefois, la Révolution étant une oeuvre de longue haleine et la société future ne pouvant s’établir du jour au lendemain dans sa forme parfaite, la nécessité d’une dictature révolutionnaire transitoire est acceptée pas tous. Babeuf lui-même, le démocrate passionné, s’y soumet. Buonarroti définit ainsi cette dictature: “”Une autorité extraordinaire est nécessaire par laquelle une nation peut être mise en pleine possession de la liberté, malgré la corruption qui est la suite de son ancien esclavage et à travers les pièges et les hostilités des ennemis intérieurs et extérieurs conjurés contre elle”””” (pag 69-70) [LEGGERE IN: René Montgrenier, Gracchus Babeuf, Bureau d’editions, Paris, 1937] [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT”,”FRAR-217″ “MONTI Mario”,”I briganti italiani. Primo volume. Vardarelli e Ciro Annicchiarico nel Regno delle due Due Sicilie, 1814-1820.”,”Nota. “”Gli studiosi del brigantaggio possono perciò riconoscere facilmente le molte libertà che l’ autore si è concesso con la verità storica.”” (pag 9)”,”ITAB-184″ “MONTI Mario”,”Il governo della economia e della moneta. Contributi per un’Italia europea, 1970-1992.”,”volume dato a RB, questa è una seconda copia Mario MONTI è nato a Varese nel 1943. E’ professore di economia politica nell’Università Bocconi di Milano della quale nel 1989 è diventato rettore. (v. risvolto di copertina)”,”ITAE-236″ “MONTI Augusto”,”I sanssôssí. (Gli spensierati)”,”‘L’Italia tra Risorgimento e Grande Guerra è nata dal succedersi di generazioni avventurose e fantasiose (i suoi “”sanssôssí””) e generazioni ostinate e realizzatrici. La trilogia di Augusto Monti – saga familiare, rievocazione della Torino e del Piemonte di ieri, narrazione mossa e calorosa – ci immette con inesauribile freschezza nel fluire del nostro passato'”,”ITAS-204″ “MONTI Alessandro”,”La legge e l’abominio. L’India di Rudyard Kipling.”,”””””L’imperialismo degli Stati bianchi ha avuto un narratore solare in Kipling””, scrive Giuseppe Prezzolini (…)”” (dall’introduzione)”,”UKIx-131″ “MONTI Ernesto ONADO Marco”,”Il mercato monetario e finanziario in Italia. Teoria e strumenti.”,”Ernesto Monti è direttore centrale del Banco di Santo Spirito e professore a contratto nell’Università LUISS di Roma. Marco Onado è professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari nell’Università di Bologna.”,”ITAE-126-FL” “MONTI Mario”,”Demagonia. Dove porta la politica delle illusioni.”,”Mario Monti (Varese, 1943), economista e senatore a vita. È stato Presidente del consiglio e Ministro dell’Economia e delle Finanze alla guida di un governo di unità nazionale che superò le crisi finanziarie. Come Commissario Europeo per il Mercato Unico (1995-1999) e per la Concorrenza (1999-2004) ha promosso l’integrazione dei mercati e posto le basi del coordinamento fiscale, sanzionando casi di abuso di posizione dominante, di fusioni e di aiuti di Stato illegali. Laureato alla Bocconi ne è stato poi professore di economia e anche Rettore (1989-1994). È pure editorialista del Corriere della Sera. Ha al suo attivo alcuni libri tra cui ‘Il governo dell’economia e della moneta’ (1992) e ‘Intervista sull’Italia’, a cura di Federico Rampini (1998), ‘La democrazia in Europa’, con Sylvie Goulard (2012), ‘Parole e fatti’ a cura di Federico Fubini (2012)”,”ITAE-438″ “MONTICONE Alberto”,”La Germania e la neutralità italiana.”,”MONTICONE è nato a Sommariva Perno (CN) nel 1931. Libero docente di storia contemporanea, ha insegnato come Prof incaricato prima all’Univ di Messina e ora all’Univ di Perugia. E’ stato borsista a Magonza (Institut für europeische Geschichte) e durante questo soggiorno in GERM ha compiuto gran parte delle ricerche documentarie di questo libro. E’ autore di numerose opere: -La battaglia di Caporetto. STUDIUM. ROMA. 1955 – Nitti e la grande guerra, 1914-18. GIUFFRE’. 1961 -Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale. LATERZA. 1968 in collaborazione con Enzo FORCELLA Ha curato per il MULINO la pubblicazione del ‘Diario di Caporetto’, di Angelo GATTI (1964).”,”ITAD-004″ “MONTICONE Alberto”,”La storiografia militare italiana e i suoi problemi (1866-1918).”,”””Con il nuovo secolo, nell’ età giolittiana, gli interventi delle truppe all’ interno in parte mutano (per esempio sono talora impiegate in funzione sostitutive nei servizi disertati dagli scioperanti), in gran parte permangono e richiedono, a mio vedere, in una prospettiva di storia del nostro esercito precise indagini almeno per gli avvenimenti maggiori, dagli scioperanti nella bassa padana alla settimana rossa e, in un contesto ancora diverso, ai moti di Torino del 1917. Si deve qui riconoscere che questo è un tipo di indagine nuovo anche in campo internazionale, mentre per esempio sui rapporti tra esercito e società (in particolare tra ufficialità e società) la storiografia di altri paesi ha già dato risultati interessanti (in Francia e in Germania, anche se talora discutibili). (1)”” (pag 16-17) (1) si vedano comunque gli importanti lavori di J.P. Charnay, Societé militaire et suffrage politique en France depuis 1789 (1964), di P.M. De La Gorce, Le armi e il potere. L’ esercito francese da Sedan all’ Algeria’ (1967), G. Ritter, I militari e la politica nella Germania moderna (1967), F. Fischer, Assalto al potere mondiale. (1966)”,”ITQM-115″ “MONTICONE Alberto”,”La battaglia di Caporetto.”,”Grafico pag 206: Condanne a morte pronunziate in contradditorio dai tribunali militari durante la guerra 1915-18 (tratto dalla Relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta): Totale generale: eseguite 729, non eseguite 277, totale 1006. Alberto Monticone, nato a Sommariva Perno (Cuneo) nel 1931, ordinario di storia moderna, dopo aver insegnato nelle Università di Messina, Perugia e La Sapienza, attualmente (1999) insegna alla LUMSA di Roma. E’ stato Presidente dell’Associazione Cattolica, deputato e senatore. Ha pubblicato studi di storia della Chiesa moderna e contemporanea, di storia sociale, di storia della radio nel periodo fascista e di storia demo movimento cattolico. “”Cercando di tenere presenti tutti gli elementi, le difficoltà come gli errori, dall’esame sereno degli avvenimenti fra Isonzo e Piave si deduce che non tutte le manchevolezze di comando riscontrabili in quei duri giorni sono imputabili al generale Cadorna, come non tutto il merito della salvezza di una notevole parte dell’esercito va a lui attribuita. La prima fase del ripiegamento, e cioè dal fronte al Tagliamento, come si è visto, fu confusa e disorganizzata, gli ordini del Comando Supremo giungevano per lo più sorpassati dallo sviluppo delle operazioni, gli attaccanti dominavano nettamente la situazione nella zona settentrionale del Friuli e imponevano a tutto lo schieramento italiano la loro volontà; molti Comandi non cooperarono con Cadorna guidando da vicino le proprie truppe, ma si allontanarono prematuramente da esse lasciandole nel pericolo (41). Per sfortunato caso la piena del Tagliamento asportò diversi ponti davanti ai ripieganti, scemando successivamente poco dopo il sopraggiungere dei vincitori. La sosta su quel fiume fu prolungata troppo dopo il passaggio degli Austriaci a Pinzano e furono di conseguenza perdute altre truppe sulle Prealpi e successivamente a Longarone, sebbene non sembri esatto affermare una oscillazione di pensiero, fra il 29 ottobre e il 4 novembre, del Capo di S.M. sull’opportunità o meno di fermarsi al Tagliamento. La marcia verso il Piave, tranne qualche inconveniente presso la linea dei monti, avvenne in modo soddisfacente e, nonostante la riduzione grandissima del numero dei combattenti, l’esercito aveva ancora un buon nucleo di uomini, che, seppure sfiniti e in condizioni miserrime, ancora inquadrati non lasciarono più passare il nemico. La responsabilità del fatto che fra il 27 ottobre e il 1 novembre la ritirata fu caotica tocca anche a diversi comandanti di Corpo d’Armata o di divisione, che si mostrarono veramente sconfitti, ma l’onore di aver portato sul Grappa e sul Piave trppe ancora pronte a battersi con energia, dopo una odissea deprimente, spetta anche a qui Capi che nei momenti più tristi non lasciarono il loro posto fra i propri soldati. In breve ci sembra che, dato il colpo ricevuto e le condizioni dei due eserciti di fronte, la ritirata, così come fu condotta, riuscì in modo soddisfacente ed ebbe sempre un capo che non perdette la calma, anche se a momenti gli sfuggì il controllo della situazione. Il torto di Cadorna – come giustamente osservò il generale Caviglia (42) – fu di aver accusato parte delle truppe di viltà; per questo gli Alleati, per mezzo di Foch, fecero pressione sino a che il Governo decise di sostituirlo nel Comando Supremo. Ma a noi interessa rilevare come il tramutarsi della sconfitta in grave rovescio, il che accadde nei giorni fra il 28 ed il 31 ottobre, dipese sempre ancora, in fondo, dalla battaglia del 24-25 che torvò le riserve italiane impreparate e lontane”” (pag 197-198) (41) Cfr P. Pieri, La leggenda, cit., p. 1585; tuttavia anche alcuni Comandi di Corpo d’Armata eseguirono la prima fase del ripiegamento con le loro truppe (Caviglia, Gandolfo, Badoglio), cfr. anche De Regibus, La battaglia di Caporetto, cit. p, 20; (42) Cfr. Caviglia, cit, p. 257″,”QMIP-139″ “MONTICONE Alberto”,”Gli italiani in uniforme, 1915/1918. Intellettuali, borghesi e disertori.”,” Contiene tra l’altro i capitoli: – La cultura italiana e la Germania nel 1914 – Sonnino e Salandra verso la decisione dell’intervento – Il socialismo torinese ed i fatti dell’agosto 1917 – I vescovi italiani e la guerra – Il regime penale nell’esercito italiano durante la prima guerra mondiale”,”QMIP-265″ “MONTICONE Alberto, con scelta di testi radiofonici a cura di L. PAROLA”,”Il fascismo al microfono. Radio e politica in Italia (1924-1945).”,”Alberto Monticone nato in provincia di Cuneo nel 1931 ha insegnato storia contemporanea nelle Università di Messina e di Perugia ed è stato poi professore ordinario di storia moderna nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma. Ha pubblicato ‘La battaglia di Caporetto’ (1955), ‘Nitti e la grande guerra’ (1961), ‘Plotone di esecuzione’ (con E. Forcella) (1968), ‘La Germania e la neutralità italiana 1914-1915’ (1971), ‘Gli italiani in uniforme, 1915-1918′ (1972). Ha condotto anche ricerche di storia della Chiesa moderna e contemporanea. L’Eiar in guerra. La propaganda. “”L’artificiosa condizione dell’Eiar, quale strumento della lotta in corso, si osserva anche nei dati della sua organizzazione: dopo un anno di guerra l’ente presenta un forte aumento del personale con una progressione eccezionale rispetto al triennio precedente. Tra funzionari, tecnici ed artisti, nel maggio 1941 vi sono oltre 2.500 persone, cioè almeno 500 in più rispetto al triennio precedente, con una nettissima prevalenza di personale impiegatizio e tecnico rispetto a quello artistico; sintomo evidente dell’ampliamento dei servizi di propanda (specie per il fronte e per l’estero). All’incremento del personale dell’Eiar, che continua a manifestarsi anche nel 1942, fa riscontro un ulteriore balzo in avanti del numero di abbonati: da 1.194.8498 del 1939 si era giunti a 1.404.679 nel 1940 e a 1.674.546 al 31 dicembre 1941; verso la metà del 1942 non era lontano il traguardo dei due milioni. Per alcune regioni e città italiane la percentuale dei radioascoltatori non è più molto distante dalla media europea: nella Venezia Giulia e in Liguria è già nel 1940 oltre il 60 per mille abitanti; nelle grandi città della penisola con oltre 300 mila abitanti la densità degli abbonati tocca in quell’anno l’86,1 per mille. Permangono le differenze profonde fra nord e sud, fra città e campagna, ma forse vi è qualche lieve ritocco delle proporzioni a favore di una diffusione popolare anche nelle zone rurali: tutto questo comunque avviene nel clima innaturale della guerra, sotto l’evidente pressione di avvenimenti che toccano interessi e affetti familiare. Non è infatti mutato il prezzo degli apparecchi, anche se qualche produttore, in parte costretto dalla scarsità di materiali stranieri, in parte intuendo le possibilità di una mercato a basso prezzo, offre apparecchi a sole 700 lire”” (pag 181)”,”ITAF-407″ “MONTINI Ileana”,”Comunione e Liberazione. Nella cultura della disperazione.”,”Radici teoriche dell’ integralismo di CL. (pag 97-) Ileana Montini è nata a Pola nel 1940. Ha iniziato l’attività di pubblicista su ‘L’Avvenire d’Italia’ diretto da Raniero La Valle. Attualmente (1978) collabora a: ‘Il Manifesto’, ‘Noi Donne’, ‘Classe’ e altri periodici. “”Secondo Augusto del Noce la posizione di Gramsci porta a pienezza il secolarismo come chiusura totale ad ogni trascendenza metafisica e religiosa. Tra i teorici dell’occidente, solo Gramsci, secondo Augusto Del Noce, ha elaborato una linea politica adeguata alla realtà occidentale. Perché finora, il marxismo non è riuscito a “”vincere in Occidente””, mentre è chiaro che la vittoria diventa il segno della sua universalità. Esiste per la “”forma di marxismo”” gramsciana una “”possibilità di conciliazione”” con il cattolicesimo o comunque con un pensiero trascendente? La risposta è senz’altro negativa, “”perché la negazione della trascendenza religiosa appare in Gramsci non come una ‘sovrastruttura’”” bensì come una ‘condizione’ (3). Gramsci, senza odio anticattolico, o anticlericale, da “”vero storicista””, “”ha messo in luce l’incompatibilità e inscindibilità assoluta del cristianesimo e di marxismo””. Il processo del pensiero immanentistico moderno era stato processo della religione verso la filosofia, ma con il marxismo diventa processo della filosofia verso la religione nel senso di una concezione della vita che unifica gli intellettuali e le masse. Insomma Gramsci, secondo Del Noce, sarebbe più negativo nei riguardi della religione dello stesso Marx! (4). Gli “”insegnamenti”” contenuti nel pensiero gramsciano sono, tra l’altro, la convinzione che la sola forma di comunismo che può oggi riuscire in occidente è radicalmente atea. In un’altra occasione, a un convegno per gli operatori scolastici, il filosofo della destra cattolica italiana, ha approfondito il suo punto di vista ad uso e consumo del movimento integralista Cl (5). La scuola è attraversata da una filosofia laicista e religiosa. D’altronde il Paese, governato da trent’anni dalla Democrazia Cristiana, ha assistito a un poderoso processo di secolarizzazione. Il tutto sembra attestare lo scacco della ‘rinascita cattolica’ promossa da Leone XIII. Ma si tratta in realtà di un insuccesso più apparente che reale, o almeno parziale. La rinascita cattolica, nel pensiero di Leone XIII interpretato da Del Noce, deve essere inscindibilmente religiosa, filosofica e politica: politica perché richiesta come necessaria per la salvezza “”anche temporale della società umana””; ma allora una nuova politica che deve “”appoggiarsi su una filosofia che sia a sua volta preambolo alla fede”” (6). Il gramscismo si inserisce in questo parziale “”scacco”” per realizzare il passaggio da una società parzialmente cristiana ad un’altra radicalmente secolarizzata. Carattere primo del pensiero di Gramsci, sempre secondo Del Noce, è il ritorno all’intransigente laicismo di De Sanctis. L’obiezione che Gramsci muove a Croce e Gentile è di non essere andati verso il popolo a causa del loro conservatorismo religioso. Quindi è con De Sanctis che il pensiero gramsciano si incontra. Si vede il posto preminente dato alla pedagogia in coincidenza con l’idea che la rivoluzione rientra nella “”riforma intellettuale e morale””. “”Per Gramsci””, scrive Del Noce, “”l’educazione è diretta verso un fine ben preciso: la creazione di un nuovo “”senso comune”” per cui non possa più proporsi, né logicamente né emotivamente, il problema dell’esistenza o del desiderio di Dio; desiderio di Dio che restava presente nel vecchio positivismo e nel neokantismo, e che è riemerso in rappresentanti di scuole inizialmente ispirato al marxismo, come quella di Francoforte, per es. in Horkheimer (7). In Italia c’è poi una “”collusione”” tra il laicismo radicale e il comunismo. Si può parlare addirittura di un blocco storico di alleanze di cui però la forza egemone è il comunismo e di cui fanno parte anche i laici radicali e i cattolici del dissenso. Il laicismo radicale è proprio della “”borghesia progressiva”” che ha con il marxismo in comune il programma di laicizzazione totale. Naturalmente, diversamente dal marxismo, non ipotizza una società senza classi. Gramsci, riprendendo il problema degli intellettuali come elemento attivo e unificante e quello del partito come intellettuale collettivo, all’interno della rivoluzione intesa come “”trasformazione radicale della natura umana, con l’affermazione prometeica del passaggio a una superumanità””, fonda la via della riforma intellettuale e morale come “”processo pedagogico di secolarizzazione”” (8)”” (pag 98-99)] [(3) Augusto Del Noce, ‘Gramsci e la religione’, “”Rassegna di Teologia””, n. 2, 1977, pp. 105-106; (4) Ibidem, pp. 110-111; (5) A. Del Noce, ‘La pedagogia della secolarizzazione ed il conflitto delle culture’, in ‘Pluralismo culturale e società’, Milano, Massimo, 1977; (6) Ibidem, p. 57; (7) Ibidem, p. 78; (8) Ibidem, p. 99]”,”RELC-008-FB” “MONTINO Davide FUGAZZA Mariachiara CASSAMAGNAGHI Silvia ASTENGO Franco VALLARINO Rita FRIZZA Anna Maria PAGGI Mario Lorenzo BORGNA Piero MANESCHI Angelo CREMIEUX Anna”,”L’altra metà della storia – Le organizzazioni femminili tra guerra e dopoguerra – L’Unione delle Donne Italiane (UDI) – Noi donne – Il Centro Italiano Femminile (CIF) – La stampa femminile cattolica – La missione della donna nel discorso di papa Pio XII del 21 ottobre 1945 – La decisione di ammettere le donne al voto – La Consulta nazionale – Voto alle donne – La partecipazione delle donne alla vita democratica a Savona nell’immediato dopoguerra – L’esperienza di Rosalda Panigo – L’impegno religioso, sociale e politico-amministrativo di Luigina Zunini nell’Azione Cattolica, nel CIF e in Consiglio comunale a Savona – Tutti le dobbiamo qualcosa – Ricordo dei parlamentari savonesi della prima legislatura repubblicana – La pagina nera dei crimini italiani di guerra all’estero – Gli scioperi del 21 dicembre 1943 e dell’1 marzo 1944.”,”Contiene gli articoli: – ‘Gli scioperi del 21 dicembre 1943 e dell’1 marzo 1944’ di Anna Cremieux -‘La pagina nera dei crimini italiani di guerra all’estero’ di Piero Borgna e Angelo Maneschi”,”DONx-062″ “MONTINO Davide”,”Letture scolastiche e regime fascista (1925-1943). Un primo approccio tematico.”,”Davide Montino è operatore dell’Archivio Ligure della Scrittura Popolare e dottorando di ricerca in Storia Contemporanea presso l’Università di Genova. (2001)”,”GIOx-004-FFS” “MONTINO Davide”,”In tempi resi difficili dall’oppressione. Breve storia del professor Ennio Carando, antifascista.”,”‘Catturato dalle brigate nere, Carando fu seviziato e fucilato, il 4 febbraio del ’45, insieme al fratello Ettore e a Leo Lanfranco, un operaio comunista torinese. Al prete che venne chiamato per confessarli prima dell’esecuzione Carando disse: “”non insista, reverendo, ognuno ha la sua metafiscia””. (…) “”Don Domenico riferì, che prima di morire, i tre fucilati gradarono “”Viva l’Italia”” e “”Viva il comunismo””, senza che si potesse stabilire con precisione chi avesse emesso il secondo grido. Non è grave. Prima di essere fucilato, il 29 aprile del ’44, Pietro Benedetti, operaio ebanista, iscritto al PCI dal 1921, lasciò scritto: “”Amate la madrepatria, ma ricordae che la patria vera è il mondo e ovunque vi soo vostri simili, quelli sono vostri fratelli”” (pag 25-26) (dall’introduzione di Sergio Cirio, maggio 2013)”,”ITAR-386″ “MONTI-OTTOLENGHI Ines; MALATESTA Maria”,”Filippo Turati, la “”Critica sociale”” e la formazione della borghesia industriale in Italia, dalle origini all’età giolittiana (Monti); Sorel, Missiroli e “”Il Resto del Carlino””. II. Il dopoguerra (Malatesta).”,”La divergenza tra le opinioni di Engels e quelle della coppia Turati-Kuliscioff “”Al di là delle differenze indicate, vi è quindi sia nell’interpretazione della Kuliscioff che in quella di Turati un comune criterio di fondo: che consiste, appunto, nel tener ben presente la situazione italiana di forte ritardo storico. E, proprio in base a questa considerazione, essi ritengono che il partito abbia di fronte a sì soltanto due strade: o un cauto lavoro di organizzazione che lasci ai democratici il compito di occuparsi della insurrezione meridionale, oppure una direttiva rivoluzionaria, secondo la quale i socialisti, saltando consapevolmente una delle fasi dello sviluppo storico, si sostituirebbero ai democratici dimostratisi incapaci di guidare il movimento dei Fasci (38). Quale delle due vie prendere? Questo è il quesito che la coppia pone ad Engels per avere un consiglio che la guidi nella difficile scelta. La risposta di Engels è nota e si può riassumere in questa affermazione: che bisogna creare un ambiente favorevole allo sviluppo del socialismo aiutando il progresso della borghesia. Si tratta quindi di una indicazione assai simile a quella data da Turati nel ’92 ai lettori della «Critica Sociale». Ma se Turati aveva posto allora l’accento sulla formazione della borghesia industriale, Engels fa ora riferimento alla creazione di un forte movimento piccolo borghese, orientato in senso democratico, che chieda il suffragio universale e la libertà di movimento per i partiti di sinistra e crei una condizione propizia per lo sviluppo del socialismo. Finisce con il suggerire un orientamento non previsto da Turati, né dalla Kuliscioff: l’accordo del PSLI, come partito indipendente, con i partiti che rappresentano i ceti medi, cioè i repubblicani e i radicali (39). Certo non è la prima volta che sulla «Critica Sociale» si parla della questione della piccola borghesia: Turati, anzi, ne aveva più volte discusso, cercando di analizzarne la composizione sociale. E ne era venuta fuori l’immagine di un agglomerato quanto mai confuso, composto da un lato di ceti che vivevano di professioni autonome più o meno qualificate; dall’altro di gente che si sosteneva con il piccolo impiego (40). Solo che i giudizi espressi da Turati in merito ai ceti medi e a coloro che considerava i loro rappresentanti politici, cioè i democratici, portano assai lontano dalle conclusioni alle quali Engels giunge nella lettera al direttore della rivista. Nessuna meraviglia quindi che lo scritto del Maestro resti al momento senza risposta e che una replica giunga solo più tardi, a distanza di mesi, quando si tratterà di giustificare un cambiamento di linea rispetto al problema delle alleanze”” (pag 365-367) [(38) Turati in realtà, a differenza della Kuliscioff che appare effettivamente indecisa tra i due indirizzi prospettati, sembra propendere per la partecipazione attiva all’insurrezione siciliana, anche se il suo poscritto alla lettera ad Engels lascia trasparire una grande incertezza, cfr. ‘La corrispondenza di Marx e Engels con gli italiani, a cura di G. Del Bo, Feltrinelli, Milano, 1964, p. 518; (39) F. Engels, ‘La futura rivoluzione italiana e il partito socialista’, «CS», 1° febbraio 1894, pp. 35 sgg. Gli studi, che si sono occupati di questa lettera di Engels, hanno teso a sottolineare l’identità tra la via da lui indicata e le scelte politiche di Turati nel campo delle alleanze. In realtà però non solo la divergenza tra le opinioni di Engels e quelle della coppia Turati-Kuliscioff era allora assai evidente, ma anche in seguito i temporanei avvicinamenti di Turati ai democratici non avrebbero espresso un’adesione ai suggerimenti del maestro, quanto piuttosto una scelta autonoma, lungamente elaborata. A questo proposito cfr. L. Strik-Lievers, ‘Turati, la politica delle alleanze e una celebre lettera di Engels’, Nuova Rivista Storica, 1973, n. 1, pp. 128 e sgg., che propone una riesamina delle immagini offerte dalla storiografia circa l’orientamento di Turati nei confronti dei democratici; (40) F. Turati, ‘L’azione parlamentare dei socialisti in Italia’, cit., Così le classi medie sono descritte da Turati: «un’immensa nebulosa di gente intermedia, che è il ceto più vario e forse ancora più numeroso (…); maestri, medici condotti, piccoli proprietari, piccoli impiegati e piccoli esercenti d’ogni maniera, mezzadri, agricoltori senza terra o quasi»] [Ines Monti Ottolenghi, ‘Filippo Turati, la “”Critica sociale”” e la formazione della borghesia industriale in Italia, dalle origini all’età giolittiana’, Ricerche Storiche, Rivista semestrale del Centro piombinese di studi storici, Leo S. Olschki Editore, N. 2, luglio-dicembre 1976, pag 355-404] Ammirazione di Sorel per il popolo tedesco aveva molti punti di contatto con quelle di Croce, accusato di filogermanismo (pag 424)”,”TUFx-001-FGB” “MONTRONI Romano, a cura”,”I libri ti cambiano la vita. Cento scrittori raccontano cento capolavori.”,”MONTRONI Romano è diventato libraio giovanissimo. Dopo la prima esperienza nel mondo della distribuzione ha lavorato nelle Librerie Feltrinelli delle quali è stato direttore fino al 2000. Ha pubblicato: ‘Vendere l’anima. Il mestiere del libraio’ (2006), ‘Una vita tra autori e lettori’ (2010). “”E così avevo cominciato con il canto forse più debole della ‘Divina Commedia’, ma era il primo, e io diligentemente avevo cominciato dall’inizio. Dante era arrivato “”al piè d’un colle”” e guardando in alto vide “”le sue spalle / vestite già dei raggi del pianeta / che mena dritto altrui per ogni calle.”” Ricordo molto bene che quelle spalle mi aveva lasciato un po’ perplesso, non mi era ben chiaro che indicassero il pendio del colle, ma il pianeta era di sicuro il sole, e questo bastò a farmi provare, a quel “”vestite già dei raggi””, un’emozione così forte che fino ad oggi non l’ho dimenticata.”” (Cesare De Marchi, Dante Divina Commedia) (pag 153) “”Poiché le cose umane non sono eterne, e vanno sempre verso la declinazione dei loro princìpi, finché non giungono al loro ultimo termine, e soprattutto la vita degli uomini, e poiché quella di don Chisciotte non aveva alcun privilegio dal cielo per arrestare il corso della propria, quando meno se l’aspettava, arrivò la sua conclusione e fine; (…)”” (Cervantes, Don Chisciotte) (cit pag 213)”,”VARx-446″ “MONTRONI Romano”,”Libraio per caso. Una vita tra autori e lettori.”,”Romano Montroni (Bologna, 1939) è diventato libraio giovanissimo dopo una prima esperienza nel mondo della distribuzione. Nel corso del suo lavoro ha conosciuto scrittori, editori, librai, studenti e professori.”,”EDIx-010-FSD” “MONZALI Luciano”,”Amedeo Giannini e la nascita della storia delle relazioni internazionali in Italia.”,”””Sul piano interpretativo Giannini, in tale opera, esplicita chiaramente una forte simpatia verso il risveglio delle nazionalità del mondo orientale e riflette quindi quello che fu l’orientamento dominante della politica estera italiana in tale regione nel periodo Sforza-Contarini e negli anni successivi”” (pag 503)”,”STOx-296″ “MOONEY James D.”,”Principi di organizzazione.”,”Libro di GB “”E Mosé scelse uomini abili da tutta Israele, e li prepose al popolo, come capi di migliaia; capi di centinaia e capi di decine. Ed essi erano tutto il tempo a disposizione del popolo per rendere giustizia: riferivano a Mosé solo per le questioni più rilevanti e risolvevano essi stessi le cause di minor importanza”” (Esodo, 28; 25, 26) (in apertura) Lo Stato maggiore “”Le espressioni «Stato maggiore» e «Capo di Stato maggiore» non avevano in antico il significato attuale. Negli eserciti del XVII secolo, per Stato maggiore s’intendeva semplicemente il complesso degli ufficiali generali e dei funzionari più elevati in grado. Uno Stato maggiore, nel significato attuale, fu costituito in Francia nell’anno 1790; il Prussia nello stesso periodo. Lo Stato maggiore francese assunse però una forma diversa sotto Napoleone e la funzione consultiva apparve scarsamente negli eserciti francesi di quel periodo. I servizi di consulenza sotto Napoleone consistevano nel genere di lavoro eseguito dagli aiutanti di campo e dai segretari. L’ufficiale che impersona più esattamente questo tipo fu il maresciallo Berthier, che occupava sotto Napoleone il posto di capo di Stato maggiore. Le mansioni di Berthier, in confronto a quelle di una capo di Stato maggiore moderno, a stento superavano quelle di un modesto capufficio. Il grande imperatore non prendeva certamente consiglio né da Berthier né da nessun altro. Come tutti gli autocrati egli era, in fatto di consigli autosufficiente. Victor Hugo dice di tali uomini che il loro peso eccessivo sulla bilancia del destino umano turba l’equilibrio. La loro attività sembra talvolta determinare una rottura, più che costituire un anello della catena del progresso umano. Lo sviluppo dello Stato maggiore moderno, fu opera di altri uomini. …. finire (pag 162-165)”,”ECOA-026″ “MOORE Barrington jr.”,”Basi sociali dell’ obbedienza e della rivolta.”,”L’A insegna alla Harvard Univ. Tra le sue opere ricordiamo: ‘Il dilemma del potere’ (1950) ‘Le origini sociali della dittatura e della democrazia’ (1966), ‘Potere politico e teoria sociale’ (1958), ‘Le cause sociali delle sofferenze umane’ (1970).”,”MGEx-032″ “MOORE George Foot”,”Il Cristianesimo.”,”Nato nella Pennsylvania nel 1851 George FOOT MOORE divenne professore di ebraico e lecturer di storia delle religioni (v.nota biografica retrocopertina),”,”RELC-114″ “MOORE Carl H.”,”The Federal Reserve System. A History of the First 75 Years.”,”Reagan: sostituzione di Volcker con Greenspan. “”Nella primavera del 1987 cominciarono a circolare delle voci che il presidente Volcker non sarebbe stato rinominato alla fine del suo mandato nell’ agosto 1987. Sebbene il suo mandato come membro del Board of Governors non finisse che il 31 gennaio 1992, il suo mandato come presidente spirava il 6 agosto 1987. (…) La comunità finanziaria non gradiva la prospettiva che Volcker lasciasse la Fed. La sua leadership aveva condotto la Fed e la comunità degli affari attraverso tempi perigliosi, ed era molto rispettato come leader in un campo complicato e in mutamento. Il 3 giugno 1987, il presidente Reagan annunciò che avrebbe nominato Alan Greenspan al posto di Paul Volcker come presidente del Board of Governors del Federal Reserve System. (…). Così finì un periodo di servizio di un’ altro forte, deciso leader della Federal Reserve. Assieme a Carter Glass, Marriner Eccles, e William McChesney Martin, Paul Volcker sarà ricordato come un uomo che ha guidato la Fed attraverso importanti cambiamenti e per la sua abilità a muoversi in sintonia con gli interessi pubblici della nazione””. (pag 164-165)”,”USAE-038″ “MOORE Bill”,”Our History. Labour – Communist Relations, 1920-1951. Part III. 1945-1951.”,”Nel 1957 il Party History Group pubblicava il Pamphlet n° 5 dal titolo ‘Labour-Communist Relations, 1920-39’. Il presente pamphlet incorpora quello del 1957 riveduto e ampliato da N. BRANSON e Bill MOORE. Gli ani di guerra sono stati scritti da Noreen BRANSON. Il Periodo del dopoguerra fino alla pubblicazione della prima edizione de ‘The British Road to Socialism’, è scritto da Bill MOORE. I piani economici in Germania nelle zone di occupazione. “”E la fusione delle zone britannica e americana nel 1948 mise fine all’ aspirazione del Governo Labour di introdurre la nazionalizzazione all’interno della zona britannica. Forrestal lo disse chiaro. All’ incontro del segretario di Stato USA, di Guerra e Marina (7.5.47), egli ricordò nel suo diario: “”Dissi che il Governo avrebbe dovuto dire con chiarezza che noi non proponiamo di avallare la socializzazione in Germania in qualsiasi modo (…)””””. (pag 29)”,”MUKx-142″ “MOORE Bob a cura; saggi di Pieter LAGROU Louise WILLMOT Hans KIRCHHOFF Olivier WIEVIORKA Gustavo CORNI Dick VAN-GALEN-LAST Arnfinn MOLAND Bob MOORE”,”Resistance in Western Europe.”,”MOORE Bob Saggi di Pieter LAGROU Louise WILLMOT Hans KIRCHHOFF Olivier WIEVIORKA Gustavo CORNI Dick VAN-GALEN-LAST Arnfinn MOLAND Bob MOORE”,”QMIS-129″ “MOORE Laurence R.”,”European Socialists and the American Promised Land.”,”Engels e la valvola di sfogo della frontiera per il proletariato americano. “”Aside from the pig-headedness of the German sectarians one special factor endemic to the American environment worked very strongly against an immediate acceptance of socialism. Even before the Civil War, Marx and Engels had noted with chagrin the escape-valve qualities of the great western hinterland (again a chagrin contrasting sharply to the attitude of other European social radicals toward the frontier). Workers dissatisfied with their condition in the eastern cities did not rebel .- they merely moved. Both Marx and Engels had counted on the rapid rise of American capitalism after the war to nullify this factor, but as late as 1892 Engels was still pointing to the unmanning effect of the American West on proletarian class consciousness. The West did not merely offer the oppressed eastern worker a place to go – a way out and up. Even more damaging to a struggling socialist movement, the large land reserve often turned the laborer into a speculator (or, at least, a potential speculator) and kept his mind running in the same bourgeois circles. Engels wrote, “”Only when the land – the public lands – is completely in the hands of the speculators, and settlement on the land thus becomes more and more difficult or falls victim to gouging – only then, I think, will the time come, with ‘peaceful’ development, for a third party. ‘Land’ is the basis of speculation, and the American speculative mania and speculative opportunity are the chief levers that hold the native-born worker in bondage to the bourgeoisie. Only when there is a generation of native-born workers that cannot expect ‘anything’ from speculation ‘any more’, will we have a solid foothold in America”” (25). The paradox of a bourgeois-minded proletariat had long bothered Engels in analyzing the English masses. In England and America, he knew, the disturbing phenomenon of workers who admired bankers and industrialists and scorned their own class owed much the the relatively high wage scale prevailing there”” (pag 17-18) [Lawrence R. Moore, European Socialists and the American Promised Land, 1970] [(25) Engels to Sorge, Jan. 6, 1892, ‘Letters to Americans’, 239]”,”SOCx-245″ “MOORE Stanley”,”Three tactics. The Background in Marx.”,”MOORE Stanley Testo incentrato sul rapporto tra Marx ed Engels e Blanqui, il blanquismo e i rivoluzionari francesi della generazione precedente la loro. La prima parte del volumetto è più interessante della seconda. Blanqui: Auguste Blanqui, Jules Dalou (vedi retro) Capital et travail (1870) Ancienne Librairie Germer Baillière et Cie, Félix Alcan, éditeur, 1885; Titolo Capital et travail Volume 1 di Critique sociale, Auguste Blanqui Autori Auguste Blanqui, Jules Dalou Editore Ancienne Librairie Germer Baillière et Cie, Félix Alcan, éditeur, 1885 Marx su eventuale possibilità rivoluzione senza guerra civile (per Inghilterra e Stati Uniti) (pag 85) Questione rivoluzione permanente in Marx ed Engels. “”From the beginning of 1844, when Marx and Engels announced their conversion to communism, until the end of 1850, when they faced the fact that the crisis of 1848 was over, their revolutionary tactics were primarily influenced by the tradition of Babeuf, Buonarroti, and Blanqui. This tradition was not the only influence on Marx and Engels. They were far from accepting its principles uncritically. Yet the key to understanding their tactics during this period is to examine the position they adopted on the doctrines of permanent revolution, proletarian dictatorship, and conspiratorial leadership. The slogan of permanent revolution does not appear in the ‘Communist Manifesto’. But the concept is implicit in the claim that Germany is on the eve of a bourgeois revolution that will be immediately followed by a proletarian revolution. After the successes of 1848 and the defeats of 1849, Marx and Engels, in the ‘First Address of the Central Committee of the Communist League to its Members in Germany’, presented a detailed tactical plan for carrying forward the revolution. In this address they distinguish three political programs, representing three classes struggling to dominate the revolution: bourgeois Liberalism, petty-bourgeois Democracy, and proletarian Communism. Throughout every stage of revolutionary development the proletarians must build their independent organization and present their independent program. But at each new stage they must shift their alliances and increase their demands. During the period when bourgeois Liberals are in the ascendancy, Communists should support the struggle of petty-bourgeois Democrats to take power. But in the period when petty-bourgeois Democrats are in the ascendancy, Communists should struggles to replace them. These tactics are summarized in the statement that the battle-cry of the proletariat must be “”The Permanent Revolution”””” [Stanley Moore, Three tactics. The Background in Marx, 1963] (pag 22-23)”,”MADS-639″ “MOORE Barrington jr”,”Social origins of Dictatorship and Democracy. Lord and Peasant in the Making of the Modern World.”,”Dopo la guerra civile americana “”non ci fu la confisca e la redistribuzione delle terre e il sistema delle piantagioni riprese vigore per mezzo di un nuovo sistema di lavoro. Si tentò dapprima con il lavoro salariato. Ma questo fallì a causa del fatto che i neri salariati prendevano la paga nel corso dell’anno ma poi tendevano a nascondersi quando c’era da raccogliere il cotone. Così si ricorse allo ‘sharecropping’ (mezzadria) che dava ai proprietari delle piantagioni un maggior controllo sulla forza-lavoro”” (pag 147) Barrington Moore Jr. (Washington, 12 maggio 1913 – Cambridge, 16 ottobre 2005) è stato un sociologo statunitense. È famoso per la sua opera Le origini sociali della dittatura e della democrazia: proprietari e contadini nella formazione del mondo moderno (1966), uno studio comparativo della modernizzazione in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Cina, Giappone, e India, e una storia filosofica del totalitarismo. Tra le altre sue opere si ricordano Riflessioni sulle cause sociali delle sofferenze umane e su alcune proposte per eliminarle (1972) e un’analisi sulla ribellione dal titolo Le basi sociali dell’obbedienza e della rivolta (1978). Si laureò allo Williams College nel Massachusetts, dove compì studi di latino, greco e storia. Si interessò anche di scienze politiche ed entrò a far parte della società accademica Phi Beta Kappa. Lavorò come analista politico per il governo americano, nell’Office of Strategic Services e nel Dipartimento di Giustizia. All’OSS incontrò Herbert Marcuse, che gli sarà amico per tutta la vita, e la sua futura moglie Elizabeth Ito, che morì nel 1992. I due non ebbero figli. La sua carriera accademica ebbe inizio nel 1945 a Chicago; nel 1948 si recò a Harvard ed entrò nel Russian Research Center nel 1951. Divenne professore emerito nel 1979. Moore pubblicò il suo primo libro Politica sovietica nel 1950 e Terrore e progresso, URSS nel 1954. Nel 1958, con il suo libro composto da sei saggi su teoria e metodologia, dal titolo Potere politico e teoria sociale, attaccò la prospettiva metodologica delle scienze sociali degli anni Cinquanta. Tra i suoi studenti a Harvard si ricordano i sociologi Theda Skocpol e Charles Tilly.”,”BORx-019″ “MOORE Barrington Jr”,”Il dilemma del potere.”,”Barrington Moore Jr. (Washington, 12 maggio 1913 – Cambridge, 16 ottobre 2005) è stato un sociologo statunitense. La conferenza di Genova. “”Accettando nel 1921 quello che si riteneva essere un temporaneo impedimento verso la mèta dell’autoconservazione con la rivoluzione, i capi comunisti della Russia si accinsero a far mostra di una notevole abilità nella tecnica della diplomazia, basata sull’equilibrio delle potenze. (…) La concezione leninista delle relazioni internazionali , sebbene non impedisse la pratica di una politica basata sull’equilibrio delle potenze da parte di uno scelto gruppo comunista, militava contro qualsiasi concezione di politica estera quale sistema continuativo di relazioni politiche, in cui i partecipanti medesimi potevano cambiare le loro posizioni, mentre il sistema stesso rimaneva relativamente immutato. Invece i capi russi continuavano, sebbene con frequenza ed entusiasmo decrescenti, a profetizzare la scomparsa dell’intero sistema e la sua sostituzione con una comunità proletaria internazionale. Il primo trionfo su vasta scala, riportato dai sovietici con i metodi della diplomazia tradizionale, fu il distacco della Germania da una posizione di dipendenza nei confronti della Francia e dell’Inghilterra con il trattato di Rapallo del 16 aprile 1922. Il successo di Rapallo sembra sia stato un colpo di fortuna sperato, ma inatteso. Nelle discussioni, che precedettero la partecipazione della Russia alla conferenza di Genova, Lenin continuamente mise in rilievo più le mète economiche che quelle politiche dei sovieti. Infatti i suoi discorsi pubblicati non contengono alcun accenno alla possibilità di un riavvicinamento tedesco-sovietico. Il fine della conferenza di Genova, come venne dichiarato da colui che ne fu l’animatore, Lloyd George, era la restaurazione dell’economia europea distrutta dalla guerra. Da una simile conferenza, a quanto pare, Lenin credeva che la Russia avesse molto da guadagnare. «Proprio sin dagli inizi noi dichiarammo che ‘vedevamo con piacere la conferenza di Genova e vi avremmo partecipato; noi comprendevamo benissimo, e non lo nascondevamo, che andavamo colà come mercanti, perché il commercio con i paesi capitalisti è assolutamente essenziale per noi (sino a quando essi non saranno completamente crollati), e che noi andavamo a Genova per discutere nel modo più leale e più favorevole le condizioni politicamente convenienti di questo commercio, e niente altro» (41). Non vi fu, secondo Lenin, né disaccordo né controversia su tale questione nel comitato centrale del partito oppure tra i gregari (42); indicazione, anche questa, della misura in cui le speranze e i desideri di una crociata rivoluzionaria erano spenti. Anche se il ripristino di rapporti commerciali sembra essere stato il primo obbiettivo sovietico, è evidente che anche i problemi politici furono presi in esame. Durante il viaggio a Genova la delegazione sovietica si fermò a Berlino e avviò delle conversazioni circa la possibilità di un nuovo accordo tedesco-sovietico (43). Entrambe le parti avevano da qualche tempo tastato il terreno nella ricerca di un accordo che consentisse di sfuggire alla pressione degli alleati vittoriosi. Secondo Louis Fischer, le conversazioni, che in definitiva condussero a Rapallo, cominciarono, sin dal 1920, nella cella di una prigione, occupata da Karl Radek (44). Esse non diedero risultati fino a quando gli alleati non furono scissi da una combinazione di circostanze e dalla tattica diplomatica tedesco-sovietica. Oltre all’Inghilterra, i principali partecipanti alla conferenza di Genova furono la Russia, la Francia, la Germania e l’Italia. Taluni interessi economici univano temporaneamente questi paesi contro i sovieti prima della conferenza. (…) All’apertura della conferenza Cicerin fece attenzione affinché le frasi rivoluzionarie non creassero contro di lui un fronte ostile. Lenin gli aveva già consigliato di «evitare parole grosse», discutendo il testo del suo discorso d’apertura (46). Perciò, e presumibilmente prendendo spunto da Lenin, Cicerin iniziò il suo discorso col dichiarare che la delegazione russa, pur rimanendo fedele ai principi generale del comunismo, riconosceva il bisogno di una cooperazione economica tra il vecchio e il nuovo sistema del mondo, durante la presente epoca storica (47). Questa concezione della «coesistenza pacifica di due sistemi sociali durante una data epoca storica» fu esposta in diverse altre occasioni successive, quando gli uomini di stato sovietici erano ansiosi di ottenere l’appoggio di un determinato paese capitalistico contro altri stati capitalisti”” (pag 273-274) [Barrington Jr. Moore, Il dilemma del potere, Longanesi, Milano, 1953] [(note a pag 585): (41) «La posizione internazionale ed interna della Repubblica Sovietica», rapporto presentato a un’adunanza della frazione comunista del congresso panrusso del sindacato degli operai metallurgici, 6 marzo 1922, ‘Selected Works’, IX, 306; (42) “”Rapporto politico del comitato centrale dell’undicesimo congresso del partito comunista russo””, 27 marzo 1922, ‘Selected Works, IX 327; (43) Rubinshtein, Sovetskaya Rossiya i Kapitalisticheskie Gosudarstva’, p: 298. In generale questa fonte dev’essere usata con precauzione, poiché essa evita scrupolosamente di menzionare la parte avuta da qualsiasi diplomatico sovietico che più tardi si sia identificato con Trotsky. Non è fatta alcuna menzione di Joffe e Rakovsky; (44) Soviets in World Affairs, I, 331; (45) Ibid. pp: 320, 326, 327; (46) Ibid. p. 464; (47) Dal testo del discorso di Cicerin in Kliuchnikov e Sabanin, Mezhdunarodnaya Politika, parte III, sezione I, p. 170] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-793″
“MOOREHEAD Alan”,”La rivoluzione russa.”,”””Verso la fine di luglio l’ esercito russo era in ritirata e l’ offensiva di Kerenskij si concluse con una schiacciante sconfitta russa. Tutta la gravità del disastro non venne resa nota immediatamente a Pietrogrado – i bollettini erano estremamente vaghi – eppure la sensazione della sconfitta aleggiava nell’ aria e fu, questa una nuova tensione che l’ atmosfera già troppo satura della capitale non era in grado di sopportare. Una volta di più fu il partito dei cadetti a far precipitare la crisi. Il 15 luglio quattro dei suoi ministri si dimisero a causa di dissensi sulla concessione dell’ autonomia all’ Ucraina. Questo fu il motivo addotto ufficialmente, mentre sembra certo che fossero entrati in azione anche altri fattori meno evidenti: la sconfitta dell’ esercito, forse quell’ atmosfera generale di minaccia che gravava su Pietrogrado. In ogni modo la notizia delle dimissioni, allorché si diffuse in città, venne accolta come una sorta di segnale o di portento. Vi fu un improvviso impulso delle masse all’ azione e alla violenza. Le giornate di luglio erano incominciate.”” (pag 259-260)”,”RIRx-108″
“MOOREHEAD Alan”,”La Rivoluzione russa.”,”Il presente lavoro vuol essere un breve, semplice, franco resoconto della rivoluzione russa del 1917 e degli eventi che la determinarono. “”Durante il 1906 e 1907, la violenza entrò quasi a far parte dell’esistenza quotidiana in Russia: si calcola che soltanto in quegli anni siano state assassinate circa quattromila persone. Nel 1907, un disperato a nome Kamo fece un colpo realmente sensazionale a Tiflis (…)”” (pag 111)”,”RIRx-065-FL”
“MOORHOUSE H.F.”,”The Marxist theory of the labour aristocracy.”,”H.F. Moorhouse, Department of Sociology, Glasgow University “”Anyway, let me turn to the theory of the labour aristocracy, particularly as it has been used by a number of historians: Foster, Stedman Jones, Hinton and Gray, in the 1970s (3). As with much modern Marxism, the main source of the theory of the aristocracy of labour is, of course, Lenin (4). Drawing on some not very substantial phrases of Engels, and, so it seems, on the trade-unions history of the Webbs, Lenin in the early years of this century constructed, in his works on Imperialism, a distinctive explanation for the quiescence of the proletariat in the capitalist countries and particularly in Britain. But if Lenin is the source of this theory then, in Britain, Hobsbawm has been the well from which more recent authors have drawn their initial interest; initial, I say, since while Lenin and Hobsbawm are routinely quoted and genuflected to by more recent writers, their work is, in effect, quite heavily criticized by these authors, though the criticism is not always made explicit. Hobsbawm (5) does follow Lenin in linking a ‘favoured stratum’ of the working class – a labour aristocracy – to the benefits of Britain’s world economic supremacy in the nineteenth century and to the Leninist notion that the spontaneous thought of the working class leads only to a trade-union consciousness marked by a narrow economism which essentially accepts the basic framework of capitalism. The labour aristocracy arises: «when the economic circumstances of capitalism make it possible to grant significant concessions to its proletariat, within which certain strata of workers manage by means of their special scarcity, skill, strategic position, organizational strength, etc., to establish notably better conditions for themselves than the rest » (6). For Hobsbawm this period was essentially between 1840 and 1890 in Britain, though it extended on in some, ever more challenged form to 1914. However, Hobsbawm is more diffident than Lenin about linking Imperialism and imperial super-profits with the labour aristocracy, and instead rather stresses its relation to the inherent economistic trend of workers’ thought which, among other things, causes the workers to struggle by trade rather as a class. For him, the consolidation of Imperialism and the distribution of its super-profits, combined with a changing technology and occupational structure, led to the dislodgement of the labour aristocracy as a special privileged stratum. Rather the whole of the British working class became a bribed one, while the old aristocrats of labour were pushed into the working class as a distinct wedge of white collar workers forced itself between this group and the higher stratum. But these were later events”” [H.F. Moorhouse, ‘The Marxist theory of the labour aristocracy’, Social History, Hull, n. 1 January 1978] [(3) Important recent Marxist analyses which use the labour aristocracy as a basic explanatory device which are not discussed here (for reasons of space) are Z. Bauman, ‘Between Class and Elite’ (Manchester, 1972); and K. Burgess, ‘The Origins of British Industrial Relations’ (London, 1975); (4) In a numer of works; see the citation in M. Nicolaus, ‘The theory of the labour aristocracy’, Monthley Review, XXI (1970), 91-101, and in E.J. Hobsbawm, ‘Lenin and the aristocracy of labour’, Marxism Today (July 1970); (5) Hobsbawm, ibid., and ‘Labouring Men’ (London 1968), esp, chs. 15 and 16; (6) Hobsbawm, ‘Lenin and the aristocracy of labour…’, 208] (pag 62)”,”LENS-290″
“MOR Antonio WEISBERGER Jean”,”Le letterature del Belgio.”,”Antonio MOR dell’ Università di Genova, è specialista di letteratura belga di lingua francese. J. WEISBERGER insegna letteratura comparata all’ Università di Bruxelles. “”L’ inizio del secolo XIX costituisce una svolta decisiva della nostra storia letteraria. Il movimento ch’esso vede nascere strappa le nostre lettere a un torpore più che secolare e le fa partecipare a poco a poco alle grandi correnti della cultura moderna. Il Belgio esce dal suo isolamento provinciale e verso il 1890 con Verhaeren e Maeterlinck ridiviene un elemento attivo dell’ arte europea””. (pag 277)”,”VARx-100″
“MORA Christiane MONTANIER Bernard BENASSAYAG Maurice GUIDONI Pierre PUDLOWSKI Gilles COLLIARD Jean-Claude WAUQUIER Thomas ROUDY Yvette CRESSON Edith in collaborazione con FUSINA Françoise”,”Les Grands Révolutionnaires. Socialistes utopistes et anarchistes. A la recherche du bonheur.”,”‘Saint-Simon’ Christiane Mora (pag 16-76) ‘Owen’ di Bernard Montanier (pag 77-108) ‘Fourier’ di Maurice Benassayag (pag 109-132) ‘Blanqui’ di Pierre Guidoni (pag 133-196′ ‘Proudhon’ di Gilles Pudlowski (pag 197-262) ‘Louis Blanc’ di Jean-Claude Colliard (pag 263-310) ‘Bakounine’ di Thomas Wauquier (pag 311-388) ‘Flora Tristan’ di Yvette Roudy (pag 389-416) ‘Louise Michel’ di Edith Cresson collaborazione di Françoise Fusina (pag 417-441) Maggio 1871: la Comune di Parigi viene schiacciata: è un genocidio di operai “”L’abandon soudain de la capitale par les troupes gouvernementales laisse le comité devant un pouvoir visiblement trop lourd pour lui. Il montre en tout cas un empressement singulier à se dessaisir de son pouvoir entre les mains d’un Conseil communal élu. Sur les 92 conseillers que les électeurs désignent, le 26 mars, il n’y a que 21 républicains modérés et radicaux. 18 sont des internationaux et 44 des blanquistes et néo-jacobins, 36 élus ne pouvant pas, tel Blanqui, ou refusant de siéger, le 16 avril voit se renforcer les rangs blanquistes, néo-jacobins et internationaux (Seraillier, notemment, entre au conseil). La diversité des tendances représentées au sein du conseil de la Commune explique à la fois l’aspect composite de son programme et de ses réalisations, et en partie son échec. Elle fait justice, en tout cas, de l’accusation colportée par la presse conservatrice de toute l’Europe et qui voit dans la Commune une simple création de l’Internationale: les internationaux qui y participent sont, pour la pluspart, proudhoniens et en mauvais termes avec le conseil général qui a appuyé la création d’un conseil fédéral rival: et les adresses successives du conseil général rédigées par Karl Marx sont autant de mises en garde contre toute rupture hâtive, même si l’auteur ne cache pas son enthousiasme. Qui inspire la Commune? La réponse est complexe: il est évident que les aspects économiques et sociaux, et même politiques, de son programme sont nettement marqués par les idées de Proudhon. En témoignent des revendications telles que la coopération, le crédit gratuit, la libre circulation des produits du travail, une “”banque du peuple””, le refus de tout centralisme, l’Etat nouveau étant conçu comme devant être une fédération de communes autonomes. Sur les questions militaires et certains problèmes politiques, se rencontrent néo-jacobins et blanquistes, tous fermement attachés au principe de la dictature, les premiers par pieuse fidélité aux souvenirs hèroïques de 1793, les seconds mettant en pratique une conviction ancienne que nous avons pu suivre, de complot en complot, depuis la lointaine “”Société des saisons””. Mais en ces temps décisifs, les blanquistes sont moins bien armés qu’on ne pourrait l’imaginer: l’absence de leur chef les prive d’un élément de cohérence irremplaçable: de nombreux votes voient certains d’entre eux, disciples récents comme Eduoard Vaillant ou de longue date, tel Gustave Tridon, rejoindre les rangs de internationaux. On connait la suite: cette initiative que le comité central n’avait pas su conquérir, au lendemain de la retraite des troupes versaillaises, celles-ci la saisissent. Le 21 mai, elles font leur entrée dans la capitale, par l’ouest. Les insurgés sont décidés à résister pied à pied, rue après rue, maison par maison. Corps à corps acharné où, caché dans le renforcement d’un mur, l’ouverture d’un porche, de la porte de Saint-Cloud aux hauts de Belleville, l’ouvrier tire ses rares cartouches sur la marée irrésistible des soldats. Lentemetn, l’armée progresse: au bout d’une semaine, elle atteint les derniers retranchements des communards, au fin fond des quartiers populaires. Quand la dernière résistance s’éteint, 25 à 30.000 comunards sont morts au combat, dans une nouvelle “”semaine sanglante”” qui a dépassé en horreur toutes les autres. A la révolte organisée, pacifique et un instant victorieuse du prolétariat, la bourgeoisie n’a su trouver qu’une seule réponse: le génocide. Car c’est bien d’un génocide qu’il s’agit: des dizaines de milliers de morts, des milliers d’autres traînés devant des cours martiales, jugés hâtivement, puis déportés ou jetés en prison. Les plus heureux ont pu s’enfuir, s’exiler. Le parti blanquiste est décimé, dispersé, anéanti. Rigault tué pendant les derniers combats, Tridon fuyant à Bruxelles où il va mourir, tant d’autres assassinés par des pelotons d’exécution ou déportés dans des bagnes lointains, exilés dans plusieurs pays d’Europe ou d’Amérique. Le mouvement ouvrier français est décapité”” [Pierre Guidoni, ‘Blanqui’] [(in) Les Grands Révolutionnaires. Socialistes utopistes et anarchistes. A la recherche du bonheur’, Romorantin, 1977] (pag 181-182)”,”SOCU-208″
“MORABITO Leo a cura; saggi di Franco DELLA-PERUTA Emilio COSTA Giovanni Battista VARNIER Danilo BRUNO Loredana VERGASSOLA Almerino LUNARDON Luca BORZANI Luigi CATTANEI Franco RAGAZZI Giovanni TRAVERSO Loretta MARCHI”,”Il mutuo soccorso. Lavoro e associazionismo in Liguria (1850-1925). Atti della giornata di studi (Genova, Oratorio di San Filippo, 12 gennaio 1996).”,”Leo MORABITO direttore dell’Istituto Mazziniano. “”Cavour aveva mandato a Genova un nuovo Intendente Generale, Domenico Buffa, giovane di trentasei anni, energico, il quale ebbe a combattere contro la stampa democratica e contro le associazioni in ordine alla festo dello Statuto. Usò decisine e forza con i capi degli operai associati ma ebbe come contropartita il ridicolo della stampa satirica. Le società operaie si facevano forti ed erano ormai nuemrose. Occorreva un centro attivo che irreggimentasse quelle forze e che le coordinasse in un fronte unico per ottenere maggiore autorevolezza”” (pag 63) (Emilio Costa, Associazionismo e mutuo soccorso a Genova (1850-1892))”,”LIGU-077″
“MORÁN Gregorio”,”Adolfo Suárez. Historia de una ambición.”,” Don Adolfo Suárez González (Cebreros, 25 settembre 1932) è un politico spagnolo, 1º duca di Suárez, grande di Spagna e membro dell’Ordine del Toson d’oro. È stato primo ministro della Spagna dal 5 luglio 1976 al 25 febbraio 1981. Fa parte dell’Unione del Centro Democratico (UCD). È stato il primo Capo del governo spagnolo eletto democraticamente dopo la caduta del regime franchista; è duca di Suárez. Laureato in diritto all’Università Complutense di Madrid, svolse vari incarichi nella struttura del regime franchista, sotto la spinta di Fernando Herrero Tejedor, suo protettore da quando lo conobbe nel suo incarico di Governatore Civile (Prefetto) di Ávila. Nel 1958, entra nella segreteria generale del Movimento franchista diventando, nel 1961, capo del Gabinetto Tecnico del Vicesegretario Generale. Nel 1967 è procuratore nel parlamento per la provincia di Ávila e Governatore Civile di Segovia nel 1968. Dal 1969 al 1973 è nominato Direttore Generale della Radio Televisione Spagnola (RTVE). Nell’aprile del 1975 nuovamente sotto la spinta di Herrero Tejedor, è nominato Vicesegretario Generale del Movimento. L’11 dicembre del 1975, nel primo governo di Arias Navarro formato dopo la morte di Francisco Franco, Adolfo Suárez è nominato ministro Segretario generale del Movimiento, il partito unico franchista. Quando nel luglio del 1976 il re Juan Carlos I gli affida la formazione del governo e il conseguente smantellamento delle strutture franchiste, Suárez era tuttavia un perfetto sconosciuto per gran parte degli spagnoli. Ciò nonostante, a soli 43 anni e con non poche difficoltá, fu capace di riunire un gruppo di politici della sua generazione che erano arrivati al convincimento democratico per diversi percorsi. Seppe riunire falangisti convertiti, socialdemocratici, liberali e democristiani e, tra il 1976 e il 1979, poté completare la dissoluzione del regime franchista. Il 15 giugno del 1977, per la prima volta in Spagna dal 1936, si celebrarono libere elezioni generali: Adolfo Suárez fu il vincitore al fronte di una unione di formazioni di centrodestra agglutinate attorno alla sua figura, sotto la sigla UCD (Unión de Centro Democrático). Las Cortes elette, convertite in costituenti approvarono la nuova costituzione, che il popolo spagnolo approvava nel referendum del 6 dicembre del 1978. Il 3 marzo del 1979, Adolfo Suárez vinceva le prime elezioni generali del nuovo regime costituzionale e iniziava il suo terzo mandato come presidente del governo. Fu una tappa di governo piena di difficoltà politiche, sociali ed economiche, che lo condussero a presentare le dimissioni il 29 gennaio del 1981. Nel suo messaggio al paese affermò: «Yo no quiero que el sistema democrático de convivencia sea, una vez más, un paréntesis en la historia de España» (Ovvero: “”Io non desidero che il sistema democratico di convivenza sia, ancora una volta, una parentesi nella storia della Spagna””). Poco dopo le sue dimissioni creó, insieme ad altri ex-dirigenti dell’UCD, il nuovo partito Centro Democrático y Social (CDS), col quale si presentó alle elezioni generali del 28 ottobre del 1982 (vinte da Felipe González del PSOE), risultando eletto a Madrid. Rinnovó il suo seggio nel 1986 e 1989. Nel 1991 si dimise da Presidente del CDS dopo l’inizio della crisi di questo partito che perse la posizione di preminenza che aveva nel quadro politico spagnolo. Nel 1996 gli venne concesso il Premio Príncipe de Asturias (titolo nobiliare dell’erede alla corona spagnola, premio equivalente a un Nobel Spagnolo). Il Premio Príncipe de Asturias per la Concordia gli venne concesso per i suoi importanti contributi alla transizione spagnola verso la democrazia, transizione della quale gli si riconosce l’importantissimo ruolo insieme a quello del re Don Juan Carlos di Borbone. Dal 2003, dopo le scomparse nel 2001 della moglie Amparo Illana Elórtegui e nel 2004 della figlia maggiore Marian Suárez Illana, entrambe avvenute a causa del cancro, sta soffrendo degli effetti dell’alzheimer.”,”SPAx-131″
“MORANDI Rodolfo”,”Storia della grande industria in Italia.”,”Rodolfo MORANDI nacque a Milano nel 1902. Attivo antifascista fu arrestato nel 1937 e condannato dal Tribunale Speciale a dieci anni di carcere. Liberato nel 1943, partecipò alla Resistenza . Ministro dell’ industria dal 1946 al 1947, promosse la costituzione della SVIMEZ. Ha svolto attività politica nel PSI. Ha scritto varie opere.”,”ITAE-027″
“MORANDI Carlo”,”I partiti politici nella storia d’ Italia.”,”””I socialisti non avevano mai palesato molta dimestichezza con la politica estera: se ne occupavano poco e solo per quel tanto che interferiva in modo diretto o indiretto con le questioni economiche o con l’ indirizzo della politica generale”” (pag 63) “”Sappiamo dalle memorie di Trotsky che Lenin non giudicò molto favorevolmente i capi socialisti italiani”” (…) (pag 79)”,”ITAA-057″
“MORANDI Franco”,”Neocapitalismo e movimento operaio.”,”FRIED sulla ‘fine del capitalismo’: “”A rileggere, ad esempio, La fine del capitalismo di Ferdinand Fried che apparve in edizione italiana nel lontano 1932, noi potremmo ritrovare adombrati molti spunti che il Burnham saprà sviluppare fino alle estreme conseguenze. Per il Fried il “”taglio netto”” nella storia del capitalismo avvenne nel 1914 con l’ esplosione della prima guerra mondiale. “”Fino alla guerra – egli scrisse- le crisi del capitalismo erano state crisi di crescenza. Con e dopo la guerra, cessarono le crisi di crescenza e le sostituirono regolari perturbamenti di funzioni””””. (pag 53)”,”ECOI-122″
“MORANDI Carlo, a cura di Fernando MANZOTTI”,”La politica estera dell’ Italia da Porta Pia all’ età giolittiana.”,” “”Un conoscitore della storia e delle vicende europee di quegli anni (Du Hamel, ndr), dopo aver viaggiato a lungo in Italia nel 1871-72, conclude le sue osservazioni con una nota pessimistica. Questa unità italiana, egli dice, è legata ai fasti dell’ Impero napoleonico, di cui fu necessario l’ intervento perché si iniziasse, e la caduta perché potesse completarsi. L’ Italia d’oggi riflette, nella sua vita economicamente difficile, politicamente agitata ed incerta, il vizio politico dell’ Impero che l’ha sorretta.”” (pag 55) “”Anche la politica interna italiana è nata in quel clima: il governo della penisola si è valso delle rivoluzioni e dei rivoluzionari, ma ora vorrebbe diventare conservtore; ha bisogno di autorità e di forza e non le possiede; il repubblicaneismo mazziniano e il socialismo lo corrodono.”” (pag 55) “”Quindi, dopo il ’61, si accentuarono gli sforzi di penetrazione pacifica italiana e francese nella Tunisia, traendo profitto dalla debolezza della reggenza beycale. In generale la nostra storiografia politica ha insistito sull’ assoluta preminenza raggiunta dagli interessi italiani, verso il 1870-80 rispetto a quelli francesi, e quindi sui diritti moralmente acquisiti dal governo di Roma. In realtà gli interessi delle due Potenze erano analoghi e si fondavano su posizioni e su elementi diversi ma ugualmente notevoli.”” (pag 150-151)”,”ITQM-119″
“MORANDI Carlo”,”L’ idea dell’ unità politica d’ Europa nel XIX e XX secolo.”,”MORANDI Carlo ordinario di storia moderna nell’ Università di Firenze “”Il Sacro Romano Impero, pur nei suoi limiti, rispondeva all’ istanza unitaria, ed era sentito altresì come rinnovo di un glorioso modello romano. Nella contrapposizione che se ne faceva all’ impero bizantino, meglio si delineava il proposito di concepirlo come una creazione europea; scrive, infatti il dotto Gerberto, collaboratore di Ottone III: “”Non si creda in Italia che soltanto la Grecia (Bisanzio) possa vantare la romana potenza e la filosofia del suo imperatore. Nostro, sì nostro è l’ Impero romano! La sua forza è fondata sulla fertile Italia, sulla popolosa Gallia e Germania, e sugli intrepidi regni degli Sciti”” (1)””. (pag 42-43) (1) Si noti questo accenno esplicito agli Sciti. In altri scrittori medievali, ed anche in Dante (De Monarchia), la Scizia, cioè la Russia, sembra esclusa dall’ Europa”,”EURx-216″
“MORANDI Aldo, a cura di Pietro RAMELLA”,”In nome della libertà. Diario della guerra di Spagna, 1936-1939.”,”Pietro Ramella, nato a Castellamonte, Torino, nel 1932, si è laureato in Economia e Commercio all’Università di Torino nel 1958. Funzinario di banca, nel 1991 si è iscritto alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia, laureandosi nel 1995 con la tesi ‘La Retirada. L’odissea di 500.000 repubblicani spagnoli esuli dopo la guerra civile’. Collabora con varie riviste e con l’AICVAS. Il capitolo undicesimo è dedicato interamente al campo di internamento per i reduci provenienti dalla guerra civile spagnola di Saint Cyprien (pag 222-239 Riccardo Formica alias Aldo Morandi Biografia di Aldo Morandi alias Riccardo Formica. Nasce nel 1896, Partecipa alla Grande guerra, e nel 1919 aderisce alla Gioventù socialista di Trieste. Aderisce al Pcd’I, condannato al carcere e all’espulsione dall’esercito, impiegato presso il comune di Legnano (1922) segretario della locale sezione comunista, aggredito più volte dai fascisti, collabora alla stampa clandestina. Arrestato nel 1923 e nel 1924 sconta vari mesi di carcere. Viaggia all’estero per conto del PCI (1925) conosce in Svizzera Vincenzina Fonti, la cui sorella aveva sposato il noto esponente comunista Vincenzo Gigante. Arrestato a Milano nel 1926. Nel 1931 in seguito a dissidi con i rappresentanti del PCI che ne chiedono l’allontanamento, lascia tutti gli incarica e lavora in fabbrica a Mosca. Nel 1936 parte per la Francia e fa propaganda presso gli immigrati italiani a Parigi. Nel novembre 1936 va in Spagna alla base delle brigate internazionali ad Albacete e viene nominato capitano e comandante del battaglione misto d’istruzione. A dicembre diventa capo di stato maggiore della 14° brigata internazionale con cui raggiunge il fronte dell’Andalusia. Partecipa a varie battaglie nel 1937 e viene ferito. Nel 1938 è nominato comandante della divisione di manovra ‘Extremadura’. Prende la malaria e lascia l’incarico. 1939. Sotto il suo comando i volontari italiani raggiungono la frontiera francese. Il 9 febbraio è internato a Saint Cyprien. Rilasciato, trova lavoro a Lione. Nel 1945 rientra a Milano e diventa membro del comitato direttivo della federazione provinciale socialista. 1947. Lascia il PSI e aderisce al Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli. Muore nel 1975.”,”MSPG-279″
“MORANDI Rodolfo”,”Storia della grande industria in Italia.”,”Rodolfo Morandi nacque a Milano nel 1902. Attivo antifascista fu arrestato nel 1937 e condannato dal Tribunale Speciale a dieci anni di carcere. Liberato nel 1943, partecipò alla Resistenza . Ministro dell’ industria dal 1946 al 1947, promosse la costituzione della SVIMEZ. Ha svolto attività politica nel PSI. Ha scritto varie opere tra cui ‘Democrazia diretta e ricostruzione capitalistica (1945-1948)’ (Einaudi) Uscita per la prima volta nel 1931, questa ‘Storia’ di Morandi condotta su documenti e materiali di prima mano, resta tuttora un contributo fondamentale, che, come nota Ruggiero Romano nella prefazione scritta per la presente edizione, si distngue per “”chiarezza, concisione, precisione, le virtù dello storico di razza””. Morandi parte dall’attività manifatturiera dell’epoca napoleonica e sotto la Restaurazione, segue la difficile vita delle industrie fino all’unificazione dell’Italia e i progressi realizzati dopo il 1870, e attrraverso l’incremento industriale verificatosi durante la Grande guerra, giunge fino agli anni Trenta. Il libro è aggiornato sugli aspetti recenti da una lezione che l’autore tenne nel 1954 all’Istituto Gramsci. Sono affrontati anche i problemi incontrati dall’Italia, la lacerazione storica tra Nord e Sud, la fragilità degli istituti politici, la disoccupazione, la formazione delle grandi concentrazioni finanziarie.”,”ITAE-003-FAP”
“MORANDI Rodolfo”,”Democrazia diretta e ricostruzione capitalistica, 1945-1948.”,”I finanziamenti all’industria non devono arricchire gli industriali (pag 128-130)”,”ITAP-255″
“MORANTE Elsa”,”La storia.”,”A ‘La Storia’, romanzo pubblicato direttamente in edizione economico nel 1974 e ambientato a Roma durante l’ultima guerra (1941-1947), Elsa Morante ha consegnato la massima esperienza della sua vita. È la sua opera più letta e, come tutti i libri importanti, anche quella che ha fatto più discutere. Cesare Garboli, nell’introduzione a questa edizione tascabile, traccia un bilancio critico sul romanzo a più di vent’anni dalla prima pubblicazione. ‘(…) La Morante è fortissima negli antefatti. Parte sempre da lontano; risale a tempi remoti; si sprofonda negli alberi genealogici, nelle storie dei genitori e degli avi di coloro di cui ci sta dando notizia; e discrive minuziosamente i luoghi, la topografia, le mappe delle loro città e delle loro case. Questa sindrome narrativa presuppone il bisogno di legittimare l’immaginario e di dargli coerenza: la coerenza (incoerente finché si vuole) con ci appare la realtà”” (pag XI)”,”VARx-017-FER”
“MORATA Francesc”,”L’Unione europea. Istituzioni, attori e politiche.”,”Francesc Morata insegna Ciéncia política y de la administración presso la Universitat Autónoma di Barcellona. É direttore del Master in Amministrazione e management dell’ambiente della stessa università. Insegna presso l’Istituto universitario europeo di Fiesole e collabora regolarmente con diverse università italiane.”,”EURx-110-FL”
“MORATO J. Jose; selezione e note a cura di Victor Manuel ARBELOA MURU”,”Lideres del movimiento obrero español, 1868-1921.”,”P. Lafargue (pag 123) “”Il ramo dell’ Internazionale degli anarchici si disintegrò a Verviers nell’ anno 1877, come pure si era dissolta la “”autoritaria”” nell’ anno 1874 a Nuova York, ma la Federación Regional Española rimase, anche se in scheletro. Nel 1881 rinaque con singolare slancio. In quell’ epoca di decadenza, Lorenzo passò un anno in amarezza. Un compagno di grande influenza e insuperbito – Lorenze non dice il suo nome e noi non cerchiamo di scoprirlo -, lo accusò di aver falsato i risultati di una elezione. Si difese, ma fu escluso, vide delle facce scure e decise di lasciare il lavoro. Soffrì in silenzio, comportandosi come sempre, e divenne rispettato e prezioso all’ organizzazione. Diciamo che Lorenzo aderì alle dottrine comuniste – lo scontro tra comunisti e collettivisti era al calor bianco- , quando il tipografo svizzero Enrique Sergi Herzig, collega di Kropotkin ne ‘La Revolte’ e in ‘Le Revolté’, andò a Barcellona precedendo il suo amico””. (pag 69-70-71)”,”MSPx-062″
“MORATO Juan Jose”,”Pablo Iglesias Posse. Educador de muchedumbres.”,”Inseriti nel volume alcuni ritagli di giornale”,”MSPx-107″
“MORAVIA Alberto”,”La rivoluzione culturale in Cina. Ovvero Il Convitato di pietra.”,”””In Cina, anche il contadino più semplice e più sprovvisto di istruzione, sembra nascere fornito di una seconda natura di specie culturale. La cultura, in altri termini, è così antica in Cina da essere diventata una seconda natura. Anche nei momenti di massima violenza privata o pubblica i cinesi stentano a ritrovare la violenza primitiva della natura originaria sotto la seconda natura che hanno acquisito attraverso la cultura. In Occidente invece la cultura è molto più recente, non è che un velo gettato su una violenza primordiale sempre pronta ad esplodere. Così mentre l’ occidentale non troverà mai molta difficoltà a regredire di colpo (come si è visto durante la seconda guerra mondiale) all’ uomo del Neanderthal; il cinese per quanti sforzi faccia resterà pur sempre l’ uomo della dinastia T’ang. Ne segue una conseguenza curiosa: l’ occidentale nasce violento e ci mette la vita intera ad imparare ad essere colto e civile; invece il cinese nasce colto e civile e deve imparare ad essere violento””. (pag 125)”,”CINx-125″
“MORAVIA Alberto ELKANN Alain”,”Vita di Moravia.”,”””Ma ecco dunque nelle pagine di questa Vita, alle prese col ragazzo che è stato, dapprima malato in sanatorio, poi, guarito, narratore precoce e di successo, catturato dal nomadismo intellettuale che non lo abbandonerà mai, in Inghilterra, in Cina, a New York, in Messico, poi in India, in Africa, all’ ansiosa ricerca del punto conclusivo di una verità che sfugge sempre””. “”A Canton dovevo andare a Hong Kong per partire e tornare in Italia. Andai dal console, che mi accolse molto bene, mi offrì un buon pranzo e mi disse: “”Lei è italiano, ama l’ Italia?”” “”Certo, si capisce””. “”Allora mi deve fare un favore: deve portare un pacco, attraverso la dogana della frontiera che è sorvegliata dagli inglesi, e consegnarlo al console italiano di Hong Kong””. Ho preso questo pacco, l’ho messo nella tasca dell’ impermeabile e sono passato facilmente attraverso la dogana. Appena in albergo, naturalmente, mi sono precipitato ad aprire il pacco. Erano delle carte geografiche dei fondali marini di Hainan che è una grande isola non lontana da Hong Kong. A quanto pare, Mussolini voleva impadronirsi di quell’ isola e farne una colonia””. (pag 96-97)”,”BIOx-072″
“MORAVIA Sergio”,”La ragione nascosta. Scienza e filosofia nel pensiero di Claude Levi-Strauss.”,”””Nell’intera storia della scienza – scriverà nel ’45 Ernst Cassirer in un celebre saggio su ‘Word’ – non v’è forse capitolo più affascinante della nascita della ‘nuova scienza’ del linguaggio. Per la sua importanza essa può assai bene essere paragonata alla nuova scienza di Galileo, la quale, nel secolo XVII, mutò tutta la nostra concezione del mondo fisico””. Considerata nei suoi termini più generali, la linguistica strutturale si propone di individuare in modo nuovo leggi scientifiche e rigorosamente verificabili dei fenomeni linguistici in sé e per sé considerati. La logica e la razionalità della lingua non devono essere ricercate nello sviluppo storico della stessa, bensì nella costanza di certi fenomeni formali individuabili nella lingua cosniderata come totalità, o più esattamente come sistema. Opportunamente esaminata, la lingua (uno dei fondamentali punti di partenza è costituito sempre dalla celebre distinzione introdotta da De Saussure fra la ‘langue’ e la ‘parole’) rivela di costituire appunto un sistema, o addirittura più sistemi, in cui tutti gli elementi linguistici, nel senso più lato, risultano inseriti o inseribili in strutture relazionali di vario tipo, ma tutte dotate come tali di una funzione – e perfino, come amerà dire Jakobson, di un loro ‘télos’.”” (pag 167)”,”TEOS-155″
“MORAVIA Sergio”,”Il tramonto dell’illuminismo. Filosofia e politica nella società francese (1770-1810).”,”Nato a Bologna nel 1940, Sergio Bologna vive a Firenze, dove ha compiuto gli studi universitari sotto la guida di Delio Cantimori e di Eugenio Garin. Si è laureato nel 1962. Collabora a molte riviste (1968). “”Dolorosa scelta, quella di opporre le lettere alla rivoluzione: ma scelta necessaria. Troppo grande era il timore di una nuova tirannide, di destra come di sinistra. L’unica strada aperta pareva quella di debellare i contrasti e gli estremismi – soprattutto, converrà aggiungere, quelli di ascendenza giacobina: fu la strada per la quale gli ‘idéologues’ ritennero opportuno avviarsi. Anche un avversario come Mallet du Pan non mancherà di sottolineare la giustezza della scelta politica di questo gruppo di repubblicani moderati, e l’efficacia della loro azione”” (pag 263)”,”FRAR-405″
“MORAVIA Alberto DE-SERIO Massimiliano TOSO Francesca”,”Picasso, 1881-1914.”,”[‘Guardiamo prima di tutto alle date. Nel 1910, a Trieste, James Joyce dà inizio all”Ulysses’. Nello stesso anno Igor Strawinsky fa rappresentare a Parigi ‘L’Oiseau de feu’. Pablo Picasso, un po’ prima, tra il 1903 e il 1906, dipinge quadri come ‘I giocolieri’, ‘La vita’, i ‘Miseri in riva al mare’, la ‘Bevitrice di assenzio’, ‘La coppia’, l”Acrobata e giovane equilibrista’ ecc. Vale a dire, il secolo comincia esattamente come doveva per poi proseguire e come tuttora prosegue, con un’arte rifatta sull’arte, un’arte non più in presa diretta sulla realtà ma mediata dall’estetismo, un’arte convogliata dalla coscienza critica fuori dalle tempeste della creatività verso le lagune immobili della maniera e dunque, più tardi, del consumo. (…) Che cosa accumunava Joyce, Strawinsky e Picasso? Che non avevano niente da dirci, o meglio non volevano dirci niente sopra se stessi e dunque sul loro rapporto con la realtà, ma moltissimo sull’arte e sul loro rapporto con l’arte. Indifferenti nei riguardi del mondo al quale rifiutavano qualsiasi partecipazione che non fosse mediata dall’arte, questi tre artisti erano caratterizzati da una genialità di specie riflessa, critica, tecnica, contemplativa. Prim’ancora chel’anima del creatore, avevano l’occhio dell’esteta, il fiuto del conoscitore, la mano dell’imitatore. Erano tre geni voraci e versatili che, dopo aver bruciato in pochi anni la carriera dell’artista tradizionale legato alla rappresentazione della realtà, avrebbero saputo oltrepassare il limite un tempo invalicabile dell’esaurimento, spostando la loro opera dalla vita alla cultura”” (pag 7) [Alberto Moravia, ‘Esplosione della maniera’]”,”VARx-568″
“MORAVIA Sergio”,”La ragione nascosta. Scienza e filosofia del pensiero di Claude Lévi-Strauss.”,”Sergio Moravia è nato a Bologna nel 1940. Ha compiuto gli studi universitari a Firenze sotto la guida di Delio Cantimori e di Eugenio Garin. Alla filosofia e alla cultura tardo-settecentesca ha dedicato una serie di saggi e il volume Il tramonto dell’illuminismo. É stato per lunghi periodi a Parigi ed ha pubblicato alcuni studi sulla filosofia francese contemporanea. Insegna storia della filosofia nella Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze, collabora a numerose riviste filosofiche e di cultura ed è redattore de ‘Il pensiero politico’.”,”TEOS-072-FL”
