“L’HENORET André”,”Le clou qui dépasse. Récit du Japon d’en bas.”,”L’HENORET prete operaio ha soggiornato in Giappone ver vent’anni e ha lavorato in una piccola impresa di Tokyo. Conosce la lingua giapponese e ha condiviso la condizione operaia senza beneficiare di alcun privilegio. Si è integrato tra gli sfruttati per vedere la faccia nascosta del ‘miracolo giapponese’. Giovani giapponesi e immigrati. “”Un’ espressione alla moda sui giornali indica il lavoro manuale che i giovani giapponesi adesso rifiutano di fare; è “”il lavoro delle tre K””, ovvero, kitsui (“”duro””), kitanai (“”sporco””) e kiken (“”pericoloso””). Questo lavoro già oggi è lasciato ai lavoratori immigrati dei paesi asiatici che premono alle porte del Giappone””. (pag 71)”,”MJAx-009″
“LHOMME Jean”,”La politique sociale de l’ Angleterre contemporaine. Salaires, coût de la vie, emploi.”,”LHOMME Jean professore presso la facoltà di diritto di Parigi direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes. “”Nel 1944, il Libro bianco sull’ impiego prevedeva che il salari potevano essere aumentati, se la produttività fosse aumentata. Il Libro bianco del 1948 sui redditi si pronunciava nello stesso senso””. (pag 284)”,”MUKx-130″
“LHOSPICE Michel”,”La guerre de 70 et la Commune. En 1000 images.”,”Lo scollamento tra i parigini e chi li governa. Crisi sociale. “”C’est qu’en plein blocus, le laissez-faire continue à être la loi, et la liberté de s’empoisonner avec du rat crevé est protégée, comme celle de godailller dans des restaurants hors de prix. C’est ce qu’on appelle, cyniquement, le “”rationnement par la cherté””. Seule, une chose ne manque pas: l’alcool. Et nombre de Parisiens désoeuvrés emplissement les cafés jusque tard dans la nuit, avant de rentrer chez eux, l’estomac vide et le coeur plein de hargne. Aux yeux du gouvernement, la capitulation est inévitable. Aux yeux des Parisiens, les ministres sont incapablés ou traîtres. Le malentendu s’installe entre gouvernants et gouvernées, augmente et s’aggrave aussI. Trochu a beau déclarer: “”Faites confiance dans les hommes qui vous ont ramené la République””, désormais, personne n’accorde plus la moindre créance à ses proclamations patriotiques.”” (pag 162)”,”MFRC-127″
“L’HUILLIER Fernand”,”La lutte ouvriere a la fin du second empire.”,”Condizione operaia e movimento operaio, caratteristiche generali e regionali, scioperi del 1869, bacino della Loira e Aubin, sciopero di Elbeuf, sciopero di Creusot, movimento in Normandia, grandi scioperi del 1870, area industriale Alsazia.”,”MFRx-014″
“LI OGG”,”Histoire de la Corée.”,”LI OGG è chargé de cours all’ Università Yonsei (Seul) e all’ Ecole Nationale des Langues Orientales Vivantes, Lecteur alla Sorbona.”,”ASIx-066″
“LI CAUSI Girolamo”,”Il lungo cammino. Autobiografia 1906-1944.”,” “”Io fui inviato a Torino come responsabile interregionale per il Piemonte e la Liguria, carica precedentemente ricoperta da Oberti e Flecchia, entrambi arrestati. Dovetti superare qualche ostacolo di carattere politico, dovuto al fatto che a Torino trovai un nucleo di vecchi militanti, il più prestigioso dei quali era Battista Santhià, ed era naturale che questi compagni considerassero con una certa diffidenza l’ “”intruso””, l’ estraneo che ero io. Fin dal primo contatto misi subito in chiaro che a me non importava se essi erano bordighisti o ordinovisti; volevo soltanto sapere se erano disposti a lavorare per riorganizzare il partito.”” (pag 115) “”Il 21 aprile – data che i fascisti avevano sostituito al 1° maggio per la celebrazione della festa del lavoro – venne lanciata, con grande chiasso pubblicitario, la Carta del lavoro, presentata come una specie di “”Costituzione dei lavoratori””, che avrebbe dovuto garantire questi ultimi da ogni sopruso ed ingiustizia. In realtà, al di là delle roboanti dichiarazioni pseudorivoluzionaire, la Carte era il documento fondamentale su cui si basava il corporativismo fascista. Aboliti tutti i contratti di lavoro, giudicati superflui “”nel nuovo clima di concordia nazionale””, si dava sanzione giuridica ai tagli di salari già avvenuti e si lasciava mano libera agli industriali e agli agrari per riduzioni future””. (pag 120)”,”PCIx-301″
“LI YI”,”The Structure and Evolution of Chinese Social Stratification.”,”LI-YI è nata nel 1961 e si è laureata nel 1982 presso la Northwestern University (China). E’ stata Assistant Professor in Sociology nella Northwestern University (China). Ha ottenuto il Master negli Stati Uniti. Declino classe dei contadini “”In 2003, there were 312 million peasants in China, not including the 176 million peasant workers. Peasants still supply almost half of China’s labor, despite their rapidly diminishing population. The percentage of labor in agriculture is the most important variable and the most important criterion. With current technology in hand, one fourth of China’s peasants are all that’s needed to till China’s land, so well over half of them are surplus laborers.”” (pag 191)”,”CINE-022″
“LI Chien-Nung, a cura di Ssu-Yu TENG e Jeremy INGALLS”,”The Political History of China, 1840-1928.”,” Primo movimento operaio e comunista (pag 439) Colloqui tra Sun Yat-sen e Joffe (pag 442) Sun Yat-sen invia Chiang Kai-shek in Russia per colloqui (1923) (pag 443) “”Sun Yat-sen sent Chiang Kai-shek to Russia in the summer of 1923. When Chiang reached Moscow, Lenin was already seriously ill; but Chiang had conversation with Trotsky and other leaders. After a thorough field investigation of the Soviet military system, the organization of the Red Army, and the strict discipline of the Communist party, Chiang returned to China charged with new momentum to reorganize the party and to train the party army. The party leader, Sun Yat-sen, was more determined than before to join hands with Russia. Soviet Russia, to support the Kuomingtang commissioned Michael Borodin to Canton, where he met with Sun Yat-sen. A provisional Central Executive Committee consisting of nine members was formed and Borodin invited to be its advisor. Members were carefully recruited in Canton, and party offices were established in cities, towns, and other smaller divisions. The economic conditions of farmers, workers, and the bourgeois class were investigated. A unified propaganda office was set up and the party members were forbidden to express any opinions about the party before outsiders. Special schools or classes were opened to train party workers. A national congress with 165 participants, was held at Canton,on January 20, 1924. Each province sent six delegates, three of whom were appointed by the party leader, Dr. Sun, and the other three elected by the local members. (…) During the sessions of congress someone suggested that the Kuomintang should not accept as members applicants who still retained membership in another party. The Communist member, Li Ta-chao, replied that Communist members of the Third International who joined the Kuomintang must obey the Kuomintang’s principles and rules: that they should participate in the nationalist revolution, should entertain no intention of converting the Kuomintang members to Communism, and should join the Kuomintang as individuals, not as group ben on infiltrating the Kuomintang”” (pag 443-444) “”Sun Yat-sen venne inviato Chiang Kai-shek in Russia nell’estate del 1923. Quando Chiang raggiunse Mosca, Lenin era già gravemente malato,. Ma Chiang ebbe conversazioni con Trotsky e altri leader. Dopo un’indagine a tutto campo approfondita del sistema militare sovietico, l’organizzazione dell’Armata rossa, e la rigorosa disciplina del partito comunista, Chiang tornò in Cina incaricato di dare nuovo slancio per riorganizzare il partito e per addestrare l’esercito di partito. Il leader del partito, Sun Yat-sen, era più determinato che mai a stringere la mano alla Russia. La Russia sovietica, per sostenere il Kuomingtang, aveva inviato Michael Borodin a Canton, dove ebbe un incontro con Sun Yat-sen. Un Comitato esecutivo centrale provvisorio composto da nove membri venne costituito e Borodin venne invitato ad essere il suo consulente. I membri furono accuratamente reclutati a Canton, e gli uffici di partito stabiliti in città, paesi, e altre località più piccole. Vennero studiate le condizioni economiche di agricoltori, lavoratori, e della classe borghese. Un ufficio di propaganda unificata venne istituito e ai membri del partito fu proibito di esprimere qualsiasi opinione anticipata agli estranei. Scuole speciali o classi furono aperte per formare i lavoratori di partito. Un congresso nazionale con 165 partecipanti, si tenne presso Canton, il 20 gennaio 1924. Ogni provincia inviò sei delegati, tre dei quali nominati dal leader del partito, Dr. Sun, e gli altri tre eletti dai membri locali. (…) Nel corso delle sessioni del Congresso qualcuno suggerì che il Kuomintang non dovesse accettare come soci i candidati che ancora conservavano l’appartenenza a un altro partito. Il membro comunista, Li Ta-chao, rispose che i membri comunisti della Terza Internazionale che avevano aderito al Kuomintang dovevano obbedire ai principi e alle regole del Kuomintang, partecipare alla rivoluzione nazionalista, e non avere alcuna intenzione di convertire i membri del Kuomintang al comunismo, dovevano far parte del Kuomintang come individui, non come gruppo per infiltrare il Kuomintang”””,”CINx-297″
“LIAKOS Antonis”,”L’unificazione italiana e la grande idea. Ideologia e azione dei movimenti nazionali in Italia e in Grecia, 1859-1871.”,”Antonis Liakos è professore ordinario di Storia moderna e contemporanea all’Università di Atene, dove è nato nel 1947. Si è laureato all’Università di Salonicco dove ha insegnato fino al 1990. Condannato dal regime dei Colonnelli è stato in carcere dal 1969 al 1973. È autore di saggi e libri in greco tra cui ‘La Federazione socialista dei lavoratori di Salonicco e la sua Gioventù’ (1986), ‘La nascita delle organizzazioni giovanili’ (1987), e ‘Lavoro e politica in Grecia tra le due guerre (1993).”,”GREx-031″
“LIANG SHIQIU, a cura di Gianluca MAGI”,”La nobile arte dell’ insulto.”,”””E’ più conveniente usare toni educati e modi cortesi anche se il nostro interlocutore è l’ apoteosi dell’ uomo meschino e abbietto. Ciò non significa che ci si deve rivolgere a lui con l’ ossequio che si rende ad un “”Maestro””, ma significa che più l’ insulto è ammantato di cortesia e forbitezza più, per conseguenza, acquista vigore””. (pag 31) Il termine Maestro (xianshen), colui al quale nella Cina tradizionale si tributava il più grande rispetto L’ attacco laterale. “”Dar del “”ladro”” a chi ci ha rubato qualcosa oppure dar del “”bandito”” a chi ci ha derubato sono modi troppo grossolani per condurre una controversia. In questi casi, per biasimare pubblicamente qualcuno in modo veramente incisivo è conveniente innanzitutto avvalersi dell’ arte del vuoto e del pieno, del velo e del riflesso, del far risaltare di traverso e di insinuare indirettamente, del colpire di fianco e dell’ attaccare obliquamente. Ciò significa che fin dall’ inizio ci si dovrebbe mostrare, in modo convincente, comprensivi con quella tal persona, giungendo persino ad essere, in modo prudente, prodighi di espressioni rispettose e di apprezzameno. Pur senza esagerare. Conducendo così abilmente il discorso, l’ effetto finale dell’ arte dell’ insulto sarà tutt’altro che stemperato: l’ enfasi posta sulle nostre parole accentuerà l’ impressione a chiunque ci ascolti che si stia parlando soltanto di cose veraci e inconfutabili. Gli uditori giungeranno a farsi un’ idea di noi talmente favorevole da considerarci persona indulgente e magnanima. Giunti a questo punto cruciale, sarà sufficiente una sola parola per farla finita.”” (pag 21-22)”,”VARx-201″
“LIAO YIWU”,”L’ empire des bas-fonds.”,”LIAO YIWU è nato nel 1958, ed è diventato uno degli autori contemporanei più audaci della sua generazione. Traffico di donne. Intervista a trafficante. “”La società nuova ha sradicato la triade. Ma ho appreso con grande mia sorpresa, che la tratta delle donne perdura sempre: essa è oggi nelle mani di piccoli capi locali nelle regioni di montagna. E questo accade ai giorni nostri, quando si sviluppano dappertutto tecniche sempre più sofisticate!””. (pag 36)”,”CINx-173″
“LIBERATORE Raffaele FERRIGNI Giuseppe TROIA Carlo fondatori della rivista.”,”Minerva Napolitana.”,”All’epoca non si usava firmare gli articoli, tutt’al più con iniziali. Anche i fondatori della rivista Minerva Napolitana non compaiono sul testo. Informazioni tratte dal Dizionario Biografico degli Italiani (DBI): LIBERATORE Raffaele (Lanciore 1787 – Napoli 1843), FERRIGNI Giuseppe (Napoli 1797 – Torino 1874), TROIA Carlo (Napoli 1784 – Napoli 1858): (Informazioni fornite al redattore dallo storico SCOTTI DOUGLAS Vittorio). «L’esclusione della Nobiltà istorica dal parlamento è non solo ingiusta, ma eziandio, come abbiam detto, impolitica. Chiunque non ha del tutto pervertita la ragione, e si è persuaso altro essere un popolo di uomini, altro una mandria di pecore, ammirerà certamente la sapienza di coloro che dettarono la Costituzione Spagnuola. (…)» (pag 348, 1° volume) ‘La Rivoluzione napoletana del 1820 fu un evento importante nella storia del Regno delle Due Sicilie. Nel 1820, il re Ferdinando I di Napoli giurò la Costituzione, ma l’anno successivo, l’esercito austriaco invase il Regno e restaurò il potere assoluto dei Borbone. La rivoluzione fu guidata dai murattiani, una élite dalle tendenze eterogenee, e dai carbonari, che erano diventati più baldanzosi dopo la concessione della Costituzione a Palermo 1. Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte, fu re di Napoli dal 1808 al 1815. Dopo la caduta di Napoleone, Murat cercò di mantenere il trono, ma fu sconfitto dagli austriaci a Tolentino nel 1815 2. Nel 1820, Murat tentò di riconquistare il trono, ma fu sconfitto nuovamente dagli austriaci e giustiziato a Pizzo Calabro 3.”,”RISG-010-FSL”
“LIBERMAN E. e altri”,”Nuove elaborazioni e nuove esperienze nell’ economia sovietica. Scritti, studi e articoli tratti dalla stampa sovietica dal settembre 1962 all’ aprile 1963.”,”””Ad un ragionamento tanto semplice il Gosplan risponde: “”No, è impossibile fare come voi dite””. Perché? Perché nel Gosplan c’è un funzionario che “”siede”” unicamente per la pianificazione degli autoveicoli e non si interessa affatto della produzione di pneumatici. Un altro funzionario “”siede”” (cioè, ha per competenza specifica ed unica) per i copertoni, ma non si interessa affatto di altre cose, ivi compresa la produzione di autoveicoli. E non si preoccupano di coordinare in un tutto unico il lavoro di pianificazione (…)””. (pag 172-173)”,”RUSU-167″
“LIBEROVICI Sergio STRANIERO Michele L., con la collaborazione di Margot GALANTE GARRONE”,”Canti della nuova resistenza spagnola, 1939-1961.”,”Allegato ritaglio del ‘Secolo XIX’ (27 giugno 1963) dove si riporta la condanna degli autori di questo libro per offese al pudore e si assolve l’editore Giulio Einaudi.”,”MSPG-265″
“LIBERTINI Lucio PANZIERI Raniero DE-MARTINO Francesco CARACCIOLO Alberto SALVAGO Maria A. DELLA-MEA Luciano COLLETTI Lucio GUIDUCCI Roberto MAITAN Livio TAGLIAZUCCHI Pino MORANDI Rodolfo MAGNANI Valdo PESENTI Antonio BARCA Luciano FOA Vittorio”,”La sinistra e il controllo operaio.”,”Saggi di Lucio LIBERTINI e Raniero PANZIERI Francesco DE-MARTINO Alberto CARACCIOLO Maria A. SALVAGO Luciano DELLA-MEA Lucio COLLETTI Roberto GUIDUCCI Livio MAITAN Pino TAGLIAZUCCHI Rodolfo MORANDI Valdo MAGNANI Antonio PESENTI Luciano BARCA Vittorio FOA. “”E’ in crisi il sindacalismo integralista (CISL, ecc.) perché esso ha il suo naturale terreno di cultura nel fiorire delle aristocrazie operaie, nei larghi margini, oggi più difficili, del profitto monopolitistico; perché la “”democrazia aziendale”” di marca padronale avanza con il successo del neocapitalismo, entra in crisi con la sua crisi, e allorché il sindacato di classe, rinnovato, oppone alle “”relazioni umane”” e alla “”democrazia aziendale”” la integrale contrattazione del salario e interviene ad analizzare i fattori di produzione e le loro relazioni””. (pag 187, LIBERTINI Lucio PANZIERI Raniero)”,”PCIx-197″
“LIBERTINI Lucio”,”Integrazione capitalistica e sottosviluppo. I nuovi termini della questione meridionale.”,”Lucio Libertini è nato a Catania nel 1922 (è morto nel 1993, ndr). Già dirigente del PSI, è stato tra i promotori della costituzione del PSIUP nel quale è membro (1970) della Direzione e responsabile della Commissione economica. Giornalista direttore (1958-64) di “”Mondo nuovo”” è autore di saggi sul capitalismo moderno e sul movimento operaio. “”Un teorico capitalista, sia pure «riformatore», l’americano Galbraith, considerando l’irrazionalità del meccanismo capitalistico di soddisfazione dei bisogni è giunto a definire un «mito» l’importanza che la società americana continua ad attribuire al fenomeno della produzione. Quello squilibrio tra forze produttive e potere di consumo che Marx considerava «causa ultima di tutte le crisi effettive» viene risolto dallo sviluppo capitalistico moderno mediante i grandi mercati di massa, la forzatura di determinati consumi, l’intervento stabilizzatore dello Stato. Ma a parte il fatto che si tratta di una soluzione parziale, che non ha soppresso né i cicli economici né le crisi – sta di fatto che una tale soluzione parziale avviene con una deformazione della scala dei consumi, con una distorsione dei bisogni. La cosiddetta civiltà dei consumi è in questo senso una manifestazione essenziale di alienazione; è il rovescio della medaglia rispetto a un processo produttivo che si basa sullo sfruttamento della forza-lavoro. Ciò che unisce le due facce della medaglia è la logica dell’accumulazione per l’accumulazione, la logica del profitto privato. (…) Non vi è società che possa fare a meno dell’accumulazione, ma la controversia riguarda il destino dell’accumulazione”” (pag 163-164) E’ morto all’ improvviso, ieri mattina all’ ospedale Sant’ Eugenio di Roma, Lucio Libertini. Presidente dei senatori di Rifondazione comunista, aveva 71 anni, e qualche mese fa i medici gli avevano diagnosticato una grave forma tumorale, che lo aveva aggredito ai reni e al cervello. La malattia, e le intense terapie alle quali doveva sottoporsi non gli hanno tolto però, fino all’ ultimo, la passione politica che lo ha posseduto per tutta la vita, accompagnandolo attraverso una lunga e tormentata carriera politica. “”Ci ha fatto chiamare tre giorni fa dalla moglie, per dirci che sarebbe venuto da queste parti, per qualche giorno di vacanza in Val di Susa, e farci sapere che era a disposizione per comizi e feste””, racconta, turbato e commosso, Gianni Favaro, un dirigente torinese di Rifondazione. Lunedì, dopo la camera ardente che verrà allestita oggi nella sede nazionale di Rifondazione, in via Barberini 11, i funerali si terranno in piazza del Pantheon a mezzogiorno. Poi, la salma verrà sepolta a Catania, dove il senatore era nato nel ‘ 22. “”Era un uomo molto dolce, un compagno meraviglioso, in casa e fuori. E molto comunista””, dice Gabriella Pistone, 42 anni, la seconda moglie di Libertini. “”Non gli ho mai sentito pronunciare la parola ‘ scissione’ , proprio perché lui era e si sentiva un comunista, e lo sarebbe rimasto anche da solo. Le sue ultime battaglie sono state quelle sulla riforma della Rai e sul fisco. Desiderava tanto partecipare alla manifestazione sul fisco che ci sarà il 25 settembre a Roma, sperava di trovarsi insieme a migliaia di compagni e di cittadini””. Una specie di Cassandra “”A qualcuno non piaceva il suo essere una specie di Cassandra della sinistra italiana””, continua la moglie del senatore. “”Ma Lucio guardava sempre avanti, mai indietro… Non conservava nulla di materiale, neppure i molti libri che aveva scritto, ma teneva con sé i ricordi e le amicizie. In queste settimane, mi aveva dettato i primi due capitoli di un lungo viaggio, storico ma anche autobiografico, nella sinistra italiana””. Che cosa hanno significato per Libertini le ultime divisioni all’ interno di Rifondazione? Gabriella Pistone risponde senza esitare: “”Lucio non voleva le dimissioni di Garavini, ha sperato e creduto che tutto potesse risolversi con un po’ di autocritica da parte di Sergio, e ha sofferto perché questa non è arrivata. Diversamente da come è stato detto, lui voleva affermare la libertà, anche dentro il partito, non certo il contrario””. “”La sinistra ha perso un militante non facile””, ha detto Sandro Curzi, direttore del Tg3, ricordando Libertini. E, per rendersene conto, basta ricordare il lungo peregrinare del senatore che, negli Anni ‘ 50 e ‘ 60, passò attraverso tutte, o quasi, le divisioni e le ricomposizioni di una sinistra che non c’ è più. “”Come si sa – scrisse un po’ di tempo fa un giornalista che voleva fargli i complimenti per essersi battuto, da solo, contro l’ aumento di stipendio che i senatori si erano ‘ regalati’ – Lucio Libertini è un grandissimo rompiscatole, uno di quelli che fanno sbuffare di indifferenza i padroni dei partiti, perché fa il bastian contrario professionista…””. Un altro, che voleva parlarne male, all’ indomani del congresso di fondazione del Pds, ne ricordò il passato di militante del Psi di Nenni (e di giornalista all’ Avanti!), nel Psdi di Saragat, nel Psu di Silone, nell’ Unione socialista indipendente di Cucchi e Magnani, nel Psiup di Lelio Basso e nel Pci. Chiosando: “”Passionale, inebriato dall’ odore della polemica, stregato dalle masse operaie in lotta. L’ esatto contrario del Pci che prova faticosamente a darsi una cultura di governo… Nella crisi del porto di Genova sta dalla parte dei camalli, quando arriva il condono edilizio si schiera dalla parte degli abusivi, poi propone la totale statalizzazione della Sip””. Deputato a Torino dal 1968 A Torino, dove ha passato gli anni più intensi della sua vita politica, Libertini arrivò nel ‘ 64, come segretario dello Psiup. Entrato nel Pci nel ‘ 72, divenne subito membro del comitato centrale, dove restò per tre anni. Già nel ‘ 68, però, era stato eletto deputato a Torino, nella stessa circoscrizione che, otto anni più tardi, lo rimandò a Montecitorio, questa volta come deputato del Pci. Laureato in Scienze Politiche e specializzato in studi economici, Lucio Libertini è stato responsabile nazionale del Pci per i problemi dei trasporti e della casa. Nel ‘ 79, eletto sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama, optò per il Senato, dove, nell’ 87, venne riconfermato per la terza volta. Membro della direzione di Rifondazione dal ‘ 92, Libertini è stato tra i fondatori del nuovo partito, nelle liste del quale è stato rieletto senatore. Ieri, messaggi di cordoglio e di ricordo sono giunti, tra l’ altro, dal presidente di Rifondazione Armando Cossutta (“”Indico Libertini al ricordo e al rispetto di tutti i lavoratori””) e del presidente del consiglio Carlo Azeglio Ciampi (“”Un uomo di cultura impegnato fino all’ ultimo giorno in un’ ansiosa, combattiva ricerca per il migliore futuro del nostro Paese””). Messaggi anche dal presidente del Senato, Giovanni Spadolini (“”Un appassionato combattente politico, fedele all’ istituto parlamentare, dove aveva combattuto le sue battaglie più incisive””), da Claudio Petruccioli della direzione Pds (“”Anche se ci sono stati contrasti e polemiche, questo nulla toglie alla sua riflessione politica e alla sua militanza, tra le più vivaci nella sinistra italiana””), e del segretario socialista Ottaviano Del Turco (“”La sua scomparsa rende più pallido il profondo contrasto che ha diviso le sue battaglie da quelle dei socialisti riformisti””). (articolo di Vera Schiavazzi, Repubblica 8 agosto 1993″,”ITAS-194″
“LIBERTINI Lucio”,”Dieci tesi sul partito di classe.”,”Lucio Libertini (Catania, 1º giugno 1922 – Roma, 7 agosto 1993) è stato un politico italiano. Membro della Federazione giovanile del Partito Socialista Italiano, nel 1946 diede vita alla corrente “”Iniziativa socialista””. Nella primavera 1952 comincia a collaborare a “”Risorgimento Socialista””, il settimanale fondato da Aldo Cucchi e Valdo Magnani, di cui assume la direzione dal 18 dicembre 1954 fino alla chiusura (marzo 1957), occupandosi prevalentemente della politica estera, della decolonizzazione, dei movimenti socialisti a livello internazionale. Membro della direzione dell’U.S.I. dal I Congresso (1953), nel marzo 1957 confluisce con l’intero movimento nel P.S.I. Nel 1958, quando ormai la politica del Fronte Democratico Popolare era già stata abbandonata dai vertici del PSI, scrisse le sue Sette tesi sul controllo operaio, in cui rilanciava la necessità dell’abolizione della proprietà privata. Nel 1968 venne eletto alla Camera nelle liste del PSIUP. Nel 1972 aderisce al Partito Comunista Italiano, divenendo membro del comitato centrale e dove rimase per tre anni[1]. Ritornò alla Camera nel 1976, eletto questa volta in quelle del Partito Comunista Italiano. Nel corso della legislatura presiedette la commissione trasporti della Camera. Alle elezioni del 1979 fu eletto Senatore con il Partito Comunista Italiano, confermando il seggio nel 1983 e 1987. Nel 1991 è tra i padri fondatori di Rifondazione Comunista, con il quale viene rieletto Senatore nel 1992 e di cui fu dirigente fino alla morte improvvisa, avvenuta due anni dopo a causa di un male incurabile[1]. (wikip)”,”PCIx-423″
“LIBERTINI Lucio; ZAMOSKIN Jurij”,”La funzione delle banche centrali nel capitalismo moderno (Libertini); La rivoluzione tecnico-scientifica, la crisi della coscienza tecnocratica e l’umanesimo.”,”La più antica banca centrale è la Banca d’Inghilterra (pag 29-33)”,”ECOT-003-FB”
“LIBERTINI Lucio”,”La generazione del ’68.”,”Lucio LiBertini all’epoca del ’68 era dirigente Psiup, dal XIV Congresso è membro del CC del Pci. Vicepresidente della Regione Piemonte, deputato nella V e VII legislatura, vicepresidente della Commissione industria e presidente della Commissione trasporti della Camera. Ha pubblicato tra l’altro ‘La Fiat negli anni settanta’ e ‘Tecnici, impiegati, classe operaia’ (1973).”,”PCIx-494″
“LIBRETTI Giovanni”,”L’articolazione integrativa del materialismo storico nei testi storici di Marx e di Engels.”,”””Nella definizione di classe Marx arriva in questo testo [Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, BRU] ad una specificazione migliore rispetto a ‘L’Ideologia tedesca’, purtroppo solo in rapporto ai contadini. Infatti, uno dei problemi che lo assillano di più, è la necessità di capire come mai la classe secondo lui più vessata da Luigi Bonaparte sia quella che continua a votarlo. In questo modo è portato ad entrare nel merito del rapporto tra modo di vita e modo di produzione della classe dei contadini: “”Nella misura in cui milioni di famiglie vivono in condizioni economiche tali che distinguono il loro modo di vita, i loro interessi e la loro cultura da quelli di altre classi e li contrappongono ad esse in modo ostile, esse formano una classe”” (BRU pp. 208-209). Marx connette in questa proposizione i due aspetti della sua concezione di classe, cioè come similitudine tra gli interessi nel momento in cui vengono contrapposti a quelli di altri individui; ma il suo scopo principale è di mostrare come il loro specifico modo di lavorare (che Marx non pone poi in relazione rispetto a quello propriamente borghese basato sulla cooperazione nella fabbrica) produce la loro caratteristica sociale specifica: l’isolamento, dato dalla loro dispersione sul territorio e dalla mancanza di una sviluppata divisione del lavoro tra di loro. Secondo Marx è questo particolare modo di lavorare che, diventando costitutivo anche della loro psicologia, li induce a votare Luigi Bonaparte: “”Il loro rappresentante deve apparire loro come il loro padrone, come un’autorità che si impone loro”” (BRU, p. 209). L’aspetto più interessante è la connessione che Marx istituisce tra il concetto di classe, l’esistenza di rapporti più continui tra gli individui e la collettività della rappresentanza politica, di un partito piuttosto che di un singolo. Un rapporto continuo tra contadini non è possibile a causa delle loro condizioni di lavoro; essi quindi non sono una vera e propria classe. “”Ma nella misura in cui tra i piccoli proprietari esistono soltanto legami locali e la identità dei loro interessi non crea tra di loro una comunità, una unione politica, essi non costituiscono una classe”” (BRU, p. 209). Torna in mente, a questo proposito, la differenza tra il concetto di forma di relazioni della società civile caratteristica del capitalismo esposta ne ‘L’ideologia tedesca’. La forma di relazioni dei contadini non è il lavoro salariato ma ciò significherebbe che essi non appartengono propriamente al modo di produzione capitalistico, ed in effetti, Marx non li considera neanche una vera e propria classe, infatti queste formazioni sociali sono caratteristiche del modo di produzione borghese, sono differenti rispetto a quelle rilevabili nei modi di produzione passati. Marx non trae nessuna conseguenza nel rapporto tra la borghesia e i contadini, si limita a notare la particolarità di questo insieme disgregato di individui orientandolo alla comprensione della loro preferenza per un uomo anziché per un partito. (…) Identità di interessi, legami comuni, antagonismo sociale e rappresentanza politica collettiva sono le caratteristiche che specificano il concetto di classe (…)”” (pag 86-87) [Giovanni Libretti, “”L’articolazione integrativa del materialismo storico nei testi storici di Marx e di Engels””, Milano, 1996]”,”MADS-685″
“LICATA Glauco”,”120 anni di giornali dei cattolici italiani.”,”Glauco LICATA inviato speciale del ‘Corrirere della sera’ si occupa di storia del giornalismo da una ventina d’anni (1981) e ha pubblicato vari volumi tra cui una ‘Storia del Corriere della Sera’ (1976) e una ‘Storia dei corrispondenti di guerra’ (1971). Ha ricostruito anche le vicende della ‘Rassegna nazionale’ (1968) rivista dei cattolici liberali. Cultura sociale. “”Prima di giungere al 1898 ed ai fatti di quell’anno, bisogna notare che a dar coscienza ai cattolici (dunque al giornalismo cattolico) ha contribuito molto l’opera di Leone XIII. L’enciclica ‘Rerum Novarum’ – pubblicata nel 1891 -ebbe gran peso in questo processo. Dal primo gennaio del 1898 esce a Roma “”Cultura Sociale””, rivista fondata e diretta dal giovane sacerdote Romolo Murri. Questa rivista doveva assumere grande importanza negli anni a venire, divenendo il principale organo del movimento democratico cristiano. Nella dichiarazine programmatica i redattori si dicevano “”cattolici integralmente, cattolici col Papa e con la grande maggioranza dei cattolici italiani””. Tra i collaboratori erano: Filippo Meda, il barnabita Giovanni Semeria, Angelo Mauri, il sacerdote Ernesto Vercesi, Paolo Mattei Gentili e, in seguito, un altro sacerdote destinato ad assumere posizioni di primo piano nella storia del giornalismo cattolico: Luigi Sturzo””. (pag 52-53)”,”EDIx-078″
“LICATA Glauco”,”Storia del Corriere della Sera.”,”Glauco Licata è nato a Tripoli da una famiglia di origine siciliana nel 1926. Figlio di un generale dell’esercito, ha compiuto gli studi a Padova, Zara e Palermo dove si è laureato in giurisprudenza. Trasferitosi nel 1951 a Milano, ha avuto incarichi universitari per la storia moderna e quella dei trattati, divenendo poi redattore del Corriere della Sera addetto alla Terza pagina. Ha pubblicato nel 1961 il primo libro, un romanzo sulla mafia presentato da Vittorini. Dal 1964 al 1972 si è dedicato a ricerche storiche. [‘Il ‘Corriere’ sosteneva che dovesse essere la Germania ad aiutare Italia ed Austria ad andar d’accordo, facendo rivivere rigogliosa la Triplice e diretta al suo specifico scopo: la pace. La pace, si cominciava comunque ad ammettere, era il solo scopo che in Italia potesse rendere gradita la Triplice. Lo slogan del ‘Corriere’ fu dunque che «bisogna andare a Vienna attraverso Berlino» (59). Ma c’è di più. Gli uomini di via Solferino ebbero ben chiara la funzione dell’impero austro-ungarico, previdero che il suo crollo avrebbe lasciato un vuoto incolmabile per l’equilibrio europeo; vuoto politico, «ma anche sociale». Il ‘Corriere’ ricordò questa funzione a Vienna, ammonì Vienna che «L’Italia e l’Austria-Ungheria, ben congiunte insieme, hanno la missione di provvedere alla loro salvezza e alla salvezza del mondo, impedendo colla loro sana e legittima influenza lo scoppio di un conflitto tra la Germania da una parte, l’Inghilterra e la Francia dall’altra». Secondo il ‘Corriere’ «questo compito val ben meglio che inquietare i serbi, lasciar discorrere troppo i circoli navali di Pola e lanciar degli ordini superbi a traverso l’Adriatico, necessariamente meditati da noi» (60). Il ‘Corriere’ di Albertini – e con esso gran parte della classe dirigente italiana e delle elites della finanza, dell’industria, della cultura – escluse categoricamente «fino al 1914» una sia pur remota eventualità di guerra con la Germania: e non la desiderò con l’Austria. Era però conscio che prima o poi si sarebbe giunti a una guerra con l’Austria: era solo questione di anni. Tale convinzione non risulta ovviamente dalle pagine del giornale, ma dai carteggi con i vari corrispondenti da tutte le capitali, carteggi in gran parte riservati, e rimasti, dopo l’estromissione di Albertini, nell’archivio del giornale. Citiamo solo qualche paragrafo di due lettere inviate nel 1906 da Felice Ferrero da Berlino ad Alberto Albertini. Il 26 aprile: «…Del resto è perfettamente ragionevole la campagna de ‘Corriere’ per una completa riorganizzazione dell’esercito e delle spese militari, perché io ho la ferma credenza che una guerra coll’Austria è questione di anni ma nessuno potrà impedirla colla migliore volontà, sia che si tratti di una guerra locale o di una guerra generale europea». Il 18 ottobre: «… Certamente le relazioni italo-austriache sono pericolose: io personalmente credo, come già le scrissi una volta, una guerra assolutamente inevitabile, prima o poi. Nel frattempo sarebbe follia mandare a monte la Triplice, se non fosse possibile sostituirci una formale alleanza colla Francia e coll’Inghilterra. Ma nel frattempo è anche necessario prepararci agli avvenimenti futuri: cominciare a dire che le pigliamo di sicuro è il metodo migliore per prenderle davvero quando il momento viene e il farsi esageratamente piccini ed incospicui è probabilmente un mezzo per precipitare la crisi piuttosto che evitarla»’ (pag 123)] [(59) Per lo svolgimento dello slogan «andare a Vienna attraverso Berlino» si veda «Italia, Austria e Triplice» nel ‘Corriere’ del 30 luglio 1907; (60) «Austria-Ungheria e Italia», nel ‘Corriere’ del 26 ottobre 1906. Sulle condizioni e contraddizioni che già affliggevano l’impero di Francesco Giuseppe si veda la classica opera di Arthur J. May, ‘La monarchia asburgica’, Bologna, 1973; e il libro di Leo Valiani, ‘La dissoluzione dell’Austria Ungheria’, Milano, 1966; L’opera del Valiani è particolarmente interessante dal punto di vista italiano, perché tratta ampiamente, facendo ricorso anche ai ‘Venti anni di vita politica’ di Luigi Albertini, il conflitto delineatosi in Italia tra i fautori della conservazione dell’Austria e coloro che invece avrebbero voluto che si accelerasse il processo di dissoluzione dell’impero di Francesco Giuseppe]”,”EDIx-197″
“LICHACEV Dmitrij Sergeevic”,”La mia Russia.”,”Medievista, filologo, storico della letteratura e dell’arte capace di grandi sintesi tra mondo antico e moderno, custode appassionato del patrimonio artistico della Russia, Dmitrij Lichacev nasce a Pietroburgo nel 1906. Arrestato per motivi politici nel 1928, viene deportato nel lager delle Solovki, arcipelago del Mar Bianco, dove resterà fino al 1932. Una volta scarcerato, riprende gli studi universitari interrotti e si dedica alla filologia e alla medievistica, approfondendo ricerche che lo porteranno a spaziare anche nei campi della letteratura e dell’arte moderna e gli daranno notorietà internazionale. Membro estero di molte accademie, tra cui quella dei Lincei, e insignito della laurea honoris causa dalle Università di Torun, Oxford, Edimburgo, ha diretto fino alla morte, avvenuta nel 1999, la sezione di letteratura russa antica del Puskinskij Dom, lo storico Istituto Puskin dell’Accademia delle scienze.”,”RUSx-037-FL”
“LICHACEV Dmitrij Sergeevic, a cura di Elena KOSTJUKOVIC”,”Le radici dell’arte russa. Dal medioevo alle avanguardie.”,”Medievista, filologo, storico della letteratura e dell’arte capace di grandi sintesi tra mondo antico e moderno, custode appassionato del patrimonio artistico della Russia, Dmitrij Lichacev nasce a Pietroburgo nel 1906. Arrestato per motivi politici nel 1928, viene deportato nel lager delle Solovki, arcipelago del Mar Bianco, dove resterà fino al 1932. Una volta scarcerato, riprende gli studi universitari interrotti e si dedica alla filologia e alla medievistica, approfondendo ricerche che lo porteranno a spaziare anche nei campi della letteratura e dell’arte moderna e gli daranno notorietà internazionale. Membro estero di molte accademie, tra cui quella dei Lincei, e insignito della laurea honoris causa dalle Università di Torun, Oxford, Edimburgo, ha diretto fino alla morte, avvenuta nel 1999, la sezione di letteratura russa antica del Puskinskij Dom, lo storico Istituto Puskin dell’Accademia delle scienze.”,”RUSx-060-FL”
“LICHTENBERGER André”,”Le socialisme et la révolution française. Etudes sur les idées socialistes en France de 1789 a 1796.”,”LICHTENBERGER André Docteur ès lettres”,”SOCU-177″
“LICHTENSTEIN Nelson”,”State of the Union. A Century of American Labor.”,”LICHTENSTEIN Nelson è professore di storia all’ Università della California. E’ pure autore di ‘Walther Reuther: The MOst Dangerous Man in Detroit’. “”In 1947, for instance, retail clerks earned about two-third as much as auto workers, but after the big inflationary surge of the late 1960s and early 1970s they took home but one-third as much. Even in the unionized auto parts industry, only about one-quarter of all companies, employing 40 percent of the workforce, followed the Big Three pattern during the 1950s. When inflation became a chronic problem after 1965, wage inequality within the blue-collar manufacturing sector increased dramatically””. (pag 130)”,”MUSx-149″
“LICHTHEIM George”,”Storia dell’ imperialismo.”,”””I giudizi di Cicerone sull’ imperium populi romani non andarono mai al di là del significato intrinseco dell’imperium (al quale egli pagò un enfatico tributo nel De legibus) il potere legale di imporre la legge”” (Richard KOEBNER, Empire, GROSSET & DUNLOP. NY. 1965 pag 4). LICHTHEIM (1912-1973) nato in Germania ma vissuto prima in USA e poi in UK, è autore di opere di storia politica (‘Le origini del socialismo’, ‘Il marxismo’, ‘L’Europa del Novecento’. Critico delle opere di MARX ed ENGELS e del marxismo contemporaneo, ha alternato il lavoro di commentatore politico (sue le note scritte per ‘The Twentieth Century’ sotto lo pseudonimo di G.L. ARNOLD) a quello di saggista (noto il suo saggio su LUKACS).”,”TEOC-086 ECOI-061″
“LICHTHEIM George”,”L’ Europa del Novecento. Storia e cultura.”,”Nato in Germania dove compì gli studi, George LICHTHEIM si trasferì poi negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra, dove è vissuto fino alla morte. Fu Visiting Lecturer e Research Fellow nelle Università di Columbia e Stanford. Trla le sue opere: -Marxism in modern France -The Concept of Ideology and Others Essays -A short History of Socialism -Le origini del socialismo, BOLOGNA, 1975 -Il marxismo, BOLOGNA, 1971″,”EURx-082″
“LICHTHEIM George”,”El imperialismo.”,” “”La fede nel progresso automatico sarebbe morta nel 1914. Nei punti in cui ancora persiste è una reliquia dell’ ottimismo benevolente del secolo XIX, di un un ottimismo che non condivideva Marx. Quelli che si considerano i suoi discepoli, di fronte a ciò che questa generazione ha sperimentato e comunque per proseguire, non possono fare di meglio che armarsi con il motto di quegli antichi guerrieri, gli ugonotti francesi: “”Point n’est besoin d’espoir pour entreprendre, ni de succés pour persévérer.”””” (pag 19) (Non c’è bisogno di speranza per cominciare, né di successo per perseverare) motto degli ugonotti francesi”,”TEOC-385″
“LICHTHEIM George”,”El marxismo. Un estudio histórico y critico.”,”””Taine, Tocqueville e Gobineau, in Francia, in Inghilterra Mill e Spencer, erano tanto prolifici in ipotesi omnicomprensive come qualche tedesco. Ai giorni nostri le forme sono cambiate e sarebbe un comitato di esperti a deliberare sul problema senza dubbio si avranno poche difficoltà per mostrare che questi autori, di fatto, fecero errori da tutte le parti. Ma il comitato dovrebbe essere numeroso e ben composto: nessun studioso di oggi dispone egli solo della erudizione e dell’ ampiezza di prospettiva caratteristica dei vittoriani; e questo senza fare riferimento alla sicurezza con cui adempivano ai loro diversi impegni. Il problema particolare di cui Marx si interessava, quantunque estremamente collegato alle ricerche dei suoi contemporanei, aveva un carattere proprio in ragione della sua peculiare formazione filosofica.”” (pag 171)”,”MADS-398″
“LICHTHEIM George”,”Guida a Lukacs.”,”George Lichtheim è nato in Germania e dal 1945 risiede in Gran Bretagna dove è stato visiting lecturer alle università di Columbia e di Stanford. “”Paradossalmente, Lukacs, nell’esaltare il ruolo storico di una classe lavoratrice che di fatto non era rivoluzionaria nel senso da lui dato al termine, preparava il terreno per la successiva scoperta staliniana che vedeva nel proletariato una classe controrivoluzionaria che andava sottomessa con la forza. Le intime implicazioni di questo stato di cose si rivelarono al tempo dell’insurrezione ungherese del 1956, allorché Lukacs – e non era la prima volta – diede prova della propria incoerenza parteggiando tiepidamente per i rivoltosi e ripudiando così le conseguenze del suo elitismo”” (pag 76) Critica di Lukács a Engels su interpretazione engelsiana di Kant e Hegel (pag 84-85) “”Il marxismo sovietico, nel suo lato filosofico, era ed è tuttora radicato in Plechanov e in Lenin. Entrambi seguivano rigorosamente quello che allora passava per marxismo ortodosso: la codificazione del pensiero di Marx operata da Engels dopo la morte del suo più anziano compagno. Allorché quindi Lukács nel 1923 si presentò con una interpretazione fortemente originale che metteva in dubbio l’interpretazione engelsiana di Kant e di Hegel (e di conseguenza di Marx), l’indignazione degli ortodossi – sia nell’Europa centrale che nell’URSS – non conobbe limiti. A renderli ancor più furiosi intervenne Korsch, il cui ‘Marxismus und Philosophie’ considerava il materialismo in genere e il «materialismo dialettico» in specie come un ingenuo tentativo di ritornare ad una concezione prekantiana. Nel modo in cui Lukács, Korsch e i loro seguaci videro il problema, il marxismo era davvero – come aveva affermato Engels nel suo influente saggio su Ludwig Feuerbach del 1888 – l’erede della filosofia classica tedesca. Ma proprio per questo i marxisti dovevano evitare di ricadere nella concezione «precritica» – cioè prekantiana. Lukács si sentiva in dovere – sicuro della sua piena assimilazione della filosofia di Kant e di Hegel conseguita a Heidelberg negli anni precedenti la guerra – di correggere Engels in tutti quei punti in cui aveva ceduto a questa tentazione. ‘Storia e coscienza di classe’ aveva come sottotitolo ‘Studi sulla dialettica marxista’: una indicazione in sé abbastanza chiara che il suo autore non voleva aver nulla a che fare con il «materialismo». Ma la vera e autentica infrazione andava ben oltre. Infatti Lukács non si limitava a mettere in questione l’interpretazione engelsiana di Kant e di Hegel: egli giungeva invero a descrivere il materialismo dell’illuminismo come «la forma ideologica della rivoluzione borghese» (1). Se si vuol capire perché questa frase apparentemente innocua colpisse i comunisti russi e dell’Europa centrale come una bomba, bisogna cogliere la connessione filosofica e politica che passa tra la rivoluzione francese e quella russa. L’intera concezione del mondo di Lenin era incentrata sull’assimilazione del materialismo francese del diciottesimo secolo del quale il marxismo rappresentava a suo avviso la versione contemporanea. Se talvolta – per es. nei suoi «quaderni filosofici» del 1914-’16, pubblicati per la prima volta nel 1932 e ristampati nel volume 38 delle ‘Opere Complete’ – non mancò di elogiare la ‘Logica’ di Hegel, sulla quale aveva già condotto uno studio minuzioso, per altro non sembra avesse mai compreso l’incompatibilità tra il mondo dialettico di Hegel e il materialismo dottrinario nel quale era stato educato. Kant in particolare costituiva un anatema per lui, e il trattamento piuttosto inadeguato che Engels aveva riservato a Kant nel suo saggio su Feuerbach fu sufficiente a convincerlo – come Plechanov prima di lui – che Kant e Fichte non dovevano essere presi seriamente. Invece Lukács, che aveva fatto un severo tirocinio alla scuola neo-kantiana prima di passare a Hegel, conosceva meglio la cosa. Ma quello che non capì fu che, avventurandosi in questo campo, aveva involontariamente colpito al cuore il leninismo in quanto concezione del mondo. Per Lenin, come per gli altri marxisti russi della sua fede, Kant rappresentava una minaccia costante, poiché il suo «agnosticismo» riguardo all’esistenza di un «mondo reale» indipendente dal pensiero apriva verosimilmente una porta, per quanto secondaria, al «fideismo», cioè alla religione. Se il pensiero non è in grado di rappresentare il mondo nel suo reale fondamento, se esiste qualche cosa di inconoscibile – la «cosa in sé», per usare la terminologia kantiana – per quale ragione non potevano i metafisici idealisti pretendere che la scienza empirica fosse una finzione necessaria? Ed una volta ammesso ciò, non poteva verificarsi un ritorno strisciante alla teologia? E’ vero che Lenin modificò il suo punto di vista fino ad ammettere la non passività della coscienza umana, tuttavia non abbandonò mai realmente la teoria della riproduzione della conoscenza, alla quale aveva aderito in passato, e soprattutto continuò ad insistere sulla decisiva importanza del «materialismo dialettico» come filosofia della natura. Compito del materialismo era di fornire una spiegazione esaustiva dell’universo – altrimenti come avrebbe potuto sostituire la religione rivelata e la metafisica idealista?”” (pag 83-84-85-86) [George Lichtheim, ‘Guida a Lukacs’, Milano, 1978] [(1) ‘Geschichte und Klassenbewusstsein’. I passi cruciali dell’errata interpretazione engelsiana di Kant e di Hegel si trovano a pp. 311 sgg. e 387 sgg. dell’edizione del 1968 di ‘Werke’, e la definizione del materialismo filosofico – il materialismo di Holbach e di Helvétius, e degli enciclopedisti francesi in genere – come «la forma ideologica della rivoluzione borghese» ricorre in una nota a p. 390 di questa edizione, che presenta una riproduzione inalterata del testo originale. (N.d.T. Per il testo italiano, cfr. ‘Storia e coscienza di classe’, op. cit., p. 266, n. 6; i due precedenti richiami, rispettivamente a p. 263 sgg. e p. 187 sgg). Tutti i passi importanti compaiono nel lungo saggio dal titolo ‘Die Verdinglichung und das Bewusstsein des Proletariats’, che costituiva la parte centrale della raccolta del 1923]”,”TEOC-689″
“LICHTHEIM George”,”Il marxismo.”,”Nato in Germania, dove ha compiuto i suoi studi, George Lichtheim si è poi trasferito negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra dove tuttora vive (1971). E’ stato ‘Visiting Lecturer’ e ‘Research Fellow’ nelle Università di Columbia e Stanford. E’ autore di numerose opere tra cui ‘The Origins of Socialism’, tradotto in italiano dal Mulino, ‘Marxism in Modern France’ e ‘The Concept of Ideology and Other Essays’. Collabora alla ‘Partisan Review’ e alla ‘New York Review of Books’ Tesi autore: Marx sotto l’influenza di Blanqui (pag 214) ‘tacito abbandono del blanquismo da parte di Marx comportò al tempo stesso l’abbandono del concetto di avanguardia’ (pag 218) Una tesi sulll’influenza positivista vista come assai più netta nelle opere di Friedrich Engels che in quelle di Karl Marx. ‘Una tesi sullo scivolamento del marxismo verso il positivismo e lo scientismo dopo la morte di Marx ed Engels’ “”Il Marx maturo (…) si perita sempre più di sottolineare l’importanza di uno studio scientifico dei processi indipendenti dalla volontà umana e insiste sempre più sul concetto di «necessità storica». La tensione tra questo stile di pensiero deterministico e la sua visione del mondo venne scaricata e risolta da Marx a livello della prassi politica incitando quelle «forze storiche», che a livello teorico apparivano come ciechi strumenti di un destino indipendente dalla loro volontà, ad organizzarsi in vista della rivoluzione. Marx tenne sempre presente i due poli di questo dilemma per risolvere il quale considerò il movimento operaio e socialista (del quale egli era diventato verso gli ultimi anni della sua vita lo ‘spiritus rector’) come l’agente primario del processo storico. (…) Nonostante la sua tendenza a sottolineare continuamente il carattere ineluttabile del processo che avrebbe portato all’instaurazione del regno della libertà, Marx non abbandonò mai completamente la sua concezione giovanile di una rottura rivoluzionaria nel corso della quale teoria e prassi avrebbero interagito provocando una totale trasformazione della condizione umana. Ai suoi occhi qualsiasi altra meta non solo sarebbe stata indegna di un serio sforzo, ma sarebbe stata irrealistica: se l’umanità si fosse proposta degli obiettivi più modesti non avrebbe fatto altro che perpetuare la propria schiavitù alle circostanze esterne ma non sarebbe mai divenuta padrona di se stessa e del mondo circostante, naturale e sociale. Dire che Engels – e seguendo il suo esempio Kautsky e tutta la corrente ortodossa – abbandonò questa prospettiva sarebbe del tutto fuorviante. Engels e Kautsky, infatti, si limitarono semplicemente a trasformare quella che originariamente era una ‘weltanschauung’ rivoluzionaria in una teoria «scientifica» del processo storico, analoga agli schemi dell’evoluzione darwiniana (2). I primi passi in questo senso vennero compiuti da Engels (nel suo famoso libro ‘Antidühring’) quando Marx era ancora in vita, e approvò esplicitamente, anche se probabilmente con qualche riserva, l’operato dell’amico. Nel 1876-8, quando Engels (aiutato in ciò da Marx) si impegnò in una polemica con Dühring, attaccando la sua particolare versione e il credo positivistico socialista allora in voga, Marx ebbe indubbiamente delle buone ragioni per dare la sua sanzione a una interpretazione del suo pensiero che veniva presentato al pubblico tedesco come ancor più rigidamente «scientifico» del sistema eclettico di Dühring (3). E infatti così avvenne: tale interpretazione venne avallata da Marx il quale dopo tutto non per niente aveva trascorso metà della sua vita nell’Inghilterra vittoriana. Ma il successivo scivolamento verso il positivismo e lo scientismo – acceleratosi dopo la sua morte e definitivamente consacrato da Kautsky dopo la morte di Engels (1895) – andò molto al di là di quanto egli avrebbe potuto prevedere. Al posto dell’originaria concezione dialettica, nella quale il pensiero critico veniva convalidato dall’azione rivoluzionaria, subentrava ora un sistema di «leggi» ferree dalle quali l’inevitabilità del socialismo poteva essere dedotta con certezza quasi matematica. Teoria e prassi tornarono nuovamente divise, e la prima servì principalmente a dimostrare l’inevitabilità della decomposizione della società borghese, dalla quale sarebbe sorto il socialismo così come in maniera più o meno analoga il capitalismo era sorto dalla decomposizione del sistema feudale. Nello stesso tempo la «meta finale» (cioè il socialismo) non venne più vista come un obiettivo più o meno immediato, ma venne relegata in un futuro talmente lontano da farla quasi sparire dall’orizzonte storico. Qualsiasi altro punto di vista veniva liquidato come «utopistico» e «non scientifico» (4)”” [George Lichtheim, ‘Il marxismo’, Bologna, 1971] [(2) Cfr. Engels, ‘Rede am Grabe von Karl Marx’ in “”Sozialdemokrat””, XIII, 22 marzo 1883: «Così come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, Marx ha scoperto la legge di sviluppo della storia umana». Questa affermazione di Engels fu all’origine di un interminabile dibattito sul significato del «socialismo scientifico». Definendo subito dopo, nella stessa orazione funebre Marx «… in primo luogo un rivoluzionario», egli diede l’avvio a una serie interminabile di discussioni e polemiche che ancor oggi non sono cessate; (3) Cfr. ‘Herrn Eugen Dührings Umwälzung der Wissenschaft’, Leipzig, Genossenschaft-Buchdruckerei, 1878, trad. it., ‘Antidühring’, Roma, Editori Riuniti, 1968 (…), per quanto riguarda la parte avuta da Marx nella stesura di questo scritto, vedi la prefazione alla seconda e alla terza ediz.; cfr. anche l’introduzione di Engels all’edizione inglese di ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’ (Paris, Derveaux, 1880) apparsa nel 1892 col titolo: ‘Socialism: Utopian and Scientific’ (trad. it. ‘L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza’, Roma, Editori Riuniti, 1970); (4) Cfr. a questo proposito Korsch, ‘Marxismus und Philosophie’, trad. it, cit., pp. 39-40; Fetscher, op. cit., passim. Questa descrizione del marxismo socialdemocratico non è una deformazione dello stesso e lo si può vedere se solo si esaminano gli scritti dei teorici più rappresentativi, quali Kautsky; ma basterebbe soltanto consultare gli ultimi scritti di Engels per fugare ogni dubbio. ‘Socialisme utopique et socialisme scientifique’, ad esempio, si può senz’altro considerare un mirabile compendio della nuova visione del mondo positivistica] (pag 383-384) Sul positivismo: Michele Marsonet I. La nascita del positivismo – II. Il neopositivismo del Circolo di Vienna – III. Una valutazione complessiva fra pensiero scientifico e riflessione filosofica. I. La nascita del positivismo Si definisce «positivismo» un movimento non soltanto filosofico, ma anche scientifico e culturale nel senso più vasto del termine, affine sotto molto aspetti all’empirismo e al pragmatismo. Il termine «positivismo» fu coniato da Saint-Simon e venne in seguito reso popolare nella prima metà del XIX da Auguste Comte (1798-1857), sociologo e filosofo francese che è considerato il padre del movimento positivista. Comte è, tra l’altro, l’inventore della parola «sociologia». Nella seconda metà dell’Ottocento il positivismo si diffuse nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti. Se vogliamo trovare nella storia della filosofia espressioni che anticipano chiaramente lo “”spirito”” del positivismo dobbiamo ricorrere alle seguenti parole di David Hume: «Quando scorriamo i libri di una biblioteca, di che cosa dobbiamo disfarci? Se prendiamo in mano qualche volume di teologia o di metafisica scolastica, ad esempio, chiediamoci: “”Contiene forse dei ragionamenti astratti intorno alla quantità o al numero?””. No. “”Contiene dei ragionamenti basati sull’esperienza e relativi a dati di fatto o all’esistenza delle cose?””. No. Allora diamolo alle fiamme, giacché esso non può contenere nient’altro che sofisticheria e inganno» (D. Hume, Ricerche sull’intelletto umano e sui princìpi della morale, Milano 1980, pp. 335-336). Tratto distintivo del positivismo, almeno nella formulazione originale datane da Comte, è il proposito di descrivere la storia del pensiero umano come un’evoluzione attraverso tre stadi ben distinti. Che cosa significa, infatti, «positivismo»? Secondo il pensatore francese, dalle origini fino all’Ottocento il nostro pensiero si divide in tre grandi fasi: la prima fase è quella «teologica», la seconda è quella «metafisica», mentre la terza è quella «scientifica» o, per l’appunto, «positiva». La prima fase teologica è caratterizzata dal predominio della mitologia e da una concezione della natura come “”essere vivente”” che manifesta gli attributi della divinità. La seconda fase è invece dominata dalla metafisica; in essa gli esseri umani si propongono di conoscere la natura (che ha perduto nel frattempo ogni caratteristica divina) mediante il pensiero astratto. In tale fase – sostiene Comte – vanno inclusi tutti i sistemi metafisici classici della filosofia occidentale. Si parte dall’antichità con Platone e Aristotele e, passando attraverso s. Agostino e s. Tommaso d’Aquino, si giunge in epoca moderna con Spinoza, Leibniz, Kant e Hegel. Ecco le parole di Comte a questo proposito: «Tutte le nostre speculazioni, quali che siano, sono inevitabilmente soggette, sia nell’individuo che nella specie, a passare successivamente attraverso tre stati teorici differenti: teologico, metafisico e positivo. Sebbene dapprima indispensabile, sotto tutti gli aspetti, il primo stato deve ormai essere concepito come puramente provvisorio e preparatorio; il secondo, che non ne costituisce in realtà che una modifica dissolvente, comporta solo un ruolo transitorio, per condurre gradualmente al terzo; ed è questo, il solo pienamente normale, a costituire, in tutti i modo, il regime definitivo della ragione umana» (A. Comte, Discorso sullo spirito positivo , p. 4). Comte ritiene che nel XIX secolo la filosofia “”debba”” diventare positiva. Non si tratta a suo avviso di svalutare il pensiero del passato, poiché esso ha percorso una strada “”naturale”” che l’ha condotto dal mito all’elaborazione concettuale astratta. Diventando positiva, la filosofia deve invece riconoscere che l’unica e vera conoscenza è quella fornita dalle scienze le quali, da Galileo in poi, si sono affrancate dalla tutela della filosofia. È una tesi molto importante, che avrà ripercussioni enormi sul modo di concepire il lavoro filosofico nel XX secolo. Occorre in altre parole che i filosofi rinuncino alla pretesa di conoscere oggetti “”privilegiati”” ed ambiti di realtà che sfuggono all’indagine scientifica. Ciò significa che deve essere eliminata la “”metafisica””, in quanto essa rappresenta il tentativo illusorio di indagare e conoscere la realtà mediante metodi di tipo non-empirico. Comte annuncia, in termini quasi messianici, che la ricerca aristotelica dei princìpi più universali dell’essere-in-quanto-essere deve essere sostituita dalla scoperta delle grandi leggi della Natura. L’esempio paradigmatico è la legge della gravitazione universale formulata da Isaac Newton. Tali leggi descrivono dei “”fatti”” sperimentali e consentono la previsione di altri fatti, mentre l’unica realtà è quella concreta e sperimentabile, che può essere spiegata senza bisogno di ricorrere a qualsiasi entità o principio trascendente. Si noti, tuttavia, che questo compito non spetta al filosofo, ma allo scienziato. Se le cose stanno così, è evidente che il ruolo della filosofia è assai più modesto e limitato di quello ipotizzato dalla metafisica. Il filosofo deve semplicemente promuovere lo “”spirito scientifico”” che ha consentito all’umanità di ottenere risultati decisivi nella conoscenza del mondo e di “”dominarlo””, e deve altresì diffondere tale spirito in tutti i campi in cui esso non è ancora penetrato. Quali sono tali campi, visto che il mondo della Natura viene indagato con successo dalla scienza, la quale non ha – almeno teoricamente – bisogno della filosofia per condurre le proprie indagini? Si tratta ovviamente del mondo sociale. Come abbiamo in precedenza accennato, Comte è l’inventore di un termine destinato a riscuotere un enorme successo: «sociologia». Non si tratta però della sociologia come viene oggi intesa, vale a dire la scienza storico-sociale che studia i vari aspetti della società, ma di un concetto molto più vasto, in quanto la sociologia comtiana prende in considerazione sia l’ordine sociale che il “”progresso”” sociale; quest’ultimo dipende a sua volta dalla diffusione dello spirito positivo-scientifico. Sul piano politico l’ordine sociale stesso viene immaginato secondo i criteri che sono propri delle scienze. Ecco perché, nell’ultima parte della sua vita, Comte ritenne necessario dar vita ad una sorta di “”religione dell’umanità”” di cui egli stesso era il Gran Sacerdote. La necessità di restringere l’oggetto della ricerca – che è poi unicamente quella scientifica – agli aspetti “”positivi”” della realtà pone la dottrina comtiana in aperto contrasto con qualsiasi visione religiosa della vita. Né Dio né la “”causa prima”” risultano esperibili e, stando così le cose, non si può ricorrere a concetti di quel tipo per fornire una spiegazione dei fatti. Come si è in precedenza notato, la religione scientifica comtiana ha influenzato in misura rilevantissima la visione del mondo e la concezione della vita che vengono comunemente accettate nelle nazioni industrializzate e socialmente sviluppate nel XIX e nel XX secolo. Tale influenza della mentalità positivista non si limita agli ambiti filosofico e scientifico, ma ne investe anche altri: per esempio quello letterario. È sufficiente menzionare le opere di Jules Verne e di Arthur Conan Doyle per trovare una conferma immediata. La fiducia illimitata nel progresso scientifico viene automaticamente riversata nel progetto di riformare la società e di migliorare la qualità della vita dell’umanità, mentre della rivoluzione industriale si vedono solo gli aspetti positivi. Il positivismo, d’altro canto, trovò ben presto un prezioso alleato nell’evoluzionismo di Charles Darwin (1809-1882), che presenta caratteri sia descrittivi che normativi. Esso descrive come il pensiero umano si è in effetti evoluto nel corso del tempo e, contemporaneamente, stabilisce delle norme su come dovrebbe continuare ad evolvere in futuro. Ecco allora manifestarsi la connessione tra la concezione del “”progresso inevitabile”” e un’etica di tipo evoluzionistico. Dovere dell’uomo diventa favorire un processo storico-naturale al quale è comunque impossibile opporsi, poiché è insito nell’ordine stesso della Natura. Questa sottolineatura dell’inevitabilità del progresso, a sua volta basato su leggi storico-naturali “”immanenti””, si ritrova anche nel marxismo, pur se è stato notato che l’influenza positivista è assai più netta nelle opere di Friedrich Engels che in quelle di Karl Marx. Ed è nota la polemica condotta nel nostro secolo da K.R. Popper contro lo «storicismo», inteso coma la tesi secondo cui la storia ha una meta, un piano che deve attuarsi seguendo qualche modello coerente e dotato di un carattere di inevitabilità. Nella seconda metà dell’Ottocento la diffusione del positivismo fu quindi favorita dalla teoria evoluzionistica darwiniana. Grande influenza ebbe ad esempio il filosofo britannico Herbert Spencer (1820-1903), secondo il quale esiste una legge generale della evoluzione valida per “”ogni”” ambito della realtà, mentre Darwin si era limitato ad enunciare la legge dell’evoluzione delle specie viventi sulla Terra. Tuttavia il culmine della mentalità positivista si ha, sempre nella seconda metà dell’Ottocento, con l’affermazione del «meccanicismo», che fornì ai positivisti lo strumento per proporre una sintesi unitaria di tutta la conoscenza scientifica. Prese quindi corpo il progetto volto a comprendre nel modello meccanicistico del mondo ogni fatto naturale noto, inclusi quelli che la ricerca scientifica allora stava scoprendo. A questo punto divenne ovvio che, a dispetto delle enunciazioni teoriche, i positivisti stavano proponenendo una “”nuova”” metafisica di tipo materialistico e immanentistico. Il modello meccanicistico intende infatti conoscere i princìpi ultimi della realtà, proprio come si propongono di fare, per esempio, la metafisica aristotelica o quella hegeliana. La realtà viene pur sempre concepita come un “”intero”” che presenta i caratteri classici del monismo materialistico: “”tutta”” la realtà è materia, e soltanto la scienza è in grado di indagarla. Di qui la crisi del positivismo classico del secolo XIX, dovuta ad alcuni fatti evidenti. In primo luogo la constatazione che esso, invece di eliminare la metafisica, ne adottava invece una nuova che poteva parimenti essere criticata e rifiutata. In secondo luogo, non tutti erano disposti ad accettare un approccio di tipo così spiccatamente “”monistico”” alla realtà. In terzo luogo, l’atteggiamento quasi “”religioso”” dell’ultimo Comte apparve ben strano a coloro che consideravano invece il positivismo uno strumento per liberare l’umanità dall’influenza della religione. A tutto questo si può aggiungere che furono proprio i progressi della ricerca scientifica a porre problemi di grande portata. In fisica il modello newtoniano dell’azione a distanza fu sostituito da quello del campo di forze per l’elettricità e l’elettromagnetismo. In matematica la scoperta delle geometrie non-euclidee revocò in dubbio la concezione euclidea dello spazio. E anche in filosofia si verificò una reazione anti-positivista ad opera di spiritualismo, neoidealismo e neokantismo. Dal canto loro, i pensatori pragmatisti come C.S. Peirce (1839-1914) e W. James (1842-1910), pur essendo vicini al positivismo sotto alcuni aspetti, notarono che il il sapere scientifico, essendo intrinsecamente fallibile, non può trasformarsi in una nuova metafisica. Al positivismo dell’Ottocento si ispira nel XX secolo il neopositivismo, o empirismo logico, che ne aggiorna le tesi in sintonia con le più recenti scoperte scientifiche. II. Il neopositivismo del Circolo di Vienna Agli inizi degli anni ’20 del XX secolo alcuni filosofi e scienziati, sotto la guida di Moritz Schlick (1882-1936), si riuniscono a Vienna dando vita al celebre “”Circolo”” che dalla capitale austriaca prese il nome (Die Wiener Kreise). Tra gli esponenti principali si possono menzionare Rudolf Carnap, Otto Neurath, Hans Hahn, Friedrich Waismann e Kurt Gödel; le riunioni vengono sporadicamente frequentate anche da Ludwig Wittgenstein e Karl Raimund Popper, che non ne fanno parte ufficialmente. Il movimento filosofico cui il Circolo di Vienna diede origine si definisce indifferentemente «positivismo logico», «empirismo logico» o «neopositivismo logico», essendo tali espressioni sostanzialmente analoghe. Si deve notare che correnti di pensiero simili sorgono pure in Germania con il Circolo di Berlino (Hans Reichenbach e Carl Gustav Hempel), e in Polonia con la Scuola di Leopoli-Varsavia (Stanislaw Lesniewski, Jan Lukasiewicz, Tadeusz Kotarbinski, Kazimierz Ajdukiewicz, Alfred Tarski). Il neopositivismo del Novecento è una versione aggiornata e più sofisticata del positivismo ottocentesco, del quale conserva l’empirismo radicale, l’attenzione per lo sviluppo delle scienze (soprattutto formali e naturali) e la spiccata avversione nei confronti della metafisica. Come i positivisti classici del secolo precedente, i neopositivisti o empiristi logici non considerano più la filosofia come tentativo di costruire “”visioni del mondo”” onnicomprensive, ma alla stregua di “”attività”” volta a chiarificare il significato di concetti ed espressioni linguistiche. L’obiettivo è elaborare una filosofia “”scientifica”” che rispetti quanto più possibile criteri di rigore e di esattezza. È, questo, il tratto che distingue in maniera più marcata il nuovo positivismo da quello tradizionale. I rappresentanti del Circolo di Vienna attribuiscono infatti un ruolo fondamentale e fondante alla logica formale o matematica (il che spiega l’aggiunta dell’aggettivo «logico» a positivismo). Vengono quindi adottate ed esaltate le tecniche logiche elaborate in un primo tempo da Gottlob Frege, e poi da Bertrand Russell e Alfred North Whitehead nei primi anni del Novecento con la monumentale opera Principia Mathematica. Tali tecniche si propongono di creare linguaggi artificiali e “”neutri”” in grado di eliminare le ambiguità inevitabilmente presenti nel linguaggio quotidiano (o ordinario). Tutto ciò si traduce in un programma di rifondazione radicale della conoscenza su basi empiriche, che avrebbe dovuto condurre alla elaborazione di un “”linguaggio unificato”” dell’intera scienza sul modello della fisica. A tale riguardo, i neopositivisti diedero vita ad un ambizioso progetto editoriale denominato International Encyclopaedia of Unified Science, diretta da Otto Neurath (1882-1960), e ad una rivista, il Journal of Unified Science, nei quali doveva per l’appunto prendere corpo il programma di unificazione delle scienze su basi fisicalistiche. L’Enciclopedia mirava secondo Neurath a dimostrare la possibilità che le varie attività scientifiche, come l’osservazione, l’esperimento e il ragionamento, vengano sintetizzate per favorire il progresso di una scienza concepita in termini unitari. Per i neopositivisti i vari aspetti dell’epistemologia, come il rapporto tra conoscenza ed esperienza e la struttura delle teorie, erano validi per qualunque disciplina scientifica, fosse essa naturale o storico-sociale. Il progetto, tuttavia, si interruppe ben presto e l’unico volume della Enciclopedia fu pubblicato a Chicago nel 1938. Ciò a causa sia della crisi del neopositivismo già manifestatasi negli anni ’30 con le critiche di Popper e altri, sia della defezione del caposcuola del pragmatismo John Dewey (1859-1952), che era stato convinto da Neurath – pur con molte difficoltà – a collaborare al progetto con un articolo intitolato L’unità della scienza come problema sociale . Dewey, pur condividendo con i neopositivisti l’interesse per la metodologia scientifica, non poteva accettare il loro atomismo logico e la rigida separazione da essi tracciata tra mondo della scienza e mondo della morale. Come già i positivisti del secolo precedente, i Viennesi ritenevano che la scienza esaurisse in toto la conoscenza, e che lo “”spirito scientifico”” dovesse quindi trasferirsi anche in ambito filosofico. Moritz Schlick sosteneva che il filosofo che conoscesse soltanto la filosofia non era in grado di svolgere il proprio lavoro: egli doveva invece essere esperto in almeno una disciplina scientifica se voleva che i suoi discorsi avessero senso. La conoscenza deriva soltanto dalla scienza, e le proposizioni della metafisica sono enunciati privi di significato. Questa tesi viene illustrata con grande efficacia nel “”manifesto”” del Circolo, dove si legge: «Se qualcuno afferma “”esiste un dio””, “”il fondamento assoluto del mondo è l’inconscio””, “”nell’essere vivente vi è un’entelechia come principio motore””, noi non gli risponderemo “”quanto dici è falso””, bensì a nostra volta gli poniamo un quesito: “”che cosa intendi dire con i tuoi asserti?””. Risulta chiaro, allora, che esiste un confine preciso fra due tipi di asserzioni. All’uno appartengono gli asserti formulati nella scienza empirica: il loro senso si può stabilire mediante l’analisi logica; più esattamente, col ridurli ad asserzioni elementari sui dati sensibili. Gli altri asserti, cui appartengono quelli citati sopra, si rivelano affatto privi di significato, assumendoli come li intende il metafisico» (H. Hahn, O. Neurath, R. Carnap, La concezione scientifica del mondo , p. 76). Il significato pertiene dunque alle proposizioni empiriche della scienza e a quelle analitiche della logica e della matematica. Queste ultime sono – secondo la terminologia utilizzata da Wittgenstein nel Tractatus logico-philosophicus – «tautologie», e cioé asserzioni sempre vere che in quanto tali non aggiungono alcunché alla conoscenza. Possiamo conoscere soltanto la realtà empirica, e non esistono le proposizioni «sintetiche a priori» ipotizzate da Kant. Senza dubbio Ludwig Wittgenstein, attraverso il Tractatus, esercitò una grande influenza sui membri del Circolo di Vienna, anche se occorre notare che essi diedero del suo pensiero un’interpretazione superficiale senza comprenderne i tratti più problematici. La filosofia, dunque, cessa di essere conoscenza per diventare mera attività chiarificatrice del linguaggio, ed essendo per i neopositivisti l’intero sapere riducibile alla scienza empirica, il filosofo altro non può fare che analizzare l’unico discorso significante: quello scientifico. Le proposizioni della metafisica non sono semplicemente false, ma “”prive di senso””, poiché essa intende studiare un regno di entità circa le quali nulla può essere detto. Ciò in sintonia con il primo Wittgenstein, che nel Tractatus scriveva: «Il metodo corretto in filosofia sarebbe dunque il seguente: non dire nulla eccetto ciò che può essere detto, e cioè le proposizioni della scienza naturale – vale a dire, qualcosa che nulla ha a che fare con la filosofia – e quindi, ogni volta che qualcuno volesse dire qualcosa di metafisico, mostrargli che non è riuscito a dare un significato a certi segni contenuti nelle sue proposizioni» (L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 6.53, p. 81). Il neopositivismo si presenta come un modo totalmente nuovo di fare filosofia, ma un’analisi attenta consente di identificare i suoi antenati nei sofisti dell’antica Grecia, in alcuni nominalisti medievali, negli empiristi britannici e nei positivisti classici del XIX secolo come Comte. Sono i risultati ottenuti dalla scienza moderna e contemporanea e dalla logica matematica a consentire ai seguaci del neopositivismo di adottare una visione ancora più radicale. Lo scopo è la rifondazione della filosofia, che dev’essere liberata completamente dalle inutili speculazioni metafisiche. Come i loro predecessori dell’Ottocento essi si condiderano i sacerdoti dello “”spirito scientifico”” e, a differenza di Max Weber (1864-1920), adottano una visione totalmente ottimistica del progresso scientifico. La conclusione del loro “”manifesto”” è un’esaltazione incondizionata della razionalità scientifica occidentale: «Noi vediamo come in crescente misura lo spirito della concezione scientifica del mondo pervada le forme dell’attività personale e pubblica, dell’istruzione, della prassi educativa, dell’architettura, nonché contribuisca a promuovere l’organizzazione del vivere economico e sociale secondo principi razionali. La concezione scientifica del mondo è al servizio della vita, che la recepisce» (H. Hahn, O. Neurath, R. Carnap, La concezione scientifica del mondo, p. 99). Perno della concezione filosofica neopositivista è il celebre «principio di verificazione», secondo cui una proposizione è dotata di senso soltanto se la sua verità può essere stabilita, in maniera immediata o mediata, attraverso osservazioni empiriche. Si notò subito, tuttavia, che in base a questo assunto l’eliminazione della metafisica diventa un’impresa senza speranza. Com’è possibile accertare, mediante osservazioni puramente empiriche, la verità della stessa proposizione che esprime il principio di verificazione? Dal momento che ciò non si può fare, occorre ammettere che tale proposizione “”sfugge”” alla verifica osservativa. I neopositivisti intendevano dunque eliminare la metafisica facendo ricorso ad un principio che, adottando i canoni da essi fissati, risulta a ben guardare di tipo metafisico. Si ebbero successivamente alcune “”liberalizzazioni”” del principio, soprattutto ad opera di Rudolf Carnap, ma esse non riuscirono a risolvere il problema di fondo. Il radicale programma dei Viennesi entrò quindi in crisi, e venne rimpiazzato dal falsificazionismo di Karl R. Popper e dall’epistemologia post-empirista che ha in Thomas Kuhn e in Paul Feyerabend gli esponenti principali. Particolare considerazione meritano, per l’influenza che hanno avuto nel XX secolo, le tesi di Rudolf Carnap (1891-1970), che parla in un famoso articolo degli anni ’30 di eliminazione della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio. Egli considera la metafisica come una congerie di “”pseudo-enunciati”” che non rispettano le regole del significato ed afferma che, con gli strumenti logico-formali, si può mettere a nudo l’ingannevole linguaggio metafisico. A questo fine estrapola alcuni passaggi tratti da Hegel e Heidegger sottoponendoli all’analisi logica. Ecco le sue parole: «Allo stesso modo degli esempi considerati, “”principio”” e “”Dio””, anche la maggior parte degli altri termini specificamente metafisici è senza significato, come per es.: l'””Idea””, l'””Assoluto””, l'””Incondizionato””, l'””Infinito””, l'””essere dell’ente””, il “”non-ente””, la “”cosa in sé””, lo “”spirito assoluto””, lo “”spirito oggettivo””, l'””essenza””, l'””inseità””, l'””in-per-se-ità””, l'””emanazione””, la “”manifestazione””, l'””articolazione””, l'””Io””, il “”non-Io””, ecc. […] Il metafisico ci dice che non si possono addurre condizioni empiriche di verità; se egli aggiunge che con una tale parola vuol tuttavia intendere “”qualcosa””, noi sappiamo che con ciò egli accenna solo alle associazioni d’idee e sentimenti, dai quali, però, la parola non ottiene nessun significato. Le proposizioni cosiddette metafisiche, contenenti tali parole, non hanno nessun senso, non vogliono dire nulla, e sono solamente pseudoproposizioni» (R. Carnap, Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio , p. 513). L’esame carnapiano ci consente tutt’al più di comprendere che parecchi pensatori estranei alla tradizione analitica (ma non certamente “”tutti””) indulgono alla “”magia delle parole””. Tuttavia occorre rilevare che oscurità o allusività non coincidono necessariamente con l’assenza di significato, né dal fatto che Martin Heidegger utilizza spesso un linguaggio oscuro è possibile dedurre che le sue proposizioni sono prive di senso. Inoltre, Carnap e i neopositivisti in genere sembrano ignorare che il termine «metafisica» possiede molte connotazioni semantiche, mentre un attento studio della storia della filosofia dimostra che molti metafisici – Aristotele è un caso emblematico – sono pensatori rigorosissimi anche dal punto di vista logico. L’assolutezza del ruolo che il linguaggio svolge nella filosofia neopositivista riflette i caratteri fondamentali della “”svolta linguistica”” iniziata da Gottlob Frege (1854-1941), e in questo senso il neopositivismo si può considerare, pur con marcati tratti di originalità, parte della più vasta tradizione analitica. Non v’è dubbio che i Viennesi hanno il merito di aver attirato l’attenzione dei filosofi su un problema reale, poiché ai nostri giorni è difficile negare che la scienza ha per davvero sostituito la filosofia in molti settori della conoscenza. Né si può ignorare che essi – seguendo l’esempio di classici come Descartes, Leibniz e Kant – hanno indicato la strada per rinnovare il rapporti tra scienza, filosofia, e la stessa metafisica, che ha tratto senz’altro giovamento da alcune delle loro analisi corrosive. L’aspetto della filosofia neopositivista che oggi appare più datato è il progetto di trasformare i filosofi in analisti del linguaggio, con il che essi svolgerebbero funzioni che, pur non essendo totalmente inutili, si rivelerebbero comunque secondarie e ausiliarie rispetto a quelle degli scienziati; parafrasando la concezione medievale della filosofia come ancella della teologia, si può dire che la filosofia intesa come mera analisi del linguaggio diventerebbe una semplice ancella della scienza, pronta ad obbedire a ogni suo comando e del tutto priva di autonomia. A questo tipo di concezione reagì Ernst Bloch (1885-1977) notando che la filosofia si è degradata da vessillifero della scienza a suo fanalino di coda. Occorre tuttavia rammentare che gli stessi scienziati non sembrano concordare con una simile prospettiva, dal momento che interrogativi di carattere spiccatamente filosofico-metafisico si pongono continuamente proprio nell’ambito della scienza contemporanea. Non sono pochi gli scienziati che oggi criticano i filosofi che trascurano le questioni metafisiche che sorgono all’interno delle loro stesse discipline. Ma la caducità della visione neopositivista si comprende ancora meglio esaminando quanto afferma il filosofo britannico Alfred J. Ayer (1910-1989), autore del celebre volume Linguaggio, verità e logica , edito nel 1936 e tuttora considerato l’introduzione più chiara alle tesi del neopositivismo. Dalla lettura del già menzionato “”manifesto”” del Circolo di Vienna si evince una tesi di fondo: se non è possibile dire da quali esperienze una proposizione sarebbe verificata almeno in linea di principio, allora essa è priva di significato. Questa sorte, tuttavia, non tocca soltanto agli enunciati metafisici, ma anche a quelli dell’etica e della teologia. Ayer sostiene che le affermazioni di valore etico acquistano significato nella misura in cui si possono tradurre in affermazioni “”empiriche”” o “”di fatto””. «Nel nostro linguaggio – egli prosegue – gli enunciati contenenti simboli etici normativi non equivalgono a enunciati esprimenti proposizioni psicologiche, o comunque empiriche, di nessun genere» (A.J. Ayer, Linguaggio, verità e logica, p. 133). Ne segue che i concetti etici fondamentali non sono analizzabili, né è possibile spiegare il “”perché”” di questo fatto. Non resta che una sola conclusione: «Diciamo che la ragione per cui non sono analizzabili, sta nel loro essere puri e semplici pseudo-concetti. La presenza del simbolo etico nella proposizione non aggiunge nulla al suo contenuto fattuale. Ora comprendiamo perché è impossibile trovare un criterio che determini la validità dei giudizi etici. Se l’enunciato non afferma nulla, ovviamente non ha senso chiedere se ciò che afferma è vero o falso» (ibidem, pp. 135-139). La stessa strategia di stampo meramente linguistico viene estesa alla teologia: «Non vi possono essere verità trascendenti di fede religiosa, poiché gli enunciati cui il teista ricorre per esprimere tali “”verità”” non hanno significato nel senso letterale» (ibidem, p. 154). Si possono quindi facilmente comprendere le accuse di “”irrilevanza filosofica”” che alle dottrine neopositiviste sono state spesso rivolte dagli esponenti di altre tendenze di pensiero. III. Una valutazione complessiva fra pensiero scientifico e riflessione filosofica Procedendo ora a tracciare una valutazione complessiva – per quanto schematica – delle principali tesi sostenute dai neopositivisti logici, si può subito notare che la concezione puramente “”linguistica”” della verità consente, da un lato, di determinare una precisa linea di confine tra le asserzioni della matematica (e della logica) e le asserzioni delle scienze empiriche, mentre dall’altro spiega la stessa conoscenza logico-matematica senza fare appello ai princìpi primi della metafisica o ad entità astratte quali concetti e idee. Con la logica e la matematica messe al sicuro in quanto conoscenza puramente analitica, e con la metafisica teoricamente eliminata in quanto discorso non significante, tutto ciò che restava da fare era trovare una caratterizzazione adeguata per la stessa filosofia. Essa venne in pratica ridotta all’analisi logica del linguaggio. La principale differenza tra la filosofia (intesa appunto come analisi linguistica) e la scienza vera e propria (cioè l’insieme delle scienze empiriche con la fisica in posizione preminente, e di quelle storico-sociali concepite secondo canoni puramente riduzionistici) consiste nel fatto che la filosofia si occupa esclusivamente di linguaggio e di significato, mentre le questioni fattuali sono di competenza della scienza. Tutto ciò ha una conseguenza di grande portata: la scienza empirica tratta in modo esclusivo tutte le questioni concernenti il mondo extra-linguistico. D’altra parte, essendo la filosofia ormai confinata in un regno puramente linguistico, non resta al filosofo alcun dominio di ordine più alto e trascendente la realtà empirica di cui occuparsi; egli può dedicarsi – se vuole parlare in modo significante – soltanto al linguaggio, che è poi lo strumento usato dagli scienziati per condurre le loro indagini sulla realtà extra-linguistica. Lo scopo dell’analisi si identifica pertanto con la chiarificazione del linguaggio al fine di renderlo preciso e perspicuo al massimo grado; solo agendo così è possibile distinguere gli “”pseudo-problemi”” (che sono poi quasi tutti quelli presi in considerazione dalla filosofia tradizionale) dai problemi genuini. Ne deriva che, quali che siano le difficoltà incontrate dai neopositivisti per definire il metodo dell’analisi logica, resta chiaro che la differenza che intercorre tra filosofia e scienza è la medesima differenza che passa tra il «linguaggio» da un lato, ed il «mondo» che il linguaggio stesso descrive dall’altro. La preponderanza del ruolo che il linguaggio svolge all’interno della concezione neopositivista della filosofia ben si accorda con i caratteri fondamentali di quella che, da Frege in avanti, si suole definire «svolta linguistica» ( linguistic turn ). Tale svolta ha influenzato in modo marcato gran parte del pensiero del nostro secolo, ivi incluse le correnti filosofiche che si richiamano all’ermeneutica. In sostanza, gli empiristi logici si pongono il seguente quesito: «Com’è possibile, a fronte degli enormi risultati conoscitivi conseguiti dalla scienza contemporanea, conservare l’utilità e la significanza di una filosofia concepita quale impresa autonoma?». È evidente, infatti, che, se si accetta il presupposto neopositivista della morte della metafisica, allora risulta indispensabile dotare la filosofia tanto di un ambito di ricerca quanto di una metodologia che risultino in qualche modo indipendenti dalla pratica scientifica. Per quale motivo, dunque, l’analisi del linguaggio assume una rilevanza così grande nel modello di indagine filosofica tracciato dai neopositivisti? Una risposta a tale domanda può essere data solo se si astrae dall’interpretazione più superficiale del neopositivismo, ammettendo finalmente che, per questa scuola, l’analisi del linguaggio scientifico è assai simile ad un’impresa di tipo metafisico che intende determinare in modo preciso i “”limiti del senso””. È ovvio, del resto, che si tratta di una strategia la quale affonda le proprie radici nel Tractatus wittgensteiniano. Ecco dunque che gli analisti del linguaggio, muovendosi nella direzione suaccennata, trovano il modo di svolgere un compito importante. Anche se storicamente non è corretto affermare che la svolta linguistica ha semplicemente “”rimpiazzato”” il punto di vista trascendentale kantiano, essa ne rappresenta comunque il naturale proseguimento. Diamo allora per scontato – almeno momentaneamente – l’assunto neopositivista secondo il quale la filosofia è stata completamente sostituita, in ambito cognitivo, dalle scienze (siano esse naturali o storico-sociali). Così stando le cose, diventa in pratica necessario concludere che della filosofia non v’è più bisogno. I filosofi trasformati in analisti del linguaggio assumerebbero a quel punto delle funzioni che, pur non essendo inutili, si rivelerebbero comunque secondarie e ausiliarie rispetto a quelle degli scienziati. È noto che, affermando che la scienza doveva assumere quali punti di riferimento le caratteristiche percettive e concettuali della nostra esperienza, Kant aveva in animo di salvaguardare la conoscenza dallo scetticismo humeano, senza peraltro ricalcare gli eccessi razionalisti. Era comunque naturale che, identificando il discorso scientifico con la comprensione dell’apparenza, il pensiero kantiano finisse col determinare un interesse non certo episodico nei confronti di un dominio il quale, prendendo sul serio le sue tesi, alla mera apparenza non può certo essere ridotto. Né si può ovviamente scordare che, rigettando il ponte kantiano del «sintetico a priori», il neopositivismo si proponeva di sbarrare ogni spiraglio che potesse dar adito ad un ritorno in campo della metafisica; proprio in questo spirito deve essere valutata la riduzione neopositivista di ogni tipo di conoscenza a fattori puramente empirici o puramente linguistici, senza alcun residuo. Ecco quindi spiegata la differenza tra scienza da un lato e filosofia dall’altro: poiché la filosofia di null’altro deve preoccuparsi se non della ricerca del significato, tutte le questioni riguardanti la verità competono – in modo esclusivo – alla scienza. Al filosofo in quanto tale spetta unicamente un compito di chiarificazione e di ricostruzione di un materiale già dato, dovendo egli occuparsi di esplicitare il senso degli enunciati della scienza e di ricostruire il suo linguaggio in maniera precisa. D’altro canto lo scienziato, preoccupandosi di stabilire la verità delle proposizioni che si riferiscono al mondo, elabora teorie che risultano sottoponibili al procedimento di verificazione. Tuttavia, dedurre da ciò che i filosofi neopositivisti siano semplicemente i “”portatori d’acqua”” degli scienziati costituisce un frantendimento. Se viene attribuito ai filosofi analitici il compito di fissare tanto la natura quanto l’estensione del discorso dotato di senso, è ovvio che chiunque – incluso lo scienziato – dovrà prima o poi passare sotto le loro forche caudine. Il discorso significante comprende anche quello scientifico, e ne consegue che i poteri dei filosofi si estendono fino al punto di stabilire i parametri che la stessa ricerca scientifica è costretta a rispettare se vuole essere ammessa nel novero del discorso significante di cui sopra. L’indagine scientifica, dunque, è tutt’altro che indipendente dalla filosofia concepita come analisi del linguaggio, dal momento che è proprio ques’ultima a determinare i limiti che essa non deve oltrepassare (pena, appunto, la caduta nel non-senso). Che cosa diventa, allora, l’analisi logico-linguistica qualora venga concepita in questi termini? E si può seriamente sostenere che essa si limita al mero esame dei termini e delle proposizioni? Dovrebbe essere chiaro, in base a quanto s’è appena detto, che alla seconda domanda dev’essere data risposta negativa. Invece di eliminare la metafisica, l’analisi linguistica si trasforma in un’altra “”filosofia prima”” la quale, fissando i limiti del senso, detta altresì le leggi che determinano la possibilità della conoscenza umana. Dopo aver notato tutto questo, diventa arduo negare che esista un’influenza kantiana sui neopositivisti e i filosofi analitici. Si tratta di un’influenza più mediata che diretta, ma essa è comunque ben percepibile. Come Kant si contrappone agli eccessi razionalisti, così i rappresentanti della svolta linguistica reagiscono agli eccessi idealistici (in questo senso, occorre ribadirlo, bisogna interpretare la lettura completamente negativa e parodistica che Carnap fornisce del pensiero hegeliano). D’altra parte, strette analogie si trovano pure tra l’intento di Kant di limitare i danni dello scetticismo humeano e quello neopositivista/analitico di mettere al riparo la conoscenza dai problemi creati da quella crisi dei fondamenti che tra Ottocento e Novecento insidiava le principali discipline scientifiche. Ma le analogie non si fermano a questo punto. Per Kant, la nostra conoscenza della realtà risulta sempre “”mediata””, nel senso che essa non può mai prescindere da quelle categorie che, sole, possono dare forma all’esperienza umana. Di qui l’impossibilità di qualsiasi conoscenza assoluta della realtà: ogni conoscenza ha senso solo in quanto è relativa all’apparato concettuale. Neopositivismo e filosofia analitica altro non fanno che trasferire tale apparato concettuale – il “”filtro”” dell’esperienza – dall’intelletto al linguaggio. Nell’un caso e nell’altro ci troviamo di fronte a pre-condizioni che svolgono un ruolo tanto necessario quanto fondamentale nell’acquisizione della conoscenza. Come Kant si interroga circa le condizioni che presiedono alla possibilità della conoscenza, analogamente neopositivisti e analitici si chiedono quali siano le condizioni che presiedono alla possibilità del discorso significante. Vi è una chiara ascendenza kantiana anche nella tesi secondo cui la conoscenza della realtà è sempre «relativa al linguaggio ed agli schemi concettuali che esso incorpora», derivazione del resto accertabile nel celebre passo in cui Otto Neurath afferma che gli uomini sono imbarcati sin dall’inizio su una nave concettuale dalla quale non possono sbarcare e che può essere riparata soltanto durante la navigazione in mare aperto. Se così stanno le cose, è ovvio concludere che possiamo conoscere il mondo extra-linguistico – ammesso che esista – solo grazie all’apparato concettuale, tesi del resto ripresa da autori post-positivisti come W. Quine (1908-2000). Secondo i neopositivisti quella scientifica è una conoscenza di tipo universale e atemporale: le regole metodologiche della scienza “”si incarnano””, senza subire modificazioni significative, in epoche e contesti culturali diversi. Dovrebbe essere evidente che questo modello propone una spiegazione essenzialistica del cambiamento delle teorie scientifiche. L’essenzialismo è dato dal fatto che si cerca di eliminare il fattore-tempo dalla scienza, spiegando il cambiamento delle teorie in termini puramente sincronici. Tuttavia vi sono, alla base della visione neopositivista, delle assunzioni non giustificate. Nessuno, ad esempio, è mai riuscito a dimostrare che la presenza del senso coincida con la verifica empirica, né risulta incontrovertibile il predominio della dimensione “”logico-linguistica”” su quella “”pratica”” (ciò che gli scienziati “”fanno””). Si dà per scontato, infine, che la verità oggettiva sia realmente disponibile e possa essere comunicata tramite la costruzione di un linguaggio artificiale (logico) canonico. Ciascuna di queste assunzioni è stata revocata in dubbio da quella che oggi si suole definire la “”nuova filosofia della scienza””. Carnap e gli altri esponenti neopositivisti mostrano ben poco interesse per le problematiche del cambiamento scientifico, e ciò non è affatto sorprendente qualora si consideri l’impostazione esclusivamente logico-linguistica delle loro opere. Un certo interesse per il problema del cambiamento delle teorie si ritrova negli scritti del neoempirista berlinese (trasferitosi negli Stati Uniti negli anni ’30) H. Reichenbach (1891-1953). Tuttavia, è con il pensiero di Karl R. Popper che tale problema diventa davvero cruciale. Nel modello popperiano la scienza cessa di essere un sistema statico per diventare un’impresa dinamica in grado di modificare se stessa senza posa. In altri termini, le rivoluzioni scientifiche sono destinate a succedersi per sempre o, per dirla con il titolo dell’autobiografia popperiana, «la ricerca non ha fine». Tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 del XX secolo cominciarono ad acquistare peso negli ambienti epistemologici le tesi di alcuni autori che, seguendo il sentiero popperiano, si proponevano di rompere lo schema – da essi giudicato irrealistico e non fedele alla pratica scientifica – proposto dal neopositivismo. I più importanti tra essi sono Thomas S. Kuhn, Imre Lakatos e Paul K. Feyerabend. Il problema del cambiamento scientifico diventa nei loro scritti predominante, e ad essi va attribuito il merito di aver sottolineato la dimensione storico-temporale della scienza. Questi autori si distaccano dalle tesi neopositiviste su parecchi punti qualificanti. In primo luogo, sviluppando la lezione popperiana secondo cui l’osservazione è sempre impregnata di teoria, essi negano l’esistenza di una radicale antitesi tra la dimensione teorica e quella osservativa. Viene quindi contestata la concezione “”cumulativa”” del passaggio da una teoria scientifica all’altra, ragion per cui i contenuti di una teoria non vengono interamente preservati quando essa viene sostituita da un’altra. È facile comprendere che, in questo modo, si nega che vi sia l’invarianza di significato degli enunciati osservativi nel processo di cambiamento teorico. Il cambiamento scientifico acquista un carattere essenzialmente diacronico e risente in maniera essenziale dei mutamenti che avvengono nel contesto storico-sociale. Ne consegue che l’insistenza sugli aspetti puramente logici della giustificazione conduce a trascurare – come è in effetti avvenuto in ambito neopositivista – l’aspetto “”dinamico”” della scienza e il contesto più vasto (pratico, storico e sociale) in cui la essa nasce e si sviluppa. Documenti della Chiesa Cattolica correlati: DH 4511-4512; DH 4810; Fides et ratio, 88. Bibliografia: Opere principali dei positivisti e neopositivisti: A.J. AYER, Linguaggio, verità e logica, Feltrinelli, Milano 1961; R. CARNAP, Sintassi logica del linguaggio, Silva, Milano 1966; R. CARNAP, Significato e necessità, La Nuova Italia, Firenze 1976; R. CARNAP, Tolleranza e logica. Autobiografia intellettuale, Il Saggiatore, Milano 1978; R. CARNAP, La costruzione logica del mondo, Utet, Torino 1997; R. CARNAP, Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio, in “Il neoempirismo logico”, a cura di A. Pasquinelli, Utet, Torino 1969, pp. 504-540; A. COMTE, Corso di filosofia positiva, Utet, Torino 1967; A. COMTE, Discorso sullo spirito positivo, Laterza, Roma-Bari 1985; H. HAHN, O. NEURATH, R. CARNAP, La concezione scientifica del mondo. Il circolo di Vienna, Laterza, Roma-Bari 1979; C.G. HEMPEL ET AL., Il circolo di Vienna. Ricordi e riflessioni, Pratiche Editrice, Parma 1992; C.G. HEMPEL, Aspetti della spiegazione scientifica, Il Saggiatore, Milano 1986; O. NEURATH, Neopositivismo e sociologia, Ubaldini, Roma 1968; O. NEURATH, Anti-Spengler, Palomar, Bari 1993; O. NEURATH ET AL., Neopositivismo e unità della scienza, Bompiani, Milano 19732; H. REICHENBACH, La nascita della filosofia scientifica, Il Mulino, Bologna 1966; H. REICHENBACH, Relatività e conoscenza a priori, Laterza, Roma-Bari 1984; H. SPENCER, Primi princìpi, Bocca, Milano 1901; R. VON MISES, Positivism. A Study in Human Understanding, Dover, New York 1968; L. WITTGENSTEIN, Tractatus Logico-Philosophicus, Einaudi, Torino 1968. Opere su positivismo e neopositivismo logico: G. BERGMANN, The Metaphysics of Logical Positivism, Longmans, Green & Co., New York – London 1954; A. GIANQUINTO, La filosofia analitica. L’involuzione della riflessione sulla scienza, Feltrinelli, Milano 1961; D. ANTISERI, Dal neopositivismo alla filosofia analitica, Abete, Roma 1966; A. PASQUINELLI, Introduzione a Carnap, Laterza, Roma-Bari 1972; A. ARDIGÒ, La morale dei positivisti, Marzorati, Milano 1973; J.O. URMSON, L’analisi filosofica, Mursia, Milano 19742; D. ANTISERI, Filosofia analitica e semantica del linguaggio religioso, Queriniana, Brescia 19743; L. KOLAKOWSKI, La filosofia del positivismo, Laterza, Roma-Bari 1974; J.R. WEINBERG, Introduzione al positivismo logico, Einaudi, Torino 1975; F. BARONE, Il neopositivismo logico, Laterza, Roma-Bari 1977; P. PARRINI, Una filosofia senza dogmi. Materiali per un bilancio dell’empirismo contemporaneo, Il Mulino, Bologna 1980; M. TRINCHERO (a cura di), Il neopositivismo logico, Loescher, Torino 1982; P. PARRINI, Empirismo logico e convenzionalismo. Saggio di storia di filosofia della scienza, Angeli, Milano 1983; A. NEGRI, Introduzione a Comte, Laterza, Roma-Bari 1983; N. TEMPINI (a cura di), Neoempirismo logico, semiotica e filosofia analitica, La Scuola, Brescia 19832; A. JANIK, S. TOULMIN, La grande Vienna, Garzanti, Milano 1984; F. FISTETTI, Neurath contro Popper, Dedalo, Bari 1985; D. ZOLO, Scienza e politica in Otto Neurath, Feltrinelli, Milano 1986; S. POGGI, Introduzione al positivismo, Laterza, Roma-Bari 1987; D. OLDROYD, Storia della filosofia della scienza, Il Saggiatore, Milano 1989; M. MARSONET, La metafisica negata, Angeli, Milano 1990; J.A. COFFA, The Semantic Tradition from Kant to Carnap. To the Vienna Station, Cambridge Univ. Press, Cambridge 1993; G. POLIZZI (a cura di), Filosofia scientifica ed empirismo logico (Parigi, 1935), Unicopli, Milano 1993; M. MARSONET, Introduzione alla filosofia scientifica del ‘900, Studium, Roma 1994; M. MARSONET, Scienza e analisi linguistica, Feltrinelli, Milano 1994; A. PASQUINELLI (a cura di), L’eredità di Rudolf Carnap, Clueb, Bologna 1995; C.J. MISAK, Verificationism. Its History and Prospects, Routledge, London-New York 1995; D. ANTISERI, C.G. HEMPEL, Come lavora uno storico, Armando, Roma 19972. Vedi: Epistemologia Esperienza Materialismo Metafisica Pragmatismo Progresso Convegni ed eventi 21 Ottobre 2017 – 22 Ottobre 2017 – Torino Convegno: “”Le basi filosofiche della psicologia”” 25 Ottobre 2017 – 26 Ottobre 2017 – Cagliari Convegno Internazionale su Pavel A. Florenskij 26 Ottobre 2017 – Roma Seminario: “”Epistemologia e persona. Un binomio difficile da coniugare”” 26 Ottobre 2017 – Roma Conferenza publica: “”Why theologians and Scientist should engage in a fruitful conversation”” 27 Ottobre 2017 – Roma Convegno: “”From Scientific Evidence to the Existence of God”” 31 Ottobre 2017 – Lione Scadenza Paper, 17° Conferenza ESSAT: “”Nature and Beyond: Transcendence and Immanence in Science and Religion”” 15 Novembre 2017 – 17 Novembre 2017 – Roma Convegno: “”Deus summe cognoscibilis. L’attualità teologica di San Bonaventura”” Tutti i prossimi convegni ed eventi Scelti per voi dalla stampa “”Fra scienza e fede passi avanti ma non troppo””, di Vittorio Possenti – Avvenire – 8 ottobre 2017 “”La matematica non spiega il nostro destino””, di Raul Gabriel – Avvenire – 30 settembre 2017 “”Parla il presidente del Bureau: qui scienza e fede cercano la verità””, di Matteo Marcelli – Avvenire – 29 settembre 2017 Intervista al prefetto Pasini: “”Alla Biblioteca Vaticana la tradizione passa al digitale””, di Silvia Camisasca – Avvenire – 24 settembre 2017 L’astronomo del Papa Guy Consolmagno: “”Battezzare un alieno? Se me lo chiede…””, di Roberto Brunelli – La Repubblica – 30 agosto 2017 Articoli in archivio Segnalazioni e notizie 2-4 novembre 2017 Workshop Pontificia Accademia delle Scienze: “”La salute delle persone e la salute del pianeta: la nostra responsabilità”” 23-24 ottobre 2017 Pontificia Accademia delle Scienze, Workshop: “”Biologia Cellulare e Genetica”” 24 settembre 2017 Templeton prize 2017: la cerimonia di consegna ad Alvin Plantiga 2017 Fondazione John Templeton – Guida alla richiesta di finanziamenti: scadenza presentazione domanda Archivio segnalazioni e notizie Pontificia Universitas Sanctae CrucisPontificia Università della Santa Croce Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede inters.org in English UFFICI Via dei Pianellari, 41 00186 Roma tel (++39) 06.68.16.44.88 INDIRIZZO POSTALE Piazza Sant’Apollinare, 49 00186 Roma info@disf.org Progetto in collaborazione con il Servizio nazionale per il progetto culturale della CEI e sostenuto dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica”,”MAES-181″
“LICHTHEIM George”,”Il marxismo.”,”Nato in Germania, dove ha compiuto i suoi studi, George Lichtheim si è poi trasferito negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra dove tuttora vive (1971). E’ stato ‘Visiting Lecturer’ e ‘Research Fellow’ nelle Università di Columbia e Stanford. E’ autore di numerose opere tra cui ‘The Origins of Socialism’, tradotto in italiano dal Mulino, ‘Marxism in Modern France’ e ‘The Concept of Ideology and Other Essays’. Collabora alla ‘Partisan Review’ e alla ‘New York Review of Books’ Tesi autore ‘graduale evoluzione dell’atteggiamento di Marx verso la democrazia’ “”E’ importante osservare questa graduale evoluzione dell’atteggiamento di Marx verso la democrazia, poiché la sua attività nell’ambito dell’Internazionale diverrebbe incomprensibile se non si ammettesse alcun mutamento di prospettiva teorica sin dal periodo in cui egli liquidò sprezzantemente le prime manifestazioni del socialismo democratico in Francia del 1849-52, come una «coalizione tra operai e piccolo borghesi» che proprio per la sua natura non avrebbe potuto far nulla per elimiare l’antagonismo tra capitale e lavoro. Il Marx del 1864 fu il teorico di un movimento ‘operaio’ e ‘quindi’ impegnato in una prospettiva di socialismo democratico, anche se egli stesso non era ben consapevole di ciò in quanto distolto dalla lotta contro l”ancien régime'”” (pag 171) (capitolo IX: Socialismo e movimento operaio)”,”MADS-034-FF”
“LICHTHEIM George”,”Il marxismo.”,”Nato in Germania, dove ha compiuto i suoi studi, George Lichtheim si è poi trasferito negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra dove tuttora vive (1971). E’ stato ‘Visiting Lecturer’ e ‘Research Fellow’ nelle Università di Columbia e Stanford. E’ autore di numerose opere tra cui ‘The Origins of Socialism’, tradotto in italiano dal Mulino, ‘Marxism in Modern France’ e ‘The Concept of Ideology and Other Essays’. Collabora alla ‘Partisan Review’ e alla ‘New York Review of Books’. ‘Non a caso la ‘Critica al programma di Gotha’ rimase a lungo inedita fino a quando Engels non decise di darla alle stampe nel 1891, cioè quando ormai la socialdemocrazia tedesca aveva raggiunto un equilibrio tra le sue esigenze politiche immediate e i suoi obiettivi a lungo termine. Le preziose indicazioni contenute nella ‘Critica al programma di Gotha’ acquistarono un’enorme importanza pratica nell’Europa orientale, e in particolar modo in Russia nel 1905 e nel 1917′ (pag 374)”,”MAES-001-FRR”
“LICHTHEIM George”,”Storia dell’imperialismo.”,”George Lichtheim (1912-1973), nato in Germania ma vissuto prima negli USA e poi in Inghilterraq, è autore di numerose opere di storia politica. Critico attento delle opere di Marx ed Engels e di tutti gli scrittori marxisti contemporanei, ha alternato al lavoro di commentatore politico (sue le famose note scritte per The Twentieth Century sotto lo pseudonimo di G. L. Arnold) quello di saggista (famoso il suo saggio su Lukacs). Marx sulla rivolta dei sepoys. “”Fosse o no anomalo, il governo britannico in India, diventò il paradigma dell’imperialismo occidentale in Asia; e anche dell’animosità razziale che causò. L’esploratore Richard Burton aveva già notato, prima della rivolta del 1857, l’odio del popolo indiano verso gli inglesi. Quella rivolta fu capeggiata dai feudatari locali ed ebbe un carattere regressivo; circostanza che aiuta a spiegare il suo fallimento, accentuato anche dall’antic divisione tra indù e musulmani, che diede agli inglesi la possibilità di usare i sik del Punjab, recentemente conquistato, per conservare il dominio imperiale. Quei feroci guerrieri si divertivano a massacrare i loro tradizionali nemici musulmani, proprio come avrebbero fatto anche più tardi nel 1947, quando il subcontinente fu diviso nei due stati indipendenti dell’India e del Pakistan. Nel 1857, le atrocità contro i civili inglesi (inevitabili in una rivolta capeggiata da signorotti feudali e da religiosi fanatici) fornirono il pretesto per una rappresaglia selvaggia e tacitarono le proteste liberali in patria. E causarono anche quella mentalità razzista diffusa fra gli ufficiali e i soldati inglesi. Scrivendo da Londra per il “”The New York Daily Tribune””, Marx citò alcune espressioni tipiche degli ufficiali britannici; per esempio: “”Teniamo la corte marziale in sella, e ogni negro che ci capita sottomano lo passiamo per le armi o lo fuciliamo”” (2). Egli seguì anche un filo di ragionamento che gli permise di situare le atrocità perpetrate dagli indiani a danno dei civili in un contesto storico più ampio: «La crudeltà, come tutte le cose di questa terra, ha le sue mode che variano a seconda del tempo e del luogo. Cesare, il raffinato uomo di cultura, narra candidamente di aver dato ordine di tagliare la mano destra ad alcune migliaia di guerrieri galli. Napoleone ne avrebbe arrossito: preferiva mandare i suoi reggimenti sospett di simpatie repubblicane a morire di peste o per mano dei negri, a San Domingo. Le orrende mutilazioni dei sepoys ricordano una delle tante pratiche del cristiano impero bizantino, o gli articoli del codice penale di Carlo V…» (3). Ecco un solido ragionamento hegeliano: a Marx non importava molto il dispotismo e la crudeltà orientale, voleva solamente sgonfiare il senso di rettitudine degli inglesi. Egli voleva dire che gli europei non erano meglio delle popolazioni loro assoggettate, e che vi era poi una spiegazione storica per le azioni più riprovevoli perpretate dai ribelli sepoys: «Per gli indù, virtuosi per tradizione religiosa nell’arte di torturare se stessi, queste torture inflitte ai nemici della loro razza e della loro fede sembrano affatto naturali». Marx rarmente si lasciava sfuggire l’occasione di sfogare il suo livore lucreziano verso la religione, ma il suo modo di ragionare era troppo complesso per le enti più semplici dei suoi seguaci”” (pag 76-77) [(2) (3) finire, rileggere, inserire”,”TEOC-122-FL”
“LICHTHEIM George”,”Le origini del socialismo.”,”Nato in Germania George Lichtheim si è traferito negli Usa e in seguito in Inghilterra. Ha insegnato nelle Università della Columbia e Stanford. Ha pubblicato anche una ‘Storia dell’imperialismo’ (1974). “”(…) [S]i deve parlare della temporanea, anche se breve, alleanza di Marx con Blanqui. Infatti nella primavera del 1850, insieme ad Engels e al leader cartista Julian Harney, che aveva in precedenza organizzato di ‘Fraternal Democrats’, ebbe contatti segreti con gli emissari di Blanqui a Londra: il risultato di questa strana confluenza fu una organizzazione chiamata ‘Société Universelle des Communistes Révolutionnaires’ che ebbe vita solo formale e per pochi mesi, ma che durante la sua esistenza produsse due documenti assai importanti per la successiva genesi del leninismo: una breve dichiarazione programmatica facente riferimento alla “”dittatura del proletariato””; e il lungo “”Address of the Central Authority’ (or Central Committee) che fu composto da Marx ed Engels nel marzo del 1850. Anch’esso era decisamente blanquista nello spirito, giacché guardava fiducioso alla possibilità che si creasse la dittatura del proletariato (piuttosto che quella borghese-democratica) alla prossima occasione di rivoluzione in Germania. Per quanto riguarda Marx il tutto si concluse nel giro di pochi mesi, e non ebbe nessuna conseguenza, tanto più che egli ed Engels, via via, abbandonarono la prospettiva di un moto contadino, se non altro in riferimento alla situazione tedesca. Questo avvenimento segnò però il sorgere di un indirizzo teorico che si mostrò importante altrove (14)”” (pag 328-329) [(14) ‘L’Indirizzo’ viene frequentemente citato nella letteratura comunista dopo il 1917 e bisogna credere che abbia avuto una influenza considerevole su Lenin. D’altra parte i testi sovietici tendono a passare sotto silenzio l’alleanza con i blanquisti del 1850. È vero che non durò a lungo; tuttavia diede luogo ad una dichiarazione unitaria, il cui primo paragrafo dice: «Scopo dell’associazione è l’abbattimento di tutte le classi privilegiate, e la sottomissione di queste classi alla dittatura del proletariato attraverso la rivoluzione permanente, fino alla realizzazione del comunismo, che deve essere l’ultima forma di costituzione della famiglia umana». Per una analisi del concetto di «dittatura del proletariato» e delle posizioni assunte da Marx e Blanqui nell’enunciarlo, vedi di Harld Draper, ‘Marx and the Dictatorship of the Proletariat’, in ‘Cahiers de l’Institut de Science Economique Appliquée’, n. 129, 1962. Gli statuti della Société Universelle portavano sei firme: quelle di Marx, Engels e Willich, come rappresentanti della Lega dei comunisti tedeschi; di J. Vidil e Adam, per i Blanquisti; e di Harney, a nome dei cartisti. Cfr. Nicolaewsky e Maenchen-Helfen, ‘Karl Marx’, trad. it., cit., p. 239. Dall’ottobre 1850, Marx ed Engels divennero scettici sulla possibilità di realizzazione di una società internazionale comunista e di conseguenza ne informarono i blanquisti. Cfr: ‘Werke’, cit., vol. VII, p. 646] [George Lichtheim, ‘Le origini del socialismo’, Il Mulino, Bologna, 1970]”,”SOCU-002-FSD”
“LICHTHEIM George”,”L’ Europa del Novecento. Storia e cultura.”,”Nato in Germania dove compì gli studi, George Lichtheim si trasferì poi negli Stati Uniti e in seguito in Inghilterra, dove è vissuto fino alla morte. Fu Visiting Lecturer e Research Fellow nelle Università di Columbia e Stanford. “”Gli inglesi non lo capirono, ma i francesi sì. Il 7 maggio l’ambasciatore francese a Berlino riferì a Parigi che i suoi informatori segreti gli avevano detto che una nuova spartizione della Polonia sarebbe stata la base di un’alleanza russo-tedesca (4). Tuttavia il governo sovietico fino all’ultimo tenne la porta aperta, e la decisione di concludere un patto con la Germania fu presa soltanto il 19 agosto, dopo mesi di discussioni infruttuose con le potenze occidentali, le quali avevano dimostrato, al di là di ogni possibile dubbio, di non potere,o di non volere, costringere la Polonia ad una alleanza con la Russia. Tre anni dopo, durante una memorabile conversazione tra Churchill e Stalin al Cremlino, il dittatore sovietico diede la propria versione di ciò che era accaduto a quell’epoca. A questo proposito è meglio lasciar parlare Churchill: «Al Cremlino, nell’agosto 1942, Stalin, nelle prime ore del mattino, mi illustrò un aspetto della posizione sovietica: «C’eravamo fatti l’impressione», disse Stalin, «che i governi britannico e francese non fossero disposti a entrare in guerra se la Polonia fosse stata attaccata, ma sperassero che l’allineamento diplomatico di Gran Bretagna, Francia e Russia avrebbe spaventato Hitler inducendolo a rinunciare. Noi eravamo sicuri che non sarebe servito a niente». – ‘Quante divisioni’, avrebbe chiesto Stalin, ‘manderà la Francia contro la Germania, in caso di mobilitazione?’. La risposta era stata: ‘Circa un centinaio’. Poi Stalin aveva chiesto: ‘Quante ne manderà l’Inghilterra?’. La risposta era stata: ‘Due, più altre in seguito’. ‘Ah, due altre in seguito’, aveva ripetuto Stalin. ‘Sa’, aveva chiesto, ‘quante divisioni dovremo mettere sul fronte russo se entriamo in guerra con la Germania?. E, dopo una pausa, ‘Più di trecento’. Non mi fu detto chi fosse stato l’interlocutore di Stalin in questa conversazione, né in quale data fosse avvenuta. Bisogna riconoscere che questo era un solido motivo. (…) Stalin e Molotov avevano giudicato necessario, per trattare, nascondere le loro vere intenzioni fino all’ultimo momento. Molotov e i suoi subordinati avevano dimostrato una straordinaria abilità per il doppio gioco in tutti i contatti con entrambe le parti (5). Questa descrizione di ciò che avvenne nel 1939 sarebbe stata più plausibile se Stalin avesse aggiunto che il patto di non aggressione tedesco-sovietico firmato da Molotov e da Ribbentrop il 23 agosto, e salutato da Stalin con un solenne brindisi («So quanto la nazione tedesca ama il suo Führer, perciò voglio bere alla sua salute») comprendeva non soltanto una linea di demarcazione per la spartizione della Polonia, ma anche il riconoscimento da parte della Germania, che la Finlandia, la Lettonia e l’Estonia (non la Lituania) rientravano nella sfera d’interesse dei sovietici. Questo era più di quanto avrebbero potuto concedere le potenze occidentali, anche se il governo polacco fosse stato meno deciso a non tollerare sul suo territorio truppe sovietiche in qualità di alleati. La Finlandia e gli Stati baltici, per non parlare della Polonia, erano stati creati nel 1919-20 per costituire una specie di cordone sanitario, il cui scopo era tenere lontano dall’Europa il contagio bolscevico”” (pag 320-321)”,”EURQ-001-FSD”
“LIDA Clara E.”,”Anarquismo y Revolucion en la España del XIX.”,”””Mentre Francisco Mora e Lorenzo rimasero a Lisbona, Angel Mora e Enrique Borrel tentarono di riorganizzare la Federazione spagnola dalla clandestinità. In breve le difficoltà dell’ impresa si fecero manifeste. Il disaccordo tra Francisco Mora e Morago, e lo scarso risultato di Angel Mora e Borrel, obbligarono Lorenzo e Francisco Mora a continuare da soli il lavoro. Essi furono gli unici rappresentanti del Consiglio Federale che assistettero alal Conferenza segreta di Valencia. Li, tra gli altri temi, si trattò la questione della riunione della Conferenza Internazionale di Londra, annunciata dal 17 al 23 settembre, e si votò Lorenzo come delegato spagnolo della F.R.E. Il ricordo di questo viaggio e l’ entusiasmo iniziale dello spagnolo per l’incontro con Carlo Marx è rimasto vergato in pagine commoventi del ‘Proletariado militante’.”” (pag 157)”,”MSPx-063″
“LIDDELL HART B.H.”,”Great Captains Unveiled. From Genghis Khan to General Wolfe.”,”DE-SAXE viene definito ‘profeta militare’, GUSTAVO ADOLFO il fondatore della guerra moderna”,”QMIx-005″
“LIDDELL HART B.H.”,”Histoire mondiale de la strategie.”,”1° PARTE – Strategia dal V secolo AC al XII DC. – Guerre elleniche, EPAMINONDA, FILIPPO e ALESSANDRO. -Guerre di Roma, ANNIBALE, SCIPIONE, CESARE. -Guerre bizantine, BELISARIO e NARSETE. -Guerre medievali. -Il XVII secolo, GUSTAVO ADOLFO, CROMWELL, TURENNE. -Il XVIII secolo, MARLBOROUGH e FEDERICO II. -La rivoluzione francese e NAPOLEONE BONAPARTE -1854-1914 -Conclusioni 1° parte. 2° PARTE – Strategia durante la 1° GM. 3° PARTE – Strategia durante la 2° GM. Strategia di HITLER 4° PARTE. I fondamenti della strategia e della grande strategia. – Teoria della strategia. -Essenza della strategia e della tattica. -Oggetto nazionale e scopo militare. -Grande strategia. ANNESSI I (strategia dell’ approccio indiretto nella campagna d’ Africa del Nord nel 1940-42) e II (articolo del generale Yigael YADIN sul settembre 1949)”,”QMIx-003″
“LIDDELL HART Basil Henry”,”Storia militare della seconda guerra mondiale.”,”Basil H. Liddell Hart, studioso di tattica e strategia militare, per gli scritti teorici e le intuizioni pratiche sull’impiego di armi moderne su scala internazionale fu definito “”il capitano che insegna ai generali””. “”Nel 1941 il grosso dei caccia di tipo moderno disponibili fu destinato oltre che alla difesa aerea della Gran Bretagna, all’appoggio delle sterili campagne offensive condotte nel settore mediterraneo. Nella seconda metà dell’anno circa 600 caccia furono inviati in Russia. Ma la Malacca non ne ricevette alcuno. Neppure un bombardiere a grande autonomia fu inviato nella Malacca; eppure centinaia ne venivano impiegati in incursioni notturne sulla Germania che in questa fase della guerra erano palesemente inutili. E’ chiaro da tutto questo che le esigenze della difesa della Malacca non ricevettero sufficiente attenzione da parte di Churchill o dei capi di stato maggiore. La chiave per spiegare questo enigma ci è fornita dallo stesso Churchill nelle sue memorie di guerra. All’inizio di maggio il capo dello stato maggiore generale imperiale, sir John Dill, presentò al primo ministro un rapporto in cui si sforzava di dimostrare quanto fosse rischioso per la stessa Gran Bretagna o per Singapore persistere nella politica di potenziamento delle forze d’assalto inglesi nel Nord Africa. (…) Churchill fu molto contrariato dalla lettura di questo rapporto, il cui contenuto era in netto contrasto con la sua idea di passare all’offensiva contro Rommel e col suo sogno di conseguire quanto prima una decisiva vittoria nel Nord Africa. (…) E’ evidente che nella sua irritazione Churchill fraintese il ragionamento del capo di stato maggiore generale imperiale. Non si trattava di indebolire la difesa dell’Egitto, ma soltanto di posporre l’offensiva (…). In luglio il presidente Roosevelt aveva inviato a Londra il suo consigliere personale, Harry Hopkins, con il compito di esprimere i suoi dubbi in merito alla saggezza di questa politica e di ammonire i governanti inglesi sui rischi a cui si sarebbe andati incontro altrove «tentando di fare troppo» in Medio Oriente. Gli esperti dell’esercito e della marina americana condividevano le perplessità di Roosevelt ed erano convinti che Singapore fosse più importante dell’Egitto. Nessuno di questi argomenti valse però a smuovere Churchill dalla sua convinzione. «Io non avrei mai tollerato l’idea di abbandonare la lotta per l’Egitto, ed ero pronto a pagare qualunque prezzo ciò potesse comportare nella Malacca». Ma egli non pensava che su quel settore incombesse una minaccia davvero grave. Egli ammette con franchezza: «Confesso che rispetto alle nostre altre esigenze l’intera minaccia giapponese mi sembrava poco più di un sinistro bagliore crepuscolare». E’ chiaro che la principale responsabilità per il fallimento di rinforzare le inadeguate difese della Malacca deve essere attribuita allo stesso Churchill, e più precisamente all’ostinazione con cui volle portare fino in fondo la sua idea di lanciare al più presto possibile un’offensiva nel Nord Africa. Gli effetti strategici immediati della perdita di Singapore furono disastrosi, dato che a essa fece subito seguito la conquista giapponese della Birmania e delle Indie orientali olandesi: una fulminea manovra lungo due direttrici che portò i giapponesi a minacciare da vicino l’India da una parte e l’Australia dall’altra. Solo dopo quasi quattro anni di lotte sanguinose e in seguito al crollo dello stesso Giappone, stremato dalla guerra e infine paralizzato dallo choc atomico, Singapore sarebbe tornata in mano inglese. Più importanti, e addirittura senza rimedio furono però le conseguenze a lungo termine della caduta di Singapore. Singapore era stato un simbolo: il simbolo più eminente della potenza occidentale in Estremo Oriente, in quanto quella potenza era stata eretta e poi a lungo conservata grazie soprattutto alla potenza navale inglese. Tanto rilievo era stato dato fin dai giorni della prima guerra mondiale alla costituzione di una grande base navale a Singapore, che la sua importanza simbolica aveva finito col far passare in secondo piano il suo stesso valore strategico. La facilità con cui nel febbraio del 1942 i giapponesi la conquistarono fu un colpo fatale per il prestigio inglese, ed europeo, in Asia. Né il ritorno degli inglesi sarebbe bastato a cancellare l’impressione che la sua caduta aveva suscitato. L’uomo bianco aveva perso il suo alone di quasi magica onnipotenza, e non incuteva più alcun timore reverenziale. La dimostrazione della sua vulnerabilità alimentò e incoraggiò l’ondata di rivolta contro la dominazione o l’intrusione europea che dopo la guerra si sarebbe diffusa da un capo all’altro dell’Asia”” (pag 321-324) [La caduta della Malacca e di Singapore] Bibliografia. Tra le opere di Basil H. Liddell Hart: – La prima guerra mondiale, 1914-1918. Rizzoli, 1969, pag 648; – Scipione l’Africano. Rizzoli, 1987; – L’ arte della guerra nel XX secolo. Mondadori; – Storia di una sconfitta. Parlano i generali del III Reich. Rizzoli. Nel libro ‘I generali tedeschi narrano’ (Rizzoli, 1949) l’autore riporta tra l’altro le memorie dei generali tedeschi durante l’invasione della Russia quando l’esercito nazista si trovò davanti a Mosca. Il libro che suscitò un grande interesse tra gli ufficiali tedeschi in quel momento critico (1941) fu quello di Armand de Caulaincourt sulla campagna del 1812 di Napoleone in Russia.”,”QMIS-001″
“LIDDELL HART B.H.”,”Storia di una sconfitta. Parlano i generali del III Reich.”,”Basil Henry LIDDELL-HART, nato nel 1895, diplomato alla St. Paulus School di Cambridge, si era già guadagnato nel 1920 una notevole fama di studioso di cose militari tanto da essere chiamato a compilare il manuale ufficiale per l’addestramento della fanteria inglese. Dopo aver preso parte di persona alla prima guerra mondiale, ed essere stato ferito, diventò corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ nel 1927 e in seguito del ‘Times’. Partecipò alla stesura delle voci militari dell’ Encyclopedia Britannica e scrisse il volume ‘La prima guerra mondiale’. Ideatore di nuove tecniche militari sostenne l’attacco a “”torrente in piena”” e l’ uso strategico dei carri armati, anticipando i tedeschi, che anzi appresero dai suoi scritti molto di quel che poi misero in pratica nella seconda guerra mondiale. Dopo la guerra si è dedicato a un lungo e paziente lavoro di ricerca, durante il quale ha potuto attingere a documenti segreti e parlare con i protagonisti stessi delle battaglie, il che gli ha permesso di scrivere una ‘Storia militare della seconda guerra mondiale”” e il presente libro.”,”QMIS-037″
“LIDDELL HART Basil Henry”,”L’ arte della guerra nel XX secolo. Memorie.”,”Di Sir Basil Henry LIDDELL HART (1895-1970) oltre la fondamentale ‘Storia militare della seconda guerra mondiale’ (MONDADORI, 1970), sono state pubblicate in italiano ‘La prima guerra mondiale’, ‘La prossima guerra’, ‘I generali tedeschi narrano’, ‘Un uomo più grande di Napoleone: Scipione l’ Africano’.”,”QMIx-059″
“LIDDELL HART B.H.”,”Storia di una sconfitta. Parlano i generali del III Reich.”,”Basil Henry LIDDELL-HART, nato nel 1895, diplomato alla St. Paulus School di Cambridge, si era già guadagnato nel 1920 una notevole fama di studioso di cose militari tanto da essere chiamato a compilare il manuale ufficiale per l’addestramento della fanteria inglese. Dopo aver preso parte di persona alla prima guerra mondiale, ed essere stato ferito, diventò corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ nel 1927 e in seguito del ‘Times’. Partecipò alla stesura delle voci militari dell’ Encyclopedia Britannica e scrisse il volume ‘La prima guerra mondiale’. Ideatore di nuove tecniche militari sostenne l’attacco a “”torrente in piena”” e l’ uso strategico dei carri armati, anticipando i tedeschi, che anzi appresero dai suoi scritti molto di quel che poi misero in pratica nella seconda guerra mondiale. Dopo la guerra si è dedicato a un lungo e paziente lavoro di ricerca, durante il quale ha potuto attingere a documenti segreti e parlare con i protagonisti stessi delle battaglie, il che gli ha permesso di scrivere una ‘Storia militare della seconda guerra mondiale”” e il presente libro. I Balcani e il fattore metereologico ritardano l’operazione Barbarossa. “”L’improvviso scoppio delle ostilità in tutta la regione balcanica rese inevitabile il rinvio dell’offensiva contro la Russia da maggio a giugno. In questi limiti, perciò, il colpo di stato in Jugoslavia influì effettivamente sull’inizio della campagna di Russia. “”Ma anche le condizioni metereologiche ebbero una parte importante, e si trattò di un fattore accidentale. A oriente della linea Bug-San, in Polonia, sino al mese di maggio le possibilità di svolgere operazioni sono molto limitate perché la maggior parte delle strade sono sommerse dal fango e il terreno si trasforma in un acquitrinio. Molti fiumi sono privi di argini e straripano, provocando vaste inondazioni. Quanto più si va verso oriente, tanto più divengono pronunciati questi svantaggi, soprattutto nelle regioni boscose e paludose del Rokitno (Pripet) e della Beresina. Perciò, anche in tempi normali le possibilità di movimento sono molto scarse fino alla metà di maggio. Ma il 1941 fu un anno eccezionale. L’ inverno era durato più del solito”” (Blumentritt)””. (pag 292) Rundstedt era il più energico oppositore dell’invasione e il primo a chidere l’abbandono. Dubitava dell’argomento di Hitler, e non vide poi segni concreti che lo confermassero, secondo il quale i russi stavano preparandosi in quel 1941 ad attaccare la Germania. Preferiva comunque aspettare un eventuale avanzata russa sui propri confini piuttosto che infilarsi nella profondità russa. (pag 293)”,”GERQ-077″
“LIDDELL HART B.H.”,”Un uomo più grande di Napoleone. Scipione Africano.”,”””Prima di abbandonare l’Africa, Scipione volle vedere Massinissa sistemato nel suo regno e gli fece dono delle terre che già avevano appartenuto a Siface, procrastinando il momento del proprio “”trionfo”” pur di assicurare la giusta ricompensa ai suoi leali collaboratori”” (pag 143)”,”STAx-246″
“LIDDELL HART Basil H.”,”La prima guerra mondiale, 1914-1918.”,”Basil H. Liddell Hart (1895-1970) è stato definito “”il Clausewitz del XX secolo’ per le sue opere teoriche e i suoi scritti sulle questioni militari. Tra le sue opere ricordiamo: ‘Storia di una sconfitta’, ‘Scipione l’Africano’, ‘L’arte della guerra nel XX secolo’, ‘Storia della Seconda guerra mondiale’. “”Ma, come disse il grande Napoleone: “”Rapidità, o altrimenti fiasco”””” (pag 202) “”Forse nulla può servire a dimostrare quanto confuse fossero le idee di queli uomini quanto le parole con cui venne formulata la decisione: “”preparare una spedizione navale in febbraio, destinata a bombardare e conquistare la penisola di Gallipoli, avendo come obiettivo Costantinopoli””. L’idea che delle navi dovessero “”conquistare”” un pezzo di terra è di una ingenuità che sfiora il ridicolo. Pochi giorni dopo Churchill fece un tentativo per rilanciare il suo piano suggerendo al granduca Nicola che i russi vi collaborassero attaccando simultaneamente il Bosforo dal mare e sulla terraferma. Dal punto di vista strategico questo suggerimento era il migliore possibile. Paradossalmente cadde nel vuoto perché in questo caso gli strateghi russi si lasciarono influenzare dai riflessi politici dell’operazione! Per quanto forte fosse il loro desiderio di impossessarsi di Costantinopoli, non avevano alcuna voglia di assicurarsene il possesso con l’aiuto dei loro alleati. La pietra angolare della politica russa era l’annessione sia di Costantinopoli che dei Dardanelli. Sazonov, il Ministro degli esteri, aveva tentato di rendere questa pretesa più accettabile per gli alleati suggerendo l’internazionalizzazione di Costantinopoli in cambio del controllo russo sugli Stretti, ma i militari non volevano saperne di questa parziale concessione. Non stupisce quindi che i capi militari russi guardassero con gelosia e sospetto ogni mossa degli alleati in direzione di quell’obiettivo e negassero la loro collaborazione. Lo stesso Sazonov scrive: “”Non mi piaceva affatto l’idea che gli Stretti e Costantinopoli potessero essere conquistati dai nostri alleati e non da noi (…). Quando infine i nostri alleati decisero la spedizione contro Gallipoli (…), mi fu difficile nascondere loro quanto dolorosamente la notizia mi avesse colpito””. La Russia non era disposta neppure a dare una mano per liberare quella che era la sua stessa “”trachea””. Essa preferì continuare a tossire, anziché vomitare un pezzetto della sua ambizione. Alla fine ne fu soffocata: non si esagera dicendo che fu un suicidio”” (pag 203-204)”,”QMIP-222″
“LIDDELL HART Basil Henry”,”Storia militare della seconda guerra mondiale. Volume primo.”,”LIDDELL HART studioso di tattica e strategia militare, per gli scritti teorici e le intuizioni pratiche sull’impiego di armi moderne su scala internazionale fu definito “”il capitano che insegna ai generali””.”,”QMIS-011-FV”
“LIDDELL HART Basil Henry”,”Storia militare della seconda guerra mondiale. Volume secondo.”,”LIDDELL HART studioso di tattica e strategia militare, per gli scritti teorici e le intuizioni pratiche sull’impiego di armi moderne su scala internazionale fu definito “”il capitano che insegna ai generali””.”,”QMIS-012-FV”
“LIDDELL HART Basil H.”,”La prima guerra mondiale, 1914-1918. [Tit. orig. ‘The Real War 1914-1918’]”,”Basil H. Liddell Hart (1895-1970), storico e teorico militare inglese, studiò storia a Cambridge, partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale e fu ferito nel 1916. Corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ (1925) e del ‘Times’ (1935-1939), e redattore militare dell’ Encyclopaedia Britanica, acquisì reputazione internazionale per la sua chiaroveggenza. Nel 1964 fu insignito della Chesney Gold Medal, della Royal United Service Institution e della laurea ad honorem in lettere dell’Università di Oxford. Le sue opere di polemologia sono state tradotte e diffuse in tutto il mondo. Il sistema dei convogli. ‘(…) [I]l più cieco e grossolano errore dell’Ammiragliato inglese fu quello di opporsi al sistema dei convogli nonostante che tutti gli altri mezzi tentati si fossero dimostrati incapaci di prevenire il disastro che ormai incombeva sul paese. Alla fine l’infaticabile attività dei giovani ufficiali che sostenevano la validità del nuovo sistema ricevette un decisivo appoggio grazie all’intervento personale di Lloyd George, e in aprile vennero finalmente approvati, a titolo sperimentale, i viaggi in convoglio scortato sulle rotte tra Gibilterra e il Mare del Nord. Il primo convoglio lasciò Gibilterra il 10 maggio diretto in Gran Bretagna. Grazie all’innegabile successo di questi tentativi sperimentali, il sistema dei convogli fu esteso alle rotte transatlantiche non appena l’arrivo delle flottiglie americane comandate dall’ammiraglio Sims aumentò il numero dei cacciatorpediniere disponibili per il servizio di scorta. La perdita di naviglio mercantile in convogli di questo genere si ridusse all’uno per cento; in agosto il sistema fu adottato anche per la navigazione in partenza dalla Gran Bretagna e il mese successivo le perdite inglesi scesero sotto le 200.000 tonnellate. Nel frattempo la campagna offensiva – ora rafforzata con l’introduzione di speciali caccia-sommergibili, di aerei e di nuovi tipi di mine -imponeva un pedaggio sempre più pesante ai sottomarini, e alla fine del 1917 la minaccia, se non proprio annullata, era stata almeno arginata. Anche se dovevano tirare la cinghia e accontentarsi di razioni di viveri ridotte, gli inglesi erano ormai al sicuro dal pericolo della fame. Nei primi mesi del 1918 il numero dei sommergibili tedeschi diminuì in modo proporzionale alle perdite da essi arrecate al nemico, finché in maggio ben 14 andarono perduti sui 125 che in quel momento erano in attività; inoltre l’efficienza di quelli ancora attivi stava diminuendo in modo più che proporzionale rispetto al numero. Complessivamente, nel corso della guerra i tedeschi persero 193 sommergibili, 173 dei quali ad opera della marina da guerra inglese. Delle diverse armi impiegate, la mina poté vantare 42 sottomarini affondati e la bomba di profondità 31. Dopo essere stati cacciati dai mari più piccoli, nell’ultima fase del conflitto gli ‘U-boote’ furono cacciati anche dall’Oceano Atlantico da un gigantesco sbarramento di mine, deposte in gran parte dalla marina americana nel tratto di mare largo 180 miglia che separa la Norvegia dalle isole Orcadi. Tale sbarramento consisteva in non meno di 70.000 mine, 13.000 delle quali collocate dagli inglesi. Fu questa una delle più efficaci contromisure volte a neutralizzare le principali operazioni sottomarine contro le rotte di rifornimento transatlantiche’ (pag 400-402)]”,”QMIP-025-FV”
“LIDDELL HART Basil Henry; a cura del Generale Fabio MINI”,”Paride, o il futuro della guerra.”,”Scritto nel 1925 quando Hart non ha ancora trent’anni e con un’esperienza di soli tre messi di guerra. Basil Henry Liddell Hart (1895-1970) capitano del Reggimento King’s Own Yorkshire Light Infantry, poi Visiting Porfessor (1965-66) presso l’Università Davis California, corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ (1925-1934), e del Times (1934-1938), storico, saggista, esperto militare. Innovatore della guerra corazzata e di manovra, stratega dell’approccio indiretto e della guerra limitata. Fabio Mini (1942) Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito italiano, dottore in Scienze strategiche. Commentatore, analista, saggista politico-militare, scrivi su vari periodici. Ha curato per la LEG le edizioni italiane di ‘Guerra senza limiti’ (Qiao Liang e Wang Xiangsui), ‘Fanteria all’attacco’ di Rommel, ‘Blitzkrieg’ di Corum e ‘Sturmtruppen’ di Gudmundsson.”,”QMIx-040-FV”
“LIDDELL HART Basil Henry”,”Storia militare della seconda guerra mondiale.”,”Sir Basi Henry Liddell Hart , studioso di tattica e strategia militare, per gli scritti teorici e le intuizioni pratiche sull’impiego di armi moderne su scala internazionale, fu definito “”il capitano che insegna ai generali””. Il riflusso tedesco in Russia. La ritirata di Kleist. Un grande esempio di strategia e tattica difensiva moderna. “”Comunque furono le forze (tedesche) in ritirata a vincere la gara, sfuggendo alla trappola: dieci giorni dopo le retroguardie di Kleist, giungevano alle porte di Rostov, eludendo i tentativi compiuti dai russi per intercettarle. Fortunatamente per i tedeschi, la spessa coltre di neve che ricopriva quelle desolate regioni aveva limitato anche le capacità dei russi di avanzare al di là delle lorolontane stazioni ferroviarie con la necessaria rapidità e con forze sufficienti per chiudere la trappola. Ma solo per pochissimo la trappola non era scattata. Le forze di Manstein erano rimaste aggrappate così a lungo alle loro esposte posizioni che alla fine corso proprio loro il rischio di rimanere tagliate fuori, tanto che per aiutarle a districarsi dalla difficile situazione fu necessario far ritornare sui loro passi, in tutta fretta, alcune divisioni di Kleist. …. finire (pag 671-672)”,”QMIS-050-FV”
“LIDDELL HART Basil H.”,”The Real War, 1914-1918.”,”Basil H. Liddell Hart (1895-1970), storico e teorico militare inglese, studiò storia a Cambridge, partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale e fu ferito nel 1916. Corrispondente militare del ‘Daily Telegraph’ (1925) e del ‘Times’ (1935-1939), e redattore militare dell’ Encyclopaedia Britanica, acquisì reputazione internazionale per la sua chiaroveggenza. Nel 1964 fu insignito della Chesney Gold Medal, della Royal United Service Institution e della laurea ad honorem in lettere dell’Università di Oxford. Le sue opere di polemologia sono state tradotte e diffuse in tutto il mondo. ‘1917. The Strain. Scene IV. The Tank surprise at Cambrai’ (pag 345-356) (1917. La tensione. Scena IV. La sorpresa del carro armato a Cambrai) ‘Questi undici giorni costituiscono forse il più drammatico di tutti gli episodi della guerra mondiale’ (pag 345) ‘1917. The Strain. Scene V. ‘Caporetto’ (pag 357-363) ‘1918. The Break’ (pag 364-386) (La rottura)”,”QMIP-027-FSL”
“LIDDELL-HART B.H. a cura; saggi di Serge ANDOLENKO Leonard SCHAPIRO E. LEDERREY Maxime WEYGAND J.M. MACKINTOSH G.I. ANTONOV Kurt DITTMAR B.H. LIDDELL HART Heinz GUDERIAN Gunther BLUMENTRITT Erich Von MANSTEIN N. GALAY J.M. MACKINTOSH Frank A. KEATING L.C. MANNERS-SMITH Louis B. ELY David KELLY A. GUILLAUME F.O. MIKSCHE Raymond L. GARTHOFF Hans HINRICHS R.M. OGORKIEWICZ Fritz BAYERLEIN N. GALAY Wolfgang MUELLER Harold J. GORDON A. NIESSEL Hellmuth DORN Kurt STUDENT V. POZDNYAKOV J.M. MACKINTOSH Mikhail KORIAKOV G.C. REINHARDT Eric ASHBY”,”The Red Army. The Red Army – 1918 to 1945. The Soviet Army – 1946 to the present.”,”Saggi di Serge ANDOLENKO Leonard SCHAPIRO E. LEDERREY Maxime WEYGAND J.M. MACKINTOSH G.I. ANTONOV Kurt DITTMAR B.H. LIDDELL HART Heinz GUDERIAN Gunther BLUMENTRITT Erich Von MANSTEIN N. GALAY J.M. MACKINTOSH Frank A. KEATING L.C. MANNERS-SMITH Louis B. ELY David KELLY A. GUILLAUME F.O. MIKSCHE Raymond L. GARTHOFF Hans HINRICHS R.M. OGORKIEWICZ Fritz BAYERLEIN N. GALAY Wolfgang MUELLER Harold J. GORDON A. NIESSEL Hellmuth DORN Kurt STUDENT V. POZDNYAKOV J.M. MACKINTOSH Mikhail KORIAKOV G.C. REINHARDT Eric ASHBY LIDDELL-HART soldato, scrittore, storico e brillante teorico militare si è laureato al Corpus Christi College, di Cambridge. Viene ferito durante la prima guerra mondiale. Nel 1917 sviluppa il sistema ‘Battle Drill’ metodo di attacco “”expanding torrent’ ed altre tattiche adottate dal British Army. Nel 1927 si ritira dall’ esercito inglese con grado di Capitano. E’ stato un teorico e sostenitore dell’ air power e della mechanized warfare. Lo stesso GUDERIAN sostenitore del ‘blitz krieg’ dell’esercito tedesco si è descritto come “”un discepolo di Liddell Hart riguardo alla questione dei carri armati””. Dal 1925 al 1935 è stato corrispondente militare per il Daily Mirror e poi per il Times. Ha curato ‘The Rommel Papers’ (1953) Euro 25 LIDDELL-HART soldato, scrittore, storico e brillante teorico militare si è laureato al Corpus Christi College, di Cambridge. Viene ferito durante la prima guerra mondiale. Nel 1917 sviluppa il sistema ‘Battle Drill’ metodo di attacco “”expanding torrent’ ed altre tattiche adottate dal British Army. Nel 1927 si ritira dall’ esercito inglese con grado di Capitano. E’ stato un teorico e sostenitore dell’ air power e della mechanized warfare. Lo stesso GUDERIAN sostenitore del ‘blitz krieg’ dell’esercito tedesco si è descritto come “”un discepolo di Liddell Hart riguardo alla questione dei carri armati””. Dal 1925 al 1935 è stato corrispondente militare per il Daily Mirror e poi per il Times. Ha curato ‘The Rommel Papers’ (1953) “”The rank-and-file of the Red Army came from all walks of life. Intelligence reports and statements by prisoners-of-war showed the Soviet Army to be an amalgam where volunteers, forcibly enlisted men, ex-White Army personnel, robbers, and convicts were serving side by side. The proportion of genuine Bolsheviks was not more than 8 to 10 per cent. Although many of the men had joined the Army as the only way to get enough to eat, discontent was rife, and desertions were very numerous. Whenever a deserter failed to return to his unit within twenty days, his family were held responsible and their property was seized. In spite of propaganda efforts, no idealism inspired the troops. The Russian soldier’s legendary heroism blended with fatalism no longer existed in 1920, but his temperamental tendency towards extremes had been stimulated by revolutionary agitation, and he swung quickly from enthusiasm after victory to depression after defeat. A prolonged effort became impossible for such a soldier – insufficiently trained, ill-equipped, and without confidence in his leaders.”” (pag 48) “”In the final act, the battle for Warsaw, the crushing defeat of the Russians was due to moral and military factors. It was reasonable that Tukhachevsky shoul have followed up his initial successes by a drive on Warsaw so as to allow the Poles no time to rally, while cutting them off from Danzig and from all supplies of arms and munitions. But in pushing west, without having organized lines of communications, he was actually pushing the Poles back on their own bases -and space, hitherto his ally, now turned to his disadvangage.”” (pag 51)”,”RUST-133″
“LIDDELL-HART B.H.”,”I generali tedeschi narrano…”,”A 25 anni, nel 1920, Basil Henry Hart, ufficiale dell’esercito britannico, ferito nella prima guerra mondiale, si era guadagnato una fama di studioso di cose militari da essere invitato a scrivere il manuale ufficiale per l’addestramento della fanteria inglese. In seguito, Liddell Hart, ex studente di Cambridge e primo sostenitore della guerra meccanizzata divento nel 1925 corrispondente militare del Daily Telegraph, nel 1935 del Times. Dopo il suo ritiro dall’esercito con il grado di capitano, collaborò in campo militare per l’Enciclopedia Britannica e fu consigliere personale del ministro della guerra Hore-Belisha nel 1937-38. Scrisse una ventina di volumi e tra questi Storia della grande guerra (1934), Pensieri sulla guerra (1944) e La rivoluzione dei metodi di guerra (1946). “”Il peggior errore di Hitler fu il modo com’egli rifiutò di «tagliar corto alle proprie perdite» e insistette nell’attaccare quando le probabilità di successo stavano svanendo. Ma questo era proprio il difetto più cospicuo anche di Foch e di Haig, i comandanti alleati nella guerra precedente, e anche di Hindenburg e di Ludendorff, che aveva allora il comando supremo tedesco. E tutti costoro erano soldati di professione. Hitler ebbe pure una grand parte nel determinare il collasso delle armate germaniche in Francia con la sua riluttanza a sanzionare qualsisi tempestivo ripiegamento. Ma anche qui il suo atteggiamento fu esattamente uguale a quello di Foch. La differenza vitale fu questa: che nel 1918 i comandanti in sottordine non obbedirono a Foch più quel che loro parve saggio, laddove nel 1944-45 i generali germanici ebbero paura a disobbedire agli ordini di Hitler”” (pag 4) finire”,”QMIS-019-FGB”
“LIDDELL-HART Basil Henry”,”The Strategy of Indirect Approach.”,”Volume dedicato dall’autore a ‘Ivor Maxse, Trainer of Troops for War’ Cap. XI. Strategia pura, Elementi e condizioni, Fine e azione della strategia, Basi della strategia, Interruzione delle comunicazioni, Metodo di avanzata, Grande Strategia, (pag 188-211) Cap. XII. Quintessenza concentrata di strategia. 1. Mettere in relazione i fini e i mezzi 2. Tenere il proprio obiettivo sempre in mente 3. Scegliere la linea o il corso di minore aspettativa 4.Scegliere la linea di minor resistenza 5. Prendere una linea di operazioni che offra obiettivi alternativi 6.Assicurarsi che sia il piano che le disposizioni siano flessibili, adattabili alle circostanze 7. Non gettare il proprio peso in un colpo mentre il nemico è in vigile, in guardia 8. Non ripetere un attacco sulla stessa linea (o nella stessa forma) dopo che è fallito la prima volta (pag 212-216)”,”QMIx-002-FSL”
“LIDSKY Paul”,”Les écrivains contre la commune.”,”Letteratura anticomunarda. Il tipo più complesso di questa letteratura è quello del giovane declassato comunardo (pag 7) Tipi descritti nella letteratura: – Il giovane declassato comunardo – L’ operaio socialista ubriaco – Il teppista – Il comunardo – Il soldato versagliese”,”MFRC-175″
“LIEBERTHAL Kenneth G. LAMPTON David M. a cura; saggi di Susan L. SHIRK Carol LEE HAMRIN Nina P. HALPERN Jonathan D. POLLACK Lynn PAINE Melanie MANION Barry NAUGHTON Paul E. SCHROEDER Andrew G. WALDER David ZWEIG Kenneth G. LIEBERTHAL David M. LAMPTON”,”Bureaucracy, Politics, and Decision Making in Post-Mao China.”,”Saggi di Susan L. SHIRK Carol LEE HAMRIN Nina P. HALPERN Jonathan D. POLLACK Lynn PAINE Melanie MANION Barry NAUGHTON Paul E. SCHROEDER Andrew G. WALDER David ZWEIG Kenneth G. LIEBERTHAL David M. LAMPTON LIEBERTHAL Kenneth G. è professore di scienze politiche e ricercatore associato presso il Center for Chinese Studies, Università del Michigan. LAMPTON David M. è presidente del Comitato nazionale sulle relazioni US-Cina e ha curato il volume ‘Policy Implementation in Post-Mao China’ (1987)”,”CINE-054″
“LIEBICH André”,”From the Other Shore. Russian Social Democracy After 1921.”,”In apertura citazione di HERZEN Note biografiche su ABRAMOVITCH ALEXANDROVA ARONSON AXELROD BAIKALOV BIENSTOCK DALLIN DAN DENIKE DOMANEVSKAIA DUBOIS DVINOV ESTRINE GARVI GRINFELD INGERMAN IUDIN IUGOV IVANOVICH JAMES JASNY KEFALI KHINOY LANDE MARTOV NICOLAEVSKY POTRESOV ROSENFELD SAPIR SCHWARZ SHIFRIN SKOMOROVSKII STEIN VOLSKY VULIKH WOLIN WOYTINSKY. “”I menscevichi videro se stessi non solo come osservatori politici – kremlinologi avant la lettre – ma come attori politici. A dispetto dei loro sforzi per rimanere “”fuori dalla mischia””, essi furono tentati di interventire nella lotta in corso tra i bolscevichi ed esprimere una preferenza per l’ una o l’ altra fazione. Fedor Dan si mosse secondo questa logica, nonostante la sua affermazione che i socialdemocratici differissero dai comunisti nel cercare spiegazioni nel processo sociale piuttosto che “”nella giusta leadership””. Indirizzandosi alle organizzazioni di partito in Russia, Abramovitch si doleva che durante il periodo successivo alla morte di Martov, Dan e i suoi discepoli crearono illusioni sulla possibilità di una scissione all’ interno del Partito Comunista, come pure sul ruolo dei trotskisti e dell’ Opposizione Operaia. “”Fortunatamente””, rimarcava Abramovitch in tono ironico, l’ “”evoluzione dei bolscevichi nella direzione del Bolscevismo”” fu così pronunciata che superò tutte le differenze tra i redattori di Vestnik””””. (pag 149)”,”RIRB-080″
” LIEBICH André”,”From the Other Shore. Russian Social Democracy after 1921.”,”André Leibich is Professor of International History and Politics at the Graduate Institute of International Studies, Geneva. Introduction, Acknowledgments, Conclusion, Biographical Summaries, Abbreviations, Notes, Sources, Index, Illustrations, Note on Spelling,”,”RIRB-029-FL”
“LIEBKNECHT W. MARX J.- E. LAFARGUE P. BEBEL A. LESSNER F. SORGE F.A. GLASSER M. ENGELS F.”,”Ricordi su Marx.”,”Gli scritti qui riportati sono stati tradotti dal libro ‘Karl Marx. Eine Sammlung von Erinnerungen und Aufsatzen’ (Marx, raccolta di ricordi e articoli) pubblicato dall’editore Dietz di Berlino nel 1947. La parte maggiore del volumetto è occupata dai ricordi di W. LIEBKNECHT (tratti da volume: Wilhelm Liebknecht, ‘Karl Marx zum Gedächtnis. Ein Lebensabriss und Erinnerungen’, WÖRLEIN, NORINBERGA, 1896 (In memoria di Karl Marx. Scorcio di vita e rimembranze).”,”MADS-047 LIEW-003″
“LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa”,”Lettere 1915 – 1918.”,”LIEBKNECHT nelle sue lettere commenta alcune sue letture (OMERO, DOSTOEVSKIJ ecc.).”,”LIEK-004″
“LIEBKNECHT Wilhelm”,”Passeggiate con Marx.”,”Questo profilo biografico di Karl MARX è tratto dal volume ‘Karl Marx zum Gedächtnis. Ein Lebensabriss und Erinnerungen’ (In memoria di Karl Marx, Profilo di vita e ricordi), NÜRNBERG, WÖRLEIN, 1896 Wilhelm LIEBKNECHT (Gressen 1826- Leipzig 1900), padre di Karl LIEBKNECHT, fu uno dei fondatori della socialdemocrazia tedesca e della seconda internazionale. Fondatore e direttore del quotidiano del partito socialdemocratico ‘Vorwärts’ (Avanti!) conobbe MARX nel 1850 a Londra dove era giunto in esilio.”,”LIEW-004″
“LIEBKNECHT K. LUXEMBURG R. EBERLEIN H. KOENEN W. PIECK W. ZETKIN C. KEONEN W. DUNCKER H. DAHLEM F. LINDAU R. GESCHKE O. DAHLEM F. THALMANN E. ULBRICHT W.”,”Deutsche Kommunisten über die Partei. Artikel und Reden 1918 bis 1939.”,”Scritti di LIEBKNECHT K. LUXEMBURG R. EBERLEIN H. KOENEN W. PIECK W. ZETKIN C. KEONEN W. DUNCKER H. DAHLEM F. LINDAU R. GESCHKE O. DAHLEM F. THALMANN E. ULBRICHT W. DENGEL P. SCHEHR J. SCHNELLER E. HECKERT F. HIRSCH W. WINTERNITZ J. FLORIN W.”,”MGEK-055″
“LIEBKNECHT Wilhelm a cura di Georg ECKERT”,”Briefwechsel mit Deutschen Sozialdemokraten. Band 1. 1862 – 1878.”,”I costi della stampa operaia. Bilancio stampa: Uscite: 1 Redattore per settimana: 22 fl. 1 Rappresentante (Faktor) per sett.: 17 fl. 4 Compositori (6 pagine proposizioni) … 56 fl. 1 Tecnico di macchina … 15 fl. 1 Uno alla spedizione…13 fl. 2 giovani apprendisti 2 fl. 1 manovratore alle ruote 7 fl. 2 Diffusori della stampa 6 fl. 1 Punteggiatore e 1 interprete 7 fl. 1 Reporter locale 5 fl. Totale quadrimestre spese per salari 2158 “” Carta quotidiana 4 Ries a 4 fl. fanno nel quadrimestre 1248 fl. Altre uscite (…) 515 fl. Totale delle uscite per l’ edizione nel quadrimestre: 3921 fl. Entrate: 1600 abbonati a 1 fl. = 1600 fl. 2400 Colportage (diffusione e vendita di libri) a esemplare 40 Kr = 1600 fl. Annunci quotidiani = 390 fl. Totale 3590 fl. Bilancio: Uscite: 3921 fl. Entrate: 3590 fl. Deficit rimanente: 331 fl. (Leonhard Tauscher a Wilhelm Liebknecht, Augsburg, 28 febbraio 1875) (pag 621)”,”MGEx-166″
“LIEBKNECHT Wilhelm, a cura di Georg ECKERT”,”Briefwechsel mit Karl Marx und Friedrich Engels.”,”Liebknecht (Wilhelm), scrittore e uomo politico tedesco (Giessen, Assia, 1826 – Charlottenburg 1900). Proveniente da un’antica famiglia di funzionari dell’ Assia, fu avviato alla carriera amministrativa, che presto abbandonò per dedicarsi alla causa socialista. Aveva da poco iniziato gli studi universitari di teologia e filosofia negli atenei di Giessen e di Berlino quando, per le sue idee politiche in favore della libertà della Polonia, fu perseguitato e, dopo vari spostamenti, si fissò nel 1847 a Zurigo, dove seguì gli studi giuridici. Subito dopo lo scoppio della rivoluzione del febbraio 1848, fu a Parigi tra gli insorti; nel settembre successivo tornò in Germania e prese parte ai moti del granducato di Baden. Costretto a emigrare nuovamente, si recò in Svizzera (dove a Ginevra conobbe Mazzini e lavorò per l’unificazione delle diverse associazioni operaie tedesche locali) e, allontanato anche di qui, nel 1850 raggiunse Londra, ove entrò in contatto con Marx. L’amnistia del 1861 gli permise di rientrare in Germania l’anno successivo; qui fu per un certo periodo in rapporti con Lassalle, ma, avuto sentore della connivenza tra questo e Bismarck, se ne allontanò presto, per seguire Marx ed Engels nell’ organizzazione del movimento operaio internazionale. Nel 1864 partecipò, a Londra, alla costituzione della prima Internazionale; l’anno successivo, con A. Bebel, da lui convertito al socialismo, lavorò all’ organizzazione in senso marxista dei circoli operai di Berlino; poco dopo fu nuovamente espulso dalla Prussia. Stabilitosi a Lipsia, nel 1867 fu eletto deputato al Reichstag della confederazione della Germania del Nord; fautore della necessità di costituire forti partiti socialisti su basi nazionali, volse i suoi sforzi alla organizzazione del partito socialdemocratico tedesco, che fondò poi nel 1869 a Eisenach, riuscendo a garantirvi il predominio dell’ ala marxista e assumendone, con Bebel, la direzione. Nel 1870 i due, ormai affermatisi tra i massimi esponenti della socialdemocrazia tedesca, si schierarono contro la guerra franco-prussiana, quindi, nel 1871, contro l’ annessione alla Germania dell’ Alsazia-Lorena e nel 1872 furono entrambi condannati a due anni di reclusione in fortezza per alto tradimento. Liberato nel 1874, Liebknecht fu eletto deputato al Reichstag dell’ Impero e fondò il quotidiano del partito, Vorwärts (Avanti!), che diresse fino alla morte. Nel 1875 promosse con Bebel al congresso di Gotha la fusione del partito socialdemocratico sorto a Eisenach con il partito operaio socialdemocratico tedesco dei lassalliani facendo larghe concessioni a questi ultimi. I deliberati del congresso di Gotha, dopo le aspre denunce di Marx nella famosa Critica del programma di Gotha, furono modificati nel congresso di Erfurt nel 1891. Nel 1889 Liebknecht prese parte alla costituzione della seconda Internazionale e l’anno successivo pubblicò una Storia della Rivoluzione francese, cui fece seguire nel 1892, sotto il titolo di Robert Blum e il suo tempo, una storia della rivoluzione del 1848. (RIZ)”,”LIEW-010″
“LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa”,”Spartakusbriefe.”,”Sul Vorwarts. “”Die Bolschewisten nehmen jetzt allen Raum ein in seinem Herzen un in seinen Spalten. Sie, die ehedem die verachteten Träger der sogenannten “”russischen Methoden”” waren – das Schlagwort , mit dem man dereinst auf den Parteitagen allen gutgesinnten Genossen das Gruseln beibrachte – , die “”Putschisten”” und “”Anarchosozialisten”” von vor drei Monaten noch, sind nach und nach in Gunst und Ansehen gestiegen: (…)””. (pag 411)”,”LIEK-015″
“LIEBKNECHT Karl”,”Briefe aus dem Felde, aus der Untersuchungshaft und aus dem Zuchthaus.”,”Questo lavoro ha visto la collaborazione della moglie di Karl LIEBKNECHT e la cura di Franz PFEMFERT “”Seine Toten mag der Feind betrauern: Denn sie liegen ohne Wiederkehren; Unsre Brüder sollt ihr nicht bedauern: Denn sie wandeln über jenen Sphären.”” Goethe, Westöstlicher Divan, “”Berechtigte Männer”” Molte foto di K. LIEBKNECHT «Contre les Emprisonnement» .Ein projet Contiene dedica Nelly a Otto. Libro sulla morte di Rosa L. e Karl L.: Der Mord an Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht“. Dokumentation eines politischen Verbrechens. Von Elisabeth Hannover-Drück und Heinrich Hannover. Frankfurt/M.: Europäische Verlagsanstalt 1967 (fonte internet) “”Ich kann nicht wägen, kann nur wagen, Nicht ernten – säen nür und fliehn, Ich kann den Mittag nicht ertragen, Ein Morgenrot – ein Abendglühn. So sai mein Tag”” (Aus einem früheren Briefe Karl Liebknechts) in apertura volume”,”LIEK-016″
“LIEBKNECHT Wilhelm a cura di Götz LANGKAU; con il concorso di Ursula BALZER Jan GIELKENS Georg ECKERT”,”Briefwechsel mit Deutschen Sozialdemokraten. Band 2. 1878-1884.”,”Unter Mitwirkung von Ursula BALZER und Jan GIELKENS und unter berücksichtigung von vorarbeiten aus dem nachlass von Georg ECKERT. “”Mit Engels ist Alles wieder in Ordnung. Der Brief wird Ihnen gelegentlich zugelhn. Von Bernhard Becker ist bei Otto Wigand eine Geschichte der Pariser Commune erschienen. Vor diesem skandalösen Machwerk sind die Parteigenossen zu warnen. (…)”” (Lettera di W. Liebknecht a Georg Vollmar, del 22.10.79 pag 208) “”Con Engels è di nuovo tutto in ordine. (..) Di Bernhard Becker con Otto Wigand è apparsa una storia della Comune di Parigi. I compagni di partito devono essere avvertiti di fronte a questo povero lavoro scandaloso””.”,”LIEW-011″
“LIEBKNECHT Wilhelm; a cura e compilazione PELZ William A.; scritti di W. LIEBKNECHT August BEBEL Edward AVELING V.I. LENIN Kurt KERSTEN Clara ZETKIN Henry M. HYNDMAN”,”Wilhelm Liebknecht and German Social Democracy. A Documentary History.”,”Wilhelm Liebknecht (1826-1900) PELZ William A. è Direttore del Social Sciences Program e insegna storia presso la DePaul University. Antologia di e su W. Liebknecht Ricordi su Marx ed Engels (pag 65-139) Libro Eleanor Marx ‘The Working Class Movement in England’. (Eleanor Marx ha tradotto Madam Bovary di Flaubert). “”We have said that this movement accomplishes itself through class struggle. This word, which was first brought by Marx from the English into the German, forms the best refutation of the opinion that the Marxian theory, scientific Socialism, excludes persons from taking a part in the social evolutionary process and inclined toward a certain fatalism and passive waiting. This is false. The exact opposite is true. It was Marx himself who explained the whole development of industrial society as a series of class conflicts that corresponded to unbroken, ever more comprehensive, developing economic relations, fulfilling themselves in ever higher forms with deeper and wider meaning. And the class struggle is a struggle of living persons, an actual personally directed struggle, and no one has expressed the nature of this conflict clearer than Marx.”” (pag 243, W. Liebknecht, dall’ opuscolo Socialismo)”,”LIEW-012″
“LIEBKNECHT Wilhelm prefazione; MARX-AVELING Eleanor”,”The working class movement in England. (1896)”,”I sette articoli apparvero nei primi sette mesi del 1884 sul giornale ‘To-Day’. Il giornale si definì “”esponente del socialismo scientifico”” e aveva come direttori Bax e Joynes. Il breve schizzo storico ‘The working class movement in England’ fu scritto in origine per il ‘Volkes lexicon”” a cura di Emmanuel WURM e Eleanor MARX. Tradotto dal tedesco da Edward AVELING e pubblicato nel 1896 con una prefazione di Wilhelm LIEBKNECHT scritta nel 1895. 2° copia”,”LIEW-014″
