Biblioteca ISC ordinata per nome autore, L3

“LENK Kurt”,”Teorie della rivoluzione.”,”LENK è nato nel 1929 a Kaaden. Insegna Storia politica all’Univ di Erlangen-Nurnberg. “”E in una lettera a von Patten, Engels sintetizza nel modo seguente i princìpi che rendevano insuperabile l’ostilità tra Marx ed i bakunisti: “”Gli anarchici (…) dichiarano che la rivoluzione proletaria deve cominciare abolendo l’organizzazione politica dello stato. Ma l’unica organizzazione che il proletariato trova già pronta dopo la vittoria è proprio lo stato. Ora, per quanto grandi siano i cambiamenti necessari per metterlo in grado di assolvere alle sue nuove funzioni, distruggere proprio allora lo stato significherebbe distruggere l’unico organismo a disposizione del proletariato per la effettiva messa in atto del potere appena conquistato, attraverso la graduale neutralizzazione dell’avversario di classe e la definitiva realizzazione di quella rivoluzione economica senza la quale la vittoria sarebbe costretta a sfociare in una nuova sconfitta e in nuovo bagno di sangue operaio, come avvenne dopo la Comune di Parigi (Brief an von Patten, 18 April 1883, in Marx-Engels, Ausg. Briefe, Berlin, 1953, p. 433).”” [Kurt Lenk, Teorie della rivoluzione, 1976] (pag 84)”,”TEOC-019″
“LENK Kurt”,”Marx e la sociologia della conoscenza.”,”Kurt Lenk è nato nel 1929 e ha studiato scienze politiche, sociologia e filosofia all’Università di Francoforte. E’ ordinario di Scienze politiche all’Università di Erlangen, Norimberga. E’ autore di numerosi articoli apparsi su riviste di scienze sociali e di “”Von der Ohnmacht des Geistes”” (1959), “”Ideologie. Ideologiekritik und Wissensoziologie”” (1961), “”Theorie und Soziologie der politischen Parteien”” (1968, con F. Neumann) e di “”””Volk und Staat””. Strukturwandel politischer Ideologien im 19. und 20. Jahrhundert”” (1971). Il concetto di “”legge”” in Marx ed il concetto sociologico di legge (capitolo 7) (pag 203-) “”La critica marxiana dell’ideologia è una tappa decisiva del processo di smitologizzazione della storia. Contro le costruzioni della storia idealiste ed «ideologiche», Marx richiama l’attenzione sul fatto che non sono i principi astratti, idee e potenze metafisiche, a produrre ciò che chiamiamo «storia» e «società», ma gli individui reali, associati o cooperanti. Marx critica, così, quella forma teologica di comprensione della storia secondo cui «la storia esiste per servire all’atto di consumo del mangiare teoretico, cioè del ‘dimostrare’. L’uomo esiste perché ci sia la storia e la storia esiste perché ci sia la prova della verità… La storia diventa, quindi, come la verità, una persona particolare, un soggetto metafisico, e gli individui umani reali sono i suoi semplici portatori» (Marx, S, pp. 87 s.). Al posto di una tale filosofia speculativa ed apparentemente autosufficiente, la quale – sciolta da ogni prassi – fa della storia una irrigidita entità metafisica, la scienza storica può produrre, secondo Marx, «una sintesi dei risultati più generali che è possibile astrarre dall’esame dello sviluppo storico degli uomini. Di per sé, separate dalla storia reale, queste astrazioni non hanno assolutamente valore. Esse possono servire soltanto a facilitare l’ordinamento del materiale storico, a indicare la successione dei suoi singoli strati. Ma non danno affatto, come la filosofia, una ricetta o uno schema sui quali si possano ritagliare e sistemare le epoche storiche» (76) (Marx, I, p. 23). Questi passi forniscono contemporaneamente la prova che Marx appartiene anche alla preistoria di un «Positivismo» illuminista e che non è, quindi, consentito intenderlo solo come un «Hegel rovesciato» (77). Piuttosto Marx fornisce già qui quegli strumenti – da lui maturati in connessione con la sua critica di Hegel – col cui aiuto diviene possibile una critica ‘immanente’ dei residui teologici del suo stesso pensiero concernente la storia. E’ propria della critica marxiana dell’ideologia – in ciò affine alla dottrina positivistica dell’ideologia – una tendenza antimetafisica rivolta contro ogni innalzamento spiritualistico della realtà sociale. Sia la dottrina marxiana dell’ideologia, sia quella positivistica avanzano ambedue il postulato che al pensiero non sia consentito trascurare l’esperienza cioè le conoscenze che costituiscono l’apporto delle scienze particolari. La differenza fra le due risulta, tuttavia, dalla diversa determinazione ‘dell’ambito tematico’ delle analisi della critica dell’ideologia, corrispondente a sua volta a procedimenti metodologici differenti. Mentre l’indirizzo positivistico della critica dell’ideologia, di regola, ‘non’ fa intervenire, nella propria critica, i momenti nascosti dietro i giudizi ateoretici e parateoretici – siano essi di tipo psicologico o sociologico – in quanto si tratta di momenti indifferenti al valore di verità o di falsità (78), al contrario Marx parte proprio dall’indagine su quelle concrete condizioni sociali, nelle quali vede l’origine della falsa coscienza. Nella circostanza per cui la critica marxiana dell’ideologia non assume il concetto stesso di realtà sociale come un dato assiologicamente neutro, ma vede, invece, nel mutamento di essa realtà il fine ultimo del lavoro criticamente analitico, trova espressione il fatto che essa, implicitamente ed esplicitamente (79), riconosce nella realtà sociale un «rovesciamento» ed una «falsità», prodottesi storicamente. Di conseguenza, il concetto di realtà falsa è il principale punto d’attacco della critica positivistica a Marx. L’introduzione del concetto di realtà «rovesciata» (80) presuppone che non solo le deduzioni del pensiero, ma anche gli sviluppi storici e sociali siano caratterizzati da una certa «logica». Infatti, la messa a confronto di elementi razionali con altri irrazionali e nascosti ha come premessa che non soltanto lo sviluppo del fenomeno, ma anche quello di determinati ambiti della realtà siano dominati da legalità evidenti, la cui «logica» si impone nella struttura della conoscenza”” (pag 203-205) [Kurt Lenk, ‘Marx e la sociologia della conoscenza’, Bologna, 1975] [(76) Cfr. la definizione del tipo «ideale» in Max Weber; (77) Non è assolutamente possibile intendere le forze economiche della produzione come una sorta di «fondamento reale» posto metafisicametne oppure come «ens realissimum», come cerca di fare, tra gli altri, L. Landgrebe, ‘Das Problem der Dialektik’, in «Marxismusstudien», III, serie, (1960), p. 45; (78) Caratteristica, al riguardo, è la categoria di «mentalità» del Geiger. Cfr. in proposito, il paragrafo 7 del cap. IV del presente lavoro; (79) Cfr. Marx, S, p. 11, «L’uomo è il mondo dell’uomo, lo stato, la società. Questo stato e questa società producono la religione, ossia una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto»; (80) Ibidem] [S: K. Marx F. Engels, ‘Die Heilige Familie und andere philosophische Frühschriften’, Berlin 1952; trad. it. ‘La sacra famiglia’, in ‘Opere complete’, vol. IV, Roma, 1972] “”Lo specifico «capovolgimento» della società borghese è il risultato della contraddizione centrale del sistema di produzione capitalista, cioè dell’«antagonismo fondamentale» fra capitale e lavoro salariato, fra produzione sociale ed appropriazione privata. In questa contraddizione fondamentale si esprime la struttura di dominazione e di divisione in classi della società borghese, il cui presupposto è la permanenza della separazione dei produttori tanto dai mezzi di produzione, quanto dagli stessi prodotti del lavoro. Nella rappresentazione dello scambio di equivalenti, nel cui linguaggio la forza-lavoro è merce tra merci – una merce, però, che ha la particolare proprietà di produrre, nel suo consumo, cioè nel lavoro effettivo, più valore di quanto non ne richieda per la propria riproduzione – la forza-lavoro umana, creatrice di valore d’uso, diventa essa stessa un valore di scambio che crea valori di scambio. L’esclusione del produttore dalla determinazione della produzione e dalla facoltà di disporre dei mezzi di produzione «capovolge» la forza-lavoro, propria del produttore, in una merce che egli vende, cioè quasi in una cosa alienabile e scambiabile contro altre cose. Queste, benché prodotte da lui, gli si fanno incontro come cose estranee, esterne a lui e, dal punto di vista qualitativo, non si distinguono in nulla dalla sua propria forza-lavoro che, in quanto valore di scambio a sua disposizione, egli ha scambiato sul mercato con altre merci. Il sovvertimento della società borghese non è altro che questo carattere feticcio del mondo delle merci, che scaturisce «dallo specifico carattere sociale del lavoro che produce merci» (Marx, C, vol. I, p. 106), dove lo stesso lavoro che produce merci è soltanto il consumo del valore d’uso d’una merce, cioè della forza-lavoro. Su questo sfondo, costituito dall’analisi della società capitalista come «mondo rovesciato», che significato ha il concetto di legge in Marx? Come si differenzia dal concetto positivistico di legge? Quando Marx, convenendo con Vico, dice che «la storia dell’umanità si distingue dalla storia naturale per il fatto che noi abbiamo fatto l’una e non abbiamo fatto l’altra» (Marx, C, vol. I, p. 414, nota 89), definisce con ciò la differenza fondamentale del suo concetto di legge sociale da quello scientifico-positivista. Se, infatti, a differenza della storia naturale, la storia umana è stata fatta da noi, ciò implica che questa storia umana, fondamentalmente, non è determinata da una legalità sulla quale gli uomini non abbiano alcun influsso. Nella misura in cui la storia umana mostra delle regolarità di legge, esse sono quelle che gli uomini stessi hanno prodotto, e non vengono imposte d’autorità agli uomini da potenze che stanno al di fuori del loro potere d’influenza. Le leggi prodotte dagli uomini, che hanno potuto rendersi antiumane di fronte a loro presentandosi loro quasi come leggi della natura, sono perciò anche superabili dall’agire umano. La loro persistenza riposa sulla loro «opacità», sulla loro autonomizzazione di fronte alla dipendenza dell’uomo, ciecamente prigioniero della sua propria storia, che gli si fa incontro come una potenza estranea. Si potrebbe dire, quindi, che Marx è forzatamente «positivista» solo in quanto egli analizza dei processi della storia umana che si sono resi indipendenti fino a diventare delle leggi, in quanto, cioè, egli ricostruisce la storia dell’asservimento dell’uomo alla natura. Ma non è un positivista in quanto questo suo lavoro «positivista» mira a penetrare ed a rendere penetrabile ciò che non è stato penetrato – quindi, proprio ciò che «fonda» le leggi – recuperando le regolarità storiche divenute autonome al potere di disporre di colui che le ha prodotte, col che esse vengono «soppresse». Se l’esistenza di «leggi naturali» del processo storico si basa sulla «inconsapevolezza di coloro che vi hanno parte» (81), questa legalità naturale finisce con la fine dell’inconsapevolezza; a questo punto, infatti, al posto della determinazione della coscienza ad opera dell’essere, subentra quello dell’essere ad opera della coscienza. Questa fine è la fine della «preistoria», nel corso della quale gli uomini, senza averne coscienza, sono in preda a delle leggi naturali del corso storico, prodotto da loro stessi. In quanto analizza la preistoria, Marx è necessariamente un «positivista», ma egli analizza la preistoria per portare ad effettuazione la fine di essa, col che è escluso ogni positivismo, prodotto esso stesso della chiusura nella preistoria”” [Kurl Lenk, ‘Marx e la sociologia della conoscenza’, Bologna, 1975] [(81) A. Schmidt, ‘Diskussionsbeitrag’, in ‘Kritik der politischen Ökonomie heute. 100 Jahre «Kapital»’, Frankfurt/M. – Wien, 1968] (pag 205-207)”,”TEOC-742″
“LENMAN Bruce”,”The Jacobite Risings in Britain in 1689-1746.”,”Bruce Lenman Reader in Modern History, University of St Andrews. Ha pubblicato: ‘Dundee and Its Textile Industry 1850-1914’, ‘From Esk to Tweed’, ‘Economic History of Modern Scotland’. ‘Le rivolte giacobite furono una serie di insurrezioni e guerre che si svolsero tra il 1688 e il 1746 nelle isole britanniche. Queste rivolte avevano l’obiettivo di restaurare la dinastia degli Stuart sul trono di Inghilterra e Scozia, dopo che Giacomo II d’Inghilterra e VII di Scozia fu deposto durante la Gloriosa Rivoluzione del 168848. Il movimento giacobita prende il nome dalla forma latina “”Jacobus”” di Giacomo II. I giacobiti erano sostenitori del ritorno degli Stuart, e le loro insurrezioni furono particolarmente forti in Scozia e in Irlanda¹. Tra le battaglie più significative ci furono quelle di Killiecrankie (1689) e Culloden (1746), quest’ultima segnando la fine definitiva delle speranze giacobite’ (copil.)”,”UKIS-005-FSD”
“LENNART A.; MARX Karl”,”Les crises de surproduction. Lénine et la theorie marxiste des crises (Lennart); De mai à octobre 1850 (Marx).”,”- Lenin, la spiegazione leninista delle crisi – La causa delle crisi secondo Marx”,”LENS-010-FGB”
“LENNKH Annie TOINET Marie-France a cura; collaborazione di Laurent COHEN-TANUGI Catherine COLLOMP Ronald CREAGH Marianne DEBOUZY Michel FABRE Michel FAURE Francois GODEMENT Serge HALIMI Pierre HASSNER Jean HEFFER Pierre MELANDRI Jacques PORTES Olivier ROY Guy SORMAN Alfredo G.A. VALLADAO Francois WEIL e altri”,”L’ Etat des Etats-Unis.”,”Comitato di redazione: Nicole BERNHEIM Serge CORDELLIER Michel FAVRE Jean PISANI-FERRY Francois GEZE Fanchita GONZALEZ-BATLLE Hubert KEMPF Annie LENNKH Ezra SULEIMAN Marie France TOINET Alfredo G.A. VALLADAO Francois WEIL. Tra i collaboratori: Laurent COHEN-TANUGI Catherine COLLOMP Ronald CREAGH Marianne DEBOUZY Michel FABRE Michel FAURE Francois GODEMENT Serge HALIMI Pierre HASSNER Jean HEFFER Pierre MELANDRI Jacques PORTES Olivier ROY Guy SORMAN Alfredo G.A. VALLADAO Francois WEIL”,”USAS-114″
“LENOTRE G. [L.L.T. GOSSELIN]”,”Bleus Blancs et Rouges.”,”Lenotre G. (Pseud. De Louis-Léon-Theodore Gosselin). Bleus, blancs et rouges. Récits d’histoire révolutionnaire d’après des documents inédits. Edizione originale 1912″,”FRAR-435″
“LENTI Libero”,”Inventario dell’economia italiana.”,”Fondo Franco Palumberi LENTI Libero è nata ad Alessandria nel 1906 ma è vissuto a Milano. Laureatosi nel 1927 alla Bocconi, ha occupato nel 1939 la cattedra di statistica e nel 1960 quella di economia politica (Univ. Pavia). Quindi si è spostato a Milano (prof. di statistica facoltà di Giurisprudenza). Dal 1945 collabora al Corsera e a Mondo Economico. E’ tra i fondatori dell’ ISE Istituto per gli studi di economia e dell’ ISCO (Istituto nazionale per lo studio della congiuntura).”,”ITAE-217″
“LENTZ Thierry”,”Dictionnaire des ministres de Napoléon. Dictionnaire analytique statistique et comparé des trente-deux Ministres de Napoléon.”,”””I ministri di Napoleone sono ancora simili a quelli di Luigi XIV. Niente da vedere con i membri del governo delle nostre tre ultime Repubbliche. Dei ‘grand commis’: cosi si sarebbe tentati di presentarli. Dei ‘commis’ competenti, cosa che non furono sempre i loro successoir, ma semplici esecutori della volontà imperiale”” (pag 11) (dalla prefazione di J. Tulard)”,”FRAN-001-FSL”
“LENTZ Thierry MACÉ Jacques”,”La mort de Napoléon. Mythes, légendes et mystères.”,”Storico del Primo Impero e direttore della Fondazione Napoleone, Thierry Lentz è l’autore di una monumentale ‘Nouvelle histoire du Premier Empire’. Specializzato nell’ultimo esilio di Napoleone, Jacques Macé ha pubblicato un ‘Dizionario storico di Sant’Elena’.”,”FRAN-086-FSL”
“LENTZ Thierry”,”Savary, le séide de Napoléon.”,”LENTZ Thierry nato a Metz (Francia) l’8 luglio 1959. Storico, specialista in Napoleone I e studi napoleonici. Dal 2021 Professore associato presso l’Istituto Cattolico di Studi superiori. Autore di diversi libri sul Consolato e l’Impero napoleonico. Ha collaborato alla stesura del Dizionario Napoleone. Direttore della Fondazione Napoleone. <> (dal retro di copertina).”,”FRAN-112-FSL”
“LENZ J.”,”Die II. Internationale und ihr Erbe, 1889-1929.”,” “”Für die proletarische Partei, die sich das Ziel der Ausnützung der Krise zum Sturz des Kapitalismus ernsthaft stellt, ist die Antwort klar. jede Niederlage schwächt die Macht der Regierung, der herrschenden Klassen. Je schwerer die Niederlage, desto besser für die revolutionäre Klasse, “”Die revolutionäre Klasse muß in einem reaktionären Kriege die Niederlage ihrer eigenen Regierung wünschen””, schrieb Lenin in seiner Polemik gegen Trotsky. Wenn man, wie Trotsky und Kautsky es damals taten, in der Niederlage des eigenen Landes nur den Sieg des imperialistischen Feindes sieht, dann ist dieser revolutionäre Grunsatz unverständlich.”” (pag 144) Pour le parti prolétaire qui se place sérieusement l’objectif de l’utilisation de la crise à la chute du capitalisme, la réponse est claire. Chaque défaite affaiblit le pouvoir du gouvernement, des classes dominantes. Plus la défaite, doit difficilement souhaiter d’autant mieux pour la classe révolutionnaire, « la classe révolutionnaire au cours d’une guerre réactionnaire la défaite à son propre gouvernement », a écrit Lenin dans son Polemique contre Trotsky. Lorsqu’on, comme des Trotsky et des Kautsky le faisaient alors, ne voit que la victoire de l’ennemi impérialiste dans la défaite du propre pays ce taux d’écologiste révolutionnaire est incompréhensible. (traduzione automatica)”,”INTS-033″
“LENZ J.”,”The Rise and Fall of the Second International.”,”La questione delle cooperative. “”While nationalism, which had already eaten into the International, was expressed on the trade union question, reformism, which had in fact already won a majority, came to the forefront in the matter of the co-operatives. At the Paris Congress in 1900 Lafargue had stated that the opinion that co-operatives were to be recommended as a means of overcoming capitalism had met with general dissent. But it was precisely this Bernsteinian conception of co-operative socialism which was expressed, even if in a less definite form, in the resolution of the co-operative commission. In that resolution the consumers’ societies were assigned the task of “”helping to prepare in making production and exchange democratic and socialist””. It is true that in another place it was stated that the co-operatives can never bring about the emancipation of the workers, but, as was customary when the centre predominated in the Second International, there was such a confusion of reformist and revolutionary ideas that any delegate could read into the resolution whatever he chose. After von Elm, for the German delegation, had given the reformist view on the nature of co-operatives in bourgeois society, and Guesde had given the Marxist view, Lenin put forward an amendment which stated that the co-operatives would only be effective in the direction of democracy and socialism after the capitalists had been expropriated. This proposal forced all the members of the commission to show their true colours, and they were the colours of reformism. The amendment was rejected against a small minority. The resolution was then passed against the vote of Modracek, for whom, as an extreme “”co-operative socialist””, it was not reformist enough, and of Lenin. In this article, “”The Co-operative Question at the International Socialist Congress at Copenhagen, 1910″” (1), Lenin stated that the Russian and Polish comrades tried in vain, through the mediation of Wurm, editor of the ‘Neue Zeit’, to retain the support of the left wing of the German delegation. Wurm said: «My opinion on the co-operative question is quite different from that of von Elm; still, we shall probably all agree on a common resolution». Lenin pointed out that the German delegation at world congresses was dominated by the opportunists because it consisted equally of party and trade union representatives, and the unions always sent opportunists (2), adding: «Wurm’s powerlessness against Elm is only a recent illustration of the crisis in German Social Democracy, which is extending further and further and which will finally compel a complete break with the opportunists». A this Congress the left wing felt itself to be so weak that Guesde, Lenin and the German lefts agreed not to carry on the fight in the plenary meeting, so that the commission resolution was passed unanimously. Pacifist illusions dominated at the war commission”” (pag 107-109) [(1) Collected Works, Vol. XIV; (2) An idea of the composition of the German delegation can be obtained from the fact that Legien and Ebert acted as chairmen. The aged Bebel was prevented by the state of his health from attending the Congress]”,”INTS-054″
“LENZINI Luca”,”Franco Fortini. Un profilo militante.”,”Luca Lenzini (Firenze 1954) ha dedicato studi e commenti all’opera di Franco Fortini, Vittorio Sereni, Guido Gozzano, Giovanni Giudici, Attilio Bertolucci, Alessandro Parronchi e altri autori novecenteschi, non solo italiani. Dirige la Biblioteca Umanistica dell’Università di Siena ed è membro del Centro studi Franco Fortini”,”BIOx-374″
“LEON Abram”,”Il marxismo e la questione ebraica.”,”””All’ inizio del XIX secolo l’ immensa maggioranza degli Ebrei era concentrata nei paesi arretrati dell’ Europa Orientale. In Polonia, all’ epoca della spartizione del paese, abitavano più di un milione di Ebrei. Secondo il censimento russo del 1818, la composizione sociale della comunità ebraica orientale era la seguente: Ucraina Commercianti 86,5% Artigiani 12.1% Agricoltori 1.4% Lituania e Russia Bianca Commercianti 86.6% Artigiani 10.8% Agricoltori 2.6% % sull’insieme delle due regioni Commercianti 86.5% Artigiani 11.6% Agricoltori 1.9% La percentuale degli artigiani e dei contadini indicava un inizio di differenziazione sociale all’ interno del Giudaismo.”” (pag 155)”,”EBRx-006″
“LEON Pierre, collaborazione di Jean BOUVIER Francois CARON Gilbert GARRIER Jean HEFFER”,”Storia economica e sociale del mondo. 4. Il capitalismo, 1840-1914. Tomo primo.”,”Nato in Lorena nel 1914, Pierre LEON è stato professore di storia economica e sociale prima all’ Università di Lione e poi alla Sorbona. A lungo presidente dell’ Association francaise des histoirens economistes, non smise mai di allargare gli orizzonti della sua ricerca, collocando la storia economica nella storia degli uomini. Nel 1971 inizia il progetto della ‘Storia economica e sociale del mondo’. Gran Bretagna e Francia in caduta tendenziale. Distribuzione della produzione industriale mondiale: 1870: UK 31.8 USA 23.3 Germania 13.2 India 11 Francia 10.3 Russia 3.7 Italia 2.4 % 1913: USA 35.8 Germania 15.7 UK 14.0 Francia 6.4 Russia 5 Italia 3.1 India 1% (tabella pag 123) Boom giapponese. “”Nell’ ultimo quarto di secolo il Giappone sperimentò una crescita industriale molto rapida: tra il 1878-87 e tra il 1893-1902 il tasso medio annuo di crescita raggiunse l’ 8%.”” (pag 123) Mutamento consumi. “”L’ impulso principale proviene tuttavia dalla diversificazione degli schemi di consumo: “”una quota crescente del nostro profitto industriale, scriveva nel 1919 V.S. Clark, consiste oggi di oggetti non essenziali: giocattoli per adulti””. La crescita deriva da questo dialogo sottile tra desideri dei consumatori e invenzione.”” (pag 133) Legge di Engel. “”Ernest Engel (1821-1896), statistico tedesco, basandosi su uno studio da egli stesso e da F. Le Play condotto sui bilanci familiari, avanzò una proposizione secondo la quale “”quanto più la famiglia è povera, tanto maggiore è la quota di spesa totale che essa deve destinare all’ acquisto di generi alimentari””. (…) Sono stati questi dati a consentirgli di trarre la conclusione appena citata, conosciuta oggi sotto il nome di legge di Engel.”” (pag 133-134)”,”ECOI-145″
“LEON Pierre a cura; scritti di Marie-Claire BERGERE Dominique CHEVALLIER Catherine COQUERY-VIDROVITCH Georges DUPEUX Claude FOHLEN Denis-Clair LAMBERT Marie LAVIGNE Pierre LEON Jacques MAGAUD Jacques POUCHPADASS Eugene ZALESKI”,”Histoire economique et sociale du monde. Tome 6. Le second XXe siecle. 1974 a nos jours.”,”Scritti di Marie-Claire BERGERE Dominique CHEVALLIER Catherine COQUERY-VIDROVITCH Georges DUPEUX Claude FOHLEN Denis-Clair LAMBERT Marie LAVIGNE Pierre LEON Jacques MAGAUD Jacques POUCHPADASS Eugene ZALESKI. “”Tuttavia si trovano poste le basi di una potenza molto rispettabile. Estesa su 1.1 milioni di Km quadrati, riunendo una popolazione totale di 166 milioni di abitanti, e una popolazione attiva di 71 milioni di individui, la CEE rappresenta uno sforzo di organizzazione e di sviluppo senza precedenti, con una coerenza tanto grande quanto possibile; essa apparve globalmente come una forza capace di giocare un ruolo d’ arbitro tra i due gruppi maggiori dell’ Est e dell’ Ovest. Essa resta però incompleta, a seguito delle reticenze della Gran Bretagna, che è preoccupata, in una situazione difficile, di conservare la sua indipendenza e i suoi legami tanto con gli Stati Uniti che con i paesi del ex impero e di mantenere anche l’ integrità di una “”zona sterlina”” estesa. Dall’ inizio degli anni cinquanta, essa si è rifiutata di aderire alla CECA, e di seguito, pose il suo atteggiamento negativo e si astenne da partecipare all’ Euratom, ai trattati di Messina e di Roma, mentre riapparvero i suoi sospetti tradizionali riguardo ad un’ Europa troppo solida alla sua porta. Finalmente, a seugito dello scacco degli ultimi negoziati tra i Sei e il Comitato dell’ OECE che anima la Gran Bretagna per la creazione di una zona di libero-scambio unica, il Regno Unito raggruppa intorno a sé varie potenze satellite, e, con il trattato di Stoccolma (20 novembre 1959), crea l’ AELE (Associazione Europea di Libero Scambio) (AEFT, ndr); incapace di impedire la realizzazione della CEE dall’ interno, la Gran Bretagna cerca di farla cadere dall’ esterno; tuttavia senza alcun successo.”” (pag 259)”,”ECOI-186″
“LEON Paolo MAROCCHI Marco a cura; saggi di Giuseppe DE-MEO Giorgio LA-MALFA e Salvatore VINCI Rodolfo JANNACCONE PAZZI Marcello DE-CECCO Luca MELDOLESI Luigi FREY Massimo PACI Luigi FREY Enrico PUGLIESE Giovanni MOTTURA e Enrico PUGLIESE Massimo PACI”,”Sviluppo economico italiano e forza-lavoro.”,”Paolo Leon (Venezia, 1935) è incaricato di Teoria e Politica dello Sviluppo Economico all’Università di Bologna (1976); Marco Marocchi (Trento, 1945) si è laureat presso l’Istituto di Scienze Sociali di Trento. (1976) Saggi di Giuseppe DE-MEO Giorgio LA-MALFA e Salvatore VINCI Rodolfo JANNACCONE PAZZI Marcello DE-CECCO Luca MELDOLESI Luigi FREY Massimo PACI Luigi FREY Enrico PUGLIESE Giovanni MOTTURA e Enrico PUGLIESE Massimo PACI “”Il punto centrale della questione non è quindi nel comportamento attuale di questa forza lavoro [lavoratori inoccupati], quanto invece nella sua disponibilità all’occupazione. Si tratta cioè di lavoratori che sono disponibili per l’ulteriore sviluppo capitalistico (37). Questo concetto in realtà non è affatto nuovo; esso è analogo al concetto di esercito industriale di riserva di Marx, un esercito di lavoratori di riserva disponibili per permettere lo sviluppo della produzione industriale. A dispetto dei grandi cambiamenti intervenuti nel comportamento del sistema capitalistico dall’epoca di Marx ad oggi, questo concetto a nostro parere ha una capacità interpretativa della realtà, almeno di quella italiana, che non è riscontrabile nella teoria tradizionale. Qui basta per ora ricordare che in Marx l’esercito industriale di riserva si riferisce a ciò che egli chiama la «grande industria», vale a dire la produzione per mezzo di macchine, che sono a loro volta prodotte da altre macchine. Il modo di produzione della grande industria si impone progressivamente all’interno di un sistema produttivo in cui esistono attività capitalistiche con sistemi di produzione meno efficienti (la cooperazione, la manifattura) e anche rapporti di produzione precapitalistici. Lo sviluppo della grande industria elimina progressivamente dal mercato i modi di produzione precapitalistici e quelli capitalistici meno efficienti, espellendo forza-lavoro da queste attività e rendendola disponibile per lo sviluppo della grande industria. In questo modo la grande industria sottomette progressivamente alla propria logica di sviluppo tutta la realtà sociale (382)”” [Luca Meldolesi, Disoccupazione ed esercito industriale di riserva] [(in) ‘Sviluppo economico italiano e forza-lavoro’, Venezia, 1976, a cura di Paolo Leon e Marco Marocchi] [(37) Il fatto che questi lavoratori disoccupati siano disponibili per l’ulteriore sviluppo capitalistico non vuol dire naturalmente che essi vengano poi utilizzati realmente nel settore “”moderno”” del sistema economico (…); (38) Questo, come è noto, avviene in Marx con uno sviluppo ciclico che produce una forte oscillazione dell’occupazione. Ciò si ripercuote sull’ampiezza dell’esercito industriale di riserva che si allarga o si restringe, in relazione alle diverse fasi cicliche]”,”ECOS-007″
“LÉON Pierre, collaborazione di Jean BOUVIER Francois CARON Gilbert GARRIER Jean HEFFER”,”Storia economica e sociale del mondo. 4. Il capitalismo, 1840-1914. Tomo primo.”,”Nato in Lorena nel 1914, Pierre Léon è stato professore di storia economica e sociale prima all’ Università di Lione e poi alla Sorbona. A lungo presidente dell’ Association francaise des histoirens economistes, non smise mai di allargare gli orizzonti della sua ricerca, collocando la storia economica nella storia degli uomini. Nel 1971 inizia il progetto della ‘Storia economica e sociale del mondo’.”,”ECOI-023-FF”
“LÉON Pierre, collaborazione di Marie-Claire FOHLEN Denis-Clair LAMBERT Pierre LÉON Jacques MAGAUD Eugène ZALESKI”,”Storia economica e sociale del mondo. 6. Volume primo. I nostri anni dal 1947 a oggi.”,”Nato in Lorena nel 1914, Pierre Léon è stato professore di storia economica e sociale prima all’ Università di Lione e poi alla Sorbona. A lungo presidente dell’ Association francaise des histoirens economistes, non smise mai di allargare gli orizzonti della sua ricerca, collocando la storia economica nella storia degli uomini. Nel 1971 inizia il progetto della ‘Storia economica e sociale del mondo’. Ultimo paragrafo: Il Giappone e la crisi mondiale (del 1973)”,”ECOI-024-FF”
“LÉON Pierre, collaborazione di Marie-Claire BERGÈRE Dominique CHEVALLIER Catherine COQUERY-VIDROVITCH Claude FOHLEN Denis-Claire LAMBERT Marie LAVIGNE Pierre LÉON Jacques POUCHPADASS”,”Storia economica e sociale del mondo. 6. Volume secondo. I nostri anni dal 1947 a oggi.”,”Nato in Lorena nel 1914, Pierre Léon è stato professore di storia economica e sociale prima all’ Università di Lione e poi alla Sorbona. A lungo presidente dell’ Association francaise des histoirens economistes, non smise mai di allargare gli orizzonti della sua ricerca, collocando la storia economica nella storia degli uomini. Nel 1971 inizia il progetto della ‘Storia economica e sociale del mondo’.”,”ECOI-025-FF”
“LEON Paolo”,”Congiuntura e crisi strutturale nei rapporti tra economie capitalistiche. Quattro saggi di economia internazionale.”,”Paolo Leon è nato a Venezia nel 1935. Incaricato di Teoria e Politica dello Sviluppo Economico all’Università di Bologna, ha studiato a Roma ed a Cambridge (Inghilterra). Ha lavorato come economista presso l’ENI (1956-60), e la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (1961-68), e presso una società italiana di consulenze e progettazioni (1968-70). Ha prestato la propria consulenza ai Ministeri del Bilancio e degli Affari Esteri, alla Cassa del Mezzogiorno, alla Regione Umbra. Fa parte dal 1970, del comitato direttivo dell’ARPES, società di ricerca applicata.”,”ECOI-208-FL”
“LEONARD Mathieu”,”L’émancipation des travailleurs. Une histoire de la Première Internationale.”,”Marx: “”l’histoire de l’Internationale a été une lutte continuelle du Conseil général contre les sectes”” (pag 286) Espulsione di Bakunin: “”27 votants, dont Becker, Dupont, Engels, Frankel, Lafargue, Longuet, Sorge, Serraillier et Johannard, se prononcent pour l’expulsion de Bakounine, 7 contre, dont Brismée et Herman, et 8 s’abstiennent. 25 se prononcent pour l’expulsion de Guillaume, 9 contre et 9 s’abstiennent. Schwitzguébel n’est pas exclu, Dupont, Frankel, Longuet, Seraillier ont voté contre. On décide, après le vote sur son cas, d’en rester là- “”L’exemple que nous venons de faire suffira””, déclare-t-on dans la majorité””. (pag 304) L’A sbilanciato pro bakuninisti. “”R. – Et Mazzini, est-il des vôtres? Le Dr Marx éclate de rire. – Ah non! Nous n’aurions guère fait de progrès si nous n’avions dépassé la sphère de ses idées. R. – Voila qui me surprend. J’inclinais au contraire à lui prêter les vues les plus avancées. Dr Marx. – Il ne représente rien de mieux que la vieille idée d’une république petite-bourgeoisie. Nous ne marchons pas avec la petite bourgeoisie. Le voilà aussi loin en arrière du mouvement moderne que peuvent l’être les professeurs allemands: et pourtant, on les considère toujours, en Europe, comme les apôtres de la démocratie éclairée de l’avenir. Ils l’ont été – avant 1848, peut-être, quand en Allemagne la classe moyenne, au sens anglais du mot, atteignait à peine son propre développement. Aujourd’hui, ils sont passés en masse à la réaction, et le prolétariat ne les connaît plus”””” [Entretien avec Karl Marx, The World, New York, 18 juillet 1871] [in Mathieu Leonard, L’émancipation des travailleurs. Une histoire de la Première Internationale, 2011] (pag 381)”,”INTP-057″
“LEONARD Mathieu”,”La Prima Internazionale. L’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi.”,”Sulla questione dell’eguaglianza tra le classi. (pag 130-131) “”Il 20 marzo 1869, il Consiglio generale, per la penna di Marx, risponde alla richiesta della nuova Alleanza [Bakunin, ndr], e conferma la vocazione dell’Internazionale ad accogliere “”tutte le società operaie che hanno analoghi fini, e cioè: l’appoggio mutuo, il progresso e la ‘piena emancipazione della classe operaia’”” (21). Il Consiglio generale ammette che il programma dell’Alleanza non diverge da questo obiettivo, anche se l’Ait, attraverso i suoi congressi, punta anche a decidere progressivamente un programma teorico comune. Poi Marx ritorna sulla formulazione di “”eguaglianza paritaria”” delle classi, che equivarrebbe all'””‘armonia del capitale e del lavoro’, quale viene predicata (…) dai socialisti borghesi””: “”Non è l”eguaglianza delle classi’ – un controsenso logico, impossibile a realizzarsi – bensì piuttosto ‘l’abolizione delle classi’, questo effettivo segreto del movimento del proletariato, a formare il grande fine dell’Associazione internazionale degli operai. Tuttavia, se si considera il contesto nel quale questa frase, “”eguaglianza ‘delle classi'””, si trova, essa sembra essersi introdotta furtivamente, e il Consiglio generale non dubita che voi sarete d’accordo a eliminare dal vostro “”programma”” una frase che può indurre a incomprensioni tanto pericolose”” (22)”” [Mathieu Léonard, La Prima Internazionale. L’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi, Roma, 2013] [(21) Karl Marx “”Il Consiglio generale dell’Associazione internazionale degli operai all’Ufficio centrale dell’Alleanza della democrazia socialista (1869)””, in G.M. Bravo, op. cit., p. 336. Il testo, in realtà, è approvato nella seduta del Consiglio generale del 9 marzo, e successivamente inoltrato – N.d.t; (22) Ivi, p. 337] (pag 130-131)”,”INTP-079″
“LEONARDI Silvio”,”L’ Europa e il movimento socialista. Considerazioni sui processi comunitari. Cee e Comecon.”,”Nato a Torino nel 1914, LEONARDI, ha svolto un’attività in campo sindacale, industriale e politico. E’ stato deputato del PCI e membro del parlamento europeo. E’ autore di molti volumi (v. retrocopertina).”,”EURx-075″
“LEONARDI Silvio”,”Progresso tecnico e rapporti di lavoro.”,”LEONARDI Silvio è nato a Torino nel 1914, laureato in legge e in ingegneria, ha lavorato all’Azienda tranvaria di Milano, alla Necchi di Pavia, all’Olivetti di Ivrea (dove è stato tra i capi della resistenza). Dopo la Liberazione ha lavorato all’organizzazione dei Consigli di Gestione delle aziende IRI. In seguito è stato funzionario della FSM Federazione sindacale mondiale a Vienna e poi ha diretto l’Ufficio studi della Camera del Lavoro di Milano. “”La “”seconda rivoluzione industriale”” e le sue conseguenze politiche, sociali, sindacali.”””,”ECOI-284″
“LEONARDI Silvio”,”Democrazia di piano.”,”Silvio Leonardi nato a Torino nel 1914, laureato in legge ed in ingegneria, ha lavorato all’Azienda tranviaria di Milano, alla Necchi di Pavia all’Olivetti di Ivrea (dove è stato fra gli esponenti della resistenza). Dopo la liberazione ha lavorato all’organizzazione dei Consigli di gestione delle aziende IRI, in seguito è stato funzionario della Federazione sindacale mondiale a Vienna e ricerche economiche dell’Istituto G.G.Feltrinelli, Consigliere Comunale di Milano, per numerosi anni deputato del PCI al Parlamento. La pianificazione come strumento per l’attuazione della volontà politica. Bucharin e l”Economia nel periodo di transizione’ (pag 115 e note) “”Nella misura in cui all’irrazionalità ed alla spontaneità del sistema capitalistico si sostituiva la pianificazione con la scelta cosciente degli obiettivi per l’attività economica, scomparivano le ragioni stesse per l’esistenza di leggi a carattere «naturale», venivano meno le categorie del profitto, dei prezzi, del valore ecc. proprie al precedente sistema economico, e, con queste, veniva meno anche l’economia come scienza. In conformità con questi principi vennero sostenute tesi, e, negli anni del comunismo di guerra, attuati anche esperimenti di completa eguaglianza nelle remunerazioni, di abolizione della moneta, di gratuità di servizi pubblici (trasporti urbani e simili) (3). Negando l’esistenza nella società socialista di leggi economiche oggettivamente valide, indipendentemente dalla volontà umana, si lasciava campo aperto al volontarismo; tutto era possibile alla volontà politica e la pianificazione ne sarebbe stato lo strumento di attuazione. Per la più completa ed autorevole esposizione di questa corrente di pensiero si fa generalmente riferimento al libro ‘L’economia del periodo di transizione’ di N. Bucharin, maturato nel periodo del comunismo di guerra di cui avrebbe potuto costituire il manifesto teorico. Al volontarismo più aperto per la società collettivistica veniva contrapposto il determinismo più rigido per quella capitalistica condannata alla rovina di cui l’autore vedeva chiari sintomi a breve scadenza. La pianificazione era presentata come lo strumento per la realizzazione della volontà politica dell’avanguardia proletaria che, nel periodo di transizione dalla società capitalistica a quella comunista, per creare le condizioni di completa libertà per la persona umana, avrebbe dovuto agire coercitivamente, non solo sulle classi avverse, ma anche sui contadini e sulla classe operaia stessa. Nel libro, mentre abbondavano descrizioni del sistema capitalistico e dei suoi malanni, mancava un esame della situazione sovietica in termini diretti e l’indicazione di che cosa veramente si volesse fare e quali obiettivi concretamente perseguire (4). Il testo teorico di Bucharin vide la luce poco prima del 21 marzo 1921 (5), data che si suole assumere come fine del comunismo di guerra, cioè del periodo dal quale e per il quale il libro era nato. Esso orientò, comunque, ancora per diversi anni il pensiero economico sovietico presumibilmente non per le ragioni successivamente addotte (6) ma perché interprete della corrente ideologica prevalente che aveva ispirato il processo rivoluzionario e che, venute meno le tante attese rivoluzioni in Europa e costretta, quindi, in un paese economicamente arretrato, stava modificando radicalmente il proprio orientamento. Il periodo cosiddetto del comunismo di guerra si chiudeva con una situazione di quasi completa collettivizzazione dei mezzi di produzione, cioè con la premessa strutturale per una società socialista, ma con la palese incapacità di amministrarla. La produzione industriale era scesa ad un quarto o ad un quinto del livello prebellico e la carestia imperversava in vaste zone del paese. (…) Per diverso tempo l’esigenza di una gestione pianificata dell’economia rimase insoddisfatta. L’arretratezza economica, caratterizzata principalmente dalla preponderante attività agricola, svolta da circa 25 milioni di piccole unità produttive, considerevolmente aumentate rispetto all’anteguerra (16 milioni) dopo la nazionalizzazione della terra, difficilmente controllabili ed orientabili se non indirettamente attraverso rapporti di mercato con incentivi individuali, la mancanza di esperienza nella direzione delle attività nazionalizzate, la presenza di forti tendenze sindacalistiche erano, in pari tempo, causa ed effetto dell’impossibilità di passare alla gestione pianificata dell’economia che avrebbe richiesto, innanzitutto, insieme alla creazione di adeguati strumenti, la definizione di obiettivi concreti e realizzabili (10)”” [Silvio Leonardi, ‘Democrazia di piano’, Torino, 1966] [(3) Simili tendenze, almeno nelle loro più spinte espressioni, sono state, notoriamente, criticate da Lenin. Egli si dichiarò in disaccordo sulla questione relativa alla scomparsa, in seguito all’eliminazione di rapporti di mercato, dell’economia come scienza e di leggi economiche obiettivamente valide. Questo particolare è stato richiamato anche da Stalin nel suo scritto ‘Problemi economici ecc.’, cit.. Vedi anche A. Kaufman, ‘The Origin of Political Economy of Socialism’, in “”Soviet Studies’, Oxford, gennaio 1953: Nelle note a margine del libro di Bucharin (Zamecanija Knigi Bucharina «Ekonomika perechodnogo perioda», Leniniskij sbornik, XI, p. 349) Lenin faceva notare che anche l’economia mercantile è una forma di economia organizzata e che anche nella società comunista sarebbero esistite leggi economiche; (4) Introduzione della tassa in natura sui prodotti agricoli nella misura strettamente necessaria per coprire i bisogni delle popolazioni non agricole, libertà di scambio per la parte residua, abolizione della responsabilità collettiva per le consegne (‘Direktivy KPSS i sovetskogo pravitel’stva po chozjajstvennym vorposam’, Gosudarstvennoe izdate’stvo, Moskva, 1957, vol. I, p. 225; (5) N. Bucharin, ‘Ekonomika perechodnogo perioda’, (…) Hamburg, 1922 (trad. ted. Ökonomik der Transformationsperiode’, Verlag der Kommunistischen Internationale, Hamburg, 1922). Il libro inizia con una affermazione: «L’economia politica è la scienza dell’economia sociale che si basa sulla produzione di merci, è cioè la scienza dell’economia sociale non organizzata. Solo nella società dove la produzione e la distribuzione dei prodotti sono anarchici, si manifestano regolarità della vita sociale sotto forma di leggi naturali elementari che sono indipendenti dalla volontà dei singoli e della comunità, di leggi che si manifestano con la stessa “”cieca”” necessità della legge di gravità…». «Premessa necessaria per l’esistenza dell’economia politica è quindi l’economia mercantile irrimediabilmente condannata alla rovina, malgrado le trasformazioni, come quelle apportate dal capitalismo di stato e dal capitale finanziario, miranti ad un certo maggior ordine nell’attività economica. Le nazionalizzazioni sono considerate come strumento del capitalismo di Stato ed alla stessa stregua sono considerate le municipalizzazioni e simili» (N. Bucharin, trad. cit., p. 136). La pianificazione non può essere applicata alla società mercantile: «Questo sistema non è una ‘unità teleologica’ non è cioè un sistema coscientemente diretto verso un determinato obiettivo. Non esiste un simile piano. In questo caso manca anche il soggetto del processo economico. Le cose stanno in modo che in questo paese ‘non è la società che produce ma viene prodotto nella società’. Cosicché non sono gli uomini a dominare il prodotto, ma è il prodotto che domina gli uomini» (ibid., p.71). Oppure ancora, «quando la borghesia distrusse il feudalesimo… il processo economico si realizzò in modo quasi completamente elementare, poiché non era in azione né una comunità organizzata, né un soggetto di classe ma individui dispersi anche se estremamente attivi…. Il capitalismo ‘non è stato costruito’ ma si è costruito. Il socialismo, come sistema organizzato, viene invece costruito dal proletariato come organizzato processo di classe…l’epoca della costruzione del comunismo sarà quindi inevitabilmente l’epoca del lavoro pianificato ed organizzato» (ibid. p. 71). La pianificazione, per la quale non viene fatto peraltro nessun riferimento concreto alla situazione sovietica, è quindi lo strumento per la realizzazione della volontà politica dell’avanguardia proletaria che nel periodo di transizione dalla società capitalistica a quella comunista nella quale esisterà la completa libertà per la persona umana, esercita una coercizione oltre che sulle classi avverse (nell’elenco delle categorie avverse contro le quali deve essere esercitata in un primo tempo la dittatura del proletariato, gli intellettuali vengono messi con preti, speculatori, ufficiali, burocrati, imprenditori ecc.), (ibid., p. 174), anche sulla classe operaia, nella misura in cui questa «porta con sé il marchio della società mercantile», sui contadini che non si sottomettono alla disciplina statale per il rifornimento dei prodotti necessari all’alimentazione della città. In nome della vera e non fittizia libertà della classe operaia è necessaria l’abolizione della cosiddetta libertà di lavoro. Questa infatti non è compatibile con un’economia pianificata che richiede una corrispondente distribuzione della forza lavoro (ibid. p. 181); (6) Secondo l’economista Rosenbert (“”Problemy ekonomiki””, n. 6, 1936, citata da A. Kaufman, op. cit., p. 248), il successo dell’opera di Bucharin sarebbe dipeso dall’importanza politica dell’autore le cui affermazioni avrebbero assunto l’importanza di un dogma che non si riteneva opportuno contraddire. Ma molto probabilmente il Rosenberg attribuiva ad un passato, quando la discussione era ancora abbastanza libera, le caratteristiche di autoritarismo e di limitazione della libertà, che erano proprie del periodo in cui egli scriveva; (…) (10) Lenin nel suo scritto dell’aprile del 1918, ‘I compiti immediati del Governo sovietico’, in ‘Opere’, Editori Riuniti, Roma, 1965, indicava l’immediata necessità di costruire un sistema estremamente complesso e delicato di nuovi rapporti organizzativi esteso alla pianificazione della produzione e della distribuzione di beni necessari per l’esistenza di decine di milioni di uomini, ma ne individuava la principale difficoltà di realizzazione nell’«introduzione di uno stretto sistema universale di contabilità e di controllo» per cui «il centro di gravità della lotta contro la borghesia» doveva «spostarsi verso l’organizzazione di un simile sistema di contabilità e di controllo» la cui mancanza rendeva necessario ricorrere all’opera dei tecnici e dei dirigenti «borghesi» e simili. Nel programma del partito (22 marzo 1919) veniva affermata più volte la necessità di un piano nazionale ma, nello stesso tempo, si dichiarava la priorità assoluta per il rifornimento dei beni di prima necessità. Nel programma venivano trattate questioni esclusivamente generali come l’impossibilità di abolire la moneta e la necessità di mantenere una differenza di remunerazione per lavori diversi (Direktivy KPSS ecc., cit., pp 121 sgg.] versi (Direktivy KPSS ecc., cit., pp 121 sgg.] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM] (pag 114-115-116-117 e note 125-126)”,”ECOI-384″ “LEONARDI Salvo MOTTURA Giovanni a cura; scritti di MARRA Claudio D’ALOIA Giuseppe RICCIO Bruno MISSAGLIA Dario PAGGI Marco”,”Immigrazione e sindacato. Lavoro, rappresentanza, contrattazione.”,”Salvo Leonardi, Dottore di di ricerca in Diritto dell’economia e studioso di relazioni industriali presso l’IRES Giovanni Mottura, Professore di Sociologia del lavoro nell’Università di Modena e Reggio Emilia, Dipartimento di economia”,”SIND-166″ “LEONARDO DA VINCI”,”Cuadernos de notas.”,”””Saranno molti gli edifici che si convertiranno in rovine a causa del fuoco: il fuoco del grandi cannoni””. (pag 157) “”La ciencia es el capitán y la práctica los soldatos”” (pag 193) “”En la naturaleza no hay efecto sin causa; si se comprende la causa, no hay necesidadd de experimenación””. (pag 190)”,”VARx-205″ “LEONARDO DA VINCI, a cura di Augusto MARINONI”,”Scritti letterari.”,”Riunisce il libro di Leonardo e quello di Mazzucconi su Leonardo Della crudeltà dell’ uomo. Dell’ uccisione. “”E tu, omo, che consideri in questa mia fatica l’ opere mirabile della natura, se giudicherai esser cosa nefanda il distruggerla, or pensa essere cosa nefandissima il torre la vita all’ omo, del quale, se questa sua composizione ti pare di maraviglioso artifizio, pensa questa essere nulla rispetto all’anima, che in tale architettura abita, e veramente, quale essa si sia, ella è cosa divina, (si) che lasciala abitare nella sua opera a suo beneplacito, e non volere che la tua ira o malignità destrugga una tanta vita – che, veramente, chi non la stima non la merita, – poiché così mal volentieri si parte dal corpo, e ben credo che ‘l suo pianto e dolore non sia sanza cagione””. (pag 151)”,”VARx-220″ “LEONARDO DA VINCI”,”Scritti.”,”Leonardo sui danni provocati dalle alluvioni, le inondazioni dei fiumi “”In fra le potenti cagioni de’ terrestri danni a me pare, che i fiumi, colle ruinose inondazioni, tengano il principato; (…). Ma con quale lingua e con quali vocaboli potrò io esprimere e dire le nefande ruine, li incredibili dirupamenti, le inesorabili rapacità, fatte da’ diluvî de’ superbi fiumi? Come potrò dire? Certo io non mi sento bastevole a tanta dimostrazione; ma pure con quell’aiuto; che mi dà la sperienza, m’ingegnerò riferire il modo del dannificare, contro ai quali diripanti fiumi non vale alcun umano riparo”” (pag 83) Sul tempo “”La vita bene spesa, lunga è”” “”Sì come una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire”” “”L’acqua, che tocchi de’ fiumi, è l’ultima di quella che andò, e la prima di quella che viene: così il tempo presente”” (pag 52-53)”,”VARx-516″ “LEONARDO DA VINCI, a cura di Giuseppina FUMAGALLI”,”Leonardo. Omo sanza lettere.”,”Volume rosicchiato dai topi “”Fuggi i precetti di quelli speculatori che le loro ragioni non sono confermate dalla isperienzia”” (Leonardo da Vinci) (pag 43) “”La verità fu sola figliola del tempo”” (pag 324) “”Nissuna cosa è che più c’inganni che ‘l nostro giudizio”” (pag 326) “”Di lieve cosa nascesi gran ruina”” (pag 330) “”Dimanda consiglio a chi si ben corregge”” (pag 330) “”Riprendi l’amico tuo in segreto e laldalo in paleso”” (pag 330) “”O dormiente, che cosa è sonno? Il sonno ha similitudine colla morte; o perché non fai adunque tale opra che dopo la morte tu abbi similitudine di perfetto vivo; che vivendo farsi col sonno simile ai tristi morti?”” (1) (pag 342) [(1) Due domande, due ansie inesprimibili. O uomo che dormi, sai tu che cosa sia il sonno? (E’ implicito: esso ti possiede e tu non sai cosa sia). Risponde, spostando la domanda: simile alla morte, il sonno. Diceva il Buonarroti: “”o ombra del morir””, e il Leopardi: breve intervallo di morte entro la vita per renderla sopportabile ai mortali. La seconda domanda: “”o perchè…”” si stacca brusca dalla prima parte. Il sonno fisiologico di cui ha parlato si trasforma rapido nel simbolo della “”negghienza”” spirituale, il dormiente è colui che, non vivendo con lo spirito, è, vivo, già simile ai morti, i quali vita di mente non hanno più. Fai – e sprona, naturalmente, se stesso – tale opera da aver “”dopo la morte similitudine di perfetto vivo”” (…)]”,”VARx-525″ “LEONE Enrico”,”La revisione del marxismo.”,”Contiene ritaglio di giornale ‘Il Tempo’ del 16 giugno 1920 con articolo di Adriano TILGHER ‘Marx e Lassalle’ (“”lassallismo come trasferimento dell’ agitazione proletaria dal terreno politico sopra un terreno di pura economia sulla base dell’intesa tra le organizzazioni operaie e lo Stato borghese burocratico riformista centralizzatore”” (ma Lassalle aveva il fino ultimo rivoluzionario a cui sempre pensava contrariamente ai suoi emuli)”,”TEOC-077″ “LEONE Enrico”,”Il sindacalismo.”,”””Del sindacalismo deve dirsi: ‘Il est bien taillé, mais il faut coudre’ (dalla prefazione) “”Non occorre sprecare fiato per provare che gli avversarii del socialismo non hanno saputo raffigurarsi la “”socializzazione”” che nella maniera statale degli odierni evoluzionisti organici. Anzi si direbbe che questi ultimi siano andati a scuola dai primi per confondere il socialismo tanto peregrinamente con lo statalismo. Da Leroy Beaulieu a Pareto, da Laveley a Schäffle, da Proudhon a Boccardo, la critica mossa al socialismo è la critica mossa allo statalismo. Il sindacalismo non è meno severo del liberismo contro la concezione statalistica della produzione. Esso non la crede attuabile.”” (pag 126-127) “”Il socialismo fu detto da Engels, è il passaggio dal regno della necessità al regno della libertà. Perciò il socialismo non è il prodotto d’una serie di atti coercitivi esterni alla classe lavoratrice: ma è l’ affermazione del nuovo contenuto autonomo del mondo operaio, già in via di organizzazione””. (pag 133) Bordiga su E. Leone: Sindacalismo e stato O.N.23 Ottobre 1921 In una lettera intervista sul Giornale della sera di Napoli, Enrico Leone da il suo giudizio sul recente Congresso socialista. Vi è luogo a riflettere, in essa, anche per chi ancora non fosse desenchantè sul “”radicalismo”” del vecchio teorico del sindacalismo, che pure va considerato con ben altro rispetto di quelli che dal movimento sindacalista di alcuni anni addietro sono passati alle peggiori invenzioni politiche,- anzi proprio la serietà dell’autore delle dichiarazioni di cui si tratta fornisce la migliore prova della inconsistenza rivoluzionaria di ogni concezione sindacalista. Con accenni di sincerità Enrico Leone esprime tutta la sua sfiducia nelle funzioni dei Congressi di partito e ripete la obiezione sindacalista contro la stessa funzione del partito politico dal punto di vista classico e proletario, vana logomachia demagogica quella dei teatrali congressi come questo di Milano; mentre il proletariato vive la sua storia entro i confini della economia con la costituzione “”antipolitica”” del suo movimento sindacale. Una influenza di questo il Leone vuole ravvisare nell’effetto che secondo lui ha pure avuto il solo fatto di richiamarsi alla classe proletaria, sul partito socialista, trattenendolo da quella che sarebbe la logica conclusione dell’avere accettato la funzionalità politica e parlamentare: ossia la partecipazione alla politica di governo. Leone preconizza lo sdoppiamento dei due fattori: il proletariato che si ritira sull’Aventino dell’azione puramente economica; il partito che divenendo apertamente organo della democrazia borghese o piccolo borghese si decise al logico passo di varcare le antiche soglie ministeriali. Sarebbe superfluo contrapporre a queste vedute la ripetizione delle nostre tesi comuniste, secondo cui non si può parlare di classe, di lotta di classe, di azione rivoluzionaria se non nel campo dell’azione politica, nell’azione di partito, che assume marxisticamente contenuto antidemocratico, antiparlamentare, contro l’apparato statale borghese. Superfluo ricordare che il trionfo del connubio mostruoso tra socialismo e democrazia non si è generato che sul terreno del puro operaismo alimentato negli equivoci della neutralità politica e dei compiti puramente sindacali. Tutto ciò che è vecchia polemica, passa in seconda linea dinanzi a qualche altra considerazione cui si presta una seconda parte dello scritto di Enrico Leone. Quivi si rende evidente, come quanto nel sindacalismo vi è di sostanziale sia l’adattamento del compito economico del proletariato nei quadri angusti di un liberismo economico, che nell’affermare la indipendenza dei fenomeni economici dall’apparecchio statale non fa che enunciare un postulato tipicamente borghese – mentre è puramente accidentale, e derivante da concetti male presi a prestito all’anarchismo, la traduzione di questa tesi: economia contro politica, nell’altra, passabilmente demagogica anch’essa: Sindacato proletario rivoluzionario contro Stato borghese. Infatti, mentre Leone ha conservata con aria di perfetta ortodossia la sua critica sindacalista del partito politico di classe, egli – senza contraddirsi, ma finalmente dimostrando, sia pure implicitamente, come sia giusto negare al metodo sindacalista ogni valore marxista e rivoluzionario – disarma la sua posizione contro lo Stato politico borghese; egli confessa che gli si contrapponeva il sindacato operaio non per svuotarlo, esso Stato, del suo contenuto, ma in fondo per lasciarlo indisturbato nella sua storica bisogna di regolatore della vita politica. E ciò fa confluire la libertà economica proclamata per l’azione sindacale dei lavoratori con la dissimulata ma effettiva sopravvivenza dell’apparecchio di forza con cui si regge l’attuale assetto borghese. Il teorico sindacalista Leone mette da conto lo Stato, ma senza parerlo gli rende segnalato servizio di riconoscerli quella qualità, che gli reclamano gli ideologi e i ciarlatani della socialdemocrazia, di imparziale amministratore delle cose politiche. E se si nega il partito di classe, è perché alla base della propria costituzione teorica si è negato che lo Stato attuale sia uno Stato di classe, perché si è proclamato che la lotta di classe è economica e non politica. Assai più rivoluzionaria è indubbiamente la concezione anarchica, pur tanto imperfetta, secondo cui lo Stato non è Stato di classe, ma da questo si deduce non una indifferenza, verso le cose della politica statale, ma l’imperativo della lotta a fondo per la distruzione dello Stato, considerato in se stesso come un apparecchio di opposizione. Infatti Enrico Leone dice che “”la separazione del movimento sindacale dal mondo della politica…non può consigliare di spezzare la macchina dello Stato, fino a che non abbia creato il nuovo ambiente, nel quale esso non troverà più una razionale base di esistenza, per essere l’amministrazione delle cose riuscita a soppiantare il dominio delle persone””. Questa di Leone, non è che la traduzione in altre parole della più pura tesi socialdemocratica, secondo cui nei quadri del presente apparecchio statale può compiersi tutta la trasformazione della economia in senso proletario. Per negare l’unica tesi rivoluzionaria, quella comunista, che pone il proletariato in lotta politica per la costituzione del suo Stato, l’anarchia proclama: uccidiamo lo Stato e si realizzerà senz’altro il regime della pura amministrazione delle cose; e questo, se è errore colossale di visione storica, non è capitolazione dinanzi al potere della borghesia: il sindacalismo teorico puro, quando al suo antistatalismo toglie il paludamento anarcoide dice: costruiamo al di fuori dello Stato la società sindacale della amministrazione delle cose, e toglieremo allo Stato la sua ragione di essere – e con ciò esso rivela che il suo punto di partenza non è il proletariato, ne il suo punto di arrivo il fatto rivoluzionario, ma soprattutto esso si accampa sul terreno della dottrina liberale borghese: il non intervento dello Stato politico nel mondo della economia privata, avvallando il più grosso inganno di quella democrazia, che dice di disprezzare. Se invece che, questione di teoria – che si presterebbe a ben più interessanti conclusioni critiche – facciamo questione di politica concreta; vediamo Leone concludere in modo inaspettato per i lettori superficiali, ma perfettamente consono alle nostre deduzioni. Egli, preoccupato dell’attuale barbaro stato di cose nella lotta tra il fascismo e i gruppi di proletari che si armano e si militarizzano, chiede che il Partito socialista lasci tornare il proletariato al neutralismo politico, perché democrazia e ceti medi possano assolvere il loro compito di costituire sul terreno parlamentare un governo “”liberale”” che restauri la civiltà della vita sociale! Con questo si conferma che, ritirandosi il proletariato “”alla prassi del sindacato operaio”” in realtà egli dà campo libero alla sovranità dello Stato borghese democratico. L’antitesi tra sindacalismo e democrazia, tra sindacalismo e collaborazione parlamentare non era che esteriore e formale. L’inganno della democrazia e della socialdemocrazia, culminante nella svalorizzazione del proletariato, si supera solo col metodo comunista della lotta politica che il partito di classe indirizza contro l’apparecchio dello Stato parlamentare. A questo occorre volgere non le spalle dei proletari dediti alle macchine o al campo, ma il petto delle falangi proletarie organizzate e armate. Solo dopo una lotta politica e militare, e dopo la sua vittoria, potrà il proletariato – con la leva stessa del potere politico – fare opera di sostituzione del regime della “”amministrazione delle cose”” a quello del “”dominio delle persone””. Finché lo Stato democratico sarà in piedi, è vana utopia pensare che in questo senso possa farsi un passo solo: lo Stato non interverrà… nelle pagine teoriche dei sociologi liberali, ma nella realtà delle cose schianterà col peso della forza armata ogni iniziativa di rinnovazione, che leda gli interessi costituiti del capitalismo. 23 Ottobre 1921 (fonte: internazionalisti.it)”,”SIND-074″ “LEONE DE CASTRIS Arcangelo”,”Storia di Pirandello.”,”LEONE DE CASTRIS A. (1929) ordinario di letteratura italiana nell’Università di Bari, ha dedicato alla letteratura moderna gran parte dei suoi studi, tra cui ‘Decandentismo e realismo’ (1959).”,”BIOx-188″ “LEONE Sergio”,”Sergej Esenin: ultimi temi poetici.”,”Sergej Aleksandrovic Esenin (1895-1925) nasce in un villaggio della Russia meridionale. Le sue origini rurali ne segnano profondamente la personalità artistica, avvicinandolo fin da subito al gruppo dei poeti contadini. Anche Esenin salutò trionfalmente la rivoluzione con poemi visionari e allegorici. In seguito il suo gusto per le metafore eccentriche si concretizzò nell’adesione alla poetica dell’immaginismo. Inquieto e sradicato nella convulsa Mosca postrivoluzionaria, sentendosi superato come uomo e come poeta, Esenin si abbandonò, con una sorta di volontà autodistruttiva, all’esibizione della propria angosciata delusione. Finì suicida, impiccandosi in una stanza d’albergo a Leningrado. Sergio Leone è docente di lingua e letteratura russa all’Università di Urbino.”,”RUSx-211-FL” “LEONETTI Alfonso a cura di Ugo DOTTI”,”Un comunista 1895-1930.”,”Nato ad Andria nel 1895, LEONETTI Alfonso emigrò nel 1918 a Torino dove, nell’ incontro con GRAMSCI e con la classe operaia torinese maturò la sua esperienza rivoluzionaria. Tra i fondatori del PCdI nel gennaio 1921 visse la dura milizia nella lotta proletaria e antifascista. Espulso dopo la ‘svolta’ del 1930, militò in Francia nell’ Opposizione bolscevico-leninista internazionale (detta trotskista). Rientrato in Italia nel 1960 e riammesso nel partito nel 1962 vive (1977) oggi a Roma. Il suo libro ‘Da Andria contadina a Torino operaia’ vinse nel 1975 il Premio Viareggio.”,”PCIx-050″ “LEONETTI Alfonso”,”Vittime italiane dello stalinismo in URSS.”,”””E’ certo comunque che Gramsci non pensò e non disse mai di Trotsky che questi fosse “”la puttana del fascismo””. Tale frase, riportata e posta in circolazione di Togliatti su Gramsci, non solo non ha riscontro in nessun passo degli scritti gramsciani, ma neppure si trova confermata da qualsiasi ricordo, anche approssimativo, dei suoi compagni di prigionia di quel periodo”” (pag 54).”,”PCIx-088″ “LEONETTI Alfonso”,”Da Andria contadina a Torino operaia. Un giovane socialista tra guerra e rivoluzione.”,”LEONETTI giovane, figlio di una modestissima famiglia artigiana del grosso borgo pugliese, approdò nella Torino operaia all’ inizio del 1918.”,”MITS-190″ “LEONETTI CARENA Pia”,”Gli italiani del maquis.”,”Pia CARENA LEONETTI è la moglie di Alfonso LEONETTI Si calcola che 5000 italiani (tra emigrati e soldati in Francia al momento dell’ 8 settembre 1943) durante l’ occupazione tedesca si unirono ai resistenti francesi nei maquis della metropoli o ne crearono anche dei propri. Almeno duemila persero la vita.”,”ITAR-031″ “LEONETTI Alfonso”,”Gli atti di nascita del PCI.”,”Statuto delle sezioni: (…) Art. 6. I nuovi iscritti al Partito che non provengono dalle Sezioni Giovanili, sono sottoposti ad un periodo di candidatura di mesi 6, cessati i quali possono rimanere iscritti definitivamente al Partito. Durante il periodo di candidatura i socie non hanno diritto di voto né possono coprire cariche, ma hanno tutti gli obblighi di tutti gli altri iscritti. (…) (pag 51)”,”MITC-042″ “LEONETTI Alfonso, a cura di Franco LIVORSI”,”Il cammino di un ordinovista. L’ Ottobre, il fascismo, i problemi della democrazia socialista. Scritti politici (1919-1975).”,”Contiene il saggio: ‘Superimperialismo o socialismo? A proposito della polemica Lenin-Kautsy’ (pag 198-210) “”Dopo la scomparsa di Lenin, avvenuta in un periodo di ripiegamento generale del movimento rivoluzionario, tanto in Russia quanto negli altri paesi, Trotsky ha però cominciato a ‘declinare’ e a conoscere una serie di ‘disgrazie’, che dovevano concludersi tragicamente nel giugno 1940, con il suo assassinio nel Messico. Perché queste ‘disgrazie’ politiche e personali? Esse sono certo da ricercarsi, in primo luogo, nello “”stato generale”” del movimento operaio russo e internazionale (riflusso rivoluzionario), ma sono pure da ricercarsi, per molti aspetti, nel comportamento dello stesso protagonista, come per ogni altro. Di lui non devono essere dimenticati i “”tratti”” negativi indicati da Lenin, cioè: 1. “”la troppo grande sicurezza di sé””; 2. “”l’ inclinazione a considerare le cose troppo secondo il loro lato amministrativo””. Non erano “”difetti”” di scarso conto. La “”troppo grande sicurezza di sé”” in Trotsky lo privava di quel “”pessimismo attivo”” o “”pessimismo dell’ intelligenza”” che è la condizione necessaria per bene apprezzare le difficoltà di una situazione e intervenire efficacemente con “”l’ ottimismo della volontà”” a cambiarla. Mancando di questo “”pessimismo attivo””, Trotsky era naturalmente portato a disprezzare o almeno a sottovalutare la forza dell’ avversario e quindi a trascurarne le mosse e le manovre e perciò stesso infine a favorirle. Forte del suo prestigio e “”sicuro di sé””, Trotsky lasciò infatti che si convogliasse dapprima contro di lui il facile “”patriottismo di partito”” dei vecchi bolscevichi, che egli non stimava. Queta sottovalutazione dei suoi partners finiva per tradursi in una sfiducia verso l’ intero partito, al quale egli aveva aderito solo dall’ agosto del 1917 e che perciò conosceva poco.”” (pag 246)”,”MITC-045″ “LEONETTI Alfonso PASTORE Ottavio”,”Chiesa e Risorgimento.”,”C’è un brano di GIOBERTI: Gesuiti contro l’ unità d’ Italia. (pag 78) “”Ma il nemico capitale dei principi e dei popoli italici, dirà taluno, non è forse lo straniero? Certo sì: ma perciò appunto sono terribili i Gesuiti;”” (Gioberti) (pag 81)”,”ITAB-137″ “LEONETTI Alfonso”,”Bordighismo e trotskismo (1932). Avec texte francais.”,”””Le divergenze della “”sinistra bordighista”” con la tattica bolscevico-leninista sono di vecchia data. Tutte le tesi di Roma (1922) sono dirette contro tale tattica. Ecco come lo stesso Bordiga ne parla: “”Noi consideriamo il metodo tattico di Lenin come non completamente esatto in quanto non contiene garanzie contro le possibilità di applicazione che, essendo superficialmente fedeli, perdono la finalità rivoluzionaria profonda che sempre animò quanto Lenin sostenne e fece. Consideriamo troppo universali certe estensioni di esperienze tattiche russe, a situazioni in cui si aggiungono difficoltà che in quelle non vi erano, come il regime democratico ed il lungo avvelenamento democratico del proletariato””.”” (A. Bordiga, Il pericolo opportunista e l’ Internazionale, Prometeo, n° 25, 1 dicembre 1929 (pag 9)”,”BORD-057″ “LEONETTI Alfonso MASSARI Roberto MARAZZI Antonella”,”Alfonso Leonetti. Storia di un’ amicizia. Testi inediti, ricordi e corrispondenza con Roberto Massari (1973-1984).”,”””Per quanto riguarda l’ “”espulsione”” di Blasco e Fosco, cui tu accenni nella tua lettera, abbiamo già visto la lettera di Trotsky a Frankel che sta nel volume delle Oeuvres ed anche il documento dell’ aprile 1933 tratto dall’ archivio Vereeken. Si tratta di una questione strana, sulla quale bisognerà investigare, poiché non sono da escludere interferenze esterne nell’ avvenimento. Il compagno Leonetti, l’ unico che poteva veramente aver scritto il documento di espulsione dell’ aprile 1933 – non aveva mai sentito parlare di questo fatto e ci ha rilasciato una dichiarazione scritta in cui afferma che tale espulsione non c’è mai stata, che Fosco non faceva parte organizzativamente della Noi, che i rapporti tra Feroci e Blasco non sono mai arrivati alla rottura personale. Lo stesso Trotsky, del resto, appare informato dell’ “”espulsione”” da Frankel e non ufficialmente dal Segretariato Internazionale. Occorrerebbe, a questo punto, consultare i verbali del SI. Il 21 aprile del 1933, inoltre, i nomi di Leonetti e Blasco ricomparivano insieme nell’ appello per Gramsci che sta su La Verité. (…)””. (pag 168, lettera di Antonella Marazzi a Pierre Broué, 7 luglio 1978) Centri regionali del partito. “”Il controprogetto Blasco (Tresso) era coerente con questa impostazione. Dopo aver precisato, a scanso di equivoci che invece vi furono, che era necessario “”superare il distacco che esiste tra la nostra organizzazione di Partito e la sua capacità di direzione e di intervento organizzativa nella situazione, e la situazione medesima”” e che dovevano essere eliminati dall’ apparato tutti quei compagni i quali “”non si sentono di compiere oggi il loro dovere in Italia””, Blasco (Tresso aggiunge che “”Il metodo di lavoro del Partito deve essere ispirato al criterio di non sprecare le proprie forze e di non logorarle e distruggerle per obiettivi che possono essere raggiunti con minori perdite e altrimenti. In modo particolare deve essere considerato assurdo il tentativo di sostituire l’ apparato alla base nel lavoro che questa non riesce a compiere, e l’ Ufficio politico e la Segretaria del Partito allo strato inferiore dell’ apparato nel lavoro di questo.”” I “”Tre””, in definitiva, lungi dal negare l’ esigenza di stimolare e accrescere l’ attività dei “”rivoluzionari di professione”” in Italia, proponevano uno schema di organizzazione basato essenzialmente su centri regionali e adeguato alle necessità di direzione poste dal reale movimento delle masse.”” (pag 220-221, A. Leonetti, Le ragioni dei Tre) Il rientro nel PCI. “”Così, nel 1962, dopo quel XXII Congresso del Pcus che aveva ribadito e reso più esplicita la condanna dei crimini di Stalin, Leonetti rientrò nel Pci, illudendosi probabilmente di potervi svolgere un’ azione rilevante all’ interno delle strutture di direzione e di stampa. Un errore politico, non c’è dubbio, ma con molte, moltissime attenuanti. (…)””. (pag 282)”,”TROS-151″ “LEONETTI LUPARINI Clotilde”,”Roberto Anderson. Un idealista nel paese dei Soviet.”,”pag 19 Ruolo spionistico di ROBOTTI (pag 39) “”I ladri, le puttane e l’ Nkvd lavorano soprattutto di notte”” (pag 45) pag 49-50″,”PCIx-247″ “LEONETTI Alfonso”,”Mouvements ouvriers et socialistes (Chronologie et bibliographie). L’Italie (Des origines à 1922).”,”Dedica manoscritta di LEONETTI Alfonso a Carlo Cardia”,”MITS-379″ “LEONETTI Alfonso”,”Note su Gramsci.”,”Libro dedicato a Pia Carena”,”GRAS-078″ “LEONETTI FIORANI Eleonora”,”Saggio di critica delle interpretazioni del lavoro di Marx-Engels. I. Esposizione analitica delle correnti interpretative del marxismo (nel Novecento in Europa). II. Indagine complessiva critico-bibliografica della questione più recente: la valutazione nuova del contributo di Engels e del suo rapporto con Marx.”,”””Il marxismo anzitutto “”ortodosso”” della Seconda Internazionale tendeva nettamente a scindere il marxismo come scienza in senso positivistico e la politica socialista, con facilitazione per il processo di revisione in corso. Su ciò, fra le tante teorizzazioni rintracciabili nei teorici di tutti i partiti, scegliamo quella data da R. Hilferding nella prefazione a ‘Il capitale finanziario’: “”Nella scoperta dei fattori che determinano la volontà delle classi consiste, secondo la concezione marxista, il compito di una politica scientifica, di una politica che sappia descrivere nessi causali. Come la teoretica, anche la politica del marxismo è esente da “”giudizi di valore””. E’ pertanto concezione errata, anche se diffusa ‘intra et extra muros’, identificare senz’altro marxismo e socialismo. Poiché, considerato logicamente, visto soltanto come sistema scientifico – prescindendo cioè dalla sua efficacia storica – il marxismo è solo una teoria delle leggi del divenire della società: leggi che la concezione marxista applica all’epoca della produzione delle merci. (….) Ma riconoscere la validità del marxismo (che implica il riconoscimento della necessità del socialismo) non significa in alcun modo formulare valutazioni, né tanto meno significa additare una linea di condotta pratica. Poiché una cosa è riconoscere la necessità, altra cosa è porsi al servizio di questa necessità”” (Rudolf Hilferding, Il capitale finanziario, 1909, edizione italiana 1961)”” [Eleonora Leonetti Fiorani, Saggio di critica delle interpretazioni del lavoro di Marx-Engels, SD]”,”MAES-103″ “LEONETTI Francesco DI-MARCO Roberto FIORANI Eleonora”,”La linea di cultura rivoluzionaria.”,”‘Gli autori provengono dal lavoro letterario d’opposizione. Leonetti (1924) negli anni cinquanta come redattore con Pasolini e Roversi della rivista ‘Officina’. Di Marco (1937) negli anni ’60 nel Gruppo 63. Dal 1966 al 1973 redigendo la rivista ‘Che fare’ hanno elaborato una ‘linea di cultura rivoluzionaria’. Questo libro scritto a tre mani, si è aggiunta Eleonora Fiorani (1942), documenta l’itinerario di ricerca del trio.’ (in apertura) “”In una delle sue opere giovanili Marx dice: “”La classe lavoratrice sostituirà, nel corso del suo sviluppo, all’antica società civile una associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo, e non vi sarà più potere politico propriamente detto, poiché il potere politico è precisamente il riassunto ufficiale dell’antagonismo nella società civile”” (Miseria della filosofia, Roma, 1950″” nota 3 pag 91 Gli autori della nota giudicano interessante la lettura delle ultime sessanta pagine del libro di Lefebvre ‘Sociologia di Marx’ (1968) e l’Introduzione di A. Illuminati all’edizione della Critica del programma di Gotha (1968) (nota pag 92) In ‘La costruzione del partito’ si raccolgono gli scritti di Gramsci del periodo ’23-’26, la lotta di linea con Bordiga poco prima della clandestinità e dell'””università”” del carcere. “”E in questo tratto Gramsci è leninista, nella teoria politica si incontra con Lenin, ‘è Lenin in Italia’”” (pag 141)”,”ITAC-126″ “LEONETTI Alfonso, a cura di Ugo DOTTI”,”Un comunista, 1895-1930.”,”Nato ad Andria nel 1895, LEONETTI Alfonso emigrò nel 1918 a Torino dove, nell’ incontro con GRAMSCI e con la classe operaia torinese maturò la sua esperienza rivoluzionaria. Tra i fondatori del PCdI nel gennaio 1921 visse la dura milizia nella lotta proletaria e antifascista. Espulso dopo la ‘svolta’ del 1930, militò in Francia nell’ Opposizione bolscevico-leninista internazionale (detta trotskista). Rientrato in Italia nel 1960 e riammesso nel partito nel 1962 vive (1977) oggi a Roma. Il suo libro ‘Da Andria contadina a Torino operaia’ vinse nel 1975 il Premio Viareggio. Foto di gruppo della ‘famiglia’ dell’Ordine Nuovo (pag 96) La paura di Mussolini. Mussolini spaesato a Milano. “”Poi venne la prima guerra mondiale e Mussolini era già passato al nemico per cui le nostre vie si divisero interamente. Tanto più forte era quindi in me la curiosità di studiare e di fissare il comportamento, i gesti, gli sguardi di quest’uomo che aveva avuto tanta popolarità tra i proletari e i socialisti, ma che ora veniva coperto da loro di un disprezzo altrettanto totale. Dirò che quell’immagine del Mussolini del 1920, nelle vie di Milano, un Mussolini tutto sommato organicamente pavido, ha poi trovato successive conferme nelle tante biografie che gli sono state dedicate. Così quando è colto dall’obiettivo del fotografo mentre un nugolo di poliziotti piomba su di lui nelle vie di Roma, all’epoca dell’interventismo: lo si vede tutto spaurito mentre si protegge il capo con le braccia; così quando Rina Serrati, la compagna di Menotti, racconta come; giovane emigrato in Svizzera, frequentasse abitualmente la casa Serrati, anch’egli esiliato nella repubblica elvetica. Avveniva infatti spesso – racconta Rina – che il giovane Benito si fermasse a cena rimanendo fino a notte inoltrata in casa dell’amico e che poi, per tornare al proprio domicilio, dovento attraversare un largo tratto di foresta, non se la sentisse di affrontare la strada da solo. Toccava così al bravo Menotti, dopo cena, offrirsi di accompagnarlo. La paura è spesso un fatto fisico, e vorrei dire organico, e Mussolini, per molti versi, ne era affetto”” (pag 100)”,”MITC-114″ “LEONETTI Alfonso”,”Trotski e il trotskismo: ciò che è vivo e ciò che è morto.”,”””Teoricamente confutata, l'””invenzione”” del socialismo in un solo paese è, con maggior evidenza, confutata nella pratica”” (pag 483) Sulla teoria della rivoluzione permanente “”Ed eccoci alla teoria della “”rivoluzione permanente””. Anche qui, volendo combattere Trotski, si è finito per rovinare una teoria che appartiene a Marx. Sentiamo quello che diceva Stalin medesimo: “”L’idea della rivoluzione “”permanente”” – egli scrisse – non è un’idea nuova. La espose per la prima volta Marx verso il 1850, nel suo ‘Indirizzo’ alla Lega dei Comunisti”” (2). Infatti si legge in questo ‘Indirizzo’: “”Mentre i piccoli borghesi democratici vogliono portare al più presto possibile la rivoluzione alla conclusione (…) è nostro interesse e nostro compito ‘rendere permanente’ la rivoluzione sino a che tutte le classi più o meno possidenti non siano scacciate dal potere, sino a che il proletariato non abbia conquistato il potere dello Stato, sino a che l’associazione dei proletari, non solo in un paese, ma in tutti i paesi dominanti del mondo, si sia sviluppata al punto che venga meno la concorrenza tra i proletari di questi paesi, e fino a che almeno le forze produttive decisive non siano concentrate nelle mani dei proletari”” (3). Né Marx parlò solo della “”permanenza”” della rivoluzione; egli disse anche che “”dopo una rivoluzione, la ‘controrivoluzione permanente’ diviene (per le classi spodestate) una questione d’esistenza di tutti i giorni”” (4). Rivoluzione e controrivoluzione permanente, ininterrotta, sono, infatti, gli aspetti dialettici dello stesso processo storico. In che cosa e perché Lenin combatté Trotsky e gli altri sostenitori della teoria della “”rivoluzione permanente””, nata nel 1905? Lenin combatté, in primo luogo, non questa teoria, che era di Marx, ma l’applicazione che di essa veniva fatta da Trotsky, Parvus e altri”” [Alfonso Leonetti, Trotski e il trotskismo: ciò che è vivo e ciò che è morto, Il Ponte, Firenze, 1973] [(2) Stalin, ‘Questioni del leninismo’, Roma, 1952, p. 34; (3) Stalin, op. cit., p. 34; (4) K. Marx, ‘L’Allemagne en 1848’, Paris, 1901, p. 237] (pag 485) Cause del successo della controrivoluzioe in Germania del 1848 (pag 487)”,”TROS-274″ “LEONETTI Alfonso a cura; SARACENO Guido”,”I comunisti di fronte al plebiscito fascista. Alfonso Leonetti: ‘Fu tutto un errore’ (1). Guido Saraceno: ‘«No». Come si è votato il 24 marzo in Italia (fatti e documenti sul plebiscito fascista)’ e altri documenti.”,”‘(1) Pubblichiamo quale introduzione ai documenti editi in questo Strumento di lavoro alcune considerazioni di Alfonso Leonetti desunte da una lettera alle nostre edizioni’ (nota, in apertura) Testo di Saraceno da ‘Fascismo e lotta di classe’, ‘Edizioni italiane di coltura sociale’, Parigi Riproduzione fotografica della scheda di votazione: compare solo il ‘Si’ (pag 17) “”Durante il periodo elettorale le perquisizioni personali e domiciliari furono all’ordine del giorno per prevenire possibili atti di sabotaggio e per trovare i manifestini comunisti. Forze armate erano di ronda specialmente nella notte dal 23 al 24 marzo, per le vie di tutti i paesi. Nella provincia di Gorizia, in molti paesi (…) i fascisti si servirono anche del tradizionale sistema elettoralistico di corruzione con lo spaccio gratuiti del vino nei locali adiacenti alle aule elettorali. I minatori di Idria dovettero recarsi sotto la scorta dei propri capi-squadra alle sezioni e ‘riportare la scheda bianca nell’ufficio-pagamento della miniera’. Esercenti di osterie e piccoli commercianti furono costretti di far propaganda per il “”sì””, pena il ritiro della licenze di esercizio. Ma fin quasi a mezzogiorno le aule elettorali andarono quasi completamente deserte. Gli uffici centrali di propaganda di Gorizia, Trieste, Pisino e Pola mandarono allora centinaia di automobili e camions montati da carabinieri e da militi, da avanguardisti e studenti fascisti, per rastrellare i «disertori». La popolazione slava fuggì terrorizzata per i boschi, per i campi e le vigne. Per le strade furono acchiappati tutti i maschi che fu possibile trovare, anche minorenni, caricati su camions e portati alle urne. Agitatori fascisti, incaricatisi della incetta di certificati elettorali, muniti di mandati arbitrari, non fecero che votare per tutti. E malgrado il terrore, malgrado il trucco e la frode, alle 7 di sera non aveva ancora votato il 40 per cento degli iscritti. Allontanati allora gli scrutatori slavi dai seggi, si operò il miracolo per cui l’indomani fu possibile annunziare che i votanti per il regime erano l’80-90 per cento. Gli stessi gregari fascisti rimasero molto perplessi”” (pag 54-55) [‘La cronaca del 24 marzo’, di Guido Saraceno, estratto da ‘Fascismo e lotta di classe’, ‘Edizioni italiane di coltura sociale’, Parigi]”,”ITAD-152″ “LEONETTI Alfonso TROTSKY Lev, a cura di Valeria CHECCONI e Ferruccio FABILLI”,”Carteggio 1930-1937. Alle origini del trotskismo italiano e internazionale.”,”‘Alla memoria di Alfonso Leonetti e Umberto Morra, cittadini onorari di Cortona…’ (in apertura) Alfonso Leonetti (Feroci…) Lev Trotsky (Onken, in anni ’30) Come è giunto a Cortona il ‘Fondo Alfonso Leonetti’ (pag 19) L’ultimo interrogativo di Leonetti: la talpa scava ancora? (pag 23) (introduzione) Ferruccio Fabilli, scrittore, giornalista e storico dell’agricoltura, dei movimenti politici e sindacali e del terrorismo. Sindaco di Cortona (1980-85), ebbe in dono, per la Biblioteca comunale, da Alfonso Leonetti il suo carteggio con Lev Trotsky, ce prende la luce nella sua interezza in questo libro. Valeria Checconi, maturità classica, laurea in Lettere classiche repsso l’Università degli Studi di Perugia, si occupa di studi storici, filosofici, politici e letterari.”,”TROD-375″ “LEONETTI Alfonso DEUTSCHER Isaac e Bruno RIZZI”,”Trockij e l’opposizione di sinistra in un carteggio fra Alfonso Leonetti e Issac Deutscher. Prima e seconda parte.”,”Ricostituzione del carteggio effettuata grazie alla collaborazione di Tamara Deutscher e della direzione dell’ International Instituut voor SOciale Geschiedenis di Amsterdam presso il quale è depositato l’archivio Deutscher (Attilio Chitarin). Raymond Molinier era probabilmente un agente staliniano”,”TROS-021-FGB” “LEONETTI Alfonso, a cura di Franco LIVORSI”,”Il cammino di un ordinovista. L’ Ottobre, il fascismo, i problemi della democrazia socialista. Scritti politici (1919-1975).”,”Contiene i saggi: ‘Superimperialismo o socialismo? A proposito della polemica Lenin-Kautsky’ (1949) (pag 198-210) e ‘Lenin e Rosa Luxemburg sul centralismo democratico’ (6 ottobre 1962) (pag 211-214) Il problema visto da Lenin. “”Malgrado la guerra, «Die Neue Zeit» non doveva sfuggire all’attenzione di Lenin il quale, alla prima occasione, fece conoscere il suo giudizio sull’articolo di Kautsky (aprile e maggio 1915, ‘Due scritti da approfondire’, ndr). Questa occasione venne offerta, nel dicembre 1915, da un libro di Bucharin sull’imperialismo (1), per il quale Lenin scrisse una prefazione. Creduta dapprima smarrita, la prefazione di Lenin è stata ritrovata dopo la morte fra i suoi manoscritti e pubblicata nella «Pravda» del 21 gennaio 1927. Giustamente essa appare in appendice all’edizione italiana del libro di Lenin: ‘L’imperialismo come più recente fase del capitalismo’. In fondo, questa prefazione può considerarsi come l’ultimo capitolo del libro di Lenin sull’imperialismo e come il primo capitolo di un nuovo libro (da scriversi) sul super-imperialismo. Che cosa diceva Lenin? (…) «Ragionando in modo teorico, ‘astratto’, si può giungere alla conclusione alla quale è pervenuto Kautsky – per una strada un po’ diversa, è vero, ma pure abbandonando il marxismo – cioè che non è lontano il giorno in cui tutti questi magnati del capitale si uniranno in un trust unico, mondiale, che sostituirà la rivalità e la lotta dei capitali finanziari isolati rispettivamente in ogni paese con il capitale finanziario unito internazionalmente. Una tale conclusione non è però meno astratta, semplicista, inesatta della conclusione analoga dei nostri ‘struvisti’ ed ‘economisti’ del 1890, i quali, dal carattere progressivo del capitalismo, dalla sua inevitabilità, dalla sua vittoria definitiva in Russia, traevano delle conclusioni talora apologetiche (adorazione del capitalismo, conciliazione con esso, sua glorificazione, invece di lotta contro di esso), talora ‘apolitiche’ (cioè negazione della politica e della sua importanza, negazione della probabilità di scosse politiche generali, ecc., errore particolare degli economisti), talora nettamente ‘favorevoli alla teoria ‘dello sciopero generale’ (lo sciopero generale come apoteosi degli scioperi parziali, teoria condotta fino a dimenticare o a ignorare volontariamente altre forme di lotta, sostenendo il passaggio diretto, ‘con uno sbalzo’, dal capitalismo alla vittoria su di esso, solo per mezzo dello sciopero). (…) Quanto a Kautsky, la sua rottura evidente col marxismo si è tradotta non nella negazione o nella teoria del ‘salto’, passando oltre i conflitti, le scosse e le trasformazioni politiche particolarmente numerose e varie nell’epoca imperialista, non nella apologia dell’imperialismo, bensì nella forma del ‘sogno di un capitalismo ‘pacifico”. Il capitalismo ‘pacifico’ è costituito dall’imperialismo non pacifico, bellicoso, catastrofico: Kautsky è obbligato ad ammetterlo, poiché egli l’ha già riconosciuto nel 1909 in un’opera speciale (2), nella quale per l’ultima volta egli giungeva, da marxista, a conclusioni non sofisticate. Ma se è impossibile di sognare semplicemente, senz’altro, un ritorno all’indietro che riconduca dall’imperialismo al capitalismo ‘pacifico’, non sarebbe possibile per ciò stesso, in fondo, di dare a questi sogni essenzialmente piccoli-borgesi la forma di semplici riflessioni su un «super-imperialismo» pacifico? Se si chiamasse «super-imperialismo» l’associazione internazionale degli imperialismi nazionali (più esattamente: gli imperialismi isolati di ogni Stato), ‘capace’ di evitare i conflitti particolarmente sgradevoli, inquietanti e allarmanti per il piccolo-borghese, del genere delle guerre, delle scosse politiche, ecc., perché allora non ci si potrebbe liberare dall’imperialismo all’epoca attuale – nella quale noi siamo presi, che noi viviamo già, che è essenzialmente piena di conflitti e di catastrofi – con dei sogni innocenti di un «super-imperialismo» relativamente pacifico relativamente senza conflitti, senza catastrofi? Non si potrebbe sfuggire ai compiti ‘urgenti’ che pone e che ha già posto davanti all’Europa quest’epoca dell’imperialismo, sognando che quest’epoca passerà presto e che si può ancora concepire dopo di essa, un’epoca di «super-imperialismo», relativamente pacifica, non richiedente una tattica così ‘rude’? Kautsky dice precisamente che «tale nuova fase (super-imperialista) del capitalismo è, in ogni caso, teoricamente concepibile». Quanto a sapere «se essa è realizzabile, ci mancano ancora, dice, i dati preliminari sufficienti». Ora, non c’è la minima traccia di marxismo in questo desiderio di schivare l’imperialismo, come fa Kautsky, sulla possibilità di un super-imperialismo. In tutto questo ragionamento, il marxismo non è ammesso che per «la nuova fase del capitalismo» in cui lo stesso inventore non garantisce la possibilità di realizzazione, ma per la fase, attuale, che noi viviamo, in primo luogo del marxismo, ci si serva del desiderio piccolo-borghese e profondamente reazionario di appianare le contraddizioni. (…) Si può tuttavia contestare che una nuova fase del capitalismo susseguente all’imperialismo sia, astrattamente, concepibile? No. in astratto, una tale fase si può concepire. Ma, in pratica, ciò significa diventare opportunisti; negare i compiti ardui del presente per fantasticare su problemi meno gravi che potrebbero porsi in avvenire. In teoria ciò significa non fondarsi sullo sviluppo che si compie nella realtà, ma distornarsene deliberatamente in nome di queste fantasticherie. Non vi è dubbio che lo sviluppo va ‘nella direzione’ di un trust unico, mondiale, che abbracci tutte le imprese e tutti gli Stati senza eccezione. Ma questo sviluppo si opera in circostanze, con un ritmo, fra contraddizioni, conflitti e scosse – non soltanto economiche, ma anche politiche, nazionali, ecc. – tali che inevitabilmente prima di arrivare al trust unico, mondiale, all’associazione mondiale ‘super-imperialista’ dei capitali finanziari nazionali, l’imperialismo dovrà crollare e il capitalismo trasformarsi nel suo contrario». Considerando retrospettivamente questa polemica, si è colpiti una volta di più dalla chiaroveggenza rivoluzionaria di Lenin. Appena due anni dopo dalla prefazione scritta nel dicembre 1915 per il libro di Bucharin, Lenin entrava in Russia per iniziare quella «trasformazione del capitalismo nel suo contrario» che aveva predetto e che trovava nella Rivoluzione d’Ottobre vittoriosa la prima grande realizzazione”” (pag 201-205) [Alfonso Leonetti, a cura di Franco Livorsi, ‘Il cammino di un ordinovista. L’ Ottobre, il fascismo, i problemi della democrazia socialista. Scritti politici (1919-1975)’, De Donato, Bari, 1978] [(1) Bucharin, ‘Economia mondiale e imperialismo’; (2) (2) Kautsky, ‘Verso il potere’ (cfr. ora K. Kautsky, ‘La via al potere’, Laterza, Bari, 1974]”,”MITC-003-FMB” “LEONHARD Wolfgang”,”Völker hört die Signale. Die Anfänge des Weltkommunismus, 1919-1924.”,”Controllare la posizione in Salva”,”INTT-009-FL” “LEONI Francesco”,”Storia dei partiti politici italiani.”,”LEONI Francesco insegna storia dei partiti e movimenti politici nella Facoltà di scienze politiche dell’ Università G. D’ Annunzio. Ha scritto varie opere tradotte anche all’ estero (v. retrocopertina).”,”ITAA-056″ “LEONI Francesco”,”Il dissenso nel fascismo dal 1924 al 1939.”,”LEONI Francesco insegna storia contemporanea nell’ Università di Cassinoed è Direttore della Scuola di perfezionamento in studi storico-politici di Caserta. Ha pubblicato una ‘Storia dei partiti politici italiani’ e una ‘Storia della controrivoluzione in Italia’. “”Con la morte di Orco Bisorco, il segretario di “”strapaese””, finì il secondo periodo della rivista ed il 15 dicembre 1930 Maccari avvertì i lettori che la redazione si trasferiva a Torino. Malgrado la riduzione del raggio di influenza de Il Selvaggio, è innegabile che i temi sostenuti sulle sue pagine filtrarono almeno in parte nelle nuove generazioni, dando luogo a fenomeni intellettualmente analoghi. Basti pensare a quanto scriveva Eugenio Curiel sul Il Bo del 1° agosto 1937, allorché prendendo spunto dalla necessità di far largo ai giovani, compiva un esame delle ipotesi avanzate dai “”fascisti della normalizzazione”” riguardo all’ educazione delle nuove generazioni: “”Camillo Pellizzi… si sente attratto verso i medoti dei colleges inglesi e vorrebbe associare alle scuole, dalle elementari all’ università, un complesso di esercitazioni. In esse il giovane dovrebbe educarsi ‘alla deliberazione responsabile, alla valutazione equa delle diverse opinioni, alla disciplina del dibattito’. (…) Si finirebbe così per cadere nuovamente in quella dittatura di funzionari, che Pellizzi ritiene essere ‘fenomeno di cui la storia ha vari esempi: e sono tutti esempi a ben guardare di decadenza’.”” (pag 65)”,”ITAF-177″ “LEONI Bruno”,”Collettivismo e libertà economica. Editoriali “”militanti”” (1949-1967).”,”Bruno LEONI (1913-1967) è stato il maggiore filosofo del diritto liberale del ventesimo secolo. Presidente della Mont Pèlerin Society e fondatore della rivista Il Politico,ì stato preside della facoltà di Scienza politica dell’Università di Pavia. “”A questa sorte comune dei capitani d’industria non si è sottratto Giovanni Agnelli. Meno fortunato dei suoi grandi colleghi americani, egli non ha avuto famosi biografi, né ha ritenuto, per quanto ne sappiamo, di dover narrare personalmente, come Henry Ford “”senior””, la storia della propria vita. Per tutti quelli che non l’hanno conosciuto, o che (come chi scrive) lo hanno avvicinato nell’ultimo periodo della sua esistenza, quando ormai era perita gran parte di lui, ed egli stesso si aggirava come un muto fantasma nelle sale della sua residenza torinese – Giovanni Agnelli rimane, in fondo, un mistero. Nemmeno il recente e interessante libro (edito in occasione del cinquantenario della fondazione della più grande industria che egli creò) contribuisce molto a svelarci l’uomo Agnelli e – quel che a noi più interessa – l’imprenditore Agnelli. Egli rimane, spesso, per così dire, dietro le quinte della narrazione: i suoi motori si costruiscono, le sue macchine vincono corse spettacolari, i suoi stabilimenti sorgono e si ingigantiscono, decine di migliaia di operai accorrono a lavorarvi, la produzione raggiunge cifre, per i tempi, sbalorditive, i suoi tecnici, corridori, amministratori, si alternano ai posti di comando, e non pochi vi sacrificano la salute o la vita. L’enorme creazione campeggia nel quadro, ma quasi nasconde la figura del creatore. Così, molto di ciò che ci viene raccontato di lui nel libro lascia – a dir vero – insoddisfatti, o indifferenti. E’ abbastanza chiaro, ad esempio, che Giovanni Agnelli non fu tecnico, e quanto ci si narra delle sue speranze giovanili di realizzare il “”moto perpetuo”” non depone a favore della profondità della sua cultura scientifica””. (pag 64-65)”,”ITAP-164″ “LEONI Diego ZADRA Camillo a cura; saggi di Eric LEED Antonio GIBELLI Bruna BIANCHI