“MORAVIA Sergio”,”Il pensiero degli idéologues. Scienza e filosofia in Francia (1780-1815).”,”Volume intonso Destutt de Tracy e la fondazione teorica dell’ ‘idéologie’. Individuo e società nel pensiero di Destutt de Tracy. “”Due anni dopo il Tracy pubblica la terza parte dell’opera, una ‘Logique’. La quarta e la quinta parte intitolate congiuntamente ‘Traité de la volonté et des ses effets’ non usciranno invece che nel 1815. Oltre ad un’analisi di natura per così dire psico-morale, questo ‘Traité’ conteneva anche uno stringato ma denso saggio di economia politica, che susciterà un giorno l’interesse (certo assai critico e perfino mordace) di Marx”” (pag 323) “”Non forse per la sua originalità, ma piuttosto per la lucidità della sistemazione di certe dottrine, il ‘Traité d’économie politique dell’idéologie’ Jean-Baptiste Say ebbe infatti nello sviluppo del pensiero economico francese una grande importanza. Anche l’opera di economia politica di Destutt de Tracy s’inserirà saldamente in quello sviluppo. L’attenzione che di lì ad oltre mezzo secolo gli dedicherà uno specialista di storia del pensiero economico come Marx varrebbe da sola ad attestare l’interesse di quel testo”” (pag 762) “”Il Tracy, infatti, non solo riassume in quest’opera una ricca serie di letture che testimoniano il suo interesse per i problemi di economia politica, ma vi espone alcune considerazioni ed imposta certe discussioni in un modo che non passerà inosservato, pur dopo tanti anni, ad uno specialista del pensiero economico, sociale e politico settecentesco come Carlo Marx (9)”” (pag 793) [(9) Sia nel ‘Capitale’ che nella ‘Storia delle dottrine economiche’ Marx parla frequentemente del Tracy. Com’è naturale, egli ne esamina essenzialmente il pensiero economico qual era esposto appunto in questa prima parte del ‘Traité de la volonté’. Il giudizio negativo sull”idéologue’ è esposto non di rado in forme assai violente (cfr. ad es. ‘Il Capitale’, Roma Rinascita, 1951, vol II, pp 148-9). Ma la stessa insistenza con cui Marx torna a discutere più volte il Tracy mostra che lo considerava un’espressione assai significativa delle dottrine economiche tardo-illuministiche. Anche il Ricardo lo considerava «a very distinguished writer» (‘The Principles of Political Economy’, London, 1821, p. 333. La citazione è dello stesso Marx, ‘Capitale’, cit., vol. II, p. 140). Nel ‘Capitale’ le teorie tracyane più particolarmente discusse sono quelle concernenti la riproduzione e la circolazione delle ricchezze (‘Traité de la volonté’, parte I, cap. XI). Cfr. ‘Il Capitale’, cit., vol. II, pp. 140-9. Nella ‘Storia delle dottrine economiche’, invece, si chiarisce il vero significato delle lodi tracyane agli «operai produttivi» contrapposti agli «oisifs» (‘Traité’, parte I, pp. 87, 237, ecc.): l’apparente glorificazione degli operai produttivi non è, in realtà, che la glorificazione dei capitalisti industriali in contrapposizione ai proprietari fondiari e a quei capitalisti che vivono solo dei loro redditi (‘Storia delle dottrine economiche’, trad. Conti, Torino, 1954, vol. I, p. 341). Segue poi una serrata confutazione della teoria tracyana dei profitti, del rapporto merci-denaro, della natura dei consumi, ecc. Cfr op. cit., vol I, pp. 342-355)]”,”FRAA-007-FF”
“MORAVIA Alberto”,”Il disprezzo.”,”Alberto Moravia pseudonimo di Alberto Pincherle Moravia, in un’intervista del 1960 afferma che l’intellettuale è l’unico personaggio positivo che la borghesia abbia espresso… (pag IX)”,”VARx-003-FER”
“MORAVIA Alberto”,”La noia. Romanzo.”,”Il protagonista de ‘La noia’, Dino, è considerato secondo tre diversi modi di approccio col mondo; come artista, come uomo, come amante. Solo che la donna che ama, Cecilia, è la realtà, concreta ma sfuggente, tangibilissima ma impossibile al dominio totale. Dino si lancia al disperato inseguimento di Cecilia, usa tutti gli espedienti dal sentimento al denaro. Vorrebbe assoggettarla, comprarla. Ma la realtà si rifiuta: gli si nega attraverso la tautologia. Un romanzo d’amore, di un amore degli anni Sessanta, ovvero di quell’età del malessere che blasfemamente si definì del benessere (risvolto di copertina) Come nel 1929 ne ‘Gli indifferenti’, il ritratto della borghesia fascista che non ascolta la coscienza, e nel 1960 ne ‘La noia’, il ritratto della borghesia consumista che vuole essere travolta dall’irrealtà, Alberto Moravia riesce oggi ne ‘La vita interiore’ a folgorare l’impasto umano della sua epoca in uno sconvolgente ritratto, quello della borghesia omicida e suicida per odio a se stessa, per odio alla vita esteriore… (risvolto di copertina)”,”VARx-006-FER”
“MORAVIA Alberto”,”1934.”,”Alberto Moravia (Pincherle) è nato a Roma nel 1907. A 22 anni ha pubblicato a sue spese il suo primo romanzo, ‘Gli indifferenti’, che molti critici considerano ancora oggi il suo capolavoro. Era un libro aspro, di violenta condanna della borghesia fascista, incredibilmente maturo e letterariamente perfetto…”,”VARx-023-FER”
“MORAWSKI Stefan”,”Il marxismo e l’ estetica.”,”Tesi: l’ homo faber si avvia a diventare homo ludens.”,”MADS-005″
“MORAWSKI Stefan”,”Arte e società nel pensiero di Plekhanov.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: GINZBERG Siegmund, Filosofia e politica in “”Materialismo ed empiriocriticismo”” (…), (LENS-…) ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 8 N° 4 LUGLIO-AGOSTO 1970″,”PLED-047″
“MORAWSKI Dominik a cura”,”Non volevamo la luna. La lotta per i diritti sindacali e democratici in Polonia.”,”MORAWSKI Dominik, nato a Poznam nel 1921, giornalista, esperto di problemi dell’Est europeo già militante de: Partito del Lavoro, soppresso nel 1947 è stato, nel 1956, uno dei fondatori del club degli intellettuali cattolici di Varsavia. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Dissenso all’Est’ (1975)”,”POLx-044″
“MORAWSKI Stefan”,”Il marxismo e l’estetica.”,”Testi filosofici di Lenin (pag 275-276)”,”LENS-003-FV”
“MORAWSKI Paolo VITALE Ermanno ALIMENTO Antonella CASTIGLIONE Dario ARATO Franco TAPPERO-MERLO Germana MARUCCO Dora FAVERO Carlo VIOLI Roberto FACHIN Stefano FREGA Stefano”,”Notizie dalle (future) «Indie d’Europa»: Polonia, Lituania e Moscovia nei ‘Diarii’ di Marin Sanudo – Anni 1496-1519 (Morawski); Hobbes e Bentham. Contrattualismo e utilitarismo fra moderni e contemporanei (Vitale); Un paradosso storico: Forbonnais ed i fisiocratici di fronte alla riforma del sistema impositivo (Alimento); Hume’s conventionalist analysis of justice (Castiglione); Carlo Amoretti e il giornalismo scientifico nella Milano di fine Settecento (Arato); Il finanziamento della Guerra Civile americana: l’Unione e la Confederazione a confronto (Tappero Merlo); Vincenzo Giuffrida, funzionario e politico, nella crisi dello stato liberale (Marucco); Nuove prospettive epistemologiche in econometria. Da alchimia a scienza?; Ottimalità della politica economica in presenza di aspettative razionali, informazione privata e comportamenti strategici (Violi); Disturbi dell’offerta e dinamica dell’occupazione in una piccola economia aperta (Fachin); Cittadinanza democratica e priorità della libertà (Frega).”,”Contiene tra l’altro il saggio: Dora MARUCCO: ‘Vincenzo Giuffrida, funzionario e politico, nella crisi dello stato liberale’ (pag 253-317) (Giuffrida lesse e criticò Marx…) – Germana TAPPERO MERLO: ‘Il finanziamento della Guerra Civile americana: l’Unione e la Confederazione a confronto’ (pag 221-251)”,”ANNx-020-FP”
“MORAZÉ Charles”,”Les bourgeois conquérants, XIXe siècle.”,”Charles Morazé, Direttore di Studi all’Ecole Praticque des Hautes Études (EPHE), Professore all’ Institut d’Études politiques (IEP)”,”STOS-039-FSD”
“MORDAL Jacques”,”Venticinque secoli di guerra sul mare. Da Salamina a Midway.”,”MORDAL Jacques nato a Evreux nel 1910, ha trascorso la giovinezza a Brest. Marinaio per vocazione e per tradizione familiare, ha subito due naufragi. Ferito a Dunkerque, ha ripreso servizio nel Nordafrica. Nel 1943 ha fatto parte dell’ ufficio informazioni nel settore della Manica per terminare poi la guerra con i Fucilieri della Marina. La sua ‘Storia della Marina francese nella Seconda guerra mondiale’ ha ricevuto nel 1959, un riconoscimento dell’ Accademia di Francia per la storia. Vittoria francese Chesapeake che diede l’ indipendenza agli Stati Uniti (pag 138) La battaglia di Tsushima, 1905. “”Russi e Giapponesi avrebbero anche potuto trovarsi in condizioni di parità quanto a numero, addestramento e potenza di fuoco, e Togo avrebbe avuto ugualmente la mano migliore nella partita. Egli non ignorava nulla dei movimenti dell’ avversario. (…) Il bilancio del disastro si rivelò impressionante. Su otto corazzate russe, sei erano state affondate e due catturate. Delle trentasette unità che si erano presentate nello stretto di Tsushima, vendidue scomparvero, sei si arresero, sei dovettero farsi internare in un porto neutrale; soltanto tre arrivarono a Vladivostock. (…) Dopo la Prima squadra , annientata a Port Arthur, e la Seconda – quella del Baltico – scomparsa a Tsushima, ecco la squadra del Mar nero di fronte a un nemico ancor più temibile dei cannonieri nipponici: la rivolta. (…) Non si trattava solo della battaglia perduta. Il numero di navi consegnate al nemica aveva violentemente frustrato l’ amor proprio russo. Non soltanto Nebogatoff, ma anche Rozestvenskij, il comandante della Biedovy e molti altri vennero tradotti davanti al consiglio di guerra, a Kronstadt, al loro rientro dalla prigionia.”” (pag 275)”,”QMIx-161″
“MORE Thomas BACONE Francesco”,”Utopia – La nueva Atlantida.”,”””Di tutti i piaceri stimano di più quelli che appartengono allo spirito, e tra questi quelli che si originano dalla vera virtù e da una coscienza tranquilla. Considerano la salute come il principale piacere corporale, perché giudicano che il mangiare e il bere e tutti i piaceri del sensi sono desiderabili unicamente nella misura in cui danno o conservano la salute (…)”” (pag 84)”,”SOCU-109″
“MORE Thomas”,”The Utopia of Sir Thomas More.”,”H.B. COTTERILL è stato anche il curatore della ‘Areopagitica’ di MILTON. Persia. “”E, secondo il vecchio costume della terra, essi non desiderano allargare i confini dei loro domini; e quelli che essi hanno in ragione delle alte colline sono facilmente difendibili; (…)”” (pag 34) Costumi alimentari: Due sette: Carnivori e vegetariani (pag 134-135) Nell’ indice tematico delle note c’è il termine ‘comunismo’ (note 51, 53, 55, 71)”,”SOCU-134″
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Introduzione alla geopolitica.”,”Capitoli: La coscienza geografica- La geopolitica della potenza marittima: da CLAUSEWITZ a MAHAN; HALFORD J. MACKINDER (1861-1947); Nicholas J. SPYKMAN (1893-1943)- La geopolitica della GERM, Fridrich RATZEL (1844-1904) e la Germania di GUGLIELMO II; Karl HAUSOFER (1869-1946) e la GERM dal 1918 al 1945- La geopolitica in FR: dalla finde del XIX secolo al decennio gollista; dalla fine degli anni Settanta ad oggi- Geografia, geopolitica e guerra: i fattori geopolitici tra la 1° e 2° GM, nell’antagonismo EST-OVEST e nei conflitti del Sud- Geopolitica e geo-economica. L’A insegna presso l’Institut d’etudes politiques di Parigi ed è autore di numerose opere sulle relazioni internazionali tra le quali ‘Quel avenir pour quelle Communauté?’ (1986) e ‘Les relations internationales dans le monde d’aujourd’hui: conflict et interdependances.”,””
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Les relations internationales dans le monde d’ aujourd’hui. Entre globalisation et fragmentation.”,”MOREAU DEFARGES Philippe è ex allievo dell’ Ecole Naitonale d’ Administration, consigliere di affari esteri, chargé de mission presso la direzione dell’ Institut Francais des Relations Internationales e professore all’ IEP (Institut d’ Etudes Politiques de Paris). “”Per Samir Amin, economista del terzomondismo, lo sviluppo autocentrato è la condizione della rottura della sottomissione della periferia al centro: “”Così strutturata – ovvero “”autocentrata”” o ancora “”introvertita””, in opposizione all’ economia sotto-sviluppata volta verso l’ esterno, “”extravertita”” – l’ economia nuova costituisce un insieme organico in cui le diverse parti sono diventate solidali, cosa che permetterà ai flussi d’ innovazione e di progresso di propagarsi nell’ insieme del corpo””. Nei fatti, la debolezza delle economie sottosviluppate esclude una tale opzione per i paesi soli ma impone una “”autonomia collettiva”” (“”collectiv self-reliance””). Da cui la priorità a volte data al dialogo Sud-Sud. (…) In definitiva, l’ idea di sviluppo autocentrato resuscita (incosciamente?) la visione geopolitica d’ insiemi continentali, dominante negli anni 1930, e dividenti il mondo in zone auto-sufficienti… e gerarchizzate sotto la direzione di una potenza (Germania in Europa, Giappone in Asia…). I rischi della ripartizione delle risorse, l’ ineguaglianza dei dinamismi industriali, la nascita di un mercato mondiale non li annienta in questa visione di autonomia regionale?””. (pag 414-415)”,”RAIx-189″
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Introduction à la géopolitique.”,”Capitoli: La coscienza geografica- La geopolitica della potenza marittima: da CLAUSEWITZ a MAHAN; HALFORD J. MACKINDER (1861-1947); Nicholas J. SPYKMAN (1893-1943)- La geopolitica della Germania, Fridrich RATZEL (1844-1904) e la Germania di GUGLIELMO II; Karl HAUSOFER (1869-1946) e la Germania dal 1918 al 1945- La geopolitica in Francia: dalla finde del XIX secolo al decennio gollista; dalla fine degli anni Settanta ad oggi- Geografia, geopolitica e guerra: i fattori geopolitici tra la 1° e 2° guerra mondiale, nell’antagonismo Est Ovest e nei conflitti del Sud- Geopolitica e geo-economica. L’A insegna presso l’Institut d’etudes politiques di Parigi chargé de mission presso il direttore dell’ IFRI, ed è autore di numerose opere sulle relazioni internazionali tra le quali ‘Quel avenir pour quelle Communauté?’ (1986) e ‘Les relations internationales dans le monde d’aujourd’hui: conflict et interdependances.”,”RAIx-281″
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Legittime interferenze. Il diritto di ingerenza dopo il 2001.”,”MOREAU DEFARGES Philippe è uno dei maggiori specialisti francesi di affari internazionali, geopolitica e costruzione europea. Fa parte del corpo diplomatico, svolge attività di ricerca ed è codirettore del Rapporto RAMSES presso l’Istituto francese di relazioni internazionali. Professore presso Sciences Po di Parigi, è autore di numerose opere su questi temi.”,”RAIx-282″
“MOREAU Jacques”,”L’espérance réformiste. Histoire des courants et des idées réformistes dans le socialisme français.”,”MOREAU Jacques (1927-2004) autore di un brillante saggio su ‘Les socialistes français et le mythe révolutionnaire’ (Pluriel, 2003) presenta qui un’opera sulle le correnti e le idee dei riformisti all’interno del socialismo francese. Diplomato in scienze economiche e di scienze politiche, ex allievo ENA, è stato servitore dello Stato e militante socialista ed europeo. Alain BERGOUNIOUX, storico, segretario nazionale agli studi del Partito socialista. “”Brousse et ses amis attribuent alors l’échec électoral de leurs candidats aux élections de 1881 à Paris au texte de la déclaration du parti [POF ndr] rédigée par Marx et Engels. Déjà ils jugent inadmissible que les socialistes français se soumettent en touts circonstances à un chef installé à Londres, et comparent les guesdistes aux catholiques ultramontains qui obéissent au pape de Rome (on sait qu’au cours de XIXe siècle le débat entre gallicans et ultramontains a divisé profondément l’Eglise de France). Mais ils contestent surtout la voie révolutionnaire. Les broussistes sont gradualistes, Brousse le dit: “”Nous ne désirons pas une révolution trop prompte, nous préférons que la transformation se fasse lentement, logiquement””. On ne s’improvise pas directeur d’un grand-service public du jour au lendemain parce que l’on a fait un beau discours. Voyez Gambetta, malgré son éloquence, et les gens de la Commune de Paris (…) c’était trop rapide””. (…) Ainsi la critique radicale de la société débouche sur un réformisme qui prend la forme d’un ralliement à la théorie des “”services publics”” imaginée par le théoricien belge César de Paepe. C’est par le développement de “”services publics””, et surtout municipaux, à caractère économique, opéré au fur et à mesure des besoins, que se réalisera la socialisation”” [Jacques Moreau, L’espérance réformiste. Histoire des courants et des idées réformistes dans le socialisme français, 2007] (pag 75)”,”MFRx-360″
“MOREAU DEFARGES Philippe”,”Introduzione alla Geopolitica.”,”Philippe Moreau Defarges insegna presso l’Institut d’études politiques di Parigi ed è autore di numerose opere sulle relazioni internazionali, tra le quali: Quel avenir pour quelle Communauté?, Les relations internationales dans le monde d’aujourd’hui: conflits et interdépendances.”,”RAIx-047-FL”
“MOREL Evelyne GUEGUEN Pierre a cura, scritti di LENIN RAKOVSKY KRUPSKAIA LUNACHARSKIJ MORIZET CORNELIS CETON CHARPENEL SCHIAPPA SERAC”,”Russie 1917 – dossier 3. La lutte du gouvernement soviétique pour la liquidation de l’ignorance (Morel, ac); Le combat de Lénine contre la bureaucratisation de l’État ouvrier (Guéguen, ac).”,”Criminalizzazione e falsificazione della storia della rivoluzione russa e calunnie sui bolscevichi da parte di S. Courtois (pag 83-89) (‘Lénine inventeur du totalitarisme’)”,”LENS-310″
“MORELLET André, a cura di Eugenio DI-RIENZO e Lea CAMPOS-BORALEVI”,”Traité de la propriété e il carteggio con Bentham e Dumont. Testi inediti.”,”André Morellet (1727-1819), membro del partito filosofico, vicino al movimento fisiocratico, ma soprattutto consigliere ufficioso dell’amministrazione francese, redasse, tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento, un ‘Traité de la propriété de l’homme sur les choses’, che può considerarsi il capitolo conclusivo della sua decennale riflessione sui rapporti tra l’istituto della proprietà e i processi di modernizzazione che investirono la Francia della fine dell’Antico Regime e della Rivoluzione. Lo scritto, finora completamente inedito, si presenta sotto la forma di contraddittorio filosofico nel quale vengono esaminate, discusse e confutate le teorie sulla proprietà di Hobbes, Locke, Hume, Rousseau, Mirabeau, Bentham, al fine di assicurar, sullo sfondo storico di una Francia che già prelude alla “”repubblica dei notabili”” della Restaurazione, le piene e incontrovertibili prerogative dei diritti del possesso individuale. Insieme a esso viene qui pubblicato integralmente per la prima volta il carteggio – intercorso fra l’abbé Morellet, il filosofo utilitarista Jeremy Bentham (1748-1832), ed il suo editore francese, Etienne Dumont – in cui si sviluppano i temi che verranno organicamente ripresi nell’ultimo capitolo dei Traité. I saggi dei due coratori ricostruiscono il contesto storico-politico in cui situare il ‘Traité’ ed il carteggio ad esso relativo. (quarta di copertina)”,”FILx-002-FMB”
“MORELLI Giovanna PACE Carlo a cura; saggi di ALLIEVI Lorenzo CABIATI Attilio, CANTONI Costanzo, DE JOHANNIS Arturo Jéhan, EINAUDI Luigi, FEDERICI Luigi, FRIEDERICHSEN Vittorio, LUZZATI Luigi, MENGARINI Publio, MONZILLI Antonio, MORELLI Giovanna, PACE Carlo, PANTALEONI Maffeo, POZZI Roberto”,”Origini e identità del credito speciale.”,”PACE Carlo è professore ordinario di economia politica nell’ Unversità di Roma e direttore dell’ Istituto di economia e finanza nella medesima università. Ha compiuto i suoi studi nelle università di Roma e di Oxford (Saint Antony College) e al Centre européenne universitaire di Nancy. Ha insegnato in università italiane ed estere ed è autore di pubblicazioni di economia toerica e applicata. MORELLI Giovanna è laureata in giurisprudenza e presta la sua attività nell’istituto di economia e finanza dell’ Università di Roma. Vincitrice di una delle borse di studio “”Marco Fanno”” di Mediocredito Centrale, è iscritta al programma di Master e di economia e fianza della Fordham University di New York.”,”E1-BAIT-016″
“MORELLI Giovanna BAGELLA Michele”,”Gli istituti di credito speciale. Da istituti di credito a intermediari specializzati. 1963 – 1998.”,”VOLUME I – Gli istituti di credito speciale nell’evoluzione della struttura finanziaria italiana (1963 – 1992). 1. Gli istituti di credito speciale e l’evoluzione del mercato del risparmio: fasi, modalità e caratteristiche del loro finanziamento. 2. Gli istituti di credito speciale ed il finanziamento degli investimenti: un modello finanziario in evoluzione. 3. Gli istituti di credito speciale e lo sviluppo economico italiano. BIBLIOGRAFIA – APPENDICE STATISTICA. VOLUME II – Concentrazioni, acquisizioni e concorrenza: la nuova configurazione del sistema bancario italiano. 1. Evoluzione della legislazione bancaria dopo il 1992 ed effetti sulla struttura finanziaria degli istituti di credito mobiliare (ICM). Dalla Legge Amato al Testo Unico sul credito. 2. I cambiamenti pproprietari degli istituti di credito mobiliare dopo il 1992. 3. Concorrenza tra gruppi bancari e ruolo degli”,”E1-BAIT-017″
“MORELLI Ugo”,”Classi e movimenti migratori.”,”Ugo MORELLI è nato nel 1951. Nel 1975 si è laureato in scienze politiche presso l’ Università di Bologna con una tesi sul fenomeno migratorio. Che cosa può accadere in questi casi? Risponde Bouthoul: “”La struttura esplosiva produce una tendenza centrifuga delle classi di età più giovani; tenendo conto dei punti di minor resistenza, seguendo le condizioni storiche, considerando le possibilità economiche, sociali e tecniche disponibili, le aspirazioni e le tensioni dei giovani possono trovare sfogo o in una guerra civile, o in una crociata ideologica, o in una emigrazione, o in una guerra contro altri popoli””. (pag 16)”,”DEMx-039″
“MORELLI Emilia SCIROCCO Alfonso VAN-NUFFEL Robert J. BARTOCCINI Fiorella VALIANI Leo UGOLINI Romano BLAKISTON Noel saggi; discussioni di Bianca MONTALE Eugenio ARTOM Emilia MORELLI Pierre GUILLEN Alfonso SCIROCCO Hartmuth ULLRICH Aldo BERSELLI Alfredo CAPONE Zeffiro CIUFFOLETTI Ernesto SESTAN Alberto M. GHISALBERTI”,”Correnti ideali e politiche della sinistra italiana dal 1849 al 1861. Atti del XXI Convegno storico toscano (Castelvecchio Pascoli, 26-29 maggio 1975).”,”Saggi di MORELLI Emilia SCIROCCO Alfonso VAN-NUFFEL Robert J. BARTOCCINI Fiorella VALIANI Leo UGOLINI Romano BLAKISTON Noel discussioni di Bianca MONTALE Eugenio ARTOM Emilia MORELLI Pierre GUILLEN Alfonso SCIROCCO Hartmuth ULLRICH Aldo BERSELLI Alfredo CAPONE Zeffiro CIUFFOLETTI Ernesto SESTAN Alberto M. GHISALBERTI “”L’esperienza romana fu il punto di partenza per la riflessione generale di Pisacane. Negli articoli su “”L’Italia del popolo”” Pisacane si sforza di inserire la questione militare nella più vasta problematica della rivoluzione italiana. Si passa così rapidamente dalla teoria militare della massa alla teoria politica della massa. “”Le rivoluzioni – scrive Pisacane – non si compiono se non col popolo: popolo sono le masse delle baionette che bisogna spingere contro le mitraglie nemiche, ed è tra queste masse che bisogna cercare il genio di dirigere i movimenti””. Per ora Pisacane sottolinea l’assenza del genio militare, espressione diretta delle masse, in seguito egli lamenterà la mancanza di un partito capace di indicare alle masse obbiettivi politici rispondenti ai loro reali interessi. In questo modo Pisacane a partire dall’analisi militare della guerra quarantottesca e dallo sviluppo della teoria militare della massa, arriva a porsi il problema della partecipazione delle masse alla involuzione e quindi la risoluzione contemporanea della questione nazionale e di quella sociale. Per far insorgere una nazione di contadini e per formare un esercito nazionale in grado di resistere e di attaccare le forze straniere, occorreva porre obbiettivi politico-sociali che corrispondessero ai loro reali interessi. L’iniziativa rivoluzionaria del meridione viene così ad essere giustificata non solo su motivazioni geografico-militari, ma su istanze più generali, politiche e sociali. (…)””. (pag 175)”,”ITAB-240″
“MORELLI Anne”,”Fascismo e antifascismo nell’emigrazione italiana in Belgio (1922-1940).”,”MORELLI Anne è nata a Bruxelles nel 1948 da famiglia di origine italiana. Professoressa di storia, insegna all’Università di Bruxelles dove i suoi corsi sono dedicati da un lato all’immigrazione in Belgio e dall’altro a problemi religiosi contemporanei. E’ autrice di libri sulla comunità italiana in Belgio durante il ventennio fascista. 2° copia”,”ITAF-273″
“MORELLI Aldo TOMASSINI Luigi”,”Socialismo e classe operaia a Pistoia durante la prima guerra mondiale.”,”MORELLI Aldo (1950) si interessa ai problemi di storia del movimento operaio. TOMASSINI Luigi (1949) è attualmente ricercatore presso la cattedra di storia del Risorgimento dell’Università di Firenze, segretario di redazione della rivista ‘Ricerche storiche’ e redattore del ‘Dizionario biografico del movimento operaio italiano’ (Ed. Riun.)”,”MITT-308″
“MORELLI Anne”,”Les “”communistes de gauche”” italiens en exil en Belgique.”,”La Morelli cita la tesi di Bruna Teso, Amadeo Bordiga, une expérience du communisme, Université de Paris, 1971-1972″,”MITC-120″
“MORELLI Anne GOTOVITCH José a cura; saggi di Jacques GILLEN Francine BOLLE José GOTOVITCH Eva SCHANDEVYL Marc COMBY Sean MILLS Rik HEMMERIJCKX Francis DUPUIS-DERI Jean FANIEL Jill HANLEY, testimonianza di Alain LEMAITRE e Julie MAECK”,”Contester dans un pays prospère. L’extrême gauche en Belgique et au Canada.”,”José Gotovitch è dottore in storia nell’Université Libre de Bruxelles (ULB). E’ stato direttore del Centre d’études et de documentation Guerre et sociétés contemporaines (CEGES), professore di storia contemporanea all’ULB e direttore del Centre d’histoire et de sociologie des Gauches de l’ULB (CHSG). Anne Morelli è una storica, professore all’ULB e direttrice del CHSG. Ha pubblicato opere sulla storia politica dell’emigrazione italiana e ha scritto ‘Principes élémentaires de propagande de guerre”” (2006), e ‘Rubino, l’anarchiste italien qui tenta d’assassiner Leopold II’ (2006). Con Gotovitch ha curato diverse opere sulle sinistre radicali.”,”MHLx-042″
“MORELLI Dario, a cura di ANNI Rolando GIULIETTI Lorenza”,”Scritti 1968-1997.”,”Dario Morelli, professore, coordinatore dell’Istituto Storico della Resistenza Bresciana”,”ITAR-268″
“MORELLI Anne a cura; scritti di Els WITTE Idesbald GODDEERIS BeRnard DANDOIS Edward DE-MAESSCHALCK Anne MORELLI Nicoletta CASANO Francis SARTORIUS Frédérique BIANCHI e René FAYT Jean PUISSANT Frédérique BIANCHI Jacques GILLEN Hans VANDEVOORDE Guy DESOLRE Jacques GILLEN Pelai PAGES I BLANCH Francine BOLLE Anne FRENNET-DE KEYSER Danielle ORHAN Adrien GRIMMEAU Jean BOTERDAEL Luc KEUNINGS José GOTOVITCH Jean HOUSSIAU Mazyr KHOOJINIAN Jorge MAGASICH David JAMAR Domingo HUAMAN PENALOZA Benoit QUITTELIER Raoul VANEIGEM”,”Le Bruxelles des révolutionnaires de 1830 à nos jours.”,”Scritti di Els WITTE Idesbald GODDEERIS BeRnard DANDOIS Edward DE-MAESSCHALCK Anne MORELLI Nicoletta CASANO Francis SARTORIUS Frédérique BIANCHI e René FAYT Jean PUISSANT Frédérique BIANCHI Jacques GILLEN Hans VANDEVOORDE Guy DESOLRE Jacques GILLEN Pelai PAGES I BLANCH Francine BOLLE Anne FRENNET-DE KEYSER Danielle ORHAN Adrien GRIMMEAU Jean BOTERDAEL Luc KEUNINGS José GOTOVITCH Jean HOUSSIAU Mazyr KHOOJINIAN Jorge MAGASICH David JAMAR Domingo HUAMAN PENALOZA Benoit QUITTELIER Raoul VANEIGEM Karl Marx a Bruxelles (di Edward De-Maesschalck) (pag 56-67) Lenin a Bruxelles (di Guy Desoure) (pag 164-167) Bruxelles città operaia”,”SOCx-266″
“MORELLI Anne coordinatore scientifico del Colloquio, saggi di DELWIT Pascal MORELLI Anne BROUE’ Pierre DESTATTE Philippe HAINAUT Michel NEMETH Luc NEYTS Jean-Marie PAGES Yves WEISSMAN Suzi RACINE Nicole DESOLRE Guy THOVERON Gabriel PAGES Pelaï RIERE Jean GRAULICH Michel BIRCHALL Ian ARON Paul GREEMAN Richard CUENOT Alain SPENCER Philip MANSON John MARSCHALL Bill ALALUF Mateo RIERE Jean”,”Actes du Colloque Victor Serge, organisè par l’Institut de Sociologie de l’Université Libre de Bruxelles, 21-22-23 mars 1991.”,”Contiene il saggio di Philip SPENCER ‘Victor Serge et le léninisme libertaire’ (pag 432-445) Sull’adesione al bolscevismo dei sindacalisti rivoluzionari come Monatte e Rosmer in Francia si veda Robert Wohl, French Communism in the Making, 1914-1924, Stanford, 1972 (cit. p. 444)”,”SERx-076″
“MORELLI Emilia a cura, BIXIO Nino”,”Epistolario di Nino Bixio. Volume I. (1847-1860). II Serie: Fonti. Vol. XXVIII.”,”Nino Bixio (1821-1873) è stato un rivoluzionario, generale e politico italiano, tra le più note figure storiche legate al Risorgimento italiano. Bixio nacque a Genova il 2 ottobre 1821 e morì a Banda Aceh il 16 dicembre 1873. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Bixio fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui “L’Italia militare” (1836), “L’Italia politica” (1839) e “Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia” (1846) 123. (f. cop.) Nino Bixio, comandante delle truppe garibaldine, fu coinvolto in un episodio di violenza durante la spedizione dei Mille in Sicilia. Nel 1860, a Bronte, in Sicilia, scoppiò una rivolta popolare contro i notabili locali, che portò alla morte di sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, guidate da Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli. Seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro 123 (f. cop) – Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Pasquale Iaccio (2002) 1. – Ninio Bixio a Bronte, di Benedetto Radice (1910) 2. Bibliografia: libro di B. Radice sul fatti di Bronte. (vedi retro)”,”RISG-025-FSL”
“MORELLI Emilia a cura, BIXIO Nino”,”Epistolario di Nino Bixio. Volume II. (1861-1865). II Serie: Fonti. Vol. XXXII.”,”Nino Bixio (1821-1873) è stato un rivoluzionario, generale e politico italiano, tra le più note figure storiche legate al Risorgimento italiano. Bixio nacque a Genova il 2 ottobre 1821 e morì a Banda Aceh il 16 dicembre 1873. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Bixio fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui “L’Italia militare” (1836), “L’Italia politica” (1839) e “Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia” (1846) 123. (f. cop.) Nino Bixio, comandante delle truppe garibaldine, fu coinvolto in un episodio di violenza durante la spedizione dei Mille in Sicilia. Nel 1860, a Bronte, in Sicilia, scoppiò una rivolta popolare contro i notabili locali, che portò alla morte di sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, guidate da Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli. Seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro 123 (f. cop) – Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Pasquale Iaccio (2002) 1. – Ninio Bixio a Bronte, di Benedetto Radice (1910) 2.”,”RISG-029-FSL”
“MORELLI Emilia a cura, BIXIO Nino”,”Epistolario di Nino Bixio. Volume III. (1866-1870). II Serie: Fonti. Vol. XXXIV.”,”Nino Bixio (1821-1873) è stato un rivoluzionario, generale e politico italiano, tra le più note figure storiche legate al Risorgimento italiano. Bixio nacque a Genova il 2 ottobre 1821 e morì a Banda Aceh il 16 dicembre 1873. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Bixio fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui “L’Italia militare” (1836), “L’Italia politica” (1839) e “Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia” (1846) 123. (f. cop.) Nino Bixio, comandante delle truppe garibaldine, fu coinvolto in un episodio di violenza durante la spedizione dei Mille in Sicilia. Nel 1860, a Bronte, in Sicilia, scoppiò una rivolta popolare contro i notabili locali, che portò alla morte di sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, guidate da Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli. Seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro 123 (f. cop) – Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Pasquale Iaccio (2002) 1. – Ninio Bixio a Bronte, di Benedetto Radice (1910) 2.”,”RISG-031-FSL”
“MORELLI Emilia a cura, BIXIO Nino”,”Epistolario di Nino Bixio. Volume IV. (1871-1873). II Serie: Fonti. Vol. XXXVI.”,”””A 78 anni piango il tempo perduto, e che alla tarda età non posso più riparare. Nulla ho fatto per me e pei miei cari, il cui avvenire è incerto». Così Francesco Crispi ,per il quale evidentemente, come per Nino Bixio, l’azione politica o militare, la dedizione di uomo di Governo o il valore sul campo di battaglia, rappresentavano quasi una sorta di sacro egoismo, che si risolveva ai danni della famiglia; entrambi trascuravano l’eredità morale per misurare solo quella materiale”” (pag VII, prefazione) Nino Bixio (1821-1873) è stato un rivoluzionario, generale e politico italiano, tra le più note figure storiche legate al Risorgimento italiano. Bixio nacque a Genova il 2 ottobre 1821 e morì a Banda Aceh il 16 dicembre 1873. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Bixio fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui “L’Italia militare” (1836), “L’Italia politica” (1839) e “Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia” (1846) 123. (f. cop.) Nino Bixio, comandante delle truppe garibaldine, fu coinvolto in un episodio di violenza durante la spedizione dei Mille in Sicilia. Nel 1860, a Bronte, in Sicilia, scoppiò una rivolta popolare contro i notabili locali, che portò alla morte di sedici membri altolocati della città. Le truppe garibaldine, guidate da Bixio, furono chiamate a ristabilire l’autorità del governo di Garibaldi, compiendo gli arresti dei presunti colpevoli. Seguì un processo sommario che portò alla condanna a morte, con conseguente esecuzione per fucilazione, di cinque brontesi ritenuti gli autori del massacro 123 (f. cop) – Bronte: cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Pasquale Iaccio (2002) 1. – Ninio Bixio a Bronte, di Benedetto Radice (1910) 2.”,”RISG-033-FSL”
“MORELLY”,”Codice della natura.”,”Questo libro è ritenuto ‘il più grande libro socialista del Settecento’. E’ una delle elaborazioni più radicali dell’ Illuminismo politico. E’ una critica alla proprietà privata e alle condizioni sociali e politiche dell’epoca. Morelly, filosofo francese del XVIII sec. Sulla sua vita non si hanno notizie attendibili ed è perfino controverso se gli scritti che vanno sotto il suo nome siano da attribuire, con incerta ripartizione, a un Morelly padre o a un Morelly figlio. L’opera sua più famosa è il Codice della natura (1755), che fu per lungo tempo attribuito a Diderot, nel quale, sulla linea dell’utopismo politico di ispirazione comunistica, Morelly descrive le istituzioni di una società ideale. Gli sono attribuite numerose altre opere nelle quali i temi ricorrenti sono quello della fondamentale bontà della natura umana, guastata dalla formazione degli Stati e della proprietà privata, e quello della costituzione di una società ideale su base ugualitaria e collettivistica. (RIZ)”,”SOCU-007″
“MORELLY Etienne Gabriel, a cura di Enzo PISCITELLI”,”Codice della Natura.”,”‘Morelly è stato un filosofo e scrittore francese del XVIII secolo, noto principalmente per le sue idee utopistiche e socialiste. Non si conoscono molti dettagli sulla sua vita personale, ma è famoso per il suo lavoro “”Code de la Nature”” (Codice della Natura), pubblicato nel 1755. In questo testo, Morelly propone una società ideale basata sull’abolizione della proprietà privata e sulla distribuzione equa delle risorse¹. Le sue idee influenzarono successivamente pensatori socialisti e comunisti, tra cui Karl Marx. Morelly immaginava una società in cui tutti i beni fossero condivisi e le leggi fossero create per garantire il benessere comune. (f. copil.) Il vero nome di Morelly non è noto. Questo filosofo e scrittore francese del XVIII secolo è rimasto un personaggio enigmatico, conosciuto principalmente attraverso le sue opere, come il ‘Code de la Nature’. La mancanza di informazioni biografiche dettagliate ha contribuito a mantenere un alone di mistero intorno alla sua figura. (idem)”,”SOCU-006-FMB”
“MORENO Jonathan D.”,”Mind Wars. Brain Science and the Military in the Twenty-First Century.”,”Jonathan D. Moreno è stato senior staff member per tre presidential advisory commissions, e ha partecipato a molti comitati di consulenza del Pentagono. E’ professore all’Università di Pennsylvania ed è editore in capo del magazine online ‘Science Progress’ del ‘Center for American Progress’. DARPA Defense Advanced Research Projects Agency”,”QMIx-307″
“MORETTI Attilio”,”Politica economica. XVI Lezione. Problemi di politica industriale. L’industria estrattiva. 1. Esame delle condizioni generali.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-D-3″
“MORETTI Attilio”,”Politica economica. XVI Lezione. Problemi di politica industriale. L’industria estrattiva. 2. Condizioni tecniche, economiche e strutturali. Principali problemi di rinascita.”,”Saggio in ECOT-237″,”ECOT-237-E-3″
“MORETTI Enrico”,”La nuova geografia del lavoro.”,”Titolo originale: ‘New Geography of Jobs’ Enrico Moretti, docente di economia all’Università della California a Berkeley, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui, nel 2006, lo Young Labor Economist Award dall’istituto di ricerca tedesco Iza. Consulente ascoltato da Barack Obama, scrive articoli per vari giornali americani tra cui il New York Times e il Wall Street Journal. [Tabella 1. Aree metropolitane con la maggiore % di lavoratori laureati; Tabella 2. Aree metropolitane con la minore % di lavoratori laureati. Le prime 10 aree della tabella 1: Stamford (CT), Washington (DC), Boston (MA), Madison (WI) San José (CA) Ann Arbor (MI) Raleigh (NC) San Francisco (CA) Fort Collins (CO) Seattle (WA) (con una % di lavoratori laureati che va, dalla prima alla decima posizione, dal 56% al 42% e con le relative retribuzioni che vanno da 133.479 $ a 68.025); Le prime 10 aree della tabella 2: Mansfield (OH), Beaumont (TX) Rocky Mount (NC) Stockton (CA) Fort Smith (AR) Ocala (FL) Yuba City (CA) Modesto (CA) Waterbury (CT) Brownsville (TX) (con una % di lavoratori laureati che va dal 17% al 15% e con le relative retribuzioni che vanno da 53.047 a 43.800 $); ‘Ovviamente la correlazione tra innovazione e retribuzione non è perfetta. La ricchezza di Stamford è in buona parte dovuta ai servizi finanziari, mentre le retribuzioni di Raleigh, centro dell’innovazione tra i primi al mondo, sono relativamente modeste. Malgrado ciò, emerge chiaramente come l’economia delle città con molti residenti laureati sia tendenzialmente caratterizzata da una significativa presenza di attività innovative e da buone retribuzioni. L’aspetto più notevole messo in luce da queste tabelle è probabilmente il fatto che in molti casi i diplomati di scuola superiore del gruppo di testa guadagnano più dei ‘laureati’ del gruppo di coda. A Boston [3° in graduatoria nella tabella 1, ndr] il lavoratore con diploma di scuola superiore guadagna in media 62.423 dollari, cioè il 44% in più del lavoratore laureato di Flint [18° in graduatoria nella tabella 2, ndr]. Un diplomato di scuola superiore di San José [5° in graduatoria, tabella 1] guadagna 68.009 dollari, ossia migliaia di dollari in più laureato di Merced, di Yuma, di Danville [rispettivamente 21°, 20° e 15° in graduatoria, tabella 2] e di tutte le altre città in fondo alla classifica. In altre parole, la disparità fra le città è talmente marcata da superare quella tra i diversi livelli di istruzione. Ciò rivela che in America le differenze di retribuzione hanno a che fare con l’ubicazione geografica non meno che con la classe sociale. Oggi la mappa economica degli Stati Uniti evidenzia non una, ma tre Americhe. A un estremo troviamo gli hub dell’innovazione della tabella 1, caratterizzati da salari elevati sia per i lavoratori qualificati sia per quelli comuni. All’altro estremo ci sono i centri della tabella 2, con livelli di specializzazione modesti e mercati del lavoro in declino. In mezzo c’è un gran numero di città che appaiono indecise sulla direzione da scegliere, per cui il loro futuro potrebbe evolvere in un senso o nell’altro. Si noti che se gli hub dell’innovazione producono salari medi elevati, non è soltanto perché possono contare su una nutrita schiera di residenti con formazione universitaria, categoria ben distribuita. C’è qualcosa di più profondo all’opera. Gli hub dell’innovazione offrono salari medi elevati anche ai lavoratori ‘non qualificati’. Il grado di istruzione di un certo lavoratore ha insomma ricadute non soltanto sullo stipendio dello stesso, ma sull’intera comunità che lo circonda’ [Le due tabelle sono a pag 98-99, il brano è a pagina 97 e 100]”,”CONx-231″
“MORETTI Pietro”,”Sessantotto in periferia. Biennio 1968-1969 in provincia di Alessandria.”,”Crisi nella chiesa locale “”A Casale è nato un movimento di viceparroci che poi hanno lasciato tutti il sacerdozio. E’ mancata praticamente una generazione intera di viceparroci: erano una decina che sono usciti, si sono sposati e hanno trovato altre strade. C’erano tra loro personaggi eccezionali: ricordo don Germano Re, responsabile dell’ Azione cattolica, che si è sposato e trasferito in Germania”” (pag 35)”,”ITAC-158″
“MORETTI Franco”,”Atlante del romanzo europeo, 1800-1900.”,”Franco Moretti insegna Letteratura comparata alla Columbia University di New York”,”VARx-043-FSD”
“MORFINO Vittorio”,”Il tempo della moltitudine. Materialismo e politica prima e dopo Spinoza.”,”Vittorio Morfino (1966) è ricercatore di Storia della Filosofia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Milano-Bicocca. É autore di Substantia sive Organismus, Sulla violenza. Una lettura di Hegel, Il tempo e l’occasione. L’incontro Spinoza Machiavelli e Incursioni spinoziste. Ha curato Spinoza contra Leibniz, La Spinoza – Renaissance nella Germania di fine Settecento e l’edizione italiana di scritti di Louis Althusser. Dirige la collana ‘Spinoziana’ per le Edizioni Ghibli ed è redattore di ‘Quaderni materialisti’.”,”FILx-066-FL”
“MORFINO Vittorio”,”Substantia sive organismus. Immagine e funzione teorica di Spinoza negli scritti jenesi di Hegel.”,”Vittorio Morfino (1966) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato Spinoza contra Leibniz, e ha in corso di pubblicazione un’antologia sulla Spinoza Renaissance nella Germania di fine Settecento.”,”FILx-086-FL”
“MORFINO Vittorio”,”Marx lettore di Spinoza. Democrazia, immaginazione, rivoluzione.”,”Gli estratti di Marx dal testo di Spinoza, il ‘Trattato teologico-politico’ , Paragrafo 7, pag 5-8 “”Come naturale conseguenza della logica dello ‘jus sive potentia’, il supremo potere manterrà il suo diritto fino a quando manterrà la sua potenza: «Questo diritto di imporre tutto ciò che vogliono [poiché il potere della somma autorità non è soggetta a nessuna legge] soltanto fino a quando esse detengono effettivamente il sommo potere: perché, se perdono questo, perdono insieme anche il diritto illimitato d’imperio, il quale cade nelle mani di colui o di coloro che l’hanno conquistato e che sono in grado di mantenerlo (101). Marx non ricopia il passaggio successivo in cui Spinoza afferma che è raro che un ordinamento democratico impartisca ordini del tutto assurdi, dato che da una parte «è quasi impossibile che la maggior parte di un consorzio, se questo è grande, convenga in un modo assurdo» e dall’altra perché ciò è escluso dal principio e dal fine dell’ordinamento democratico, «che (…) è quello di evitare gli assurdi dell’istinto e di contenere gli uomini per quanto è possibile entro i limiti della ragione, affinché vivano nella concordia e nella pace» (102). Dunque, conclude Spinoza in un altro estratto marxiano, «in un regime politico nel quale è legge suprema la salute, non del sovrano, ma di tutto il popolo [‘salus totius populi’], colui che obbedisce in tutto all’autorità non deve essere definito schiavo inutile a se stesso, ma suddito; e libera in sommo grado è quella repubblica che ha le sue leggi fondate sulla retta ragione, giacché in essa ciascuno può, se vuole, essere libero, ossia vivere integralmente secondo il dettame della ragione» (103). Infine una riga fondamentale nell’estratto marxiano: « (…) Stato democratico [‘imperium democraticum’] mi pare il più naturale e il più conforme alla libertà che la natura consente a ciascuno» (104). Malgrado sia stato affermato da più interpreti una forte presenza spinoziana nel ‘Contratto sociale’ (105), non è difficile cogliere gli elementi che hanno permesso a Marx di individuare in Spinoza e non in Rousseau il modello di una teoria della democrazia come ‘Verfassungsgattung’ (costituzione)”” (pag 21-22) [Vittorio Morfino, ‘Marx lettore di Spinoza. Democrazia, immaginazione, rivoluzione’, ‘Consecutio Rerum.org’, 22 ottobre 2013] [(101) K. Marx, «Exzerpte aus Benedictus Spinoza: Opera ed. Paulus», cit., pp. 240-241, tr. it. cit., p. 383; (102) B. Spinoza, ‘Tractatus Theologico-politicus’, cit., p. 194, tr. it. cit., p. 383; (103) K. Marx, «Exzerpte aus Benedictus Spinoza: Opera ed. Paulus», cit., p. 241, tr. it. cit., p. 384; (104) Ivi, p. 240, tr. it . cit., p. 384; (105) Cfr. in particolare M. Francès, «Les rèminiscences spinozistes dans le Contrat social de Rousseau», in ‘Révue philosophique de la France et de l’Etranger’, 76 (1951), pp. 61-84. Cfr. anche P. Vernière, ‘Spinoza et la pensée française avant la révolution’, Paris, Presses Universitaires de France, 1954, p. 481 e sgg]”,”FILx-008-FGB”
“MORGAN Kenneth O. a cura; saggi di Peter SALWAY John BLAIR John GILLINGHAM Ralph A. GRIFFITHS John GUY John MORRIL Paul LANGFORD Cristopher HARVIE H.C.G. MATTHEW Kenneth O. MORGAN”,”Storia dell’ Inghilterra da Cesare ai giorni nostri.”,”Gli autori dei saggi sono: Peter SALWAY, John BLAIR, John GILLINGHAM, Ralph A. GRIFFITHS, John GUY, John MORRIL, Paul LANGFORD, Cristopher HARVIE, H.C.G. MATTHEW, Kenneth O. MORGAN.”,”UKIx-041″
“MORGAN David W.”,”The Socialist Left and the German Revolution. A History of the German Independent Social Democratic Party, 1917-1922.”,”Libro dedicato a Alan BULLOCK Gerald FREUND James JOLL Wallace T. McCAFFREY insegnanti e amici MORGAN David W. è professore associato di storia e co-presidente del College of Socials Studies nella Wesleyan University. “”Più realistica, e perfino più desiderabile, poteva essere una politica di incoraggiamento dell’ ala sinistra della USPD a conquistare l’ intero partito, o almeno la maggior parte di esso, all’ idea comunista, che avrebbe portato a un massiccio blocco di sostegno al campo comunista e alla stessa Internazionale Comunista, insieme con il vecchio gruppo dirigente, la macchina di partito, i votanti e la stampa. Questo sembrava il modo più veloce per realizzare un partito rivoluzionario di massa (il KPD aveva forse 50.000 membri dopo la scissione, la USPD ne aveva circa 750 mila e stava crescendo); e le speranze dei comunisti si basavano su un largo seguito, specie nella misura in cui la visione della rivoluzione di Rosa Luxemburg stava prendendo piede.”” (pag 294)”,”MGER-068″
“MORGAN David W.”,”The Socialist Left and the German Revolution. A History of the German Independent Social Democratic Party, 1917-1922.”,”Libro dedicato dall’ autore a Alan BULLOCK, Gerald FREUND James JOLL Wallace T. MacCAFFREY insegnanti e amici. Azione di marzo (1923). “”Il comitato centrale rifiutò di ammettere l’ errore, perfino dopo che il momento caldo dell’ azione era passato e gli errori erano visibili a tutti. La leadership rimase incollata alla teoria dell’ offensiva rivoluzionaria, perfino quando il partito si stava sciogliendo sotto i suoi piedi (gli iscritti calarono da 450 mila membri all’ inizio dell’ anno a 180 mila nell’ estate). Levi, disperato, faceva una pubblica campagna contro la politica del comitato centrale; ma quest’ ultimo, dopo aver ottenuto un sostegno sufficiente dai quadri più stretti del partito, rispose alle sue accuse espellendolo assieme a chi era apertamente a lui associato come Curt Geyer””. (pag 399) “”In questo processo il KPD (dopo l’ agosto) cessò di essere un partito di massa nei termini che precedentemente conosciuti. Questo cambiamento fu solo in parte dovuto al drastico declino dei militanti; chi se ne andava tendeva a non andare in un altro partito, come l’ USPD, ma a stare fuori, ancora accessibile all’ influenza del KPD ma non disposto a farne parte””. (pag 399)”,”MGER-069″
“MORGAN Roger P.”,”The German Social Democrats and the First International, 1864-1872.”,”MORGAN Roger P. Lecturer in History in te University of Sussex. Un capitolo ed una appendice dedicata a Johann Philipp Becker.”,”MGEx-208″
“MORGAN Kenneth O.”,”Labour People. Leaders and Liutenants, Hardie to Kinnock.”,”Il professor K.O. Morgan, FBA, è ‘Principal’ dell’Università del Galles. E’ autore di molte opere sulla storia britannica. “”Intellectuals, however defined, have played a more intermittent role in Labour’s history than might be imagined form the international reputation of such as the Webbs, the Coles, Tawney, or Laski. The very creation of the Labour Party at all in 1900 marked a defeat for the Webbs; from 1931 onwards the Fabians have been essentially a forum for ventilating ideas rather than an influence in their own right. Figures like Tawney and Cole became increasingly peripheral. Much of the time, intellectuals have been marginal to the operations of the party, and forced into the role of scapegoats or punchbags for union barons like Bevin or Deakin”” (dall’introduzione) (pag 10)”,”MUKx-175″
“MORGAN Roger SILVESTRI Stefano a cura, saggi di Jean CHARLOT Jacques MALLET Werner WEIDENFELD Richard ROSE Michael STEED Gianfranco PASQUINO Antonio Marquina BARRIO Wolfgang WESSELS Beate KOHLER Barbara MYRZIK Antonio PILATI Christian HACKE Amthea LEE Manuel RAMIREZ”,”I partiti moderati e conservatori europei.”,”Stefano Silvestri, nato a Roma nel 1942, fa parte dello staff di ricerca dell’istituto affari internazionali, del quale è vicepresidente, sin dal 1967. Segretario particolare e consigliere per gli affari europei del sottosegretario di Stato agli Affari esteri (1974-76), è stato consulente presso la presidenza del Consiglio e collabora al quotidiano Il Globo. Roger P. Morgan, nato nel 1932, è a capo dell’European Centre for Political Studies al Policy Studies Institute di Londra dal 1978. Ha studiato nelle Università di cambridge, Parigi e Amburgo. Dal 1959 al 1978 ha insegnato nelle principali Università dell’Inghilterra, degli Stati Uniti e in Italia, ed è, dal 1980, Visiting professor all’Università del Surrey.”,”EURx-064-FL”
“MORGAN Roger”,”The Significance of Johann Philipp Becker’s Geneva Central Committee for the Development of the I.W.A. in Germany.”,”Roger Morgan, Brighton”,”MOIx-046-G”
“MORGAN Lewis H.”,”La société archaïque (1877).”,”Il ruolo svolto dall’«Origine della famiglia» di Engels, e quindi dal marxismo, nell’infrangere la cospirazione del silenzio che circondava l’opera ‘La società antica’ di Lewis H. Morgan “”La publication d”Ancien Society’ en français, sous le titre de ‘Société Archaïque’, survient presque un siècle après sa parution en Amérique (1877), alors que l’oeuvre maîtresse de L.H. Morgan a été plusieurs fois rééditée en anglais et a été traduite dans un grand nombre de langues, y compris le chinois (1935) et le japonais (première édition en 1924) (1). Cette lacune, que l’initiative des Éditions Anthropos vient heureusement combler, ne signifie pas que l’oeuvre de Morgan soit restée ignorée du public français qui en a pris connaissance à travers l”Origine de la Famille de la Propriété Privée et de l’État’ d’Engels. S’acquittant «come en exécution d’un testament» d’une tâche que Marx avait désiré se réserver, Engels faisait état, après la mort de son ami, des résultats des recherches de l’anthropologue américain. L’importance que celui-ci attribuait aux bases matérielles de l’evolution, son études des systèmes de parenté, indiquant l’influence des liens de sang dans les sociétés à bas niveau de production, ses analyses du passage de l’organisation tribale à l’organisation sur base territoriale et politique, sont autant d’éléments qui expliquent l’intérêt porté à son oeuvre par les fondateurs du marxisme. «C’est le grand mérite de Morgan, écrit Engels dans la préface à la première éditions de l”Origine de la Famille’, d’avoir découvert et restitué dans ses traits essentiels ce fondement préhistorique de notre histoire écrite» (2). Ayant trouvé dans ‘Ancient Society’ la dimension anthropologique qui venait complèter leur vision de l’histoire, Marx et Engels ont adopté cet ouvrage pour ce qu’il contenait de valable, sans se soucier de nuancer leur approbation d’une réserve envers les positions philosophiques de son auteur. ‘L’Origine de la Famille’, exposé historique, écrit à l’intention du public ouvrier allemand, reprèsente, malgré la volonté exprimée par Engels de «critiquer Morgan», un remaniement du livre de ce dernier, le lecteur étant censé faire aisément le départ entre ce qui était du ru de l’un et de l’autre. De sorte que de nombreux lecteurs d’Engels peuvent fort bien ne pas se douter du caractère idéaliste des positions de Morgan. La lecture textuelle d”Ancient Society’ ne peut donc être remplacée par celle qu’Engels en a donnée: si l’on veut en tenter l’approfondissement critique, un effort doit être entrepris pour la soustraire à l’éclairage particulier que lui a conféré le marxisme. Par contre, il n’est pas question de négliger la place que l”Origine de la Famille’, et par là le marxisme, ont fait à l’oeuvre de Morgan, quand il s’agit de rendre compte non seulement de cette conspiration du silence qui l’entoure et qu’Engels avait déjà dénoncée, mais de l’opposition systématique dont il a été l’objet et de l’hostilité ed de l’aversion qui sont témoignées, dans son propre pays, à celui qui fut non seulement le plus grand ethnologue américain, mais le fondateur de la science ethnologique. Qu’il suffise de rappeler que le seul istitut culturel des Etats-Unis qui ait honoré sa mémoire d’un inscription, en dehors de l’Université de Rochester, est le collège de jeunes filles de Wells, dont il avait été l’un des promoteurs”” [dalla presentazione di Raoul Makarius al volume ‘La société archaïque (1877)’ di L.H. Morgan, Editions Anthropos, Paris, 1971, version numérique ‘Les classiques des sciences sociales’, Université du Québec à Chicoutimi, 2002 (pag 11-12)] [(1) Traductions d”Ancient Society’: en allemand 1921; en bulgare, 1899; en chinois 1935; en espagnol 1945 (Argentine) et 1946 (Mexique); en japonais 1924, 1930, 1931, 1932, 1947, 1952, 1954, 1958; en polonais 1887; en russe 1900, 1935, en tchèque 1954 (D’après Leslie A. White, in “”Introduction”” à ‘Ancient Society’, Cambridge, Mass, 1964, p. XIII); (2) F. Engels, L’Origine de la Famille, de la Proprieté Privée et de l’Etat’ (trad. J. Stern), Paris, 1954, p. 16]”,”TEOS-320″
“MORGAN Kenneth O.”,”Britain Since 1945. The People’s Peace.”,”Kenneth O. Morgan è Research Professor alla Università del Galles e Honorary Fellow al The Queen’s College di Oxford. Ha al suo attivo una decina di opere sulla storia della Gran Bretagna sul laburismo e alcune biografie (Lloyd George, Keith Hardie, Kinnock, Callaghan)”,”UKIx-144″
“MORGANTI Piero”,”Come si diventa giornalista?”,”Piero Morganti è nato a Milano nel 1931. Giornalista professionista, è redattore del ‘Corriere d’informazione’. Ha scritto: ‘Prepotenza della radio’ (1953) e ‘Giornale di un cronista’ (1960). E’ stato membro del Comitato di redazione del ‘Corriere della Sera’. “”Spesso lo storico è soltanto un giornalista voltato all’indietro”” (Karl Kraus)”,”EDIx-177″
“MORGENTHAU Hans J.”,”Lo scopo della politica americana.”,”””Una società concepita in modo da trovare i criteri per il proprio pensiero e la propria azione solo entro se stessa, diventa l’ arbitro sovrano di tutte le cose umane. I criteri obbiettivi di eccellenza tramite i quali l’ uomo civile ha imparato a distinguere l’ opera d’ arte dal ciarpame, l’ opera dell’ artigianato da quella del falsario, la cultura dalla pretenziosa sofisticazione, un uomo buono da un mascalzone, uno statista da un demagogo, la grandezza dalla mediocrità – queste distinzioni vitali sono offuscate se non obliterate dalle preferenze auto-sufficienti della folla… Diventa quindi moralmente permesso ciò per cui si può passarla liscia, ciò che si può far accettare sul mercato, parafrasando l famoso detto di Holmes, diventa la prova della verità, l’ arte è ciò che piace alla gente, ciò che si può vendere è utile, e ciò per cui la gente voterà è solido.”” “”Invece di esaurire la potenzialità della sua natura nel tentativo di realizzare ciò che sembra importante, l’ uomo applica la legge della conservazione dell’ energia al suo lavoro concentrando in esso il minimo sforzo necessario a soddisfare le richieste dell’ accettabilità sociale. Poiché queste richieste regnano supreme, la sciatteria, la scorciatoia, e l’ inganno, che non possono realizzare nulla di eccellente, diventano tecniche prudenziali per mezzo delle quali ci si può assicurare l’ approvazione sociale””.”,”USAP-033″
“MORGENTHAU Henry, a cura di Peter BALAKIAN”,”Ambassador Morgenthau’s Story.”,”MORGENTHAU Henry With a foreword by Robert Jay LIFTON, introduction by Roger W. SMITH, and an epilogue by Henry MORGENTHAU III, list of illustrations, list of maps, editor’s note Peter BALAKIAN, preface.”,”TURx-037″
“MORGENTHAU Hans J. THOMPSON Kenneth W.”,”Politics Among Nations. The Struggle for Power and Peace.”,”preface di Kenneth W. THOMPSON, Appendix ‘Charter of the United Nations’, bibliography, historical Glossary, index.”,”RAIx-017-FL”
“MORGHEN Raffaello”,”Medioevo cristiano.”,”2° copia ma altra edizione Raffaello MORGHEN è nato a Roma nel 1896. Medievalista e studioso del pensiero religioso, è stato influenzato nei suoi studi da Ernesto BUONAIUTI e da Pietro FEDELE. Ha svolto attività di redattore nell’ Enciclopedia italiana. Nel 1938 è diventato ordinario di storia medievale all’Università di Palermo e poi di Perugia. Nel 1952 è stato eletto presidente dell’ Istituto storico italiano per il Medioevo. Ha scritto ‘Tramonto della potenza sveva in Italia’, ‘Gregorio VII’.”,”EURx-242″
“MORI Giorgio”,”Storia dell’ Ansaldo. 2. La ricostruzione di una grande impresa, 1883 – 1902.”,”Il secondo volume della storia dell’ Ansaldo è dedicato al ventennio nel quale l’azienda si afferma come la maggiore impresa meccanica italiana. E’ quanto avviene in un nuovo contesto della vita nazionale segnato dall’adesione nel 1882 dell’ Italia alla Triplice Alleanza con l’impero asburgico e quello tedesco, nonchè dalla decisione dei governi dell’epoca, alle prese con una grave crisi agraria, di orientare la politica economica a sostegno dello sviluppo industriale. Al primato dell’ Ansaldo, tanto nella produzione di locomotive e di apparati motori marini, quanto nella costruzione di naviglio mercantile e militare, contribuirono l’opera sagace degli eredi di Carlo Bombrini e oi, negli anni a cavallo tra i due secoli, l’impulso determinante di Federico Maria Perrone, uno dei più singolari personaggi di quell’esigo ma variegato universo che fu la classe dirigente della prima generazione post-risorgimentale.”,”E1-ANS-002″
“MORI Giorgio”,”Il capitalismo industriale in Italia. Processo d’ industrializzazione e storia d’ Italia.”,”””””Una riforma sociale che si risolva in un arresto della produzione, o per lo meno in un decremento della produzione stessa, è quanto altri mai antisocialista. Noi siamo interessati al massimo sviluppo delle forze economiche””. Sono parole di Arturo Labriola. Commenterà poco dopo la fine della guerra Antonio Gramsci: “”I sindacalisti rivoluzionari lavoravano fuori della realtà e quindi la loro politica era fondalmentalmente errata; i socialisti parlamentari lavoravano nell’ intimo delle cose, potevano sbagliare (commisero anzi molti e pesanti errori) ma non errarono nel senso della loro azione (e) le grandi masse, quelle che con il loro intervento modificano obbiettivamente i rapporti sociali, si organizzarono intorno al partito socialista. (Ma) lo sbaglio più grave del movimento socialista è stato di natura simile a quello dei sindacalisti. Partecipando all’ attività generale della società umana nello Stato, essi dimenticarono che la loro posizione doveva mantenersi essenzialmente di critica, di antitesi. Si lasciarono assorbire dalla realtà, non la dominarono. I comunisti marxisti devono caratterizzarsi per una psicologia che possiamo chiamare maièutica. La loro azione non è di abbandono al corso degli eventi””””. (pag 137) [Ci sono un paio di capitoli che contengono riferimenti alla prima guerra mondiale: ‘La Fiat dalle origini al 1918’ (pag 111-140) e ‘Le guerre parallele. L’industria elettrica in Italia nel periodo della grande guerra (1914-1919)’ (pag 141-218). ‘Il 24 maggio 1915 il governo italiano dichiarava la guerra agli imperi centrali. E’ stato scritto dal nostro più autorevole storico militare, Piero Pieri, che “”il capo di stato maggiore non aveva nemmeno lontamente pesanto alla possibilità di una rottura delle Triplice e di una guerra italiana accanto all’Intesa””, mentre è opinione largamente condivisa che anche il livello e la preparazione delle forze armate fossero piuttosto carenti. Si tenga poi presente quanto, richiamando il meditato verdetto della Commissione parlamentare d’inchiesta per le spese di guerra, ha scritto Luigi Einaudi: “”Non esisteva in Italia un piano di mobilitazione industriale che assomigliasse a quello che si affermò allora fosse stato predisposto in Germania”” mentre, per di più, era “”da ritenersi mancasse del tutto o quasi presso di noi, prima della guerra, una esatta concezione di tutto ciò che attenevasi alla creazione di quell’esercito industriale che doveva agire in modo non meno poderoso, intelligente ed energico accanto all’esercito combattente””. Non era la prima volta che accadeva, e non fu neanche l’ultima. Discendeva da ciò che, trovatisi in campo, gli uomini di governo e la classe dirigente italiana dovettero affrontare per un verso la questione, assai complessa, della accettazione delle improvvisate idee-forza della loro grave scelta da parte delle masse, in trincea come all’interno, e per un altro, quella della mobilitazione delle energie materiali e dell’apparato produttivo, indispensabile quanto urgente, per darle nerbo, attendibilità e possibilità di successo. Si spiega allora perché, e mai come in questo caso spiegazione ‘non’ vuole dire giustificazione o comprensione, “”nella speranza di ottenere il massimo rendimento e di indirizzare alla soluzione del problema dell’armamento tutto l’organismo industriale allo scopo di raggiungere il massimo effetto con mezzi indubbiamente all’origine assai scarsi repungn[asse] ai capi responsabili””, l’apprezzamento è ricavato testualmente dalla relazione finale della ricordata Commissione d’inchiesta, “”imporre controlli diretti, contabili e tecnici all’industria privata per ciò che riferivasi all’accertamento dei suoi procedimenti tecnici e soprattutto dell’effettivo costo dei manufatti””, e si ritenesse perciò opportuno “”evitare ingerenze che turbassero la libertà degli industriali nel funzionamento tecnico e contabile delle loro aziende””. (…) Fu anche grazie a questi indirizzi che negli anni del conflitti da noi ritenuto mondiale – ma uno storico asiatico lo definiva tempo fa come “”una guerra civile europea”” – si venne edificando il trampolino di lancio per il secondo, grande e decisivo “”balzo”” della Fiat””‘ (pag 129-120)] ITAE-127″,”ITAE-127″
“MORI Giorgio a cura; saggi di CASTRONOVO Valerio DE ROSA Gabriele HERTNER Peter MORI Giorgio LOMBARDO Alessandro SPARTI Pepa CURLI Barbara GIANNETTI Renato GIUNTINI Andrea MAIELLO Adele MALGERI Giampaolo MIGLIORINO Gianni QUAGLI Alberto VASTA Michelangelo BAGNASCO Erminio DEWERPE Alain DORIA Giorgio FALCHERO Anna Maria GALLI Fabio LUNGONELLI Michele RASTELLI Achille RUGAFIORI Paride SPADONI Ugo”,”Storia dell’ Ansaldo. 2. La costruzione di una grande impresa, 1883-1902.”,”CASTRONOVO Valerio DE ROSA Gabriele HERTNER Peter MORI Giorgio LOMBARDO Alessandro SPARTI Pepa CURLI Barbara GIANNETTI Renato GIUNTINI Andrea MAIELLO Adele MALGERI Giampaolo MIGLIORINO Gianni QUAGLI Alberto VASTA Michelangelo BAGNASCO Erminio DEWERPE Alain DORIA Giorgio FALCHERO Anna Maria GALLI Fabio LUNGONELLI Michele RASTELLI Achille RUGAFIORI Paride SPADONI Ugo”,”ECOG-016″
“MORI Giorgio”,”Il capitalismo industriale in Italia. Processo d’industrializzazione e storia d’ Italia.”,”””Eppure, nel giro di quattro-cinque mesi, le cose erano arrivate ad un punto tale che ‘La stampa’ doveva uscire il 5 maggio 1905 con un titolo greve quanto sintomatico: “”Continua la corsa verso il disastro””: e l’articolo si occupava per l’appunto dell’industria automobilistica. La diagnosi va ritenuta esatta: per quanto solo parzialmente ed in un certo senso. Ma intanto, a quali clamorosi e desueti eventi si riferiva il quotidiano, naturalmente attento a tutto ciò che avveniva nella vita cittadina e perciò anche alle vicende della giovane industria dell’automobile? Le premesse di una tal grido d’allarme erano abbastanza evidenti: sino al 1904 si contavano nel settore quattro società con un capitale sottoscritto di poco inferiore ai 6 milioni. In quell’anno ne erano state fondate 6, nel 1905, 22 (e nel 1906 ne sorgeranno ancora 25) per un nominale complessivo di oltre 80 milioni. Tutto ciò mostrava già più di una componente patologica. Ma il disastro profetizzato da ‘La stampa’ ritrovava ben più corpose e preoccupanti motivazioni in quel che stava accadendo nella locale borsa valori a partire appunto dai primi giorni del 1905 (e non solo per i titoli automobilistici ma per quelli industriali in genere). Qualche decennio prima, lavorando alla stesura del secondo volume del ‘Capitale’, Marx, dopo aver scritto che “”il capitale industriale è l’unico modo di essere del capitale in cui la sua funzione non sia soltanto l’appropriazione del plusvalore ma contemporaneamente la sua creazione”” se ne usciva in una folgorante intuizione-anticipazione: “”ma il processo di produzione appare soltanto come un termine medio inevitabile, come un male necessario per far denaro… Tutte le nazioni a produzione capitalistica vengono colte periodicamente da una vertigine nella quale vogliono far denaro senza la mediazione del processo di produzione””. Nell’Italia – e nella Torino – del 1905 era uno di questi momenti di “”vertigine”” che veniva prendendo campo e rilievo””. (pag 118) [Giorgio Mori, Il capitalismo industriale in Italia. Processo d’industrializzazione e storia d’Italia, 1977)”,”ITAE-100-FPA”
“MORI Giorgio”,”Il capitalismo industriale in Italia. Processo d’industrializzazione e storia d’Italia.”,”Con gli studi raccolti in questo volume Giorgio Mori si propone di fissare i lineamenti di un progetto storiografico originale, che consiste nell’affrontare con sistematicità, dall’interno, e nei suoi molteplici aspetti, il decorso del processo di industrializzazione in Italia come parte di un ‘moto generale e di vastissimo respiro’ che a sua volta qualifica la storia della società italiana, dagli inizi dell’Ottocento ad oggi. “”Il 25 maggio 1912 – erano dovuti passare tuttavia quasi tre anni – giunse la sentenza di assoluzione in prima istanza, dopo che il pubblico ministero aveva chiesto due anni di reclusione per il cav. Agnelli e per l’ing. Fornaca, direttore tecnico della Fiat dalla morte dell’ing. Enrico. Il 6 luglio 1913 essa fu poi definitivamente confermata. E’ nostra opinione che tali epiloghi siano stati a dir poco generosi nei confronti del gruppo di comando dell’impresa torinese. “”Grande bandito dell’industria””, così Gramsci apostrofava Giovanni Agnelli nel 1916, e forse pensava anche a quei fatti. Ma doveva essere lo stesso Gramsci, cinque anni più tardi – e in un periodo acutissimo di tensione e di lotte operaie – a scrivere che, sino alla guerra, tanto Agnelli che i suoi collaboratori “”aveva saputo provvedere ottimamente ad organizzare la loro industria ed a metterla in grado di affrontare con successo l’accanita concorrenza delle migliori case straniere””, concludendo poi che “”essi erano allora veramente capitani di industria, esperti, sagaci, arditi e prudenti””. I due giudizi non sono necessariamente contradditori. La “”vertigine del far denaro senza la mediazione del processo produttivo”” intravista da Marx li aveva sedotti, e come e in quali proporzioni, ma gli uomini della Fiat – a differenza di numerosi altri – non ne erano rimasti travolti”” (pag 121)”,”ITAE-028-FL”
“MORI Massimo”,”Storia della filosofia moderna.”,”Massimo Mori insegna Storia della filosofia presso l’Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni: La ragione delle armi, Guerra e conflitto nella cultura classica tedesca, Libertà, necessità, determinismo. Per i nostri tipi è autore, con Giuseppe Cambiano, di Le stelle di Talete.”,”FILx-061-FL”
“MORI Giorgio a cura; saggi di Sidney POLLARD Luciano CAFAGNA Renato ZANGHERI Stefano MERLI Valerio CASTRONOVO Rosario ROMEO Shepard B. CLOUGH e Carlo LIVI Frank J. COPPA Giuseppe ARE Herbert FEIS Giacomo CORNA PELLEGRINI Bruno CAIZZI Roberto ROMANO Lucio AVAGLIANO Giovanni ALIBERTI Federico SQUARZINA Luigi DE-ROSA Silvio LEONARDI Armando SAPORI Giorgio MORTARA Piero D’ANGIOLINI Michele LUNGONELLI”,”L’ industrializzazione in Italia (1861-1900).”,”Giorgio Mori è nato a Castelfiorentino nel 1927. Attualmente (1977) è professore ordinario di Storia economica contemporanea nell’Università di Firenze. Ha pubblicato tra l’altro: ‘L’industria del ferro in Toscana dalla Restaurazione alla fine del Granducato: 1815-1859’ (1966), ‘Capitalismo industriale e storia d’Italia’ (1977).”,”ITAE-012-FP”
“MORI Luca”,”Saffo.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Luca Mori dottore di ricercain Discipline filosofiche. Saffo, celebrata come la “”decima Musa”” e come “”Omero donna”” … Wikip: Saffo era originaria di Eresos, città dell’isola di Lesbo nell’Egeo; le notizie riguardanti la sua vita sono state tramandate dal Marmor Parium, dal lessico Suda, dall’antologista Stobeo, e da vari riferimenti di autori latini (come Cicerone e Ovidio), oltre che dalle testimonianze dei grammatici. Cio’ che sappiamo di Saffo è stato dedotto dalle liriche e frammenti a lei attribuiti, o riportato da storici dell’antichita’ le cui fonti erano di dubbia attendibilita’, seppure essi avessero accesso a un numero molto maggiore di versi della poetessa.[1] Cio’ nonostante, vengono riportate di seguito le versioni più accettate dagli storici e dai filologi riguardanti la sua vita e la sua poetica. Nacque in una famiglia aristocratica che fu coinvolta nelle lotte politiche tra i vari tiranni che allora si contendevano il dominio di Lesbo (tra cui Melancro, Mirsilo e Pittaco); per una decina di anni Saffo seguì la propria famiglia in esilio in Sicilia, probabilmente a Siracusa o ad Akragas.[2] Successivamente ritornò a Ereso, dove fu direttrice e insegnante di un tiaso, sorta di collegio in cui veniva curata l’educazione di gruppi di giovani fanciulle di famiglia nobile, incentrata sui valori che la società aristocratica di allora richiedeva a una donna: l’amore, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto, l’eleganza raffinata dell’atteggiamento. Ebbe tre fratelli, Larico, coppiere nel pritaneo di Mitilene, Erigio, di cui si conosce solo il nome, e Carasso, un mercante, che, secondo quanto emerge dalle poesie di Saffo, durante una missione in Egitto, si sarebbe innamorato di un’etera, Dorica, rovinando economicamente la propria famiglia. Nella Preghiera per Carasso Saffo prega affinché sia garantito un ritorno sicuro al fratello per poter essere riammesso in famiglia e lancia una maledizione alla giovane donna. La Suda dice che Saffo sposò un certo Cercila di Andros, nota probabilmente falsa e tratta dai commediografi; dal marito ebbe comunque una figlia di nome Cleide a cui dedicò alcuni teneri versi. Alcuni frammenti, inoltre, proverebbero che la poetessa raggiunse un’età avanzata, ma il dato non giunge a sicurezza, poiché era usanza comune tra i poeti lirici di utilizzare la prima persona in modo convenzionale.”,”STAx-363″
“MORI Giorgio”,”La Fiat dalle origini al 1918.”,”‘Ma avevano ragione da vendere tanto il quotidiano socialista quanto Luigi Einaudi a parlare, allora e in tempi successivi, di “”parco buoi”” condotto al macello. Fuori di metafora, di centinaia e forse di migliaia di modesti risparmiatori, illusi dall’ascesa travolgente dei titoli prima ed indotti perciò a comprare, e rovinati poco dopo dal repentino crollo, obbligati come furono a vendere a 10 ciò che avevano pagato 100, 500 e fors’anche di più. Nel dare la notizia del formale rinvio a giudizio dei dirigenti della Fiat – e fu il primo giornale a farlo – l”Avanti!’ riassumerà seccamente in un articolo firmato «remengo» uscito il 12 agosto 1909 il significato di questa specie di ‘sturm und drang’ finanziario della Fiat: «…Trattasi di una ridda di 100 e più milioni – così vi si leggeva – tolti dal piccolo commercio con la lustra di azioni che per parecchi mesi fecero concorrenza al lotto. Numerosissime sono le famiglie rovinate dalla abilità criminosa di questi signori…». Il Magistrato aveva formulato capi d’accusa piuttosto gravi e imbarazzanti per dei gentiluomini (…). Il 25 maggio 1912 – erano dovuti passare tuttavia quasi tre anni – giunse la sentenza di assoluzione in prima istanza, dopo che il Pubblico ministero aveva chiesto due anni di reclusione per il cav. Agnelli e per l’ing. Fornaca, direttore tecnico della Fiat dalla morte dell’ing. Enrico. Il 6 luglio 1913 essa fu poi definitivamente confermata. È nostra opinione che tali epiloghi siano stati a dir poco generosi nei confronti del gruppo di comando dell’impresa torinese. «Grande bandito dell’industria», così Gramsci apostrofava Gianni Agnelli nel 1916, e forse pensava anche a quei fatti. Ma doveva essere lo stesso Gramsci, cinque anni più tardi – e in un periodo acutissimo di tensione e di lotte operaie – a scrivere che, sino alla guerra, tanto Agnelli che i suoi collaboratori «… avevano saputo provvedere ottimamente ad organizzare la loro industria ed a metterla in grado di affrontare con successo l’accanita concorrenza delle migliori case straniere …» concludendo poi che «… essi erano ancora veramente capitani di industria, esperti, sagaci, arditi e prudenti». I due giudizi non sono necessariamente contraddittori. La «vertigine del far denaro senza la mediazione del processo produttivo» intravista da Marx li aveva pure sedotti, e come e in quali proporzioni, ma gli uomini della Fiat – a differenza di numerosi altri – non ne rimasero travolti. Il «termine medio inevitabile», il «male necessario», la produzione di merci e di plusvalore al tempo stesso insomma, era stata oggetto di attenzione e di cure almeno pari alla spietata decimazione del “”parco buoi! che li aveva condotti fin sulla porta del carcere’ (pag 81-82) Giorgio Mori nella recensione al volume di Charles P. Kindleberger ‘The World in Depression, 1929-1939’ [Univ. California, 1973, p. 336] [recensione in ‘Studi storici’, n. 2, aprile-giugno 1975] afferma: “”Riprendendo e sviluppando una tesi che in qualche modo può esser fatta risalire a Trotsky (Trocki), e che altri, marxisti e no, hanno variamente strumentato, ma che in quanto tale ed originariamente è di E.H. Carr («nel 1918 la direzione degli affari mondiali fu ‘offerta’ per consenso pressoché unanime agli Stati Uniti, ma venne rifiutata»: Carr, ‘The Twenty Years Crisis, 1919-1939, London 1939, p. 234), Kindleberger si dice infatti del parere che la durata della depressione, la sua profondità, la sua stessa esplosione siano da attribuire all’incapacità della Gran Bretagna di assolvere quel ruolo ed alla contemporanea riluttanza americana ad assumerselo”” (pag 601)”,”ECOG-001-FGB”
“MORI Luca”,”Ipazia. Una fatale catena di eventi.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. È membro corrispondente dell’Ehess. Luca Mori dottore di ricerca in Discipline filosofiche, insegna Storia della filosofia per il corso di laurea in Scienze e tecniche di psicologia clinica e della salute presso l’Università di Pisa. Ipazia, la filosofa alessandrina Il 415 è l’anno della morte della matematica, astronoma e filosofa pagana Ipazia di Alessandria, uccisa da una folla di cristiani esaltati fomentati da Cirillo, patriarca della città. Questo tragico fatto segnò il tramonto della cultura pagana nel mondo antico (storicang.it) Oltre ad accellere nelle scienze matematiche e nell’astronomia le fonti antiche attestano che Ipazia si dedicò con profondo interesse alla filosofia (pag 80) Ipàzia è stata una matematica, astronoma e filosofa greca antica. Rappresentante della filosofia neo-platonica, la sua uccisione da parte di una folla di cristiani in tumulto, per alcuni autori composta di monaci detti parabolani, l’ha resa secondo il teosofo Augusto Agabiti una «martire della libertà di pensiero»”,”BIOx-378″
“MORI Luca”,”Hannah Arendt.”,”Barbara Biscotti già curatrice per il Corriere della Sera della collana ‘I grandi processi della storia’ è una storica del diritto romano e insegna presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano-Bicocca. E’ membro corrispondente dell’Ehess. Luca Mori, dottore di ricerca in Discipline filosofiche, insegna Storia della filosofia nel corso di laurea in Scienze e tecniche di psicologia clinica e della salute presso l’Università di Pisa. Per questa collana ha pubblicato ‘Saffo’.”,”BIOx-383″
“MORI Giorgio”,”La Fiat dalle origini al 1918.”,”””Due anni dopo, nel pieno dello scandalo esploso all’annuncio dell’inchiesta giudiziaria, Giovanni Agnelli, offrendo all”Avanti!’ una delle sue rare esibizioni pubblicistiche, affermerà che la «depressione del 1907-1908 non fu creata dalla Fiat ma da questa subita», aggiungendo poi con pesante e magari ricercata ironia- l’uomo doveva esserne capace – che «… nell’industria automobilistica si originarono anche fortune, ma che nell’alterna vicenda dei giochi di borsa è solo chi perde quello che si fa vivo e grida…». Ma avevano ragione da vendere tanto il quotidiano socialista quanto Luigi Einaudi a parlare, allora e in tempi successivi, di “”parco buoi”” condotto al macello. Fuori di metafora, di centinaia e forse di migliaia di modesti risparmiatori, illusi dall’ascesa travolgente dei titoli prima ed indotti perciò a comprare e rovinati poco dopo dal repentino crollo, obbligati come furono a vendere a 10 ciò che avevano pagato 100, 500 e fors’anche di più. Nel dare la notizia del formale rinvio a giudizio dei dirigenti della Fiat – e fu il primo giornale a farlo – l”Avanti!’ riassumerà seccamente in un articolo firmato «remengo» uscito il 12 agosto 1909 il significato di questa specie di ‘sturm und drang’ finanziario della Fiat (…). Il 25 maggio 1912 – erano dovuti passare tuttavia quasi tre anni – giunse la sentenza di assoluzione in prima istanza, dopo che il Pubblico ministero aveva chiesto due anni di reclusione per il cav. Agnelli e per l’ing. Fornaca, direttore tecnico della Fiat dalla morte dell’ing. Enrico. Il 6 luglio 1913 essa fu poi definitivamente confermata. È nostra opinione che tali epiloghi siano stati a dir poco generosi nei confronti del gruppo di comando dell’impresa torinese. «Grande bandito dell’industria», così Gramsci apostrofava Giovanni Agnelli nel 1916, e forse pensava anche a quei fatti. Ma doveva essere lo stesso Gramsci, cinque anni più tardi – e in un periodo acutissimo di tensione e di lotte operaie – a scrivere che, sino alla guerra, tanto Agnelli che i suoi collaboratori «…avevano saputo provvedere ottimamente ad organizzare la loro industria ed a metterla in grado di affrontare con successo l’accanita concorrenza delle migliori case straniere…» concludendo poi che «… essi erano allora veramente capitani di industria, esperti, sagaci, arditi e prudenti». I due giudizi non sono necessariamente contraddittori. La «vertigine del far denaro senza la mediazione del processo produttivo» intravista da Marx li aveva pure sedotti, e come e in quali proporzioni, ma gli uomini della Fiat – a differenza di numerosi altri – non ne rimasero travolti. Il «termine medio inevitabile», il «male necessario», la produzione di merci e di plusvalore al tempo stesso insomma, era stata oggetto di attenzione e di cure almeno pari alla spietata decimazione del “”parco buoi”” che li aveva condotti fin sulla porta del carcere””.”,”ECOG-003-FGB”