“LIEBKNECHT Karl”,”Ausgewählte Reden, Briefe und Aufsätze.”,”Contiene scritti di Lenin su Karl Liebknecht tra cui la commemorazione per la morte di Karl Liebknecht (pag 39-41). E le commemorazioni di Barbusse Mühsam e Weinert.”,”LIEK-022″
“LIEBKNECHT Karl, a cura di Ossip K. FLECHTHEIM”,”Studien über die Bewegungsgesetze der gesellschaftlichen Entwicklung. [‘Studi sulle leggi di movimento dello sviluppo sociale’]”,”‘Studi sulle leggi di movimento dello sviluppo sociale’ LIEBKNECHT Karl”,”LIEK-025″
“LIEBKNECHT Wilhelm, a cura di Georg ECKERT”,”Briefwechsel mit Karl Marx und Friedrich Engels.”,”Einführung, Abkürzungsverzeichnis, anhang, verzeichnis der Briefe, Personenregister, Ortsregister, note, Internationaal Instituut Voor Sociale Geschiedenis Amsterdam, Direktor: Prof. Dr. A.J. Rüter”,”LIEW-001-FL”
“LIEBKNECHT W.”,”Souvenirs. Souvenirs d’exil en Suisse (anno 1849) – Souvernirs de jeunesse – Premier discours quand j’étais maitre d’ècole.”,”W. Liebknecht (1820-1900)”,”LIEW-016″
“LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa”,”Lettere, 1915-1918.”,”Dalla nota bibliografica: per il dibattito sulla socialdemocrazia tedesca sono da vedere le opere di R. Schlesinger, Central European Democracy and its Background’, London, 1953 e C.E. Schorske, ‘German Social Democracy, 1905-1917′. The Development of the Great Schism’, Cambridge, Mass., 1955. Utile il saggio critico di G. Procacci, ‘Studi sulla Seconda Internazionale e sulla Socialdemocrazia tedesca’, Annali Feltrinelli, I, 1958. Sul problema della ripercussione della rivoluzione d’Ottobre nel movimento operaio tedesco si veda tra l’altro Egon Schreiner (), ‘Die Oktoberrevolution und ihr Echo in der deutschen Arbeiterbewegung’, in ‘Marxistische Blätter, V, settembre-ottobre 1967, pp. 1-9. Per la collocazione di Liebknecht e della Luxemburg nella sinistra del movimento operaio tedesco si veda il saggio di Collotti ‘Sinistra radicale e spartachisti nella socialdemocrazia tedesca attraverso le “”Spartaksbriefe’, Annali Feltrinelli, IV, 1961, e la ristampa della raccolta delle ‘Lettere Spartaco (‘Spartakusbriefe’, Berlin, 1958), e W. Bartel, ‘Die deutschen Linken im ersten Weltkriege’, Berlin, 1957. (pag XXXIX-XX) () pseudonimo di Josef (Jupp) Schleifstein”,”LIEK-029″
“LIEBKNECHT Karl LUXEMBURG Rosa MEHRING Franz, Gruppo Spartaco”,”Spartakusbriefe. [Lettere di Spartaco]”,”Herausgegeben vom Institut für Marxismus-Leninismus beim Zentralkomitee der Sozialistischen Einheitpartei Deutschlands. Mit eine Beilage: Faksimiledruck des Spartakusbriefes Nr. 12 vom Oktober 1918, Vorwort zum ersten Band der Spartakusbriefe (Bd. I, Berlin, 1926) Slogan presente sul giornale: Nieder mit dem Krieg! Nieder mit der Regierung! (Abbasso la guerra, abbasso il governo) “”Spartakusbund Gruppo della sinistra radicale marxista sorto in Germania nel 1916, aderente all’ Unabhängige Sozialdemokratische Partei Deutschlands (l’ USPD, separato dalla socialdemocrazia d’ispirazione più moderata) e confluito nel gennaio 1919 nel Kommunistische Partei Deutschlands. Ne furono promotori K. Liebknecht, R. Luxemburg, C. Zetkin. Il nome («Lega di Spartaco») deriva dal fatto che Liebknecht firmava con lo pseudonimo Spartacus le lettere che indirizzava alla Luxemburg e alla Zetkin. Operò nelle condizioni di estrema instabilità politico-sociale aperte dalla «rivoluzione di novembre» con l’ammutinamento dei marinai di Kiel (1918). L’attività degli spartachisti culminò nei moti del 5-15 genn. 1919, repressi dal governo socialdemocratico coadiuvato dall’esercito, nei quali trovarono la morte i principali capi rivoluzionari. (Trecc)”,”LIEK-030″
“LIEBKNECHT Wilhelm”,”Karl Marx Biographical Memoirs.”,”Marx tiene un corso di economia politica “”During the years 1850 and 1851 Marx delivered a course of lectures on Political Economy. He mad up his mind to it rather unwillingly; but once he had read a few private lectures to a small circle of friends, he yielded to us and agreed to teach before a larger audience. In this course that was a rare treat to all who had the good fortune to take part in it, Marx already developed his system in all its fundamental outlines, as presented to us in “”Capital””. In the crowded room of the Communist Alliance, or “”Communist Laborers’ Educational Club””, at that time still domiciled in Great Windmill street – in the same room where one year and a half previous the Communist Manifesto had been confirmed – Marx exhibited a remarkable talent of popularizing. Nobody hated more than he the vulgarizing of science, that is the adulterating and rendering it shallow and spiritless; but nobody possessed in the higher degree the quality of expressing himself clearly. Clearness of speech is the fruit of clear reasoning, a clear thought necessitates a clear form. Marx proceeded methodically. He stated a proposition – the shorter the better, and then demonstrated it in a lengthier explanation, endeavouring with utmost care to avoid all expressions incomprehensible to the laborers. Then he requested his audience to question him. If this was not done he commenced to examine them, and he did this with such pedagogic skill that no flaw, no misunderstanding, escaped him. I learned on expressing my surprise about his dexterity that Marx had formerly given lectures on political economy in the laborers’ club in Brussels. At all events he had the qualities of a good teacher. He also made use of a blackboard, on which he wrote the formulas – among them those familiar to all of us from the beginning of “”Capital””. What a pity that the course lasted only about six months or even less”” (pag 68-69); ‘Durante gli anni 1850 e 1851 Marx tenne un corso di conferenze sull’Economia politica, pensandoci lo tenne piuttosto a malincuore; ma dopo aver tenuto alcune relazioni riservate a una piccola cerchia di amici, cedette a noi e acconsentì di insegnare davanti ad un pubblico più vasto.In questo corso che è stato un piacere raro per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di prenderne parte, Marx sviluppò già il suo sistema in tutte le sue linee fondamentali, come ci è stato presentato nel “”Capitale””. Nell’affollata sala dell’Alleanza Comunista, o “”Club Educativo dei Lavoratori Comunisti””, all’epoca ancora domiciliata in via Great Windmill – nello stesso locale dove un anno e mezzo prima era stato ratificato il Manifesto del Partito Comunista – Marx mostrò un notevole talento nella divulgazione. Nessuno odiava più di lui la volgarizzazione della scienza, che l’adultera e la rende superficiale e senza spirito, ma nessuno possedeva in misura superiore la qualità di esprimersi chiaramente. La chiarezza della parola è il frutto di un chiaro ragionamento, un pensiero chiaro richiede una forma chiara. Marx procedette metodicamente. Esprimeva una proposizione – più breve è, meglio è, e poi la dimostrava in una spiegazione più lunga, sforzandosi con la massima cura di evitare tutte le espressioni incomprensibili per gli operai. Poi chiedeva al suo pubblico di fare domande. Se ciò non avveniva, cominciava a interrogarli, e lo faceva con una tale abilità pedagogica che nessun errore, nessun fraintendimento gli sfuggiva. Capii esprimendo la mia sorpresa per la sua destrezza che Marx aveva precedentemente tenuto conferenze sull’economia politica nel club dei lavoratori di Bruxelles. In ogni caso aveva le qualità di un buon insegnante. Faceva anche uso di una lavagna, sulla quale scriveva le formule, tra cui quelle familiari a tutti noi dell’inizio del “”Capitale””. Peccato che il corso sia durato solo sei mesi o anche meno’]”,”MADS-762″
“LIEBKNECHT Karl, a cura di Franz PFEMFERT Sophie LIEBKNECHT”,”Karl Liebknecht. Politische Aufzeichnungen aus seinem Nachlaß. Geschrieben in den Jahren 1917-1918. [Karl Liebknecht. Estratti dal suo lascito. Scritti degli anni 1917-1918]”,”Unter Mitarbeit von Sophie Liebknecht herasugegeben, mit einem Vorwort und mit Anmenrkungen verschen von Franz Pfemfert [In collaborazione con Sophie Liebknecht, con una prefazione e osservazioni di Franz Pfemfert] [Karl Liebknecht. Documenti dal suo lascito. Scritti degli anni 1917-1918] ‘Imperialismo e guerra o socialismo e pace’ (pag 90)”,”LIEK-031″
“LIEBKNECHT Karl”,”Malgré tout! (15 janvier 1919).”,”Ultimo articolo di Karl Liebknecht pubblicato su ‘Die Rote Fahne’ il 15 gennaio 1919 Trecc: Liebknecht Karl. – Uomo politico tedesco (Lipsia 1871 – Berlino 1919). Eletto deputato socialdemocratico (1912) al Reichstag, fu spesso in conflitto con la linea ufficiale del partito in favore di interventi diretti e azioni più radicali. Convinto antimilitarista, durante la Prima guerra mondiale ruppe col partito e fondò con R. Luxemburg la Spartakusbund e successivamente la Kommunistische Partei Deutschlands (1918). A capo della rivolta di Berlino (1919), fu assassinato nel corso della repressione che seguì. VITA E ATTIVITÀ. Figlio di Wilhelm. Avvocato a Berlino, nel 1899 aderì al partito socialdemocratico tedesco, di cui cercò di contrastare il crescente riformismo battendosi per un’aperta agitazione, mediante lo sciopero di massa, e la propaganda in seno all’esercito, contro il militarismo. La pubblicazione (1907) di Militarismus und Antimilitarismus gli valse una condanna a 18 mesi di carcere per alto tradimento. Mentre era ancora in prigione, fu eletto nel 1908 alla Camera dei rappresentanti di Prussia; deputato nel 1912 al Reichstag, nell’agosto 1914 votò, per disciplina di partito, a favore dei crediti di guerra per poi riprendere, nel dicembre dello stesso anno, piena libertà d’iniziativa politica in linea con le proprie convinzioni internazionaliste. Schieratosi pertanto con la sinistra zimmerwaldiana, ruppe col partito e fondò con R. Luxemburg (con cui condivise tutti gli atti politici) lo Spartakusbund. Arrestato nel maggio 1916 per aver organizzato una manifestazione contro la guerra, L. fu condannato al carcere dal quale fu liberato grazie a un’amnistia nell’ottobre. Rifiutò l’adesione dello Spartakusbund al governo dei commissarî del popolo, spingendo alle estreme conseguenze la scissione dai socialisti maggioritarî e dall’USPD, con la fondazione/””>fondazione della Kommunistische Partei Deutschlands e del giornale Die Rote Fahne. Nel gennaio 1919, dopo un vano tentativo d’imporre una diversa strategia al partito, capeggiò la rivolta di Berlino: fu assassinato, insieme con la Luxemburg, da ufficiali delle truppe del governo Noske. OPERE Gli scritti e i discorsi politici, e la corrispondenza sono raccolti in Gesammelte Reden und Schriften (9 voll., 1958-71).”,”MGER-152″
“LIEBKNECHT Karl Paul August Friedrich”,”Speeches of Karl Liebknecht, with a Biographical Sketch.”,”””Karl Liebknecht was ‘the’ revolutionary leader of the German workers. (…) This is the Karl Liebknecht who was the only Deputy in the German Reichstag who had courage enough, on December 2, 1914, to shout his enthusiastic “”No”” to the war-intoxicated chauvinists. This is the Karl Liebknecht who, surrounded by a few young men, came out in a public demonstration against the war on the Potsdamer Platz on May I, 1916, with the slogan: “”Down with the Government!””. This is the Karl Liebknecht who accepted his condemnation to four years of imprisonment with the cry: “”No General has ever worn his uniform with greater pride than the pride with which I shall wear the convict’s garb!””. This is the Karl Liebknecht who, after the bloody victory of Gustav Noske’s men over the Berlin workers, when thousands of posters on walls of Berlin called for his assassination, when hundreds of murderers were being egged on to put him out of the way, wrote with his assurance of victory: «Proceed but slowly! We have not fled, we are not beaten… We are here, and here we remain! And the victory will be ours. For Spartacus means fire and spirit, Spartacus means soul and heart… For Spartacus means Socialism and World Revolution! If millions of youthful workers to-day consider it their highest goal to be similar to Liebknecht, it is for the reason that Liebknecht is the founder of the Proletarian Youth Movement, and continues to live on as the most courageous, the bravest advocate of the revolutionary class struggle, the hero of the first forceful collisions in Germany to bring about the proletarian revolution. One venerates Marx, reveres Lenin, loves Liebknecht”” (pag 11-13), [Willi Münzenberg, Introduction at ‘Speeches of Karl Liebknecht, with a Biographical Sketch’, International Publishers, New York, 1927] [“”Karl Liebknecht era “”il”” leader rivoluzionario dei lavoratori tedeschi. (…) Questo è il Karl Liebknecht che era l’unico deputato nel Reichstag tedesco che ebbe il coraggio sufficiente, il 2 dicembre 1914, per gridare il suo entusiasta “”No”” agli sciovinisti intossicati dalla guerra. Questo è il Karl Liebknecht che, circondato da alcuni giovani, uscì in una manifestazione pubblica contro la guerra a Potsdamer Platz il 1° maggio 1916, con lo slogan: “”Abbasso il governo!””. Questo è il Karl Liebknecht che ha accettato la sua condanna a quattro anni di prigione con il grido: “”Nessun generale ha mai indossato la sua uniforme con orgoglio più grande dell’orgoglio con cui indosserò l’abito del detenuto!””. Questo è il Karl Liebknecht che, dopo la sanguinosa vittoria degli uomini di Gustav Noske sugli operai di Berlino, quando migliaia di manifesti sui muri di Berlino chiedevano il suo assassinio, quando centinaia di assassini venivano incitati a farlo fuori, scrisse con la sua sicurezza di vittoria: «Avanza ma lentamente! Non siamo fuggiti, non siamo battuti… Siamo qui, e qui rimaniamo! E la vittoria sarà nostra. Per Spartacus significa fuoco e spirito, Spartacus significa anima e cuore… Per Spartacus significa socialismo e rivoluzione mondiale!». Se oggi milioni di giovani lavoratori ritengono che il loro massimo esempio sia Liebknecht, è perchè Liebknecht è il fondatore del movimento giovanile proletario e continua a vivere come il più coraggioso, il più prode difensore del lotta di classe rivoluzionaria, l’eroe delle prime violente collisioni in Germania per giungere alla rivoluzione proletaria. Si venera Marx, si riverisce Lenin, si ama Liebknecht”” (pag 11-13) [Willi Münzenberg, Introduzione a “”Discorsi di Karl Liebknecht, con uno schizzo biografico””, International Publishers, New York, 1927]”,”LIEK-032″
“LIEBKNECHT Wilhelm”,”Passeggiate con Marx.”,”Questo profilo biografico di Karl MARX è tratto dal volume ‘Karl Marx zum Gedächtnis. Ein Lebensabriss und Erinnerungen’ (In memoria di Karl Marx, Profilo di vita e ricordi), Nürnberg, Wörlein, 1896. Wilhelm Liebknecht (Gressen 1826- Leipzig 1900), padre di Karl Liebknecht, fu uno dei fondatori della socialdemocrazia tedesca e della Seconda internazionale. Fondatore e direttore del quotidiano del partito socialdemocratico ‘Vorwärts’ (Avanti!) conobbe Marx nel 1850 a Londra dove era giunto in esilio. ‘Pensare logicamente, esprimere chiaramente i pensieri: ecco ciò che inculcava in noi «giovani» ad ogni occasione, costringendoci a studiare’ “”[Marx] Era purista, talvolta fino alla pedanteria. E il mio dialetto dell’Assia alta, cui rimanevo – o che mi rimaneva – tenacemente appiccicato, mi valse innumerevoli rabbuffi. Se racconto tali inezie, ciò avviene perché esse dimostrano come Marx si sentisse ‘maestro’ di fronte a noi «giovani». Questo suo sentimento si palesava naturalmente anche in altra maniera. Egli esigeva ‘molto’. Appena aveva scoperto una lacuna nelle nostre cognizioni, insisteva energicamente – dando i consigli necessari – perché venisse colmata. Quando ci si trovava con lui a quattr’occhi si subiva un esame in piena regola, e non erano esami da ridere. Non si poteva dargliela a bere. E quando si accorgeva che tutto era fatica sprecata, era finita ache l’amicizia. ‘Per noi’ era ‘un onore’ essere trattati da lui come «scolaretti». Non mi sono mai trovato insieme a lui senza apprendere… In quei tempi soltanto un’infima minoranza della classe operaia stessa si era elevata al socialismo; e tra gli stessi socialisti, i socialisti nel senso scientifico di Marx – nel senso del ‘Manifesto comunista’ non erano che una minoranza. La massa degli operai, in quanto si era in qualche modo svegliata alla vita politica, si muoveva tra le nebbie delle aspirazioni e delle frasi democratiche sentimentali, caratteristiche del movimento quarantottesco, del suo prologo e del suo epilogo. Il plauso delle masse, la popolarità costituivano per Marx la dimostrazione che si era sulla falsa strada, e una delle sue massime preferite era il fiero verso di Dante: ‘Segui il tuo corso e lascia dir le genti!’. Quante volte citò questo verso con cui termina anche la sua prefazione al ‘Capitale’. Nessuno è insensibile ai colpi, agli urti, alle punture delle cimici e delle zanzare, e quante volte Marx deve aver ripetuto a se stesso, nella solitudine del suo misero studio da autentico proletario, il detto del grande fiorentino, per farsi coraggio e per attingervi nuove forze, quando, continuando per la sua strada, veniva aggredito da tutte le parti, assillato da preoccupazioni per il pane quotidiano, non compreso dalla masse del popolo lavoratore per cui nel silenzio della notte forgiava le armi della lotta liberatrice, respinto talvolta sdegnosamente dalle masse che preferivano a lui i vuoti parolai, i traditori ipocriti e perfino i nemici palesi! Non si lasciò sconcertare. Dissimile al principe delle ‘Mille e una notte’, che si lasciò sfuggire la vittoria e il premio della vittoria perché non seppe resistere alla tentazione di guardarsi attorno e di voltarsi intimorito dal chiasso e dalle immagini paurose che lo circondavano, egli camminava dritto, l’occhio fisso in avanti sulla meta splendente, lasciava «dir le genti» e, «si fosse frantumato l’orbe terrestre», nulla lo avrebbe trattenuto dal proseguire la sua strada… Se odiava la popolarità, l’andare a caccia di popolarità suscitava in lui un sacro furore, Aborriva i parolai e guai a colui che indugiava in frasi. Per questi era inesorabile. «Frasaiolo» era in bocca al suo biasimo più severo, e chi era stato riconosciuto da lui come «frasaiolo» era spacciato per sempre. Pensare logicamente, esprimere chiaramente i pensieri: ecco ciò che inculcava in noi «giovani» ad ogni occasione, costringendoci a studiare”” (pag 12-14) [Wilhelm Liebknecht, ‘Passeggiate con Marx’, Datanews, Roma, 1996]”,”LIEW-001-FC”
“LIEBMAN Marcel”,”Le leninisme sous Lenine. 1. La conquete du pouvoir. 2. L’epreuve du pouvoir.”,”Nato a Bruxelles nel 1929, dottore in scienze politiche con una tesi sulle origini ideologiche del movimento comunista in Belgio, LIEBMAN è professore all’Univ di Bruxelles ove insegna dottrina e sociologia politica. E’ autore di ‘Revolution Russe’ (1967) tradotta in varie lingue. Sta preparando un’opera sullo stalinismo.”,”LENS-070″
“LIEBMAN Marcel”,”Entre histoire et politique. Dix portraits. Textes choisis et introduits par Jean Vogel.”,”LIEBMAN Marcel (1929-1986) professore all’ Università di Bruxelles, storico e militante, ha segnato una generazione intellettuale. Tra le sue opere, ‘La rivoluzione russa’ ‘Il leninismo sotto Lenin’, ‘I socialisti belgi’. Ha scritto la sua autobiografia ‘Né juif’ (Labor, 1996). Intellettuale intransigente di cultura ebraica aveva vissuto tragicamente ‘la lunga notte del nazismo’. “”Certo, Lenin tenta ancora di rianimare l’ ideale sovietico e il governo pubblica, nell’ aprile 1921, un decreto mirante a “”mantenere il legame tra le istituzioni sovietiche e le larghe masse dei lavoratori”” e a “”liberare progressivamente (l’ apparato dei Soviets) dagli elementi burocratici””; ma la volontà degli uomini era per una volta impotente. Dal 1919, Lenin aveva riconosciuto che “”i Soviets, che erano per natura degli organi di governo ‘dei lavoratori’ non sono (…) che degli organi di governo per i lavoratori””, circostanza inevitabile dal momento che, come dichiarava Lenin, “”le forze del proletariato sono state esaurite dalla creazione dell’ apparato””. I Soviets erano stati concepiti come degli organi di potere e di gestione popolare il cui carattere fondamentalmente democratico era garantito dal principio della revoca degli eletti, dalle elezioni frequenti e da una procedura il meno formale possibile. Ma quale portata potevano avere queste misure; quando, per ammissione degli stessi dirigenti comunisti – che non si rassegnavano però a una tale situazione – i Soviets, anche a livello locale, si vedevano imposte dalle organizzazioni del Partito, le liste di candidati alle elezioni, e questo dal 1920. Il Partito stesso non erano più l’ organismo eccezionalmente vivo e dinamico, di grande illuminazione, come era stato nel 1917 e 1918. Nulla, naturalmente, di simile al futuro partito staliniano; ciò non impedisce che nel marzo 1921, la libertà di critica era stata, per la prima volta, severamente limitata e l’ esistenza delle frazioni proibita. Poco prima, Lenin, riassumendo le condizioni politiche e sociali che prevalevano nel paese, aveva apertamente presentato il regime come uno “”Stato operaio a deformazione burocratica””. Stalin fu nominato segretario generale del Partito diciotto mesi più tardi, nell’ aprile del 1922.”” (pag 73-74)”,”BIOx-102″
“LIEBMAN Marcel”,”Connâitre Lénine.”,”LIEBMAN Marcel è professore all’Università di Bruxelles dove insegna sociologia politica e storia delle dottrine politiche. E’ autore di una ‘Revolution russe’ tradotta in varie lingue. E i due volumi de ‘Le léninisme sous Lénine’ (premio internazionale Isaac Deutscher 1975). “”Le 10 juillet 1917, il déclarait: “”Tous les espoirs fondés sur le développement pacifique de la révolution russe se sont à jamais évanouis. La situation objective se présente ainsi: ou la victoire complète de la dictature militaire ou la victoire de l’insurrection armée des ouvriers””. Et de conclure: “”Plus d’illusions au sujet des voies pacifiques””. Et presque aussitôt, il montrait que cette idée ne resterait pas longtemps à l’état d’ébauche théorique: “”Il faut… concentrer ses forces, écrivait Lénine, les réorganiser et se préparer fermement à l’insurretion armée, cette dernière ne pouvant avoir d’autre objectif que le passage du pouvoir au prolétariat, soutenu par les paysans pauvres, en vue de l’application du programme de notre Parti. Idée fantastique ou fantaisiste? Le Parti bolchevique se trouvait en pleine déroute; ses ennemis respiraient enfin; nombre de ses militants étaient victimes d’une répression violente; d’autres sombraient dans le découragement. “”Les événements de juillet ont détruit le bolchevisme””, prophétisait Soukhanov. Lénine, lui, choisit ce moment pour opérer un brusque tournant à gauche dans la stratégie qu’il avait préconisée.”” (pag 93-94)”,”LENS-182″
“LIEBMAN Marcel”,”Le Léninisme sous Lénine. La conquête du pouvoir. Volume I.”,”Né à Bruxelles en 1929. Docteur en sciences politiques avec une thèse sur les origines idéologiques de Bruxelles où il enseigne les doctrines et la professeur à l’université de Bruxelles où il enseigne les doctrines et la sociologie politiques. Il a fourni de nombreuses contributions aux ‘Temps modernes’. Il est l’auteur d’une Révolution russe.”,”LENS-040-FL”
“LIEBMAN Marcel”,”Le Léninisme sous Lénine. L’épreuve du pouvoir. Volume II.”,”Né à Bruxelles en 1929. Docteur en sciences politiques avec une thèse sur les origines idéologiques de Bruxelles où il enseigne les doctrines et la professeur à l’université de Bruxelles où il enseigne les doctrines et la sociologie politiques. Il a fourni de nombreuses contributions aux ‘Temps modernes’. Il est l’auteur d’une Révolution russe.”,”LENS-041-FL”
“LIEBMAN Marcel”,”The Russian Revolution.”,”Dedicato al fratello dell’autore, Henri (1927-43) morto ad Auschwitz. Dopo la scuola stalinista della falsificazione (pag 12-13) “”The writers of official Communism have for so long purveyed the historical forgeries and myths produced by the Stalinist school of falsification that even when they have been free to jettison some of these, they have not been able to recapture and grasp the historical truth of the Revolution. Even in the era of the so-called de-Stalinization they have still had to observe so many prohibitions and taboos, to slide over so many of the crucial events and to cover with silence the roles and even the names of so many leading actors, that the history of the Revolution has in fact been forbidden ground for them, forbidden and unknown ground. Even in this glorious jubilee year most of the revolutionary leaders of 1917 – Trotsky and Bukharin, Zinoviev and Kamenev, Rykov and Tomsky, and many, many others – are still unmentionable in Moscow or are mentioned only as evil influences; and now it is a requirement of ‘bon ton’ to ignore even Stalin. What would we say of ‘historians’ who tried to relate to us the French Revolution without describing the role or even mentioning the names of Danton and St Just, of Desmoulins, Hébert, Cloots, and most other prominent Jacobins, and were content to speak only of Marat and occasionally to drop a hint about Robespierre? History written in this manner not only does a terrible injustice to historical personalities. It blots out important groups of men who were inspired or guided by them. It obliterates or distorts their ideas, initiatives and deeds. It leaves out of account such large and vital part of the story that what is left is of necessity fragmentary, inorganic, and incomprehensible. (…) Yet despite this sad state of contemporary writing on the origins of the Soviet regime, the history of the Russian Revolution is no ‘tabula rasa’. In the first decade after their victory the Bolsheviks themselves brought out an immense amount of objective historical documentation, and many actors and eye-witnesses, Russian and foreign, friendly and hostile, described their experiences. Trotsky’s large ‘History of the Russian Revolution’ stands out as a magnificent and unique monument to the Russia of 1917 – no other great revolution was as fortunate as the Russian to find a historian of genius in one of its supreme leaders. And in recent years a complete outsider, Professor E.H. Carr, a British historian, had chronicled in many cool, detached and detailed volumes an account of the first years of the Soviet regime. What has been lacking, however, is a work of more modest dimensions that would offer readers of the young generation a reliable introduction to the events of 1917 and enable them to grasp the significance of the Bolshevik upheaval. Marcel Liebman’s book fills this gap very ably”” [Isaac Deutscher, prefazione, pag 12-13] [(in) Marcel Liebman, ‘The Russian Revolution’, Vintage Books, New York, 1970] [“”Gli scrittori del comunismo ufficiale hanno per così tanto tempo fornito falsi e miti storici prodotti dalla scuola di falsificazione stalinista che anche quando sono stati liberi di gettarne via alcuni, non sono stati in grado di riconquistare e afferrare la verità storica del Rivoluzione. Persino nell’era della cosiddetta destalinizzazione hanno dovuto ancora osservare così tanti divieti e tabù, scivolare su così tanti eventi cruciali e coprire con il silenzio i ruoli e persino i nomi di così tanti principali protagonisti, che la storia della Rivoluzione è stata in realtà un terreno proibito per loro, un terreno proibito e sconosciuto. Anche in questo glorioso anno giubilare la maggior parte dei leader rivoluzionari del 1917 – Trotsky e Bucharin, Zinoviev e Kamenev, Rykov e Tomsky, e molti , molti altri – sono ancora non menzionabili a Mosca o sono menzionati solo come influenze malvagie, e ora è un requisito del “”bon ton”” ignorare anche Stalin. Cosa diremmo degli “”storici”” che hanno cercato di raccontare per noi la Rivoluzione francese senza descriverne il ruolo o anche senza menzionare i nomi di Danton e St Just, di Desmoulins, Hébert, Cloots e la maggior parte dei giacobini di primo piano, e si accontentassero di parlare solo di Marat e occasionalmente un riferimento a Robespierre ? La storia scritta in questo modo non solo fa una terribile ingiustizia alle personalità storiche. Elimina importanti gruppi di uomini che sono stati ispirati o guidati da loro. Cancella o distorce le loro idee, iniziative e azioni. Lascia fuori dal racconto una parte così grande e vitale della storia che ciò che resta è necessariamente frammentario, inorganico e incomprensibile. (…) Eppure, nonostante questo triste stato della scrittura contemporanea sulle origini del regime sovietico, la storia della rivoluzione russa non è una “”tabula rasa””. Nel primo decennio successivo alla vittoria, i bolscevichi stessi fecero emergere un’immensa quantità di documentazione storica obiettiva e molti protagonisti e testimoni oculari, russi e stranieri, amichevoli e ostili, descrissero le loro esperienze. La grande “”Storia della rivoluzione russa”” di Trotsky si distingue come un magnifico e unico monumento alla Russia del 1917 – nessun’altra grande rivoluzione fu fortunata come quella russa a trovare uno storico di genio in uno dei suoi capi supremi. E negli ultimi anni un completo outsider, il professor E.H. Carr, uno storico britannico, ha raccontato in molti volumi interessanti, distaccati e dettagliati un resoconto dei primi anni del regime sovietico. Ciò che è mancato, tuttavia, è un’opera di dimensioni più modeste che offrisse ai lettori delle giovani generazioni un’introduzione affidabile agli eventi del 1917 e consentisse loro di comprendere il significato del sollevamento bolscevico. Il libro di Marcel Liebman colma questa lacuna molto abilmente] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”RIRx-193″ “LIECHTENHAN Francine-Dominique”,”Le Grand Pillage. Du butin des nazis aux trophees ses Sovietiques.”,”Nel 1941 la Germania nazista invadeva l’ URSS, saccheggiando o demolendo dei capolavori unici, fondi completi di archivi e biblioteche. Quando l’ Armata rossa entra a Berlino, è accompagnata dai commussari e dagli storici dell’ arte incaricati di reperire le opere che dovranno completare le loro collezioni in URSS e compensarla delle enormi perdite che ha subito. I sovietici sono riusciti a nascondere questa impresa per cinquant’anni. Adesso i trofei di guerra nascosti sono venuti alla luce dai magazzini dell’ Ermitage o dal Museo Puschin. L’autrice è una storica, incaricata di ricerca al CNRS. E’ specialista di storia delle relazioni internazionali, in particolar modo tra la Russia e il mondo occidentale. La sua ultima opera ‘La Russie entre en Europe’ è apparsa nel 1997 per le edizioni CNRS: ha ottenuto il prix d’histoire Eugene Colas de l’ Academie francaise nel 1998.”,”RUST-044″ “LIEVEN Dominic a cura, saggi di AFONIN Nikolai ANANICH Boris BABEROWSKI Jorg BARTLETT Rosamund BASSIN Mark BOBROVNIKOV Vladimir BUSHKOVITCH Paul DALY Jonathan W. ALPEN ENGEL Barbara EVTUHOV Catherine FREEZE Gregory L. FULLER William C. HAMBURG Gary M. HARTLEY Janet M. HUGHES Lindsey LOHR Eric LAMARCHE MARRESE Michelle MARTIN Alexander M. MOON David NATHANS Benjamin RAGSDALE Hugh SCHIMMELPENNINCK VAN DER OYE David SHAKIBI Zhand P. SNYDER Timothy WALDRON Peter WEEKS Theodore R. KIMERLING WIRTSCHAFTER Elise ZAKHAROVA Larisa ZELNIK Reginald E. contributors”,”The Cambridge History of Russia. Imperial Russia, 1689-1917. Volume II.”,”Dominic Lieven is Professor of Russian Government at the London School of Economics and Political Science. His books include Russia’s Rulers under the Old regime and Empire, The Russian Empire ant its Rivals. Boris Ananich is an Academician and a Senior Research Fellow at the Saint Petersburg Institute of History of the Russian Academy of Sciences, as well as a Professor of Saint Petersburg State University. Nikolai Afonin is a former Soviet naval officer and an expert on naval technology and naval history. He has contributed many articles to journals on these subjects. Jorg Baberowski is Professor of East European History at the Humboldt University in Berlin. Rosamund Bartlett is Reader in Russian at the University of Durham. Her books include Wagner and Russia and Chekhov, Scenes from a Life. Mark Bassin is Reader in Cultural and Political Geography at University College London. Vladimir Bobrovnikov is a Research Fellow at the Institute for Oriental Studies in Moscow. Paul Bushkovitch is Professor of History at Yale University. Jonathan W. Daly is Assistant Professor of History at the University of Illinois at Chicago. Barbara Alpen Engel is a Professor at the University of Colorado, Boulder. Her works include Between the Fields and the City, Women, Work and Family in Russia, 1861-1914 and Women in Russia 1700-2000. Catherine Evtuhov is Associate Professor at Georgetown University. Her books include The Cross and the Sickle, Sergei Bulgakov and the Fate of Russian Religious Philosophy, 1890-1920 and (with Richard Stites) A History of Russia, Peoples, Legends, Events, Forces. Gregory L. Freeze is Victor and Gwendolyn Beinfield Professor of History at Brandeis University. William C. Fuller, JR is Professor of Strategy at the Naval War College and the author of Civil-Military Conflict in Imperial Russia, 1881-1914 and Strategy and Power in Russia 1600-1914. Gary M. Hamburg is Otho M. Behr Professor of History at Claremont McKenna College and the author of Boris Chicherin and Early Russian Liberalism and, with Thomas Sanders and Ernest Tucker, of Russian-Muslim Confrontation in the Caucasus, Alternative Visions of the Conflict between Imam Shamil and the Russians, 1830-1859. Janet M. Hartleyis Professor of International History at the London School of Economics and Political Science. Lindsey Hughes is Professor of Russian History in the School of Slavonic and East European Studies, University College London. Eric Lohr is Assistant Professor of History American University. He is the author of Nationalizing the Russian Empire, The Campaign against Enemy Aliens during World War and the co-editor (with Marshall Poe) of The Military and Society in Russia 1450-1917. Michelle Lamarche Marrese is assistant Professor at the University of Toronto and the author of A Woman’s Kingdom, Noblewomen and the Control of Property in Russia, 1700-1861. Alexander M. Martin is Associate Professor of History at Oglethorpe University and the author of Romantics, reformes, Reactionaries, Russian Conservative Thought and Politics in the Reign of Alexander I, The Memoirs of a Priest’s Son by Dmitri I. Rostislavov. David Moon is reader in Modern European History at the University of Durham. Benjiamin Nathans is Associate Professor of History at the University of Pennsylvania and the author of Beyond the Pale, The ewish Encounter with Late Imperial Russia. Hugh Ragsdale is Professor Emeritus, University of Alabama, and is the editor of Imperial Russian Foreign Policy. David Schimmelpenninck Van Der Oye is associate Professor of History at Brock University. He is the author of Toward the Rising sun, Russian Ideologies of Empire and the Path to War with Japan. Zhand P. Shakibi is a Fellow at the London School of Economics and Political Science. Author of The King, The Tsar, The Shah and the Making of Revolution in France, Russia, and Iran. Timothy Snyder is Associate Professor of History at Yale University and the author of Nationalism, Marxism and Modern Central Europe, A Biography of Kazimierz Kelles-Krauz, The Reconstruction of Nations; Poland, Ukraine, Lithuania, Belarus, 1569-1999.Peter Waldron is Professor of History at the University of Sunderland and the author of Between Two Revolutions. Theodore R. Weeks is Associate Professor of History at Southern Illinois University at Carbondale. Elise Kimerling Wirtschafter is Professor of History at California State Polytechnic University in Pomona. Larisa Zakharova is Professor of History at Moscow Lomonosov State University. Reginald E Zelnik was Professor of History at the University of California at Berkeley. His books included Labor and Society in Tsarist Russia, The factory Workers of St Petersburg, 1855-1870, and he was also editor and translator of A Radical Worker in Tsarist Russia, The Autobiography of Semen Ivanovich Kanatchikov. List of plates, List of maps, List of figures, List of genealogical tables, Notes on contributors, Acknowledgements, Note on dates and transliteration, Chronology, List of abbreviations, Introduction, bibliography, Index,”,”RUSx-031-FL” “LIEVEN Dominic”,”Russia Against Napoleon. The Battle for Europe, 1807 to 1814.”,”LIEVEN Dominic: nato a Singapore il 19 gennaio 1952, cittadinanza inglese. E’ professore di Russian Government alla London School of Economics e Membro della British Academy. Specializzato nella storia della Russia Imperiale. <>.”,”FRAN-114-FSL” “LIFSIC Michail”,”Mito e poesia.”,”‘Riflessioni estetiche di un marxista classico’ “”Torniamo al proverbio “”La lepre corre in bocca al cacciatore””. Esso racchiude in succinto un piccolo mito o almeno una favola. Che cosa dice questo mito al cuore del cacciatore? Affidati al corso naturale delle cose e la lepre verrà. Verrà da sé. Se vuoi invece forzare le circostanze e assoggettarle ai tuoi calcoli, potrebbe accadere il contrario””. (pag 134) “”Scrive Marx nel primo volume del ‘Capitale’: “”La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono. Neppure una storia delle religioni, in qualsiasi modo eseguita, che faccia astrazione da questa base materiale, è critica. Di fatto è molto più facile trovare mediante l’analisi il nocciolo terreno delle nebulose religiose che, viceversa, ‘dedurre’ dai rapporti reali di vita, che di volta in volta si presentano, le loro forme incielate. Quest’ultimo è l’unico metodo materialistico e quindi scientifico. I difetti del materialismo astrattamente modellato sulle scienze naturali, che esclude il ‘processo storico’, si vedono già nelle condizioni astratte e ideologiche dei suoi portavoce appena s’arrischiano al di là delle loro specialità”” (‘Il Capitale, vol I, libro II, 1956, pp.72-73)”” [Michail Lifsic, Mito e poesia, 1978] (pag 74-75)”,”VARx-450″ “LIGABUE Giancarlo GHERPELLI Giuseppe SALSI Luciano FOFI Goffredo VIGNALI Adriano”,”Rosa Luxemburg. Una vita per il socialismo.”,”Giudizi sulla Luxemburg. “”(…) la cui importanza non era certo sfuggita ai contemporanei, se lo storico Franz Mehring la definì – vivente Kautsky che era da tutti considerato come il “”papa”” del marxismo – “”il cervello più geniale fra gli eredi scientifici di Marx ed Engels””, se un bolscevico militante come Radek la definì, vivente Lenin, “”il più profondo cervello teorico del comunismo””, se un altro comunista, il filosofo Lukacs, nello stesso periodo, la qualificò come “”la sola discepola di Marx che abbia prolungato realmente l’ opera della sua vita””, se lo stesso Lenin infine, che pure su parecchi problemi aveva avuto occasione di polemizzare con lei, auspicò subito dopo la sua morte che i comunisti tedeschi ne raccogliessero e pubblicassero le opere complete.”” (pag 5, introduzione)”,”LUXS-036″ “LIGI Gianluca”,”Antropologia dei disastri.”,”LIGI G. insegna antropologia sociale presso l’Università Ca Foscari di Venezia dove è ricercatore in scienze antropologiche.”,”SCIx-303″ “LIGNIÈRES Marie-Henry Comte de”,”Souvenirs de la Grande Armée et de la Vieille Garde Impériale.”,”LIGNIÈRES Marie-Henry: (nato il 31/12/1785 a Ham, Alta Francia, e morto il 24/10/1866 a Sancourt, Alta Francia). Primo Luogotenente del primo Reggimento dei Cacciatori a piedi della Vecchia Guardia Imperiale napoleonica. Buon resoconto ricco di particolari quotidiani su eventi, personaggi e memorie dell’Autore, in particolare delle Campagne napoleoniche di Spagna e di Russia. Uno dei nipoti ha ricercato e copiato i quaderni di appunti e ricordi di LIGNIÈRES e steso in ordine cronologico. << (…) Siamo riusciti a trovare solo patate grandi al massimo un pollice. Faceva già freddo la mattina. Se fossimo partiti quattro giorni dopo essere entrati a Mosca, i russi non ci avrebbero preoccupato durante la ritirata. Ritirati nel Niemen, avremmo potuto marciare su San Pietroburgo la primavera successiva. Napoleone si lasciò grossolanamente ingannare dalla vana speranza di firmare la pace a Mosca. Questo è ciò che ha rovinato lui e anche noi. I genieri della Guardia furono impiegati per demolire i pannelli della chiesa del Cremlino che erano composti di argento in abbondanza. Tutto veniva fuso in lingotti. Una quantità enorme diargenteria, argento ed oro venne così riconvertita in lingotti. (…) >> (pag 113, trad. d. r.)”,”FRAN-122-FSL” “LIGUORI Guido VOZA Pasquale a cura; collaborazione di Giorgio BARATTA Guido LIGUORI Lelio LA-PORTA Fabio FROSINI Tommaso LA-ROCCA Pasquale VOZA Michele FILIPPINI Andrea CATONE Manuela AUSILIO Michele FILIPPINI Giuseppe PRESTIPINO Raul MORDENTI Renato CAPUTO Silvio SUPPA Ludovico DE-LUTIIS Lea DURANTE Peter THOMAS Derek BOOTHMAN Roberto FINELLI Rita MEDICI Roberto CICCARELLI Jole Silvia IMBORNONE Marina PALADINI MUSITELLI Valeria LEO Vincenzo ROBLES Eleonora FORENZA Vito SANTORO Yuri BRUNELLO Elisabetta GALLO Jacques TEXTIER Emanuele BERNARDI Carlos Nelson COUTINHO Marcos DEL-ROIO Giuseppe COSPITO GIovanni SEMERARO Marcus GREEN Laura MIRATONDO Carlo SPAGNOLO Rocco LACORTE e altri”,”Dizionario gramsciano, 1926-1937.”,”collaborazione di Giorgio BARATTA Guido LIGUORI Lelio LA-PORTA Fabio FROSINI Tommaso LA-ROCCA Pasquale VOZA Michele FILIPPINI Andrea CATONE Manuela AUSILIO Michele FILIPPINI Giuseppe PRESTIPINO Raul MORDENTI Renato CAPUTO Silvio SUPPA Ludovico DE-LUTIIS Lea DURANTE Peter THOMAS Derek BOOTHMAN Roberto FINELLI Rita MEDICI Roberto CICCARELLI Jole Silvia IMBORNONE Marina PALADINI MUSITELLI Valeria LEO Vincenzo ROBLES Eleonora FORENZA Vito SANTORO Yuri BRUNELLO Elisabetta GALLO Jacques TEXTIER Emanuele BERNARDI Carlos Nelson COUTINHO Marcos DEL-ROIO Giuseppe COSPITO GIovanni SEMERARO Marcus GREEN Laura MIRATONDO Carlo SPAGNOLO Rocco LACORTE e altri”,”GRAS-072″ “LIGUORI Guido”,”Gramsci conteso. Interpretazioni, dibattiti e polemiche, 1922-2012.”,”Guido LIGUORI è docente di storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università della Calabria, presidente della International Gramsci Society Italia e caporedattore dela rivista Critica Marxista. “”Il pensatore sardo aveva derivato da Sorel una trama concettuale che si estendeva dall’hegelismo e dall’antipositivismo all’avversione per il riformismo, dall’idea di blocco storico al nazionale-popolare, dalla riforma intellettuale e morale alla critica della democrazia, dal consiliarismo all’esaltazione della “”classe dei produttori””. Attraverso tale rete concettuale Gramsci aveva ereditato da Sorel una sorta di “”primato del sociale”” che veniva modificato, ma non andava perso, nell’incontro con Lenin e col suo “”primato della politica””. Gramsci tentava anzi una ‘ricomposizione’, teorica e pratica, di queste due facce del pensiero di Marx, incentrata sulla figura del ‘produttore’, soggetto di una nuova cultura politica e di un nuovo sapere tecnico-produttivo. La centralità della tematica del “”produttore”” significava in Badaloni il rifiuto non solo di quelle interpretazioni (Bobbio) che avevano fatto di Gramsci un “”teorico delle sovrastrutture””, ma anche di quelle (Vacca) che lo avevano letto soprattutto alla luce della categoria del “”primato della politica””.”” (pag 231-232)”,”GRAS-089″ “LIH Lars T.”,”Lenin.”,”LIH Lars T. è un studioso indipendente che si è occupato di storia sovietica. 1908. Discussione di Lenin – ospite a Bruxelles di Solomon – appunto con Georgy Solomon su partecipazione Duma (pag 108)”,”LENS-247″ “LIH Lars T.”,”Lenin Rediscovered: ‘What Is to Be Done?’ in Context.”,”Libro dedicato a Robert Tucker Lars T. Lih, Ph. D. (1984), Princeton, ha curato il voluime ‘Stalin’s Letters to Molotov’, è autore di ‘Bread and Authority in Russia, 1914-1921’ e di molti articoli sui bolscevichi. Paragrafo: Un partito di tipo nuovo: il modello SPD (pag 61-) Lenin e il modello tedesco (Spd): (pag 121) “”Indeed, the shortest summary of Lenin’s programme for the Russian Social Democrats is: look at the Germans, then go thou and do likewise – with appropriate changes for local conditions. Thus the Russians should take their watchword from Wilhelm Liebknecht, one of the founders of German Social Democracy: ‘Studieren, Propagandieren, Organisieren’. In other words, bring insight and organisation to the worker class. “”The political activity of the Social Democrats consists of the following: assist in the development and organisation of the worker movement in Russia; assist in the transformation from its present condition of scattered attempts at protest, riots and strikes that lack any unifying and guiding idea into an organised struggle of the ‘entire’ Russian working ‘class’ – a struggle that is directed against the bourgeois regime (as such), one that aspires to the expropriation of the expropriators and to the utter destruction of the social order that is based on the oppression of the labourers. The basis of this activity is the general conviction of Marxists that the Russian worker is the natural and sole representative of the entire labouring and exploited population of Russia”” (9).”,”LENS-262″ “LIH Lars T.”,”””Kautsky as Marxist””. Data Base.”,”Riporta per ogni argomento affrontato le citazioni di Lenin relative a Kautsky e alle sue tesi.”,”KAUS-028″ “LIH Lars T.”,”Lenin Rediscovered: What Is to Be Done? In Context.”,”Lars T. Lih is an indipendent researcher based in Montreal and the author of Bread and Authority in Russia, 1914-1921 and co-author, with Oleg V. Naumov, Oleg Khlevniuk and Catherine Fitzpatrick, of Stalin’s Letters to Molotov, 1925-1936; Revolutions from the Russian Archives. “”The basic mistake made by people who polemicise with What Is to Be Done? at the present time is that they tear this production completely out of a specific historical context, out of a specific and by now long-past period in the development of our party. Lenin, 1907″” Illustrations, Note on the Text, Glossary, Acknowledgements, Introduction, Annotations, Note on the Translation, Foreword, Conclusion, Bibliography, Index, Historical Materialism Book Series Volume 9,”,”LENS-076-FL” “LIH Lars T.”,”Lenin.”,”LIH Lars T. è un studioso indipendente che si è occupato di storia sovietica. Introduzione Un’altra via La fusione del Socialismo e del Movimento dei Lavoratori La corsa di tre treni Oltre “”il libro di testo a la Kautsky”” Epilogo Oltre “”il libro di testo a la Kautsky”” “”In early 1923, weeks before his final incapacitating stroke, Lenin wrote about Karl Kautsky for the last time: «It need hardly be said that a textbook written à la Kautsky [po kautskomu] was a very useful thing in its day. But it is time, for all that, to abandon the idea that it foresaw all the forms of development of subsequent world history. It would be timely to say that those who think so are simply fools (1)». The contrast between this dour assertion and Lenin’s mood during what I have termed his ‘anniversary period’ – late 1918 through summer 1919 – is striking. During the anniversary period Lenin called Kautsky a renegade because Kautsky was turning his back on his own earlier prediction just as they were coming true. But looking back in 1923 Lenin stated in effect that only a fool would claim (as he himself had done in 1918) that ‘things have turned out just as we said they would’. Lenin’s heroic scenario had always been very strongly rooted in the ‘textbook à la Kautsky’ – orthodox ‘revolutionary Social Democracy’ of the Second International – and he had gloried in the fact. When and why did he move from his usual stance of aggressive unoriginality to one of reluctant originality? According to the most common account, Lenin’s rethinking began in early 1921 with the introduction of the New Economic Policy (NEP). Up to late 1920 (we are told) Lenin and the Bolsheviks were so carried away with a feeling of euphoria that they started to believe that harsh civil-war policies – later given the name of ‘war communism’ – represented a short cut or even a leap into full communism. Only economic collapse and peasant rebellion in the winter of 1920-21 convinced them of their mistake. Lenin finally began to understand that the peasants required material incentives in order to produce. The process of rethinking culminated in the bundle of articles and drafts from late 1922 and early 1923 that were later termed ‘Lenin’s testament’. Some writers view Lenin’s rethinking as fundamental, others as relatively superficial, but all tie it strongly to NEP. The standard account is profoundly misleading. In reality Lenin’s rethinking began in 1919, just as soon as he realized that things were ‘not’ “”turning out just as we said they were””. There was no mass euphoria among the Bolsheviks in 1920, no collective hallucination that Russia was on the eve of full communism. On the contrary the Bolsheviks were painfully aware of the manifold compromises and defeats that were leading them ‘away’ from socialism. The dramatic changes that came with the introduction of NEP in 1921 were just another round of painful compromises. Lenin’s outlook in his final writings can be traced back to concerns that began to surface in 1919″” (pag 154-155) [(1) Lenin, ‘Our Revolution’, ‘Polnoe sobranie sochinenii’, 5th edn (Moscow 1958-65), vol. 45, p. 382; Lenin, ‘Collected Works’ (Moscow, 1960-68), vol. 33, p. 480. A ‘textbook à la Kautsky’ is something quite different from a ‘Kautskyist textbook’. Since Lenin defined ‘Kautskyism’ as renegade behaviour, a ‘Kautskyist textbook’ could never be anything but harmful] “”All’inizio del 1923, settimane prima del suo ultimo colpo inabilitante, Lenin scrisse per l’ultima volta di Karl Kautsky: «Non c’è bisogno di dire che un libro di testo scritto alla Kautsky [po kautskomu] era una cosa molto utile ai suoi tempi. Ma è tempo, nonostante tutto, di abbandonare l’idea di prevedere tutte le forme di sviluppo della storia mondiale successiva. Sarebbe opportuno dire che chi la pensa così è semplicemente uno sciocco (1)». Il contrasto tra questa austera affermazione e lo stato d’animo di Lenin durante quello che ho definito il suo “”periodo dell’anniversario”” – dalla fine del 1918 fino all’estate del 1919 – è sorprendente. Durante il periodo dell’anniversario Lenin definì Kautsky un rinnegato perché Kautsky stava voltando le spalle alla sua precedente previsione proprio mentre si stava avverando. Guardando indietro nel 1923 Lenin dichiarò in effetti che solo uno sciocco avrebbe affermato (come lui stesso aveva fatto nel 1918) che “”le cose sono andate proprio come avevamo detto che sarebbero andate””. Lo scenario eroico di Lenin era sempre stato fortemente radicato nel “”libro di testo”” ‘alla Kautsky’ – la “”socialdemocrazia rivoluzionaria”” ortodossa della Seconda Internazionale – e si era glorificato del fatto. Quando e perché si è spostato dalla sua usuale posizione di aggressiva non originalità a una riluttante originalità? Secondo il resoconto più comune, il ripensamento di Lenin iniziò all’inizio del 1921 con l’introduzione della nuova politica economica (NEP). Fino alla fine del 1920 (ci viene detto) Lenin e i bolscevichi erano così presi da un senso di euforia che iniziarono a credere che le dure politiche della guerra civile – in seguito chiamate del “”comunismo di guerra”” – rappresentavano una scorciatoia o addirittura un salto nel pieno comunismo. Solo il collasso economico e la ribellione dei contadini nell’inverno 1920-21 li convinsero del loro errore. Alla fine Lenin cominciò a capire che i contadini avevano bisogno di incentivi materiali per produrre. Il processo di ripensamento culminò nel gruppo di articoli e bozze della fine del 1922 e dell’inizio del 1923, che in seguito furono chiamati “”testamento di Lenin””. Alcuni scrittori considerano il ripensamento di Lenin come fondamentale, altri come relativamente superficiale, ma tutti lo legano fortemente alla NEP. Il resoconto tradizionale è profondamente fuorviante. In realtà il ripensamento di Lenin iniziò nel 1919, non appena si rese conto che le cose “”non”” stavano “”andando a finire proprio come dicevamo””. Non vi fu euforia di massa tra i bolscevichi nel 1920, nessuna allucinazione collettiva che la Russia fosse alla vigilia del pieno comunismo. Al contrario, i bolscevichi erano dolorosamente consapevoli dei molteplici compromessi e delle sconfitte che li portavano “”lontano”” dal socialismo. I drammatici cambiamenti introdotti con l’introduzione del NEP nel 1921 furono solo un altro giro di dolorosi compromessi. Le prospettive di Lenin nei suoi ultimi scritti possono essere ricondotte a preoccupazioni che iniziarono a emergere nel 1919 “”(pag 154-155) [(1) Lenin,”” La nostra rivoluzione “”,”” Polnoe sobranie sochinenii “”, 5a edizione (Mosca 1958-65) , vol.45, p. 382; Lenin, “”Collected Works”” (Mosca, 1960-68), vol.33, p. 480. Un “”libro di testo alla Kautsky”” è qualcosa di molto diverso da un “”libro di testo kautskiano””. Lenin ha definito il “”kautskismo”” un comportamento rinnegato, un “”libro di testo kautskista”” non potrebbe essere altro che dannoso]”,”LENS-016-FV” “LIH Lars T.”,”Fully Armed: Kamenev and ‘Pravda’ in March 1917. [in ‘The NEP Era: Soviet Russia, 1921-1928’ (2014)]”,”The NEP Era: Soviet Russia, 1921-1928, a cura di Alexis Pogorelskin, University of Minnesota-Duluth E-mail: apogorel@d.umn.edu Book Review Editor Barbara Allen, La Salle University E-mail: allenb@lasalle.edu EDITORIAL BOARD Viktor Bakhtin, Voronezh State Agricultural University Clayton Black, Washington College Gregory Carleton, Tufts University Edythe C. Haber, University of Massachusetts-Boston, emeritus Stephen Hanson, University of Washington Lars T. Lih, independent scholar E. Arfon Rees, University of Birmingham Irina Takala, Petrozavodsk University Timo Vihavainen, Helsinki University The NEP Era: Soviet Russia 1921-1928 is published annually. Subscription rates are: institutions $30.00; individuals $20.00. USA postage is $3.00; Canadian postage is $10.00; foreign postage is $18.00. Send payment to Charles Schlacks, Publisher, P. O. Box 1256, Idyllwild, CA 92549-1256. Manuscripts for possible publication should be sent to the editor. Manuscripts accepted for publication should be prepared as e-mail attachments or CDs compatible with Windows XP and Word 2003. Copyright © 2014 by Charles Schlacks, Publisher All rights reserved Printed in the United States of America ISSN: 1937-1241 This journal publishes articles, documents, translations and reviews about the historical period in the Soviet Union from the end of the civil war until the accession of Stalin as General Secretary of the Communist Party of the Soviet Union (Bolshevik). CHARLES SCHLACKS, PUBLISHER, P.O. Box 1256, Idyllwild, CA 92549-1256 Email: Schlacks.Slavic@Greencafe.com”,”RIRB-004-FGB” “LIJPHART Arend”,”Le democrazie contemporanee.”,”LIJPHART Arend politologo olandese insegna nella University of California, San Diego. “”La distinzione tra sistemi parlamentari e presidenziali è di grande importanza sotto molti punti di vista. (…) La frequente dipendenza dei presidenti dalle proprie maggioranze partitiche significa che il potere relativo di presidenti e parlamenti può cambiare improvvisamente….”” (pag 148-149)”,”TEOP-483″ “LILL Rudolf / CARRETTO Giacomo E.”,”Gli inizi dell’antisemitismo nella Germania bismarckiana (Lill) / Polemiche fra kemalismo, fascismo, comunismo, negli anni ’30 (Carretto).”,”Si citano Marx e Lenin sulla questione ebraica: “”Nell’Europa orientale l’antigiudaismo tradizionale che, ancora agli inizi del nostro secolo, conduceva ai pogrom, ebbe vasti consensi fino ai giorni nostri (1). Soltanto i governi comunisti gli hanno conferito, nell’antisionismo, una motivazione di nuovo tipo, richiamandosi a Marx e a Lenin in quanto ambedue ritenevano l’idea di un popolo ebraico particolare non scientifica e reazionaria. Nessuno de due pensava, tuttavia, di privare gli ebrei dei loro diritti come avviene oggi nell’Unione Sovietica e in Polonia. Marx non lo pensava, se non altro perché credeva che la questione ebraica fosse soltanto «un problema dei mali economici generali» con il superamento dei quali sarebbero scomparse sia la religione ebraica sia quella cristiana e, con ciò, anche il conflitto tra le due (2). Nell’Europa occidentale e centrale l’illuminismo ha dato inizio all’emancipazione degli ebrei, le cui varie tappe possono riassumersi con accenni a Giuseppe II, alla Rivoluzione Francese ed a Napoleone, poi alla rivoluzione del 1848 e al liberalismo borghese che ne fu la base. In Germania la conclusione giuridica di questo processo fu la legge sull’emancipazione promulgata il 3 luglio 1869, elemento centrale di una legislazione moderna, volentieri trascurata da una critica globale troppo alla moda nella più recente storiografia, dell’era bismarckiana, che il Reichstag della Germania del Nord (dal 1871 Reichstag tedesco) aveva emanato nel suo primo decennio, condizionato dalla parziale alleanza del cancelliere con i nazional-liberali (3). Da allora, l’antigiudaismo rimase sempre più circoscritto agli ambienti antiilluministi, conservatori e reazionari. Lo si trova, infatti, benché a lungo in posizione marginale, nelle ideologie restauratrici che cercavano di creare o di mantenere un’alternativa al progresso iniziatosi con la Rivoluzione Francese, nell’area tedesca, sia nel conservatismo protestante-prussiano sia in quello cattolico della Germania meridionale. Ambedue prendevano le loro distanze dagli ebrei, che venivano classificati, da una parte, come liberi pensatori e nemici del cristianesimo, dall’altra, come portatori o promotori del capitalismo e dello sfruttamento”” [Rudolf Lill, ‘Gli inizi dell’antisemitismo nella Germania bismarckiana’, ‘Storia contemporeanea’, Bologna, n. 3 settembre 1977] [(1) ‘Kirche und Synagoge. Handbuch zur Geschichte von Christen und Juden’, Darstellung mit Quellen, a cura di Karl H. Rengstorf und Siegfried von Kortzfleisch, II, Stuttgart, 1970 (…); (2) Cfr. soprattutto K. Marx, ‘Zur Judenfrage’: Karl Marx Friedrich Engels, ‘Werke’, I (1957) pp. 347-378; nonché le prese di posizione di Engels contro Stöcker: ibidem, XXXV (1967), p. 170, p. 428. Cfr. anche il capitolo 4 del libro di Mohrmann citato in nota 21: W. Mohrmann, ‘Antisemitismus. Ideologie und Geschichte im Kaiserreich und in der Weimarer Republik, Berlin, 1972] Nel secondo saggio di G.E. Carretto si traccia la biografia politica e intellettuale di Sevket Sureyya e si parla della nascita del Partito Comunista turco (o meglio dei partiti comunisti turchi, la situazione era un po’ complicata: al Partito comunista Turco di M Suphi con sede a Baku aveva una branca in Anatolia (che sembra fosse il vero centro), il Partito Comunista della Turchia (segreto) fondato ad Ankara nel 1920 (ma Suphi venne ucciso nel 1921). Ma a complicare le cose si aggingeva un ‘Partito Comunista della Turchia (1920-1921) riconosciuto ufficialmente, anzi voluto da Mustafa Kemal (Atatürk)… (pag 500-501) Si cita pure il saggio di Gotthard Jäschke, ‘Le Role du Communisme dans les Relations Russo-Turque de 1919 à 1921’, in: «Orient» 2° trimestre 1963, n. 26, pp. 31-34. Nel periodo dell’Armistizio a Costantinopoli vi eano anche alcuni partiti “”socialisti”” (nota 63 del saggio di Carretto)”,”EURC-128″ “LILLI Virgilio”,”Il terzo Giappone. Dopo il Giappone dei ‘Samurai’ e il Giappone imperialista, ecco il Giappone del ‘Boom’, la terza potenza economica del mondo.”,”LILLI (1907) si laureò in diritto a Milano nel 1928. Passato al giornalismo entrò al Corrirere della Sera nel 1934, divenne inviato speciale e scrittore di terza pagina. Fu reporter per dieci anni su tutti i fronti per seguire le guerre successive a quella mondiale. Proseguì poi la carriera giornalistica presso altre testate. Rientrò al Corriere nel 1951. Ha pubblicato 9 libri. “”Poiché il Giappone studia anche quando non studia, leggendo, appunto, e battendo tutti i primati di lettera del mondo. Legge e studia. Un paese di arciletterati, la maggior parte dei quali in elmetto di operaio o curvi sul solco lucido della risaia. Un modo d’essere imperfetti, dopo tutto, più che perfetto”” (pag 86)”,”JAPE-011″ “LILLI Virgilio”,”Il terzo Giappone. Dopo il Giappone dei ‘Samurai’ e il Giappone imperialista, ecco il Giappone del ‘Boom’, la terza potenza economica del mondo.”,”LILLI (1907) si laureò in diritto a Milano nel 1928. Passato al giornalismo entrò al Corrirere della Sera nel 1934, divenne inviato speciale e scrittore di terza pagina. Fu reporter per dieci anni su tutti i fronti per seguire le guerre successive a quella mondiale. Proseguì poi la carriera giornalistica presso altre testate. Rientrò al Corriere nel 1951. Ha pubblicato 9 libri.”,”JAPE-003-FV” “LIM HUA SING”,”Japan & China. In East Asian Integration.”,”LIM HUA SING Ph D., è Graduate School of Asia-Pacific Studies and Director of the Institute of Chinese Economies, Waseda University, Japan.”,”JAPE-026″ “LIMMROTH Angelika”,”Jenny Marx. Die Biografie.”,”””Journalistische Tätigkeiten. Eine der Haupt – und auch Lieblingsbeschäftigungen von Jenny Marx war das Schrieben, nicht nur als Sekretärin ihres Mannes. Zu ihren schriftlichen Hinterlassenschaften gehören ihre 23 Jahre beschreibenden lebenserinnrungen, 1865 niedergeschrieben, Kindheit und Jugend fehlen. Lapidar un ohne jede Romantik beginnt Jenny mit dem Satz: “”Am 19. Juni 1843 war mein Hochzeitstag”” (34)”” Una delle attività preferite di Jenny Marx è stata quella di scrivere, non solo come segretaria del marito, ma il suo lascito di scritture include i suoi 23 anni di ricordi di vita, scritti nel 1865, che tralasciano l’infanzia e la gioventù. Lapidaria, senza romanticismo, Jenny inizia con le parole “”Il 19 giugno 1843 fu il giorno del mio matrimonio”” Altro volume pubblicato: – Jenny Marx. Die Briefe. Herausgegeben von Rolf Hecker und Angelika Limmroth, Dietz, 2014, pag 608 Euro 39.90″,”MADS-766″ “LIMP Walter”,”Anatomie de l’apartheid.”,”Walter Limp è un giornalista e specialista delle questioni africane. Ha vissuto molti anni in Africa. STORIA APARTHEID SEGREGAZIONE NERI NATIVI AFRICANI REPRESSIONE CARCERE RAZZISMO ISOLAMENTO DIPLOMATICO DEL SUDAFRICA RUOLO BIANCHI IMMIGRATI AFRIKANERS STORIA COLONIA DEL CAPO COMPAGNIA OLANDESE INDIE ORIENTALI ARRIVO UGONOTTI FRANCESI CESSIONE DEL CAPO A INGHILTERRA ABOLIZIONE SCHIAVITU’ NERI NEL 1834 GUERRE INTERNE MASSACRI BATTAGLIA DI BLOOD RIVER ANNESSIONE NATAL BOERI TREK ORANGE TRANSVAAL RIVOLTA ZULU’ CECIL RHODES PRIMO MINISTRO COLONIA DEL CAPO GUERRA BOERA VS GRAN BRETAGNA 1899 1902 CHURCHILL PRIGIONIERO DEI BOERI CREAZIONE UNIONE SUDAFRICANA VITTORIA PARTITO NAZIONALE IN ELEZIONI LEGISLATIVE 1948 REFERENDUM PRO REPUBBLICA 1960 RITIRO DA COMMONWEALTH REPUBBLICA AFRICA DEL SUD ONU REVOCA MANDATO SUDAFRICA SU AFRICA DEL SUD-OVEST”,”AFRx-127″ “LIN YUTANG”,”Il mio paese e il mio popolo.”,”In apertura: “”La verità non si diparte dall’umana natura. Se quel che si considera come verità si diparte dall’umana natura, non può esser considerato come verità”” (Confucio) “”La religione del buonsenso”” (pag 125-128) ‘Uno scrittore cinese vi presenta due o tre ragionamenti e poi ne trae la sua conclusione: nel leggerlo, di rado vi accorgete che conclude; perché ragionamenti e prove non sono mai lunghi; ma in un lampo vedete che conclude. I migliori di questi taccuini – come il ‘Jih-cih-lu’ di Ku Yenwu (principio del secolo diciassettesimo) si son acquistati reputazione non per mezzo della loro logica, ma per mezzo della correttezza essenziale delle loro affermazioni, le quali, dalla posterità posson soltanto esser ammesse o negate. Due o tre righe scritte del taccuino di Ku, son state a volte frutto di anni di ricerca e investigazione, il che è abbastanza scientifico; e la fissazione di un solo punto di un fatto storico può aver implicato sopralluoghi numerosi e una erudizione enciclopedica, ma i suoi errori sono difficili da controbattere, e il fatto che è uno studioso esatto, non è di primo acchito avvertibile, e può esser apprezzato soltanto perché nessuno scrittore, in tre secoli dopo di lui, è riuscito a dargli torto in un solo punto. Cogliamo così il contrasto tra la logica e il buonsenso, il quale ultimo, nella Cina, prende il posto del ragionamento induttivo e deduttivo. Il buonsenso è spesso più avveduto, perché il ragionamento analitico tende alla verità sezionandone i vari aspetti, e separandoli così dai loro naturali riferimenti, mentre il buonsenso afferra la situazione come un insieme vivente. (…) Questa religione del buonsenso ha un fondamento filosofico. E’ interessante notare che i Cinesi non giudicano la giustezza di un’affermazione facendo appello alla sola ragione, ma appellandosene e alla ragione e all’umana natura. Il vocabolo cinese per «ragionevolezza» è ‘c’ingli’, che è composto di due elementi: ‘c’ing’ (Jenc’ing), o umana natura, e ‘li’, (t’ienli), o ragione eterna. ‘C’in’ rappresenta la legge immutabile dell’universo. Dalla combinazione di questi due fattori, si trae la misura del giudizio per un’azione o una tesi storica. Qualcosa di analogo a questa distinzione, si può trovare, nel contrasto, in inglese tra ragione e ragionevolezza. Mi pare che sia stato Aristotele a dire che l’uomo è un essere ragionante, ma non ragionevole. La filosofia cinese lo ammette, ma aggiunge che l’uomo dovrebbe cercar di essere ragionevole, e non soltanto ragionante. Perché, mentre la ragione è astratta, analitica, idealistica, e incline agli estremismi logici, lo spirito di ragionevolezza è sempre più realistico, più umano, in contatto più intimo con la realtà, e più veramente dotato di comprensione ed apprezzamento della situazione concreta. Per un occidentale è abitualmente sufficiente che una affermazione sia logicamente corretta. Per un cinese non è sufficiente che un’affermazione sia logicamente corretta; essa deve essere in pari tempo in armonia con l’umana natura. In realtà, essere «in armonia con l’umana natura», essere ‘c’inc’ing’, è più elevata considerazione che essere logico. Perché una teoria può essere talmente logica da esser priva di senso comune. I Cinesi son disposti a fare qualunque cosa contro la ragione, ma non possono accettar nulla che non sia plausibile al lume dell’umana natura. Questo spirito di ragionevolezza e questa religione del buonsenso, esercitano l’influsso più importante sull’ideale della vita cinese, e concludono alla Dottrina dell’Aurea Metà, che discuterò nel capitolo seguente”” (pag 125-128)”,”CINx-300″ “LINCOLN W. Bruce”,”Sunlight at midnight. St. Petersburg and the rise of modern Russia.”,”LINCOLN W. Bruce è Distinguished Research Professor of History al Northern Illinois University ed è accreditato come Senior Fellow all’ Istituto di storia alle Università di Mosca e Leningrado.”,”RUSx-073″ “LINCOLN W. Bruce”,”I Bianchi e i Rossi. Storia della guerra civile russa.”,”W. Bruce Lincoln, Northern Illinois University Foundation Professor of Russian History and Distinguished Research Professor, is the recipient of numerous grants and fellowships and author of ten books on Russian history, including the widely praised Nicholas I: Emperor and Autocrat of All the Russias, The Romanovs, Autocrats of All the Russias, In War’s Dark Shadow, Russians before the Great War, In the Vanguard of Reform, Russia’s Enlightened Bureaucrats, 1825-1861, Passage through Armageddon, The Russians in War and Revolution, Red Victory, A History of the Russian Civil War, and, most recently, The Conquest of a Continent, Siberia and the Russians. Il conflitto (1918-1921) da cui nacque la Russia sovietica.”,”RIRO-046-FL” “LINCOLN W. Bruce”,”Passage Through. Armageddon. The Russians in War and Revolution 1914-1918.”,”W. Bruce Lincoln is Distinguished Research Professor of Russian History at Northern Illinois University and the author of ten books including In War’s dark Shadow, Nicholas I, and The Romanovs. Recounting the tale of the Russians’ passage through the shattering experience of the First World War and the revolutions of 1917, W. Bruce Lincoln offers a profoundly intelligent and detailed chronology of the watershed events and devastating hardships that led to the Bolshevik Revolution. Mining an abundance of resources, including letters, diaries, memoirs, government reports, military dispatches, and testimony given to the revolution’s first Supreme Commission of Inquiry, he allows the reader to step directly into army headquarters, state council chambers, boudoirs, trenches, and underground revolutionary hideaways of the men and women who shaped the events of this crucial era.”,”RIRO-051-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”In War’s Dark Shadow. The Russians Before the Great War.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book. Foreword, Acknowledgments, Afterword, Notes, Works Cited, foto, Index,”,”RUSx-035-FL” “LINCOLN W. Bruce”,”The Great Reforms. Autocracy, Bureaucracy, And the Politics of Change in Imperial Russia.”,”W. Bruce Lincoln, Northern Illinois University Foundation Professor of Russian History and Distinguished Research Professor, is the recipient of numerous grants and fellowships and author of ten books on Russian history, including the widely praised Nicholas I: Emperor and Autocrat of All the Russias, The Romanovs, Autocrats of All the Russias, In War’s Dark Shadow, Russians before the Great War, In the Vanguard of Reform, Russia’s Enlightened Bureaucrats, 1825-1861, Passage through Armageddon, The Russians in War and Revolution, Red Victory, A History of the Russian Civil War, and, most recently, The Conquest of a Continent, Siberia and the Russians. Preface, Acknowledgments, Notes, Works Cited, Index,”,”RUSx-042-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”Sunlight at Midnight. St. Petersburg and the Rise of Modern Russia,”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book.”,”RUSx-050-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”The Conquest of a Continent. Siberia and the Russians.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book. Maps, Prologue, Notes, Key to Abbreviations, Acknowledgments, Works and Sources Cited, Index,”,”RUSx-073-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”Red Victory. A History of the Russian Civil War.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book. Preface, Major Characters, Epilogue, Notes, Works and Sources Cited, cartine, Index,”,”RIRO-088-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”Nicholas I. Emperor and Autocrat of All the Russias.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book. Preface, A Note on Russian Names and Dates, Notes and References, Selected Bibliography, Index,”,”RUSx-122-FL” “LINCOLN Bruce W.”,”L’avanguardia delle riforme. I burocrati illuminati in Russia, 1825-1861.”,”W. Bruce Lincoln, Distinguished Professor of History at Northern Illinois University, held appointments as a Senior Fellow at the Institutes of History at Moscow and Leningrad State Universities, a Research Fellow at the Academy of Sciences of the USSR, a Senior Research Fellow at Columbia University’s Harriman Institute, a Fulbright Research Fellow, a Visiting Research Fellow at the Hoover Institute, and a John Simon Guggenheim Fellow. Among his many acclaimed books on Russia’s past are Nicholas I, The Romanovs, Red Victory, and Between Heaven and Hell, Sunlight at Midnight is his twelfth and last book.”,”RUSx-183-FL” “LIND Michael”,”Land of Promise. An Economic History of the United States.”,”Michael Lind è confondatore della New America Foundatino e direttore del suo ‘Economic Growth Program’. Ha pubblicato ‘The Next American Nation’, ‘Up from Conservatism’ e ‘Vietnam, the Necessary War’. Scrive sul New York Times e su Financial Times.”,”USAE-099″ “LINDENBERG Daniel a cura; scritti di KAUTSKY BERNSTEIN LAGARDELLE FERRY HOERNLE KURELLA AUSLÄNDER ZETKIN BOGDANOV POLJANSKIJ PAUSKIN PREOBRAZENSKIJ LUNACHARSKIJ BLONSKIJ ZINOVIEV KRUPENINA e altri”,”L’ Internazionale Comunista e la scuola di classe.”,”scritti di KAUTSKY BERNSTEIN LAGARDELLE FERRY HOERNLE KURELLA AUSLÄNDER ZETKIN BOGDANOV POLJANSKIJ PAUSKIN PREOBRAZENSKIJ LUNACHARSKIJ BLONSKIJ ZINOVIEV KRUPENINA e altri. LINDENBERG è nato nel 1940 a Clermont-Ferrand ed è assistente di scienze politiche all’ Università di Vincennes. Ha scritto altre opere (v. retrocopertina).”,”GIOx-013″ “LINDENBERG Daniel”,”Le marxisme introuvable.”,”””Citiamo ancora Korsch: “”Nel momento stesso in cui l’ orientamento pratico del movimento era al più alto punto rivoluzionario – sotto il contraccolpo del periodo della crisi e della depressione degli anni settanta, sotto la spinta della reazione politica e sociale che ha seguito la disfatta della Comune di Parigi nel 1871, sotto l’ effetto della Legge socialista in Germania, dell’ annientamento dal 1884 dell’ agitazione socialista nascente in Austria, e della repressione delle rivendicazioni per la giornata delle otto ore in America nel 1886 – la teoria del movimento era soprattutto democratica in seno al “”partito popolare””, lassalliani, dühringiani, ma essa non era marxista che nella maniera più sporadica””. Sia per i lavoratori organizzati, tra cui alcuni dei più combattivi (Most, Hassellmann) erano dei semi-anarchici, e gli altri, più moderati (Mühlberger, al quale Engels risponde ne La Questione delle abitazioni) dei proudhoniani. Quanto agli intellettuali, soli capaci, secondo Kautsky (…), di raddrizzare la situazione, ecco che Marx ed Engels dicevano a proposito nella loro circolare del settembre 1897 (1) destinata a Bebel e agli altri dirigenti del “”gruppo di Lipsia””: “”…A credere a questi signori, il partito socialdemocratico non deve essere un partito esclusivamente operaio, ma un partito universale, aperto a “”tutti gli uomini colmi d’un vero amore per l’ umanità””. (…) In breve la classe operaia, da se stessa, è incapace di affrancarsi. Essa deve dunque passare sotto la direzione di borghesi “”istruiti e fluenti””, che soli “”hanno l’ occasione e il tempo”” di familiarizzarsi con gli interessi degli operai. Poi, non si deve combattere la borghesia, ma, al contrario, occorre conquistarla con una propaganda energica (…). Se il nuovo organo del Partito prende un’ atteggiamento che corrisponde all’ opinione di questi signori (Höchberg e compagnia), diviene borghese e non proletario, non ci resta, per quanto penoso possa essere, dichiararci pubblicamente contro e rompere la solidarietà, grazie alla quale abbiamo rappresentato il partito tedesco di fronte all’ estero””. (pag 101-103)”,”MFRx-207″ “LINDER Marc”,”MacKinnon on Marx on Marriage and Morals: An Otsogistic Odyssey.”,”Otsogistica : ‘nani sulle spalle dei giganti’, ossia ‘quando i filosofi approfondiscono argomenti troppo superiori alle loro conoscenze’ Marc Linder, Associate Professor of Law, University of Iowa Catharine MacKinnon sostiene che per Marx il sesso dato che è situato nel “”substrato materiale”” non è soggetto all’analisi sociale… (pag 455) Il lavoro femminile più che sfruttamento per Marx è un problema di moralità. Il lavoro femminile sarebbe trascurato nelle analisi di Marx e la donna sarebbe vista solo come moglie e madre… (pag 457) C. MacKinnon, ‘Toward a Feminist Theory of the State’ (1989) Gustav Hugo, autore di ‘Textbook on Natural Law’, professore di diritto, giurisprudenza, ebbe come studente il giovane Heinrich Heine. Marx lo critica nel 1842. Rapporti di Hugo con la Scuola storica di diritto (pag 473)”,”MADS-004-FGB” “LINDLEY David”,”Degrees Kelvin. A tale of genius, invention, and tragedy.”,”William Thomson, Lord Kelvin LINDLEY David ha un Ph.D. in astrofisica. “”What Kelvin called failure is, in the standard histories of science, a progression of remarkable triumphs. By 1896 thermodynamics was largely settled, and Marxwell’s theory of electromagnetism had gained experimental support and widespread acceptance”” (pag 263)”,”SCIx-379″ “LINDLEY David”,”Degrees Kelvin. A tale of genius, invention, and tragedy.”,”LINDLEY David, l’autore ha un Ph.D. in astrofisica. William Thomson, Lord Kelvin “”This was in 1859, when Thomson was only 35 years old but already a powerful figure in the British scientific community, an authority on every aspect of physics, and with the beginnings of a public reputation after his adventures with the Atlantic cable voyages and the noisy dispute with Whitehouse”” (pag 153) Treccani: Kelvin, William Thomson lord. – Fisico (Belfast 1824 – Netherall 1907). Dal 1892 pari d’Inghilterra con il titolo di barone di Kelvin of Largs per i suoi meriti scientifici, svolse ricerche sui maggiori problemi della fisica (costituzione della materia, elettromagnetismo, struttura dell’Universo ecc.); la sua fama è legata in particolare a una delle formulazioni del 2° principio della termodinamica. Introdusse la scala termodinamica assoluta delle temperature (scala K.), la cui unità di misura fu successivamente denominata kelvin. Proseguì sino agli ultimi tempi della sua vita ricerche sui maggiori problemi della fisica: soprattutto interessanti quelle sulla costituzione della materia, sull’elettromagnetismo, sulle onde elettriche e luminose, sulla struttura e sul divenire dell’universo. VITA E ATTIVITÀ Laureatosi nel 1845 a Cambridge, proseguì gli studî a Parigi lavorando con H. Regnault. Nel 1846 fu chiamato alla cattedra di fisica dell’università di Glasgow, che tenne per 53 anni. Nel 1890 fu eletto presidente della Royal Society; nel 1892 fu fatto pari d’Inghilterra col titolo di barone di Kelvin of Largs. Nel 1899 si ritirò dalla cattedra e, per mantenere i contatti con la scuola, si iscrisse studente all’università di Glasgow. Socio straniero dei Lincei (1882). n Il suo primo lavoro riguarda la determinazione matematica dell’età della Terra, in base al suo progressivo raffreddamento (i calcoli dettero un’età fra 40 e 400 milioni di anni). Nel 1848 introdusse la scala termodinamica assoluta delle temperature (scala K.), la cui unità di misura fu poi in suo onore chiamata kelvin; nel 1851 pubblicò una fondamentale memoria sulla teoria dinamica del calore e in particolare sulla dissipazione dell’energia. Tra il 1853 e il 1855 si occupò principalmente di elettrofisica (scoperta della natura oscillatoria di certe scariche elettriche, risoluzione di questioni teoriche e pratiche inerenti alla telegrafia, definizione e determinazione delle unità elettriche assolute, ecc.). In collaborazione con P. G. Tait, intraprese a scrivere un Treatise on natural philosophy, di cui però fu soltanto pubblicato (1867) il primo volume, ormai classico, riguardante la meccanica. Si occupò attivamente dei problemi teorici e pratici della telegrafia sottomarina, che alcune sue invenzioni concorsero efficacemente a portare su scala industriale. Si devono inoltre a K. un metodo per la compensazione delle bussole marine e l’invenzione di varî strumenti di misurazione nonché di numerosi apparecchi e dispositivi tecnici. Questi ultimi, specialmente quelli, sopra ricordati, per la telegrafia sottomarina, gli fruttarono una fortuna considerevole e un’elevata posizione nel mondo industriale. La sua opera di divulgatore ebbe grandi riflessi sulla cultura generale del tempo: memorabili tra le altre cose il suo discorso alla British Association nel 1884 sulla costituzione elettrica della materia e le sue conferenze alla Johns Hopkins University di Baltimora sulle onde luminose.”,”SCIx-380″ “LINDLEY David”,”Gli atomi di Boltzmann.”,”LINDLEY David ha lavorato come fisico teorico alla Cambridge University e al Fermi National Accelerator Laboratory. E’ autore di ‘The End of Physics”” (1993) e di ‘Where the Weirdness Go?’ (1996) “”Tornato a Vienna (Boltzmann), per di più, si trovò faccia a faccia con il simbolo stesso della perdurante opposizione all’atomismo. Ernst Mach alla fine aveva lasciato Praga e adesso era professore a Vienna: e professore nientedimeno che di filosofia”” (pag 151) “”All’epoca, tuttavia, Mach cercava di affrontare i suoi problemi eliminando del tutto la teoria. Affermava che l’ipotesi atomica andava oltre i limiti della vera scienza, e che il fisico doveva invece trattare la temperatura e la pressione come entità fondamentali”” (pag 155) Un centimetro cubo di gas a temperatura ambiente contiene secondo Boltzmann un trilione di atomi (un miliardo di miliardi) (pag 166) “”Lucrezio, quando scrisse il ‘De rerum natura’, credeva che gli atomi esistessero veramente, anche se erano impercettibili ai sensi umani. Le loro azioni, sperava, il avrebbero svelati. Boltzmann e gli altri atomisti, alla fine del XIX secolo, credevano la stessa cosa. Dal punto di vista filosofico non avevano fatto alcun progresso, ma dal punto di vista scientifico avevano reso gli atomi assai più reali o, per meglio dire, più credibili. Verso il 1890 i fisici erano in grado di calcolare proprietà e comportamenti degil oggetti fisici macroscopici attribuendo agli atomi specifiche caratteristiche e ammettendo che essi obbedissero alle leggi della meccanica di Newton. Avevano cioè sostituito le vaghe e pittoresche aspirazioni con una teoria matematica quantitativa; dalla quale discendevano leggi verificabili. Questo significava in sostanza, secondo il punto di vista di Boltzmann, trasformare un’idea in una teoria, farne un frammento di scienza e non un’opera dell’immaginazione”” (pag 192) “”Poco tempo dopo, l’opinione di Planck sulla teoria cinetica subì un improvviso rovesciamento. Egli comprese alla fine perché il secondo principio dovesse avere inevitabilmente carattere probabilistico, e da quel momento divenne un attivo seguace delle idee di Boltzmann sulla termodinamica. Tutta ‘Autobiografia scientifica’ (1942) di Planck è costellata di riferimenti piuttosto stizzosi alla cattiva opinione che Boltzmann aveva di lui, come se Planck non riuscisse affatto a comprenderne la ragione. Ma la sua conversione alla causa della teoria cinetica giunse piuttosto tardi (…)”” (pag 199) “”Pochi anni dopo la morte di Boltzmann la sua fisica era ormai affermata. L’esistenza degli atomi non era più messa in dubbio; la teoria cinetica appariva indiscutibile. Quanto alla questione del carattere probabilistico del secondo principio della termodinamica, che aveva perseguitato Boltzmann per tanti anni, la semplice conclusione era stata che lui aveva ragione e i suoi critici torto. Le leggi della termodinamica sono, in effetti, leggi approssimate: il calore fluisce quasi sempre dai corpi caldi a quelli freddi; l’entropia aumenta quasi sempre. Per molti fisici classici il fatot che le leggi non siano assolute può aver rappresentato uno shock, ma le successive generazioni di fisici hanno superato lo shock”” (pag 246)”,”SCIx-388″ “LINDNER Burkhardt a cura; saggi di Günter HARTUNG Giulio SCHIAVONI Irving WOHLFARTH Helmut PFOTENHAUER Ansgar HILLACH Jacques DERRIDA Burkhardt LINDNER Wolfgang KEMP Hartmut ENGELHARDT”,”Walter Benjamin im Kontext.”,”Saggi di Günter HARTUNG Giulio SCHIAVONI Irving WOHLFARTH Helmut PFOTENHAUER Ansgar HILLACH Jacques DERRIDA Burkhardt LINDNER Wolfgang KEMP Hartmut ENGELHARDT.”,”BIOx-076″ “LINDNER Stephan H.”,”Au Coeur de l’Ig Farben. L’usine chimique de Hoechst sous le Troisième Reich.”,”LINDNER Stephan H. è professore di storia economica contemporanea nell’Università di Monaco. Ha studiato la storia comparata delle industrie tessili tedesche e francesi. “”Après son arrivée à Francfort, Schnitzer dirige jusqu’en juillet 1938 le laboratoire de chimiothérapie à la division pharmaceutique de Hoechst. Pour avoir le droit de le maintenir à ce poste important de direction, dans lequel il a notamment contribué à la mise au point d’un médicament hautement efficace contre la malaria et travaillé à un traitement chimiothérapique de la tuberculose. Hoechst aurait entre 1933 et 1938 effectué des paiements importants à l’oeuvre nazie d’assistance d’hiver. Mais, en 1938, il est finalement licencié, tout en conservant son salaire jusqu’en février 1939. Lors d’un entretien le 5 juillet 1938, Lautenschläger lui a expliqué que, selon “”les nouvelles directives, les juifs devaient quitter notre usine””. Il lui donne congé en octobre 1938 avec application en mars 1939 en exigeant une clause de non-concurrence de deux ans. Il lui propose d’essayer, comme lui-même en avait bien l’intention, d’être recruté á l’hôpital juif de Francfort. S’il devait y trouver un emploi, il devrait encore pendant quelque temps, à peu près jusqu’en septembre, former à mi-temps son successeur””. (pag 204-205) “”A la fin 1941, Schnitzer rejoint aux Etats-Unis Hoffmann La Roche à Nutley, New Jersey, où il devient directeur du laboratoire chimiothérapeutique. Sa plus grande et aussi sa plus spectaculaire réussite à ce poste a été sa contribution importante au développement du traitement encore employé aujourd’hui contre la tuberculose,l’Izoniazid, pour lequel lui et son laboratoire on obtenu le renommé prix Lasker”” (pag 208)”,”GERN-146″ “LINDNER Kolja a cura; saggi di Franklin ROSEMONT Karl MARX Heather A. BROWN Brendan O’LEARY René GALLISSOT Teodor SHANIN David RIAZANOV Vera ZASULICH Friedrich ENGELS Urs LINDNER Agathe ROUSSET”,”Le dernier Marx.”,”””Dans la formation de la pensée marxiste sur la colonisation, cette dénunciation de la conquête de l’Algerie marquerait un moment de transition entre les attitudes ambivalentes célébrant l’extension de la civilisation que nous avons relevées chez Marx et chez Engels, et les accusations radicales de Rosa Luxemburg. En lisant Kovalevski, Marx ne semble plus guère croire au progrès par la colonisation en suivant la ligne de progression capitaliste. Ce développement univoque disparaît pour l’Algérie comme pour la Russie; l’évolution trouve son movement dans les conditions internes qui sont celles des communautés rurales, agressées et détruites: leur ruine n’est plus donnée comme un pas en avant, mais comme la rupture d’une société ayant ses propres raisons d’être; ce qui pose le problème de l’Algérie précoloniale, et des effets de la colonisation”” “”Nella formazione del pensiero marxista sul colonialismo, questa denuncia della conquista dell’Algeria segnerebbe un momento di transizione tra gli atteggiamenti ambivalenti che celebrano l’estensione della civiltà che abbiamo notato in Marx ed Engels, e le accuse radicali di Rosa Luxemburg. Leggendo Kovalevski, Marx non sembra credere molto al progresso attraverso la colonizzazione seguendo la linea della progressione capitalista. Questo sviluppo univoco scompare per l’Algeria come per la Russia; l’evoluzione trova il suo movimento nelle condizioni che sono quelle delle comunità rurali, attaccate e distrutte: la loro rovina non è più data come un passo avanti, ma come la rottura di una società che ha ragioni proprie di esistere; cosa che pone il problema dell’Algeria precoloniale e gli effetti del colonialismo””] (pag 199-200) [René Gallissot, ‘Sur l’Algérie précoloniale: communautés et modes de production’]”,”MADS-801″ “LINDQVIST Sven”,”Sei morto! Il secolo delle bombe. Labirinto con 22 ingressi e nessuna uscita.”,”LINDQVIST nato a Stoccolma nel 1932 è uno dei maggiori autori svedesi, noto per i suoi libri sulla Cina, l’ America Latina e l’ Africa.”,”QMIx-068″ “LINDSAY J.O. a cura, collaborazione di C.H. WILSON Sir A. RICHARDSON A. COBBAN R.W. GREAVES E. ROBSON W.R. BROCK W.H. BRUFORD J. YOUNG R.M. HATTON L.R. LEWITTER C.A. MACARTNEY M.A. THOMSON D.B. HORN J.H. PARRY F. THISTLETHWAITE C.C. DAVIES J. GALLAGHER V. PURCELL”,”Storia del Mondo Moderno. Il vecchio regime (1713-1763). Vol. VII.”,”J.O. Lindsay, fellow del Girton College e lecturer di storia all’Università di Cambridge. C.H. Wilson, fellow del Jesus College e reader di storia economica moderna all’Università di Cambridge. Sir A. Richardson, presidente della Royal Academy. A. Cobban, professore di storia all’University College di Londra. R.W. Greaves, reader di storia all’Università di Londra. E. Robson, senior lecturer di storia all’Università di Manchester. W.R. Brock, fellow del Selwyn College e lecturer di storia all’Università di Cambridge. W.H. Bruford, fellow del St John’s College e professore di tedesco all’Università di Cambridge. J. Young, lecturer di studi slavi all’Università di Cambridge. R.M. Hatton, reader di storia internazionale alla London School of Economics. L.R. Lewitter, fellow del Christ’s College e lecturer di studi slavi (polacchi) all’Università di Cambridge. C.A. Macartney, fellow del All Souls College di Oxford. M.A, Thomson, professore di storia moderna all’Università di Londra. D.B. Horn, professore di storia moderna all’Università di Edimburgo. J.H. Parry, principal dell’University College di Swansea. F. Thistlethwaite, vice-chancellor dell’Università dell’East Anglia. C.C. Davies, reader di storia indiana all’Università di Oxford. J. Gallagher, fellow del Trinity College e lecturer di storia all’Università di Cambridge. V. Purcell, lecturer di storia dell’estremo oriente all’Università di Cambridge. Pasquale Villani, ordinario di mstoria moderna all’Università di Bari.”,”STOU-039-FL” “LINEHAN Thomas”,”Communism in Britain, 1920-39. From the cradle to the grave.”,”LINEHAN Thomas è Lecturer in History nella Brunel University.”,”MUKx-162″ “LINGUA Paolo”,”La storia del Brasile, 1500-2000.”,”LINGUA Paolo è nato a Genova nel 1943, giornalista de ‘La Stampa’, romanziere e saggista, autore di opere storiche su Genova e il Mediterraneo. “”Le date degli eventi sono eloquenti: i gesuiti arrivarono nel 1549 e la prima diocesi (Salvador di Bahia) venne creata nel 1551. Nel 1576 Rio de Janeiro aveva una sola parrocchia: ebbe un vescovado solo dopo un secolo. Le diocesi successive furono create con il contagocce, al punto tale che nel 1822, anno della proclamazione dell’ Impero e del distacco dal Portogallo, esistevano solo un arcivescovado (Salvador) e sei diocesi.”” (pag 54) “”Il Brasile è quindi – ancor oggi, in maniera evidente- una civiltà antropologicamente, oltre che etnicamente, sincretica. Si può tranquillamente parlare anche di meticciato religioso””. (pag 55)”,”AMLx-048″ “LINGUA Paolo”,”Breve storia dei genovesi.”,”LINGUA Paolo (Genova, 1943) giornalista della ‘Stampa’ si occupa di storia in particolare del mondo mediterraneo e lusitano. Ha scritto alcune biografie (Mazzini, Grimaldi, Andrea Doria, Enrico il Navigatore). Francia Spagna Genova Doria. Il rovesciamento delle alleanze. “”Francesco I era deciso a riprendere la guerra e a schiacciare gil Spagnoli sul mare, visto che la fortuna non gli era arrisa tre anni prima sulla terraferma. Armò dunque una flotta di venti galee (di cui otto erano di Andrea) deciso a snidare gli Spagnoli dal Regno di Napoli. E qui nacque il primo contrasto con Andrea, che, nonostante il grado di ammiraglio, non ottenne, né per sé, né per il giovane cugino Filippino Doria, la nomina a comandante in capo delle forze di mare, carica che dovette cedere a Francois de la Rochefoucoult signore di Barbezieux, che godeva la piena fiducia del re. Andrea, indispettito, n si mosse da Genova, nella calda primavera del 1528, e si limitò a inviare Filippino a Livorno, porto dove sostava la flotta francese, con l’ ordine di far la resistenza passiva. Filippino Doria il 20 maggio 1528 colse una squillante vittoria sulla flotta spagnola, catturando interi stati maggiori e molte navi. Ma i rapporti con la corte di Francia e con lo stato maggiore di Francesco I peggioravano di giorno in giorno. I Francesi, anche per via della vicinanza geografica, erano un alleato pesante: tendevano al protettorato militare, volevano mantenere una guarnigione nutrita al forte di Castelletto, usavano Savona, senza restituirla a Genova. Ma altre considerazioni più importanti premevano. La parte dell’ oligarchia che coincideva con il grande capitale, alla quale faceva riferimento Andrea, come s’è visto era da secoli protesa sulla penisola iberica. L’ oro e l’ argento, le merci preziose e di alto valore aggiunto che provenivano dal Nuovo Mondo erano già in gran parte controllati dai Genovesi. La Spagna di Carlo V aveva bisogno di una flotta, di banchieri, di mediatori, di assicuratori oltre che di allargare la propria posizione di supremazia in Italia, creando nel Nord un asse Genova-Milano che ridimensionasse l’ alleanza di fatto papa-Venezia-Firenze. Così cominciò il carteggio tra Carlo V e il Doria (…)””. (pag 139-140)”,”LIGU-005″ “LINGUA Paolo”,”Assessore di denari.”,”LINGUA Paolo nato a Genova nel 1943, è stato giornalista del Secolo XIX, corrispondente della Stampa di Torino. Autore di vari libri.”,”VARx-402″ “LINGUA Paolo”,”Mazzini il riformista. Gli ultimi anni e la questione sociale.”,”Paolo Lingua (Genova, 1943) giornalista (Tv) e scrittore. In bibliografia si cita il saggio di Franco Della Peruta, Mazzini nell’interpretazione della storiografia marxista. In atti del seminario di Tivoli, 1981, Roma 1982 ma per la precisione si trova in: ‘Mazzini tra insegnamento e ricerca’. Atti del seminario di aggiornamento (Tivoli, marzo-aprile 1981) {Risorgimento. Idee e realtà. Nuova serie, 3); Roma, Edizioni dell’Ateneo, 1982 P. Lingua sulle (presunte) calunnie di Marx contro Mazzini (pag 36) “”(…) Mazzini, nel 1870, sfidando l’ala più “”progressista”” della sinistra europea criticò apertamente il tentativo rivoluzionario della Comune di Parigi”” (pag 79)”,”ITAB-341″ “LINGUA Paolo”,”Andrea Doria.”,”Andrea [Doria] non credava alla politica militare di colpi di grazia. Per quanto sconfitti, i Turchi, prima o poi, avrebbero riscostruito la flotta e avrebbero ripreso a tormentare le nazioni occidentale. Valeva la pena dunque di perdere, per una “”vittoria di Pirro””, tanti uomini e tante navi? Andrea non cercava la gloria generica. Era, come il Barbarossa, un capitano di venutra, senza patria e senza fede. Inoltre era convinto che i suoi alleati non avevano più fede di lui. Ma era, come fu insinuato senza mezzi termini, connivente con Khair ad-Din? La prova materiale nessuno l’ha trovata”” (pag 136) Paolo Lingua, redattore de “”La Stampa””(1984) vive a Genova dove è nato nel 1943.”,”LIGU-129″ “LINGUA Paolo”,”La storia del Brasile, 1500-2000.”,”Paolo Lingua nato a genova nel 1943, giornalista de La Stampa, romanziere e saggista, autore di opere storiche su Genova e sul Mediterraneo, è un esperto del mondo lusofono.”,”AMLx-015-FL” “LINGUA Graziano a cura di, Saggi di Carlo BRANZAGLIA Fabrizio BRIGNONE Franco CHIARENZA Marco DERIU Piero DOMINICI Annalisa MAGONE Paola PASTACALDI Giuseppe ROSSI Ettore SANDRETTO Federico UNNIA Sergio ZAVOLI”,”Comunicare senza regole? Etica e mass-media nella società globale.”,”I più prestigiosi epistemologi contemporanei dibattono il concetto centrale della nuova filosofia della scienza.”,”EDIx-010-FL” “LINGUA Paolo”,”I Doria a Genova. Una dinastia mancata.”,”Dono di Mario Caprini Paolo Lingua (Genova; 1943) giornalista, romanziere, da vent’anni si occupa di storia Ha pubblicato vari libri tra cui ‘ Mazzini il riformista’ (1992) e ‘La storia del Brasile’ (2000), e ‘Breve storia dei genovesi’ (2001)”,”LIGU-211″ “LINHART Robert”,”L’ établi.”,”L’ Etabli, il titolo designa quelle centinaia di militanti intellettuali che dopo il 1967, si stabilirono nelle fabbriche o nei porti. Colui che parla nel libro ha passato un anno, come OS2, nella officina Citroen alle porte di Choisy. Racconta il lavoro alla catena di montaggio, i metodi di sorveglianza e di repressione, la lotta operaia e gli scioperi. Racconta ciò che è, un operaio di una grande fabbrica parigina. Ma l’ Etabli è anche una descrizione della condizione e della vita quotidiana degli altri compagni di lavoro, nella produzione. pag 67 “”La chaîne, le défilé des 2 CV, le minutage des gestes, tout ce monde de machines où l’ on se sent menacé de perdre pied à chaque instant, de “”couler””, de “”louper””, d’ être débordé, d’ être rejeté. Ou blessé. Ou tué. La peur suppure de l’ usine parce que l’ usine, au niveau le plus elementaire, le plus perceptible, menace en permanence les hommes qu’ elle utilise. Quand il n’y a pas de chef en vue, et que nous oublions les mouchards, ce sont les voitures qui nous surveillent par leur marche rythmée, ce sont nos propes outils qui nous menacent à la moindre inattention, ce sont les engrenages de la chaîne qui nous rappellent brutalement à l’ ordre. La dictature des possédants s’exerce ici d’abord par la toute-puissance des objets.”” (pag 67-68)”,”CONx-103″ “LINHART Robert”,”Lenin, i contadini e Taylor.”,”Robert Linhart si è formato alla scuola di Louis Althusser. Dopo aver compiuto una esperienza di lavoro in fabbrica, si è dedicato interamente agli studi centrando i suoi interessi sull’esperienza sovietica e sull’industrializzazione del terzo mondo. Attualmente lavora con Charles Bettelheim all’Ecole pratique des hautes études di Parigi. La crisi del 1921-1923 pag 80-81 “”Per tutto il periodo del comunismo di guerra, i contadini si erano battuti su due fronti: contro i Bianchi per conservare la terra, contro i bolscevichi per conservare il grano. La principale contraddizione è determinata dal pericolo principale: il quale è, fino al 1921, il rischio di una restaurazione dell”ancien régime’ e del ritorno dei proprietari feudali. Qualunque sia stata, allora, la violenza delle battaglie attorno ai raccolti che, ogni anno all’approssimarsi della primavera (10), hanno esacerbato lo scontro sulle questioni rurali, i contadini sono rimasti in una posizione di alleanza limitata con il potere sovietico. La loro partecipazione alla guerra civile è un fattore importante della vittoria. Ma i successi militari e la fine della minaccia esterna nel 1921 rovesciano, per i contadini, l’ordine delle priorità. Tanto più che la contraddizione sulla questione dei raccolti viene acuita dalla carestia che nuovamente imperversa. Si assiste allora a vere e proprie sollevazioni di massa di contadini, particolarmente nella provincia di Tambov: «Nel 1921, dopo aver superato, e superato vittoriosamente, la tappa più importante della guerra civile, ci siamo urtati in una grande crisi politica interna, che io considero la più grande della Russia sovietica, la quale ha suscitato il malcontento non soltanto di una parte notevole di contadini, ma anche degli operai. Per la prima volta e, spero per l’ultima volta nella storia della Russia sovietica, le grandi masse dei contadini – sia pure non coscientemente, ma istintivamente – per il loro stato d’animo erano contro di noi» (11). Lenin e la direzione del partito bolscevico arrivano a salvare la situazione ‘in extremis’, sopprimendo le requisizioni di cereali, sostituite dall’imposta in natura; poi restituendo la libertà di commercio; e infine restaurando quell’insieme di misure di liberalizzazione dell’economia che prendono il nome di Nep. In quel momento, si può dire che la situazione di degradazione dei rapporti ideologici fra le diverse componenti della società russa è al suo punto culminante. Si è sfiorata la catastrofe, la disintegrazione completa. Nel 1921 è la vita stessa a porre con estrema acutezza la questione delle contraddizioni ideologiche tra le forze sociali che compongono la Russia sovietica. Negli scritti di Lenin del 1922-1923 si trovano i primi cenni di una riflessione su questo tema: ‘che fare per ridurre l’abisso ideologico che esiste fra le diverse componenti della società russa?’ In quel vortice gigantesco che è la Rivoluzione, le masse cercano la loro strada – masse operaie, masse contadine, masse intellettuali, abitanti della campagna, della città, soldati… – e, perché questo insieme possa andare avanti, è pur necessario che tutti si trovino qualche cosa in comune! Nella Russia del 1921 si è verificato un vero e proprio dilagare di movimenti di massa e di movimenti politici della più diversa natura. Contadini, marinai, operai, anarchici, socialisti-rivoluzionari, menscevichi, bolscevichi dell’opposizione, e anche rimasugli delle forze bianche. Tutto ciò si è mescolato in una realtà in impetuosa ebollizione, dove la crisi politica si accompagnava alla crisi di un’intera società. Dove c’è stata rivolta armata, come a Kronstadt, la questione è stata regolata militarmente. E, sul piano politico, essa è stata risolta provvisoriamente da quelle che Lenin ha chiamato «delle concessioni e una ritirata»: la Nep.”” [Robert Linhart, ‘Lenin, i contadini e Taylor’, Roma, 1977] [(10) Su queste fiammate stagionali si veda il ‘Discorso alla riunione dell’attivo di partito di Mosca’, tenuto da Lenin il 24 febbraio 1921: «(…) Aumentano il banditismo e le rivolte dei kulak (…). Nel banditismo si sente l’influenza dei socialisti-rivoluzionari (…) ‘ogni primavera’ essi sognano di abbattere il potere sovietico (…). I socialisti-rivoluzionari soo collegati con i sobillatori interni. Si vede che questo legame esiste anche perché le rivolte avvengono proprio nelle regioni dalla quali prendiamo il grano» (O.C., vol. 42, pp. 250-251 – c.vo di R.L.). Dove si può nuovamente constatare l’effetto del ciclo dei lavori agricoli sul ritmo della lotta di classe nelle campagne; (11) ‘Relazione al IV Congresso dell’Internazionale comunista’, 13 novembre 1922, in O.C., vol. 33, p.387]”,”LENS-055-FL” “LINK Arthur S.”,”Wilson. The New Freedom.”,”‘Wilson Circle’. “”Un’ altra figura chiave nella famiglia ufficiale di Wilson era William Gibbs McAdoo, ministro del Tesoro dal 1913 alla fine del 1918. (…) McAdoo era uno degli uomini più abili e più vicini a Wilson e forse il più interessante. Sgombra di teorie politiche ed economiche, la sua mente era agile, audace, e piena di risorse. Ma il tratto dominante era l’ ambizione per il potere. “”McAdoo””, diceva Newton D. Baker, “”aveva la più grande brama per il potere che ho mai visto””. Essa venne fuori per molti versi – nella tendenza di McAdoo ad invadere le competenze degli altri ministri, nei suoi costanti sforzi per prendere il controllo del patronage di New York, o nella sua vanteria secondo cui i cosiddetti padroni di Wall Street erano nelle sue mani””. (pag 115)”,”USAS-120″ “LINNEO Carlo, a cura di Camille LIMOGES, edizione italiana a cura di Giuliano PANCALDI”,”L’equilibrio della natura.”,”Noto soprattutto per i fondamentali contributi ala botanica e alla classificazione delle forme viventi, Linneo (1707-1778) è autore di alcuni saggi che delineano un’originale concezione della natura, in cui qualche studioso ha voluto rintracciare le premesse della moderna ecologia. L’equilibrio della natura propone alcuni di questi scritti linneani e con essi un aspetto inedito dell’opera del grande naturalista svedese.”,”SCIx-051-FRR” “LINSKY Leonard, a cura; saggi di Alfred TARSKI C.I. LEWIS Nelson GOODMAN Willard V. QUINE Bertrand RUSSELL Benson MATES Paul MARHENKE Carl G. HEMPEL Rudolf CARNAP Nelson GOODMAN Arne NAESS Morton G. WHITE”,”Semantica e filosofia del linguaggio. Raccolta di saggi.”,”Volume dedicato alla memoria di Paul Marhenke, maestro di L. Linsky, il curatore”,”FILx-461-FRR” “LINTEAU Paul-André DUROCHER René ROBERT Jean-Claude RICARD François”,”Histoire du Québec contemporain. Tome II. Le Québec depuis 1930.”,”Gli autori sono storici, professori presso le università del Quebec, Université du Quèbec e Université de Montréal, e alla McGill”,”CANx-016″ “LINZ Juan J. STEPAN Alfred, a cura di Pietro GRILLI DI CORTONA”,”L’Europa post-comunista.”,”Juan J. Linz è professore emerito di Scienza politica e Sociologia nella Yale University. Tra le sue opere: La caduta dei regimi democratici (con P. Farneti e R.M. Lepsius, 1981) e Il fallimento del presidenzialismo (curato con A. Valenzuela, 1995). Alfred Stepan è stato il primo Rettore della Central European University di Budapest e Fellow dell’All Souls College di Oxford; tornato negli Stati Uniti, insegna ora nella Columbia University di New York.”,”EURC-045-FL” “LINZ Juan FARNETI Paolo LEPSIUS M. Rainer”,”La caduta dei regimi democratici.”,”Alla memoria di Paolo Farneti ‘Juan Linz è uno dei più eminenti scienziati politici del nostro tempo. Insegna nell’Università di Yale e ed è autore di vari studi sulla Spagna franchista e sullo sviluppo dei sistemi politici contemporanei’ – Parte seconda: Tre casi nazionali (Italia, Germania, Spagna): – La crisi della democrazia italiana e l’avvento del fascismo: 1912-1922 (Paolo Farneti) – Il caso tedesco dalla frammentazione partitica alla presa del potere nazional-socialista (M. Rainer Lepsius) – Dalle grandi speranze alla guerra civile: il crollo della democrazia in Spagna (Juan J. Linz) Hitler e il partito nazista (pag 291-308) “”Questo processo di crescita graduale della autorità carismatica di Hitler si basò su alcune condizioni indipendenti dalla sua personalità e dalla sua straordinaria capacità di persuadere e di convincere la gente nei rapporti faccia a faccia. La prima di queste condizioni consisté nella particolare struttura organizzata del partito. L’adozione del ‘Führerprinzip’ come regola fondamentale significò l’abolizione completa di ogni regolamento formale concernente il processo decisionale e la legittimazione dell’autorità. Non c’erano né organi assembleari, né meccanismi rappresentativi, né limitazioni procedurali per le azioni partitiche (46); l’autorità suprema risiedeva nel leader del partito, che per parte sua era stato legittimato da non ben definiti atti plebiscitari di consenso. Egli, a sua volta, nominava i leaders di livello inferiore, che nel proprio campo godevano dell’autorità suprema, quale era stata loro trasmessa da Hitler e indipendentemente dal consenso formale dei loro subordinati. Per di più Hitler tracciò un complicato reticolo di giurisdizioni tra di loro in competizione, in questo modo collocando se stesso nella posizione centrale di supremo arbitro dei conflitti. Questo sistema di autorità rivali, personalizzate e prive di un una titolarità istituzionalizzata della propria specifica area di competenza, manteneva il partito in uno stato di disorganizzazione artificiale che soltanto Hitler poteva tenere sotto controllo attraverso decisioni arbitrarie e non soggette ad alcuna limitazione in termini procedurali o di precedenti. C’era una sorta di corrispondenza tra l’anarchia organizzata e la necessità di un’autorità suprema, il che non faceva che accrescere, attraverso un processo di stimolazione circolare, la posizione di Hitler e la dipendenza dai leaders di grado inferiore dalla lealtà personale nei suoi confronti. L’estrema autonomia di Hitler rispetto alle domande del partito gli dava la possibilità di intraprendere qualsiasi azione e anche di lasciare insoluti conflitti e diatribe ideologiche, riuscendo così ad integrare interpretazioni molto divergenti delle finalità e dei fondamenti ideologici del Nazismo. Con questo arriviamo alla seconda condizione dell’autorità carismatica hitleriana: la mancanza di un’ideologia ufficialmente definita. Il programma partitico, espresso nei venticinque punti del 1920, era una raccolta piuttosto arbitraria di sentimenti e di richieste particolaristiche, priva di ogni coerenza intellettuale e di sbocchi pragmatici. Nel 1926 Hitler proclamò questo programma inalterabile, escludendo così qualsiasi discussione teorica su questione ideologica; egli e soltanto egli poteva interpretare l’ideologia nazista. (…) Il terzo aspetto da mettere in rilievo è che Hitler evitò con estrema decisione qualsiasi alleanza con organizzazioni che fossero al di fuori del raggio della sua autorità suprema. Fin dall’inizio lottò contro ogni forma di collaborazione con altri raggruppamenti di destra o ‘völkisch’, anche quando accordi del genere gli avrebbero garantito una maggiore influenza sulla scena politica. L’autonomia interna e l’indipendenza esterna furono i principi guida che egli osservò sempre, mettendo rigidamente da parte ogni considerazione concernente la crescita, l’influenza o la stabilità del movimento”” (pag 294-295-296-297) [Juan Linz Paolo Farneti M. Rainer Lepsius, ‘La caduta dei regimi democratici’, Il Mulino, Bologna, 1981, saggio di M. Rainer Lepsius ‘Il caso tedesco dalla frammentazione partitica alla presa del potere nazional-socialista’]”,”GERN-218″ “LI-PERA Lucia a cura, confronti antologici da A. GRAMSCI G. MATTEOTTI C. ROSSELLI P. TOGLIATTI A. TASCA F. CHABOD L. BASSO F. VENTURI R. KÜHNL V. CASTRONOVO C. PAVONE”,”Il fascismo dalla polemica alla storiografia.”,”””Innanzi tutto occorre evitare il rischio di invischiarsi in una disputa accademica sul problema della continuità della storia. Non sarebbe ad esempio difficile mostrare – nel nostro caso – come il tema della continuità fra prefascismo, fascismo, postfascismo si apresente con ambiguità e polivalenze, implicitamente o esplicitamente, in quasi tutte le correnti interpretazioni del fascismo. Così la tesi crociana del fascismo parentesi o invasione degli Hyksos appare, in prima approssimazione, a favore della rottura; ma ove non si precisi e qualifichi il grado di incisività dell’opera compiuta dagli Hyksos, è pensabile che la parentesi così come fu aperta sia stata chiusa, proprio come si guarisce alla malattia conservando la propria identità personale. Di contro, la tesi del fascismo “”rivelazione”” o “”autobiografia degli italiani”” batte l’accento sula continuità del male; ma, sempre nella tradizione del pensiero politico radicale, Rosselli avrebbe poi cercato di cogliere anche la novità del fascismo. La letteratura marxista ha da una parte fatto proprio il tema della continuità delle tare della borghesia risorgimentale, dall’altra ha dovuto necessariamente insistere sulla continuità del dominio di classe ‘ut sic’ e insieme sforzarsi di riconoscere la novità rappresentata dal fascismo nella storia del potere capitalistico. Oggi vediamo la continuità riscoperta dalla storiografia neomoderata ed eclettica, ma anche, con segno diverso, dall’ondata giovanile ansiosa di comprendere come mai l’Italia uscita dalla Resistenza sia ancora piena di tante brutture. Constatiamo d’altra parte che i vari apologeti dell’assetto politico generato dalla Resistenza e dalla immediata post-Resistenza appaiono alquanto infastiditi dalla sola proposizione del problema e preferiscono in genere chiudersi in un atteggiamento difensivo poco sensibile a discorsi di lungo periodo”” [da Claudio Pavone, ‘Sulla continuità dello stato nell’Italia 1943-45’, in ‘Rivista di storia contemporanea’, n. 2, aprile 1974, pp. 172-175] (pag 184-185)”,”STOx-240″ “LI-PERA Lucia a cura, confronti antologici da A. GRAMSCI G. MATTEOTTI C. ROSSELLI P. TOGLIATTI A. TASCA F. CHABOD L. BASSO F. VENTURI R. KÜHNL V. CASTRONOVO C. PAVONE”,”Il fascismo dalla polemica alla storiografia.”,”””E’ sorta una nuova generazione, una nuova opposizione, che non ha conosciuto le illusioni generaose e impotenti del ’24, che non ha visto gli altarini per Matteotti per le vie di Milano, la gente che singhiozza, e deputati inginocchiati, il sen. Einaudi portare 100 lire alla ‘Giustizia’, molti borghesi complici della prima ora distaccarsi da Mussolini. Cresciuta in clima di dittatura non si commuove facilmente. La demagogia fascista l’ha abituata a guardare alla realtà delle cose e dei rapporti di classe; e se una crisi risolutiva dovesse aprirsi, saprà puntare sugli obiettivi decisivi: le armi, le masse, il potere. L’Affare Matteotti non solleva i suoi sdegni infuocati. Le sembra naturale che essendoci tra cento e più deputati antifascisti un uomo delle sue qualità, Mussolini lo facesse sopprimere. E non ama le commemorazioni. Niente commemorazioni, dunque, poiché tutto fu detto; poiché in questi anni duri è sorta la generazione dei Matteotti. Il figlio di Matteotti ha venti anni.”” (da Carlo Rosselli, Una battaglia perduta, in “”Giustizia e Libertà””, 8 giugno 1934, ora in P. Alatri, L’antifascismo italiano’, I, cit., pp. 369-373)] (pag 122)”,”ITAF-002-FC” “LIPIETZ Alain”,”Crise et inflation, pourquoi? L’ accumulation intensive.”,”A proposito della rivoluzione nei consumi operai: fino alla 2° guerra mondiale le spese operaie si indirizzavano alla piccola produzione di merci e alla rendita immobiliare. Dal 1856 al 1936 la parte delle spese alimentari è compresa tra il 60 e 70%. Nel 1956 scende al 50% e nel 1969 al 40%. Dal 1954 al 1975 esplodono altri tipi di consumo: auto, dall’ 8% al 73; apparecchi TV, dall’ 1 al 87%; frigoriferi, dal 3% al 91%; lavatrici, dall’ 8.5 al 77%. Nello stesso periodo le spese per la casa sono raddoppiate. (pag 178)”,”TEOC-179″ “LIPINSKI Edward”,”Marxismo ed economia borghese.”,”Marx e il problema del valore d’uso “”Marx chiamò col nome di “”Capitale”” la critica dell’economia borghese. La sostanza della scienza di Marx sta nella scoperta delle leggi specifiche di funzionamento e di sviluppo – di vita e di morte – dell’economia capitalistica, dell’economia cioè il cui fattore decisivo è l’accumulazione del capitale, accumulazione di profitto originante dall’appropriazione del plusprodotto. (…) Per qual ragione Marx non si occupò del problema del valore d’uso, della domanda? È chiaro. «Costituisce una astrazione sbagliata – dice Marx – esaminare una nazione il cui modo di produzione si basa sul valore ed è organizzato in modo capitalistico, come una entità collettiva che lavora unicamente in vista dei bisogni sociali» (1). Così scrive Marx criticando Storch, il quale sosteneva che «i prodotti che costituiscono il reddito nazionale, debbono, nell’economia politica, essere esaminati da un duplice aspetto; nel loro rapporto col produttore in quanto valore, e nel loro rapporto col reddito nazionale in quanto beni, poiché il reddito nazionale, non è, come avviene per il reddito del produttore, valutato secondo il suo “”valore””, ma secondo l’utilità oppure i bisogni»”” (pag 694-695) [Edward Lipinski, ‘Marxismo ed economia borghese’, (in) ‘Passato e presente, Roma, n. 6, novembre-dicembre 1958] [(1) K. Marx, ‘Il Capitale’, vol. III, tomo III, p. 266 (tr. it., Ed. Rinascita)] Marx si servì largamente della terminologia della scuola economica classica “”Nel periodo in cui fu scritto ‘Il Capitale’, vi era una certa «unità» fra l’economia classica e l’economia di Marx. Marx si servì largamente della terminologia della scuola classica; i suoi metodi di analisi dei fenomeni monetari, del credito, del tasso d’interesse, della rendita fondiaria, ecc., non si distaccano in linea di principio dai metodi, ad es., di Ricardo. La differenza qualitativa fra ‘Il Capitale’ e i ‘Principi dell’economia politica e delle imposte’ di Ricardo sta in primo luogo nell’applicazione da parte di Marx del metodo dialettico, e in secondo luogo nel fatto che Marx effettua l’analisi della dinamica del capitalismo, dinamica concepita come funzione del capitale, la cui natura è di tendere allo sfruttamento della classe lavoratrice. La concezione dinamica marxista dell’economia l’analisi delle formazioni economico-sociali dal punto di vista della loro «dinamicità», l’analisi delle forze che portano alla disgregazione delle forme economico-sociali esistenti e al continuo formarsi di nuovi rapporti di produzione – tutto ciò ha rappresentato un passo avanti enorme, qualitativo, rispetto al patrimonio della scuola classica e di tutte le altre teorie economiche del tempo. Dopo gli apporti di Lenin e dopo il periodo di fioritura dell’economia marxista nel secondo decennio di questo secolo, gli «epigoni» hanno semplificato il metodo marxista. Fu posto un tale accento sull’aspetto dello sfruttamento, da ridurre l’economia ad uno strumento meramente «ideologico», unilateralmente inteso. Furono elaborate le ristrette concezioni della «politicità» e «partiticità» della scienza”” (pag 699); “”«Il cosiddetto sviluppo storico – scrive Marx – si basa in genere sul fatto che la forma sociale più recente considera quelle che l’hanno preceduta come conducenti gradualmente ad essa, e raramente e solo i certe determinate condizioni è pronta a criticarsi… L’economia borghese è stata capace di comprendere la società feudale, nonché quella antica e orientale, ‘solo quando incominciò l’autocritica della società borghese» (1)”” (pag 706) [Edward Lipinski, ‘Marxismo ed economia borghese’, (in) ‘Passato e presente, Roma, n. 6, novembre-dicembre 1958] [(1) K. Marx, ‘Introduzione alla critica dell’economia politica’]”,”TEOC-003-FGB” “LIPOVSKY Igor P.”,”The Socialist Movement in Turkey 1960 – 1980.”,”Igor P. LIPOVSKY lavora attualmente al Dipartimento di storia del Medio Oriente presso l’Univ di Haifa. Ha pubblicato vari articoli in russo e in inglese.”,”MEOx-054″ “LIPOVSKY Igor P.”,”The Socialist Movement in Turkey, 1960-1980. Bibliografia, indice”,”La bibliografia contiene 158 riferimenti.”,”MEOx-055″ “LIPPARINI Lilla”,”Andrea Costa rivoluzionario. La vita dell’ anarchico che fu il “”padre”” del socialismo italiano.”,”Anna KULISCIOFF fu per anni appassionata compagna e ispiratrice di COSTA.”,”MITS-038″ “LIPPER Elinor”,”11 anni nelle prigioni e nei campi di concentramento sovietici.”,”Elinor LIPPER, nata nel 1912 a Bruxelles, è di nazionalità svizzera. Passò l’ infanzia in Olanda e in Svizzera e fu poi studentessa di medicina nelle Università di Berlino e di Torino. Fin dal 1932 entrò a far parte dei ‘Gruppi di Studenti Rossi’ e si iscrisse quindi (1934) al Partito Comunista Svizzero. Nel 1937 si trasferì in URSS. Dopo aver lavorato per due mesi come aiuto-redattore presso il ‘Verlag Ausslandischer Arbeiter’ a Mosca, nel luglio 1937 venne arrestata senza processo e condannata a 5 anni di campo di lavoro, condanna poi prolungata nel 1942 fino al termine della guerra. Nel 1948 la LIPPER fu espulsa e potè rientrare in Svizzera.”,”RUSS-091″ “LIPPMANN Walter”,”Gli scopi di guerra degli Stati Uniti.”,”Opera dedicata alla memoria di William ALLEN WHITE Perché ci fu Pearl Harbor. “”Il Giappone si era impegnato alla conquista della Cina. Il Giappone stava facendo anche i preparativi per la conquista delle Indie Orientali, delle Filippine, della Malacca, e dell’Indocina. Considerava certamente la possibilità di un attacco all’ Unione Sovietica. Ma il suo impegno irrevocabile era la conquista della Cina (…)””. (pag 9) L’ America campione della Cina. “”La decisione dell’ America di divenire il campione della Cina fu, dopo l’ impegno di Monroe difendere le repubbliche dell’ America latina, l’ evento di più vasta portata nei nostri rapporti internazionali””. (pag 12) Il mistero della nostra politica cinese. La politica della porta aperta. “”Il motivo fu forse il commercio con la Cina?”” (pag 29) “”Se dunque i nostri interessi in Cina divennero vitali, ciò non fu dovuto ai guadagni tratti dal commercio con quella nazione. In appendice ci sono pure varie Dichiarazioni tra ci quella sull’ Italia.”,”USAP-068″ “LIPPMANN Walter”,”La filosofia pubblica. Declino e rinnovamento della società occidentale.”,”””Ci sono dei cattivi scopritori che credono non esservi nessuna terra allorché nulla scorgono tranne il mare.”” (F. Bacon, Advancement of learning, II-VIII, 5) “”Nel 1903, al Congresso del Partito Socialdemocratico russo che si aperse a Bruxelles e terminò poi a Londra, un delegato, un certo Posadowski, chiese a Lenin “”se l’ insistenza posta dai ‘duri’, sulla necessità – che un’autorità assoluta venisse esercitata dal nucleo rivoluzionario del partito, non fosse incompatibile con quelle fondamentali libertà che il socialismo, non meno del liberalismo, era ufficialmente impegnato a realizzare””; Posadowski voleva sapere se anche quel minimo di libertà civili – “”il valore sacrosanto della persona”” – potesse venire offeso e violato, quando i capi del partito lo comandassero. La risposta fu data da Plechanov, uno dei fondatori del socialismo russo, e, dice il Berlin, “”figura veneranda di studioso colto, raffinato, sensibile, di vasti orizzonti””, che aveva vissuto per vent’anni nell’ Europa occidentale, riscuotendo grande considerazione dai movimeno socialisti di qui. Plekhanov era dunque, presso i rivoluzionari russi, il simbolo stesso del pensiero scientifico. E fu lui che “”parlando in accenti solenni, e con una splendida offesa alla grammatica, pronunziò le parole, ‘salus revolutiae suprema lex'””. Certo: se la rivoluzione lo richiedeva, tutto doveva esserle sacrificato: democrazia, libertà, diritti dell’ individuo.”” (pag 81)”,”TEOP-316″ “LIPSEY Richard G.”,”Introduzione all’economia.”,”Richard G. Lipsey è Sir Edward Peacock Professor di Economia alla Queen’s University di Kingston, Ontario. (1984)”,”ECOT-019-FV” “LISA Athos”,”Memorie in carcere con Gramsci. Dall’ ergastolo di Santo Stefano alla Casa penale di Turi di Bari.”,”LISA Athos nacque a Pisa nel 1890. Militante socialista entrò nel PCdI con i terzinternazionalisti, svolgendo quindi compiti di partito in Toscana e nel Mezzogiorno. Venne arrestato il 29 dicembre 1926 e condannato nel 1928, nel processo detto dei “”corrieri”” a oltre 9 anni. Inviato nel carcere di Turi vi rimase, salvo un periodo trascorso a Soriano nel Cimino, fino agli inizi del 1933. Liberato per amnistia ed emigrato in Francia, stese per incarico di Togliatti un rapporto sulla vita carceraria e sui contatti politici e personali con Gramsci. Da esso emergeva nettamente il dissenso di Gramsci sulla “”svolta”” del 1930 imposta al partito dal Comintern che aveva portato ad una linea politica centrata sull’ ipotesi di una rapida caduta del fascismo e sul carattere immediatamente rivoluzionario dellasituazione politica e sociale italiana. In Francia ricoperse incarichi nell’ organizzazione di Soccorso Rosso e nel Comitato di assistenza delle vittime della guerra civile spagnola. Dopo la resistenza (Alpi marittime) redasse il giornale “”La voce degli italiani rivolto agli emigrati italiani organizzati nella CGT. Espulso dalla Francia nel 1951 rientrò in Italia e morì nel 1965. “”Un certo Montanari, che si qualificava segretario nazionale della Federazione giovanile, era giunto a Napoli e si era presentato all’ ingegnere Bordiga per ottenere qualche aiuto raccontando di essere stato ferito in seguito ad un’ aggressione fascista e di aver necessità di raggiungere “”Silvestri””, cioè il sottoscritto, poiché tale era allora il mio pseudonimo. Bordiga, senza accertarsi se aveva o no davanti a lui il vero compagno Montanari o un provocatore, lo inviò nell’ abitazione del segretario federale di Napoli, certo Russo, un operaio metallurgico che fuggì al’ estero non appena furono emanate le leggi eccezionali. Russo mi raccontava di avere avuto subito qualche sospetto…””. (pag 55-56)”,”GRAS-048″ “LISANTI Guglielmo”,”Città e rendita fondiaria.”,”Incipit della rivista: “”La morale per me è questa: che abbiamo enormemente ‘da fare’ e prima di tutto enormemente ‘da studiare'”” (Rosa Luxemburg) Rendita fondiaria capitalistica. “”La categoria della rendita in Marx e nei classici esprime una specifica forma della distribuzione del reddito. Specifica nel senso che è l’espressione economica del rapporto sociale che mette in relazione ed oppone chi è proprietario della terra e chi non lo è. Per Marx la categoria della rendita fondiaria capitalistica definisce una forma fenomenica del plusvalore. Ciò che quindi viene presupposto è la massa e il saggio del plusvalore, ossia il modo di produzione capitalistico. La costituzione del modo capitalistico di produzione, come modo di produzione dominante seppure non ha comportato una completa sostituzione nei soggetti titolari della proprietà fondiaria (percettori della rendita), ha però ridefinito e trasformato il significato e la funzione della proprietà fondiaria. La differenza tra proprietà e rendita fondiaria capitalistica e proprietà e rendita feudale non è data solo dalla diversità delle forme giuridiche che ne sanciscono il godimento, non è data solo dalla forma in cui la rendita viene percepita (seppure caratteristica della rendita signorile è l’essere generalmente percepita in lavoro o prodotti, mentre la rendita capitalistica è generalmente pagata in denaro), ma l’essenziale della differenza fa ricercato nella diversità dei sistemi economico-sociali entro cui la categoria della rendita ha significato e funzione. Perciò considerare la rendita capitalistica come un residuo del sistema signorile significa affissarsi, oltre il mutamento di sistema, alla superficiale e parziale continuità del possesso fondiario di una parte dei soggetti percettori di rendita e, quindi, alla parziale continuità che questi soggetti assicurano ai loro modelli di consumo, al loro stile di vita e (ancora più parzialmente) alle forme di gestione della terra. «La forma sotto cui il modo di produzione capitalistica ai suoi inizi trova la proprietà fondiaria, non gli corrisponde» (1). La forma moderna (capitalistica) della proprietà fondiaria è la forma modificata dall’azione del capitale, è infatti, un suo risultato «il liberare radicalmente la proprietà fondiaria, da un lato, dai rapporti di servitù e schiavitù, il separare, d’altro lato, nettamente la terra, come condizione di lavoro, dalla proprietà fondiaria e dal suo proprietario fondiario» (2). La proprietà fondiaria acquista così la sua forma puramente economica, spogliandosi di tutte le sue precedenti frange e contaminazioni politiche e sociali”” [Guglielmo Lisanti, ‘Città e rendita fondiaria’, Estratto da ‘Problemi del socialismo’, Roma, n. 15, maggio-giugno 1973] [(1) Marx, Il capitale, III, 3, Roma, p. 8; (2) op. cit., pp. 10-11] (pag 372-373) Engels sulla crisi degli alloggi. (pag 392-393) “”Un esempio: la crisi degli alloggi viene spesso imputata all’alto prezzo delle aree che è dovuto all’esistenza della rendita monopolistica. Si prende qui in considerazione non la crisi degli alloggi dovuta a particolari, intensi, imprevisti e incontrollati fenomeni migratori (crisi che si potrebbe chiamare congiunturale), ma la crisi che è propria del sistema e che è possibile riscontrare in tutti i paesi capitalistici (strutturale). Si dice appunto che l’alto prezzo delle aree impedisce un’elevata produzione di edilizia popolare. Ma l’alto prezzo delle aree che qui appare come il punto di partenza non è che il punto di arrivo, ossia la capitalizzazione della rendita. E la rendita non è che una forma del plusvalore il quale è prodotto secondo un determinato saggio. L’eliminazione della rendita, se non è l’eliminazione della quota di plusvalore che in essa si manifesta e quindi una riduzione del saggio di sfruttamento, non provoca da parte dei salariati una maggiore accessibilità alla merce-abitazione, che è una merce costitutiva della loro sussistenza. Cioè se il problema delle abitazioni appare immediatamente legato al prezzo delle aree, o in altri termini ad arretratezze e disfunzioni esistenti nel sistema, ad una considerazione più attenta si presenta come strutturalmente connesso allo stesso sviluppo del capitale. Si potrebbe ripetere con le parole di Engels: «Da dove deriva la crisi degli alloggi? Come è nata? Da buon borghese il Sig. Sax non può sapere che essa è un risultato necessario della forma sociale borghese, che non può esistere società senza crisi degli alloggi in cui la gran massa dei lavoratori fonda esclusivamente la sua esistenza sul salario, cioè sulla somma dei mezzi di vita necessari al proprio sostentamento e riproduzione, in cui i continui perfezionamenti alle macchine lasciano senza lavoro masse di operai, in cui violente crisi industriali regolarmente ricorrenti, da una parte determinano l’esistenza di una armata di riserva di disoccupati e dall’altra di tanto in tanto gettano sul lastrico una gran massa di operai; in cui l’operaio viene riunito in grandi masse nelle metropoli e molto più velocemente di quanto nelle presenti condizioni si provveda ad alloggi adatti; in cui si possono per questo motivo sempre trovare inquilini per i più infami porcili; in cui infine il padrone di casa nella sua qualità di capitalista non solo ha il diritto, ma in un certo senso l’obbligo, per via della concorrenza, di trarre senza riguardo dalla sua abitazione il canone più alto. In tale società la crisi degli alloggi non è un caso, è un’istituzione necessaria, può essere eliminata insieme con le ripercussioni sulla salute, etc, solo se viene rivoluzionato da cima a fondo l’ordine sociale complessivo da cui la crisi degli alloggi è generata» (1)”” [Guglielmo Lisanti, ‘Città e rendita fondiaria’, Estratto da ‘Problemi del socialismo’, Roma, n. 15, maggio-giugno 1973] [(1) F. Engels, Sulla questione delle abitazioni, Roma, p. 56-57]”,”MAES-158″ “LISANTI Nicola”,”Dallo stato borghese al governo della classe operaia. Gli avvenimenti, le idee e le interpretazioni della Comune di Parigi del 1871.”,”Nicola Lisanti è nato a Calvello (Potenza). Si è laureato in scienze politiche e in lettere all’Università di Torino, ove ha lavorato presso l’Istituto di Storia del Risorgimento. Studioso di storia del movimento operaio italiano e francese, ha pubblicato un saggio su ‘La nascita del movimento operaio, 1815-1860’ in ‘Storia del movimento operaio, del socialismo e delle lotte sociali in Piemonte. Vol I. Dall’età preindustriale alla fine dell’Ottocento’, Bari, De Donato, 1979, pp. 219-267. Sta svolgendo una ricerca per gli Editori Riuniti su ‘Lavoro e condizione operaia in Italia (1800-1926)’. Marx Engels Lenin e la Comune del 1871 (pag 208-209) “”La seguente lettera di Friedrich Engels, indirizzata a Philip Van Patten (11) e scritta 12 anni dopo la Comune, è particolarmente importante. Anzitutto perché evidenzia con notevole precisione l’identità di vedute dell’autore e di Marx sullo Stato e sulla scomparsa dello Stato. In secondo luogo perché mostra l’inconsistenza e lo sbocco fallimentare della tesi anarchica su tale problema (12). In essa, Engels (e con lui Marx) sostiene che ‘una’ delle «conseguenze finali» della rivoluzione socialista sarà certamente la graduale dissoluzione e quindi la scomparsa dello Stato, strumento di dominio e di oppressione economica di una classe su un’altra, cioè della «minoranza abbiente» sulla «maggioranza che lavora». Scomparsa questa minoranza borghese, viene meno la necessità di un apparato statale poiché non vi sarà più nessuno da opprimere. In polemica con gli anarchici, Engels osserva, però, che lo Stato, una volta conquistato, non può essere abolito da un momento all’altro. Un’operazione del genere porterebbe alla distruzione dell’«unico organismo a mezzo del quale il proletariato vittorioso può… tenere a bada i suoi avversari capitalistici». Senza uno Stato, sia pure in via di estinzione, come dirà Lenin, la classe operaia corre il rischio, ben difficilmente evitabile, di passare dalla vittoria «ad una sconfitta» o «ad un massacro» in tutto «simile a quello seguito alla Comune di Parigi». I termini della questione nell’analisi di Engels: Friedrich Engels a Philip Van Patten, a New York, Londra, 18 aprile 1883. Philip van Patten, 57, 2nd Av. N. York. «Cari compagni, La mia risposta alla vostra richiesta del 2 aprile riguardo all’atteggiamento di Karl Marx nei confronti degli anarchici in generale e di Johann Most (13) in particolare vuole essere breve e chiara: Marx e io, a partire dal 1845 abbiamo sostenuto il punto di vista che ‘una’ delle conseguenze finali della futura rivoluzione proletaria sarà la progressiva dissoluzione e infine la scomparsa dell’organizzazione politica definita col nome di ‘stato’, un’organizzazione il cui scopo principale è stato da tempo immemorabile il garantire, con la violenza armata, l’oppressione economica della maggioranza che lavora da parte della minoranza abbiente. Con la scomparsa di una minoranza abbiente scompare anche la necessità di un potere repressivo armato o potere statale. In pari tempo siamo sempre stati dell’avviso che per pervenire a questo e agli altri fini ben più importanti della futura rivoluzione sociale, la classe operaia deve dapprima impossessarsi del potere politico dello stato e con il suo ausilio schiacciare la resistenza della classe capitalistica e organizzare in modo nuovo la società. Ciò è già stato constatato nel 1847 nel ‘Manifesto comunista’, capitolo II, conclusione. Gli anarchici capovolgono l’intera questione. Essi dichiarano che la rivoluzione proletaria deve ‘incominciare’ con l’abolizione dell’organizzazione politica dello stato. Ma l’unica organizzazione che il proletariato vittorioso trova bell’e pronta è appunto lo stato. E’ possibile che prima di poter svolgere le sue funzioni, esso debba venir trasformato. Ma distruggerlo in un istante come quello, significherebbe distruggere l’unico organismo a mezzo del quale il proletariato vittorioso può far valere il potere appena conquistato, può tenere a bada i suoi avversari capitalistici e imporre quella rivoluzione economica della società senza la quale l’intera vittoria dovrebbe necessariamente concludersi in una sconfitta e in un massacro della classe operaia simile a quello seguito alla Comune di Parigi. […] (K. Marx – F. Engels, ‘Critica dell’anarchismo’, a cura di G. Backhaus, Torino, Einaudi, 1972, pp. 416-17). L’elaborazione teorica marx-engelsiana sul problema della estinzione dello Stato è ripresa e sviluppata da Lenin con esemplare lucidità in ‘Stato e rivoluzione’, un’opera scritta nella clandestinità, in Finlandia, tra l’agosto e il settembre del 1917. Nel capitolo sesto (…) Lenin sottolinea l’astrattezza delle posizioni anarchiche. Secondo Lenin (14), gli anarchici (15) si sono affrettati a giudicare la Comune una cosa «loro», ma non hanno ricavato nessun insegnamento dall’esperienza parigina e dall’analisi svolta da Marx (16). Non basta dire: bisogna ‘spezzare’ la vecchia macchina dello Stato, se poi non si sa ‘con che cosa e come’ sostituirla”” [Nicola Lisanti, ‘Dallo stato borghese al governo della classe operaia. Gli avvenimenti, le idee e le interpretazioni della Comune di Parigi del 1871’, Torino, 1979] [(11) Borghese americano che dal 1879 fu segretario del Partito socialista dei lavoratori dell’America settentrionale; (12) Engels confuta le idee anarchiche anche in altre lettere, come quelle rivolte a Theodor Cuno del 24 gennaio 1872, ad August Bebel del 18 marzo 1875, nello scritto ‘Dell’autorità’ (1872-1873) e nell”Antidühring’ (1878); (13) Johann Joseph Most (1846-1906), legatore tedesco, redattore, socialdemocratico, successivamente anarchico; dal 1871 membro del Paritto Operaio Socialdemocratico Tedesco, membro del Reichstag (1874-78), dal 1876 al 1878 redattore di “”Berliner Freie Presse””; espulso da Berilno nel 1878, emigrò a Londra; dal 1879 editore e redattore di ‘Freiheit’, nel 1880 espulso come anarchico dal Partito Operaio Socialista di Germania; nel 1882 si trasferì negli Stati Uniti dove continuò a svolgere la sua propaganda anarchica (nota biografica tratta integralmente dal volume K. Marx F. Engels, ‘Critica dell’anarchismo’, a cura di G. Backhaus, Torino, Einaudi, 1972, p. 510); (14) I principali scritti di Lenin sulla Comune sono raccolti nel menzionato volume ‘La Comune di Parigi’ a cura di E. Santarelli, Roma, Editori Riuniti, 1971; (15) Per un’interpretazione anarchica della Comune, oltre che gli interventi di Bakunin, si veda il lavoro di P. Kropotkin ‘The Paris Commune’, 1891; (16) Per quanto riguarda gli scritti di Marx sulla Comune, oltre ad alcune lettere indirizzate a W. Liebknecht (6 aprile 1871), a Kugelmann (12 e 17 aprile 1871), è da citare l”Indirizzo del Consiglio generale dell’Associazione internazionale degli operai sulla guerra civile in Francia nel 1871′ (trad. it. ‘La guerra civile in Francia’), definito da Cole “”un documento chiave””. Sui rapporti di Marx con la Comune si vedano: J. Bruhat, ‘K. Marx et la Commune de Paris’, in ‘Cahiers du bolchevisme’, 14 marzo 1933; M. Dommanget, ‘L’introduction du marxisme en France’, cit. (cap. I, “”Marx et le marxisme sous la Commune””) (1969); M. Choury, ‘Marx et la Commune’, in ‘Cahiers de l’Institut Maurice Thorez’, n. 10, 2° trimestre 1968; J. Rougerie, ‘K. Marx, l’Etat et la Commune’ in ‘Preuves’ n, 212, nov. 1968; E. Ragionieri, ‘Marx e la Comune’, in ‘Studi storici’, a. XII, n. 4 ottobre-dicembre 1971, pp. 661-92. Di Engels sono da ricordare soprattutto gli interventi al Consiglio generale dell’Internazionale (21 marzo, 11 aprile, 9 maggio 1871) e la citata ‘Introduzione’ del 1891 a K. Marx, ‘La guerra civile in Francia’, cit.] (pag 208-209)”,”MFRC-164″ “LISANTI Nicola”,”Il movimento operaio in Italia, 1860-1980. Dall’Unità ai nostri giorni.”,”Nicola Lisanti è nato a Calvello (Potenza), 1948. Si è laureato in scienze politiche e in lettere all’Università di Torino, ove ha lavorato presso l’Istituto di Storia del Risorgimento. Ha pubblicato libri sulla storia del movimento operaio italiano e francese. Collabora alle riviste ‘Società e storia’, e ‘Il Calendario del popolo’. La diffusione del marxismo in Italia. “”All’inizio degli anni settanta fanno la loro prima apparizione in Italia le traduzioni delle principali opere di Marx (4) e d Engels. ‘Il Capitale’ viene riassunto e pubblicato da Carlo Cafiero nel 1879. Nel 1887 la ‘Rivista italiana del socialismo’ pubblica ‘La guerra civile in Francia’, scritto da Marx nel 1871 sugli avvenimenti della Comune di Parigi; nel 1888 sull”Eco del Popolo’ di Cremona è pubblicato il ‘Manifesto’ (1848), che uscirà in volume nel 1890. Nell’arco di tempo compreso tra il 1888 e il 1890 circolano altri scritti di Marx, Engels e di teorici quali Karl Kautsky (1854-1938), Paul Lafargue (1842-1911) e Georgij V. Plechanov (1856-1918). Un contributo non meno importante alla conoscenza e diffusione del marxismo in Italia sono i contatti diretti tra Marx, Engels e singoli esponenti politici, organizzazioni e giornali, tra i quali si distingue ‘La Plebe’. Ma la personalità che in Italia riesce a diffondere in modo originale il marxismo, «secondo l’angolo visuale del cervello nazionale», è il filosofo Antonio Labriola (1843-1904). Passato dal liberalismo moderato al socialismo e al marxismo, Labriola intrattiene una fitta corrispondenza con Engels e con i più noti esponenti del socialismo internazionale, da Kautsky a Bernstein, Sorel e Adler. Attento ai problemi dei lavoratori, è attivo nell’opera di organizzazione del nascente movimento operaio e socialista e nella costruzione di un partito autonomo della classe operaia. La sua partecipazione alle lotte dei disoccupati di Roma e il suo concreto impegno nella battaglia per la riduzione della giornata lavorativa a otto ore lo fanno un intellettuale tutt’altro che isolato o «sbandato», come egli stesso si definì. In una lettera aperta a Ettore Socci, presidente del Circolo radicale romano, alla vigilia del congresso democratico del maggio 1890, Labriola scrive: «La democrazia non può esaurirsi nell’adorazione di fantastiche formule» [e contro il pericolo] «di nuove illusioni e di nuovi disinganni, noi socialisti, che attingiamo l’ispirazione nostra alla analisi rigorosa della vita storica, noi socialisti risolutamente affermiamo: non avere il proletariato altra speranza di riuscita, da quella in fuori di fidare unicamente in se stesso, di organizzarsi in partito dei lavoratori, di non cedere né a lusinghe né a promesse di miglioramenti politici, perniciosi di intenzione se retrogradi, ma non meno perniciosi, per quanto involontariamente, se giacobini, se dottrinari, se idealisti» (‘Democrazia e socialismo in Italia’). Il modello, per Labriola, è la socialdemocrazia tedesca: i suoi richiami al marxismo, il suo grande successo elettorale del febbraio 1890 e la conseguente abrogazione delle leggi antisocialiste di Bismarck (1815-1898) hanno una notevole influenza sul movimento socialista italiano. Labriola è quindi un protagonista particolare della storia del marxismo, teso, come annota Gastone Manacorda, «a far superare al movimento socialista italiano la sua arretratezza portandolo al livello di quello europeo»”” [Nicola Lisanti, ‘Il movimento operaio in Italia, 1860-1980. Dall’Unità ai nostri giorni’, Roma, 1986] [(4) Vedi ‘Karl Marx’, di Nicolao Merker, “”Libri di base””, 56, 1983] (pag 38-39)”,”MITT-393″ “LISANTI Nicola”,”Il movimento operaio in Italia, 1860-1980.”,”Nicola Lisanti (Calvello, Potenza, 1938) si è laureato in scienze politiche e in lettere nell’Università di Torino dove ha lavorato presso l’Istituto di storia del Risorgimento.”,”MITS-037-FL” “LISO Francesco”,”La mobilità del lavoratore in azienda: il quadro legale.”,”Francesco Liso, nato a Bitonto nel 1944, è professore straordinario di diritto del lavoro nella facoltà di giurisprudenza (corso di laurea in scienze politiche) dell’Università di Bari e redattore capo del “”Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali””.”,”DIRx-061″ “LISSAGARAY Prosper-Oliver”,”Histoire de la Commune de 1871.”,”On lisait dans le National du 29 mai : « Paris, 28 mai 1871. « Monsieur, « Vendredi dernier, alors qu’on relevait des cadavres sur le boulevard Saint-Michel, des individus de 9 à 25 ans, vêtus en gens aisés, étaient attablés avec des femmes de moeurs dissolues, à l’intérieur et à la porte de certains cafés de ce boulevard, se livrant avec celles-ci à des rires scandaleux. « Veuillez, monsieur le directeur, etc. « DUHAMEL, 55, boulevard d’Enfer. « Les faits que je signale ci-dessus se renouvellent journellement. » Le Journal de Paris, feuille versaillaise supprimée par la Commune, disait (1) : « La manière dont la population de Paris a manifesté hier sa satisfaction était plus que frivole et nous craignons que cela n’empire avec le temps. Paris a maintenant un air de fête qui est tout à fait déplacé et, si nous ne voulons pas qu’on nous appelle les Parisiens de la décadence, il faut mettre un terme à cet ordre de choses. ». Puis il citait un passage de Tacite: « Cependant, le lendemain de cette horrible lutte, avant même qu’elle ne fût pas tout à fait terminée, Rome avilie et corrompue, recommença à se vautrer dans le bourbier de volupté où elle avait détruit son corps et souillé son âme – alibi proelia et vulnera, alibi balnea popinoeque – ici les morts et les blessés, là les filles et les tavernes »””; (1) Ce passage, dont l’auteur est Edouard Hervé, a été cité par Marx dans La Guerre civile en France (Ed.) (pag 504-505); LEGGERE IN: Lissagaray Prosper-Oliver, Histoire de la Commune de 1871. Librairie du Travail, Paris, 1929 pag 579 8° note bibliografia appendice indice nomi con una nota biografica sull’autore di Amedee DUNOIS. [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 73] ISCNS73DIGIT (MFRC-011)”,”MFRC-011″ “LISSAGARAY Prosper-Olivier”,”Gli ultimi giorni della Comune.”,”Le calunnie della stampa versagliese sulla Comune di Parigi (pag 152-153) “”Si affermò pure che un certo numero di quadri dei musei di Parigi erano stati spediti dalla Comune a Londra, per esservi venduti. A proposito dei bambini che spargevano il petrolio, un giornale esclamò: «Ecco l’istruzione che il cittadino Vaillant dava alla gioventù!». Esso descriveva in seguito il programma dei corsi: «Al mattino, dalle nove alle dieci, esercizi militari, dalle dieci alle undici, dettato: argomento del dettato estratto dal ‘Père Duchesne’; commento delle parole e delle espressioni che i bambini non comprendevano, tenuto conto della ingenuità propria della loro età. Dopo le tre, problemi di calcolo aventi sempre per oggetto le operazioni militari della Comune» (4). La stampa versagliese lavorava anche per l’estero. Essa affermò che fra le carte sequestrate alla Scuola militare, al Palais-Bourbon e in casa di Delescluze, si trovava una corrispondenza considerevole, relativa ad una cospirazione comunarda che doveva scoppiare a Bruxelles, dove si sarebbe applicato lo stesso programma incendiario di Parigi: «Si sapeva che prima di sei mesi, Lione, Marsiglia, Barcellona, Torino, Roma, Napoli, Vienna, Berlino, Mosca, l’Irlanda, la Spagna e le province Danubiane dovevano essere in fiamme» (5). Pe allontanare ogni commiserazione dai prigionieri, si dimostrò con la chiarezza del giorno che la Comune aveva reclutato le sue truppe fra i pregiudicati. Si segnalava che le funzioni di comandante di Belleville erano state esercitate dal forzato Schumaker, il quale da più di un anno si trovava in America (6). Si diceva di aver trovato a Satory fra i prigionieri alcuni forzati che avevano sulla spalla il marchio T.P. (e il marchio è stato abolito da 40 anni!). Si pubblicarono dei nomi fantastici di ufficiali ‘federati’, fra i quali quello di ‘Crapulinski’, colonnello dello stato maggiore. Lettere ricevute dai tribunali segnalavano, si diceva, la sparizione di quasi tutti gli individui sottoposti alla sorveglianza della polizia. Dunque essi erano andati a Parigi ad arruolarsi per la Comune. La connivenza di questi ‘banditi’ con la Prussia era manifesta. Il signor generale Trochu, che se ne intendeva, lo dichiarò alla tribuna. Dombrowski era un agente della Prussia. «Quanti indizi ci sono!» gridava il ‘Bien Public’. Questo biglietto trovato in via del Quattro Settembre: «Charles è partito per la Prussia; io vado a raggiungerlo!». Assi era l’agente di Karl Marx, agente segreto di Bismarck! (sic). Brunet aveva per amante la cameriera di un diplomatico tedesco. Il 21 marzo erano stati notati alle Tuileries, al Palais Royal, un gran numero di persone che passeggiavano, il cui travestimento borghese mal dissimulava l’origine germanica. Inoltre, nell’azione militare, requisizioni, incendi, impiego del petrolio, tutto era stato fatto alla prussiana (7). I veri capi del complotto erano Karl Marx, Jacobi, Diebnek e il russo ‘Touatchin’ (?). Era a Jacobi e a ‘Touatchin’ (?) che si doveva l’idea di bruciare Parigi. Erano state requisite in casa di una donna, abitante in via Douay, un certo numero di lettere indirizzate al cittadino Frankel da membri della sezione tedesca dell”Internazionale’. Una di queste lettere constatava l’invio, da parte di fratelli e amici di Berlino, di una somma di seicentomila franchi, pagabile a Saint-Denis (8). Casse contenenti strumenti astronomici furono colpite da fuoco, durante la difesa dell’Osservatorio e un circolo di Rigault fu distrutto, Evidentemente i ‘Comunardi’ erano stati gli infami strumenti degli scienziati di Berlino, nemici del sistema metrico (9). Se i Prussiani avevano fucilato o fatto prigionieri un certo numero di federati che tentavano di passare la loro linea, la ragione era che essi dovevano nascondere bene il loro gioco e che Bismarck sapeva salvare le apparenze alla perfezione (10). Altri affermavano con gravità che nella sommossa vi era del bonapartismo. Un ex aggiunto del II circondario sostenne di aver riconosciuto fra i federati alcuni agenti della polizia segreta dell’Impero. La commissione d’inchiesta della Camera era dello stesso avviso. Ma queste accuse generali avevano un sapore ben lontano da quello delle precisissime calunnie dirette contro le personalità rimarchevoli della Comune, o della rivoluzione del 18 marzo”” [Prosper-Olivier Lissagaray, ‘Gli ultimi giorni della Comune’, Roma, 1961] [(4) Figaro; (5) Paris Journal; (6) Petite Presse; (7) Bien Public; (8) Liberté; (9) De Fonvielle, Liberté; (10) Gaulois]”,”MFRC-161″ “LISSAGARAY Prosper-Oliver”,”Les huit journées de mai. Derriere les barricades.”,”””Le cadavre est à terre et l’idée est debout”” (V. Hugo) (in apertura) 2° copia, esemplare 819 edizione tirata in mille esemplari più trenta esemplari fuori commercio”,”MFRC-062-B” “LISSAGARAY Hippolyte-Prosper-Oliver”,”Storia della Comune.”,”Marx in introduzione di Ragionieri e altro (pag XIV, XX-XXVI, 11, 447 n.)”,”MFRC-173″ “LISTER Enrique”,”Espana base de guerra yanqui-germanoccidental.”,”Su LISTER v.sch.bibl. relative alla storia della guerra civile spagnola e ai rapporti tra i comunisti spagnoli e la Russia di Stalin.”,”SPAx-040″ “LITVAN György a cura”,”The Hungarian Revolution of 1956. Reform revolt and repression 1953-1963.”,”LITVAN è Direttore dell’ Institute for the history of the 1956 Hungarian Revolution, e Professore di sociologia alla ECTE Università di Budapest.”,”MUNx-019″ “LITVIN Daniel”,”Gli imperi del profitto. La globalizzazione e le responsabilità delle multinazionali.”,”Daniel Litvin si è formato alla London School of Economics e alla Oxford University. Consulente e scrittore, consigliere politico e corrispondente per l’Economist, nel 1996 ha vinto lo Young Financial Journalist of the Year promosso dalla Wincott Foundation. Vive a Londra. Lavoro minorile, infantile. “”E’ sufficiente citare solo alcune delle molte controversie in cui la Nike è stata coinvolta negli anni recenti per illustrare il potenziale illimitato della critica. Un documentario della BBC nel 2000, per esempio, ha scoperto bambini sospettati di lavorare, in una fabbrica appaltatrice per la Nike in Cambogia: un’evidente violazione del codice di comportamento della società che era sfuggita ai suoi controllori. Nike afferma di avere reagito passando al setaccio i dati relativi a tutti i 3800 dipendenti e conducendo interviste faccia a faccia con i lavoratori sospettati di non avere l’età prescritta. Ma anche qui sorse il problema dell’inaffidabilità dei certificati di nascita. La compagnia dovette ammettere che “”anche alla fine di queste procedure, non c’era alcuna sicurezza assoluta di avere risolto il problema””. La Nike avrebbe potuto aggiungere che non vi era alcuna “”sicurezza assoluta”” che in un’altra delle sue 700 fabbriche o nella loro miriade di fornitori, non fosse al lavoro un altro bambino, assunto, poniamo, sulla base di un certificato di nascita falso procurato dai genitori, o che in un’altra fabbrica ancora, i manager, per esempio, non molestino le donne lavoratrici o non intimidiscano gli organizzatori sindacali. Con il sistema del monitoraggio della compagnia alle prese con questi problemi, è facile che ci possano essere dietro l’angolo nuovi scandali per i media occidentali. E certamente ce ne sono stati nel 2001″” (pag 297-298)”,”PVSx-059″ “LITVIN Alter KEEP John”,”Stalinism. Russian and Western views at the turn of the millennium.”,”Alter Litvin is professor of history and historiography at Kazan State University, Tatarstan. John Keep was from 1970 to 1988 a professor of history at the University of Toronto. Introduction, List of abbreviations, Conclusions, Glossary, Bibliography, Index,”,”RUSS-030-FL” “LITVIN Alter, a cura di John L. H. KEEP”,”Writing History in Twentieth-Century Russia. A View from Within.”,”Alter Litvin is professor of history and historiography at Kazan State University, Tatarstan. John Keep was from 1970 to 1988 a professor of history at the University of Toronto. Preface, Acknowledgements, Appendix: A. Decisions of the NKVD Triumvirate, B. The Hunt for the Party’s Gold, Notes, Conclusion, Bibliography, Index,”,”STOx-053-FL” “LITVINOFF Barnet”,”La lunga strada per Gerusalemme, 1789-1948.”,”Lo storico Barnet Litvinoff si è dedicato a lungo allo studio del sionismo e alla storia recente del popolo ebraico. Biografo di Chaim Weizmann e curatore dei suoi scritti, è autore anche di Israel, Il roveto ardente: storia dell’antisemitismo.”,”EBRx-008-FL” “LITVINOFF Maxim (LITVINOV)”,”The Bolshevik Revolution. Its Rise and Meaning.”,”Maxism Litvinoff (Litvinov) plenipotenziario della governo dei Commissari del popolo russo in Gran Bretagna”,”RUST-171″ “LITVINOV Maksim”,”Cremlino segreto.”,”LITVINOV nacque a Bialystok nel 1876. A 26 anni milita nelle file dei socialdemocratici e finisce in carcere e in esilio. Negli anni della Riv Ott, si lega a STALIN. Negli anni precedenti la 2° GM svolge missioni diplomatiche a Londra e in EU. Poi viene sostituito da MOLOTOV. Ha la fama di esperto ‘europeista’. Fino al 1943 è vice segretario agli esteri. Ritiratosi tre anni dopo, muore a Mosca nel 1952. Il libro contiene le foto della visita in IT (con MUSSOLINI ecc.) e le foto del patto MOLOTOV-RIBBENTROP 1939.”,”RUST-024″ “LITVINOV Maxim”,”Notes for a Journal.”,”LITVINOV, esponente della vecchia guardia del Partito bolscevico, ebbe il controllo degli affari esteri sovietici dal 1926 in avanti. Nel 1930 divenne Commissario per gli Affari Esteri del popolo e tenne questo incarico fino a quando venne rimpiazzato da MOLOTOV nel 1939. Dopo un periodo di eclisse, riemerse come ambasciatore sovietico negli USA alla vigilia di Pearl Harbour. Nel 1943 fu richiamato in Russia per divenire ancora una volta Deputy Commissar for Foreign Affairs. Tenne il posto fino al 1946 e poi cadde in disgrazia. Morì nel 1952.”,”RUST-036″ “LIU SCIAO-TSI”,”La vittoria del marxismo-leninismo in Cina.”,”””Il ritmo di sviluppo dell’ economia non può essere ogni anno lo stesso; in certi anni esso è relativamente alto; in certi altri, relativamente basso; e questo è un fenomeno normale, ma riusciremo a far progredire la nostra economia di anno in anno e a mantenere elevati ritmi.”” (pag 46)”,”CINx-160″ “LIVADIOTTI Stefano”,”L’ altra casta. Privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale. L’ inchiesta sul sindacato.”,”LIVADIOTTI Stefano è un giornalista dell’ Espresso che si occupa di economia e politica con inchieste e reportage. Il settore pubblico. E il confronto con il peso della Confindustria. “”Siamo dunque appena al di sotto della soglia dei 4 milioni. Ma l’Eurispes allarga ancora il campo e si cimenta in una stima di quello che si potrebbe chiamare l’indotto dell’amministrazione statale. “”Il pubblico””, conclude, “”garantisce l’occupazione a oltre 4 milioni e 500 mila lavoratori, pari al 22% dell’intera forza lavoro e al 30% dei dipendenti””. Tanto per avere un’idea, e sempre che la stima sia corretta, vuol dire che il mondo dei pubblici impiegati vale quasi quanto l’intero sistema confindustriale: le 123 mila e 300 imprese aderenti alla potente organizzazione di viale dell’Astronomia totalizzano infatti 4 milioni e 768 mila addetti.”” (pag 122)”,”SIND-079″ “LIVADIOTTI Stefano”,”L’ altra casta. Privilegi, carriere, misfatti, e fatturati da multinazionale.”,”LIVADIOTTI Stefano è una firma dell’ Espresso. Il giro dell’ agricoltura italiana. “”Alesina e Giavazzi si sono presi la briga di fare due conti, che così sintetizzano nel loro ‘Il liberismo è di sinistra’: “”Passando in rassegna i dipendenti pubblici si scopre che quelli occupati negli ospedali, nella polizia, nelle forze armate, nell’amministrazione della giustizia (comprese le carceri), nelle scuole e nelle università sono solo 76 ogni cento. Gli altri 24 sono impiegati altrove, in nessuna di queste attività essenziali””. Illuminante in tal senso è uno studio della Confagricoltura. Dice che in Italia ci sono un milione e mezzo tra coltivatori diretti e imprenditori agricoli. E che praticamente ognuno di loro può contare su un angelo custode dello stato. Sparpagliati tra 50 strutture nazionali, 300 regionali, 104 provinciali, 356 comunità montane e 196 Asl, ci sono 1 milione e 200 mila dipendenti pubblici che si occupano di questioni agricole. Con un costo per il contribuente di 61 miliardi l’anno, che continuerà inevitabilmente a crescere nonostante il progressivo calo del numero dei contadini.”” (pag 123-124)”,”MITT-180″ “LIVADIOTTI Stefano”,”L’altra casta. Privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale. L’inchiesta sul sindacato.”,”Stefano Livadiotti è giornalista dell’Espresso e si occupa di economia e politica con inchieste, interviste e reportage. “”Hanno il monopolio delle pratiche con gli enti previdenziali. Che vale un giro d’affari da 350 milioni l’anno. Al riparo da tasse e controlli. I sindacati ne parlano come di strutture del tutto autonome. Ma intanto ne nominano i vertici e li ospitano nelle loro sedi. Quella del 7 marzo 2001 è una data molto importante per i papaveri del sindacato italiano. E’ stato, infatti, proprio nell’ultimo giorno utile della tredicesima legislatura, in piena zona Cesarini dunque, che il senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge di riforma degli istituti di padronato. Nati nell’immediato dopoguerra, i patronati sono le strutture (quelle convenzionate con l’Inps sono 25) di diretta emanazione sindacale che assistono i cittadini nelle pratiche previdenziali, ma anche in quelle per la cassa integrazione, per i sussidi alla disoccupazione, per le indennità di malattia, maternità e mobilità e per i trattamenti di fine rapporto. Passa dagli uffici dei diversi patronati il 93.45% delle richieste di indennità di disoccupazione agricola, il 56.93% delle pratiche per l’avvio della riscossione di una pensione, il 42.35 % delle domande per l’indennità di mobilità. I patronati, insomma, dimostrano di saperci fare davvero, quando si tratta di rastrellare clienti. Anche se alle loro performance non è forse del tutto estranea qualche indebita agevolazione. Come quella di cui hanno goduto fino a soli quattro anni fa: nel modulo dell’Inps per la richiesta della pensione c’era già bella che stampata una casella per indicare l’eventuale patronato prescelto. Un aiutino, direbbero in Tv. Negli anni i patronati si sono dotati di una rete davvero capillare, sul territorio nazionale ma anche oltre confine (…). I patronati, finanziati con una quota dei contributi sociali raccolti dagli enti previdenziali, sono una delle galline dalle uova d’oro del sindacato italiano”” (pag 80-81-82)”,”SIND-129″ “LIVELY Jack”,”The Social and Political Thought of Alexis De Tocqueville.”,”””A more serious threat to the egalitarian ideals of the society would come from an aristocracy which was purely industrial in nature. The progress of mass production and division of labour ha profound social effects. Tocqueville made a distinction here between the effects of democracy as such and the effects of large scale industrialisation. As egalitarian attitudes took root and hereditary disabilities disappeared, so the relation between master and servant, employer and workman, lost meaning in terms of social superiority and inferiority, and became socially neutral contracts between hirers and sellers of labour that created few differences of character or outlook. This was not true, however, within large scale industry. Industrial workmen condemned to a single, mechanical task might become more efficient at that task, but they would be drained of all other capacities, would become helots in the industrial machine. ‘What’, he asked in echo of Adam Smith’s example, ‘can be expected of a man who has pent twenty years of his life making pin-heads?’