Gianluigi FAIT Diego LEONI Fabriozio RASERA Camillo ZADRA Irene GUERRINI Marco PLUVIANO Emilio FRANZINA Giuliano LENCI Vito LABITA Helene MAIMANN Giovanna PROCACCI Claudia SALARIS Michele DE-GIORGIO Paul FUSSELL Ferruccio MASINI Mario ISNENGHI Eleonora CHITI LUCCHESI Quinto ANTONELLI Christoph HARTUNGEN Leopold STEUER Gianni OLIVA Gianni ISOLA Patrizia DOGLIANI Simonetta ORTAGGI CAMMAROSANO Nuto REVELLI Giorgio ROCHAT Renato MONTELEONE Pino SARASINI Vincenzo CALI’ Marco DE-MICHELIS Andrea FAVA Enzo COLLOTTI Angelo SCHWARZ Paola DI-CORI Gian Piero BRUNETTA Bob SUMMERS Pierre SORLIN”,”La grande guerra. Esperienza, memoria, immagini.”,”Tra i molti saggi che formano il grosso volume si possono segnalare quelli di Giuliano Lenci ‘Caduti dimenticati. I morti per malattie’ (pag 231-236); Gianni Isola ‘Immagini della guerra del combattentismo socialista’ (pag 519-544); Simonetta Ortaggi Cammarosano ‘Testimonianze proletarie e socialiste sulla guerra’ (pag 577-604) “”La sperimentazione clinica ebbe larghe possibilità di osservazione, soprattutto nella traumatologia e nelle malattie infettive, con notevoli contributi nella letteratura medica, anche per i riflessi che lo stato di guerra produceva nella popolazione civile. (…) L’esperienza dei medici militari [italiani] contemplava, all’inizio, una guerra di movimento e non di posizione: conseguì uno sforzo di adattamento tecnico, con l’impiego, nel 1918, di circa 17.000 medici nei confronti degli 800 che rappresentavano i quadri del 1914. Le ferite da arma bianca costituirono in realtà un evento statisticamente modesto (0.5%) nei confronti dei traumi da arma da fuoco, soprattutto da grosso proiettile. (…) Una completa analisi della patologia umana nel periodo di guerra darebbe modo di affrontare particolari capitoli (congelamenti, autolesionismo, aggressivi chimici), ma le malattie infettive hanno certamente un posto preminente, soprattutto per il coinvolgimento della popolazione civile.E’ del resto antica osservazione, sin da Tucidide, che la mortalità durante e dopo le guerre si innalza più per l’incremento delle malattie infettive che per i traumi bellici (1). Chi non è vissuto in epoca pre-antibiotica non può forse comprendere il peso, nella vita quotidiana e nel destino dell’uomo, delle malattie generate da germi, una volta non dominabili, come oggi, dalla diretta azione di farmaci antibatterici. (…) In diretto rapporto con i traumi, la “”gangrena”” gassosa costituì la complicanza più minacciosa, per gli immediati pericoli mortali e per le prospettive di gravi invalidità permanenti, conseguenti alle necessarie amputazioni degli arti. La guerra di trincea si accompagnò costantemente alla dissenteria batterica e favorì lo sviluppo di altre malattie diffusive: il tifo addominale, la scabbia, la tigna, la meningite celebro-spinale epidemica. Lo spostamento di masse di uomini da un fronte all’altro e dai campi di prigionia generò episodi epidemici, come quello del vaiolo nel 1917 in Italia (…)’ [Giuliano Lenic, ‘Caduti dimenticati. I morti per malattie’] (pag 211-213) [(1) Le guerre del periodo napoleonico rappresentano l’ultimo evento bellico di grandi proporzioni, che culminò nel 1817 con la terribile morìa in Italia di tifo petecchiale (questo tifo era appunto chiamato anche ‘tifo bellico’), conseguente al discioglimento degli eserciti italico e napoletano, che aveva operato nell’Europa centrale e in Russia]”,”QMIP-238″ “LEONI Francesco”,”Storia dei Partiti politici italiani.”,”Francesco Leoni storico, scrittore docente universitario, incaricato dell’insegnamento di Storia dei partiti e dei movimenti politici nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Abruzzese degli Studi. Collabora a numerose riviste italiane e straniere; tra le altre: Stato Sociale (Roma), Revista de Estudios Politicos (Madrid), Revista de Direito e Ciencia (Bruxelles). Autore di diversi volumi, tradotti in più lingue; Storia dei partiti politici italiani, L’attività diplomatica del Governo borbonico in esilio, Origini del nazionalismo italiano, Il movimento conservatore negli Stati Uniti, L’Osservatore Romano: origini ed evoluzione.”,”ITAA-005-FV” “LEONI Diego”,”La guerra verticale. Uomini, animali e macchine sul fronte di montagna, 1915-1918.”,”Dono di C. Sanguineti Diego Leoni è insegnante e storico del Novecento. Vive e lavora a Rovereto dove coordina le attività di ricerca ed editoriali del Laboratorio di storia. L’esercito operaio L”esercito operaio’ italiano cominciò a formarsi più tardi, ma già nei primi mesi della guerra, quando fu chiaro che essa, combattuta su una fronte molto estesa, non sarebbe stata di movimento e avrebbe imposto lavori complessi e vasti per permettere alle truppe di stanziarsi in montagna. Tanto complessi e vasti da rendere inverosimile che potessero essere gestiti dal solo Genio militare, il quale, perciò, ne avrebbe affidato gli appalti e i subappalti a impresi edili private”” (pag 327)”,”QMIP-284″ “LEONTIEF W.”,”Analisis economico input-output. Estudio introductorio en torno a las tablas input-output de la economía española por Angel Alcaide Inchausti. (Tit. orig.: Input-Output Economics)”,”””Quello che qui cerchiamo di ottenere è di determinare la base strutturale del commercio che gli Stati Uniti sostengono con il resto del mondo. Nel corso della nostra investigazione abbiamo scoperto che, al contrario di quello che comunemente si crede, l’ intercambio che si produce nell’ economia statunitense tra beni di produzione nazionale e importazioni di carattere competitivo serve per compensare il bilancio negativo relativo di capitale come il suo corrispondente positivo di lavoro””. (pag 161)”,”USAE-042″ “LEONTIEF Wassily”,”Saggi di economia.”,”Contiene: Il significato dell’economia marxiana per la teoria economica contemporanea (capitolo 6) Marx Engels questione ciclo “”A differenza della moderna teoria dei prezzi, l’analisi contemporanea dei cicli è chiaramente debitrice agli economisti marxisti. Senza sollevare la questione della priorità, non sarebbe una esagerazione dire che i tre volumi del ‘Capitale’ aiutarono molto più di qualsiasi altro singolo lavoro a portare l’intero problema alla ribalta della discussione economica. E’ piuttosto difficile dire quanto Marx abbia effettivamente contribuito alla soluzione del problema. Dopo anni di accesa discussione non ve n’è ancora nessuna. Credo che questa affermazione non provocherà nessuna aperta smentita, sebbene non ricordi di aver letto o udito un teorico del ciclo economico ammettere che non era in grado di risolvere questo o quel problema; il massimo che è disposto ad ammettere è che un problema particolare è insolubile, ciò che comporta che non solo lui ma neanche nessun altro sarà in grado di risolverlo. Le due varianti principali della spiegazione marxiana dei cicli economici, o piuttosto delle «crisi economiche», sono ben note: una è la teoria del sottoinvestimento basata sulla famosa legge della caduta del saggio di profitto, l’altra è la teoria del sottoconsumo. Entrambe potrebbero contenere un po’ di verità. Quale teoria del ciclo economico non ne ha? Scorrendo le pagine degli scritti di Marx è facile trovare numerosi consigli e suggerimenti che possono essere interpretati come precorritori di tutte le diverse costruzioni teoriche moderne. C’è un curioso esempio di questo genere – un brano tratto da una lettera a Friedrich Engels, datata 31 maggio 1875: “”Ho comunicato a Moor una storia (Geschichte) con la quale mi sono dibattuto privatamente per lungo tempo. Egli pensa, tuttavia, che il problema è insolubile o almeno insolubile al tempo presente perché implica molti fattori che devono essere ancora determinati. Il problema è il seguente: conosci le tabelle che rappresentano i prezzi, i tassi di sconto, ecc…, in forma di zig zag oscillanti su e giù. Ho cercato ripetutamente di calcolare questi ‘ups and downs’ [l’espressione inglese è usata da Marx] – ai fini dell’analisi dei cicli economici – come curve irregolari e così di elaborare matematicamente le principali leggi delle crisi economiche. Credo ancora che il lavoro possa essere compiuto, sulla base di un materiale statistico criticamente vagliato». Sembra dunque che verso la fine della sua vita Marx abbia effettivamente anticipato il metodo statistico e matematico di affrontare l’analisi dei cicli economici. Un metodo che, incidentalmente, di recente un autorevole trattato sovietico sulla statistica matematica ha dichiarato non essere altro che un’insidiosa invenzione del servizio dello stato maggiore francese. L’importanza dell’economia marxiana per la moderna teoria di cicli economici, tuttavia, sta non in tali incerti tentativi volti alla soluzione ultima del problema, ma piuttosto nel lavoro preparatorio contenuto principalmente nel secondo e parzialmente nel terzo volume del ‘Capitale’. Ho in mente i famosi schemi di Marx della riproduzione del capitale”” [Wassily Leontief, “”Saggi di economia””, Milano, 1968] (pag 87-88)”,”ECOT-327″ “LEONTIEF Wassily”,”Teorie, modelli e politiche in economia.”,”W. Leontief, premio Nobel per l’economia 1973, ha diretto l’Istituto di analisi economica a New York, è stato consulento dell’ONU e di imprese multinazionali americane.”,”ECOT-328″ “LEONTIEF Wassily”,”Essais d’économiques.”,”Wassily Leontief, premio Nobel”,”ECOT-356″ “LEONTIEF Wassily, con la collaborazione di Anne P. CARTER Peter PETRI”,”Il futuro dell’economia mondiale.”,”Wassily Leontief, premio Nobel Wassily Leontief, è nato a San Pietroburgo nel 1906. Lauratosi in scienze socialçi e successivamente in economia , si trasferì negli Stati Uniti nel 1931, dove divenne membro della Harvard University. Qui nel 1939 promosse l’Economic Research Project, di cui è stato da allora il direttore. Qui ha introdotto in campo economico la tecnica di analisi imput-output, già anticipata con la tesi di dottorato, ‘L’economia come flusso circolare’, e poi applicata nell’opera ‘Studies in the structure of the american economy’ del 1941. Docente di economia ad Harvard dal 1946 al 1974, consulente economico del governo americano, nel 1970 è stato presidente della American Economic Association. Nel 1973 ha ricevuto il premio Nobel per l’economia “”per lo sviluppo del metodo input-output e per le sue applicazioni a importanti problemi economici””. E’ attualmente (1977) professore di economia presso la New York University.”,”ECOT-370″ “LEONTIEF Wassily, a cura di Giorgio LUNGHINI”,”Saggi di economia.”,”Leontief Wassily è nato a Leningrado nel 1906, russo naturalizzato americano, Premio Nobel 1973, dal 1931 negli USA, Professore di Economia alla Harvard University (1931-1975), quindi alla New York University dal 1975.”,”ECOT-270-FL” “LEONTIEV L. CHEPILOV D. LAPTEV I. OSROVITIANOV K. KUZMINOV I. GATOVSKI L. IUDIN P. PACHKOV A. PERESLEGUINE V. STAROVSKI V.”,”Manuel d’ economie politique.”,”””L’ economia politica, scriveva Lenin, non si occupa affatto della ‘produzione’, ma bensì dei rapporti sociali degli individui nella produzione, della struttura sociale della produzione”” (Lenin ‘Lo sviluppo del capitalismo in Russia’) (pag 12) “”L’ analisi delle forme economiche, segnalava Marx, non può servirsi del microscopio e dei reagenti forniti dalla chimica; l’ astrazione è la sola forza che possa servire da strumento”” (Marx, Il capitale, libro I tomo I) (pag 14)”,”TEOC-226″ “LEÓNTIEV L.”,”Compendio de economía política.”,”Libretto usato acquistato da GB a Manizales, nel 1992 durante viaggio in Colombia (Libreria Anticuaria Manizales)”,”TEOC-712″ “LEOPARDI Giacomo HACK Margherita”,”Storia dell’ astronomia. Dalle origini al duemila e oltre.”,”””Felici le creature cui piacque per prime ricercare / queste cose e ascendere alle dimore supreme / E’ da credere che esse si siano elevate anche / al di sopra e dei luoghi terrestri e dei vizi. / Venere e vino non corruppero (quei) petti, sublimi / né la carica del Foro né la fatica dell’ arme: / né la vana invidia, o la gloria conquistata con la frode / stimolò gli appetiti delle grandi ricchezze. / Essi avvicinarono ai nostri occhi più lontani astri, / e col loro ingegno dominarono gli spazi. Ovidio (Ovidius Fastor, lib. I, 297-306) “”Può ancora supporsi che Omero fosse male informato, o che il testo sia stato corrotto. In generale i Greci furono poco al giorno sulla materia delle maree. Può vedersi in Quinto Curzio, quanto i soldati di Alessandro arrivati alle Indie rimasero meravigliati al vedere i vascelli rimasti a secco. Cornelio Tacito, Strabone, Plutarco, G. Giulio Cesare, L. Anneo Seneca, e Pomponio Mela parlano dell’ esto marino. Plinio assegnò per causa del flusso e riflusso del mare l’ azione del sole e della luna; Eraclito ne assegnò per causa il sole; Pitea, Posidonio presso Strabone; Manlio e Silio Italico attribuirono alla luna la causa dell’ esto marino, e Keplero riconobbe l’ attrazione come causa di questo fenomeno. Ma Galilei pensò che esso potesse derivare dal moto della terra. Fuvvi chi credè che l’ esto marino dovesse attribuirsi ai fiumi che nel mare precipitano le loro acque; (…)”” (pag 254)”,”SCIx-176″ “LEOPARDI Giacomo”,”Il libro delle prose di Giacomo Leopardi. Scelta, orientamento e note di Oreste Antognoni. Con un saggio di scritti inediti e frequenti richiami ai primi abbozzi dell autore.”,”Il mondo ama i forti (pag 115) “”Così Napoleone fu amatissimo dalla Francia, ed oggetto, per dir così, di culto ai soldati, che egli chiamò carne da cannone, e trattò come tali””. Per non apparire ignoranti (pag 117) “”Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non trapassarli””. Giovani vecchi e vecchi giovani (pag 120) “”Grande studio degli uomini finché sono immaturi, è di parere uomini fatti, e poiché sono tali, di parere immaturi. Oliviero Goldsmith, l’ autore del romanzo The Vicar of Wakefield, giunto all’ età di quarant’anni, tolse dal suo indirizzo il titolo di dottore, divenutagli odiosa in quel tempo tale dimostrazione di gravità, che gli era stata cara nei primi anni””. Giovani che si fingono malinconici (pag 121) “”I giovani assai comunemente credono rendersi amabili, fingendosi malinconici. E forse, quando è finta, la malinconia per breve spazio può piacere, massime alle donne. Ma vera, è fuggita da tutto il genere umano; e al lungo andare non piace e non è fortunata nel commercio degli uomini se non l’ allegria: perché finalmente, contro a quello che si pensano i giovani, il mondo, e non ha il torto, ama non di piangere, ma di ridere””.”,”VARx-120″ “LEOPARDI Giacomo, a cura di Francesco BIONDOLILLO”,”Pensieri anarchici estratti e scelti dallo “”Zibaldone””.”,”””Se guarderemo più sottilmente, troveremo che i progressi dello spirito umano; e di ciascuno individuo in particolare, consistono la più parte nell’ avvedersi de’ suoi errori passati. E le grandi scoperte per lo più non sono altro che scoperte di grandi errori (…)””. (pag 18)”,”VARx-102″ “LEOPARDI Giacomo”,”Operette morali e altre prose.”,”Il testo di queste prose è esemplato sulla edizione lemonneriana curata da Antonio Ranieri (Firenze 1845) con qualche modificazione suggerita dalle successive edizioni critiche. “”Vedi dunque a quale incertezza è sottoposta la verità e la rettitudine dei giudizi, anche delle persone idonee, circa gli scritti e gl’ ingegni altrui, tolta pure di mezzo qualunque malignità o favore. La quale incertezza è tale, che l’ uomo discorda grandemente da se medesimo nell’ estimazione di opere di valore uguale, ed anche di un’ opera stessa, in diverse età della vita, in diversi casi, e fino in diverse ore del giorno””. (pag 115, Il Parini, ovvero della gloria) “”E sempre il presente, per fortunato che sia, è tristo e inamabile: solo il futuro può piacere””. (pag 244, Dialogo di Plotino e di Porfirio) “”Nessuna qualità umana è più intollerabile nella vita ordinaria, nè in fatti tollerata meno, che l’ intolleranza””. (pag 270, Dai pensieri) “”(…) il mondo, e non ha torto, ama non di piangere ma di ridere””. (pag 270, idem) (sulla malinconia dei giovani, e l’ allegria cercata dal genere umano)”,”VARx-177″ “LEOPARDI Giacomo, a cura di Sergio SOLMI”,”Giacomo Leopardi: Opere. Tomo I.”,”Storia del genere umano (pag 227)”,”TEOP-309″ “LEOPARDI Giacomo”,”Canti.”,”””Altri, quasi a fuggir volto la trista Umana sorte, in cangiar terre e climi L’ètà spendendo, e mari e poggi errando, Tutto l’ orbe trascorre, ogni confine Degli spazi che all’uom negl’infiniti Campi del tutto la natura aperse, Peregrinando aggiunge.”” (pag 115, Al conte Carlo Pepoli) (1) aggiunge, raggiunge, tocca”,”VARx-250″ “LEOPARDI Giacomo”,”Canti.”,”Giacomo Leopardi nato a Recanati 1798 morto a Napoli nrl1837″,”VARx-016-FV” “LEOPARDI Giacomo, scelta a cura di Anna Maria MORONI”,”Zibaldone di pensieri. Volume primo.”,”‘L’egoismo comune cagiona e necessita l’egoismo di ciascuno. Perchè quando nessuno fa per te, tu non puoi vivere se non t’adopri tutto per te solo. E quando gli altri ti tolgono quanto possono, e per li loro vantaggi non badano al danno tuo, se vuoi vivere, conviene che tu combatta per te, e contrasti agli altri tutto quello che puoi. Perchè di qualunque cosa tu voglia cedere, non devi aspettare nè gratitudine nè compenso, essendo abolito il commercio de’ sacrifizi e liberalità e benefizi scambievoli: anzi se tu cedi un passo gli altri ti cacciano indietro venti passi, adoperandosi ciascuno per se con tutte le sue forze; onde bisogna che ciascuno contrasti agli altri quanto può e combatta per se fino all’ultimo, e con tutto il potere: essendo necessario che la reazione sia proporzionata all’azione, se ne deve seguire l’effetto, cioè se vuoi vivere. E l’azione essendo eccessiva, dev’esserlo anche la reazione. E quanto l’una è maggiore, tanto l’altra dee crescere necessariamente’ (pag 286) (Leopardi, Zibaldone, vol. 1, Mondadori, Milano, 1972)”,”VARx-023-FGB” “LEOPARDI Giacomo, a cura di Mario Andrea RIGONI”,”Tutto è nulla. Antologia dello ‘Zibaldone di Pensieri’.”,”Mario Andrea Rigoni è ordinario di Letteratura italiana all’Università di Padova e collabora con il Corriere della Sera (1997). Ha pubblicato pure ‘Il pensiero di Leopardi’ (1997). “”La barbarie non consiste principalmente nel difetto della ragione ma della natura”” (7 giugno 1820) (pag 34)”,”VARx-059-FGB” “LEOPOLD Richard William”,”Robert Dale Owen. A Biography.”,”LEOPOLD Richard William, instructor in History, Harvard University. Libro dedicato a Arthur Meier Schlesinger. Robert Dale Owen, figlio di Robert OWEN. Robert Dale Owen (November 7, 1801- June 24, 1877) was a longtime exponent in his adopted United States of the socialist doctrines of his father, Robert Owen, as well as a politician in the Democratic Party. Born in Glasgow, Scotland, Owen emigrated to the United States in 1825, and helped his father create the Utopian community of New Harmony, Indiana. After the community failed, Owen returned briefly to Europe, then moved to New York City and became the editor of the Free Enquirer, which he ran from 1828 to 1832. Owen’s Moral Physiology, published in 1830 or 1831, was the first book to advocate birth control in the United States (specifically, coitus interruptus). Along with Fanny Wright, he was an intellectual leader of the Working Men’s Party. In contrast to many other Democrats of the era, Owen and Wright were opposed to slavery, though their artisan radicalism distanced them from the leading abolitionists of the time. (Lott, 129) He returned 1833 to New Harmony, Indiana, and served in the Indiana House of Representatives twice (1835–1838; 1851–1853). After two unsuccessful campaigns, he was elected to the United States House of Representatives in 1842, and served from 1843 to 1847. While in Washington, he drafted the bill for the founding of the Smithsonian Institution. Owen was elected a member of the Indiana Constitutional Convention in 1850, and was instrumental in securing to widows and married women control of their property, and the adoption of a common free school system. He later succeeded in passing a state law giving greater freedom in divorce. In 1853, Franklin Pierce appointed Owen as United States minister at Naples. After leaving that post in 1858, Owen retired from political life, but remained an active intellectual. He wrote to President Lincoln on September 7, 1862, urging him to end slavery on moral grounds. A few days later the Emancipation Proclamation was read to the Cabinet. In March 1865, he submitted a radical initial draft of the Fourteenth Amendment that was eventually modified into the final draft. He was a strong believer in Spiritualism (despite admitting having been duped into believing in a spirit named “”Katie King””) and was the author of two well-known books on the subject: Footfalls on the Boundary of Another World (1859) and The Debatable Land Between this World and the Next (1872). Owen died at his summer home in Lake George, New York, and was buried in New Harmony, Indiana. The town of Dale, Indiana was named after him. Opere Moral Physiology; or, A Brief and Plain Treatise on the Population Question (1830/1) LABOR: ITS HISTORY AND ITS PROSPECTS (1848) The Policy of Emancipation (1863) The Wrong of Slavery (1864) Beyond the Breakers (1870) Threading My Way (1874) [edit]References Robert Dale Owen at the Biographical Directory of the United States Congress Robert Dale Owen (1801-1877) social reformer Schlesinger, Arthur M., Jr. The Age of Jackson. Boston : Little, Brown, 1953 [1945]. Lott, Eric. Love and Theft: Blackface Minstrelsy and the American Working Class, Oxford University Press, 1993, ISBN 0-19-509641-X. Threading my Way, Twenty-seven Years of Autobiography, by Robert Dale Owen (London, 1874). Democracy Reborn by Garrett Epps (Henry Holt, 2006). Owen’s letter to President Lincoln. Greenberg, Joshua R. Advocating The Man: Masculinity, Organized Labor, and the Household in New York, 1800-1840 (New York: Columbia University Press, 2008), 154-189. Wikip: Spiritualism is a monotheistic belief system or religion, postulating a belief in God, but the distinguishing feature is belief that spirits of the dead can be contacted, either by individuals or by gifted or trained “”mediums””, who can provide information about the afterlife.[1] Spiritualism developed in the United States and reached its peak growth in membership from the 1840s to the 1920s, especially in English-language countries,[2][3] By 1897, it was said to have more than eight million followers in the United States and Europe,[4] mostly drawn from the middle and upper classes, while the corresponding movement in continental Europe and Latin America is known as Spiritism. The religion flourished for a half century without canonical texts or formal organization, attaining cohesion by periodicals, tours by trance lecturers, camp meetings, and the missionary activities of accomplished mediums. Many prominent Spiritualists were women. Most followers supported causes such as the abolition of slavery and women’s suffrage.[2] By the late 1880s, credibility of the informal movement weakened, due to accusations of fraud among mediums, and formal Spiritualist organizations began to appear.[2] Spiritualism is currently practiced primarily through various denominational Spiritualist Churches in the United States and United Kingdom.”,”SOCU-164″ “LEPAGE Auguste”,”Histoire de la Commune.”,”””Du reste, la Commune sentait le terrain manquer sous ses pas. Si quelques naïfs avaient un instant cru à ses prétendues victoires, ils étaient revenus de leurs illusions. Le délégué à la guerre ménageait sa prose et le papier. Désormais les troupes de Versailles, maïtresses du pont ed ‘une partie du village d’Asnières, battaient avec leru artillerie de Bécon els positions que les fédérés occupaient à Sablonville et à Levallois-Perret. Les fameuses locomotives blindées sur lesquelles la Commune avait fondé tant d’espérance étaient devenues à peu près inutiles. Il n’y avait plus un seul garde national sur la rive de la Seine du côté d’Asnières, ce qui n’empêcha pas Dombrowski de dater de cette localité tous se télégrammes. Mais ces grossiers mensonges ne trompaient personne, sauf les imbéciles qui allaient se faire tuer pour la défense d’un principe qu’ils ne comprenaient pas, mais qu’on leur assurait être une panacée universelle. Du côté de Neuilly l’armée et les fédérés élevaient des barricades, se retranchaient dans les maisons, au sud on ne restait pas inactif. Les Versaillais opéraient avec lenteur, s’établissant solidement dans les positions qu’ils avainet une fois prises; le gardes nationaux, au contraire, se contenaient de faire beaucoup de bruit””. (pag 174-175) LEPAGE filoversagliese, oppositore della Comune.”,”MFRC-129″ “LEPENIES Wolf”,”La fine della storia naturale. La trasformazione di forme di cultura nelle scienze del XVIII e XIX secolo.”,”Wolf LEPENIES è studioso di rilievo internazionale e insegna all’Istituto di sociologia dell’Univ di Berlino. Tra le suo opere ‘Melanconia e società’ (Napoli, 1985) e ‘Le tre culture. Sociologia tra letteratura e scienza’ (MULINO, 1987). Il libro studia il trapasso dalla fase descrittiva alla fase interpretativa delle scienze naturali (XVIII-XIX secolo).”,”SCIx-056″ “LEPENIES Wolf NOLTE Helmut”,”Critica dell’ antropologia. Marx e Freud, Gehlen e Habermas sull’ aggressività.”,”””Oggi si tende a negare che esista una divergenza tra i manoscritti parigini e il resto dell’ opera di Marx e “”l’ antropologia del giovane Marx”” viene presentata come una chiave per “”intenderne le teorie economiche””, a quanto pare, però, più per coprirsi le spalle che non per una convinzione ragionata.”” (pag 11) LEPENIES (1941) isnegna all’ Institut fur Soziologie der Freien Universitat Berlin. NOLTE (1941) è assistente nello stesso istituto.”,”TEOC-174″ “LEPENIES Wolf”,”Le tre culture. Sociologia tra letteratura e scienza.”,”LEPENIES Wolf, sociologo conosciuto a livello internazionale, è autore di studi nell’ ambito della storia delle idee. Insegna nella Freie Universitat di Berlino.”,”TEOS-068″ “LEPINE Josette”,”Babeuf.”,”””E’ sul lato materiale, concreto, che insiste Babeuf. Ma quali sono state le causa che hanno provocato queste cattive condizioni? “”Si riconosce troppo chiaramente che quello che manca al grande numero esiste nel troppo, nel superfluo del piccolo numero. Questo piccolo numero forma dunque nello stato una casta di accaparatori, di usurpatori…””. (pag 173) Fouché venne incaricato di trattare (dando qualcosa in cambio, denaro, onori, finanziamenti governativi al suo giornale ecc., con Babeuf per renderlo più malleabile. Ma Babeuf rifiuta. (pag 175)”,”FRAR-318″ “LÉPINE Matthieu”,”L’hécatombe invisible. Enquête sur les morts au travail.”,”Matthieu Lépine insegna storia e geografia in Seine Saint-Denis. Questo è il suo primo libro. Lavoro femminile: Inquietante aumento degli incidenti tra le donne. (pag 115-120)”,”CONx-287″ “LE-POIDEVIN Robin”,”The Image of Time. An Essay on Temporal Representation.”,”””But pardon, gentles all, The flat unraised spirits that hath dar’d On this unworthy scaffold to bring forth So great an object (William Shakespeare, Henry V) (in apertura) ‘It is also worth investigating how time is related to the soul’ (Aristotele, Fisica)”,”FILx-322-FRR” “LEPORATTI Mario; VALIANI Leo”,”Storia della resistenza italiana di Roberto Battaglia (Leporatti); Storia del Cartismo di Luigi De Rosa (Valiani).”,”Punto di partenza per l’analisi “”ricostruttrice”” è, come indica il Matteucci, “”lo sforzo problematico del ‘tradurre’ la filosofia della prassi, in generale da tutta la cultura prodotta dall’Europa nella sua storia, e in particolare dallo storicismo idealista”” (p. 9), cioè dal terreno culturale italiano (pag 1039) Ricompaiono nei vari capitoli i meriti e i limiti del lavoro del Matteucci: un sistematico abbozzo di studio per ulteriori ricerche, a cui – se anche non riesce sempre a penetrare con piena comprensione del pensiero esaminato – va pure riconosciuto, il contributo all’inserimento nella vita culturale italiana delle note carcerarie di Antonio Gramsci (pag 1041)”,”STOx-019-FGB” “LEPORE Dante”,”Natura Lavoro Società. Alle origini del pensiero razionale.”,”Dante Lepore è marxista militante, promotore di organizzazioni operaie, redattore di pubblicazioni internazionaliste. Ha lavorato e studiato filosofia a Torino. Ha insegnato lettere, filosofia e storia in licei a Torino e a Roma. Questo saggio nasce dalla militanza politica e culturale in difesa della razionalià scientifica del materialismo dialettico.”,”FILx-112-FL” “LEPRE Aurelio”,”Mussolini l’italiano. Il Duce nel mito e nella realtà.”,”LEPRE insegna storia contemporanea all’Univ di Napoli. Ha scritto saggi storici in particolare sul Mezzogiorno. Tra le sue opere ricordo: -Storia del mezzogiorno d’Italia. 1986 -Le illusioni, la paura, la rabbia. Il fronte interno italiano , 1940-43. 1989 -L’occhio del Duce. Gli italiani e la censura di guerra, 1940-43. 1992 -Storia della Prima Repubblica. 1993 -El duce lo ga dito. 1993 -Italia addio? Unità e disunità dal 1860 ad oggi. 1994″,”ITAF-014″ “LEPRE Aurelio”,”Mussolini.”,”Aurelio LEPRE è Prof ordinario di Storia contemporanea presso l’Univ Federico II di Napoli. Storico d’ispirazione marxista, si è occupato a lungo di storia del Mezzogiorno, dedicando una particolare attenzione all’analisi delle strutture economiche e sociali. Ha scritto ‘Storia del Mezzogiorno nell’età moderna e contemporanea’ (LIGUORI, 1986). Ha studiato poi la società italiana nel XX secolo in particolare interessandosi alla storia delle mentalità e della sensibilità. Ha scritto inoltre: ‘Storia della prima repubblica’ (1993), ‘Via Rasella’ (1997), ‘L’occhio del duce’ (1992), ‘Italia, addio?’ (1993) e ‘Mussolini l’italiano’ (1995). (Case editrici Mulino, Laterza, Mondadori)”,”ITAF-031″ “LEPRE Aurelio”,”Gramsci secondo Gramsci.”,”Aurelio LEPRE è titolare della cattedra di Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Univ di Napoli. E’ autore di varie opere sulla storia moderna e contemporanea del Mezzogiorno d’Italia, tra cui: -Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento (1969) Sul PCI ha scritto: -La Svolta di Salerno (1966) -La formazione del Partito Comunista d’Italia (1971) con Silvano LEVRERO”,”GRAS-025″ “LEPRE Aurelio”,”Il Mezzogiorno dal feudalesimo al capitalismo.”,”Aurelio LEPRE, nato a Napoli nel 1930, insegna storia contemporanea all’ Università di Napoli. Le sue principali pubblicazioni sulla storia del Mezzogiorno sono ‘Contadini, borghesi ed operai nel tramonto dal feudalesimo napoletano’ (MILANO, 1963), ‘La rivoluzione napoletana del 1820-1821’ (ROMA, 1967), ‘Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento’ (ROMA, 1969), ‘Feudi e masserie: problemi della società meridionale nel ‘600 e nel ‘700’ (NAPOLI, 1973), ‘Terra e lavoro nell’ età moderna’ (NAPOLI, 1978). Questo libro prosegue il discorso di ‘Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento’.”,”ITAS-046″ “LEPRE Aurelio”,”Storia degli italiani nel Novecento. Chi siamo, da dove veniamo.”,”LEPRE insegna storia contemporanea all’ università di Napoli Federico II. Ha scritto numerosi saggi storici (v. retrocopertina). “”L’ andamento della guerra tra l’ Unione Sovietica e la Finlandia fece nascere nei circoli dirigenti italiani la sottovalutazione della forza militare dell’ URSS. Attraverso la stampa, essa si propagò anche nella popolazione: “”La Russia viene addirittura dileggiata”” notò un informatore torinese il 23 dicembre 1939: “”la sua strategia di guerra è messa a zero””. (pag 178) “”Fino al 20 maggio, cioè nel corso della prima fase dell’ attacco tedesco, la maggioranza degli italiani rimase contraria alla guerra. Ma quando gli avvenimenti presero un ritmo travolgente, i sentimenti di pietà e talvolta anche d’ indignazione cedettero il passo all’ ammirazione. Nel corso dei venti giorni che trascorsero dal 20 maggio al 10 giugno il tono dei rapporti redatti dagli informatori di polizia cambiò completamente. Mentre le strade si riempivano di studenti che invocavano l’ intervento, si diffusero “”il fascino”” e “”la persuasione”” della vittoria. La capitolazione del Belgio spazzò via i residui dubbi.”” (pag 181)”,”ITAS-073″ “LEPRE Aurelio LEVRERO Silvano”,”La formazione del Partito comunista d’Italia.”,”LEPRE Aurelio LEVRERO Silvano”,”MITC-108″ “LEPRE Aurelio”,”Che c’entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra Oriente e Occidente.”,”””Nel 1870 la rivoluzione sociale scoppiò, ancora una volta, in Francia. E fu generata da una guerra perduta e dall’invasione straniera, non dalla volontà di rompere le catene del vecchio modo di produzione. La guerra non ebbe la forza dirompente che Marx ed Engels le avevano attribuito vent’anni prima. Le sue conseguenze furono sentite solo all’interno della Francia, non investirono nemmeno marginalmente la Prussia. Nell’esercito che invase la Francia c’erano anche gli operai tedeschi, i quali combattevano in nome della nazione. Nell’indirizzo del consiglio generale della Prima Internazionale, approvato il 23 luglio 1870, Marx riprese la posizione assunta pochi giorni prima dai membri parigini dell’Internazionale e invitò gli operai francesi, tedeschi, inglesi e spagnoli a unirsi contro la guerra, giudicata “”una assurdità criminale”” (Karl Marx, La guerra civile in Francia, 1977, p. 33). In una lettera inviata a Marx da Manchester il 15 agosto, Engels ne diede un giudizio diverso: il governo francese aveva costretto la Germania “”a una guerra per la sua esistenza come nazione”” (Karl Marx, Friedrich Engels, Carteggio, vol. VI (1870-1883), 1953, p. 131). Se la Francia avesse vinto, il bonapartismo si sarebbe consolidato per anni, mentre la Germania sarebbe finita, forse, per generazioni. In questo caso il movimento operaio tedesco non avrebbe potuto svilupparsi autonomamente, perché tutto sarebbe stato assorbito dalla lotta “”per creare l’esistenza nazionale””. Se avesse vinto la Germania, la situazione sarebbe stata migliore: “”Gli operai tedeschi potranno organizzarsi su una scala ben diversamente nazionale che non prima, e gli operai francesi avranno certo un campo più libero che non sotto il bonapartismo, qualunque sia il governo che gli succederà””. Ai tedeschi toccava il compito di colpire alla testa lo sciovinismo francese che permeava la massa della popolazione, non solo i borghesi, i piccoli borghesi e i contadini, ma anche il “”proletariato edilizio imperialista, hausmanniano, proveniente dal ceto contadino””. Scriveva Engels: “”Ci si poteva aspettare che questo lavoro sarebbe stato assunto da una rivoluzione proletaria; ma dal momento che c’è la guerra, ai tedeschi non rimane altro che farlo loro stessi e subito””. Le considerazioni di Engels dovettero apparire convincenti a Marx, che in una lettera del 10 settembre lo ringraziò per il suo contributo. In un nuovo indirizzo dell’Internazionale, approvato il 9 settembre, Marx riconobbe che la classe operaia tedesca aveva “”appoggiato risolutamente la guerra””, fornendo, insieme con i contadini, “”i nervi e i muscoli di eserciti eroici”” (K. Marx, La guerra civile in Francia, p. 45), in nome dell’indipendenza della Germania e per liberare la Francia e l’Europa da Napoleone III”” [Aurelio Lepre, Che c’entra Marx con Pol Pot? Il comunismo tra Oriente e Occidente, 2001] (pag 28-29-30)”,”TEOC-038-FL” “LEPRE Aurelio”,”Bordiga e Gramsci di fronte alla guerra e alla Rivoluzione d’ottobre.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: CALAMANDREI Franco, L’iniziativa politica del partito rivoluzionario da Lenin a Gramsci e Togliatti, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 5 N° 4-5 LUGLIO-OTTOBRE 1967 Gramsci forza le posizioni di Mussolini in senso socialista. “”(…) e vi è rinunzia allo scontro immediato anche nell’interpretazione che Gramsci dà dell’atteggiamento di Mussolini. In essa la tesi gramsciana di uno Stato proletario che si sviluppa autonomamente ed in concorrenza con lo Stato borghese viene portata alle estreme conseguenze. Gramsci respinge il sabotaggio della guerra, perché ritiene inutile, in questo momento, uno scontro diretto tra la borghesia ed il proletariato: quella conduca pure la sua guerra, questo, intanto, svilupperà e rafforzerà le sue posizioni, nell’attesa del momento rivoluzionario: “”Non un abbracciamento generale vuole quindi il Mussolini – scrive Gramsci – non una fusione di tutti i partiti in un’unanimità nazionale, che allora la sua posizione sarebbe antisocialista. Egli vorrebbe che il proletariato, avendo acquistato una chiara coscienza della sua forza di classe, e della sua potenzialità rivoluzionaria, e riconoscendo per il momento la propria immaturità ad assumere il timone dello Stato (a fare la …. una disciplina ideale, e permettesse che nella storia fossero lasciate operare quelle forze, che il proletariato, non sentendosi di sostituire, ritiene più forti. E il sabotare una macchina (che ad un vero sabotaggio si riduce la neutralità assoluta, sabotaggio accettato del resto entusiasticamente dalla classe dirigente) non vuole certo dire che quella macchina non sia perfetta e non sia utile a qualche cosa””. Come si vede, Gramsci forza le tesi di Mussolini in un senso socialista che in realtà esse non hanno (…)”” (pag 116-117)”,”GRAS-106″ “LEPRE Aurelio”,”Guerra e pace nel XX secolo. Dai conflitti tra Stati allo scontro di civiltà.”,”Aurelio Lepre ha insegnato Storia contemporanea nell’Università di Napoli.Tra i suoi libri: Storia della Repubblica di Mussolini, Che c’entra marx con Pol Pot, Storia degli italiani nel Novecento, Storia della prima Repubblica, L’anticomunismo e l’antifascismo in Italia.”,”RAIx-048-FL” “LEPRE Aurelio”,”Italia addio? Unità e disunità dal 1860 a oggi.”,”Aurelio Lepre insegna Storia contemporanea all’Università di Napoli. Ha scritti saggi storici con particolare attenzione per il Mezzogiorno, il Pci e la seconda guerra mondiale. La storia di un paese incompiuto e di un popolo in crisi d’identità. Lo scrittore-giornalista Piovene alla scoperta dell’Italia, “”Il paese dei mille Stati entro lo Stato””. “”Nacquero allora molte illusioni sulla possibilità di uno sviluppo che adeguasse il livello di vita del Sud a quello del Nord, eliminando la frattura secolare esistente. Alcuni meridionalisti, rilevando che nel corso degli anni Cinquanta il reddito medio annuo per abitante era aumentato al Sud meno che al Nord, ponevano obiettivi utopistici. Francesco Compagna scrisse che l’intervento dello Stato doveva essere ancora più deciso, per far aumentare il reddito «più rapidamente di quanto non ‘aumentasse’ nelle regioni settentrionali», cosa che, per realizzarsi, avrebbe richiesto nel Sud tassi di sviluppo elevatissimi. Queste illusioni trovarono eco anche nell’opera in cui lo scrittore-giornalista Guido Piovene descrisse un viaggio compiuto attraverso l’Italia, forse la più efficace fotografia delle condizioni dell’Italia di allora. A Napoli Piovene fu colpito, oltre che «dal grande progresso di sviluppo industriale», anche dall’«immensa espansione edilizia», che, a suo parere, ne rappresentavano un aspetto « moderno e razionale». La Napoli degli «scrittori sociali», la città «povera e buia i cui abitanti, rinchiusi nel loro quartiere, ‘ignoravano’ perfino il mare» non lo interessava. Piovene faceva l’elogio della Cassa del Mezzogiorno e ne assolveva gli errori e le incertezze ricordando una frase dell’economista liberale Epicarmo Corbino: «A chi fa le tagliatelle casca la farina per terra». «L’operaio meridionale», sosteneva Corbino parlando con Piovene, «quando è istruito, non è inferiore a nessuno nell’attitudine al lavoro industriale. L’inferiorità naturale del Mezzogiorno di fronte all’industria è una favola». (…) In realtà, dal viaggio di Piovene l’Italia risultava ancora profondamente divisa, non sul piano politico, ma su quello della mentalità”” (pag 189-191)”,”ITAS-229″ “LEPRE Aurelio”,”Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci.”,”””Le idee di Gramsci sul partito sono rese talvolta oscure dal fatto che nelle sue pagine l’espressione «moderno Principe» indica (oltre all’opera teorica in cui dovrebbero essere trattate queste questioni) ora il partito e ora la nuova concezione del mondo. C’è un passo, molto importante, in cui Gramsci si riferisce indubbiamente al moderno Principe come alla nuova concezione del mondo rappresentata dal marxismo: il moderno Principe, «sviluppandosi, sconvolge tutto il sistema di rapporti intellettuali e morali in quanto il suo svilupparsi significa appunto che ogni atto viene concepito come utile o dannoso, come virtuoso o scellerato, solo in quanto ha come punto di riferimento il moderno Principe stesso, e serve a incrementare il suo potere o a contrastarlo» (31). Che per moderno Principe Gramsci qui non intenda il partito risulta dal contesto. L’affermazione si trova infatti in una nota di grande respiro, in cui si tratta del passaggio epocale dalla morale cristiana alla borghese e poi da questa a quella che dovrebbe essere la nuova morale comunista. Su questo punto, il passo non consente equivoci: «Il Principe prende il posto, nelle coscienze, della divinità o dell’imperativo categorico, diventa la base di un laicismo moderno e di una completa laicizzazione di tutta la vita e di tutti i rapporti di costume» (32). Tuttavia gli attacchi a Trockij, i processi contro i suoi seguaci, il modo stesso come venivano considerati nell’Unione Sovietica gli oppositori interni davano un tono di ambiguità alla frase in cui Gramsci scriveva che gli atti compiuti erano considerati virtuosi o scellerati solo in quanto incrementavano o contrastavano il potere del Principe. Essa sembrava, infatti, riferirsi al partito e poteva suonare come una giustificazione di quei processi, giudiziari o politici (33). Senonché lo stesso Gramsci era stato processato politicamente, sicché il passo, se diamo alla definizione di moderno Principe la più ristretta accezione di partito, viene comunque a costituire un’analisi scientifica, non una giustificazione e tanto meno una celebrazione. Ma anche nell’accezione molto più ampia di concezione del mondo il moderno Principe esprimeva pur sempre una visione totalizzante non solo della politica ma di tutti gli aspetti della vita dell’uomo. Per capire le ragioni che spingevano Gramsci ad accettarla, è illuminante il paragone che faceva anche nei ‘Quaderni’ col cristianesimo (riprendendo così un tema a cui, come si è visto, aveva accennato già negli scritti giovanili). Se ne serviva anzitutto per spiegare la sua idea della rivoluzione (e del carattere che doveva avere un marxismo non revisionistico ma autenticamente rivoluzionario): «Il cristianesimo fu rivoluzionario in confronto del paganesimo perché fu un elemento di scissione completa tra i sostenitori del vecchio e del nuovo mondo» (34). E se ne serviva poi per chiarire il rapporto tra Marx e Lenin, che considerava analogo a quello che c’era stato tra Cristo e san Paolo: non si poteva istituire una gerarchia tra Marx e Cristo da un lato e Lenin e san Paolo dell’altro, cioè tra una concezione del mondo e l’azione rivolta a concretizzarla in un nuovo assetto della società, perché l’una e l’altra erano necessarie nella stessa misura (35). Per Gramsci il marxismo avrebbe dovuto realizzare una trasformazione radicale del mondo, di portata eguale a quella del cristianesimo. Perché questa realizzazione fosse possibile, Gramsci, da buon marxista, riteneva necessaria, in primo luogo, la completa modificazione della base economica”” (pag 207-208) [Aurelio Lepre, ‘Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci’, Laterza, Bari Roma, 2000] [(31) Gramsci, Quaderni del carcere, cit., p. 1561; (32) Ibid.; (33) Paolo Spriano ha parlato di «giustificazionismo» (Paolo Spriano, ‘Gramsci in carcere e il partito’, Editrice L’Unità, Roma, 1989, pp. 72-73; (34) Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, cit., p. 435; (35) Ivi, p. 882] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM]”,”GRAS-003-FMP”
“LEPRE Aurelio; SPRIANO Paolo”,”Primi anni del PCI (Lepre); L’esperienza di Tasca a Mosca e il «socialfascismo» (Spriano).”,”Tasca è l’uomo che più strettamente si collega a Bucharin (che si trova alla testa del Comintern (pag 49, Spriano) Ma la lezione dell’esilio di Trotsky è un’altra: che con la svolta a sinistra intrapresa da Stalin, con una politica che riprende seppure in ritardo le tesi di Trotsky e Preobrazhenskij, tutto il fondamento dell’accusa di Termidoro viene a cadere. I termidoriani non sono forse i buchariani? (pag 58, Spriano) Comincia quella che è stata chiamata la terza rivoluzione sociale in Russia e comincia in un momento in cui il potere di Stalin è diventato assoluto. Bucharin già condannato dal partito in aprile, viene escluso dal Presidium del Komintern. Presto sia lui che Rykov e Tomskij, come Zinoviev e Kamenev, faranno atto di sottomissione e autocritica completa. L’opposizione è finita in Urss (pag 65, Spriano) L’espulsione di Tasca avviene dunque in modo tale che il gruppo dirigente è rimasto ancora inalterato, e la ‘leadership’ di Togliatti può, avvalendosi della collaborazione offertagli da Longo e da Secchia, e inviando un suo stretto collaboratore come Grieco a Mosca, fronteggiare il malumore crescente dei «tre» e soprattutto presentare un fronte compatto verso il Komintern (pag 82, Spriano)”,”MITC-006-FGB”
“LEPRE Aurelio”,”Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento.”,”Aurelio Lepre ha insegnato Storia contemporanea nell’Università di Napoli.Tra i suoi libri: Storia della Repubblica di Mussolini, Che c’entra marx con Pol Pot, Storia degli italiani nel Novecento, Storia della prima Repubblica, L’anticomunismo e l’antifascismo in Italia.”,”RISG-001-FL”
“LEPRE Aurelio”,”Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci.”,”””Nell’ ‘Ideologia tedesca’ Marx ed Engels avevano immaginato la società comunista come il luogo in cui l’uomo, liberatosi dei condizionamenti materiali che esistono nel «regno della necessità», avrebbe costruito il «regno della libertà», dove ognuno sarebbe stato libero di vivere la sua vita seguendo le sue inclinazioni e di essere, insieme, cacciatore, pescatore, pastore e intellettuale (16). Engels aveva delineato una società ideale in cui la produzione sarebbe stata organizzata «in base a una libera ed eguale associazione di produttori» e la macchina statale sarebbe stata relegata «nel museo delle antichità accanto alla rocca per filare e all’ascia di bronzo» (17). In ‘Stato e rivoluzione’ Lenin aveva ripreso questa tesi di Engels e, contro l’uso che ne facevano i riformisti, aveva precisato che solo lo Stato proletario si sarebbe «estinto» pacificamente, mentre quello borghese doveva essere «soppresso» dalla rivoluzione proletaria (18). Gramsci aveva una visione meno utopistica dell’estinzione dello Stato e della nascita del «regno della libertà». Sul modo come arrivarci non si discostava dalla linea indicata da Lenin: anche lui sosteneva che, nel corso del periodo di transizione, il proletariato doveva esercitare la dittatura. La borghesia non ne aveva avuto bisogno per far nascere la società borghese, perché molti elementi di questa erano sorti e si erano sviluppati già prima che la borghesia conquistasse il potere politico. Dopo averlo conquistato, per un certo periodo, essa si era anche posta «come un organismo in continuo movimento, capace di assorbire tutta la società, assimilandola al suo livello culturale ed economico» (19). La borghesia, insomma, aveva costruito un modello ideale di società in cui avrebbe non solo esercitato la sua egemonia sulle altre classi, ma le avrebbe mano a mano assorbite, espandendosi. Gramsci riteneva che non vi fosse riuscita: la classe borghese si era «saturata» e, invece di espandersi ulteriormente, si stava disgregando. Incapace di dirigere le altre classi, la borghesia era tornata alla concezione della Stato come pura forza. Gramsci aveva davanti agli occhi l’esempio dell’Italia, dove questo ritorno all’impiego della forza aveva prodotto il fascismo, che tentava di rinsaldare il vecchio ordine sociale con metodi coercitivi (20)”” (pag 201-202) [Aurelio Lepre, ‘Il prigioniero. Vita di Antonio Gramsci’, Laterza, Bari Roma, 1998] [(16) Karl Marx Friedrich Engels, ‘L’ideologia tedesca’, Editori Riuniti, Roma, 1977, p. 24; (17) Friedrich Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, Editori Riuniti, Roma, 1963, p. 204; (18) Lenin, ‘Stato e rivoluzione’, a cura di Valentino Gerratana, Editori Riuniti, Roma, 1970; pp. 71-80; (19) Gramsci, ‘Quaderni del carcere’, cit., p. 937; (20) Ivi, p. 876]”,”GRAS-001-FSD”