“MORI Giorgio; FAUCCI Riccardo”,”Per una storia dell’industria italiana durante il fascismo (Mori); L’imperialismo tardo-vittoriano: continuità o cambiamento qualitativo? (Faucci).”,”Dibattito storiografia inglese su continuità imperialismo britannico durante età vittoriana oppure salto di qualità, a proposito di un saggio apparso nel 1953 sulla rivista ‘Economic History Review’ di due autori John Gallagher e Ronald Robinson ‘The Imperialism of Free Trade’ (pag 65)”,”ECOI-007-FGB”
“MORIANI Gianni”,”Il secolo dell’odio. Conflitti razziali e di classe nel Novecento.”,”Gianni Moriani insegna presso il Centro Internazioale di Studi Ambientali del Pontificio Ateneo Anton iarum di Roma. E’ autore di ‘Pianificazione e tecnica di un genocidio’, Padova, 1996; ‘Storia della salute dei lavoratori’, Verona 1986 (con Franco Carnevale). Tabella pag 31: Numero totale dei rifugiati nel mondo (1960-1997) in milioni: passa da 1.5 a 22) (fonte elab. autore su Unher, State of the world’s Refugees Non si fa cenno delle atrocità commesse durante le due guerra mondiali e le centinaia di guere del secolo nel mondo, in particolare non si citano le violenze commesse dall’esercito giapponese nei paesi occupati nel corso della Seconda guerra mondiale. L’autore mette in rapporto comunismo – nazismo, identità e differenze. “”L’Ottocento si apre con Jean-Baptiste Lamarck (1809) secondo cui l’ambiente può modifcare e quindi anche migliorare la condizione di un definito gruppo sociale. Successivamente è Charles Darwin (1859), con la sua teoria sulla sopravvivenza e selezione, a dare maggior peso alla componente ambientale rispetto a quella ereditaria. La svolta arriva con Gregor Mendel (1866) che elabora la teoria dell’ereditarietà insensibile all’azione dell’ambiente esterno: tesi immediatamente assunta dallo zoologo tedesco August Weismann (1867) e irrigidita nella pessimistica conclusione secondo la quale l’ambiente sociale era impotente a modificare la condizione umana. ….. finire (eventualmente saltare delle parti) (pag 20-21-22-23)”,”TEMx-081″
“MORIANI Gianni”,”Il secolo dell’odio. Conflitti razziali e di classe nel Novecento.”,”Gianni Moriani insegna presso il Centro Internazionale di Studi Ambientali del Pontificio Ateneo Antoniarum di Roma. È autore di ‘Pianificazione e tecnica di un genocidio’, Padova, 1996; ‘Storia della salute dei lavoratori’, Verona 1986 (con Franco Carnevale).”,”TEMx-001-FAP”
“MORICONI Enrico; LOMBARDO RADICE Lucio”,”I «Quaderni filosofici» di Lenin (Moriconi); Critica dell’intelletto puro (Lombardo Radice); Pensiero e linguaggio nella dialettica hegeliana (Tagliagambe).”,” “”Anche i ‘Quaderni’, e forse in misura maggiore rispetto a ‘Materialismo ed empiriocriticismo’, sono disponibili per un’indagine del tipo descritta sopra, che evidenzi, nella massa di annotazioni e sottolineature di cui si compone l’opera, i temi più ricorrenti – la connessione onnilaterale, l’oggettività della conoscenza, l’esposizione dialettica dei risultati delle scienze, ….”” (pag 109-110) (Moriconi) Questione della ‘gradualità’ “”L’apertura, all’interno dell’orizzonte della quantità, di uno spazio in cui introdurre le opposizioni qualitative schiude la possibilità di determinare un processo tematizzando le qualità specifiche degli elementi in rapporto fra loro. Ciò naturalmente implica, insieme alla trasformazione in struttura della serialità spazio-temporale, anche un rifiuto della ‘gradualità’, cioè del «predomino della cronologia sulla logica» (6). Lenin sottolinea alcuni dei passi in cui Hegel critica la gradualità, ma, forse, senza aver colto con precisione il luogo che essa occupa nel testo hegeliano. Quando infatti sottolinea (QF, p. 116) che le contraddizioni formulate a proposito del concetto di sviluppo per mutamenti graduali non sono un «divertimento vuoto e pedantesco», mi pare che intenda principalmente evidenziare l’oggettività del ragionamento dialettico, la sua «presa» sulla realtà. E questa ipotesi mi sembra confermata dal fatto che commentando (sempre a p. 116) l’affermazione hegeliana: «Quello che viene contraddetto è l’ unilaterale attenersi all’ astratta determinatezza del quanto» (SL, Scienza della logica, I, p. 453), Lenin si richiama al tema dell’universale interconnessione, sottolineando l’ unilaterale mentre Hegel si riferisce al processo teorico che abbiamo sopra esaminato, il quale porta a riconoscere come vero che la quantità si connette con la qualità, rivelandosi come un momento della misura”” (pag 114) (Moriconi) (6) Cfr. B. Biagio de Giovanni ‘Hegel e il tempo storico della società borghese’, Bari, De Donato, 1970, p. 39 “”Il rapporto fra dialettica e scienza si presenta in forma radicalmente diversa rispetto ad Hegel e a Engels”” (pag 130) (Moriconi) “”Sarebbe interessante, ora, vedere in che misura la lettura della ‘Scienza della logica’ sia operante nelle successive opere leniniane, in particolare in ‘Stato e rivoluzione’ (nella capacità di pensare il nesso: il proletariato che ha bisogno di uno Stato – ma di uno Stato che si estingua) ….”” (pag 134) (Moriconi) “”Necessità di uno sviluppo della teoria della conoscenza di Lenin””. “”Sono convinto che si debba rielaborare dialetticamente la teoria della conoscenza di Lenin sotto l’influenza dei più recenti sviluppi scientifici. La rielaborazione concerne in prima linea la idea della scienza come ‘rispecchiamento’ del mondo. Il mondo è senza dubbio oggettivo, nel senso della definizione di Lenin; i fenomeni sono certamente indipendenti dalla nostra volontà e dalla nostra immaginazione. Ma il quadro nel quale collochiamo il mondo non è un rispecchiamento di esso”” (Lombardo Radice, p. 143) Un tema cruciale è la questione del rapporto tra Hegel e il marxismo (pag 73, saggio di Tagliagambe)”,”LENS-004-FB”
“MORIN Edgar”,”Autocritica. Una domanda sul comunismo.”,”MORIN Edgar nato a Parigi nel 1921 con l’ inizio della guerra dovette interrompere gli studi alla Sorbona. Andò allora nel Sud e prese parte alla Resistenza. Nel 1941 entrò nel PCF nel quale ebbe posizioni di alta responsabilità. L’ impegno politico maggiore lo dette nel campo della cultura. In dissenso con il partito dal 1949, viene espulso nel 1951. Nel 1957 fonda la rivista ‘Arguments’ che dirige per tutti gli anni 1950. E’ stato anche redattore della ‘Revue francaise de sociologie’ sin dalla fondazione (1960). Ha scritto molte opere (v. retrocopertina).”,”FRAP-055″
“MORIN Edgar”,”L’industria culturale. Saggio sulla cultura di massa. [Tit.orig.: ‘L’espri du temps’]”,”MORIN Edgar nato a Parigi nel 1921, è uno studioso della cultura di massa del nostro tempo.”,”TEOS-193″
“MORIN Edgar”,”Il cinema o dell’immaginario.”,”””Riciotto Canudo fu certo il primo teorico del film per aver saputo definire la soggettività dell’arte dell’oggettivo: “”nel cinema l’arte consiste nel suggerire emozioni e non nel riferire fatti””. “”Il cinema è creatore di una vita surreale”” dichiarava già nel 1909 Apollinaire. (…) Elie Faure descrive il cinema come “”una musica che ci raggiunge tramite l’occhio””. Per Moussinac e Henri Wallon, il cinema porta al mondo del sentimento una fede, il “”ritorno verso affinità ancestrali della sensibilità””. (pag 14-15)”,”VARx-478″
“MORIN Jean”,”Souvenirs d’un banquier français (1875-1947).”,”MORIN Jean è morto nel 1969. Fino ad oggi (1984) i suoi ricordi sono rimasti nel cassetto. Poi per caso sono emersi dall’oblio.”,”FRAE-039″
“MORIN Edgar”,”La natura dell’URSS. Il complesso totalitario dell’ultimo Impero.”,”Edgar Morin (Parigi 1921), sociologo e militante comunista espulso dal PCF nel 1951 per un articolo ritenuto eterodosso, ha scritto, oltre a un’opera autobiografica in cui descrive l’evoluzione del suo impegno politico, un’interessante serie di saggi, tra i quali L’industria culturale e Il metodo.”,”RUSU-122-FL”
“MORIN Edgar”,”Autocritica.”,”Edgar Morin (Parigi 1921), sociologo e militante comunista espulso dal PCF nel 1951 per un articolo ritenuto eterodosso, ha scritto, oltre a un’opera autobiografica in cui descrive l’evoluzione del suo impegno politico, un’interessante serie di saggi, tra i quali L’industria culturale e Il metodo.”,”BIOx-037-FL”
“MORIN Edgar ABENSOUR Miguel PERRAULT Dominique MANFREDONIA Gaetano DAGORN René-Eric RIFKIN Jereny WIHTOò-DE-WENDEN Catherine BURNET Régis HATZENBERGER Antonine SAUVAGET Bernadette MATTELART Armand ed altri”,”L’Atlas des Utopies. 200 cartes, 25 siècles d’histoire. 80 experts, un monde nouveau.”,”Le comunità utopistiche nel mondo nel XIX secolo (pag 78-79)”,”SOCx-275″
“MORINEAU Michel”,”Les grandes compagnies des indes orientales (XVI-XIX siecles).”,”MORINEAU M. è professore all’ Universitàdi Paris XII.”,”ASIE-012″
“MORINI Massimiliano, contributi di Renata LONDERO e Giulio MAZZI”,”La traduzione. Teorie strumenti pratiche.”,”MORINI Massimiliano”,”VARx-451″
“MORISHIMA Michio CATEPHORES George”,”Value, exploitation and growth. Marx in the Light of Modern Economic Theory.”,”””Marx ‘s theory of crises has not been fully worked out by him and it is not clear whether he ascribed them to one or various causes. There is no doubt that he considered overproduction of capital as one chief cause, thought it may not be the only cause. If overproduction of capital has reached a certain minimum, a certain ‘critica mass’, the capitalist economy will be thrown out of gear and a serious depression will start”” (nota 10 pag 118)”,”ECOT-063″
“MORISHIMA Michio”,”Cultura e tecnologia nel “”successo”” giapponese.”,”MORISHIMA Michio, nato in Giappone nel 1923 ha insegnato alla London School of Economics. Ha prodotto lavori di economia matematica.”,”JAPE-021″
“MORISHIMA M.”,”La teoria economica di Marx. Una teoria duale del valore e della crescita.”,”L’analisi a due sezioni della riproduzione semplice e allargata. “”””Le differenze di valore inerenti ai prezzi di produzione delle merci si compensano a vicenda. In tutta la produzione capitalistica la legge generale si afferma come tendenza predominante solo in modo assai complicato e approssimativo, sotto forma di una media che non è mai possibile determinare, di oscillazioni incessanti”” (Marx, Il Capitale III, p. 202). “”Il prodotto annuo sociale costa di due parti: la prima comprende i mezzi di produzione, la seconda i mezzi di consumo; tutte e due sono da trattarsi separatamente”” (Marx, II, p. 386). “”Sinché abbiamo esaminato la produzione del valore e il valore dei prodotti del capitale in quanto capitale individuale, la forma naturale del prodotto-merce era del tutto indifferente per l’analisi, consistesse essa ad esempio in macchine oppure in grano oppure in specchi. Si trattava sempre di un esempio, e qualunque ramo di produzione poteva ugualmente servire da illustrazione…Questo modo puramente formale di esposizione non è più sufficiente, quando si consideri il capitale complessivo sociale e il suo prodotto-valore. La ritrasformazione di una parte del valore dei prodotti in capitale, il passaggio di un’altra parte nel consumo individuale sia della classe capitalistica che della classe operaia, costituisce un movimento entro lo stesso valore dei prodotti, nel quale si è espresso il risultato del capitale complessivo, e questo movimento è non soltanto sostituzione di valore ma sostituzione di materia, e perciò è determinato tanto dal rapporto reciproco delle parti costitutive di valore del prodotto sociale quanto dal loro valore d’uso, dalla loro figura materiale”” (II, p. 413). Questi passi descrivono la metastasi in Marx. Data l’ipotesi che tutte le industrie produttrici di beni capitali formino un gruppo di industrie che sono identiche nella composizione del valore del capitale e che tutte le industrie produttrici di beni salario e di lusso formino un altro gruppo analogo, è possibile dimostrare da un lato che abbiamo una proporzionalità tra i prezzi e i valori di tutti i beni capitali e una proporzionalità, diversa dalla prima, fra i prezzi e i valori di tutti i beni salario e di lusso, e dall’altro lato che tutte le industrie produttrici di beni capitali e tutte le industrie produttrici di beni salario e di lusso possono essere aggregate in due sezioni, una sezione che produce mezzi di produzione e una sezione che produce articoli di consumo, senza generare alcuna deviazione dovuta all’aggregazione. Nel volume II Marx sviluppò l’analisi a due sezioni della riproduzione semplice e allargata, e il duale di questa fu discusso nel libro III come problema della trasformazione dei valori in prezzi. E’ evidente che lo scopo di Marx non era quello di dimostrare la proporzionalità di prezzi e valori in una economia capitalista, ma, al contrario, di spiegare perché essi potevano differire quando i lavoratori non possedevano più i mezzi di produzione, dovevano quindi vendere la loro forza-lavoro sul mercato. Non dovremmo considerare il libro III come un ritorno alla teoria economica convenzionale, come spesso hanno fatto i critici della teoria economica marxiana. Allo stesso tempo non dovremmo neppure considerare il libro I, basato sulla proporzionalità fra tutti i prezzi e i valori, come l’essenza della teoria economica marxiana, come hanno fatto molti marxisti. Fra il volume I e il volume III non vi è dunque alcuna contraddizione, ma semplicemente uno sviluppo, dall’analisi a un settore all’analisi a due settori.”” (pag 49-50) [M. Morishima, La teoria economica di Marx. Una teoria duale del valore e della crescita, 1974]”,”MADS-009-FPA”
“MORISI Anna”,”La guerra nel pensiero cristiano dalle origini alle crociate.”,”Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano (1963) «I primi secoli della nostra era videro il cristianesimo impegnato a definire i rapporti della nuova fede con il vecchio mondo e con la vita civile nelle sue varie e molteplici manifestazioni; tuttavia i documenti dell’epoca, che ci portano la eco di numerosissime discussioni, su tutti gli altri aspetti del vivere sociale (stato e famiglia, schiavitù e lavoro, e perfino digiuni ed altre particolarissime questioni) sono, per quanto riguarda il problema della guerra, quasi del tutto muti. Solo poche frasi, a volte poche parole,(…)» (pag 3) «Se Tertulliano aveva invitato i cristiani a tenersi lontani dall’esercito perchè la vita militare era assolutamente incomparabile con i precetti del cristianesimo e se Origene, considerando i cristiani come una classe privilegiata, era arrivato agli stessi risultati, (…) Cipriano rivela una precisa ostilità di principio e, sottolineando proprio il tema dell’uccisione, giunge ad una diversa soluzione. (…) non va dimenticato che Cipriano conobbe la persecuzione, la prima grande persecuzione che portò al massimo la tensione tra cristianesimo ed impero; tuttavia non si può interpretare questo problema in modo, (…) troppo meccanico, ammettendo che solo in epoca di persecuzioni si risvegliassero nei cristiani sentimenti antimilitaristici, quasi che l’accettazione della guerra da parte loro fosse una contropartita che essi offrissero alla benevolenza che l’impero dimostrava nei loro riguardi. È vero che lo scrittore più antimilitarista dei primi secoli fu Lattanzio che, contemporaneo a Diocleziano, vide le più gravi repressioni compiute contro i cristiani, ma non si può ignorare che una analoga concezione della guerra ebbero anche Martino di Tours, Basilio Magno, S. Gerolamo, S. Giovanni Crisostomo, Paolino di Nola, Isidoro di Pelusio, personaggi che vissero in un’epoca in cui, se il cristianesimo non era ancora religione di stato, non si sentiva più parlare di persecuzione». (pag 65, 66) «In questi anni, la posizione rigorista di Tertulliano è superata dallo sviluppo stesso delle cose, perchè la grande diffusione del cristianesimo che contava ormai i suoi fedeli in tutte le classi sociali (…) e gli ambienti politici ed amministrativi dello stato, imponeva di considerare il problema della conciliazione con lo stato, non più come una semplice eventualità, ma come una meta che era assolutamente necessario raggiungere». (pag 67) «È notevole (…) che gli scrittori che (…) si sono dichiarati contrari alla guerra (…) siano quasi tutti africani. (…) Eppure proprio dall’Africa doveva venire Agostino, il primo che con lucidità e realismo politico veramente eccezionali, diede al problema la soluzione che poi fu la teoria ufficiale della Chiesa cattolica lungo il corso dei secoli». (pag 69).”,”QMIx-227-FSL”
“MORISON Bradley L.”,”Sunlight on your doorstep. The Minneapolis Tribune’s First Hundred Years, 1867-1967.”,”L’A è un giornalista della Minneapolis Tribune. Appoggiati i candidati per il merito piuttosto che per il partito di appartenenza. “”The Cowles objective of politically independent newspapers could not have been readily apparent to the casual reader of the 1940’s, who must have noted the strong preference usually expressed for Republican candidates. But gradually the spirit of independence began to assert itself. In June 1947, the Tribune examined the record of Minneapolis Mayor Hubert H. Humphrey, a Democratic-Farmer-Laborite runnin on a non-partisan ticket, and concluded that he deserved reelection. From that point on, there was a growing tendency to consider candidates on merit, rather than on the basis of party affiliation, when indicating editorial preferences.”” (pag 136)”,”EDIx-075″
“MORISON Samuel Eliot”,”In guerra su due oceani. Breve storia della marina degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale.”,”MORISON è cattedratico di Storia Americana all’ Università di Harvard ha vissuto personalmente il conflitto imbarcandosi su 11 diverse unità e partecipando a sette battaglie navali. La battaglia delle Salomone orientali. 25 agosto 1942. Guadalcanal. “”Il più importante fattore di vittoria fu, tuttavia, costituito dai Marines. Quando i trasporti e le navi superstiti partirono il 9 agosto, avevano sbarcato circa 16.000 Marines, ma meno della metà dei loro approvvigionamenti e delle loro armi era stata scaricata. I “”colli di cuoio”” tiravano la cintola e vivevano con due pasti al giorno, consumando le grosse provviste di riso che i Giapponesi avevano gentilmente lasciate (…)””. (pag 178) “”Questa battaglia del fiume Tenaru, un modello di sforzi perfettamente coordinati, liberò il fianco orientale dei Marines ed ebbe effetti di grande portata. Era il primo serio combattimento del Corpo contro i Giapponesi tanto strombazzati per la loro abilità nella guerra nella giungla, e dimostrò che, dei due, l’ americano era il migliore combattente, anche sul terreno preferito dal nemico. Da quel momento i Marines degli Stati Uniti furono invincibili. Questo dimostrò anche quale errore sia affidarsi a forze frammentarie ma i “”signori della guerra”” giapponesi non prestarono attenzione a questo insegnamento; e non ne prestò nemmeno Yamamoto. Un antico proverbio cinese dice: “”Un leone usa tutta la sua potenza nell’ attaccare un coniglio””. Yamamoto si era attenuto a quel principio a Midway ma il coniglio aveva vinto; ed ora egli era ritornato alla dottrina del poco per volta, riservando le sue migliori unità per una futura offensiva a fondo””. (pag 178-179)”,”QMIS-108″
“MORISON William W. DROHAN Thomas E.”,”The Story of Foremost-McKesson, Inc.”,”Fondo Palumberi William W. Morison Chairman of the Board; Thomas E. Drohan President and Chief Executive Officer, foremost.McKesson, Inc, San Francisco.”,”ECOG-070″
“MORISON Samuel Eliot COMMAGER Henry Steele”,”Storia degli Stati Uniti d’America. Vol. I.”,”Samuel Eliot Morison, Harvard University. Henry Steele Commager, Columbia University.”,”USAG-004-FL”
“MORISON J.L.”,”Lawrence of Lucknow, 1806-1857. Being the Life of Sir Henry Lawrence retold from his private and public papers.”,”Henry Montgomery Lawrence, nato il 28 giugno 1806 a Matara, in Ceylon britannica, è stato un militare e amministratore britannico 1. Ha servito nell’esercito britannico e ha partecipato alla prima guerra anglo-birmana, alla prima guerra anglo-afghana e alla prima guerra anglo-sikh 1. È stato il fondatore dei Lawrence Military Asylums e ha guidato un gruppo di amministratori del Punjab soprannominati ‘Henry Lawrence’s Young Men’ 1. È stato anche il Residente Ministro a Lahore e il Commissario Capo dell’Oudh 2. È morto il 4 luglio 1857 durante l’assedio di Lucknow durante la ribellione indiana del 1857 13. La ribellione indiana del 1857, nota anche come la prima guerra d’indipendenza indiana, fu una rivolta violenta contro il dominio britannico in India. L’assedio di Lucknow fu uno degli eventi più significativi della ribellione. L’assedio durò dal 30 maggio al 27 novembre 1857 e vide la guarnigione britannica a Lucknow isolata e assediata. La guarnigione resistette per oltre due mesi e fu alleviata solo a settembre. Con l’aumento della ribellione, il comando britannico combinato a Lucknow fu nuovamente assediato e richiese il salvataggio del nuovo comandante in capo, il tenente generale Sir Colin Campbell. Ciò è stato ottenuto alla fine di novembre dopo una sanguinosa avanzata attraverso la città 123. (copil)”,”UKIQ-012-FSD”
“MORITA Akio, con Edwin M. REINGOLD e Mitsuko SHIMOMURA”,”Made in Japan. Autobiografia del presidente della Sony.”,”MORITA Akio è dal 1976 presidente del consiglio d’ amministrazione e amministratore delegato della Sony Corporation. REINGOLD ha diretto per undici anni l’ ufficio di Tokyo del settimanale ‘Time’. SHIMOMURA è un’ autorevole giornalista giapponese, specializzata in politica e affari internazionali. Motivazione dipendenti. “”Quello che noi dell’ industria abbiamo imparato avendo a che fare con la gente è che essa non lavora semplicemente per il denaro, e che se vuoi motivarla il denaro non è il mezzo più efficace. Per motivare i dipendenti occorre introdurli nella famiglia, e trattarli come suoi membri rispettati. Certo, nella nostra nazione monorazziale la cosa è probabilmente più facile che altrove, ma è sempre possibile se si ha una popolazione istruita.”” (pag 163)”,”JAPE-015″
“MORIZET André”,”Chez Lenine et Trotski, Moscou 1921.”,”MORIZET è andato in Russia nel giugno e luglio 1921 come membro della delegazione del Partito Comunista francese al terzo congresso dell’ Internazionale. Le impressioni riportate sono quelle di uomo le cui convinzioni e il suo passato sono state favorevoli alla rivoluzione bolscevica. Ma mostra imparzialità nei giudizi e un occhio ‘fotografico’ su quello che avviene nella Repubblica sovietica. “”La rivoluzione russa ha utilizzato tutto ciò che ha scoperto di buono tra gli ex-quadri, ma essa ha, come la sua antesignana, fatto sorgere dei capi dai più umili ranghi: Azime, che comanda sul Volga, era un ufficiale inferiore cosacco, Budienni, che forma le prime unità di cavalleria contro Denikin e si vede porre alla testa della cavalleria sovietica, era sottufficiale. Frunze, il vincitore di Wrangel, serviva oscuramente a Iaroslav, nell’ intendenza, quando il generale Novitski, chiamato da Trotsky al comando della IV armata, lo designa come il più degno sollecitando l’ onore di servire ai suoi ordini. Si potranno anche citare dei capi che il Commissariato della guerra ha cercato fuori dai ranghi, come Muralov, ieri, comandante d’ armata, oggi governatore di Mosca, e precedentemente agronomo””. (pag 113) “”Altri, come Tukhachevski, governatore di Smolensk, che fu generalissimo contro la Polonia, si sono convertiti durante la guerra. Già capitano al reggimento Semenovski, è divenuto bolscevico duranta la prigionia in Germania””. (pag 112)”,”RIRO-253″
“MORLEY John”,”The Life of William Ewart Gladstone. (1809-1872). Vol. I.”,”Le precedenti edizioni (in 3 volumi) e ristampe sono del 1903 e 1904. Volume 1 di 2, MORLEY John: Lord, visconte MORLEY di Blackburn (Blackburn, 24 dicembre 1838 – Wimbledon, 23 settembre 1923) è stato un politico e scrittore britannico. Dopo la professione di giornalista fu eletto alla Camera dei comuni nel 1883. Capo segretario per l’Irlanda nel 1886 e tra il 1892 e il 1895; Segretario di Stato per l’India tra il 1905 e il 1911; lord Presidente del Consiglio tra il 1910 e il 1914. Fu un raffinato commentatore politico e un biografo di GLADSTONE W. E. (1809-1898) a cui si ispirò politicamente. Considerato tra i maggiori intellettuali liberali dell’epoca, dal 1889 si oppose alle richieste del Sindacato di Newcastle volte a introdurre un orario di lavoro giornaliero di otto ore per legge, ritenendo (da liberale) che lo Stato non dovesse intervenire nei processi economici; si oppose all’imperialismo e alla guerra anglo-boera; la sua contrarietà ad entrare in guerra a fianco della Russia lo estromise dal governo britannico nell’agosto del 1914. Tra le sue opere: “”On Compromise”” (1874) analizzò il ruolo della politica e la natura del compromesso; scrisse le biografie di BURKE Edmund, COBDEN Richard, CROMWELL Oliver e del suo riferimento politico GLADSTONE William Ewart. <> (Frase di GLADSTONE W. E., pag. 993, Vol. 1) <> (pag. 993, Vol 1)”,”UKIQ-001-FSL”
“MORLEY John”,”The Life of William Ewart Gladstone. (1872-1898). Vol. II.”,”edizione del 1906. Le precedenti edizioni (in 3 volumi) e ristampe sono del 1903 e 1904. MORLEY John: Lord, visconte MORLEY di Blackburn (Blackburn, 24 dicembre 1838 – Wimbledon, 23 settembre 1923) è stato un politico e scrittore britannico. Dopo la professione di giornalista fu eletto alla Camera dei comuni nel 1883. Capo segretario per l’Irlanda nel 1886 e tra il 1892 e il 1895; Segretario di Stato per l’India tra il 1905 e il 1911; lord Presidente del Consiglio tra il 1910 e il 1914. Fu un raffinato commentatore politico e un biografo di GLADSTONE W. E. (1809-1898) a cui si ispirò politicamente. Considerato tra i maggiori intellettuali liberali dell’epoca, dal 1889 si oppose alle richieste del Sindacato di Newcastle volte a introdurre un orario di lavoro giornaliero di otto ore per legge, ritenendo (da liberale) che lo Stato non dovesse intervenire nei processi economici; si oppose all’imperialismo e alla guerra anglo-boera; la sua contrarietà ad entrare in guerra a fianco della Russia lo estromise dal governo britannico nell’agosto del 1914. Tra le sue opere: “”On Compromise”” (1874) analizzò il ruolo della politica e la natura del compromesso; scrisse le biografie di BURKE Edmund, COBDEN Richard, CROMWELL Oliver e del suo riferimento politico GLADSTONE William Ewart. <> (pag 115, GLADSTON W., 1875)”,”UKIQ-002-FSL”
“MORLEY Christopher”,”La libreria stregata.”,”‘””Il Libro che avrebbe potuto evitare la guerra. Ora che la guerra è finita è il momento buono per leggere ‘I Dinasti’ di Thomas Hardy. Io non voglio vendere questo libro perché è uno dei più grandi tesori che posseggo. Ma se qualcuno mi garantisce di leggere tutt’e tre i volumi, e di assorbirli nella sua mente, glieli presterò volentieri. Se un buon numero di tedeschi riflessivi avesse letto ‘I Dinasti’ prima del luglio 1914, non ci sarebbe stata la guerra. Se si potesse farlo leggere a ogni delegato alla Conferenza della Pace, prima di cominciare le sedute, non ci sarebbero più guerre”” (R. Mifflin)’ (pag 75-76)”,”VARx-066-FSD”
“MORLEY-FLETCHER Edwin”,”Per una storia dell’idea di “”minimo sociale garantito””. Traccia di bibliografia ragionata – I.”,”Marx Hegel, la difesa della classe povera e della dignità del lavoro “”In Inghilterra, l’insieme di tali suggerimenti sembrerà trovare una pronta, quanto parziale e deteriore applicazione con l’introduzione dello ‘Speenhamland system’ (1795), ossia della modifica di fatto della ‘poor law’ sino a garantire, un reddito minimo indicizzato al costo della farina (…), lo ‘Speenhamhand system’ sarà duramente accusato di fungere da disincentivo al lavoro e infine interamente smantellato con la riforma benthamita della ‘poor law nel 1834, in seguito alla quale l’assistenza verrà erogata solo a chi accetti di lavorare nelle famigerate ‘work-houses’ (…). L’esperienza dello ‘Speenhamland system’ sarà seguita con preoccupato interesse anche da Hegel. Essa attiene, per il filosofo tedesco, al problema per cui “”il decadere di una grande massa al di sotto di un certo modo di sussistenza…. – e, quindi il far fronte alla perdita del sentimento del diritto, della giuridicità e della dignità, mediante un’attività e mediante un lavoro particolari – produce la formazione della plebe, il che, al tempo stesso, porta con sé, in cambio la più grande facilità di concentrare in poche mani ricchezze sproporzionate”” (Grundlineen der Philosophie des Rechts, § 244, 1821; trad. di F. Messineo, Laterza, Bari, 1965, p. 204)”” (pag 300); “”La complessiva influenza hegeliana si risentirà fortemente anche in Marx su questi temi; e tanto più, anzi, allorché avrà abbandonato l’iniziale atteggiamento “”critico di sinistra””, per svolgere invece la propria autonoma teorizzazione orientata al comunismo. Potrà dapprima leggersi, in uno dei suoi primissimi scritti, un brano di indubbia suggestione quale il seguente: “”La legna caduta ci serve da esempio. Essa è tanto poco in rapporto organico con l’albero vivente, quanto la pelle caduta col serpente. La natura stessa rappresenta nei rami e nelle fronde secchi e caduti, separati dalla vita organica in contrasto agli alberi e tronchi ben radicati, ricchi di linfa che assimilano organicamente aria, luce acqua e terra trasformandoli nella propria forma e vita individuale, il contrasto tra povertà e ricchezza. E’ un’immagine fisica della povertà e della ricchezza. La povertà umana sente questa affinità e da tale sentimento deduce il proprio diritto di proprietà; e perciò, mentre riconosce la ricchezza fisico-organica al proprietario legittimo, rivendica la miseria fisica al bisogno e alla casualità che gli è connessa. In questa attività delle forze elementari riconosce una forza amica, più umana degli uomini. In luogo dell’arbitrio casuale dei privilegiati è subentrata la casualità degli elementi che strappano alla proprietà privata quanto essa non concede più volontariamente. Le elemosine che vengono gettate per la via, non spettano ai ricchi più di queste ‘elemosine della natura’. Ma già nella propria ‘attività’ i poveri trovano il proprio diritto. Nel ‘raccogliere’, la classe elementare della società umana si pone di fronte ai prodotti delle forze elementari della natura con un atteggiamento che ad essi dà un ordine. Lo stesso si ha coi prodotti che nel loro crescere allo stato selvaggio rappresentano un accidente del tutto casuale della proprietà, e inoltre, per il loro scarso valore non costituiscono oggetto di attività per il vero proprietario; e lo stesso col racimolare, con lo spigolare e coll’esercitare di simili diritti consuetudinari. Vive in queste consuetudini della classe povera un istintivo senso del diritto, la loro radice è positiva e legittima, e la forma del ‘diritto consuetudinario’ è in questo caso tanto più conforme a natura, in quanto l”esistenza stessa della classe povera’ costituisce finora una ‘mera consuetudine’ della società civile, che ‘non ha ancora trovato un posto adatto nell’ambito dell’articolazione dello Stato'”” (‘Dibattiti sulla legge contro i furti di legna’, Rheinische Zeitung, 27 ottobre 1842, ora in K. Marx – F. Engels, Opere, I, a cura di M. Cingoli e N. Merker, Editori Riuniti, Roma, 1980, p. 232-233)”” (pag 308) [Edwin Morley-Fletcher, ‘Per una storia dell’idea di “”minimo sociale garantito””. Traccia di bibliografia ragionata’, (in) ‘Quaderni della Rivista Trimestrale’ n° 64-66, ottobre-marzo 1980-81] L’autore. IL PDS E L’ ECONOMIA / CHI SONO I NUOVI CONSIGLIERI DI D’ ALEMA IL NOSTRO MOTTO? MASSIMO E RIGORE Hanno fra i 40 e i 50 anni. Non sono iscritti al partito. Hanno studiato all’ estero o comunque hanno alle spalle esperienze internazionali. Sono stimati da Bankitalia e Confindustria. E guideranno l’ eco – cammino della Quercia. Sono Marcello Messori, Piercarlo Padoan, Nicola Rossi… Si chiamano Marcello Messori, PierCarlo Padoan, Nicola Rossi ed Edwin Morley – Fletcher. Per i frequentatori delle sezioni della Quercia e delle feste dell’ Unita’ sono degli illustri sconosciuti, ma sono loro che dovranno suggerire al Pds e al suo leader Massimo D’ Alema le idee giuste per portare l’ Italia in Europa e conciliare nel percorso le necessarie “”lacrime e sangue”” con il tradizionale insediamento popolare e sindacale del partito. I “”nuovi”” economisti della Quercia hanno tra loro molte cose in comune: sono quasi tutti esterni al partito ma convinti che “”in Italia il rigore non possa che essere di sinistra””, hanno un’ eta’ che oscilla tra i 40 e i 50 anni e vantano ottime esperienze internazionali, sono stimati anche nei santuari dell’ economia “”borghese””, come la Banca d’ Italia, la Confindustria e le grandi merchant. Si intuisce, inoltre, che tra loro e i vecchi guru della sinistra, i Sylos Labini e gli Spaventa, c’ e’ competizione e in qualche occasione anche quella polemica, tipica dei momenti di avvicendamento generazionale. Un altro minimo comun denominatore e’ il Cespe, diretto attualmente da un vecchio dirigente del partito, Alfredo Reichlin. Nel direttivo del centro studi ci sono Messori, Rossi e Padoan che lavorano fianco a fianco con alcuni economisti provenienti dal vecchio gruppo della “”Rivista trimestrale””, gli allievi di Franco Rodano, meglio conosciuti come “”i catto – comunisti””. Nel direttivo, infatti, c’ e’ il figlio di Franco, Giorgio, e fino a poco tempo fa anche un altro dei piu’ brillanti collaboratori della rivista, Alessandro Montebugnoli. Messori si occupa di banche ed e’ stato uno dei relatori del recente convegno Pds di Siena. Biellese, classe 1950, si e’ laureato a Torino con Claudio Napoleoni di cui e’ rimasto anche in seguito allievo. Di matrice marxista, formatosi sui grandi tomi tipo Grundrisse, (… ) CS 16.12.1996 (Dario Vico)”,”STOx-231″
“MORMORIO Diego”,”Il Risorgimento, 1848-1870.”,”Diego Mormorio è storico e critico fotografico. Ha curato mostre e libri. E’ il curatore dell’apparato iconografico del volume ‘Da Quarto al Volturno’ di G.C. Abba (Sellerio 1993).”,”FOTO-064″
“MORNESE Corrado BURATTI Gustavo a cura, saggi di Salvatore NASCARELLA Gabriele ZANELLA Augusto ILLUMINATI Carlo GRANDE Michela ZUCCA Tavo BURAT Paolo CRISTOFOLINI Fiorella DE MICHELIS PINTACUDA Roberto Andrea LORENZI Silvana BARTOLI Giorgio BOUCHARD Ida CAPPIELLO Georges ROUGERON Amedeo VIGORELLI Federico BATTISTUTTA Elena URGNANI”,”Eretici dimenticati. Dal medioevo alla modernità.”,”Corrado Mornese (1950), studioso dei movimenti ereticali medievali e dell’antica civiltrà della montagna, è uno dei promotori del Centro Studi Dolciniani di Biella. Gustavo Buratti (1932), è coordinatore del Centro Studi Dolciniani di Biella, di cui è stato uno dei fondatori nel 1974.”,”RELC-045-FL”
“MORNESE Corrado BURATTI Gustavo, a cura, Saggi di Tavo BURAT J.C. DE HAAN Giovanni CERINO BADONE Carlo OTTONE Piero DELMASTRO Aldo FAPPANI Paolo RICCA”,”Fra Dolcino e gli Apostolici tra eresia, rivolta e roghi.”,”Corrado Mornese (1950), studioso dei movimenti ereticali medievali e dell’antica civiltrà della montagna, è uno dei promotori del Centro Studi Dolciniani di Biella. Gustavo Buratti (1932), è coordinatore del Centro Studi Dolciniani di Biella, di cui è stato uno dei fondatori nel 1974.”,”RELC-046-FL”
“MORNESE Corrado”,”Eresia dolciniana e resistenza montanara.”,”Corrado Mornese (1950), studioso dei movimenti ereticali medievali e dell’antica civiltrà della montagna, è uno dei promotori del Centro Studi Dolciniani di Biella.”,”RELx-018-FL”
“MORO Tomas”,”Utopia.”,”Nato a Londra nel 1478, Thomas MORE stabilisce rapporti di amicizia personale con ERASMO DA ROTTERDAM, e ottiene incarichi ufficiali in Inghilterra che esercita con “”plauso, rettitudine e disinteresse””. Per tre anni fu cancelliere del Governo inglese. Ne 1535 fu decapitato per mandato del re ENRICO VIII. Utopia fu pubblicato nel 1516 e rappresenta un salto nel tempo e la descrizione delle realizzazioni ammirabili del governo e della società di un’ isola meravigliosa.”,”SOCU-103″
“MORO Alessandro”,”Trattamento automatico delle informazioni.”,”Alessandro Moro, incaricato di trattamento automatico delle informazioni presso l’Istituto Tecnico Commerciale Statale P. Verri di Milano, e responsabile del centro elettronico ivi installato, è stato uno dei primi quattro docenti cui fu affidato tale insegnamento fin dall’istituzione dei corsi sperimentali di specializzazione in programmazione elettronica. In tale veste ha collaborato alla definizione dei programmi e delle tecniche d’insegnamento attraverso ripetuti incontri ad alto livello presso il Ministero della Pubblica Istruzione. Formatosi alla scuola dell’Università Bocconi, prima di dedicarsi all’insegnamento dell’informatica, è stato per alcuni anni Assistente alla cattedra di Ragioneria e Tecnica presso lo stesso Istituto Verri.”,”SCIx-168-FL”
“MORO Tommaso”,”L’Utopia o la migliore forma di repubblica.”,”‘Nessuno è divino che non sia umano, nessuno è umanissimo che non sia divino’ (Marsilio Ficino) (in apertura)”,”SOCU-001-FRR”
“MORO Tommaso (MORE Thomas)”,”Lettere dalla prigionia.”,”Tommaso Moro nacque a Londra nel 1478. Membro del Parlamento, fu nominato Lord Cancelliere nel 1529 da Enrico VIII. Quando il re ripudiò Caterina d’ Aragona per sposare Anna Bolena e si mise in urto con Roma, Moro si rifiutò di rinnegare l’autorità papale. Fu incarcerato e giustiziato nel 1535.”,”BIOx-400″
“MORO Renato”,”La Chiesa e lo sterminio degli ebrei.”,”””I muri della separazione non salgono fino al cielo”” (massima cristiana) (in apertura) Renato Moro insegna Storia contemporanea nella Terza Università di Roma. Con il Mulino ha pubblicato ‘La formazione della classe dirigente cattolica (1929-1937)’, (1979). Chiesa cattolica tedesca e concessioni al nazismo. “”La Chiesa cattolica tedesca ebbe un atteggiamento assai perplesso circa il movimento nazionalsocialista negli anni della sua scalata al potere, tanto che vennero espressi su di esso una serie di divieti e di riserve ufficiali. Tra il 1930 e il 1933 il movimento hitleriano trovò tuttavia simpatie ed appoggi negli ambienti cattolici conservatori. Anche all’interno del Vaticano si guardava a Hitler – lo disse lo stesso papa Pio XI – come al «primo e unico uomo di Stato che parla pubblicamente contro i bolscevichi», i quali rappresentavano in quel momento una grandissima preoccupazione per la Santa Sede (2). Il 23 marzo 1933 Hitler avrebbe promesso al Reichstag che avrebbe assicurato a entrambe le confessioni cristiane l’influsso che loro spettava sul terreno scolastico ed educativo e il partito cattolico del Centro (Zentrum) votò a favore della legge che gli conferiva i pieni poteri. Il 28 marzo i vescovi con una pubblica dichiarazione ritiravano i precedenti divieti. Il 7 aprile iniziarono ufficialmente le trattative per la stipula di un concordato tra il Reich e la Santa Sede: il regime nazista vi cercava un allargamento del consenso e la possibilità dell’eliminazione del Zentrum come portavoce degli interessi ecclesiastici; il Vaticano, probabilmente influenzato e condizionato proprio dalle decisioni prese dalla Chiesa tedesca (3), vi vedeva, di fronte al pericolo già chiaramente presagito di un regime fortemente statalista e autoritario, la possibilità di tutelarsi ottenendo una serie di concessioni quali nessun governo tedesco aveva mai fatto. L’entusiasmo per la conclusione dell’accordo, il riconoscimento al nazismo di aver salvato la Germania dal «caos bolscevico», le nostalgie per una società autoritaria e gerarchica, l’influenza dell’esempio italiano con il soddisfacente ‘modus vivendi’ raggiunto tra cattolicesimo e fascismo, da una parte, e, dall’altra, la preoccupazione per la immediata violazione dei patti sottoscritti, come per i pesanti interventi contro l’associazionismo cattolico, contro la stampa e la scuola confessionale, si mescolarono così immediatamente per i vescovi tedeschi, avviando quella lunga guerra di posizione tra Chiesa e Stato, che, da parte cattolica, fu essenzialmente una difficile guerra di difesa e di contenimento”” (pag 103-104) [(2) Cit. in G. Miccoli, ‘La Santa Sede nella II guerra mondiale’, cit. p 199; (3) Cfr. le osservazioni di Miccoli, ‘I dilemmi e i silenzi di Pio XII, cit., p. 123] Guerra e imparzialità vaticana (pag 113)”,”RELC-416″
“MORO Renato”,”Il «modernismo buono». La «modernizzazione» cattolica tra fascismo e postfascismo come problema storiografico.”,”””È stato Mario G. Rossi a richiamare al “”peso decisivo”” dell’imperialismo anche nella storia del cattolicesimo contemporaneo”” (la modernizzazione cattolica come progetto politico) (pag 710)”,”RELC-014-FGB”
“MORO Renato”,”La Chiesa e lo sterminio degli ebrei.”,”Renato Moro insegna Storia contemporanea nell’Università di Roma Tre. Con il Mulino ha già pubblicato La formazione della classe dirigente cattolica. 1929-1937.”,”RELC-074-FL”
“MOROSI Silvia RASTELLI Paolo”,”L’Europa in fiamme. Settembre 1939: l’inizio della Seconda guerra mondiale:”,”””A ottant’anni dall’invasione tedesca della Polonia, questo libro ci riporta alle ragioni profonde della guerra cui si deve, tuttora, l’assetto globale delle relazioni internazionali”” (4° di copertina) Silvia Morosi, milanese, classe 1986, approda nel 2014 al ‘Corriere della Sera, dopo aver frequentato la scuola di giornalismo Walter Tobagi. Laureata in Storia contemporanea, ama leggere e scrivere di fatti e misfatti del Novecento. Paolo Rastelli romano di nascita ma milanese d’adozione, ha lavorato all’agenzia di stampa Radiocor, all’Ansa e al ‘Corriere della Sera’. Appassionato di storia ha contribuito alla serie di libri che il ‘Corriere’ ha dedicato ad importanti anniversari storici. Il sodalizio tra i due autori è iniziato con il reportage ‘Hiroshima, 6 agosto 1945. Il giorno che il sole cadde sulla terra’ (6 agosto 2015) e prosegue sul blog ‘Poche Storie’). Ha prodotto libri pubblicati dal ‘Corriere’ ‘Caporetto, 24 ottobre 1917. Storia e leggenda di una disfatta’ e ‘4 novembre 1918. Fu vera gloria? Storia e mito di Vittorio Veneto’, pubblicati dal ‘Corriere’. [‘Le prime richieste di Hitler ai polacchi erano abbastanza ragionevoli: la restituzione di Danzica, che era amministrata da un commissario della Società delle Nazioni (nel 1939 era lo svizzero Carl Jacob Burckhardt), e l’apertura di una strada a sovranità tedesca tra Pomerania e Prussia orientale attraverso il Corridoio. Il tutto in cambio dell’adesione della Polonia al patto anti-Comintern, un accordo diretto contro l’Unione Sovietica siglato tra Giappone e Germania nel 1936, al quale nel novembre 1937 aveva aderito anche l’Italia. Il ministro degli esteri polacco Józef Beck, imbaldanzito dalla protezione britannica, si rifiutò però di trattare sulle richieste tedesche, ma nello stesso tempo indebolì la posizione negoziale della Gran Bretagna nei confronti dell’Urss, di cui Varsavia diffidava profondamente, ma senza il cui aiuto era impossibile sia soccorrere la Polonia in caso di attacco sia esercitare una maggiore deterrenza sulla Germania. D’altronde, uno dei capisaldi della politica di Beck, ereditata dal dittatore ed eroe nazionale Józef Pilsudski (morto nel 1935), era l’equidistanza da Germania e Urss: la Polonia negli anni Venti, meno di due decenni prima, era stata resa sicura da due guerre vittoriose, la cui memoria era ancora fresca, con entrambe le nazioni vicine. Una stretta neutralità era considerata l’unica vera garanzia per il futuro del Paese’ (pag 158); ‘Tornando al 1939, l’ultimo fattore era la netta percezione che i rapporti di forza stavano cambiando. Sia Francia che Gran Bretagna avevano iniziato a riarmarsi dal 1936 e stavano raggiungendo il livello della Germania. Il nuovo sistema di difesa aerea della Gran Bretagna, basato sul radar e sul controllo centralizzato da terra, via radio, di moderni caccia monoplani, era quasi completato e la produzione di carri armati e aeroplani delle industrie francesi e britanniche, nell’estate del 1939, aveva superato quella tedesca. Una situazione che però non sarebbe durata a lungo, poiché Hitler avrebbe presto avuto a disposizione e a regime le risorse delle sue nuove conquiste orientali. I bilanci di Parigi e Londra, di contro, stavano cominciando a soffrire per surriscaldamento provocato dall’«economia di guerra senza guerra», con rischi di inflazione e danno per la stabilità delle valute. Quindi quello era il momento buono per fermare il dittatore nazista: con la deterrenza frutto della crescente forza per indurlo a cedere o con la guerra combattuta con la stessa forza se non avesse ceduto. In questo quadro il risveglio dei sentimenti antitedeschi nelle opinioni pubbliche anglo-francesi appare importante ma certo non decisivo per il cambio di indirizzo dei leader. Anzi è fondato il sospetto che il mutamento del ‘sentiment’ dei popoli sia stato più anticipato e provocato dai governi che seguito da essi (17). Anche con tutte queste giustificazioni, la decisione di Chamberlain di garantire l’integrità della Polonia fu accolta da un mare di critiche nel 1939 da parte dell’ establishment politico-militare e dagli storici nei decenni successivi. Mezzo secolo dopo Roy Denman, uno dei protagonisti dell’adesione della Gran Bretagna alla Cee, definì la mossa del premier «l’impresa più spericolata mai effettuata da un governo britannico. Mise la decisione sulla pace o la guerra in Europa nelle mani di una dittatura militare avventurista, intransigente e gradassa». Duff Cooper, che si era dimesso da Primo Lord dell’Ammiragliato (ossia ministro della Marina) per protesta contro il cedimento di Monaco, scrisse nel suo diario che «mai prima nella nostra storia abbiamo lasciato nelle mani di una delle potenze minori la decisione se la Gran Bretagna debba entrare o no in guerra». Quanto a Liddell Hart, che si dimise per protesta da corrispondente militar del «Times», la mossa combinava «la massima tentazione [per l’intransigenza polacca] con una palese provocazione [verso Hitler]» (18). Lo stesso Liddell Hart, nel dopoguerra, per descrivere il comportamento di Chamberlain & C., cedimenti continui seguiti da improvviso irrigidimento sulla questione polacca, avrebbe coniato la similitudine della caldaia: «E’ evidente che se noi vediamo qualcuno intento a caricare il fornello di una caldaia e lo lasciamo fare, decidendoci a intervenire solo quando la pressione del vapore ha superato il livello di pericolo, l’effettiva responsabilità di un’eventuale esplosione ricade su di noi» (19). Come era successo per la Cecoslovacchia, comunque, la possibilità di Gran Bretagna e Francia di aiutare Varsavia, qualora la garanzia non fosse stata sufficiente per fermare Hitler, stava nel cercare e ottenere l’aiuto militare di qualcuno che fosse a diretto contatto con il territorio polacco e potesse entrare in azione senza indugio. Questo qualcuno non poteva che essere l’Unione Sovietica. Così la diplomazia anglo-francese si mise in moto. Con calma, perché, pensavano Londra e Parigi, l’odio ideologico reciproco tra Hitler e Stalin avrebbe reso facile e veloce l’intesa dell’Occidente con l’URSS. Si sbagliavano’ (pag 160-162) [(17) Richard Overy, ‘The Origins of the Second World War’, Penguin Books, London, 1963, 5-12; 22-47; (18) Patrick J. Buchanan, ‘Churchill, Hitler and the Unnecessary War’, Random House, New York, 2008, 9-16; 27-53; (19) Basil Liddell Hart, ‘Storia militare della Seconda guerra mondiale’, Mondadori, Milano, 1970, p. 8]”,”QMIS-245″
“MOROZZO DELLA ROCCA Roberto”,”Le nazioni non muoiono. Russia rivoluzionaria, Polonia indipendente e Santa Sede.”,”MOROZZO DELLA ROCCA Roberto insegna storia dell’ Oriente europeo nell’ Università di Roma ‘La Sapienza’. Ha pubblicato vari volume (v. retrocopertina).”,”RELC-103″
“MOROZZO DELLA ROCCA Roberto”,”Le Nazioni non muoiono. Russia rivoluzionaria, Polonia indipendente e Santa Sede.”,”Roberto Morozzo della Rocca insegna storia dell’Oriente europeo nell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato i volumi: La fede e la guerra, Cappellani militari e preti-soldati 1915-1919, La politica estera i taliana e l’Unione Sovietica 1944-1948, Nazione e religione in Albania 1920-1944. Le Nazioni non muoiono, è una controversa espressione di Benedetto XV dinanzi alla contesa politica scatenata nell’Est europeo dalla prima guerra mondiale. Nel 1917-18 il crollo dell’Europa degli imperi, quello zarista, asburgico, germanico, suscita nuove nazioni, scatena i nazionalismi, provoca conflitti e guerre su vasta scala. Su questo sfondo, Roberto Morozzo della Rocca indaga i rapporti tra i bolscevichi e i cattolici, che non si fermano al binomio simbolico costituito dalle città di Roma e Mosca, ma sono parte delle lotte di popoli e di ideologie che scuotono l’Europa orientale tra il 1914 e il 1922.”,”RIRO-057-FL”
“MOROZZO DELLA ROCCA Roberto”,”Kosovo la guerra in Europa. Origini e realtà di un conflitto etnico.”,”Roberto Morozzo della Rocca insegna storia dell’Oriente europeo nell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato i volumi: La fede e la guerra, Cappellani militari e preti-soldati 1915-1919, La politica estera i taliana e l’Unione Sovietica 1944-1948, Nazione e religione in Albania 1920-1944. Le Nazioni non muoiono, è una controversa espressione di Benedetto XV dinanzi alla contesa politica scatenata nell’Est europeo dalla prima guerra mondiale. Nel 1917-18 il crollo dell’Europa degli imperi, quello zarista, asburgico, germanico, suscita nuove nazioni, scatena i nazionalismi, provoca conflitti e guerre su vasta scala. Su questo sfondo, Roberto Morozzo della Rocca indaga i rapporti tra i bolscevichi e i cattolici, che non si fermano al binomio simbolico costituito dalle città di Roma e Mosca, ma sono parte delle lotte di popoli e di ideologie che scuotono l’Europa orientale tra il 1914 e il 1922.”,”EURC-080-FL”
“MOROZZO DELLA ROCCA Roberto”,”Albania. Le radici della crisi.”,”Roberto Morozzo della Rocca, è nato a Roma nel 1955, insegna storia dell’Oriente europeo nell’Università di Roma La Sapienza. Ha pubblicato i volumi: La fede e la guerra, Cappellani militari e preti-soldati 1915-1919, La politica estera i taliana e l’Unione Sovietica 1944-1948, Nazione e religione in Albania 1920-1944. Le Nazioni non muoiono, è una controversa espressione di Benedetto XV dinanzi alla contesa politica scatenata nell’Est europeo dalla prima guerra mondiale. Nel 1917-18 il crollo dell’Europa degli imperi, quello zarista, asburgico, germanico, suscita nuove nazioni, scatena i nazionalismi, provoca conflitti e guerre su vasta scala. Su questo sfondo, Roberto Morozzo della Rocca indaga i rapporti tra i bolscevichi e i cattolici, che non si fermano al binomio simbolico costituito dalle città di Roma e Mosca, ma sono parte delle lotte di popoli e di ideologie che scuotono l’Europa orientale tra il 1914 e il 1922.”,”RELC-028-FL”
“MORPURGO Giorgio”,”La logica dei sistemi di regolazione biologica.”,”Giorgio Morpurgo è ordinario di Genetica presso l’Università di Perugia. É autore di numerose pubblicazioni tra cui, nelle esizioni Boringhieri, Dalla cellula alla società complessa e Capire l’evoluzione.”,”SCIx-102-FL”
“MORPURGO Michael”,”La guerra del soldato pace.”,”‘Durante la Prima guerra mondiale, tra il 1914 e il 1918, i plotoni di esecuzione giustiziarono oltre 290 soldati dell’esercito britannico e del Commonwealth, alcuni per diserzione e codardia, due soltanto si erano addormentati durante il turno di guardia. Oggi sappiamo che molti di quegli uomini erano stati traumatizzati dalle granate. Le corti marziali erano brevi, gli imputati spesso non avevano tutela legale. L’ingiustizia che hanno subito allora non è mai stata riconosciuta. Il governo britannico continua a rifiutare di concedere la grazia postuma’ (poscritto) Michael Morpurgo è nato nel 1943 in Inghilterra. Da giovane ha fatto il soldato, ma a capito molto presto che quella vita non faceva per lui. Poi ha provato a fare l’insegnante ed è diventato uno scrittore per ragazzi. Di questo libro racconta lui stesso la genesi: “”Mi successe di intervistare tre veterani, quando facevo ricerche per il mio libro ‘War Horse’. Mi raccontarono alcuni episodi che avevano vissuto. Non c’era poesia nelle loro storie, solo orrore e profonda tristezza per la perdita di cari amici. Così arrivai a scrivere ‘La guerra del soldato Pace””.”,”QMIP-290″
“MORRA Gianfranco”,”Marxismo e religione.”,”””Ma l’ uomo, quando è necessario, può rimanere senza paura Solo dinnanzi a Dio; lo protegge il suo candore E non ha bisogno né di armi né di astuzie Sino a quando l’ assenza di Dio lo aiuta””. F. Hoelderlin, Vocazione di un poeta (pag 16-17) “”Bisogna, allora, assumere piena consapevolezza che oggi trionfa un’ immagine inadeguata dell’ uomo. L’ uomo di oggi, non ci importa se sia borghese e socialista, è quello che Sergio Cotta, in un suo recente volume, ha chiamato ‘L’ uomo tolemaico’. Cosa significa “”uomo tolemaico””? Come è noto, Copernico, Galileo e Keplero hanno distrutto l’ immagine parziale e finita dell’ universo imperniato sulla terra. Ma il sistema copernicano, fondato sul rispetto della realtà oggettiva della natura (Newton: “”Hypotheses non fingo””), è trionfato solo nell’ astronomia; nell’ antropologia Tolomeo è ritornato. L’ uomo della tecnica è un uomo che pone se stesso al centro della realtà e considera tutto in funzione di se stesso. La natura è una realtà estranea da asservire senza alcun limite (…)””. (pag 287)”,”TEOC-390″
“MORRA Sergio; DELLA VALLE SIMONI Mario”,”Piaget e il marxismo (Morra); Sul concetto di «genesi» in Piaget (Della Valle Simoni).”,”‘Concretamente: i quattro fattori (maturazione biologica, esperienza fisica, esperienza sociale e verbale, fattore di equilibrio) agiscono in modo ‘relativamente continuo’. Ma questo accumulazione, relativamente continua, di quantità determina non uno sviluppo uniforme, cioè un «genetismo senza struttura», ma uno sviluppo per fasi, ‘discontinuo’, attraverso ‘salti di qualità’, che si producono a seguito delle contraddizioni tra le strutture esistenti e l’azione dei fattori che spingono al superamento di tali strutture; il salto di qualità, nel caso dello sviluppo psichico, è la genesi di una nuova struttura’ (pag 130)”,”TEOS-006-FGB”
“MORRA Sergio; DELLA VALLE SIMONI Mario”,”Piaget e il marxismo (Morra); Sul concetto di «genesi» in Piaget (Della Valle Simoni).”,”‘Concretamente: i quattro fattori (maturazione biologica, esperienza fisica, esperienza sociale e verbale, fattore di equilibrio) agiscono in modo ‘relativamente continuo’. Ma questo accumulazione, relativamente continua, di quantità determina non uno sviluppo uniforme, cioè un «genetismo senza struttura», ma uno sviluppo per fasi, ‘discontinuo’, attraverso ‘salti di qualità’, che si producono a seguito delle contraddizioni tra le strutture esistenti e l’azione dei fattori che spingono al superamento di tali strutture; il salto di qualità, nel caso dello sviluppo psichico, è la genesi di una nuova struttura’ (pag 130)”,”TEOS-006-FGB”
“MORRIS Richard B. a cura; saggi di MORRIS PESSEN MONTGOMERY TAFT BERNSTEIN BARBASH DUNLOP”,”A History of the American Worker.”,”Autori dei saggi: MORRIS, PESSEN, MONTGOMERY, TAFT, BERNSTEIN, BARBASH, DUNLOP.”,”MUSx-019″
“MORRIS James”,”Pax britannica. L’apologia di un impero. Lo splendore e l’eccentricità come strumenti di dominio.”,”James MORRIS è nato nel 1926. Dopo aver studiato ad Oxford, è stato per 10 anni corrispondente del Times e del Guardian. Ha così avuto una esperienza diretta degli eventi politici e militari nei vari continenti. Nel 1961, lasciato il giornalismo, si è dedicato alla scrittura di libri (‘Heavens’s Command’, ‘Pax Britannica’ ‘Farewell the trumpets’). Nel 1972 ha cambiato sesso: è diventato donna e da allora firma le sue opere come Jan MORRIS.”,”UKIx-019″
“MORRIS William a cura di Silvia ROTA-GHIBAUDI”,”Notizie da nessun luogo. Ovvero un’epoca di riposo. Capitoli di un romanzo utopistico. (1890)”,”Morris, William (Walthamstow 1834 – Hammersmith 1896), artista, poeta e pensatore politico britannico. La sua opera poetica e artistica privilegiava temi ed elementi decorativi caratteristici dell’arte medievale: i disegni per libri e le carte da parati richiamavano la precisione e l’eleganza dei manoscritti miniati; le poesie riprendevano i temi e lo stile delle antiche saghe. Nel 1861 fondò una società, di cui fecero parte anche Dante Gabriele Rossetti, Edward Burne-Jones e altri preraffaelliti, per realizzare incisioni, tappeti e oggetti in metallo e vetro colorato, con l’intento di valorizzare la tradizione dell’artigianato medievale e opporsi agli effetti alienanti della Rivoluzione industriale. Le idee e le tecniche applicate da Morris, che fu il”,”SOCU-034″
“MORRIS Eric”,”La guerra inutile. La Campagna d’ Italia 1943 – 1945.”,”Eric Morris, docente all’Università di Liverpool per quindici anni ha insegnato storia militare all’Accademia militare di Sandhurst. Esperto di strategia edi relazioni internazionali, è autore di numerosi testi di storia bellica (tra i quali ‘Corregidor’ e ‘Salerno’) e collabora a giornali e riviste specializzate. “”Montgomery e i suoi generali erano eccessivamente cauti. Gli italiani avevano subito perdite troppo gravi in Africa settentrionale. L’Italia perse la guerra su quella che i marinai dei suoi mercantili chiamavano «la rotta della morte», il percorso seguito dai convogli che facevano la spola fra i porti italiani e Tripoli, Bengasi e Tunisi. In tre anni avevano perduto in mare navi per un miione di tonnellate, quantitativi enormi di materiale e migliaia di soldati e marinai. Per i militari italiani tutte le vestigia dello spirito d’alleanza si erano da tempo dissolte. Vi era qualche eccezione fra gli alti ufficiali, e Kesserling credeva ancora che gli italiani fossero fedeli alleati; ma quasi tutta la gerarchia tedesca era schierata con Rommel che ne pensava molto male. Spesso gli ufficiali di collegamento parlavano del complesso d’inferiorità degli italiani. ‘Minderwertigkeitsgefül’, nei confronti dei militari tedeschi; e nell’atteggiamento di molti soldati tedeschi nei confronti dei civili e dei militari italiani si insinuavano sfumature razziste. Rommel consigliò a Hitler che, qualora gli Alleati avessero fatto una nuova mossa nel Mediterraneo, il Terzo Reich effettuasse un ordinato ripiegamento attraversando la penisola italiana, abbandonasse la Sicilia e la Sardegna e tenesse una linea lungo l’Arno fra Pisa e Rimini. Il feldmaresciallo propose che le truppe rese disponibili da questa mossa venissero inviate sul fronte orientale dove avrebbero potuto contribuire ad arginare il vero pericolo. Rommel raccomandò una linea d’azione simile anche in Grecia; e quello forse fu un errore perché Hitler, che non sopportava l’idea di cedere volontariamente una parte del territorio conquistato, si affrettò a inviare nei Balcani tredici divisioni. Per quanto riguardava l’Italia, Hitler continuò a tentennare per gran parte dell’inizio dell’estate. Era portato a schierarsi con Kesserling, non perché avesse una particolare simpatia per gli italiani (anche se la sua amicizia per Mussolini sembrava autentica), ma perché se gli Alleati avessero occupato l’Italia meridionale avrebbero avuto a disposizione aeroporti per i loro bombardieri. L’offensiva dei bombardamenti strategici andava assumendo proprio allora il suo ritmo infernale: gli americani bombardavano di giorno, i britannici di notte. Non solo gran parte delle difese tedesche erano concentrate al nord per contrastare il pericolo rappresentato dalla Gran Bretagna, ma molte industrie chiave tedesche stavano per essere trasferite nella parte meridionale del Reich, per essere messe al sicuro. E sarebbero state vulnerabili di fronte a un’offensiva lanciata dagli aeroporti italiani. Era un argomento convincente e Kesserling, ufficiale della Luftwaffe, poteva esporlo con la massima credibilità. Come Montgomery, era certo che gli italiani si sarebbero battuti accanitamente per difendere la loro patria, tanto più se vi fossero state le armi tedesche e le divisioni della Wehrmacht a rafforzare la loro decisione”” (pag 50-51)”,”QMIS-044″
“MORRIS Richard B. a cura, saggi di Edward PESSEN David MONTGOMERY Philip TAFT Irving BERNSTEIN Jack BARBASH Richard B. MORRIS, epilogo di W.J. USERY”,”The U.S. Department of Labor Bicentennial History of the American Worker.”,”MORRIS Richard B. è Gouverneur Morris Professor Emeritus of History Columbia University”,”MUSx-134″
“MORRIS William, a cura di Lia FORMIGARI”,”Come potremo vivere. (Political Writings of William Morris).”,”””In una società degna di questo nome siffatti miracoli dell’ ingegno sarebbero in primo luogo usati per ridurre al minimo il tempo speso in un lavoro privo di attrattive, che per loro mezzo potrebbe essere ridotto fino a diventare un assai lieve fardello per ogni individuo. Inoltre quelle macchine verrebbero certamente molto perfezionate, quando il problema non fosse più quello della convenienza individuale ma dell’ utilità sociale. Questo per quanta riguarda l’ uso ordinario delle macchine che probabilmente, dopo un certo tempo, verrebbe in qualche misura limitato dal fatto che gli uomini si renderebbero conto di non dover più angustiarsi per la semplice sussistenza e che imparerebbero a interessarsi e ad amare il lavoro a mano, il quale, fatto per libera scelta e con intelligenza, potrebbe diventare più attraente del lavoro fatto a macchina””. (pag 118)”,”SOCU-086″
“MORRIS Benny”,”Victimes. Histoire revisitée du conflit arabo-sioniste.”,”MORRIS Benny è professore di storia all’ Università Ben Gurion in Israele, specialista di storia del Medio Oriente. “”Gli eserciti arabi si componevano essenzialmente di forze professionali, assai male addestrate e debolmente meccanizzate. L’ esercito egiziano era afflitto da un inconveniente fondamentale, dovuto alla politicizzazione della catena di comando, che determinava la nomina di elementi incompetenti e inesperti a posti di alto rango. Esso soffriva inoltre di debolezze strutturali che si dimostrarono fatali in tempo di guerra. Il 15 maggio, Amer procedette a una serie di nomine nelle alte sfere dell’ esercito, tra cui quella del generale Abd al-Muhsen Kamal Murtaji alla testa del Comando del fronte del Sinai, una nuova unità del quartier generale. Il militare egiziano, che aveva comandato per lungo tempo il corpo di spedizione egiziano nello Yemen, conosceva male i piani di difesa del Sinai, le unità e i comandanti implicati. In un sol colpo, Amer gettava nella confusione tutta la struttura di comando del Sinai. Con alcune modificazioni dell’ ultimo minuto nello spiegamento delle truppe del Sinai, Amer e Nasser aggravarono ancor più le conseguenze nefaste di quest’ ultimo rimaneggiamento del personale. Alla vigilia della guerra e al momento stesso delle ostilità, Amer scavalcava diversi quartieri generali per trasmettere direttamente i suoi ordini ai comandanti di divisione.”” (pag 341)”,”VIOx-123″
“MORRIS Desmond”,”Lo zoo umano.”,”MORRIS Desmond dopo un degree in zoologia conseguito alla Birmingham University unitosi al gruppo di studio sugli animali di Niko TINBERGEN a Oxford, ha preparato la tesi di laurea sulla riproduzione dei pesci. Nello zoo di Londra ha girato documentari sul comportamento animale. Ha scritto varie opere tra cui ‘La scimmia nuda’ (1968). Il confronto va fatto tra abitante della città e l’ animale prigioniero “”La storia della crudeltà intenzionale nei confronti delle altre specie ha seguito uno strano corso. Il cacciatore primitivo sentiva un’ affinità con gli animali. Li rispettava. E così, abbastanza logicamente, i primi contadini. Ma dal momento in cui cominciarono ad aversi popolazioni urbane, cospicui gruppi di esseri umani persero ogni contatto diretto con gli animali, e di conseguenza il rispetto per loro. Man mano che le civiltà si svilupparono, aumentò l’ arroganza dell’ uomo. Egli non voleva ammettere di essere un animale come qualunque altra specie. Stabilì una distinzione radicale: soltanto ‘lui’ aveva un’ anima, gli altri animali no. Erano bestie brute messe sulla terra per il suo piacere. Con il diffondersi della religione cristiana, gli animali se la passarono malissimo. Inutile scendere in particolari, ma è bene ricordare che ancora alla metà dell’ Ottocento, papa Pio IX non permise che a Roma si aprisse un ufficio per la protezione degli animali sostenendo che l’ uomo aveva dei doveri verso i suoi simili, ma non verso gli animali inferiori. Nello stesso secolo un gesuita scriveva: “”Le bestie brute, non avendo intelligenza e non essendo quindi persone, non possono avere alcun diritto… Di conseguenza non abbiamo doveri di carità o d’ altro genere verso gli animali inferiori, come non ne abbiamo verso i tronchi d’albero o le pietre. Molti cristiani già dubitavano della fondatezza di questo atteggiamento, ma su solo quando la teoria darwiniana dell’ evoluzione cominciò ad avere un grande impatto sul pensiero umano che l’ uomo e gli animali tornarono ad avvicinarsi.”” (pag 78-79)”,”SCIx-229″
“MORRIS Desmond”,”La scimmia nuda. Studio zoologico sull’ animale uomo. (Tit.orig.: The Naked Ape)”,”Esistono 193 specie viventi di scimmie: 192 sono coperte di pelo. L’ eccezione è una scimmia nuda chiamata Homo Sapiens. MORRIS Desmond è uno zoologo che ha studiato a lungo le scimmie. In questo libro si è rimesso a studiare l’ uomo. “”Esiste inoltre un altro elemento ben distinto che può influenzare le tendenze omosessuali. Se nella famiglia i figli sono a contatto con una madre eccessivamente mascolina e dominatrice o con un padre troppo debole ed effeminato, questo darà luogo ad una notevole confusione. Le caratteristiche del comportamento indicano una strada e quelle anatomiche un’ altra. (…)”” (pag 104) “”Detto tutto ciò, devo ora far rilevare che la regola presenta un’ eccezione importante. La moralità biologica di cui ho parlato prima non è più valida in condizioni di sovraffollamento della popolazione. Quando ciò avviene, le regole si capovolgono. Noi sappiamo dalle ricerche svolte su altre specie in condizioni di sovraffollamento sperimentale, che arriva un momento in cui l’aumento della densità della popolazione raggiunge un grado tale da distruggere l’ intera struttura della società. Gli animali manifestano delle malattie, uccidono la prole, combattono con cattiveria e si mutilano. Nessun aspetto del comportamento può svolgersi correttamente. Tutto viene ad essere frammentato. Alla fine si ha un numero tale di morti che la popolazione viene ridotta ad una densità minore e può ricominciare a riprodursi, ma non prima che un catastrofico sconvolgimento abbia avuto luogo.”” (pag 105)”,”SCIx-233″
“MORRIS Desmond”,”Il libro delle età.”,”MORRIS Desmond ottenuto il Ph. D. con un’ opera sul comportamento animale (etologia), raggiunse la notorietà alla fine degli anni 1950 con la serie televisiva ‘Zoo Time’. Diventato direttore della sezione mammiferi allo zoo di Londra, pubblicò numerosi libri e saggi scientifici. Il suo libro più famoso è ‘La scimmia nuda’ (1968) che ebbe un seguito ‘Lo zoo umano’ (1970). Altri libri ‘L’ uomo e i suoi gesti’ (1982) e ‘La tribù del calcio’. 64 anni. Karl Marx. “”Karl Marx morì di un ascesso ai polmoni nel marzo del 1883, distrutto dalla morte della moglie, avvenuta nel dicembre del 1881 e da quella della figlia maggiore, nel gennaio del 1883. Quando morì era diventato molto irritabile. Quando la sua governante gli chiese se aveva un messaggio finale per il mondo, pronunciò le sue ultime parole famose: “”Avanti, se ne vada! Le ultime parole sono per gli scemi che non hanno parlato abbastanza prima!””.”” (pag 64)”,”SCIx-240″
“MORRIS Richard B. a cura; consulenza di COMMAGER Henry Steele (capo consulenti) William DUNCAN STRONG Thomas C. COCHRAN Ray ALLEN BILLINGTON J. Bartlet BREBNER Talbot HAMLIN Sumner WELLES James D. HART Anson PHELPS STOKES William L. LAURENCE Jeffrey B. MORRIS”,”Encyclopedia of American History.”,”Comitato di consulenza composta da H.S. COMMAGER, William DUNCAN STRONG Thomas C. COCHRAN Ray ALLEN BILLINGTON J. Bartlet BREBNER Talbot HAMLIN Sumner WELLES James D. HART Anson PHELPS STOKES William L. LAURENCE Jeffrey B. MORRIS “”The U.S. and the Far East. Indo-China. President Eisenhower informed the Senate Foreign Relations Commitee, 8 May, 1953, that he had given France a special aid grant of $ 60 million to support the Indo-Chinese campaign against the Vietminh rebels. Further disclosures of substantial military aid were made on 30 Sept. and 6 Feb. 1954, although on 10 Feb. the President stated that he was opposed to involving the U.S. in a “”hot”” war in Indo-China. According to a report of the French National Assembly, 16 Mar. 1954, the U.S. had paid to date 78% of the cost of the anti-Communist fighting in Indo-China.”” (pag 405)”,”USAG-065″
“MORRIS Benny”,”La prima guerra di Israele. Dalla fondazione al conflitto con gli stati arabi, 1947-1949.”,”Benny MORRIS è il capofila dei “”nuovi storici”” israeliani, insegna all’ università Ben Gurion di Beersheba. E’ autore di diverse opere fondamentali su Israele e la Palestina, tra cui ‘Vittime’ (2001), ‘Mossad’ (2003, scritto assieme a Ian BLACK), ‘1948’ (2004) ed ‘Esilio’ (2005). Spostamento della popolazione araba. “”Tra maggio 1948 e dicembre 1951, Israele assorbì circa 700 mila immigrati ebrei, una cifra leggermente superiore a quella della popolazione ebraica complessiva al momento della nascita del nuovo Stato. Una piccola percentuale di questi immigrati si sistemò nei ‘moshavim’, mentre la grande maggioranza di stabili nei quartieri arabi abbandonati delle grandi città, nelle piccole città spopolate, e, quando le case vennero a mancare, in vasti accampamenti provvisori (ma’abarot) ai margini delle città (dai quali, una volta costruite le case, dopo mesi o anni, venne trasferita nelle città). La sistemazione degli immigrati nei quartieri urbani abbandonati iniziò subito dopo l’ esodo arabo dalle varie località. Già nel gennaio 1948, Ben-Gurion aveva ordinato a Shaltiel (il comandante del distretto di Gerusalemme) di “”sistemare gli ebrei in ogni casa nei quartieri semi-arabi abbandonati, come Romema (a Gerusalemme Ovest)””. Nel corso dei mesi successivi, le case urbane abbandonate vennero spesso occupate da rifugiati ebrei provenienti dalle zone di guerra della Palestina (in tutto, durante la guerra, circa 70.000 ebrei dovettero lasciare i loro insediamenti urbani e rurali). All’ inizio del maggio del 1948, 18.000 “”profughi”” ebrei vivevano nell’ area allargata di Tel Aviv. Ma fu il Comitato di trasferimento di Weitz a suggerire per primo di adottare come precisa linea politica (soprattutto al fine di prevenire il ritorno dei rifigiati arabi) la sistemazione de nuovi immigrati ebrei nelle case arabe abbandonate. La prima città araba a essere occupata dai nuovi immigrati fu Jaffa, conquistata dall’ Haganah a metà maggio; il primo gruppo di ebrei fu sistemato nella “”colonia tedesca”” ai primi di luglio. A Settembre, 2400 famiglie ebree (la maggior parte delle quali formata da nuovi immigrati) si erano trasferite nella città, mentre gli arabi rimasti – circa 5000 anime – erano stati concentrati (nel mese di agosto) in una parte del quartiere di ‘Ajami. Il raggruppamento degli arabi facilitò l’ insediamento delle famiglie ebree in altre parti della città e tornò a vantaggio della sicurezza degli stessi arabi (…)””. (pag 383-384)”,”VIOx-153″
“MORRIS Desmond”,”Il comportamento intimo.”,”MORRIS Desmond (1928) ha studiato zoologia all’Università di Birmingham poi ha fatto parte del celebre gruppo di ricerche del prof. Tinbergen a Oxford. Si è anche laureato in filosofia. Ha diretto poi la sezione mammiferi dello Zoo di Londra. Ha pubblicato varie opere (v. 4° copertina)”,”SCIx-293″
“MORRIS Benny”,”Vittime. Storia del conflitto arabo-sionista, 1881-2001.”,”MORRIS Benny è professore di storia all’università di Ben Gurion in Israele. Ha scritto ‘The Birth of the Palestinian Refugee Problem, 1947-49’ e ‘Mossad’ (con Ian BLACK) (2003) “”A un certo punto; nella tarda mattinata, con la “”valle delle lacrime”” immersa nel fumo degli scoppi e dei carri incendiati, i tank siriani erano ormai frammisti a quelli israeliani. Il colonnello Ben-Gal comandante della brigata corazzata israeliana, avrebbe poi dichiarato: “”Ero sul punto di ordinare la ritirata generale. Stringevo già il radiotelefono, quando mi sono detto: no, meglio aspettare ancora un momento… Eppure, ero sicuro che per noi la battaglia era persa. Ancora mezz’ora, un’ora al massimo e saremmo stati travolti. Invece, per qualche ragione i siriani rinunciarono per primi e cominciarono a ritirarsi””. Una ragione fu l’arrivo dell’ultima riserva dell’IDF in quel punto del fronte: 13 carri armati della VII Brigata. Poi, poco prima di mezzogiorno, il generale Eitan fu avvertito che alcuni equipaggi siriani di carri armati erano in fuga verso est. Eitan chiamò subito Ben-Gal, e la notizia scese fulminea lungo la catena di comando. Fu un tonico formidabile per il morale degli israeliani. I carristi dell’IDF s’impegnarono come non mai, e di lì a qualche minuto altri carri armati siriani cominciarono a ritirarsi. Come osservò in seguito lo stesso Ben-Gal: “”Non si sa mai bene in che condizioni è l’altra parte, si tende sempre a immaginare che stia un po’ meglio di noi. Evidentemente i siriani non capirono che la nostra situazione era disperata, e pensarono di non avere reali possibilità di successo…””. Nei quattro giorni della battaglia a nord di Quneitra, 100 carri armati israeliani impegnarono complessivamente da 500 a 600 carri armati siriani. A mezzogiorno del 9 ottobre i siriani avevano perso quasi 200 carri armati, oltre a qualche centinaio di veicoli a vario grado di corazzatura. La strenua difesa della VII Brigata nel Golan settentrionale è entrata nei manuali militari come esempio di efficace impiego difensivo dei mezzi corazzati.”” (pag 510-511)”,”VIOx-169″
“MORRIS Benny”,”1948. Israele e Palestina tra guerra e pace.”,”traduzione di Stefano GALLI, il prologo è stato tradotto da Paolo Antonio LIVORATI, l’introduzione è stata tradotta da Daniele DIDERO e Andrea PALMIERI, il capitolo 8 è stato tradotto dall’ebraico da Silvia ASCOLI, l’appendice è stata tradotta da Daniele DIDERO, abbreviazioni, appendice ‘un’intervista a Ehud Barak’, note, indice dei nomi e dei luoghi. abbreviazioni prefazione all’edizione italiana prologo introduzione appendice note ringraziamenti indice nomi e località, traduzione di Stefano GALLI, prologo tradotto da Paolo Antonio LIVORATI, introduzione tradotta da Daniele DIDERO e Andrea PALMIERI, il capitolo 8 tradotto dall’ebraico da Silvia ASCOLI”,”VIOx-032-FL”
“MORRIS Benny BLACK Ian”,”Mossad. Le guerre segrete di Israele.”,”Benny Morris (1948) ha conseguito il PhD a Cambridge ed è stato corrispondente per il ‘Jerusalem Post’, attualmente insegna all’Università di Ben-Gurion di Beersheba. É autore di opere fondamentali su Israele e la Palestina, tra cui il best seller Vittime, e 1948, Israele e Palestina tra guerra e pace. Jan Black (1953), giornalista inglese, è corrispondente da Gerusalemme del ‘Guardian’. É autore del libro Zionism and the Arabs.”,”QMIx-034-FL”
“MORRIS Desmond”,”Il comportamento intimo.”,”MORRIS Desmond (1928) ha studiato zoologia all’Università di Birmingham poi ha fatto parte del celebre gruppo di ricerche del prof. Tinbergen a Oxford. Si è anche laureato in filosofia. Ha diretto poi la sezione mammiferi dello Zoo di Londra. Ha pubblicato varie opere (v. 4° copertina)”,”SCIx-014-FV”
“MORRIS Benny”,”Vittime.”,”Benny Morris (1948) ha conseguito il PhD a Cambridge ed è stato corrispondente per il ‘Jerusalem Post’, attualmente insegna all’Università di Ben-Gurion di Beersheba. É autore di opere fondamentali su Israele e la Palestina, tra cui il best seller Vittime, e 1948, Israele e Palestina tra guerra e pace.”,”VIOx-105-FL”
“MORRIS Desmond”,”La scimmia nuda. Studio zoologico sull’animale uomo.”,”Desmond Morris, nato nel Wittshire nel 1928, si è laureato a Oxford con una tesi sul comportamento animale. Altra sua opera: ‘Lo zoo umano’, Mondadori, 1970. “”Non tutte le specie di primati hanno un’organizzazione sociale marcatamente dittatoriale. Quasi sempre vi è un tiranno, ma talvolta di tipo benigno e tollerante, come nel caso del gorilla. Questi divide le femmine con i maschi inferiori, è generoso al momento dei pasti e si impone solo quando si presenta qualcosa che non si può dividere oppure vi sono segni di rivolta o lotte irregolari tra i membri più deboli”” (pag 158-159)”,”SCIx-007-FGB”
“MORRIS Donald R.”,”The Washing of the Spears. The bloody story of the Zulu War of 1879.”,”Donald R. Morris è nato nel 1924. Cresciuto a New York ha studiato all’Università del Michigan prma di entrare nella Navy nel 1942. Questo libro lo ha iniziato nel 1958. Nel 1879 armati solo dalle loro lance, dei loro scudi, i Zulù sfidarono la potente Inghilterra vittoriana e inizialmente inflissero agli inglesi la peggior disfatta di un esercito moderno di fronte a un nemico all’arma bianca. La battaglia di Isandlwana, avvenuta il 22 gennaio 1879 durante la guerra anglo-zulu. Fu uno scontro significativo in cui l’esercito britannico, nonostante la superiorità tecnologica, subì una pesante sconfitta da parte delle forze zulu, armate principalmente di lance e scudi. È considerata una delle più grandi vittorie di un esercito indigeno contro una potenza coloniale europea. (f. copilot) Nella Battaglia di Isandlwana, i britannici erano comandati dal tenente colonnello Henry Burmester Pulleine e dal colonnello Anthony Durnford 2. Gli Zulu, invece, erano guidati dai comandanti Ntshingwayo kaMahole Khozab e Mnyamana kaNgqengelele 3. (idem)”,”UKIQ-024-FSD”
“MORRISS Roger”,”The Royal Dockyards during the Revolutionary and Napolonic Wars.”,”Si tratta di uno studio dei fattori civili (attività industriale cantieristica) che hanno contribuito alla potenza navale britannica.”,”QMIN-007-FSL”
“MORRISSEY Brendan”,”Boston 1775. Lo sparo che risuonò nel mondo intero.”,”””La Royal Navy era ancora lungi dal diventare quella forza invincibile che avrebbe dominato i mari nelle Guerre Napoleoniche. Gestita dall’ ammiragliato a Londra, aveva il compito di proteggere le colonie britanniche e di controllare le rotte commerciali più importanti; diversamente dall’ esercito , era dunque estremamente popolare tra la gente, fatta eccezione per i porti, in cui spadroneggiavano le press gang (i gruppi addetti al reclutamento forzato, ndr).”” (pag 29)”,”USAG-055″
“MORRISSEY Susan K.”,”Heralds of Revolution. Russian Students and the Mythologies of Radicalism.”,”Susan Morrissey is a research fellow at Friedrich-Alexander Universität in Erlangen, Germany. Acknowledgments, Introduction, Epilogue, Conclusion, Abbreviations, Notes, Bibliography, Figure, Index,”,”RIRx-074-FL”
“MORROW Felix”,”Revolution et contre revolution en Espagne, 1936 – 1938.”,”L’A giornalista americano ha scritto sul settimanale ‘Socialist Appeal’, è stato un dirigente del Socialist Workers Party. Fu uno dei 18 trotskisti americani imprigionati a seguito del processo per lo sciopero di Minneapolis del 1941.”,”MSPG-019″