. While the working population was being thus intellectually debased; the owning and managerial classes were being faced with more difficult and exacting, and consequently more intellectually stimulating problems. Side by side, there grew two classes whose functions and capacities made of them almost two different species (28). At the same time, workers in large scale in industry were in a bad position to defend their economic standards against their employers. Here again the trend within mass industry was opposite to that in democratic society generally. In small industries and agriculture (which in 1840 Tocqueville could say formed the bulk of all national economies), workmen were able to push up the level of wages. Employers were numerous, they were in fierce competition and consequently they found it difficult to act in concert against their employers, while workmen were very little if at all behind employers in intelligence and organisational ability and had often resources to tide them over a strike. With each rise in wages, workmen became more independent, gained more economic power and were therefore in a better position to force further increases; ‘the gradual and progressive raising of wages’, he concluded, ‘is one of the general laws which govern democratic societies’. In large scale industry, the situation differed. Entrepreneurs here were few in number, capable therefore of creating effective combinations against labour, and had sufficient resources behind them to counter any strike threat. Labour, on the other hand, was usually plentiful and difficult to organise for industrial action. In boom periods, large scale industry could attract workpeople by offering much higher wages than agriculture or small industry. Once having been fixed in a particular industrial skill, it was difficult for these workers to move out of the industry again. So, in times of slump, employers could use the pool of unemployed as an instrument to force down the level of wages. If outside large scale industry there was a general upward trend of wages, within it there was a constant tendency towards the impoverishment of workers (29). Moreover, although the whole society was affected by the peculiar instability of capitalist industry, labour was the first to be hit (30). In this way, democratic society produced its own antithesis. Its demand for cheap goods produced an industrial system which tended to divide men into two rigid classes, an aristocracy strong in economic power and organisational skill and a working class which was increasingly debased, impoverished and defenceless against the fluctuations of the economy. There was much in this analysis that anticipated Marx’s views on the future of the capitalist system, without sharing Marx’s metaphysical and historical framework. (…) If Tocqueville’s views on the future and his methods of analysis were nearer to Marx than to the orthodox economists of his time, he shared with Marx also a dislike for the new industrial aristocracy.”” (pag 82-83-84) note: (28) Oeuvres (M) i (ii), 164-6, 185-93. Cf Adam Smith: ‘The Wealth of Nations Book’, ch. I.; (29) Oeuvres (M) i (ii), 197-9; (30) Oeuvres (M), (ii), 163. Oeuvres (B) IX, 59] [Jack Lively, The Social and Political Thought of Alexis De Tocqueville, Oxford, 1965]”,”TEOS-248″ “LIVERANI Mario”,”Uruk, la prima città.”,”LIVERANI Mario Liverani (Roma, 1939) è ordinario di Storia del Vicino Oriente antico all’Università La Sapienza di Roma, dove dirige il Centro interuniversitario di ricerca sul Sahara antico. Accumulazione primitiva e innovazioni tecniche (pag 19-) Collasso del sistema proto-statale (pag 107)”,”STAx-288″ “LIVERANI Mario”,”L’origine delle città. Le prime comunità urbane del Vicino Oriente.”,”Mario Liverani (Roma, 1939) è stato professore di storia del Vicino Oriente Antico nell’Università La Sapienza di Roma. Ha partecipato a scavi e ricerche nelle località più interessanti del Vicino Oriente. Autore di diversi saggi sulle città antiche, collabora a riviste specializzate italiane e straniere.”,”STAx-026-FSD” “LIVERGOOD Norman D.”,”Activity in Marx’s Philosophy.”,”””Life is not determined by consciousness, but consciousness by life”” (Marx, German Ideology) (pag 1, in apertura) The cure of society. General Method. L’importanza della teoria che deve portare all’azione. (pag 33)”,”MADS-700″ “LIVERIS Andrew N.”,”Make it in America. The case for Re-Inventing the Economy.”,”LIVERIS Andrew N. chairman and Ceo The Dow Chemical Company.”,”USAE-093″ “LIVESAY Harold C., a cura di Oscar HANDLIN”,”Samuel Gompers and Organized Labor in America.”,”””No officer of the Knights of Labor or of a trade union spoke at the Haymarket rally. Anarchism, moreover, played no part in the program of either. The public, howerer, convicted organized labor by implication.”” (pag 83) “”I Cavalieri del Lavoro soffrirono molto dalle conseguenze vendicative della vicenda di Haymarket. L’ organizzazione perciò declinò. A Gompers e ai suoi simpatizzanti, il maggio 1886 si presentò come una crisi. Assediati dal sindacalismo duplice dei Knights e intralciatia ad ogni svolta dell’ ostilità pubblica, essi decisero di agire. Peter J. McGuire del Brotherhood of Carpenters fece appello per una conferenza sindacale nazionale a Filadelfia il 17 maggio. Gompers la ridefinì come “”la più grande assemblea dei dirigenti sindacali a cui avesse mai partecipato fino a quel tempo””. (…)”” (pag 83)”,”MUSx-196″ “LIVET Georges”,”Las guerras de religion (1559-1598).”,”Studiando i tre grandi fattori di mortalità eccezionale, la peste, la guerra e la fame, MOLS dà un peso molto importante agli effetti demografici della guerra. (pag 86) (R. MOLS, Introduction à la demographie historique des villes d’ Europe du XIV au XVIII siecle. LOVAINA, 1954-56 3 tomi)”,”FRAA-051″ “LIVI BACCI Massimo”,”La popolazione nella storia d’ Europa.”,”L’A descrive mille anni di storia della popolazione europea, sulla base di un’analisi puntuale dei principali fattori che hanno determinato le fasi di espansione e quelle di ristagno o di crisi. Dopo aver illustrato e commentato i dati numerici in cui si può sintetizzare tale storia, dalle poche decine di milioni di abitanti di inizio millennio ai settecento milioni attuali, LIVI-BACCI-M indaga i condizionamenti spaziali, alimentari, quelli operati da microbi ed epidemie, dalla peste al colera. Una sezione è dedicata al funzionamento del sistema demografico prima della rivoluzione industriale, con particolare attenzione al ruolo regolatore dei matrimoni e delle migrazioni. Gli ultimi due capitoli sono dedicati rispettivamente alla grande svolta demografica dell’ Ottocento e alle ultimissime tendenze che segnano la fine di un ciclo.”,”DEMx-018″ “LIVI BACCI Massimo DEL PANTA Lorenzo PINTO Giuliano SONNINO Eugenio”,”La popolazione italiana dal Medioevo a oggi.”,”Nuovo profilo storico della popolazione italiana dall’ alto medioevo fino ai nostri giorni. Filo conduttore del volume è la ricostruzione dei più significativi fenomeni demografici nei diversi periodi storici. La lunga depressione dell’ alto medioevo, cui fanno seguito la crescita demografica e lo sviluppo dell ‘urbanesimo nei primi secoli del nuovo millennio. Il grande ciclo della peste, iniziato con la pandemia del 1348, che condiziona pesantemente la crescita complessiva della popolazione (dai 12,5 milioni del 1300 ai 7,5 della metà del XV secolo), ma anche la sua struttura demografica e sociale. La faticosa ripresa, che permetterò di recuperare i livelli demici precedenti alla peste solo alla fine del XVI secolo. Infine una lunga fase di lenta evoluzione, caratterizzata dal rarefarsi delle grandi crisi e da un inizio di modernizzazione del tessuto economico e sociale, che ha posto”,”DEMx-019″ “LIVI BACCI Massimo DEL PANTA Lorenzo PINTO Giuliano SONNINO Eugenio”,”La popolazione italiana dal Medioevo a oggi.”,”PINTO-G (Firenze, 1943) è ordinario di Storia medievale nella facoltà di Lettere della Università di FIRENZE. BIBLIOGRAFIA: – “”La Toscana nel tardo medioevo””. FIRENZE, 1982. – “”Città e spazi urbani nell’Italia medievale””. BOLOGNA, 1996. SONNINO-E (Roma, 1938) è ordinario di Demografia nella facoltà di Scienze statistiche dell’ Università “”LA SAPIENZA”” di ROMA, dove tiene anche l’insegnamento di Demografia storica. BIBLIOGRAFIA: – “”Ricerche sullo spopolamento in Italia: 1871 – 1971. L’evoluzione del fenomeno e alcuni suoi riflessi sulla recente dinamica demografica””. ROMA, 1979. – “”Demografia e società in Italia””. ROMA, 1989.”,”DEMx-019-B” “LIVI BACCI Massimo”,”Avanti giovani, alla riscossa. Come uscire dalla crisi giovanile in Italia.”,”””Gli studi debbono essere completati nei tempi prescritti. Il tempo eccessivo impiegato nel compiere il percorso è un elemento negativo di valutazione del mercato del lavoro. Perché assumere un trentenne neolaureato – magari senza esperienza di vita autonoma e di lavoro – e non un diplomato assai più giovane e con esperienza lavorativa?”” (pag 100) LIVI BACCI è professore di demografia nell’Università di Firenze.”,”GIOx-074″ “LIVI BACCI Massimo MARTUZZI VERONESI Fosca a cura; saggi di PETTENER Davide GUERESI Paola SANTINI Antonio VENTISETTE Moreno SALVINI Silvana ANGELI Aurora DEL PANTA Lorenzo DE SANTIS Gustavo CAMMELLI Andrea VENTURINI Alessandra RETTAROLI Rosella RICCI Renzo TASSINARI Franco TASSINARI Giorgio”,”Le risorse umane del Mediterraneo. Popolazione e società al crocevia tra Nord e Sud.”,”””Nei paesi di nuova immigrazione sta crescendo l’esigenza di conoscere quale sia l’evoluzione delle sottopopolazioni che si vengono a formare con i flussi migratori, in che misura esse contribuiscano alla crescita della popolazione, e come l’eterogeneità di gruppi, diversi per stadio di transizione demografica, si ricomponga nel tempo. La prima parte del problema è relativa ai differenziali di crescita naturale e migratoria della popolazione straniera rispetto ai nazionali; la seconda allo scambio che più di ogni altro può indicare il livello di integrazione; i matrimoni misti. In Francia la proporzione dei matrimoni misti sul totale aumenta dal 6.4% nel 1981 all’8% nel 1984. I più frequenti sono i matrimoni tra uno straniero ed una francese, e ciò si spiega con la preponderanza dei maschi nei flussi migratori. Questo tipo di unione è comunque una funzione diretta sia della durata di soggiorno individuale nel paese di arrivo, sia dell’anzianità dell’immigrazione dell’intera comunità [Muñoz Perez e altri 1984]. La tendenza degli stranieri più giovani ad assumere i comporamenti del paese ospite è facilmente visibile dalla tabella 9″” (pag 300) [Rossella Rettaroli, Migrazioni e politiche migratorie]”,”DEMx-063″ “LIVI-BACCI Massimo”,”Storia minima della popolazione del mondo.”,”LIVI-BACCI insegna Demografia nell’Univ di Firenze. Dal 1989 al 1993 è stato P dell’ International Union for the Scientific Study of Population.”,”DEMx-017″ “LIVI-BACCI Massimo”,”In cammino. Breve storia delle migrazioni.”,”Massimo Livi-Bacci. Professore emerito dell’Università di Firenze e Socio dell’Accademia dei Lincei. “”Il trentennio tra il 1914 e il 1945 può essere interpretato anche come una parentesi, aperta e chiusa dai due catastrofici periodi bellici che ha interrotto l’azione delle forze di lungo periodo che hanno dominato Ottocento e Novecento. Si può ipotizzare che, senza quella parentesi, la grande migrazione transoceanica si sarebbe esaurita con maggiore gradualità e che le migrazioni interne all’Europa si sarebbero sviluppate in funzione dei cambiamenti strutturali – agricoli e industriali – delineati nell’Ottocento. Nel cinquantennio precedente alla Prima guerra mondiale, la crescita dell’industria e l’emergere della globalizzazione avevano rafforzato le migrazioni all’interno dell’Europa, specialmente verso la Francia, la Svizzera, il Belgio e la Germania. Quattro espatriati italiani su dieci, tra il 1890 e il 1915, avevano destinazioni europee. Tra le due guerre questi fenomeni si attenuano fortemente per due ragioni che agiscono in successione. La prima è il dissanguamento – letterale – delle generazioni più giovani nelle operazioni militari. La seconda risiede nella depressione economica generalizzata, nella crescita della disoccupazione, nelle politiche economiche protezioniste, negli stretti controlli – in entrata ed in uscita – particolarmente dei paesi con regimi dittatoriali. Tuttavia i flussi intraeuropei non si arrestarono del tutto e ripresero nelle note direzioni. Negli anni ’20 riprese l’immigrazione verso la Francia – che aveva subito perdite altissime in guerra, con 1,4 milioni di morti e 1,5 milioni di invalidi – che vide un aumento netto di quasi due milioni di persone, principalmente polacchi e italiani. C’era da ricostruire le infrastrutture, da riempire i vuoti nella forza lavoro impiegata nell’estrazione del carbone, nelle manifatture, in agricoltura. (…) Nel periodo tra le due guerre il dualismo dell’Europa, costituito da un’area nordoccidentale più ricca e industrializzata e un’area meridionale e orientale assai più povera, ancora fortemente rurale, si incrocia con un dualismo demografico, caratterizzato dal rallentamento nella prima e dalla crescita ancora robusta nella seconda. Le migrazioni per lavoro, nonostante la crisi economica e i conflitti, continuano a prodursi verso le regioni a demografia debole ed economia forte. Questi movimenti strutturali riprendono con forza nel quarto di secolo successivo alla conclusione della Seconda guerra mondiale, caratterizzato dall’uscita dell’intera Europa orientale dall’economia di mercato e dalla forte crescita nel resto del continente”” (pag 78-79)”,”DEMx-077″ “LIVI-BACCI Massimo MONTANARI Massimo ALBINI Giuliana CASARINO Giacomo MAZZI Maria Serena e altri”,”Problemi di storia demografica nell’Italia medievale. Relazioni.”,”Tra i vari saggi si sono quelli di Giacomo Casarino, ‘Mondo del lavoro e immigrazione a Genova tra XV e XVI secolo’, ‘La peste a Firenze nel Quattrocento’ di Maria Serena Mazzi, ‘Strutture familiari e forme di conduzione fondiaria durante il Medioevo’ di Massimo Montanari.”,”DEMx-003-FSD” “LIVI-BACCI Massimo”,”La popolazione nella storia d’Europa.”,”La grande trasformazione (1800-1914) “”Sulla disponibilità di energia, C.M. Cipolla, ‘Uomini, tecniche, economie’, Feltrinelli, Milano, 1966. Le stime del reddito pro capite sono dovute a A. Maddison, ‘Monitoring the World Economy, 1820-1992′, Oecd, Paris, 1995; queste sono basate sulla conversione del prodotto in unità monetarie (dollari 1990) aventi parità di potere d’acquisto (Ppp o Purchasing power parity), rendendo così compatibili valori di paesi diversi e in tempi diversi. Sulla proporzione della popolazione attiva in agricoltura si veda ancora Cipolla, op. cit.; P. Bairoch, Agriculture and the industrial revolution’, III. The Industrial Revolution’, Collins, Glasgow, 1973; B.R. Mitchell, European Historical Statistics, 1750-1975, Macmillan, London, 1980. Sullo sviluppo e produttività in agricoltura e rivoluzione agricola si veda F. Dovring, ‘The transformation of European agriculture’, in H. Habakkuk e M. Postan (a cura), ‘The Cambridge Economic History of Europe’, vol. VI, The Industrial Revolutions and After, Cambridge, 1965; Bairoch, ‘Agriculture’, cit.,; Id., ‘The impact of crop yelds, agricultural productivity and transport costs on urban growth between 1800 and 1910, in A. van der Woude, J. De-Vries, A. Hayami (a cura), ‘Urbanization in History’, Oxford University press, Oxford, 1990; D. Grigg, The Transformation of Agriculture in the West, Basil Blackwell, Oxford, 1992″” (pag 277) (Note) (bibliografia ragionata)”,”DEMx-009-FSD” “LIVI-BACCI Massimo DEVE ARRIVARMI UNA COPIA INTEGRA PERCHE’ QUESTA MANCA DI 32 pagine”,”La geodemografia. Il peso dei popoli e i rapporti tra stati.”,”Il libro tratta aspetti diversi del rapporto tra demografia e politica e dedica pagine allo studio delle conseguenze dei mutamenti demografici sui rapporti tra regioni e paesi del mondo, visti con l’aiuto della Geodemografia, che non è una nuova disciplina, ma una prospettiva, un modo di considerare le popolazioni, e i fenomeni che le condizionano, per gli effetti che provocano sul piano politico, soprattutto internazionale. Basti pensare alla profonda rivoluzione dell’ultimo secolo, alla progressiva riduzione del peso demografico dell’ Europa e all’ esplosione di quella del continente Africano; ai cambiamenti di direzione, di volume e di caratteristiche dei flussi migratori; ai diversissimi livelli di riproduttività di paesi ed etnie; alla crescita vorticosa dei grandi aggregati urbani. Fenomeni che sollecitano, scuotono e modificano i rapporti tra Stati e regioni del mondo e influiscono sulle scelte politiche, con forza e velocità variabili e spesso imprevedibili. La Geodemografia, che studia questi fenomeni, offre sostegno alla Geopolitica. Anzitutto nel medio-lungo periodo, la moderna transizione demografica, da un regime di alta, a uno di bassa natalità e mortalità, cambia fortemente i rapporti numerici tra popolazioni. In questa fase storica coesistono paesi in rapida crescita, che hanno iniziato tardi la transizione, e paesi in declino, che l’hanno terminata da tempo. Il numero non è necessariamente ‘potenza’, ma è banale dire che a parità di altri fattori un paese ‘grande’ ha, normalmente, un peso politico, culturale, economico proporzionalmente più grande di uno ‘piccolo’. Anche se la storia ci fornisce non poche eccezioni a questa regola: piccoli paesi, o stati, che hanno dominato il mondo: Atene, Venezia, l’ Olanda, il Portogallo, l’ Inghilterra nel passato, o potenze finanziarie mondiali come il Qatar o Singapore. Le dimensioni demografiche, in sé, hanno poca influenza sul livello di sviluppo di un paese e sul benessere della propria popolazione, ma hanno forte rilevanza sul piano internazionale. A parità del livello di sviluppo, un paese grande potrà, più di uno piccolo, destinare risorse per promuovere lo sviluppo di paesi poveri, con donazioni, prestiti, aiuti alimentari, farmaci e presidi medici, investimenti strategici. O, sul piano negativo, fornendo armi, missili, aerei, blindati e knowhow militari. L’ influenza politica, economica e culturale del paese grande sarà proporzionalmente maggiore di quella del paese piccolo. Però se associamo queste ovvie considerazioni ai movimenti demografici, non poche sono le sorprese. La Cina conteneva quasi due quinti della popolazione del pianeta nel 1800, ma la sua quota si ridurrà a un settimo nel 2050; l’ Europa, all’inizio del ‘900 ospitava un quarto della popolazione mondiale, ma varrà un modesto dodicesimo alla metà del secolo; speculare a quello europeo è il cammino dell’ Africa: da un dodicesimo del 1900 a un quarto del 2050. (Livi-Bacci)”,”DEMx-079″ “LI-VIGNI Benito”,”La grande sfida. Mattei, il petrolio e la politica.”,”Benito Li Vigni è dirigente di azienda industriale, giornalista, collaboratore di giornali e riviste. E’ autore di alcuni libri tra cui ‘Omicidi Eccellenti’ (1995) Giulio Sapelli è titolare della cattedra di Storia economica presso l’Università Statale di Milano. “”Con la scelta della diversificazione, l’Eni non era semplicemente la compagnia petrolifera di Stato, ma un pezzo importantissimo dello “”Stato imprenditore”” impegnato in una politica occupazionale, soprattutto nel Mezzogiorno, in settori che ne offrissero la possibilità. D’altra parte una legge del 1957 sanciva per le partecipazioni statali l’obbligo di destinare nel Mezzogiorno almeno il 40% dei nuovi investimenti. Così, fin dai primi mesi del 1958 l’impegno meridionalistico di Mattei prese corpo soprattutto nei settori dell’industria del petrolio e del gas, della chimica e dell’energia nucleare. Vaste zone della Sicilia, della Puglia e della Lucania che vivevano di pastorizia, di agricoltura e di emigrazione, immerse nel loro secolare silenzio, furono scosse dal fragore del lavoro e della speranza (…). Pochi si resero conto che la linea della integrazione avrebbe profondamente modificato nel modo di essere e di operare ancor prima che nelle strutture l’impresa creata da Enrico Mattei. Ma nessuno aveva previsto, tranne lo stesso Mattei, che il processo di integrazione avesse naturalmente anche i suoi svantaggi; più propriamente i suoi limiti. Con incredibile lucidità dedicò all’analisi dell’integrazione un brano della sua relazione tenuta nel settembre del ’54 al III Convegno Nazionale del Metano a Piacenza. Disse al riguardo: «A mano a mano che si accrescono le dimensioni del gruppo, diventa più complesso di coordinare e controllare aziende dedite ad attività diverse. Di solito, i vantaggi derivanti dall’integrazione compensano il maggior costo dell’opera di controllo; ma certamente il pericolo dell’espandersi esiste, ed è saggezza di chi detiene le redini del comando saperlo prevenire, fronteggiare appena si affaccia, dare al momento opportuno la decisiva e saggia battuta d’arresto. Confermano l’importanza di tutto ciò certi limiti economici; spingere oltre un certo grado l’immobilizzo, sia in capitale fisso, sia in capitale circolante, rende in definitiva precaria la struttura finanziaria di un gruppo; diminuire la capacità di un pronto adattamento alle mutevoli vicende dei mercati fa sì che una crisi che eventualmente coinvolga un settore del gruppo si ripercuota sugli altri settori, anche se per questi ultimi permangono favorevoli condizioni di mercato. «Un gruppo che abbia spinto eccessivamente l’integrazione fuori dei campi cosiddetti complementari, può diventare il classico colosso dai piedi d’argilla. E spesso è tenuto insieme soltanto dalla tenacia di una persona, scomparsa la quale crolla anche l’opera compiuta». Il brano si rivelerà profetico: lo sviluppo – voluto o imposto – fuori dai campi complementari e l’eccesso di capitalizzazione saranno due caratteristiche decisamente negative della gestione dell’Eni e che cominceranno a rivelarsi con chiarezza dopo la morte di Enrico Mattei”” (pag 76-77)”,”ITAE-376″ “LI-VIGNI Fiorinda”,”La comunanza della ragione. Hegel e il linguaggio.”,”Fiorinda Li-Vigni è dottore di ricerca in filosofia e collaboratrice dell’istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. Lavora inoltre da molti anni come traduttrice e coordinatrice di testi alla Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche.”,”HEGx-024-FL” “LI-VIGNI Fiorinda”,”Jacques D’Hondt e il percorso della Ragione Hegeliana.”,”Fiorinda Li-Vigni è dottore di ricerca in filosofia e collaboratrice dell’istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. Lavora inoltre da molti anni come traduttrice e coordinatrice di testi alla Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche. Jacques D’Hondt nasce a Tours il 17 aprile del 1920, da una famiglia di condizione modesta: il padre operaio, la madre istitutrice. A dieci anni comincia a frequentare il Liceo di Tours. Nel 1934, in un clima esacerbato dalle manifestazioni reazionarie, antisemite e xenofobe, aderisce alla Gioventù comunista e svolge un’intensa attività di propaganda. Lascerà il partito più di trent’anni dopo, nel 1968. Insegna al liceo Tolosa per due anni, per ottenere infine, nel 1951, un posto di professore al liceo di Poitiers. Entra infine nel 1964 all’Università, dove ottiene nel 1969 la cattedra di professore di filosofia. Vi rimarrà fino al 1987, quando andrà in pensione. A Poitiers fonda, nel 1970, il Centre de Recherche et de Documentation sur Hegel et Marx.”,”HEGx-029-FL” “LI-VIGNI Fiorinda”,”Il concetto di ‘astratto’ nel giudizio sulla Rivoluzione francese. Burke, Maistre, Cuoco, Hegel, Marx.”,”LI-VIGNI Fiorinda Capitolo I. Edmund Burke: una battaglia di civiltà contro i sofismi metafisici Capitolo II. Joseph De-Maistre: il dogma al servizio del potere Capitolo III. Vincenzo Cuoco: la critica all’ ‘idealismo’ rivoluzionario Capitolo IV. Hegel: la differenza nella libertà (1. La natura filosofica della Rivoluzione francese, 2. La critica hegeliana dell’astrattezza rivoluzionaria, 3. La rilettura della ‘Repubblica’ di Platone: la natura dell’ ‘ideale’ e la costituzione ‘vera’, 4. La critica allo Stato politico del giovane Marx “”Certamente non mancano nelle opere di Marx ed Engels riferimenti, anche positivi, al tema della democrazia. Nella ‘Critica del diritto statuale hegeliano’ Marx difende ad esempio l’idea della “”vera democrazia””. In questo testo, tuttavia, il termine è inteso come espressione di un umanesimo integrale, che mira a superare la scissione fra ‘bourgeois’ e ‘citoyen’. L’obiettivo, come scrive Cesare Luporini, non è la realizzazionde della democrazia quale forma perfetta di costituzione politica, ma l’abolizione stessa dello Stato in quanto forma di potere separata dalla società, vale a dire il “”riassorbimento della ‘politica’ nella ‘socialità’ (159). Per il Marx del 1843 – e non solo – la richiesta del suffragio universale è intesa come un’arma dialettica destinata a realizzare la simultanea abolizione dello Stato e della società civile (160). In una minuziosa e accorta lettura degli scritti politici, Jacques Texier ha recentemente sostenuto la tesi secondo la quale Marx ed Engels, pur rimanendo sempre fedeli a un progetto rivoluzionario, avrebbero tuttavia difeso nella sostanza la democrazia e i metodi democratici. Una progressiva evoluzione li avrebbe indotti a indicare la possibilità di una doppia via per giungere al socialismo: quella “”non violenta”” dei paesi anglosassoni e in particolare dell’Inghilterra, dove la classe operaia già costituiva la maggioranza della popolazione e poteva volgere a suo favore l’uso del suffragio universale, e quella invece necessariamente violenta da intraprendere nel più arretrato continente (161). È tuttavia nel 1895, con l’ ‘Introduzione’ a ‘Le lotte di classe in Francia’ che Engels procederebbe, secondo Texier … …. finire (pag 215-216) note.”,”TEOC-811″ “LIVINGSTON Jon MOORE Joe OLDFATHER Felicia a cura; testi di EW.G. BEASLEY G.B. SANSOM T.C. SMITH Hugh BORTON Yazaki TAKEO E.H. NORMAN James CROWLEY Walter McLAREN Fukutake TADASHI Herbert PASSIN Peter DUUS George O. TOTTEN Matsukata KOJIRO Arthur YOUNG T.A. BISSON G.C. ALLEN William LOCKWOOD John C. EMMERSON R.P. DORE Ayusawa IWAO e altri”,”Imperial Japan 1800-1945.”,”Testi di: EW.G. BEASLEY, G.B. SANSOM, T.C. SMITH, Hugh BORTON, Yazaki TAKEO, E.H. NORMAN, James CROWLEY, Walter McLAREN, Fukutake TADASHI, Herbert PASSIN, Peter DUUS, George O. TOTTEN (il primo movimento socialista), Matsukata KOJIRO (classe operaia), Arthur YOUNG, T.A. BISSON, G.C. ALLEN, William LOCKWOOD, John C. EMMERSON (PC Jap), R.P. DORE, Ayusawa IWAO e altri.”,”JAPx-009″ “LIVIO Tito”,”Storia romana. Volume primo.”,”Tito LIVIO (59 aC – 17 dC) storico latino nato a Padova. La sua storia di Roma ‘Ab urbe condita libri’ è la glorificazione di Roma repubblicana non esente da un certo pessimismo sulle sorti dell’ urbe. Comprendeva 142 libri: ne restano 35 (I-X e XXI-XLV), gli altri sono noti attraverso sommari e compendi (Floro). I libri furono raggruppati in deche. La narrazione è influenzata dalle teorie retoriche isocratee della storia (come diletto e ammaestramento) e dalla storiografia ellenistica (discorsi, protagonisti eroicizzati). Lingua e stile sono ricchi e poetici. (EG Garzanti) L’ esercito romano comandato dai Dieci consoli. La guerra contro i Sabini. “”Non fu punto meglio governata la repubblica nella milizia che a casa. Ma la colpa de’ capitani fu solamente questa, ch’essi avevano in modo fatto ed eransi portati in cotal maniera, ch’erano in odio a’ soldati. Tutto il resto della colpa fu de’ soldati, i quali, acciocchè non si facesse cosa alcuna felicemente sottoil capitano de’ Dieci, si lasciavano vincere con grande loro vergogna e de’ capitani. Gli eserciti erano stati battuti e cacciati ad Ereto da’ Sabini e dagli Equi in Algido. Da Ereto partendosi come in fuga a mezza notte s’ erano accampati e fortificati in un luogo rilevato presso a Roma, tra Fidena e Crustumeria; ed essendo perseguitati da’ nemici, non s’ ardirono mai d’ uscire loro incontro alla campagna, ma si difendevano con la fortezza del sito e delle munizioni. In Algido fu commesso maggior viltà e fu ricevuto maggior danno, perché l’ esercito perdette gli alloggiamenti e, sogliato di tutt’i suoi arnesi si rifuggì in Tuscolo, a vivere alla fede e descrizione degli amici forestieri, la qual però non mancò punto loro. Tante furono le spaventevoli novelle, le quali furono rapportate a Roma, che i Padri, posto giù ormai l’ odio de’ Dieci, consigliarono che si facessero le guardie per la terra, e che a tutti quelli che fossero d’ età da portare armi fosse comandata la guardia delle mura e delle porte e che a Tuscolo si mandassero l’ armi in supplimento per riarmare i soldati; e che i Dieci , partendosi di Tuscolo, alloggiassero i soldati alla campagna.”” (pag 280)”,”STAx-156″ “LIVIO Tito”,”Storia romana. Volume terzo.”,”Morte Fabio, suo ruolo in salvataggio Roma (pag 540) Colloquio trattative pace guerra Annibale – Scipione alla vigilia della battaglia (pag 547) Gli Scipioni in Spagna. Marzio. Questione militare. Attacco a sorpresa. “”Prendiamo adunque animo a far quello che non si può credere che mai ardissimo di fare; e questo, certo, perciocch’ei pare cosa molto difficile, ci verrà agevolmente fatto. Io vi condurrò per tanto chetamente sulla terza vigilia della notte. Io sono certificato nel campo non si osservare alcun ordine di guardie, e le poste essere mal fornite e deboli; come si leverà il grido e il romore in sue le porte, al primo assalto saremo signori degli steccati, e trovandogli allora avviluppati nel sonno, e spaventati dal subito tumulto, e disarmati e ne’ letti, ne farete quello strazio e quella uccisione, dalla quale tanto vi contristavate che ieri vi avessi ritratti. Io so che questo consiglio par troppo ardito ed animoso, ma nelle cose avverse e deboli gli animosi partiti sono sopra gli altri sicurissimi, ed essendo noi quasi come sul punto della occasione, della quale sempre passa velocemente l’ opportunità, stando a badare nè la sapendo al tempo pigliare, dobbiamo pensare che, quando ella sarà passata, l’ uomo poi se ne lamenta indarno. Uno esercito è qui vicino, due non sono troppo lontani; assaltando ora i nemici, se pure ei non ci fosse altro vantaggio, l’ opportunità in qualche modo è pari, e voi già avete fatto esperimento e delle forze vostre e delle loro. Se noi indugiamo, e se ci stiamo contenti della riputazione acquistata nello assalto del giorno passato, noi portiamo pericolo ch’ essi si uniscano insieme tutt’i capitani, e tutte le genti de’ nemici.”” (pag 153-154)”,”STAx-157″ “LIVIO Tito”,”Libro I delle storie.”,”””La dignità senatoria si conseguiva mediante l’ elezione (senatores elegebantur), e non era ereditaria; ma i discendenti dai senatori costituivano la nobiltà romana, e si chiamavano patrizi (patricii, idest qui patrem ciere possunt). Questi solamente erano pienamente cittadini e godevano di tutti i diritti religiosi, politici e civili. Un ceto particolare, che veniva quanto a dignità subito dopo i patrizi, era, fin dai tempi primitivi, costituito dagli equites (…)””. (pag 35-36) “”Un decisivo passo in avanti della legislazione romana ci è dato dalle riforme militari e finanziarie di Servio Tullio. (…)””. (pag 37) “”Le riforme di Servio e la sua saggia costituzione timocratica furono decisive per le sorti di Roma, e segnano una delle più importanti pietre miliari della storia di essa. Il nome di questo re fu celebrato e rimase in venerazione nel cuore della plebe, che lo onorava nelle nundine (…)””. (pag 39)”,”STAx-173″ “LIVIO BIANCO Dante”,”Guerra partigiana.”,”LIVIO BIANCO Dante nato nel 1909, avvocato, scomparso nel 1953 in una sciagura alpinistica. Fece parte della prima pattuglia della resistenza piemontese, e nel 1945 successe a Duccio Galimberti nel comando di alcune formazioni di Giustizia e Libertà. La militarizzazione delle formazioni partigiane. “”L’unità fondamentale è costituita dalla “”banda”” che, segnatamente nel II Settore, per parecchio tempo coinciderà sostanzialmente con la “”valle”” (comandante di banda e comandante di valle sono tutt’uno); la banda si articola su “”distaccamenti””, e i distaccamenti su “”squadre””. I comandanti sono investiti di una effettiva autorità, e possono contare sull’obbedienza dei dipendenti. La disciplina è severa, e talvolta anche rigorosa. I vari servizi, a cominciare da quello, tanto delicato ed importante per una formazione partigiana, della guardia e dell’avvistamento, vengono organizzati nel modo più regolare, con turni, ispezioni, ecc. Ogni partigiano ed ogni reparto ha la sua dotazione di armi e di materiali, di cui risponde. Gli atti di indisciplina e le scorrettezze vengono puniti con sanzioni varie, che vanno, per esempio, dalla esclusione, per un periodo determinato, dalla distribuzione di tabacco, al raddoppiamento dei turni di guardia, alla espulsione dalla banda, al “”palo””. Per i reati più gravi funziona il tribunale di banda e si arriva anche alla fucilazione. Si tende già ad una specializzazione, ad una specificazione dei compiti nell’interno dei reparti: in certe bande, per esempio, si attua una suddivisione dei partigiani in “”squadre d’assalto”” e “”squadre logistiche””, queste ultime formate anch’esse da combattenti ma essenzialmente di seconda linea, e col compito immediato di provvedere, durante le operazioni, ai trasporti di viveri e materiali, con conseguente alleggerimento delle forze di prima schiera. Si cura al massimo l’inquadramento dei reparti, preoccupandosi non solo degli ufficiali, ma anche dei sottoufficiali. Ognuno ha le sue mansioni e la sua competenza, si fanno corsi di addestramento (per esempio per sabotatori), si costituiscono dei piccoli reparti specializzati (per esempio di esploratori), si organizza l’intendenza: è come un piccolo esercito che si va creando, coi suoi apparati di comando, coi suoi servizi, colla sua “”naja””.”” (pag 53-54)”,”ITAR-203″ “LIVIO Tito, a cura di Guido VITALI Carlo VITALI”,”Storia di Roma. Volume I.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-081-FL” “LIVIO Tito, a cura di Carlo VITALI”,”Storia di Roma. Volume II.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-082-FL” “LIVIO Tito, a cura di Guido VITALI e Carlo VITALI”,”Storia di Roma. Volume quarto.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma. Nacque a Patavium l’attuale Padova nel 59 a.C. come riferisce San Girolamo.”,”STAx-115-FL” “LIVIO Tito, a cura di Carlo VITALI”,”Storia di Roma. Volume quinto.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma. Nacque a Patavium l’attuale Padova nel 59 a.C. come riferisce San Girolamo.”,”STAx-116-FL” “LIVIO Tito”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-121-FL” “LIVIO Tito”,”Storia di Roma dalla sua fondazione. Volume sesto.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Bianca Ceva (1897-1982) è stata a lungo professoressa di Lettere nel Licei classici. Mario Scàndola ha insegnato Lettere nei Licei.”,”STAx-122-FL” “LIVIO Tito”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Bianca Ceva (1897-1982) è stata a lungo professoressa di Lettere nel Licei classici. Mario Scàndola ha insegnato Lettere nei Licei.”,”STAx-123-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di F.W. WALBANK”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-124-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di John BRISCOE”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore.”,”STAx-125-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di Patrick G. WALSH”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Luigi Galasso insegna Filologia classica all’Università di Pavia. Patrick G. Walsh è stato professor Emeritus of Classics all’Università di Glasgow.”,”STAx-126-FL” “LIVIO Tito”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Marzia Bonfanti si è laureata a Pisa con Gian Biagio Conte con una tesi in Letteratura latina. Collaboratrice della casa editrice Le Monnier. Svolge attività di ricerca presso il Centro di Ricerche Informatiche per i Beni Culturali della Scuola Normale di Pisa.”,”STAx-127-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di Plinio FRACCARO”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Michela Mariotti ha studiato Letteratura Latina a Pisa con Gian Biagio Conte. Si è dedicata in particolare a petronio, argomento della tesi di dottorato (Pisa 1997). Da anni lavora nell’editoria scolastica per i testi classici.”,”STAx-128-FL” “LIVIO Tito, a cura di Guido VITALI”,”Storia di Roma. Volume terzo.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma. Nacque a Patavium l’attuale Padova nel 59 a.C. come riferisce San Girolamo.”,”STAx-131-FL” “LIVIO Tito, con un saggio di Hippolyte TAINE”,”Storia di Roma dalla sua fondazione.”,”Tito Livio, il più importante storico di Roma, se non altro per la vastità della sua opera, nacque a Patavium, l’attuale Padova, nel 59 a.C., come riferisce san Girolamo (Stridone, Dalmazia, 347-420) in Cronaca, 1958, riallacciandosi a Svetonio (circa 70-140?) noto soprattutto per i suoi otto libri dedicati alle vite dei dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano – e ivi morì nel 17 d.C. Padova era, accanto a Mediolanum (Milano), una delle più importanti città, se non la più importante, dell’Italia settentrionale. Nella capitale dell’Impero lo storico trascorse una parte rilevante della sua vita, ma non ricoprì alcuna carica pubblica. Strinse rapporti di amicizia con Augusto e Tacito. Estremamente incerte le notizie sulla morte e sul luogo della sepoltura di Livio. Nel 1346 fu scoperta non lontano dalla basilica di Santa Giustina a Padova, una pietra sepolcrale con un’iscrizione dedicata da Livia Quarta, presunta figlia dello storico, a Tito Livio e ai suoi familiari e nel 1413 si credette addirittura di avere trovato durante uno scavo pe la costruzione di un edificio una cassa di piombo contenente le ossa dello scrittore. Hippolyte Taine (1828-1893) fu filosofo, saggista, romanziere e storico tra i puù importanti e noti del suo tempo per la novità delle sue vedute e l’eleganza dello stile.”,”STAx-132-FL” “LIVORSI Franco a cura; testi di Antonio LABRIOLA Giuseppe TONIOLO Gaetano MOSCA E.S. SONNINO Giovanni GIOLITTI Romolo MURRI Vilfredo PARETO confronto tra Filippo TURATI e Arturo LABRIOLA Filippo Tommaso MARINETTI Enrico CORRADINI Gaetano SALVEMINI Arturo LABRIOLA Benito MUSSOLINI Leonida BISSOLATI Benedetto CROCE Filippo MEDA Filippo CORRIDONI Gabriele D’ANNUNZIO Amadeo BORDIGA Luigi STURZO Giacinto Menotti SERRATI Antonio GRAMSCI Palmiro TOGLIATTI Piero GOBETTI Luigi REPOSSI Guido DORSO Giovanni GENTILE Luigi SALVATORELLI Carlo ROSSELLI Ugo SPIRITO Rodolfo MORANDI Dino GRANDI C. MARCHESI”,”Il pensiero politico italiano 1893 – 1943. L’ età liberale la grande guerra tra rivoluzione e reazione fascismo e antifascismo.”,”Testi di Antonio LABRIOLA, Giuseppe TONIOLO, Gaetano MOSCA, E.S. SONNINO, Giovanni GIOLITTI, Romolo MURRI, Vilfredo PARETO, confronto tra Filippo TURATI e Arturo LABRIOLA, Filippo Tommaso MARINETTI, Enrico CORRADINI, Gaetano SALVEMINI, Arturo LABRIOLA, Benito MUSSOLINI, Leonida BISSOLATI, Benedetto CROCE, Filippo MEDA, , Filippo CORRIDONI, Gabriele D’ANNUNZIO, Amadeo BORDIGA, Luigi STURZO, Giacinto Menotti SERRATI, Antonio GRAMSCI, Palmiro TOGLIATTI, Piero GOBETTI, Luigi REPOSSI (operaio comunista deputato, dichiarazioni alla Camera contro il fascismo, 1924), Guido DORSO, Tesi di Lione, Giovanni GENTILE, Luigi SALVATORELLI, Carlo ROSSELLI, Ugo SPIRITO, Rodolfo MORANDI, Dino GRANDI, C. MARCHESI.”,”ITAB-025″ “LIVORSI Franco”,”Turati. Cinquant’anni di socialismo in Italia.”,”LIVORSI (Torino 1941) professore associato di storia delle dottrine politiche, docente di filosofia della politica presso l’ Università di Torino, ha curato e introdotto diversi e importanti testi di carattere storico scientifico politico. Ha pubblicato ‘Amedeo Bordiga. Il pensiero e l’ azione politica, 1912-1970′ (1976), ‘Utopia e totalitarismo’ (1979).”,”TUFx-005″ “LIVORSI Franco”,”Stato e libertà. Questioni di storia del pensiero politico. Da Socrate a Popper.”,”LIVORSI Franco Gramsci e Mussolini interventisti. “”Gramsci, allora ventitreenne, fu anzi influenzato dalle prime posizioni filointerventiste di Mussolini, scrivendo pure, nell’ottobre del 1914, un articolo che riecheggiava sin dal titolo quello che costò a Mussolini la sconfessione da parte del PSI, con sue dimissioni dalla direzione del quotidiano socialista, fondazione di un altro giornale e relativa espulsione dal partito. Mussolini aveva infatti pubblicato, il 18 ottobre, sull”Avanti!’, il testo ‘Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante’. Gramsci intitolava il proprio contributo: ‘Neutralità attiva ed operante’ (“”Il Grido del Popolo””, 31 ottobre 1914)””. (pag 220)”,”TEOP-422″ “LIVORSI Franco MERLI Stefano BERTI Nico POGATSCHING Marcella GALLI Giorgio ZUCARO Domenico SETTEMBRINI Domenico BIDUSSA David FEDELE Santi CIUFFOLETTI Zeffiro CAREDDA Giorgio NERI SERNERI Simone”,”Socialismo e comunismo, 1892-1992.”,”Il Ponte, rivista di politica economia e cultura fondata da Piero Calamandrei Contiene il saggio: ‘Livorno e la sfinge russa’ di Giorgio GALLI (pag 94-103) “”Il limite di Bordiga e della sinistra italiana (a parte quello proprio di tutto il marxismo rivoluzionario: il “”proletariato”” non ha assunto comportamenti atti a farne l’erede “”rivoluzionario”” della “”filosofia classica tedesca””) è consistito proprio nel vedere in Lenin e nei bolscevichi russi solo dei marxisti (quali erano), vittoriosi in quanto elaboravano e in quanto applicavano in modo rivoluzionario il pensiero dei classici, e non anche degli intellettuali favoriti dal particolare contesto culturale, sociale e politico della “”sfinge russa””. (pag 101, G. Galli)”,”MITS-383″ “LIVORSI Franco”,”Introduzione alla storia del pensiero politico.”,”Franco Livorsi è nato a Torino nel 1941. E’ professore associato e confermato (al 1995) di storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Dal 1994 insegna alla Statale di Milano.”,”TEOP-266″ “LIVORSI Franco, a cura, testi antologici di MICHELS ENGELS TURATI Arturo LABRIOLA SALVEMINI MUSSOLINI TREVES SERRATI MATTEOTTI PERTINI NENNI BASSO SARAGAT MORANDI FOA LOMBARDI”,”Il socialismo italiano. Da Filippo Turati a Pietro Nenni (1892-1972)”,”Engels (pag 91-92) Lettera a Turati “”Evidentemente non è a noi che spetta di preparare direttamente un movimento che non è quello precisamente della classe che noi rappresentiamo. Se i repubblicani e i radicali credono scoccata l’ora di muoversi , diano essi libero sfogo alla loro impetuosità. Quanto a noi, fummo troppo spesso ingannati dalle grandi promesse di questi signori, per lasciarvicisi prendere un’altra volta. Né le loro proclamazioni né le loro cospirazioni dovranno menomamente toccarci. Se noi siamo tenuti a sostenere ogni movimento popolare ‘reale’, siamo tenuti ugualmente a non sacrificare indarno il nucleo appena formato del nostro partito proletario, e a non lasciar decimare il proletariato in sterili sommosse locali. Se al contrario il movimento è davvero nazionale, i nostri uomini non staranno nascosti, non vi sarà neppur bisogno di lanciar loro una parola di ordine… Ma allora dovrà ben essere inteso, e noi dovremmo proclamarlo altamente, che noi partecipiamo ‘come partito indipendente’, alleato pel momento ai radicali e repubblicani, ma interamente distinto da essi; che non ci facciamo alcuna illusione sul risultato della lotta in caso di vittoria; che questo risultato, lunge dal renderci soddisfatti, non sarà per noi che una tappa guadagnata, nuova base d’operazione per conquiste ulteriori; che il dì stesso della vittoria, le nostre strade si divideranno; che da quel giorno, di fronte al nuovo governo, noi formeremo la ‘nuova opposizione’, opposizione non già reazionaria, ma progressiva, opposizione d’estrema sinistra che spingerà a nuove conquiste al di là dei terreni guadagnati. Dopo la vittoria comune, potrebbe esserci offerto qualche seggio nel nuovo governo – ma sempre ‘nella minoranza’. Questo è il pericolo più grande. Dopo febbraio 1848, i democratici socialisti francesi (della ‘Réforme’, Ledru-Rollin, Louis Blanc, Flocon, ecc.) commisero l’errore di accettare cosiffatte cariche. Minoranza nel governo, essi condivisero volontariamente la responsabilità di tutte le infamie e i tradimenti, di fronte alla classe operaia, commessi dalla maggioranza di repubblicani puri; mentre la presenza loro nel governo paralizzava completamente l’azione rivoluzionaria della classe lavoratrice ch’essi pretendevano rappresentare. In tutto questo, io non do che la mia opinione personale, poiché me l’avete domandata, e ancora con la maggior diffidenza “” (pag 91-92) [Federico Engels, La futura rivoluzione italiana e il Partito Socialista, ‘Critica Sociale’, a. IV, n° 3, 1° febbraio 1894, pp 35-36 (lettera a Turati, Londra 26 gennaio 1894)] [in ‘Il socialismo italiano. Da Filippo Turati a Pietro Nenni (1892-1972)’, a cura di Franco Livorsi, 1981]”,”MITS-401″ “LIVORSI Franco MERLI Stefano BERTI Nico POGATSCHING Marcella GALLI Giorgio ZUCARO Domenico SETTEMBRINI Domenico BIDUSSA David FEDELE Santi CIUFFOLETTI Zeffiro CAREDDA Giorgio NERI SERNERI Simone”,”Socialismo e comunismo, 1892-1992.”,”Il Ponte, rivista di politica economia e cultura fondata da Piero Calamandrei Contiene il saggio: ‘Livorno e la sfinge russa’ di Giorgio GALLI (pag 94-103) “”Il limite di Bordiga e della sinistra italiana (a parte quello proprio di tutto il marxismo rivoluzionario: il “”proletariato”” non ha assunto comportamenti atti a farne l’erede “”rivoluzionario”” della “”filosofia classica tedesca””) è consistito proprio nel vedere in Lenin e nei bolscevichi russi solo dei marxisti (quali erano), vittoriosi in quanto elaboravano e in quanto applicavano in modo rivoluzionario il pensiero dei classici, e non anche degli intellettuali favoriti dal particolare contesto culturale, sociale e politico della “”sfinge russa””. (pag 101, G. Galli)”,”ITAD-004-FER” “LIVORSI Franco”,”La forma-partito comunista delle origini alla Liberazione.”,”””Benché il proposito gramsciano di “”rinnovare”” il Psi in senso comunista nel fuoco della lotta per il potere operaio e contadino fosse espressamente lodato da Lenin e dall’Internazionale comunista, nel PcdI nascente prevalse dapprincipio Bordiga, vero fondatore e primo capo storico del nuovo partito. Ciò era pure connesso al fatto che egli era stato un esponente dei giovani socialisti noto nazionalmente sin dal 1912; si era poi molto battuto contro la grande guerra, e soprattutto aveva compreso prima di tutti la necessità di formare, per la rivoluzione, un partito rivoluzionario, comunista, senza riformisti. Su ciò si era realizzato il forte accordo con Lenin, al richiamato congresso del Comintern del 1920, basato sul fatto che il capo del bolscevismo e i suoi compagni erano persuasi che il fallimento o il ritardo delle attesissime rivoluzioni proletarie a Occidente, nel cuore del capitalismo, fosse legato all’assenza, nell’area, di partiti rivoluzionari, comunisti, effettivi. Bordiga, alla testa del PcdI, faceva prevalere pure la sua concezione del partito, inteso come corpo rivoluzionario: come «organo» del proletariato, di cui avrebbe dovuto essere considerato non già parte ma motore centrale, più o meno come il cervello, e il cuore, nel corpo umano. Al proposito sono molto interessanti gli articoli di Bordiga del 1921 sulla forma-partito comunista: testi di una chiarezza e potenza logica impressionanti, anche se configurano una dottrina più da setta che da grande partito. Innanzitutto è teorizzata l’opposizione tra partito come avanguardia di classe e partito laburista, come ben emerge nel seguente passaggio: «Tutta la degenerazione dei partiti socialdemocratici della Seconda Internazionale, ed il loro apparente divenire meno rivoluzionari della massa non organizzata, derivava dal fatto che essi ogni giorno di più perdevano la precisa sagoma di partito, appunto perchè facevano dell’operaismo, del «laburismo», ossia funzionavano non più come avanguardie precorritrici della classe, ma come sua espressione meccanica in un sistema elettorale e corporativo in cui si dava lo stesso peso e la stessa influenza agli strati meno coscienti e più dominati da egoismi della classe proletaria stessa». E concludeva: «Il partito non parte da un’identità di interessi economici così completa come il sindacato, ma in compenso stabilisce l’unità della sua organizzazione su una base tanto più vasta quanto è la classe in confronto alla categoria. Non solo il partito si estende sulla base dell’intera classe proletaria nello spazio, fino a divenire internazionale [‘l’Internazionale Comunista, allora intesa come vero partito mondiale, di cui i singoli partiti erano sezioni territoriali’, ndr], ma altresì nel tempo: ossia esso è lo specifico organo la cui coscienza e la cui azione rispecchiano le esigenze del successo nell’intero cammino di emancipazione rivoluzionaria del proletariato (5)»”” (pag 38-39) [Franco Livorsi, ‘La forma-partito comunista delle origini alla Liberazione’, (in) Il Ponte, Firenze, n. 8-9, agosto-settembre 1990] [A. Bordiga, ‘Partito e classe’, in ‘Rassegna comunista’, a. 1, n. 2, 15 aprile 1921] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”MITC-012-FGB”
“LIVORSI Franco”,”Amadeo Bordiga. Il pensiero e l’azione politica, 1912-1970.”,”Dal paragrafo ‘L’antifascismo attivo e settario’ 1921-22. Il movimento degli ‘Arditi del Popolo’, guidato da Argo Secondari, e le dure critiche del Pcd’I “”Ma la grande questione in cui ha subito modo di inverarsi la tesi dell’indipendenza a tutti i costi del Pcd’I è quella degli «Arditi del popolo». Questi costituivano un’organizzazione affacciatasi sulla scena politica nel marzo del 1921, ma nata ufficialmente soltanto ai primi di luglio, avente lo scopo di arginare la violenza fascista contrapponendogliene una di popolo. L’iniziativa non aveva trovato eco neppure tra i partiti proletari. Il Psi era stato contrario, perché favorevole alla non-violenza, alla «resistenza passiva» al fascismo; ma contrario era stato pure il Pcd’I, anche se i suoi militanti non avevano seguito la deliberazione del «centro» scrivendo, con gli Arditi del popolo, tra il luglio del ’21 e quello del ’22, importanti pagine di lotta antifascista di massa. Capo del movimento antifascista armato fu Argo Secondari, ex ardito, dannunziano, non certo marxista. Questi, il 12 luglio, aveva rilasciato un’intervista all”Ordine Nuovo’, nella quale metteva in luce appunto tali sue matrici ideologiche e, tra l’altro, tendeva a restringere i compiti dell’organizzazione in precisi confini democratici: ritorno alla non-violenza tra le classi, da garantire – come scopo – escludendo correnti politiche organizzate tra gli Arditi del Popolo. Nonostante tali limiti l’organizzazione suscitò entusiasmo nella base proletaria e vide un certo afflusso di elementi provenienti soprattutto dal combattentismo democratico e dall’anarchismo. Gramsci guardò all’iniziativa con una certa simpatia. Terracini, allora legatissimo a Bordiga, stigmatizzò la nuova organizzazione in modo durissimo, intendendola, in un articolo su ‘La Correspondance internationale’, come una semplice manovra di Nitti contro Giolitti (11), sorta di tentativo di disarmo di una milizia borghese di destra da parte di una borghese di sinistra, per promuovere un governo puramente democratico. Egli ribadì, in sostanza, il sospetto di una permanente insidia di centro-sinistra da parte di Nitti, conformemente a una linea manifestata esplicitamente da Bordiga soprattutto dal ’19 in poi, quando questi aveva interpretato in tal senso le prime elezioni politiche del dopoguerra, dapprima motivando la proposta di disertarle, e poi commentandone i risultati (12). Il fatto che tale settarismo sia legato, come si è rilevato nel manifesto del 6 marzo, alla falsa convinzione, inizialmente anche del PSI, per cui la borghesia colpiva violentemente perché era nella sua crisi finale, alla maniera di una fiera ferita a morte, non attenua la portata dell’errore, ma, semmai, l’aggrava con un’analisi errata sullo stato politico del capitalismo. Va anche notato che Terracini tenderà a ribadire quella scelta contro l’adesione all’arditismo popolare, negandola da un lato e affermandola dall’altro, ancora in un’intervista del ’70 (13). Bordiga chiarisce il proprio punto di vista attraverso uno sforzo di analisi non certo di poco conto, in un lungo articolo in tre parti del luglio 1921, ‘Il valore dell’isolamento’. Bordiga inserisce il problema in quello più generale della situazione politica e dell’attitudine di tenere, come PCd’I, verso i diversi raggruppamenti politici. Egli, intanto, ammette che si è in presenza di una fase di difficile interpretazione, nella quale si assiste certamente a un mutamento nelle istituzioni dello Stato. In tale situazione c’è una notevole confusione a sinistra. Le forze politiche che si dicono rivoluzionarie – di matrice anarco-sindacalista, socialista, comunista – sono troppe, e così finiscono con l’ottenebrare l’antitesi generale tra due sole forze fondamentali, tipica di ogni crisi veramente rivoluzionaria. Segue una delle tante e gravi dichiarazioni che denotano la sottovalutazione del fascismo da parte di Bordiga: «Ripetiamo un nostro netto concetto dicendo che non crediamo alla possibilità del colpo di Stato di ‘destra’, della rivoluzione a rovescio, che ci regali un regime ‘peggiore’ di quello monarchico e parlamentare che godiamo. Questo ridicolo spauracchio è stato troppe volte agitato da demagoghi di tutti i colori, perché si possa prenderlo sul serio»”” (pag 199-201) [Franco Livorsi, ‘Amadeo Bordiga. Il pensiero e l’azione politica, 1912-1970’, Editori Riuniti, Roma, 1976] [(11) U. Terracini, ‘Les “”Arditi del popolo””‘, in ‘La Correspondance internationale’, n. 24, 1921, p. 192; (12) Cfr. soprattutto l’art. di Bordiga ‘La situazione italiana e il socialismo’, in ‘Il Soviet’, n. 1, 4 gennaio 1920; (13) S. Zavoli, ‘Nascita di una dittatura’, cit., pp. 99-100]”,”BORD-009-FAP”
“LIVORSI Franco”,”Il mito della nuova terra. Cultura, idee e problemi dell’ambientalismo.”,”Nell’indice dei nomi molto presenti Marx ed Engels”,”TEOS-014-FMB”
“LI-ZHENSHENG; a cura di Robert PLEDGE”,”Colore rosso soldato di notizie. L’ odissea di un fotografo attraverso la rivoluzione culturale.”,”””Mentre la Cina si avviava faticosamente verso la stabilità, il terrore continuava. Dopo che i primi a subire le denunce erano morti o erano stati spediti nelle più remote regioni del paese, le forze ribelli spesso si accanivano contro i loro parenti. Durante la rivoluzione culturale, così come era accaduto durante la campagna di repressione degli anni Cinquanta, la colpa era ereditaria: i figli dei presunti capitalisti e sostenitori della destra, erano segnati dai crimini dei loro genitori e spesso ne condividevano il destino. Esemplare è ciò che successe a Harbin alla fine del 1968 al figlio dell’ ex-primo segretario del Partito dell’ Heilongjiang.”” (pag 228)”,”CINx-141″
“LI-ZHENSHENG, a cura di Robert PLEDGE”,”‘Le petit livre rouge d’un photographe chinois. Li Zhengsheng et la revolution culturelle.'”,”Fondo RC “”A volte, quando non se ne poteva più di queste penose condizioni di vita, io e i miei amici andavamo ad Acheng, il capoluogo della contea per acquistare qualche cosa da mangiare, o andare al ristorante. Facevamo in modo da non ordinare cose troppo care, giusto uno o due piatti, a volte una o due bottiglie di birra. Le autorità ci presero in castagna quando misero le mani sul mio diario e sulle mie lettere d’amore a Peikui. Fummo costretti a fare autocritica. Davanti a tutta la sezione numero quattro, composta da quaranta persone, riconobbi umilmente di aver avuto dei “”pensieri capitalisti””. Alla fine della riunione, promisi di “”studiare più intensamente le opere del presidente Mao”” e di “”seguire sempre le consegne del Partito””. (…) Rientrai nel marzo 1966. La Rivoluzione culturale scoppiò nel maggio di quell’ anno.”” (pag 27-28)”,”CINx-191″
“LIZIER Augusto”,”Corso di storia. Vol 1. Medioevo (312 – 1492). Vol 2. Età moderna (1492 – 1815). Vol 3. Età contemporanea (1815 – 1940).”,”L’A chiudendo il 3° volume riporta il discorso di MUSSOLINI per l’ intervento nella 2° GM (10 giugno 1940). La trilogia è un testo per le scuole superiori dell’epoca fascista.”,”STOU-026″
“LIZZADRI Oreste”,”Quel dannato marzo 1943.”,”””Questo spiega come vecchi diplomatici, abituati a misurare un atto o una parola, difficilmente si rendano conto che esiste una Federazione sindacale mondiale con 75 milioni di organizzati, che potrà dire in date circostanze una parola decisiva, più accreditata di quella dei governi stessi. Per prima cosa, arrivati a Parigi, noi abbiamo preso contatto con questa grande organizzazione e col suo segretario Louis Saillant, che è anche capo della Resistenza francese. Nostro obiettivo immediato fu di chiedere la solidarietà dei lavoratori degli altri paesi i quali, già lo scorso anno, ammettendo la CGIL nella direzione del FSM e nel BIT, avevano dimostrato di associarsi al nostro obiettivo tendente a sottrarre al popolo italiano alle responsabilità dei crimini fascisti. L’ impresa è risultata più difficile di quanto si credeva perché nulla era stato tentato per creare tra i delegati stranieri della conferenza, un’ atmosfera favorevole all’ Italia. La carta buona, quella della guerra partigiana e del contributo operaio, era stata appena accennata. Nessuna preparazione propagandistica per la nostra causa, mentre i muri di Parigi erano tappezzati di manifesti per la Resistenza jugoslava e i giornali francesi esaltavano quotidianamente la lotta di questo paese.”” (pag 118-119)”,”MITT-068″
“LIZZADRI Oreste”,”La boje! Lotte del lavoro in Italia dalle origini al fascismo.”,”LIZZADRI Oreste Nato nel 1896, a 15 anni lavorava in fabbrica e a 18 era segretario della Camera del Lavoro di Castellamare di Stabia. Nel ventennio fascista partecipò alla lotta clandestina e alla ricostituzione del partito socialista in Italia, del quale divenne vicesegretario nel 1942. Nel gennaio 1944 attraversò la linea del fronte per rappresentare al Congresso antifascista di Bari il CLN centrale. Fu poi segretario del PSI per l’ Italia liberata e segretario della CGIL fondata a Roma da Giuseppe DI-VITTORIO, Achille GRANDI, e da lui nel 1944. Deputato nel dopoguerra, ha rifiutato la candidatura nelle elezioni del 1968. Ha scritto vari libri (v. retrocopertina).”,”MITT-109″
“LIZZADRI Oreste”,”La Boje! Lotte del lavoro in Italia dalle origini al fascismo.”,”Oreste Lizzadri nato a Gragnano nel 1896, a 15 anni lavorava in fabbrica e a diciotto era segretario della camera del lavoro di Castellammare di Stabia. Nel ventennio fascista partecipò alla lotta clandestina e alla ricostruzione del Partito Socialista in Italia, del quale divenne vicesegretario nel 1942. Nel gennaio 1944 attraversò la line del fronte per rappresentare al Congresso antifascista di Bari. Fu poi segretario del PSI per l’Italia liberata e segretario della CGIL, fondata a Roma da Giuseppe Di-Vittorio, da Achille Grandi e da lui nel luglio 1944.”,”MITT-031-FL”
“LIZZADRI Oreste”,”L’ internazionale del lavoro. Speranze, delusioni e conquiste dei lavoratori e dei popoli oppressi dal 1945 al 1976.”,”Oreste Lizzadri è nato a Gragnano nel 1896. A 15 anni lavorava in fabbrica e a 18 era segretario della Camera del lavoro di Castellamare di Stabia . Nel ventennio fascista partecipò alla lotta clandestina e alla ricostituzione del Partito socialista in Italia, del quale divenne vicesegretario nel 1942. Nel gennaio 1944 attraversò la linea del fronte per rappresentare al Congresso antifascista di Bari il Comitato di liberazione nazionale centrale CLN. Fu poi segretario del PSI per l’Italia liberata e segretario della CGIL, fondata a Roma da Giuseppe Di Vittorio, da Achille Grandi e da lui nel luglio 1944. Consultore nazionale e deputato, rieletto nelle successive legislature, ha rifiutato la candidatura nelle elezioni del 1968. E’ stato membro del Consiglio nazionale dell’ ANPI e ha vissuto a Roma. Ha scritto e pubblicato ‘Problemi del lavoro in Italia’ (1948), ‘Quel dannato marzo 1943’ (1962), ‘Il regno di Badoglio’ (1963), ‘Dal fronte popolare al centro sinistra’ (1969), ‘I 60 anni del movimento operaio italiano: il potere ai sindacati?’ (1972), ‘La boje! Lotte del lavoro in Italiia dalle origini al fascismo’ (1974). In copertina: L’ internazionale dei lavoratori nella iconografia socialista dell’inizio del secolo XX.”,”SIND-175″
“LIZZADRI Oreste”,”Il socialismo italiano dal frontismo al centro sinistra.”,”Oreste Lizzadri fu nel settembre del 1942 uno dei fondatori del PSI. Costituì con Achille Grandi e Giuseppe Di Vittorio la CGIL. Nel 1944, divenne primo segretario del PSI nell’Italia liberata. Festa a Mosca e premio Stalin (pag 247-250) “”Sabato 12 luglio (1952], i cittadini moscoviti, fermandosi davanti alle edicole dei giornali, si domandavano quale grande avvenimento avesse indotto i tre grandi quotidiani: la Pravda, Le Izvestia e il Trud a pubblicare in prima pagina, con il rilievo riservato ad altissimi personaggi, la fotografia di Pietro Nenni, segretario del Partito socialista italiano e vice presidente del comitato mondiale dei partigiani della pace. La fotografia lo ritraeva mentre, al Cremlino, pronunciava un discorso di ringraziamento per l’assegnazione del premio internazionale Stalin. In una corrispondenza da Mosca all’Avanti del 12 luglio, Guido Mazzali, che faceva parte della delegazione italiana, diede il massimo risalto alla manifestazione per la consegna del premio Stalin a Pietro Nenni. Alla cerimonia assistevano i rappresentanti delle organizzazioni civiche di Mosca, eminenti scienziati, scrittori, lavoratori dell’arte e operai d’assalto. Tra cordiali applausi Nenni e la delegazione del PSI presero posto a fianco dell’accademico Dimitri Skobeltsin, presidente dell’ente che assegnava il premio, degli scrittori Alessandro Fedaiev e Ilya Ehrenburg, Kuo-Mo-Jo e Nicolai Tikonov, altri vice presidenti come Nenni del comitato mondiale dei partigiani della pace, e Nina Popova presidente del comitato delle donne antifasciste. Tutte queste personalità presero la parola per congratularsi calorosamente col premiato. (…) Il 18 luglio Nenni venne ricevuto da Stalin e lo commosse l’atto affettuoso del «grande capo» che nel congedarlo, battendogli familiarmente una mano sulla spalla, lo salutò con: «continuate, compagno Nenni, il vostro utile lavoro per la pace. È una buona causa». Se ci è consentito esprimere «a posteriori» una considerazione, diremo che l’assegnazione del premio Stalin e la sua restituzione costituirono per Nenni i due atti più significativi della sua carriera politica, vista con gli occhi della borghesia italiana. Dopo l’assegnazione, egli fu per antonomasia «il premio Stalin». La più grave offesa della stampa governativa e reazionaria consisteva nel citarlo con questo, per loro infamante, appellativo. Come ci si poteva fidare di «un premio Stalin»? Come si poteva trattare con un «premio Stalin»? Ma segnò anche il punto più alto della sua popolarità tra le masse italiane e di tutto il mondo. La restituzione del premio invece gli valse il compiacimento dei vecchi avversari e il decadimento della sua popolarità nel mondo dei lavoratori. Per la stampa che lo aveva insultato e calunniato anche con riferimento odioso ai milioni del premio, rispuntò il vero Nenni, l’interventista della prima guerra mondiale, l’erede di Turati, l’uomo che nel 1940 avrebbe avuto in mano l’Italia solo se si fosse distaccato dai comunisti (…)”” (pag 247-250)”,”ITAC-159″
“LIZZERI Giancarlo DE-BRABANT François”,”L’industria delle telecomunicazioni in Italia.”,”LIZZERI (1939) è laureato in scienze politiche alla Cattolica. BRABANT (1949) è laureato in economia politica alla Bocconi.”,”ECOG-028″
“LIZZERI Giancarlo DE-BRABANT François”,”L’industria delle telecomunicazioni in Italia.”,”Giancarlo Lizzeri (1939) è laureato in scienze politiche alla Cattolica. F. De-Brabant (1949) è laureato in economia politica alla Bocconi.”,”STAT-588″
“LJESKOV Nicola (LESKOV)”,”Il meglio di Nicola Ljeskov.”,”Ljeskov nacque nel villaggio di Gorochow il 4 febbraio 1831. A diciotto anni si traferì a Kiev a compiervi gli studi. La sua attività letteraria cominciò soltanto verso il 1861. Fino allora egli viaggiò la Russia e l’estero come agente di un negoziante inglese. In quell’anno si rivelò un acuto critico letterario pubblicando uno scritto intorno al romanzo ‘Che fare?’ di Tchernichevski. Ha scritto racconti e un romanzo ma il suo capolavoro viene considerato ‘La famiglia decaduta’ che compare in questo volume. Morì nel 1895. La grande peculiarità della prosa di Leskov risiede senza dubbio nell’uso dei dialoghi che seguono la tecnica dello skaz, discorsi diretti improvvisati conditi con volute sciatterie e contaminati da linguaggio popolare e gerghi professionali, che dava a questa una genuina immediatezza. L’autore infatti fa derivare le proprie opere direttamente dalla tradizione orale e come tale, cerca di tenere vivo l’interesse dei lettori con continui scambi di battute in prima persona. La sua abilità in tale metodo gli valse l’elogio di Gorkij, che lo definì “”il mago della parola””. Risentono tuttavia di questa impostazione le descrizioni dei personaggi che riescono vivi e formati solo quando l’autore ce li presenta nella loro immediatezza, senza un piano prestabilito e senza tener conto dello sviluppo futuro del racconto: in particolare le figure degli intellettuali risultano piatte, monodimensionali anche perché Leskov, non frequentandoli, non riesce a descriverli compiutamente. Pur iniziando la sua carriera letteraria con articoli e romanzi in cui espone le sue tesi politiche e sociali, la sua produzione migliore fu senza dubbio quella che ha per oggetto la povera vita degli abitanti della provincia russa. Infatti, quando descrive i soggetti dello strato popolare che fanno da sfondo alla narrazione (contadini, vagabondi, prostitute, preti e mercanti), Leskov, al pari di Turgenev, sfugge dall’atteggiamento esteriore di pietà aristocratica tipica della contemporanea produzione letteraria umanitaria, per tentare di recuperare dall’interno, attraverso le sue strutture di pensiero e di linguaggio, il materiale umano dei suoi racconti. Ispirò numerosi scrittori, tra i quali si può citare Gusev-Orenburgskij.“,”RUSx-007-FF”
“LLACER Toni”,”Nietzsche. Il superuomo e la volontà di potenza.”,”LLACER Tomi “”Nietzsche era convinto di aver raggiunto il vertice della sua riflessione filosofica e si sentiva «l’uomo più indipendente d’Europa». Coltivava la speranza che, grazie allo stile peculiare, il prezioso messaggio di Zarathustra potesse raggiungere il grande pubblico (trent’anni dopo il governo tedesco frà stampare 150.000 copie del libro da destinare ai soldati che combattevano nella Prima guerra mondiale). Ma l’opera passò inosservata. L’euforia che sentiva nel constatare la maturità del suo pensiero contrastava con la sua esistenza reale: passava ore a tremare di freddo in una piccola stanza e guardandosi allo specchio esclamava: «Amico Nietzsche, ora sei totalmente solo!» (pag 37) Pederastia, onanismo, omosessualità di Nietzsche secondo Wagner) (pag 37)”,”FILx-511″
“LLARCH Joan”,”Cipriano Mera. Un anarquista en la guerra de España.”,”Joan LLARCH, autore de ‘La batalla del Ebro’ e di ‘La muerte de Durruti’ espone qui le peripezie rivoluzionarie del famoso anarchico spagnolo che al fronte dimostrò il suo valore ed ebbe come riconoscimento il grado di generale dell’ esercito della Repubblica.”,”MSPG-075″
“LLERA-ESTEBAN Luis de, a cura di Dianella Ughetta GAMBINI”,”La guerra civile di Spagna (1936-39). I. Le cause e il contesto internazionale.”,”Luis de Llera Esteban (Don Benito, Spagna, 1947), storico, filosofo e letterato, svolge una intensa attività di conferenziere e professore invitato in numerose università europee e del Centro e Sud America. Dal 1998 è professore ordinario di Lingua Spagnola nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Genova. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su volumi collettanei. [‘Le stragi del clero provocarono orrore in quasi tutti. Il Cattolicesimo francese vedeva nel ‘Frente Popular’ spagnolo il nemico della tradizione e della fede. Tuttavia il passare dei mesi e l’impressione causata dalle repressioni franchiste nella provincia e nella città di Badajoz, uniti all’allineamento di Franco ai regimi nazifascisti dopo che questi erano intervenuti a suo favore, mutarono l’opinione di molti e diedero origine a una forte divisione tra fedeli. Con posizioni molto diverse tra loro, gran parte degli intellettuali francesi si schierò contro i franchisti senza che questo comportasse, nella maggior parte dei casi, sostegno o simpatia per il ‘Frente Popular’. Fino a una fase avanzata della guerra, l’episcopato fu unanime nell’appoggiare la causa franchista. Nel settembre del 1937 l’arcivescovo di Parigi, cardinale Verdier, dichiarò: «La lotta che ha luogo in Spagna è in realtà il conflitto tra la civiltà cristiana e la presunta civiltà dell’ateismo sovietico». Malgrado la posizione critica di Maritain, del secondo Bernanos, di Mounier e della rivista “”Sept””, molti cattolici della base continuarono a seguire fedelmente l’opinione del loro cardinale fino al termine della guerra. La paura che il governo di Blum potesse lasciarsi trascinare da decisioni imprudenti o calcolate di intervento militare fece si che la camera dei deputati, come misura cautelativa, desse istruzioni all’esecutivo affinché rivolgesse questo appello urgente a tutti i governi interessati: ognuno di loro avrebbe dovuto adottare urgenti provvedimenti per evitare qualsiasi impegno in Spagna. Le indicazioni del potere legislativo francese al potere esecutivo ebbero come effetto immediato l’attuazione dell’accordo della politica europea di non Intervento che fu accolta con favore e sollievo dalla maggior parte dei francesi. I fattori interni che abbiamo spiegato sono fondamentali per valutare la posizione di non Intervento francese’ (pag 119)]”,”MSPG-274″
“LLERA-ESTEBAN Luis de, a cura di Laura SANFELICI”,”La guerra civile di Spagna (1936-39). II. Gli eventi bellici.”,”Luis de Llera Esteban (Don Benito, Spagna, 1947), storico, filosofo e letterato, svolge una intensa attività di conferenziere e professore invitato in numerose università europee e del Centro e Sud America. Dal 1998 è professore ordinario di Lingua Spagnola nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Genova. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su volumi collettanei. “”La caduta di Largo Caballero e la formazione del Governo Negrin riflettono due dei passi avanti compiuti dal partito comunista nel suo avvicinamento al potere in seno alla Spagna ‘frentepopulista’. Il Lenin spagnolo era forse, in fondo, troppo spagnolo e troppo sindacalista per poter accettare gli ordini di Mosca e la subordinazione della rivoluzione spagnola ai rigidi progetti del Soviet Supremo. Inoltre Largo Caballero cercò, inevitabilmente, di concentrare tutto il potere nelle sue mani. Gli anarchici, nonostante vedessero in Largo un vero rivoluzionario – come in realtà era -, iniziarono a diffidare di lui quando il ‘leader’ socialista procedette alla formazione di un Esercito della Repubblica e alla creazione di uno Stato embrionale in grado di affrontare i problemi relativi alla guerra. I seguaci di Prieto e di altre correnti socialista criticavano il suo massimalismo, i suoi atteggiamenti dittatoriali e la sua scarsa preparazione in tema di politica internazionale. Praticamente, a partire dalla primavera del 1937, don Francisco rimase totalmente isolato”” (pag 106-107)”,”MSPG-274-B”
“LLORCA Bernardino P.”,”La inquisicion en España.”,”Secondo LLORENTE la causa dell’ Inquisizione spagnola fu che vennero scoperti alcuni ebrei convertiti battezzati che avevano dissimulato ciò offrì “”al Re Ferdinando V il pretesto religioso per confiscare beni, e al Papa Sisto IV quel che bastava per allargare la sua giurisdizione in Castiglia”” (Historia Critica, tomo 1, pag 242). (pag 62) LLORCA critica quelle che a suo parere sono le esagerazioni dello storico dell’ inquisizione E.C. LEA.”,”RELC-164″
“LLOYD GEORGE David”,”Memorie di guerra. Volume I.”,”Joffre scarta l’ipotesi dell’attraversamento del Belgio da parte dell’esercito tedesco. Il racconto di Kitchener. Il consiglio strategico inascoltato di French. “”Di quando in quando [Lord Kitchener] lasciava sfuggire qualche informazione che ci illuminava sulla situazione. Mi ricordo che, avanti che i tedeschi facessero il loro primo colpo, egli ritornò da una visita che aveva fatto in Francia dove aveva visto il comandante in capo dell’esercito francese, generale Joffre, e discusso con lui il piano strategico della campagna. Lord Kitchener abbandonò quel giorno la sua solita segretezza per rivelarci quali erano le intenzioni del generale Joffre. Il comandante in capo francese, secondo lui, non credeva che i tedeschi avrebbero marciato per le provincie occidentali ed orientali del Belgio, perché colà le strade non erano buone, né capaci per un movimento di grossi contingenti con trasporti ed artiglieria. La sua idea era che l’esercito tedesco avrebbe deviato verso l’angolo sud-orientale del Belgio e tentato di rompere le difese alleate nella direzione di Namur. Lord Kitchener disse che l’idea che Joffre aveva della strategia francese era quella di un pugilista che si copre dai colpi dell’avversario col braccio sinistro, mentre col destro mena un colpo inaspettato nel punto più debole del suo antagonista. Lord Kitchener ci dichiarò che, secondo lui, la concezione del generale Joffre del piano di operazione tedesco era sbagliata. Egli era assolutamente convinto che i tedeschi avrebbero marciato per tutte le undici strade che portavano alla frontiera e avrebbero tentato di prendere di fianco le forze alleate in un punto molto più alto di quello indicato dal generale Joffre. Comunque, egli disse, Joffre era fisso nella sua idea. Noi avremmo dovuto vedere tosto il risultato di questo fatale errore”” (pag 79-80); “”Per alcuni giorni non ricevemmo alcuna informazione di ciò che accadeva. Noi le chiedevamo costantemente a Kitchener ma egli ci rispondeva che i rapporti, che riceveva da Sir John French, erano brevi e contradditori e che egli stesso non riusciva a farsi una idea della situazione. Il Gabinetto finì col decidere di mandarlo in Francia per vedere come stessero le cose. Racconti contradditori di ciò che è passato tra questi grandi generali sono già stati pubblicati ed io non credo che spetti a me di metterli d’accordo. Dirò solo che quella fu la mia prima esperienza degli errori commessi dai capi militari – la loro ostinatezza in concezioni sbagliate, la confusione, la mancanza di coordinazione – che ebbero per risultato la decimazione dei più belgi eserciti che la Francia e l’Inghilterra aveva mai messo in campagna. Il Gabinetto era all’oscuro del fatto che nei consigli di guerra, tenuti immediatamente dopo la dichiarazione, Lord French si era opposto a portare il corpo di spedizione alla frontiera belga. Egli aveva espresso allora l’opinione che Maubeuge non fosse più un posto sicuro per concentrarvi le truppe; aveva detto che, secondo lui, sarebbe stato preferibile Amiens, oppure, se si fosse voluto adottare un altro piano, che si dovesse fare uno sbarco ad Anversa od in qualche altro punto della costa francese, raggiungendo poi Anversa per terra. Se l’una o l’altra di queste sue proposte fosse stata accettata, appare ora chiaramente che gli eventi avrebbero preso un’altra piega, particolarmente se 5 divisioni britanniche avessero occupato Anversa: Ci sarebbero state allora sul fianco tedesco 5 eccellenti divisioni di truppa scelta. Questo fatto avrebbe necessariamente rafforzato il morale della milizia belga ed è dubbio che in simili circostanze i tedeschi avrebbero ritenuto consigliabile di penetrare così a fondo nel territorio francese, come fecero in seguito”” (pag 81-82); “”Dai combattimenti dei primi due mesi di guerra emersero due fatti di grande importanza. Il primo fu l’enorme superiorità dell’artiglieria tedesca, non tanto per il numero quanto per il calibro. Il secondo fu la difficoltà di sloggiare un nemico valoroso e tenace da posizioni preparate nelle quali i difensori sparavano al coperto. I francesi ebbero la peggio in aperta campagna, nel Belgio e in Lorena”” (pag 82). David Lloyd George, I conte Lloyd-George di Dwyfor (Chorlton-on-Medlock, 17 gennaio 1863 – Llanystumdwy, 26 marzo 1945), è stato un politico britannico. Figura di passaggio fra il progressismo liberale di tradizione ottocentesca e quello laburista moderno, diede impulso alle riforme sociali in Gran Bretagna e fu responsabile, insieme a Wilson, Nitti e Clemenceau, dell’assetto mondiale dopo la grande guerra (Wikip)]”,”QMIP-224″
“LLOYD GEORGE David”,”Memorie di guerra. Volume II.”,”David Lloyd George, I conte Lloyd-George di Dwyfor (Chorlton-on-Medlock, 17 gennaio 1863 – Llanystumdwy, 26 marzo 1945), è stato un politico britannico. Figura di passaggio fra il progressismo liberale di tradizione ottocentesca e quello laburista moderno, diede impulso alle riforme sociali in Gran Bretagna e fu responsabile, insieme a Wilson, Nitti e Clemenceau, dell’assetto mondiale dopo la grande guerra (Wikip)”,”QMIP-225″
“LO GATTO Ettore”,”Massimo Gorkij.”,”””La giovane generazione, tormentata dal pessimismo sociologico del “”narodnicestvo”” (populismo), oppressa dal piccolo borghesismo degli anni “”ottanta””, dal cupo orrore della vita di Cechov, si tese con avidità al fresco e ardito ottimismo di Gorkij, ottimismo di un uomo che né gli anni di miseria e di privazione, né i tormenti dell’ onore irritato, né le sofferenze del corpo e dell’ anima avevano piegato””. (pag 25)”,”RUSx-083″
“LO HUI-MIN”,”Dentro la grande muraglia. Storia della Cina.”,”Pace comprata a caro prezzo. “”Culturalmente, il periodo Sung è un momento culminante della storia cinese, ma per la nazione fu un periodo di grandi umiliazioni. (…) Ma quei tempi agitati produssero anche molti eroi. Il più famoso di costoro fu Yueh Fei. Fei era un generale molto abile e patriottico. Voleva eliminare i barbari e liberare la Cina settentrionale. Stava per raggiungere il successo quando venne richiamato e proditoriamente messo a morte, si ritiene da un alto funzionario e grande proprietario terriero, Ch’in K’uei. Non soltanto il piano di Yueh Fei fu abbandonato; il governo Sung restiutì persino il territorio che Yueh Fei aveva riconquistato e versò al nemico un’ enorme indennità. In seguito a ciò, i cinesi che risiedevano a nord del fiume Yangtse non dovevano rivedere la bandiera della Cina per altri duecentocinquant’ anni.”” (pag 48-49)”,”CINx-158″
“LO PIPARO Franco”,”I due carceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto comunista.”,”LO PIPARO Franco è ordinario di filosofia del linguaggio all’Università di Palermo. Ha scritto pure ‘Lingua, intellettuali, egemonia in Gramsci’. “”Il silenzio eccessivo di Sraffa negli anni dopo la guerra è imbarazzante: senso di colpa per aver fatto prevalere la lealtà al partito sulla fiducia che l’amico aveva riposto in lui? In mancanza di documenti, persi o distrutti o non ancora trovati, l’immaginazione è autorizzata a prendere le più disparate direzioni. I silenzi di Togliatti sono parte di un progetto politico-culturale sapientemente realizzato: fare di Gramsci il martire-simbolo del comunismo italiano”” (pag 62)”,”GRAS-091″
“LOBATÓN Guillermo”,”Secondo fronte. Teoria della guerriglia e appello alla lotta armata.”,”All’interno del capitolo ‘Rivoluzione cubana’ il paragrafo ‘Rivoluzione borghese e rivoluzione proletaria’ passa velocemente in rassegna le posizioni di Marx Engels Lenin (con citazioni) come esempi di rivoluzioni vittoriose e disfatte del proletariato (1848-49, ecc.), la questione dei rapporti di forza tra borghesia e classe operaia, il problema della conquista delle masse e dell’esercito (‘la lotta per l’esercito’, Lenin, Opere scelte, Mosca, 1947, vol I, p. 435; Trotsky, Storia della rivoluzione russa, Garzanti, 1946, pp. 136-138) “”E’ indubbio che la sorte di ogni rivoluzione a una certa tappa è risolta da una frattura nello stato d’animo dell’esercito. Contro una numerosa forza militare disciplinata, bene armata e abilmente diretta, le disarmate o quasi disarmate masse popolari non potrebbero ottener vittoria… una frattura nello stato d’animo dei soldati gli insorti possono provocarla solo nel caso che essi stessi siano realmente pronti a strappare la vittoria a qualunque prezzo, per conseguenza anche a prezzo di sangue”” (Trotsky, Storia della rivoluzione russa, Garzanti, 1946, pp. 136-138) …bene armata e diretta con abilità, masse popolari prive, o quasi, di armi per combattere non potrebbero ottenere la vittoria. Ma nessuna profonda crisi nazionale può fare a meno di colpire, in una maniera o nell’altra, anche l’esercito: di modo che, nel caso di una rivoluzione veramente popolare, si apre la possibilità – naturalmente senza garanzie – di una vittoria del movimento… Il momento psicologico in cui i soldati passano alla rivoluzione è preparato da un lungo processo molecolare…. (posizione 2815 di 19774, libro digitale Trotsky, Storia della rivoluzione russa, ebook, Mondadori 2018)”,”TEMx-003-FB”
“LÖBEL Joseph”,”Salvatori di vite.”,”Il Dott. Löbel è stato un noto scienziato tedesco. Il volume di carattere divulgativo ma redatto con precisione scientifica, ha avuto un ampio successo anche in Francia ed in Inghilterra.”,”SCIx-044-FV”
“LÖBL Eugen”,”Testimonianza sul processo Slansky.”,”Testimonianza sul processo al centro di cospirazione antistatale capeggiato da Rudolf Slansky.”,”EURC-100″
“LOCH Werner”,”Le mouvement ouvrier allemand devant la Commune.”,”””Mentre la Francia ufficiale e la Germania ufficiale si gettano in una guerra fratricida, i lavoratori si scambiano messaggi di pace e di amicizia (K. Marx)””. (…) “”Le dichiarazioni di simpatia (del partito operaio socialdemocratico tedesco e dei lavoratori tedeschi, ndr) proseguirono malgrado il terrore e i procedimenti (penali, ndr) lanciati contro i lavoratori dopo il discorso di Augusto Bebel. Ciò è provato ad esempio in occasione delle riunioni operaie a Colonia (1) e a Barmen (2). Ma la classe operaia tedesca non era comunque in grado di fermare l’azione criminale dei suoi sfruttutori contro la Comune. La Comune di Parigi alla fine cadde il 28 maggio 1871 davanti all’assalto congiunto della reazione franco-tedesca. Però il proletariato tedesco non aveva alcun dubbio riguardo allo sviluppo sociale futuro preparato dal proletariato di Parigi: «Voi potete esultare, voi vincitori», scriveva il ‘Volkstaat’ il 3 giugno 1871, a proposito dell’annientamento della Comune, «fintanto che potrete vincere la vostra paura! Noi non esultiamo in mezzo al lutto, per i nostri fratelli caduti, perché la lotta ci ha mostrato a qual punto ci siamo rafforzati con il 1848, e arriverà il tempo in cui voi non potrete più vincere» (3)”” (pag 172 [Werner Loch, ‘Le mouvement ouvrier allemand devant la Commune’, Revue d’Histoire moderne et contemporaine, Paris, 19, n. 2, avril-juin 1972, pag 161-172] [(1) si veda anche la ‘risoluzione’, id., p. 588; (2) si veda anche la risoluzione, id., p. 596; (3) Id., p.597] [Die I. Internationale in Deutschland (1864-1872). Dokumente und Materialien. Dietz, 1964 (Marx, Engels e altri)] Die I. Internationale in Deutschland (1864-1872), Berlin, 1964″,”MGEx-001-FGB”
“LOCKE John, a cura di Lia FORMIGARI”,”Trattato sul governo.”,”Il manifesto teorico della rivoluzione inglese del 1688-89 presentato da Lia FORMIGARI LOCKE “”In terzo luogo, il potere supremo non può togliere a un uomo una parte della sua proprietà senza il suo consenso. Infatti, la conservazione della proprietà essendo il fine del governo e la ragione per cui gli uomini entrano in società, è necessariamente presupposto e richiesto che il popolo abbia una proprietà; altrimenti bisognerebbe supporre che, entrando in società, si perda ciò che era appunto il fine in vista del quale vi si era entrati (…)””. (pag 153)”,”TEOP-016″
“LOCKE John”,”Lettera sulla tolleranza. (Tit.orig.: Epistola de tolerantia)”,”Questione religione in Locke. “”In queste affermazioni c’è il rifiuto di ogni sorta di papismo, c’è la condanna di ogni chiesa istituita sul principio di autorità, la quale si arroghi il diritto di farsi persecutrice di coloro che non accettino le sue leggi e i suoi dogmi, i cui capi si ritengano investiti per diritto divino degli stessi arcani e magici poteri che Cristo stesso avrebbe conferito agli Apostoli; ed è una condanna che opportunamente si inserisce nel dibattito politico e religioso dell’ Inghilterra del tempo, dove il pericolo cattolico si configura come il tentativo di instaurare una monarchia assoluta di tipo francese e dove la stessa chiesa anglicana può diventare il veicolo di una forma non meno pericolosa di papismo, dal momento che con le forme cattoliche ha in comune la struttura autoritaria e la pretesa di sottoporre a disciplina intransigente tutte le forme di vita religiosa.”” (pag LIX)”,”TEOP-194″
“LOCKE John”,”Saggio sul governo civile. Riguardante la sua vera origine, la sua estensione, il suo fine.”,”Il potere legislativo. “”In quarto luogo, l’ autorità legislativa non può trasferire in altre mani il potere di creare le leggi: giacché quell’ autorità non è altro che delegata da parte del popolo e coloro che l’ hanno così ricevuta non hanno diritto di rimetterla ad altri. (…) né il popolo può essere tenuto all’ obbedienza di alcuna altra legge che non sia quella emanata dalle persone preventivamente elette e incaricate di tale funzione””. (pag 182-183) Il potere esecutivo non è superiore a quello legislativo. “”Il potere di convocare e di sciogliere la assemblea legislativa, spettante alla potestà esecutiva, non conferisce a quest’ultima un titolo di superiorità sulla prima, ma è solamente un potere fiduciario in essa riposto ai fini della salvezza comune per quei casi nei quali la incertezza e la variabilità degli affari umani non consentono di stabilire una norma fissa di convocazione”” (pag 194-195) Della tirannide. (pag 238)”,”TEOP-320″
“LOCKE John, a cura di Giancarlo PENATI”,”Saggio sull’intelletto umano.”,”LOCKE John”,”FILx-438″
“LOCKE John”,”Saggio sull’ intelligenza umana. Estratti organicamente scelti.”,”‘Lo spirito forma le idee complesse con le semplici’ (pag 82) ‘L’idea della durata e i suoi modi’ (pag 89) (l’idea del tempo, dell’eternità e dell’infinito…)”,”FILx-008-FMDP”
“LOCKHART R.H. Bruce”,”Memoirs of a british agent. Being an account of the author’s early life in many lands and of his official mission to Moscow in 1918.”,”Pubblicato nel 1934 (o 1932) queste memorie divennero subito un classico, sia come unica testimonianza vivida della Russia rivoluzionaria, e come storia della lotta che avveniva nel retroscena dei grandi avvenimenti. Bruce Lockart è un ‘Acting Consul-General’ a Mosca quando scoppia la prima rivoluzione nel 1917. Tornato a casa, ritornerà in Russia negli anni seguenti come Head of the British Mission presso i Bolscevichi. La sua descrizione di prima mano della Mosca del 1918, i suoi frequenti incontri con Lenin, Trotsky e gli altri protagonisti della rivoluzione, la sua esperienza come prigioniero in carcere nella famosa Lubianka. “”It is true that Lenin’s views were less satisfactory (1). He, too, thought that war was inevitable and was in favour of an arrangement with the Allies. But he was determined to fix his own date of inevitability. I saw him for the last time on May 7th. He informed me frankly that to him it appeared clear that sooner or later Russia would become a battle-field for the two opposing Imperialist groups and that he was determined, for the sake of Russia herself, to prevent this for as long a period as was possible”” (pag 271) (1) rispetto a quelle di Trotsky v. pag 270 e 271, ndr”,”RIRO-462″
“LOCKLEY Martin”,”Sulle tracce dei dinosauri.”,”Martin Lockley insegna Geologia all’Università del Colorado a Denver, dove dirige il Dinosaur Trackers Research Group. Negli ultimi anni ha studiato le impronte fossili dei dinosauri in ogni angolo del mondo, scrivendo numerosi articoli e saggi sull’argomento.”,”SCIx-162-FL”
“LOCKMAN Zachary”,”Comrades and Enemies. Arab and Jewish Workers in Palestine, 1906-1948.”,”Zachary Lockman in Associate Professor of Modern Middle Eastern History at New York University. Acknowledgments, abbreviations, map of Palestine in the British Mandate Period, Introduction, conclusion, notes, bibliography, index”,”MVOx-002-FL”
“LOCKWOOD David”,”The Blackcoated Worker. A Study in Class Consciousness.”,”LOCKWOOD David “”Recent investigation into the phenomena of social ranking have revealed that although clerical workers are generally disposed to claim middle-class status, a substantial degree of uncertainty is displayed in their responses. In 1952 Bonham found that 72% of a sample of office workers of all grades of skill who were asked for their social class membership replied that they were middle class. Twenty-four per cent claimed working-class status (1). A similar analysis, made in 1956 by the present writer, revealed an almost identical response, 71% ranking themselves as middle class and 25% as working class (2). These results are consistent with those of the survey made by Martin which dealt with roughly the same group of occupations, 65% claiming to be middle class and 32% working class (3). Routine non-manual workers, mostly clerks with low skill and responsibility, showed themselves to be completely divide about their class position. In Greenwich 49% claimed to be middle class and 51% saw themselves as working class, ‘poor’, or ‘lower class’. In Hertford the corresponding proportions were 56% and 38%. From these and similar studies it appears that although the majority of office workers are predisposed to identify their position as middle class, a substantial proportion claim working-class status, and this proportion increases the lower the grade of clerk”” [(1) John Bohham, The Middle Class Vote, 1954, p. 60; (2) From the files of the British Institute of Public Opinion; (3) F.M. Martin, ‘Some Subjective Aspects of Status’, being Chapter III of ‘Social Mobility in Britain’ edited by D.V. Glass, 1954, p. 56] (pag 126-127)”,”MUKx-180″
“LOCKWOOD David”,”The Destruction of the Soviet Union. A Study in Globalization.”,”David Lockwood is Lecturer in History at the Flinders University of South Australia. He has been teaching and writing on globalization, international political economy and contemporary Soviet and Russian history and politics since the early 1990s. Acknowledgements, Introduction, Conclusion, Notes, Bibliography, Index,”,”RUSU-075-FL”
“LODA Mirella”,”Politica ambientale ed innovazione territoriale. Il caso della normativa sulle acque nei sistemi produttivi locali.”,”Mirella Loda, laureata in geografia presso l’Università di Firenze.”,”ITAE-002-FP”
“LODATO Saverio”,”«Ho ucciso Giovanni Falcone». La confessione di Giovanni Brusca.”,”Saverio Lodato giornalista de l’Unità, autore di libri sulla Sicilia e sulla mafia.”,”ITAS-028-FV”
“LODOLINI TUPPUTI Carla”,”L’archivio riservato del Ministero di Grazia e Giustizia dello Stato Pontificio. II Serie: Fonti. Vol. CII.”,”Carla Lodolini Tupputi è laureata in Lettre e diplomata in Archivistica, paleografia e diplomatica. Funzionaria delal carriera direttiva e dirigenziale degli Archivi. Ha prestao servizio negli Archivi di Stato di Bologna e di Roma. Insegna Archivistica.”,”RISG-095-FSL”
“LOEWE Michael”,”La China imperial. Fundamento histórico de la Edad Moderna.”,”Il professor LOEWE Michael è nato nel 1922, ha studiato ad Oxford e Londra. Dopo aver lavorato per un anno al Foreign Office, ha insegnato nella Scuola di Studi Orientali e Africani dell’ Università di Londra, tra il 1956 e il 1963. E’ quindi divenuto fino ad oggi (1969) Lecturer in Classical Chinese a Cambridge. “”La continuità e identità della scrittura cinese è servita come legame tra i cinesi istruiti, sia che vivessero a Canton o in Manciuria come ad Hunan o Fukien, dato che ciascuno di questi uomini conversava in dialetti incomprensibili tra loro gli è stato ad esprimere le proprie idee per iscritto impiegando gli stessi simboli, il cui valore semantico è costante qualunque sia la sua pronuncia, come accade con i simboli I, II, III o 1, 2, 3, ecc., in Europa, che hanno lo stesso significato, ma che si pronunciano in modo distinto per esempio, in Inghilterra, Germania e Italia””. (pag 135)”,”CINx-156″
“LOEWENHEIM Francis L. a cura; collaborazione di Herbert FEIS Francis L. LOEWENHEIM Arno J. MAYER Louis MORTON”,”Historiadores y diplomaticos. El papel de la historia y de los historiadores en la politica exterior norteamericana.”,”Al Cairo, nel dicembre 1943, Roosevelt avvertì il Giappone che lo si sarebbe privato del suo impero e promise a Chaing kai-shek che si sarebbero dati alla Cina i territori anteriormente conquistati dal Giappone, inclusa la Manciuria. Il presidente si vide obbligato a procedere così dato il suo desiderio di appoggiare la resistenza della Cina. (pag 190)”,”USAQ-030″
“LOEZ André”,”14-18. Les refus de la guerre. Une histoire des mutins.”,”LOEZ André agrégé e docteur en histoire, insegna al liceo George Braque d’Argenteuil e all’ Institut d’études politiques di Parigi. E’ membro di webmestre du Crid 14-18 (Collectif de recherche international et de débat sur la guerre de 1914-1918). Ha scritto ‘Dans les tranchées de 1914-18’ e ‘Obéir-desobéir. Les mutineries de 1917 en perspective’. Tabelle pagina 296-297. Occupazione degli ammutinati. I mestieri. prevalenti: lavoratori dell’edilizia (imbianchini, muratori…) addetti al commercio, fornai, giornalieri ecc.”,”QMIP-073″
“LO-GATTO Ettore”,”La letteratura russo-sovietica.”,”LO-GATTO Ettore, slavista dell’ Università di Roma, dell’ Accademia dei Lincei ha soggiornato molte volte in URSS e ha tenuto lezioni in varie parti del mondo.”,”RUSx-059″
“LO-GATTO Ettore”,”Poesia russa della rivoluzione.”,”””Il poemetto I dodici di Blok, fu questa la prima voce di poesia russa, che, dopo la guerra e la rivoluzione giungesse a noi. (…) Fa freddo, compagni, fa freddo. Tenete il passo rivoluzionario. Irrequieto il nemico non dorme. Compagno, tieni il fucile, non aver fifa. Cacciamo una palla contro la Santa Russia, (…)”” (pag 24-25) “”Tra i poeti – veri poeti – che hanno cantato in Russia, fra le spire della rivoluzione, emergono senza dubbio il Gumiljòv e l’ Achmàtova, ma nè l’una, nè l’ altro sono un prodotto immediato della rivoluzione. Il gigante del bolscevismo, Majakovskij, ci appare, nonostante le esaltazioni ufficiali e semi-ufficiali dei seguaci ed i tentativi di giustificazione e spiegazione dei critici, un tardivo frutto occidentale per il quale la rivoluzione non è che un pretesto””. (pag 122)”,”RUSx-100″
“LO-GATTO Ettore”,”URSS 1931. Vita quotidiana. Piano quinquennale.”,”Firma autore; note manoscritte ex-proprietario “”S’è verificato nella massa della classe operaia un fenomeno analogo a quello verificatosi nella classe dirigente. I vecchi rivoluzionari russi sono passati in seconda linea, o sono addirittura scomparsi dalla scena della lotta politica e sociale. Ed i loro posti sono stati occupati da sopravvenuti più accorti e dalla coscienza più elastica, meno legati ad un passato teorico o pratico compromettente nei riguardi del nuovo indirizzo impresso dalla volontà del dittatore Stalin… Così in seconda linea sono passati gli operai della vecchia guardia, che se conservano ancora qualche influenza, la debbono più che alla loro attività rivoluzionaria, all’ esperienza tecnica ed al sentimento professionale che hanno acquistato in decenni di attività. Anche se non appartengono al partito – e relativamente sono pochi tra essi quelli che vi appartengono – sono leali nel loro atteggiamento verso il partito ed il governo. Solo a quattro occhi sentirete dalle loro labbra delle critiche. Se avrete acquistato la loro fiducia ne sentirete di ogni colore, ma in generale tacciono e dimostrano il loro disprezzo per quelli che non hanno la loro anzianità rivoluzionaria, con un sorriso ironico. Sono certamente quelli che più soffrono delle difficoltà del momento attuale, perché, nonostante i privilegi di cui godono come membri della classe operaia, non riscono a dimenticare del tutto le vecchie abitudini e non hanno lo spirito abbastanza giovane per confidare nel domani. Il loro disprezzo del resto non va agli operai giovani, molti dei quali sono carne della loro carne e d’altra parte mostrano in tutti i modi un entusiasmo degno di approvazione da parte del vecchio rivoluzionario.”” (pag 136-137)”,”RUSU-191″
“LO-GATTO Ettore”,”La servitù della gleba e il movimento di liberazione in Russia.”,”Censura in Russia della traduzione della famosa poesia d Schiller ‘Die drei Worte des Glaubens’ (pag 127) (Le tre parole di fede) Radiscev. “”La figura più interessante e rilevante di questo periodo è già entrata intanto nell’arena letteraria ed in quella della protesta: Alessandro Radiscev, ha a poco a poco composto il libro che consacrerà il suo nome nella storia e farà provare al suo autore la triste esperienza dell’esilio in Siberia: il ‘Viaggio da Pietroburgo a Mosca’. Il libro di Radiscev, di cui ci accingiamo ad esaminare il contenuto da vicino, conserva la sua importanza ancora oggi. Esso ci dà una delle più acute descrizioni della vita nella servitù della gleba, dei costumi della servitù. E poi esso ha un pregio che lo mette al disopra di tutti i lavori più o meno analoghi; la profonda convinzione da cui è dettato. Il suo autore per questa convinzione, oltre che uno dei primi e principali iniziatori della liberazione fu, come fu detto, il “”martire”” di essa”” (pag 113) La ‘liberazione’ dei contadini. “”Se la nobiltà aveva avuto delle perdite, i vantaggi dei contadini erano stati dallo stesso punto di vista assai minori in proporzione. La maggior parte dei contadini aveva avuto una quantità di terra insufficiente e a condizioni relativamente poco favorevoli. I fenomeni che ne derivarono caratterizzarono l’andamento della vita nei villaggi negli anni seguenti alla riforma. La massa dei contadini si divise ben presto in contadini accaparratori; vere e proprie sanguisughe, e semplici contadini, che rapidamente si impoverirono e caddero alla dipendenza degli accaparratori o anche dei padroni precedenti dai quali spesso dovevano prendere in affitto e a condizioni assai penose la terra che loro mancava. La sete di terra, da cui contadini sono invasi, è assai caratteristica di questo periodo; i contadini comprano le terre non divise e parallelamente prende sempre maggiore sviluppo il movimento di emigrazione. La questione dei contadini, o più in generale la questione agraria, continua ad essere anche dopo la riforma l’asse intorno a cui si aggira la vita sociale e politica russa in tutte le sue manifestazioni. E la classe dei contadini continua a dare il fermento al movimento sociale (…)”” (pag 191)”,”RUSx-175″
“LO-GATTO Ettore”,”Storia della Russia.”,”Molto spazio, tra l’altro, dedicato alla cultura e letteratura russa, ai libri e alla biblioteche. “”Assai attivo editorialmente fu anche nel decennio della sua esistenza, prima cioè della fusione con l’«Istituto Lenin», l’«Istituto Marx e Engels», fondato nel 1920, col compito, implicito nel suo stesso nome; di studiare la storia della vita, della dottrina e della fortuna dell’opera dei due fondatori del marxismo. Nel 1927 il suo compito veniva allargato allo «studio della storia del proletariato e della sua lotta di classe». Istituto fondamentalmente storico, l’«Istituto Marx ed Engels» creava anch’esso per l’espletamento del suo compito una ricca biblioteca specializzata sulla base di quelle dei Proff. viennesi Theodor Mauthner e Karl Grünberg, acquistate nel 1920 e alle quali negli anni seguenti si aggiunsero quella fichtiana di Wilhelm Windelband, quella di studi anarchici di I.G. Mackay, il noto biografo-apologeta di Max Stirner, quella di economia del noto comunista Adolf Soetbeer, quella di storia e di scienze finanziarie del professore viennese Wilhelm Neurath, quella di storia della rivoluzione francese di Charles Vellay e quella infine nota col nome di «Helfert-Sammlung», specializzata per la storia della rivoluzione austriaca del 1848. A queste raccolte, che sono senza dubbio tra le più importanti del genere in tutta Europa, è da aggiungere quella delle pubblicazioni periodiche della seconda metà del sec. XIX, fonte preziosissima non soltanto per lo studio del marxismo, ma di tutto il movimento sociale europeo. L’Istituto Marx ed Engels era diviso in dodici gabinetti di studio con propria biblioteca specializzata e cioè: 1. gabinetto Marx ed Engels; 2. gabinetto della Iª Internazionale; 3. gabinetto di filosofia; 4. gabinetto di economia politica; 5. gabinetto di sociologia; 6. gabinetto di politica e diritto; 7. gabinetto di storia del socialismo e dell’anarchismo; 8. Germania; 9. Francia; 10. Inghilterra; 11. Gabinetto Plechanov; 12. Rapporti internazionali. L’Istituto aveva inoltre un proprio Archivio ricco di manoscritti e di materiale fotografico e un proprio museo di quadri, incisioni, fotografie, manifesti ecc. divisi nelle seguenti sezioni: 1. Movimenti rivoluzionari e socialismo anteriori alla rivoluzione francese; 2. Rivoluzione francese; 3. Epoca delle rivoluzioni di luglio e di febbraio in Francia; 4. La “”comune”” di Parigi; 5. Marx ed Engels e il movimento operaio internazionale della loro epoca. Nel 1931 l’Istituto Marx ed Engels, come si è detto, veniva fuso con l’Istituto Lenin, fondato nel 1924. Nell’apposito edificio a Mosca costruito per questo Istituto vennero così riunite due biblioteche ricchissime, tali da rendere oggi possibile la preparazione di opere di eccezionale valore informativo ed esegetico sul marxismo e sul leninismo. Il grande numero e la ricchezza di fondi delle biblioteche sono una delle caratteristiche della vita culturale dell’Urss”” (pag 881) [Ettore Lo Gatto, Storia della Russia, Firenze, 1947]”,”RUSx-178″
“LO-GATTO Ettore”,”Profilo della letteratura russa dalle origini a Solzenicyn. Momenti, figure e opere.”,”Ettore Lo Gatto, nato a Napoli il 20.5.1890, professore emerito dell’Università di Roma, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, è stato per oltre mezzo secolo il più fervido cultore di letteratura russa in Italia, riconosciuto maestro nella sua disciplina anche all’estero.”,”RUSx-240-FL”
“LOGUE John”,”Toward a Theory of Trade Union Internationalism.”,”LOGUE John”,”SIND-118″
“LOHOFF Ernst TRENKLE Norbert WÖLFLINGSEDER Maria LEWED (Hg.) Karl-Heinz, a cura Saggi di Lothar GALOW-BERGEMANN Franz SCHANDL Frank RENTSCHLER Achim BELLGART Erich RIBOLITS Holger SCHATZ Marco FERNANDES Martin DORNIS Gaston VALDIVIA Andreas EXNER Christian HÖNER”,”Dead Men Working. Gebrauchsanweisungen zur Arbeits- und Sozialkritik in Zeiten kapitalistischen Amoklaufs.”,”Achim Bellgart, geb. 1952, lebt in Bremen. Martin Dornis, geb. 1974, lebt in Leipzig. Studiert(e) unter anderem Wirtschaftswissenschaften und Philophie. Andreas Exner, geb. 1973 in Ternitz/Niederösterreich, lebt in Wien. Trotz vielseitiger Interessen Studium der Ökologie. Marco Fernandes, geb. 1979 i n Rio de Janeiro, lebt seit 1996 in Sao Paulo und har dort 2000 sein Geschichtsstudium abgeschlossen. Lothar Galow-Bergemann, geb. 1953, lebt in Stuttgart. Vater zweier Kinder im Alter von 6 und 18 jahren. Christian Höner, geb. 1971 in Erfurt/Thüringen. Mitbegründer der Kooperative Haina/Thüringen. Karl-Heinz Lewed, geb. 1960, freier Publizist un Redakteur der Zeitschrift Krisis, lebt in Nürnberg mit Partnerin und einem vierzehnjährigen Sohn. Ernst Lohoff, geb. 1960, lebt in Nürnberg. Studierte Soziologie, und sammelte über viele jahre Erfahrungen als Sozialschmarotzer. Frank Rentschler, geb. 1963, lebt in Marburg. Studierte Soziologie und Europäische Ethnologie als brotlose Kunst. Erich Ribolits, geb. 1947, lebt in Wien. Studium der Pädagogik und Politikwissenschaft. Franz Schandl, geb. 1960 in Eberweis/Niederösterreich. Studium der Geschichte un Politkwissenschaft in Wien. Holger Schatz, geb. 1967, lebt in Freiburg. Studium der Soziologie und Geschichte. Norbert Trenkle, geb. 1959, aufgewachsen in Lateinamerika und schon seit vielen Jahren in Nürnberg Iebend. Gaston Valdivia, geb. 1954, ist seit nunmehr 35 Jahren aktiver Gesellschaftskritiker in Theorie und Praxis. Maria Wölflingseder, geb. 1958 in Salzburg, seit 1977 in Wien. Sozialakademie; Studium der Pädagogik und Psychologie. Arbeitsschwerpunkt: Analyse und Kritik von Esoterik, Biologismus und Öko Feminismus.”,”CONx-016-FL”
“LOISEAU Laurent BENECH Geraud, presentazione e cura”,”Carnets de Verdun.”,”””Pour résumer la bataille de Verdun qui se déchaîna entre 21 février et le 18 décembre 1916 et qui causa la perte de 163.000 poilus français et de 142.000 poilus allemands, Paul Valéry écrivit: “”Verdun, c’est une guerre tout entière insérée dans la Grande Guerre. Ce fut aussi une manière de duel devant l’univers, une lutte singulière en champ clos””. Le poète définissait bien ainsi l’unité de temps et de lieu qui caractérisa le secteur de moins de cent kilomètres carrés où se livra l’une des batailles le plus symboliques de la Première Guerre mondiale pour les Français, et qui, en dix mois, impliqua quasiment toutes les unités de leur armée”” (pag 9, prefazione)”,”QMIP-167″
“LO-JACONO Claudio”,”Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo). Volume primo. Il vicino Oriente da Muhammad alla fine del sultanato mamelucco.”,”Claudio Lo Jacono (Roma 1945) è ordinario di Storia del Vicino Oriente islamico nell’Università degli studi di Napoli L’Orientale. Ha pubblicato i suoi contributi di storico dell’Islam classico e di islamista su varie riviste italiane ed estere. É direttore della rivista Oriente Moderno, e vicedirettore del Centro di studio e ricerca sul mondo islamico dell’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente di Roma.”,”VIOx-049-FL”
“LOKAMANYA Bal Gangadhar Tilak”,”Origine polaire de la tradition védique. Nouvelle clés pour l’ interprétation de nombreux textes et légendes védiques.”,” Fondo RC “”Ce qui s’applique à une seule nuit peut fort bien s’étendre aux cas où les sacrifices devaient être accomplis pendant deux, trois ou plusieurs nuits continues. J’ai déjà montré auparavant que les anciens sacrificateurs achavaient leurs sessions en dix mois, et qu’une longue nuit suivait la fin de ces sacrifices. Que faisaient les sacrificateurs pendant cette longe nuit? Ils ne pouvaient pas dormir tout le temps; et, en fait, nous savons que les habitants de l’extrême nord de l’Europe et de l’Asie ne dorment pas tout au long de la nuit continue qui a lieu dans ces parties du globe. Paul du Chaillu, qui a publié en 1900 un compte rendu de ses “”Voyage au pays de la longue nuit””, nous informe, p. 75, que, bien que le solei descende pendant plusieurs jours en dessous de l’horizon dans les régions arctiques, néanmoins pendant cette période “”les Lapons pouvaient déduire, par la position des étoiles, si c’était la nuit ou le jour, car ils avaient l’habitude de mesurer le temps d’après la hauteur des étoiles au-dessus de l’horizon, comme nous le faisons avec le soleil.”””” (pag 181-182) Nell’antica religione dell’epoca vedica, dio dell’atmosfera e della pioggia, signore del cattivo tempo e guerriero celeste. Tra gli dei vedici il più celebrato (oltre 250 inni dei Veda sono a lui dedicati), Indra rappresenta l’avversario più temibile di diverse forze demoniache che impediscono alla pioggia e alla rugiada di fare fruttificare la terra. La sua sposa è Indrani. Dopo aver ucciso il padre Dyaus, diventa il dio supremo dell’universo. Divinità tutelare degli Arii, è il dio della forza ed il protettore dei guerrieri e dominatori. E’ anche chiamato Vritrahan, in sanscrito “”L’uccisore di Vritra””. Vritra era un demone malvagio in forma di immenso serpente, che impediva alle acque dei fiumi, dei torrenti e anche a quelle dei cieli di scorrere liberamente. Indra lo uccise e liberò i corsi d’acqua, che riportarono la vita sulla terra. Indra rappresenta l’ordine cosmico che sconfigge il disordine universale configurato da Vritra. Questo mito riflette altresì l’evento delle piogge monsoniche che pone fine ai periodi di siccità. Nel combattimento è accompagnato dai Marut, divinità della tempesta, anch’essi armati di folgore e lance, che annunciano l’arrivo dei monsoni e cantano senza posa le lodi di Indra. Tremendo fu anche la lotta con l’astuto demone Namuci, che riuscì a ridurre Indra all’impotenza mescolando alcool al soma. Il Dio dovette, allora, chiedere aiuto agli Asvhin, gli dei gemelli, e a Sarasvati che lo liberarono dall’ubriachezza, così da rendergli possibile la vittoria sul demone. Indra, nell’antica fase vedica dell’Induismo, occupava il primo posto, accanto a Mitra e Varuna, nel pantheon degli dei; in seguito la sua importanza era destinata a diminuire rispetto agli dei emergenti Vishnu e Shiva. Diventò un semplice suddito di Vishnu e, conosciuti la paura e il desiderio, rischiò addirittura di perdere l’immortalità. Raffigurato come penitente per aver ucciso il brahmano Vritra, è caratterizzato da una certa ottusità (è lento a comprendere la dottrina di Brahma), e viene spesso battuto da dei ed eroi più recenti e popolari, e anche da certi brahmani in quanto a valore e rigoroso ascetismo. I suoi difetti principali, secondo i Purana, erano l’indulgenza verso i propri appetiti sensuali e l’abuso di una bevanda divina allucinogena, il soma. Alcune leggende antiche narrano che Indra governava Svarga una zona del paradiso indiano; da qui talvolta inviava alcune apsara, ninfe paradisiache, a danzare seducentemente dinanzi a chi riteneva troppo ascetico. Nell’arte indù Indra è raffigurato nei colori oro o rossiccio, scortato da numerosi servitori divini e, talvolta, dal suo cane, Sarma. Spesso monta il suo elefante celeste Airavata o un cavallo bianco; raffigurato frequentemente con quattro braccia, con una mano regge una saetta (la sua arma), con un’altra maneggia una lancia; con la terza regge una faretra; con la quarta reca una rete di illusioni e un uncino, per ingannare e sorprendere i nemici. L’arco di Indra è l’arcobaleno. (fonte http://www.vedanta.it/divinita/divino/indra.htm) Induismo Non esiste al mondo religione più antica dell’Induismo, sempre ché lo si voglia chiamare religione, termine alquanto improprio per indicare l’insieme di culti, usi, culture e filosofie sviluppatisi nel sub continente indiano negli ultimi tre millenni. In realtà gli stessi Indù non hanno mai dato un nome alla loro religione, è sempre stata la Religione, dovendo necessariamente definirla utilizzano il termine Sanathana Dharma, la Lex Eterna equivalente orientale di quella che in Occidente è nota come Philosophia Perennis. Nell’antica religione dell’epoca vedica, dio dell’atmosfera e della pioggia, signore del cattivo tempo e guerriero celeste. Tra gli dei vedici il più celebrato (oltre 250 inni dei Veda sono a lui dedicati), Indra rappresenta l’avversario più temibile di diverse forze demoniache che impediscono alla pioggia e alla rugiada di fare fruttificare la terra. La sua sposa è Indrani. Dopo aver ucciso il padre Dyaus, diventa il dio supremo dell’universo. Divinità tutelare degli Arii, è il dio della forza ed il protettore dei guerrieri e dominatori. E’ anche chiamato Vritrahan, in sanscrito “”L’uccisore di Vritra””. Vritra era un demone malvagio in forma di immenso serpente, che impediva alle acque dei fiumi, dei torrenti e anche a quelle dei cieli di scorrere liberamente. Indra lo uccise e liberò i corsi d’acqua, che riportarono la vita sulla terra. Indra rappresenta l’ordine cosmico che sconfigge il disordine universale configurato da Vritra. Questo mito riflette altresì l’evento delle piogge monsoniche che pone fine ai periodi di siccità. Nel combattimento è accompagnato dai Marut, divinità della tempesta, anch’essi armati di folgore e lance, che annunciano l’arrivo dei monsoni e cantano senza posa le lodi di Indra. Tremendo fu anche la lotta con l’astuto demone Namuci, che riuscì a ridurre Indra all’impotenza mescolando alcool al soma. Il Dio dovette, allora, chiedere aiuto agli Asvhin, gli dei gemelli, e a Sarasvati che lo liberarono dall’ubriachezza, così da rendergli possibile la vittoria sul demone. Indra, nell’antica fase vedica dell’Induismo, occupava il primo posto, accanto a Mitra e Varuna, nel pantheon degli dei; in seguito la sua importanza era destinata a diminuire rispetto agli dei emergenti Vishnu e Shiva. Diventò un semplice suddito di Vishnu e, conosciuti la paura e il desiderio, rischiò addirittura di perdere l’immortalità. Raffigurato come penitente per aver ucciso il brahmano Vritra, è caratterizzato da una certa ottusità (è lento a comprendere la dottrina di Brahma), e viene spesso battuto da dei ed eroi più recenti e popolari, e anche da certi brahmani in quanto a valore e rigoroso ascetismo. I suoi difetti principali, secondo i Purana, erano l’indulgenza verso i propri appetiti sensuali e l’abuso di una bevanda divina allucinogena, il soma. Alcune leggende antiche narrano che Indra governava Svarga una zona del paradiso indiano; da qui talvolta inviava alcune apsara, ninfe paradisiache, a danzare seducentemente dinanzi a chi riteneva troppo ascetico. Nell’arte indù Indra è raffigurato nei colori oro o rossiccio, scortato da numerosi servitori divini e, talvolta, dal suo cane, Sarma. Spesso monta il suo elefante celeste Airavata o un cavallo bianco; raffigurato frequentemente con quattro braccia, con una mano regge una saetta (la sua arma), con un’altra maneggia una lancia; con la terza regge una faretra; con la quarta reca una rete di illusioni e un uncino, per ingannare e sorprendere i nemici. L’arco di Indra è l’arcobaleno. (fonte http://www.vedanta.it/divinita/divino/indra.htm) Induismo Non esiste al mondo religione più antica dell’Induismo, sempre ché lo si voglia chiamare religione, termine alquanto improprio per indicare l’insieme di culti, usi, culture e filosofie sviluppatisi nel sub continente indiano negli ultimi tre millenni. In realtà gli stessi Indù non hanno mai dato un nome alla loro religione, è sempre stata la Religione, dovendo necessariamente definirla utilizzano il termine Sanathana Dharma, la Lex Eterna equivalente orientale di quella che in Occidente è nota come Philosophia Perennis.”,”RELx-046″
“LOKERMAN A.”,”Les bolcheviks a l’ oeuvre.”,”Disarmo dei cosacchi. “”Malgrado che il loro programma riportasse “”l’ armamento generale del popolo””, i bolscevichi disarmarono i villaggi cosacchi, in cui, da tempo immemorabile, la popolazione era stata armata. La cosa non si fermava lì. In una seduta del Consiglio dei deputati operai di Rostov, Ravikovitch, parlando in nome del comitato esecutivo, dichiarava: “”La città cosacca di Krivanskaïa avendo resistito vigorosamente, è stata disarmata e bruciata.”” (Izvestia, n° 21/45). Molti altri centri cosacchi hanno subito la stessa sorte.”” (pag 123)”,”RIRx-113″
“LOKUANG Stanislao”,”Sun Yat-sen.”,”LOKUANG Stanislao, Professore nell’Università Urbaniana di Propaganda Fide.”,”CINx-281″
“LOLIEE Frederic”,”La vie d’une imperatrice (Eugenie de Montijo).”,”EUGENIA era una nobildonna spagnola che sposò nel 1853 NAPOLEONE III. Durante il suo regno non rimase confinata nei salotti. Le sue grandi passioni politiche erano la questione italiana e il sogno del Messico. Eugenia giocò anche un ruolo importante nell’ aggravamento della crisi tra Francia e Prussia, nello scoppio e nella conduzione della guerra franco-prussiana del 1870. Mentre NAPOLEONE guidava le truppe in battaglia l’ imperatrice governava la disfatta da Parigi.”,”FRAD-032″
“LOLLI Francesca”,”Croce polemista e recensore (1897-1919).”,”LOLLI Francesca ha conseguito il dottorato di ricerca in Italianistica nel Dipartimento di italianistica dell’ Università di Bologna preso il quale ha svolto attività di studio e collaborazione. Si è occupata di editoria del ‘900, politiche della cultura e beni culturali. “”L’ immobile Croce, mai così fervoroso, al contrario, nei confronti del tema bellico, replicava con ‘Motivazione di voto’ su “”Italia nostra”” (n° 6 dicembre 1914, ndr), svalutando secondo Prezzolini Volpe, Salvemini, Lombardo-Radice e Gentile e ammettendo, nel contempo, che ‘Tra i fautori della guerra immediata e per la Triplice sono, senza dubbio, anche uomii rispettabilissimi, dai quali io dissento. Ma c’è soprattutto la vecchia compagnia drammatica, che già conosco. Vado difendendo il Mussolini contro coloro che lo stimano persona abietta e venduta; ma non potrei difendere il suo cervello. Certe conversioni avranno bensì la subitaneità di quella che colpì l’ apostolo delle genti sulla via di damasco, ma non permettono come quella di far l’ apostolo delle genti. Comandan l’ umiltà, il pudore, il silenzio. Così nel caso dello Hervé, così in quello di Mussolini’. Il ragionamento epistolare con Gentile, imperniato principalmente su riflessioni intorno all’ evento bellico, in lettere-confessioni di una generazione che, per una “”curiosa illusione””, non riteneva di poter essere sfiorata dalla guerra, proseguiva: Croce affermava che l’ intervento italiano era gravissimo “”per un paese come il nostro, ricco e non preparato””, in cui le figure dei vociani interventisti si dibattevano sinistramente, in una serie di sapidi ritratti che il filosofo destinava a Gentile: (…)””. (pag 191)”,”STOx-120″
“LOLLI Gabriele”,”Da Euclide a Gödel.”,”Gabriele Lolli insegna Logica matematica presso l’Università di Torino. Tra i suoi libri più recenti: Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel, Beffe, scenziati e stregoni, Filosofoa della matematica, Il riso di Talete. Matematica e umorismo. La crisalide e la farfalla. Donne e matematica. Kurt Gödel Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Kurt Gödel (1925 circa) Kurt Gödel (Brno, 28 aprile 1906 – Princeton, 14 gennaio 1978) è stato un matematico, logico e filosofo austriaco naturalizzato statunitense, noto soprattutto per i suoi lavori sull’incompletezza delle teorie matematiche. Ritenuto uno dei più grandi logici di tutti i tempi insieme ad Aristotele e Gottlob Frege[1], le sue ricerche ebbero un significativo impatto, oltre che sul pensiero matematico e informatico, anche sul pensiero filosofico del XX secolo. Gödel nasce in Moravia, secondo figlio di Rudolf August e Marianne Handschuh, all’interno di una famiglia di lingua tedesca operante con l’industria tessile, nella città allora chiamata Brünn, sotto l’impero austro-ungarico. Il padre aveva svolto studi commerciali e grazie ad una grande applicazione nel lavoro riesce a raggiungere il grado di dirigente e comproprietario di un’importante azienda locale. Grazie al benessere acquisito, è in grado di mandare i propri figli in una scuola privata tedesca. Sin da giovane Gödel mostra alcuni aspetti della personalità che lo contraddistingueranno per tutta la vita, cioè una curiosità insaziabile,[2] una brillantezza negli studi, una preponderante introversione e una cagionevole salute; all’età di otto anni si ammala di una febbre reumatica, che suscitò in lui una eccessiva preoccupazione sia per la sua salute (ipocondria), sia per i pericoli insiti negli alimenti.[3] Nel 1918 diventa cittadino cecoslovacco. Nel 1924 si iscrive all’Università di Vienna, prima con l’intenzione di studiare fisica teorica, poi occupandosi di matematica e filosofia. Frequenta il Circolo di Vienna fondato dal filosofo Moritz Schlick impregnato dall’opera di Ludwig Wittgenstein, entra in contatto con il filosofo della scienza Rudolf Carnap con il quale condivide la passione per la parapsicologia, studia Bertrand Russell, segue una conferenza di David Hilbert sopra le questioni di completezza e consistenza dei sistemi matematici tenuta al congresso internazionale di Bologna nel 1928. Concentra quindi i suoi interessi sulla logica matematica e nel 1929, dopo essere diventato cittadino austriaco, ottiene il dottorato con una dissertazione di cui è supervisore Hans Hahn e con la quale dimostra la completezza del calcolo dei predicati del primo ordine, rispondendo positivamente alla domanda se è possibile dimostrare tutti gli enunciati veri per ogni interpretazione dei simboli.[4] Nel 1933, invitato da John von Neumann e Oswald Veblen, si trasferisce negli Stati Uniti, dove per un anno è membro visitatore dell’Institute for Advanced Study (IAS) di Princeton, divulgando il suo teorema di incompletezza. Sia durante la sua permanenza in America sia nei suoi soggiorni viennesi, in questi anni, soffre di vari esaurimenti nervosi che si manifestano in una forma di ipocondria, in una ossessione per la dieta e per i ritmi intestinali, e per una fobia sugli avvelenamenti alimentari, che lo trascinerà a evitare il cibo fino ad arrivare alla denutrizione.[5] Nel 1936 resta profondamente colpito dall’uccisione di Moritz Schlick per mano di uno studente nazista ed ha una nuova crisi nervosa. Successivamente trascorre un anno negli USA dove stringe amicizia con Albert Einstein. Nel settembre del 1938 sposa Adele Porkert, ballerina viennese incontrata in un locale notturno, sei anni più anziana, cattolica già divorziata, che ha sostenuto e aiutato Gödel fino all’ultimo dei suoi giorni. Nello stesso anno, in seguito all’annessione nazista dell’Austria, diventa automaticamente cittadino della Germania. Nel 1940, in seguito all’abolizione del titolo di Privatdozent, teme di essere chiamato alle armi e si trasferisce negli Stati Uniti passando per la Russia (servendosi della ferrovia transiberiana) e il Giappone. Quando arriva in USA i transfughi gli chiedono notizie della Germania nazista. Risponde in maniera evasiva: «Il caffè è cattivo».[6] Tomba di Kurt Gödel e della moglie nel cimitero di Princeton, New Jersey Torna nuovamente all’Institute for Advanced Study, dove rimarrà fino alla fine della sua vita. Dell’IAS diventa membro permanente nel 1946, professore ordinario nel 1953 e professore emerito nel 1973. Dal 1948 diventa cittadino degli USA. Frequenta tutti i giorni Einstein, che lo conduce in passeggiate e conversazioni quotidiane. L’ultimo suo articolo pubblicato risale al 1958, mentre nel 1972 riceve la laurea honoris causa dalla Rockefeller University e tre anni dopo la National Medal of Science. In vecchiaia, col peggioramento dei suoi squilibri psichici, Gödel si riduce a mangiare solo quel che gli prepara la moglie, la quale tuttavia negli ultimi mesi del 1977 viene ricoverata per problemi di salute per circa sei mesi. Il matematico in questo periodo si rifiuta quasi sempre di mangiare. Nei primi giorni del 1978 Gödel viene ricoverato all’ospedale di Princeton per malnutrizione e inedia. I disturbi ipocondriaci di cui soffriva, infatti, che lo portavano a non mangiare per paura di essere avvelenato,[7] gli hanno causato una grave forma di anoressia, inducendolo a lasciarsi morire di fame.[8] Muore così, praticamente suicida, il 14 gennaio 1978. Viene sepolto nel cimitero della città, seguito dalla moglie Adele nel 1981. L’attività e il pensiero[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Teoremi di incompletezza di Gödel, Ipotesi del continuo e Metrica di Gödel. Pur pubblicando un numero ridotto di articoli, Gödel riesce ad occuparsi di quasi tutti i settori della logica moderna e l’impatto derivato dalle sue opere sarà enorme e si diffonderà anche al di fuori del mondo accademico matematico.[9] Gödel ha pubblicato il suo più famoso risultato nel 1931, all’età di venticinque anni, quando lavorava presso l’Università di Vienna. Tale lavoro conteneva i famosi due Teoremi di incompletezza che da lui prendono il nome, secondo i quali: ogni sistema assiomatico consistente in grado di descrivere l’aritmetica dei numeri interi è dotato di proposizioni che non possono essere dimostrate né confutate sulla base degli assiomi di partenza. Parafrasando, se un sistema formale S è consistente (ossia privo di contraddizioni), allora è possibile costruire una formula F sintatticamente corretta ma indimostrabile in S. Per cui se un sistema formale è logicamente coerente, la sua non contraddittorietà non può essere dimostrata stando all’interno del sistema logico stesso. I teoremi di Gödel nascevano in relazione alle ricerche volte a realizzare il programma di Hilbert, che chiedeva di trovare un linguaggio matematico che potesse provare da solo la propria consistenza o coerenza. Gödel invece dimostrò che la coerenza di un sistema è tale proprio perché non può essere dimostrata[10]. Molti non compresero il senso delle affermazioni di Gödel, ritenendo che il suo teorema avesse definitivamente distrutto la possibilità di accedere a verità matematiche di cui avere assoluta certezza. Gödel invece era convinto di non avere affatto dissolto la consistenza dei sistemi logici, da lui sempre considerati come funzioni reali dotati di pieno valore ontologico, e che anzi il suo stesso teorema di incompletezza aveva una valenza di oggettività e rigore logico. Oltretutto, spiegava, la presenza di un enunciato che affermi di essere indimostrabile all’interno di un sistema formale significa appunto che esso è vero, dato che non può essere effettivamente dimostrato. E proseguiva dicendo: « Nonostante le apparenze, non vi è nulla di circolare in un tale enunciato, dal momento che esso all’inizio asserisce l’indimostrabilità di una formula ben determinata, e solo in seguito, quasi per caso, risulta che questa formula è proprio quella che esprime questo stesso enunciato. » (Kurt Gödel, nota 15) I due teoremi, il primo in particolare, furono interpretati da Gödel come una conferma del platonismo, corrente filosofica che affermava l’esistenza di formule vere non dimostrabili, e dunque l’irriducibilità della nozione di verità a quella di dimostrabilità. In accordo con questa filosofia, la sua convinzione era che la verità, essendo qualcosa di oggettivo (cioè di indipendente dalle costruzioni effettuate nelle dimostrazioni dei teoremi), non può essere posta a conclusione di alcuna sequenza dimostrativa, ma solo all’origine. Gödel fu anche autore di un celebre lavoro sull’ipotesi del continuo, dimostrando che essa non può essere confutata dagli assiomi della teoria degli insiemi accettata, assumendo che tali assiomi siano consistenti. Tale ipotesi venne poi ampliata da Paul Cohen, il quale ne provò l’indipendenza, illustrando come sia indimostrabile a partire dagli stessi assiomi.[11] Gödel vedeva nella teoria degli insiemi, e nella matematica in genere, una forma di conoscenza “”reale”” e non puramente astratta o concettuale, nonostante prescinda dall’esperienza dei sensi e si basi esclusivamente sull’intuizione mentale.[12] Similmente a Parmenide, egli concepiva la logica “”formale”” come unita indissolubilmente a un contenuto “”sostanziale””: « Nonostante la loro remotezza dall’esperienza dei sensi, noi abbiamo un qualcosa simile a una percezione anche degli oggetti della teoria degli insiemi, come si può vedere dal fatto che gli assiomi stessi ci forzano a considerarli veri. Non vedo motivo perché dovremmo avere una fiducia minore in questo tipo di percezione, vale a dire l’intuizione matematica, piuttosto che nella percezione sensoriale, che ci induce a costruire teorie fisiche e aspettarci che future sensazioni sensoriali si accordino ad esse […] » (Kurt Gödel) La prova ontologica e la teoria cosmologica[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Prova ontologica § Gödel e Cosmologia non standard § Universo di Gödel. Gödel fu autore anche di un modello cosmologico basato sulla propria metrica. Un altro risultato a cui giunse fu la presunta dimostrazione nel 1970 dell’esistenza di Dio, inteso come ente che assomma tutte le qualità positive di un dato insieme.[7] Tale teorema deriva dal concetto di ultrafiltro ed ha poco a che vedere con la teologia tradizionale, sebbene nascesse anche da esigenze di carattere esistenziale e religioso. Per comprendere la sua Ontologischer Gottesbeweis, ovvero la sua prova ontologica di Dio, occorre tener presente come Gödel avesse sempre avvertito l’urgenza di trovare un ordine logico-matematico da porre a fondamento dell’esistenza dell’universo. Un tale ordine gli sembrava fosse garantito solo dalla necessità logica dell’esistenza di Dio, ossia dalla dimostrazione di un Essere che assommi in sé le qualità positive di tutti gli enti reali. Come nel primo teorema di incompletezza, Dio doveva rappresentare quella Verità che non dipende da calcoli umani, ed è perciò assoluta e non relativa. Riemerge qui l’impostazione platonica di Gödel, nonché la sua forte stima per il filosofo tedesco Gottfried Leibniz, di cui riprende la prova ontologica e la definizione di Dio come la somma perfetta di «ogni qualità semplice che sia positiva e assoluta»[13]. La dimostrazione gödeliana, da lui concepita come un teorema logico-formale assolutamente analogo a quelli suoi precedenti, risulta dal fatto che non è logicamente plausibile ammettere la possibilità di un unico Essere provvisto di tutte le “”proprietà positive””, tra cui la stessa esistenza, senza attribuirgli una realtà effettiva, perché ciò sarebbe una palese contraddizione in termini. Il passaggio dal piano razionale a quello reale avviene per l’impossibilità di salvaguardare la coerenza del discorso logico qualora si negasse a Dio un’esistenza fattuale. E conclude quindi affermando che «Dio esiste necessariamente, come volevasi dimostrare».[14] Va inoltre sottolineato che a differenza dell’amico Albert Einstein, che concepiva Dio alla stregua di un’entità impersonale da cogliere con la sola ragione, Gödel era animato anche da sentimenti di venerazione religiosa.[14] Cresciuto nella fede luterana, egli si descriveva come un teista, credente in un Dio cristiano e personalistico, come quello di Leibniz, e non panteista alla maniera di Spinoza e Einstein.[15] La prova ontologica di Dio non fu mai resa nota in vita dall’autore, probabilmente per timore di essere frainteso;[16] essa rimase sconosciuta fino a quando venne pubblicata postuma negli Stati Uniti, nove anni dopo la sua morte, all’interno di una raccolta contenente altri scritti inediti appartenuti al matematico moravo.[16] Opere[modifica | modifica wikitesto] Über formal unentscheidbare Sätze der Principia Mathematica und verwandter Systeme, «Monatshefte für Mathematik und Physik», vol. 38, 1931 (disponibile traduzione in inglese di Martin Hirzel, 2000, qui). The Consistency of the Axiom of Choice and of the Generalized Continuum Hypothesis with the Axioms of Set Theory, Princeton University Press, Princeton, NJ., 1940. Ontologischer Beweis (Prova ontologica), pubblicata postuma nel 1987 (trad. it.: La prova matematica dell’esistenza di Dio). Collected Works, New York, Oxford University Press, 1986-2006, 5 volumi, testi in tedesco con traduzione inglese a fronte. My philosophical viewpoint, c. 1960 in Hao Wang, A Logical Journey: from Gödel to Philosophy, Cambridge, USA, The MIT Press, 1996, p. 316. The modern development of the foundations of mathematics in the light of philosophy, in Collected Works, Volume III, 1961, pp. 375-387. Edizioni in italiano[modifica | modifica wikitesto] Opere, vol. 1 (1929-1936), Torino, Bollati Boringhieri, 1999. Opere, vol. 2 (1938-1974), Torino, Bollati Boringhieri, 2002. Opere, vol. 3, saggi inediti e conferenze, Torino, Bollati Boringhieri, 2006. Opere, vol. 4, corrispondenza A-G, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. Opere, vol. 5, corrispondenza H-Z, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Alcuni matematici come Hermann Weyl e John von Neumann lo definivano «il più grande logico dopo Leibniz, o dopo Aristotele» (cfr. articolo su Il Sole 24 Ore). ^ In famiglia era stato affettuosamente soprannominato Herr Warum, “”Signor Perché””. ^ Gödel e i limiti della logica, di John W. Dawson Jr., pubbl. su “”Le Scienze””, n° 374, ottobre 1999, pag. 88. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pag. 90. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pag. 91. ^ Kurt Godel e la nuova scienza, articolo di Enzo Castagna, Associazione Italiana del Libro, 19 ottobre 2013. ^ a b Kos: rivista di cultura e storia delle scienze mediche, naturali e umane, a cura di Massimo Piattelli Palmarini, edizioni 250-255, p. 77, Franco Maria Ricci, 2006. ^ Frederick Toates, Olga Coschug Toates, Obsessive Compulsive Disorder: Practical Tried-and-Tested Strategies to Overcome OCD, Class Publishing, p. 221, 2002 ISBN 978-1-85959-069-0. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pagg. 88-92. ^ Cfr. in bibliografia: Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Gödel. ^ Ruggiero Romano, Enciclopedia, vol. VIII, p. 553, G. Einaudi, 1979. ^ «Classi e concetti possono essere concepiti come enti reali, cioè le classi come pluralità di oggetti, e i concetti come proprietà e relazioni tra esse, entrambi esistenti indipendentemente dalle nostre definizioni o costruzioni» (Kurt Gödel, Russell’s mathematical logic in Collected Works, Vol. II: Publications 1938-1974, a cura di Solomon Feferman, John W. Dawson Jr., Stephen C. Kleene, Gregory H. Moore, Robert M. e Jan van Heijenoort, New York e Oxford, Oxford University Press, 1990, pag. 128). ^ Leibniz, L’Essere perfettissimo esiste, in Scritti filosofici, Utet, Torino 1967, vol. I, p. 261. ^ a b R. G. Timossi, Prove logiche dell’esistenza di Dio da Anselmo d’Aosta a Kurt Gödel, Marietti, Genova-Milano 2005, pp. 437-445. ^ Tucker McElroy, A to Z of Mathematicians, Infobase Publishing, 2005, p. 118: «He was baptized as a Lutheran, and re-mained a theist – a believer in a personal God – throughout his life»). Cfr. anche John W. Dawson Jr., Logical Dilemmas: The Life and Work of Kurt Gödel, AK Peters, Ltd., 1996, p. 6. ^ a b La prova, probabilmente ideata già nel 1941, perfezionata nel 1954 e infine nel 1970, fu infatti lasciata allo stato di bozza, consistente in tre pagine manoscritte. Il logico Dana Scott tuttavia, chiamato da Gödel a prenderne visione nella versione definitiva, la ricopiò e la fece circolare, finché nel 1987 Jordan Howard Sobel la pubblicò nel saggio On Being and Saying. Essays for Richard Cartwright (redatto da Judith Jarvis Thomson, Cambridge, pp. 242-261). La reticenza di Gödel a pubblicarla è testimoniata dal diario di Oskar Morgenstern nella pagina del 29 agosto 1970 (citata in Kurt Gödel, “”Ontological Proof””, Collected Works: Unpublished Essays & Lectures, III volume, p. 388, Oxford University Press ISBN 0-19-514722-7). Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Italo Aimonetto, Il fondamento del teorema di Gödel: da Peano a Frege e Russell, Torino, Rivista Filosofia, 39, 1988, pp. 231–249. Francesco Berto, Logica da zero a Gödel, Bari, Laterza, 2008, ISBN 88-420-8634-7. Francesco Berto, Tutti pazzi per Gödel. La guida completa al teorema d’incompletezza, Bari, Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-8590-4. Riccardo Bruni, Kurt Gödel, un profilo, Roma, Carocci, 2015, ISBN 978-88-430-7513-3. Pierre Cassou-Noguès, I demoni di Gödel. Logica e follia. Milano, Bruno Mondadori, 2008, ISBN 978-88-6159-145-5. John L. Casti, Werner DePauli, Gödel: L’eccentrica vita di un genio, Milano, Raffaello Cortina, 2001, ISBN 88-7078-711-7. Daniele Chiffi, Kurt Gödel. Philosophical Explorations, Aracne, Roma 2012. John W. Dawson jr, Dilemmi Logici: La vita e l’opera di Kurt Gödel, Torino, Bollati Boringhieri, 2001, ISBN 88-339-1353-8. Sergio Galvan. Introduzione ai teoremi di incompletezza. Milano, Franco Angeli, 1992. Rebecca Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Godel, Torino, Codice Edizioni, 2006, ISBN 88-7578-041-2. Douglas Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante, Milano, Adelphi, 1990, ISBN 88-459-0755-4. Gabriele Lolli, Da Euclide a Gödel, Bologna, Il Mulino, 2010, ISBN 978-88-15-13923-8. Gabriele Lolli, Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel. Bologna, Il Mulino, 1992. Gabriele Lolli, Sotto il segno di Gödel. Bologna, Il Mulino, 2007. Gabriele Lolli e Ugo Pagallo (a cura di), La complessità di Gödel, Torino, Giappichelli, 2008, ISBN 978-88-348-8271-9. Gabriele Lolli (a cura di), La prova matematica dell’esistenza di Dio, Torino, Bollati Boringhieri, 2006, ISBN 88-339-1679-0. Ernest Nagel e James R. Newman, La prova di Gödel, Torino, Bollati Boringhieri, 1992, ISBN 88-339-0309-5. Piero Pasolini, Il teorema di Gödel di fronte alla logica, alla cibernetica e all’assoluto, Rivista Nuova Umanità n. 1, Roma, Ed. Città Nuova, 1978. Palle Yourgrau, Un mondo senza tempo. L’eredità dimenticata di Gödel e Einstein. Milano, Il Saggiatore, 2006, ISBN 88-428-0903-9.”,”SCIx-085-FL”
“LOLLI Gabriele”,”Sotto il segno di Gödel.”,”Gabriele Lolli insegna Logica matematica presso l’Università di Torino. Tra i suoi libri più recenti: Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel, Beffe, scenziati e stregoni, Filosofoa della matematica, Il riso di Talete. Matematica e umorismo. La crisalide e la farfalla. Donne e matematica. Kurt Gödel Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Kurt Gödel (1925 circa) Kurt Gödel (Brno, 28 aprile 1906 – Princeton, 14 gennaio 1978) è stato un matematico, logico e filosofo austriaco naturalizzato statunitense, noto soprattutto per i suoi lavori sull’incompletezza delle teorie matematiche. Ritenuto uno dei più grandi logici di tutti i tempi insieme ad Aristotele e Gottlob Frege[1], le sue ricerche ebbero un significativo impatto, oltre che sul pensiero matematico e informatico, anche sul pensiero filosofico del XX secolo. Gödel nasce in Moravia, secondo figlio di Rudolf August e Marianne Handschuh, all’interno di una famiglia di lingua tedesca operante con l’industria tessile, nella città allora chiamata Brünn, sotto l’impero austro-ungarico. Il padre aveva svolto studi commerciali e grazie ad una grande applicazione nel lavoro riesce a raggiungere il grado di dirigente e comproprietario di un’importante azienda locale. Grazie al benessere acquisito, è in grado di mandare i propri figli in una scuola privata tedesca. Sin da giovane Gödel mostra alcuni aspetti della personalità che lo contraddistingueranno per tutta la vita, cioè una curiosità insaziabile,[2] una brillantezza negli studi, una preponderante introversione e una cagionevole salute; all’età di otto anni si ammala di una febbre reumatica, che suscitò in lui una eccessiva preoccupazione sia per la sua salute (ipocondria), sia per i pericoli insiti negli alimenti.[3] Nel 1918 diventa cittadino cecoslovacco. Nel 1924 si iscrive all’Università di Vienna, prima con l’intenzione di studiare fisica teorica, poi occupandosi di matematica e filosofia. Frequenta il Circolo di Vienna fondato dal filosofo Moritz Schlick impregnato dall’opera di Ludwig Wittgenstein, entra in contatto con il filosofo della scienza Rudolf Carnap con il quale condivide la passione per la parapsicologia, studia Bertrand Russell, segue una conferenza di David Hilbert sopra le questioni di completezza e consistenza dei sistemi matematici tenuta al congresso internazionale di Bologna nel 1928. Concentra quindi i suoi interessi sulla logica matematica e nel 1929, dopo essere diventato cittadino austriaco, ottiene il dottorato con una dissertazione di cui è supervisore Hans Hahn e con la quale dimostra la completezza del calcolo dei predicati del primo ordine, rispondendo positivamente alla domanda se è possibile dimostrare tutti gli enunciati veri per ogni interpretazione dei simboli.[4] Nel 1933, invitato da John von Neumann e Oswald Veblen, si trasferisce negli Stati Uniti, dove per un anno è membro visitatore dell’Institute for Advanced Study (IAS) di Princeton, divulgando il suo teorema di incompletezza. Sia durante la sua permanenza in America sia nei suoi soggiorni viennesi, in questi anni, soffre di vari esaurimenti nervosi che si manifestano in una forma di ipocondria, in una ossessione per la dieta e per i ritmi intestinali, e per una fobia sugli avvelenamenti alimentari, che lo trascinerà a evitare il cibo fino ad arrivare alla denutrizione.[5] Nel 1936 resta profondamente colpito dall’uccisione di Moritz Schlick per mano di uno studente nazista ed ha una nuova crisi nervosa. Successivamente trascorre un anno negli USA dove stringe amicizia con Albert Einstein. Nel settembre del 1938 sposa Adele Porkert, ballerina viennese incontrata in un locale notturno, sei anni più anziana, cattolica già divorziata, che ha sostenuto e aiutato Gödel fino all’ultimo dei suoi giorni. Nello stesso anno, in seguito all’annessione nazista dell’Austria, diventa automaticamente cittadino della Germania. Nel 1940, in seguito all’abolizione del titolo di Privatdozent, teme di essere chiamato alle armi e si trasferisce negli Stati Uniti passando per la Russia (servendosi della ferrovia transiberiana) e il Giappone. Quando arriva in USA i transfughi gli chiedono notizie della Germania nazista. Risponde in maniera evasiva: «Il caffè è cattivo».[6] Tomba di Kurt Gödel e della moglie nel cimitero di Princeton, New Jersey Torna nuovamente all’Institute for Advanced Study, dove rimarrà fino alla fine della sua vita. Dell’IAS diventa membro permanente nel 1946, professore ordinario nel 1953 e professore emerito nel 1973. Dal 1948 diventa cittadino degli USA. Frequenta tutti i giorni Einstein, che lo conduce in passeggiate e conversazioni quotidiane. L’ultimo suo articolo pubblicato risale al 1958, mentre nel 1972 riceve la laurea honoris causa dalla Rockefeller University e tre anni dopo la National Medal of Science. In vecchiaia, col peggioramento dei suoi squilibri psichici, Gödel si riduce a mangiare solo quel che gli prepara la moglie, la quale tuttavia negli ultimi mesi del 1977 viene ricoverata per problemi di salute per circa sei mesi. Il matematico in questo periodo si rifiuta quasi sempre di mangiare. Nei primi giorni del 1978 Gödel viene ricoverato all’ospedale di Princeton per malnutrizione e inedia. I disturbi ipocondriaci di cui soffriva, infatti, che lo portavano a non mangiare per paura di essere avvelenato,[7] gli hanno causato una grave forma di anoressia, inducendolo a lasciarsi morire di fame.[8] Muore così, praticamente suicida, il 14 gennaio 1978. Viene sepolto nel cimitero della città, seguito dalla moglie Adele nel 1981. L’attività e il pensiero[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Teoremi di incompletezza di Gödel, Ipotesi del continuo e Metrica di Gödel. Pur pubblicando un numero ridotto di articoli, Gödel riesce ad occuparsi di quasi tutti i settori della logica moderna e l’impatto derivato dalle sue opere sarà enorme e si diffonderà anche al di fuori del mondo accademico matematico.[9] Gödel ha pubblicato il suo più famoso risultato nel 1931, all’età di venticinque anni, quando lavorava presso l’Università di Vienna. Tale lavoro conteneva i famosi due Teoremi di incompletezza che da lui prendono il nome, secondo i quali: ogni sistema assiomatico consistente in grado di descrivere l’aritmetica dei numeri interi è dotato di proposizioni che non possono essere dimostrate né confutate sulla base degli assiomi di partenza. Parafrasando, se un sistema formale S è consistente (ossia privo di contraddizioni), allora è possibile costruire una formula F sintatticamente corretta ma indimostrabile in S. Per cui se un sistema formale è logicamente coerente, la sua non contraddittorietà non può essere dimostrata stando all’interno del sistema logico stesso. I teoremi di Gödel nascevano in relazione alle ricerche volte a realizzare il programma di Hilbert, che chiedeva di trovare un linguaggio matematico che potesse provare da solo la propria consistenza o coerenza. Gödel invece dimostrò che la coerenza di un sistema è tale proprio perché non può essere dimostrata[10]. Molti non compresero il senso delle affermazioni di Gödel, ritenendo che il suo teorema avesse definitivamente distrutto la possibilità di accedere a verità matematiche di cui avere assoluta certezza. Gödel invece era convinto di non avere affatto dissolto la consistenza dei sistemi logici, da lui sempre considerati come funzioni reali dotati di pieno valore ontologico, e che anzi il suo stesso teorema di incompletezza aveva una valenza di oggettività e rigore logico. Oltretutto, spiegava, la presenza di un enunciato che affermi di essere indimostrabile all’interno di un sistema formale significa appunto che esso è vero, dato che non può essere effettivamente dimostrato. E proseguiva dicendo: « Nonostante le apparenze, non vi è nulla di circolare in un tale enunciato, dal momento che esso all’inizio asserisce l’indimostrabilità di una formula ben determinata, e solo in seguito, quasi per caso, risulta che questa formula è proprio quella che esprime questo stesso enunciato. » (Kurt Gödel, nota 15) I due teoremi, il primo in particolare, furono interpretati da Gödel come una conferma del platonismo, corrente filosofica che affermava l’esistenza di formule vere non dimostrabili, e dunque l’irriducibilità della nozione di verità a quella di dimostrabilità. In accordo con questa filosofia, la sua convinzione era che la verità, essendo qualcosa di oggettivo (cioè di indipendente dalle costruzioni effettuate nelle dimostrazioni dei teoremi), non può essere posta a conclusione di alcuna sequenza dimostrativa, ma solo all’origine. Gödel fu anche autore di un celebre lavoro sull’ipotesi del continuo, dimostrando che essa non può essere confutata dagli assiomi della teoria degli insiemi accettata, assumendo che tali assiomi siano consistenti. Tale ipotesi venne poi ampliata da Paul Cohen, il quale ne provò l’indipendenza, illustrando come sia indimostrabile a partire dagli stessi assiomi.[11] Gödel vedeva nella teoria degli insiemi, e nella matematica in genere, una forma di conoscenza “”reale”” e non puramente astratta o concettuale, nonostante prescinda dall’esperienza dei sensi e si basi esclusivamente sull’intuizione mentale.[12] Similmente a Parmenide, egli concepiva la logica “”formale”” come unita indissolubilmente a un contenuto “”sostanziale””: « Nonostante la loro remotezza dall’esperienza dei sensi, noi abbiamo un qualcosa simile a una percezione anche degli oggetti della teoria degli insiemi, come si può vedere dal fatto che gli assiomi stessi ci forzano a considerarli veri. Non vedo motivo perché dovremmo avere una fiducia minore in questo tipo di percezione, vale a dire l’intuizione matematica, piuttosto che nella percezione sensoriale, che ci induce a costruire teorie fisiche e aspettarci che future sensazioni sensoriali si accordino ad esse […] » (Kurt Gödel) La prova ontologica e la teoria cosmologica[modifica | modifica wikitesto] Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Prova ontologica § Gödel e Cosmologia non standard § Universo di Gödel. Gödel fu autore anche di un modello cosmologico basato sulla propria metrica. Un altro risultato a cui giunse fu la presunta dimostrazione nel 1970 dell’esistenza di Dio, inteso come ente che assomma tutte le qualità positive di un dato insieme.[7] Tale teorema deriva dal concetto di ultrafiltro ed ha poco a che vedere con la teologia tradizionale, sebbene nascesse anche da esigenze di carattere esistenziale e religioso. Per comprendere la sua Ontologischer Gottesbeweis, ovvero la sua prova ontologica di Dio, occorre tener presente come Gödel avesse sempre avvertito l’urgenza di trovare un ordine logico-matematico da porre a fondamento dell’esistenza dell’universo. Un tale ordine gli sembrava fosse garantito solo dalla necessità logica dell’esistenza di Dio, ossia dalla dimostrazione di un Essere che assommi in sé le qualità positive di tutti gli enti reali. Come nel primo teorema di incompletezza, Dio doveva rappresentare quella Verità che non dipende da calcoli umani, ed è perciò assoluta e non relativa. Riemerge qui l’impostazione platonica di Gödel, nonché la sua forte stima per il filosofo tedesco Gottfried Leibniz, di cui riprende la prova ontologica e la definizione di Dio come la somma perfetta di «ogni qualità semplice che sia positiva e assoluta»[13]. La dimostrazione gödeliana, da lui concepita come un teorema logico-formale assolutamente analogo a quelli suoi precedenti, risulta dal fatto che non è logicamente plausibile ammettere la possibilità di un unico Essere provvisto di tutte le “”proprietà positive””, tra cui la stessa esistenza, senza attribuirgli una realtà effettiva, perché ciò sarebbe una palese contraddizione in termini. Il passaggio dal piano razionale a quello reale avviene per l’impossibilità di salvaguardare la coerenza del discorso logico qualora si negasse a Dio un’esistenza fattuale. E conclude quindi affermando che «Dio esiste necessariamente, come volevasi dimostrare».[14] Va inoltre sottolineato che a differenza dell’amico Albert Einstein, che concepiva Dio alla stregua di un’entità impersonale da cogliere con la sola ragione, Gödel era animato anche da sentimenti di venerazione religiosa.[14] Cresciuto nella fede luterana, egli si descriveva come un teista, credente in un Dio cristiano e personalistico, come quello di Leibniz, e non panteista alla maniera di Spinoza e Einstein.[15] La prova ontologica di Dio non fu mai resa nota in vita dall’autore, probabilmente per timore di essere frainteso;[16] essa rimase sconosciuta fino a quando venne pubblicata postuma negli Stati Uniti, nove anni dopo la sua morte, all’interno di una raccolta contenente altri scritti inediti appartenuti al matematico moravo.[16] Opere[modifica | modifica wikitesto] Über formal unentscheidbare Sätze der Principia Mathematica und verwandter Systeme, «Monatshefte für Mathematik und Physik», vol. 38, 1931 (disponibile traduzione in inglese di Martin Hirzel, 2000, qui). The Consistency of the Axiom of Choice and of the Generalized Continuum Hypothesis with the Axioms of Set Theory, Princeton University Press, Princeton, NJ., 1940. Ontologischer Beweis (Prova ontologica), pubblicata postuma nel 1987 (trad. it.: La prova matematica dell’esistenza di Dio). Collected Works, New York, Oxford University Press, 1986-2006, 5 volumi, testi in tedesco con traduzione inglese a fronte. My philosophical viewpoint, c. 1960 in Hao Wang, A Logical Journey: from Gödel to Philosophy, Cambridge, USA, The MIT Press, 1996, p. 316. The modern development of the foundations of mathematics in the light of philosophy, in Collected Works, Volume III, 1961, pp. 375-387. Edizioni in italiano[modifica | modifica wikitesto] Opere, vol. 1 (1929-1936), Torino, Bollati Boringhieri, 1999. Opere, vol. 2 (1938-1974), Torino, Bollati Boringhieri, 2002. Opere, vol. 3, saggi inediti e conferenze, Torino, Bollati Boringhieri, 2006. Opere, vol. 4, corrispondenza A-G, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. Opere, vol. 5, corrispondenza H-Z, Torino, Bollati Boringhieri, 2009. Note[modifica | modifica wikitesto] ^ Alcuni matematici come Hermann Weyl e John von Neumann lo definivano «il più grande logico dopo Leibniz, o dopo Aristotele» (cfr. articolo su Il Sole 24 Ore). ^ In famiglia era stato affettuosamente soprannominato Herr Warum, “”Signor Perché””. ^ Gödel e i limiti della logica, di John W. Dawson Jr., pubbl. su “”Le Scienze””, n° 374, ottobre 1999, pag. 88. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pag. 90. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pag. 91. ^ Kurt Godel e la nuova scienza, articolo di Enzo Castagna, Associazione Italiana del Libro, 19 ottobre 2013. ^ a b Kos: rivista di cultura e storia delle scienze mediche, naturali e umane, a cura di Massimo Piattelli Palmarini, edizioni 250-255, p. 77, Franco Maria Ricci, 2006. ^ Frederick Toates, Olga Coschug Toates, Obsessive Compulsive Disorder: Practical Tried-and-Tested Strategies to Overcome OCD, Class Publishing, p. 221, 2002 ISBN 978-1-85959-069-0. ^ John W. Dawson Jr., ibidem, pagg. 88-92. ^ Cfr. in bibliografia: Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Gödel. ^ Ruggiero Romano, Enciclopedia, vol. VIII, p. 553, G. Einaudi, 1979. ^ «Classi e concetti possono essere concepiti come enti reali, cioè le classi come pluralità di oggetti, e i concetti come proprietà e relazioni tra esse, entrambi esistenti indipendentemente dalle nostre definizioni o costruzioni» (Kurt Gödel, Russell’s mathematical logic in Collected Works, Vol. II: Publications 1938-1974, a cura di Solomon Feferman, John W. Dawson Jr., Stephen C. Kleene, Gregory H. Moore, Robert M. e Jan van Heijenoort, New York e Oxford, Oxford University Press, 1990, pag. 128). ^ Leibniz, L’Essere perfettissimo esiste, in Scritti filosofici, Utet, Torino 1967, vol. I, p. 261. ^ a b R. G. Timossi, Prove logiche dell’esistenza di Dio da Anselmo d’Aosta a Kurt Gödel, Marietti, Genova-Milano 2005, pp. 437-445. ^ Tucker McElroy, A to Z of Mathematicians, Infobase Publishing, 2005, p. 118: «He was baptized as a Lutheran, and re-mained a theist – a believer in a personal God – throughout his life»). Cfr. anche John W. Dawson Jr., Logical Dilemmas: The Life and Work of Kurt Gödel, AK Peters, Ltd., 1996, p. 6. ^ a b La prova, probabilmente ideata già nel 1941, perfezionata nel 1954 e infine nel 1970, fu infatti lasciata allo stato di bozza, consistente in tre pagine manoscritte. Il logico Dana Scott tuttavia, chiamato da Gödel a prenderne visione nella versione definitiva, la ricopiò e la fece circolare, finché nel 1987 Jordan Howard Sobel la pubblicò nel saggio On Being and Saying. Essays for Richard Cartwright (redatto da Judith Jarvis Thomson, Cambridge, pp. 242-261). La reticenza di Gödel a pubblicarla è testimoniata dal diario di Oskar Morgenstern nella pagina del 29 agosto 1970 (citata in Kurt Gödel, “”Ontological Proof””, Collected Works: Unpublished Essays & Lectures, III volume, p. 388, Oxford University Press ISBN 0-19-514722-7). Bibliografia[modifica | modifica wikitesto] Italo Aimonetto, Il fondamento del teorema di Gödel: da Peano a Frege e Russell, Torino, Rivista Filosofia, 39, 1988, pp. 231–249. Francesco Berto, Logica da zero a Gödel, Bari, Laterza, 2008, ISBN 88-420-8634-7. Francesco Berto, Tutti pazzi per Gödel. La guida completa al teorema d’incompletezza, Bari, Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-8590-4. Riccardo Bruni, Kurt Gödel, un profilo, Roma, Carocci, 2015, ISBN 978-88-430-7513-3. Pierre Cassou-Noguès, I demoni di Gödel. Logica e follia. Milano, Bruno Mondadori, 2008, ISBN 978-88-6159-145-5. John L. Casti, Werner DePauli, Gödel: L’eccentrica vita di un genio, Milano, Raffaello Cortina, 2001, ISBN 88-7078-711-7. Daniele Chiffi, Kurt Gödel. Philosophical Explorations, Aracne, Roma 2012. John W. Dawson jr, Dilemmi Logici: La vita e l’opera di Kurt Gödel, Torino, Bollati Boringhieri, 2001, ISBN 88-339-1353-8. Sergio Galvan. Introduzione ai teoremi di incompletezza. Milano, Franco Angeli, 1992. Rebecca Goldstein, Incompletezza. La dimostrazione e il paradosso di Kurt Godel, Torino, Codice Edizioni, 2006, ISBN 88-7578-041-2. Douglas Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante, Milano, Adelphi, 1990, ISBN 88-459-0755-4. Gabriele Lolli, Da Euclide a Gödel, Bologna, Il Mulino, 2010, ISBN 978-88-15-13923-8. Gabriele Lolli, Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel. Bologna, Il Mulino, 1992. Gabriele Lolli, Sotto il segno di Gödel. Bologna, Il Mulino, 2007. Gabriele Lolli e Ugo Pagallo (a cura di), La complessità di Gödel, Torino, Giappichelli, 2008, ISBN 978-88-348-8271-9. Gabriele Lolli (a cura di), La prova matematica dell’esistenza di Dio, Torino, Bollati Boringhieri, 2006, ISBN 88-339-1679-0. Ernest Nagel e James R. Newman, La prova di Gödel, Torino, Bollati Boringhieri, 1992, ISBN 88-339-0309-5. Piero Pasolini, Il teorema di Gödel di fronte alla logica, alla cibernetica e all’assoluto, Rivista Nuova Umanità n. 1, Roma, Ed. Città Nuova, 1978. Palle Yourgrau, Un mondo senza tempo. L’eredità dimenticata di Gödel e Einstein. Milano, Il Saggiatore, 2006, ISBN 88-428-0903-9.”,”SCIx-086-FL”
“LOLLI Gabriele”,”QED. Fenomenologia della dimostrazione.”,”Gabriele Lolli insegna Logica matematica presso l’Università di Torino. Tra i suoi libri più recenti: Incompletezza. Saggio su Kurt Gödel, Beffe, scenziati e stregoni, Filosofoa della matematica, Il riso di Talete. Matematica e umorismo. La crisalide e la farfalla. Donne e matematica.”,”FILx-142-FL”
“LOLLI Gabriele”,”Lezioni di logica matematica.”,”Gabriele Lolli, nato nel 1942, si è laureato in matematica all’Università di Torino e ha perfezionato i suoi studi alla Yale University di New Haven, Connecticut. Dopo essere stato docente di analisi matematica presso il Politecnico di Torino, è diventato professore straordinario di logica matematica, prima a Salerno, ora presso l’Università di Genova.”,”SCIx-301-FL”
“LOLLI Gabriele”,”Categorie, universi e princìpi di riflessione.”,”Gabriele Lolli, nato nel 1942, si è laureato in matematica all’Università di Torino e ha perfezionato i suoi studi alla Yale University di New Haven, Connecticut. Dopo essere stato docente di analisi matematica presso il Politecnico di Torino, è diventato professore straordinario di logica matematica, prima a Salerno, ora presso l’Università di Genova.”,”SCIx-302-FL”