“LEPRE Aurelio”,”Il Risorgimento.”,”Aurelio Lepre è nato a Napoli nel 1930. E’ stato professore straordinario di Storia contemporanea nella facoltà di Lettere dell’Università di Napoli. Tra le sue opere: ‘Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento’ (Roma, 1969), ‘Feudi e masserie’ (Napoli, 1973), ‘Terra di Lavoro nell’età moderna’ (Napoli, 1978). La questione del Risorgimento: si pone qui in primo piano le testimonianze riguardanti la struttura economica e sociale ma non si trascura la storia politica e diplomatica. La nota conclusiva ricorda in breve le principali interpretazioni del risorgimento italiano. Contiene tra l’altro: – 9. Marx, ‘Sull’unificazione dell’Italia’ (pag 212-216) – 14. Engels, Garibaldi in Sicilia (pag 237-240) “”Non diversamente dal fanciullo che grida «Al lupo!», gli italiani hanno così ripetutamente affermato che «l’Italia è in fermento e alla vigilia d’una rivoluzione», e le teste coronate d’Europa hanno così spesso cianciato di una «sistemazione della questione italiana», che non dovrebbe far meraviglia se oggi la comparsa del lupo passasse inosservata, e se una vera rivoluzione e una guerra generale in Europa dovessero scoppiare e coglierci di sorpresa! L’Europa del 1859 ha un aspetto decisamente guerriero e se l’atteggiamento ostile, gli evidenti preparativi della Francia e dell’Italia per una guerra contro l’Austria dovessero andare in fumo, nn è improbabile che l’odio ardente degli italiani contro i loro oppressori, unito alle loro sofferenze maggiori, troverebbe sfogo in una rivoluzione generale. Ci limitiamo a dire ‘non improbabile’, perché, se la speranza differita fa male al cuore, il ritardato adempimento di una profezia rende inclini allo scetticismo. Però, se dobbiamo dar credito alle notizie dei giornali inglesi, italiani e francesi, la situazione morale di Napoli è un ‘facsimile’ della sua struttura fisica, e un torrente di lava rivoluzionaria non produrrebbe maggior sorpresa di una nuova eruzione del vecchio Vesuvio. Persone che ci scrivono dagli Stati pontifici insistono in particolare sui sempre più frequenti abusi del governo clericale, e sulla convinzione profondamente radicata nella popolazione romana, che riforme e miglioramenti sono impossibili, che l’unico rimedio sarebbe il totale rovesciamento di detto governo, che non si è fatto ricorso a questo rimedio già da tempo solo a causa della presenza delle truppe svizzere, francesi e austriache, e che, ad onta di questi ostacoli materiali, un tentativo di questo genere può esser fatto ogni giorno e ogni ora. (…)”” (pag 212-213) [Fonte: K. Marx – F. Engels, ‘Sul Risorgimento italiano’, a cura di E. Ragionieri, Roma, Editori Riuniti, 1959, pp. 151-156] [(in) Aurelio Lepre, ‘Il Risorgimento’, Loescher editore, Torino, 1978] “”E qui Garibaldi provò in modo brillante di essere un generale atto non solo alla guerra partigiana, ma ad operazioni ben più importanti’ (Engels, p. 240)”,”ITAB-010-FMB”
“LEPRE Aurelio”,”La rivoluzione napoletana del 1820-1821.”,”‘La rivoluzione napoletana del 1820-1821 può essere considerata parte del Risorgimento italiano, anche se rientra in un contesto più ampio di insurrezioni europee ispirate ai principi liberali e costituzionali. Questo evento fu uno dei primi tentativi di ottenere una costituzione e una maggiore autonomia dal dominio assolutista, anticipando le lotte risorgimentali successive. La rivolta fu guidata da ufficiali e intellettuali appartenenti alla Carboneria, un’organizzazione segreta che promuoveva ideali di libertà e unità nazionale. La pressione dei rivoltosi portò Ferdinando I delle Due Sicilie a concedere la Costituzione del 1820, basata su quella spagnola del 1812. Tuttavia, la restaurazione monarchica con l’intervento delle forze austriache nel 1821 pose fine al movimento, mostrando la difficoltà di ottenere cambiamenti senza il sostegno di una coalizione più ampia. Questo episodio fu significativo perché mostrò il crescente desiderio di indipendenza e autogoverno in Italia, contribuendo alla formazione di un’identità politica comune che culminò nel processo unitario del decennio 1850-1860’ (f. copilot)”,”ITAB-003-FMDP”
“LE-PRESTE Jacques-Anne-Joseph”,”Mémoires pour servir à l’histoire de la guerre de la Vandée. Par le Comte de **.”,”Dono di VSD Attribuito a Jacques-Anne-Joseph Le Preste”,”FRAR-446″ “LEPRI Sergio”,”Dentro le notizie. Cinquant’anni di cronaca, storie e personaggi.”,”Giornalista dal 1945, Sergio Lepri ha diretto l’ANSA dal 1961 al 1990.”,”EDIx-184″ “LEPRINCE-RINGUET Louis direzione, collaborazione di A. ASTIER P. BARANGER G.A. BOUTRY P. COUDERC M. DENISSE C. FERT M. FRANCON R. GIBRAT J. GUERON M. NAHMIAS H. PORTIER F. TROMBE A. TURCAT P. WILLM”,”Grandes découvertes du XXe siècles.”,”Collaborazione di A. ASTIER P. BARANGER G.A. BOUTRY P. COUDERC M. DENISSE C. FERT M. FRANCON R. GIBRAT J. GUERON M. NAHMIAS H. PORTIER F. TROMBE A. TURCAT P. WILLM. “”Nella storia della teoria delle maree, Newton ci avrà dunque dato la gioia di “”conoscere””, Laplace quella di “”comprendere””, Poincaré ci darà quella d’ “”agire””.”” (pag 93) Le macchina per lo sfruttamento dell’ energia delle maree. “”La prima realizzazione sembra essere stata fatta in Germania sulla Persante, a Röstin anche, da M. Fischer, per una potenza di qualche centinaia di cavalli. Poche informazioni furono pubblicate; lo sfruttamento sembrava aver dato luogo a gravi difficoltà, a seguito di condensazioni del vapore d’acqua all’ interno del bulbo a seguito del raffreddamento dell’ aria attraverso l’ acqua esterna al bulbo. Nel gennaio 1952, allo stesso tempo che per i gruppi “”puits””, l’ EDF decideva di far costruire dei gruppi “”bulbes”” sperimentali ad Argentat e a Cambeyrac.”””,”SCIx-225″ “LEPSCHY Anna Laura LEPSCHY Giulio”,”La lingua italiana. Storia, varietà dell’uso, grammatica.”,”Anna Laura Lepschy è nata a Torino e ha studiato all’Università di Oxford. Insegna nel Dipartimento italiano dell’University College di Londra. Giulio Lepschy è nato a Venezia e ha studiato a Pisa (Normale) e all’Univ. di Zurigo, Parigi, Oxford e Londra. Insegna studi italiani nell’Università di Reading.”,”VARx-051-FSD” “LEQUENNE Michel”,”Le Trotskisme. Une histoire sans fard.”,”Michel Lequenne est aussi connu pour ses travaux sur Christophe Colomb et la découverte de l’Amérique, comme critique et historien de l’art. ainsi que pur ses liens avec le mouvement surréaliste. Il a été membre de la 4° Internationale de 1943 à 1988. Il est aujourd’hui membre de la rédaction de la revue Critique communiste. Avant-propos, Photos, Notes, Index,”,”TROS-084-FL” “LE-QUILLEC Robert”,”La Commune de Paris. Bibliographie critique 1871-1997.”,”E’ una collezione di opere sulla Comune. Essa completa i lavori di DEL-BO, SCHULKIND e ROUGERIE. Le 2660 entrate di questa bibliografia si compongono: di nomi degli autori di libri o di articoli apparsi su riviste, di titoli di opere anonime o di contributi multipli (AAVV) non attribuiti direttamente a un autore o curatore della pubblicazione, titoli di giornali e riviste. LE-QUILLEC è un ex funzionario della Ville de Paris, titolare di un DES di diritto pubblico e di un DES di scienze politiche. Colleziona scritti sulla Comune da trent’anni.”,”MFRC-050″ “LE-RAMEY Jean VOTTERO Pierre”,”Mutins de la mer Noire. Un demi-siècle après, deux marins insurgés racontent…”,”Testimonianza di P. Vottero. Ammutinamento a bordo della corazzata ‘Voltaire’ nel giugno 1919. (pag 83) Verbale del processo ai marinai ammutinati della marina francese del mar Nero nel 1919. Estratti dal resoconto del giornale ‘Le Petit Var’ del 29 settembre 1919. (pag 142)”,”MFRx-242″ “LERDA Francesco”,”Algebra moderna e circuiti di commutazione.”,”Francesco Lerda è ordinario di Teoria e applicazione delle macchine calcolatrici presso l’Università di Torino. Dei suoi numerosi scritti la Etas Libri ha pubblicato: Il Fortran IV e la programmazione degli elaboratori elettronici.”,”SCIx-106-FL” “LERNER Warren”,”Karl Radek. The Last Internationalist.”,”Karl RADEK (1885-1939) Warren LERNER è Associate Professor of History alla Duke University.”,”RIRB-046″ “LERNER I. Michael”,”Eredità evoluzione società. Le implicazioni della genetica nel mondo contemporaneo.”,”I. Michael LERNER ha conseguito il dottorato in genetica nel 1936 presso l’ University of California a Berkeley. Quindi è divenuto professore e preside del dipartimento di genetica presso la stessa università.”,”SCIx-145″ “LERNER Gad”,”Operai. Viaggio all’ interno della Fiat. La vita, le case, le fabbriche di una classe che non c’è più.”,”E’ un viaggio nell’ Italia degli anni 1980, attraverso i luoghi e le esperienze degli operai della Fiat. C’è anche uno squarcio sull’ impresa di Giovanni Agnelli. Il reportage va oltre la grande fabbrica, per raccontare la vita quotidiana dei lavoratori nei casermoni di periferia, gli emigranti, le patetiche gite aziendali. Non è solo la storia di una sconfitta collettiva ma nache delle mille vittorie individuali nell’ emanciparsi dalla condizione di operaio. “”Un Cipputi più amaro che mai: – E se ci fottono come sempre? Voi porgete l’ altro culo.”” (pag 12) “”Gli operai sono sopravvissuti all’ Operaio. Un evento storico che con un procedimento logico identico a quello di Manghi, ma specularmente opposto, la studiosa marxista Edoarda Masi bolla d’ infamia: “”Sono arrivati a ridurre gente cosciente e combattiva a branchi disordinati di pecore senza guida”” (E. Masi, Il libro da nascondere, Marietti, 1985) (pag 15)”,”MITT-156″ “LERNER Warren”,”Karl Radek. The Last Internationalist.”,”Preface, Notes, Radek’s Publications, Bibliography, Index, Eight pages of photographs fallow p. 82, Karl RADEK (1885-1939) Warren LERNER è Associate Professor of History alla Duke University.”,”RIRB-012-FL” “LERNER Gad GNOCCHI Laura a cura”,”Noi partigiani. Memoriale della Resistenza italiana.”,”Carlo Nespole, presidente nazionale Anpi Testimonanianze di GERMANO NICOLINI LIDIA MENAPACE CARLO ORLANDINI IDA VALBONESI ARGANTE BOCCHIO VINICIO SILVA GUSTAVO OTTOLENGHI IVONNE TREBBI TOSCA GIORDANI CARLO SMURAGLIA BRUNO BERTOLDI MICHELE MONTAGANO SERGIO DALLATANA MARIO CONDOTTO GASTONE COTTINO SANTE BAJARDI PAOLO ORLANDINI GASTONE MALAGUTI GILBERTO MALVESTUTO IOLE MANCINI GIANNA RADICONCINI LUCIANA ROMOLI PASQUALE CINEFRA LAURETTA FEDERICI ADELINA GROSSI WILMA CONTI ERMENEGILDO BUGNI GUIDO RAVENNA LAURA WRONOSKI OTELLO PALMIERI CICCI VANDONE ALDO GIASSI MARIA SANTILONI CAVATASSI MARIO VECCHIA TERESA VERGALLI VALENTINO BORTOLOSO DINO ZANOBETTI BRUNO SEGRE PRIMO SAMMARCHI ENRICA MORBELLO ANTONIO AMORETTI GIOVANNI MARZONA DINA GUAZZONE MARIO GHIGLIONE UMBERTO CIALENTE ELIGIO EVERRI ARISTEO BIANCOLINI ALDO TORTORELLA MIRELLA ALLOISIO Gad Lerner giornalista editorialista ‘La Repubblica’ Laura Gnocchi giornalista, ha diretto ‘Il Venerdì’ di Repubblica.”,”ITAR-319″ “LERNER Eric J.”,”Il Big Bang non c’è mai stato.”,”Eric J. Lerner è uno scienziato amaricano del laboratorio di fisica del plasma di Lawrenceville. Laureato in fisica alla Columbia University e specializzato all’Università del Maryland, è un ricercatore indipendente e scrittore.”,”SCIx-282-FL” “LE-ROCHEFOUCAULD”,”Maximes suivies d’ extraits des Moralistes du XVIIe siècle. (1665)”,”note manoscritte a margine tra cui : ‘La Rochefoucauld è un Alceste’ (pag 43) Le fonti e la portata della dottrina. Su questo punto, le opinioni – come si vedrà nei Jugements – sono molto divise. Molti autori di manuali risolvono con agilità la questione attribuendo il pessimismo assai cupo di La Rochefoucauld all’ influenza dell’ ambiente giansenista. Riconosciamo che ci sono delle somiglianze assai forti tra certe massime del moralista e certi pensieri di Pascal. Ma: 1° in questo secolo assai cristiano molte di queste considerazioni sulla corruzione della natura umana erano pressoché luoghi comuni tradizionali; 2° la prima edizione dell’ opera di La R. è posteriore di due anni alla morte di Pascal; (…)””. (pag 7) “”Lo spirito della maggior parte delle donne serve più a fortificare la loro follia che la ragione””. (pag 46) “”E’ più disonorevole non fidarsi degli amici che esserne ingannati”” (pag 43) “”La maggior parte dei giovani credono di essere naturali mentre non sono che maleducati e grossolani””. (pag 48) “”Il vero uomo onesto è colui che non si picca di niente””. (pag 48) “”L’ orgoglio non vuole dovere, e l’ amor-proprio non vuole pagare.”” (pag 30) “”Il rifiuto della lode è un desiderio di essere lodati due volte””. (pag 30) “”Ciascuno dice bene del suo cuore, e nessuno osa dire del suo spirito””. (pag 26)”,”VARx-174″ “LEROI-GOURHAN André”,”Gli uomini della preistoria. L’ arte la tecnica le cacce la vita quotidiana nell’ età della renna.”,”L’A è Prof alla Sorbona e D del Centre de Documentation et de Recherches prehistoriques al Musée de l’Homme. Homo sapiens. Francia. “”Ci accingiamo ora a studiare tutti questi uomini prendendo a guida non più la forma del loro cranio, ma quanto ci rimane delle loro opere; la creazione delle tecniche è uno dei caratteri più distintivi dell’ umanità, e non potremmo dunque trovare miglior filo conduttore. In questa creazione, quel che più ci sorprende è il fatto che essa si è sviluppata, dal più semplice al più complicato, attraverso tutti i tempi, indipendentemente dalla razza o dal tipo dei creatori. Si può scrivere tutta la storia delle tecniche umane senza tenere alcun conto della storia degli scheletri; sia stato un essere più simile alla scimmia che all’ uomo oppure un genio, il primo operaio, partendo da zero poteva fare una sola cosa: spaccare un sasso in due pezzi per ricavarne un coltello.”” (pag 62-63)”,”STAx-041″ “LEROI-GOURHAN André”,”Il gesto e la parola. Volume primo. Tecnica e linguaggio.”,”LEROI-GOURHAN André, professore alla Sorbona, con una duplice formazione tecnologica e linguistica. Ha pubblicato molte opere v. retrocopertina del 2° volume.”,”SCIx-405″ “LEROI-GOURHAN André”,”Il gesto e la parola. Volume secondo. La memoria e i ritmi.”,”LEROI-GOURHAN André, professore alla Sorbona, con una duplice formazione tecnologica e linguistica. Ha pubblicato molte opere v. retrocopertina.”,”SCIx-406″ “LEROUGE Erwig”,”Le mouvement socialiste et la Première Guerre mondiale.”,”fonte http://www.marx.be LEROUGE Erwig redattore capo rivista belga ‘Etudes marxistes’ (già filosovietica e antitrotskista; v. articolo della rivista N. 15 del 1992: ‘Sans la trahison du parti socialiste allemand, le fascisme n’aurait jamais triomphé en Allemagne dans les années trente.’) Il “”tradimento”” della SPD non è stato una sorpresa. “”Le 8 août 1914, au Reichstag, ce fut la social-démocratie allemande qui, la première, rompit avec les principes de l’antimilitarisme en accordant au Kaiser les crédits nécessaires à la guerre. C’était en contradiction flagrante avec le principe du dirigeant du parti August Bebel, décécé juste un an plus tôt, le 13 août 1913 et qui disait: “”Pour ce systàme, pas un centime, pas un homme!””. Au niveau interne, le SPD avait déjà derrière lui un tel processus de transformation que le soutien aux crédits de guerre n’était plus vraiment une surprise. Il est vrai que, durant les mois qui précédèrent la guerre, il y eut encore en divers endroits des manifestations sociales-démocrates contre la guerre. Mais la détermination à vouloir utiliser cette guerre pour mobiliser contre le système capitaliste et pour appeler à son renversement faisait amplement défaut. Dans leurs mémoires, deux vétérans du parti, Carl Litkes et Alfred Mühls, parlent d’une réunion aec l’éminent parlementaire du SPD, Otto Wels, fin juillet 1914, à Berlin. “”Lors d’un grand rassemblement de protestation contre la menace de guerre, dans les derniers jours de juillet, le camarade Otto Wels s’en prit à la guerre et décrivit ses horreurs dans toutes leurs variantes. Mais, ce qui nous surprit, c’est qu’il ne nous dit pas ce qui devait se passer pour empêcher le début de la guerre. Nous nous demandions: y a-t-il là un jeu de dupes? L’assemblée de la Direction, qui eut lieu par la suite, confirme notre crainte. Wels expliqua que rien ne pouvait encore retenir le déclenchement de la guerre. Cette annonce provoqua une véritable tempête de protestations. Nous dîmes à Wels ce à quoi nois nous étions attendus: une discussion des mesures contre la guerre. Le camarade Homig accusa Wels de trahison. Au lieu de répondre, Wels se leva, indigné, et déclara qu’il ne pouvait pas discuter avec nous sur cette base (13). Après que les socialistes allemands eurent décidé de collaborer à l’invasion allemande de la Belgique, leur camarades des autres pays se retrouvérent naturellement dans une situation pénible. La population belge elle aussi soutenait en grande partie la nécessité de défendre le pays contre l’invasion. Mais la direction du POB ne se posa même pas la question sur la façon de poursuivre la lutte contre la guerre. Pour reprendre les propos de Vandervelde, les travailleurs belges seront envoyés au massacre en ces termes: “”C’est une guerre sainte pour le droit, la liberté et la civilisation, pour le droit des peuples à l’autodetermination”””” (pag 5-6) (13) Berlin 1917-1918. [Parteiveteranen berichten über die Auswirkungen der Großen Sozialistischen Oktoberrevolution auf die Berliner Arbeiterbewegungen, Berlin, 1957, pp. 13 et 14-15, Citation dans Geschichte der deutschen Arbeiterbewegung, Band 2, p. 429]”,”QMIP-214″ “LEROUX Pierre, a cura di Angelo PRONTERA Leonardo LA-PUMA”,”Libertà uguaglianza comunione.”,”””Il «geniale Leroux»”” (Marx) “”La testa più robusta della Francia”” (Mazzini) “”Uno dei più profondi pensatori del suo tempo”” (Balzac) (quarta di copertina)”,”SOCU-009-FMB” “LEROY Maxime”,”La vie véritable du comte de Saint-Simon, 1760-1825.”,”””Saint-Simon ha saputo presto quello che voleva ed è rimasto perseverante nelle sue ricerche di perfezionamento sociale (…). Uomo di volontà, è rimasto fedele alla sua opera, al suo ideale, alle sue curiosità, attraverso le traversie di una vita tempestosa, come un Balzac attaccato alla Comedie humaine, con la stessa costanza; o come uno Zola che si era dato un compito simile durante i suoi inizi letterari, imponendosi il duro obbligo del suo celebre principio d’ordine: nulla dies sine linea. Non c’è un artista né un ricercatore che non abbia avuto, nella sua gioventù, qualche alta ambizione di quest’ordine; e se occorre parlare di ‘missione’ di Saint-Simon, bisogna parlare di ‘missione’ di Balzac, di Zola, di Pasteur, di tutti i grandi uomini laboriosi ed energici””. (pag 282-283)”,”SOCU-106″ “LEROY Maxime”,”Histoire des Idées sociales en France. 2. De Babeuf a Tocqueville.”,”Il cosmopolitismo di Montesquieu, di Mercier de la Riviere e di Rousseau. “”Le nazioni cercano invano la pace con una bilancia di potenza; esse la conosceranno allorquando si saranno elevate alla conoscenza delle leggi essenziali della proprietà e della libertà che governano tutte le società politiche. Allora esse supereranno l’ ostacolo che alzano le distinzioni nazionali. Questa grande idea che i filosofi sembrano intravvedere, diceva Mercier, questa unità, nascosta per il momento, si realizzerà quando si saranno sbarazzate degli interessi artificiali e arbitrari che le dividono. Questa confederazione non è chimerica. In fondo, la politica di bilancia le serve già come fondamento.”” (pag 222-223)”,”TEOS-115″ “LEROY Maxime”,”Histoire des Idées sociales en France. 1. De Montesquieu a Robespierre.”,”””La libertà di stampa concessa, era, per Stendhal come per Madame de Staël, per Chateaubriand, per Benjamin Constant, per tutta l’ opinione liberale, la fine di tutti i mali; essa era difesa, messa di fronte come una panacea. Sembrava loro, a questi uomini che però l’ ottimismo non accecava, che l’ ordine e la giustizia avrebbero regnato alla fine, dal giorno in cui tutte le opinioni avessero potuto affrontarsi, i cittadini non avessero più altra arma, infine, che la ragione. La ragione, che dopo Descartes, si credeva ancora essere la compagna obbligata della virtù. Agli occhi di Stendhal, la libertà di stampa è “”l’ ancora unica alla quale si tengono tutte le nostre libertà”” (…)””. (pag 191) Cosmopolitismo di Montesquieu (pag 221)”,”TEOS-116″ “LEROY Maxime”,”Histoire des Idées sociales en France. 3. D’ Auguste Comte a P.J. Proudhon.”,”””Proudhon ha detto: libertà! Louis Blanc: autorità; da qui la loro querelle (…). Il libertario Proudhon si mostra vicino agli economisti; l’ autoritario Louis Blanc, prossimo dei giacobini, questo ammiratore di Robespierre del quale Proudhon si sentiva in fondo un nemico inconciliabile.”” (pag 288) Proudhon scrive: organizzazione tramite le forze economiche; Louis Blanc scrive: per mezzo dello Stato. Né l’uno né l’ altro vogliono lasciare pienamente libere queste forze; libere, pertanto scoordinate, disordinate. Proudhon e Louis Blanc hanno pensato, tutti e due, all’ introduzione di una potenza pubblica, con la speranza ben vana che la libertà avrebbe reso questa tutela, questo aiuto a poco a poco inutile””. (pag 289)”,”TEOS-117″ “LEROY Maxime”,”La coutume ouvrière. Syndicats, Bourses du travail, Fédérations professionnelles, coopératives. Doctrines et institutions. Tome second.”,”””Georges Sorel (1) a estimé que les unionistes anglais ont eu tort (et par là même les syndicalistes francais) de vouloir solutionner systématiquement une question aussi pratique. Si les anciennes Unions on erré en édictant une obligation inexorable, les nouvelles Unions commettraient une plus grande faute en séparant aussi complètement la mutualité et le syndicalisme. C’est se priver d’ un avantage, capable d’étendre le nombre des syndiqués: “”Il ne faut pas négliger trop complètement le nombre aussi bien dans les luttes sociales qu’à la guerre””.”” (pag 768) (1) L’ avenir socialiste des Syndicats (éd 1901) p. 33 et s.”,”MFRx-282″ “LE-ROY-LADURIE Emmanuel”,”Le frontiere dello storico.”,”Fino a pag 24 alcune pagine bianche ————————————————————————— Nato in Normandia, a Caen, nel 1929, E. LE-ROY-LADURIE ha studiato a Montpellier e poi a Parigi (Ecole Pratique des Hautes Etudes) alla scuola di Fernand BRAUDEL del quale ha recentemente ereditato la cattedra. Oltre che dell’ ormai classico ‘Les paysans de Languedoc’ (tradotto da Laterza) è autore di una ‘Histoire du climat depuis l’an mil’. ————————————————————————— Biographie de l’auteur Directeur d’études à l’Ecole pratique des hautes études (1965), professeur d’histoire de la civilisation moderne au Collège de France (1973), administrateur général de la Bibliothèque nationale 1987-1994, président du conseil scientifique de la Bibliothèque nationale de France (1994-2000), Emmanuel Le Roy Ladurie est, avec Fernand Braudel et Georges Duby, l’un des principaux représentants de la Nouvelle Histoire, née de l’école des “” Annales “”. Historien réputé, il est l’auteur d’ouvrages de référence, dont Montaillou, village occitan de 1294 à 1324 (Gallimard) et d’une Histoire de France en plusieurs tomes (Hachette Littératures).”,”STOx-057″ “LE-ROY-LADURIE Emmanuel”,”Histoire du climat depuis l’an mil.”,”Normaliano, agregé d’histoire e docteur en lettres, Emmanuel Le Roy Ladurie è il primo storico ad essersi interessato allo studio del clima. Professore onorario al College de France, membro dell’ Académie des sciences morales et politiques, ha scritto e pubblicato numerose opere tra cui ‘Histoire des paysans français’ (Seuil, 2002) e ‘Histoire humaine et comparée du climat’ (Fayard 2004-2009)”,”STOS-227″ “LERSKI George Jan”,”Origins of Trotskyism in Ceylon. A Documentary History of Lanka Sama Samaja Party, 1935-1942.”,”””This powerful though erratic (i.e., in its pessimistic estimate of the British Labour Party’s intentions toward India) appeal by the actual founder of the newest Communist International was to have much more impact on the Ceylonese revolutionaries than it ever had on the Indian addresses, overshadowed as they were by the dynamic Congress Party. Indeed it seems astonishing that Trotsky never mentioned Ceylon or his LSSP followers in this long document while he praised a numerically small and ideologically split group of Indochinese revolutionaries. In July 1939 Trotsky was hardly aware of the existence of Ceylon’s Equality Party and of its growing commitment toward his policy and its recently created instrument, the Fourth International. The first personal contact was established in November 1939 through the New York headquarters of the intellectually vigorous U.S. Trotskyite movement, the Socialist Workers Party. The prominent Samasamajist Mrs Selina Perera made a futile attempt to visit Trotsky in Coyoacan, Mexico.”” (pag 184-185) Bolshevik-Leninist Party of India (pag 183-84, 189n, 249, 265) Questione guerra: posizione LSSP: difesa democrazia e indipendenza (pag 199) LSSP (Lanka Sama Samaja Party)”,”TROS-187″ “LESCOHIER Don D. BRANDEIS Elizabeth (COMMONS John R.)”,”History of Labor in the United States. Volume III. Working Conditions by Don D. Lescohier; Labor Legislation by Elizabeth Brandeis.”,”John R. Commons (1862-1945), Institutional Economist and Pioneer Historian of American Labor”,”MUSx-005-FGB” “LESCOT Patrick”,”L’ impero rosso. Mosca e Pechino 1919-1989. Storia e tragedia di una grande amicizia fra due rivoluzioni.”,”LESCOT è diplomato all’ Institut des langues et civilizations orientales e possiede una approfondita conoscenza della Cina dove è vissuto per diversi anni come corrispondente di AFP per la quale lavora da sedici anni.”,”CINx-085″ “LESCOT Patrick”,”L’ empire rouge. Moscou – Pékin, 1919-1989.”,”Tra le molte foto c’è quella del ‘macellaio’ e torturatore Ezhov. LESCOT Patrick laureato in lingue e civiltà orientali, e in filosofia, conosce ben presto la Cina. Vi ha soggiornato per vari anni come corrispondente dell’ AFP, ove lavora da 16 anni (al 1999). L’A ringrazia Roderick MacFARQUHAR per avergli aperto gli archivi della Fairbank Foundation di Harvard. “”Stalin e Manuilski ne avevano convenuto, quel giorno: uno solo era capace di farli uscire dal pantano: Li Lisan. Il Comintern non aveva che da inviarlo a ristabilire il collegamento. Si preavvertirà il generale Berzin – il capo del GRU, il servizio informazioni dell’ Armata Rossa – della missione del Cinese. Li Lisan non era mai andato sulle spiagge del Mar Nero né in un sanatorio. Aveva ripreso la Transiberiana e deviato verso Sud, in direzione di Alma Ata, in Kazakhistan. Laggiù, in una base segreta dell’ Armata Rossa perduta in una zona desertica, a due passi dalla Cina, i militari sovietici l’ avevano installato davanti a una potente emittente. Al suo fianco lavorava un operatore radio Liu Changshen, fiero d’aver per nipote nel proprio paese un giovane generale comunista di nome Lin Piao. Vladivostok non captava più Shanghai, Alma Ata avrebbe ristabilito i contatti con il partigiano del Jiangxi. Come un medico, Li Lisan, nervoso, si era messo ad ascoltare la frequenza dei battiti del cuore del paziente cinese: dove diavolo erano i compagni, laggiù? A Mosca, le informazioni di prima mano erano risicate.”” (pag 224)”,”CINx-187″ “LESCURE Jean”,”La Révolution Russe – Le Bolchevisme – Communisme et NEP.”,”Jean Lescure, professeur à la Faculté de Droit de Paris,. Professeur honoraire à la Faculté de Droit de Bordeaux. Preface, Annexes: I. Le Conseil des Commissaires du Peuple (formé le 26 octobre 1917), II. Les élections à la Constituante – répartition des suffrages, III. La Déclaration des Droits du Peuple travailleur et exploité, IV. Chronologie des événements politiques: 1917-1923, V. Schéma de la Constitution Soviétique, VI. Population de la Russie, Graphiques, table des matières, tabelle,”,”RIRO-130-FL” “LESCURE Jean”,”Des crises générales et périodiques de surproduction. Tome II. Causes et remèdes.”,”Jean Lescure, professeur à la faculté de droti de l’Université de Paris. Nel volume I: Studio storico delle crisi: 1837, 1866, 1873, 1882, 1884, 1890, 1893, 1900, 1907, 1913-1914, 1929-1930, 1933-1937″,”ECOT-393″ “LESER Norbert”,”Teoria e prassi dell’ austromarxismo.”,”Leser. Norbert. Teoria e prassi dell’austromarxismo. Traduzione di Gabriella Bonachi e Carla Buttazzi. Curato dall’Istituto Socialista di Studi Storici. Roma, Mondo Operaio Edizioni Avanti 1979, cm.14×21,5 pp.260, brossura copertina figurata.”,”TEOC-038″ “LESER Norbert”,”Zwischen Reformismus und Bolschewismus. Der Austromarxismus als Theorie und Praxis. Erster Teil. Karl Renner und Otto Bauer als Gesellschaftsdenker. Zweiter Teil. Einheit um jeden Preis. Dritten Teil. Max Adler als Philosoph des Austromarxismus.”,”‘Zwischen Reformismus und Bolschewismus. Der Austromarxismus als Theorie und Praxis. Erster Teil. Karl Renner und Otto Bauer als Gesellschaftsdenker. Zweiter Teil. Einheit um jeden Preis. Dritten Teil. Max Adler als Philosoph des Austromarxismus.'”,”TEOC-248″ “LESER Norbert”,”Karl Renner e il marxismo.”,” Renner già impiegato statale “”I concetti fondamentali della sua opera, a cui egli restò fedele per tutta la vita nonostante le modifiche apportatevi in base all’esperienza storica, emergono già nei suoi primi scritti, ch’egli dovette pubblicare con uno pseudonimo a causa della sua posizione di impiegato statale presso la biblioteca del parlamento: già in queste opere giovanili si riscontra la presenza degli elementi che costituiscono l’imponente construzione del pensiero e della vita di Renner, e appaiono fissate le combinazioni e i principi creativi che contraddistinguono il pensiero politico di Renner. Così il saggio ‘Staat und Parlament’, pubblicato nel 1901 sotto lo pseudonimo di Rudolf Springer, continene già quella fondamentale e incrollabile fede nella democrazia che per Renner non solo era importante come mezzo per la conquista del suffragio universale paritario, che allora era ancora un obiettivo di lotta politica, ma non perdette mai il suo alto significato anche dopo la conquista di quell’obiettivo. La democrazia, come governo della maggioranza e diritto garantito alla minoranza ad operare liberamente e poter essa stessa divenire un giorno maggioranza, era e rimase per Renner il fondamento naturale e irrinunciabile della convivenza umana nella società moderna. (…) Renner giustificava il dominio della maggioranza non affermando che la maggioranza deve aver sempre ragione, ma dimostrando che il governo di una minoranza era cosa assai più inamissibile che la sottomissione di una minoranza al volere della maggioranza: “”La minoranza deve sottomettersi alla maggioranza se non altro perché è evidentemente molto peggio quando la maggioranza è asservita alla minoranza!”” (1)”” (p. 407-408) (1) Karl Renner, Was ist die Nationale Autonomie? (Introduzione al problema nazionale e illustrazione dei principi del programma nazionale della socialdemocrazia), Wien, 1913, p. 25 Altro pseudonimo: J. Karner (pag 411)”,”TEOC-650″ “LESKÒV Nikolàj S.”,”Il viaggiatore incantato. L’angelo suggellato.”,”La formazione di Nikolàj Semënovic Leskòv nel primo trentennio della vita – dal 1831, anno di nascita, fino al debutto letterario all’inizio degli anni sessanta – è delineata come meglio non si potrebbe in una nota autobiografica che lo scrittore stese presumbilmente nel 1885, dieci anni prima di morire.”,”VARx-174-FL” “LESKY Albin”,”Storia della letteratura greca. Volume II: Dai sofisti all’età di Alessandro.”,”Albin Lesky è nato a Graz nel 1896. Ha studiato e insegnato filosofia all’Univesità di Vienna. Dono di Zucchiati”,”STAx-314″ “LESKY Albin”,”Storia della letteratura greca. Volume I. Dagli inizi a Erodoto.”,”Albin Lesky è nato a Graz nel 1896. Ha studiato e insegnato filosofia all’Univesità di Vienna. E’ stato uno dei più rappresentativi grecisti di lingua tedesca del XX secolo.”,”STAx-375″ “LESKY Albin”,”Storia della letteratura greca. Volume II: Dai sofisti all’età di Alessandro.”,”Albin Lesky (1896-1981) autore, oltre che della Storia della letteratura greca, di molte importanti opere sulla tragedia e sull’epica arcaica, sui rapporti tra mito e folklore, tra realtà storica e orizzonti simbolici. E’ considerato uno dei più importanti grecisti di lingua tedesca del XX secolo. “”Platone affermava che i suoi scritti non contenevano tutta la sua dottrina. Ciò che egli scrisse dopo il primo ritorno dalla Sicilia va visto sullo sfondo del lavoro dell’Accademia. Questo era il luogo in cui Platone conduceva sulla sua strada scolari dotati, finché scoccava la scintilla e si rivelava la conoscenza più alta. Sull’attività didattica dell’Accademia al tempo di Platone sappiamo così poco che talvolta si è voluto escludere che avesse carattere scientifico”” (pag 686)”,”STAx-006-FFS” “LESKY Albin”,”Storia della letteratura greca. Volume III: L’ellenismo.”,”Albin Lesky (1896-1981) autore, oltre che della Storia della letteratura greca, di molte importanti opere sulla tragedia e sull’epica arcaica, sui rapporti tra mito e folklore, tra realtà storica e orizzonti simbolici. E’ considerato uno dei più importanti grecisti di lingua tedesca del XX secolo.”,”STAx-007-FFS” “LEßNER Friedrich”,”Ich brachte das “”Kommunistische Manifest”” zum Drucker.”,”Verzeichnis der von Leßner erwähnten Schriften von Marx und Engels (pag 396-) Ich brachte das “”Kommunistische Manifest”” zum Drucker. (Ho portato a stampare il Manifesto Comunista)”,”MADS-522″ “LESOURD Jean-Alain”,”La république d’Afrique du Sud.”,”LESOURD Jean-Alain La guerra anglo-boera, 1899-1902. (pag 38-39)”,”AFRx-095″ “LESSING Erich (testi e foto), FEJTO Francois KONRAD György BAUQUET Nicolas (testi)”,”Budapest 1956. La Révolution.”,”””Dei libri e dei dischi sovietici sono bruciati davanti a una libreria di via Vaci, nel centro città, verso il 30 ottobre 1956. Un insorto entusiasta declama il ‘Canto nazionale’ di Petöfi””. (pag 138) “”Gli insorti bruciano le bandiere rosse davanti alla sede di Budapest del Partito comunista”” (pag 144) “”Janos Mesz, detto “”Jeannot gamba di legno””, uno dei capi del gruppo d’ insorti del passaggio Corvin, davanti al teatro Erkel, piazza Köztarsasag (piazza della Repubblica), il 30 ottobre 1956) (pag 152)”,”MUNx-042″ “LESURE Michel”,”Les sources de l’ histoire de Russie aux archives nationales.”,”””I dossiers più interessanti sono raggruppati in due serie di faldoni intitolati rispettivamente: “”Agissements antitsaristes de 1881 à 1914″” (…) e “”Révolutionnaires russes en France de 1907 à 1918″” (…)””.”” (pag 34)”,”RUSx-116″ “LETHBRIDGE David”,”Norman Bethune in Spain. Commitment, Crisis and Conspiracy.”,”‘Il dottor Norman Bethune, noto anche con il nome cinese Bái Qiú’en (???), è stato un medico canadese attivo durante la guerra civile spagnola e nella seconda guerra sino-giapponese 1. Bethune è stato un personaggio straordinario, impegnato in missioni mediche e umanitarie in contesti di conflitto. Nel 1937, durante la guerra civile spagnola, Bethune si unì all’unità medica e svolse un ruolo cruciale nel fornire cure ai feriti. La sua dedizione e il suo spirito di solidarietà lo resero una figura rispettata e ammirata. In quel periodo, ebbe un dialogo memorabile con Tina Modotti, un’altra figura impegnata nell’assistenza medica internazionale. Il loro scambio di parole rifletteva la determinazione e la forza d’animo necessarie per affrontare le sfide sul campo di battaglia 2. Bethune non solo si preoccupava della salute dei feriti, ma anche della politica e dell’ideale democratico. Era un convinto internazionalista e criticò apertamente i governi di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna per il loro rifiuto di vendere armi alla legittima Repubblica Spagnola, che era sotto attacco da parte di Franco con l’aiuto di fascisti e nazisti 2. La sua eredità è stata celebrata in tutto il mondo, e il suo impegno a favore della medicina e della giustizia sociale continua a ispirare molte persone. Per saperne di più sulla vita e le gesta del dottor Norman Bethune, puoi leggere la biografia scritta dal giornalista inglese Ted Allan, intitolata “Il cuore e la spada” 3’. (copil.)”,”MSPG-021-FSD” “LETO Guido”,”Ovra. Fascismo – Antifascismo.”,”””Ai mezzi ordinari di rilevamento della pubblica opinione, collo scoppio della guerra, se n’era aggiunto un altro, efficacissimo se intelligentemente adoperato: la censura di guerra. Si dirà che, conoscendo l’esistenza della censura, gli scritti non sono sinceri, ed, in linea di massima, il ragionamento va. Non va più tanti quando lo scrittore non è un intellettuale o uno smaliziato e quando l’azione giudiziaria per manifestazioni di disfattismo espresse epistolarmente non si esercita. Ora, Mussolini ebbe l’intelligenza ed il buon senso di raccomandare la più larga comprensione degli sfoghi epistolari, per la carenza di cibo, per le difficoltà della vita quotidiana e per tutti quegli argomenti che avevano una ragione nell’eccezionalità dei tempi, tanto che i processi per disfattismo, a mia memoria, furono rarissimi se pur ve ne furono. La stranezza, sulla quale non oso formulare alcun apprezzamento, che si rilevava dalla lettura della posta militare ‘proveniente’ dai vari fronti, data la pessima situazione bellica, era questa: uno spirito elevatissimo, una speranza di vittoria, un grande senso di sopportazione per le fatiche e per i disagi, pel cattivo armamento ed equipaggiamento e pel cattivo comando; tutto in contrasto nettissimo collo spirito del paese (secondo i rilievi fatti dalla lettura della posta ‘in partenza’ per i vari fronti) sempre più depresso, sempre più avvilito sempre meno disposto a continuare la guerra”” (pag 240)”,”ITAF-002-FSD” “LE-TOURNEAU Dominique”,”L’ Opus Dei.”,”LE-TOURNEAU, sacerdote, è da molti anni membro dell’ Opus Dei. Ha conosciuto direttamente e frequentato il fondatore, Mons. ESCRIVA’ DE BALAGUER. Detiene il D.E.S. in scienze economiche e il dottorato in diritto canonico. Studioso di quest’ultima disciplina, ha condensato la sua ricerca scientifica in numerose pubblicazioni. Vive attualmente a Parigi.”,”RELC-048″ “LETTA Enrico”,”L’Europa a venticinque.”,”Enrico Letta è parlamentare europeo ed è stato tre volte ministro. Tra le sue pubblicazioni: Euro sì. Morire per maastricht, Dialogo intorno all’Europa (con L. Caracciolo) e, in questa stessa collana L’allargamento dell’Unione europea.”,”EURE-041-FL” “LETTA Enrico”,”L’allargamento dell’Unione europea. Dal Circolo polare artico al Mar Nero, i nuovi confini dell’Europa.”,”Enrico Letta parlamentare, segretario generale dell’Arel, è stato tre volte ministro.”,”EURx-112-FL” “LETTIERI Luigi R., a cura”,”La costituzione inglese.”,”Documenti nella seconda parte: testi ufficiali dal 1100 al 1931″,”UKIx-145″ “LEUCHTENBURG William E.”,”Roosevelt e il New Deal 1932-1940.”,”LEUCHTENBURG William E. è Prof di storia alla Columbia Univ di New York sin dal 1952. Autore di molti studi sul New Deal e su altri argomenti di storia contemporanea, nel 1964 ha vinto con quest lavoro il Francis Parkman Prize. I quattro mesi d’intervallo fra l’elezione di ROOSEVELT nel novembre 1932 e il suo insediamento nel marzo 1933 furono per gli USA i più tormentosi di tutta la crisi, dopo che tre anni di difficoltà economiche avevano ridotto a meno della metà il reddito nazionale e il fallimento di 5000 banche aveva spazzato via 9 milioni di libretti di risparmio. Il New Deal fu la risposta vincente, in USA, della democrazia liberale alla Grande Crisi mondiale del 1929. ROOSEVELT una volta disse: “”Mi muovo in un senso contrario sia a Roma che a Mosca”” ovverso senza togliere il dissenso e irreggimentare gli operai.”,”USAS-045″ “LEUCHTENBURG William E.”,”Roosevelt e il New Deal 1932-1940.”,”LEUCHTENBURG William E. è Prof di storia alla Columbia Univ di New York sin dal 1952. Autore di molti studi sul New Deal e su altri argomenti di storia contemporanea, nel 1964 ha vinto con quest lavoro il Francis Parkman Prize. I quattro mesi d’intervallo fra l’elezione di ROOSEVELT nel novembre 1932 e il suo insediamento nel marzo 1933 furono per gli USA i più tormentosi di tutta la crisi, dopo che tre anni di difficoltà economiche avevano ridotto a meno della metà il reddito nazionale e il fallimento di 5000 banche aveva spazzato via 9 milioni di libretti di risparmio. Il New Deal fu la risposta vincente, in USA, della democrazia liberale alla Grande Crisi mondiale del 1929. ROOSEVELT una volta disse: “”Mi muovo in un senso contrario sia a Roma che a Mosca”” ovverso senza togliere il dissenso e irreggimentare gli operai.”,”USAE-022″ “LEUTNER Mechthild FELBER Roland TITARENKO M.L. GRIGORIEV A.M. a cura; saggi di Marianne BASTID-BRUGUIERE Ming K. CHAN Roland FELBER Iurii M. GARUSHIANTS Christina K. GILMARTIN Alexander M. GRIGORIEV Ishikawa YOSHIHIRO Anastasia I. KARTUNOVA Thoralf KLEIN Joachim KRÜGER Mechthild LEUTNER Alexander V. PANTSOV Hans PIAZZA Alexander A. PISAREV Steve SMITH Mikhail L. TITARENKO Tim TRAMPEDACH Yang TIANSHI Yu MIIN-LING”,”The Chinese Revolution in the 1920s. Between triumph and disaster.”,”Saggi di Marianne BASTID-BRUGUIERE Ming K. CHAN Roland FELBER Iurii M. GARUSHIANTS Christina K. GILMARTIN Alexander M. GRIGORIEV Ishikawa YOSHIHIRO Anastasia I. KARTUNOVA Thoralf KLEIN Joachim KRÜGER Mechthild LEUTNER Alexander V. PANTSOV Hans PIAZZA Alexander A. PISAREV Steve SMITH Mikhail L. TITARENKO Tim TRAMPEDACH Yang TIANSHI Yu MIIN-LING. Il libro spazia sul periodo 1919-1931 “”Durante questo periodo, Chiang Kai-shek legge pure la biografia di R. Tagore, che porta al suo allontanamento dal marxismo: “”Oggi ho letto due volte ‘The Biography fo R. Tagore’. Lenin maneggia potenza e lotta come mezzi della rivoluzione mondiale. Uno è idealista, e l’ altro è materialista. Da un punto di vista filosofico, io sostengo lo spirito”” (12 novembre 1923) (…). Durante questo periodo, Chiang Kai-shek approfondisce la storia della rivoluzione in Germania, Francia, Russia e altri paesi. Nel 1923 legge attentamente la ‘Storia del socialdemocrazia tedesca’ e nei corso dell’ anno successivo legge la ‘Storia della rivoluzione francese’, egli nota le molte analogie tra le rivoluzione francese e russa e ovviamente approva i metodi impiegati dai russi (…). Ci sono anche molti riferimenti sulle sue letture di libri sul pensiero di Sun Yat-sen: egli cita la ‘Teoria della perequazione dei diritti della terra’.”” (pag 79)”,”MCIx-014″ “LEUTNER Mechthild FELBER Roland TITARENKO Mikhail L. GRIGORIEV Alexander M. a cura, Saggi di Marianne BASTID-BRUGUIÈRE Ming K. CHAN Iurii M. GARUSHIANTS Christina K. GILMARTIN Ishikawa YOSHIHIRO Anastasia I. KARTUNOVA Thoralf KLEIN Joachin GRÜGER Alexander V. PANTSOV Hans PIAZZA Alexander A. PISAREV Steve SMITH Tim TRAMPEDACH Yang TIANSHI Yu MIIN-LING”,”The Chinese Revolution in the 1920s. Between triumph and disaster.”,”Marianne Bastid.Bruguière, Directeur de Recherche at the Centre national de la Recherche Scientifique (CNRS) in Paris and Professor at Paris 7 University, has published widely on the political and intellectual history of the late Qing, and on the history of education and scientific institutions in modern and contemporary China. Ming K. Chan, research Fellow at the Hoover Institution, Stanford University, has written many works on Hong Kong and the Chinese labor movement. Roland Felber, former Professor of Chinese History at Humboldt Universität in Berlin, was the author of many books and articles on the history of China, the intellectual history of China in the nineteenth and twentieth centuries and on the history of the relationship between China and Germany. Iurii M. Gerushiants, Senior Research Fellow of the Institute of Oriental Studies, at the Russian Academy of Sciences, Moscow. Christina K. Gilmartin, Associate Professor of History at Northeastern University, Boston, Director of Women’s Studies and Co-ordinator of the Gender Studies Workshop at Fairbank Center, Harvard University. Alexander M. Grigoriev, Senior Research Fellow of the Institute of Far Eastern Studies at the Russian Academy of Sciences, Moscow. Ishikawa Yoshihiro, Associate Professor of Modern Chinese History at the Faculty of Letters, Kobe University. Anastasia I. Kartunova, Research Associate with the Institute of Far Eastern Studies at the Russian Academy of Sciences. Thoralf Klein, Research Fellow at the Department of History, University of Erfurt. Joachim Krüger, former professor of Political Sciences at the Institute of International Relations, Posdam-Babelsberg. Mechthild Leutner, Professor of Sinology at Freie Universität Berlin. Alexander V. Pantsov, Deputy Director of the Moscow State University Institute of Asian and African Studies. Hans Piazza, Professor emeritus of Modern History at the University of Leipzig. Alexander A. Pisarev, the Director of the Graduate Institute of Slavic Studies and the Department of Russian Language and Literature of Tamkang University, Taiwan. Steve Smith, Professor of History at the University of Essex, England. Mikhail L. Titarenko, the Director of the Institute of Far Eastern Studies at the Russian Academy of Sciences in Moscow. Tim Trampedach, Research Fellow at the East Asian Department of Freie Universität Berlin. Yang Tianshi, Research Fellow at the Modern History Institute of the Chinese Academy of Social Sciences and Professor at the Graduate School of the CASS. Yu Miin-ling, Research Fellow at the Institute of Modern History, Academia Sinica, Taipei. Notes on contributors, Transcription and abbreviations, Introduction, Notes, Index,”,”MCIx-012-FL” “LEVAL Gaston”,”Espagne Libertaire 1936 – 1939.”,”Guerra civile spagnola situazione rivoluzionaria, socializzazione agraria, realizzazioni collettivizzazioni Aragona, Levante, movimento libertario, industrie e servizi pubblici, città, partiti e Governo. Gaston Leval pseudonimo di Pierre Robert Piller (1895-1978) (fonte Bertolucci, volume I (I Gaap (…), p. 226″,”MSPG-027″ “LEVAL Gaston e altri scritti di Sam DOLGOFF Burnett BOLLOTEN Mary GIMENEZ Agustin SOUCHY Maria PEREZ JUSTE José PEIRATS, J. PENALVER Renée LAMBERET Camillo BERNERI Noam CHOMSKY”,”Las colectividades campesinas 1936-1939.”,”Scritti di Gaston LEVAL Sam DOLGOFF Burnett BOLLOTEN Mary GIMENEZ Agustin SOUCHY Maria PEREZ JUSTE José PEIRATS, J. PENALVER Renée LAMBERET Camillo BERNERI Noam CHOMSKY. Gaston Leval pseudonimo di Pierre Robert Piller (1895-1978) (fonte Bertolucci, volume I (I Gaap (…), p. 226″,”MSPG-090″ “LEVAL Gaston”,”La falacia del marxismo.”,” “”Se prendiamo quello