“MORROW Felix”,”L’opposizione di sinistra nella guerra civile spagnola.”,”MORROW Felix è nato a New York nel 1906 ed è vissuto nel quartiere oepraio di Brownsville a Brooklin, dove è diventato membro di una organizzazione giovanile socialista. Ha compiuto i suoi studi alle università di New York e di Columbia dove si è laureato in filosofia. Diventato membro di una sezione della Intercollegiate Socialist Society, fondata da Jack London, è stato arrestato mentre raccoglieva fondi presso l’università per aiutare l’opposizione di sinistra del sindacato minatori. Dal 1925 ha svolto attività giornalistiche. Attivista del PC è stato arrestato nel 1932 durante uno sciopero. Nel 1933 ha aderito al movimento trotskyista. Di nuovo in prigione durante la 2° guerra mondiale assieme ad altri dirigenti del Socialist Workers Party (SWP). Dopo la guerra ha rotto col partito lasciando la vita politica. Nel testo qualche riga mancante Assassinio Berneri (pag 112) Giornate di maggio: barricate a Barcellona. “”Notizie da Terragona e Reus, riferivano che “”membri del PSUC e dell’Estat Catale, si servivano (!) della temporanea presenza di alcune guardie d’assalto di passaggio verso Barcellona, per disarmare e uccidere gli operai”” (Souchy). “”La CNT tentò di strappare la promessa ai governi di Valenza e di Barcellona che le guardie d’assalto non sarebbero entrate nella città immediatamente (!), ma sarebero state trattenute alle porte della città finché la situazione non fosse chiarita… Ma era piuttosto scettica circa l’assicurazione che le truppe che stavano per giungere avrebbero agito lealmente nei confronti dei lavoratori””. Ma questo scetticismo (e quando sorse?) non era condiviso dai ministri dei governi di Valenza e della Catalogna, ‘che avevano votato perché il governo centrale assumesse il controllo dell’ordine pubblico nella Catalogna’. Il Ministero dell’ordine pubblico della Catalogna aveva così cessato di esistere il 5 maggio. La notte tra il 6 e il 7 maggio: “”Ancora una volta gli anarchici si erano offerti di trattare, desiderosi di porre fine al conflitto””. Il governo naturalmente era sempre pronto a trattre, mentre le sue forze stavano rompendo le ossa alla classe operaia sotto la copertura offerta dalla centrale della CNT. (…) Venerdì: per ordine della centrale della CNT-FAI alcuni operai cominciarono a demolire le barricate. Ma le barricate delle guardie d’assalto, dell’Estat Catala, del PSUC rimanevano intatte. Le guardie d’assalto sistematicamente disarmavano i lavoratori. (…)””. (pag 116-117) “”Il punto di vista trotskysta sugli avvenimenti spagnoli esposto a caldo nel 1938. «Il compito di questo libro (scrive l’autore) è di fornire al lavoratore dotato di coscienza di classe e ai suoi alleati in America un materiale che li faccia comprendere perché il proletariato spagnolo è stato sconfitto, e da chi è stato tradito». – Indice: «Perché i fascisti si ribellarono; Gli “”alleati”” borghesi nel “”Fronte popolare””; La rivoluzione del 19 luglio; Verso la coalizione con la borghesia; La politica della classe operaia spagnola; Il programma del governo di coalizione di Caballero; Il programma del governo di coalizione della Catalogna; La rinascita dello Stato borghese; La controrivoluzione e le masse; Le giornate di maggio: barricate a Barcellona; L’eliminazione di Largo Caballero; “”El gobierno de la victoria””; La conquista della Catalogna; La conquista dell’Aragona; Le operazioni militari sotto Giral e Caballero; Le operazioni militari sotto Negrin-Prieto; Solo due strade; Poscritto». – L’autore (1906-1988), di origine ebraica, uno dei dirigenti del Socialist Workers Party, dopo il 1940 redattore del giornale «The Militant» e della rivista «Fourth International», insieme ad altri quadri dell’organizzazione fu arrestato e processato nel 1941 con l’accusa di propugnare il rovesciamento violento del governo degli Stati Uniti. Nel 1943 formò con Albert Goldmann e James T. Farrell una frazione di minoranza che contrastò la valutazione della direzione e della Quarta Internazionale in genere sull’imminenza di una situazione rivoluzionaria, soprattutto in Europa, e di un tracollo dello stalinismo. Questa frazione era convinta che l’Europa occidentale avrebbe conosciuto invece una prolungata fase di democrazia borghese, rispetto alla quale sarebbe stato necessario un riorientamento del movimento. Morrow fu espulso nel 1946 con l’accusa di aver rotto la disciplina dell’organizzazione collaborando con il Workers Party di Max Shachtman, nato da una scissione nel 1940 e orientato in senso socialdemocratico. La collaborazione finì abbastanza presto perché Morrow lasciò la politica per dedicarsi a un’attività editoriale, alla psicanalisi, alla parapsicologia e all’occultismo”” (Graphos)”,”MSPG-239″
“MORROW Felix”,”Labor’s Answer to Conscription.”,”Nota: Burke-Wadsworth Act Sep 6, 1940 With France defeated, and Britain threatened, more than 66% of the public believed that Germany posed a direct threat to the United States. Congress was aware of this change and was more willing to permit expanded American assistance to the Allies. America was becoming more concerned about the need for internal preparations for war. Approved on September 6, this conscription law passed by Congress was approved by President Roosevelt. It was also the first ever conscription law ever enacted while the United States was at peace. It was also known as the Selective Training and Service Act. This law provided for the annual induction of 900,000 men between the ages of 21 and 36. Its provisions made for training 1.2 million troops and 800,000 reserves each year. Some 16,500,000 men were registered in accordance with the law in October 1940, and the first group of conscripts, called selectees, were called up in the following month. This act showed both the allied and axis powers that the United States would join the war if forced to. *By the end of World War II, about 45 million men had been registered, and more than 10 million men, representing more than 66 percent of the total strength of the armed forces, had been inducted under the authority of the Selective Training and Service Act.”,”MUSx-273″ “MORROW Felix”,”Revolution and counter-revolution in Spain and The Civil War in Spain.”,”Felix MORROW giornalista americano ha pubblicato articoli sul settimanale ‘Socialist Appeal’ ed è stato un dirigente del Socialist Workers Party. Fu uno dei 18 trotskisti americani imprigionati a seguito del processo per lo sciopero di Minneapolis del 1941. Isolamento del Poum, retata staliniana contro dirigenti Poum più noti, le mogli dei fuggiaschi prese in ostaggio per far sì che i mariti si consegnassero. “”In its darkest hour the POUM was completely isolated. On June 16, Nin was arrested in his office. The same night, widespread raids caught almost all the forty members of the Executive Committee. A few who escaped were forced to give themselves up because their wives were seized as hostages. The next morning the POUM was outlawed. The Regional Committee of the CNT did not come to the defence of the POUM. ‘La Noche (CNT) of June 22, published in bold-face: ‘About the espionage service discovered in the last days. The principal ones implicated were found in the leading circles of the POUM. Andres Nin and other know persons arrested’. There followed some general reflections on slander, with copious references to Shakespeare, Gorki, Dostoievski and Freud…If censorship was to be blamed, then where were the CNT’s illegal leaflets? In Madrid, CNT did come to the defence of the POUM, and was followed by ‘Castilla Libre’ and ‘Frente Libertario’ militia organ. On June 28, the National Committee of the CNT addressed a letter to the ministers and their organizations reminding them that Nin, Andrade, David Rey, Gorkin, etc., ‘had acquired their prestige among the masses by long years of sacrifice’.”” (pag 141-142)”,”MSPG-243″ “MORROW Felix”,”L’opposizione di sinistra nella guerra civile spagnola.”,”””Sempre secondo quanto si dice, Franco fece qui il suo errore strategico più madornale, quanto tentò, spinto dalla fretta, di prendere Madrid con un attacco frontale invece di completarne l’accerchiametno tagliando la strada di Valencia. I fascisti ostinatamente si afferrarono a questa strategia per mesi, dando ai lealisti l’occasione di fortificare la zona tanto da sostenere gli attacchi laterali, quando questi vennero nel fabbraio e nel marzo. Fatto rilevante durante la difesa di Madrid fu ‘l’adozione di metodi politici rivoluzionari’. La caduta di Madrid rappresentava la fine del ballo per i comunisti. Il loro prestigio in Spagna era legato al quinto reggimento di Madrid – in realtà un vero e proprio esercito di più di centomila uomini – e alla giunta di difesa, che dall’11 ottobre era responsabile della difesa di Madrid, da loro controllata. In campo internazionale il prestigio del Comintern e dell’Unione Sovietica sarebbero inequivocabilmente crollati con la caduta di Madrid. La ritirata a Valencia e nella Catalogna avrebbe stabilito un nuovo rapporto di forze e i comunisti sarebber passati in seconda linea. (…) Spinti dalla dura necessità, i comunisti abbandonarono i metodi esclusivamente borghesi, ma solo per un dato periodo e solo entro i confini di Madrid. Misure di difesa che in altre città erano state proposte dalle locali organizzazioni del POUM, FAI, CNT e che erano state accusate di avventurismo, che avrebbero alienato l’appoggio reale della borghesia liberale, a Madrid invece furono prese dagli stessi comunisti il 7 novembre, quando i fascisti raggiunsero la periferia della città. (…) Ma i metodi politici usati sul fronte del Nord, del Sud e dell’Aragona restavano gli stessi. Furono ignorate le incessanti pressioni della CNT, del POUM e di sezioni della UGT per una offensiva su tutti i fronti come modo migliore per aiutare Madrid e per far togliere l’assedio alla città. Né il “”popolo in armi”” restò il difensore di Madri. Verso gennaio il pericolo immediato era cessato e i comunisti-borghesi tornarono alla “”normalità””. Le perquisizioni dei comitati operai casa per casa per rintracciare i fascisti e le armi furono scoraggiate, quindi sospese. I soldati sostituirono i lavoratori nelle barricate. Il lavoro delle donne nei comitati fu rilevato dall’esercito. Le iniziative di massa non vennero più incoraggiate. La corrente ora scorreva in senso inverso, sebbene l’assedio non fosse stato tolto a Madrid. Il settimanale “”POUM”” venne soppresso per sempre a gennaio. A febbraio la giunta si impadronì della stazione radio del POUM e della tipografia del “”Combattente rojo””. Il comunista José Cazorla, commissario di polizia della giunta, organizzò la repressione legale e illegale. Se i suoi arresti di lavoratori non venivano sanzionati dai tribunali popolari, egli prendeva “”quelli che erano stati assolti e li gettava in prigioni segrete o l’inviava alle milizie comuniste che si trovavano su posizioni avanzate per essere usati come “”fortificazioni””. Contemporaneamente vennero aperte le porte delle prigioni agli uomini della destra e Cazorla rilasciò molti fascisti e reazionari. le accuse erano formulate da Rodriguez, commissario speciale delle prigioni (12) e la richiesta della CNT di condurre una inchiesta venne rifiutata. Lo scioglimento della giunta completò le misure che portavano alla introduzione di metodi borghesi-burocratici nella difesa di Madrid”” (pag 187-189) (12) “”Solidaridad Obrera, 20 aprile 1937″,”MSPG-266” “MORSE Arthur D.”,”Mentre sei milioni morivano. La «soluzione finale» e l’inerzia dell’Occidente.”,”””Ormai la Conferenza delle Bermude è svanita dalla memoria, al pari di vari esempi di futilità diplomatica. Persino coloro che vi parteciparono, oggi ne deplorano il ricordo. Richard Kidston Law, che aveva capeggiato la delegazione inglese, è divenuto Lord Coleraine. Nel 1965 gli è stato chiesto di ricordare gli avvenimenti di quei giorni. «Fu una gara a chi giustificava meglio se stesso» ha risposto. «Uno schermo per nascondere l’inerzia. A quel tempo affermammo che i risultati della Conferenza erano riservati, ma in realtà, che io ricordi, non vi furono risultati di sorta» (1). Però un risultato ci fu, sebbene indiretto. La Conferenza [delle Bermude] riuscì a convincere un uomo che per gli ebrei non c’era più speranza, e che i suoi compatrioti non sarebbero mai stati soccorsi. Quest’uomo era Szmul Zygielbojm (2), il capo sindacalista polacco che era fuggito attraverso la Germania dopo l’uccisione di sua moglie e dei suoi due bambini. Zygielbojm, membro del Consiglio nazionale polacco in esilio a Londra, aveva incessantemente supplicato i governi alleati di muovere in aiuto degli uomini e delle donne che aveva lasciato nel ghetto di Varsavia, e di convincere i tedeschi che la loro barbarie sarebbe stata repentinamente punita. Zygielbojm bussò alle porte di tutte le ambasciate, mandò cablogrammi a capi di stato (Roosevelt compreso)= e parlò durante manifestazioni pubbliche. Per lui nessuna platea era troppo piccola, giacché la sua indignazione non conosceva limiti. I disperati messaggi che gli giungevano dai suoi amici che nel ghetto in fiamme stavano fronteggiando i cannoni tedeschi, lo riempivano di colpa. Il 12 maggio 1943, tredici giorni dopo l’aggiornamento dei lavori alla Conferenza delle Bermude, Szmul Zygielbojm, all’età di quarantotto anni, si suicidò a Londra. Lasciò una lettera di addio, indirizzata al presidente e al primo ministro del governo polacco in esilio. «Non posso rimanere muto» diceva. «Non posso continuare a vivere mentre i superstiti della popolazione ebraica della Polonia, di cui sono un rappresentante, stanno morendo. I miei amici del ghetto di Varsavia sono morti con le armi in pugno nell’ultima, eroica battaglia. Non è stato mio destino morire con loro, e, ciò nonostante, io appartengo ad essi e alla loro fossa comune. «Desidero che la mia morte sia anche la mia ultima protesta contro l’indifferenza con cui il mondo sta guardando a tutto ciò, mentre permette che gli ebrei vengano sterminati. «So quanto valga poco, oggi, una vita umana, ma poiché non ho potuto far nulla da vivo, forse con la mia morte potrò contribuire a smantellare l’indifferenza di coloro che anche adesso, all’ultimo momento, potrebbero salvare i pochi ebrei polacchi rimasti in vita… Addio a tutti e a tutto ciò che mi è stato caro e che ho amato»”” ag 76-77) [(1) Intervista concessa all’autore; (2) P. Friedman, ‘Martyrs and Fighters’, cit. Sulla figura di Zygielbojm apparvero anche numerosi articoli sul «New York Times» e su giornali inglesi]”,”EBRx-082″ “MORSELLA Fulvio LEVI Aldo BRANDO Miguel PAOLUCCI TONI Franca a cura; saggi di G. BOSCO G. MEDICI E. AMALDI F. IPPOLITO B. DE-FINETTI A. BARGONI C.F. BONA F. BUZANO G. CESONI C. PRELLE P. SARDI U. TIBERIO G. VALERIO C. MALIANI”,”L’economia italiana ha bisogno di laureati.”,”””Per concludere vorrei sottoporre alla meditazione del lettore alcune considerazioni scritte da Camillo Benso di Cavour nel 1850. Si tratta di un brano già altre volte citato, per dimostrare come sono più di cento anni che andiamo dibattendo gli stessi temi e nulla o poco vien fatto per modificare una situazione angosciosa e da tutti deprecata. Siamo al terzo tempo della rivoluzione industriale nel mondo e pure, nel nostro Paese, le parole dello statista piemontese sono più attuali che mai: «L’éducation professionelle est un des premiers besoins du temps actuel et un de ceux auquel il est malheureusement le moins pourvu dans notre pays. L’excès de l’éducation classique est cause d’un défaut d’équilibre moral qui produit des conséquences les plus fâcheuses. Au lieu d’élever la masse des hommes pour en faire d’habiles producteurs, en état de parcourir les nombreuses carrières que l’agricolture, l’industrie et le commerce offrent aux classes moyennes et supérieures, on n’a travaillé jusqu’ici qu’à faire des hommes de lettres ou des hommes de robe: des docteurs et des rhéteurs»”” (pag 11) [Ivan Matteo Lombardo, Prefazione] [Ivan Matteo Lombardo, Presidente del Comitato nazionale per la produttività (CNP)]”,”GIOx-099″ “MORSY Magali a cura; saggi di NOUSCHI André GASPARD Françoise DOUVILLE Olivier MULLER Martine ABDELLATIF Saliha DJAFRI Yahia HAMONET France PROUX Michèle MALEWSKA-PEYRE Hanna YUNG Aude ETIENNE Bruno NAÏR Sami COSTA-LASCOUX Jacqueline”,”Les Nord-Africains en France. Colloque: “”Des étrangers qui font aussi la France””. (Assemblée nationale 7-8 juin 1984).”,” Contiene il capitolo di Aude YUNG ‘les Immigrés et les luttes ouvrières’ (pag 121-130) “”Le véritable essor de l’immigration maghrébine a lieu en réalité à partir de 1962; en effet, le recensement de 1968 dénombre 619076 Maghrébins, tandis qu’en 1981 on en compte 1411000: c’est de loin le groupe le plus important de travailleurs étrangers en France (34%) (13). Cet afflux de Maghrébins à partir de 1946 est lié à différentes causes: d’abord les facilités de circulation entre l’Algérie et la France, à partir de 1947, ensuite la croissance de l’économie francaise à compter de cette date, particulièrement rapide junsqu’en 1971″” (pag 45-46) (13) En 1962, ils représentent 18,9% et en 1968 23.6% des étrangers Le Centre des hautes études sur l’Afrique et l’Asie modernes (CHEAM), créé en 1936 par le Front populaire et supprimé en 2000, est d’abord connu sous la dénomination de Centre des hautes études d’administration musulmane. Les archives du CHEAM sont aujourd’hui disponibles au Centre des archives contemporaines (CAC) de Fontainbleau 1. Comme son nom initial le laisse deviner, il s’agit au départ d’un service de renseignements, de ressources et de formation pour les cadres coloniaux français (militaires compris) : « La similitude des problèmes qui se posent dans nos possessions musulmanes de l’Afrique du Nord, en Algérie et dans les territoires du Levant confiés à notre tutelle fait ressortir chaque jour davantage la nécessité d’assurer entre les diverses administrations une liaison plus étroite »2. À partir de sa création, le CHEAM évolue à plusieurs reprises (en 1958, 1973 et 1996). Après la décolonisation, il organise notamment des formations pour des diplomates et des hommes d’affaires français. Étant donné sa mission, les rapports et compte-rendus de conférences conservés dans ses archives constituent un précieux outil de connaissances d’une précision souvent minutieuse.”,”CONx-197″ “MORTARA Giorgio”,”Economia della popolazione. Analisi delle relazioni tra fenomeni economici e fenomeni demografici.”,”MORTARA Giorgio”,”DEMx-058″ “MORTIER Roland”,”Anacharsis Cloots ou l’ utopie foudroyée.”,”MORTIER Roland, direttore dell’ Académie royale de langue et de littérature francaises de Belgique, membro associato all’ Institut de France, corrispondente della British Academy, presidente d’onore della Societé d’études staëliennes e presidente della Société Diderot, autore di numerosi lavori e di edizioni critiche degli scrittori dei Lumi. E’ uno dei maggiori ‘dix-huitièmistes’ europei. Nato in Germania ma francese di formazione, CLOOTS (“”Orateur du genre humain””) è stato uno dei primi a sentire il significato universale delle conquiste del 1789 e della Dichiarazione dei diritti dell’ uomo. Di idee repubblicane, concepiva l’idea di una pace definitiva e di repubblica universale. Liberalista estremo in economia, era anche un critico erudito delle religioni rivelate e un giornalista e autore di opuscoli molto prolisso. Ateo, militante dell’ universalismo politico, si scontrò con Robespierre il quale non gli perdonava di essere stato nel 1792 del partito della guerra (in nome della pace). Il mondialista Cloots fu condannato a morte. “”Cloots intervient alors pour se faire le hérault de “”cette guerre absolument nouvelle””, guerre des individus contre les corporations, ‘guerre de genre humain’ contre des associations inhumaines, guerre des finances inépuisables d’une nation (les assignats) contre les finances chancelantes des tyrans, qui rompra la balance politique en faveur de la liberté. Il attend la venue de ‘a République universelle’ le triomphe de l’unité souveraine du genre humain. Il trouve en Luckner un adepte de ses idées: “”Anacharsis, j’approuve fort votre idée de la ‘NATION UNIQUE’ [sic en majuscules].”” Aussi Cloots peut-il, en conclusion, lui assigner les tâches prioritaires de ses armées: “”Délivrer les individus brabançons, liégeois, holandais, francofoniens””, en d’autres termes mener à la fois la nouvelle guerre de libération des peuples et celle, plus classique, de l’expansion vers les sacro-saintes “”frontières naturelles””””. (pag capitolo ‘Vers la fin de l…)”,”BIOx-131″ “MORTILLARO Felice, a cura di Giulio SAPELLI”,”La via italiana al capitalismo. Contraddizioni e tensioni rivissute attraverso gli scritti di Felice Mortillaro.”,”MORTILLARO Felice (Genova 1931-Milano 1995) avvocato e professore di diritto del lavoro a Perugia, è stato uno dei protagonisti delle relazioni industriali in Italia. Dopo un tirocinio all’ Ansaldo, secondo la regola che imponeva a farsi le ossa come operai, dal 1957 al 1970 è stato capo del personale in stabilimenti della Sicedison e dell’ Ansaldo San Giorgio. Ha seguito la vicenda della Federmeccanica dal 1971 al 1992. da responsabile sindacale a consigliere delagato. Vescovi zero in economia (pag 711)”,”ITAE-219″ “MORTON A.L.”,”Vida e ideas de Robert Owen.”,”Contiene i capitoli ‘Un piano per l’ India’ e ‘Varie opinioni su Owen da parte dei suoi contemporanei’. Le proposte di OWEN sull’ India furono presentate nel 1858 durante la guerra di indipendenza. Il suo piano può essere paragonato alla difesa della rivoluzione dell’ India pubblicato da Ernest JONES sul giornale ‘The People’s Paper’. Secondo OWEN le due camere dei rappresentanti, la alta e la bassa, avrebbero dovuto essere elette con il sistema degli Stati Uniti.”,”SOCU-077″ “MORTON A.L.”,”L’ utopie anglaise.”,”””Comme tant d’écrivains radicaux de l’époque, Coleridge partageait avec Blake l’héritage de l’humanisme protestant non-conformiste. Mais la grande différence était que Blake avait appris un métier manuel et devait le pratiquer toute sa vie. C’est ce qui donne à sa pensée cet accent de verité si rare dans la poésie anglaise. Dans les livres prétenduement “”prophétiques”” qui, comme on le verra, sont utopiques de bout en bout, on voit les symboles s’amonceler, les mythes se diviser et s’assembler à un point tel que l’esprit se refuse presque à suivre semblables mutations; mais, dans leurs fantaisies le plus déchaînées, les “”Livres”” gardent un goût du terrestre qui n’est autre que le reflet des conditions de vie du temps de Blake.”” (pag 139)”,”SOCU-153″ “MORTON A.L. TATE George”,”Histoire du mouvement ouvrier anglais.”,”Aristocrazia operaia. Gli impiegati subentrano agli operai nella posizione privilegiata nel mondo del lavoro. “”Jusqu’à la guerre de 1914, les progrès de l’impérialisme tout en renouvelant le pouvoir, le profits du capitalisme britannique, prolongèrent aussi les conditions qui favorisaient l’existence de l’aristocratie du travail. Des industries telles que la construction mécanique et navale commurent, une fois de plus, une période d’expansion et la richesse des classes dirigeantes soutint la croissance des divers petits services. Ce n’est qu’après la guerre que les tendances apparues au cours de cette période entraînèrent une chute réelle de cette aristocratie du travail. Mais ces tendances avaient déjà un effet sensible sur le poids social et le statud de l’aristocratie du travail. L’une de ses caractéristiques pendant le XIXe siècle fut la force de sa position dans la société qui se trouvait immédiatement au dessous des patrons; cette position s’établit en même temps que celle des marchands, des petits patrons, des chefs de service etc… Cette situation expliquait le maintien de la politique libéral-radicale et son échec à former un parti ouvrier indépendant. Mais le développement de l’industrie, comme nous l’avos déjà vu, augmenta le nombre de nouveaux groupes d’employés de direction “”à cols blancs””, qui prirent leurs distances par rapport aux travailleurs manuels et les remplacèrent peu à peu dans la position privilégiée qui’ils avaient connue. C’est notamment ce qui déclencha l’évolution des ouvriers qualifiés vers l’idée d’une politique ouvriére indépendante.”””,”MUKx-155″ “MORTON Frederic”,”The Rothschilds. A Family Portrait.”,”Rothschild è una famiglia di banchieri molto nota e facoltosa del XIX secolo, di origine Ashkenazi, che attraverso le sue sedi di Vienna, Parigi, Londra, Napoli e Francoforte controllava più o meno direttamente le politiche dei paesi che finanziava. Il fondatore viene considerato Mayer Amschel Rothschild, (1743-1812) ebreo di Francoforte che pose i suoi cinque figli a capo delle diverse branche della famiglia e delle attività bancarie: Amschel Mayer Rothschild (1773-1855) – Francoforte Salomon Mayer Rothschild (1774-1855) – Vienna Nathan Mayer Rothschild (1777-1836) – Londra Calmann Mayer Rothschild (1788-1855) – Napoli James Mayer Rothschild (1792-1868) – Parigi Il cognome fu adottato nel XVI secolo allorché un antenato, Isaac Elchanan Rothschild iniziò una attività con una insegna Zum roten Schild, letteralmente Allo scudo rosso. Già nella prima metà dell’Ottocento la potenza finanziaria della famiglia era tale da ottenere, secondo il costume dell’epoca, un riconoscimento nobiliare. Il 29 settembre 1822, l’imperatore d’Austria Francesco II eleva al rango di baroni i cinque figli del fondatore. Il ramo inglese ebbe il riconoscimento del titolo di baronetto e poi di barone. (…) (wikip)”,”ECOG-027″ “MORTON H.V.”,”La Spagna.”,”””Più volte mi sono recato al Prado per vedere i re e le regine di cui avevo letto la storia: Filippo II e i suoi contemporanei, dipinti da Tiziano e da Coello; Filippo IV effigiato da Velasquez, i Borboni di Goya. Ritengo che il ritratto di Carlo V del Tiziano sia uno dei maggiori quadri che quel pittore abbia mai dipinto. In esso l’imperatore indossa la corazza che portò alla battaglia di Mühlberg. Il pittore non ha voluto mascherare il suo aspetto malaticcio. Il reale modello era così debole e sofferente di gotta alla vigilia di quella battaglia, che i suoi nemici lo beffeggiavano chiamandolo Carlo il moribondo. Eppure questo invalido trovò forza bastante per armare e guidare le truppe alla vittoria, e persino per guadare l’Elba. Tiziano aveva 70 anni quando dipinse questo capolavoro, e si sentiva ancora giovane, mentre il suo modello era già vecchio e consunto a 47 anni. Che quadro straordinario! Il cavaliere esce da un bosco tenebroso, sotto un cielo minaccioso e striato, con la lancia in mano. Il suo viso sotto l’elmetto di acciaio è vecchio e stanco, e noi che conosciamo la sua storia, sappiamo che aspira a ritirarsi dal mondo e a rappacificarsi con Dio. Varrebbe la pena di scrivere un libro sui grandi ammalati, uomini e donne, il cui spirito ha dominato il corpo, e questo libro non sarebbe completo senza l’imperatore Carlo V. Si narra che prima di ogni battaglia l’ardito guerriero tremasse violentemente quando gli veniva affibbiata la corazza. Sul suo volto si distinguono qui tratti di umana simpatia che non riuscì a lasciare in eredità a Filippo ma che tramandò invece, per una specie di capriccio della sorte, a Don GIovanni d’Austria”” (pag 30-31)”,”SPAx-138″ “MORTON Frederic”,”I favolosi Rothschild.”,”Frederic Morton, nato a Vienna nel 1925 e trasferitosi negli Stati Uniti nel 1938 ha raccolto una quantità di materiale, dagli aneddoti ai fatti di cronaca, per ricostruire la storia bicenteria di questa famiglia. “”La battaglia di Waterloo fece dell’Inghilterra la massima potenza europea. Per i Rothschild, principali agenti finanziari della Gran Bretagna, Waterloo significò un “”colpo”” di molti milioni di dollari. La storia di quell’impresa è arricchita, nel corso degli anni, di elementi pittoreschi come piccioni viaggiatori e altri accessori leggendari; ma alla sua radice, come di quasi tutte le imprese della famiglia, stanno un lavoro molto duro e un’astuzia molto fredda.”” (pag 45)”,”ECOG-077″ “MORTON A.L.”,”Storia del popolo inglese.”,”Di fatto questa Storia del popolo inglese è la storia della struttura dell’Inghilterra vista non già metafisicamente come entità astratta, come nazione o spirito della stirpe, ma concretamente, secondo i princípi del materialismo storico, come insieme di tendenze dinamiche dialetticamente contrapposte che sempre ricercano nuovi assetti e trovano via via nuovi equilibri sempre problematici, sempre rimessi in forse e risospinti nel crogiolo dell’evoluzione che è continua destrutturazione dell’antico e strutturazione del nuovo.”,”UKIS-004-FV” “MORTON A.L.”,”Storia del popolo inglese.”,”Di fatto questa Storia del popolo inglese è la storia della struttura dell’Inghilterra vista non già metafisicamente come entità astratta, come nazione o spirito della stirpe, ma concretamente, secondo i princípi del materialismo storico, come insieme di tendenze dinamiche dialetticamente contrapposte che sempre ricercano nuovi assetti e trovano via via nuovi equilibri sempre problematici, sempre rimessi in forse e risospinti nel crogiolo dell’evoluzione che è continua destrutturazione dell’antico e strutturazione del nuovo.”,”UKIS-004-FL” “MORZENTI Giovanni”,”Nuovi modelli imprenditoriali per il sistema bancario italiano. Organizzazione e gestione strategica per l’impresa bancaria del 2000.”,”Giovanni Morzenti, dopo varie esperienze maturate presso le principali industrie italiane e la Banca CRT, è attualmente Amministratore Delegato della CON.RI.T. del gruppo UniCredito Italiano.”,”ITAE-142-FL” “MOSADDEQ AHMED Nafeez”,”Dominio. La guerra americana all’Iraq e il genocidio umanitario.”,”Nafeez Mosaddeq Ahmed. Giovane studioso inglese (1978), è Executive Director of the Institute for Policy Research & Development di Brighton. Ha pubblicato, Guerra alla libertà.”,”USAQ-014-FL” “MOSCA Gaetano”,”Partiti e sindacati nella crisi del regime parlamentare.”,”Mosca, Gaetano (Palermo 1858 – Roma 1941), statista italiano e filosofo politico conservatore, noto per la sua teoria della “”classe politica””. Dopo gli studi in legge insegnò nelle università di Torino e Roma e alla Bocconi di Milano. Lavorò anche come giornalista per il “”Corriere della Sera”” e altre testate. Nel 1908 fu eletto alla Camera dei deputati, in seguito fu ministro delle Colonie (1914-1916) e dal 1919 al 1928 ebbe un seggio al Senato. Il suo concetto di “”classe politica o dirigente”” appare già delineato in un’opera giovanile, Sulla teoria dei governi e sul governo parlamentare (1884), che contiene una critica al sistema politico in quanto espressione della volontà di una minoranza di persone. Queste legittimano la propria funzione di governo attraverso “”strumenti”” politici quali la democrazia, il liberismo o il socialismo. Mosca affermava anche che nel Parlamento italiano i deputati rappresentavano principalmente i proprietari terrieri e il capitale, trascurando quasi del tutto le aspirazioni della classe”,”TEOP-054″ “MOSCA Gaetano”,”Elementi di scienza politica.”,”MOSCA, giurista e teorico di dottrine politiche italiano (Palermo 1858-Roma 1941). Insegnò diritto costituzionale nelle università di Palermo, Torino e Roma, e storia delle dottrine politiche nell’Università commerciale Bocconi di Milano e nell’Università La Sapienza di Roma (1923-33). Membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione nel 1906, deputato al Parlamento (1909-19), senatore del Regno (dal 1919), fu anche sottosegretario alle Colonie dal 1914 al 1916. È stato il tipico esponente del liberalismo ottocentesco. Il suo contributo fondamentale consiste nella formulazione della teoria della “”classe politica”” e della “”classe dirigente””: tale teoria, attinta dal pensiero di Saint-Simon, Taine e Gumplowicz, si basa sulla convinzione che, in qualsiasi forma di governo, il potere è sempre nelle mani di minoranze organizzate che esercitano autorità sulla maggioranza in virtù di caratteristiche che la situazione storica attribuisce loro e di un potere che deriva dalla loro specifica organizzazione. Questa classe dirigente tende a giustificare la sua funzione attraverso principi morali e legali, attraverso “”formule politiche”” che, benché elaborazioni”,”TEOP-055″ “MOSCA Benedetto”,”Vita di Giovanni XXIII.”,”””Venne chiesto a De Gaulle, anche in seguito all’ incidente che abbiamo rievocato, l’ allontanamento dalla Francia di oltre cinquanta vescovi “”filo-tedeschi””. Fu Bidault, uno dei capi cattolici della Resistenza, ad opporsi a quella che definì “”una irragionevole giustizia sommaria””; ma più che ridurre il numero degli indesiderati da cinquanta a trenta non poté. Il resto dell’ operazione, ora, spettava al Nunzio Apostolico. Monsignor Roncalli chiese, nella sua veste di rappresentante del Papa, di esaminare la documentazione in base alla quale si chiedeva l’ allontanamento dei trenta. Studiò a fondo fascicolo per fascicolo. Quindi chiese udienza al generale De Gaulle e lo convinse a rivedere tutti gli incartamenti. Non sappiamo quali argomentazioni adoperò il Nunzio, ma supponiamo che Roncalli dovette essere a un tempo conciliante e risoluto; (…) “”Voi non potete mettere nello stesso sacco tutte le tendenze e tutti gli uomini di Vichy””: questa la frase del Nunzio che, al termine del colloquio con De Gaulle, venne riportata dalla stampa. La nostra convinzione si rafforza: oltre che religiosi, gli argomenti adoperati da Roncalli furono politici. Le trattative durarono dieci mesi. (…) Al termine della lunga battaglia, Roncalli poté telegrafare al Vaticano: “”A quel trenta siamo riusciti a togliero lo zero””. Tre soli, infatti, furono i vescovi che lasciarono la Francia…”” (pag 106-107) “”un po’ tutti avete tentato””, riprese papa Giovanni, “”di penetrare i segreti del Conclave, ma in coscienza devo dire che non ho trovato due righe che corrispondessero a verità. (…)”” (pag 185) “”Non si dovrà mai confondere l’ errore con l’ errante, anche quando trattasi di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale-religioso. L’ errante è sempre un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; inoltre in ogni essere umano non si spegne mai l’ esigenza di spezzare gli schemi dell’ errore per aprirsi alla conoscenza della verità…”” (pag 218)”,”RELC-145″ “MOSCA Gaetano, a cura di Norberto BOBBIO”,”La classe politica. (Tit.orig.: Elementi di scienza politica)”,”Nato a Palermo nel 1858, Gaetano MOSCA, si è laureato con un tesi su ‘I fattori della nazionalità’. Due anni dopo ha pubblicato il volume ‘Sulla teoria dei governi e sul governo parlamentare’. Nel 1933 ha raccolto il materiali dei suoi corsi universitari nella sua opere ‘Storia delle dottrine politiche’. E’ morto a Roma nel 1941. Nel 1949 è apparso postumo ‘Partiti e sindacati nella crisi del regime parlamentare’. “”Anche la Cina, fino a pochi anni fa, era politicamente organizzata sul tipo dello stato orientale, che però essa da parecchi secoli aveva portato ad un grado di perfezionamento forse mai raggiunto, per la morale laica e positiva che formava la base della sua civiltà, per la grande unità della cultura, che fra il suo popolo si era diffusa in tanti secoli di storia comune, e finalmente per il sistema democratico di reclutamento dei suoi funzionari, ammessi e promossi sempre in seguito a concorsi. Malgrado ciò lo stato cinese ebbe quasi sempre una forza inadeguata alla sua vastità, ed esso mostrò subito la inferiorità della sua macchina politica appena venne in contatto con gli stati europei. E si sa infine che il Giappone, se ha voluto conservare la sua indipendenza e la sua antica anima nazionale, ha dovuto rapidamente rinnovare la sua organizzazione politica, amministrativa e militare secondo i modelli forniti dagli stati di civiltà europea.”” (pag 186)”,”TEOP-209″ “MOSCA Rodolfo VOLOBUEV Pavel VILLARI Lucio TOMASEVSKIJ Dmitrij ALATRI Paolo SIPOLS V. Ja PUSTOVOJT Susana CIALDEA Basilio IOFFE Alexsandr KOKEEV Aleksandr SOGLIAN Sandro GIMPELSON Efim FORNARO Pasquale SIMONIENKO Rem SAVIANO Agostino ZUEVA Kira ZILLI Valdo PRIDVOROVA Tamara PETRACCHI Giorgio SOBOLEV Gennadij MASSARDO MAIELLO Adele LITVINOVA Galina BIANCHI Gianfranco POLIKARPOV Vasilj PETRICIOLI Marta ARBIZZANI Luigi CABOARA Lorenzo COLAPIETRA Raffaele PERILLO Gaetano RISALITI Renato TOGNETTI BURIGANA Sara, relazioni; conclusioni di Pavel VOLOBUEV Paolo ALATRI; comunicazioni scritte di G.N. GOROSKOVA I. KULINIC V.A. SISKIN”,”La Conferenza di Genova e il Trattato di Rapallo, 1922. Atti del Convegno italo-sovietico, Genova-Rapallo 8-11 giugno 1972.”,”Contiene tra l’altro la relazioni di – Raffaele Colapietra ‘La rivoluzione sovietica, dall’Ottobre a Genova nel commento di Benedetto Croce (pag 453-463) (giudizi di Croce su Lenin) – Gaetano Perillo, ‘La delegazione sovietica giunge a Genova’ (pag 474-479) “”Il giudizio dei comunisti della Liguria sull’ingresso della Russia sovietica nell’arena internazionale fu espresso dall’organo regionale «Bandiera Rossa», in un articolo intitolato «Genova, Canossa della borghesia», ove si diceva: ‘Dopo più di quattro anni di esistenza, dopo più di quattro anni di guerra diplomatica e militare, la Russia proletaria – spezzato il cerchio di ferro che la stringeva, sconfitti gli eserciti controrivoluzionari e rotto il blocco economico che la soffocava – compare vittoriosa all’Occidente e i suoi delegati si siedono da eguali allo stesso tavolo con gli Stati capitalistici. Il capitalismo, invitando a Genova per la ricostruzione economica dell’Europa la Russia sovietica, dichiara apertamente di aver bisogno delle nuove forze proletarie per tentare di impedire la generale dissoluzione della società europea. Così si compie la lenta ritirata del capitalismo dalle sue posizioni di attacco contro il proletariato, così la borghesia controrivoluzionaria va a Canossa, nella veste di giudicata di fronte all’opinione pubblica del mondo. Dopo questi giudizi espressi dalle forze proletarie, ecco alcune note di cronaca. Com’è noto, la delegazione sovietica fu presieduta da Cicerin, commissario del popolo per gli affari esteri, in rappresentanza di Lenin, presidente del consiglio dei commissari, e i principali suoi membri furono Litvinov, commissario aggiunto per gli affari esteri, Krassin, commissario per il commercio estero, Rakovskij, presidente del consiglio dei commissari del popolo d’Ucraina, Joffe, membro del comitato centrale esecutivo panrusso e l’economista Preobrazenskij. La delegazione giunse in Italia in treno, per la via del Brennero, transitò per Genova la mattina del 6 aprile e nella mattinata stessa giunse a Santa Margherita Ligure, dove prese alloggio in un albergo, presso il quale partecipava al servizio d’ordine un gruppo di giovani comunisti. Nello stesso giorno la delegazione sovietica ricevette il saluto delle rappresentanze del Partito comunista e del Partito socialista, la prima guidata di deputati Antonio Graziadei e Anselmo Marabini, la seconda da Vannuccio Faralli e Gaetano Barbareschi. Con Cicerin e gli altri delegati sovietici s’incontrò anche Gramsci, giunto a Genova, che era divenuta in qui giorni il centro della vita politica internazionale. Il 12 aprile la delegazione sovietica ricevette anche una commissione che le recò il saluto della Federazione comunista ligure: essa era costituita dai compagni Arecco, Barenghi e Vanni di Genova, Alterisio, Aschero, Michelangeli e Rebagliati di Savona, Dulbecco di Oneglia, Cordiviola e Peretti di Chiavari, Del Conte di Spezia, Bagnoni e Sanguineti di Sarzana. Con i maggiori uomini politici ed economisti del tempo giunsero a Genova, come inviati speciali, giornalisti di tutto il mondo, fra cui Pietro Nenni e l’americano Hemingway. C’era anche Ottavio Pastore, per «l’Ordine Nuovo», che però non fu ammesso alla Conferenza e dovette svolgere il suo servizio sulla base delle informazioni fornitegli dai colleghi”” (pag 477-478) [AaVv, ‘La Conferenza di Genova e il Trattato di Rapallo, 1922. Atti del Convegno italo-sovietico, Genova-Rapallo 8-11 giugno 1972′, Edizioni Italia-Urss, Roma, 1974]”,”RUST-173″ “MOSCARDELLI Giuseppe”,”Cesare dice… Una lettura del Bellum Gallicum.”,”””Cesare dice: “”Fatti allontanare dalla vista i cavalli di tutti (…), il mio per primo, (…), perché, uguale il pericolo per tutti, nessuno potesse sperare nella fuga, (…), pronunziai l'””esertazione”” e diedi il segnale di battaglia”” (pag 9, nota introduttiva) In Inghilterra (Britannia) sbarcano 5 legioni e duemila cavalli “”Sono ora apparsi al generale romano problemi un anno fa imprevedibili: il combattimento, a esempio, tipo guerriglia, che avrebbe richiesto diverso armamento e addestramento di almeno parte della fanteria. Oppure problemi che pur s’erano presentati ma l’esperienza reale non era stata tale da farne misurare tutt’intera la portata: la tattica dei “”carri””, specialmente; a superare la quale – e come, se non con larghissimi aggiramenti? – sarebbe occorso cavalleria almento tripla dell’attuale. I Britanni non sono più quelli dell’anno scorso, che si portarono all’attacco de campo in folla, confindando nel numero. Tutto è cambiato da allora: sulla spiaggia, allo sbarco, scena vuota; due premeditate resistenze – sul corso d’acqua e nel fortilizio silvestre – subito cessate; poi i successivi sbalzi indietro, combattendo, di cavalleria e “”carri”” e la pronta reazione castigatrice, quando l’inseguimento si faceva più audace; e infine, frapposto un certo tempo di assenza ingannatrice, la sorpresa violenta sul campo. Fra i Britanni c’è dunque una mente coordinatrice? qualcuno che ha fatto accettare un suo piano prima che avvenisse lo sbarco? una volontà che ora, in piena lotta, riesce a imporsi a tutti, o quasi, giorno per giorno? L’esercito romano è fra due nemici fra loro correlativi: l’incubo della Manica che, a parte i capricci, gli limita la permanenza nell’isola a neppure due mesi, sino all’equinozio di settembre, e ora siamo già in agosto; l’altro, i Britanni, che potrebbero far trascorrere i due mesi in ritirata, senza accettar battaglia. Due nemici a cui non si può non aggiungerne un terzo, che, se possibile, più li aggrava: la situazione politica nella Gallia. Se il barbaro Cassivellauno afferra tali correlazioni, non potrà e non vorrà che ritirarsi: sino al Tamigi, oltre Tamigi, combattendo o minacciando chilometro dietro chilometro. Lo spazio è tempo.”” (pag 247-248)”,”QMIx-205″ “MOSCARDELLI Giuseppe”,”Cesare dice… Una lettura del Bellum Gallicum. Parte seconda. Atlantico – Reno – Britannia.”,”””Questi i motivi generali (…) che inducevano Cesare ad accettar la nuova guerra: la coalizione di tanti popoli; ma soprattutto, in primis, il timore che se avesse trascurato, in questa circostanza, la repressione, le altre genti avrebbero potuto credere lecito fare altrettanto. Le altre genti, reliquae nationes, Celti Belgi Aquitani: avverte in tutto quell’immenso paese, la possibilità di rapidi accordi, l’inesistenza fra gente e gente di veri e propri muri divisori. Altri due motivi oggi li diremmo di natura psicologica: egli comprendeva che quasi tutti i Galli amano le novità (gente, come oggi si dice, di cui non ci si può fidare: mutano opinione da un giorno all’altro), e che basta poco per eccitarli alla guerra (allora le cose cambiano: siccome guerra è vigore e sacrifizio, non può essere indice di civile inconsistenza la loro instabilità): perché, infine, comprendeva (segue magnifico aforisma: ma chi oggi lo porterebbe fra i motivi che sostengono il suo nemico?) che “”tutti gli uomini, per natura, tendono alla libertà e odiano la servitù: omnes homines natura libertati studere et condicionem servitutis odisse””. Insomma: per tutte codeste ragioni, – grossa la coalizione, necessità di un esempio, infiammabile la natura dei Galli, connaturale all’uomo la libertà – Cesare pensò di dividere l’esercito e di distribuirlo su uno spazio assai vasto, ac latius distribuendum, prima che altri popoli partecipassero al movimento. Nacque così un audace piano operativo di cinque paragrafi.”” (pag 12-13)”,”STAx-249″ “MOSCARDELLI Giuseppe”,”Cesare dice… Una lettura del Bellum Gallicum. Parte terza. Freme la Gallia.”,” “”Io non bado a ciò che suggerisce il nemico, ma ai fatti, non hostem auctorem sed rem spectare’ (Cesare) (pag 15) Confronto Galli – Germani. (pag 62-63, 70-71) “”In Gallia, non soltanto in ogni popolo e in ogni paese e frazione ma anche quasi in ogni casa, paene in singulis domibus, vi sono delle fazioni. Per ogni questione d’interesse appena comune, il contrasto delle opinioni, l’appassionata discussione, l’alterco, sin fra le pareti domestiche. A capo di esse fazioni, gli uomini considerati di maggior prestigio; al parere e alla decisione dei quali si rimette la decisione di qualsiasi affare. Faziosità a oltranza; ma anche la comune tendenza a riconoscere l’autorità di qualcuno. Sembra che così si sia fatto – tanti capi quante le fazioni – sin dagli antichi tempi per questo motivo: ne quis ex plebe contra potentiorem auxilii egeret, il plebeo non resti indifeso contro il potente. Democrazia perciò attiva. Nessun capo infatti permette che i suoi clienti siano oppressi o sopraffatti, e se fa altrimenti, se insomma dà un colpo al cerchio e uno alla botte , perde fra i suoi qualsiasi autorità. Questo stesso sistema – questo perpetuo e generale contrasto di opinioni – è uguale in tutta quanta la Galllia; una Gallia, perciò, ovunque e sempre scissa: tutti i popoli della Gallia sono divisi in due partiti, omnes civitates in partes divisae sunt duas.”” (pag 62-63) Germani: “”Uomini di parola: quando in pubblica adunanza un capo si offre guida a un’impresa, invidando a dichiararsi chi voglia seguirlo, quelli che approvano l’uomo e le sue intenzioni si alzano in piedi, consurgunt, promettendo il loro aiuto, e sono applauditi dalla moltitudine; però quelli che poi non mantengono le promesse sono considerati disertori e traditori, e nessuno presta loro più fede”” (pag 70) “”Dice: “”Ma i Germani ora, continuano a vivere come prima, poveri, bisognosi, rassegnati al medesimo vitto e durezza di vita; i Galli, invece, data la vicinanza delle nostre province e il commercio marittimo, godono di abbondanze e comodità””. Il che però non segnala a onore e gloria dei Galli. Ne tra anzi spunto per rilevare che nell’animo dei Galli s’è insinuato, nei confronti dei Germani, una fatale rinunzia. Dice: “”I Galli si sono a poco a poco abituati a essere vinti dai Germani e, battuti in parecchie battaglie, hanno essi stessi rinunciato a paragonarsi con loro””. Una superiore civiltà, la gallica: accusava, però, debolezza di gambe.”” (pag 71)”,”STAx-250″ “MOSCARDELLI Giuseppe”,”Cesare dice… Una lettura del Bellum Gallicum.”,”Suprema necessità. La ritirata da Gergovia e la riunione delle forze (pag 440-441)”,”STAx-034-FV” “MOSCATI Ruggero VALIANI Leo PISTARINO Geo FASOLI Gina GABRIELI Francesco TOSCANO Mario DE-ROSA Luigi PERTUSI Agostino TAMBORRA Angelo BENDISCIOLI Mario BULFERETTI Luigi DIAZ Furio PARADISI Bruno PINCHERLE Alberto BREZZI Paolo COZZI Gaetano SPINI Giorgio ZANGHERI Renato FIRPO Luigi GIGLIO Carlo BORSA Giorgio SPINI Giorgio PIERO Pieri GAMBI Lucio, saggi; interventi di Alberto PINCHERLE Nicola NICOLINI Gastone MANACORDA Leopoldo SANDRI Emilio SERENI Michelangelo CAGIANO DE AZEVEDO Giuseppe MARTINI Enrico DE-LEONE Agostino PERTUSI Gianfranco BIANCHI Mario MIRRI Antonio MARONGIU Salvatore IMPELLIZZERI G.C. SUSINI Aldo STELLA Gianfranco BIANCHI Salvatore CAPONETTO Valdo VINAY Mario BENDISCIOLI Angelo TAMBORRA Sergio BERTELLI Alberto CARACCIOLO Giulio GUDERZO ELio CONTI Carlo PONI Luigi DAL PANE Elio LODOLINI Raimondo LURAGHI Enrico DE-LEONE Luigi MONDINI Giangiacomo MUSSO Giorgio ROCHAT Alberto MONTICONE Aldo SESTINI Marino BERENGO Mario ROSA Elena FASANO GUARINI Giovanni TABACCO Elio CONTI”,”La storiografia italiana negli ultimi vent’anni. Volume secondo.”,”Interventi di Alberto PINCHERLE Nicola NICOLINI Gastone MANACORDA Leopoldo SANDRI Emilio SERENI Michelangelo CAGIANO DE AZEVEDO Giuseppe MARTINI Enrico DE-LEONE Agostino PERTUSI Gianfranco BIANCHI Mario MIRRI Antonio MARONGIU Salvatore IMPELLIZZERI G.C. SUSINI Aldo STELLA Gianfranco BIANCHI Salvatore CAPONETTO Valdo VINAY Mario BENDISCIOLI Angelo TAMBORRA Sergio BERTELLI Alberto CARACCIOLO Giulio GUDERZO ELio CONTI Carlo PONI Luigi DAL PANE Elio LODOLINI Raimondo LURAGHI Enrico DE-LEONE Luigi MONDINI Giangiacomo MUSSO Giorgio ROCHAT Alberto MONTICONE Aldo SESTINI Marino BERENGO Mario ROSA Elena FASANO GUARINI Giovanni TABACCO Elio CONTI “”Ma era, comunque, una presa di posizione netta, e gravida di conseguenze, che, come è stato notato, attraverso una rilettura di Croce, in chiave ‘rankiana’, giungeva a promuovere “”un radicale divorzio tra filosofia e storia””. Mentre, era proprio una indicazione del genere che sembrava far difetto in campo marxista. A parte la discussione apertasi sul “”Movimento operaio”” fra il 1955 e il 1956, a iniziativa di Saitta, ma presto svanita per difetto d’interlocutori, gli storici di tendenza marxista eran sembrati eludere il problema. Non si negherà forse da alcuno che anche la concezione materialistica della storia è in fondo una filosofia della storia””. (Furio Diaz, Indirizzi storiografici e metodologici) (pag 1073)”,”STOx-197″ “MOSCATI Sabatino”,”Chi furono i Fenici. Identità storica e culturale di un popolo protagonista dell’antico mondo mediterraneo.”,”Accademico dei Lincei e Pontificio, Accademico di Francia, professore nell’Università di Roma e in numerosi altri atenei d’Europa e d’America, Sabatino Moscati presiede la Classe di Scienze Morali, Storiche e filologiche dell’Accademia dei Lincei e dirige l’Enciclopedia Archeologica all’Istituto dell’Enciclopedia italiana. Nella sua carriera di studioso ha realizzato importanti scoperte archeologiche, soprattutto nell’area fenicio-cartaginese, ed ha ottenuto numerosi premi in sede nazionale ed internazionale.”,”STAx-133-FL” “MOSCATI Ruggero”,”Guglielmo Pepe. Vol. I. (1797-1831). II Serie: Fonti. Vol. XXVI.”,”Guglielmo Pepe (Squillace, 13 febbraio 1783 – Torino, 8 agosto 1855) è stato un generale, patriota e storico italiano che servì nell’Esercito del Regno delle Due Sicilie. Fu uno dei protagonisti dei moti del 1820-1821 e partecipò alla prima guerra d’indipendenza italiana. Pepe fu autore di diverse pubblicazioni, tra cui ‘Memoria sui mezzi che menano all’italiana indipendenza’ (1833), ‘L’Italia militare’ (1836), ‘L’Italia politica’ (1839) e ‘Memoria intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia’ (1846) 123. Bibliografia – Guglielmo Pepe: Storia del pensiero di un uomo comune, di Guglielmo Pepe (2019) – Acqua, aria, fuoco, terra” di Guglielmo Pepe (2008) – Cenni biografici del generale Guglielmo Pepe di Francesco Carrano (1855) (f. cop)”,”RISG-024-FSL” “MOSCATO Antonio”,”Il “”capitalismo reale””. Origini e storia.”,”MOSCATO Antonio, allievo di Ambrogio DONINI e Vittorio LANTERNARI, di cui è stato assistente, insegna storia del movimento operaio presso l’ Università di Lecce. Ha scritto molte opere (v. 4° copertina). “”I centoneri erano gli estremisti russi di destra, razzisti e monarchici, che potrebbero essere definiti oggi fascisti ante litteram. Lenin aveva ripetutamente polemizzato anche con la sinistra dei socialdemocratici polacchi (sia con la Luxemburg, sia con il suo avversario, Karl Radek, che era vicino a Lenin su tutto il resto, ma rifiutava il diritto all’ autodecisione), spiegando che la loro lotta contro gli sciovinisti polacchi non doveva portare a negare il dovere dei socialdemocratici russi e tedeschi di opporsi al proprio imperialismo e di lottare contro l’ oppressore. Questa problematica, indubbiamente di grande importanza per il movimento operaio, non può tuttavia essere sviluppata più ampiamente in questa sede senza alterare l’ economia del libro. Rinvio perciò a quanto ho scritto sia nel libro ‘Il filo spezzato. Appunti per una storia del movimento operaio’, (Adriatica, Lecce, 1986) (in particolare nei capitoli: ‘Lenin, Rosa e la questione nazionale’ e ‘Lenin, Rosa e il partito’); sia in Gorbaciov. Le ambiguità della perestrojka’ (Erre Eme, Roma, 1990); e nella più ampia trattazione Intellettuali e potere in Urss (1917-1956)’, (Milella, Lecce, 1986) (…)””. (pag 172) Il PCF: repressione in Algeria. “”In quegli anni, peraltro, i comunisti francesi arrivarono al punto di avallare o di ordinare (uno di loro, Tillon, era ministro dell’ Aviazione prima e poi degli Armamenti) i bombardamenti dell’ Algeria, del Madagascar, della stessa Indocina, in nome dell’ unità nazionale; e non sarebbero stati ripagati dalla borhesia, ma gettati fuori dal governo, nel 1947, appena avevano finito di contribuire alla ricostruzione dello Stato borghese e del suo Stato coloniale.”” (pag 173)”,”ECOI-193″ “MOSCATO Antonio a cura, scritti di Roman ROSDOLSKY Ernest MANDEL”,”Trockij e la pace necessaria. 1918: La socialdemocrazia e la tragedia russa.”,”MOSCATO Antonio (Roma 1938) inizia i suoi studi sotto la direzione di Ambrogio Donini e Vittorio Lanternari. Insegna per anni storia del movimento operaio all’Università di Lecce. Il suo primo libro risale al 1965 (Rivolta relisiosa nelle campagne, con M.N. Pierini). Ha scritto molto sulle vicende del ‘socialismo reale’ (‘Intellettuali e potere in Urss). “”Nell’aprile 1915, F. Adler fu invitato a tenere una conferenza su “”La guerra mondiale e il socialismo”” a Zurigo e, in quell’occasione, fuori dei confini, denunciò il regime di terrore militare esistente in Austria; contro di lui fu quindi aperto un procedimento giudiziario, rimasto peraltro senza conseguenze. Tuttavia, questo piccolo gesto di autonomia morale rispetto al resto del partito, impelagato nel sostegno attivo alla guerra, non fu considerato sufficiente per invitarlo alla conferenza di Zimmerwald, nel settembre dello stesso anno. Ma gli echi di quella riunione, e a maggior ragione quelli del coraggioso comportamento di Karl Liebknecht in Germania, incoraggiarono la timorosa sinistra austriaca, che cominciò a riunirsi nel Circolo Karl Marx, che elesse nel marzo 1916 proprio Friedrich Adler come presidente. Da una lettera a Leo Valiani lo stesso Adler, sappiamo che quest’ultimo aveva progettato di partecipare alla conferenza che si svolse a Kienthal nell’aprile dello stesso anno, ma fu bloccato dalla polizia a Salisburgo. Riuscì invece a raggiungere Kienthal, sia pure in ritardo per la conferenza, uno dei socialisti di sinistra del Circolo Marx, Franz Koritschoner. Questo giovane, intelligente e brillante, nipote di Rudolf Hilferding, ebbe in quell’occasione la possibilità di discutere a lungo con Lenin e, soprattutto con Bucharin, a cui rimase sempre vicino politicamente; egli ritornerà in Austria completamente conquistato alla “”sinistra di Zimmerwald”” e romperà quindi nel 1918 con Adler, Bauer, Dannenberg e gli altri esponenti della sinistra, costituendo il Partito comunista, di cui sarà nei primi anni il principale esponente””. (pag 66)”,”MAUx-031″ “MOSCATO Antonio a cura; scritti di AFANASIEV Juri AMICO Giorgio JABER Salah MANDEL Ernest PREVE Costanzo SEPPO David”,”Gorbaciov e la crisi del socialismo reale.”,”Contiene tre scritti di E. Mandel: – Burocrazia e produzione mercantile. Le basi teoriche dell’interpretazione marxista dell’URSS – Gladnost nella storia. Scheda ‘I process di Mosca’ – Le contraddizioni della NEP cinese “”Di Bucharin, in fondo, piace proprio quel che è un’invenzione del PCI (oltre che del suo biografo americano, Stephen Cohen, che del PCI, da cui ha avuto grandissimo credito, è grande amico), ossia il suo antistalinismo. Boffa ha riproposto, dopo tutte le verificjhe negative fatte in sede storica in convegni a cui era non solo presente ma perfino relatore, il vecchio mito di “”un antagonismo con Stailn, così diverso da quello di Trotskij eppur non memo profondo”” (8). In realtà nessuno ha potuto spiegare in che cosa consistesse questo “”antagonismo””, che perfino nella “”lettera alle future generazioni del partito””, il testamento che Bucharin affidò alla memoria della giovane moglie e che era pertanto sicuramente libera da ogni tiimore di censura, viene negato dallo stesso interessato. Bucharin nega di aver mai complottato contro Stalin, nega sia mai esistita una “”organizzazione buchariniana, che in realtà non esiste affatto adesso, dopo sette anni che non ho nemmeno l’ombra di un disaccordo col partito ma che non esisteva neppure allora, negli anni dell’opposizione di destra”” (9). Lo stesso Medvedev, che pure è molto indulgente verso Bucharin, di cui condivide le concezioni di fondo, non può non aggiungere che “”questa lettura rivela non soltanto la tragedia personale di Bucharin ma anche la sua incapacità, fino alla fine, di comprendere il terribile svolgersi degli eventi (10). Medvedev è soprattutto turbato dal silenzio di Bucharin su Zinoviev, Kamenev o Pjatakov, già arrestati e uccisi, e dalla sua dissociazione penosa dalla””organizzazione clandestina di Riutin e Uglanov””, di cui dice di non saper nulla, senza sollevare il dubbio che sia vittima di una montatura analoga a quella contro la “”organizzazione buchariniana””. O forse Bucharin si dissocia perché sa che, a differenza di lui, Uglanov e Riutin tentarono veramente un’opposizione? Anche il grande storico britannico E.H. Carr, recensendo l’opera di Cohen, dice che il tentativo di comparare l’opposizione di Trotskij a quella di Bucharin (tentata sconsideratamente da Cohen, per amore del protagonista della sua opera biografica) risulta nefasto per la memoria di Bucharin. Nei tre o quattro anni cruciali durante i quali Stalin forgiò la sua inespugnabile posizione nel partito e nello Stato e schiacciò l’opposizione Bucharin fu il suo fedele braccio destro. (…) Tra le virtù di Bucharin non c’era la combattività (11). (…) Soltanto Paolo Spriano, ci sembra, ha avuto il coraggio di dire che la riabilitazione di Trotskij avrebbe ben diverso significato (…)”” [Antonio Moscato, Introduzione] (pag 13-14) [(8) L’Unità, 13 febbraio 1988 (9) Roy A. Medvedev, Lo stalinismo, 1972, p. 230 (10) Ivi, p. 231 (11) E.H. Carr, De Napoléon a Stalin, y otros estudios de historia contemporanea, Barcelona, 1983 p. 194]”,”RUSU-237″ “MOSCATO Antonio”,”Il 1956 visto da una sezione del PCI di Roma. [Relazione al convegno di Firenze sulle alternative di sinistra nel movimento operaio italiano, 15-16 dicembre 2000].”,”a pag 2 Moscato afferma che nella sezione sono stati invitati esponenti della sinistra del partito come Rossana Rossanda, Lucio Magri, Romano Ledda, responsabile esteri del partito, ‘ma garantendo diritto di parola a compagni esterni al partito com Livio Maitan o Arrigo Cervetto’.”,”PCIx-371″ “MOSCATO Antonio, con un saggio di Roman ROSDOLSKY”,”Trockij e la pace necessaria 1918; La socialdemocrazia e la tragedia russa.”,”Antonio Moscato (Roma, 1938) inizia i suoi studi sotto la direzione di Ambrogio Donin e Vittorio Lanternari. Insegna per anni Storia del movimento operaio all’Università di Lecce. Il suo primo libro appare nel 1965 (Rivolta religiosa nelle campagne, con M.N. Pierini). Tra le sue numerose pubblicazioni molte sono dedicate alle vicende dei paesi del ‘socialismo reale’ e ai primi sintomi della loro crisi profonda (Intellettuali e potere in URSS. Bilancio di una crisi, Chiesa, partito e masse nella crisi polacca, La ferita di Praga, Gorbaciov, Le ambiguità della perestrojka). Dopo la fine del sistema sovietico, e l’inizio delle guerre permanenti con coinvolgimento dell’Italia, diversi libri affrontano questi problemi: Israele, Palestina e la guerra del Golfo, Libano e dintorni, Integralismo ebraico e altri integralismi, L’Italia nei Balcani. Sulla storia del movimento operaio ha pubblicato anche Il capitalismo reale, Origini e storia e 101…anni di Fiat, Dagli Agnelli alla General Motors. Negli ultimi anni si dedica soprattutto a Cuba e a Guevara con tre edizioni di Breve storia di Cuba e Guevara inedito. Attualmente sta terminando un libro di bilancio del Risveglio dell’America Latina. A Brest Litovsk, agli inizi del 1918, la delegazione della neonata Repubblica sovietica e quelle degli Imperi centrali discutono le condizioni per firmare la pace. Se da parte tedesca in particolare si continuano a nutrire illusioni di agevoli conquiste territoriali, da parte sovietica si guarda con estremo interesse alle prospettive rivoluzionarie apertesi sia in Germania che in Austria: l’ipotesi di una rivoluzione socialista nel cuore dell’Europa sembra a portata di mano e questo spiega l’orientamento di Trockij che, alla guida della delegazione sovietica, è convinto che ci siano le condizioni per respingere i diktat germanici. Le cose, com’è noto, andranno altrimenti, ma solo molti anni dopo Roman Rosdolsky fornirà, grazie a rigorose ricerche d’archivio, elementi inoppugnabili per la ricostruzione dei retrocena di quel cruciale snodo storico: la potente dirigenza socialdemocratica austriaca, mentre scagliava parole di fuoco contro la guerra, lavorava in realtà per impedire qualsiasi sbocco politico ai poderosi scioperi spontanei che squassavano il paese.”,”TROS-006-FL” “[MOSCATO Antonio]”,”Perché ci serve Rosa Luxemburg.”,”””Ma nel 1932 Stalin, divenuto ormai “”padrone”” quasi assoluto del partito e dell’internazionale aveva sferrato un attacco ben più pesante a Rosa, assimilandola tra l’altro all’odiato Trotsky)”” v. articolo ‘A proposito di alcuni problemi della storia del bolscevismo’ dove RL viene accusata di conciliazionismo con i centristi alla Kautsky. “”Nello stesso articolo altri attacchi di Stalin: “”i sinistri della socialdemocrazia tedesca, Parvus e Rosa Luxemburg (…) fabbricarono lo schema utopistico e semimenscevico della rivoluzione permanente. (…) Più tardi questo schema semimenscevico della rivoluzione permanente venne ripreso da Trotsky (in parte da Martov) e trasformato in uno strumento di lotta contro il leninismo”” (pag 1-2)”,”LUXS-072″ “MOSCATO Antonio”,”Polonia. Considerazioni sul comunismo polacco.”,”Storia del KPP il partito comunista polacco fondato (cambiato nome) nel congresso del 1923″,”MEOx-125″ “MOSCATO Antonio PIERINI Maria Novella”,”Rivolta religiosa nelle campagne. Il movimento milleranista di Davide Lazzaretti. La profezione neo-ebraica di Donato Manduzio.”,”Insurrezione contro i messi diocesani e ricerca di un’altra Chiesa “”senza ingiustizie”” (pag 11) Davide Lazzaretti, il “”messia”” del Monte Amiata (1834-1878) “”Questo movimento religioso, oltre ad essere per estensione e originalità il più importante dell’età contemporanea in Italia, s’inquadra in un punto veramente cruciale della storia delle masse contadine, di cui conclude idealmente, con un ultimo sussulto millenaristico, l’epoca delle eresie popolari aprendo quella dell’organizzazione autonoma e democratica, ed offre occasioni preziose a quell’analisi dei rapporti tra religione e rivoluzione, tra aspetti novatori e conservatori nei movimenti messianici oggi senz’altro attuale. (…) Tra le centinaia di voci della bibliografia lazzarettista pochissime hanno valore scientifico. Stimolati dalle drammatiche circostanze della sua morte, furono pubblicisti e letterati per lo più mediocri a diffondere la fama in Italia, senza soverchie preoccupazioni di esattezza storica, senza un serio metodo d’indagine, senza possibilità, quindi, di comprendere il fenomeno «dell’ultima eresia popolare italiana». (…) Dunque, né questi libri, né i ben più numerosi articoli di autori anche famosi (tra gli altri Guy de Maupassant, G. Fatini, D. Bulferetti, J. Seguy, G. Cocchiara) riuscirono a dare una rappresentazione e un’interpretazione soddisfacenti del movimento. Mancò infatti chi sapesse sottrarre il fenomeno al folklore o alla psichiatria per inquadrarlo in una concreta dimensione storica. Esiste però una precisa e acutissima nota gramsciana, che pur sulla scorta di scarsissime informazioni (un articolo di D. Bulferetti sulla ‘Fiera letteraria’ e uno di G. Fatini sull”Illustrazione toscana’) pone le premesse per una analisi storico-politica del fenomeno, ricollegandolo da un lato al ‘non expedit’ del Vaticano che spingeva «le masse rurali, in assenza di partiti regolari» a crearsi «dirigenti locali che emergevano dalla massa stessa, mescolando la religione e il fanatismo all’insieme di rivendicazioni che in forme elementari fermentavano nelle campagne», dall’altro al «ribollimento di speranze e di aspettazioni» suscitato dall’avvento delle sinistre al governo, e alle delusioni degli anni successivi (1). Tuttavia Antonio Gramsci lasciò non soltanto questi specifici suggerimenti (che furono raccolti dall’Hobsbawm che al lazzarettismo ha dedicato un bel capitolo del suo ‘Primitive rebels’ e da Sosio Pezzella che ha ottimamente presentato in un breve articolo su ‘Ricerche religiose’ le linee fondamentali del pensiero del Lazzaretti (2)), ma fornì un’organica indicazione di lavoro: nello stesso quaderno XXIII, accennando a una più complessa «storia delle classi subalterne» scriveva: «La storia dei gruppi sociali subalterni è necessariamente disgregata ed episodica (…). I gruppi subalterni subiscono sempre l’iniziativa dei gruppi dominanti, anche quando si ribellano e insorgono: solo la vittoria «permanente» spezza, e non immediatamente, la subordinazione (…). Ogni traccia di iniziativa autonoma da parte dei gruppi subalterni dovrebbe perciò essere di valore inestimabile per lo storico integrale; da ciò risulta che una tale storia non può essere trattata che per monografie e che ogni monografia domanda un cumulo molto grande di materiali spesso difficili da raccogliere» (3). Proprio dall’indicazione gramsciana trae spunto questo studio su Davide Lazzaretti e sul suo movimento, il cui significato storico appare oggi notevole proprio perché nacque e si sviluppò in modo originale e autonomo rappresentando uno dei tentativi più decisi di trasformare radicalmente – sia pure su scala geograficamente limitata – tutte le strutture sociali tradizionali (1)”” (pag 28, 29, 32-34) [(1) A. Gramsci, ‘Il Risorgimento’, Torino, 1955, pagg. 199-203; (2) E.J. Hobsbawm, ‘Primitive Rebels’, Manchester, 1959; Sosto Pezzella, ‘Davide Lazzaretti’, in ‘Ricerche religiose’, XX, 1° aprile 1950; (3) A. Gramsci, op. cit., pag 193; (4) Questa analisi del lazzarettismo si basa su una lunga inchiesta condotta personalmente sul luogo (…)]”,”RELP-064″ “MOSCATO Antonio a cura, saggi di Diego GIACHETTI Gabriele POLO Raffaello RENZACCI Marco REVELLI”,”Cento…e uno anni di Fiat. Dagli Agnelli alla General Motors.”,”Antonio Moscato (Roma, 1938) inizia i suoi studi sotto la direzione di Ambrogio Donin e Vittorio Lanternari. Insegna per anni Storia del movimento operaio all’Università di Lecce. Il suo primo libro appare nel 1965 (Rivolta religiosa nelle campagne, con M.N. Pierini). Tra le sue numerose pubblicazioni molte sono dedicate alle vicende dei paesi del ‘socialismo reale’ e ai primi sintomi della loro crisi profonda (Intellettuali e potere in URSS. Bilancio di una crisi, Chiesa, partito e masse nella crisi polacca, La ferita di Praga, Gorbaciov, Le ambiguità della perestrojka). Dopo la fine del sistema sovietico, e l’inizio delle guerre permanenti con coinvolgimento dell’Italia, diversi libri affrontano questi problemi: Israele, Palestina e la guerra del Golfo, Libano e dintorni, Integralismo ebraico e altri integralismi, L’Italia nei Balcani. Sulla storia del movimento operaio ha pubblicato anche Il capitalismo reale, Origini e storia e 101…anni di Fiat, Dagli Agnelli alla General Motors. Negli ultimi anni si dedica soprattutto a Cuba e a Guevara con tre edizioni di Breve storia di Cuba e Guevara inedito. Attualmente sta terminando un libro di bilancio del Risveglio dell’America Latina. A Brest Litovsk, agli inizi del 1918, la delegazione della neonata Repubblica sovietica e quelle degli Imperi centrali discutono le condizioni per firmare la pace. Se da parte tedesca in particolare si continuano a nutrire illusioni di agevoli conquiste territoriali, da parte sovietica si guarda con estremo interesse alle prospettive rivoluzionarie apertesi sia in Germania che in Austria: l’ipotesi di una rivoluzione socialista nel cuore dell’Europa sembra a portata di mano e questo spiega l’orientamento di Trockij che, alla guida della delegazione sovietica, è convinto che ci siano le condizioni per respingere i diktat germanici. Le cose, com’è noto, andranno altrimenti, ma solo molti anni dopo Roman Rosdolsky fornirà, grazie a rigorose ricerche d’archivio, elementi inoppugnabili per la ricostruzione dei retrocena di quel cruciale snodo storico: la potente dirigenza socialdemocratica austriaca, mentre scagliava parole di fuoco contro la guerra, lavorava in realtà per impedire qualsiasi sbocco politico ai poderosi scioperi spontanei che squassavano il paese.”,”CONx-033-FL” “MOSCONI Antonio VELO Dario”,”Crisi e ristrutturazione del settore automobilistico.”,”INDICE 1. La crisi del sistema industriale europeo. 2. La crisi del settore automobilistico. 3. Le imprese automobilistico e il “”piano auto”” in Italia. 