“LOMARTIRE Carlo Maria”,”Mattei. Storia dell’ italiano che sfidò i signori del petrolio.”,”LOMARTIRE Carlo Maria giornalista si è occupato di problemi economici e politici. E’ stato inviato del ‘Giorno’. Ha curato servizi per la Rai (TG1) e Canale 5 (TG5). “”Secondo uno studio di Fulvio Bellini e Alessandro Previdi, ripreso da Giorgio Galli, “”il metano di Caviaga costava a bocca di pozzo dai 70 centesimi a una lira a metro cubo, il trasporto incideva per altri 60-80 centesimi. Mattei lo vendeva ad un prezzo oscillante fra le 8 e le 12 lire al metro cubo, conun profitto del 300-500%. Nel periodo 1948-1951 l’ Agip realizzò con il metano utili per circa 20 miliardi di lire.”” Dow Votaw nel suo libro del 1965, Il cane a sei zampe. Mattei e l’ Eni. Saggio sul potere, fa un calcolo diverso ma la sostanza della situazione non cambia””. (pag 172) L’ incendio del pozzo 21 di Cortemaggiore. “”Ma dove ha fallito la tecnologia e la professionalità made in Usa riescono la genialità, la tenacia e il “”dilettantismo”” italiani. Qualcuno, rimasto sconosciuto, dei tecnici da settimane impegnati allo spasimo in quella che passerà alla storia dell’ Agip come “”la battaglia del 21″”, ha un’ idea: scavare un altro pozzo ad un centinaio di metri da quello che brucia, scendere di 1000 metri circa, poi andare in diagonale fino alla base dell’ eruzione, che si trova a 1500 metri, in modo da scaricare il metano dal secondo pozzo. Mattei ci sta: “”Proviamo anche questa, non abbiamo niente da perdere””. Si lavora con la forza della disperazione. A scavo ultimato la fiamma comincia a deperire, e rapidamente si placa fino ad estinguersi. La battaglia è durata 66 giorni.”” (pag 174)”,”ITAE-139″
“LOMARTIRE Carlo Maria”,”Insurrezione. 14 luglio 1948: l’attentato a Togliatti e la tentazione rivoluzionaria.”,”Carlo Maria Lomartire, giornalista e scrittore, si è sempre occupato di temi economici e politici. É stato, fra l’altro, inviato speciale del Giorno. Ha curato i servizi di economia e finanza per i telegiornali Rai della sede di Milano. É stato caporedattore per l’economia del Tg5, vicedirettore di Studio aperto, responsabile editoriale di Mediavideo. Attualmente è vicedirettore di Videonews. Colloquio Di Vittorio – De Gasperi. “”Di Vittorio e i suoi due accompagnatori sono accolti da De Gasperi nell’anticamera del suo studio, al secondo piano del Viminale. Il presidente va loro incontro con le braccia tese, quasi a volerli abbracciare, manifestando sincera commozione per l’accaduto. Non è un banale espediente per conquistarne la benevolenza. Un comportamento del genere non è nel carattere rigoroso e riservato del trentino De Gasperi. La condanna per l’attentato è scontata ma appare autentica. «Non sappiamo ancora chi sono i mandanti» dice ai sindacalisti «ma faremo tutto il necessario per scoprirlo, indagando soprattutto negli ambienti fascisti». In questo modo De Gasperi mostra di accogliere, almeno per il momento, la tesi del complotto ordito a destra che, a ventiquattr’ore dall’attentato, i comunisti e gran parte della stampa di sinistra sembrano dare per scontata. Di Vittorio, invece, porta subito il discorso sulle «brutalità» con cui «la polizia di Scelba» cerca di reprimere «la legittima protesta dei lavoratori». In realtà, con una tecnica tipicamente comunista di mimetismo politico, Di Vittorio fornisce delle indicazioni tranquillizzanti nell’ambito di un’aggressiva recriminazione. «Lo sciopero durerà quanto è necessario» dice infatti, ma aggiunge subito «e cesserà appena possibile. Noi non abbiamo intenzioni insurrezionali ma vogliamo impegni e garanzie affinché non si utilizzi questa occasione per portare avanti operazioni repressive su vasta scala». Di questa apparentemente dura presa di posizione a De Gasperi, politico abile e raffinato, non è sfuggito quel «noi non abbiamo intenzioni insurrezionali», che per di più gli è sembrato che Di Vittorio abbia scandito con maggiore chiarezza. E poi la richiesta finale, quasi sulla difensiva, di non ricorrere a repressione di massa. Insomma, per De Gasperi la posizione del capo della Cgil può anche essere interpretata così: «Lasciamo che la protesta si esaurisca nello sciopero, non abbiamo nessuna intenzione di scatenare un’insurrezione e terremo la piazza sotto controllo, ma voi dopo non lasciatevi andare a retate di massa e cacce alle streghe». Sembra uno scambio accettabile. Naturalmente il colloquio si conclude con la scontata e quasi rituale richiesta di dimissioni del governo. E’ la linea ufficiale di Pci e Cgil, ma chissà se Di Vittorio la condivide davvero e chissà se la condividerebbe il realistico Togliatti: sarebbe stato molto meno velleitario, pensano già i più «togliattiani» dei comunisti, chiedere le dimissioni di Scelba. Naturalmente De Gasperi respinge con fermezza questa richiesta, giacché «il governo non ha alcuna responsabilità» dell’accaduto. E rilancia per non mostrarsi minimamente intimidito: «Proclamando lo sciopero generale contro il governo la Cgil si è assunta una responsabilità gravissima; se non recede, il governo non esiterà ad andare alla scontro»”” (pag 157-158)”,”PCIx-434″
“LOMAS David”,”Mons 1914. Il trionfo tattico della BEF [British Expeditionary Force].”,”Un autore arriva al punto di definire Mons “”la battaglia che salvò il mondo”” (pag 89); L’esercito tedesco era un’organizzazione accuratamente strutturata, programmata per raccogliere, con le riserve, più di 5 milioni di uomini a mobilitazione completa. Il suo nocciolo era un ben addestrato corpo ufficiali, assistito da 100.000 sottufficiali altamente professionali, che imponevano una rigida disciplina e richiedevano alla truppa un’obbedienza cieca ed assoluta. (…) Il numero di uomini disponibile ogni anno eccedeva largamento i bisogni dell’esercito. Più di un milione di reclute si presentava per prestare servizio ogni anno, e di queste solo un terzo era necessario. Questo permetteva all’Esercito di selezionare gli uomini veramente migliori per il servizio attivo, e di passarne molte migliaia alla riserva aggiuntiva, o ‘Ersatz’. La Riserva Ersatz fornì più di un milione di uomini di rinforzo nei primi tre mesi di guerra. Nel suo addestramento, l’Esercito tedesco, al contrario dei suoi contemporanei inglese e francese, si preparava per una guerra in Europa. Gli osservatori erano colpiti dall’insistenza sulla velocità e dalla feroce disciplina di marcia (un elemento essenziale se il piano Schlieffen doveva rispettare le sue tabelle). La fanteria era addestrata alle tattiche di avvolgimento e ad attaccare in dense ondate a intervalli di 500 metri, con il supporto del fuoco dell’artiglieria e delle mitragliatrici. Questi assalti tedeschi sembravano inarrestabili. Gli attacchi venivano eseguiti in formazione a mezzaluna: i fianchi del nemico veniva oltrepassati e avviluppati mentre il centro era tenuto occupato. I comandanti tedeschi credevano nell’interdipendenza di tutte le armi, una teoria che sottolineavano includendo battaglioni di Jäeger [lett: “”cacciatori”” (…)]”” (pag 15); Nella sua forma finale, il piano [Schlieffen] richiedeva dieci sole divisioni per tenere a bada la Russia a est; 62 divisioni avrebbero affrontato la Francia, 54 delle quali, distribuite tra la Prima e la Quinta Armata, avrebbero effettuato l’assalto. Le altre otto erano assegnate alla Sesta e Settima Armata sulla frontiera franco-tedesca. Esse si sarebbero dovute ritirare davanti al previsto attacco francese in Alsazia e Lorena, così da attirare gli avversari in una trappola. Mentre i francesi si lanciavano all’assalto, avrebbero lasciato scoperte le loro retrovie. Con le parole dello storico Liddell-Hart, il piano Schlieffen era come una porta girevole: “”se uno avesse spinto con forza su un lato, l’altro avrebbe ruotato, colpendolo alla schiena””. Sarebbe stata un’altra Sedan. Von Schlieffen voleva che “”il gomito destro dell’uomo all’estrema destra sfiorasse la Manica””, ma dopo il suo ritiro nel 1906, consistenti revisioni ridussero la proporzione di forze tra l’ala destra e l’ala sinistra da sei a uno, a due a uno. L’ala destra non avrebbe più seguito la costa ma avrebbe proceduto ben all’interno. Era un cambiamento che alla fine avrebbe condotto la Prima Armata tedesca a Mons”” (pag 25-26)”,”QMIP-126″
“LOMBARD Maurice”,”Splendore e apogeo dell’Islam, VIII-XI secolo.”,”Gli schiavi. “”Come le grandi civiltà dell’antichità e come l’impero bizantino, il mondo musulmano è una civiltà schiavista. Per la forza motrice, per l’energia, ricorre in gran parte ai muscoli dello schiavo: nelle grandi squadre che lavorano nelle piantagioni e nelle miniere, la mano d’opera è interamente fornita dagli schiavi, nelle città il lavoro serile si affianca al lavoro libero”” (pag 231) “”Ultima forma di schiavitù d’importanza non inferiore, è la schiavitù militare. Le guardie del corpo sono essenzialmente servili, come attesta il corpo dei mammalucchi che, sotto i Tulunidi d’Egitto, a Fustat nel nono secolo, è composto di 24.000 turchi e di 40.000 negri. Gli Umayyadi di Spagna, da parte loro, possiedono nel decimo secolo, a Cordova, diecimila slavi. Questa guardia di schiavi, comandata da ufficiali scelti tra schiavi affrancati, ha sempre avuto una parte di primaria importanza”” (pag 231) Maurice Lombard, già professore all’École Pratique des Hautes Études e a la École Normale Supérieure, è stato un esponente di grande rilievo di quell’indirizzo storico che fa capo a Fernand Braudel.”,”VIOx-003-FGB”
“LOMBARDI Franco V.”,”Idee pedagogiche di Antonio Gramsci.”,”LOMBARDI Franco V. “”Non per nulla Gramsci vede l’ideale dell’uomo moderno in Leonardo da Vinci: “”L’uomo moderno dovrebbe essere una sintesi di quelli che vengono ipostatizzati come caratteri nazionali: l’ingegnere americano, il filosofo tedesco, il politico francese, ricreando, per dir così, l’uomo italiano del Rinascimento, il tipo moderno di Leonardo da Vinci, divenuto uomo massa, o uomo collettivo pur mantenendo la sua forte personalità e originalità individuale”” (Lettera alla moglie Julca (Iulia o Giulia) del 1° agosto 1932, Lettere, p. 654)”” (pag 72)”,”GRAS-083″
“LOMBARDI Anna Maria”,”Keplero. Una biografia scientifica.”,”LOMBARDI Anna Maria è dottore di ricerca in fisica. Si occupa di storia della fisica. Ha pubblicato ‘Keplero: semplici leggi per l’armonia dei cieli’ (Le Scienze 2000) tradotto in varie lingue. “”””Come svegliandomi da un sogno…””. Queste sono le parole utilizzate da Keplero per descrivere le proprie intuizioni scientifiche, quei lampi di luce che consentirono alle innumerevoli tessere raccolte in anni di duro lavoro di incastrarsi perfettamente; e di mutare profondamento la concezione del cosmo. Così, difatti, Keplero immaginava l’operazione del conoscere: come un riappropriarsi di idee che già si possiedono inconsciamente. Il sapere scientifico, scriveva, è connaturato nell’uomo, come il numero dei petali di un fiore. Ma il risveglio non avviene per caso, e Keplero in ogni sua opera ci fa toccare con mano la tenacia, la fatica, i momenti di sconforto che tanto spesso caratterizzano il lavoro di uno scienziato. La scoperta delle tre leggi che descrivono il moto dei pianeti non ha niente a che vedere con una fortunata ‘boutade’. Davvero non si può dire che Keplero sia stato un uomo fortunato. La sua vita fu segnata dalla miseria e dalle violenze seminate dalla guerra dei Trent’anni, e più volte subì l’umiliazione e il disagio dell’esilio. Fisicamente segnato da malattie di ogni tipo, gracile e debole di vista, la sua condizione fu pesantemente aggravata da un forte pessimismo. Eppure seppe essere felice, ogni volta che gli sembrava di cogliere l’armonia delle diverse parti del mondo, di una gioia che sgorga limpida dalle pagine dei suoi libri.”” (pag IX) Giovanni Keplero e le sue Leggi (Piero Mazza — Nuovo Orione, Settembre 2003) • Parte prima: la vita e le opere • Parte seconda: le Leggi Quando il genio del mistico, del religioso e dello scienziato s’incontrano, ecco nascere uno dei più eminenti personaggi che hanno segnato il corso della storia della moderna astronomia: Johannes Kepler. Noto principalmente per aver formulato le tre celebri leggi che portano il suo nome, Keplero compì, fra il 1604 e il 1611, anche importanti studi di ottica che lo condussero a concepire l’antesignano del nostro cannocchiale il quale, contrariamente a quello galileiano dalle limitate possibilità, impiegava come oculare una lente convessa; il campo visivo risultava così totalmente ribaltato, ma, nondimeno, l’osservazione risultava più agevole, soprattutto per la possibilità di raggiungere ingrandimenti molto elevati. Lo studio dell’ottica gli fece anche comprendere il funzionamento della camera oscura arrivando a supporre come il cervello interpreta le immagini che si formano capovolte sulla retina. Interessanti furono altresì gli studi matematici compiuti nel 1611, i primi sull’argomento, sulla distribuzione spaziale di piccole sfere strettamente impacchettate — di cui si servì per spiegare la forma delle cellette in un alveare — un’intuizione che parrebbe quel calcolo differenziale che sarà propriamente inventato e sviluppato in seguito da Newton. Fu anche il primo a dimostrare nel 1624 come funzionava la teoria dei logaritmi formulata dal matematico scozzese Nepero e che a quei tempi era considerata alquanto bizzarra, da relegarsi forse più nella sfera della filosofia matematica che in quella della scienza pratica. Ma, soprattutto, non si dimentichi che Keplero fu in grado di calcolare e preparare tavole astronomiche con una precisione mai raggiunta a quell’epoca (le Tavole Rudolfine del 1627), le quali non fecero che confermare la piena validità della teoria copernicana che ancora faticava a farsi strada soprattutto per l’ostruzionismo degli ambienti ecclesiastici. Tutto ciò è abbondantemente documentato in un copioso epistolario che allora faceva le veci di quei scientific journals che saranno di voga solo in tempi successivi. Un piccolo debito di gratitudine verso questo scienziato dovremmo averlo anche noi presenti quando studiamo i rudimenti di matematica e di astronomia: certi termini scientifici come fuoco (di ellisse o parabola), arco (di una curva), satellite (termine latino che significa “”attendente””), inerzia sono stati inventati o introdotti per la prima volta da Keplero. Il fanciullo e lo scienziato Panorama di Weil der Stadt Keplero nacque nel villaggio di Leonberg, poco distante dalla cittadina di Weil der Stadt (Germania) nel 1571, al tempo del Sacro Romano Impero. Il padre era un soldato di ventura, che scomparve quando il piccolo Johannes aveva solo 5 anni (si disse che fosse morto combattendo nei Paesi Bassi), mentre la madre era una locandiera esperta in arti magiche che aveva appreso dalla zia. Si può già capire da questo che l’infanzia di Keplero, unita alla sua salute cagionevole, non sia stata certo delle più felici! Com’era consuetudine, il ragazzo fu avviato agli studi ecclesiastici, dapprima in un seminario locale e in seguito, maturato il desiderio di prendere i voti, iscrivendosi alla prestigiosa università di Tubinga, baluardo, allora come oggi, dell’ortodossia luterana. Qui ebbe come insegnante il copernicano M. Maestlin, uno di più insigni matematici del tempo, anche se il piano di studi prevedeva l’insegnamento del sistema tolemaico, in accordo con la Augsburg Confession (la Confessione Augustana). Tuttavia, a differenza di Copernico che considerava la nuova teoria più come una speculazione matematica, senza quindi preoccuparsi più di tanto della forma effettiva che potevano assumere le orbite planetarie, Keplero era invece molto interessato a queste, al punto da tentar di capire se esistesse una sorta di forza emanata al Sole, idea rifiutata da Galileo, che potesse influenzare il moto dei pianeti. Queste sue congetture gli procurarono una montagna critiche da parte dei più oltranzisti della facoltà, al punto che Maestlin gli consigliò di abbandonare la carriera ecclesiastica e di trasferirsi a Graz per andare a occupare la cattedra di matematica divenuta improvvisamente vacante nel 1594. Come docente in questa scuola Keplero era tenuto a curare annualmente la compilazione di un calendario che, fra le altre cose, doveva prevedere il tempo, le crisi politiche, la salute pubblica e gli avvenimenti eccezionali. Purtroppo le predizioni di disgrazie gli riuscirono spesso e grazie al suo primo almanacco, quello del 1595, nel quale previde un inverno particolarmente rigido e un’invasione turca, si trovò famoso da un giorno all’altro. L’anno successivo pubblicava la sua prima opera, il Mysterium Cosmographicum in cui elaborava il suo modello cosmologico. Da buon euclideo riteneva che esistessero 5 solidi regolari e questi venivano invocati per spiegare quegli immensi spazi che dovevano separare i pianeti per render conto dei loro moti così come si osservavano da Terra basandosi sulla teoria eliocentrica. Una rappresentazione del vecchio Sistema Tolemaico Ricordiamo che la teoria tolemaica supponeva che le orbite planetarie fossero in contatto fra loro e che fosse il cosiddetto Primo Mobile a trasmettere il moto ai vari pianeti. La spiegazione che Keplero dava sulla posizione spaziale dei pianeti era curiosa: se si immagina una sfera col raggio pari all’orbita di Saturno e a questa s’inscrive un cubo, allora la sfera a sua volta inscritta in questo cubo avrebbe avuto il raggio uguale all’orbita di Giove. Se poi un tetraedro regolare veniva iscritto in questa seconda sfera, la sfera che a sua volta veniva inscritta nel tetraedro doveva avere le dimensioni dell’orbita di Marte; e così di seguito, ponendo successivamente un dodecaedro tra l’orbita di Marte e quella della Terra, un icosaedro tra la Terra e Venere infine un ottaedro tra Venere e Mercurio. Questo spiegava perfettamente il numero dei pianeti con quello dei 5 poliedri di Euclide. Agli occhi di noi moderni si tratta sicuramente di un’idea stravagante che tuttavia racchiude il pregio di stabilire una relazione matematica tra le distanze dei pianeti dal Sole e il loro periodo di rivoluzione, relazione che nel 1618 porterà lo scienziato tedesco a formulare la sua 3a legge. Se il Mysterium non fu particolarmente apprezzato da Galileo che era un classico fisico sperimentale, fu però tenuto in grande considerazione dall’astronomo danese Tycho Brahe, noto come Ticone, allora di stanza a Praga, il quale aveva accumulato un’impressionante mole di osservazioni planetarie pretelescopiche (soprattutto di Marte) di altissima precisione e che Keplero ebbe la fortuna di ereditare dopo essergli succeduto in qualità di matematico imperiale di Rodolfo II. L’astronomo danese Tycho Brahe Le osservazioni di Tycho erano talmente precise che in base a esse Keplero fu in grado di scoprire la rifrazione atmosferica che, com’è noto, causa un piccolo spostamento apparente della posizione degli astri, tanto più pronunciata quanto più bassi si trovano sull’orizzonte. Eppure anche considerando questo fatto, l’orbita di Marte sembrava non volersi piegare a nessuna delle teorie fino ad allora formulate: uno scarto di posizione di soli 8 primi d’arco, un quarto del diametro apparente della Luna, metteva in crisi il sistema elaborato dall’astronomo danese, ossia quello di una Terra immobile attorno a cui orbitavano il Sole e la Luna mentre il corteggio dei 5 pianeti ruotava a sua volta attorno al Sole; d’altra parte, anche la migliore orbita calcolata da Keplero per render conto delle posizioni osservate non riusciva ad adattarsi in modo soddisfacente, a meno di non abbandonare l’idea di un’orbita circolare. Fu così che elaborando la mèsse di dati ereditata da Tycho e dopo aver riempito letteralmente migliaia di pagine di calcoli algebrici, intraprendendo quella che Keplero stesso definì “”la mia guerra con Marte””, l’astronomo tedesco arrivò a stabilire nel 1602 che il raggio vettore che va dal Sole al pianeta spazza aree uguali in tempi uguali: questa è nota come la 2a legge di Keplero anche se in realtà fu scoperta per prima. La 1a legge venne formulata 3 anni dopo e afferma che le orbite planetarie sono ellittiche e che il Sole occupa uno dei fuochi. Entrambe le leggi vennero pubblicate nell’Astronomia Nova. Keplero era giunto a queste conclusioni studiando il moto di Marte, ma si rese conto ben presto che le leggi si applicavano indishueamente a tutti i pianeti e che solo la vicinanza alla Terra del pianeta rosso unita alla sua forte eccentricità orbitale erano stati i fattori in grado di minare la teoria cosmologica del grande Ticone. Incisione riportata sul frontespizio delle Tavole Rudolfine Keplero non fu un uomo fortunato nella sua vita e non solo per l’atteggiamento tiepido con cui il mondo accademico aveva accolto le sue scoperte, sia nel campo dell’astronomia sia in quello dell’ottica; una serie spiacevoli eventi funestarono la sua vita già minata dalla sua gracile salute. Questi ebbero inizio con la morte del suo figlioletto di soli 7 anni seguita da quella della sua prima moglie. Poi l’imperatore Rodolfo, suo protettore e fervente cattolico, dovette abdicare per ragioni di salute in favore di suo fratello Mattia il quale, tuttavia, non fu altrettanto tollerante nei confronti dei Protestanti (nel 1618 sarebbe scoppiata la famigerata Guerra dei Trent’anni); Keplero si trovò così costretto a lasciare Praga e a stabilirsi a Linz in Austria. Ma i suoi guai, purtroppo, non erano destinati a finire presto. Mentre stava lavorando alla sua Armonia Mundi, un’opera che aveva già progettato di scrivere sin dal 1599 quale sviluppo del Misterium Cosmographicum e che contiene la famosa 3a legge, sua madre venne accusata e arrestata per stregoneria. A quel tempo, com’è tristemente noto, maghi e fattucchieri avevano in serbo una sorte miseranda e fu solo grazie all’influenza di Johannes presso la facoltà legale di Tubinga che la genitrice poté evitare di finire sul rogo. Eppure non si trattò di vero amore filiale considerata la stima che, a quanto si racconta, egli aveva di sua madre! Delle Tavole Rudolfine abbiamo già accennato; queste facevano di continuo riferimento alle osservazioni di Ticone integrate con le prime due leggi di Keplero ed erano così accurate che si mostrarono valide per i decenni a venire; si trattava di una pietra miliare che vedeva il tramonto definitivo del vecchio sistema tolemaico in favore del nuovo sistema copernicano. E tuttavia Keplero non se ne serviva per predizioni di tipo astrologico, come egli stesso dovette far presente anche al Duca di Wallenstein, uno dei leader della Guerra dei Trent’anni che si era rivolto a lui per avere consigli basati sull’astrologia: è vero che Keplero ammetteva un’influenza del Sole e della Luna su certi fatti che avvenivano sulla Terra (basti pensare al fenomeno delle maree), ma da buon copernicano non credeva certo nella realtà fisica delle costellazioni! Il cratere lunare Keplero La grandezza di questo scienziato, come spesso accade, non fu riconosciuta ai suoi tempi, né la sua fama assurse mai al livello che avrebbe meritato. Morì miseramente nei pressi di Ratisbona nel 1630 durante un viaggio che aveva fatto da Linz per andare a riscuotere una somma di denaro in relazione alle Tavole Rudolfine di cui era creditore. Fu sepolto nel camposanto della chiesa di quella città, ma la sua tomba venne distrutta nel corso di quella guerra funesta e nulla è rimasto al giorno d’oggi. Ci è rimasta, però, la sua eredità scientifica racchiusa nelle 3 celebri leggi delle quali parleremo nella seconda parte. Ma cos’è stato Giovanni Keplero nella sua vita? Certamente non un grande osservatore, come del resto non lo furono Copernico e Newton, dal momento che il suo nome rimane per lo più legato a una supernova apparsa nel 1604 nella costellazione del Serpente e alla celebre congiunzione planetaria di Giove e Saturno avvenuta nei Pesci l’anno precedente e che lo portò a ipotizzare, per la prima volta, che un avvenimento analogo avvenuto nel 7 A.C. avesse effettivamente guidato i Magi nel lungo viaggio dalla Caldea a Gerusalemme. Fu sicuramente un uomo profondamente religioso. Tutti i suoi scritti contengono numerosi riferimenti a Dio e come cristiano si sentiva investito del dovere di studiare e comprendere l’opera divina nelle leggi che regolano l’universo. Era infatti convinto, raccogliendo l’antica eredità di Platone e Pitagora, che la Divinità avesse creato l’universo secondo un ben preciso schema matematico e che quindi solo la matematica, termine generico che a quel tempo comprendeva anche la geometria, l’astronomia e la musica, fosse il mezzo sicuro per arrivare a comprendere le verità del mondo che ci circonda. Non fu quindi soltanto un mistico o, addirittura, una mente irrazionale riguardo alle idee sul cosmo, come molti ce lo vorrebbero presentare, perché, al contrario, secondo Keplero, la creazione sarebbe pienamente manifesta attraverso leggi che possono essere sondate dalla ragione umana.”,”SCIx-350″
“LOMBARDI Franco”,”Ludovico Feuerbach. Seguito da una scelta di passi tradotti.”,”””La vera filosofia consiste nel fare non già libri, ma uomini”” (pag 318) “”Se le ‘Lezioni sulla essenza della religione’ costituiscono tuttavia forse il testo più compiuto di F., quello a cui ci si potrebbe rifare per una conoscenza del pensiero di F. sulla religione, che volesse prescindere dagli altri scritti e trattazioni, diversamente si deve dire invece per lo scritto sulla ‘Teogonia’, a cui F. lavorò lungamente, e pubblicò nel ’57, sperando di trarre fuori il mondo scientifico ed accademico da quel silenzio, in cui anche la pubblicazione delle ‘Lezioni’ era caduta”” (pag 225) “”Se si vuole intendere a pieno il significato che questo scritto ritiene o quello che esso ritenne, almeno presso alcuni circoli, basta rileggere le parole che Engels scrisse nel proposito, dopo molti anni, nel suo saggio su Feuerbach: “”Allora venne ‘L’essenza del Cristianesimo’ di Feuerbach. Con un solo colpo essa ridusse in povere l’antitesi [dell’Idea e della natura] … La natura esiste indipendentemente da ogni filosofia; essa è la base, su cui noi uomini, noi stessi prodotti della natura, siamo cresciuti… Il bando era rotto; il sistema era mandato in frantumi e gettato da parte. Bisogna avere vissuto l’azione liberatrice di questo libro per farsene un concetto. L’entusiasmo era generale; noi fummo per un momento feuerbachiani”” (1)”” [Franco Lombardi, Ludovico Feuerbach, 1935] [(1) Engels, Ludwig Feuerbach u. der Ausgang d. klass. d. Philos. (1886), Stuttgart, 1888, pp. 12-13. Cfr. traduz. ital. Ciccotti, Roma, 1902, p. 11. Per inesattezze o incongruità nel tardo ricordo di Engels, cfr. peraltro, con Mehring, Storia della democrazia sociale tedesca, vedi trad. ital. Roma, 1900, I, p. 248 sgg.; il vol. di Levi, La Phil. de F., etc., Paris, 1904, p. 250] (pag 116)”,”FILx-462″
“LOMBARDI SATRIANI Luigi M. ROSSI Mario; MENGARELLI Gianluigi”,”Analisi marxista e folklore come cultura di contestazione (Lombardi Satriani); Galvano della Volpe. II. (Rossi); Le teorie monetarie nell’opera di Marx (Mengarelli).”,”Lo scritto di Rossi su Della Volpe segue quello pubblicto nel numero precedente di Critica marxista. “”La classe, d’altronde, presenta un fronte omogeneo solo nei confronti dell’altra classe, mentre nel suo àmbito, si scatena ogni possibilità di competizione tra i vari individui. Già ne ‘L’ideologia tedesca’ è notato: “”(…) I singoli individui formano una classe solo in quanto debbono condurre una lotta comune contro un’altra classe; per il resto essi stessi si ritrovano l’uno di contro all’altro come nemici, nella concorrenza. D’altra parte la classe acquista a sua volta autonomia di contro agli individui, cosicché questi trovano predestinate le loro condizioni di vita, hanno assegnata dalla classe la loro posizione nella vita e con essa il loro sviluppo personale, e sono sussunti sotto di essa. Questo fenomeno è identico alla sussunzione dei singoli individui sotto la divisione del lavoro e può essere eliminato soltanto mediante il superamento della proprietà privata e del lavoro stesso. Abbiamo già accennato più volte come questa sussunzione degli individui sotto la classe si sviluppi in pari tempo in una sussunzione sotto idee di ogni genere, ecc.”” (K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, cit., p. 54).”” [Luigi M. Lombardi Satriani, Analisi marxista e folklore come cultura di contestazione, Critica marxista, n° 6 novembre-dicembre 1968]”,”MADS-634″
“LOMBARDI Riccardo”,”Tre interventi per tre stagioni. Dall’azionismo al socialismo critico.”,”‘Tre interventi per tre stagioni. Riccardo Lombardi dall’azionismo al socialismo critico (1943-1981)’ ‘In memoria di Nerio Nesi, amico e compagno di Riccardo Lombardi’ (in apertura) ‘Nel 1943 Riccardo Lombardi scrisse ‘Il Partito d’Azione. Cos’è e cosa vuole’ (pag 7) Jacopo Perazzoli (Rho, 1986), membro del comitato editoriale di ‘Rivista Storica del Socialismo’ è ricercato di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Bergamo. Giovanni Scirocco (Milano, 1962) vicedirettore di ‘Riv. St. Soc.’ è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Bergamo. Paolo Bagnoli (Colle Val d’Elsa, 1947) è direttore di Riv. St. Soc. Ha insegnato Storia delle dottrine politiche presso l’Università Bocconi di Milano e l’Università degli Studi di Siena.”,”ITAP-258″
“LOMBARDINI Siro”,”Dentro la crisi, all’Est, all’Ovest, in Italia.”,”LOMBARDINI Siro (Milano, 1924) è docente di economia politica presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino. “”Il sistema finanziario – anche per i processi di finanziarizzazione che ha reso possibile e che a loro volta lo hanno potenziato – rende il sistema economico instabile. (…) Quando nell’ottobre del 1987 si è verificato a Wall Street il grave crollo che ha richiamato alla memoria quello del 1929, le autorità americane hanno immediatamente aumentato la liquidità del sistema evitando le reazioni a catena che avrebbero potuto coinvolgere l’economia reale. Allora però l’armonia degli squilibri aveva creato le condizioni per un prolungato boom che, in effetti, non fu interrotto dalla crisi di Borsa. Le situazioni che si prospettano per il futuro sono diverse. ‘Non bastano gli strumenti monetari a garantire la stabilità del sistema’. Potrebbero infatti determinarsi , in conseguenza dei diversi processi di crescita nelle grandi aree, delle situazioni atte a influire sulle aspettative degli operatori indipendentemente dalla vicende monetarie. Allora le reazioni delle Borse potrebbero essere tali da non potere essere neutralizzate dall’immissione di potere d’acquisto. Ciò che in una tale evenienza si rende necessario è una politica neo-keynesiana (con l’accento sul primo termine ‘neo’): non basta infatti accrescere la domanda; occorre modificare i meccanismi di crescita (….)””. (pag 105)”,”ECOI-303″
“LOMBARDINI Siro”,”La grande crisi. Il 1987 come il 1929?”,”LOMBARDINI Siro è noto per i suoi contributi alle teorie dell’impresa e della domanda, la questione della programmazione, la questione dello sviluppo ecc. Ha insegnato nelle Università di Milano (Cattolica), Modena e Torino. E’ stato consulente di governi. “”Ha ragione Tobin quando, riflettendo sul lunedì nero di Wall Street e sui giorni che lo hanno seguito, afferma che non esiste alcun fattore razionale che giustifichi una differenza di prezzo del 30% in 48 ore per le azioni di una IBM e di una General Motor. (Così, ricordiamo noi, come non esistevano ragioni obiettive – se si dimentica il ruolo che ha giocato il fattore fiducia – che potessero giustificare certi rialzi che si erano avuti nei mesi precedenti nelle quotazioni di questi e di altri titoli della borsa americana). La sola spiegazione del fatto strepitoso indicato da Tobin è il crollo della fiducia””. (pag 122) “”La crisi, invero, era ormai diventata inevitabile in seguito al troppo prolungato boom borsistico. In situazioni come quella che si era creata nei mercati finanziari americani basta un evento a far scoppiare il bubbone, se l’evento è in grado di orientare nella stessa direzione le aspettative di un gran numero di operatori. Che le reazioni americane alla politica adottata dalla Germania potessero costituire un evento del genere è facilmente comprensibile””. (pag 123)”,”ECOI-305″
“LOMBARDINI Siro”,”Teorie dell’equilibrio economico e modelli dinamici. Appunti per il 2° corso di Economia politica.”,”Testi proposti di macroeconomia: ‘Graziani, ‘Teoria economica macroeconomica’, Gordon, ‘Introduzione alla macroeconomia’, Brooman, Macroeconomia, Shapiro ‘Teoria macroeconomica’ (pag 5)”,”ECOT-306″
“LOMBARDINI Siro”,”Dentro la crisi, all’Est, all’Ovest, in Italia.”,”Siro Lombardini (Milano, 1924) è docente di Economia politica presso la facoltà di Scienze politiche dell’università di Torino.”,”ITAE-079-FL”
“LOMBARDINI Sandro”,”Rivolte contadine in Europa (secoli XVI-XVIII).”,”Sandro Bernardini, nato nel 1949, svolge dal 1978 attività didattica e di ricerca presso il Dipartimento di storia dell’Università di Torino. Dopo i primi lavori di demografia storica e storia agraria, si è orientato verso i temi dell’antropologia economica e sociale applicati allo studio di famiglie e comunità rurali comprese entro società complesse.”,”FOLx-001-FMB”
“LOMBARDI-SATRIANI Luigi M.”,”Antropologia culturale e analisi della cultura subalterni.”,”Luigi M. Lombardi Satriani è nato in Calabria. Si occupa di tradizioni popolari nel 1971 ha insegnato in qualità di Visiting Professor nel Dipartimento di Sociologia dell’Università del Texas e Austin.”,”TEOS-020-FFS”
“LOMBARDO Giorgio”,”L’Istituto Mobiliare Italiano. Modello istituzionale e indirizzi operativi 1931 – 1936.”,”L’ Istituto Mobiliare Italiano fu creato nel dicembre 1931, nel cuore della grande crisi, con una ricca gamma di strumenti, che lo configuravano come un intermediario di tipo nuovo nell’ordinamento creditizio italiano. La sua nascita creò nell’ establishment finanziario-industriale che gravitava attorno alla maggiore banca del tempo, la Comit, l’attesa di un salvataggio, che perpetuasse, a spese del pubblico risparmio, gli equilibri allora esistenti. Il salvataggio non venne. Al contrario, l’ IMI introdusse nella tradizione bancaria italiana un metodo di selezione del credito, che postulava chiarezza nei programmi e trasparenza nella stuttura finanziaria d’impresa. Si rivelò un metodo maieutico di un nuovo assetto nel controllo di grandi banche e imprese, trasferito allora e rimasto per oltre un sessantennio affidato ad una tecnocrazia di Stato. Allora l’ IMI fu – per una scelta dei suoi dirigenti – il promotore di un mercato dei titoli mobiliari fondato sulla reputazione degli emittenti. L’Istituto affronta oggi, dop aver portato apiena maturità le”,”E1-BAIT-019″
“LOMBARDO Antonio”,”Il sistema politico del Giappone. Elementi d’ analisi comparata.”,”A. LOMBARDO è professore incaricato di sociologia politica nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università di Messina, e assistente ordinario (1975) di scienza politica alla Facoltà di Scienze Politiche C. Alfieri di Firenze. Collaboratore di numerose riviste scientifiche italiane e straniere, è redattore capo di “”Affari sociali internazionali”” . E’ autore del libro ‘Il tramonto dello stato liberale’ (1971) e di ‘La struttura del potere’ (1972).”,”JAPx-029″
“LOMBARDO RADICE Lucio CARBONE G.”,”Vita di Antonio Gramsci.”,”””In una successiva istanza al capo del governo (Mussolini, ndr), scritta verso la fine dell’estate del 1935, vediamo che Gramsci deve ancora lottare perché cessino alcune torture carcerarie, «le forme di piantonamento e di vigilanza diurna e notturna di tutte le ore che impedisce il riposo e la tranquillità nel caso mio necessari per arrestare la demolizione progressiva e torturante dell’organismo”” (pag 251)”,”GRAS-001-FER”
“LOMBARDO-RADICE Lucio”,”Fascismo e anticomunismo. Appunti e ricordi 1935-1945.”,”LOMBARDO-RADICE-L.: “”Molti dei giovani che, privi di esperienza e di cultura politica, andavano formando faticosamente una coscienza antifascista negli anni più bui del fascismo, hanno avuto la rpima chiara intuizione della vera natura del trotskismo vedendo i libri di Trotsky in elegante veste editoriale esposti nelle vetrine dei librai al posto d’ onore. Questa prima intuizione si trasformò in ragionata certezza nel constatare, nello svolgersi della situazione, che ogni frase, ogni atteggiamento politico di Trotsky non era che un’ arma in mano al fascismo (…)”” “”E’ perciò che ogni antifascista consapevole sa che la terribile definizione di Antonio Gramsci: “”Trotsky è la puttana del fascismo””, non nasceva affatto da settarismo di partito o di fazione, ma esprimeva l’ odio profondo e puro di ogni combattente antifascista verso i traditori che al fascismo si erano alleati””. (pag 56)”,”ITAD-031″
“LOMBARDO-RADICE Lucio”,”Istituzioni di algebra astratta. Con “”Esercizi e complementi”” a cura di V. Corbas e G. Panella.”,”Lucio Lombardo-Radice, ordinario di geometria all’Università di Roma, è da molti anni impegnato nei problemi della didattica della matematica e, più in generale, nel dibattito pedagogico (dirige la rivista Riforma della scuola).”,”SCIx-286-FL”
“LOMBARDO-RADICE Lucio”,”L’uomo del Rinascimento.”,”Dono di Mario Caprini Raccolta di saggi e articoli scritti tra il 1942 e il 1957. Vi sono tre saggi inediti: quello su Galileo e quello su Einstein erano già stati scritti dall’autore, rispettivamente nel 1942 e nel 1945. L’ultimo saggio invece dal titolo ‘L’inno alla gioia’ è stato redatto dall’autore appositamente per questo volume.”,”ITAG-288″
“LOMBI Elisabetta, sintesi a cura di”,”Presentazione del libro: “”La Repubblica sociale italiana a Desenzano: Giovanni Preziosi e l’Ispettorato generale della razza, A cura di Michele Sarfatti.”,”L’Ispettorato generale per la razza venne creato da Mussolini nel marzo 1944, col compito di intensificare le campagne antiebraica, razzista in genere, antimassonica. Il dittatore nominò Ispettore generale per la razza Giovanni Preziosi, decano degli antisemiti italiani. L’Ispettorato ebbe sede nel comune di Desenzano del Garda e fu attivo fino all’aprile 1945. Questo volume contiene le relazioni presentate all’omonimo Convegno di studi, tenutosi a Desenzano il 27 gennaio 2007, “”Giorno della Memoria””, e organizzato dal Comune di Desenzano del Garda e dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea Cdec di Milano, mossi dal desiderio di conservare memoria e sviluppare le conoscenze sull’Ispettorato e su Preziosi. Il volume contiene saggi di Gaetano Agnini, Francesco Cassata, Francesco Germinano, Liliana Picciotto, Mauro Raspanti, Marino Ruzzenenti e Michele Sarfatti, che trattano temi quali la politica antiebraica della Repubblica sociale italiana, l’attuazione in provincia di Brescia, l’attività dell’Ispettorato generale per la razza nel 1944-1945, il pensiero e gli scritti antisemiti di Preziosi, la sua collocazione nel contesto dell’antisemitismo italiano. Per oltre dodici mesi Preziosi e l’Ispettorato incrementarono la propaganda e l’elaborazione antiebraica della Repubblica sociale italiana, fornendo un retroterra importante e necessario alle parallele azioni di arresto e deportazione degli ebrei. (IBS) http://www.isc-como.org/wp-content/uploads/2016/01/La-Repubblica-sociale-italiana-a-Desenzano.pdf”,”ITAF-365″
“LOMBORG Bjorn”,”L’ambientalista scettico. Non è vero che la Terra è in pericolo.”,”Bjorn Lomborg, ex membro di Greenpeace, è professore associato di statistica presso il Dipartimento di scienze politiche dell’Università di Aarhus in Danimarca. I suoi lavori sulla teoria dei giochi e le simulazioni al computer sono stati pubblicati sulla stampa scientifica internazionale.”,”TEOS-061-FL”
“LOMBROSO Gina”,”Vita di Lombroso.”,”””Mentre Lombroso lavorava accanitamente ai suoi studi ed alle sue collezioni, la crisi economica, che aveva incominciato a travagliare l’ Italia fin dal 1889, si era complicata con una crisi morale e politica terribile. La crisi aveva provocata una certa diffusione non solo del partito anarchico ma anche del Partito Socialista Internazionale. Malgrado le sue origini essenzialmente cooperativiste ed economiche, questo movimento assunse allora in Italia una veste idealistica, mistica, e insieme politica e sociale, ben più che economica. Parve suo scopo in quel momento volere affratellare in un nuovo legame di amore tutti quelli che amavano i proprii simili, promettendo loro un comune benessere universale futuro (…). Il Lombroso, pur non consentendo nel programma massimo dei socialisti e neppure nella lotta di classe, e neppure in molte parti del programma minimo, fu però favorevole a questo movimento, che in mezzo al cinismo universale pareva attirare i giovani nell sua orbita e svestirli dell’ egoismo gretto e piccino in cui si erano avvolti””. (pag 133-134) Ingresso di Lombroso nel socialismo. (pag 150)”,”SCIx-234″
“LOMBROSO Gina”,”Le tragedie del progresso. Origine, ostacoli, trionfi, sconquassi del macchinismo.”,”Sconquassi materiali dilapidazione della terra, impoverimento paesi poveri (pag 175) Controllo dei consumi da parte dello Stato. “”La scarsezza della materia prima e della lavorata prima del 1500 era tale da indurre i governanti a limitare dappertutto continuamente i consumi. In Francia da Carlo Magno fino al XVIII secolo fu un succedersi continuo di leggi suntuarie le quali limitavano i consumi di ogni classe di cittadini. Le leggi suntuarie si estendevano perfino ai mortori, alle nozze, all’ uso che ciascuno poteva fare dei carri, delle carrozze, delle pellicce e dei vestiti. Carlo Magno fece una legge che regolava, fra l’ altro, la quantità massima di carne che una famiglia ricca poteva mangiare perché non ne restassero privi i poveri. Nel 1294 Filippo il Bello proibì alla borghesia l’ uso del carro, l’uso dell’ ermellino e di altre pellicce e specificò la quantità di abiti che potevan farsi i duchi, i conti, i prelati, i cavalieri””. (pag 61) I puritani in America. “”L’ Inghilterra considerava le colonie (come del resto tutti gli altri paesi d’Europa), quali terreni di rapina e di conquista; essa esigeva dai coloni vi coltivassero esclusivamente cereali o le piante di cui aveva bisogno, e le vendessero esclusivamente ad essa; d’altra parte non poteva così come gli Olandesi difenderli contro gli indigeni nè contro i concorrenti europei: così queste colonie perirono. Viceversa quello che non riuscì ai coloni ufficiali riuscì a una setta di Puritani i quali, indignati dei costumi poco religiosi e poco morali dei loro contemporanei avevano esulato col May Flower nel Nord-America nel 1620 per fondarsi uno Stato libero e morale. Sbarcati nel Massachussett essi si erano organizzati con una disciplina severissima, mandando via tutti gli oziosi, i dissidenti religiosi, non facendo alcun tentativo di civilizzare gli Indiani, dandosi unicamente a coltivare la terra e a vivere secondo i propri ideali””. (pag 141)”,”ECOI-196″
“LOMBROSO Paola”,”La vita è buona.”,”Paola Lombroso è la figlia di Cesare a cui il libro è stato dedicato. Sul padre Cesare Lombroso: “”Non erano solamente i suoi studi prediletti, quelli in cui aveva speso tutta la vita, che eccitavano in lui un interesse e un’attenzione così viva, ma ogni forma d’indagine; gli uomini lo interessavano come i libri, la filologia come la psichiatria, la storia come la medicina, la politica come l’arte. Era il suo modo di amar la vita, di non esser mai sazio, mai stanco di contemplarne i documenti così vari, gli aspetti infiniti. Diceva sempre che la sua più gran gioia era stata la discussione; sopra il filo, lampeggiante della discussione palleggiar fatti ed idee; e ogni cosa indagava e su ogni cosa discuteva senza partito preso e senza restrizioni, senza vergogna di disdirsi e senza preoccupazione di seguir la corrente o di sorprendere con un paradosso, smanioso solo della verità e di esprimere il suo pensiero sinceramente”” (pag VI-VII)”,”VARx-549″
“LONDON Keith”,”Introduzione agli elaboratori elettronici.”,”K. LONDON ha studiato logica all’ Università di Londra ed è quindi passato alla International Computer Limited.”,”SCIx-147″
“LONDON Artur”,”L’ aveu. Dans l’ engrenage du procès de Prague.”,”Vice ministro degli affari esteri della Cecoslovacchia dal 1949, Artur LONDON, è arrestato nel gennaio del 1951, nello stesso periodo in cui il ministro CLEMENTIS è giudicato nel processo detto “”centro di cospirazione contro lo Stato diretto da Slansky””. Condannato ai lavori forzati a vita, riabilitato nel 1956, è, con V. HAJDU e E. LÖBL uno dei tre sopravvissuti dei sedici coaccusati del processo di Praga, processo che ricorda quelli di Mosca. L’ Aveu è il racconto del meccanismo infernale che trascina i migliori militanti del partito nell’ ingranaggio dell’ auto-accusa. Artur LONDON è un sopravvissuto della sua generazione. nato nel 1915 da una famiglia di artigiani ad Ostrava, centro minerario e siderurgico, entra a 14 anni nella gioventù comunista di cui diviene segretario regionale. Rifugiato a Mosca nel 1934, dopo vari soggiorni nelle carceri, nel 1936 si impegna nelle brigate internazionali in Spagna e combatte fino alla caduta della Catalogna. Entra nella resistenza nell’ agosto del 1940, deportato a Mauthausen nel 1942, diviene membro del comitato della resistenza del campo. Dal 1963 vive in Francia.”,”EURC-069″
“LONDON Jack”,”Il tallone di ferro. (Tit. orig.: The Iron Heel)”,”Jack LONDON (San Francisco 1876 – Glen Ellen, California 1916) ha scritto tra le altre cose romanzi d’ avventura (‘Il lupo di mare’ (1904) ecc.), romanzi autobiografici ‘La strada’, ‘Martin Eden’, John Barleycorn (1913); oltre a diversi racconti, reportage e saggi, trattati politici e inchieste, come ‘Il popolo dell’ abisso’ (1903). “”London, già nel 1907 prevede la prima guerra mondiale – pur illudendosi che l’ Internazionale socialista sarebbe riuscita ad evitarla – e gli esiti che questa avrebbe avuto, vale a dire la svolta fascista.”” “” (Ernest) “”(…) Oggi i capitalisti degli Stati Uniti posseggono centinaia e centinaia di milioni di dollari di azioni messicane, russe, italiane e greche: che cosa sono se non un po’ di quella parte che i capitalisti non hanno consumato? Fin dalle origini del sistema capitalistico, il capitale non ha mai consumato tutta la sua parte della ripartizione. “”E veniamo al punto: negli Stati Uniti ogni anno viene prodotta ricchezza per quattro miliardi di dollari. Il lavoro ne riscatta e ne consuma due, il capitale trattiene gli altri due. Resta pertanto una forte quota che non viene consumata. Che cosa si può fare? Il lavoro non può sottrarne perché ha già consumato i suoi guadagni. Il capitale non se ne serve, perché già, secondo la sua natura, ha assorbito tutto quanto poteva. L’ eccesso rimane. Che cosa se ne può fare? Che cosa se ne fa? “”Si vende all’ estero,”” azzardò Mr. Kowalt. “”Precisamente””, convenne Ernest. “”Da questo eccesso nasce il nostro bisogno d’uno sbocco esteriore. Si vende all’ estero, si è obbligati a venderlo all’ estero: non c’è altra scelta. E questo eccesso venduto all’ estero costituisce ciò che noi chiamiamo: la bilancia commerciale in notro favore””.”” (pag 115-116)”,”VARx-202″
“LONDON Jack”,”Martin Eden.”,”””Ma le sue storie più belle son certo quelle che hanno degli animali per protagonisti – cani e lupi principalmente – mentre le sue opere più significative quelle in cui racconta la sua stessa esperienza. Martin Eden appartiene a queste ultime. Scritto nel 1909, esso rispecchia la prima parte della sua vita, quella della lenta ascesa da giovane rozzo a uomo colto, della graduale formazione di artista coronato infine dal successo e dalla fortuna. Son pagine commosse e commoventi: ogni rappresentazione vi è vivamente scolpita, poiché sempre riproduce un dolore, un disinganno, un anelito, un sogno, una gioia ancora incisi nell’anima e nella carne dello scrittore””. “”Il denaro gli diluviava addosso, la fama gli diluviava addosso; egli splendeva come una cometa nel mondo della letteratura e provava puiù divertimento che interesse per il subbuglio che causava. Una sola cosa lo lasciava perplesso, una piccola cosa che avrebbe lasciato perplesso il mondo, se l’ avesse saputa. Ma il mondo si sarebbe piuttosto meravigliato della sua perplessità, che di quella piccola cosa che a lui pareva gigandesca. Il giudice Blount lo aveva invitato a pranzo. Questa fu la piccola cosa, o meglio, il principio della piccola cosa, che ben presto doveva diventare la cosa grossa””. (pag 346) Nella nota si abbraccia l’ ipotesi che Jack London si sia suicidato (pag 8) Biografia: Jack London (Wikip) Jack London (pseudonimo di John Griffith Chaney London) (San Francisco, 12 gennaio 1876 – 22 novembre 1916) è stato uno scrittore statunitense, noto per romanzi quali Zanna bianca e Il richiamo della foresta. Nato a San Francisco (in California) nel 1876, figlio illegittimo (secondo Clarice Stasz e altri biografi) di un astrologo ambulante irlandese, William Henry Chaney, e di Flora Wellman figlia di un ricco inventore dell’ Ohio. Il padre si disinteressò del figlio, anche perché 8 mesi dopo la nascita la madre si risposò con John London, contadino vedovo con due figli. Jack venne cresciuto dalla madre e dal padre adottivo. Dopo aver finito la scuola elementare nel 1889, frequentando compagnie poco raccomandabili, tra ladri e contrabbandieri, iniziò a passare da un lavoro all’altro. Dopo numerose esperienze lavorative, tornò a Oakland per frequentare la Oakland High School, dove partecipò alla redazione del giornale scolastico, The Aegis. Nel 1896 riuscì ad entrare all’Università della California, che lasciò nel 1897 a causa di problemi finanziari. Il 25 luglio di quell’anno partì per unirsi alla Corsa all’oro del Klondike: è in quella regione che scriverà i suoi primi racconti di successo. Tutta la sua vita fu infatti caratterizzata da esperienze lavorative diverse: fece lo strillone di giornali, il pescatore clandestino di ostriche, il lavandaio, il cacciatore di foche, il corrispondente di guerra russo-giapponese, l’agente di assicurazioni, il coltivatore e, appunto, il cercatore d’oro prima di diventare uno scrittore di successo. Come scrittore riuscì ben presto a diventare uno tra i più prolifici, famosi e meglio retribuiti del suo tempo. In tutta la sua carriera letteraria scrisse oltre 50 volumi. Dopo il successo del suo romanzo più famoso Il richiamo della foresta si dedicò interamente alla scrittura trattando i temi sociali che preferiva; anche se poco noto sotto questo aspetto al grande pubblico, tra gli appassionati di fantascienza i suoi racconti di questo genere sono spesso citati come dei classici e precursori di genere; in numerosi racconti ricorre il tema del ‘giorno dopo’ descrivendo un’umanità ritornata ai primordi o in procinto di farlo, anticipazioni della ‘guerra batteriologica’ (contro una Cina divenuta enormemente popolosa e commercialmente concorrenziale) In questo periodo aderì al socialismo battendosi in difesa delle fasce deboli della società. Anticipò Kerouac con il romanzo itinerante ‘On the road’ cronaca di un viaggio per l’america in automobile,e per molti versi Hemingway. Ormai affermato ebbe fortuna come cronista, di politica (seguendo la rivoluzione messicana come inviato sul campo), sportivo (boxe,argomento trattato anche in alcuni racconti come ‘Una bistecca’), e d’attualità :il suo incipit scritto dopo il terremoto di S. Francisco ha fatto epoca. Nel 1910 comprò il Beauty Ranch, a Glen Ellen, Sonoma County, California, dove morì nel 1916 prematuramente a soli 40 anni, probabilmente per un’overdose,di cui si è dibattuto a lungo sulla volontarietà o meno. Un recente studio realizzato negli Stati Uniti da medici della Division of Nephrology and Hypertension della University of North Caroline School of Medicine ha dimostrato che lo scrittore in una fotografia presenta sul viso i segni di una dermatite da mercurio; poiché il metallo veniva utilizzato nella terapia della sifilide, è verosimile che possa essere stata la causa della morte di Jack London. La sua idea di socialismo era molto romantica e volubile. Le sue idee politiche e sociali possedevano una grandissima vitalità e potenza, ma poggiavano su basi confuse e tutto sommato, ingenue. La fortuna che ebbe la narrativa londoniana ne è la conferma.È stato, e probabilmente è ancora, l’autore anglosassone più tradotto all’estero, le sue opere di denuncia sociale facevano propaganda e incontrarono fortuna nei paesi del blocco sovietico , la celebrazione della forza fece sì che fosse uno degli autori più diffusi nelle biblioteche per ragazzi nell’italia fascista del ventennio. Le sue convinzioni della necessaria affermazione della razza superiore contribuirono al suo successo nella germania hitleriana. Ma quanto erano confuse le sue idee, maggiormente pretestuose e grossolane erano le interpretazioni che ne facevano questi regimi. Interpretandolo con parzialità London può essere un entusiasta paladino del progresso o un fervente ambientalista. La sua prosa rimane una delle più potenti e solide della narrativa americana. Romanzi [modifica] Il figlio del lupo (The son of the wolf, 1900) Il richiamo della foresta (The call of the wild, 1903) Il popolo degli abissi (1903) Il lupo di mare (1904) La partita (1905) La strada (1907) Zanna Bianca (1906) Il tallone di ferro (1907) Martin Eden (1909) Radiosa aurora (1910) La valle della Luna (1913) John Barleycorn (1913) Il vagabondo delle stelle (1915) La piccola signora della grande casa (1916) Jack London nella cultura successiva Forse Ernesto Che Guevara deve il suo nome di battesimo a Ernest Everhard, nome dell’eroico protagonista de “”Il tallone di ferro””: questo romanzo infatti da quasi un secolo è considerato un testo fondamentale da intere generazioni di socialisti di tutto il mondo. Lo stesso Guevara ricorda nel suo scritto ‘Alegria de Pio’,il racconto ‘Farsi un fuoco’ di London, ambientato nei deserti ghiacciati del Nord America durante la corsa all’oro . Nei fumetti, Jack London appare nell’episodio Cuori nello Yukon, all’interno della Saga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa, come cronista al seguito del colonnello delle Giubbe Rosse, Sam Steele. Al termine del fumetto, c’è anche un accenno ad uno dei più famosi romanzi dell’autore: egli afferma, infatti, di voler intitolare il suo romanzo ispirato alle sue avventure nel Klondike “”Il richiamo del papero””. Altra apparizione di Jack London nell’universo dei fumetti la troviamo nel volume La Giovinezza, avventura retrospettiva di Corto Maltese scritta e disegnata da Hugo Pratt. La vicenda si svolge in manciuria durante la guerra Russo-Giapponese e lo scrittore americano ne è praticamente il protagonista. Nell’albo a fumetti L’Uomo di Tsushima scritto e disegnato da Bonvi appare anche Jack London nei panni dell’alter ego dell’autore. Jack London appare anche in un doppio episodio della serie TV Star Trek – The Next Generation, dal titolo “”Un mistero dal passato”” (Time’s Arrow), ambientato nel passato. Viene rappresentato come un giovane tuttofare che deve ancora scoprire il suo talento di scrittore. Bibliografia Jack London, Il nemico del mondo, (Finisterrae, Mantova, 2008).”,”VARx-235″
“LONDON Paul A.”,”Concorrenza. Il segreto bipartisan della prosperità americana.”,”LONDON Paul A. ha lavorato per l’amministrazione Clinton tra il 1993 e il 1997 come sottosegretario al commercio. Scrive articoli su vari quotidiani (NYT, Washington Post ecc.). Questo saggio lo ha scritto durante il suo soggiorno di ricerca all’American Enterprise Institute. Si è occupato anche di integrazione europea. “”Il biologo britannico T.H. Huxley, un tempo, osservò che “”la grande tragedia della Scienza (è) il massacro di un’incantevole ipotesi a opera di una spregevole realtà”” (pag 35)”,”USAE-084″
“LONDON Jack, a cura di G. DELAUDI”,”Il tallone di ferro. Romanzo.”,” Prima guerra mondiale “”Il London aveva previsto la grande guerra e qui appunto si serve di questo terribile avvenimento per colorire vieppiù il suo pessimismo. Altri grandi scrittori moderni, come Edoardo Rod, avevano pure previsto, in pagine possenti e immortali, il fatale avvicinarsi della grande distruzione e gettarono grida di allarme onde salvare lo spirito umano così ciecamente minacciato. Ben pochi intesero; ed è ora perfettamente inutile recriminare. Quello che si deve esaltare nell’opera dei grandi scrittori è il contenuto morale, incitatore, suscitatore delle loro creazioni. Di questa rara qualità il London ne profonde anche in queste pagine tumultuanti, frementi di dolore e di passione. Fu nel 1907 che quest’opera venen concepita e pubblicata. ‘Il Tallone di ferro’ è scritto sotto forma di diario la cui pubblicazione dovrebbe avvenire molti secoli dopo il 1932 epoca in cui muore il protagonista Ernesto Everhard. Il racconto termina bruscamente come se fosse rimasto incompiuto”” (pag 6)”,”VARx-548″
“LONDON Jack”,”I racconti del Grande Nord e della corsa all’oro. Volume I.”,”Jack London, pseudonimo di John Griffith London, nacque nel 1876 a San francisco, in California. ebbe un’esistenza alquanto avventurosa, viaggiò moltissimo ed esercitò i più svariati mestieri. Esordì come scrittore pubblicando i suoi racconti su periodici locali. Morì, forse suicida, nel 1916. Mario Picchi, narratore e saggista, si occupa in particolare di letteratura francese e nordamericana.”,”VARx-086-FL”
“LONDON Jack”,”I racconti del Pacifico e dei Mari del Sud. Volume II.”,”Jack London, pseudonimo di John Griffith London, nacque nel 1876 a San francisco, in California. ebbe un’esistenza alquanto avventurosa, viaggiò moltissimo ed esercitò i più svariati mestieri. Esordì come scrittore pubblicando i suoi racconti su periodici locali. Morì, forse suicida, nel 1916. Mario Picchi, narratore e saggista, si occupa in particolare di letteratura francese e nordamericana.”,”VARx-087-FL”
“LONDON Jack”,”Il richiamo della foresta, Zanna Bianca e altre storie di cani. Volume III.”,”Jack London, pseudonimo di John Griffith London, nacque nel 1876 a San francisco, in California. ebbe un’esistenza alquanto avventurosa, viaggiò moltissimo ed esercitò i più svariati mestieri. Esordì come scrittore pubblicando i suoi racconti su periodici locali. Morì, forse suicida, nel 1916. Mario Picchi, narratore e saggista, si occupa in particolare di letteratura francese e nordamericana.”,”VARx-088-FL”
“LONDON Jack”,”Avventure di mare e di costa. Il lupo dei mari e Racconti della pattuglia guardiapesca. Volume IV.”,”Jack London, pseudonimo di John Griffith London, nacque nel 1876 a San francisco, in California. ebbe un’esistenza alquanto avventurosa. viaggiò moltissimo ed esercitò i più svariati mestieri. Esordì come scrittore pubblicando i suoi racconti su periodici locali. Morì, forse suicida, nel 1916. Mario Picchi, narratore e saggista, si occupa in particolare di letteratura francese e nordamericana.”,”VARx-089-FL”
“LONDON Paul A.”,”Concorrenza. Il segreto bipartisan della prosperità americana.”,”Paul A. London ha lavorato per l’amministrazione Clinton tra il 1993 e il 1997 come sottosegretario al Commercio. Si è occupato di integrazione economica europea per il Dipartimento di Stato, e ha lavorato come consulente alla deregulation del trasporto aereo, della vendita di farmaceutici e dei mercati dell’elettricità e del gas.”,”USAE-022-FL”
“LONGANESI Leo”,”In piedi e seduti. 1919-1943. La storia di vent’anni ricostruita attraverso la cronaca minuta di grandi eventi.”,”””A uno ad uno tutti i notabili italiani salgono a Palazzo Chigi a rendere omaggio al grande capo. “”Ho concesso (nel quinquennio)””, dichiara il Duce, “”oltre 60 mila udienze””. E tutti i visitatori escono estasiati:…””. (pag 168) “”Ormai l’ Europa è un grande sofà, sul quale si è stesa la Germania senza togliersi gli stivali infangati”” (1941). Leo LONGANESI (1905-1957) è stato una delle figure dominanti del giornlaismo italiano e della cultura. Direttore de ‘L’ italiano’ dal ’27 al ’36 e del primo rotocalco ‘Omnibus’ che dovette cessare le pubblicazioni per ordine prefettizio e dove collaborarono quasi tutti gli intellettualI del paese da PANNUNZIO a BENEDETTI, da VITTORINI a Camilla CEDERNA, da Irene BRIN a Indro MONTANELLI, polemista nato, caricaturista, editore, in questo libro disegna in modo divertente il personaggio MUSSOLINI romagnolo come lui, sempre in bilico tra velleità di grandezza e l’ amore della vita comoda, tra predicazione della morale eroica e la pratica della morale accomodante.”,”ITAF-075″
“LONGHITANO Rino”,”Antonino di San Giuliano.”,”””La decisione era per noi irrevocabile. Infatti il 29 settembre seguiva la dichiarazione di guerra alla Turchia. Il 30 fu dichiarato il blocco di Tripoli: ed immediatamente ebbero inizio le operazioni per mare e per terra. Così, dopo trentacinque anni dalla spedizione nel mar Rosso, l’ Italia s’accingeva di nuovo per merito di San Giuliano, a una nuova impresa africana: quella che l’ insonne spirito del Ministro degli Esteri aveva prevista ed auspicata da giovane””. (pag 168) “”””Nella lotta odierna, – dicevano questi fogli – il cuore della Germania è con la Turchia””. Al che il nostro più acuto polemista Eduardo Scarfoglio aveva potuto replicare: “”Il coro di ingiurie che investe oggi l’ Italia interessata in una grossa guerra è il canto di morte della Triplice Alleanza””. La previsione del geniale giornalista napoletano non era poi sbagliata. Così la voce d’ illustri parlamentari tedeschi si era unita per l’ occasione a quella di giornalisti noti nel recriminare “”il colpo di stato internazionale della politica del San Giuliano, il ministro definito “”il piccolo Cavour”” e satireggiato come “”il rovescio della medaglia di Crispi””.”” (pag 170) “”In campo socialista, in particolare, l’ antimilitarismo riprese ilsuo accento forte nella lotta contro gli imperialismi e contro le “”velleità espansioniste italiane””. Gustavo Hervé si svagò ferocemente nella sua “”Guerre sociale”” contro l’ impresa chiamando i nostri soldati “”banditi in uniforme””. Ma la reazione fu altrettanto decisa ed efficace da parte dei più puri e fervidi nazionalisti francesi, come Jean Carrère che nel “”Temps”” scriveva in quei giorni di un nuovo fermento rivoluzionario, auspice la Seconda Internazionale, parole ispirate a un’amicizia veramente ammirevole: “”Seguiamo con occhio imparziale questi brillanti discendenti dei romani, i quali in mezzo secolo hanno compiuto tali miracoli che il mondo ancora stupito esita a credere a questa resurrezione prodigiosa””””. (pag 171)”,”ITQM-129″
“LONGI Vincenzo IOTTI Nilde”,”L’Amministrazione della Camera dei deputati. Atti della Conferenza promossa dal Presidente della Camera, Roma, 2-3 luglio 1984.”,”Vincenzo Longi, Segretario generale della Camera dei deputati Nilde Iotti, Presidente della Camera dei deputati”,”ITAP-004-FP”
“LONGINOTTI Liana ENGELS Federico”,”La revolucion de la mayoria – Introducción a la lucha de clases en Francia de C. Marx.”,”Il saggio di Liana Longinotti è stato pubblicato su ‘Studi storici’ n° 4, 1974 ‘Friedrich Engels e la ‘Rivoluzione di maggioranza’. (v. Emeroteca) Tabella delle lettere di Engels negli anni successivi della morte di Marx. Tesi dell’autrice circa i pochi rapporti di Engels con i partiti socialdemocratici europei negli ultimi anni della sua vita. (pag 19-20) L’introduzione di Engels del 1895 fu arbitariamente accorciata da parte di W. Liebknecht che la pubblicò sul Vorwärts nel marzo del 1895. Engels il 1 aprile 1895 in una sua lettera a Kautsky protesta per la pubblicazione senza il suo consenso che lo fa apparire come un pacifico adoratore della legalità a tutti i costi. L’introduzione non fu pubblicata in modo integrale né su Neue Zeit né in opuscolo a parte (fu pubblicata in seguito in Urss) (pag 93-94)”,”MAES-136″
“LONGO Luigi”,”Un popolo alla macchia.”,”Foto di partigiani impiccati agli alberi di una via di Bassano del Grappa (pag 289) “”Le forze nemiche ammassate a Genova erano le seguenti: 600 soldati tedeschi di truppa; mille uomini di marina; altri 1500 asserragliati a Uscio; altri nuclei di forze tedesche nella zona di Albaro, all’ Istituto Idrografico e nella zona occidentale della città. Le forze fasciste erano costituite da 1500 marinai della “”X Mas””; da 1500 uomini delle “”Brigate Nere””; da 600 uomini di reparti anti-partigiani; da 1400 soldati dell’ Esercito Repubblichino; da 2000 bersaglieri””. (pag 432) “”Il 24 i sapisti effettuavano un violento attacco armato contro le truppe tedesche, alla testa d’una grande massa di popolo. Si liberarono alcuni centri industriali. Intanto il CLN assumeva i pieni poteri politici e il Comando Militare Unico i pieni poteri militari su tutta la Liguria. Nella notte dal 24 al 25 i lavoratori di Genova insorgevano al completo. “”Dopo due giorni di aspri e sanguinosi combattimenti per le strade della città, al porto e nei centri industriali della grande Genova, si constringevano le truppe tedesche e fasciste alla resa senza condizioni.”” (Pietro Secchia: L’ insurrezione del Nord). Nel frattempo erano giunti i partigiani.”” (pag 433)”,”ITAR-056″
“LONGO Luigi BERLINGUER Enrico”,”L’ unità del movimento operaio. La posizione dei comunisti italiani per la creazione di un nuovo tipo di unità del movimento operaio internazionale.”,”E. Berlinguer. “”Il corso attuale della politica americana mette così a repentaglio l’ indipendenza, la libertà, la pace dei popoli; stimola anche nei gruppi dirigenti di altri paesi, come ha dimostrato l’ attacco israeliano ai paesi arabi, come dimostrano le tendenze revansciste nella Germania occidentale e molti altri segni in altre zone del mondo, la tentazione estremamente pericolosa di risolvere con la forza le controversie fra gli Stati, tentazione che accumula nuove minacce sulla pace mondiale.”” (pag 60) “”Va sottolineato inoltre il ruolo crescente e il prestigio sempre più grande di cui godono nel mondo intero l’ Uinone Sovietica e tutti quei paesi socialisti che svolgono una coerente e responsabile politica di pace e sostengono concretamente i popoli in lotta per la loro libertà e indipendenza nazionale””. (pag 61)”,”PCIx-204″
“LONGO Luigi”,”I centri dirigenti del PCI nella Resistenza.”,”Contrasto centri di direzione Roma e Milano (Longo) (pag 105) “”Il 5 aprile Scoccimarro e Negarville si recano a Milano per esaminare con la direzione del nord i nuovi problemi politici e organizzativi in modo da realizzare nel modo migliore la politica della “”svolta””. I compagni di Milano avvertono, anche, che, con la venuta di Togliatti, è necessario creare una forte direzione del partito nell’Italia liberata e una delegazione di essa nell’Italia occupata. Si tratta di vedere come redistribuire le forze del gruppo dirigente. Le prime ripercussioni politiche della “”svolta”” sono riferite nella lettera inviata da Roma il 10 aprile ’44. Il partito socialista si affianca nel sud al PCI, ma a Roma esprime nei confronti della proposta di Togliatti un atteggiamento che va da una condanna recisa ad una opposizione più prudente e possibilista. Anche il Partito d’azione è diviso: a Napoli appoggia l’iniziativa del PCI mentre a Roma è, in parte, nettamente ostile e, in parte, propenso a sostenere la nuova politica. Gli altri partiti, dalla DC al liberale, condividono l’iniziativa, pur con riserve. Riemergono qua e là punte anticomuniste: si agita la tesi che l’iniziativa della “”svolta”” è partita dall’URSS e che corrisponde ai sui interessi””. (pag 403)”,”PCIx-321″
“LONGO Luigi SALINARI Carlo”,”Tra reazione e rivoluzione. Ricordi e riflessioni sui primi anni di vita del PCI.”,”Domande e interventi di Carlo SALINARI, risposte di Luigi LONGO”,”PCIx-322″
“LONGO Luigi”,”Revisionismo nuovo e antico.”,”LONGO Luigi vice segretario PCI Fatti d’Ungheria pag 68 Fondo Zucchiati”,”PCIx-263″
“LONGO Gino e Luigi”,”Il miracolo economico e l’analisi marxista.”,”””Il libro di Sylos Labini ‘Oligopolio e progresso tecnico’, di gran lunga una delle migliori opere che siano state scritte sui problemi del capitalismo contemporaneo”” (pag 154)”,”ITAE-248″
“LONGO Luigi”,”Sulla via dell’insurrezione nazionale.”,”Sciopero a Milano. “”Fallito il tentativo di far riprendere il lavoro, gli industriali in combutta coi traditori fascisti, si rivolgono al comando generale, il quale interviene in loro difesa. Già nel pomeriggio di lunedì, i tedeschi fanno la loro comparsa alla Breda, ma gli operai rifiutano di trattare coi tedeschi. Il comando tedesco assicura che tutte quante le richieste verranno soddisfatte; purché si riprenda il lavoro”” (pag 108)”,”ITAR-242″
“LONGO Luigi INGRAO Pietro LEDDA Romano CERRONI Umberto PIERANTOZZI L. PAVOLINI L. WEISS L. GALLUZZI C. BERLINGUER Enrico BERTONE F. COPPOLA A. AXEN H. BERTONE F.”,”Rapporto sulla Cecoslovacchia. Articoli, interviste, lettere, conversazioni.”,”Complesso lavoro di Marx di analisi del sistema inglese e di astrazione da esso’ (pag 21, Umberto Cerroni)”,”PCIx-442″
“LONGO Oddone”,”Scienza, Mito, Natura. La nascita della Biologia in Grecia.”,”Dedica dell’autore a Lauro Galzigna, scienziato, artista, scrittore Oddone Longo è professore emerito all’Università di Padova, dove ha insegnato Letteratura greca e Storia del pensiero scientifico, è presidente dell’Accademia Galileiana di Padova. Fra le sue opere più recenti: ‘L’universo dei Greci. Attualità e distanze’ (Marsilio, 2000) e ‘Saperi antichi. Teoria ed esperienza nella scienza dei Greci’ (Istituto Veneto, 2005). “”L’uovo, che è come la materia della generazione, esiste dunque nel tempo prima della gallina. Ribaltando l’affermazione aristotelica, Firmo asserisce che in ogni processo di trasformazione, “”ciò da cui”” il mutamento procede è prima di “”ciò che”” del mutamento stesso è il risultato”” (pag 29) “”Un medico d’altri tempi ci spiega come e perché sia così importante avere una bocca come la nostra, fatta per masticare il cibo invece che per azzannare i nemici. Sono le buone maniere a tavola che ci distinguono dagli altri animali, ma prima di scoprire il coltello e la forchetta fu necessario inventare e incollare al cranio masseteri e temporali conformati come si conviene a persone civili quali siamo diventati”” (pag 45) “”Una delle massime conquiste della biologia aristotelica è stata la raggiunta individuazione e definizione della specie animale: l’entità che la scienza attuale definisce come una popolazione di individui interfecondi (9), e che è l’ultima suddivisione tassonomica e insieme la base di ogni sistema classificatorio”” (pag 77) “”Come in tutte le civiltà preindustriali, anche nelle società antiche l’abilità manuale fu lo strumento principe del progresso tecnologico. I Greci diedero della mano umana eccellenti descrizioni che non si restrinsero all’anatomia, ma inquadrarono la mano nelle sue caratteristiche di strumento polivalente perché non specializzato, e quindi adattabile alle più varie necessità”” (pag 85) “”Aristotele apriva una decisa polemica con quello che fu il massimo filosofo ionico, Anassagora di Clazomene. Anassagora aveva sostenuto che l’uomo “”è il più intelligente di tutti gli animali ‘perché ha le mani'”” (5), laddove, per Aristotele, “”l’uomo ha avuto le mani ‘perché è il più intelligente’ di tutti gli animali”” (6). In altri termini, mentre per Aristotele la mano funziona come strumento (‘órganon’) dell’intelligenza pratica, e la natura ne ha dotato l’uomo in funzione di quella, per Anassagora l’uomo acquista, o possiede, o esercita l’intelligenza come conseguenza del possesso delle mani, in una prospettiva “”evoluzionistica”” che Aristotele non poteva condividere. Senza le mani, asseriva un altro filosofo ionico, Metrodoro di Lamsaco, va perduta anche la ‘polymetis’ Atena, e cioè l’intelligenza tecnica, monopolio di Atena patrona delle arti (7). Da parte sua l’atomista e meccanicista Democrito definiva l’uomo un essere ricco di talento, che nelle sue attività utilizza in sinergia le mani, la ragione e la duttilità della mente. In Democrito le mani sono una delle componenti essenziali dell’attrezzatura tecnico-intellettuale di cui l’uomo dispone (8); in Metrodoro, seguace di Anassagora, è asserito il possesso delle mani come precondizione delle attività tecniche, costruttive, artigianali. Ma l’affermazione di Anassagora, secondo cui l’uomo è l’animale più intelligente “”perché ha le mani”” richiede un approfondimento. Ad un primo livello di lettura si potrebbe intenderla in una dimensione sincronica, descrittiva: mani e intelligenza forma un tutto integrato, le cui componenti sono inseparabili, pena la decadenza del sistema e la cessazione delle sue capacità operative. Ma è ammissibile anche una diversa lettura, che riconosca al dettato anassagoreo una dimensione diacronica, evolutiva: una primarietà delle mani secondo l’ordine temporale (prima vennero le mani, poi l’intelligenza…). Uno dei ‘fisiologi’ della scuola di Mileto, forse il più grande di tutti, Anassimandro, aveva formulato un’autentica dottrina evolutiva delle specie animali, ivi compresa quella umana, stando alla quale la vita prese inizio nell’acqua (…)”” .. (pag 100-101) Oddone Longo, Professore ordinario di Letteratura greca nell’Università di Padova – s.c.r. 22 maggio 1991, s.e. 12 settembre 2000, s.e.s 24 marzo 2007. Oddone Longo, nato a Venezia nel 1930, è professore emerito dell’Università di Padova, dove ha svolto l’intiera sua carriera accademica, insegnando Letteratura greca, Storia della lingua greca e Storia del pensiero scientifico. È stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dal 1974 al 1980. È dal 2003 Presidente dell’Accademia Galileiana di SS.LL.AA. in Padova; è Socio effettivo dell’Istituto Veneto di SS.LL.AA. e corrispondente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo. ?Presidente dell’Associazione culturale Homo Edens, attiva nel campo della storia dell’alimentazione e della cultura del cibo, ed è Condirettore della rivista bimestrale “Padova e il suo territorio”. Dalla sua duplice esperienza di filologo e di storico della scienza è nato recentemente il volume pubblicato presso l’Istituto Veneto di SS.LL.AA., Saperi antichi. Teoria ed esperienza nella scienza dei Greci, con 22 saggi che spaziano dalla cosmologia alla fisica alla zoologia alla storia della medicina, con una costante attenzione al rapporto fra pensiero antico e scienza moderna. Fra le pubblicazioni dell’autore si segnalano: Commento linguistico alle Trachinie di Sofocle, Padova, Antenore 1968; Tecniche della comunicazione nella Grecia antica, Napoli, Liguori 1981; La storia, la terra, gli uomini. Saggi sulla civiltà greca, Venezia, Marsilio 1987; L’universo dei Greci. Attualità e distanze, Venezia, Marsilio 2000 (finalista Premio Viareggio 2001), trad. spagnola El Universo de los Griegos, Barcelona, Acantilado 2009; Georg Trakl. 108 poesie, a cura di O.L., Testo a fronte, Torino, Genesi editrice 2004; Studi galileiani, Padova, Esedra 2004. Scienza, Mito, Natura. La nascita della biologia in Grecia, Milano, Bompiani 2006; Sofocle, Edipo Re, commento, Venezia, Istituto Veneto di SS.LL.AA., 2007. Galileo Galilei. L’uomo che contava le stelle, Padova, Meridiano zero 2009. Società e cultura del mondo antico, Padova, Poligrafo 2011. (Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti – Campo S. Stefano, 2945 – 30124 Venezia)”,”STAx-329″
“LONGO Luigi NAPOLITANO Giorgio FALASCHI Candiano DANIELE Aldo COISSON Fabrizio D’AGOSTINI Fabrizio PASQUALI Anita PERELLI Licia SORIENTE Luciano LEDDA Romano BELLIA Ruggero NATOLI Dario REICHLIN Alfredo SEGRE Sergio GUERRA Adriano GAL, intervista a Enrico BERLINGUER”,”Almanacco PCI ’74.”,”Testo mancante per asportazione ritaglio a pag 145″,”PCIx-021-FB”
“LONGO Luigi”,”I centri dirigenti del PCI nella Resistenza.”,”Rapporti contrastati tra i centri di direzione della resistenza CLN situati a Roma e a Milano.”,”ITAR-018-FF”
“LONGO Giuseppe SILVESTRINI Vittorio”,”L’atomo militare.”,”Giuseppe Longo (Parigi, 1929) professore associato di fisica sperimentale nell’Università di Bologna, fa parte dell’Unione scienziati per il disarmo. Vittorio Silvestrinoi (Bolzano,1935) professore ordinario di fisica nell’Università di Napoli, è anch’egli membro dell’Unione scienziati per il disarmo.”,”QMIx-047-FL”
“LONGO Luigi”,”Un popolo alla macchia.”,”Insorge Genova (pag 303-306) Insorgono Milano e Torino (pag 306-309)”,”PCIx-006-FMP”
“LONGO Luigi”,”Sulla via dell’insurrezione nazionale.”,”””Ci confortava in questa posizione l’insegnamento dei classici del marxismo, che avevano studiato l’esperienza della lotta del popolo nella rivoluzione francese, dei ‘guerilleros’ spagnoli, della Comune di Parigi, delle rivoluzioni russe e anche alcuni aspetti delle guerre del Risorgimento italiano. Carlo Marx, commentando a caldo, il 1° aprile 1849, la disfatta dei piemontesi a Novara aveva scritto: «I piemontesi hanno commesso un errore enorme fin dall’inizio, contrapponendo agli austriaci soltanto un esercito regolare e volendo condurre una guerra ordinaria, borghese, onesta. Un popolo che vuole conquistarsi l’indipendenza non deve limitarsi ai mezzi di guerra ‘ordinari’. L’insurrezione in massa, la guerra rivoluzionaria, la guerriglia dappertutto, sono gli unici mezzi con i quali un piccolo popolo può vincere uno più grande, con i quali un esercito più debole può far fronte ad un esercito più forte e meglio organizzato». E Marx avvertiva già allora: «La rivolta delle masse, l’insurrezione generale del popolo … sono mezzi la cui applicazione presuppone il terrore rivoluzionario». Dell’applicazione di questi mezzi ebbe paura, nel 1849, la monarchia di Savoia, e perciò portò il Piemonte alla disfatta. «La monarchia non si arrischierà mai ad una guerra rivoluzionaria, a un sollevamento delle masse, al terrore rivoluzionario. Piuttosto di allearsi con il popolo, essa preferirà concludere la pace con il suo peggior nemico, ma suo uguale per l’origine», concludeva Marx nel 1849″” [introduzione (pag XV-XVI), (in) ‘Sulla via dell’insurrezione nazionale’, di Luigi Longo, Edizioni di Cultura Sociale, Roma, 1954]”,”PCIx-047-FV”
“LONGO Luigi, a cura di Renzo MARTINELLI”,”La nostra parte. Scritti scelti, 1921-1980.”,”Critiche a Bordiga. ‘I “”punti della sinistra”” sono per l’unità classista del partito (L’Unità 30 luglio 1925) Luigi Longo polemizza con Amadeo Bordiga sulla questione del tipo di organizzazione del partito “”Il compagno A. Bordiga nel suo articolo su «La natura del partito comunista», riporta tre passi; uno dal ‘Manifesto Comunista’; uno dalle Tesi del secondo congresso dell’Internazionale comunista; uno dallo Statuto del Partito comunista d’Italia ed osserva che i «punti della sinistra», laddove parlano della natura del partito comunista, dicono «nulla di diverso da questi testi ben conosciuti e fondamentali». Vediamo. Noi riconosciamo come pienamente giusto il quadro che del processo di maturazione rivoluzionaria del proletariato hanno fatto Marx ed Engels nel passo riportato da Bordiga. Osserviamo, però, che in detto passo non è fatta questione delle particolari forme organizzative in cui detto processo si sarebbe incanalato. Né, al tempo in cui il ‘Manifesto’ fu redatto, ciò poteva essere previsto. Per avere luce sulla questione dobbiamo seguire la storia del movimento rivoluzionario dall’epoca del ‘Manifesto dei Comunisti’ ad oggi. La luce ci viene dall’opera di Lenin e del leninismo. (…). Sulla questione del tipo di organizzione del partito cosa dice invece Bordiga? Bordiga dice: «Il tipo d’organizzazione di partito deve essere capace di porsi al di sopra delle particolari categorie e perciò raccogliere in sintesi gli elementi che provengono dai proletari delle diverse categorie, da contadini, dai disertori della classe borghese, ecc.» («punti della sinistra»). E di queste ultime categorie Marx ed Engels, nel passo citato del ‘Manifesto’, hanno detto: «I ceti midi, piccoli industriali, piccoli mercanti, agricoltori, artigiani, combattono tutti la borghesia per conservare la loro esistenza di medio ceto. Non sono dunque rivoluzionari, ma conservatori». «Di tutte le classi che stanno oggi contro la borghesia, il solo proletariato è la classe veramente rivoluzionaria». Come si vede, la posizione di Bordiga è ben diversa da quella di Lenin, Bordiga vuole che il «tipo d’organizzazione del partito» sia aperto a tutti coloro che sono portati a lottare contro la borghesia. Va bene che gli elementi che provengono dalle categorie non proletarie, dovrebbero avere superato la concezione ristretta e particolaristica propria della loro categoria. Ma è questo superamento che marxisticamente è impossibile. Qui non si tratta di casi particolari, qui si tratta di categorie, del «tipo di organizzazione di partito» che deve essere conformato in vista dell’orientamento di categorie non proletarie, allo scopo di poterne inquadrare gli elementi. Qui si tratta della composizione sociale del partito, cioè della sua natura di classe, della sua compattezza e capacità d’azione. E mentre il leninismo pensa che l’unione per la lotta con questi movimenti deve avvenire al di fuori del partito, Bordiga vorrebbe inquadrare tutti gli elementi «sinceramente» rivoluzionari nel partito, dimenticando che marxisticamente non si può fare questione di «sincerità» che poggiandosi sugli obiettivi interessi sociali per cui le varie categorie sono chiamate alla lotta, e Marx ed Engels ci hanno detto che «il solo proletariato è classe veramente rivoluzionaria» mentre le altre categorie sociali sono «sinceramente» conservatrici. Questa posizione di Bordiga sul «tipo di organizzazione del partito» spiega completamente la sua avversione alla tattica leninista dell’Internazionale”” (pag 11-12) [Luigi Longo, ‘I “”punti della sinistra”” sono per l’unità classista del partito?”” (L’Unità, organo del Partito Comunista d’Italia, 30 luglio, 1925) (in) ‘La nostra parte. Scritti scelti, 1921-1980’, Editori Riuniti, Roma, 1984, a cura di Renzo Martinelli]”,”PCIx-015-FER”
“LONGONI Antonio”,”Il socialismo nella dottrina e nelle applicazioni.”,”L’A, si erge a critico del pensiero socialista e trova degli “”errori”” in Marx…e parla di fantasticherie socialiste. “”Cosa bella e mortal passa e non dura.”” (Petrarca) (pag 153) Burocrazia? “”La suddivisione del lavoro, che è un’altra delle leggi imprescindibili del mondo economico, ricondurrebbe necessariamente al risultato di alcune persone, le quali utilizzerebbero per loro conto diretto le terre, le forze e le macchine, e di altre che a quelle persone presterebbero la loro opera, contro la corresponsione di una parte dei prodotti ottenuti.”” (pag 196)”,”SOCx-144″
“LONGONI Giuseppe Maria”,”La voce del lavoro. Vita di Ettore Reina (1871-1958).”,”LONGONI Giuseppe Maria insegna storia contemporanea alla Statale di Milano (Scienze politiche). Studia i fenomeni associativi.”,”MITT-326″
“LONGUET Robert-Jean”,”Karl Marx, mon arrière grand-père.”,”””Dans sa récente ‘Histoire de l’Allemagne’, le très objectif historien Robert Hermann Tenbrock, professeur en République fédérale allemande, a écrit: “”Depuis la publication du ‘Manifeste communiste’, Karl Marx et ses théories ont contribué à façonner l’histoire allemande, puis l’histoire universelle””. (pag 10) “”Eleanor Marx, elle-même, qui avait vécu à Londres près de son père, écrivait en 1896 à Karl Kautsky pour lui faire part de son désarroi (“”I only despair when I think of the task…””) d’écrire une vie de Karl Marx, “”intellectually many-sided””.”” (pag 11) LONGUET Robert-Jean appartiene a una vecchia famiglia politica: è figlio del leader socialista Jean LONGUET, avvocato, giornalista, parlamentare, fondatore del quotidiano ‘Le Populaire’ e autore di numerose opere sul socialismo internazionale, è nipote di Jenny MARX e del comunardo Charles LONGUET uomo di lettere e giurista, è pronipote di Karl MARX. Avvocato e giornalista Robert-Jean LONGUET si è interessato ai problemi economici e sociali. Membro dell’ Associazione giuridica internazionale ha fondato e diretto le riviste Maghreb e Al Atlas contro il colonialismo e l’ imperialismo. Ha collaborato a numerose pubblicazioni contro la guerra e il fascismo e in particolare alla rivista Clarté diretta da Henri BARBUSSE e alla rivista Monde di Romain ROLLAND, Albert EINSTEIN e Paul LANGEVIN. Ha compiuti viaggi e soggiorni negli Stati Uniti (dove ha insegnato alla Rutgers University, delegetato al segretariato generale UNRRA, poi corrispondente del girnale Ce Soir. Ha consacrato molti anni alla lotta contro la fame in Africa. Ha compiuto viaggi in URSS e in Europa dell’ Est.”,”MADS-426″
“LONGUET Charles / ENGELS Friedrich”,”Préface à ‘La Commune de Paris’ de Karl Marx / Introduction de Friedrich Engels.”,” Longuet: pag IX-X e XV-XVI “”Marx et Engels avaient jeté dans le monde encore inattentif, la grande parole: «Prolétaires de tous les pays, unissez-vous!». Quinze ans plus tard, Marx avait défini la politique étrangère de l’Internationale en ces termes, dont quelques-uns, empruntés au vocabulaire de «la langue bourgeoise», surprendront peut-être certains disciples simplistes: «Défendre les ‘lois de la morale et de la justice’, qui doivent gouverner les rapports les simples particuliers, comme lois souveraines des relations internationales». Cette honnête formule justicière, parant meurtrière pour les traditions d’iniquité de la vieille diplomatie, il la reproduisait en tête du premier manifeste contre le guerre de 1870, et elle cinglait en plein visage Napoléon III et Guillaume Ier, Bismarck et Emile Ollivier. Elle cinglait aussi tous les gouvernements européens, les classes dirigeantes devant l’homme du Deux Décembre, sauveur providentiel, prêtes à se prosterner devant son vainqueur dès qu’elles le verraient affublé de la même défroque. Cependant l’auteur du ‘Dix-huit Brumaire de Louis Napoléon n’était pas homme à s’attarder à la simple condamnation morale des faits que sa philosophie historique lui faisait un devoir d’expliquer. Et, d’autre part, il était trop mêlé à l’action, trop révolutionnaire, dans le vrai sens du mot, pour se borner à une analyse des phénomènes qui se déroulaient devant ses yeux. Enfin il était trop versé dans tous les arcanes de la politique internationale pour ne pas tenter au moins de repousser les plus redoutables conséquences du triomphe de la Prusse. Avant de rappeler l’admirable, l’héroïque exemple de solidarité internationale donné, après Sedan, par les maïtres et les chefs du socialisme allemand, je placerai ici un souvenir personnel. Le 4 septembre 1870, dans l’après-midi, je revenais avec mon excellent et vieil ami, Edouard Vaillant, du Corps législatif envahi sans grand effort. La République venait d’être proclamée à l’Hôtel-de-Ville où nous n’avions que faire, n’étant pas candidats aux fonctions publiques. Nous nous dirigions vers la place de la Corderie, dans l’intention d’y rédiger, avec quelques camarades de l’Internationale parisienne et des sociétés ouvrières, un appel immédiat aux socialistes de l’Allemagne. Ce n’est pas que nous nous fissions de bien fortes illusions, songeant que si la fortune des armes eût donné la victoire à l’armée de Napoleon III, aucune parole ni aucun acte révolutionnaire, aucune force humaine n’eût pu, en France, l’empêcher de poursuivre son oeuvre de conquête et de s’emparer de la rive gauche du Rhin. Mais n’importe: avec ou sans illusions il fallait au moins sauver du désastre l’idée du socialisme international et son avenir. Nous devisions ainsi quand nous nous trouvâmes rue des Halles en face d’un bureau du télégraphe. Aussitôt Vaillant se rappelle que, en 1865-66, proscrit de l’Empire (en attendant de l’être de la République bourgeoise), j’avais eu le grand honneur de connaître Marx à Londres, et d’être admis, sur sa présentation, dans le premier Conseil géneral de l’Internationale”” [Charles Longuet, ‘Préface à ‘La Commune de Paris’ de Karl Marx’, Librairie G. Jacques & Cie, Paris, 1901] Engels, critica al proudhonismo e blanquismo. L’esempio della Comune di Parigi “”Proudhon, le socialiste des petits paysans et des petits bourgeois, haïssait l’association d’une haine cordiale. Selon lui, elle présentait plus d’inconvénients que d’avantages; elle était par nature inféconde, voir nuisible, constituant une chaîne pour la liberté du travailleur; dogme pur, improductif et encombrant, en opposition autant avec la liberté du travailleur qu’avec l’épargne du travail, ses avantages restaient toujours en arrière de ses inconvénients, et la concurrence, la division du travail, la propriété privée étaient des ressorts économiques plus puissants qu’elle. L’association ouvrière ne pouvait convenir que dans de cas exceptionnels, – ce sont les expressions de Proudhon – comme la grande industrie et les grandes entreprises, par exemple les chemins de fer (v. ‘Idée générale de la Révolution’, 3e étude). Et pourtant, même à Paris, ce centre des industries d’art, la grande industrie avait déjà, en 1871, tellement cessé d’être l’exception, que le plus important décret de la Commune eut pour objet une organisation de la grande industrie et même de la manifacture, qui non seulement devait reposer sur l’association des travailleurs dans chaque fabrique, mais devait réunir toutes les associations ouvrières en une grande confédération, bref, une organisation, qui, comme Marx le dit très justement dans la «Guerre civile», devait finalement conduire au communisme et par conséquent à quelque chose de directement opposé au proudhonisme. C’est ainsi que la Commune fut le tombeau de l’école socialiste proudhonienne. Elle n’a plus aujourd’hui d’adhérents parmi les travailleurs français; et la théorie marxiste est admise sans conteste aussi bien par le «possibilistes» que par les «marxistes». On ne rencontre plus de proudhoniens que parmi les radicaux. Les blanquistes ne furent pas plus heureux. Elevés à l’école de la conjuration, maintenus par la discipline qui est propre à leur parti, il partaient de cette idée, qu’une minorité d’hommes résolus, bien organisés, était en état, si les circonstances étaient propices, non seulement de s’emparer du pouvoir, mais aussi, en déployant une énergie puissante et hardie, de le conserver assez longtemps pour réussir à entraîner la masse du peuple dans la Révolution et à la grouper autour de la petite minorité directrice. Pour cela, il fallait avant tout la centralisation la plus rigoureuse et dictatoriale de tout le pouvoir entre les mains du nouveau gouvernement révolutionnaire. Or, que fit la Commune, où se trouvait pourtant une majorité de blanquistes? Dans toutes ses proclamation aux Français de la province, elle les engagea à se constituer en une libre Fédération de toutes les Communes de France, en una organisation qui pour la première fois devait être réellement créé par la nation elle même. Et l’armée, la police, la bureaucratie, ces instruments d’oppression dont tous les gouvernements jusque-là s’étaient servis, que Napoléon en 1798 avait crées et que depuis chaque gouvernement nouveau avait recueillis comme de précieux instruments de domination, que voulait en faire la Commune? Mais précisément les détruire partout comme ils l’étaient déja à Paris!”” [introduzione di F. Engels a Karl Marx, ‘La Commune de Paris, prefazione note e traduzione di Charles Longuet, Librairie G. Jacques & Cie, Paris, 1901] (pag XLVI-XLVIII)”,”MFRC-181″
“LONGWORTH Philip”,”The Art of Victory. The life and achievements of Field-marshal Suvorov. 1729-1800.”,”LONGWORTH Philip (nato 17 febbraio 1933 a Londra). Storico e scrittore. Servizio militare presso esercito britannico 1951-1953. Docente di storia russa presso l’Università di Birmingham nel 1970. All’Università di Londra visiting fellow presso la School of Slavonic and East European Studies nel 1973/1974. Docente alla McGill University Montreal 1984-2003. SUVOROV Aleksandr Vasilyevich (13 novembre [24 novembre] 1729, Mosca – 6 maggio [18 maggio] 1800, San Pietroburgo). Comandante militare russo noto per i suoi successi nella guerra russo-turca del 1787-1791 e nelle guerre rivoluzionarie francesi. Nel 1789 fu creato conte russo e conte del Sacro Romano Impero; nel 1799 fu creato principe russo. Nel reggimento delle guardie Semyonovsky all’età di 15 anni e nominato luogotenente di fanteria nel 1754. Avendo acquisito esperienza contro i prussiani durante la Guerra dei Sette Anni (1756-1763) nel 1763 divenne colonnello del reggimento Suzdal, per il quale scrisse un manuale completo, notevole per la sua enfasi realistica sull’addestramento al combattimento, in un’epoca in cui la moda prevalente era quella delle manovre sulla piazza d’armi in stile prussiano. Nel 1787 fu finalmente promosso al grado di generale. Nel 1794 fu richiamato per reprimere il movimento rivoluzionario nazionalista in Polonia, cosa che fece con spietata efficienza. Il massacro di civili nell’assalto al sobborgo di Varsavia, denominato Praga, minò il morale dei difensori e contribuì a mettere rapidamente fine all’insurrezione di Kosciuszko. Promosso Feldmaresciallo con decreto di Caterina II. Ritornando a San Pietroburgo scoprì che la sua sovrana e amica Caterina II era malata e morì nel 1796. Paolo I, il successore, fanatico sostenitore del sistema militare prussiano di Federico il Grande, concentrò le sue prime riforme sull’esercito, organizzando parate militare e spettacoli per esaltare la forza dell’impero zarista. Lo scontro con Suvorov fu inevitabile, in quanto questi considerava il sistema prussiano inapplicabile al variegato impero russo. L’imperatore licenziò Suvorov il 6 febbraio 1797 e privato del diritto di indossare l’uniforme. Con la seconda coalizione antinapoleonica, l’imperatore austriaco, su insistenza degli inglesi, chiese allo zar Paolo I di nominare Suvorov comandante, per le sue indiscusse doti militari. Lo zar, seppur riluttante, convocò il vecchio generale per affidargli le truppe. Nel febbraio 1799 lo zar reintegrò Suvorov nei ranghi dell’esercito e l’Imperatore Francesco I d’Austria gli assegnò il titolo di feldmaresciallo e il diritto di guidare anche le sue truppe coalizzate. A Montebello Vicentino assunse il comando delle operazioni della coalizione contro gli eserciti rivoluzionari francesi in Italia. Con il “”Proclama agli italiani””, puntando sui valori religiosi e della proprietà privata, minacciò il pugno di ferro nei confronti di coloro che intendevano allearsi con i francesi. A Brescia, e poi con il blocco delle fortezze nemiche di Mantova e Peschiera, i francesi vennero costretti alla ritirata generale di tutte le loro forze presenti in Italia, lasciando 3000 morti e 5000 prigionieri. Il 28 aprile 1799 l’esercito francese abbandonò Milano e il 1° maggio gli austro-russi si diressero verso il Po. Suvorov marciò verso Torino e conquistata senza combattere il 26 maggio. Tutto il nord d’Italia venne liberato dalla presenza francese. Dopo la campagna in Svizzera, con gli inglesi che temevano il rafforzamento russo, Suvorov venne elevato al rango di Generalissimo, con la promessa degli onori militari al suo rientro in Russia. Gli intrighi di corte portarono lo zar Paolo a cancellare la cerimonia. Emarginato dallo zar e malato, morì a San Pietroburgo il 18 maggio 1800. L’ambasciatore inglese Lord Whitworth e il poeta Derzavin furono le uniche personalità presenti al suo funerale. «Quando gli eserciti di Hitler invasero l’Unione Sovietica nel 1941 e furono fatti grandi sforzi per risvegliare il patriottismo russo e la voglia di combattere, Suvorov fu uno degli eroi pre-rivoluzionari a cui si rivolse Stalin. In effetti, ricevette forse ancora più attenzione di Kutuzov, che, dopo tutto, aveva guidato la resistenza all’attacco di Napoleone nel 1812. Le imprese di Suvorov furono raccontate, le sue parole ebbero la più ampia diffusione e la sua immagine fu costantemente messa in mostra, incoraggiando il soldato russo nella sua lotta all’ultimo sangue contro l’invasore nazista. Stalin istituì addirittura una nuova decorazione militare, l’Ordine di Suvorov e, oltre ad assegnarsela, adottò un titolo che solo un russo, Suvorov, aveva mai posseduto prima: il grado supremo di Generalissimo.» (pag 11 Introduzione; traduz. d.r.)”,”RUSx-001-FSL”
“LÖNNE Karl Egon”,”Il fascismo come provocazione. “”Rote Fahne”” e “”Vorwärts”” a confronto con il fascismo italiano.”,”Questo libro si interroga sulla interpretazione che la socialdemocrazia tedesca (SPD) e il partito comunista tedesco (KPD) diedero del fascismo italiano dai suoi inizi fino al 1933. E su quali furono le conseguenze di tali interpretazioni nella lotta dei due partiti al nazismo. L’A ha analizzato nel dettaglio i due quotidiani organi di partito circa le loro posizioni sul fascismo. La ricerca coglie alcuni aspetti del rapporto tra SPD e KPD che si inasprì ulteriormente proprio sul tema del fascismo italiano. Nel confronto tra i due partiti e il fascismo si preparava quella neutralizzazione reciproca del proprio potenziale di forze che a parere dell’A facilitò la vittoria del nazismo nel 1933. L’A è Prof di storia contemporanea all’Univ di Düsseldorf. Dopo gli studi a Marburgo, Colonia, Monaco di Baviera e”,”MGEK-010″
“LÖNNE Karl-Egon”,”Il dibattito sul revisionismo nella socialdemocrazia tedesca.”,”Bernstein. La revisione del marxismo. Revisionismo. Emancipazione mediante l’ organizzazione economica ed emancipazione mediante l’ espropriazione politica. “”In generale le prognosi di un rivolgimento rivoluzionario imminente espresse diverse volte anche più tardi sarebbero ancora da ricondurre all’ influsso falsificante della dialettica hegeliana. Esse avrebbero avuto come conseguenza che nel marxismo la violenza immediatamente efficace minaccerebbe continuamente di assumere il ruolo predominante che originariamente era stato attribuito allo sviluppo economico. Ciò significa che il marxismo deve combattere continuamente con un elemento di blanquismo rimasto come la “”teoria della illimitata forza creatrice della violenza politica rivoluzionaria e della sua estrinsecazione, l’ espropriazione rivoluzionaria”” (1). Il marxismo avrebbe con ciò tentato di collegare due correnti del socialismo moderno fra loro contrapposte. (…) Il marxismo non avrebbe però raggiunto un superamento dell’antitesi, ma solo un compromesso fra le due correnti. Esso sarebbe perciò stato all’ occasione senz’altro disposto a contare sulla violenza alla maniera del blanquismo. Solo Engels aveva preso le distanze dalla premessa della conquista rivoluzionaria del potere politico nella sua prefazione allo scritto di Marx ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich’ (Le lotte di classe in Francia). La revisione però dei presupposti sulle possibilità di utilizzazione economica di una rivoluzione era ancora da fare””. (pag 124-125)”,”MGEx-177″
“LÖNNE Karl Egon, a cura di Alessandra MELILLO”,”La resistenza al nazismo in Germania.”,”Lezioni tenute a Napoli in Palazzo Serra di Cassano per l’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici dal 23 al 27 febbraio 1998. Apparato clandestino del KPD. “”La lotta radicale contro la Repubblica di Weimar e le sue forze politiche determinanti aveva procurato al Partito comunista, anche prima della formazione del governo di Hitler, persecuzioni e divieti, che tuttavia a quell’epoca si mantenevano nell’ambito della legalità dello Stato di diritto. I comunisti tedeschi avevano sviluppato in questa situazione una particolare mentalità, qualcosa di simile ad una mentalità da Lager, e questo limitava fortemente i loro contatti esterni. Si vedevano, nella realizzazione dei loro scopi, avviati da soli nel senso di un ineluttabile sviluppo storico che essi dovevano promuovere con interventi positivi, lottando contro tutti i concorrenti politici. I comunisti tedeschi avevano già sviluppato, oltre alle azioni politiche legali, anche un’attività clandestina e in questo contesto, ad esempio, avevano istituito la Lega dei Combattenti del Fronte rosso, proibita nel 1929 come unità paramilitare. Avevano costruito soprattutto un sistema segreto di informazioni e di comando, che non solo formò in Germania un apparato clandestino accanto all’organizzazione legale, ma stabilì anche il collegamento con un ufficio comunista per l’Europa occidentale a Parigi e con il Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista a Mosca. I funzionari preposti a questo apparato venivano formati in parte a Mosca. Fino all’ascesa al potere di Hitler, questo apparato segreto non era stato sottoposto ad un compito realmente gravoso e quindi ad una prova di verifica, sicché la sua capacità di funzionamento si poté sperimentare per la prima volta solo di fronte alla repressione nazionalsocialista.”” (pag 38-39)”,”GERR-029″
“LÖNNE Karl-Egon”,”Il cattolicesimo politico nel XIX e XX secolo.”,”L’autore, esperto di storia italiana e tedesca dell’800 e 900, insegna Storia contemporanea nell’Università di Düsseldorf. Ha pubblicato in Italia: ‘Il fascismo come provocazione’ (1985). “”Il Centro fu in primo luogo completamente travolto dagli eventi della rivoluzione (…)”” (1° dopoguerra) (pag 236) “”Resta ancora da chiarire se il Centro abbia agito da mediatore tra la borghesia liberale di sinistra e il proletariato socialdemocratico (…)”” (pag 238) “”Il fallimento di ogni intesa tra il cattolicesimo politico e i nazionalsocialisti apparve decisamente, eludendo l’intenzione di alcuni partiti di superare tacitamente quella crisi tramite un accordo. Quando ad Hitler venne conferito, oltre alla carica di cancelliere anche quella di capo dello Stato, il Centro fu messo definitivamente fuori combattimento, non essendo più rappresentato in parlamento, e non poté quindi portare avanti il suo progetto di «normalizzazione» del nazionalsocialismo”” (pag 249)”,”RELC-406″
“LOOMBA Ania”,”Colonialismo – postcolonialismo.”,”Ania Loomba è professore di Inglese presso l’Università dell’Illinois. E’ autrice pure di ‘Gender, Race, Renaissance Drama’ (1989)”,”TEOS-016-FFS”
“LOON VAN Hendrik”,”Storia dell’ America.”,”Reazioni americane alla rivoluzione francese. “”Un regalo a un ministro straniero era cosa usuale. (…) I delegati americani lo sapevano, e sembra avessero l’ intenzione di far scivolare un po’ di dollari nelle tasche di M. Barras, uomo influente e, a quel che si diceva, di gusti molto raffinati. Ma quando il Direttorio insinuò che gli Stati Uniti avrebbero dovuto accordare un prestito di molti milioni di dollari, i delegati rifiutarono nettamente. Una tale transazione avrebbe significato violare la neutralità, provocare una guerra fra Inghilterra e America: nessun governo che si rispettasse poteva permettersi una corruzione così sfacciata. I particolari dell’ intrigo non sono noti ancor oggi; ma quando la corrispondenza scambiata fra i delegati americani e gli intermediari francesi giunse a Filadelfia, i Federalisti si accorsero quale meravigliosa arma politica il Direttorio avesse gentilmente messo a loro disposizione. Pubblicarono tutte le lettere omettendo i veri nomi, e sostituendo alle firme dei funzionari francesi implicati le lettere X, Y, Z. Quindi si volsero ai repubblicani dicendo: Vedete che brava gente sono quei vostri amici laggiù, pei quali voi nutrite tanta ammirazione! Ma andarono più avanti, e nell’ eccitazione del momento promulgarono nuove leggi per proteggere il paese da eventuali agitazioni repubblicane. La prima di queste misure, la così detta “”Legge sugli stranieri””, aumentò da cinque a quattordici il numero di anni di residenza negli Stati Uniti necessario per prendere la cittadinanza; diede al Presidente la facoltà di arrestare o deportare qualsiasi straniero considerato poco desiderabile, e concesse alle autorità federali di poter arrestare esiliare chiunque appartenesse a nazione in guerra con gli Stati Uniti. La seconda, la “”Legge di sedizione””, considerava delitto punibile con la detenzione e multa il pubblicare scritti falsi o scandalosi contro il governo degli Stati Uniti, contro il Presidente, contro la Camera, il fare opposizione agli atti legali del Congresso o del Presidente; l’aiutare i piani di qualsiasi Potenza straniera contro gli Stati Uniti””, (pag 209-210)”,”USAG-059″
“LOPAPA Carmelo”,”Sparlamento.”,”””Leggi (e dunque lavoro prodotto in aula) poche, ma quanta fantasia alla Camera e al Senato. Disegni di legge, emendamenti, ordini del giorno, interrogazioni, mozioni, interpellanze. Sono sempre stati lo sfogatoio di aspirazioni, sogni, sospetti, raramente progetti realizzabili, dei 952 parlamentari italiani. E oggi che le norme davvero se ne approvano poche, che i deputati e i senatori sono ridotti a palette votanti in balia dei leader e dei governi, adesso si sono abbandonati davvero a quanto di più fantasioso passa per le loro spesso frivole menti. Un autorevole studio ha dimostrato che solo il 7,3 per cento dei disegni di legge presentati in Parlamento è riuscito, nelle ultime due legislature precedenti a quella in corso, a tagliare il traguardo (1). Una media che non ha riscontro in altri paesi. E che, per di più, è crollata con l’inizio dell’ultima legislatura. Nel primo anno della XV, infatti, su 4337 disegni di legge depositati a vario titolo alla Camera e al Senato, solo in quaranta sono diventati legge. La percentuale è dello 0,9 per cento. Neanche l’1. Mentre in Gran Bretagna quasi il 10 per cento è diventato norma legislativa, in Germania il 50 per cento, in Spagna l’86 per cento. Che esagerazione, in quei parlamenti. Ora, non che sia proprio una iattura il fatto che la grandissima parte delle proposte sottoscritte e depositate dai parlamentari italiani non si trasformino in leggi. Se anche solo un terzo avesse via libera, chissà in che sorta di paese vivremmo. Questo perché gli interessi che in genere spingono la nostra classe dirigente a indossare i panni del legislatore sono i più variegati e, va ammesso, i più bizzarri. La fantasia del deputato e del senatore è senza limiti. E raramente le problematiche affrontate in quelle proposte o in quelle richieste di chiarimenti coincidono con questioni dirimenti o interessi che siano davvero collettivi. Il più delle volte, il parlamentare sollecita una legge che possa tornare utile al proprio collegio elettorale. Pur sapendo che mai sarà approvata. Oppure, per dimostrare interessamento e dedizione a un gruppo ristretto di propri elettori, avanza un’interrogazione al ministro competente su una questione talmente particolare che risulta incomprensibile a chi non conosca l’antefatto. Fatti loro, è il caso di dire”” (pag 207-208) [(1) ‘Italia, poche leggi al traguardo’, in “”Sole 24 Ore””, 2 luglio 2007] Carmelo Lopapa è cronista parlamentare di “”Repubblica”” (2008).”,”ITAP-233″
“LOPEZ Roberto S.”,”La rivoluzione commerciale del Medioevo.”,”LOPEZ Roberto S. nato a Genova nel 1910, vi ha insegnato storia economica dal 1936-38. Vive negli Stati Uniti dal 1939 e dal 1946 è professore di storia alla Yale University dove è anche preside della facoltà di studi medievali. Ha condotto studi sull’economia genovese. Tra le sue opere: ‘La prima crisi della banca di Genova’. “”Mirando inzialmente alla conquista di tutta la terra, i Mongoli si mostrarono selvaggiamente spietati verso chiunque resisteva; ma non erano intolleranti per programma verso chi si sottometteva, e perso impeto dopo aver soggiogato la maggior parte dell’Asia e l’odierna Russia. Il loro immenso impero si suddivise allora in una confederazione di quattro khanati (Cina-Mongolia, Turkestan, Persia-Mesopotamia e “”Orda d’Oro”” in Russia), relativamente pacifici. Ci vollero quasi cento anni perché i successori di Genghiz khan divenissero i protettori della pace; ma prima ancora che il cambiamento fosse completo, i mercanti italiani – specialmente i Genovesi e i Veneziani – si resero conto che, guadagnandosi la fiducia dei conquistatori, avrebbero potuto scalvalcare gli intermediari arabi che controllavano il commercio con l’Estremo Oriente e attraversare senza pericolo terre praticamente sconosciute, fino alle agognate e favolose ricchezze delle “”Indie”” (nome col quale gli occidentali erano soliti designare genericamente tutti i pasi al di là del Medio Oriente islamico). Il veneziano Marco Polo è soltanto uno dei moti che fra la seconda metà del Duecento e i primi del Trecento, affrontarono il rischioso viaggio. (…) La penetrazione italiana nel continente asiatico fu ben più di una serie di avventure isolate. La sua importanza pratica viene sottolineata in alcune pagine del manuale di commercio del Pegolotti, che descrivono minuziosamente la strada del Nord, dalla Crimea a Pechino, come “”perfettamente sicura di giorno e di notte””. Eppure, anche quell’itinerario, che poteva essere percorso in nove mesi, comportava spese e rischi che ne limitavano severamente l’attrattiva”” (pag 141-142)”,”STOS-168″
“LÓPEZ José POTTER Garry, Contributors Allison ASSITTER Francis BARKER Ted BENTON Roy BHASKAR Jean BRICMONT Sue CLEGG Andrew COLLIER Justin CRUIKSHANK Robert FINE David FORD Tim FORSYTH Rom HARRÉ Pam HIGHAM Philip HODGKISS Cristopher NORRIS Bertell OLLMAN Jenneth PARKER Douglas V. PORPORA Frank PEARCE Garry POTTER John SCOTT Philip TEW Charles R. VARELA Anthony WOODIWISS”,”After Postmodernism. An Introduction to Critical Realism.”,”Allison Assitter is Dean of Economics and Social Science at the University of the West of England and Professor of Feminist Theory. Francis Barketr sadly died just a few days before the new millennium. He was Professor pf Literature for many years at the University of Essex and the author of many books and articles in the field of literary criticism and theory. Ted Benton is Professor of Sociology at the University of Essex. His research interests include the philosophy of social science, Marxist theory, the question of animal rights, as well as ecological and environmental political movements and related issues. Roy Bhaskar is the founder of critical realism and one of the director/trustees of the Centre for Critical Realism. Jean Bricmont is Professor of Theoretical Physics at the University of Louvain (Belgium). Sue Clegg has worked as a research menager and educational researcher ar Leeds Metropolitan Universty and is taking up a Chair in Educaional research at Sheffield Hallam University from September 2000. Andrew Collier has been involved in critical realism conferences and the Centre for Criticale Realism since their inception. He is Professor of Philosophy at the University of Southampton. Justin Cruikshank teaches philosophy in the graduate school of Social Research at the Nottingham Trent University. Robert Fine is the Director of the Social Theory Centre and is a Reader in the Sociology Department at the University of Warwick. David Ford teaches sociology at the University of Bath. He recently completed his PhD at the University of Essex. Tim Forsyth was previously a visiting fellow at the Kennedy School of Government, Harvard University, where he was working under the Global Environmental Assessment Program. He is currently a lecturer in environment and development at the London School of Economics. Rom Harré began his academic career teaching mathematics and physics After graduate work with J.L. Austin he turned to philosophy of science with a special interest in the forms of real scientific thinking, and the defence of realism in the interpretation of the natural sciences. Pam Higham is currently doing research into the sociologvy of cyberspace and virtual communities. Other research interests include social scientific methodology and the philosophy of science. She has recently completed her PhD at the University of Essex. Philip Hodgkiss has degrees from the University of Cambridge and the London Schoool of Economics. He is currently Senior Lecturer in Applied Social Thought in the Faculty of Community Studies, Law and Education at Manchester Metropolitan University. José López teaches social theory in the School of Sociology and Social Policy at the University of Nottingham, previously he was a Research Fellow in the Department of Sociology at Essex University. Christopher Norris is Distinguished Research Professor in Philosophy at the University of Cardiff, Wales. Bertell Ollman is Professor of Politics at New York University. He received a DPhil in political theory from Oxford University. Jenneth Parker has a backgroud in environmental and feminist movements and first and master’s degrees from the University of Wales and London School of Economics respectively. Frank Pearce is Professor os Sociology at Queen’s University, Kingston, Ontario. Douglas V. Porpora is professor of Sociology at Drexel University, Philadelphia. Garry Potter teaches social theory at Wilfrid Laurier University (Canada). John Scott is Dean of Social Science at the University of Essex. Philip Tew is Director of the London Network for Modern Fiction Studies and a Senior Lecturer in English Literature at the University of Debrecen, Hungary. Charles R. Varela has published several articles on aspects of embodiment and social theory in the Journal of the Theory of Social Behavior, Journal for the Anthropological Study of Human Movement and Visual Anthropology. Anthony Woodiwiss recently took up the position as Head of Department and Professor of Sociology at City University (London). Before that he was Professor of Sociology at the University of Essex. General Introduction, Introduction, Guide to Further Readings, Bibliography, Contributors, Acknowledgements, Notes, Index, introduzione generale, introduzione, bibliografia ragionata, notizie sui collaboratori, ringraziamenti, note, indice nomi argomenti”,”FILx-131-FL”
“LOPEZ Roberto S.”,”Benedetto Zaccaria, ammiraglio e mercante nella Genova del Duecento.”,”Roberto S. Lopez, figlio del commediografo e fratello dello scrittore Guido, nacque a Genova nel 1910 e nel 1911 si trasferì con la famiglia a Milano. Nel 1932 si laureò in Storia Medievale con la tesi ‘Benedetto Zaccaria, ammiraglio e mercante. Genova marinara nel Duecento’ che pubblicò nel 1933. Nel 1939 con le leggi razziali si trasferì negli Stati Uniti dove studiò e insegnò alla Yale University. Nel 1963 vi fondò il Dipartimento di Studi medievali che diresse fino al 1973. Morì a New Haven nel 1986.”,”LIGU-009-FSD”
“LOPEZ Roberto S., a cura di Marino BERENGO”,”Intervista sulla città medievale.”,”Roberto S. Lopez, nato a Genova nel 1910, dal 1939 vive n America dove a insegnato Storia nelle più importanti università. Marino Berengo, nato a Venezia nel 1928, insegna Storia moderna all’Università di Venezia.”,”STMED-066-FSD”
“LOPEZ Roberto S.”,”Nascita dell’Europa. Storia dell’età medievale.”,”Roberto S. Lopez, nato a Genova nel 1910, dal 1939 vive n America dove a insegnato Storia nelle più importanti università. Marino Berengo, nato a Venezia nel 1928, insegna Storia moderna all’Università di Venezia.”,”STMED-067-FSD”
“LÓPEZ-DE-TORO José, a cura”,”Abbreviaturas hispanicas.”,”Alicante è la capitale dell’omonima provincia nel sud-est della Spagna. Città portuale sulla Costa Blanca, è caratterizzata dal centro storico, Barrio de la Santa Cruz, con strade strette, case colorate e una vivace vita notturna. Grazie a un ascensore o a una ripida salita, da qui si raggiunge il medievale castello di Santa Barbara, situato su una collina con una stupenda vista della costa mediterranea”,”ARCx-014-FSL”
“LOPOKOVA Lydia KEYNES John Maynard, a cura di Marina PREMOLI”,”Lydia & Maynard. Lettere 1923-1925.”,”Christian G. Rakovskij citato a pag 126-127 (ambasciatore sovietico in Inghilterra dal 1923 al 1925) Breve nota sulla teoria della moneta (pag 157) Quella chiacchierata con Sraffa sul ciclo creditizio mi ha fatto venire una gran voglia d’iniziare il libro. Solo che devo rinviare il tutto al mio ritorno da Oxford, alla fine della prossima settimana”” (pag 113) (Keynes, 31 ottobre 1924)”,”ECOT-362″
“LOPORCARO Michele”,”Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani.”,”Michele Loporcaro (Roma 1963) è ordinario di linguistica romanza all’Università di Zurigo. É autore di numerosi saggi di linguistica, pubblicati in Italia e all’estero.”,”EDIx-015-FL”
“LOPRIENO Michele a cura; scritti di LOPRIENO M. CANESTRARI Renzo GODINO Antonio CANESTRARI Monica PAOLICCHI Pietro COSTANZO Giorgio TELLESCHI Tiziano BARONE Francesco”,”Identità e valori nell’ adolescenza. 1. Aspetti psicologici, socio-culturali e filosofici.”,”””Un carattere tipico della crisi che viviamo è la sua estensione e la rapidità di diffusione. Il fatto che oggi siano entrati in crisi valori che per secoli avevano ispirato il comportamento umano nella cultura occidentale non è una assoluta novità. Basti pensare alla crisi del tutto analoga che nell’Atene antica si ebbe nei valori tradizionali (religiosi, morali, politici) della ‘polis’ allorché i sofisti sconvolsero quel quadro assiologico contrapponendo la ‘physis’ al ‘nomos’ (1); o, per venire ai tempi più vicini, a ciò che ha significato per l’affermazione del relativismo morale la riflessione assiologica di un Nietzsche e la sua contrapposizione della morale della forza alla morale dell’amore e della compassione. Ma la crisi della sofistica riguardò in particolare Atene e non tutta la Grecia (non, ad esempio, Sparta); e la critica del Nietzsche ebbe risonanza e conseguenze fortissime (tuttora attive) nell’ambito del pensiero filosofico, ma rimase ai suoi tempi circoscritta esclusivamente in questo. Fu un fenomeno della cultura dotta, non della cultura in senso antropologico, che investe i modi di vita stessi di una società. La novità della crisi odierna sta nel fatto che, pur essendo partita dalle accademie, è scesa in piazza. Quello che era stato un esercizio critico di spiriti sottili – le crisi sono appunto effetti della pratica dello spirito critico -, un esercizio che ebbe sempre la capacità di sgretolare lo stantìo di forme stereotipate e di stimolare l’inventività di nuove forme interpretative dell’esperienza e di nuove strutture della vita individuale ed associata, è diventato ora un esercizio di massa e, accrescendosi quantitativamente, si è smussato qualitativamente. Tutto ciò è stato una conseguenza della diffusione dell’istruzione, dell’aumento (impensabile nei secoli scorsi) della facilità di contatto e comunicazione tra i popoli. Un tempo i dotti soltanto riflettevano sulla diversità delle morali secondo i tempi e i luoghi: oggi chiunque può constatare tale diversità, essendo quasi di colpo proiettato dal «paesello» nativo nel «mondo». Così diventa facile (oltre che comodo) per chiunque non solo mettere in discussione valori e comportamenti in cui si credeva senza troppo sottilizzare, ma addirittura respingerli come ipocrite e subdole limitazioni della propria spontaneità. (…) E’ difficile trovare altrove una diffusione analoga del fenomeno che, in alcuni degli anni recenti, è invece dilagato nel nostro paese: l’adorazione del giovanilismo – e quindi della baldanza irriflessiva che ha caratterizzato la crisi – anche da parte di moltissimi che, almeno anagraficamente, giovani non erano. E si spaziò dai politici, agli intellettuali, ai docenti. Giovanilismo d’accatto, con motivazioni complesse e confuse; talvolta teoriche, ma più spesso nate dai meschini timori, dal povero piacere di stare sulla cresta dell’onda, dall’incapacità di sottrarsi alle mode. Fatto sta che ciò aggravò la crisi e rende ora più lenta in ogni caso la ripresa, sebbene da qualche tempo molti ex-giovanilisti si siano dati allo sport nazionale del pentimento. La trasformazione da incendiari a pompieri nell’arco di un decennio – dal ’68 al ’78 – è del resto qualcosa ch’è accaduto anche per altri attori della crisi assiologica nella specifica situazione italiana”” (pag 144-148) [Francesco Barone, ‘Etica e crisi culturale’] [(1) Physis e nomos. Il rapporto tra la legge della natura e la legge dell’uomo nella visione filosofica dei sofisti, ndr (f.Sk)]”,”GIOx-001-FB”
“LORD Walter”,”Le due ore di Pearl Harbor. In cronaca diretta il massacro che scatenò la guerra nel Pacifico.”,”LORD è nato a Baltimora nel 1917 ha scritto vari volumi su avvenimenti drammatici della storia recente. In due sole ore si ebbero da parte americana 2403 morti (quasi la metà dovuti allo scoppio dell’ Arizona), l’ affondamento di 18 navi e 188 aerei. I giapponesi persero 29 aeroplani, un grande sommergibile e tutti e cinque i sommergibili tascabili.”,”QMIS-049″
“LORD RUSSELL DI LIVERPOOL”,”Il flagello della svastica. Breve storia dei delitti di guerra nazisti.”,”Prigionieri di guerra impiegati per compiti militari 62-64 “”Quando il visitatore passava per queste stanze….(pag 238) Fondo Zucchiati”,”GERN-128″
“LORD Walter”,”Pearl Harbor. Il giorno dell’infamia.”,”LORD Walter è nato a Baltimora nel 1917 e vive a New York. Il suo libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1957.”,”QMIS-118″
“LORD Walter”,”Le due ore di Pearl Harbor. In cronaca diretta il massacro che scatenò la guerra nel Pacifico.”,”Walter Lord è nato a Baltimora nel 1917. Ha scritto diversi volumi sugli avvenimenti drammatici della storia recente. “”Quante erano le navi presenti a Pearl Harbor? La miglior risposta sembra essere novantasei, La maggior parte delle carte topografiche indice l’ubicazione di novanta unità, omettendo le navi Ontario, Condor, Crossbill, Cockatoo, Pyro e la vecchia Baltimore. Quali erano le forze aeree degli Stati Uniti? Circa 394 apparecchi secondo l’inchiesta del Congresso, ma molti erano invecchiati o in riparazione. Apparecchi disponibili: Esercito, 93 caccia, 35 bombardieri, 11 osservatori; Marina, 15 caccia, 61 idrovolanti da pattuglia, 36 ricognitori, 45 per usi vari. Quali proporzioni aveva la forza d’attacco nipponica? Ne facevano parte 31 navi, e cioè sei portaerei, due navi da battaglia, due incrociatori pesanti, uno leggero, nove cacciatorpediniere, tre sommergibili, otto petroliere. Forza aerea: 432 apparecchi, usati come segue: 39 per combattere le pattuglie aeree, 40 per riserva, 353 per l’attacco. Qual era la forza del corpo di spedizione giapponese di avanguardia? Probabilmente 28 sommergibili, di cui 11 con piccoli aerei e cinque coi famosi sommergibili tascabili (L’inchiesta del Congresso registrò 20 sommergibili, ma la cifra è troppo bassa, secondo i giapponesi)”” (pag 287-288)”,”QMIS-061-FV”
“LORENTE Crisanto”,”Anatomia de una derrota: La Campaña naval de Trafalgar, 1804-1805.”,”‘Tu registe imperio fluctus, Hispane, memento’ (ricordati, Spagna, che tu reggesti l’impero dei mari)”,”QMIN-051-FSL”
“LORENTZEN Theodor”,”Arbeiter-Partei oder Revolutions-Partei? Wer hat Recht, Naumann oder ich? Mahnruf eines deutchen Arbeiters au seine Genossen.”,”LORENTZEN era un lavoratore presso il Kaiserlichen Werst in Kiel. L’ autore è ostile alla socialdemocrazia e al marxismo.”,”MGEx-167″
“LORENZ Richard”,”Sozialgeschichte der Sowjetunion 1. 1917-1945.”,”Richard LORENZ (1934) ha studiato storia, scienza politica e filosofia a Lipsia, a Berlino, a Francoforte e Marburg. Si è laureato su una tesi che aveva per tema la NEP. Dal 1972 al 1975 ha insegnato a Marburg.”,”RUSU-120″
“LORENZ Richard”,”Anfänge der bolschewistischen Industriepolitik.”,”Richard LORENZ (1934) ha studiato storia, scienza politica e filosofia a Lipsia, a Berlino, a Francoforte e Marburg. Si è laureato su una tesi che aveva per tema la NEP. Dal 1972 al 1975 ha insegnato a Marburg.”,”RIRO-196″
“LORENZ Konrad”,”L’ anello di Re Salomone.”,”Scienziato viennese, LORENZ (1903-1989) fu insignito nel 1973 del Premio Nobel per la fisiologia e la medicina, insieme a Niko TIMBERGEN e Karl von FRISCH. E’ considerato uno dei fondatori dell’ etologia. Elaborò nel 1937 la teoria dell’ imprinting, cioè dell’ apprendimento istintivo tipico di una specie e che sembra non dipendente dall’ esperienza individuale. “”Quando, nel corso dell’ evoluzione, una specie animale sviluppa un mezzo aggressivo che potrebbe uccidere inun sol colpo un animale della stessa specie, deve svilupparsi parallelamente anche un’ inibizione sociale, affinché l’ esistenza della specie non ne venga messa in pericolo”” (pag 174)”,”SCIx-138″
“LORENZ Konrad”,”Konrad Lorenz. L’aggressività. I grandi della scienza.”,”””Parte di quella forza Che sempre vuole il male e sempre il bene crea”” Goethe, Faust I, “”Studio””, Mefistofele, Vv. 1335-36 (pag 83) Lorenz e il nazismo (pag 26-27) (‘Turbe del comportamento provocate dal ‘domesticamento’: l’uomo addomesticato rivelerebbe fenomeni degenerativi mostrati negli animali addomesticati. “”Il pensiero razziale alla base della nostra forma di governo ha già fatto moltissimo in questo senso”” (1940) “”Non si possono esprimere meglio i sentimenti che il naturalista sente per la grande unità delle leggi naturali che con le parole: “” Due cose riempiono l’animo di sempre nuova e crescente ammirazione: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me””. Ammirazione e rispetto non hanno impedito a Kant di trovare una spiegazione naturale per l’ordine del cielo stellato, e in particolare una derivata dal suo divenire. Si sdegnerebbe, lui che non sapeva ancora del grande divenire del mondo degli organismi, se noi consideriamo anche la legge morale in noi non come qualcosa di dato ‘a priori’, ma come qualcosa che s’è formato nel divenire naturale, esattamente come le leggi del cielo?”” (pag 263)”,”SCIx-371″
“LORENZ Richard”,”La costruzione del socialismo in Lenin.”,” “”Al proposito Lenin non cessava di insistere sul collegamento con la rivoluzione internazionale, che sola poteva garantire una vittoria durevole della rivoluzione russa. Quando il proletariato in Russia avesse conquistato il potere, egli pensava, “”l’esempio degli operai russi sarà inevitabilmente seguito – forse non domani (le rivoluzioni non si fanno su ordinazione) ma inevitabilmente – dagli operai e dai lavoratori di almeno due grandi paesi: la Germania e la Francia”” (1). I bolscevichi dovevano tenersi pronti ad accelerare un tale sviluppo con una guerra rivoluzionaria contro le classi dominanti dei paesi europei. Il compito del proletariato russo, secondo Lenin consisteva anzitutto nell’impadronirsi del potere, per evitare che il paese cadesse in balia di una dittatura militare controrivoluzionaria; in secondo luogo si trattava di tenere in pugno un potere conquistato fino a che la classe operaia europea venisse in aiuto al proletariato russo. “”Una volta conquistato il potere, il proletariato della Russia ha tutte le possibilità di conservarlo e di condurre la Russia alla rivoluzione vittoriosa in Occidente”” (2). Anche più tardi Lenin, tornò spesso ad insistere nel porre in rilievo questo stretto legame. “”Quando tre anni or sono ci siamo posti il problema dei compiti e delle condizioni per la vittoria della rivoluzione proletaria in Russia,”” egli diceva nel novembre 1920, “”abbiamo detto sempre nettamente che questa vittoria non sarebbe stata durevole se non fosse stata sorretta dalla rivoluzione proletaria in occidente, e che la sola valutazione giusta della nostra rivoluzione poteva esser fatta soltanto dal punto di vista internazionale””. E aggiungeva: “”Per ottenere una vittoria duratura, dobbiamo pervenire alla vittoria della rivoluzione proletaria in tutti, o quanto meno, in alcuni paesi capitalistici più importanti”” (3). Certo, a quest’epoca i bolscevichi si erano ormai resi conto che l’aiuto tanto sperato si sarebbe fatto aspettare ancora a lungo, e che invece dovevano continuare a difendersi contro la minacciosa pressione dei nemici interni ed esterni. L’appoggio che i paesi stranieri prestarono alla controrivoluzione russa durante la guerra civile, e il diretto intervento militare di alcuni stati imposero alla repubblica sovietica tre anni di dure lotte per l’esistenza. In questa situazione, che giungeva imprevista, Lenin auspicava la vittoria del potere proletario e della repubblica sovietica, anche nel caso che la rivoluzione socialista mondiale tardasse a verificarsi (4). Alla lunga tuttavia il potere sovietico aveva una possibilità di affermarsi solo se riusciva a fronteggiare il più presto possibile il dissesto economico e a far uscire la Russia dalla sua condizione di arretratezza. Questo significava un radicale cambio di orientamento nella strategia bolscevica. Secondo l’opinione di Lenin, il più alto contributo che i bolscevichi potessero portare alla vittoria della rivoluzione internazionale era il trasformare la Russia sovietica in una potenza economica progredita. In questo senso egli dichiarava nella primavera del 1921: “”Attualmente esercitiamo la nostra influenza sulla rivoluzione internazionale soprattutto con la nostra politica economica (…). Su questo terreno la lotta è stata portata su scala mondiale. Risolviamo questo problema e avremo vinto su scala internazionale in modo certo e definitivo”” (5)”” [Richard Lorenz, ‘La costruzione del socialismo in Lenin’, (in) ‘Annali Feltrinelli (1973), Milano, 1974] [(1) Lenin, Esiste una via verso una pace giusta? (1917), in Opere, cit., vol. 25, p. 48; (2) Lenin, La rivoluzione russa e la guerra civile (1917), in Opere, cit., vol 26, p. 30; (3) Lenin, La nostra situazione internazionale e interna e i compiti del partito (Discorso alla Conferenza provinciale moscovita del PCR, 1920), in Opere, cit., vol. 31, pp. 393-94; (4) Lenin, La nostra situazione…, cit.; (5) Lenin, X Conferenza del PCR (B) di tutta la Russia: Discorso di chiusura della conferenza (28 maggio 1921), in Opere, cit., vol 32, p. 414] (pag 758-759)”,”LENS-257″
“LORENZ Einhart”,”Dokumente und Bibliographie zum Verhältnis. Norwegische Arbeiterbewegung – Kommunistische Internationale.”,”Contiene dedica a Gerd Callesen da parte dell’autore DNA Norwegens Kommunistische Partei; NAP Norwegische Arbeiterpartei”,”MEOx-123″
“LORENZ Konrad”,”L’altra faccia dello specchio. Per una storia naturale della conoscenza.”,”Konrad Lorenz (Vienna, 1903) è tra i maggiori esponenti di una scienza che si sta rivelando sempre più importante e ricca di implicazioni, l’ etologia. Nel 1973 gli è stato conferito il premio Nobel per la medicina. Scienziato ma anche scrittore dotato di capacità di narratore e divulgatore, Lorenz ha scritto ‘L’anello di Re Salomone’ e ‘L’aggressività’. “”L’insofferenza dei giovani non si riscontra soltanto nella società culturale umana, ma anche in quelle specie animali nelle quali genitori e figli convivono a lungo nella società gerarchica della famiglia. In queste specie, ad esempio nei lupi, il giovane maschio comincia a ribellarsi contro il vecchio capo del branco soltanto quando lui stesso è fisicamente in grado di assumersi il ruolo del capo”” (pag 368) Le oscillazioni dell’ opinione pubblica (pag 391-) “”Thomas Huxley ha detto che ogni nuova verità nasce come eresia e muore come ortodossia. Sarebbe estremamente pessimistico equiparare il concetto di ortodossia a quello di dottrina rigida e pietrificata. Se però pensiamo a un modo di vedere della media, accettato dalla maggior parte dei pensatori di cultura, si potrà vedere nel processo indicato da Huxley una tipica prestazione cognitiva della società umana. Una scoperta veramente nuova, di importanza storica, viene quasi sempre ‘sopravvalutata’ all’inizio, almeno dal genio cui essa è dovuta. Come insegna la storia della scienza, l’ambito in cui vale un principio esplicativo appena scoperto viene quasi sempre sopravvalutato dal suo scopritore. Questo atteggiamento fa appunto parte delle prerogative del genio. Jacques Loeb era convinto di poter spiegare ogni comportamento animale e umano sulla base del principio del tropismo; I.P. Pavlov ha creduto lo stesso per quanto riguarda il riflesso condizionato; Sigmund Freud ha compiuto errori analoghi. L’unico grande pensatore che abbia ‘sottovalutato’ il principio esplicativo da lui scoperto è stato Charles Darwin”” (pag 392)”,”SCIx-509″
“LORENZETTI Roberto a cura; saggi di Pasquale VILLANI Raffaele COLAPIETRA Gino REDOANO COPPEDE’ Andrea GIUNTINI Lucia GORGONI LANZETTA Giovanna MILLEVOLTE Camillo LACCHE’ Antonio MINETTI Mario MARCONE Mario BOSCIA Francesco BOVE Luciano SAREGO Vincenzo DI-FLAVIO Roberto LORENZETTI; tavola rotonda di R. COLAPIETRA L. PARENTE G. GUDERZO”,”La questione ferroviaria nella storia d’ Italia. Problemi economici e sociali politici e urbanistici. Atti del convegno nazionale di studi storici organizzato dal Comune di Rieti dal 24 al 26 gennaio 1986.”,”Saggi di Pasquale VILLANI Raffaele COLAPIETRA Gino REDOANO COPPEDE’ Andrea GIUNTINI Lucia GORGONI LANZETTA Giovanna MILLEVOLTE Camillo LACCHE’ Antonio MINETTI Mario MARCONE Mario BOSCIA Francesco BOVE Luciano SAREGO Vincenzo DI-FLAVIO Roberto LORENZETTI; tavola rotonda di R. COLAPIETRA L. PARENTE G. GUDERZO”,”ITAE-056″
“LORENZETTI Roberto a cura; saggi di Pasquale VILLANI Raffaele COLAPIETRA Gino REDOANO COPPEDE’ Andrea GIUNTINI Lucia GORGONI LANZETTA Giovanna MILLEVOLTE Camillo LACCHE’ Antonio MINETTI Mario MARCONE Mario BOSCIA Francesco BOVE Luciano SAREGO Vincenzo DI-FLAVIO Roberto LORENZETTI; tavola rotonda di R. COLAPIETRA L. PARENTE G. GUDERZO”,”La questione ferroviaria nella storia d’ Italia. Problemi economici e sociali politici e urbanistici. Atti del convegno nazionale di studi storici organizzato dal Comune di Rieti dal 24 al 26 gennaio 1986.”,”Saggi di Pasquale VILLANI Raffaele COLAPIETRA Gino REDOANO COPPEDE’ Andrea GIUNTINI Lucia GORGONI LANZETTA Giovanna MILLEVOLTE Camillo LACCHE’ Antonio MINETTI Mario MARCONE Mario BOSCIA Francesco BOVE Luciano SAREGO Vincenzo DI-FLAVIO Roberto LORENZETTI; tavola rotonda di R. COLAPIETRA L. PARENTE G. GUDERZO”,”ITAE-028-FV”
“LORENZO Anselmo”,”El proletariato militante. Memorias de un internacional. Tomo I II.”,”””La reuníon preparatoria de la Conferencia debía celebrarse aquella noche, reuniéndose previamente el Consejo General, al que serían presentados los delegados. Marx me acompañó al local del Consejo. A la puerta, junto con algunos consejeros, se hallaba Bastélica, el francés que presidió la primera sesión del Congreso de Barcelona, quien me recibió con las mayores demostraciones de aprecio y alegría y me presentó a los compañeros, algunos de nombre ya conocido en la historia de La Internacional, entre los que recuerdo Eccarius, Young, Jhon, Hales, Serrailler, Vaillant, emigrado de la ‘Commune’ de Paris, etc. Marx presentóme a Engels, quien desde aquel momento se encargó de darme hospitalidad durante mi residencia en Londres. Ya en la sala des sesiones vi a los delegados belgas, entre ellos César de Paepe, algunos franceses, el suizo Henry Perret y el ruso Outine, figura siniestra y antipática que ne la Conferencia no pareció tener otra misión que atizar el odio y envenerar las pasiones, siendo completamente ajeno al gran ideal que agitaba a nuestros representados los trabajadores internacionales.”” (pag 178)”,”MSPx-077″
“LORENZO Anselmo”,”Il proletariato militante.”,”ANTE1-54″,”ANAx-287″
“LORENZO Anselmo”,”Criterio libertario.”,”Contiene foto nucleo fondatore della Prima Internazionale in Spagna.”,”ANAx-323″
“LORENZO César M.”,”Les anarchistes espagnols et le pouvoir, 1868-1969.”,”LORENZO César M. nato a Parigi nel 1939, figlio di militanti della CNT spagnola si rifugiò in Francia dopo la caduta della Catalogna. Laureato in lettere e diplomato d’études supérieures d’histoire, ha studiato l’anarchismo spagnolo. Breve collaborazione dei libertari con il potere. I libertari al governo. Primo consiglio ministeriale. Dimissioni del segretario della CNT. “”Le 4 novembre 1936 au soir était annoncée la nouvelle sensationelle: quatre ministres de la CNT faisaient partie du nouveau gouvernement. Celui-ci était composé ainsi: Francisco Largo Caballero (PSOE) Présidence et Guerre Julia Alvarez de Vayo (PSOE) Affaires étrangères Juan Negrin (PSOE) Finances Indalecio Prieto (PSOE) Marine et Air Angel Galarza (PSOE) Intérieur Anastasio de Gracia (PSOE) Travail Juan Garcia Oliver (CNT) Justice Juan Peiro Belis (CNT) Industrie Juan Lopez Sanchez (CNT) Commerce Federica Montseny Mañe (CNT) Santé publique et Affaires sociales Jesus Hernandez (PC) Instruction publique et Beaux-Arts Vicente Uribe (PC) Agriculture Julio Just (Gauche républicaine) Travaux publique Carlos Espla (Gauche républicaine) Propagande Bernardo Giner de los Rios (Union républicaine) Communications Jaime Ayguader (Esquerra) Sans portefeuille (SP). Manuel de Irujo (PNV) SP José Giral (Gauche républicaine) SP. La presse commenta largement l’événement mais ce furent les journaux libertaires qui en parlèrent le moins.”” (pag 253)”,”MSPx-091″
“LORENZON Erika”,”Lo sguardo lontano. L’Italia della Seconda guerra mondiale nella memoria dei prigionieri di guerra.”,” Erika Lorenzon è dottore di ricerca in Storia sociale europea dal Medioevo all’Età contemporanea presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha studiato a lungo la memoria dei prigionieri italiani in detenzione anglo-americana e tedesca durante la Seconda guerra mondiale. È ora docente di filosofia e storia. Come ricercatrice del’Istresco, di cui è stata direttore scientifico, si occupa di storia sociale e di scrittura popolare. “”Lo storico Gerald H. Davis introduce un articolo sottolineando il potenziale contributo lavorativo e strategico dei prigionieri di guerra per i loro detentori; fa però notare che «quando i soldati si arrendono, (…) portano con sé anche i loro stomaci» (1977, 623) e tutti i bisogni di sussistenza e sicurezza. Il prigioniero è infatti un particolare tipo di partecipante alla guerra moderna: è più di un veicolo neutrale di propaganda, più di un semplice oggetto di attenzioni caritatevoli o di un pegno di negoziazione diplomatica. Se ne resero conto repentinamente gli alti comandi britannici: già nei primi giorni del 1941, il generale Sir Archibald Wavell richiese ai governi dei Dominions l’immediata disponibilità ad accogliere gli italiani appena catturati. Di sua iniziativa inviò 5.000 italiani in India, dal cui governo giunse la pronta disponibilità ad accoglierne fino a 84.000; in febbraio seguì quella del Sudafrica pronto ad accettare 20.000 uomini con una successiva integrazione di altri 25.000. 2000 poterono essere avviati all’isola di Ceylon, mentre in aprile si prospettò il trasferimento in Australia di 50.000 tra italiani e tedeschi. Fu la scarsa disponibilità di mezzi di trasporto a condizionare gli auspicati rapidi deflussi; subentrò quindi la mutata situazione bellica in Estremo Oriente che costrinse l’India a riconsiderare l’ospitalità promessa. Il 15 settembre 1943, 11.029 ufficiali e 55.703 uomini di truppa e sottufficiali popolavano i suoi 30 campi, suddivisi in cinque gruppi e distribuiti essenzialmente lungo una linea che da Bangalore raggiungeva la Kangra Valley nel Nord del paese (Tagliavini 1999, 124; Moore, Fedorowich 2002, 228); inoltre, una grave carestia diffusasi a metà del 1943 indusse il War Department indiano a ripartire nei mesi successivi metà dei suoi prigionieri tra l’Australia, il Medio Oriente e il Regno Unito. Anche il continente oceanico ridusse l’iniziale disponibilità: i trasporti effettuati entro il dicembre del ’41 vi condussero 5.497 italiani (Cresciani 1989, 196); la loro ripresa nell’ottobre del ’43 portò a un totale di 16.675 uomini. A riequilibrare le quote intervenne il contributo del Sudafrica, disposto ad ospitare fino a 100.000 italiani con l’intento di sfruttarne la manodopera nel miglioramento delle reti viarie. Una relazione del Ministero degli Affari Esteri riferisce di un afflusso notevole nei primi mesi dell’offensiva alleata nell’Africa orientale e settentrionale con una successiva decrescita: 1 Davis definisce il prigioniero di guerra «un membro effettivo o potenziale di una forza armata catturato da una forza nemica durante il tempo di una conflitto bellico riconosciuto». 2 In entrambe le opere si fa riferimento a Public Record Office (PRO), Foreign Office (FO). Nota sull’universo concentrazionario 237 «La Croce Rossa Internazionale segnalava infatti nell’agosto 1944, 48.803 internati italiani mentre un anno dopo, nell’Ottobre 1945, ne dava presenti 35.264». A Zonderwater, nella provincia del Transvaal, si trovava il maggiore campo alleato per prigionieri italiani: da sola, quella che un reduce definì la «Città del Prigioniero» (Gazzini 1987, 40), arrivò a contenere 67.583 uomini. Anche le autorità coloniali del Kenya richiesero ulteriori contingenti per ingrandire la Great North Road che collegava Mombasa con il Nord del Paese: nei suoi pressi erano stati attrezzati 29 campi di lavoro dipendenti dai 15 principali. Vi confluì buona parte dei militari catturati nell’ex-AOI dopo essere stati trattenuti nei campi temporanei in Somaliland, ad esclusione di quelli sconfitti in Eritrea che attraversarono il Sudan diretti generalmente in India. Alla fine del 1942, in Kenya risultavano reclusi 5.018 ufficiali e 55.729 sottoposti. In quel periodo, quantitativi crescenti di soldati e sottufficiali vennero da lì allontanati, come pure dall’India e dal Sudafrica, per impiegarli sul suolo del Regno Unito. Dopo un’iniziale diffidenza, nei primi mesi del 1941, il ministero dell’Agricoltura e della Pesca (MAF) promosse l’idea di importare prigionieri italiani per contrastare l’acuirsi della carenza di forza lavoro interna. La prima proposta di trasferire 5.000 uomini fu subito aggiornata a 25.000 preferendo quanti fossero esperti nelle attività agricole, con una crescita esponenziale che solo le difficoltà di trasporto contrastarono. La loro sistemazione fu inizialmente decentrata in Scozia e nel nord dell’Inghilterra per poi essere fatta convergere nelle contee centrali della regione e in prossimità delle città. Dai primi 2021 sbarcati a Liverpool alla fine di luglio (Sponza 2000, 194) si arrivò, nel febbraio di quattro anni dopo, ad un totale di 153.982 italiani.”” (pag 236-237)”,”QMIS-320″
“LORETO Fabrizio”,”Il sindacato nella città ferita. Storia della Camera del lavoro di Genova negli anni Sessanta e Settanta.”,”Fabrizio Loreto è ricercatore di Storia contemporanea nell’Università di Torino. Lorenzo Parodi e le sue opere citato a pag 88-89 Cervetto e Parodi e Lotta comunista a pag 161 Parodi e Lotta com. pag 196 e 249 Parodi Lotta com e Pressato e scontri di Torino con espulsione di Pressato da Fiom pag 283-284 Lotta com. pag 337, 369″,”MITT-383″
“LORETO Fabrizio a cura, contributi di Adele MAIELLO Arvedo FORNI Piero BONI Andrea GIANFAGNA Antonio PIZZINATO Giuseppe VIGNOLA Emanuele MACALUSO Raffaele VANNI Anna GIACOBBE Silvano ANDRIANI Gianprimo CELLA Giuseppe NOBERASCO, conclusioni di Adolfo PEPE Guglielmo EPIFANI, scritti e discorsi di Agostino NOVELLA a cura di Francesco GIASI, saggio conclusivo di Alessandro NATTA”,”Agostino Novella. Il dirigente dei momenti difficili.”,”Fabrizio Loreto, Università di Teramo, Fondazione Giuseppe Di Vittorio”,”PCIx-426″
“LORETO Fabrizio”,”Sindacalismi, sindacalismo. La rappresentanza del lavoro in Italia nel primo Novecento: culture, figure, politiche (1900-1914).”,”In copertina foto dello sciopero dei marittimi di Genova, 1906 Fabrizio Loreto è ricercatore di Storia contemporanea all’Università di Torino. Sindacalismo riformista: Federalismo industrialista di F. Quaglino Laburismo di L. Calda Socialismo di A. Altobelli Sindacalismi: – puro di E. Leone – dell’ azione diretta di De-Ambris e F. Corridoni – possibilista di M. Bianchi – autonomista di L. Ciardi – anarco-sindacalismo di L. Fabbri (teoria) e Alberto Meschi (pratica) – repubblicano di C. Fusacchia, O. Zuccarini – sindacalismo intransigente di N. Bombacci – cattolico di G. Toniolo G. Miglioli G. B. Valente”,”SIND-177″
“LORETO Fabrizio a cura; interventi di DI-VITTORIO NOVELLA FOA CACCIATORE STEVE SANTI SCOCCIMARRO TOGLIATTI MIELI LONGO LOMBARDI BARBADORO AMADUZZI DEGLI-ESPINOSA SALVATORELLI GENTILE DEMARIA MOMIGLIANO VALIANI FERRETTI SEGRE DE-AMBRIS RAPELLI DE-GASPERI LA-PIRA BELLOTTI COSTA”,”Sul Piano del Lavoro della CGIL. Antologia di scritti, 1949-1950.”,”Fabrizio Loreto, storico del movimento operaio e sindacale. Piano del Lavoro idea di Di Vittorio “”Il Piano del Lavoro, inoltre, al di là della sua apparente semplicità, fu una proposta articolata, che rifletteva bene la complessità della natura e del ruolo del sindacato, allo stesso tempo soggetto di contestazione e di integrazione nel sistema capitalista. Esso, infatti, fu un’iniziativa economica e, insieme, una manovra politica; fu il frutto di un’idea personale di Di Vittorio, calata dall’alto sui delegati del congresso di Genova, sugli attivisti e sui militanti, ma scatenò da subito anche un’imponente mobilitazione dal basso (…)”” (pag 67)”,”SIND-182″
“LORETO Fabrizio a cura; approfondimenti di Adolfo PEPE Antonio GIBELLI Guido CRAINZ Charles S. MAIER Stefano MUSSO Claudio PAVONE Piero CRAVERI Luca BALDISSARA Alberto DE-BERNARDI Marcello FLORES Aris ACCORNERO Lorenzo BERTUCELLI Paul GINSBORG Alessando PORTELLI”,”Storia della CGIL. Dalle origini ad oggi. Manuale per la formazione di delegati, lavoratori, dirigenti.”,”Fabrizio Loreto, dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale (2009) svolge attività didattica e di ricerca nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Teramo e collabora con la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Ha pubblicato vari volumi per Eds tra cui (a cura) ‘Agostino Novella. Il dirigente dei momenti difficili’ (2006) e ‘Il lavoro salverà l’Italia’ di Giuseppe Di Vittorio, antologia di scritti, a cura di F. Loreto. (2007). Brani (Parole chiave) di Giuseppe Di Vittorio, Rinaldo Rigola, Ernesto Verzi, Bruno Buozzi, Vittorio Foa, Sandro Pertini, Piero Calamandrei, Fernando Santi, Sergio Garavini, Luciano Lama, Bruno Trentin, Sergio Cofferati”,”SIND-190″
“LORETO Fabrizio”,”L’unità sindacale (1968-1972). Culture organizzative e rivendicative a confronto.”,”Fabrizio Loreto, dottore di ricerca in Storia del movimento sindacale, svolge attività di ricerca presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Teramo e collabora con la Fondazione Giuseppe Di Vittorio.”,”SIND-001-FMDP”
“LORETO Fabrizio a cura; scritti di Walter FABIOCCHI Fabrizio LORETO Paolo ARVATI, interventi di Giordano BRUSCHI Giacomo SANTORO Antonio DENTICE Aldo TORTORELLA Francesco CIARDINI Fabrizio SOLARI”,”Panatica e libertà: fermi al primo approdo. 1959: lo sciopero mondiale dei marittimi italiani.”,”Fabrizio Loreto dottore di ricerca in Storia del movimento sindaacale (Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Teramo, collabora con Fodnazione Giuseppe Di Vittorio).”,”MITT-001-FAP”
“LORGEUX Jeanny LIGOU Daniel FONVIEILLE-ALQUIER François DENIS Yves JOXE Pierre avec la collabiration de MAISOUNAVE Pascal”,”Les Grands Révolutionnaires. Les geants de 89. La Liberté ou la Mort.”,” Marat e la religione. “”Certes, reconnaît Marat, il existe des monarques respecteux de la religion, mais en apparence seulement. Ce sont des “”princes dévots, hypocrites, fanatiques ou superstitieux”” “”des hommes … qui, séparant la morale du dogme, à l’exemple des pharisiens”” … ne prennent “”dans la religion que ce qui ne [gêne] point leurs inclinations vicieuses””. Bref, incapable qu’elle est de rendre les monarques vertueux, la religion annihile la résistance morale du peuple face a l’oppression, elle le désarme psychologiquement et politiquement en lui prêchant la résignation, et Marat se souvient sans doute de la fameuse formule de Rousseau: “”On ne prêche jamais que ceux qu’on opprime”” – une formule qui contient en germe les conclusions de l’analyse critique du phénomène religieux à laquelle se livreront Marx et les marxistes. Jaurès parlera un jour de “”la vieille chanson dont on a bercé la misère humaine””. C’était redire en termes du poète que “”la religion, c’est l’opium du peuple””. Cependant tout n’est pas si simple: quand Marat écrit “”Le chaînes de l’esclavage””, où il traite des liens de la religion et du despotisme, nous ne sommes pas encore sortis de l’Ancien Régime. L’Eglise en tant que telle est totalemenht intégrée à l’ordre établi, à ce qui subiste de la féodalité dans l’armature de l’Etat; mais, dans le peuple, ils sont des millions à entendre et à chanter “”la vieille chanson””, tandis que l’athéisme est le fait d’une minorité de l’intelligentsia et de la noblesse. D’où l’attitude prudente, en général, des hommes de 1789 à l’égard de Dieu, leur souci de ne pas “”se couper”” d’un peuple encore pétri de religiosité et à qui le culte de l’Être suprême proposera un ersatz assez peur convaincant”” (pag 238 [François Fonvieille-Alquier, Marat, (in) ‘Les Grands Révolutionnaires. Les geants de 89. La Liberté ou la Mort’, Romorantin, 1977, Équipe Martinsart, sous la direction de Gérard Plon]”,”FRAR-408″
“LORIA Achille”,”Economia politica.”,”LORIA era professore di economia politica nella R. Università di Torino. “”…l’ Economia politica, come disse Francesco Ferrara, “”è la scienza della libertà””; essa vuole l’ abolizione di tutti i privilegi, di tutte le ingiustizie ed i suoi ideali son quindi ben diversi da quelli della biologia sociale.”” (pag 279)”,”ECOT-071″
“LORIA Achille GRAZIANI Augusto; a cura di ALLOCATI Antonio”,”Carteggio Loria-Graziani (1888-1943).”,”””Non mi riesce facile ammettere che, se il reddito minimo e tutti i redditi superiori al minimo crescono nella stessa proporzione, il reddito medio possa rimanere invariato. Mi pare che la media di quantità crescente debba per forza crescere””. (pag 234) (Loria a Graziani, 1937) “”Per fortuna abbiamo a che fare con un autore, come il Keynes, il quale ci pensa lui a smentire nel libro di domani il suo errore di oggi; ed attendiamo con desiderio un nuovo libro di Keynes, chye svelerà ai credenti tutto il bluff del moltiplicatore, come ha già fatto per l’altro bluff del contrasto tra il risparmio e l’ investimento””. (pag 286) (Loria a Graziani, 1940) “”Le tue osservazioni sul moltiplicatore del Keynes sono irreprensibili, ma sembra fatale che in economia si ripetano, a tutti, i medesimi errori (…). E’ vero, come tu dici, che facilmente il K. confuterà se stesso in un prossimo libro o articolo. Per ben più nobile fine Roberto Peel aveva affrontato l’ accusa di inconsistenza, così amara, come diceva Cavour, per gli inglesi.”” (pag 286) (Graziani a Loria, 1940)”,”ITAE-098″
“LORIA Achille”,”Il movimento operaio. Origini, forme, sviluppo.”,”””Concludendo: il movimento unionista, in quanto riesca ad elevare i salari, o a diminuire le ore di lavoro in tutte le produzioni, può scemare il profitto, od il saggio di profitto, fino al momento in cui questo non sia sceso al minimo, e non ha alcuna azione perturbatrice sul commercio internazionale. Se invece la elevazione del salario, o la riduzione delle ore di lavoro, si avvera in una sola produzione, essa dà luogo ad elevazione di prezzi, onde eventuale disoccupazione, e limitazione delle imprese, e può riuscire a trasformare, o sopprimere, il commercio fra nazioni””. (pag 116)”,”SIND-061″
“LORIA Achille”,”Una crociera eccezionale. Dialoghi con me stesso.”,”Critiche a Labriola, Pareto e Croce (pag 61) “”Il meditante non dovrebbe guardar con orrore all’ esperimento bolscevico, bensì considerarlo, all’ apposto, con quella soddisfazione; con cui il fisico considera la scoperta di un nuovo elemento, o l’ astronomo di un nuovo pianeta, e salutarlo come una preziosa elargizione della propria visione intellettuale, come un nuovo occhio di cui la sorte, o la storia, perviene a dotarlo””. (pag 102) “”Più vi penso e più mi convinco della incomparabile superiorità menale e morale della donna, e della stolida fatuità dell’ uomo che vorrebbe escludere il sesso gentile dai lavori industri od eletti.”” (pag 180) “”Dal senso comincia la nostra conoscenza”” (Dante Convito, IV, 5) (A. Loria, Una crociera eccezionale, pag 18) altre strofe di Dante: “”(…) dietro ai sensi Vedi che la ragione ha corte l’ ali”” (Par, II, 58) “”(…) solo da sensato apprende Ciò che fa poscia d’ intelletto degno.”” (Dante, Par, IV 41-42) Ex libri ex proprietario”,”VARx-207″
“LORIA Achille”,”Corso di Economia Politica.”,”Achille Loria è nato a Mantova il 2/3/1857 e morto a Luserna S. Giovannoi (Torino) il 6/11/1943. ‘Loria fu certo un grande intelletto e un grande cuore. A lui la scienza economica deve molta riconoscenza, anche per il culto che ne ha serbato e per il modo in cui ha voluto servirla, durante tutta la sua nobilissima esistenza’. Dalla prefazione di Giuseppe Ugo Papi.”,”ECOT-131-FL”
“LORIA Achille”,”Opere. Analisi della proprietà capitalistica (Vol. I). La sintesi economica. Il valore della moneta.”,”Achille Loria è nato a Mantova il 2/3/1857 e morto a Luserna S. Giovannoi (Torino) il 6/11/1943. ‘Loria fu certo un grande intelletto e un grande cuore. A lui la scienza economica deve molta riconoscenza, anche per il culto che ne ha serbato e per il modo in cui ha voluto servirla, durante tutta la sua nobilissima esistenza’. Dalla prefazione di Giuseppe Ugo Papi.”,”ECOT-132-FL”
“LORIA Achille”,”Le basi economiche della Costituzione sociale.”,”Achille Loria è nato a Mantova il 2/3/1857 e morto a Luserna S. Giovannoi (Torino) il 6/11/1943. ‘Loria fu certo un grande intelletto e un grande cuore. A lui la scienza economica deve molta riconoscenza, anche per il culto che ne ha serbato e per il modo in cui ha voluto servirla, durante tutta la sua nobilissima esistenza’. Dalla prefazione di Giuseppe Ugo Papi. “”Il ricco domina i poveri e il debitore è lo schiavo del creditore”” Bibbia, proverbi, XXII, 7. “”Una gente impera e l’altra langue”” Dante, Inferno, VIII, 82.”,”ECOT-215-FL”
“LORIA Achille”,”Corso di Economia Politica.”,”Achille Loria è nato a Mantova il 2/3/1857 e morto a Luserna S. Giovannoi (Torino) il 6/11/1943. ‘Loria fu certo un grande intelletto e un grande cuore. A lui la scienza economica deve molta riconoscenza, anche per il culto che ne ha serbato e per il modo in cui ha voluto servirla, durante tutta la sua nobilissima esistenza’. Dalla prefazione di Giuseppe Ugo Papi.”,”ECOT-237-FL”
“LORINI Alessandra”,”Ai confini della libertà. Saggi di storia americana.”,”L’A insegna Storia dell’ America del Nord all’ Università di Firenze. Ha conseguito un Ph.D. in storia alla Columbia University e pubblicato molti saggi di storia culturale americana. Ha scritto il libro ‘Rituals of Race’ (1999). “”La pace andava bene, ma la libertà, la legge e la giustizia dovevano venire prima. Era per questo che nel perseguire la politica della pacificazione non doveva esser chiesto “”di dire che quando il Sud si era ribellato era nel giusto, o che il Nord era nel torto””. Le argomentazioni di Douglass erano chiare e cristalline: “”Non ci dev’essere chiesto di non fare distinzione tra chi ha combattuto per l’ Unione e chi ha combattuto contro di essa, o tra la lealtà e il tradimento””. Utilizzando questa retorica, Douglass enfatizzava la memoria della guerra civile come “”una guerra di idee, una battaglia di principi e di idee che unirono una sezione del paese e divisero l’ altra””, una guerra tra “”il vecchio e il nuovo, la schiavitù e la libertà, le barbarie e la civiltà””. Quindi c’era stata “”una parte giusta e una sbagliata nella guerra, cosa che nessun sentimentalismo dovrebbe oggi farci dimenticare””. (pag 72)”,”USAS-098″
“LOROT Pascal”,”Storia della geopolitica.”,”Dottore in economia, Pascal Lorot è autore di molteplici opere riguardanti le questioni internazionali. Ha insegnato alla HEC, all’Istituto di Studi Politici a Parigi e alle Università di Parigi I e Parigi VIII.”,”RAIx-039-FL”
“LORTZ Joseph ISERLOH Erwin”,”Storia della Riforma.”,”LORTZ, nato in Lussemburgo nel 1887, già ordinario nelle università di Braunsberg, Münster e Magonza, è D dell’Institut für Europäische Geschichte di Magonza. Le sue opere più famose, tradotte nelle principali lingue europee, in giapponese e vietnamita, sono la ‘Storia della Chiesa’ e ‘La Riforma in Germania’. ISERLOH, nato a Duizburg-Beeck nel 1915, è ordinario nella Univ di Münster. E’ autore de ‘La riforma protestante’, scritta per lo ‘Handbuch der Kirchengeschichte’ curato dallo JEDIN.”,”RELP-028″
“LORTZ Joseph”,”La Riforma. Storia della Riforma in Germania. Volume 2. Costituzione dei fronti, tentativi di unione. Divisione definitiva.”,”Insulti di Lutero all’ indirizzo del papa. “”E, quel che più importa, Carlo approvò, quanto alla questione confessionale un recesso della dieta che sembrava equivalere a una totale capitolazione; i principi protestanti raggiunsero la loro meta della secolarizzazione riformistica. (…) E’ fin troppo comprensibile che il papa abbia respinto questo recesso (24 agosto 1544). A sua volta Lutero levò i suoi muggiti, gonfi del più sconcio grobianismo, proprio nei confronti e di questa obiezione e del concilio riconvocato dal papa in dicembre, nel suo ‘Contro il papato di Roma fondato dal diavolo’ (1545). In una folle ridda vi si susseguono contumelie contro gli assassini, furfanti, traditori, bugiardi matricolati che dovranno andarsene sempre e poi sempre a casa del diavolo. Togliere al papa i suoi territori sembra poca cosa; a lui e alla sua corte, bisognerebbe strappar la lingua fin giù nella gola e poi, come sigilli su di una bolla, inchiodar tutte le lingue, in ordine gerarchico, su di un patibolo. Allora essi potrebbero tenere un concilio sul patibolo o all’ inferno fra tutti i diavoli. E poiché la parola non era più capace di contenere appieno il suo divampante furore, Lutero fece mettere in circolazione le immagini, penosamente volgari, del “”papa-maiale””, della “”nascita del papato”” ed altre di non meno grossolano dileggio contro Roma””. (pag 309-310)”,”RELP-035″