che, storicamente, caratterizza l’ Europa, come insieme di nazioni e popolazioni, ciò che le dà il carattere distintivo e generale più pronunciato, constatiamo obiettivamente che è il cristianesimo. Le forme politiche sono cambiate, le monarchie si sono succedute al feudalesimo, le repubbliche hanno rimpiazzato le monarchie, i regimi federalisti hanno coesistito e coesistono con i regimi centralisti, le forme di proprietà – latifondo, minifondo, borghesia, capitalismo, ecc,- si sono formati, modificati, sono stati in fase di transformazione fino a qui, permanendo stabili da altre parti: ma la credenza religiosa, e il cristianesimo comunque deformato, nelle sue distinte interpretazioni, sono persistiti, sono collocati nell’ elemento comune e più duraturo delle nazioni e della popolazione di questa parte del mondo. L’ unità spirituale è stata più forte delle divisioni provocate da altri aspetti della vita dei popoli.”” (pag 67)”,”TEOC-376″ “LEVAL Gaston”,”L’ humanitarisme libertaire.”,”Critiche a Marx, Engels. Questione aristocrazia operaia. “”Non neghiamo assolutamente il valore dell’ apporto di Marx ed Engels alsocialismo, ma diciamo che è funesto per la conquista dell’ eguaglianza economica di basarsi essenzialmente sul marxismo. Come altri teorici, questi due uomini hanno elaborato un pensiero che hanno sistematicamente arricchito e rivestito di apparenza scientifica, attingendo molto ad altri. Esposto con una grande potenza letteraria, si possono conservare certi elementi, quantunque l’ analisi della genesi del capitale sia oggi molto discutibile. Ma la società è evoluta, evoluta senza soste in modo imprevedibile. Lungi da una pauperizzazione crescente del proletariato, assistiamo, nelle nazioni capitalistiche, a un imborghesimento di questo proletariato, alla comparsa di nuove cerchie privilegiate dalla diffusione del capitale finanziario e mobiliare che moltiplica l’ azionariato e da ai lavoratori salariati delle nazioni occidentali un livello di vita che i borghesi non avrebbero osato sognare all’inzio di questo secolo. Questo solo errore mostra l’ insufficienza dell’ analisi economica, apparentemente così sapiente, realizzata dal marxismo e dal suo fondatore.”” (pag 34)”,”ANAx-238″ “LEVAL Gaston”,”El Estado en la historia.”,” Gli Stati fondati con la forza. “”Risalendo indietro nel tempo Jean Yoyotte ci fornisce l’ unica spiegazione valida in casi simili. Il primo Stato sumero fu fondato da un principe che sottomise con la forza le città ostili, come si verifica con molta frequenza per le città-stato primitive. Abbiamo visto prima come Clovis con i suoi tremila guerrieri iniziali, conquistò e organizzò ciò che diventò la Francia e lo Stato francese. (…) Quindi lo Stato sarà la conseguenza di un’ azione di conquista militare, e questo ci pare più verosimile quando vediamo lo Stato – già più prossimo a noi e più controllabile – fondato da T. Tolomeo, dopo la morte di Alessandro e tenuto per tre secoli dai suoi successori. Qui la legge della spada fa e disfa, per tornare a rifare le strutture politiche. Jean Yoyotte insiste però sul carattere autoritario che si incontra nelle cosidette sfere superiori. (…) La statizzazione generale si pone per conseguenza come un atto di forza di fronte al quale lotta la popolazione. Ciò che si è instaurato con la violenza, può sussistere solo con la violenza””. (pag 170-171) Jean YOYOTTE, egittologo, professore onorario cattedra di egittologia, College de France.”,”TEOC-379″ “LEVAL Gaston”,”Esiste il socialismo in Russia?”,” Natura sociale dell’ URSS. Produzione contro benessere. La condizione operaia. I salari. “”La differenze era dunque del 39 per cento fra un operaio dell’ industria del lino ed un lavoratore delle stazioni elettriche. Nondimeno la produzione di tela e dei prodotti derivati dal lino è necessaria come quella dei generi alimentari o anche del legno lavorato che la Russia, prima della guerra, inviava in tutte le parti del mondo allo scopo di ottenere divise straniere. Tutti gli operai non possono scegliere stazioni elettriche o pozzi di petrolio. Quelli dunque che hanno la sfortuna di lavorare in zone di coltura e lavorazione del lino o in fabbriche di vestiti devono per forza restare danneggiati per il fatto di appartenere a delle industrie “”socialmente meno utili”” a giudizio dei padroni dell’ URSS.”” (pag 16) “”(…) nelle officine di automobili di Mosca il salario orario di un lavoratore non tecnico va da 100 a 360, cioè un operaio può guadagnare 360 rubli mentre un altro operaio ne guadagna 100″”.”” (pag 18) Oltre mille tipi di salario, otto categorie di lavoratori manuali, cinque forme di retribuzione per categoria, quaranta tipi di salario per industria (lavoratori manuali). Aggiungendo le categorie non manuali (impiegati, capi, ingegneri, amministratori, ecc.) si hanno trenta tipi di salario in più, in totale settanta tipi di salario per industria. (pag 18-19)”,”RUSU-185″ “LEVAL Gaston”,”La rivoluzione sociale in Italia. (Con cinque grafici originali nel testo).”,”””Anche qui il problema di non trasformare dei lavoratori manuali in automi e di rendere umana l’ applicazione della tecnica. Ciò non si può effettuare se non per mezzo della coordinazione diretta di tutte le attività. E allo stesso modo che esisterebbe un comitato di gestione per reparto, dovrebbe esistere un comitato di gestione dell’ azienda che riunirebbe la rappresentanza di tutti i reparti, di tutte le sezioni, dagli spazzini, ai disegnatori e sino agli ingegneri più eminenti. Non confondiamo. Qui non si tratta di dare agli spazzini il diritto di imporsi agli ingegneri. Nella ricerca di un nuovo tipo di vettura o di trattore, sono gli specialisti, le sezioni sperimentali che conoscono i modelli già esistenti, i materiali disponibili, gli elementi della fabbricazione, i compiti concreti per creare un nuovo modello: sono quegli specialisti che dovrebbero inventare e dicidere. Il parere delle altre sezioni potrebbe talvolta essere utile: non sarebbe mai forzatamente decisivo. Allo stesso modo la distribuzione del lavoro, secondo la specialità di produzione dei reparti e delle sezioni, dipenderebbe anzitutto dal parere dei tecnici che sono a conoscenza dell’ insieme dell’ azienda, delle macchine da adoperare, delle attitudini della maestranza, ecc.. Ma il comitato o consiglio di gestione, composto dai delegati di tutte le sezioni, avrebbe anche lo scopo di collaborare all’ organizzazione generale del lavoro. (…)””. (pag 11)”,”ANAx-240″ “LEVAL Gaston”,”El mundo hacia el abismo.”,” “”La casa Krupp declaró en 1912 haber fundido hasta 1887, 10.666 cañones para Alemania y 13,910 para naciones extranjeras. A fines de 1911, había vendido 27.000 cañones a cincuenta y dos países y 26.000 al propio país. Durante la guerra de Crimea (años 1854-1855), Krupp había vendido simultáneamente cañones a los franceses y a los rusos. Firmada la paz, el zar de Rusia le nombró Caballero de la Orden de Pedro el Grande, y Napoléon III, Comendador de la Legión de Honor. Krupp es amigo de todos les enemigo. (…) En su libro ‘Internationale Berchänckung der Rüstingen’, el profesor alemán Nehberg señala que los fabricantes alemanes vendieron a Rusia y al Japón varios dirigibles, que fueron utilizados durante la guerra. Inglaterra compró uno sólo, el famoso “”Perseval””; tantos submarinos alemanes hundió e hizo hundir, que consagró la gran eficacia de esa arma contro los sumergibles. La flota inglesa que combatió a la alemana en Skager-Rak, utilizó instrumentos ópticos salidos de las fábricas alemanas seis meses antes, a través de Holanda””. (pag 177-178) Affari delle imprese (pag 182 e seguenti)”,”QMIx-177″ “LEVAL Gaston”,”Né Franco né Stalin. Le collettività anarchiche spagnole nella lotta contro Franco e la reazione staliniana.”,” Gaston Leval pseudonimo di Pierre Robert Piller (1895-1978) (fonte Bertolucci, volume I (I Gaap (…), p. 226″,”MSPG-228″ “LEVASSEUR E.”,”Histoire des classes ouvrières et de l’industrie en France avant 1789. Tome second.”,”LEVASSEUR E.”,”MFRx-325″ “LEVEAU Rémy CHARILLON Frédéric a cura; saggi di Fréderic CHARILLON Jean HENARDT Alain DIECKHOFF Laetitia BUCAILLE Farhad KHOSROKHAVAR Luis MARTINEZ Bernard ROUGIER Alain CHOUET Mohammend EL-OIFI”,”Afrique du Nord Moyen-Orient. Les incertitudes du «Grand Moyen-Orient».”,”Saggi di Fréderic CHARILLON Jean HENARDT Alain DIECKHOFF Laetitia BUCAILLE Farhad KHOSROKHAVAR Luis MARTINEZ Bernard ROUGIER Alain CHOUET Mohammend EL-OIFI”,”VIOx-223″ “LEVESQUE Jacques, collaborazione di Luc DUHAMEL”,”L’ URSS et sa politique internationale de Lénine à Gorbatchev.”,”J. LEVESQUE è nato in Quebec nel 1940, ha compiuto i suoi studi superiori all’ Università di Montreal, poi a Parigi alla Fondations Nationale des Sciences Politiques (FNSP) ove ha ricevuto il dottorato nel 1968. E’ stato ‘Research Fellow’ all’ Università Columbia di New York e all’ Università di Haverda, direttore di studi associati all’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences sociales de Paris, e professore invitato al dipartimento scienze politiche dell’ Univ. della California. Ha soggiornato in URSS, Europa dell’ Est e Cina. Ha pubblicato varie opere (v. retrocopertina). Spartizione dei Balcani. “”Il 9 ottobre 1944, a Mosca, nel corso di uno degli incontri tra Churchill e Stalin (e non già alla conferenza di Yalta, del febbraio 1945, come vuole la leggenda), i due uomini di Stato si accordarono sulla spartizione della rispettiva influenza dei loro paesi nei Balcani. Su un pezzo di carta, come racconta nelle sue memorie, Churchill propone a Stalin delle percentuali di influenza nei paesi seguenti: Romania 90% all’ URSS, 10% alla Gran Bretagna, Bulgaria 75% – 25%, Jugoslavia 50%-50%, Ungheria 50%-50%, Grecia 10%-90%. Stalin gli dà il suo consenso””. (pag 113)”,”RUST-109″ “LEVI Giovanni SCHMITT Jean-Claude a cura; saggi di AGO Renata CROUZET-PAVAN Elisabeth FRASCHETTI Augusto HOROWITZ Elliott MARCHELLO-NIZIA Christiane PASTOUREAU Michel SCHINDLER Norbert SCHNAPP Alain”,”Storia dei giovani. 1. Dall’antichità all’età moderna.”,”Contiene saggi di: AGO Renata, CROUZET-PAVAN Elisabeth, FRASCHETTI Augusto, HOROWITZ Elliott, MARCHELLO-NIZIA Christiane, PASTOUREAU Michel, SCHINDLER Norbert, SCHNAPP Alain. LEVI-G. insegna storia economica alla UNIVERSITA’ di VENEZIA. Ha scritto vari saggi teorici sul tema della microstoria e ha diretto per l’editore EINAUDI la collana “”microstorie””. LEVI-G, BIBLIOGRAFIA. – “”Centro e periferia di una Stato assoluto””. TORINO, 1985. – “”L’eredità immateriale. Carriera di un esorcista nel PIEMONTE del Seicento””. TORINO, 1985. – “”Exercises in Social History””. BALTIMORE, 1993.”,”GIOx-002″ “LEVI Giovanni SCHMITT Jean-Claude a cura; saggi di CARON Jean-Claude FABRE Daniel LORIGA Sabina LUZZATTO Sergio MALVANO Laura MICHAUD Eric PASSERINI Luisa PERROT Michelle ROMANO Govanni”,”Storia dei giovani. 2. L’età contemporanea.”,”Contiene saggi di: CARON Jean-Claude, FABRE Daniel, LORIGA Sabina, LUZZATTO Sergio, MALVANO Laura, MICHAUD Eric, PASSERINI Luisa, PERROT Michelle, ROMANO Govanni.”,”GIOx-003″ “LEVI Primo”,”La tregua.”,”‘La tregua’ è il libro del ritorno, odissea dell’Europa tra guerra e pace, è il seguito di ‘Se questo è un uomo’, un libro tra i più belli della letteratura europea nata dai campi di sterminio. L’avventura di LEVI non si concluse con la liberazione di Auschwitz da parte dei russi. Il rimpatrio ebbe luogo molto più tardi, alla fine del 1945, dopo un viaggio tortuoso attraverso mezza Europa. Il diario del viaggio inizia dal Lager e si dipana attraverso i mercati clandestini di Cracovia e Katowice, le tradotte bibliche e zingaresche dell’Armata Rossa in smobilitazione, una Russia ridente e tragica, picaresca e epica.”,”EURC-026″ “LEVI Fabio RUGAFIORI Paride VENTO Salvatore”,”Il triangolo industriale tra ricostruzione e lotta di classe, 1945 – 1948.”,”Paride RUGAFIORI nato nel 1949 laureato in filosofia ha pubblicato saggi sul movimento operaio genovese nel dopoguerra sulla ‘Rivista di storia contemporanea’ e su ‘Movimento operaio e socialista’. S. VENTO (1947) laureato in sociologia fa il sindacalista attualmente ad Albenga-Savona. F. LEVI (1949) è obrsista all’ Istituto di Storia moderna e del Risorgimento della facoltà di lettere dell’ Università di Torino. “”Dalle lucide testimonianze di militanti, impegnati allora a diversi livelli, si possono trarre alcune considerazioni riassuntive e interpretative delle giornate di luglio a Genova. Il movimento ebbe caratteristiche di vera e propria insurrezione. Ne è conferma non solo il giudizio unanime dei protagonisti intervistati, ma il modo in cui si svolsero gli avvenimenti (blocchi; attacco alle autoblinde, ai classi obiettivi cittadini: questura, prefettura, telefoni, caserme; stabilimenti presidiati con le armi; città bloccata e isolata) e la decisione con cui la classe operaia si impegnò nell’ azione, abbandonando spontaneamente le fabbriche e intervenendo in massa nella lotta. La spontaneità iniziale si lega poi all’ azione svolta dal PCI””. (pag 99-100)”,”ITAE-142″ “LEVI Primo”,”I sommersi e i salvati. I delitti, i castighi, le pene, le impunità.”,”LEVI Primo (Torino, 1919-) si è rivelato con “”Se questo è un uomo”” e “”La tregua”” che nascono dall’ esperienza della deportazione, ma ha affrontato con successo la narrativa d’ invenzione (‘Storie naturali’, ‘Vizio di forma’, ‘Il sistema periodico’, ‘La chiave a stella’, ‘Lilit e altri racconti’, ‘Se non ora, quando?’, tutti pubblicati da Einaudi. “”Analoga alla costrizione escrementizia era la costrizione della nudità. In Lager si entrava nudi: anzi, più che nudi, privi non solo degli abiti e delle scarpe (che venivano confiscati) ma dei capelli e di tutti gli altri peli. Lo stesso si fa, o si faceva, anche all’ ingresso in caserma, certo, ma qui la rasatura era totale e settimanale, e la nudità pubblica e collettiva era una condizione ricorrente; tipica e piena di significato. Era anche questa una violenza con qualche radicie di necessità (…) ma offensiva per la sua inutile ridondanza.”” (pag 90) “”La stessa sensazione debilitante di impotenza e di destituzione era provocata, nei primi giorni di prigionia, dalla mancanza di un cucchiaio (…)””. Eppure, alla liberazione del campo di Auschwitz, abbiamo trovato nei magazzini migliaia di cucchiai nuovissimi di plastica trasparente, oltre a decine di migliaia di cucchiai d’ alluminio, d’ acciaio e perfino d’ argento, che provenivano dal bagaglio dei deportati in arrivo. Non era dunque una questione di risparmio, ma un preciso intento di umiliazione””. (pag 91)”,”GERN-116″ “LEVI Primo”,”Se non ora, quando?”,”LEVI Primo nato nel 1919 a Torino ha svolto la professione di chimico e quella di scrittore. Deportato nel 1944 ad Auschwitz, ha raccontato l’ esperienza dei lager nazisti in due libri ‘Se questo è un uomo’ (1947) e ‘La tregua’ (1963). “”Uno storico. Un ficcanaso. Molti lo giudicarono per lo meno ambiguo, alcuni dissero chiaro e tondo che quello era u na spia dell’ NKVD, solo un po’ più abile della norma; ma la maggior parte dei gedalisti, e fra questi Mendel e Gedale stesso, ebbero fiducia in lui e raccontarono le imprese della banda e le loro vicende personali, perché, come si dice, “”Ibergekúmene tsòres iz gut tsu dertséyln””, è bello raccontare i guai passati. Il proverbio vale in tutte le lingue del mondo, ma in jiddisch suona particolarmente appropriato.”” (pag 223)”,”VARx-180″ “LEVI Carlo”,”Le parole sono pietre. Tre giornate in Sicilia.”,”La Lega degli zolfatai. “”In fondo, pensavo, non è questo cheun comune e normale episodio di lotta sociale, identico ai mille avvenuti dappertutto cento anni fa in Inghilterra, in Francia, in tutta l’ Europa, e anche in Italia. Soltanto, non siamo più cento anni fa, siamo nel 1951, e la faccia del signor N., contro cui lottano non è di cento anni fa, ma di mille, non è il viso di un industriale inglese del 1848, ma forse quello di un padrone di servi dell’ ottavo o nono secolo, prime del Mille, e forse neppure quello; e anche loro, anche questi che ora brillano di una vita ritrovata, erano sino a ieri i servi di un tempo remoto. E il piacere che essi hanno di sentirsi vivere, e la sicurezza di vincere, è l’ ineffabile, inconsapevole senso di essere entrati, come attori, in una vicenda vera, nel mobile fiume della storia. Nessuno di loro mi avrebbe più detto: – Manco sapemo dove sono Madonie: sapemo soltanto Monte de Cane o Bolognetta (o Lercara e zolfara) -. Parlavano come il mondo intero fosse aperto, e fossero finiti i segreti e i confini””. (pag 75)”,”VARx-183″ “LEVI Mario Attilio”,”Nerone e i suoi tempi.”,”Mario Attilio LEVI, nato a Torino nel 1902, è stato docente di storia romana dal 1923 al 1977 nelle Università di Torino e Milano, con alcune parentesi, dal 1959 al 1963 alla Cornell University (Ithaca, Ny) ecc. Tra le sue opere: “”La lotta poltiica nel mondo antico”” (Premio Marzotto 1956), “”Alessandro Magno””, “”Augusto e il suo tempo””. Le cause e le conseguenze dell’ incendio di Roma (pag 214) L’ accusa infondata contro Nerone. “”La notte del 19 luglio del 64, essendo appena da un giorno trascorso il plenilunio, divampò nella città un grande incendio. L’ inizio de disastro si ebbe nella zona del Circo Massimo, ebbe rapido alimento nei depositi di merci infiammabili e nelle case, parzialmente costruite in legno. Edifici anche grandissimi, costruiti con blocchi di travertino, si disgregarono per l’ azione del calore e del fuoco su questa qualità di pietra, e crollarono. L’ incendio si propagò, senza che l’ opera dell’ uomo riuscisse a porvi riparo, per sei giorni consecutivi, per poi riprendere ancora per altri tre giorni. Oltre alle zone del Circo Massimo, del Palatino, della Suburra e del Viminale, cioè il vero centro della Roma imperiale, che furono completamente distrutte, anche la regione di Porta Capena, quella del Celio, le Carine, la zona degli Orti luculliani e sallustiani, la zona flaminia, il Campo Marzio e la zona delle terme subirono danni molto gravi, mentre restarono indenni le zone dell’ Aventino, del Gianicolo, del Quirinale e dell’ Esquilino. (…) La distruzione di case private, di ricchezze, di opere d’arte, le vittime umane e i saccheggi avevano fatto di questo incendio uno dei più gravi disastri di tutta la storia romana. Nerone, assente da Roma al momento dell’ incendio, prese tutte le possibili misure di emergenza per trovare ricoveri al grande numero di abitanti di Roma rimasti senza tetto e per soccorrerli, fornendoli del necessario e organizzando distribuzioni di grano a speciali prezzi stabiliti per beneficenza. La gravità del disastro e dei danni conseguenti finì per colpire la persona stessa dell’ imperatore. Cominciò a circolare la voce che egli aveva preso argomento dall’ incendio per una sua poesia, poi prese corpo l’ accusa che l’ incendio era stato dolosamente provocato dallo stesso imperatore per non aver ostacoli nei suoi piani di rifacimento della città di Roma. L’ accusa era grave, poiché colpiva Nerone nella sua popolarità tra quei ceti meno abbienti.”” (pag 215-216)”,”STAx-172″ “LEVI MONTALCINI Rita”,”Elogio dell’ imperfezione.”,”ANTE3-48 pag 54″,”SCIx-290″ “LEVI Mario Attilio”,”L’impero romano. Volume terzo. Dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I.”,”LEVI Mario Attilio insegnante universitario dall’età di 21 anni fino dagli inizi ha cercato di presentare l’opera storica come narrazione e interpretazione unite all’analitica narrazione elaborazione delle fonti e documetni. Si è occupato del periodo storico che va dai Gracchi a Nerone, di storia della storiografia greca e dell’Impero Romano, di Atene e degli usi e consumi del mondo classico.”,”STAx-195″ “LEVI Mario Attilio”,”L’impero romano. Dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I. Volume primo.”,”LEVI Mario Attilio insegnante universitario dall’età di 21 anni fino dagli inizi ha cercato di presentare l’opera storica come narrazione e interpretazione unite all’analitica narrazione elaborazione delle fonti e documetni. Si è occupato del periodo storico che va dai Gracchi a Nerone, di storia della storiografia greca e dell’Impero Romano, di Atene e degli usi e consumi del mondo classico.”,”STAx-198″ “LEVI Mario Attilio”,”L’impero romano. Dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I. Volume secondo.”,”LEVI Mario Attilio insegnante universitario dall’età di 21 anni fino dagli inizi ha cercato di presentare l’opera storica come narrazione e interpretazione unite all’analitica narrazione elaborazione delle fonti e documetni. Si è occupato del periodo storico che va dai Gracchi a Nerone, di storia della storiografia greca e dell’Impero Romano, di Atene e degli usi e consumi del mondo classico.”,”STAx-199″ “LEVI Mario Attilio”,”L’impero romano. Dalla battaglia di Azio alla morte di Teodosio I. Volume terzo.”,”LEVI Mario Attilio insegnante universitario dall’età di 21 anni fino dagli inizi ha cercato di presentare l’opera storica come narrazione e interpretazione unite all’analitica narrazione elaborazione delle fonti e documetni. Si è occupato del periodo storico che va dai Gracchi a Nerone, di storia della storiografia greca e dell’Impero Romano, di Atene e degli usi e consumi del mondo classico.”,”STAx-200″ “LEVI Mario Attilio”,”Il senso della storia greca.”,”LEVI Mario A. nasce a Torino nel 1902. Ha insegnato storia greca e romana nelle Università di Torino e Milano. Ha diretto il CeSDIR diventato CeRDAC. Ha scritto la biografia di Alessando Magno.”,”STAx-204″ “LEVI Paul, a cura di David FERNBACH”,”In the Steps of Rosa Luxemburg. Selected Writings of Paul Levi.”,”LEVI Paul “”And, in all this, the question is, how should the proletariat conduct itself in this situation, how should the Communist Party conduct itself? The overall situation of the proletariat is clear. Up to now, it has suffered external defeat after defeat, the counter-revolution has advanced from one stage to another. Its position and its task is indicated in Marx’s words: “”Revolutionary progress cleared a path for itself not by its immediate, tragic-comic achievements, but, on the contrary, by creating a powerful and united counter-revolution; only in combat with this opponent did the insurrectionary party mature into a real party of revolution”” (‘The Class Struggles in France’, Marx)”” [Paul Levi, The Political Situation and the KPD (October 1919)] [in Paul Levi, a cura di David Fernbach, In the Steps of Rosa Luxemburg. Selected Writings of Paul Levi, 2011] Wikip: Paul Levi From Wikipedia, the free encyclopedia Paul Levi at the 2nd World Congress of the Comintern, 1920. Paul Levi (1883 – 1930) was a German Jewish Communist political leader. He was the head of the Communist Party of Germany following the assassination of Rosa Luxemburg and Karl Liebknecht in 1919. Contents [hide] 1 Biography 1.1 Early years 1.2 Communist leader 1.3 Later life, death, and legacy 2 Footnotes 3 Additional reading 4 External links [edit]Biography [edit]Early years Paul Levi was born 11 March 1883 in Hechingen in Hohenzollern Province into a Jewish middle-class family, joined the Social Democratic Party of Germany (SPD) in 1906. There he became part of the party’s left wing together with Rosa Luxemburg and Karl Liebknecht. Beginning in 1913, Levi was also Luxemburg’s lawyer in political cases.[1] During World War I Levi was conscripted. Discharged in 1916, he settled in Switzerland, associating with Karl Radek and Vladimir Lenin, becoming a part of the Zimmerwald Left. He was recalled to the army, again discharged and became one of the leaders of the Spartacist League in 1918, which soon became the Communist Party of Germany (KPD). He opposed the initiatives of Karl Liebknecht in January 1919. After the failure of the German Revolution of 1918/1919, and the killing of the KPD’s main leaders Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht and Leo Jogiches, Levi took over as the central leader of the Communist Party, waging struggles against the party’s Council Communist ultra-left. He led the party away from the policy of immediate revolution, in an effort to win over SPD and Independent Social Democratic Party of Germany (USPD) workers. These efforts were rewarded when a substantial section of the USPD joined the KPD, making it a mass party for the first time. [edit]Communist leader Levi headed the German delegation to the 2nd World Congress of the Communist International in Moscow in 1920. Following disputes within the KPD around splits within the Italian Socialist Party (PSI), which were fuelled in part by the role of the Comintern, Levi resigned from the chairmanship of the Communist Party in early 1921, alongisde his co-chairman Ernst Däumig and Clara Zetkin, Otto Brass and Adolf Hofman also resigned from the Central Committee.[2] Shortly after, under the influence of Béla Kun, the party launched the March uprisings of 1921. Following the failure of the uprisings Levi was expelled from the Communist Party for publicly criticizing party policies.[3] Lenin and Trotsky substantially agreed with his criticisms, but not the way in which he had made them. Lenin sent him a private letter through his friend Clara Zetkin[4], in which he asked Levi to accept the expulsion for “”break of discipline”” and then adopt a friendly approach towards the KPD and cooperate with it in the class struggle in a loyal manner. If Levi would do so, Lenin would then push for his reinstatement in the party.[5] Levi did not accept this proposal and continued to criticize the party sharply and condemn its leaders. Levi edited a monthly Sowjet (“”Soviet””), later named Unser Weg (“”Our Way””). [edit]Later life, death, and legacy After being expelled from the Communist Party, Levi formed the Communist Working Collective (KAG). In 1922 he joined the Independent Social Democratic Party of Germany. Later, he rejoined the Social Democratic Party. Levi died on 9 February 1930 in Berlin. He succumbed to injuries suffered when he fell from his window. After his death the Reichstag held a minute of commemoration during which the representatives of the Communist Party and the Nazi Party ostentatiously left the assembly hall. [edit]Footnotes”,”MGEK-101″ “LEVI Giuseppe”,”Il maestro di lingua tedesca. Nuovo metodo teorico-pratico riveduto dai Signori Prof. V. Grünwald e L. Mellano.”,”Contiene le lettere dell’ alfabeto gotico con la corrispondente lettera italiana Inserito in Biblioteca lingue esterre”,”VARx-530″ “LEVI SANDRI Lionello R.”,”Istituzioni di legislazione sociale.”,”LEVI SANDRI Lionello R.”,”DIRx-041″ “LEVI Guido”,”Resistenza a Genova: momenti e figure.”,”””Tornando ai nuclei di partigiani attivi in Liguria è nota la forte componente internazionalista che animava i combattenti per la libertà, testimoniata del resto dalla presenza nelle sue file di centinaia di partigiani stranieri. Alcuni di essi sono ben noti, come il russo Fiodor Poletaev, entrato a far parte, assieme ad altri suoi connazionali, del distaccamento “”Franchi””, operante nelle valli Stura e Scrivia, e che si distinse in varie occasioni prima di perdere la vita a Cantalupo, in Val Borbera, il 2 febbraio 1945, o il tedesco Rudolf Jacobs, caduto eroicamente alla testa di un gruppo di dieci partigiani, di ben sei diverse nazionalità, della Brigata “”Muccini”” nel novembre 1944, durante un attacco alla caserma delle Brigate nere di Sarzana, nota per il fatto che i suoi uomini seminavano il terrore nella zona. Parimenti sono conosciute le vicende della brigata organizzata e guidata dal maggiore inglese Gordon Lett nello Spezzino, brigata internazionale simile a quelle dei volontari antifascisti che non molti anni prima si erano distinte in Spagna a difesa della Repubblica. (…) A questa internazionalizzazione delle formazioni partigiane locali corrisponde «l’internazionalismo» spontaneo della popolazione ligure sempre disposta «ad accogliere con liberalità e cortesia gente di ogni nazionalità, purché non fascista, fino a privarsi del necessario e a correer i più gravi rischi pur di ospitarla, nasconderla, proteggerla e sfamarla». Si tratta di un internazionalismo che va distinto da quello politico e cosciente altrettanto diffuso nella regione e che significativamente è rilevatore di come «il fascismo stesso sembra essere passato sul capo di queste popolazioni senza impregnarle intimamente (…)» (Danilo Veneruso, ‘Gli alleati e la resistenza in Liguria’). (…) La dimensione internazionalistica della Resistenza ligure emerge chiaramente anche da pubblicazioni clandestine dei gruppi antifascisti e partigiani attivi nella regione come «Il Partigiano», la più importante di esse, organo della Divisione “”Cichero”” nella prima fase del conflitto e successivamente assurto a periodico della VI zona Liguria”” (pag 112-115) Dottore di ricerca in ‘Storia del Federalismo e dell’unità europea, Guido Levi è attualmente ricercatore di Storia contemporanea presso la Facoltà di scienze poltiiche dell’Università di Genova. Ha approfondito il tema dell’antifascismo e della Resistenza, al processo d’integrazione europea e al rapporto tra cinema e storia. Frutto di ricerche compiute nell’arco di un quindicennio, il volume si prefigge di mettere a fuoco alcuni momenti salienti della Resistenza genovese (la Liberazione, il salvataggio del porto, la nascita e lo sviluppo della stampa clandestina), nonché il ruolo rivestito da alcuni protagonisti di questa vicenda – gli azionisti Eros Lanfranco e Luciano Bolis, il mazziniano Giuseppe Gallo e il liberale Francesco Manzitti – facendo riferimento a un ampio ventaglio di fonti documentarie, alcune delle quali diventate consultabili solo di recente, e al dibattito storiografico in corso. Con uno sguardo lontano dalla retorica celebrativa, ma nel contempo estraneo alle polemiche politiche del cosiddetto revisionismo, l’autore rivisita una pagina storica fondamentale nella definizione dell’identità collettiva cittadina e nell’elaborazione di un’eredità morale destinata a proiettarsi nel presente.”,”ITAR-239″ “LEVI CAVAGLIONE Pino”,”Guerriglia nei castelli romani.”,”Libro dedicato a Marco Moscato, partigiano, fucilato alle Fosse Ardeatine L’autore nato a Genova dove ha iniziato la sua attività politica in Giustizia e Libertà. Nel 1933 si laurea in giurisprudenza. Nel 1937 è a Parigi ospite di Carlo Rosselli. Arrestato nella primavera del 1938 per aver tentato di arruolarsi nell’esercito repubblicano spagnolo, venne inviato al confino di polizia e poi nei campi di concentramento fino ad essere liberato il 27 luglio 1943. Nel settembre raggiunge Roma da dove comincia questo diario Dono di Zucchiati”,”ITAR-271″ “LEVI Lucio”,”Il pensiero federalista.”,”Lucio Levi (Torino, 1938) insegna Politica comparata all’Università di Torino e dirige la rivista The Federalist Debate. É autore di: Verso gli Stati Uniti d’Europa, L’internationalisme ne suffit pas, Lyon 1984, Altiero Spinelli and Federalism in Europe and in the World, L’unificazione europea. Cinquant’anni di storia (in collaborazione con U. Morelli), Letture su Stato nazionale e nazionalismo, Da un secolo all’altro.”,”TEOP-070-FL” “LEVI Primo”,”I sommersi e i salvati.”,”Primo Levi (Torino, 1919) si è rivelato con Se questo è un uomo e La tregua, che nascono dall’esperienza della deportazione, ma ha affrontato con successo anche la narrativa d’invenzione, come testimoniano Storie naturali, Vizio di forma, Il sistema periodico, La chiave a stella, Lilit e altri racconti, Se non ora, quando? insieme all’antologia personale La ricerca delle radici e a un volume di saggi L’altrui mestiere.”,”VARx-069-FL” “LEVI Mario Attilio”,”Augusto e il suo tempo.”,”Volume dedicato a Gaetano De-Sanctis Mario Attilio Levi, nato a Torino nel 1902, è stato professore emerito ella Università degli Studi di Milano e accademico nazionale dei Lincei. Il capitolo: ‘L’inutile assassinio’ (di Cesare) (pag 41-142) (la lotta tra i gruppi politici e per la conquista di posizioni di potere dopo la morte di Cesare, in vista dello scontro finale, la posizione difficile di Bruto, Cicerone e dei congiurati, l’accresciuto ruolo dei cesariani, di Antonio (console) e di Lepido (esercito), l’arrivo a Roma di Ottavio…)”,”STAx-359″ “LEVI Carlo”,”L’Orologio.”,”‘Pubblicato nel 1950, ‘L’Orologio’ è uno dei migliori esempi di narrativa politica del dopoguerra, un’appassionante testimonianza sullo sfaldamento delle forze politiche antifasciste. Un orologio che si rompe dà l’avvio alla storia di tre giorni e tre notti nel dicembre 1945, che cambia il destino dell’Italia. La fine del governo resistenziale di Ferruccio Parri, l’inizio della crisi dei partiti liberale e azionista, l’avvento al potere di Alcide De Gasperi e della Democrazia cristiana, e soprattutto Roma e l’Italia di allora: un complesso intreccio di avvenimenti politici e di condizioni umane raccontato con una tensione e un pathos che coinvolgono il lettore e rivelano la temperatura di una stagione traboccante di vitalità e nello stesso tempo vulnerabile di fronte a tutte le illusioni’ (Centolibri.it); [‘Era la più povera e antiquata tipografia della città, quella che aveva i caratteri più vecchi, rotti, illeggibili, e anche, forse, la più economica: per quest’ultima ragione il nostro rustico siciliano doveva averla scelta, e si rifiutava, con una insuperabile resistenza passiva, di cambiare. C’erano forse anche dei motivi di attaccamento sentimentale: qui si era lavorato, sotto i tedeschi, a comporre di nascosto giornali clandestini: qui era stato arrestato Moneta, che aveva schivato per miracolo la fucilazione; e poi, se la stampa era pessima, la carta cattiva, il lavoro, per mancanza di matrici, lento, i tipografi facevano tuttavia del loro meglio, erano dei compagni e degli amici. Questo ci consolava delle deficienze tecniche, ma non bastava a far sì che, ogni volta che scendevo la scala, e che mi si mostrava lo squallore, la strettezza e il disordine di quei sotterranei, non sentissi un senso di disprezzo, che cercavo di nascondere, per non inasprire inutilmente il disagio dei redattori. Casorin e Moneta, che, là sotto, erano padroni, e scatenati, il dispetto lo sfogavano nel modo più clamoroso. Non passava sera che non alzassero alti lamenti, e non bestemmiassero e imprecassero, quando gli articoli arrivavano composti in un carattere diverso da quello richiesto, o un grazioso elzeviro risultava, per le lettere corrose dall’uso, assolutamente illeggibile, o tutto andava così a rilento che l’alba si avvicinava prima di aver chiuso le pagine. Per calmarli, raccontavo delle condizioni, tanto peggiori, nelle quali ci eravamo trovati a pubblicare un quotidiano subito dopo la liberazione, a Firenze. Eravamo corsi, con le armi in mano, a occupare una splendida tipografia, ricca di rotative nuovissime e di ogni specie di impianti moderni: ma tutte quelle macchine, che ci parevano nostre per diritto di conquista, non erano altro, per la mancanza della corrente elettrica, che degli inutili e paralitici pezzi di ferro. Ci eravamo allora accordati con una vecchia Casa editrice, famosa da più di un secolo per le sue nitide edizioni: e lì, con i caratteri a mano, si componeva il giornale, e si stampava con una macchina piana, messa in moto con un motore di automobile. Era un lavoro lunghissimo, che durava tutta la giornata e buona parte della notte: in quei tempi di azione e di entusiasmo non aveva importanza che le notizie invecchiassero di qualche ora. C’erano dei tipografi che per cinquant’anni avevano curato le pagine dei libri, che fossero esatte, pulite, armoniose; e ora si adattavano con piacere a questo nuovo lavoro affrettato, e ci insegnavano il modo di fare un titolo, di aspetto dignitoso e un po’ aulico, secondo una loro tradizione piena di misura; e accettavano con pazienza di rifare una pagina, di notte, quando, a lavoro finito, l’obeso censore militare inglese, troppo pieno di whisky e di regolamenti, tagliava, senza ragione, a caso, un articolo o una notizia; e ci aiutavano, complici e solidali, a nascondere i rotoli di carta e a alterare le cifre della tiratura, che era il doppio di quella consentita dalle gelose autorità alleate. Eravamo tutti ugualmente magri, allora, e non ci accorgevano delle difficoltà. Ma queste cose le avevo raccontate, sia pure con particolari diversi, troppe volte; Casorin e Moneta le sapevano ormai a memoria, e si mettevano a ridacchiare guardandomi come un vecchio lodatore del passato’ (pag 206-208)]”,”ITAR-300″ “LEVI Lucio”,”Internazionalismo operaio e unità europea.”,”Internazionalismo operaio e unità europea di Lucio Levi: – La componente internazionalista delle ideologie tradizionali – La base materiale dell’internazionalismo – Lo sviluppo in profondità dell’interdipendenza tra gli uomini – L’affermazione del nazionalismo – Lo sviluppo in estensione dell’interdipendenza tra gli uomini – Le condizioni politiche dell’ordine economico internazionale – La prima guerra mondiale, la crisi dello Stato nazionale e il problema dell’unità europea: il punto di vista di Trockij – Gramsci e la rivoluzione in Italia – Il federalismo come alternativa alla crisi dello Stato nazionale e alla guerra: il punto di vista di Einaudi – La crisi del sistema europeo delle potenze e l’emergere del sistema mondiale – Due risposte alla sfida dell’internazionalizzazione del processo produttivo: l’internazionalismo e il federalismo – La Società delle Nazioni – Le Internazionali operaie – Il federalismo oltre i limiti dell’internazionalismo”,”INTx-067″ “LEVI Giorgina Arian MONTAGNANA Manfredo”,”I Montagnana. Una famiglia ebraica piemontese e il movimento operaio (1914-1948).”,”Giorgina Arian Levi (Torino, 1910) già docente nei licei classici, consigliere comunale a Torino e deputata in parlametno per il Partito comunista italiano. È autrice di ricerche storiche sul movimento operaio piemontese, sull’America Latina, dove emigrò a causa delle persecuzioni razziali fasciste, sulla scuola e sull’ebraismo. Manfredo Montagnana (Torino, 1938) esule in Australia dal 1940 al 1948, a causa delle persecuzioni razziali, ha insegnato matematica nelle Università di Torino e Genova e dal 1971 nel Politecnico di Torino. Militante comunista è stato per molti anni dirigente sindacale. Mario Montagnana (1897-1960) “”La prima tappa della militanza politica di Mario fu l’iscrizione nel 1913 al Fascio o Gruppo Giovanile Socialista di Borgo San Paolo. Ne diventò «sindaco» e partecipò alle dure lotte contro la guerra nel 1915-1918. (…) Iniziò a scrivere su ‘Avanguardia’, organo della Federazione Giovanile, e fu arrestato per la prima volta per diffusione di volantini contro la guera e accusato di incitamento alla lotta di classe. Era il 1915. (…) Arrestato nuovamente nell’agosto 1917 durante la ‘settimana rossa’ di Torino contro la guerra e la fame, accusato senza fondamento di aver partecipato all’incendio della chiesa di San Bernardino di Borgo San Paolo dove la folla affamata aveva saccheggiato le abbondanti scorte di viveri dei frati, Mario subì un anno e mezzo di carcere, fino al 26 febbraio 1919, quando fu liberato per una amnistia. Trascorse quel periodo di prigionia in massima parte nella fortezza di Exilles in Val di Susa. (…) Alla viglia dello sciopero internazionale di solidarietà con la Russia dei Soviet del 20-21 luglio 1919, Mario venne arrestato una terza volta, per misura precauzionale. Uscito dal carcere, fu eletto segretario del Comitato Regionale giovanile piemontese, membro della Commissione Esecutiva della sezione socialista di Torino insieme con Gramsci, Togliatti, Terracini, Santhià e Oberti, membro del Consiglio generale dell’Associazione Generale degli Operai (AGO). Fece parte, nel giugno 1920, della delegazione alla Conferenza Internazionale di Berlino, che doveva gettare le basi dell’Internazionale Giovanile Comunista; partecipò ativamente all’occupazione delle fabbriche e alla creazione dei Consigli di fabbrica. Al Congresso Socialista di Livorno nel 1921 Mario aderì alla frazione che fondò il Partito Comunista d’Italia, e la stessa scelta fecero contemporaneamente le sorelle Lidia, Rita, Elena e il fratello Massimo. Solo Clelia rimase nel partito socialista. Nel 1921 Mario venne scelto, con Rita, Santhià e altri, quale membro della delegazione italiana al III Congresso dell’Internazionale Comunista a Mosca, dove fu designato a prendere la parola nella Piazza Rossa durante la manifestazione pubblica, come rappresentante appunto della delegazione italiana. (…) Tornato da Mosca; Mario passò alla redazione dell”Ordine Nuovo’ quale cronista sindacale e vi rimase fino alla chiusura del giornale dopo l’assalto e il saccheggio delle squadre fasciste all’indomani della Marcia su Roma. Continuò, con altri, a scrivere sull”Ordine Nuovo’ clandestino, fino alla strage di Torino del dicembre 1922. In quei tragici giorni, mentre si trovava in casa di Gennaro Gramsci, fratello di Antonio, con altri cinque redattori venne prelevato da una squadra di camicie nere, che agiva per ordine del gerarca Brandimarte, e sottoposto ad una finta fucilazione all’angolo di corso Vittorio Emanuele con corso Massimo d’Azeglio. Salvò lui e i suoi compagni l’intervento di due gerarhci, il conte Revel e il marchese Scarampi del Cairo, che forse avevano ricevuto l’ordine di interrompere la strage. (…) Sempre nel 1923 Mario fu nominato capocronista del nuovo quotidiano ‘L’Unità’ pubblicato a Milano; venne presentato come candidato alle elezioni politiche del 1924, ma non fu eletto. (…)”” (pag 55-58)”,”PCIx-492″ “LEVI Carlo”,”Cristo si è fermato a Eboli.”,”Il romanzo racconta la scoperta della civiltà dei contadini del Mezzogiorno, fuori dalla storia ma con una antichissima sapienza. Il libro non è un diario: fu scritto molti anni dopo l’esperienza diretta da cui trasse origini. Vi si esprime una visione complessa… (presentazione) “”Noi non siamo cristiani . essi dicono, Cristo si è fermato a Eboli -. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla più che l’espressione di uno sconsolato complesso di inferirità”” (pag 7)”,”ITAS-001-FER” “LEVI Carlo”,”La doppia notte dei tigli.”,”Pubblicato nel 1959 racconta le sensazioni del suo viaggio realizzato nel secondo dopoguerra in Germania. Il titolo è tratto da un verso del Faust di Goethe, in cui si narra del guardiano della torre che scruta e vede nella notte incendi e segni di massacro ovunque, Durch den Linden Doppelnacht, per ‘la doppia notte dei tigli’. Nella sovra coperta della prima edizione si legge « Sempre i paesi di Carlo Levi diventano sempre ‘suoi’, legati a questo ospite in perpetuo stato di grazia da un rapporto come di consanguineità, d’identificazione con una realtà interiore, con un simbolo lirico, esistenziale e razionale e storico. La Germania no, è e resta per Levi l’antitesi, l’altro da sè, e pure la sua sollecitudine conoscitiva lo porta ad aggredirla da ogni lato, a cercare di inglobarla, a farne scaturire quella che al di là delle scintillanti vetrine del ‘miracolo economico tedesco’ e delle saracinesche dell’oblio del passato, è la sua anima». (fond. C. Levi) “”La Germania (o meglio, per parlare più concretametne, la maggior parte dei tedeschi (…) è ancora sotto choc. Il nazismo e la guerra sono stati un trauma di incalcolabile profondità. Malgrado tutte le apparenze (la pace, la ricchezza, il lavoro,il benessere, la gentilezza civile, e perfino una certa umiltà- umiltà o umiliazione?