4. Gli aspetti sociali e territoriali di una politica di settore per l’auto. – Appendice. – MOSCONI Antonio, amministratore delegato (ad) della Teksid, ha ricoperto in passato le cariche di Responsabile dello sviluppo aziendale Fiat e di assistente dell’ ad ROMITI Cesare ROMITI per i progetti di politica e cooperazione industriale. Bibliografia: – “”Il gruppo nello sviluppo dell’impresa industriale”” (1978). – “”Dalla fine di Bretton Woods alla nascita del Sistema Monetario Europeo – SME “” (1980). – VELO Dario, titolare della cattedra di Tecnica industriale e commerciale e direttore dello Istituto di Economia aziendale dell’ Università”,”E1-AUIN-006″ “MOSCONI Franco”,”Economia dei quotidiani.”,”Franco Mosconi ha svolto attività di ricerca al Centro di Economia e politica industriale dell’Università di Bologna. Dal 1996 è consigliere economico presso la Presidenza del Consiglio. “”L’incedere della rivoluzione elettronica è il secondo, più profondo, fattore capace di mutare in prospettiva la natura stessa del quotidiano. Non manca chi si domanda se oggi e nel prossimo futuro – gli anni di Internet – vi sia ancora spazio per un giornale su carta, profetizzandone addirittura la sua definitiva scomparsa”” (pag 33)”,”EDIx-231″ “MOSELEY Ray”,”Ciano, l’ombra di Mussolini.”,”Ray Moseley, corrispondente europeo del ‘Chicago Tribune’, candidato al premio Pulitzer per il giornalismo nel 1981, è autore di alcune monografie storiche. Ha vissuto a lungo in Italia. Giovane diplomatico amnte del bel mondo, Galeazzo Ciano aveva sposato nel 1930 Edda Mussolini, la figlia prediletta del duce. Per lui questo era stato l’inizio di una carriera folgorante che lo aveva portato, a soli trentatré anni, a diventare ministro degli Esteri e delfino di Mussolini. Uomo intelligente e ambizioso, frivolo e corrotto, fu uno dei firmatari dell’ordine del giorno Grandi, che il 25 luglio 1943 provocò la caduta di Mussolini. Divenne poi il protagonista di una tragedia che lo condusse alla morte per fucilazione.”,”ITAF-019-FL” “MOSIER John”,”The Blitzkrieg Myth. How Hitler and the Allies Misread the Strategic Realities of World War II.”,”John Mosier is the author of The Myth of the Great War. He is full professor of English at Loyola University in New Orleans, where, as chair of the English Department and associate dean of the College of Arts and Sciences, he taught primarily European literature and film. His background as a military historian dates from his role in developing an interdisciplinary curriculum for the study by the National Endowment for the Humanities. From 1989 to 1992 he edited the New Orleans Review. He lives in Jefferson, Louisiana.”,”QMIS-005-FL” “MOSLEY Nicholas”,”L’assassinio di Trockij.”,”Trotsky nel 1924. Il ruolo del militante bolscevico. “”Trotsky fece un tentativo di mutare la situazione quando cercò di scavalcare i burocrati del partito e di rivolgersi direttamente ai lavoratori. Nel dicembre del 1923 indirizzò all’assemblea del partito una lettera aperta, il cui tono faceva pensare più a un appello a unirsi a lui che alla proposta di un programma di governo alternativo. “”Basta con l’obbedienza passiva, con il livellamento meccanico da parte delle autorità, con l’uccisione della personalità, basta all’opportunismo e all’arrivismo! Il bolscevico non è soltanto un uomo capace di sottostare a una rigida disciplina; è un uomo che, in ogni contesto e su qualsiasi problema, sa assumere una propria salda posizione, e sa difenderla con coraggio e con indipendenza di giudizio non solo dai nemici, ma nell’ambito del partito stesso. Oggi forse egli è in minoranza… sarà sottomesso… ma non per questo si trova dalla parte de torto. Forse vede un nuovo compito da svolgere, o si rende conto della necessità di un cambiamento prima di quanto facciano gli altri. Solleverà la questione senza scoraggiarsi, due, tre, dieci volte se è necessario. E sarà, in tal modo, d’aiuto al partito, permettendo di adempiere al nuovo compito di operare il mutamento necessario senza sconvolgimenti o sommovimenti di fazioni”””” (pag 96-97) Nel gennaio del 1924, Trotsky con una febbre misteriosa, si mise in viaggio per un periodo di cura sul mar Nero, durante il viaggio ricevette un telegramma di Stalin che gli annunciò la morte di Lenin. Trotsky rispose con un altro telegramma chiedendo a Stalin se doveva tornare, ma Stalin gli disse che non poteva farcela a partecipare perché i funerali si sarebbero svolti la mattina seguente. Invece i funerali ebbero luogo due giorni dopo e l’assenza di Trotsky fu notata e considerata come voluta da lui stesso… (pag 97)”,”TROS-022-FGB” “MOSS Bernard H.”,”Marx and Engels on French Social Democracy: Historians or Revolutionaries?”,”MOSS Bernard H., Università di Auckland, Nuova Zelanda”,”MADS-625″ “MOSS Walter G.”,”A History of Russia. Volume I. To 1917.”,”Walter G. Moss is Professor at the Department of History and Philosophy at Eastern Michigan University. He is also the author of Russia in the Age of Alexander II, Tolstoy and Dostoevsky, and co-author of The Twentieth Century: A Brief Global History, and The Twentieth Century: Readings in Global History. List of Maps, Preface to the Second Edition, A Note to Students, General Bibliography for Russia to 1917, Appendix A) Chronology, Appendix B) Rus/Russian Rulers, Appendix C) Glossary, Index,”,”RUSx-055-FL” “MOSS Walter G.”,”A History of Russia. Volume II. Since 1855.”,”Walter G. Moss is Professor at the Department of History and Philosophy at Eastern Michigan University. He is also the author of Russia in the Age of Alexander II, Tolstoy and Dostoevsky, and co-author of The Twentieth Century: A Brief Global History, and The Twentieth Century: Readings in Global History. List of Maps, Preface to the Second Edition, List of Illustrations, A Note to Students, General Bibliography for Russia to 1917, Appendix A) Chronology, Appendix B) Glossary, Appendix C) World Oil Prices, Index,”,”RUSx-056-FL” “MOSSE’ Claude”,”Le travail en Grece et a Rome.”,”Claude MOSSE’ è Professore al Centro Universitaire experimental de Vincennes.”,”STAx-033″ “MOSSE’ Eliane”,”Marx et le probleme de la croissance dans une economie capitaliste.”,”Conclusione: nel quadro dell’ industria tessile francese e in particolare in quella della filatura del cotone, lo schema teorico marxista è in generale ben verificato.”,”MADS-305″ “MOSSE George L.”,”La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania, 1815-1933.”,”In ‘Nazionalizzazione delle masse’, MOSSE esplora uno degli aspetti più discussi della storia contemporanea: il totalitarismo. Ricerca le radici remote dei moderni totalitarismi di destra e valuta il peso che hanno avuto sulla politica e l’ organizzazione dei regimi di massa dei regimi fascisti. L’ indagine riguarda la Germania , nell’ arco di tempo che va dalla nascita del nazionalismo tedesco, dopo la rivoluzione francese, all’ avvento al potere di HITLER. I fenomeni di irriggimentazione del periodo nazista hanno radici lontane che affondano nel mondo del mito e del simbolo.”,”GERN-095″ “MOSSE Werner E.”,”Gli ebrei e l’ economia tedesca. Storia di una élite economica (1820-1935).”,”MOSSE è Professore emerito nella School of European Studies della University of East Anglia. All’ aspetto culturale dei temi qui trattati ha dedicato il libro ‘The German-Jewish economic Elite 1820-1935. A Socio-cultural Profile’ (1989). “”Un quadro completo dell’ elite ebraica della ricchezza nell’ epoca del capitalismo avanzato è quello che emerge dalle dichiarazioni dei redditi degli anni 1908 e 1911, che servirono a Martin come fondamento dei suoi notissimi studi. Rudolf Martin basò il suo annuario dei milionari prussiani (1) su una pubblicazione ufficiale prussiana (…) pubblicata a Berlino nel 1908, e sulla medesima relativa agli anni fiscali 1911-13. Per quanto ben dettagliate dal punto di vista geografico, le cifre contenute in queste statistiche erano assolutamente anonime. Martin, funzionario in pensione del ministero dell’ interno, si prefisse il compito, sulla base della conoscenza della vita economica tedesca acquisita durante la sua carriera ministeriale, di accoppiare le cifre ai nomi. (…) In totale Martin elenca il reddito e il patrimonio di circa 8.300 milionari prussiani, con una particolare attenzione per i 747 le cui ricchezze superavano i cinque milioni di marchi. Per gran parte di questi ultimi Martin fornisce, nella seconda parte del suo studio, note biografiche con dettagli sulle rispettive famiglie e sulle fonti di reddito””. (pag 210-211)”,”GERE-019″ “MOSSE’ Claude”,”La vita quotidiana della donna nella Grecia antica.”,”Oikos proprietà fondiaria, unità di produzione agricola e pastorale, ma c’è anche l’artigianato domestico MOSSE’ Claude insegna storia greca all’Università di Parigi VIII”,”STAx-229″ “MOSSE George L.”,”Ebrei in Germania fra assimilazione e antisemitismo.”,”MOSSE George L. nato a Berlino nel 1918, è stato per molti anni docente all’Università del Wisconsin e ‘visiting professor’ all’Università Ebraica di Gerusalemme. Contiene il capitolo: ‘I socialisti tedeschi e la questione ebraica nella Repubblica di Weimar’ (pag 167-203) “”Le basi della posizione dei socialisti tedeschi sulla questione ebraica sono state poste da Karl Kautsky”” (pag 168) “”Karl Marx è stato il primo ad occuparsi della questione ebraica, ma è stato Kautsky a darle la sua formulazione socialista moderna. Il suo primo contributo importante su questo argomento è stato un articolo, scritto nel 1903 e intitolato “”Il massacro di Kishinev e la questione ebraica””, in cui egli, come anche in altri scritti posteriori, si richiamava all’articolo scritto da Marx su questo argomento mezzo secolo prima. Kautsky accettava la tesi che gli ebrei erano diventati, nel corso della loro storia, i rappresentanti degli aspetti peggiori del capitalismo: cioè il feticismo per i beni materiali, dell’amore per il denaro e della dedizione al commercio. In quanto religione l’ebraismo era solo l’oggettivazione di transazioni commerciali. (…) Nel suo libro posteriore ‘Razza ed ebraismo’ (Rasse und Judentum, 1914), egli attribuiva a questo milieu la mentalità negativa, critica e dissolvitrice (zersetzende), degli ebrei. Sia Marx che Kautsky erano i prosecutori di una tradizione che aveva avuto inizio con l’Illuminismo del XVIII secolo””. (pag 168-169)”,”EBRx-044″ “MOSSE George L., a cura di Michael A. LEDEEN”,”Intervista sul nazismo.”,”MOSSE George L., “”D. Ma l’appoggio protestante al nazismo fu più rilevante di quello cattolico, mi pare. R. Non c’è dubbio. Fino al 1933 nelle regioni a forte presenza cattolica dominate dal Partito del Centro i nazisti ebbero l’appoggio dei protestanti, mentre quello cattolico fu scarsissimo. Ma alla fine anche il Centro si rivelò propenso a stare al gioco di Hitler. Anch’esso votò a favore dello ‘Ermächtigungsgesetz’ [nota: (28 febbraio 1933), varato dopo l’incendio del Reichstag, sospese tutti i diritti civili della Costituzione di Weimar. Rese possibile la “”custodia preventiva”” senza accusa nelle prigioni del Terzo Reich] (la legge che attribuiva a Hitler i pieni poteri). Dopo il 1933 l’atteggiamento della gerarchia cattolica fu assai più benevolo che nel periodo precedente. Prima del 1933 ai cattolici era vietato votare per il partito nazista. Ciò non vuol dire che molti non lo facessero egualmente; ma dopo la presa del potere il cattolicesimo scese ad un vero e proprio compromesso con il nazismo, che s’infranse soltanto nel 1939 sulla questione dell’eutanasia. In quell’anno la Chiesa era ancora abbastanza potente da imporre un alt formale alla pratica dell’eutanasia””. (pag 23-24) Tentativo di conciliazione cattolicesimo-nazismo di Hudal. Aloïs Hudal (1885-1963), vescovo tedesco, per molti anni a Roma all’Istituto tedesco di Santa Maria dell’anima. Filonazista, violentemente anticomunista, scrisse nel 1936 ‘Le fondazioni del nazionalsocialismo’, nel tentativo di conciliare le teorie di Hitler con la religione cattolica””. (pag 23) “”Nella letteratura marxista degli anni Trenta e Quaranta troviamo più di un’analisi. Una è quella che hai appena ricordato, e cioè che il nazismo fu l’estrema difesa del capitalismo. Un’altra risaliva al Marx del ‘Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte’, che sottolinea, nel quadro di un esame del bonapartismo, il potenziale autoritario del liberalismo. Su questa traccia, negli anni Trenta e Quaranta numerosi storici marxisti videro nel nazismo non soltanto un’autodifesa del capitalismo – insomma lo stadio finale del capitalismo moderno – ma anche una conseguenza del liberalismo, il quale, come Marx aveva visto, conteneva in sé questo elemento bonapartistico. Fu specialmente Herbert Marcuse ad approfondire questa linea interpretativa.”” (pag 33-34) [George L. Mosse, a cura di Michael A. Leeden, Intervista sul nazismo, 1977]”,”GERN-141″ “MOSSE George L.”,”L’uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste.”,”Si tratta di una raccolta di saggi scritti nel corso degli anni. Contiene il capitolo: – La prima guerra mondiale e l’appropriazione della natura (pag 253-278) Il mito del volo “”Grazie a queste immagini cavalleresche, la guerra moderna fu integrata nel desiderio intenso per un mondo più felice e più sano, in cui il combattimento individuale avrebbe preso ilposto della mitragliatrice e del carro armato. Tra i piloti e nella battaglia dei cieli l’individualismo e la cavalleria sopravvissero sia nel mito che nella realtà. Come ha fatto giustamente osservare Eric Leed (46), l’individualismo implicito nel volo spinge gli aviatori ad assumere un atteggiamento di autoconsiderazione”” (pag 270) (46) E.J. Leed, No Man’s Land, Cambridge 1979, p. 137 “”Gli inglesi più dei tedeschi, fecero entralre la metafora dello sport nella guerra aerea. L’ideale del fair play era molto più radicato in Inghilterra che in Germania, specie tra gli alunni della scuola statale i quali abbattevano i tedeschi nel cielo. Paragonare la guerra aerea alla caccia faceva venire in mente il cavallo e il cavaliere più che il pilota e l’aeroplano. Ancora una volta la tecnologia veniva superata e grazie a questo superamento la guerra era più facile da fronteggiare e da sopportare”” (pag 272) “”‘Vento, sabbia e stelle’ (1939) di Saint-Exupéry compendiò i miti del volo: la morte senza paura, l’entusiasmo della gioventù, l’adempimento del dovere, il cameratismo. (…)”” (pag 272)”,”GERN-005-FL” “MOSSE George L.”,”Le origini culturali del Terzo Reich.”,”Storico di origine ebraica George Lachmann Mosse (1918-1999) è nato a Berlino. In seguito alle leggi razziali si è trasferito negli Stati Uniti. Per molti anni è stato docente all’Università del Wisconsin e all’Università ebraica di Gerusalemme. É autore di studi innovativi sulla storia del Novecento e sulle origini culturali e psicologiche del nazionalsocialismo, come Il razzismo in Europa, dalle origini all’Olocausto. La nazionalizzazione delle masse. Le guerre mondiali, dalla tragedia al mito dei caduti.”,”GERN-025-FL” “MOSSE George L.”,”Il razzismo in Europa. Dalle origini all’olocausto.”,”Storico di origine ebraica George Lachmann Mosse (1918-1999) è nato a Berlino. In seguito alle leggi razziali si è trasferito negli Stati Uniti. Per molti anni è stato docente all’Università del Wisconsin e all’Università ebraica di Gerusalemme. É autore di studi innovativi sulla storia del Novecento e sulle origini culturali e psicologiche del nazionalsocialismo, come Il razzismo in Europa, dalle origini all’Olocausto. La nazionalizzazione delle masse. Le guerre mondiali, dalla tragedia al mito dei caduti.”,”TEOS-089-FL” “MOSSE George L.”,”Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti.”,”George L. Mosse (1918-1999) è stato uno dei più grandi storici del nazismo e del fascismo, di cui ha rinnovato profondamente l’interpretazione. Ha insegnato nell’Università di Madison (Wisconsin) e nell’Università ebraica di Gerusalemme. Tra le sue opere tradotte in italiano: ‘Le origini culturali del Terzo Reich’, Milano, 1994; ‘La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania, 1815-1933’, Bologna 1984. Per i tipi della Laterza: ‘Intervista sul nazismo’, ‘Il razzismo in Europa’, ‘L’uomo e le asse nelle ideologie nazionaliste’ “”La maniera in cui il Milite Ignoto venne scelto fu abbastanza uniforme nelle diverse nazioni. Per esempio, ciascuna delle nove regioni militari della Francia esumò dai campi di battaglia un soldato ignoto. I nove furono quindi portati nella cripta della fortezza di Verdun. Qui un sergente, ferito in guerra, indicò il Milite Ignoto da seppellire a Parigi. Coloro che non erano stati prescelti furono deposti nella terra a Verdun nell’identico momento in cui a Parigi veniva sepolto il Milite Ignoto”” (pag 105) La brutalità di gran parte della narrativa popolare militare post bellica ‘Più importanti furono i tentativi di riscattare l’immagine del soldato, ma senza far riferimento alle SS. In ‘Null-Acht-Fünfzehn (08/15, 1954), il più popolare romanzo di vita militare pubblicato nella Germania postbellica, Hans Hellmut Kirst ce ne offre un compendio: «Il mestiere delle armi (…) diventa qualcosa di negativo soltanto se la causa per cui si combatte è malvagia. Supponiamo che Hitler abbia iniziato una guerra sapendo bene che cosa stava facendo (…) allora i migliori soldati diventano i membri di una banda di assassini. Ma il mestiere delle armi in quanto tale (…) è qualcosa di completamente diverso» (55). Era forse da considerarsi ovvio che dopo la guerra un gran numero di libri e giornali continuassero, specialmente nella loro descrizione dei combattimenti, a promuovere gli ideali guerreschi dell’eroismo e del coraggio virile. Il più delle volte non sono menzionati né il nazismo né Hitler (diverso è il caso del romanzo di Kirst, che è antinazista). Ma, pur criticando i vincoli della vita militare e facendo osservazioni antinaziste, anche ‘Null Acht-Fünfzehn’ evita di affrontare i temi specifici che discendono dalla guerra e dalla sconfitta. Tipici di questa riappropriazione della guerra sono i «Landserhefte» («Diari di fante», libricini comparsi irregolarmente a partire dai tardi anni Cinquanta, e che si sono venduti letteralmente a milioni di copie: ancor oggi è possible acquistarle presso tutte le rivendite di giornali. Come c’informa il loro sottotitolo – ‘Resoconti di esperienze della seconda guerra mondiale’ – essi contengono storie di battaglie e di imprese eroiche. Si tratta di storie brutali, in cui al nemico si rompono le ossa, gli si sfonda il cranio, lo si impala su una baionetta. I «Landserhefte» sono aggressivamente antibolscevichi, con titoli come ‘Cacciando Tito’ o ‘Le fiamme inghiottono Stalingrado’. Né vengono risparmiati gli italiani (questi ‘maccaroni’) e gli slavi. Eccettuati i libretti dedicati agli ex eroi di guerra, al centro della scena sta la rude figura del fante (di qui il titolo della serie); e sino alla fine degli anni Sessanta lo sfondo storico offerto dalla narrazione era nel migliore dei casi assai sommario. In seguito, una maggior mole di ricerca storica sembra essersi riversata in questi libriccini. Un decennio più tardi, comparvero dichiarazioni antibellicistiche: «cinquantacinque milioni di esseri umani persero la vita durante l’ultima guerra. Ciò non dev’esser dimenticato. È questa la ragione dell’esistenza dei ‘Landserhefte’». (…) Definire questa letteratura marginale sarebbe inesatto – ha avuto un pubblico troppo grande – benché sembri probabile che la maggior parte dei suoi lettori vi abbiano cercato non l’elogio di un’immagine guerresca della mascolinità, ma semplicemente delle storie d’avventure. I «Landserhefte» s’inquadrano nella brutalità di gran parte della narrativa popolare post bellica (…)’ (pag 241-242) [(55) Hans Helmut Kirst, ‘Null-Act-Fünfzehn’, Wien, 1954, p. 304 (trad. it. ’08/15. La rivolta del caporale Asch’, Milano, 1964; ’08/15. La strana guerra del sottufficiale Asch’, Milano, 1965; ’08/15. La vittoria finale del tenente Asch’, Milano, 1967]”,”QMIP-283″ “MOSSE George L.”,”L’uomo e le masse nelle ideologie nazionaliste.”,”Si tratta di una raccolta di saggi scritti nel corso degli anni. Contiene il capitolo: – La prima guerra mondiale e l’appropriazione della natura (pag 253-278) “”Nel 1923 Moeller la fece finita con la convinzione secondo cui la sostanza eterna del germanesimo era destinata alla vittoria finale. Piuttosto, disse, l’obiettivo spirituale si deve conseguire tramite l’azione politica. Nonostante questo maggiore spirito pratico, Moeller dichiarò anche che il nazionalismo tedesco stava lottando per il regno definitivo, un regno la cui perfezione si poteva conseguire soltanto per mezzo di ciò che era imperfetto, come l’azione politica”” (pag 94)”,”GERG-107″ “MOSSETTO Gianfranco a cura; scritti di ABETE Luigi BENVENUTO Giorgio MALERBA Francesco”,”Professionalità zero? Il problema della formazione professionale e dell’occupazione oggi, in Italia.”,”Un sindacalista (Benvenuto), un rappresentante degli imprenditori (Abete) e un esponente delle amministrazioni locali (assessore Malerba) esprimono il loro punto di vista sull’argomento.”,”GIOx-113″ “MOSSETTO Gianfranco, CASTRONOVO Valerio, GALLINO Luciano, TRANFAGLIA, Nicola BOBBIO Norberto (intervista a cura di Mario BACCIANINI)”,”Torino: un motore che si è inceppato – Il laboratorio Fiat – Una città atomizzata – Il silenzio della cultura – Da Pietroburgo a Detroit.”,”L’operaio riformista e il burocrate massimalista (sindacato dei consigli e sinistra italiana) (pag 77)”,”ITAE-003-FGB” “MOSSUZ-LAVAU Janine REY Henry”,”I fronti popolari 1934 – 1939.”,”MOSSUZ-LAVAU è autrice tra l’altro di ‘André Malroux et le gaullisme’ (1970). E’ una politologa D di studi al CNRS e alla FNSP. REY è autore con F. SUBILEAU di ‘Les militants socialistes à l’epreuve du pouvoir’ (1991) e con J. MOSSUZ-LAVAU di ‘De-Gaulle’, (1988).”,”MSPG-044″ “MOST Johann”,”Capitale e lavoro. Guida al ‘Capitale’ personalmente riveduta e in parte riscritta da Marx e da Engels.”,”nella prefazione un profilo biografico di J. Most Giudizi su Most di Marx ed Engels (pag 16-17-18) “”Dopo un ennesimo periodo di detenzione [Most] fu accompagnato al confine. Emigrò a Londra nel ’79. Qui cominciò immediatamente a pubblicare il settimanale “”Freiheit””, che dapprincipio non dispiaceva a Marx (13). Solo che ben presto apparvero su di esso articoli di denuncia contro i capi del partito socialdemocratico e contro certe posizioni che giudicava opportuniste. Finché il 26 aprile 1879 uscì un articolo intitolato ‘In memoria del socialismo tedesco””, dichiaratamente anarchico (14). Il 26 giugno Engels scrive a Eduard Bernstein: “”che qui io, e quindi naturalmente anche Marx, sia d’accordo col contenuto della locale “”Freiheit”” è proprio il contrario della verità”” (15). Ancora più decisa la condanna di Marx. Nella lettera a Adolph Sorge del 19 settembre Marx scrive: “”I nostri punti di dissidio con Most non sono assolutamente quelli del signore di Zurigo (Jüdel Bernstein, ndr), del trio “”Dr Höchberg-Bernstein (suo segretario)-Schramm””. Noi non accusiamo Most del fatto che la sua “”Freiheit”” sia ‘troppo rivoluzionaria’; noi la accusiamo di non avere ‘alcun contenuto rivoluzionario’, ma di vivere soltanto di ‘frasi rivoluzionarie’. Né rinfacciamo a lui di ‘criticare i capi del partito in Germania’, bensì in primo luogo di fare uno ‘scandalo pubblico’, invece di comunicare per iscritto, ‘per lettera’, cioè, come facciamo noi, le opinioni; in secondo luogo però di prendere questo solo come pretesto per rendersi importante (…). Il bravo Most, un uomo borioso come un bambino, crede davvero che le relazioni mondiali abbiano subito un capovolgimento violento solo perché Most in persona non vive più in Germania, ma a Londra. Quest’uomo non è privo di talento, ma uccide il suo talento col troppo scrivere. Inoltre non ha ‘esprit de suite’. Ogni cambiamento di direzione del vento lo spinge ora da questa, ora da quella parte, come una banderuola”” (16). La distanza di Most dai teorici del socialismo è ormai incolmabile. Al congresso di Wydener del 1880 fu espulso come anarchico dal partito socialdemocratico. La “”Freiheit”” uscirà d’ora in poi con questi sottotitoli: “”Organo socialdemocratico”” fino al n. 34 del 1880, “”Organo dei socialisti rivoluzionari”” dal n. 41 del 1882, anno in cui si trasferì in America, infine dal n. 27 del 1885 “”Organo internazionale degli anarchici di lingua tedesca”””” (pag 16-17) [prefazione di Chiara Sandrin] [(in) Johann Most, Capitale e lavoro. Guida al ‘Capitale’ personalmente riveduta e in parte riscritta da Marx e da Engels, 1979] [(13) Cfr. Mew p. 369; (14) Sulla storia della ‘Freiheit’ cfr. Dieter Fricke, Die deutsche Arbeiterbewegung 1869-1914, Berlino, Dietz, 1976, pp. 389-90; (15) Mew 34 p. 380; (16) Mew 34 p. 410] “”Marx fu sempre molto scettico circa la possibilità di esposizioni semplificate del lavoro scientifico che aveva compiuto nel ‘Capitale’. E’ chiaro quindi che non potesse essere molto soddisfatto del tentativo di Most; e anche dopo aver riscritto interamente due capitoli ed aver praticamente apportato correzioni in ogni pagina, non permise mai che il suo nome comparisse accanto a quello di Most sul frontespizio del libro. Queste correzioni di Marx rendono la seconda edizione, uscita presso lo stesso editore nel 1876, certamente più interessante. Se si confrontano le due edizioni, lavoro che è già stato fatto da Hans Magnus Enzensberger in una recente riedizione tedesca (18), si vede quanto la materia esposta abbia acquistato in chiarezza e linearità. (…) Certo Most esagerava quando sosteneva di essere stato lui a far conoscere il ‘Capitale’ in Germania (20), ma qualche lato positivo il suo lavoro doveva pure averlo, se Marx ed Engels accettarono di correggerlo nell’agosto del 1875. Vale la pena di ricordare che nello stesso anno, al congresso tenutosi a fine maggio a Gotha, per l’unificazione del gruppo dei lassalleani e degli eisenachiani, era stato stilato il famoso programma. Già la prima edizione del compendio di Most era evidentemente antilassalleana, ora, con le opportune correzioni e modifiche di Marx, poteva diventare un mezzo per una più vasta diffusione popolare delle idee marxiste, contro il programma di Gotha e quindi contro i lassalleani. Tuttavia, nonostante ‘Capitale e lavoro’ sia stato tradotto in inglese con l’approvazione di Marx (21), e nonostante Engels ancora nel 1882 ne consigliasse un’ulteriore edizione (22), Most è sempre stato trattato malissimo dai “”londinesi””. Per loro “”è un artigiano che non sa copiare””, “”un operaio che si addestra a sapere tutto nel tempo più breve, a saper giudicare tutto”” (23), “”che non ha capito niente del ‘Capitale'”” (24).”” (pag 19-20) [prefazione di Chiara Sandrin] [(in) Johann Most, Capitale e lavoro. Guida al ‘Capitale’ personalmente riveduta e in parte riscritta da Marx e da Engels, 1979] [(18) In tale edizione, Johann Most, Kapital und Arbeit,. “”Das Kapital”” in einer handlichen Zusammenfassung. Von Marx und Engels revidieri und überarbeitet, Francoforte, Surhrkamp, 1972, il curatore si è preoccupato di mettere in evidenza mediante caratteri tipografici diversi le parti scritte personalmente da Marx ed Engels stessi. Enzensberger si è servito di un’edizione del lavoro di Most apparsa a New York nel 1890 sul n. 2 di ‘International Library’; (20) Cfr. Johann Most. Ein Sozialist in Deutschland, ct., pp. 91-2. Cfr. inoltre Mew 19, p. 345, ‘Zum Tode von Karl Marx’, in cui Engels esprime la sua indignazione di fronte all’ingiustificata presunzione di Most; (21) Otto Weydemeyer tradusse il lavoro di Most, seguendo la 2a edizione; la traduzione apparve per la prima volta nel settimanale americano ‘The Labor Standard’ tra il 30 dicembre 1877 e il 10 marzo 1878. Nell’agosto 1878 il lavoro uscì anonimo con il titolo ‘Extracts from the ‘Capital’ of Karl Marx; (22) Cfr. la lettera di Engels ad Adolph Hepner del 25 luglio 1882, Mew 35, p. 345; (23) Mew 34, p. 264; (24) Mew 34, p. 12]”,”MADS-626″ “MOSZKOWSKA Natalie”,”Zur Dynamik des Spätkapitalismus.”,”Sul rapporto crisi-guerra-generazioni (pag 172) “”La guerra non può certamente rimuovere interamente la crisi. Poiché una guerra non distrugge soltanto dei valori reali, ma anche delle giovani vite umane in massa, essa può ritornare, non per 7 o 10 anni, non prima di 20 o 25 anni (da generazione a generazione). E così nel capitalismo maturo, o tardo-capitalismo, il ciclo industriale mostra la rotazione seguente: a un ciclo di prosperità e di guerra segue un ciclo di prosperità e di crisi. In ciascuno, una crisi si colloca tra due guerre (guerra 1914-18, crisi 1929, guerra 1939). (pag 173)”,”TEOC-286″ “MOTADEL David”,”Hitler e l’islam nella seconda guerra mondiale.”,”David Motadel insegna storia delle relazioni internazionali presso la London School of Economics an Politica Science LSE. Si occupa di storia moderna e contemporanea, indagando sui rapporti tra Europa e altre aree del mondo. La Wehrmacht e le SS in campo per reclutare musulmani. L’Islam per lo sforzo bellico tedesco. “”(…) la Wehrmacht iniziò a reclutare migliaia di prigionieri di guerra musulmani nelle proprie cosiddette «Legioni orientali». Una volta approvate da Hitler, queste unità furono formate sotto gli auspici dei veterani di guerra sassoni Ralph von Heygendorff e Oskar Ritter von Niedermaher, vecchi rivali di Hentig dai tempi della jihad durante la Prima guerra mondiale (58). Nel periodo tra le guerre, Niedermayer era prima diventato il rappresentante militare tedesco presso l’ambasciata a Mosca, e poi era stato professore a Berlino. Data la sua esperienza, sembrava particolarmente adatto per occuparsi delle reclute musulmane dell’Unione Sovietica (59). (…) La Wehrmacht istituì anche un’ulteriore istituzione islamica in Germania: corsi per diventare imam all’Università di Göttingen, per educare i mullah militari. Alla fine, dall’inizio del 1943 le SS si interessarono delle vicende musulmane. Il loro coinvolgimento nelle politiche islamiche iniziò prima nei Balcani, dove i tedeschi occuparono zone musulmane dall’inizio del 1943 in poi, e presto si allargò verso i musulmani dall’Oriente sovietico. Alla fine più di ogni altra istituzione del regime furono le SS a cercare di sfruttare l’Islam per lo sforzo bellico tedesco. (…) Nei Balcani, le SS perseguirono una politica radicalmente filomusulmana e lanciarono una campagna di propaganda islamica che incontrò resistenze da parte del Ministero degli Esteri, che sosteneva lo Stato cattolico degli ustascia (…). Allo stesso tempo, il Comando centrale delle SS di Berger cominciò a formare unità di SS musulmane con reclute da Bosnia, Erzegovina e Albania, che avevano un distinto carattere religioso. (…) Dalla fine del 1943 in poi, le SS cominciarono a estendere questa politica ai musulmani dell’Unione Sovietica (63). Il Comando centrale delle SS ora cercava di impiegare l’Islam e l’ideologia panturanica per incitare i sudditi musulmani di Stalin alla rivolta contro Mosca. Il fiore all’occhiello di questa campagna fu la nuova formazione musulmana orientale delle SS. Responsabile delle sua creazione era lo SS-Hauptsturmführer Reiner Olzscha della “”Sezione volontari”” del Comando centrale delle SS, guidata dallo SS-Standartenführer Erich Spaarmann (64). (…) Nella formazione di musulmani orientali delle SS, la “”fede comune”” dei soldati doveva essere fortemente sostenuta. [Olzscha] Assicurava che il risveglio dell’Islam significava il rafforzamento delle forze anti-bolsceviche (68). Quindi le SS cominciarono a impiegare le formazioni musulmane orientali e fornirono ai propri soldati cure religiose particolari e indottrinamento politico declinato religiosamente, e nel 1944 aprirono anche una scuola di mullah a Dresda per la formazione degli imam da campo – Idris [Alimjan Idris (1887-1959) ndr] fu impiegato dalle SS a dirigere la scuola (…). A sostegno di questa politica, anche le SS impiegarono esperti sull’Islam in Unione Sovietica, in particolare Johannes Benzing”” (pag 81-82-83)”,”GERN-199″ “MOTARD Anne-Marie”,”Le parti travailliste britannique, des origines au XXI siècle. La continuité sous le changement.”,”MOTARD Anne-Marie maitre de conference in civilisation britannique contemporaine all’Univ. Paul Valery, Montpellier III.”,”MUKx-174″ “MOTHE’ Daniel GOMBIN Richard BACKMANN René MOURET Jean-Claude MOREAU Jean KESSEL Patrick LAUDE André FRANTZ Olivier MONIER Noel PFISTER Thierry PADOVANI Marcelle FARGIER Marie-Odile”,”Les ‘gauchistes’.”,”MOTHE’ Daniel GOMBIN Ricahrd BACKMANN René MOURET Jean-Claude MOREAU Jean KESSEL Patrick LAUDE André FRANTZ Olivier MONIER Noel PFISTER Thierry PADOVANI Marcelle FARGIER Marie-Odile”,”FRAP-028″ “MOTHE’ Daniel”,”L’ utopia del tempo libero.”,”MOTHE’ è lo pseudonimo di Jacques GAUTRAT. E’ l’autore di ‘Journal d’un ouvrier’ (1959) e di ‘Militant chez Renault’ (1965) testimonianze della sua giovanile esperienza di fabbrica. E’ autore di un’opera socialogica importante realizzata nell’ambito del CNRS (Parigi).”,”CONx-007″ “MOTHE’ Daniel”,”Diario di un operaio, 1956-1959.”,”Nella testimonianza di un operaio della Renault, i problemi della fabbrica e del sindacato, i rapporti fra il partito e la classe, alla luce dell’ esperienza politica di questi anni. “”Per molti non partecipare allo sciopero significa vendicarsi in silenzio di questi metodi. Quando alla 10 andiamo ad assistere al comizio organizzato dalla CGT e dalla CFTC constatiamo subito che i discorsi degli oratori non presentano alcun interesse. Gli operai ascoltano ancora una volta, senza passione, le stesse storie e le stesse menzogne: “”Il 60% in sciopero alla Renault, e molti operai in reparto hanno deciso di tornare a casa””, dice Linet. Tutti sanno che non è vero. Da questi fallimenti si può trarre qualche conclusione. Prima di tutto è ormai dimostrato che i metodi burocratici nell’ organizzazione degli scioperi sono fallimentari. Le burocrazie sindacali possono ben lanciare i loro ordini, quando questi ordini arrivano agli operai non vengono più eseguiti. Non lo sono già più quando arrivano ai militanti, e a volte non rispondono nemmeno i delegati. Il responsabile sindacale s’ accontenta di distribuire un volantino davanti alla porta della fabbrica per trasmettere l’ ordine agli operai. Dà agli altri il volantino così come un naufrago lancia in mare una bottiglia. Probabilmente pensa che con un po’ di fortuna l’ ordine verrà eseguito, e sennò tanto peggio, il caso non avrà provveduto a far funzionare bene le cose. Alla lotteria dello sciopero è stato estratto il numero sbagliato.”” (pag 119-120) “”Una conclusione che può essere espressa in questi termini: perché una direttiva possa avere la possibilità di venir eseguita, deve prima passare attraverso la critica degli operai.”” (pag 120)”,”MFRx-218″ “MOTHER JONES Mary, a cura di Peppino ORTOLEVA”,”L’ autobiografia di Mamma Jones. Vita di una agitatrice americana.”,”Qualcuno si chiede se è tutto vero ciò che lei ha raccontato (v. 4° copertina) “”Nell’anno 1906 fui impegnata nella campagna in difesa di Moyer, Haywoood e Pettibone. Organizzai comizi a loro favore e collette per pagare le spese del processo. Il 17 febbraio 1906, un sabato, a sera inoltrata, dopo la chiusura di banche, uffici e tribunali, fu tratto segretamente in arresto Charles H. Moyer, presidente della Federazione Minatori dell’Ovest. Poco tempo dopo furono arrestati anche William D. Haywood, segretario del sindacato, e George A. Pettibone, funzionario. Tutti e tre furono rapiti e trasportati nello stato dell’Idaho, dove vennero accusati dell’assassinio del governatore Steuenberg. L’arresto di questi uomini, che svogevano apertamente la loro attività, avvenne al di fuori di qualsiasi prassi legale. Le persone designate dal governatore dell’Idaho a presentare l’istanza di estradizione al governatore del Colorado avrebbero potuto legalmente arrestare i tre sindacalisti in qualsiasi altro momento. Invece la polizia aspettò il sabato sera, quando gli accusati nono potevano rivolgersi alle banche per pagarsi la cauzione e i tribunali che tutelavano il rispetto dell’ ‘habeas corpus’ erano chiusi; in questo modo i prigionieri non ebbero la possibilità di ricorrere a quelle forme di difesa e tutela legali che sono garantite anche al peggiore delinquente.”” (pag 97-98)”,”MUSx-222″ “MOTOSI Sergio”,”Scritti. Indagine scientifica e passione rivoluzionaria.”,”””L’ opera scientifica di Sergio Motosi che presentiamo, frutto di oltre trent’anni di militanza rivoluzionaria e del suo lungo, quotidiano sodalizio con Cervetto, è parte integrante del processo di costruzione del giornale scientifico””. (pag XII)”,”ELCx-079″ “MOTOSI Giulio NARDINI Piero”,”La battaglia mondiale dell’acciaio.”,”Raccoglie gli articoli pubbilcati su Lotta Comunista da gennaio 1998 a ottobre 2016. Gli autori dei capitoli quarto e quinto della Parte prima sono rispettivamente di Massimo Cassinelli e Franco Montalbetti”,”ELCx-212″ “MOTOSI Giulio”,”Democrazia imperialista in Cina. Dilemmi del pluralismo a partito unico.”,”Raccolta di articoli già pubblicati su Lotta Comunista da novembre 2015 a novembre 2022. La suddivisione in capitoli è redazionale Teorie del pluralismo a partito unico (febbraio 2022) (pag 281-285) (la sintesi degli interessi: pluralismo interno (pluralismo a partito unico dell’imperialismo cinese più socialimperialismo a base di massa interclassista) (pag 284)”,”ELCx-321″ “MOTTA Gregorio Paolo”,”Marte liberato. Rivoluzione militare e rivoluzione industriale.”,”G.P. Motta è docente di economia politica Facoltà di Giurisprudenza e Scuola di Amministrazione aziendale dell’Università di Torino. Si occupa di tecnologie dei sistemi d’arma. “”A questi fatti si aggiunge anche la totale assenza di innovazioni nella condotta della guerra attribuibili all’Oriente dopo il XVII secolo. Mentre la tecnologia orientale aveva prodotto innovazioni epocali, come la staffa, o di fondamentale importanza, come la balestra, la corazza a maglie e quella lamellare o le tecniche di forgiatura delle lame, dal XVI secolo Prometeo elesse come sua stabile dimora l’Occidente.”” (pag 98) pag 98″,”QMIx-204″ “MOTTA Mario”,”Kelsen e il Leviatano.”,”MOTTA Mario, nato a Torino nel 1923, ha studiato lettere e filosofia in quella città e ha partecipato alla Resistenza in Piemonte nella IV Brigata Garibaldi fino alla Liberazione. Ha fondato e diretto nel 1950 la rivista “”Cultura e realtà”” con la partecipazione di Felice Balbo, Claudio Napoleoni, Cesare Pavese, Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Alberto Moravia e altri. E’ entrato in Rai diventando Presidente della Rai Corporation di New York. “”(…) valgono per analogia le parole di Hobbes, il quale scriveva, sia pure ad altro proposito, che “”quanti sono i generi in cui può trovare luogo la ragione, tanti sono i rami in cui si divide la filosofia, prendendo un nome diverso a seconda della diversa materia trattata. Quella che tratta delle figure è detta Geometria; del moto, Fisica; del diritto naturale, Morale; ma tutta è filosofia. Come il mare, che qui è detto Britannico, là Atlantico e altrove Indiano, a seconda dei diversi litorali; ma tutto è Oceano”” (‘De cive, p. 65) (pag 15)”,”TEOP-461″ “MOTTA Gregorio Paolo”,”Marte liberato. Rivoluzione militare e rivoluzione industriale.”,”G.P. Motta è docente di economia politica Facoltà di Giurisprudenza e Scuola di Amministrazione aziendale dell’Università di Torino. Si occupa di tecnologie dei sistemi d’arma. “”A questi fatti si aggiunge anche la totale assenza di innovazioni nella condotta della guerra attribuibili all’Oriente dopo il XVII secolo. Mentre la tecnologia orientale aveva prodotto innovazioni epocali, come la staffa, o di fondamentale importanza, come la balestra, la corazza a maglie e quella lamellare o le tecniche di forgiatura delle lame, dal XVI secolo Prometeo elesse come sua stabile dimora l’Occidente.”” (pag 98) Gregorio Paolo Motta è docente di Economia politica presso la Facoltà di Giurisprudenza e presso la Scuola di Amministrazione aziendale dell’Università di Torino. Si occupa in particolare di tecnologie dei sistemi d’arma e collabora a numerose riviste specializzate del settore. pag 98″,”QMIx-066-FL” “MOTTA Franco”,”Bellarmino. Una teologia politica della Controriforma.”,” Franco Motta (Reggio Emilia 1967) è dottore di ricerca in Storia della società europea. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘Copernico, i gesuiti, le sorgenti del Nilo. La condanna di Galilei nella lettura di Girolamo Tiraboschi’ (1997). ‘Roberto Bellarmino, un importante cardinale gesuita e teologo italiano del XVI-XVII secolo. Ecco una panoramica della sua vita: Biografia di Roberto Bellarmino Roberto Francesco Romolo Bellarmino Nascita: 4 ottobre 1542, Montepulciano Morte: 17 settembre 1621, Roma Ordine religioso: Compagnia di Gesù (Gesuiti) Ruoli ecclesiastici: Rettore della Pontificia Università Gregoriana Arcivescovo di Capua Prefetto della Congregazione dell’Indice Cardinale e teologo di spicco della Controriforma Santità e riconoscimenti Beatificato: 13 maggio 1923 da papa Pio XI Canonizzato: 29 giugno 1930 Dottore della Chiesa: proclamato il 17 settembre 1931 Patrono: dei catechisti, avvocati canonisti e dell’Università Gregoriana Contributi teologici e storici Autore delle monumentali Disputationes de Controversiis, una delle opere più influenti della teologia cattolica post-tridentina. Fu coinvolto nei casi di Giordano Bruno e Galileo Galilei, rappresentando la posizione ufficiale della Chiesa in momenti di grande tensione tra fede e scienza’ (copilot)”,”RELC-023-FMB” “MOTTURA Paolo VACIAGO Giacomo a cura ISTAO”,”Le Casse di Risparmio nelle Marche.”,”- MOTTURA-P è laureato in economia e commercio presso l’ Università Bocconi di Milano (1964). Si è dedicato prevalentemente allo studio delle caratteristiche di struttura e di funzionamento del mercato del credito, con particolare riferimento alla situazione italiana. Ha anche trattato in modo specifico problemi della concorrenza bancaria in Italia. Dal 1970 è docente di tecnica bancaria e professionale nella Facoltà di economia e commercio (che ha sede ad Ancona) dell’ Università di Urbino e di organizzazione delle aziende di credito alla Bocconi. – VACIAGO-G è laureato in economia e commercio presso l’ Università Cattolica di Milano (1964) e ha conseguito il “”Bachelor Philosophy”” in scienze economiche alla Università di Oxford (1968). E’ autore di alcune ricerche sull’operare della politica monetaria e sulla sviluppo economico italiano. Dal 1970 è docente di economia politica alla Facoltà di economia e commercio (che ha sede ad Ancona) dell’ Università di Urbino.”,”E1-BAIT-003″ “MOUCHON Frédéric”,”Allons-nous mourir de faim? Comprendre la crise alimentaire mondiale.”,”MOUCHON Frédéric “”On a trouvé, en bonne politique, le secret de faire mourir de faim ceux qui, en cultivant la terre, font vivre les autres”” (Voltaire) (pag 57)”,”PVSx-054″ “MOUGIN Henri”,”Pierre Leroux.”,”Pierre LEROUX (1797-1871) “”Le carte personali, relative a Pierre Leroux, sono state pressoché perdute. Casse intere sono state bruciate, per prudenza, a Boussac, al momento del colpo di stato, altre sono state prese dalla polizia. Qualche carte rimaste sono state vendute, nel 1860, a ‘brocanteurs’ da due discepoli di Leroux. Ma un certo numero di testi dell’ opera di Leroux, senza avere una vicenda personale, danno molto bene, quello che l’ autore chiamava lo “”stile””, una idea del modo in cui Leroux considerava gli uomini e i problemi. Si troverà in questa selezione qualcuno di questi testi. Si troveranno anche degli estratti di lettere di Leroux, che M. Thomas ha rintracciato per le strade. L’ insieme è destinato a comporre una sorta di ritratto personale di colui che Engels e lui stesso chiamavano il “”buonuomo Leroux””. (pag 147) Testo di Jules Leroux, Della prossima rivoluzione economica o del budget repubblicano. (pag 271)”,”MFRx-237″ “MOULFI Mohamed”,”Engels: philosophie et sciences.”,”MOULFI Mohamed, filosofo, professore all’ Università d’ Orano, direttore del Laboratoire d’ Histoire de la philosophie, membro associato del Centre de Philosophie politique (CNRS- Paris/Lyon), autore di vari libri sul soggetto. “”E’ così che, in questa controversia, Engels arriva a negare a Pietr Lavrov le omnium bellum contra omnes come “”la prima fase dell’ evoluzione umana””. Egli metterà piuttosto l’ azione di un istinto sociale (Gesellschaftstrieb). Ma l’ obiezione di Pietr Lavrov, autore di una articolo su “”Il socialismo e la lotta per la vita”” sottoposto alla critica di Engels, sembra essere un dettaglio, se si giudica l’ interesse che lui manifesta e delle confidenze da lui fatte. (…) Questo dibattito si prolungherà fino al 1882… Ed Engels è costantemente pregato di scrivere un testo su Darwin. Probabilmente, ha già scritto l’ essenziale di quello che doveva dire sul tema; cosa che spiega, nonostante le sue promesse formali di rispondere ai darwiniani, perché egli differisce ogni volta il suo intervento ad hoc: “”…in particolare, l’ articolo su Darwin è impossibile in questo momento. (…)””. (…) Visibilmente egli lavora alla sua Dialettica della natura, e senza dubbio, conta, invece di scrivere un testo consacrato strettamente a Darwin, di fare di questa teoria uno studio circostanziato in rapporto con lo sviluppo generale delle scienze (…).”” (pag 204-205)”,”MAES-056″ “MOULIER BOUTANG Yann”,”De l’ esclavage au salariat. Economie historique du salariat bridé.”,”Yann MOULIER BOUTANG, nato nel 1949, normaliano, agrégé di scienze sociali, è Maitre de Conferences d’ economia all’ Institut d’ Etudes Politiques de Paris.”,”CONx-015″ “MOULIER BOUTANG Yann”,”Dalla schiavitù al lavoro salariato.”,”Yann Moulier Boutang (1949), agrégé in Scienze Sociali, insegna economia all’Istituto di Studi Politici di Parigi.”,”CONx-010-FL” “MOULTON Harold G. MARLIO Louis”,”Le désarmement de l’Allemagne et du Japon.”,”Harold G. Moulton presidente de The Brookins Institution, Louis Marlio membre de l’Institut. Il programma interno di produzione di guerra del Giappone e lo sviluppo delle colonie e dei territori occupati in vista degli scopi di guerra. “”Le grande programme de préparation de guerre du Japon fut entamé au moment où celui-ci lançait son attaque sur la Chine. Cette agression laissait prévoir une longue période de guerre entraînant la possibilité de conflits ultérieurs avec de grandes puissances, telles que la Russie, la Grande-Bretagne et les Etats-Unis. En conséquence, un programe de préparation de guerre, comparable à celui qui était déjà en exécution en Allemagne s’imposait. Le programme a été dirigé vers le développement des industries chimiques, métallurgiques et de celles qui se rettachent aux précédentes. Les plans prévoyaient aussi l’expansion de la production d’un certain nombre de matières telles que la pulpe, le sel et le charbon. Pour exécuter ce programme, la production de force hydro-électrique fut augmentée sensiblement; des usines de fer et d’acier furent construites; la capacité de production des machines et des machine-outils fut grandement développée; une nouvelle industrie de l’aluminium et du magnésium fut créée; enfin, la construction d’usines de pétrole synthétique commença à un rythme substantiel. Ce grand programme d’expansion industrielle réclamait naturellement des quantités de charbon considérablement accrues. Par suite, le plan prévoyait un développement de plus d’un tiers dans l’extraction du charbon dans le Japon proprement dit. Malgré cet effort, le gouvernement reconnut que le programme de guerre augmenterait à tel point la consommation de charbon qu’il nécessiterait un gros accroissement dans la proportion du charbon importé. Developpement des colonies et des territoires occupes en vue des buts de guerre. Si l’on se place en 1930, les possessions coloniales existantes n’avaient pas une grande importance comme source de matières premières de guerre. Elles ne fournissaient ni coton, ni laine, ni minerais importants, à l’exception d’une petite quantité de charbon provenant de la Corée. Le sucre et le riz étaient les seules fournitures coloniales réellement intéressantes pour les buts de guerre. Mais, dans le dix années qui suivirent, un effort particulier s’est exercé en vue de développer les ressources coloniales pour les besoins militaires, particulièrement en Mandchourie et en Corée”” (pag 154-155)”,”QMIS-206″ “MOUNIER Emmanuel TOUCHARD Pierre-Aimé FRAISSE Paul GOGUEL Francois DOMENACH Jean-Marie LACROIX Jean JEANSON Francis RICOEUR Paul MARROU Henri DEPIERRE Père André D’ASTORG Bertrand”,”Emmanuel Mounier.”,”Emmanuel Mounier nasce a Grenoble il 1° aprile 1905 da una famiglia della media borghesia. Suo padre, Paul, era farmacista. Dopo aver compiuto gli studi regolari, si iscrive alla facoltà di “”Scienze””, più per volere del padre che per convinzione propria. I suoi studi in questo campo, però, non avranno seguito perché abbandonerà presto questa facoltà per iscriversi a quella di “”Filosofia””. In tale facoltà insegnava Jacques Chevalier, il quale influenzerà il giovane Mounier, che da parte sua porterà sempre un grande rispetto per quest’uomo, anche al di là delle scelte che in seguito li vedranno su sponde opposte. Mounier fa parte, in questo periodo, sia dell’A.C.J.F. che della “”S. Vincenzo de’ Paoli””, avendo avuto in casa, una salda educazione cattolica. In questi anni, intanto, il rapporto Chiesa-Stato non è tra i più amichevoli: fin dalla nascita della III Repubblica, il Parlamento, che contava una maggioranza di deputati del partito radicale, era sceso in lotta nei riguardi delle associazioni religiose riuscendo a varare, il 9 dicembre 1905, una legge che prevedeva una regolamentazione dei rapporti fra Stato e Chiesa, affermando altresì nell’art. 2 che la Repubblica non riconosceva né finanziava alcun culto. Sempre in questo periodo, una delle conseguenze che tale legge provocherà, sarà quella della rottura dei rapporti diplomatici tra Francia e S. Sede, rapporti che verranno auspicati e ripresi dalla Camera del Blocco Nazionale nel 1914. Non è senza motivo che, parlando di Mounier, si sia costretti a parlare anche della situazione sociale francese del periodo in cui egli visse, perché egli ne sarà sempre, consapevolmente od inconsapevolmente, influenzato. La maggioranza dei cattolici, in questo periodo, tra l’altro, è di chiara impronta monarchica e antirepubblicana, avversa in qualche modo ad un’attività che la vedesse impegnata socialmente. Appena nel 1909, padre Anizan, vincenziano, fonderà il primo sindacato di operai cattolici. Questo sindacato però non avrà molto seguito, anche probabilmente per il fatto che i tempi non erano ancora maturi. Diverranno maturi, però, dieci anni più tardi, quando tra il primo ed il 2 novembre del 1919 si terrà il congresso costitutivo della CFTC (“”Confédération francaise des travailleurs chrétiens””). Questo sindacato avrà un peso considerevole nei settori – come quello dell’abbigliamento e quello tessile – dove massiccia era la presenza delle lavoratrici. La CFTC, che si voleva rigorosamente autonoma, si terrà distante sia dalle posizioni del padronato che da quelle delle altre due confederazioni la CGT e la CGTU. Tale “”autonomia”” farà sì che essa non prenderà parte né allo sciopero del 12 febbraio del 1934 né tantomeno al Fronte Popolare. Come si diceva più sopra, la maggioranza dei cattolici era arroccata su posizioni di destra, filo-monarchiche, filo-fasciste, filo-nazionaliste. Il loro organo di maggior rilievo era l'””Action Francaise””, voce del movimento che aveva lo stesso nome. Tale organo era diretto da Charles Maurras, al quale si aggiungevano anche Jacques Maritain e Henri Massis. Jacques Maritain, dal canto suo, uscirà dall’ “”Action Francaise”” alla fine del 1925, poco prima dunque, che arrivasse da Roma la scomunica del movimento e delle idee da esso propugnate, ad opera del papa Pio XI. Jacques Maritain, professore all’Istituto Cattolico di Parigi, pubblicherà nello stesso anno il suo “”Primauté du spirituel”” e affermerà con la moglie, di non essersi accorto che Maurras lodava la Chiesa solo come strumento politico, la lodava in quanto romana e non in quanto apostolica. Intanto nel 1927, il 23 giugno, Mounier, dopo aver completato gli studi, consegue il Diploma in Filosofia con una dissertazione dal titolo: “” Il conflitto dell’antropocentrismo e del teocentrismo nella filosofia di Descartes “”. Un lavoro importante questo, non in sé, ma perché egli farà costante riferimento, trattando dei problemi a lui contemporanei, alle radici del pensiero cartesiano, come giustamente ha messo in rilievo il Melchiorre. Pochi mesi dopo parte per Parigi, ove decide di presentarsi all’ “”agrégation”” alla Sorbona e, superata la prova, pensa al soggetto della tesi su cui dovrà lavorare. Mounier non ha fretta però di scegliere tale soggetto, come confessa egli stesso, in una lettera del primo febbraio 1929 a J. Martinaggi: “” Il mio soggetto di tesi ? Lo lascio maturare, poiché una tesi è ai miei occhi un’opera umana più che un’opera intellettuale. Sarà qualcosa sulla frontiera del dominio morale e del dominio religioso, su delle questioni molto attuali….. “” . Da ciò deriva che Mounier non voleva assolutamente scegliere un soggetto di tesi che non gli fosse poi servito per poter capire meglio il presente. Egli effettivamente, abbandona il progetto della tesi per dirigersi su uno studio del pensiero di Charles Péguy, autore questo, che già in una lettera del maggio 1925, indirizzata a sua sorella, aveva così definito: “” Péguy è una sorgente di consolazione e di speranza… “”. Mounier in quel periodo fa parte di un circolo di studi péguysti. A questo circolo partecipavano anche, tra gli altri, Jean Danielou e Georges Izard. Tra Mounier, Marcel Péguy e Jean Danielou nasce l’idea di scrivere un libro sulla figura di Charles Péguy, diviso in tre parti. In seguito, essendo entrato Jean Danielou nei gesuiti, per seguire il noviziato, prende il suo posto Georges Izard. Il volume vede la luce nel 1931 nella collana “”Roseau d’Or”” presso l’editore Plon, grazie all’amichevole interessamento che J. Maritain, direttore di questa collana, aveva dato loro. Intanto però l’interesse di Mounier era prevalentemente centrato sulla costituzione di una rivista, e già da un anno ne andava parlando con G. Izard. Questa rivista doveva essere in qualche maniera diversa da quelle che già esistevano. Egli, come è stato notato già da più parti, si stava rendendo conto che il mondo occidentale si trovava ad una svolta, o meglio, era convinto che tutto un mondo stava crollando, crollo del quale il giovedì nero di Wall Street ne era solamente il volto economico. Non è infatti vero che egli sia influenzato direttamente dalla crisi del 1929, anche perché, come nota il Caredda: “” La crisi economica scoppiata nell’ottobre 1929 con il crollo della Borsa di Wall Street fa sentire i suoi effetti in Francia con qualche anno di ritardo….Gli anni 1934-1935 sono veramente gli anni della crisi francese….”” . Il pensiero di creare una rivista, di cui Mounier – ma non solo lui – sente l’impellente bisogno e la necessità, è molto forte; egli stesso infatti, afferma in una lettera a J. Chevalier dell’11 aprile 1931: “” (La rivista) grossa questione per me, sulla quale io non prenderò una decisione che dopo aver molto pregato e domandato consiglio a quelli che amo… “”. Il primo numero di questa rivista vede la luce nell’ottobre del 1932, dopo una sottoscrizione fra i vari gruppi denominati “” Amis d’Esprit “” e dopo vari incontri – veri e propri convegni – nei quali si scelse la linea di tale rivista. Già il primo numero contiene un articolo esplicativo, dal titolo “” Refaire la Renaissance “”. A fianco della rivista, che doveva servire da base teorica per le nuove generazioni e che aveva molto seguito tra queste – come afferma il Dansette – Mounier aveva creato, in collaborazione con G. Izard, un movimento denominato “” Troisième force “”, che doveva, negli intenti dei suoi promotori, porsi in alternativa tra il capitalismo (prima forza) ed il comunismo (seconda forza). Su questo punto non tutti sono d’accordo. Maritain chiama infatti il movimento “” deux bis “”, perché vede in esso, più che un movimento distinto dagli altri due “”blocchi””, un corollario della cosiddetta “”seconda forza””. Già però in una lettera dell’11 aprile 1933, Mounier avvisava Izard di avere l’impressione che: “” …..il Movimento si perde in considerazioni di tattica e in un’incertezza fra le mistiche esistenti, dal neo-radicalismo di Valabrègues al neo-comunismo di Bergery, invece di lavorare al fine di approfondire la sua mistica propria… “” . Tra l’altro, come se non bastasse, nel “” Programme pour le 1933 “” apparso sul numero di “”Esprit”” del dicembre 1932, si trova scritto che: “” …il compito più urgente non è sempre il più essenziale né il più amato. Ciò è di importanza capitale: la rivoluzione non è per noi il primo valore, neppure nell’ordine culturale….noi siamo del partito dello spirito prima di essere del partito della rivoluzione…”” . Sembrerebbe, a prima vista, che Mounier qui si contraddica; infatti, continua a parlare, e parlerà anche in seguito, di fare la rivoluzione, e una delle sue opere maggiori, apparsa nel 1935, porterà proprio come titolo: “” Rivoluzione personalista e comunitaria “”. In effetti egli qui intende la rivoluzione nel termine più classico, ma anche più abitudinario come appunto uno sconvolgimento, violento, della società, che porta al trionfo di una classe nei confronti delle altre; mentre negli altri passi, la rivoluzione viene intesa – sempre da Mounier – non solo come presa di coscienza del disordine esistente, ma come un modo che permetta di “” arrivare ad un cambiamento di vita e non soltanto ad un mutamento del pensiero, altrimenti si sarebbe avuto un nuovo tradimento dell’uomo e della comunità “”, come ha ben sottolineato il Mazzariol. Mounier intende, infatti, la rivoluzione come quel moto che spinge al fine di una sempre maggior riappropriazione del senso dell'””essere””, in un mondo che è invece sempre più teso all'””avere””, alle scelte impersonali, anonime, al mondo del “”si dice””. É per questo che Mounier cerca di interpretare l’ “”avvenimento””: “” l’avvenimento sarà il nostro maestro interiore… “”, scriverà a Jean-Marie Domenach, in una lettera del settembre del 1949, giacché l’avvenimento non è qualcosa che provenga dall’esterno semplicemente, ma nasce dall’incontro tra il fatto storico e la sua interpretazione, e – come afferma Domenach stesso – esso “” non esiste se non provoca una risposta “”, perché l’avvenimento non è la conferma delle nostre analisi, ma invece è proprio esso che può rimetterle in questione, e di questo parere è anche il Basurto, che afferma: “” la giusta ottica per capire e per parlare di Mounier è quella che mette a fuoco prima di tutto questa sua disponibilità interiore come presupposto metodologico cosciente “”. Nonostante ciò, la “”Troisième force”” continua ad avere, grazie alla profonda amicizia tra Mounier ed Izard, molto spazio sulle pagine di “”Esprit””, almeno fino al mese di luglio del 1933. Nel numero di questo mese, infatti, appare un “”Avertissement”” firmato sia da Mounier che da Izard, nel quale si avvisavano i lettori che la “”Troisième force”” non avrebbe più trovato spazio sulla rivista, pur rimanendo intatta l’amicizia tra il direttore di questa con il delegato del Movimento. Mounier vuole, in questa occasione, una volta di più, chiarire che la via che la sua rivista vuole percorrere e percorrerà, sarà quella di una chiarificazione prima di tutto intellettuale, senza per questo cadere nel mero piano della politica attiva. Questo non vuol dire che il gruppo di “”Esprit”” non prenderà delle posizioni politiche abbastanza nette e precise, ma quando esso lo farà, non sarà per una pura e semplice tattica politica, bensì per scendere in campo ogniqualvolta sarà convinto che in quel momento, o la sua assenza potrebbe significare delle ambigue compromissioni – che tuttavia non ci saranno mai – oppure per rivendicare i diritti inalienabili della persona. É per questo che Mounier vuole mantenere se stesso e la sua rivista al di là delle semplici rivalità politiche, non per questo evitando di attirarsi le ire di coloro ai quali una simile posizione – che egli aveva definito a Jean-Marie Domenach nella lettera citata più sopra, con queste parole: “” L’intellettuale ha come missione (come il sacerdozio) di cercare la verità e di giudicare: homo spiritualis judicat omnia “” – dava molto fastidio. Questa prospettiva di per é molto valida, egli l’aveva già in precedenza chiarita in questi termini: “” prima di lanciarsi alla ricerca del vero si impone una regola d’igiene preliminare: bisogna rinunciare a tutto quello che impedisce al nostro spirito di trovarsi in stato di pura recettività faccia a faccia col vero, sopprimere gli schemi che offuscano la luce naturale “”. Molte invece, saranno le denunce di avversari ostili i quali, non capendola sua posizione, la confonderanno – volutamente o no -con altre determinate soltanto da interessi che non avevano niente a che vedere con quelli che invece spingevano Mounier all’azione, e che giungeranno nelle mani delle più alte personalità ecclesiastiche di Parigi prima, e poi di Roma. Una di queste, la prima, arriverà nel maggio del 1933; Mounier nei suoi “”Entretiens”” scriverà il 21 maggio di avere forti sospetti che il denunciante fosse Coquelle-Viancé del “”Comité des Forges”” , irritato da un articolo apparso sul numero di “”Esprit”” di marzo, riguardante in particolare l’affare “”Temps””; in tale articolo intitolato “”Naissance d’un esprit public””, si affermava tra l’altro: “” i padroni della stampa…hanno messo la benda sui nostri occhi… “”. Tale articolo, firmato da André Ulmann denunciava particolarmente la linea militarista condotta dal giornale sotto la pressione dei suoi padroni e prende lo spunto per “” precisare le nostre accuse di smascherare i potenti…Ecco i nostri nemici “”. Il “”Comité des Forges”” è una roccaforte dell’industria pesante che – come afferma il Caredda -“” condiziona gravemente la stesa vita politica francese, e che possiede, più o meno direttamente, vari giornali, come il ‘Temps’, l”Echo de Paris’, la ‘Journèe Industrielle’, ed altri minori “” . Questa denuncia non avrà il risultato che i suoi promotori avrebbero voluto, ma non per questo la rivista di Mounier, avrà – negli anni che seguiranno – una vita facile, sia per le posizioni che essa prenderà, sia anche, per le idee che in essa vi saranno dibattute. Mounier infatti, inizierà in questi anni un dialogo col marxismo che la stessa Ornella Pompeo Faracovi definisce in questi termini: “” il suo approccio col marxismo…(è) in qualche modo il più rigoroso e il più tipico, di una stagione in cui erano in pochi ad avere il coraggio del dialogo dell’apertura “”. Effettivamente, i temi che Mounier veniva svolgendo nella rivista, la loro impostazione veramente nuova, la lettura che ne veniva fatta di realtà quali: “”il mondo borghese””; “”il comunismo””, erano per molti delle cose difficili da masticare se non addirittura da digerire; il numero di marzo, per esempio, ha per titolo: “”Rupture entre l’ordre chrétien et le désordre établi””. Una delle intenzioni costanti in Mounier, fin dal’inizio, è stata infatti quella di porre in luce, il fatto di come il mondo borghese si fosse impossessato del carattere spirituale del cristianesimo. In effetti egli voleva dimostrare, andando alla radice della verità evangelica, come degli atteggiamenti, delle posizioni, delle mentalità, che si volevano prettamente cristiane, altro non fossero che prese di posizione di classe. Degli interessi che si presumeva fossero dettati dallo spirito evangelico, non erano dettati da altro che non fosse un semplice ed effimero interesse di classe. L’opera di Mounier si svolge innanzitutto verso coloro i quali, questi cosiddetti cristiani, hanno rifiutato di dialogare perché considerati indegni. In una lettera del 7 marzo 1936 a Pierre-Amé Touchard, egli afferma: “” Nostri amici non credenti (incroyants), che desiderate il Cristo più ardentemente di tanti nostri ‘fratelli’ frequentatori, voi siete i poveri, spogliati dai farisei della pienezza spirituale come gli altri lo sono dai ricchi della sicurezza materiale: voi siete il corpo di Cristo, anche voi… “”. Questo, dei rapporti fra credenti e non, sarà un problema che ritornerà incessantemente, a più riprese durante gli anni successivi. Intanto gli avvenimenti incombono. Nella giornata del 6 febbraio 1934 ci sono, a Parigi, dei violenti scontri tra dimostranti, tutti facenti parte delle cosiddette “”Leghe”” di matrice prettamente fascista, e la polizia. I dimostranti, radunatisi in Place de la Concorde sulla riva destra della Senna, tentavano di raggiungere attraverso il ponte, il Palazzo dell’ Assemblea Nazionale , che si trova sulla riva opposta. Dopo una giornata di aspri scontri, i dimostranti – tra i quali, numerosi erano quelli della lega denominata “”Croix de feu””, capitanata dal colonnello de la Roque – cedettero nel loro tentativo, anche perché, inspiegabilmente, i dimostranti della “”Croix de feu””, i quali erano appostati sulla Esplanades des Invalides e quindi si trovavano sulla sinistra dei poliziotti, non intervennero. Essendo, questi moti, di una certa ampiezza e compiuti non da un cerchio ristretto di persone, ma da migliaia, si può spiegare questo fatto come la conseguenza irrazionale alla politica deflazionistica che Poincaré aveva condotto, nel tentativo di preservare la Francia dalla bancarotta, negli anni immediatamente anteriori a questi fatti. Già però, prima che questi moti avvenissero – essendo questi solamente la cartina al tornasole della situazione sociale francese – nel numero di gennaio del 1934, Mounier aveva avuto modo di mettere in guardia i suoi lettori contro i “”pseudo-valeurs spirituelles fascistes””, dove nell’articolo intitolato “”Prise de position””, affermava tra l’altro: “” Noi chiameremo dunque fascismo, sul piano politico, sociale ed economico, una reazione di difesa del capitalismo… “”. Il mese di febbraio, dopo questi moti, segna due avvenimenti importanti; la caduta del governo a causa delle dimissioni del radicale Daladier e la conseguente formazione di un governo di “”Unione Nazionale””, presieduto da Doumergue; segna altresì l’inizio dell’avvicinamento dei partiti della sinistra, avvicinamento che porterà al Fronte Popolare del 1936. In questo periodo a parlare della “”persona””, il gruppo di “”Esprit”” non era il solo, anche altre riviste ne parlavano, ma con accenti decisamente differenti, e Mounier lo nota parlando, per esempio, del gruppo di “”Ordre Nouveau”” – gruppo questo per certi versi con posizioni vicine a quelle di “”Esprit””, iniziato nel 1929 esso terminerà definitivamente le proprie attività nel 1938 – affermando che: “” A noi sembra estremamente pericoloso, perché falso, definire la persona, che si richiama con noi, come un ‘atto puro’, un”aggressività creatrice’, una ‘violenza spirituale’. La confusione di queste formule nasconde (draine) un nietzschianesimo troppo sovente scolastico ed un aristocratismo diffuso del quale si vede l’inclinazione sul piano metafisico e su quello sociale “”. La posizione di Mounier è infatti quella di combattere una battaglia su due fronti. Quello della “”presenza”” – si è visto più sopra con la presa di posizione contro il fascismo in quel particolare momento (queste prese di posizione si avranno spesso e non solo contro questa dottrina) – e quello della “”testimonianza””; egli vuol sì esser presente nel mondo, ma è cosciente che questa sua presenza può essere svilita e risultare vana in ogni momento, se non fosse sorretta dalla testimonianza della sua fede che, gli permette di raggiungere una grande chiarezza e lucidità intorno ai problemi che si trovava a dover analizzare e comprendere. Egli sa che la sua è una posizione delicata, perché esposta su due lati a pesanti critiche, che i suoi avversari – esterni e interni – non gli faranno certamente mancare. Perché se da un lato egli vuol capire i movimenti del mondo, del “”sociale””, egli vi si deve immedesimare con tutto se stesso, deve rendersi co-partecipe con il mondo, con tutto ciò che di tragico ed impuro esso ha, ma anche con tutta la possibilità di “”incarnazione”” che esso rende possibile. Mounier ricorderà spesso – a questo proposito – che da parte dei cristiani, della frase evangelica: “” voi siete nel mondo, ma non siete del mondo “”, questi ultimi abbiano tenuto a mente, o per comodo o per negligenza, solamente la seconda parte – “”non siete del mondo”” – trascurando del tutto la prima parte e cioè “”siete nel mondo””. Dall’altro lato sarà criticato da coloro i quali avrebbero voluto da lui un più profondo impegno, che fosse maggiormente “”engagée””. Egli sa che ad immergersi troppo nell’impegno, invece, può portare all’isterilimento delle idee e dei presupposti, ma dall’altro è ben convinto che a basarsi sulle proprie idee senza un confronto con il reale può risultare alla fine, dannoso; lo vediamo affermare infatti, in un articolo del novembre del 1935, intitolato: “”Faisons le point”” e dedicato alle attività della “”Troisième force””: “” un movimento politico che non avrà guadagnato le masse operaie e contadine, o per meglio dire che non si sarà come ritrovato in esse, si lancia su una via pericolosa se pensa di maturare senza di esse “”. É la testimonianza l’aspetto a cui tiene maggiormente: “” Lasciato a me stesso, io passerò la mia vita a fare di ‘Esprit’ una pura testimonianza – afferma il 5 giugno 1934 – io darò la mia vita affinché questa testimonianza non cess.”” Come abbiamo visto questo sarà un impegno prevalentemente dottrinale, più che di tattica politica, ed infatti egli condannerà duramente il fatto che la “”Troisième force”” abbia aderito al “”Front commun”” proposto da Thorez, il 10 ottobre 1934 ed affermerà in quell’occasione: “”La Troisième foce est morte””. Sbaglia il Castoldi, quando afferma che il gruppo facente capo a “”Esprit”” assume un atteggiamento polemico nei confronti del cosiddetto ‘realismo’, portando delle riserve di carattere essenzialmente politico. Ciò che più sta a cuore a Mounier è di non confondersi con quelli che potevano essere dei meschini coinvolgimenti dovuti alla mera tattica politica, “” ma una unione organica mi sembra la più pericolosa delle chimere…credo che in ciò voi siete vittime della vecchia concezione dei partiti e dei loro giochi “”. Mounier vuole ad ogni costo mantenersi al di là delle parti, al di sopra delle mere tattiche politiche, ed è questo suo atteggiamento che gli permette di smascherare senza mezzi termini gli intrighi che potevano sorgere, come la candidatura Chiappe, personaggio da lui definito “” un uomo manifestamente marcio “”, o rispondere senza mezzi termini al generale Castelnau, dirigente del “”Front National Catholique””, una potente formazione della destra monarchica: “” Generale, tre figli non bastano ? “”, alludendo al fatto che i tre figli del generale erano morti in guerra, ed essendo esacerbato da un articolo di questi definito dallo stesso Mounier pieno di “”betise”” e “”ignominie””. Tutto ciò, tra l’altro, non sarà senza conseguenze, che vedremo in seguito. Nel frattempo, nel luglio 1935, Mounier si sposa con Paulette Leclerq, una bibliotecaria che abitava a Bruxelles e che aveva avuto modo di conoscere grazie ai suoi numerosi viaggi fatti in Belgio, al fine di organizzare dei gruppi di “”amis d’Esprit”” anche in questo paese. É a Bruxelles che Mounier e sua moglie abiteranno fino al 1938, anno in cui migliorate le loro condizioni finanziarie, si stabiliranno a Parigi. Intanto, nel maggio del 1936, si profilano nuovamente all’orizzonte nubi minacciose per il destino della rivista. Questa volta le cose sembrano molto serie, infatti le inquietudini provengono direttamente da Roma. D’accordo con Maritain, egli prepara un rapporto privato su “”Esprit””, da mandare all’arcivescovo di Parigi; in tale rapporto veniva precisata sia la linea ideologica della rivista, sia le posizioni che la stessa aveva assunto dalla sua fondazione fino a quel momento. Le accuse, nate grazie a una campagna sistematica e molto ben organizzata dall'””Action Francaise””, ed in genere da tutta la destra monarchica, ivi compreso il Front National Chatolique, miravano a stroncare tutte le riviste considerate espressioni del cosiddetto “”chatolicisme de gauche””. Questa campagna diffamatoria raggiunge il suo scopo solamente in parte. “”Esprit”” potrà continuare indisturbata le sue pubblicazioni, mentre “”Sept””, un settimanale redatto da domenicani, dovrà cessare le proprie dopo qualche mese. Gli avvenimenti intanto incalzano e la guerra di Spagna conduce, volenti o nolenti, a delle chiare e decise prese di posizione che provocheranno una volta di più delle profonde lacerazioni all’interno della Chiesa. Da un lato “”Esprit”” si trova dalla parte di coloro i quali combattono per la repubblica, minacciata dalle armate del generalissimo Franco; dall’altra, il Vaticano è fra i primi a riconoscere la dittatura franchista. La politica svolta dagli Stati democratici europei, in questo lasso di tempo, non lascia adito a dubbi. É una politica di continui cedimenti, uno più clamoroso dell’altro, cedimenti che culmineranno con l’accordo di Monaco, firmato da Hitler, Mussolini, Chamberlain e Daladier il 30 settembre 1938. Toccato da questo accordo Mounier scrive un opuscolo, pubblicato presso le edizioni du Cerf, col titolo “”Pacifistes ou bellicistes?”” nel 1939. Il suo interesse, una volta di più, è speso al fine di porre maggiormente in luce le contraddizioni esistenti. Egli infatti afferma che la parola pace non significa, non può significare, la semplice assenza di guerra. Non ci si può, in questo modo, fermare alle semplici apparenze, ma bisogna giudicare dalla realtà delle intenzioni. La guerra, nota ancora Mounier, non incomincia semplicemente con l’uso della violenza fisica, ma si inserisce fra la pace che si vive interiormente e l’odio che, sempre interiormente, si accetta. Egli avverte chiaramente, in questo momento, che più pericolosi non sono coloro che vogliono la guerra, ma coloro che invece ne tacciono, per paura o per calcolo, la sua mostruosa realtà e che ne “” minimizzano la giusta valutazione nella coscienza pubblica “”. L’accordo di Monaco prevedeva che il primo ottobre, l’esercito tedesco poteva iniziare la sua marcia verso la Cecoslovacchia per annettersi i Sudeti entro il 10 dello stesso mese. Questo accordo non fu nient’altro che una beffa per chi credeva che così la pace, in Europa, venisse salvaguardata. In sostanza esso sarà un ulteriore passo in favore della politica di potenza che condurrà di lì ad un anno, nel baratro della seconda guerra mondiale. Il 16 settembre 1938, Mounier scrive a Emile-Albert Niklaus: “” Io non sono morto. O non ancora virtualmente, grazie al signor Chamberlain…Noi abbiamo deciso che ‘Esprit’ non scomparirà in caso di conflitto “”. Questi anni, dunque, sono pieni di avvenimenti sul piano politico; l’otto aprile 1938, Léon Blum, leader del partito socialista e primo ministro, dà definitivamente le dimissioni, seppellendo il Fronte popolare, che dal canto suo, era ormai già cadavere. A succedergli al governo, sarà Edouard Daladier, presidente del partito radicale, che abbiamo già incontrato quale firmatario dell’accordo di Monaco. Il sei marzo 1939 le truppe di Hitler invadono la Cecoslovacchia e venti giorni dopo le truppe di Franco entrano vittoriose a Madrid. In settembre, Mounier venne destinato come segretario in un ufficio amministrativo dell’esercito, in quanto a causa di un incidente, aveva perduto un occhio all’età di tredici anni. La sua vita di ausiliario dura sino all’inizio dell’estate 1940. I tedeschi, infatti, avevano aggirato la linea Maginot, e sorpreso l’impreparato esercito francese, avevano concluso vittoriosamente ed in maniera fulminea la loro guerra contro la Francia. Mounier intanto con la sua famiglia si reca a Lione, al fine di trovare qualche lavoro che permettesse loro di vivere e di riprendere le pubblicazioni della rivista. Tra le attività che egli intraprenderà in questo periodo, una in particolar modo va segnalata. Il governo collaborazionista di Vichy lancia la formula “”Dieu à l’Ecole””, volendo introdurre nuovamente l’educazione religiosa in classe e combattere così l’anticlericalismo radicale portato avanti da più o meno tutti i governi della Terza Repubblica. Oltre a ciò, tale governo volle creare a Uriage una “”scuola quadri””, al fine di poter formare una valida classe dominante utile allo scopo di poter perpetuare la politica vichysta. Vennero chiamati ad insegnare in tale scuola le varie personalità che più o meno avevano il vantaggio di trovarsi nelle vicinanze di essa, nella regione “”grenobloise””. Fra questi, venne invitato anche Mounier, il quale ebbe modo di tenere delle lezioni che influenzeranno notevolmente i frequentatori di questa scuola. A Uriage si studia anche “” sistematicamente e il più obiettivamente possibile, il fascismo, il nazismo, il comunismo, la democrazia liberale rigettandole del resto (le prime tre nel nome della filosofia personalista, la democrazia liberale in ragione della sua inefficacia e soprattutto per via dei cattivi ricordi che aveva lasciato durante tutta la III Repubblica) “”. Egli volle in questo modo, una volta di più, allargare ad altri ambienti il pensiero che veniva sviluppato nella rivista “”Esprit””. Ciò però non sfuggirà al regime vichysta, che sebbene propugnasse una fantomatica “”rivoluzione nazionale”” capirà che aveva tutto da perdere se avesse lasciato che Mounier continuasse il suo insegnamento a Uriage. La dottrina personalista e comunitaria era in effetti in netto contrasto con la linea assunta dal governo di Vichy. Per questo motivo “” nel marzo 1941, fu dato l’ordine al suo superiore di rimuovere l’abbé de Naurois e di sospendere (ecarter) Emmanuel Mounier “”. La traccia che l’insegnamento di Mounier lascerà in coloro i quali lo avevano ascoltato sarà, però, profonda e si rivelerà tale soprattutto in seguito, specie durante la IV e V Repubblica. Ma il suo allontanamento da Uriage non soddisfa, non può soddisfare il regime, che nell’agosto del 1941 decreta l’interdizione alla rivista “” in ragione delle tendenze generali che essa manifesta “”. Inoltre, Vichy istituisce una seconda “”scuola quadri”” che, sotto la direzione di personale scelto, darà ai partecipanti una formazione totalitaria; ciò succede anche in relazione al completo insuccesso ottenuto dal regime a Uriage, in quanto quasi tutti gli alunni di questa entreranno a far parte viva della resistenza. Nel gennaio del 1942 viene arrestato a Clermont un corriere del movimento clandestino “”Combat””, nelle sue carte si fa il nome anche di Mounier che a sua volta viene arrestato a Lione il 15 dello stesso mese, trasferito e incarcerato a Clermont-Ferrand il 27, dunque liberato il 24 febbraio ed infine rilasciato in libertà provvisoria nell’aprile. Rientrato a Lione viene nuovamente arrestato e condotto, il due giugno, a Vals-Les-Bains. Dell’esperienza carceraria di febbraio, tuttavia, egli conserva un ricordo positivo perché afferma “” sono profondamente orgoglioso di essere passato da qua. Manca ad un uomo non aver conosciuto la malattia, l’infelicità o la prigione “”,e a sua madre, per consolarla: “” non si può dire: è ingiusto; vedi. In molti di questi casi – (aveva citato le esperienze di Platone, Socrate, Cristo, S. Paolo, ecc.) – è stato ingiusto, ma noi sappiamo che la giustizia non progredisce che con un minimo di persecuzione per mezzo dell’ingiustizia o semplicemente del malinteso “”1. A Vals-Les-Bains intanto, egli con altri quattro compagni di prigionia, attua uno sciopero della fame che gli farà perdere undici chili. Tale sciopero, volto allo scopo di far cessare l’internamento, durò dodici giorni, dopo di che grazie al successo ottenuto, Mounier fu trasferito nelle carceri di Lione, dove resterà per oltre tre mesi. Il 19 ottobre viene processato con altre 47 persone, “” medici, industriali, professori, ufficiali, ce n’è per tutti i gusti “”. Il trenta dello stesso mese egli può scrivere all’amico Emile-Albert Niklaus: “” la sera: così è, vecchio mio, assolto (col beneficio del dubbio è vero!) “”. Dopo la sentenza, Mounier andò a vivere a Dieulefit nel Drone, assumendo il cognome della moglie Leclerq, fino alla fine della guerra. Riesce, dopo numerosi sforzi, a far riprendere a “”Esprit”” il corso normale delle pubblicazioni nel dicembre del 1944. La linea della rivista è quella di sempre; Mounier è convinto che bisogna lavorare ancora molto, affinché la gente riesca a capire che “”Esprit”” si prefigge come scopo, quello di servire a tutti i costi la verità. É per questo che le accuse continuano anche nel dopoguerra, essendoci evidentemente ancora molta gente non disposta ad accettare tale idea. Ancora una volta egli è costretto ad affermare che la rivista non è mai stata una rivista di sinistra. Se ne guarda bene dal prendere delle posizioni troppo marcatamente politiche, specialmente in questo tormentato dopoguerra francese. “” Il ruolo della rivista non è quello di indicare un partito e di sostituirsi a degli impegni politici individuali “”. Egli è dell’avviso che il ruolo della rivista debba continuare ad essere quello che era stato fino a quel momento; fucina di idee e di proposizioni, un aiuto chiaro e disinteressato – a livello teorico – per quanti volessero impegnarsi a livello pratico. É per questo che già fin dal 1943 Mounier aveva criticato Gilbert Dru, durante un congresso clandestino degli “”amis d’Esprit””, tenuto a Dieulefit, avvisandolo che egli e i suoi amici potevano restare strozzati dalla gran massa dell’elettorato cattolico che era rimasto pressoché conservatore. Ciò che puntualmente si verificò in seguito con l’effimera esperienza dell’M.R.P. Il testo della “” Déclaration des Droits des Personnes et des Communautes “”, che egli aveva già in qualche modo abbozzato durante l’occupazione, e poi incluso nei numeri di dicembre 1944 e marzo, aprile e maggio 1945, servirà, in effetti, come punto di partenza per la discussione che si svilupperà in seno alla “”Commission de la Costitution”” costituita nel 1945 46. Lo stesso, tra l’altro, avverrà per la situazione italiana, in quanto il pensiero di Emmanuel Mounier, sarà introdotto nella discussione per la preparazione della nostra Carta Costituzionale da Giorgio La Pira, e troverà la sua esplicazione nell’articolo 2. Intanto, però, il grande lavoro svolto, e le sofferenze patite – la sua prima bambina, Francoise, nata nel 1938, in seguito ad una iniezione sbagliata, era entrata in coma due anni dopo e non doveva più uscirne; morirà nel 1954 – lo scuotono nel fisico. Una prima avvisaglia egli l’aveva avuta nel settembre del 1949, un attacco cardiaco. Non avendogli dato eccessivo peso, e continuando nel suo intenso lavoro, avrà un secondo attacco in febbraio e – ma ormai era troppo tardi – il terzo, l’ultimo, alle ore 2 e 30 della notte del 22 marzo 1950. Dieci giorni dopo avrebbe compiuto quarantacinque anni. Due giorni prima di morire, egli stesso aveva scritto a l’abbé Depierre: “” io vorrei con mia moglie, dare almeno un po’, e prepararmi al giorno in cui gli avvenimenti forse ci spingeranno a donare tutto “”. IL PENSIERO Uno sviluppo dello spiritualismo francese è rappresentato dal personalismo di Emmanuel Mounier, nel quale confluiscono anche ampiamente (come egli stesso ammise) temi dell’esistenzialismo teistico cristiano. Mounier fu, oltrechè filosofo, pubblicista e uomo politico: nel 1932, come abbiam detto nella sua biografia, fondò la rivista cattolica “Esprit”, che rimase (anche nel dopoguerra) termine di riferimento essenziale per i cattolici di sinistra, non solo francesi. Strenuo avversario del fascismo e vicino al Fronte popolare, durante la guerra di Spagna Mounier si schierò a favore del governo repubblicano, pur denunciando i rischi del totalitarismo comunista e le atrocità della guerra civile. Durante la seconda guerra mondiale partecipò attivamente alla resistenza, fu imprigionato dai Tedeschi per alcuni mesi e successivamente visse in clandestinità fino alla Liberazione. Oltre al “ Manifesto al servizio del personalismo ” (1936), le sue opere fondamentali sono “ Rivoluzione personalistica e comunitaria ” (1936), “ Che cos’è il personalismo? ” (1946), “ Trattato del carattere ” (1946), “ Il personalismo ” (1949). Lo sfondo storico in cui si sviluppa la riflessione filosofica di Mounier è la grande crisi economica conseguente al crollo della Borsa di Wall Street del 1929: in questa situazione di generale arretramento dell’economia, il filosofo francese si propone di indicare una “ terza forza ” , che si contrapponga sia all’individualismo liberistico sia al totalitarismo stalinista. La nuova strada viene ricercata in una filosofia che concepisca l’uomo né come semplice individuo, atomo tra altri atomi e privo di sostanziali relazioni con essi, né come momento di una totalità socio-economica che fagocita la sua specificità. L’individuo deve essere invece concepito come persona , cioè come uno “spirito” che, se da un lato, in quanto tale, è assolutamente unico e specifico, dall’altro è costituzionalmente aperto alle altre persone in una relazione che fa parte dello sviluppo e del carattere della persona stessa. I caratteri della persona sono i seguenti: in quanto spirito, essa è primariamente una realtà inoggettivabile (in ciò risulta evidente l’influenza di Marcel) che si esprime in una creatività assolutamente libera e in uno slancio verso la trascendenza, intesa sia come apertura verso Dio sia come comunione con le altre persone. Ma la persona, malgrado l’inoggettivabilità che deriva dalla sua spiritualità, non è qualcosa di astratto e di sganciato dal mondo materiale: al contrario, essa è incarnata nella realtà corporea e storica e può esplicare se stessa solamente attraverso un’attività pratica concreta. Infine (e qui ci troviamo di nuovo di fronte alla tematica della trascendenza, diretta però alla realtà sociale) il personalismo è essenzialmente comunitario , in quanto la piena realizzazione della persona si ha non nell’individuo, ma nella “persona collettiva” o “persona personale”. Quest’ultima rappresenta l’ideale cui ogni uomo deve aspirare, il “ polo profetico ” verso cui deve incessantemente tendere il “ polo politico ” rappresentato dall’azione della singola persona. La persona, dunque, non è qualcosa di dato e concluso, ma piuttosto un ideale e un compito che l’uomo deve gradualmente realizzare. Il personalismo, che in Francia aveva già trovato espressione nell’ultima fase del pensiero di Renouvier, è rappresentato anche in America (specialmente da un gruppo di pensatori che si raccolgono attorno alla rivista “The Personalist”), in Germania (come componente nel pensiero di Max Scheler e di Martin Buber), nonché in Italia, soprattutto nell’opera del piemontese Luigi Pareyson, che lo congiunge ad una spiccata ispirazione esistenzialistica. L’IMPEGNO DI MOUNIER Parlare di “Esprit” significa parlare di Emmanuel Mounier, come dire “Cahiers de la Quinzaine” vuol dire Charles Péguy e “Humanisme integrale” Jacques Maritain. Identificazioni che definiscono uno straordinario periodo della cultura e degli avvenimenti religiosi in Francia tra le due guerre, dominato, anzi ispirato, da questi intellettuali, che a costo della povertà, della prigionia e della fatica non sempre corrisposta, si sono impegnati in un ciclo creativo a favore della elevazione dei più deboli, della salvaguardia della libertà personale e della riconciliazione tra “la vera intelligenza e l’amore” intervenendo – senza confessionalismi e preclusioni – “imprimendovi il sigillo dell’Infinito”. Adesso che la lezione è appresa e condivisa sul piano culturale, l’umanità, ciononostante, continua implacabilmente con le proprie devianze, guerre, ingiustizie sociali, massificazione, edonismo. Assume, allora, un significato parlare ancora dell’avventura e insieme della speranza mounierane come direttive che pongono l’umanità al di là delle tecnologie e delle politiche verso una rivoluzione (perché di questo sempre si tratta) che ci faccia riappropriare della dignità della persona dentro una società libera, comunitaria, pluralistica? Incontrare Mounier non significa solo conoscere la sua concezione filosofica, condividere la sua passione sociale e i suoi ideali cristiani, ma penetrare in qualcosa di non comune, impalpabile, inafferrabile che però alla fine ti penetra e ti illumina. Qualcosa forse di “anacronistico” (in senso positivo) nella nostra epoca eppure di coinvolgente e fecondo, di elevato livello, di commovente; come quando incontri un amico che sa riconoscere la tua sofferenza e darle un senso, uno che ti fa passare dalla realtà al sogno (nel significato di realtà totale che Gide dà a questo termine), uno che ti riesce a convincere che dopo la notte della sofferenza viene la luce. Non ci si illuda di trovare nel suo privilegiare il senso dell’amicizia e della condivisione, un buonismo di marca fideistica confessionale o una pietà intimistica. “Sono un montanaro… di un’indole, la più incerta, la più selvaggia di gusti, tutto sommato impulsiva, e più fatta per la contemplazione distratta del cielo e della terra che per l’azione e per i dogmatismi”. “Esprit”, la rivista che nascerà nel 1932, è una creatura che esprime il suo patrimonio genetico, mostra la gestazione faticosa, il travaglio insidiato a destra e a sinistra, uno sviluppo che infiamma e che rivoluziona. Ma chi era quest’uomo del Delfinato, con alle spalle quattro nonni contadini, un’infanzia serena e meditativa, liceale timido e impegnato, una finestra all’interno percorso dall’angoscia, laurea in filosofia a Grenoble, poi l’incontro con la Sorbona nella grande città indifferente e l’avvio verso una fortunata carriera accademica? È un uomo che attorno agli anni trenta, partecipando al meglio della vita culturale parigina, sente nascersi dentro una diversa vocazione. È l’epoca dei filosofi Blondel e Bergson, poi, Marcel e Berdiaeff. “L’intellighenzia è a sinistra incontestabilmente”: con Gide, Huxley, Malraux, Bloch e altri. Tra i cattolici spicca Maritain che sempre svolgerà un ruolo ispiratore e mediatore. L’influenza di Péguy, morto una quindicina d’anni prima sul fronte della Marna, continua a ispirare Mounier come un padre spirituale. E poi ci sono Pouget, Guitton, De Rougermont, Domenach, e molti altri intellettuali, artisti, religiosi. Frattanto, la situazione storica francese è caratterizzata dall’ordine capitalistico borghese affidato alla vecchia classe che è riuscita a far uscire la nazione dalla crisi del dopoguerra e a far tacere i latenti conflitti sociali e politici, ma c’è disoccupazione, pericolo di inflazione, i giovani in fermento. In Russia si afferma la rivoluzione socialista. In Italia il fascismo è al potere. In Germania si va affermando il partito nazionalsocialista che porterà al potere Hitler. Continua la politica coloniale. Il Giappone inizia la sua espansione verso la Cina. In India Gandhi applica la resistenza passiva. Dentro a questa congerie di avvenimenti che coinvolge masse di uomini e mostra elevati livelli di tensione, quando già si profila all’orizzonte la minaccia di quella che sarà la seconda guerra mondiale, c’è una voce (un coro) in Francia che parla un linguaggio universale e profondo, che vale per i credenti e per i non credenti, per quanti sono giovani e non giovani, per quelli che vivono in solitudine e per quelli che amano ritrovarsi in gruppi di ricerca e di azione, per gli oppressi, per i disperati, per gli ammalati. Voce di uno che sa partecipare per intima vocazione alla sofferenza dell’uomo, che ha il gusto dell’eterno e “dello scandalo che sconvolge senza far rumore” che opera, anzitutto su di sé, “la purificazione interiore da cui scaturisce ogni fecondità”, uno che “testimoni l’Assoluto, porti le condanne che nessuno osa portare, proclami l’impossibile anche se non può realizzarlo”, in una costante revisione e con rigore interno al servizio dello spirito, però che “la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne”. Non si tratta di sovradimensionare il carisma di Mounier quanto di valutare questo suo progetto di “restaurazione della persona nel servizio e nel dono che essa deve al mondo”, in armonia tra fede e lavoro dentro un confronto continuo e amichevole con gli altri onde ottenere un vasto consenso nel temporale: perché questa ha voluto essere sin dall’inizio la sua concreta posizione. E questo è il retroterra spirituale e culturale di Emmanuel Mounier quando – a partire dal Natale del ’29 – sente la necessità di uno strumento per intervenire nella radicale crisi della società che lo circonda. Ma, come argutamente annoterà più tardi, “a noi pianisti di venticinque anni, mancava un piano”. Frattanto ha “sacrificato” la passione musicale, ha detto addio per sempre all’Università, non ha ambizioni di carriera e di soldi e si prepara con un gruppo di amici a fondare una rivista. È convinto che non sarà “una rivista nel senso comune della parola, ma la punta e il quadrante di una attività molteplice”, un vero laboratorio di formazione e di nuove soluzioni che occupi necessariamente un ben preciso spazio da difendere con coerenza, un osservatorio disponibile per inchieste nel politico e nel sociale. Si susseguono pressoché quotidiane riunioni di lavoro tra pochi amici o gruppi più numerosi, talvolta nei piccoli caffè presso la Borsa o vicino a Saint Sulpice, in appartamenti, persino nel capannone di una fabbrica, o all’aria aperta sotto gli abeti. Ecco il manifesto che annuncia la pubblicazione di “Esprit” e il congresso di fondazione a Font-Romeu. “Come non essere in continua rivolta contro le tirannie del nostro tempo?” si chiede il gruppo: visto che la scienza è separata dalla saggezza e isterilita in preoccupazioni utilitaristiche, la filosofia mendicante dalla scienza una verità relativa, l’uomo subordinato alla macchina, una vita privata dilaniata e fuorviata, l’evidente materialismo, l’uomo sottomesso ai sistemi e alle istituzioni. Occorre salvare l’uomo ridonandogli la coscienza di ciò che egli è, ricostruirlo a partire dal primato dello spirituale; “è ora di liberare l’eroismo dall’acredine e la gioia dalla mediocrità” (Estratti dal Manifesto). Questa strategia comporta la nascita di un movimento e di gruppi in tutte le città, intorno alla rivista, perché nessuno può rimanere indifferente alle conseguenti azioni culturali e politiche. Ma “che la facciata non abbia più importanza della casa”. La rivista non è una rivista cattolica (“anche se si può essere insieme integralmente cattolici e sinceramente rivoluzionari”), è diversa da una organizzazione di partito. In particolare Mounier mai vorrebbe correre il pericolo di diventare “un produttore di carta stampata… un funzionario della rivoluzione spirituale”. “Per quanto riguarda Esprit non ho l’ambizione che si dica, neanche per i migliori di noi: “Che dinamismo!” bensì: “Che luce!”