“LORTZ Joseph”,”Storia della Chiesa nello sviluppo delle sue idee.”,”””L’Illuminismo, la Rivoluzione francese, la secolarizzazione, avevano, ciascuna per parte propria, indebolito considerevolmente la vita religiosa distruggendo quasi del tutto l’organizzazione ecclesiastica. Le sedi vescovili erano senza titolari o erano occupate da vescovi non regolarmente intronizzati. Questo stato di cose significava anche parrocchie senza sacerdoti, mancanza di coesione fra pastore e gregge, venir meno della unità; significava, per moltissimi aspetti, difetto di cura religioso-ecclesiastica del popolo; in una parola, enorme disordine. Una ricostruzione ‘religiosa’ era l’urgente compito dell’ora. (…) Fu merito di Bonaparte, Primo Console, il distruttore dello Stato pontificio, essersi prestato a questo compito. Napoleone non era un grande credente, né, tanto meno, un cattolico fedele alla Chiesa. Nutrito di idee illuministiche, professava in materia religiosa un completo relativismo, e, in materia politico-ecclesiastica il Gallicanesimo; era cioè un propugnatore dell’onnipotenza dello Stato. Ma era un realista in politica. Avendo compreso che l’organizzazione e il fiorire della pietà nella Chiesa Cattolica rappresentavano un elemento indispensabile alla prosperità della Francia, le sostenne e le perseguì. Quantunque i moventi cristiani fossero minimi e nascondessero del resto gravi insidie, Napoleone allacciò con il Papa Pio VII (1800-1823) quelle trattative che dovevano condurre allo storico ‘Concordato del 1801’. Tale atto inaugura il «secolo dei Concordati», nel quale si avvera un mutamento che distingue nettamente questo secolo da quello precedente: il Papato cessa di essere l’ignorato, «straniero» centro della Chiesa. («Trattare il Papa come una potenza, che ha dietro di sè 200 mila baionette»: Napoleone al suo ambasciatore in Roma). Il Concordato del 1801 riconosceva la religione cattolica come confessione della maggioranza dei Francesi. La libertà di culto pubblico veniva ripristinata. Le diocesi ricevettero una nuova delimitazione (furono fissate in numero di 60, delle quali 10 archidiocesi). Bonaparte si riservava il diritto di nominare i Vescovi: rimaneva al Papa quello di conferire ad essi il l’insediamento canonico. La nomina dei parroci veniva subordinata al preventivo gradimento dello Stato. Si riconosceva come fatto compiuto la secolarizzazione nonché la alienazione dei beni ecclesiastici. Il clero per contropartita, avrebbe ricevuto dallo Stato una regolare retribuzione”” (pag 382-383) ancora da inserire”,”RELC-363″
“LORTZ Joseph ISERLOH Erwin”,”Storia della riforma.”,”Joseph Lortz, nato a Grevenmacher (Lussemburgo) nel 1887, già ordeinario nelle Università di Braunsberg, Münster e Magonza, è direttore dell’Institut für Europäische Geschichte di Magonza. Le sue opere più famose, tradotte nelle principali lingue europee, in giapponese e in vietnamita, sono la Storia della Chiesa e La Riforma in Germania. Erwin Iserloh, nato a Duizburg-Beeck nel 1915, è ordinario nella Università di Münster. É autore de La Riforma protestante scritta per lo Handbuch der Kirchengeschichte, curato dallo Jedin.”,”RELP-002-FL”
“LORTZ Joseph, revisione per l’edizione italiana e cura di Boris ULIANICH”,”La Riforma in Germania. Volume I. Premesse, inizio, primi risultati.”,”Joseph Lortz nacque in Lussemburgo nel 1887. Dottore in filosofia e teologia venne ordinato sacerdote nel 1913. Segretario del ‘Corpus Catholicorum’ dal 1917 al 1923, fu poi professore di storia della Chiesa a Würzburg, Braunsberg, Münster e Magonza. Storico eminente come testimoniano le sue opere tra cui: ‘Storia della chiesa nello sviluppo delle sue idee’ e ‘Riforma in Germania’. “”Secondo ogni tradizione e statuto medievali non andava di pese sé soggetto a scrupolo di sorta l’impiego delle armi al fine di risolvere la questione religiosa originata dalla Riforma. Ogni faccenda religiosa era ecclesiastica e, insieme, statale-secolare. Il proclama di Worms, in cui Carlo [Carlo V, ndr] dichiarava di consacrare vita e corona a sgominare il luteranesimo, era l’espressione perspicua di questa concezione, che poi aveva trovato l’espressione concreta nel bando dall’impero comminato contro Lutero. Già in precedenza, per contro, era stata tradotta in atto da parte riformistica l’idea di spianare con le armi o in generale con la forza dei pubblici poteri la via del rinnovamento religioso: l’aveva fatto Zwingli a Zurigo. L’una e l’altra espressione – eguali in linea di principio – furono accettate dagli stati dell’impero. Il risultato fu necessariamente questo: la scissione religioso-ecclesiastica si prospettò anche sul piano politico; nulla di più ovvio che i seguaci dell’uno o dell’altro indirizzo si unissero fra di loro; nacquero le alleanze confessionali”” (pag 55) [Genesi del principio confessionale e di quello politico-confessionale, 1521-1529]”,”RELP-014-FF”
“LORTZ Joseph”,”La Riforma in Germania. Volume II. Costituzione dei fronti, tentativi di unione. Divisione definitiva.”,”Joseph Lortz nacque in Lussemburgo nel 1887. Dottore in filosofia e teologia venne ordinato sacerdote nel 1913. Segretario del ‘Corpus Catholicorum’ dal 1917 al 1923, fu poi professore di storia della Chiesa a Würzburg, Braunsberg, Münster e Magonza. Storico eminente come testimoniano le sue opere tra cui: ‘Storia della chiesa nello sviluppo delle sue idee’ e ‘Riforma in Germania’. La vita del predicatore Thomas Müntzer (pag 358-361) “”Müntzer non è solo un esponente della corrente «entusiastica» della Riforma, è pure un militante della rivoluzione sociale e della ribellione. Predica la distruzione delle immagini e non si arresta neppure di fronte ai diritti dei principi. «I principi non sono i signori, ma i servi della spada. Per questo deve esserci anche il popolo quando si giudica qualcuno in conformità alla legge di Dio». «Guarda , i nostri signori e principi sono una accozzaglia di usurai, ladri e rapinatori che si appropriano di tutto: pesci, uccelli, piante, a spese del povero contadino e del povero artigiano». Con il profeta Geremia egli predica di «sradicare e disperdere re, principi e parroci. Sarà una vittoria fantastica quando celebreremo la caduta dei tiranni, potenti e senza timor di Dio». In lui sentiamo, con sufficiente chiarezza, il tono ed i desideri che accompagnano la marcia dei contadini. Müntzer li appoggerà totalmente e cadrà con la loro causa. E’ il demagogo che si firma «Thomas Müntzer con la spada di Gedeone» o «col martello». Può far sorridere ma sono i suoi veri simboli. La sua sfida e l’avanzarsi della rivoluzione sono per Lutero il segno che bisogna far marcia indietro”” (pag 360-361)”,”RELP-015-FF”
“LORWIN Lewis L.”,”L’ Internationalisme et la classe ouvrière (Labor and Internationalism).”,”””La Federazione d’ “”Amsterdam”” o Federazione Sindacale Internazionale (FSI) è l’ associazione internazionale dei sindacati di forma socialista. (…) I suoi iscritti , che ammontano a 13 milioni di uomini e donne, comprendono la grande maggioranza degli organismi sindacali d’ Europa e qualcuno al di fuori d’ Europa. In fatto di dottrina, l’ Internazionale di Amsterdam rappresenta ciò che può essere qualificato come “”internazionalismo riformista””.”” (pag 275) “”””Amsterdam”” ricerca dunque un nuovo equilibrio in cui la Germania e la Gran Bretagna giochino i ruoli preponderanti, mentre la bilancia dei poteri è mantenuta dalla Francia e dal Belgio, da una parte, e i sindacati d’ Austria, della Svizzera, d’ Olanda e dei Paesi scandinavi, dall’ altra. Un tale equilibrio è assicurato dal fatto che l’ Inghilterra ha la presidenza di “”Amsterdam””, che l’ amministrazione è nelle mani di un segretario belga e che i cinque vice-presidenti sono ripartiti nel modo seguente: un Francese, un Belga, un Tedesco, un Cecoslovacco e un Danese. Però la sede della F.I.T. sta per essere trasferita in Germania (1).”” (pag 285) (1) il 1° gennaio 1931, Johann Sassenbach dà le sue dimissioni come segretario dell’ Internazionale di Amsterdam e il suo posto viene preso da W. Schevenels. Il 31 luglio, gli uffici vengono trasferiti a Berlino. Non si ha più quindi dell’ Internazionale di Amsterdam nel senso letterale del termine. Tenendo conto della svolta presa dagli avvenimenti, occorrerà chiamarla “”l’ Internazionale di Berlino-Amsterdam””. (pag 285)”,”INTx-036″
“LOSADA Juan”,”Moderno socialismo europeo y español.”,”LOSADA Juan è nato nel 1922 a Madrid. E’ uno scrittore di professione su posizioni socialiste. Fin da giovane è stato iscritto al PSOE partecipando a molti congressi di questo partito. Ha pubblicato varie opere tra cui ‘Ideario politico de Pablo Iglesias’ e ‘Politica y Grupos de Presiòn’. Victor Hugo, esiliato nell’ isola di Guernesey nel 1868, lo spiegò così: “”Il popolo spagnolo ha avuto le Cortes di Leon settantasette anni prima che gli inglesi mettessero su il parlamento di Londra; ha tenuto il suo giuramento nel campo di gioco della palla a Medina del Campo, di fronte a Don Sancho; nel 1133, nelle Cortes di Borja, fu così preponderante il suo terzo stato, che si dette il caso che nell’ assemblea di questa nazione, una sola città, Saragozza, inviasse lì quindici deputati; nel 1307, Alfonso III, proclamò il diritto e il dovere dell’ insurrezione; istituì in Aragona l’ uomo chiamato Giustizia, superiore all’ uomo chiamato “”re””, tanto che il tetro re Filippo II non poté prendere il suo ex segretario, il liberale ed europeista Antonio Pérez, che il re avrebbe impiccato perché la Giustizia di Aragona gli diede il passaporto per vivere liberamente in Gran Bretagna””””. (pag 100)”,”SPAx-072″
“LOSADA-MALVAREZ Juan Carlos”,”Todas las banderas. Las guerras ocultas del siglo XX.”,”Juan Carlos Losada Malvarez (1957) è laureato in Storia contemporanea e ha pubblicato numerose opere di storia militare, in particolare sulla guerra di Spagna, l’esercito franchista, le guerre come motore della storia.”,”QMIx-006-FSD”
“LOSANO Mario G.”,”Informatica per le scienze sociali. Corso di informatica giuridica.”,”LOSANO è professore di teoria generale del diritto e presidente del centro di calcolo automatico presso l’ Università degli studi di Milano.”,”SCIx-142″
“LOSANO Mario G.”,”La geopolitica del Novecento. Dai Grandi Spazi delle dittature alla decolonizzazione.”,”LOSANO Mario G. è professore emerito di filosofia del diritto e informatica giuridica all’Università del Piemonte Orientale e insegna ora filosofia del diritto alla Universidad Carlos III di Madrid. “”Un esempio di questo spirito di sacrificio e di fedeltà dinastica fu il suicidio rituale enl 1912 del generale Nogi Maresuke, l’eroe della guerra russo-giapponese (nella quale aveva perso due figli), e di sua moglie; in quell’anno era morto l’imperatore Meiji, e Nogi, nel rispetto della più antica tradizione, seguiva così nella morte il suo signore. Questa morte dimostra quanto il Giappone Meiji ritornasse alla fonte della sua civiltà: infatti il suicidio rituale (junshi) era stato abolito all’inizio dell’epoca Tokugawa, nel 1663. E’ sorprendente il parallelo tra questo suicidio e quello di Larl Haushofer e di sua moglie, nel 1946, dopo il crollo del Terzo Reich e l’uccisione del figlio Albrecht. Tuttavia non è dimostrabile alcuna influenza del comportamento di Nogi su quello di Haushofer: li univa soltanto l’ammirazione per lo shinto, ma interno a loro tutto era diverso””. (pag 80)”,”RAIx-302″
“LOSANO Mario G.”,”La teoria di Marx ed Engels sul diritto e sullo Stato.”,”””Nel ‘Manifesto’ si poneva in luce come il proletariato non potesse abbattere la borghesia senza detenere il potere statale; qui si illustra qual è la via per ottenere tale potere. Ma, come nota Lenin [‘Ausgewählte Werke’, vol. II, p. 180] , non si è ancora detto alcunché su ciò che si deve sostituire al vecchio organismo statale: Marx non ha indicato alcuna modalità pratica, in base alla quale si possa costruire il nuovo stato che sostituisce il vecchio. Questo non vuol però dire che la dittatura del proletariato sia irrealizzabile, come hanno invece ritenuto le correnti socialdemocratiche. Togliere la dittatura del proletariato alla dottrina marxistica è come togliere la proprietà privata alla dottrina liberale: si riduce la dottrina in un nonsenso. Marx illustra la necessità della distruzione dell’apparato statale borghese: ma la manifestazione più vicina alla sovrastruttura politica (cioè lo stato borghese) è la sovrastruttura giuridica; se l’una viene annientata, che ne è dell’altra? In altre parole, creata la dittatura del proletariato, potrà questa funzionare con il diritto del vecchio stato? In caso contrario, che cosa bisogna sostituirvi? Questi interrogativi, scaturiti tutti dall’opera in esame, rendono necessario l’esame di uno scritto cronologicamente anteriore; i discorsi per il processo alla “”Neue Rheinische Zeitung””, contenuti nel n. 221 e n. 231 della medesima (14 e 15 febbraio 1849) (1). Nel primo processo, l’accesso è limitato ad un solo punto, allorché Marx fa notare ai giurati come, applicando l’articolo 367 del codice penale così come desidera il governo e non così come desidera il legislatore, essi “”abroghino la libertà di stampa per mezzo del codice penale”” (2). E allora, si chiede Marx, “”a che l’ipocrisia di una stampa libera? Se le leggi esistenti cadono in contraddizione con un nuovo grado dell’evoluzione sociale, allora, signori giurati, allora sta a voi scegliere fra gli imperativi morti della legge e le richieste viventi della società. Allora sta a voi spingere la legislazione fino a comprendere che deve tener dietro alle necessità sociali”” (3)”” (pag 118-119) [(1) La “”Neue Rheinische Zeitung”” pubblicava l’articolo ‘Arresti’, in cui si criticava l’operato del procuratore generale Zweiffel nell’arresto dei democratici Gottschalk e Annenke. Quest’articolo cagionava a Marx ed Engels l’accusa di oltraggio nei riguardi di Zweiffel e della polizia. Il processo, iniziato l’8 giugno 1848, veniva aggiornato più volte, fino a che il dibattimento del 7 febbraio 1849 portò all’assoluzione di Marx, Engels e del direttore responsabile Korff. L’articolo ‘Arresti’ si trova in Mew, vol. V, pp. 166-68; (2) Mew, vol. VII, p. 231; vi si dice fra l’altro: “”l’art. 367, preso nel senso del pubblico ministero, esclude la prova della verità e permette la denuncia solo quando essa è confortata da documenti pubblici o da sentenze già pronunciate. A che scopo dovrebbe la stampa denunciare ancora ‘post festum’, dopo la pronuncia della sentenza?””; (3) Ibid., p. 231]”,”MAES-187″
“LOSOVSKI A.”,”Programma d’ azione dell’ Internazionale dei Sindacati Rossi.”,”””Di per sé queste bande non rappresentano una forza eccessivamente grande, ma sono forti perché in tutti i paesi i governi le aiutano, le armano e le sovvengono di denaro, sicché granzie all’ aiuto dello Stato queste organizzazioni, che per i loro quadri e per i loro effettivi sono insignificanti, assumono nella lotta una considerevole importanza. Tutte queste organizzazioni di crumiraggio e di violenza antiproletaria, che attualmente infestano tutta l’ Europa e l’ America, debbono a ogni costo venir distrutte, essendo l’ ulteriore loro esistenza una minaccia per l’ esistenza delle stesse organizzazioni operaie”” pag 66 “”In Italia, la Confederazione Generale del Lavoro e il Partito socialista hanno perfino concluso coi fascisti un armistizio. I fascisti, naturalmente, non hanno mantenuto fede al patto, e i pacifisti e i tolstoiani della Confederazione Generale del Lavoro e del Partito socialista hanno soltanto fornito una nuova prova della loro perfetta incomprensione dei principali moventi di lotta sociale, che hanno dato vita a queste bande reazionarie””. (pag 66) “”I dirigenti (…) chiusi nella loro concezione tolstoiana, credettero di dover attendere che le violenze di queste organizzazioni terroristiche dei capitalisti provocassero una forte reazione nella società, mentre pensavano che infine il Governo democratico, nell’ interesse del ristabilimento dell’ ordine, sarebbe stato costretto a intervenire, ecc. Una simile concezione s’ ispira a un pessimismo disperato: è la filosofia del suicida. La classe operaia non deve mantener atteggiamento passivo, tolstoiano di fronte a un fenomeno sociale di sì grande importanza”” (pag 66-67)”,”INTT-168″
“LOSOVSKI A.”,”Marx y los sindicatos.”,”””Questo diverso atteggiamento di fronte alla lotta per le rivendicazioni immediate, impresse il suo sigillo nel lavoro scientifico-pratico di Marx e dei suoi avversari proudhoniani e bakuninisti. Marx ricopiava con una enorme perseveranza i materiali e costruiva tutte le sue conclusioni sulla base solida dei fatti. Marx studiava prima tutte le circostanze e i fatti, e soltanto dopo tirava le conclusioni, cosa che i teorici anarco-sindacalisti ignorano completamente. La grande importanza che Marx attribuiva alla descrizione della situazione della classe operaia, si dimostra nel questionario che preparò nel 1880 per gli operai, pubblicato con la sua introduzione nella rivista socialista del 2 aprile 1880.”” (pag 115-116)”,”MADS-365″
“LOSOVSKY Drizdo TROTSKY Léon”,”L’Internationale syndicale rouge. Suivi de ‘La “”troisième période”” d’erreurs de l’Internationale communiste’ par Léon Trotsky.”,”Alexandre Losovsky, pseudonyme de Salomon Abramovich Dridzo, est né le 16 mars 1878 à Danilovka, province d’Ekaterinoslav, Dès 1898, il a des contacts avec le mouvement social-démocrate de son pays, dont on trouve une description dans le Que faire? de Lénine. En 1903, il milite à Petrograd. Losovsky occupe dans l’Internationale syndicale rouge une place dirigeante et dans ll’Internationale communiste une place influente. En 1917, il fut le seul du groupe Nache Slovo à ne pas se joindre aux bolcheviks. Il fut grand annemi de la révolution d’Octobre. Il meurt en 1952 dans un camp de concentration stalinien. Introduction par Pierre FRANK, Note biographique sur Alexandre Losovsky, Préface, Conclusion, note, Textes a l’Appui, histoire contemporaine,”,”INTT-035-FL”
“LOSOWSKI A. (LOSOVSKY) Generalsekretar der Roten Gewerkschaftsintern”,”Marx und die Gewerkschaften.”,”LOSOWSKY A.”,”MADS-010″
“LOSOWSKI Alexandr (LOSOVSKY)”,”Die Rote Gewerkschafts-Internationale. Mit Beiträgen von L. Trotsky J. Moneta P. Frank.”,”Il libro contiene note biografiche di LOSOWSKI (1878-1952)”,”INTT-050″
“LOSOWSKI A. e altri”,”Mouvement ouvrier international. Bulletin du Conseil International des Syndicats ouvriers.”,”Contiene una lettera di JOUHAUX a ZINOVIEV e di LOZOWSKI (LOSOWSKIJ) alla CGT italiana con relativa risposta”,”INTT-048″
“LOSSKI N.O.”,”Histoire de la philosophie russe. Des origines a 1950.”,”LOSSKI è Professore di filosofia al Seminario russo ortodosso di New York.”,”RUSx-043″
“LOSURDO Domenico”,”Marx e il bilancio storico del Novecento.”,”In collaborazione con l’Istituto Italiano di Studi Filosofici LOSURDO D. è ordinario di storia della filosofia presso l’Univ. di Urbino. Ha scritto vari libri (v. 4° cop).”,”TEOC-515″
“LOSURDO Domenico a cura”,”Le origini del “”secolo americano””.”,”Testi antologici tratti dalla storia universale in 13 volumi dell’Accademia delle scienze dell’URSS LOSURDO Domenico è ordinario di storia e filosofia contemporanea presso l’Univ. di Urbino, collaboratore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.”,”RAIx-283″
“LOSURDO Domenico”,”Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”LOSURDO Domenico (Bari, 1941) è ordinario di storia della filosofia contemporanea presso l’Università degli Studi di Urbino.”,”STOx-157″
“LOSURDO Domenico”,”Stalin. Storia e critica di una leggenda nera.”,”Domenico Losurdo, univ. Urbino “”Il sistema carcerario riproduce i rapporti della società che lo esprime. In Urss, all’interno e all’esterno del Gulag, vediamo fondalmentalmente all’opera una dittatura sviluppista che cerca di mobilitare e “”rieducare”” tutte le forze in funzione del superamento della secolare arretratezza, reso tanto più urgente dall’approssimarsi di una guerra che, per dichiarazione esplicita del ‘Mein Kampf’, vuole essere di schiavizzazione e di annientamento: in questo quadro il terrore si intreccia con l’emancipazione di nazionalità oppresse nonché con una forte mobilità sociale e con l’accesso all’istruzione, alla cultura e persino a posti di responsabilità e di direzione di strati sociali sino a qual momento del tutto emarginati.”” (pag 157)”,”STAS-061″
“LOSURDO Domenico”,”Utopia e stato d’eccezione. Sull’esperienza storica del “”socialismo reale””.”,”””Per Locke, invece, è fuori discussione che una situazione di crisi può o dev’essere fronteggiata da un potere non legato ad una “”regola””, cioè al rispetto delle regole del gioco. Montesquieu, ammiratore dell’Inghilterra liberale, non ha alcun dubbio sul fatto che rientra nella “”consuetudine dei popoli più liberi che siano mai stati sulla terra”” il “”mettere per un momento un velo sulla libertà, così come si nascondono le statue degli dei””. Diversi decenni più tardi, John Stuart Mill dichiara a sua volta che è pienamente legittima “”l’assunzione di un assoluto potere sotto forma di dittatura temporanea””, in casi di “”necessità estrema””, ovvero di “”malattia del corpo politico che non può essere curata con metodi meno violenti””. Al di là dell’Atlantico, Hamilton si spinge sino a sottolineare la necessità, per le situazioni d’emergenza, di un potere “”senza limiti”” e senza “”vincoli costituzionali””. Non è certo la teorizzazione, in determinate circostanze, della dittatura, a costituire la discriminante tra tradizione liberale da una parte e dall’altra Marx e Engels, i quali semmai hanno ben presente e condannano l’appoggio degli ambienti liberali francesi al colpo di Stato di Napoleone I e la “”fretta indecorosa”” – l’espressione è di Marx (MEW, vol. XVII, p. 278) – con cui proprio l’Inghilterra liberale saluta Napoleone III e l’avvento del regime bonapartista. Ed è appena il caso di aggiungere che, in occasione del primo conflitto mondiale, nulla trovano da eccepire i liberali europei e americani contro l’instaurazione di una dittatura più o meno esplicita e la legislazione d’emergenza con la quale i paesi belligeranti cancellano le regole del gioco, in modo da poter sviluppare senza impaccio quella mobilitazione e guerra totale contro cui invece insorgono la rivoluzione d’Ottobre e il movimento rivoluzionario di ispirazione marxista.”” (pag 13-14) [Domenico Losurdo, Utopia e stato d’eccezione. Sull’esperienza storica del “”socialismo reale””, 1996]”,”RUSU-003-FL”
“LOSURDO Domenico”,”La comunità, la morte, l’Occidente. Heidegger e l'””ideologia della guerra””.”,”Domenico Losurdo è ordinario di filosofia della storia all’Università di Urbino. Ha scritto tra l’altro: ‘La catastrofe della Germania e l’immagine di Hegel’ (1988), ‘Hegel, Marx e la tradizione liberale’ (1988), ‘Marx e il bilancio storico del Novecento’ (1993). Jaspers e l’avvento del nazismo. “”Ritroviamo dunque tutti i temi centrali della ‘Kriegsideologie’, rispetto alla quale, non solo i paesi nemici della Germania, bensì la stessa Repubblica di Weimar si presentava con il volto segnato da una repellente banalità e prosaicità, che facilmente spingeva a gridare al tradimento: “”Lo Stato, divenuto mero servitore dell’ordinamento di massa, ha perduto ogni legame col destino autentico””. E ancora: “”L’uomo di Stato non è piùà responsabile innanzi a Dio, ma di fronte alla massa volubile””. Se a tutto ciò aggiungiamo i toni apocalittici con cui si parla della Rivoluzione di ottobre e della minaccia che essa fa pesare sull’Occidente (cfr. infra, cap. 3, § 7), possiamo ben comprendere l’affermazione recente di uno storico, secondo cui ‘La situazione spirituale del tempo’ e, si potrebbe aggiungere, l’opera di Jaspers nel suo complesso, non era certo atta a distogliere i tedeschi dall’aderire al nazismo. Ma il filosofo non aderirà mai al partito o al regime. Dopo la guerra mostrerà una tendenza, pienamente comprensibile, a datare l’inizio della sua opposizione al regime già con l’avvento di Hitler al potere”” (pag 28-29)”,”GERN-150″
“LOSURDO Domenico”,”Fuga dalla storia? La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi.”,”””Dopo la Comune di Parigi, i vincitori in Francia e in Europa non si accontentano della repressione, hanno bisogno anche della demonizzazione degli sconfitti, da Bismarck esplicitamente assimilati a delinquenti comuni. Sul piano “”scientifico””, viene elaborata una teoria, in base alla quale l’insurrezione operaia sarebbe stata l’espressione di una regressione atavica o di un’improvvisa irruzione della barbarie nel seno della civiltà. A questa sbrigativa liquidazione della Comune danno il loro bravo contributo anche personalità che pure, sino a quel momento, avevano partecipato attivamente al movimento democratico: si pensi a Victor Hugo per la Francia e a Giuseppe Mazzini per l’Italia. Marx (e l’Internazionale) si sente costretto a intervenire e interviene su due piani. Richiama l’attenzione sulle realizzazioni positive e gravide di futuro dela Comune, in secondo luogo, s’impegna a difenderne la memoria storica, scontrandosi senza esitare con l’opinione e l’ideologia dominante: “”Questa civiltà scellerata, fondata sull’asservimento del lavoro, soffoca il gemito delle sue vittime sotto uno strepito di calunnie che trovano un’eco mondiale””. Marx non esita a contrapporre violenza a violenza, orrore ad orrore. La borghesia che si strappa le vesti per “”l’esecuzione da parte della Comune dei sessantaquattro ostaggi con l’arcivescovo di Parigi alla testa”” rimuove un fatto fondamentale: era stata proprio essa a introdurre la pratica di uccidere i prigionieri indifesi e di prendere ostaggi. In ogni caso, bisogna saper distinguere tra “”il vandalismo di una difesa disperata””, proprio dei Comunardi, e “”il vandalismo del trionfo”” (Marx-Engels 1955, vol XVII, pp. 357-9, La guerra civile in Francia). A dover essere difesa non è solo la memoria storica del movimento socialista. Marx conosceva troppo bene la storia antica per ignorare i massacri di cui si erano macchiati Spartaco e gli schiavi insorti. Per di più, queste rivolte non avevano prodotto, non avevano cercato né potevano cercare di produrre qualcosa di nuovo. Avevano solo tentato di rovesciare le parti nel rapporto schiavistico che costituiva l’essenza della società del tempo, transformando in schiavi i padroni del mondo. Eppure, in una lettera a Engels del 27 febbraio 1861, Marx definisce Spartaco “”il figlio più nobile di tutta la storia antica, vero rappresentante dell’antico proletariato””. Va da sé che Marx non intende celebrare o giustificare le stragi degli schiavi in rivolta, epperò si rifiuta di prendere sul serio le prediche ipocrite dei loro padroni, colpevoli di una violenza ben più criminale e per di più divenuta pratica quotidiana”” [Domenico Losurdo, Fuga dalla storia? La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi, 2012] (pag 118-119-120) Losurdo, ordinario di storia della filosofia università degli studi di Urbino. Nel 1818, in piena Restaurazione e in un mo mento in cui il fallimento della rivoluzione francese appariva evidente, anche coloro che inizialmente l’avevano salutata con favore prendevano le distanze dalla vicenda storica iniziata nel 1789: era stata un vergognoso tradimento di no bili ideali. In questo senso Byron cantava: «Ma la Francia si inebriò di sangue per vomitare delitti/ Ed i suoi Saturnali sono stati fatali/ alla causa della Libertà, in ogni epoca e per ogni Terra». Dob biamo oggi far nostra questa disperazione, limitandoci solo a sostituire la data del 1917 a quella del 1789 e la causa del socialismo alla «causa della Libertà»? Confutando i luoghi comuni dell’ideologia dominante, Losurdo analizza e documenta l’enorme potenziale di emancipazione scaturito dalla rivoluzione russa e dalla rivoluzione cinese. Que st’ultima, dopo aver liberato prima dal dominio coloniale e poi dalla fame un quinto dell’umanità, mette oggi in discussione al tempo stesso l’«epoca colombiana» e il modo tradizionale di intendere la lezione di Marx.”,”TEOC-407″
“LOSURDO Domenico”,”Controstoria del liberalismo.”,”LOSURDO Domenico è professore ordinario di storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. L’autore più citato è Tocqueville “”Reagendo alla protesta e alla sfida del movimento operaio, è la stessa Inghilterra liberale a regolamentare l’orario e le modalità del lavoro in fabbrica, cancellando o smussando gli aspetti più odiosi di quello che Marx ed Engels bollano come il “”dispotismo”” padronale. Ciò suscita le proteste di non pochi esponenti liberali e degli stessi capitalisti inglesi, i quali – osserva ‘Il capitale’ – “”denunciavano gli ispettori di fabbrica come una specie di commissari della Convezione”” giacobina (164). In modo analogo Bismarck fa professione di liberalismo e tuona contro il “”Regio Prussiano Giacobino di Corte””, che pretende di interferire nel rapporto tra padroni e servi e dunque di calpestare il principio dell’autogoverno della società civile, egemonizzata in questo caso dalla proprietà feudale e non invece dalla coalizione aristocratico-borghese, come nel caso dell’Inghilterra. Ed è proprio lo statista prussiano-tedesco a distinguere a tale proposito due tipi di liberalismo: il primo è caratterizzato dalla “”ripugnanza contro il dominio della burocrazia”” a partire dai “”sentimenti liberali di ceto””, ampiamente diffusi fra gli ‘Junker’ e la nobiltà della Prussia pre-rivoluzionaria; il secondo, del tutto odioso agli occhi di Bismarck, è il “”liberalismo renano-francese”” ovvero il “”liberalismo dei funzionari statali”” (‘Geheimratsliberalismus’), incline a incisive riforme antifeudali dall’alto e al quale s’ispira una oppressiva e soffocante burocrazia statale, con la sua “”tendenza (…) al livellamento e alla centralizzazione”” e perfino all'””onnipotenza burocratica”” (‘geheimrätliche Allgewalt’) (165). E’ interessante notare che una distinzione simile ricorre nel giovane Marx. La “”Rheinische Zeitung””, da lui diretta, si definisce un “”giornale liberale””, ma ci tiene a precisare che tale liberalismo non dev’esser in alcun modo confuso col “”liberalismo volgare”” (gewöhnlicher Liberalismus). Se quest’ultimo vede “”ogni bene dalla parte dei corpi rappresentativi e ogni male dalla parte del governo””, la “”Rheinische Zeitung””, invece, si caratterizza per il suo sforzo di analizzare i rapporti di dominio e di oppressione nella loro configurazione concreta, senza esitare, in determinate circostanze, a sottolineare “”la generale saggezza del governo contro l’egoismo privato dei corpi rappresentativi”” (spesso monopolizzati dai ceti feudali e da una grande borghesia gretta e miope); contrariamente al “”liberalismo volgare””, lungi dal combattere “”in modo unilaterale la burocrazia””, la “”Rheinische Zeitung”” non ha difficoltà a riconoscere i meriti della sua lotta contro la “”tendenza romantica”” o romantico-feudale (166)”” [Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, 2010] (pag 277-278) [(164) Marx, Engels (1955-89), vol. XXIII, p. 301; (165) Bismarck (1984), p. 37; Bismarck (1962), p. 354 (discorsi alla Camera dei deputati prussiana del 18 ottobre 1849 e del 14 febbraio 1851); (166) Marx, Engels (1955-89), vol I, p. 424]”,”ECOI-331″
“LOSURDO Domenico”,”Hegel e la libertà dei moderni.”,”pag 341-342 Unità del reale e razionale “”Si comprende allora che la tesi dell’unità del reale e razionale, odiata dai reazionari e invisa anche ai liberali, trovi accoglienza favorevole o entusiastica in campo rivoluzionario. L’efficacia politica che scaturisce dal celebre detto è stata spiegata con particolare chiarezza da un esponente della Giovane Germania, Alexander Jung che così si esprime: “”L’aldilà finora irragiungibile per lo spirito (…) diventa aldiqua, totale presenzialità””. Lo sguardo può ora rivolgersi fiducioso alla realtà mondana e politica la quale, non essendo più irrimediabilmente opaca alla ragione e all’ideale, non viene più rifuggita ed evasa a vantaggio dell’interiorità religiosa o di una moralità meramente intimistica e consolatoria: “”alla distanza, nulla indebolisce di più che la semplice scontentezza con la terra, col tempo”” (83). Ma questa non è la posizione solo di Jung, ma anche quella dei giovani hegeliani e di Marx e Engels (84). Ben lungi dall’essere la giustificazione della Restaurazione, l’affermazione dell’unità del razionale e reale stimola potentemente il movimento di opposizione nel ‘Vormärz’ tedesco, ed è parte integrante della preparazione ideologica del ’48. E non solo in Germania, giacché anche in Italia Bertrando Spaventa partecipa attivamente al movimento rivoluzionario, sorretto anche dalla tesi per cui “”la filosofia; forma riflessa della coscienza naturale, deve accordarsi con l’esperienza. Ciò che è reale è razionale e viceversa”” (85). E’ interessante notare che, persino dopo il fallimento della rivoluzione, la tesi hegeliana in questione, lungi dal favorire la rassegnazione, stimola la resistenza alla reazione trionfante. Dal carcere in cui si trova rinchiuso, Lassalle scrive alla madre: “”O la Germania torna realmente, di nuovo e per sempre nella notte delle vecchie condizioni, e allora ogni scienza è una menzogna, ogni filosofia un semplice gioco dello spirito, Hegel un matto fuggito dal manicomio, e non c’è più alcun pensiero nella causalità della storia, oppure la rivoluzione celebrerà presto un nuovo e decisivo trionfo. Il secondo caso si presenta infinitamente più probabile”” (86). Dato il senso forte e strategico attribuito da Hegel e dai suoi discepoli al termine realtà, la sua identificazione col razionale, comporta la degradazione a esistenza empirica immediata, a realtà in senso meramente tattico, dei successi della reazione (‘supra’, cap. II, 1). Qualcosa di analogo si può osservare, per quanto riguarda l’Italia, in Silvio Spaventa, il quale, rinchiuso in carcere in seguito alla controrivoluzione e repressione borbonica, osserva: “”Una provvidenza, che ponga per iscopo del mondo una perfezione che non deve essere mai, pone per scopo del mondo un niente, una cosa che non deve esser mai: essa quindi, non è una provvidenza. Perché essa sia, la ragione del mondo non deve solo ‘dover essere’ ma ‘essere’ attualmente: altrimenti la provvidenza non è”” (87). La negazione del dualismo tra ‘Sollen’ e realtà non solo impedisce la rassegnazione, ma spoglia di qualsiasi legittimità l’evasione intimistica. E’ in tal senso che, proprio dopo il fallimento della rivoluzione del ’48, Marx richiama ripetutamente e con particolare forza alla lezione hegeliana, utilizzando congiuntamente sia la Prefazione alla ‘Filosofia del diritto’, anche se non citata in modo esplicito, sia la ‘Fenomenologia’, riletta puntigliosamente nelle diverse figure che, con varietà di motivi e sempre nuova e accresciuta ricchezza di argomenti, criticano il ‘Sollen’ che si specchia nella propria interiore purezza e eccellenza, narcisisticamente goduta in contrapposizione alla volgarità e all’opacità della realtà e del corso del mondo. Come esaltante “”algebra della rivoluzione””, per usare la celebre espressione di Herzen(88), la filosofia hegeliana aveva contribuito alla preparazione ideologica degli sconvolgimenti del ’48; ma anche dopo il trionfo della reazione, la tesi dell’unità del razionale e reale blocca la comoda via di fuga in direzione dell'””ipocondria”” o della “”malinconia”” e stimola invece una fattiva riflessione autocritica nei rivoluzionari e democratici i quali sono chiamati a leggere nella sconfitta da loro subita non la riprova dell’irrimediabile miseria del reale, bensí dell’insufficienza teorica e pratica dei loro progetti e ideali che dunque vanno ripensati in profondità, in modo da poter provare la loro eccellenza nella concreta opera di trasformazione della realtà. ….”,”HEGx-002-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Tra Hegel e Bismarck. La rivoluzione del 1848 e la crisi della cultura tedesca.”,”Contiene il capitolo: Il pauperismo, la crisi e le “”case di lavoro”” con il paragrafo ‘Hegel e la crisi di sovrapproduzione’ (pag 111-)”,”HEGx-008-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Controstoria del liberalismo.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Per i nostri tipi ha curato gli Scritti storici e politici di Hegel e il Manifesto del partito comunista di Marx e Engels, ed è autore di Il peccato originale del Novecento e Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”TEOP-041-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Hegel Marx e la tradizione liberale. Libertà uguaglianza Stato.”,”””E’ poi vero che il detto relativo a razionale e reale si presenta nei ‘Lineamenti’ [di Hegel] con formulazione e significato realmente diversi rispetto ai corsi di lezioni? Procediamo a un confronto sinottico: 1817-18: § 134A : ‘Ciò che è razionale, accade necessariamente’ (‘muss geschehen’) / 1918-19: V. Rph III, 51 : ‘Soltanto il razionale può accadere’ / Lineamenti: ‘Ciò che è razionale, quello è reale (‘Was vernünftig ist, das ist wirklich’) / 1824-25: V. Rph, IV, 654 : ‘Ciò che è razionale è anche reale’. Per ora il confronto riguarda la prima parte del detto in questione: risulta chiaro che la formulazione dei ‘Lineamenti’ è ripresa anche dal corso di lezioni del 1824-25, e anche dai corsi precedenti non ci pare che emergano differenze radicali rispetto al testo dei ‘Lineamenti’: il razionale accade necessariamente, diventa reale, è reale. ‘Wirklich’ ha questo significato di movimento, e d’altro canto già il § 1 sempre dei ‘Lineamenti’ sostituisce ‘Verwirklichung’ a ‘Wirklichkeit’, allorché dichiara che la filosofia del diritto si occupa del «concetto del diritto e la sua realizzazione». E anche per quanto riguarda la seconda parte del detto, le differenze sono forse più sensibili ma certo non tali da far pensare ad un rovesciamento di posizioni: 1819-20: V. Rph, III. 51 : ‘Il reale diviene razionale’ / ‘Lineamenti’ : ‘Ciò che è reale, quello è razionale’ / 1822-23: V. Rph., III, 732 : ‘La realtà non è nulla di irrazionale (‘kein Unvernünftiges’) / 1831: V. Rph. IV, 123 : ‘Ciò che è reale, è razionale’ Sì, nel corso del 1819-20, è più esplicito il fatto che il divenire razionale del reale è un processo, ma questa idea di processo è già in qualche modo implicita, come si è visto, nella categoria di ‘Wirklichkeit’. Sì, nel corso del 1824-5 c’è la precisazione netta che «non tutto ciò che esiste è reale», ma è da dire che, per quanto riguarda i ‘Lineamenti’, ad apertura dell’esposizione (§ 1 A) si trova ugualmente formulata la distinzione tra «realtà» (‘Wirklichkeit’) ed «esistenza (‘Dasein’) transeunte, accidentalità esteriore», per non dire poi che già nella Prefazione si trova l’affermazione che «niente è reale (‘wirklich’) se non l’idea» (W, VII, 25). D’altro canto, è comprensibile che è soprattutto dopo le polemiche che Hegel avverte il bisogno di precisare il significato di ‘Wirklichkeit’, contrapponendola all’immediatezza empirica. Ma la distinzione non è né nuova, né tanto meno strumentale: intanto è ben presente nei ‘Lineamenti’ e poi, ad esempio, basta sfogliare l”Enciclopedia’ di Heidelberg per ritrovare, ad apertura della sezione dedicata alla «realtà» in senso forte, la distinzione tra ‘Wirklichkeit’ e ‘Erscheinung’; significativamente, nel passaggio dalla prima alla terza edizione il testo rimane immutato, a parte la numerazione (il § 91 diventa il § 142). La distinzione in questione non solo viene formulata sul piano logico generale, ma viene applicata e fatta valere anche nell’analisi storica. Nello scritto sulla dieta, questa è accusata di abbarbicarsi ad «una piattaforma meramente positiva, la quale a sua volta, in quanto positiva, non ha più nessuna realtà» (W, IV, 536). Qui ciò che è il ‘positivo’ si contrappone a ‘Wirklichkeit’: la realtà in senso forte non è il positivo immediatamente esistente. Ancora. Rifiutando la nuova costituzione, i deputati della dieta «dichiarano, sì, di essere un corpo rappresentativo, ma di un altro mondo, di un’epoca trascorsa, ed esigono che il presente si trasformi in passato, e la realtà nell’irrealtà» (W, IV, 493). Voler mettere in pratica rivendicazioni che non sono più all’altezza dei tempi significa voler trasformare la ‘Wirklichkeit’ in ‘Umwirklichkeit’; nella misura in cui non corrisponde alle esigenze più profonde dello spirito del tempo, la realtà in senso forte degrada ad esistenza empirica immediata. E’ dunque assurdo voler spiegare con un’immediata esigenza di accomodamento quella che è una proposizione teorica fondamentale della filosofia hegeliana, in tutto l’arco della sua evoluzione (3). Del resto nella ‘Fenomenologia’ si può ritrovare non solo la problematica, ma persino la formulazione che suscita tanto scandalo nei ‘Lineamenti’: ‘Fenomenologia dello spirito’: W., III, 112 ‘Ciò che deve essere, è, anche di fatto (in der Tat), e ciò che soltanto ‘deve’ essere, senza ‘essere’, non ha volontà alcuna. A ciò, da parte sua si attiene giustamente l’istinto della ragione’ ‘Lineamenti’: ‘Ciò che è razionale, quello è reale; e ciò che è reale, quello è razionale. A questa persuasione si attiene ogni coscienza ingenua, così come la filosofia’ E procedendo a ritroso, si può risalire fino al saggio sul Württemberg del 1798, poi andato perduto, dove decisamente si respinge la contrapposizione «tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere». Nel riportare questa citazione testuale, Haym riferisce che il saggio in questione, tutto pervaso dal «pathos dell’epoca della rivoluzione», attribuiva quella contrapposizione alla «pigrizia e l’egoismo dei privilegiati» (3). Il pubblicista liberale o nazional-liberale che condanna il celebre detto della Prefazione alla ‘Filosofia del diritto’ come espressione dello spirito della Restaurazione, allorché, da filologo, si imbatte in quella medesima problematica in uno scritto giovanile, è costretto a metterla in relazione non con la Restaurazione, ancora di là da venire, ma con la rivoluzione francese. D’altro canto, se Ilting condivide con larga parte della tradizione liberale l’orrore per quel detto famigerato, è da tener presente che l’affermazione della razionalità del reale non costituisce alcun motivo di scandalo per la tradizione di pensiero rivoluzionaria. Il giovane Marx che sottopone a critica serrata la ‘Filosofia del diritto’, non fa menzione di quel detto; e anzi, nella corrispondenza, polemizza con fervore tutto hegeliano contro l’«opposizione di reale e ideale» contro «la totale contrapposizione fra ciò che è e ciò che deve essere», opposizione che considera strumento d’evasione dalla realtà mondana e politica, e a cui, con trasparente reminiscenza della famigerata Prefazione, contrappone la tesi che bisogna «cercare l’idea nella realtà stessa» (4). A sua volta, Lenin trascrive ed evidenzia nei suoi ‘Quaderni filosofici’, quest’affermazione di Hegel desunta dalle ‘Lezioni sulla storia della filosofia’: «Ciò ch’è reale è razionale. Bisogna però saper distinguere che cosa sia effettivamente reale; nella vita quotidiana tutto è reale: ma esiste una differenza tra il mondo fenomenico e la realtà». Poi Lenin annota a fianco: «il reale è razionale». E leggendo le ‘Lezioni sulla filosofia della storia’, il grande rivoluzionario trascrive due volte l’affermazione secondo cui «la ragione governa il mondo», e non contento di ciò, la seconda volta appone a fianco un vistoso «NB» a sottolineare l’importanza dell’affermazione trascritta e la sua piena identificazione con essa (5). Ed è forse proprio Lenin che può fornire gli strumenti concettuali più adeguati per comprendere la distinzione hegeliana tra realtà in senso forte e semplice immediatezza empirica: c’è una realtà in senso strategico e una realtà in senso tattico; in ogni situazione storica una cosa è la tendenza di fondo (ad esempio, la soppressione della servitù della gleba, al momento del tramonto del feudalesimo), un’altra cosa sono le controtendenze reazionarie del momento (ad esempio le aspirazioni e i tentativi di far rivivere nel suo antico «splendore» l’istituto della servitù della gleba ormai tramontato o sulla via del tramonto, e quindi «irreale»), che certo non sono in grado di cancellare la realtà strategica della tendenza di fondo, e che però sul piano tattico sono ben presenti e di cui quindi si deve tener adeguatamente conto. Ma anche in Hegel alla realtà in senso forte, alla ‘Wirklichkeit’, non si contrappone il nulla. Il «mondo delle apparenze» (‘Erscheinungswelt’), di cui parla la prima delle due citazioni qui prese in considerazione, non è il non-essere. E’ lo stesso Lenin a sottolineare con favore, trascrivendo e commentando questa volta la ‘Scienza della logica’, che in Hegel la stessa «parvenza» (‘Schein’) ha una sua oggettività. Sì – dichiarano i ‘Quaderni filosofici’ – «la parvenza è oggettiva, poiché in essa è presente uno dei lati del mondo ‘oggettivo’… Non solo il Wesen (essenza), ma anche lo Schein (parvenza) è oggettivo» (6). «Parvenza» e «apparizione» sono esse stesse reali, ma, ovviamente, non hanno lo stesso grado di realtà del ‘Wesen’ e della ‘Wirklichkeit’, ed è solo quest’ultima che, esprimendo la dimensione strategica, la tendenza di fondo del processo storico, può aspirare al predicato della razionalità”” [Domenico Losurdo, ‘Hegel Marx e la tradizione liberale. Libertà uguaglianza Stato’, Roma, 1988] (pag 47-51) [(3) ‘Hegel und seine Zeit’, cit. pp. 66-67; (4) Lettera al padre del 10.11.1837, in MEW, Ergänzungsband I, pp. 4-8 (MEOC, I, p. 9-14; la razionalità del reale il giovane Marx la celebra non solo in prosa, ma anche in versi, sia pure mediocri: «Kant e Fichte vagabondavano volentieri tra le nuvole: / cercavano lassù un paese lontano. / Io invece cerco soltanto di afferrare destramente / quanto ho trovato per la strada!», trad. it. di L. Firpo, in K. Marx, ‘Scritti politici giovanili’, Torino, 1950, p. 490; (5) V.I. Lenin, ‘Quaderni filosofici’, a cura di I. Ambrogio, Roma, 1969, pp. 283 e 309-10; per le citazioni da Hegel, cfr. W., XIX, 110-111 e XII; (6) Ivi, p. 98]”,”HEGx-032″
“LOSURDO Domenico, con un saggio di Luciano CANFORA”,”Stalin. Storia e critica di una leggenda nera.”,”Domenico Losurdo insegna Storia della filosofia all’Università di Urbino. ha pubblicato ‘Controstoria del liberalismo’ (2006) e ‘Il linguaggio dell’Impero’ (2007)”,”STAS-009-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente.”,”Domenico Losurdo è professore emerito all’Università di Urbino e dottore honoris causa all’Università di Niteroi di Rio de Janeiro. Tra i molti capitoli: – Marx e la “”guerra industriale di annientamento tra le nazioni”” – Difesa ed esportazione della rivoluzione: Cloots e Trotsky – Una lotta prolungata tra i partiti di Lenin e di Wilson (Trascurata la questione della ‘guerra giusta’) “”Peraltro, i popoli coloniali non sono le uniche vittime dei conflitti e delle guerre connesse con l’espansione del commercio e la formazione del mercato mondiale. Il discorso sul libero scambio a Bruxelles pronunciato da Marx nel gennaio 1848 richiama l’attenzione sul carattere tutt’altro che amichevole e fraterno del rapporto che «il libero scambio» istituisce «fra le varie nazioni della terra» (ivi, vol. 4, pp. 471-485). In realtà – mette in evidenza il ‘Manifesto del partito comunista’ – «la borghesia è sempre in lotta (…) contro la borghesia di tutti i paesi stranieri», e si tratta di una lotta così aspra da sfociare in una «guerra industriale di annientamento tra le nazioni» (ivi, vol. 4, pp. 471-485). Le guerre coloniali condotte s’intrecciano con «la guerra commerciale delle nazioni europee». E’ uno scontro gigantesco che ha «l’orbe terracqueo come teatro» (ivi, vol. 23, p. 779), il medesimo teatro del mercato mondiale. E dunque, prendere sul serio l’ideale della pace perpetua significa fare i conti non solo con le illusioni scaturite dalla rivoluzione francese, ma anche con quelle espresse in particolare da Constant, che ancora riecheggiano, sia pure intramezzate da dubbi angosciosi, in Comte e Spencer. In realtà, la loro visione della pace perpetua riposa sulla mancata universalizzazione o sull’assenza di una conseguente universalizzazione del problema della pace e della guerra: essi cioè possono celebrare quali protagonisti del previsto o auspicato processo di sradicamento della guerra i paesi più avanzati sul piano industriale e commerciale solo per il fatto di non considerare in modo coerente e costante, quali guerre le guerre coloniali scatenate per l’appunto da quei paesi. Ed è proprio nella messa in discussione e nella confutazione di tale visione che risiede il più importante contributo di Marx ed Engels alla comprensione del problema della pace e della guerra. Diamo in primo luogo la parola a ‘Miseria della filosofia’, pubblicata nel 1847: «I popoli moderni non hanno saputo fare altro che mascherare la schiavitù nel loro proprio paese e l’hanno imposta senza maschera al Nuovo mondo» (ivi, vol. 4, p. 132). L’assoggettamento schiavistico e la guerra (in esso implicita) a danno dei neri proseguono in modo esplicito proprio nel paese (gli Stati Uniti) che pure, per la sua storia, non ha alle spalle l’Antico regime. Alcuni anni dopo, tenendo presente in particolare il dominio coloniale dalla Gran Bretagna imposto all’India, Marx ribadisce: «La profonda ipocrisia, l’intrinseca barbarie della civiltà borghese ci stanno dinanzi senza veli, non appena dalle grandi metropoli, dove esse prendono forme rispettabili, volgiamo gli occhi alle colonie, dove vanno in giro ignude» (ivi, vol. 9, p. 225). La barbarie capitalistica si manifesta nella sua repellente nudità nelle colonie anche perché è qui che le guerre di conquista non indietreggiano dinanzi ad alcuna infamia”” [Domenico Losurdo, ‘Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente’, Roma, 2016] (pag 189-190)”,”QMIx-277″
“LOSURDO Domenico”,”La lotta di classe. Una storia politica e filosofica.”,”Domenico Losurdo è professore emerito presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue molte pubblicazioni: ‘Il revisionismo storico. Problemi e miti’, ‘Controstoria del liberalismo’, ‘Il linguaggio dell’impero’, ‘Lessico dell’ideologia americana’, ‘La non-violenza. Una storia fuori dal mito’. Ha curato: ‘Scritti storici e politici’ di Hegel e il ‘Manifesto’ di Marx ed Engels. Molti riferimenti alle opere di Marx ed Engels con brevi citazioni (MEW) Contiene tra l’altro i paragrafi: – Marx “”contra”” Nietzsche e Foucault – Hegel, Marx e il paradigma della lotta per il riconoscimento – “”Socialismo imperiale”” -“”Classe contro classe su scala planetaria”” – Esportare la rivoluzione – L’internazionalismo e le sue forme – Movimento operaio e “”socialismo imperiale”” – Lenin critico delle mutilazioni della lotta di classe – “”Psicologia delle folle”” di Le Bon e “”Che fare?”” di Lenin – Lenin, l’operaio belga e il cattolico francese – La lotta di classe tra marxismo e populismo Marx Engels, le nazionalità oppresse e la politica internazionale, i misteri della politica internazionale (pag 13-14-15) “”L’autore di un libro peraltro molto ben documentato su ‘Marx, Engels e la politica internazionale’ ritiene che, negli anni immediatamente successivi al ‘Manifesto del partito comunista’, «la politica estera e il combattimento tra le nazioni prendono il sopravvento sulla lotta di classe». Sì, «Marx non solo analizza appassionatamente e in modo dettagliato gli intrighi politici [di carattere internazionale], ma li analizza senza alcun riferimento alle forze e ai fattori economici e sociali»; sicché gli articoli pubblicati nella «Neue Rheinische Zeitung», per fare un solo esempio, «sembrano interamente staccati dal corpo della dottrina» (Molnár 1975, pp. 122, 114 e 20). Si ha l’impressione che, dove iniziano la «politica estera» e i connessi «intrighi» diplomatici e militari, là cessi la lotta di classe e ammutolisca la «dottrina» del materialismo storico. A questo punto s’imporrebbe una conclusione sconcertante: mentre da un lato insistono sul fatto che «ogni società» nel corso del suo intero sviluppo è attraversata dalla lotta di classe e che «tutte le lotte della storia» sono lotte di classe, dall’altro Marx ed Engels farebbero ricorso alla teoria da loro formulata solo in modo saltuario e intermittente. Ma le cose stanno veramente in questi termini? Conviene prendere le mosse dalla testimonianza (estate 1872) del socialista francese Charles Longuet che, dopo aver reso omaggio ai «martiri» della Comune di Parigi, così prosegue riferendo dal «tempio del materialismo storico», ovvero da casa Marx (una casa che egli conosce bene, essendo il genero del grande filosofo e rivoluzionario): «L’insurrezione polacca del 1863, le rivolte irlandesi dei feniani del 1869, della Lega agraria e degli Home Rulers del 1874: tutti questi moti delle nazionalità oppresse furono seguiti dagli spalti di quella fortezza dell’Internazionale con interesse non minore della marea montante del movimento socialista dei due emisferi» (in Enzensberger, 1977, pp. 327-28). Dunque, l’interesse per i «moti delle nazionalità oppresse» non è meno vivo e costante di quello riservato all’agitazione del proletariato e delle classi subalterne. E’ difficile mettere in dubbio l’attendibilità di tale testimonianza: basta sfogliare le edizioni delle opere complete di Marx ed Engels per rendersi conto di quanto siano numerosi i testi dedicati alla lotta dei popoli irlandese e polacco e alla denuncia della politica di oppressione nazionale messa in atto rispettivamente dalla Gran Bretagna e dalla Russia. E’ un interesse intellettuale e politico, carico di partecipazione emotiva. Il 23 novembre 1867 vengono impiccati a Manchester tre militanti rivoluzionari irlandesi, accusati di aver orchestrato la liberazione a mano armata di due dirigenti del movimento indipendentista, nel corso di un’azione che aveva comportato la morte di un poliziotto. Alcuni giorni dopo Marx scrive a Engels, riferendo della reazione della figlia primogenita: «A partire dall’esecuzione di Manchester Jenny porta il lutto e indossa la sua croce polacca su un fiocco verde» (MEW, 31; 392). Il simbolo della lotta di liberazione nazionale del popolo polacco (la croce) si sposa così con il verde della causa irlandese. Ricevuta la lettere dell’amico, Engels gli risponde immediatamente, il 29 novembre: «Non ho bisogno di dirti che anche a casa mia dominano nero e verde» (MEW, 31; 396), i colori che risultano dal lutto inflitto dal carnefice britannico al movimento di liberazione nazionale del popolo irlandese. I due filosofi e militanti rivoluzionari, paragonano entrambi le vittime di Manchester a John Brown, l’abolizionista che aveva cercato di far insorgere gli schiavi del Sud degli USA e aveva poi affrontato coraggiosamente il patibolo (MEW, 31; 387 e 16; 439). E questo paragone degli indipendentisti irlandesi con il campione dell’abolizionismo conferma la passione con cui Marx ed Engels seguono i «moti delle nazionalità oppresse» e il ruolo centrale che ai loro occhi questi moti occupano nell’ambito del processo di emancipazione dell’umanità. Non solo l’ostilità, anche l’indifferenza nei confronti delle nazioni oppresse è oggetto di dura condanna sul piano politico e morale. L”Indirizzo inaugurale’ mette in stato d’accusa «le classi superiori dell’Europa» occidentale e in particolare dell’Inghilterra certo per la loro politica antioperaia, ma anche per l’appoggio fornito alla secessione sudista negli USA, nonché per «l’approvazione vergognosa, la simpatia ironica e l’indifferenza idiota» con cui guardano alla tragedia della nazione polacca (MEW, 16; 13). Affettando un’aria di superiorità nei confronti di questa tragedia, Pierre-Joseph Proudhon dà solo prova, agli occhi di Marx, di «cinismo» e di cinismo tutt’altro che intelligente (infra, cap. IV, § 1). L’interesse per la «politica estera» non ha nulla a che fare con la lotta di classe e anzi è una distrazione da essa? In realtà, secondo la testimonianza di Longuet, la passione simpatetica per i «moti delle nazionalità oppresse» arde nel «tempio del materialismo storico», nel tempio della dottrina che legge la storia come storia della lotta di classe. E, comunque, già nel luglio 1848, l’anno stesso della pubblicazione del ‘Manifesto del partito comunista’, Engels evoca e invoca una «politica internazionale della democrazia» rivoluzionaria (MEW, 5; 156). Sedici anni dopo, l’Associazione internazionale degli operai, al momento della sua fondazione, per la penna di Marx, sottolinea: ovvia è la necessità di una «economia politica della classe operaia», ma ciò non basta; occorre chiarire «alle classi operaie il dovere d’iniziarsi ai misteri della politica internazionale, di vegliare sugli atti dei loro rispettivi governi, di opporsi a essi, se è necessario, con tutti mezzi in loro potere»; occorre che esse si rendano conto che la lotta per una «politica estera» di appoggio alle nazioni oppresse è parte integrante della «lotta generale per l’emancipazione della classe operaia» (MEW, 16; 11 e 13)”” [Domenico Losurdo, ‘La lotta di classe. Una storia politica e filosofica’, Roma, 2016] (pag 13-14-15) Guerra Usa Messico. Il Messico aveva già abolito la schiavitù nel paese. Gli Stati Uniti conquistando il Texas aveva reintrodotto la schiavitù nel Texas. Gli Stati del Sud USA aspiravano a edificare in America centrale una sorta di impero coloniale e schiavista (pag 139) Lettere Engels a Kautsky del 12 settembre 1882 sul sostegno degli operai inglesi al colonialismo britannico e briciole dall’imperialismo britannico (‘anch’essi si godono una bella fetta del monopolio inglese…) (pag 145)”,”MAES-171″
“LOSURDO Domenico”,”Rivoluzione d’ottobre e democrazia nel mondo.”,”Il testo è il frutto di una conferenza tenuta dall’autore a Napoli nel 2007 nell’ambito del ciclo ‘I venerdì della politica’. Tre grandi discriminazioni: la condizione femminile (voto alle donne ecc.), discriminazione per censo (proprietari e non abbienti), discriminazione per razza (persecuzione neri, ebrei ecc.) ‘Processo di democratizzazione incompiuto’ (pag 22) ‘[A]i giorni nostri la democrazia, persino nel suo significato più elementare e immediato, implica il superamento delle tre grandi discriminazioni (sessuale o di genere, censitaria e razziale) che erano ancora vive e vitali alla vigilia dell’ottobre 1917 e che sono state superate solo col contributo, talvolta decisivo, del movimento politico scaturito dalla rivoluzione bolscevica. Cominciamo con la clausola d’esclusione, macroscopica, che negava il godimento dei diritti politici alla metà del genere umano e cioè alle donne. In Inghilterra, le signore Pankhurst (madre e figlia), che promuovevano la lotta contro tale discriminazione e dirigevano il movimento femminista delle suffragette, erano costrette a visitare periodicamente le patrie prigioni. La situazione non era molto diversa negli altri grandi paesi d’Occidente. Era Lenin invece, in ‘Stato e rivoluzione’, a denunciare l’«esclusione delle donne» dai diritti politici come una conferma clamorosa del carattere mistificatorio della «democrazia capitalistica». Tale discriminazione veniva cancellata in Russia già dopo la rivoluzione di febbraio, da Gramsci salutata come «rivoluzione proletaria» per il ruolo di protagonista svolto dalle masse popolari, com’era confermato dal fatto che la rivoluzione aveva introdotto «il suffragio universale, estendendolo anche alle donne». La medesima strada era poi imboccata dalla repubblica di Weimar, scaturita dalla «rivoluzione di novembre» scoppiata in Germania a un anno di distanza dalla rivoluzione d’ottobre e sull’onda e a imitazione di quest’ultima. Successivamente, in questa direzione si muovevano anche gli USA. In Italia e in Francia, invece, le donne conquistarono i diritti politici solo dopo la seconda guerra mondiale, sull’onda della Resistenza antifascista, alla quale i comunisti avevano contribuito in modo essenziale o decisivo. Considerazioni analoghe si possono fare a proposito della seconda grande discriminazione, che ha anch’essa caratterizzato a lungo la tradizione liberale: mi riferisco alla discriminazione censitaria, che escludeva dai diritti politici attivi e passivi i non proprietari, i non abbienti, le masse popolari. Già efficacemente combattuta dal movimento socialista e operaio, pur fortemente indebolita, essa continuava a resistere pervicacemente alla vigilia della rivoluzione d’ottobre. Nel saggio sull’imperialismo e in ‘Stato e rivoluzione’ Lenin richiamava l’attenzione sulle persistenti discriminazioni censitarie, camuffate mediante i requisiti di residenza o altri «””piccoli”” (i pretesi piccoli) particolari della legislazione elettorale» che in paesi come la Gran Bretagna comportavano l’esclusione dai diritti politici dello «strato inferiore propriamente proletario». (…) E veniamo così alla terza grande discriminazione, quella razziale. Prima della rivoluzione d’ottobre essa era più viva che mai e manifestava la sua validità in due modi. A livello globale il mondo era caratterizzato dal dominio incontrastato, per dirla con Lenin, di «poche nazioni elette» ovvero di un pugno di «nazioni modello» che attribuivano a se stesse «il privilegio esclusivo della formazione dello Stato» negandolo alla stragrande maggioranza dell’umanità, ai popoli estranei al mondo occidentale e bianco e pertanto indegni di costituirsi quali Stati nazionali indipendenti. E dunque, le «razze inferiori» erano escluse in blocco dal godimento di diritti politici già per il fatto di essere considerate incapaci di autogoverno, incapaci di intendere e di volere sul piano politico. Tale esclusione era ribadita a un secondo livello, a livello nazionale: nell’Unione sudafricana e negli USA (…), i popoli di origine coloniale erano ferocemente oppressi: essi non godevano né dei diritti politici né di quelli civili’ [Domenico Losurdo, ‘Rivoluzione d’ottobre e democrazia nel mondo’, Napoli, 2015] (pag 8-13)”,”CONx-233″
“LOSURDO Domenico”,”Il marxismo occidentale. Come nacque, come morì, come può rinascere.”,”Domenico Losurdo è professore emerito persso l’Università degli Studi di Urbino. “”Quello di cui ci stiamo occupando è un problema di vecchia data, anteriore alla stessa Rivoluzione d’Ottobre. Poco prima della sua morte, Engels aveva osservato che «la conduzione della guerra» era ormai «un ramo particolare della grande industria» sicché la grande industria era «divenuta una necessità politica» per un paese che non voleva subire l’assoggettamento, ed esso poteva realizzarla «soltanto in una forma, quella capitalistica» (MEW, 38; 467-68). Erano riflessioni contenute in una lettera a Nikolaj F. Daniel’son, curatore dell’edizione in lingua russa del ‘Capitale’. Quest’ultimo aveva chiarito in modo più esplicito il dilemma in cui i socialisti si sarebbero venuti a trovare in Russia una volta conquistato il potere: impegnarsi a fondo nel processo di industrializzazione (lasciando uno spazio più o meno ampio al capitalismo), al fine di colmare il ritardo rispetto ai paesi più avanzati? L’effetto collaterale sarebbe stato l’aggravarsi della polarizzazione sociale all’interno del paese. Puntare su un lento e graduale sviluppo socialista a partire dal MIR, dalle comunità di villaggio tradizionalmente caratterizzate da un orientamento più o meno egualitario? Ciò avrebbe forse evitato le diseguaglianze e le tragedie intrinseche all’industrializzazione capitalistica, ma avrebbe aggravato il ritardo della Russia e l’avrebbe sempre di più «esposta al dominio coloniale esercitato da una o dall’altra delle grandi potenze mondiali» (in Kotkin 2014, pp. 65-6). E dunque: quale delle due diseguaglianze doveva in primo luogo essere presa di mira, quella interna alla Russia o quella globale e planetaria?”” [Domenico Losurdo, ‘Il marxismo occidentale. Come nacque, come morì, come può rinascere’, Bari, 2017]”,”TEOC-737″
“LOSURDO Domenico”,”Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Per i nostri tipi ha curato gli Scritti storici e politici di Hegel e il Manifesto del partito comunista di Marx e Engels, ed è autore di Il peccato originale del Novecento e Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”STOx-062-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Hegel e la Germania. Filosofia e questione nazionale tra rivoluzione e reazione.”,”Hegel, le rivoluzioni di Luglio e la teoria dell’ «esportazione della rivoluzione» (pag 515-) Hegel ha colto il carattere progressivo delle guerre di liberazione antinapoleoniche “”C’è un tratto che accomuna le diffidenze e riserve espresse inizialmente da Hegel nei confronti dei ‘Befreiungskriege’ (guerre di liberazione, ndr) e la condanna, non della Rivoluzione di Luglio propriamente detta, ma della rivoluzione in Belgio. Il tratto comune prima ancora che nel giudizio del filosofo, è nella stessa situazione oggettiva. E’ nota l’osservazione di Marx secondo cui, nell’età napoleonica, «tutte le guerre d’indipendenza condotte contro la Francia, portano l’impronta comune di una rigenerazione che si accoppia con la reazione» (MEW, X, 444). Questa considerazione può essere fatta valere anche per la rivolta antiolandese delle province belghe. Si tratta nel caso dei ‘Befreiungskriege’ di movimenti che, per il fatto di dover recuperare l’indipendenza nazionale nella lotta contro il paese dell’illuminismo e della Rivoluzione francese, inevitabilmente erano portati a vedere nella cultura illuministica e rivoluzionaria proveniente dalla Francia un veicolo di snazionalizzazione e di assimilazione dei paesi invasi agli invasori, uno strumento al servizio di una politica espansionistica e di oppressione nazionale, inevitabilmente cioè erano portati a identificare la lotta contro gli invasori con la lotta contro l’illuminismo e la Rivoluzione francese. In questo senso, la rigenerazione (che è l’elemento oggettivo e di primaria importanza e che consiste nel processo reale di liberazione nazionale) si accoppia alla reazione (la torbida ideologia che accompagna tale processo e che è foriera di successive involuzioni e regressioni). Considerazioni analoghe possono essere fatte per quanto riguarda la rivoluzione belga del 1830: basta sostituire alla Francia, che era stata sì la protagonista della Grande Rivoluzione, ma che nel frattempo aveva imboccato una politica espansionistica e imperiale, l’Olanda protestante e progressiva, con alle spalle un glorioso passato rivoluzionario, ma che tuttavia conduceva una politica di oppressione nazionale nelle province belghe. La grandezza di Hegel è stata, una volta colto il carattere progressivo delle guerre di liberazione antinapoleoniche, di non aver confuso la lotta contro gli invasori francesi con la lotta contro l’illuminismo e la Grande Rivoluzione, come facevano quasi tutti i protagonisti e gli ideologi del ‘Befreiungskriege’. Le ‘Lezioni sulla filosofia della storia’, dopo aver sottolineato la legittimità delle sollevazioni contro Napoleone da parte delle nazioni oppresse, aggiungono: «Con tutto ciò dobbiamo considerare la Rivoluzione francese come un evento della storia universale» (H2, 931). Per cogliere in tutta la sua importanza tale atteggiamento, conviene ritornare all’analisi che Marx fa delle guerre d’indipendenza antifrancesi. In Spagna – ma lo stesso fenomeno avveniva negli altri paesi costretti a subire l’occupazione napoleonica – «da una parte stavano gli ‘Afrancesados’ (gli amici dei francesi), dall’altra stava la nazione» (Mew, X, 444). Anche quando erano spinti non da servilismo, ma dal desiderio sincero di trasformazione della realtà politico-sociale della Spagna, i filo-francesi erano condannati all’isolamento e all’impotenza. Considerazioni analoghe si possono trovare in Hegel, che abbiamo visto giudicare inane e controproducente la pretesa di Napoleone di imporre alla Spagna una costituzione sì «più razionale» di quella precedente, ma del tutto estranea alla storia e alle convinzioni dominanti in quel paese. Ma Marx fa un’altra osservazione sempre, a proposito della Spagna. La sollevazione antinapoleonica subiva l’egemonia di un’ideologia con numerosi tratti oscurantisti. Anche la «minoranza rivoluzionaria», al fine di sviluppare la resistenza contro gli invasori stranieri, non si era fatta scrupolo di «fare appello ai pregiudizi nazionali della antica fede popolare». Ma tale tattica, se poteva essere efficace per «gli scopi immediati della resistenza nazionale, doveva diventare tuttavia fatale per questa minoranza», una volta che era stata portata a termine la cacciata degli eserciti invasori, e il problema principale diventava ormai quello del rinnovamento politico della Spagna (446). Sia pure come intellettuale che non partecipa direttamente alla lotta politica, e tanto meno militare, ma solo alla lotta sul piano ideologico e culturale, Hegel tuttavia non commette l’errore denunciato da Marx”” (pag 516-517)”,”HEGx-040″
“LOSURDO Domenico”,”Antonio Gramsci dal liberalismo al «comunismo critico».”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Urbino. Ha pubblicato tra l’altro ‘Democrazia o bonapartismo’ (1993) e ‘Il revisionismo storico’ (1996). “”Ma, per tornare al periodo tra le due guerre, è da aggiungere che il tema in questione [decadenza, putrefazione, ndr] ha fatto sentire la sua influenza, in forme diverse, anche al di fuori del movimento comunista propriamente detto. Esso è ben presente all’interno stesso della Scuola di Francoforte, con la variante (e l’ulteriore aggravante), per cui della decadenza è ormai partecipe anche il proletariato, incapace di costituire un’alternativa e, anzi, esso stesso condannato, secondo Horkheimer, alla sterilità e all’«impotenza» ideologica, già per le condizioni oggettive venutesi a creare nel mondo contemporaneo (16). Nessuna forza sociale e politica è in grado di contrastare il «nuovo genere di barbarie» o di sottrarsi al «presente sfacelo della società borghese», e generale è la «decadenza della cultura teoretica» (17): l’unica eccezione è rappresentata dallo sparuto gruppo di intellettuali che alimentano la «teoria critica» in un mondo peraltro incapace di accoglierla e, forse, anche solo di comprenderla. Di qui si può utilmente partire per illustrare la diversa posizione di Gramsci il quale registra con interesse l’uscita di un libro sulla grande crisi pubblicato da Grossmann (Q, 890 e 1279), un autore legato alla Scuola di Francoforte. Ma i ‘Quaderni del carcere’ non condividono la prospettiva catastrofista. Il loro autore non era passato invano attraverso la critica che, alla fine dell’800, Croce aveva sviluppato della «legge marxistica della caduta del saggio di profitto» (18). Rispondendo alle obiezioni del filosofo napoletano, Gramsci sottolinea la natura per così dire doppiamente tendenziale della legge formulata da Marx: «Poiché ogni legge in Economia politica non può non essere tendenziale, dato che si ottiene isolando un certo numero di elementi e trascurando quindi le forze controperanti, sarà forse da distinguere un grado maggiore o minore di tendenzialità e mentre di solito l’aggettivo “”tendenziale”” si sottintende come ovvio, si insiste invece su di esso quando la tendenzialità diventa un carattere organicamente rilevante» (Q, 1279). Dunque, una netta presa di distanza dalla teoria del crollo in ogni sua variante. In tale quadro si colloca l’atteggiamento riservato che, nei confronti della tesi della putrefazione cara a Lenin, mostra Gramsci. Certo, anche lui insiste, sulla scia dell’opuscolo del dirigente bolscevico dedicato all’analisi dell’imperialismo, sul peso crescente degli «improduttivi parassitari». Allorché denunciano l’estendersi di «una categoria di “”prelevatori”” che non rappresenta nessuna funzione produttiva necessaria e indispensabile, mentre assorbe una quota di reddito imponente» (Q, 793), i ‘Quaderni del carcere’ chiaramente fanno tesoro della lezione di Lenin, il quale aveva già sottolineato «l’aumentare della classe o meglio del ceto dei ‘rentier’, cioè di persone che vivono del “”taglio di cedole””, non partecipano ad alcuna impresa ed hanno per professione l’ozio». E anche l’ulteriore osservazione di Lenin che, a conferma del carattere parassitario dell’imperialismo sottolinea come «in Inghilterra si sottrae all’agricoltura sempre maggiore quantità di terra per adibirla allo sport, al divertimento dei ricchi» (L., XII, 276 e 281)”” (pag 169-170) [(16) M. Horkheimer, ‘L’impotenza della classe operaia tedesca’, in ‘Dämmerung. Notizen in Deutschland 1926-1931 (1934); trad. it. di G. Backhaus, ‘Crepuscolo. Appunti presi in Germania 1926-1931′, Torino, Einaudi, 1977, p. 62-8; (17) M. Horkheimer Th. W. Adorno, Dialektik der Aufklärung’ (1944), trad. it. ‘Dialettica dell’illuminismo’, a cura di R.Solmi, Torino, Einaudi, 1982, p. 3; (18) Vedi B. Croce, ‘Una obiezione alla legge marxistica della caduta del saggio di profitto’ (1899), in ‘Materialismo storico ed economia marxistica’ (1900), Bari, Laterza, 1973, p. 139-150]”,”GRAS-146″
“LOSURDO Domenico”,”Marx e il bilancio storico del Novecento.”,”””Ha dunque ragione Hayek a denunciare l’avvenuta contaminazione socialista e marxista della società occidentale. Anzi, ha ragione ben al di là di quello che sospetta. Il suo torto, infatti, è di procedere a una ricostruzione decisamente oleografica della tradizione liberale”” (pag 20)”,”TEOC-189-FF”
“LOSURDO Domenico”,”Il revisionismo storico. Problemi e miti.”,”Domenico Losurdo (Sannicandro, Bari, 1941) è ordinario di Storia della filosofia contemporanea presso l’Università degli Studi di Urbino. “”Barbari””, razzismo e guerra totale moderna. “”Cade così in crisi la tesi cara a Schmitt (e al revisionismo storico), secondo cui l’avvento della guerra totale è da mettere sul conto esclusivamente della tradizione politica rivoluzionaria e della guerra civile internazionale da essa proclamata. E’ uno schema insostenibile non solo per il fatto che, in occasione di crisi acute, i teorici della conservazione e della reazione bandiscono anche loro la crociata. Più ancora del fanatismo ideologico e della despecificazione politica-morale, è l’irruzione dei barbari a far cadere radicalmente in crisi lo ‘jus publicum europaeum’ e lo ‘jus in bello’. Illuminante è quello che si verifica nel corso della guerra di Secessione. Man mano che essa si prolunga e diviene più aspra, i neri del Sud e del Nord si arruolano in massa nell’esercito dell’Unione. Jefferson Davis e la Confederazione non solo chiamano ad insorgere l’opinione pubblica mondiale dei bianchi contro lo scandalo rappresentato dall’arruolamento nelle file dell’Unione di barbari, membri di una «razza inferiore», ma si rifiutano anche di considerare normali prigionieri di guerra i neri e gli ufficiali bianchi alla testa delle unità militari di colore, essi stessi meritevoli della morte in quanto responsabili di istigazione all’«insurrezione servile» (142). Siamo portati a pensare alla guerra di secessione dei bianchi, deprecata soprattutto in Germania e negli USA per l’intervento delle truppe di colore in un conflitto tra popoli civili. Se, nonostante tutto, resiste nella prima tappa della Seconda guerra dei Trent’anni, lo ‘jus publicum europaeum’ cade radicalmente in crisi nella seconda. Come la Confederazione i neri, così il Terzo Reich colloca fuori del diritto internazionale gli «indigeni» dell’Europa orientale; mentre il trattamento previsto per i comandanti bianchi delle unità nere fa pensare al trattamento riservato da Hitler ai commissari politici dell’Armata Rossa, ai quadri statali e di partito, nonché agli ebrei, considerati il nerbo del bolscevismo, e quindi già per tale ragione assimilati alle precedenti categorie. E’ per questo che la crisi più lacerante dello ‘jus publicum europaeum’ si verifica ad est e vede come protagonista il paese alla testa della crociata per la riscossa bianca e ariana”” (pag 174) [(142) Du Bois, 1992, pp. 113-14]”,”STOx-053-FF”
“LOSURDO Domenico”,”Democrazia o bonapartismo. Trionfo e decadenza del suffragio universale.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Filosofia della storia all’Università di Urbino (1993). Max Weber: cesarismo e primato della politica estera (paragrafo 6, capitolo 5) … finire (pag 177-178) Il bonapartismo ‘soft’ e l’analisi marxiana della democrazia “”borghese”” (paragrafo 9, capitolo 8) …. finire (pag 310)”,”TEOP-537″
“LOSURDO Domenico”,”Il “”nostro Marx””, il nostro “”comunismo critico””.”,”D. Losurdo fa parte del comitato di direzione della rivista ‘Marxismo oggi’ (D. Losurdo, Guido Oldrini, Luigi Pestalozza (direttori), Alberto Burgio, Mario Vegetti, Roberto Favaro (redattore) Nell’articolo (note) cita il volume a cura di Domenico Losurdo, ‘Massa, folla, individuo’, Quattro Venti, Urbino; 1992 (pag 47) (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici)”,”TEOC-795″
“LOSURDO Domenico”,”La sinistra, la Cina e l’imperialismo.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico.”,”TEOP-101-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Il linguaggio dell’Impero. Lessico dell’ideologia americana.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico.”,”USAP-019-FL”
“LOSURDO Domenico”,”Democrazia o bonapartismo. Trionfo e decadenza del suffragio universale.”,”Domenico Losurdo è ordinario di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Urbino. Tra le sue opere, alcune tradotte in più lingue: La comunità, la morte, l’Occidente, Heidegger e l’ideologia della guerra, Hegel e la libertà dei moderni, Democrazia o bonapartismo, Nietzsche, il ribelle aristocratico.”,”TEOP-107-FL”
“LOTETA Giuseppe”,”””Fratello, mio valoroso compagno…””. Dall’ Italia alla Spagna, la vita avventurosa di Fernando De-Rosa socialista libertario.”,”Fernando DE-ROSA nasce a Milano nel 1908. Già all’età di 14 anni matura il suo distacco dalla cultura del fascismo. Tra il 1925 e il 1928, all’Università, come ricorda Aldo GAROSCI, è “”oppositore frenetico del regime””. Fernando è socialista, di un socialismo sentimentale e passionale con forti tinte risorgimentali e repubblicane. Diventa specialista in espatri clandestini di antifascisti e lui stesso è costretto all’esilio. Il 24 ottobre 1929 a Bruxelles spara al principe ereditario UMBERTO al grido di ‘viva Matteotti’. Il colpo va a vuoto. Il processo a DE-ROSA diventa il processo al fascismo. L’imputato prende 5 anni. Grazie all’abilità del suo avvocato, Paul Henri SPAAK lascia il carcere e si trasferisce in Spagna teatro della guerra civile e si unisce ai combattenti antifranchisti. Muore in combattimento.”,”MSPG-039″
“LOTH David”,”Filippo II.”,”FILIPPO II, detto il Re prudente, (1527-1598) fu primogenito di CARLO V e ottenne all’ abdicazione del padre tutti i suoi domini ad eccezione del titolo imperiale e di paesi austriaci. Stabilì a Madrid la capitale del suo regno facendo della Spagna il centro della sua politica assolutistica. Sconfisse la Francia a S. Quintino (1557) assicurandosi così il predominio in Italia e l’ eredità borgognona (Fiandre e Franca Contea). Represse la rivolta dei Moriscos e si volse contro i turchi, ma non poté sfruttare la vittoria di Lepanto (1571) per l’ esplodere la rivolta dei Paesi Bassi. Occupato il Portogallo tentò la guerra contro l’ Inghilterra ma la sua Invencible Armada si risolse in un disastro (1588).”,”SPAx-042″
“LOTH Wilfried”,”Tensioni globali. Una storia politica del mondo, 1945-2020.”,”Wilfried Loth è professore emerito di Storia moderna e contemporanea alla Universitat Duisburg-Essen. I suoi interessi principali di ricerca vertono sulla storia dell’Europa nel XIX e XX secolo, sulle relazioni internazionali dopo la seconda guerra mondiale, sulla storia della guerra fredda e dell’integrazione europea. Ha pubblicato ‘Europas Einigung’ (2014) e ‘Die Rettung der Welt’ (2016) e ‘Fast eine Revolution’ (2018). Questo saggio proveniente dall’ultimo volume della ‘Storia del mondo’ (Einaudi 2014) è stato aggiornato dall’autore.”,”RAIx-387″
“LOTI Pierre”,”Pêcheur d’ Islande.”,”Il segreto dell’ arte di Loti (pseud. di Julien VIAUD, ufficiale di marina e grande viaggiatore, sta an che nella scrupolosa proprietà di linguaggio e nelle sue doti di stile. Questo romanzo è considerato il suo capolavoro, romanzo di vita bretone sul tema della lotta con il mare. Le sue opere si possono collocare nella scuola realista. Descrizioni della vita del villaggio bretone (pag 14) Costumi e sentimenti dei pescatori (pag 15)”,”VARx-192″
“LOTI Pierre”,”Pescatori d’ Islanda.”,”””La vita era sana e rude: quel freddo più pungente aumentava il benessere della sera, l’ impressione del ricovero ben caldo che si gustava nella cabina di quercia massiccia, quando vi si scendeva per cenare o per dormire. Durante il giorno quegli uomini che erano più tappati dei monaci, ciarlavano poco tra loro. Ciascuno tendendo la sua lenza, restava per delle ore e delle ore allo stesso posto, con le braccia soltanto occupate nellavoro incessante della pesca. Non erano separati l’ un dall’ altro che da due o tre metri e finivano per non vedersi più. Quella calma della bruma, quell’ oscurità bianca assopivano lo spirito.”” (pag 139)”,”VARx-206″
“LOTMAN M. Jurij, a cura di Francesca FICI GIUSTI”,”Puskin. Vita di Aleksandr Sergeevic Puskin.”,”Jurij Michajlovic Lotman è nato a Pietrogrado (Pietroburgo fino al 1914 e Leningrado dal 1924) il 28/2/1922. Ha coltivato l’interesse per la letteratura e la lingua letteraria russa, rivolgendo particolare attenzione a Puskin e al suo tempo. Professore di letteratura russa all’Università di Tartu, è noto in tutto il mondo anche per essere il fondatore della cosiddetta Scuola semiotica di Tartu che, insieme a quella di Mosca, costituisce una delle scuole di pensiero più importanti del nostro secolo.”,”RUSx-227-FL”
“LOTTI Luigi”,”La settimana rossa. Con documenti inediti.”,”Settimana rossa (1914) Ondata di scioperi e agitazioni preinsurrezionali, con epicentro le Marche e la Romagna, iniziata il 7 giugno 1914 in risposta a un decreto del governo, che vietava le manifestazioni antimilitariste previste per quella settimana, e all’uccisione da parte dei carabinieri di tre manifestanti, avvenuta ad Ancona nel corso di un comizio pacifista. Mentre in molte città italiane, tra cui Torino, Roma, Milano, Genova, i sindacati e il Partito socialista risposero all’eccidio con cortei e comizi, nelle Marche e in Romagna la protesta assunse i caratteri di un’insurrezione popolare con occupazione di edifici pubblici, saccheggi e abbattimento di linee telegrafiche. Fu guidata dagli anarchici, capeggiati da Errico Malatesta, dai repubblicani di sinistra, tra i quali Pietro Nenni, e dai socialisti rivoluzionari, con in testa Benito Mussolini. Il governo, presieduto da Antonio Salandra, inviò l’esercito a sedare il moto, che si spense dopo una settimana di scontri costati 14 vittime e centinaia di feriti. “”Settimana rossa (1914),”” Enciclopedia Microsoft(R) Encarta(R) 99. (c) 1993-1998 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.”,”MITT-034″
“LOTTI Luigi”,”La settimana rossa. Con documenti inediti.”,”””Tuttavia Lazzari scriverà poi che Rigola, nella telefonata, si era rimesso alle decisioni della Direzione socialista, in quanto sciopero politico; e che, sì, si era richiamato alla deliberazione del Consiglio nazionale dell’ aprile del ’13, ma si era impegnato a portare la questione al Consiglio stesso a Genova; e cioè Vella avrebbe interpretato la proposta di Rigola di far proclamare lo sciopero dal Consiglio non come un mezzo di dar maggior risalto formale alla proclamazione stessa (bisogna tener presenti anche gli scrupoli formali di Rigola, segretario solo di fatto della Confederazione in quel mese che intercorre tra il Congresso di Mantova e il Consiglio nazionale di Genova che doveva rinnovare ufficialmente le cariche), ma come una promessa di far rivedere dal Consiglio la deliberazione dell’ aprile del 1913 che limitava a un massimo di quarantotto ore un eventuale sciopero generale. E’ difficile immaginare che Vella abbia potuto prendere un simile abbaglio; (…)””. (pag 75) “”In Emilia – sola fra tutte le regioni d’ Italia – in tutte le città fu proclamato lo sciopero e in tutte esso ebbe un’ attuazione totale, intensissima. Solo a Ferrara la proclamazione avvenne nel pomeriggio inoltrato e l’ intesità ovviamente, per quel giorno né risentì.”” (pag 116-117)”,”MITT-210″
“LOTTI Luigi”,”Aggiornamenti bibliografici e appendice a ‘I partiti politici nella storia d’Italia’ di Carlo Morandi.”,”””””Meglio riconoscere con franchezza virile che il fascismo, almeno sul piano interno, esce rafforzato, consolidato da questa crisi””, scrisse Rosselli a metà maggio 1936, dopo il rapido epilogo della guerra d’Etiopia”” (pag 175)”,”STOx-159″
“LOTTI Gianfranco”,”Dizionario degli insulti.”,”Pensiero di Giacomo Leopardi: “”Gli uomini si vergognano non delle ingiurie che fanno, ma di quelle che ricevono. Però ad ottenere che gl’ingiuriatori si vergognino, non v’è altra via che di rendere loro il cambio”” (Pensiero LVII di Leoparti) (Ma già Leonardo da Vinci in Frammenti letterari e filosofici, III, 52, aveva scritto: “”Chi altri offende, sé non sicura”” (Venia si chiede, e si spera concessa, per avere, con indebito ardire, antemposto i messaggi dell’Uno e dell’Altro a si irriverente contesto)”,”VARx-625″
“LOTTMAN Herbert R.”,”Petain.”,”Herbert Lottman, scrittore americano, vive in Francia da molti anni. Autore di una monumentale biografia di ‘Albert Camus’ (1978) e della ‘Rive gauche’ (1981) un’inchiesta sugli intellettuali francesi e la politica. Il volume ‘Pétain’ contiene i seguenti capitoli sulla Prima guerra mondiale: 3. Avant la guerre (La doctrine; L’homme; Arras; Avant la retraite); 4. La dernière offensive (Août 1914; Le général Prudent; La percée et ses limites; La Champagne); 5. Verdun (Celui qu’il fallait; La gloire; “”On les aura””; Derrière le masque); 6. Général en chef (‘Le Purgatoire; Les mutineries; Compiègne); 7. En attendant les Américain (Le style du chef; Les alliés; Les amis; La deuxième position; Protéger Paris; Le coordinateur); 8. La victoire (Foch; La dernière offensive allemande; Un armistice prématuré; Les vainqueurs). “”Pétain fit, après la guerre, l’analyse de ces mutineries, dans laquelle il accusa carrément les dirigeants civils et militaires du pays d’avoir commencé à projeter, dès l’automne de 1916, leur offensive de printemps, sans se soucier de l’état moral de la nation, ni de celui de son armée. Il blâmait également la presse pour avoir aggravé la situation en discutant les opérations militaires, en rapportant les doléances parlementaires sur la conduite des opérations et en révélant les plans étudiés au cours de conférences secrètes. A l’intérieur des forces armées, continuait-il, on n’avait pas accordé suffisamment d’attention aux permissions de repos – à leur régularité et même, tout simplement, au transport des hommes dont le tour était venu. Au front, la nourriture était infecte, on n’avait rien prévu pour les périodes de repos et, durant les combats, on exigeait des hommes des sacrifices inutiles, par exemple de charger des mitrailleuses enfouies dans de tranchées ou des fils de fer barbelés, dans le vain espoir d’effectuer une percée. Les critiques les plus sévères étaient, bien entendu, dirigées contre l’offensive mal conçue de Nivelle et le massacre des unités qu’on y avait engagées (27)”” (pag 85) (27) Pétain, ‘Une crise morale’, op. cit., Le brouillon de ce rapport fut, semble-t-il, rédigé par Emile Laure (voir Laure, op. cit.) et présenté par Pétain lors d’une séance à huis clos de l’Académie des sciences morales et politiques en 1935. Voir note 25. (25) Maréchal Petain, Une crise morale de la nation française en guerre (16 avril-23 octobre 1917), Paris, Nouvelles Editions Latines, 1966; repris aussi in Philippe Pétain, ‘Actes et Ecrits’, Paris, Flammarion, 1974; Laure, op. cit. Serrigny déclare que si les Allemands avaient su ce qui se passait – ce qui ne fut le cas, semble-t-il, avant la fin de juin -, ils auraient pu marcher sur Paris, Serrigny, op. cit.”,”FRAV-055″
“LOTTMAN Herbert”,”Michelin. 100 ans d’aventures.”,”””L’automobilista è appena nato, egli crescerà di anno in anno e il pneumatico con lui, poichè il pneumatico è il componente essenziale, senza il quale l’automobilista non può viaggiare””. Così si apre nel 1900, illustrando la filosofia Michelin che lega evoluzione del pneumatico e cultura dell’automobile, la prima Guida Michelin, distribuita gratuitamente a circa 6.500 automobilisti francesi. Fin dalle origini, i due fratelli fondatori, Andrè ed Edouard Michelin, hanno compreso che, oltre la rivoluzione industriale si gioca la rivoluzione culturale, che implica l’avvento dell’ industriale-pubblicitario. LOTTMAN-H, nato a New York, vive in FR da 30 anni. Saggista e biografo. Bibliografia. “”La Rive Gauche””, “”L’Epuration””, “”La Dynastie Rothschild””, e alcune biografie molto famose di “”Camus””, “”Flaubert””, “”Colette”” e, nel 1996, di “”Jules Vernes””.”,”E1-AUIN-008″
“LOTTMAN Herbert R.”,”La rive gauche. Intellettuali e impegno politico in Francia dal Fronte popolare alla guerra fredda.”,”Herbert LOTTMAN è nato negli Stati Uniti nel 1927 ma vive a Parigi. Giornalista e scrittore, è autore, fra l’altro, della prima importante biografia di Albert CAMUS, pubblicata in Francia nel 1978.”,”FRAV-064″
“LOTTMAN Herbert R.”,”Albert Camus.”,”Nel 1935 CAMUS aderì al PCF e fondò il Teatro del Lavoro. Nel 1936 Edmond CHARLOT pubblicò ‘Revolte dans les Asturies’ dramma scritto collettivamente sotto la direzione di CAMUS, destinato ad essere interpretato nel Teatro. Nel 1937 ci fu l’ esclusione dal PCF. Giornalista politico e scrittore, partecipò alla Resistenza. Premio Nobel nel 1957 morì nel 1960 in un incidente stradale.”,”BIOx-037″
“LOTZ Corinna FELDMAN Paul”,”Gerry Healy. A Revolutionary Life.”,”This book is divided into two parts, which cover the whole of Gerry Healy’s life. The first part is a personal account of the last four and a half years of his life, when the author was his political secretary and close collaborator. The second part outlines Healy’s work in the revolutionary movement from his arrival in England in 1928 up until 1985. Foreword by Ken Livingstone MP, Introduction by the Authors, Appendices, Authors’ note, Postscript to Part I, Conclusion, Notes, Index,”,”TROS-049-FL”
“LOUBERE Leo A.”,”Louis Blanc. His Life and His Contribution to the Rise of French Jacobin-Socialism.”,”Louis BLANC (Madrid 1811-Cannes 1882) giornalista e rivoluzionario socialista francese, autore di ‘Histoire de dix ans’ (1841) e di ‘Le Droit au travail’ (1848) entrò nel Governo Provvisorio (febbraio 1848) proponendo la creazione degli ‘Ateliers nationaux’, ma questa esperienza fu uno scacco. Esiliato a Londra (giugno 1848-1870) (1) fu eletto all’Assemblea nazionale ma non si ricongiunse con la Comune di Parigi perchè si oppose a questa. Dopo la fine della Comune, BLANC partecipò alle attività parlamentari. Nel 1872 venne eletto P della Unione Repubblicana e volendo salvaguardare la Repubblica accettò la leadership di THIERS piazzandosi all’ombra di GAMBETTA che divenne il mediatore tra i moderati e l’estrema sinistra. BLANC fu un sostenitore dell’ auto-governo locale.”,”MFRx-032″
“LOUIS Paul”,”Histoire du socialisme francais.”,”Il secolo XVIII e la proprietà, gli operai e i contadini proprietà fondiaria operai rurali, rivoluzione del 1789 e BABEUF, precursori SAINT-SIMON e FOURIER, lotte di classe e sollevamenti 1830 – 1840, da Louis BLANC a PROUDHON, il 1848, la Comune di Parigi, dalla Comune alla crisi 1871 – 1898.”,”MFRx-017″
“LOUIS Paul”,”Les Idées essentielles du Socialisme.”,”””Nella Critica del programma di Gotha, scritto da Marx a Londra nel 1875, si trova una piccola frase il cui impatto è stato storico: “”Tra la società capitalistica e la società comunista (Marx identifica dunque comunismo e socialismo, poiché ben si tratta di un programma socialdemocratico) si colloca il periodo della trasformazione rivoluzionaria della prima in seconda. A ciò corrisponde un periodo di transizione politica, ove lo Stato non potrebbe essere altra cosa che la dittatura rivoluzionaria del proletariato””””. (pag 108)”,”SOCx-126″
“LOUIS Paul”,”Le parti socialiste en France.”,”Riporta i ritratti fotografici di Jean ALLEMANE, Paul BROUSSE, Jules GUESDE, Jean JAURES, Paul LAFARGUE, Edouard VAILLANT e del Congresso di Commentry. “”Le ‘Parti socialiste révolutionnaire’ est issu du Comité révolutionnaire central, et ce dernier a été, avant tout, pénétré de la pensée et de la tactique blanquistes.”” (pag 30) segue: “”Un certo numero di amici e discepoli di Blanqui: Vaillant, Eudes, Rigault, Duval, Chardon, Ferré, Protot, Tridon, Ranvier, erano stati nominati membri della Comune nel 1871. Dopo la distruzione del movimento, si esiliarono a Londra ove molti di loro entrarono in relazione con Karl Marx. Fu sulla terra inglese che essi fondarono il gruppo della Comune rivoluzionaria. Fu là dove essi lanciarono il ‘Manifeste aux Communeux’, e, nel 1876, dopo il primo Congresso operaio, il cui moderatismo li irrita, l’ opuscolo: Les Syndicaux et leur Congrès. L’ amnistia li riporta in Francia nel 1880. Blanqui, che Bordeaux aveva eletto deputato, nell’ aprile 1879, morì all’ uscita di una riunione pubblica, il 1° gennaio 1881.”” (pag 30)”,”MFRx-268″
“LOUIS Paul, a cura”,”Cent Cinquante Ans de Pensée Socialiste. De Gracchus Babeuf a Lénine. Premier volume. Babeuf – Saint-Simon – Fourier – Owen – Considerant – Blanqui – Pecqueur – Pierre Leroux – Cabet – Louis Blanc – Vidal – P.J. Proudhon.”,”Owen e la lotta di classe. “”Owen vede e segnala tutto il male sociale, il predominio dei privilegiati, la sofferenza operaia, ma per emancipare l’umanità, la battaglia e la violenza non gli sembrano necessarie. E’ con lo spirito di conciliazione, la bontà, l’amore del prossimo che cerca di realizzare questo affrancamento, estendendo al mondo intero i principi che ha messo in opera in un campo ristretto. E’ refrattario alla rivoluzione; è ostile anche agli scioperi, di cui dirà che incitano il padronato a sviluppare le macchine utensili a spese della manodopera in cerca di lavoro. E’ per questo che ha preso le distanze dal cartismo””. (pag 79)”,”SOCU-143″
“LOUIS Paul, a cura”,”Cent Cinquante Ans de Pensée Socialiste. De Marx a Lénine. Deuxième volum. Karl Marx – Engels – Lassalle – Benoit Malon – Paul Lafargue – Jules Guesde – Jean Jaures – Plekhanov – Lenin.”,”Guesde. “”Guesde considera il regime collettivista come la tappa logica e necessaria. Tra l’ altro, egli si rifiuta di distinguere i lavoratori manuali e i lavoratori intellettuali. Evita di cadere in quello che si è chiamato operaismo. Considera che gli intellettuali, presi nel loro insieme, soffrono, tanto come i manuali, del regime esistente. Quindi il concorso degli uni e degli altri è indispensabile alla nuova società, e si può dire en passant che le esperienze della rivoluzione russa hanno giustificato questa visione delle cose – se aveva bisogno, tanto è elementare, di una giustificazione. Infine c’è un lavoro puramente manuale, che non richiede l’ aiuto del cervello, che l’ intellettualità più sviluppata non possa rendere più fecondo?”” (pag 129)”,”SOCx-147″
“LOUIS Paul”,”Geschichte des Sozialismus in Frankreich, Aus dem französischen übertragen und mit Anmerkungen versehen von Hermann Wendel.”,”2° copia Volume incentrato sulle due rivoluzioni del 1848 e del 1871.”,”SOCx-260″
“LOUVRIER Julien”,”Marx, le marxisme et les historiens de la Révolution française au XXe siècle.”,”Altra copia (F) in FRAR-378 Julien Louvrier dottorando in storia, Università di Rouen (2007) Altri suoi articoli: ‘Histoire et engagement: avec Claude Mazauric’; ‘Entretiens de Claude Mazauric avec Julien Louvrier'”,”MADS-723″
“LOUZON Robert”,”China. Three Thousand Years of History, Fifty Years of Revolution.”,”Robert Louzon (1882-1976) was a lifelong revolutionary. Joining the french Socialist Party in 1900, he became a founding member of the French Communist Party. An opponent of the bureaucratisation and degeneration of the Soviet Union and the Communist movement, he left the party in 1924, and was a revolutionary syndicalist for the rest of his life. Introduction by Al Richardson, Preamble, Introduction, Notes, Index,”,”CINx-045-FL”
“LOVE Edmund G.”,”La guerra è una faccenda privata. Storie vere di dieci soldati che l’ esercito americano cerca di dimenticare.”,”””Ebbi più grane coi generali di chiunque altro. Non ho mai visto gente più di loro consapevole dell’ importanza della storia; esigevano che il loro nomi fossero scritti esattamente per essere tramandati ai posteri. Non appena venivano a sapere che nel loro teatro di operazioni vi era uno storiografo incominciavano a disputarselo. Non passava settimana senza che un generale mi confidasse in gran segreto che avrei fatto meglio a piantare le tende nel suo ufficio””. (pag 16)”,”USAQ-038″
“LOVECCHIO Antonino”,”Il marxismo in Italia.”,”””L’ Inghilterra per prima era stata trasformata da una rivoluzione industriale, doveva quindi precedere le altre nazioni anche in quella socialista, ma così non avvenne. Indubbiamente il tenore di vita dei proletari ha giuocato in senso conformista o rivoluzionario a secondo che sia stato alto o basso, le possibilità emigratorie, soprattutto in proprie colonie, il tradizionale empirismo inglese, il successo politico delle classi dirigenti per la continua ascesa dell’ Inghilterra, hanno fatto il resto per evitare rivolgimenti sociali e politici violenti. L’ espansione dell’ Inghilterra in India e in Cina è del 1842 e la proclamazione dell’ Impero Indiano del 1876. Per tutte queste ragioni l’ Inghilterra rimase solo spettatrice di fronte alle rivoluzioni del 1848, che scoppiarono in Francia, in Germania, in Italia e nella stessa Austria.”” (pag 35) Antonio Labriola. “”La principale manchevolezza del Labriola consiste nel non aver approfondito i rapporti di pensiero fra Feuerbach e il Marx. Solo, generalmente, fa sapere che Marx si andò districando, dopo essersi emancipato dallo Hegel, anche dalla filosofia del Feuerbach. Ma quale sia stata l’ esperienza che da ciò abbia tratto Marx il Labriola non rileva. Gli sfugge il vero nucleo filosofico del marxismo.”” (pag 81) “”Altro errore del Labriola, che gli impedito di cogliere lo spirito filosofico del marxismo, consiste nella sopravalutazione dell’ opera filosofica dell’ Engels.”” (pag 81)”,”TEOC-266″
“LOVECCHIO Antonino”,”Il marxismo in Italia.”,”Alla memoria di Domenico TRIPOLI e di Francesco MANAGO’ pag 81 Prometeo Filodemo. ^ Prometeo Filodemo (Lelio Basso),”,”MITS-303″
“LOVELL Stephen”,”Destinazione incerta. La Russia dal 1989.”,”Stephen Lovell insegna Storia dell’Europa moderna al King’s College di Londra. Il suo campo di ricerca è la storia russa contemporanea. Nel 2005 il saggio Summerfolk: a history of the dacha 1710-2000 (Cornell University Press, 2003) è stato insignito del Best Book in Literature and Culture.”,”RUSx-164-FL”
“LÖW Raimund a cura”,”Historiographie der Arbeiterbewegung in Frankreich und Grossbritannien.”,”Contiene di Henry BALDWIN: -Labour History in Britain- A Survey. Main Bibliographies and Sources. Principal Sources of Records and their Location. Major Trade Unions: Archives. Party Archives. Specialist Libraries. Di Berthold UNFRIED: -Geschichte und aktuelle Tendenzen der französischen Arbeiterhistoriographie.”,”MFRx-003″
“LOWE Donald M.”,”The Function of “”China”” in Marx Lenin and Mao.”,”Libro citato nel retrocopertina: – George T. YU, Party Politics in Republican China. The Kuomintang, 1912-1924. UNIV CALIFORNIA PRESS. – H.F. SCHURMANN, Ideology and Organization in Communist China. IDEM”,”LENS-065″
“LOWE John”,”The Great Powers, Imperialism, and the German Problem, 1865-1925.”,”LOWE John è stato Principal Lecturer in European History alla Oxford Brookes University. “”Il Trattato di Santo Stefano nel Marzo 1878 segnò la grandezza della vittoria della Russia. I Turchi acconsentirono alla creazione, sotto influenza russa, di una Grande Bulgaria che si allungava dal Mar Nero all’ Egeo. Fu concessa piena indipendenza alla Serbia, Montenegro e Romania, mentre il territorio della Turchia asiatica fu ceduto alla Russia. I termini del trattato soddisfacevano le speranze esagerate dell’ opinione pubblica russa, incluso i panslavisti, secondo cui la “”guerra di liberazione”” avrebbe portato grandi guadagni alla Russia e alla causa slava, anche senza occupare la stessa Costantinopoli. Molti diplomatici e ministri, d’altra parte, guardarono a Santo Stefano come a un “”atto di stupidità””, dato che erano ben consci che le altre potenze avrebbero dovuto essere consultate sui profondi cambiamenti al trattato di Parigi del 1856″”. (pag 49)”,”RAIx-182″
“LOWE Norman”,”Mastering. Twentieth-Century. Russian History.”,”Norman Lowe has taught history at all levels in schools and colleges, and was head of history at Nelson and Colne Tertiary College in Lancashire. He is the author of two best-selling volumes in the Master Series – Mastering Modern World History and Mastering Modern British History, and is now a freelance writer and lecturer. List of maps, List of illustrations, Preface, Acknowledgements, Glossary, Notes on dates, Chronology of main events, figure, Suggestions for further reading, Index, Palgrave Master Series,”,”RUSx-028-FL”
“LOWE Keith”,”Il continente selvaggio. L’Europa alla fine della Seconda guerra mondiale.”,”Europa: Tolleranza occidentale, intolleranza orientale ‘Keith Lowe è riconosciuto come un’autorità assoluta sulla Seconda guerra mondiale. Ha già pubblicato ‘Inferno’.’ ‘La vendetta dei lavoratori schiavi’ (pag 107-109) “”La violenta reazione cominciò quasi subito non appena gli Alleati misero piede in Germania. Nei primi giorni dell’invasione le truppe britanniche, francesi e americane riferirono unanimemente di episodi di saccheggio e disordine provocati da stranieri liberati, ma erano spesso impotenti a fermarli. «Il saccheggio è sfrenato», affermò il capitano Reuben Seddon della Commissione Affari Civili britannica dopo aver attravversato il Reno all’inizio di aprile 1945, «Russi, polacchi, francesi e civili stanno vivendo il loro momento migliore, ed è tempo di fermarsi, quanto prima tanto meglio» (8). Più ad est la situazione era anche peggiore. Secondo il nuovo governatore militare nella città di Schwerin nel Maclemburgo, «i profughi se ne andavano in giro a migliaia, uccidendo, violentando, saccheggiando: in poche parole, lontano dalle strade principali, la legge non esisteva» (9). A Berlino in maggio una banda di profughi bloccò un treno nella stazione di Anhalt come in un film western (10). Molti attribuiscono un simile comportamento a un misto di euforia e desiderio di esprimere la comprensibile frustrazione e rabbia per il regime nazista (11). Ma ci fu una tale brutalità nei festeggiamenti dei lavoratori liberati da spaventare sia la popolazione tedesca sia gli Alleati. Per anni erano stati maltrattati, segregati dall’altro sesso, privati di un’alimentazione adeguata, e tenuti lontani dall’alcol: molti ora riguadagnavano il tempo perduto abbandonandosi a una bacchica ricerca di cibo, alcol e sesso a ogni costo. I campi di lavoro che avevano tenuto separati uomini e donne per anni caddero subito in una gran «confusione» (…). Una delle scene più selvagge si verificò a Hannover. Durante il caos della liberazione, decine di migliaia di ex lavoratori forzati infuriati attraversarono la città saccheggiando negozi di liquori e appiccando il fuoco a edifici. Quando i poliziotti tedeschi superstiti in città cercano di intervenire, furono sopraffatti, picchiati e appesi ai lampioni della città. (…) Gran parte dei saccheggi e delle violenze a Hannover sembravano essere effettuati per se stessi, senza altra ragione. (…) Nei primi giorni della liberazione scene del genere si verificarono dappertutto”” (pag 107-110)”,”QMIS-296″
“LOWE Norman”,”Mastering. Modern World History.”,”Norman Lowe has taught history at all levels in schools and colleges, and was head of history at Nelson and Colne Tertiary College in Lancashire. He is the author of two best-selling volumes in the Master Series – Mastering Modern World History and Mastering Modern British History, and is now a freelance writer and lecturer. Norman Lowe ha esperienza pluriennale nell’insegnamento della storia a tutti i livelli nelle scuole e nelle università”,”STOU-042-FL”
“LOWELL Edward J.”,”The Hessians and the other german auxiliaries of Great Britain in the Revolutionary War.”,”Hessians, from Hesse, Germany) (dell’omonima regione tedesca): dell’Assia loc agg Hessian n (native of Hesse, Germany) (abitanti dell’Assia) assiano, assiana nm, nf There are more than six million Hessians. Hessian n historical (soldier from Hesse, Germany) (storico: mercenario) assiano nm Great Britain hired hessians to fight in the American Revolutionary War. La Gran Bretagna arruolò degli assiani affinché combattessero nella guerra d’indipendenza americana. Gli Assiani (in inglese: Hessians; in tedesco: Hessische Truppen) erano soldati tedeschi del XVIII secolo reclutati come mercenari dal Regno di Gran Bretagna per prestare servizio e rafforzare le truppe del British Army in varie campagne di guerra; il loro nome derivava dallo stato tedesco dell’Assia-Kassel, dove erano in maggioranza reclutati. Il rapporto tra l’Assia e Hannover con la Gran Bretagna durante la Guerra di Indipendenza Americana è stato un argomento di interesse storico. Gli Assiani erano soldati tedeschi del XVIII secolo reclutati come mercenari dal Regno di Gran Bretagna per prestare servizio e rafforzare le truppe del British Army in varie campagne di guerra. Il loro nome derivava dallo stato tedesco dell’Assia-Kassel, dove erano in maggioranza reclutati 1. Durante la Guerra di Indipendenza Americana, gli Assiani furono impiegati dall’esercito britannico. Tuttavia, il loro contributo alla guerra fu limitato e non ebbe un impatto significativo sul risultato finale della guerra 12.”,”USAG-002-FSD”
“LOWELL-COOLIDGE Julian”,”A History of Geometrical Methods.”,”Julian Lowell Coolidge, Ph.D. D.Sc., LL.D. Late Professor of Mathematics in Harvard University.”,”SCIx-262-FL”
“LOWEN Alexander”,”Il narcisismo. L’identità rinnegata.”,”A. Lowen, medico psicanalista, formatosi alla scuola di Wilhelm Reich, dei cui pensiero è tra i massimi esponenti e continuatori, dirige l’ Institute for Bioenergetic Analysis di New York. Ha pubblicato tra l’altro ‘Il linguaggio del corpo’ (1978) e ‘Amore e orgasmo’.”,”TEOS-020-FMDP”
“LOWENSTEIN Roger”,”While America Aged. How Pension Debts Ruined General Motors, Stopped the NYC Subways, Bankrupted San Diego, and Loom as the Next Financial Crisis.”,”Roger Lowenstein, è autore di tre bestsellers (‘Buffett’, When Genius Failed’, ‘Origins of the Crash’). Collabora regolarmente al ‘The New York Times Magazine’, e altre pubblicazioni.”,”USAE-105″
“LÖWITH Karl”,”Significato e fine della storia. I presupposti teologici della filosofia della storia.”,”Karl LÖWITH (Monaco 1897- Heidelberg 1973) è uno dei grandi protagonisti del pensiero filosofico del Novecento. Aliievo di HUSSERL e HEIDEGGER, fu costretto a lasciare la Germania nel 1934, dove rientrò solo nel 1952, dopo un lungo esilio in Italia, in Giappone e negli USA. Fra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo: ‘Saggi su Heidegger’ (1966), ‘Hegel e il cristianesimo’ (1976), ‘Da Hegel a Nietzsche’ (1981), ‘Storia e fede’ (1985), ‘La mia vita in Germania’ (SAGGIATORE, 1988), ‘Jacob Burckhard’ (1991), ‘Marx, Weber, Schmitt’ (1994), ‘Nietzsche e l’ eterno ritorno’ (1996).”,”STOx-046″
“LÖWITH Karl”,”Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel pensiero del secolo XIX.”,”Paganesimo cristiano di Goethe e cristianeismo filosofico di Hegel Analisi storica Overbeck cristianesimo primitivo (pag 554) Discepoli di Hegel: L. Michelet, K. Rosenkranz, A. Ruge, L. Feuerbach, M. Stirner, D.F. Strauss, B. Bauer, S. Kierkegaard, K. Marx (pag 578) E’ il primo tentativo (Zurigo 1941) di rappresentare organicamente la dissoluzione dell’ hegelismo. HEGEL è visto come l’ ultimo erede e sistematore della tradizione cristiano-borghese, che i suoi successori da MARX e KIERKEGAARD si accingono a demolire in un processo che culmina co NIETZSCHE. Questo processo appare negativo in quanto approda nel nichilismo e storicamente necessario. L’A vede collegati MARX, KIERKEGAARD e NIETZSCHE. “”Nella sua Critica della filosofia del diritto di Hegel, Marx non contesta il principio di Hegel, ma unicamente la realizzazione concreta dell’ unità, da lui sostenuta, tra la ragione e la realtà, tra l’ essenza universale e l’ esistenza singola. L’ essenza dell’ esistenza politica è peraltro il carattere di polis della comunità, cioè la “”generalità politica””.”” (pag 224)”,”FILx-323″
“LÖWITH Karl”,”Marx, Weber, Schmitt. (Tit.orig.: Max Weber und Karl Marx; Der okkasionelle Dezisionismus von Carl Schmitt)”,”LÖWITH Karl (Monaco 1897-Heidelberg 1973) allievo di HUSSERL e HEIDEGGER, nel 1936 fu costretto ad abbandonare la Germania, dove rientrò solamente nel 1952, dopo aver insegnato in Giappone e negli Stati Uniti. Per i tipi Laterza ha pubblicato ‘Hegel e il cristianesimo’ (1985), ‘Nietzsche e l’ eterno ritorno’ (1985), ‘Storia e fede’ (1985) e ha curato l’ antologia ‘La sinistra hegeliana’ (1982). “”””(…) Noi sappiamo che le nuove forze della società, per realizzare opere buone non hanno bisogno che di uomini nuovi (…)”” (Die Revolution von 1848 und das Proletariat). Chi siano gli “”uomini nuovi”” chiamati a superare l’ universale autoalienazione, era per Marx cosa chiara già nell’ introduzione della Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie: “”Sono i lavoratori””. La filosofia dell’ “”umanismo reale”” in quanto “”socialismo scientifico”” aveva in tal modo trovato la “”prassi sociale”” che le si confaceva, la possibilità della propria realizzazione e del proprio superamento. Nella Deutsche Ideologie Marx compì la rottura decisiva con l’ “”umanismo reale”” di Feuerbach””. (pag 65)”,”TEOC-395″
“LÖWITH Karl antologia testi a cura di; scritti di Heinrich HEINE Arnold RUGE Moses HESS Max STIRNER Bruno BAUER Ludwig FEUERBACH Karl MARX Soren KIERKEGAARD”,”La sinistra hegeliana.”,”Note bio-bibliografiche sugli autori Karl Marx: Differenza fra la filosofia della natura di Democrito e di Epicuro; La questione ebraica; Critica della filosofia del diritto di Hegel. Introduzione; Tesi su Feuerbach”,”FILx-306-FF”
“LÖWITH Karl”,”Significato e fine della storia. I presupposti teologici della filosofia della storia.”,”Karl Lowith (Monaco 1897- Heidelberg 1973) è uno dei grandi protagonisti del pensiero filosofico del Novecento. Aliievo di Husserl e Heidegger, fu costretto a lasciare la Germania nel 1934, dove rientrò solo nel 1952, dopo un lungo esilio in Italia, in Giappone e negli USA. Fra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo: ‘Saggi su Heidegger’ (1966), ‘Hegel e il cristianesimo’ (1976), ‘Da Hegel a Nietzsche’ (1981), ‘Storia e fede’ (1985), ‘La mia vita in Germania’ (Saggiatore, 1988), ‘Jacob Burckhard’ (1991), ‘Marx, Weber, Schmitt’ (1994), ‘Nietzsche e l’ eterno ritorno’ (1996). “”ma anche come “”materialista”” Marx rimase un filosofo dotato di uno straordinario senso storico”” (pag 53) “”Il germe di questo uomo nuovo è per Marx la creatura più misera della società capitalistica, il proletariato, che si è autoalienato fio all’estremo, poiché ha dovuto vendersi per il salario al capitalista proprietario dei mezzi di produzione”” (pag 57)”,”STOx-002-FRR”
“LÖWITH Karl”,”La mia vita in Germania. Prima e dopo il 1933.”,”Karl Löwith (Monaco 1897 – Heidelberg 1973), filosofo e storico della filosofia, è uno dei grandi protagonisti del pensiero del Novecento. Allievo di Husserl e di Heidegger, diede la libera docenza con una ricerca fenomenologica su Das Individuum in der Rolle des Mitmenschen (1928). Nel 1932 pubblicò M. Weber e K. Marx, in cui, tra l’altro prendeva in esame gli scritti giovanili di Marx.”,”FILx-139-FL”
“LÖWY Michael”,”La realtà rivoluzionaria nel giovane Marx.”,”LÖWY vuol dimostrare che il giovane MARX ha imparato il materialismo comunista alla scuola degli ouvriers parigini. MARX non avrebbe ‘inventato’ il comunismo, lo avrebbero inventato la classe operaia francese e inglese. MARX avrebbe visto operante in FR e UK il comunismo come movimento. La corrispondenza con Ruge. “”Il primo tratto che colpisce l’attenzione del lettore della corrispondenza tra Marx e Ruge nel 1843 – come è stata pubblicata negli ‘Annali franco-tedeschi’ – è il contrasto tra il profondo pessimismo di Ruge e “”l’ottimismo rivoluzionario”” di Marx. Differenza dovuta soltanto ai due diversi “”temperamenti””, o non piuttosto indice di significative divergenze di prospettiva? Ci sembra che questo contrasto possa essere spiegato solo a partire dalla seguente ipotesi: già nel 1843 Marx e Ruge si rivolgevano a ‘classi sociali differenti’. Nella sua risposta alla prima lettera di Marx (marzo 1843) – dove si parla in modo assai vago della “”rivoluzione che abbiamo in prospettiva”” -, Ruge si domanda: “”Vivremo abbastanza per vedere una rivoluzione politica? ‘Noi’, i contemporanei di questi tedeschi?””. La parola chiave in questa frase che è il centro della differenza d’ottica del 1843, e che sarà il centro della rottura del 1844, è l’aggettivo qualificativo dato alla rivoluzione: “”politica””. In effetti Ruge pensa sempre in termini di una rivoluzione “”politica””, vale a dire ‘democratico-borghese’, e poiché constata “”l’imperitura pazienza da montoni”” dei borghesi tedeschi, la loro passività di fronte alla “”ricaduta oltraggiosa dalla parola al silenzio””, e infine, “”il livello di insensibilità e di scadimento politico in cui siamo caduti””, è perfettamente logico che non possa scorgere alcuna prospettiva rivoluzionaria in Germania: “”Oh! questo avvenire tedesco? Dove ne è stato gettato il seme?”” (lettera a Marx del marzo 1843). Marx, come Ruge, non crede a una rivoluzione diretta dalla borghesia tedesca. Nella sua risposta a Ruge (maggio 1843) egli scrive che i “”borghesi filistei”” (‘Spiessbürger’) non vogliono “”essere uomini liberi repubblicani””, e che, come gli animali, vogliono soltanto “”vivere e riprodursi””. Tuttavia, al contrario di Ruge, Marx pensa che, di fronte alla sconfitta della sua alleanza con la borghesia liberale, la filosofia può e deve trovare altri alleati: “”il seme dell’avvenire”” è stata lanciato, non in mezzo ai “”montoni borghesi””, ma “”nell’umanità sofferente””. La rivoluzione cui pensa non è puramente “”politica””; essa trova il suo fondamento nella “”rottura in seno alla società attuale””, rottura provocata dal “”sistema del profitto e del commercio, della proprietà privata e dello sfruttamento dell’uomo”” – formula ancora vaga ma nella quale Marx, per la prima volta, si riferisce alla moderna lotta delle classi e alle sue cause economiche””. Questo rende comprensibile “”l’ottimismo”” di questa lettera contro il “”canto funebre”” di Ruge: deluso dai “”proprietari liberi””, Marx volge le sue speranze verso il popolo che soffre, espropriato e sfruttato”” (pag 97-99) [Michael Löwy, La realtà rivoluzionaria nel giovane Marx, 1976]”,”MADS-059″
“LÖWY Michael”,”Redenzione e utopia. Figure della cultura ebraica mitteleuropea.”,”Il libro si occupa di una generazione e di una corrente particolari dell’universo culturale ebraico della Mitteleuropa: una generazione di intellettuali nati negli ultimi decenni del secolo XIX i cui scritti attingono insieme a fonti tedesche (il romanticismo) ed ebraiche (il messianismo). Si tratti di Martin BUBER, Franz RESENZWEIG, Gershom SCHOLEM, Leo LÖWENTHAL, oppure Gustav LANDAUER, Ernst BLOCH, Gyôrgy LUKACS, Erich FROMM, passando per le figure centrali di Franz KAFKA e Walter BENJAMIN. LÖWY nato in Brasile da genitori ebrei viennesi, vive dal 1969 a Parigi, dove è D di ricerca al CNRS e membro del consiglio scientifico del Gruppo di sociologia delle religioni. Coordina l’attività del gruppo di Parigi del movimento surrealista. Ha scritto varie opere tra cui ‘Dialectique et Revolution’ (1973) e ‘Pour une sociologie des intellectuels revolutionnaires’ (1976), ‘Paysages de la verité’ (1986).”,”EBRx-010″
“LÖWY Michael”,”Patries ou planete? Nationalismes et internationalismes de Marx à nos jours.”,”L’A si pone il quesito di quale contributo la tradizione marxista abbia apportato alla Q nazionale e ai problemi urgenti che pone nella nostra epoca. E in quali condizioni potrà sorgere una alternativa internazionalista e ‘antisistemica’ di tipo nuovo. LÖWY è D di ricerca al CNRS e insegna alla EHESS. Ha pubblicato tra l’altro: -Les marxistes et la question nationale, 1848-1914 (in collaborazione con Georges HAUPT e Claude WEILL), MASPERO, 1974 -Redemption et Utopie. Le Judaisme libertaire en Europe Centrale, PUF. 1988 -Revolte et Melanconie. Le romantisme à contre-courant de la modernité (con Robert SAYRE), PAYOT. 1992 -La theorie de la revolution chez le jeune Marx (riedizione), EDITIONS SOCIALES, 1997″,”INTx-009″
“LOWY Michael”,”La teoria de la revolucion en el joven Marx.”,”In un articolo pubblicato nella Deutsche Brüsseler Zeitung (28 ottobre 1847) contro Karl Heinzen, Marx riprende questa idea con una formula lapidaria: “”Lo scrittore può servire da organo a un movimento storico, però occorre dire che non potrà crearlo”” (pag 219)”,”MADS-322″
“LÖWY Michael”,”Marxismus in Lateinamerika, 1909-1987.”,”””Die ersten Arbeiterparteien und die ersten Denker, die sich auf den Marxismus beriefen, traten auf; auch eine von der II. Internationale inspirierte sozialistische Strömung entstand. Juan B. Justo (1865-1928) und seine (1895 gegründete) Argentinische Sozialistische Partei stellten den gemäßigten Flügel dar, während die revolutionäre Richtung von Luis Emilio Recabarren (1876-1924) und seiner (1912 gegründeten) Sozialistischen Arbeiterpartei Chiles repräsentiert wurde.”” (pag 16) Cile e Argentina. “”Apparvero i primi partiti operai e i primi filosofi, che si legarono al marxismo; si sviluppò pure una corrente socialista ispirata alla Seconda Internazionale. Juan B. Justo (1865-1928) e il suo Partito socialista argentino (nato nel 1895) rappresentarono l’ ala moderata, mentre la direzione rivoluzionaria fu rappresentata da Luis Emilio Recabarren (1876-1924) e dal suo Partito operaio socialista cileno (fondato nel 1912).”””,”MALx-020″
“LÖWY Michael”,”La stella del mattino. Surrealismo e marxismo.”,”””Il resto della storia è noto: sempre più vicini alle posizioni di Trotsky e dell’ Opposizione di sinistra, la maggior parte dei surrealisti (salvo Louis Aragon!) romperanno definitivamente con lo stalinismo nel 1935. Non si tratta assolutamente di una rottura con il marxismo, che continua a ispirare le loro analisi, ma con l’ opportunismo di Stalin e dei suoi accoliti, che “”tende purtroppo ad annullare le due componenti essenziali dello spirito rivoluzionario”” che sono: il rigetto istintivo delle condizioni di vita offerte agli esseri umani e l’ esigenza imperiosa di cambiarle (Nadeau 1948, II, p. 309). Nel 1938 Breton si reca a trovare Trotsky in Messico. Redigeranno insieme uno dei principali documenti della cultura rivoluzionaria nel XX secolo: l’ appello “”Per un’ arte rivoluzionaria indipendente””, che contiene questo celebre passo: ‘…per la creazione intellettuale (la rivoluzione) deve sin dall’ inizio stabilire e assicurare un regime anarchico di libertà individuale. Nessuna autorità, nessuna costrizione, neppure la minima traccia di comando!… I marxisti possono su questo terreno marciare insieme con gli anarchici””. (Schwarz, 1997, p.126-127)””. (pag 30-31) “”E’ nel dopoguerra che la simpatia di Breton per l’ anarchia si manifesterà più chiaramente.”” (pag 31) Rottura Breton-Naville. Niente sembra indicare che Naville sia venuto a conoscenza del saggio di Walter Benjamin – all’ epoca, un critico letterario poco noto al di fuori dei confini della Germania. Dopo il ritorno dall’ URSS, egli si dedicò completamente all’ organizzazione dell’ Opposizione comunista di sinistra in Francia – specie tramite la rivista Clarté, che entro breve (marzo 1928) sarebbe diventata La lutte de classe – allontanandosi poco a poco dai surrealisti. Partecipa ancora ai dibattiti del gruppo sulla sessualità nel gennaio del 1928, ma uno spiacevole scambio con Breton nel luglio dello stesso anno avrebbe finito per raffreddare i loro rapporti. L’ oggetto del dibattito era stato un articolo di Victor Serge sulla pace di Brest-Litovsk, pubblicato da Naville in Clarté. Dopo repliche polemiche da entrambe le parti, Naville si alzò e se ne andò. E non sarebbe tornato più (N. 1977, pag 344-5). Ora, tutto sembra indicare che Breton non volesse la rottura con Naville (…).”” (pag 65)”,”TROS-152″
“LOWY Michael; GANDARILLA José Guadalupe; VAN-DER-LINDEN Marcel; BUEY Francisco Fernandez”,”Barbarie y modernidad en el siglo XX; Rosa Luxemburgo: Teoría y práctica de la acción revolucionaria; Socialisme ou Barbarie: A French Revolutionary Group (1949-65); Marx y los marxismos.”,”””Le atrocità di massa, tecnologicamente perfezionate e burocraticamente organizzate, appartengono unicamente alla nostra civiltà industriale avanzata. Auschwitz e Hiroshima non costituiscono “”regressioni””: sono crimini irrimediabili ed esclusivamente moderni.”” (pag 6) “”Ricordiamo con le parole di Rosa Luxemburg il famoso passaggio: “”Le catastrofi in cui si getta la società capitalista non danno la certezza della vittoria del socialismo. Se la classe operaia non trova la forza per la propria liberazione, la società intera e con essa la classe operaia può precipitare in lotte distruttive. L’ umanità si trova davanti all’ alternativa: “”Socialismo o barbarie!””. (pag 10-11)”,”LUXS-038″
“LOWY Michael”,”Dialectique et revolution. Essais de sociologie et d’histoire du marxisme.”,”Rosa Luxemburg: “”L’essenza della dottrina di Marx è il metodo dialettico materialista “”Rosa Luxemburg était-elle marxiste? On sait en effet qu’elle a “”révisé”” plusieurs thèses concrètes défendues par Marx et Engels: sur l’indépendance de la Pologne, sur l’accumulation du capital, etc. Mais, paradoxalement, elle est un des disciples de Marx au XXe siècle qui ont été les plus fidèles à sa ‘méthode’. C’est parce que pour elle justement le marxisme n’était pas une Summa Theologica, un ensemble figé de dogmes, un système de vérités éternelles établies une fois pour toutes, une séries de proclamations pontificales marquées du sceau de l’infallibilité – mais si, tout au contraire, une ‘méthode vivante’ qui doit être constamment développée pour saisir le processus historique concret (1). Tandis que la plupart des “”marxistes”” de son époque cherchaient à “”améliorer””, “”enrichir””, “”supplémenter”” ou “”aider”” la pensée de Marx par des étranges mariages avec Darwin (Kautsky), le matérialisme mécanique (Plékhanov), le positivisme “”science-naturaliste”” (Bukharine) ou Kant (K. Eisner, Vorlander, Max Adler) – mariages contre nature dont le produit était toujours intellectuellement bâtard – Rosa Luxemburg utilisant, comme instrument d’analyse et arme de combat, une dialectique matérialiste authentiquement marxiste.”” [Michael Lowy, Dialectique et revolution. Essais de sociologie et d’histoire du marxisme, 1973] (pag 87) [(1) “” (…) L’âme de toute la doctrine de Marx et la méthode dialectique-matérialiste d’examiner les problèmes de la vie sociale, méthode pour laquelle il n’y a pas de phénomènes, principes ou dogmes constants et immuables (…)”” (Rosa Luxemburg, Préface à “”La question polonaise et le mouvement socialiste”” (1905)]”,”LUXS-053″
“LÖWY Michael a cura; scritti di Juan B. JUSTO Luis Emilio RECABARREN Aníbal PONCE Juan Antonio MELLA José Carlos MARIATEGUI Luis Carlos PRESTES Diego RIVERA Ernesto GIUDICI Vicente LOMBARDO TOLEDANO Vittorio CODOVILLA Manuel Agustín AGUIRRE Silvio FRONDIZI Sergio BAGU’ Caido PRADO JUNIOR Marcelo SEGALL Milcíades PEÑA Rodney ARISMENDI Fidel CASTRO Ernesto CHE GUEVARA Douglas BRAVO Camilo TORRES Carlos MARIGHELLA Roque DALTON Miguel ENRIQUEZ Carlos FONSECA AMADOR Salvador ALLENDE Paul SINGER Rodney ARISMENDI José REVUELTAS Vittorio CODOVILLA Luis CORVOLAN Carlos Nelson COUTINHO Hugo BLANCO Luis VITALE Adolfo GILLY André GUNDER FRANK Theotonio DOS SANTOS Rui Mauro MARINI Frei BETTO Enrique DUSSEL Joao Pedro STEDILE Frei SERGIO Subcomandante MARCOS Emil SADER Fernando MARTINEZ HEREDIA Tomás MOULIAN Adolfo SANCHEZ VAZQUEZ Claudio KATZ”,”El marxismo en América Latina. Antología, desde 1909 hasta nuestros días (edición actualizada).”,”Scritti di Juan B. JUSTO Luis Emilio RECABARREN Aníbal PONCE Juan Antonio MELLA José Carlos MARIATEGUI Luis CARLOS PRESTES Diego RIVERA Ernesto GIUDICI Vicente LOMBARDO TOLEDANO Vittorio CODOVILLA Manuel Agustín AGUIRRE Silvio FRONDIZI Sergio BAGU’ Caido PRADO JUNIOR Marcelo SEGALL Milcíades PEÑA Rodney ARISMENDI Fidel CASTRO Ernesto CHE GUEVARA Douglas BRAVO Camilo TORRES Carlos MARIGHELLA Roque DALTON Miguel ENRIQUEZ Carlos FONSECA AMADOR Salvador ALLENDE Paul SINGER Rodney ARISMENDI José REVUELTAS Vittorio CODOVILLA Luis CORVOLAN Carlos Nelson COUTINHO Hugo BLANCO Luis VITALE Adolfo GILLY André GUNDER FRANK Theotonio DOS SANTOS Rui Mauro MARINI Frei BETTO Enrique DUSSEL Joao Pedro STEDILE Frei SERGIO Subcomandante MARCOS Emil SADER Fernando MARTINEZ HEREDIA Tomás MOULIAN Adolfo SANCHEZ VAZQUEZ Claudio KATZ “”Hoy, esas mismas clases, opinando como opinaban ayer los reyes y zares, se consideran gobernantes por derecho propio. Quieren mantenerse a toda costa y oponen a la sociedad los propios recursos que la sociedad pone a su disposición. “”Cuando acuden ahora los burgueses a la fuerza para preservar de la ruina la ‘situacíon económica’ que se hunde, demuestran que son víctimas de la misma ilusíon que M. Dühring, que las condiciones políticas son la causa terminante de la situación económica; es decir, que se imaginan poder transformar valiéndose de la ‘primordial’ ayuda de ‘la fuerza política inmediata’ esos fenómenos de orden secundario, lo que equivale a querer destruir con cañones Krupp y fusiles Mauser los efectos económicos de la máquina de vapor y del mecanismo que ella pone en movimiento, así como del comercio mundial y el sistema actual de los bancos y el crédito””, dice Engels en su obra famosa el ‘Anti-Dühring’, allá por el año 1877, cuando la clase obrera no había olvidado las páginas de la Comuna, las masacres en las calles de París por las tropas de Versalles. Sabemos que la capacidad de resistencia y la envergadura misma de las instituciones democráticas están en todos los países en relacíon directa con el desarrollo económico.””Donde la burguesía ocupa un lugar importante en la vida económica, lo ocupa también en la esfera politica”””” (pag 156) [Humberto Mendoza, Una crítica de izquierda al Frente Popular chileno] [in ‘El marxismo en América Latina. Antología, desde 1909 hasta nuestros días (edición actualizada)’ a cura di Michael Löwy, 2007]”,”MALx-042″
“LÖWY Michael a cura, scritti di Juan B. JUSTO Luis Emilio RECABARREN Aníbal PONCE Julio Antonio MELLA José CCarlos MARIATEGUI Luis Carlos PRESTES Carlos CONTRERA LABARCA Humberto MENDOZA R.A. MARTINEZ Ernesto GIUDICI Vicente LOMBARDO TOLEDANO Vittorio CODOVILLA Ismael FRIAS Silvio FRONDIZI Sergio BAGU’ Caio PRADO jr Milcíades PEÑA Rodney ARISMENDI A. DIAZ Fidel CASTRO Ernesto Che GUEVARA Douglas BRAVO Camilo TORRES Roque DALTON Miguel ENRIQUEZ Carlos FONSECA AMADOR Jaime WHEELOCK Teodoro PETKOFF Salvador ALLENDE Rodney ARISMENDI Luis CORVALAN Luis VITALE Adolfo GILLY Hugo BLANCO Frei BETTO”,”Marxism in Latin America from 1909 to the Present. An Anthology.”,”LÖWY Michael è Research Director in Sociology al Centre National de la Recherche Scientifique a Parigi.”,”MALx-043″
“LÖWY Adolf; LEWIN Moshe; HEITMAN Sidney”,”La teoria dell’imperialismo in Bucharin (Löwy); La teoria della rivoluzione in Bucharin (Löwy); La via al socialismo nel pensiero di Bucharin (Lewin); Il materialismo dialettico e storico in Bucharin (Heitman).”,”‘Nota-Bene’ pseudonimo di Bucharin (pag 891) “”Lenin terminò ‘L’imperialismo come fase suprema del capitalismo’ a metà del 1916, dopo aver letto e provvisto di una prefazione il manoscritto di Bucharin. Entrambe le opere sono state scritte indubbiamente in stretta collaborazione. Bucharin si è servito di tabelle elaborate da Lenin, il quale a sua volta ha citato documentazioni fornitegli da Bucharin. La priorità dell’opera di Bucharin induce diversi storici, specie americani, a tacciare Lenin di “”plagio””. Ma un esame comparato delle due analisi dimostra che nonostante l’uso delle stesse fonti e in parte dello stesso materiale statistico i due autori arrivano a conclusioni del tutto autonome e nelle loro parti essenziali addirittura contrastanti”” (Löwy) (pag 890)”,”BUCS-027″
“LÖWY Michael”,”La théorie de la révolution chez le jeune Marx.”,”Löwy laureato in lettere, direttore di ricerca al CNRS, insegna all’EHESS. Nel suo libro vuol dimostrare che il giovane MARX ha imparato il materialismo comunista alla scuola degli ouvriers parigini. Marx non avrebbe ‘inventato’ il comunismo, lo avrebbero inventato la classe operaia francese e inglese. Marx avrebbe visto operante in Francia e Gran Bretagna il comunismo come movimento. “”Qu’est-ce qui distingue le parti communiste des partis ouvriers? Marx répond à cette question dans un passage décisif du ‘Manifeste’, qui sera repris, presque mot par mot, dans le programme de la IIIe Internationale: «Ils (les communistes) n’ont pas d’intérêts séparés de ceux du prolétariat tout entier. «Ils n’établissent pas de principes particuliers sur lesquels ils voudraient modeler le mouvement prolétarien. «Les communistes ne se différencient des autres partis prolétariens que sur deux points: d’une part; dans les diverses luttes nationales des prolétaires, ils mettent en avant et font valoir les intérêts communs à tout le prolétariat et indépendants de la nationalité; et d’autre part, dans les diverses phases que traverse la lutte entre le prolétariat et la bourgeoisie, ils représentent constamment l’intérêt du mouvement total (1)». Il ressort clairement de ce texte que la distinction entre le parti communiste et le parti prolétarien n’est pas de tout de la même nature que celle qui oppose les sectes utopiques au mouvement ouvrier. C’est à de telles sectes que Marx se réfère quand il parle de modeler le mouvement prolétarien pas des «principes particuliers»; d’ailleurs, Engels, dans l’édition de 1888, remplace le mot «particuliers» par «sectaires» (2). Or, les communistes se situent, par rapport au mouvement de masses, précisément dans le pôle opposé des sectes: ils représentent, dans ce mouvement, non un principe ‘particulier’, mais ses buts les plus généraux et ‘universels’. La structure de ce passage du ‘Manifeste’ est la même que celle du texte de l”Introduction à la Critique de la philosophie du droit de Hegel, où le prolétariat est défini comme n’étant pas une classe ‘particulière’ de la société bourgeoise, réclamant des droits particuliers, mais une sphère qui a un caractère ‘universel’ par sa souffrance, etc. Le parti communiste est donc le représentant des intérêts historiques du prolétariat international, i.e. de la ‘totalité’; face à chaque mouvement partiel, purement local ou national, idéologiquement confus, étroitement revendicatif, non conscient des buts finaux de la lutte de classes, il joue le rôle décisif de ‘médiateur de cette totalité’. Le parti communiste est l’avant-garde du mouvement ouvrier, la fraction du prolétariat consciente de sa mission historique. Mais il n’est pas une «minorité éclairée» chargée de réaliser cette mission à la place de masses prolétariennes: «Tous les mouvements, jusqu’ici, ont été accomplis par des minorités ou dans l’intérêt des minorités. ‘Le mouvement prolétarien est le mouvement autonome de l’immense majorité dans l’intérêt de l’immense majorité» (3) [ Michael Löwy, ‘La théorie de la révolution chez le jeune Marx’, Paris, 1987] [(1) ‘Manifeste communiste’, p. 81; (2) ‘Werke’, 4, p. 474; (3) ‘Manifeste communiste’, p. 78; souligné par nous] (pag 226-227)”,”MADS-703″
“LÖWY Michael”,”From the Great Logic of Hegel to the Finland Station in Petrograd.”,”Lenin, la cesura del 1914, il marxismo e la dialettica di Hegel ‘«It’s a fabrication of the German High Command», declared Lenin when they showed him the copy of ‘Vorwaerts’ (Vorwärts) (the organ of the German social democracy) with the news of the socialist vote for the war-credits, on August, 4, 1914. This famous story (like is stubborn refusal to believe that Plekhanov had supported the ‘national defence’ of Tsarist Russia) illustrates at one and the same time the illusions Lenin held about ‘Marxist’ social democracy, his astonishment when confronted with the failure of the Second International, and the abyss that was opening between himself and the ‘ex-orthodox’ who had become social-patriots. The catastrophe of August 4 was for Lenin, striking evidence that something was rotten in the state of Denmark of official ‘orthodox’ Marxism. The political bankruptcy of that orthodoxy led him, therefore, to a profound revision of the philosophical premises of the Kautsky-Plekhanov Marxism. ‘The failure of the Second International in the first days of the war incited Lenin to reflect on the theoretical foundations of so great betrayal’ (11). It will be necessary one day to retrace the precise track which led Lenin from the trauma of August 1914 to the ‘Logic’ of Hegel, scarcely a month after. The simple desire to return to the sources of Marxist thought? Or a clear intuition that the methodological Achilles’ heel of the Marxism of the Second International was the non-comprehension of the dialectic? Whatever the reason, there is no doubt that his vision of the Marxist dialectic was profoundly changed by it. Evidence of this is the text itself of the ‘Philosophical Notebooks’, and also the letter he sent on January 4, 1915, shortly after having finished reading ‘The Science of Logic’ (December 17, 1914), to the editorial secretary of Granat Publishers to ask it ‘there was still time to make some corrections (to his Karl Marx) in the section on dialectics’ (12). And it was by no means a ‘passing enthusiasm’ as, seven years later, in one of his last writings,’On the Significance of Militant Marxism’ (1922), he called on the editors and contributors’ of the party’s theoretical journal (‘Under the banner of Marxism’) to ‘be a kind of Society of Materialist Friends of Hegelian Dialectics’. He insists on the head for a ‘systematic study of Hegelian Dialectics from a materialist standpoint’, and proposes even to ‘print in the journal excerpts from Hegel’s principal works, interpret them materialistically and comment on them with the help of examples of the way Marx applied dialectics’ (13)’ [(11) R. Garaudy, Lénine, PUF, 1959, Paris, p. 39; (12) Ibid. p. 40; (13) Lenin, ‘Selected Works’, Moscow, 1970, vol. 3, pp. 67 (1967) pp. 667-8. This is very contemporary today when attempts are being made once more to write off old Hegel on Lenin’s authority] (pag 8-9); ‘With Hegel, he struggles ‘against making the concept of law absolute, against simplifying it, against making a fetish of it’ (and adds: ‘NB for modern physics!!!’). He writes likewise that ‘laws, all laws, are narrow, incomplete, approximate’ (20)”” [(20) Lenin, Philosophical Notebooks, p. 151] (pag 11)’; “”« È una montatura dell’Alto Comando tedesco», dichiarò Lenin quando gli mostrarono la copia del “”Vorwärts (l’organo della socialdemocrazia tedesca) con la notizia del voto socialista a favore dei crediti di guerra, del 4 agosto 1914. Questa nota storia (come il rifiuto ostinato di credere che Plechanov avesse sostenuto la “”difesa nazionale”” della Russia zarista) illustra allo stesso tempo le illusioni di Lenin sulla socialdemocrazia “”marxista””, il suo stupore di fronte al fallimento della Seconda Internazionale e all’abisso che si stava aprendo tra lui e gli “”ex-ortodossi”” che erano diventati social-patrioti. La catastrofe del 4 agosto era per Lenin, prova evidente che c’era qualcosa di marcio nella Danimarca del marxismo ufficiale “”ortodosso””. La bancarotta politica di quella ortodossia lo portò, quindi, a una profonda revisione delle premesse filosofiche del marxismo Kautsky-Plekhanov. “”Il fallimento della Seconda Internazionale nei primi giorni di guerra incitò Lenin a riflettere sui fondamenti teorici di un così grande tradimento”” (11). Un giorno sarà necessario ripercorrere il percorso preciso che ha condotto Lenin dal trauma dell’agosto 1914 alla “”logica”” di Hegel, appena un mese dopo. Il semplice desiderio di tornare alle fonti del pensiero marxista? O una chiara intuizione che il tallone metodologico di Achille del marxismo della Seconda Internazionale fosse la non-comprensione della dialettica? Qualunque sia la ragione, non c’è dubbio che la sua visione della dialettica marxista sia stata profondamente cambiata da quel momento. Ne è prova il testo stesso dei “”Quaderni filosofici””, e anche la lettera che ha inviato il 4 gennaio 1915, poco dopo aver finito di leggere “”La scienza della logica”” (17 dicembre 1914), al segretario redazionale della casa editrice Granat per chiedergli “”se c’era ancora tempo per apportare alcune correzioni (al suo Karl Marx) nella sezione sulla dialettica”” (12). E non si trattava di un “”entusiasmo passeggero””, in quanto, sette anni dopo, in uno dei suoi ultimi scritti, “”Sul significato del marxismo militante”” (1922), ha invitato i redattori e i collaboratori della rivista teorica del partito (“”Sotto la bandiera del marxismo””) a “”essere una specie di Società degli amici materialisti della dialettica hegeliana””. Egli ha insistito in primo luogo per uno “”studio sistematico della dialettica hegeliana da un punto di vista materialista””, e proposto addirittura di “”pubblicare sulla rivista degli estratti delle opere principali di Hegel, interpretati materialisticamente e commentati con l’aiuto di esempi del modo in cui Marx applicò la dialettica”” (13)”” [(11) R. Garaudy, Lénine, PUF, 1959, Parigi, p. 39; (12) Ibid. p. 40; (13) Lenin, “”Selected Works””, Mosca, 1970, vol. 3, pp. 67 (1967) pp. 667-8. Questo è molto attuale oggi quando si tenta ancora una volta di cancellare il vecchio Hegel sull’autorità di Lenin] (pag 8-9); “”Con Hegel, egli lotta”” contro il fare proprio il concetto di legge assoluta, contro la sua semplificazione, contro il suo feticismo “”(e aggiunge: “”NB per la fisica moderna !!!””). Scrive allo stesso modo che ‘leggi, tutte le leggi, sono limitate, incomplete, approssimate (20)’ [(20) “”Lenin, Quaderni filosofici, p. 151 (pag 11)]”,”LENS-306″
“LÖWY Michael”,”The Politics of Combined and Uneven Development. The Theory of Permanent Revolution. [Sviluppo combinato e ineguale. La teoria della rivoluzione permanente]”,”LÖWY Michael “”The 1848 Revolution in France was also visualized by Marx and Engels as a process of permanent revolution, despite the fact that it involved a country that had not only known a bourgeois revolution but was also the most industrialized on the Continent. The existence of a monarchical state and the nearly exclusive concentration of political power in the hands of a financial aristocracy dictated certain revolutionary-democratic tasks: while the numerical superiority of the petty bourgeoisie and peasantry was a formidable obstacle to a workers’ revolution. Thus la France of 1848 constituted a social formation intermediate between the ‘backwardness’ of Germany and the ‘ripeness’ of England in relation to the development of the productive forces and the polarization of the class structure. This complex situation was analysed in a contradictory manner in Marx’s ‘Class Struggles in France’. On the hand, he affirmed that ‘it is only the rule of the bourgeoisie which serves to tear up the material roots of feudal society and level the ground, thus creating the only possible conditions for a proletarian revolution’. On the other, with the exception of Paris, the proletariat ‘is almost submerged by the predominance of peasant farmers and petty bourgeoisie'”” [“”La rivoluzione del 1848 in Francia fu anche vista da Marx ed Engels come un processo di rivoluzione permanente, nonostante coinvolgesse un paese che non solo aveva conosciuto una rivoluzione borghese ma era anche il più industrializzato del continente. L’esistenza di uno stato monarchico e la concentrazione quasi esclusiva del potere politico nelle mani di un’aristocrazia finanziaria dettavano certi compiti democratico-rivoluzionari: mentre la superiorità numerica della piccola borghesia e dei contadini era un ostacolo formidabile a una rivoluzione operaia. Così la Francia del 1848 costituì una formazione sociale intermedia tra l'””arretratezza”” della Germania e la “”maturità”” dell’Inghilterra in relazione allo sviluppo delle forze produttive e alla polarizzazione della struttura di classe. Questa complessa situazione è stata analizzata in modo contraddittorio nelle “”Lotte di classe in Francia”” di Marx. Da un lato, egli ha affermato che “”è solo il dominio della borghesia che serve a strappare le radici materiali della società feudale e a spianare il terreno, creando così le uniche condizioni possibili per una rivoluzione proletaria””. Dall’altro, ad eccezione di Parigi, il proletariato “”è quasi sommerso dal predominio dei contadini e della piccola borghesia”””” (pag 19) [Michael Löwy, ‘Combined and Uneven Development. The Theory of Permanent Revolution’ [Sviluppo combinato e ineguale. La teoria della rivoluzione permanente], Verso Editions, London, 1981]”,”TROS-372″
“LÖWY Michael”,”Per una sociologia degli intellettuali rivoluzionari. L’evoluzione politica di Lukács, 1909-1929.”,”Ultrasinistra, 1920. “”Rifugiatosi a Vienna (come la maggior parte dei quadri comunisti ungheresi), Lukács diventa nel 1920 non soltanto il teorico principale del Pc ungherese, ma anche il suo dirigente ‘politico’ più influente. Per la prima ed ultima volta nella sua vita, Lukács si trova proiettato alla direzione suprema del suo partito: era, scondo Ilona Duczynska, il «numero uno» (22). Che orientamento impresse egli al partito; durante questo breve periodo? Ilona Duczynska, che era una seguace della corrente detta «levista» dal nome del dirigente escluso dal Kpd, Paul Levi), in un articolo pubblicato nel 1922, dà un giudizio molto severo di questo intermezzo «lukacsiano» nella storia del comunismo ungherese: «L’arroganza teorica, così come la pratica che ne discendeva, una politica estranea alle masse ed estranea al mondo, hanno assunto delle proporzioni incontrollabili, grazie all’influenza di Gyorgy Lukács nel Pc ungherese» (23). La sua influenza, del resto, si esercita anche su scala internazionale: Lukács entra a far parte, nel 1920-21, del comitato di redazione della rivista «Kommunismus», l’organo dell’Internazionale comunista per i paesi dell’Europa sudorientale. L’estremismo di Lukács cambia aspetto: egli diventa meno moralista, più politico, da certi punti di vista vicino alle posizione dell’«ultrasinistra» comunista (Pannekoek, Bordiga). La corrente detta di «ultrasinistra» si sviluppa in Europa occidentale, nel periodo 1920-21, intorno a una serie di circoli ed organizzazioni: a) Il gruppo “”De Tribune”” olandese, ala sinistra della socialdemocrazia (espulso nel 1909), diventato comunista nel 1920: A. Pannekoek, M. Gorter, Henriette Roland-Holst, ecc; b) la Workers Socialist Federation inglese, di tendenza femminista, diretta da Sylvia Pankhurst; c) la corrente del giornale “”Il Soviet””, fondata da militanti della sinistra del Partito socialista italiano (A. Bordiga); d) il Kapd (Partito comunista tedesco operaio), scissione di sinistra del Kpd (Partito comunista tedesco) nel 1919, diretto da Wolfheim, Lauffenberg, Otto Rühle, Pfemfert, Schröder, ecc. Di tutti questi gruppi, il più importante era certamente il Kapd, con un seguito di decine di migliaia di operai. finire (…) (pag 184-185)”,”TEOC-814″
“LOZOVSKY A. a cura”,”Handbook on the Soviet Trade Unions. For Workers’ Delegations.”,”””Trotsky chiedeva che i sindacati fossero militarizzati; era contrario alla democrazia nei sindacati e non considerava che il dovere delle organizzazioni sindacali fosse quello di provvedere ai bisogni materiali e culturali delle masse. Egli negava che i sindacati fossero una scuola di comunismo e cercava di convertirli in una ordinaria branca dell’ amministrazione del Governo. Il culmine delle concezioni di Trotsky sui sindacati fu raggiunto con la sua sfiducia nel potere creativo della classe operaia e dei contadini, col suo rifiuto della possibilità della costruzione del socialismo in un solo paese, visioni che ponevano Trotsky nel campo dell’ aperta controrivoluzione. Bucharin e i suoi seguaci sostanzialmente avevano le stesse posizioni. Nacque anche un gruppo sindacalista, la cosiddetta “”Opposizione operaia”” guidata da Shliapnikov. Questo gruppo chiedeva che i sindacati prendessero la gestione dell’ industria e sostenevano la lotta di classe dei sindacati contro il potere sovietico. A queste posizioni estremamente pericolose, anti-proletarie e controrivoluzionarie si oppose quella che si chiamò la “”Piattaforma dei Dieci (…). La Piattaforma dei Dieci (Lenin, Stalin, Sverdlov, Lozovsky e altri) fu approvata al 10° Congresso del Partito da una maggioranza straripante.”” (pag 14-15)”,”RUSU-172″
“LOZOVSKY A.”,”Marx and the Trade Unions.”,”””Marx non poteva essere attratto da semplici frasi rivoluzionarie. Nel momento in cui i socialisti moderni cominciarono a diventare troppo rumorosi, egli si levò in modo fermo contro di loro. Il diverso atteggiamento di Marx e di Bernstein verso Most è caratteristico. Bernstein accusava Most di sinistrismo, ma simultaneamente, da questi coperto, cercava di diffondere le sue idee piccolo borghesi, della corrente di destra. A questi traffici di Bernstein, Marx immediatamente reagì. Nella sua lettera a Sorge del 19 settembre 1879, scrisse: “”I punti della nostra disputa con Most sono per nessun motivo quelli dei signori di Zurigo (il trio formato dal Dott. Höchberg, Bernstein, il suo segretario, e C.H. Schramm). Il nostro rimprovero a Most non è che la sua “”libertà”” è troppo rivoluzionaria, ma che essa non ha ‘alcun contenuto rivoluzionario’, ma solo frasi rivoluzionarie ad effetto””.”” (pag 47)”,”MADS-386″
“LUALDI Aldo”,”La banca Koch. Un aguzzino al servizio del regime.”,”Aldo LUALDI è nato a Busto Arsizio nel 1927. Giornalista, redattore dell’ Avanti!, ha pubblicato altre opere.”,”ITAF-144″
“LUBAN Ottokar RETZLAW Karl THALHEIMER August VATLIN Alexander SENSINI Paolo MCILROY John”,”August Thalheimer and German Communism. Ottokar Luban, Rosa at a Loss. The KPD Leadership and the Berlin Uprising of January 1919: Legend and Reality; Karl Retzlaw, From the Kapp Putsch to the March Action; August Thalheimer, 1923: A Missed Opportunity?: The Legend of the German October and the Real History of 1923; A. Thalheimer, ‘The Fifth Congress of the Communist International and Its Results; A. Thalheimer, The Strategy and Tactics of the Communist International; Paolo Sensini, Beyond Marxism, Anarchism and Liberalism: Bruno Rizzi’s Scientific and Revolutionary Path.”,”Ottokar Luban, Rosa at a Loss. The KPD Leadership and the Berlin Uprising of January 1919: Legend and Reality; Karl Retzlaw, From the Kapp Putsch to the March Action; August Thalheimer, 1923: A Missed Opportunity?: The Legend of the German October and the Real History of 1923; A. Thalheimer, ‘The Fifth Congress of the Communist International and Its Results; A. Thalheimer, The Strategy and Tactics of the Communist International; Paolo Sensini, Beyond Marxism, Anarchism and Liberalism: Bruno Rizzi’s Scientific and Revolutionary Path. Contiene commemorazione morte di Al Richardson (1941-2003) scritta da John McIlroy”,”MGER-136″
“LUBEIGT Guy”,”La Birmanie.”,”LUBEIGT G. è professore all’Università di Bangkok.”,”ASIx-068″
“LUBITZ Wolfgang a cura”,”Trotsky bibliography. A classified list of published items about Leon Trotsky and Trotskyism.”,”Nuova edizione: Wolfgang and Petra Lubitz, eds., Trotsky Bibliography: An International Classified List of Publications about Leon Trotsky and Trotskyism 1905-1998. Third completely revised and enlarged edition. Vols. 1-2. Munich: K. G. Saur, 1999. 840 pp. DM 368 cloth. Tra i nomi citati: Traduttore di opere di Trotsky. Joseph “”Usick”” Vanzler (November 29, 1901 – June 21, 1956), best known by the pseudonym John G. Wright, was a Jewish-American socialist, activist and translator. Vanzler is best known as the translator of a number of the important works of Leon Trotsky – materials which helped to establish to expand the influence of the Trotskyist movement in the English-speaking world. Biography Early years Joseph Vanzler, known to all who knew him by the nickname “”Usick,”” was born in 1902 in Samarkand, then part of the Russian Empire and today part of Uzbekistan. An ethnic Jew, Joseph was the son of an old rabbi and a 14-year-old girl.[1] As he was one of few Jewish children in his hometown, Vanzler was permitted to attend Russian-language school, institutions which strictly limited Jewish enrollment as part of a policy of official anti-semitism under the Tsarist regime.[1] In school, Vanzler studied a variety of languages, including Russian, Latin, Greek, and French.[1] He developed a proficiency for language study which served him throughout his life as a multi-lingual translator. Following World War I, Vanzler and his mother emigrated to the United States, settling in Boston, Massachusetts. Vanzler attended Harvard University (then Harvard College), where he studied Chemistry for an extensive period. Although he left without a degree, Vanzler developed a formula for spermicidal jelly for use as a birth control measure and he became engaged in its manufacture and sale.[2] In the 1920s Vanzler married Edith Rose Konikow, the daughter of birth control activist Dr. Antoinette Konikow, a Boston physician and founding member of the Communist Party of America. Under the influence of his wife and mother-in-law, Vanzler was initiated into the world of radical politics.[2] Political career Vanzler joined the Communist League of America, the main American Trotskyist political organization of the day, in 1933.[2] He began using the pseudonym “”John G. Wright”” at this time and began to produce a vast array of translations from Russian and French to English on behalf of the political movement to which he gave his allegiance. Vanzler was a founding member of the Socialist Workers Party in 1938. He was a member of its governing National Committee from 1938 until his death in 1956. Vanzler was a prolific writer for the Trotskyist press, contributing several hundred articles to its weekly newspaper, The Militant, and to its monthly theoretical magazine, The New International (later Fourth International).[3] Death and legacy Joseph Vanzler died of a heart attack on June 21, 1956 in New York City. He was 52 years old at the time of his death. Vanzler was survived by his first wife, Edith Konikow Vanzler, and their son, Tyl, and by his second wife, Doris Vanzler, and their son who was born in 1952. Footnotes Wolfgang Lubitz and Petra Lubitz, “”John G. Wright: Bio-Bibliography,”” Lubitz TrotskyanaNet, October 31, 2005; pg. 1. Retrieved April 8, 2010. Wolfgang Lubitz and Petra Lubitz, “”John G. Wright,”” pg. 2. Wolfgang Lubitz and Petra Lubitz, “”John G. Wright,”” pg. 3. Works Writings The Truth About Kronstadt. New York: Socialist Workers Party National Educational Department, n.d. [c. 1938]. Outline History of Russian Bolshevism. With Joe Hansen. New York: Educational Department, Socialist Workers Party, 1940. Translations Leon Trotsky, The Kirov Assassination. New York: Pioneer Publishers, 1935. Leon Trotsky, The Third International After Lenin. New York: Pioneer Publishers, 1936. Leon Trotsky, Whither France? New York: Pioneer Publishers, 1936. Leon Trotsky, Lessons of October. New York: Pioneer Publishers, 1937. Leon Trotsky, The Stalin School of Falsification. New York: Pioneer Publishers, 1937. Leon Trotsky, The First Five Years of the Communist International. In two volumes. New York: Pioneer Publishers, 1945. External links Wikisource has original works written by or about: Joseph Vanzler John G. Wright (Joseph Vanzler) Internet Archive. Marxists Internet Archive, Marxists.org. Retrieved April 8, 2010.”,”TROS-339″
“LUCA Nathalie”,”L’évolution des protestantismes en Corée du Sud: un rapport ambigu à la modernité.”,”LUCA Nathalie è chargée de recherches al CNRS-EHESS. Ha pubblicato vari studi sulle religioni in Asia tra cui ‘Pentecotismes en Corée’ (1999). “”Le sociologue Chung-Shin Park observe que la croissance du protestantisme commence dès 1894, au moment de la guerre sino-japonaise, soit dix ans seulement après l’arrivée des premiers missionnaires sur la péninsule. Cette guerre, qui a détruit l’ordre sinocentrique de l’Asie orientale et permis au Japon de prétendre au leadership de la région, a mis fin à la dépendance culturelle et politique de la Corée vis-à-vis de la Chine qui durait depuis plusieurs siècles. Elle a profondément impressioné les Coréens, convaincus désormais que le Japonais tenaient leur supériorité de la connaissance des valeurs et pratiques occidentales”” (pag 114)”,”RELP-055″
“LUCARELLI Antonio, a cura di Vito Antonio LEUZZI e Giulio ESPOSITO”,”Risorgimento, brigantaggio e questione meridionale.”,”LUCARELLI Antonio insegnante, collaborò alla rivista ‘Quarto Stato’ di Rosselli e Nenni. Nel 2° dopoguerra concentrò i suoi studi sulle origini del movimento operaio e contadino nel Mezzogiorno. Leuzzi ed Esposito sono rispettivamente direttore e ricercatore dell’ Ipsaic (Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea)”,”ITAB-296″
“LUCAS Uliano, fotografie di; testi di Bruno TRENTIN Rinalda CARATI Alessandro FRISONE Arturo Carlo QUINTAVALLE”,”Vivere a Ponente.”,”LUCAS (Milano 1942) è autore di una ventina di libri fotografici. E’ stato direttore dell’ immagine dell’ ‘Illustrazione italiana’ e di ‘Tempo illustrato’.”,”ITAS-076″
“LUCAS Robert E.”,”Making a Miracle.”,”LUCAS Robert E.”,”ASIE-025″
“LUCASSEN Jan a cura; saggi di Marcel VAN-DER-LINDEN Frederick COOPER Zachary LOCKMAN Sabyasachi BHATTACHARYA Akira SUZUKI Bryan D. PALMER Dick GEARY John D. FRENCH Lucy TAKSA Arif DIRLIK Andrei SOKOLOV Prasannan PARTHASARATHI Ratna SAPTARI Jan LUCASSEN Ian PHIMISTER Lex Heerma VAN-VOSS Shelton STROMQUIST”,”Global Labour History. A State of the Art.”,”Saggi di Marcel VAN-DER-LINDEN Frederick COOPER Zachary LOCKMAN Sabyasachi BHATTACHARYA Akira SUZUKI Bryan D. PALMER Dick GEARY John D. FRENCH Lucy TAKSA Arif DIRLIK Andrei SOKOLOV Prasannan PARTHASARATHI Ratna SAPTARI Jan LUCASSEN Ian PHIMISTER Lex Heerma VAN-VOSS Shelton STROMQUIST”,”MOIx-042″
“LUCCARDINI Rinaldo”,”Cornigliano. Storia del centro abitato che in vent’anni raddoppiò la popolazione.”,”LUCCARDINI Rinaldo”,”LIGU-148″
“LUCCHETTI Marco”,”Le armi che hanno cambiato la seconda guerra mondiale.”,”Marco Lucchetti è nato a Roma. Laureato in Giurisprudenza, è ufficiale della riserva. Appassionato di storia militare ha pubblicato con la Newton Compton numerosi saggi tra cui ‘I generali di Hitler’ (2019). “”La nuova guerra sarà mille volte peggiore del 1914 (…). Non possiao nemmeno immaginare i nuovi orrori, veleni e sciagure di cui questa guerra sarà portatrice’ (Stefan Zweig, 3 settembre 1939) (in apertura) Sottomarini e sommergibili (pag 486-487) ‘I termini sottomarino o sommergibile sono spesso usati per intendere la stessa cosa, ma, in realtà, identificano due differenti tipologie di imbarcazioni subacquee. Il termine sommergibile si riferisce alle unità che hanno prestazioni in immersione inferiori rispetto a quelle in emersione perché concepiti prevalentemente per l’impiego in superficie, essendo dotate di scafi con caratteristiche “”navali””, pur mantenendo la possibilità di immergersi all’occorrenza e per periodi di tempo limitati. Il sottomarino è invece un’unità progettata per navigare e combattere prevalentemente in immersione e ha una forma più affusolata e cilindrica, detta a “”sigaro””. Sommergibili erano quasi tutte le unità progettate fino al termine della seconda guerra mondiale, quasi sempre dotate di un cannone sul ponte e mitragliatrici antiaeree in torretta per poter ingaggiare le unità mercantili disarmate o leggermente armate, risparmiando così i preziosi siluri, e per potersi difendere dagli attacchi aerei. Tedeschi e anglo-americani, pur avendo termini specifici che identificavano le due tipologie, nella pratica usavano indistintamente ‘U-boot’ e ‘Submarine’ (o solo Sub) sia per indicare il sommergibile che il sottomarino. La guerra subacquea moderna iniziò durante la guerra civile americana quando, il 17 febbraio 1864 l”Hunley’, il primo vero sottomarino, riuscì nell’impresa di far saltare per aria la pirofregata nordista ‘Housatonic’, anche se rimase travolto dall’onda di risonanza della bomba, affondando insieme al suo bersaglio. Con la tragica impresa dell’Hunley si chiusero i tentativi sudisti di condurre una guerra sottomarina, ma il sasso era stato lanciato. Gli studi e le sperimentazioni ripresero negli ultimi decenni dell’Ottocento spingendo molte marine militari a dotarsi di sommergibili, tanto che nella prima guerra mondiale quest’arma ebbe un impiego fondamentale. La Germania, e in parte l’impero austro-ungarico, impiegarono gli ‘U-boot’ nel tentativo di porre fine al blocco navale alleato imposto dalla supremazia navale di Gran Bretagna e Stati Uniti, che utilizzarono come ‘casus belli’ proprio l’affondamento del transatlantico ‘Lusitania’ a opera di un sommergibile tedesco. Gli anni del dopoguerra furono dedicati a sperimentare nuove soluzioni e migliorare il mezzo da parte delle marine militari, in segreto anche da quella tedesca, che, secondo i dettami del trattato di Versailles, non avrebbe potuto possedere sommergibili. Nonostante ciò, allo scoppio della seconda guerra mondiale, la maggior parte dei sommergibili era rimasta sostanzialmente uguale a quelli che operarono alla fine del conflitto precedente. Anche stavolta il compito dei sommergibili tedeschi fu quello di contrastare il traffico di merci nell’Atlantico, ma le aree nelle quali operarono erano molto più estese e anche la sorveglianza marittima da parte degli Alleati era decisamente migliorata. Con l’evolversi del conflitto, la marina tedesca comprese molto presto che i sommergibili che navigavano in emersione erano bersagli facili per aerei da ricognizione e navi di pattuglia dotate di radar. La ‘Kriegsmarine’, quindi, a partire dal 1942 iniziò a ridurre gradualmente l’armamento antinave in coperta, perché le occasioni di impegnare bersagli in superficie col cannone erano diventate rare e rischiose a causa della diffusione del radar, dell’aumento del pattugliamento aereo e del rafforzamento della scorta ai convogli da parte degli Alleati. I tedeschi scelsero di rinunciare ai pezzi di coperta per imbarcare un maggior numero di armi antiaeree, nuovi apparati elettronici e lo ‘Snorkel’, un dispositivo che consentiva di utilizzare in immersione i motori diesel restando a quota periscopica. I nuovi criteri d’impiego prevedevano che il sommergibile dovesse ormai operare quasi totalmente in immersione, come un vero sottomarino. (…) L’immaginario collettivo spesso assegna alla marina tedesca la quasi totale esclusiva nell’impiego dei sommergibili, ma, in realtà, anche giapponesi, italiani, britannici e, soprattutto, statunitensi possedevano potenti ed efficaci flotte di sommergibili e condussero anche loro una micidiale guerra sottomarina, sia contro il naviglio militare che quello commerciale’ (pag 486-487)]”,”QMIS-247″