-), il trauma non è superato. Permane opera, in profondo: ma, con un processo di rimozione … è nascosto”” (pag 20)”,”GERS-001-FSD” “LEVI Carlo”,”Il futuro ha un cuore antico. Viaggio nell’Unione Sovietica.”,”Secondo libro di viaggi di Carlo Levi pubblicato nel 1956. Questa volta è il resoconto giornalistico del viaggio effettuato tra il 17 ottobre e il 19 novembre del 1955 nella capitale sovietica, a Leningrado, a Kiev, in Armenia e in Georgia. ‘Così come gli abitanti della Nuova Inghilterra hanno serbato i modi puritani della patria di origine, o come i canadesi hanno conservato il francese del’ 700, i sovietici sono rimasti i custodi dei sentimenti e dei costumi dell’Europa, di quando l’Europa era unita, e credeva, tutta intera, in alcune poche verità ideali e aveva fiducia nella propria esistenza’. È questo quello che Carlo Levi ci racconta nel suo libro, una narrazione ricca di dettagli, di descrizioni di un mondo che allo tempo stesso è antiquato e giovane. L’autore ne rimanda un immagine poetica, fanciullesca e si lascia trasportare dalla descrizione dei luoghi e delle anime che incontra. (Fondaz. Carlo Levi)”,”RUSU-002-FSD” “LEVI Carlo”,”Quaderno a cancelli.”,”E’ l’ultimo scritto lasciato dall’autore torinese, composto durante il suo stato di parziale cecità. Carlo Levi, infatti, alla fine del 1972 fu colpito da un distacco della retina che gli causò una temporanea cecità e alcuni interventi chirurgici agli occhi. E’ da questa drammatica esperienza che nasce Quaderno a cancelli, pubblicato postumo nel 1979, che Giovanni Russo definisce il ‘libro segreto di Carlo Levi’. Si tratta, infatti, di una sorta di diario-autobiografico in cui i pensieri, le paure, gli ideali dell’autore vengono espressi; Levi impara non solo ad accettare, ma a riconoscere il tempo della malattia come un tempo speciale e privilegiato tanto da scrivere che ‘La storia del mondo è iscritta nella malattia, assai meglio e più chiaramente e profondamente incisa che nella storia delle idee e delle istituzioni’. Il titolo del libro si può far risalire alla speciale intelaiatura di fili di ferro, una specie di quaderno di legno a cerniera, munito di cordicelle tese tra le due sponde costruito per guidare la mano dello scrittore. Ma quasi certamente l’espressione ‘quaderno a cancelli’ risale ad una poesia di Rocco Scotellaro del 1952: ‘Questo piccolo quaderno a cancelli / l’ho scritto per te di cui non parlo / per i tuoi occhi chiusi e i tuoi capelli / di cera, il naso che non può fiutarlo’. Il ‘quaderno a cancelli’ del poeta di Tricarico è probabilmente il quaderno delle classi elementari di un tempo in cui i ‘cancelli’ di prima elementare con barre orizzontali e verticali si trasformano in binari, perdendo quindi le barre verticali e lasciando solo quelle orizzontali così da guidare la scrittura. (Fondaz. Carlo Levi) ‘La storia del mondo è iscritta nella malattia assai meglio e più chiaramente e profondamente incisa che nella storia delle idee e delle istituzioni, assai più ingannevole e equivocabile e alterabile e sofisticabile che non quella dei tessuti, della carne, del cuore e del respiro”” (riflessioni di Levi sul diabete) (v. quarta di copertina)”,”VARx-033-FSD” “LEVI Giovanni SCHMITT Jean-Claude a cura; saggi di AGO Renata CROUZET-PAVAN Elisabeth FRASCHETTI Augusto HOROWITZ Elliott MARCHELLO-NIZIA Christiane PASTOUREAU Michel SCHINDLER Norbert SCHNAPP Alain”,”Storia dei giovani. I. Dall’antichità all’età moderna.”,”Contiene saggi di: AGO Renata, CROUZET-PAVAN Elisabeth, FRASCHETTI Augusto, HOROWITZ Elliott, MARCHELLO-NIZIA Christiane, PASTOUREAU Michel, SCHINDLER Norbert, SCHNAPP Alain. LEVI-G. insegna storia economica alla UNIVERSITA’ di VENEZIA. Ha scritto vari saggi teorici sul tema della microstoria e ha diretto per l’editore EINAUDI la collana “”microstorie””. LEVI-G, BIBLIOGRAFIA. – “”Centro e periferia di una Stato assoluto””. TORINO, 1985. – “”L’eredità immateriale. Carriera di un esorcista nel PIEMONTE del Seicento””. TORINO, 1985. – “”Exercises in Social History””. BALTIMORE, 1993.”,”GIOx-004-FSD” “LEVI Guido”,”L’origine del federalismo europeo organizzato a Genova e in Liguria. Dalla Resistenza alla petizione per il Patto di Unione federale dell’Europa, 1943-1950.”,”Guido Levi (Genova, 1965) dal 1997 dottore di ricerca in ‘Storia del federalismo e dell’unità europea’ è (2000) assegnista di ricerca presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova: Contiene il paragrafo ‘L’internazionalismo partigiano’ (pag 76-92) La nascita del CLN Liguria. “”Analogamente a quanto avveniva nel resto dell’Italia occupata, anche in Liguria si costituì un Comitato di Liberazione nazionale subito all’indomani dell’annuncio radiofonico dell’armistizio e della conseguente fuga del re da Roma. La mattina del 9 settembre 1943, infatti, quando la situazione politica era ancora estremamente confusa (95), i rappresentanti delle cinque forze politiche, che già il 28 luglio avevano dato vita al locale Comitato dei partiti antifascisti (96), si riunirono nello studio dell’avvocato democristiano Filippo Guerrieri e fondarono il Comitato di Liberazione nazionale per la Liguria. Erano presenti all’incontro Guerrieri e Paolo Emilio Taviani per il PDC, Errico Martino per il PLI, Giuseppe Bianchini per il PCI, Eros Lanfranco per il PdA, Vannuccio Faralli e Marcello Cirenei per il PSIUP (97). A dispetto dell’ironia con cui questo episodio venne trattato dalle autorità fasciste e, in particolare, dall’efferato capo della Provincia di Genova Carlo Emanuele Basile (98), che in alcune relazioni riservate faceva riferimento ad esso come a un “”Comitato di avvocati”” privo di reale seguito (99), il CLN Liguria si rivelò, invero, un organismo complessivamente efficiente. Se l’organizzazione dell’insurrezione dell’aprile 1945, che avrebbe portato alla liberazione della città e alla resa delle truppe tedesche alle formazioni partigiane, costituisce senz’altro il momento più alto del suo operato, tanto che si parla di “”insurrezione modello”” (100), il CLNL dimostrò in realtà, fin dal momento dell’insediamento, buone capacità operative, riuscendo a supplire con l’impegno, sia a un iniziale deficit organizzativo, sia ai problemi derivanti dall’inesperienza”” (62-63) [Guido Levi, ‘L’origine del federalismo europeo organizzato a Genova e in Liguria. Dalla Resistenza alla petizione per il Patto di Unione federale dell’Europa, 1943-1950] [(95) Sebbene la situazione fosse incerta “”così come si era verificato il 25 luglio, anche a Genova, nonostante l’ora tarda e il coprifuoco, vi furono esplosioni di giubilo straordinario. Non tenendo conto dell’oscuramento, la città si illuminò festosamente, mentre già le pattuglie tedesche, «come tentacoli di un gigantesco polipo», si muovevano verso i punti nevralgici da tempo prestabiliti””. In Brizzolari, op. cit. p. 51; (96) “”Alla riunione costitutiva del Comitato dei partiti antifascisti di Genova, che si svolse in via XX settembre nello studio dell’avv. azionista Giulio Bertonellli, parteciparono Gerardo Barbareschi, Bordiga, Dante Bruzzone, Marcello Cirenei e Vannuccio Faralli per i socialisti, Giuseppe Bianchini e Marongiu per i comunisti, Filippo Guerrieri, Paolo Emilio Taviani, Giulio Marchi e Augusto Solari per la democrazia cristiana, Bertonelli ed Eros Lanfranco per gli azionisti e, infine Enrico Martino e Francesco Manzitti per i liberali. In questa riunione venne sottoscritto il “”Manifesto dei sei partiti antifascisti”” approvato a Milano nella riunione del 26 luglio, nel quale si chiedeva, oltre alla liquidazione totale del fascismo, al ripristino di tutte le libertà civili e politiche, alla liberazione immediata di tutti i detenuti politici, e all’abolizione delle leggi razziali, anche l’armistizio e la costituzione di un nuovo governo formato dai rappresentanti di tutti i partiti che esprimevano la volontà nazionale. Cfr Brizzolari, ‘Un archivio della Resistenza in Liguria’, Genova; 1974, pp. 42-46; (97) Le prime riunioni del CLNL non si svolsero però in questa sede (…); (98) Carlo Emanuele Basile è stato una delle figure più tristemente note del fascismo genovese negli anni della Repubblica di Salò (…), (99) Cfr. Luca Borzani e Antonio Gibelli, a cura, ‘Genova in guerra nell’ultimo conflitto mondiale’, Genova, 1992, p. 159; (100) L’espressione “”insurrezione modello”” è ormai entrata nella consuetudine per definire quella lotta popolare per la liberazione del capoluogo ligure alla quale presero parte migliaia di cittadini genovesi, che affiancarono negli scontro i GAP e le SAP, oltre alle formazioni partigiane di montagna calate in città. Per una ricostruzione dell’episodio, si veda, oltre alle opere sopra citate, anche Roberto Battaglia, ‘Storia della Resistenza italiana. 8 settembre 1943-25 aprile 1945’, Torino 1964, pp. 539-544 e Giorgio Bocca, ‘Storia dell’Italia partigiana, settembre 1943 – maggio 1945, Roma-Bari 1966, pp. 592-594. Ricordiamo che si trattò probabilmente dell’unico caso verificatosi in Europa, nel corso del secondo conflitto mondiale, in cui un corpo d’armata tedesco si arrese ufficialmente alle formazioni partigiane. Alto fu comunque il tributo di sangue versato dai partigiani e dai cittadini genovesi: circa trecento morti e ben tremila feriti. Taviani ricorda infine che furono importanti le conseguenze dell’episodio sulle operazioni belliche del resto del nord Italia, “”perché i nazisti furono dunque costretti a rinunciare a quella ormai famosa ultima linea di resistenza a oltranza sul Po per la quale cosa Kesserling aveva predisposto da oltre un anno piani meticolosi e nella quale fino all’ultimo aveva sperato. Dovette (invece) evacuare Milano e la guerra terminò in Italia con due settimane d’anticipo””, in Taviani, ‘Pittaluga racconta’, cit., pag: 195] Errore nell’indice dei nomi pag 363 si riporta ‘Bordiga Amadeo’ con un numero di nota errato e nel libro di Brizzolari da cui sono state tratte le informazioni nell’indice dei nomi viene riportato soltanto il cognome ‘Bordiga’”,”LIGU-001-FFS” “LEVI Franco a cura”,”A ricordo di Gustavo Colonnetti.”,”‘Gustavo Colonnetti (1886-1968) è stato un ingegnere, matematico e politico italiano di grande rilievo. Nato a Torino, si laureò in ingegneria civile e matematica, e intraprese una brillante carriera accademica, insegnando in diverse università italiane, tra cui Pisa e Torino. Fu direttore del Politecnico di Torino e si distinse per i suoi studi sull’elasticità e la scienza delle costruzioni 2. Colonnetti era noto anche per il suo impegno politico e sociale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, si rifugiò in Svizzera per sfuggire alle persecuzioni fasciste, dove fondò una scuola universitaria per rifugiati italiani. Dopo la guerra, tornò in Italia e divenne membro dell’Assemblea Costituente, contribuendo alla stesura della Costituzione italiana. Fu anche presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, promuovendo la ricerca scientifica e tecnica 3. Un uomo di grande integrità, rifiutò sempre di aderire al regime fascista, guadagnandosi il rispetto come antifascista convinto. La sua eredità vive attraverso le sue opere e il suo contributo alla scienza e alla società 4′ (f. copilot)”,”SCIx-007-FMB” “LEVI Margaret”,”Teoria dello stato predatore.”,” Margaret Levi, professore di Comparative Political Economy e Harry Bridges Chair of Labor Studies, ha diretto il Center for Labor della University of Washington, Seattle. Il suoi libro di carattere innovativo rappresenta un esempio di applicazione della metodologia “”economica”” allo studio del mutamento istituzionale. L’ ‘amichevole’ critica di Pashukanis a Engels sulla questione dello Stato “”Alla base di tutte le analisi marxiane dello stato, sia nelle società contemporanee sia in quelle del passato, c’è l’ipotesi che lo stato emerga dal conflitto di classe. Se non ci fosse il conflitto di classe, non ci sarebbe alcun bisogno dello stato. Pashukanis ([1928] 1951) (1), un importante filosofo del diritto sovietico che scriveva negli anni Venti, sottolinea la problematicità di questa tesi in questa sua amichevole critica a Engels: «Lo stato emerge perché altrimenti le classi si distruggerebbero reciprocamente in un furioso conflitto, distruggendo quindi la società. Di conseguenza lo stato emerge nel momento in cui nessuna delle classi in conflitto può raggiungere da sola una vittoria decisiva. In quel caso si verifica una di queste due possibilità: o lo stato garantisce questa relazione (e in tal caso sarebbe una forza al di sopra delle classi, cosa che non possiamo ammettere), o lo stato è il prodotto della vittoria di una classe; ma, se è così, il bisogno dello stato da parte della società scompare, dato che la vittoria decisiva di una classe impone un equilibrio e impedisce la distruzione della divisione della società. Tutte queste controversie mettono in ombra un problema fondamentale: perché il dominio di una classe non continua ad essere quello che è, ovvero la subordinazione effettiva di una parte della popolazione a un’altra? Perché assume la forma di un dominio ufficiale da parte dello stato? O, il che è la stessa cosa, perché il vincolo statale non assume la forma di un meccanismo privato della classe dominante? Perché lo stato è dissociato dalla classe dominante, e assume la forma di un meccanismo impersonale di autorità pubblica isolato dalla società?». Questo è il problema centrale che ogni analisi marxista dello stato deve affrontare. In altri termini, il problema è se lo stato esiste per avvantaggiare la classe economicamente dominante o se nasce e si preserva per ragioni completamente diverse”” (pag 212) [Margaret Levi, ‘Teoria dello stato predatore’, Edizioni di Comunità, Milano, 1997] [(1) Pashukanis, E.B. “”The General Theory of Law and Marxism””, in ‘Soviet Legal Philosophy’, Cambridge, Harvard University Press]”,”TEOC-820″ “LEVI-MONTALCINI Rita”,”Tempo di mutamenti.”,”””insano attendere senza agire”” “”Luca Cavalli-Sforza afferma che “”la trasmissione culturale in forma verticale, che avviene da genitori a figli, è quella che mantiene caratteri importanti attraverso le generazioni”” (pag 29) “”Il progresso sociale si può misurare con esattezza dalla posizione sociale della donna”” (K. Marx, Lettera a Kugelmann) (pag 58) “”La maggior parte degli analfabeti del mondo è tra le donne per ragioni di età, di forzato abbandono delle scuole a causa di distanza dalle strutture scolastiche”” (pag 86)”,”DONx-049″ “LEVI-MONTALCINI Rita”,”L’asso nella manica a brandelli.”,”””Indico che fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che lei ne lasci governare l’altra metà a noi”” (Niccolò Machiavelli, Il principe, Torino, 1961, cap. XXV, p: 121 (in apertura) Rita Levi Montalcini è nata nel 1909 a Torino dove si laureò in medicina con il famoso istologo Giuseppe Levi. Costretta a lasciare l’università a causa delle leggi razziali, iniziò le sue ricerche sul sistema nervoso in un laboratorio di fortuna allestito nella sua abitazione. Dopo la guerra fu invitata negli Stati Uniti, alla Washington University di St. Louis, dove rimase quasi trent’anni. In questo periodo scoprì e identificò una proteina (NGF, nerve growth factor) in grado di stimolare la crescita delle fibre nervose, e per questa scoperta ricevette nel 1986 il premio Nobel per la medicina. Tra i volumi pubblicati ‘Elogio dell’imperfezione’ (1987), ‘Il tuo futuro’ (1993), ‘Senz’olio contro vento’ (1996). “”(…) [I] neuroni (cellule perenni, e cioè prive della proprietà di riprodursi) vanno incontro a morte, oggi definita come «morte programmata». Si ritiene che questo calo numerico sia dell’ordine di centinaia di migliaia di cellule al giorno dall’età di 60-70 anni in poi. Una perdita che potrebbe apparire così drammatica da non giustificare l’esplicazione di attività creative anche in età avanzata. Tuttavia questa perdita non è così rilevante se si considera che il cervello consiste di un numero astronomico di cellule nervose. Il realtà il normale invecchiamento porta all’eliminazione di un numero molto inferiore dI cellule quale solitamente ritenuto: «Si è stimato che circa il 5% dei neuroni dell’ippocampo scompare ogni dieci anni nella seconda metà della vita, il che corrisponde a una perdita complessiva del 20% dei neuroni. Il decremento non è però uniforme; in alcune aree dell’ippocampo non si osservano diminuzioni significative». Così D.J. Selkoe (94) afferma che nonostante il cervello umano in età avanzata subisca la perdita di certi neuroni e vada incontro ad alterazioni biochimiche, questi cambiamenti in molti individui non provocano un declino apprezzabile delle capacità cognitive e creative. Come già descritto nel capitolo sulla plasticità neuronale, le cellule che permangono possono andare incontro ad aumento delle ramificazioni dendritiche e al potenziamento a livello sinaptico dei circuiti celebrali. Nell’età senile, non meno che in quelle precedenti, permane nel cervello dell”Homo sapiens’ questa proprietà che non differisce da quelle in suo possesso nelle fasi precedenti e alle quali si riferisce il matematico E. De Giorgio: «… la capacità di pensare l’infinito pur riconoscendo nei propri limiti la propria finitezza»”” (pag 146-147) [(94) D.J. Selkoe, ‘L’invecchiamento celebrale’, Le Scienze, Milano, 1992]”,”SCIx-511″ “LEVIN Michael”,”Marx Engels and Liberal Democracy.”,”L’A è Principal Lecturer in Politics al Goldsmiths’ College, Univ London. MCLELLAN è Prof di teoria politica Univ of Kent, Canterbury.”,”MADS-121″ “LEVIN Ilja KHOLODKOVSKI Kirill DILIGUENSKI Guerman AFANASJEV Mikhail ZUDIN Alexeij PEREGUDOV Sergei RADAEV Vadim MAU Vladimir STARODUBROVSKAJA Irina STUDENTSOV Viktor PANTIN Igor KOLOSSOV Vladimir FEDOSSOV Petr PAVLOV P. Innokentij ZUBOV Andrei B. FILATOV Sergei”,”La nuova Russia. Dibattito culturale e modello di società in costruzione,”,”Ilja Levin, docente presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Kirill Kholodkovski, caposezione del settore studi sui problemi sociali e politici presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO)dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Guerman Diliguenski, docente presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca, redattore capo della rivista Mirovaia economica i mezhdunarodnye otnoscenia. Mikhail Afanasjev, consigliere presso il Dipartimento Territoriale del Governo del Presidente della Federazione Russa a Mosca. Alexeij Zudin, direttore per la ricerca politica presso il Centro di Tecnologie Politiche di Mosca. Sergei Peregudov, docente presso IMEMO. Vadim Radaev, direttore del Dipartimento di Sociologia Economica e Politica Sociale dell’Istituto di Economia presso l’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Vladimir Mau, direttore del Centro di Analisi Economica presso il Governo della Federazione Russa a Mosca. Irina Starodubrovskaja, ricercatrice presso il Centro dfi Analisi Economica presso il Governo della Federazione Russa a Mosca. Viktor Studentsov, docente presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Igor Pantin, docente presso il Dipartimento di Studi Politologici Comparati dell’Istituto di Filosofia dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Vladimir Kolossov, direttore del Centro di Ricerche geopolitiche dell’Istituto di Geografia dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca. Petr Fedossov, Segreteria del Presidente del Consiglio della Federazione Russa a Mosca. P. Innokentij Pavlov, docente presso la Facoltà Teologica di Sant’Andrea di Mosca. Andre B. Zubov, docente di storia delle religioni presso la Facoltà Teologica di Sant’Andrea di Mosca. Sergei Filatov, docente presso l’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia Russa delle Scienze di Mosca.”,”RUSx-111-FL” “LEVIN Alfred”,”The Second Duma. A Study of the Social-Democratic Party and the Russian Constitutional Experiment.”,”Preface, Preface to Second Edition, Introduction, Conclusion, Appendixes, Bibliographical Note, Additional Bibliography, Additions and Corrections to Text and Footnotes, Index,”,”RUSx-195-FL” “LE-VINE Steve”,”Il petrolio e la gloria. La corsa al dominio e alle ricchezze della regione del Mar Caspio.”,”LE-VINE Steve (o LEVINE), giornalista, è stato corrispondente estero per 18 anni inviato in URSS, Pakistan e Filippine e ha scritto per il Wall Street Journal, il New York Times, il Washington Post, il Financial Times e il Newsweek. Il suo secondo libro è stato ‘Putin’s Labyrinth’ (racconta la Russia attraverso la morte di sei russi). “”Lenin inviò Leonid Krassin, un cortese ex-industriale, per guadagnare favore presso gli uomini d’affari occidentali e placare le loro preoccupazioni. Krassin incalzava i potenti stranieri con un buon francese e tedesco, insieme a un altro linguaggio che potevano capire, il capitalismo. Nel 1902, mentre segretamente sosteneva il Partito comunista clandestino, Krassin aveva diretto la compagnia elettrica di Baku, e in seguito aveva condotto le operazioni Siemens-Schukert in Russia. Krassin propose una alleanza tra la Oil Company anglo-persiana della Gran Bretagna e la Standard Oil del New Jersey per far rivivere i giacimenti di Grozny.”,”RUSx-159″ “LEVINE Norman”,”The Tragic Deception: Marx Contra Engels.”,”””La tesi centrale di questo libro è che grandi differenze di pensiero esistono tra Marx ed Engels”” (pag 228)”,”MAES-185″ “LEVINE James S.”,”Russian Grammar.”,”James S. Levine, Ph.D. Associate Professor of Russian and Director of Russian Studies George Mason University.”,”RUSx-267-FL” “LEVINE-MEYER Rosa, a cura di David ZANE MAIROWITZ”,”Inside German Communism. Memoirs of Party Life in the Weimar Republic.”,”LEVINE-MEYER Rosa “”The Left started their reign with a sweeping victory in the parliamentary elections of May 1924 with 3,700,000 votes cast for the Communists and an increase of seats from 15 to 62. The gains were even more significant since they were achieved at the expense of the SPD which lost 70 seats in the process. Several factors contributed to the success: It was the first election after the merger with the Independent Socialists; the revolutionary mood had not entirely died out; and it was, to a large degree, an answer to the hated Reich’s intervention in Saxony-Thuringia, its removal of a legitimate government and its subsequent repressions”” (pag 67)”,”MGEK-106″ “LEVINSON Charles a cura; contributi di Charles LEVINSON Otto BRENNER Karl HAUENSCHILD Eugene DESCAMPS Milan RUKAVINA Itzhak BEN AARON Leonard WOODCOCK Tor ASPENGREN Hugh SCANLON Jack JONES Arne GIJER Wilhelm HRDLITSCHKA Henry LORRAIN Ewald KAESER Edmond MAIRE”,”Industry’s democratic revolution.”,”Contributi di Charles LEVINSON Otto BRENNER Karl HAUENSCHILD Eugene DESCAMPS Milan RUKAVINA Itzhak BEN AARON Leonard WOODCOCK Tor ASPENGREN Hugh SCANLON Jack JONES Arne GIJER Wilhelm HRDLITSCHKA Henry LORRAIN Ewald KAESER Edmond MAIRE.”,”SIND-032″ “LEVINSON Charles”,”Vodka Cola.”,”Contiene i paragrafi ‘Agnelli e il PCI’, ‘L’ operazione Vodka-Espresso’ e ‘Le imprese commerciali e finanziarie del Partito comunista francese'”,”RUSU-146″ “LEVINSON Charles”,”Capital, Inflation and the Multi-Nationals.”,”LEWINSON è in grado di parlare molte lingue ed è laurato in economia e sociologia industriale (Univ Toronto e Parigi). E’ labour economist consultant.”,”ECOI-113″ “LEVINSON Charles”,”International trade unionism.”,”LEWINSON, canadese (1920) parla molte lingue ed è laurato in economia e sociologia industriale (Univ Toronto e Parigi). E’ labour economist consultant.”,”ECOI-114″ “LEVINSON Charles”,”Capitale, inflazione e imprese multinazionali.”,”‘I lavoratori stanno perdendo la corsa contro l’inflazione. Nella maggior parte dei paesi i salari reali hanno subito un ristagno o sono aumentati molto lentamente. Il Department of Labor degli USA ha dichiarato che dal 1966 non vi è stato quasi nessun aumento nei salari reali dei lavoratori statunitensi. Il salario medio statunitense settimanale nel 1957-59 era di 98 dollari. Nel periodo di nove anni iniziato nel 1961 tali salari sono aumentati in misura minore dell’11 per cento, vale a dire poco più dell’1 per cento all’anno. A questo saggio di incremento, il mitico «lavoratore medio» statunitense potrebbe attendersi di raddoppiare il suo livello di vita una volta ogni cento anni. Durante il 1969 e la prima metà del 1970 gli aumenti dei prezzi hanno registrato una accelerazione in undici dei diciassette paesi dell’OCSE, ad un saggio annuo di più del 5 per cento. In Germania, in Italia, in Norvegia e in Svezia il saggio di incremento è più che raddoppiato. Ma verso la metà dell’anno il culmine degli aumenti dei prezzi venne superato e durante la seconda parte del 1970 i sette principali paesi videro una diminuzione degli aumenti dei prezzi fino a meno del 5 per cento, e a meno del 2 per cento in Canada e in Germania. Al contrario dei prezzi, i salari sono aumentati notevolmente meno nel 1969 e nella prima metà del 1970 che non nella seconda metà. Quattordici dei diciassette paesi dell’OCSE hanno registrato aumenti maggiori verso la fine del 1970 che non nel 1969. Queste tendenze opposte confermano la tesi che i maggiori incrementi dei salari registrati nel 1970 e nel 1971 furono, in linea di massima, un recupero dei salari reali che erano diminuiti durante l’ondata di aumenti dei prezzi del 1968, 1969 e dell’inizio del 1970. I prezzi francesi delle automobili, ad esempio, hanno sensibilmente superato l’aumento dei costi salariali diretti di tale industria, durante gli ultimi tre anni. Dal 1968, infatti, essi sono aumentati di circa il 30 per cento, mentre i salari nominali sono aumentati di circa il 35 per cento. ed i salari reali dei lavoratori, nelle industria automobilistiche francesi del 18 per cento. Tuttavia, dato che i costi salariali unitari costituiscono meno del 25 per cento del prezzo totale al dettaglio, è evidente che non sono stati i salari la causa prima dell’aumento dei prezzi, nonostante le affermazioni degli ambienti industriali. Fra il 1965 e il 1968 non si verificò alcuna esplosione salariale, ma durante questo periodo gli aumenti dei prezzi furono in media, salvo che in Giappone, del 7 per cento. La tesi che l’accelerazione mondiale degli aumenti dei prezzi verificatisi nel 1968, 1969 e 1970, fu dovuta ad aumenti dei costi salariali verificatasi negli anni precedenti è quindi palesemente insostenibile. Se vi è stata correlazione fra salari e prezzi negli anni precedenti al 1970, si è trattato di una correlazione negativa, in quanto salari e prezzi si sono mossi in direzioni opposte. Gli incrementi relativamente forti dei salari verificatisi alla fine del 1970 e nel 1971 sono inoltre perfettamente in linea con la tesi che i maggiori aumenti salariali di quell’anno sono la conseguenza dell’inflazione registratasi negli ultimi tre anni. E’ difficile additare i salari monetari come causa dell’inflazione quando ci si trova di fronte a cifre come queste che dimostrano chiaramente che essi ne sono state le vittime. E’ raro che si prenda in considerazione l’effetto inflazionistico degli elevati livelli dell’imposta sul reddito. Dopo un periodo di ristagno dei salari reali, come si era verificato durante il periodo fra il 1965 e il 1969, l’effetto dell’imposta sul reddito accentua gli aumenti salariali necessari ai lavoratori per riguadagnare il terreno perduto, specialmente in paesi ad alta tassazione come il Nord America, le isole britanniche ed i paesi nordici. Formulando le nuove richieste salariali, infatti, i sindacati sono costretti a prendere in considerazione il valore, prima e dopo le tasse, dell’incremento salariale; valori questi che possono essere sostanzialmente diversi, specialmente per i gruppi di salari più elevati, che ricadono nella categoria a maggiore tassazione. Ad esempio, in Gran Bretagna la tassa media per i lavoratori è del 30 per cento. Ciò significa che per aumentare il reddito reale disponibile del 10 per cento, in modo da compensare gli aumenti dei prezzi, gli aumenti nominali dei salari dovrebbero essere del 15 per cento. Nel 1970 l’esplosione dei salari, causata da un aumento di oltre il 10 per cento (dopo aver tenuto conto delle imposte dirette e indirette e degli aumenti dei prezzi), ha creato, secondo la ‘National Institute Economic Review’ (marzo 1971), una situazione nella quale il reddito realmente disponibile per i consumatori è aumentato solo dell’1,5 per cento. Per compensare le diminuzioni verificatesi nei salari reali a seguito di un aumento del 4 per cento nei prezzi verificatosi nel 1970, i lavoratori tedeschi che si trovavano nel gruppo salariale di 300 dollari al mese, e senza bambini, dovevano in media avere un aumento nominale dell’11 per cento (fra il 9 e il 17 per cento). Tassazione progressiva relativamente rapida, e aumento delle trattenute dal salario per assicurazioni sociali significano che, per far fronte ad una perdita dovuta ad una inflazione del 4 per cento, i lavoratori tedeschi devono aumentare i loro salari di circa tre volte il saggio d’incremento dell’inflazione. Secondo famosi economisti del lavoro, i lavoratori statunitensi, per far fronte ad una inflazione del 5 per cento, e per mantenersi in linea con la produttività media, avrebbero bisogno di un aumento salariale del 9 per cento. Per redditi compresi fra i 7.000 e i 9.000 dollari all’anno, un aumento del 9 per cento aumenterebbe il reddito reale del 5-6 per cento appena in quanto circa un terzo verrebbe assorbito dalle tasse. Per raggiungere quindi il 9 per cento in termini reali, l’aumento dovrebbe essere compreso fra il 12 e il 14 per cento’ (pag 127-128-129)]”,”ECOG-080″ “LEVISON Andrew”,”The Working Class Majority.”,”ANTE1-8 LEVISON è research associate of the Martin Luther King Center for Social Change in Atlanta, Georgia. Contiene ritaglio di giornale (Carter e il salario minimo) in allegato: fascicolo di appunti manoscritti relativi al volume (sintesi-recensione critica)”,”MUSx-223″ “LEVISSE-TOUZE’ Christine MARTENS Stefan a cura; saggi di Alfred GROSSER Karl OTMAR FREIHERR VON ARETIN Gilbert BADIA Francois BEDARIDA Jurgen DANYEL Christine LEVISSE-TOUZE’ Stefan MARTENS Hartmut MEHRINGER Gilbert MERLIO Christiane MOLL Klaus-Jurgen MÜLLER Kurt NOWAK Josef ROVAN Peter STEINBACH Rita THALMANN Johannes TUCHEL Barbara VORMEIER Christl WICKERT”,”Des Allemands contre le nazisme. Oppositions et resistances 1933-1945. Actes du colloque franco- allemand organisé à Paris du 27 au 29 mai 1996.”,”1. I ‘no’ tedeschi a HITLER, di Joseph ROVAN. I. Opposizione e resistenza in GERM e nell’esilio in FR. II. Resistenza e resistenti durante la pace e la guerra. III. I movimenti di resistenza. IV. La resistenza tedesca: tra storia e memoria. 2. Riflessioni di Alfred GROSSER Saggi di Karl OTMAR FREIHERR VON ARETIN, Gilbert BADIA, Francois BEDARIDA, Jurgen DANYEL, Alfred GROSSER, Christine LEVISSE-TOUZE’, Stefan MARTENS, Hartmut MEHRINGER, Gilbert MERLIO, Christiane MOLL, Klaus-Jurgen MÜLLER, Kurt NOWAK, Josef ROVAN, Peter STEINBACH, Rita THALMANN, Johannes TUCHEL, Barbara VORMEIER, Christl WICKERT.”,”GERN-001″ “LEVISSE-TOUZÉ Christine”,”L’Afrique du Nord dans la guerre, 1939-1945.”,” Il ruolo dell’Africa del Nord (AFN) nella seconda guerra mondiale. “”De septembre 1939 à juin 1940, l’Afrique du Nord est l’arriere nécessaire à la métropole pour les ressources humaines et économiques; elle est la «pépinière d’hommes», selon la formule chère au maréchal Lyautey, avec l’apport indispensable des troupes indigènes. Au total, 170.000 hommes ont eété envoyés en France pendant la «drôle de guerrre» (1). En juin 1940, l’Afrique du Nord aurait pu être la planche de salut, un ultime recours pour la poursuite des combats; les responsables français ne daignent pas sérieusement étudier cette éventualité. De juin 1940 à novembre 1942,elle incarne tous les espoirs: pour les gaullistes, peu nombreux, groupés autour de René Capitant dans le mouvement Combat, pour les conjurés, venus de tous les horizons politiques qui préparent, avec Robert Murphy, le débarquement allié, enfin, pour l’armée d’Afrique, fidìle à Pétain. Aprés l’armistice de 1940, l’installation des commissions allemande et italienne de contrôle ouvre une étape nouvelle, celle d’une propagande active auprès des populations musulmanes. L’ AFN ( Afrique française du Nord AFN, composé de l’Algérie, du Maroc et de la Tunisie, ndr) est associée par le gouvernement de Vichy à sa politique de collaboration économique et militaire avec l’Allemagne et l’Italie. Le prestige de la France est atteint auprès des musulmans. L’Afrique du Nord sert aussi d’arrière-cour aux basses oeuvres de la France de Vichy, comme le montre la multiplication des camps d’internement. C’est aussi le cycle des ruptures, avec Mers el-Kébir et la guerre fratricide de Syrie où des contingents nord-africains ont été engagés. Les conséquences dramatiques se mesurent aux combats lors du débarquement américain qui lève toute ambiguïté sur l’«ordre de se défendre contre quiconque» qui s’applique aussi aux Alliés. La situation géographique du Maghreb lui confère, à partir de 1942, une fonction essentielle. L’ AFN est impliquée dans l’affrontement, avec la formation d’un front en Tunisie après les débarquements alliés de novembre 1942. Elle est ainsi amenée à jouer un rôle sans précédent, comme tête pont stratégique pour la libération du territoire national (2). L’Afrique du Nord constitue, c’est une constante, un réservoir d’hommes et une zone arrière pour la réorganisation de l’armée sous l’égide des autorités françaises «réconciliées». L’envoi d’un corps expéditionnaire en Italie ne détourne pas l’armée française de son but principal, la libération du territoire national, facilitée par la proximité de la zone des combats de l’AFN et des côtes provençales (3). Cent mille hommes en Italie, 250.000 combattants à pied d’oeuvre pour débarquer en France à l’été 1944, ces forces expéditionnaires sont le fer de lance d’une armée de terre passée d’environ 350.000 hommes fin 1942 à plus de 630.000 hommes deux ans plus tard (4)”” (pag 365-366) [(1) SHAT, fonds privé Pénette, dossier 5, l’armée française d’Afrique du Nord, de juin 1940 à mai 1943; (2) Jacqus Frémeaux , «La participation des contingents d’outre-mer aux opéerations militaires (1943-1944), colloque international à Paris, du 7 au 10 mai 1985, ‘Les armées françaises pendant la Seconde Guerre mondiale, 1939-1945′, actes du colloque publiés en 1985, p. 355 et suiv.; (3) Le Goyet, op. cit.; (4) Jacques Vernet, op. cit., p. 18] Le nom d’Armée d’Afrique désigne l’ensemble des unités militaires françaises issues des territoires de l’Afrique française du Nord (AFN, composé de l’Algérie, du Maroc et de la Tunisie) dont l’origine remonte pour la plupart à la conquête de l’Algérie1. Le terme « Armée d’Afrique » n’a pas de signification institutionnelle, mais plutôt le sens général de forces de souveraineté stationnées en Algérie française, en Tunisie et au Maroc durant la période coloniale de 1830 à 19622. Intégrée aux forces armées métropolitaines, l’Armée d’Afrique se distingue des Troupes coloniales. Elle comprend des formations composées en majorité voire en totalité d’Européens, d’une minorité de Juifs séfarades et d’autres constituées en grande partie d’ « Indigènes », les proportions variant d’un corps à l’autre. Durant la Seconde Guerre mondiale, le terme d’armée d’Afrique reste attaché au corps expéditionnaire français en Italie et à la 1re armée française3. Les régiments de l’Armée d’Afrique venant en majorité de l’Algérie française (Légion étrangère, zouaves et tirailleurs) sont les plus décorés de l’Armée française juste après le régiment d’infanterie coloniale du Maroc (RICM), appartenant aux troupes coloniales4,5. Elle est dissoute en 1962, mais des unités maintiennent son souvenir comme le 1er régiment de tirailleurs (Épinal), le 1er régiment de chasseurs d’Afrique (Canjuers), le 1er régiment de spahis (Valence), le 68e régiment d’artillerie d’Afrique (camp de La Valbonne) et le 40e régiment d’artillerie (camp de Suippes). Le 5e régiment de tirailleurs marocains, en garnison à Dijon, n’a été dissous qu’en 1965. Historique À l’époque coloniale, les forces françaises sont réparties en trois grands ensembles distincts : l’armée métropolitaine, les troupes coloniales (la Coloniale) et l’armée d’Afrique qui dépendent d’un seul état-major général6. L’armée d’Afrique est créée lors de la monarchie de Juillet et le débarquement en Algérie, à Sidi Ferruch, le 14 juin 1830 du corps expéditionnaire commandé par le général de Bourmont2. Par la suite le terme « Armée d’Afrique » a continué à s’appliquer aux troupes qui ont conquis, occupé et pacifié la « Régence d’Alger » et après la conquête de l’Algérie, il s’est étendue aux troupes de Tunisie, du Maroc et du Sahara. En 1873, lors de la réorganisation de l’armée, l’armée d’Afrique forme un corps d’armée constitué, le 19e corps d’armée. Toutefois l’appellation « Armée d’Afrique » reste en usage jusqu’à la fin de l’ère coloniale7. Les unités de zouaves sont créées en 1830, la Légion étrangère et les chasseurs d’Afrique en 1831, les tirailleurs algériens en 1841, le corps des spahis en 1843 et les compagnies méharistes sahariennes en 1894. Des « Bureaux arabes » sont également créés afin d’administrer les territoires militaires dès 1844. Au Maroc, les goums sont créés par le général Lyautey en 1908. La conscription est finalement instituée en Algérie en 1912. “”La Forza Navale Francese Libera (FNFL), conosciuta anche come la Forza Navale della Francia Libera (FNFL), ha giocato un ruolo cruciale durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo la caduta della Francia nel 1940, molti marinai francesi si unirono alle forze della Francia Libera sotto la guida del generale Charles de Gaulle. La FNFL ha partecipato a numerose operazioni navali, tra cui il supporto agli sbarchi alleati in Nord Africa e in Normandia. La FNFL ha anche contribuito alla protezione dei convogli alleati nell’Atlantico e nel Mediterraneo, combattendo contro le forze dell’Asse e proteggendo le rotte di approvvigionamento vitali per lo sforzo bellico alleato”” (f. copilot)”,”QMIS-365″ “LÉVI-STRAUSS Claude”,”La vita familiare e sociale degli Indiani Nambikwara.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-068-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Dal miele alle ceneri. Oltre la contrapposizione tra “”natura”” e “”cultura””.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-074-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”L’uomo nudo. Dai miti d’America al “”mito unico”” della nostra condizione.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-075-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Razza e storia. Razza e cultura.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-077-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Primitivi e civilizzati. Conversazioni con Georges Charbonnier.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-078-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”La via delle maschere.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-079-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Mito e significato. Cinque conversazioni radiofoniche.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-082-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude, a cura di Alberto M. CIRESE”,”Le strutture elementari della parentela.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-084-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Tristi Tropici.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-085-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Il crudo e il cotto.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-086-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Guardare. Ascoltare. Leggere.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-087-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Antropologia strutturale.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-094-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Il pensiero selvaggio.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”TEOS-095-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Le origini delle buone maniere a tavola.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela.”,”STOS-023-FL” “LÉVI-STRAUSS Claude”,”Il pensiero selvaggio.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Dopo le esplorazioni nel Mato-Grosso (1935-39) e l’esilio americano durante l’occupazione nazista, è tornato a Parigi, dove insegna antropologia strutturale al Collége de France. Tra le sue opere: Tristi tropici, Il totemismo oggi, Il pensiero selvaggio, Antropologia strutturale, Il crudo e il cotto, Razza e storia e altri studi di antropologia, Le strutture elementari della parentela. “”Nulla di meglio al mondo dei selvaggi, dei contadini e della gente di provincia, per studiare a fondo e in ogni senso costumi e abitudini; inoltre, quando giungono dal Pensiero al Fatto, ci si trova di fronte a cose compiute”” (H. de Balzac, ‘Le Cabinet des antiques’) (in apertura)”,”TEOS-035-FRR” “LEVI-STRAUSS Claude”,”Razza e storia e altri studi di antropologia.”,”Claude Lévi-Strauss è nato nel 1908 a Bruxelles da genitori francesi. Laureatosi in filosofia alla Sorbona nel 1931, dopo le spedizioni nel Mato Grosso fu costretto a riparare negli Stati Uniti a seguito dell’occupazione nazista della Francia. Oggi (1977) insegna etnologia alla Ecoles des hautes études di Parigi e dal 1959 è titolare della cattreda di antropologia strutturale al Collège de France. Ha pubblicato tra l’altro ‘Tristi tropici’ e ‘Il crudo e il cotto’.”,”TEOS-004-FAP” “LEVON-ZEKIYAN Boghos”,”L’Armenia e gli armeni Polis lacerata e patria spirituale: la sfida di una sopravvivenza.”,”L’autore insegna Lingua e letteratura armena a Ca’ Foscari e Istituzioni ecclesiastiche armene al Pontificio Istituto Orientale di Roma. Da Trecc.: ARMENIA (arm. Hayastan) Regione fisica e storica dell’Asia sudoccidentale, estesa fra 38° e 41° lat. N e 37° e 47° long. E Gr. e ampia circa 140.000 km2. Dal punto di vista fisico l’A. s’identifica con l’Acrocoro Armeno, vasto complesso ondulato di alteterre, delimitato a N dalla sezione orientale dei Monti Pontici, a NE dal Piccolo Caucaso e a S dal Tauro armeno; come limiti occidentale e orientale si scelgono abitualmente il corso dell’Eufrate e la depressione di Urmia. Dalla superficie dell’acrocoro, la cui altitudine media varia tra i 1500 e i 1800 m, si innalzano numerosi rilievi assai più elevati, spesso vulcanici, come l’Ararat. Il clima è temperato continentale di montagna, con inverni lunghi e rigidi, estati calde e accentuata aridità. Tra gli elementi idrografici i più significativi sono l’Eufrate e vari laghi (L. di Van, L. di Sevan e altri) le cui acque risultano salate per la sensibile evaporazione dovuta al calore e all’aridità estiva. La vegetazione è una steppa xerofila. Come regione storica l’A. corrisponde più o meno alla massima estensione raggiunta dall’antico regno armeno. Attualmente, circa l’80% dell’A. è compreso nella Turchia; il resto forma il territorio della Repubblica di Armenia, tranne due piccoli lembi orientali appartenenti alla Georgia e all’Iran. L’etnia più numerosa è quella dei Curdi, seguiti da Armeni, Turchi, Georgiani. Le città più notevoli sono la capitale della Repubblica di A., Erevan, ed Erzurum, in Turchia. Storia Storia antica In A. si costituì nel 1° millennio il regno urrita di Urartu (?) che elaborò una originale civiltà indigena, distrutta dalle invasioni di Cimmeri e Sciti (sec. 7°). Sottoposta al dominio achemenide (sec. 6°-4°) e conquistata da Alessandro Magno (331), la regione poi fu retta da dinastie locali, formalmente dipendenti dai Seleucidi di Siria, e divisa in due satrapie che i Romani chiamarono A. Minor e A. Maior, rispettivamente a O e a E dell’Eufrate. Riunita in un’unica entità politica da Tigrane (inizi sec. 1° a.C.) e coinvolta nella seconda guerra mitridatica, dovette cedere l’A. Minor a Roma e subirne la protezione. Da allora fu sempre attratta per la sua posizione geografica nelle ripetute guerre tra i vicini Parti e Roma, di cui dovette riconoscere la supremazia (66 d.C.) rimanendo, con alterne vicende, in una condizione di autonomia controllata o di subordinazione fino al 387, quando fu spartita tra Bisanzio e la Persia. L’A. maggiore fu ricondotta sotto la sovranità dell’Impero da Giustiniano e poi riorganizzata in quattro province che si conservarono sino quasi all’invasione araba (sec. 7° d.C.) Al tempo della dominazione degli Achemenidi risalgono alcuni siti fortificati a pianta poligonale (Bakhrikhac, Kalkar) e ovoidale (Tilorpaš, Norašen, Krekants Blur) con mura in pietre rozzamente squadrate e mattoni crudi; allo stesso periodo si data un gruppo di vasi argentei del tipo rhytòn, con raffigurazioni zoomorfe e antropomorfe. Medioevo ed età moderna Con l’occupazione araba, consolidata al tempo del califfo Mu?awiyah (660-680), l’A. maggiore divenne una provincia di confine dell’Impero musulmano, retta da un governatore arabo. Un inizio d’indipendenza si ebbe sotto il califfo al-Mutawakkil, che nell’863 riconobbe come principe vassallo Ashot della dinastia bagratide. I Bagratidi durarono due secoli, poi la pressione esterna di Selgiuchidi e Bizantini provocò il crollo dello Stato nazionale armeno, nel 1045 annesso da Bisanzio. Nel 1064 Ani, capitale reale armena, fu presa d’assalto dal selgiuchide Alp Arslan e tutta la Grande A. cadde in potere dei Turchi. Uno Stato armeno indipendente si riformò poco dopo in Cilicia, cioè nella Piccola A., e durò tre secoli, fungendo da baluardo dell’Impero bizantino contro Musulmani e crociati. Il suo apogeo fu raggiunto con Leone II (1199-1219), che organizzò il regno, sottoposto a vassallaggio verso Santa Sede e Impero germanico, sul modello dei principati franchi d’Oriente. Nel 14° sec. la Piccola A. cominciò a decadere, corrosa da lotte religiose intestine. Il passaggio alla dinastia dei Lusignano di Cipro (1342) suscitò nuove lotte che portarono (1375) al tradimento a danno di Leone VI di Lusignano e all’insediamento in Cilicia dei Mamelucchi siro-egiziani (1382). Da quel momento in poi, fino al 20° sec., sparisce ogni traccia di uno Stato armeno indipendente. L’A. propria, dopo la conquista selgiuchide nell’11° sec., subì il dominio dei Mongoli di Genghiz Khan (1206) e di Tamerlano (1387), finché nel 1473 vi giunsero i Turchi osmanli con Maometto II. I sec. 17° e 18° trascorsero in guerre continue fra sultani di Costantinopoli e scià di Persia e l’A. restò divisa tra quei due Stati musulmani. Storia contemporanea L’A. persiana dalla metà del 18° sec. cominciò a passare nelle mani dei Russi (trattati di Gulistan, 1813, e Turkmanciai, 1828), seguendo le sorti dell’Impero russo sino alla rivoluzione ed entrando poi a far parte dell’URSS (? Armenia, Repubblica di). La parte d’A. rimasta all’Impero ottomano, deluse le speranze di raggiungere indipendenza e libertà civili, passò all’azione rivoluzionaria, con la creazione (1887-1890) di comitati rivoluzionari sul modello di quelli nichilisti russi; il sultano ?Abd ul-Hamid rispose con una feroce repressione. Nell’agosto-settembre 1894 si ebbe il primo massacro di Armeni, cui seguì la strage del 1895-96. Con il 20° sec. la situazione si aggravò ancora, quando i Giovani Turchi cominciarono a propugnare l’ideale della supremazia della razza turca nei territori dell’Impero ottomano. Si ebbero così il massacro di Adana del 1909 e, durante la prima guerra mondiale, lo sterminio in massa del popolo armeno. I superstiti ripararono nella Repubblica d’A., in Egitto, in Siria, in Libano, in Israele, in Iran, in Europa e negli Stati Uniti. Al termine della guerra, le potenze alleate imposero alla Turchia la concessione dell’indipendenza agli Armeni (Trattato di Sèvres, 1920), ma l’accordo fu vanificato dall’arrivo al potere del leader nazionalista Atatürk, che diede inizio all’assimilazione politico-culturale delle minoranze etniche, dando ulteriore incremento alla diaspora armena nel mondo. A tutt’oggi gli Armeni chiedono che vengano loro restituite le terre turche e che si riconosca che sono stati vittime di un genocidio. Il riconoscimento dello sterminio degli Armeni è stato tra le condizioni poste dal Parlamento Europeo per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea ma, nonostante alcune aperture di esponenti politici, in Turchia nominare in pubblico il genocidio rappresenta ancora un reato punibile con tre anni di carcere. -ALT Religione Chiesa armena L’A. era già evangelizzata all’inizio del 3° sec.; all’inizio del 4°, s. Gregorio l’Illuminatore ottenne dal re Tiridate il riconoscimento del cristianesimo come religione di Stato. Con il cattolicosato di Sahak (inizio del 5° sec.), l’adozione dell’alfabeto armeno rese possibile la liturgia nella lingua nazionale e divenne definitiva l’autonomia della Chiesa armena dalle sedi di Cesarea e Costantinopoli. Gli Armeni rimasero estranei alle controversie cristologiche e non parteciparono ai concili di Efeso (431) e Calcedonia (451); ma, essendo stato appoggiato dall’imperatore Anastasio, il katholikòs Babken accettò l’Enotico di Zenone. La tendenza monofisita servì agli Armeni, specie sotto la dominazione musulmana, per differenziarsi dai Bizantini. Alla fine del 13° sec., dopo la costituzione del regno dell’Armenia Minore nella Cilicia, la sede cattolicosale fu trasferita da Ecmiadzin a Sis (odierna Kozan); questo accentuò il dissidio tra gli Armeni occidentali e orientali, anche perché gli occidentali cercavano di avere buoni contatti con Roma. Per reazione a questi contatti si fece più forte la tendenza autonomista degli orientali: fu creato un patriarcato armeno a Gerusalemme, staccato da quello di Sis (1311), e quando con la caduta del regno di Cilicia (1375) la sede di Sis cominciò a decadere si ebbe lo scisma, con la ricostruzione del cattolicosato di Ecmiadzin. La conquista turca di Costantinopoli aggravò la situazione: Maometto II nel 1461 investì Gioacchino vescovo di Brussa del patriarcato armeno di Costantinopoli, considerandolo come capo civile, oltre che religioso, di tutti gli Armeni dell’Impero ottomano. Il dissidio tra i due cattolicosati fu composto nel sinodo di Gerusalemme (1651), in cui fu riconosciuta la preminenza di Ecmiadzin. Nel 18° sec. i katholikòi di Ecmiadzin cominciarono a mostrarsi ostili agli Armeni cattolici, che aspiravano ad avere un’organizzazione e chiese proprie. Nel 1741 il katholikòs di Sis, Abramo Pietro I Ardzivian, che aveva ricevuto il pallio a Roma da Benedetto XIV e a cui fu impedito dai dissidenti di entrare nella sua sede, si stabilì a Kraim in Libano e creò il patriarcato armeno cattolico di Cilicia. Con il trattato di Turkmanciai (1828) la sede di Ecmiadzin entrò a far parte dell’Impero russo, che nel 1836 riorganizzò quella parte della Chiesa armena secondo i principi di dipendenza dallo Stato prevalenti in Russia. Nell’Impero ottomano la simpatia degli Armeni turchi per la Russia fu pretesto di accuse reciproche tra cattolici e ortodossi, che provocarono gravissime persecuzioni (1827-28). L’intervento austro-francese, invocato dal sultano Mahmud vinto dai Russi, servì a queste potenze, su richiesta di papa Leone XII, per far introdurre nel trattato di Adrianopoli la clausola dell’emancipazione degli Armeni, il che permise a Pio VIII di creare la sede