. Avremo possibilità di essere più vicini a Dio”. Per Mounier si tratta di integralità, non di integralismo. Crede nella distinzione tra spiritualità e moralità (che ricorda da vicino quell’altra tra Religione e Morale tanto cara a Ignace Lepp). Così, in un clima di euforia e di difficoltà, viene stampato nell’ottobre del ’32, a Lilla, il primo numero di “Esprit”. Le reazioni e le recensioni sono subito favorevoli, certi consensi arrivano all’entusiasmo. Si vanno definendo i temi: rottura tra il cristianesimo e il mondo borghese, rapporti col cristianesimo russo, confronto con la Troisième Force; il lavoro e l’uomo, progetto per il rinnovamento economico, la filosofia della persona, ed altri. Occorrerebbe seguire le annate della rivista, i numeri speciali, i saggi, le contemporanee opere di Emmanuel Mounier per capire la portata spirituale e culturale di questa generazione ricca di filosofi, politici, artisti, ma soprattutto di impegno civile, profondità esistenziale, purificazione cristiana senza etichette e formalità, convinzione che il cattolicesimo è incompatibile col “disordine costituito”, apertura ai non-credenti all’interno di un sistema fondato sulla persona umana. Le difficoltà economiche, le tensioni dell’impegno assunto, le ostilità di certi ambienti cattolici (interessante il Rapporto privato – 1936 – con cui Mounier difende “Esprit” davanti al pericolo di una condanna da parte del Vaticano), soprattutto la guerra, con l’invasione tedesca della Francia, la soppressione della rivista e la successiva riammissione, l’imprigionamento del direttore, le partenze, le morti di amici contrappuntano questa straordinaria avventura. Mentre “la cristianità moderna continua a preparare la sua morte” e “l’inferno matura le sue opere e aggroviglia le sue trame in una confusione dove nulla è riconoscibile. Silenzio ai confini dell’orrore”. La storia di “Esprit” coincide con la vicenda umana di Emmanuel Mounier. In un mondo duro di spirito, è riuscito a coltivare amicizie (“C’è forse proporzione tra un’opera letteraria e un gesto di amicizia?”), ha mantenuto pura e imperturbabile la fede religiosa, vivendo fino in fondo la propria avventura cristiana, ha amato, convinto che “l’amore umano insegna molte cose riguardo alle vie dell’amore di Dio”, ha scelto la povertà, ha saldato in modo esemplare vita pubblica e privata mettendosi al servizio dello spirito, ha accettato le sofferenze (“Le spiegazioni non diminuiscono il grande scandalo della sofferenza. La sua grandezza sta nella accettazione… Non ci resta altro che amare … e amare intensamente quelli che Egli spezza per amore”), le lettere alla moglie Paulette Leclercq testimoniano un rapporto fecondo sul piano umano e spirituale. Ma è soprattutto nella prova di Françoise, la sua piccola bambina malata di encefalite progressiva, che Emmanuel Mounier (lui che diceva che “i bambini hanno il cielo nei loro occhi” ma anche che “niente assomiglia di più al Cristo dell’innocenza sofferente”) manifesta il grande spessore della propria fede e la capacità di abbandono all’Assoluto, che ridona rassegnazione, colma il mistero e fa ritrovare quel che pare perduto. “… Dall’amore della nostra bambina che si trasforma dolcemente in offerta, in una tenerezza che la oltrepassa, che parte da lei, ritorna a lei, ci trasforma con lei …”. “Ciò nonostante, Françoise è la nostra corona, per un disegno misterioso. Essa dà, secondo me, un senso concreto, vicino, familiare, all’al di là: luogo nel quale ci diamo appuntamento, nel quale saremo un’altra volta padre e madre di un essere assolutamente sconosciuto, non toccato dal male”. Emmanuel Mounier morirà prematuramente d’infarto miocardico nella notte del 22 marzo 1950. Che cosa può insegnare oggi, con gli scenari che mutano e le imprevedibili scoperte biotecnologiche, l’esperienza di “Esprit”? Mounier non è arrivato sulle bacheche delle chiese e non ha il busto scultoreo nelle anticamere delle sedi di un partito ed è difficile che appaia, anche nella ricorrenza del cinquantenario della morte, sulle pagine patinate delle riviste. Uno che scrive: “Ci troviamo sospesi, tra cielo e terra, sulla corda che non si flette del cristiano; e l’equilibrio può essere mantenuto solo in alto” non può – e non vuole certo – essere l’ispiratore di un movimento politico o un filosofo in cattedra. Ma può ancora parlare alla coscienza e al cuore incoraggiandoci a continuare l’avventura cristiana. (fonte filosofico.net)”,”TEOP-353″ “MOUNIN Georges”,”Storia della linguistica dalle origini al XX secolo.”,”MOUNIN Georges”,”VARx-407″ “MOURE’ Kenneth”,”La politique du franc Poincaré (1926-1936). Perception de l’économie et contraintes politiques dans la stratégie monétaire de la France.”,”Allegati: ‘Présidents du Conseil et ministres des Finances, 1926-1936; Personnel des administrations des finances publiques et des banques centrales; La Caisse autonome d’amortissement’ Kenneth J. Mouré est Associate Professor au département d’histoire de l’université de Californie, Santa Barbara. “”Des oeuvres importantes sur la politique française et l’expérience de la Dépression en France on été publiées ensuite. Les plus marquantes sont l’analyse macroéconomique de l’économie française à laquelle s’est livré Pierre Villa (12), et l’examen minutieux par Michel Margairaz du processus par lequel les gestionnaires publics de l’économie, attachés à l’orthodoxie libérale de l’équilibre budgétaire et du minimum d’intervention de l’Etat, se sont «convertis» à une vision expansionniste qui met l’accent sur la modernisation économique et sur la croissance. Margairaz a choisi une approche à trois niveaux qui recouvre la formulation de la politique monétaire et financière, les changements intervenus au sein del l’appareil socio-administratif de l’Etat et de son personnel, et finalement les mentalités qui ont sous-tendu l’évolution de la politique, non seulement au sein du personnel technique directement concerné, mais aussi chez les hommes politiques et dans la societé au sens large (13). Des recherches nouvelles sur la crise économique en France sont également apparues dans un numéro spécial de ‘Mouvement social’, «Paradoxes française de la crise des années 1930 (14)», et dans le recueil des actes d’un colloque sur la politique monétaire de la France depusi 1926 organisé par le Comité pour l’histoire économique et financière de la France (15). Durant cette même période, notre compréhension de la crise dans la dimension mondiale a progressé de façon considérable. Barry Eichengreen à décrit le consensus nouveau qui s’et dégagé des recherches récentes sur les origines et la nature de la Dépression: les changements survenus dans la structure de l’économie pendant et après la Première Guerre mondiale avaient induit des déséquilibres et des rigidités dans la production, cependant que l’accroissement de la dépendance à l’égard des crédits internationaux et l’instabilité du système monétaire international rendaient l’économie mondiale extrêmement vulnérable à la contraction économique et financière de la fin des années 1920 (16). Barry Eichengreen souligne aussi le rôle joué par l’étalon-or [Gold Standard, ndr] qui est, selon lui, le responsable de la propagation rapide à l’ensemble de l’économie mondiale de la contraction monétaire, et a empêché les nations de prendre les mesures de politique économique nécessaires à la relance aussi longtemps que leurs monnaies sont restées reliées à l’or. Au lieu d’aggraver la dépression, les dévaluations des années 1930 constituaient, au contraire, un préalable indispensable à la reprise (17). Cette interpretation novatrice de la Dépression renforce l’importance qu’il faut accorder à une bonne compréhension de la politique monétaire de la France à l’époque du franc Poincaré, et à la fidélité des Français à l’étalon-or au long des années 1930. Loin de marquer la fin d’une ère d’instabilité monétaire, la stabilisation ‘de jure’ du franc en 1928 ouvrit une phase nouvelle de discordances internationales, caractérisée par la montée des tensions entre banques centrales et par le renforcement des pressions déflationnistes – celles-là mêmes que les experts britanniques avaient cherché à prévenir par la promotion de la coopération entre instituts d’émission et par l’adoption de l’étalon de change-or en 1922, à Gênes. Gustav Cassel, le principal avocat d’une stabilisatino des monnaies reposant sur le calcul de leurs parités en termes de pouvoir d’achat, en était venu à considérer la sous-évaluation du franc comme le facteur clé qui scella le destin de l’étalon-or. Le système aurait dû être conforté par le retour de la France à l’or, mais, en sous-évaluant le franc de quelque 11% – selon son estimation – et en drainant l’or de tout le reste du système, «la rareté gênante du métal jaune provoquée par une extraction insuffisante en fut accentuée, comme fut imposé un processus général de déflation à tous les pays de l’étalon-or, ce qui eut pour conséquence l’accroissement des difficultés de l’économie mondiale (18)». Une analyse toute récente des forces déflationnistes qui engendrèrent la Dépression va plus loin encore: les politiques monétaires successives de la France, entre 1926 et 1930, se traduisirent par des conséquences déflationnistes systémiques, qui représentèrent, en tant que telles, le plus grave des facteur à l’origine de la Dépression et de sa sevérité (19)”” [(12) Pierre Villa, “”Une analyse macroéconomique de l’économie française au XXe siècle’, Paris, CNRS Editions, 1993 (..,); (13) Michel Margairaz, ‘L’Etat, la direction des finances et l’économie en France, 1932-1952. Histoire d’une conversion’, Paris, CHEFF, 1991; (14) Sous la direction de Robert Boyer, ‘Mouvement social’, 154, jan-mars 1991. Cf. en particulier le texte d’introduction de Boyer pour une revue des travaux français récents sur la crise et ses spécificités en France; (15) CHEFF, ‘Du franc Poincaré à l’écu: Colloque tenu a Bercy les 3 et 4 décembre 1992’, Paris, CHEFF, 1993; (16) Barry Eichengreen, “”The Origins and Nature of the Great Slump Revisited””, ‘Economic History Review’, XIV, 2, mai 1992, pp. 213-239; (17) Barry Eichengreen, “”Golden Fetters: The Gold Standard and the Great Depression, 1919-1939″”, Oxford, Oxford University press, 1992. Peter Temin argumente dans le même sens dans une série de conférences publiées in ‘Lessons from the Great Depression’, Cambridge, Mass., MIT Press, 1989 et in “”Transmission of the Great Depression””, Journal of Economic Perspectives, 7, 2, 1993, pp. 87-102. L’article pionnier redéfinissant le rôle des dévaluations dans la reprise économique est dû à Barry Eichengreen et Jeffrey Sachs, “”Exchange Rates and Economic Recovery in the 1930s””, Journal of Economic History, 45, 1985, pp., 925-946; (18) Gustav Cassel, “”The Downfall of the Gold Standard””, Londres, Oxford University Press, 1936, réed. Frank Cass & Co, 1966, p. 49; (19) H. Clark Johnson, “”The Gold Deflation, France, and the Coming of the Depression, 1919-1932″”, thèse de Ph.D., Yale University, 1994] (pag 23-24-25) (introduzione)”,”FRAE-059″ “MOURIAUX René”,”Le syndicalisme en France depuis 1945.”,”René MOURIAUX è D di ricerca al Centre d’ etude de la vie politique francaise (CEVIPOF) della FNSP. E’ specializzato in sindacalismo a cui ha consacrato una ventina di opere. Ha lavorato pure sulla sociologia del salariato.”,”MFRx-160″ “MOURIAUX René”,”La CGT.”,”MOURIAUX René è nato nel 1936, ricercatore presso la Fondation nationale des sciences politiques (FNSP) (Centre d’ étude de la vie politique francaise contemporaine) specialista di questioni sindacali. “”A fianco della corrente riformista, due minoranze appaiono assai vivaci. I sindacalisti rivoluzionari continuano a difendere l’ interpretazione ortodossa della charte d’ Amiens. Dopo il congresso, Pierre Monatte pubblica in opuscolo una ‘Lettre d’un ancien à quelques jeunes syndiqués sans galons’, che mostra la superiorità della dottrina del 1906 sulla socialdemocrazia e lo stalinismo. La corrente che rappresenta si strutturerà nel 1947 intorno alla ‘Révolution prolétarienne’ con Maurice Chambelland, Fernand Charbit, Roger Hagnauer, Roger Lapeyre, C. Delsol. Un’ altra famiglia esprime in seno alla CGT una contestazione d’ estrema sinistra. I trotskisti si appoggiano sul giornale ‘Front ouvrier’, organo del Parti communiste internationaliste, e su ‘Lutte de classe’, che pubblica l’ Union communiste internationaliste. Infine, gli anarco-sindacalisti decidono di lasciare i ranghi della CGT e creano una Confederation nationale du travail (CNT) molto residuale, ma che continua a diffondere gli opuscoli di Victor Griffuelhes, Emile Pouget, Georges Yvetot.”” (pag 91)”,”MFRx-250″ “MOURIAUX René”,”Le syndicalisme en France depuis 1945.”,”René MOURIAUX, docteur d’Etat en science politique, codirettore de ‘L’année sociale’ (Syllepse) ha lavorato dal 1966 sul sindacalismo, sulla sociologia del salariato e sulla storia delle idee politiche.”,”MFRx-312″ “MOURIAUX René”,”Le syndicalisme dans le monde.”,”MOURIAUX René, docteur d’Etat en science politique Sindacalismo giapponese. “”Avec tous les risques de la simplification, il est permis de distinguer trois grands phases dans l’histoire du syndicalisme japonais. De l’ère du Meiji à la défaite de 1945, le syndicalisme est frêle et fréquemment réprimé. La grève commence à devenir un phénomene régulier à partir de 1895, date à laquelle sa désignation se fixe (‘sutoraiku’, phonétisation de ‘strike’). Le socialisme prend racine, avec des figures attachantes comme celle de Kotoku dont parle ‘La vie ouvrière’ (1911). Le syndicalisme est interdit en 1911 et en 1937. En 1921 se constitue la première centrale nationale, Rodo Sodomei. Les communistes d’abord dynamiques au dépens des anarcho-syndicalistes, s’épuisent rapidement dans les querelles de tendance. Ils déploient néanmoins une certaine activité dans la gauche syndicale (Hyongikai). La seconde période du syndicalisme japonais s’étend de 1946 à 1989. Elle s’ouvre par la promulgation d’une lègislation “”démocratique”” sur le relations du travail, dictée par l’autorité d’occupation (…)”” (pag 33)”,”SIND-108″ “MOURIAUX René”,”Le syndicalisme face à la crise.”,”René Mouriaux è Direttore di ricerca al Centre d’ etude de la vie politique francaise (CEVIPOF) della FNSP. E’ specializzato in sindacalismo a cui ha consacrato una ventina di opere. Ha lavorato pure sulla sociologia del salariato. Volume donata da Davoli”,”MFRx-387″ “MOURIN Maxime”,”Histoire de l’ Allemagne des origines à nos jours.”,”I papi. “”Devenus chefs d’un puissant Etat, les papes ne sont que les plus importants des seigneurs italiens. Ils partecipent aux luttes de la péninsule, se laissent absorber par des desseins politiques et militaires, des intrigues où la corruption n’est pas rare. A cheque élection, des cardinaux se font payer leur voix par des avantages matériels, fiefs, pensions ou châteaux. Le népotisme fait de certains papes de véritables chefs de clan””. (pag 113-114) Le rivolte proletarie. “”La riforma era una rivoluzione religiosa e politica. Ma se il suo iniziatore pretendeva di limitare strettamente le conseguenze sociali, altri andavano a trarre dalle tesi luterane le conclusioni imposte dalla logica. L’ eguaglianza di tutti gli uomini proclamata dal Vangelo va ad essere lo scopo dichiarato di una profonda agitazione. La lotta contro l’ ordine stabilito, ove le ineguaglianze sono numerose e profonde, sarà immediatamente il pretesto di una recrudescenza di attività dei cavalieri briganti. Franz de Sickingen, ponendosi in difesa di Lutero, invase gli Stati dell’ arcivescovo di Treviri.”” (pag 120-121) Thomas Münzer. (pag 121-122) La pace di Westfalia del 1648, composta in realtà da due trattati firmati a Münster e Osnabrück, pose fine alla cosiddetta guerra dei trent’anni. Iniziata nel 1618, e alla guerra degli ottant’anni, tra la Spagna e le Province Unite; la pace fu poi completata con il Trattato dei Pirenei, del 1659, che mise fine alle ostilità tra Spagna e Francia. All’origine della guerra dei trent’anni può collocarsi il desiderio dei principi tedeschi di porre definitivamente un freno alle aspirazioni restauratrici del nuovo imperatore asburgico, aspirazioni sostenute dalla Spagna. Tra le pretese dell’imperatore vi era, infatti, quella di privare i principi tedeschi del diritto a determinare la religione dei propri regni, sancito dalla pace di Augusta nel 1555, secondo il principio del “”cuius regio, eius religio””. Con il trattato di Westfalia si inaugurò un nuovo ordine internazionale, un sistema in cui gli Stati si riconoscono tra loro proprio e solo in quanto Stati, al di là della fede dei vari sovrani. Nasce quindi la comunità internazionale più vicina a come la si intende oggi: laica ed aconfessionale, in cui assume importanza il concetto di sovranità dello stato. La pace di Westfalia fu firmata in due località separate a causa dei dissidi tra i cattolici e i protestanti, che rifiutarono di sedere alla stessa conferenza; vennero quindi scelte due località, Münster per i cattolici e Osnabrück per i protestanti. I due testi, praticamente identici, riguardarono soprattutto il Sacro Romano Impero, e sancirono la sconfitta delle ambizioni asburgiche, decretando la libertà degli stati tedeschi in materia religiosa e di politica estera; la Spagna continuò invece la guerra contro la Francia. (Wikip)”,”GERx-109″ “MOUSNIER Roland”,”Il XVI e XVII secolo. Progresso della civiltà e declino dell’ Oriente 1492-1715.”,”In particolare è uno studio dei vari aspetti della crisi che coinvolge il XVII secolo.”,”STOU-020″ “MOUSNIER Roland”,”Fureurs paysannes. Le paysans dans les revoltes du XVII siecle (France Russie Chine).”,”Roland MOUSNIER è nato a Parigi nel 1907. E’ agregé d’histoire et geographie, dottore in lettere. La sua carriera è iniziata nel 1932 nel quadro dell’insegnamento superiore. Attualmente è Prof di storia moderna alla facoltà di Lettere e scienze umane di Parigi e D del Centre de recherches de la Sorbonne sur la civilisation de l’Europe moderne.”,”FOLx-014″ “MOUSNIER Roland a cura; contributi di Karl BOSL Werner CONZE STUKE PALME Leopold GENICOT Dorothy MARSHALL Ivo SCHOFFER G.E. AYLMER F.L. CARSTEN GIUNTELLA I.J. BRUGMANS Alfred COBBAN J.A. MARAVALL e altri”,”Problemes de stratification sociale. Actes du Colloque International (1966).”,”contributi di Karl BOSL Werner CONZE STUKE PALME Leopold GENICOT Dorothy MARSHALL Ivo SCHOFFER G.E. AYLMER F.L. CARSTEN GIUNTELLA I.J. BRUGMANS Alfred COBBAN J.A. MARAVALL e altri”,”TEOS-058″ “MOUSNIER Roland”,”Parigi capitale nell’ età di Richelieu e di Mazzarino.”,”Roland MOUSNIER (1907) professore di Storia moderna nella Facoltà di Lettere della Sorbona e direttore del Centro di ricerche sulla civiltà dell’ Europa moderna, ha pubblicato numerosi studi sulla società francese ed europea dell’ ‘Ancien Regime’. In linea di principio, a Parigi non c’erano ebrei. L’ editto del 17 settembre 1394 aveva stabilito l’ espulsione in perpetuo degli ebrei dal regno di Francia e aveva loro vietato di rientrarvi sotto minaccia della pena capitale. Luigi XIII aveva rinnovato l’ editto il 23 marzo 1615.”,”FRAA-044″ “MOUSSIS Nicolas”,”Guida alle politiche dell’Unione Europea 2000.”,”Ncolas Moussis è consigliere presso la Direzione Generale della poltica d’impresa della Commissione europea, pre la quale ha esercitato, fin dal 1968, diverse funzioni che lo hanno messo in contatto diretto con i molti aspetti della costruzione europea.”,”EURE-054-FL” “MOUTHON Alexandre”,”Géopolitique d’Oman. Les choix d’une pétromonarchie discrète.”,”Il regime sembra stabile, pacifico, con buone relazioni diplomatiche, ma si manifestano alcuni segnali di debolezza, problemi interni ed esterni. Lo stato dispone di una importante posizione geostrategica in Medio Oriente e rientra nell’interesse delle potenze che lo circondano, è un tema discusso nelle ambasciate, nei ministeri, nei consigli di amministrazione. L’autore cita all’inizio del suo studio il lavoro di Pierre Razoux ‘Oman: future pièce maîtresse de la stratégie américaine dans le Golfe et l’Océan Indien’, Ministère de la Défense, 2015. Ma c’è anche un interesse e un’influenza francese. La Francia è il terzo fornitore d’armi del Sultanato. Oman è ben armato e ha una cooperazione militare con la Francia, attraverso l’operazione multinazionale ‘Enduring Freedom’. Dal punto di vista economic c’è una politica tesa a rafforzare la sua produzione di idrocarburi (petrolio e gas), aumentando la capacità di raffinazione e stoccaggio e la rete di oleodotti e gasdotti. Nel corso degli anni si assiste ad un aumenta della presenza della popolazione sul litorale e c’è una tendenza alla diversificazione economica, turismo, finanza (petrodollari). Il regime finanzia e promuove uno stato sociale omanese, una politica di redistribuzione del prodotto nazionale interno, la rendita, una crescita del sistema educativo (istruzione media superiore, università). Punto debole del regime l’elite al potere (la monarchia assoluta) e la guerra di succssione, la società tribale, le contraddizioni sociali tra clan e generazioni, il nepotismo ecc. Sultanato di Oman. Importanza strategica dello stretto di Ormuz. Popolazione concentrata sulla costa nord intorno alla città principale, la capitale Muscat. E dove c’è la minuscola penisola di Musandam che consente al sultanato di controllare lo stretto di Ormuz da cui passa il 35% del petrolio mondiale. Lo staterello subisce l’influenza dei vicini Iran e Arabia Saudita e delle grandi potenze Cina e USA (che ha tre basi nel paese). Il Sultanato è stato un protettorato inglese per lungo tempo. L’economia dipende molto dalle entrate petrolifere (estrazione petrolio gas e attività di raffinazione ) ed è in corso una politica di incremento di questo settore. Lo sviluppo del settore energetico nuove strade, oleodotti, porti. E’ in corso una politica di sviluppo del settore turistico e finanziario. La popolazione è di circa 5 milioni ma la metà è il risultato di immigrazioni di manodopera e rifugiati dallo Yemen. Ci sono problemi interni per il rischio che si apra una lotta di successione al sovrano. Il paese è impegnato in mediazioni diplomatiche ma è anche una via di passaggio degli aiuti iraniani ai ribelli in Yemen e aumentano le forze militari saudite schierate alle frontiera Yemen–Oman (l’esercito dell’Oman è un quarto di quello saudita). Dal punto di vista religioso la religione prevalente è il terzo rampo dell’Islam, dopo i sunniti e gli sciiti: ibadismo. (Les dessous des cartes (8.4.2019))”,”VIOx-224″ “MOUTIER Marie, a cura”,”Lettere dei soldati della Wehrmacht.”,”Sembrerebbe che per una buona parte questi soldati rimangano fanatizzati fino all’ultimo… “”… Adesso però riesco a riconoscere con esattezza da come fischiano le pallottole, se cadanno qui vicino oppure lontano. È una cosa che s’impara più in fretta di quanto non si creda. E avendo ormai un po’ di esperienza, non sarà più qualche sparo a spaventarmi. Bisogna comunque avere la certezza di essere abbastanza coperti. Altrimenti le cose vanno male. Ma trovandoci su fronti sicuri, possiamo scavare con calma delle tane sicure. È strano pensare che la terra sia il posto in cui l’uomo si sente più sicuro. (…)”” (pag 305) (lettera di un soldato ‘sano nel corpo e nella mete’ del 20 agosto 1944, a est)”,”QMIS-376″ “MOYNAHAN Brian”,”The Claws of the Bear. A History of the Soviet Armed Forces from 1917 to the Present.”,”Dallo zarismo alla guerra civile fino allo stalinismo, la guerra con la Germania, Operazione Barbarossa, 2° GM, cortina di ferro, Krusciov e la bomba atomica, invasioni URSS in Est EU, Ungheria, DDR, Cecoslovacchia, Polonia, Afghanistan, forza attuale esercito sovietico fino a GORBACIOV.”,”RUST-017″ “MOYNAHAN Brian”,”Il secolo russo. 1894-1994. Ritratto di una nazione.”,”MOYNAHAN è stato per vent’anni corrispendente del Sunday Times dai paesi dell’ Europa orientale e dall’ ex Unione Sovietica. Specializzatosi in storia alla Cambridge University è esperto in questioni storiche russe. VLASOV e i suoi compagni impiccati alla Lubjanka il 1° agosto 1946. Il generale è impiccato assieme ad altre 11 persone. Questa è l’ unica fotografia (assieme ad altre, voluta espressamente da STALIN) che si conosca di un’ impiccagione avvenuta alla Lubianka e proviene dal dossier su Vlasov del KGB. Migliaia di collaborazionisti furono rimpatriati in URSS dopo la guerra e fucilati. Soltanto Vlasov, ex eroe dell’ accerchiamento di Kiev del 1941 e della battaglia di Mosca, suscitò l’ interesse di STALIN. (pag 227)”,”RUSx-094″ “MOYNAHAN Brian”,”Comrades 1917 – Russia in Revolution.”,”Author’s Note, Personalities and Parties, Epilogue, Bibliography, Maps, photographs, Principal Personalities and Parties with Some Contemporary Descriptions, Index,”,”RIRB-031-FL” “MOYON Richard”,”Barta.”,”‘Nel 1956, alcuni ex militanti dell’ UC crearono il gruppo Voix Ouvriere, divenuto Lutte Ouvriere nel 1968. Ma se Lutte Ouvriere si richiama alla tradizione dell’ UC, Barta, tra l’ altro nella sua ‘Mise au point’ dell’ agosto 1972, dichiarava di non riconoscersi’. (pag 41)”,”TROS-083″ “MOZZILLO Atanasio”,”Il cafone conteso.”,”Atanasio Mozzillo è nato a Napoli nel 1930. Ha insegnato Storia contemporanea nella Facoltà di lettere dell’Università di Salerno. È stato membro del consiglio direttivo dell’Istituto per la Storia del Mezzogiorno. Ha pubblicato per le edizioni di Comunità: ‘Viaggiatori stranieri nel Sud’, nel 1973 per le Edizioni Scientifiche Italiane, ‘Cronache dalla Calabria in guerra, 1806-1810’.”,”ITAS-001-FSD” “MSTISLAVSKII Sergei”,”Five Days Which Transformed Russia.”,”MSTISLAVSKII Sergei, primo comandante militare della rivoluzione del febbraio 1917 a leader dei socialisti rivoluzionari di sinistra (SRs)”,”RIRx-172″ “MUACCHETTI Massimo”,”Il baco del Corriere.”,”MACCHETTI Massimo, studi in filosofia, ha iniziato l’attività in campo giornalistico sul quotidiano ‘Bresciaoggi’, una cooperativa in cui è stato uno degli amministratori. Poi è passato a ‘Mondo economico’ (Sole 24 Ore). Dal 1986 al 2003 ha lavorato a ‘L’Espresso’ dove è stato vicedirettore. Oggi è vicedirettore ad personam del ‘Corriere della Sera’. Per Feltrinelli ha scritto ‘Licenziare i padroni?’ (2003).”,”EDIx-116″ “MUCCI Massimo”,”La Risiera di San Sabba. Un’architettura per la memoria.”,”Massimo Mucci (1972) è studioso dell’architettura triestina del ‘900 e in particolare della figura di Romano Boico.”,”ITAR-003-FSD” “MUCI Virgjil”,”Fiabe albanesi.”,”La fiaba degli imbecilli. (pag 9-10) “”Invece il ragazzo disse tra sé: “”Ora i miei sono sani e salvi, perché^ vedo che in questo mondo c’è chi è ancora più imbecille di loro”” (pag 10)”,”VARx-247″ “MUELLER Joseph N.”,”Guadalcanal 1942. La riscossa dei marines.”,”Per gli americani, la conquista importante della battaglia fu la stessa isola di Guadalcanal sulla quale sarebbe stata creata una della maggiori basi navali e aeree avanzate nella regione.”,”QMIS-056″ “MUELLER M.G. a cura, saggi di BRONFEMBRENNER Martin FRIEDMAN Milton HAGEN Everett E. HANSEN Alvin H. HICKS J.R. MAYER Thomas RITTER Lawrence S. SAMUELSON Paul A. SMITH Warren L. TOBIN James”,”Problemi di macroeconomia. Moneta – Interesse – Reddito. Volume I.”,”La macroeconomia è diventata parte integrante degli studi economici di base, e la recente fioritura di libri di testo in questo particolare campo attesta la sua crescente importanza nell’ambito dei corsi universitari.”,”ECOT-113-FL” “MUELLER M.G. a cura, saggi di LUBELL Harold DUESENBERRY James S. FARRELL M.J. WHITE William W. KNOX A. D. TOBIN James PATINKIN Don PHILLIPS A. W.”,”Problemi di macroeconomia. Consumi – Investimenti – Salari. Volume II.”,”La macroeconomia è diventata parte integrante degli studi economici di base, e la recente fioritura di libri di testo in questo particolare campo attesta la sua crescente importanza nell’ambito dei corsi universitari.”,”ECOT-114-FL” “MUELLER M.G. a cura, saggi di SAMUELSON Paul A. HANSEN Alvin H. DOMAR Evsey D. HARROD R.F. KALDOR Nicholas MIRRLEES James A. SOLOW Robert M. FRIEDMAN Milton LERNER Abba P. MEADE J. E.”,”Problemi di macroeconomia. Ciclo – Sviluppo – Politica economica. Volume III.”,”La macroeconomia è diventata parte integrante degli studi economici di base, e la recente fioritura di libri di testo in questo particolare campo attesta la sua crescente importanza nell’ambito dei corsi universitari.”,”ECOT-115-FL” “MUGHINI Giampiero a cura; scritti di Riccardo LOMBARDI Rodolfo MORANDI Pietro NENNI Italo CALVINO Carlo CASSOLA Leon WUDSKI Franco FORTINI Tommaso CHIARETTI Tullio VECCHIETTI Luigi LOCORATOLO Lelio BASSO Luciano DELLA-MEA Antonio GIOLITTI Roberto GUIDUCCI Luciano BIANCIARDI Raniero PANZIERI Giulio PRETI Emilio AGAZZI Alessandro PIZZORNO Luciano CAFAGNA Lucio LIBERTINI Franco MOMIGLIANO Vittorio FOA Francesco DE-MARTINO Giacomo MANCINI Gianni SCALIA”,”Il revisionismo socialista. Antologia di testi, 1955-1962.”,”Scritti di Riccardo LOMBARDI Rodolfo MORANDI Pietro NENNI Italo CALVINO Carlo CASSOLA Leon WUDSKI Franco FORTINI Tommaso CHIARETTI Tullio VECCHIETTI Luigi LOCORATOLO Lelio BASSO Luciano DELLA-MEA Antonio GIOLITTI Roberto GUIDUCCI Luciano BIANCIARDI Raniero PANZIERI Giulio PRETI Emilio AGAZZI Alessandro PIZZORNO Luciano CAFAGNA Lucio LIBERTINI Franco MOMIGLIANO Vittorio FOA Francesco DE-MARTINO Giacomo MANCINI Gianni SCALIA”,”ITAC-109″ “MUGHINI Giampiero”,”Il grande disordine. I nostri indimenticabili anni Sessanta.”,”Giampiero Mughini, giornalista e scrittore è nato il 16 aprile 1941 a Catania, vive a Roma e trae il suo pane dai giornali. Ama la Juventus. Opinionista e personaggio televisivo.”,”ITAC-020-FL” “MUGNAI Massimo”,”Il mondo rovesciato. Contraddizione e ‘valore’ in Marx.”,”L’A si è laureato in filos all’Univ di Firenze e si è occupato soprattutto di LEIBNIZ.”,”MADS-138″ “MUGNAI Massimo a cura; antologia di testi di Gottfried Wilhelm LEIBNIZ”,”Leibniz e la logica simbolica.”,”MUGNAI Massimo”,”SCIx-339″ “MUGNAI Massimo”,”A proposito di ‘Marx e gli economisti classici’: note per la ricostruzione del ‘programma scientifico’ marxiano.”,”‘Metodo genetico’ di Marx. “”Fra i termini medi cui Ricardo – secondo Marx – non avrebbe prestato sufficiente attenzione, un ruolo di primo piano è svolto senz’altro dalla categoria del ‘plusvalore’. Uno dei principali rimproveri che Marx rivolge a Ricardo è infatti quello di non aver distinto con chiarezza le due nozioni di ‘plusvalore’ e di ‘profitto’, venendo a perdere così la possibilità di mettere in evidenza il nesso che collega tra loro ‘valori’ e ‘prezzi’. «Sviluppare» la teoria del valore significa per Marx, in primo luogo, delineare con precisione la differenza tra ‘plusvalore’ e ‘profitto'”” (pag 137); “”Dalla superficie alla connessione intima e da quest’ultima alla superficie l’esterno – il metodo scientifico come lo interpreta Marx si compone dunque di due parti essenziali che si integrano l’una con l’altra e che Marx assimila rispettivamente al ‘metodo dell’analisi’ e al ‘metodo genetico’. Gli economisti classici, e quindi, lo stesso Ricardo, hanno mancato – da un punto di vista esclusivamente metodologico – in quanto, come si è visto, affidandosi esclusivamente all’analisi, hanno trascurato lo ‘sviluppo genetico delle categorie e dei concetti all’interno della teoria. Ma oltre a non sviluppare in maniera genetica la teoria, gli economisti classici hanno – sempre secondo Marx – un ulteriore difetto: concepiscono la «’forma fondamentale del capitale’, la produzione basata sulla appropriazione di lavoro altrui, non come forma ‘storica’, ma come forma ‘naturale’ delle produzione sociale» (29). Tale difetto si connette propriamente alla posizione di classe degli economisti classici, e indica che l’economia politica «in quanto è borghese … può rimanere scienza soltanto finché la lotta delle classi rimane latente» (30). È, infatti la lotta tra le classi a fare emergere, se non proprio la coscienza, almeno il sospetto della transitorietà del modello capitalistico, ed è per questo che, allorquando dopo il 1830 la lotta di classe si intensificò sulla scena inglese ed europea, «per la scena economica borghese … suonò la campana a morte. Ora non si trattava più di vedere se questo o quel teorema era vero o no, ma se era utile o dannoso, comodo o scomodo al capitale, se era accetto o meno alla polizia. Ai ricercatori disinteressati subentrarono pugilatori a pagamento, all’indagine scientifica spregiudicata subentrarono la cattiva coscienza e la malvagia intenzione dell’apologetica» (31). Da questo momento in poi, l’economia che Marx definirà «volgare» avrà modo di diffondersi e svilupparsi: nel cosciente tentativo di evitare pericolose conclusioni cui condurrebbe un rigoroso atteggiamento scientifico, essa cercherà di ‘lasciare irrelate’ le due sfere dell’apparenza e dell’essenza. ‘Evitando la considerazione di quest’ultima, essa insisterà esclusivamente’ «sull’apparenza contro la legge che regola l’apparenza stessa» (32)”” (pag 143-144) [(29) Tsp, III, p. 536; (30) C., I, pp. 38-39; (31) C., I, p. 40; (32) C., I, p. 345] [Massimo Mugnai, ‘A proposito di ‘Marx e gli economisti classici’: note per la ricostruzione del ‘programma scientifico’ marxiano’, (in) ‘Critica marxista’, Roma, n. 4, luglio-agosto 1983]”,”MADS-008-FGB” “MUGNAI Massimo”,”Il ‘mondo capovolto’. Il metodo scientifico nel ‘Capitale’ di Marx.”,”Fondata sulla distinzione fra ‘apparenza’ ed ‘essenza’, la concezione del metodo scientifico che guida Marx nella stesura del Capitale dipende da Hegel. Essa prescrive di raggiungere l’essenza nascosta dietro le apparenze di superficie, se si vuole ottenere una spiegazione dei fenomeni. Per Marx i fenomeni superficiali dell’ economia capitalistica sono i prezzi di produzione, mentre il valore delle merci, espresso in tempo di lavoro, costituisce l’essenza. Il libro documenta nei dettagli il debito di Marx nei confronti di Hegel facendo emergere il carattere ‘metafisico’ della sua concezione del metodo scientifico, della teoria del valore e di altri aspetti del suo pensiero. Prefazione 7 I. Metafore 35 II. Questioni di metodo 57 III. Il processo lavorativo e l’origine del plusvalore 85 IV. Plusvalore e profitto; valori e prezzi. Il problema della ‘trasformazione’ 111 V. Sfruttamento ed etica 135 Conclusioni 159 “”Marx è consapevole del fatto che i capitalisti scelgono sul mercato in base ai prezzi, disinteressandosi dei valori e sa bene che, di regola, i prezzi divergono dai valori: «Il fatto che le merci vengano vendute o non vengano vendute ai loro valori, quindi la determinazione del valore presa di per sé, non ha importanza alcuna per il singolo capitalista. Tale determinazione dei valori à a priori qualche cosa che si svolge dietro le sue spalle in forza di rapporti che non dipendono da lui, poiché non sono i valori, ma i prezzi di produzione divergenti dai valori, che costituiscono in ogni sfera di produzione i prezzi medi regolatori» (19). La divaricazione tra valori e prezzi, sulla quale si concentrò fin dall’inizio l’attenzione dei critici del ‘Capitale’, anziché costituire un problema, è per Marx ‘una conferma’ della corretta applicazione del metodo hegeliano: raggiunta l’essenza (i valori), i fenomeni di superficie (i prezzi) dovranno ‘contraddire’ ciò che si trova a livello dell’essenza. I valori sono il meccanismo nascosto che regola le apparenze di superficie. Il fenomeno ‘superficiale’ della concorrenza non mostra la determinazione del valore che in realtà gestisce le grandezze economiche sul mercato: «Ma quello che la concorrenza non mostra è la determinazione del valore, da cui dipende il movimento della produzione; ossia i valori che si nascondono dietro i prezzi di produzione e li determinano in ultima istanza» (20). Senza spingersi oltre le ‘apparenze, senza raggiungere l’ ‘essenza’ che sta dietro di esse, si rimane invischiati in un mondo falso, nel quale ciò che appare è l’esatto contrario di quanto accade nel meccanismo reale (…)”” (pag 122-123) [Massimo Mugnai, Il ‘mondo capovolto’. Il metodo scientifico nel ‘Capitale’ di Marx’, Edizioni della Normale, Pisa, 2021] [(19) Marx, Il Capitale, III, p. 990; (20) Ibid., p. 255]”,”MADS-802″ “MUGNAINI Marco a cura; scritti di Ennio DI-NOLFO Nicola DEL-CORNO Rocco D’ALFONSO Marco MUGNAINI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Daniele PASQUINUCCI Paolo PIERACCINI Carla MENEGUZZI ROSTAGNI Luigi Vittorio FERRARIS Diana DE-VIGILI Matteo Luigi NAPOLITANO Elena CALDIROLA”,”Stato, Chiesa e relazioni internazionali.”,”Scritti di Ennio DI-NOLFO Nicola DEL-CORNO Rocco D’ALFONSO Marco MUGNAINI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Daniele PASQUINUCCI Paolo PIERACCINI Carla MENEGUZZI ROSTAGNI Luigi Vittorio FERRARIS Diana DE-VIGILI Matteo Luigi NAPOLITANO Elena CALDIROLA Massimo MUGNAINI è docente di storia delle relazioni internazionali alla Facoltà di Scienze politiche di Pavia, e professore incaricato di storia dei rapporti tra Stato e Chiesa presso la stessa facoltà. Ha studiato la politica estera dell’ Italia e della Spagna e i rapporti tra Europa e America Latina. Ha scritto pure ‘Le Spagne degli italiani. La “”penisola pentagonale”” tra politica internazionale e storiografia”” (2002). “”La prospettiva ideale rimaneva quella unitaria, che poteva anche prendere forme attraverso un’ unione doganale franco-tedesca; ma “”L’ Osservatore”” concludeva la sua analisi auspicando con lungimiranza che la Saar, fonte in quel momento di divisione tra i due paesi, potesse divenire un fattore di unione e di comprensione reciproca. Dopo quanto abbiamo detto, non stupiscono le parole di giubilo a commento del piano presentato da Robert Schuman nel maggio del 1950. Subito, a commento dell’ “”annuncio sensazionale”” – così veniva definito -, il quotidiano sottolineava con soddisfazione il fatto che fosse stata proprio la Francia a elaborare un progetto unitario di così grande portata. Si ricordava altresì (pure con il ricorso a quanto scritto da altri organi d’ informazione) che sommando i dati relativi alla produzione carbo-siderurgica della Francia e della Germania si sarebbe creato, nel cuore del vecchio continente, un “”gigante”” economico e produttivo destinato inevitabilmente a modificare gli equilibri della guerra fredda e ad aprire nuove prospettive per un ruolo più autonomo dell’ Europa sullo scenario internazionale””. (pag 186)”,”RELC-171″ “MÜHLHAUSEN Walter”,”Friedrich Ebert. Sozialdemokrat und Staatsmann.”,”MÜHLHAUSEN è dal 2008 amministratore della Reichspräsident-Friedrich-Ebert-Gedenkstatte in Heidelberg.”,”MGEK-091″ “MUHLSTEIN Anka”,”James de Rothschild. L’ uomo che creò dal nulla una dinastia di banchieri.”,”MUHLSTEIN Anka è nata a Parigi. Si è laureata alla Sorbona e ha lavorato in editoria. Vive e lavora a New York. Ha pubblicato altri volumi. Ha consultato gli archivi segreti dei Rothschild essendo una delle ultime esponenti della famiglia. “”Fu in quel periodo che Nathan organizzò una rete di corrieri privati destinata a imporsi su ogni altra. In un primo tempo questi corrieri operarono solamente fra Dover e Calais, poi il sistema attuò un colelgamento stabile fra Londra e Parigi, Vienna e Francoforte. Per varcare la Manica, spesso bloccata dalle intemperie, assunse dei capitani di particolare audacia vietandogli di imbarcare passeggeri e inducendoli ad assumersi gravi rischi sotto lo stimolo di generose prebende. Pertanto avveniva spesso che, a passare il mare, fossero soltanto “”i Rothschild””. Ma anche in terraferma i corrieri di famiglia si acquistarono la più larga e lusinghiera reputazione. In pieno inverno i loro messi impiegavano sei giorni da Parigi a Vienna, mentre la valigia postale, il corriere-espresso di quei tempi, che aveva la precedenza assoluta a tutte le stazioni di posta, ne metteva dieci. Di conseguenza i Rothschild venivano ragguagliati in anticipo su chicchessia, ministri inclusi, e sapevano spartire con la dovuta oculatezza le notizie che gli giungevano con tanta tempestività. Talleyrand, un po’ seccato, doveva suo malgrado constatare che Rothschild informava di ogni cosa il governo inglese dieci o perfino dodici ore prima che i dispacci arrivasero all’ambasciatore francese a Londra.”” (pag 43) “”Nel 1814, alla vigilia della prima restaurazione, (James) decide di consolidare la sua posizione a Parigi facendo registrare la propria banca presso il tribunale di commercio. Fino a quel momento aveva agito quale semplice rappresentante della ditta di Francoforte. Com’è logico attendersi, l’iscrizione non compromette in minima misura l’accordo interno di famiglia che salda in tutt’uno le banche di Londra, Parigi e Francoforte; contribuisce tuttavia ad allargare le operazioni finanziarie condotte da James nella capitale francese, agevolando i suoi rapporti con i funzionari del Tesoro e coi ricevitori generali. I clamorosi sovvertimenti che segnano l’avvento della prima restaurazione e dei Cento Giorni non sembrano aver esercitato ripercussioin di sorta sullo svolgimento delle sue attività. Diversi saranno invece i riflessi della giornata di Waterloo: ad onta della leggenda che vorrebbe il contrario, non si tradurrà iperbolici guadagni per i Rothschild. Ragguagliato a Londra in anticipo su ogni altro, Nathan informerà per tempo il ministero scansando speculazioni personali, ma in compenso Waterloo segnerà per James l’avvio di una stagione particolarmente redditizia. Dopotutto il governo francese era tenuto a una certa gratitudine nei riguardi di questi Rothschild, che avevano finanziato il ritorno del re.”” (pag 45-46-47)”,”BIOx-116″ “MUHLSTEIN Anka”,”Napoleone a Mosca.”,”MUHLSTEIN A. storica e scrittirce, biografa, ha pubblicato una biografia sulla regina Vittoria e Maria Stuarda.”,”FRAN-091″ “MÜHSAM Erich”,”-La Republique des conseils de Baviere. Munich du 7 novembre 1918 au 13 avri 1919. -La societé libérée de l’ Etat.”,”La prima opera è dedicata alla memoria di Gustav LANDAUER, valoroso combattente e martire della Rivoluzione e a tutti gli eroi del proletariato di Monaco. MÜHSAM è l’ archetipo del militante anarchico tedesco. Giornalista e scrittore, realizza praticamente da solo la rivista ‘Kain’ in cui denuncia il militarismo. Partecipa allo sciopero del gennaio 1918, poi al Consiglio di Baviera. Viene condannato a 15 anni di carcere e amnistiato nel 1924. Diventa membro attivo del Soccorso Rosso, pubblica dal 1926 al 1931 ‘Fanal’ organo dell’ Anarchistische Vereinigung’. Amico di LANDAUER ma anche di Rudolf ROCKER e di NETTLAU, fu uno dei più violenti accusatori del nazismo. Sarà arrestato nella notte dell’ incendio del Reichstag.”,”MGEK-034″ “MUIR Rory”,”Tactics and the Experience of Battle in the Age of Napoleon.”,”Abilità del comando nella ritirata ‘combattente’. “”Due contrastanti esempi presi dalla battaglia di Austerlitz mostrano l’importanza della leadership fornita dai comandanti subordinati. La forza dell’esercito austriaco posta sotto il comando del Generale Kienmayer e dell’esercito russo posta sotto il comando del generale Dokhturov, facente parte della colonna meridionale alleata, fecero un’abile ritirata da Tellnitz, retrocedendo ma combattendo in buon ordine dalla gelida posizione di Satschan Pond verso Neudorf. Persero un po’ della loro artiglieria, equipaggiamenti e prigionieri ed ebbero feriti dal fuoco francese, ma rimasero una rispettabile forza armata. La parte più grande della forza alleata sotto il Generale Buxhowden fu meno fortunata”” (pag 243)”,”FRAN-076-FSL” “MUKAROVSKY Jan”,”La funzione, la norma e il valore estetico come fatti sociali. Semiologia e sociologia dell’arte.”,”Jan Mukarovsky, nato nel 1891, è stato membro tra i più attivi del Circolo linguistico di Praga. Dal 1929 ha insegnato a vario titolo estetica, prima nell’Università d Bratislava, poi in quella di Praga. Da quarant’anni è stato un protagonista della vita culturale ceca. La sua opera principale è raccolta nei ‘Capitoli di poetica ceca’ e negli ‘Studi di estetica’. Einaudi ha tradotto i saggi più significativi nel volume ‘Il significato dell’estetica’ (1973). Funzione estetica e realtà “”Vediamo che la funzione estetica è in certo senso il contrappeso di tutte le altre, di cui specialmente quella pratica è direttamente necessaria al mantenimento della vita quotidiana. Aggiungiamo che la funzione estetica è il necessario contrappeso anche di quest’ultima funzione. Abbiamo già citato l’opinione di un filosofo sul fatto che l’atteggiamento pratico, se è lasciato a se stesso, impoverisce, materializza e semplifica il rapoprto dell’uomo con la realtà. Anche la stessa vita pratica, la stessa lotta esistenziale dell’uomo con la realtà che lo circonda soffrirebbe alla fine di questo impoverimento. Se l’uomo deve affrontare sempre d nuovo la lotto con la realtà è necessario che le si accosti da sempre nuovi punti di vista, che ne scopra sempre nuovi aspetti e possibilità. Una assoluta limitazione all’atteggiamento pratico condurrebbe invece con tutta evidenza all’automatizzazione totale, l’attenzione si concentrerebbe su aspetti già acquisiti e sfruttati. Soltanto la funzione estetica è in grado di conservare all’uomo nei confronti dell’universo la posizione di uno straniero che visita paesi sempre nuovi, con un’attenzione non logora e tesa, che prende sempre di nuovo coscienza di sé proiettandosi nella realtà circostante e della realtà circostante misurandola su se stesso”” (pag 141-142)”,”TEOS-363″ “MUKERJEE Radhakamal”,”Storia e cultura dell’ India.”,”Il Buddhismo creatore dell’ unità asiatica. (Importanza delle strade carovaniere dell’ Asia centrale) “”La civiltà indiana, nata lungo le grandi vie di comunicazione dell’ Asia centrale e della Cina e le strade del Purvasagara (mare orientale) provocò quell’ unificazione dell’ Asia che durò molti secoli.”” (pag 199)”,”INDx-069″ “MUKHOPADHYAY Chandidas CHARAN-PAL Kamakshya”,”Main Currents of Social and Political Thought in India.”,”MUKHOPADHYAY Chandidas CHARAN-PAL Kamakshya sono professori universitari il primo insegna scienza politica il secondo filosofia. “”Vivekananda pensa che ogni nazione abbia un destino da compiere. Il destino dell’ India è di spiritualizzare l’ umanità. La missione dell’ India è di diffondere la cultura spirituale e civilizzare l’ umanità. Le nazioni occidentali sono assetate. Quella sete può essere saziata dalla spiritualità indiana. Dice Swamiji: “”Sia che tu creda o no nella spiritualità, per la vita nazionale, devi tenere in conto la spiritualità””. L’ India crescerà, non con la potenza della carne, ma con la potenza dello spirito””. (pag 67)”,”INDx-082″ “MULAS Andrea a cura; saggi di Linda BIMBI Ken COATES Armando CORDOVA Leandro DESPOUY Alberto FILIPPI Carlo GUELFI Raniero LA-VALLE Antonio LETTIERI Luiz Inácio Lula da SILVA Ettore MASINA Elena PACIOTTI Luigi PESTALOZZA François RIGAUX Salvatore SENESE José Antonio VIERA-GALLO”,”Lelio Basso. Il pensiero dei padri costituenti.”,”saggi di Linda BIMBI Ken COATES Armando CORDOVA Leandro DESPOUY Alberto FILIPPI Carlo GUELFI Raniero LA-VALLE Antonio LETTIERI Luiz Inácio Lula da SILVA Ettore MASINA Elena PACIOTTI Luigi PESTALOZZA François RIGAUX Salvatore SENESE José Antonio VIERA-GALLO Basso direttore della rivista ‘Problemi del socialismo’ (pag 167-182) “”La partecipazione di Basso nella vita politica italiana, la sua militanza partitica e la funzione parlamentare, furono contraddistinte da questa concezione della realtà sociale nazionale e dalla coerente interpretazione delle continue trasformazioni che in essa avvenivano nel corso dell’evoluzione storica. Penso che questo articolato e dinamico criterio sia stato contrastato dalle visioni più pragmatiche dei suoi compagni. In questo, probabilmente, è individuabile il fatto che – come segnalò il suo amico Ernesto Balducci – il suo destino sia stato quello di “”finire sempre in minoranza e non certo per mancanza di abilità””. Il secondo apporto della Luxemburg in relazione al concetto di totalità concreta riguarda la natura stessa del processo di accumulazione capitalista. Come è noto, il modello elaborato da Marx ne ‘Il Capitale’, espressione della sua visione della essenza strutturale e dinamica del modo di produzione capitalista puro, doveva necessariamente essere di carattere “”astratto””, in quanto si limitava a presentare le relazioni essenziali, lasciando da parte qualsiasi altro elemento circostanziale; “”omogeneo””, perché doveva supporre una totalità sociale integrata dalle due classi sociali consustanziali alla sua struttura economica: capitalisti e operai; e “”chiuso””, in quanto non teneva conto delle relazioni economiche internazionali che si consideravano inserite come elemento endogeno del modello. Rimaneva così escluso a priori tutto il mondo non capitalista al quale si faceva riferimento solo quando si alludeva al suo ruolo come fonte importante della accumulazione originaria. Rosa Luxemburg, il cui obiettivo non era studiare l’essenza astratta del capitalismo, ma l’analisi della sua concreta evoluzione e rilevanza storica, aprì il modello chiuso di Marx per introdurre i settori non capitalisti subordinati al capitale dai vincoli che lei considerò assolutamente necessari per la marcia del processo di accumulazione. (…)”” (Armando Cordova, Lelio Basso, “”ardente passione”” e “”fredda lungimiranza””) (pag 57-58)”,”MITS-421″ “MULLALLY Frederic”,”Fascism Inside England.”,”MULLALLY Frederic”,”UKIx-114″ “MULLEN Robert W.”,”Blacks in America’s Wars. The Shift in Attitudes from the Revolutionary War to Vietnam.”,”Robert W. Mullen è professore di comunicazioni alla Northern Kentucky University. Ha ricevuto il B.S. e M.S. degrees dalla Emerson College e il suo Ph.D. dalla Ohio State University.”,”USAQ-108″ “MÜLLER Ludwig a cura; saggi di MÜLLER Ludwig e Werner PETSCHICK Günther BLUM Erwin EBELING Gert HAUTSCH Fritz KLINDER Heinz SCHÄFER Heinz LUKRAWKA Lothar SCHÜßLER Heinz RÖPKE Andreas ACHENBACH Ulrike SCHRÖTER Wolfgang BARTELS Uli SCHNABEL Hans VOSSEN Mathias DOHMEN”,”Der Streik der Stahlarbeiter. Berichte, Meinungen, Erfahrungen.”,”Saggi di MÜLLER Ludwig e Werner PETSCHICK Günther BLUM Erwin EBELING Gert HAUTSCH Fritz KLINDER Heinz SCHÄFER Heinz LUKRAWKA Lothar SCHÜßLER Heinz RÖPKE Andreas ACHENBACH Ulrike SCHRÖTER Wolfgang BARTELS Uli SCHNABEL Hans VOSSEN Mathias DOHMEN. La lotta per la settimana di 35 ore (pag 27).”,”MGES-014″ “MÜLLER Hermann”,”Karl Marx und die Gewerkschaften.”,”MÜLLER Hermann”,”MADS-618″ “MÜLLER Hermann”,”Geschichte der deutschen Gewerkschaften bis zum Jahre 1878.”,”MÜLLER Hermann”,”MGEx-225″ “MÜLLER Hermann SCHEIDEMANN Philipp e altri”,”Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands abgehalten in Kassel vom 10. bis 16 Oktober 1920.”,”‘Protokoll über die Verhandlungen des Parteitages der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands abgehalten in Kassel vom 10. bis 16 Oktober 1920’.”,”MGEK-115″ “MULLER Ivan”,”De la guerre. Le discours de la Deuxième Internationale, 1889-1914.”,” “”Nous avons choisi de citer cette intervention [Victor Adler, ‘Compte rendu de la Réunion du BSI des 29 et 30 juillet 1914’, pp. 252-253] presque en totalité parce qu’elle représente non seulement un constat dramatique mais lucide de la situation politique autrichienne, mais également et surtout elle représente un résumé extrêmement précis du désarroi et de l’état d’esprit de l’ensemble du mouvement socialiste international. Le premier élément concerne l’impossibilité pour le parti socialiste de mobiliser le peuple et les travailleurs imprégnés par l’idéologie et la propagande nationaliste; c’est un aveu d’impuissance mais aussi un constat d’échec pour toute la politique internationaliste du socialisme. Contrairement à ce que laisse entendre la résolution finale votée par le B.S.I., le prolétariat n’est animé ni d’une volonté internationaliste ni par l’esprit de solidarité si cher aux socialistes. Les travailleurs en juillet 1914, du mois dans leur très grande majorité, sont au contraire nationalistes et patriotes (1). Le second élément précieux que nous fournit cette déclaration concerne la stratégie réelle des partis socialistes membres de l’Internationale. Que dit, en effet, Victor Adler, “”nous voulons sauver le parti””. Cette brève proposition résume à elle seule ce que sera l’attitude de tous les partis socio-démocrates des différents pays qui entreront en guerre. Tous se rallieront à leur gouvernement et tous renonceront à s’opposer à la guerre pour ne pas briser le parti contre l’immense vague enthousiaste du nationalisme. L’immense majorité des socio-démocrates a choisi par conséquent de sauvegarder l’organisation nationale aux dépens de la Deuxième Internationale; cette dernière ne représentait plus, en août 1914, une institution réelle, capable de s’adapter et de survivre à l’éclatement d’un conflit mondial. Ce dramatique échec du socialisme international, tout comme d’ailleurs l’éclatement de la crise mondiale, surprend non seulement l’opinion en général, mais les socialistes eux-mêmes; chez ces derniers il fera d’ailleurs pratiquement l’effet d’une bombe; en fait, le rideau se déchire et laisse apparaître aux yeux des membres de l’Internationale une réalité sociale et politique dont ils n’avaient, semble-t-il, jamais réellement mesuré la teneur. Pourtant, l’ensemble de nos analyses tend à démontrer que cette issue était inscrite dans l’histoire de la Deuxième Internationale dès l’origine”” (pag 142-144) [(1) Lorsque Victor Adler parle du prolétariat autrichien, impatient de voir se réunir le Congrès international, il ne fait que réintroduire la confusion entre le prolétariat producteur et le prolétariat organisé, c’est-à-dire les membres du parti, confusion qui permet d’attribuer à l’ensemble de la classe ouvrière, une attitude qui n’est, en fait, que celle des militants socialistes”,”INTS-047″ “MÜLLER Klaus-Jürgen”,”La résistance allemande au régime nazi. L’historiographie en république fédérale.”,”[‘L’historiographie de la République démocratique allemande (pour ne la citer ici que brièvement) a évolué de façon symétriquement inverse: elle donnait le rôle moteur au Parti communiste allemand (KPD) et le plaçait au centre de l’observation; et elle soutenait fortement le caractère de masse de la résistence antifasciste. Les forces de résistance social-démocrates et chrétiennes-humanistes n’apparaissaient qu’au second plan. En revanche, les forces national-conservatrices à l’origine du 20 juillet 1944 furent rabaissés au rang «d’impérialistes-militaristes». Ce n’est que dans les années 1960 que le groupe mené par Stauffenberg fut réhabilité et compté au nombre des forces du Front antifasciste. Comme en RFA, l’histoire de la résistance antifasciste en RDA détient une fonction de légitimation et ‘s’inscrit elle aussi dans une tradition: la lutte révolutionnaire de la classe ouvrière sous la houlette du Parti communiste”” (pag 94-95);(…) “”Ce déplacement des perspectives de recherches, des motivations vers les objectifs politiques et sociaux, entraîna une démythification, sans nul doute nécessaire, en réaction à la tendance précédente de faire de la résistance un monument d’héroïsme. Il ne s’agissait cependant nullement (le rejet de la critique anglo-saxonne le prouve bien) de dénigrer la résistance, mais plutôt de replacer dans un contexte et d’apprécier à sa juste valeur un phénomène historique bien plus complexe que ne l’avait suggéré l’image monolithique donnée jusqu’alors par l’historiographie (1). Cette évolution fut confirmée par la suite. En effet, pendant cette période, la recherche s’est tourné avec une remarquable ouverture intellectuelle vers le groupes de la résistance radicaux de gauche qui étaient passés inaperçus aussi bien en République fédérale qu’en République démocratique, car ils ne correspondaient pas aux valeurs socio-politiques des deux Etats allemand. L’Orchestre rouge, jusqu’alors consideré en RFA seulement comme un organisme d’espionnage soviétique et par conséquent exclu du champ de résistance allemand, était à présent jugé plus sérieusement au plan de son essence intellectuelle, des ses objectifs politiques (2). Certains groupes autrefois opposés au Parti communiste ou au Parti socialdémocrate furent eux aussi pris pour la première fois en considération et étudiés en détail (3)’ (pag 96-97)] [(1) Voir aussi Klaus-Jürgen Müller, “”Die deutsche Militäropposition gegen Hitler. Zum Problem ihrer Interpretation und Analyse””, in ‘Armee, Politik und Gesellschaft in Deutschland 1933-1945’, Paderborn, Schöningh, 1979, p. 103; (2) Heinz Höhne, ‘Kennwort Direktor. Die Geschichte der Roten Kapelle’, Francfort, Fischer, 1970; Egmont Zechlin, «Erinnerungen an Arvid und Milfred Harnack», ‘Geschichte in Wissenschaft un Unterricht’, Vandenhoek und Rupprecht, 1982, p. 395-404; (3) Kurt Kliem, Der sozialistische Widerstand gegen das Dritte Reich, dargestellt an der Gruppe «Neu Beginnen», Diss. Phil., Marburg, Univ. Marburg, 1957; Hanno Drechsler, ‘Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands (SAPD), Meisenheimk, Hain, 1965; Werner Link, ‘Die Geschichte des Internationalen Jugendbundes (IJB) und der Internationalen Sozialistischen Kampfbundes (ISK), Meisenheim, Hain, 1964] Altro libro sulla resistenza tedesca: Der vergessene Widerstand: zu Realgeschichte und Wahrnehmung des Kampfes gegen die NS-Diktatur Johannes Tuchel Wallstein Verlag, 2005 – 279 pagine”,”GERR-043″ “MÜLLER Klaus-Jürgen”,”The army, politics and society in Germany, 1933-45. Studies in the army’s relation to Nazism.”,”Dr Klaus-Jürgen Müller è Professore di Storia moderna all’Universität der Bundeswehr e all’University of Hamburg “”After 1938 the representatives of the military command gradually ceded even classic military functions to other authorities, for example in more or less voluntarily accepting limitation of their executive power in the occupied territories, which passed largely into the hands of the party an the SS (51). In armaments, events followed a similar pattern: there were occasions when military, civilian and party authorities coexisted in chaos, and times when they were in competition with one another. This was not merely an inevitable development of modern warfare. Although it may have been typical of Nazi rule, it was also an indication that the military elite had resigned its claim to overall leadership. The fact that the functional military elite was essentially replaceable was ultimately demonstrated within its own professional sphere in 1944 when the Reichsführer SS was promoted to commander-in-chief of the home army and later for a time even to commander-in chief of army groups, and when the new ‘people’s infantry divisions’, the army reserve and the military secret service were placed under his command (52). In a way this was a belated victory for the ‘political, revolutionary warrior’, who had not had a chance after 1918. Because of the collapse of Hitler’s Reich the phenomenon was only temporary. Within the framework of German military history the process we have outlined whereby what had once been a ‘political’ elite was transformed into a merely ‘functional’ elite can be termed ‘revolutionary’ in the sense that it brought about a fundamental break with historical tradition. In the Third Reich the Prusso-German officer corps became for the first time a purely executive agent of the state under political control”” (pag 40-41)”,”GERQ-094″ “MÜLLER-DOOHM Stefan”,”Theodor W. Adorno. Biografia di un intellettuale.”,”MÜLLER-DOOHM insegna sociologia all’ Università di Oldenburg. E’ autore di pubblicazioni sulla ‘Scuola di Francoforte’ e sull’ opera di ADORNO. “”Anche se presto avrebbe visto di persona i collaboratori fissi dell’ Institute of Social Research, non mancò di criticare aspramente nelle sue lettere gli scritti più recenti di Leo Löwenthal, Herbert Marcuse ed Erich Fromm. Mentre nei confronti di Horkheimer, tuttavia, si serviva di espressioni pur sempre diplomatiche per illustrare le proprie obiezioni, nelle lettere a Benjamin esplodeva letteralmente, senza alcun tatto come nelle sue prese di posizione nei confronti di Kracauer, scrivendo che quei “”seguaci”” costituivano un “”vero e proprio pericolo. Ma quanto sia difficile difendersi proprio da quelli che ti imitano, lo so fin troppo bene da (Dolf) Sternberger e (Peter von) Haselberg.”” (pag 309)”,”TEOS-103″ “MÜLLER-DOOHM Stefan”,”Theodor W. Adorno. Biografia di un intellettuale.”,”Theodor Ludwig Wiesengrund-Adorno nasce a Francoforte sul Meno l’11/09/1903. Nel 1910 frequenta a Francoforte la scuola elementare Deutschherren e partecipa a lezioni di catechismo. Nel 1913 passa al ginnasio Kaiser Wilhelm di Francoforte-Sachsenhausen. Nel 1921-24 compie studi di filosofia, psicologia, sociologia e musicologia a Francoforte sul Meno. Segue i corsi di Hans Cornelius (filosofia), Gottfried Salomon-Delatour e Franz Oppenheimer (sociologia). Nel 1922 a un seminario Adorno fa la conoscenza di Max Horkheimer. Inizio carteggio e amicizia con Walter Benjamin nel 1923. Nel febbraio 1931 Adorno riceve l’abilitazione alla libera docenza nella disciplina ‘filosofia’ all’Università di Francoforte. All’inizio del 1942 Horkheimer e Adorno cominciano a lavorare alla scrittura del libro che intitoleranno Dialettica dell’illuminismo. Muore il 06/08/1969 durante una vacanza a Zermatt per infarto. Stefan Müller-Doohm insegna sociologia all’Università di Oldenburg. É autore di numerose pubblicazioni sulla Scuola di Francoforte e, in particolare, sull’opera di Adorno. Scrivere storia significa conferire alle date la loro fisionomia. Walter Benjamin”,”FILx-044-FL” “MÜLLER-HILL Benno”,”I filosofi e l’essere vivente.”,”Benno Müller-Hill, nato nel 1933, studiò chimica a Friburgo e a Monaco di Baviera, laurendosi nel 1963 in scienze naturali. Dal 1963 al 1968 lavorò come ‘postdoctoral fellow’ all’Indiana University e alla Harvard University. Dal 1968 è professore di genetica all’Università di Colonia. Ha pubblicato vari articoli in “”Nature””, nel “”Proceedings of the National Academy of Sciences”” e nel “”Journal of Molecular Biology”” insieme con il premio Nobel Walter Gilbert, isolò il primo repressore. Lucio Luzzatto, che ha scritto la presentazione dell’edizione italiana; lavora attualmente all’Università di Londra. Ematologo, è stato direttore dell’Istituto internazionale di Genetica e Biofisica (IIGB) di Napoli. Contiene: Cap. 8. Engels e la storia della natura vivente Cap. 9. Dal materialismo storico di Engels al lamarckismo di Lysenko L’autore cita un lavoro di H.J. Muller: ‘Lenins Doctrines in Relation to Genetics’ apparso in URSS nel 1934, sembra sia stato ristampato in Occidente (p. 114) “”Engels si interessò anche alle scienze della natura del suo tempo. Egli sospettava che nella natura operassero leggi simili a quelle attive nella storia umana. Le tre leggi di cui credeva di trovare confermata la validità anche nella natura erano: 1) la legge della conversione della quantità in qualità; 2) la legge della compenetrazione degli opposti; e 3) la legge della negazione della negazione; pur non essendo state chiamate leggi da Hegel, esse erano però descritte nella sua ‘Scienza della logica’. Engels raccolse esempi dell’operare di queste leggi in natura. Egli voleva intitolare il suo libro ‘Dialektik (in) der Natur’ (Dialettica della, o nella natura), ma non lo scrisse mai completamente. La ‘Dialettica della natura’, come la conosciamo oggi (per esempio nella forma del volume XX dei Marx/Engels, ‘Werke’), è costituita da abbozzi, aforismi e appunti stesi negli anni fra il 1873 e il 1883. Engels incluse una parte di questi materiali nei primi capitoli del libro ‘Herrn Eugen Dührings Umwälzung der Wissenschaft’ (Il rovesciamento della scienza del Signor Eugen Dühring), meglio noto come ‘Antidühring’. In questo scritto, apparso dapprima a puntate in «Vorwärts», nel 1877, Engels attaccò un antisemita di nome Dühring (10) (…). Engels non era laureato in scienze, e tanto meno era un professore universitario. Ma anche Darwin e Mendel erano scienziati che svolgevano in forma privata le loro ricerche e non professori. Engels conosceva la chimica e la biologia del suo tempo (sulle sue osservazioni di fisica non posso giudicare). Il suo libro, ovvero lo scheletro del suo libro, è ben fondato, manifesta sicurezza di giudizio e stile fresco e vivace, se non ci attendiamo da lui che anticipi con chiaroveggenza la biologia del futuro. Engels condivideva il sapere e il non sapere, ossia anche gli errori, dei suoi contemporanei meglio informati. Non dobbiamo mai dimenticare che le conoscenze biologiche del suo tempo (1888) erano l’1,5 per cento di quelle attuali, se supponiamo, con de Solla Price, che le conoscenze scientifiche si raddoppino ogni 15 anni. In che modo Engels vedeva la storia del vivente? Dal suo carteggio con Marx risulta che aveva comprato e letto il libro di Darwin ‘The Origin of Species by Means of Natural Selection or the Preservation of Favoured Races in the Struggle of Life’ (L’origine delle specie) subito dopo la sua pubblicazione (24 novembre 1859). L’11 dicembre dello stesso anno, meno di tre settimane dopo, Engels scrisse a Marx (‘Opere’, vol. XL, ‘Lettere 1856-1859’, p. 551): «Il Darwin, che sto appunto leggendo, è proprio stupendo. Per un certo aspetto, la teleologia non era ancora sgominata, e lo si è fatto ora. E poi non è stato ancora mai fatto un tentativo così grandioso per dimostrare uno sviluppo storico della natura, o almeno non così felicemente. Naturalmente bisogna passar sopra al goffo metodo inglese» (11). Marx non si era particolarmente affrettato a leggere il libro di Darwin. Un anno dopo (il 19 dicembre) egli scrisse per inciso in una lettera a Engels (‘Opere’, vol. XLI, ‘Lettere 1860-1864’, p. 145): «Ecco qui il libro che contiene i fondamenti storico-naturali del nostro modo di vedere»”” [Benno Müller-Hill, ‘I filosofi e l’essere vivente’, Milano, 1984] [(10) «…l’unica risposta adeguata alla questione ebraica (può) consistere solo nel far scomparire l’intero tipo in questione» (Dühring, 1901, p. 113); (11) Il giudizio di Mendel era simile. In margine alla copia dell’edizione tedesca della ‘Variation of Animals and Plants under Domestication’ (Das Varieren der Tiere und Pflanzen im Zustande der Domistikation’, Stuttgart, 1868, p. 497) di Darwin conservata nel monastero, Mendel annotò: «…abbandonarsi a un’impressione senza riflettere» (cit. in Richter, 1941, p. 111)] (pag 116-117) Influenza di Malthus su Darwin “”Che cosa aveva in sé di tanto importante lo «stupendo» libro di Darwin? Io penso soprattutto due cose: 1. Darwin aveva raccolto un materiale enorme, da cui discendeva la conclusione inevitabile che gli esseri viventi contemporanei si erano sviluppati da poche forme anteriori, più semplici. Darwin lasciò aperto il problema se gli esseri viventi si fossero sviluppati da una o più origini distinte. Oggi sappiamo che ci fu una sola origine, giacché tutti gli esseri viventi utilizzano lo stesso codice genetico, per la cui forma non è riconoscibile alcuna necessità stringente. 2. Darwin aveva nominato un meccanismo che rendeva possibile tale storia: la «selezione naturale». Molti tra i figli degli organismi superiori muoiono ‘prima’ di raggiungere l’età della riproduzione; quelli che sono meglio adattati alle richieste di un ambiente ostile e mutevole sopravvivono invece sino alla maturità sessuale, si riproducono e trasmettono i loro caratteri favorevoli alla discendenza. Darwin descrisse questa scoperta nella sua ‘Autobiografia’ (1967, p. 63):«Nell’ottobre 1838, vale a dire quindici mesi dopo che avevo iniziato la mia ricerca sistematica, mi capitò di leggere per svago l’opera di Malthus ‘Sulla popolazione’, e siccome la lunga consuetudine ad osservare i costumi degli animali e delle piante m’aveva ben preparato a valutare adeguatamente la lotta per l’esistenza, che non sosta mai e in nessun luogo, sorse in me improvvisa l’idea che in simili circostanze le variazioni favorevoli sarebbero state tendenzialmente conservate e quelle sfavorevoli distrutte. Risultato di ciò doveva essere la formazione di nuove specie. Ecco come alla fine ebbi a disposizione un’ipotesi di lavoro». Nell”Essay on the Principle of Population’ (Saggio sul principio di popolazione; del 1798 è la prima edizione, cui seguirono molte ristampe) Malthus si era posto la domanda del perché la popolazione di un determinato paese aveva in un periodo determinato una determinata grandezza e non fosse invece più o meno estesa. E aveva risposto che una popolazione cresce sempre al massimo delle sue possibilità. Solo la morte per fame poneva dei limiti a una popolazione, poiché il numero delle nascite non poteva essere regolato artificialmente. Engels congetturò giustamente che Malthus avesse esercitato un’influenza su Darwin (1978, p. 51): «Darwin non sapeva quale amara satira scrivesse sugli uomini, ed in particolare sui suoi compatrioti, quando dimostrava, che la libera concorrenza, la lotta per l’esistenza, che gli economisti esaltano come il più alto prodotto storico, sono lo stato normale del ‘regno animale’. Solo un’organizzazione cosciente della produzione sociale nella quale si produce e si ripartisce secondo un piano, può sollevare gli uomini al di sopra del restante mondo animale sotto l’aspetto sociale di tanto, quanto la produzione in generale lo ha fatto per l’uomo come specie…». Engels aveva forse in mente una lettera che Marx gli aveva scritto un decennio prima, nel 1862 (18 giugno; ‘Opere’, vol. XLI, ‘Lettere 1860-1864’, p. 279): «Mi diverto con Darwin, al quale ho dato di nuovo un’occhiata, quando dice d’applicare la «teoria del Malthus» ‘anche’ alle piante e agli animali, come se il succo del signor Malthus non consistesse proprio nel fatto che essa ‘non’ viene applicata alle piante e agli animali, ma invece – con geometrica progressione – soltanto agli uomini, in contrasto con le piante e gli animali. E’ notevole il fatto che, nelle bestie e nelle piante, Darwin riconosce la sua società inglese con la sua divisione del lavoro, la concorrenza, l’apertura di nuovi mercati, «le invenzioni» e la malthusiana «lotta per l’esistenza». E’ il ‘bellum omnium contra omnes’ di Hobbes, e fa ricordare Hegel nella «Fenomenologia», dove raffigura la società borghese quale «regno animale ideale», mentre in Darwin il regno animale è raffigurato quale società borghese». In seguito, per esempio, in un saggio intitolato ‘Die Entwicklung des Sozialismus von der Utopie zur Wissenschaft’ (‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’), Engels utilizzò le metafore darwiniane senza ironia (1970, p. 103): «Il campo del lavoro divenne un campo di battaglia… Tra i singoli capitalisti, così come tra intere industrie e interi paesi, il problema della loro esistenza viene deciso dalle condizioni più o meno favorevoli della produzione, che possono essere naturali o artificiali. Chi soccombe viene eliminato senza nessun riguardo. E’ la lotta darwiniana per l’esistenza dell’individuo, trasportata, con accresciuto furore, dalla natura alla società. Il punto di vista dell’animale nella natura appare come l’apice dell’umano sviluppo. La contraddizione tra produzione sociale e appropriazione capitalistica si presenta ora come ‘antagonismo tra l’organizzazione della produzione nella singola fabbrica e l’anarchia della produzione nel complesso della società’». Marx sospettava che leggi simili determinassero la storia dell’uomo e degli organismi viventi. Egli non svolse peraltro mai esplicitamente questo concetto, ma vi accennò solo, per esempio nel 1867 nel volume I del ‘Capitale’ (1967, pp. 382-383): ‘Le caste e le corporazioni derivano dalla stessa legge di natura che regola la divisione delle piante e degli animali in specie e sottospecie, solo che ad un certo grado di sviluppo l’ereditarietà delle caste o l’esclusività delle corporazioni viene decretata come legge della società. Quali sono dunque le leggi naturali che devono operare ugualmente nella storia degli organismi viventi e nella storia dell’uomo? Esse sono le tre leggi fondamentali della dialettica tratte dalla ‘Scienza della logica’ hegeliana: 1) conversione della quantità in qualità; 2) compenetrazione degli opposti; e 3) negazione della negazione”” [Benno Müller-Hill, ‘I filosofi e l’essere vivente’, Milano, 1984] (pag 117-118) Bucharin (1931) ‘Science at the Crossroads’, sulla storia e sui compiti delle scienze nel capitalismo e nel socialismo (pag 131) Hegel non credeva nell’evoluzione della vita (pag 99) Arons (SPD) e le carte lasciate da Engels sulla ‘Dialettica della natura’ (pag 129-130) Engels, rispecchiamento e riflesso (pag 179-180)”,”MAES-172″ “MÜLLER-HILL Benno”,”Engels e la storia della natura vivente – Dal materialismo storico di Engels al lamarckismo di Lysenko. (Estratto da ‘I filosofi e l’essere vivente’)”,”L’autore cita il libro di H.J. Muller, ‘Lenins Doctrines in Relation to Genetics’ apparso in URSS nel 1934. (pag 114)”,”MAES-175″ “MÜLLER-HILL Benno”,”I filosofi e l’essere vivente.”,”Benno Müller-Hill, nato nel 1933, studiò chimica a Friburgo e a Monaco di Baviera, laurendosi nel 1963 in scienze naturali. Dal 1963 al 1968 lavorò come ‘postdoctoral fellow’ all’Indiana University e alla Harvard University. Dal 1968 è professore di genetica all’Università di Colonia. Ha pubblicato vari articoli in “”Nature””, nel “”Proceedings of the National Academy of Sciences”” e nel “”Journal of Molecular Biology”” insieme con il premio Nobel Walter Gilbert, isolò il primo repressore. Lucio Luzzatto, che ha scritto la presentazione dell’edizione italiana; lavora attualmente all’Università di Londra. Ematologo, è stato direttore dell’Istituto internazionale di Genetica e Biofisica (IIGB) di Napoli. Contiene: 13. Rispecchiamento e riflesso: il cammino della scoperta del vivente (pag 200-215) Engels a nnota (1978, p. 216; MEW, vol. XX, pp. 573, 582 e 583): “”La dialettica del cervello è solo un riflesso (‘Widerschein) delle forme di movimento del mondo reale, della natura così come della storia… Le idee tratte tutte dall’esperienza, immagini speculari (‘Spiegelbilder’) – giuste o deformate – della realtà… Già il giusto rispecchiamento (‘Widerspiegelung’) della natura è estremamente difficile, prodotto di una lunga storia dell’esperienza… Nelle società i rispecchiametni sono ancor più difficili”” (pag 179)”,”TEOC-006-FC” “MÜLLER-JENTSCH Walther JACOBI Otto SCHMIDT Eberhard KESSLER Rainer MERNIZKA Loke DREHER Siegfried WEICK Edgar”,”Sindacati e classe operaia.”,”””Lo sviluppo politico ed economico dagli anni Trenta in poi ci insegna due cose: 1. La società capitalistica può continuare a sussistere soltanto se si assicura il necessario consenso delle masse con la piena occupazione. 