“LUCCHINI Stefano SANTAGATA Alessandro a cura, scritti di Mario ISNENGHI Alessandro SANTAGATA Andrea MORONI”,”Narrare il conflitto. Propaganda e cultura nella grande guerra (1915-1918).”,”””[L ]a legittimazione della guerra e il consenso delle masse rientrano a pieno titolo fra le priorità belliche. La stampa diventa l’organo ufficiale di una propaganda in cui, come titolava il “”Corriere della Sera”” nel settembre del 1915, “”Anche le parole sono in armi””. La missione è fabbricare la vittoria, diceva qualcuno, e allo scopo è necessario far sedimentare nell’opinione pubblica un immaginario popolato di eroi e di nemici, modulare il chiaroscuro delle implicazioni belliche e propagare ottimismo; lo stato d’animo del paese è in mano ai giornali”” (pag 13, prefazione di Stefano Lucchini); [Primi mesi del 1915: la battaglia per l’intervento: il ‘Corriere della Sera’ interventista contro la ‘Stampa’ neutralista. “”La battaglia interventista di Albertini prese forma attraverso una serie di editoriali suoi o da lui ispirati (41). Si trattava, come ha notato Ottavio Barié, biografo di Albertini (42), di interventi spesso originati da polemiche con i neutralisti: cattolici, socialisti e, soprattutto, giolittiani, ma il cui obiettivo ultimo era sempre il governo, nei cui confronti intendeva esercitare la maggior pressione possibile, e che culminò nelle giornate di maggio. Tra questi articoli, alcuni del febbraio del 1915 appaiono particolarmente significativi perché rappresentano l’offensiva messa in campo in un momento in cui il fronte interventista sembrava perdere terreno, ossia all’indomani della pubblicazione della lettera di Giolitti sul “”parecchio”” che si sarebbe potuto ottenere dall’Austria in cambio della neutralità (423). La polemica del “”Corriere”” era rivolta contro la “”Stampa””, il foglio torinese da sempre vicino a Giolitti. Albertini cercò qui di sviluppare il ragionamento in base al quale la neutralità non avrebbe potuto dare alcun giovamento all’Italia anche ammettendo la buona fede dell’Austria nell’adempiere alle sue eventuali promesse, buona fede che in verità Albertini non riconosceva a Vienna (44)””. Note: 41) E’ impresa ardua riuscire a individuare con sicurezza gli articoli scritti da Albertini negli anni della sua direzione. Tali articoli uscivano sempre senza firma , tuttalpiù un asterisco indicava quelli che riportavano la posizione del giornale e che possono perciò essere ragionevolmente attribuiti al direttore (…); (42) Cfr. O. Barié, ‘Luigi Albertini, cit., pp. 287-310, per un’equilibrata ricostruzione delle posizioni di Albertini; dei suoi principali redattori e del “”Corriere”” durante la battaglia interventista; (43) La lettera di Giolitti indirizzata al deputato Camillo Peano fu pubblicata dalla “”Tribuna”” il 1° febbraio 1915 (…). (pag 103-104) (Andrea Moroni, ‘Il “”Corriere della Sera”” alla guerra. Propaganda e informazione tra il 1914 e il 1918]”,”QMIP-242″
“LUCCIO Fabrizio”,”La struttura degli algoritmi.”,”Fabrizio Luccio è professore ordinario di Sistemi per l’elaborazione dell’informazione all’Università di Pisa. Conseguita la laurea in ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano, ha svolto la sua attività scientifica presso lo stesso Politecnico e l’Università di Pisa. Ha inoltre trascorso lunghi periodi di ricerca e insegnamento presso il Massachusetts Institute of Technology e le Università della California (Los Angeles), dello Stato di New York e dell’Illinois.”,”SCIx-070-FL”
“LUCCIO Fabrizio”,”Strutture Linguaggi Sintassi. Una introduzione.”,”Fabrizio Luccio è professore ordinario di Sistemi per l’elaborazione dell’informazione all’Università di Pisa. Conseguita la laurea in ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano, ha svolto la sua attività scientifica presso lo stesso Politecnico e l’Università di Pisa. Ha inoltre trascorso lunghi periodi di ricerca e insegnamento presso il Massachusetts Institute of Technology e le Università della California (Los Angeles), dello Stato di New York e dell’Illinois.”,”VARx-070-FL”
“LUCCIO Fabrizio”,”La struttura degli algoritmi.”,”Fabrizio Luccio è professore ordinario di Sistemi per l’elaborazione dell’informazione all’Università di Pisa. Conseguita la laurea in ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano, ha svolto la sua attività scientifica presso lo stesso Politecnico e l’Università di Pisa. Ha inoltre trascorso lunghi periodi di ricerca e insegnamento presso il Massachusetts Institute of Technology e le Università della California (Los Angeles), dello Stato di New York e dell’Illinois.”,”SCIx-218-FRR”
“LUCIANI Georges (Pierre BERLAND)”,”Six ans a Moscou.”,”LUCIANI Georges corrispondente del ‘Temps’ e del ‘Petit parisien’. Nella guerra russo-polacca che vede prima una brillante offensiva di Tuchachevskij sulla Vistola e poi una veloce ritirata ci sia stato l’aiuto dato ai polacchi decisivo per il “”miracolo della Vistola”” (pag 320) Questione militare. “”Dans cet ordre d’idées, les chefs ont donné l’exemple. Notre éminent confrère Henry Rollin a brillamment montré l’énorme influence sur Lénine du théoricien militaire allemand von Clausewitz, “”influence si profonde même qu’au point de vue pratique, on peut penser qu’elle dépasse celle de Marx et d’Engels”” (Henry Rollin, La Révolution Russe, vol II, p. 197)”” (pag 268)”,”RUST-141″
“LUCIANI Giacomo”,”L’Opec nella economia internazionale.”,”L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, meglio conosciuta come OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries), fondata nel 1960, comprende dodici Paesi che si sono associati, formando un cartello economico, per negoziare con le compagnie petrolifere aspetti relativi alla produzione di petrolio, prezzi e concessioni. La sede dell’OPEC, dapprima stabilita a Ginevra, a partire dal 1º settembre 1965 è stata trasferita a Vienna. (wikip) Non viene citato Yamani Ahmed Zaki Yamani (La Mecca, 30 giugno 1930) è un politico saudita, Ministro del Petrolio e delle risorse minerarie dal 1962 al 1986, poi all’OPEC per 25 anni. Biografia Laureato all’Università del Cairo Re Fouad I nel 1951, dopo aver studiato legge alla New York University e ad Harvard, con un dottorato all’università di Exeter, divenne consulente del governo saudita nel ’58 e Ministro del petrolio nel 1962. Divenne noto anche in Occidente per il ruolo assunto durante l’embargo del 1973, quando spinse l’OPEC a quadruplicare il prezzo del greggio. Nel dicembre del ’75 venne catturato a Vienna, insieme ad altri ministri dell’OPEC, dal celebre terrorista Carlos lo Sciacallo. Nonostante l’ordine di uccidere Yamani, Carlos lo liberò dopo due giorni di fuga in aereo per il Medio Oriente. Nel 1986 Re Fahd rimosse Yamani e Abdulhady Hassan Taher, fondatore della Petromin oils (oggi Aramco). Nel 1990 ha fondato il Centro studi per l’energia globale, gruppo di analisi del mercato. wikip Giacomo Luciani è nato a Roma nel 1948. Ha studiato all’Università di Roma e alla Yale University e alla Harvard University. Pubblicista, è autore di numerosi articoli sulle imprese multinazionali ed i rapporti tra paesi industriali e in via di sviluppo. Ha lavorato per Bankitalia e ha diretto l’ Ireci (Istituto per le ricerche sull’economia internazionale) (ora non esiste più) GIACOMO LUCIANI giacomo.luciani@sciences-po.org Scientific Advisor for the Master in International Energy at PSIA, Giacomo Luciani is also Adjunct Professor at the Graduate Institute of International and Development Studies, Geneva and Director of the Executive Master in International Oil and Gas Leadership. For the period 2010-13 he was appointed Princeton University Global Scholar, attached to the Woodrow Wilson School and the Department of Near Eastern Studies, The Institute for the Transregional Study of the Contemporary Middle East, North Africa, and Central Asia. His research focuses on the political economy of the Middle East and North Africa and on global energy issues. See full CV. (SciencesPo)”,”ECOI-401″
“LUCIANI Giacomo”,”Il Pci e il capitalismo occidentale. Con un’intervista a Giorgio Amendola.”,”Giacomo Luciani è nato a Roma nel 1948, ha studiato presso l’Università di Roma, la Yale University e la Harvard University. Ha lavorato presso il servizio Cooperazione economica internazionale della Banca d’Italia. E’ socio dell’ IAI Istituto di affari internazionali. Ha pubblicato: ‘L’Opec nella economia internazionale’ e ‘Il potere multinazionale’. Oggi: Giacomo Luciani è uno dei maggiori esperti italiani di geopolitica dell’energia spesso citata dai media. È principalmente noto per i suoi contributi fondamentali alla teoria dello stato rentier con l’economista egiziano Hazem Al Beblawi. (wiki inglese)”,”PCIx-470″
“LUCIANO Domenico”,”Per una storia dei rapporti tra Lenin e il partito socialista italiano prima della Rivoluzione russa.”,”Cita tra gli altri Ivan BOCIAROV, Lenin a Capri, in “”Realtà sovietica”” n° 193, aprile 1969, pag 34-46″,”MITS-356″
“LUCIANO DI SAMOSATA”,”Come difendersi dalla calunnia.”,”””Se dobbiamo credere a a Chamfort, quando scrive che “”la giornata più perduta di tutte è quella in cui non si è riso””, allora saremo sempre riconoscenti a Luciano per il disincatato scetticismo con cui ci insegna a ridere del mondo, e che contribuisce ancora oggi a fare di ogni sua opera un classico””. (pag 13) “”Nell’affrontare il tema della calunnia, Luciano intende scoprire prima di tutto quale ne sia l’origine, e da che cosa sia composto il terreno che ne alimenta la spaventosa proliferazione tra gli uomini. La causa principale della calunnia è individuata nell’ ignoranza (in greco ‘agnoia’), e non a caso questo termine è posto all’inizio e alla fine del trattato, chiudendolo idealmente ad anello””. (pag 9)”,”VARx-426″
“LUCIANO DI SAMOSATA, a cura di Ranuccio BIANCHI BANDINELLI”,”Quattro opuscoli morali.”,”Edizione numerata n° 123 Risposta di Lutero a Wittenberg: “”ich kan nit anders”” (non posso far altro) (pag 11) “”La prestezza è utile in ogni faccenda, e massimamente se vi è abbondanza di cose da riportare, e questa convien procacciarsi non tanto dai nomi e dai verbi, quanto dagli stessi fatti (1). Questo intendo, che scorrendo le piccole cose e meno necessarie, parli con abbondanza delle grandi. Di più deono pur tralasciarsi mote cose, imperocchè convintando gli amici, apparecchiate che hai le vivande, in mezzo agli uccelli, alle paste, ai cinghiali ed ai lepri, ponendo pure le trippe, le rape, e le fave, non si curi nulladimeno codesti cibi più vili.”” (1) Il testo greco è più chiaro della traduzione e il precetto è ottimo: la brevità è tanto più necessaria quando ci sia molta materia, ma non da ottenersi risparmiando parole, bensì le cose, soffermandosi cioè su quello che realmente è sostanziale e toccando brevemente il resto, più attinente alla parte descrittiva che al problema storico dei fatti narrati”” (pag 201)”,”VARx-427″
“LUCIANO, a cura d Massimo VILARDO Claudio CONSONNI Franco MONTANARI”,”Opere scelte.”,”Luciano era nato a Samosata, una città posta sulla riva dell’Eufrate, agli estyremi confini orientali dell’impero: al di là del fiume c’erano i Parti, nemici secolari dei Romani. Il suo luogo d’origine doveva essere malnoto ai Greci e ul fatto doveva crucciare non poco a Luciano, se in una delle sue opere si lamenta perchè uno storico da strapazzo lo situa in Mesopotamia.”,”STAx-119-FL”
“LUCIANO”,”Storia vera.”,”Luciano nato nel 125 a Samosata città di una provincia della Siria. Non fu quindi greco di nascita e la lingua greca la imparò a scuola e la imparò con grande padronanza. Fu e rimase un barbaro ellenizzato nelo spirito. L’attività letteraria è cospicua, il ‘corpus’ delle opere comprende più di 80 mumeri (alcuni però non suoi). Nei suoi scritti usa una forma dialogica alla maniera di Platone, alcune sono di tipo dieghematico, altre, le più tardive sono in forma epistolare. Tra le sue opere: ‘Sogno’, ‘Immagini’, ‘Difesa delle immagini’, ‘De morte Peregrini’, ‘Fugitivi’. Nella sua ‘Storia vera’ non c’è nulla di vero.”,”STAx-373″
“LUCIFREDI Alfonso”,”L’eredità di Mendel. All’origine della genetica.”,”LUCIFREDI Alfonso Lucifredi, naturalista, ha scritto di scienze, natura e viaggi per riviste italiane e internazionali. Per la stessa collana ha pubblicato ‘A cosa pensava Darwin?’ (20169 e ‘Alla scoperta della vita’ (2017) Contiene il capitolo 12: ‘L’ eugenetica, il lato oscuro della genetica’ “”E così, grazie alla benevolenza del suo abate, Mendel ebbe la possibilità di migliorare i suoi studi scientifici in una delle università più prestigiose di tutto l’Impero. A Vienna, Mendel studiò i princii di tutte le scienze naturali e rafforzò il suo attaccamento nei confronti del classico metodo scientifico della fisica, secondo cui i fenomeni naturali sono dimostrabili o riassumibili tramite leggi matematiche. L’influenza delle lezioni di Friedrich Franz, che ancora si faceva sentire, contribuì a donargli un grande talento nell’inquadrare ogni questione scientifica in termini quantitativi e rigorosamente matematici. (…) (pag 21-22) Mendel conobbe il biologo Franz Unger esperto di fisiologia vegetale. Unger migliorò la conoscenza di Mendel degli studi sull’ ibridazione. Unger era stato profondamente influenzato dal botanico tedesco Matthias Jakob Schleiden (pag 22)”,”SCIx-502″
“LUCINI Marcello”,”Ghepeù. Storia della polizia segreta sovietica.”,”””Tukhacevski pagò con la vita la rivendicazione di una certa autonomia delle forze armate nei confronti del partito, Zukov, venti anni più tardi, fu mandato bruscamente in pensione per lo stesso motivo”””,”RUSS-132″
“LUCINI Marcello”,”La parabola di Stalin.”,”LICINI è nato a Spoleto nel 1920. Sorpreso dagli avvenimenti dell’ 8 settembre a Udine dove prestava servizio militare quale sottotenente di complemento, fu catturato dai tedeschi. Rimase in un campo di concentramento in Germania fino al termine della guerra. Tornato in Italia si diede all’ insegnamento (scuole secondarie) e passò poi al giornalismo (‘Il Tempo’). 1922: “”Nessuna meraviglia”” disse uno di loro “”che queste idee siano sostenute da Trotsky che è un uomo di Stato (l’ obiettore calcò l’ accento su questa parola con evidente disprezzo), ma che a farlo siano Lenin e Zinoviev c’è veramente da stupirsi!””. Costui era l’ armeno ventisettenne Anastas Mikoian, di Tiflis, del quale erano noti i rapporti di amicizia con Stalin. Forse nessuno, in quell’ assemblea comprese chi fosse il vero ispiratore dell’ intervento del giovane Mikoian perché nessuno, ancora si era reso conto che Stalin stava facendo la sua corsa, come si direbbe in gergo sportivo, non era il “”gregario”” di Lenin. Dal canto suo, il capo bolscevico aveva inteso bilanciare la potenza di Stalin; chi più adatto di Trotsky a questa bisogna? Una settimana dopo, durante una seduta del Politburo, Lenin riprese il concetto della separazione ed a conclusione disse: “”Propongo che il compagno Trotsky sia nominato vicepresidente del Consiglio dei commissari del popolo””. Era evidente che egli stava gettando le basi per la candidatura del commissario dei trasporti alla presidenza del Consiglio. “”Non accetto”” scattò Trotsky tra il generale stupore. “”Vogliamo aumentare la confusione aggiungendo ai tre vicepresidenti con funzioni indefinite e contrapposte, un quarto? Vogliamo combattere la burocratizzazione dello Stato che finirà col soffocare la rivoluzione aumentando quella al vertice dello Stato? Inoltre c’è un’ influenza politica sostanziale ed un’ altra apparente; il compagno Lenin, che ha dato ad altri la sostanza, vuole offrirmi il contentino dell’ apparenza: grazie ma, ripeto non accetto.”” Queste parole furono accolte da un silenzio glaciale; gli occhi di tutti si posarono su Lenin che si era fatto paonazzo in volto e stringeva i pugni guardando fisso Trotsky. “”Compagno Trotsky”” si limitò a dire dopo alcuni attimi silenzio. “”Io ti ho offerto l’ opportunità di continuare a servire la rivoluzione da un posto di grande responsabilità. Prendo atto che tu ti sei rifiutato””. Vicino a Lenin, Stalin riuscì a restare imperturbabile e, anzi, ad assumere un’ aria di grande umiltà affinché i compagni potessero ben vedere chi era il servitore del partito””. (pag 91-92) “”Tomski, il più noto dei sindacalisti bolscevichi, non aveva potuto sopportare l’ accusa di “”nemico della classe operaia”” che si leggeva su tutti i giornali sovietici, convenientemente orchestrati dalle “”veline”” di Stalin, e si era tolto la vita””. (pag 180) “”Ma a novembre in Russia è pieno inverno e la corsa delle armate di Hitler è stato troppo rapida: in quel settore non faranno un passo avanti e questo anche perché Stalin ha tempestivamente fatto affluire al fronte le divisioni schierate in Siberia nella previsione di un attacco giapponese. Ha saputo, appena in tempo, che il Giappone non ha nessuna intenzione di attaccare ed a informarlo è stato Beria cui ha fornito la preziosa informazione lo stesso Sorge che non venne creduto quando annunciò prossima l’ invasione dell’ URSS da parte di Hitler. “”Hitler ha esonerato Brauchitsch, Rundstedt e Leeb””. E’ Malenkov, il quale per tutta la durata della guerra sarà al fianco di Stalin, a dargli la notiza. (Malenkov faceva parte, con Molotov, Voroscilov e Beria, del Comitato della difesa dello Stato presieduto da Stalin). “”Questo significa”” commenta Stalin “”che Hitler non ha più fiducia nel suo stato maggiore. E’ la prima nostra vera vittoria””. (pag 262-263)”,”STAS-041″
“LUCIOLLI Mario”,”Palazzo Chigi: anni roventi. Ricordi di vita diplomatica italiana dal 1933 al 1948.”,”Dopo il periodo fascista, dal 1948 al 1955 LUCIOLLI fu all’ ambasciata di Washington, poi fu consigliere diplomatico del presidente della Repubblica Giovanni GRONCHI, quindi dal 1956 al 1961 ambasciatore in Cile e dal 1961 al 1964 in Turchia. Nel 1964 divenne ambasciatore a Bonn. “”A causa di questo mio lavoro, accompagnai Alfieri alla Reichkanzlei in quella triste mattina del dicembre 1941 quando Ribbentrop, Alfieri e Oshima, dopo l’ attacco a Pearl Harbour, si riunirono per firmare il patto col quale i tre Paesi si impegnavano a non concludere una pace separata. Non era, però, necessario prender parte attivamente ai rapporti esterni dell’ Ambasciata per avvertire che l’ atmosfera andava gradualmente appesantendosi, a causa delle debolezze sempre più evidenti dell’ Italia e del suo conseguente declino dal rango di partner della Germania a quello di uno dei tanti infidi satelliti. Tutti sentivamo che la Germania stessa si avvicinava inesorabilmente al redde rationem davanti alla storia, paventavamo i contraccolpi sull’ Italia delle prossime sconfitte tedesche, e giudicavamo prive d’ogni valore le logomachìe tedesche sugli scopi dell guerra, sui risultati che si sarebbero conseguiti con la vittoria e così via.”” (pag 99) Incontri con Mussolini (pag 116)”,”ITAF-213″
“LUCONI Stefano PRETELLI Matteo”,”L’immigrazione negli Stati Uniti.”,”LUCONI Stefano insegna storia degli Stati Uniti Univ. di Pisa, PRETELLI Matteo è lecturer di italiano nella Swinburne University of Technology di Melbourne.”,”USAS-182″
“LUCONI Stefano”,”La questione razziale negli Stati Uniti dalla Ricostruzione a Barack Obama.”,”LUCONI Stefano “”Fu solo l’omicidio di Kennedy il 22 novembre 1963 che fece uscire il ‘Civil Rights Bill’ dalle secche e dai meandri dei comitati legislativi del Congresso nei quali era rimasto bloccato. In seguito alla “”santificazione”” politica di Kennedy dopo la morte come qual campione della causa afro-americana che in vita non era in realtà mai stato per la volontà di non pregiudicarsi l’appoggio dei conservatori del Sud, crebbero ancora di più i consensi per la legge sui diritti civili. Per esempio, i sostenitori di un provvedimento che vietasse la segregazione nei luoghi pubblici passarono dal 48% dell’opinione pubblica statunitense nel luglio del 1963 al 61% nel febbraio del 1964. Tra i soli bianchi del Nord, la percentuale aumentò dal 55% al 71%. L’appoggio all’integrazione razziale divenne una sorta di omaggio postumo alla memoria del presidente assassinato. Fu soprattutto il successore di Kennedy alla Casa Bianca, Lyndon B. Johnson (1963-69), a operare per accelerare i tempi dell’approvazione del progetto di legge sui diritti civili””. (pag 166-167)”,”USAS-193″
“LUCREZIO Tito Caro”,”La Natura. (De rerum natura)”,”””Non bisogna indagare la scienza della natura secondo vani assiomi e legiferazioni, ma come richiedono i fenomeni. Perché la nostra vita non ha bisogno di irragionevolezza e di vuote opinioni, ma di trascorrere tranquilla. E si ottiene la massima serenità riguardo a tutti i problemi che vengono risolti secondo il metodo delle molteplici spiegazioni in accordo con i fenomeni, quando si ammetta in proposito, come è conveniente, il verosimile””. (pag 19) Dal glossario: Materia: Insieme col vuoto, la materia costituisce il tutto. (I, 415 sgg). Morte: La morte non è che un passaggio a nuove forme di esistenza: non è annientamento, ma disgregazione di parti destinate a nuove unioni (I, 215 sgg). (pag 485) Tempo: Per Epicuro “”il tempo è una qualità accidentale di accidenti””. (…) Il tempo non solo non esiste di per sé (è cioè un accidente), né è un coniunctum, ma non è nemmeno un eventum di una cosa, bensì l’ eventum di un altro eventum. Esempio: le foglie degli alberi (corpo) sono gialle (eventum) in autunno (eventum dell’ eventum). (pag 487) Scienza: E’ la “”razional conoscenza della natura”” (naturae species ratioque). (pag 486) Universo: L’ universo (omne, gr. tò pàn) è infinito perché composto da infiniti atomi e dal vuoto infinito (I, 953 sgg.). In esso si compongono e si scompongono eternamente gli aggregati atomici e i mondi. (pag 488) “”La paura ha creato gli Dei”” (Lucrezio)”,”STAx-105″
“LUCREZIO CARO Tito, a cura di Ettore BIGNONE e Maria Rosaria POSANI”,”Il poema della natura. Passi scelti e annotati.”,”Nulla sorge dal nulla, nulla al nulla ritorna (… ) tutto obbedisce a leggi eterne… (pag 16) Sulla vanità della paura della morte: l’ averno non esiste. Il vero inferno è la vita stessa per chi non sa conquistare con la saggezza la pace dell’ anima, che è mortale e perisce assieme al corpo… (pag 78)”,”VARx-370″
“LUCREZIO Tito Caro, a cura di Guido MILANESE”,”De Rerum Natura. (La natura delle cose)”,”Biografia e personalità dell’autore del De rerum natura ci sfuggono quasi completamente. Quanto sappiamo di Tito Lucrezio Caro si riduce al fatto che visse nella prima metà del I secolo a.C., e che morì poco dopo i quarant’anni.”,”STAx-096-FL”
“LUDDEN David, edizione italiana a cura di Simona VITTORINI”,”Storia dell’India e dell’Asia del Sud.”,”LUDDEN David è docente di storia all’Università della Pennsylvania. Ha dedicato vari saggi alla storia e alla cultura indiana. “”Nei suoi territori asiatici, la Compagnia olandese utilizzò, in un primo momento, le strutture esistenti in ordine all’esazione delle imposte per finanziare il commercio in Asia e le esportazioni in Europa. Gli olandesi usarono i monopoli, il dominio sul mare, i prestiti e gli attacchi militari per costringere i sovrani locali a soggiacere ai loro monopoli regi e a rifornire unicamente le loro navi di chiodi di garofano, noce moscata e macis. Fu dunque la coercizione ad alimentare le esportazioni olandesi. Tributi e imposte, corrisposti in natura, costrinsero i coltivatori locali a vendere alla Compagnia olandese a prezzi fissati dalla stessa. Dopo il 1800, il sistema della coltivazione forzata mediante la tassazione in natura conferì agli olandesi d’Indonesia una posizione di notevole forza sui mercati mondiali dello zucchero.”” (pag 132)”,”INDx-111″
“LUDENDORFF Erich”,”I miei ricordi di guerra, 1914-1918. Volume primo. Con numerosi schizzi e piani.”,”Pochi riferimenti a Hindenburg nell’indice dei nomi Ludendorff Erich. – Generale tedesco (Kruszewnia, Poznan, 1865 – Tutzing, Baviera, 1937). Durante la Prima guerra mondiale condusse vittoriosamente l’esercito sul fronte orientale e, come capo di Stato maggiore, guidò le grandi offensive del 1918. Dopo le dimissioni (1918) militò nell’estrema destra e partecipò al Putsch di W. Kapp (1920) e di A. Hitler (1923). Fallita la sua candidatura alla presidenza del Reich (1925), si ritirò a vita privata. Hindenburg Paul Ludwig von Beneckendorff e von. – Uomo politico e generale tedesco (Poznan 1847 – Neudeck 1934). Comandante supremo delle forze armate tedesche dal 1916, nel 1925 fu eletto presidente della Repubblica; riconfermato nel 1932, nominò A. Hitler cancelliere dopo le elezioni del 1933. (Trecc)”,”GERQ-097″
“LÜDTKE Alf”,”Des Ouvriers dans l’ Allemagne du XXe siecle. Le quotidien des dictatures.”,”Nato nel 1943, Alf LÜDTKE è ricercatore presso l’ Istituto Max-Planck di storia a Göttingen. Ha insegnato a Princeton e all’ Università ebraica di Gerusalemme, a quella di Chicago e del Michigan. Dal 1999, è condirettore del dipartimento di antropologia storica dell’ Institut Max-Planck di storia, all’ Università di Erfurt. E’ uno degli iniziatori di un movimento che riconsidera il nostro modo di fare storia: l’ Alltagsgeschichte, storia del quotidiano. Le sue ricerche conducono all’ esistenza quotidiana nel XX secolo: organizzazione del lavoro industriale, gestione dei tempi, struttura dei salari, immagine del lavoro ecc. “”Tim Mason ha caratterizzato le forme e le funzioni dell’ efficienza – in termini di dominio- del fascismo tedesco attraverso la simultaneità e la complessità funzionale “”di oppressione, di neutralizzazione e d’ integrazione””. (pag 73) “”Queste discontinuità del sistema di controllo costituivano il rovescio della medaglia delle procedure di lavoro. Gli operai vi rispondevano in effetti costruendo il loro proprio ‘patchwork’, fatto di accettazione e di distanza, di “”cooperazione per necessità”” (Notwendigkeitskooperation) e di momenti in cui ‘l’ on n’en fait qu’à sa tête’ (Eigensinn) (1)”” (pag 169) (1) una sorta di ‘distacco’ dagli altri. Il perseguimento di questo ‘distacco’, l’A lo chiama ‘Eigensinn’ (senso di essere proprio). L. fornisce una propria interpretazione di ‘Eigensinn’: significa tutti i modi di comportamento utilizzati per creare la propria autonomia, una certa distanza tra sé e gli altri (l’ autorità ma pure i compagni di lavoro). Eigensinn è arrivare tardi o presto al lavoro, passare molto tempo nelle latrine durante le ore di lavoro, sabotare i processi di produzione, camminare nei reparti e parlare nei corridoi ecc.”,”MGEK-054″
“LUDVIGSEN Karl”,”Battle for the Beetle. The untold story fo the post-war battle for Adolf Hitler’s giant Volkswagen factory and the Porsche-designed car that became an icon for generations around the globe.”,”L’autore, Ludvigsen ha fatto esperienza nel mondo dell’auto, nel campo dell’ ingegneria meccanica (Mit) e del disegno industriale (Pratt Institute). Ha lavorato nell’industria motoristica a livelli dirigenziali in General Motors, Fiat e Ford. Impianto di Fallersleben. “”Parts for the engines and vehicles built at Fallersleben were sourced throughout Greater Germany. Castings and forging came from Czechoslovakia. The Peugeot pant at Sochaux, which became a subsidiary of the Volkswagen Works in June 1943, supplied twenty thousand connecting rods, three thousand flywheels, and five thousand raw forgings for crankshafts – the last a rush order (65). Type 82 body panels were made in the press works of Ambi-Budd in Berlin and shipped west to the plant for assembly. The plant’s total output of the Type 82 bucket-cars was 50,435. Included in this total were such specialized versions as radio cars (3,326), intelligence cars (7,545), and repair vehicles (2,324). It was Germany’s most abundant light military vehicle, well ahead of the wartime version of the Mercerdes-Benz 170V, of which 19,000 were built. Substantial though they were by German standards, these Beetle numbers were an order of magnitude smaller than America’s production of 650,000 Jeeps for use in World War II. Design and development of both vehicles had taken place at about the same time, but the American military was quick to see the value of its Jeep, which had been pioneered by its Quartermaster Corps and carmaker American Bantam, and both Willys and Ford shifted into high-gear production of the tough and versatile Jeep. Kübel production slumped in the last year of the war when conditions worsened. Supply of vital components was fitful. Raids on Berlin kept AmbiBudd from supplying bodies regularly. Literally in the last weeks of the war the Volkswagen works succeeded in bringing the Type 82 body dies to Fallersleben, where they stamped their own panels for the last 665 bodies made (66). After the air raids, assembly of the engines and vehicles was moved to the sub-story of the plant, originally intended only for services and piping. The workforce was composed largely of Italians, Russians Poles, and Frenchmen held there against their will (67). As early as 1943 only one worker in eight in the plant was German, and those were assembling the precious V-Is”” (pag 72-73) [(65) Peugeot as supplier to VW works: Arthur S. Stella, ‘Activities of the Peugeot Organisation at Sochaux-Montbeliard’, CIOS, London, 18 December 1944, PRO FO 935/4; (66) Type 82 body dies to Fallersleben: Mommsen and Grieger, p. 885. Although authoritative, this testimony conflicts with postwar reports that the Kübel body dies remained in Berlin at AmbiBudd, thus making it impossible to resume production of the Type 82 model; (67) Production in sub-story: Mommsen and Greger, p. 636. The masterful company-sponsored survey of the life and times of the VW factory before, during and after the war researched and written by Professor Hans Mommsen with Manfred Grieger is essential reading for anyone interested in the political background of Volkswagen and the nature of its management and workforce before and during the war. Mommsen and Grieger, with the support of Volkswagen, thoroughly researched and depicted the arrangements at the KdF-Werke for detaining foreign workers there during the war. In 1998 the Volkswagen AG set up a fund of DM 20 millions from which surviving slave laborers would be compensated under the supervision of a former prime minister of Israel, Shimon Peres. VW estimated that between one thousand and two thousand forced laborers were still living] “”Le parti per i motori e i veicoli costruiti a Fallersleben provenivano da tutta la Grande Germania. I pezzi fusi e la forgiatura provenivano dalla Cecoslovacchia. Il pantalone Peugeot di Sochaux, che divenne una filiale della Volkswagen Works nel giugno 1943, fornì ventimila bielle, tremila volani , e cinquemila pezzi fucinati grezzi per alberi a gomiti – l’ultimo un ordine urgente (65). I pannelli della carrozzeria del Tipo 82 sono stati realizzati nelle presse di Ambi-Budd a Berlino e spediti a ovest allo stabilimento per l’assemblaggio. 82 benne erano 50.435.Incluse in questo totale c’erano versioni specializzate come auto radio (3.326), auto di intelligence (7.545) e veicoli di riparazione (2.324).Era il veicolo militare leggero più abbondante della Germania, molto prima della versione in tempo di guerra della Mercerdes-Benz 170V, di cui furono costruiti 19.000. Sebbene fossero sostanziali per gli standard tedeschi, questi numeri di Maggiolino erano un ordine di grandezza inferiore alla produzione americana di 650.000 Jeep per uso i n Seconda guerra mondiale. La progettazione e lo sviluppo di entrambi i veicoli erano avvenuti all’incirca nello stesso periodo, ma l’esercito americano si era accorto rapidamente del valore della sua Jeep, che era stata sperimentata dal Quartermaster Corps e dalla casa automobilistica American Bantam, e sia Willys che Ford si erano spostati in alto -produzione di ingranaggi della robusta e versatile Jeep. La produzione di Kübel è crollata nell’ultimo anno di guerra quando le condizioni sono peggiorate. La fornitura di componenti vitali era discontinua. I raid su Berlino hanno impedito ad AmbiBudd di fornire regolarmente corpi. Letteralmente nelle ultime settimane di guerra gli stabilimenti Volkswagen riuscirono a portare gli stampi della carrozzeria Tipo 82 a Fallersleben, dove stamparono i propri pannelli per le ultime 665 carrozzerie realizzate (66). Dopo i bombardamenti, il montaggio dei motori e dei mezzi è stato spostato nel sottopiano dello stabilimento, originariamente destinato solo ai servizi e alle tubazioni. La forza lavoro era composta in gran parte da italiani, russi polacchi e francesi trattenuti contro la loro volontà (67). Già nel 1943 solo un operaio su otto nello stabilimento era tedesco, e questi si occupavano di assemblare le preziose V-I”” (pag. 72-73) [(65) Peugeot come fornitore di stabilimenti VW: Arthur S. Stella, ‘Attività di the Peugeot Organization at Sochaux-Montbeliard””, CIOS, London, 18 December 1944, PRO FO 935/4; (66) Type 82 body dies to Fallersleben: Mommsen and Grieger, p. 885. Sebbene autorevole, questa testimonianza è in conflitto con i resoconti del dopoguerra che il corpo di Kübel muore rimase a Berlino presso AmbiBudd, rendendo così impossibile riprendere la produzione del modello Type 82. (67) Produzione nella sottostoria: Mommsen e Greger, pagina 636. Il magistrale sondaggio sulla vita sponsorizzato dall’azienda and times of the VW factory before, during and after the war, ricercato e scritto dal professor Hans Mommsen con Manfred Grieger è una lettura essenziale per chiunque sia interessato al background politico della Volkswagen e alla natura della sua gestione e forza lavoro prima e durante la guerra. e Grieger, con il supporto di Vol kswagen, ha studiato a fondo e descritto le disposizioni presso la KdF-Werke per la detenzione di lavoratori stranieri durante la guerra. Nel 1998 la Volkswagen AG ha istituito un fondo di 20 milioni di DM da cui i lavoratori schiavi sopravvissuti sarebbero stati risarciti sotto la supervisione di un ex primo ministro di Israele, Shimon Peres. La VW ha stimato che tra mille e duemila lavoratori forzati fossero ancora in vita]”,”GERN-209″
“LUDWIG Emil”,”Colloqui con Mussolini.”,”Questo libro è il frutto di interviste (13 giorni) fatte dallo storico tedesco al dittatore fascista nel 1932 nella sala di Palazzo Venezia, a Roma. Lo scopo dichiarato erano i problemi politici del momento ma quello sottinteso era quello di sondare la personalità e il carattere dell’intervistato. Emil LUDWIG nacque a Breslavia nel 1881 da famiglia ebraica. Si specializzò in biografie romanzate dei più famosi uomini della storia e della cultura. Perseguitato da HITLER si trasferì in Svizzera. Morì ad Ascona nel 1948.”,”ITAF-016″
“LUDWIG Emilio”,”Bismarck. Storia di un lottatore.”,”BISMARCK ha dettato le sue memorie nel 1892 con impeto eruttivo, in frammenti (i tre libri nelle loro linee essenziali). Dettò il libro al fedele BUCHER, fino a che questi morì. Lavorò con la memoria e senza documenti. A volte emergevano agli occhi di BUCHER delle contraddizioni. Non è un’opera meditata ma un ‘Ricordo e Pensiero’, una raccolta di gemme sciolte.”,”GERx-043″
“LUDWIG Emil”,”Le Nil. Vie d’ un fleuve. Tome I.”,”””Questo cristianesimo recente, assalito da due lati, cancella l’ anno stesso della nascita di Maometto. I cristiani d’ Abissinia avevano minacciato la Mecca ed erano stati respinti; subito dopo il vaiolo li obbligò ad evacuare il Sud dell’ Arabia. E’ uno dei rari esempi di una epidemia che ha delle ripercussioni sulla storia del mondo. In questi luoghi cominciò la lotta tra le due religioni, e a questo concerto greco, arabo e cristiano si mescolò la voce degli ebrei, i cui credenti dal sesto secolo penetrarono ancora una volta in Abissinia; perciò era da lungo tempo che gli etiopi greci si erano, diciamo, convertiti al giudaismo, sotto l’ influenza non delle missioni, ma dei nomadi che portarono i loro costumi ad altri nomadi””. (pag 113)”,”VIOx-133″
“LUDWIG Emil”,”Le Nil. Vie d’ un fleuve. Tome II.”,”””Per secoli i sultani ai bordi del Nilo vissero in pace con i cristiani; un bel giorno la lotta cominciò. E’ oggi impossibile sapere chi fu il responsabile; spesso non lo si può scoprire quando si tratta di avvenimenti contemporanei. Sembra però che furono i cristiani nel loro desiderio di fare del proselitismo.”” (pag 193)”,”VIOx-134″
“LUDWIG Emil”,”La Prusse et l’ Europe.”,”””Fa attenzione, amico, sono dei prussiani. Vogliono sempre sapere tutto meglio degli altri”” Goethe, (in apertura) “”Au moment ou l’ on s’ occupe partout d’ édifier de nouvelles patries, le penseur impartial, dont l’ heure viendra, ne trouve sa patrie nulle part et la rencontre partout””. Goethe (pag 47) Gli Stati Uniti d’ Europa. Progetto di una costituzione. Le leggi fondamentali. Articolo primo. “”Gli Stati Uniti d’ Europa comprendono tutti i paesi che ingloba questa parte del mondo, in occasione della pace del 194… Nel 1937, essi erano trenta Stati (tra i quali quattro Stati minuscoli di appena trenta mila abitanti). Quest aunione non forma uno Stato confederato come la Svizzera o gli Stati Uniti d’ America, ma, al contrario, una Unione di Stati come la vecchia Unione Germanica (Deutscher Bund 1815 – 66), ovvero che il suo potere si esercita, non sui diversi cittadini, ma sui diversi paesi. (…)””. (pag 47)”,”GERx-100″
“LUDWIG Emil”,”Lincoln. Storia di un figlio del popolo.”,”ANTE3-14 Libro dedicato a Thoma Edison amico dell’umanità”,”USAS-166″
“LUDWIG Emil”,”Colloqui con Mussolini.”,”””Handeln ist leicht. Denken schwer; nach dem Gedachten handeln, unbequem.”” (“”Agire è facile, pensare difficile, agire secondo quel che si è pensato, incomodo””) Goethe pag 31 Colloqui con Mussolini, E. Ludwig, Mondadori, 1965″,”ITAF-004-FPA”
“LUGAN Bernard”,”Storia del Sudafrica.”,”Bernard LUGAN è ‘Maitre de conferences’ all’Univ di Lione III. Specialista di storia dell’Africa (è stato per dieci anni Prof all’Univ di Ruanda), è autore di numerosi articoli pubblicati in riviste specializzate. E’ coautore di un atlante storico-geografico del continente africano.”,”AFRx-006″
“LUGARINI Leo a cura; saggi di Livio SICHIROLLO Franco BIASUTTI Fulvio LONGATO Francesca MENEGONI; discussioni d Vincenzo VITIELLO Pierre-Jean LABARRIERE e Gwendoline JARCZYK; ricerche di Antonio FRANCIONI”,”Hegel fra logica ed etica.”,”Saggi di Livio SICHIROLLO Franco BIASUTTI Fulvio LONGATO Francesca MENEGONI; discussioni d Vincenzo VITIELLO Pierre-Jean LABARRIERE e Gwendoline JARCZYK; ricerche di Antonio FRANCIONI “”Ma il Rettore filosofo non si occupava soltanto di «classici» e dello spirito dei momenti alti. Un passo del Discorso del 1810 smentisce la per altro nota insensibilità hegeliana per il mondo della natura e dei suoi grandi fenomeni (16). Il Liceo ha ricevuto in dono una raccolta di minerali. Hegel si rallegra di questo nuovo strumento di conoscenza e insegnamento che rende possibile «iniziare la nostra gioventù studiosa, in ore supplementari, a questa parte della scienza fisica»; e aggiunge: «essa considera il calmo generare della natura nelle pietre, questo misterioso processo di formazione, che deposita con semplicità nell’interno della terra le sue delicate configurazioni come un linguaggio del silenzio, che dà gioia all’occhio, stimola il senso intellettivo al concetto, e offre all’anima un’immagine di bellezza silenziosa, ordinata, in sé conchiusa» (NS., p. 329]. Su queste premesse Hegel non costruisce nulla. Si limita a riflettere sui fatti e le istituzioni del suo tempo. E così ci mostra come il fatto e il problema educativi siano più ampi di ciò che di solito va sotto il nome di pedagogia e di didattica. Egli conosceva bene la sua epoca. La riteneva un tempo alto, di grandi trasformazioni presenti e future: «Il mondo ha dato alla luce una grande epoca, possiate voi, giovani, compiutamente formarvi in modo degno di essa…» (Discorso del 1815, alla fine: NS, p.373]; «Io mi attengo a questo, che lo spirito universale del tempo ha dato l’ordine di avanzare… Ogni millanteria che ritarda, ogni corrente ingannatrice è inutile, non riesce a togliere al colosso i calzari degli dei con le suole alate o gli stivali, quando li infila, delle sette leghe» (a Niethammer, 5 luglio 1816: e nella stessa lettera: «La reazione, di cui sentiamo tanto parlare oggi, me l’aspettavo»), e le citazioni possono moltiplicarsi dalle lettere, dalle lezioni, dalle opere (17). Ma insieme a questa coscienza di una realtà effettuale in movimento verso tempi nuovi e migliori Hegel mostra scarsa considerazione per la filosofia e la cultura del suo tempo. Con la sola eccezione della veneranda e ingombrante ombra di Kant (che egli attacca durissimamente, perché capisce che da Kant si deve partire), e forse di Goethe, egli considera l’una e l’altra inadeguate, talora pericolose”” [Livio Sichirollo ‘Intorno a «pedagogia» in Hegel’] (pag 52-53) [(16) V. ora R. Bodei, “”Tenerezza per le cose del mondo””. Sublime, sproporzione e contraddizione in Kant e in Hegel’, in AA.VV., ‘Hegel interprete di Kant, a cura di V. Verra, Napoli, 1981, pp. 180-218; (17) V. il cap. ‘La civetta e la talpa’ in R. Bodei, ‘Sistema ed epoca in Hegel’, Bologna, 1975]”,”HEGx-042″
“LUGARINI Leo”,”Hegel dal mondo storico alla filosofia.”,”Leo Lugarini, insigne studioso del pensiero greco e di quello moderno e contemporaneo, è stato professore di Filosofia presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza ed è autore di numerose pubblicazioni.”,”HEGx-020-FL”
“LUGARINI Leo”,”Hegel e Heidegger. Divergenze e consonanze.”,”Leo Lugarini, insigne studioso del pensiero greco e di quello moderno e contemporaneo, è stato professore di Filosofia presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza ed è autore di numerose pubblicazioni.”,”HEGx-022-FL”
“LUGLI Piero Maria”,”Storia e cultura della città italiana.”,”””La città, così come fu proposta dai Greci al mondo occidentale, costituiva un modello completamente nuovo rispetto ai modelli di città orientali e a quelli degli insediamenti urbani occidentale precedenti”” (pag 83)”,”STAx-039-FSD”
“LUHMANN Niklas”,”Organizzazione e decisione.”,”LUHMANN Niklas (1927-1998) ha insegnato sociologia all’Università di Bielefeld. Alcune sue opere sono state tradotte in italiano. Es: ‘Stato di diritto e sistema sociale’ (1978) “”Le carriere si rafforzano da sé in quanto concorrono a determinare il “”curriculum””. Un curriculum è una comunicazione, verbale o scritta, sul passato di una persona, che non determina certo il suo futuro, ma lo rende oggetto di aspettativa. Questo permette di ancorare il futuro; sempre incerto, a un passato che è costruito proprio a tal fine.”” (pag 85)”,”TEOS-208″
“LUIZARD Pierre-Jean”,”La questione irakena.”,”LUIZARD Pierre-Jean è ricercatore al CNRS (Gruppo di sociologia delle religioni e della laicità di Parigi). E’ uno specialista di storia contemporanea dell’ Islam nei paesi del Medio Oriente. Ha scritto altri saggi sul mondo arabo, tra cui ‘La formation de l’ Irak contemporain. Le rôle politique des ulémas chiites’ (CNRS Editions, 1991). Irak e Siria. “”Contrariamente alla vicina Siria, dove il regime baathita non è altro che un paravento che maschera il potere dei militari, le forze armate irakene sono in mano ai civili. Il generale Ahmad Hassan al-Bakr e Adnan Khayrallah Tulfah sono stati i soli dell’ entourage di Saddam Hussein a poter pretendere una reale legittimità militare. Gli altri membri dello stato maggiore, a partire dallo stesso Saddam Hussein, sono civili in uniforme. Il capo delle forze armate si è attribuito il titolo di maresciallo senza avere la benché minima formazione militare. I membri della sua famiglia che oggi dirigono l’ istituzione militare non ne hanno di più””. (pag 93) Irak e Iran. “”Ma Baghdad e Teheran hanno l’ obiettivo comune di far fronte alla politica americana nota come “”doppio arginamento””, enunciata per la prima volta nel 1993 da Martin Indyk, allora vicesegretario di Stato. Secondo questa dottrina, gli Stati Uniti dovevano abbandonare la politica consistente nell’ appoggiarsi alternativamente ora sull’ Iraq ora sull’ Iran per neutralizzare le ambizioni di ciascuno dei due paesi a una leadership regionale. In base a questa politica, messa in atto sotto la presidenza Clinton, gli “”stati canaglia”” avrebbero dovuto risultare isolati sia da un punto di vista diplomatico sia economico. L’ Iran e l’ Iraq venivano entrambi segnati a dito. La loro situazione, all’ apparenza simile, diventava un’ occasione per dare il via a un riavvicinamento crescente, incoraggiato vivamente dalla Siria””. (pag 197)”,”VIOx-146″
“LUKACS Gyorgy”,”Storia e coscienza di classe.”,”G. LUKACS (1885) è nato a Budapest. La sua prima opera è stata ‘Storia dello sviluppo del dramma moderno’ (1911). Nello stesso anno pubblica ‘L’anima e le forme’. Nel 1919 ‘Teoria del romanzo’. Fa parte del governo di BELA KUN come Commissario all’Istruzione, poi emigra a Vienna dove conosce Max WEBER e Thomas MANN. Dopo la pubblicazione di ‘Storia e coscienza di classe’ (scritta nel 1922 e pubblicata nel 1923) dove rimane fino alla fine della guerra. Nel periodo 1945-55 scrive ‘La distruzione della ragione’, ‘Il giovane Hegel’, ‘Saggi sul realismo’. Nel 1956 entra a far parte del governo NAGY, viene arrestato e confinato per alcuni mesi in Romania. “”Gli economisti ci spiegano in che modo si produca entro certi rapporti determinati; non ci spiegano invece in che modo questi stessi rapporti vengano prodotti, cioè il movimento storico che li suscita in vita”” [Marx, Miseria della filosofia] “”Non si tratta di ciò che questo o quel proletario, o addirittura l’intero proletariato, ‘si rappresenta’ talvolta come scopo. Si tratta di ‘ciò che esso è’, e di ciò che, in conformità a questo ‘essere’, sarà storicamente costretto a fare”” [Marx, Miseria della filosofia] [in Gyorgy Lukács, Storia e coscienza di classe, Sugar Editore, 1967] (pag 35) (pag 59) [György Lukács, Storia e coscienza di classe, 1967] pag 50-51 “”Infatti, la scissione che si opera nella considerazione della totalità scinde l”unità di teoria e praxis’. L’agire, la praxis la cui istanza è stata posta da Marx al culmine delle sue tesi su Feuerbach – è per sua essenza una penetrazione, una trasformazione della realtà. Ma la realtà può essere afferrata e penetrata solo come totalità e solo un soggetto, che sia esso stesso una totalità, è in grado di compiere questa penetrazione. Non a caso il giovane Hegel pose come prima istanza della propria filosofia il principio “”il vero deve essere inteso ed espresso, non come sostanza, ma come soggetto”” (Phänomenologie des Geistes, prefazione). In questo modo egli ha portato alla luce il più profondo errore, l’ultimo limite della filosofia classica tedesca, soltanto che non riuscì con la propria filosofia a soddisfare realmente l’istanza da lui posta; la filosofia hegeliana rimase per molti aspetti prigioniera degli stessi limiti di fronte ai quali si erano arrestati i predecessori di Hegel. Soltanto Marx…”,”TEOC-024″
“LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista. Volume Primo e secondo.”,”Opere di LUKACS nelle edizioni Einaudi: -Il romanzo storico. -Breve storia della letteratura tedesca dal Settecento ad oggi. -Il marxismo e la critica letteraria. -Saggi sul realismo. – Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero. -Marxismo e politica culturale. – Estetica. -La distruzione della ragione.”,”FILx-061″
“LUKACS György”,”Kommunismus 1920-1921. Con un saggio di Massimo Cacciari.”,”Sono i contributi di LUKACS alla rivista della sinistra europea della 3° Internazionale contemporanei ai saggi di ‘Storia e coscienza di classe’.”,”INTT-059″
“LUKACS Gyorgy; a cura di Eva KARADI e Eva FEKETE”,”Epistolario 1902-1917.”,”La maggior parte delle 1600 lettere della valigia di Heidelberg (depositate nella cassaforte della Deutsche Bank di Heidelberg il 7 novembre 1917) sono indirizzate a Leo POPPER l’amico più vicino di LUKACS. Per la lunghezza e il contenuto, la lettera a Felix BERTAUX ha le caratteristiche di un saggio. Altra lettera importante è quella a Paul ERNST.”,”UNGx-002″
“LUKACS Gyorgy”,”Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero.”,”G. LUKACS è nato nel 1885 a Budapest. Tra le sue opere in Edizione Einaudi: -La distruzione della ragione -Il giovane Hegel e il problemi della società capitalistica -Marxismo e politica culturale -Il romanzo storico -Il marxismo e la critica letteraria -Breve storia della letteratura tedesca dal ‘700 ad oggi -Saggi sul realismo”,”LENS-089″
“LUKACS Gyorgy”,”L’ uomo e la rivoluzione.”,”L’ intervista televisiva su Lenin fu concessa la regista Andràs KOVACS nell’ ottobre 1969. ontologìa s.f. Filos. Scienza dell’ essere. — Med. Nome dato da Broussais, nel XIX sec., alla dottrina che non collegava i fenomeni patologici a quelli fisiologici, considerandoli invece come entità reali, indipendenti dall’ organismo. Nella tradizione postaristotelica la scienza dell”essere in quanto tale’, vale a dire la scienza avente per oggetto i caratteri necessari dell’essere, è stata designata col termine di metafisica. Soprattutto per distinguere tale scienza dell’essere in generale dalla scienza di Dio, o teologia, cominciò ad affermarsi, nella seconda metà del XVII sec., l’uso del termine ontologia. Quando nella storia del pensiero moderno si giunge ad attribuire alla conoscenza una funzione determinante nella costituzione della realtà, l’indagine gnoseologica diventa parte integrante dell’ontologia o, meglio ancora, l’ontologia tende a coincidere con la critica della conoscenza. Kant, nel momento stesso”,”TEOC-114″
“LUKACS György”,”Il romanzo storico.”,”””Marx ed Engels danno già nel 1850 una critica interessante di questa svolta in due esponenti di rilievo del periodo anteriore al 1848. Essi mostrano come da un lato, in Guizot, per paura della rivoluzione proletaria, vengano eliminate tutte le conquiste della scuola degli storici francesi, e un volgare evoluzionismo annulli tutte le differenze concrete e i concreti problemi di sviluppo della storia inglese e francese. D’altra parte, esaminando le nuove opere di Carlyle, mostrano come la sua critica del capitalismo, che era prima permeata di elementi rivoluzionari, sia diventata un’ ideologia della reazione più nuda e brutale.”” (pag 236)”,”VARx-033″
“LUKACS György a cura di Angelo BOLAFFI”,”Il giovane Marx.”,”G. LUKACS (1885-1971) è nato a Budapest. Dopo aver studiato in Germania (a Berlino con SIMMEL e a Heidelberg con WEBER) prese parte alla rivoluzione ungherese di Bela KUN nel 1919. Esule prima in Austria e poi in Germania infine, dopo l’ avvento del nazismo, in URSS, fece parte del Comintern. Tornò in Ungheria nel 1945 dedicandosi all’insegnamento. Nel 1956 fu ministro dell’ istruzione del governo NAGY. Deportato in Romania in seguito alla repressione della rivolta ungherese, tornò a Budapest nel 1957 dedicandosi interamente ai suoi studi. “”””Il limite dell’emancipazione politica””, aggiunge poi Marx, “”appare immediatamente nel fatto che lo ‘Stato’ può liberarsi da un limite senza che l’uomo ne sia ‘realmente’ libero, che lo Stato può essere un ‘libero Stato’ senza che l’uomo sia un ‘uomo libero’ (108). Analogamente avviene se lo Stato (come in molti Stati nord-americani) abolendo il voto per censo, annulla ‘politicamente’ le classi proprietarie della società civile: in questo modo “”la proprietà privata non solo non viene soppressa ma essa viene addirittura presupposta”” (109). Qui Marx esprime la chiara comprensione del fatto che la emancipazione politica (cioè la rivoluzione borghese) crea solo democrazia formale, che proclama diritti e libertà che non possono realmente esistere nella società borghese. Concretamente, nel linguaggio degli ‘Annali’ questo vuol dire: “”Lo Stato sopprime alla sua maniera le differenze di ‘nascita’, di ‘condizione’, di ‘cultura’, di ‘professione’, dichiarando che nascita, condizione, cultura, professione non sono differenze politiche, proclamando ciascun membro del popolo partecipe in egual misura della sovranità popolare, senza riguardo a tali differenze, trattando tutti gli elementi della vita reale del popolo dal punto di vista dello Stato. Nondimeno, lo Stato lascia che la proprietà privata, la cultura, la professione ‘operino’ nel ‘loro’ modo, cioè come proprietà privata, come cultura, come professione e facciano valere la loro ‘particolare’ essenza. Ben lungi dal sopprimere queste differenze ‘di fatto’, lo Stato esiste piuttosto soltanto in quanto le presuppone, sente se stesso come ‘Stato politico’ e fa valere la propria ‘universalità’ solo in opposizione con questi suoi elementi”” (110).”” (pag 87-88) [(108) K. Marx, Sulla questione ebraica, Marx-Engels, Opere complete, v. III p. 164; (109) Ivi, p. 165; (110) Ivi, pp. 165-166) [György Lukacs, a cura di Angelo Bolaffi, Il giovane Marx, 1978] ‘ ‘ in corsivo nel testo”,”MADS-280″
“LUKACS Gyorgy”,”Il marxismo nella coesistenza.”,”””Già al I Congresso dell’ Internazionale comunista, Lenin espresse il timore che lo sviluppo della rivoluzione potesse procedere ad un ritmo così rapido che la coscienza degli uomini fosse incapace di seguirlo””. (pag 45)”,”TEOC-243″
“LUKACS Gyorgy”,”Breve storia della letteratura tedesca. Dal settecento ad oggi.”,”””Insomma, se si prescinde dai culmini ideologici dell’ epoca, Heine, Büchner e il giovane Marx, dappertutto si scorgono le vecchie debolezze e i vecchi limiti dello sviluppo tedesco in edizione riveduta e corretta; spesso, anzi, dato l’ acutizzarsi della situazione, che coinvolge nella lotta anche temperamenti in origine non inclini all’ azione, in forma aggravata, perché l’ accostamento (per confuso che sia) alla vita pubblica viene necessariamente a esasperare tutti gli intimi contrasti della personalità e della concezione del mondo””. (pag 125)”,”GERx-098″
“LUKACS Georg”,”Lukacs sobre Lenin, 1924-1970. La coherencia de su pensamiento.”,”Note su Engels, W. Liebknecht, F. Lassalle, R. E. Bernstein, R. Luxemburg, O. Bauer, la rivoluzione tedesca di Monaco ecc.. Le note sono ampie. Quella di pag 54 traccia un profilo biografico di E. BERNSTEIN e una sintesi delle sue posizioni (libro Socialismo evolucionista, 1899). “”Durante vari decenni, Rosa Luxemburg ebbe posizioni coincidenti e si allontanò dalle posizioni leniniste su questioni di tattica e di organizzazione. Così, per esempio, sul problema del nazionalismo. Era essenzialmente internazionalista e postulava una autorità operaia internazionale per superare le divisioni nazionali. La divisione di classe le pareva molto più importante e decisiva che la razza o la lingua. Così si opponeva all’ insistenza di Lenin sul diritto di autodeterminazione nazionale, non appoggiando certe concezioni che Lenin giudicava imprenscindibili. Le frontiere non avevano senso per Rosa Luxemburg, nella misura in cui preconizzava una rivoluzione mondiale chiamata ad abolirle. Neppure coincideva con Lenin nel giudizio della relazione partito-classe operaia. Postulava un partito aperto, di organizzazione molto democratica, senza accettare la tesi leninista della necessità di una élite rivoluzionaria e una ferrea disciplina per garantire la forza di coesione teorica e pratica del partito. Zinoviev ebbe una forte polemica con Rosa Luxemburg nel corso della quale fu accusata di porre eccessiva fiducia nella “”spontaneità”” rivoluzionaria delle masse. Il contributo teorico di Rosa Luxemburg al marxismo è rappresentato, fondamentalmente, dalla sua opera L’ accumulazione del capitale, (…).”” (pag 56-57)”,”LENS-161″
“LUKACS Georg”,”Thomas Mann e la tragedia dell’ arte moderna.”,”””Vivere vuol dire combattere in sé lo spettro di oscure potenze. Poetare tener giudizio sul proprio Io.”” (Ibsen) “”Thomas Mann invece non soltanto ha fatto i conti in modo fattivo e sostanziale con l’ imperialismo tedesco, non solo ha profondamente compreso il significato della democrazia, (che durante la guerra aveva rifiutato come non tedesca), per la rinascita dello spirito tedesco, ma gli si è altresì chiarito il rapporto dell’ ideologia e del modo di sentire decadenti con l’ evoluzione tedesca fin allora: la lotta per la democrazia si trasforma in lui ormai in una lotta contro la decadenza. E con ciò si verifica una paradossale feconda contraddittoria proseguzione del suo libro di guerra. In esso egli difende insieme alla Germania belligerante la decadenza, la simpatia per la malattia e il disfacimento; per la notte e la morte. Ma la difesa di Thomas Mann consisteva in un insinuarsi così sostanziale nel garbuglio dei pro e dei contra, che alla fine del doloroso tentativo di assuefarsi alla giustificazione della decadenza tedesca, – con l’ aiuto degli avvenimenti del 1918, – egli si convinse della ragione esclusiva del principio opposto””. (pag 37) “”Thomas Mann scrisse molti anni fa: “”Dicevo allora che le cose sarebbero andate bene in Germania e che essa avrebbe trovato se stessa soltanto quando Carlo Marx avrà letto Federico Hölderlin… Dimenticavo di aggiungere che una conoscenza unilaterale avrebbe dovuto rimanere sterile””””. (pag 109)”,”GERG-061″
“LUKACS Georges”,”Existentialisme ou marxisme?”,”””Ora, ogni morale degna di questo nome, deve tendere alla riconciliazione della libertà e della necessità. Mme de Beauvoir è comunque profondamente cosciente di questo obbligo. Il suo senso della realtà le permette di vedere che una morale puramente individuale, che elimina il carattere obiettivo e la necessità della storia, non potrebbe operare questa riconciliazione.”” (pag 180-181) Ecco perché assistiamo nel campo dell’ esistenzialismo alle stesse lotte intestine che Lenin aveva constatato presso gli allievi di Mach: ciascuno credeva di aver scoperto la vera “”terza via””, ma che i suoi colleghi e i suoi rivali non mancavano mai di dimostrare che si ritornava semplicemente al buon vecchio solipsismo, rivestito di una terminologia nuova. E’ esattamente il rimprovero che J.P. Sartre indirizza a Husserl e a Heidegger. Lenin ha il merito di aver analizzato la “”terza via”” dagli inizi di questa evoluzione.”” (pag 264) La teoria della conoscenza e il materialismo filosofico “”Occorre separare molto nettamente la definizione gneoseologica della nozione di materia dalle definizioni concrete che offrono le scienze naturali nel corso di ogni tappa della loro evoluzione. “”Perché la sola qualità della materia, sulla quale riposa il materialismo filosofico, scrive Lenin, è la sua ‘realtà obiettiva’, esistente al di fuori della nostra coscienza””.”” (pag 265)”,”TEOC-391″
“LUKACS Georg”,”Contributi alla storia dell’ estetica. (Tit. orig.: Beiträge zur Geschichte der Aesthetik)”,”Il rapporto Marx – Vischer. Friedrich Theodor Vischer. “”Dell’ estetica di Fr.Th Vischer Marx si occupa negli anni tra il 1855 e il 1860 (1857-58). E’ quello un periodo in cui Marx procede ad un esame particolarmente intenso dei problemi di estetica. La discussione sul dramma ‘Sickingen’ di Lassalle, la quale riveste un’importanza decisiva per la teoria marxista della letteratura, ha luogo proprio in questi anni (1859); e nel medesimo periodo furono altresì redatte le non meno importanti e decisive considerazioni di principio sull’ estetica, contenute nel vasto frammento della ‘Introduzione’ a ‘Zur Kritik der politischen Oekonomie’ (Per la critica dell’ economia politica). (…)””. (pag 241) Le radici del lassallismo di Mehring. “”Abbiamo potuto osservare, nel corso dello sviluppo giovanile di Mehring, che l’ influsso profondo di Lassalle ha sempre accompagnato tutti i mutamenti che si succedettero nella sua vita. Chiunque conosca la sua attività posteriore, sa che Mehring non si è mai veramente liberato da questo influsso lassalliano, che la sua concezione della storia del movimento operaio tedesco si fondò per tutta la vita sul principio che Lassalle è, ‘insieme’ a Marx e ad Engels, ‘accanto’ a Marx e ad Engels, il fondatore della teoria e della tattica del movimento operaio tedesco, e, ‘accanto’ a Marx e ad Engels, una guida viva e operante del socialismo scientifico””. (pag 379-380) Il caso Freiligrath (pag 430)”,”TEOC-424″
“LUKACS Georg”,”Coscienza di classe e storia. Codismo e dialettica.”,”””Partito da posizioni weberiane e kantiane prima della guerra, si era progressivamente avvicinato al marxismo e, nel 1918, era diventato membro del Partito comunista ungherese. Nel 1919 aveva preso partge alla rivoluzione dei consigli , era stato commissario del popolo all’istruzione e addirittura commissario politico di una divisione dell’esercito rivoluzionario. Dopo la disfatta del governo di Béla Kun (Lukacs) si era rifugiato a Vienna ed era divenuto uno degli ispiratori teorici della rivista ‘Kommunismus’, legata all'””ultrasinistra”” e pericolosamente vicina al comunismo “”olandese””. In tale veste ebbe l’onore di essere criticato da Lenin in persona””. (pag 7) “”Marx è stato completamente chiaro sul fatto che ciò che si trova ad un livello inferiore (il più semplice, il più astratto) può essere ‘conosciuto’ solo ‘a partire da’ ciò che si trova a un livello superiore (più complesso, più concreto). E dice: “”l’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia. Invece, ciò che nelle specie animali inferiori accenna a qualcosa di superiore può essere compreso solo se la forma superiore è già conosciuta. L’economia borghese fornisce così la chiave per l’economia antica, etc.”” (Marx, Per la critica dell’economia politica).”” [Georg Lukacs, Coscienza di classe e storia. Codismo e dialettica, 2007]”,”TEOC-551″
“LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica. Volume secondo.”,”””Entusiasta della natura””. “”I tentativi di Schelling nel campo della dialettica mirano a utilizzare filosoficamente i grandi rivolgimenti allora in corso nel campo delle scienze naturali, a sistematizzarli, a ridurli a un sistema compiuto di filosofia della natura. Un esame più accurato di questi problemi esce completamente dall’ambito di questo lavoro. Engels ha descritto a più riprese questo grande periodo di rivolgimenti, e richiamato l’attenzione sull’importanza del rivolgimento della chimica ad opera delle scoperte di Lavoisier, sulle nuove conoscenze in rapporto all’elettricità (Volta, Galvani ecc.), sugli inizi della biologia scientifica e della dottrina dell’evoluzione ecc. Questo rivolgimento si riflette già nelle impostazioni della ‘Critica del giudizio’. Tutta l’opera scientifica di Goethe occupa in esso un posto molto importante e influenza a sua volta la filosofia di Schelling. In tutta questa rivoluzione scientifica appaiono nettamente i limiti e le insufficienze del pensiero metafisico, anche del vecchio materialismo. La filosofia tedesca della natura di questo periodo intraprende il tentativo di riconoscere ed elaborare, nelle contraddizioni che così emergono, le contraddizioni oggettive della realtà stessa come basi della filosofia naturale. Abbiamo applicato prima al giovane Schelling l’espressione di Marx a proposito di Feuerbach “”entusiasta della natura””. Ce ne dà il diritto la lettera di Marx allo stesso Feuerbach, dove egli lo esorta a scrivere un saggio critico su Schelling per gli “”Annali franco-tedeschi””. Marx chiama in questa lettera Feuerbach lo ‘Schelling rovesciato’, e continua così nella definizione di Schelling: “”II. – dobbiamo credere al buono del nostro avversario – il ‘sincero pensiero giovanile’ di Schelling, per la cui realizzazione egli non aveva altro strumento che l’immaginazione, altra energia che la vanità, altro incentivo che l’oppio, altro organo che l’irritabilità di una femminile facoltà ricettiva, questo sincero pensiero giovanile di Schelling, che è rimasto in lui un fantastico sogno di giovinezza, è diventato in Lei verità, realtà, serietà virile. Schelling è quindi la sua ‘caricatura anticipata’…(1)”” [György Lukacs, Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica. Volume secondo, 1975] (pag 351-352) [(1) Marx a Ludwig Feuerbach , 20 ottobre 1843, Mega, 1, 1. Bd, 2. Halbband, p. 316]”,”HEGx-016″
“LUKACS György”,”Storia e coscienza di classe.”,”Lukacs è un personaggio di primo piano. Nel 1922 esule dall’Ungheria (era nel governo di Bela Kun come commissario all’istruzione) dopo la disfatta della rivoluzione ungherese e della Repubblica dei consigli, scrive ‘Storia e coscienza di classe’. Ma nel 1924 l’Internazionale Comunista per bocca di Zinoviev condanna come “”idealista”” uest’opera e la sua circolazione da allora è stata limitata ai pochi esemplari rintracciabili nelle bilblioteche del movimento operaio. Nel 1957 la casa editrice Editions du Minuit pubblicò una traduzione di ‘Storia e coscienza di clase’ preceduta da una introduzione di Kostas Axelos. La reazione di Lukacs fu negativa perché l’interpretazione di Axelos a suo giudizio porta acqua al mulino di coloro che volevano dividere l’opera del filosofo ungherese in due tronconi: quello giovanile fino al 1923, fertile di spunti poi ripresi da Adorno, Sartre e Merleau-Pony, e quello dell’ortodossia, cioè “”politico””, caratterizzato da ‘La distruzione della ragione’. (retrocopertina) “”Non si può separare meccanicamente la sfera politica da quella organizzativa”” (Lenin, Discorso di chiusura dell’XI Congresso del PCR) (…). Eppure, questa mancanza di consapevolezza in rapporto alle questioni organizzative è senza dubbio un segno della immaturità del movimento. Infatti, si può avere una misura reale della maturità o dell’immaturità considerando se una certa idea o un certo atteggiamento sul da farsi sia presente alla coscienza della classe che agisce e del partito che la guida in una forma astrattamente immediata o concretamente mediata. Voglio dire che, per tutto il tempo in cui un certo fine da raggiungere continua a mantenersi ad un’incolmabile distanza, vi saranno certamente alcuni in grado, almeno fino ad un certo punto, di vedere chiaramente questo stesso fine, di cogliere la sua essenza e la sua necessità sociale. Ma essi saranno comunque incapaci di acquistare la consapevolezza dei passi concreti che potrebbero condurre alla mèta, di trarre dalla loro visione delle cose, che può anche essere giusta, l’indicazione di mezzi concreti. Anche gli utopisti possono vedere giustamente i dati di fatto da cui si deve prendere l’avvio. Ma essi sono appunto soltanto degli utopisti perché riescono a vedere solo il fatto in quanto tale, o al massimo come problema che va in qualche modo risolto, senza arrivare a comprendere che proprio qui, nel problema stesso, vi è sia la soluzione, sia la via che conduce ad essa. “”Nella miseria essi vedono perciò solo la miseria, senza scorgere in essa l’aspetto del rovesciamento rivoluzionario che farà a pezzi la vecchia società”” (‘Elend der Philosophie’, p. 109, trad. it. p. 102). Il contrasto qui rilevato tra scienza dottrinaria e scienza rivoluzionaria va tuttavia al di là del caso analizzato da Marx, sino a comprendere un tipico contrasto nello sviluppo della coscienza della classe rivoluzionaria. Con il procedere del proletariato sulla via della rivoluzione, la miseria perde il suo carattere di mero dato di fatto e viene inserita nella dialettica vivente dell’azione. Ma al suo posto – secondo lo stadio nel quale si trova lo sviluppo della classe – subentrano altri contenuti, di fronte ai quali l’atteggiamento della teoria proletaria esibisce una ‘struttura’ del tutto analoga a quella qui analizzata da Marx. Sarebbe infatti un’illusione utopistica credere che, per il movimento operaio rivoluzionario l’utopismo sia stato superato una volte per tutte con il superamento, attuato da Marx sul piano del pensiero, della sua prima e primitiva forma fenomenica. Questo problema, che è in ultima analisi il problema del rapporto dialettico tra “”scopo finale”” e “”movimento””, tra teoria e praxis, si riproduce in forma sempre più complessa, naturalmente con contenuti che variano di continuo, in ogni momento decisivo dello sviluppo rivoluzionario”” [György Lukacs, Storia e coscienza di classe, 1967] (pag 363-364-365)”,”LUXS-055″
“LUKACS Gyorgy”,”Il marxismo e la critica letteraria.”,” Contiene i capitoli: – La polemica tra Marx-Engels e Lassalle sulla tragedia ‘Franz von Sickingen’ (pag 56-109) – Friedrich Engels teorico e critico della letteratura (pag 110-149) – Marx e il problema della decadenza ideologica (pag 150-217) “”Con la stessa risolutezza con cui sottolinea qui il punto di vista internazionale, Engels combatte in tutto il suo ultimo periodo contro l’irrigidimento e l’appiattimento del metodo dialettico. Lenin ha constatato con grande acume storico che, nel periodo dell’attività di Marx ed Engels, il problema principale era quello dell'””elaborazione della filosofia del materialismo verso l’alto””. “”Perciò Marx ed Engels nelle loro opere sottolinearono il materialismo ‘dialettico’ più che il ‘materialismo’ dialettico, insistettero più sul materialismo ‘storico’ che sul ‘materialismo’ storico””. Nel suo ultimo periodo Engels deve sempre di nuovo constatare con sdegno che i più recenti teorici in seno o in margine al movimento operaio volgarizzano il materialismo sino alla caricatura. A questo proposito egli scrive a Konrad Schmidt: “”In generale la parola “”materialista”” serve in Germania a molti recenti scrittori come una semplice etichetta che si appiccica a tutto e ad ogni cosa senza altro studio, cioè si attacca questa etichetta e poi si crede di aver sbrigato la faccenda. La nostra concezione della storia è invece anzitutto un avviamento allo studio, non una leva per fabbricare costruzioni di tipo hegeliano. La storia intera deve essere ristudiata…””. In un’altra lettera a Konrad Schmidt dice: “”E nella teoria c’è ancora tanto da fare, specialmente nel campo della storia economica e dei suoi rapporti con la storia politica, giuridica, religiosa, letteraria e con la storia della civiltà generale: campi in cui soltanto una chiara prospettiva teoretica è in grado di indicare la via nel labirinto dei fatti””. Engels non si stanca mai di spiegare ai giovani socialisti il significato dell’ineguaglianza di sviluppo, dell’uso non schematico e dialettico del rapporto tra struttura e superstruttura, il rapporto dialettico tra forma e contenuto”” [Gyorgy Lukacs, Il marxismo e la critica letteraria, 1953] (pag 135-136)”,”VARx-034″
“LUKÁCS György”,”Estetica. Volume primo.”,”LUKÁCS G. “”Il livello oggettivo della tecnica è dunque nello stesso tempo un grado di sviluppo dell’uomo che lavora. Engels dà un quadro molto chiaro dei tratti fondamentali di questo sviluppo: “”Prima che la prima selce lavorata dalla mano dell’uomo diventasse un coltello, devono essere passati intervalli di tempo rispetto ai quali il tempo storico da noi conosciuto appare insignificante. Ma il passo decisivo era stato fatto: ‘la mano era diventata libera’ e poteva acquisire ormai abilità sempre nuove, e la nuova duttilità così acquistata si tramandò e si accrebbe da una generazione all’altra. Così la mano non è solo l’organo del lavoro, ‘ma è anche il suo prodotto'”” (1). Engels mostra successivamente che l’educazione della mano ha avuto importanti ripercussioni su tutto l’organismo umano. Abbiamo già parlato della connessione del lavoro, della destrezza che vi si acquista, della più alta forma di socialità che esso consente, col linguaggio. Aggiungeremo solo che Engels mette energicamente in rilievo l’affinamento e la differenziazione specificamente umana dei sensi. Dove non si tratta in primo luogo di un perfezionamento fisiologico. Anzi, da questo punto di vista molte specie di animali sono di gran lunga superiori all’uomo. Si tratta invece del fatto che la capacità di percepire le cose diventa qualitativamente diversa, si allarga, si approfondisce, si affina attraverso le esperienze del lavoro. Abbiamo già accennato a questo problema in altri contesti. Anche qui Engels sottolinea le relazioni che intercorrono tra questo sviluppo e il lavoro, il linguaggio, la capacità logica di astrazione e di ragionamento, ecc.. Un’ulteriore concretizzazione di questo processo di differenziazione dei sensi si può trovare anzitutto nell’antropologia di Gehlen (…)”” [György Lukács, Estetica. Volume primo, 1970] [(1) Dialektik der Natur cit., p. 694 sg. (pp. 163 sg.)] (pag 171-172) “”Abbiamo potuto vedere, già nel corso dello sviluppo greco, come la forma del comportamento scientifico che lo eleva consapevolmente a concezione del mondo, la filosofia, svolga addirittura una funzione di avanguardia nei confronti delle scienze particolari vere e proprie. Va da sé che è necessario un determinato grado di sviluppo delle forze produttive e, con esse, della tecnica delle singole scienze, perché possa aver luogo una riflessione e una presa di coscienza di questo genere. Ma una volta che questo movimento si verifica, esso supera di gran lunga, soprattutto in Grecia, come universalizzazione delle esperienze scientifiche, il grado che la tecnica e le scienze particolari hanno raggiunto e possono raggiungere dati i rapporti di produzione esistenti. E questa funzione della filosofia non cessa nemmeno nel periodo di grande sviluppo durante e dopo il Rinascimento. Dice Engels a proposito della funzione della filosofia nei confronti dello sviluppo delle scienze naturali: “”Va ad altissimo onore della filosofia di quel tempo che essa non si lasci fuorviare dallo stato ancora limitato delle conoscenze naturali dell’epoca, e che abbia insistito – da Spinoza ai grandi materialisti francesi – sulla necessità di spiegare il mondo in base a se stesso, lasciando alla scienza naturale del futuro la dimostrazione nei particolari”” (1)”” [György Lukács, Estetica. Volume primo, 1970] [(1) Dialektik der Natur, cit., p. 486 (pp. 22)]”,”TEOC-622″
“LUKÁCS György; a cura di Giovanni SPAGNOLETTI”,”Cultura e rivoluzione. Saggi 1919-1921.”,”Contiene articoli di Lukacs su vari aspetti della Terza Internazionale (questioni organizzative, tattica comunista, terzo congresso IC, reazione e rivoluzione mondiale, intervento di Lukacs al 3° congresso dell’IC) Critica all’autore de ‘Il tramonto dell’Occidente’, Oswald Spengler che nel suo ultimo volume ‘Prussianesimo e socialismo’ intende liberare il socialismo tedesco da Marx (pag 79-80) “”Di rado passa un anno senza che Marx non venga definitivamente “”superato”” da qualche solerte libero docente o da qualche filosofo alla moda. La lotta mortale condotta di necessità dalla società borghese, si svolge anche sul terreno ideologico. All’osservatore attento questi superamenti del marxismo mostrano un volto sempre uguale. Muta il tenore della dimostrazione, anche le argomentazioni gnoseologiche e metafisiche sembrano essere nuove, ma il carattere fondamentale, il punto di partenza, gli scopi finali restano costantemente gli stessi. Essi derivano dalla natura piccolo-borghese-parassitaria della condizione di classe degli intellettuali. Da autentici piccolo-borghesi, i dotti non sono in grado di vedere correttamente il dato stesso della lotta di classe, per tacere poi della possibilità di valutarlo correttamente. Come dice Marx, essi richiedono delle istituzioni “”non come mezzi per eliminare entrambi gli estremi, il capitale e il lavoro salariato, ma come mezzi per attenuare il loro contrasto e trasformarlo in armonia”” (1). Non essendo altro che parassiti all’interno dello stato capitalistico, esso si riflette nel loro pensiero come fatto assoluto o come l’Assoluto puro e semplice. Quindi contrappongono alla teoria di Marx una qualche utopia che, spogliata delle frasi più o meno altisonanti, si riduce all’esaltazione dell’organizzazione statale esistente. L’ultimo Grande di questa nobile schiera è Oswald Spengler, filosofo alla moda, il cui libro ‘Il tramonto dell’Occidente’, a tratti acuto ma da cima a fondo dilettantesco, ha recentemente riscosso quel successo che sarebbe spettato, a dire il vero, alla profonda opera di Ernst Bloch ‘Spirito dell’utopia’. L’ultimo volume del signor Spengler, ‘Prussianesimo e socialismo’, intende “”liberare il socialismo tedesco da Marx”” (p. 4). Infatti Marx non ha visto il grande problema di filosofia della storia dell’era moderna che il nostro filosofo così riassume: “”tre popoli dell’Occidente hanno incarnato il socialismo in modo creativo: lo spagnolo, l’inglese e il prussiano. A Parigi e a Firenze, si è formato il rovescio anarchico in altri due popoli: l’italiano e il francese”” (p. 26). Marx dunque non era in grado di fare le due seguenti scoperte fondamentali: primo che nella Rivoluzione Francese non ci fu lotta di classe (pp.14-15); che non esiste borghesia francese perché “”ogni vero francese era ed è ancor oggi un borghese. Ogni vero tedesco è un operaio”” (p. 10); che in Francia non esistono vere e proprie classi (p. 70). La seconda scoperta è che in Inghilterra non vige lo stato (pp. 32-33); che soltanto l’Inghilterra conosce un vero capitalismo (p. 48) e che perciò solo in essa si può avere una distinzione in classi. Così il superficiale Marx che ha distinto le classi a seconda della loro posizione nel processo di produzione, viene approfondito e superato; la divisione in classi deriva dai rapporti di possesso, diventa una contrapposizione tra ricchi e poveri (pp. 44-5). Il povero Marx a cui sfuggì tutto ciò, non potè di conseguenza neanche vedere che il socialismo da lungo tempo era stato realizzato nel regno di Prussia. Così non era in grado di comprendere il problema dello Stato (p. 75); ciò spiega il suo “”elogio dilettantesco”” della Comune del 1871 (p. 75) e il mancato apprezzamento del vero sistema dei Consigli che il Barone Von Stein aveva progettato cento anni prima (p. 61). (…) Vale la pensa di criticare scritti come questi? Se li consideriamo dei sintomi, non sono privi di interesse (…)”” [György Lukacs, a cura di Giovanni Spagnoletti, Cultura e rivoluzione. Saggi 1919-1921, Roma, 1975] [(1) K. Marx, ‘Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte’ (in) K. Marx – F. Engels, Opere, Roma, 1966 p. 517] (pag 79-80) Altro articolo sul ‘nazionalbolscevismo ucraino’ (pag 176-)”,”INTT-282″
“LUKACS Gyorgy”,”Prolegomeni a un’estetica marxista. Sulla categoria della particolarità.”,”Sulla categoria della particolarità. “”Il rapporto di universalità, particolarità e singolarità è naturalmente un problema antichissimo del pensiero umano. Se non si distinguono, almeno in una certa misura, queste categorie, se non si delimitano reciprocamente e se non si ha una certa conoscenza del loro reciproco trapassare l’una nell’altra è impossibile orientarsi nella realtà, è impossibile una prassi anche nel senso più quotidiano della parola. Va da sè, quindi, che, non appena il pensiero dialettico interviene, sia pure in forma spontanea, e in particolare quando esso lotta per giungere alla coscienza, debbono sorgere questi problemi. Lenin lo nota già in Aristotele. Egli cita un passo dal quale risulta chiaramente che Aristotele aveva già scorto il pericolo ideologico di una autonomizzazione dell’universale: «Poiché naturalmente non si può essere dell’opinione che esista una casa (una casa in generale) al di fuori delle case visibili» (1). Naturalmente il commento di Lenin, che è limitato qui al rapporto dialettico di universale e singolare, ma che può senz’altro estendersi al particolare, va molto oltre Aristotele. «Dunque, gli opposti (il singolo è in opposizione con l’universale) sono identici: il singolo non esiste se non nel legame che conduce all’universale. L’universale non esiste che nel singolo, attraverso il singolo. Ogni cosa singola è (in un modo o nell’altro) universale. Ogni cosa universale è una particella, o un lato, o la essenza del singolo. Ogni cosa universale abbraccia soltanto approssimativamente tutti gli oggetti singoli. Ogni elemento singolo entra non completamente nell’universale, e così via. Ogni singolo è legato da migliaia di transizioni ai singoli di un altro ‘genere’ (cose, fenomeni, processi). E così via. ‘Già qui’ vi sono degli elementi, degli embrioni del concetto della ‘necessità’, del legame oggettivo della natura, ecc. Il contingente e il necessario, l’apparente e l’essenza sono già presenti, poiché dicendo: Giovanni è un uomo, Fido è un cane, ‘questo’ è una foglia d’albero, ecc., noi ‘gettiamo via’ una serie di indizi come contingenti; separiamo l’essenziale dall’apparente e contrapponiamo l’uno all’altro». Il pericolo, che Aristotele vedeva, della autonomizzazione dell’universale e che, prima di lui, aveva assunto chiara forma nella filosofia di Platone, si approfondisce nella filosofia medievale con il realismo concettuale. Per il nostro problema un’importante componente di questo pericolo è che singolarità, particolarità e universalità non vengano colte come determinazioni della realtà anche nelle loro dialettiche relazioni reciproche, e che, invece, una sola di queste categorie venga considerata come più reale in confronto alle altre, anzi la sola reale, la sola oggettiva mentre alle altre spetterebbe soltanto una importanza soggettiva. L’universalità riceve questa accentuazione gnoseologica nel realismo concettuale. L’opposizione nominalistica capovolge le designazioni e dell’universalità fa una determinazione puramente soggettiva, fittizia. Questa opposizione contro il realismo concettuale, spesso spontaneamente materialistica – e certo, corrispondente alle circostanze storiche, anche essa di tipo teologico -, nella sua critica del realismo concettuale si capovolge in una soggettivizzazione dell’universale, nel nominalismo. Marx scorge in Duns Scoto un materialismo spontaneo, nascosto sotto veli teologici, e lo definisce la «la prima espressione» del materialismo. Una tendenza nominalistica di questo tipo predomina anche agli inizi del materialismo nella filosofia moderna; giustamente Marx cita a questo proposito Hobbes (2). Anche il momento sottolineato da Engels nello sviluppo della filosofia moderna, che la nascita e il primo svilupparsi delle scienze naturali stabiliscono in un primo tempo un predominio del pensiero metafisico, determina in misura decisiva l’assenza o, al massimo, la presenza saltuaria della dialettica del particolare. Certo talune figure centrali della fondazione filosofica delle nuove scienze matematico-geometrico-meccaniche erano anche dialettici notevoli, così Descartes, così Spinoza. Quest’ultimo con la sua definizione «’omnis determinatio est negatio’» ha dato un contributo essenzialissimo, come poi vedremo, ad una esatta comprensione della particolarità. Tuttavia la nostra questione cominciò a porsi al centro dell’interesse filosofico solamente quando l’interesse scientifico non si rivolse più soltanto alla fisica, concepita sostanzialmente come meccanica, bensì anche alla chimica e soprattutto alla biologia; quando nella biologia cominciarono ad emergere i problemi dell’evoluzione, quando la Rivoluzione francese anche nelle scienze sociali pose in primo piano la lotta per l’idea dell’evoluzione”” [Gyorgy Lukacs, ‘Prolegomeni a un’estetica marxista. Sulla categoria della particolarità’, Roma, 1957] [((1) V.I. Lenin, ‘Aus dem philosophischen Nachlass’ (Dalle opere filosofiche postume), Vienna-Berlino, 1932, p. 287. Questa parte è tradotta in Lenin, ‘Marx-Engels-Marxismo’, Edizioni Rinascita, Roma, 1952, p. 269; (2) K. Marx F. Engels, ‘La sacra famiglia’, Roma, 1954, p. 139] (pag 13-15) nominalismo Enciclopedie on line nominalismo In filosofia, dottrina secondo la quale le entità astratte (generali o universali) non esistono di per sé, ma si risolvono nei nomi che designano classi di individui, gli unici considerati esistenti. Nel Medioevo, nella soluzione della ‘questione degli universali’ (v. universale) i nominalisti si opponevano ai cosiddetti reales (cioè ai sostenitori del realismo), affermando che gli universali non esistevano nella realtà, ma erano solo voces o nomina, cioè segni verbali significanti i caratteri comuni a un determinato gruppo di realtà singole. Rappresentanti del n. sono tradizionalmente ritenuti Roscellino, maestro di Abelardo, Abelardo stesso e più tardi Guglielmo di Occam. Abelardo, alla domanda posta da Porfirio nell’Isagoge circa il valore da attribuire agli universali, in particolare ai generi e alle specie, rispondeva precisando che universale è ciò che è predicabile di più cose. La predicazione ha luogo nella proposizione, e la proposizione si esprime tramite suoni. Gli universali perciò sono suoni articolati che hanno ricevuto dall’arbitrio dell’uomo la capacità di significare. Per Occam principio metafisico fondamentale è l’individualità del reale, e l’universale è tale in quanto segno di più, per la sua portata significativa. Occam rifiuta quindi ogni dottrina che riponga l’universale nella realtà; esso è esteriore al reale, alla cosa, come lo è la parola che pure esprime la cosa, ed è duplice: nell’anima è concetto (intentio), segno naturale predicabile di più res, e nella voce è segno convenzionale significante più cose. Il concetto è segno naturale prodotto nell’intelletto dall’azione delle cose che, presenti e intuite, forniscono le notizie e poi danno luogo alle nozioni comuni, che sono appunto i concetti. La continuità del processo che dalla cosa intuita porta all’universale garantisce la validità del segno naturale. Dalla concezione unitaria dell’individuo e dal valore di ‘segno’ riconosciuto all’universale seguono alcune conseguenze. Innanzitutto, in polemica con le posizioni di G. Duns Scoto, è rifiutata ogni distinzione che non sia quella reale: l’intelletto, dividendo, ossia separando, i segni, segue (non fonda) la distinzione reale tra le cose. Inoltre, è respinta ogni entificazione delle relazioni, giacché, si afferma, nella realtà le uniche cose assolute sono la sostanza e le qualità. L’ordine mentale e l’ordine vocale sono coordinati, ma entrambi rinviano all’ordine reale significandolo. Se oggetto della conoscenza umana sono, come insegna Occam, le proposizioni, è bene sottolineare che le proposizioni sono composte di termini (mentali, vocali e scritti) e che i termini sono segni delle cose. I termini ci rivelano la realtà; la diversità e la convenienza tra le cose si manifesta infatti nella diversità e nella convenienza tra i termini. Nella filosofia moderna una posizione nominalista è espressa da T. Hobbes per il quale gli universali sono nomi che denotano insiemi di individui riuniti da una qualche somiglianza. Similmente G. Berkeley sostiene che un’idea generale non è altro che un’idea particolare che sta a rappresentare un gruppo di idee particolari, designate perciò da uno stesso nome. In generale, ogni dottrina empirista che individui in singoli elementi esperibili la base della conoscenza e la fonte del significato, è caratterizzabile come nominalista. Così (oltre all’empirismo classico) il neopositivismo, impegnato in particolare nella sua prima fase nel progetto di riduzione semantica degli asserti universali ad asserti su esperienze particolari. Il n., infine, è stato abbracciato da W.V.O. Quine e da N. Goodman; ma mentre il primo ha poi sfumato la sua posizione allargandola a un’analisi generale dell’‘impegno ontologico’, il secondo è rimasto fedele a una logica nominalista che ammette solo entità individuali come valori delle variabili vincolate del linguaggio, rifiutando entità astratte come le classi.”,”TEOC-698″
“LUKACS George”,”Marx e Engels como historiadores da literatura.”,”Testo in portoghese. Contiene: – Marx e Engels come storici della letteratura (1931) – Friedrich Engels, teorico della letteratura e critico letterario (1935) “”O traço característico fundamental destes escritos do jovem Engels, que desde logo o distingue da massa dos publicistas “”jovens-alemães””, è uma tendência democrática intransigente e resoluta. E’ evidente que compartilha ao princípio de alguns preconceitos e estreitezas da burguesia democrata na Alemanha (é assim que por duas ou três vezes surge nele um nacionalismo belicoso), mas mesmo nos seus escritos de juventude mais ambíguos, não encontramos sinais da cobardia, da indecisão liberais, da grandiloquência vazia da “”Jovem Alemanha””. Engels foi, desde o princípio, um democrata combativo e vigilante. Qualquer obra literária que discuta publicamente ou por carta, julga-a primeiro que tudo, perguntando-se se o seu conteúdo e a sua forma estão aptos a servir a grande causa da democracia. Isso mostra-se de maneira particularmente característica numa das suas primeiras publicações, na comparação das ‘Compilações de lendas populares alemãs’ [Deutsche Volksbucher, Cf. Mew, EB, II, pp. 13-21. (Nota de Badia)]”” [George Lukacs, ‘Marx e Engels como historiadores da literatura’, Porto, 1979] (pag 95) La caratteristica fondamentale di questi scritti del giovane Engels, poiché loto distingue la massa di Publicitas “”giovane-tedesco””, E una tendenza democratica intransigente e risoluta. E ‘evidente che condivide il principio di qualche pregiudizio e ristrettezza della burghesia democratico in Germania (in modo che due o tre volte nasce in lui un nazionalismo bellicoso), ma anche nei suoi scritti giovanili più ambiguo, non ha trovato segni di viltà, i indecisione liberale, la magniloquenza vuoto di “”giovane Germania.”” Engels era, fin dall’inizio, un democratico combattiva e vigile. Ogni opera letteraria che discutere pubblicamente o una lettera, i giudici hanno prima di tutto, chiedendosi se il suo contenuto e la sua forma è in grado di servire la grande causa della democrazia. Questo si presenta modo particolarmente caratteristica in una delle sue prime pubblicazioni, il confronto delle “”Raccolta di racconti popolari tedeschi [Deutsche Volksbucher, vedere Mew, EB, II, pp. 13-21. (Badia Nota)]”” (pag 95)”,”MAES-176″
“LUKÁCS Georg”,”History and Class Consciousness. Studies in Marxist Dialectis.”,”LUKACS Georg Contiene: ‘Il marxismo di Rosa Luxemburg’ (pag 27-45) Osservazioni critiche sulla ‘Critica della Rivoluzione russa’ di Rosa Luxemburg (pag 272-294) Saggi scritti intorno ai primi anni 1920″,”TEOC-731″
“LUKACS Gyorgy, a cura di Cesare CASES”,”Il marxismo e la critica letteraria.”,”György Lukács è nato a Budapest nel 1885. Alla fine della prima guerra mondiale prese parte attiva alla rivoluzione ungherese. Costretto all’esilio, visse in Austria, in Germania e, dopo l’avvento del nazismo, nell’Unione Sovietica. Tornato in patria nel ’45, fu nominato titolare della cattedra di estetica e filosofia all’università di Budapest. Scoppiata la rivoluzione dell’ottobre 1956, fu ministro dell’istruzione nel gabinetto Nagy. Dopo un periodo di deportazione di Romania, è tornato a Budapest dove risiede attualmente e ha ripreso la sua fervida attività di studioso.”,”MADS-013-FV”
“LUKACS György”,”Storia e coscienza di classe.”,”””I marxisti volgari hanno costantemente trascurato questo peculiare funzione che la coscienza svolge nella lotta di classe del proletariato ed hanno sostituito una meschina «Realpolitik» alla grande lotta di principio che risale alle questioni ultime del processo economico oggettivo. Naturalmente il proletariato deve prendere le mosse dai dati della situazione del momento. Ma esso si distingue dalle altre classi perché non rimane prigioniero degli eventi particolari della storia, non viene semplicemente spinto da essi, ma rappresenta l’essenza delle forze motrici e, agendo centralmente, influisce sul centro del processo di sviluppo sociale. Nella misura in cui i marxisti volgari si allontanano dalla centralità di punto di vista, dal punto in cui ha metodologicamente origine la coscienza di classe proletaria, ‘essi si dispongono sul piano di coscienza della borghesia’”” (pag 89)”,”TEOC-166-FF”
“LUKACS Gyorgy a cura di Alberto SCARPONI”,”L’uomo e la democrazia.”,”‘G. Lukács (1885-1971) nato a Budapest, fu uno dei massimi esponenti del marxismo teorico lungo un arco di tempo che va dall’Ottobre del 1917 all’affermazione dello stalinismo, alla sua crisi dopo il 1956. Nel 1923 pubblicò il noto ‘Storia e coscienza di classe’ che, dopo essere stato condannato dalla Terza Internazionale, divenne molti anni dopo uo dei “”testi”” del Sessantotto.'”,”TEOC-170-FF”
“LUKACS Gyorgy”,”Prolegomeni a un’estetica marxista. Sulla categoria della particolarità.”,”””Il materialista Cernyscevski ha pienamente ragione quando respinge con energia queste teorie [il proclamare la superiorità dell'””idea”” sulla “”natura””, ndr] e a questo proposito parla della superiorità della natura (della realtà) sull’arte. Egli sbaglia soltanto in quanto fissa questa osservazione in sé giusta come qualche cosa di definitivo (e quindi ancora una volta di metafisico) e considera l’arte al di sotto della realtà sotto tutti gli aspetti e in tutte le condizioni”” (pag 217)”,”TEOC-172-FF”
“LUKACS Gyorgy”,”La distruzione della ragione. Volume primo.”,”Oggetto del libro è la grande corrente dell’ irrazionalismo, in tutte le sue varianti, sfumature, derivazioni, diramazioni, dalle sue origini nella dottrina dell’intuizione intellettuale del giovane Schelling, attraverso i grandi esponenti della reazione filosofica nell’Ottocento (Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche), alle varie forme della “”filosofia della vita””, della fenomenologia, dell’esistenzialismo, fino alle dottrine biologiche e razzistiche, e alla confluenza di tutti i motivi irrazionalistici e antiumanistici nell’ideologia barbarica dell’hitlerismo. “”In diversi scritti Engels fa un’esatta descrizione di questa trasformazione della Germania in conseguenza della sconfitta della rivoluzione del 1848. Egli dice (…) [citazione dalla Guerra dei contadini in Germania]. Con questo Engels caratterizza non solo l’imborghesimento della Germania dopo il 1848, ma anche i tratti specifici e decisivi di questo imborghesimento (…)”” (pag 196-197)”,”TEOP-124-FF”
“LUKACS Gyorgy”,”La distruzione della ragione. Volume secondo.”,”Oggetto del libro è la grande corrente dell’ irrazionalismo, in tutte le sue varianti, sfumature, derivazioni, diramazioni, dalle sue origini nella dottrina dell’intuizione intellettuale del giovane Schelling, attraverso i grandi esponenti della reazione filosofica nell’Ottocento (Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche), alle varie forme della “”filosofia della vita””, della fenomenologia, dell’esistenzialismo, fino alle dottrine biologiche e razzistiche, e alla confluenza di tutti i motivi irrazionalistici e antiumanistici nell’ideologia barbarica dell’hitlerismo.”,”TEOP-125-FF”
“LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista. Volume primo.”,”‘Quest’opera, scritta dall’autore nel corso degli anni ’30, ma pubblicata solo dopo il 1945, è insieme a ‘Distruzione della ragione’, nel campo della storia della filosofia, l’opera fondamentale del Lukacs marxista’ (4° copertina)”,”HEGx-053-FF”
“LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista. Volume secondo.”,”‘Quest’opera, scritta dall’autore nel corso degli anni ’30, ma pubblicata solo dopo il 1945, è insieme a ‘Distruzione della ragione’, nel campo della storia della filosofia, l’opera fondamentale del Lukacs marxista’ (4° copertina)”,”HEGx-054-FF”
“LUKACS Gyorgy, a cura di Andrea CASALEGNO”,”Scritti sul realismo. Volume primo.”,”Lirica popolare. “”E certamente non è un caso che fra i rappresentanti ideologici del movimento democratico tedesco i maggiori ammiratori dell’orientamento segnato da Platen e da Herwegh fossero persone come Ruge, Lassalle, ecc., e che soltanto Marx ed Engels vedessero in Heine e nel suo seguace George Weerth, ancora più popolare e plebeo, la tendenza giusta dello sviluppo della lirica. Solo a un giudizio superficiale può sembrare un paradosso che Börne, il quale fraternizzava con gli artigiani tedeschi di Parigi, rappresentasse una tendenza meno popolare e meno plebea dell’«aristocratico» Heine”” (pag 556)”,”TEOC-185-FF”
“LUKÁCS György, a cura di Alberto SCARPONI”,”Ontologia dell’essere sociale. II.1″,”‘Il lavoro, la riproduzione sociale, l’estraniazione, nell’ultima opera sistematica del filosofo ungherese’; “”Esattamente come nell’economia stessa la tecnica è una parte importante, ma sempre derivata, dello sviluppo delle forze produttive, e anzitutto degli uomini (il lavoro) e delle divisioni interumane (divisione del lavoro, stratificazione di classe, ecc.), così anche le categorie militari specifiche, come tattica e strategia, non derivano dalla tecnica ma da rivolgimenti che intervengono nelle fondamentali relazioni economico-sociali tra gli uomini. Abbiamo già detto che la superiorità della tecnica bellica antica nei confronti di quella «civile» trova le sue ragioni nell’economia schiavistica, né è difficile scorgere che le differenze sono basate sugli stessi caratteri economico-sociali di questa formazione, giacché l’eccezione che si verifica nel settore del mondo militare non ne tocca i fondamenti. Alla medesima maniera vanno le cose quando si danno questi sviluppi ineguali in altre formazioni. E perfino il «caso paradigmatico» cui storicamente si è soliti richiamarsi per feticizzare la tecnica e che ha acquistato una certa popolarità, di fatto non è storicamente sostenibile: la presunta circostanza per cui la condotta bellica feudale sarebbe finita per l’invenzione e l’impiego della polvere da sparo. Delbrück a tale proposito dice giustamente: «Il pezzo più importante, l’origine delle armi da fuoco, lo rimando al prossimo capitolo. Cronologicamente questa indagine rientra in effetti nel medioevo. Ma un’importanza sostanziale quest’arma, sebbene già in uso da un secolo e mezzo, non l’ottiene, come abbiamo visto, che nel 1477: la cavalleria non soltanto non è stata superata, come si sente ancora dire, da questa invenzione, ma al contrario è stata superata dagli uomini appiedati con armi bianche, quantunque ancora alla fine essa cercasse di rafforzarsi introducendo armi da fuoco» (9). Soltanto lo sviluppo del capitalismo, la nuova stratificazione sociale da esso provocata e le sue conseguenze nell’organizzazione, nella tattica e nella strategia militari hanno dato alle armi da fuoco un posto di primo piano. Quanto Marx ritenesse importante interpretare correttamente questi nessi ci viene detto, al tempo in cui stava lavorando al ‘Capitale’ di nuovo in una lettera a Engels: «La nostra teoria della determinazione dell”organizzazione del lavoro attraverso i mezzi di produzione’ dove trova conferma più splendida se non nell’industria di macellare gli uomini?». E anzi egli invita Engels a lavorare su questi collegamenti scrivendo qualcosa che, firmato da Engels stesso, potesse venir inserito come appendice apposita nella propria opera capitale”” (pag 239-240) [(9) Hans Delbrück, ‘Geschichte der Kriegskunst’, Berlin, 1923, III, p. 668; (10) MEGA, III, 3, p. 345 [lettera del 7 luglio 1866, trad. it., di M.A. Manacorda e M. Montinari, in ‘Opere complete’, XLII, Roma, Editori Riuniti, 1974, p. 257]”,”TEOC-186-FF”
“LUKÁCS György, a cura di Alberto SCARPONI”,”Ontologia dell’essere sociale. II.2″,”””Feuerbach, insomma, cominciò a far rotolare il pesante masso. Senza il suo contributo la disgregazione della scuola hegeliana si sarebbe facilmente ridotta a un battibecco fra professori e fra letterati, senza produrre niente di filosoficamente essenziale che andasse oltre Hegel. Il che fu visto con chiarezza da Marx. Non per nulla nei ‘Manoscritti economico-filosofici’ egli scrive: «Feuerbach è il solo che sia in un rapporto ‘serio e critico’ con la dialettica hegeliana, e che abbia fatto delle vere scoperte in questo campo e sia insomma il vero vincitore della vecchia filosofia» (4). Ciò non impedisce però né a lui né a Engels, inizialmente entusiasta di Feuerbach, di accorgersi che la semplice svolta dalle mediazioni idealistiche di Hegel alla immediatezza materialistica lascia del tutto irrisolti i problemi realmente essenziali della ristrutturazione della dialettica hegeliana, che Feuerbach in parte non vede i problemi decisivi di questo rivolgimento filosofico, in parte tratta importanti questioni della dialettica con una immediatezza talmente semplificata che le cose dette con intento progressivo si rovesciano in una assurdità regressiva. Per prima citeremo l’osservazione di Marx nell’ ‘Ideologia tedesca’: «Fin tanto che Feuerbach è materialista, per lui la storia non appare, e fin tanto che prende in considerazione la storia non è un materialista. Materialismo e storia per lui sono del tutto divergenti» (5). (…) L’atteggiamento critico, presente fin dall’inizio, verso la filosofia di Feuerbach non impedisce a Marx, come abbiamo visto, di rendersi conto che il suo contributo dava la spinta risolutiva per superare realmente la filosofia hegeliana, per elaborare dal materialismo filosofico una visione del mondo genuina e comprensiva, che sarà in grado di proporsi come base teorica del sovvertimento effettivo, non semplicemente politico ma anche sociale. Già nel 1843 egli vede le cose in questo modo. «La critica della religione è il presupposto di ogni critica». Ma prima di questa frase si trova una constatazione: «Per la Germania la ‘critica della religione’ nell’essenziale è compiuta». Il suo andar oltre Feuerbach è, quindi, in primo luogo un estendere il problema all’essere e divenire socio-materiale degli uomini. La tesi feuerbachiana secondo cui non è la religione che fa l’uomo, ma è l’uomo che fa la religione, viene integrata da Marx estendendo l’estraniazione religiosa e il suo disvelamento teorico al complesso generale dei problemi politico-sociali della storia dell’umanità: «Infatti, la religione è la coscienza di sé e il sentimento di sé dell’uomo che non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso. Ma ‘l’uomo’ non è un’entità astratta posta fuori del mondo. L’uomo è il ‘mondo dell’uomo’, lo Stato, la società. Questo Stato, questa società producono la religione, una ‘coscienza capovolta del mondo’, poiché essi sono un ‘mondo capovolto’. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d’honneur spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il suo universale fondamento di consolazione e giustificazione. Essa è la ‘realizzazione fantastica’ dell’essenza umana, poiché l”essenza umana’ non possiede una realtà vera. La lotta contro la religione è dunque, mediatamente, la lotta contro ‘quel mondo’, del quale la religione è l”aroma’ spirituale» (7)”” (pag 620-621-622) [(4) Mega, I, 3, p. 141 (trad. it. cit., p. 356); (5) Mega, I, 5, p. 34 (trad. it. cit., p.27); (7) Mega, I, I, p. 607 (trad. it., ‘Per la critica della filosofia del diritto di Hegel’, introduzione, cit., p. 190)] inserire”,”TEOC-187-FF”
“LUKACS György”,”Storia e coscienza di classe.”,”Organizzazione e tattica del partito. “”Ma proprio nel senso che il partito presenta una struttura così unitaria che ogni mutamento di direzione nella lotta si traduce in una concentrazione ed in un raggruppamento di tutte le forze, ogni modificazione di atteggiamento si ripercuote sino al singolo membro del partito; viene così potenziata al massimo la sensibilità dell’organizzazione verso i mutamenti di direzione, l’esaltazione della combattività, i momenti di ripiegamento, e così via. A questo punto si spera che non sia più necessario spiegare che tutto ciò non significa «obbedire a corpo morto». Infatti, è chiaro che proprio questa sensibilità dell’organizzazione scopre con estrema rapidità, nella sua applicazione pratica, la falsità di certe parole d’ordine, che proprio essa stimola al massimo grado la possibilità di una sana autocritica in modo da accrescere la capacità di azione (27). D’altro lato, è ovvio che la solida coesione organizzativa del partito non lo rende soltanto oggettivamente capace di agire, ma crea al tempo stesso nel partito l’atmosfera che rende possibile un attivo ed energico intervento negli avvenimenti, lo sfruttamento di tutte le occasioni che essi offrono. Perciò, una centralizzazione effettivamente realizzata di tutte le forze del partito, già in virtù della propria dinamica interna, non può fare a meno di stimolare il partito in direzione dell’attività e dell’iniziativa. Se invece si ha la sensazione che l’organizzazione non sia sufficientemente salda, ciò porta necessariamente a frenare e paralizzare le scelte tattiche, persino l’atteggiamento teorico di fondo del partito (si pensi, ad esempio, al partito comunista tedesco del putsch di Kapp). «Per un partito comunista – dicono le tesi del III Congresso sull’organizzazione – non vi è un tempo in cui l’organizzazione di partito possa essere politicamente inattiva». Questa permanenza tattica ed organizzativa non solo della disponibilità alla lotta rivoluzionaria, ma della stessa attività rivoluzionaria, può essere compresa nel suo giusto senso solo se si comprende pienamente l’unità tra tattica ed organizzazione. Infatti, se la tattica viene separata dall’organizzazione, se in entrambe non si scorge lo stesso processo di sviluppo della coscienza proletaria di classe, è inevitabile che il concetto di tattica ricada all’interno del dilemma opportunismo-putschismo; ed in tal caso l’azione rappresenterebbe o un atto isolato della «minoranza cosciente» per la presa del potere, oppure qualcosa che si adegua ai desideri immediati delle masse, qualcosa di «riformistico», mentre all’organizzazione spetterebbe soltanto la funzione tecnica di «preparare» all’azione. (La concezione di Serrati e dei suoi seguaci, così come quella di Paul Levi, si trova su questo piano). Ma la permanenza della situazione rivoluzionaria non significa che la presa del potere da parte del proletariato sia possibile in qualsiasi momento. (…) Il carattere rivoluzionario della situazione si manifesta in primo luogo e nel modo più palese nel continuo decrescere della stabilità delle forme sociali, causato dal fatto che l’equilibrio delle forze e dei poteri sociali su cui si sostiene la società borghese diventa sempre più instabile”” (pag 408-410) [György Lukacs, ‘Storia e coscienza di classe’, Sugar editore, Milano, 1970] [(27) «Alla politica ed ai partiti si può applicare – una volta apportate le modificazioni opportune – ciò che vale in rapporto alle persone singole. Intelligente non è colui che non fa errori; uomini di questo genere non ci sono e non ci possono essere. Intelligente è colui che non fa errori veramente sostanziali e che sa correggerli rapidamente e facilmente» (Lenin, ‘Radikalismus’, p. 17)] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”TEOC-005-FGB” “LUKACS Gyorgy”,”Breve storia della letteratura tedesca. Dal settecento ad oggi.”,”Börne. “”Cosí Börne, in modo ben diverso da Hölderlin venticinque anni prima, è un giacobino in ritardo. Questo ritardo essendo socialmente assai avanzato, la sua tragicità importa già alcuni di quei tratti caricaturali che emersero poi così nettamente, più tardi ancora, negli epigoni francesi del 1793 durante la rivoluzione del 1848. Su questo fondamento si innesta la problematica della sua posizione letteraria. Cercando di riallacciare contatti ideologici e stilistici con le tradizioni anti-aristocratiche e popolari della Germania, egli oppone Jean Paul a Goethe. Ma con questo cambiamento di rotta Börne si stacca dai più importanti principi progressivi che avevano animato lo sviluppo ideologico e letterario della Germania. Egli rinverdisce gli argomenti filistei della polemica del vecchio Herder contro l’immoralità di Goethe, e questa ripresa della lotta herderiana contro la preponderanza del criterio estetico nella letteratura e nella vita ingenera spesso in lui un orientamento decisamente antiartistico. Le contraddizioni che ne risultano sono tali che egli – il più accanito avversari del Romanticismo reazionario – rinnova addirittura la critica di Novalis a Goethe; anch’egli deplora la sconfitta del principio «poetico» nel ‘Wilhelm Meister’, prendendo anch’egli posizione per l’anarchia dei sentimenti e delle forme contro il preteso rigore contrario alla vita di Goethe (si veda la sua presa di posizione in favore di Bettina e contro Goethe nella recensione del ‘Carteggio di Goethe con una bimba’ [‘Goethes Briefwechsel mit einem Kinde’]). La severità ascetica dello spirito rivoluzionario giacobino e plebeo e la caotica ebbrezza di sentimenti del filisteo tedesco non poterono mai – in Börne – fondersi in armonia, e nemmeno in un’unità contraddittoria come nel suo grande modello stilistico, Jean Paul. Il destino letterario di Börne mostra chiaramente fino a che punto – nonostante tutti i limiti conservatori del sistema – la filosofia hegeliana, da lui altrettanto odiata e combattuta come la poesia di Goethe, nell’essenza del suo metodo contenga veramente in sé, come ebbe a dire Herzen, «l’algebra della rivoluzione». Alla radice di tutti contrasti che separavano Heine da Börne e dagli altri suoi contemporanei radicali sta appunto questa consapevolezza. In quanto rivoluzionario Heine si rende sempre conto di essere stato in fondo il primo ad «andare a raccontare» il «segreto scolastico» della filosofia hegeliana. Egli è in Germania il primo pensatore e poeta rivoluzionario che sia al livello dello sviluppo europeo, nonché, accanto a Goethe e a Hoffmann, l’unico scrittore tedesco dell’Ottocento che abbia avuto una vera influenza sulla letteratura mondiale. In questa consapevolezza sta l’importanza degli scritti in prosa di Heine, la cui forma leggera e spiritosa, insieme al soggettivismo spesso troppo spinto, nasconde agli occhi di molti le profonde vedute sulla storia tedesca e in particolare sulla storia della letteratura tedesca. Come abbiamo visto, Heine ha esattamente individuato la profonda crisi che travagliava l’intera vita spirituale e quindi la letteratura tedesca del suo tempo; né si è fatto illusioni sul carattere di transizione di quest’epoca, senza escludere la sua propria posizione letteraria di fronte ad essa. Egli cercava – e qui sta il suo contrasto con Börne e con tutti i critici contemporanei del passato della letteratura tedesca – un cammino verso l’avvenire che fosse veramente tedesco, nel più profondo senso della parola; e cioè voleva elevarsi, sia spiritualmente che politicamente, al livello dei suoi migliori contemporanei occidentali, e insieme voleva conservare, «superandole» nel senso hegeliano della parola, le acquisizioni imperiture dell’Illuminismo e del Classicismo, e perfino le tendenze popolari del Romanticismo, una volta epurate dagli elementi reazionari. (…) L’universalismo di Heine verrà pìù tardi reso banale dai suoi ammiratori liberali e contestato dai suoi avversari reazionari. Non si è capito che la forma soggettivistica, ironico-lirica, della sua poesia – anche nelle sue opere più impegnative di poesia e di prosa – era l’unica soluzione possibile per configurare le contrastanti tendenze della Germania di allora nella loro totalità, in modo integrale e realistico, senza provincialismo e senza falso romanticismo”” (pag 82-84) [Gyorgy Lukacs, ‘Breve storia della letteratura tedesca. Dal settecento ad oggi’, Mondadori, Milano, 1965]”,”TEOC-016-FMB” “LUKACS György”,”Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista.”,”‘Quest’opera, scritta dall’autore nel corso degli anni ’30, ma pubblicata solo dopo il 1945, è insieme a ‘Distruzione della ragione’, nel campo della storia della filosofia, l’opera fondamentale del Lukacs marxista’ (4° copertina) Smith. “”Quanto a Smith, come la borghesia in genere nel suo periodo rivoluzionario, egli ha considerato tutte le attività non economiche della società come ‘faux frais’ della produzione, che vanno ridotti – in nome dello sviluppo delle forze produttive – al minimo strettamente necessario. (È evidente l’affinità di queste concezioni con le opinioni prima citate di Ricardo). Di conseguenza tutti i grandi economisti mettono – con cinismo rivoluzionario – sullo stesso piano le varie forme del lavoro improduttivo, Marx cita per esempio le seguenti considerazioni di Adam Smith: «Essi sono i servitori del pubblico e vengono mantenuti da una parte del prodotto annuale dell’industria di altre persone… Alla stessa classe appartengono ecclesiastici, giuristi, medici, dotti di ogni tipo, attori, buffoni, musicisti, cantanti, ballerine ecc.». Marx commenta ora come segue queste considerazioni di Smith: «Questo è il linguaggio della borghesia ancora rivoluzionaria, che non si è ancora sottomessa l’intera società, stato ecc. Queste occupazioni trascendenti, anticamente venerabili, sovrano, giudici, ufficiali, preti ecc., la totalità dei vecchi ceti intellettuali che essi producono, i loro dotti, maestri e preti, vengono equiparati ‘economicamente’ allo stuolo dei loro lacchè e buffoni, come essi e i ricchi oziosi (nobiltà terriera e capitalisti oziosi) li mantengono. Essi non sono che servitori del pubblico, come gli altri sono servitori loro. Essi vivono del prodotto dell’industria di altri, e debbono quindi essere ridotti al minimo indispensabile» (1). Questo chiaro punto di vista rivoluzionario, che ha per contenuto l’esigenza – proclamata più tardi da Ricardo – dello sviluppo delle forze produttive ad ogni costo, si modifica presso gli ideologi della borghesia, dopo che questa, per lo più sulla base di vari compromessi, ha conseguito il potere nello stato, o almeno l’influsso decisivo sul potere statale. Allora sorge quel punto di vista «colto» che tende a giustificare ideologicamente tutte le attività della società capitalistica che siano utili o gradite alla borghesia, estendendo anche ad esse il concetto di produttività, considerando anche il loro lavoro come produttivo in senso economico. Per questa concezione, in cui comincia la confusione dei chiari e rigorosi principi dell’economia classica, la sua trasformazione in un’apologetica ad uso borghese, Marx non ha che amarissimo scherno. Egli cita la seguente affermazione di Nassau Senior: «Secondo Smith il legislatore degli ebrei era un lavoratore improduttivo», e aggiunge: «Era Mosè d’Egitto o Moses Mendelssohn? Certo Mosè avrebbe detto grazie al signor Senior di essere un «lavoratore produttivo» in senso smithiano. Questa gente è talmente in balia delle sue idee fisse borghesi che penserebbe di offendere Aristotele o Giulio Cesare chiamandoli «lavoratori improduttivi». Questi avrebbero già considerato come un’offesa il titolo di «lavoratore» (2). L’atteggiamento di Hegel è rivolto apparentemente tanto contro Smith quanto contro i suoi critici. Ma una versa antitesi sussiste solo fra lui e questi apologeti «colti» della borghesia”” (pag 568-569) [György Lukacs, ‘Il giovane Hegel e i problemi della società capitalista’, Giulio Einaudi, Torino, 1960] [(1) Theorien über den Mehrwert, cit., I, p. 405 (trad. it., I, p. 378; (2) Idem, cit., I, p. 387 (trad. it., I, p. 362]] (pag 568-569)”,”HEGx-007-FGB” “LUKASIEWICZ Jan, a cura di Gabriele FRANCI e Claudio Antonio TESTI”,”Del principio di contraddizione in Aristotele.”,”””Figura preminente della cosiddetta ‘scuola polacca’ l’autore (1878-1956) è noto soprattutto per essere stato uno dei primi ad introdurre le ‘logiche polivalenti’, ossia a più di due valori di verità…”” (pag 7, presentazione)”,”FILx-041-FRR” “LUMBROSO Alberto”,”Le origini economiche e diplomatiche della guerra mondiale. 1. La vittoria dell’ imperialismo anglosassone. 2. L’ imperialismo britannico dagli albori dell’ Ottocento allo scoppio della guerra.”,”””Abbiamo visto che Disraeli, all’ opposizione, aveva acerbamente rimproverato a Palmerston di non essere intervenuto quando la Prussia si era annesso lo Schleswig. Eppure, quando Disraeli stesso fu al potere, poco dopo, nel Ministero conservatore di Lord Derby, e vi fu la Campagna Di Sadowa (1866), il futuro Lord Beaconsfield non intervenne piì di quanto non fosse intervenuto, due anni innanzi, il suo predecessore. E quest’ astensione si spiega. Quale altra politiche che quella della neutralità poteva adottare un Ministro britannico? Prender partito per la Francia? Ma Napoleone III cercava di intendersi con Bismarck, e gli permetteva di provvedere all’ unità tedesca purché Berlino consentisse alla Francia di espandersi nel Belgio e su tutta la riva sinistra del Reno. Prender partito per la Prussia? Ma la grandezza prussiana poteva diventare pericolosa per l’ Inghilterra non meno di quanto era stata pericolosa la grandezza francese a’ tempi del Primo Impero. D’altronde, Bismarck non domandava nulla: gli bastava, per colorire i suoi ambiziosi disegni, che l’ Inghilterra se ne rimanesse neutrale.”” (pag 63)”,”RAIx-036″ “LUMBROSO Alberto”,”Cinque capi nella tormenta e dopo. Cadorna – Diaz – Emanuele Filiberto – Giardino – Thaon di Revel visti da vicino.”,”LUMBROSO Alberto “”Chi ha fantasticato affermando che esistesse poca simpatia, prima di Caporetto, da parte di Cadorna nei riguardi di Diaz, ha dunque fatto falsa strada. Certo, quando Cadorna fu caduto in disgrazia, e venne richiamato da Versailles per la famigerata Commissione d’Inchiesta orlandiana, ebbe a stupirsi della visibile e inattesa, molto calcolata, freddezza, per non dir di peggio, del suo antico collaboratore al Comando Supremo: ma prima del ’17, si può, ed io posso, affermare che Cadorna aveva grande stima di Diaz (…)””. (pag 19) “”Secondo il mio informatore, se Cadorna fosse andato a Rapallo, ‘non sarebbe stato sostituito’, come non fu sostituito Foch dopo la Caporetto francese, cioè dopo il disastro dello Chemin des Dames, disastro per il quale Clemenceau ‘disse’ che “”avrebbe dovuto farlo fucilare””. E, anche ‘lo stampò’. E invece di recarsi a Rapallo, Cadorna telegrafò a Orlando che “”allontanarsi dal fronte in quel momento equivaleva per lui a disertare davanti al nemico””, e mandò a rappresentarlo al Convegno il suo Sottocapo (…)””. (pag 145) Il Generale Giulio Douhet, allora Colonnello, scriveva sotto la data del 1° dicembre 1915 dicendo che anche “”le serve e i portinai”” ne sapevano più di Cadorna! Riferisco testualmente: “”Poiché il soldato italiano è ottimo, il difetto è proprio nel manico. Come ho sempre detto, fino dal principio della nostra guerra, il Comando Supremo non ha capito il carattere della guerra moderna. Invece di partire dalla realtà delle cose, è partito dal preconcetto. Ha detto: la guerra è “”così””, e su questo “”così”” ha preparato l’Esercito, fatti i suoi piani e condotto la guerra. Disgraziatamente la guerra non era “”così””, ma era completamente diversa, sì che preparazione, piani e condotta di guerra si trovarono ad essere completamente in opposizione con la realtà, e avviene ciò che avviene. Il Generale Cadorna, nell’aprile-maggio di quest’anno si sforzò di inculcare nella mente dei suoi Ufficiali che le armi moderne avevano favorito l’offensiva e che noi non avremmo dovuto combattere una guerra di trincea (…)””.”” (pag 225)”,”ITQM-160″ “LUMLEY Robert”,”Dal ’68 agli anni di piombo. Studenti e operai nella crisi italiana.”,”LUMLEY insegna storia dell’IT contemporanea presso lo University College di Londra. Autore di saggi sui movimenti sociali e su questioni culturali in Italia, ha curato la pubblicazione di: -L’ industria del museo. COSTA E NOLA.. 1989 -Italian Cultural Studies. OUP. 1996 -The New History of the Italian South. Univ Exeter Press. 1997″,”ITAC-002″ “LUMMIS Trevor”,”The Labour Aristocracy 1851-1914.”,”LUMMIS Trevor è autore di molti libri incluso ‘Occupation and Society: the East Anglian Fishermen, 1880-1914′. E’ stato lavoratore manuale per vent’anni prima di diventare insegnante alla Essex University e più tardi alla Open University. BOOTH ha diviso i tipi di classe operaia in sei gruppi da A a F trovando abilità nel lavoro in ognuna di queste categorie. Lavoratori abili possono essere trovati a tutti i livelli di reddito materiale della classe operaia. Essi sono divisi dal livello e dalla regolarità dei loro guadagni e il peso di questi fattori collocano il lavoratore al top dello strato di lavoro manuale o in basso. Anche la divisione del lavoro tra uomini, donne e ragazzi influisce sulla questione. (Conclusioni)”,”MUKx-085″ “LUMSDEN Charles J. WILSON Edward O.”,”Il fuoco di Prometeo. Le origini e lo sviluppo della mente umana. (Tit.orig.: Promethean Fire)”,”LUMSDEN Charles J. è docente di medicina, WILSON Edward O. è docente di scienze all’Università di Harward.”,”SCIx-300″ “LUNA Felix”,”La Argentina de Peron a Lanusse, 1943-1973.”,”L’autore, nato a Buenos Aires nel 1925, storico e giornalista ha pubblicato molte opere sull’Argentina e sulla sua storia.”,”AMLx-001-FMDP” “LUNACARSKIJ Anatolij Vasilevic, a cura di Maria OLSÙFIEVA”,”Religione e Socialismo.”,”Anatolij Vasil’evic Lunacarskij nato nel 1875 a Poltava nella famiglia di un funzionario. Durante l’infanzia, sotto l’influenza delle idee radicali che dominavano l’atmosfera familiare, si liberò dei pregiudizi religiosi e cominciò a simpatizzare vivamente per il movimento rivoluzionario. A 15 anni, sotto l’influenza di alcuni compagni polacchi, cominciò a studiare seriamente il marxismo. Fu uno dei partecipanti e dei dirigenti della vasta organizzazione di allievi che comprendeva tutte le istituzioni secondarie di Kiev. Dai 17 anni in poi fece propaganda fra gli artigiani e gli operai delle ferrovie. Entrò all’Università di Zurigo, dove per due anni studiò filosofia e scienze naturali, in particolare nel circolo del fondatore del sistema dell’empiriocriticismo, Richard Avenarius, approfondendo contemporaneamente le proprie conoscenze del marxismo sotto la guida di Aksel’rod e, in parte, di G.V. Plechanov. Trascorse un po’ di tempo a Nizza, Reims e Parigi, dove fece conoscenza del professore M.M. Kovalevskij. nel 1899 ritornò a Mosca. Là insieme a A.I. Elizarova, sorella di V.I. Lenin, a Vladimirskij e alcuni altri, riprese in mano l’attività del Comitato di Mosca, fece della propaganda nei circoli operai, scrisse degli opuscoli, diresse degli scioperi con altri membri di questo Comitato. Alla fine della deportazione nel 1903, ritorna a Kiev e cominciò a lavorare nel giornale ufficiale semimarxista ‘Kievskie Otkliki. É a quel tempo che si produce la scissione nel Partito, e il C.C. conciliatore, i cui capi sono Krasin, Karpov ed altri. Sotto l’influenza di Bogdanov, Lunacarskij abbandona l’attegiamento conciliante e si unisce risolutamente ai bolscevichi. Lenin lo invita, in una lettera indirizzata da Ginevra, ad andare il più presto possibile in Svizzera per prendere parte alla redazione dell’organo centrale dei bolscevichi. Scritto fra il 1906 e il 1910, durante l’esilio in Italia, l’opera in due volumi Religione e Socialismo, provocò la condanna violenta della maggioranza dei critici del Partito; essi videro in questa opera una deviazione verso una qualche sottile forma di religione. La ricerca era nata nell’ambito di quel dibattito filosofico che divise i bolscevichi all’indomani della rivoluzione del 1905. Lunacarskij, pur non condividendone fino in fondo le tendenze empiriocriticiste, si schierò dalla parte di Bogdanov e fu quindi anche lui duramente attaccato da Lenin in Materialismo e empiriocriticismo.-“,”RIRB-022-FL” “LUNACARSKIJ Anatolij Vasil’evic”,”Profili di rivoluzionari.”,”Anatolij Vasil’evic Lunacarskij nato nel 1875 a Poltava nella famiglia di un funzionario. Durante l’infanzia, sotto l’influenza delle idee radicali che dominavano l’atmosfera familiare, si liberò dei pregiudizi religiosi e cominciò a simpatizzare vivamente per il movimento rivoluzionario. A 15 anni, sotto l’influenza di alcuni compagni polacchi, cominciò a studiare seriamente il marxismo. Fu uno dei partecipanti e dei dirigenti della vasta organizzazione di allievi che comprendeva tutte le istituzioni secondarie di Kiev. Dai 17 anni in poi fece propaganda fra gli artigiani e gli operai delle ferrovie. Entrò all’Università di Zurigo, dove per due anni studiò filosofia e scienze naturali, in particolare nel circolo del fondatore del sistema dell’empiriocriticismo, Richard Avenarius, approfondendo contemporaneamente le proprie conoscenze del marxismo sotto la guida di Aksel’rod e, in parte, di G.V. Plechanov. Trascorse un po’ di tempo a Nizza, Reims e Parigi, dove fece conoscenza del professore M.M. Kovalevskij. nel 1899 ritornò a Mosca. Là insieme a A.I. Elizarova, sorella di V.I. Lenin, a Vladimirskij e alcuni altri, riprese in mano l’attività del Comitato di Mosca, fece della propaganda nei circoli operai, scrisse degli opuscoli, diresse degli scioperi con altri membri di questo Comitato. Alla fine della deportazione nel 1903, ritorna a Kiev e cominciò a lavorare nel giornale ufficiale semimarxista ‘Kievskie Otkliki. É a quel tempo che si produce la scissione nel Partito, e il C.C. conciliatore, i cui capi sono Krasin, Karpov ed altri. Sotto l’influenza di Bogdanov, Lunacarskij abbandona l’attegiamento conciliante e si unisce risolutamente ai bolscevichi. Lenin lo invita, in una lettera indirizzata da Ginevra, ad andare il più presto possibile in Svizzera per prendere parte alla redazione dell’organo centrale dei bolscevichi. Scritto fra il 1906 e il 1910, durante l’esilio in Italia, l’opera in due volumi Religione e Socialismo, provocò la condanna violenta della maggioranza dei critici del Partito; essi videro in questa opera una deviazione verso una qualche sottile forma di religione. La ricerca era nata nell’ambito di quel dibattito filosofico che divise i bolscevichi all’indomani della rivoluzione del 1905. Lunacarskij, pur non condividendone fino in fondo le tendenze empiriocriticiste, si schierò dalla parte di Bogdanov e fu quindi anche lui duramente attaccato da Lenin in Materialismo e empiriocriticismo.-“,”RIRB-032-FL” “LUNACHARSKIJ A.W. (LOUNATCHARSKY)”,”Les Problèmes de l’ Instruction Publique en Régime Soviétique. (Discours prononcé au Congrés des Instituteurs de l’ URSS, Janvier 1925).”,”””De cette façon ,il pourra faire la vraie révolution: améliorer le genre humain au profit de la collectivité. Tolstoï et ses élèves nous disaient que, avant de changer le régime , il fallait changer l’homme; mai comment voulez-vous changer l’homme, le purifier, si vous n’enlevez pas la boue qui l’empoisonne. Il n’y a que le changement de régime, il n’y a que le pouvoir populaire qui peut le sortir de cette boue de mensonge bourgeois, avec toutes les maladies dont la bourgeoisie le vaccinait; il n’y a que lui qui peut donner la vérité et rien que la vérité – cet aliment sain et indispensable pour la purification de l’homme. Nous, notre génération, nous sommes des corrompus, des malades; des estropiés de l’ancien régime; mais grâce à des efforts énormes nous comprenons tout ce mal et nous voulons l’éviter aux nouvelles générations.”” (pag 24)”,”RIRO-323″ “LUNACHARSKIJ Anatolij (LUNACARSKIJ); edizione italiana a cura di Maria OLSUFIEVA”,”Religione e socialismo.”,” L’opera eterodossa e abiurata di un emblematico esponente del marxismo russo. Secondo l’A vi erano ‘divergenze filosofiche’ tra Marx e Engels che Marx non segnalò (pag 173) “”Il materialismo di Engels differisce alquanto da quello di Marx”” (pag 193) “”A chi è più o meno “”congeniale”” a Feuerbach fa addirittura male leggere per esempio queste parole di Engels: “”La società intorno a noi, fondata sulla contrapposizione delle classi e sull’asservimento di una classe ad opera di un’altra, ci è di sufficiente ostacolo per instaurare rapporti veramente umani con il nostro prossimo. Non abbiamo nessuna ragione di restringere ulteriormente tali rapporti rivestendoli di paludamenti religiosi””. In quale senso e in qual modo la religione del progresso e dell’umanità di Feuerbach potrebbe ‘restringere’ i rapporti umani? Non è essa il simbolo del massimo ampliamento di questi rapporti? Feuerbach voleva ridurre ad un determinato sistema i ‘sentimenti’ comuni a tutti gli uomini nel loro sviluppo passato e futuro. Fu ben lontano da fare tutto a tale riguardo, ma fece moltissimo. Per Engels invece il problema sembra non essere esistito affatto. Tuttavia non ne consegue, come vedremo, che Engels non fosse una persona religiosa nel senso nostro. Marx muove contro Feuerbach l’accusa seguente: riducendo il mondo religioso alla sua base laica, Feuerbach non ha sottoposto a critica tale base. In altre parole: è stato solamente un critico della religione, dell’illusione della società, non della società stessa nella sua concreta realtà. Questo è indubbiamente giusto. I socialisti utopisti avevano già fatto a quel tempo, assai brillantemente, una simile critica. Inoltre: “”Feuerbach non vede che il ‘sentimento religioso’ è un prodotto sociale, e l’individuo astratto analizzato appartiene in realtà a una determinata forma di società””. Infatti fu un grande passo avanti il comprendere più esattamente l’importanza preponderante delle forme sociali rispetto a quelle puramente biologiche o psico-fisiologiche. Secondo Marx: “”L’essenza umana poteva essere vista da Feuerbach unicamente come ‘genere’, ossia come muta comunanza interiore che stabilisce soltanto un legame naturale tra molti individui””. Marx contrappone a questo “”il punto di vista della ‘società’ umana, o dell’umanità che vive una vita sociale”” (pag 156) [A.V. Lunacharskij, Religione e socialismo, Rimini, 1973]”,”RIRB-148″ “LUNACHARSKY KRUPSKAJA PODVOISKY BONCH-BRUYEVICH BUBNOV LONDARSKOI MEKHONOSHIN FLEROVSKY KHOKHRYAKOV ANTONOV-OVSEENKO BLAGONRAVOV NEVSKY DASHKEVICH DZENIS BELYSHEV KOLBIN YEGOROV VASILYEV SVESHNIKOV MALAKHOVSKY SOKOLOV IZMAILOV PETROVSKY DYBENKO MALYANTOVICH, scritti di”,”Petrograd, October 1917. Reminescences.”,”Scritti di LUNACHARSKY KRUPSKAJA PODVOISKY BONCH-BRUYEVICH BUBNOV LONDARSKOI MEKHONOSHIN FLEROVSKY KHOKHRYAKOV ANTONOV-OVSEENKO BLAGONRAVOV NEVSKY DASHKEVICH DZENIS BELYSHEV KOLBIN YEGOROV VASILYEV SVESHNIKOV MALAKHOVSKY SOKOLOV IZMAILOV PETROVSKY DYBENKO MALYANTOVICH.”,”RIRO-220″ “LUNACIARSKI A. KOLLONTAJ (KOLLONTAI) A. VOROVSKI V. BONC-BRUEVIC V. GORKI M. KASAKEVIC E. BEK A. ANTONOV S. DANGULOV S. DRABKINA E. GHIL S. ARAMILEV I. RADISCEV L. e altri”,”Racconti su Lenin.”,”Autori di questo libro sono scrittori e pubblicisti sovietici, molti dei quali conobbero Lenin personalmente. La raccolta comprende le memorie di GORKI, i racconti di noti scrittori sovietici quali BEK, KASAKEVIC, DRABKINA, ANTONOV, ARAMILEV, e l’ accademico BONC-BRUEVIC. Vengono pubblicati anche alcuni ricordi di operai.”,”LENS-114″ “LUNACIARSKI A.”,”Per quale motivo ci interessiamo di Serrati?”,”Il cittadino Giacinto Serrati. “”Cos’è il partito socialista italiano? Invece di rispodere a questa domanda, che ci condurrebbe a una lunga serie di indagini speciali, è meglio chiederci se questo partito si distingua per qualche cosa d’essenziale da un qualsiasi altro partito socialdemocratico d’Europa. A prima vista si direbbe di sì. Infatti quando tutti gli altri partiti erano vittime del socialpatriottismo, il Partito italiano aderiva invece unanimemente a Zimmerwald, e a Kienthal seguiva compatto la via dell’internazionalismo. Guardando bene però si vede ‘che non c’è nessuna differenza essenziale tra il Partito socialista italiano che ebbe un passato di fierezza e gli altri partiti socialdemocratici””. (pag 10-11) “”Il Serrati tace precisamente il fatto, ch’è stato proprio lui a staccarsi dai comunisti. “”No – continua il nostro politicante – io sono, è vero, un bolscevico, sono per i Soviet, per la dittatura del proletariato, sono per chi schiaccia la borghesia e accetto tutto quanto ha fatto la Russia. Non si può criticare la rivoluzione: si possono criticare solamente gli uomini. Ma quando i nostri compagni russi, senza conoscere le nostre condizioni, ci chiesero la scissione, io m’indignai. Col loro comportamento, essi compromisero la rivoluzione russa e quella mondiale. Essi aiutarono la reazione internazionale, che si fa gioco dell’estremismo mediante la polizia internazionale””. Che mascalzone! Egli vuole mostruosamente insinuare che i comunisti sieno legati in qualche modo, volontariamente o involontariamente alla polizia. “”Sì, – continua Serrati, – v’è una certa concordanza tra il capitalismo e un certo estremismo frasaiuolo. Per esempio Stinnes suborna dappertutto i giornali””. Il vecchio Ledebour: “”Anche in Italia?”” Serrati: “”Si””. Il vecchio Ledebour: “”Egli è quindi internazionalista?”” (sorride soddisfatto) (pag 77-78) Serrati: “”Una volta Lenin perdonò a Lafont: perché non dovrebbe perdonare a Renaudel e a Bracke?”” (pag 78)”,”MITS-381″ “LUNACIARSKIJ Anatolij”,”Profili di rivoluzionari.”,”Confronto tra le edizioni dei profili di rivoluzionari di LUNACIARSKIJ.”,”RIRB-006″ “LUNACIARSKIJ Anatolij Vasilevic e altri scritti di ULIANOVA KRUPSKAIA BABUCHKIN GOPNER GORKI SVERDLOVA STASSOVA BONTCH-BROUEVITCH PODVOISKI ANDREEV KIROV KALININ KUBISCHEV STALIN GORBUNOV DANILOV KEDROV FOTIEVA KRYLENKO GUIL ZETKIN KRJANOVSKI KATAYAMA GERMANETTO GLIASSER CICERIN KRASSIN CACHIN LOZOVSKI BRODSKI”,”Lenin tel qu’il fut. Souvenirs de contemporains.”,”Tra i contributi: ULIANOVA, KRUPSKAIA, BABUCHKIN, GOPNER, GORKI, SVERDLOVA, STASSOVA, BONTCH-BROUEVITCH, PODVOISKI, ANDREEV, KIROV, KALININ, KUBISCHEV, STALIN, GORBUNOV, DANILOV, KEDROV, FOTIEVA, KRYLENKO, GUIL, ZETKIN, KRJANOVSKI, KATAYAMA, GERMANETTO, GLIASSER, CICERIN, KRASSIN, CACHIN, LOSOVSKI, BRODSKI ecc. Krylenko commissario bolscevico in Italia.”,”LENS-017″ “LUNACIARSKIJ A.V.”,”Teatro e rivoluzione.”,”LUNACIARSKIJ A.V. “”Che cosa direste di un tale che, dopo aver letto le prime cinque pagine de ‘Il capitale’ di Marx o del ‘Faust’ di Goethe, dicesse: “”Che guazzabuglio!”” e chiudesse il libro? Che cosa direste se, per giustificare questo suo comportamento, egli si volesse scusare così: “”E’ forse colpa mia se non capisco?””. Se non capisci e al tempo stesso vuoi progredire culturalmente, ricorda che, quando hai a che fare con un artista importante e scrupoloso, devi avvicinarti a lui convinto che egli ne sa molto più di te e che di te è molto più capace.”” [A.V. Lunaciarskij, Teatro e rivoluzione, 1968] (pag 31)”,”RIRO-379″ “LUNARDON Almerino”,”La resistenza vadese.”,”LUNARDON Almerino”,”ITAR-217″ “LUNARI Luigi a cura intervento di Dario FO”,”Essere o non essere. I più grandi monologhi teatrali di tutti i tempi.”,”LUNARI (Milano, 1934), drammaturgo e storico del teatro, per vent’anni al Piccolo Teatro, ha tracciato ne ‘Il Maestro e gli altri’ un esilarante ritratto del mondo teatrale e dei suoi protagonisti. Ha scritto commedie e ha curato le edizioni di GOLDONI e MOLIERE. Ha pubblicato ‘Cento trame del teatro italiano’. L’A con monologhi abbraccia tutte le possibili interpretazioni, proponendo non solo i monologhi veri e propri tipo ‘Essere o non essere’ ma anche i discorsi, i racconti, le introspezioni, le confessioni, le invettive, ecc.”,”VARx-018″ “LUNDBERG Ferdinand”,”The Rich and the Super-Rich. A Study in the Power of Money Today.”,”””Referring to the fantastic depletion allowance, conservative Senator Frank Lausche of Ohio, no extremist or reformer of any kind, said: “”It is a fraud, it is a swindle, and it ought to be stopped””. One is, therefore, in fairly sedate baby-kissing company of one says (perhaps overcautiously) that the tax structure is a pullulating excrescence negating common sense, a parody of the gruesomely ludicrous, a surrealist zigzag pagoda of pestilent greed, a perverse thing that makes the prerevolutionary French system seem entirely rational. One takes it that Congressman Mills had something like this in mind with his “”House of Horrors””. Representative Mills in further explication of his “”House of Horrors”” characterization said the tax laws are “”a mess and a gyp””, with some taxpayers treated as coddled “”pets”” and other as “”patsies””. But the tax laws would have been no surprise or cause for consternation to someone like Karl Marx with his doctrine is that government is inherently the executive committee of a ruling class. Indeed, they document that dictum – if not to the hilt . then a good distance up the blade. One can apply to the present American system the exact words of French Finance Minister Calonne in 1787 on the soon-to-be-destroyed French system: “”One cannot take a step in this vast kingdom without coming upon different laws, contradictory customs, privileges, exemptions immunities from taxation, and every variety of rights and claims; and this general lack of harmony complicates administration, disturbs its course, impedes its machinery, and increases expense and disorganization on all sides”” (Mathiez). To refer to this system, then, as another but bigger Banana Republic is not merely a bit of misplaced literary hyperbole. The American tax system is the consequence of diligent labors by diversified parties of mayor property interest working down through the years to gain their ends”” (pag 391) [Ferdinand Lundberg, The Rich and the Super-Rich. A Study in the Power of Money Today, 1969]”,”USAE-087″ “LUNDBERG Ferdinand”,”America’s 60 Families.”,”LUNDBERG Ferdinand “”Briefly, the greater the fractional distribution of share ownership among small stockholders, as Berle and Means illustrate with great detail in their epochal work, the more secure is the control of the managing directorship. Such control, even without ownership, is very valuable, for it is the directors that determine ‘who shall get the orders for the vast amount of materials consumed by the corporate giant and who shall receive on deposit its huge working capital’. It is control of other people’s money that brings the greatest profits at the least risk”” (pag 43)”,”USAE-090″ “LUNDBERG Ferdinand”,”The Rich and the Super-Rich. A Study in the Power of Money Today.”,”””Referring to the fantastic depletion allowance, conservative Senator Frank Lausche of Ohio, no extremist or reformer of any kind, said: “”It is a fraud, it is a swindle, and it ought to be stopped””. One is, therefore, in fairly sedate baby-kissing company of one says (perhaps overcautiously) that the tax structure is a pullulating excrescence negating common sense, a parody of the gruesomely ludicrous, a surrealist zigzag pagoda of pestilent greed, a perverse thing that makes the prerevolutionary French system seem entirely rational. One takes it that Congressman Mills had something like this in mind with his “”House of Horrors””. Representative Mills in further explication of his “”House of Horrors”” characterization said the tax laws are “”a mess and a gyp””, with some taxpayers treated as coddled “”pets”” and other as “”patsies””. But the tax laws would have been no surprise or cause for consternation to someone like Karl Marx with his doctrine is that government is inherently the executive committee of a ruling class. Indeed, they document that dictum – if not to the hilt . then a good distance up the blade. One can apply to the present American system the exact words of French Finance Minister Calonne in 1787 on the soon-to-be-destroyed French system: “”One cannot take a step in this vast kingdom without coming upon different laws, contradictory customs, privileges, exemptions immunities from taxation, and every variety of rights and claims; and this general lack of harmony complicates administration, disturbs its course, impedes its machinery, and increases expense and disorganization on all sides”” (Mathiez). To refer to this system, then, as another but bigger Banana Republic is not merely a bit of misplaced literary hyperbole. The American tax system is the consequence of diligent labors by diversified parties of mayor property interest working down through the years to gain their ends”” (pag 391) [Ferdinand Lundberg, The Rich and the Super-Rich. A Study in the Power of Money Today, 1969]”,”USAE-005-FV” “LUNGARELLA Raffaele”,”La scala mobile 1945-1981. Caratteristiche storia problemi.”,”Raffaele LUNGARELLA (1952) collabora a riviste e quotidiani. E’ autore di saggi e studi sul mercato del lavoro e sulla struttura produttiva. Attualmente (1981) lavora per l’ ERVET (Ente per la valorizzazione economica del territorio).”,”MITT-065″ “LUNGHINI Giorgio”,”L’ età dello spreco. Disoccupazione e bisogni sociali.”,”LUNGHINI Giorgio professore di economia al’ Università di Pavia, ha diretto in collaborazione di Mariano D’ANTONIO il ‘Dizionario di economia politica’ (1982-90) (16 voll.). Ha curato inoltre la pubblicazione di testi di KEYNES, GRAMSCI ed Ezra POUND. “”Vale per il nostro oggi un appunto preso da Max Horkheimer in Germania intorno al 1930, raccolto con altri scritti sotto il presago titolo ‘Crepuscolo’. ‘Nel processo economico capitalistico il numero degli operai occupati tende a calare in rapporto al macchinario impiegato. Viene occupata una percentuale sempre più ridotta del proletariato. Questa riduzione modifica i rapporti di interazione tra i differenti strati del proletariato. Quanto più l’ occupazione di un individuo diventa una rara eccezione, tanto più nettamente la vita e la coscienza del lavoratore occupato si differenzieranno da quelle dei disoccupati. La solidarietà di interessi dei proletari subisce incrinature sempre più profonde. Anche nelle fasi precedenti del capitalismo vi erano numerose stratificazioni della classe operaia e diverse forme di “”esercito di riserva””, ma solo il vero e proprio Lumpenproletariat, uno strato relativamente irrilevante nel quale si reclutavano i criminali, manifestava un evidente contrasto qualitativo con il proletariato nella sua totalità. Per il resto tra occupati e disoccupati di regola si rilevava una costante transizione: chi era senza lavoro poteva venire nuovamente assunto il giorno dopo, e chi aveva un lavoro, una volta che lo aveva perduto restava uguale ai suoi colleghi disoccupati nei suoi tratti più importanti. Tutte le differenze concernenti le capacità di lavoro, tra operai qualificati e no, malati, vecchi, bambini e sani non potevano impedire che l’ unità della classe operaia si esprimesse anche nella sorte dei suoi membri. Di conseguenza non solo il suo interesse per il superamento del dominio capitalistico, ma anche l’ impegno in questa lotta era sostanzialmente identico. Oggigiorno la categoria del proletariato come classe vive nella propria esistenza il lato negativo dell’ ordine presente, la miseria””. (pag 20)”,”ECOI-199″ “LUNGHINI Giorgio”,”Riproduzione, distribuzione e crisi. Lezioni e testi.”,”LUNGHINI Giorgio è ordinario di economia politica nell’ Università degli studi di Pavia. Ha diretto il Dizionario di economia politica (1982-90) ed è autore di ‘L’ età dello spreco. Disoccupazione e bisogni sociali’. Il volume nasce dai corsi di economia politica tenuti da LUNGHINI all’ Università degli Studi di Pavia e alla Bocconi. La seconda parte antologica raccoglie testi di SMITH RICARDO MARX e KEYNES. Le classi sociali. “”Le tre classi che Quesnay considera sono le seguenti: a) La classe produttiva (CP), identificata nell’ agricoltura: è quella che coltivando la terra riproduce la ricchezza annuale della nazione, anticipa le spese dei lavori agricoli e paga annualmente il reddito ai proprietari terrieri. b) La classe dei proprietari terrieri (PT): comprende il sovrano, i possessori dei terreni e i percettori di decime. Questa classe vive del reddito, o produit net, della coltura, che le viene pagato annualmente dalla classe produttiva dopo che questa ha prelevato dalla riproduzione, che essa fa rinascere annualmente, le ricchezze necessarie a rimborsarsi delle anticipazioni annuali e a conservare inalterate le ricchezze investite per lo sfruttamento dei terreni. c) La classe sterile (CS), costituita dai cittadini occupati in servizi e in lavori diversi da quelli dell’ agricoltura, le cui spese sono pagate dalla classe produttiva e dalla classe dei proprietari. L’ unica caratteristica che le tre classi hanno in comune è la capacità di spendere, ed è proprio nella circolazione che si danno (che si possono dare) le condizioni necessarie per la riproduzione del sistema.”” (pag 19)”,”ECOT-112″ “LUNGHINI Giorgio a cura; collaborazione di Mariano D’ANTONIO, saggi di Francesco SILVA Antonio SASSU Gianni VAGGI”,”Dizionario di economia politica. Impresa mercato produzione.”,”””Marx intuisce questo problema parlando delle società per azioni, ossia della forma istituzionale che assumono le grandi imprese. “”Le società per azioni sono l’annullamento dell’industria privata capitalistica sulla base del sistema capitalistico stesso, e distruggono l’industria privata a misura che esse si ingrandiscono e invadono nuove sfere di produzione”” (Marx, vol. 3, 521). Come già in Smith e come sarà per Marshall e Schumpeter, anche in Marx lo sviluppo delle società per azioni (e dei monopoli) segna un mutamento strutturale del sistema capitalistico, da economia concorrenziale a economia monopolistica. Marx distingue il capitale come proprietà e come funzione. Di conseguenza vi sono due “”agenti del capitale””: il capitalista monetario e il capitalista operante o industriale, che è anche chiamato imprenditore. Costui impiega il capitale preso a prestito dal capitalista monetario e svolge il lavoro di sovrintendenza e di direzione. Chi sia l’imprenditore risulta chiaro quando esso è contrapposto al capitalista monetario: “”Il capitalista industriale è, rispetto al capitalista monetario, un lavoratore, ma un lavoratore in quanto capitalista, ossia in quanto sfruttatore di lavoro altrui. Il salario che egli domanda e riceve per questo lavoro corrisponde esattamente alla quantità di lavoro altrui che egli si è appropriato e dipende direttamente (…) dal grado di sfruttamento di questo lavoro”” (Marx, vol. 3, 457). (…) “”L’anima del nostro sistema industriale non sono i capitalisti industriali, ma i manager industriali (…) La produzione capitalistica stessa ha fatto sì che il lavoro di direzione, completamente distinto dalla proprietà del capitale, vada per conto proprio. E’ diventato dunque inutile che questo lavoro di direzione venga esercitato dal capitalista”” (ibid.). Quest’ultimo avrebbe dunque come unica funzione quella di impiegare il capitale altrui e il proprio. Con lo svilupparsi delle società per azioni però anche il capitalista scompare: “”Poiché da un lato al semplice proprietario del capitale, al capitalista monetario, si oppone il capitalista operante e con lo sviluppo del credito il capitale monetario assume un carattere sociale, si concentra nelle banche e a queste, non più dai suoi proprietari immediati, viene dato a prestito, ma poiché d’altro lato il semplice dirigente, che non possiede capitale sotto alcun titolo, né a titolo di prestito né altrimenti, esercita tutte le funzioni effettive che competono al capitalista operante in quanto tale, rimane unicamente il funzionario, e il capitalista scompare dal processo di produzione come personaggio superfluo”” (Ibid. 458)”” [Francesco Silva, Impresa] [in Dizionario di economia politica. Impresa mercato produzione, a cura di Giorgio Lunghini con la collaborazione di Mariano D’Antonio, 1987]”,”ECOT-056-FL” “LUNGHINI Giorgio MURAT Marina PIGLIARU Francesco”,”Dizionario di economia politica. 16. Commercio internazionale (Marina Murat e Francesco Pigliaru). Valore (Giorgio Lunghini).”,”Il problema della trasformazione “”Mentre in Ricardo valore e prezzo coincidono immediatamente, per Marx valori e prezzi sono due categorie distinte: i valori si ‘trasformano’ in prezzi (di produzione) per effetto di un processo governato dalla concorrenza tra i diversi capitali. Questa questione, il cosiddetto “”problema della trasformazione””, ha dato luogo a una ricchissima letteratura, sia di parte marxista che di parte antimarxista, nella quale la “”trasformazione”” è vista di volta in volta come processo storico (Engels), come processo che davvero si dà nel sistema capitalistico, come problema matematico, o come una combinazione fra processo storico e problema matematico (Morishima; Meek). La lezione prevalente è quella aritmomorfica: si tratterebbe di modellare il “”problema”” nella forma di quei problemi delle “”scienze della natura”” che ammettono definizione e decidibilità matematica. Leggendo il ‘Capitale’, tuttavia, pare più convincente l’idea di una “”trasformazione”” come processo reale. Converrà dunque partire dall’interpretazione autentica della questione, che è affrontata da Marx nel terzo libro del ‘Capitale’, al capitolo “”Formazione di un saggio generale del profitto (saggio medio del profitto) e trasformazione dei valori delle merci in mezzi di produzione”” (Marx (b), vol. 3, cap. 9). Per Marx, come si è visto, il saggio del profitto dipende dal saggio del plusvalore e dalla composizione organica del capitale. Il saggio del profitto deve essere uniforme nei diversi settori, poiché se così non fosse la concorrenza fra capitalisti farebbe spostare i capitali dai settori a basso saggio del profitto verso quelli ad alto saggio del profitto, fino a quando non si sia formato un saggio ‘generale’ del profitto. Saggio ‘generale’ del profitto che è determinato da due fattori: “”1) dalla composizione organica dei capitali nelle diverse sfere di produzione, e quindi dai diversi saggi del profitto ad esse corrispondenti; 2) dalla ripartizione del capitale complessivo sociale in queste diverse sfere, cioè dalla relativa entità del capitale impiegato in ogni singola sfera e, per conseguenza, da un particolare saggio del profitto; cioè dalla proporzionale aliquota del capitale complessivo sociale assorbita da ogni singola sfera di produzione. (Ibid. 204). Anche il saggio del plusvalore è uniforme nei diversi settori, poiché è ragionevole pensare che la lunghezza della giornata lavorativa e il salario siano uguali in tutte le attività; mentre per ovvie ragioni tecnologiche non è uniforme, nelle diverse attività, la composizione organica del capitale (che dipende da due fattori: dal rapporto tecnico tra forza lavoro impiegata e massa dei mezzi di produzione impiegati, e dal prezzo di tali mezzi di produzione). Ora, se le merci si scambiassero secondo la regola del lavoro contenuto si manifesterebbe una contraddizione: il saggio del profitto risulterebbe diverso nei diversi settori. I valori dovranno ‘trasformarsi’, per effetto della concorrenza, in prezzi (i prezzi di produzione) tali da assicurare l’uniformità del saggio del profitto. Per Marx lo sfruttamento, e dunque il saggio di plusvalore, è un ‘prius’ rispetto al momento della circolazione e dello scambio, poiché si dà nella sfera della produzione: i prezzi devono dunque essere ‘derivati’ dai valori. (…)”” [Giorgio Lunghini, Valore] [(in) Dizionario di economia politica. Commercio internazionale – Valore, 1990, diretto da Giorgio Lunghini con la collaborazione di Mariano D’Antonio] (pag 123-124)”,”ECOT-064-FL” “LUNGHINI Giorgio direzione, collaborazione di Mariano D’ANTONIO, scritti di Pier Angelo MORI Gianluigi MENGARELLI Francesco FARINA e Maurizio FRANZINI Lorenzo RAMPA”,”Dizionario di economia politica. 15. Concorrenza (Pier Angelo Mori). Risparmio (Gianluigi Mengarelli). Sviluppo (Francesco Farina e Maurizio Franzini). Tecnica (Lorenzo Rampa).”,”””L’analisi della tecnologia da parte di Marx è decisamente più ricca di quella degli economisti classici e si fonda su un’ampia documentazione storica, in parte mutuata dalle ricerche dei primi grandi studiosi della tecnologia e dell’organizzazione industriale come Ure e Babbage. Intanto il suo osservatorio, di qualche decennio posteriore a quello di Ricardo, gli consente di analizzare una tipologia del mutamento tecnico molto più articolata: ad esempio il risparmio di capitale fisso e di materie prime, le economie di dimensione ecc. In secondo luogo Marx, anche se accetta la ricerca di extraprofitti come ‘motivazione’ individuale dell’innovatore, si propone di dare una spiegazione endogena delle tendenze tecnologiche ‘generali’, analizzando le più complesse connessioni tra comportamento innovativo, meccanismi di mercato e rapporti sociali. Questo approccio viene chiarito in un famoso passo del ‘Capitale’: “”Una storia critica della tecnologia dimostrerebbe in genere quanto piccola sia la parte di un singolo individuo in una invenzione qualsiasi del diciottesimo secolo (…). La tecnologia svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione della sua vita, e con essi l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono”” (Marx (b), vol. 1, 73). In sintesi, la tesi centrale di Marx è che l’eventuale procedere dell’accumulazione a un tasso superiore a quello a cui si espande l’offerta di forza lavoro crea le condizioni per un innalzamento del suo prezzo (anche indipendentemente dai rendimenti decrescenti ricardiani) e una caduta del saggio di profitto che, a sua volta, provoca un affievolimento dello stimolo a investire. Si genera così il ciclo descritto nel capitolo 23 del primo libro del ‘Capitale’, il cui punto di svolta è determinato dagli effetti depressivi sull’investimento degli aumenti salariali connessi alle tensioni sul mercato del lavoro. Un modo per contrastare tali effetti depressivi è quello di introdurre metodi produttivi risparmiatori di lavoro, tali cioè da innalzare la produttività e da creare una “”sovrappopolazione operaia”” (o esercito industriale di riserva) capace di regolare il livello generale del salario. Sia la divisione del lavoro di Smith che la meccanizzazione ricardiana possono assolvere a questo scopo. Tuttavia allo stadio di sviluppo tecnico-organizzativo conosciuto da Marx (la moderna fabbrica capitalistica che ha soppiantato la manifattura smithiana) questi tipi di innovazioni non sono più indipendenti. Per ottenere un grado più elevato di produttività è necessario un livello di controllo, disciplina e coordinamento delle singole operazioni manuali che solo un sistema integrato di macchine può realizzare. La meccanizzazione assume così la forma del ‘macchinismo’ (ibid. cap. 13)”” [Lorenzo Rampa, Tecnica] [(in) Dizionario di economia politica, diretto da Giorgio Lunghini, con la collaborazione di Mariano D’Antonio, 15. Concorrenza Risparmio Sviluppo Tecnica, 1989]”,”ECOT-087-FL” “LUNGHINI Giorgio direzione, collaborazione di Mariano D’ANTONIO, scritti di Giorgio LUNGHINI e Carluccio BIANCHI”,”Dizionario di economia politica. 