primaziale armeno-cattolica di Costantinopoli (1830). Nel 1866 il sinodo di Bzommar riunificò il patriarcato cattolico di Cilicia e quello di Costantinopoli nella persona di Antonio Hassun, che nel 1880, chiamato a Roma, ottenne l’erezione del Pontificio Collegio Armeno (1883). Il genocidio perpetrato negli anni 1915-18 costrinse il patriarca di Sis a trasferire la sua sede prima ad Aleppo e poi, nel 1930, a Antelias, a nord di Beirut. Il patriarcato cattolico fu trasferito a Beirut, con residenza a Bzommar. Lingua Gli Armeni parlano una lingua indoeuropea documentata dal 5° sec. d.C. ( armeno classico), ma parlata sin dal 6° a.C. nella zona fra la Mesopotamia, il Caucaso meridionale e la costa sud-orientale del Mar Nero. L’armeno moderno si divide in armeno orientale, lingua ufficiale della Repubblica di Armenia, e armeno occidentale (minoranze in Turchia). Il primo è il più vicino alla lingua classica. L’armeno classico oggi serve solo come lingua liturgica della Chiesa. Rispetto all’indoeuropeo ricostruito, risulta una lingua molto innovativa. Un rilevante mutamento riguarda il vocalismo: in epoca preistorica la penultima sillaba ha ricevuto un forte accento espiratorio che ha causato l’indebolimento o la caduta di molte vocali e dittonghi nelle sillabe precedenti, mentre l’antica finale è scomparsa. Nel consonantismo, le sonore aspirate dell’indoeuropeo sono diventate sonore (tranne che nell’armeno orientale), le sonore sono diventate sorde, le sorde sono passate a sorde aspirate o sono scomparse. Nella declinazione, ogni distinzione di genere è scomparsa. Nella coniugazione, il perfetto antico è stato sostituito da un perfetto perifrastico; sussistono un tema di presente e uno d’aoristo (nelle cui forme monosillabiche si è conservato l’aumento). L’alfabeto armeno, inventato, secondo la tradizione, dal santo Mashtoc o Mesròb, al principio del 5° sec., rende in modo perfettamente biunivoco (a ciascun fonema un grafema) il sistema fonologico della lingua classica. Letteratura All’interno della Chiesa armena si sviluppò una fiorente letteratura religiosa in lingua nativa, strumento letterario prima inesistente. Le prime opere furono traduzioni dal greco di testi sacri, ma anche di opere di scienza profana, di Aristotele, Porfirio e diversi altri. Nel cosiddetto periodo aureo (407-450) si raggiunse una perfezione linguistica e stilistica che non fu più superata. Iniziò anche una produzione originale, in cui eccelse Eznik di Kolb, revisore della traduzione della Bibbia e autore di un trattato contro le teorie delle sette pagane; importante fu nel medesimo periodo la storiografia (soprattutto Eliseo Vardapet e Mosè di Corene). Dopo alcuni secoli relativamente poveri, il 10° sec. segnò una rinascita letteraria in connessione con il fiorire di importanti monasteri. Molto celebre quello di Narek, al quale si collega la grande figura di Gregorio, teologo mistico e poeta; e accanto a lui suo padre Cosroe il Grande, l’abate Anania, Stefano Asolik, e altri scrittori ecclesiastici e storici. I due secoli seguenti continuano a presentare un alto livello intellettuale: nel sec. 11° vissero Gregorio Pahlavuni, fecondo poligrafo e traduttore di Platone, e il cronista Aristakes di Lastivert; nel 12° sec. primeggiano il katholikòs Narses Claiense, poeta, teologo e musicista, e Mechitar Gosh, compilatore del Corpus iuris armeno. Segue, fino al 18° sec., un periodo di decadenza per la letteratura armena, la cui seconda rinascita, con il contemporaneo sorgere degli studi armenologici in Europa, si deve all’abate Mechitar di Sebaste (1676-1749), che trapiantò a Venezia (1717) nell’isola di San Lazzaro un focolare tuttora fiorente di studi e originale produzione letteraria (a esso si affianca la sede mechitarista di Vienna). Tra i continuatori di Mechitar (sec. 18°-19°) si ricordano M. Ciamcian, A. Bagratuni, L. Alishan. Fuori del gruppo mechitarista, emergono isolate figure aristocratiche di poeti e pensatori, come, per esempio, A. Ciobanian (1872-1955) e L. Chanth (1880-1951). Il primo Novecento segna per la letteratura armena un periodo di grande splendore, come testimoniano i poeti D. Varužan, V. Terian, E. C?arenc?, H. T?umanian, M. Mecarenc?, i prosatori Intra Širvanzade (pseud. di A. Movsisian), G. Zohrap. Dopo il Primo conflitto mondiale e la tragedia del genocidio armeno, si svilupparono una letteratura sovietica armena e una letteratura delle comunità della diaspora che solo dopo il crollo dell’Unione Sovietica si sono andate progressivamente ricomponendo. Tra i maggiori poeti affermatisi nell’A. sovietica meritano una menzione il poeta lirico A. Isahakian, venerato come ‘Il Maestro’, e P. Sevak (1924-1971), innovatore di tematiche e forme tradizionali. Tra gli Armeni della diaspora, soprattutto attivi a Parigi, Beirut, Teheran e Istanbul, spiccano il poeta surrealista N. Sarafian; il romanziere Z. Vorbuni, il poeta e prosatore Š. Šahnur. Architettura La storia dell’architettura medievale dell’A. coincide essenzialmente con quella di un unico tipo di edificio: la chiesa. Nelle chiese del 5° sec., costruite in pietra vulcanica locale, è ricorrente il tipo basilicale con una o tre navate absidate separate da pilastri e coperte da volte a botte. Dal 6° sec. si afferma il tipo a pianta centrale con cupola impostata su alto tamburo, provvisto di finestre, che poggia su base quadrata. La soluzione dei problemi statici appare un interesse primario: le spinte della cupola coperta all’esterno da tetto conico sono raccolte da absidi e da membrature intorno al quadrato centrale in sistemi talora assai complessi che consentono notevoli sviluppi verticali. Dal 9° sec. all’11° si costruiscono moltissime chiese e conventi; nelle chiese conventuali tipico è il nartece, grande ambiente quadrato con volte e cupola (gavit? o žamatun). La produzione dei sec. 13°-14° è caratterizzata da elaborate decorazioni anche degli esterni, includenti motivi diffusi nell’arte islamica, e dalle movimentate coperture. Al rallentamento della produzione locale nei sec. 14°-18° corrisponde la diffusione, fuori dai confini, delle originali creazioni artistico-architettoniche armene. Nei sec. 19°-20° l’influenza russa e i contatti con l’Europa occidentale caratterizzano ricostruzioni, pianificazioni urbane (Erevan, piano di A. T‘amanyan, 1924) e architetture, secondo i dettami sovietici e le suggestioni delle avanguardie centroeuropee. Arte La scultura, a parte una ricca produzione di stele funerarie (sec. 7°-16°) di vario tipo, è concepita essenzialmente in funzione architettonica. Motivi zoomorfici, fitomorfici o aniconici, comuni al repertorio figurativo delle altre aree culturali del mondo cristiano orientale, scene bibliche o di donazione, decorano l’esterno degli edifici. Le testimonianze di pittura monumentale (la cui rarità può essere ascritta anche alle dottrine della Chiesa armena) sono prevalentemente di epoca tarda e legate ad ambienti ortodossi e di influenza georgiana. Grande e originale è invece la produzione di manoscritti miniati, che riportano quasi sempre data e nome del calligrafo e del miniatore, in gran parte conservati nel Matenadaran («biblioteca») di Erevan e nella biblioteca di San Lazzaro a Venezia. Caratterizzata da monumentalità, semplificazione, gusto per la decorazione, la prima fase della miniatura armena (sec. 9°-10°) mostra un forte ascendente siriaco. Solo nell’11° sec. inizia l’influenza bizantina, determinante soltanto nel regno di Cilicia. Significative sono nel 12° sec. le opere di Gregorio e di Costantino e nel 13° quelle di T. Roslin e della sua scuola. Nel generale declino delle attività artistiche dei sec. 14°-18°, accanto a quello bizantineggiante, permane il filone decisamente orientale, con proficui scambi ora con l’arte islamica, ora con modelli bizantini più antichi. Nei sec. 19° e 20° divennero importanti i contatti con l’arte dell’Europa occidentale, soprattutto nell’introduzione di generi come il ritratto e il paesaggio. Maestri attivi in A. dopo la rivoluzione russa, come M.S. Sarjan ed E. Kocar, pittore e scultore, furono fondamentali per le generazioni successive di artisti, come S. Muradjan o R. Abovjan. Dopo il 1991 la ricerca dell’identità nazionale e individuale si riscontra con particolare rilievo nei dipinti di A. Grigorian, nelle installazioni e nei video di S. Balassanian, residente a New York e fondatrice del Centro armeno per l’arte sperimentale di Erevan, di A. Egoyan, A. Sarkissian, N. Avetissian. Musica Del periodo pagano, antecedente al 5° sec. d.C., sono rimaste poche antiche canzoni epiche o di circostanza, dovute a cantastorie, a prefiche, e specialmente ai cantori di Golthn (in Vaspurakan), intonate al suono dei cimbali. Dal sec. 5° si assiste al rapido sviluppo di una civiltà musicale cristiana, nella quale nascono una liturgia e un canto religioso, ricco specialmente di inni originali o tradotti dal greco, giunti nella raccolta detta Sharakan (Canzoniere o Collana di gemme). Lo stile è semplice e monodico, prossimo a quello della cristianità greco-latina, come prossimo doveva essere anche il sistema tonale basato su otto modi, o toni, ecclesiastici (4 autentici e 4 plagali); la notazione (ancora non decifrata), fu introdotta nel sec. 12°. Tra i più importanti centri d’attività musicale tra il 5° e il 13° sec. vanno ricordati i monasteri di Tathew (sec. 9°), Kamrgatsor (sec. 10°), Halpat, Sanahin e Narek (sec. 11°-12°), Arkhakalin in Cilicia (13°) ecc. L’antica tradizione è ancora oggi coltivata, specialmente nei centri di Ecmiadzin, Sevan e S. Lazzaro a Venezia. Nell’Ottocento, oltre il canto puramente monodico si cominciarono a comporre, pubblicare ed eseguire musiche polifoniche, su canti originali o antichi, trattati di teoria, studi sul canto popolare armeno. © Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani – Riproduzione riservata”,”TURx-003-FGB” “LEVRA Umberto”,”Il colpo di stato della borghesia. La crisi politica di fine secolo in Italia, 1896-1900.”,”LEVRA Umberto nato a Mathi (Torino) nel 1945, è assistente ordinario di storia contemporanea nella facoltà di Magistero dell’ Università di Torino. Collabora a ‘Rivista di storia contemporanea’ e al ‘Dizionario critico di storia contemporanea’. “”Le considerazioni di Marx sulla borghesia che, di fronte al pericolo reale o supposto di un mutamento nei rapporti di classe e di un attentato alla gerarchia sociale, abbandona ogni parvenza di legalità formale per ricorrere alla violenza aperta, fondata esclusivamente sulla forza materiale, così che la civiltà e la giustizia dell’ ordine borghese “”si svelano come nuda barbarie e vendetta ex lege, hanno un riscontro puntuale nelle vicende della repressione novantottesca, finalizzata non soltanto all’ eliminazione delle organizzazioni sindacali e partitiche popolari, ma allo scalzamento degli stessi istituti della democrazia borghese per trasformarli in strumenti inamovibili di dominio di casta, con l’intervento via via del potere esecutivo, del giudiziario e del legislativo.”” (pag 121) “”La “”rivoluzione che non ‘c’è, ma che finisce’ coll’essere un fatto reale, perché tutti ‘credono’ che ‘debba’ esserci'””, come osserva Pasquale Villari, non solo fornisce una preziosa giustificazione agli uomini di governo, alle consorterie moderate, agli stessi militari, ma è anche il pretesto in nome del quale le questure intensificano le prevaricazioni e il ricorso ad agenti provocatori, gli industriali chiudono gli stabilimenti per gettare gli operai nelle strade davanti alle bocche dei cannoni, le amministrazioni comunali conservatrici parlano di pacificazione ma in realtà tentano di acuire ulteriormente i contrasti, esortando – come a Milano – i “”buoni”” a fare quadrato attorno ai “”fratelli dell’ esercito”” e additando alla pubblica esacrazione e ai fucili dei soldati “”coloro che, obliosi d’ogni dovere, attentano alla pubblica pace.”” La stampa liberale e cattolica contribuisce dal canto suo in misura non indifferente ad aumentare ad arte la psicosi della rivoluzione, ad alimenare un clima di delazioni, di sospetti e di caccia alle streghe, a fanatizzare gli ufficiali e i poliziotti, a coinvolgere nella paura generale la piccola borghesia impiegatizia e bottegaia, (…)””. (pag 137)”,”ITAA-122″ “LEVRERO Renato DINA Angelo BAGNARA Sebastiano CARNEVALE Francesco DAOLIO Andreina LEVRERO Silvano CACCIARI Massimo MASIERO Attilio CAROTTI Carlo GUIOTTO Luigi TEMPO Giuseppina RONZA Paola Agosti GUASTINI Riccardo e altri, scritti di”,”1972-1973. Crisi ristrutturazione lotte.”,”Scritti di LEVRERO Renato DINA Angelo BAGNARA Sebastiano CARNEVALE Francesco DAOLIO Andreina LEVRERO Silvano CACCIARI Massimo MASIERO Attilio CAROTTI Carlo GUIOTTO Luigi TEMPO Giuseppina RONZA Paola Agosti GUASTINI Riccardo e altri.”,”MITT-108″ “LEVRERO Silvano; GARAVINI Sergio; GIANBARBA Eugenio; SABBATUCCI Fausto”,”Fasi storiche internazionali della lotta per la riduzione degli orari; Lo scontro di classe sulla durata e intensità del lavoro; L’evoluzione degli orari di lavoro in Italia, 1919-1969; La durata del lavoro nei principali paesi industrializzati.”,”””Per l’operaio, invece, diventa essenziale “”rendere disponibile quotidianamente, mettendolo in moto e convertendolo in lavoro””, soltanto “”quel tempo che è compatibile con la sua durata normale e col suo sano sviluppo”” (Marx, ndr) entità queste a loro volta variabili in base all’evolversi dei bisogni ‘sociali’. E’ così che, “”nella storia della produzione capitalista, la ‘regolamentazione della giornata lavorativa’ si presenta come ‘lotta per i limiti della giornata lavorativa’ – lotta fra il capitalista collettivo, cioè ‘la classe capitalista’, e l’operaio collettivo, cioè ‘la classe operaia’. (…) La creazione della giornata normale è dunque il prodotto di una guerra civile lenta e più o meno velata, fra la classe dei capitalisti e la classe degli operai”” (K. Marx, Il capitale). In effetti, se al plusvalore e alla giornata lunga ha sempre teso chi “”possegga il monopolio dei mezzi di produzione””, nei sistemi precapitalisti, prevalendo il ‘valore d’uso’ dei prodotti su quello ‘di scambio’, “”non sorge dal carattere stesso della produzione nessun bisogno illimitato di plusvalore””, come invece avviene col passaggio al modo di produzione capitalista, per il quale la durata della giornata di lavoro diventa uno dei fattori essenziali nella produzione di plusvalore e quindi dell’accumulazione e dello sviluppo capitalista. E’ per questo che, tra il secolo XVIII e il XIX, il capitalismo nascente, nello spazzar via le varie barriere alla libera iniziativa, liquida tra i primi quei vincoli corporativi che erano nel vecchio regime a frenare l’aumento della giornata di lavoro, cui già tendeva il capitalismo in embrione, allorché tra il secolo XIV e XVII la borghesia ebbe bisogno di ricorrere all’intervento dello Stato, vuoi con gli ‘Statutes of Labourers’ in Occidente e vuoi coi ‘codici delle corvée’ nell’Europa danubiana, per far “”allungare coercitivamente la giornata di lavoro””. Tale intervento dello Stato, voluto ‘allora’ dalla borghesia, riuscì a portare l’orario ‘minimo per legge’ a 10-10½ nel 1562, mentre nel 1833 quello stesso intervento, furiosamente combattuto ‘ora’ dal capitale, riesce a malapena a fissare a 12 ore l’orario massimo per legge ‘per i soli fanciulli’: e mentre tra il sec. XVII e XVIII l’orario di fatto è di 10 ore e quindi molto inferiore a quello fissato dagli Statuti, la legislazione sociale dell’800 è largamente elusa, colle aberrazioni documentate dagli Ispettori delle fabbriche e analizzate da Engels. E Marx conclude: “”Il capitale aveva bisogno di secoli per prolungare la giornata lavorativa fino ai suoi ‘limiti massimi naturali’ e poi, al di là di questi, fino ai limiti della giornata naturale di 12 ore: ma ora, dopo la nascita della grande industria nell’ultimo terzo del sec. XVIII, si ebbe un acceleramento violento e smisurato. (…) Tutti i limiti, di morale e di natura, di sesso e di età, di giorno e di notte, furono spezzati. (…) Il lavoratore isolato, il lavoratore come libero venditore della propria forza-lavoro, soccombe senza resistenza quando la produzione capitalista ha raggiunto un certo grado di maturità””. La Legge Le Chapelier (17-6-1791) è simbolo e strumento di tale avanzata: essa spazza via i vincoli corporativi e in pari tempo proibisce al proletariato di organizzarsi. Questo nella rivoluzione francese, mentre in Inghilterra, col ‘Combination Act’ 1799 “”viene proibita in maniera generale (…) la coalizione in vista di fini professionali””, considerando tra l’altro illegale ogni intesa operaia rivolta ad ottenere “”una riduzione e una modificazione della durata del lavoro””. Negli Stati Uniti inizia nel 1806 la serie delle sentenze contro le coalizioni in nome della ‘Common Law’, cioè della libertà di iniziativa, sentenze che minacceranno sempre l’esistenza stessa del movimento sindacale”” [Silvano Levrero, Fasi storiche internazionali della lotta per la riduzione degli orari (‘L’orario di lavoro’) (Studi); in ‘Rassegna sindacale – Quaderni’, N° 30, maggio-giugno 1971] (pag 30-31)”,”SIND-025-FPA” “LEVRERO Silvano”,”Bordiga alla vigilia del Congresso di Livorno.”,”Si trova nello stesso volume dell’ Estratto: PRESTIPINO Giuseppe, L'””antropologia”” di Engels e la tematica filosofica dei ‘Grundrisse’, ESTRATTO DA ‘CRITICA MARXISTA’. ROMA. ANNO 8 N° 5 SETTEMBRE – OTTOBRE 1970 Bordiga sui Consigli di fabbrica e il controllo operaio. “”Occasione, al più, nella lotta per il potere, per l’azioe propagandistica del partito, i Consigli vanno costituiti per Bordiga al momento della rivoluzione. Può ammettere anticipazioni in caso di grave crisi del regime o di saturazione massimalistica delle masse, entrambe maturate di per sé; può anche subire l’iniziativa delle masse stesse. Ma però non accetta un impegno del partito per la loro costituzione ‘nel’ e ‘per’ lo scontro di classe più diretto, nemmeno quando avverte che l’attacco borghese ai Consigli può scatenare l’urto decisivo. Egli arte dalla premessa che è “”un puro e semplice ritorno al gradualismo socialista”” pensare che “”il proletariato possa emanciparsi guadagnando terreno nei rapporti economici, mentre ancora il capitalismo detiene, con lo Stato, il potere politico”” (A. Bordiga ‘Per la costituzione dei consigli operai in Italia’, Il Soviet, 4 gennaio 1920)”” (pag 134-135)”,”BORD-114″ “LEVRERO Silvano”,”A proposito di Bordiga. Un’occasione mancata.”,”LEVRERO Silvano Tesi Levrero: trascurata da Bordiga l’analisi del fenomeno imperialistico. “”Si tratta di un marxismo che Bordiga stesso riferisce sempre al ‘Manifesto’, anzi ad uno schema di esso semplificato all’estremo: di rado (e il libro [di A. De Clementi, ‘Amadeo Bordiga’, ndr] lo ammette) egli risale a ‘Il Capitale’, e mai (e il libro lo tace) agli spunti di Hilferding sul capitale finanziario, sviluppati nelle eleborazioni della Luxemburg e di Lenin sull’imperialismo. Tanto meno procede a un’analisi su questo piano delle contraddizioni dello sviluppo capitalista in Italia, delle sue strutturazioni bancario-industriali dall’inizio del secolo in poi, delle strozzature storico-strutturali nelle campagne e nel Mezzogiorno”” (pag 125) “”L’idiosincrasia per la fabbrica, già riscontrata a proposito dei Consigli, tocca un nodo già proposto nel ’19 ai rivoluzionari italiani da un opuscolo di Trotsky pubblicato dall’Avanti!, studiato da Togliatti e ignorato da Bordiga – opuscolo che sottolinea le ragioni teoriche e strategiche dell’organizzazione e delle lotta negli “”agglomerati organici e omogenei”” in cui la classe possa dilatare il suo rapporto di forza facendo leva su gangli del modo di produzione capitalistico”” (pag 133-134)”,”BORD-115″ “LEVRERO Silvano”,”Bordiga alla vigilia del Congresso di Livorno.”,”””La morte di Amadeo Bordiga il 26 luglio scorso ha richiamato, al di là dell’interesse d’occasione dimostrato da una serie di quotidiani e di settimanali, una più vasta attenzione delle forze socialiste su un’esigenza affermatasi ormai da tempo: quella di una valutazione critica, poggiata su un più attento esame storico (…)”” (pag 112)”,”BORD-006-FGB” “LEVRERO Silvano”,”L’orario di lavoro dai primordi alle 40 ore.”,” Marx pag 1 Marx pag 12 STORIA LOTTA PER RIDUZIONE GIORNATA LAVORATIVA ORARIO DI LAVORO CONDIZIONE CLASSE OPERAIA LOTTA PER 10 ORE AL GIORNO ANALISI MARX FASE CAPITALISMO NASCENTE LEGGE STATO SU DIECI ORE SITUAZIONE IN FRANCIA INGHILTERRA GERMANIA STATI UNITI USA CONGRESSO DI BALTIMORA MOVIMENTO OPERAIO AMERICANO CONGRESSO DI GINEVRA 1° PRIMA E 2° SECONDA INTERNAZIONALE LOTTA BATTAGLIA PER LE 8 OTTO ORE DI LAVORO SINDACATO MOVIMENTO SINDADALE E MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO 1° PRIMO MAGGIO NASCITA TAYLORISMO TAYLOR EFFETTI RIVOLUZIONE RUSSA IN EUROPA CONSIGLI OPERAI IN GERMANIAE UNGHERIA DOPOGUERRA IN FRANCIA E GRAN BRETAGNA CGL CGIL FIOM IN ITALIA GIORNALE ORDINE NUOVO ORARIO ANNI 1920 40 QUARANTA ORE CONQUISTE SINDACALI STATI UNITI CRISI IN FRANCIA FRONTE POPOLARE ESPERIENZA 2° SECONDO DOPOGUERRA”,”CONx-002-FGB” “LEVY Jean-Philippe”,”L’ economie antique.”,”Jean-Philippe LEVY è Prof alla facoltà di diritto e delle scienze economiche di Parigi.”,”STAx-032″ “LEVY Jacques; a cura di Sergio VENTRIGLIA”,”Europa. Una geografia.”,”Jacques LEVY (1952) insegna discipline geografiche presso l’ Università di Reims e presso l’ Institut d’ etudes politiques di Parigi. E’ animatore della rivista ‘Espace Temps’ sin dalla sua fondazione. Per bibliografia vedi retrocopertina.”,”EURx-107″ “LEVY Roger”,”La revolte de l’ Asie.”,”””La Cina ha una vocazione marittima? Lo si credeva, al tempo dei Ming, quando le spedizioni navali, ordinate dall’ imperatore, tormentavano le coste orientali d’ Africa. Questo va e vieni cessò completamente dopo qualche lustro. Oggi l’ assenza di una potente flotta aero-navale significa che, per un po’ di tempo, l’ imperialismo cinese può essere contenuto””. (pag 116) LEVY è segretario generale del Comité d’ Etudes des Problemes du Pacifique.”,”ASIx-067″ “LEVY Paul”,”Histoire du Laos.”,”LEVY P. è direttore di studi all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes.”,”ASIx-071″ “LEVY Bernard-Henri”,”La barbarie dal volto umano.”,”LEVY Bernard-Henri (1948) docente di filosofia dirige a Parigi per l’ editore Grasset le collane dove si sono espressi i “”nuovi filosofi”” francesi. Questione dei tempi. “”Rileggere anche Lenin per vedere come l’ azione e la strategia politica siano anzitutto questione di cronologia; come il famoso “”anello debole”” sia l’ anello più debole di una catena di temporalità; come prendere il potere significhi anzitutto farsi padrone delle inflessioni e delle cesure, degli iati e delle occasioni che ritmano il corso della Storia. Cosa risponde Lenin il 5 ottobre a Volodarskij che teme di forzare troppo gli eventi? Rispondere che “”attendere, attendere è un delitto””, bisogna agire subito, “”senza perdere un minuto””. Cosa dice l’ 8 ottobre alle delegazioni bolsceviche dei Soviet della regione del Nord? Dice che “”il momento è tale che temporeggiare significa andare verso una morte certa””. Il 15 ottobre, a Joffe, anche lui scettico riguardo al calendario delle scandenze? Che “”l’ ora”” dell’ insurrezione è una questione politica e saper decifrare quell’ ora è ‘la’ politica, né più né meno, il nerbo stesso della politica. Il rivoluzionario è un orologiaio e la storia che si fa è un lavoro sulla storia che si dice.”” (pag 38) “”La società è causa della società”” scrive Montesquieu nelle ‘Lettere persiane’. (pag 43)”,”FILx-277″ “LEVY Francoise P.”,”Karl Marx. Histoire d’ un bourgeois allemand.”,”LEVY Francoise P. è nata nel 1940 ed è insegnante di lettere a Besancon e ricercatrice in sociologia urbana. “”Marx stesso nella prefazione al Manifesto del 1872 ammetterà che la “”Lega dei comunisti, società operaia internazionale (…) nelle circostanze di allora non poteva essere evidentemente che segreta”” anche se tutti i suoi sforzi al momento dell’ arresto dei comunisti di Colonia mirano a smarcarsi dalla frazione cospiratrice di Willich-Schapper. E in effetti sono due linee politiche che si affrontano dietro alle denominazioni; organizzazione insurrezionale da un lato (…); organizzazione politica dall’ altro che se anche non esclude la critica delle armi la mette dal centro delle preoccupazioni alla periferia.”” (pag 222)”,”MAES-065″ “LEVY Roger”,”Trois chinois. Sun Yat-Sen Chiang Kai-Shek Mao Tso-Tong.”,”””La sua memoria, preparata per l’ occasione, comportava quattro punti fondamentali: uno Stato moderno dovrà dare ogni possibilità agli uomini di fare valere le loro capacità. Occorre sfruttare la terra al massimo delle ricchezze del suolo; lasciare circolare liberamente tutte le merci. Sun visita Pekino, Hankeou, le Filippine, ritorna ancora alle Hawaii; vi fonda (1894) la Hing Tchoung-houei, “”Associazione per la resurrezione della Cina””, ma non arruola che una dozzina di adepti.”” (pag 10) “”Sun Yat-sen creerà e svilupperà durante la sua vita almeno cinque associazioni. Le loro forme, i loro mezzi variavano: esse tendevano a sostituire un governo, cosiddetto democratico, all’ impero manciù; ad avviare delle riforme economiche e sociali. Sbarazzarsi delle superstizioni, ma attenti al valore dei simboli. Sun prefigurava una Cina unificata, forte; e sempre colorata dal sogno.”” (pag 11) Negli Stati Uniti. “”(…) raccoglierà la frase di Lincoln: “”il governo del popolo da parte del popolo e per il popolo”” (…)”” (pag 11)”,”CINx-196″ “LEVY Carlos”,”Le filosofie ellenistiche.”,”Carlos Levy insegna all’Università di Parigi XII (Créteil) dove dirige il Centro di ricerche sulla filosofia ellenistica”,”FILx-506″ “LÉVY Bernard-Henri”,”L’ideologia francese.”,”Le figure del ‘fascismo dai colori di Francia’ (BHL) “”Più chiaro ancora il caso dei sindacati e della dipendenza di una parte di essi dal petenismo trionfante. Ci si è mai chiesti per quale mistero Lagardelle, erede di Georges Sorel e del sindacalismo rivoluzionario, sia potuto finire sulla poltrona di ministro del Maresciallo? (20). Come mai Yvetot, uno dei più degni sopravvissuti delle lotte operaie dell’inizio del secolo messosi nei panni di vittima delle bombe inglesi sia stato sepolto con gli onori e la fanfare della ‘Wehrmacht’? Come mai Charles Dhooges l’anarchico, il ribelle, l’assiduo dei tribunali e delle prigioni del periodo prebellico svolga il ruolo di propagandista dell’STO (‘Service du travail obligatoire’) qualificato come “”opera di giustizia sociale”” (21)? Come mai Dumoulin, amico di Monatte, avversario della sacra unione nel ’14, veterano incontestato dell’anarcosindacalismo agli esordi, svolga il ruolo di poliziotto, di delatore che segnala alla Gestapo la “”posizione razziale”” degli “”ebrei Guigui e Buisson”” (22)? Non c’è nessuna rottura: tutti questi uomini non mancano di raccogliersi alla fine di maggio sotto il muro dei Federati dove celebrano in silenzio la memoria della Comune. La corruzione non esiste o quasi: di fronte a un vecchi soldato che rinuncia alla pensione (sic!) per far loro dono della propria persona, i lavoratori francesi dichiarano di voler dare di sé l’immagine più proba e più degna dell’illustre esempio (23). E tanto meno esiste un’adesione subita, attendista, passiva, come è stato detto: ci tengono invece a ricordare che dopo tutto sono stati loro, i sindacalisti, a inventare e battezzare la collaborazione in corso con gli articoli di René Belin pubblicati nell’inverno del 1938 e intitolati appunto ‘Discorsi sulla collaborazione’ (24). Il fatto che i “”Discorsi”” in questione riguardassero la collaborazione di classe non cambia nulla: basteranno poche visite guidate nel paradiso del socialismo, e cioè in Germania, perché Dumoulin, Duvernet, Robert Ley scoprano il fascismo discreto di un “”bel sogno d’altri tempi che vedremmo vivere, del tutto reale, presso i vicini”” (25). E neppure cambia molto il fatto che Laval abbia avuto la diabolica idea di far firmare lo scioglimento della CGT da un suo eminente segretario diventato nel frattempo suo ministro del Lavoro, sempre secondo René Belin: il regime, contrariamente a quanto generalmente si crede, conferma “”lealmente”” le molte conquiste del ’36 e altrettanto “”lealmente”” (26) Dumoulin e i suoi amici tentano l’esperienza della Carta. Ascoltiamoli questi rappresentanti del proletariato francese! Non sono minimamente consapevoli di cedere dinanzi a uno stato forte, poliziesco, dispotico: anzi pensano che sia uno stato debole, pateticamente lacerato, esposto agli incessanti complotti dei trust e della finanza che richiede un concorso ed una generosa assistenza di ampie masse popolari. (…)”” (pag 39-41) [(20) Prima del ’14 fu direttore del “”Mouvement socialiste””, pubblicazione di cui vedremo in seguito (parte II, cap. 2) l’estrema importanza nella formazione dell’anarcosindacalismo; (21) Seguo qui la poco nota e eminente analisi di Jacques Rancière, ‘De Pelloutier à Hitler, syndicalisme et collaboration’, in “”Révoltes logiques”” (in “”L’atelier’, 15, marzo 1941); (22) Ibid. p.24; (23) Ibid., p: 29, Georges Dumoulin “”venera”” ugualmente il Maresciallo “”perché ha risparmiato la vita di un milione di giovani francesi”” (in L’atelier’, 15 marzo 1941); (24) Pascal Ory, op. cit., p. 139; (25) ‘L’Atelier’, 11 luglio 1942; (26) Cfr. l’articolo citato in ‘Révoltes logiques’, p. 31]; “”Tranne qualche eccezione e fino al novembre del 1942 (la Germania hitleriana) lascia ad alcuni francesi il compito di organizzarsi come credono e di assumersi, come dice lo stesso Pétain, “”le proprie responsabilità dinanzi alla storia”” (3). La Francia deve a questo la fortuna, che diventerà ben presto disonore, di essere stato l’unico paese dell’Europa vinta a mantenere uno stato sovrano (). Da qui proviene il suo privilegio – non lo si ripeterà mai abbastanza – di essere la sola a conservare un governo legale, che legiferi in suo nome. Il Maresciallo deve a questo di essere l’unico capo di stato dell’epoca a poter affermare pomposamente che “”la Francia ha un solo governo, quello che io dirigo con i collaboratori scelti da me”” (4). E così si spiega finalmente come il vecchio slogan “”La Francia ai francesi””, che si sarebbe potuto credere fuori luogo in quei tempi d'””occupazione”” abbia potuto continuare come se niente fosse le sue devastazioni d’anteguerra (…)”” (pag 50-51)]”,”FRAV-169″
“LÉVY Jacques, a cura di Sergio VENTRIGLIA”,”Europa. Una geografia.”,”Jacques Lévy (1952), insegna discipline geografiche presso l’Università di Reims e presso l’Institut d’études politiques di Parigi. É animatore della rivista Espace Temps sin dalla sua fondazione.”,”EURx-077-FL”
“LÉVY Michel Louis”,”Comprendre les statistiques.”,”Michel Louis Lévy, Né en 1939. Polytechnicien. Sciences po. Administrateur de l’INSEE. Responsable des publications de l’INSEE, puis de l’INED.”,”STAT-017-FL”
“LEVY-BRUHL L.”,”Jean Jaures. Esquisse biographique.”,”””Nella sua stanza di lavoro, il suo “”grenier””, come dicevano i suoi amici, i libri, gli opuscoli, le carte invadevano tutto. La tavola, gli scaffali in legno bianco lungo i muri, le panche, la vecchia poltrona sfondata e le sedie di paglia erano sovraccaricate. Era l’ immagine del più perfetto disordine. Jaurés non ritrovava sempre un libro su un pianale. Ma ritrovava immediatamente, e a colpo sicuro, una pagina in un libro che aveva letto una volta, e una sottolineatura in questa pagina. L’ ordine era perfetto quanto necessario, ossia nella sua testa. Le idee si disponevano attorno a certi assi, di importanza diversa, che si rimandavano le une alle altre e dipendevano esse stesse dalle direzioni essenziali del suo pensiero e della sua azione.”” (pag 57) “”Le concezioni sociali di Jaures sono legate alle sue idee metafisiche e religiose. Di solito lo si crede poco sistematico, perché si resta sbigottiti dalla ricchezza della sua immaginazione. E’ una falsa apparenza. Jaures è uno spirito amante della precisione e che ricerca il rigore logico.”” (pag 72) “”Quando il socialismo avrà trionfato, scriveva nel 1890, nel momento in cui si terminava la sua tesi, gli uomini comprenderanno meglio l’ universo. Perciò, vedendo nell’ umanità il trionfo della coscienza e dello spirito, essi sentiranno ben presto che questo universo, da cui l’ umanità è uscita, non può essere, al suo fondo, brutale e cieco, che c’è ovunque dello spirito, ovunque dell’ amore, e che l’ universo stesso non è che una immensa e confusa aspirazione verso l’ ordine, la bellezza, la libertà e la bontà””. (pag 73)”,”JAUx-038″
“LÉVY-BRUHL Lucien”,”Psiche e società primitive.”,”Nello spirito della sociologia francese degli ultimi anni dell’800, l’autore considera il comportamento del gruppo come un livello qualitativamente diverso e superiore rispetto alla somma dei comportamenti individuali: come già indicava Durkheim nelle sue ‘Régles de la méthode sociologique’, il fatto collettivo è “”un modo di fare e di pensare”” tale da “”esercitare sulla coscienza dell’individuo un’azione coercitiva”” …. (quarta di copertina)”,”TEOS-008-FFS”
“LÉVY-LEBOYER Maurice CASANOVA Jean-Claude a cura; saggi di J.C. ASSELAIN André BABEAU J.C. CASANOVA Bernard CAZES P. DUBOIS S. GUILLAUMONT JEANNENEY J.M. JEANNENEY M. LESCURE J. LESOURNE M. LÉVY-LEBOYER O. MARCHAND C. MORRISSON M. PÉBEREAU A. PLESSIS G. POSTEL-VINAY J.J. SALOMON C. STOFFAËS A. STRAUS G. TAPINOS C. THÉLOT”,”Fra Stato e mercato. L’economia francese dal 1880 ai giorni nostri. [‘Entre l’Etat et le marché. L’économie française des années 1880 à nos jours’]”,”Le moment est venu de repenser l’histoire économique française depuis un siècle. La croissance et l’ouverture l’ont emporté depuis quarante ans sur la stabilité et sur le repli vers le marché intérieur. Les inquiétudes que provoquaient autrefois le retard français, la capacité d’expansion et d’insertion de l’économie dans les échanges internationaux ont perdu leur signification. Les préventions accumulées à l’égard des entreprises se sont évanouies.Pourquoi et comment s’est opéré ce retournement ? Pourquoi avait-on choisi dans les années 1930 un dispositif qui visait à donner à l’État la responsabilité des investissements et du consensus social ? Comment cette conception a-t-elle été transformée par l’évolution politique et par celle des moeurs, des techniques et des échanges ? Pourquoi l’économie française s’est-elle comportée si différemment au début du siècle, dans l’entre-deux-guerres et après guerre ? Ce sont ces phases de croissance et de stagnation, ces blocages et ces hésitations, ces alternances d’intervention et de libération, ces difficultés pour équilibrer le rôle respectif des marchés et de l’État qui se trouvent au coeur de cet ouvrage.Vingt économistes et historiens offrent, sous la direction de Maurice Lévy-Leboyer et de Jean-Claude Casanova, une fresque explicative de cette évolution contrastée qui démontre qu’en économie aussi nous assistons bien à la fin de la spécificité française. (quarta di copertina)”,”FRAE-002-FC”
“LEW Roland”,”La Chine populaire.”,”Roland LEW è Professore all’ Université Libre de Bruxelles.”,”CINx-045″
“LEW Roland”,”L’intellectuel, l’état et la révolution. Essais sur le communisme chinois et le socialisme réel.”,”Roland LEW è professore di scienze politiche nell’Università Libera di Bruxelles e ricercatore associato al Centre Chine (CNRS-EHESS). Ha pubblicato ‘Mao prend le pouvoir’ (1981) e in collaborazione ‘La société chinoise après Mao’ (1986).”,”MCIx-047″
“LEW Roland, a cura di FABRE Guilhem GANDINI Jean-Jacques PINO Angel”,”Communisme chinois socialisme réel et auto-émancipation.”,”Éditorial Michel KAIL, avant-propos des éditeurs, note,l’Homme et la société directeurs Michel KAIL et Numa MURARD Contiene i saggi: – Il marxismo degli intellettuali e il marxismo per il movimento operaio – Rubel e la questione dell’ etica in Marx – Dimenticare Lenin? La visione di Lenin sulla prima guerra mondiale. “”Mais la guerre a un impact spécifique considérable. Il faut insister sur l’importance de la guerre dans le pensée de Lénine, comme l’a très bien montré G. Haupt. La guerre est analysée comme l’exacerbation des tendances du capitalisme et des conflits entre impérialismes dans la continuité du marxisme d’avant 1914. Il s’agit donc de radicaliser le combat et de la transformer en guerre civile contre l’ennemi qui est d’abord à l’intérieur de la nation. Lénine est de fait à l’extrême gauche des courants marxistes. Mais la guerre est aussi vue comme la destruction, l’affaiblissement du potentiel révolutionnaire de la classe ouvrière. Il y a une remarquable conscience chez Lénine des effets négatifs de la guerre”” (pag 118)”,”TEOC-627″
“LEWELLEN Ted C.”,”Antropologia politica.”,”Ted C. Lewellen è professore di antropologia nell’Università di Richmond. E’ autore di “”Peasants in Transition: the Changing Economy of the Peruvian Aymara”” (1978). “”La dottrina che lo stato si sia evoluto attraverso la lotta di classe è implicita in molti degli scritti di Carlo Marx. Comunque, queste idee non furono articolate chiaramente fino alla pubblicazione dell’opera di Engels, opera che uscì dopo la morte del suo autore (2). Secondo Engels, che attinse a piene mani dall’antropologo evoluzionista americano Lewis Henry Morgan, la prima forma dell’organizzazione sociale fu comunistica: le risorse erano divise egualmente tra tutti e non esisteva una chiara nozione del possesso personale. L’innovazione tecnologica diede origine al surplus, che permise lo sviluppo di una classe di non-coltivatori. Per Engels la proprietà privata è semplicemente un elemento concomitante della produzione delle merci. Una volta stabilita, la proprietà privata stimola una catena inesorabile di causa ed effetto che conduce alla formazione di una classe di imprenditori, che è proprietaria dei mezzi di produzione. Questo fenomeno, a sua volta, genera un accesso differenziale alle risorse, e determina ampie discrepanze nella ricchezza individuale. Per proteggere i propri interessi contro una massa di produttori attivi (che, come è comprensibile, vorrebbero avere parte della propria produzione) l’élite deve erigere una struttura che consenta una forza centralizzata permanente in grado di proteggere i propri interessi di classe. Questa analisi era sofisticata e sottile, nel tempo in cui fu formulata. Essa avanza chiaramente la tesi per cui la reciprocità è lo strumento primario di scambio nelle bande e nelle società tribali e i sistemi più complessi prevedono la concentrazione della ricchezza e la redistribuzione mediante una istituzione centrale, sia che si tratti di un capo, di una burocrazia o di un re. Engels ha applicato con competenza lo schema marxiano materialistico alla evoluzione sociale a lungo termine. Le cause fondamentali del cambiamento sono considerate tecnologiche e economiche, non «ideative». Inoltre, in Engels troviamo il chiaro riconoscimento che la stratificazione sociale è una delle caratteristiche essenziali dello stato. Purtroppo, come Elman Service ha fatto notare, «non ci sono le prove che si siano svolte contrattazioni private: nelle prime civiltà arcaiche né negli stati primitivi o nei regimi dei capi, noti agli storici e agli archeologi (3). Non ci sono le prove, dunque, dell’esistenza di un capitalismo». Infatti, proprio il concetto di comunismo e di capitalismo sembrano assurdi, quando vengono proiettati sulle bande o sulle comunità rette dai capi, che sono tanto diverse dai moderni stati industriali”” [Ted C. Lewellen, ‘Antropologia politica’, Bologna, 1987] [(2) Cfr. Engels, ‘L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato’, cit.; (3) Cfr. Service, ‘Origins of the State and Civilization: The Processes of Cultural Evolution’, cit., p. 283] La critica di un antropologo all”Origine della famiglia’ di Engels (pag 73-74)”,”TEOS-269″
“LEWIN Moshe”,”Storia sociale dello stalinismo.”,”M. LEWIN è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno in Polonia ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana fu occupata dai tedeschi e LEWIN fuggì in Russia dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquisita nel 1946 la cittadinanza polacca, nel 1951 si trasferì in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono dopo la guerra del 1956 ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand BRAUDEL e poi in Inghilterra e negli USA. Tra le sue opere ‘Contadini e potere sovietico’ (ANGELI, 1972), ‘L’ultima battaglia di Lenin’ (Laterza, 1968), ‘La Russia in una nuova era’ (Bollati B., 1988) (1).”,”RUSS-005″
“LEWIN Moshe”,”Economia e politica nella società sovietica.”,”LEWIN è docente presso il Center for Russian and East European Studies all’Univ di Birmingham. Tra le sue opere ricordo ‘L’ultima battaglia di Lenin’ (Bari, 1969) e ‘Contadini e potere sovietico dal 1928 al 1930’ (Milano, 1972).”,”RUSU-041″
“LEWIN Moshe”,”La Russia in una nuova era. Una interpretazione storica.”,”L’A è il maggior esperto di storia sociale della Russia sovietica.”,”RUSU-079″
“LEWIN Moshe”,”Contadini e potere sovietico dal 1928 al 1930. La lotta contro i kulaki e il dibattito tra Stalin e Bucharin. Un periodo decisivo per gli sviluppi futuri della società sovietica.”,”M. LEWIN ha vissuto in URSS e lavorato in un colcos, in miniere e impianti metallurgici negli Urali. Ha anche prestato servizio nell’ Armata sovietica. Dopo la 2° GM ha vissuto in Polonia, Francia e Israele. Ha insegnato all’ Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi. Attualmente (1972) insegna all’ Univ di Columbia.”,”RUSU-100″
“LEWIN Moshe”,”Le siècle soviétique.”,”Nato nel 1921, Moshe LEWIN è stato il 1978 e il 2000, professore di storia all’ Università della Pennsylvania (Stati Uniti). Tra le sue opere ‘L’ ultima battaglia di Lenin’ e ‘La formazione del sistema sovietico’ “”Gorbaciov autorizza per di più il trasferimento di alcuni esperti degli Affari esteri al dipartimento internazionale per aiutare Dobrynin nelle sue nuove funzioni. Precisiamo che questi cambiamenti non erano sprovvisti di mire politiche. Come scrive nelle sue Memorie, Gorbaciov cercava con questo di privare Gromyko della sua influenza sulla politica estera, e anche di eliminarlo completamente dalla vita politica. E, grazie all’ esperienza di Dobrynin, il segretario generale aveva ormai, solo, il dominio sulla politica internazionale””. (pag 296) “”Anche se Dobrynin non lo dice esplicitamente, la sua descrizione lo conferma: “”Gorbaciov manipolava i suoi colleghi, con degli stratagemmi assai grossolani, per fare approvare le sue scelte. Era incapace di sbarazzarsi della “”sindrome del segretario generale””, e ci volle del tempo per comprendere che un potere che produce questo tipo di posizione centrale “”vuotata di ogni contenuto”” era già moribondo””. (pag 296-297)”,”RUSS-168″
“LEWIN Ariel”,”Limes. La frontiera romana nel deserto.”,”LEWIN Ariel insegna storia romana nell’ Università della Basilicata a Potenza. Ha studiato politica e amministrazione delle città dell’ impero romano ed è autore di ‘Studi sulla città imperiale romana nell’ Oriente tardoantico’ (Como 1991). e ‘Assemblee popolari e lotta politica nelle città dell’ impero romano (1995). “”Il limes tardoantico, in definitiva, costituisce una realtà estremamente complessa; come si è detto i limites erano distretti amministrativi in cui erano stanziati i soldati limitanei sotto il comando di un dux. Tale presenza militare doveva avere lo scopo di mantenere l’ ordine nelle province contro il banditismo e di sorvegliare i principali assi viari; questi soldati, inoltre, controllavano i movimenti lungo i confini e in caso di bisogno combattevano contro gli aggressori.”” (pag 54) “”Rimane, però, ancora non del tutto chiaro se lo straordinario impegno militare di Diocleziano – concretizzatosi con l’ erezione di strutture militari e la costruzione di strade anche in zone precedentemente trascurate – implichi anche per i decenni successivi la permanenza di una forte, costante minaccia sul fronte del Vicino Oriente.”” (pag 55)”,”STAx-177″
“LEWIN Moshe, a cura di Gregory ELLIOTT”,”The Soviet Century.”,”LEWIN Moshe noto studioso di storia russa e sovietica insegna all’ University of Pennsylvania. 1926. Fenomeni di agitazione e passività sociale. “”Reports from the GPU and the party’s information department noted that not all party members were strike-breakers, even if some were perceived as such and indeed were. Between January and September 1926, party members had participated in 45 of the 603 strikes recorded throughout the country. Documents show some party members not only initiating, but also leading, the strikes. Reports also deplore the negative conduct of members in various factories and stress that economic difficulties are engendering what are described as ‘peasant’ attitudes: passivity in social and working life, religious and nationalistic prejudices, hostile reactions to the decisions of the party cell.”” (pag 73-74) 1929. Grande crisi e mutamento economico e sociale. “”As the great leap unfolded, the way they had governed the country before 1929 must in retrospect have seemed like simplicity itself. The object of government was now literrally in perpetual motion. This enormous fluidity in society and istitutions was, of course, the result of the speed and scale of the transformation that had been embarked on. By definition, it was inevitable, and corrigible only in the long run. However, especially in the early 1930s, the regime had to undertake its enormous economic tasks in the here and now, while confronting intese social ferment.”” (pag 79) LEWIN Moshe noto studioso di storia russa e sovietica insegna all’ University of Pennsylvania.”,”RUSS-192″
“LEWIN Moshe, a cura di Andrea GRAZIOSI”,”Storia sociale dello stalinismo.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham.”,”RUSU-023-FL”
“LEWIN Moshe”,”Economia e politica nella società sovietica. Il dibattito economico nell’URSS da Bucharin alle riforme degli anni sessanta.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham.”,”RUSU-027-FL”
“LEWIN Moshe”,”The Soviet Century.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. Preface, Introduction, Glossary of Russian Terms, Appendices tabelle, Note on Sources ad References, Index,”,”RUSS-040-FL”