2. Il meccanismo di mercato non può con le sue sole forze raggiungere questo scopo. Si rende quindi necessario l’ intervento politico-economico dello stato. Queste due teorie si trovano negli scritti dell’ economista inglese J.M. Keynes. Lo scopo dei suoi studi è quello di trovare un modo di eliminare le forti oscillazioni del ciclo congiunturale, che passa dalla fase di pieno sviluppo a quella di recessione dopo un periodo di tempo più o meno regolare””. (O. Jacobi, pag 94).”,”MGES-010″ “MULLIGAN William”,”Le origini della Prima guerra mondiale.”,”””Una delle conseguenze della crisi bosniaca fu la sempre più diffusa avversione per la Germania, che perdurò fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Anche se era stata l’Austria-Ungheria ad annettere la provincia bosniaca, l’opinione pubblica russa riteneva che Vienna fosse strettamente dipendente da Berlino. L’atteggiamento antitedesco si manifestava in diversi modi: i panslavisti delineavano lo scontro in maniera simile a quella dei pangermanisti, ovvero una lotta tra due razze, e in quest’ottica la fedeltà politica era determinata dalla razza, non dai confini territoriali dello stato. Sin dagli anni Settanta del XIX secolo le guerre commerciali avevano guastato le relazioni tra i due paesi; alla fine del 1909 due uomini d’affari moscoviti, Rianbusinski e Konovalov, fondarono l'”” Utro Rossii””, che adottò una linea di dura contrapposizione agli interessi tedeschi. Gli ottobristi, i progressisti e i cadetti misero regolarmente in guardia Nicola II dai pericoli di un riavvicinamento alla Germania. Sostenevano che quest’ultima volesse semplicemente scindere l’intesa della Russia con la Gran Bretagna e la sua alleanza con la Francia, come mezzo per rendere l’impero zarista dipendente dalla Germania. Per questi gruppi era inoltre una coincidenza fortunata che i loro obiettivi in politica interna potessero essere rafforzati da un’alleanza con le due potenze liberali dell’Occidente. La crisi Liman von Sanders del 1913-1914, il primo confronto diretto tra Russia e Germania nell’impero ottomano, fu seguita nella primavera del 1914 da campagne di stampa ostili in entrambi i paesi. I conservatori russi giudicavano la Germania in maniera più favorevole. Tra costoro vi erano ex-ministri, come Peter Durnovo e Sergei Witte, e il principe V.P. Meshcheresky, direttore di un giornale di destra. Essi ritenevano che la Russia e la Germania avessero in comune interessi ideologici e di politica estera, che le potenze occidentali, Francia e Gran Bretagna, stavano cercando di sconvolgere.”” (pag 205-206)”,”QMIP-198″ “MUMFORD Lewis”,”Il mito della macchina.”,”Intelligenza uomo, congetture disciplinate, deduzioni e analogie, pietre ossa cervello e mente, luce coscienza, libera creatività, specializzazione, lingue, costruttori, tecnica, uomini primitivi, organizzazione sociale, macchina, tecnologia, invenzioni, Leonardo.”,”SCIx-038″ “MUMFORD Lewis”,”Storia dell’ utopia.”,”MUMFORD (1895-1990) sociologo e urbanista americano, ha insegnato all’Univ di Harvard e Yale e in quelle di Princeton e del North Carolina. Nel 1923, insieme a B. MacKAYE fondò la ‘Regional Planning Association of America’ e nel 1933, con H. WRIGHT e A. MEIER, lo ‘Housing Study Guild’. Tra le sue opere tradotte in IT: – Architettura e cultura in America dalla guerra civile all’ultima frontiera. MARSILIO. 1977 – La condizione dell’ uomo. BOMPIANI. 1977 – La città nella storia. BOMPIANI. 1981″,”SOCU-004″ “MUMFORD Lewis”,”Il mito della macchina.”,”Contiene: – I presentimenti di Leonardo da Vinci (pag 392-). Leonardo inventore ed ingegnere. Come Ruggero Bacone, aveva anche lui previsto che: andranno li omini e non si moveranno, parleranno con chi non si trova, sentiranno chi non parla. Ma in un’altra fantasia, scritta in forma di lettera, egli evocava l’immagine di un mostro orrendo che attacca e distrugge l’umanità…. (rispettivamente: l’auto, il telefono, la radio o grammofono, la bomba atomica) (pag 392) finire”,”VARx-108-FV” “MUMFORD Lewis”,”Storia dell’utopia.”,”””Un mappamondo che non includa Utopia non merita neppure uno sguardo..”” (in apertura) Capitolo 11: Le unilaterali utopie di parte. (Critica a Marx e a Lenin. Il socialismo utopistico di Owen è rimasto inefficace, come inefficace è rimasto il socialismo realistico di Marx…) (pag 160) “”E’ possibile che il mondo sia anche un campo di battaglia e un apparto di sfruttamento, è tutto questo, ma anche molto di più; ma ogni tentativo di trattare la questione in maniera globale eliminando tutti gli elementi che qualificano il problema, è destinato a scontrarsi con la dura realtà delle cose; e se la natura di queste cose è sostanzialmente antitetica la stessa riforma è destinata a fallire. Dire questo significa sottolineare ciò che è ovvio. Se fosse necessaria un’ulteriore accentuazione, sarebbe necessaria solo per confrontare le dottrine di Marx, come furono esposte da Lenin all’inizio della Rivoluzione Russa, con le dottrine di Lenin come furono temperate dall’esperienza e dalle circostanze qualche anno più tardi”” (pag 163)”,”SOCU-001-FGB” “MUN Thomas, a cura di Guglielmo FORGES DAVANZATI”,”Il tesoro dell’Inghilterra. Ovvero: La bilancia del commercio è l’indicatore della nostra ricchezza.”,”Guglielmo FORGES DAVANZATI è dottorando di ricerca in Economia politica (Univ. di Napoli) ‘England’s Treasure Forraign Trade’ di Thomas Mun è considerato “”classico del mercantilismo inglese””.”,”UKIE-045″ “MUNAFO’ Gaetano”,”Conoscere Pirandello. Introduzione e guida allo studio dell’ opera pirandelliana. Storia e antologia della critica.”,”La stroncatura di Croce: confuso e inconcludente filosofare. “”Piace segnatamente in tempi di generale discesa del livello mentale e critico, come sono quelli seguiti all’ eretismo e alla distruzioni della guerra, nei quali, per tal ragione, si è potuto credere che il Pirandello, – che non ha mai in vita sua elaborato una proposizione filosofica, e che la sola volta che cercò di svolgere metodicamente un problema (nel libro sull’ umorismo) provò questa sua incapacità -, sia penetrato nel mistero della vita e ne abbia dato o escogitato la soluzione o una serie progressiva di soluzioni (…)””. (pag 242)”,”VARx-151″ “MUNAFO’ Gaetano”,”Quasimodo poeta del nostro tempo. Introduzione e guida allo studio dell’opera di Salvatore Quasimodo. Storia e antologia della critica.”,”I nuclei centrali della sua poesia sono: 1. sentimento di esilio; 2. religione; 3. l’impegno civile”,”VARx-117-FV” “MUNGO Salvatore”,”Prima Lux. Liriche.”,”LETTERATURA POESIA SUD”,”VARx-003-FB” “MUNIS G. introduzione”,”Fomento obrero revolucionario per un secondo manifesto comunista.”,”””il principale scritto di Munis che fu dirigente della IV Internazionale in Spagna nel 1936″””,”ITAC-021″ “MUNIS G.”,”Revolucion y Contrarrevolucion en Rusia. Vol.1. Obras Completas.”,”Nel finale del capitoletto ‘Biografia’ si dice che MUNIS (1911-1989) è venuto in Italia e ha avuto ampie e profonde discussioni con Onorato DAMEN, dirigente del gruppo Battaglia Comunista, e che tra i due nacque simpatia e rispetto. Le tesi del FOR furono diffuse in Italia dal giornale Azione Comunista. A Milano apparvero due suoi testi teorici importanti: Los sindicatos contra la revolucion (1960) e ‘Pro Segundo Manifiesto Comunista’ (1961). (pag 18). Tra le varie biblioteche e archivi che hanno collaborato all’ opera si citano per l’ Italia il Centro Studi Pietro Tresso (Foligno), la Fondazione Feltrinelli (Milano), l’ Istituto Studi Storici Gaetano Salvemini (Torino). (pag 11) MUNIS prese parte alla guerra civile spagnola, fu costretto all’ esilio in Messico. Qui stabilì stretti rapporti con TROTSKY. Internazionalista durante la seconda guerra mondiale, fu coerente nella sua passione per il comunismo nel dopoguerra.”,”RUSU-140″ “MUNIS G. (Manuel Fernandez Grandizo) FERNANDEZ RODRIGUEZ Jaime, a cura di Paolo CASCIOLA”,”Rectificaciones a / rectificatifs aux Cahiers Leon Trotsky n° 3.”,”Nel mese di giugno del 1991 il Centro Studi Pietro Tresso ha acquisito la maggior parte dei libri del veterano trotskista spangnolo Eduardo Mauricio Ortiz (1902-1986), oltre a collezioni di periodi e documenti vari. Questi materiali comprendevano un esemplare della prima edizione del libro di G. Munis, Jalones de derrota, promesa de victoria. Espana 1930-39, Editorial Lucha Obrera, Mexico, 1948. C’era una che un documento datato Parigi, aprile 1982, in lingua spagnola e nella traduzione francese realizzato verosimilmente dallo stesso Mauricio. Era una rettifica da inviare alla rivista Cahiers Leon Trotsky. (pag 2)”,”TROS-124″ “MUNIS Grandizo, CANNON James P.”,”Defense Policy in the Minneapolis Trial. 1. A Criticism (by Grandizo Munis). 2. An Answer (by James P. Cannon).”,”‘Marxismo e guerra’. “”Il compagno Munis cita con acuta disapprovazione la seguente risposta data a una questione ipotetica concernente il nostro atteggiamento in caso di una eventuale entrata in guerra degli Stati Uniti (ciò avvenne prima della dichiarazione di guerra): “”Una decisione è stata presa, ed è accettata dalla maggioranza del popolo, di entrare in guerra. I nostri compagni devono conformarsi a questo””””. (pag 46) ‘Marxismo e sabotaggio’. “”(…) noi neghiamo nettamente ogni accusa in questo campo. Non – col permesso di Munis – per mancanza di “”valor””, ma perché, come marxisti, non crediamo nel sabotaggio, terrorismo, o ogni altro stratagemma che sostituisce l’ azione degli individui o di piccoli gruppi all’ azione delle masse. Non ci possono essere due posizioni su questa questione. Le autorità marxiste sono totalmente su una posizione – contro il sabotaggio come mezzo indipendente di lotta rivoluzionaria. Questa “”arma”” appartiene all’ arsenale dell’ anarchismo””. (pag 55)”,”TROS-154″ “MUNIS G.”,”Teoría y prática de la lucha de clases. Pro segundo Manifiesto Comunista. Obras Completas Tomo II.”,”””Gli obiettivi dello stalinismo sono: il capitalismo di Stato, la sua dittatura politico-militare e la subordinazione al blocco russo nell’ ordine internazionale. Se tuttavia una parte della classe operaia vota i suoi candidati non è per fiducia in loro, ma per atavismo risultante da mancanza di fiducia anteriore nel domani. Comunque sia, la natura di un partito deve giudicarsi per le sue finalità, per le quali arriva al potere, forma concreta dei suoi interessi come corpo organico. Così valutato, lo stalinismo si pone inconfondibilmente come una reazionaria tendenza capitalistica in concorrenza con quella di vecchio tipo e non incompatibile con quest’ ultima se a causa della concorrenza stessa.”” (pag 137, testo inedito del 1959)”,”MSPx-040″ “MUNIS G.”,”Jalones de derrota promesa de victoria. Critica y teoría de la revolución española, 1930-1939. Obras completas, Tomo IV.”,”””Evidentemente, tale partito era incapace di salvare la rivoluzione. Nella sua vita quotidiana andava comportandosi esattamente come prima, quando Andres Nin era ministro della Generalidad. Le sue relazioni e attività erano quelle di un partito collaborante. (…) Il POUM non uscì dalla passività che le imponeva il suo atteggiamento collaborazionista. Si limitò a fare un reclamo di fronte a Caballero, e come questo si disinteressò del problema, La Batalla, lungi dall’ attaccare il governo Caballero, cercava un riparo nel suo presidente. Quando venne sospesa per la prima volta La Batalla, a fine di marzo, il suo direttore fece pubblicare su ‘Solidaridad Obrera’ una nota di sottomissione alla reazionaria decisione governativa. Naturalmente il POUM voleva resistere. Ma non osava farlo senza la protezione della CNT e di Largo CABALLERO.”” (pag 301-302)”,”MSPx-042″ “(MUNIS G.) GRUPO ESPAÑOL EN MEXICO DE LA IV INTERNACIONAL”,”El Socialist Workers Party y la guerra imperialista.”,”””La SWP ha sempre considerato la difesa dell’ URSS molto unilateralmente, esagerando fino alla inamissibile contraddizione tra l’ Unione Sovietica come un tutto, burocrazia inclusa, e il mondo capitalistico. Da qui sbandò ad una difesa quasi esclusivamente militare, omettendo l’ aspetto della lotta contro lo stalinismo, e a una stima totalmente falsa dell’ obiettivo rivoluzionario dello stalinismo e della pianificazione industriale””. (pag 58) “”La realtà è chiara e diametralmente opposta. La penetrazione dell’ esercito di Stalin in Europa Orientale è un pericolo per la rivoluzione tanto grande come lo fu l’ occupazione di Hitler e come lo è in Europa occidentale la presenza degli eserciti yankee-britannico.”” (pag 61)”,”TROS-159″ “MUNIS G.”,”Parti-Etat. Stalinisme, revolution.”,”””L’ anno 1921 fu cruciale. Gli eserciti della controrivoluzione borghese e zarista furono alla fine vinti. Ma la rivoluzione, essa, è sempre meno viva. Il suo sforzo titanico l’ha estenuata e i suoi errori stanno per preparare una soluzione controrivoluzionaria mai immaginata. Una vecchia statistica dell’ Institut Rockeveller, rapportandola a questo periodo, valuta la produzione russa al 3% di quella del 1913, l’ ultimo anno normale. Si sa che davanti alle requisizioni forzate del comunismo di guerra i contadini rifiutano di produrre al di là dei propri bisogni, tanto che in certe regioni la fame uccide migliaia di persone. Nelle città, un razionamento miserabile esaspera tutti, il mercato nero si diffonde e in modo surretizio genera relazioni con gli uomini di stato, i sindacati, i soviet, il partito fino a certi commissari del popolo””. (pag 39) “”Il Termidoro è introdotto attraverso l’ intervento del partito bolscevico e del suo potere. Lenin vi ha contribuito a sua insaputa, con la Nep, come con il suo Testamento e per le decisioni del X Congresso””. (pag 51) “”E’ l’ Opposizione di Sinistra (trotskista) che formula al meglio l’ opposizione allo stalinismo””. (pag 56) I tre caratteri della controrivoluzione staliniana: terrore poliziesco, falsificazione della sua natura come dei suoi nemici, sfruttamento dei lavoratori attraverso il capitale di Stato. (pag 100)”,”RUSU-181″ “MUNIS Grandizo”,”Lezioni di una sconfitta promessa di vittoria. Critica e teoria della rivoluzione spagnola, 1930-1939.”,”””Ma Munis è un “”profeta disarmato””, attore degli avvenimenti che racconta. La sua concezione della crisi spagnola non sfugge al canovaccio di Trotsky, ossia all’ idea che l’ affermazione storica della borghesia non sia compiuta, che la Spagna non possa affrontare una rivoluzione democratico-borghese perché il capitalismo è ormai destinato alla stagnazione, dunque che solo la rivoluzione socialista avrebbe assolto a quel compito democratico. E pensa che la manovra tattica possa recuperare il ritardo del Partito.”” (pag XXIV) “”Nell’ aprile 1959 Munis teneva una conferenza a Milano; alla fine dello stesso mese incontrava personalmente Cervetto per la prima volta. In giugno Cervetto traduceva dallo spagnolo un articolo di Munis, che sarebbe stato poi pubblicato dall’ autore su Battaglia Comunista nei numeri di novembre e dicembre 1959.”” (pag XXV) “”Nel gennaio 1960 Munis teneva una conferenza a Genova, organizzata nei locali di piazza Embriaci dal gruppo operaio di Iniziativa Sindacale””. (pag XXV) “”Munis da Città del Messico, dopo l’ assassinio di Trotsky, inizierà ad elaborare con Natalija Sedova le posizioni che sfoceranno nella denuncia dell’ URSS come ‘capitalismo di Stato'””. (pag XXV) “”Dovrebbe essere chiaro a chiunque che la rivoluzione è stata completamente annientata dallo stalinismo. Ciononostante voi continuate a dire che sotto quell’ inaudito regime la Russia è ancora uno Stato operaio. La verità è che lo stalinismo e lo Stato staliniano non hanno assolutamente niente in comune con uno Stato operaio e con il socialismo; del socialismo e della classe operaia essi sono i più pericolosi nemici””. (pag 503, N. Sedova-Trotsky, Lettera all’ esecutivo della Quarta Internazionale, 1951)”,”ELCx-093″ “MUNIS Grandizo”,”Lezioni di una sconfitta promessa di vittoria. Critica e teoria della rivoluzione spagnola, 1930-1939.”,”””Un movimento rivoluzionario ha per sua propria natura carattere di eccezionalità. E’ quindi necessario assestare alla borghesia un colpo dopo l’ altro, obbligarla a retrocedere senza darle respiro. Se dopo una vittoria parziale il proletariato non continua nella sua avanzata, dà tempo alla borghesia di riprendere fiato e riorganizzare per il contrattacco le forze disarticolate. Ciò avrà come conseguenza l’ allentamento della coesione nel campo rivoluzionario e il calo del fattore morale indispensabile al combattimento, la perdita delle posizioni conquistate, la sfiducia nella capacità delle masse di conseguire una vittoria decisiva. Questo fu il duplice effetto – nuovo vigore alla reazione e confusione nel proletariato – prodotto dalla retromarcia che il Fronte popolare impose all’ offensiva delle masse vittoriose, e grazie ad esso la reazione poté decidere di tornare all’ attacco. Non si può impunemente ostacolare la dinamica delle classi sociali! La storia ci fornisce importanti esempi che lo confermano. Durante la Rivoluzione francese gli emigrati, la monarchia e i suoi governi alleati alla Prussia e all’ Inghilterra fecero tutto il possibile per trattenere i girondini al potere sapendo che i sanculotti e i giacobini erano decisi a non lasciare pietra su pietra del vecchio edificio feudale; e anche in Russia, al cadere dello zarismo, il governo Kerenskij divenne l’unica garanzia per la reazione nazionale e internazionale di fronte alle masse e ai bolscevichi. Se in entrambi i casi le classi rivoluzionarie non avessero incontrato i partiti che le condussero alla vittoria finale, la reazione si sarebbe aggregata alla rivoluzione per poterla poi soffocare con le sue mani insieme ai conciliatori girondini e ai seguaci di Kerenskij. Ebbene, sotto la minaccia della tremenda offensiva rivoluzionaria che stava per scatenarsi, il governo del Fronte popolare era indispensabile alla reazione perché solo lui poteva assestare i primi colpi al movimento delle masse, dandole il tempo e mettendola nelle condizioni necessarie per contrattaccare. Se in quel momento i partiti operai avessero rifiutato il loro appoggio al governo orientandosi senza riserve verso la rivoluzione, la destra, dal Partido Radical alla Falange, sarebbe corsa a sostenerlo. Lo fece simbolicamente, come dimostrò l’ atteggiamento di Gil Robles, benché i socialisti e gli stalinisti non avessero la più remota intenzione di attentare al capitalismo. La reazione fu così salvata direttamente dal Fronte popolare, e ben presto si sarebbe sentita in condizioni di procedere per proprio conto alla liquidazione completa del pericolo rivoluzionario, quando, ritirata ogni fiducia al governo frontista, avrebbe iniziato la mobilitazione delle sue forze per schiacciare le masse senza più bisogno dei conciliatori. Come altro qualificare se non come tradimento la posizione assunta dai partiti operai del Fronte popolare?””. (pag 241-242)”,”MSPG-178″ “MUNIS Grandizo”,”Leçons d’une défaite, promesse de victoire. Critique et théorie de la révolution espagnole, 1930-1939. (Jalones de derrota: promesa de victoria, España 1930-39)”,”Il comunista rivoluzionario Grandizo MUNIS (1912-1989) militante dagli anni trenta nnel movimento di opposizione allo stalinismo che si richiamava a Lev Trotsky, diresse il piccolo gruppo rivoluzionario di bolscevichi-leninisti di Spagna durante la guerra civile. Imprigionato nel 1938 da parte degli staliniani e minacciato di morte, riuscì a fuggire e a rifugiarsi in Francia e quindi in Messico. Durante la guerra sviluppa una riflessione politica che lo porta ad abbandonare le posizioni del trotskismo in particolare riguardo all’ URSS, di cui denuncia la natura sociale di capitalismo di stato. Rientrato in Europa nel 1948, si stabilisce in Francia, ove continua la sua lotta per il comunismo come dirigente di ‘Ferment Ouvrier Révolutionnaire’. “”En 1935, la crise des organisations ouvrières n’épargne pas l’ Izquierda Comunista. Au sein de cette dernière, Munis soutient le courant d’Estaban Bilbao qui propose d’entrer – avec un droit de fraction et avec son propre programme – dans les Juventudes Socialistas, à cette époque alignées sur les positions de condamnation du réformisme et du stalinisme et sympathisantes déclarées de la Quatrième Internationale. Cette solution avait été déjà proposée par Trotsky dès le début de 1933. Toutefois, l’ adhésion aux Juventudes Socialistas ne sara pas totale, car ces dernières seront bientôt phagocytées par le stalinisme grâce aux bons offices de ses dirigeants Santiago Carrillo et Federico Melchor qui retournent leur veste à Moscou. Munis s’oppose également au courant d’ Andréis Nin et Juan Andrade qui, à la fin de 1935, fusionne avec le catalaniste Bloque Obrero y Campesino de Joaquín Maurín pour former le POUM, parce que cette fusion signifie à ses yeux l’ abandon des principes révolutionnaires.”” (pag XXXV)”,”ELCx-095″ “MUNIS G.”,”Jalones de Derrota promesa de victoria. Crítica y teoría de la revolución española (1930-1939).”,”G. Munis (1911-1989) se incorporó desde muy joven a la lucha politica, partecipando activamente en los conflictos sociales del inicio de los años treinta, preludio de la gran tormenta revolucionaria de 1936. En ella defendió enérgicamente las realizaciones de la revolució social. Exiliado e México después de la derrota, entabló estrecha relación con León Trotsky. Internacionalista durante la segunda guerra mundiali, conservó hasta el final de sus dias la pasión por el comunismo, convencido de que la clase obrera seria capaz, finalmente, de batir al capitalismo”,”MSPG-021-FL” “MUNIS G.”,”Revolución y Contrarrevolución en Rusia.”,”G. Munis (1911-1989) se incorporó desde muy joven a la lucha politica, partecipando activamente en los conflictos sociales del inicio de los años treinta, preludio de la gran tormenta revolucionaria de 1936. En ella defendió enérgicamente las realizaciones de la revolució social. Exiliado e México después de la derrota, entabló estrecha relación con León Trotsky. Internacionalista durante la segunda guerra mundiali, conservó hasta el final de sus dias la pasión por el comunismo, convencido de que la clase obrera seria capaz, finalmente, de batir al capitalismo Prefacio, agradecimientos, biografia, introducción al pensamiento politico de Munis, presentación al primer tomo,”,”RIRO-090-FL” “MÜNKLER Herfried”,”Imperi. Il dominio del mondo dall’antica Roma agli Stati Uniti. (Tit.orig.: Imperien. Die Logik der Weltherrschaft)”,”MÜNKLER H. è professore di scienza politica nella Humboldt Universität di Berlino. Tra i suoi lavori più recenti: ‘Die neuen Kriege’ (2005) e ‘Der Wandel des Krieges. Von der Symmetrie zur Asymmetrie’ (2006). Cartine su: IMPERO MARITTIMO ATENIESE ROMANO CINESE HAN MONGOLO RUSSO OTTOMANO SPAGNOLO PORTOGHESE COMPAGNIA INDIE ORIENTALI BRITANNICO FRANCESE ALTRI PAESI EUROPEI IMPERI COLONIALI”,”RAIx-266″ “MUNRO FOX H.”,”La personalità degli animali. Un affascinante problema della natura.”,”MUNRO FOX H., professore all’ Università di Birmingham, e poi al Bedford College di Londra, è membro della Royal Society, direttore delle ‘Biological Reviews e presidente onorario della Società di Storia Naturale di Londra. Ha osservato fin da ragazzo la vita degli animali e ha raccolto fossili. laureato a Cambridge, ha compiuto studi di zoologia. Pare che alcuni animali siano realmente capaci di contare, anche se in maniera elementare. L’A distingue, anche per gli esseri umani, il tempo mentale, che varia in base all’ età (scorre più lento nei giovani e più veloce negli anziani), dal tempo astronomico reale (pag 114). L’A racconta il caso del cavallo chiamato Bravo Hans nella Germania d’ inizio secolo. L’ animale eseguiva correttamente addizioni, conversione di frazioni in decimali ecc. La risposta avveniva per mezzo di un certo numero di colpi di zoccolo. L’ animale fu oggetto di indagine da parte di un comitato di scienziati. Che non spiegò il fenomeno fino a che un altro studioso scoprì che il cavallo sapeva dare risposta alle domande di cui i presenti conoscevano la risposta e non alle domande la cui risposta non era conosciuta dai presenti. Il cavallo leggeva quei movimenti impercettibili del corpo che uomo inconsciamente effettuava quando il numero dei colpi dello zoccolo coincideva con la risposta esatta.”,”SCIx-126″ “MÜNSTER Arno”,”Trotzkis Theorie der permanenten Revolution.”,” MÜNSTER Arno nato nel 1942, ha studiato in una università tedesca e presso l’Ecole pratique des hautes etudes a Parigi al seguito di Lucien Goldmann. Si è laureato a Friburgo nel 1971. Dal 1968 ha svolto attività di giornalista (freelance) a Parigi. Ha curato le opere di Blanqui in tedesco e in francese. Ha pubblicato un lavoro sul maggio parigino del 1968. Ruolo di Parvus nella prima elaborazione della teoria della rivoluzione permanente (analisi della guerra russo giapponese del 1905, della crisi internazionale e delle conseguenze degli avvenimenti del 1905 in Asia per la Russia)”,”TROS-248″ “MUNTANER Ramon a cura di GIARDINI Cesare”,”La spedizione dei Catalani in Oriente.”,”La Cronica di MUNTANER rimane uno dei grandi testi della storiografia catalana e uno dei più notevoli di tutto il Medioevo. I catalani erano tanto temuti che in Grecia per secoli la peggiore delle maledizioni era “”Ti colga la vendetta dei Catalani””. In quelle regioni il nome di Catalano è sinonimo di selvaggio, bandito, malfattore. I Genovesi erano ostili alla Compagnia catalana perché temevano che le loro ambizioni potessere minacciare le posizioni di predominio nell’ impero bizantino.”,”SPAx-028″ “MUNTANER Ramon, a cura di Cesare GIARDINI”,”La spedizione dei Catalani in Oriente.”,”Ramon Muntaner nato a Peralada nel 1265 morto a Ibiza, Baleari nel 1336, uomo d’azione e scrittore nel Mediterraneo dove ha concorso a combattere contro Veneziani, Genovesi, Turchi e Greci.”,”SPAx-002-FFS” “MUNTHE Axel”,”La storia di San Michele.”,”Axel Munthe, medico di fama internazionale, La storia di San Michele (The Story of San Michele) è un’opera letteraria, scritta da Axel Munthe, pubblicata per la prima volta a Londra dall’editore John Murray nel 1929, ed arrivata in Italia, con l’edizione dei Fratelli Treves, nel 1932. Calata nella realtà di un’Europa cancellata dalla prima guerra mondiale, ed elaborata in un momento particolarmente doloroso dall’autore, ormai anziano e malato agli occhi, quest’opera coglie il legame profondo che intreccia ogni esistenza alle altre, e in particolare quello presente tra Munthe e Capri, isola che il medico riconoscerà come proprio luogo di elezione, nel quale essere propriamente se stesso. (wikip)”,”VARx-006-FGB” “MÜNTZER Thomas (MÜNZER), a cura di Emidio CAMPI”,”Scritti politici.”,”””Per la prima in italiano gli scritti del “”profeta del cristianesimo rivoluzionario””, teorizzatore della sovranità popolare e del diritto di resistenza al principe. Un teologo “”politico”” che per primo ha espresso una critica da sinistra della riforma luterana”” (quarta di copertina) Emidio Campi nato nel 1943 ha compiuto gli studi di teologia protestante a Roma e Tubinga (1963-1970). Membro della segreteria del Movimento Cristiano Studenti ha collaborato con saggi storici e teologici a riviste italiane ed estere. Ha compiuto ricerche sotto la guida del Prof. Jürgen Moltmann dell’Università di Tubinga sul pensiero müntzeriano e ha scritto una biografia di Thomas Müntzer. Paragrafo 5. ‘Engels e l’interpretazione marxista classica’ (pag 54-55) del capitolo II. ‘Storia dell’interpretazione müntzeriana’ Engels si preoccupa di cogliere il nesso tra il Müntzer teologo e il Müntzer rivoluzionario “”Le presentazioni di Müntzer che nella prima metà dell’800 vengono fatte nelle varie Enciclopedie, nei manuali di storia dei dogmi e della chiesa continuano ad essere ancora fortemente influenzate dalla ‘Histori’ di Melantone ed ignorano le ricerche dello Strobel e di Seidemann. Una rara eccezione è rappresentata da Wilhelm Zimmermann (41). Storico social-democratico con una intensa attività politica (partecipò tra l’altro alla Assemblea nazionale tedesca di Francoforte del 1848), Zimmermann è particolarmente interessato a Müntzer ed egli compie le sue feconde ricerche con simpatia verso questo misconosciuto uomo della Riforma. Egli si collega direttamente a Strobel e alla sua interpretazione: il significato di Müntzer consisterebbe nella applicazione sociale e politica della riscoperta della libertà cristiana fatta dalla riforma luterana. Inoltre, aprendo una nuova strada nella storia degli studi müntzeriani, egli considera Müntzer nel quadro più vasto degli inizi della rivoluzione europea. Quest’ultima tesi non poteva passare inosservata a Friedrich Engels (42), che pur criticando abbondantemente l’opera di Zimmermann, se ne servirà largamente. Lo studio di Engels era stato preceduto da un articolo comparso nel giornale inglese «The New Moral World» del 18.11.1843 intitolato: «Progressi delle riforme sociali sul continente». Il titolo è indicatore degli interessi che muovono Engels ad occuparsi di Müntzer; e in generale della guerra dei contadini: si tratta per lui di cogliere il problema politico-sociale di quell’epoca. Müntzer è il «rivoluzionario plebeo» in contrapposizione a Lutero, «il riformatore borghese». La sua teologia e la sua attività hanno, secondo Engels, due obiettivi polemici: uno è il cattolicesimo, interessato al mantenimento dello ‘statu quo’: potere dell’impero, clero, nobiltà; l’altro è la riforma luterana, legata alla borghesia nascente che spera d’arricchirsi con la confisca dei beni ecclesiastici e di guadagnare maggiore indipendenza di fronte all’ordine economico conservatore del tempo. Si tratta dunque, secondo Engels, di una lotta non solo contro il nemico esterno (cattolicesimo), ma anche e allo stesso tempo contro la deviazione interna della riforma. Engels si preoccupa di cogliere il nesso tra il Müntzer teologo e il Müntzer rivoluzionario e tale nesso consisterebbe nella concezione müntzeriana del Regno di Dio. Per Müntzer il Regno non sarebbe trascendente, «ma da cercare in questa vita, da realizzare sulla terra». Per Regno egli intenderebbe uno «stato sociale in cui non esistono più né differenze di classe, né proprietà privata e né potere statale estraniato», una società in cui «tutti i lavori e tutti i beni fossero comuni e fosse applicata una completa eguaglianza». Nonostante il ‘pathos’ con cui scrive, Engels non giunge ad identificare – come accadrà invece un secolo più tardi per la maggior parte degli studiosi marxisti – Müntzer e la rivolta contadina né con il suo tempo, né con la rivoluzione proletaria. Proprio perché ha imparato troppo bene la lezione dello storicismo, egli resta alla realtà storica effettuale e parla con estrema sobrietà della lega degli eletti come di una «anticipazione del comunismo» e di Müntzer come di un «profeta della rivoluzione». La tesi di Engels ritorna, con differenti accenti, nel periodo dell’ortodossia marxista: per August Bebel (43), che pure scrive poco dopo Engels, l’unione tra teologia e prassi rivoluzionaria è persa: Müntzer è soltanto «rappresentante degli strati rivoluzionari del popolo». Anche Karl Kautsky (44), il teorico della social-democrazia tedesca, non ha più colto in Müntzer l’unità tra teologia e rivoluzione, idealizzandone unicamente l’aspetto rivoluzionario. Questi studi sono rappresentativi dell’interpretazione marxista classica di Müntzer”” (pag 53-55) [Emidio Campi, ‘Engels e l’interpretazione marxista classica’ (pag 54-55) del capitolo II. ‘Storia dell’interpretazione müntzeriana’, (in) Thomas Müntzer, ‘Scritti politici’, Claudiana, Torino, 1972] [(41) W. Zimmermann, ‘Allgemeine Geschichte des grossen Bauernkrieges’, Stuttgart, 1841-1843; (42) F. Engels, ‘Der deuschte Bauernkrieg’, Berlin, 1850, trad. it., Milano, 1970; (43) A. Bebel, ‘Der deutsche Bauernkrieg mit Berücksichtigung der hauptsächlichsten socialen Bewegungen des Mittelalters’, Braunschweig, 1876; (44) K. Kautsky, ‘Die Vorläufer des neueren Sozialismus’ (1894), vol. II, Stuttgart, 1913]”,”TEOP-074-FMB” “MURA Giancarlo”,”W.I. Lenin. Teoria e prassi.”,”Nell’introduzione MURA cita un brano del saggio di Alessandro NATTA ‘Sulla concezione leninista del partito’.”,”LENS-010″ “MURA Gaspare”,”Angoscia ed esistenza. Da Kierkegaard a Moltmann. Giobbe e la “”sofferenza di Dio””.”,”MURA Gaspare studioso dell’ermeneutica religiosa.”,”RELx-055″ “MURA Virgilio”,”La teoria democratica del potere. Saggio su Rousseau.”,”Virgilio Mura (Sassari, 1944) insegna filosofia della politica nell’ Università di Sassari. Tra i suoi lavori “”Cattolici e libertari nell’età giolittiana’ (1976). “”Il processo di formazione dello Stato borghese avviene dunque a prescindere da Rousseau, al quale continuano a richiamarsi movimenti politici minoritari e ideologi isolati. Per Babeuf e Louis Blanc, Rousseau diviene il profeta della rivoluzione mancata (e tradita) e quindi il profeta di una nuova rivoluzione, quella “”socialista”” (19). Lo stesso Marx, soprattutto il giovane Marx, pur senza riconoscerlo esplicitamente, nell’impostare il discorso sullo Stato rappresentativo moderno sembra debitore di Rousseau non solo per quel che riguarda il punto di vista ideale che assume nella critica della dicotomia ‘citoyen-bourgeois’, ma altresì riguardo a temi dottrinali più specifici, quali la concezione della libertà come partecipazione e dell’eguaglianza, della rappresentanza e della divisione dei poteri, senza che per questo si debba giungere a considerare Rousseau un precursore di Marx (nel bene e nel male) né Marx il continuatore della linea rivoluzionaria, il rifinitore e l’integratore (attraverso lo studio dell’anatomia della società civile) della teoria politica russoviana (20). Così postulare la libertà politica non come libertà dallo Stato, ma come libertà che si realizza nello Stato e attraverso lo Stato (21), Rousseau mostra di credere che la migliore garanzia per difendere l’individuo dagli abusi del potere sia non un’astratta delimitazione della sfera di intervento dello Stato, ma l’effettiva socializzazione del potere stesso”” (pag 125-127) [Virgilio Mura, ‘La teoria democratica del potere. Saggio su Rousseau’, Edizioni Ets, Pisa, 1979] [(19) Roussel, ‘J.J. Rousseau en France aprés la révolution’, cit., p. 557; (20) Sul “”debito”” del marxismo nei confronti di Rousseau, l’autore che si spinge più in là, che porta, come egli stesso dice, “”il discorso alle sue estreme conclusioni””, è sicuramente Colletti, il quale afferma: “”per quanto concerne la teoria ‘politica’ in senso stretto, Marx e Lenin non hanno aggiunto nulla a Rousseau, salvo l’analisi (certo assai importante) delle ‘basi economiche’ dell’estinzione dello Stato”” (‘Rousseau critico della “”società civile””‘, cit. p. 250. Il rapporto Rousseau-Marx è stato messo in rilievo in Italia, intorno agli anni quaranta, da Galvano della Volpe in una serie di scritti poi raccolti in ‘Rousseau e Marx’, Editori Riuniti, Roma, 1956. Rilevanti contributi all’arricchimento e allo sviluppo delle tesi dellavolpiane (che privilegiano eccessivamente – e immotivatamente -, all’interno delle opere di Rousseau, il ‘Discorso sull’ineguaglianza’), ha recato oltre a Colletti (…) anche U. Cerroni; (21) Colletti, ‘Rouseau politico’, cit., p. 207. La libertà di cui parla Rousseau non è tanto la libertà dell’individuo, quanto la libertà degli individui riuniti in società (…)]”,”TEOP-042-FMB” “MURACA Giuseppe”,”Luciano Bianciardi, uno scrittore fuori dal coro.”,”Giuseppe Muraca è docente di Lettere. Ha pubblicato ‘Da il Politecnico a Linea d’ombra’ (Poggibonsi, Lalli, 1990) e ‘Utopisti ed eretici nella letteratura italiana contemporanea (Rubbettino). “”La realtà maremmana offre a Bianciardi e Cassola lo spunto per dare il via a una serie di inchieste giornalistiche che culmineranno con quella sulle condizioni dei minatori. Ma, oltre a questa, vanno tenuti in considerazione i reportage sui boscaioli e sulla piccola e particolare comunità religiosa del Monte Amiata, capeggiata da David Lazzaretti, pubblicati su “”L’Avanti””. In questi articoli-inchiesta il registro muta sensibilmente, la leggerezza e l’arguzia degli ‘Incontri provinciali’ viene accantonata in favore dell’analisi delle fasce più deboli. Questa esperienza si conclude (in realtà non si concluderà mai, sara sempre ben presente nel ricordo di Bianciardi) con la stesura di ‘Ira e lacrime a Ribolla’ (“”Il Contemporaneo””, 15 maggio 1954) che rievoca il giorno dei funerali dei quarantatré minatori morti nella tragedia del 4 maggio 1954. E’ un pezzo di “”cronaca vera”” struggente, emozionante, intenso in cui Bianciardi riversa tutto il suo dolore e la rabbia per la morte degli amici minatori: una tragedia annunciata che ha lasciato nello sconcerto un’intera provincia e che poteva benissimo essere evitata”” (pag 76)”,”CONx-209″ “MURACA Giuseppe”,”Utopisti ed eretici nella letteratura italiana contemporanea. Saggi su Silone, Bilenchi, Fortini, Pasolini, Bianciardi, Roversi e Bellocchio.”,”Giuseppe Muraca insegnante di Lettere. Ha pubblicato: ‘Il primo Palazzeschi’ (1985) ‘Dal ‘Politecnico’ a ‘Linea d’ombra” (1990) e vari saggi sulla letteratura italiana contemporanea. “”Insomma, i giovani della “”generazione bruciata”” erano orgogliosi di vivere e di svolgere il loro impegno in provincia: per loro essa rappresentava un osservatorio privilegiato; «culturalmente, era la novità, l’avventura da tentare» (10), mentre Roma era una città molto bella ma «parassitaria», che «succhiava la provincia, per vivere di splendida rendita», e Milano appariva ancora lontana, completamente integrata nella civiltà industriale (11). Era stata la guerra a cambiarli, a fargli maturare la scelta di impegnarsi per una cultura profondamente rinnovata, «moderna e spregiudicata», una cultura che fosse strumento di liberazione, capace di rapportarsi alla «realtà storica e sociale» e di stare dalla parte dei contadini, dei badilanti e dei minatori. (…) Bianciardi condanna categoricamente gli orrori della guerra, ma nello stesso tempo considera l’esperienza bellica il momento in cui la sua generazione è riuscita a conquistare la piena consapevolezza del proprio ruolo, delle differenze e dei conflitti sociali. Come si può notare, la sua concezione politica, culturale ed umana è tipica di quegli anni di rinnovamento e di entusiasmo, ma il suo discorso assume dei connotati abbastanza singolari. Infatti, a suggestioni vittoriniane e pavesiane i giovani della «generazione bruciata» univano i valori di un socialismo anarchico, libertario e pacifista, al mito di un’America grande e sterminata il sogno di un nuovo umanesimo, di un «mondo nuovo» basato sugli ideali di solidarietà umana, di libertà e di uguaglianza. Nel quadro di quella visione palingenetica della storia all’intellettuale veniva assegnato un ruolo di grande responsabilità, quello di esser il «sale della terra», «l’ingegnere dell’anima» guida e motore del processo storico. Tuttavia, i giovani non si consideravano affatto dei comunisti veri e propri bensì degli anarcoidi che rifiutavano qualsiasi ortodossia di partito e facevano riferimento al PCI togliattiano in quanto, negli anni della guerra fredda e della egemonia comunista e in quella determinata realtà, per un intellettuale di sinistra quella era per molti versi, una scelta obbligata”” [‘L’autobiografia letteraria di Luciano Bianciardi’] (pag 111-112) [(10) L. Bianciardi, ‘Il lavoro culturale’, cit., p. 19; (11) Ivi, pp. 20-21]”,”ITAB-335″ “MURACCIOLE Jean-Français”,”Histoire de la Résistance en France.”,”In bibliografia riportati i volumi di H. Noguères [Storia della resistenza in Francia, 5 volumi, 1967-1981 (Histoire de la Resistance en France); ‘La vie quotidienne des résistants’ (1984)”,”FRAV-168″ “MURAT Ines”,”Colbert.”,”Discendente di COLBERT, Ines MURAT ha avuto accesso agli archivi di famiglia. E’ autrice presso Fayard di ‘Napoleon ou le Reve americain’.”,”FRAA-038″ “MURATORI Lodovico Antonio, a cura di Giorgio FALCO e Fiorenzo FORTI”,”Opere di Lodovico Antonio Muratori. Dal Muratori al Cesarotti. Tomo I.”,”24 L’abuso della forza (pag 184) “”E si osserverà che dovrebbe ben la ragione essere la dispensiera e l’imperatrice di tutto; ma bene spesso non è che la forza la qual muove tutte le ruote e signoreggia in non poca parte del mondo. Forza che viene dalla possanza dell’armi; forza che procede dal buon vento de’ comandi o dalla maggior copia degli amici potenti; forza che nasce dal danaro, ben applicata a tempo e luogo, da cui si forma quel solenne incantesimo che tutto dì possiamo aver sotto gli occhi. E onde mai viene se non di qua che la giustizia, sì pronta contra de’ poveri, non ha poi mani contra de’ ricchi? e miriamo talora dispensati i posti e i favori non a chi più merito, ma a chi ha più protettori? e giugnere talvolta infino degli empi o degli scellerati, non che degl’inetti, ai primi ministeri, con risentirne poi immensi danni l’inotero popolo suggetto? o pure forza che viene dal saper usare la cabala, la ciarlataneria, l’adulazione, la buffoneria e dal saper formare delle segrete leghe per sostenere sé e i suoi, e per abbattere o screditare chiunque tenta di opporsi o si teme che possa un giorno opporsi, o pure non ha la fortuna o la voglia d’essere del loro partito”” (pag 184-185)”,”TEOP-467″ “MURIALDI Paolo”,”Il giornale.”,”——————— Autore, Bibliografia ———————– Paolo Murialdi, giornalista, insegna Teoria e tecnica delle comunicazioni di massa a Torino. E’ stato redattore capo de “”Il Giorno”” (1956 – 1973), presidente della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) dal 1974 al 1981, consigliere di amministrazione della RAI (1993 – 1994). E’ fondatore e direttore della rivista “”Problemi dell’informazione”” ed è autore di numerosi volumi, fra cui il fortunatissmo “”Come si legge un giornale””, pubblicato da Laterza e più volte ristampato. “”La stampa italiana del dopoguerra, 1943-1972″” (Laterza, 1978. 2 voll), “”La stampa italiana dalla Liberazione alla crisi di fine secolo”” (Laterza, 1996).”,”E1-MEIT-002″ “MURIALDI Paolo”,”La stampa italiana dalla Liberazione alla crisi di fine secolo.”,”Paolo MURIALDI è stato redattore del ‘Corriere della Sera’ e capo redattore del ‘Giorno’, fondatore e redattore della rivista ‘Problemi dell’ informazione’. E’ docente di storia del giornalismo. “”Due sondaggi compiuti nel marzo 1949 e nel luglio 1950 su circa 3.000 intervistati, registrano sensibili mutamenti. I lettori consueti dei giornali d’ informazione salgono dal 45 al 62%, e quelli degli organi dei due partiti di estrema sinistra calano dal 23 al 15%. Inoltre, tra i lettori regolari dei quotidiani le donne sono in minoranza nettissima””. (pag 91) “”Stando ai rilevamenti di un istituto di credito le tirature delle testate maggiori nel 1955 sono queste: “”Corriere della Sera, 400-450 mila copie al giorno; “”Corriere d’ informazione””, 180-200 mila; “”L’ Unità””, con quattro edizioni, 500 mila; “”La Gazzetta dello Sport””, 230-250 mila; “”La Stampa””, 230-250 mila; “”Il Messaggero””, 140-150 mila; “”Il Gazzettino””, 120-130 mila””. (pag 133)”,”EDIx-040″ “MURIALDI Paolo”,”La stampa italiana dalla liberazione alla crisi di fine secolo, 1943-1995.”,”MURIALDI è nato a Genova nel 1919. E’ stato redattore del ‘Corriere della Sera’ e dal ’56 al ’73, caporedattore de Il Giorno. Presidente della Federazione della stampa dal 1974 al 1981 fondatore e direttore della rivista ‘Problemi dell’ informazione’. Tiene corsi di giornalismo. “”Tuttavia De Benedetti procede con ostentata sicurezza. Dichiara che la Mondadori sarebbe diventata una holding della comunicazione e che guarda a Telemontecarlo come una base per una pay-tv, d’ intesa con Canal Plus francese. Il 1° settembre dice che la sua quota di azioni privilegiate è ormai del 70% mentre per le azioni ordinarie c’è l’ intesa con i Formenton. In realtà, la Cir non ha la maggioranza nella Amef””. (pag 242)”,”EDIx-043″ “MURIALDI Paolo”,”Come si legge un giornale.”,”MURIALDI è stato per molti anni caporedattore del ‘Giorno’ e ora (1975) presidente della Federazione nazionale della stampa. E’ nato a Genova nel 1919, laureato in giurisprudenza ha iniziato la professione giornalistica al ‘Secolo XIX’. Partigiano nell’Oltrepo’ pavese si è poi trasferito a Milano pria al ‘Giorno’ poi a ‘Milano-Sera’, ‘Avanti!’, ‘Umanità’ e ‘Corriere della Sera’.”,”EDIx-111″ “MURPHY Kevin”,”Revolution and Counterrevolution. Class Struggle in a Moscow Metal Factory.”,”Kevin Murphy teaches history at the University of Massachusetts, Boston. He is currently working on a study of the role of trade unions in Soviet society. Archives, Glossary of Terms, Acknowledgements, Introduction, Conclusion, Notes, Index, International Studies in Social History Volume 6,”,”RIRO-077-FL” “MURRAY Alexander”,”Ragione e società nel Medioevo.”,”MURRAY Alexander insegna storia medievale all’University Colelge di Oxford. Si è occupato di mentalità religiosa nel XIII secolo e ha pubblicato una ‘Storia del suicidio nel Medioevo’. “”Il disprezzo degli uomini di lettere per il contadiname con i suoi riferimenti all'””invidia”” dei rustici e al costante conflitto tra loro e il clero farebbe pensare ad un conflitto di classe già nel medioevo. Conflitti ce ne possono esser stati; ma bisogna vedere bene quali classi vi erano coinvolte. Nel capitolo XI diremo qualcosa sulle variazioni del significato del termine “”clero””: non sempre significava quel che noi intenderemmo con esso. Altre considerazioni suggeriscono, inoltre, che era l’uomo istruito in quanto tale, e non l’ecclesiastico, ad essere maggiormente tentato di deprezzare il contadino. Uno di esse è che nel XII e XIII secolo la patria di questo motivo letterario era la Francia, le cui scuole ed università la rendevano per riconoscimento generale un paese straordinariamente colto””. (pag 251)”,”STOS-156″ “MURRAY R. Emmett”,”The Lexicon of Labor. More Than 500 Key Terms, Biographical Sketches and Historical Insights Concerning Labor in America.”,”Robert Emmett Murray (1939-2008) ha avuto il nome dal patriota irlandese Robert Emmet dell’inizio del diciannovesimo secolo. Murray dopo l’università è entrato nel mondo del lavoro e nell’attività sindacale. E’ vissuto per anni in Messico, quindi è diventato reporter e direttore di alcuni giornali. Ha poi svolto attività giornalistica nel Seattle Times (1971).”,”MUSx-308″ “MURRI Romolo”,”Cavour.”,”””In Cavour l’ idea italiana si era così venuta facendo il suo uomo. Se lo era fatto con ogni cura; lo aveva preso di sé, conquistato tutto gelosamente, affascinato, fatto pronto a sfidare partiti, diplomazia, re, l’ Europa intera ostile, se fosse stato necessario, a preparare l’ insurrezione, la guerra a coltello, anche di donne e di fanciulli””: (pag 46) “”Nato per comandare, egli sarà più tardi every inch a prime minister, con una sicurezza di sé ed agilità di movimenti ed economia di mezzi che nessun uomo di Stato italiano ha poi posseduto eguale. Ma al suo animo egualmente che alla sua visione della vita ripugna ascendere al potere e il conservarlo come un cortigiano”” (pag17)”,”ITAB-118″ “MURY Gilbert”,”Le sang ouvrier. Les accidents du travail.”,”MURY Gilbert è agregé di filosofia. ‘Militante marxista leninista’ revocato dalla sua cattedra di sociologia all’ Università di Bordeaux. Si è schierato a favore degli immigrati, degli O.S., dei senza-casa e degli infortunati sul lavoro. Ha pubblicato vari libri. La tristezza operaia. “”Resta da chiedersi se questa fatica oggettiva, biologica, controllabile, non si dia anche luogo a un sentimento di fatica che, secondo molti psicologi, può avere lo stesso ruolo nella genesi dell’ infortunio. Comunque, il clima di coercizione che regna nell’ impresa produce effetti particolarmente nefasti. Secondo Brown: pressoché tutto ciò che si chiama fatica industriale, ad eccezione di un piccolo numero di casi di sfinimento dovuto a un lavoro duro e prolungato, è prodotto da degli stati puramente psicologici di noia, ansietà e di risentimento””. (pag 43-44)”,”CONx-121″ “MUSARRA Antonio”,”Genova e il mare nel Medioevo.”,”Antonio Musarra è dottore di ricerca in Storia medievale. Ha pubblicato vari libri tra cui ‘In partibus Ultramaris. I Genovesi, la crociata e la Terrasanta (secc. XII-XIII’, Isime. “”Il vero punto di svolta si ebbe quando l’imperatore procedette alla riorganizzazione del Mezzogiorno, sopprimendo tutti i privilegi precedentemente concessi alle città marinare italiche. (…) Nonostante i torti subiti, i Genovesi preferirono mantenersi fuori dalla disputa, ottenendo, in cambio della neutralità, una nuova conferma dei diritti goduti, oltre alla nomina da «fidelis imperii»”” (pag 75)”,”LIGU-184″ “MUSASHI Miyamoto”,”Il libro dei cinque anelli.”,”Pubblicato in JAP dal Centro Studi per la Gestion, diventato un best-seller negli USA e adottato come testo di studio nei corsi per manager in Germania, il libro è un manuale di auto-perfezionamento applicabile a qualsiasi attività. L’A è uno dei maggiori maestri d’armi del Seicento giapponese. L’opera composta da cinque ‘libri’ che richiamano la simbologia dello spirito (il Vuoto) che controlla l’universo (Terra, Acqua, Fuoco, Aria) indica la strada per il successo e per sviluppare l’ intuizione accanto alla comprensione intellettuale.”,”JAPx-019″ “MUSATTI Cesare”,”Chi ha paura del lupo cattivo?”,”Cesare Musatti (1897) di famiglia veneziana, laureato nell’Università di Padova, dove ottiene la cattedra di psicologia succedendo a Vittorio Benussi morto nel 1928. Ha divulgato in Italia la psicologia della Gestalt e la psicoanalisi.”,”VARx-515″ “MUSCATELLO Biagio a cura; saggi di Nicola BADALONI Jacques BIDET Alastair DAVIDSON Leandro O. FERREYRA Abel García BARCELÓ Valentino GERRATANA Slaw KRZEMIEN-OJAK Georges LABICA Edgardo H. LOGIUDICE Domenico LOSURDO Michael LÖWY Michele MARTELLI Arno MÜNSTER Antimo NEGRI Jean-Pierre POTIER Giuseppe PRESTIPINO Adolfo Sánchez VAZQUEZ Nicolas TERTULIAN Jacques TEXIER André TOSEL”,”Gramsci e il marxismo contemporaneo. Relazioni al convegno organizzato dal Centro Mario Rossi, Siena, 27-30 aprile 1987.”,”””Più avanti di tutti in questa strada si è spinto, com’è noto, Augusto Del Noce; ma è singolare che in una ricostruzione che pretende di spiegare la catastrofe europea di questo secolo a partire dal prevalere della “”filosofia della prassi”” nelle sue diverse configurazioni (2), è singolare che in tale ricostruzione rimanga in ombra un autore come Fichte, la cui filosofia è tutta attraversata dal ‘pathos’ dell’azione e dell’agire, dal ‘pathos’ della missione pratico-politica, dell”engagement’, dunque, dall’intellettuale. Eppure a Fichte fa esplicito riferimento Gentile allorché sottolinea l’influenza che il filosofo dell’infinita attività dell’io avrebbe avuto nella formazione di Marx (3). E’ questo incontro giovanile, di cui Marx non si sarebbe più dimenticato, a spiegare il motivo anti-materialistico e attivistico presente in una filosofia che pur si pretende ed è per altri aspetti gravemente materialistica. Sono tesi che, ben lungi dal rinviare ad un “”””paradigma italiano”””” (4), circolano largamente nell’Europa del tempo. Ecco come Lenin, nei ‘Quaderni filosofici’, riassume il senso dell’interpretazione di Plenge: “”Plenge non può capire come il “”materialismo”” sia conciliabile con lo ‘spirito rivoluzionario’ (che egli chiama “”idealismo””, ecc.). E si arrabbia con la propria incapacità di capire!!!”” (5). E’ un’osservazione importante che può servire a ridimensionare largamente il giudizio benevolo espresso da Lenin sul saggio di Gentile per aver colto “”alcuni aspetti importanti della dialettica materialistica di Marx, che di solito sfuggono all’attenzione dei kantiani, positivisti, ecc.”” (6). Anche allo scritto di Plenge del 1911 Lenin riconosce “”qualcosa di buono rispetto al kantismo, ecc.”” ma il merito di aver sottolineato il lato attivo e dinamico della dialettica materialistica non impedisce a Plenge di essere uno “”spirito arcitriviale”” per aver contrapposto questo lato al materialismo (7). Come Gentile, anche Plenge sottolinea la presenza di Fichte in Marx: “”Se l’apprendimento culturale, per così dire l”intelletto’ del socialismo scientifico, è scaturito in buona parte dal seno materno della filosofia hegeliana, la sua ‘volontà’ invece (…) è nata in buona parte dal rinnovamento vitale della forte energia di Fichte”” (8). L’atteggiamento assunto nei confronti del fichtismo può essere la cartina di tornasole per chiarire la radicale differenza che sussiste tra la filosofia della prassi di Gentile e la filosofia della prassi di Gramsci”” (pag 92-93) [Domenico Losurdo, ‘Gramsci, Gentile, Marx e le filosofie della prassi’] [in ‘Gramsci e il marxismo contemporaneo. Relazioni al convegno organizzato dal Centro Mario Rossi, Siena, 27-30 aprile 1987’, a cura di Biagio Muscatello, 1990] [(2) A. Del Noce, Suicidio della rivoluzione, 1978, pp. 128-29; (3) G. Gentile, La filosofia di Marx, a cura di V.A. Bellezza, 1974, p. 164; (4) A. Del Noce, op. cit., p. 128; (5) V.I. Lenin, Quaderni filosofici, a cura di L. Colletti, 1969. Il testo cui Lenin fa riferimento è J. Plenge, Marx und Hegel, 1911, rist. anast. 1974; (6) V.I. Lenin, Opere, v. XXI, 1966, p. 70; (7) V.I. Lenin, Quaderni filosofici, cit., p. 369; (8) J. Plenge, Patriotismus und Kosmopolitismus heute wie einst (1918), in ‘Zur Vertiefung des Sozialismus’, 1919, p. 123]”,”GRAS-097″ “MUSCETTA Carlo”,”Pace e guerra nella poesia contemporanea da Alfonso Gatto a Umberto Saba.”,”La “”buffa”” di Giulio Barni. “”Ma chi era questo Barni? Il suo vero nome fu Giulio Camber, pare di origine dalmata. A 23 anni, quando scoppiò la guerra disertò dall’ esercito austro-ungarico per rifugiarsi pressoun suo amico d’ infanzia, Enrico Elia, che studiava lettere a Firenze. Barni era laureato in giurisprudenza e partecipava a quel confuso, romantico fervore intellettuale che fu proprio delle generazioni anteguerra. Ad iniziarlo nel mondo dell’ arte e della cultura dovette essere fors Enrico Elia; fu certamente lui a infondergli la passione interventista: Parlammo di Rosina, di Hegel e di Spinoza, dell’ estetica di Croce, di Benito Mussolini. Mi disse: “”E tu che pensi?”” Gli dissi: “”Odio il massacro, vorrei gettare le bombe, vorrei..”” ma lui sorrise; parlò di tutti gli altri, dei socialisti tedeschi…”” Partirono insieme, volontari nell’ arma di fanteria (“”la buffa””), come, a torto, la dileggiavano i soldati delle altre armi), Entrambi vittime designate della guerra: Enrico Elia, “”più in questo, fortunato”” (commenta Saba) cadde sul Podgora; Giulio Barni nell’ ultima catastrofe. Richiamato col grado di maggiore e comandato al tribunale militare di Bologna, fu poi inviato in Albania, secondo alcuni, a sua richiesta. La morte che aveva cercato nell’ altra guerra (e la combatté tutta, da valoroso) lo colse nel 1941, in seguito alla caduta da un cavallo indocile che egli si era ostinato a cavalcare. Fu una forma di suicidio inconscio; l’ ultima, oscura protestga di un temperamento anarcoide e generoso (…)””. (pag 28) Saba sui soldati che vanno in guerra. (pag 90)”,”ITAB-215″ “MUSELLA Luigi”,”Il trasformismo.”,”Luigi MUSELLA insegna storia contemporanea nell’ Università di Napoli. Tra le sue pubblicazioni ‘Individui, amici, clienti. Relazioni personali e circuiti politici in Italia meridionale tra Ottocento e Novecento’ (Il Mulino, 1994) e ‘Clientelismo. Tradizione e trasformazione della politica italiana 1975-1992′ (Guida, 2000). Coniato da DEPRETIS che voleva allargare il consenso estendendo il governo alla borghesia progressista- il termine trasformismo ha finito per indicare una prassi parlamentare consistente nel continuo scambio di voti tra maggioranza e opposizione, nei frequenti passaggi di deputati e senatori da una parte politica all’ altra, in una maggioranza mobile. Sui giornali il termine ha poi preso il significata di disponibiltà a voltare gabbana, da qui l’ idea del trasformismo come categoria antropologica; come aspetto negativo del carattere nazionale. Tesi: trasformismo vero e proprio modello italiano (v. 4° copertina) “”Il modello trasformista giolittiano finì tuttavia anche per ereditare una lunga tradizione che aveva profonde radici non solo all’ interno del sistema politico, ma anche della società politica, dove i mutamenti nelle alleanze rappresentavano l’ unico modo per sopravvivere e salire nella carriera. Tale modello non plasmò solo le dinamiche centrali e parlamentari, ma tutta l’ organizzazione del consenso. Il clientelismo in qualche modo divenne complementare al trasformismo””. (pag 85)”,”ITAA-100″ “MUSELLA Luigi”,”Storia del socialismo napoletano.”,”””Questi scontri dovevano lasciare il segno. Nel dicembre del 1911, in previsione della riunificazione tra riformisti e sindacalisti, erano uscita dalla sezione Bernardo Viola e Pasquale Cammarella, dichiarandola “”un’anticamera della massoneria””; li avevano seguiti, poco dopo, Mario Bianchi, Gustavo Savarese ed altri. Tutti fecero atto di adesione alla frazione intransigente rivoluzionaria. Il 3 marzo 1912 gli elementi di sinistra della Campania si dettero convegno nella sezione di Portici, che fungeva da centro di coordinamento, nel tentativo di darsi una struttura organizzativa. Intanto, i più estremisti avevano fondato il circolo “”Carlo Marx””, impegnandosi in un lavoro di propaganda attiva tra le masse lavoratrici e nello studio collettivo delle opere di Marx. Dopo il cngresso di Reggio Emilia, essi credettero che la nuova direzione del partito avrebbe sconfessato uomini e metodi della Federazione socialista napoletana, e ne sollecitarono l’intervento quando credettero di avere le prove dell’acquiescenza dei riformisti e dei sindacalisti alle direttrive elettorali massoniche. Costantino Lazzari, cui fu affidata l’inchiesta, venne a Napoli per un sopralluogo e, spinto da preoccupazioni unitarie, presentò una relazione conciliante, sulla base della quale la direzione, nella riunione del 5 marzo 1913, invitò la Federazione a sciogliere le due frazioni (…)””. (pag 65) “”L’opposizione più intransigente alla tattica bloccarda venen sostenuta dal circolo “”Carlo Marx””, che raccoglieva, intorno a Bordiga, i socialisti napoletani fermamente attestati sulle direttive del congresso di Reggio Emilia. “”Qui si fa del socialismo marca “”cavallo”” (lo stamma della città) – scriveva Mario Bianchi a Morgari, subito dopo la ratifica del blocco – del socialismo locale, tutti gli atteggiamenti intransigenti… anzi rivoluzionari se vuoi; ma schiavo della Massoneria e legato al “”popolarismo”” borghese democratico repubblicano (…)””””. (pag 66-67)”,”MITS-319″ “MUSELLA Luigi”,”Il trasformismo.”,”Luigi Musella insegna Storia contemporanea nell’Università di Napoli.”,”ITAP-041-FL” “MUSI Aurelio”,”L’Europa moderna fra Imperi e Stati.”,”MUSI Aurelio è professore ordinario di storia moderna presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Salerno della quale è stato preside dal 1995 al 2001. E’ coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia dell’Europa mediterranea (Univ. Basilicata). E’ autore di varie opere (v. 4° cop).”,”EURx-257″ “MUSIL Robert”,”L’ uomo senza qualità. Volume primo.”,”Singolare è il destino letterario di Robert MUSIL. Da vivo non ottenne fama e solo una parte di questo romanzo fu pubblicata (1931) mentre egli era ancora in vita. A dieci anni dalla morte, si è imposto alla critica internazionale come uno dei più importanti scrittori del secolo. Nato a Klagenfrut nel 1880, MUSIL, figlio di un alto funzionario austriaco, allievo d’un collegio militare poi studente di fisica e ingegneria, assistente al Politecnico, passò agli studi filosofici, fu giornalista e bibliotecario. Ma per trent’anni il suo vero ‘lavoro’ fu questo romanzo. Dopo l’ ‘Anschluss’ si rifugiò a Zurigo, dove morì, sconosciuto nel 1942. MUSIL, come PROUST e JOYCE, dissolve lo schema tradizionale del romanzo e, nel conflitto di ULRICH (personaggio-eroe negativo incapace d’ agire) rispecchia con lucida analisi la crisi della società europea.”,”VARx-045″ “MUSIL Robert”,”Sulla stupidità e altri scritti.”,”MUSIL Robert “”Sotto questo aspetto i due tipi dominanti dell’uomo pratico, il commerciante e il politico, sono affini, malgrado tutto ciò che li separa, al tipo d’uomo spiritualmente dominante della nostra epoca. Le basi spirituali del capitalismo sono le stesse: se tiene conto soltanto dei fatti; si fa affidamento solo su se stessi; si afferrano gli appigli solidi e si lavora sul sodo; l’uomo, l’uomo così com’è, è pienamente autonomo; e, nel ‘tempo libero’, il deserto dell’anima. La politica, come la si intende oggi, è la più netta antitesi dell’idealismo, per non dire la sua perversione”” (pag 118) “”La stupidità ci domina con travolgente impudicizia”” (pag 236)”,”VARx-449″ “MUSIL Robert”,”L’ uomo senza qualità. Volume secondo.”,”Capri espiatori. “”A questa tentazione si trovò esposto Feuermaul quando il ministro della Guerra lo congedò e la sorveglianza della signora Drangsal si allentò per ignote ragioni. Stumm von Bordwehr seppe soltanto riferire che Feuermaul aveva avuto un vivacissimo dialogo con un giovanotto che dalla descrizione era presumibilmente Hans Sepp. Ad ogni modo era uno di quelli che si servono sempre di un capro espiatorio al quale accollano tutti i mali che non sanno risolvere; l’orgoglio nazionale è uno di questi casi, in cui per pura convinzione si sceglie un capo espiatorio che non sia consanguineo ed abbia la minor somiglianza possibile con l’interessato. Com’è risaputo è un grandissimo sollievo, quando ci si arrabbia, scaricare su qualcuno la propria collera, anche se non ci ha né colpa né peccato; non così noto è che si possa dire altrettanto dell’amore. Anche l’amore, non avendo altra occasione, deve spesso sfogarsi su qualcuno che non ne può niente. Così Feuermaul era un giovane industrioso, che nella lotta per la vita poteva essere assai perverso, ma il suo “”capro amatorio”” era l’uomo, e quand’egli pensava all’uomo in generale diventava un oceano di bontà inappagata. Hans Sepp invece era in fondo un buon figliolo che non aveva nemmeno cuore d’ingannare il direttore Fischel, e il suo capo espiatorio era “”l’uomo non tedesco”” al quale addossava tutta la sua rabbia per le cose che non poteva mutare. Sa il cielo che cosa s’erano detti in principio; dovevano aver cavalcato ciascuno il “”capro”” lanciandolo contro l’altro, perché Stumm raccontò: – Non capisco proprio come sia accaduto: a un tratto furono circondati di gente e in un batter d’occhio si formò un vero assembramento, tutti i presenti nelle sale erano intorno a loro! – E sai di che cosa discutevano? – chiese Ulrich. Stumm alzò le spalle (…)”” (pag 418)”,”VARx-045-B” “MUSIL Robert, a cura di Bianca CETTI MARINONI”,”Die Verwirrungen des Zöglings Törleß – I turbamenti del giovane Törleß.”,”Robert Musil (Klagenfurt 1880 – Ginevra 1942) Einaudi ha pubblicato: L’uomo senza qualità, Incontri, Pagine postume pubblicate in vita, Tre donne, Vinzenz e l’amica degli uomini importanti, I fanatici, Diari 1899-1941, Saggi e lettere e, nella Biblioteca dell’Orsa, Romanzi brevi, novelle e aforismi. Il romanzo tratta un soggetto psicologico, e non è neppure all’altezza della psicologia più semplice.”,”VARx-026-FL” “MUSOLINO Benedetto”,”Giuseppe Mazzini e i Rivoluzionari italiani. Volume 1 e 2.”,”Benedetto MUSOLINO nacque a Pizzo Calabro nel 1809 da una famiglia di tradizioni patriottiche, studiò filosofia e cominciò a scrivere nel 1830 dimostrando subito sfiducia nel costituzionalismo borghese come nel’ assolutismo. Fu arrestato nel 1830 col sospetto di liberalismo. Liberato dopo poco tempo, negli anni successivi fondò la setta dei ‘Figliuoli della Giovane Italia’ (1833-34), la più importante organizzazione neocarbonica dell’ Italia meridionale. Ma non ebbe niente in comune con quella di Giuseppe MAZZINI: la organizzazione segreta di MUSOLINO differiva da quella di MAZZINI nel modo come era concepita e strutturata. Negli anni 1830 e 1840 subì varie volte il carcere e dopo tentativi insurrezionali fu condannato a morte in contumacia. A Roma partecipò alla Repubblica romana. Nel libro in oggetto comincia a sottolineare il valore della democrazia.”,”ITAB-078″ “MUSOLINO Rocco”,”Per una ricerca sull’ estetica di Labriola.”,”Marx Engels Labriola (pag 738-739) “”Pur nelle accentuazioni polemiche della contrapposizione alla filosofia tradizionale, che scendeva dal cielo alla terra invece di salire dalla terra al cielo, non è difficile trovare in Marx e in Engels la critica esplicita di una grossolana sopravvalutazione del momento economico, e quindi di un volgare determinismo; e se per essi anche le sfere ideologiche che stanno più in alto, «nell’aria» – come la filosofia, l’arte, la religione – rimangono strettamente legate al processo storico-sociale, se la produzione delle idee e delle rappresentazioni può risultare addirittura come «emanazione» più o meno diretta dell’attività materiale (4), resta pur sempre avvertito, sul piano dell’interpretazione storica, il pericolo di sbrigative riduzioni proprie di una rozza concezione materialistica (5). A religione arte filosofia viene negato uno sviluppo ‘autonomo’ e una storia ‘autonoma’ nel senso che «gli uomini che sviluppano la loro produzione materiale e i loro scambi materiali trasformano, insieme a questa loro realtà, anche il loro pensiero e i prodotti del loro pensiero» (6). Analoga avvertenza si trova insistentemente nel Labriola, in particolare là dove egli rileva che una storia delle idee non può esaurirsi «nel circolo vizioso delle idee che spieghino se stesse», criticando con ciò «il fantastico assunto ideologico, che ‘arte, religione e scienza’ siano svolgimenti subiettivi e svolgimenti storici di un preteso spirito artistico, religioso, o scientifico, il quale s’andrebbe manifestando successivamente per un proprio ritmo di evoluzione, qua e là sussidiato o impedito dalle condizioni materiali»”” (pag 738-739) [(4) Per cui anche nell’arte e nella religione è possibile rintracciare un filo conduttore che tanto più sembra svolgersi in armonia con la traccia dello sviluppo economico quanto più grande è il periodo storico considerato (V. la lettera di Engels a Heinz Starkenburg, in Marx Engels, ‘Sull’arte e la letteratura, Milano, Universale Economica, 1954, p. 7; (5) Tale pericolo, al quale non sfuggiva ad es. un Plekhanov, lo stesso Engels individuava nelle tendenze della nuova generazione marxista; e nel 1890 egli scriveva a Giuseppe Bloch: «Il fatto che i giovani talora annettono al lato economico una importanza maggiore di quella che gli spetta, è in parte colpa di Marx e mia. Di fronte agli avversari noi dovevamo sottolineare il principio essenziale da loro negato, e allora non trovavamo sempre il tempo, il luogo e l’occasione di rendere giustizia agli altri fattori che partecipano all’azione reciproca. Ma non appena si giungeva all’esposizione di un periodo della storia, cioè all’applicazione pratica, la cosa cambiava e nessun errore era possibile. Ma purtroppo accade troppo di frequente che si creda d’aver perfettamente compreso una nuova teoria e di poterla senz’altro maneggiare, non appena ci si è appropriati dei principi essenziali per di più non sempre in modo esatto. Non posso risparmiare questo rimprovero a più d’uno dei ‘marxisti’ dell’ultima ora e per questo si è creata talvolta una strana confusione» (V. Marx-Engels, ‘Sul Materialismo storico’, Roma, ed. Rinascita, 1949, p. 78). Cfr. anche, del Labriola, ‘Del Materialismo Storico. Delucidazione preliminare’, in ‘La concezione materialistica della storia’, Laterza, 1947, pp. 142-5 e 225; (6) M.-E., ‘Sull’arte e la letteratura’, Universale Economica, Milano, 1954, pp. 3-4]”,”LABD-112″ “MUSSA Carlo BIGIARETTI Libero BANFI Antonio GUTTUSO Renato BIANCHI BANDINELLI Ranuccio JACCHIA Arrigo NENNI Giuliana ALESSANDRINI Ada MONTESI Mario ZECCHI Carlo GALLINARO Maria Bianca OLIVO O.M. LEVI Giorgina CAPORASO Elena ROBOTTI Paolo LONGO Rosetta DI VITTORIO Giuseppe”,”Noi siamo stati nell’U.R.S.S.”,”””Questa agiatezza generale, balza poi evidente dall’aspetto florido e soddisfatto della popolazione e dal suo abbigliamento”” (Di Vittorio) (pag 216) “”L’Unione Sovietica … è la patria naturale della pace”” (idem) (pag 218) “”Come lo stakanovista rappresenta la vittoria dell’intelligenza dell’operaio sulla fatica del lavoro manuale, il tecnico del mondo socialsita deve assurgere sempre più a dignità di scienziato, e quest’ultimo deve tendere a superare la differenza tra scienza speculativa e scienza applicata, deve vedere il progresso scientifico in funzione del valore umano e sociale”” (Carlo Mussa) (pag 9) “”L’individualismo della moralità borghese fissa alla virtù ideale o al dovere per il dovere, è, di fatto degenerato nell’immoralismo. L’uomo sovietico, in cui veramente si compie l’uomo copernicano, conosce un’etica collettiva e costruttiva, si fa creatore del mondo, di un’umanità concretamente liberata, cui si sono aperte le vie dell’avvenire e in ciò sperimenta la sua propria personale dignità”” (A. Banfi) (pag 37)”,”PCIx-119″ “MUSSET Alain”,”Geopolitique du Mexique.”,”Alain MUSSET è maître de conferences à l’ université Paris-X Nanterre e membro dell’ Institut Universitaire de France. E’ specialista della geografia del Messico e dell’ America centrale. E’ autore di varie opere sulla regione e collabora con le Università messicane e centroamericane.”,”AMLx-021″ “MUSSET Alain”,”Le Mexique, économies et sociétés.”,”Il peso dei grandi gruppi messicani (pag 59-62) (L’industria auto in Messico e la taglia delle grandi imprese messicane, geografia spaziale dell’industria messicana) Alain Musset, maitre de conférences à l’Université de Paris X, Membre de l’Institut Universitaire de France, cartografia di Anne-Marie BARTHELEMY e Alain MUSSET”,”AMLx-182″ “MUSSGNUG Florian”,”Lutero e la Riforma protestante.”,”‘Nel suo scritto «Contro le bande brigantesche e assassine dei contadini» (maggio 1525) [Lutero] accusò Münzer e i contadini di essersi ribellati all’ordine costituito e perciò alla volontà divina e invitò chiunque a «colpire, scannare, massacrare» i ribelli per fermare la loro violenza omicida. In particolare Lutero si appellò alla nobiltà tedesca: contro le «schiere infernali» dei contadini il potere politico doveva usare la «spada sanguinante» che gli era stata affidata da Dio per difendere l’ordine sociale. Quando l’esercito dei principi si scontrò con le truppe dei ribelli a Frankenhausen, in Turingia, nel maggio 1525, la sconfitta dei contadini fu terribile: più di 6.000 furono uccisi in battaglia e altri 500, fra cui Münzer, arrestati e torturati a morte. Le speranze in una società più egualitaria e giusta, che avevano ispirato la più vasta e drammatica delle rivolte contadine del tardo Medioevo finirono tragicamente. Lutero, che per mesi era vissuto nell’attesa della morte, era riuscito a scampare alla violenza della guerra e poteva portare avanti la sua riforma. Ma il prezzo da pagare era stato altissimo: l’uomo che aveva invitato i principi alla strage dei contadini, non era più l’idolo delle masse che a Worms aveva avuto la società tedesca dietro di sé. Nazionalisti e rivoluzionari, che avevano guardato verso il teologo di Wittenberg con simpatia e speranza, non potevano perdonargli il suo tradimento. Per salvare se stesso e per realizzare i suoi progetti religiosi, Lutero aveva dovuto scegliere con chi stare e sie era schierato con la parte vincente, la nobiltà delle grandi casate feudali tedesche. Adesso, senza l’appoggio del popolo dei contadini, il destino della riforma era interamente affidato al potere dei principi territoriali’ (pag 69-73)”,”RELP-063″ “MUSSINO Antonio a cura; scritti di Pasquale SCARAMOZZINO Piergiorgio CORBETTA Mario CACIAGLI Maria Sofia CORCIULO Mariona FERRER FONS Antonio FLORIDIA Roberto DE-LUCA Ornello VITALI Antonio MUSSINO e Sandro TOMARO Eva Anduiza PEREA Veronica CORSINI Vittoria CUTURI Rossana SAMPUGNARO Venera TOMASELLI Arjuna TUZZI Antonio AGOSTA Nicola PORRO Pietro SCALISI Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Youri CHULIENKO e Vladimir LISSENKO”,”Le nuove forme di astensionismo elettorale. Atti del Convegno SISE.”,”scritti di Pasquale SCARAMOZZINO Piergiorgio CORBETTA Mario CACIAGLI Maria Sofia CORCIULO Mariona FERRER FONS Antonio FLORIDIA Roberto DE-LUCA Ornello VITALI Antonio MUSSINO e Sandro TOMARO Eva Anduiza PEREA Veronica CORSINI Vittoria CUTURI Rossana SAMPUGNARO Venera TOMASELLI Arjuna TUZZI Antonio AGOSTA Nicola PORRO Pietro SCALISI Gianfranco BALDINI e Guido LEGNANTE Youri CHULIENKO e Vladimir LISSENKO”,”STAT-594″ “MUSSO Stefano”,”La gestione della forza-lavoro sotto il fascismo 1910 – 1940.”,”Stefano MUSSO è nato nel 1952. E’ stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli. Ha pubblicato numerosi saggi di storia sociale del proletariato industriale torinese, e il volume ‘Gli operai di Torino, 1900-1920′, (MILANO, 1980).”,”MITT-033″ “MUSSO Pierre”,”Saint-Simon et le saint-simonisme.”,”Pierre MUSSO dottore in scienze politiche, è insegnante all’ Univ Paris I- Sorbona e all’ Univ Paris IX – Dauphine, e D di progetto al Centre national d’ etudes des telecommunications (CNET).”,”SOCU-050″ “MUSSO Stefano”,”Storia del lavoro in Italia dall’ Unità a oggi.”,”Stefano MUSSO insegna Storia dell’ industria presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni ‘Gli operai di Torino, 1900-1920′ (1980). “”Taylor richiamava in particolare l’ attenzione sul fatto che ogni operaio di mestiere lavorava con metodi propri. Si doveva invece, a suo parere, studiare quale fosse il metodo migliore (one best way), ovvero il metodo che permettesse di compiere il lavoro in meno tempo, e farlo applicare a tutti gli operai””. (pag 76)”,”MITT-150″ “MUSSO Fabio BARTOLUCCI Francesco PAGANO Alessandro”,”Competere e radicarsi in Cina. Aspetti strategici e operativi.”,”MUSSO Fabio è professore associato presso la Facoltà di economia dell’ Università di studi di Urbion ‘Carlo Bo’. BARTOLUCCI Francesco è dottore commercialista e revisore contabile, PAGANO Alessandro è ricercatore presso la Facoltà di Economia dell’ Università degli studi di Urbino. “”Secondo la legge cinese, i lavoratori hanno il diritto di costituire o aderire liberamente a associazioni sindacali che seguano le regole dettate dalla Trade union law (TUL) del 1992, ma tale adesione o costituzione non viene in alcun modo imposta. (…) Per quanto riguarda lo sciopero, questo in Cina è privo di un qualunque riferimento normativo quindi non è considerato un diritto costituzionale, ma viene consentito, non essendo comunque vietato né oggetto di disposizioni penali””. (pag 227)”,”CINE-011″ “MUSSO Stefano”,”La gestione della forza-lavoro sotto il fascismo. Razionalizzazione e contrattazione collettiva nell’ industria metallurgica torinese (1910 – 1940).”,”Stefano MUSSO è nato nel 1952. E’ stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli. Ha pubblicato numerosi saggi di storia sociale del proletariato industriale torinese, e il volume ‘Gli operai di Torino, 1900-1920’, (MILANO, 1980). 2° copia “”Agli inizi della crisi, l’eco del fordismo è ancora vivo, e una serie di iniziative di Ford suscitano ammirazione: il progetto, della metà del 1929, di pagare ai lavoratori degli stabilimenti in Europa un salario cpace dello stesso potere d’acquisto di quello degli operai di Detroit, progetto poi finito nel nulla ma che aveva suscitato non pochi timori tra gli industriali europei, l’aumento delle paghe dei 140.000 dipendenti e la diminuzione dei prezzi di vendita delle vetture decisi nel novembre 1929; le condizioni aziendali più floride in confronto ai concorrenti che nei primi mesi della crisi Ford era riuscito a garantirsi grazie alla maggior vendita di vetture di piccolo costo. Col proseguire e l’inasprirsi della crisi, però, si sbiadisce il mito della razionalizzazione, imputata da più parti di aver causato sovrapproduzione e disoccupazione. Paradossalmente la crisi del mito trascina con sé anche il correttivo, l’alto salario, che l’americanismo proponeva per equilibrare dal lato della domanda l’accresciuto potenziale dell’offerta (…)””. (pag 96)”,”ITAF-239″ “MUSSO Pierre”,”Le vocabulaire de Saint-Simon.”,”MUSSO Pierre Saint-Simon (1760-1825) Organizzazione sociale (pag 53)”,”SOCU-181″ “MUSSO Bruno”,”Lungo i sentieri dell’economia e del lavoro cercando il volto di Dio.”,”Bruno Musso (Torino, 1939) già universitario cattolico della FUCI, laureato in ingegneria (Politecnico) ha svolto attività nella grande industria e ha raggiunto i vertici dell’elettromeccanica italiana.”,”RELC-317″ “MUSSO Stefano a cura, saggi di Luigi TOMASSINI Elisabetta BENENATI Giuseppe DELLA-ROCCA Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Alessandra PESCAROLO Santo PELI Liliana LANZARDO Giovanni CONTINI Sandro RUJU Anna DI-GIANNANTONIO e Gloria NEMEC Barbara CURLI Laura Francesca SUDATI Carlo SIMONI Augusta MOLINARI John FOOT Giuseppe BERTA Anne von OSWALD Franco RAMELLA”,”Tra fabbrica e società. Mondi operai nell’Italia del Novecento.”,”Contiene un saggio sulla Prima guerra mondiale: Sandro PELI, ‘Operai e guerra. Materiali per un’analisi dei comportamenti operai nella prima e nella seconda guerra mondiale’ (pag 197-228) Marx. “”Le famiglie delle lavoranti a domicilio conducevano, come dimostra l’inchiesta, un’esistenza miserabile, stretta fra la miserie e le malattie, e questo gruppo sociale si caratterizza per un particolare ritardo nel passaggio a strategie di fecondità più restrittive, coerenti con le possibilità di miglioramento sociale offerte da un contesto urbano (26). Gli alti livelli di fecondità si coniugavano con la mortalità infantile, in un ciclo ininterrotto di nascite e morti, che, piuttosto che i modelli demografici protoindustriali, ricorda le osservazioni di Marx sui comportamenti riproduttivi del proletariato più povero (27). Non diverso il caso delle lavoratrici dell’ago descritte in un’inchiesta su Roma (28). Il caso dello ‘sweating system’ e della sua espansione nel primo Novecento costituisce un primo esempio utile a evidenziare la simultaneità e il parallelismo fra i processi di sviluppo delle fabbriche e l’espansione intorno a esse, di ampie aree di lavoro a domicilio nei settori a produzione non standardizzata dell’abbigliamento e dell’arredamento”” (pag 183-184) [Alessandra Pescarolo, ‘Il lavoro a domicilio femminile: economie di sussistenza in età contemporanea’] [(in) ‘Tra fabbrica e società. Mondi operai nell’Italia del Novecento’, a cura di Stefano Musso, Annali Feltrinelli, XXXIII, 1997, Feltrinelli, Milano, 1999] [(26) M. Gribaudi, ‘Mondo operaio e mito operaio. Spazi e percorsi sociali a Torino nel primo Novecento’, Torino, 1987; (27) Secondo Marx i meccanismi della riproduzione proletaria creati dalle leggi dell’accumulazione capitalistica sono i seguenti: “”non soltanto la massa delle nascite e dei decessi, ma anche la grandezza assoluta delle famiglie”” erano “”inversamente proporzionali al livello del salario””. Un comportamento “”assurdo””, che ricordava la riproduzione in massa di alcune “”specie di animali individualmente braccati””. K. Marx, Il capitale’, Roma, 1967, p. 704] (pag 183-184) Mike Bongiorno sfidò Marx sulla popolarità tra la classe lavoratrice del nord Italia (pag 617)”,”ANNx-034″ “MUSSO Stefano”,”Gli operai di Torino, 1900-1920.”,”Stefano Musso è nato nel 1952. Laureatosi in filosofia all’Università di Torino, ha collaborato alla rivista ‘Classe’ ed è stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli. Attualmente (1980) svolge ricerche sulla classe operaia a Torino nel periodo fascista. Parte del volume dedicata al periodo della grande guerra: ‘Parte seconda. Composizione di classe e lotte operaie tra guerra e dopoguerra. Capitolo terzo. L’industria e la grande guerra. Capitolo quarto. Produzione bellica e problemi di organizzazione del lavoro. Capitolo quinto. Gli effetti della guerra sulla struttura della classe e sulle sue lotte. Nuovi fattori di unità di classe. La linea della Fiom. Le vertenze dei metallurgici e le lotte del proletariato torinese. Egualitarismo e ventagli retributivi. Capitolo sesto. Le lotte del dopoguerra. La fase culminante del ciclo di scioperi. Le lotte a Torino. I consigli di fabbrica. (pag 121-224) “”Il Belluzzo; portavoce della grande industria meccanica, in un breve scritto del 1917 (9), individua limiti e carenze nella diffusione dell’organizzazione scientifica del lavoro in Italia durante il periodo bellico. “”(…) Da noi i concetti di lavorazione in serie si sono introdotti in alcuni casi (Fiat insegni) ma la grande maggioranza dei nostri industriali meccanici lavoravano prima della guerra per le richieste, molteplici nella forma, dei pochi clienti di casa. (…) La guerra ha insegnato che la lavorazione in serie, l’uso dei calibri, ma non ha insegnato l’economia, il modo di ridurre i costi di produzione, né poteva farlo perché necessitava produrre e “”produrre ad ogni costo”” (…). Purtroppo in alcune officine meccaniche italiane è ignoto ai dirigenti perfino il nome del Taylor e si vedono in esse le macchine utensili lavorare con dei criteri ormai da tempo superati, delle velocità ormai raddoppiate: si vedono ancora gli operai arruotare i loro utensili sulle mole ad acqua (…); nessuno controlla la velocità di taglio, la forma degli utensili (…). (…) ancora oggi è possibile vedere un gruppo di torni identici, che compiono la stessa operazione ad un identico proiettile, andare a velocità diverse”””” (pag 143-144) [(9) G. Belluzzo, ‘L’organizzazione scientifica delle industrie meccaniche in Italia’, in ‘L’Industria’, 21 giugno 1917 (…)]”,”MITT-370″ “MUSSO Mario”,”Da Pietro al Papato.”,”Omaggio dell’autore Cartina pag 41 ‘Diffusione del Cristianesimo al termine del IV secolo. Cartina pag 49 ‘Lo Stato Pontificio nel suo più ampio sviluppo territoriale'”,”RELC-341″ “MUSSO Enrico”,”Terra e cielo. Le due sponde del Mediterraneo.”,”Enrico Musso, genovese, romano per necessità, sardo d’elezione, terminatigli studi classici ha conseguito la Licenza presso il Pontificio istituto di tudi Arabi e d’Islamistica, e si è laureato in Studi Islamici all’Istituto Universitario Orientale di Napoli (2003). Contiene: ‘Storia della moschea che era in Genova a cavallo dei secoli XVII e XVIII’ (pag 87-94)”,”VIOx-217″ “MUSSO Stefano”,”Proletariato industriale e fascismo a Torino. Aspetti del territorio operaio.”,”Lavoro realizzato grazie a un borsa di studio messa a disposizione da Alfonso Leonetti alla Fondazione Feltrinelli.”,”MITT-424″ “MUSSO Stefano”,”Gli operai di Torino, 1900-1920.”,”Stefano Musso è nato nel 1952. Laureatosi in filosofia all’Università di Torino, ha collaborato alla rivista ‘Classe’ ed è stato borsista presso la Fondazione Feltrinelli. Attualmente (1980) svolge ricerche sulla classe operaia a Torino nel periodo fascista.”,”SIND-001-FFS” “MUSSOLINI Benito”,”Dal socialismo alla nazione. Scritti e discorsi.”,”Contiene l’articolo: ‘Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante’ , Avanti!, 10 ottobre 1914 (pag 42-52)”,”ITAF-339″ “MUSSOLINI Benito, a cura di Enzo SANTARELLI”,”Scritti politici di Benito Mussolini.”,”Mussolini più uomo d’azione che scrittore politico Dal saggio introduttivo di Enzo Santarelli: “”Una duplice obiezione potrebbe essere avanzata: che Mussolini non à precisamente uno scrittore politico, non avendo lasciato testi “”teorici”” ragguardevoli, non essendo questa la sua fondamentale disposizione; che il capo del fascismo italiano, proprio in quanto espressione del fascismo, manca di una sua propria dignità, non essendosi il fascismo dimostrato storicamente autonomo – ad una considerazione di lungo periodo e strutturale – rispetto alle classiche tradizioni del liberalismo e del socialismo”” (pag 13)”,”ITAF-034-FF” “MUSSON A.E.”,”British Trade Unions, 1800-1875.”,”A.E. Musson è Professore di Storia Economica nell’Università di Manchester. Ha pubblicato lavori sulle Trade Unions e il tradeunionismo nell’industria tipografica. Altro lavoro: ‘The Congress of 1868: The Origins and Establishment of the Trade Union Congress’. Musson, A. E. (Albert Edward) (1920-?) “”The influence of Karl Marx on British trade unions during these years appears to have been very limited [109-11]. Although the First International Working Men’s Association was founded in London in 1864, with George Odger, secretary of the Trades Council, as its president, and William Cremer as its secretary, the main motive of the relatively small number of British trade unions which affiliated was the very limited one of preventing strike-breaking through the introduction of European labour, although there was certainly a wider and increasing interest in international democratic movements at the time. The membership of affiliated British trade unions never reached more than about 50,000, possibly less, out of a total-union membership at the time of perhaps 800,000″” (pag 57-58)”,”MUKx-210″ “MUSTÈ Marcello”,”Marxismo e filosofia della praxis. Da Labriola a Gramsci.”,” Marcello Musté insegna Filosofia teoretica presso la Sapienza di Roma. Fa parte del Consiglio di indirizzo scientifico della Fondazione Gramsci Onlus. È autore di numerosi studi sulla storia della cultura e della filosofia italiana tra cui le monografia su Vincenzo Gioberti, Benedetto Croce, Adolfo Omodeo, Franco Rodano e Felice Balbo. Manca la bibliografia. Il ritmo della storia (Labriola) “”Nel secondo saggio – ‘Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare’- il problema del comunismo critico trovò uno svolgimento ben altrimenti impegnativo, portando Labriola alla soglia; se non proprio all’interno, della filosofia della praxis. (…) (pag 42-43) Materialismo e idealismo: la realtà del mondo esterno. “”Nei passaggi cruciali degli ‘Appunti’, Gramsci confutava ogni fissazione naturalistica dell’esteriorità, sempre riportandola all’elemento umano e storico. Così accadeva, per esempio, a proposito del concetto di materia, che contro Bucharin, arrivava a tradurre nel “”rapporto umano””, inteso come l’attività umana cristallizzata, «oggetto di produzione e di proprietà, in quanto in essa è cristallizzato un rapporto sociale e questo corrisponde a un determinato periodo storico» (pag 203-204)”,”GRAS-165″ “MUSTÈ Marcello”,”Rivoluzioni passive. Il mondo tra le due guerre nei ‘Quaderni del carcere’ di Gramsci.”,”Marcello Mustè insegna Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma. Fa parte del Consiglio di indirizzo scientifico della Fondazione Gramsci e della Commissione scientifica per l’Edizione Nazionale degli scritti di Antonio Gramsci. Per Viella ha pubblicato nel 2018 ‘Marxismo e filosofia della praxis. Da Labriola a Gramsci’. Tra i temi trattati: – Le due aggiunte al Quaderno I (Quaderni del carcere) – Tre fonti della teoria del cesarismo (pag 84-96) – Il bonapartismo, Stalin e Trotsky (pag 97-101) – Il cesarismo come forma politica delle rivoluzioni passive – La guerra di posizione – Americanismo una rivoluzione passiva? – Fascismo e corporativismo “”Nel lessico dei ‘Quaderni del carcere’ la formula “”cesarismo”” si trova spesso accostata a quella di “”bonapartismo””. Anzi, “”bonapartismo”” (fin da Quaderno 1) precede l’uso di “”cesarismo””, la cui prima occorrenza compare nella nota del Quaderno 4 su ‘L’ elemento militare in politica’. Fino al Quaderno 9 Gramsci adopera ordinariamente l’espressione «cesarismo o bonapartismo», per indicare la sostanziale identità semantica dei due termini. Dal 1932 (nello stesso periodo in cui inizia i quaderni «speciali») il lemma “”cesarismo”” tende nettamente a prevalere (…)”” (pag 97); “”La prima occorrenza del lemma “”bonapartismo”” rinvia a numerosi altri luoghi dei quaderni e richiederebbe un esame completo del giudizio sull’Urss e sulla sua (non lineare) evoluzione. La questione riguarda anzi tutto Trotsky, perché in una nota della miscellanea del Quaderno 4, databile al novembre 1930, Gramsci osservò che «la tendenza di Leone Davidovi [Trockij]» era costituita dalla «””volontà”” di dare «supremazia all’industria» e di «accelerare con mezzi coercitivi la disciplina e l’ordine nella produzione, di adeguare i costumi alle necessità del lavoro». E aggiunse che fu necessario «spezzar[e] inesorabilmente» quella posizione, che generava uno «squilibrio tra pratica e teoria» e riproduceva lo stesso pericolo che «si era manifestato già precedentemente, nel 1921», cioè nel momento in cui Lenin aveva inaugurato la Nep e superato le contraddizioni del “”comunismo di guerra””. Ma soprattutto osservava che la politica auspicata a Trotsky, se applicata con il rigore che veniva richiesto, «sarebbe sboccata necessariamente in una forma di bonapartismo». (…) Le novità riguardavano, naturalmente, il riferimento a Trotsky e il richiamo alla svolta leniniana del 1921, indicata come esempio e modello di una saggia politica di modernizzazione. È chiaro che, nella mente di Gramsci, c’era un nesso essenziale tra le posizioni dei due grandi nemici dell’età post-leniniana, tra la visione “”militare”” di Trotsky e l’esito autoritario di Stalin; non solo perché Stalin, in una discorde armonia, riprendeva quei progetti di industrializzazione accelerata, ma perché l’uno aveva spianato la strada all’altro, creando le condizioni nelle quali la soluzione “”bonapartista”” aveva potuto affermarsi. La lotta contro il trotskismo, che anche Gramsci aveva sostenuto tra il 1924 e il 1926, era del tutto coerente, perciò, con l’avversione per qualsiasi forma di bonapartismo”” (pag 101) [Marcello Mustè, ‘Rivoluzioni passive. Il mondo tra le due guerre nei ‘Quaderni del carcere’ di Gramsci’, Viella, Roma, 2022; capitolo ‘Il bonapartismo, Stalin e Trotsky’] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GRAS-174″