14. Equilibrio (Giorgio Lunghini). Politica economica (Carluccio Bianchi).”,”””Per Marx l’incapacità di Ricardo e di altri economisti classici di concepire il sistema economico altrimenti che in equilibrio, dipende dal fatto che essi considerano la produzione borghese come un modo di produzione in cui non esiste differenza fra compra e vendita (commercio di scambio ‘immediato’); oppure produzione ‘sociale’, cosicché la società, come secondo un piano, ripartirebbe i suoi mezzi di produzione e le sue forze produttive nel grado e nella misura in cui sono necessari al soddisfacimento dei diversi bisogni, in modo tale che ad ogni sfera di produzione tocchi il ‘quanto’ del capitale sociale richiesto per il soddisfacimento del bisogno al quale essa corrisponde [Marx (c), vol. 2, 571]. Ciò non significa che i classici neghino il fenomeno della crisi: essi però ammettono soltanto la ‘possibilità’ delle crisi, il cui manifestarsi appare loro come un semplice ‘caso’ [ibid., 554]. Marx rovescia questa posizione, negando la finzione su cui si regge: ‘non la crisi, bensì l’equilibrio è un caso’, poiché non è vero che i prodotti vengano scambiati contro prodotti, così come invece ritiene l’economia politica e specialmente la scuola del libero scambio. La circolazione delle diverse parti del prodotto annuo non è riducibile a uno scambio di merce contro merce, soprattutto in dipendenza del ruolo che viene ad avere il denaro in un processo che non è del tipo M-D-M bensì del tipo D-M-D’ (dove D’ rappresenta una somma di denaro maggiore di D), e nel quale è presente il capitale costante. Infatti nella produzione capitalistica non si tratta direttamente del valore d’uso, ma del valore di scambio e, specialmente, dell’accrescimento del plusvalore, che è il movente della produzione capitalistica. E’ una bella concezione, osserva Marx, quella che, per abolire le contraddizioni della produzione capitalistica, fa astrazione dalla sua base e la rende una produzione indirizzata al consumo immediato dei produttori [ibid., 536]”” [Giorgio Lunghini, Equilibrio] [(in) Dizionario di economia politica, diretto da Giorgio Lunghini, con la collaborazione di Mariano D’Antonio, 14. Equilibrio, Politica economica, 1988] (pag 32)”,”ECOT-088-FL” “LUNGHINI Giorgio VACCARINO Gian Luigi RODANO Giorgio D’ANTONIO Mariano saggi di, VACCARINO Gian Luigi a cura di”,”La critica in economia. Su Claudio Napoleoni.”,”Claudio Napoleoni, uno dei pochi autentici maestri che la cultura italiana abbia prodotto nella seconda metà di questo secolo, è stato segno di permanente contraddizione, nella scienza che ha costantemente e personalissimamente praticato come nella politica che è stata la motivazione cruciale delle radicali domande poste alla scienza, a se stesso e ad altri. Qui quattro economisti si interrogano sull’eredità di schiarimento teorico e di autoconsapevolezza della contraddizione che Napoleoni ha lasciato. Giorgio Lunghini, Gian Luigi Vaccarino, Giorgio Rodano e Mariano D’Antonio, studiosi di diversissima formazione culturale danno diverse risposte entro diverse direzioni di ricerca agli interrogativi esplicitamente presenti nella lezione del grande studioso.”,”ECOT-109-FL” “LUNGHINI Giorgio”,”Conflitto crisi incertezza. La teoria economica dominante e le teorie alternative.”,”Giorgio Lunghini insegna Economia politica all’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia. E’ stato presidente della Società Italiana degli Economisti ed è socio nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Contiene il capitolo ‘Marx. Le crisi’ (pag 55-80) Le diverse forme della crisi (pag 67-68) “”Le diverse forme di crisi sono connesse tra loro. Si possono però distinguere le ‘crisi da sproporzione’, che in generale si danno quando non siano soddisfatte le condizioni della riproduzione, le ‘crisi da tesaurizzazione’ e le ‘crisi da realizzazione’. All’origine delle crisi sta comunque il fatto che la forza motrice della produzione capitalistica è costituita dal saggio dei profitti: viene prodotto solo quello che può essere prodotto con profitto, e nella misura in cui tale profitto può essere ottenuto. In un mondo alla Ricardo una diminuzione del saggio dei profitti non avrebbe determinato nessuna crisi. Semplicemente, quando non vi fossero più stati profitti investibili il processo di accumulazione si sarebbe esaurito e il sistema economico sarebbe entrato nello stato stazionario. In ogni caso era implicito nella legge di Say che tutti i redditi sarebbero stati spesi, in consumi se non in investimenti. Secondo Marx c’è una terza possibilità. In una economia capitalistica il denaro non è soltanto un mezzo di pagamento, ma può anche essere tesaurizzato. Dopo aver venduto le sue merci in cambio di denaro, il capitalista, quando giudichi troppo basso il saggio dei profitti, può decidere di tenere il ricavato in forma di tesoro, anziché rimetterlo in circolazione e trasformarlo in nuovo capitale. Se i capitalisti non spendono l’intero plusvalore precedentemente realizzato né nell’acquisto di mezzi di produzione né nell’acquisto di mezzi di consumo, le condizioni della riproduzione non vengono soddisfatte. In questo caso il denaro esce dal ciclo del capitale industriale da cui è scaturito, e potrà essere trattenuto in forma liquida oppure potrà essere impiegato in attività finanziarie o speculative. Il denaro non opera più come capitale, e diventa un peso morto della produzione capitalistica. Si può dunque pensare che esista un saggio ‘minimo’ del profitto, al di sotto del quale si avrà una crisi da tesaurizzazione, che interrompe e devia il processo di produzione e riproduzione. L’altra forma di crisi, la crisi di realizzazione, ha origine dal fatto che il salario non è soltanto un costo di produzione per il capitalista, ma è anche il potere d’acquisto con il quale i lavoratori acquisteranno le merci da essi stessi prodotte. La situazione ideale, per ciascun singolo capitalista, sarebbe quella in cui egli potesse pagare ai propri lavoratori il salario più basso possibile, mentre tutti gli altri lavoratori ricevessero i più alti salari possibili. Ciò è però impossibile, poiché il saggio di salario (così come il saggio dei profitti e il saggio di plusvalore, che corrisponde al rapporto tra profitti e salari) tende a essere uniforme. Esisterà dunque un saggio ‘massimo’ del profitto, cioè il massimo saggio dei profitti realizzabile con una data distribuzione del reddito tra profitti e salari. Il plusvalore si trasforma in profitto soltanto se le merci in cui è incorporato vengono vendute, e gli acquirenti potenziali delle merci prodotte sono in massima parte i lavoratori stessi: a condizione che dispongano del denaro necessario. (L’economia capitalistica è concretamente irrazionale, secondo M. Weber, perché non soddisfa i bisogni in quanto tali, bensì solo i bisogni dotati di capacità d’acquisto)”” [Giorgio Lunghini, ‘Conflitto crisi incertezza. La teoria economica dominante e le teorie alternative’, Torino, 2012] (pag 67-68) ancora da collocare La caduta tendenziale del saggio di profitto e l’aumento dell’esercito industriale di riserva (pag 70-71)”,”ECOT-318″ “LUPANO Emma a cura; scritti di Clara BULFONI Chwen Chwen CHEN Cinzia COLAPINTO Guo BINBIN Alessandra C. LAVAGNINO Emma LUPANO Bettina MOTTURA Mariagrazia PORRO Giuseppe RICHERI Giorgio STRAFELLA Rebecca VALLI XU YINGYING”,”Media in Cina oggi. Testimonianze e orientamenti.”,”Emma Lupano è una giornalista professionista e dottoranda di ricerca con un progetto di studi sui media cinesi presso l’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’. Cultura “”shanzhai”” una sorta di cultura popolare non ufficiale, tra imitazione e parodia”,”CINE-052″ “LUPARELLO Velia”,”Los trotskistas bajo el terror nazi. La IV Internacional en la Segunda Guerra Mundial.”,”Velia Luparello Dott.ssa in Storia nella Facoltà di Filosofia e Umanità dell’Università Nazionale di Cordoba, Argentina. a curato il libro: ‘Ensayos marxistas sobre historia del socialismo’ (Ariadna ed. 2020). Capitolo IV. La deposizione di Mussolini e la sua influenza nel dibattito del Socialist Workers Party. IV Congresso del Parti Communiste Révolutionnaire. Arbeiter und Soldat’ e la retata nazista dell’ottobre 1943. La resistenza armata in Italia e le risoluzioni del Plenario del Socialist Workers Party. Gli emendamenti Morrow-Morrison e le risoluzioni del plenario del Socialist Workers Party (pag 139-196) Capitolo VI. Le sezioni italiana e britannica della IV Internazionale e l’incursione del ‘maquis’ del Parti Commu niste Internationaliste (pag 249-304)”,”TROS-380″ “LUPARINI Alessandro”,”Anarchici di Mussolini. Dalla sinistra al fascismo tra rivoluzione e revisionismo.”,”Alessandro LUPARINI è nato a Firenze nel 1967. Si è laureato in scienze politiche presso la Facoltà Cesare Alfieri dell’ Università di Firenze e ha conseguito il dottorato di ricerca all’ Università di Pisa ove svolge la sua attività di ricerca. “”Complessivamente, quindi, il primo anno di vita del governo Mussolini non rispose alle aspettative, personali e politiche, di Massimo Rocca e non v’è dubbio che fu proprio la disillusione a indurre l’ ex-anarchico alla sua ultima battaglia polemica. (…) Al pari dei suoi vecchi compagni – sebbene su un piano diverso-, anche Malusardi si trovò a dover fare i conti con la trasformazione del fascismo in regime. All’ inizio del 1923 Malusardi lasciò Sestri Ponente, per dirigere la Federazione sindacale di Firenze. In pochi mesi egli seppe conferire all’ organizzazione corporativa dell’ area fiorentina maggiore stabilità ed efficiena. Nell’ agosto, a coronamento dei suoi successi, Malusardi fu nominato segretario della Corporazione nazionale del vetro, da poco costuituita. Quali fossero gli orientamenti generali del fascismo in materia sindacale e quanto essi si discostassero dalla concezione operaista di Malusardi alimentata dai miti corridoniano e dannunziano, lo mostrò chiaramente il cosiddetto patto di Palazzo Chigi, stipulato il 19 dicembre del 1923 tra la Confederazione delle Corporazioni e la Confindustria, un accordo che segnò “”il fallimento, almeno nell’ industria e in quel momento, dell’ ipotesi di sindacalismo integrale””. L’ intesa, fondata sul principio della collaborazione e raggiunta grazie alla mediazione decisiva del governo, sollevò tensioni e contrasti all’interno del sindacalismo fascista. Il 22 maggio 1924 si riunì a Roma il secondo consiglio nazionale delle Corporazioni, nel corso del quale si manifestarono due tendenze: la prima (più conciliante e che finì per prevalere) facente capo a Sergio Panunzio e sostenuta dal segretario generale Rossoni, per il sindacato unico obbligatorio e il riconoscimento giuridico dei contratti collettivi di lavoro; la seconda rappresentata da Domenico Bagnasco e Malusardi, a favore del’ azione diretta contro gli industriali””. (pag 138-139)”,”ITAF-187″ “LUPERINI Romano”,”Marxismo e letteratura. Storicismo strutturalismo e punto di vista di classe.”,”Romano LUPERINI ha fondato e diretto la rivista ‘Nuovo Impegno’. Collabora a varie riviste e ha pubblicato: ‘Pessimismo e verismo in Giovanni Verga’ (Padova, 1968), ‘Il PCI e il movimento studentesco’ (Milano, 1969).”,”MADS-215″ “LUPERINI Romano”,”Letteratura e ideologia nel primo novecento italiano. Saggi e note sulla “”Voce”” e sui vociani.”,”Lettera di Gramsci a Trotsky del settembre 1922 (pag 19-20) Giudizio di Trotsky sul futurismo (in ‘Letteratura, arte, libertà’, Milano, 1958) (nota 30, pag 21 del volume di Luperini) “”E’ assai conosciuto il giudizio di Gramsci sulla «Voce» negli appunti del carcere. E’ un giudizio largamente positivo, che nasce dal riconoscimento del valore dell’impegno vociano di «democratizzare» la cultura («Il De Sanctis doveva formare uno stato maggiore culturale, la ‘Voce’ volle estendere agli ufficiali subalterni lo stesso tono di civiltà e perciò ebbe una funzione, lavorò nella sostanza…») (22) e della sua lotta per creare «una nuova cultura», «un nuovo modo di vivere» (23) evidentemente in senso democratico e progressista (come è chiarito anche da questo accenno polemico contro Prezzolini: «Se Prezzolini avesse coraggio civile potrebbe ricordare che la sua ‘Voce’ ha certamente molto influito su alcuni elementi socialisti ed è stata un elemento di revisione») (24). L’apprezzamento di Gramsci non è casuale perché mostra l’importanza che egli attribuiva alla lotta per una «nuova cultura» condotta dagli intellettuali “”tradizionali”” e quindi ad un impegno di tipo tradizionalmente etico-culturale, ma meno retorico, più adatto alle esigenze di sviluppo democratico del paese e incline a svolgere anche compiti divulgativi, di educazione di una parte delle masse o, meglio, del loro strato superiore (la piccola borghesia, particolarmente intellettuale: «gli ufficiali subalterni»). Il ruolo degli intellettuali è quello di essere i mediatori della società civile, funzionari in una certa misura indipendenti dalle superstrutture (25), momento essenziale di trasmissione di quel consenso che può essere conquistato solo grazie ad una egemonia culturale, e che è tanto più necessario in quanto l’egemonia sulla società civile realizzata attraverso gli intellettuali progressivi (e cioè gli intellettuali organici della classe operaia e gli intellettuali tradizionali, che possono divenire loro alleati) è vista come condizione necessaria per l’avvento del socialismo. Ma in questa maniera Gramsci, nonostante i continui richiami materialistici volti ad individuare il concreto gruppo sociale di cui l’intellettuale è espressione, da un lato sembra accentuare la funzione parzialmente autonoma degli intellettuali in quanto diffusori di ideologie, dall’altro privilegia il momento della ricerca della continuità con la cultura borghese (e sia pure di quella a suo giudizio più avanzata) su quello della critica dell’ideologia (e della cultura borghese). Egli cioè coglie il ruolo dinamico che gli intellettuali possono avere nella società ‘in quanto intellettuali’ (e non in quanto possibili portatori di istanze politiche rivoluzionarie). Questa ipervalutazione degli elementi sovrastrutturali ( e di quello ‘pacifico’ e ‘democratico’ della conquista del consenso, chiaramente privilegiato rispetto al momento della rottura rivoluzionaria) oggettivamente è un motivo revisionistico (quale poi sia su di esso il nostro giudizio è altra questione) rispetto alla teoria marxiana e leniniana della presa del potere e del rapporto fra conquista del consenso ideologico e rivoluzione socialista (26). Esso ha tuttavia una propria motivazione politica nel carattere ancora arretrato dell’organizzazione della cultura nell’Italia di quegli anni, in cui per la mancanza di una vera industria culturale, per la debolezza degli strumenti di persuasione di massa direttamente gestiti dal sistema capitalistico (scuole, giornali, radio, cinema, ecc.) era ancora possibile per l’intellettuale ricoprire quello spazio politico-culturale, di coniatore e diffusore di ideologie, che oggi lo sviluppo capitalistico ha reso ormai impraticabile, trasformando l’uomo di cultura in un tecnico salariato, addetto alla propagazione dell’ideologia dominante”” (pag 15-16-17-18) [Romano Luperini, Letteratura e ideologia nel primo novecento italiano. Saggi e note sulla “”Voce”” e sui vociani’, Pisa, 1973] [(22) A. Gramsci, ‘Letteratura e vita nazionale’, Torino, 1954, p. 8; (23) ivi, p. 9; (24) ivi, p. 166; (25) A. Gramsci, ‘Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura’, Torino, 1949, p. 9: «il rapporto fra gli intellettuali e il mondo della produzione non è immediato, come avviene per i gruppi sociali fondamentali, ma è ‘mediato’, in diverso grado, da tutto il tessuto sociale, dal complesso delle superstrutture, di cui appunto gli intellettuali sono i ‘funzionari’»; (26) Per Marx l’obiettivo che giustamente è stato attribuito a Gramsci (quello di «isolare… ideologicamente la classe dominante»: cfr. J. Texier, relaz. in AAVV, ‘Gramsci e la cultura contemporanea’, I, Roma, 1969) sarebbe stato certamente utopistico, dato che per lui le idee dominanti in una società sono quelle della classe dominante e la cultura della nostra epoca non può che essere la cultura borghese. Nelle grandi masse della popolazione il passaggio da un’ideologia borghese al punto di vista del proletariato rivoluzionari può avvenire solo dopo la presa del potere da parte della classe operaia: «Ogni classe la quale aspiri al dominio, anche quando, come nel caso del proletariato, il suo dominio implica il superamento di tutta la vecchia forma della società e del dominio in genere, ‘deve dapprima conquistarsi il potere politico per rappresentare a sua volta il suo interesse come l’universale’, essendovi costretta in un primo momento» (K. Marx – F. Engels, ‘L’ideologia tedesca, Roma, 1969, p. 23; le virgolette sono nostre)] Marx Engels su intellettuali (pag 29-30) “”Il fatto è che la parte più viva della letteratura dell’Italia giolittiana sta in un istinto eversivo e anarchico che non sa e non può, eppure vorrebbe, incanalarsi, tendere a uno scopo: sarà la guerra a dagli uno sbocco in senso apertamente borghese, a riassorbirlo, quasi sempre definitivamente, in una prospettiva antisocialista e antipopolare, a cui nessuno (né Jahier, né Slataper, né Serra, né Boine, né Salvemini) seppe sottrarsi. Allora veramente apparirà realizzata nella sua chiarezza esemplare l’analisi marxiana degli intellettuali: «La divisione del lavoro che abbiamo già visto come una delle forze principali di tutta la storia sviluppatasi finora, si manifesta ora anche nella classe dominante come divisione fra lavoro intellettuale e lavoro materiale, cosicché all’interno di questa classe una parte si presenta come i pensatori di questa classe (i suoi ideologi attivi, capaci di elaborazione, i quali fanno dell’elaborazione dell’illusione di questa classe su se stessa il loro mezzo fondamentale di sostentamento), mentre gli altri si comportano rispetto a queste idee e illusioni in maniera più passiva e ricettiva, perché essi sono in realtà i membri attivi di questa classe ed hanno meno tempo per farsi illusioni e idee su se stessi. All’interno di questa classe tale scissione può perfino svilupparsi fino a creare una certa contrapposizione e ostilità fra le due parti, che però cade da sé di fronte ad ogni collisione pratica che mette in pericolo la classe stessa, nel qual caso scompare anche la parvenza che le idee dominanti non siano le idee della classe dominante ed abbiano un potere distinto dal potere di questa classe» (37). Di fronte alla «collisione pratica» che metteva in pericolo «la classe stessa» – di fronte alla guerra e all’avversione ad essa delle masse popolari – tutti i «giovani» (e non solo, dunque, i futuristi) fecero blocco intorno alla borghesia, appoggiandone lo sforzo bellico e la campagna ideologica antineutralista”” [Romano Luperini, ‘Letteratura e ideologia nel primo novecento italiano. Saggi e note sulla “”Voce”” e sui vociani’, Pisa, 1973] [(37) K. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca, op. cit, p. 36]”,”ITAB-334″ “LUPETTI Fausto RECUPERO Nino LEONETTI Francesco FIORANI Eleonora BRANDIRALI Aldo, interventi e studi, scritti di Palmiro TOGLIATTI Elio VITTORINI e altri”,”La polemica Vittorini-Togliatti e la linea culturale del PCI nel 1945-47.”,”Soldati. “”Si sta Come d’autunno Su gli alberi Le foglie”” (G. Ungaretti) Fiorani su Engels e il rapporto struttura – sovrastruttura “”Abbiamo detto che il rapporto struttura-sovrastruttura e, nel caso particolare, tra struttura e cultura, è rapporto dinamico, ma che intorno ad esso il marxismo non può a priori dire molto di più: anzi si rifiuta di affermare alcunché di definitivo, oltre la fondamentale dipendenza dell’ambito sovrastrutturale da quello strutturale. Se il marxismo infatti avesse dato una teoria di questa subordinazione si sarebbe messo sul piano dell’ideologia, dando una volta per tutte le modalità e gli schemi di inserimento di ogni cultura nell’ambito della struttura. Già Engels denunciava questo equivoco e mostrava che quel rapporto è il risultato di una ricerca la cui validità sta nel manifestarsi “”vera””, cioè nell’essere efficace ipotesi per l’azione e la ricerca: il che significa che mai e poi mai si può sostituire l’analisi: “”La situazione economica è la base, ma i diversi momenti dell’edificio – forme politiche della lotta di classe e i suoi risultati, costituzioni fissate dalla classe vittoriosa dopo le battaglie vinte, forme di diritto e persino i riflessi di tutte queste vere lotte nel cervello dei partecipanti, teorie politiche, giuridiche, filosofiche, opinioni religiose e loro ulteriori sistemi dogmatici – tutto ciò esercita anche la sua influenza sull’andamento delle lotte storiche e in certi casi ne determina la ‘forma’. E’ nella vicendevole influenza di tutti questi momenti che, attraverso l’infinito numero di accidentalità (cioè a dire cose e avvenimenti, il cui intimo nesso è lontano e tanto poco probabile, che noi possiamo considerarlo come non esistente, possiamo trascurarlo) si compie alla fine il movimento economico. Altrimenti l’applicazione della teoria a un qualsivoglia periodo della storia sarebbe più facile che la soluzione di un’equazione di primo grado”” (lettera di Engels, 21 settembre 1890). Così è peraltro condotta l’analisi storica concreta di cui Marx ha dato l’esempio con il ’18 Brumaio’ e Engels con ‘La guerra dei contadini’, oltre che con le analisi concrete politiche, economiche, tattiche. L’impostazione marx-engelsiana non accede mai a un riduzionismo, né permette fenomenologie della coscienza e della cultura, ma solo analisi scientifiche in cui la modalità di rapporto tra struttura e sovrastruttura non è predeterminata. Il determinismo della visione materialistica che Engels esprime nella sintetica frase che noi stessi facciamo la nostra storia ma sulla base di presupposti e condizioni che sono determinati, non toglie affatto che “”anche latradizione politica, anzi persino la tradizione che l’uomo si crea nella sua testa, ha una parte importante, se anche non decisiva””. E’ qui chiaro il carattere attivo delle sovrastrutture, la non identità tra dipendente e passivo”” [Eleonora Fiorani, ‘La concezione materialistico-dialettica della cultura’] [(in) Aa.Vv, ‘La polemica Vittorini-Togliatti e la linea culturale del PCI nel 1945-47′, Milano, 1974] (pag 212-213) pag 240: Fiorani su rapporto Togliatti-Croce”,”PCIx-390″ “LUPO Salvatore”,”Partito e antipartito. Una storia politica della prima Repubblica (1946-78).”,”LUPO Salvatore è professore ordinario di Storia contemporanea all’ Università di Palermo. Per la Donzelli ha pubblicato ‘Storia della mafia dalle origini ai giorni nostri’ (1993, 2004), ‘Andreotti , la mafia, la storia d’ Italia’ (1996), ‘Il fascismo. La politica di un regime totalitario’ (2000). E’ codirettore della rivista ‘Meridiana’ e redattore di ‘Storica’. “”Pure, il “”patto dei produttori”” fu messo in qualche modo all’ ordine del giorno nel 1974, quando Agnelli assunse la presidenza della Confindustria segnando una svolta nella storia trentennale che aveva visto l’ associazione costantemente schierata a destra, e la Fiat ostentatamente lontana da essa. Si giunge così all’ accordo sul punto unico di contingenza del gennaio 1975, con il quale i salari dei lavoratori occupati venivano garantiti al cento per cento dell’ aumento dei prezzi, rispormiando alle imprese lo spettro di quella che veniva detta la “”conflittualità permanente””””. (pag 241)”,”ITAP-100″ “LUPO Giuseppe a cura”,”Il secolo dei Manifesti. Programmi delle riviste del Novecento.”,”LUPO (1963) è docente a contratto presso l’Università cattolica di Milano. LANGELLA è professore ordinario di letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università cattolica di Milano.”,”EMEx-070″ “LUPO Emilio VARRIALE Cosimo”,”Il paradigma del disagio. Secondigliano: fra storia ed inchiesta lo spaccato di un grande quartiere periferico di Napoli.”,”Emilio Lupo, nato a Napoli nel 1951, laureato in medicina e specialuizzando in psichiatria, si è particolarmente interessato alle tematiche inerenti la politica sanitaria, con particolare riferimento ai problemi della tossicodipendenze, della patologia ambientale e dell’attuazione della legge di riforma psichiatrica. É consigliere comunale di Napoli dal 1975. Cosimo Varriale, nato a Napoli nel 1947, laureato in Scienze politiche ed in Sociologia, si è occupato particolarmente dei problemi relativi al disagio psicologico infantile ed alle tematiche della devianza giovanile. É esercitatore presso la Cattedra di Psicologia Generale dell’Istituto Universitario di Magistero Suor Orsola Benincasa di Napoli.”,”ITAS-028-FL” “LUPO Salvatore”,”Il fascismo. La politica in un regime totalitario.”,”Salvatore Lupo insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo. É vicedirettore della rivista Meridiana e redattore di Storica. É membro del direttivo dell’Istituto nazionale del movimento di liberazione in Italia. Totalitarismo e tirannide. Le molte facce del consenso – La svolta del 1932 – Pericolosi incidenti di carriera – Il partito di Starace – A proposito di terza via – Il duce e i suoi uomini”,”ITAF-030-FL” “LUPO Salvatore”,”Storia della mafia dalle origini ai giorni nostri.”,”Salvatore Lupo insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo. É vicedirettore della rivista Meridiana e redattore di Storica. É membro del direttivo dell’Istituto nazionale del movimento di liberazione in Italia.”,”ITAS-059-FL” “LUPO Salvatore”,”Storia della mafia dalle origini ai giorni nostri.”,”Salvatore Lupo insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo. É vicedirettore della rivista Meridiana e redattore di Storica. É membro del direttivo dell’Istituto nazionale del movimento di liberazione in Italia.”,”ITAS-017-FV” “LUPO Emilio VARRIALE Cosimo”,”Il paradigma del disagio. Secondigliano: fra storia ed inchiesta lo spaccato di un grande quartiere periferico di Napoli.”,”Emilio Lupo, nato a Napoli nel 1951, laureato in medicina e specialuizzando in psichiatria, si è particolarmente interessato alle tematiche inerenti la politica sanitaria, con particolare riferimento ai problemi della tossicodipendenze, della patologia ambientale e dell’attuazione della legge di riforma psichiatrica. É consigliere comunale di Napoli dal 1975. Cosimo Varriale, nato a Napoli nel 1947, laureato in Scienze politiche ed in Sociologia, si è occupato particolarmente dei problemi relativi al disagio psicologico infantile ed alle tematiche della devianza giovanile. É esercitatore presso la Cattedra di Psicologia Generale dell’Istituto Universitario di Magistero Suor Orsola Benincasa di Napoli.”,”ITAS-065-FL” “LUPORINI Cesare”,”””Rovesciamento”” e metodo nella dialettica marxista.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: ENGELS Federico, a cura di Ernesto RAGIONIERI, Per la critica del progetto di programma del Partito socialdemocratico – 1891. (Documenti), ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 1 N° 3 MAGGIO-GIUGNO 1963 Sul metodo di Marx e Engels contrapposto al metodo-sistema di Hegel. “”Il metodo messo in opera da Marx, e che Engels considera una acquisizione “”quasi altrettanto importante quanto la concezione materialistica fondamentale”” (cioè il materialismo storico), è presentato da Engels in polemico contrasto sia col vecchio “”metodo hegeliano””, sia l’ancora più vecchio “”metodo metafisico-wolffiano”” (con “”le sue categorie fisse””), già “”teoricamente demolito da Kant e specialmente da Hegel””, ma “”tornato nuovamente di moda”” presso gli economisti borghesi (e, più in generale, dominante nel “”nuovo materialismo delle scienze naturali””) non solo per “”pigrizia””, ma in mancanza di meglio. Il metodo hegeliano infatti “”era scomparso perché la scuola hegeliana non aveva saputo far niente con esso””. Ma quando Engels, nel medesimo contesto, dichiara “”assolutamente inutilizzabile”” il metodo hegeliano “”almeno nella forma in cui esso ‘si presentava’ egli si riferisce in modo specifico alle esigenze di sviluppo proprie della nuova “”concezione del mondo”” (di Marx e la sua), cioè del materialismo storico; concezione egli dice, “”più materialista di tutte le precedenti””. Il metodo hegeliano infatti era “”essenzialmente idealistico””: esso “”partiva dal pensiero puro”” (“”un metodo che, secondo la sua propria confessione, ‘andava dal niente al niente attraverso il niente'””); mentre, nella nuova concezione, “”si doveva partire dai fatti più testardi””. Come si vede, in Engels, la caratterizzazione del metodo (idealista, materialista) fa tutt’uno con quella della “”concezione del mondo”” (‘Weltanschauung’) entro la quale, e in funzione della quale, il metodo agisce. E tale caratterizzazione è determinata prima di tutto secondo l’opposto punto di partenza (pensiero puro; fatti i più testardi). In questo modo di presentare la questione è già implicitamente presente la metafora del “”rovesciamento”” che verrà esplicitata da Engels poco oltre””(pag 110) [Cesare Luporini, “”Rovesciamento”” e metodo nella dialettica marxista] [(in) Critica marxista, Roma, anno I n° 3 maggio-giugno 1963] “”””sviluppare una scienza nella sua propria connessione interna”” (Engels, ndr). Era, come si è accennato, una esigenza riconosciuta da Marx (e questo è il senso fondamentale della ‘Introduzione del ’57). La sua “”critica dell’economia politica”” non è separabile da essa, dalla istanza della esposizione dialettica come forma sistematica risultante dalla “”critica”” stessa. A proposito delle velleità di Lassalle di “”esporre l’economia politica alla Hegel”” scrive Marx ad Engels il 1° febbraio 1858: “”Imparerà a sue spese che ben altra cosa è arrivare a portare per mezzo della critica una scienza al punto da poterla esporre dialetticamente, ed altra applicare un sistema di logica astratto e bell’e pronto a presentimenti per l’appunto di tale sistema””. Ora, il successo scientifico ottenuto da Marx nel ‘Per la critica’ viene posto da Engels, sotto l’angolatura metodologica, in strettissima connessione di dipendenza, innanzi tutto con un”altra’ critica (altra rispetto a quella direttamente concernente “”tutta la letteratura economica””, più generale e preliminare: la critica al metodo hegeliano. Nell’interno di essa, evidentemente e non fuori, dobbiamo ricercare quel “”punto di collegamento per il metodo logico””. Tale critica a sua volta è presentata come una riforma (così possiamo chiamarla) del “”metodo dialettico”” operata da Marx, che al contempo salva “”le vere scoperte di Hegel””. (Molti anni più tardi, appunto nel ‘Ludovico Feuerbach’ – sul piano proprio di questa opera, che è direttamente ‘storico’ e solo indirettamente ‘teorico’ – Engels insisterà retrospettivamente sulla necessità storica, condizionata dalle circostanze concrete della “”evoluzione spirituale””, che la dialettica hegeliana fosse ‘superata’ criticamente, e non semplicemente messa in disparte, come avrebbe fatto Feuerbach. E quel superamento compiuto da Marx viene interpretato come ‘annientamento critico’ della “”forma”” della dialettica hegeliana e salvataggio del “”contenuto acquisito per mezzo di essa””). Quel che dobbiamo dire è che non si tratta di una particolare inclinazione hegeliana di Engels, ma, ancora una volta, di una posizione comune ai due, e semmai, in Engels, allora, sollecitata intellettualmente da Marx: “”Se tornerà mai il tempo per lavori del genere, avrei una gran voglia di rendere accessibile all’intelletto dell’uomo comune, quanto vi è di ‘razionale’ nel metodo che Hegel ha scoperto, ma nello stesso tempo mistificato””, gli scriveva Marx nel gennaio del 1858. All’intelletto dell’uomo comune: nella recensione engelsiana del ’59 il metodo dialettico di Marx in confronto di quello di Hegel è qualificato due volte come metodo “”semplice””… Quella notazione di Marx era occasionata da una rilettura della ‘Logica’ di Hegel, che egli aveva “”reso un grandissimo servizio”” (“”quanto al metodo””) durante la elaborazione del ‘Per la critica dell’economia politica’. E’ quasi in contrappunto (per noi) alla citata frase della lettera di Marx che Engels nella recensione dell’agosto 1859, pone la detta questione della critica del “”metodo”” hegeliano, del suo ‘superamento critico’ (come verrà chiamato nel ‘Ludovico Feuerbach’. “”Marx era ed è il solo che si poteva accingere al lavoro di estrarre [‘herausschälen; alla lettera: tirar fuori dal guscio o dalla scorza] dalla logica hegeliana il nocciolo che racchiude le vere scoperte fatte da Hegel in questo campo e di stabilire il metodo dialettico spogliato dei sui veli idealistici, nella forma semplice in cui esso è la sola forma giusta dello sviluppo del pensiero””. (…) Ma queste parole, sopra citate, di Engels sono riprese da Marx quasi alla lettera e, insieme, mantenute sul piano della questione generale nel ‘Poscritto’ del ’73. Il “”nocciolo che racchiude le vere scoperte ecc.”” diventa il “”nocciolo razionale”” (secondo l’aggettivo già usato da Marx nella lettera del 14 gennaio 1858). I “”veli”” (o inviluppi: ‘Umhüllungen’) “”idealistici”” diventano lo “”involucro”” (o inviluppo: ‘Hülle’) “”mistico”” ecc. E tutto il discorso è legato all’idea attiva del “”rovesciamento””. (…) E’ dunque il “”rovesciamento”” della dialettica hegeliana (…) a render possibile la ‘scoperta’ di ciò che vi è di “”razionale”” in quella dialettica stessa, e che Hegel, avendoci messo le mani sopra (cfr. lettera citata del gennaio 1858), ha in pari tempo ‘mistificato’. La demistificazione della dialettica è quella “”critica”” del metodo hegeliano, a cui Engels soltanto accennava nella recensione del ’59. Nel ‘Poscritto’ del ’73 Marx non lascia dubbi su ciò a cui dobbiamo riferirla, nella sua opera, almeno come delimitazione nel tempo. “”Ho criticato il lato mistificatore della dialettica hegeliana quasi trent’anni fa…”” (Ma quanto è hegeliana la parola “”lato””, prima di essere marxista). Come aveva fatto nella Prefazione del ‘Per la critica dell’economia politica’, circa la scoperta del materialismo storico, così qui, a proposito di questa critica del “”lato mistificatore””, egli si riferisce a quel gruppo di opere giovanili che vanno dalla ‘Critica della hegeliana filosofia del diritto pubblico’ alla ‘Ideologia tedesca’ (ma, tranne la ‘Sacra famiglia’, rimaste inedite), nelle quali è racchiuso il suo processo mentale di liberazione dallo hegelismo e dalla scuola hegeliana (nonché da Feuerbach)”” [Cesare Luporini, “”Rovesciamento”” e metodo nella dialettica marxista] [(in) Critica marxista, Roma, n° 3, maggio-giugno 1963] (pag 113-115) La recensione engelsiana del 1859. I metodi di Hegel e di Marx. “”Accade invece che proprio Engels sia, a mio parere, di grande aiuto per comprendere il pensiero di Marx, espresso nel ‘Poscritto’ del 1873 (alla seconda edizione del Capitale di Marx, ndr): solo che lo Engels da utilizzare non è quello del ‘Ludovico Feuerbach’ ecc. (ove si tratta, almeno principalmente, una diversa questione) bensì della recensione in due articoli (ma rimasta incompiuta) al ‘Per la critica dell’economia politica’, da Marx sollecitata e da lui stesso pubblicata a Londra (agosto 1859) negli ultimi numeri del “”piccolo ‘Volk'””. Qui la questione del “”metodo””, che assume grandissimo rilievo, è posta da Engels nel suo specifico significato scientifico (“”Come trattare la scienza?””). (…) Ma il contrasto, per quanto radicale (…), fra concezione marxista e concezione hegeliana, e relativi “”metodi””, comporta anche un elemento di continuità: quell’elemento di continuità per cui la filosofia classica tedesca, ed in particolare lo hegelismo, potrà venir considerata una delle “”fonti”” del marxismo. (…) Nella situazione metodologica delineata dalla recensione engelsiana del ’59, essa viene in prima approssimazione indicata così: “”fra tutto il materiale logico esistente [la dialettica hegeliana] era l’unica cosa a cui almeno ci si potrebbe collegare””. (…) Ebbene, ciò che caratterizza Hegel, dice Engels, è l'””enorme senso storico”” che “”sta a base”” del suo “”modo di pensare””, il quale lo conduce a mettere sempre in parallelo “”sviluppo del pensiero”” e “”sviluppo della storia universale”” (della ‘Weltgeschichte’). Il “”rapporto giusto”” è in Engels “”arrovesciato”” – “”collocato sulla testa””, come ripete Marx nel ‘Poscritto’ – e di conseguenza la corrispondente “”forma”” della dialettica non è meno ‘idealistica’ che ‘astratta’: ma intanto “”il contenuto reale penetrava da ogni parte nella filosofia””. Quest’ultimo concetto, che verrà ripreso da Engels nel ‘Ludovico Feuerbach’ ecc., è di grande importanza (…). Sotto questo aspetto ciò che conta in Hegel (…) è il tentativo di “”dimostrare nella storia l’esistenza di uno sviluppo, di una coesione interiore””, e il fatto che sempre lui (nella fenomenologia, nell’estetica, nella storia della filosofia ecc.) “”la materia viene trattata in modo storico, in una certa connessione, sia pure astratta e a rovescio, con la storia””. Proprio per questo la filosofia di Hegel “”fa epoca”” (è ‘epochenmachend’). E non solo “”costituisce la premessa teorica diretta della nuova concezione materialistica””, ma, per i caratteri sopra indicati, “”offre già un punto di collegamento [‘Anknüpfungspunkt’] per il metodo logico””. Del resto, dice Engels, se quella dialettica “”aveva liquidato con facilità la precedente logica e metafisica, doveva essere in ogni caso qualcosa più che sofisticheria””. Ma la stessa ricerca del “”punto di collegamento per il metodo logico”” è proiettata, nella recensione engelsiana del ’59, su uno schermo più vasto: e precisamente su quello delle conseguenze ‘sistematiche’ del metodo. Anche questo è un elemento che non dobbiamo lasciarci sfuggire, un elemento di concretezza (…). Almeno ciò è valido per chi condivida la esigenza sistematica, e fra questi sono indubbiamente Marx ed Engels. Ora, è interessante per la nostra questione che quella esigenza venga presentata da Engels innanzi tutto in rapporto (storico) a Hegel. “”Dalla morte di Hegel in poi – egli dice a proposito della struttura sistematica dell’opera recensita – non si era fatto alcun tentativo di sviluppare una scienza nella sua propria connessione interna””. La differenza capitale, naturalmente, è che il tentativo di Marx è intieramente riuscito, cioè si pone intieramente sul terreno scientifico. Ciò lo distacca radicalmente dai risultati anche positivi di Hegel i quali tuttavia, a causa delle caratteristiche (astratto-idealistiche) del metodo, non aveva dato luogo, né lo potevano, ad alcuna sistemazione scientifica: in nessun campo”” [Cesare Luporini, “”Rovesciamento”” e metodo nella dialettica marxista] [(in) Critica marxista, Roma, n° 3, maggio-giugno 1963] (pag 110-112-113)”,”MAES-131″ “LUPORINI Cesare”,”Dialettica e materialismo.”,”LUPORINI Cesare “”Marx amava ripetere il motto faustiano: “”In principio era l’azione””. La conoscenza nella sua forma astratta, e quindi il pensiero concettuale, nasce certamente dall’attività tecnico-pratica. Ma è un grande fatto nella civiltà umana, di immensa portata, il separarsi di essa dall’immediatezza di questa, il costituirsi del senso dell’universale, del generale, da cui nascono la filosofia e la scienza, in una parola la ‘teoria’, anche se ciò coincide, storicamente, con la divisione del lavoro manuale e intellettuale”” (pag XXIIII) “”Il primo incontro ‘reale’ di Lenin con una scienza (e non a caso fu uno scontro) fu quello con la sociologia, con la sociologia “”borghese”” (lo troviamo in ‘Che cosa sono gli “”amici del popolo””?). E’ un incontro e scontro determinato dalle esigenze della lotta, e da esigenze di fondo di essa, da esigenze della strategia”” (pag XLIV) “”Sembra evidente che Lenin non ha mai sentito la strategia, cioè la sua elaborazione, come un possibile freno della tattica, dell’azione, ma anzi, all’opposto, come il campo che, tanto è meglio determinato attraverso l’analisi, tanto più consente alla tattica il massimo di agilità e mobilità”” (pag XLV) “”A partire da ‘Materialismo e empiriocriticismo’ (e Lenin studiò ancora molta filosofia!) i due livelli, quello della strategia e quello della “”filosofia””, senza confondersi si collegano scopertamente in Lenin secondo un’unica direzione dinamica che è quella dell’azione rivoluzionaria.”” (pag XLV) Luporini cita, discutendo con l’autore, il saggio di E. Sereni, ‘Da Marx a Lenin: la categoria di “”formazione economico-sociale””‘ (in) ‘Quaderni di Critica marxista, n.4 1970, pp. 29-79 (pag 213) (sul concetto statico o dinamico di Form..) “”Scriveva Engels nel ‘Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca’: “”…i fatti concepiti nel loro proprio nesso e non in un nesso fantastico…il materialismo [storico] non vuol dire niente altro che questo…”” (1). In appendice a quel saggio Engels pubblicava, estraendole da un vecchio quaderno l’affermazione divenuta famosa: “”I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo””. Si può dire che tra queste due proposizioni apparentemente così diverse (esse sembrano appartenere a due opposte filosofie) sia compreso tutto il marxismo, come pensiero e come azione”” [Cesare Luporini, Dialettica e materialismo, 1974] [(1) F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca’, 1972, p. 56] (pag 3) “”Come mai, possiamo chiederci, Marx e poi Engels presenteranno a partire dal 1859 questo fatto così importante, la conquista del materialismo storico nel suo aspetto filosofico attraverso la critica della filosofia precedente, quasi come una faccenda ‘privata’ e di interesse biografico? A me sembra che la risposta ce la diano gli stessi fondatori del marxismo. Vi era stata la grande frattura del 1848 che segna in Germania la fine dell’hegelismo e di tutto ciò che era nato dalla sua disintegrazione teorica (anche per Feuerbach – dirà Engels – l'””anno 1848, che egli non comprese, segnò la rottura definitiva col mondo reale, il ritiro nella solitudine””). “”Con la rivoluzione del 1848 la Germania “”colta”” dette congedo alla teoria e si pose sul terreno dell’attività pratica””, dirà ancora Engels (ma nello stesso tempo “”andava perduto anche per la Germania colta quel grande senso teorico che aveva costituito la gloria della Germania nel periodo della sua più profonda decadenza politica, – il senso per l’indagine scientifica pura, indipendentemente dal fatto che il risultato raggiunto fosse praticamente utilizzabile oppure no, e fosse oppure non fosse contrario alle ordinanze di polizia””). Quando, alcuni decenni più tardi, i fondatori del marxismo avranno occasione di riprendere in modo diretto la polemica e la discussione filosofica, nell”Antidühring’ (1878), l’ambiente generale della cultura filosofica è profondamente diverso da quello della Germania fra la morte di Hegel e il 1848. La ‘Deutsche Ideologie’ e le altre opere “”giovanili”” rimaste inedite sarebbero ora, nel loro aspetto di polemica filosofica, del tutto inattuali; mentre intanto il materialismo storico e dialettico, nel suo complesso di dottrine e di applicazioni, si è grandiosamente sviluppato, la “”critica dell’economia”” è divenuta ‘Il capitale’, e dalla polemica politica sono uscite opere storiograficamente fondamentali”” (pag 310-311) [Cesare Luporini, Dialettica e materialismo, 1974]”,”GRAS-110″ “LUPORINI Cesare; SCARPONI Alberto; MANCINA Claudia”,”Gramsci e la religione (Luporini); Lukács critico dello stalinismo (Scarponi); Le (presunte) antinomie di Gramsci (Mancina).”,”””Anderson (1) (…) sottovaluta la polemica condotta contro le posizioni di Trotsky, una polemica costante e sempre presente proprio quando c’è da parte di Gramsci il tentativo di sistemare retrospettivamente gli ultimi anni di attività di Lenin, quindi il periodo della propria milizia internazionale e dell’appannarsi delle prospettive rivoluzionarie in Europa; una polemica che non è certamente mai «antitrotskista», ma attribuisce tuttavia a Trotsky l’incapacità di comprendere la novità e la differenza del problema strategico in occidente. Non si può certo ascrivere a conformismo (sapendo quanto siano spregiudicate le riflessioni gramsciane in carcere) né a trascuratezza la scarsità di riconoscimenti verso Lev Davidovic, a meno di rimuovere il giudizio netto e costante con cui Gramsci lo mette nel grande filone dell’economismo: caratterizzato dal misconoscimento del rapporto fra Stato e società civile e attraverso di esso dallo stravolgimento del rapporto fra struttura e sovrastruttura. L’idea della guerra di movimento – alla quale Gramsci riporta (anche qui nel contesto di una riflessione che risale sino al 1848 e ai giacobini) la formula della «rivoluzione permanente» – è da lui inequivocabilmente collegata alla presunzione di una «irruzione catastrofica» della struttura, attraverso la crisi economica, nella sovrastruttura. Tale contatto, tale corto circuito non è invece, per Gramsci, possibile, proprio per l’articolazione più complessa che dà al rapporto struttura-sovrastruttura lo sdoppiamento del politico in Stato-società civile, dove questa fa da filtro, da cuscinetto, da assorbimento degli urti. Ecco perché non vale rimpiangere che Gramsci, perdendo la strada «nel labirinto dei ‘Quaderni’», abbia mancato di chiarire il «corretto ordine teorico e temporale» tra guerra di movimento e guerra di posizione (p. 129): che sarebbe, naturalmente, nelle intenzioni di Anderson, ‘prima’ la guerra di posizione (prima il consenso, l’egemonia, la conquista della società civile), ‘poi’ la guerra di movimento, l’attacco definitivo allo Stato, la presa del Palazzo d’inverno: ma, questa volta, forti del consenso delle masse”” (pag 182) [(1) P. Anderson, ‘Ambiguità di Gramsci, Bari,Laterza, 1978, tit. orig. ‘The antinomies of Antonio Gramsci’, London, 1977] [Claudia Mancina, ‘Le (presunte) antinomie di Gramsci’, Schede critiche]”,”GRAS-002-FB” “LUPORINI Cesare”,”Per l’interpretazione della categoria «formazione economico-sociale».”,”Dibattito su tale questione (Gesellschaftsformation) sviluppatosi in Italia (Crit.Marx) e Francia (La pensée). In particolare v. studio di Emilio Sereni ‘Da Marx a Lenin: la categoria di ‘formazione economico-sociale” (Critica marxista).”,”MADS-018-FB” “LUPORINI Cesare”,”Filosofi vecchi e nuovi. Scheler Hegel Kant Fichte.”,”Frammento di Hegel. Questione della “”violenza estranea””. La violenza estranea (al destino) non può che essere una violenza ‘antistorica’ (pag 97)”,”FILx-339-FF” “LUPORINI Cesare; BADALONI Nicola; PRESTIPINO Giuseppe; TAGLIAGAMBE Silvano; NEGT Oskar; HELLER Agnes; BOWLES Samule e Herbert GINTIS; SU-SHAOZHI; GIRARDI Giulio; FERRARO Antonio; BRAVO Gian Mario; DE-DOMENICO Nicola; LIGUORI Guido”,”Marx e noi (Luporini); Nel laboratorio del «Capitale»: produzione e mercato (Badaloni); Dal lavoro astratto al tecno-lavoro (Prestipino); Marx: sui metodi di elaborazione del dato empirico (Tagliagambe); I problemi del presente: una lettera a Marx (Negt); Marx e la modernità (Heller); Eterogenità del potere: diversità dei movimenti sociali (Bowles e Gintis); Lo sviluppo del marxismo nell’epoca contemporanea (Su-Shaozhi); Il marxismo di fronte alle esperienze religiose rivoluzionarie (Girardi); Habermas: una «ricostruzione» del materialismo storico (Ferraro); La divulgazione degli scritti di Marx e di Engels in Italia (Bravo); Sull’edizione critica delle opere di Marx e di Engels (Mega) (De-Domenico); Per conoscere Marx (1883-1983). Bibliografia tematica (Editori Riuniti) (Liguori).”,”La prima pubblicazione delle opere ‘complete’ di Marx ed Engels (pag 209-210) (Ciccotti e Mongini)… “”In questo quadro culturale e politico, a partire dal 1899 viene avviata la pubblicazione delle ‘Opere’ di Marx e di Engels. Fin dal 1897 Ettore Ciccotti (docente universitario, studioso del mondo antico e ottimo conoscitore del tedesco, deputato del Psi per alcune legislature, interventista nel 1915 e dal 1924 «senatore del regno») aveva predisposto un piano di traduzioni e di edizione delle opere di Marx ed Engels, alle quali – sulla scia di quanto avveniva nella socialdemocrazia tedesca, affiancava Lassalle (nell’edizione italiana venne pure edita la ‘Storia della socialdemocrazia tedesca’ di Mehring): ed era questo, naturalmente, un indice dello sconcerto generalmente dominante. Luigi Mongini, che nel Psi si occupava di amministrazione dei giornali e dei problemi tecnico-pubblicistici, diventa editore in prima persona, e a partire dal 1899 e fino al 1911 (Mongini muore però nel 1909), sotto la direzione di Ciccotti, sono pubblicati a dispense – poi raccolte in sette grossi tomi – buona parte degli scritti conosciuti di Marx e di Engels (e, insieme, appunto di Lassalle) presso la società editoriale, appositamente costituita a Roma, che assume la denominazione «Luigi Mongini Editore». Sono esclusi inizialmente soltanto il ‘Manifesto’ e il ‘Capitale’, che avevano ottenuto edizioni autonome. A partire dal 1914 i volumi in questione sono riproposti in vendita al pubblico, verosimilmente nella vecchia edizione Mongini, sotto il frontespizio della Società editrice «Avanti!» con sede a Milano, e a essi si aggiunge il ‘Manifesto’ nella versione Bettini) e il ‘Capitale’, nel 1915, nella nuova e scomposta traduzione di Ettore Marchioli, che forma da solo il volume VII delle ‘Opere’ (così queste diventano otto in tutto). (…) Sotto la direzione di Ciccotti, sono numerosi gli intellettuali che partecipano all’opera di traduzione, e molti fra loro sono giornalisti dell”Avant!’: così Vittorio Piva e Gustavo Sacerdote, che sono corrispondenti – in periodi diversi – dalla Germania. Sono da menzionare inoltre Angelica Balabanoff, Eugenio Zaniboni e Leone, e allo stesso Ciccotti, autore, insieme a Sacerdote, delle versioni filologicamente meno imperfette. In realtà, l’edizione Mongini-Ciccotti non è affatto sistematica; anzi, è del tutto disordinata e acritica e solo alcune traduzioni (quelle di Ciccotti in particolare) sembrano poter sopravvivere all’usura del tempo. Il suo merito precipuo è d’aver rappresentato, nonostante gli appunti che spesso ci furono e nonostante gli stessi progressi del dibattito marxista, l’unica ampia e «politica» proposta in tema di edizioni di Marx avanzata ufficialmente dalla sinistra fino agli anni venti: il che equivale a dire che fino al secondo dopoguerra rappresentano l’unico vero e sostanziale approccio della cultura italiana a Marx. Perché, a parte le «incursioni» di Croce, a parte un qualche minimo impegno divulgativo di Gentile (anch’egli traduce qualche brano staccato di Marx e introduce in Italia le ‘Tesi a Feuerbach’, ma solo nel 1899), a parte Roberto Mondolfo, mentre i contributi di discussione sono notoriamente serrati (e anche eccessivamente sottovalutati da Croce nel saggio del 1938), minimo è l’apporto a una conoscenza originale di Marx”” (pag 209-210) [Gian Mario Bravo, La divulgazione degli scritti di Marx e di Engels in Italia] [(in) ‘Critica marxista’, n. 2-3, marzo-giugno, 1983]”,”MADS-800″ “LUPPI Bruno”,”Saltapasti. Un cane tra i partigiani liguri.”,”LUPPI è nato in provincia di Modena nel 1916. Trasferitosi a Taggia partecipa alla attività politica del PCI di Sanremo. Ufficiale dell’ esercito l’ 8 settembre 1943 entra nel CLN di Sanremo e viene ferito in combattimento. Laureato in lettere insegna a Savona. Ha scritto opere di storia altomedievale e ha tradotto dal francese gli Scritti sulla rivoluzione di GORKI.”,”ITAR-036″ “LUPPI Andrea PIZZINELLI Corrado”,”La Repubblica di Cina. L’ esempio di Taiwan: il suo popolo e la sua vita.”,”LUPPI Andrea (1926) fotografo è autore di molti reportages. PIZZINELLI Corrado scrittore e giornalista (1922) ha girato il mondo come inviato speciale. Ha vinto il premio Marzotto con ‘Dietro la grande muraglia’ (1955). Vent’anni dopo ha scritto ‘Le due cine’. E’ stato molte volte a Taiwan. E’ autore di vari saggi sui paesi dell’ estremo oriente.”,”CINx-159″ “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana. 1. Nord contro Sud: la sanguinosa epopea che divise l’America. 2. La prima guerra moderna e la formazione della nazione americana.”,”LURAGHI combattente della 2° GM e della guerra di liberazione è Prof ordinario di storia americana nell’Univ di Genova ove è anche coordinatore del dottorato di ricerca in storia delle Americhe. E’ rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, P onorario della Società Italiana di Storia Militare, Socio onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Studi Nordamericani, dell’US Naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. E’ stato ‘Visiting Professor’ presso varie università USA e canadesi. Ha fatto parte dell’Harvard International Seminar diretto allora da Henry KISSINGER. E’ autore di numerose opere”,”USAQ-010″ “LURAGHI Raimondo”,”Marinai del Sud. Storia della marina confederata nella guerra civile americana 1861-1865.”,”LURAGHI è autore di opere quali The Rise and Fall of the Plantation South, Gli Stati Uniti. E’ curatore della 1° ediz nazionale critica delle Opere di Raimondo MONTECUCCOLI edite dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore nonché in collaborazione con il Maggiore Huang JIALIN dell’Esercito Cinese, della prima traduzione italiana diretta dell’ ‘Arte della Guerra’ di SUN ZI (o SUN TZU)”,”USAQ-011″ “LURAGHI Raimondo GENNARO LERDA Valeria FASCE Ferdinando CLERICI Naila MOLINARI Augusta”,”Le lotte sociali negli Stati Uniti alla fine del diciannovesimo secolo.”,”Saggi di LURAGHI (Riflessioni sul bicentenario), GENNARO LERDA (Il People’s Party: successo e sconfitta di un ‘terzo partito’ negli Stati Uniti degli anni ’90), FASCE (Gli ‘Industrial Workers of the World’: la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione), CLERICI (Problemi relativi ai rituali dei ‘native americans’ nel loro contesto storico), MOLINARI (‘Luigi Galleani: un anarchico italiano negli Stati Uniti)”,”MUSx-056″ “LURAGHI Raimondo GENNARO LERDA Valeria FASCE Ferdinando CLERICI Naila MOLINARI Augusta BULFERETTI Luigi”,”Le lotte sociali negli Stati Uniti alla fine del diciannovesimo secolo. Saggi storici nella ricorrenza bicentenaria della rivoluzione americana.”,”Saggi di LURAGHI (Riflessioni sul bicentenario), GENNARO LERDA (Il People’s Party: successo e sconfitta di un ‘terzo partito’ negli Stati Uniti degli anni ’90), FASCE (Gli ‘Industrial Workers of the World’: la classe operaia americana tra spontaneità e organizzazione), CLERICI (Problemi relativi ai rituali dei ‘native americans’ nel loro contesto storico), MOLINARI (‘Luigi Galleani: un anarchico italiano negli Stati Uniti), Luigi BULFERETTI ‘Rileggendo Max Weber: tra politica ed economia, tra coazione o violenza e libertà’.”,”USAG-030″ “LURAGHI Raimondo CLERICI Naila GARRO-RAITERI Brunella GENNARO-LERDA Valeria FASCE Ferdinando MOLINARI Massimo, saggi di”,”Economia e società degli Stati Uniti tra Ottocento e Novecento.”,”Saggi di Raimondo LURAGHI Neila CLERICI Brunella GARRO RAITERI Valeria GENNARO LERDA (Le tariffe doganali negli Stati Uniti dal protezionismo di Benjamin Harrison alla New Freedom di Woodrow Wilson) Ferdinando FASCE (Tra immigrazione e ‘americanizzazione’. Note per una storia della classe operaia americana, 1890-1920) Massimo MOLINARI.”,”USAS-087″ “LURAGHI Raimondo”,”Gli Stati Uniti.”,”””Charles A. Beard fu il primo grande storico americano a intuire nelle grandi linee le cause di questo tragico decadimento nelle condizioni delle classi agrarie ed a delineare il processo mediante cui la classe capitalista costrinse queste a pagare il prezzo della rivoluzione industriale. A Beard spetta (per lo meno la parte preminente) l’ indiscutibile merito di aver contribuito a liquidare l’ untuosa e ipocrita spiegazione moralistica della guerra civile e della ricostruzione; la sua opera rimane tutt’ora un pilastro indispensabile per la comprensione di quell’ epoca. Tuttavia (come già gli storici meridionali – a partire da Ulrich Bonnel Phillips – avevano posto in rilievo) la spiegazione di Beard, che tendeva a vedere l’ intera vicenda americana come un conflitto tra un non meglio precisato “”agrarismo”” e il capitalismo, appare oggi – sebbene in parte esatta – per lo meno troppo semplicistica””. (pag 459)”,”USAG-048″ “LURAGHI Giuseppe E.”,”Capi si diventa.”,”””Nella storia dell’ economia italiana è rimasto famoso il disastro della Banca di Sconto: ebbene Menichella dice che tale disastro fu causato soprattutto da una precipitosa decisione dovuta a mancanza di esatte informazioni. Nel 1921 questo istituto di credito era fortemente immobilizzato soprattutto con l’ industria tessile del bustese. A fine d’ anno i direttori delle varie filiali della banca richiesero alla sede fondi eccezionali, nel timore di non poter far fronte ai forti ritiri di denaro abituali in tale periodo da parte della clientela: in seguito si poté constatare che in qualche caso le richeste erano state gonfiate in misura addirittura doppia rispetto al necessario.”” (pag 41) “”E’ più facile adorare un santo dipinto che uno in carne ed ossa, e aveva ragione quel rivoluzionario francese – non ricordo chi fosse – il quale disse che i grandi ci sembrano tali perché noi stiamo in ginocchio: il che non è vero sempre, ma troppo spesso lo è. Comunque è pur sempre vero che la grandezza ha bisogno del fascino del mistero: anche la grande arte suggerisce sentimenti indeterminati alla fantasia, più che imporre esatti temi. Col tempo mi sono sempre più convinto che davvero capi potrebbero essere molti che non lo sono e vorrebbero essere. Non esistono superuomini neppure fra coloro che hanno raggiunto le massime gerarchie e più contano. Dove la scelta non avviene in base alla ereditarietà familiare o all’ influenza politica, la selezione si verifica spesso fra individui di intelligenza uguale, che a parità di condizioni sarebbero in grado di acquisire la stessa preparazione tecnica. Via via che si sale la scala delle responsabilità, l’ orizzonte si allarga agli occhi e alla mente di chi sale, chiunque egli sia, proprio per effetto naturale della maggiore altezza del punto di osservazione. E non mancano ambienti nei quali l’ inganno fa premio e emergono i mediocri più astuti. Certo su un punto non ci sono dubbi: per essere poi veri capi bisogna avere più coraggio degli altri.”” (pag 72-73)”,”ITAE-122″ “LURAGHI Raimondo”,”La spada e le magnolie. Il Sud nella storia degli Stati Uniti.”,”LURAGHI Raimondo, comandante partigiano, ha dedicato la vita alle ricerche di storia degli Stati Uniti. Tra le sue opere la famosa ‘Storia della guerra civile americana’ (1966) e ‘Marinai del Sud’. E’ professore emerito presso l’ Università di Genova. Il generale Lee. “”Lee è giustamente assurto alla fama di uno tra i maggiori capi militari della storia. Capace di conquistarsi l’affetto, l’assoluta obbedienza e il più profondo rispetto dei suoi soldati (“”io darei l’assalto anche all’inferno per quel vecchio!”” ebbe a dire uno di essi alla vigilia di una sanguinosa battaglia), cosa che già ne faceva un condottiero di elevatissimo livello, Lee aveva una chiara visione strategica e un occhio infallibile per il terreno. Le vittorie conquistate contro un nemico quasi sempre superiore di numero e di mezzi, la capacità di foggiare, con l’Armata confederata della Virginia Settentrionale da lui di fatto creata e comandata, una tra le più insigni unità militari della storia, ben degna di stare accanto alla “”Grande Armée”” napoleonica o agli eserciti veterani di Annibale e di Cesare, contribuiscono a sottolinearne la grandezza. Ma Lee era anche, come tutta la gente del Sud, un uomo del passato. Non comprese mai veramente, se non forse verso il termine del conflitto, la rivoluzione che l’avvento del fucile rigato (capace di uccidere ad oltre 1000 metri, laddove la vecchia, analoga arma ad anima liscia del tempo napoleonico era del tutto inefficace dopo i 100), aveva prodotto e reso irrevocabile; non comprese quindi (anche qui sino alle ultime campagne) che, per lo meno nel campo tattico la difesa aveva ormai preso il sopravvento sull’attacco (e lo avrebbe tenuto ben saldo per altri ottant’anni) e rimase fedele a quell’illusione dell’attacco “”decisivo”” che avrebbe dovuto risolvere le battaglie. Se infine si piegò ad accettare una tattica difensiva, ciò fu causato sia, indubbiamente dalla sua genialità, sia da una situazione in cui tenersi costantemente all’offensiva era per il Sud ormai impossibile (ma anche qui, appena gli parve di vedere uno spiraglio, cercò di riprendere l’offensiva). In sostanza Lee era un grandissimo capo militare, abilissimo nella manovra: ma apparteneva al passato, era l’ultimo grande generale dell’età napoleonica. La nuova guerra “”industriale”” gli era del tutto estranea.”” (pag 86)”,”USAS-159″ “LURAGHI Raimondo PUNCUH Dino”,”Per dignità non per odio. Documenti della Resistenza Italiana.”,”Nato a Milano nel 1921 laureato in lettere Raimondo Luraghi è stato libero docente di storia contemporanea e incaricato di storia americana all’Università di Genova. Dino Puncuh, nato a Lubiana nel 1931, si è laurato in lettere a Genova. Assistente di storia mediovale e moderna all’Istituto Universitario di Magistero è autore di pubblicazioni storiche. Ha diretto la scuola per attività siderurgiche A. Odero presso lo Stabilimento Oscar Sinigaglia di Genova Cornigliano. Le quattro giornate di Napoli (pag 91-93)”,”ITAR-244″ “LURAGHI Raimondo”,”Histoire du colonialisme. Des grandes découvertes aux mouvements d’indépendance.”,”Stalin al potere pensava che i comunisti cinesi dovessero restare nel Kuomintang e lasciare la direzione della rivoluzione a Chiang Kai-shek di cui “”ci si poteva fidare””. Trotsky e i suoi compagni pensavano al contrario che i comunisti dovessero al presente uscire dal KMT e cominciare la fase sociale della rivoluzione. Trotsky si rivela il più chiaroveggente (pag 233)”,”PVSx-070″ “LURAGHI Giuseppe E.”,”Le macchine della libertà.”,”Giuseppe E. Luraghi è un economista che da anni è a capo di grandi complessi industriali”,”SCIx-490″ “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana.”,”Raimondo Luraghi (1921-2012), combattente della Seconda guerra mondiale e della guerra di Liberazione è stato Professore ordinario di storia americana nell’Università di Genova dove è stato anche coordinatore del dottorato di ricerca in storia delle Americhe. Altri incarichi: rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società Italiana di Storia Militare, Socio onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Studi Nordamericani, dell’US Naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. E’ stato ‘Visiting Professor’ presso varie università americane e canadesi. Ha fatto parte dell’Harvard International Seminar diretto allora da Henry Kissinger. “”Sì, l’Unione era ancora una paese prevalentemente agricolo, e ad un primo sguardo tale sua spetto appariva in costante sviluppo. Ma un esame più approfondito dei fatti, un esame che non si fosse arrestato alle apparenze, spingendosi in profondità, alla sostanza delle cose, avrebbe rapidamente condotto a conclusioni ben diverse. Lo stesso incremento della produzione agricola, particolarmente per alcune derrate quali il grano e il granoturco, avrebbe finito per apparire ciò che in realtà era: il sintomo di una latente ma formidabile spinta verso una vasta industrializzazione del paese. Due fattori: il costante flusso immigratorio e la scoperta delle miniere d’oro della California avevano infatti posto braccia e denaro a disposizione della rivoluzione industriale che stava per attingere proporzioni altrove sconosciute. Così, dal 1850 al 1860 il valore della produzione industriale salì da 533.200.000 dollari ad oltre un miliardo e nove milioni registrando un incremento dell’89,4%; la produzione di ferro passò nello stesso periodo da 563.755 tonnellate inglesi ad oltre un milione; Boston divenne il più importante mercato del mondo in fatto di calzature, e nel solo Massachusetts il valore della produzione industriale balzò da 125 milioni di dollari nel 1845 a circa 350 milioni nel 1855, ed il capitale colà investito, nella stessa decade, da 60 a 120 milioni di dollari. L’industria contribuiva potentemente al progresso tecnico dell’agricoltura: mentre nel 1850 furono prodotti attrezzi agricoli per un valore di circa sette milioni di dollari, nel 1860 tale cifra era già più che triplicata. Allo sviluppo quantitativo si accompagnava, stimolandolo e venendone reciprocamente stimolato, un incessante progresso tecnologico”” (pag 8-9) [Capitolo primo. Gli Stati Uniti d’America alla metà del secolo XIX] Altra recente pubblicazione dell’autore: ‘La guerra civile americana. Le ragioni e i protagonisti del primo conflitto industriale’, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Collana: Storia Anno edizione: 2013, pag 254 [‘L’Unione contro la Confederazione, le Giacche Blu contro le Giacche Grigie, Nord contro Sud: la Guerra civile americana è l’archetipo dello scontro tra due opposte visioni della civiltà, e a un secolo e mezzo di distanza essa continua ad attirare l’attenzione di studiosi e lettori per il suo ruolo cruciale nel determinare la nascita degli Stati Uniti moderni. Ricostruendo con rigore e precisione lo sfondo sociale ed economico da cui ebbe origine la Guerra di secessione, Raimondo Luraghi – il massimo esperto italiano di questo periodo storico – ci porta nel cuore di questa drammatica contesa: racconta celebri battaglie come quelle di Vicksburg e Gettysburg, descrive passo dopo passo le mosse di grandi protagonisti come Abraham Lincoln e Jefferson Davis, e ci mostra come la Guerra civile sia un conflitto estremamente moderno, il primo della civiltà industriale, e ancora fondamentale per comprendere i rapporti di forza nella nostra attuale società. Una galleria di personaggi e avvenimenti, esemplare nell’illuminare i fattori decisivi di uno scontro che ha cambiato il corso della storia]”,”QMIx-002-FP” “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana. Volume primo. Nord contro Sud: la sanguinosa epopea che divise l’America.”,”Raimondo Luraghi combattente della Seconda guerra mondiale e della guerra di liberazione è stato Professore ordinario di storia americana nell’Università di Genova ove è anche coordinatore del dottorato di ricerca in storia delle Americhe. E’ stato rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società Italiana di Storia Militare, Socio onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Studi Nordamericani, dell’US Naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. E’ stato ‘Visiting Professor’ presso varie università USA e canadesi. Ha fatto parte dell’Harvard International Seminar diretto allora da Henry Kissinger. E’ autore di numerose opere.”,”QMIx-003-FGB” “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana. Volume secondo. La prima guerra moderna e la formazione della nazione americana.”,”Raimondo Luraghi combattente della Seconda guerra mondiale e della guerra di liberazione è stato Professore ordinario di storia americana nell’Università di Genova ove è anche coordinatore del dottorato di ricerca in storia delle Americhe. E’ stato rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società Italiana di Storia Militare, Socio onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Studi Nordamericani, dell’US Naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. E’ stato ‘Visiting Professor’ presso varie università USA e canadesi. Ha fatto parte dell’Harvard International Seminar diretto allora da Henry Kissinger. E’ autore di numerose opere. “”Il generale Grant non si trovava più presso l’Armata del Potomac. Dopo aver passato una notte insonne a causa di un’atroce emicrania che lo tormentava, era partito di buon mattino per raggiungere le truppe che si trovavano con i generali Sheridan e Ord (96). Ciò implicava un ampio giro perché, come si sa, tra le forze del generale Meade e l’Armata del James c’erano i confederati, per cui solo alle 11.50 gli era stata recapitata la lettera del generale Lee che chiedeva di trattare la resa della propria Armata. Grant aveva risposto immediatamente accettando il colloquio (97), poi aveva proseguito rapidamente in direzione di Appomattox Station. Più tardi disse al colonnello Porter, il quale cavalcava presso di lui, che l’emicrania gli era passata di colpo ricevendo la lettera di Lee (98). Al momento, un silenzio quasi misto di timore era sceso sul piccolo gruppo che scortava Grant; poi qualcuno aveva proposto tre «evviva», e le voci si erano levate debolmente, ché la commozione aveva afferrato tutti alla gola e gli occhi erano pieni di lacrime (99). Così, era la vittoria; la vittoria per cui l’Unione aveva sanguinato, lottato e sofferto per quattro lunghi, terribili anni; la vittoria per cui centinaia di migliaia si erano levati in armi abbandonando i natii focolari. Per questo erano morti Ellsworth, Reynolds, Sedgwick, McPherson e falangi di altri più umili, sconosciuti combattenti che giacevano nelle povere tombe, su cento campi di battaglia. Era l’offerta di resa da parte di una tra le più formidabili organizzazioni militari della storia guidata da uno tra i maggiori condottieri di tutti i tempi. Di nuovo come a Forte Donelson, come a Vicksburg, il semplice, taciturno, modesto Grant si apprestava a ricevere la capitolazione di un intero esercito nemico: e di quale esercito! E ciò veniva a coronamento di una campagna tra le più brillanti, ché l’inseguimento da Petersburg ad Appomattox meritava di rimanere nei manuali; non a caso un illustre scrittore straniero avrebbe paragonato tale campagna a quella napoleonica di Jena, sottolineando che entrambe erano finite allo stesso modo: con la cattura dell’esercito avversario (100)”” (pag 1245) [(100) Karl Marx Friedrich Engels, ‘The Civil War in the United States’, New York, 1961, pp. 275 sg., Engels a Marx, 3 maggio 1865] [Raimondo Luraghi, ‘Storia della guerra civile americana. Volume secondo. La prima guerra moderna e la formazione della nazione americana’, Rizzoli, Milano, 1994]”,”QMIx-004-FGB” “LURAGHI Raimondo CLERICI Naila GARRO-RAITERI Brunella GENNARO-LERDA Valeria FASCE Ferdinando MOLINARI Massimo”,”Economia e società degli Stati Uniti tra Ottocento e Novecento. ‘Tra immigrazione e ‘americanizzazione’. Note per una storia della classe operaia americana, 1890-1920)’. (F. Fasce). (…)”,”Saggi di Raimondo LURAGHI (L’evoluzione della società americana alla fine del XIX secolo); Neila CLERICI (Il governo federale e la politica dell’agricoltura indiana); Brunella GARRO RAITERI (Chicago: trasformazione di un centro urbano da agricolo a industriale); Valeria GENNARO LERDA (Le tariffe doganali negli Stati Uniti dal protezionismo di Benjamin Harrison alla New Freedom di Woodrow Wilson) Ferdinando FASCE (Tra immigrazione e ‘americanizzazione’. Note per una storia della classe operaia americana, 1890-1920) (pag 107-188), Massimo MOLINARI (Aspetti fondamentali e prospettive dei “”cento giorni”” di F.D. Roosevelt) Analisi del fenomeno immigrazione a cavallo dei secoli XIX e XX. “”[A] cavallo degli anni Ottanta e Novanta, mentre il ‘Great Upheaval’ e Haymarket Square facevano montare l’isteria «nativista», la svolta. I primi ad accorgersene furono gli impiegati di Ellis Island, uno dei porti principali degli immigrati: sulle banchine, negli atrii l’inglese e il tedesco lasciavano il posto progressivamente a lingue strane e incomprensibili come l’italiano, il russo, il polacco. Era aperta la strada per la «nuova» immigrazione, quella destinata a creare la moderna classe operaia americana. Il baricentro del fenomeno si stava spostando rapidamente dall’Europa settentrionale e occidentale a quella orientale e meridionale. Ancora nel 1882 la «vecchia» immigrazione forniva l’86% degli immigrati. Quattordici anni più tardi per la prima volta le parti si invertivano: la «nuova» immigrazione diventava, sia pure di stretta misura, maggioritaria, col suo 57% del totale (18). Quel che colpisce non è solo la diversa origine degli immigrati (che, come vedremo, induceva nuove e più profonde lacerazioni nel tessuto operaio), ma soprattutto il limite cui veniva portata la politica dell’immigrazione . Non si parlava più di regolamentazione dei flussi, l’immigrazione doveva essere, anzi, quantitativamente la più alta possibile. Le incertezze e le paure imprenditoriali degli anni Ottanta e Novanta sembravano superate: era il «ritorno della fiducia». Così tra il 1886 e il 1920 arrivavano 20 milioni e mezzo di nuovi immigrati, di cui oltre 10 milioni tra il 1905 e il 1914. 273.000 nel 1906: tra il 1901 e il 1910 ne sbarcavano circa due milioni. Più o meno la stessa cifra raggiungevano in questo periodo gli Austro-Ungarici, seguiti dai Russi, con un totale di un milione e mezzo (19)”” [Ferdinando Fasce, ‘Tra immigrazione e ‘americanizzazione’. Note per una storia della classe operaia americana, 1890-1920′] (pag 116-117-118) “”Le prime forme di lotta degli immigrati su base di massa vennero dalle miniere. La cosa non sorprende poiché qui non solo erano concentrati il maggior numero di immigrati, ma tutto contribuiva a cementare la solidarietà di classe. A cominciare dalla vita stessa delle ‘company towns’, con gli orari particolari, l’asprezza e la temporaneità del lavoro, l’isolamento geografico e sociale, la massificazione della forza-lavoro sotto i colpi della meccanizzazione. I nativi infatti conservavano le poche posizioni ‘skilled’ ancora in vigore (carpentieri, fuochisti, pumpmen) ma il num;ero e la funzione dei nuovi arrivati erano in continuo aumento. (…)”” (pag 146)”,”MUSx-335″ “LURAGHI Raimondo”,”Marinai del Sud. Storia della Marina confederata nella Guerra Civile Americana, 1861-1865.”,”Raimondo Luraghi,, combattente della Seconda Guerra Mondiale e della guerra di Liberazione, è attualmente Professore ordinario di Storia americana nell’Università di Genova ove è anche coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia delle Americhe. É rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società italiana di Storia militare, Socio Onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Sudi Nordamericani, dellU.S. naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. É stato Visiting Professor presso numerose Università americane e canadesi. Ha fatto parte dello Harvard International Seminar, diretto allora da Henry Kissinger.”,”USAQ-027-FL” “LURAGHI Raimondo”,”Storia della guerra civile americana.”,”Raimondo Luraghi, nato a Milano nel 1921, combattente della Seconda Guerra Mondiale e della guerra di Liberazione, è attualmente Professore ordinario di Storia americana nell’Università di Genova ove è anche coordinatore del Dottorato di ricerca in Storia delle Americhe. É rappresentante dell’Italia nella Commission Internationale d’Histoire Militaire Comparée, Presidente onorario della Società italiana di Storia militare, Socio Onorario (e socio fondatore) della Società italiana di Studi Canadesi, socio dell’Associazione italiana di Sudi Nordamericani, dellU.S. naval Institute, dell’American Society for Military History e della National Geographic Society. É stato Visiting Professor presso numerose Università americane e canadesi. Ha fatto parte dello Harvard International Seminar, diretto allora da Henry Kissinger.”,”USAQ-032-FL” “LURAGHI Raimondo”,”Eravamo partigiani. Ricordi del tempo di guerra.”,”Raimondo Luraghi, medaglia d’oro per meriti culturali, professore emerito di Storia americana nell’Università di Genova. ‘Raimondo Luraghi (Milano, 16 agosto 1921 – Torino, 28 dicembre 2012) è stato uno storico e partigiano italiano di grande rilievo 2. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Luraghi si unì alla Resistenza italiana, combattendo contro le forze nazifasciste e guadagnandosi la Medaglia d’argento al valor militare 2. Dopo la guerra, Luraghi intraprese una carriera accademica di successo. Si laureò a Torino e divenne professore di Storia americana presso l’Università di Genova 2. È noto per i suoi studi sulla guerra civile americana, e la sua opera “”Storia della guerra civile americana”” è considerata una delle migliori sul tema 2. Luraghi ha anche insegnato in diverse università nordamericane, tra cui Harvard e la New York University 2. Nel 1999, ricevette il Premio Roosevelt per la storia navale, diventando il primo studioso non statunitense a ricevere tale onorificenza 2’ (f: copil)”,”ITAR-375″ “LURAGHI Raimondo”,”Gli Stati Uniti.”,”””Si è detto altrove del sorgere e delle vicende dei partiti socialisti in America: ora, il 29 marzo 1900, i rappresentanti del Partito socialista del lavoro e i residui del Partito socialdemocratico d’America si incontrarono a New York e presero la decisione di presentare candidati alle elezioni presidenziali di quell’anno. Non riuscirono a mettere insieme che 96.878 voti, una cifra irrisoria: ma era un inizio. L’anno seguente i due gruppi si riunirono a Indianapolis e si unificarono, varando il Partito socialista d’America. Esso trovò immediatamente un ‘leader’ di statura nazionale in colui che era stato candidato alla presidenza nel 1900: Eugene V. Debs. Debs era un operaio (aveva cominciato come fuochista nelle ferrovie). Grazie al suo talento organizzativo, alla sua specchiata onestà, alle sue doti di oratore e trascinatore, era ben presto divenuto capo del Sindacato ferrovieri d’America cui egli (in polemica con le tesi del’AFL) dette un carattere unitario, rifiutandosi di dividere i vari gruppi specializzati di lavoratori delle ferrovie in altrettante organizzazioni. Dopo aver condotto alla vittoria i suoi aderenti in un grande sciopero del 1894, era stato coinvolto in quello della compagnia Pullman e condannato a sei mesi di carcere. Colà aveva avuto occasione di leggere le opere di Marx ed Engels ed era diventato socialista. Debs era tuttavia un moderato. Nelle elezioni del 1896 appoggiò Bryan convinto che occorresse schierare gli operai accanto ai contadini populisti ed alla sinistra democratica; nel programma socialista del 1901 fece includere rivendicazioni che a quel tempo parevano «sovversive» ma che erano sostanzialmente riformiste: il suffragio femminile, un sistema pensionistico per i vecchi, assicurazioni sociali contro la disoccupazione, le malattie e l’infortunio, aumento dei salari, riduzione dell’orario di lavoro, nazionalizzazione dei servizi pubblici. Programma riformista, sì: ma che poteva portare al sorgere in America di un grandioso movimento socialista e che di fronte all’atteggiamento egoista e cieco di gran parte della classe capitalista avrebbe anche potuto rapidamente radicalizzare le masse, con o senza Debs. Comunque, significativo fu il fatto che il ‘leader’ socialista venne ripresentato candidato alla presidenza nel 1904 e questa volta i suoi voti balzarono a quasi mezzo milione, mentre gli iscritti al partito salivano da 16.000 a 118.000; nelle elezioni presidenziali del 1912 i voti per Eugenio Debs (che nel 1908 erano rimasti stabili) salirono a quasi un milione. E si era – da dieci anni- in piena età progressista! Ma vi era di più. Tra le masse proletarie del Medio Ovest e dell’Ovest stavano facendosi strada gruppi i quali ritenevano insufficiente il socialismo di Debs; si trattava tendenzialmente di anarchico-sindacalisti, ispirati all’azione diretta. Furono essi che nel 1905 – in esplicita polemica con l’AFL – dettero vita all’ IWW – Industrial Workers of the World: il nome era un programma. I fondatori del nuovo organismo si ponevano non solo come sindacalisti rivoluzionari: ma si ricollegavano esplicitamente al movimento della sinistra operaia mondiale”” (pag 504-505) [Raimondo Luraghi, ‘Gli Stati Unit’, Utet, Torino, 1974]”,”USAS-002-FMDP” “LURET William”,”Vilamègbo. Enfants d’Afrique en esclavage.”,””Vilamègbo’ significa “”bambino affidato”” (nella lingua mina (1) del Togo). Gli abitanti poveri dei villaggi incapaci di nutrire ed educare i loro figli li affidavano a famiglie loro vicine. In cambio di questo aiuto i piccoli contribuivano svolgendo compiti domestici. Ma queste tradizioni ancestrali oggi sono state deviate. Molti genitori vendono i loro figli, attraverso un commercio clandestino, condotto da bande di trafficanti. Migliaia di bambini sono inviati su camion o piroghe verso la Nigeria, il Gabon, il Benin o il Ghana. Le bambine lavorano come facchini nei mercati, nelle bancarelle di strada o come domestiche. I bambini sono costretti a svolgere lavori forzati nelle piantagioni di cacao, di cotone e nelle cave di sabbia. Lo sfruttamento, gli abusi, le botte, gli stupri, qualche spicciolo come salario, spesso la delinquenza e la prostituzione sono una conseguenza del loro viaggio. I paesi dell’Africa Occidentale sono i principali fornitori di manodopera infantile. Ridotti in schiavitù, 400.000 mila bambini lavorano in Togo, 500.000 in Bénin. Molte Ong cercano di combattere questo flagello. I governi africani, colpiti dalla penuria e dalla corruzione, si dichiarano impotenti. Un documento sconvolgente su questi bambini dimenticati d’Africa, privati di sogni e di avvenire. William Luret, giornalista e scrittore, vive a Nizza. Nel 2004 ha pubblicato ‘Ti’Paille en queue’ documento sulla deportazione dei bambini della Riunione’ (1) Le mina ou minan, aussi appelé gen-gbe, (parfois appelé ge) est une langue gbe, sous-groupe des langues kwa, parlée au sud-est du Togo et dans la province”,”CONx-255″ “LURIA Salvador E. GOULD Stephen Jay SINGER Sam”,”La visione della vita. Introduzione alla biologia. Con 15 inserti di Luciano Terrenato.”,”Salvador E. Luria, laureatosi giovanissimo nel 1935 alla Università di Torino, è poi emigrato nel 1940 negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni razziali fasciste. É entrato nel 1959 nel gruppo di lavoro del Massachusetts Institute of Technology dove è stato a lungo professore di microbiologia e biologia generale e direttore del centro per la ricerca di base sui tumori. Nel 1969 ha condiviso con Max Delbrück e Alfred Hershey il premio Nobel per la fisiologia e la medicina, per le scoperte relative al meccanismo di replicazione e alla struttura genetica dei virus. Ha pubblicato Virologia generale, con J.E.Darnell jr. e La vita: un esperimento non finito. Stephen Jay Gould è professore di geologia alla Harvard University dove tiene corsi di biologia, paleontologia e storia delle scienze. Esplica anche una vivace attività pubblicistica e divulgativa nel settore della paleontologia e delle teorie evoluzionistiche. Sam Singer è docente di biologia alla University of California a Santa Cruz.”,”SCIx-046-FL” “LURIJA Aleksandr R.”,”Corso di psicologia generale.”,”Aleksandr Romanovic Lurija, Kazan 16/07/1902 – Mosca 14/08/1977 è stato un medico, sociologo e psicologo sovietico, considerato il fondatore della neuropsicologia.”,”SCIx-314-FL” “LURKER Manfred, edizione italiana a cura di Gianfranco RAVASI”,”Dizionario delle immagini e dei simboli biblici.”,”Manfred Lurker è nato in Germania nel 1928 e ha studiato archeologia e storia dell’arte. Ha contribuito all’ Enciclopedia della Religione diretta da Mircea Eliade. Ha studiato scientificamente i simboli.”,”RELx-070″ “LUSITO Fabio”,”Un marxista galileiano. Scienza e società in Lucio Lombardo Radice.”,”Fabio Lusito è dottore di ricerca in Studi umanistici presso l’Università degli Studi di Bari, Aldo Moro, dove attualmente è assegnista di ricerca in Storia della scienza. Questo è il suo libro di esordio. In queste pagine, Fabio Lusito ricostruisce la biografia intellettuale di Lucio Lombardo Radice, matematico e alto esponente del Partito Comunista Italiano, uomo di scienza e umanista. Quest’ultimo fu protagonista delle dinamiche culturali, sociali e storiche del Novecento italiano, dalla partecipazione in prima linea alla Resistenza fino alla ricostruzione morale e civile del Paese dal Secondo dopoguerra ai primi anni Ottanta. Il libro concentra l’attenzione sul suo contributo scientifico, politico e sociale: tre ambiti, questi, solidamente intrecciati nell’evoluzione del pensiero del matematico comunista. È un approfondimento storico-scientifico e, al contempo, un resoconto dell’esperienza personale, politica e culturale di Lombardo Radice, con cui si intende colmare un vuoto nel panorama editoriale italiano. “”Esperto agitatore culturale, Lombardo Radice lasciò circolare un agile opuscolo che tentava di orientare i militanti comunisti di fronte agli eventi cecoslovacchi; rilasciò interviste su organi di stampa stranieri, per coinvolgere altri intellettuali alla causa, diffuse, su scala europea, un saggio fortemente polemico; nell’aprile del 1969 si recò personalmente a Praga, e poi in Slovenia, per pesare in prima persona gli umori; cercò, inoltre, di dare supporto diretto al decaduto segretario Alexander Dubcek con una lettera di solidarietà. L’impegnato marxista dedicò al defenestrato Presidente il volume ‘Socialismo e libertà, per la “”necessità di un socialismo maturo”” come quella che il ‘leader’ orientale promuoveva con “”tutti i compagni cechi e slovacchi”” (Lombardo Radice, 1968, p. 1). finire (pag 274-275)”,”PCIx-509″ “LUSSANA Fiamma VITTORIA Albertina a cura; saggi di Giuseppe VACCA Fiamma LUSSANA Gianfranco PETRILLO Albertina VITTORIA Linda GIUVA Francesco IZZO Marcello MONTANARI; testimonianze e ricordi di Alessandro NATTA Giuseppe GARRITANO Mario Alighero MANACORDA Giovanni BERLINGUER Luciano BARCA Vincenzo VITELLO Adriano GUERRA”,”Il “”lavoro culturale””. Franco Ferri direttore della Biblioteca Feltrinelli e dell’ Istituto Gramsci.”,”Saggi di Giuseppe VACCA Fiamma LUSSANA Gianfranco PETRILLO Albertina VITTORIA Linda GIUVA Francesco IZZO Marcello MONTANARI; testimonianze e ricordi di Alessandro NATTA Giuseppe GARRITANO Mario Alighero MANACORDA Giovanni BERLINGUER Luciano BARCA Vincenzo VITELLO Adriano GUERRA LUSSANA Fiamma è ricercatrice presso la Fondazione Istituto Gramsci e coordinatrice delle attivitù e del comitato scientifico della Fondazione. Collabora alla rivista ‘Studi Storici’. E’ autrice del saggio ‘Le donne e la modernizzazione: il neofemminismo degli anni settanta’ apparso nella ‘Storia dell’ Italia repubblicana’ (EINAUDI). E di una storia del quotidiano l’ Unità (1924-1939). VITTORIA Albertina è responsabile della redazione di ‘Studi Storici’. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Istituto Gramsci e collabora all’ Archivio storico dell’ Istituto della Enciclopedia italiana. Si occupa di storia della cultura italiana del Novecento. Tra i suoi volumi ‘Togliatti e gli intellettuali’ (1992) e ‘Storia degli editori italiani’ (2000) con N. TRANFAGLIA.”,”PCIx-070″ “LUSSANA Fiamma a cura; collaborazione di Bruna CONTI Chiara DANIELE Roberto GUALTIERI Sandro GUERRIERI Fiamma LUSSANA Dario MASSIMI Lucia MOTTI Albertina VITTORIA”,”La Fondazione Istituto Gramsci. Cinquant’anni di cultura, politica e storia.”,”Collaborazione di Bruna CONTI Chiara DANIELE Roberto GUALTIERI Sandro GUERRIERI Fiamma LUSSANA Dario MASSIMI Lucia MOTTI Albertina VITTORIA Anno di fondazione 1950″,”ARCx-039″ “LUSSANA Fiamma”,”””L’Unità”” 1924-1939: un giornale “”nazionale”” e “”popolare””.”,”LUSSANA Fiamma è coordinatrice delle attività e del comitato scientifico della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. Collabora alla rivista “”Studi storici””. Ha pubblicato libri sulla questione femminile. “”La stampa del partito va dunque orientata chiaramente contro Trockij: nel clima di vigilanza rivoluzionario che segue ai processi di Mosca e che contagia rapidamente il centro dirigente del partito a Parigi, viene ad inserirsi, come si è visto, anche la morte di Gramsci, cui Togliatti non esita ad attribuire le parole “”Trockij è la puttana del fascismo””, che il capo della classe operaia italiana avrebbe pronunciato in carcere, nel 1930. “”L’Unità”” riporta queste parole, in realtà ben difficilmente riferibili a Gramsci, che, soprattutto da morto, non può tuttavia sottrarsi alla corazza del bolscevismo rivoluzionario che, ora più che mai, dovrà proteggere tutti i militanti e i dirigenti del partito dall’untore trockijsta sempre in agguato””. (pag 275)”,”PCIx-333″ “LUSSANA Fiamma a cura di”,”La Fondazione Istituto Gramsci. Cinquant’anni di cultura, politica e storia. Un catalogo e una guida.”,”Fiamma Lussana membro del Comitato scientifico Fondazione Istituto Gramsci. Tratto distintivo del Novecento è stato il progressivo affermarsi della soggettività dei popoli e, dopo la seconda guerra mondiale, della democrazia. La nascita dell’Istituto Gramsci viene decisa dalla segreteria del PCI nel 1947 e la sua istituzione diviene effettiva tre anni dopo, il 27 aprile 1950, nel tredicesimo anniversario della morte di Gramsci.”,”ARCx-002-FL” “LUSSO Gino”,”Rivoluzione industriale e organizzazione del territorio in Europa.”,”LUSSO Gino Una nazione di iloti “”La divisione territoriale del lavoro, che vincola branche particolari della produzione a distretti particolari di un paese, riceve nuovo impulso dalla conduzione manifatturiera, che sfrutta tutte le particolarità. L’ampliamento del mercato mondiale e il sistema coloniale, che fan parte della sfera delle condizioni generali della sua esistenza, forniscono al periodo manifatturiero abbondante materiale per la divisione del lavoro entro la società. Non è questo il luogo di dimostrare in particolare come la manifattura si impadronisce, oltre che della sfera economica, di ogni altra sfera della società, ponendo dappertutto le basi di quel perfezionamento delle specializzazioni e di un frazionamento dell’uomo che fece prorompere a suo tempo già A. Ferguson, il maestro di A. Smith, nell’esclamazione: “”Noi facciamo una nazione di iloti, e non ci sono uomini liberi fra di noi”””” [Karl Marx, il Capitale, Roma, 1973, vol. I, 2, pp, 52-54] [(in) Gino Lusso, Rivoluzione industriale e organizzazione del territorio in Europa, 1975] (pag 89)”,”EURE-096″ “LUSSU Emilio”,”Sul Partito d’ Azione e gli altri. Note critiche.”,”””Mi sono chiesto più volte quanto possa aver influito su Togliatti il giudizio di Stalin, che noi possiamo leggere oggi negli scritti sulla conferenza di Teheran, esposto a Churchill e Roosevelt, per cui “”l’ opinione di Pétain rappresentava meglio di De Gaulle la vera Francia””, facendo ritenere che i veri sentimenti del popolo francese fossero espressi dai collaborazionisti. E’ da ritenere probabile che lo stesso giudizio Stalin lo avesse dato sulla situazione italiana con Badoglio e più tardi con Bonomi?””. (pag 126)”,”ITAD-060″ “LUSSU Emilio a cura di Paolo BAGNOLI”,”Lettere (1930-37). Corrispondenza inedita con G. Forges, C. Rosselli, G. Salvemini, A. Tarchiani.”,”””””Le lettere dei Carteggi Tarchiani testimoniano dell’ impegno organizzativo di Lussu per far espatriare in America i compagni del movimento (nota 19: Sul soggiorno a Lisbona vedi quanto ha scritto lo stesso Lussu in ‘Diplomazia clandestina’ ora in ‘Per l’ Italia dall’ esilio’, Cagliari, 1976 pag 194-207). L’ idea fissa rimase quella della Legione, di un corpo di antifascisti da far sbarcare in Sardegna per favorire un’ insurrezione armata. Nel complesso le lettere qui raccolte costituiscono un piccolo ma probante saggio di una personalità di grande rilievo del socialismo italiano; un protagonista generoso e disinteressato in cui le esigenze della lotta non erano mai disgiunte da un alto senso morale nel fare chiarezza nel pensiero che doveva essere di base all’ azione. Per il movimento socialista italiano Emilio Lussu è una personalità che ancora molto può insegnare””. Paolo Bagnoli.”” (pag 12)”,”ITAD-086″ “LUSSU Joyce”,”I grandi dell’umanità. Federico Engels.”,”L’articolo si trova nello stesso volume de: I grandi dell’umanità. Leone Tolstoi di ‘ZVETEREMICH Pietro’, RUSx-145 (se possibile fotocopiare) “”Apponendo la sua firma all’ultima bozza del “”capitale””, Marx scrisse a Engels: “”Debbo soltanto alla tua abnegazione se ho finito questo lavoro”” (pag 28) Modestia rivoluzionaria. “”Marx ed io, diceva, siamo stati sempre contrari a ogni dimostrazione pubblica verso singole personalità”” (pag 30) La morte di Engels “”Il 5 agosto 1895, Engels spirò. Secondo il suo volere, non vi fu funerale e corteo: pochi compagni accompagnarono la sua salma al forno crematorio. E in uan giornata d’autunno gricia e tempestosa, Eleonora Marx portò l’urna con le sue ceneri sulla spiaggia di Eastbourne, che egli e Marx avevano tante volte percorsa passeggiando e discutendo e guardando il mare, che amavano, e poi da lì, su una barca di pescatori, cinque miglia al largo. E le disperse, come egli aveva desiderato, nelle onde e nel vento””. (pag 30)”,”MAES-100″ “LUSSU Emilio”,”Marcia su Roma e dintorni.”,”””Tutti e profeti armati vinsono e gli disarmati ruinorno”” Machiavelli, Il Principe Scritto per il pubblico francese e americano apparve in edizione italiana a Parigi nel 1933, pubblicato in pieno fascismo. Si tratta di un racconto autobiografico di Lussu che abbraccia il decennio 1919-1929 e narra il sorgere e il dilagare del fascismo, soprattutto in Sardegna, dai primi fasci, alle aggressioni squadristiche, alle spedizioni armate contro le popolazioni inermi fino alla conquista del potere e alla soppressione della legalità. Ma si descrivono anche le vicende politiche italiane i tentennamenti del governo Facta, del re, la marcia su Roma, il delitto Matteotti, l’Aventino. “”Le notizie di queste violenze facevano il giro dell’Isola. Il fascismo non veniva considerato un partito politico ma una forma di brigantaggio protetto dallo Stato. I grossi proprietari s’inscrivevano ai fasci, ma nel restante della popolazione aumentava ogni giorno il disprezzo. Una simile situazione non poteva riuscire gradita al governo. Occorrevano grandi consensi popolari, soprattutto l’adesione degli ex combattenti di cui Mussolini si proclamava rappresentante diretto. Perciò, improvvisamente, fu mutata politica. I prefetti furono sostituiti e in Sardegna fu mandato, in qualità di rappresentante del fascismo e del governo, il generale Gandolfo, prefetto munito di pieni poteri.”” (pag 133)”,”ITAF-279″ “LUSSU Emilio”,”Un anno sull’altipiano.”,”LUSSU Emilio (Armungia, Cagliari, 1890 – Roma 1975) combatté durante la Grande Guerra come ufficiale di fanteria della Brigata Sassari. Fondatore del Partito Sardo d’Azione (1919), fu deputato nel 1921 e 1924, e partecipò alla secessione aventiniana. Antifascista, nel 1929 fuggì da Lipari con Carlo Rosselli e Fausto Nitti, coi quali a Parigi fondò il movimento ‘Giustizia e Libertà’. Fu tra i dirigenti della Resistenza e, nel dopoguerra, senatore nelle prime tre legislature. Ha pubblicato: ‘Marcia su Roma e dintorni’. Scritto nel 1936 e apparso per la prima volta in Francia nel 1938, e poi da Einaudi nel 1945, questo libro è un classico della memorialistica sulla Prima guerra mondiale. Racconta il periodo di continui assalti a trincee inespugnabili sull’Altipiano di Asiago dal giugno 1916 al luglio 1917. I comandanti erano imbevuti di retorica patriottica e di vanità, e i soldati vivevano la dura realtà di “”ozio e sangue”” e di “”fango e cognac””. “”Io mi sedetti per terra, vicino alla tenda. Egli rimase sdraiato su una coperta da campo. Una bottiglia, senza marca, e un bicchierino, erano a sua portata di mano. Mi rivolse ancora qualche domanda sui miei studi. – Ah, lei conosce anche l’Università di Torino? Ma bravo! Facciamo quattro chiacchiere, senza parlare di guerra. Egli era piemontese. – Guerra, sempre guerra! C’è da diventar pazzi. Con lei, posso parlar francamente? – Ma certo, – dissi io, – per me è un vero piacere. – Io sono un ufficiale sbagliato. Sinceramente, ho io la faccia di un ufficiale di carriera? Ho fatto due anni d’Università in lettere. Sempre il primo del corso. Quella era la mia carriera. Ma mio padre aveva un chiodo nella testa. Che dico, un chiodo? una sciabola. Mi ha obbligato ad entrare alla Scuola militare. Mio padre era colonnello, mio nonno generale, mio bisnonno generale, mio trisnonno … insomma io ho in corpo otto generazioni di ufficiali, in linea retta. Mi hanno rovinato. Il tenente colonnello parlava lentamente, e beveva lentamente. Beveva a sorsi, come si centellina una tazza di caffé. – Io mi difendo bevendo. Altrimenti, sarei già al manicomio. Contro le scelleratezze del mondo, un uomo onesto si difende bevendo. E’ da oltre un anno che io faccio la guerra, un po’ su tutti i fronti, e finora non ho visto in faccia un solo austriaco. Eppure ci uccidiamo a vicenda, tutti i giorni. Uccidersi senza conoscersi, senza neppure vedersi! E’ orribile! E’ per questo che ci ubriachiamo tutti, da una parte e dall’altra. Ha mai ucciso nessuno lei? Lei, personalmente con le sue mani? Io spero di no. – Io, nessuno. Già, non ho visto nessuno. Eppure se tutti, di comune accordo, lealmente, cessassimo di bere, forse la guerra finirebbe. Ma, se bevono gli altri, bevo anch’io. Veda, io ho una lunga esperienza. Non è l’artiglieria che ci tiene in piedi, noi di fanteria. Anzi, il contrario. La nostra artiglieria ci mette spesso a terra, tirandoci addosso. – Anche l’artiglieria austriaca tira sovente sulla propria fanteria. – Naturalmente. La tecnica è la stessa. Abolisca l’artiglieria, d’ambo le parti, la guerra continua. Ma provi ad abolire il vino e il liquori. Provi in po’. Si provi.”” (pag 36-38)”,”ITQM-186″ “LUSSU Emilio, a cura del Collettivo Emilio Lussu di Cagliari”,”Essere a Sinistra. Democrazia, autonomia e socialismo in cinquant’anni di lotte.”,”Emilio Lussu nato ad Armungia, remoto paese delle montagne della Sardegns. Lussu, dopo la parentesi degli studi a Cagliari, Roma e Torino, si trovò sul fronte della guerra del 1915, che costituì un’esperienza decisiva per la sua formazione morale e politica. Principale esponente del Partito sardo d’Azione, avversario irriducibile del fascismo, Lussu fu confinato a Lipari. Da qui, con un’azione clamorosa, fuggì in Francia dove, coi rosselli e altri, diede vita a Giustizia Libertà. Militanza nel PSI e PSIUP.”,”ITAP-078-FL” “LUSSU Emilio”,”Marcia su Roma e dintorni.”,”””Tutti e profeti armati vinsono e gli disarmati ruirorno”” Machiavelli, Il Principe “”Fingi che quattro mi bastonin qui e lì ci sien dugento a dir: ohibò! senza spostarsi o muoversi di lí e poi sappimi dir come starò con quattro indiavolati a far di sí con dugento citrulli a dir di no”” (Giuseppe Giusti) (in apertura)”,”ITAF-010-FSD” “LUSSU Emilio”,”Un anno sull’Altipiano.”,”Lussu Emilio: (Armungia [CA] 4.12.1890 – Roma 5.3.1975). Scrittore, militare e politico italiano. Combattè tutta la guerra 1915-18 come ufficiale di fanteria della Brigata Sassari e fu più volte decorato al V. M. Fondatore del Partito sardo d’Azione (1919), fu deputato nel 1921 e 1924 e partecipò alla secessione aventiniana. Antifascista fierissimo, nel 1929 fuggì da Lipari nella leggendaria evasione con Carlo Rosselli e Fausto Nitti, coi quali a Parigi fu tra i fondatori del movimento “”Giustizia e libertà””. Fu tra i dirigenti della Resistenza nelle file del Partito d’Azione, ed è stato senatore per varie legislature. Morì a Roma nel 1975. Fra i suoi libri “”Marcia su Roma e dintorni”” (1932). “”Un anno sull’Altipiano”” vedrà la prima edizione a Parigi – Edizioni Italiane di Cultura – del 1938, la seconda in Italia – con Einaudi – nel 1945, dopo la Liberazione. (Oggi l’opera è considerato un romanzo storico che Lussu presenta come un libro di memorie. N.d. r.) «Scritto nel ’36, (…) col passare degli anni il libro di Lussu si è presentato sempre più con l’accento inconfondibile della verità ed è oggi una delle maggiori opere che la letteratura italiana possegga sulla Grande Guerra. L’Altipiano è quello di Asiago, l’anno dal giugno 1916 al luglio 1917. La narrazione (…) ha una misura di classica semplicità. In una serie di episodi, spesso tragici e talvolta grotteschi, la guerra viene rivelata nella sua dura realtà di ozio e sangue, di “”fango e cognac””: ma a delusioni, insipienze e follie fanno riscontro le forze morali che ne sono emerse. “”Sulle figure e figurette che si stagliano nitide da queste pagine troneggia quella tra bieca e ridicola del generale Leone – scrive Paolo Milano – un fanatico della guerra per la guerra, che suscita in soldati e ufficiali una tentazione costante di farlo fuori. Le scene in cui si spera e aspetta che un mulo lo precipiti in un burrone, o un tiratore austriaco lo spacci finalmente, hanno un sapore di comicità alla Chaplin…””» (dal retro di copertina). [N.d,r.: Oppure, al contrario, la pietà verso un giovane ufficiale austriaco]: «Avevo di fronte un ufficiale, giovane, inconscio del pericolo che gli sovrastava. Non lo potevo sbagliare. (…) Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà, mi rese esitante. Avevo di fronte un uomo. Un uomo! Un uomo! Ne distinguevo gli occhi e i tratti del viso. (…) Tirare così, a pochi passi, su un uomo… come su un cinghiale! Cominciai a pensare che, forse, non avrei tirato. (…) Non so fino a che punto il mio pensiero procedesse logico. Certo è che avevo abbassato il fucile e non sparavo.» (pg.137, 138).”,”QMIP-051-FSL” “LUTARD Catherine”,”Serbia. Le contraddizioni di un’identità ancora incerta.”,”Catherine Lutard, sociologa, insegna all’Istituto di Studi politici di Lille e alla Libera Università di Bruxelles. ‘I grandi sono grandi solo perchè noi siamo in ginocchio. Alziamoci! Stendhal.”,”EURC-033-FL” “LUTAUD Olivier”,”Winstanley. Socialisme et christianisme sous Cromwell.”,”LATAUD è Docteur en lettres et sciences humaines, Prof all’Univ di Paris-Sorbonne (Paris IV).”,”UKIR-014″ “LUTAUD Olivier, presentazione”,”Les Niveleurs, Cromwell et la République.”,”ll testo del dibattito Putney. “”Al quartier generale del “”Consiglio Generale dell’ Esercito”” sotto la presidenza di Cromwell e dei suo genero Ireton -, nella chiesa protestante di Putney, presso Londra, il 28 e 29 ottobre e il 1° novembre 1647. Temi centrali approssimativi: – contro gli ostacoli del passato (l’ impegno) – contro un monopolio della proprietà (il suffragio) – contro ogni potere discrezionale (disciplina , veto). Per il partito Livellatore: militari = Rainborough (o Rainsborough), Sexby, nuovi agitatori civili = Wildman, Petty. Per il gruppo conservatore: Cromwell (generale) e Ireton (commissario generale), quasi esclusivamente. Gli altri partecipanti in generale degli ufficiali, sono piuttosto neutri, liberali.”” (pag 137) “”Alla fine, Wildman pone e oppone brutalmente il problema nel suo aspetto urgente e generale. WILDMAN: …Penso da tempo che ci abbandoniamo talmente ai dettagli, che non ci sono molte probabilità di trovare una soluzione soddisfacente. Il problema, come si trova là, espresso nell’ “”Accordo del Popolo””, è un affare generale… mai le persone virtuose del regno saranno soddisfatte a meno che il governo non risieda nelle sole Comuni, e si eserciti liberamente. (…)””. (pag 183-184)”,”UKIR-027″ “LUTAUD Olivier”,”Cromwell, les Niveleurs et la République.”,”Contro le calunnie. La source de la calomnie mise à jour (fin mai 1649). (pag 76) “”Deux mois plus tard, fin juillet ou début août, Walwyn, eut le temps de rédiger les trente-quatre pages de sa ‘Légitime défense de Walwyn contre les calomnies. Ce beau texte humain, et humaniste, est un cri de colère contre les Marchands du Temple… Il apprend qu’il a été dénoncé. Voici l’épisode, digne d’un Pascal ou La Bruyère: ‘C’est vers ce moment que je rencontrais dans la rue ce Monsieur, le commandant West. Il me considère, le visage pâle comme la mort, et me dit: “”Comment, vous ici? – Mais oui, lui dis-je: et pourquoi pas? – Eh bien, me répond-il, voilà: j’étais chez le Lord Maire, et l’on y disait de vous que vous étiez l’homme le plus dangereux, l’homme aux pires tendances qui soient; que vous cherchiez à faire détruire la cité de Londres; que vous refusiez tout gouvernment, et vouliez que toutes choses soient communes, et que vous poursuiviez de funestes desseins…”” Il répond par un une offensive en règle, notamment contre l’opportunisme clérical en politique (…)””. (pag 77-78)”,”UKIR-040″ “LUTERO Martin”,”Discorsi a tavola.”,”Sul matrimonio dei preti. “”Al diavolo i tiranni che separano noi coniugati e ci uccidono! E il papa, tiranno furiosissimo, abrogò i vecchi canoni mediante nuovi canoni, e il papa prese delle ottime precauzioni a suo favore subordinando le leggi imperiali ai suoi canoni, tanto che cesare con le sue leggi non osò fissare niente che fosse in contrasto con essi e tuttavia nessuno meno del papa può sopportarne il rigore. Perciò il papa astutamente si vanta di essere signore superiore alla Scrittura e al concilio. Lui vuole interpretare la Scrittura e nessun altro; allora ha vinto. Noi invece concludemmo che il papa è soggetto alla Scrittura e allora gli è andata male. E Gerson scrisse tre libri in cui afferma che il papa è soggetto alla Scrittura. E quell’ asino insensato del papa l’ ha fatta così grossa che la si palperebbe anche col giudizio della ragione, anche se non avessimo la Scrittura. Egli disse: “”Così voglio e impongo, valga come ragione il mio volere””. Noi invece lo assoggettiamo alla Scrittura e lo neghiamo; dimostri con la Scrittura che lui è superiore ad essa! Non può farlo. Così son stati tutti messi in fuga. Insomma il matrimonio dei sacerdoti è permesso dalla legge civile, ma con l’ aggiunta della pena, che il sacerdote sia sospeso dall’ ufficio, e così egli resta marito e i suoi figli sono eredi, in quanto è fuori del ministero.”” (pag 131-132) Se è lecito uccidere il tiranno. (pag 120) “”Un superiore, agendo tirannicamente, si fa pari, perché depone la figura di superiore, perde perciò il diritto verso le persone degli inferiori, per la natura dei relativi.”” (pag 99) “”Il mondo è come un contadino ubriaco; lo si mette in sella da una parte, ricade giù dall’ altra.”” (pag 94) “”Bisogna distinguere l’ insegnamento e il modo di vivere. Questo è cattivo tanto fra noi quanto fra i papisti; noi quindi non li combattiamo e li condanniamo per la vita che concludono. Wyclif e Hus, che criticarono il modo di vivere, non compresero questa distinzione. Io non pretendo di essere pio, ma su questo punto combatto, sulla parola, se la insegnino con verità oppure no. Non era ancora mai accaduto che fosse attaccato l’ insegnamento. Questa è la mia vocazione””. (pag 92-93) “”Dagli ottimi sempre i pessimi. Da Abramo e dai Padri, i crocifissori di Cristo, dalla Chiesa romana l’ Anticristo, dagli apostoli Giuda…”” (pag 88) “”Non ovunque si può dire tutto. Il leone invitò tutti gli animali nella sua spelonca maleodorante. Quando il leone chiese al lupo che odore aveva, quello gli disse: “”Puzza””. Poi l’ asino che desiderava adularlo, disse: “”C’è un buon fumo””. La volpe interrogata per la terza, disse: “”Ho il raffreddore””. Non è forse un’ acconcia risposta proverbiale? “”Ho il raffreddore””, cioè non si può dire tutto””. (pag 193)”,”RELP-040″ “LUTERO Martin”,”Scritti politici.”,”Nel moto della Riforma, che sommuove ai primi del Cinquecento la coscienza europea, Lutero non è dapprima l’occasionale scintilla che dà fuoco alle polveri: non la sua tormentata vocazione monastica, l’ossessione del peccato, la drammatica ricerca della pace interiore, la folgorante “”rivelazione della torre””, lo scardinamento dei dogmi cattolici gli assicurano la parte di protagonista.”,”RELP-004-FL” “LUTERO Martin, a cura di Valdo VINAY”,”Scritti religiosi.”,”Nel moto della Riforma, che sommuove ai primi del Cinquecento la coscienza europea, Lutero non è dapprima l’occasionale scintilla che dà fuoco alle polveri: non la sua tormentata vocazione monastica, l’ossessione del peccato, la drammatica ricerca della pace interiore, la folgorante “”rivelazione della torre””, lo scardinamento dei dogmi cattolici gli assicurano la parte di protagonista. La protesta di Martin Lutero, ebbe una risonanza sì forte nei primi decenni del XVI secolo in Germania e, più o meno direttamente, nelle maggiori nazioni europee.”,”RELP-005-FL” “LUTERO Martin, a cura di Joachim LANDKAMMER”,”La libertà del cristiano. Con il testo della lettera aperta a Leone X.”,”‘Stephanus Junius Brutus è uno pseudonimo utilizzato per l’autore del trattato politico “”Vindiciae contra tyrannos””. Questo pamphlet, pubblicato nel 1579 a Basilea, è un’opera contro l’assolutismo regio e discute il legittimo potere del principe sul popolo e viceversa. L’opera è attribuita a due autori francesi: “”Philippe Duplessis-Mornay”” e “”Hubert Languet””, anche se non è esclusa la possibilità di una collaborazione tra più autori. Il trattato è significativo per il dibattito sull’idea moderna di sovranità e giustifica la resistenza popolare contro un sovrano tirannico’ (copil.)”,”RELP-003-FMB” “LUTHER KING Martin, a cura di Clayborne CARSON”,”””I have a dream””. L’ autobiografia.”,”Martin Luther King, Jr. è nato nel 1929 ad Atlanta, in Georgia, ed è stato assassinato nel 1968 a Memphis, nel Tennessee. Nel 1964 ha ricevuto il premio Nobel per la pace per la sua azione non violenta in favore dell’uguaglianza e contro ogni razzismo. Clayborne Carson è autore e curatore di numerosi libri sulla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti e in Africa. Docente di storia ad UCLA e visiting professor in numerose università americane, Carson è direttore del Martin Luther King, Jr. Research and Education Institute. Nel 1998 ha raccolto in A knock at Midnight i più significativi discorsi di Martin Luther King, Jr. È coautore di African American Lives: The Struggle for Freedom (2005), uno sguardo esaustivo sulla storia afroamericana. “”Di solito, una persona che esce dal tribunale dopo aver subito una sentenza di condanna ha sul viso un’ espressione cupa. Io invece lasciai l’ aula con il volto sorridente. Sapevo di essere diventato un pregiudicato, ma del mio delitto ero orgoglioso. Era il delitto di aver riunito la mi gente in una protesta non violenta contro l’ ingiustizia. Era il delitto di aver cercato di instillare nella mia gente il senso della dignità e del rispetto di sé. Era il delitto di desiderare per la mia gente i diritti inalienabili della vita, della libertà e della ricerca della felicità. Soprattutto, era il delitto di cercare di convincere la mia gente che il rifiuto di collaborare con il male è un dovere morale altrettanto stringente quanto il precetto di collaborare con il bene. Finiva così un altro tentativo di bloccare la protesta.”” (pag 134)”,”USAS-150″ “LUTHER-KING Martin, a cura di Clayborne CARSON”,”””I have a dream””. L’ autobiografia del profeta dell’uguaglianza.”,”Martin Luther King, Jr. è nato nel 1929 ad Atlanta, in Georgia, ed è stato assassinato nel 1968 a Memphis, nel Tennessee. Nel 1964 ha ricevuto il premio Nobel per la pace per la sua azione non violenta in favore dell’uguaglianza e contro ogni razzismo. Clayborne Carson è autore e curatore di numerosi libri sulla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti e in Africa. Docente di storia ad UCLA e visiting professor in numerose università americane, Carson è direttore del Martin Luther King, Jr. Research and Education Institute. Nel 1998 ha raccolto in A knock at Midnight i più significativi discorsi di Martin Luther King, Jr. È coautore di African American Lives: The Struggle for Freedom (2005), uno sguardo esaustivo sulla storia afroamericana. ‘Il discorso più decisivo della mia vita’ (pag 59-)”,”BIOx-063-FV” “LUTSKY Vladimir, a cura di Massimo MASSARA”,”Storia moderna dei paesi arabi.”,”LUTSKY Vladimir (1906-1962), studioso sovietico, è stato uno dei più eminenti orientalisti e specialisti della moderna storia araba. L’A assume il concetto di mondo arabo nella sua accezione più ampia: non solo, quindi, i paesi della penisola Arabica e quelli della ‘Mezzaluna (o Crescente) fertile’, Iraq (o Irak), Siria, Libano e Palestina, ma pure quelli dell’Africa settentrionale: Egitto, Sudan e i quattro paesi del Maghreb: Libia, Tunisia, Algeria e Marocco.”,”VIOx-167″ “LUTTWAK Edward N.”,”C’era una volta il sogno americano. Che fine hanno fatto gli anni d’oro?”,”La nuova guerra per la supremazia industriale, la questione giapponese, modelli e miti: Prussia e JAP, quando gli USA diventeranno un paese del terzo mondo, capitalismo senza capitale, i poveri e gli straricchi, dove sono finiti tutti gli alti stipendi? Dalla legalità al legalismo, il gap del risparmio, che cosa si può fare, la corsa agli armamenti geoeconomici.”,”USAS-019″ “LUTTWAK Edward N.”,”La grande strategia dell’Unione Sovietica. Dall’ideologia della rivoluzione mondiale al mito della superpotenza militare.”,”LUTTWAK (Arad, Transilvania, 1942) è uno studioso americano di storia militare e di problemi strategici. Insegna alla Georgetown University e al Georgetown Center of Strategic and International Studies di Washington. E’ consulente governativo per la difesa.”,”RUST-010″ “LUTTWAK Edward HOROWITZ Dan”,”The Israeli Army.”,”””Nel luglio 1954 Sharon fu ferito mentre guidava un raid contro un sistema fortificato opposto al limite del kibbutz di Kissufim. Come molti altri lungo la linea d’ armistizio, questo era una roccaforte convenzionale di fanteria, consistente in linee di trincee concentriche collegate da strette trincee di comunicazione con recinti di filo spinato e mine attorno al perimetro. Mentre giaceva in ospedale, Sharon lavorò ad un nuovo metodo tattico che rimpiazzasse la vecchia tattica “”fuoco e movimento”” imparata dai britannici. Invece di fare affidamento ad un pesante fuoco di copertura, gli uomini si sarebbero avvicinati al sistema di trincee senza sparare un colpo. Camminando lentamente e in silenzio assoluto fino a giungere sotto tiro, i soldati a questo punto dovevano correre più rapidamente possibile, sparando in corsa, mentre le difese di filo spinato venivano aperte da torpedini Bangalore – lunghi tubi riempiti di alto esplosivo. Una volta raggiunte le linee trincerate, gli uomni dovevano formare piccoli gruppi d’ assalto e, senza fermarsi a ripulire le trincee di fuoco, dovevano saltare in quelle di comunicazione, correndo e sparando fino al centro e proseguendo oltre””. (pag 113-114)”,”QMIx-126″ “LUTTWAK Edward N.”,”Il Pentagono e l’arte della guerra.”,”””In bello nihil tam leve est quod non magnae interdum rei momentum faciat.”” Tito Livio XXV 28 in apertura LUTTWAK (Transilvania, 1942) è uno studioso di storia militare e problemi strategici. Insegna alla Georgetown Unviersity e al Georgetown Center of Strategic and International Studies di Washington.”,”USAQ-063″ “LUTTWAK Edward, intervista di Gianni PERRELLI”,”Dove va l’Italia? Intervista a Edward Luttwak.”,”Gianni PERRELLI corrispondente dagli Stati Uniti del settimanale ‘L’Espresso’ segue la realtà americana degli anni 1980. Edward N. Luttwak politologo espero di problemi italiani, membro influente del Center for Strategic and International Studies di Washington.”,”ITQM-188″ “LUTTWAK Edward N.”,”Strategia. La logica della guerra e della pace.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli.”,”QMIx-029-FL” “LUTTWAK Edward N.”,”La grande strategia dell’Impero Romano.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli.”,”STAx-055-FL” “LUTTWAK Edward N.”,”Strategia della vittoria.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli.”,”USAP-007-FL” “LUTTWAK Edward N.”,”La dittatura del capitalismo. Dove ci porteranno il liberalismo selvaggio e gli eccessi della globalizzazione.”,”Edward N. Luttwak (1942) è un noto esperto di strategia e politica internazionale. Specializzato in problemi militari, ha esteso l’applicazione della strategia ai fenomeni economici e alle problematiche sociali. Tra le sue pubblicazioni: ‘Che cos’è davvero la democrazia’ (Mondadori, 1996) con Susanna Creperio Verratti. E’ senior fellow presso il Centro di studi strategici e internazionali di Washington DC.”,”ECOI-390″ “LUTTWAK Edward N. CREPERIO VERRATTI Susanna”,”Il libro delle libertà. Il cittadino e lo Stato: regole, diritti e doveri in una democrazia.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli. Susanna Creperio Verratti, milanese, si è laureata in filosofia all’Università statale di Milano. Dopo essersi dedicata all’insegnamento e alla ricerca didattica presso il Dipartimento di filosofia come membro del direttivo della Società Filosofica Italiana, attualmente si occupa di filosofia politica.”,”TEOP-105-FL” “LUTTWAK Edward N.”,”C’era una volta il sogno americano.”,”Edward N. Luttwak (1942), consulente del governo statunitense e di quello giapponese, commentatore politico di fama mondiale, docente presso università e istituti militari, è autore di numerosi saggi fra cui: La grande strategia dell’Unione Sovietica, Il Pentagono e l’arte della guerra, C’era una volta il sogno americano, Strategia, La logica della guerra e della pace, tutti pubblicati da Rizzoli.”,”USAE-023-FL” “LUTZ Dieter S. a cura”,”Die Rüstung der Sowjetunion. Rüstengsdynamik und bürokratische Strukturen.”,”Saggi di Manfred GÖRTEMAKER Dieter S. LUTZ Egbert JAHN David HOLLOWAY Vernon V. ASPATURIAN”,”RUST-103″ “LUTZ Heinrich”,”Tra Asburgo e Prussia. La Germania dal 1815 al 1866.”,”LUTZ Heinrich (1922-1986) è stato professore di storia contemporanea all’Università di Vienna. Ha studiato la storia europea e tedesca tra il XVI e il XX secolo, il problema dell’Austria Ungheria e delle fondazione dell’Impero tedesco. “”Marx era uscito dalla redazione (della Rheinische Zeitung, ndr) già nel marzo. Si recò poco dopo a Kreuznach, sposò Jenny von Westphalen e andò poi a Parigi. Con una velocità e con una decisione veramente senza respiro egli si lasciò ora alle spalle dopo la filosofia e la teologia idealistiche tedesche anche il socialismo primitivo ed i sistemi analitici della economia politica britannica. Immediatamente dopo la fine della “”Rheinische Zeitung”” egli iniziò a misurarsi con la teoria dello Stato di Hegel. Nel 1843-44 collaborò a Parigi con Arnold Ruge, i cui “”Deutsche Jahrbücher”” (Annali tedeschi), che da ultimo si stampavano a Dresda, erano stati egualmente vietati all’inizio del 1843 per un intervento prussiano; insieme i due editarono ora i “”Deutsch-Französische Jahrbücher””(Annali franco-tedeschi). Contemporaneamente Marx lavorò ad un’opera grandiosa sulla filosofia del diritto di Hegel. Un capitolo introduttivo, col titolo ‘Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie’, comparve sugli Annali nel 1844. Nel 1844-45 seguì la ricerca ‘Die Heilige Familie’ (La sacra Famiglia), questa scritta in collaborazione con Engels, come una resa dei conti critica con la filosofia della religione tedesca. Questo era il passaggio in una nuova epoca della storia del pensiero e dell’azione in Europa””. (pag 283-284) [Heinrich Lutz, Tra Asburgo e Prussia. La Germania dal 1815 al 1866, 1992 ]”,”GERx-120″ “LUXEMBURG Rosa”,”Riforma sociale o rivoluzione?”,”Il metodo di BERNSTEIN, adattamento del capitalismo, instaurazione del socialismo per mezzo delle riforme sociali, politica doganale e militarismo, sviluppo economico e socialismo, conquista del potere politico, crollo, opportunismo in teoria e pratica.”,”LUXD-005″ “LUXEMBURG Rosa; interventi di Daniel BENSAID Alain NAIR Nicolas BOULTE Jacques MOIROUX J.P. NETTL Michael LOEWY Hartmuth MEHRINGER Gottfried MERGNER Georges HAUPT”,”Rosa Luxemburg vive. Inediti di Rosa Luxemburg”,”Interventi di Daniel BENSAID e Alain NAIR, Nicolas BOULTE e Jacques MOIROUX, J.P. NETTL, Michael LOEWY, Hartmuth MEHRINGER e Gottfried MERGNER, Georges HAUPT.”,”LUXD-014″ “LUXEMBURG Rosa a cura di Lelio BASSO”,”Lettere ai Kautsky.”,”Il saggio introduttivo di BASSO si incentra sul rapporto politico LUXEMBURG-KAUTSKY.”,”LUXD-012 MGEx-007″ “LUXEMBURG Rosa MEHRING Franz fondatori rivista; collaborazione di Paul LANGE Clara ZETKIN Heinrich STRÖBEL A. THALHEIMER E. LUDWIG G. ZINOVIEV Paul FRÖLICH Karl RADEK Paul LEVI Heinrich BRANDLER e altri”,”Die Internationale. Zeitschrift für Praxis und Theorie des Marxismus. Begründet von Rosa Luxemburg und Mehring. Herausgegeben von der Zentrale der Komm. Partei Deuschland, Section der 3. Internationale.”,”Collaborano Paul LANGE, Clara ZETKIN, Heinrich STRÖBEL, A. THALHEIMER, E. LUDWIG, G. ZINOVIEV, Paul FRÖLICH, Karl RADEK, Paul LEVI, Heinrich BRANDLER ecc. Contiene un articolo sul ‘testamento politico di Friedrich Engels’ (1.12.1920)”,”EMEx-009″ “LUXEMBURG Rosa a cura di Feliks TYCH e Lelio BASSO”,”Lettere a Leo Jogiches.”,”Rosa LUXEMBURG, nata a Zamosc, in Polonia nel 1871, nel 1889 emigrò clandestinamente in Svizzera perché ricercata dalla polizia zarista a causa della sua attività rivoluzionaria. Di qui passò poi a Berlino, dove svolse un’intensissima attività politica giungendo fino a coprire la carica di redattore capo della ‘Sachsische Arbeiterzeitung’ di Dresda, uno dei più importanti giornali della Sociademocrazia tedesca, e un posto di primo piano fra i più autorevoli dirigenti del partito. Allo scoppio della 1° GM, la L. svolse propaganda contro la guerra. Finì in carcere. In seguito insieme a Karl LIEBKNECHT fondò e poi diresse lo Spartakusbund e promosse la rivoluzione di Berlino del 1919, in seguito alla cui repressione venne arrestata e assassinata.”,”LUXD-018″ “LUXEMBURG Rosa”,”Replica a Lenin a proposito di centralismo e democrazia. Il testo integrale del saggio “”Questioni di organizzazione della socialdemocrazia russa”” (1904).”,”””Ne deriva che il centralismo socialdemocratico non potrebbe basarsi né sulla cieca obbedienza, né su una subordinazione meccanica dei militanti nei confronti del centro del Partito. D’altra parte, non si possono avere delle paratie stagne tra il nucleo proletario cosciente, solidamente inquadrato nel partito, e gli strati contigui del proletariato, già trascinati nella lotta di classe e la cui coscienza di classe si accresce ogni giorno di più.”” (pag 19-20) “”In effetti la socialdemocrazia non è legata all’ organizzazione della classe operaia, essa è ‘il movimento proprio’ della classe operaia. E’ necessario quindi che il centralismo della socialdemocrazia sia di natura fondamentalmente diversa dal centralismo blanquista.”” (pag 20)”,”LUXD-022″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di G. ADLER B. HOEFT E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di E. KLEEBERG”,”Gesammelte Werke. Band 1. 1893 bis 1905. Erster Halbband.”,”redazione di G. ADLER B. HOEFT E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di E. KLEEBERG”,”LUXD-032″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di G. ADLER B. HOEFT E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di E. KLEEBERG”,”Gesammelte Werke. Band 1. 1893 bis 1905. Zweiter Halbband.”,”redazione di G. ADLER B. HOEFT E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di E. KLEEBERG”,”LUXD-033″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di B. HOEFT E. KLEEBERG E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di G. ADLER e G. KECK”,”Gesammelte Werke. Band 2. 1906 bis Juni 1911.”,”redazione di B. HOEFT E. KLEEBERG E. PIWKA G. RADCZUN collaborazione di G. ADLER e G. KECK”,”LUXD-034″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di G. ADLER B. HOEFT E. KLEEBERG G. RADCZUN collaborazione di G. KECK e E. PIWKA”,”Gesammelte Werke. Band 3. Juli 1911 bis Juli 1914.”,”redazione di G. ADLER B. HOEFT E. KLEEBERG G. RADCZUN collaborazione di G. KECK e E. PIWKA”,”LUXD-035″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di G. ADLER B. HOEFT E. KLEEBERG G. RADCZUN collaborazione di H. HERBIG”,”Gesammelte Werke. Band 4. August 1914 bis Januar 1919.”,”Termina con lo scritto del 14 gennaio 1919 ‘L’ ordine regna a Berlino’ che a sua volta termina con il verso: ‘Ich war, ich bin, ich werde sein!’ redazione di G. ADLER B. HOEFT E. KLEEBERG G. RADCZUN collaborazione di H. HERBIG”,”LUXD-036″ “LUXEMBURG Rosa; redazione di B. HOEFT E. MÜLLER G. RADCZUN collaborazione di G. ADLER E. HERBIG”,”Gesammelte Werke. Band 5. Ökonomische Schriften.”,”Termina con lo scritto del 14 gennaio 1919 ‘L’ ordine regna a Berlino’ che a sua volta termina con il verso: ‘Ich war, ich bin, ich werde sein!’ redazione di B. HOEFT E. MÜLLER G. RADCZUN collaborazione di G. ADLER E. HERBIG”,”LUXD-037″ “LUXEMBURG Rosa”,”Gesammelte Briefe. Band 1. 1893 bis 1902.”,”Rosa Luxemburg e la 2° Internazionale. “”La sua partecipazione al lavoro del Bureau socialiste internationale non si limita sicuramente alla questione russa e ai suoi sforzi per evitare che la questione della scissione polacca non sia affrontata. I compito dell’ Ufficio consisteva nell’ esaminare tutti i litigi: funzionava come il tribunale supremo ufficiale per tutti i partiti affiliati. Rosa e i suoi colleghi trattavano gli affari obiettivamente : le dispute tra i sindacati cechi e austriaci, le contestazioni dei mandati dei delegati ungheresi, la lotta per la rapprestanza dei diversi partiti americani, tutto ciò non richiedeva che ci si riferisse ai grandi principi socialisti. Ma si deve constatare però in Rosa Luxemburg una certa disillusione nei riguardi dell’ Internazionale. Il biografo coscienzioso deve notare questo fatto anche se sembra contraddire l’ atteggiamento di internazionalismo estremo di Rosa Luxemburg dopo la dichiarazione di guerra. I suoi commenti in lettere private sul Congresso di Copenhagen del 1910 e sul Congresso straordinario di Basilea del 1912 – ai quali assiste senza piacere – non erano molto favorevoli.”” (pag 577-578)”,”LUXD-041″ “LUXEMBURG Rosa a cura di Jürgen HENTZE”,”Internationalismus und Klassenkampf. Die polnischen Schriften.”,”HENTZE il curatore di questi volumi è nato nel 1942 a Berlino. Nei suoi studi si è occupato di Est Europa. Ha scritto una dissertazione su R. Luxemburg.”,”LUXD-047″ “LUXEMBURG Rosa”,”L’ accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’ imperialismo e Ciò che gli epigoni hanno fatto della teoria marxista. Una anticritica.”,”””Al termine della nostra analisi astratta del processo della riproduzione del capitale sociale è risultato che, data una divisione proporzionale della produzione sociale, non può esservi produzione sociale eccedente””. Partendo da questa premessa, Tugan rivede la teoria marxiana delle crisi, che si fonderebbe sulla sismondiana teoria del “”sottoconsumo””: “”L’ opinione diffusa, e accettata fino a un certo punto anche da Marx che la miseria dei lavoratori, costituenti la grande maggioranza della popolazione, rende impossibile per mancanza di richiesta la realizzazione dei prodotti della sempre crescente produzione capitalistica, è da ritenersi errata. Abbiamo visto che la produzione capitalistica costituisce il suo proprio mercato; il consumo non è se non un aspetto della produzione capitalistica. Se la produzione sociale fosse organizzata secondo un piano, se i dirigenti della produzione avessero una conoscenza piena della domanda e la forza di trasferire liberamente il lavoro e il capitale da un ramo di produzione all’ altro, l’ offerta di merci, per quanto piccolo fosse il consumo sociale, potrebbe non superare la domanda””. (pag 302). [‘Ora vediamo che l’impiego delle imposte estorte ai lavoratori per la produzione di mezzi bellici offre al capitale una nuova possibilità di accumulazione. Praticamente, il militarismo sulla base delle imposte indirette agisce in entrambi i sensi, assicurando a spese delle normali condizioni di vita della classe operaia sia il mantenimento degli organi di dominio del capitale, degli eserciti permanenti, sia il più vasto campo di accumulazione del capitale’ (Rosa Luxemburg, ‘L’accumulazione del capitale’, Giulio Einaudi, Torino, 1960; capitolo XXXII, ‘Il militarismo come campo di accumulazione del capitale’] (pag 467)”,”LUXD-051″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Felix TYCH”,”Lettres a Leon Jogiches. Tome II, 1900-1914.”,”A partire dal 1907, la LUXEMBURG e JOGICHES hanno smesso di essere una coppia ma sono rimasti una equipe come testimoniano le lettere. Rosa ha conquistato il suo posto alla testa dell’ ala sinistra del partito socialdemocratico tedesco. Nel cosrso della battaglia che conduce in favore dello sciopero di massa, per l’ azione politica contro il militarismo tedesco riceve il sostegno misurato di KAUTSKY e BEBEL ma riceve pure duri colpi. Quando il centro del partito evolve verso destra e si avvicina la guerra la corrispondenza si interrompe. Si stanno per aprire per la LUXEMBURG le porte del carcere. “”Je repars demain matin (si la migraine me le permet). A la seance (1), nous avons- à ce qu’il me semble – subi une defaite totale, mais je n’y suis pour rien. Plekhanov n’est pas venu, Lenine non plus. Les beks (les bolcheviks) etaient representés par un idiot complet (2), par contre il y avait une foule de meks (les mencheviks). Quant à Kautsky (au nom du Vorstand allemand), il a tout de suite presenté une resolution qui recommandait à l’executif du Bureau de s’entendre “”avec tous ceux qui se nomment des social-democrates””!”” (pag 313, RL Londra 14 dicembre 1913).”,”LUXD-052″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Marlen M. KORALLOW”,”Schriften über Kunst und Literatur.”,”Giudizio di Lenin su Rosa Luxemburg: “”Paul Levi vuole aggraziarsi la borghesia – e, conseguentemente, i suoi agenti, la 2° Internazionale e l’ Internazionale due e mezzo – ripubblicando precisamente quegli scritti di Rosa Luxemburg in cui lei era in torto. Noi risponderemo a ciò citando due righe di un buon vecchio scrittore di favole russo: “”le aquile possono saltuariamente volare più in basso delle galline, ma le galline non potranno mai salire alle altitudini delle aquile””. Rosa Luxemburg sbagliò sulla questione dell’ indipendenza della Polonia; sbagliò nel 1903 nella sua valutazione del menscevismo; sbagliò nella sua teoria dell’ accumulazione del capitale; sbagliò nel luglio 1914, quando, con Plekhanov, Vendervelde, Kautsky ed altri, sostenne la causa dell’ unità tra bolscevichi e menscevichi; sbagliò in ciò che scrisse dal carcere nel 1918 (corresse poi la maggior parte di questi errori tra la fine del 1918 e l’inizio del 1919, dopo esser stata rilasciata). Ma a dispetto dei suoi errori lei era – e per noi resta – un’ aquila. E i comunisti di tutto il mondo si nutriranno non solo del suo ricordo, ma della sua biografia e di tutti i suoi scritti (nelle pubblicazioni disordinatamente aggiornate dai comunisti tedeschi, solo parzialmente scusabili dalle tremendi perdite subite durante la loro dura battaglia) serviranno da utili manuali nella formazione delle future generazioni di comunisti di tutto il mondo. “”Dal 4 agosto 1914 la socialdemocrazia tedesca è stata un fetido cadavere”” – questa dichiarazione renderà il nome di Rosa Luxemburg famoso nella storia del movimento proletario internazionale. E, certamente, risalterà nel movimento proletario, fra i mucchi di letame e le galline come Paul Levi, Scheidemann, Kautsky e tutta la confraternita di coloro che schiamazzeranno sugli errori commessi dai più grandi comunisti. A ognuno il suo.”” (Lenin, Note di un pubblicista, 1922, Scritto a fine febbraio del 1922. Pubblicato per la prima volta sulla Pravda n° 87 del 16 aprile 1924). cit marxists.org).”,”LUXD-053″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Anna BISCEGLIE”,”Lettere d’ amore e d’ amicizia (1891-1918).”,”””Le impressioni di Amsterdam voglio dire del congresso) mi hanno fatto molto riflettere e ne ho concluso che sarebbe molto utile promuovere un confronto interno più stretto tra i diversi partiti e soprattutto la conoscenza reciproca. Per me, rafforzare il sentimento internazionale è già in sé un mezzo per combattere la grettezza sulla quale si fonda una buona parte dell’ opportunismo e ritengo che la nostra stampa, anche la Neue Zeit per esempio, sia lontana dal realizzare il proprio compito in questo senso; l’ ho scritto e detto a Kautsky a più riprese, e certamente lui può fare personalmente grandi cose. (…)”” (pag 41-42, lettera di R.L. a Henriette Roland-Holst, 27 ottobre 1904)”,”LUXD-054″ “LUXEMBURG Rosa”,”La rivoluzione russa.”,”””Certamente, senza l’ aiuto dell’ imperialismo tedesco, senza “”i fucili tedeschi in pugni tedeschi””, come scriveva la Neue Zeit di Kautsky, mai i Lubinsky e le altre canaglie dell’ Ucraina, come gli Erich, i Mannerheim di Finlandia e i baroni baltici sarebbero riusciti a dominare le masse proletarie dei loro paesi. Ma il separatismo nazionale è stato il “”cavallo di Troia”” nel cui fianco i “”compagni”” tedeschi sono stati introdotti, fucili in pugno, in tutti questi paesi. Le reali opposizioni di classe, ed i rapporti di forza militare hanno portato all’ intervento della Germania. Ma i bolscevichi hanno fornito l’ ideologia che mascherava quest azione controrivoluzionaria, hanno fortificato la posizione della borghesia, ed indebolito quella del proletariato. La migliore prova è data dalla Ucraina che doveva giocare un ruolo così fatale nei destini della Rivoluzione Russa. Il nazionalismo ucraino era in Russia una cosa del tutto diversa da quello che era, per esempio il nazionalismo ungherese, polacco e finnico: non era che un’ ubbia, una mania di qualche dozzina d’ intellettuali piccolo-borghesi, senza giustificazione nelle condizioni economiche; politiche o intellettuali del paese, senza alcuna tradizione storica non avendo mai l’ Ucraina costituito una nazione o uno Stato, senza alcuna cultura nazionale, fatta eccezione per le poesie romantiche e reazionarie di Chevtehnko’.”” (pag 18)”,”LUXD-055″ “LUXEMBURG Rosa”,”Sur la révolution. Ecrits politiques 1917-1918. Réforme sociale ou révolution? – Grève de masse, parti et syndicats.”,”””Conrad Schmidt commette lo stesso errore di prospettiva storica in ciò che concerne la riforma sociale: si aspetta da essa che “”detti alla classe capitalistica con l’ aiuto delle coalizioni operaie sindacali le condizioni nelle quali questa può acquistare la forza lavoro””. E’ nel senso della riforma sociale così compresa che Bernstein chiama la legislazione operaia un pezzo di “”controllo sociale”” e come tale, un pezzo di socialismo. Pure Conrad Schmidt dice parlando delle leggi di protezione operaia: “”controllo sociale””; (…)””. (pag 36) “”Bernstein vedeva nell’ estensione della democrazia un ultimo mezzo per realizzare progressivamente il socialismo: o una tale estensione, lungi dall’ opporsi alla trasformazione del carattere dello Stato come veniamo a descrivere, non fa che confermarla. Conrad Schmidt afferma pure che la conquista di una maggioranza socialista in Parlamento è il mezzo diretto per realizzare il socialismo per tappe. Ora le forme democratiche della politica sono incontestabilmente un segno molto netto del passaggio progressivo dello Stato in società: si ha in questo senso una tappa verso la trasformazione socialista. Ma il carattere contradditorio dello Stato capitalista si manifesta in modo eclatante nel parlamentarismo moderno. Certo, formalmente, il parlamentarismo serve ad esprimere nell’ organizzazione dello Stato gli interessi dell’ insieme della società. Ma d’altra parte, ciò che il parlamentarismo rappresenta qui, è unicamente la società capitalistica, ovvero una società in cui predominano gli interessi capitalistici. Per conseguenza in questa società, le istituzioni formalmente democratiche non sono, quanto al loro contenuto, che degli strumenti degli interessi della classe dominante””. (pag 42-43)”,”LUXD-056″ “LUXEMBURG Rosa”,”La rivoluzione russa. Scritto postumo pubblicato per cura e con introduzione di Paul Levi.”,”””A ciò Lenin oppone la seguente definizione del concetto di dittatura: “”La dittatura è un potere fondato immediatamente sulla forza, non legato ad alcuna legge. “”La dittatura rivoluzionaria del proletariato è un dominio conquistato dal proletariato combattendo, fondato sulla forza del proletariato di fronte alla borghesia, e non legato ad alcuna sorta di legge””. E a questa definizione Lenin aggiunge la seguente spiegazione: “”Kautsky deve interpretare la dittatura come “”Stato di dominio”” (…), perché così scompare la rivoluzione violenta.”””” (pag 19) “”Rosa Luxemburg non aveva alcun intendimento per questo genere di romanticismo all’ indiana. Ella ha espresso chiaramente la sua opinione sul terrorismo anche nelle seguenti parole, e non è un caso, se nel programma della Lega spartachista si trova semplicemente la frase: “”La rivoluzione proletaria non ha bisogno, per i suoi fini, del terrore; essa odia e aborre l’ assassinio””. Ogni esperto cosa abbia inteso di dire con ciò.”” (pag 30) Rosa Luxemburg sull’ esperienza della rivoluzione inglese del 1642 (pag 53-54) “”Ma il rimedio, trovato da Trotsky e da Lenin, “”l’ eliminazione della democrazia””, è ancora peggiore del male a cui si deve por riparo: esso chiude la sorgente viva, con la quale soltanto si possono correggere tutte le insufficienze innate delle istituzioni sociali: l’ attiva, libera, energica vita politica delle più ampie masse popolari””. (pag 67) “”Sono due poli opposti, ambedue egualmente lontani dalla vera politica socialista. Quando il proletariato avrà conquistato il potere, non potrà mai e poi mai, secondo il buon consiglio di Kautsky, rinunciare, sotto il pretesto della immaturità del paese, alla trasformazione socialista e dedicarsi esclusivamente alla democrazia, senza tradire se stesso, l’ internazionale e la rivoluzione. Esso deve prendere immediatamente misure socialiste in modo energico, inflessibile, senza riguardo alcuno; deve, adunque, esercitare la dittatura, ma dittatura di classe, non di un Partito o di una cricca; dittatura della classe, vale a dire apertamente, con attiva e libera partecipazione delle masse popolari in democrazia illimitata””. (pag 74)”,”LUXD-057″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Paul LEVI”,”Einführung in die Nationalökonomie.”,”””Nello stesso tempo l’ industria cotoniera fa delle nuove conquiste. La guerra di Crimea dell’ anno 1855 impedisce la fornitura di canapa e lino provenienti dalla Russia, ciò provoca in Europa occidentale una crisi violenta nel settore della fabbricazione di tela””. (pag 41)”,”LUXD-059″ “LUXEMBURG Rosa”,”Sciopero generale partito e sindacati.”,”””Lo sciopero generale è, nel programma di Bakunin, la leva che farà scatenare la Rivoluzione sociale. Un bel mattino tutti gli operai di tutte le officine di un paese, o magari del mondo intero, abbandonano il lavoro, e con questo atto costringono, in quattro settimane al massimo, le classi possidenti o a capitolare o ad entrare in battaglia contro gli operai, in modo che questi allora hanno il diritto di difendersi e possono approfittare dell’ occasione per finirla con la vecchia società””. (pag 8) “”Adesso, la Rivoluzione russa ha sottoposto la tesi ad una revisione fondamentale. Per la prima volta nella storia della lotta di classe, essa ha reso possibile una realizzazione grandiosa dell’ idea di sciopero generale, aprendo così una nuova epoca nell’ evoluzione del movimento operaio.”” (pag 9)”,”PARx-038″ “LUXEMBURG Rosa”,”Pagine scelte. Sciopero generale. Partito e sindacati. Con la terza edizione di ‘Centralismo o democrazia’? (Replica a Lenin)”,”Luxemburg partito e sindacato. “”La completa unità del movimento operaio sindacale e socialista, assolutamente necessaria per le future lotte di massa tedesche, è realizzata fin d’ora e s’ impersona nella vasta folla che forma nello stesso tempo la base del Partito socialista e quella dei sindacati e nella convizione per la quale le due facce del movimento si sono confuse in un’ unità mentale. La pretesa opposizione tra Partito e sindacati si riduce, in questo ordine di cose, ad un’ opposizione tra il Partito e un certo gruppo di funzionari sindacali e, nello stesso tempo, è un’ opposizione all’ interno dei sindacati, tra questo gruppo e la massa dei proletari sindacalmente organizzati.”” (pag 62) Luxemburg critica il partito centralizzato. “”Se la tattica del partito è il prodotto non del Comitato centrale, ma dell’ insieme del partito o, meglio ancora, dell’ insieme del movimento operaio, è evidente che occorre alle sezioni e alla federazioni quella libertà di azione che sola permette di utilizzare tutte le risorse di una situazione e di sviluppare la loro iniziativa rivoluzionaria. L’ ultracentralismo difeso da Lenin ci appare come impregnato non già di uno spirito positivo e creatore, bensì dello spirito sterile del sorvegliante notturno. Tutta la sua cura è rivolta a controllare l’ attività del Partito, e non a fecondarla; a restringere il movimento piuttosto che a svilupparlo; a strozzarlo, non a unificarlo.”” (pag 90)”,”LUXD-060″ “LUXEMBURG Rosa”,”La Rivoluzione russa e “”La tragedia russa””. (Zur russischen Revolution. Eine kritische Würdigung’ (ottobre 1918); Die russische Tragödie)”,”Luxemburg: Brest-Litovsk e l’ imperialismo tedesco. “”Essi non tennero conto che la capitolazione della Russia a Brest-Litovsk avrebbe significato un enorme rafforzamento della politica imperialistica pantedesca, quindi proprio l’ indebolimento delle possibilità di una sollevazione rivoluzionaria in Germania, e non avrebbe portato la fine della guerra con la Germania, bensì l’ inizio di un nuovo capitolo. In realtà la “”pace”” di Brest-Litovsk è una chimera. Nemmeno per un momento c’è stato pace tra Russia e Germania. Da Brest-Litovsk a oggi non c’è stata che una guerra continua, solo di natura particolare, una guerra condotta da una parte sola: sistematica avanzata tedesca e tacita graduale ritirata dei bolscevichi. L’ occupazione dell’ Ucraina, della Finlandia, della Lituania, dell’ Estonia, della Crimea, del Caucaso, di regioni sempre più vaste della Russia meridionale: questo il risultato dello “”stato di pace”” conseguente a Brest-Litovsk. E ciò ha voluto dire: in primo luogo, abbattimento della rivoluzione e della vittoria della controrivoluzione in tutte le roccaforti rivoluzionarie della Russia. Poiché Finlandia, Baltico, Ucraina, Caucaso, territori del Mar Nero sono tutta Russia, o meglio terreno della Rivoluzione russa, checché ne possa cianciare la vuota piccolo-borghese fraseologia sul “”diritto di autodeterminazione dei popoli”” (…)””. (pag 28)”,”LUXD-061″ “LUXEMBURG Rosa”,”Lettres à Léon Jogichès. Tome I. 1894-1899.”,”A partire dal 1907 la Luxemburg e Jogiches si sono separati. Ma hanno continuato a lavorare in equipe come dimostrano le lettere. “”Caro, gli avvenimenti si succedono con una tale rapidità che non ce la faccio a relazionarteli in tempo. Primo avvenimento: ho deciso, nella misura del possibile, di sollevare al congresso la questione della tattica e dell’ opportunismo e di proporre una risoluzione. Non lo potrei fare senza aver subito scritto sulla stampa. Per la Neue Zeit, è troppo tardi. Mi sono dunque seduta e ho scritto in due giorni una serie di articoli per la Leipziger Volkszeitung su 107 pagine. Per mancanza di tempo li ho inviati senza ricopiarli. Schönlank si è infervorato. Avrà 7 articoli. Ti invio in allegato i tre primi. Sch(önlank) li considera come “”un colpo da maestro”” e “”un capolavoro di dialettica””. L’ art. fa già sensazione, a Lipsia se lo contendono. Tu penserai può essere che io perda perché non è sulla Neue Zeit. Niente da fare: 1. nella Neue Zeit ci sarà il seguito della discussione, perché è là che Ed (Bernstein) risponderà subito dopo il Congresso di Partito. Io anche naturalmente, benché Schön(lank) mi prega già adesso di rispondere da lui. 2. La cosa più importante: gli art. si sono tanto imposti a Sch(önlank) che vuole pubblicarli insieme in opuscolo. (…)””. (pag 214, lettera di RL a LJ, 24 settembre 1898)”,”LUXD-063″ “LUXEMBURG Rosa”,”Lettres à Léon Jogichès. Tome II. 1900-1914.”,”””Vero scandalo con Kautsky. Mi ha reso stamattina il mio manoscritto per la terza volta, insistendo perché cancelli anche il riferimento alla protesta di Elberfeld come la lettera del Vorwärts. (Non potrei dunque riferirmi a questi documenti che nel Vorwärts, a condizione che esca). Inoltre, mi restituisce il mio manoscritto attraverso la posta, senza affrettarsi, in modo che rischio di non inviarlo a tempo per questo numero! Glielo trasmesso martedi sera, oggi venerdi non è ancora spedito! Io non ho alcun mezzo di pressione su di lui; è furioso per la bastonata che riceve, dunque si vendica. Non posso questa volta fare appello alle “”istanze””, perché queste gli darebbero ragione, si tratta quindi di evitare (di dargli) il respiro sul quale conta. In una parola – une vilaine affaire. Ammesso che l’ articolo esca com’è, in tutti i modi sarà una ghigliottina per lui.”” (pag 233, 15 luglio 1910)”,”LUXD-064″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Stephen Eric BRONNER”,”The Letters of Rosa Luxemburg.”,”Lo stile di Marx. “”Frl. Mathilde Jacob, (…) ti trasmetterà i miei calorosi saluti e qualcos’altro! E questo qualcosa è il mio manoscritto dell’ “”Anti-Critica””, la replica a Eckstein, Bauer e Co., in difesa del mio libro sull’ accumulazione! Tu, povero diavolo, sei stato scelto per essere il secondo lettore di quest’ opera. (Il primo è stato Mehring, naturalmente, che ha letto il manoscritto varie volte. Dopo la prima lettura, lo ha chiamato “”semplicemente il lavoro di un genio””, “”una vera superba, affascinante impresa”” cosa che non si è più vista dalla morte di Marx. (…) Nel lavoro teorico come nell’ arte, apprezzo solo il semplice, il quieto e l’ audace. E’ per questo, per esempio, che il famoso primo volume del Capitale di Marx, con il suo abbondante ornamento rococo (stile artistico dell’ ‘700, ndr) in stile hegeliano, ora mi sembra un obbrobrio (per cui, dal punto di vista del Partito, devo prendere cinque anni di duro lavoro e 10 anni di perdita di diritti civili…). (…)””. (pag 185, lettera a Hans Diefenbach, 3.8.1917, Wronke, carcere)”,”LUXD-065″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Elzbieta ETTINGER”,”Comrade and Lover. Rosa Luxemburg’s Letters to Leo Jogiches.”,”I rapporti Luxemburg – Parvus. “”Adesso sto lavorando duro. Sistemo cose con Parvus col massimo successo; sto scrivendo brevi pezzi per lui, come quelli che tu hai, sulla Polonia, la Francia e il Belgio. Mi rimborsano l’ abbonamento al periodico – 30 M per quadrimestre! Naturalmente in addizione all’ onorario. Domani, farò l’ abbonamento a P(etite) Ré(publique) e Peuple. Per scrivere un pezzo mi ci vuole un’ ora, e mi riprometto di leggere i giornali e scrivere regolarmente ad un’ ora prefissata della mattina. Io scrivo velocemente, faccio una bella copia, e mando il tutto (questo dovrebbe darti un colpo apoplettico tre volte al giorno). Ci sarà ‘Geld’ (denaro, ndr) alla fine del mese! E Parvus è contento. Inutile a dirsi, mi inonda di richieste “”perché non allo stesso tempo Inghilterra, Italia e Turchia””, ma rido soltanto e non mi affanno a rispondere.”” (pag 56, lettera del 10 luglio 1898)”,”LUXD-066″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”Grève générale. Parti et syndicats.”,”””Con la psicologia di un sindcato che non consente di scioperare il Primo Maggio a patto che venga fissato con precisione in anticipo un sussidio, in caso contrario sarebbe rinviato, non si può fare né Rivoluzione né sciopero generale. Ma giustamente, nella tormenta del periodo rivoluzionario, il proletariato si trasforma, da padre di famiglia prudente che esige un sussidio, in un “”rivoluzionario romantico”” per cui lo stesso bene supremo, la vita, e a maggior ragione il benessere materiale, non ha che poco valore in confronto allo scopo ideale della lotta””. (pag 49) Burocratismo nel partito e nel sindacato. “”Questi inconvenienti del funzionarismo comportano sicuramente anche per il partito dei pericoli che potrebbero molto facilmente risultare dalla più recente innovazione, l’ istituzione dei segretari locali del partito, se la massa socialista non vigilerà costantemente, affinché questi segretari restino dei puri organi esecutivi, senza essere mai considerati come i rappresentanti professionali dell’ iniziativa e della direzione della vita locale del partito.”” (pag 77)”,”LUXD-067″ “LUXEMBURG Rosa”,”The Accumulation of Capital.”,”Tugan Baranovski e la sua ‘mancanza di proporzione’. “”Di conseguenza, Tugan Baranovski espone la teoria delle crisi di Marx a una revisione che egli sostiene aver sviluppato dal “”sovra-consumo’ di Sismondi. ‘Marx è sostanzialmente d’accordo con la visione generale secondo cui la povertà dei lavoratori, e di conseguenza della grande maggioranza della popolazione, rende impossibile realizzare i prodotti di una perennemente espansiva produzione capitalistica, dato che ciò causa un declino della domanda. Questa opinione è assolutamente sbagliata.”” (pag 291)”,”LUXD-068″ “LUXEMBURG Rosa”,”Lettres à Sophie, 1916-1918. Suivi de ‘A la rencontre de Rosa Luxemburg’.”,”Claude WEILL è ricercatore all’ EHESS. “”Ma questa è la storia. So perfettamente che i conti non saranno mai regolati secondo “”giustizia”” e che si deve accettare tutto. Mi ricordo di versato lacrime calde quando, studiando a Zurigo, avevo letto gli Otcherki pervobytnoï (ekonomitcheskoï) kultury (Saggi sulla cultura primitiva) del professor Ziber in cui egli descriveva come gli Europei hanno represso e sterminato sistematicamente i Pellerossa d’ America e ho stretto i pugni dalla disperazione, non solo che ciò fu possibile, ma che tutto questo non poté essere vendicato, punito, espiato. Io tremo di dolore al pensiero che questi Spagnoli, questi Anglo-Americani sono morti e decomposti da lungo tempo e non possono essere resuscitati per subire le torture che hanno inflitto agli Indiani. ma questo sono idee puerili e tutti i peccati attuali contro il Santo-Spirito, tutta l’ ignominia, saranno dimenticati nel disordine delle fratture storiche non governate, e tutti ritorneranno ben presto di nuovo “”un popolo unito di fratelli””. Ne ho ben preso coscienza oggi leggendo che i socialdemocratici di Vienna hanno inviato un telegramma al governo di Lenin a San Pietroburgo. Approvazione entusiasta e auguri di successo! Gli Adler, Pernerstorfer, Renner, Austerlitz – e i Russi che si dissanguano! Ma non sarà così e più tardi si vedrà che non poteva andare diversamente…””. (pag 53) (Victor Adler, Engelbert Pernerstorfer, Karl Renner, Fritz Austerlitz: dirigenti della socialdemocrazia austriaca appartenenti all’ ala destra. Victor Adler il fondatore del partito, era stato da subito ostile a Rosa Luxembur) (nota pag 53)”,”LUXD-069″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBURGO)”,”Huelga de masas, partido y sindicatos.”,”Per la traduzione utilizzate versioni francesi e per una parte una traduzione italiana (Scritti scelti di Luciano AMODIO, Ed Avanti, 1963). “”A partire da ciò si possono dedurre alcuni punti di vista generali che permetteranno di giudicare il problema dello sciopero di massa. 1. E’ assolutamente sbagliato concepire lo sciopero di massa come una azione isolata; essa è oltremodo il segno, il concetto unificatore di tutto un periodo di anni, forse decenni, della lotta di classe. (…) 2. Ma, se al posto di questa categoria secondaria di scioperi di dimostrazione, consideriamo lo sciopero combattivo come lo abbiamo visto oggi in Russia che ha costituito il sostegno reale dell’ azione proletaria, ci sorprende il fatto che questo elemento economico e l’ elemento politico si presentano tanto indissolubilmente vincolati. (…) 3. Per finire gli avvenimenti russi ci mostrano che lo sciopero di massa è inseparabile dalla rivolzione; la sua storia si confonde con la storia della rivoluzione. (…)””. 4. E’ sufficiente riassumere quanto precede per scoprire una soluzione al problema della direzione e dell’ iniziativa dello sciopero di massa. (…)””. (pag 49-58)”,”LUXD-070″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”La rivoluzione russa.”,”La critica della Luxemburg a Lenin e Trotsky. “”Indubbiamente ogni istituzione democratica ha i suoi limiti ed i suoi difetti, ciò che, del resto, è comune ad ogni istituzione umana. Ma, il rimedio inventato da Lenin e Trotsky, cioè la soppressione della democrazia in generale, è peggiore del male che è ragionevole guarire: tale rimedio soffoca, infatti, la fonte viva dalla quale solamente possono scaturire le correzioni a tutte le insufficienze congenite delle istituzioni sociali: la vita politica attiva, senza intralci, energica, delle più larghe masse della nazione. Prendiamo un altro esempio clamoroso: il diritto di voto elaborato dal governo dei Soviet. Non si comprende chiaramente quale portata pratica possa avere. Dalla critica fatta da Trotsky e Lenin alle istituzioni democratiche, si deduce che essi respingono, come principio le rappresentanze nazionali uscite dalle elezioni generali e non vogliono appoggiarsi sui Soviet. Allora non si comprende il perché sia stato concesso il suffragio universale””. (pag 22) “”(…) il sistema sociale del socialismo non deve e non può essere che un prodotto storico nato alla scuola stessa dell’ esperienza, nel momento delle realizzazioni, della marcia della storia vivente, la quale, come la natura organica di cui in ultima analisi non è che una parte, ha la buona abitudine di far nascere sempre insieme ad un reale bisogno sociale il mezzo di soddisfarlo; insieme al problema la sua soluzione. Ma se oggi è così, è evidente che il socialismo, per sua natura, non può essere concesso, nè può essere stabilito per editto.”” (pag 26) La democrazia formale. “”Senza elezioni generali, senza libertà illimitata della stampa, senza libera lotta fra le opinioni, la vita si spegne in tutte le istituzioni pubbliche, divente apparente e l’ unico elemento attivo rimane la burocrazia. E’ una legge alla quale nessuno può sottrarsi””. (pag 27) “”Nella nostra qualità di marxisti non siamo mai tati idolatri della democrazia formale””, scrive Trotsky. Certo, non siamo mai stati idolatri della democrazia formale. E neppure del socialismo e del marxismo. Ne deriva forse il diritto, come Cunow-Lensc-Parvus di disfarci del marxismo o del socialismo quando di risulta incomodo? Trotsky e Lenin sono la negazione vivente di tale questione.”” (pag 29)”,”RIRO-372″ “LUXEMBURG Rosa”,”Le socialisme en France, 1898-1912.”,”Il libretto di Paul Lafargue , recensito dalla Luxemburg su Neue Zeit, esce in occasione dell’ entrata di Millerand nel governo Waldeck-Rousseau. Titolo: Le socialisme et la conquete des pouvoirs publics. (1899) “”Tuttavia, sarà assolutamente falso spiegare questa attitudine con l’ indifferenza riguardo alle forme politiche. Nel 1889 i guesdisti e i blanquisti dichiararono senza mezzi termini nel loro manifesto redatto in occasione della crisi boulangista:””La Repubblica è la forma necessaria all ‘emancipazione del proletariato. Essa deve essere mantenuta ad ogni costo””. Oggi ancora i due partiti sostengono fermamente il ministero di “”diefsa repubblicana”” come minimo male, per lamentevole che sia. Non si tratta di sapere se occorra sempre difendere la Repubblica, ma se la classe operaia debba costituire un partito politico indipendente in opposizione a ‘tutte’ le classi borghesi o solamente una componente artificiosa della frazione repubblicana della borghesia. E se Kautsky ha detto due anni fa che Jaures con la sua campagna per Dreyfus ha salvato l’ onore del socialismo francese, bisogna aggiungere oggi che Guesde e Vaillant per la loro resistenza inflessibile contro il ministerialismo socialista, non salvano soltanto l’ onore del socialismo, ma qualcosa di più: il socialismo stesso””. (pag 150, Neue Zeit, 1900-1901)”,”LUXD-073″ “LUXEMBURG Rosa; LENIN V.I.”,”La crise de la social-democratie. Suivi de sa critique par Lenine (A propos de la brochure de Junius)”,”””Alors arrivera la catastrophe. Alors sonnera en Europe l’ heure de la marche générale, qui conduira sur le champ de bataille de 16 à 18 millions d’hommes, la fleur des différentes nations, équipés des meilleurs instruments de mort et dressés les uns contre les autres. Mais à mon avis, derrière la grande marche générale, il y a le grand chambardement.