“LEWIN Moshe”,”L’ultima battaglia di Lenin.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. La paralisi colpisce Lenin per la prima volta il 25 maggio 1922. Da allora sino al giorno della morte egli combatte la sua ultima battaglia, rivolta contro la degenerazione burocratica dello Stato Sovietico. Dall’affare georgiano al ‘testamento’ all’alleanza con Trockij contro Stalin, Lewin dà la prima analisi di questa vicenda. “”É il peggio che possa capitare al capo di un partito estremo, il venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede. (…) Esso si trova così preso in un insolubile dilemma: quel che esso può fare contrasta con tutta la sua condotta precedente, coi suoi princìpi, e con gli immediati interessi del suo partito; e ciò che esso deve fare non è attuabile (…) Chi capita in una tale disgraziata posizione è irrimediabilmente perduto””. F. Engels, La guerra dei contadini. “”Sicuramente perduti dovrebbero essere considerati quei comunisti che immaginassero possibile portare a termine – senza errori, senza ritirate, senza ripetuti rifacimenti di lavori incompiuti o mal realizzati – una ‘impresa’ di portata storica mondiale come la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista (particolarmente in un paese di piccoli contadini). Non sono invece perduti (e con tutta probabilità non lo saranno mai) quei comunisti che non si lasciano andare né alle illusioni né allo scoraggiamento, sonservando la forza e l’elasticità del proprio organismo per ‘ricominciare daccapo’ nuovamente la marcia di avvicinamento verso un obiettivo difficilissimo””. Lenin, Note di un pubblicista. febbraio 1922. Lenin e la ritirata strategica. “”(…) come giustificare teoricamente la NEP [Nuova Politica Economica], quale definizione strategica darne? In rapporto al periodo precedente si trattava di una «ritirata» – e cioè non si rinunziava né ai fini né ai metodi del comunismo di guerra, che si consideravano tutt’al più prematuri, – oppure si era, al contrario, ripresa la linea più giusta adottata nella primavera del 1918? Da quest’ultimo punto di vista il comunismo di guerra non era altro che una scelta contingente in gran parte sbagliata (7). Lenin non opta chiaramente né per l’una né per l’altra di queste due idee; ma nel suo ultimo discorso tornerà al concetto di una «ritirata», di un indietreggiare per meglio prender la rincorsa (8). Tutto questo non forniva una spiegazione sufficiente della NEP. Lungo periodo di transizione, essa doveva essere necessariamente all’inizio una ritirata strategica, e poi una ripresa della marcia in avanti. Lenin cercò di mettere un po’ d’ordine in tale confusione avanzando la teoria del «capitalismo di Stato», che egli formulò nel suo scritto ‘Sull’imposta in natura’ al momento del lancio della NEP, senza che si fosse totalmente abbandonata la tesi dell’inizio della tappa socialista. Questo concetto, già utilizzato dopo la rivoluzione di febbraio e ancora all’inizio del 1918, s’ispira all’esperienza dell’economia di guerra tedesca, fortemente statalizzata e rigidamente controllata. Nel quadro dell’economia sovietica esisteva tuttavia una differenza sostanziale: lo Stato non era capitalista ma proletario, ed occupava direttamente importanti posizioni economiche. Lenin impiegava il termine di «capitalismo di Stato» in quanto dava per scontata la collaborazione del capitalismo russo e soprattutto del grande capitale straniero: pensava che la Russia necessitava di un lungo periodo di sviluppo capitalistico per assimilare i metodi di organizzazione e le competenze tecniche, che lo Stato operaio non possedeva ancora. Quest’ultimo doveva evidentemente restare costantemente vigilante e forgiarsi i necessari metodi di sorveglianza e di controllo. Lenin sperava dunque di costruire il socialismo «con mani straniere», pensando che queste non avrebbero disconosciuto l’interesse del profitto che in simile circostanza avrebbero potuto trarne. Un’altra particolarità di questa teoria contribuì a renderla accettabile per altri dirigenti, e tra essi, Preobrazenskij, Bucharin e anche Trockij, sebbene con molte riserve. Secondo Lenin in quel momento il principale nemico dello Stato non era il grande capitale, bensì il settore piccolo-borghese, anarchico, frazionato, sfidante qualsiasi pianificazione e qualsiasi disciplina statale. Soltanto il grande capitale offriva caratteristiche utili al progresso, e precisamente la sua capacità di organizzare in grande scala, la sua tendenza a pianificare, il senso della disciplina. E’ per tali ragioni che lo Stato operaio doveva concludere con esso un’alleanza per combattere l’influenza perniciosa della piccola borghesia oscillante. Lenin afferma: «Si tratta di un contratto, di un blocco, di un’alleanza del potere statale sovietico, cioè proletario, col capitalismo di Stato, contro l’elemento piccolo-proprietario (patriarcale e piccolo borghese)», ed in un testo anteriore dello stesso anno cita un giudizio già avanzato nel 1918, precisamente che: «…bisogna denunciare l’errore di coloro che non vedono le condizioni economiche piccolo-borghesi e l’elemento piccolo-borghese come il ‘principale’ nemico del socialismo» (9)”” (pag 37-39) [(7) Cfr. Carr, ‘La rivoluzione bolscevica’, Einaudi, Torino, 1964, pp. 680 sgg.; (8) Socinenija, vol. XLV, p. 302; (9) Soc., vol. XLIV, p. 108, e vol. XLIII, p. 206 [Cfr. i passi sopra citati nell’articolo di Lenin ‘Sull’imposta in natura’, pubblicato in opuscolo nel maggio 1921, in ‘Opere’, vol. XXXII, pp. 309-44] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]”,”LENS-060-FL”
“LEWIN Moshe”,”Stalinism and the Seeds of Soviet Reform. The Debates of the 1960s.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. La paralisi colpisce Lenin per la prima volta il 25 maggio 1922. Da allora sino al giorno della morte egli combatte la sua ultima battaglia, rivolta contro la degenerazione burocratica dello Stato Sovietico. Dall’affare georgiano al ‘testamento’ all’alleanza con Trockij contro Stalin, Lewin dà la prima analisi di questa vicenda. “”É il peggio che possa capitare al capo di un partito estremo, il venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede. (…) Esso si trova così preso in un insolubile dilemma: quel che esso può fare contrasta con tutta la sua condotta precedente, coi suoi princìpi, e con gli immediati interessi del suo partito; e ciò che esso deve fare non è attuabile (…) Chi capita in una tale disgraziata posizione è irrimediabilmente perduto””. F. Engels, La guerra dei contadini. “”Sicuramente perduti dovrebbero essere considerati quei comunisti che immaginassero possibile portare a termine – senza errori, senza ritirate, senza ripetuti rifacimenti di lavori incompiuti o mal realizzati – una ‘impresa’ di portata storica mondiale come la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista (particolarmente in un paese di piccoli contadini). Non sono invece perduti (e con tutta probabilità non lo saranno mai) quei comunisti che non si lasciano andare né alle illusioni né allo scoraggiamento, sonservando la forza e l’elasticità del proprio organismo per ‘ricominciare daccapo’ nuovamente la marcia di avvicinamento verso un obiettivo difficilissimo””. Lenin, Note di un pubblicista. febbraio 1922. Foreword to 1991 Edition, Note about this edition, Author’s corrections to 1991 edition, Acknowledgments, Introduction, Conclusion, Glossary, Index,”,”RUSU-089-FL”
“LEWIN Moshe”,”Contadini e potere sovietico dal 1928 al 1930.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. La paralisi colpisce Lenin per la prima volta il 25 maggio 1922. Da allora sino al giorno della morte egli combatte la sua ultima battaglia, rivolta contro la degenerazione burocratica dello Stato Sovietico. Dall’affare georgiano al ‘testamento’ all’alleanza con Trockij contro Stalin, Lewin dà la prima analisi di questa vicenda. “”É il peggio che possa capitare al capo di un partito estremo, il venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede. (…) Esso si trova così preso in un insolubile dilemma: quel che esso può fare contrasta con tutta la sua condotta precedente, coi suoi princìpi, e con gli immediati interessi del suo partito; e ciò che esso deve fare non è attuabile (…) Chi capita in una tale disgraziata posizione è irrimediabilmente perduto””. F. Engels, La guerra dei contadini. “”Sicuramente perduti dovrebbero essere considerati quei comunisti che immaginassero possibile portare a termine – senza errori, senza ritirate, senza ripetuti rifacimenti di lavori incompiuti o mal realizzati – una ‘impresa’ di portata storica mondiale come la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista (particolarmente in un paese di piccoli contadini). Non sono invece perduti (e con tutta probabilità non lo saranno mai) quei comunisti che non si lasciano andare né alle illusioni né allo scoraggiamento, sonservando la forza e l’elasticità del proprio organismo per ‘ricominciare daccapo’ nuovamente la marcia di avvicinamento verso un obiettivo difficilissimo””. Lenin, Note di un pubblicista. febbraio 1922.”,”RUSU-098-FL”
“LEWIN Moshe”,”La Russia in una nuova era. Una interpretazione storica.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. La paralisi colpisce Lenin per la prima volta il 25 maggio 1922. Da allora sino al giorno della morte egli combatte la sua ultima battaglia, rivolta contro la degenerazione burocratica dello Stato Sovietico. Dall’affare georgiano al ‘testamento’ all’alleanza con Trockij contro Stalin, Lewin dà la prima analisi di questa vicenda. “”É il peggio che possa capitare al capo di un partito estremo, il venir costretto ad assumere il potere quando il movimento non è ancor maturo per il dominio della classe ch’esso rappresenta e per l’attuazione delle misure che la signoria di questa classe richiede. (…) Esso si trova così preso in un insolubile dilemma: quel che esso può fare contrasta con tutta la sua condotta precedente, coi suoi princìpi, e con gli immediati interessi del suo partito; e ciò che esso deve fare non è attuabile (…) Chi capita in una tale disgraziata posizione è irrimediabilmente perduto””. F. Engels, La guerra dei contadini. “”Sicuramente perduti dovrebbero essere considerati quei comunisti che immaginassero possibile portare a termine – senza errori, senza ritirate, senza ripetuti rifacimenti di lavori incompiuti o mal realizzati – una ‘impresa’ di portata storica mondiale come la costruzione delle fondamenta dell’economia socialista (particolarmente in un paese di piccoli contadini). Non sono invece perduti (e con tutta probabilità non lo saranno mai) quei comunisti che non si lasciano andare né alle illusioni né allo scoraggiamento, sonservando la forza e l’elasticità del proprio organismo per ‘ricominciare daccapo’ nuovamente la marcia di avvicinamento verso un obiettivo difficilissimo””. Lenin, Note di un pubblicista. febbraio 1922.”,”RUSx-197-FL”
“LEWIN Moshe”,”L’ultima battaglia di Lenin.”,”Moshe Lewin è nato da famiglia ebraica nel 1921 a Wilno, in Polonia, ed è stato fin da ragazzo militante di organizzazioni della sinistra sionista. Nel 1941 Wilno, divenuta nel frattempo lituana, fu occupata dai tedeschi, e Lewin fuggì in Russia, dove trascorse vari anni lavorando dapprima in un kolchoz e poi come operaio siderurgico. Riacquista nel ’46 la cittadinanza polacca, nel ’51 si trasferisce in Israele. Gli sviluppi politici del nuovo stato lo portarono, dopo la guerra del ’56, ad abbandonare anche quella esperienza. Da allora si è dedicato allo studio della storia sovietica lavorando dapprima a Parigi con Fernand Braudel e poi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra le sue opere: Contadini e potere sovietico, L’ultima battaglia di Lenin,, La Russia in una nuova era. Ha collaborato alla Storia del marxismo Einaudi con un importante saggio sullo stalinismo, ripreso in questo volume. Lewin è docente presso il Center for Russian and East European Studie all’Università di Birmingham. Lenin chiede il dossier sulla commissione d’inchiesta di Dzerzinskij in Georgia (sull’operao d Ordzonikidze e Stalin…) (pag 108-109)”,”LENS-018-FV”
“LEWINSOHN Richard”,”Histoire de l’ inflation. Le déplacement de la richesse en Europe (1914-1925).”,”Il libro si incentra principalmente sulla Germania del primo dopoguerra. “”Una ventina di banche più o meno fortemente interessate nel consortium, e tra cui tutte le banche berlinesi, si raggrupparono dunque, per sostenere Stinnes, in un consorzio diretto dalla Darmstädter Bank e la Nationalbank, e intrepresero il pagamento dei debiti di Stinnes. Gli impegni correnti che il consortium Stinnes aveva contratto presso le banche, e che si elevavano a una cinquantina di milioni di marchi, dovevano essere riportati provvisoriamente per sei mesi, e 40 milioni furono forniti per liquidare il resto del passivo. Così si sperava di cavarsela con 90 milioni. L’ insieme dell’ attivo del consortium Stinnes era valutato da 180 a 200 milioni, si pensava che la famiglia Stinnes dovesse possedere ancora un centinaio di milioni, ovvero sicuramente una delle maggiori fortune della Germania. Dal lato delle banche, si aveva la sensazione di compiere un dovere verso l’ economia del paese, ma, inoltre, sembrava all’ inizio che fosse un buon affare (…). Ma il consortium Stinnes si presentò ben presto sotto un altro aspetto che non poteva esere previsto dopo il primo inventario presentato da Hugo Stinnes. I creditori si presentarono sempre più numerosi e il debito si andò accumulando.”” (pag 136-137)”,”EURE-037″
“LEWINSOHN Richard (Morus)”,”Gli animali nella storia della civiltà.”,”””E così l’influenza dell’uomo sul regno animale si allarga anche mediante questi effetti involontari della civilizzazione. L’influenza volontaria agisce in verità soltanto su poche famigile e su poche centinaia di specie. Agli zoologi, che dedicano con lo stesso interesse agli animali grandi e a quelli minimi, può apparire cosa di ben scarso rilievo che l’uomo distrugga qualche specie, ne moltiplichi altre artificialmente e altre ne adatti quantitativamente alle proprie esigenze secondo i principi del maltusianeismo. Attualmente si conoscono circa un milione e mezzo di specie, e ogni anno se ne registrano altre diecimila nuove. Che importanza può quindi avere tutto il lavorio dell’uomo di fronte a questa quantità e varieta?”” (pag 435)”,”STOS-016-FSD”
“LEWIS Bernard”,”Gli arabi nella storia.”,”Bernard LEWIS è Prof di studi del Vicino Oriente nell’Univ di Princeton. Molte delle sue opere sono tradotte in italiano.”,”VIOx-033″
“LEWIS Bernard”,”Semiti e antisemiti. Indagine su un conflitto e su un pregiudizio.”,”Questo libro non ripropone solo la semplice ricostruzione di un evento tragico come l’ Olocausto, ma rintraccia, attraverso un ricco apparato documentario, le premesse storiche politiche e culturali di un pregiudizio e di una violenza che ha trovato nel Medio Oriente condizioni particolarmente fertili di attecchimento. Come mostra l’A, l’ antisemitismo ha uno statuto plurisecolare ed è riconducibile a modelli culturali già presenti nell’antichità e attivi nella vicenda del cristianesimo in Europa. LEWIS Bernard è uno dei più autorevoli islamisti viventi. Ha insegnato all’Univ di Princeton nell’ Istituto per gli studi sul Medio Oriente. E’ autore di numerosi libri tra cui: – Europa barbara e infedele. I musulmani alla scoperta dell’ Europa. MONDADORI. 1983 – The Middle East and the West. 1968 – The Jews of Islam. 1984 – I musulmani alla scoperta dell’Europa. 1991 – Il linguaggio politico dell’ Islam. 1991 – Gli ebrei nel mondo islamico. 1991″,”EBRx-012″
“LEWIS Bernard”,”I musulmani alla scoperta dell’ Europa.”,”Bernard LEWIS (Londra, 1916) è Cleveland E. Dodge Professor Emeritus di studi medio-orientali alla Princeton University. Tra i maggiori esperti di storia dell’ Islam. Ha pubblicato per la Laterza: ‘Il linguaggio politico dell’ Islam’ (1991).”,”VIOx-040″
“LEWIS Bernard”,”Il linguaggio politico dell’ Islam.”,”Bernard LEWIS (Londra, 1916) è Cleveland E. Dodge Professor Emeritus di studi medio-orientali alla Princeton University. Tra i più esperti sotrici dell’ Islam, è noto in Italia per ‘Europa barbara e infedele’ (MILANO, 1983).”,”VIOx-046″
“LEWIS Bernard”,”Islam et laicité. La naissance de la Turquie moderne.”,”LEWIS orientalista di reputazione internazionale è professore all’Univ di Princeton.”,”TURx-010″
“LEWIS Bernard”,”Le molte identità del Medio Oriente.”,”LEWIS Bernard è Professore emerito di Near Eastern Studies nell’ Università di Princeton.”,”VIOx-076″
“LEWIS Bernard”,”Il suicidio dell’ Islam. In che cosa ha sbagliato la civiltà mediorientale.”,”LEWIS Bernard (Londra 1916) è professore emerito di studi mediorientali alla Princeton University. Questo libro è stato scritto alla vigilia dell’ 11 settembre 2001. E’ un’ invito all’ autocritica e a piantarla col vittimismo rivolto ai paesi mediorientali. “”La legge islamica, a differenza della legge romana e di quelle da essa derivate, non riconosce istituzioni dotate di personalità giuridica, e perciò non esistono equivalenti islamici di enti occidentali come il comune, il monastero o l’ istituto universitario. Le città erano perlopiù governate da funzionari regi, mentre i conventi e le università erano sovvenzionati da waqf regi o privati. Nella società musulmana tradizionale c’erano però altri gruppi di notevole validità e importanza. Quelli, per esempio, basati sulla parentela, come la famiglia, il clan, la tribù; o sulla fede, spesso collegati fra loro dall’ appartenenza comune a una confraternita sufi; o sul mestiere, riuniti in una corporazione; o sul quartiere o la vicinanza all’interno di una città. Molto spesso questi gruppi si sovrapponevano o addirittura coincidevano, e la vita di una città musulmana era determinata in gran parte dalla loro azione reciproca.”” (pag 121)”,”VIOx-112″
“LEWIS Bernard”,”La crisi dell’ Islam. Le radici dell’ odio verso l’ Occidente.”,”LEWIS Bernard (Londra 1916) è professore emerito di studi mediorientali alla Princeton University. Tra le sue opere ‘Semiti e antisemiti’ (1990), ‘Il linguaggio politico dell’ Islam’, ‘Gli Assassini’, ‘Il suicidio dell’ Islam’. “”Ma certamente l’ imperialismo, e più in generale l’ influenza occidentale o europea, ebbe importanti conseguenze negative, anche in quei paesi che riuscirono a conservare l’ indipendenza politica come la Turchia e l’ Iran. Effetti rilevanti della modernizzazione sono il rafforzamento dell’ autorità dello stato attraverso il potenziamento degli apparati di sorveglianza, repressione e indottrinamento, mentre diventano più deboli o spariscono del tutto quei poteri intermedi che nell’ ordine tradizionale limitavano il potere reale dei sovrani assoluti. Le trasformazioni sociali e il venir meno degli antichi rapporti e doveri sociali hanno nuociuto molto alla società e hanno creato nuove spaccature e contrasti che le comunicazioni moderne rendono ancor più visibili. Già nel 1832 un acuto osservatore britannico, un giovane ufficiale di marina di nome Adolphus Slade, notò questa differenza fra quelle che chiamò la vecchia e la nuova nobiltà. La vecchia nobiltà, disse, vive del suo patrimonio. Quanto alla nuova, il suo patrimonio è lo stato. Questo in gran parte della regione rimane vero anche oggi.”” (pag 59)”,”GOPx-003″
“LEWIS Ioan M.”,”Prospettive di antropologia.”,”Riti di passaggio. Passaggio da uno stato all’ altro. “”Van Gennep notò acutamente che l’ intero processo è in genere articolato su tre elementi fondamentali: la separazione iniziale del vecchio status (tesi); la fase intermedia dell’essere un nulla in un luogo “”inesistente”” – una situazione del tipo “”Aspettando Godot”” (antitesi); infine la definitiva acquisizione del nuovo status (sintesi). (…) Levi-Strauss e i suoi discepoli direbbero che c’è un rapporto dialettico tra il vecchio stato e il nuovo: l’ individuo passa infatti successivamente attraverso entrambi e, diventato uomo, non può dimenticare completamente di essere stato un ragazzo. (…)”” (pag 126) La morte. Ci può essere utile il riferimento dell’ affermazione di Thomas Mann che, tutto sommato, la morte di un uomo è una faccenda che riguarda più chi sopravvive che chi muore. Può suonare cinico, ma fermatevi un attimo a considerarne tutti gli aspetti. Nelle piccole comunità tribali, e fino a un certo punto anche nella nostra, chi muore lascia non solo proprietà (mogli incluse) da ridistribuire, ma anche una serie di ruoli e di status sociali da suddividere e riassegnare prima che si possa riparare la falla prodotta dal decesso nel tessuto sociale. La morte sfida la banale inadeguatezza della comune espressione consolatoria “”nessuno è indispensabile””.”” (pag 126-127)”,”SCIx-259″
“LEWIS W. Arthur”,”Teoria della sviluppo economico.”,”LEWIS W. A è uno studioso di origine giamaicana e insegnante di economia all’Univ. di Manchester.”,”ECOI-258″
“LEWIS Ben MACNAIR Mike (McNAIR), PARVUS (HELFAND Aleksandr)”,”- World War I: SPD left’s dirty secret. – Parvus’s ‘Fourth of August’. Section of the left also adopted a German-defencist position during 1914-18. – Parvus: for German victory. New translations shed light on the thinking of socialists who ended up supporting ‘their’ side in WWI. Mike Macnair introduces a second Parvus article.”,”MACNAIR Mike o McNAIR fa parte del Provisional Central Committee del CPGB, Partito comunista della Gran Bretagna. Ha pubblicato ‘Revolutionary Strategy’ (2008) Questione SPD- crediti di guerra in Germania, tesi continuità e non rottura con la fase precedente. “”Almost all historians agree that August 4 1914 was a milestone in the history of European socialism. But was the vote, and the consequent policy of ‘Burgfrieden’ (social peace), a break with or a continuation of earlier perspectives? Was it a necessary outcome of the party’s development before 1914 – in particular its approval of the government’s Military Tax Bill to enlarge the German army (1913), on the basis that this bill introduced progressive property taxation? (3). In his ‘German social democracy, 1905-1917’, Carl E. Schorske argues that “”the vote for the war credits on August 4 1914 is but the logical end of a clear line of development”” (4). Susan Miller (5) by contrast, accepts that reformism had come to dominate the party, but states: “”the question is merely whether a reformist policy necessarily had to the lead to the decision of August 3″” (when the majority of the party’s Reichstag fraction agreed on the action to be taken the following day). Could another decision have been possible?”” (pag 2/11)”,”MGER-135″
“LEWIS Bernard”,”L’Europa e l’Islam.”,”Bernard Lewis (Londra 1916), professore emerito presso la Princeton University, è oggi il più autorevole esperto di storia mediorientale. Tra i suoi numerosi saggi di storia e cultura dell’Islam e del Medio Oriente ricordiamo: Semiti e antisemiti, L’Europa e l’Islam, La costruzione del Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam, La guerra e la speranza con Fiamma Nirenstein.”,”VIOx-033-FL”
“LEWIS Bernard”,”Uno sguardo dal Medio Oriente.”,”Bernard Lewis (Londra 1916), professore emerito presso la Princeton University, è oggi il più autorevole esperto di storia mediorientale. Tra i suoi numerosi saggi di storia e cultura dell’Islam e del Medio Oriente ricordiamo: Semiti e antisemiti, L’Europa e l’Islam, La costruzione del Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam, La guerra e la speranza con Fiamma Nirenstein. Anche alcuni articoli pubblicati sul Wall Street Journal”,”VIOx-034-FL”
“LEWIS Bernard”,”Gli ebrei nel mondo islamico.”,”Bernard Lewis (Londra 1916), professore emerito presso la Princeton University, è oggi il più autorevole esperto di storia mediorientale. Tra i suoi numerosi saggi di storia e cultura dell’Islam e del Medio Oriente ricordiamo: Semiti e antisemiti, L’Europa e l’Islam, La costruzione del Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam, La guerra e la speranza con Fiamma Nirenstein.”,”EBRx-009-FL”
“LEWIS Bernard”,”Le molte identità del Medio Oriente.”,”Bernard Lewis (Londra 1916), professore emerito presso la Princeton University, è oggi il più autorevole esperto di storia mediorientale. Tra i suoi numerosi saggi di storia e cultura dell’Islam e del Medio Oriente ricordiamo: Semiti e antisemiti, L’Europa e l’Islam, La costruzione del Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam, La guerra e la speranza con Fiamma Nirenstein.”,”VIOx-058-FL”
“LEWIS Bernard”,”La rinascita Islamica.”,”Berbard Lewis, uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, è professore emerito nell’Istituto per gli Studi dul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-066-FL”
“LEWIS Bernard”,”Il suicidio dell’Islam. In che cosa ha sbagliato la civiltà mediorientale.”,”Bernard Lewis (Londra 1916) è professore emerito di studi mediorientali alla Princeton University. Tra le sue opere: Semiti e Antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Europa barbara e infedele, Gli assassini Il Medio Oriente.”,”VIOx-076-FL”
“LEWIS Bernard”,”La costruzione del Medio Oriente.”,”Berbard Lewis, uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, è professore emerito nell’Istituto per gli Studi dul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-096-FL”
“LEWIS David”,”The Man Who Invented Hitler.”,”David Lewis è un autore di successo che ha scritto ampiamente sulla storia del Terzo Reich. Psicologo ha ottenuto il dottorato all’Università del Sussez dove ha insegnato psicologia clinica e psicopatologia. Vive nell’East Sussex. Hitler da soldato qualunque sul fronte francese perse temporaneamente la vista per via dei gas. Durante questo periodo non diede mai segni di leadership. Ma dopo qualche mese dall’armistizio iniziò a costruire il partito nazista in cui emerse la sua emergente personalità. Quali le cause di questo repentino cambiamento? L’autore rivela che Hitler subì trattamenti in un ospedale psichiatrico e il dottore che lo ebbe in cura, Edmund Forster, contribuì inintenzionalmente a questo drammatico cambiamento.”,”GERN-009-FV”
“LEWIS Bernard”,”Il Medio Oriente. Duemila anni di storia.”,”Berbard Lewis, uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, è professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-107-FL”
“LEWIS Bernard”,”I Musulmani alla scoperta dell’Europa.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-113-FL”
“LEWIS Bernard”,”Gli arabi nella storia.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-117-FL”
“LEWIS Bernard”,”Razza e colore nell’Islam.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-126-FL”
“LEWIS Irving Clarence LANGFORD Cooper Harold”,”Symbolic Logic.”,”Preface, Editor’s Introduction, Appendix: I. The Use of Dots as Brackets, II. The Structure of the System of Strict Implication, III. Final Note on System S2, Figure, Formule, Index, Contiene molte formule matematiche”,”SCIx-148-FL”
“LEWIS Bernard”,”Semiti e antisemiti.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”EBRx-021-FL”
“LEWIS Bernard”,”Semiti e antisemiti.”,”Berbard Lewis,(Londra, 1916), è uno dei più celebri ed autorevoli islamisti viventi, professore emerito nell’Istituto per gli Studi sul Medio Oriente dell’Università di Princeton. É autore di numerosi libri, tra i quali: I musulmani alla scoperta dell’Europa, Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Gli ebrei nel mondo islamico. Questo volume ci fornisce gli strumenti storici e interpretativi per un’adeguata comprensione dell’Islam contemporaneo. Lewis risale alle radici storiche del rinnovamento religioso islamico, delle rivoluzioni nazionalistiche, del conflitto arabo-israeliano, una ricostruzione in cui emergono le ragioni della presenza problematica dell’islam sulla scena politica internazionale e i nodi esplosivi della questione Medio-orientale.”,”VIOx-133-FL”
“LEWIS W. Arthur”,”Teoria dello sviluppo economico.”,”W. Arthur Lewis è uno studioso di origine giamaicana e insegnante di Economia politica all’Università di Manchester.”,”ECOI-397″
“LEWIS David”,”Counterfactuals.”,”In memoria di Richard Montague”,”VARx-026-FRR”
“LEWIS Sinclair”,”Babbitt.”,”Sinclair Lews è nato nel 1885, a Sauk Center, una piccola città del Minnesota. Figlio d’un medico, ha compiuto gli studi universitari a Yale, una delle grandi università degli Stati Uniti. Collaborò a vari giornali in provincia; e salvo qualche breve periodo a Washington e a Nuova York, egli ha trascorso gran parte della sua esistenza viaggiando gli Stati Uniti in lungo e in largo, per lo più in automobile, sostando ora pochi giorni, ora mesi interi in un luogo o nell’altro. Probabilmente ciò gli ha valso quella profonda conoscenza dei caratteri essenziali del suo paese, della vita di provincia, di quella vita borghese e tipicamente americana ch’egli ha magistralmente dipinto nei suoi libri. Lewis debuttò come romanziere nel 1914 con un volume in gran parte autobiografico. Dal 1914 al ’19 seguirono altri volumi di minor conto; finché nel 1920 egli si affermava solidamente con “”Main Street””, romanzo di vita provinciale, in cui sono descritte le esperienze di una donna, moderna e coraggiosa, una dottoressa in medicina, nell’ambiente meschino della piccola città in cui vive. “”Main Street”” è considerato oggi ancora come uno dei migliori libri di Sinclair Lewis; già fin da allora egli batte in breccia contro certi essenziali caratteri della vita e della mentalità del suo popolo; e tutta la sua arte è una critica , una requisitoria implacabile, una incessante rettifca della civiltà e dello spirito americano. Questo stato d’animo raggiunge il suo diapason in “”Babbitt”” (1922). A Lewis è stato conferito nel 1931 il premio Nobel per la letteratura, e rappresenta in certo modo la sanzione del mondo intellettuale alla moderna letteratura nord-americana. Zenith’s gleaming, modern landscape of skyscrapers, factories, and automobiles seems like a paradise of post-World War I prosperity. Babbitt’s neighborhood, Floral Heights, contains neat rows of pleasant, comfortable homes, replete with all the modern conveniences. However, once one takes a look inside the houses, one notices there is a false, brittle cheer to Zenith’s middle-class lifestyle. Zenith and its citizens are characterized by a depressing sameness and a vicious competition for social status and wealth. Babbitt is a satire on the conformity, hypocrisy, and ignorance endemic to the American middle class. The houses of Zenith’s middle class look the same as middle-class houses all over the country, and the same “”modern conveniences”” furnish all of those identical houses. Perhaps most damning, Lewis portrays Zenith’s middle-class citizens as similarly standard, completely circumscribed by their comfortable, homogenized world. Through the experiences of Babbitt, the novel’s title character who rebels against the middle-class community of which he is a part, Babbitt seeks to expose the hypocrisy and emptiness underlying middle-class life. https://www.sparknotes.com/lit/babbitt/section13/ traduzione: Lo scintillante e moderno paesaggio di Zenith fatto di grattacieli, fabbriche e automobili sembra un paradiso della prosperità del dopoguerra. Il quartiere di Babbitt, Floral Heights, contiene file ordinate di case piacevoli e confortevoli, piene di tutti i comfort moderni. Tuttavia, una volta che si dà un’occhiata all’interno delle case, si nota che c’è una falsa, fragile allegria nello stile di vita della classe media di Zenith. Zenith e i suoi cittadini sono caratterizzati da un’identità deprimente e da una feroce competizione per lo status sociale e la ricchezza. Babbitt è una satira sul conformismo, l’ipocrisia e l’ignoranza endemica della classe media americana. Le case della classe media di Zenith hanno lo stesso aspetto delle case della classe media in tutto il paese, e le stesse “”convenienze moderne”” arredano tutte quelle case identiche. Forse la cosa più schiacciante, Lewis ritrae i cittadini della classe media di Zenith come standard simili, completamente circoscritti dal loro mondo confortevole e omogeneo. Attraverso le esperienze di Babbitt, il personaggio del titolo del romanzo che si ribella alla comunità della classe media di cui fa parte, Babbitt cerca di smascherare l’ipocrisia e il vuoto alla base della vita della classe media. Lewis mette alla berlina la comunità zenitale della classe media come irrimediabilmente compiacente, incapace di pensare con la propria testa, materialista, preoccupata solo dell’apparenza e dello status sociale, incolta in termini di arte, ipocrita nel suo sostegno all’etica e religiosa solo nella misura in cui aiuta i cittadini ‘ posizione sociale. Lewis ritrae la comunità della classe media come se trattasse tutto come un affare, motivato solo dal desiderio di cose superficiali. Dipinge inoltre la classe media come incapace di sfuggire al suo modo di vivere vuoto, anche se molti singoli membri della società della classe media si trovano insoddisfatti e annoiati dalla vita. Attraverso la breve relazione di Babbitt con Tanis, Lewis infilza allo stesso modo l’alternativa “”bohémien”” alla vita della classe media,Babbitt proclama, è vacuità. La satira potente ma piuttosto facile è complicata dalla risposta di Babbitt quando Myra si ammala. Ritornando al mondo della classe media di cui ora può vedere chiaramente i difetti, Babbitt si assume la responsabilità delle sue scelte. Accetta il mondo della classe media che trova così insoddisfacente non come qualcosa che gli è successo, ma come qualcosa che ha contribuito a creare. Babbitt stesso non è in grado di sfuggire alla sua creazione, ma attraverso suo figlio, Ted, la cui decisione di abbandonare la scuola Babbitt sostiene, Babbitt riconosce e abbraccia la possibilità che le generazioni future possano trovare una via d’uscita dalla palude vuota che la società della classe media era diventata .”,”VARx-029-FGB”
“LEWIS Roy”,”Il più grande uomo scimmia del Pleistocene.”,”Roy Lewis è nato nel 1913 e per molti anni ha lavorato come giornalista per il ‘Times’ e l”Economist’. Ha pubblicato varie opere di saggistica e il suo primo romanzo è stato ‘Il più grande uomo scimmia del Pleistocene’.”,”VARx-069-FRR”
“LEWIS C.S.”,”L’allegoria d’amore. Saggio sulla tradizione medievale.”,”C.S. Lewis, nato a Belfast nel 1898 è morto a Cambridge nel 1963. Aveva la cattedra di letteratura inglese medievale e rinascimentale nel 1963. Ha pubblicato molte opere tra cui ‘A Preface to Paradise Lost’ (1942).”,”STMED-073-FSD”
“LEWIS Michael”,”The History of the British Navy. A connected story of the first and often the last line of British defence.”,”LEWIS Michael Arthur: (3/1/1890-27/2/1970). La famiglia proveniva dalla piccola nobiltà terriera del Carmarthenshire e di forte tradizione clericale. Gestirono locande che gli permisero un buon tenore di vita. Il padre aveva tra i propri avi un Marinaio e un Giudice. Lewis è stato uno storico navale britannico, scrittore di narrativa. Professore di Storia e Inglese al Royal Naval College di Greenwich, tra il 1934 e il 1955. Durante la Prima guerra mondiale prestò servizio nei Royal Marines dal 1914 al 1918, diventando tenente. «La prima parte si chiama The Old Navy. Qui “”Marina”” significa ciò che intendevano gli inglesi dell’epoca: “”Tutte le navi inglesi e tutti i marinai inglesi””. Così un elisabettiano, se rinascesse oggi, considererebbe istintivamente sia H.M.S. Vanguard (più equipaggio) e il transatlantico Queen Elizabeth (più equipaggio) come componenti della “”Marina””. Eppure anche lui farebbe una distinzione. La Vanguard sarebbe “”della Marina Reale””, poiché anche allora la Corona era solita dare il suo contributo all’intera Marina. Quel contributo, tuttavia, fu strettamente personale. Le singole “”navi della regina (o del re)”” che componevano la Marina reale erano in tutti i sensi proprietà privata della Corona, costruite a proprie spese e utilizzate per i propri scopi, che potevano o meno essere scopi statali. Tuttavia, poiché raramente c’erano abbastanza navi del Re per eseguire la politica navale dello Stato, il resto della “”Marina”” – tutte le altre navi inglesi, tutte di proprietà privata ed equipaggiate da sudditi della Corona – veniva periodicamente convocato, sia a noleggio che su commissione, per irrobustire lo sforzo. Ciò accadeva ogni volta che si presentava una situazione fuori dall’ordinario, di cui la più comune, ovviamente, era la guerra. Ma venivano sempre riconsegnate una volta terminata l’emergenza. Questo tipo di sforzo marittimo instabile e spasmodico ha funzionato finchè l’impegno marittimo rimase poco complesso. (…) Quindi essendo la necessità madre dell’invenzione, la Corona, responsabile della politica navale, iniziò a produrre navi (,,,) specializzate, monouso -navi da guerra- e, gradualmente, ufficiali e uomini per gestirle. (…) Nel frattempo arriva la rivoluzione che conclude la prima parte. A metà del XVII secolo la stessa Marina Reale cambiò padrone. Quando “”lo Stato”” strappò la sovranità alla “”Corona””, il Re smise di finanziarla e mantenerla e il “”Popolo”” si fece carico del compito. Questa forza marittima appena organizzata- e la Seconda parte -sono qui chiamate Royal Navy, il nome conferitole da Carlo II, il primo re che non la possedeva più. Quel nome è rimasto. La Royal Navy divenne, ed è tuttora, la forza marittima britannica permanente, professionale e gestita dalla nazione. (…) creò l’impero britannico. Eppure ci deve essere una terza parte: The New Navy. La guerra stessa divenne sempre più grande, finchè scoprimmo, non senza allarme, che la nostra impareggiabile Royal Navy da sola non era più in grado di far fronte ai nostri crescenti impegni in mare. Bisognava allora richiamare quegli elementi che nel XVII secolo erano stati scartati, riunendo ancora una volta “”tutte le navi britanniche e tutti i marinai britannici”” (…)» (dall’Introduzione pag 7-8; traduz.d.r.) «La Rivoluzione francese ha sconvolto molto più della struttura politica e sociale della Francia. Ha cambiato il mondo intero e la sua visione; in particolare. ha cambiato la guerra e l’atteggiamento degli uomini nei suoi confronti. In precedenza le guerre erano affari interstatali o dinastici (…) Ma il cencioso Esercito francese della Rivoluzione non era affatto un esercito””governativo”” professionale: era un esercito nazionale. (…) risultato dell’inadeguatezza delle forze armate puramente professionali; primi segnali del venir meno della distinzione tra “”combattenti”” e “”non combattenti””.» (pag 172, 173; traduz. d.r.)”,”QMIN-108-FSL”
“LEWONTIN Richard”,”Il sogno del genoma umano e altre illusioni della scienza.”,”Richard Lewontin, genetista di livello internazionale, è direttore di ricerca alla Harvard University. É autore di numerosi libri tra cui, La diversità umana, Biologia come ideologia, Gene, organismo e ambiente.”,”SCIx-114-FL”
“LEWY Guenter”,”L’Eglise catholique et l’Allemagne nazie.”,”Chiesa cattolica prima del 1933, Vescovi contro il nazismo, politica Partito del centro, primi giorni governo Hitler concordato 20 luglio 1933 grande riconciliazione, conferenza episcopale di Fulda, integrazione in 3° Reich, organizzazioni cattoliche in crisi, lotta ideologica, Chiesa e politica estera nazismo, 2° GM, scontro su eugenismo, questione ebrei ruolo Papa, Q della resistenza tedesca, i vescovi condannano la rivolta, la Chiesa e il totalitarismo, morale e politica”,”RELC-015″
“LEWY Guenter”,”Il massacro degli Armeni. Un genocidio controverso.”,”Guenter Lewy insegna Scienza della politica all’Università Amherst del Massachusetts. Storico dei totalitarismi e delle relazioni tra Germania e Stati Uniti, ha pubblicato per Einaudi La persecuzione nazista degli zingari.”,”TURx-007-FL”
“LEWYTZKYJ Borys”,”Die linke Opposition in der Sowjetunion. Systemkritik Programme Dokumente.”,”LEWYTZKYJ Borys, ucraino, è nato nel 1915. Nei suoi studi ha approfondito il problema sociale, sindacale e i problemi di politica interna dell’ URSS, lo stalinismo e il fenomeno del terrore.”,”RUSU-127″
“LEWYTZKYJ Borys”,”Die linke Opposition in der Sowjetunion. Systemkritik Programme Dokumente.”,”LEWYTZKYJ B. è nato a Vienna nel 1915, di origini ucraine, ha studiato e si è laureato a Lemberg e ha vissuto a Monaco. Il suo interesse di studio è stata la politica interna e la questione sociale in URSS. Ha pubblicato i suoi lavori in varie lingue. Tra i suoi libri: ‘Die Gewerkschaften in der Sowjetunion’ (1970), ‘Politische Opposition in der Sowjetunion’ (1972,1973), ‘The Stalinist Terror in the Thiertes’ (1973).”,”RUSS-159″
“LEWYTZKYJ Borys”,”L’ Inquisition Rouge. De la Tcheka au NKVD. L’ histoire d’un systeme policier. (Tit.orig.: Die Rote Inquisition)”,”””Après le pacte germano-soviétique. Le 17 septembre 1939, l’Armée rouge franchit la frontière polonaise et occupa l’Ukraine et la Biélorussie occidentales. Les deux territoires polonais furent incorporés respectivement à l’Ukraine et à la Biélorussie soviétiques. Quand l’Allemagne envahit, en avril 1940, le Danemarck et la Norvège, l’Union soviétique accéléra les préparatifs de conquête de la Lituanie, de la Lettonie et de l’Estonie. En juillet, elle put envoyer des troupes dans ces pays qui furent annexés en 1940 et transformés en républiques fédérales. La Bessarabie et la Bucovine septentrionale suivirent en juin 1940. Ces événements provoquèrent de grands remous dans les rangs des tchékistes soviétiques à qui incombait le maintien de l'””ordre”” dans les régions nouvellement acquises. D’autre part, la guerre finno-soviétique donna naissance à des difficultés imprévues. (…) Dans les territoires polonais annexés, les grandes déportations commencèrent dès 1939, alors qu’en Lituanie et en Lettonie, les premières évacuations n’eurent lieu qu’en 1941. Quand l’armée allemande occupa, en juin 1941, la Lituanie, les administrateurs soviétiques n’eurent pas le temps d’emporter ou de détruire leurs archives. Les listes découvertes par les Allemands prouvent que 24% de la population lituanienne étaient condamnés à la déportation””. (pag 177-178)”,”RUSS-197″
“LEYDI Roberto, collaborazione di Sandra MANTOVANI e Cristina PEDERIVA”,”I canti popolari italiani. 120 testi e musiche.”,”I due ultimi capitoli: Canti di lavoro e sul lavoro Canti sociali e politici Roberto LEYDI (Ivrea 1928) docente di etnomusicologia alal Facoltà di lettere e filosofia Università di Bologna.”,”ITAS-150″
“LEYS Simon”,”Ombre cinesi. Il fenomeno totalitario in Cina.”,”LEYS Simon (pseudonimo) osservatore, storico giornalista, collabora a periodici politici e culturali francesi e internazionali. E’ considerato un sinologo competente. G. Orwell su calunnie menzogne: “”Il libello dovrebbe esser la forma letteraria di un’età come la nostra. Viviamo in un’epoca in cui le passioni politiche sono ardenti, in cui i veicoli della libera espressione diventano sempre più rari, e in cui la menzogna organizzata regna su scala fino a oggi sconosciuta. Per colmare le lacune della storia, il libello è l’arnese ideale”” (G. Orwell, The Collected Essays, Journalism and Letters of George Orwell, vol II, p. 285, Londra, 1968) (cit in apertura) (p. 7) Gilas su indignazione morale: “”In politica più che altrove comincia tutto con l’indignazione morale”” (Milovan Gilaas, Conversations with Stalin, Penguin Books, 1963, p. 93. ed. it. 1962. (cit. pag 13) Lu Xun su repubblica. “”Dio solo sa come la vita sarebbe felicemente semplificata se riuscissimo a persuaderci che solo la Cina morta dovrebbe essere oggertto delle nostre attenzioni! Sarebbe comodo mantenere il silenzio sulla Cina che vive e soffre, e comprare questo prezzo la possibilità di rivedere ancora una volta questa terra tanto amata, ma temo che un tale silenzio non sarebbe quello di cui parlava Lu Xun nelle sue celebri parole: “”John Stuart Mill ha detto che la dittatura rende gli uomini cinici. Non sospettava che ci sarebbero state repubbliche per renderli muti”” (4). (dall’introduzione dell’autore, 1973) (4) Lu Xun Chuanji, Pechino, vol. III, p. 396. Sarete sorpresi di travare molte citazioni di Lu Xun in questo piccolo libro. Il presidente Mao che lo considera come il maestro della Cina contemporanea, ritiene che la sua opera sia di scottante attualità. Io che l’ho appena riletta integralmente sono dello stesso avviso (S.L.) (cit. pag 15)”,”CINx-277″
“LEYS Simon”,”Ombre cinesi. Il fenomeno totalitario in Cina.”,”Simon Leys (pseudonimo), osservatore, storico, giornalista, collabora a numerosi periodici politico-culturali francesi e internazionali. Considerato sinologo di rara competenza, ha pubblicato Images brisées e Gli abiti nuovi del presidente Mao.”,”CINx-038-FL”
“LEYS Simon”,”Gli abiti nuovi del presidente Mao. Cronaca della “”rivoluzione culturale””.”,”Dalle pagine di questa dissacrante cronaca – la cui edizione francese è stata meritatamente un best-seller – esce a frantumi il mito maoista. Anzi esce a frantumi la stessa rivoluzione culturale proletaria, cui l’autore nega sostanza sia rivoluzionaria, sia culturale, sia proletaria. Scritto con stile agile ed arguto ma sorretto da un eccezionale supporto documentario di prima mano, questo lavoro d’uno dei più noti sinologi (Leys, pseudonimo d’un appassionato studioso della cultura e della storia cinese, autore di vari libri, è stato chiamato nello scorso anno ad insegnare nell’Università di Canberra, in Australia) non mancherà di scandalizzare chi ancora, nonostante tutte le evidenze, crede nella salvezza secondo Mao.”,”CINx-044-FL”
“LEZAY-MARNÉSIA Adrien CONSTANT Benjamin, a cura di Mauro BARBERIS”,”Ordine e libertà.”,” “”Il lettore odierno, sulla scorta di Furet e/o di qualcuno dei suoi emuli, potrebbe essere colpito dalla caratterizzazione constantiana del Terrore come sistema di governo, caratterizzazione affiorante almeno una volta nel testo (30). Naturalmente, in spunti come questo non si può certo leggere una tematizzazione del totalitarismo, tematizzazione che ne anticiperebbe di un secolo l’apparizione: dopotutto, nonostante le tante letture del Novantatre operate ‘à rebours’, a partire dalla Rivoluzione d’Ottobre, è difficile vedere nel regime instaurato dal Comitato di salute pubblica qualcosa di più e di diverso da un tentativo di canalizzare la violenza popolare, dandole degli obiettivi e anche dei limiti. È vero però che la caratterizzazione constantiana del Terrore rompe consapevolmente con l’opinione comune dei contemporanei, che lo consideravano alla stregua di una parentesi di ‘anarchie’. Proprio con quest’opera di Constant, in effetti, si affaccia per la prima volta l’ipotesi che il Terrore sia stato qualcosa di diverso: qualcosa che ha a che fare con lo Stato, piuttosto che con la sua negazione. La tesi che quello terroristico sia in realtà un governo come tutti gli altri – anzi, il governo più forte che abbia mai retto la Francia – sarà formulata, espressamente dalla Madame de Staël delle postume ‘Considérations sur la Révolution française’ (31). Ma già nei constantiani ‘Principes de politique applicables à tous les gouvernements’, terminati almeno nel 1806, si trova un lungo passo sul Terrore, e una sua assimilazione al dispotismo monarchico, che vale la pena di riportare per intero. Dopo aver qualificato l’ ‘anarchie’ (rivoluzionaria) e il ‘despotisme’ (d”ancien régime’) come le due forme di governo essenzialmente illegittime, Constant prosegue così: «D’altra parte, non so se questa distinzione, spesso ripetuta a favore del dispotismo, corrisponda alla realtà. Tra dispotismi e anarchia vi sono più somiglianze di quel che si pensi. Ai nostri giorni si è chiamato anarchia, cioè assenza di governo, il governo più dispotico che sia mai esistito sulla terra (…). Ma ciò equivale ad abusare dei termini. Il governo rivoluzionario non era certo un’assenza di governo (…). Tutto ciò era esecrabile, ma nient’affatto anarchico. Non è affatto per mancanza di governo che la Francia è stata sgozzata dai suoi boia: al contrario, essa è stata sgozzata perché dei boia la governavano. Non vi era dunque assenza di governo, ma presenza continua e onnipresente di un governo atroce» (32)”” (pag XXIII-XXIV, introduzione di Mauro Barberis, (in) ‘Ordine e libertà’, di Adrien Lezay-Marnésia e Benjamin Constant, a cura di M. Barberis, La Rosa editrice, Torino, 1995] [(31) Cfr. A.L.G. De Staël, ‘Considérations sur la Révolution française’ (1818), a cura di J. Godechot, Tallandier, Paris, 1983, p. 205: «è a torto che si qualifica questo governo come anarchico. Mai un’autorità più forte aveva regnato sulla Francia»; (32) B. Constant, ‘Principles de politique’, cit., pp. 23-24]”,”FRAR-005-FMB”