“MUSTI Domenico”,”Demokratia. Origini di un’idea.”,”Domenico MUSTI è professore ordinario di storia greca presso la facoltà di lettere del’ Università La Sapienza di Roma. Autori di diversi saggi apparsi nella ‘Storia e civiltà dei Greci’ a cura di R. BIANCHI BANDINELLI. Ippodamo. Atene. Le case modeste dei politici del passato. “”Che già in età arcaica i Greci mirassero a una struttura ordinata dell’impianto urbano, da far valere soprattutto nelle città di nuova fondazione, è ben noto. In cosa consiste, allora, la novità ippodamea? Aristotele nella ‘Politica’ afferma, a proposito delle case private, che la loro impostazione e costruzione è più graziosa e più pratica, se fatta secondo linee rette, seguendo il principio ippodameo. Unica obiezione mossa da Aristotele è che città costruite ordinatamente, secondo un reticolo stradale di tipo ortogonale, sono più esposte agli assalti dei nemici: una preoccupazione assolutamente valida, nella condizione della vita delle città antiche, sempre minacciate dalla guerra. Il passo che fa invece riferimento in maniera più precisa alla “”uniformità”” delle abitazioni appartiene alle ‘Leggi’ di Platone: vi si sostiene che le case dovrebbero esser fatte in modo che l’intera città sia una sorta di muro e abbia nelle case una difesa, in ragione della loro uniformità e della loro eguaglianza in rapporto alle strade. Anche in questo caso ci troviamo nel quadro di una concezione tendenzialmente oligarchica e piramidale della società. In effetti, una testimonianza letteraria sicura sulla uniformità delle case private, per il V secolo, non c’è, né si può utilizzare in questo senso la polemica affermazione della ‘III Olintiaca’ di Demostene (parr.25-6), secondo cui i grandi uomini politici ateniesi del passato – il riferimento è a Milziade ed Aristide – possedevano case molto modeste, mentre al presente cominciano a comparire abitazioni di lusso. Che tra V e IV secolo si sia andata accentuando, anche all’interno del tessuto urbano, la possibilità di una differenziazione nelle forme e nell’aspetto delle case, non c’è dubbio.”” (pag 121)”,”STOx-125″
“MUSTI Domenico”,”Demokratía. Origini di un’idea.”,”Domenico Musti è professore ordinario di Storia greca presso la Facoltà di lettere dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Autore di diversi saggi apparsi nella Storia e civiltà dei Greci, ha pubblicato Polibio e l’imperialismo romano, Strabone e la Magna Grecia, ha curato per la Fondazione Lorenzo Valla la Guida della Grecia. ha scritto L’economia in Grecia e una Storia greca.”,”STAx-059-FL”
“MUSTI Domenico”,”Introduzione alla storia greca, dalle origini all’età romana.”,”Domenico Musti insegna Storia greca presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Roma La Sapienza. Fra le sue opere Lo Stato dei Seleucidi, Tendenze nella storiografia romana e greca su Roma arcaica, Società antica, Polibio e l’imperialismo romano, Strabone e la Magna Grecia, Città e popoli dell’Italia antica. Per i nostri tipi ha curato La storiografia greca, Le origini dei Greci, Dori e mondo Egeo, e ha scritto L’economia in Grecia, Demokratia, Origini di un’idea, Il simposio.”,”STAx-065-FL”
“MUSTI Domenico a cura”,”Le origini dei Greci. Dori e mondo Egeo.”,”Domenico Musto (Sezze Romano, 1934) insegna Storia greca presso la Facoltà di Lettere dell’Univ. di Roma La Sapienza.”,”STAx-010-FV”
“MUSTI Domenico”,”Storia greca. Linee di sviluppo dell’età micenea all’età romana.”,”Domenico Musti è professore ordinario di Storia greca presso la Facoltà di lettere dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Autore di diversi saggi apparsi nella Storia e civiltà dei Greci, ha pubblicato Polibio e l’imperialismo romano, Strabone e la Magna Grecia, ha curato per la Fondazione Lorenzo Valla la Guida della Grecia. ha scritto L’economia in Grecia e una Storia greca.”,”STAx-078-FL”
“MUSTO Renato a cura”,”Gli IWW e il movimento operaio americano. Storia e documenti 1905-1914.”,”””Le due gambe dell’ organizzazione economica sono Conoscenza ed Organizzazione”” (pag 182, IWW, 1910)”,”MUSx-130″
“MUSTO Marcello a cura; saggi di Manfred NEUHAUS Gerald HUBMANN Izumi OMURA Malcolm SYLVERS Gian Mario BRAVO Mario CINGOLI Peter THOMAS Giuseppe CACCIATORE Marcello MUSTO Gianfranco BORRELLI Stathis KOUVELAKIS Roberto FINELLI Geert REUTEN Christopher J. ARTHUR Riccardo BELLOFIORE Enrique DUSSEL Jacques BIDET Fritz Wolfgang HAUG Michael R. KRÄTKE André TOSEL Domenico JERVOLINO Domenico LOSURDO Alex CALLINICOS Wei XIAOPING”,”Sulle tracce di un fantasma. L’ opera di Karl Marx tra filologia e filosofia.”,”Saggi di Manfred NEUHAUS Gerald HUBMANN Izumi OMURA Malcolm SYLVERS Gian Mario BRAVO Mario CINGOLI Peter THOMAS Giuseppe CACCIATORE Marcello MUSTO Gianfranco BORRELLI Stathis KOUVELAKIS Roberto FINELLI Geert REUTEN Christopher J. ARTHUR Riccardo BELLOFIORE Enrique DUSSEL Jacques BIDET Fritz Wolfgang HAUG Michael R. KRÄTKE André TOSEL Domenico JERVOLINO Domenico LOSURDO Alex CALLINICOS Wei XIAOPING MUSTO è dottorando di ricerca in “”Filosofia e Politica”” presso l’ Università degli Studi di Napoli L’Orienale. Astrazione in Hegel e in Marx. “”Così di tanto si differenzia Marx da Hegel in quanto si differenziano; tra Marx ed Hegel, i rispettivi significati e statuti della categoria di “”astrazione””. Giacché, mentre in Hegel l’ astrazione è sinonimo di un sé che non entra in rapporto e in riferimento con l’ altro, ed è dunque incapace di universalizzazione, con Marx l’ astrazione diventa, nella società moderna, il massimo fattore di realtà e di universalizzazione, capace di compenetrare della sua logica l’ intero mondo altro, del concreto naturale e delle esistenze umane.”” (pag 217-218, Roberto Finelli) “”Il ‘Capitale’ di Marx segna una rottura radicale con la teoria ricardiana del valore prevalente in quegli anni””. (pag 225, Geert Reuten) Tabella: Le Categorie della Logica e della Forma di Valore. Hegel, Enciclopedia. C.J. Arthur, The New Dialectic and Marx’s Capital, Brill, Leiden, 2002, (pag 108-09) (pag 252) “”Quando Marx, nel 1859, pubblicò la prima parte della sua lungamente attesa “”Economia””, presentò la sua critica come la risposta finalmente trovata a tutti gli enigmi irrisolti dell’ economia classica. Il primo capitolo si conclude con un dettagliato elenco delle obiezioni mosse dagli economisti alla teoria del valore di Ricardo. Ognuna di queste quattro obiezioni è stata tradotta da Marx in un problema la cui soluzione dovrebbe essere fornita nei capitoli successivi: la ben nata confusione sul “”valore del lavoro”” e sul lavoro come misura del valore venne tradotta nel problema su come si possa “”sviluppare il salario”” sulla base della definizione del valore. Marx affermava secco: “”La dottrina sul salario fornisce la risposta””.”” (pag 311, M.R. Krätke)”,”MADS-417″
“MUSTO Marcello”,”Ripensare Marx e i marxismi. Studi e saggi.”,”MUSTO Marcello “”Tale condizione incise profondamente sul lavoro di Marx e sui suoi tempi: “”spesso debbo perdere l’intera giornata per avere uno scellino. Ti assicuro che, quando considero i dolori di mia moglie e la mia personale impotenza, manderei tutto al diavolo”” (K. Marx a F. Engels 25 ottobre 1852, in Marx Engels Opere vol XXXIX pp. 169). A volte la situazione raggiunse livelli insostenibili, ad esempio nell’ottobre del 1852, quando egli scrisse a Engels: “”ieri ho impegnato il vestito che mi feci a Liverpool per comprare della carta da scrivere”” (K. Marx a F. Engels, 27 ottobre 1852, ivi, p. 175). Comunque, a tenere alto il morale di Marx rimanevano sempre le tempeste sui mercati ed egli ne scrisse, infatti, nelle lettere indirizzate a tutti gli amici più vicini. Con grande autorionia, nel febbraio del 1852 aveva dichiarato a Lassalle: “”la crisi finanziaria ha raggiunto un culmine paragonabile solo alla crisi commerciale che adesso si fa sentire a New York e a Londra. Purtroppo io, a differenza dei signori commercianti, non ho neppure la risorsa della bancarotta”” (K. Marx a F. Lassalle, 23 febbraio 1852, ivi, p. 525). Ancora, in aprile aveva detto a Weydemeyer che, a causa di circostanze straordinarie quali le scoperte dei nuovi giacimenti d’oro in California e Australia e la penetrazione commerciale degli inglesi in India, “”può darsi che la crisi si faccia attendere fino al 1853. Ma poi l’esplosione sarà terribile. Fino a quel momento non c’è da pensare a convulsioni rivoluzionarie”” (Karl Marx a Joseph Weydemeyer, 30 aprile 1852, ivi, p. 550). A Engels, infine, nell’agosto del 1852, subito dopo i fallimenti seguiti alla speculazione negli Stati Uniti, aveva trionfalmente comunicato: “”non é questa la crisi imminente? La rivoluzione potrebbe venire prima di quanto desideriamo”” (Karl Marx a Friedrich Engels, 19 agosto 1852, ivi, p. 119). Del resto, Marx non si limitò ad esprimere queste valutazioni solo nel suo carteggio, ma ne scrisse anche sul “”New York Tribune””. Nell’articolo del novembre 1852 ‘Pauperismo e libero scambio’, infatti, commentando il grande flusso degli investimenti industriali in corso, aveva affermato: “”la crisi assumerà un carattere assai più pericoloso che nel 1847, quando ha avuto un carattere commerciale e finanziario più che non industriale””, poiché “”quanto più il capitale eccedente si concentra nella produzione industriale, (…) tanto più massiccia sarà la crisi e tanto più a lungo ricadrà sulle masse lavoratrici”” (Marx, Pauperismo e libero scambio, in Marx Engels Opere, vol. XI, 1982, p. 373)”” [Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi. Studi e saggi, 2012] pag 90-91 “”Dopo la sua scomparsa, gran parte degli originali di Marx venne custodita nell’archivio del Partito socialdemocratico tedesco di Berlino, ma fu trattata con la massima negligenza. I conflitti politici in seno al partito tedesco impedirono la pubblicazione dei rilevanti e voluminosi inediti di Marx e produssero anche la dispersione dei suoi manoscritti, così da compromettere, per lungo tempo, la possibilità di un’edizione completa delle sue opere. Nessuno, inoltre, si occupò di stilare un elenco del lascito intellettuale di Marx e i [Grundrisse] restarono sepolti assieme alle altre sue carte. L’unico brano dato alle stampe durante quel periodo fu l'[Introduzione]. Essa fu pubblicata nel 1903, sulla rivista “”‘Die Neue Zeit’ [Il tempo nuovo]””, da Karl Kautsky, il quale nella breve nota che accompagnò il testo lo presentò come un “”abbozzo frammentario”” datato 23 agosto 1857. Kautsky sostenne che si trattava dell’introduzione dell’opera principale di Marx e, per questo motivo, le diede il titolo di ‘Introduzione a una critica dell’economia politica’. Egli aggiunse, inoltre che, “”nonostante il suo carattere frammentario, anche il presente lavoro offre una grande quantità di nuovi punti di vista”” (Karl Marx, Einleitung zu einer Kritik der politischen Ökonomie’, in “”Die Neue Zeit””, XXI, 1903, 23, p. 710. L’affermazione di Karl Kautsky si trova all’interno della nota I.). Intorno ad esso, infatti, si manifestò un notevole interesse. Tradotto, inizialmente in francese (1903) e inglese (1904), prese a circolare rapidamente dopo che Kautsky l’ebbe pubblicato, nel 1907, in appendice a ‘Per la critica dell’economia politica’ e apparve anche in russo (1922), giapponese (1926), greco (1927), cinese (1930), fino a diventare poi uno degli scritti più commentati dell’intera produzione teorica di Marx. Nonostante la fortuna dell'[Introduzione], i [Grundrisse] rimasero ancora a lungo sconosciuti. E’ difficile credere che, insieme con l'[Introduzione], Kautsky non abbia ritrovato anche l’intero manoscritto. Egli, comunque, non vi fece mai riferimento e, quando poco dopo decise di pubblicare alcuni inediti di Marx, si concentrò solo su quelli del 1861-63, che diede alle stampe parzialmente, dal 1905 al 1910, con il titolo di [Teorie del plusvalore]. La scoperta “”ufficiale”” dei [Grundrisse] avvenne, invece, nel 1923 grazie a David Rjazanov, direttore dell’Istituto Marx-Engels di Mosca e promotore della ‘Marx-Engels-Gesamtausgabe’, l’edizione delle opere complete di Marx ed Engels. Dopo aver esaminato il ‘Nachlaß’ di Berlino, egli rese pubblica l’esistenza dei [Grundrisse] in una comunicazione sul lascito letterario di Marx ed Engels, tenuta all’Accademia socialista di Mosca: “”ho ritrovato tra le carte di Marx altri otto quaderni di studi di economia. (…) Il manoscritto è databile alla metà degli anni Cinquanta e contiene la prima stesura dell’opera di Marx [Il Capitale], della quale, al tempo, egli non aveva ancora stabilito il titolo, e che rappresenta [anche] la prima elaborazione del suo scritto ‘Per la critica dell’economia politica’ (David Rjazanov, ‘Comunicazione sull’eredità letteraria di Marx ed Engels’, in Lucien Goldmann, Ideologia tedesca e le tesi su Feuerbach, Samonà e Savelli, Roma, 1969, p. 68). In quella stessa sede affermò inoltre: “”in uno di questi quaderni (…) Kautsky ha trovato l”Introduzione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’ e riconobbe al complesso dei manoscritti preparatori di ‘Il capitale’ “”straordinario interesse per conoscere la storia dello sviluppo intellettuale di Marx, così come la peculiarità del suo metodo di lavoro e di ricerca”” (Ibid.). Grazie all’accordo di collaborazione per la pubblicazione della ‘Marx-Engels-Gesamtausgabe’, stipulato tra l’Istituto Marx-Engels (IME), l’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte e il Partito socialdemocratico tedesco, detentore del ‘Nachlaß’ di Marx ed Engels, i [Grundrisse] furono fotografati assieme a molti altri inediti e gli specialisti di Mosca cominciarono a studiarli su esemplari in copia. Tra il 1925 e il 1927, Pavel Veller, collaboratore dell’IME, catalogò tutti i manoscritti preparatori di ‘Il capitale’, il primo dei quali erano proprio i [Grundrisse]. Sino al 1931, essi furono completamente decifrati e dattilografati e nel 1933 ne fu dato alle stampe, in lingua russa, il [Capitolo sul denaro], cui fece seguito, due anni dopo, l’edizione tedesca. Nel 1936, infine, l’Istituto Marx-Engels-Lenin (IMEL), subentrato all’IME, riuscì ad acquisire sei degli otto quaderni dei [Grundrisse], circostanza che rese possibile la soluzione dei problemi editoriali ancora irrisolti (Cfr. Ernst Theodor Mohl, Germany, Austria and Switzerland, in Marcello Musto (ed.), ‘Karl Marx’s “”Grundrisse””. Foundations of the Critique of Political Economy 150 Years Later, Routledge, London-New York, 2008, p. 189). Poco dopo, dunque, i [Grundrisse] poterono essere finalmente pubblicati: furono l’ultimo importante manoscritto di Marx, per giunta molto esteso e risalente a una delle fasi più feconde della sua elaborazione, a essere reso noto al pubblico. Essi apparvero a Mosca nel 1939, a cura di Veller, che ne scelse il titolo: ‘Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie (Rohentwurf) 1857-1858’. Due anni dopo, seguì la stampa di un’appendice [Ahnang], che comprese gli appunti di Marx del 1850-51 dai ‘Principi di economia politica e dell’imposta’ di David Ricardo, le note su [Bastiat e Carey], gli indici sul contenuto dei [Grundrisse] da lui stesso redatti e, infine, il materiale preparatorio [Urtext], a ‘Per la critica dell’economia politica’ del 1859. La prefazione al libro del 1939, siglata dall’IMEL, evidenziò decisamente il valore del testo: “”il manoscritto del 1857-1858, pubblicato per la prima volta ed integralmente in questo volume, costituisce una tappa decisiva dell’opera economica di Marx”” (Marx-Engels-Lenin-Institut, ‘Vorwort’, in Karl Marx, ‘Grudnrisse der Kritik der politischen Ökonomie (Rohentwurf) 1857-1858’, Verlag für Fremdsprachige Literatur, Moskva, 1939, p.VII)”” (pag 294-296) [Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi. Studi e saggi, 2012] (ancora da inserire)”,”MADS-594″
“MUSTO Marcello a cura; saggi di Joachim BISCHOFF e Christoph LIEBER Terrell CARVER Enrique DUSSEL Ellen MEIKSINS WOOD John BELLAMY FOSTER Iring FETSCHER Moishe POSTONE Marcello MUSTO Michael R. KRÄTKE Ernst Theodor MOHL Lyudmila L. VASINA Hiroshi UCHIDA Zhongpu ZHANG André TOSEL Mario TRONTI Pedro RIBAS e Rafael PLA LEON Stanislav HUBIK Ferenc L. LENDVAI Gheorghe STOICA Christopher J. ARTHUR Birger LINDE Lino VELJAK Kamran NAYERI Hoger POLITT Vesa OITTINEN John MILIOS Ahmet TONAK Ho-Gyun KIM José Paulo NETTO”,”Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the critique of political economy 150 years later.”,”MUSTO Marcello è un ricercatore presso l’Università di Napoli, L’Orientale. Saggi di Joachim BISCHOFF e Christoph LIEBER Terrell CARVER Enrique DUSSEL Ellen MEIKSINS WOOD John BELLAMY FOSTER Iring FETSCHER Moishe POSTONE Marcello MUSTO Michael R. KRÄTKE Ernst Theodor MOHL Lyudmila L. VASINA Hiroshi UCHIDA Zhongpu ZHANG André TOSEL Mario TRONTI Pedro RIBAS e Rafael PLA LEON Stanislav HUBIK Ferenc L. LENDVAI Gheorghe STOICA Christopher J. ARTHUR Birger LINDE Lino VELJAK Kamran NAYERI Hoger POLITT Vesa OITTINEN John MILIOS Ahmet TONAK Ho-Gyun KIM José Paulo NETTO “”In 1851, Charles Dana, the editor of the ‘New York Tribune’ (NYT), invited Marx to become one of his European correspondents. Marx accepted, and from August 1851 until February 1862 he and Engels regularly wrote several articles for the NYT a week. Actually, the first series of articles (on ‘Revolution and Counterrevolution in Germany’) for that journal was provided by Engels and published under Marx’s name. In about ten years time, Marx and Engels wrote several hundred articles, the ‘Tribune’ published more than 490 of them, many (about 45 per cent) unsigned, as leading articles. Engels contributed a lot, more than one-quarter of these articles, mostly dealing with military affairs and war events. A large part, about one-third of Marx’s articles were devoted to the analysis of actual economic and financial matters, mostly in Britain but also in other European countries and on the level of the world economy at large. As the NYT was rapidly growing, selling eventually nearly 300,000 copies altogether, and became the largest newspaper in the English-speaking world, Marx was actually one of the leading and most widely read economic journalists of his time, a renowned expert on all economic and financial matters whose judgement on monetary and financial crises in Europe was highly respected. Marx also earned himself a reputation as a leading expert of international politics – he wrote on all the major international conflicts and wars of his time. In 1859, in his ‘Foreword’ to ‘A contribution to the Critique of Political Economy Marx referred to his work for the NYT, stressing the fact that he had to acquaint himself with a lot of practical details of economic life that went far beyond the range of the science of political economy proper. While Marx wrote the ‘Grundrisse’ manuscript, his journalistic work, although reduced under the pressure of the crisis, continued as he described and analysed the major events od the great crisis of 1857-8. Actually, a lot of his journalistic work in the preceding year of 1856 had been devoted to monetary crises in Europe which he saw as harbingers of the greater crisis he had been waiting for since 1850. In November 1857, Marx saw to his delight one of his many predictions come true: this time, the British government, presed hard by the spokesmen of the City, had suspended the Bank Act of 1844 again .- exactly as Marx had predicted in an article published a few day before in the NYT. Until the spring and summer of 1858, Marx continued to comment upon the crisis events in Europe and tried to explain the rapid turn to an unexpected recovery as it occurred in Britain and other European countries. His regular work as a journalist ending in 1862, Marx did not comment upon the events of the follewing crises of 1866 and 1873 (1)”” [Michael R. Krätke, The first world economic crisis. Marx as an economic journalist] [(in) ‘Karl Marx’s Grundrisse. Foundations of the critique of political economy 150 years later’, a cura di Marcello Musto, London, 2010] (pag 163)”,”MADS-614″
“MUSTO Marcello a cura; scritti di Karl MARX Friedrich ENGELS François DUPLEIX Ferdinand QUINET Jean MARLY Adrien SCHETTEL Jean HENRI DE BEAUMONT P. ESLENS Eugène HINS Paul ROBIN Eugène STEENS Pierre FLUSE Eugène TARTARET V. TINAYRE César DE-PAEPE Jean-Louis PINDY Robert APPLEGARTH Adhémar SCHWITZGUEBEL Alfred HERMAN Johann Philipp BECKER Ludwig BÜCHNER André MURAT Louis MÜLLER R.L. GARBE Johann Georg ECCARIUS Henri Louis TOLAIN Aimé GRINAND Michail BAKUNIN Jean VASSEUR Emile AUBRY Paul LAFARGUE James GUILLAUME Eugène DUPONT Peter FOX Hermann JUNG HAFNER Karl KAUB George ODGER George WHEELER William WORLEY Charles PERRON Eduoard VAILLANT Michail BAKUNIN Friedrich Adolph SORGE Carl SPEYER Eugène POTTIER”,”Prima Internazionale. Lavoratori di tutto il mondo, unitevi! Indirizzi, Risoluzioni, Discorsi e Documenti.”,”Marcello Musto è assistant professor di sociologia teorica presso la York University (Toronto). Imposte dirette e indirette. “”a) Nessuna modifica nella forma di riscossione delle imposte potrebbe produrre un cambiamento importante nelle relazioni tra capitale e lavoro. b) Tuttavia, avendo da scegliere tra due sistemi di imposte, raccomandiamo l’abolizione totale delle imposte indirette e la loro sostituzione completa colle imposte dirette (infatti, la percezione delle imposte dirette è a miglior mercato e non influisce sulla produzione) (2). Le imposte indirette fanno infatti alzare i prezzi delle merci, che i commercianti gravano non soltanto dell’ammontare di esse, ma anche dell’interesse e del profitto del capitale anticipato nel pagamento. Inoltre, il metodo delle imposte indirette mistifica il contribuente per ciò ch’egli paga allo Stato, mentre le tasse dirette non consentono la simulazione. Per questi motivi, le tasse dirette mantengono attivo il controllo sul governo da parte di ogni membro dello Stato, mentre le imposte indirette eliminano ogni tendenza all’auto-governo. (…)”” (pag 39-40) [Karl Marx, ‘Risoluzioni del Congresso di Ginevra (1866)* (*nota del curatore: testo tratto dalle ‘Istruzioni per i delegati del consiglio generale provvisorio. Le differenti questioni’. Scritto da Karl Marx (si veda p. 25, nota) nell’agosto del 1866, fu letto al Congresso di Ginevra e approvato dai suoi delegati in tutte le parti qui incluse, eccetto quella relativa a “”Imposte dirette e indirette””, rimandata a un successivo approfondimento. Una versione modificata venne pubblicata, tra il febbraio e il marzo del 1867, nel “”Courier International”” e si trova in GC, I, pp. 340-51)] [in Marcello Musto, a cura, Prima Internazionale. Lavoratori di tutto il mondo, unitevi! Indirizzi, Risoluzioni, Discorsi e Documenti, 2014]”,”INTP-078″
“MUSTO Marcello”,”Karl Marx. Biografia intellettuale e politica, 1857-1883.”,”Il panico finanziario del 1857 e i Quaderni della crisi (pag 5-12) “”In questo periodo, Marx stava scrivendo sulla situazione finanziaria nel vecchio continente. Nell’articolo ‘La crisi monetaria in Europa’, pubblicato nell’ottobre del 1856, egli affermò che era in atto «un movimento nel mercato monetario europeo analogo al panico del 1847» (21). Anche in novembre, il ‘La crisi europea’, in disaccordo con la gran parte degli opinionisti impegnati a rassicurare circa il superamento del momento più acuto della crisi, Marx ribadì che, seppure le indicazioni che giungevano dai mercati europei «sembra[va]no posticipare a un giorno futuro il collasso finale della speculazione e della intermediazione di borsa […questo] collasso [era] assicurato». A suo avviso, infatti, «il carattere cronico assunto dall’attuale crisi finanziaria presagi[va] per essa solo una fine più distruttiva e violenta». Egli concluse, pertanto: «più la crisi si protrae, peggiore sarà la resa dei conti finale» (22)”” (pag 8) [(21) Marx, ‘Die Geldkrise in Europa’, MEW, vol. XII, p. 53; (22) Id., ‘Die Krise in Europa’, Ibid., p. 80]”,”MADS-761″
“MUSTO Marcello”,”L’ultimo Marx, 1881-1883. Saggio di biografia intellettuale.”,”Marcello Musto è professore associato di Sociologia teorica presso la York Unversity di Toronto. Ha al suo attivo molte pubblicazioni in varie lingue. In italiano ha pubblicato tra l’altro: ‘Ripensare Marx e i marxismi’ (Carocci, 2011), ‘I Grundrisse di Karl Marx’ (Ets, 2015). “”Nell’agosto del 1880, John Swinton (1829-1901), un influente giornalista statunitense di vedute progressiste (1), in visita per l’Europa, si recò a Ramsgate, una cittadina balneare del Kent, situata a pochi chilometri dall’estremità sud-orientale dell’Inghilterra. La finalità del suo viaggio era un’intervista da pubblicare sul “”Sun””, il quotidiano da lui diretto e al tempo tra i più venduti in Nord America, con uno dei principali esponenti del movimento operaio internazionale: Karl Marx. (…) Il colloquio con Marx generò nel giornalista di New York la convinzione di trovarsi al cospetto di un uomo «profondamente immerso nella sua epoca e che, dalla Neva alla Senna, dagli Urali ai Pirenei, la sua mano (era) intenta a preparare l’avvento di una nuova era». Marx lo impressionò, perché capace di passare in «rassegna il mondo europeo paese per paese, evidenziandone le peculiarità, gli sviluppi e le personalità, tanto quelle che agiscono in superficie quanto quelle che operano al di sotto di essa» (11). Egli lo intrattenne parlandogli «delle forze politiche e dei movimenti popolari delle varie nazioni d’Europa: dell’ampia corrente dello spirito russo, dei movimenti della mente tedesca, dell’attivismo della Francia, dell’immobilismo inglese. Era pieno di speranze rispetto alla Russia, filosofico mentre parlava della Germania, allegro accennando alla Francia e cupo riguardo all’Inghilterra, riferendosi sprezzantemente alle «riforme atomistiche» con le quali i liberali del parlamento britannico passano il loro tempo (12). Swinton fu sorpreso anche dalle conoscenze di Marx sugli Stati Uniti. Lo giudicò «un attento osservatore dell’attività americana» e definì «le sue osservazioni su alcune forze costitutive e sostanziali della vita americana (…) piene di suggestione»”” (pag 3-5) [(1) Cfr. Il capitolo ‘John Swinton, Crusading Editor’, in S. Garlin, ‘Three American Radicals: John Swinton, Charles P. Steinmetz, and William Dean Howells’, Westview press, Boulder, 1991, pp. 1-41; (…) (11) Ibid.; (12) Ibid.]”,”MADS-776″
“MUSTO Marcello”,”I “”Manoscritti economico-filosofici del 1844″” di Karl Marx: vicissitudini della pubblicazione e interpretazioni critiche.”,”La pubblicazione avvenuta nel 1932 non ne esaurì le vicissitudini… Tra le varie edizioni del 1932 la migliore è quella della Mega ‘Uno o due Marx? La disputa sulla “”continuità”” del pensiero di Marx (pag 771) (Primo e secondo Marx…) “”La disputa sulla “”continuità del pensiero di Marx””. “”Le due edizioni del 1932 e le due differenti interpretazioni che le accompagnarono, diedero inizio a una molteplicità di controversie, di carattere ermeneutico e naturalmente anche politico, sul testo marxiano. Da una parte, come si è visto, vi fu l’interpretazione volta a presentare questo scritto come l’espressione di una fase giovanile, ancora negativamente condizionata dall’impostazione filosofica (Adoratskij). Dall’altra invece, quella che intravvide, proprio nell’elaborazione filosofica del primo Marx, l’essenza di tutta la sua teoria critica e l’espressione più alta del suo umanesimo (Landshut e Mayer). Le due tesi misero al centro del loro dibattito la questione della cosiddetta «continuità»: c’erano stati due Marx diversi tra loro – uno giovane e una maturo -. oppure vi era stato un unico Marx che, nonostante il passare degli anni, aveva sostanzialmente conservato le sue convinzioni? Il contrasto tra queste due vedute andò sempre più radicalizzandosi. Attorno alla prima, si strinse l’ortodossia stalinista e quanti, in Europa, ne condividevano le posizioni. I sostenitori di questa concezione minimizzarono o rifiutarono del tutto l’importanza degli scritti giovanili, considerati acerbi e superficiali rispetto alle opere successive (33). Per la seconda tesi si espresse una schiera più variegata ed eterogenea di autori, che avevano tutti, però, come minimo comune denominatore, il rifiuto del «comunismo ufficiale» e volevano rompere la presunta relazione diretta tra il pensiero di Marx e la realtà politica dell’Unione Sovietica. Le affermazioni dei due protagonisti del dibattito marxista degli anni Sessanta rendono più di ogni altro commento la portata della questione. Secondo Louis Althusser: «Il dibattito sulle opere giovanili di Marx è prima di tutto un dibattito ‘politico’. C’è bisogno di ripetere che le opere giovanili di Marx (…) sono state esumate da parte socialdemocratica e sfruttate contro le posizioni teoriche del marxismo-leninismo? (…) Ecco dunque il ‘campo’ della discussione: il giovane Marx. La ‘posta’: il marxismo. I ‘termini’: se il giovane Marx è già e tutto Marx (34). Iring Fetscher affermò invece che: «Negli scritti giovanili di Marx la liberazione dell’uomo da ogni forma di sfruttamento, di dominio e di alienazione è di importanza così centrale, che all’epoca del dominio staliniano un lettore sovietico avrebbe dovuto avvertire queste argomentazioni proprio come una critica della sua situazione. Questa è anche la ragione per cui gli scritti giovanili non sono mai stati pubblicati in russo in edizioni economiche e di grande tiratura. Essi venivano considerati come lavori relativamente poco significativi di quel giovane hegeliano non ancora giunto al marxismo, che sarebbe stato allora Marx» (35). Ambedue le parti operarono degli stravolgimenti del testo di Marx. Gli ortodossi arrivarono a censurarli e ad escluderli dalle edizioni degli scritti di Marx ed Engels. Gli autori del cosiddetto «marxismo occidentale», invece, conferirono a questo primissimo schizzo incompleto di Marx, in modo manifestamente forzato, maggiore valore rispetto a ‘Il capitale’. In questo scontro ideologico, però, quasi tutti gli autori considerarono i ‘Manoscritti economico-filosofici del 1844’ un testo completo, organico e coerente, quale un’opera vera e propria. Così, nonostante l’incompiutezza e la forma frammentaria che li contraddistingue, essi furono letti prestando scarsa attenzione ai problemi filologici in essi presenti (36)”” (pag 771-772) [Marcello Musto, I “”Manoscritti economico-filosofici del 1844″” di Karl Marx: vicissitudini della pubblicazione e interpretazioni critiche, ‘Studi storici, Roma, n. 3, 2008] [(33) I. Fetscher, Marx e il marxismo. Dalla filosofia del proletariato alla Weltanschauung proletaria’, Firenze, Sansoni, 1969, p. 312; (34) L. Althusser, ‘Per Marx’, Roma, Editori Riuniti, 1967, pp. 35-37; (35) I. Fetscher, ‘Marx e il marxismo. Dalla filosofia del proletariato alla Weltanschauung proletaria’, Firenze, Sansoni, 1969, p. 312; (36) Cfr. J. Rojahn, ‘Il caso dei cosiddetti «manoscritti economico-filosofici dell’anno 1844», cit., p. 42]”,”MADS-785″
“MUSTO Marcello”,”La formazione della critica dell’economia politica di Marx. Dagli studi giovanili ai «Grundrisse».”,”Sui Quaderni di Londra, Quaderni di Parigi, Quaderni di Bruxelles, scritti giovanili, Grundrisse, articoli sul New York Tribune…”,”MADS-010-FGB”
“MUSTO Marcello, a cura, saggi di Joachim BISCHOFF e Christoph LIEBER Terrell CARVER Enrique DUSSEL Ellen MEIKSINS WOOD John BELLAMY FOSTER Iring FETSCER Moishe POSTONE Michael R. KRÄTKE Marcello MUSTO Ernst Theodor MOHL Ljudmila L. VASINA Hiroshi UCHIDA Zhongpu ZHANG André TOSEL Mario TRONTI Pedro RIBAS Rafael PLA LEON Stanilav HUBIK Ferenc L. LENDVAI Gheorghe STOICA Christopher J. ARTHUR Birger LINDE Lino VELJAK Kamran NAYERI Holger POLITT Vesa OITTINEN John MILIOS E. Ahmet TONAK Ho-Gyun KIM José Paulo NETTO”,”I ‘Grundrisse’ di Karl Marx. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 150 anni dopo.”,”””Siamo gli ultimi a negare che esistano contraddizioni nel capitale. Il nostro scopo è piuttosto quello di svilupparle appieno”” Karl Marx, ‘Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica’ (in apertura) Marx, uno dei giornalisti economici più influenti e più letti della sua epoca, un esperto riconosciuto su tutte le questioni economiche e finanziarie, uno dei maggiori esperti di politica internazionale Marx e la New York Tribune (pag 248-249) “”Nel 1851 Charles Dana, direttore del «New York Tribune (La tribuna di New York)», propose a Marx di diventare uno dei suoi corrispondenti dall’Europa. Marx accettò e, tra l’agosto del 1851 e il febbraio del 1862, li ed Engels scrissero, con cadenza settimanale, numerosi articoli per il giornale. In verità, la prima serie di articoli (intitolata ‘Rivoluzione e controrivoluzione in Germania’) era opera di Engels, anche se venne pubblicata a nome di Marx. Nel corso di un decennio circa, Marx e Engels scrissero alcune centinaia di articoli e il «New York Tribune» ne pubblicò più di 490, molti dei quali (circa il 45 per cento) senza firma, come editoriali. Engels contribuì ampiamente, per più di un quarto del totale, in particolare per gli articoli relativi a questioni militari e ad eventi bellici. Tra gli articoli di Marx buona parte, circa un terzo, fu incentrata sull’analisi di questioni economiche e finanziarie all’ordine del giorno, per lo più con riferimento alla Gran Bretagna, ma anche ad altri paesi europei nonché all’economia mondiale nella sua globalità. Poiché il «New York Tribune» era in rapida espansione – fino a divenire, con vendite che raggiunsero le 300.000 copie totali, il più importante giornale in lingua inglese – Marx divenne uno dei giornalisti economici più influenti e più letti della sua epoca, un esperto riconosciuto su tutte le questioni economiche e finanziarie, il cui giudizio sulle crisi monetarie e finanziarie in Europa godeva di vasto rispetto. Marx si guadagnò anche una reputazione come uno dei maggiori esperti di politica internazionale, scrivendo di tutti i più importanti conflitti internazionali e delle guerre del suo tempo. Nel 1859, nella ‘Prefazione’ a ‘Per la critica dell’economia politica’, Marx fece riferimento al suo lavoro per il «New York Tribune», sottolineando il fatto di essersi dovuto familiarizzare con un sacco di particolari pratici della vita economica che esulavano di gran lunga dal campo dell’economia politica propriamente detta. Mentre Marx componeva il manoscritto dei ‘Grundrisse’, il suo lavoro giornalistico, anche se ridimensionato sotto la pressione degli avvenimenti, continuò con la descrizione e l’analisi dei più importanti eventi della grande crisi del 1857-58. In realtà, buona parte del suo lavoro giornalistico nell’anno precedente, il 1856, era stato dedicato alle crisi monetarie in Europa, nelle quali egli leggeva le avvisaglie della più grande crisi che attendeva fin dal 1850. Nel novembre del 1857, Marx vide con piacere una delle sue predizioni divenire realtà: il governo britannico, a seguito delle forti pressioni dei portavoce della City, sospese nuovamente la Legge bancaria del 1844 – proprio come predetto da Marx in un articolo uscito appena qualche giorno prima sul «New York Tribune». Per tutta la primavera e fino all’estate del 1858 Marx continuò a commentare gli sviluppi della crisi in Europa e cercò di spiegare la rapida svolta verso un’improvvisa ripresa che si stava verificando in Gran Bretagna e in altri paesi del continente. Poiché il suo lavoro di giornalista terminò nel 1862, Marx non ci ha lasciato commenti sugli eventi delle crisi successive, nel 1866 e del 1873 (1). Il lavoro giornalistico è della massima importanza tanto per la teoria politica di Marx, quanto per la sua critica dell’economia politica”” (pag 264-265) [(1) In effetti, Marx, continuò a scrivere articoli per giornali tedeschi e austriaci, in particolare per “”Die Presse”” (La stampa), sul corso degli avvenimenti e sul contesto della guerra civile americana, fino alla fine del 1862] [Marcello Musto, a cura, ‘I ‘Grundrisse’ di Karl Marx. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 150 anni dopo’, Ets, Pisa, 2015] “”La nascita di un nuovo progetto editoriale rese le circostanze meno disperate. Il direttore del «New York Tribune», Charles Dana, lo invitò infatti a partecipare alla redazione dell’enciclopedia ‘The New American Cyclopaedia’ [La nuova enciclopedia americana]. La mancanza di denaro lo spinse ad accettare, ma per lasciarsi più tempo da dedicare agli studi, egli affidò a Engels gran parte dell’attività. Nella divisione del lavoro, che i due svolsero dal luglio del 1857 al novembre del 1860, Engels redasse le voci di carattere militare – ossia la maggioranza di quelle previste -, mentre Marx compilò diversi schizzi biografici. Pur se il compenso offerto, solo due dollari per pagina, era molto basso, esso costituiva pur sempre un’integrazione al disastrato bilancio. Per questo motivo, Engels lo invitò a farsi assegnare da Dana quante più voci possibili: «tanta solida scienza possiamo facilmente fornire, finché ce ne derivi un compenso il solido oro californiano» (14); mentre Marx, nella stesura dei suoi articoli, seguì spesso il principio: «essere il meno concisi possibile, finché si può farlo senza divenire insulsi» (15). Nonostante gli sforzi, lo stato delle sue finanze non migliorò affatto. Esso divenne, anzi, talmente insostenibile che, assalito da creditori paragonati a «lupi famelici» (16) e in assenza finanche del carbone per riscaldarsi nel freddo inverno di quell’anno, nel gennaio del 1858 dichiarò a Engels: «se questa situazione dura, preferirei stare 100 tese sotto terra piuttosto che seguitare a vegetare così. Essere sempre fastidioso agli altri e, per di più, personalmente tormentato di continuo dalle più piccole miserie, è alla lunga insopportabile» (17). In queste condizioni riservò le considerazioni più amare anche alla sfera degli affetti: «privatamente, penso, conduco la vita più agitata che si possa immaginare. (…) Per la gente che abbia delle aspirazioni più vaste non c’è peggiore stupidaggine che sposarsi e consegnarsi così alle piccole miserie della vita domestica e privata» (18). La povertà non fu il solo spettro ad assillare Marx. Come per gran parte della sua travagliata esistenza, egli fu affetto, anche durante questo periodo, da diversi malanni”” (pag 248-249) [Marcello Musto, a cura, ‘I ‘Grundrisse’ di Karl Marx. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica 150 anni dopo’, Ets, Pisa, 2015] [(14) Friedrich Engels a Karl Marx, 22 aprile 1857, ivi, p. 131; (15) Karl Marx a Friedrich Engels, 22 febbraio 1858, ivi, p. 299. Anche se contengono alcune riflessioni interessanti, gli articoli per l’enciclopedia furono bollati da Engels come «lavori a puro scopo di guadagno (…) che possono tranquillamente restare sepolti», cfr. Friedrich Engels a Hermann Schlüter, 29 gennaio 1891, in K. Marx F. Engels, Opere, vol. II, Ed. Riun., Roma, 1982, p. 18. Per l’edizione italiana di questi scritti si rimanda al volume K. Marx – F. Engels, Voci per The New American Cyclopaedia’, Lotta Comunista, Milano, 2003; (16) K. Marx a F. Engels, 8 dicembre 1857, in K. Marx F. Engels, Opere, vol. XI, cit., p. 234); (17) K. Marx a F. Engels, 28 gennaio 1858, ivi, p. 280; (18) K. Marx a F. Engels, 22 febbraio 1858, ivi, p. 299]”,”MADS-806″
“MUSTO Renato a cura; scritti e interventi di E.V. DEBS W.D. HAYWOOD Vincent ST. JOHN Oscar AMERINGER Ben WILLIAMS E.M. CLYDE Elizabeth GURLEY FLYNN JUSTUS A.M. STIRTON F. BOHN”,”Gli IWW e il movimento operaio americano. Storia e documenti 1905-1914.”,”‘Quando Carlo Marx e Federico Engels udirono alcune delle idee espresse da persone che si facevano chiamare socialisti, ne furono così disgustati che decisero di chiamarsi “”comunisti”” per distinguersi da quella variopinta folla di riformisti. Gli Industrial Workers of the World fanno bene ad usare il termine “”compagno-operaio”” invece dell’abusato nome di “”compagno””. “”Compagno”” ha finito con l’indicare un uomo con i capelli lunghi ed ogni donna con i capelli corti che abbiano un piano bello e pronto per un nuovo sistema sociale, una qualche critica per l’ordine esistente o un’infarinatura di economia. Vengono considerati “”compagni””: chi si fa promotore del controllo delle azioni delle miniere, il rivoluzionario che non vuole toccare la proprietà ma ridistribuire il reddito, il socialista dell’ufficio postale, quelli che lottano contro le tasse indirette, chi si batte perché la proprietà passi nelle mani dei consigli municipali, i più timidi tra gli avvocati, preti vocioni pieni di pustole, piccoli commercianti un po’ ladruncoli e perfino gli appartenenti alle forze armate. Molti datori di lavoro sono di “”cari compagni”” ma chi ha avuto la sventura di lavorare come uno schiavo per uno di loro sa che con loro non vi può essere alcun interesse comune. La parola “”compagno””, una volta elemento di distinzione, adesso è una rovina. Ma “”compagno-operaio”” è una parola che significa qualcosa, che esprime un’idea. È una parola di classe: il vostro padrone non può usarla, nessun parassita può usarla. Sta a significare chi lavora con te in fabbrica, chi effettivamente produce, chi, in qualunque parte del mondo, effettivamente lavora. È un termine che si può applicare solo a coloro che lavorano nelle miniere, nelle fabbriche, nei boschi e nei campi. Si riferisce al complesso dell’attività industriale ed è l’unico termine che si accompagna bene alla frase: «Tuo per la libertà industriale». “”Compagno-operaio”” non è certo molto distinto, ma “”compagno”” è diventato così rispettabile agli occhi della classe che ci governa che di conseguenza ha perso la maggior parte del suo significato per il lavoratore che non ha nessun tipo di proprietà’ (pag 187-188) [da ‘Industrial Worker’, 14 maggio 1910] [(in) ‘Gli IWW e il movimento operaio americano. Storia e documenti 1905-1914’, a cura di Renato Musto. Thélème, Napoli, 1975]”,”MUSx-002-FGB”
“MUSTO Marcello a cura; saggi di Manfred NEUHAUS Gerald HUBMANN Izumi OMURA Malcolm SYLVERS Gian Mario BRAVO Mario CINGOLI Peter THOMAS Giuseppe CACCIATORE Marcello MUSTO Gianfranco BORRELLI Stathis KOUVELAKIS Roberto FINELLI Geert REUTEN Christopher J. ARTHUR Riccardo BELLOFIORE Enrique DUSSEL Jacques BIDET Fritz Wolfgang HAUG Michael R. KRÄTKE André TOSEL Domenico JERVOLINO Domenico LOSURDO Alex CALLINICOS Wei XIAOPING”,”Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia.”,”‘Mancò in Italia un’analisi che Engels fece (1845) in ‘La situazione della classe operaia in Inghiterra’ (pensando anche alla Germania) e che Lenin predispose nel 1899 per la Russia zarista’ “”Negli anni finali del XIX secolo, Marx fu letto e commentato maggiormente, numerose sue opere vennero stampate; le sue traduzioni non presentarono errori clamorosi: basti pensare alla pregevole edizione di Gerolamo Boccardo del ‘Capitale’, con versione dal francese, nella «Biblioteca dell’Economista» (lodata da Engels, quando la conobbe), alle traduzioni di Martignetti e, non tanto alle popolari collane della «Critica Sociale», quanto a editori veri e propri, come il palermitano Remo Sandron o il milanese Mongini (27). Tutto questo ‘corpus’ ideale e bibliografico corrispondeva d’altronde a quanto accadeva nella vita intestina e nel dibattito dell’Internazionale ed era improntato di volta in volta, congiuntamente, dagli imperanti ricorsi all’ortodossia kautskyana, al positivismo e al socialdarwinismo (28). Frammisti a essi, i contributi originali di Labriola impallidirono o, per ricordare la celebre tesi di Croce successiva al dibattito sulla crisi del marxismo, ripresa più volte dal filosofo, preannunciarono la morte precoce del «marxismo teorico» dopo una stagione di entusiasmi (29). Gli studiosi dei precursori e della nascita del marxismo fecero e continuano a fare i conti con la questione dell’incidenza del marxismo di Turati nell’opera di fondazione e del potenziamento del Partito socialista e, in seconda istanza, con il dilemma della fragilità congenita che segnò, fino alla guerra modniale, malgrado gli interventi di Labriola, il marxismo-socialismo italiano. Al centro di esso, con significato che andò oltre il mero fatto organizzativo, furono infatti il contrasto, la divisione, le opposte valutazioni ideali e progettuali di Turati e Labriola, pur riconoscendosi entrambi nell’esperienza germanica, motivo persistente sia di divergenze sia di entusiasmi. Sgombrata la vicenda dagli appannamenti ideologici più evidenti appaiono i meriti e i limiti tanto di Turati che di Labriola. Entrambi furono essenziali per la nascita e il decollo del socialismo, che fu più confuso e meno organico ma anche più aperto e perfino socialmente più dinamico della fonte ispiratrice tedesca, accogliendo quanto ripetutamente Michels ebbe a riscontrare. Ma è essenziale riconoscere sia la carenza teorica, imputabile a Turati sia la rigidità, anticipante talune argomentazioni leniniane, identificabile in Labriola. Per quanto riguarda la «debolezza», il fenomeno si manifestò prevalentemente nel rapporto col dibattito marxista nella Seconda Internazionale. È sufficiente sfogliare, da un lato, la turatiana «Critica Sociale», da un altro, la kautskiana «Die Neue Zeit», i bernsteniani «Sozialistische Monatshefte», i «Dokumente des Sozialismus» o le riviste dell’austro-marxismo, nel campo storiografico l’ «Archiv für Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung» di Carl Grünberg, che per tanti aspetti anticipò la visioe della «marxologia» prospettata 60-70 anni più tardi da Maximilien Rubel negli «Études de Marxologie» (30). Il socialismo in Italia – è evidente – si sviluppò con forza intellettuale, emotiva e organizzativa e con rapidità, mentre il marxismo, malgrado Labriola, incise solo sull’epidermide della società, donda la sua gracilità. Furono molteplici le cause: il settoriale ritardo economico del paese e gli accesi contrasti nello sviluppo; il rapporto estretto, intimo addirittura, prima coi socilisti della cattedra e poi col positivismo; l’influenza industrialista nel Settentrione e il conseguente operaismo economistia, il radicmento nelle campagne, sempre del Centro-Nord, di un forte cattoliceismo con aperture sociali; il provincialismo di tanta parte del dibattito culturale, sia pubblicistico che accademico; infine, la presenza – a più riprese sottolineata – di un ribellismo antagonista ed estremiste (31). A questo si aggiunsero le insufficienze comuni del marxismo internazionale: i ritardi sulla «questione agraria» (l’indagine specifica di Kautsky, apparve nel ’99), sensibile per la Germania ma decisiva per l’Italia (32), qundi la ricezione preminente dell’influenza tedesca e l’imprecisa conoscenza del multiforme dibattito internazionalista, francese, inglese, americano, olandese e russo. Mancò altresì ai marxisti e socialisti itailani uno studio sistematico e radicale sulla preminenza della formazione economica e sociale del capitalismo: analisi che invece lo stesso Engels fece fin dal 1845 in ‘La situazione della classe operaia in Inghiterra’ (pensando non solo al Regno Unito ma specie alla Germania) e che Lenin predispose nel 1899 per la Russia zarista con ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia (33)”” (pag 105-106) [Gian Mario Bravo, ‘Marx e il marxismon nella prima sinistra italiana’, (in) Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia’, Manifesto-Libri, Roma, 2005, a cura di Marcello Musto] [(27) Rinvio al ‘Mongini’, cit. di Gianni e a ‘Remo Sandron, Palermo, Catalogo delle pubblicazioni del periodo comprendente l’attività di R. Sandron (dal 1873 al 1925) e quella dei suoi eredi fino al 1943’, Sandron Editore, Firenze, 1997; (28) Favilli, ‘Storia del marxismo italiano’, cit., pp. 178-202, 202-244, 244-258 (Il «corpus» marxista di fine secolo’); (29) Benedetto Croce, ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia, 1893-1900. Da lettere e ricordi personali’, Laterza, Bari, 1938; (30) Bruno Bongiovanni, ‘Rubel, Marx e il bonapartismo’, in Manuela Ceretta, a cura, ‘Bonapartismo, cesarismo e crisi della società. Luigi Napoleone e il copo di Stato del 1851’, Olschki, Firenze, 2003, pp. 123-141, e Gianfranco Ragona, ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’, Franco Angeli, MIlano, 2003; (31) Si richiamano i titoli menzionati sul socialismo e quelli, risalenti a tempi diversi, sull’anarchismo. Cito due «classici»: Max Nettlau, ‘Bakunin e l’Internazionale in Itaila dal 1864 al 1872’, Ediz. del Risveglio, Ginevra, 1928 (reprint, Roma, La Nuova Sinistra, 1970; Nello Rosselli (a cura di Leo Valiani), ‘Dodici anni di movimento operaio in Italia, 1860-1872 (1927), Einaudi, Torino, 1967. Si possono anche associare i volumi molto descrittivi di Pier Carlo Masini, ‘Storia degli anarchici italiani’, Rizzoli, Milano, 1974-1981, 2 voll.; (32) Karl Kautsky, ‘La questione agraria’ (1899), a cura e con introduzine di Giuliano Procacci, Feltrinelli, Milano, 1959; (33) In Italia, un analogo studio storiograficamente maturo è edito nel 1971: Stefano Merli, ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano, 1880-1900’, La Nuova Italia, Firenze, 1972, 2 voll.] “”Negli anni finali del XIX secolo, Marx fu letto e commentato maggiormente, numerose sue opere vennero stampate; le sue traduzioni non presentarono errori clamorosi: basti pensare alla pregevole edizione di Gerolamo Boccardo del ‘Capitale’, con versione dal francese, nella «Biblioteca dell’Economista» (lodata da Engels, quando la conobbe), alle traduzioni di Martignetti e, non tanto alle popolari collane della «Critica Sociale», quanto a editori veri e propri, come il palermitano Remo Sandron o il milanese Mongini (27). Tutto questo ‘corpus’ ideale e bibliografico corrispondeva d’altronde a quanto accadeva nella vita intestina e nel dibattito dell’Internazionale ed era improntato di volta in volta, congiuntamente, dagli imperanti ricorsi all’ortodossia kautskiana, al positivismo e al socialdarwinismo (28). Frammisti a essi, i contributi originali di Labriola impallidirono o, per ricordare la celebre tesi di Croce successiva al dibattito sulla crisi del marxismo, ripresa più volte dal filosofo, preannunciarono la morte precoce del «marxismo teorico» dopo una stagione di entusiasmi (29). Gli studiosi dei precursori e della nascita del marxismo fecero e continuano a fare i conti con la questione dell’incidenza del marxismo di Turati nell’opera di fondazione e del potenziamento del Partito socialista e, in seconda istanza, con il dilemma della fragilità congenita che segnò, fino alla guerra modniale, malgrado gli interventi di Labriola, il marxismo-socialismo italiano. Al centro di esso, con significato che andò oltre il mero fatto organizzativo, furono infatti il contrasto, la divisione, le opposte valutazioni ideali e progettuali di Turati e Labriola, pur riconoscendosi entrambi nell’esperienza germanica, motivo persistente sia di divergenze sia di entusiasmi. Sgombrata la vicenda dagli appannamenti ideologici più evidenti appaiono i meriti e i limiti tanto di Turati che di Labriola. Entrambi furono essenziali per la nascita e il decollo del socialismo, che fu più confuso e meno organico ma anche più aperto e perfino socialmente più dinamico della fonte ispiratrice tedesca, accogliendo quanto ripetutamente Michels ebbe a riscontrare. Ma è essenziale riconoscere sia la carenza teorica, imputabile a Turati sia la rigidità, anticipante talune argomentazioni leniniane, identificabile in Labriola. Per quanto riguarda la «debolezza», il fenomeno si manifestò prevalentemente nel rapporto col dibattito marxista nella Seconda Internazionale. È sufficiente sfogliare, da un lato, la turatiana «Critica Sociale», da un altro, la kautskiana «Die Neue Zeit», i bernsteniani «Sozialistische Monatshefte», i «Dokumente des Sozialismus» o le riviste dell’austro-marxismo, nel campo storiografico l’ «Archiv für Geschichte des Sozialismus und der Arbeiterbewegung» di Carl Grünberg, che per tanti aspetti anticipò la visione della «marxologia» prospettata 60-70 anni più tardi da Maximilien Rubel negli «Études de Marxologie» (30). Il socialismo in Italia – è evidente – si sviluppò con forza intellettuale, emotiva e organizzativa e con rapidità, mentre il marxismo, malgrado Labriola, incise solo sull’epidermide della società, donda la sua gracilità. Furono molteplici le cause: il settoriale ritardo economico del paese e gli accesi contrasti nello sviluppo; il rapporto estretto, intimo addirittura, prima coi socilisti della cattedra e poi col positivismo; l’influenza industrialista nel Settentrione e il conseguente operaismo economistia, il radicmento nelle campagne, sempre del Centro-Nord, di un forte cattoliceismo con aperture sociali; il provincialismo di tanta parte del dibattito culturale, sia pubblicistico che accademico; infine, la presenza – a più riprese sottolineata – di un ribellismo antagonista ed estremiste (31). A questo si aggiunsero le insufficienze comuni del marxismo internazionale: i ritardi sulla «questione agraria» (l’indagine specifica di Kautsky, apparve nel ’99), sensibile per la Germania ma decisiva per l’Italia (32), quindi la ricezione preminente dell’influenza tedesca e l’imprecisa conoscenza del multiforme dibattito internazionalista, francese, inglese, americano, olandese e russo. Mancò altresì ai marxisti e socialisti italiani uno studio sistematico e radicale sulla preminenza della formazione economica e sociale del capitalismo: analisi che invece lo stesso Engels fece fin dal 1845 in ‘La situazione della classe operaia in Inghilterra’ (pensando non solo al Regno Unito ma specie alla Germania) e che Lenin predispose nel 1899 per la Russia zarista con ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia (33)”” (pag 105-106) [Gian Mario Bravo, ‘Marx e il marxismo nella prima sinistra italiana’, (in) Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia’, Manifesto-Libri, Roma, 2005, a cura di Marcello Musto] [(27) Rinvio al ‘Mongini’, cit. di E. Gianni e a ‘Remo Sandron, Palermo, Catalogo delle pubblicazioni del periodo comprendente l’attività di R. Sandron (dal 1873 al 1925) e quella dei suoi eredi fino al 1943’, Sandron Editore, Firenze, 1997; (28) Favilli, ‘Storia del marxismo italiano’, cit., pp. 178-202, 202-244, 244-258 (Il «corpus» marxista di fine secolo’); (29) Benedetto Croce, ‘Come nacque e come morì il marxismo teorico in Italia, 1893-1900. Da lettere e ricordi personali’, Laterza, Bari, 1938; (30) Bruno Bongiovanni, ‘Rubel, Marx e il bonapartismo’, in Manuela Ceretta, a cura, ‘Bonapartismo, cesarismo e crisi della società. Luigi Napoleone e il corpo di Stato del 1851’, Olschki, Firenze, 2003, pp. 123-141, e Gianfranco Ragona, ‘Maximilien Rubel (1905-1996). Etica, marxologia e critica del marxismo’, Franco Angeli, Milano, 2003; (31) Si richiamano i titoli menzionati sul socialismo e quelli, risalenti a tempi diversi, sull’anarchismo. Cito due «classici»: Max Nettlau, ‘Bakunin e l’Internazionale in Italia dal 1864 al 1872’, Ediz. del Risveglio, Ginevra, 1928 (reprint, Roma, La Nuova Sinistra, 1970; Nello Rosselli (a cura di Leo Valiani), ‘Dodici anni di movimento operaio in Italia, 1860-1872 (1927), Einaudi, Torino, 1967. Si possono anche associare i volumi molto descrittivi di Pier Carlo Masini, ‘Storia degli anarchici italiani’, Rizzoli, Milano, 1974-1981, 2 voll.; (32) Karl Kautsky, ‘La questione agraria’ (1899), a cura e con introduzione di Giuliano Procacci, Feltrinelli, Milano, 1959; (33) In Italia, un analogo studio storiograficamente maturo è edito nel 1971: Stefano Merli, ‘Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Il caso italiano, 1880-1900’, La Nuova Italia, Firenze, 1972, 2 voll.]”,”MADS-006-FMB”
“MUSU Ignazio”,”Il debito pubblico.”,”Ignazio Musu insegna Economia politica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa di macroeconomia, sviluppo economico ed economia dell’ambiente.”,”ITAE-047-FL”
“MUSU Ignazio”,”Il debito pubblico.”,”Ignazio Musu insegna Economia politica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Tra le sue pubblicazioni per il Mulino Introduzione all’economia dell’ambiente.”,”ITAE-094-FL”
“MUTHU Sankar”,”Enlightenment Against Empire.”,”Sankar Muthu is Assistant Professor of Politics at Princeton University. Acknowledgements, Introduction, Notes, Works Cited, Index,”,”FILx-110-FL”
“MUZZIO Lino”,”Il movimento sindacale cristiano in Italia. Dalle origini al 1926. Studio storico-critico.”,”””Nel 1923 e precisamente il 12 gennaio la C.I.L. presenta un memoriale al Presidente del Consiglio, Onorevole Mussolini, dove richiamava l’attenzione del Governo, (dopo aver fatto rilevare come l’avvento del partito fascista non aveva creato le condizioni per un ritorno alla normalità, e come l’azione programmatica del Governo, nonostante i solenni impegni, non era affatto orientata all’elevazione della classe lavoratrice), sulle violenze fasciste compiute contro le organizzazioni sindacali cattoliche e sull’estrema urgenza di promuovere un complesso di leggi sui contratti di lavoro, la libertà sindacale, il riconoscimento delle organizzazioni (…)””. (pag 90-91)”,”MITT-301″
“MUZZIOLI Giuliano”,”Banche e agricoltura. Il credito all’agricoltura italiana dal 1861 al 1940.”,”Giuliano Muzzioli insegna Storia dell’economia italiana dall’Unità nazionale ad oggi nell’Università di Modena (1983). Ha pubblicato ‘L’economia modenese fra le due guerre’ (1979) e vari saggi su ‘Italia contemporanea’ e ‘Studi storici’.”,”ITAE-052-FP”
“MUZZIOLI Giuliano RINALDI Alberto”,”Dalla fiamma ossidrica al laser. La Wam da Modena all’America e alla Cina (1968-2003).”,”Giuliano Muzzioli è professore ordinario di Storia economica, facoltà di Economia Università di Modena. Alberto Rinaldi è ricercatore nella stessa facoltà Il fenomeno dell’ internazionalizzazione delle piccole e medie imprese”,”ECOG-025-FP”
“MUZZUPAPPA Sergio HÖBEL Alexander a cura; saggi di Giuseppe ARAGNO Luigi CORTESI Sergio MUZZUPAPPA Alexander HÖBEL Fabio GENTILE Luigi PARENTE”,”Fascismo e antifascismo a Napoli (1922-1952). Sette lezioni.”,”””Bordiga fu il vero protagonista della scissione di Livorno e della nascita del Partito Comunista d’Italia, di cui dirigente effettivo dal 1921 fino al ’23, a cavallo fra il 1923 e il ’24, quando l’Internazionale comunista – che era nata nel ’19 e che con il fallimento delle rivoluzioni in Occidente concepì e sviluppò via via la tendenza al monocentrismo russo-sovietico – decise da Mosca la sua sostituzione, che fu attuata. Nell’estate 1924 Gramsci divenne segretario generale del PCd’I. Il posto di Bordiga non era quello di segretario, carica che non esisteva ancora a quei tempi: Lenin non fu mai segretario del Partito bolscevico e Bordiga non fu mai segretario del Partito comunista d’Italia; erano dirigenti carismatici, tutti si riferivano a loro senza il bisogno che ci fossero le cariche di segretario generale o di presidente del partito. I primi segretari generali furono Stalin in Russia e Gramsci contemporaneamente in Italia, perché mutò il costume e mutarono alcuni cardini ideologici e organizzativi del comunismo istituzionale. (…) Nel 1926 Bordiga, già esautorato in Italia dalla direzione “”centrista”” (anche se non dalla base del partito) ma col suo prestigio internazionale intatto andò a Mosca. Qui la sua figura giganteggiò; egli si oppose direttamente a Stalin in scambi anche pubblici di grande importanza. Un po’ tutta l’Europa comunista guardava a Bordiga in quel momento, ma la forza dell’apparato sovietico (…) schiacciò contemporaneamente le resistenze dell’italiano Bordiga e del russo Trockij e via via dei comunisti di tutti i paesi che si opponevano alla linea di Stalin. Fu l’ultimo discorso, quello del ’26 di Bordiga, che contrastò pubblicamente Stalin accusandolo di burocratismo e di tendenziale macronazionalismo russo, accuse che Lenin già ammalato (…) condivideva”” (pag 35-37) [dal saggio di Luigi Cortesi, Il comunismo tra fascismo e Resistenza]”,”MITC-111″
“MYDANS Carl MYDANS Shelley”,”La pace violenta.”,”MYDANS Carl è nato a Boston e si è diplomato presso la University School of Journalism. E’ collaboratore di Life. MYDANS Shelley è la moglie di Carl. E’ stata corrispondente di Life e Time. E’ autrice di ‘Thomas’ romanzo storico sulla vita e la morta di Thomas Becket. Dalla fine della 2° guerra mondiale alla fine degli anni 1960 si sono registrate 126 crisi nazionali e internazionali nel corso delle quali si è fatto ricorso alle armi.”,”RAIx-109″
“MYERS Gustavus”,”History of the Great American Fortunes.”,”MYERS Gustavus”,”USAE-082″
“MYRDAL Gunnar”,”Teoria economica e paesi sottosviluppati.”,”Gunnar MYRDAL, nato nel 1898, è stato per vari anni Segretario esecutivo della Commissione economica per l’ Europa delle Nazioni Unite. E’ autore di varie opere tra cui: -L’ elemento politico nella formazione delle dottrine dell’ economia pura -An American Dilemma: the Negro Problem and Modern Democracy -An International Economy.”,”ECOI-057″
“MYRDAL Gunnar; collaborazione di William J. BARBER Altti MAJAVA Alva MYRDAL Paul P. STREETEN David WIGHTMAN George W. WILSON”,”Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Titolo originale ‘Asian Drama. An Inquiry Into the Poverty of Nations’.”,”Principali collaboratori di MYRDAL: William J. BARBER professore di scienze economiche, Altti MAJAVA demografo, Alva MYRDAL membro consiglio ministri,ministro per il disarmo, Svezia, Paul P. STREETEN Professore di scienze economiche, David WIGHTMAN Lettore all’ International Economic History, George W. WILSON P del Department di Economics and Division of Economic Research, Indiana University.”,”ASIx-018″
“MYRDAL Gunnar; collaborazione di William J. BARBER Altti MAJAVA Alva MYRDAL Paul P. STREETEN David WIGHTMAN George W. WILSON”,”Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Titolo originale ‘Asian Drama. An Inquiry Into the Poverty of Nations’.”,”Karl Gunnar MYRDAL è nato a Gustaf in Svezia nel 1898. Allievo di Gustav CASSEL gli successe nel 1933 alla cattedra di politica economica e finanziaria all’Università di Stoccolma, di cui era docente già nel 1927. Ha insegnato anche presso l’ Institut de hautes etudes di Ginevra. E’ stato membro del partito laburista svedese, senatore e ministro dell’ Industria e commercio e segretario esecutivo della Commissione economica per l’ Europa (ECE) dell’ ONU. Nel 1938 la Fondazione Carnegie lo chiamò a dirigere una grande indagine sociologica sui neri in America che più tardi portò alla pubblicazione di ‘An American Dilemma’. Economista di razza, ha sviluppato la teoria dell’ equilibro monetario di WICKSELL.”,”ASIx-019″
“MYRDAL Gunnar; collaborazione di William J. BARBER Altti MAJAVA Alva MYRDAL Paul P. STREETEN David WIGHTMAN George W. WILSON”,”Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Titolo originale ‘Asian Drama. An Inquiry Into the Poverty of Nations’.”,”Karl Gunnar MYRDAL è nato a Gustaf in Svezia nel 1898. Allievo di Gustav CASSEL gli successe nel 1933 alla cattedra di politica economica e finanziaria all’Università di Stoccolma, di cui era docente già nel 1927. Ha insegnato anche presso l’ Institut de hautes etudes di Ginevra. E’ stato membro del partito laburista svedese, senatore e ministro dell’ Industria e commercio e segretario esecutivo della Commissione economica per l’ Europa (ECE) dell’ ONU. Nel 1938 la Fondazione Carnegie lo chiamò a dirigere una grande indagine sociologica sui neri in America che più tardi portò alla pubblicazione di ‘An American Dilemma’. Economista di razza, ha sviluppato la teoria dell’ equilibro monetario di WICKSELL.”,”ASIx-020″
“MYRDAL Jan”,”Rapporto da un villaggio cinese. Inchiesta in una comune agricola dello Shensi.”,”Jan MYRDAL è il figlio di Gunnar, l’ economista di fama mondiale. Jan ha cominciato la carriera giornalistica nel 1944 e ha al suo attivo alcune inchieste in Afghanistan, India e Birmania, compiute tra il 1958 e il 1962.”,”CINx-126″
“MYRDAL Gunnar, a cura di Seth KING”,”Il dramma dell’ Asia. Edizione abbreviata del Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Volume 1.”,”Gunnar MYRDAL è nato in Svezia nel 1898. Allievo di Gustav CASSEL gli successe nel 1933 alla cattedra di politica economica.”,”PVSx-025″
“MYRDAL Gunnar, a cura di Seth KING”,”Il dramma dell’ Asia. Edizione abbreviata del Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici. Una ricerca patrocinata dal Twentieth Century Fund. Volume 2.”,”Gunnar MYRDAL ha partecipato attivamente alla vita pubblica del suo paese quale membro del partito laburista. Nel 1970 gli è stato conferito il premio internazionale per la pace. Tra le sue opere ‘An American Dilemma’ (1943), ‘I paesi del benessere e gli altri’ (1962), ‘The Challenge of the World Poverty’ (1970).”,”PVSx-026″
“MYRDAL Gunnar”,”Controcorrente. Realtà di oggi e teorie di ieri.”,”Breve nota su Marx e il “”marxismo”” (pag 245-254) (Saggio inedito) “”Quando, due generazioni fa, Knut Wicksell, oggi tardivamente riconosciuto come il grande economista dei suoi giorni, tenne la sua prolusione come professore di economia all’ università di Lund nel 1904, cominciò con l’ affermare che la scienza economica, “”come la teologia e suppergiù per gli stessi motivi””, non era riuscita a giungere a risultanze comunemente accettate. E’ vero, osservò, che la via del progresso in tutte le scienze passa attraverso lo scontro polemico. Ma nelle scienze naturali un simile stato di guerra ha un ben definito punto di approdo: teorie vengono confutate, ipotesi diventano osbsolete, le frontiere della conoscenza sono spinte innanzi. (…) In economia, invece, tutte le dottrine persistono. Gli esempi dati allora da Wicksell sono tutti presenti, in forme leggermente diverse per il variare delle condizioni e dei problemi, al giorno d’oggi. Fedele credente nella psicologia edonistica e nella filosofia morale utilitaria, Wicksell vedeva la chiave di questa situazione disgraziata in economia nel fatto che non si fosse ancora riusciti a misurare l’ “”utilità”” – concetto base, in forma accuratamente velata, anche della moderna teoria del benessere””. (pag 157-158) MYRDAL Gunnar è nato nel 1898. Ha fondato e diretto l’ Istituto di Studi Economici Internazionali presso l’ Università di Stoccolma e dal 1945 al 1947 è stato ministro del commercio svedese. Nel 1944 ha pubblicato ‘An American Dilemma: The Negro Problem and Democracy’. Tra le sue opere tradotte in italiano: ‘Teoria economica e paesi sottosviluppati’ (1959), ‘Il valore della teoria sociale’ (1966), ‘Il saggio sulla povertà in undici paesi asiatici’ (1971).”,”ECOT-120″
“MYSYROWICZ Ladislas”,”Karl Marx, la Première Internationale et la statistique.”,”Estratto da rivista Le Movement Social’ Ladislas Mysyrowicz Marx e le inchieste sulla condizione operaia internazionale (pag 61-62-63) L’inchiesta operaia fatta dai lavoratori stessi poteva avere il merito di mettere il dito sulle piaghe sociali “”(…) Marx était loin de penser que les enquêtes sur la condition ouvrière dussent nécessairement être effectuées par les ouvriers eux-mêmes (35), il ne récusait aucunement la validité scientifique de certaines enquêtes gouvernementales. Il tenait même en très haute estime la statistique sociale anglaise. Dans la ‘première Préface’ du ‘Capital’, il écrivait: «Comparée à la statistique anglaise, la statistique sociale de l’Allemagne et du reste du continent européen est réellement misérable. Malgré tout, elle ‘soulève un coin du voile’, assez pour laisser entrevoir une tête de Méduse. ‘Nous serions effrayés de l’état de choses chez nous’ si nos gouvernements et nos parlements établissaient comme en Angleterre des commissions d’études périodiques sur la situation économique, (…) sur la santé publique, (…) sur l’exploitation des femmes et des enfants, sur les conditions de logement et de nourriture, etc,. Persée se couvrait d’un nuage pour poursuivre les monstres; nous, nous, pour pouvoir nier l’existence des monstruosités, nous nous plongeons tout entiers dans le nuage, jusqu’aux yeux et aux oreilles» (36). Remarquons, en passant, qu’au moment où l’AIT décidait d’entreprendre sa vaste enquête internationale sur la condition du travail, le Gouvernement de Sa Majesté se livrait à des investigations du même ordre par intermédiaire de ses missions diplomatiques à l’étranger, et que son exemple allait être suivi par le Gouvernement américain. Marx n’attachait certainement pas une grande importance ‘pratique’ à l’enquête ouvriere. Il dut comprendre très vite (s’il ne le fit pas d’emblée) que les services publies gouvernamentaux étaient infiniment mieux équipés pour mener pareille tâche à bien. Sans doute accordait-il une certaine portés ‘méthodologique’ et ‘symbolique’ à cette ‘enquête ouvrière «faite par les ouvriers eux-mêmes»’. Un rapprochement avec un passage de ‘Misère de la philosophie’ est ici permis: «A mesure que l’histoire marche et qu’avec elle la lutte du prolétariat se dessine plus nettement, il s (les théoriciens de la classe prolétaire) n’ont plus besoin de chercher la science dans leur esprit, ils n’ont qu’à se rendre compte de ce qui se passe devant leurs yeux et de s’en faire l’organe. Tant qu’ils cherchent la science et ne font que des systémes, tant qu’ils sont au début de la lutte, ils ne volent dans la misère que la misère, sans y voir le côté révolutionnaire, subversif, qui renversera la société ancienne. Dès ce moment, la science produite par le mouvement historique, et s’y associant en pleine connaissance de cause, a cessé d’être doctrinaire, elel est devenue révolutionnaire» (38). L’enquête ouvrière faite par les ouvriers eux-mêmes, pouvait donc avoir le grand mérite de mettre le doigt sur les plaies sociales, de faire examiner paer le prolétariat sa situation réelle de classe esploitée, et par cette analyse concrète, de dissiper les voiles de l”utopie’. L”Adresse inaugurale’ de l’AIT répond exactement à cette définition, et fait comprendre à quoi Marx, entendait faire servir l’enquête. Dans l”Adresse inaugurale’, Karl Marx, se fondant sur les statistiques officielles anglaises, et s’étendant longuement sur leurs données, dévoilait «ce fait capital que la misère des masses travailleuses n’avait point diminué de 1848 à 1864». Au terme d’une analyse fondée sur les chiffres officiels, il montrait que dans cette période de développement intense de l’industrie et du commerce, qui plongeait la haute bourgeoisie dans l’euphorie, la classe ouvriere s’était paupérisée et que, par conséquent, la seule issue à sa misère forcément croissance était dans la Révolution”” (pag 62-63) [‘Ladislas Mysyrowicz, ‘Karl Marx, la Première Internationale et la statistique’, ‘Le Mouvement Social’, n. 69, 1969] [(35) Voir: Marx à Kugelmann, 30 nov. 1867; (36) K. Marx, ‘Oeuvres’, Pléïade, I, p. 549]”,”INTP-087″