(…)””. finire. Voilà ce que déclarait l’ orateur de notre faction, Bebel, au cours du débat sur le Maroc au Reichstag. Le tract officiel du parti, ‘Imperialisme ou Socialisme’, qui a été diffusé il ya a quelques années à des centaines de milliers d’exemplaires, s’achevait sur ces mots: “”Ainsi la lutte contre le capitalisme se transforme de plus en plus en ‘un combat décisif entre le Capital et le Travail’. Danger de guerre, disette et capitalisme – ou paix, prospérité pour tous, socialisme; voilà les termes de l’ alternative. (…)””. (pag 62) Rohrbach, La guerra e la politica tedesca, 1914 (pag 108) Lenin: ‘A proposito dell’ opuscolo di Junius’ (1916) “”Junius ha assolutamente ragione di sottolineare l’ influenza decisiva della “”congiuntura imperialista”” nella guerra ‘attuale’, di dire che dietro la Serbia c’è la Russia, che “”dietro il nazionalismo serbo c’è l’ imperialismo russo””, che la partecipazione, per esempio, dell’ Olanda alla guerra sarà ‘anche’ dell’ imperialismo, perché 1) l’ Olanda difenderebbe le sue colonie e 2) essa sarà l’ alleato di una delle coalizioni ‘imperialiste’. Ciò è indiscutibile per quello che concerne la guerra ‘attuale’. (…)””. (pag 234) Metodo. “”L’ errore sarà di esagerare questa verità, di mancare alla regola marxista che vuole che si sia concreti, di estendere il giudizio dato sulla guerra attuale a tutte le guerre possibili all’ epoca dell’ imperialismo, di dimenticare i movimenti nazionali ‘contro’ l’ imperialismo. Il solo argomento in favore della tesi secondo cui “”non si possono avere più guerre nazionali”” è che il mondo è diviso tra un pugno di “”grandi”” potenze imperialiste e che, per questa ragione, ogni guerra, sia essa nazionale all’ inizio, ‘si trasforma’ in guerra imperialista poiché urta gli interessi di una delle potenze o delle coalizioni imperialiste. Questo argomento è manifestamente errato. Certo, la tesi fondamentale della dialettica marxista è che tutte i limiti nella natura e nella società sono convenzionali e mobili, che non c’è ‘nessun’ fenomeno che non possa, in certe condizioni, trasformarsi nel suo contrario. Una guerra nazionale ‘può’ trasformarsi in guerra imperialista, ma l’ ‘inverso’ è pure vero. Esempio: le guerre della grande rivoluzione francese sono cominciate come guerre nazionali e lo erano effettivamente. Esse erano rivoluzionarie, perché aveva per obiettivo la difesa della grande coalizione contro delle monarchie contro-rivoluzinoarie. Ma quando Napoleone ebbe fondato l’ Impero francese invadendo una serie di Stati nazionali d’Europa, importanti, vitali e da lungo tempo costituite, allora le guerre nazionali francesi divennero delle guerre imperialiste, che generarono ‘a loro volta’ delle guerre di liberazione nazionale ‘contro’ l’ imperialismo di Napoleone””. (pag 234-235) La rivoluzione nasce dalla guerra. “”Junius indica molto giustamente, anche qui, che non si può “”fabbricare”” la rivoluzione. La rivoluzione era all’ ordine del giorno nel 1914-1916, essa era contenuta nella guerra, essa “”nasceva”” dalla guerra. E’ questo che bisogna “”proclamare”” a nome della classe rivoluzionaria (…)””. (pag 245-246)”,”LUXD-074″ “LUXEMBURG Rosa”,”Reform or revolution and other writings.”,”Bibliografia pag XI. “”Let us not forget that the revolution soon to break out in Russia will be a bourgeois and not a proletarian revolution. This modifies radically all the conditions of Socialist struggle. The Russian intellectuals, too, will rapidly become imbued with bourgeois ideology. The Social Democracy is at present the only guide of the Russian proletariat. But on the day after the revolution, we shall see the bourgeoisie, and above all the bourgeois intellectuals, seek to use the masses as a steppingstone to their domination.”” (pag 93) “”Impressionati dai recenti avvenimeni nei partiti socialisti di Francia, Italia e Germania, i Socialdemocratici russi tendono a vedere l’ opportunismo come un ingrediente alieno, portato nel movimento operaio dai rappresentanti della democrazia borghese. Se fosse così nessuna sanzione prevista dalla costituzione di partito potrebbe fermare questa intrusione. L’ afflusso di reclute non proletarie al partito del proletariato è l’ effetto di cause sociali profonde come il collasso economico della piccola borghesia, la bancarotta del liberalismo borghese, e la degenerazione della democrazia borghese. E’ infantile sperare di fermare questa corrente per mezzo di formule buttate giù in una costituzione””. (pag 93-94)”,”LUXD-076″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Franco VOLPI”,”Scritti sull’ arte e sulla letteratura.”,”””Ma non sussiste dubbio alcuno, che il ruolo di Schiller nella crescita spirituale del proletariato rivoluzionario in Germania non ha le sue radici tanto in ciò che Schiller, col contenuto delle sue poesie, apportò alla lotta d’emancipazione della classe operaia, quanto invece in ciò che la classe operaia, partendo dalla propria visione del mondo, dalla propria aspirazione e dalla propria sensibilità, infuse nelle opere di Schiller. Ha qui avuto luogo un singolare processo di assimilazione, in cui il pubblico operaio non si appropriò di Schiller in quanto insieme spirituale, come egli in realtà fu, ma smembrò la sua opera spirituale e la trasfuse inconsciamente nel proprio mondo sensibile e concettuale””. (pag 38) “”Il festeggiare Schiller come un poeta ‘rivoluzionario par excellence’, tradisce già in sé una ricaduta della concezione di “”rivoluzionario”” nobilizzata e approfondita dalla teoria marxiana, dal materialismo storico-dialettico, in una concezione piccolo borghese, la quale vede in ‘ogni’ ribellione contro l’ordine legale esistente, dunque nella manifestazione esteriore della ribellione, una “”rivoluzione””, incurante della sua intima tendenza, del suo contenuto sociale. Solamente da quest’ultimo punto di vista si riesce a vedere in Karl Moor il precursore di Robert Blum, in Luise Millerin “”la tragedia rivoluzionaria del crollo”” e in Guglielmo Tell “”il dramma rivoluzionario del compimento”” – sempre che gli dei sappiano cosa significhi questo entusiasta Gallimathias.”” (pag 39)”,”LUXD-077″ “LUXEMBURG Rosa”,”Eglise et socialisme.”,”Primi cristiani partigiani del comunismo. Divisione dei beni. Il cristianesimo e la schiavitù. “”Ce n’était pas la première fois dans l’histoire de l’humanité que les conditions économiques se montraient plus fortes que les beaux discours. Le communisme, cette communauté de jouissance des biens, qu’avaient proclamée les premiers chrétiens, n’était pas réalisable sans le travail collectif de toute la population, aussi bien sur le sol; propriété commune, que dans les ateliers collectifs. A l’époque des premiers chrétiens, on ne pouvait pas instaurer le travail collectif (avec des moyens de travail collectifs), car, nous l’avons déjà mentionné, le travail incombait aux esclaves vivant en marge de la societé et non pas aux hommes libres. Le christianisme n’entreprit d’abolir ni l’inégalité de travail, ni l’inégalité de propriété. Et c’est pourquoi ses efforts visant à supprimer l’inégale répartition des biens furent inefficaces. Les voix des pères de l’Eglise clamant le communisme furent sans écho. Bientôt, d’ailleurs, ces voix devenues de plus en plus rares se turent tout à fait. Les pères de l’Eglise cessèrent de prêcher la communauté et le partage des biens, car l’accroissement de la commune chrétienne produisit des changements fondamentaux à l’intérieur de l’Eglise même.”” (pag 17)”,”LUXD-078″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”La crise de la democratie socialiste.”,”Imperialismo o socialismo. “”Le tract officiel du parti, “”Impérialisme ou socialisme””, qui a été répandu, il y a quelques années, à des centaines de mille exemplaires, se terminait par ces paroles: (…) “”(…) Quoi qu’il advienne alors, puisse-t-il, grâce à sa force, réussir à épargner à l’humanité les effroyables atrocités d’une guerre mondiale; ou le monde capitaliste ne peut-il pas sombrer dans l’histoire autrement qu’il y est né, dans le sang et par la force: l’heure historique trouvera la classe ouvriére prête, et le tout est d’être prêt””.”” (pag 19) Profezia Marx. La questione dell’ Alsazia Lorena. La guerra tra Francia e Russia da una parte contro la Germania dall’altra. Alors que les troupes de Bismarck se trouvaient encore en France, Marx écrivait au comité de Brunswick: “”Quiconque n’est pas tout à fait assourdi par le tapage du moment, ou celui qui n’a pas intérêt à assourdir le peuple allemand, doit voir que la guerre de 1870 porte dans ses flancs une guerre entre l’Allemagne et la Russie tout aussi nécessairement que la guerre de 1866 la guerre de 1870. Je dis nécessaire, inévitable, sauf dans l’improbable cas où une révolution éclate auparavant en Russie. Le cas improbable ne se présente-t-il point, la guerre entre l’Allemagne et la Russie doit être traitée, dès à présent, comme ‘un fait accompli’ (1). Que cette guerre ait un effet utile ou nuisible, dépend tout à fait de l’attitude présente des vainqueurs allemands. S’ils prennent l’Alsace et la Lorraine, la France fera, avec la Russie, la guerre à l’Allemagne. Il est superflu d’en indiquer les fatales conséquences.”” (pag 41) (1) (en francais dans le texte)”,”LUXD-080″ “LUXEMBURG Rosa”,”The Junius pamphlet. The Crisis in the German Social Democracy. Febraury-April 1915.”,”””In Germany one may study the development of imperialism, crowded as it was into the shortest possible space of time, in concrete form. The unprecedented rapidity of German industrial and commercial development since the foundation of the Empire, brought out during the 80’s two characteristically peculiar forms of capitalist accumulation; the most pronounced growth of monopoly in Europe and the best developed and most concentrated banking system in the whole world. The monopolies have organized the steel and iron industry, i.e., the branch of capitalist endeavour most interested in government orders, in militaristic equipment and in imperialistic undertakings (railroad building, the exploitation of mines, etc.) into the most influential factor in the nation. The latter has cemented the money interests into a firmly organized whole, with the greatest, most virile energy, creating a power that autocratically rules the industry, commerce and credit of the nation,, dominant in private as well as public affairs, boundless in its powers of expansion, ever hungry for profit and activity, impersonal, and therefore, liberal-minded, reckless and unscrupulous, international by its very nature, ordained by its capacities to use the world as its stage.”” (pag 21)”,”LUXD-082″ “LUXEMBURG (LUXEMBOURG) Rosa; saggi di RUBAK Simon SABATIER Guy JAQUIER Maurice METERY Jean LEFEUVRE – GALAR R. KAY J.M.”,”La révolution russe (Texte intégral). Rosa Luxembourg et sa doctrine.”,”in apertura due foto di R. Luxemburg giovane, la seconda data da Rosa L. a Bracke. “”Du point de vue organisationnel, les divergences de Rosa vont se concrétiser avec la formation du S.D.K.P. (Parti social-démocrate du royaume de Pologne) en opposition au P.P.S. (Parti socialiste polonais) qui défendait justement l’idée de l’indépendance de la Pologne. Au congrès de Londres de la IIe Internationale en 1896, Rosa Luxembourg représenta la S.D.K.P. et défendit ses thèses internationalistes en dénonçant le P.P.S. comme “”social-patriote””. (…) C’est dans “”La question nationale et l’autonomie””, 1908, que l’on peut trouver une élaboration d’ensemble de ses thèses sur la question nationale à partir du cas polonais. Cet écrit rassemblant des articles donna lieu à une polémique acharnée avec Lénine, polémique qui durait en fait depuis 1903 – date du IIe congrès du P.O.S.D.R (Parti Ouvrier Social Démocrate Russe) – car la thèse du S.D.K.P. – devenu le S.D.K.P.i.L. après l’adhésion d’un groupe marxiste lituanien – contre l’indépendance de la Pologne y avait été rejetée et signifiait organisationnellement la volonté de ce parti de ne pas être intégré mais de garder une structure fédéraliste dans le cadre du Parti Social Démocrate Russe Uni (ainsi les délégues du S.D.K.P.i.L. s’étaient opposés à ce congrès è la demande des Russes d’avoir leurs propres représentants auprès du Comité Central Polonais!). (pag 79-80)”,”LUXD-083″ “LUXEMBURG Rosa”,”Il programma di Spartaco.”,”pag 33 e seguenti: Rosa Luxemburg sulla famosa prefazione di Engels del 1895 a Lotte di classe in Francia di Marx. Bebel fece pressioni su Engels a Londra perché la scrivesse per salvare il movimento operaio tedesco dalle deviazioni anarchiche (pag 36) “”A onore di entrambi i nostri maestri, e in modo particolare di Engels, morto assai più tardi, e che difese anche l’onore e le vedute di Marx, si deve dichiarare che notoriamente Engels ha scritto questa prefazione (1) sotto la diretta pressione del gruppo parlamentare del tempo. Questo accadeva in quel periodo in cui in Germania – dopo la caduta della legge antisocialista al principio degli anni ’90 – si manifestava in seno al movimento operaio tedesco una forte corrente radicale di sinistra che voleva mettere in guardia i compagni contro un totale assorbimento nella mera lotta parlamentare. Per battere teoricamente e sopraffare praticamente gli elementi radicali e per escluderli dall’attenzione della vasta massa con l’autorità dei nostri grandi maestri, Bebel e compagni (ed era già significativo allora per le nostre condizioni che il gruppo parlamentare decidesse sul piano intellettuale e tattico delle sorti e dei compiti del partito) hanno spinto Engels, che viveva all’estero e doveva lasciarsi persuadere dalle loro assicurazioni, a scrivere quella prefazione con il pretesto che la cosa più urgente e necessaria era di salvare il movimento operaio tedesco dalle deviazioni anarchiche. Da allora questa concezione ha dominato effettivamente la socialdemocrazia tedesca in ciò che essa ha fatto e non ha fatto, fino a che abbiamo avuto la bella esperienza del 4 agosto 1914. Era la proclamazione del “”nient’altro-che-parlamentarismo””. Engels non ha fatto in tempo a vedere i risultati, le conseguenze pratiche di questo uso della sua prefazione, della sua teoria. Io sono sicura che se si conoscono le opere di Marx e di Engels, se si conosce il vivace spirito rivoluzionario genuino, non adulterato, che spira da tutte le loro dottrine e da tutti i loro scritti, si deve essere convinti che Engels sarebbe stato il primo a insorgere contro le degenerazioni del “”nient’altro-che-parlamentarismo””, contro questo impantanamento e demoralizzazione del movimento operaio, che presero piede in Germania già decenni prima del 4 agosto (…)””. (pag 35-36) Rosa Luxemburg, Il programma di Spartaco, 1995 introduzione di Engels a ‘Le lotte di classe in Francia’ di Marx, 1895″,”LUXD-087″ “LUXEMBURG Rosa”,”La rivoluzione russa e Questioni di organizzazione della Socialdemocrazia russa.”,”””I bolscevichi sono gli eredi storici dei Livellatori inglesi e dei giacobini francesi”” (pag 83.)”,”LUXD-090″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Giorgio SALMON”,”Scritti contro il terrorismo (1902-1905).”,”LUXEMBURG Rosa 1894. Sulla Russia di quei tempi Engels diceva: “”Allora c’erano in Russia due governi: quello dello zar e quello del Comitato esecutivo segreto (ispolnitel’nyj komitet) dei terroristi cospiratori. Il potere di questo governo segreto parallelo cresceva giorno dopo giorno. La caduta dello zarismo sembrava imminente; una rivoluzione in Russia doveva sottrarre all’intera reazione europea il suo più forte caposaldo e la sua grande riserva militare, dando così anche al movimento politico in Occidente un nuovo, potente impulso e, per di più, condizioni operative infinitamente più vantaggiose””. (Friedrich Engels ‘Internationales aus dem Volksstaat’, Berlino 1894, p. 69 [F. Engels, “”Postfazione a Soziales aus Russland””, in K. Marx F. Engels, Werke, vol 22, Berlino 1963] (pag 47) Luxemburg: “”Perciò la vittoria della rivoluzione popolare e la conquista della libertà politica non si basa sulla speranza di ottenere una vittoria militare da parte delle masse lavoratrici in uno scontro decisivo con l’esercito zarista.”” (pag 102) Sono necessarie due cose che i lavoratori delle campagne si uniscano al campo rivoluzionario e che si guadagni una parte significativa delle truppe alla causa della rivoluzione”,”LUXD-091″ “LUXEMBURG Rosa”,”L’accumulation du capital. II. Oeuvres IV. Contribution à l’explication économique de l’impérialisme.”,”Bauer: capitalismo possibile senza espansione (pag 218)”,”LUXD-092″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”Réforme ou révolution? Suivi de La partecipation socialiste au pouvoir en France et de La Grève générale.”,”LUXEMBURG R. “”Une fois che le développement de l’industrie aura atteint son apogée et que, sur le marché mondial, commencera pour le capital la phase descendante, la lutte syndicale deviendra doublement difficile: premièrement parce que les conjonctures objectives du marché s’aggraveront pour la force de travail, en ce sens que la demande de force de travail augmentera plus lentement et l’offre plus rapidement que ce n’est le cas actuellement; deuxièmement, parce que le capital lui- même, pour se dédommager des pertes subies sur le marché mondial, s’efforcera d’autant plus énergiquement de réduire la part du produit revenant aux ouvriers. La réduction des salaires est, en effet, selon Marx, l’un des principaux moyens d’arrêter la diminution du taux de profit. L’Angleterre nous offre déjà le tableau du début du deuxième stade du mouvement syndical. Ce dernier se réduit nécessairement de plus en plus à la simple défense des conquêtes déjà réalisées, et même celle-ci devient de plus en plus difficile. Telle est la marche générale des choses dont la contre-partie doit être le développement de la lutte de classe politique et sociale.”” [Rosa Luxemburg, Réforme ou révolution?, 1932] (pag 24-25)”,”LUXD-094″ “LUXEMBURG Rosa”,”Prison Letters. To Sophie Liebknecht.”,”Queste lettere sono state tradotte dal tedesco da Eden e Cedar PAUL e stampate in Berlino nel 1923 dalla Publishing House of the Young International.”,”LUXD-096″ “LUXEMBURG Rosa”,”L’accumulation du capital. Tome I.”,”LUXEMBURG Rosa “”‘L’Accumulation du Capital’ parut en 1913. Dans sa courte introduction à l’ouvrage, Rosa Luxemburg en explique l’origine et la conception: son activité de professeur à l’Ecole du Parti, depuis 1907, l’avait amenée à entreprendre la composition d’une ‘Introduction à l’Economie politique’ (1) qui devait décrire, sous une forme accessible à un large public, les différentes étapes de l’histoire et des doctrines économiques, pour aboutir à un exposé des théories de Marx. Or, dans cette dernière partie, voulant expliquer le processus économique global du capitalisme, elle se trouve arrêtée par des difficultés d’ordre conceptuel. L’étude de ces difficutés l’amena à écrire un nouvel ouvrage, ‘l’Accumulation du capital’. Elle y reprenait le problème exposé par Marx de manière fragmentaire et inachevée dans le livre deuxième du ‘Capital’, donnant des conclusions qui n’ont cessé d’être discutées jusqu’à aujourd’hui”” (pag 7) (1) Cet ouvrage n’a jamais été achevé (…)”,”LUXD-097″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Marco RISPOLI”,”Un po’ di compassione. Con testi di Karl Kraus, una ignota lettrice della “”Fackel””, Franz Kafka, Elias Canetti, Joseph Roth.”,”Lettera della Luxemburg all’amica Sonja Liebknecht – storica dell’rte e moglie dello spartachista K. Liebknecht, assassinato con la Luxemburg a Berlino. Lettera letta in pubblico da Karl Kraus a Berlino il 28 maggio 1920 e in seguito a Dresda e Praga. La lettera fu poi ripresa da Kraus dalla sua rivista ‘Die Fackel’. I testi di Kafka, Canetti e Roth ruotano attorno alla sofferenza dell’animale.”,”LUXD-098″ “LUXEMBURG Rosa”,”What is Economics?”,”””Rosa Luxemburg was, and remains for us, an eagle”” (Lenin) E’ la traduzione del capitolo I dell’opera di Rosa Luxemburg ‘Einführing in die Nationalekonomie’ (Introduction to Economics) scritto per le sue attività nella scuola di partito della SPD (1906) svolte fino al 1913. “”But, at the same time, while socialism of the old stripe seemed to be buried forever under the smashed barricades of the June insurrection, the socialist idea was placed on a completely new foundation by Marx and Engels. Neither of the latter two looked for arguments in favour of socialism in the moral depravity of the existing social order nor did they try to smuggle social equality into the country by means of inventing new and tempting schemes. They turned to the examination of the ‘economic’ relations of society. There, in the very laws of capitalist anarchy, Marx discovered the real substantiation of socialism aspirations. While the French and English Classicists of Economics had discovered the laws according to which capitalist economy lives and grows, Marx continued their work a half century later, starting where they had left off. He discovered how these same laws regulating the present economy work towards its collapse, by the increasing anarchy which more and more endangers the very existence of society itself, by assemblying a chain of devastating economic and political catastrophes.”” [Rosa Luxemburg, What is Economics?, 1968] (pag 67-68) (pag 67-68)”,”LUXD-099″ “LUXEMBURG Rosa (LUXEMBURGO)”,”La acumulación del capital.”,”LUXEMBURG Rosa”,”LUXD-100″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Claudie WEILL”,”Oeuvres II. (Ecrits politiques 1917-1918).”,”LUXEMBURG Rosa “”Pour battre les éléments extrémistes en théorie et les soumettre en pratique, pour que grâce à l’autorité de nos grands maîtres, la grande masse cesse de leur prêter attention, Bebel et compagnie (exemple type de ce qui était alor déjà notre situation: la fraction parlementaire au Reichstag avait le pouvoir de décision idéologique et tactique sur les destinées et les tâches de notre parti), Bebel et compagnie ont contraint Engels, qui vivait alors à l’étranger et devait donc se fier à leurs assertions, à rédiger cette préface: il fallait selon eux à tout prix sauver le mouvement ouvrier allemand des déviations anarchistes. Dès lors, cette conception détermina effectivement les faits et gestes de la social-démocratie allemande jusqu’à notre belle expérience du 4 août 1914. C’était aussi la proclamation du parlementarisme-et-rien-d’autre. Engels n’a plus vécu assez longtemps pour voir les résultats, les conséquences pratiques de l’utilisation que l’on fit de sa préface, de sa théorie. Mais je sui sûre d’une chose: quand on connaît les oeuvres de Marx et d’Engels, quand on connaît l’esprit révolutionnaire vivant, authentique, inaltéré qui se dégage de tous leurs écrits, de tous leurs enseignements, on est convaincu qu’Engels aurait été le premier à protester contre les excès qui ont résulté du parlementarisme pur et simple; le mouvement ouvrier en Allemagne a cédé à la corruption, à la dégradation, bien des années avant le 4 août , car le 4 août n’est pas tombé du ciel, il n’a pas été un tournant inattendu mais la suite logique des expériences que nous avons faites précédemment, jour après jour, d’année en année; Engels et même Marx – s’il avait vécu – auraient été les premiers à s’insurger violemment contre cela, à retenir, à freiner brutalement le véhicule pour empêcher qu’il ne s’enlise dans la boue. Mais Engels est mort l’année-même où il a écrit sa préface. Nous l’avons perdu en 1895; depuis lors, la direction théorique est passée des mains d’Engels à celle d’un Kautsky (…)”” (pag 108) [Rosa Luxemburg, Oeuvres II. (Ecrits politiques 1917-1918), 1969]”,”LUXD-101″ “LUXEMBURG Rosa”,”Introduction à l’économie politique.”,”LUXEMBURG Rosa “”Nous n’avons parlé que d’un aspect du travail salarié: la durée du travail, et nous voyons que le simple achat et la simple vente de la marchandise “”force de travail”” entraîne des phénomènes singuliers. Il faut ici dire avec Marx: “”Notre travailleur, il faut l’avouer, sort de la serre chaude de la production autrement qu’il n’y est entré. Il s’était présenté sur le marché comme possesseur de la marchandise “”force de travail””, vis-à-vis de possesseurs d’autres marchandise, marchand en face de marchand. Le contrat par lequel il vendait sa force de travail semblait résulter d’un accord entre deux volontés libres, celle du vendeur et celle de l’acheteur. L’affaire une fois conclue, il se découvre qu’il n’était point un ‘agent libre’; que le temps pour lequel il lui est ‘permis’ de vendre sa force de travail est le temps pour lequel il est ‘forcé’ de la vendre, et qu’en réalité le vampire qui le suce ne le lâche point tant qu’il lui reste un muscle, un nerf, une goutte de sang à exploiter. Pour se défendre contre les “”serpents de leurs tourments””, il faut que les ouvriers ne fassent plus qu’une tête et qu’un coeur; que par un grand effort collectif; par une pression de ‘classe’, ils dressent une barrière infranchissable, un”obstacle social’ qui leur interdise de se vendre au capital par ‘contrat libre’, eux et leur progéniture, jusqu’à l’esclavage et la mort (Le Capital, livre I, p. 836). Par les lois sur la protection du travail, la société actuelle reconnaît officiellement pour la première fois que l’égalité et la liberté formelles qui sont le fondement de la production et de l’échange de marchandises, ont fait faillite, qu’elles se sont transformées en leurs contraires, dès lors que la force de travail se présente comme une marchandise””. [Rosa Luxemburg, Introduction à l’économie politique, 1970]”,”LUXD-103″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Lelio BASSO”,”Scritti politici. Riforma sociale o rivoluzione? Problemi di organizzazione della socialdemocrazia russa. Sciopero generale, partito e sindacati. Militarismo, guerra e classe operaia. La ricostituzione dell’Internazionale. La crisi della socialdemocrazia. La rivoluzione russa.”,”””La stessa trasformazione si è verificata per il materialismo. Se noi consideriamo la storia, non come avrebbe potuto o dovuto essere, ma come fu in realtà, dobbiamo constatare che la guerra è stata il fattore necessario dell’evoluzione capitalistica. Gli Stati Uniti del Nord America e la Germania, l’Italia e gli Stati balcanici, la Russia e la Polonia, devono tutti alle guerre, fossero esse vittoriose o no, le premesse o l’impulso alla evoluzione capitalistica. Finché esistettero paesi, di cui bisognava superare il frazionamento interno o l’isolamento di un’economia naturale, anche il militarismo ebbe una funzione rivoluzionaria in senso capitalistico. Ma oggi anche in questo campo le cose stanno diversamente. Se la politica mondiale è divenuta teatro di minacciosi conflitti, non si tratta tanto dell’apertura di nuovi paesi per il capitalismo, quanto di antagonismi ‘europei’ già esistenti che si sono trapiantati nelle altre parti del mondo e là portano alla rottura. Quelli che marciano oggi l’un contro l’altro con le armi in pugno – è indifferente se in Europa o in altre parti del mondo – non sono paesi capitalistici da una parte e paesi a economia naturale dall’altra, bensì Stati che vengono spinti al conflitto proprio dall’omogeneità del loro alto sviluppo capitalistico. Naturalmente se scoppia un conflitto in queste circostanze, esso non può non avere conseguenze fatali proprio per questo sviluppo, in quanto porterà al più profondo sovvertimento e rivolgimento della vita economica in tutti i paesi capitalistici. Ma le cose stanno diversamente dal punto di vista della ‘classe capitalistica’. Per essa, il militarismo è divenuto oggi indispensabile sotto tre aspetti: primo, come mezzo di lotta per interessi “”nazionali”” concorrenti contro altri gruppi nazionali; secondo, come il principale modo di impiegare tanto il capitale finanziario quanto quello industriale e, terzo, come strumento del dominio di classe all’interno di fronte al popolo lavoratore – interessi tutti che non hanno niente a che fare col progresso del modo capitalistico di produzione in sé. E ciò che meglio tradisce ancora una volta questo carattere specifico del militarismo odierno è anzitutto il suo crescere generale in tutti i paesi a gara, per così dire, per una forza propulsiva propria, interna, meccanica, fenomeno completamente sconosciuto ancora una ventina di anni fa; e poi l’inevitabilità, la fatalità dell’esplosione che sta avvicinandosi, insieme con una completa incertezza della causa determinante, degli Stati immediatamente interessati, dell’oggetto del conflitto e di ogni altra circostanza. Per effetto della forza propulsiva dello sviluppo capitalistico anche il militarismo è diventato una malattia capitalistica”” (pag 166) [Rosa Luxemburg, ‘Riforma sociale o rivoluzione?’, in ‘ Scritti politici, a cura di Lelio Basso, Editori Riuniti, Roma 1967]”,”LUXD-001-FF” “LUXEMBURG Rosa”,”Questione nazionale e sviluppo capitalista.”,”””La corte di Caterina II divenne il quartier generale degli spiriti illuminati dell’epoca, soprattutto francesi; l’imperatrice e la sua corte professavano i princìpi più illuminati del razionalismo ed ella pervenne a raggiungere in modo così rimarcabile i suoi fini che Voltaire e molti altri si misero a cantare le lodi della “”Semiramide del Nord”” ed a proclamare che la Russia era il paese più progressista d’Europa, il focolare dei princìpi liberali, il campione della tolleranza religiosa. Tolleranza religiosa – è precisamente la parola che mancava per strangolare la Polonia. In materia religiosa la Polonia aveva sempre fatto prova della più larga tolleranza; ne testimonia il fatto che essa dette asilo agli ebrei nel momento in cui essi erano perseguitati in tutte le parti d’Europa. La maggior parte della popolazione delle province orientali professava la fede greco-ortodossa, mentre i polacchi propriamente detti erano cattolici romani. (…) Ora, questo governo russo che non tollerava, nel paese che amministrava, altra religione che la greco-ortodossa e puniva l’apostasia come un crimine, che conquistava nazioni straniere e le annetteva, a destra ed a manca delle sue frontiere, province straniere, che era in procinto di rinchiudere ulteriormente le catene che legavano i servi russi – questo stesso governo russo si gettò sulla Polonia. Lo fece dapprima in nome della tolleranza religiosa, con la pretesa che i polacchi opprimevano i greci cattolici, in seguito in nome del principio delle nazionalità, dato che gli abitanti di queste province orientali erano dei ‘piccoli’-russi e dovevano quindi essere annessi alla ‘grande’-Russia, ed infine in nome dei diritti della rivoluzione poiché esso aveva armato i servi contro i loro signori. La Russia non ha scrupoli nella scelta dei mezzi. La guerra di una classe contro un’altra classe è qualcosa di estremamente rivoluzionario. Si pretende che la Russia, circa cento anni fa, abbia scatenato in Polonia una guerra di questo genere: bel modello di “”guerra di classe”” che i soldati russi ed i servi piccolo-russi abbiano in comune incendiato i castelli dei signori polacchi al solo scopo di preparare l’annessione russa la quale, una volta compiuta, vide i soldati russi rimettere i servi sotto il giogo dei loro signori. Tutto ciò venne effettuato in nome della tolleranza religiosa poiché il principio delle nazionalità non era ancora di moda in Europa occidentale. (…)”” (pag 409-410-411) [F. Engels, Applicazione della dottrina delle nazionalità alla Polonia] [in Rosa Luxemburg, Questione nazionale e sviluppo capitalista, 1975]”,”LUXD-003-FPA” “LUXEMBURG Rosa”,”L’ accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’ imperialismo.”,”Libro donato da RC “”Anche Tugan-Baranovskij parte, come Bulgakov, dall’analisi marxiana della riproduzione sociale. Anche lui trova in quest’analisi la chiave per aprirsi una via nel groviglio dei problemi. Mentre però Bulgakov, come discepolo entusiasta della teoria marxiana, non si sforza che di svolgerla fedelmente, e attribuisce al maestro le conclusioni cui giunge, Tugan-Baranovskij rinfaccia a Marx di non aver saputo utilizzare a fondo la sua brillante analisi del processo di riproduzione. La più importante conclusione generale cui Tugan arriva in base alle proposizioni marxiane, e che considera la pietra angolare della sua teoria, è che l’accumulazione capitalistica, contrariamente a quanto pensano gli scettici, non solo è possibile nelle forme capitalistiche del reddito e del consumo, ma è del tutto indipendente da questi. Non il consumo ma la produzione stessa è il suo mercato di sbocco. Produzione e sbocco, perciò, si identificano e, l’allargamento della produzione essendo illimitato, è illimitata anche la capacità di assorbimento dei suoi prodotti, lo sbocco. “”Gli schemi qui riprodotti dovrebbero dimostrare all’evidenza il concetto fondamentale, in sé elementarissimo, ma inafferrabile per chi abbia una nozione insufficiente del processo di riproduzione del capitale sociale, che la produzione capitalistica è il proprio mercato. Se è possibile allargare la produzione sociale, se le forze produttive bastano a tale scopo, anche la domanda subirà, data una divisione proporzionale della produzione sociale, un corrispondente allargamento, perché in queste condizioni ogni nuova merce prodotta rappresenta un nuovo potere d’acquisto per altre merci. Dal confronto fra la riproduzione semplice del capitale sociale e la sua riproduzione su scala allargata si può trarre la conclusione importantissima che nell’economia capitalistica la domanda di merci è in un certo senso indipendente dall’ampiezza complessiva del consumo sociale: l’ammontare totale del consumo sociale può diminuire e, per quanto assurdo ciò possa apparire dal punto di vista del “”sano buonsenso””, crescere la domanda sociale complessiva di merci”” (1). E più oltre: “”Al termine della nostra analisi astratta del processo della riproduzione del capitale sociale è risultato che, data una divisione proporzionale della produzione sociale, non può esservi produzione sociale eccedente”” (2). Partendo da questa premessa, Tugan rivede la teoria marxiana delle crisi, che si fonderebbe sulla sismondiana teoria del “”sottoconsumo””: “”L’ opinione diffusa, e accettata fino a un certo punto anche da Marx che la miseria dei lavoratori, costituenti la grande maggioranza della popolazione, rende impossibile per mancanza di richiesta la realizzazione dei prodotti della sempre crescente produzione capitalistica, è da ritenersi errata. Abbiamo visto che la produzione capitalistica costituisce il suo proprio mercato; il consumo non è se non un aspetto della produzione capitalistica. Se la produzione sociale fosse organizzata secondo un piano, se i dirigenti della produzione avessero una conoscenza piena della domanda e la forza di trasferire liberamente il lavoro e il capitale da un ramo di produzione all’ altro, l’offerta di merci, per quanto piccolo fosse il consumo sociale, potrebbe non superare la domanda”” (3)”” [Rosa Luxemburg, L’ accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’ imperialismo, 1968] [(1) Studien zur Theorie und Geschichte der Handelskrisen in England, Jena, 1901, p. 25; (2) Ibid. p. 34; (3) Ibid. p. 33] (pag 301-302).”,”TEOC-604″ “LUXEMBURG Rosa”,”Introduction à l’économie politique. Oeuvres complètes – Tome I.”,”LUXEMBURG Rosa Opere complete 1 Louis Janover collaboratore di Maximilien Rubel all’edizione delle Oeuvres di Marx (Bibliotheque de la Pléiade) ricostruisce nella prefazione ‘tutta la sua portata critica al pensiero di Rosa Luxemburg’ LUXEMBURG Rosa Opere complete 1 Louis Janover collaboratore di Maximilien Rubel all’edizione delle Oeuvres di Marx (Bibliotheque de la Pléiade) ricostruisce nella prefazione ‘tutta la sua portata critica al pensiero di Rosa Luxemburg’ I quattro strati dell’esercito industriale di riserva (pag 370-372) “”Après la chute de la Commune, le massacre des ouvriers parisiens, dans les formes légales et en dehors d’elles, prit de telles proportions que les dizaines de milliers de prolétaires, souvent les meilleurs et les plus travailleurs, l’élite de la classe ouvrière, furent assassinés: alors le patronat, qui avait assouvi sa soif de vengeance, fut quand même pris d’inquiétude à l’idée que le manque de “”bras”” en réserve risquait d’être cruellement ressenti par le capital; l’industrie allait, à cette époque, après la fin de la guerre, vers une expansion importante des affaires. Aussi plusieurs entrepreneurs parisiens s’employèrent-ils auprès des tribunaux pour modérer les poursuites contre le communards et sauver le bras ouvriers du bras séculier pour les remettre au bras du capital. L’armée de réserve a une double fonction pour le capital: d’une part elle fournit la force de travail en cas d’essor soudain des affaires, d’autre part la concurrence des chômeurs exerce une pression continuelle sur les travailleurs employés et abaisse leurs salaires au minimum. Marx distingue dans l’armée de réserve quatre couches dont la fonction est différente pour le capital et dont les conditions de vie diffèrent. La couche supérieure, ce sont les ouvriers d’industrie périodiquement inemployés qui existent même dans les professions les mieux situées. Leur personnel change parce que chaque travailleur est chômeur un certain temps, puis employé pendant d’autres périodes; leur nombre varie beaucoup selon la marche des affaires; il est très important en période de crise et faible quand la conjoncture est bonne; ils ne disparaissent jamais complètement et augmentent avec le progrès de l’industrie. La deuxième couche, c’est la masse des prolètaires sans qualification affluant de la campagne vers les villes; ils se présentent sur le marché avec les exigences les plus modestes et ne sont liés à aucune branche industrielle particulière; ils sont à l’affût d’une occupation, formant un réservoir de main-d’oeuvre pour toutes les industries. La troisième catégorie, ce sont les prolétaires de bas niveau qui n’ont pas d’occupation régulière et sont sans cesse à la recherche d’un travail occasionnel. C’est là qu’on trouve les journées de travail les plus longues et les plus bas salaires et c’est pourquoi cette couche est tout aussi utile, et tout aussi directement indispensable au capital que celle du plus haut niveau. Cette couche se recrute constamment parmi les travailleurs excédentaires de l’industrie et de l’agriculture, en particulier dans l’artisanat en voie de dépérissement et les professions subalternes en voie d’extinction. Cette couche constitue le fondement de l’industrie à domicile et agit dans les coulisses, derrière la scène officielle de l’industrie. Elle n’a pas tendance à disparaître, elle croît au contraire parce que les effets de l’industrie à la ville et à la campagne vont dans ce sens et parce qu’elle a une forte natalité. Pour finir, la quatrième couche de l’armée de réserve prolétarienne, ce sont les véritables “”pauvres””, qui sont en partie aptes au travail et que l’industrie ou le commerce emploient partiellement en périodes de bonnes affaires; en partie inaptes au travail: vieux travailleurs que l’industrie ne peut plus employer, veuves de prolétaires, orphelins de prolétaires, victimes estropieés et invalides de la grande industrie, de la mine, etc., enfin ceux qui ont perdu l’habitude de travailler, les vagabonds, etc. Cette couche débouche directement sur le sous-prolétariat: criminels, prostituées. Le paupérisme, dit Marx, constitue l’hôtel des invalides de la classe ouvrière et le poids mort de son armée de réserve. Son existence découle aussi inévitablement de l’armée de réserve que l’armée de réserve découle du développement de l’industrie. Le pauvreté et le sous-prolétariat font partie des conditions d’existence du capitalisme et augmentent avec lui: plus la richesse sociale, le capital en fonction et la masse d’ouvriers employés par lui sont grands, et plus est grande la couche de chômeurs en réserve, l’armée de réserve. Plus l’armée de réserve est grande par rapport à la masse de ouvriers occupés, plus est grande la couche inférieure de pauvreté, de paupérisme, de crime. La masse des travailleurs inemployés et donc non rémunérés, et avec elle la couche des Lazare (1) de la classe ouvrière – la pauvrété officielle – augmentent en même temps que le capital et la richesse. “”Voilà, dit Marx, la loi générale, absolue, de l’accumulation capitaliste (2)”” [Rosa Luxemburg, Introduction à l’économie politique. Oeuvres complètes – Tome I, 2009] [(1) L’expression est de K. Marx, ‘Le Capital, Oeuvres I, op.cit., p. 1162; (2) K. Marx et F. Engels, Werke, t. 23, op. cit., p. 674; K. Marx, Le Capital, Oeuvres I, op. cit, p. 1162]”,”LUXD-104″ “LUXEMBURG Rosa”,”À l’école du socialisme. Oeuvres complètes – Tome II.”,”LUXEMBURG Rosa Opere complete 2 Contiene il capitolo: Storia delle teorie delle crisi (Histoire des théories des crises) Dati su crisi economiche 1815, 1825, 1836, 1847, 1857 prima crisi mondiale, 1861 – 1865, crisi 1866 – 1867, crisi 1873 seconda crisi mondiale, crisi 1882 e depressione 1883-1886, crisi 1890 (America del sud e Inghilterra), 1893 Stati Uniti e Australia, 1895 crisi borsistica, 1900 – 1901 crisi mondiale, 1907, crisi del cotone in Egitto (pag 194-219) L’opera postuma di Karl Marx (Le teorie sul plusvalore) “”Un quart de siècle se sera bientôt écoulé depuis la mort de Karl Marx, et nous n’avons toujours pas épuisé la mine de son formidable travail intellectuel (1). L’oeuvre scientifique que Marx a entreprise dans la première moitié du XIXe siècle nourrit encore le XXe, et – il faut l’avouer depuis les premières productions intellectuelles du jeune génie, que Mehring nous a récemment rapportés dans son “”Héritage”” (2), jusqu’à la publication par Kautsky des dernières oeuvres encore inédites, rien dans le domaine de l’économie politique, voire des sciences sociales, n’a encore paru qui puisse rivaliser de profondeur et d’universalité de la pensée avec ces travaux. C’est encore une fois le défunt Marx qui apporte au prolétariat mondial en lutte des impulsions nouvelles et des idées directrices fécondes, et c’est encore le défunt Marx qui, comme s’il était bien vivant, se promène avec un sourire victorieux entre les larves des sciences sociales bourgeoises. Comme nous le confie Kautsky dans son avant-propos, ce sont assurément des circonstances purement extérieures et hasardeuses qui ont empêché d’abord Engels puis Kautksy lui-même d’éditer cette oeuvre de Marx, pourtant écrite au début des années 1860 et dont Engels avait déjà donné un aperçu en 1885 (3).”” [Rosa Luxemburg, À l’école du socialisme. Oeuvres complètes – Tome II, 2012] [(1) Reprise d’une idée que Rosa Luxemburg a exposée plus longuement dans son article du 14 mars 1903, également paru dans le ‘Vorwärts!”” (…); (2) Il s’agit bien entendu des trois premiers volumes de l’édition des ‘Oeuvres complètes’ de Karl Marx et Friedrich Engels dont rendent compte les articles précédents’; (3) Dans sa préface au livre II du ‘Capital’ qu’il fait paraître en 1885, Friedrich Engels décrit les manuscrits sur lesquels il a travaillé et ceux restant à publier (…)] (pag 81)”,”LUXD-105″ “LUXEMBURG Rosa, a cura e scelta dei testi di Anouk GRINBERG”,”Lettres de Rosa Luxemburg. Rosa, la vie.”,”LUXEMBURG Rosa Confessione di Hutten (pag 98-99) di Carl Ferdinand Meyer (1825-1898) scrittore svizzero. “”””Confession de Hutten. Voici que je marche au-dessus de ma tombe. / Hé, Hutten, tu veux te confesser? / C’est d’usage en chrétienté. Je vais battre ma coulpe. / Est-on un homme si l’on ignore sa faute? / Je regrette d’avoir si tard connu ma route, / Je regrette ce coeur qui n’a pas su brûler, / Je regrette de n’avoir pas dans mes combats / Porté des coups plus durs, été plus audacieux. / Je regrette de n’avoir été banni qu’une fois, / Je regrette d’avoir eu peur des hommes. / Je regrette ce jour passé sans coup porté. / Et cette heure où j’ai laissé les armes. / Je regrette, le confesse et je fais repentance / De n’avoir pas montré trois fois plus d’audace”””” (Carl Ferdinand Meyer (1825-1898) écrivain suisse. Extrait d’un long texte en vers sur le Chevalier Hutten, humaniste, contemporain de Luther) [dalla lettera di Rosa Luxemburg a Mathilde Jacob del 7 febbraio 1917] [Rosa Luxemburg, Lettres de Rosa Luxemburg. Rosa, la vie, 2009] (pag 98-99)”,”LUXD-106″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Jean-Numa DUCANGE”,”Le Socialisme en France (1898-1912). Oeuvres complètes – Tome III.”,”Volumi già pubblicati: Tome I. Introduction à l’économie politique (2009) Tome II. A l’école du socialisme (2012) Tome IV. L’Internationale et la Guerre (pubblicato entro il 2014) Gli editori ringraziano Gilles Candar per l’aiuto nelle ricerche dei molteplici riferimenti presenti nel testo della Luxemburg. Edizione preparata da Julien Chuzeville Thierry Discepolo, Julie Holvoet, Marie Laigle, Laure Mistral, Sébastien Plutniak, Benoît Schramm e Eric Sevault. Molti riferimenti nel testo a Jaurés e Millerand. Jaurès interpreta a suo modo Marx per giustificare l’alleanza con il repubblicanesimo borghese “”Pour justifier son ‘alliance avec le républicanisme bourgeois’, Jaurès se refère à un passage où Marx recommande aux socialistes de s’unir avec la bourgeoisie contre la réaction (82). Il a visiblement à l’esprit les conclusions du ‘Manifeste communiste’ où il est dit: “”En Allemagne, le parti communiste fait front commun avec la bourgeoisie, lorsqu’elle adopte une conduite révolutionnaire contre la monarchie absolue., la propriété féodale et les ambitions de la petite bourgeoisie (…). Bref, les communistes appuient partout les mouvements révolutionnaires contre les conditions sociales et politique existantes (83)””. Mais la citation invoquée repose sur un contenu historique tout à fait précis. Le ‘Manifeste communiste’ en effect fait allusion à la lutte de la première moitié du siècle précédent qui visait à instaurer la ‘domination de classe bourgeoisie’ à la place de la domination féodale. A l’époque il s’agissait d’assurer le soutien du prolétariat à une classe montante dont la victoire politique sur la réaction était une nécessité économique. Aujourd’hui la situation est entièrement différente. (…) Déjà dans le ‘Manifeste communiste’, auquel se réfère Jaurès, Marx ne conseillait pas à la classe ouvrière de ‘fusionner’ politiquement avec les parti révolutionnaires de la bourgeoisie. Tout au contraire, le ‘Manifeste’ pose en principle que le parti communiste doit appuyer la bourgeoisie révolutionnaire, mais il ajoute immédiatement: “”Toutefois, ce parti ne néglige aucune occasion d’éveiller chez les travailleurs une conscience claire de l”antagonisme hostile entre la bourgeoisie et le prolétariat’ (84)””. Mais, si Jaurés prétend directement s’inspirer dans sa tactique de la doctrine marxiste, il doit prendre en considération les directives données par Marx au prolétariat ‘après’ la révolution de 1848, donc après la bataille décisive de la bourgeoisie contre le féodalisme. Il est vrai qu’alors Marx comptait sur la poursuite de la révolution, et ses directives sont devenues le fil conducteur du comportement de la social-démocratie même en temps de paix. Dans la première adresse du comité central à la Ligue communiste de 1850, Marx recommande aux ouvriers de “”pousser à l’extrême”” les propositions des démocrates, qui, quoi qu’il arrive, n’agiront pas en révolutionnaires mais auront une attitude réformiste; ces propositions, ils auront à les transformer en attaques directes contre la propriété privée […]. ‘Les revendications des travailleurs’ – conclut Marx après une série d’exemples concrets – ‘devront donc s’orienter partout d’après les concessions et les mesures des démocrates’ (85)””; ce qui veut dire que les ouvriers devront absolument sur tous les points aller ‘plus loin’ que le petits bourgeois”” (pag 156-157) [Rosa Luxemburg, a cura di Jean-Numa Ducange, Le Socialisme en France (1898-1912). Oeuvres complètes – Tome III, 2013] [(82) Jaurès, “”Les deux méthodes””, p. 8. Note de Rosa Luxemburg]; (83) Kal Marx & Friedrich Engels, Manifeste du parti communiste (1848), in Karl Marx, Philosophie, Paris, Gallimard, Folio essais, 1994, p. 439-440; (84) Ibid. p. 439-440; (85) Karl Marx, “”Adresse du comité central de la Ligue des commmunistes”” (mars 1850), Oeuvres IV, Politique I, Paris, Gallimard, “”Bibliothèque de la Pléiade””, 1994, p. 558. Les mots soulignés le sont par Rosa Luxemburg]”,”LUXD-107″ “LUXEMBURG Rosa MEHRING Franz VANDERVELDE Emile”,”Lo sciopero spontaneo di massa. Testi inediti in Italia della polemica tra Rosa Luxemburg, F. Mehring ed E. Vandervelde sullo sciopero generale in Belgio.”,”Articolo di Franz Mehring del 1902: ‘Una cupa giornata di maggio’ (sul primo maggio in Belgio) (pag 29-35) “”Ricollegandosi direttamente all’esperienza della rivoluzione russa e alla convinzione che questa aveva segnato una svolta nella lotta per il socialismo, la Luxemburg aveva elaborato la sua nuova concezione dello sciopero di massa antitetica a quella dei dirigenti del “”centro”” socialdemocratico tedesco: sviluppando il discorso iniziato nel 1902, aveva individuato nel ‘Massenstreik’ un mezzo di lotta che presupponeva una situazione rivoluzionaria, cioè “”da un lato, come condizione oggettiva, una forte tensione sociale e politica, e dall’altro, come condizione soggettiva, un alto grado di partecipazione delle masse, che non ‘poteva’ essere mero frutto di disciplina e di organizzazione, ma ‘era’ essenzialmente legata alla tensione in atto e poteva essere perciò ottenuta anche da masse inorganizzate”” (4). A differenza che nel 1902, la Luxemburg, partendo da questa concezione, critica lo sciopero generale belga del ’13 non già per il modo in cui è stato condotto dai dirigenti del POB [Partito Operaio Belga] o per l’incerto risultato che ha ottenuto, ma per la sua stessa impostazione di fondo. Rosa si è ormai convinta che lo sciopero generale “”non è in sé un mezzo miracoloso: è efficace soltanto in una situazione rivoluzionaria, come espressione di un’energia rivoluzionaria fortemente concentrata e di un’alta tensione conflittuale; staccato da questa energia e da questa situazione, trasformato in una manovra strategica preordinata da gran tempo ed eseguita in modo pedante, … non può che fallire nove volte su dieci””. In questo senso, la posizione della rivoluzionaria polacca si differenzia nettamente da quella di Lenin, il quale attribuiva ancora essenzialmente l’insuccesso dello sciopero all’alleanza del POB con i liberali, e, in misura minore, alle caratteristiche particolari del movimento operaio belga, organizzato prevalentemente sulla base di cooperative e di sindacati autonomi, a cui il partito non riusciva ad imporre la propria egemonia. Se un aspetto positivo Lenin vedeva nell'””esperienza belga””, era la prova di disciplina, di combattività, di compattezza che il proletariato aveva dato, nonostante tutto, ‘rispondendo all’appello del ‘POB’ (5)”” (pag 16-17) [Aldo Agosti, Premessa] [(in) Lo sciopero spontaneo di massa, Testi inediti in Italia della polemica tra Rosa Luxemburg, F. Mehring ed E. Vandervelde sullo sciopero generale in Belgio, 1971] [(4) L. Basso, Introduzione a ‘Sciopero generale, partito e sindacati’, in R. Luxemburg, Scritti politici, cit., p: 290; (5) Lenin, Gli insegnamenti dello sciopero belga, in Opere, volume 36, Roma, 1969, pp. 159-161]”,”LUXD-108″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Luciano AMODIO”,”Scritti scelti.”,”Borghesia proletariato e democrazia “”Se per la borghesia la democrazia è divenuta in parte superflua, in parte d’impaccio, in cambio per la classe operaia rimane necessaria e imprescindibile. E’ in primo luogo necessaria, perché sviluppa forme politiche (autonomia amministrativa, diritto di voto, ecc.), che serviranno al proletariato da punti di partenza e d’appoggio per la trasformazione della società borghese. Secondariamente, è imprescindibile perché solo in essa, nella lotta per la democrazia, nell’esercizio dei suoi diritti il proletariato può diventare cosciente dei propri interessi di classe e dei propri compiti storici. In una parola, la democrazia è una necessità imprescindibile non perché renda ‘superflua’ la conquista del potere politico da parte del proletariato, ma al contrario perché la fa ‘necessaria’ e a un tempo ne rappresenta l’unica ‘possibilità’. Se Engels nella sua prefazione alle ‘Lotte di classe in Francia’ (1) ha riveduto la tattica attuale del movimento operaio e ha contrapposto alle barricate la lotta legale, suo oggetto era – ‘è evidente da ogni riga della prefazione’ – non la questione della finale conquista del potere politico, ma quella della lotta quotidiana odierna, non l’atteggiamento del proletariato di ‘fronte’ allo stato capitalista al momento della presa dei poteri statali, ma il suo atteggiamento nel ‘quadro’ dello stato capitalista. In una parola, Engels ha dato le direttive per il proletariato subordinato e non per quello vittorioso. Viceversa la nota frase di Marx sulla questione della terra in Inghilterra, alla quale parimenti si richiama Bernstein: “”verosimilmente si risparmierebbe di più a comprare i landlords””, non si riferisce al comportamento del proletariato ‘prima’ della sua vittoria ma ‘dopo’. Poiché parlare di “”compera”” di classi dirigenti può evidentemente aver senso solo una volta al potere la classe operaia. Ciò di cui Marx prendeva qui in considerazione la possibilità, è l”esercizio pacifico della dittatura proletaria’ e non il rimpiazzo della dittatura con riforme sociali capitalistiche. Sia per Marx che per Engels la necessità in se stessa della presa del potere politico da parte del proletariato fu in ogni tempo una questione fuori discussione. E restò riservato a Bernstein di prendere il pollaio del parlamentarismo borghese per l’organo eletto a ratificare la più profonda trasformazione storico-mondiale: il passaggio della società da forme ‘capitalistiche a forme socialiste’. Ma Bernstein non aveva cominciato le sue elucubrazioni teoriche paventando e diffidando il proletariato dal giungere ‘precocemente’ al potere?!”” (pag 212-214) [Rosa Luxemburg, ‘Riforma sociale o rivoluzione?’ (in) R. Luxemburg, a cura di Luciano Amodio, ‘Scritti scelti’, Milano, 1963] [(1) Karl Marx, ‘Die Klassenkämpfe in Frankreich 1848-1850′, con prefazione di F. Engels, Berlin, 1895 (articolo già pubblicato sulla Neue Rheinische Zeitung’, Politische-ökonomische Revue, London, Hamburg & New York, 1850]”,”LUXS-066″ “LUXEMBURG Rosa”,”Oeuvres I. (Réforme sociale ou révolution? – Grève de masses, parti & syndicats). [‘Réforme ou révolution?’ (1898): contre le révisionisme de Bernstein; le lien vivant et dialectique qui unit la théorie et la pratique – ‘Grève de masses, parti & syndicats’ (1906): la leçon de la révolution russe de 1905, l’expérience d’une armé nouvelle et efficace: la grève de masses – Textes ‘intégraux’, traduction entièrement nouvelle et présentation d’Irène Petit]”,”La prima parte ‘Riforma sociale ecc.’ è scritta in polemica con Bernstein negli anni 1898 – 1899. La seconda parte ‘Sciopero di massa ecc.’ è scritta quando Rosa L. era in Finlandia nel 1906 “”Par la victoire politique de la bourgeoisie, l’Etat est devenu un Etat capitaliste. Certes, le développement du capitalisme lui-même modifie profondément le caractère de l’Etat, élargissant sans cesse la sphère de son action, lui imposant constamment de nouvelles fonctions, notamment dans le domaine de l’économie où il rend de plus en plus nécessaires son intervention et son contrôle. En ce sens il prépare peu à peu la fusion future de l’Etat et de la société, et, pour ainsi dire, la reprise des fonctions de l’Etat par la société. Dans cet ordre d’idées on peut parler également d’une transformation progressive de l’Etat capitaliste en société; en ce ses il est incontestable, comme Marx le dit, que la législation ouvrière est la première intervention consciente de la “”societé”” dans on processus vital social, phase à laquelle se réfère Bernstein. Mais d’autre part, ce même développement du capitalisme réalise une autre transformation dans la nature de l’Etat. L’Etat actuel est avant tout une organisation de la classe capitaliste dominante. Il assume sans doute des fonctions d’intérêt général dans le sens du développement social; mais ceci seulement dans la mesure où l’intérêt général et le développement social coïncident avec les intérêts de la classe dominante. La législation de protection ouvrière, par exemple, sert autant l’intérêt immédiat de la classe des capitalistes que ceux de la société en général. Mais cette harmonie cesse à un certain stade du développement capitaliste. Quand ce développement a atteint un certain niveau, les intérêts de classe de la bourgeoisie et ceux du progrès économique commencent à se séparer même à l’intérieur du système de l’économie capitaliste. Nous estimons que cette phase a déjà commencé; en témoignent deux phénomènes extrêmement importants de la vie sociale actuelle: la ‘politique douanière’ d’une part, t le ‘militarisme’ de l’autre. Ces deux phénomènes ont joué dans l’histoire du capitalisme un rôle indispensable et, en ce sens, progressif, révolutionnaire. Sans la protection douanière, le développement de la grande industrie dans les différents pays eût été presque impossible. Mais actuellement la situation est tout autre. La protection douanière ne sert plus à développer les jeunes industries, mais à maintenir artificiellement des formes vieillies de production. Du point de vue du développement capitaliste, c’est-à-dire du point de vue de l’économie mondiale, il importe peu que l’Allemagne exporte plus de marchandises en Angleterre ou que l’Angleterre exporte plus de marchandises en Allemagne. Par conséquent, si l’on considère le développement du capitalisme, la protection douanière a joué le rôle du bon serviteur qui, ayant rempli son office, n’a plus qu’à partir””. (pag 39-40) [Rosa Luxemburg ‘Réforme ou révolution?’ (1898)] [(in) Rosa Luxemburg, Oeuvres I., Paris, 1971] “”On assiste à une évolution semblable du militarisme. Si nous considérons l’histoire non telle qu’elle aurait pu ou dû être, mais telle qu’elle s’est produite dans la réalité, nous sommes obligés de constater que la guerre a été un auxiliaire indispensable du développement capitaliste. Aux Etats-Unis d’Amérique du Nord, en Allemagne, en Italie, dans les Etats balkaniques, en Russie, et en Pologne, dans tous ces pays le capitalisme dut son premier essor aux guerres, quelle qu’en fût l’issue, victoire ou défaite. Tant qu’il existait des pays dont il fallait détruire l’état de division intérieure ou d’isolement économique, le militarisme joua un rôle révolutionnaire du point de vue capitaliste, mais aujourd’hui la situation est différente. L’enjeu des conflicts qui menacent la scène de la politique mondiale n’est pas l’ouverture de nouveaux marches au capitalisme; il s’agit plutôt d’exporter dans d’autres continents les antagonismes européens déjà existants”” (pag 41) [Rosa Luxemburg ‘Réforme ou révolution?’ (1898)] [(in) Rosa Luxemburg, Oeuvres I., Paris, 1971]”,”LUXD-109″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Ossip K. FLECHTHEIM”,”Politische Schriften I. Sozialreform oder Revolution? Massenstreik, Partei und Gewerkschaften.”,”””Die Position des marxistischen Zentrums wurde in dem Jahrzehnt zwischen 1905 und 1914 durch die Herausbildung der radikal-marxistischen Linken geschwächt. Während Rosa Luxemburg die Aktivierung des Klassenkampfes mittels des politischen Massenstreiks verlangte, drangen auf dem Mannheimer Parteitag von 1906 praktisch schon die Gewerkschaften mit ihrer Forderung nach einem Vetorecht gegen sie betreffende Parteibeschlüsse durch. Das stärkte die Parteiführung und die Reformisten und erbitterte die Radikalen. In ihren Augen hatte die Parteiführung die Aura der Unfehlbarkeit verloren. Nach den Wahlen von 1907 wuchsen angesichts der Zuspitzung der weltpolitischen Lage und des drohenden Krieges die Gegensätze in der Partei. Während Liebkecht und Eisner eine entschiedenere Politik gegen den krieg zu verlangen begannen, traten für den Vorschlag, im Falle eines deutschen Interventionskrieges gegen Rußland den Massenstreik zu proklamieren, nur die späteren Spartakisten ein. So gerieten nun Liebknecht, Rosa Luxemburg und Hermann Duncker auch gegen Bebel in Opposition. Auf dem Stuttgarter Kongreß der Zweiten International 1907 gehörte die SPD zum konservative Lager, das eine radikalere antimilitaristische Politik bekämpfte – nur der Einfluß der anderen Parteien verhinderte eine weitere Anpassung der SPD an den Militarismus und die sich daraus möglicherweise ergebende Spaltung. Die Periode revolutionären Erwartungen, die 1905 eingesetzt hatte, endete mit einem großen Katzenjammer”” [O.K. Flechteim, Einführung] (pag 16) [(in) Rosa Luxemburg, a cura di Ossip K. Flechtheim, ‘Politische Schriften I. Sozialreform oder Revolution? Massenstreik, Partei und Gewerkschaften’, Frankfurt Wien, 1966]”,”LUXD-111″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Ossip K. FLECHTHEIM”,”Politische Schriften II.”,”””Geschichtlich war dieser Krieg berufen, die Sache des Proletariats gewaltig zu fördern. Bei Marx, der so viele historische Begegenheiten mit prophetischem Blick im Schoß der Zukunft entdeckt hat, findet sich in der Schrift über «Die Klassenkämpfte in Frankreich» die folgende merkwürdige Stelle: «In Frankreich tut der Kleinbürger, was normalerweise der industrielle Bourgeois tun müßte (um die parlamentarischen Rechte kämpfen); der Arbeiter tut, was normalerweise die Aufgabe des Kleinbürgers wäre (um die demokratische Republik kämpfen); und die Aufgabe des Arbeiters, wer löst sie? Niemand. Sie wird nicht in Frankreich gelöst, sie wird in Frankreich proklamiert. Sie wird nirgendwo gelöst innerhalb der französischen Gesellschaft schlägt um in einen Weltkrieg, worin sich die Nationen gegenübertreten. (…) (pag 24-25)”,”LUXD-112″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Günter RADCZUN”,”Politische Schriften.”,”””Die Schrift “”Die Krise der Sozialdemokratie”” orientierte vor allem auf den Kampf für die rasche Beendigung der Krieges, den sie als einen Kampf um die politische Macht im Staate, als eine Auseinandersetzung zwischen Sozialismus und Kapitalismus verstand. Rosa Luxemburg war also, wie Lenin schrieb, entschieden gegen den imperialistischen Krieg, für die revolutionäre Taktik (55). Sie stimmte mit Lenin nicht nur in der Einschätzung des Charakters des ersten Weltkrieges als eines antinationalen, allseitig imperialistischen Krieges überein, sondern auch darin, daß für die Sozialdemokratie die größte Belastungsprobe nach der Entfesselung eines Weltkrieges begänne und daß der Kampf der Arbeiterklasse entsprechend der auf dem Stuttgarter Internationalen Kongreß angenommenen Resolution, die zuletzt 1912 in Basel noch einmal von allen Parteien der II. Internationale als Richtschnur revolutionären Handelns für den Fall des Ausbruchs eines imperialistischen Krieges bestätigt worden war, geführt werden müßte. Diese übereinstimmende Anschauung über die allgemeine Richtung des proletarischen Emanzipationskampfes unter den Bedingungen des imperialistischen Krieges entsprang ihrem Marxistischen Standpunkt, der Rosa Luxemburg zeit ihres Lebens mit Lenin verband (56). Wenn auch Rosa Luxemburg in ihrer Junius-Schrift ihre richtige Erkenntnis vom generell imperialistischen Charakter des ersten Weltkrieges in unzulässiger Verallgemeinerung – wie Lenin kritisierte – auf alle Kriege im Zeitalter des Imperialismus ausdehnte und dabei die Möglichkeit nationaler Kriege leugnete, so leistete sie doch einen bedeutenden Beitrag, um die nationale Demogogia der Herrschenden Klassen zu entlarven. Hatte Rosa Luxemburg in ihrer Schrift “”Sozialreform oder Revolution?”” schon darauf hingewiesen, daß die herrschenden Klassen mit der Schaffung des Militarismus als eines Instrumentes ihrer expansiven Weltpolitik bestrebt ware, die Demokratie abzubauen, so vertiefte sie in ihrer Junius-Schrift diese Erkenntnis, indem sie auch die Zerstörung demokratischer Traditionen im ideologischen Bereich analysierte.”” [(55) W.I. Lenin, ‘Über die Junius-Broschüre’, in: Werke, Bd. 22, Berlin, 1960, S. 310; (56) Günter Radczun, ‘Einige Probleme der Haltung Rosa Luxemburgs zur proletarischen Revolution’, in ‘Beiträge zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung’, 1966, Heft I. S. 9f] [Günter Radczun, ‘Nachwort’, in Rosa Luxemburg, a cura di Günter Radczun, ‘Politische Schriften’, Leipzig, 1970] (pag 461-462)”,”LUXD-072″ “LUXEMBURG Rosa”,”La Liga Spartakus.”,”Ensayo introductorio de Gilbert BADIA, cronologia de la revolución alemana, Cuadernos Anagrama Serie: Ciencia Política dirigida por José M. SANAHUJA. Kautsky teorico della confusione. Il pericolo dell’opportunismo nel movimento operaio. (pag 13-15) “”En 1910 Rosa Luxemburg denunciaba ya el oportunismo de aquél que todavía era considerado como el mejor teórico de la II Internacional: Karl Kautsky. En 1915 le acusó de ser «el teórico de la confusión, que ha degradado la teoría hasta convertirla en un fiel servidor de la práctica de la dirección del Partido socialdemócrata» (8), poniendo así de manifiesto el peligro que significaba el oportunismo para el movimiento obrero. Todos los espartaquistas insistían en la necesidad de clarificar las causas del desmoronamiento de la Internacional y de la traición de la socialdemocracia en agosto de 1914. No solamente aconsejaban a los parlamentarios socialdemócratas del ala izquierda que rechazaran los créditos militares, siguiendo con ello el ejemplo de Liebknecht en la jornada del 2 de diciembre de 1914, sino que además procuraban desplazar el poder de decisión del Parlamento a las calles. Apelaban a las masas para que pasaran a la acción, poniendo como ejemplo a Liebknecht, el cual, en la Potsdamer Platz de Berlín, el Primero de Mayo de 1916, clamaba «Abajo la guerra! Abajo el Gobierno!», por lo que fue arrestado y condenado a cuatro años de presidio. En todos estos puntos, los espartaquistas diferían radicalmente no sólo de los Mayoritarios, sino también de los Centristas. Investigando documentos a menudo inéditos (9), el historiados germano-oriental Heinz Wohlgemuth llega a la conclusión de que, entre 1915 y 1918, los dirigentes espartaquistas mantenían posiciones análogas a las de Lenin en lo referente a numerosas cuestiones, o en cualquier caso estaban muy próximos (10) – sus puntos de vista coincidían acerca del carácter de la guerra, de la necesidad de separarse de los «socialchovinistas» y de la necesidad de tomar el poder -. Sin embargo, contrariamente, Wohlgemuth no señala las divergencias que subsistían entre Lenin y los espartaquistas. En lo esencial, los dirigentes del espartaquismo denunciaban la guerra imperalista siguiendo la consigna de «guerra a la guerra», sin recoger la tesis leninista de transformar la guerra imperialista en guerra revolucionaria. Finalmente, y esto es importante, hasta fines de 1918 no quisieron separarse orgánicamente de las otras corrientes políticas opuestas a la dirección socialdemócrata. Ellos rehusaron – en líneas generales, si se exceptúan los grupos minoritarios de los Izquierdistas de Bremen y alguno otros (11) -, a constituirse en un partido, a pesar de que afirmaban su autonomía ideológica y sólo tenían sarcasmos para los métodos de la «oposición moderada». Esta última es una cuestíon que requiere ser analizada muy de cerca. En efecto, a partir de 1915 los futuros espartaquistas tomaban distancias respecto a la dirección socialdemócrata, pero poco después se distanciaban también de la oposición”” (pag 13-14-15) [Gilbert Badia, ‘Rosa Luxemburg, el espartaquismo y la fundación del Partido comunista alemán’] [(in) Rosa Luxemburg, ‘La Liga Spartakus’, Barcelona, 1976] [(8) ‘Die Internationale’, reproducción facsímil, Berlín, 1965, pág. 2; (9) Cabe señalar la sistemática publicación de documentos en la República Democrática Alemana. Por ejemplo: la serie ‘Dokumente und Materialien zur Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung’; la serie ‘Archivalische Forschungen’; la publicación de las obras completas de Franz Mehring en 15 volúmenes; la de las obras de Karl Liebknecht, actualmente en curso de publicacíon. Ediciones Dietz anuncia la próxima publicación de las obras de Rosa Luxemburg; (10) Esa es la tesis que se encuentra constantemente en sus dos obras: ‘Burgkrieg, nicht Burgfriede!’, Berlín, 1963, y ‘Die Entstehung der KPD’, Berlín, 1968; (11) Wohlgemuth, ob. cit., págs. 218-219; en diversas partes de la obra sé indican bien las fuerzas respectivas de los espartaquistas y de los Izquierdistas de Bremen] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”LUXD-071″
“LUXEMBURG Rosa”,”Introduction à l’économie politique. Oeuvres complètes. Tome I.”,”Note des éditeurs, avant-propos, préface de Louis JANOVER, appendices: ‘Repères chronologiques 1857-1925’, ‘Journaux et organisations’, ‘Repères biographiques’, ‘Bibliographie indicative’. Ampia prefazione di Louis Janover: ‘Rosa Luxemburg, l’histoire dans l’autre sens’ (pag 13-100) Esitazione della Luxemburg e degli altri dirigenti spartachisti di fronte alla insurrezione: “”Rosa Luxemburg ne fait intervenir qu’une seule responsabilité dans l’histoire: celle d’une classe qui, placée dans des conditions «objectives» déterminées, ne peut se résoudre à accomplir ce que permettent les conditions sociales et économiques. Dans son article sur «La responsabilité historique», en même temps qu’elle met l’accent sur les concessions que «les Jacobins de Pétersbourg» consentent à l’impérialisme allemand, elle stigmatise «le prolétariat allemand» qui «en persévérait à faire le mort a contraint les révolutionnaires russes à conclure la paix avec l’impérialisme allemand». Seul le «renversement de la puissance dirigeante en Allemagne (…) la lutte de masse ouverte pour le pouvoir politique, pour la domination du peuple et la république en Allemagne» peuvent briser le cercle d’airain de l’impérialisme (49). Et c’est cela qui arriva, mais sans pour autant ouvrir l’ère de la revolution socialiste en Allemagne, et l’on sait l’hésitation de Rosa Luxemburg et des dirigeants spartakistes quand sonna l’heure de la décision dans la rue! Mais l’hésitation a elle aussi une signification historique! Rosa Luxemburg mesurait les chances d’une issue positive à la crise sans s’aveugler sur la conscience politique des conseils et sans faire de la spontaneité ouvrière un absolu métaphysique capable de résoudre tous les problèmes”” (pag 59; dall’introduzione di L. Janover) (49) R. Luxemburg, ‘La responsabilité historique’, in Oeuvres II, op. cit., p. 40″,”LUXS-068″
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Luciano AMODIO”,”Scritti scelti.”,”La prima edizione di questa antologia che qui si ripresenta interamente riveduta e ampliata dal curatore è apparsa presso le Edizioni Avanti! nel 1963. La traduzione del saggio ‘La questione nazionale e l’autonomia’ è di Giorgio MIZZAU, ‘Le Lettere dall’Italia’ sono state tradotte dal polacco da Anna SALMON VIVANTI Lo scritto in appendice ‘Dal paese della rivolte della fame e dell’anarchismo’ riguarda l’Italia (pag 699-706) Polemica della Luxemburg contro le tesi di Schippel sui benefici del militarismo anche per la classe operaia (pag 171-172). Per la Luxemburg la spesa militare è il miglior tipo di investimento. La Luxemburg critica la tesi ‘schipperiana’ che le crisi sorgano per lo scarso consumo rispetto alla quantità di beni prodotti e che possano essere arginate mediante l’allargamento del consumo all’interno della società (anche mediante la spesa militare) (pag 184) Teoria della crisi schippeliana (pag 186), tesi dello “”sgravio”” della società (e della classe opeaia) a mezzo del militarismo (pag 186 e precedenti, pag 171) “”Schippel considera il militarismo economicamente indispensabile perché «sgrava» la società dalla pressione economica. Kautsky si dà ogni immaginabile pena per indovinare come dunque il socialdemocratico Schippel possa essersi figurato tale «scarico» ad opera del militarismo, e accompagna ogni possibile spiegazione con adeguate confutazioni. Ma Schippel non ha evidentemente preso la cosa da socialdemocratico, dal punto di vista della popolazione lavoratorice. Parlando di «sgravio», è palmare che pensava ‘al capitale’. E in questo senso ha senza dubbio ragione: per il capitale il militarismo è una delle più importanti forme di investimento, da punto di vista del capitale ol militarismo è indubbiamente uno ‘sgravio’. (pag 166-167) (…) In altre parole: mediante il militarismo il lavoratore evita l’immediata diminuzione di un certo ammontare del proprio salario, ma in cambio perde in misura elevata la possibilità di combattere ‘durevolmente’ per l’elevazione del salario e il miglioramento della propria situazione. Egli si avvantaggia come venditore della forza lavoro, ma perde contemporaneamente la libertà di movimento politica in quanto cittadino, per finire per perdere anche come venditore della forza di lavoro. Egli allontana un concoorente dal mercato del lavoro per veder sorgere un guardiano della propria schiavitù salariale, e previene un abbassamento salariale col diminuirsi in seguito tanto le prospettive di un durevole miglioramento della propria posizione come anche quelle della propria definitiva liberazione economica, politica e sociale. Ecco l’effettivo significato dello «sgravio» economico della classe opeaia ad opera del militarismo. In questa come in tutte le altre speculazioni della politica opportunistica vediamo sacrificate le grandi mete della liberazione di classe socialista a piccoli pratici interessi momentanei; interessi che per giunta visti più da vicino si provano essenzialmente immaginari. Ci si chiede però: come Schippel è potuto arrivare al pensiero che suono così assurdo di spiegare il militarismo come uno «sgravio» anche partendo dal punto di vista della classe operaia? Ricordiamoci quale aspetto assuma tale questione dal punto di vista del ‘capitale’. Abbiamo esposto che per il capitale il militarismo rappresenta il più proficuo e imprescindibile tipo di investimento. E difatti! E’ invero chiaro che quei mezzi che, giunti nelle mani del governo per via fiscale, servono al mantenimento del militarismo, una volta fossero rimasti in mano alla popolazione, rappresenterebbero un’accresciuta domanda di mezzi di sussistenza e di oggetti di confort, o, utilizzati in maggior misura dallo stato per scopi sociali, creerebbero parimenti una corrispondente domanda di lavoro sociale. E’ invero chiaro che in questo modo per la società nel suo complesso il militarismo non è assolutamente alcuno «sgravio». Solo che altrimenti si configura la questione dal punto di vista del profitto capitalistico, dal punto di vista dell’imprenditore. Per il capitalista non è affatto indifferente trovare una determinata domanda di prodotti da parte di frazionati acquirenti privati o da parte dello stato. La domanda dello stato si distingue per la sicurezza, massiccità e favorevole, di solito monopolistica configurazione dei prezzi, che fanno dello stato il più vantaggioso acquirente e le forniture ad esso dirette il più splendido affare per il capitale. Ciò che però particolarmente nel caso di forniture di carattere militare si aggiunge come estremamente importate vantaggio nei rispetti ad esempio delle spese statali a scopi sociali (scuole, strade, ecc.), sono le incessanti trasformazioni tecniche e l’incessante aumento delle spese, cosicché il militarismo rappresenta un’inesauribile, anzi sempre più lucrosa fonte di guadani capitalistici e innalza il capitale a una potenza sociale, come ad esempio nelle imprese Krupp e Stumm sta di fronte al lavoratore. Il militarismo, che per la società nel suo complesso rappresenta uno sperpero di enormi forze produttive economicamente pienamente assurdo, che per la classe operaia significa una riduzione del suo livello di vita economico al fine del suo asservimento sociale, costituisce per la ‘classe capitalistica’ economicamente il più splendido, insostituibile tipo di investimento, come socialmente e politicamente il migliore sostegno del proprio dominio di classe. Se quindi Schippel senza esitare dichiara questo stesso militarismo per un necessario «sgravio» economico, egli scambia evidentemente non solo il punto di vista ‘degli interessi sociali’ per quello ‘degli interessi capitalistici’ e si pone quindi – come abbiamo detto all’inizio – in una prospettiva borghese, ma anche prende le mosse, ipotizzando che ogni vantaggio economico dell’imprenditorato lo sia anche necessariamente per la classe operaia, dall’assioma ‘dell’armonia di interessi tra capitale e lavoro’ (…). E’ l’intelligenza della necessità storica e dello sviluppo storico del militarismo, che Schippel si illude di avere in comune con Engels. Ma questo ridimostra soltanto a quale mai disperata confusione nelle teste conduca come una volta la mal digerita dialettica hegeliana, così oggi la mal digerita concezione storica marxiana. Si dimostra inoltre nuovamente come ambedue, il modo di pensare dialettico in generale, come la filosofia della storia in particolar, per rivoluzionarie che siano correttamente interpretate, danno luogo a pericolose conseguenze reazionarie, una volta comprese a rovescio”” [(brani tratti da: Appendice: ‘Milizia e militarismo’ di R.L. (), titolo originale ‘Miliz und Militarismus’] (pag 166-167; 171-172-173)] [() scritti tratti dagli articoli apparsi sulla ‘Leipziger Volkszeitung’ nn. 42-44 e 47 del 20-22 e 25 febbraio 1899 in risposta agli scirtti di Max Schippel: l’articolo firmato “”Isegrim””: ‘Friedrich Engels credeva nella milizia?’ in “”Sozialistische Monatshefte””, novembre 1898, e lo scritto firmato da Schippel col proprio nome: ‘Friedrich Engels e il sistema della milizia’, in ‘Die Neue Zeit’ nn. 19 e 20 dell’annata 1898-99, in risposta alla replica kautskiana all’articolo di Isegrim su “”Die Neue Zeit””]”,”LUXD-058″
“LUXEMBURG Rosa”,”Centralismo o democrazia? (Replica a Lenin). Testo integrale del saggio: “”Questioni di organizzazione della socialdemocrazia russa”” (Stuttgart, 1904)”,”Editoriale Azione Comune, responsabile Giulio Seniga “”In effetti tutta la storia dei rapporti fra Lenin e la Luxemburg è la storia di una catena di dissensi. Lenin e la Luxemburg cominciarono a dissentire verso la fine del secolo sulla questione nazionale polacca; poco dopo si trovarono nuovamente in disaccordo sul ruolo delle masse contadine nella rivoluzione, poi vennero a polemica sulle questioni organizzative di partito, come è documentato in queste pagine. Furono ancora di diverso parere sulla definizione dell’imperialismo e sulla natura delle guerre nazionali nell’era dell’imperialismo. Uniti nella opposizione rivoluzionaria e internazionalista alla prima guerra mondiale nonché sulla tattica dell’insurrezione e della conquista del potere, si divisero subito sul modo di concepire l’esercizio di questo potere: Lenin per la dittatura del proletariato, la Luxemburg per una democrazia operaia in cui l’aggettivazione di classe qualificasse, non svuotasse o alterasse il contenuto del sostantivo democratico. Ma si trattò sempre di contrasti che, malgrado la fermezza e la fierezza dei contendenti, non degenerarono mai in reciproche incriminazioni. La Luxemburg, nel momento stesso in cui criticava Lenin, ne esaltava le capacità di capo rivoluzionario e il merito di aver condotto il partito bolscevico alla vittoria dell’Ottobre. Per Lenin la Luxemburg, malgrado quelli che egli riteneva degli «errori», restava un’aquila del pensiero marxista e dell’azione rivoluzionaria”” [Pier Carlo Masini, Introduzione] [(in) Rosa Luxemburg, Centralismo o democrazia? (Replica a Lenin). Testo integrale del saggio: “”Questioni di organizzazione della socialdemocrazia russa”” (Stuttgart, 1904)] [“”Per Lenin, la differenza tra il socialismo democratico e il blanquismo si riduce al fatto che c’è un proletariato organizzato e provvisto d’una coscienza di classe al posto d’un pugno di congiurati. Egli dimentica che questo implica una completa revisione delle idee sull’organizzazione e conseguentemente una concezione del tutto diversa dell’idea del centralismo, come pure dei rapporti reciproci tra la organizzazione e la lotta. Il blanquismo non si poneva il problema dell’azione immediata della classe operaia e quindi poteva fare a meno dell’organizzazione delle masse”” (pag 22, RL.); “”Ne deriva che il centralismo socialdemocratico non potrebbe basarsi né sulla cieca obbedienza, né su una subordinazione meccanica dei militanti nei confronti del centro del Partito”” (pag 23 RL); “”In effetti la socialdemocrazia non è legata all’organizzazione della classe operaia, essa è ‘il movimento proprio’ della classe operaia. E’ necessario quindi che il centralismo della socialdemocrazia sia di natura fondamentalmente diversa dal centralismo blanquista”” (pag 24, RL); “”L’ultracentralismo difeso da Lenin ci appare come impregnato non già di uno spirito positivo e creatore, bensì dello spirito sterile del sorvegliante notturno. Tutta la sua cura è rivolta a ‘controllare’ l’attività del Partito, e non a fecondarla; a restringere il movimento piuttosto che a svilupparlo; a strozzarlo, non a unificarlo”” (pag 29, RL); “”Si tratta, dice Lenin «di forgiare un’arma più o meno affilata contro l’opportunismo. E l’arma deve essere tanto più efficace quanto più profonde sono le radici dell’opportunismo». Parimenti, Lenin vede nei poteri assoluti che attribuisce al Comitato centrale e nel muro che eleva intorno al Partito, una diga contro l’opportunismo”” (pag 31 RL); “”«Il burocratismo opposto al democratismo, dice Lenin, non significa altro che il principio di organizzazione della socialdemocrazia rivoluzionaria opposto ai metodi di organizzazione opportunisti». Egli insiste sul fatto che lo stesso conflitto tra tendenze centralizzatrici e tendenze autonomistiche si manifesta in tutti i paesi nei quali si fronteggiano socialismo rivoluzionario e riformismo”” (pag 31 RL)]”,”LUXD-059″
“LUXEMBURG Rosa”,”Sciopero generale partito e sindacati.”,” (ediz orig 1919)”,”LUXD-114″
“LUXEMBURG Rosa”,”L’accumulazione del capitale. Contributo alla spiegazione economica dell’imperialismo e ciò che gli epigoni hanno fatto della teoria Marxista. Una anticritica.”,”Produzione di mezzi di consumo. I lavoratori. (pag 120-123)”,”LUXD-005-FV”
“LUXEMBURG Rosa JAURES Jean”,”Eglises et socialisme.”,”Nel 1905 il partito socialdemocratico pubblica a Cracovia un opuscolo di R. Luxemburg intitolato ‘Chiesa e Socialismo’ destinato agli operai polacchi. Per ragioni di lavoro illegale, il paese faceva ancora parte dell’impero russo, l’opuscolo è pubblicato sotto lo pseudonimo di Jozef Chmura (pag 5)”,”LUXD-115″
“LUXEMBURG Rosa”,”Réforme ou révolution? Les lunettes anglaises – Le but final.”,”””In una parola, la democrazia è indispensabile, non perché essa rende ‘superflua’ la conquista del potere politico da parte del proletariato, ma, al contrario, perché rende questa presa del potere tanto ‘necessaria’ quanto la sola ‘possibile'”” (pag 70) L’opera di Bernstein ‘Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben der Sozialdemokratie’ è apparsa in francese con il titolo: ‘Socialisme theorique et socialdemocratie pratique’ (Stock, Paris, 1900)”,”LUXD-116″
“LUXEMBURG Rosa”,”Terrore. [da Gesammelte Werke, Voll. 1 – tomo 2 – pagg. 519-522]”,”””Il terrore, oggi, dopo la rivoluzione popolare, non può essere nient’altro che un episodio secondario della lotta”” (pag 17-18)”,”LUXD-117″
“LUXEMBURG Rosa”,”Sciopero generale, il partito e i sindacati.”,”””I comunisti – dice il ‘Manifesto comunista’ – rappresentano, davanti ai gruppi d’interessi diversi (interessi nazionali o locali) dei proletari, gl’interessi comuni a tutto il proletariato e – in ogni grado di sviluppo della lotta di classe – l’interesse del movimento nel suo insieme, ossia lo scopo finale: l’emancipazione del proletariato”” (pag 54)”,”LUXD-001-FC”
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Robert LOOKER”,”Selected Political Writings.”,”Critica di R.L. al modello leninista di organizzazione centralizzata come modello universale, significato di luxemburghismo (v. introduzione)”,”LUXD-118″
“LUXEMBURG Rosa EBERLEIN Hugo, a cura di Claudio OLIVIERI e Giorgio SALMON”,”Cosa vuole la Lega Spartaco? Il dibattito programmatico nel congresso di fondazione della KPD.”,”Comitato teorico: Sibilla CAROPPO Donatella DI-TOSTO Francesca FABENI Agnese LA-GRECA Piero NERI Claudio OLIVIERI Dario RENZI Giorgio SALMON Antonella SAVIO Vincenzo SOMMELLA Elenco nomi partecipanti al Congresso di fondazione e località di provenienza (pag 141-144 (Lega Spartaco; Lega rossa dei soldati, Gioventù, Altri delegati, Delegati della Repubblica russa dei soviet, Ospiti) Al congresso dovrebbero aver partecipato 62 persone ma manca una lista ufficiale dei partecipanti La delegazione russa era composta da Karl Radek, Ernst Reuter-Friesland e Felix Wolf La nostra organizzazione. Intervento di Hugo Eberlein (dopo il Discorso sul Programma di Rosa Luxemburg): “”(…) Compagni, non voglio mettervi paura con lo stato d’assedio. Non ci spaventa. Non ci siamo spaventati quando si trattava di condurre la lotta contro la classe capitalista, contro la borghesia e non indietreggeremo intimoriti di fronte agli Scheidemann e compagnia che hanno in mano il potere oggi. Tutto questo ve lo dico solo per ribadire che anche le forme organizzative della Lega Spartaco nelle modalità avute finora non possono costituire le basi per la nuova organizzazione che deve essere creata. Se quindi da una parte non possiamo prendere come base i vecchi comitati elettorali e dall’altra neanche le forme organizzative avute finora dalla Lega Spartaco, ci dobbiamo chiedere che tipo di forme organizzative siano quelle più adatte oggi . E qui c’è una cosa che vorrei sottolineare. Oggi è stata giustamente richiamata l’attenzione da parte della compagna Luxemburg sul fatto che da quando è iniziata la rivoluzione sono sorti nuovi organismi che hanno preso il potere. Penso in primo luogo ai Consigli degli operai e dei soldati. Sarà necessario che riflettiamo molto bene, mentre appoggiamo i Consigli operai e chiediamo che prendano in mano tutto il potere economico, se non sia opportuno trovare, in connessione con questi Consigli degli operai e dei soldati, anche le forme organizzative che riteniamo migliori e più auspicabili per noi. Chiediamo ai lavoratori di formare Consigli nelle officine, nelle aziende e nell’industria che si occupino dell’amministrazione complessiva delle imprese e che siano in grado di prendere in mano l’industria nell’ambito della ristrutturazione generale dello Stato nel suo complesso. Non solo, chiediamo che abbiano il compito di prendere il potere nelle proprie mani anche dal punto di vista politico per rappresentare gli interessi della classe operaia e realizzarne gli obiettivi. Forse in questo senso sarebbe opportuno considerare seriamente se non sia possibile costruire la nostra organizzazione di partito organizzando gli aderenti non più solo su base territoriale ma introducendo l’organizzazione di partito nelle grandi aziende, nelle officine, in tutta l’industria, eleggendo in nostri fiduciari nelle imprese perché cerchino di raggruppare gli aderenti nelle aziende in comunità, in unioni all’interno dell’azienda. (…) Ci aspettiamo che le nuove forme organizzative garantiscano l’autonomia dei singoli distretti, che la Direzione centrale abbia fondamentalmente il compito di assumere la direzione ideale e politica, ricomporre un quadro d’assieme di ciò che avviene nel paese, di dare istruzioni e sostenere l’organizzazione nel territorio, fin dove le forze a disposizione della Direzione centrale lo rendano possibile. Ci siamo sempre sforzati di far venire a Berlino le persone più capaci, le menti più lucide del partito, facendo sì che i migliori teorici partecipassero al nostro lavoro anche per essere concretamente in grado di assumere la direzione politica e ideale del movimento. E se in questo senso non abbiamo soddisfatto le vostre esigenze e ritenete che le persone migliori siano fuori, in provincia, allora mandatele a Berlino e eleggetele nella Direzione centrale. Pensiamo anche che la questione della stampa non debba essere regolata centralmente e che le organizzazioni locali debbano avere dappertutto la possibilità di fondare i propri giornali e di pubblicare i propri volantini e opuscoli. Ma ciò che è emerso concretamente è che purtroppo su questo non c’è la benché minima comprensione fra i compagni. Alcuni compagni ci hanno attaccato dicendoci: se ci pubblicate voi un giornale, cosa ce ne facciamo? Non serve a niente, ne pubblichiamo uno noi. Ma una volta pubblicato risultava che non era un giornale ma a dir poco un fogliaccio!”” (pag 103-107)”,”LUXD-119″
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Julien CHUZEVILLE Marie LAIGLE Eric SEVAULT”,”La brochure de Junius, la guerre et l’ Internationale (1907-1916). Oeuvres complètes. Tome IV.”,”Redatto nel 1915 in carcere, ‘La crisi della socialdemocrazia’ (Junius pamphlet) è completato in questo volume con articoli e discorsi del gruppo ‘Die Internationale’ tradotti per la prima volta), come pure gli interventi della Luxemburg nel quadro dell’Internazionale socialista. L’insieme costituisce una requisitoria contro la guerra e la critica per l’abbandono del terreno di classe da parte della Seconda Internazionale. RL esorta il proletariato a prendere atto della biforcazione storica del 1914: l’alternativa è o socialismo o barbarie (4° di copertina) 1914. Crediti di guerra e pace sociale “”L’altro aspetto dell’atteggiamento della socialdemocrazia è stato l’accettazione ufficiale della Pace sociale, ossia la sospensione della lotta di classe per la durata della guerra. La dichiarazione del gruppo parlamentare al Reichstag il 4 agosto è stato il primo atto di questo abbandono della lotta di classe: il suo contenuto è stato concordato in anticipo con i rappresentanti del governo e dei partiti borghesi. L’atto solenne del 4 agosto è stata una messa in scena patriottica preparata dietro le quinte per il popolo e l’estero, nella quale la socialdemocrazia ha giocato al fianco degli altri partecipanti un ruolo di cui aveva già ben voluto farsi carico. Il voto dei crediti di guerra da parte del gruppo parlamentare dà il segnale dell’allineamento a tutte le istanze dirigenti del movimento operaio”” (pag 150) Sospensione delle lotte salariali da parte dei dirigenti sindacali tedeschi (pag 150-151)”,”LUXD-120″
“LUXEMBURG Rosa”,”Socialism and the Churches. (1905)”,”This pamphlet was first published by the Polish Social Democratic Party in 1905. A Russian edition appeared in Moscow in 1920. A French edition was issued by the French Socialist Party in 1937. Primi cristiani comunisti (pag 10-11) Povertà delle origini e ricchezze accumulate nei secoli successivi “”We read in the “”Act of the Apostles (IV, 32, 34, 35) the following description of the first community at Jerusalem: «No one regarded as being his what belonged to him; everything was in common. Those who possessed lands or houses, after having sold them, brought the proceeds and laid them at the feet of the Apostles. And to each was distributed according to his needs””. In 1780, the German historian Vogel wrote nearly the same thing about the first Christians: “”According to the rule, every Christian had the right to the property of all the members of the community; in case of want, he could demand that the richer members should divide their fortune with him according to his needs. Every Christian could make use of the property of his brothers; the Christians who possessed anything had not the right to refuse that their brothers should use it. Thus, the Christian who had no house could demand from him who had two or three to take him in; the owner kept only his own house to himself. But, because of the community of enjoyment of goods, housing accommodation had to be given to him who had none””. Money was placed in a common chest and a member of the society, specially appointed for this purpose, divided the collective fortune among all. But this was not all. Among the early Christians, communism was pressed so far that they took their meals in common (see the “”Act of the Apostles””). Their family life was therefore done away with; all the Christian families in one city lived together, like one single large family. To finish, let us add that certain priests attack the Social Democrats on the ground that we are for the community of women. Obviously, this is simply a huge lie, arising from the ignorance or the anger of the clergy. The Social-Democrats consider that as a shameful and bestial distortion of marriage. And yet this practice was usual among the first Christians (7). Thus the Christians of the First and Second Centuries were fervent supporters of communism. But this communism was based on the consumption of finished products and not on work, and proved itself incapable of reforming society, of putting an end to the inequality between men and throwing down the barrier which separated rich from poor”” (pag 10-11) [(7) But see Tertullian (c. 160-230): “”We are brethren in our family property, which with you mostly dissolves brotherhood. We therefore, who are united in mind and soul, doubt not about having possessions in common. With us all things are shared promiscuously, except the wives. In that alone do we part fellowship, in which alone others (Greeks and Roman pagans) exercise it”” – Apol. 1:39] [“”Leggiamo negli ‘Atti degli Apostoli’ (IV, 32, 34, 35) la seguente descrizione della prima comunità di Gerusalemme: «Nessuno considerava come suo ciò che gli apparteneva; tutto era in comune Coloro che possedevano terre o case, dopo averle vendute, portavano i proventi e li depositavano ai piedi degli Apostoli. E a ciascuno fu distribuito secondo i suoi bisogni””. Nel 1780, lo storico tedesco Vogel scrisse quasi la stessa cosa dei primi cristiani: “”Secondo la regola, ogni cristiano aveva il diritto alle proprietà di tutti i membri della comunità; in caso di bisogno, avrebbe potuto chiedere ai membri più ricchi di dividere la loro fortuna con lui secondo i propri bisogni. Ogni cristiano poteva fare uso della proprietà dei suoi fratelli; i cristiani che possedevano qualcosa non avevano il diritto di rifiutare che i loro fratelli lo usassero. Quindi, il cristiano che non aveva una casa poteva chiedere a colui che ne aveva due o tre di accoglierlo; il proprietario si teneva solo la propria casa. Ma, a causa della comunità di godimento dei beni, bisognava dare alloggio a chi non ne aveva””. Il denaro fu messo in un forziere comune e un membro della società, appositamente designato per questo compito, divideva la fortuna collettiva tra tutti. Ma non era tutto: tra i primi cristiani, il comunismo era talmente spinto così a fondo che essi consumavano in comune i loro pasti (vedi “”Atti degli Apostoli””). La loro vita familiare fu quindi eliminata, tutte le famiglie cristiane di una città vivevano insieme, come un’unica grande famiglia. Per finire, aggiungiamo che alcuni sacerdoti attaccano i socialdemocratici per il fatto che siamo per la comunanza delle donne. Ovviamente, questa è semplicemente una grande bugia, derivante dall’ignoranza o dalla rabbia del clero. I socialdemocratici considerano questo come una vergognosa e bestiale distorsione del matrimonio. Eppure questa pratica era solita tra i primi cristiani (7). Dunque i cristiani del primo e del secondo secolo erano ferventi sostenitori del comunismo. Ma questo comunismo era basato sul consumo di prodotti finiti e non sul lavoro, e si dimostrò incapace di riformare la società, di porre fine alla disuguaglianza tra gli uomini e di abbattere la barriera che separava i ricchi dai poveri “”(pag 10-11)] [(7) Si veda Tertulliano (c. 160-230): “”Siamo fratelli nella nostra proprietà di famiglia, che con voi per lo più realizziamo la fratellanza, quindi, dato che siamo uniti nella mente e nell’anima, non dubitiamo di possedere beni in comune. Tra di noi tutte le cose sono condivise in modo promiscuo, eccetto le mogli. Solo in questo non esercitiamo la comunanza, che solo altri (greci e pagani romani) esercitano”” – Apol. 01:39] Criminalità sotto la giurisdizione della Chiesa cattolica Condanne nella città di Roma (Vaticano) in un singolo mese del 1869 (ultimo anno del potere temporale dei papi): 279 per assassinio, 728 per rapine, 297 per furti ecc. (pag 29)”,”LUXD-121″
“LUXEMBURG Rosa”,”Tra guerra e rivoluzione.”,”Saggio introduttivo di Paolo Bruttomesso: [‘Premessa, Socialdemocrazia e guerra, L’opposizione alla guerra, Riformismo tedesco e sindacati, Accumulazione del capitale e crollo del capitalismo, Nota sul movimento operaio in Russia, Marx, Engels Lenin e la Russia, Rosa Luxemburg e la Russia’]”,”LUXD-003-FF”
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Massimo CAPPITTI”,”La rivoluzione russa e Problemi di organizzazione della Socialdemocrazia russa.”,”Alle critiche della Luxemburg «Lenin, a sua volta, dopo aver letto, nel 1919, ‘L’accumulazione del capitale’ di Rosa Luxemburg, ne criticò alcune tesi. In particolare Nettl ricorda che egli “”definì “”errore fondamentale”” la tesi di Luxemburg secondo cui la riproduzione capitalistica allargata era impossibile in un’economia chiusa e il capitalismo, per poter funzionare, doveva fagocitare dei sistemi economici precapitalistici (14). Secondo Lenin, inoltre, Luxemburg sottovalutava il ruolo della socialdemocrfzia quando ella, ad esempio, scrive che la «concezione rigida, meccanico-burocratica, concepisce la lotta solo come prodotto dell’organizzazione a un certo grado della sua forza. Il vivo sviluppo dialettico fa sì invece che l’organizzazione risulti un prodotto della lotta”” (15)» (pag 12, saggio introduttivo di Massimo Cappitti) (14) P.J. Nettl, Rosa Luxemburg, Milano, Il Saggiatore, 1970, II, p. 90 (15) R. Luxemburg ‘Sciopero generale, partito e sindacati’, in Scritti politici, a cura di L. Basso, p. 343″,”LUXD-122″
“LUXEMBURG Rosa (LUXEMBOURG)”,”La Révolution russe.”,” “”Non c’è alcun dubbio, che è con la più grande esitazione che Lenin e Trotsky, i cervelli eminenti, che dirigono la rivoluzione russa, hanno fatto più di un passo decisivo sul loro spinoso cammino, seminato di trappole di ogni tipo, e che niente sarà più lontano dal loro spirito che vedere l’Internazionale accettare come un modello supremo di politica socialista, non lasciando spazio che all’ammirazione inebetita e all’imitazione servile tutto quello che essi hanno da fare o non possono fare sotto la pressione e nel tumulto degli avvenimenti. Sarebbe un errore credere che un esame critico delle vie seguite fino a qui dalla rivoluzione russa sia di natura tale da minare il prestigio del proletariato russo, il cui affascinante esempio potrà solo trionfare di fronte all’inerzia delle masse operaie tedesche”” (pag 9)”,”LUXD-123″
“LUXEMBURG Rosa”,”Lettres à Léon Jogichès. Tome I. 1894-1899. «Nous pouvons regarder courageusement notre avenir commune».”,”A partire dal 1907 la Luxemburg e Jogiches si sono separati. Ma hanno continuato a lavorare in equipe come dimostrano le lettere. “”J’ai reçu une invitation des ‘Sozialistische Monatshefte’ mais je l’ai traitée comme les autres lettres d’eux. J’avais prévenu K. Kautsky et Bebel, ils ne croyaient pas que les Sozialistische Montatshefte’ publieraient le refus”” (2) (lettera senza data, ma 22 o 23 dicembre 1899) (pag 348) (2) La rédaction des ‘Sozialistische Monatshefte’ avait envoyé une enquête aux principaux dirigeants sociaux-démocrates en Allemagne et à l’étranger, leur demandant ce qu’ils pensaient du congrès de Hanovre. Bebel et Kautsky refusèrent d’y répondre, leur refus fut publié par la revue. (pag 348)”,”LUXS-002-FV”
“LUXEMBURG Rosa”,”Per la rivoluzione, contro la guerra e il terrorismo.”,”Aspre critiche della Luxemburg alla pace di Brest Litovsk: articolo ‘La tragedia russa’ in Spartacusbriefe, n. 11 settembre 1918 (pag 241-247), critiche del tenore: ‘capitolazione del proletariato rivoluzionario russo all’imperialismo tedesco al quale con la pace separata, la Russia si è legata mani e piedi’ (pag 241) Ma pochi mesi dopo: crollo dell’impero guglielmino. 11 novembre 1918. L’armistizio di Compiègne fu l’accordo sottoscritto tra l’Impero tedesco e le potenze Alleate in un vagone ferroviario nei boschi vicino a Compiègne in Piccardia; l’atto segnò la fine dei combattimenti della prima guerra mondiale.”,”LUXD-125″
“LUXEMBURG Rosa”,”Socialismo, democrazia, rivoluzione. Antologia, 1898-1918.”,” “”Non la teoria e la tattica socialista, ma la politica corrente della democrazia tedesca, gli interessi pratici della rivoluzione borghese dell’Occidente europeo hanno dato inizio all’atteggiamento che Marx e poi Engels hanno mantenuto verso la Polonia e la Russia. Al contrario questa posizione, già al primo sguardo, rivelala mancanza di un’intima parentela con la teoria sociale del marxismo stesso, perché contro le radici più essenziali di questa teoria, analizza la Polonia e la Russia non come società ‘di classe’, con interne contraddizioni economiche e politiche, non dal punto di vista dello sviluppo storico, ma in uno stato di assoluto e solidificato come totalità unitarie non differenziate. La Polonia era per la democrazia occidentale d’allora il paese degli insorti e la Russia il paese della reazione e nulla più. L’ambiente sociale, la base economica, il contenuto politico delle insurrezioni polacche non esistevano né per i democratici borghesi né per i socialisti tedeschi, o per lo meno furono molto poco presi in considerazione; così che ancora nel 1875, Engels nel suo articolo di risposta a Tkacev, pubblicato nel ‘Volksstaat’, enumerando i fattori che minavano l’assolutismo in Russia ,comincia: «Das erste sind die Polen» (3). In verità ‘die Polen’, cioè quel popolo non differenziato dei «polacchi», il cui unico mestiere, si diceva, era la lotta per l’indipendenza, se mai in qualche tempo è esistito, aveva da tempo cessato d’esistere nel momento in cui Engels scriveva queste parole. Era per noi questo il periodo delle più grandi orge del «lavoro organico»; cominciava la danza matta dell’economia capitalistica e l’arricchimento capitalistico sulla tomba dei movimenti nazionali e del periodo del dominio della nobiltà nella vita della Polonia. Poco appresso, dopo due-tre anni, il fatto che per la prima volta in Polonia si creasse il movimento socialista dimostra che essa smise di essere il paese «dei polacchi» e diventò il paese della moderna società borghese (), divisa dai contrasti e dalle lotte di classe”” [dalla Prefazione a «La questione polacca e il movimento socialista» [nota a piè pagina:Si tratta della prefazione:scritta nel 1905 a un volume che raccoglieva contributi di autori diversi e contrastanti tra loro, risalenti a qualche anno prima, a partire dal 1896, quando la «questione polacca» era stata discussa al congresso della Seconda Internazionale tenutosi a Londra. (…)] (pag 145) [(3) In tedesco nel testo [Nota di Lelio Basso] Rosa Luxemburg, Socialismo, democrazia, rivoluzione. Antologia, 1898-1918, Editori Riuniti in realtà più che ‘moderna società borghese’ come dice la Luxemburg, si tratta secondo Trotsky (in appendice della sua ‘Storia della rivoluzione russa’ ) di una Polonia posta a mezza via tra l’Europa civile sviluppata capitalisticamente e la Russia arretrata, ndr)”,”LUXD-126″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Annelies LASCHITZA e Eckhard MÜLLER”,”Gesammelte Werke. Band 6. 1893 bis 1906.”,”Contiene tra l’altro: – Kritische Bemerkungen zum Artikel “”Die Polendebatte in Frankfurt”” von Friedrich Engels für Franz Mehring (1902) (pag 355-358) (Commenti critici all’articolo “”Il dibattito sulla Polonia a Francoforte”” di Friedrich Engels per Franz Mehring)”,”LUXD-127″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Paul LE-BLANC e Helen C. SCOTT”,”Socialism or barbarism. Selected Writings of Rosa Luxemburg.”,”Scritti sulla Comune di Parigi 1871 (pag 40-41, 42, 4, 62, 170, 205, 212, 262, 266)”,”LUXD-130″ “LUXEMBURG Rosa”,”La crise de la socialdemocratie. [Brochure de Junius]”,”‘La ‘Crisi della socialdemocrazia’ chiamata pure ‘opuscolo di Junius’ è stato scritto da Rosa Luxemburg in carcere nel 1915. Questa edizioni basata sulla traduzione dal tedesco di Raymond Renaud del 1934 è stata parzialmente riveduta dalla casa editrice. La correzione principale è stata quella di aver sostituito il termine originale “”democrazia socialista”” con quello di “”social-democrazia””‘ (L’Altipiano)”,”LUXD-131″ “LUXEMBURG Rosa, a cura di Nando SIMEONE”,”Socialismo o barbarie. La crisi della socialdemocrazia. Con due lettere contro la guerra imperialista scritte ai compagni di Rosa Luxemburg.”,”Scritto in carcere, contiene la sua parola d’ordine più importante: ‘socialismo o barbarie'”,”LUXD-132″ “LUXEMBURG Rosa; saggi di Massimo CAPPITTI e Paolo BRUTTOMESSO”,”Tra guerra e rivoluzione.”,”Appendici: – ‘Nella rete delle contraddizioni’ di Johann KNIEF; Non secondo lo schema tradizionale; Appello ai soldati tedeschi; Sulla Conferenza di Stoccolma di Franz MEHRING; Rivoluzione comune ai socialisti e sindacalisti francesi e tedeschi; Proletari d’Europa!; Documenti della sinistra di Zimmerwald; La Conferenza di Zimmerwald; Circolare a tutti i partiti e gruppi collegati; Rosa Luxemburg (nota biografica) “”Ma i pericoli non sono ancora finiti. Il ferreo cerchio della guerra mondiale che sembrava infranto ad est, torna ora a chiudersi, senza soluzione di continuità, attorno alla Russia ed attorno al mondo: l’Intesa avanza con cecoslovacchi e giapponesi (7) da nord e da oriente – naturale, ineliminabile conseguenza del progresso tedesco ad ovest ed a sud. Le fiamme della guerra mondiale lambiscono il territorio russo ed avvamperanno, da un momento all’altro, sulla rivoluzione russa. Sottrarsi ora al conflitto mondiale – anche a prezzo dei più grandi sacrifici – appare, in ultima istanza, assolutamente impossibile per la Russia. Ed ora, quale ultima tappa del loro calvario, minaccia i bolscevichi l’ipotesi più terribile: come un lugubre fantasma si profila una alleanza tra bolscevichi e Germania! E questo sarebbe l’ultimo anello della fatale catena che la guerra mondiale ha avvinghiato al collo della rivoluzione russa: dapprima ritirata, quindi capitolazione ed infine alleanza con il capitalismo tedesco. In tal modo la rivoluzione russa verrebbe cacciata dal conflitto mondiale – dal quale voleva levarsi a tutti i costi – semplicemente al polo opposto: a fianco dell’Intesa, sotto lo zar, dalla parte dei tedeschi, sotto i bolscevichi! Rimane a titolo d’onore, per il proletariato rivoluzionario di Russia il fatto che il suo primo gesto dopo lo scoppio della rivoluzione fu il netto rifiuto di far parte della milizia controrivoluzionaria dell’imperialismo anglo-francese. Ma, in considerazione della situazione internazionale, fungere da milizia al servizio dell’imperialismo tedesco, è un male ancora peggiore. Sembra che Trotsky abbia dichiarato che se la Russia dovesse scegliere tra l’occupazione delle truppe giapponesi e di quelle tedesche, essa sceglierebbe quest’ultima poiché la Germania è molto più matura per la rivoluzione che non il Giappone. Il lato debole di questo ragionamento è evidente. Qui non si tratta del solo Giappone – quale nemico della Germania – bensì anche dell’Inghilterra e della Francia, per le quali nessuno è oggi in grado di affermare se la loro situazione interna sia più o meno favorevole di quella tedesca per una rivoluzione proletaria. Il ragionamento di Trotsky è peraltro falso dal momento che è proprio ogni rafforzamento ed ogni vittoria del militarismo tedesco ad affossare ogni prospettiva ed ogni possibilità di rivoluzione in Germania. (…) Anche un ragazzo è in grado di prevedere che la Germania sta solo esitando ed attendendo un’occasione per farla finita – tramite Miljukow, i vari Hetman e dio sa quali altri oscuri galantuomini e fantocci di paglia – con il potere bolscevico, per strozzare Lenin e compagni dopo aver fatto loro svolgere il ruolo di cavalli di Troia, come agli ucraini, i Lubinsky e consorti. Allora, tutti i sacrifici finora compiuti, ed in primo luogo il grande sacrificio della pace di Brest, diventerebbero meramente inutili poiché, alla fine, il loro prezzo sarebbe la bancarotta morale. Qualsiasi altro cedimento politico dei bolscevichi nella loro coraggiosa lotta contro la prepotenza e l’avversità della situazione storica sarebbe da preferire a questa altrimenti inevitabile catastrofe morale”” (pag 185-186-187) [‘La tragedia russa, tradotto da ‘Spartacus’, n. 11, settembre 1918, in ‘Spartacusbriefe’, cit., pp. 453-460 ()] [(*) L’articolo, pubblicato anonimo, è accompagnato da una nota redazionale a piè pagina che dice: «L’articolo esprime preoccupazioni che, in vario modo, sono presenti anche nei nostri ambienti – preoccupazioni che dipendono dall”obiettiva situazione’ dei bolscevichi, non solo dal loro ‘soggettivo’ comportamento. Presentiamo l’articolo soprattutto per la sua considerazione finale: senza la rivoluzione in Germania, nessuna salvezza per la rivoluzione russa, nessuna speranza per il socialismo in questa guerra mondiale. Rimane solamente quest’unica soluzione: l’insurrezione di massa del proletariato tedesco. Questo articolo è stato redatto da Rosa Luxemburg’, ‘La Redazione’] [(in) Rosa Luxemburg, ‘Tra guerra e rivoluzione’, Jaca Book, Milano, 2019]”,”LUXD-133″
“LUXEMBURG Rosa”,”The Accumulation of Capital.”,”Teoria sviluppo capitalismo in Russia senza futuro. Vorontsov. Vorontsov and his ‘surplus'””The representatives of Russian ‘populism’ were convinced that capitalism had no future in Russia, and this conviction brought them to the problem of capitalism reproduction. V.V. laid down his theories on this point in a series of articles in the review ‘Patriotic Memoirs’ and in other periodicals which were collected and published in 1882 under the title ‘The Destiny of Capitalism in Russia’. He further dealt with the problem in ‘The Commodity Surplus in the Supply of the arket’ (1), ‘Militarism and Capitalism’ (2), Our Trends (3), and finally in ‘Outlines of Economic Theory’ (4). It is not easy to determine Vorontsov’s attitude towards capitalist development in Russia. He sided neither with the purely slavophil theory which deduced the perversity and perniciousness of capitalism for Russia from the ‘peculiarities of the Russian economy structure and a specifically Russian ‘national character’, nor with the Marxists who saw in capitalist development an unavoidable historical stage which is needed to clear the way towards social progress for Russian society, too. Vorontsov for his part simply asserts that denunciation and acclamation of capitalism are equally futile because, having no roots in Russia, capitalism is just impossible there and can have no future. The essential conditions of capitalist development are lacking in Russia, and love’s labour’s lost if the state tries to promote it artificially – one might as well spare these efforts together with the heavy sacrifices they entail. But if we look into the matter more closely, Vorontsov’s thesis is not nearly so uncompromising. For if we pay attention to the fact that capitalism does not means only the accumulation of capital wealth but also that the small producer is reduced to the proletarian level, that the labourer’s livelihood is not assured and that there are periodical crises, then Vorontsov would by no means deny that all these phenomena exist in Russia. On the contrary, he explicitly says in his preface to ‘The Destiny of Capitalism in Russia’: ‘Whilst I dispute the possibility of capitalism as a form of production in Russia, I do mot intend to commit myself in any way as to its future as a form or degree of exploiting the national resources’. Vorontsov consequently is of the opinion that capitalism in Russia merely cannot attain the same degree of maturity as in the West, whereas the severance of the immediate producer from the means of production might well be expected under Russian conditions. Vorontsov goes even further: he does not dispute at all that a development of the capitalist mode of production is quite possible in various branches of production, and even allows for capitalist exports from Russia to foreign markets. Indeed he says in his essay on ‘The Commodity Surplus in the Supply if the Market’ that ‘in several branches of industry, capitalist production develops very quickly’ (5) [in the Russian meaning of the term, of course – R.L.].”” (pag 276-277) [(1) An essay in ‘Patriotic Memoirs’, May 1883; (2) An essay in the review ‘Russian Thought’, September 1889; (3) A book published in 1893; (4) A book published in 1895; (5) ‘Patriotic Memoirs’, vol. V: ‘A Contemporary Survey’, p. 4]”,”LUXD-001-FGB”
“LUXEMBURG Rosa”,”Riforma sociale o rivoluzione?”,”Il metodo di Bernstein di adattamento del capitalismo, instaurazione del socialismo per mezzo delle riforme sociali, politica doganale e militarismo, sviluppo economico e socialismo, conquista del potere politico, crollo, opportunismo in teoria e pratica. Questione adattamento al capitalismo. “”La teoria bernsteiniana …. (pag 11) “”Con ciò Bernstein ha perduto del tutto la comprensione della legge del valore di Marx. (…) finire (pag 49-50)”,”LUXD-002-FC”
“LUXEMBURG Rosa LIEBKNECHT Karl”,”Lettere, 1915-1918.”,”Karl Liebknecht contro la guerra per la rivoluzione. “”Inviato sul fronte orientale, in una compagnia di zappatori in azione sulla Dvina nei pressi di Riga, Liebknecht si sente «involontario strumento di una forza che ‘odia’ dal profondo dell’animo». Fermo nel comportamento di fronte a tutti coloro che lo sfidano sul terreno delle idee generali (…), sicuro nella discussione politica con quanti continuavano a sostenere, a proposito del problema della responsabilità nello scatenamento della guerra, le tesi ufficiali del governo tedesco, deciso a non sottostare a minaccia alcuna che voglia interdirgli la propaganda a favore delle proprie idee, Liebknecht si caratterizza, nella sua descrizione della vita al fronte, per il senso di partecipazione con ciò che lo circonda: partecipazione alla vita della natura, avvertita secondo una tradizione umanistica tedesca nella sua grandiosità educativa, ma partecipazione, soprattutto, alla vita e alla morte degli uomini. «Tumuli e croci intorno a noi, rami mormoranti sopra di noi, e scintille in mezzo», è il quadro che riassume la evocazione del paesaggo di guerra e che accumuna queste pagine di Liebknecht alle descrizioni più spietate della vita di trincea nella prima guerra mondiale. Torna in questo quadro, umanamente vissuta, la condanna della guerra («rapina e saccheggio sono i fratelli gemelli dell’assassinio, e come questi sono figli legittimi della guerra») e ne scaturisce la decisione di non partecipare attivamente al massacro: «Io non sparerò»; «Purché non mi tocchi andare in trincea, utto il resto, tutti i pericoli non hanno importanza; soltanto l’uccidersi a vicenda, questo io non lo posso: questo è troppo». Una decisione dalla quale egli trae un senso di profonda liberazione morale: «Vado senz’armi al lavoro, perciò mi sento interiormente libero». (…) «Io vorrei studiare per decenni, senza alzare gli occhi dai libri, e in pari tempo poter agire liberamente, senza riposarmi. Ho bisogno di una doppia vita per essere completamente me stesso». In realtà, Karl Liebknecht, che nella su giovinezza aveva visto il padre, animatore della resistenza socialdemocratica alle leggi repressive di Bismarck, dedicarsi instancabilmente a quella minuta attività di organizzazione e di propaganda che aveva consentito alla classe operaia tedesca di combinare egregiamente l’uso possibile della legalità con un prolungato lavoro illegale, era, al pari del padre, soprattutto un uomo di azione. Per l’azione, in primo luogo, voleva preservare se stesso con una cura attenta del proprio corpo, per resistere «avvenga che può». Al presente il suo pensiero si richiama continuamente alla situazione creata dalla guerra in Germania e nel movimento operaio, tanto se legga un poeta, come Hebbel («È facile impedire che si formi una palude, ma una volta che si è formata, non c’è dio che impedisca che in essa si trovino serpenti e salamandre»), o che ragioni col figlio sul «quotidiano trionfo della poltroneria, della piccineria, della bestialità, del servilismo, di ogni cosa bassa e miserabile». Ma, più alto di tutto risuona l’ottimismo virile del suo ‘Trotz alledem!» (Nonostante tutto, a dispetto di tutto!), il motto che gi era preferito e con cui concluderà anche l’articolo comparso proprio il giorno del suo assassinio su ‘Die Rothe Fahne’, il quotidiano del Partito comunista tedesco, per indicare le possibilità e le speranze che restavano patrimonio della classe operaia anche dopo la sconfitta nella insurrezione del gennaio 1919″” (pag XXVII-XXIX) [introduzione di Ernesto Ragionieri, (in) Karl Liebknecht Rosa Luxemburg, ‘Lettere, 1915-1918’, Editori Riuniti, Roma, 1967]”,”LUXD-001-FER”
“LUXEMBURG Rosa”,”J’étais, je suis, je serai! Correspondance 1914-1919.”,”Gli pseudonim di Rosa LUXEMBURG che compaiono nelle biografie e nei dati biografici nei due volumi sono: ‘Felicia BUDILOVITCH, GRACCHIUS, JUNIUS, Anna MATSCHKE, LATESSA Lettera di R.L. a Lenin del 20.12. 1918 “”Cher Vladimir, Je profite du voyage de l’oncle (165) pour vous envoyer à tous les amitiés de notre famille (166), de Karl, de Franz (167) et des autres. Dieu veuille que l’année qui vient se réaliser tous nos voeux. Meilleurs souhaits! L’oncle vous dira comment nous allons. En attendant, poignée de main et salutations cordiales. Rosa”” (pag 367) [(165) L’oncle: Eduard Fuchs, qui se rendit à Moscou en décembre 1918 comme émissaire des spartakistes pour informer Lénine de la situation en Allemagne et le sonder sur ses projects de formation de la nouvelle Internationale que Rose Luxemburg estimait prématurée (cf. Nettl, p. 762); (166) C’est-à-dire les spartakistes; (167) Liebknecht et Mehring; (168) C’est-à-dire depuis sa sortie de prison]”,”LUXD-136″
“LUXEMBURG Rosa”,”Introduzione all’economia politica.”,”Rosa Luxemburg (1871-1919), teorica del socialismo e rivoluzionaria tedesca di origini polacche ed ebraiche. Assieme a Karl Liebknecht, nel 1915, creò il Gruppo internazionale che sarebbe diventato in seguito la Lega Spartachista. Nascita 5/3/1871 Zamosc Polonia. Partito: Partito comunista di Germania. Assassinio: 15/01/1919 Berlino. Istruzione: Università di Zurigo. Sepoltura: 13/6/1919, Zentralfriedhof Friedrichsfelde, Berlino. Filosofa, economista, giornalista, socialista rivoluzionaria, fu una delle maggiori teoriche del marxismo consiliarista in Germania.”,”LUXD-003-FL”
“LUXEMBURG Rosa, a cura di Feliks TYCH e Lelio BASSO”,”Lettere di lotta e disperato amore. La corrispondenza con Leo Jogiches.”,”””Nel 1931, nella sua famigerata lettera alla redazione della rivista “”Proletarskaia Revolutsia”” su “”Alcuni problemi della storia del bolscevismo””, Stalin pronunciava contro il patrimonio teorico di Rosa Luxemburg un verdetto, che mise praticamente fine per più di vent’anni a ogni ricerca positiva sulla sua opera e alla pubblicazione dei suoi scritti. Non analizzeremo qui le ragioni per le quali Stalin collocò la rivoluzionaria polacca nel campo degli avversari politici nei contrasti e nei dibattiti che erano allora in corso nel Partito bolscevico. Fatto sta che a partire dal 1931 si incominciò a parlare di Rosa Luxemburg soprattutto sotto il punto di vista delle sue idee errate e ciò nonostante l’opinione di Lenin che, pur criticandola severamente, considerava la sua opera molto utile all’educazione dei comunisti del mondo intero, dunque un contributo ‘positivo’ alla teoria e alla prassi marxista. Si sa che Lenin polemizzava spesso con Rosa Luxemburg. Dopo la morte di lei, egli riassunse brevemente i punti di vista di questa polemica ed enumerò quelli sui quali la su posizione gli pareva errata. «Rosa Luxemburg si è sbagliata sulla questione dell’indipendenza della Polonia; si è sbagliata nel 1903 nella sua valutazione del menscevismo; si è sbagliata nella sua teoria dell’ accumulazione del capitale; si è sbagliata quando nel luglio 1914, accanto a Plechanov, Vandervelde, Kautsky, ecc., ha difeso l’unificazione dei bolscevichi e del menscevichi; si è sbagliata nei suoi scritti dalla prigione nel 1918 (per altro, essa stessa, dopo essere uscita di prigione nel 1918, alla fine del 1919 ha corretto una gran parte dei suoi errori). Ma malgrado i suoi errori essa è stata e rimane un’aquila» (4). Tali questioni non esauriscono la serie di problemi su cui la posizione di Rosa Luxemburg divergeva da quella di Lenin. Va notato però che Lenin usa il verbo “”sbagliare””, e che non ha mai ritenuto che le sue conclusioni fossero globalmente errate, pur essendo stato a più riprese in disaccordo con lei durante vent’anni: dunque un periodo tale da permettere già una certa prospettiva. Due anni prima della sua morte, sottolineando i meriti di Rosa Luxemburg, Lenin affermò che, nonostante gli errori commessi «non soltanto il suo ricordo sarà sempre prezioso per i comunisti del mondo intero, ma anche la sua biografia e le sue ‘opere’ complete costituiranno una lezione utilissima per l’educazione di numerose generazioni di comunisti del mondo intero» (5). Lenin aggiunse allora che non si doveva ritardare troppo la pubblicazione di queste opere, che si trattava di una cosa importante. Questo suggerimento di Lenin a proposito della pubblicazione delle opere complete non è stato mai seguito fino in fondo”” (pag 31-32) [Feliks Tych, prefazione all’edizione polacca’, (in) Rosa Luxemburg, ‘Lettere di lotta e di disperato amore. La corrispondenza con Leo Jogiches’, Feltrinelli, Milano, 2019] [(4) V.I. Lenin, Opere complete, t: 33, Editori Riuniti, Roma, 1967, p. 189; (15) Ibid.]”,”LUXD-137″
“LUXEMBURG Rosa”,”Dappertutto è la felicità. Lettere di gioia e barricate.”,”Lettera ‘A Luise Kautsky, Wronki, 15 aprile 1917′. “”Cara Lulu, la tua breve lettera pasquale mi ha vivamente preoccupata per il suo tono tanto depresso, e mi sono subito proposta di farti un’altra bella lavata di capo. Ma dimmi un po’, come fai a continuare a far la cicale triste e a intonare la tua canzone di mestizia mentre dalla Russia si leva un gioioso coro di allodole? Ma non capisci che a vincere e trionfare è la nostra stessa causa, che è la storia mondiale in persona a combattere le sue battaglie e danzare ebbra di gioia al ritmo della carmagnola? Il corso intrapreso dalla nostra causa comune non deve forse far dimenticare tutte le miserie private? So bene quanto di dispiaccia che io non sia libera proprio adesso per raccogliere le scintille che si sprigionano dalla Russia, e aiutare a destra e a manca indirizzando la lotta. Certo, sarebbe bello, e puoi immaginare quanto trasalisca in tutte le membra e come ogni noizia mi percorra come una scossa elettrica sino alle punte delle dita. Ma l’impossibilità di partecipare non mi rovina l’umore neanche un po’, e non ho intenzione di avvelenarmi la gioia di questi grandi eventi lagnandomi di una condizione che non ho il potere di cambiare. Vedi, proprio dalla storia degli ultimi anni, e in retrospettiva dalla storia nel suo complesso, ho imparato che non si devono mai sopravvalutare le azioni e l’influsso del singolo. In ultima istanza sono le invisibili, immense e ctonie forze del profondo ad agire e decidere, e alla fine tutto si sistema, per così dire, «da sé». Non mi fraintendere però: non voglio sostenere un comodo ottimismo fatalistico, che nasconde la propria stessa impotenza, atteggiamento che odio proprio nel tuo caro sposo. No, no, sono sempre all’erta e appena se ne presenterà l’occasione voglio buttarmi di nuovo con tutte e dieci le dita sul pianoforte del mondo per farlo risuonare come un tuono. Adesso, però, non per collpa mia, ma per costrizione esterna, sono «in vacanza» dalla storia mondiale, e allora me la rido a più non posso e sono felice che le cose vadano benissimo anche senza di me, forte della convinzione che si concluderanno nel migliore dei modi. La Storia sa sempre dove andare, anche quando pare che si sia infilata in un vicolo cieco senza speranza. (…). tua R.”” (pag 51-53) [Rosa Luxemburg, ‘Dappertutto è la felicità. Lettere di gioia e barricate’, L’Orma editore, Roma, 2019]”,”LUXD-138″
“LUXEMBURG Rosa, edizione a cura di Xavier CRÉPIN e Éric SEVAULT”,”L’Accumulation du capital. Contribution à l’explication économique de l’impérialisme. (1913). Suivi de Critique des critiques ou Ce que les épigones ont fait de la théorie marxiste. Oevres complètes – Tome V.”,”‘Opera principale di Rosa Luxemburg pubblicata nel 1913, è il primo testo di critica ecoomica marxista a formulare una teoria d’insieme dell’ imperialismo. Mostra la nacessità insita nel cuore del capitalismo di estendersi sempre più e di asservire territori e popolazioni, meccanismi che condussero chiaramente alla Prima guerra mondiale per la spartizione del mondo, mostrando pure che la globalizzazione pacifica resta una chimera’ (quarta di copertina’ La questione dei prestiti (le contraddizioni della fase imperialista) (pag 439-440 e 447)”,”LUXD-139″
“LUZI Jacques CHESNAIS François CHOMSKY Noam ARNAUD Alain BARILLON Michel LUZI Jacques THUREAU-DANGIN Philippe LATOUCHE Serge AMIN Samir WALLERSTEIN Immanuel”,”Miseria della mondializzazione.”,”traduzione di: La misère de la mondialisation, Agone editeur, 1996″,”ECOS-018″
“LUZI Mario, a cura di Valerio NARDONI”,”La ferita nell’essere. Un itinerario antologico.”,”nato a Castello di Firenze il 20/10/1914, Mario Luzi è stato uno dei grandi poetiitaliani del Novecento. Nel 1935 la sua prima raccolta poetica, La barca, già lo rivela come uno dei protagonisti della nuova poesia italiana. Collabora, in quegli anni, alle principali riviste letterarie, come Il Frontespizio, Letteratura, Paragone, nonchè a quel Campo di Marte. Poeta dal forte impegnomorale e civile, nell’ottobre del 2004 viene nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo AzeglioCiampi. Si spegne nella sua casa fiorentina nella notte fra il 27 e 28 febbraio 2005.”,”FILx-178-FL”
“LUZIO Alessandro”,”Carlo Marx e Giuseppe Mazzini, Cenni e commenti dall’ epistolario Marx-Engels. (Dalla ‘Lettura’ mese di Gennaio 1915)”,”Secondo l’A c’era una certa ostilità da parte di ME nei confronti dell’ unificazione italiana e delle posizioni di Lassalle. “”Pochi mesi prima che scoppiasse la spaventosa guerra, in cui il socialismo tedesco ha messo letteralmente in soffitta tutti i suoi santi padri, usciva l’ epistolario di Carlo Marx col prediletto dei suoi apostoli: Federico Engels. “”Der Briefwechsel zwischen F. Engels und K. Marx, 1844-1883, herausgegeben von A. Bebel und E. Bernstein”” (Stuttgart, ed. Dietz). Di questi quattro fitti volumi, dovuti alle cure del Bernstein (il nome di Bebel è puramente decorativo nel frontespizio), si è molto parlato anche in Italia (…)””. (pag 1) “”Lassalle, favorevole all’ immediata liberazione italiana, veniva redarguito dal Marx come “”indisciplinato””. Se un’altra volta grida Marx, costui s’arrogherà di parlare in nome del partito, deve aspettarsi una pubblica confessione in piena regola. Noi dobbiamo tener fermo alla disciplina o altrimenti tutto va a precipizio (come al solito, la frase adoperata dal Marx è a base di ‘Dreck’).”” (pag 11) Appiano, Spartaco e Garibaldi. La guerriglia. “”A proposito del libro di Appiano sulle guerre civili (decantato come un precursore del materialismo storico), Marx, parlando di Spartaco, osserva che era un gran generale e non un Garibaldi qualunque. Poco di poi riferisce il giudizio d’un ufficiale tedesco che riteneva Garibaldi incapace di manovrare con forti masse, e solo adatto a guerriglie. Col Lassalle era invece Garibaldi nelle più cordiali relazioni. Nel 1862 pare che discutessero insieme il piano della campagna, tragicamente finita ad Aspromonte.”” (pag 12) “”L’ Engels a sua volta faceva coro, bollando Garibaldi col marchio di perfetto ‘borghese’: “”cieco chi ormai non se ne è accorto””.”” (pag 12)”,”MADS-418″
“LUZIO Alessandro”,”Studi e Bozzetti di Storia Letteraria e Politica. 1° Volume.”,”””Lo storico Hüffler lasciò morendo le norme direttive e i fondi occorrenti per la pubblicazione dell’immenso materiale – raccolto dai maggiori archivi d’Europa – su cui aveva condotto le sue opere fondamentali sulla diplomazia austriaca e prussiana nell’epoca della rivoluzione francese. Con bella solidarietà scientifica, si è formata una commissione di eruditi tedeschi per adempiere il legato dell’Hüffler; ed il primo volume di queste ‘Quellen zur Geschichte des Zeitalters der Französischen Revolution’, uscito dalla Libreria Universitaria Wagner di Innsbruck, è interamente consacrato alla pace di Campoformio (Der Frieden von Compoformio, pagine CC-560). In questa fittissima raccolta di documenti (per lo più redatti in francese) si delinea perfettamente, dalle proprie origini sino alla sua conclusione definitiva, tutto quel losco maneggio, che suggellò la caduta della repubblica di Venezia, turpemente trafficata da Bonaparte””. (pag 177) “”Ma quanti ghiotti particolari balzano fuori dalle pagine di questo ‘Libro Verde’ del trattatodi Campoformio: dove lo spirito napoleonico domina prepotente, trascinando tutto e tutti con la sua dispotica foga. La corte di Vienna s’illudeva dapprima di poter imporre le sue regole di etichetta a questo ‘parvenu’ corso, a questo imberbe generale repubblicano. E’ comica una lettera dell’Imperatore Francesco II, che, richiesto dal fratello Arciduca Carlo come dovesse comportarsi di fronte a un invito del Bonaparte per un convegno sulla possibile pace, rispondeva con goffa burbanza il 4 aprile 1797: “”la tua dignità, il tuo grado non ti permettono un abboccamento con Bonaparte. Mandagli Bellegarde o Merfeld””. Avrebbe mai allora sognato l’imperatore Francesco, il futuro martoriatore dei prigionieri dello Spielberg, che con quel ‘parvenu’, con cui egli riteneva disdicevole per l’Arciduca Carlo di venire a contatto, avrebbe dovuto lui in persona scendere a patti, contrarre parentela, concendendogli la mano della figliola, Maria Luigia?”” (pag 178)”,”ITAB-239″
“LUZZATI Enrico LUNADEI GIROLAMI Simona SECHI Salvatore CARDOSO Fernando Henrique WHITEHEAD Laurence CAPUTO Orlando L. PIZARRO Roberto R. COHN Gabriel GARCIA Antonio PETRAS James e LA-PORTE Robert STAVENHAGEN Rodolfo PEREIRA DE QUEIROZ Maria Isaura MERCIER VEGA Luis EINAUDI Luigi R. PETRAS James e Maurice ZEITLIN PARIS Robert FIRPO Luigi EINAUDI Luigi”,”Introduzione allo studio delle spese pubbliche per l’istruzione in Italia (1862-1965) (Luzzati); Partito comunista e classe operaia a Torino (1929-1934) (Lunadei Girolami); Il problema storico del sottosviluppo in America Latina. Il decennio dell’Alleanza per il progresso (Sechi); Industrializzazione, dipendenza e potere in America Latina (Cardoso); Le attività del settore pubblico in America Latina (Whitehead); Capitale straniero: un’utopia del «desarrollismo» (Caputo-Pizarro); Industrializzazione e crisi in Brasile (Cohn); Schema per una sociologia della riforma agraria. Riflessioni sull’esperienza latino-americana (Garcia); La politica americana e la riforma agraria in America Latina: il decennio dell’Alleanza per il progresso (Petras-La Porte); L’evoluzione storia della riforma agraria messicana (Stavenhagen); Miti messianici e trasformazione della società tradizionale in Brasile (Pereira); Bilancio della guerriglia in America Latina (Mercier Vega); Perù: classi militari e relazioni cogli Stati Uniti (L.R. Einaudi); La composizione sociale della sinistra in Cile (Petras-Zeitlin); La formazione ideologica di José Carlos Mariátegui (Paris); Luigi Einaudi collaboratore de “”La Stampa”” (Firpo).”,” Citato il volume di Luis Pan, ‘Justo y Marx. El socialismo en la Argentina’, Buenos Aires, Monserrat, 1964 (pag 580)”,”ANNx-004-FP”
“LUZZATTI Luigi”,”Pro Italico Nomine.”,”LUZZATTI Luigi “”Il est étrange que ces discours sur le consolidé italien se trouvent dans une revue économique anglaise qui a vraiment soutenu, comme on le sait, le cours des rentes publiques de son pays, obligeant par une loi (ce qui nèa pas eu lieu en Italie) toutes les caisses d’epargnes, libres ou postales, à employer toutes leurs dépôts en rente anglaise à 3%, puis, après la conversion en deux temps, avec un intervalle de 14 ans, à 2 3,4 et enfin à 2 1,2%. La conséquence fut que le consolidé anglais, descendit de 113 a 70%, continuant avec difficulté à s’approcher de 80. Mais la raison principale et naturelle de la valeur du consolidé italien est dans le fait admirable qu’il se trouve largement répandu dans les classes moyennes et moins aisées, démocratiquement distribué par le fait des demandes de la petite épargne, tandis que le consolidé anglais, comme la terre, est concentré en peu de mains. Pour une centaine de milliers de rentiers anglais il y an a au au moins un million en Italie! Nopus n’aurions pas aussi heuresement accompli la conversion de la rente, et les cours ne saraient pas soutenus, sans la base très solide de ces ‘petits rentiers’, qui représentent les cellules organiques du crédit italien. Et de même qu’on a vu de nos jours tout le monde accourir joyeux à la guerre, de sorte qu’on peut dire avec notre poète: ‘Parea che a danza, e non a morte andasse / Ciascun de vostri, o a splendido convito’ de même, s’il devait s’ouvrir une souscription nationale pour un grand emprun t, en comptant sur les caisses d’épargne postales et autres, l’Italie des épargnes populaires répondrait à l’appel come l’Italie militaire”” (pag 77) Biografia. Luigi Luzzatti Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia Durata mandato 31 marzo 1910 – 29 marzo 1911 Capo di Stato Vittorio Emanuele III Predecessore Sidney Sonnino Successore Giovanni Giolitti Ministro dell’Interno Durata mandato 31 marzo 1910 – 29 marzo 1911 Presidente Luigi Luzzatti Predecessore Sidney Sonnino Successore Giovanni Giolitti Dati generali Partito politico Destra storica Luigi Luzzatti (Venezia, 1º marzo 1841 – Roma, 29 marzo 1927) è stato un giurista ed economista italiano, che fu Presidente del Consiglio dei ministri dal 31 marzo 1910 al 29 marzo 1911. È stato il fondatore della Banca Popolare di Milano e Presidente dello stesso istituto di credito dal 1865 al 1870, oltre ad esserne stato Presidente Onorario dal 1870 al 1927. Nato in una famiglia ebraica veneziana, dopo aver completato gli studi in giurisprudenza all’Università di Padova attirò su di sé l’attenzione della polizia austriaca a causa delle sue lezioni di economia politica, e fu costretto ad emigrare. Nel 1863 ottenne una cattedra presso l’Istituto Tecnico di Milano. Nel 1867 fu nominato professore di diritto costituzionale all’Università di Padova [1]. Dotato di eloquenza ed energia, divulgò le teorie economiche di Franz Hermann Schulze-Delitzsch (1808-1883). Con la pubblicazione nel 1863 dell’opera “”La diffusione del credito e le banche popolari”” divenne l’artefice della diffusione delle banche popolari in Italia. Partecipò alla fondazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, primo ateneo italiano per l’insegnamento dell’economia. Nel collegio di Oderzo, nel 1869 fu nominato da Minghetti sottosegretario di stato all’agricoltura e al commercio e in tale veste abolì il controllo governativo sulle imprese commerciali e promosse un’indagine conoscitiva sulle condizioni dell’industria. Benché in teoria sostenitore del libero commercio egli fu di fatto determinante nella creazione di un sistema economico protezionistico in Italia. Nel 1877 partecipò ai negoziati commerciali con la Francia, nel 1878 compilò il tariffario doganale italiano, e successivamente ebbe un ruolo di guida in tutti i trattati commerciali che l’Italia stipulò con gli altri paesi. Nominato ministro del tesoro nel primo governo Di Rudinì del 1891, con mossa avventata, abolì il sistema di compensazione della valuta fra istituti di emissione, misura che provocò la duplicazione di parte del denaro circolante e accelerò la crisi del sistema bancario del 1893 Nel 1896 entrò nel terzo governo Di Rudinì come ministro del tesoro e, tempestivamente legiferò in modo da salvare dal fallimento il Banco di Napoli. Dopo aver lasciato l’incarico nel 1898 la sua principale occupazione fu di condurre il negoziato commerciale Franco-Italiano, mentre come deputato, giornalista e professore, continuò a partecipare attivamente alla vita politica ed economica del paese. Fu nuovamente ministro del tesoro dal novembre 1903 al marzo 1905 nel secondo gabinetto Giolitti, e per la quarta volta dal febbraio al maggio 1906 nel governo Sonnino. Alla fine del suo mandato ottenne la conversione del tasso d’interesse sul debito pubblico italiano dal 5% (ridotto al 4% al netto delle imposte) al 3,5% e successivamente al 3%, operazione che altri ministri avevano tentato senza successo; sebbene la conversione non fu completamente portata a termine durante il suo dicastero, gliene va attribuito gran parte del merito. Fu su sua proposta che venne approvata la legge n 251 del 31.05.1903 che istituiva l’Istituto Autonomo delle Case Popolari, destinato a sovvenire alle necessità abitative dei ceti italiani meno abbienti. Nel 1907 fu presidente del congresso delle cooperative di Cremona. Nel secondo governo Sonnino fu ministro dell’agricoltura, industria e commercio.[2]. Il 31 marzo 1910 Luzzatti fu nominato presidente del Consiglio dei ministri dal re Vittorio Emanuele III dietro indicazione dello stesso primo ministro dimissionario, Giolitti. Durante il suo governo fu varata, all’inizio del 1911, la legge Daneo-Credaro, che rendeva obbligatoria la frequenza scolastica fino a 12 anni, mentre la scuola elementare non fu più dipendente dai Comuni, bensì dallo Stato, che ne assumeva la gestione. In questo modo le scuole di molti Comuni che non potevano permettersi la manutenzione degli edifici scolastici furono migliorate, permettendo una maggiore alfabetizzazione delle masse popolari, specie quelle rurali. A questa riforma, Luzzati volle far seguire quella elettorale, che prevedeva l’estensione del suffragio a quattro milioni e mezzo di nuovi elettori; la sua proposta fu accantonata per l’opposizione dell’Estrema Sinistra, che chiedeva invece il suffragio universale. Sfumato il suo progetto, Luzzatti rassegnò le dimissioni il 29 marzo 1911, e al potere tornò Giolitti. Fu durante il mandato di Luzzatti che, il 17 marzo 1911, si inaugurò il cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, festeggiato con mostre ed eventi pubblici. Luigi Luzzatti è stato, nella storia del Regno d’Italia e poi della Repubblica, l’unico presidente del Consiglio ebreo.”,”ITAE-313″
“LUZZATTO Sergio”,”Il Terrore ricordato. Memoria e tradizione dell’ esperienza rivoluzionaria. Nuova edizione ampliata.”,”Sergio LUZZATTO (Genova 1963) insegna storia moderna all’ Università di Macerata. Presso Einaudi ha pubblicato ‘L’ autunno della Rivoluzione’ (1994) e ‘Il corpo del duce’ (1998).”,”FRAR-199″
“LUZZATTO Gino”,”Breve storia economica dell’ Italia medievale. Dalla caduta dell’ Impero romano al principio del Cinquecento.”,”Gino LUZZATTO, il grande storico dell’ economia morto a Venezia nel 1964, nacque a Padova nel 1878. Laureatosi in lettere e giurisprudenza, si dedicò poi alla storia economica, di cui tenne la cattedra all’ Istituto superiore di scienze economiche e commerciali di Venezia. Costretto dalle leggi razziali a lasciare l’ Università nel 1938, vi ritornò dopo la fine della guerra come rettore magnifico, incarico che tenne, con la cattedra di storia economica, fino al 1953. Fra le sue opere più importanti ricordiamo: ‘Storia del commercio’ (1914), ‘Storia economica dell’ età moderna e contemporanea’ (1948-50), ‘L’ economia italiana dal 1861 al 1894′.”,”ITAE-036″
“LUZZATTO Sergio”,”La mummia della Repubblica. Storia di Mazzini imbalsamato 1872-1946.”,”LUZZATTO Sergio (Genova, 1963) insegna storia moderna all’ Università di Macerata. Ha pubblicato studi sulla Rivoluzione francese e sull’ Italia del Novecento.”,”ITAB-077″
“LUZZATTO FEGIZ Pierpaolo”,”Il volto sconosciuto dell’ Italia. Dieci anni di sondaggi Doxa.”,”””Souvenez-vous que même le plus grand sot peut répondre, si on le consultait; mais il n’y a que le grand homme qui sache interroger.”” (Galiani, Dialogues) (in apertura) “”Ricordatevi che anche il più grande ubriacone può rispondere, se lo si consulta; ma solo il grand’ uomo è in grado di interrogare”” Galiani Sondaggio Doxa sul divorzio (pag 397-400) Popolarità uomini politici italiani (pag 533) Libri e letture. Il libro più bello e quello più letto (pag 859)”,”ITAS-088″
“LUZZATTO Sergio”,”Ombre rosse. Il romanzo della Rivoluzione francese nell’ Ottocento.”,”LUZZATTO Sergio insegna Storia moderna all’ Università di Torino. Fra le sue pubblicazioni segnaliamo: ‘L’ autunno della Rivoluzione’ (1994). La gaffe di Victor Hugo (pag 153-) “”A tutt’oggi, gli studiosi di Victor Hugo tendono a confondere il messaggio ideologico dei due romanzi, a comprenderli sotto l’unica rubrica della religione (o dell’ illusione) progressista. Lo fanno, sia chiaro – per un insieme di buone ragioni: grosso modo, è quello lo spirito che accomuna le due opere. Eppure, a guardar meglio, Quatre-Vingt-treize e i Misérables non raccontano affatto la stessa storia; e non soltan to nel senso banale che settencentesca è l’ epopea della ghigliottina, ottocentesca l’ epopea della barricata. Raccontano storie diverse anchein un senso più profondo, perché da un’ opera all’ altra il giudizio sul passato nazionale subisce un’ evoluzione: lo scrittore è tentato di cambiare idea sulla moralità della violenza rivoluzionaria. Fra il 1862 e il ’74, Hugo ha vissuto infatti il 1871. E dopo l’ année terrible, il romanzo della Rivoluzione non ha potuto più sembrargli lo stesso.”” (pag 154-155)”,”FRAR-319″
“LUZZATTO Gino”,”Per una storia economica d’Italia.”,”LUZZATTO Gino (Padova 1878- Venezia 1964) si dedicò alla ricerca storica (classi sociali, istituzioni giuridico-economiche, commercio, finanze). A fianco di Salvemini condusse su ‘L’Unità’ una memorabile battaglia democratica contro il parassitismo economico e il nazinalismo. Il fascismo lo costrinse a rinuciare prima alla sua attività di pubblicista e poi, con le leggi razziali, alla cattedra. Nel 1945 Cà Foscari lo rielesse rettore carica che conservò fino al ritiro. Assessore socialista per qualche anno alle finanze del comune di Venezia.”,”STOx-193″
“LUZZATTO Gino”,”Dai servi della gleba agli albori del capitalismo. Saggi di storia economica.”,”LUZZATTO Gino Marx e Sombart “”Vogliamo soltanto osservare, perché la constatazione è quanto mai ovvia, che il Sombart, vecchio studioso ed ottimo conoscitore del pensiero marxista, ha tratto indubbiamente da Carlo Marx l’ispirazione prima a questa sua opera. Da Marx, che può considerarsi del resto il suscitatore di tutti gli studi di storia economica dell’ultimo cinquantennio, egli ha desunto, aderendovi pienamente, il concetto e la definizione dell’impresa capitalistica, caratterizzata dalla netta separazione fra chi lavora e chi possiede gli strumenti di lavoro; da lui egli ha accettato, con qualche correzione, la classificazione delle forme di produzione succedutesi nell’età moderna. Ma anche nel punto fondamentale più originale e più discusso delle ricerche del Sombart, nella sua tesi cioè sulla formazione del capitale, l’influenza di Marx può considerarsi sicura. Non che fra le due tesi non vi siano differenze profonde. Per Marx, com’è noto, la formazione del capitalismo trova il suo fondamento nella esistenza di una grande massa di forza lavoro nullatenente, di proletari, di cui sia possibile assicurarsi lo sfruttamento, e la spinta decisiva al formarsi di una classe capitalistica fu data soprattutto nel secolo XVI, nel momento in cui grandi masse di uomini furono violentemente privati dei loro mezzi di sussistenza, e furono gettati sul mercato del lavoro; e la base di questo processo, che egli segue nella storia economica dell’Inghilterra, è costituita dalla espropriazione dei piccoli produttori rurali. Sombart, invece, pur riconoscendo che condizione essenziale dell’impresa capitalistica è l’esistenza di una massa di lavoratori privi degli strumenti di produzione e soggetti al capitale, non mette in piena luce la ricerca del modo e delle ragioni per cui si è costituito il proletariato, ma si interessa molto di più del modo di formazione del patrimonio e della sua trasformazione in capitale. Tuttavia è per lo meno probabile che, anche in questa sua ricerca, egli non sia del tutto indipendente da Marx e che la sua tesi preferita, ed ora soltanto attenuata, della formazione del capitale per la sola via dell’accumulazione della rendita fondiaria, gli sia stata suggerita dalla tesi contraria di Marx, che aveva visto la prima origine del capitale industriali nei patrimoni accumulati nelle città medievali con l’usura e col commercio e trasformatisi poi in capitale quando l’immigrazione del proletariato dalla campagna in città fornì la forza di lavoro da sfruttare.”” [Gino Luzzatto, ‘L’origine e gli albori del capitalismo. A proposito della seconda edizione del “”Capitalismo moderno”” di Werner Sombart] [in: Gino Luzzatto, Dai servi della gleba agli albori del capitalismo. Saggi di storia economica, 1966] (pag 524-525) (pag 524-525)”,”ITAG-226″
“LUZZATTO Sergio”,”La Marsigliese stonata. La sinistra francese e il problema storico della guerra giusta (1848-1948).”,”LUZZATTO Sergio (Genova, 1963) svolge lavoro di ricerca in storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha pubblicato ‘Il Terrore ricordato’. Engels e Avenel. “”Un altro ardente democratico con una passato da ‘quarante-huitard’, Georges Avenel, consacra allora due interi, cospicui volumi a ripercorrere con simpatia di accenti la generosa e sfortunata vicenda rivoluzionaria di Anacharsis Cloots, l”Oratore del genere umano’: nella dottrina di Cloots, Avenel riconosce la volontà di fondare attraverso la guerra un nuovo, luminoso diritto delle genti, che nulla avesse dell’ombrosità mortuaria dei disegni di Robespierre, né del pedantismo federalista di Brissot, e si collegasse se mai al vitalismo entusiasta di Hébert e dei sanculotti parigini (1). (Nel primo centenario della Rivoluzione francese, nonché anno di fondazione della Seconda Internazionale, l’opera di Avenel potrà sembrare a Engels – al ‘generale’ del movimento operaio europeo – la pietra storiografica su cui fondare l’educazione politica dei rivoluzionari a venire (2))”” ((1) G. Avenel, Anacharsis Cloots, l’Orateur du genre humain, Paris, France, Univers! (1865), Champ Libre, Paris, 1976; (2) V. Adler, Aufsätze, Reden und Briefe, vol I, Victor Adler und Friedrich Engels, Wien, 1922, pp. 1-2)) [Sergio Luzzatto, La Marsigliese stonata. La sinistra francese e il problema storico della guerra giusta (1848-1948)] (pag 60-61) Mathiez si schiera con la Francia nel primo conflitto mondiale. “”Al pari di altri professori impegnati a sostenere dalla cattedra la mobilitazione bellica della Francia, Mathiez era rimasto deluso, nel 1918, dalla scelta di Lenin e di Trotsky di firmare la pace di Brest-Litovsk (…)”” (pag 114)”,”STOx-194″
“LUZZATTO Sergio”,”La crisi dell’antifascismo.”,”Sergo Luzzatto (Genova; 1963) insegna Storia moderna all’Università di Torino. Da Einaudi ha pubblicato fra l’altro ‘Il corpo del duce’ (1998), ‘Il Terrore ricordato’ (2000). Con Victoria De Grazia ha curato i due volumi del ‘Dizionario del fascismo’ (2002-2003). Miti resistenza. “”Il mito più duro a morire _ perché il più funzionale sia alla legittimazione della politica della Repubblica, sia all’impianto civile della ricostruzione – è quello di un legame necessario tra antifascismo e Resistenza: è il mito di un’assoluta continuità biografica, ideologica, organizzativa tra i refrattari del Ventennio e i partigiani dei venti mesi. (…) Se pure i capi militari e i commissari politici delle brigate partigiane furono spesso – anche per anagrafe – uomini dell’antifascismo “”tradizionale””, che nella guerra civile trasferirono l’armamentario di una presa di coscienza e di una militanza pregresse, la stragrande maggioranza dei combattenti furono ragazzi fra i diciotto e i vent’anni che salirono in montagna senza l’idea di compiere una scelta di vita: più che altro, volendo sottrarsi alla leva militare di Salò. I resistenti erano innanzitutto dei renitenti.A posteriori la retorica antifascista ha voluto, anzi da dovuto cantarne l’epopea proprio per rimediare a questo inconveniente originario: per dissimulare l’evidenza che rende degli imboscati improbabili come eroi. Oggi , liberi dall’obbligo di portare acqua al mulino del mito, gli storici vanno riconoscendo il fascismo della Repubblica precisamente nel suo carattere di esperienza storica ‘non lineare’. «Mio bisnonno mazziniano, mio nonno garibaldino, mio padre antifascista, io comunista»: la lignée’ familiare sfoggiata da un organizzatore tra i principali della guerra partigiana, Giorgio Amendola, era troppo belle per essere vera per tutti. Molto più che lo sbocco naturale di una tradizione, la banda fu il luogo sorprendente di un’acculturazione. Nel 1947, quando l’ex partigiano Italo Calvino si apprestava a pubblicare ‘Il sentiero dei nidi di ragno’, i suoi amici lo sconsigliavano di includere nel romanzo il capitolo nono, quello dove il commissario politico Kim indottrina i componenti della strana brigata del comandante Dritto. «Troppo didascalico», obiettavano. Forse, il disagio dell’intellighenzia einaudiana e comunista davanti al contrasto fra le ragioni politiche di Kim e le ragioni impolitiche del Dritto e del suo pugno di sbandati rifletteva la consapevolezza di quanto nella Resistenza vi fosse stato di irriducibile al mito antifascista: quanto di confuso, di personale, di disordinato, di furbesco, di fanciullesco, di picaresco… Mentre l’ostinazione di Calvino nel mantenere il capitolo rifletteva l’intuizione che il sugo di tutta la storia si nascondesse proprio lì. Nel fatto che tanti ragazzi erano divenuti partigiani senza capirne le ragioni, anzi, quasi senza chiedersele; che avevano ascoltato in montagna parole adatte per ‘attribuire senso ‘ alla loro condizione, così da trasformare un’avventura in cultura; che erano stati eroi nella più anti-eroica delle maniere, limitandosi a riconoscere che un futuro degno aveva bisogno di un presente rischioso, e che i rischi del presente andavano corsi in prima persona’ (pag 70-73)]”,”ITAR-339″
“LUZZATTO Sergio”,”La crisi dell’antifascismo.”,”Sergio Luzzatto (Genova 1963) insegna Storia moderna all’Università di Torino.”,”ITAP-076-FL”
“LUZZATTO Sergio”,”Dolore e furore. Una storia delle Brigate rosse.”,”Sergio Luzzatto è genovese di nascita e dopo avere a lungo insegnato a Torino vive in America, Professore di storia moderna europea alla University of Connecticut,. Studioso della Rivoluzione francese e del Novecento italiano, ha pubblicato molti libri tra cui ”Gli orfani della Shoah e la nascita di Israele’ (2018), ‘Giù in mezzo agli uomini. Vita e morte di Guido Rossa’ (2021).”,”TEMx-100″
“LUZZATTO Gino”,”Dai servi della gleba agli albori del capitalismo. Saggi di storia economica.”,”Ultima parte del libro: – L’origine e gli albori del capitalismo. A proposito della seconda edizione del “”Capitalismo moderno”” di Werner Sombart (pag 483-530)”,”ITAE-021-FSD”
“LUZZATTO Gino”,”Per una storia economica d’Italia.”,”Gino Luzzatto (Padova 1878- Venezia 1964) si dedicò alla ricerca storica (classi sociali, istituzioni giuridico-economiche, commercio, finanze). A fianco di Salvemini condusse su ‘L’Unità’ una memorabile battaglia democratica contro il parassitismo economico e il nazionalismo. Il fascismo lo costrinse a rinuciare prima alla sua attività di pubblicista e poi, con le leggi razziali, alla cattedra. Nel 1945 Cà Foscari lo rielesse rettore carica che conservò fino al ritiro. Fu assessore socialista per qualche anno alle finanze del comune di Venezia. Corporazioni. “”Il movimento per la soppressione delle corporazioni artigiane si limitò, come si è detto, a combattere quelle corporazioni, che avevano assunto un carattere monopolistico e decisamente chiuso. Soltanto in pochissimi Stati italiani si arrivò, alla vigilia della Rivoluzione francese, alla soppressione delle corporazioni. Così pure la creazione di un unico mercato, con la soppressione delle dogane interne entro i singoli Stati regionali, fu raggiunta soltanto alla vigilia della Rivoluzione e non dappertutto. Del resto anche ai giorni nostri qualche sopravvivenza delle corporazioni chiuse sussiste per l’esercizio del notariato e delle farmacie”” (pag 177)”,”ITAE-006-FGB”
“LUZZATTO Sergio”,”Il Terrore ricordato. Memoria e tradizione dell’esperienza rivoluzionaria.”,”Sergio Luzzatto è nato a Genvoa nel 1963. Ha studiato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e si è perfezionato all’ Ecole des Hautes Etudes en Science Sociales di Parigi (EHSS).”,”FRAR-002-FMB”
“LY Mamadou”,”Iran, 1978-1982. Una rivoluzione reazionaria contro il sistema.”,”Mamadou Ly è nato nel 1964 in Mauritania, dove si è laureato in Storia all’Università di Nauakchott. Successivamente ha ottenuto il diploma di ricerca approfondita in Storia medievale all’Università di Tunisi. É componente del Centro ricerca e formazione ‘Utopia socialista’ e condirettore della rivista omonima. Per Prospettiva Edizioni ha pubblicato: Africa alla rovescia e Mille e un Islam.”,”VIOx-026-FL”
“LY Mamadou”,”Africa alla rovescia.”,”Mamadou Ly è nato nel 1964 in Mauritania, dove si è laureato in storia all’Università di Nouakhott. Successivamente ha ottenuto il Diploma di Ricerca approfondita in Storia Medievale all’Università di Tunisi. Attualmente lavora in Italia e collabora con la rivista Socialismo o Barbarie.”,”AFRx-011-FL”
“LY Mamadou”,”Mille e un Islam.”,”Momadou Ly è laureato in storia ed è autore di Africa alla rovescia.”,”RELx-020-FL”
“LYNCH Allen”,”The Soviet Study of International Relations.”,”Allen Lynch, Deputy Director of Studies, Institute for East-West Security Studies, New York. Lynch’s book is an insightful and incisive examination of Soviet theories and concepts of international politics and foreign policy. Not only does he provide a concise exposition of the orthodox Marxist, Leninist and Stalinist foundations of Soviet thinking on international affairs,but he also examines the important departures from that orthodoxy under Khrushchev and Brezhnev. More important, however, he focuses on the intellectual ferment which characterized the infrastructure of the Soviet Foreign policy establishment during the past twenty years. His elegantly written words and powerful expository style enable us to understand better both Soviet thinking and Soviet behaviour in international affairs. Foreword by Curt Gasteyger, Acknowledgements, Introduction: The New Political Thinking and Soviet Foreign Policy: Intellectual Origins and Political Consequences, Introduction to the First Edition: A note on methodology, conclusion, notes, bibliography, index, Soviet and East European Studies n. 55,”,”RUST-017-FL”
“LYNCH John”,”The Hispanic World in Crisis and Change, 1598-1700. A History of Spain.”,”La secessione del Portogallo dalla Spagna nel Seicento è un evento storico di grande importanza. Nel 1640, la maggioranza della nobiltà lusitana optò per la riconquista dell’indipendenza del Portogallo, accusando Filippo IV e Olivares di non voler difendere gli interessi della corona portoghese e di voler distruggere le libertà del Paese 1. Questo evento segnò la fine dell’Unione Iberica, che aveva unito i due paesi dal 1580 2. (copil.)”,”SPAx-030-FSD”
“LYNN EDGAR Adrienne”,”Tribal Nation. The Making of Soviet Turkmenistan.”,”LYNN EDGAR Adrienne è Associate Professor of History alla University of California, Santa Barbara. E’ stata editor del World Policy Journal. Osservazioni sui turkmeni. “”Russian travelers and military officers who wrote about Central Asia in the nineteenth and early-twentieth centuries tended to stress the absence of social stratification among the Turkmen. Like their Western European counterparts, many Russians were impressed by the independence, rough democracy, and miiltary prowess of nomadic and seminomadic groups. They were also fascinated by the political structure of the stateless Turkmen, in which conflict was regulated by the political structure of the stateless Turkmen, in which conflict was regulated without an overarching political autorithy. Fëdor Mikhailov, an officer in the Russia military administration of Transcaspia at the beginning of the twentieth century, argued that “”all Turkmen, rich and poor, live almost completely alike””, and that the Turkmen “”put the principles of brotherhood, equality, and freedom into practice more completely and consistently than any of our contemporary (European) republics””””. (pag 173-174) I turkmeni (in lingua turkmena Türkme , al plurale Türkmenler sono una popolazione di stirpe turca dell’Asia centrale, che popola il Turkmenistan, l’Iran nord-orientale e alcune zone dell’Afghanistan. Essi parlano il turkmeno, classificato come parte della branca occidentale oghuz delle lingue turche, insieme all’azero, al turco propriamente detto e al turcomanno dell’Iraq.[wikip)”,”ASIx-092″
“LYONS Eugene”,”Il crollo dell’ utopia comunista (Assignment in Utopia)”,”Eugene LYONS, pubblicista e scrittore nordamericano, giunse a Mosca in qualità di corrispondente della’ United Press di New York nel febbraio 1928 alla vigilia della grande crisi politica russa, svolta che avrebbe dato luogo a quella enorma macchina burocratica che è lo Stato sovietico. “”Per qualche tempo la stampa coprì l’ intensità del conflitto generalizzando circa la “”resistenza dei kulaki”” e la necessità di una “”vigilanza bolscevica””. Mosca era piena di voci di rivolta, nel Kuban, in Ucraina ed in altre località, di lavoratori spinti dalla mancanza di viveri allo sciopero, che per i Soviet equivale a rivolta. Quando la stampa ebbe il permesso di parlare più apertamente, si vide che molte voci erano vere. Da tutti i settori del paese giungevano rapporti di attacchi e di uccisioni di comunisti locali, di agenti in missione per il grano, di esattori fiscali. Ricordo che un calcolo ufficiale stabiliva in cinquecento il numero di comunisti uccisi. Schiere di kulaki o di “”quasi kulaki”” furono sommariamente giustiziati come rei di controrivoluzione. Benché pochi di noi se ne rendessero conto, assistevamo alla prima battaglia di una guerra che, con brevi armistizi, doveva culminare nella carestia del 1932 – 1933″”. (pag 128)”,”RUSS-143″
“LYONS Eugene”,”Vita e morte di Sacco e Vanzetti.”,”In fondo al libretto foto di stupri ed uccisioni di donne vietnamite attribuite ai soldati americani (pag XXIII)”,”ANAx-320″
“LYTTELTON Adrian”,”La conquista del potere. Il fascismo dal 1919 al 1929.”,”L’A è nato a Londra nel 1937. Ha studiato a Eton, allievo di Frederick DEAKIR e Raymond CARR. Poi ha studiato storia moderna al Magdalen College di Oxford. Nel 1960 è diventato Fellow all’ All Souls College. Dal 1968 è al St Antony’s College.”,”ITAF-141″
“LYTTELTON Adrian / PETERSEN Jens / NELLO Paolo”,”Il problema della violenza nel fascismo italiano. ‘Fascismo e violenza: conflitto sociale e azione politica in Italia nel primo dopoguerra’ (Lyttelton); ‘Il problema della violenza nel fascismo italiano’ (Petersen); ‘La violenza fascista ovvero dello squadrismo nazionalrivoluzionario’ (Nello).”,”Vedi saggi in STOx-271 “”Il 1920 – com’è ormai fin troppo noto perché ci si debba soffermare ulteriormente sulla cosa – segnò l’avvio della ‘mobilitazione secondaria’ (a dirla con Gino Germani) della piccola e media borghesia italiana, emergente sotto il profilo economico, sociale e politico, e alla ricerca di nuove soluzioni in grado di soddisfare le proprie idealità e i propri interessi (29). Assenti del tutto o divisi nelle varie opzioni politiche tradizionali (inclusa quella socialista) nel 1919, l’anno successivo i ceti medi vennero progressivamente adottando una linea diversa, tendente ad una aggregazione autonoma, ad organizzarsi insomma come classe, come specifica forza politica e sociale. Individuato nel liberalismo di vecchio tipo o ‘tout court’ il rappresentante dell’alta borghesia e dell’aristocrazia (e riecheggiavano, al solito, certi temi ‘rielaborati’ della critica mazziniana, garibaldina e radicale allo stato «moderato») (30) e nel PSI quello del proletariato, il ceto medio puntava – sia pure in prospettiva e ancora con iniziative varie e non necessariamente coordinate (31) – a superare le tradizionali divergenze di vedute politiche e la non sempre stretta omogeneità di interessi economici sulla base delle idealità nazionali e di un interclassismo solidarista e produttivista; cioè sulla base del mito della borghesia patriottica del lavoro custode idealista e «pura» dei valori risorgimentali e fornitrice sempre di «martiri» per essi, nonché elemento cardine e cerniera insostituibile del tessuto sociale e del sistema economico per le sue capacità professionali e connesse funzioni tecniche, e per la posizione mediatrice tra il conservatorismo altoborghese e il collettivismo proletario, sostenitori tra l’altro ambedue delle grandi concentrazioni economiche e dunque della massificazione sociale, avversate entrambe dall’individualismo piccolo borghese. Si rivendicava in altri termini per la classe media il diritto-dovere di dirigere il paese all’indomani dell’ultima guerra di indipendenza nazionale, del conflitto che aveva sancito finalmente l’ingresso italiano nel concerto delle grandi potenze”” (pag 1020-1021) [(29) Sul problema, si veda – per tutti – R. De Felice, ‘Intervista sul fascismo’, cit., pp. 30 e ss.; (30) Tipico il caso di Dino Grandi, che si batté invano – nel 1919-20 – per la rifondazione del liberalismo italiano in movimento politico ed economico della giovane ed emergente borghesia del lavoro. Egli individuò correttamente nei ceti medi produttivi la naturale base sociale di un partito liberale moderno. Deluso tenterà di realizzare il medesimo progetto politico tramite il fascismo. Cfr. P. Nello, ‘L’evoluzione economico-sociale’, cit., pp. 455-9; (31) L’iniziativa più caratteristica fu certo quella della fondazione di numerosi sindacati «economici», cioè apolitici, ma nazionali, difensori della funzione tecnica e professionale, avversi ai socialisti, contrari ai criteri della perequazione indiscriminata. Cfr. Id, ‘L’avanguardismo giovanile…’, cit., pp. 60-1 e 65] Paolo Nello Pisa, 15/08/1953 Università di Pisa Dipartimento di Scienze Politiche. Paolo Nello (Ph.D. in History and Civilization, European University Institute) è professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, dove insegna Storia contemporanea della governance politica, Storia dell’emigrazione italiana, Storia contemporanea del Regno Unito e dell’Irlanda. Dal 2011/2012 dirige il Master di I livello in Management Turistico Alberghiero. Dal 2009 al 2012 è stato direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Pisa; quindi, cessate le Facoltà, dal 2012 al 2016 direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dello stesso Ateneo. Ha tenuto a più riprese corsi e seminari in programmi universitari e college statunitensi ed è stato visiting professor all’Università Carlo di Praga e all’Instituto de Ciências Sociais della Universidade de Lisboa. È membro di vari comitati scientifici di riviste e collane di studi. È socio della SISSCO (Società italiana per lo studio della storia contemporanea). Studioso del fascismo, delle destre e del movimento cattolico, è autore di numerosi volumi e saggi, fra i quali, in particolare, quelli dedicati alla biografia politica di Dino Grandi. Sta lavorando alla stesura di un volume sul ventennio fascista. Dati sulle vittime della violenza fascista in saggio di Lyttelton (pag 971)”,”STOx-271-B”